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LONTOLOGIA DI SARTRE Tipico di tutte le filosofie esistenzialistiche lassumere quale tema principale lanalisi dellesistenza, cio della situazione

e delluomo nel mondo. Il loro compito principale consister quindi nel riuscire a distinguere lo specifico modo di essere delluomo e del mondo (cio: che cosa intendiamo nel dire: luomo , esiste oppure questa sedia , esiste, in che cosa consiste il loro diverso modo di essere. Da ci limpegno polemico nella critica della cosificazione delluomo, che avviene ogni volta che consideriamo luomo semplicemente come un tipo particolare di cosa, cio, in defninitiva, come una cosa tra altre cose. Una simile esigenza di distinzione presente, in modi diversi gi nella filosofia morale di KANT, quando differenzia il regno della natura (le cose soggette necessariamente a leggi meccaniche) dal regno dei fini (la capacit delluomo di autodeterminare liberamente la propria azione). Ricompare inoltre nella CRITICA ALLECONOMIA CAPITALISTICA DI MARX, e precisamente nella sua concezione dellalienazione come prodotto della reificazione (= cosificazione) delluomo, la sua trasformazione in semplice mezzo del processo di produzione. Il precedente pi vicino a cui si ricollega lontologia di Sartre e nella FILOSOFIA DI HEIDEGGER. Heidegger distingue e separa il senso dellesserci (cos chiama luomo: esser-ci = essere-nel-mondo, essere gettato in una situazione, costretti a fare i conti con la domanda sul suo senso) ed il senso degli enti in generale ( = delle cose, che sono semplici presenze, stanno in modo inerte e passivo nel mondo, sono semplicemente, per luomo, degli utilizzabili). La condizione umana, alla luce dellanalisi esistenziale, si rivela come qualcosa di enigmatico e paradossale: luomo non qualcosa che semplicemente esiste, determinato in un certo modo, ma essenzialmente un progetto gettato: progetto in quanto attivamente si pone in relazione con se stesso in una dimensione temporale che ancora non , non esiste, cio il futuro, nelle sforzo di dare senso a ci che gli accade, nel senso appunto di possibilit di essere; gettato, in quanto luomo si ritrova sempre, sin dallinizio, calato in una situazione che non ha scelto, la quale decide e limita le sue possibilit. Di fronte a questo bisogno di significato che ogni esistenza umana esprime (perch mi accade questo?, che cosa potr fare?) il mondo delle cose rimane silenzioso, non d risposta, le cose semplicemente sono quello che sono, una presenza che definisce il nostro essere-nel-mondo, la nostra in-mondit. Si pu pensare per capire questo, al PASTORE LEOPARDIANO del Canto notturno che dice beato il suo gregge perch se ne sta quieto e non sa, non consapevole, del male del vivere. Se il mondo non parla, cio non ci d nessun senso del vivere, si aprono soltanto due strade: 1) accettare che la domanda delluomo sul senso del suo esistere totalmente chiusa nellorizzonte del mondo, che non c nessuna apertura oltre il mondo (qui, tutti NOI, nasciamo, viviamo e moriamo, circondati dal silenzio delle cose) e quindi 1) ogni uomo, insieme a tutti gli altri uomini (ci facciamo compagnia, facciamo domande agli altri o diamo risposte, ma tutte soltanto UMANE e dunque insufficienti a dare il senso totale e sicuro del vivere del perch tutto questo) RADICALMENTE SOLO, e 2) la vita essenzialmente assura e PRIVA DI SENSO. 2) Cercare lapertura verso qualcosa di totalmente altro, Dio, capace di donare senso. La prima opzione caratterizza molto chiaramente lesistenzialismo di SARTRE (e Camus, almeno in buona parte); la seconda invece, in modi diversi e complessi, al fondo dellesistenzialismo di HEIDEGGER e JASPERS, ma soprattutto caratterizza limportante filone dellESISTENZIALISMO CRISTIANO, anticipato gi nellOttocento dalla filosofia di KIERKEGAARD.

Per capire lontologia di Sartre bene dunque aver chiara lopzione di fondo a cui perviene la sua analisi esistenziale: luomo solo, abbandonato a se stesso; tutto assurdo, privo di un significato che segni la possibile distinzione tra meglio e peggio, bene e male, riuscita e fallimento, grandezza e miseria. Lo scopo dichiarato dellopera maggiore, Lessere e il nulla sviluppare un ontologia della coscienza, vale a dire, scandagliare nelle sue molteplici sfaccettature i MODI IN CUI LA COSCIENZA E e SI RAPPORTA ALL ESSERE. Molto semplicemente, se guardiamo con attenzione, senza preconcetti al FENOMENO della coscienza, cio a che cosa ci appare come fondamentale nel suo modo di essere, ci accorgiamo che ogni coscienza anzi tutto COSCIENZA DI QUALCOSA CHE NON E COSCIENZA. Esempio: c un vaso di fiori sul davanzale della finestra davanti a me. Io ne sono cosciente, ho coscienza del vaso di fiori, il vaso di fiori li davanti a me, lo considero, posso descriverlo, e cos trasformarlo in un contenuto della mia coscienza, ma comunque il vaso di fiori rimane li fuori, davanti a me che ne ho coscienza, dunque il vaso mondo delle cose, non coscienza. Viceversa, e questo un po pi difficile da capire, LA COSCIENZA DI QUALCOSA NON E QUALCOSA. Consideriamo ancora il vaso sulla finestra. Io ne gho coscienza, cio me ne faccio una rappresentazione, quella che si pu anche chiamare unimmagine mentale. Dunque, apparentemente, limmagine mentale STA nella coscienza. Ma la coscienza non una cosa, come una scatola, in cui ci stanno altre cose, come ad esempio il vaso che vicino alla finestra, una cosa ed altre cose. Di qui facile il passaggio alla conclusione. Se tutto cio che e qualcosa, riempie il mondo come una cosa tra altre cose, la cosceinza non un PEZZO DI MONDO accanto ad altre cose. Dunque la coscienza NON qualcosa, e quindi NULLA. Sartre utilizza alcuni termini tecnici per indicare tutto questo. Le cose, il mondo delle cose, da lui chiamato lessere in s. In s appunto lessere QUALCOSA, essere questo che non quello (il vaso non la finestra). E dunque, al fondo, tautologicamente ogni cosa ci che , niente pi e niente meno di ci che . Di qui la tonalit del mondo di cose, la sua OPACITA ed OTTUSITA . Ogni cosa l, semplicemente, nel suo essere quella che . La coscienza invece chiamata l essere per s, per s nel senso di un essere che si caratterizza nel suo essere rivolto a se stesso (nella mia coscienza c limmagine del vaso sul davanzale, ne considero la bellezza, mi accorgo che deve essere bagnato; c dunque una duplicazione: 1) c limmagine, qualcosa, 2) e ci sono io che considero limmagine, la cosceinza di quel qualcosa). Che cos che consente questa presa di distanza tra io (io che guardo, il che penso, il che valuto, ecc.) ed i contenuti della coscienza via via considerati? Dice Sartre: il NULLA. Non c luogo per il nulla nel mondo delle cose, ogni cosa che qualcosa. IL luogo del nulla, lesperienza del nulla, soltanto nella coscienza, dentro luomo. La struttura della coscienza genera il nulla, lo fa sorgere. Nel mondo non potremmo mai avere unesperinza del nulla, c soltanto essere. Lesperienza del nulla data nel rapporto della coscienza con se stessa. La coscienza questa tremenda POTENZA NULLIFICANTE. Cosa vuol dire? a) in quanto continua NEGAZIONE DI SE : banalmente io sono cos e cos, ad esempio un insegnante italiano, ma posso rivolgermi verso di me, nella mia coscienza, e dire: non va bene, mi imbarco verso i Tropici. b) Il s che la coscienza si trova ad essere sempre un s MANCATO ed INQUIETO. Lesempio: si, va bene, adesso sono diventato un avventuriero ai Tropici, ma non per questo mi sento pienamente realizzato, pu in qualsiasi momento sorgere di nuovo la domanda: perch non partire con la prossima astronave verso lo spazio?

Dunque luomo, caratterizzato appunto dall essere per s in quanto coscienza appare sempre in scacco: 1) costretto a fissarsi in una certa figura (ad esempio: io sono insegnante); 2) ma tale figura non gli garantisce mai quella pienezza di senso che luomo invoca. Detto diversamente luomo non QUALCOSA, proprio perch , essenzialmente, atto di LIBERTA che problematizza qualunque fissit e determinatezza. Aggiunge Sartre che, allora, il fallimento esistenziale la condizione comune di tutti gli uomini, semplicemente alcuni preferiscono nascondere questa amara consapevolezza a se stessi: quella che Sartre indica come lo stato danimo fondamentale: la malafede. Ma lessere liberi non lo possiamo scegliere, lo siamo necessariamente, il nostro destino. E in noi questa mancanza di fondamento ultimo. Dunque, in definitiva, la nostra esistenza fondata sul nulla. Noi siamo questo nulla e tutte le attivit e le pretese umane sono votate allo scacco.