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comune di termoli

comune di PescArA

Sara Pellegrini
Allegorie di trascendenza
a cura di Chiara Strozzieri

29 settembre - 27 ottobre 2012 Aurum PescArA

Fotografie Giuseppe Zupa, Studio 15 Mani, Termoli (CB) Progetto Grafico e impaginazione Valeria Fanelli, Kaleido11, Termoli (CB) Stampa Litografia Brandolini, Chieti (CH) in copertina - PoliuretAni a lato

Nessuna parte di questo catalogo pu essere riprodotta o trasmessa in qualsiasi forma senza il consenso scritto degli autori. 2012 Sara Pellegrini

comPosizione

interno studio dell'ArtistA

La mostra di Sara Pellegrini, che volentieri ospitiamo nella citt di Pescara, nei prestigiosi spazi dellAURUM, curata da Chiara Strozzieri, critica darte di straordinaria sensibilit e di acume non comuni. Gi dal titolo, Allegorie di trascendenza, si intuisce che lesposizione ha un duplice obiettivo: da una parte, mostrare come la figura retorica dellallegoria, grazie alle opere esposte, si possa toccare con mano, osservando il passaggio della scelta dei materiali che lartista utilizza negli anni: dalla polvere al colore, dal piombo (piombo fuso) al poliuretano modellato, verso una costante ricerca di un simbolismo astratto. In realt un passaggio interiore che suscita emozioni e tocca il cuore. Dallaltra parte la ricerca del trascendentale che confluisce in una reinterpretazione dellarte sacra in chiave astratta. La Citt di Pescara, in particolare lAssessorato alla Cultura, attraverso una serie di politiche di promozione delle iniziative culturalmente di alta qualit, intende sostenere soprattutto larte contemporanea. Infatti nostro forte convincimento che il sistema cultura nella nostra citt sia una creatura da osservare, vivere, godere, ascoltare, alla quale dare voce, spazio e modo per esprimersi. Ed proprio attraverso lospitalit e la valorizzazione delle opere dellartista Sara Pellegrini che intendiamo perseguire tali finalit: al pubblico, che verr a visitare la mostra e a sfogliare il catalogo, rester il ricordo di un evento artistico di spessore e di qualit. Un ringraziamento pertanto, oltre che allArtista, va rivolto alla curatrice della mostra, dott.ssa Chiara Strozzieri, per aver scelto le nostre strutture museali per lallestimento dellevento. Giovanna Porcaro Sabatini Assessore alla Cultura del Comune di Pescara

La produzione artistica di Sara Pellegrini, che viene presentata allAurum di Pescara, mi ha particolarmente colpita per landamento emozio nale, sillogismo delle alterne fasi della vita. Le cromie, le sfumature, i colori non colori, i repentini passaggi di tecniche e materiali portano anima e cuore verso quelle dune spesso inesplorate del nostro essere. Alternando forti segni impressi sulle opere a delicate lavorazioni appena accennate; intercalando gesti forti e diretti a passaggi filtrati con rispetto e delicatezza, lartista trasmette laffascinante bellezza e sorpresa dei molteplici moti del cuore, che spesso trovano rispondenza e ascolto solo da parte di chi si predispone con animo umile e at tento alla dimensione pi profonda e autentica del nostro essere. Non mi arrogo la presunzione di entrare nel merito delle varie fasi artistiche e progettuali di Sara Pellegrini, in quanto non ne ho le giuste competenze; ritengo per che avere lassoluta capacit dellartista di veicolare e trasmettere sensazioni ed emozioni cos dirette, a prescin dere dalla struttura artistica o meno di colui che guarda, osserva, riflette lopera, sia sinonimo di elevato spessore professionale e umano. Queste sono le impressioni e le risonanze emozionali che lintera opera di Sara Pellegrini mi hanno trasmesso e, quale Direttore della mira bile struttura che ho lonore di dirigere, lAurum, non posso che rendere plauso a una giovane artista che ne sono certa valorizzer e capi talizzer con la sua mostra la meraviglia e lo spirito subliminale del luogo indentitario per eccellenza della nostra splendida Citt di Pescara. Dott.ssa Annarita Della Penna Direttore Aurum

allegOrie di TraSCenDenZa
Viaggiando attraverso il lungo e articolato percorso artistico di Sara Pellegrini, si impara a riconoscere una personalit consapevole e decisa a vivere il momento creativo con la mas sima intensit. Nonostante la formazione in ambito accademico, non c traccia nelle sue opere di quellatteggiamento di eccessiva riverenza nei confronti dellarte, che sempre va a inficiare il legame col proprio mestiere in chi lo approccia sulla base di regole riconosciute. Il modus operandi di Pellegrini stato fin dagli inizi istintivo e sperimentale, fatto di pochi strumenti frapposti tra lei e lopera, spesso abbandonati per sentire il colore con le dita e cercare un rapporto sincero con la materia, che cambiata con i vari cicli pittorici. Questa propensione a sporcarsi le mani col proprio lavoro viene tuttavia dalla prima scelta di specializzarsi in scultura e dal fortunato incontro con Augusto Perez, che tiene studio presso la sede storica dellAccademia di Belle Arti di Napoli, splendido palazzo settecen tesco. qui che Pellegrini scopre la forza della luce, capace di venire fuori dallargilla a plasmare la figura e di rispondere ai deliri del genio creativo mentre opera sulle proprie intuizioni. Il passo tra questa scoperta e il suo riversarsi sulla superficie piana breve, cos, terminata laccademia e scelto di aprire un piccolo studio nel cuore di Termoli, pu iniziare una ricerca focalizzata sul ritrovamento di quelleffetto luminoso conosciuto a livello pla stico e difficilissimo da vedere emergere dal colore. C gi in lei un desiderio di espressione del s, che va di pari passo con laffinamento della tecnica, e cos il suo stato danimo prende il colore del blu cobalto, che laiuta ad arrivare laddove non riesce ancora tecnicamente e poeticamente. Lo sceglie in maniera inconsape vole, per istinto, perch riesce a descrivere perfettamente la sua luce interiore, e da quel momento mai abbandona la sua produzione. Prima il cobalto si affaccia timidamente in alcuni disegni a carboncino, che sono preludio

di Chiara Strozzieri

della vera e propria esplosione astratta che di l a poco segner la sua rinascita artistica. C un elemento fondamentale in questi primi schizzi, che denota gi il valore di questa straordinaria autrice, ed landamento lineare fluido e composto. Si palesa linteresse di Pellegrini per il movimento, come uno strumento che riesce a mettere in relazione la linea con lo spazio, dunque limmagine mentalizzata e diventata astratta assieme allambiente circostante. importante che sia chiaro fin da ora che nulla statico, tanto meno il colore, e che anche la forza del tratto pu attenuarsi, come intensificarsi, dando un diverso anda mento alla figura. Infatti la fase immediatamente successiva decreta proprio la cristalliz zazione di questo movimento grazie a un materiale nuovo come la carta velina, stropicciata, incollata, impregnata di pasta cromatica (Grande andamento in blu, Piccolo andamento in blu n.1). Nascono giochi di onde di colore che dialogano con il fondo dellopera e cercano di esulare dalla monotonia della superficie piana. Di tele vissute in un blu pieno poi ne vengono fuori tante e diverse, finch il colore non si consuma letteralmente, si rarefa a tal punto da far emergere la tela grezza. Lartista dimostra di essere giunta a un livello di comprensione superiore e il risultato tal mente interessante, che lopera Blu del 1998 viene presentata a distanza di alcuni anni allAccademia di San Luca di Roma, in occasione dellannuale Premio Nazionale di Pittura. qui che evidente il tipo di luce e di sfumatura atmosferica che il cobalto, insieme a un fondo pi scuro e alla grafite, riesce a restituire; lennesima risposta alla domanda: perch il blu? Perch fra tutti il colore pi astratto, quello dellinfinito (cielo), quello dellorizzonte (mare), un pigmento che sa di assoluto. Pellegrini alza lo sguardo prima di ributtarsi a capofitto nella materia, inizia cos il suo ambizioso progetto artistico: coniugare la concretezza, il peso della materia secondo atmosfere indefinite, impalpabili, rivolte verso

studio AndAmento n. 1 sPAzio n. 2

| 1995 | cArboncino su cArtA | 21 x 30 cm

| 1997 | tecnicA mistA su cArtA | 25 x 35 cm

lassoluto. Lartista cerca insomma di trasformare il quadro in un emblema esistenziale, in quanto, come lesistenza umana, fatto sia di corpo, che di pensiero. In periodi diversi della sua ricerca lei asseconda pi un aspetto rispetto allaltro, dando importanza talvolta alla corporeit del quadro, talaltra alla sua atmosfera evanescente. Preferire uno di questi modi espressivi latto finale di un processo complesso di ascolto interiore del dualismo continuamente presente in una donna spirituale e concreta allo stesso tempo come lei. Il ciclo dei cobalti la aiuta a destreggiarsi con questa natura doppia, a elevarla al mondo delle idee, cos come a respingerla e infine a farla reimmergere nella profondit delle sue opere. Qualcosa di simile aveva fatto Yves Klein, brevettando addirittura una punta di cobal to (International Klein Blue) e ricoprendovi il mondo intero con sculture, tele monocrome, corpi di donna impressi su lenzuoli. Le ragioni dellassoluto non hanno logica in lui, come anche in Sara Pellegrini, che dal 96 non ha pi voglia di negare gli interrogativi esistenziali che da sempre la tormentano e decide di tentare una riposta attraverso larte. Da qualche anno gi entrata nella sua vita la figura di un maestro assoluto dellastrattismo italiano, Achille Pace, ancora oggi per lei il cuore di un tipo di ricerca fiduciosa e riflettuta. Sono particolari circostanze a farli incontrare per la prima volta, dopo che per anni Pace stato asse portante dellambiente artistico contemporaneo. Nel 1960 infatti ha preso le redini del Premio Termoli, mostra nazionale darte contemporanea nata nel 55, che negli anni ha visto la partecipazione di maestri indiscussi, quali Pino Pascali, Carla Accardi, Mario Schifano, nonch lintervento di personaggi del calibro di Giulio Carlo Argan e Palma Bucarelli. Pace inoltre ha attraversato lesperienza del Gruppo Uno, segnando il panorama italiano con la sua pittura scientifica e costruttiva: dopo lazzeramento dei valori estetici formali, insieme a Biggi, Carrino, Frasc, Santoro e Uncini, ha ricominciato tutto dal segno, ovvero dal filo di cotone curvato lentamente sulla tela. Questa operazione, anche se appartenente a un periodo ben preciso della vicenda professionale del maestro, ovvero gli anni 196264, gli ha dato la misura del suo interesse verso un tipo di linguaggio differente e prima inascoltato, un linguaggio etico, che non banalizzi il ruolo dellartista. Sara Pellegrini sente di condividere con Achille Pace lanelito per un lavoro consapevole, che non si adagi sui mezzi gi acquisiti, e tra loro nasce un rapporto di amicizia, fatto di pomeriggi passati insieme a dipingere e soprattutto di un serrato confronto sulla poetica

dellarte. La giovane pittrice impara la differenza tra oggetto estetico e oggetto artistico: lartisticit di unopera esula da tutti gli attributi estetici e il fine dellarte non pu essere la bellezza, bens lespressione di un concetto universale. Si scatena una grande libert di movimento, laddove Pellegrini pu dimenticare qualsiasi valore estetico, nellambizione di raggiungere una conoscenza assoluta di s e del mondo. Loggetto dindagine si rivolge allinterno dellanimo dellartista, che scava nel profondo e non si cura di lasciare tracce figurative e confortanti agli occhi degli spettatori. La totale astrazione infine raggiunta e la direzione del percorso va verso la verit, nel senso platonico del termine. Sviscerando il mito della caverna (Platone, La Repubblica, libro VII) si pu comprendere la forza delle ombre, che offuscano la mente delluomo, e guardare come a eroi coloro che riescono a voltarsi al fuoco. Come una prigioniera delle immagini

effimere ora liberata, Sara Pellegrini corre ad aiutare gli altri e compie il gesto in assoluto pi importante per un artista: il dono di s, la condivisione delle proprie scoperte intuitive. un atto di generosit che la mette in contatto per la prima volta con il pubblico e cos a partire dal 1997, da quella Biennale del Piccolo Formato a Campomarino, a cui il critico

darte, Leo Strozzieri, particolarmente attento ai giovani, la invita, prende il via anche il suo iter espositivo. In quindici anni di lavoro la sua dimensione linguistica si arricchisce di fasi di ricerca origi nali, per cui oggi lo spettro delle possibilit pittoriche pu dirsi completo: lartista gestisce

colore, luce, forma, materia e spazio. Complesso il modo in cui si introdotta nel perimetro del postinformale, arrivando allattuale periodo materico, partendo dalle prime scelte colo ristiche gi ricordate. Quando il blu completamente assorbito e con esso il peso della luce in toni cos intensi, nasce lesigenza di chiarezza e si passa da un grave coinvolgimento nel colore a una prima conoscenza della linea. La memoria del filo di Achille Pace la sprona a sfruttare il segno, come guida per un itinerario costruttivo, che arriva allopera finita. Dunque lei abbozza delle griglie, che talvolta precedono, altre volte seguono le spatolate di colore. Grazie a spazi negati con delle x si innesca un gioco di pieni e di vuoti, che aiuta a meglio ripor tare lattenzione alla forma e alla sua ragione dessere come unico indizio della presenza dellartista. Se la superficie fosse completamente libera o al contrario avesse un fondo unico, fatto con una prima stesura di colore, allora la pittrice accetterebbe di restare fuori dal proprio progetto. Ma il segno formale dirompente, spezza la staticit della superficie, pur con il gesto controllato di una mente categorica. In quelle forme vive, in quei fulcri magnetici, che attraggono con forza locchio dello spettatore, si trova tutta Sara Pellegrini: ci sono i grandi del costruttivismo russo, studiati lungamente, ci sono le conversazioni col suo maestro, c lenergia creativa della nuova Termoli, c soprattutto una potenza creativa nuova che si rivela. Dunque la genesi di una ricerca informale (nella forma), perch la forma non viene mai negata, come nei cos detti informali, ma anzi viene posta al centro del quadro. Un fulcro di colore isolato completamente e lo spazio che vi attorno quello della tela grezza o del foglio intonso, perch non ci sia distrazione alcuna a togliere importanza a ci che sta acca dendo. La stesura rozza delle paste cromatiche un avvenimento sorprendente, perch lascia emergere la forma direttamente dallabisso del pensiero creativo e poi la fa affiorare sulla superficie, come galleggiasse e noi tutti potessimo raccoglierla con le mani. C una premonizione della matericit, che verr scoperta pi avanti dallautrice; la possibilit per il colore di staccarsi dal piano restituisce appieno limportanza di questo ciclo pittorico, che pu dirsi concluso nel 2001. Questanno segna linizio di unevoluzione, che, dopo la confidenza presa con forma e colore, la mette alla prova con nuovi elementi compositivi, quali spazio e materia. Il rapporto con il proprio lavoro si fa empatico e nasce Terra rossa su fondo verde, che semplicemente vuole essere una dichiarazione poetica gi dal titolo. Esiste la materia e nientaltro che essa per proiettare i propri stati emotivi e lartista scopre una tale leggerezza e freschezza mentale da applicare sul quadro un elemento delicato come la terra, friabile e difficilmente governa

studio formAle n.15 1999 | grAfite e Acrilico su cArtA | 25 x 17,5 cm Argento

- studio formAle n.16 1999 | grAfite e Acrilico su cArtA | 25 x 17,5 cm nelle pagine precedenti
grAnde AndAmento in blu

1996 | tecnicA mistA su telA | 130 x 160 cm


nero

- studio formAle n.28 2000 | Acrilico su telA | 30 x 20 cm nella pagina seguente


jutA e sAbbiA

2001 | sAbbiA su telA di jutA | 100 x 90 cm

bile su un piano verticale. Il rischio di fallire nel tentativo di dare una nuova dimensione alla polvere terrosa viene ottemperato dalla compattezza data allinsieme, uno stadio per solo iniziale, su cui lautrice agisce con tagli sottilissimi, che ancora una volta testimoniano la presenza di una mente ordinatrice. La bellezza dellopera per sta proprio nellimprevisto, quello che instaura un dialogo vero tra uomo e oggetto, in cui ognuno libero di fare il suo e influenzare la riuscita dellidea. Si formano qua e l delle crepe nella terra, che vanno oltre la realizzazione del prodotto artistico e riman dano al legame con la natura, gli elementi, gli esseri viventi, danno un valore ance strale alluso di questa materia, qualcosa che ha a che fare con le origini delluomo. Il pensiero primitivo ritrova la partecipazione con la totalit del vivente, riscopre lappartenenza a Madre Terra e prende a nutrirsi di questo in uno scambio energetico continuo con lelemento naturale. Prendere un materiale povero significa ammettere la povert dellesistenza umana, ricordare da dove viene luomo e dove dovr tornare.

Dunque si tratta del terreno dellessere, vivo e pulsante, che accetta la propria preca riet e temporalit. Concretamente anche la terra usata per queste opere darte destinata a trasformarsi, a deperire, ma c una totale accettazione dellimprevisto, come dellinsondabilit della vita. Sara Pellegrini ora totalmente calata in una fase di meditazione sulla realt naturale e ammette lei stessa di essere in uno stato di grazia, come quello del bimbo, che ha la libert di gestire il dato reale a piacimento e pu perfino sognare di volare. Lartista non si chiede se possa o meno utilizzare la terra, ma dispone completamente sia della sua natura biologica, che della sua espressione dellessere. Il suo un atto spontaneo, che d freschezza allopera finita, la rende perfettamente equilibrata anche nellaccadere delle piccole crepe. Tutte le opere straordinarie di questo periodo sono un soffio vitale sul percorso artistico di Pellegrini, che di l a poco saluter per sempre la gioia di queste prove, per cadere su pesantissime lastre di piombo.

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Il motivo di questa perdita del sogno lallontanamento forzato dallo studio per un lungo periodo, vissuto nel pensiero sofferto del proprio lavoro, che rischia di arrestarsi. Una volta tornata sulla sua ricerca, lautrice termolese si rende conto di non poter riprendere fra le mani le basi di terra lasciate incompiute: sono tali la potenza delle braccia e la gravit dellidea, che finirebbero per strappare la tela. Il bisogno di qualcosa di pi duro e difficile la spinge verso il piombo, che improvvisamente costituisce per lei qualcosa di forte a cui aggrapparsi, qualcosa di altamente distensivo da maneggiare, senza la paura di offenderlo con la propria irrequietezza. I pezzi che vengono fuori sono di una potenza straordinaria: le lastre vengono violentemente inchiodate alla superficie, reticoli metal lici offuscano cruenti fondi rosso sangue e lartista tira via dalla pancia una parte di s, che evidentemente non pu pi restare compressa nel suo spazio interiore. Dunque il campo dellopera darte il nuovo habitat, che va misurato con un materiale inerte, adatta bile con le sue misure variabili alla superficie. Talvolta questa completamente ricoperta di piombi, salvo lasciare qua e l degli spiragli aperti sul fondo, altre volte perimetrata da sottilissimi fogli di metallo, che giocano con la propria malleabilit in pieghe e incre spature. In ogni caso il peso dettato dalla mistione con lalluminio e lo zinco la costringe a calibrare esattamente gli elementi e le sensazioni coloristiche, lasciandole davvero poca libert. esattamente quello di cui adesso ha bisogno: rimettere in causa la ragione e superare un momento di grande fatica a livello mentale. Pellegrini acquisisce il piombo come unarmatura ideale, che si sovrappone ai precedenti strati di terra e difende la sua identit artistica; si tratta dunque di un momento di necessario appesantimento e di preparazione a una guerra ancora pi grande, a un futuro da affrontare con le sue sfide umane e professionali. I composti tossici danno esattamente il senso della drammaticit, mentre i mezzi espressivi allinterno dellopera sono ridotti allosso per una sua resa ancora pi intensa. Nel corso del lavoro lartista si accorge di aver legato indissolubilmente i propri racconti tragici a una spiritualit di cui sta vivendo, per meglio interpretare lacutezza di tutte le esperienze pi destabilizzanti. La sua opera si svela come una partecipazione alle vicende di Cristo e questo nel momento in cui vengono titolati alcuni pezzi, come Cilindro Flagellazione e SpartizioneTunica. Sara Pellegrini apre cos gli occhi sullaltra faccia della medaglia del suo dolore, trovando consolazione nella fede e affezione mistica. La sua unidentificazione con il sacrificio salvifico della Croce, nella consapevolezza di dover salvare se stessa da quelle oppressioni, che i piombi ben rappresentano. La pittura rossa allora richiede pi spazio al campo dellopera e si trasforma da simbolo tragico in strumento per il rallentamento del ritmo nel racconto. come se avvenisse una pacifica zione dellanima, se il sangue della Ferita si fermasse per lasciarla rimarginare. Luso dei piombi prende ad alternarsi a foglia oro, resina, acrilici, mentre la composizione si arricchisce di un forte significato costruttivo, dettato dai tanti tasselli materici, disposti con estremo ordine compositivo. Qui Pellegrini dimostra una grande perizia tecnica nel saper dosare gli elementi del quadro, senza mai dare troppo peso soltanto a una parte di esso: sullo spazio deve intervenire un tassello alla volta, mancando di

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infine vinta la battaglia contro il caos esistenziale, intesa la drammaticit della vita. Lautrice pronta a sfruttare a suo favore qualsiasi tipo di esperienza tragica e a ritrovare con calma anche quegli acuti gioiosi che fanno parte della propria melodia poetica. in questa fase della sua ricerca che la necessit di approdare a una pi completa comprensione del tema sacro trattato nei segni dellarte la porta a frequentare il corso di Architettura e Arti per la Liturgia presso il Pontificio Ateneo di S. Anselmo a Roma, dove ha come docente, tra gli altri, Crispino Valenziano, membro del Pontificio Consiglio per i Beni Culturali della Chiesa e della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra. qui che Pellegrini pone se stessa e il suo lavoro in relazione con la complessa realt che lega la progettazione architettonica, liconografia sacra e la sua millenaria tradizione allevoluzione degli spazi liturgici, nel rispetto delle norme che ne regolano identit, forma e collocazione. Insieme al marito e scultore, Michele Carafa, liturgisti e validi architetti lartista si occupa di lavori di adeguamento di spazi liturgici, per la realizzazione di opere darte contemporanea per il culto. Le esperienze accumulate nel susseguirsi di commissioni presso chiese in tutta Italia, come S. Maria Assunta di Viareggio (LU), dove non solo progetta, ma realizza anche unimponente vetrata, favoriscono la pura sperimentazione in campo pittorico e deter minano una nuova libert di movimento nello spazio, che precedentemente era stata correre e poi avere ripensamenti, per trovare lequilibrio perfetto. La straordinariet di questo lavoro sta nella riprova che, mancando anche solo uno dei tasselli inseriti, lopera perderebbe completamente larmonia. Quello dei tasselli un motivo destinato a ritornare, dopo aver perso la sua funzione deco rativa, su totem facenti parte di unistallazione suggestiva. I pannelli dipinti sono custodi della sfera intima dellartista e racchiudono in loro una forza ancestrale, che ben dialoga con lambiente in cui sono collocati. Laddove sono presenti in un luogo espositivo di tipo istituzionale, comunicano tutta la fierezza di unautrice giovane, ma gi dotata di una linea di pensiero responsabile, mentre sparsi sulla sabbia o addirittura adagiati sullacqua di mare, ci avvolgono di sensazioni primitive, lasciandoci tornare allorigine, a un senso estetico innato. Lidentit artistica di Sara Pellegrini dimostra nei totem di non essere stata scalfita; bloccata dai piombi. Lartista rivede i tagli, che nelle terre erano impercettibili, per ingigantirli e renderli agenti della scena. Anche su spessori minimi il suo sguardo macroscopico: lei vive la dimensione materica, deve operare improvvisamente e con forza, abbattendosi su di essa, e le fenditure che infligge le paiono enormi, insanabili. Certamente c rispetto per il lavoro di Lucio Fontana, con cui in un certo senso condivide lirrefrenabile voglia di sfondare la barriera del pensiero, ma i suoi tagli sono diversi: non esiste spazio dietro la tela, n motivo di ossigenarla con altro da se stessa. Finalmente il fulcro dellopera proprio lopera, non esistono pi filtri tra il linguaggio artistico, reinventato dallestro creativo, e lo sguardo che osserva e sempre codifica. Quanto pi si riflette sul signifi cato di ci che sta di fronte, tanto pi si capisce che il concetto non pi un pilastro

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a cui aggrapparsi, perch le emozioni scavalcano i contenuti e ci vengono addosso con una potenza inaudita. Smettere di pensare non vuol dire smettere di sentire e adesso non c niente su cui riflet tere, lartista a cui ci siamo affezionati ci chiede solo di lasciarci andare allirrazionale. Prima di pretendere questo dai suoi osservatori, Sara Pellegrini ha dovuto fare un grosso lavoro su di s, per scomparire dentro il quadro, riuscire a essere invisibile e lasciare par lare il suo intimo sentimento. Per fare questo si concentrata totalmente sulla tecnica, esprimendosi in maniera pi naturale possibile e togliendo elementi compositivi, nella con vinzione di poter ottenere un lavoro corretto, completo ed essenziale. Se allontanarsi dalla figura stato doloroso, adesso rinunciare anche al colore una fatica enorme. Punte di ocra rossa, assorbenti la luce, danno una bellezza classica allultima produzione, altrimenti non possibile ristabilire un rapporto con tutto lo spettro dei colori; meglio abbracciare completamente il nero, che li contiene tutti, per non perdere in profondit e avere maggiore libert espressiva. Dal punto di vista della materia invece, Pellegrini elabora il lutto per la perdita del piombo, che si scioglie sotto le fiamme, mostrando ancora una volta lo spessore

di sofferenza che per lungo tempo lha schiacciata. Lautrice conquista un materiale nuovo, il poliuretano, a dimostrazione prima di tutto della sicurezza acquisita. Conoscere bene il comportamento della materia sotto la spinta della propria forza gestuale significa avere il controllo della situazione e spendersi in favore della riuscita ottimale della propria idea creativa. Pellegrini sceglie di trattare il poliuretano come fosse legno, scavandolo, quando ha bisogno di spessore, e dosando la forza delle braccia per far saltare via cubetti di materia direttamente con le mani. Lartista ha trovato un alleato in questo polimero, perch le ha permesso di ottimizzare i tempi, dandole tuttavia una resa perfetta. La questione non soltanto contingente, si tratta di sfruttare velocemente lidea, senza perdere la scintilla creativa. Lo status mentale si fa pi leggero, perch sa di poter contare sullimmediatezza dellesecuzione, anche se risolvere poi completamente il quadro le richiede una dedizione pi specifica ai particolari. Guardando il risultato si avverte la frenesia di una lotta contro il tempo, per cui, ogni volta che mette le mani sulla tela, Pellegrini pretende di riuscire e non si d la possibilit di sbagliare. In questo conflitto vince sempre lemozione, di cui

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satura latmosfera che sta tutta intorno allopera e che arriva dritta in pancia. Con lesperienza che queste ultime creazioni ci fanno vivere, possiamo comprendere appieno che c un livello diverso e pi basso di quello mentale da cui si pu comin ciare ad approcciare larte. Questo non richiede una preparazione teorica, bens una predisposizione interna a vivere lopera, mai semplicemente a guardarla.

Ascoltando il pensiero che si apre a questa possibilit, si incontrano magnifiche sintesi di una ricerca che dura da anni, lungo un percorso che si arricchisce di senso in vista di opere nuove. Una delle voci pi apprezzate quella di Nero del 2011, opera che partecipa al XXXVII Premio Sulmona, ricevendo la segnalazione della giuria. Con grande autoconsapevolezza lautrice termolese attinge alle conoscenze acquisite

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PoliuretAno n.11

2012 | tecnicA mistA su PoliiuretAno | 125 x 120 cm nelle pagine precedenti


lA tunicA

2006 | Piombo, Alluminio, fogliA oro, Acrilico su telA | 120 x 60 cm


instAllAzione

2007 | Piombo, fogliA oro, Acrilico su tAvolA | 200 x 35 cm


rosso Piombo

1 2004 | rete metAllicA, Piombo, zinco su telA | 80 x 100 cm

PoliuretAno n.3

2012 | tecnicA mistA su PoliiuretAno | 120 x 210 cm

prima di tutto nellambito dellarte sacra: per la realizzazione di icone il suo studio si era concentrato sulla pittura bizantina e lutilizzo delloro, che qui ritorna con la sua carica spirituale. Per questo al centro del quadro, ma rimane sporco, non riflette la luce, in quanto non deve restituire alcuna immagine, solo introdurci in una dimensio ne extrasensoriale. Tutto sta nel giocare con i punti di forza, rappresentati dai tocchi di ocra rossa, i piccoli strappi nella tela, gli sprazzi di oro assorbente, arrivando a far funzionare lopera in un tutto armonico, orchestrato magistralmente da una fitta rete di graffi. La profondit dellinsieme allontana il fulcro centrale del quadro, spingen dolo nellabisso del nero, che matrice dellevento artistico, ma anche di una rottura degli argini contenitivi dellesperienza sensibile. La forza di questo noncolore ormai mentalizzato tale da costruire un commovente equilibrio spaziale: tutto nero e

lopera respira piano, aspettando una reazione materica. Lenergia concentrata in questa attesa, che non si risolve mai in unesplosione illogica di segni, dunque man tiene costantemente elevato il livello di tensione. Lo sguardo questo lo percepisce e allora resta l a guardare e quasi inconsapevolmente partecipa alla vita dellopera, condividendone le sofferenze, come anche i momenti di speranza per una redenzione. Sara Pellegrini si posta lobiettivo impossibile di raggiungere lapertura massima del pensiero e dello spirito, ora sembra essersi avvicinata a questa condizione in una maniera difficile da capire. Non si pu dare una spiegazione a certi piccoli momenti, in cui persone eccezionali arrivano laddove gli altri non possono, dimostrando la grandezza dellesistenza umana. Tutto quello che si pu possedere la prova tangi bile della straordinariet delluomo e accettare larte come emblema del suo mistero.

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Sara Pellegrini si posta lobiettivo impossibile di raggiungere lapertura massima del pensiero e dello spirito, ora sembra essersi avvicinata a questa condizione in una maniera difficile da capire.

COBalTi

...un processo complesso di ascolto interiore del dualismo continuamente presente in una donna spirituale e allo stesso tempo concretail ciclo dei Cobalti la aiuta a destreggiarsi con questa natura doppia, a elevarla al mondo delle idee, cos come a respingerla e infine a farla riemergere nella profondit delle sue opere...

COBalTi

1996/2000

Trovare il punto di partenza da cui si formata la personalit artistica di Sara Pellegrini non cosa semplice, tanto pi che lei conserva dei ricordi risalenti al periodo dellinfanzia, in cui gi esisteva una gran voglia di giocare con le carte veline, impiastricciandole con le colle e i colori. Tuttavia scorrendo mucchi di schizzi risalenti al periodo immediatamente successivo allAccademia, si distingue un momento di passaggio da unindole creativa appena abbozzata a una forte identit artistica ed il periodo in cui si impone prepotentemente sul foglio un segno dinamico blu cobalto. La scelta di questa tonalit istintiva e molto ha a che fare con il suo spirito arioso, aperto a tutte le possibilit che in quel momento ha da offrirgli la vita. Con la sua leggerezza, il cobalto diventa subito pretesto per approfondire uno studio sul movimento astratto, con cui lautrice decide il definitivo abbandono della figura, pure sperimentata in Accademia durante il corso di Scultura tenuto da Augusto Perez. Man mano che la linea acquista spessore e con esso anche tutta una sua consistenza materica, il blu diventa sempre di pi protagonista della scena e contemporaneamente elemento compositivo su cui basare i pesi e rendere giustizia allequilibrio dellopera. Non c dubbio che alcuni esercizi sullincontro puntolinea risentano della forte presenza nella vita di Pellegrini in quegli anni del maestro Achille Pace. A sua volta devoto alle lezioni del proprio maestro, il grande critico e storico dellarte Giulio Carlo Argan, Pace insegna alla giovane termolese la differenza tra oggetto estetico e oggetto artistico: loggetto estetico risponde ai comuni canoni di bellezza, mentre loggetto artistico va oltre la finalit del bello, diventando subito molto pi interessante da perseguire per gli artisti contemporanei. Anche Sara Pellegrini costruisce una propria linea di ricerca sulla base di una concezione estetica del tutto personale, partendo dalla gradevolezza del blu cobalto per arrivare alla sua definitiva neutralizzazione. Infatti nellarco di un triennio lei consuma letteralmente quel colore, fino a farlo sparire completamente e a sostituirlo con delicatissimi disegni su carta fatti con grafite e acrilico. La fascinazione del colore non pi necessaria, perch altro sta diventando il centro della sua ricerca: la materia in tutta la sua consistenza, capace di attrarre tutti i sensi dello spettatore.

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Piccolo AndAmento in blu n. 1

| 1996 | tecnicA mistA su telA | 30 x 30 cm

lineA sPAzio n. 1

1997 | tecnicA mistA su cArtA | 25 x 35 cm

lineA sPAzio n. 4

1997 | tecnicA mistA su cArtA | 25 x 35 cm

blu 1998 | tecnicA mistA su telA | 40 x 30 cm

1998 | tecnicA mistA su telA | 40 x 50 cm

sPAziAlit blu

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contAminAzione n. 1

1999 | tecnicA mistA su telA di jutA | 46 x 46 cm

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contAminAzione n. 2 1999 | tecnicA mistA su telA di jutA | 46 x 46 cm

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quAdrAto blu

1998 | tecnicA mistA su telA | 50 x 30 cm

1999 | tecnicA mistA su lAminAto | 60 x 36 cm

biAnco

studio formAle n. 8

1999 | grAfite e Acrilico su cArtA | 29,5 x 21 cm

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nero - studio formAle 2000 | Acrilico su cArtA | 50 x 35 cm

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Terre

"...la stesura rozza delle paste cromatiche un avvenimento sorprendente, perch lascia emergere la forma direttamente dall'abisso del pensiero creativo e poi la fa affiorare sulla superficie, come galleggiasse e noi tutti potessimo raccoglierla con le mani..."

Terre

1999/2001

Nellanno 2001 non si pu pi parlare di evoluzione a proposito della ricerca pittorica di Sara Pellegrini, bens di rivoluzione: lautrice ca povolge la sua dimensione, abbandonando a terra i pennelli e portando la terra sulla tela. Prende vita un delicatissimo lavoro di pressione di terre friabili sul quadro, in modo che queste si possano incollare su una superficie verticale senza mai cedere. Solo una grande libert mentale pu permetterle questo esperimento cos ambizioso, fatto nel ricordo degli autori da lei pi amati della storia dellarte, in primis Alberto Burri. La stessa libert laiuta a instaurare un rapporto empatico col proprio lavoro, cos che la materia le suggerisce degli stati emozionali, ma allo stesso tempo anche lei rende partecipe dei propri moti interiori qualsiasi cosa tocchi e plasmi con la sua energia. Tutto avviene a beneficio di una costruzione del senso dello spazio, che pare estendersi oltre i confini della tela e trovare un incontro con lambiente circostante. Lartista comprende appieno limportanza di tutti i fattori esterni, che pur concorrono alla riuscita di un quadro e ammette la sua valorizzazione per mezzo degli stessi elementi di Madre Terra. I suoi lavori ricordano alluomo lappartenenza alla totalit del vivente, lasciano affiorare pensieri ancestrali e riportano larte allorigine, alla sua meraviglia. Pi volte Pellegrini ha ricordato questo momento del suo percorso artistico come un periodo di grazia, irripetibile nelle fasi successive e inspiegabile razionalmente, ma sicura mente vissuto a pieno con tele di grandi dimensioni che da sole rendono lentit del suo estro creativo. Si pu tentare di condividere con lautrice la magia di quel periodo soffermandosi sui dettagli di quei lavori, in particolare spingendo lo sguardo attraverso le crepe che si sono naturalmente formate nelle terre. Si avvertir cos un senso di compartecipazione a un progetto che umano e divino insieme, in cui le parti coinvolte sono gli spettatori a cui tutto si palesa, lartista nella sua intenzionalit creatrice e la natura che ha fatto il suo gioco.

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terrA rossA su fondo verde

| PArticolAre | 2001 | ArgillA su telA | 93 x 102 cm

2001 | ArgillA su telA | 150 x 200 cm nelle pagine precedenti 2001 | ArgillA su telA | 93 x 102 cm 2001 | ArgillA su telA | 100 x 110 cm
terrA rossA terrA rossA su fondo verde

grAnde terrA rossA

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sAbbiA n. 4

2001| sAbbiA su telA | 70,5 x 70,5 cm


sAbbiA

2001 | sAbbiA e ArgillA su telA | 85 x 96 cm

40

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sAbbiA n. 3

2001 | sAbbiA su telA | 71 x 71 cm

sAbbiA n. 2 2001 | sAbbiA su telA | 70 x 80 cm chiArA sAbbiA

2001 | sAbbiA su telA | 100 x 100 cm

2001 | ArgillA su telA | 150 x 200 cm

grAnde terrA biAncA

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PiOMBi

sono tali la potenza delle braccia e la gravit dellidea, che finirebbero per strappare la tela. il bisogno di qualcosa di pi duro e difficile la spinge verso il piombo, che improvvisamente costituisce per lei qualcosa di forte a cui aggrapparsii pezzi che vengono fuori sono di una potenza straordinaria

PiOMBi

2004/2006

Dalla leggerezza della terra al peso dei piombi: Sara Pellegrini volta le spalle a un periodo molto fortunato per la sua produzione, per af frontare una fase nuova, che le richieder grande vigore. Quanto accade sotto le sue mani non ha un motivo intenzionale, semplicemente lartista ha maturato esperienze umane e professionali molto forti, che appesantiscono il suo pensiero prima e letteralmente la materia poi. Il piombo da una parte costituisce per lei unancora di salvezza a cui aggrapparsi per rimanere a galla, dopo aver perso completa mente la possibilit di dedicarsi a un elemento delicato come la terra, dallaltra un oggetto su cui sfogarsi completamente, ferendolo, inchiodandolo alla tavola, piegandolo a piacimento. I primi lavori della serie sono ispessiti dal piombo e rimettono in gioco la ragione e il calcolo, per poter superare gli ostacoli che la superficie piana porta con s. La pratica mentale assorbe lesercizio dellartista, che in questo modo non trova il tempo per riflettere su nientaltro che la sua ricerca. Le sofferenze vengono espiate come fossero colpe e il duro lavoro diventa tutto quello che di importante c al mondo di Sara Pellegrini. Le opere iniziano a prendere naturalmente una tito lazione, che le riporta al tema sacro e mette in parallelo il sacrificio di Cristo con loffrirsi dellartista alla sua storia. Ne viene fuori una grande consapevolezza del fine salvifico dei propri percorsi sofferti e infine una progressiva pacificazione interiore. A conclusione del ciclo dei piombi Pellegrini assottiglia le lastre fino ad arrivare a fogli metallici pi duttili, spesso ridotti a tasselli con cui lei intreccia una trama. Si abbelliscono le tele grazie alla foglia oro e a un prezioso incastro delle parti: lartista interviene un tassello alla volta, per scongiurare il senso di precariet sempre in agguato e riempire tutti i vuoti spaziali. Lequilibrio raggiunto assoluto, tanto che, man cando uno solo degli elementi di cui fatta, la composizione non reggerebbe. Dunque ancora una volta un lavoro di estrema precisione, pur su di un materiale cos forte come il piombo.

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cilindro

- flAgellAzione | PArticolAre | 2005 | legno, PlAsticA, AcciAio, Piombo, zinco, ferro | 185 x 20 cm

lA feritA

2005 | Piombo, Alluminio, fogliA oro e resinA su telA | 50 x 80 cm 2002 | Piombo su PlexiglAss | 53 x 51 cm
Piombo

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Piombo rosso

2002 | Piombo su PlexiglAss | 43 x 80 cm

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- flAgellAzione 2005 | legno, PlAsticA, AcciAio, Piombo, zinco, ferro | 185 x 20 cm


cilindro

2006 | Piombo, Alluminio, fogliA oro, Acrilico su telA | 120 x 60 cm

trittico

2005 | Piombo, fogliA oro su telA | 80 x 100 cm

genesi

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Ascesi

2006 | Piombo, fogliA oro, sAbbiA, Acrilico su telA | 70 x 50 cm


genesi 1 2005 | Piombo, fogliA oro su telA | 92 x 98 cm

neri

rinunciare al colore una fatica enormemeglio abbracciare completamente il nero, che li contiene tutti, per non perdere in profondit e avere maggiore libert espressivalutilizzo delloro, qui ritorna con la sua carica spiritualema rimane sporco, non riflette la luce, in quanto non deve restituire alcuna immagine, solo introdurci in una dimensione extra sensoriale

neri

2007/2011

Sorprende pensare che una giovane artista come Sara Pellegrini nellarco di una decina danni abbia stravolto la propria ricerca, rag giungendo via via degli obiettivi e subito dopo ponendosene degli altri. Eppure i vari cicli pittorici rappresentano proprio i gradini di una crescita esponenziale, il cui traguardo sempre stata la sintesi. Invece di aggiungere elementi sul quadro, arricchendolo solo appa rentemente o piuttosto rendendolo pi decorativo, lautrice termolese ha tolto il pi possibile, per arrivare allessenza del suo pensiero e riuscire a trasmetterlo con pochissime battute al suo pubblico. Ogni privazione stata sofferta, da quella della figura, che non le ha permesso di ricondurre i suoi lavori a forme riconoscibili e dunque pi semplici da guardare, a quella del peso, a cui a un certo punto ha provato a non aggrapparsi pi. Ma da alcuni anni Pellegrini ha perso lappiglio fondamentale per tutti gli artisti: il colore. Si resa conto che sperimentare inizialmente toni molto scuri, poi solamente il nero intervallato da piccoli tocchi di oro, le restituiva una profondit mai avuta prima. Probabilmente si tratta di una percezione personale del colore, cos che lanimo dellartista si sintonizzato alla perfezione con il mood di questa tinta. Il nero, in quanto impressione visiva risultante dalla combinazione di tutti i colori della luce assorbiti, le ha permesso di fare unattenta analisi dellelemento luminoso; in particolare lha incuriosita lincidenza della luce sui diversi materiali utiliz zati, dalla tela allalluminio, fino ai poliuretani che risultano la sua scoperta pi recente. Una delle opere appartenenti a questa fase di ricerca, Nero 2011, segnalata dalla giuria del XXXVII Premio Sulmona, dimostra come lartista abbia imparato a usare il colore e la luce non solo come mezzi per restituire limmagine, ma anche come veicoli per una spiritualizzazione della materia pittorica. Qui tutto serve a interiorizzare il lavoro dellautrice, anche quei pochi frammenti di oro leggermente sporco, che non riflettono, ma emanano luce, come vuole quellarte bizantina a lungo studiata da Sara Pellegrini per tutta la sua produzione di arte sacra.

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due tAgli oro

/ strAtificAzione particolare | 2010 | terrA nerA, fogliA oro su telA | 70 x 50 cm

/ strAtificAzione 2010 | terrA nerA, fogliA oro su telA | 70 x 50 cm


due tAgli oro

PresentAzione - PiccolA PreghierA 2010 | terrA nerA, fogliA oro, su legno | 48 x 30 cm

/ strAtificAzione 2010 | terrA nerA, Piombo, fogliA oro, fogliA Argento | 90 x 100 cm
tre tAgli oro

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2011 | tecnicA mistA su telA | 80 x 80 cm

quAdrAto rosso

2011 | tecnicA mistA su telA | 50 x 40 cm

oPPosizione

sPAzio

2011 | tecnicA mistA su telA | 100 x 120 cm

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AlternAnze rosse

2011 | tecnicA mistA su Alluminio 46 x 56 cm

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2011 | tecnicA mistA su Alluminio 65 x 60 cm

AlternAnze oro

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verticAli Piombo

2011 | tecnicA mistA su telA | 50 x 60 cm

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sPAzio orizzonAtAle

2011 | tecnicA mistA su telA | 60 x 120 cm

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oro nero

2011 | tecnicA mistA su telA | 100 x 100 cm


nero

2011 | tecnicA mistA su telA | 100 x 120 cm

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POliUreTani

sceglie di trattare il poliuretano come fosse legno, scavandolo, quando ha bisogno di spessore, e dosando la forza delle braccia per far saltare via i cubetti di materia con le mani. Lartista ha trovato unalleato in questo polimero, perch gli ha permesso di ottimizzare i tempi, dandole tuttavia una resa perfettasi tratta di sfruttare velocemente lidea, senza perdere la scintilla creativa

POliUreTani

2011/2012

Il ciclo di opere pi recente di Sara Pellegrini nato spontaneamente dalla ricerca di un lavoro pi immediato, capace di cogliere lidea al volo e realizzarla nel pi breve tempo possibile. Lartista, dopo aver maturato una serie di cambiamenti stilistici e aver raggiunto una piena consapevolezza di s, sente lurgenza di trasformare la materia nel prodotto creativo finito. Lunico materiale da sfruttare velocemente, che le dia anche una resa esteticamente eccellente, il poliuretano espanso, un polimero a struttura spugnosa, estre mamente leggero, in quanto frutto di una reazione del poliestere, e isolante sia termico, che acustico. C il gusto di andare a pescare nei materiali industriali, normalmente utilizzati per i rivestimenti protettivi, vincendo la sfida di mutarli in vere e proprie opere darte. La caratteristica di trattenere il suono e il calore conferisce ai poliuretani unintensit energetica non indifferente, che la superficie impregnata di colore riesce a sfruttare grandemente. Tanto lo spessore di questi lavori, tanta la loro leggerezza e quello di Pellegrini infine un ritorno allo status mentale riconosciuto durante la produzione delle terre. La materia acquista una levit sostanziale, che non corrisponde allapparenza: le opere di questo ciclo sembrano fatte di legno, perch allo stesso modo trattato il poliuretano, facendo saltare via cubetti di materia dalla superficie. Ecco spiegato allora il differente rapporto con il tempo di realizzazione del quadro: se in precedenza era soprattutto un tempo mentale di progettazione dellopera, adesso un tempo fisico, tutto concentrato sulla lavorazione diretta della materia, un modus operandi che richiede una completa dedizione. Tutto fatto con un alto grado di libert, recuperata per essere impiegata in una tecnica raffinata in anni di esperienza. Questo risulta essere un momento fondamentale nel percorso artistico dellautrice termolese, che sente di aver concluso cos un primo periodo importante della sua ricerca e sceglie di raccoglierne i frutti in questa elegante monografia.

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PoliuretAno n. 1

| 2012 | tecnicA mistA su PoliuretAno | 120 x 120 cm

PoliuretAno n. 5 2012 | tecnicA mistA su PoliuretAno | 120 x 210 cm

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PoliuretAno n. 2

2012 | tecnicA mistA su PoliuretAno 120 x 120 cm

PoliuretAno n. 7 2012 | tecnicA mistA su PoliuretAno 120 x 120 cm

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PoliuretAno n. 6 2012 | tecnicA mistA su PoliuretAno | 120 x 210 cm

nelle pagine precedenti


PoliuretAno n. 4 2012 | tecnicA mistA su PoliuretAno | 120 x 210 cm PoliuretAno n. 8 2012 | tecnicA mistA su PoliuretAno |120 x 120 cm

nella pagina seguente


PoliuretAno n. 10 tecnicA mistA su PoliuretAno

120 x 120 cm

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biografia
Nata a Termoli (CB) nel 1974, Sara Pellegrini riceve la sua prima formazione artistica presso il locale Liceo Artistico. Terminato questo ciclo di studi, si iscrive a Napoli presso la storica sede dellAccademia di Belle Arti, dove frequenta il corso di Scultura, tenuto dal mae stro Augusto Perez. Il desiderio di ampliare gli studi accademici la porta a frequentare il corso di Architettura e Arti per la Liturgia presso il Pontificio Ateneo di S. Anselmo a Roma. Queste nuove competenze le consentono di dedicarsi alla realizzazione di grandi opere per il culto, quali unimponente vetrata per la chiesa di S. Maria Assunta di Viareggio (LU). Nel 2001 viene invitata a partecipare al Premio Nazionale di Pittura allAccademia San Luca di Roma. Nello stesso anno tiene una mostra personale a cura di Leo Strozzieri, con intro duzione di Achille Pace, presso la Galleria Civica dArte Contemporanea di Termoli, con acquisizione dellopera Verticale in bianco per la collezione permanente. Lopera entrata a far parte del catalogo generale della Galleria Civica, curato da C. F Carli, C. Terenzi, D. Fonti. . Numerose sono le partecipazioni di Sara Pellegrini a rassegne darte contemporanea, come diverse edizioni del Premio Termoli e il XXXVIII Premio Sulmona, in occasione del quale, nel 2011, riceve una menzione speciale da parte della giuria per lopera Nero. Sulla sua opera hanno scritto, tra gli altri, Antonio Picariello, Achille Pace, Raffaele Nigro, Leo Strozzieri. Sara Pellegrini vive e opera nella sua citt natale, dove, da oltre dieci anni, tiene uno studio nel cuore del borgo antico. Studio: via Vescovo Pitirro, 5 86038 Termoli (CB) Tel./fax: 0875 530276 Web: www.sarapellegrini.net Email: info@sarapellegrini.net

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