Sei sulla pagina 1di 1

DEMOCRAZIA Interpretazioni e valutazioni storiografiche

Il termine appare ambiguo e indeterminato non solo perch reclamato da regimi politici di segno opposto, ma anche perch uno dei temi costanti di dibattiti e controversie nel pensiero politico occidentale. Delimitazioni e distinguo sono dunque necessari per sfuggire ai molti fraintendimenti del "discorso democratico". Se restringiamo il campo alla democrazia come regime politico, secondo L. Morlino (Democrazie, in Manuale di scienza della politica, a c. di G. Pasquino, 1986) si possono agevolmente distinguere le definizioni normative dei regimi democratici da quelle empiriche. Nella classe delle definizioni normative la pi sintetica quella proposta da R. Dahl (Poliarchia, 1971, ed. it. 1981), secondo cui la democrazia quel regime politico caratterizzato dalla continua capacit di risposta (responsiveness) del governo alle preferenze dei cittadini, considerati politicamente eguali. Il passaggio a definizioni empiriche dei regimi democratici sempre apparso un compito arduo e controverso. Una soluzione ancora oggi molto pregnante quella data da J. Schumpeter in Capitalismo, socialismo e democrazia (1942, ed. it. 1955), ove afferma che il metodo democratico lo strumento istituzionale per giungere a decisioni politiche in base al quale singoli individui ottengono il potere di decidere attraverso una competizione che ha per oggetto il voto popolare. Tale definizione fu riformulata da G. Sartori in Democrazia e definizioni (1957) come un sistema etico-politico nel quale l'influenza della maggioranza affidata al potere di minoranze concorrenti [per il voto popolare che l'assicurano. I regimi democratici si possono poi distinguere per il grado di partecipazione o di efficienza che assicurano. In termini analitici, la democrazia in entrata ricerca il consenso ex ante: dunque, quasi per definizione lo trova sempre, pur se a scapito di "come" si producono i beni pubblici; la "democrazia in uscita" verifica la soddisfazione dei cittadini ex post, correndo forse pi rischi ma anche capitalizzando meglio le risorse estratte ai cittadini. Ma ci pone il dilemma di sempre: se tra democrazia in entrata e democrazia in uscita esiste un trade-offinevitabile, dove porre il punto di equilibrio? Rispondere a questo quesito significa interrogarsi su quelle che N. Bobbio ha chiamato le promesse non mantenute della democrazia (Il futuro della democrazia, 1984), a partire dagli ambiti di segretezza che permangono pi o meno estesi in qualsiasi regime politico (la problematica del "potere invisibile" che collude con la regola della trasparenza dei regimi democratici), per giungere alle sfere di attivit governate da sistemi di autorit la cui legittimazione non deriva da meccanismi di tipo democratico (impresa, burocrazia, forze armate ecc.).