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b di a ospitalit r a g Barge e

Osterie, Locande, Alberghi, Ristoranti, Trattorie e Caff

Secoli

A.I.C.A.
Associazione imprenditori commercianti ed artigiani di Barge

IJ CANT dle LSE

Testi: Giorgio Di Francesco

erch dedicare un volumetto alla storia dellaccoglienza turistico-alberghiera bargese? Perch Barge, che per secoli fu centro di traffici commerciali e di villeggiatura dlite, pu vantare una salda esperienza in tale campo. Esperienza che continua tuttoggi ed, in un certo senso, risorge, dopo alcuni decenni di incertezza. Questopera, quindi, si prefigge uno scopo primario: quello di rendere consci gli operatori del settore e la loro clientela circa l'importanza del patrimonio culturale passato, in vista dun futuro, che, in buona parte, resta da inventare. Non si tratta, allora, duna mera laudatio temporis acti, ma, piuttosto, dunesortazione a proseguire, ampliando lofferta di servizi ed accogliendo le sfide, per migliorare ancora.

icevere uno straniero, un forestiero... ma, come?

Bene, come se fosse amico, oppure in modo ostile? Questo stato leterno dilemma delle societ umane. Basti guardare alla radice di gran parte delle lingue indoeuropee. In latino, troveremo hostis per definire il nemico ed anche nelle antiche lingue germaniche si ha il gotico gasts e lantico alto tedesco gast, che significavano contemporaneamente stranieroe nemico. Si tratta, in ogni caso, di parole che si rifanno ad un modello indoeuropeo arcaico ghosti-s, indicante proprio lo straniero, l estraneo. Eppure, nelle lingue moderne, guest/gast/gost/ospite/huespede/hte non sono pi parole collegate a un sentimento di inimicizia e di chiusura, ma, casomai, ad uno contrario . Lammissione che uno straniero, oltre che nemico, potesse essere persona da accogliere in modo benevolo , comunque, molto antica e non fu il denaro, a motivare questo cambiamento di mentalit, ma esso deriv, piuttosto, dallintroduzione di regole rituali magico-religiose. Lo straniero, infatti, continuava a venir inteso come pericoloso, ma, in quanto portatore di poteri oscuri, si pens che fosse meglio renderselo propizio, in modo da neutralizzarlo. Tale atteggiamento fu comune a tutte le culture primitive superiori dellintero globo. Una volta entrato in gioco lelemento ospitalit, per, sorse il riconoscimento di regole di reciprocit e, ancora successivamente, di abitudini di cortesia, fondate, sostanzialmente, sullidentificazione nel proprio simile e sulla comprensione del fatto che ogni uomo possa aver bisogno, in determinate circostanze, di altri esseri umani, seppure estranei o, addirittura, lontani e differenti, per cultura, lingua, religione. Si tenga presente, che, nellantichit, il singolo veniva sempre inteso come esponente di una famiglia e che i rapporti interfamigliari erano ritenuti importantissimi, anche tra genti differenti. In latino, hospes parola con la quale si defin, in epoca repubblicana, il signore che offre ospitalit allo straniero (da una forma ancor pi arcaica hosti-potis, molto simile al russo attuale gospodin , che

significa solo pi signore, ma che ha proprio la medesima origine) e, successivamente, solo, in via secondaria, si defin anche l estraneo ben accetto. Infatti, ospitare significava, in definitiva, porre temporaneamente sullo stesso piano ospitante ed ospitato: non per nulla, in inglese, si pu definire entrambi i soggetti, contemporaneamente, con una sola parola, guest. Lo stesso dicasi per il termine italiano attuale ospite e quello francese hte, ugualmente polisemici. Nell'antichit, lospitalit era gratuita, ma si distingueva in vari gradi. Negare alloggio per la notte, acqua, fuoco e cibo per gli animali era considerato ovunque sconveniente. Al grado successivo, per, che prevedeva la somministrazione di cibo e bevande particolari, cio beni perennemente scarsi e preziosi, si accedeva solo ad insindacabile giudizio del padrone di casa, anche perch, in molte culture, non solo dallospite non si doveva accettare regali, ma gli si doveva porgere un dono di commiato. Nacque allora il cosiddetto limite dei tre giorni, che si ritrova ancora nel proverbio danese lospite come il pesce; un detto giunto anche in Italia probabilmente gi sui carri dei Longobardi. La svolta verso lospitalit professionale fu anchessa antica. Gi in Lidia, nel VII secolo avanti Cristo e poi, in Grecia, tra il VI e il V secolo, apparvero locande, che offrivano ospitalit (comprensiva di vitto e alloggio) a pagamento, per uomini ed animali. I Romani le chiamarono con vari nomi: le locande vere e proprie furono dette hospitium, deversorium, mansio, stabulum (nel caso di albergo con stallaggio). Invece, con le parole taberna (originariamente, capanna di legno, da trabs, trave) e caupona si potevano indicare indifferentemente sia le locande, che le semplici mescite. Hospitium, per, era termine usato per i locali maggiormente rispettabili. Caupona, al contrario, poteva essere anche un locale dozzinale. Gli esercizi che si limitavano a distribuire cibo e bevande erano chiamati popina, taverna, canaba o anche thermopolium. Questi locali avevano anche un nome specifico, che pot pure divenire successivamente un toponimo: Ad Gallum, Ad Aquilam, Ad Ensem, eccetera. Quasi certamente, questi tipi desercizi pubblici romani furono introdotti in Piemonte nel I secolo avanti Cristo e le attivit pi antiche di tal genere furono esercitate nelle canabae (capanne), costruite allesterno degli accampamenti delle legioni dai mercanti

romani (i cosiddetti caupones, che furono i primi ad entrare in contatto pacificamente con le popolazioni indigene: non per nulla, in tedesco, il verbo comprare verkaufen , derivato da cauponare). Un forte segnale di questa presenza romana in Piemonte si riscontra nel permanere del termine neoromanzo posca (pron. "pusca) , vinello leggero, che deriva dal latino pusca indicante una bevanda a base di vino annacquato, che si distribuiva ai legionari romani e che non piaceva ai Celto-Liguri (che abitavano la nostra regione), i quali, pur avendo appreso a bere vino dagli Etruschi e dai Greci delle colonie di Nikea (Nizza) e Massalia (Marsiglia), lo consumavano puro. Plinio, autore della Storia Naturale, parl di questa bevanda e stup per luso di botti in legno, a doghe fasciate da cerchi lignei, cos diverse dalle anfore di terracotta dei popoli mediterranei e delle quali egli spieg luso, tirando il ballo il clima pi freddo. Polibio, che sempre quel vino aveva assaggiato in occasione di un suo viaggio nelle Alpi, quando ricercava la via seguita da Annibale, lo disse di sapore aspro, simile a quello della pece nematurica, mentre Svetonio, autore delle Vite dei Cesari, critic luso dei Liguri di coltivare la vite appoggiata a paletti di legno, anzich al sostegno vivo fornito dagli olmi: questo fatto avrebbe causato, a suo dire, il caratteristico gusto asprigno della bevanda. Ennodio fu, comunque, lo scrittore antico maggiormente spietato: Nelle terre dei Liguri - scrisse- sbaglia chi dice alcuno ubriacone: forse che beve vino, chi beve il vino dei Liguri?. Non si sa fino a quando le mescite di tipo romano durarono e se sopravvissero alle invasioni barbariche, almeno come modello. Probabilmente, si pu ritenere, che, se allepoca imperiale esse furono diffuse anche nelle campagne, mentre rimasero successivamente solo pi nelle citt. I Germani e gli altri barbari, infatti, conobbero pi a lungo lospitalit gratuita completa, che si trasform, poi, in ospitalit gratuita senza vitto. Il passo successivo furono locali simili a quelli che si possono trovare oggi a Cuba, cio, private abitazioni in grado dimprovvisarsi mescite o ristoranti o alberghi (non autorizzati) a pagamento. Di vere tabernae sha conoscenza sporadica solo a partire dal VII secolo dopo Cristo e, fino al IX, il loro numero dovette essere estremamente basso, anche se fu superiore in Italia, piuttosto che altrove. Con quel termine, poi, si definivano esercizi diversissimi tra loro (comprendenti pure semplici mescite).

Invito, comunque chi fosse veramente interessato alla questione a leggersi il bel libro dello storico svizzero-tedesco Hans Konrad Peyer, Viaggiare nel Medioevo. Dallospitalit alla locanda, Laterza. BariRoma 1999.

scena dosteria
affresco dei fratelli Salimbeni, Oratorio di S. Giovanni Battista di Urbino - 1416

n Piemonte, o meglio in quella parte di

Langobardia Neustria, che poi fu chiamata in quel modo, il termine latino che sopravvisse alle invasioni barbariche fu hospitium e da una forma volgare antica hospitu(m) deriv la forma romanza locale sto (pronuncia ostu), che, in passato, defin non solo il locale pubblico, ma anche il titolare dellesercizio medesimo (cfr. GAVUZZI G., Dizionario Piemontese-Italiano, Roux, Torino-Roma 1891) .
Molti detti popolari si riferiscono a questo termine. Si dice, ad esempio, pagh l cont dlsto (pagare il conto dellosteria), per dire pagare lo scotto e ngh l past a lsto, con i barbis oncc (negare il pasto appena mangiato allosteria, pur avendo i baffi ancora unti), per dire negare levidenza. Invece, ciamje a lsto sl vin l bon (domandare alloste se il vino buono) significa far la parte del fesso. Dal verbo latino hospitare, nel senso di offrire un ricovero, deriv pure una forma volgare antica hospitale. Da essa sarebbe venuto, a propria volta, loccitano ostal (pr. ustal o ustau, a seconda dei luoghi, col significato di abitazione privata: per una migliore comprensione di questo termine rinvio al testo di LE ROY LAUDRIE E., Montaillou, ed. it., Milano 1998, pp. 37 e ss.), ma anche litaliano ospedale/spedale , il francese hpital o il piemontese ospidal/spidal , che acquistarono, contemporaneamente, significati assai differenti: da ricovero temporaneo per pellegrini, retto da cavalieri di un Ordine ospedaliero, come quello del Tempio o quello di S. Giovanni di Gerusalemme (divenuti in seguito Ordine dei cavalieri di Rodi e, poi, di Malta), a ricovero assistenziale di infermi cronici e di poveri anziani, fino allaccezione moderna di casa di cura pubblica, dove non ci si ferma allassistenza, ma si cerca di trovare una soluzione positiva alle malattie (entro i limiti della scienza medica e delle disponibilit economiche dello Stato, che si accolla gran parte delle spese), visto che, oggi, per le case di cura privatesi preferisce il termine clinica, mentre si riserva il termine ospizio ai centri di mera assistenza. Sempre da hospitale derivano, poi, il francese htel e linglese hotel e se

nella prima lingua il termine ancora generico, potendo significare tanto albergo, che palazzina, che palazzo (es. htel de ville = palazzo del Comune) o ospedale (htel Dieu), nella seconda, invece, significa solo pi albergo e con questo significato, il termine arrivato tale e quale anche nella nostra lingua. Ci, seppure litaliano conosca pure un termine suo, ostello, che, sullesempio dellinglese hostel, indica, per, un albergo della giovent (ridotto, purtroppo, ormai soltanto pi a struttura di ospitalit a prezzi contenuti, frequentata quasi esclusivamente da extracomunitari). La lingua inglese possiede, poi, pure hostelry, col significato di locanda e, quindi, solo apparentemente affine al francese htellerie, con il quale sindica la industria alberghiera nel proprio complesso. Albergo, per indicare il luogo dove si pu ottenere alloggio per la notte parola italiana che deriva da una forma germanica antica hari-bairgo, che ebbe il significato originario di ricovero per lesercito. Nel Medioevo, si parl, per, pure di Albergo popolare o signorile, per definire non tanto un luogo, quanto delle associazioni di persone di uno stesso ceto. L albergria, poi, fu una imposizione signorile, che una comunit doveva pagare al proprio signore superiore (il princeps sovrano), quando costui cavalcava con le proprie truppe in quel luogo. Dovere relativo alla somministrazione di cibo e abiti, convertiti, col tempo, in una somma di denaro. E vero che il piemontese conosce i termini obrge, col significato di luogo dalloggio ed obrgista, nel senso di albergatore, ma si tratta di modelli cittadini e colti. Infatti, nelle campagne, un tempo, osto comprendeva gi in s, sia la somministrazione di vitto, che dalloggio.

eramente, occorre rimarcare che, per tutto il

Medioevo, i locali che offrirono ospitalit furono spesso esercizi equivoci. E ci anche perch il viaggiare era considerato fatto normale, ma non di tutti i giorni. Era ammissibile compiere un pellegrinaggio religioso, per sciogliere un voto. Era necessario viaggiare per causa di guerra. Se, poi, la guerra era contro gli infedeli, allora il pellegrinaggio le era semplicemente abbinato. Furono i mercanti a sconvolgere tale visione, con la loro esigenza impellente di traffici. Quindi, anche negli Stati cisalpini (appartenenti o meno ai Savoia), gli sto ebbero particolare rilievo nelle localit che furono sedi di mercati e di fiere. Di qui, la necessit di distinguere i locali equivoci dagli onorati. Per fare ci, le Comunit e gli Stati basso medievali dovettero iniziare a richiedere agli abitanti ed agli esercenti di sottostare ad autorizzazioni e divieti. I pi espliciti furono gli Statuti della Comunit di Sanfront, emanati nel 1369 dal Marchese di Saluzzo, che al capo 174, imposero la chiusura delle taverne dopo lultimo suono di campana o lultimo suono di corno, detto della ristretta. Se qualcuno fosse stato trovato a bere allinterno dei locali dopo tale orario avrebbe dovuto pagare tre soldi. Nella stessa pena sarebbero incorsi loste o lostessa o chi vendesse vino nella propria abitazione, a meno che non potessero provare che il vino dovesse essere portato allesterno di quelle mura o di averlo venduto a persona forestiera ivi alloggiata. Negli Statuti Comunali bargesi del 1374, invece, il Conte di Savoia, al capo 74, viet ai soli cittadini alcuni tipi di giochi dazzardo (ludus taxillorum, ludus talicie carnium). Divieto che fu sempre valido, tranne che dal Natale allEpifania (il periodo equivalente allantico Carnevale). Rimaneva libero il gioco per puro divertimento, senza puntare danaro. I forestieri, per, potevano giocare impunemente dazzardo, ma solo sotto i portici e i Bargesi potevano fare altrettanto nei paesi vicini, perch questa era lusanza del tempo. Sintendevano per

portici, anche quelli allesterno delle osterie, naturalmente. Nel XV secolo, scacciati dai locali, per, gli appassionati del gioco (ad tabulas, ad scacos, ad cartas nec ad pilam seu ballam) si diedero appuntamento addirittura sulle tombe del cimitero, che, si trovavano nei pressi della pieve di S. Giovanni Battista. Cos, la Comunit dovette deliberare appositamente, per far cessare il malcostume (cfr. Ordinati della Comunit di Barge, vol. I). Il gioco dazzardo era connesso strettamente allabuso del vino, alle liti ed allesercizio della prostituzione. Le donne addette al mestiere pi vecchio del mondo erano ospitate in una vera e propria casa di tolleranza. Essa, secondo gli atti del Consiglio della Comunit di Barge, fu permessa ufficialmente il 7 giugno 1456, cio, prima che la sifilide giungesse in Europa dallAmerica. Di questa casa sappiamo solo che esistette nel Borgo Vecchio e che il permesso di erigerla venne concesso alle stesse donne pubbliche. Il provvedimento, quindi, mir esplicitamente a sanare la piaga della prostituzione delle vagabonde, ma si spinse oltre, perch volle prevenire le soperchierie dei lenoni, permettendo a queste donne di divenire padrone di loro stesse. Non si sa quando questa attivit termin. Certo che la casa di tolleranza era anche un po taverna. A Barge, si amava il vino: il primo documento, che sia giunto fino a noi e nel quale compaia una vinea risale al 27 agosto 1203 (Cartario dellAbbazia di Staffarda, I, 107). Sempre nelle nostre zone, la bevanda alcolica in questione piaceva un po asprigna, perch in tal modo era considerata maggiormente dissetante. Naturalmente, si trattava di una scusa: il vino diveniva asprigno, perch la vite non veniva potata molto, volendo spingere al massimo la produzione duva. Inoltre, si teneva il fogliame lontano dal suolo, perch si preferiva alla vigna bassa, lontin , cio lalteno: un modo di tenere le viti alte, che permetteva di sfruttare lo spazio agricolo tra i filari per seminarvi segale, frumento, lupini, fave e ceci (frequenti prima della comparsa delle patate, che qui si diffusero tardivamente, solo nei primi anni del XIX secolo). Comunque, la Comunit di Barge, al capitolo 63 dei precitati Statuti del 1374, vietava assolutamente limportazione di vini forestieri e parimenti accadeva in tutti i luoghi limitrofi. Semplicemente si ammetteva limportazione del vino prodotto oltre i confini comunali da Bargesi, che detenessero vigneti altrove. Prima, per, essi avrebbero

dovuto chiederne il permesso al Consiglio generale dei capi di casa ed alla Credenza, giurando sul Vangelo di non introdurne una goccia di pi, sotto sanzione di sessanta soldi astesi, oltre alla perdita del vino. Nel 1438, la disposizione fu sostituita da una norma nuova, emanata da Ludovico di Savoia, che si present come ancora maggiormente restrittiva, mirando a vietare non solo lintroduzione in Barge a fini di vendita del vino prodotto fuori dei confini comunali, ma anche il suo semplice transito durante il periodo di normale vendita dellanalogo prodotto bargese. Nel contempo, aumentavano le eccezioni e si concedeva di introdurre vino prodotto altrove non solo ai Bargesi proprietari di vigneti in altri comuni (purch si trattasse di vino prodotto in tali vigneti), ma anche agli ufficiali sabaudi (purch fosse vino destinato al loro uso personale). La grande considerazione che circondava il vino bargese in Piemonte emerge dalle poche frasi latine dedicate a Barge dal padre Andrea Rossotti di Mondov, nel 1667: Oppidum Bargense nobile et tum populi frequentia, tum virorum generositate, tum optimi vini generatione, tum commercii commoditate. Populum habuit armis deditum, manu promptum, et vindictae avidum". Una zona vinicola di particolare rinomanza era considerata quelle delle terre rosse di Assarti; continuazione dunarea che sestende fino a Bricherasio, tramite Bagnolo, Bibiana e Campiglione-Fenile. Il vino qui prodotto aveva goduto di ottima fama fino alla met del 700 circa. Il Garola, ad esempio, cita una composizione poetica in lingua latina, di autrice ignota e che va a sostegno delle affermazioni precedenti:

Salve dulce merum conussum munere, Salve dolce vinello bevuto insieme, Bargae o Barge, delizia del cuore, amore di tutta la terra. Lo spirito si solleva bevendo sublimi vini (e) le cose appaiono sublimate, (tant che) chi lo beve impazzisce.

delicium cordis totius orbis amor.


Spiritus evehitus sublimis vina libendo

Sublimata vides, qui bibit inde furit.

Nella stesura definitiva del Bandi Campestri bargesi del 1732, il capitolo 4 contiene una norma, che impone la vendemmia a partire soltanto dal giorno individuato ogni anno dal Consiglio Comunale locale, con lintervento del Giudice o dal solo Giudice, in caso il Consiglio risultasse scaduto e si fosse arrivati ormai al 15 settembre. La decisione sarebbe stata comunicata tramite una grida pubblicata allAlbo Pretorio. La pena relativa sarebbe stata di dieci soldi per ogni rubbo duva vendemmiata fuori tempo o di lire cinque, per ogni brenta di vino fatta con tale uva. I non possessori di vigne ed alteni avrebbero pagato il doppio. Intanto, una sanzione pecuniaria avrebbe colpito anche coloro i quali avessero vendemmiato una vigna o alteno fuori tempo ed esportato le uve fuori del territorio comunale: in tal caso, a seguito dun sopralluogo giudiziale, si sarebbe fatto esperire un estimo del carico e la pena sarebbe stata attribuita in proporzione. Una simile tutela concepibile solo in quanto luva ed il vino bargesi dovettero essere considerati prodotti preziosi, tanto vero che una disposizione simile non ripetuta nei Bandi Campestri del 1816; epoca di declino della produzione. Nel 1811, lavvocato bargese Carlo Perotti, per, cit ancora la brunetta di Barge come vitigno (pur usando la definizione specie di uvaggio) che avrebbe meritato di venir annoverata fre le primaticcie, e buone. Eppure fu gi il saluzzese Eandi, nel 1835, a scrivere che ormai i vini di Assarti sarebbero diminuiti di bont, proprio a causa del fatto che sarebbero state mescolate le originarie uve brntte con altre variet, dette allora nrtte. Lappello lanciato da Perotti, che avrebbe voluto salvare le prime, creando appositi pubblici vivaj (in cui le specie di uve le pi primaticcie e zuccherose e migliori venissero allevate ed educate sino allet di due o tre anni a solo oggetto di distribuire poi tali specie gratis a tutti que locali, che desiderosi sono di migliorare i lor vini ). Non fu ascoltato e se ne videro le conseguenze. A ci si aggiunsero, verso la met del secolo XIX, i danni arrecati da nuovi flagelli, come loidio e la filossera. Cos, solo negli ultimi anni, grazie ad una viticoltura moderna e razionale ed allintervento diretto di esperti, a Barge si riusciti nuovamente a produrre ottimi vini e ad ottennere per alcuni, addirittura la D.O.C.

scena ispirata ad osteria quattrocentesca ciclo di affreschi del castello di Issogne affresco raffigurante il corpo di guardia

one di cerniera tra il mondo gallo-occitano e

quello gallo-padano, le nostre localit ai piedi delle Alpi occidentali furono, per lintero Medioevo, fortemente influenzate dalla cultura transalpina. Un elemento caratterizzante, cos, fu dato dallesistenza delle Confratrie di santo Spirito, esistenti nellintera Francia Meridionale, ma pure nei Cantoni Svizzeri di Lingua Francese, che costituirono un importante polo aggregativo per la cittadinanza, costituendo il nucleo pre-politico delle istituzioni comunali, che gest, originariamente anche un ingente patrimonio di terre comuni. In Barge, la tradizione di tali Confratrie (dette, qui, Fraire), di natura civile e non religiosa, fu presente fino al XVI secolo ed a loro furono collegate anche tradizioni gastronomiche importanti. Infatti, ogni anno, proprio le singole Confratrie organizzarono per i soci i tradizionali banchetti del Luned di Pentecoste. In quelle occasioni, si tiravano fuori da ogni Casa della Confratria, le tovaglie di canapa, i cavalletti, le panche e i grandi pentoloni, dove abili cucinieri cuocevano il piatto principe del convito: maiale e ceci. Infatti, questo legume, quasi del tutto sconosciuto alla cucina piemontese attuale, era duso diffusissimo nella nostra regione fino al XVIII secolo. I piatti non venivano usati e il cibo era servito su larghe e spesse fette di pane. Ognuno aveva diritto a un bicchiere di vino ed anche ad un pezzo di formaggio. Esclusi dal banchetto, naturalmente, tutti gli estranei alla associazione.

ornando al discorso sugli sto piemontesi, bisogna ricordare che lo Stato sabaudo prese ad occuparsi abbastanza presto di essi, cos come dei loro avventori e clienti di vario genere. Ad esempio, un Ordine sovrano, firmato dal duca Carlo Emanuele I ed emanato il 19 agosto 1619, cio, in un momento nel quale le casse statali stentavano a riempirsi, si richiam gi ad analoghi atti normativi posti in essere dai Serenissimi predecessori. Esso stabil che ogni persona che avesse ricevuto forestieri in casa propria, a qualunque titolo, avrebbe dovuto denunciarne la presenza agli ufficiali addetti al rilevamento, sotto pena di cento scudi o altra lasciata allarbitrio ducale. In particolare, gli Hosti, Tavernieri, e facenti donzene, & altri che alloggiaranno & speseranno Forastieri (...) che si fermeranno nelli Stati nostri s per passaggio che per loro negoty avrebbero dovuto esigere da ognuno, per ciascuna notte, le seguenti cifre: per ogni uomo a cavallo, quattro grossi per ogni uomo a piedi, un grosso per ogni mulo o cavallo carico in pi, un grosso.

Lesazione sarebbe stata fatta direttamente dallospitante, che avrebbe dovuto consegnare ogni sera i dati dellospitato. Il 3 ottobre, poi, un nuovo Ordine ducale venne a precisare che lobbligo di consegna sarebbe gravato anche su chi avesse offerto ospitalit gratuita in casa propria a parenti o amici e su chi avesse ospitato studenti, o persone che fossero venute ad imparare essercitij (leggi, apprendisti) o lavorare in campagna (leggi lavoratori stagionali e guardiani di animali). In tali casi, per, non si sarebbe dovuto pagare alcunch. Il nuovo Ordine impose pure agli Osti e affini di non coglier loccasione di questa tassazione, per aumentare i loro guadagni personali. Esso port la tassa a sei grossi per luomo a cavallo e tre

grossi, per luomo a piedi, asserendo falsamente che cos stava gi scritto nellOrdine precedente. Inoltre, con tale normativa, il duca di Savoia impose un vero e proprio calmiere ai prezzi praticati dagli osti: non pi di di 9 fiorini e 6 grossi, per un uomo a cavallo, ospitato di giorno e di notte, compresa la biada di mattina e sera, candele e fuoco non pi di 5 fiorini, per un uomo a piedi, tra giorno e notte (a pensione completa, diremmo oggi) non pi di 2 fiorini e 6 grossi, per il solo vitto.

Tali avrebbero dovuto risultare i conti, gi inclusivi delle imposizioni statali, con la sola condizione, che, la tassa di soggiorno sarebbe stata abbassata in proporzione alleventuale calo del prezzo delloro e dellargento. Gli obbligati alla consegna avrebbero dovuto versare gli importi delle tasse di soggiorno ai Ricevitori del Tasso e della Taglia (appaltatori delle imposte personali e fondiarie). Costoro, quadrimestralmente, avrebbero dovuto versare a loro volta i proventi, detratte le loro spettanze, al Thesoriero Generale. Lurgenza di far affluire il denaro al centro dalle periferie spinse, poi, il Savoia medesimo a percorrere presto unaltra via. In effetti, lanno successivo, 1620, il sovrano affid i proventi della tassa di soggiorno ad Agostino Lascaris di Nizza, sulla base dun contratto di accensamento quadriennale, che previde il versamento immediato una tantum di una somma determinata nelle casse statali da parte del concessionario. Il 23 maggio 1620, Carlo Emanuele I di Savoia rese noto a tutte le Comunit dello Stato ed a tutti gli esercenti interessati, che Lascaris aveva acquisito tali diritti e che il contratto sarebbe entrato in vigore un mese dopo linterinazione (registrazione ufficiale) gi avvenuta proprio il 19 maggio. Questordine ducale del 23 maggio, precis che si dovesse esigere: per ogni cena allosteria effettuata da un soggetto a cavallo ricadente nelle disposizioni gi in vigore, 5 fiorini e 6 grossi (i fiorini per la sola cena) per ogni cena allosteria effettuata da un soggetto a piedi ricadente

nelle disposizioni gi in vigore, 3 grossi, oltre ai 2 fiorini e 9 grossi stabiliti per la sola cena 3 grossi anche da chi avesse solo mangiato, senza dormire (costui, per, non avendo pagato il diritto dove avesse solo cenato, anche se si fosse trattato di case proprie o damici, avrebbe dovuto pagarlo nellesercizio in cui fosse, poi, andato a passare la notte) per ogni mulo o cavallo carico, 1 grosso dai conducenti di carrozze, 3 grossi per caduno e per i cavalli delle carrozze 1 grosso a testa.

Lascaris si mise subito al lavoro per trarre il massimo profitto dalloperazione e pretese che, localmente, la tassa pesasse anche sul capo di cittadini, borghesi e terrieri, che si fermavano allosteria a pranzare e tornavano a dormire nelle loro case. Le lamentele si sprecarono e fu iniziata una causa vera e propria. LAvvocato patrimoniale del Duca sostenne, nel corso di questa, che il Lascaris avrebbe esorbitato dal mandato contrattuale, che sarebbe stato s generale, ma assoggettato agli Ordini ducali precitati, che avrebbero escluso simili soggetti dalla tassazione. Dal canto suo, invece, laccensatore (cio, il concessionario) punt la propria linea difensiva proprio sulla generalit del mandato ottenuto. Alla fine, il 10 agosto 1620, per tagliare la testa al toro, il Duca eman un Ordine che impose espressamente di pagare la tassa anche al residente, che, semplicemente, avesse pranzato allosteria.

roprio grazie allobbligo di consegna, sono giunti fino a

noi i registri degli Hosti, esercenti in Barge tra il 1619 ed il 1620 (Archivio Storico Municipale del Comune di Barge, Libro di consegne di Vitoaglie, Persone e Censi, Abili alle Armi dal 1612 al 1622, faldone n. 1274). Veniamo, cos, a sapere che, a quellepoca, esistevano in paese ben sei sto.

All insegna dello

Scudo di Francia
Il locale allinsegna dello Scudo di Francia, era gestito da Giovanni Battista Ruscone. Il nome dellosteria-locanda era legato al simbolo che appariva sullo scudo in ferro appeso sulla porta dingresso: il giglio dorato dei re transalpini. Perch un simile nome? Probabilmente, perch era nato al tempo della dominazione francese, gi nel secolo precedente oppure in quanto il titolare mirava ad attirare nel proprio esercizio la clientela proveniente dalla Francia. Certo che si trattava dun locale che rendeva bene. Basti controllare i possessi fondiari delloste. Da un registro di possessioni denominato Consegna della Rivoyra e Gabiolla e contenuto nel precitato faldone n. 1274, risulta che proprio messer Battista Ruscone fosse titolare della propriet allodiale (libera propriet tagliabile, cio soggetta a

tassazione fondiaria) su sette giornate piemontesi di terreno, concesse a massaria a Chiaffredo Gorrino, la cui famiglia era composta di tre persone e che dalla coltivazione, la quale avveniva avvalendosi duna celloyra (aratro) tirata da vache, ricavava quattro sacchi di segale ed un sacco di castagne. Sette giornate erano unestensione notevole, per quel tempo, almeno in questa area. Basti dire che, proprio nella zona di Ripoira-Gabiola la propriet era frammentatissima: <allora, il maggior particulare era Ludovico Thorosano, discendente dei Signori del consortile originario di Bagnolo ed industriale nel settore delle armi da fuoco, che possedeva ben 18 giornate, ma non poteva dirsi certo latifondista; poi, seguiva a ruota lavvocato Francesco Ugonino, degli Ugonini di Cavour, originari di Luserna, che possedeva 15 giornate; dopo, ancora, il conte di Luserna, che aveva acquistato una cascina di 10 giornate appartenente ai Soave, seguito da pochi altri professionisti o ricchi commercianti. La maggior parte dei coltivatori diretti, invece, possedeva una giornata o due. Il nostro oste sette. Andiamo, allora, a farci gli affari suoi. Dalla Consegna precitata possiamo vedere quanti clienti ospit. Le presenze, dal 19 ottobre 1619 al 23 giugno 1620, risultano essere le seguenti (comprensive di presenze iterate pi giorni da parte del medesimo soggetto): 295, con cavallo 73, a piedi

Non si trattava sempre di persone diverse, quindi, ma il numero attesta una buona clientela ed accredita il locale nella categoria degli alberghi con stallaggio. Ci che conta, poi, la qualit della clientela. Vi sono certo i postiglioni delle varie linee, colle loro carozze e relativi viaggiatori, ma pure persone di rango, come il Molto Illustre Signor Renato Sesto di Torino Consigliere dello Stato; lIllustrissimo Signor Thesoriere Verdina di Pinerolo; il Capitanio Gullielmo Salvay di Luserna o il Capitanio Fernando Prato di Ceva ed il Signor Scipione Solaro di Macello. Limpressione, comunque, che la maggior parte siano professionisti e commercianti. Qualche ebreo, come il banchiere Mois Levi Fubini di Torino. Qualche transalpino: borgognoni, vallesani, provenzali alpini. Alcuni vi giungevano a cavallo, ma molti anche a piedi.

La distinzione si vede anche dai titoli: quello di Signore riservato alle persone di rango, anche se i veri potenti si meritano un Illustrissimo o Molto Illustre. Chi ha un titolo distruzione (persone dedite alle professioni) o dimostra dalle maniere di appartenere ai ceti dominanti, anche se non un potente, viene classificato dalloste in questa prima categoria. Invece, le persone di tale medesima classe, ma che giungano da aree francofone, vengono invece definite col titolo Signor Mons o semplicemente Mons. Al di sotto, ci sono i Messeri: i pari delloste. Commercianti e maestri artigiani. Ci significa che, a quel tempo, la parola romanza locale mss non veniva riferita solo al suocero (come si fece, poi, a partire dal secolo successivo) e che il mons/moss non era ancora entrato nelluso corrente, almeno per definire i sudditi sabaudi cisalpini. Inoltre sotto al messere, si trova, poi, nella visione del mondo posseduta da Ruscone, chi non merita altro che lannotazione del nome e del cognome. La gente comune.

La Croce

Biancha

La Croce Biancha era il nome dellosteria con stallaggio


che costituiva la maggior concorrente di quella precedente. Un nome che le veniva dallinsegna di Casa Savoia: una croce bianca in campo rosso, adottata per la prima volta da Amedeo II (1103-1148), il primo Savoia ad assumere il titolo di Conte. Daltronde, come scrisse, nel 1519, il poeta di corte Ghinghelinghino di Chieri, ovvero Pietro Jacomello, nel componimento poetico (definito, allora, barzelletta)

El Piemonte l primo fiore: Barge may stata stancho A servir la Croce Biancha Sempre may gli stato francho

N gli fece may falanza. Ma tuta sua posanza A servire gli vol dare.
Il patriottico oste della Croce Biancha, nel 1619/20, era il bargese Pietro Bezone (Bessone) detto Meliga. Le presenze nel suo locale, dal 20 ottobre 1619 al 19 giugno 1620, risultano essere le seguenti (comprensive di presenze iterate pi giorni da parte del medesimo soggetto): 157, con cavallo 126, a piedi

Di conseguenza, numericamente inferiori, per quanto riguarda le persone giunte a cavallo, ma superiori, per i clienti giunti a piedi (compresi quelli che usufruivano delle carrozze pubbliche di linea). Tra la clientela di Pietro Bezone figuravano, anche in questo caso, individui ricchi e poveri. Gente che arrivava da lontano, come Messer Bernardino Lazarino, di Padova o Messer Francesco Arcangelo, romano. Mercanti della zona di Barcelonette, pi precisamente di Saint Paul-sur-lUbaye, come Honorato Signoreto (Honor Signoret, capostipite del casato bargese dei Signoretti) o Honorato Arnas. Bargesi residenti altrove, come i membri di un ramo dellantica famiglia degli Amedei, trasferiti a Giaveno. Poi, gente dellintera regione: innanzitutto, molti commercianti, specialmente pinerolesi, al tempo delle fiere. Militari, come il capitano Tomaso Grassi di Mondov. Lebreo Abraam Laudi di Torino, che si pu immaginare commerciante di canapa. Nobili savoiardi, come mons de Vandieres e mons de Mollieres, probabilmente soldati.

La Croce Rossa

La Croce Rossa, gestita dalloste Bernardo Santena era un


altro esercizio pubblico del quale conosciamo il nome, grazie alla Consegna precitata. Essa doveva il proprio nome allo stemma della Comunit di Barge, cio quello della medievale Lega Lombarda, alla quale Barge ader nella prima met del XIII secolo: una croce rossa in campo bianco. Secondo il Dupr-Theseider, proprio questo stemma deriverebbe dallinversione degli smalti del vessillo imperiale (croce bianca in campo rosso). Quello in questione, se lo poniamo in confronto con lsto precedente, era decisamente pi modesto, in quanto offriva ospitalit per la notte a poche persone, la maggior parte delle quali giungevano a piedi. In effetti, possediamo solo lelenco degli ospiti dal primo gennaio 1620, al 30 marzo di quello stesso anno e vi troviamo: 13 presenze, a piedi 2, con cavallo.

Tutti messeri e nessuno signore.

Invece, di altri tre esercizi non conosciamo il nome, ma solo quello dei proprietari, che rispettivamente erano: Dominico Lorenti, Pietro Fiotero e Antonio Chialveto (Chialvetto) di Crissolo. Nel primo, trovavano spesso alloggio persone che giungevano dalla val Pellice (Ror, Luserna, Famolasco, Bricherasio), ma anche qualche monregalese, qualche saluzzese e i soliti Amedei di Barge, residenti altrove. Interessante, comunque, osservare il transito di persone

esercitanti mestieri itineranti, come il luganese Francesco Cotella (certo, impiegato in qualche arte connesse alledilizia) o gli altaresi Berlica e Ferero (che dovevano essere commercianti o artigiani del vetro, che si produceva in grandi quantit proprio in quel paese della provincia di Savona). La maggior parte della clientela di messer Lorenti composta da persone di umile condizione, tanto che solo il maestro luganese si merita il titolo di messere. Dal 2 gennio al 9 marzo, appena 24 presenze e tutte di persone appiedate. Invece, lsto di Pietro Fiotero doveva trovarsi nel Borgo Inferiore, perch la maggior parte degli ospiti proveniva dal Saluzzese (Saluzzo, Busca, Costigliole, Manta). Pochi monregalesi e due viaggiatori provenienti da Gap, a piedi, quindi, probabilmente, merciai colportori (mars). Dal 23 dicembre 1619 al 28 maggio 1620, appena 14 presenze e di persone tutte appiedate. In ultimo, lsto del crissolese Antonio Chialvetto, al quale si rivolgevano specialmente avventori provenienti dalla montagna, fossero dellAlta val Po o di quella del Varaita o, ancora, di Ristolas, nel Queyras. Non mancavano, comunque, clienti originari del Saluzzese (Saluzzo, Pagno, Manta, Busca, Dronero) o della pianura (Morello, Carignano, Carmagnola, Genola) e, addirittura, langhetti (La Morra dAlba). Due, poi, addirittura, bagnolesi, che avevano preferito sostare temporaneamente in Barge, prima di tornare alle loro vicine residenze. Possediamo, purtroppo, solo le denunce eseguite dal 23 ottobre 1619 al 22 dicembre: 43 presenze di persone appiedate; il che lascia immaginare una clientela pi numerosa di quella del precedente esercizio, ma, comunque, composta da persone di umile condizione, perch a nessuno riservato neppure lappellativo di messere.

Registro della Consegna fatta dalli Hosti et particolari di Bargie qualli hanno Logiati forestieri
In virt delordine di Sua Altezza Reale Dato in Torino Li 3 di ottobre 1619,

Gaspare Rogero et Giovan Pietro biancho

per me ricevuto dordine delli Signori Sindici

pubblicato in Bargie Li 15 detto ottobre

Maxinj

Nomi delli Hosti di Bargie


Messer Battista ruscone Hoste del scudo di francia Messer Pietro bezone meliga hoste della croce biancha

Alli 19 ottobre 1619 Messer Battista Ruscone Hoste del scudo di francia consegna haver in casa sua logiati
Il signor MarcAntonio Bosio di pecetto a Cavalo Il signor martino pascha ressidente in Torino a Cavalo Il signor Lodovico miolis di Pinerolo a Cavallo Il signor Lorenzo martini di Cargnano a Cavalo ff ff ff ff g6 g6 g6 g6

Alli 20 ottobre detto Ruscone consegna


Li sudetti Signori Bosio, Pascha, Miolis et Martini tutti a Cavallo Pi il Signor Gioan Antonio Surdo di Torino a Cavallo Pi messer Gioan Michele Pautazo di Cargnano a Cavalo ff 2 ff ff

g6 g6

Li 21 ottobre detto Ruscone consegna


Li sudetti Pascha, martini et Pautazo, tutti a Cavalo a g 6

Li 22 ottobre il sudetto Ruscone consegna


Li sudetti Pascha et Martini, a Cavallo Pi lIllustrissimo Signor Thesoriere Verdina di Pinerolo, Cavalo Il Signor Gioan Battista Rasini di Pinerolo, a Cavallo ff 1 ff ff

g6 g6

Li 23 ottobre detto ruscone consegna


Li sudetti Pascha et Martini, Cavalo, non altri ff 1

Li 24 ottobre detto Ruscone consegna


Li sudetti Pascha et Martini ambi Cavallo ff 1 Pi il Signor Lelio Mola e Messer Nicolla Mondetto, ambi di Cargnano Cavallo ff 1 Ff 12 g 6

Li 25 ottobre 1619, detto Ruscone del scudo di francia Consegna


Il Signor Lelio molla di Cargnano Cavallo Il Signor Lorenzo martini di Cargnano, Cavallo Il Signor martino pascha residente in Torino, Cavallo ff ff ff g6 g6 g6

Li 26 detto ottobre deto ruscone consegna


Li sudetti Martini e Pascha ambi Cavallo Pi biagino sestero di Villafranca piedi ff 1 g3

Li 27 deto ruscone consegna


Li sudetti Martini e Pascha, Cavallo ff 1

Li 28 detto ruscone consegna


Il Signor MarcAntonio bosio di pezeto, Cavallo Il Signor Lodovico miolis di Pinerolo, a Cavallo Il Signor martino pascha residente in Torino, Cavallo ff ff ff g6 g6 g6

Li 29 detto ottobre il sudetto ruscone consegna


Li sudetti Bosio, Miolis, et Pascha, tutti Cavallo ff 1 g

Li 30 ottobre detto ruscone consegna


Li medemi Signori Bosio, Miolis, et Pascha come sopra ff 1 g

Li 3Novembre detto ruscone consegna


Il sudetto Signor Martino pascha residente in Torino, Cavallo Il Signor MichelAngelo valfredo di Torino, Cavallo Messer Luciano gastaldo di Monchalieri, a piedi Messer Gioanni dullur di Susa, a piedi ff ff ff ff g6 g6 g3 g3

ff 9

Li 4 novembre 1619 Il sudetto ruscone hoste consegna


Il Signor martino pascha, residente in Torino, Cavalo ff g6

Li 5 novembre detto ruscone consegna


Il Signor MarcAntonio bosio di pezeto, Cavallo Il Signor martino pascha, residente in Torino, Cavalo ff ff g6 g6

Li 6 novembre 1619 deto ruscone consegna


Il Signor MarcAntonio bosio di pezeto, Cavallo Il Signor martino pascha, residente in Torino, Cavalo Il Signor Carlo francesco Bolla di Bubiana, Cavallo Gioan Battista bianco di Luserna, a piedi, P. Anselmo reggio di Castino, a Cavallo ff ff ff ff ff g6 g6 g6 g3 g6

Li 7 novembre detto ruscone consegna


Il sudetto Signor MarcAntonio bosio di pezeto, Cavallo Il Signor martino Pascha, residente in Torino, Cavalo Il sudetto P. Anselmo reggio di Castino, a Cavallo Il Signor Gioan Solaro di Pinerolo, Cavallo Messer Gioan Ludovico tagasso di Pinerolo, Cavallo Michele rubiano, Placido prinzo di pinerollo, ambi piedi ff ff ff ff ff ff g6 g6 g6 g6 g6 g6

Li 8 novembre detto ruscone consegna


Li Signor MarcAntonio bosio di pezeto a Cavallo ff g6

Li 9 novembre detto ruscone consegna


Il medesimo Signor Bosio sollo, Cavallo ff g6

Li 10 novembre detto ruscone consegna


Il sudeto Signor bosio di pezeto Cavallo Pi Pietro gozanello di S.fronte Cavallo ff ff ff 8 g6 g6 g9

Li 11 novembre 1619 detto Ruscone consegna


Il Signor MarcAntonio bosio di pezzetto , Cavallo Pietro gozanello di S. fronte piedi Giovanni Castello di Cuneo, piedi Il banchiere Mois Levi Fubini hebreo in Torino, Cavalo ff ff ff ff g6 g3 g3 g6

Li 12 novembre detto Ruscone consegna


Il Signor Mois Levi Fubini hebreo di Torino, Cavalo Il Signor Capitanio Martino balogno di Raconiggi, Cavalo Il Signor Capitano Alessandro Mulazano di revello, Cavalo Il Signor MarcAntonio bosio di pezeto, Cavallo Gioanni Castello di Cuneo, piedi ff ff ff ff ff g6 g6 g6 g6 g3

Li 13 novembre detto ruscone consegna


Il Signor MarcAntonio bosio di pezetto, Cavallo Ludovico miolis di Pinerolo, Cavallo ff ff g6 g6

Li 14 novembre 1619 detto ruscone consegna


Il Signor MarcAntonio bosio di pezeto, Cavallo ff g6

Li 15 novembre detto ruscone consegna


Il sudeto Signor MarcAntonio bosio, Cavallo ff g6

Li 16 novembre detto ruscone consegna


Il gi deto Signor MarcAntonio bosio di pezeto, Cavallo ff g6

Li 17 novembre detto ruscone consegna


Il medemo Signor Bosio, a Cavallo Signor Mois Levi Fubini ebreo di Torino, Cavallo Gioanni Castello di Cuneo, a piedi ff ff ff g6 g6 g3

Li 24 novembre 1619 detto battista ruscone hoste del segno del scudo di francia consegna
Sebastiano Santena di Card Bernardino della Matta di Moriondo Christoforo della Matta di Moriondo Bernardo dellagliaza di Moriondo

tutti piedi

ff 1

Li 25 novembre detto ruscone Consegna


Il Signor Henrico henrici divrea a Cavallo Signor Gioanni battista Mattalia di Scarnafigi a Cavallo Messer Andrea deris dIvrea a Cavallo Petrino deMaria di Scarnafigi a Cavallo ff ff ff ff g6 g6 g6 g6

Li 26 novembre Il sudetto ruscone consegna


Signor Gioanni Battista Mattalia di Scarnafigi a Cavallo Il Signor Andrea Serra di piozasco, Cavallo Petrino de Maria di Scarnafigi, Cavallo ff ff ff g6 g6 g6

Li 27 novembre deto ruscone consegna


Li sudetti signori Mattalia et Serra con detto Maria tutti Cavallo ff 1 g6

Li 28 novembre detto ruscone consegna


Il detto Signor Gioanni Battista Mattalia di Scarnafigi a Cavallo Il detto Signor Andrea Serra di piozasco, Cavallo Il Signor Gioan Pietro gastaldo di Torino, Cavallo Petrino de Maria di Scarnafigi, Cavallo ff ff ff ff g6 g6 g6 g6

Li 29 novembre detto ruscone consegna


Il detto Signor Gioanni Battista Mattalia di Scarnafigi a Cavallo Il detto Signor Andrea Serra di piozasco, Cavallo Petrino de Maria di Scarnafigi, Cavallo ff ff ff g6 g6 g6

ff 9 g 6

Li 10 decembre 1619 detto ruscone consegna


Il Signor Prospero della parona di Susa, Cavallo Il Signor Gioanni Battista Mattalia di Scarnafigi a Cavallo Petrino de Maria di Scarnafigi, Cavallo Il Signor Gioan Battista Alvernia di Cravesana, Cavallo Il Signor Domenico Clerici di Torino, Cavallo Il detto Signor Andrea Serra di piozasco, Cavallo Pietro Cravesan di Cravesana, Cavallo ff ff ff ff ff ff ff g6 g6 g6 g6 g6 g6 g6

Li 11 decembre 1619 detto ruscone Consegna


Il Signor Gioan Battista Alvernia di Cravesana, Cavallo Il Signor Prospero della parona di Susa, Cavallo Il Signor Andrea Serra di Piozasco, Cavallo Pietro Cravesan di Cravesana, Cavallo Il Signor Giacobino bonino di Cavaler magiore, Cavallo Il Signor Domenico Clerici di Torino, Cavallo Messer Giacomo Maynero di S.fronte Cavallo Chiaffredo Gianino di S.Fronte, piedi ff ff ff ff ff ff ff ff g6 g6 g6 g6 g6 g6 g6 g3

Li 12 decembre 1619 detto ruscone Consegna


Il Signor Prospero della Parona di Susa, Cavallo Il Signor Andrea Serra di Piozasco, Cavallo ff ff g6 g6

ff 8

g3

Li 13 decembre 1619 detto ruscone consegna


Il Signor Prospero della Parona di Susa, Cavallo Il Signor Andrea Serra di Piozasco, Cavallo Carlo Arnaldo della Briga, Cavallo Signor Dominico Ollivaro di Pigna (sic, ma Briga) Cavallo ff ff ff ff g6 g6 g6 g6

Li 14 decembre 1619 detto ruscone consegna


Il Signor Prospero della Parona di Susa, Cavallo Il Signor Andrea Serra di Piozasco, Cavallo Il Signor Giulio Cesare ranicola di Torino, Cavalo Il Signor Gioanni sione di Torino, Cavallo ff ff ff ff g6 g6 g6 g6

Li 15 decembre detto messer ruscone consegna


LIllustrissimo Signor Cavaliere Osasco di Torino, Cavalo Il Signor francesco osasco di osasco, Cavalo Il Signor Prospero della Parona di Susa, Cavallo Steffano ghignaro borghignone, piedi Gioanni giuliano dAmbire, piedi ff ff ff ff ff g6 g6 g6 g3 g3

Li 16 decembre detto ruscone consegna


Il Signor Prospero della Parona di Susa, Cavallo Il Signor Giulio Cesare belliardo di villafranca, Cavallo Il Signor Gioanni Verniano di Torino, Cavalo ff ff ff g6 g6 g6

Li 17 decembre detto Ruscone consegna


Il Signor Prospero della Parona di Susa, Cavallo Il Signor Giulio Cesare belliardo di villafranca, Cavallo Il Signor Gioanni Viviani di Torino, Cavallo ff ff ff g6 g6 g6

ff 9

Detto Ruscone il medesimo giorno 17 decembre consegna anchora


LIllustrissimo Signor Renato Sesto Consegliere dello Stato di Torino, cavalo Messer Gioan Domenico fetta di Cargnano, Cavallo Gioan Domenico Savio di Castagnole, piedi Vincenzo beltramino della volvera, piedi ff ff ff ff g6 g6 g3 g3

Li 18 decembre il sudetto ruscone consegna


Il Signor Prospero della Parona di Susa, Cavallo Messer Giulio Cesare biliardo di villafranca, Cavallo Messer Gioanni Viviani di Torino, Cavallo LIllustrissimo Signor Renato Sesto Consegliere dello Stato di Torino, piedi Messer Domenico fetta di Cargnano, Cavallo Gioan Domenico Savio di Castagnole, piedi Vincenzo beltramino della volvera, piedi ff ff ff ff ff ff ff g6 g6 g6 g6 g6 g3 g3

Li 19 decembre 1619 detto ruscone consegna


Il Signor Giulio Cesare billiardo di villafranca, Cavallo Messer Gioanni Viviani di Torino, Cavallo LIllustrissimo Signor Renato Sesto Consegliere dello Stato di Torino, piedi Messer Gioan Domenico fetta di Cargnano, Cavallo Gioan Domenico Savio di Castagnole, piedi Vincenzo beltramino della volvera, piedi ff ff ff ff ff ff g6 g6 g6 g6 g3 g3

Li 20 decembre 1619 detto ruscone consegna


Messer Giulio Cesare billiardo di villafranca, Cavallo Messer Gioanni Viviani di Torino, Cavallo LIllustrissimo Signor Renato Sesto di Torino, piedi Messer Domenico fetta di Cargnano, Cavallo Gioan Domenico Savio di Castagnole, piedi Vincenzo beltramino della volvera, piedi Il Signor Gullielmo salvai di Luserna Cavallo ff ff ff ff ff ff ff g6 g6 g3 g6 g3 g3 g6

ff 8

g9

Li 21 decembre il sudetto Ruscone consegna


Signor Capitanio Gullielmo Salvay di Luserna, Cavallo Signor Bartolomeo Ainaldo di Torino, a Cavallo ff ff g6 g6

Li 22 decembre il detto ruscone consegna


Signor Capitanio Gullielmo Salvay di Luserna, Cavallo Signor Bartolomeo Ainaldo di Torino, a Cavallo Gioanni Cagliato di pinerolo, piedi ff ff ff g6 g6 g3

Li 23 decembre Il detto ruscone consegna


Il Signor Gioan Francesco fabri di Niza, Cavallo Il Signor Giacomo Ainaldo di Torino, Cavallo ff ff g6 g6

Li 24 decembre detto ruscone consegna


Il Signor Gioan Francesco fabri di Niza, Cavallo ff g6

Li 25 decembre detto ruscone consegna


Il Signor Gioan Francesco fabri di Niza, Cavallo ff g6

Li 27 decembre detto ruscone consegna


Gullielmo raschiero di Cavaller magiore, piedi Dominico raschiero di Cavaller magiore, piedi Gioannoto perone di fruzasco, a Cavallo Antonio testa di fossano, Cavallo ff ff ff ff g3 g3 g6 g6

Li 28 decembre detto ruscone consegna


Il Signor francesco fabri di Niza, Cavallo Gullielmo raschiero, Dominico raschiero ambi di Cavaller magiore, piedi ff ff g6 g6

ff 6

g9

Li 29 decembre 1619 detto ruscone consegna


Il Signor Gullielmo Salvay di Luserna, Cavallo Il Signor francesco fabri di Niza, Cavallo Gullielmo raschiero di Cavaller magiore, piedi Dominico raschiero di Cavaller magiore, piedi ff ff ff ff g6 g6 g3 g3

Li 30 decembre sudetto ruscone consegna


Il Signor francesco fabri di Niza, Cavallo Gullielmo raschiero di Cavaller magiore, piedi Dominico raschiero di Cavaller magiore, piedi Petrino de Maria di Scarnafiggi, Cavallo ff ff ff ff g6 g3 g3 g6

Lultimo dicembre detto ruscone consegna


Il Signor francesco fabri di Niza, Cavallo Gioan Battista appo di Polanghera, Cavallo Battista Colombetto di Polanghera, Cavallo ff ff ff g6 g6 g6

ff 4

g6

Il Primo di Genaro 1620 Il sudetto Ruscone consegna


Il Signor francesco fabri di Niza, Cavallo Gioanni garsino di S. Paulo, piedi ff ff g6 g3

1620

Li 2 Genaro sudetto il medemo Ruscone consegna


Il Signor francesco fabri di Niza, Cavallo Messer Gioan Giacomo Massimino di Torino, piedi Messer filipo negri di saluzo, piedi Petrino de Maria, Christoforo brigna, ambi di scarnafigi, piedi ff ff ff ff g6 g3 g3 g6

Ff 2

g3

1620 Li 3 Genaro 1620 Il sudetto Ruscone consegna Il Signor francesco fabri di Niza, Cavallo Allesandro mollinato di Torino, Cavallo Petrino de Maria, Christoforo brigna, ambi di scarnafigi, piedi Messer Gioan Giacomo Massimini di Torino, piedi ff ff ff ff g6 g6 g6 g3

Li 4 Genaro detto ruscone consegna


Il Signor Gioan francesco fabri di Niza, Cavallo Messer Gioan Giacomo Massimini Messer Gioan Antonio Massimini ambi di Torino, piedi Petrino de Maria, Christoforo brigna Francesco sicardo Gioanni Mallerano, tutti di Scarnafiggi , piedi ff ff g6 g6

ff 1

Li 5 Genaro 1620 detto Ruscone Consegna


Messer Gioan Giacomo Massimini Messer Gioan Antonio Massimini ambi di Torino, piedi Signor Marco Aurelio ferraro, medico di Luserna, Cavalo

ff ff

g6 g6

Li 6 detto Genaro Il sudetto Consegna


Messer Gioan Giacomo e Messer Gioan Antonio Massimini di Torino, piedi ff g6

Li 7 detto Genaro Il medesimo ruscone consegna


Messer Gioan Giacomo e Messer Gioan Antonio Massimini di Torino, piedi ff g6

Li 8 Genaro Il medemo Consegna


Il Signor Amedeo Leontio di Pinerolo, Cavallo Messer Gioan Giacomo Massimini di Torino, piedi Allesandro mollinato di Torino, Cavallo Pietro garis di Pinerolo, piedi Gioanni garsino di S. Paulo, piedi ff ff ff ff ff g6 g3 g6 g3 g3

Li 12 Genaro detto Ruscone Consegna


Messer Domenico Ollivaro Messer Domenico frasca ambi di Niza, Cavalo

ff 7

g6

ff

g6

Li 14 Genaro Il medemo Consegna


Il Signor Gullielmo Salvay di Luserna Messer Richiardo maria di Luserna, ambi Cavallo

ff

g6

Li 17 Genaro Il medemo Consegna


Signor Domenico Ollivaro Messer Domenico frasca ambi di Niza, Cavalo Il Signor Gullielmo Salvay Messer Richiardo maria, ambi di Luserna, Cavallo Il Signor francesco fabri di Niza, Cavallo Glaudo Chiateley francese Cavallo

ff ff ff ff

g6 g6 g6 g6

Li 19 Genaro detto ruscone consegna


Il Signor Gioan francesco fabri di Niza, Cavallo Glaudo Cabari francese Cavallo ff ff g6 g6

Li 21 detto Il medemo ruscone Consegna


Il Signor Gullielmo Salvay di Luserna, cavallo Il Signor Capitanio fernando prato di Ceva, Cavallo ff ff g6 g6

Li 22 detto Genaro Il sudetto ruscone consegna


Il Signor Gullielmo Salvay di Luserna, cavallo ff g6

A d 9 Genaro Il sudetto Ruscone Consegna


Il Signor Antonio Leontio di Pinerolo, Cavallo Pietro gay di Pienrolo, piedi Messer Tomaso albiuno di Torino, Cavallo Gioan domenico bezo di Turino, Cavallo ff ff ff ff g6 g3 g6 g6

ff 7 g 3

Li 23 Genaro 1620 detto Ruscone Consegna


Il Signor Gullielmo Salvai di Luserna, cavallo Il Signor Gioanni Silano di Pinerolo, Cavallo Il signor Ludovico tagazo di Pinerolo, Cavallo ff ff ff g6 g6 g6

Li 24 Genaro detto Ruscone consegna


Il Signor Gullielmo Salvay di Luserna, cavallo Il Signor Giulio guillelma di pinerollo, Cavallo Signor Antonio Gianinetto di Pinerollo, Cavallo Gioan battista Mattalia di Scarnafigi, Cavallo Petrino Maria di Scarnafigi, Cavallo ff ff ff ff ff g6 g6 g6 g6 g6

Li 25 Genaro detto ruscone consegna


Il Signor Gullielmo Salvay di Luserna, cavallo Gioan battista Mattalia di Scarnafigi, Cavallo Petrino Maria di Scarnafigi, Cavallo ff ff ff g6 g6 g6

Li 28 detto Genaro Il sudetto ruscone Consegna


Il Signor Gullielmo Salvay di Luserna, cavallo Giob dOrla di Luserna, piedi ff ff g6 g3

Li 29 Genaro il sudetto Consegna


Il Signor Gullielmo Salvay di Luserna, cavallo Gioan battista Mattalia di Scarnafigi, Cavallo Giuseppe beltramo di Luserna, cavallo Gioanni gartino di S. Paulo, piedi Signor Scipione Sollaro di Macello, Cavallo Gioanni di Toboreta, di Luserna, piedi Gioan battista biancho di Luserna, piedi ff ff ff ff ff ff ff ff 9 g6 g6 g6 g6 g6 g3 g3

Li 30 Genaro 1620 detto ruscone consegna


Il Signor Gullielmo Salvay di Luserna, cavallo Gioan battista Mattalia di Scarnafigi, Cavallo Messer Anselmo reggio di Castino, Cavallo ff ff ff g6 g6 g6

Li 31 Genaro detto ruscone consegna


Il Signor Gullielmo Salvay di Luserna, cavallo Gioan battista Mattalia di Scarnafigi, Cavallo Messer Anselmo reggiodi Castino, Cavallo ff ff ff g6 g6 g6

Il primo febraro detto ruscone consegna


Messer Gioan Battista quattroculi di rivoli, Cavalo Signor Gioanni Cravino di Scalenghe, Cavallo Messer durando dotta di Cargnano, Cavallo Signor francesco Martina dErasca, Cavallo con un servitore piedi ff ff ff ff g6 g6 g6 g9

Li 3 detto febraro Consegna detto ruscone


Il signor Gioan berra di Torino, Cavallo ff g6

Li 4 detto febraro il medemo consegna


Il Signor Gioan battista verdina di Pinerolo, Cavallo Il Signor Gioan battista rasini di Pinerolo, Cavallo Messer Gioan Battista quattroculi di rivoli, Cavalo ff ff ff g6 g6 g6

Li 5 febraro detto ruscone consegna


Il Signor Gioan Battista Alvernia di Cravesana, Cavallo Baldessare Perbecha di Luserna, Cavallo ff ff g6 g6

Li 6 febraro detto ruscone consegna


Il Signor Gioan Battista Alvernia di Cravesana, Cavallo ff g6

ff 8

g9

Li 7 febraro 1620 detto Ruscone consegna


Il Signor Gioan Battista Alvernia di Cravesana, Cavallo ff g6

Li 8 febraro detto ruscone consegna


Il Signor Gioan Battista Alvernia di Cravesana, Cavallo ff g6

Li 9 febraro detto ruscone consegna


Il Signor Gioan Battista Alvernia di Cravesana, Cavallo Il Signor francesco fabri di Niza, Cavallo ff ff g6 g6

Li 10 febraro detto ruscone consegna


Il Signor Gioan Battista Alvernia di Cravesana, Cavallo Il Signor francesco fabri di Niza, Cavallo ff ff g6 g6

Li 11 febraro Il detto ruscone consegna


Li predetti Signori Alvernia e fabri, ambi Cavallo ff 1

Li 12 febraro Il medemo consegna


Signor Dominico Ollivaro di bregua, Cavallo Carlo Ainaldo di bregua, Cavallo Il Signor francesco fabri di Niza, cavallo Gioan Battista Alvernia di Cravesana, Cavallo ff ff ff ff g6 g6 g6 g6

Li 13 febraro Il sudetto ruscone consegna


Gioan Battista Alvernia di Cravesana, Cavallo Il Signor francesco fabri di Niza, cavallo Il Signor Battista rasinj di Pinerolo, Cavallo ff ff ff g6 g6 g6

Li 14 Il medemo consegna Signor Gioan Battista Alvernia di Cravesana, Cavallo Signor francesco fabri di Niza, cavallo Signor Gioan battista rasini di Pinerolo, Cavallo Nicola papardo valesano, Cavallo

ff ff ff ff ff 9

g6 g6 g6 g6 g6

1620 Li 15 febraro detto ruscone consegna


Signor Gioan Battista Alvernia di Cravesana, Cavallo Signor francesco fabri di Niza, cavallo Nicola papardo valesano, Cavallo Signor Gioan battista rasini di Pinerolo, Cavallo ff ff ff ff g6 g6 g6 g6

Li 16 febraro detto ruscone consegna


Signor Gioan Battista Alvernia di Cravesana, Cavallo Signor francesco fabri di Niza, Cavalo Nicolao papardo valesano, Cavallo ff ff ff g6 g6 g6

Li 17 febraro detto ruscone consegna


Li prenotati signor Alvernia di Cravesana, Signor fabri di Niza, et papardo valesano tutti Cavalo ff 1 g 6

Li 27 febraro 1620 detto ruscone consegna


Il Signor Antonio Leontio di Pinerolo, Cavallo Messer Lorenzo Mondelli di Carmagnola, Cavallo ff ff g6 g6

Li 28 febraro detto ruscone consegna


Il Signor Mons Vodriero di bergogna, Cavallo Lazaro grognin di bergogna, piedi ff ff g6 g3

Li 2 marzo detto ruscone consegna


Signor Dominico ollivaro della brigha, Cavallo ff Il Signor Vauchiero Archiere della guardia di Sua Altezza Serenissima, Cavallo ff g6 g6

Li 3 marzo detto ruscone consegna


Il Signor Vauchiero Archiero sudetto, Cavallo Il Signor Dominico ollivaro della brigha, Cavallo Il Signor Prospero della parona di Susa, Cavallo ff ff ff g6 g6 g6

Li 4 marzo il medemo Consegna


Tutti li sudetti consegnati vauchiero ollivari et della parona, tutti Cavallo come sopra

ff 1

g6

Li 5 marzo 1620 detto ruscone consegna

ff 10 g 9

Il Signor Vauchiero Archiero della guardia di Sua Altezza Serenissima, Cavallo ff Il Signor Dominico ollivaro della brigha, Cavallo ff Il Signor Prospero della parona di Susa, Cavallo ff

g6 g6 g6

Li 6 marzo Il sudetto ruscone consegna


Il Signor Prospero della parona di Susa, Cavallo Il Signor Giulio Cesare zoncho di Saluzo a Cavallo ff ff g6 g6

Li 8 marzo detto ruscone consegna


Il Signor Durando dotta di Cargnano, Cavallo Il Signor Girolamo Canonico di Cargnano, Cavallo ff ff g6 g6

Li 9 marzo detto ruscone consegna


Signor Durando dotta Signor Gieronimo Canonico di cargnano, ambi Cavallo

ff 1

Li 20 marzo Il sudetto ruscone consegna


Il Signor Dominico ollivari della brigha, Cavallo ff g6

Li 21 marzo detto Ruscone consegna


Il Signor Dominico ollivaro della brigha, Cavallo ff g6

Li 22 marzo detto ruscone consegna


Il sudetto Signor ollivari, Cavallo ff g6

Li 23 detto
Il medesimo Signor ollivari, Cavallo ff g6

Li 24 detto
Il gidetto Signor ollivari, Cavallo ff g6

Li 25 detto
Il medemo Signor ollivari, Cavallo ff g6

Li 26deto marzo Consegna


Il giadetto Signor ollivari, Cavallo ff ff 8 g6

Li 27 marzo detto ruscone Consegna


Il Signor Dominico ollivari della briga, Cavallo Messer Giulio Cesare billiardo di villafranca, cavallo ff ff g6 g6

Li 30 marzo Il Sudetto Consegna


Messer Giulio Cesare Oytana di virle, a Cavallo Steffano rosso di virle, Cavallo ff ff g6 g6

Il primo aprile detto Ruscone consegna


Signor Dominico lucani di Polonghera, Cavallo Signor Steffano torta di Polonghera, Cavallo ff ff g6 g6

ff 3

Li 15 aprile 1620 detto ruscone Consegna


Il Signor Lorenzo beinasco di Torino, piedi Signor Gioan Battista rasini di Pinerolo, Cavallo ff ff g3 g6

Li 3 maggio 1620
Il Signor prospero della balma di susa a cavalo ff g6

Li 4 sudetto
Detto signor di susa a cavallo ff g6

Li 5 sudetto
Detto signor di susa a cavallo ff g6

Li 6 sudetto
Detto signor a cavallo ff g6

Li 7 sudetto
Detto signor bauma di susa a cavallo ff g6

ff 3

g3

Li 21 maggio + 1620
Il signor Anibal Eymar di villa franca, piedi ff g3

Li 22 sudetto 1620
Il signor Eymar di villafranca, piedi ff g3

Li 23 sudetto 1620
Il signor Glaudo Bernardi di turino, a cavallo ff g3

Il Detto giorno
Il signor petrino cravero di miraboc, cavallo ff g6

Li 28 maggio 1620
Messer Bartholomeo belion di carde, a piedi Michael sola di virle, piedi ff ff g3 g3

Li 29 sudetto 1620
Diomede Stropi di cavure, a piedi Messer Perera di savigliano a piedi Stefano Teso di savigliano a piedi ff ff ff g g3 g3

Michael scarsella di Verzuolo a piedi

ff

g3

Li primo Giugno 1620


Antonio Liontio di torino a cavallo Con suo nipote Signor Lorenzo di torino a cavallo ff ff g6 g6

Li 7 Giugno 1620
Il Signor Liontio di torino a cavallo Il signor Lorenzo a cavallo ff ff g6 g6

Li 16 Giugno 1620
Il Molto Illustre Signor Renato Sesto di Turino, cavallo Il Signor Gioan dominico fetta di Cargnano, cavallo

ff 5

ff ff

g6 g6

Li 17 Giugno 1620
Detto Signor Sesto di Turino, cavallo Detto Signor fetta di Cargnano, cavallo ff ff g6 g6

Li 21 Giugno 1620
Il Signor Antonio Liontio di torino a cavallo Il Signor Lorenzo suo nipote di torino a cavallo ff ff g6 g6

Li 22 Giugno 1620
Detto Signor Liontio di turino a cavallo ff g6

Li 23 sudetto 1620

Il signor gioan tomaso leanso di rivalda cavallo Il signor Ottavio leanso di polanghera, a cavallo Il signor Gioan Battista razzino di Pinerolo, a cavallo

ff ff ff

g6 g6 g6

Ff 5

Consegna del Hoste Messer Dominico Lorenti


Li 2 Genaro 1620 Consegna
Danilo Morglia di rorata a piedi Chaffredo Bergo Pietro Deyodo Filipo Bergo , di famolasco tutti a piedi

ff 1

Li 22 Genaro il sudetto consegna


Gioannino tealdo del Mondov a piedi ff g3

Li 27 detto
Antonio Leoneto di Bricherasio Pietro Re di Luserna, ambi a piedi

ff

g6

Li 29 detto genaro consegna


Allessandro tavera di Luserna a piedi ff g3

Lultimo giorno
Antonio Amedeo di Bargie a piedi Messer francesco Cotella di Lugano a piedi ff ff g3 g3

Li 5 febraro Lorenti consegna


Antonio Amedeo di Bargie Giacomo tealdo del Mondov Gioannino tealdo del Mondov Gioan antonio cattino di revello Francesco dionisio di Pinerollo Emanuele dionisio di Pinerollo, tutti a piedi

ff 1

g6

Li 6 febraro detto Lorenti Consegna


Antonino Amedeo di Barge Gioanni messo di barge Gioan antonio cattino di revello, tutti a piedi

ff

g9

Li 10 febraro detto Lorenti Consegna


Antonino albera di costiole Giacomo brigna di saluzo , ambi a piedi

ff

g6

Li 9 marzo detto Consegna


Gioan ludovico ambero di mombercelli Gioanino berlica del altare Bartolomeo ferero del altare. Tutti a piedi

ff

g9

Ff6

g0

Li 12 aprile 1620
Petrino maria di Scarnafigi, a Cavallo Antonio Brigna di scarnafigi a Cavallo ff ff g6 g6

Li 21 maggio Il sudetto Consegna


Georgio Garrassino di Domodossola, a piedi Gioannino garrassino di Domodossola a piedi, ambi

ff

g6

Li 24 maggio sudeto
Gioanni Matheo Carrena di garavino Gioan Ludovico ambrosio di montisello, ambi a piedi Li 26 detto maggio Consegna Sebastiano e francesco galiziani di Salluzo a piedi Paulo beravista di Saluzo a piedi Gioanni Cerrutto di bubiana a piedi Paolo danesio di bubiana a piedi Steffano Montalto di savigliano a piedi Dominico galliano di torino a piedi Filliberto solero di sansecondo a piedi Pietro bertea di sansecondo a piedi Battista buriasco di sansecondo a piedi Pietro giordana di bubiana a piedi Bartolomeo Emaro di bubiana a piedi Gioan Antonio Emaro di bubiana a piedi ff ff ff ff ff ff ff ff ff ff ff ff g6 g3 g3 g3 g3 g3 g3 g3 g3 g3 g3 g3

ff

g6

Li 29 sudetto maggio Consegna


Steffano montalto di savigliano a piedi Battista tesio di savigliano a piedi Gioan Ludovico ambrosio di monticello a piedi ff ff ff g3 g3 g3

Ff 5

Alli 30 maggio 1620


Bernardino ganba di mondovi, a piedi Gioan maria chleria del mondavi ff ff g3 g3

Li 31 maggio Lorenti Consegna


Bernardo Gamba del Mondovi a piedi Gioan Maria Cleria del Mondovi, a piedi ambi

ff

g6

Li 2 giugno 1620 detto Consegna


Tomaso grangis di caramagna Stefano montalto di savigliano a piedi Gioan Ludovico Ambrosio di montisello Honorato de ughi di savigliano Gioan pietro cavalina di canelli a piedi Bartolomeo Porta del Mondovi a piedi ff ff ff ff ff ff g3 g3 g3 g3 g3 g3

_______________________ ff2 g6
ff 15 g 3

Li 18 giugno 1620

Vincenzo Mirelli del Mondov a piedi

ff 0 g 3

Ff 15 g 6

Li 23 giugno 1620 Mazinj

Seguono le Consegne fatte per messer Pietro bezone Hoste della Croce bianca di Bargie

Li 20 ottobre 1619 detto bezone ha consegnato


Messer Bernardino Montegrande di Chieri piedi Andrea Martino di brigua piedi Francesco richiardo di brigua piedi ff ff ff g3 g3 g3

Li 23 ottobre detto bezone consegna


Il Reverendo messer Bruno bertoloto dostana piedi Messer Gioanni Lazarino di padova Cavallo Messer Bernardino Lazarino di Padova piedi Messer Antonio ludovico negri di savigliano cavalo ff ff ff ff g3 g6 g3 g6

Li 24 ottobre detto bezone consegna


Henrico bertolino di torino, piedi ff g3

Li 25 ottobre Il detto consegna


Gioanni pinta di Cargnano, piedi Georgio biacha di Cargnano, piedi ff ff g3 g3

Li 28 ottobre detto bezone consegna


Messer Giacobino amedeo ressidente in giaveno, piedi Gioan antonio amedeo ressidente in giaveno, piedi ff ff g3 g3

Li 29 ottobre il predetto Consegna


Battista richiardo di Casteldelfino, piedi Gioanni Giuliano di Casteldelfino, piedi ff ff g3 g3

Lultimo ottobre detto bezone Consegna


Honorato signoreto Honorato Arnas, ambi di S. Paulo, piedi Messer francesco Arcangelo romano, cavallo

ff ff

g6 g6

ff 5

Il primo novembre 1629 detto Pietro bezone ha consegnato


Messer Dominico Terlone di Pinerolo, Cavallo Biagio Reinero di sommaria del bosco , piedi Antonio bertorello dostana, piedi ff ff ff g6 g3 g3

Li 8 novembre detto Bezone Consegna


Andrea autino et Chiaffredo girardi di paisana, a piedi Messer Catalano Mollinati di Pinerolo, Cavallo Corrado nolli di Luserna, piedi ff ff ff g3 g6 g3

Li 10 novembre detto Bezone hoste consegna


Giuseppe cattaneo di pinerollo piedi Messer Catalano Mollinati di Pinerolo, Cavallo ff ff g3 g6

Li 11 detto novembre Il medemo bezone consegna


Il sudetto Catalano Molinati di Pinerolo, Cavallo ff g6

Li 12 novembre detto bezone consegna


Il medemo Mollinati di Pinerollo, Cavallo Signor Reinero Rebufo di Saluzo, Cavallo Messer Allessandro tarditi di saluzo, piedi Gioanni Bollato di saluzo soldato di giustizia, piedi Messer Giacobino padre et Gioan antonio figliolo, de amedei di Barge, ressidenti in giaveno, piedi ff ff ff ff ff g6 g6 g3 g3 g6

Li 13 di novembre detto bezone consegna


Messer Giacobino amedeo padre et Gioan antonio figliolo, de Amedei di Barge, ressidenti In giaveno, piedi

ff

g6

ff 5

g9

Li 13 novembre 1619 Pietro bezone hoste della Croce biancha sudetto Consegna
Il Signor Reinero Rebuffo di Saluzo, Cavallo Messer Allessandro tardito di saluzo, piedi Gioanni sellero di saluzo, piedi Signor francesco grimaldo di Cuneo, Cavallo Signor Gioanni rambregho di Cuneo, Cavallo ff ff ff ff ff g6 g3 g3 g6 g6

Ad 14 novembre detto bezone consegna


Messer Catalano Mollinati di Pinerollo, Cavallo ff g6

Li 15 novembre deto bezone Consegna


Signor francesco dahero di Torino, Cavallo Signor Gioan Michele oggeri di Cargnano, Cavallo ff ff g6 g6

Li 24 novembre detto bezone Consegna


Lorenzo della fama di saluzo, piedi Constanzo tutella di savigliano, piedi Paulo Teso di saluzo, piedi Signor Gioan Antonio cardino di pinerolo, Cavallo Messer Glaudio fabri di pinerolo, piedi Messer Mauritio de Livons di buriasco, piedi Sebastiano adagna di santena, piedi Gioanneto santa di Pinerolo, piedi Battista micheleti di pinerolo, piedi Dominico Terlone di Pinerolo, Cavallo Dominico Cassiano di pinerolo, piedi Battista anello di pinerolo, piedi Secondo fasianero di buriasco, piedi Gaspar barbarino del Mondov, piedi ff ff ff ff ff ff ff ff ff ff ff ff ff ff g3 g3 g3 g6 g3 g3 g3 g3 g3 g6 g3 g3 g3 g3

ff 7

g6

Li 25 novembre detto Bezone hoste consegna


Messer Mauritio schinero di Pinerolo, piedi Sebastiano rosagna di Pinerolo, piedi Gioanoto schupino di pinerollo, piedi Gioanni Duretto di Pinerollo, piedi Simondo renavero di Pinerollo, piedi Battista agollo di Pinerolo, piedi Gioan silvestro pelicero di Pienrolo, piedi Gioannoto prone di pinerollo, piedi Anverso socho di pinerollo, piedi ff ff ff ff ff ff ff ff ff g3 g3 g3 g3 g3 g3 g3 g3 g3

Li 26 novembre detto Bezone consegna


Il Signor francesco daheris di Torino, Cavallo Signor Gioan Antonio Roggeri di Torino, Cavallo ff ff g6 g6

Li 27 novembre il sudetto bezone consegna


Il Signor francesco daherio di Torino, Cavallo Signor Gioan Antonio roggero di Torino, Cavallo Lorenzo armando di pinerollo, piedi Michele rubiano di pinerolo, piedi \ ff ff ff ff g6 g6 g3 g3

Li 28 novembre detto bezone consegna


Il Signor francesco daherio et Signor Gioan Antonio rogero di turino, Cavallo Lorenzo Armando di Pinerollo, piedi Michele rubiano di Pinerolo, piedi Martino de nogei di Turino, piedi ff 1 ff ff ff

g3 g3 g3

ff 5

g6

Li 29 novembre 1619 dico 29 novembre 1619 detto messer Pietro bezone hoste della Croce biancha consegna
Il Signor francesco daherio di Torino, Cavallo Signor Gioan Antonio roggero di Torino, Cavallo Pietro Mirando di Delfinato, piedi ff ff ff g6 g6 g3

Li 30 novembre detto bezone consegna


Il Signor francesco daherio di Torino, Cavallo Signor Gioan Antonio roggero di Torino, Cavallo Signor Vincenzo di cercenasco Cavallo Battista Manfredo di Luserna, piedi Andrea Mattyo di Paesana, piedi Batista passeroto di Paesana, piedi ff ff ff ff ff ff g6 g6 g6 g3 g3 g3

Li 3 decembre 1619 detto Bezone consegna


Battista Manfredo di Luserna, piedi Signor Gioan Antonio roggero di Torino, Cavallo Catalano Mollinati di Pinerolo, Cavallo Messer Gioan Paulo senegha del Mondov, piedi Messer Carlo pittavino di Revello, piedi Messer Donato arfacio di Pinerollo, piedi Pietro belmodo donzino, piedi ff ff ff ff ff ff ff g3 g6 g6 g3 g3 g3 g3

Li 4 decembre detto Bezone consegna


Catalano Mollinati di Pinerolo, Cavallo Messer Gioan Paulo senegha del Mondov, piedi Messer Carlo pittavino di Revello, piedi Lodovico dramite di s. fronte, piedi Steffano bertorello dostana, piedi ff ff ff ff ff g6 g3 g3 g3 g3

Ff 7

g3

Li 7 decembre 1619 detto bezone consegna


Messer Gioan Paulo senegha del Mondov, piedi ff g3

Li 8 decembre 1619 detto bezone consegna


Messer Gioan Paulo senegha del Mondov, piedi ff g3

Li 9 decembre detto bezone consegna


Messer Gioan Paulo senegha del Mondov, piedi Messer Donato giuliano di Pinerollo, piedi ff ff g3 g3

Li 10 decembre 1619 detto bezone consegna


Messer Gioan Paulo senegha del Mondov, piedi Messer Donato giuliano di Pinerollo, piedi ff ff g3 g3

Li 11 decembre detto bezone consegna


Messer Gioan Paulo senegha del Mondov, piedi ff g3

Li 12 decembre detto bezone consegna


Messer Gioan Paulo senegha del Mondov, piedi ff g3

Li 13 decembre detto bezone consegna


Messer Gioan Paulo senegha del Mondov, piedi ff g3

Li 14 decembre detto bezone consegna


Il predetto Messer Gioan Paulo senegha del Mondov, piedi Gioan battista Manfredo di Luserna, piedi ff ff g3 g3

Li 15 decembre detto bezone consegna


Messer Gioan Paulo senegha del Mondov, piedi ff g3

Li 16 decembre detto bezone consegna


Il detto Gioan Paulo senegha del Mondov, piedi ff g3

Li 17 decembre detto bezone consegna


Il medemo Gioan Paulo senegha del Mondov, piedi ff g3

Ff 3

g6

Li 18 decembre 1619 detto bezone consegna


Gioan Paulo senegha del Mondov, piedi ff g3

Li 20 decembre il sudetto consegna


Messer Gioan Antonio Rogero di Torino, piedi ff g3

Li 21 detto consegna
Messer Gioan Antonio Rogero di Torino, piedi Messer Bernardino montegrande di Chieri, Cavalo ff ff g3 g6

Li 22 decembre detto bezone consegna


Messer Gioan Antonio Rogero di Torino, piedi Messer Bernardino montegrande di Chieri, Cavalo ff ff g3 g6

Li 30 decembre detto Bezone consegna


Messer Gioan Antonio Rogero di pinerollo, piedi ff g3

Ff 2

g3

1620
Il primo Genaro 1620 detto Bezone consegna
Messer Gioan Antonio Rogero di Pinerollo, piedi ff g3

Li 2 Genaro detto bezone consegna


Messer Gioan Antonio Rogero di Pinerolo, piedi Antonio girado Provenzale, piedi ff ff g3 g3

Li 4 Genaro detto bezone consegna


Gioanni Bricha di Chieri, piedi Messer Bernardino Montegrande di Chieri, Cavallo ff ff g3 g6

Li 8 genaro detto bezone consegna


Battista sillano di Pinerolo, Cavallo Giacomo Sebastiano della Manta, piedi ff ff g6 g3

Ff 4

g6

Li 9 Genaro 1620, detto Bezone consegna


Messer Catalano Molinati di Pinerolo, Cavallo Il Signor Capitano Tomaso grassi del Mondov, Cavallo Georgio Cacia del Mondov, cavallo Lorenzo Amadi di Pinerolo, piedi Biagio Pinty di Pinerollo, piedi ff ff ff ff ff g6 g6 g6 g3 g3

Li 10 Genaro detto bezone Consegna


Messer Rolando Ascheri di Torino, Cavalo Messer Catalano Mollinati di Pinerolo, Cavallo ff ff g6 g6

Li 12 Genaro detto bezone consegna


Messer Donato Alfacio di Pinerolo, piedi ff g3

Li 14 Genaro detto bezone consegna


Messer Dominico Terlone di Pinerollo, Cavallo Antonio siorero di Pinerolo, piedi ff ff g6 g3

Li 20 Genaro detto bezone consegna


Messer Gioan battista quatroculi di Torino, Cavallo ff g6

Li 21 detto Genaro Il sudetto Consegna


Il predeto Messer Gioan battista quatroculi di Torino, Cavallo ff g6

Li 23 detto Genaro Il sudetto consegna


Antonio Grimaldi provenzale piedi ff g3

Li 27 Genaro detto bezone Consegna


Messer Gioan Dominico Terlone Gioan Giacomo ginetta,ambi di Pinerolo, Cavallo Gioan Giacomo vitargo di pinerolo, piedi

ff 1

ff 6

g3

Li 29 Genaro 1620 Il sudetto bezone Consegna


Messer Dominico Terlone di Pinerollo, Cavallo Gioan Battista reysini di Pinerollo, Cavallo Antonio regis di pinerollo, Cavallo Antonio senero Pietro regi Francesco tosca, di Pinerollo, tutti piedi ff ff ff g6 g6 g6

ff

g9

Li 30 genaro detto bezone Consegna


Messer Dominico Terlone di pinerolo, Cavallo Messer Battista resini di pinerollo, Cavallo Messer Antonio regis di pinerollo, Cavallo Antonio senero di Pinerollo Pietro regi di pinerollo Francesco toscha, di pinerollo, tutti piedi ff ff ff g6 g6 g6

ff

g9

Li 7 febraro detto bezone Consegna


Michele Andrea e Andrea Martino della val di tigna, piedi g6

ff

Li 10 febraro detto bezone consegna


Signor tomaso Landolfo di Pinerolo, Cavallo Catalano Molinati di Pinerolo, Cavallo Constanzo fastello di Saluzo, Cavallo Gioan tomaso dosso di Pinerolo, Cavallo Michelle varia di Pinerolo, Cavallo ff ff ff ff ff g6 g6 g6 g6 g6

Li 11 febraro Il sudetto consegna


Messer tomaso Landolfo di Pinerolo, Cavallo Gioan tomaso dossi di pinerolo, Cavalo ff ff g6 g6

Ff 8

g6

Li 12 febraro 1620 detto bezone Consegna


Signor tomaso Landolfo di Pinerolo, Cavallo Gioan tomaso dosso di Pinerolo, Cavallo Gioan Battista grandi di Torino, Cavallo ff ff ff g6 g6 g6

Li 19 detto febraro detto bezone Consegna


Abraam laude di turino, piedi ff g3

Li 20 febraro Il sudetto consegna


Abraam laude di turino, piedi ff g3

Li 21 febraro Il detto bezone Consegna


Messer Donato Alfacio di Pinerolo, piedi Francesco Poscia di Pinerolo, piedi ff ff g3 g3

Li 26 febraro 1620 detto bezone Consegna


Messer Antonio rogero di Pinerollo, Cavallo Abraam laude di turino, piedi Messer francesco Caselli di Saluzo, piedi ff ff ff g6 g3 g3

Li 27 febraro detto bezone Consegna


Messer Antonio roggeri di Pinerollo, Cavallo Abraam laude di Turino, piedi ff ff g6 g3

Li 28 detto Il medemo Consegna


Abraam laude di Turino, piedi ff g3

Li 29 febraro detto bezone Consegna


Abraam laude di turino, Gioan Battista Manfredo di Miraboch, ambi piedi

ff

g6

Li 4 marzo detto bezone consegna


Abraam laude hebreo di turino, piedi Messer Glaudio mira soldato della guardia, cavallo Messer Anthonio prinzo soldato della guardia, Cavallo ff ff ff g3 g6 g6

Ff 6

g3

Li 22 marzo detto bezone Consegna


Messer Glaudio mira soldato della guardia di Sua Altezza, cavallo Battista grisano soldato come sopra, Cavallo Andrea Matyo di paesana, piedi ff ff ff g6 g6 g3

Li 23 detto marzo Il sudetto Consegna


Messer Glaudio mira soldato della guardia di Sua Altezza, cavallo Battista grisano soldato come sopra, Cavallo ff ff g6 g6

Li 2 aprile Il sudetto consegna


Messer Giuseppe ferero di pinerolo, Cavallo Messer Giuseppe martelli di pinerolo, Cavallo Gianni ferrato di pinerolo, Cavallo Abraam laudi ebreo di turino, piedi ff ff ff ff g6 g6 g6 g3

Li 3 aprile Il sudeto Consegna


Messer Glaudio mira soldato della guardia di Sua Altezza, cavallo Messer Battista grisano soldato della guardia, Cavallo ff ff g6 g6

Li 4 aprile Il sudetto Consegna Messer bartholomeo martelli di pinerolo, Cavallo Messer Giuseppe martelli di pinerolo, Cavallo Li 6 detto aprile Il sudetto bezone Consegna
Li sudetti messeri bartholomeo e Giuseppe martelli di Pinerolo, ambi cavallo Signor Gioanni silano di pinerolo, cavallo ff 1 ff g g6

ff ff

g6 g6

Li 9 aprile Il sudetto Consegna


Messer Catalano mollinati di Pinerolo, Cavallo ff g6

Li 10 aprile detto Consegna


Il sudetto Mollinati, Cavallo ff g6

Li 11 aprile detto bezona consegna


Il sudetto Mollinati, Cavallo ff g6

ff 8 Li 30 aprile 1620 detto bezone Consegna


Messer Gioan francesco Losia di fossano, Cavallo Messer Catalano mulinati di Pinerolo, Cavallo Signor arbano valati di turino, Cavallo ff ff ff

g6 g6 g6

Li 21 aprile 1620
Signor francesco ferari di turino, cavallo Bartholomeo gamba di turino, piedi ff ff g6 g3

Li 3 maggio 1620
Messer Gioan francesco Losia di fossano, Cavallo ff g6

Li 4 maggio 1620
Messer Gioan francesco Losia di fossano, Cavallo ff g6

Li 5 maggio 1620
Messer Gioan francesco Losia di fossano, Cavallo ff g6

Li 6 maggio 1620
Messer Gioan francesco Losia di fossano, Cavallo ff g6

Li 7 sudetto 1620
Detto Messer Losia, Cavallo ff g6

Li 9 sudetto
Detto Messer Losia, Cavallo ff g6

Li 10 sudetto
Signor gironimo murigio di turino, cavallo ff g6

ff 5

g9

+ Messer Gioan Giusepe villa di turino, piedi Messer Giuseppe giangio di pissa, piedi ff ff g3 g3

Li 11 sudetto 1620
Messer Gioan francesco Losia di fossano, Cavallo ff g6

Li 13maggio 1620
Andrea Rosso di Moretta, piedi Messer Gioanni Battista Losia di fossano, Cavallo ff ff g3 g6

Li 18 sudetto
Antonio gorgie della manta, piedi ff g3

Li 23 maggio 1620
Signor gustavo pinsia di carmagnola, a cavallo Nicola pinetto di carmagnola, a cavallo ff ff g6 g6

Li 24 sudetto 1620
Signor antonio epreta di turino, cavallo Signor ottavio fontanella di turino, cavallo Signor tom vurpasso di turino, cavallo Messer Dominico Terlone di Pinerolo, Cavallo ff ff ff ff g6 g6 g6 g6

Li 25 sudetto

Signor antonio epreta di turino, cavallo Signor ottavio fontanella di turino, cavallo Signor tom vurpasso di turino, cavallo

ff ff ff

g6 g6 g6

ff 6

Li 26 sudetto 1620
Messer antoni epreta di turino, cavallo Messer andrea serra di piosascho, cavallo Signor monsu moliere cavallo ff ff ff g6 g6 g6

Li 28 sudetto 1620

Messer antonio epreta di turino, cavallo Messer serra di piosascho, cavallo Signor monsu moliere cavallo Messer molinati di pinerollo cavallo Gioan Battista guan di asti, piedi Messer gioaneto vati, cavallo Giusepe richa di moreta piedi

ff ff ff ff ff ff ff

g6 g6 g6 g6 g3 g3 g3

Li 29 sudetto 1620
Messer Catalano molinati di pinerolo cavallo monsu de molieres cavallo Gioan antoni epreta di turino, a cavallo Messer serra di piosascho, cavallo Gioan Battista negro della manta, piedi ff ff ff ff ff g6 g3 g3 g6 g3

Ff 6

Li 30 sudetto 1620
Messer Catalano molinati di pinerolo cavallo monsu de molieres cavallo ff ff g6 g3

Li 31 sudetto 1620
monsu moliere cavallo ff g3

Il primo giugno detto bezone Consegna


monsu de Mollieres cavallo ff g3

Li 2 giugno Il sudetto bezone Consegna


Monsu de Mollieres cavallo Messer Battista Regi e Antonio Regi, ambi di Pinerolo, cavallo ff g3 ff 1

Li 4 giugno
Monsu de mollieres cavallo ff g3

Li 7 giugno 1620
Messer Bernardino montegrande di chero, cavallo Messer Dominico terlone di pinerolo, cavallo ff ff g6 g6

Li 16 giugno
Monsu de vandieres, cavallo Messer Gioan Battista rasino di Pinerolo, cavallo Messer Lazaro minia di torino, cavallo ff ff ff g6 g6 g6

Li 17 sudetto
Monsu Vandieres, cavallo Messer Gioan Battista rasino di pinerolo, cavallo Messer Lazaro minia di torino, cavallo ff ff ff g6 g6 g6

Li 18 giugno 1620
Monsu de Vandieres, cavallo Messer Gioan Battista Rasino di Pinerolo, cavallo Lazaro minia di torino, cavallo

ff 8

ff ff ff

g6 g6 g6

Li 19 giugno 1620
Monsu de Vandieres, cavallo Messer Gioan Battista rasino di Pinerolo, cavallo ff ff g6 g6

Li 12 giugno
Messer porta di torino, cavallo Monsu di Vandieres, a cavallo Pi servitore di mons gran pua di savoia, cavallo Messer lazaro minia di torino, cavallo ff ff ff ff g6 g6 g6 g6

Li 13 giugno sudetto
Messer pietro di torino, cavallo Monsu de vandieres, cavallo Messer Gioan Battista Rasino di pinerolo, cavallo Messer Lazaro minia di torino, cavallo Pi gioanni pinia di savoia, cavallo ff ff ff ff ff g6 g6 g6 g6 g6

ff 7

Li 14 sudetto bezone Consegna


Messer porta di torino, cavallo Monsu de Vandieres, cavallo Messer Gioan Battista Rasini di pinerolo, cavallo Messer Lazaro minia di torino, cavallo gioanni minia di savoia, cavallo ff ff ff ff ff g6 g6 g6 g6 g6

Li 15 sudetto
Messer porta di torino, cavallo Monsu de vandieres, cavallo Messer Lazaro minia di torino, cavallo Messer Gioan Battista Rasini di pinerolo, cavallo Gioanni pinia di savoia, cavallo ff ff ff ff ff g6 g6 g6 g6 g6

esposto al Commissaro Serra

ff 37 9 ff 72 3

ff 5 ---7 8 69 63 59 9 63 86 66 46 36 73 69 76 66 5 ______ ff 110

Li 23. Decembre 1619 Pietro fiotero hoste In barge Consegna

Daniele garnero con suo figliolo ambi di Costigliole, piedi

ff

g6

Li 16 Genaro 1620 detto fiotero Consegna


Giacomo Sebastiano della manta, piedi Antonio balma di buscha, piedi ff ff g3 g3

Li 24 genaro Il sudetto Consegna


fillipo emaro di verzollo , a piedi spirito barbero di verzolo, a piedi Giacomo Butina di verzolo a piedi ff ff ff g3 g3 g3

Lultimo Genaro detto fiotero Consegna


Gioanni rosso di saluzo, cavallo ff g6

Li 12 febraro Il sudetto fiotero Consegna


Giacomo sebastiano della manta a piedi ff g3

Li 13 febraro Il sudetto Consegna


Giacomo sebastiano della manta a piedi ff g3

Li 8 marzo 1620 detto fiotero Consegna


Gioanni bruno Gioanni de pauli, ambi di Gapo, piedi

ff

g6

Li 13 marzo detto fiotero Consegna


Giacomo sebastiano della manta a piedi ff g3

Li 28 magio 1620 detto fiotero consegna


francesco bava francesco dema | del Mondov detto bava cavalo | et detto dema piedi ff g6 ff

g3

ff 4

g3

. 1620 .
Per Bernardo Santena hoste della Croce rossa me Maxini desposte dalla Comunit
Il primo Genaro 1620 detto Bernardo Consegna
Messer Antonio Lanzetto di Garressio a piedi ff g3

Seguono le Consegne de forestieri fatte

Li 2 Genaro 1620 Il sudetto Consegna


Messer Antonio Lanzetto di Garressio a piedi ff g3

Li 3 Genaro Il sudetto Consegna


Messer Antonio rogiero di Torino, piedi Messer Antonio vicario di garresso a piedi ff ff g3 g3

Li 4 Genaro detto santena Consegna


Messer Antonio rogero di Torino, piedi Messer Antonio vicario di garresso a piedi ff ff g3 g3

Li 5 Genaro Il sudetto Consegna


Messer Antonio rogero di Torino, piedi ff g3

Li 6 Genaro Il predetto Santena Consegna


Messer Antonio rogero di Torino, piedi Messer Antonio vicario di garresso a piedi ff ff g3 g3

Li 7 Genaro Il sudetto Consegna


Messer Antonio vicario di Garresso a piedi ff g3

Li 26 Genaro Il sudetto Consegna


Gioanni Daciano Bernardino Caramello Gioan Andrea daciano | | tutti del Mondovi a piedi |

ff

g9

ff 3

g3

Li 30 marzo
Messer Gioan antonio oytana di virle a cavallo Steffano rosso desso loco a cavallo ff ff g6 g6

ff 1 33 _______ ff 4 3

+
per Antonio Chialveto di Crizolo hoste ressidente In barge
publicato in Bargie li 15 detto

Seguono le Consegne fatte

In virtu del ordine di S.A. Serenissima delli 3 ottobre

Primo Li 23 ottobre 1619. detto Chialveto Consegna haver logiato in Casa suoa
Gioan Michele autina di Cargnano, piedi Camillo vinovo di vinovo a piedi Gioanni barrero dUnzino a piedi ff ff ff g3 g3 g3

Lultimo ottobre Il sudetto Chialveto Consegna


Antonio Avena di Carmagnola, piedi Steffano pichapera di paesana a piedi Gioanni barrero dUnzino a piedi ff ff ff g3 g3 g3

Li 7 novembre detto Chialvetto Consegna


Constanzo fantone di Crizolo a piedi Giacomo bastiano della manta a piedi Antonio viardo della manta a piedi Gioanni ferrero di Cherasco a piedi Antonio baile di san secondo a piedi ff ff ff ff ff g3 g3 g3 g3 g3

Li 8 novembre detto Chialveto consegna


Gioanni barrero dUnzino a piedi ff g3

Li 15 detto Il medemo Consegna


Chiaffredo arnaudo di Castel delfino a piedi Gioanni bianchi di castel delfino a piedi Gioanni de micheli di Castel delfino a piedi ff ff ff g3 g3 g3

ff 3

g9

Li 17 novembre 1619 detto Chialveto Consegna


Antonio arnaudo di buscha a piedi Giacomo bastiano della manta a piedi Matteo rosso della manta a piedi Antonio viardo della manta a piedi Chiaffredo arnaudo della manta a piedi ff ff ff ff ff g3 g3 g3 g3 g3

Li 25 novembre Il sudetto Chialveto Consegna


Martino riva di pagno a piedi Lorenzo Lafoyna di Saluzo a piedi Gioanni Cotella di Murello a piedi Gullielmo godana di Murello a piedi ff ff ff ff g3 g3 g3 g3

Li 26 novembre Il medemo Chialveto Consegna


Giacobino Castellano di bagnolo, a piedi Chiaffredo ribota di Bagnolo a piedi ff ff g3 g3

Li 7 decembre Il sudeto Consegna dico li 7 decembre 1619.


Gioanni Cotella di restolazo a piedi Antonio Cotella di restolazo a piedi Giacomo bastiani della Manta a piedi Lazarino bastiano della Manta piedi Matteo rosso dellaManta piedi Antonio Emaro della manta piedi ff ff ff ff ff ff g3 g3 g3 g3 g3 g3

Sabato li 14 decembre detto Chialveto Consegna


Lazarino bastiano della Manta piedi Tomaso gallo della Manta Con stantio suo figliolo tuti a piedi Giulio grasso di genolla piedi Gioanni barrero dUnzino piedi ff ff ff ff g3 g6 g3 g3

ff 5

g 6

Domenica Li 15 decembre 1619 detto Chialveto Consegna


Tomaso pietra della Morra a piedi Gioanni accuto della Morra piedi Giacomo bastiano della manta piedi ff ff ff g3 g3 g3

Li 19 decembre detto Chialvetto Consegna


Georgio aymaro di Dronero piedi Gioanni aedie di Dronero piedi ff ff g3 g

Ff 1 3

Li 22 decembre

56

69

ale certo la pena ripubblicare un bel tni

(composizione poetica piemontese) del Diciassettesimo secolo, per comprendere quale aria si potesse respirare nelle osterie dellepoca.

La cansson dij dsbaoci


da: CLIVIO G.P., Poesie piemontesi del Seicento, in: Musicalbrand,n. 40, Dzmbr 1968

(La Canzone dei bisboccianti)

I veuj f savj sta vta a tuta la giovnt cha s fait na bela nta d soe prime vi(r)t. D putagn e lostaria e lo gieu chi ven apres a i prta la rba via e lonor, ch peuj l ps. Cand a van a bon-e rbe an vardo p antand, ma serco carmasse e gibe. Buto a mal i sj dn e peuj lcco su n bel pira d polin bin a loj e la barba dventa rira, la testa tuta pl. Cand a lhan l mal d Franssa, ch cass fin antij ss, venta f pat la panssa, mang pch, spende an grss e peuj fan la caranten-a

Voglio far saper questa volta a tutta la giovent che s fatta una bella nota delle sue prime virt. Delle puttane e dellosteria e del gioco, che tien dietro portando via gli averi e lonore, ch anche peggio. Quando vanno a divertirsi non guardano dove vanno, ma cercano puttane e donnacce. Ripongono male i loro denari e poi leccano un bel paio di polletti ben in salsa e la barba divien rada, la testa completamente calva. Quando hanno la sifilide cacciata fin nelle ossa devon far patir la pancia mangiar poco e spender un grosso e poi fanno la quarantena

anto let con dij bischeujt. A s dispet prto la pen-a e brajo tuta la neuit. I giovent chlhan fait la preuva a san bin sa ij gran vagn, ma as dis chi srca, treuva e chi ha mal, a l s dagn. Chi n veul f com le polaje, chi piumo gni ses mis lassa st coste canaje cha son pien-e d mal franssis. Sa van a lostara s fan d dij bon capon, prta, prta volatije, pss, d rst e peuj vin bon. Cand a lhan mangi a soa psta S pnasso lo mostass, e pagon bin madama lsta. Peuj van tuit a solss. S carcun ven ancontreje, a i dan un bon buton e s laotr i veul peuj dje, casso man e fan costion, tich e tach, an una frta, lun mrt, e laotr l fr. A sta mal chi fait la bta, ma sta pes chi ha arssiv. Da l a pch i ariva ij sbiri chi men-o su an przon, e son peuj al cul dl siri chl fisch a i d un piumon. Cand a lhan prd la rba e cha son peuj liber tut ij mond i fan la bba tut al longh d le contr. Prch la rba a j avanssa

nel letto coi biscotti. Soffrono a loro dispetto e gridano la notte intera. I giovani che han provato conoscono bene il gran guadagno, ma si dice: chi cerca, trova e chi soffre, affar proprio. Chi vuol fare come i polli, che li spiuman ogni sei mesi lascia stare queste canaglie che sono piene di mal francese. Se vanno allosteria si fan servire buoni capponi, porta, porta i volatili, pesci, arrosto e buon vino. Quando han mangiato a volont si puliscono il baffone, E pagano bene la signora ostessa. Poi van tutti a sollazzarsi. Se qualcuno lincontra, gli danno un buon spintone e se laltro reagisce, alzano le mani e fan questioni, tic e tac, in un attimo, ci scappa il morto ed il ferito. Sta male laggressore, ma sta peggio laggredito. Di l a poco giungono gli sbirri che li portano in prigione, e finiscono accanto al cero perdendo i loro averi. Quando han poi perso i beni e son stati liberati, tutti fan loro le smorfie mentre camminano in strada. E siccome restan loro troppi beni

cand an san peuj csa f, pr ven a la trssa usanssa, dal bordel van a giuv con na bon-a gibassera d sc dr e pistolat. Fan saot tut a primiera, a gil o a piccat Lun comenssa a crij: Vada!, laotr varda dand lest. S pr srt l gieu j agrada, Con bon cheur fa: Vada l rest!, ma sa ven a larbusa, a st cacc com sa fus mut. Lo compagn chha bon acusa E ntun corp ij ntia tut E s le carte a lo stofio, as buto a giuv a i d e tuit chij ch perdo sofio e peuj a s ten-o scorss. Chi dstaca, chi biastma com fan i carton, e chi giura sessa tmma tal e cal, Baco e Macon. Cal ch perd srca e arssrca pr trov daitr dn e sl pare a nha ant lrca, treuva l meud d ds-ciav con d ciav e lime faosse. Rbo un pch e peuj torno a leu Buto la borsa ant le caosse, da l a n pch a torno al gieu. Ma voiait, pvr pare, mostr nen cho i prte amor! Le carsse sran amare, prima, a voi e, peuj, a lor. Tn pur curta la brila e vard d deje p,

quando non sanno che farsene, si dedicano al terzo uso, dal bordello vanno a giocare con un buon carniere di scudi doro e di pistole. Rischiano tutto a primiera, a bazzica o a piccat. Uno inizia a gridare: Punta!, Laltro bada a puntar svelto. Se per sorte il gioco gli a favore di buon cuore dice: il resto!, ma se va tutto a rovescio, Ammutolisce. Intanto il compagno gioca e in un solo colpo lo ripulisce. E se le carte lo stufano, si metton a giocare ai dadi e tutti sbuffano i perdenti, che poi debbon patir gli stenti. Chi inveisce, chi bestemmia come fanno i conducenti di carri, e chi giura senza timore tal e quale, Bacco e Maccone. Chi perde cerca e ricerca per trovar altri denari e se il padre ne ha nel cassone, trova il modo di aprirlo con chiavi false e lime. Rubano e tornano a posto. Cacciano la borsa nelle calze, di l a poco tornano al gioco. Ma voialtri, poveri padri, non mostrate il vostro amore! Le carezze saranno amare, prima, a voi e, poi, a loro. Tenete pur corta la briglia e guardate di dar di piede,

castije, pr finla, tant cho i peusse costum. Cand a fan d chste fale d d man a bon baston e tocheje su le spale a mzura d carbon e sa son tala rassa, cha na veujo domstij fje and fra d casa, cha s ne vogno vagn. A i n mile, davantage tut l d pr le contr, chas men-o apress un page e prto la sp da l, con na piuma su la testa o da Guelf o da Giblin van fasend gni d festa e son peuj chij chn fan mai bin. A s treuvo peuj a cola cha bisogna camin con carcsa sot lasslla pr engag ca dij Giud Alacd dc talvta, cand a lhan tut angagi, chi parent prto la bta prch son fj figurt. Pare e mare empio le tasche d dn, pr f cabil, i sj fj, con tante frasche, a buto peuj tut a mal. Ma tratt chl pare dura st con la testa ntl sach Cand a l ant la spoltura a va peuj tut a basach. Tant i savi, com i sempi, dren srch, pr vive bin,

castigateli, per finirla, finch li possiate migliorare. Quando compiono simili falle mettete mano a un buon bastone e battete loro le spalle fino a farle nere come carbone e se sono di tale razza, inaddomesticabile, mandateli via di casa, che se ne vadano a guadagnare. ce ne son pi di mille, tutto il giorno in strada, che si portano dietro un paggio e con la spada al fianco, con una piuma sul cappello, alla destra od alla sinistra, van facendo festa ogni giorno
e son poi quelli che non fan mai bene.

Si trovano poi al punto, che bisogna camminare con qualcosa sotto lascella da impegnare presso gli Ebrei. Accade anche tavolta, quando hanno impegnato tutto, che i parenti faccian le smorfie Prch ci fan la parte degli scemi. Padre e madre empiono le borse di denaro, per capitalizzare, i loro figli, come tante frasche, mandano, poi, tutto a male. Ma finch dura il padre sta con la testa nel sacco. Quand nella tomba, va poi tutto in rovina. tanto i savi, come gli scempi, dovranno cercare, per viver bene,

e la pijo pr esempi, da carcun d sj vzin, cha lhan gi fait saot an malora tuta la rba cha laven. Crme mi, cha l talora Sha navsso a n manggren. Fan pior fin-a l galin-e, cand a son antl gran, mangio l grand dle cassin-e e smpio da chrp. Or a lhan prd luzanssa, cha i n p, rst falp. Van fazend la frsca danssa ed lhan tavta l gol fiap. E prch chle richsse e i dn sne son fut, i sant tir dusse ch n san peuj mach d sit, e prto la testa bassa, van fazend darmanach, a paisso un p la grassa chal aven cass ntl sach. Ma prch mang bzgna a fan peuj risolussion dand via con vrggna pr lo mond, srch patron. Cand a son an Franssa Roma a manggren d pan e daj e voran esse an brass a mma e ven-e a strij i cavaj. Stan un pch e peuj ijagreva dist l, f cal mst, mang pch e bive dva e tavta, travaj. A lavito sant casa a j nnt da d d man, sa j carcsa cha i piasa,

e prendano lesempio da qualcuno dei loro vicini, che han gi fatto andare in malora tutti i beni che possedevano. Credete a me, ne esistono talora
che ne mangerebbero tanto che navessero.

Fanno piangere perfino le galline, quando sono nel granaio, mangiano il grano delle cascine e si riempiono fino a crepare. Ora han perso luso,
ch non ce n pi, rimasti al verde.

Van facendo la fresca danza e hanno talvolta il gozzo floscio. E perch le ricchezze e i denari se ne sono fuggiti, li sentite parlar di miserie che san solo dasciutto, e portano la testa bassa, rimuginano, e cercano nel loro sacco il grasso rimasto. ma siccome bisogna mangiare si risolvono, poi, dandarsene con vergogna per il mondo a cercar padrone.
Quando sono in Francia o a Roma

mangeranno pane ed aglio


e vorranno essere in braccio a mamma

e finiranno a strigliar cavalli. Stan un poco e poi li aggrava di star l a far quel mestiere, mangiar poco e bere acqua e, talvolta, lavorare. Sbirciano se in casa non ci sia nulla da rubar, se qualcosa piaccia loro,

lco via e, peuj, sn van. A la fin, ven una neuva: Sgnor tal va apres un mul,

lo leccan via e, poi, se ne vanno. Alla fine, giunge una notizia:


Il tal signore va dietro a un mulo, io lho visto sotto la pioggia, tutto stracciato, mostrando il culo!

mi lhai vist and a la pieuva, tut strass, mostrand l cul!.

Ven un aotr e dis cha jra cand l tal fu amass. Ij aitr van su na galera: cast l fin dij dsbaoci.

Viene un altro e dice che lui cera quando il tale fu ammazzato.


Gli altri sono al remo duna galera:

quest la fine dei gozzoviglianti.

Questa reprimenda secentesca sinserisce bene nel clima controriformato, proprio dun secolo che vide alternarsi senza posa pestilenza, guerre ed occupazioni straniere.

toria amara, la vicenda vissuta da un Bagnolese in quel di Barge, sullo scorcio del XVII secolo, in unosteria locale, denominata allinsegna del Gallo, ma storia che merita dessere ricordata, per comprendere meglio quellepoca lontana. Correva precisamente lanno 1691, quando il malcapitato Steffano Buttigliero fu Emanuelle fu prelevato a forza da una squadra armata valdese e trascinato a Barge, per essere interrogato. A quel tempo, naturalmente, un interrogatorio senza tortura pareva fatto assolutamente inconcepibile Ecco, quindi, il resoconto che ne fecero lanno dopo alcuni testimon oculari:
Lanno dei Signore mille seicento novanta due et alli otto di ottobre in Bagnolo Giudicialmente avanti noi Gioan Antonio Bertone nodaro Colleggiato et Procuratore Provinciale del presente luogo et lIllustrissimo Signor Horatio Albertengo de Signori del medesimo. Constituti personalmente li Signor Pietro Francesco Rossetti speciaro, Giorgio Tagliaferro cirogico et Battista Roscasso tutti s del presente luogo che ivi habitanti, li quali alla semplice richiesta, et instanza di Maria vedova del fu Emanuelle Buttigliero desso luogo, in parola di verit, luoro giuramento, mediante in mani mie, prestato toccate per caduno corporalmente le Scritture, tanto unitamente che separatamente hanno detto et attestato, dicono et attestano quanto infra segue: Ritrovandosi noi sudetti attestanti circa il fine del mese di novembre dellanno or prossime scorso, sopra la Piazza pubblica di questo luogo, in compagnia di molta gente, che al presente non ne habbiamo precisa memoria, si capit di passar sopra detta Piazza lhor fu capitano Pellenco della Valle di Luserna con una squadra dhuomini seco armati et gionto che esso f in detta Piazza, et dal canto dellAlla desso luogo verso ponente, vide Steffano Buttigliero sotto li portici ivi vicini, lo fece chiamare da qualcheduno di detti soldati, qual sentendosi subito portato da detto Pellenco, et chiamatoli che cosa li commandava, il medesimo Pellenco li chiam se era lui quello che si chiamava Steffano Buttigliero, allhora il medesimo li disse di s, esser lui quello, indi esso Pellenco li soggiunse che era lui quello che cercava, et che se Mons di Bagnolo non gli faceva giustizia, era lui quello che gliela

farebbe, rinfacciandoli che esso Butigliero si era trovato con quelli che avevano uciso sia assassinato uno delli suoi Relligionari sopra la Rippoira, al che esso Buttigliero se gli opponeva che mai persona l puotrebbe sostennere che lui havesse usato alcunatto offensivo ad alcuna persona, salvo solamente contro li francesi come inimici di Sua Altezza Reale suo Principe e Padrone, et nel mentre di ci si discorreva, sendo esso Buttigliero statto circondato da molti di detti uomini sian Soldati, di fatto lo fece camminare alla volta di Bargie, et io Ruscasso d ivi a poco mi son portato anche in detto Bargie et andato nelHosteria di messer Chiaffredo Reani sotto linsegna del Gallo, ove vidi esso Buttigliero in casa desso Reani, circondato et guardato d detti soldati, da quali era oltre modo beffeggiato come se fosse stato unassassino pubblico, indi due tre giorni, doppo sendo di nuovo esso Buttigliero ritornato a Bagnolo, quello habbiamo noi attestanti veduto tutto abruggiato le mani et ditta, dicendoci esser stato in tal modo malamente maltrattato da detto Pellenco, il qualanche gli aveva per strada preso diverse doppie che haveva secco, una pistola et suo vestito, et poi messoli delle mechie accese in mezo le ditta, talmente che non puoteva muover le ditta, et poi, per causa di tali abrugiamenti, gli sovragionto un grande tumore dalli gomiti in gi, di modo tale che restato tutto una crosta, che non puoteva muover le brachia e mani sudette, senza patire eccessivo dollore, qual glha continuatto delli mesi continui inanti desserne guarito, et per esser tale la verit Haverlo liberamente attestato, chiedendo Ttestimonialli. Presenta ivi la sudetta Maria vedova Bottigliera, la quale come Madre, et per interesse di detto Steffano Buttigliero suo figliolo ne chiede di quanto sopra publiche Testimonialli. Le quali noi sudetto et sottoscritto nodaro collegiato et Procuratore Provinciale le habbiamo concesse et ricevute et in fede manualmente sottoscritte, dattate Seguono le sottoscrizioni nel Registro Giorgio tagliaferro, Pietro francesco Rossetti, segno di detto Ruscasso Manualmente sottoscritto Bertone, Procuratore Provinciale.

n periodo di relativa calma fu il Diciottesimo secolo,

almeno paragonato al Diciassettesimo, se non si considerino il suo cattivo inizio e la pessima fine, allinsegna delle guerre, generate sempre dalla vicina Francia. Proprio in quel secolo, si assist allascesa incredibile della borghesia, che si sarebbe preparata a salire saldamente al potere. Quindi, le classi presero a separarsi pi nettamente. Gli altoborghesi venivano nobilitati in cambio di denaro. I nobili, nuovi e vecchi, sinurbavano e trasformavano i vecchi castelli (opere ancora militari, ma ormai inadeguate) sparsi nelle campagne in residenze per la villeggiatura estiva. In Barge, paese che nel XVIII secolo super gi i 7000 abitanti, si contavano una trentina di famiglie agiate: piccoli latifondisti, professionisti, protoindustriali (padroni di filande o di fabbriche di candele). Costoro non frequentavano certo i locali per plebei, ma si riunivano nei salotti, scambiandosi reciproca visita o erano clienti dei soli locali considerati civili: le quattro farmacie, che offrivano anche cicchetti e uova al tegamino e lunico caff, aperto sulla piazza di san Giovanni e chiamato, per tale motivo

Caff della

Piazza, classificato dal Governo nella categoria dei Cabaretti.


Gli sto erano rimasti interamente al popolo, che ne aveva fatti sorgere un po ovunque: in ogni luogo dove si potesse ospitare un barile ed appendere una semplice frasca alla porta. Nel frattempo, si iniziava a distinguere i veri alberghi, chiamandoli obrge ed i loro titolari obrgista.

Nel frattempo, il popolo piemontese continuava ad amare il vino. Padre Ignazio Isler, proprio allora, scrisse Il Testamento di Giacomo Tross , quel personaggio che pretende: Cham scrivo ansima an marmo cost epitafi an stampa: L s slong ant la tampa col povr Giaco Tross, prch chuna sol vta, an leu dand gi an crta, l andait bive al poss. Che mi scrivano sul marmo questepitaffio a stampatello: Qui giace nella fossa quel povero Giacomo Trosso, perch una volta sola, invece che in cantina, andato a bere al pozzo.

el 1764, Barge apparteneva gi alla Provincia di

Saluzzo, perch erano state ridisegnate le circoscrizioni e la Comunit in questione era stata staccata dalla Provincia di Pinerolo. Il Comandante Militare provinciale era, allora, il Luogotenente di Cavalleria e Dragoni Angelo Ottaviano Malingry, Cavaliere di Bagnolo e proprio costui, il primo gennaio, eman Pubblici Provvedimenti per il mantenimento del buon ordine, validi anche nelle localit minori, che dicevano: Gli Osti, Cabarettieri, Locandieri, e simili della presente Citt dovranno in ogni sera, prima delle ore due di notte, fare la Consegna per iscritto al Governo delle Persone,alle quali daranno alloggio nelle loro Osterie, Taverne, Locande e Case, colla espressione de loro Nomi, Cognomi, Patria, Grado, e Professione del Luogo, da cui vengono, di quello, a cui sono incamminati, della qualit delle armi, onde saranno muniti, e della vettura, di cui si fossero valsi per il loro viaggio: E dovranno altres tenere un libro affogliato, in cui annoteranno ogni sera la medesima Consegna, per presentarlo ad ogni occorrenza, e bisogno, sotto pena, in caso di qualche contravenzione, di due Scuti. Lo stesso dovr praticarsi sotto lincorso della medesima pena dagli osti, ed altre persone sovra nominate, abitanti ne Sobborghi, e Case in vicinanza di essa Citt; facendo laccennata Consegna alli rispettivi cantonieri, ed altri incaricati della incombenza di quella ricevere, ed avranno questi lobbligo di recarla al Governo. In mancanza di tali Preposti a ricevere detta Consegna, dovr questa addirittura portarsi al Governo dagli Osti, ed altri suddetti, come resta disposto dal Capo seguente. Passate le ore undici di Francia della notte (nota: cio, le 23 ora attuale) non sar permesso a alcun Acquavitaro, Oste , Locandiere, Cabarettiere, e simile, di dare ricovero, e da bere, e mangiare a qualunque sorta di Persone, nelle loro osterie ed abitazioni, alla riserva delle alloggiate in esse, e descritte come sovra in Consegna, e dovr altres caduno di loro chiudere le Porte delle stesse Osterie, Botteghe, e Case, sotto pena di Scuti due: E nel caso che per tal riguardo se gli facessero da taluno

minaccie, o violenze,sar questo punito colla pena di alcuni giorni di Crottone a proporzione delleccesso; ove per capitassero Forestieri di notte , dopo gi fatta la detta Consegna, potranno gli Osti dar loro alloggio, con rimettere la Consegna di essi al Governo,cio nella medesima sera, se giungono prima delle dieci ore di Francia, e nella mattina susseguente, se vi giungono dopo talora. Si dichiarano anche tenuti alla prescritta Consegna que particolari, che sono soliti albergare, cio, che dnno alloggio, affittano Camere, somministrano Cibaria a Persone, che vengono da fuori della Citt, e suoi Borghi per ivi fermarsi qualche rempo per loro interessi, o Liti, o per imparare, od insegnare, od esercire qualche Professione, per qualunque altra causa; onde dovranno immediatamente consegnare al Governo le dette Persone, nel modo sovra circostanziato, colla espressione di pi della Casa, della indicazione del sito dove trovansi dette Camere, e del tempo, e fine, per cui dovranno fermarsi; e saranno altres obbligati di avvisare lo stesso Governo nel caso, che si venisse da alcuna di dette persone ad abbandonare essa Casa prima del tempo consegnato, oppure a continuare dopo lo stesso tempo, il tutto sotto pena di Scudi due. Le Persone, che vengono, come si detto ne precedenti Capi, alloggiate, dovramnno fedelmente dar le notizie, che sono, come sovra, loro chieste per leffetto di essa Consegna, sotto pena Crottone, fino a che vi abbiano adempiuto; e saranno altres rimesse al Giusdicente , per lopportuno procedimento, e gastigo, nel caso, che alcuna di esse venisse a riconoscersi per mala qualit sospetta, e maggiormente poi se rea di qualche specifico mancamento. La medesima provvidenza avr pur anche luogo contro le Persone, che non si qualificassero con verit alle Pattuglie solite a farsi notte tempo per la Citt. Capitando nelle Osterie,Cabaretti, Locande, e Case, Disertori,Banditi, Oziosi, e Vagabondi, persone sospette in genere di furti, o di vita disonesta, od altri Malviventi; dovr in tali casi ogni Oste, Cabaretiere, Locandiere, e Padrone dare immediatamente aviso al Governo, perch li si possa far arrestare, e consegnare al suo Giudice competente per il dovuto procedimento e castigo; e rispetto alle Terre dellaProvincia dorassi un tale avviso per lanzidetto fine recare al Giusdicente sotto la medesima pena; e quanto alla Citt di Savigliano, ed alli luoghi ne quali

vi sono Distaccamenti di Truppe, seguir laccennato avviso alli Comandanti della Truppa medesima. Ove, poi, alcuno de Disertori, o de Malviventi suddivisati capitasse in qualcheduna delle Terre di questa Provincia, in cui il di loro arresto fosse per esser difficile, o per ragioni del poco numero de Serventi di Giustizia, o per riguardo alle attinenze, che col avessero, si avvisano i Giusdicenti di dovercene in questi casi ragguagliare con tutta sollecitudine, e segretezza, perch si possano danoi prendere con essi le misure pi giuste per accertarne leffetto, col mezzo anche del braccio militare e per quindi farne la consegna a Giudici competenti per lanzidetto necessario provvedimento, e castigo. E quando detti Giusdicenti non avessero tempo di darci un tale ragguaglio, perch anche ogni piccola dilazione potesse servir di scampo ai medesimi Disertori, e Delinquenti, e cos rimanerne pregiudicata la Giustizia, in questi casi dovranno essi prevalersi dei mezzi delle Regie Leggi loro prescritti, ed anche quel del braccio de Soldati Nazionali, che trovansi alle loro case, per farne seguire il suddetto arresto. Raccomandando qui, a tale proposito, lesatto adempimento degli obblighi ingiunti dalle Regie Costituzioni Lib. 4 Tit. 33, e dei Regj Editti 10 Gennajo 1738., e 2 Settembre 1752. a tutti gli Uffiziali di S.M., Giusdicenti, Amministratori delle Comunit, ed a qualunque altro intorno allarresto di detti Disertori,ed anche de Soldati, che passassero nelle Citt, Terre, e Luoghi di loro Giurisdizione, senza la solita Licenza stampata, e debitamente sottoscritta; et altres intorno alle proibizioni ai Portolani, e Barcajuoli, di passare, o traghettare essi Disertori,ed ogni altro, di dare loro ricovero, ajuto, favore, o consiglio, e di fare con loro verun contratto di munizioni da Guerra, Armi, Vesti, Bagaglio, n di qualunque altra cosa. E rammemorando altres losservanza delle Citate Costituzioni Lib. 4 Tit. 32, e de Regj Editti 5 Gennajo 1740., 31 Gennajo 1750., e Manifesti Senatorj 16 Novembre 1740., 3 Febbrajo 1750., e 7 Gennajo 1754. per le parti, diligenze, e mezzi ivi stabiliti, che debbonsi praticare da Giusicenti, Amministratori di Comunit e da chiunque altro, per larresto, ed estirpazione de Banditi, Stradajuoli, Ladri, Vagabondi, ed altri Malviventi; e singolarmente di prender prontamente le armi contro i medesimi: facendo loro presente lincorso nelle pene prescritte dalle sovraccitate Leggi contro i contravventori, i quali ad un tal fine saranno rimessi ai loro rispettivi Giudici competenti.

Si proibisce agli Osti, e Cabarettieri, ed a qualsivoglia altra Persona di far credito eccedente soldi quindici ai Soldati di qualsivoglia Reggimento, che venisse a ritrovarsi di Guarniggione in questa Citt, sotto pena della perdita del loro credito, salvo che vi fosse la licenza in iscritti del suo Capitano, o Luogotenente, o di altro Ufficiale dello stesso Reggimento; imponendosi la pena di giorni tre di Crottone, a chiunque si facesse lecito di accomprare, o ricever a titolo di pegno da Soldati qualunque cosa, senza il detto permesso in iscritto (oltre quella di Scudi due, e della perdita del denaro pagaro, qualora si tratti darmi, vestiario, bagaglio, munizioni da Guerra, e simili); cos pure dai Servidori degli Ufficiali, quando si tratti di cose , intorno alle quali possa verosimilmente sospettarsi, che non siano proprie degli stessi Servidori. ...

ominci, il secolo XIX, con un grave fatto di sangue,

maturato nellhumus dellosteria popolare: il luogo principe nel quale i delinquenti stringevano amicizia e progettavano i propri colpi. Nel 1810, proprio a Barge, si form, infatti, una banda di malviventi, che venne, per, rapidamente stroncata dalle forze dellordine. In effetti, il primo della banda era Chiaffredo Bosio fu Giovan Pietro, soprannominato il Dragone, a causa dei trascorsi militari. Un cinquantenne che esercitava proprio la professione di oste. I suoi complici erano Giuseppe Giusiano fu Antonio, scalpellino di 34 anni; Giovan Lorenzo Travaglio fu Giovan Antonio, contadino di 44 anni; Domenico Lorenzato fu Giacomo (soprannominato Gniola), scalpellino di 27 anni; Chiaffredo Primo fu Pietro, contadino di 35 anni e Domenico Cottura fu Giovan Pietro, carbonaio settantenne. I sei malviventi avevano pensato di compiere una rapina a mano armata a Bibiana, nella casa di campagna di Tommaso Raimondo. Vi entrarono con la scusa di essere stati inviati dal Maire (il Sindaco di nomina governativa, depoca napoleonica) per arrestare uno straniero Qui, i familiari del proprietario furono spinti in un angolo della stalla e guardati a vista da una parte della banda, mentre il capofamiglia fu trascinato per i capelli nella stanza da letto e costretto a consegnare 14.990 franchi in denaro e circa 1.500 franchi in beni mobili di valore (perle doro, camicie, drappi da letto e capi dabbigliamento). La banda se ne and, infine, minacciando di morte i malcapitati. Per non far scoprire che essi erano bargesi, i malviventi fuggirono in direzione di Cavour, dove nascosero la scatola con loro ed altri beni, ritrovati in seguito dalla Gendarmeria. In seguito, si incontrarono nel punto di riunione prestabilito, la casa del Bosio, dove divisero il bottino. Questo venne ritrovato a suo tempo dalla forza pubblica nelle loro rispettive abitazioni. La Corte di Giustizia Criminale Speciale di Torino li condann tutti alla pena di morte, in applicazione degli articoli 8; 9 e 29 della legge 18

pluvioso anno 9. La Corte di Cassazione di Parigi conferm definitivamente la prima sentenza, l8 marzo 1811 (se ne conserva copia nellArchivio Storico del Comune di Barge, fra gli atti criminali depoca napoleonica). Questo avvenimento non sta a significare che la stragrande maggioranza degli avventori degli sto popolari fossero malviventi... anzi, si trattava di gente comune: lavoratori che non alzavano la testa per lintera settimana, ma che, specialmente il sabato sera, incontravano gli amici, giocavano a carte o a bocce (ancora realizzate in legno, che, allora, venivano chiamate rbate) e, non di rado, affogavano i dispiaceri nel vino. Purtroppo, dei tanti nomi di queste osterie del primo Ottocento sono arrivati fino a noi solo due, ma abbastanza pittoreschi: il primo

La Scimmia, perch smia, in piemontese significa sbronza e laltro La Capra, in quanto crava ha il medesimo significato.

Ottocento fu il vero secolo della borghesia al potere

e se i nobili avevano frequentato i salotti, il nuovo ceto non disdegn i caff. Quindi, proprio con la diffusione dei modelli sociali della classe dirigente borghese, parallelamente, si diffusero sempre pi i locali raffinati. Lo sventramento di un intero isolato, per la costruzione di Piazza Nuova (ora, Piazza Garibaldi), nel 1856 e la successiva costruzione del nuovo palazzo municipale di Barge, su progetto dell ajutante Ingegner Viara, di Torino, avvenuta nel periodo compreso tra il 1859 e il 1866, port con s lapertura di nuovi grandi caff. Il primo, in onore della conquistata Unit nazionale, fu chiamato

Caff Italia

e, pi raffinato per arredamenti e esperienza del primo gestore, Andrea Dondi, attrasse subito la clientela altoborghese, che lentamente abbandon il vecchio Caff della Piazza, gestito a quel tempo da Gioanni Bonetto, che inutilmente cerc di sventare la costruzione di Piazza Nuova, firmando la petizione promossa dallavvocato Gaspare Cogo, ben presagendo la prossima sventura. Il secondo, invece, fu chiamato Caff degli Operai, in quanto punt ad una clientela meno raffinata, ma non meno numerosa, composta soprattutto da artigiani e commercianti del centro: operaj solo nel senso lato ottocentesco del termine, cio gente che vive del proprio lavoro e non di rendite fondiarie. Inoltre, in parallelo, anche il panorama della ristorazione e dellaccoglienza si venne a modificare. Verso la met del secolo XIX, esistevano in Barge alberghi considerati di ottima categoria. Essi offrivano, nel contempo, lo stallaggio e il servizio di ristorazione, aperto anche a chi non volesse usufruire dellalloggio. Un servizio che prese sempre maggior piede, perch, lOttocento fu il tempo dei grandi banchetti ufficiali.

Il primo era il Cannone dOro, in via Dana Borga. Esso doveva il suo nome, comune a quello di molti altri locali analoghi sparsi un po per tutto il Piemonte, ma anche in regioni vicine, come la Lombardia (vedi il caso della citt di Varese), alla solita leggenda che avrebbe voluto un grande tesoro, costituito proprio da un cannone di metallo prezioso, sepolto nelle vicinanze da un esercito nemico in rovinosa fuga. LAlbergo-Ristorante in questione era ospitato in un palazzo antico (attuale Casa Margaria, ospitante la Birreria La Marionetta), che venne ristrutturato nel corso del XIX secolo, per dotarlo di camere moderne, ognuna indipendente e con accesso dal ballatoio. I servizi igienici erano anchessi esterni, al fondo della balconata, su ogni piano: infatti, gli standard restavano, comunque, quelli del tempo. Inoltre, due grandi saloni, uno al pian terreno e uno al primo piano, erano dedicati alla ristorazione. Il Cannone dOro ospit pi volte il conte Camillo Benso di Cavour , durante i suoi tour elettorali.

Il secondo locale era LAquila Nera, ledificio del quale fu costruito ex novo nella prima met del secolo, in via Roma (attuale Casa Palmero). Il suo nome era dovuto al fatto che nello stemma sabaudo originario esistesse unaquila nera imperiale, in campo dorato. Poi, successivamente, specialmente nelle raffigurazioni seisettecentesche, il nuovo scudo dei Savoia (la croce bianca in campo rosso) fu posizionato sul petto dellaquila. Nel 1857, quando vi si tenne il pranzo ufficiale, in occasione della fondazione della prima Societ Operaia di Mutuo Soccorso locale, il

ristorante-albergo era gestito dalla famiglia Cleretti. Costoro appartenevano ad una stirpe gi esistente in Barge nel XVIII secolo. Agli inizi dell800, fu attivo in paese un geometra Pietro Cleretti, che la Statistica personale bargiense considera morto il 17 ottobre 1824. Un ramo dei Cleretti si dedic alla professione di Oste, caffettiere e confettiere, non solo in Barge, ma anche in Lombardia, a Cassano Magnago (vicino a Gallarate, prov. di Varese). Alla medesima famiglia appartenne il cav. Carlo Cleretti, eroe delle guerre dindipendenza, che combatt nel 1848, in Lombardia; nel 54, in Crimea; nel 59, a Montebello e Solferino e che partecip nuovamente alle imprese del 60, 61 e 70, meritandosi la medaglia dargento al valor militare. Mor in Barge, il 12 novembre 1898. la linea maschile estinta, mentre in linea femminile risulta essere stato erede dei Cleretti il signor Dino Chiarpotti, scomparso da pochi anni. Il Leon dOro, invece, era ospitato in una vecchia casa gi appartenute alla Certosa di Collegno e, ancor prima ai frati del Convento di San Salvatore del Monte Bracco. Nel 1826, proprio per adattarla ad albergo, fu costruita una nuova manica delledificio, che, al momento della edificazione (1888/1889) della nuova tettoia mercatale, opera delling. Camillo Riccio di Torino, fu nuovamente ristrutturata per ospitare le Scuole Elementari (fino al 1913) e le abitazioni di impiegati pubblici (ad es. quella del Segretario comunale, fino al 1963). In seguito, vi si sarebbe trasferito anche lUfficio Postale ed, ora, vi troviamo la Biblioteca Civica M. Ginotta e lUfficio Turistico di Barge. Lalbergo, nel 1888, apparteneva anchesso alla famiglia Cleretti. Chiuso il Leon dOro, la sua licenza venne acquistata dai proprietari del Cannone dOro. Infatti, proprio a causa della chiusura del primo

Grande Albergo del Leone e Cannone dOro, nome che


albergo, il secondo fu ampliato e venne chiamato non ebbe molta fortuna, perch gi ai primi del Novecento si torn alloriginario Cannone dOro. Comunque, negli ultimi decenni dellOttocento, venne aperto anche un altro locale, chiamato seguito, avrebbe importante luogo di ritrovo, specie nel momento delle principali fiere e, in particolare, durante la cosiddetta fra dij giust, cio dei piccoli vaccai, che venivano ceduti con contratto a tempo, dai loro stessi

Trattoria del Giardino, che, in preso il nome di Corona Grossa. Esso fu

genitori ai contadini. Padri e ragazzi si sistemavano di fronte agli olmi del viale ed attendevano larrivo di ciabot e cassin. Costoro davano un rapido sguardo alla dentatura dei piccoli, come se si fosse trattato danimali e, poi, con uno sputo e una stretta di mano, suggellavano laffare, in cambio di prodotti dei loro fondi. Di l si passava ai tavoli delle osterie. Il primo titolare della Trattoria del Giardino, cio colui che fece costruire limmobile ospitante la trattoria, che si trovava sul viale allora intitolato a Vittorio Emanuele II, era originario di Card e si chiamava Bernardi. In precedenza, costui era partito dallItalia giovanissimo, per finire servitore di un lord inglese, che, alla propria morte, avendolo preso a benvolere, gli leg un piccolo gruzzolo. Pens, allora, di cercar fortuna a Roma, appena divenuta italiana: citt che aveva attratto moltissimi piemontesi. Bernardi, per, riusc solo a trovarvi moglie e ritorn in Piemonte, decidendo di mettersi in affari proprio a Barge, ponendo a frutto lesperienza acquisita nelle casa del nobile straniero. Qui, nacque il figlio Romolo, che sarebbe divenuto pittore famoso, del gruppo detto I 25 della Campagna Romana e Vice Presidente della Biennale di Roma. Egli, tra il 1916 e il 1917, fu incaricato di sovrintendere al restauro interno di Palazzo Venezia, sempre nella capitale. Tornato in Piemonte nel 1937, apr il proprio studio in via Carlo Alberto, a Torino, dove prima era quello di Casorati. Torn spesso a Barge, dove sfoll nel 1942, in Casa Bianchi dEspinosa e, poi, acquist il castello inferiore dal medesimo Bianchi. Manc nel 1956 e fu sepolto a Saluzzo. Nel 1883, venne realizzata la nuova Stazione ferroviaria, capolinea sulla tratta Barge-Bagnolo P.-Campiglione-Bricherasio. Inoltre, con la costruzione, terminata nel 1915, della linea tranviaria passeggeri/merci Barge-Revello, da parte della Compagnie Gnrale des Tramways du Pimont, avente sede a Bruxelles (in quanto fondata dal belga Berrier-Delaleu e, poi, passata ad un suo compatriota, il Coumond), finalmente si realizzava il sogno di congiungere, seppure a scartamento ridotto, il Pinerolese a Cuneo, formando quello che venne chiamato un anello integrato. Nuovi mezzi di comunicazione e le linee passeggeri aperte portarono allapertura di nuovi locali. Uno fu la

Locanda della

Stazione,

a pochi passi dalla stazione ferroviaria, proprio sulla

piazza della Stazione e laltro il

Ristorante delle Due

Stazioni, in viale Torino, prossimo alla stazione tranviaria.

Ancora alla fine del secolo XIX, poi, il signor Filippo Tribolo, conosciuto in paese come Flip dl Cordo, acquist la licenza di un locale che aveva per insegna LAntico Cervo. Sempre la famiglia Tribolo fece, poi, costruire un edificio moderno, in Piazza Statuto, di fronte al peso pubblico, per impiantarvi un grande AlbergoRistorante. Mut presto il nome di tale esercizio in

Albergo

Torino, perch il popolo aveva preso a definirlo Cit Turin, in


omaggio ai villeggianti che qui giungevano dalla ex capitale sabauda.

uali fossero le condizioni di alloggio, nei secoli

passati, non lo possiamo minimamente immaginare, se non ci rifacciamo a fonti depoca. Per puro caso, un anziano bargese, Antonio Quaglia, conserv gelosamente un diario del nonno Antonino (classe 1839), che raccontava le proprie peripezie durante il servizio militare, svolto immediatamente dopo la conquista del Meridione dItalia e durante la lotta al brigantaggio. Si tratta duno dei tre unici diari del periodo delle Guerre dIndipendenza, scritti da persone del popolo e pubblicati. Alcuni passaggi del testo mostrano quanto spartani fossero gli alloggi della gente comune, durante i viaggi.

Il 29 novembre di luned partendo con tutto il mio bagaglio e con la sciabola bajonetta, con il permesso di giorni 60: da Portici per ferovia arivo a Napoli il deto giorno verso serra: dormendo una locanda. Locanda dei Giardinetti. Pagando centesimi venti. 2 in un leto.
Nel Sud, pi arretrato, ci si divideva il letto anche tra sconosciuti, si potrebbe pensare... mai lasciarsi ingannare dalle apparenze, per...

Il Gioved 2 dicembre, verso le 7 antimeridiane arivo al Porto di genova, felice. Quindi andando dal Comando di Piazza firmandosi il foglio di licenza ecc. Il detto giorno verso le 3 pomeridiane arivo Trufarello, dormendo in una locanda in compagnia, pagando tra leto e cibi lire 1 centesimi 20 ognuno, dormendo 3 individui in un sol letto ecc..
Quindi, dividere il letto con sconosciuti (e tali erano sicuramente costoro, perch il soldato Quaglia era partito solo), a quel tempo, per i ceti popolari, era semplicemente la prassi, ovunque, Piemonte compreso. Daltronde, neppure a casa propria tutti possedevano un vero letto.

ino agli anni Sessanta del secolo XX, i tavoli delle

osterie popolari erano animati, oltre che da gente comune, da una fauna umana, che ben avrebbe meritato le classificazioni dei naturalisti. In primo luogo, venivano gli pseudo-eremiti. Non gente che si era ritirata a far vita ascetica, ma persone che avevano abbandonato le rispettive abitazioni familiari, per viver da soli, sulla montagna, al riparo di una pietra aggettante (barma). Di qui, scendevano raramente a valle, praticamente soltanto per potersi concedere un po di divertimento allosteria. La tradizione doveva essere antica, perch una Fontana delleremita gi indicata come esistente in quel di Monte Bracco, nel Catasto comunale del 1771. Comunque, il pi vecchio ricordo preciso dun simile eremita laico si riferisce a Giovanni Ribotta (1833/1904), detto Ribta dla grta. Costui era un ex contadino-scalpellino originario della zona di Capoloira. Ad un certo punto della propria esistenza, decise di occupare una barma nei pressi del castello superiore. Gi quandera ancora in vita, il suo misero riparo era meta di gite turistiche e leremita accettava di buon grado anche di farsi ritrarre in fotografia, accanto alla propria capanna di frasche. Le escursioni al suo ricovero continuarono anche una volta morto e il pittore locale Azeglio arriv a dipingerne sulla roccia la sua immagine, sopra la sorgente che sgorga nelle vicinanze. Sempre sulla viva roccia, poi, si poteva leggere questo pietoso epitaffio, ormai scomparso:
GIANNI RIBOTTA, NATO DI GIOVANNI FU, DI STATURA, PICCOLO E GOBBETTO, ESIL DI MEMBRA, DANIMO ALLEGRETTO, VINTO DALLA PASSION DIMBALSAMARE, FE SUA GROTTA UN MUSEO DI SERPI, UCCELLI, CONIGLI, RICCI, TOPI E PIPISTRELLI. SENZA SOLDI E DOVENDO PUR MANGIARE, STATUI SUO CIBO USAUAL LUMACHE E BISCIE

ED ALTRE ED ALTRE BESTIE, FREDDE E LISCIE. NON LACQUA AMAVA, MA LA GRAPPA E IL VINO: PER CIONCIARNE, FACEVA IL MENDICANTE E IL VENDITORE DI CERINI AMBULANTE. OVUNQUE E CON CHIUNQUE SADATAVA, PER UNA CICCA, A RACCONTAR LA STORIA DI SUA PRIGIONIA INGIUSTA E DI SUA GLORIA. MORI NEL QUATTRO, QUI, LASCIANDO IL POSTO, CHE OCCUPO TANTI ANNI, DA TROMBETTIERE SVEGLIA DEL SESTO GENIO FERROVIERE.

Questultimo richiamo parrebbe dovuto al fatto, che il Ribotta, ogni mattina, dal proprio osservatorio privilegiato, scorgendo la vaporiera arrivare sbuffante da Bagnolo, avvisasse i Bargesi con una squillo della tromba militare, che si sarebbe portato a casa, come souvenir del proprio servizio prestato nel Genio Ferrovieri. Qualche decennio dopo, successore di Ribotta e del suo mito, fu Luigi Girri, detto Gito, un trovatello, deceduto nel 1964, quando si decise che era troppo vecchio per lasciargli trascorrere un altro inverno sotto la roccia e lo si ricover presso lOspedale Civile. In breve tempo, cos, si spense davvero. Ne possediamo una sola immagine, gi a colori, nella quale pare il ritratto di un profeta biblico. E seduto di fronte a un fojt di minestra calda, dal quale attinge con un grosso cucchiaio. Sul tavolo, un bicchiere di vino rosso. La scena fu colta allosteria di Pto, a S.Rocco. Gito non volle lasciare la sua grotta neppure durante la seconda guerra mondiale e rischi la vita, perch una granata tedesca cadde poco lontano dallantro, uccidendogli qualche animale. Un altro pseudo-eremita famoso in zona fu, poi, Gian Grss di Monte Bracco, che arrivato a casa dalla prima guerra mondiale, trov la moglie fra le braccia dun'altra persona e, dopo aver completamente scoperchiato la casa di famiglia, per costringere lanzidetta ad andarsene, si costru un precario riparo di fortuna sotto una barma e vi si trasfer definitivamente. Dopo poco, individu unaltra barma e col tempo, trasform entrambe in vere abitazioni trogloditiche: una estiva e laltra invernale. Anche Gian Grss lo si vedeva poco, se non allsto dl Lanssor. Seduti ai tavoli delle osterie bargesi, sincontravano anche soggetti che vantavano trascorsi con la giustizia. Un anziano era addirittura conosciuto col nome di Cajenna, perch sarebbe riuscito a fuggire

dal noto bagno penale della Guyana francese, proprio come Papillon o, guarda caso, un altro personaggio nato a Barge, Alfonso Pomini, che sul tema della propria fuga pubblic nei primi anni Settanta un libro per i tipi di Einaudi: Il ballo dei pescicani. Tra i frequentatori, inoltre, non mancavano noti pelandroni professionali. Come quel tizio, che girava le campagne chiedendo lelemosina e ad una persona, che, mossa da pena, laveva accolto alla propria tavola in cambio della promessa dun piccolo aiuto nel lavoro, terminato il pasto, rispose in bargese stretto: Mi, ora, von via! (Io adesso me ne vado!). Ma vn-s p p travaj, con lavis dit ? (Ma non vieni pi a lavorare, come avevi promesso ?). Travajja chi lha fam! (Lavori chi ha fame!). Ormai, era sazio. La fauna umana da osteria la creava una societ che poco o nulla concedeva ai poveri di sostanze o di spirito, perch ancora relativamente intrisa del concetto di auto-aiuto (il self-help teorizzato dai liberali riformati inglesi), che non risolveva nulla, se non sollevare le coscienze dei pi abbienti. Fino ai primi anni Settanta, le morti per assideramento, lungo la strada del ritorno a casa, dopo una notte passata a bere e cantare, non si contavano o non si volevano contare. Qualcuno riusciva ancora a mettersi nel proprio letto e terminava i giorni qualche tempo dopo in ospedale. Cos, non finiva neppure nella statistica. Unaltra causa di morte frequente era la cirrosi...e portava, spesso, ad una sofferenza atroce. Ai tavoli dosteria sincontravano, per, anche persone interessanti. Come Nto (Giuseppe) Gastaldi, volontario nel contingente italiano che aveva combattuto in Spagna a lato del Tercio, ma acceso comunista dopo la guerra. Di professione, costui faceva il barbiere abusivo, almeno da quando lo Stato fascista non sera messo in mente di tassare il suo lavoro regolare e la sua insegna. A dire il vero, proprio il fatto della tassa sullinsegna non laveva digerito mai! Cos, aveva sfidato per decenni tutti i regimi succedutisi nel tempo, spuntandola, col tacito consenso della clientela e pure dei suoi colleghi regolari. Nto aveva elevato la sua passione per il vino a perfezione e frequentava solo amici che potessero essergli pari nella bisboccia, come linseparabile elettricista Riccardo Picco. Era arrivato addirittura a farsi dipingere

un quadro duna scimmia che portava sulle spalle una capra (scimmia e capra, in piemontese, sono sinonimi di sbronza) e recante scritte misteriose, che lui diceva comprensibili solo dagli ubriaconi. Lopera fu eseguita dallartista russo Bris Gheorghevic Krutiev, sfuggito alla rivoluzione dottobre e ospitato con altri profughi a Luserna, in Villa Olanda, unistituzione protestante. Gastaldi mor naturalmente di cirrosi, dopo atroci sofferenze. Picco e Gastaldi, in osteria, erano come il gatto e la volpe. Sempre pronti a scherzare. Una volta, riuscirono a far passare una medaglia doro commemorativa della rivoluzione russa come medaglia del centenario dellOspedale Civile. Qualcuno buss alla porta della capo infermiera, suor Rinaldina, per sapere come si potesse ancora averla in dono, a manifestazione conclusa. Intanto, i due se la ridevano. Oppure, sempre in osteria, sincontravano figure come quella di Pietro Giaime: grande eroe della prima guerra dAfrica... a suo dire. Raccontava di esser stato acquartierato in un fortino preso continuamente dassalto dai beduini e daver salvato la figlia del capitano. Forse, in giovent, aveva visto un film muto. Lufficiale avrebbe allineato i reparti e chiesto chi si sarebbe offerto volontario. Partito Giaime!: avrebbero risposto gli altri. Rompete le righe!: fu la reazione dellufficiale, rassicurato. Ed ecco Giaime cavalcare nel deserto e strappare la ragazza al beduino che laveva rapita. Ritornato al forte: Vuoi sposare mia figlia o tornare in licenza al tuo paese? Scegli!. Andare a Barge, sor capitani!. Ed eccolo imbarcato su un aereo, che sarebbe atterrato alla Crocera. Peccato che la pista della Crocera fosse stata costruita dai Tedeschi solo durante la seconda guerra mondiale. Chi si permetteva di farglielo notare, si meritava, naturalmente, un sonoro schiaffone. Resta , tuttavia, il fatto che, ancor oggi, a Barge, molti conoscono ed usano il detto: Partito Giaime! (Rompete le righe!). Altri nomi, come quello di Chlto dla Prcia, che, in preda ai fumi dellalcool, girava il paese sbraitando genericamente contro i politici, accomunati in ununica categoria (la crcia, crcia, craca) o Fro, che, zaino in spalla, si gettava a terra urlando Passo del giaguaro! e altri ancora ritornano alla mente e sono solo quelli delle ultime generazioni, perch i precedenti se li ingoiati la storia.

rchivio di vecchie memorie, le carte della Societ

di Mutuo Soccorso tra gli Operaj di Barge (S.O.M.S.) ci offrono uninteressante serie di documenti che possono essere assai utili a tracciare una storia dei locali pubblici bargesi.

Innanzitutto, fin dal primo atto sociale, risalente al 1857, troviamo il caffettiere e albergatore Carlo Cleretti tra i membri della Direzione della S.O.M.S. e, poich lorganizzazione interna prevedeva la suddivisione in dieci classi di mestiere, nella sezione locandieri, si vede, sempre accanto a Cleretti anche il nome di un certo Michele Chiappero. L11 aprile 1858, invece, il caffettiere Garnero chiese il permesso alla Societ di Mutuo Soccorso dutilizzare linsegna degli Operaj, ma la Direzione rispose che il Municipio era lunico ad avere tale potere e che proprio lEnte comunale aveva appena concesso al caffettiere Gioanni Bonetto di esercire sotto quel nome. Infatti, questultimo, che, in precedenza, era titolare di un esercizio in piazza san Giovanni, detto Caff Monviso, decise daprirne uno nuovo sotto i portici del palazzo comunale, proprio sul lato opposto al Caff Italia. Nel 1859, si inaugur la tradizione del bal par masqu di Carnevale, organizzato dalla S.O.M.S.: una manifestazione che si protrasse per decenni, a scadenza fissa. Essa venne ospitata, inizialmente nel Teatro Cogo, che saffacciava sulla piazzetta del Teatro (davanti a quella che oggi la casa del dott. Luciano Gontero). In seguito, trasformato il teatro medesimo in Scuole Elementari ed essendo stato costruito il nuovo palazzo municipale, il ballo fu trasferito nel salone consiliare. Sappiamo che, nel 1861, il caffettiere Gioanni Genovesio, titolare del Caff Monviso, vinse la gara per il servizio di buffet. Il biglietto dingresso costava 80 centesimi e lorchestra veniva da Pinerolo. Suon :

- Polka e Mazurka - Courente (ballo occitano molto diffuso in zona) - Scottish (ballo scozzese, giunto tramite la Francia in Piemonte) e Valzer -Courente. Quindi, ripart nuovamente dalla Polka. Lattestazione non irrilevante a fini musicologici. Nel 1868, la Guida o Annuario della Citt e Circondario di Saluzzo, opera del Gullino, ci dice che Barge aveva toccato quota 9191 abitanti. Verso la fine del secolo XIX, proprio la S.O.M.S. si fece carico di organizzare la festa campestre della frazione Combe, che cadeva la seconda domenica dagosto. Per tradizione secolare, in quel giorno, tutti i Bargesi si liberavano delle rispettive occupazioni e, muniti di sporta, pri o meno ricca di leccornie, a seconda del ceto, salivano in questa localit che si trova sui primi contrafforti del massiccio del Bracco e si sistemavano sullerba dei prati. Nata come festa popolare, per, divenne in breve anche festa borghese: gli appartenenti a questultimo ceto, infatti, la amarono molto e, con la regia della S.O.M.S., i principali ristoranti e trattorie locali spostarono per tre giorni lanno le proprie cucine alle Combe, sotto tendoni. Non mancavano mai neppure i balli a palchetto. Nel 1885, il 16 settembre, venne inaugurata la tratta ferroviaria BargeBricherasio: grande fu il concorso di Autorit e di pubblico, roboanti i discorsi e pantagruelico il banchetto, tendenzialmente aperto a tutti, ma che costava 4 lire (due giorni di paga per un operaio del tempo). In quello stesso anno, nacque in Barge un Circolo Operaio, sorta di associazione giovanile avente uno statuto organico ad imitazione di quello della S.O.M.S. e gestente un ritrovo, dove si poteva ballare e consumare bevande. Esso sopravvisse fino al 1907, quando i soci si erano ormai ridotti a sette. Nel 1887, si festeggi il trentennale della fondazione della S.O.M.S. e da quellincartamento scopriamo che il caffettiere allinsegna degli Operaj era, in quel momento, Giovan Battista Cleretti e il titolare del Caff Italia si chiamava Francesco Cagliero.

Dalle carte di una sodalizio rivale della Societ di Mutuo Soccorso, la Societ Bargese di Mutua e Beneficenza per Infermi ed Inabili al Lavoro, nata per scissione il primo maggio 1878, emerge, invece, un altro nome di gestore di caff, attivo nel 1890: Gioanni Bonaccossa, caffettiere liquorista. Nel 1892, le due Societ si fusero, poi, fondando una sola Societ Generale di Mutuo Soccorso. La decisione fu presa gi nellanno precedente, il 27 settembre,. durante un banchetto sociale della prima S.O.M.S., tenutosi al Leon dOro, al quale furono gi invitati gli esponenti del secondo sodalizio. La Societ Generale ebbe bisogno di una nuova bandiera e lavvocato Alfredo Chiappero la volle donare, per farsi un po di propaganda elettorale. Cos, il 9 settembre 1894, sotto la tettoia municipale, tutta parata a festa con profusione di drappeggi e mazzi di fiori, si fece il banchetto donore. A vincere la gara per il servizio di ristorazione fu Leopoldo Perocchio della Trattoria Del Passatempo. La quota di partecipazione fu prevista in 3,25 lire. Il menu fu rigorosamente formato secondo le direttive della Societ Operaia e previde: Antipasto assortito Bue al Madera Minestra giardiniera Financire Polli arrosto 1/4 caduno Insalata Frutta e formaggio Vino da pasto 1 litro caduno Barbera 1/4 caduno

Durante il pranzo, la Societ Filarmonica di Barge, diretta dal maestro Zelioli, esegu un concerto dei seguenti brani: Ai nostri monti (marcia di F. Zelioli) Pout Pourri (dallOpera Un Ballo in Maschera di Verdi) Fantasia (dallOpera Carmen di Bizet) Sinfonia (dallOpera Poeta e Contadino di Supp) Porte Bonheur (Polka di F.Zelioli).

Il cronista della Gazzetta Piemontese, annot diligentemente il

modo nel quale venne accolta, al termine del pranzo una nuova deputazione di...150 bottiglie, accolte con la pi cordiale espansione e rumorosamente vuotate. Altra notizia di un pranzo ufficiale, sempre presso Il

Passatempo, risale al 1898, quando vennero inaugurati i dipinti di due benefattori: il senatore Giovan Battista Bertini e il dottor Tomaso Perassi. Durante il convito, proprio Perassi tenne una conferenza su Barge, dallet romana al tempo presente. Nel 1907, invece, in occasione del cinquantesimo anniversario della fondazione del sodalizio operaio, si tenne un pranzo sotto la tettoia comunale. Il servizio fu effettuato Antonio Tribolo, figlio di Filippo (detto Flip del Cordo), gestore dell Albergo Torino. Tra le carte della Societ se ne conserva la minuta (cio, il menu), ma essa corrisponde quasi totalmente a quella precedentemente vista. Le portate iniziarono, infatti, con un Antipasto assortito e continuarono con Bue al Madera guernito, Minestra alla Giardiniera, Financire, Pollo arrosto, Insalata, Frutta, Formaggio e Dolci. Un litro di vino a disposizione per ogni invitato. Il tutto al prezzo di 3,50 lire, cio pi di quanto un cavatore potesse guadagnare, allora, in una giornata di lavoro. La Vedetta del Monviso e la Gazzetta del Popolo scrissero di quattrocento convitati e di un servizio inappuntabile . Il pranzo sarebbe stato allietato anche in tal caso da un Concerto, tenuto, per, dalla Filarmonica di Carmagnola, diretta dal maestro Antonino Parola. Il programma prevedeva: la Gran Marcia dellIncoronazione, dallopera Il Profeta di Meyerbeer; Pout-pourri dal Ballo Le Due Gemelle di Ponchielli; Valzer Violette di Parma di Beccucci e una Danza Andalusa di Tarditi. Let dei pranzi ufficiali si protrasse, per, ancora per pochi anni, praticamente fino allo scoppio della Guerra di Libia (1912) e allo sciopero dei lavoratori lapidei contro il sistema daziario vigente (1914). La Belle Epoque si concluse, comunque, nel bagno di sangue della Grande Guerra (1915-1918), che caus la morte della migliore giovent, anche a Barge, come attestano gli elenchi che si leggono sul monumento ai Caduti. Poi, venne lepidemia di spagnola, lavvento del fascismo al potere, la crisi del 1929 e la nuova guerra del 19401945...Tempi assai duri, insomma.

nel secolo XIX, il popolo credeva ancora, senza tentennamenti alle masche. Con tale termine, non sintendevano le streghe diaboliche, come qualcuno ancora vorrebbe far credere, ma, in primo luogo, persone che avrebbero condotto una vita normale, ma che, parallelamente, avrebbero posseduto il dono della trasformazione in animali e di produrre altri effetti, gradevoli o sgradevoli, anzi, addirittura palesemente nocivi (un dono trasmesso loro da altre masche, magari in eredit o derivato dal possesso di un particolare libro magico). Proprio una bella storia di masche, ambientata negli ultimi decenni dellOttocento e coinvolgente un oste bargese, titolare dellOsteria dellAquila Nera (perch rilevatario della licenza del precedente albergo-ristorante omonimo, che era stato gi chiuso), venne testimoniata e scritta negli anni Ottanta del XX secolo, in italiano povero, da un parente del medesimo, il signor Beppino Vincenti:

Cera una trattoria o osteria dove poi ci fu la cartoleria di Camilla Maccagno, di fronte alle scuole elementari, che poi la cedette alla signora Michelina Baravalle ... e nel cortile adiacente cera un carradore, che lavorava a far carri nuovi ed a riparare i vecchi. Io avevo foto di questa osteria, prima della Grande Guerra, con lonorevole Giolitti che usciva dalla porta ed altre con i miei zij, che ne erano i gestori: mia zia Placida e lo zio Giovanni. Veniamo ai fatti: dunque, i miei zij, una certa notte, improvvisamente, si senton tirar via le coperte ... accendono una candela e non riescono a veder nulla e questo accade per tutta la notte. Mia zia non volle pi dormirvi, la sera successiva, cos mio padre and a tener compagnia allo zio. Mio pap avr avuto ventanni e non aveva paura, ma quella notte fu di tregenda. Non soltanto le coperte, questa volta, ma rumore di piatti, di bicchieri, delle pentole che volavano, battendo assieme, con un fracasso assordante. Scendono: niente di rotto, tutto a posto e cos per tutta la notte. La terza sera, anche, sembrava il finimondo, perch addirittura i fusi dei carri nuovi ballavano. La quarta, mio padre prese la rivoltella ed, a mezzanotte in punto, i due sentirono distintamente uno sferragliare di catene. Mio padre apr la finestra verso il viale e videro una scrofa grossissima, che trascinava una catena. Cerc la pistola e spar, ma nelleccitazione, non riusc a colpirla (a dire loro e di molti altri, se fosse stata colpita, ci sarebbe stata la sorpresa di vedere la persona che giocava di fisica. Si diceva che fosse la signora R. o la signora F., moglie di un farmacista o anche, mi si perdoni, Don M.).

Si diceva che i Sacerdoti studiassero la fisica ???????.


Come in tal caso, molte altre volte, nei racconti del popolo, in ambito cattolico, erano indicati come mascon proprio i preti (anche se, sovente, ma non sempre, si sarebbe aggiunto che costoro non avrebbero usato i poteri magici a fini maligni, ma, piuttosto, per spaventare le persone e riportarle sulla retta via). La fisica, secondo il popolo, sarebbe stata larte magica: vera e propria materia di studio, in circoli ristretti.

u
Alloggio: -

n interessante elenco di pubblici esercizi, datato

1917, si conserva presso lArchivio Storico Municipale di Barge. Esso distingue i locali in varie categorie e, territorialmente, tra quelli del capoluogo e quelli delle singole frazioni. Il panorama , comunque, completo, anche se non si conoscono i nomi degli esercizi e li si deve, piuttosto indovinare da quelli dei titolari. Nel centro urbano, sono censiti cinque gestori di Alberghi con

Tribolo Pietro Antonio di Filippo, piazza Statuto (Albergo Torino) Lauro Camillo, viale Vittorio Emanuele II (Trattoria del Giardino, poi Corona Grossa) Maccagno Giacomo, viale Vittorio Emanuele II (Trattoria Aquila Nera) Tribolo Teresa di Filippo, via Asilo Infantile (Albergo Cannone dOro) Rasetto Michele, via Maestra (Trattoria del Gallo; esistente nel luogo dellattuale Trattoria della Societ Operaia, ma operante sulla base di diversa licenza e con diversa insegna).

I semplici Ristoranti e Trattoria senza Alloggio del centro urbano erano nove, gestiti da: Moschetti Maria Maddalena, piazzale della Stazione (Trattoria della Stazione) Castellano Rosa, Borgo Inferiore Barale Catterina, via Maestra Frencia Chiaffredo (detto Scatoln; Trattoria Italia), via del Teatro Galletto Chiaffredo, piazza S. Rocco Marconetto Clotilde, via Maestra Cottura Michela, via Verdi (Tripoli) Perrone Margherita, piazza S. Giovanni

Perrone Michele, piazza S. Rocco (Del ponte).

I Caff e Bar, con vendita di vini e liquori , sempre nel centro erano gestiti da: Giaj Maria, piazza S. Giovanni (Caff della Piazza, poi Caff Roma) Vottero Maria Maddalena, via Maestra (Osteria della Fontana, dove oggi esiste il negozio del signor Sanino) Perassi Bartolomeo, via Maestra Airasca Domenico, via Maestra Turba Giovanni, via Maestra Giaj Cesare, piazza S. Giovanni (Caff Monviso, nel palazzo municipale, sul lato opposto rispetto a quello dellattuale Caff Roma) Demarchi Andrea, via Maestra Cagliero Francesco, piazza Vittorio Emanuele III (Caff Italia) Coero Borga Massimo, piazza Vittorio Emanuele III (Caff degli Operai, ora Bar Centrale) Reinaudo Pietro (detto Procn), piazza del Mercato (Pasticceria-Bar Reinaudo, ora, Pasticceria Michienzi).

Numerosissime, fino a raggiungere il numero di diciannove, le semplici osterie del centro, gestite da : Beltramone Teresa, via Paesana Beccaria Anna, piazza Vittorio Emanuele III Beltramone Caterina in Perrone, via del Americana, nei pressi dellospedale civile) Echis Antonio Giuseppe, via Paesana Reinaudo Maria Maddalena, via Scuole Cocco Carola Candida, piazza S. Rocco Vottero Rocco, via Maestra Libeccio Sebastiana, via Bagnolo Comba Michele, Borgo Superiore Galfr Carlo, via Principe Amedeo Comba Giuseppe., via Maestra Cedrone Francesco, via del Gallo Vincenti Giuseppe, Borgo Superiore Boiero Domenico, Borgo Superiore Ghirardi Michele, via Maestra

Gallo

(Osteria

Palmero Maria Margherita, via Maestra Perrone Giovanni, S. Rocco Rossa Chiaffredo, via Maestra Perrone Filippo, via Maestra

In frazione Assarti, esisteva unosteria, gestita da Alessandro Valsagna. A Mombracco, si trovavano la Trattoria del Convento, gestita da Giovanni Rossetto e lOsteria del Lansor, gestita da Chiaffredo Lorenzati (detto Brische). In frazione Mondarello, invece, esistevano sei osterie, gestite da: Reinaudo Pietro Giovanni Solaro Catterina in Am Lorenzati Chiaffredo (Roj) Reinaudo Maria vedova Gontero Margaria Teresa Domenica Solaro Antonio (Tabachn)

A S. Martino, c'eran una trattoria gestita da Maria Clara Bessone e quattro osterie gestite da: Demarchi Matilde Salvai Maria Maddalena vedova Priotto Primo Chiaffredo Carle Maria vedova Beltramone

Addirittura, unosteria esisteva a Ripoira ed era gestita da Lucia Ermenegilda Bosio. In pianura, cio in regione Gorrette, poco lontano dallattuale Crocera, esisteva la trattoria di Margherita Freiria in Bessone e, in regione Galleane, losteria di Giacomo Abbate Daga. Come si vede, le donne titolari di esercizi pubblici erano molte e ci vale specialmente per le piccole osterie, i cui proventi erano magri e fungevano unicamente come integrazioni del reddito principale del marito, esercitante unaltra attivit.

Da un elenco pi recente, risalente allanno 1935 e mostrante solo le autorizzazioni alla vendita di bevande superalcoliche (liquori, escluso il vino), si nota una situazione parziale, ma gi leggermente mutata. LAlbergo Torino e il Cannone dOro risultano ancora in mano, rispettamente a Pietro Antonio Tribolo fu Filippo e Teresa Tribolo fu Filippo; fratello e sorella. Cesare Giaj ha chiuso il suo Caff su piazza San Giovanni ed ha rilevato il Caff Italia, mentre il Caff Centrale, che ha gi questo nuovo nome, viene ora gestito da Bongiovanni Antonio. Il Caff Roma, invece, gestito da Angela Perassi fu Domenico. Unultima licenza per i superalcolici anche attribuita a Salvina Bertone, titolare della Trattoria Due Stazioni di viale Torino. I restanti locali, evidentemente, possono solo limitarsi alla vendita di vino e bevande non alcoliche.

a villeggiatura dei benestanti a Barge, tra alti e bassi,

continu anche nel periodo tra le due guerre. Restavano molte ville, costruite nei decenni precedenti dallalta borghesia, che si popolavano nel periodo estivo e continuavano a sussistere pur sempre alberghi frequentati da italiani e da stranieri.

Ad esempio, una statistica del mese di aprile 1935 ci parla di 60 viaggiatori ospitati negli alberghi bargesi in quel solo mese, per un numero complessivo di 108 giornate. Di questi, la maggioranza (56) erano italiani, ma uno era tedesco e un altro svizzero, mentre gli ultimi due erano classificati tra i czecoslovacchi, jugoslavi e ungheresi, senza ulteriori precisazioni. La presenza di stranieri in paese, per, era specialmente dovuta al forte commercio di mele, che comportava rapporti frequenti degli esportatori locali pi importanti (come i fratelli Carle) con importatori dei Paesi dellEuropa centrale ed era dovuta anche ai rapporti con la Svizzera e la Germania, intrattenuti dalla ditta lapidea La Quarzite, estrattrice delle famose pietre Bargioline e che, dal 1930, era propriet della famiglia zurighese Hess (che aveva rilevato unaltra precedente ditta, appartenuta al console svizzero Lang).

Nel 1936, intanto, lEnte Provinciale per il Turismo di Cuneo cos descriveva gli alberghi locali nella propria guida Gli Alberghi della Provincia di Cuneo :
BARGE (m.457), Poste, Telegrafo, Telefono e Ferrovia

Cannone dOro,

orario 9-11, bagni, termosifone, telefono, aperto tutto lanno; camere singole a un letto: min. 4, max. 4; camere a due letti: min. 6, max. 6; pensione: min. 13, max. 13; pasti: 1.6.6

Torino,

orario 8-11, bagni, termosifone, autorimessa, aperto tutto lanno; camere singole a un letto: min. 3,

max. 5; camere a due letti: min. 6, max. 10; pensione: min. 12, max. 18; pasti 2.6.6
Il clima di localit di villeggiatura emerge ancora, daltronde, chiaramente, in questa prosa di Michele Ginotta, tratta dal suo scritto Unescursione al Viso, pubblicato postumo, nel 1945, ma redatto in epoca fascista:

Scambiati i convenevoli collavanguardia dei compaesani rientriamo rumorosamente in Barge pedibus calcantibus partecipando le impressioni della gita ai premurosi nuovi compagni di marcia. Rasentiamo un caff. Si manda gi un gelato? invita il dottore. No fa lavvocato, Ha la silhuoette del Viso!. E ancora tutto imbronciato, e lancia torbide occhiate allincauto avversario di disputa. Interponendo i nostri buoni uffici riusciamo a riappacificare i due vecchi amici. Mentre stiamo delibando la consumazione passa ondeggiando la gentile compagna di viaggio al braccio del suo maturo sostegno: il trepido causidico resta col cucchiaio tra i denti: Chi quellapparizione? , chiede al cameriere : Una villeggiante risponde flemmatico linterrogato. Il sorriso mette dei lampi negli occhi stanchi del fervido aspirante, che sente rigermogliare in cuore la speranza. Al postutto commenta il pedagogo, non sarebbe poi gran male se questa gita, che poteva chiudersi col truce epilogo di una tragedia eschilea, finisse invece come una buona commedia dellantico stampo, con un matrimonio: sarebbe la meno terribile delle catastrofi, giacch le vittime si limiterebbero presumibilmente a due!. Il compagno ha un guizzo di gioia ed alza il sorriso degli occhi al tremulo incanto, che piove dalle stelle.

Il fascismo, per, fece arrivare a Barge anche i treni popolari e, per la prima volta, si videro gli operai torinesi a spasso, per il paese. La gente del luogo non amava molto questo tipo di turismo, che non consumava nulla. Soprattutto, non amava il senso di superiorit di questi cittadini dei ceti popolari, che vivevano nel mito dell lite operaia e ritenevano i provinciali dei sempliciotti o paisn, che a Torino sinonimo di

contadini. Una di queste signore torinesi, vedendo i portici medievali di Barge, esclam: Oh... che prti bass!. La risposta pronta duna bargese del tempo, allora, in perfetto torinese, fu: Csa cha veul, col bitt da doe lire, i passoma mach l-l (Cosa vuole, col biglietto ferroviario da due lire sono compresi solo questi).

... e per concludere, restando in tema, una canzone popolare ... GIRO LE BETOLE

Giro le Btole, giro i caff, tutti mi guardano, non so il perch.


Tutti mi guardano, mi dicon: Sei bella! Pari una stella, caduta dal ciel!

Caduta dal cielo, mandata da Dio, che bel paradiso, che andiamo a goder! Godere si pu, goder si porra o anima mia, consola sto cuor! Consola sto cuore, consola sto amore, dalle mie pene mi devi levar! . Levarti non posso, perch c la guerra, su questa terra tu devi morir! .

Bibliografia
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Giacomo DEVOTO, Dizionario Etimologico. Avviamento alla etimologia italiana, Le Monnier. Firenze 1968. Pierluigi SCARDIGLI, Manuale di filologia germanica, Sansoni, Firenze 1989 Vittoria DOLCETTI CORAZZA, Introduzione alla filologia germanica, Giappichelli, Torino 1987. Giuseppe GAVUZZI, Dizionario Piemontese-Italiano, Roux, Torino-Roma 1891 Camillo BRERO, Storia della Bancarella, Torino 1982, vol. i. letteratura piemontese, Piemonte in

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Il Panorama Attuale
BAR ITALIA Piazza Garibaldi, 10 Tel. 0175.346389 Originariamente, fu un locale storico ottocentesco, ma, poi, venne continuamente rinnovato secondo i gusti della modernit. Gestito dalla societ La Fornace di Massimiliano Pieretto & C. a partire dal 10 dicembre 1997, ospitato in 7 locali al piano terreno del Palazzo Municipale bargese. Si tratta di una Caffetteria, Sala th e Gelateria (produzione propria; specialit Brasiliana, un gelato tradizionale, tramandato da molti decenni), con annessa Sala Giochi e TV. CAF CENTRALE Piazza Garibaldi, 13 Tel.0175.346382 http:// it-it.facebook.com/people/Cafe-Centrale/1628761349. Locale storico, nato verso la met dellOttocento e continuamente rinnovato, in seguito. Dal 2001 gestito da Obabar di Francesca Roccamatisi. Offre servizi di caffetteria, cocktail bar, wine bar ed specializzato in aperitivi. Inoltre, espleta un servizio di ristorazione veloce e pizzeria. Funziona pure come vero e proprio ristorante. Infatti, la saletta rinnovata dispone di 30 coperti. Sono proposte serate musicali e cene a tema. Sono presenti anche una saletta etnica, dalle luci soffuse ed un ampio dehors. Il locale corredato di tv con bouquet sport. CAFFE ROMA Piazza San Giovanni, 5 Te. 0175. 846 www.cafferoma.it www.myspace.com/caffe_roma_barge Locale storico alla francese (tipo Bistrot), in ambiente settecentesco, arredato con pezzi originali del secolo XIX, concepiti fin dallorigine per questo specifico Caff. La nuova gestione ( Marco Polo snc di Romano Vanzin & C.) vi opera dal 4 luglio 1992. Il servizio offerto comprende: Caffetteria, Sala Th, Ristorazione veloce, Paninoteca, Gelateria, Internet e wi-fi zone, vasta offerta di stampa quotidiana, nazionale e locale, nonch di settimanali e mensili. La specialit della casa sono il tradizionale bicern piemontese (caff, panna e cioccolata), i gfri (wafers artigianali, prodotti allinstante e da mangiarsi ancora caldi) e lampia scelta di tisane. BAR MAZZINI 38 Viale Mazzini, 38 Cell. 333.2023404 La Caffetteria in questione stata aperta nellanno 2004 da Erika Ribotta ed ospitata in 2 locali che si affacciano sul principale viale cittadino. Lattivit gestita con spirito metropolitano, per

cui lapertura anticipata alle 6 del mattino e la chiusura alle 20. Oltre al servizio caffetteria, vi si possono gustare panini e gelati. E presente un ampio dehors. MILK & COFFEE Via Costanzo Carle, 90 Nel 2008, Giovanni ed Edoardo Griot, in societ con Massimo Gatti, hanno deciso di aprire nel centro storico cittadino una Gelateria, che produce in proprio gelati e torte-gelato. Il servizio Caffetteria si caratterizza per il fatto che il caff usato per le tazzine viene torrefatto direttamente. Il locale funziona quindi, anche come Torrefazione, con vendita al pubblico di caff tostato. E punto di distribuzione dei famosi liquori della Ditta familiare Baratier di Pomaretto (Val Chisone). Possiede TV, allinterno e dehors, sotto il porticato esterno. CAFFE DEL BORGO Via Verdi, 4 Tel. 0175.343362 E stato aperto il 2 agosto 2001 da Aldo Turco: persona con vasta esperienza nel settore. Si tratta di un bar gestito con spirito e orari metropolitani, in cui si offrono anche piatti di ristorazione veloce. Specialit della Casa sono certamente le torte ed i biscotti di produzione propria. Lambiente corredato di TV, con bouquet digitale terrestre Mediaset Club. Il locale possiede anche un nuovo dehors fisso e riscaldato, in via Verdi, proprio allangolo con viale Mazzini. CAFFE' DEL VIALE Viale Mazzini Tel. 0175.343622 bardelvialebarge@libero.it www.facebook.com (bardelviale) E' l'erede del Bar Castello, originariamente funzionante all'interno del castello inferiore di Barge e portato nel condominio di viale Mazzini negli anni Settanta del secolo scorso. Dal maggio 2006, gstito da Luca Paschetta, che ha scelto il nuovo nome Caff del Viale. Si tratta di una caffetteria di stile moderno, corredata di TV con bouquet Sky e di sala con slot machines. GAZEBO BAR Piazzetta della Madonna Tel. cell. 348.7030509 Caffetteria collocata in un simpatico gazebo metallico, di sapore retro, creato nellambito della completa ristrutturazione della piazzetta. La vista sul castello inferiore particolarmente bella. Il locale attualmente gestito da Simona Bruno Franco ed specializzato nellofferta di colazioni, aperitivi, panini e toast. Vengono utilizzati a richiesta prodotti senza glutine.

BAR JOLLY e DISCO-PUB LA BOLGIA viale Stazione Il Bar Jolly una moderna caffetteria, ospitata in uno stabile recente, esistente nei pressi della rotatoria per Bagnolo. Funziona come bar diurno e rispetta la chiusura domenicale. Il nuovo titolare gestisce contemporaneamente il Disco-Pub La Bolgia, esistente lungo il medesimo viale. Tale locale, pensato per una clientela giovane, stata solo recentemente aperto in luogo della Pizzeria Il Covo. I servizi offerti sono: caffetteria-bar; ristorazione e pizzeria a mezzogiorno e sera; Venerd e Sabato, musica disco; Domenica, disco-music '70/80, con ballerine di Latino Americano, ragazze immagine, spettacoli freestyle, concerti live. Resident dj: Jhonny Roger. Specialit scrigno del diablo. Tre locali interni: sala ristorazione, sala disco e sala fumatori. BIRRERIA LA MARIONETTA Via Dana Borga 5 Tel.0175 345173 In uno storico palazzo del centro, che gi ospit il Ristorante Cannone dOro, nata nel 1983 la Birreria La Marionetta, fondata da Franco Dess e Giovanni Martina. Attualmente, questo locale gestito sempre da uno dei fondatori, Franco, assieme alla sorella Maria Paola. Sul piccolo palco debuttarono molti gruppi musicali del Pinerolese, il pi importante dei quali certamente Africa Unite. Oltre al normale servizio di birreria, vi si offre anche un servizio di ristorazione, che propone primi piatti freschi, taglieri e una scelta fissa di secondi piatti. In estate, viene aperto un simpatico dehors nel cortile.

PASTICCERIA CAFFE CONFETTERIA LUCIANO Largo Cesare Battisti 2 (angolo Piazza S. Giovanni) Tel.0175.346397 Nato come caff, fu trasformato nei primi decenni del Novecento in pasticceria dal signor Reinaudo, detto Procn, che si specializz in una famosa bottega artigiana saluzzese. Nel 1934, durante la prima esposizione campionaria denominata Ottobrata bargese, lazienda lanci il prodotto che pi la fece conoscere: i Bargesini al Rhum. Oggi, essa gestita dai Fratelli Michienzi, che la ereditarono nel 1999 dal loro zio. Le produzioni artigianali di pasticceria fresca e secca seguono rigorosamente la tradizione piemontese. Lesercizio stato uno dei primi ad aderire, con specifici suoi prodotti, al progetto della Denominazione Comunale dOrigine (De.C.O.). Accanto allattivit principale, i fratelli Michienzi si dedicano anche alla vendita di confetti e caramelle delle migliori marche e offrono al pubblico un servizio di caffetteria. In estate, funziona un piccolo dehors. PASTICCERIA DOLCI MOMENTI Viale Mazzini Pasticceria con annessa sala da th e dehors esterno. Servizio caffetteria e gelateria. Dhors estivo.

SUNRISE Caf via Bagnolo 52 Tel. 0175.343147 Il nome si deve alla sua eccezionale posizione panoramica, con vista ad Oriente. Locale moderno e giovanile, aperto nel 2006, in un nuovo edificio di via Bagnolo. Offre servizi di caffetteria, tavola calda, coktail bar, centro scommesse sportive autorizzato, slot machines.

Ristorante dANDREA Via Bagnolo, 37 (localit Belvedere) Tel. 0175.345735 Cell. 333.3216665 e-mail: ristorante@dandrea.info www.dandrea.info Aperto nel 1972 da Andrea Roberto, col nome di Belvedere, passato al figlio Marco, cuoco professionista e, ora, costui lo gestisce con la moglie Mara Banchio, che si occupa della sala. Situato lungo la provinciale che conduce verso Bagnolo Piemonte, la val Pellice ed il Pinerolese, composto da due sale, un ingresso e un dehors. Propone cucina del territorio (rivisitata): in particolare, piatti a base di pesci e funghi. Il titolare stato promotore dellAssociazione Ristoratori Bargesi e aderisce alliniziativa Eccellenza al Palato di Regione Piemonte, Confartigianato e CNA. Il locale segnalato dalla Guida Ganti e ha ottenuto due forchette Michelin. Chiusura il Mercoled. RISTORANTE D LA PICOCARDA Via Card, 71 (Crocera di Barge) Tel. 0175.30300 E-mail: picocarda@libero.it Nel gergo della vecchia mala torinese, la picocarda era un tipo dorologio ovvero la cosiddetta cipolla da taschino. Titolare di questo ristorante, aperto nel 1996, lo chef Giuseppe Picotti, che gi aveva gestito altri due ristoranti bargesi: lo storico Cannone dOro e, poi, il Belvedere. Collocato in una vecchia cascina, completamente ristrutturata, La Picocarda offre servizio di ristorazione per un massimo di 45 coperti. Il suo cuoco predilige i prodotti locali, ma ci che caratterizza davvero questo ristorante nellambito del panorama regionale la cucina a base di pesci di mare, acquistati direttamente allasta di Imperia. Chiuso il Luned sera e il Marted. Ferie ad agosto

RISTORANTE L SACOCIN Via Costanzo Carle, 135 Tel. 0175. 343625 Nato nel 1995, per volont dei giovani coniugi Massimo Aimar e Manuela Comba, questo Ristorante, che sorge sulla Piazzetta della Madonna, a pochi passi dal castello, si subito caratterizzato per la cucina raffinata e creativa (tradizionale rivisitata, anche a base di funghi e tartufi, in stagione). Il nome richiama, in piemontese, il taschino del panciotto daltri tempi. Vi sono presenti tre sale da 40 coperti. Citato su: Guida Espresso 2007, Critica e Golosa 2007,

Paolo Massobrio, La Gola in Tasca di Alice. Ha ottenuto il Marchio di Qualit 2007/8 della Camera di Commercio di Cuneo. RISTORANTE SAN GIOVANNI Piazza S. Giovanni Tel. 0175346078 Locale realizzato nel 1992, cercando lequilibrio architettonico tra lantico e il moderno. E gestito da Giangiacomo Moschetti , che lerede di una famiglia impegnata per decenni nel settore della ristorazione, essendo stata titolare del Cannone dOro. La nuova cuoca sta tentando di tornare a privilegiare la cucina tradizionale piemontese, senza abbandonare del tutto quella innovativa. I coperti sono 50. Lorario recentemente cambiato (tutti i Mercoled, Gioved e Venerd, aperto solo solo a cena; Sabato e Domenica, aperto tutto il giorno. Luned e Marted, chiuso)

TRATTORIA LOCANDA DEL CONVENTO La Genzianella Via Monte Bracco , 63 Tel. 0175.346398 sito Internet: www.locandadellatrappa.it Si trova da decenni nelledificio comunale che gi ospit la scuola frazionale di Mombracco, in prossimit della ex Trappa. Dal 2000, gestito da Anna Gaido, che offre un servizio di bar, ristorazione e ospitalit. I coperti sono 80 allesterno, cui si aggiungono altri 100, allesterno, nella stagione estiva. La cucina, curata dal figlio della titolare, offre un vasto menu di piatti tipici locali: antipasti tipici piemontesi, fritto misto piemontese, funghi, zuppe, selvaggina, gran bollito, vini regionali. Si presta grande attenzione a privilegiare prodotti del territorio. Sopra la Trattoria, al primo piano delledificio, si trovano le camere per gli ospiti, che hanno complessivamente 10 posti letto. Il locale aperto tutto lanno, nonostante sia a circa 1000 metri daltitudine. Allesterno esistono piazzole per solarium e giochi bocce.

TRATTORIA NUOVA SOCIETA Via Carle Costanzo, 54 Cell. 3391006123 Si tratta di un tradizionale Bar e Trattoria con Sala Carte, che lerede della tradizione della Societ Generale di Mutuo Soccorso fra gli Operai di Barge bargese. Situato nel cuore del centro storico, i suoi spazi sono ricavati in un antica abitazione medievale restaurata da poco, sotto i portici della quale ospitato il dehors. Dal 2005, gestito da Luca e Miriam. Offre cucina tipica casalinga piemontese: vi si possono, perci, trovare le ancioe al vrt (acciughe in salsa verde), i tomin (formaggio fresco locale), il bros (altro formaggio tipico piemontese), antipasti fatti in casa ed altri piatti della tradizione familiare dun tempo. Il tutto innaffiato da sincero vinello del luogo. I coperti sono 55.

OSTERIA IL GALLO, TRATTORIA LE BELLE ARTI via Monte Media 16 Tel. 0175. 346394 Il Gallo la pi antica osteria tuttora esistente in Barge. Dagli inizi del '900, si trovava ospitata in un vecchio palazzo di viale Mazzini, che stato solo recentemente abbattuto e sostituito da un nuovo condominio. Nel dopoguerra, all'osteria in questione era annessa la Sala Danze Aurora. La storica titolare, signora Domenica ha continuato la propria attivit anche dopo la dipartita del marito Chiaffredo. In seguito all'acquisto del piano terreno dell'ottocentesca villa Ferrero, vi ha aperto la Trattoria Belle Arti, cos chiamata per l'accurato restauro a cui sono stati sottoposti gli affreschi in stile Liberty presenti in quel luogo. L' Osteria del Gallo, invece, stata trasferita in una piccola pertinenza moderna della villa medesima. Per un certo periodo, sono continuate anche le danze, in un nuovo padiglione realizzato nel cortile, ma ormai da alcuni anni questo servizio al pubblico stato soppresso. TRATTORIA-BAR DIN DON Via Paesana, 83 (Mondarello) Cell. 333.1271878 338.8881225 Locale a conduzione familiare, gestito, a partire dal 2005, da Mauro e Luisella. E lerede delle vecchie Osterie della frazione Mondarello. Limmobile che lo ospita sorge lungo la direttrice per Paesana e Crissolo, che porta al Monviso. Il nome gli viene dal campanaccio per bovini, che il gestore ha appeso sopra la porta dingresso. I coperti interni sono 30 e quelli allesterno, 80. La cucina quella tipica piemontese, con particolare attenzione per la cacciagione, per le grigliate miste e la carne alla brace. Lofferta si estende non solo al pranzo ed alla cena, ma anche alle tradizionali marende sinire piemontesi. TRATTORIA DEL GIARDINO Via Crocetta, 1 Tel. 0175.346384 Bar-Trattoria di vecchia tradizione della frazione San Martino, in quanto erede di una antica Osteria, situata lungo la provinciale per Saluzzo. La gestione attuale subentrata nel 1986. Ne titolare Maria Margherita Veglia, coadiuvata dal proprio figlio. Il locale offre piatti di tradizione locale, ma la sua specialit sono certamente gli antipasti tipici, i primi e secondi piatti casalinghi, funghi, bollito, bagna caoda ed il fritto misto alla piemontese, il tutto innaffiato con vini di Assarti e altri vini regionali. I coperti sono 60. E in progetto un dehors estivo. Agli orari di pranzo: men fissi per lavoratori. A cena e nel weekend: possibile prenotazione.

TRATTORIA SAN MARTINO Via S. Martino 110 Tel. 0175.346428 Appartenente alla famiglia Rolando dal 1948, si tratta di un locale storico della frazione San Martino, esistente lungo la provinciale e, pi precisamente, nelle vicinanze della rotatoria che conduce, da una parte, verso Revello e, dallopposta, in direzione di Cavour e della Statale dei

laghi di Avigliana (che passa a circa 5 km). Offre un servizio di bar e trattoria, con un max. di 70 coperti in sala. La cucina quella tipica piemontese, casalinga, con vasto assortimento di antipasti, fritto misto, minestra con trippa, dolci fatti in casa e vini locali e regionali. Lassortimento legato alla stagione. Le prenotazioni sono gradite. Chiuso Marted sera e Mercoled. TRATTORIA LUNA D'ARGENTO Via Cuneo (Statale laghi d'Avigliana Crocera di Barge) Tel. 320.2652094 Gestita dalla signora Franca Rolando, una trattoria aperta nell'anno 2006. Ristorazione fresca a pranzo e anche a cena (ma, in tal caso, solo su prenotazione, nell giornate di Vener, Sabato e Domenica). Menu turistico. Servizio caffetteria. LA PICCOLA CUCINA Via Cuneo 24/B (Statale laghi d'Avigliana Crocera di Barge) Tel. 333.1968328 Trattoria-bar esistente presso il distributore di carburanti della frazione Crocera. E' gestito dal 2006 dai coniugi Marconetto. Offre normalmente il servizio di caffetteria e ristorazione fresco (solo a pranzo). Slot machines. RISTORANTE-PIZZERIA-BAR AL CAMPO Via Azienda Moschetti , 5 (presso il Palazzetto dello Sport) Dal 2008, il cuoco Paolo Margaria ha assunto la gestione del Ristorante degli Impianti Sportivi Comunali bargesi. La conduzione di tipo familiare e la ristorazione tradizionale piemontese (comprendente piatti del tempo che fu, come la finanziera). In pratica si tratta duna cucina valorizzante i prodotti del territorio (carne, funghi, pesce) e i vini locali. I coperti sono 120. Due gli spazi principali accessibili al pubblico: un salone per banchetti e una sala pi piccola, per cene pi intime. Il tutto completato, allesterno, da un ampio dehors ed unarea verde. A mezzogiorno: menu fisso (con doppia scelta per ogni portata). Si prevedono serate a tema. PIZZERIA-RISTORANTE LA VECCHIA STAZIONE Piazza Stazione 5 Tel. 0175. 349127 www.lavecchiastazione.it Erika De Cristofaro ha aperto questo locale, ex novo, nell'anno 2003, in ambienti precedentemente occupati da una discoteca e prima ancora, da una sala danze. Il servizio di ristorazione viene offerto sia a mezzogiorno, che a cena, mentre il forno per le pizze acceso solo di sera. Tra le specialit si annoverano i piatti di pesce e gli antipasti, sia nazionali, che tipici della tradizione piemontese. La pizzeria offre anche il servizio da asporto. I coperti sono 120 al pian terreno, pi 30 nella sala superiore. Il ristorante effettua anche il servizio catering ed disponibile per pranzi e cerimonie. Chiusura settimanale: il Marted sera.

PIZZERIA LA NUOVA RUOTA via Bagnolo 31 Te. 0175.346130 Questo locale la prima pizzeria aperta in Barge, nell'ormai lontano 1982. L'attuale titolare, Marco Benedetto, l'ha rilevata nell'anno 2000. Attualmente, egli offre contemporaneamente, sia il servizio di ristorazione comune, che quello di pizzeria. I coperti sono 180, all'interno e 72, nel dhors. Sono possibili cene intime, in separ. Tra le specialit culinarie si annovera, in particolare, la grigliata mista di pesce e carne, cotta in forno a legna. Apertura esclusivamente serale. ALTER HOTEL E LACET BAR Cat. **** piazza Stazione 1 tel: 0175 349092 prenotazioni telefoniche al n. tel. 199.763.642 (0,11 / minuto)

www.alterhotel.it.
Carte di Credito accettate: American Express; Mastercard; Pagobancomat; Visa Lingue straniere parlate dal personale: Francese; Inglese. Servizi generali: Reception 24h con check-in e check-out rapidi, Deposito bagagli, Deposito sci, Cassetta di sicurezza. Parcheggio gratuito. Riscaldamento. Giardino. Camere non-fumatori, Camere anallergiche, Camere insonorizzate, Camere / strutture per ospiti disabili, Ascensore. Animali domestici ammessi. Navetta verso i principali aeroporti (Milano Malpensa, Torino Caselle, Cuneo Levaldigi). Da una struttura industriale dei primi del Novecento, nata per ospitare una distilleria e, poi, una manifattura di pizzi e merletti, stato recentemente ricavato un hotel di charme dalla societ Agnes sas di Silvio Luciano. Per il recupero architettonico stato prediletto un allestimento che pone al centro lattenzione per il design ed a cui si affianca una collezione darte e fotografia contemporanea. Le camere dell'Alter hanno tutte linee pulite e spazi generosi e sono accessoriate con materiali di alta qualit, dai dettagli unici: infatti, dispongono di aria condizionata, cassaforte, telefonia Bang & Olufsen, connessione Internet wireless gratuita, televisori a schermo piatto con programmazione satellitare, doccia-idromassaggio e alcune offrono una terrazza privata, con vista sul bel parco. Ogni mattina viene distribuita gratuitamente, al piano, frutta fresca, acqua naturale e frizzante e quotidiani. L'area fitness (dotata di attrezzature technogym) integrata con il campo da tennis (nel parco) e il campo da squash (interno), una sala per il bagno turco e docce-idro. Nell'area massaggi, possono essere richiesti trattamenti estetici e rilassanti. Un brunch consumabile presso il Bar Lacet, situato in un luogo tranquillo, tra la Hall e il parco, dove svetta un bel cedro atlantico. I cibi a disposizione fanno riferimento alla ricca offerta della enogastronomia piemontese, spaziante dalla tradizione alla contemporaneit. La caffetteria aperta anche ai non ospiti e rappresenta l'idale per un appuntamento di lavoro, un caff o un cocktail tra amici,in un ambiente di classe . I clienti dell'hotel possono anche cenare o pranzare in un'apposita sala o, se il tempo lo permette, sulla terrazza panoramica. Su prenotazione, possibile visitare l'esposizione di auto d'epoca ospitata nei sotterranei, battezzata col nome di Garages United: vi sono presenti automobili Fiat e Lancia degli anni '20 e '30 del Novecento.

BED&BREAKFAST VILLA TERESA Cat.** Via Cursaglie, 9 Tel. e Fax +39 0175 343902 -Cell. +39 328 3012583 E-mail: teresarenato@supereva.it La struttura ospitata in una recente villa, disposta su 2 livelli. Ai locali ai piani indicati va aggiunta la mansarda ed una prossima minipalestra. Ledificio circondato da 2000 metri di giardino (messo a disposizione per eventuali feste, comunioni, matrimoni) ed immerso nel verde. Vi si gode una magnifica vista della catena montuosa del Monviso e della Rocca di Cavour. La zona particolarmente tranquilla, in quanto lontana dal caos della grande citt.

BED&BREAKFAST IL BOSCO DELLE TERRECOTTE Cat. *** Via Vigne di Spagna 18 Tel. e fax +039 0175 343671 - cell. 333 7107551 - 339 4353859 www.ilboscodelleterrecotte.it. E-mail:segreteria@ilboscodelleterrecotte.it. Il bosco delle terrecotte un bed and breakfast immerso nella quiete delle vigne e dei boschi della collina di Barge. Ideale punto di partenza per escursioni in montagna nello splendido scenario del Monviso, o nella incantevole cornice di Saluzzo. Agli ospiti viene proposto di condividere lo spirito di tutela e di valorizzazione dell'ambiente che caratterizza la vita dei gestori, Marco e Silvia, e che si rispecchia nelle scelte attuate nella ristrutturazione della cascina, con criteri di bioedilizia e di sostenibilit ambientale, garantiti dallacquisizione del marchio europeo Ecolabel. Il B&B accoglie gli ospiti in confortevoli camere a tema (ognuna dedicata ad un fiore), dallarredo curato e personalizzato. Gli ospiti, durante la loro permanenza, possono assaporare la quiete del paesaggio circostante, sperimentare le tecniche di lavorazione e cottura della ceramica raku, intraprendere percorsi in mountain bike con le bici a loro disposizione, partecipare ad una vendemmia, o semplicemente rilassarsi al sole regalandosi il tempo di leggere un buon libro.

AZIENDA AGRITURISTICA CASCINA NUOVA Via Soleab, 27 Tel. 0175.30132 - Fax 0175.390800 E-mail: info@agriturismocascinanuova.com

La famiglia che gestisce questa struttura ha deciso di fuggire dalla citt nel 1998. Dopo lacquisto di questa cascina di pianura, risalente al 1870 ed una sua ristrutturazione durata ben tre anni, la decisione di attrezzarla a fini agrituristici, mantenendo il nome della tenuta agricola. La conduzione di tipo familiare. La nonna si dedica prevalentemente alla cucina e alla lavorazione dei prodotti orto-frutticoli. Il nonno fa lagricoltore e, occasionalmente, aiuta la moglie in cucina, La figlia Laura aiuta la madre nella preparazione di marmellate, conserve, agnolotti e tagliatelle e, con il marito Dario accoglie gli ospiti dellagriturismo nella sala ristorante. Proprio Dario si divide tra il maneggio dei cavalli e la coltivazione fuori suolo, in serra, delle fragole e , a cielo aperto, di piccoli frutti, che vengono direttamente venduti o utilizzati per la preparazione delle marmellate.. E prevista, in futuro, la realizzazione di camere, per laccoglienza di ospiti.

ENOTECA LA DOLCE VITE Via Costanzo Carle, 99 Tel. cell. 348.7643962/346.6608868 Rivendita tradizionale di prodotti tipici e vini locali e nazionali, aperta nel 2003 e gestita da Maria Gabriella Reinaudo assieme al consorte Silvio Locatelli, sommelier professionista e degustatore ufficiale. Lattivit si caratterizza per la grande valorizzazione delle tipicit locali e regionali ed aderisce alla filosofia dei prodotti a km zero.

AZIENDA VITIVINICOLA LE MARIE di Valerio Raviolo via S. Defendente 6 info@lemarievini.eu tel. e fax 0175. 345159 cell. 335.6441042 333.7436495 Le Mare il nome di due cascine (Mara Veja e Mara Neuva) esistenti nel territorio vinicolo di Assarti: appellativo che si spiega con il fatto che il terreno rosso di tale zona fosse considerato mar, cio cattivo, per coltivazioni differenti da quella della vite. Da alcuni anni, questa azienda sta riportando agli onori del passato i vitigni classici del PINEROLESE D.O.C. (Barbera, Dolcetto, Freisa e Bonarda), producendo vini rossi di carattere e di schietta personalit. La maggior parte dei medesimi sono ottenuti in purezza, mentre dallabbinamento di uve Barbera (45%), Nebbiolo (45%) ed altri vitigni autoctoni (10%) nasce il Debarges. Accanto ai rossi, per, Le Mare produce anche una quantit ridotta di due ottimi bianchi da tavola: il Blanc de Lissart ed il Blanonnay. Il numero totale di bottiglie annualmente prodotte assomma a circa 20.000. Lintera famiglia Raviolo si occupa dellattivit vitivinicola con dedizione, passione ed amore, avvalendosi della collaborazione dellenologo Gianfranco Cordero. Su una propriet agraria di 11,5 ettari complessivi, quelli vitati sono circa 6, cui si aggiungono altri 4 ettari condotti in affitto. Lesposizione dei vigneti a Sud-Est. Laltitudine 350 metri slm. Il tipo di terreno sub-acido, con alto contenuto di argilla. Il microclima asciutto e ventilato, con buona esposizione al sole. La densit del piantamento pari a 4000-5000 ceppi per ettaro, a seconda del tipo di vitigno. Il sistema di allevamento il Guyot semplificato, con un solo capofrutto, per favorire la maturazione. Viene operato, naturalmente, un diradamento dei grappoli. La resa per ettaro pari a 65 quintali per il Dolcetto e un poco di pi per le altre uve. Lepoca della raccolta: fine settembre, inizio ottobre. Laffinamento del vino Barbera e Desbarges avviene per 4 mesi in acciaio e 12 in legno di rovere. Il Dolcetto, la Bonarda, la Freisa e i vini bianchi restano in acciaio per 7/8 mesi. La durata dei vini prodotti varia dai 7 anni, circa, per Barbera e Desbarges e 3 o 4 anni per il Dolcetto. La tesatura di servizio dei rossi di 18/20. La cantina visitabile ogni Sabato dalle 8,30 alle 12 e dalle 14,30 alle 18,30 e negli altri giorni (compresa la Domenica), su appuntamento. AZIENDA VITIVINICOLA GIORGIO BELTRAMO Via Card 5 Tel. 0175.346900 Cell. 340.2317597 e 339.6805272 La famiglia Beltramo produce vini da moltissime generazioni, sempre in quel di Barge, ma, in particolare, Giorgio Beltramo ha iniziato a vinificare con metodi moderni solamente dal 1996.

Per un certo tempo, proprio costui stato contitolare dellazienda Le Mare, mentre oggi opera sul mercato direttamente col proprio nome, coadiuvato dal figlio. I suoi vigneti si trovano tutti nella zona detta Assarti, a circa 360 m. slm, con una esposizione Sud/Sud-Est. Si tratta di due ettari di terreni vitati argillosi, sub-acidi. Il sistema di allevamento il Guyot, con diradamento dei grappoli. La densit dellimpianto raggiunge una media di 4000 ceppi per ettaro. La resa media di 65 quintali per ettaro. Lepoca di raccolta delle uve cade, in genere, verso la met di ottobre. Beltramo produce un Pinerolese Dolcetto a D.O.C. (in purezza) e il Nero di Luna, un Pinerolese Rosso a D.O.C. (Nebbiolo 80% e Barbera 20%), oltre al vino da tavola Bianco del Viso. Le bottiglie saggirano complessivamente sulle 3000, mentre per il momento si privilegia ancora la vendita di vino sfuso. Per quanto concerne il Dolcetto, si effettua una di raspatura e pigiatura soffice. La fermentazione avviene in botti dacciaio a temperatura controllata. In particolare, la fermentazione malolattica ha luogo prima dellinverno. Gli altri vini rossi sono lasciati 2 mesi in vasca dacciaio e per 10 mesi vengono affinati in botti di rovere. La longevit di tali vini si aggira sui 5 anni. Vanno serviti a una temperatura ottimale di 18 (Dolcetto)/20 (Nero di Luna). La cantina visitabile il Sabato dalle 8,30 alle 12 e dalle 14,30 alle 18,30 e negli altri giorni, su appuntamento.