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Facolt di Ingegneria

Dipartimento di Ingegneria Idraulica e Ambientale









Corso di

SISTEMAZIONE DEI BACINI IDROGRAFICI

Prof. Ing. Mario Fugazza




Appunti alle lezioni
AA 2010-2011










IL TERRENO
CARATTERISTICHE E PROPRIET
2
Indice

1. L'UTILIZZAZIONE DEL TERRENO................................................................................................................................... 3
1.1 Il terreno: definizione e funzioni............................................................................................................................ 3
2. COMPONENTI DEL TERRENO ......................................................................................................................................... 3
2.1 Scheletro ............................................................................................................................................................... 3
2.2 Terra fine .............................................................................................................................................................. 4
2.3 Humus................................................................................................................................................................... 4
2.4 Acqua e aria .......................................................................................................................................................... 4
3. PROPRIET FISICO-MECCANICHE DEL TERRENO.......................................................................................................... 4
3.1 Tessitura................................................................................................................................................................ 4
3.2 Struttura ................................................................................................................................................................ 7
3.3 Porosit e peso specifico....................................................................................................................................... 8
4. I RAPPORTI ACQUA-TERRENO.......10
4.1 Il potenziale dellacqua nel terreno .................................................................................................................... 10
4.2 Umidit............................................................................................................................................................... 10
4.3 Misura dell'umidit............................................................................................................................................. 11
4.4 Le frazioni acquose ............................................................................................................................................ 12
4.5 Curve di umidit ................................................................................................................................................ 12
4.6 Adacquamento ................................................................................................................................................... 15
5. MOTO DELL'ACQUA NEL MEZZO POROSO SATURO.................................................................................................... 16
5.1 Conduttivit idraulica ......................................................................................................................................... 16
5.2 Misura della conduttivit .................................................................................................................................... 17
6. Moto di filtrazione nelmezzo poroso saturo ......................................................................................................... 20
6.1 Semplificazione del problema: le ipotesi di Dupuit e Forcheimer...21
6.2 I pozzi ................................................................................................................................................................. 23
6.3 Curve caratteristiche di pozzi e trincee............................................................................................................... 24
7. MOTO DELL'ACQUA NEL MEZZO POROSO INSATURO ................................................................................................. 28
7.1 Infiltrazione......................................................................................................................................................... 28
7.2 Capillarit ........................................................................................................................................................... 32

3
1. L'UTILIZZAZIONE DEL TERRENO

Molti interventi sul territorio che richiedono la progettazione e realizzazione di opere e manufatti, comportano
linterazione con il suolo, a volte in modo anche molto rilevante. Si va dalla semplice realizzazione di fondazioni,
presenti nelle infrastrutture e in tutte le strutture civili ed industriali, agli interventi pi estesi, connessi alla protezione e
conservazione dellambiente naturale, o mirati a rendere possibile o migliorare l'utilizzazione del terreno, rendendo in
ogni caso sicure la presenza e le attivit umane. In questambito rientrano il controllo e la limitazione
dellaccelerazione di fenomeni naturali quali lerosione del suolo o dei corsi dacqua, che pu innescare dissesti
idrogeologici, lo smaltimento delleccesso di acqua superficiale e di falda, il controllo di eventi estremi che, allinterno
del ciclo naturale dellacqua, possono produrre inondazioni ed allagamenti. Sono tutte attivit nelle quali si ha a che
fare con linterazione acqua-terreno. E dunque logico che si abbia una conoscenza delle propriet e delle
caratteristiche fisiche del terreno, alle quali sono connessi una serie di fenomeni fisici allinterno del ciclo idrologico
naturale. La conoscenza della capacit di assorbire, trattenere e rilasciare lacqua tramite linfiltrazione, la percolazione
e la filtrazione, fondamentale per lirrigazione ed il drenaggio. La conoscenza della capacit del terreno di resistere
alle sollecitazioni meccaniche dovute al peso delle strutture o al peso proprio a cui si aggiunge quello dellacqua
presente al suo interno fondamentale per la realizzazione di manufatti stabili e per mantenere la stabilit dei pendii. La
conoscenza della resistenza alla azione di trascinamento, che si esercita sul terreno in presenza di scorrimento
superficiale distribuito o incanalato e da cui dipendono i fenomeni di erosione, trasporto e deposito di materiale solido,
importante per la protezione dei versanti dallerosione accelerata, per il controllo della stabilit dei corsi dacqua
naturali, per il dimensionamento di canali artificiali e di arginature. Senza entrare troppo nei particolari, che lasciamo ai
corsi specifici, quali la geotecnica o la geologia applicata, richiameremo nel seguito alcune delle caratteristiche e
propriet principali del terreno, in particolare quelle connesse al rapporto acqua-terreno. Successivamente verranno
trattate lerosione superficiale e quella incanalata.

1.1 Il terreno: definizione e funzioni

Si definisce terreno o suolo lo strato superficiale, di spessore variabile dai pochi alle decine di centimetri, che
ricopre per molti tratti la crosta terrestre.
Il terreno si origina dalla degradazione della roccia madre. Questo fenomeno molto lento ed causato da
processi di tipo meccanico (azione dell'acqua, del vento e degli agenti atmosferici in generale), fisico (variazioni
termiche, effetto dell'irraggiamento solare, della gravit etc) e di tipo chimico (azione solvente ed idrolizzante
dell'acqua, sia diretta sia attraverso le sostanze in soluzione).
Ai processi sopraelencati se ne associano altri che rendono il terreno fertile e quindi utilizzabile per la
coltivazione: sono processi di tipo biologico ed organico dovuti alla presenza nel terreno di esseri viventi che, da una
parte, alterano lo stato del suolo con la loro presenza e dall'altra ne modificano la costituzione, liberando sostanze
organiche nei processi di decomposizione successivi alla loro morte.
Si definisce infine terreno agrario il suolo su cui interviene l'uomo con azioni, operazioni ed attivit atte a
renderlo il pi idoneo possibile alla coltivazione.
La funzione del terreno agrario quella di:
- sostenere meccanicamente la pianta;
- costituire un serbatoio di sostanze chimiche necessarie per la vita dei vegetali ed il mezzo nel quale possono avvenire
i processi fisico chimici che producono e fissano i principi nutritivi che la pianta utilizza e che assorbe attraverso
l'apparato radicale.


1.2 Componenti del terreno

Il terreno costituito dai seguenti componenti:
- lo scheletro;
- la terra fine;
- l'humus, che ne costituisce la parte organica;
- l'aria;
- l'acqua.

1.2.1 Scheletro

E' quella parte del terreno che non passa al vaglio di un setaccio con fori di diametro 2 mm; quindi costituita
dalle particelle con diametro superiore ai 2 mm.
Convenzionalmente lo si suddivide in: ciottoli, ghiaione, ghiaia, in funzione del diametro.
Nel terreno agrario lo scheletro assente in conseguenza delle lavorazioni agricole.
4
1.2.2 Terra fine

E' quella parte di terreno che passa al vaglio di un setaccio con fori di diametro 2 mm; quindi costituita dalle
particelle con diametro inferiore ai 2 mm
Convenzionalmente la si considera composta da sabbia, limo e argilla
Costituiscono la sabbia (secondo la classificazione internazionale dei suoli) tutte le particelle di diametro
compreso fra 0.02 e 2 mm, con la suddivisione in sabbia grossa (0.2-2) e sabbia fine (0.02-0.2).
Il limo comprende le particelle con diametro compreso tra 0.002 e 0.02 mm e l'argilla quelle di diametro
inferiore a 0.002 mm (2m).
La sabbia ed il limo, che costituiscono la parte inattiva della terra fine, hanno essenzialmente una funzione di
tipo meccanico, in quanto costituiscono il supporto poroso sul quale possono fissarsi gli altri componenti chimici e nel
quale possono circolare aria e acqua.
L'argilla ha una funzione molto importante sia dal punto di vista chimico, in quanto pu fissare molte sostanze
necessarie alla pianta, sia dal punto di vista fisico, in quanto compie un'azione di aggregazione delle particelle
contribuendo in modo fondamentale alla costituzione della struttura del terreno.
La composizione della terra fine (percentuali di sabbia, limo, argilla) definisce la tessitura del terreno.

1.2.3 Humus

Costituisce la parte organica del terreno; costituito da una miscela di sostanze organiche provenienti dalla
decomposizione degli organismi viventi (vegetali ed animali) presenti nel terreno; ha la funzione duplice di nutrizione
vegetale (contiene in particolare azoto, fosforo, potassio e calcio) e di stabilizzare la struttura del terreno legando
assieme i componenti tramite i diversi acidi che contiene.
Quest'ultima funzione svolta soltanto dall'humus attivo, che quello proveniente dalla decomposizione operata
da batteri di tipo aerobico (l'humus inattivo proviene da processi di tipo fungino).

1.2.4 Acqua e aria

Sono contenute nei pori presenti all'interno del terreno.
L'acqua, che di solito particolarmente ricca di sostanze disciolte, ha una funzione fondamentale per la vita della
pianta: contiene elementi (inorganici ed organici) che la pianta pu assimilare attraverso l'apparato radicale ed
necessaria per la termoregolazione della pianta che avviene attraverso l'evapotraspirazione.
L'aria, di solito quasi satura di vapore e ricca di CO
2
,

necessaria per la respirazione dell'apparato radicale:
infatti perch possano avvenire i processi chimici prodotti da batteri di tipo aerobico (essenziali per la vita della pianta)
le radici debbono essere per un tempo sufficiente a contatto con l'aria.



1.3 Propriet fisico-meccaniche del terreno

Le principali propriet fisiche del terreno sono le seguenti:

- tessitura;
- struttura;
- porosit;
- densit (peso specifico);


1.3.1 Tessitura

La tessitura di un terreno definita dalla percentuale (in peso) con cui sono presenti, nel terreno stesso, le tre
componenti della terra fine: sabbia (S-sand), limo (Si-silt) e argilla (C-clay).
Queste percentuali vengono determinate mediante l'analisi granulometrica di campioni del terreno che vengono
effettuate usando setacci di tipo standard e pesando di volta in volta le frazioni che passano attraverso il setaccio con
fori di diametro prescelto.
Il rapporto fra il peso di queste frazioni ed il peso totale del campione moltiplicato per 100 definisce la
percentuale di particelle presenti nel terreno di diametro inferiore o uguale a quello dei fori del setaccio. Questo
procedimento viene effettuato per granulometrie decrescenti fino alla sabbia (0.2-0.1 mm)


5
) g(
18v
s


















Setacci per la granulometria dai ciottoli alla sabbia Becher e densimetro per prova di sedimentazione

Per le frazioni pi fini (sabbia fine, limo e argilla) si utilizzano altri metodi; quelli pi noti sono il metodo della
sedimentazione o densimetrico ed il metodo della levigazione. Entrambi si basano sul fatto fisico che una particella
solida di forma definita immersa nellacqua si muove verso il basso con una velocit che dipende dalla sua dimensione
e dal suo peso specifico.
In effetti se si considera il sistema di forze agenti sulla particella assunta di forma sferica di diametro d e densit

s
che sono:

(1) G = ( d
3
/6)g(
s
-) peso immerso della particella,

(2) D = 3dv forza di drag (soluzione di Stokes in regime laminare),

ove e sono viscosit e densit dellacqua e v la velocit di caduta, e si scrive la condizione di equilibrio si ottiene:

(3) v = [(
s
-)g d
2
]/(18)

Una volta che sia nota la densit del materiale costituente il terreno
s
e conoscendo densit e viscosit dellacqua, v
dipende solo dal diametro; si pu dunque ricavare la relazione che lega il diametro d alla velocit di caduta v:


(4) d =


Il metodo densimetrico consiste nel ricavare la distribuzione delle particelle fini attraverso le misure, effettuate
in tempi successivi, della densit di un campione di acqua nel quale viene sciolto il secco di cui si deve trovare la
granulometria. La soluzione deve essere molto ben fatta e il campione ben agitato perch si possa assumere che la
distribuzione iniziale delle particelle di diverso diametro sia uniforme, cio che la concentrazione di solido sia costante
punto per punto. Questa concentrazione iniziale viene misurata. Lacqua contenuta in una provetta verticale di altezza
H.
Se si considera un qualunque altezza h<H, misurata a partire dal pelo libero, il tempo impiegato dalle particelle
per percorrere la distanza h dato dalla relazione t = h/v, ove v la velocit di caduta (3) ed tanto maggiore quanto
pi grande il diametro della particella. Pertanto, se si considera un qualunque tempo t
i
> 0, alla profondit h si
troveranno, con la loro concentrazione iniziale, solo particelle la cui velocit di sedimentazione v v
i
= h/t
i
e quindi
il cui diametro del valore d
i
che si ricava dalla (4) ponendo v=v
i
. Estraendo con una pipetta un campione di liquido
alla profondit h e misurando la concentrazione di solido in essa contenuta, che viene rapportata alla concentrazione
iniziale in cui tutte le particelle erano uniformemente distribuite, si ottiene la percentuale di particelle di diametro
inferiore a d
i
presenti nel campione. Loperazione viene ripetuta a tempi diversi ed in questo modo si pu ottenere la
curva granulometrica della parte fine del terreno.
Il metodo di levigazione proposto da Kopecky consiste nel far passare acqua, nella quale il campione secco
stato diluito (come nelle prove densimetriche), in una serie di N recipienti verticali (tubi) collegati tra di loro, con moto
dal basso allalto. La portata q fissata e costante nel tempo cos come sono definiti i diametri D
i
dei tubi verticali. Ne
segue che la velocit media della corrente allinterno del tubo i
esimo
data dalla relazione V
i
=4q/D
i
2
(velocit di salita).
Confrontando il valore V
i
con la velocit di caduta data dalla (3) si deduce che allinterno di ogni tubo di diametro D
i
si
accumulano tutte le particelle di diametro
6
) g(
2q 6
s

i
D


(4a) d
i



in quanto, in questo caso, la velocit di salita inferiore alla velocit di caduta.
Nellapparecchio di Kopecky il diametro dei tubi cresce dal primo allultimo, cos che nel primo si raccoglie il
materiale di diametro maggiore o uguale a d
1
, che non riesce ad essere portato via dalla corrente, nel secondo quello di
diametro compreso tra d
1
e d
2
e cos via. Lacqua viene fatta circolare finch tutto il materiale non depositato. A
questo punto dai singoli recipienti si ricava il peso delle diverse frazioni di secco e si pu quindi costruire la curva
granulometrica.
I risultati delle analisi messi in grafico con il diametro in mm in ascissa (di solito in scala logaritmica) e il valore
percentuale in ordinata consentono di definire la curva granulometrica del terreno.
Esempi di curve granulometriche sono riportate in Fig. 1.
Si osserva nella curva (A) una distribuzione abbastanza uniforme delle particelle cio dei componenti sabbia, limo e
argilla (terreno di medio impasto). Le curve (B) e (C) rappresentano terreni con granulometria mal distribuita e quindi
assenza o scarsa presenza di componenti. Nella curva (C) si osserva una concentrazione di particelle di diametro poco
diverso da 0.1 mm (circa il 40 % del totale). Nella curva (B) si osserva la mancanza o scarsa presenza di tutta una serie
di diametri (quelli compresi fra 0.02 e 0.5 mm) cio buona parte della sabbia presente solo per un 10 % del totale.
Dallanalisi granulometrica si possono ricavare i valori di alcune grandezze o coefficienti che risultano utili alla
caratterizzazione dei terreni (secondo Hazen):

1. Il diametro efficace o dimensione effettiva definita dal valore d
10
, cio dalla dimensione della particella (sempre
definita riferendosi diametro dei fori del setaccio) tale che il 90 % abbia diametro superiore (il pedice rappresenta
qui e nei casi che seguono la percentuale passante attraverso il setaccio.
2. Il coefficiente di uniformit dato dal rapporto u = d
60
/d
10
.
3. Il coefficiente di classificazione o pendenza relativa della curva granulometrica dato dal rapporto d
75
/d
25
.
Un valore piccolo del coefficiente di uniformit indica un terreno con granulometria uniforme ( il caso C sopra
descritto).

Fig. 1: curva granulometrica; nella parte alta della banda supariore la classificazione francese
nella bassa quella internazionale


In base alla tessitura il terreno pu essere classificato secondo schemi ben definiti. Uno dei pi usati il triangolo dei
suoli (Soil Survey e U.S.D.A.) riportato in Fig. 2.

7

Fig. 2: il triangolo dei suoli

Nella pratica uso comune distinguere i terreni in:
- terreni grossolani: prevalenza di sabbia (zona S nel triangolo);
- terreni leggeri: sabbia e medio impasto (L= loam) con prevalenza dell'una o dell'altra (SL,LS)
- terreni di medio impasto (franco): medio impasto e limo con eventuale prevalenza dell'uno o dell'altro
(L,SiL,Si);
- terreni di medio impasto-pesanti: medio impasto, sabbia, limo, argilla con diverse prevalenze (SCL,CL,SiCL);
- terreni pesanti: prevalenza di argilla con eventuale sabbia o limo (C,SC,SiC).


1.3.2 Struttura

La struttura del terreno dipende dalle dimensioni delle particelle che lo costituiscono (cio dalla tessitura) e dal
modo con cui si dispongono venendo a contatto tra loro.
In pratica si formano dei grumi di dimensioni diverse con diametro dell'ordine dei mm. Questi grumi sono pi o
meno stabili in funzione del contenuto di sostanze organiche. La stabilit dei grumi conferisce stabilit alla struttura.
Dalla struttura dipendono la quantit e le dimensioni dei pori e quindi la capacit del terreno di assorbire e di lasciar
passare l'acqua e l'aria, il che importantissimo per l'utilizzazione agricola.
Tipi differenti di struttura sono rappresentati in Fig. 3.


Fig. 3: tipi di struttura del terreno

La struttura del terreno influenzata:
a) dagli interventi antropici attraverso:
le operazioni colturali, che contribuiscono ad arricchire il contenuto di sostanze organiche (concimazione e
sovescio); le lavorazioni meccaniche, che aumentano gli spazi vuoti;
b) dagli agenti esistenti in natura attraverso:
l'azione meccanica esercitate dalle radici delle piante e dagli animali; le variazioni climatiche; l'azione chimica
solvente o coagulante degli ioni.

In un terreno di struttura ben definita si costituisce quindi un sistema di vuoti chiamati pori che a, seconda delle
dimensioni identificate dal diametro medio d, si distinguono in macropori e micropori (indicativamente d> 8m e
d<8m rispettivamente).
8
I macropori sono di solito occupati dall'aria, tranne che nei periodi di pioggia o di irrigazione; i micropori, in condizioni
normali di umidit, sono occupati in modo pi o meno completo dall'acqua trattenuta per capillarit.
I terreni ricchi di macropori sono ben aerati, ma hanno scarsa attitudine a trattenere l'umidit (es. i terreni sabbiosi);
quelli ricchi di micropori (come i terreni argillosi) sono in grado di trattenere l'umidit ma poco aerati.


1.3.3 Porosit e peso specifico

Si consideri un campione di terreno di volume W, sia W
v
il volume occupato dai pori
*
, W
s
il volume occupato
dalle particelle solide compattate. Al volume W corrisponde un peso complessivo P
s
dato dal peso della sola parte
solida (si considera il campione secco).
La porosit n definita dal rapporto percentuale tra il volume occupato dai pori W
v
e il volume del campione W:

(5) n =
W
W
v
100;

essendo W = W
v
+ W
s
si ricava:

(6) n =
(


W
W
1
s
100.

Insieme alla porosit si definisce lindice o rapporto di vuoto e = n/(100-n).
Il peso specifico relativo apparente del terreno
ra
definita

come rapporto tra il peso specifico del campione e
quello dell'acqua (per definizione unitario):

(7)
ra
=
P
s
W


e il peso specifico relativo reale
rr
come rapporto tra il peso specifico del campione compattato e quello dell'acqua:

(8)
rr
=
P
s
W
s


Si ricava per la porosit un'ulteriore espressione:

(9) n =
(

rr
ra

1 100.

Ai fini dello studio dei fenomeni di filtrazione risulta importante quantificare la frazione dei pori nei quali
l'acqua pu circolare e la frazione dei pori nei quali l'acqua non pu di fatto circolare e per questa ragione stato
introdotto il concetto di porosit efficace, che equivale al rapporto fra il volume dei vuoti intercomunicanti nei quali
l'acqua pu liberamente circolare e il volume totale del terreno. Pi precisamente viene definito porosit efficace,
usualmente indicata con n
e
, il rapporto fra il volume d'acqua rilasciato per gravit da un campione di terreno o di
roccia perfettamente saturo e il volume totale del campione. La ritenzione specifica viene invece definita come il
rapporto fra il volume d'acqua trattenuto da un campione di terreno saturo dopo aver operato un drenaggio per gravit
e il volume totale del campione.
La porosit di una roccia o di un terreno data quindi dalla somma fra la porosit efficace e la ritenzione
specifica. Nella letteratura inglese viene spesso utilizzato il termine Specific yield, usualmente indicato con S
y
, che
sinonimo di porosit efficace. Per evitare confusione di termini, alcuni autori in sostituzione dell'espressione 'porosit'
utilizzano l'espressione 'porosit totale', cos da differenziarla in modo inequivocabile dalla porosit efficace.

I valori di porosit e peso specifico dipendono dalla tessitura e dalla struttura del terreno.
Indicativamente si possono adottare i valori di Tabella 1 e 1 a):


*
il volume W
v
pu essere suddiviso in volume occupato dall'acqua W
l
di peso P
l
e volume occupato dall'aria W
a
di peso nullo.
9
n(%) e Terreno
ra
38 0.61 S 1.65
43 0.75 SL 1.50
47 0.89 L 1.40
48 0.92 SiL 1.37
49 0.96 CL 1.35
51 1.04 SiC 1.30
53 1.13 CL 1.25
Tab. 1: porosit, rapporto di vuoto e peso specifico rel. apparente per alcuni tipi di terreno
classificati secondo il triangolo dei suoli (Hansen , Israelsen & altri 1979)










Tab. 1 a) porosit totale ed efficace per alcune tipologie di terreno (Water Supply Paper USGS)

Il peso specifico relativo reale compreso di norma tra 2.1 e 2.5 a seconda dei minerali che costituiscono il terreno.
Il peso specifico relativo apparente si ricava seccando il campione di terreno di volume noto in modo di far uscire tutta
l'umidit, pesandolo e facendo il rapporto tra il peso ed il volume.















Andamento delle porosit e della ritenzione specifica in funzione del diametro delle particelle
(Davis, De Wiest 1966)


10
1.4 I rapporti acqua-terreno

Il terreno un mezzo poroso che pu contenere acqua in diversa quantit secondo in dipendenza della sua
struttura, dalla quale dipendono le caratteristiche del reticolo di pori. Se si considera la presenza di acqua dal semplice
punto di vista quantitativo diventa importante il concetto di umidit del terreno con tutte le sue implicazioni. Se invece
ci si riferisce al moto dell'acqua nel terreno allora necessario fare riferimento sia alle forze che la possono far
muovere, sia allo stato del mezzo in cui essa si muove.
Distingueremo allora il moto in mezzi porosi saturi e quello in mezzi porosi insaturi. Nel primo caso il
comportamento del terreno definito dalla conduttivit idraulica, nel secondo caso dalla velocit di infiltrazione e dalla
capillarit.

1.4.1 Il potenziale dellacqua nel terreno

Per definire in modo univoco lo stato di umidit del terreno si fa riferimento alla forza con cui il terreno trattiene
l'acqua, opponendosi al suo allontanamento, forza che costante per ogni tipo di terreno. Si introduce il concetto di
potenziale dellacqua nel terreno (soil water potential) che si indica con la lettera ed ha le dimensioni di una energia
per unit di massa (J/Kg). Si definisce il livello di riferimento (=0) come quello corrispondente ad acqua pura (senza
nulla in soluzione) a quota e temperatura note con superficie di separazione aria-acqua (interfaccia) orizzontale. Il
gradiente di potenziale la forza che fa muovere l'acqua nel terreno, dal potenziale maggiore al potenziale minore.
In terreno non saturo si deve compiere lavoro per rimuovere l'acqua dal terreno: il potenziale quindi negativo. Lacqua
tende naturalmente a muoversi da una zona di terreno molto umido, in cui il potenziale quasi nullo, verso una zona in
cui il terreno secco, con potenziale minore (valore fortemente negativo).
Il potenziale viene espresso, in generale, come somma di quattro termini:

(10) =
g
+
p
+
o
+
n

g
il potenziale gravitazionale, definito dalla posizione della particella all'interno del campo gravitazionale:
g
= gz
essendo g l'accelerazione di gravit e z la quota rispetto al riferimento;

p
il potenziale di pressione, legato allesistenza della matrice acqua-terreno: causato dalle forze di attrazione
esistenti tra le particelle di terreno e di acqua, dalla presenza di pori e di superfici di separazione tra le varie fasi. Il
potenziale di pressione una funzione continua dellumidit ed positivo in un suolo saturo e negativo in suolo
insaturo. Viene espresso in funzione della pressione h in m di colonna d'acqua:
p
= hg;

o
il potenziale osmotico, dovuto alla presenza di sostanze disciolte nell'acqua, che causa di una diminuzione di
potenziale rispetto alla condizione di acqua pura;

n
il potenziale pneumatico dovuto alla presenza nel suolo di aria
n
= h
a
g, essendo h
a
la pressione dell'aria in m di
colonna d'acqua, che usualmente si considera costante con z ed uguale alla pressione atmosferica.
Se si moltiplica per la densit dell'acqua (kg/m
3
) si ottiene l'energia per unit di volume
v (J/m
3
)
.
Se si trascurano la pressione osmotica e la pressione dell'aria (assunta=0) si ottiene
v
= g(z + h) e con un
ultimo passaggio dividendo per il peso specifico si ottiene l'energia per unit di peso H (m):

(11) H = z + h = z + p/g

essendo p la pressione dell'acqua in N/m
2
. Quest'energia chiamata anche, come ben noto, quota o carico
piezometrico o pi semplicemente carico.


1.4.2 Umidit

Si definisce umidit del terreno la quantit di acqua contenuta nel terreno espressa in percentuale (di peso o di
volume) rispetto al campione secco. E' in genere indicata con il simbolo U o con il simbolo .
L'umidit espressa in percento di volume :

(12) U
v
=
W
l
W
100
mentre l'umidit espressa in percento di peso

(13) U
p
=
P
l
P
s
100
dal loro rapporto si ha:
11

(14)
U
v
U
p
=
ra

L'umidit in volume pu anche essere espressa in mm/m. Infatti, se ci si riferisce alla superficie unitaria di 1 m
2
,
a cui corrisponde un volume W = 1 m
3
per ogni m di profondit di terreno, e si definisce il volume di acqua in esso
contenuta W
l
come prodotto dell'altezza h in mm di una lama d'acqua (uniformemente distribuita sulla superficie) per
l'area della superficie, risulta allora dalla definizione:

(15) U
v
=
W
l
W
= h mmm
-1



1.4.3 Misura dell'umidit

L'umidit pu essere misurata su campioni in laboratorio oppure direttamente sul campo.
I principali metodi di laboratorio sono:

a) Metodo della pesata:
la quantit di acqua contenuta nel terreno si ricava come differenza fra il peso P del campione indisturbato e il peso P
s

del campione secco, essiccato in una stufa termostatica a 105110 C, fino a raggiungere un peso costante. Dalla
differenza P - P
s
dividendo per P
s
si ricava U
p
.

b) Metodo ad alcool:
si immerge il campione in alcool di titolo noto. Dopo un tempo sufficiente si filtra l'alcool che rimasto a contatto col
campione. Dal nuovo valore del titolo si ricava il contenuto di acqua e quindi U
p
.

I principali metodi di campo sono:

a) Metodo del tensiometro:
il tensiometro costituito da una candela porosa, che viene infissa nel terreno alla profondit voluta, collegata
mediante un'asta tubolare ad un manometro metallico. Una volta infissa l'asta nel terreno il tubo e la candela vengono
riempiti d'acqua ed il tutto viene chiuso con un tappo. Inizia il passaggio di acqua dal tubo, attraverso la candela, al
terreno, che continua fino a che si raggiunge l'equilibrio fra la forza di suzione del terreno e la pressione (negativa)
dell'acqua dentro la candela. La depressione che si formata all'interno del tensiometro, indicata dal manometro,
correlata all'umidit del terreno. Il tensiometro tarato in laboratorio.



Misura dellumidit mediante tensiometri

b) Metodo della conducibilit elettrica:
l'umidit del terreno si deduce dal valore della conducibilit elettrica di blocchetti porosi, collegati ad una batteria, che
vengono immessi nel terreno. La misura della corrente che attraversa il sistema varia al variare della conducibilit, che
dipende a sua volta dalla quantit di acqua assorbita, legata all'umidit del terreno. Anche in questo caso il sistema
tarato in laboratorio.


12















Dispositivo per la misura di campo tramite la conducibilit: blocchetti porosi e amperometro

c) Metodo neutronico:
consiste nellimmettere nel terreno un flusso di neutroni veloci proveniente da una sorgente radioattiva e nel captare,
contandoli, quelli divenuti lenti in conseguenza della collisione con gli atomi di idrogeno presenti nell'acqua.
Limmissione e la captazione vengono effettuate mediante ununica sonda, che viene inserita nel terreno. Il numero di
neutroni che vengono rallentati sul numero totale di quelli immessi proporzionale all'umidit. Anche in questo caso il
sistema tarato in laboratorio.



Dispositivo per la misura di campo col metodo neutronico : emettitore e rilevatore

1.4.4 Le frazioni acquose

Secondo una classificazione proposta all'inizio del secolo ma ancora valida per una prima comprensione del
fenomeno fisico l'acqua contenuta nel terreno pu essere suddivisa in tre parti (frazioni acquose)a ciascuna delle quali
si pu far corrispondere una specie di qualit irrigua dal punto di vista della possibile utilizzazione da parte delle
colture:
1) acqua gravitazionale: la parte di acqua contenuta nella rete di macropori. Essa presente nel terreno per un
periodo pi o meno lungo dopo una pioggia abbondante o dopo l'operazione di irrigazione (adacquamento). Essendo
infatti prevalente su questa frazione acquosa l'azione della forza di gravit su quella dovuta alla tensione superficiale,
essa tende a percolare andando a ricaricare la falda.
Costituisce l'acqua temporaneamente disponibile alla pianta .

2) acqua capillare: la parte di acqua contenuta nella rete di micropori. Essa presente nel terreno finch non evapora
e/o non viene completamente utilizzata dalla pianta, che in grado di vincere, attraverso la forza di suzione esercitata
dalle radici, l'azione di trattenimento dovuta alla tensione superficiale. Costituisce l'acqua disponibile alla pianta .

3) acqua igroscopica: la frazione di acqua che il terreno assorbe direttamente dall'aria e trattiene per adesione
superficiale; non influenzata (nel senso di fatta muovere) n dalla tensione superficiale, n dalla forza di gravit. Non
utilizzabile dalla pianta, che non riesce a vincere le forze (di tipo molecolare) che la trattengono al terreno.
Costituisce l'acqua non disponibile alla pianta (qualit irrigua pessima).
13
1.4.5 Curve di umidit

Ad ognuna delle frazioni acquose, definite al punto precedente, corrisponde, come evidente, una diversa
quantit di acqua e quindi un diverso valore di umidit a seconda del tipo di terreno considerato.
Per definire in modo univoco una ben precisa situazione di umidit (corrispondente se si vuole alla presenza di
una o pi frazioni acquose) conviene far riferimento, come gi detto in precedenza, alla forza con cui il terreno trattiene
l'acqua (cio in pratica al potenziale acqua-terreno), forza che costante per ogni tipo di terreno e che non dipende
dalla quantit di acqua presente, ma dalla sua collocazione allinterno della matrice terreno.
Come indice di questa forza si utilizza il potenziale capillare, definito come il logaritmo decimale dell'energia
per unit di peso H (espressa in cm) necessaria per allontanare dal terreno l'acqua in esso contenuta. Il potenziale
capillare indicato con il simbolo pF: pF = Log(H).
E' possibile, in questo modo, definire le curve di umidit (Figg. 4) le quali rappresentano in modo univoco la
relazione esistente tra umidit e potenziale (espresso in pratica sotto forma di pressione) per un certo tipo di terreno.















Fig. 4: possibili curva di umidit per differenti suoli

Queste curve possono essere determinate in laboratorio usando appositi dispositivi che sono in grado di espellere
gradualmente lacqua contenuta nel mezzo poroso; solitamente vengono usate delle centrifughe.
Dal punto di vista pratico sufficiente conoscere il valore di pF corrispondente alla presenza di tutte o di alcune delle
frazioni acquose. Si definiscono cos i punti di umidit e, conseguentemente, le curve di umidit come curve spezzate e
non come curve continue.
I valori di umidit, ed i corrispondenti punti, di interesse pratico sono:
1) il punto di saturazione totale a cui corrisponde l'umidit di saturazione totale U
st
. E' la situazione, corrispondente per
esempio al periodo immediatamente successivo ad una pioggia abbondante e abbastanza lunga o ad una operazione di
irrigazione, in cui il terreno completamente saturo: l'acqua riempie sia i macropori, che i micropori.
A questa condizione corrisponde pF=0.

2) il punto di saturazione capillare, a cui corrisponde l'umidit di saturazione capillare U
sc
. E' la situazione che si
realizza in un terreno dopo la pioggia quando tutta l'acqua, contenuta nei macropori, cio l'acqua gravitazionale, ha
lasciato il terreno per azione della forza di gravit. Per ottenere lo stesso effetto in laboratorio necessario esercitare sul
campione una pressione corrispondente a circa 0.336 atm. vale a dire pF=2.54. L'umidit corrispondente U
sc
viene
anche chiamata capacit di campo in quanto corrisponde alla condizione in cui il terreno, cio il campo, trattiene tutta
l'acqua che in grado di trattenere all'interno dei micropori ed il volume corrispondente rappresenta quindi la capacit
del campo, inteso come serbatoio di acqua disponibile alla coltura.

3) il punto di saturazione igroscopica a cui corrisponde l'umidit di saturazione igroscopica U
si
. Corrisponde alla
condizione in cui nel terreno presente la sola frazione igroscopica. Per ottenere questo in laboratorio con un'azione
meccanica necessario esercitare sul campione una pressione corrispondente a circa 30.6 atmosfere vale a dire pF=4.5.
In questa situazione non esiste pi acqua disponibile alla coltura. Bisogna per osservare che, per ragioni fisiche,
l'appassimento irreversibile della coltura avviene prima che si raggiunga questa condizione. Infatti, in conseguenza del
fatto che il terreno non un vero e proprio serbatoio ma un mezzo poroso, per quanto ben strutturato, prima di
raggiungere pF=4.5 si arriver ad una condizione in cui la pellicola di acqua presente nei micropori si rompe perdendo
la continuit in modo che una parte di acqua resta isolata ed irraggiungibile dalla pianta. Si visto che questo
corrisponde, mediamente, al valore di pF=4.2 a cui corrisponde il punto di appassimento e l'umidit di appassimento
U
a
.

4) il punto di essiccamento a cui corrisponde il campione secco.
14
Per ottenere questo in laboratorio con un'azione meccanica necessario esercitare sul campione una pressione
corrispondente a pF=7 vale a dire circa 9680 atmosfere.

I valori di umidit sopra elencati possono essere facilmente ricavati in laboratorio da campioni di terreno col
semplice metodo della pesata:
a) si essicca il campione e lo si pesa: si ottiene il peso del campione secco P
s
;
b) si pone il campione secco sotto una campana di vetro contenente vapor d'acqua saturo e lo si lascia in quella
situazione per un tempo sufficientemente lungo perch dall'atmosfera l'acqua aderisca alle particelle solide; poi si pesa
il campione: la differenza tra il peso trovato P
i
e P
s
corrisponde alla quantit, in peso, di acqua igroscopica;
c) si prende un campione e lo si porta a saturazione provvedendo ad irrigarlo finche si raggiunge l'uguaglianza fra
portata entrante e uscente; la differenza tra il peso trovato P
sat
e P
s
corrisponde, in peso, all'acqua di saturazione totale
(frazione gravitazionale, capillare e igroscopica);
d) si lascia gocciolare il campione finch tutta l'acqua gravitazionale se ne andata; la differenza tra il peso trovato P
c
e
P
s
corrisponde, in peso, all'acqua di saturazione capillare (frazione capillare e igroscopica).

L'umidit disponibile alla pianta U
d
viene definita come differenza fra l'umidit di saturazione capillare e
l'umidit di appassimento:

(16) U
d
= U
sc
- U
a


E' necessario fare due importanti considerazioni:

1) non possibile per le colture tollerare che l'umidit del terreno scenda fino al valore U
a
. Infatti l'umidit di
appassimento rappresenta un punto di non ritorno: quando la quantit di acqua contenuta nel terreno corrisponde a U
a
la pianta ha gi subito danni tali da non potersi riprendere. Si definisce allora un valore di umidit pi alto, chiamata
umidit critica colturale U
cc
che corrisponde al valore limite minimo di umidit che la pianta pu tollerare restando in
condizione di riprendersi. Questo valore pu essere ricavato sperimentalmente per le diverse colture: praticamente si
pone U
cc
=1.2 U
a
.
2) in alcuni tipi di terreno, per esempio i terreni argillosi scarsamente strutturati, possibile che alla condizione di
saturazione capillare corrisponda, per scarsit di macropori, una deficienza di aria nella zona radicale. Questo comporta
un principio di asfissia per la coltura che quindi ne soffre. In questi casi si definisce allora per il terreno un valore di
umidit ottimale, chiamato umidit massima ottimale U
mo
che pu essere U
sc
coincidendo con U
sc
solo se il terreno
ben strutturato.

Alla luce di queste osservazioni si definisce l'umidit utile alla pianta U
u

come differenza fra l'umidit massima
ottimale e l'umidit critica colturale:

(17) U
u
= U
mo
- U
cc


A scopo indicativo si forniscono, nella Tabella 2, i valori delle costanti di umidit utilizzate nelle pratiche irrigue per le
categorie pi comuni di terreno: si vede come:
-lacqua trattenuta per capillarit U
sc
sia una percentuale molto variabile dell'umidit di saturazione U
st
: dal 23% per il
terreno sabbioso passa al 66% per un terreno argilloso;
-lappassimento sia da porre in relazione non con la sola quantit di acqua in assoluto contenuta nel terreno, ma con la
quantit di acqua in rapporto alla natura del terreno (U
a
): si passa dal 4% per terreno sabbioso a valori pi che
quadrupli (17%) per terreni argillosi ;
- l'umidit disponibile alla pianta vari dal 5% fino al 18%, pi che triplicando quando si passa da un terreno sabbioso ad
uno argilloso.


COSTANTI
DI UMIDIT %
SABBIOSO
S
FRANCO S
SL
FRANCO
L
FRANCO AR.
CL
ARG. LIM.
SC
ARGILLOSO
C
U
st
38 43 47 49 51 53
U
sc
9 14 22 27 31 35
U
a
4 6 10 13 15 17
U
d
= U
sc
-U
a
5 8 12 14 16 18
U
sc
/U
st
0.23 0.32 0.47 0.55 0.56 0.66
Tab.2: Costanti di umidit per diversi tipi di terreno (Hansen , Israelsen & altri 1979)


15
1.4.6 Adacquamento

Dal punto di vista della pratica irrigua necessario determinare la quantit di acqua che bisogna fornire al terreno
durante ogni operazione di irrigazione, che viene chiamata adacquamento.
Questa quantit definita dall'altezza di adacquamento h
a
(mm) o dal volume di adacquamento W
a
(m
3
ha
-1
). Essa
corrisponde all'acqua necessaria per riportare il valore dell'umidit del terreno, nella zona interessata dalle radici, dal
valore minimo U
cc
al valore massimo U
mo
cio, in pratica, per fornire al terreno l'umidit U
u
.
Se chiamiamo h
t
1
(mm) lo spessore di terreno interessato dalle radici e consideriamo una superficie unitaria, dalla
definizione di umidit in volume U
u
=h
a
/h
t
si ricava:

(18) h
a
= U
u
h
t
= (U
mo
- U
cc
)h
t mm


se si esprime l'umidit in percentuale del volume si ottiene:

(19) h
a
=
(U
mo
- U
cc
)h
t
100
mm

se si considera l'umidit in percentuale del peso si ottiene invece la relazione

(20) h
a
=
(U
mo
- U
cc
)h
t
100

ra
mm


Con brevi passaggi si ricava per il volume di adacquamento :

(21) W
a
= 10 h
a
m
3
ha
-1


Si definisce l'efficienza dell'adacquamento E
a
come rapporto tra il volume di adacquamento e il volume di
acqua immesso sul campo W
i
; la differenza P
ca
data dalle perdite di adacquamento o perdite di campo:

(22) E
a
=
W
W
a
i
=
W
i -
P
ca
W
i


Le perdite di adacquamento dipendono dal modo con cui l'operazione viene effettuata; il loro valore quindi
molto variabile (0.40.8).

1.5 Moto dell'acqua nel mezzo poroso saturo

In un mezzo poroso saturo l'acqua tende a muoversi dai punti ove il livello di energia (definito dal potenziale H)
maggiore, verso quelli dove minore. Il movimento continua finch non si realizza l'uguaglianza del livello di energia
in tutti i punti. La velocit con cui l'acqua si muove definita dalla legge di Darcy:


(23) v = - K
H
B
-H
A
L
= - K i

In cui, con riferimento alla Fig. 7 L la lunghezza della traiettoria (distanza tra A e B), K la conduttivit
idraulica del suolo, v la cosiddetta velocit di filtro cio la velocit con cui l'acqua attraversa una sezione porosa di
cui solo una parte attraversabile. La velocit reale (con cui mediamente l'acqua attraversa i pori) sar v'=100*v/n
essendo n la porosit. Il rapporto i =(H
B
-H
A
)/L il gradiente idraulico.
Solitamente la conduttivit

(che ha le dimensioni di una velocit) misurata

in m d
-1
o in cms
-1
. Se il mezzo saturo K
indipendente dallumidit U.
Generalizzando la relazione di Darcy pu essere scritta:


1
I valori presentati in letteratura per h
t
sono valori medi per le singole colture in quanto fanno riferimento a un terreno di medio
impasto in cui le radici non tendano a fittonare (terreni sabbiosi) o a svilupparsi in orizzontale (terreni argillosi).
16
i
d
A i
d
Q

32 128
2 4
= =
i
d
V

32
2
=

32
2
d
K=

k
d
C K = =
32
2
(24) v = - K grad H

ove il segno - indica che il movimento avviene della direzione lungo la
quale H diminuisce e K un tensore a 9
componenti.
Se K costante da punto a punto il mezzo omogeneo, se non dipende dalla direzione il mezzo isotropo ed in questo
caso K uno scalare.
Nel caso di flusso orizzontale e mezzo isotropo la sezione trasversale pu essere sostituita dal prodotto dello
spessore D dello strato per m di larghezza (m
2
) e la legge di Darcy si pu scrivere:

(25) Q = KiD

Il prodotto KD prende il nome di trasmissivit (orizzontale).



1.5.1 Conduttivit idraulica

La conduttivit idraulica dipende essenzialmente dalle caratteristiche meccaniche (tessitura e struttura) del
terreno, ma dipende anche dalle caratteristiche del fluido attraverso la viscosit e densit.
Infatti il moto dellacqua attraverso il reticolo di pori avviene sicuramente in regime laminare. Ora, se si
considera il moto laminare in un tubo di diametro d, la relazione che lega la portata alla cadente i quella definita da
Poiseuille:


(26)


ove il peso specifico e la viscosit dinamica del fluido. Si ottiene:

(27)



Confrontando la (27) con la (23), a meno del segno, si ricava:

(28)


In realt il moto non si realizza in un tubo, ma in un mezzo poroso, anche se con modalit simili. La (28) viene
modificata introducendo una costante C adimensionale che tiene conto della porosit n, della irregolare distribuzione
dei pori nel mezzo, della struttura del terreno. Si ottiene quindi la:

(29)

in cui compare la grandezza k = C d
2
/32 , ove d pu essere inteso come diametro caratteristico (per
esempio il diametro medio d
50
) delle particelle che costituiscono il suolo, che viene chiamata permeabilit ed ha le
dimensioni di unarea. Il suo valore dipende soltanto dalla natura del suolo (tessitura e struttura) rappresentate da C e
da d.
La dipendenza della conduttivit K dalla temperatura tramite e comunque poco influente quando si
considera il moto negli strati saturi situati in profondit. In questi casi la temperatura piuttosto uniforme e varia poco e
lentamente nel tempo, per cui si pu assumere che K dipenda solo dalle caratteristiche meccaniche del terreno, come
indicato, ad esempio nella Tabella 3.

17

Tipo di Terreno K (md
-1
)
Sabbia grossolana con ciottoli 1050
Sabbia media 15
Sabbia fine, franco sabbioso 13
franco, franco argilloso,
argilla ben strutturata
0.52
franco sabbioso molto fine 0.20.5
franco argilloso, argilla
mal strutturata
0.020.2
argilla densa, senza fessure
o biopori
<0.002
Tab.3: Conduttivit idraulica per diversi tipi di terreno

In mancanza di misure, una prima stima della conduttivit pu essere effettuata tramite relazioni che legano la
conduttivit ad un diametro caratteristico del terreno ed alla sua struttura attraverso la porosit o ad altri coefficienti
empirici.
Una relazione quella proposta da Schlichter, valida per sabbia a granulometria uniforme. Esprimendo il
diametro d in millimetri la conduttivit in ms
-1
data dalla relazione:

(30) K = 0.0771 d
2
/F,

dove F un grandezza che dipende dalla porosit n (in valore assoluto e non percentuale) secondo la legge:

(31) F = 54633 n
4
88238 n
3
+ 54247 n
2
15205 n + 1671.5

Unaltra relazione quella proposta da Hazen per sabbie a granulometria variabile con continuit. Nella relazione
compare il diametro efficace d
10

(in mm) e K ancora in ms
-1
:

(32) K = 0.01 d
10
2
.

La stessa relazione pu essere utilizzata per un terreno qualunque adottando un coefficiente moltiplicativo diverso,
variabile in funzione del contenuto di argilla. Il valore proposto per il coefficiente (Borniez) varia da 0.014 per le sabbie
molto pure (praticamente assenza di argilla) a 0.004 per sabbie ad alto contenuto di argilla.


1.5.2 Misura della conduttivit

La conduttivit pu essere misurata in laboratorio su campioni indisturbati prelevati dal terreno o direttamente
sul campo.
Dal punto di vista generale si pu dire che le misure di laboratorio, che danno indicazioni puntuali, sono da preferirsi
solo se l'indagine rivolta a spessori molto limitati dellacquifero, per cui si pu pensare che il campione prelevato sia
indisturbato.


Misura in laboratorio

La misura viene effettuata con apparecchi detti permeametri il cui schema simile a quello rappresentato in Fig. 5
Si tratta di un apparecchio a carico costante. La misura della portata che attraversa il sistema, una volta che sia
raggiunta la condizione di moto permanente, e la conoscenza dell'area della superficie di filtrazione consentono di
ricavare dalla misura di i la conduttivit: K=Q/(A i).
I campioni vengono ricavati utilizzando recipienti cilindrici standardizzati aventi diametro e altezza di 5 cm per
un volume di circa 100 cm
3
che vengono infissi nel terreno. I prelievi sono effettuati scavando piccole fosse alla
profondit voluta; possibile prelevare campioni in modo che la misura dia conto della conduttivit verticale (prelievo
dal fondo) o orizzontale (prelievo dalle sponde).




18




















Fig.5: permeametro a carico costante: schema idraulico e strumento reale

A parte la difficolt di prelevare campioni che siano veramente indisturbati (soprattutto se la profondit a cui si vuole
prelevare il campione costringe ad effettuare uno scavo profondo) le misure di laboratorio producono valori che si
riferiscono solo a punti limitati della parte affiorante dellacquifero e la loro utilit limitata. Per avere una conoscenza
del comportamento medio di tutto la zona indagata necessario effettuare un gran numero di misure. Le misure di
laboratorio sono dunque utilizzate solamente per trovare la conduttivit degli strati superiori o per verifiche di
omogeneit e/o isotropia del mezzo poroso.



Misure di campo

Le misure possono interessare la zona immediatamente al di sotto del piano campagna o lintera falda.
Nel primo caso la misura di K pu essere fatta con un infiltrometro, prolungando la prova finche non si raggiunta la
condizione di moto permanente (esclusa la zona del fronte) cio la saturazione dello strato superiore di terreno (fatta
salva la presenza di eventuale aria residua). Questo metodo d soltanto (anche con prove ripetute almeno 5 volte nello
stesso sito) un'indicazione locale della conduttivit verticale dello strato superiore del terreno.
Si vede in questo caso con riferimento alla Fig.6, che la relazione che d la velocit di infiltrazione f:

(33) f = -K
U
z
h z ) (
= K
U
z
h z + +


essendo K
U
la conduttivit del suolo (cms
-1
) in condizione di umidit U, h (cm) il carico dellinfiltrometro sul suolo, z
(cm) la profondit del fronte e (cm) il potenziale all'interno del suolo (minore di zero se esso non saturo) diventa:

(34) f
c
= K

z
h z + +
K
s


allorch, al procedere del fronte h diventa trascurabile rispetto a z, lo strato di terreno superiore si satura e quindi
tende a zero e K
U
tende a K
s
.









19













Fig.6: schema funzionale e foto di infiltrometro con anello


Nel secondo caso i metodi pi utilizzati consistono, in pratica, nel ricavare la conduttivit del mezzo poroso dalla
velocit con cui l'acqua risale all'interno di un foro scavato in verticale nella zona interessata. Si tratta quindi, in effetti,
di prove di risalita. In mancanza di pozzi da utilizzare il metodo pi usato il metodo del piezometro.
Il metodo viene normalmente utilizzato per determinare la conduttivit relativa a strati profondi e non molto spessi. Lo
schema di riferimento quello di Fig. 7:


















Fig.7: metodo del piezometro: schema e misure del livello in falda

Il foro trivellato ha un diametro 2r (valori consigliati da 3 a 8 cm di diametro interno) e contiene un tubo (il piezometro
appunto) che si spinge fino alla profondit voluta. Alla fine del tubo si forma una cavit, che pu ridursi semplicemente
alla base del tubo o pu estendersi al di sotto di esso, attraverso la quale l'acqua entra nel piezometro.
La determinazione della conduttivit sotto indicata si basa su una relazione ricavata da Kirkham nel 1945
risolvendo l'equazione di Laplace per questo tipo di geometria con ipotesi che il moto dalla falda verso il foro avvenga
lungo tutta la sua estensione (sottostante la superficie pieziometrica) e sia essenzialmente orizzontale.
Le prove si svolgono in questo modo.

1) si vuota il foro fino a realizzare la depressione h
0
;
2) si misurano, mediante una sonda elettrica, i valori h
n
ed i tempi corrispondenti nell'intervallo di tempo t durante il
quale la falda risale;

Si ricava la conduttivit con la relazione:

(35) K =
r
2
ln(h
0
/h
n
)
C(t
n
-t
0
)


ove K in (cms
-1
), h ed r sono in cm e t in secondi. C un coefficiente dimensionale (cm) che dipende dalla
geometria del sistema ed esplicitamente da H/r, W/R e S/r come indicato nella Tabella4.

20
Considerazioni sulle informazioni ricavate:
1) i valori ricavati sono valori medi che tengono conto della variabilit delle caratteristiche del terreno nell'intorno del
foro;
2) la forma della cavit finale pu essere scelta in modo che la misura sia indicativa della conduttivit orizzontale
(W/r>8) o verticale (W/r=0).


S/r per il substrato impermeabile
W/r H/r
8.0 4.0 2.0 1.0 0.5 0.0
20 5.6 5.5 5.3 5.0 4.4 3.6 0.0
16 5.6 5.5 5.3 5.0 4.4 3.6 0.0
12 5.6 5.5 5.4 5.1 4.5 3.7 0.0
8 5.7 5.6 5.5 5.2 4.6 3.8 0.0


0
4 5.8 5.7 5.6 5.4 4.8 3.9 0.0
20 8.7 8.6 8.3 7.7 7.0 6.2 4.8
16 8.8 8.7 8.4 7.8 7.0 6.2 4.8
12 8.9 8.8 8.5 8.0 7.1 6.3 4.8
8 9.0 9.0 8.7 8.2 7.2 6.4 4.9


0.5
4 9.5 9.4 9.0 8.6 7.5 6.5 5.0
20 10.6 10.4 10.0 9.3 8.4 7.6 6.3
16 10.7 10.5 10.1 9.4 8.5 7.7 6.4
12 10.8 10.6 10.2 9.5 8.6 7.8 6.5
8 11.0 10.9 10.5 9.8 8.9 8.0 6.7


1.0
4 11.5 11.4 11.2 10.5 9.7 8.8 7.3
20 13.8 13.5 12.8 11.9 10.9 10.1 9.1
16 13.9 13.6 13.0 12.1 11.0 10.2 9.2
12 14.0 13.7 13.2 12.3 11.2 10.4 9.4
8 14.3 14.1 13.6 12.7 11.5 10.7 9.8


2.0

4 15.0 14.9 14.5 13.7 12.6 11.7 10.5
20 18.6 18.0 17.3 16.3 15.3 14.6 13.6
16 19.0 18.4 17.6 16.6 15.6 14.8 13.8
12 19.4 18.8 18.0 17.1 16.0 15.1 14.1
8 19.8 19.4 18.7 17.6 16.4 15.5 14.5


4.0
4 21.0 20.5 20.0 19.1 17.8 17.0 15.8
20 26.9 26.3 25.5 24.0 23.0 22.2 21.4
16 27.4 26.6 25.8 24.4 23.4 22.7 21.9
12 28.3 27.2 26.4 25.1 24.1 23.4 22.6
8 29.1 28.2 27.4 26.1 25.1 24.4 23.4


8.0
4 30.8 30.2 29.6 28.0 26.9 25.7 24.5
Tab. 5: fattore di forma C/r da usare nel metodo del piezometro (YOUNG 1968)


1.6 Moto di filtrazione in un mezzo poroso saturo


In ogni punto del mezzo poroso il moto definito dalla legge di Darcy :

(36) V = -K grad()

ove = z + p/g = z + h il potenziale di velocit e K il tensore di conduttivit, che ha nove componenti nel caso
generale di mezzo poroso anisotropo e eterogeneo.
Nel caso in cui il mezzo poroso possa essere considerato isotropo, il tensore K diventa uno scalare
K(x,y,z) e dalla (36) si ottengono le tre relazioni scalari:
(37)
x
h
K V
x

=
(38)
y
h
K V
y

=
(39)
|

\
|

+ =
z
h
K V
z
1

in cui V
x
, V
y
e V
z
sono le componenti del vettore velocit nelle tre direzioni.
Lequazione di continuit si scrive:

21
(40) ( ) 0 = +

V div
t



che per un fluido incomprimibile diventa:

(41) ( ) 0 = V div

cio:
(42) 0 =

z
V
y
V
x
V
z
y
x


Sostituendo le (24)-(26) nella (29) si ottiene:

(43) 0 1 =
(

\
|

+
|
|

\
|

+
|

\
|

z
h
K
z y
h
K
y x
h
K
x


che, nel caso di mezzo omogeneo diventa:

(44) 0
2
2
2
2
2
2
=

z
h
y
h
x
h


che lequazione di Laplace.


1.6.1 Semplificazione del problema: le ipotesi di Dupuit e Forcheimer

Se si considera il moto permanente in una falda freatica (Fig.8) la superficie della falda pu essere considerata
(trascurando la frangia capillare) a pressione atmosferica. La sua intersezione con un qualunque piano verticale, sul
quale si assuma un sistema di coordinate ortogonali x,z, una linea di corrente lungo la quale la velocit definita dalla
legge di Darcy:
(45) ) ( Ksin
ds
dh
K V
s
= =

ove langolo formato dalla retta tangente alla linea di corrente con lorizzontale e h il potenziale (quota
piezometrica). Se la pendenza della superficie piccola il seno dellangolo pu essere sostituito con la tangente e la (45)
diventa:
(46)
dx
dh
K Ktg V V
x s
= = = ) (



Fig. 8: moto di filtrazione in falda freatica in regime permanente

Nel piano considerato il moto monodimensionale ed individuato dalla grandezza h(x), quota piezometrica misurata
rispetto ad un riferimento orizzontale.
22
x
h
K v
x

=
y
h
K v
y

=
In base a questa assunzione, proposta da Dupuit nella seconda met del 1800, allinterno del mezzo poroso il moto
avviene su piani orizzontali, le superfici equipotenziali sono verticali e la distribuzione di pressione di tipo idrostatico.
In ogni punto dellacquifero, supposto isotropo, le componenti del vettore velocit (orizzontale) sono definite dalle
relazioni:


(47)


(48)

Riprendendo le ipotesi di Dupuit, Forcheimer ricav qualche anno pi tardi unequazione per rappresentare il
comportamento della superficie libera di una falda freatica in condizioni di moto vario. Egli consider un volume
infinitesimo costituito da un prisma di area dxdy e di altezza h(x,y) costruito attorno al punto P(x,y)e limitato
superiormente dalla superficie freatica e inferiormente dal fondo impermeabile (Fig.8). Il volume caratterizzato da una
porosit efficace ed interessato da una ricarica dallalto R (che pu essere anche negativa).


Fig. 8: moto vario in falda freatica- volume di controllo

Nel punto P le componenti del vettore velocit sono definite dalle (47) e (48). Se si considera la portata nelle due
direzioni x ed y attraverso le superfici laterali verticali del volumetto poste a distanza x-dx/2, x+dx/2 dal punto P (flusso
nella direzione x) e y-dy/2, y+dy/2(flusso nella direzione y) si ottiene:



direzione x

entrante
2
dx
hdy
x
h
K
x
hdy
x
h
K
|

\
|


uscente
2
dx
hdy
x
h
K
x
hdy
x
h
K
|

\
|


direzione y

entrante
2
dy
hdx
y
h
K
y
hdx
y
h
K
|
|

\
|


uscente
2
dy
hdx
y
h
K
y
hdx
y
h
K
|
|

\
|



Il flusso di portata deve essere uguale alla variazione del volume hdxdy; si ottiene:

23
(49) dxdy
t
h
Rdxdy dy hdx
y
h
K
y
dx hdy
x
h
K
x

= +
|
|

\
|

+
|

\
|



che con un semplice passaggio diventa:

(50)
t
h
R
y
h K
y x
h K
x

= +
|
|

\
|

+
|
|

\
|


2 2
2 2


Supponendo il mezzo omogeneo si ottiene lequazione di Forcheimer per la superficie libera di una falda freatica:

(51)
t
h
R
y
h
y
K
x
h
x
K

= +
|
|

\
|

+
|
|

\
|


2 2
2 2



1.6.2 I pozzi

I pozzi possono essere scavati sia in falda artesiana, che in falda freatica. In entrambi i casi lemungimento di
acqua dal pozzo produce una depressione del pelo libero allinterno di esso rispetto alla sua posizione in condizioni
indisturbata (portata nulla). La relazione tra portata pompata Q e abbassamento a regime viene chiamata curva
caratteristica del pozzo. Si intende condizione di regime quella condizione, raggiunta attraverso un transitorio di durata
pi o meno lunga a seconda della caratteristica della falda e del valore della portata, in cui la portata estratta dal pozzo
uguale a quella che affluisce al pozzo dalla falda circostante. Se la portata estratta elevata pu succedere che il pozzo
si asciughi senza che si possa arrivare ad una condizione di regime
2
.
La depressione nella superficie libera della falda rispetto alla condizione indisturbata, prodotta dallemungimento della
portata, si estende nella regione attorno al pozzo ed altera landamento delle linee di corrente ed equipiezometriche
Nel caso in cui inizialmente la falda sia a riposo (movimento di falda nullo) labbassamento della piezometrica in
teoria si estende dal pozzo fino allinfinito in tutte le direzioni; la piezometrica assume la forma di un imbuto a
simmetria radiale, con asse coincidente con lasse del pozzo: tutta la falda contribuisce allalimentazione del pozzo. In
realt si definisce una distanza r
e
dal pozzo, detta raggio dinfluenza, in corrispondenza della quale labbassamento
trascurabile ed in pratica solo questa parte di falda risulta depressa. Se si considera la proiezione orizzontale della
superficie le linee di corrente convergono verso il centro del pozzo e le linee equipotenziali (normali ad esse) sono
cerchi concentrici.
Il raggio dinfluenza dipende dalla trasmissivit della falda, cio dal prodotto dello spessore della falda per la
conduttivit. Nel caso comune di falde freatiche con potenza di qualche decina di m si pu fare riferimento alla tabella
6:

Tipo di terreno Raggio di influenza (m)
Limi sabbiosi 1020
Sabbie limose 3050
Sabbie fini 5080
Sabbie medie 80150
Sabbie grossolane 150250
Terreni di medio impasto 250500
Terreni grossolani 7001000

Tabella 6: dipendenza del raggio di influenza dalle caratteristiche dei terreni

Una relazione utilizzata in condizioni di moto permanente per ricavare r
e
quella proposta da Sichardt:

(52) r
e
= c(H-h
0
)k
0.5
(m)


2
Osserviamo che, in teoria, la condizione di regime pu essere raggiunta in tutti i casi, soltanto se, ad una certa distanza dal pozzo, esiste la
condizione al contorno di carico costante, per esempio per la presenza di un corpo dacqua che alimenta la falda senza che la quota del pelo libero ne
risenta.
24
in cui la costante c vale 3000, k la conduttivit in ms
-1
, H e h
0
sono rispettivamente la quota piezometrica indisturbata
e la quota piezometrica nel pozzo in m.
Unaltra regola generale a cui si fa riferimento che il logaritmo naturale del rapporto tra il raggio dinfluenza e il
raggio del pozzo possa variare tra 2 e 7.
Nel caso in cui la falda sia interessata da un movimento lungo un direzione prevalente (di solito la
direzione di pendenza massima del terreno) caratterizzato da una velocit v (linee di corrente parallele al vettore
velocit) il fenomeno diventa pi complesso. Lemungimento produce una deformazione nella piezometrica non pi
simmetrica rispetto allasse del pozzo (simmetria assiale) ma rispetto al piano passante per lasse del pozzo e parallelo
alle linee di corrente (simmetria bilaterale). La falda si abbassa a valle soltanto fino ad una distanza finita dal pozzo,
mentre a monte la depressione, in teoria, si estende fino allinfinito (in realt fino alla distanza dinfluenza). In questo
caso solo una porzione della falda (zona di aspirazione del pozzo) contribuisce allalimentazione del pozzo e larea
interessata si estende soprattutto a monte. La superficie di depressione assume ancora una forma ad imbuto, ma
deformata. Le linee di corrente sono parallele al vettore velocit a sufficiente distanza dal pozzo, mentre convergono
verso il pozzo allinterno della zona di aspirazione, che delimitata essa stessa da una linea di corrente.



Fig. 9: depressione e linee di corrente prodotte da un pozzo in falda freatica
in presenza moto filtrante di base

Se due o pi pozzi sono realizzati uno accanto allaltro, essi si influenzano reciprocamente quando le rispettive
zone di aspirazione si sovrappongono. Se si considera un sistema di pozzi scavati nello stesso acquifero con
caratteristiche (diametri) diversi, ciascuno caratterizzato da una diversa portata di emungimento labbassamento a
regime indotto nella piezometrica in un punto qualunque della zona influenzata dal sistema pu essere calcolato
applicando il principio di sovrapposizione degli effetti.
Infatti in condizioni stazionarie ed ipotizzando che il mezzo poroso sia isotropo e omogeneo il movimento di falda nel
piano x-y definito dallequazione di Laplace (44) nelle due dimensioni x e y. Se lequazione viene scritta facendo
comparire labbassamento s, definito come s = H h, con H quota indisturbata, essa diventa:


(53)


La soluzione s(x,y) viene ricavata in una regione ben delimitata del piano x-y e deve soddisfare condizioni al contorno
assegnate. Lequazione (53) omogenea e lineare. Si pu dunque applicare il principio di sovrapposizione degli effetti;
ogni combinazione lineare di soluzioni dellequazione essa stessa soluzione: se s
1
ed s
2
sono soluzioni anche s = C
1
s
1

+ C
2
s
2
soluzione, con C
1
e C
2
costanti arbitrarie.


1.6.3 Curve caratteristiche di pozzi e trincee

Landamento della curva caratteristica Q=F() cambia in relazione al tipo di pozzo, a seconda che esso sia scavato in
falda artesiana o freatica.
Nei pozzi artesiani, finch la superficie libera non viene depressa al di sotto della quota corrispondente al fondo dello
strato impermeabile superiore, ad ogni aumento di corrisponde un aumento della velocit di filtrazione nei punti della
0
y
s
x
s
2
2
2
=

2
25
) h - h ( K
lnD ln2r
2
Q
0

=
s
dr
dh
rsK Q 2 =

= K
lnD ln2r
2
Q
e
s
falda attorno al pozzo, mentre la sezione di passaggio della portata attraverso la parete resta costante. Per la legge di
Darcy una variazione di velocit direttamente proporzionale alla variazione della cadente e quindi allabbassamento .
Si deduce che, a parit di area, anche Q direttamente proporzionale a . La curva caratteristica una retta uscente
dallorigine (Fig.10): il rapporto (costante) Q/ la portata specifica del pozzo.


Fig.10: curve caratteristiche dei pozzi

Il discostarsi dalla proporzionalit diretta, che si rileva talvolta con misure sperimentali, sempre dovuta a fenomeni
accessori quali eccessiva velocit per portare elevate (viene a mancare la validit della legge di Darcy), variazione della
sezione di efflusso conseguente a piccoli smottamenti delle pareti o, per pozzi profondi, la crescita del contributo a
delle perdite nel moto di ascesa (proporzionale al quadrato della velocit) che non sono pi trascurabili.
Nei pozzi freatici se aumenta la depressione , diminuisce contemporaneamente la sezione di afflusso verso il
pozzo, cos che la portata Q cresce meno che linearmente con : la curva caratteristica passa ancora per lorigine, ma
convessa verso lalto.
Unaltra notevole differenza riguarda il tempo necessario perch si raggiunga la nuova condizione di regime
quando si realizza nel pozzo una depressione . Nel caso di falda artesiana, che in pressione, poich non cambia il
volume occupato dal liquido, che incomprimibile, la perturbazione si propaga (a meno di presenza di tracce di aria),
con la celerit di propagazione del suono nellacqua. Per la falda freatica invece si deve allontanare dalla falda un
volume di liquido ben definito, corrispondente a quello compreso fra la vecchia e la nuova configurazione della
piezometrica, e questo avviene con un movimento lento che quello di filtrazione governato dalla legge di Darcy. Nei
pozzi freatici quindi il passaggio da una condizione stazionaria ad unaltra richiede a volte anche giorni.
E importante osservare che, allinterno del pozzo scavato in falda freatica, la superficie piezometrica di depressione
non coincide con il pelo libero. Questo fatto, analiticamente dimostrabile e confermato dallesperienza, comporta
lesistenza allinterno del pozzo di una sorgente sospesa, costituita da una porzione di superficie laterale, situata
immediatamente al di sopra del pelo libero e di altezza definita, attraversata da un flusso dacqua che aderisce sotto
forma di velo alla parete. Laltezza di questa sorgente aumenta con la portata.
Richiamiamo nel seguito le equazioni caratteristiche dei pozzi e delle trincee drenanti per alcuni casi pi comuni.
In esse con D si indica il diametro del pozzo (o la larghezza della trincea), con h
0
la quota piezometrica indisturbata nel
pozzo/trincea, con r/x la generica distanza dallasse del pozzo/trincea, con h la quota piezometrica alla distanza r/x e
con K la conduttivit dellacquifero. Tutte le lunghezze sono in m, la portata in m
3
s
-1
e la conduttivit in ms
-1
. Si tratta
di situazioni teoriche, difficilmente presenti nella realt, ma utili per rappresentare il comportamento di pozzi e trincee
scavati nelle due tipologie estreme di falda: acquifero a falda confinata e acquifero a falda libera.


1.6.3.1 Pozzo e trincea scavati in falda artesiana per lintero stato filtrante di spessore s

POZZO

Il moto verso il pozzo a simmetria assiale con traiettorie orizzontali (Fig. 11a). Se si considera una qualunque
superficie cilindrica di raggio r essa una superficie equipiezometrica ed individua una area di flusso A = 2rs
attraverso cui passa la portata Q, costante al variare di r. Se h la quota piezometrica corrispondente si pu scrivere:

(54)

Integrando lequazione differenziale che si ottiene dalla (54) fra la parete del pozzo (r=D/2), a cui corrisponde la quota
piezometrica h
0
, e la generica superficie alla distanza r si ricava lespressione della portata:

(55)


26
dr
dh
K r Q
2
2 =
D r
h h rD
K Q


=
2
) ( 2
0

dx
dh
sK q 2 =
2 /
2
0
D x
h h
Ks q

=
e e
L
Ks
L
h H
Ks q

=

= 2 2
0
Osserviamo come la dipendenza di Q dal diametro D del pozzo sia piccola, in quanto esso argomento del logaritmo.
Se r diventa uguale al raggio di influenza r
e
, h diventa uguale alla quota piezometrica indisturbata H, h-h
0
diventa
uguale a e lequazione quella della caratteristica del pozzo Q=F(). La dipendenza di Q da lineare. La
dipendenza di h da r non lineare: h cresce con il logaritmo di r.














Fig. 11: a) pozzo b) trincea


TRINCEA

Il moto verso la trincea di larghezza D e di lunghezza L simmetrico rispetto al piano verticale passante per lasse della
trincea (Fig.11 b); le superfici isopiezometriche sono piani verticali, tutte attraversate dalla portata specifica q (m
2
s
-1
).
Se si considera una generica superficie a distanza x la portata q data dalla relazione:

(56)


Integrando fra x =D/2 (parete della trincea) e la generica distanza x si ottiene lequazione:

(57)


Considerando una distanza L
e
dalla trincea ove il carico resta costante ed uguale ad H si ottiene allora, essendo L
e
>>D:

(58)


La dipendenza di q da lineare; la quota piezometrica h cresce linearmente con la distanza x .


1.6.3.2 Pozzo e trincea scavati fino al tetto di una falda artesiana illimitata (molto profonda)

POZZO

Il moto verso il pozzo di diametro D a simmetria centrale (Fig. 12 a); le superfici isopiezometriche sono semisfere,
tutte attraversate dalla portata Q. Se si considera una generica superficie di raggio r si pu scrivere:

(59)


Integrando fra r =D/2 e la generica distanza r si ottiene lequazione:

(60)


In questo caso, quando r h diventa uguale alla quota piezometrica indisturbata H, D diventa trascurabile rispetto a r
e si ricava facilmente lequazione della caratteristica del pozzo Q=F():

27
= = KD h H KD Q ) (
0
dr
dh
rK q =
D r
h h
K q
ln 2 ln
) (
0

=

L
K q
2 ln

=

(61)


La dipendenza di Q da lineare. La dipendenza di h da r non lineare: labbassamento funzione lineare di 1/r.















Fig. 12: a) pozzo b) trincea


TRINCEA

Il moto verso la trincea di larghezza D a simmetria assiale rispetto alla retta che divide in due parti uguali il fondo
della trincea (Fig. 12 b); le superfici isopiezometriche sono semicilindri orizzontali, tutte attraversate dalla portata
specifica q (m
2
s
-1
). Se si considera una generica superficie di raggio r la portata q data dalla relazione:

(62)


Integrando fra x =D/2 (fondo della trincea) e la generica distanza x=r si ottiene lequazione:


(63)

Quando r=L >> D, h=H e H-h
0
coincide con labbassamento in trincea . La (63) diventa:


(64)

La dipendenza di q da lineare; la quota piezometrica cresce con il logaritmo di r .


1.6.3.3 Pozzo e trincea scavati in falda freatica per lintero strato filtrante

POZZO

Se il pozzo scavato in falda freatica non si conoscono a priori n le traiettorie, n le superfici equipiezometriche
normali ad esse. Adottando le ipotesi di Dupuit-Forcheimer il moto verso il pozzo orizzontale e le superfici
equipiezometriche sono cilindri coassiali al pozzo (Fig.13 ).


Fig. 13: pozzo (simmetria assiale) e trincea (simmetria bilaterale)
28
) 2 (
ln 2 ln

= H K
D r
Q
e

dr
dh
rhK 2 Q =
D r
h h
K Q
ln 2 ln
2
0
2

=
2 /
2 2
0
D r
h h
K q


=
( )
e
L
H
K q

=
2
dr
dh
Kh q 2 =

Si ipotizza inoltre che non esista la sorgente sospesa, per cui la piezometrica termina in corrispondenza della superficie
libera del pozzo. Se ora si considera un generico cilindro di raggio r attraversato dalla portata Q si pu scrivere:


(65)


Integrando ancora una volta tra r = D/2 e la generica distanza r si ottiene la relazione:


(66)


Se ci si pone alla distanza r = r
e
si pu considerare h=H e quindi h-h
0
=. Con semplici sviluppi algebrici, ricordando
che H
2
h
0
2
=(H+h
0
)(H-h
0
)=(2H ) si arriva alla formulazione classica della curva caratteristica del pozzo in falda
freatica:


(67)


La dipendenza di Q da quadratica; la quota piezometrica cresce con la radice quadrata del logaritmo di r.

TRINCEA

Il moto verso la trincea di larghezza D e di lunghezza L simmetrico rispetto al piano verticale passante per lasse della
trincea (Fig.13 ); le superfici isopiezometriche sono piani verticali, tutte attraversate dalla portata specifica q (m
2
s
-1
). Se
si considera una generica superficie a distanza r la portata q data dalla relazione:


(68)


Integrando fra r=D/2 (parete della trincea) e la generica distanza r si ottiene lequazione:


(69)



Quando r=L
e
>> D, h=H e H-h
0
coincide con labbassamento in trincea . La (69) diventa:


(70)


La dipendenza di q da quadratica; la quota piezometrica cresce con la radice quadrata di 1/r.


1.7 Moto dell'acqua nel mezzo poroso insaturo

1.7.1 Infiltrazione

Con infiltrazione si definisce il processo mediante il quale si ha il passaggio di acqua dall'atmosfera nel terreno. La
rapidit con cui avviene il passaggio dipende sia dalle caratteristiche del terreno, sia dal modo con cui viene applicata
l'acqua al terreno. Questo fatto ben confermato da misure sperimentali, i cui risultati sono riportati in Fig.14 a), che fa
riferimento all'infiltrazione verticale in una colonna di suolo omogeneo con umidit iniziale uniforme.
29
Se l'infiltrazione avviene a carico costante si osserva che la velocit d'infiltrazione f decresce nel tempo da un
valore massimo iniziale f
0
ad un valore asintotico finale f
c
, che viene generalmente assunto uguale alla conduttivit K
0
a
saturazione, ma che in realt ha un valore K
s
(conduttivit a saturazione con aria residua) un po inferiore a causa della
presenza di aria che rimane intrappolata nei pori. La rapida diminuzione iniziale dovuta essenzialmente alla
diminuzione del gradiente causato sia dall'avanzamento del fronte sia dall'aumento di umidit. La velocit
d'infiltrazione in questo caso dipende solo dalle caratteristiche del suolo e viene spesso chiamata capacit d'infiltrazione.
Tra le caratteristiche del suolo compresa l'umidit attuale; il valore limite finale dipende per solo dalle caratteristiche
pedologiche del terreno.
Se l'infiltrazione avviene con portata specifica costante R la velocit d'infiltrazione iniziale uguale ad R ed f
resta costante finch la velocit d'infiltrazione R. Successivamente l'acqua comincia a invasarsi in superficie e la f
ancora una volta dipende dalle caratteristiche del suolo, portandosi, con legge diversa dal caso a carico costante, al
valore asintotico f
c
.












Fig. 14: a) infiltrazione a carico variabile e costante b) profilo di umidit nel suolo

La velocit di infiltrazione pu essere misurata con appositi apparecchi detti infiltrometri. Questi possono essere a
carico costante o a carico variabile. Dalla misura della portata che passa attraverso l'infiltrometro si ricava la f in
funzione del tempo.
I valori di f
c
misurati sperimentalmente e riferiti ai tipi di suolo pi comuni sono riportati in Tabella 7


Tipo di terreno
Velocit di infiltrazione f
c

dopo 3 ore (mmh
-1
)
franco sabbioso
franco sabbioso argilloso
3080 infiltrabilit alta
franco
franco limoso
1530 infiltrabilit medio alta
franco argilloso
franco limoso argilloso
515 infiltrabilit medio bassa
argilloso 25 infiltrabilit bassa
Tab 7: valori della velocit di infiltrazione per alcuni tipi di terreno

Dal punto di vista dell'irrigazione in genere si assume che terreni con f
c
5 mmh
-1
non possano essere irrigati,
mentre terreni con f
c
> 10 mmh
-1
debbano essere irrigati per aspersione, per evitare eccessive perdite da percolazione
profonda.
L'avanzamento del fronte di umidit stato oggetto di numerosi studi. I risultati presentati da Bodman e
Coleman (1943), che si occuparono per primi del problema, sono ancora universalmente accettati, salvo alcune
correzioni. Secondo Bodman e Coleman la parte di terreno interessata dal progredire dell'acqua in profondit
(percolazione) pu essere suddivisa dall'alto verso il basso in 4 zone (Fig. 14 b) : la zona di saturazione, la zona di
transizione, la zona di trasmissione e la zona di umidificazione, che termina con il fronte. La zona di saturazione si
estende dalla superficie fino ad una profondit di circa 1.5 cm. Nella zona di transizione, che collega la zona satura a
quella di trasmissione, si ha un rapido abbassamento dell'umidit, che nella zona di trasmissione resta circa costante
all'aumentare dell'estensione della zona stessa. La zona di umidificazione mantiene sempre lo stesso profilo di umidit e
termina nel fronte, che rappresenta il limite di penetrazione dell'acqua nel terreno.
Il fenomeno pu essere interpretato matematicamente associando l'equazione di conservazione della massa:

(71)

t
= - div (q)
30

ove il contenuto di acqua nel terreno espresso in percentuale di volume e q la portata per unit di superficie (m/s),
all'equazione del moto, che nel caso considerato l'equazione di Darcy:

(72) q = - K()grad (H)

ove K la conduttivit idraulica, funzione del contenuto di acqua nel terreno ed H=h+z la quota piezometrica.
Se si considera il movimento nella sola direzione verticale (q=q
z
) si ottiene il sistema:
(73)

t
= -

q
z

(74) q = - D()

z
- K()

essendo D() = K()

h
la diffusivit dell'acqua nel suolo (m
2
s
-1
). Associando le due equazioni si ottiene l'equazione:

(75)

t
=

z
|D()

z
| +

z
K()

che stata ricavata per primo da Richards (1931) ed quindi spesso chiamata equazione di Richards. L'equazione
contiene due parametri che dipendono dalle caratteristiche del suolo: D() e K(). La forte non linearit di questi
parametri una prima fonte di difficolt per la soluzione dell'equazione e preclude la possibilit di trovare soluzioni
analitiche esatte, fatta eccezione per pochi e limitati casi.
Di contro sono stati proposti molti metodi numerici per la determinazione della soluzione a partire da ben
assegnate condizioni iniziali ed al contorno. Il metodo sopra elencato consente dunque di determinare l'andamento
spaziale e temporale della velocit d'infiltrazione e la quantit d'acqua infiltrata, ma sono di poca utilit in quanto
richiedono sempre l'utilizzazione di mezzi di calcolo che non sono quasi mai a disposizione del tecnico che deve
ricavare i valori dell'infiltrazione per scopi pratici. Inoltre i metodi di soluzione dell'equazione di Richards, che
fisicamente basata, risentono della difficolt che si incontra nella determinazione dei valori da assegnare ai parametri
fisici, operazione che richiede una gran quantit di dati e quindi di misure.
Di conseguenza, per le pratiche applicazioni, l'attenzione dei ricercatori si indirizzata alla ricerca di leggi di
tipo empirico che rappresentino al meglio la caratteristica principale del fenomeno, cio la rapida diminuzione della
capacit d'infiltrazione f nel tempo all'inizio dell'evento e l'andamento asintotico verso il limite inferiore, in funzione di
parametri che dipendano solo dalle caratteristiche del terreno.
Solitamente le equazioni utilizzate nella pratica per il calcolo dell'infiltrazione rappresentano la capacit
d'infiltrazione attuale f con una legge del tipo:

(76) f(t) = f
c
+ F(t)

ove F(t) rappresenta una quantit che decresce nel tempo secondo leggi definite caso per caso e dipendenti da parametri
che a loro volta sono funzione della pedologia e dell'umidit del terreno.

Una delle prime relazioni quella proposta originariamente da Green e Ampt nel 1911, che negli ultimi anni
stata molto rivalutata. Essa fu ricavata ipotizzando, come poi confermato da Bodman e Coleman, che l'acqua s'infiltri
nel terreno con un profilo verticale che presenta un fronte ben definito di inumidimento che separa la zona che gi
stata umidificata (zona di trasmissione) da quella non ancora raggiunta dall'acqua. Con questa ipotesi dalla semplice
applicazione della legge di Darcy, assumendo z positiva verso lalto, si ricava la relazione:

(77) f = -K
s
( ) S Z H
Z
f f
f
0

=

K
s
H S Z
Z
f f
f
0 + +


ove K
s
la conduttivit idraulica nella zona di trasmissione, praticamente coincidente con la conduttivit idraulica a
saturazione, S
f
il valore del potenziale capillare al fronte (negativo), H
0
la quota piezometrica in superficie e Z
f
la
distanza del fronte dalla superficie. Se si esprime F (quantit totale infiltrata al tempo t) con la relazione:

(78) F = (
0
-
s
)Z
f
=

M
d
Z
f


31
e si suppone che l'invaso in superficie sia piccolo, cos che H
0
0, si pu scrivere:

(79) f = K
s

\
|

|
1+
M
d
S
f
F



ove M
d
(moisture deficit) il deficit di umidit relativa iniziale del suolo rispetto alla saturazione, corrispondente alla
porosit efficace.
L'altezza d'acqua infiltrata F data dalla relazione:

(80) F = K
s
t + M
d
S
f
ln
\
|

|
1 +
F
M
d
S
f


Nel 1939 Horton propose una relazione ricavata in base all'ipotesi che la capacit d'infiltrazione f, variabile nel
tempo, fosse in ogni istante proporzionale alla differenza fra la capacit attuale (f appunto) e quella finale f
c
tramite una
costante k :

(81)
df
dt
= -k(f-f
c
)

Integrando l'equazione ed imponendo la condizione iniziale f=f
0
per t=0 si ottiene la relazione:

(82) f = f
c
+ (f
0
-f
c
)e
-kt


L'altezza F infiltrata al tempo t
i
risulta essere:

(83) F = f
c
t
i
+
(f
0
-f
c
)
k
(1-e
-kt
i
)

I parametri f
0
e k dipendono dal contenuto iniziale di acqua del terreno e dalla velocit con cui l'acqua viene applicata;
fc, risulta un p inferiore alla conduttivit idraulica a saturazione K
s
. I valori da assegnare ai tre parametri vengono
ricavati sperimentalmente.

Philip nel 1957 propose la seguente relazione:

(84) f = 0.5S t
-0.5
+ C

in cui S un parametro chiamato da Philip sorptivity che pu essere ricavato analiticamente insieme con C se sono note
le propriet del suolo D() e h(). Il valore di C che si ricava da questi calcoli approssimativamente K
s
/3 quindi non
fisicamente consistente. Dalle misure sperimentali tuttavia si ricava pi correttamente C = f
c
.

Holtan propose nel 1967 una relazione empirica basata sul fenomeno fisico dellimmagazzinamento nel terreno. La
capacit d'infiltrazione viene espressa in funzione dell'infiltrazione totale F del contenuto iniziale di acqua e di altri
parametri del terreno tramite la relazione:

(85) f = G a(S
t
- F)
n
+ fc

ove S
t
la capacit dimmagazzinamento potenziale del terreno al di sopra degli strati impermeabili G l'indice di
crescita delle piante a ed n dipendono a loro volta dal tipo di terreno, dalle condizioni della superficie e dal tipo di
coltura. Holtan e Lopez (1971) proposero per n un valore medio pari a 1.4 e per a un valore compreso tra 0.8 e 1.0.
L'indice G uguale ad 1 quando la pianta completamente sviluppata.

Nelle relazioni empiriche sopra viste il problema principale quello di assegnare un valore ai parametri che vi
compaiono, i quali non sempre hanno un significato fisico. Si riportano di seguito i valori proposti per i parametri che
compaiono in alcune delle formule pi usate:


32
Formula di Horton

Si riportano due tabelle di valori, la prima proposta dall'ASCE la seconda ricavata dal manuale ILLUDAS. In entrambi
i casi si prevede una classificazione dei tipi di suolo in classi; nel primo caso la suddivisione pi generale, nel secondo
pi specifica.


Tipo di suolo
f
0
(mmh
-1
) f
c
(mmh
-1
) k (h
-1
)
molto permeabile 117 17 5.34
med. permeabile 76 13 4.14
scar. permeabile 76 6 4.14
Tabella 8: parametri della formula di Horton secondo il manuale ASCE

Tipo di suolo
f
0
(mmh
-1
) f
c
(mmh
-1
) k (h
-1
)
Gruppo A 250 25.4 2
Gruppo B 200 12.7 2
Gruppo C 125 6.3 2
Gruppo D 76 2.5 2
Tabella 9: parametri della formula di Horton secondo il modello ILLUDAS

I terreni sono suddivisi in quattro gruppi in base alle loro caratteristiche:

Gruppo A: terreni con scarsa potenzialit di deflusso; comprende sabbie profonde con scarsissimo limo e argilla, ghiaie
profonde.
Gruppo B: terreni con potenzialit di deflusso moderatamente bassa; comprende suoli sabbiosi meno profondi che nel
gruppo A; il gruppo ha alta capacit di infiltrazione anche a saturazione.
Gruppo C: terreni con potenzialit di deflusso moderatamente alta; comprende suoli sottili e suoli contenenti
considerevoli quantit di argilla e colloidi; il gruppo ha scarsa capacit di infiltrazione a saturazione.
Gruppo D: terreni con potenzialit di deflusso molto alta; comprende la maggior parte delle argille con alta capacit di
rigonfiamento e suoli sottili con orizzonti pressoch impermeabili in vicinanza della superficie.

Formula di Green Ampt

Nella tabella seguente si riportano i valori medi dei parametri proposti da W.J.Rawls e altri (1983)

Classe di suolo M
d
S
f
(mm)
K
s
(mm h
-1
)
Sabbioso 0.417 49.5 210.0
Sabbioso franco 0.401 61.3 61.1
Franco sabbioso 0.412 110.1 25.9
Franco 0.434 88.9 166.8
Franco limoso 0.486 166.8 13.2
Franco sabb-argilloso 0.432 273.0 1.5
Franco argilloso 0.390 208.8 2.3
Franco limo-argilloso 0.432 273.0 1.5
Argilloso sabbioso 0.321 239.0 1.2
Argilloso limoso 0.423 292.2 0.9
Argilloso 0.385 316.3 0.6
Tabella 10 valori medi dei parametri della formula di Green-Ampt
(W.J.Rawls e altri 1983)


1.7.2 Capillarit

Al di sopra della falda l'acqua soggetta alle forze dovute alla tensione superficiale, prodotte dall'adesione tra le
particelle di terreno e l'acqua e contenuta all'interno dei pori. Le forze 'capillari' si manifestano con la formazione di
interfacce (menischi) di separazione aria-acqua che presentano una curvatura il cui valore dipende dalle dimensioni dei
pori. Il gradiente di pressione attraverso la superficie curva (acqua-aria) negativo ed aumenta all'aumentare della
curvatura (al diminuire del raggio). In un tubo cilindrico di generico raggio r la pressione capillare (esprimibile tramite
laltezza di risalita in m di colonna dacqua) legata al raggio di curvatura del menisco R dalla condizione di equilibrio
alla traslazione verticale in presenza della forza peso e della componente della forza dovuta alla tensione superficiale:

33
(86) p
cap
= -


R
) cos( 2


ove la tensione superficiale (0.073 N/m per acqua-aria a 15 C), R il raggio di curvatura in m, il peso specifico
dell'acqua e langolo acuto formato dalla retta tangente alla superficie curva in un punto della circonferenza con la
direttrice del cilindro per il punto (angolo di contatto).
In generale la curvatura del menisco massima quando il suo raggio uguale al raggio del tubo, cio quando = 0. In
questo caso si pu scrivere:

(87) p
cap
= -
4
D


essendo D il diametro del tubo e, per analogia, il diametro del poro. In prima approssimazione sar dunque:

(88) p
cap
= -
D
3000


con p
cap
in cm e D in m. In teoria quindi il menisco dovrebbe essere in grado di sorreggere una colonna d'acqua di
p
cap
cm. In realt i valori riscontrati per i diversi tipi di suolo sono molto inferiori a causa della irregolarit dei pori e
del fatto che i menischi sono disposti in tutte le direzioni.
La presenza delle forze capillari la causa dell'esistenza della una frangia capillare al di sopra della falda
freatica, la cui altezza varia con le caratteristiche del terreno.
Le altezze di risalita capillare (massime) effettivamente riscontrate risultano di 3040 cm per i terreni sabbiosi-
grossolani, di 6070 cm per i terreni sabbiosi-fini e fino a 85 cm per i terreni argillosi-pesanti.
La velocit di risalita decrescente nel tempo e, dove essa elevata, l'altezza di risalita pi esigua. I valori
della velocit di ascesa capillare variano in pratica da 1013 mm/ora nei terreni sabbiosi a 3 mm/ora nei terreni
argillosi.