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LINDICIBILE AMORE

CHIARA E LA SUA VOCAZIONE ALLA LUCE DEL MISTERO DI MARIA, VERGINE FATTA CHIESA Pubblicato in Forma Sororum, 5-6/2012, 304-313. P. CARLO SERRI
OFM

Abbiamo da poco concluso il centenario della consacrazione di santa Chiara e della fondazione della comunit delle Sorelle Povere di San Damiano. questo levento sorgivo da cui fiorito, e continua a vivere ancora oggi, lOrdine delle Clarisse. In molti luoghi del mondo sono stati compiuti itinerari di studio e di riflessione, si sono intensificate le preghiere, si sono realizzate pregevoli iniziative pastorali. Il Ministro generale dellOFM, P. Jos Rodrguez Carballo, ha accompagnato la ricorrenza con una lettera in cui esorta le Sorelle a rinnovare la loro consacrazione, rivisitando gli elementi essenziali del carisma clariano1. Un centenario di fondazione, proprio per la sua intrinseca valenza carismatica, non pu ridursi a una commemorazione formale, soprattutto per coloro che su questo carisma fondano la loro consacrazione religiosa. Deve essere un evento di grazia, un passaggio di Dio nella nostra vita, un incontro rigenerante e provocante, che stimoli la nostra fede e ci interpelli sulla verit del nostro amore verso Colui che ci ha amato e ha dato la sua vita per noi. I cristiani, secondo linsegnamento dellapostolo Giovanni, sono quelli che hanno conosciuto lamore. Cos egli si esprime nella sua prima Lettera: in questo abbiamo conosciuto lamore, nel fatto che Cristo ha dato la sua vita per noi (1Gv 3,16). Il verbo conoscere, nel senso biblico giovanneo, non esprime una mera acquisizione intellettuale, ma piuttosto indica un atto che crea e approfondisce una comunione personale. strettamente collegato al credere. I due concetti sono complementari: la fede si apre a una sempre pi profonda intelligenza, a una pi stretta unione con la persona conosciuta, generando un amore sempre pi grande per essa2. Ho conosciuto lamore vuol dire che sono stato amato, e che ho capito di essere stato amato. C un fatto storico, di cui ho profonda coscienza, e che ha cambiato la mia vita. Da questa comprensione del dono nasce poi il bisogno di conoscere meglio la propria vocazione (1Cor 1,26; TestCh 4) per esaudire un intimo bisogno di corrispondenza. Lamore di Cristo per noi non evoca
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romantici orizzonti, ma stabilisce il fondamento della nostra redenzione: Cristo ha dato la sua vita per noi. Lesperienza cos assoluta e diretta da qualificare la persona nel rapporto col Signore, e da esprimerne lidentit; Giovanni infatti si qualifica il discepolo che Ges amava (Gv 13,23). Lamore, in una maniera provocante e inusitata, associato da lui al dono della vita, al punto che amare e dare la vita sidentificano. Se qualcuno convinto che la commemorazione degli inizi della consacrazione clariana debba stimolarci solo a pregare un po di pi e a lucidare i gioielli di famiglia, si disilluda! Noi siamo chiamati a verificare se abbiamo conosciuto lAmore e se siamo pronti a donargli la vita. Amare una questione di vita o di morte, e noi siamo sfidati a consegnare la nostra vita allAmore. questo lorizzonte della nostra riflessione. 1. LINDICIBILE AMORE. Ci sono molti approcci possibili alla descrizione di unesperienza spirituale. Vorrei cercare di capire santa Chiara e la sua vocazione alla luce del mistero di Maria, Vergine fatta Chiesa. Tommaso da Celano, primo biografo di san Francesco e di santa Chiara3, ci parla della maniera con cui Francesco amava la Madre di Dio, del suo indicibile amore per la madre di Ges. San Francesco circondava di un indicibile amore la Madre di Ges, perch aveva reso nostro fratello il Signore della maest. A suo onore cantava lodi particolari, innalzava preghiere, offriva affetti tanti e tali che lingua umana non potrebbe esprimere (2Cel 198). Francesco cantava il suo indicibile amore per la Madre di Dio. Egli la amava tanto perch Dio in lei aveva compiuto il mistero del suo amore, grazie alla sua divina maternit, ossia compiendo in lei il mistero dellincarnazione del Figlio. Grazie a lei, Ges diventato nostro fratello. Francesco cantava e pregava il suo indicibile amore, echeggiando unesperienza di unione che la lingua umana non potrebbe comunicare. Questo modo di esprimersi, che appare paradossale, pu essere chiarito alla luce del mistero di Maria. In effetti, ogni volta che vogliamo descrivere lopera trasformante dellamore di Dio, ci cacciamo in unimpresa impossibile. Balbettiamo lineffabile. Anche Francesco, come ogni mistico, deve utilizzare il linguaggio umano per esprimere lindefinibile passaggio di Dio nella sua vita.
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Quando luomo che prega rapito nella realt della divina presenza, che lo supera in modo assoluto, ne fa unesperienza trasfigurante, ma pu esprimerla solo in maniera poveramente inadeguata. San Paolo, nella seconda Lettera ai Corinzi, per difendere le prerogative della sua missione di apostolo contro i suoi avversari, deve stendere una serrata apologia. costretto a vantarsi, enumerando non solo le sue possenti imprese apostoliche, ma facendo riferimento anche alla sua vita spirituale personale. E cos, alludendo velatamente delle sue esperienze mistiche, parla di un uomo che fu rapito al terzo cielo, se con il corpo o senza corpo non lo so, lo sa Dio. Egli, insiste ancora lapostolo, fu rapito in paradiso e ud parole indicibili che non lecito ad alcuno pronunciare (2Cor 12,1-7)4. Non siamo dinanzi ad un modello agiografico medievale. Accogliamo una testimonianza scritta nel cuore della missione apostolica: non ci sono parole umane per esprimere lesperienza mistica di Dio. Il mistero del Dio-amore dunque non una realt assurda, ossia senza senso, ma una realt pi grande della nostra conoscenza; e la sua conoscenza pi grande del nostro linguaggio. Ma se lesperienza dellamore trascende le capacit del nostro linguaggio, perch ne parliamo? Viene spontaneo evocare lacuto aforisma dettato da L. Wittgenstein: Quanto pu dirsi, si pu dir chiaro; e su ci, di cui non si pu parlare, si deve tacere5. Il famoso filosofo del linguaggio diceva questo da un punto di vista logico, e aveva le sue buone ragioni per sostenerlo. Ma dal punto di vista esistenziale, cio quando in gioco la vita, questo limite non vale pi, perch prevalgono altre ragioni. SantAgostino ci ha insegnato che ogni parola su Dio povera e inadeguata; tuttavia non si pu fare a meno di parlare di Lui. Nelle sue Confessioni, mentre ricorda la sua lacerante ricerca di Dio, si chiede: Che cosa mai ho detto di te, Signore? Che dice mai chi parla di te? Eppure sventurati coloro che tacciono di te, poich sono muti loquaci6. Nessuna parola avrebbe pi senso se non parlassimo di Dio. Se il nostro linguaggio non esprimesse la ricerca delle realt ultime e definitive, le parole sarebbero intrattenimento da salotto o disperazione del pensiero. Dove trovare allora Dio, per conoscerlo e parlare sensatamente di Lui? Ripensando alla sua giovinezza, offuscata dalla vanit e dal peccato, il vescovo di Ippona sinterroga:

Doveri allora Signore, e quanto lontano da me? Mentre ti cercavo eri pi dentro della mia intimit e pi alto delle vette del mio spirito" (Tu autem eras interior intimo meo et superior summo meo)7. questo il mistero di Dio: l'infinitamente trascendente si fa intimamente immanente, fino a diventare la vita stessa delluomo. LEterno sincarna nella storia. Quando questo avviene, siamo abitati da Dio. 2. MARIA VERGINE FATTA CHIESA. San Francesco contempla Maria nel mistero dellincarnazione e della maternit verginale, donna abitata da Dio. Egli circondava di un amore indicibile la Madre di Ges, perch nella sua umile fede aveva permesso al Figlio di Dio di assumere la nostra umanit. La conoscenza di questo mistero ci apre alla comunicazione della vita eterna: Questa la vita eterna: che conoscano te, lunico vero Dio, e colui che hai mandato Ges Cristo (Gv 17, 3). La partecipazione alla natura divina il fine della nostra fede e di tutti i doni che abbiamo ricevuto da Dio (2Pt 1,4). dunque essenziale comprendere la natura di questamore. Dobbiamo ricordare che lamore non una dinamica freddamente razionale. Lamore viscerale. Nel nostro linguaggio abituale indichiamo il cuore per esprimere la sede simbolica dei nostri sentimenti. Per luomo biblico invece la sede simbolica dei sentimenti sono le viscere, ossia le viscere materne. L abbiamo cominciato a vivere. La vita umana comincia nelle viscere materne. questa laccoglienza radicale, fondamentale, sorgiva, che ci genera alla vita e che fonda ogni successiva accettazione damore. Siamo vivi perch la nostra mamma ci ha accolto nelle sue viscere. Ha amato la vita che le nasceva dentro. Amare vuol dire permettere a Qualcuno di vivere dentro di te. Non solo accanto; ma dentro di te. Farlo vivere nutrendolo con la tua stessa vita. Lamore unabitazione vitale. Ci sembra cos strano? Eppure il mistero che celebriamo ogni giorno nellEucaristia. Ges nel sacramento viene a vivere dentro di noi, e ci nutre con la sua vita. Noi lo accogliamo in noi, ma in realt Lui che accoglie noi. Comprendiamo allora le parole con cui san Francesco commentava il mistero dellIncarnazione, per cui Maria diventa la Madre del Signore,
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accogliendolo in s, permettendogli di vivere dentro di lei. un bel commento allannuncio evangelico dellIncarnazione: Il Verbo di Dio si fatto carne ed venuto ad abitare in mezzo a noi (Gv 1,14). Ave Signora, santa regina, santa genitrice di Dio, Maria, che sei vergine fatta Chiesa ed eletta dal santissimo Padre celeste, che ti ha consacrata insieme con il santissimo suo Figlio diletto e con lo Spirito Santo Paraclito; tu in cui fu ed ogni pienezza di grazia e ogni bene. Ave, suo palazzo, ave, suo tabernacolo, ave, sua casa. Ave, suo vestimento, ave, sua ancella, ave, sua Madre (Saluto alla BVM). La verginit di Maria accoglienza pura, totale e trasparente. appartenenza esclusiva, che non tollera ombra di divisioni. limpidezza sorgiva damore, che risponde allinvito divino con candore luminoso. Bellezza seducente e castissima. raggio di Dio, che si riflette incontaminato nel cuore e nel corpo di chi sa amare solo Lui. Perch la verginit di Maria diventa Chiesa? Perch nel suo grembo si compie quello che avviene ogni giorno sugli altari delle nostre Chiese. La Parola annunciata; la Parola diventa carne. In lei Dio assume quella visibilit storica che pu compiersi solo nel Verbo fatto carne. Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che Dio ed nel seno del Padre, lui che lo ha rivelato (Gv 1,18). Nella rivelazione, Dio si fa conoscere e si comunica alluomo. La Dei Verbum cos sintetizza la dinamica della Rivelazione divina: Con questa rivelazione infatti Dio invisibile nel suo immenso amore parla agli uomini come ad amici e si intrattiene con essi, per invitarli e ammetterli alla comunione con s (Dei Verbum 1). Con quali parole Dio potr mai parlare agli uomini e comunicare loro la sua vita? Solo il Verbo eterno contiene ed esprime la vita del Padre onnipotente, Egli solo pu dire e pu dare agli uomini il mistero nascosto da secoli e da
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generazioni, ma ora manifestato ai suoi santi (Col 1,26). La Parola contiene la Vita e la comunica. Nel sacrario del grembo verginale di Maria, Dio pu dire se stesso, pu pronunciare il Verbo eterno che solo contiene ed esprime il mistero infinito e trascendente della sua vita. Nel seno purissimo della Vergine di Nazareth Egli pu pronunciare il Verbo che diventa Carne, e cos pu cominciare ad abitare in mezzo a noi. La piccola fanciulla di Nazareth linizio della Chiesa, in cui la Parola continuer per sempre a risuonare e a diventare la carne del Figlio di Dio, per la potenza dello Spirito, che Signore e d la vita agli uomini. Maria consacrata dalla Trinit, come cattedrale di luce, come scrigno di vita, come arca santa della dimora di Dio fra gli uomini. Nella vita della Chiesa, nello scorrere tormentato dei secoli e delle vicende ambigue della storia, lo Spirito continua a incarnare la Parola, che aveva cominciato a vivere nel grembo di Maria, Vergine fatta Chiesa. Fino alla fine dei tempi, quando Dio sar tutto in tutti (1Cor 15,28). 3. CHIARA, IMMAGINE DELLA MADRE DI DIO Solo alla luce di questo mistero possiamo capire la vocazione di santa Chiara. Ci chiediamo con quali occhi Francesco abbia guardato la vita di Chiara e delle sorelle di San Damiano. Quale divino mistero vi ha potuto discernere? Egli vi riconosceva, semplicemente, lo stesso mistero damore incarnato che si era compiuto nella vita di Maria. Allo sguardo di Francesco, capace di contemplare linvisibile presenza di Dio, Chiara e le sue sorelle perpetuano nella Chiesa la vocazione di Maria. Francesco aveva il cuore puro, e dunque con sguardo di fede poteva adorare e vedere il Signore Dio vivo e vero, che operava nella vita delle sue figlie (cf. Amm. XVI). Nellantifona mariana dellUfficio della Passione, il santo si rivolge a Maria descrivendone il rapporto damore con le persone della Santa Trinit: Santa Maria Vergine, non vi alcuna simile a te, nata nel mondo, fra le donne, figlia e ancella dellaltissimo Re, il Padre celeste, madre del santissimo Signore nostro Ges Cristo, sposa dello Spirito Santo... (UffPass). In riferimento alla Santa Trinit, Maria detta figlia, madre e sposa. La sua femminilit trova il massimo e totale compimento nella comunione
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trinitaria, mentre ognuna delle Tre divine persone esercita in lei la sua azione santificante. Permanendo nella sua filiale obbedienza al Padre celeste, Maria riceve fecondit dallo Spirito e genera al mondo il Figlio salvatore. Queste relazioni, che Francesco applica a Maria, saranno riscoperte nella vocazione delle sorelle, in un testo cos importante che Chiara lo inserir al centro della sua Regola. Il pensiero di Francesco, come un ricordo prezioso e indelebile, quasi sigillo apposto alla verit della vocazione delle sorelle. la Forma vivendi: Poich per divina ispirazione vi siete fatte figlie e ancelle dell'Altissimo sommo Re, il Padre celeste, e vi siete sposate allo Spirito Santo, scegliendo di vivere secondo la perfezione del santo Vangelo, voglio e prometto da parte mia e dei miei frati, di avere sempre di voi, come di loro, attenta cura e sollecitudine speciale (RegCh VI). Questo testo manifesta un chiaro senso mariologico, che assume la persona di Maria come modello vocazionale della comunit di San Damiano. I due testi si sovrappongono, in una trasparenza che sembra ricalcare i tratti delle povere Dame su quelli della Madre di Dio. In entrambi i testi traluce in filigrana il racconto evangelico dellAnnunciazione (Lc 1,26-37), che rivela laccoglienza umana del mistero dellIncarnazione, che segna linizio della redenzione. bello ricordare come unicona dellAnnunciazione, dipinta alla fine del 300 da Prete Ilario da Viterbo, sia stata posta sullaltare della chiesa della Porziuncola, dove lumile ancella Chiara allinizio della sua consacrazione, davanti allaltare di santa Maria e, quasi davanti al talamo nuziale della Vergine, fu sposata a Cristo (LegCh 8). Anche Chiara, come Maria, nel dono fecondo dello Spirito Santo, vive quellindicibile amore che la rende figlia e ancella del Padre celeste e sorgente verginale della vita del Figlio. Vi siete sposate allo Spirito santo. Francesco usa questardita espressione per indicare che quella forza invincibile che attirava Chiara nellintimit dellamore trinitario non era un semplice dinamismo di umana affettivit, ma era frutto dellazione potente dello Spirito Santo, riversato nel suo cuore. Lo Spirito feconda Maria, come feconda la Chiesa intera e tutti i suoi membri. Nella lettera ai Romani san Paolo ha descritto questa misteriosa effusione dello Spirito Santo nel cuore dei credenti, per cui diventiamo dimora dellamore divino.
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La speranza poi non delude, perch lamore di Dio stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci stato dato (Rm 5,5). Santa Chiara ha certamente vissuto questo dono come vocazione divina personale, ma lha proposto anche alle sue consorelle come un progetto di vita comunitario. Nella Terza Lettera a santAgnese, abbadessa del monastero di Praga, Chiara offre esplicitamente limitazione di Maria come un progetto di vita che non si riduce allimitazione ascetica della povert della Madonna. Grazie alla carit, Chiara sa di poter diventare, come Maria, dimora e sede del Creatore offrendo il suo corpo perch lo Spirito compia in lei il verginale mistero dellAmore. Come dunque la gloriosa Vergine delle vergini lo ha portato materialmente, cos anche tu, seguendo le sue vestigia, specialmente quelle dellumilt e della povert, lo puoi sempre portare, senza alcun dubbio, spiritualmente in un corpo casto e verginale, contenendo colui dal quale tu e ogni cosa siete contenute, possedendo ci che anche paragonato con gli altri possessi transeunti di questo mondo possiederai pi fortemente (3Agn 24-26). Abbiamo detto allinizio che amare vuol dire permettere a Qualcuno di vivere dentro di te. Chiara comprende cos la sua vocazione: chiamata ad accogliere Dio in s, per il mondo, come Maria. Cos si rivela la grandezza stupefacente dellanima umana che, per la potenza dellamore, pu contenere in s linfinito Creatore, divenendone sede e dimora. Nel piccolo monastero di San Damiano risuona lo stesso stupore che invase il cuore di Salomone dinanzi al sogno di costruire un grande tempio in cui potesse dimorare la Gloria di Dio (2Cr 2,5). Salomone aveva detto: Il tempio che io intendo costruire deve essere grande, perch il nostro Dio pi grande di tutti gli di (2Cr 2,4). Cos lanima umana diventa pi grande del cielo e Chiara gusta con esultanza gioiosa il compimento della promessa del Cenacolo: Se uno mi ama, il Padre mio lo amer e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui (Gv 14,23). Lapostolo Paolo, sviluppando la sua ecclesiologia in coerenza con la teologia giovannea, non aveva temuto di ricordare ai cristiani la loro altissima vocazione: Non sapete che il vostro corpo tempio dello Spirito Santo, che in voi? (1Cor 6, 19).
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Nellaccogliere linsegnamento del Nuovo Testamento, Chiara non cede ad atteggiamenti di spiritualismo evanescente. Il suo punto di partenza costituito dal proposito di seguire le orme di Cristo e della gloriosa Vergine delle vergini, imitandone lumilt e la povert. La verit dellamore esige la concreta assunzione della povert di Cristo, concepita come immersione nella kenosi di Cristo che da ricco che era, si fatto povero per noi, perch noi diventassimo ricchi per mezzo della sua povert (2Cor 8,9). Sappiamo bene come san Francesco abbia appassionatamente esaltato limportanza della sequela delle orme di nostro Signore Ges Cristo, che per noi si fatto via al Padre (TestCh 5). Chiara, da parte sua, esorta con pratica franchezza le sorelle a imitare la povert del presepe, dove la Madonna doveva avvolgere il suo bambino in poveri pannicelli (RegCh 2,25). La povert materiale assunta realmente, ma limitazione di Maria va oltre. Santa Chiara sa intuire, per le sorelle povere, una concreta modalit femminile per vivere il mistero dellunione divina. Maria non solamente la benedetta tra le donne, degna di ammirazione e devozione, ma costituisce un modello reale di femminilit consacrata. La meta della sequela di Maria consiste nella partecipazione spirituale a quel mistero di unione con Ges che si compie nella divina maternit, cos da poter diventare come e con lei palazzo, tabernacolo, e casa per il Signore. Lassunzione del modello mariano quale espressione della forma di vita clariana produce ancora due conseguenze. Innanzi tutto, alla luce di questa divina abitazione, si pu comprendere quanto sia spiritualmente feconda la scelta delle Sorelle Povere di vivere corporalmente rinchiuse, come si esprime il Cardinale Rainaldo, nella lettera di approvazione della Regola. Lesigenza della clausura monastica affonda le sue radici nella necessit ineludibile di creare un luogo concreto per questunione esclusiva con Dio, che si compie nel corpo come nello spirito. Le sorelle si legano fisicamente a una casa solo per custodire una vita dedicata esclusivamente alla contemplazione di Dio. Ha ragione il nostro Ministro generale quando, dopo aver descritto il metodo clariano di contemplazione conclude: Una contemplazione come quella di cui abbiamo parlato pu essere vissuta solo in uno spazio vitale di clausura8.

In secondo luogo, lintima unione con la Madre di Dio validissimo sostegno per la fedelt vocazionale. Il cammino della consacrazione sar segnato, per Chiara e per le sorelle di San Damiano, da tante fatiche e sacrifici. Ma il loro cuore, anche nei momenti pi oscuri della prova, sar sempre illuminato dalla confortante promessa di Francesco, che aveva loro indicato il premio riservato a coloro che vivono in veritate e muoiono in obbedienza: ciascuna ser regina en celo coronata cum la Vergene Maria (Audite). La certezza di essere casa di Dio come Maria, e dunque da lei custodite, sosterr invincibilmente anche la fedelt pi sofferta. La figura di Maria splende, come speranza sicura, nel cammino terreno, e orienta lo sguardo verso il cielo. LAMORE DIVENTA DICIBILE In conclusione, dobbiamo ripensare lesortazione della Legenda della santa dAssisi, che esprime in maniera sempre attuale lessenza della vocazione mariana delle clarisse. Chiara vestigium, immagine e impronta della Madre di Dio, e dunque autorevole guida ed esempio per le donne, in ogni tempo. Gli uomini pertanto seguano gli uomini nuovi discepoli del Verbo incarnato; le donne imitino Chiara, immagine della Madre di Dio, nuova guida delle donne (LegCh, 14)9. Nellimitazione dellimmagine, lamore diventa dicibile. Il prototipo femminile, Maria, plasma sulla sua forma le donne che la imitano, e che continuano nella Chiesa la sua missione. Lavventura evangelica di Maria non resta confinata nella sfera celestiale, non risplende solo di angelica perfezione. Una bellezza irraggiungibile non potrebbe essere esempio per nessuna. La regale perfezione mariana assume invece un volto ordinario, diventa il quotidiano cammino di donne semplici e reali, che per aspirano alla pienezza della vita in Dio. Lamore indicibile di Francesco per la Vergine Maria si umanizza, trova parole e gesti che lo concretizzano in riferimento ad una femminilit rinnovata, portatrice della grazia divina. Lamore, ormai umanamente dicibile, diventa sostegno umano e cura spirituale. Nella sua ultima esortazione alle sorelle, dettata prima di morire, Francesco sa pensare a dettagli molto materiali della vita del monastero, pregando le sorelle per grand'amore (Audite, 5) perch abbiano cura delle elemosine ricevute dai benefattori.
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E con la stessa libert di spirito e autorevolezza morale, pu stabilire quali frati siano adatti ad assumere la cura spirituale delle sorelle e quali no. Esclusi quelli che vogliono andarci per vana curiosit umana, Francesco pu esigere che i frati che visitano i monasteri siano uomini di spirito, provati da una degna e lunga vita religiosa10; ossia frati che, come lui, possano amarle perfettamente in Cristo (2Cel 205)11.

Convento S.Maria del Paradiso Contrada Osservanza, 4 65028 Tocco da Casauria (PE)
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RODRGUEZ CARBALLO J, Con lo sguardo fisso sugli inizi. Lettera del Ministro generale per la festa di santa Chiara, Roma 2012. 2 SCHNACKENBURG R., Il vangelo di Giovanni, Brescia1974, I, 70. 3 GUIDA M., Una leggenda in cerca di autore. La Vita di santa Chiara dAssisi, Studio delle fonti e sinossi intertestuale. Socit des Bollandistes, Subsidia hagiographica 90, Bruxelles 2010. 4 Lespressione paolina a;rrhta r`h,mata (parole indicibili, inesprimibili, ineffabili) viene reso dalla Vulgata con arcana verba. 5 WITTGENSTEIN L., Tractatus Logico-Philosophicus, trad. it. a cura di A.G. CONTE, Einaudi, Torino 1989. 6 S.AGOSTINO, Le Confessioni, I, 4, 4, in: Opere di SantAgostino, Nuova Biblioteca Agostiniana-Citt Nuova Editrice, Roma 1973. 7 S.AGOSTINO, Le Confessioni, III, 6, 11. 8 RODRGUEZ CARBALLO J., Con lo sguardo fisso sugli inizi. Lettera del Ministro generale per la festa di santa Chiara, n. 21, Roma 2012. 9 BOCCALI G. (a cura di), Legenda Latina Sanctae Clarae virginis assisiensis, S.Maria degli Angeli 2001. 10 Spirituales viros, digna et longaeva conversatione probatos (2Cel 205). 11 Non crediate, carissimi, che io non le ami perfettamente (Non credatis, carissimi, quod eas perfecte non diligam) (2Cel 205).

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