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VII - LA GUERRA DEL PARAGUAY


(1865-70)

SOMMARIO: 1. La Triplice Alleanza (1864-65). - 2. La Sebastopoli del Sudamerica (1866-67). 3. Il fronte interno (1866-
69). 4. L’offensiva alleata e la ritirata paraguaiana (1867-68). - 5. La vittoria mutilata (1869-70).

1. LA TRIPLICE ALLEANZA
(1864-65)

Genesi della guerra (1861-64)


Nel 1862 Francisco Solano Lopez (1827-70) assunse la presidenza del Paraguay. Succedeva al padre
Carlos Antonio, che aveva efficacemente difeso l’indipendenza del paese contro Rosas e attuato caute
aperture alle influenze esterne, aderendo nel 1851 alla coalizione antirosista delle limitrofe province
argentine, sostenuta dall’Inghilterra e dal Brasile. Come si è già accennato, all’inizio dell’ultima
guerra civile argentina (1859-61) Carlos Antonio aveva esercitato una efficace mediazione tra Mitre e
Urquiza, che proprio nel 1859 aveva accordato il definitivo riconoscimento dell’indipendenza
paraguayana. Ma il governo di Asuncion era poi rimasto isolato dalla ripresa della guerra e dalla
definitiva vittoria bonearense, ottenuta grazie al sostegno finanziario brasiliano procacciato dalla
diplomazia britannica.
Nondimeno, fiducioso di poter difendere con la forza delle armi e l’abnegazione dei cittadini-soldati
valori “spartani” opposti a quelli “ateniesi” espressi dalla società mercantile della costa atlantica, il
nuovo presidente-dittatore del Paraguay accarezzava l’idea di creare un vasto impero subamazzonico
aggregando Bolivia e Uruguay e assicurandosi così un doppio sbocco sul Pacifico e sull’Atlantico.
Perno di questa politica era il sostegno al nuovo governo conservatore (blanco) di Montevideo. Ma
quest’ultimo era di fatto accerchiato tra l’ostilità del Brasile e la protezione accordata da Mitre al
generale Venancio Flores, che da Buenos Aires dirigeva la resistenza del partito liberale (colorado)
uruguayano.
La situazione precipitò il 19 aprile 1863, quando Flores, col sostegno esplicito della stampa
bonearense e quello sotterraneo di Mitre, riprese le armi contro il regime di Montevideo. Dopo uno
scambio di note diplomatiche, in cui intervenne anche il Paraguay, in novembre l’Uruguay ruppe le
relazioni diplomatiche con l’Argentina che aveva rifiutato di sciogliere il comitato rivoluzionario di
appoggio a Flores.
Richiamato da Montevideo, l’ambasciatore argentino José Marmol convinse Mitre a studiare
un’azione comune col Brasile, al quale il trattato di alleanza del 1851 riconosceva il diritto di
intervento in caso di movimenti armati. A seguito dei colloqui avuti con Marmol a Rio de Janeiro, il
Brasile incaricò il consigliere José Antonio Saraiva di una missione ultimativa presso il governo
uruguayano e schierò una forza al confine per impedire alle truppe governative di attaccare Flores.
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Intanto il viceammiraglio Joaquim Marques de Silva barone di Tamandaré si presentò con 5 navi
nelle acque di Montevideo, dove Mitre spedì il ministro degli esteri Rufino de Elizalde,
accompagnato dagli ambasciatori inglese e uruguayano, Edward Thorton e Andrés Lamas.

La mobilitazione paraguayana e l’intervento brasiliano in Uruguay (agosto-settembre 1864)


Nell’intento di impedire un’alleanza argentino-brasiliana, Lopez mobilitò 30.000 uomini, pari al 6
per cento della popolazione (30 battaglioni di fanteria, 23 reggimenti di cavalleria e 4 d’artiglieria). Fu
una misura controproducente, perchè spinse Mitre ad accogliere con favore le proposte brasiliane
proprio per scoraggiare la temuta alleanza tra Lopez e Urquiza, ancora padrone di Entre Rios. Ma
Lopez rinunciò a tentare un coordinamento con la forte dissidenza argentina che simpatizzava con il
Paraguay contro l’odiato Brasile, mentre Urquiza, puntando alle elezioni presidenziali del 1868,
raffrenò le frange estremiste del suo stesso partito, che avrebbero voluto sollevare nuovamente la
provincia Mesopotamica e quelle limitrofe di Corrientes e Santa Fe.
Dal canto suo, pur diffidando della lealtà di Urquiza, Mitre era vincolato dal debito contratto nel
1861 con la diplomazia inglese e con la banca brasiliana del barone di Manà, la più importante del
Sudamerica. Dovette quindi correre il rischio di una guerra impopolare che poteva riaccendere la
guerra civile tra le province e la capitale. Così il 22 agosto 1864 Elizalde e Saraiva firmarono un
protocollo di difesa reciproca e il 14 settembre l’avanguardia brasiliana passò la frontiera uruguayana
collegandosi con le forze ribelli di Flores. Lopez reagì chiamando alle armi la riserva e accampandosi
tra Cerro Leon e le piazzeforti di Encarnacion (sul Paranà) e Humaità (sul Paraguay) con ben 80.000
uomini - un quarto cavalieri (40 reggimenti) e un quarto artiglieri con 350 cannoni, inclusi alcuni da
150 mm - collegati da un ottimo servizio telegrafico.
L’esercito brasiliano di pace contava appena 25.000 uomini - 22 battaglioni di fanteria, 6 reggimenti
di cavalleria, 1 d’artiglieria a cavallo, 5 battaglioni d’artiglieria a piedi, 1 battaglione del genio e 1
equipaggio da ponte. Ma il Brasile era in grado di mobilitare almeno 30.000 guardie nazionali (57
battaglioni e 22 unità di cavalleria) e disponeva di un’assoluta superiorità navale. Infatti, in attesa
delle 5 moderne unità da guerra commissionate da Lopez (3 navi con torri corazzate e 2 batterie
corazzate) la piccola marina fluviale paraguayana contava appena 1 cannoniera di costruzione inglese
(Tacuarì) e 16 mercantili armati, più una forza costiera di 6 compagnie di fanteria e 1 di artiglieria
navale. La marina brasiliana contava invece ben 43 unità - 4 fregate, 9 corvette e 14 unità minori a
propulsione eolica, 1 fregata e 7 sloops ad elica e 8 steamers a ruota - più un consistente corpo di
Fuzilheiros /avais. Inolte proprio nel 1864 varò le prime due corazzate sudamericane, Barroso e
Tamandaré, presto seguite da una terza unità similare, il Bresil.

L’Ejército /acional argentino nel 1864


L’Ejército /acional argentino era stato riorganizzato da Mitre con decreto 29 gennaio 1864 su 7
battaglioni di fanteria (i primi due su 5 compagnie - 1 granatieri, 1 cacciatori, 3 fucilieri - gli altri su 4
- 1 granatieri e 3 di cacciatori) e 8 reggimenti di cavalleria (su 2 squadroni di 2 compagnie), più 4
compagnie e 2 squadroni autonomi e 1 reggimento d’artiglieria leggera, tutte unità largamente sotto
organico.
Gli effettivi erano infatti appena 6.472, di cui 1.213 presidiavano i 740 chilometri della frontiera
settentrionale e 5.259 la frontiera meridionale, estesa per 1.900 chilometri da Punta del Agua
(dipartimento di San Rafael) a Carmen de Patagones:
1.919 alle 4 Fronteras del Interior (300 Mendoza, 775 San Luis, 650 Sur de Cordoba, 194 Oeste de Santa Fe)
comandate dal colonnello José Iseas, dal tenente colonnello Antonino Baigorria, dai comandanti Manuel J.
Olascoaga, Augusto Segovia, Reinaldo Villar e José Maria del Prado e dal maggiore Juan Ayala. Le truppe
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consistevano in 1 battaglione di fanteria (N. 6 a San Luis e Mendoza) e 4 reggimenti e mezzo di cavalleria (N. 4 a
San Luis, N. 7 a Rio Cuarto, N. 2 e N. 8 ai forti cordobesi di Las Tunas e Los Morteros, Squadrone Guias a Est di
Santa Fe);
2.976 alle 4 Fronteras de Buenos Aires - 816 /orte, 805 Oeste, 805 Sur, 550 Costa Sur - comandate dal generale
Emilio Mitre (fratello del presidente) e dai colonnelli Julio de Vedia, Ignacio Rivas e Benito Machado. Le truppe
includevano 4 battaglioni (N. 1 e N. 2 a Buenos Aires, N. 3 a Junin e N. 4 ad Azul) e 3 reggimenti e mezzo di
cavalleria (N. 1 e squadrone Dragones a Buenos Aires, N. 3 a Junin e N. 5 a Bragado, Nueve de Julio e Tabalqué)
più 1 reggimento di artiglieria leggera, 2 compagnias de orden (Rosario e Santa Fe) e 2 fijas (1a a Buenos Aires e
2a all’Isola di Martin Garcia) senza contare un migliaio di indios amigos della tribù di Cipriano Catriel;
361 della Legione italiana (196 Bahia Blanca e 165 Carmen de Patagones) comandati dal tenente colonnello Julian
Murga e dal comandante italiano Giovanni Ciarlone (Juan Charlone);
1.213 sulle quattro fronteras settentrionali - 650 /orte santafesino, 175 Cordoba, 198 Santiago del Estero e 190
Salta - rispettivamente comandate dai colonnelli Emilio Conesa e Luis Alvarez, dal generale Antonino Taboada e
dal sergente maggiore Emilio Alfaro. Le truppe includevano 2 battaglioni (N. 7 a Corrientes e N. 8 alla Frontera
del Chaco) e 1 reggimento di cavalleria (N. 6 alla Frontera /orte santafesina).

Per completare gli organici, con legge 13 luglio 1864 la guardia nazionale (cavalleria) fu
assoggettata anche al servicio de fronteras interiores, limitato alle province minacciate dalle
incursioni degli indiani, con ferma massima di due anni e cambio ogni sei mesi (la diserzione da
questo iniquo e micidiale servizio è il tema iniziale del Martin Fierro, il famoso poema gaucho
pubblicato da José Hernandez nel 1872).
La legge di bilancio del 1864 aveva previsto di spedire giovani argentini al Politecnico militare
francese di Saint Cyr, ma nessuno degli aspiranti aveva la formazione liceale necessaria per
frequentare un’accademia militare europea. Così nel gennaio 1865 si pensò di effettuare corsi
triennali di preparazione e a tale scopo il ministro Juan Andrés Gelly y Obes riservò alcuni posti
presso la Escuela de Artes, Oficios y Argonomia di Palermo diretta dall’ingegner Jacinto Febrés
de Rovira, dando la soprintendenza degli allievi militari al tenente colonnello Mariano Moreno.
L’iniziativa peraltro abortì per effetto della guerra.

Le offensive paraguayane sul Mato Grosso e su Corrientes (29 dicembre 1864-13 aprile 1865)
In ottobre Lopez intimò il ritiro delle truppe brasiliane, ma invece di puntare subito e in forze
sull’obiettivo principale, distaccò 6.000 uomini per un attacco indiretto contro lo stato brasiliano
del Mato Grosso, dove il 29 dicembre 1864 le sue truppe espugnarono con gravi perdite il forte di
Coimbra. Ma nello stesso momento i brasiliani sferravano il colpo decisivo al regime blanco: il 2
gennaio 1865, dopo uno spietato bombardamento, catturarono il presidio blanco di Paysandù
passando per le armi gli ufficiali. Poco dopo Montevideo si arrese ai colorados di Flores.
Ormai tardivamente, Lopez decise di invadere l’Uruguay e il 14 gennaio chiese all’Argentina di
concedergli il passo attraverso la provincia di Corrientes, allegando il precedente del 1855,
quando il governo liberale di Buenos Aires aveva consentito alla squadra brasiliana di risalire il
Paranà. In febbraio Mitre comunicò il rifiuto argentino, conforme alla neutralità proclamata nel
1863 e al rifiuto già opposto ad analoga richiesta del governo brasiliano. Il 18 marzo, su proposta
di Lopez, il parlamento di Asuncion deliberò segretamente la guerra, offrendogli il titolo e la
spada di Mariscal, con uno strabiliante stipendio annuo di 60.000 pesos, quindici volte quello
percepito dal padre.
Sottovalutando le immense difficoltà logistiche e il rischio di epidemie, il disastroso piano
strategico del Mariscal - che i suoi scalzi soldati chiamavano Caray guazù (“grande padre”) -
prevedeva una grandiosa quanto irrealizzabile manovra a tenaglia, con 10.000 uomini (generale
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Antonio Estigarribia) lungo l’Uruguay e 20.000 (generale Robles) lungo il Paranà. Per aprire la
strada a Robles, il 13 aprile 1865 cinque vapori paraguayani piombarono di sorpresa sul porto
argentino di Corrientes, bombardando e occupando la città, con la cattura di 2 delle tre navi da
guerra argentine (Veinteycinco de Mayo e Gualeguay) e di molti prigionieri, tra i quali numerosi
marinai nordamericani, italiani e francesi.

La Triplice Alleanza e l’alto comando argentino (17 aprile-17 luglio 1865)


In risposta all’aggressione paraguayana, il 17 aprile l’Argentina decretò la creazione di un
Ejército /acional de campagna di 14.000 uomini:
4.500 regolari con 6 battaglioni di fanteria (/. 1-6) e 1 di zappatori (maggiore Alejandro Diaz) e 2 reggimenti di
cavalleria (/. 1 e 3) e 1 di artiglieria leggera (colonnello Joaquin Viejobueno);
9.500 guardie nazionali su 19 battaglioni inquadrati da ufficiali improvvisati, purchè di sicura fede liberale, più 1
battaglione studenti (Belgrano) e 3 reggimenti di cavalleria (1 santafesino e 2 bonearensi).
Riunitisi a Buenos Aires, il 1° maggio i ministri degli esteri brasiliano, argentino e uruguaiano
firmarono la cosiddetta Triplice Alleanza contro Lopez. Il trattato impegnava le tre Potenze a non
concludere pace separata e affidava a Mitre il comando supremo (ma di fatto nominale) delle
operazioni terrestri e all’ammiraglio brasiliano Tamandaré quello delle operazioni navali. Il 3
maggio l’Argentina ricevette la dichiarazione di guerra paraguayana e il giorno seguente deliberò
a sua volta la guerra, formalmente dichiarata il 9. Le forze alleate ammontavano
complessivamente a 50.000 uomini: 8.500 argentini, 5.000 orientali e 36.000 brasiliani (di cui
13.000 in Uruguay e altrettanti nel Rio Grande del Sud).
L’armamento e l’equipaggiamento del contingente argentino erano un campionario di mezzi di
fortuna, assegnati con priorità alla linea, in prevalenza armata di fucili ad avancarica americani
(Springfield mod. 1859 cal. .58) e belgi (J.J. Gerard mod. 1860 cal. 15 mm). Erano in dotazione
anche 1.000 baionette francesi St-Etienne, pochi fucili rigati Minié e qualche mitragliatrice a 10
canne Gatling mod. 1865 (30 colpi al minuto e gittata di 1.200 metri). Sei fucili Enfield a
retrocarica furono assegnati il 4 dicembre 1865 a titolo sperimentale. Gli ambasciatori a
Washington e Parigi, Domingo Faustino Sarmiento e Mariano Balcarce, acquistarono
rispettivamente una partita di fucili Sharp e 6.500 uniformi (3.000 di fanteria, 3.000 di cavalleria
e 500 di artiglieria). Nel 1863 il parco d’artiglieria allineava 285 bocche da fuoco di tutti i calibri.
Nel 1865 fu commissionata ad un artigiano italiano, l’“ingegnere” Antonio Massa, la rigatura di 4
batterie di cannoni di bronzo ad anima liscia destinate ad armare il 1° reggimento leggero (su 2
squadroni di 2 batterie).
L’ordinamento delle forze argentine era “binario”: inizialmente ciascuno dei 2 Corpi d’Armata
contava 2 Divisioni di 2 Brigate (su 1 battaglione di linea e 1 di guardia nazionale). Si deve
osservare che secondo gli standard europei, la forza dell’intero esercito da campagna argentino
corrispondeva al coevo organico di guerra di una Divisione rinforzata, con brigate equivalenti a
semplici battaglioni europei. Nella primavera del 1866 le Divisioni argentine furono raddoppiate
ad 8 (numerate 1a-4a per ciascun corpo d’armata), metà delle quali con appena 3 battaglioni. I
due Corpi d’armata brasiliani avevano invece organici europei, contando ciascuno 2 Divisioni su
3 brigate di 3 battaglioni, più robusti di quelli argentini.
Il 12 luglio 1865, assumendo il comando supremo di campagna, Mitre delegò le funzioni di
governo al vicepresidente Marcos Paz. Analogamente, assumendo le funzioni di capo di stato
maggiore del comandante in capo, il generale Juan Andrés Gelly y Obes delegò interinalmente le
funzioni di ministro della guerra e marina al colonnello Julian Martinez. Invece il generale
Wenceslao Paunero, Ispettore e Comandante generale delle Armi, cumulò l’incarico con il
comando del I Corpo d’Esercito (nel 1867 Paunero sostituì Martinez alla guida interinale del
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ministero). Quello del II Corpo fu attribuito inizialmente al generale Nicanor Caceres, presto
sostituito da Emilio Mitre. I primi due divisionari del I Corpo furono i colonnelli Ignacio Rivas e
José Miguel Arredondo (oriundo orientale), cui poi si aggiunsero Luis Maria Campos (1838-
1907) e José Iseas. Divisionari del II Corpo erano i generali José Maria Bustillo, Emilio Conesa e
Arguero e il colonnello Giuseppe Antonio Susini-Millelire (1819-1900), un ufficiale d’artiglieria
sardo ex-garibaldino.
Circa un decimo dei 500 ufficiali mobilitati era addetto agli stati maggiori. Quello del
Comandante in capo ne contava 25 (il capo, l’aiutante di campo con 3 ausiliari, l’aiutante del
capo, il capo ufficio con 5 ausiliari, 12 aiutanti “di dettaglio” e il capo della polizia dell’esercito).
Ciascuno dei due stati maggiori di corpo ne contava 10, più l’auditore di guerra, il chirurgo
maggiore e il farmacista.
Nel 1865 erano in servizio appena 15 medici militari. Il servizio sanitario di campagna, diretto
dal chirurgo maggiore Hilario Almeira e dai chirurghi principali Caupolican Molina e Joaquin
Diaz de Bedoya, prevedeva 46 chirurghi e 4 farmacisti, più gli infermieri tratti dall’Ospedale di
Buenos Aires, presso il quale funzionava una sezione per i feriti di guerra (Hospital de Sangre
del Retiro) gestita da una Commissione medica presieduta dal dottor Juan José Montes de Oca.

La mobilitazione della guardia nazionale argentina


La legge 5 giugno 1865 autorizzò l’esecutivo ad accrescere l’esercito di campagna fino a 25.000
uomini, con un massimo di 10.000 soldati di linea e 15.000 guardie nazionali, ma questi effettivi
non furono mai raggiunti. Infatti nel corso di quattro anni furono inviati al fronte soltanto altri
15.000 complementi, in media 500 per ciascuno dei 28 battaglioni, alcuni dei quali incompleti (le
compagnie erano in tutto 132, anzichè 140) portando il totale degli effettivi impiegati a 29.000
uomini, di cui :
meno di 9.000 di linea, per mantenere 9 battaglioni (/. 1-6, Legion Militar, 9 e 12) con 45 compagnie più 2
reggimenti e mezzo di cavalleria (/. 1 e 3, 1° Sq.//.8), 1 di artiglieria leggera e 1 battaglione zappatori;
oltre 20.000 di guardia nazionale per 19 battaglioni (5 bonearensi e 1 per ciascuna delle altre province) con 87
compagnie, più 1 battaglione volontari (Belgrano) e 3 reggimenti di cavalleria (/. 9 San Martin, /. 10 Santa Fe,
/. 11 General Lavalle).
A al fine la legge citata disponeva inoltre l’arruolamento nella guardia nazionale di tutti i
cittadini idonei dal 17° al 45° anno (al 50° per gli scapoli), eccettuando temporaneamente i
capataces e consentendo l’affrancazione mediante una somma (personeria) di 5.000 pesos (il 14
febbraio 1866 una parte dei proventi fu destinata alle famiglie delle guardie nazionali bonearensi
cadute al Paso de la Patria). La renitenza e la diserzione erano punite rispettivamente con 2 e 4
anni di ferma nella linea, aumentati a 5 se la diserzione era commessa da appartenenti ai
contingenti provinciali. L’iniquità sociale del sistema risalta dalle cifre: tenendo conto che la
popolazione si avvicinava ormai al milione (quasi il doppio di quella paraguayana), fu arruolata
meno della metà degli obbligati (160.000) e soltanto un ottavo di costoro (20.000, poco più del 2
per cento della popolazione) fu effettivamente spedito all’infernale fronte paraguayano, dove
almeno un terzo trovò la morte, soprattutto per stenti ed epidemie.
I 5 battaglioni bonearensi (Division de Buenos Aires, assegnati al II Corpo) furono reclutati e
alimentati senza eccessive difficoltà, ma nelle altre province - dove i resti della fazione federalista
simpatizzavano col Paraguay e aborrivano l’“innaturale” alleanza col secolare nemico brasiliano -
la coscrizione dei contingenti per il fronte suscitò una vasta renitenza e frequenti ammutinamenti,
tanto che spesso le reclute furono costrette a marciare incatenate. Il 26 giugno 1865 l’ex-capataz
Amelio Zalazar sollevò le reclute del battaglione riojano, organizzandole in montonera fino al 10
novembre. Anche le reclute entrerriane disertarono in massa due volte, in luglio a Basualdo e in
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novembre a Toledo, sobillate da una fazione dissidente del partito urquicista capeggiata dal
generale Ricardo Lopez Jordan, nipote di Francisco Ramirez, El Supremo Entrerriano.
Urquiza mantenne però fede al trattato del 1861, benchè Mitre gli avesse rifiutato il comando
dell’Ejército /acional de campagna, assegnandogli invece quello, secondario, delle forze locali
di autodifesa delle province di Corrientes ed Entre Rios, ciascuna delle quali doveva allestire un
corpo di 5.000 gauchos a cavallo, armati di lance rudimentali (cagna tacuara con un coltello
legato in cima) ma anche di più efficaci lazos e boleadoras. Inoltre il ricco patrimonio equino
delle due province (rispettivamente 1 milione e un quarto di milione di capi) fu dichiarato di
importanza bellica, fissando l’indennità di requisizione a 10 pesos per un cavallo e 15 per un
mulo (ma le indennità fissate il 7 giugno 1866 per i 5.000 cavalli e 1.500 muli requisiti a Buenos
Aires, Santa Fe e Entre Rios erano di 25 e 30 pesos).

I mercenari europei, i volontari garibaldini e la Regia Marina italiana


La guerra costrinse ad archiviare il progetto presentato nel 1864 dal colonnello Benito Machado,
comandante della Frontera Costa Sud, di reclutare una nuova Legione agricola militare di 1.300
uomini. Furono comunque reclutati 151 gallesi, giunti il 28 luglio 1865 a Puerto Madrin, per
fondare nuovi villaggi in Patagonia (Trelew e Gwin).
Come era già avvenuto nel 1861, anche nel 1865-67 Buenos Aires reclutò mercenari europei con
esperienza militare, forse un migliaio, tramite due impresari. Questi ultimi erano Eduardo
Calvari, appoggiato dall’ambasciatore a Parigi Mariano Balcarce, e la società commerciale
Rufino Varela & C.ia, rappresentata dal poeta Hilario Ascasubi, tenente colonnello della guardia
nazionale, che già nel 1861 aveva trattato a Roma l’ingaggio dei militari svizzeri congedati
dall’esercito pontificio e di quelli borbonici rifugiati oltre frontiera.
La prima offerta di Ascasubi prevedeva una spesa di 850.000 franchi (di cui 500.000 anticipati)
per 1.000 mercenari belgi, svizzeri, polacchi, prussiani e tedeschi da avviare alla spicciolata, in
gruppi di una cinquantina di uomini, a cominciare dal settembre 1865. Alla fine il governo gliene
commissionò 500 con ingaggio quadriennale, per un importo totale di 92.500 patacones (pesos
forti) di cui soltanto 4.000 corrisposti direttamente ai mercenari.
Principali centri di smistamento furono Marsiglia e Genova, eludendo la blanda sorveglianza
disposta dal governo italiano in formale ottemperanza alla propria neutralità. Da documenti
parziali - relativi ad 8 spedizioni effettuate dal 5 settembre 1865 al 22 luglio 1867 - risultano
partiti o arrivati a Buenos Aires almeno 600 mercenari, inclusi almeno 140 italiani, veterani delle
campagne del 1859-61, imbarcatisi a Genova il 17 ottobre 1865 sulla nave Emilia. Nel gennaio
1866 al deposito di Extramuros del Batallon /. 1 (comandato dal tenente colonnello Emanuele
Rossetti) si trovavano già 267 mercenari stranieri, non pochi dei quali si trasferirono
definitivamente proseguendo la carriera militare nell’esercito argentino.
E’ opportuno ricordare che alla guerra contro il Paraguay parteciparono inoltre molti italiani
residenti, quasi tutti di origine ligure, i quali formavano il nerbo degli equipaggi navali argentini e
della brigata di artiglieria da costa installata nel marzo 1867 nell’Isola di Martin Garcia per
controllare l’accesso alle foci del Paranà e dell’Uruguay. Altri italiani immigrati nel 1856
formavano la Legion militar di Bahia Blanca (fusa però col Batallon /. 8), prima al comando di
Giuseppe Antonio Susini-Millelire e poi del colonnello Giovanni Ciarlone, caduto a Curupayty
(22 settembre 1866) insieme al colonnello Rossetti. Anche Susini, passato al comando della
squadra fluviale, poi della 4a Division e infine della 1a del II C.E., si distinse a Tuyutì e
Curupaytì. Decorato di medaglia d’oro al valore argentino, lasciò poi il servizio rientrando in
Italia.
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Infine non vanno dimenticati il Batallon de Voluntarios garibaldinos dell’esercito brasiliano


impiegato alla battaglia di Yatay (17 agosto 1865) e le due forze navali della Regia Marina
italiana, la Stazione Navale del Plata (potenziata a 3 unità) e la Divisione Navale dell’America
del Sud comandata dal contrammiraglio Vincenzo Riccardo di Netro. Alla guerra franco-
prussiana del 1870-71 parteciparono circa 400 volontari argentini, arruolati nell’Armata francese
dei Vosgi comandata dal generale Giuseppe Garibaldi.

La controffensiva alleata (25 maggio - 17 agosto 1865)


La prima operazione alleata fu la rioccupazione di Corrientes, presidiata da 1.600 paraguayani
senza artiglieria. Appoggiato dal fuoco delle navi brasiliane del viceammiraglio Barroso, Paunero
vi sbarcò il 25 maggio con 1.200 uomini (Battaglioni argentini /. 1-3 e brasiliano /. 9)
riprendendola con 150 perdite contro 300: nel duro scontro Ciarlone fu gravenente ferito da una
sciabolata alla testa. Ma due giorni dopo gli alleati dovettero reimbarcarsi di fronte al resto della
Divisione paraguaiana del Sud, che il 3 giugno prese la città costiera di Goya sloggiandone il
maggiore Aguiar.
Per coprire il fianco meridionale della forza d’invasione, la notte sul 12 giugno la flottiglia
paraguaiana del Paranà (8 vapori e 6 chiatte con 46 cannoni e 2.000 soldati) cercò di sorprendere
quella brasiliana (9 navi con 59 cannoni e 2.300 soldati) alla fonda del Riachuelo, a Sud di
Corrientes. Ma vari contrattempi ritardarono l’attacco, che si svolse alle prime luci del mattino,
facendo fallire la sorpresa. La superiorità di fuoco brasiliana costò ai paraguaiani l’affondamento
di 3 vapori e la cattura delle chiatte, con la perdita di 300 uomini, incluso il comandante, Pedro
Ignacio Meza.
Barroso sfruttò il successo rioccupando Goya, ma il quando le navi brasiliane cercarono di
proseguire, caddero sotto il tiro delle batterie volanti manovrate lungo la costa correntina dal
colonnello paraguaiano Bruguez (il 12 agosto la batteria di Cuevas costrinse le navi a rientrare a
Goya). Tuttavia il generale Robles, comandante della Divisione paraguaiana del Sud, non seppe
approfittarne, tanto che il 23 luglio, sospettandolo di tradimento, Lopez lo fece arrestare (e poi
fucilare). Peraltro neppure il suo successore, brigadiere Resquin, osò proseguire l’avanzata,
preferendo trincerarsi sul Rio Santa Lucia.
Così l’esercito argentino del Paranà (10.000 uomini) si divise in due aliquote: il generale Caceres
rimase a fronteggiare Robles e poi Resquin con la guardia nazionale correntina mentre
Wenceslao Paunero marciò verso l’Uruguay col I Cuerpo de Ejército (Divisioni Arredondo e
Rivas) e 24 pezzi per unirsi all’esercito orientale di Flores e prendere di fianco l’altra Divisione
paraguaiana del generale Estigarribia che, marciando lungo entrambe le sponde del fiume,
scendeva l’Uruguay inseguendo la ritirata brasiliana.
Il 17 agosto, alla confluenza degli arroyos Yatay e Despedida, Flores e Paunero incontrarono
una colonna paraguaiana di 3.000 uomini che scendeva per la destra dell’Uruguay. Privo di
artiglieria, il colonnello paraguaiano Duarte ebbe appena il tempo di trincerarsi, schierandosi con
la fanteria a destra (BI 28, Provisorio e 16) e la cavalleria a sinistra (RC 24 e 26). Senza contare
l’ala sinistra, formata dalla cavalleria correntina di Madariaga e Suarez, Paunero disponeva di 15
battaglioni, 4 squadroni e 24 pezzi. Gli argentini (9 battaglioni - inclusi BI 1-4 e 6 di linea, RC 1 e
squadrone Escolta) formavano il centro e la riserva, la brigata brasiliana (3 battaglioni) l’ala
destra. L’attacco frontale, appoggiato dall’artiglieria, fu tuttavia sferrato dai Voluntarios
Garibaldinos e dagli orientali (BI 24 de Abril e Florida e squadrone Castro). Gli alleati subirono
500 perdite, ma dalla sponda orientale dell’Uruguay Estigarribia assistette al massacro della
colonna Duarte senza intervenire e, rimasto con 7.000 uomini, si lasciò poi circondare nella città
di Uruguayana.
187

La resa di Uruguayana e la ritirata paraguayana ad Humaità (18 settembre 1865 - 31 gennaio


1866)
Al campo alleato di Uruguayana, comandato dal generale brasiliano Manuel Marques de Souza
barone de Porto Alegre e dall’ammiraglio Tamandaré e forte di 18.000 uomini, giunsero Mitre e
poi lo stesso imperatore Dom Pedro II accompagnato dai generi e dal ministro della guerra duca
di Caxias. Non fu però un assedio, bensì un semplice blocco, senza neppure l’impiego
dell’artiglieria. Resosi conto dell’impossibilità di tentare uno sganciamento imbarcandosi su
zattere improvvisate, il 18 settembre Estigarribia si arrese consegnando 5 cannoni e 5.500 uomini
sopravvissuti alla fame e alle epidemie, dichiarati prigionieri o costretti ad arruolarsi nella
Legione collaborazionista paraguaiana organizzata dai brasiliani.
Il 7 ottobre anche l’altra Divisione paraguaiana cominciò la ritirata da Corrientes, completandola
il 3 novembre e arroccandosi al confine, 50 chilometri a Nord-Est di Corrientes, nel grande
campo trincerato di Humaità, alla confluenza del Paraguay nel Paranà, dove Lopez concentrò
30.000 uomini, sostenuti da un efficiente e disciplinato servizio ausiliario femminile. A
Lopez la disastrosa campagna era costata già 21.000 uomini, un terzo uccisi o prigionieri e il
resto periti di fame e malattie. Ma gli alleati, in particolare gli argentini, non erano in condizione
di inseguire il nemico nel suo territorio: i portegni contestavano la disciplina, i provinciali
disertavano a frotte. Gli entrerriani, sobillati dagli emissari di Lopez Jordan, si sbandarono, il
battaglione correntino si ammutinò.
Fu quindi necessario richiedere e attendere ingenti rinforzi. Alla fine dell’anno al campo di
Corrales, sulla sinistra del Paranà, erano concentrati 45.000 alleati (30.000 brasiliani, 12.000
argentini e 2.800 “orientali”) con 90 pezzi d’artiglieria. Ma per poter traghettare il Paranà
dovevano attendere l’arrivo delle unità da guerra (1 monitore, 3 corazzate, 18 cannoniere ad
elica) e da trasporto (30 vapori, 150 barconi e 30 chiatte) ed erano logorati dalle continue
incursioni delle audaci canoe nemiche. Le più importanti avvennero il 29 e il 31 gennaio 1866 a
Pehuajò e Corrales, dove gli alleati persero 4 colonnelli e 900 uomini assaltando all’arma bianca
un migliaio di paraguaiani arroccatisi su un’altura. Finalmente, nel marzo 1866, arrivarono le
corazzate di Tamandaré.
188

2. LA SEBASTOPOLI DEL SUDAMERICA


(1866-67)

L’investimento di Humaità e la sortita di Tuyutì (5 aprile - 18 luglio 1866)


Il villaggio costiero di Humaità, sulla sponda orientale del Paraguay, formava il vertice nord-
occidentale di un quadrilatero difensivo con 16 chilometri di fronte e 13 di profondità,
appoggiato a Sud-Ovest al caposaldo costiero di Curuzù-Curupaity (10 chilometri a valle di
Humaità) e a Sud-Est ad una vasta palude (Estero Bellaco Norte), in parte parallela alle
fortificazioni paraguaiane e attraversabile soltanto in 4 punti obbligati (passi di Gomes,
Leguizamon, Yataity-Corà e Minas). L’insalubre campo trincerato era inoltre coperto da una zona
di frenaggio, resa impervia da lagune e macchie, compresa tra le paludi settentrionale e
meridionale del Bellaco.
L’avamposto meridionale paraguaiano si trovava oltre l’Estero Bellaco Sur, proprio alla
confluenza fra Paraguay e Paranà. Qui sorgeva il forte di Itapirù, dove Lopez si attendeva
l’attacco alleato, e che fu progressivamente smantellato dal bombardamento delle navi brasiliane.
Il 5 aprile gli alleati finsero di volerlo investire sbarcando 2.000 uomini nel banco prospiciente.
Furono contrattaccati la notte sul 10 e nella feroce battaglia perirono 1.000 alleati e 900
paraguaiani.
Ma il punto scelto per lo sbarco alleato si trovava invece alle spalle del forte, sulla sinistra del
Paraguay. Qui, protetti da 19 navi, la notte sul 16 aprile sbarcarono i 15.000 brasiliani del
generale Osorio, fatto per questo barone d’Herbal. La notte seguente passarono altrettanti
argentini e “orientali”, che formavano il II Cuerpo de Ejército, ora al comando di Flores ed
Emilio Mitre, assistito da Gelly y Obes come capo di stato maggiore. Lopez fu costretto a
sgombrare Itapirù e imbastire una linea di resistenza più arretrata a Nord del Paso de la Patria,
schierando 25.000 uomini e 100 cannoni tra le paludi dell’Estero Bellaco. Lo fronteggiavano ben
40.000 alleati con 150 cannoni in gran parte rigati: l’armata da campagna più grande della storia
militare sudamericana.
Il 2 maggio 5.000 paraguaiani sorpresero le posizioni dell’avanguardia alleata sull’Estero
Bellaco Sur, tenute dai battaglioni orientali. A chiudere la falla furono i battaglioni brasiliani,
mentre un contrattacco argentino completò l’annientamento della colonna nemica. Lopez perse
4.000 uomini, ma altrettante perdite subirono gli alleati.
Il 24, anticipando nuovamente gli alleati, Lopez attaccò in massa con 23.000 uomini su 4
colonne, una (Resquin) per fissare l’ala destra alleata (argentini) e tre (Marcò, Diaz e Barrios) per
sfondare e aggirare l’ala sinistra, formata dagli orientali e dai brasiliani (1a-4a Divisione di
fanteria e 5a di cavalleria), schierati tra la Laguna Piris e l’Estero Bellaco Norte. Sboccata dal
boqueròn di Potrero Sauce, la colonna centrale dell’ala sinistra paraguaiana (Diaz) aggirò la
piccola Laguna di Carapà mettendo in rotta 3 battaglioni orientali, ma venne inchiodata dalla 2a
Divisione brasiliana (Brigate XIV, XVIII e XII) e da una retrostante batteria di 26 pezzi, che
infranse anche i tre attacchi sferrati dalla colonna di sinistra (Marcò). Coperta dal boqueron, la
colonna di destra (Barrios) sfilò lungo la sponda orientale della Laguna Piris minacciando
l’aggiramento, ma accumulò un forte ritardo, consentendo ai brasiliani di fermarla al Boqueròn
Centro con un contrattacco della Brigata di cavalleria leggera appoggiata da 2 battaglioni.
Frattanto l’ala sinistra paraguaiana (Resquin) aveva attraversato l’Estero Bellaco Norte: la
fanteria a destra per i passi di Yataitì-Corà e Leguizamon e la cavalleria a sinistra per quello di
Minas. Quest’ultima prevalse sulla cavalleria argentina (RC 1 e 3), ma il I C. E., arroccato sulla
189

posizione di Tuyutì e appoggiato da 3 batterie, infranse l’attacco nemico, sferrando poi un


efficace contrattacco (i reparti di linea includevano i BI 1-6, 9 e 12).
Nella furiosa battaglia, la più cruenta della storia sudamericana, Lopez perse più di metà
dell’esercito: 6.000 morti, 7.000 feriti, 350 prigionieri, 4 obici, 5.000 moschetti e 5 bandiere. Ma
anche gli alleati persero 4 o 5.000 uomini e non furono in grado di completare la vittoria, dando
tempo a Lopez di rimpiazzare le perdite.

Le sanguinose spallate contro Humaità (10 giugno-22 settembre 1866)


Tuttavia nelle settimane seguenti gli argentini si impadronirono dello sbocco meridionale di
Yataitì-Corà, e il 10-11 giugno respinsero, con 200 perdite contro 400, tre tentativi nemici di
riprenderne il controllo. Lopez tenne però saldamente il boqueròn di Potrero Sauce, piazzando
batterie avanzate all’Isla Carapà. I brasiliani attaccarono la posizione il 16 luglio arrivando sino
alla trincea esterna, ma il contrattacco nemico li costrinse a ritirarsi con 1.600 perdite. Altri 2.500
uomini costò agli alleati il fallito attacco del 18 luglio contro il Sauce e punta Narò. Nelle due
battaglie Lopez ne perse 2.500. Il 21 luglio il rapido contrattacco del maggiore Lucio V. Mansilla
(1831-1913), figlio dell’eroe della Vuelta de Obligado, valse a mantenere il controllo del passo
del Palmar, appena espugnato dal colonnello paraguaiano Aguilar.
Intanto la pubblicazione sulla stampa inglese delle clausole segrete del trattato di alleanza, che
prevedevano compensi territoriali nel Chaco e la smilitarizzazione del Paraguay, accrebbe i
timori della Bolivia e delle Repubbliche Occidentali (Cile, Perù, Ecuador, Colombia) che il 9
luglio rinnovarono le loro lamentele e l’invito agli alleati a porre fine alle ostilità. Ma il Brasile
rifiutò seccamente l’offerta di una mediazione peruviana e gli alleati atlantici ignorarono le note
di protesta degli Stati del Pacifico.
Proprio allora, del resto, arrivavano al fronte altri 15.000 brasiliani e il generale Porto Alegre
assumeva il comando militare congiunto, mentre l’ammiraglio Tamandaré pianificava l’attacco
contro Curupayty, ultimo caposaldo sul Paraguay prima di Humaità, difeso da 5.000 uomini e 90
cannoni. Il 2 settembre, coperto dal fuoco di 6 corazzate, il II Corpo d’armata brasiliano (Porto
Alegre) sbarcò con 8.500 uomini all’avamposto di Curuzù, 2 chilometri e mezzo a valle di
Curupayty. La guarnigione paraguaiana perse 700 morti e 30 prigionieri su 2.500 effettivi, ma il
generale Diaz riuscì a salvare 1.800 uomini, quasi tutti feriti..
Il 12 settembre Lopez volle incontrare Mitre e Flores al passo di Yataytì Corà per proporre di
negoziare la pace. Il governo argentino autorizzò la trattativa, ma quello brasiliano ribadì che gli
obiettivi fissati dal trattato di alleanza non erano negoziabili e che Lopez doveva capitolare. Così
il 22 settembre, protetto da 5 corazzate, 14 cannoniere e 3 chiatte, il presidente Mitre diresse
personalmente un massiccio attacco contro Curupayty, difesa dal generale Diaz con 7 battaglioni
(BI /. 4, 36, 38, 27, 7, 2 e 40), vale a dire 5.000 uomini ben trincerati tra la costa e la Laguna
Lopez e sostenuti da 16 cannoni.
Il massiccio attacco alleato scattò a mezzogiorno, preceduto da 4 ore di bombardamento navale,
rivelatosi del tutto inefficace. Entrambi gli alleati vi contribuirono con 10.000 uomini, in tutto 4
gruppi divisionali incolonnati in uno spazio angusto battuto dall’artiglieria nemica. L’ala sinistra,
comandata da Porto Alegre, era formata da 6 brigate brasiliane (III, II, VII, I, Auxiliar e IV) e 10
pezzi, mentre il centro e la destra erano formati dai due corpi argentini (Paunero ed Emilio Mitre)
con altri 12 pezzi. Durante 5 ore la fanteria alleata sferrò due vani assalti frontali: accolti da un
uragano di fuoco, entrambi si infransero sul secondo trinceramento nemico. Gli alleati persero
3.000 fucili belgi e 4.000 uomini (1.950 brasiliani e 2.050 argentini, pari rispettivamente ad un
quinto e ai due quinti della forza effettivamente impiegata), contro appena un centinaio di perdite
nemiche. Nella battaglia si distinsero i battaglioni brasiliani /. 20, 8 e 46. Gli argentini ne
190

impiegarono 17 (inclusi gli 8 di linea presenti a Tuyutì), perdendo la maggior parte dei
comandanti, alcuni morti (come i colonnelli Rossetti e Ciarlone e i comandanti Fraga e Diaz) e
altri feriti (come il colonnello Rivas, promosso generale sul campo, il maggiore Mansilla e i
comandanti Ayala e Luis M. Campos).

/ove mesi di stallo (23 settembre 1866-21 luglio 1867)


Alla sconfitta di Curupayty seguirono nove mesi di stallo, resi infernali dalla mancata
concessione di licenze e avvicendamenti e soprattutto dall’epidemia di colera scoppiata nelle
putride retrovie alleate del Paso de la Patria (Itapirù) e subito dilagata anche nel campo avversario
e tra le popolazioni civili (ogni giorno si ammalavano in media 300 soldati alleati e nel maggio
1867 i malati erano 13.000, con un tasso di mortalità del 60 per cento e un lungo periodo di
convalescenza per i sopravvissuti). Per finanziare lo sforzo bellico il governo argentino dovette
lanciare un prestito di guerra (Montepio Militar) mentre un consorzio di banche inglesi concesse
un credito di 1 milione e mezzo di sterline al 75 per cento, rimborsabile in 33 anni (cioè sino alla
fine del secolo) con un tasso annuo di interesse del 6 per cento e un ammortamento dell’1 per
cento.
L’attività militare si ridusse a duelli d’artiglieria, ricognizioni e brevi combattimenti all’arma
bianca, come quello del 17 febbraio a Tuyù-Cué, per impadronirsi di un’altura di yatayes.
L’unica novità di rilievo fu l’impiego, da parte alleata, di palloni aerostatici per osservare le
posizioni paraguaiane e dirigere il tiro delle batterie. Flores, Tamandaré e Porto Alegre si presero
lunghe licenze. Il 20 novembre 1866 il prestigioso duca di Caxias assunse il comando militare
effettivo e dal febbraio 1867 esercitò interinalmente anche quello supremo, nei cinque mesi in cui
Mitre dovette trattenersi a Buenos Aires per placare il malcontento della capitale ed affrontare la
grave ribellione delle province andine, di cui tra poco diremo.
Nel gennaio 1867 gli alleati lasciarono cadere nel vuoto anche l’offerta di mediazione degli Stati
Uniti, accettata invece da Lopez, ponendo come condizione irrinunciabile che El Mariscal
abbandonasse il paese. In agosto, quando erano già riprese le operazioni alleate, si mosse anche il
governo inglese con una missione diplomatica al quartier generale paraguaiano. Agendo di
propria iniziativa e senza informare il proprio governo, l’incaricato G. Z. Gould ottenne da Lopez
l’accettazione del disarmo e del proprio “ritiro in Europa”. L’ultimo ostacolo sembrava rimosso e
la stampa argentina sostenne che la pace era imminente. Ma il punto relativo al ritiro di Lopez fu
poi sconfessato dal ministro degli esteri paraguaiano Luis Caminos, affossando l’apparente
successo di Gould e archiviando la mediazione inglese.
Del resto, con l’eccezione della Francia di Napoleone III (impegnata nella sciagurata impresa
messicana e nel sostegno agli Stati Confederati durante la guerra civile nordamericana) tutti i
governi europei, e in primo luogo l’Inghilterra, appoggiavano senza riserve la coalizione
“liberale” delle borghesie mercantili europeizzate di Buenos Aires, Montevideo e Rio de Janeiro
contro il conservatorismo politico e culturale in cui vivevano le province rurali dell’interno,
popolate ancora da indios, meticci e superstiti della prima immigrazione spagnola. Di
conseguenza, se i governi europei si offrirono quali intermediari per un negoziato di pace, lo
fecero sempre con scarso impegno, tra l’altro incoraggiando la recezione della propaganda
argentina e brasiliana che dipingeva Lopez come un mostro sanguinario, unico responsabile della
catastrofe del suo popolo.
191

3. IL FRONTE INTERNO
(1866-69)

La ribellione delle province cuyane (20 aprile - 9 novembre 1866)


Intanto, come si è accennato, il fronte interno argentino era stato gravemente scosso da una
nuova ribellione federalista scoppiata nelle province andine. Una prima sollevazione armata,
scoppiata il 20 aprile 1866 al confine tra La Rioja e San Juan, si era conclusa un mese più tardi
con la sconfitta dei ribelli e la fucilazione del promotore, Juan Bernardo Carrizo.
In autunno, lungi dal provocare un’ondata patriottica, l’inutile carneficina di Curupayty rinfocolò
l’avversione delle province alla politica bellicista di Mitre. Ma la scintilla fu la sollevazione del 9
novembre a Mendoza, insorta contro lo strapotere di un clan familiare sostenuto dal governo.
Molti ex-capi federalisti ne approfittarono per tornare dall’esilio cileno, da dove il 6 dicembre il
colonnello Felipe Varela lanciò un proclama che accusava Mitre di tradimento, inneggiando
invece ad Urquiza, ma anche alla pace e all’amicizia col Paraguay, all’Unione Americana e agli
eroi della guerra del 1825-28 contro il Brasile.

L’intervento nazionale (21 novembre 1866 - 26 marzo 1867)


Il vicepresidente Marcos Paz aveva reagito fin dal 21 novembre, nominando il generale Paunero
commissario nazionale nelle province andine e comandante dell’Ejército del Interior, che il 21
dicembre accampò a Fraile Muerto (Bell Ville). Il governatore santiaguegno Antonino Taboada
assunse invece il comando dell’Ejército del /orte, formato dalle milizie delle province limitrofe.
Intanto il comandante della frontiera cuyana, colonnello Pablo Irrazabal, marciò su Mendoza, ma
fu respinto dal colonnello ribelle Juan de Dios Videla, che si spinse sino a San Juan.
Su quest’ultimo obiettivo marciò allora il governatore riojano, colonnello Julio Campos, con
1.500 guardie nazionali e le “guide” di Irrazabal, ma le forze mendosine di Videla, circa 2.000
uomini, lo fermarono il 5 gennaio 1867 alla Rinconada del Pacito, costringendolo a ritirarsi a San
Luis in attesa di Paunero.
L’avanzata dei regolari indusse Videla a sgomberare San Juan, da dove Paunero lanciò un
ultimatum ai ribelli. Ma riservatamente il generale avvertì il governo di non potersi fidare di una
parte delle sue truppe (il battaglione sanjuanino e il BI 7 di linea) e tramite il ministro della
guerra, generale Julian Martinez, chiese l’invio di veterani dal fronte paraguaiano. Il 16, su
suggerimento del generale Conesa, anche il ministro degli esteri Elizalde chiese a Mitre di
spedire a Paunero la Divisione della guardia nazionale bonearense, politicamente affidabile, e
non truppe di linea, tantomeno quelle reclutate nell’interno. Il 24 gennaio, dal campo di Tuyutì,
Mitre rispose annunciando l’arrivo della Divisione Arredondo con 2 cannoni da montagna e
1.600 veterani (3 battaglioni di guardia nazionale e BI 6 di linea), elevando così le forze a
disposizione di Paunero a 3.000 regolari con 10 pezzi.
Ma lo stesso giorno Paunero dovette ritirarsi in fretta dal confine mendosino per non essere preso
alle spalle dall’improvvisa sollevazione della provincia puntana, capeggiata dai caudillos Juan e
Felipe Sàa. Tuttavia il 31 gennaio, nella Pampa del Portezuelo, la retroguardia di Paunero
(colonnelli José Iseas e Placido Lopez) respinse l’attacco del colonnello Felipe Sàa, che perse 200
morti, 25 feriti, 54 prigionieri su 1.100 uomini (nonchè metà dei cavalli e delle armi) contro
192

appena 10 feriti governativi. Così il 5 febbraio Paunero poté accamparsi a Membrillos, dove il 15
fu raggiunto da Arredondo.
Intanto i ribelli avevano eletto Carlos Juan Rodriguez General y director de la guerra, spedito il
colonnello Manuel J. Olascoaga ad acquistare armi in Cile e formato due eserciti di circa 5.000
uomini, uno a Sud tra Mendoza e San Luis (Ejército Revolucionario de Cuyo) e l’altro a Nord in
Catamarca. Comandati dal generale Juan Sàa e dal colonnello Varela, fronteggiavano
rispettivamente gli eserciti governativi dell’Interior (Paunero) e del /orte (Taboada).

La pacificazione di Cuyo (1° aprile 1867 - 27 marzo 1869)


Per dividere le forze nemiche e batterle separatamente, Sàa strinse alleanza con i ranqueles.
Costoro effettuarono infatti un’incursione contro Villa Mercedes, costringendo Paunero a
distaccarvi Arredondo. Nel pomeriggio del 1° aprile, al passo di San Ignacio, Saà piombò con
3.200 cavalieri sui 1.600 veterani di Arredondo. Ma Paunero, che si trovava a 15 chilometri di
distanza, accampato sul Rio Quinto al passo de las Carretas, gli spedì di rinforzo il colonnello
Augusto Segovia con mille cavalieri di linea (RC 1, 5 e 7). La battaglia durò due ore e mezza.
L’agile e preponderante cavalleria cuyana prevalse facilmente su quella regolare, ma Arredondo
autorizzò il comandante L. M. Campos a contrattaccare alla baionetta e fu proprio il discusso
battaglione sanjuanino del tenente colonnello Teofilo Ivanowski (m. 1874) a prendere la batteria
nemica. I ribelli ebbero 575 perdite contro 379 (46 morti, 153 feriti e 180 dispersi). Promossi sul
campo Arredondo e Campos, il 4 aprile Paunero entrava in San Luis e il 13 in Mendoza, già
sgombrata da Sàa e Rodriguez, rifugiatisi in Cile con gli ultimi 200 seguaci.
Paunero dette poi la caccia ai ranqueles, la cui ribellione fu sfruttata per far approvare dal
congresso la legge 13 agosto 1867 che ordinava, al termine della guerra col Paraguay,
l’occupazione della linea Rio Neuquen-Rio Negro, dalle Ande all’Atlantico. Gli indiani
dovevano stabilirsi in riserve demaniali e, a condizione di sottomersi, potevano sceglierle in
accordo col governo. Il colonnello Segovia, con le guardie nazionali, inseguì invece la montonera
mendosina di Pedro Perez, luogotenente di Videla, decimandola in vari scontri: a Polanco de
Segovia il 27 maggio, a Los Barriales il 12 giugno e ad Allon il 4 dicembre. Sàa, rientrato a Cuyo
con 600 montoneros, ne perse metà, il 29 gennaio 1868, ad Alto de Los Loros. Il 27 marzo 1869
il maggiore Antonio Loyola, capo delle forze Nord di San Luis, annientò a Jarrillo la montonera
puntana del caudillo Guayama, già luogotenente dei Sàa.

La pacificazione di Salta (18 febbraio 1867 - 28 ottobre 1869)


Veniamo ora al fronte saltegno. Il 18 febbraio 1867 l’avanguardia di Varela, comandata dal
mercenario cileno Estanislao Medina, aveva occupato Chilecito e il 4 marzo aveva espugnato
dopo fiera resistenza l’avamposto governativo di Tinogasta, fucilando il vicecomandante
superstite. Il 26 marzo Varela aveva proseguito verso la Catamarca incontro a Taboada e nel
pomeriggio del 10 aprile, ignorando ancora la sconfitta di Sàa, aveva attaccato Taboada, attestato
a Pozo de Vargas, 2 km a N della Rioja. Anche qui la battaglia si era protratta per due ore e
mezza fino a sera. Inferiori di numero, i governativi avevano tenuto la posizione grazie agli Sharp
americani acquistati dall’ex-governatore Sarmiento, perdendo però 700 uomini contro 700 e
senza poter impedire alla cavalleria di Varela di sganciarsi ritirandosi a Jachal. Braccata in
territorio sanjuanino dal comandante Martiniano Charras, la montonera di Varela era stata poi
decimata il 5 e 7 giugno a El Durito e Cuesta de Chilechito.
Invano inseguito da Arredondo e dal generale ex-confederato Octavio Navarro, Varela si era
rifugiato ad Antofagasta, al confine cileno-boliviano. Rientrato in territorio saltegno, il 29 e 30
193

agosto Varela sconfisse il colonnello Pedro J. Farias ad Aimacha e Los Molinos. Molti
prigionieri si unirono ai ribelli, ingrossandone le file fino a 1.300 uomini. Navarro gli mosse però
incontro con 2.500 uomini e il 5 ottobre il colonnello Francisco Sentero lo sconfisse a Cachi.
Mentre fuggiva verso la Bolivia con 800 superstiti, il 10 ottobre Varela saccheggiò Salta,
combattendo casa per casa con i 250 difensori, e il 13 anche Jujuy, varcando infine il cofine
boliviano il 5 novembre.
Nel gennaio 1869 Varela riapparve nuovamente nella Punta Saltegna alla testa di un centinaio di
montoneros. Responsabile della frontiera Nord di Salta era adesso il tenente colonnello Julio
Argentino Roca (1843-1914), comandante del BI /. 7 e futuro ministro della guerra e presidente
della Repubblica. Fu però il colonnello di milizia Pedro Corvalan a intercettare la montonera alla
Salina dei Pastos Grandes, ricacciandola in territorio boliviano. Abbandonati i suoi uomini,
Varela si rifugiò invece in Cile, dove morì l’anno seguente. Il 28 ottobre 1869 una compagnia di
cazadores de Catamarca, comandata dal maggiore Froilan Muro, massacrò gli ultimi montoneros
varelisti a Tilcara, presso Salta.

Rivolte e ammutinamenti del 1867-69


Poco dopo la sconfitta cuyana, un conato rivoluzionario si verificò anche a Cordoba, dove il 16
agosto 1867 Simon Luengo (il futuro assassino di Urquiza) approfittò della visita del ministro di
guerra e marina per prenderlo in ostaggio. Ma al primo accenno di intervento delle truppe di
Conesa i ribelli fuggirono. Il 22 dicembre si sollevarono a Santa Fe i colonnelli José e Patricio
Rodriguez, ma il governatore, generale Orogno, li indusse a deporre le armi. Una ribellione fu
tentata nell’ottobre 1868 anche dal generale Nicanor Caceres, deferito al consiglio di guerra, e il
31 ottobre il presidente Sarmiento espulse dall’esercito il colonnello Martin Cornejo per essere
intervenuto in materia elettorale.
Ma le tensioni non erano finite: l’ammutinamento del RC /. 5 a Longague, soffocato il 26 marzo
1869 dal colonnello Antonio Lopez Osorio, annunciò la futura ribellione entrerriana capeggiata
da Lopez Jordan (v. infra, cap. VIII).
194

4. L’OFFENSIVA ALLEATA E LA
RITIRATA PARAGUAIANA
(1867-68)

La manovra del duca di Caxias (22 luglio 1867 - 4 agosto 1868)


Mentre Paunero e Arredondo domavano la ribellione cuyana, il duca di Caxias aveva iniziato
una lunga e complessa manovra per avvolgere il Quadrilatero puntando su Tayì, località fluviale
a monte della piazzaforte di Humaità. Lasciato il barone di Porto Alegre con 11.000 uomini
(inclusi 700 argentini) e 84 pezzi a fronteggiare le linee paraguaiane, il 22 luglio 1867 il duca
marciò verso Nord con altri 21.500 (inclusi 6.000 argentini con 13 pezzi, al comando di Gelly y
Obes). Il lungo giro fuori dal raggio delle batterie nemiche copriva quasi 100 chilometri e
l’avanzata fu rallentata da duri scontri a Tuyù Cué e San Solano. La manovra delle truppe doveva
essere secondata dalla parallela avanzata della flotta, ora comandata dall’ammiraglio Joaquim
Luis Ignacio. Il 15 agosto Ignacio riuscì a forzare il passaggio di Curupayty, sbarrato anche da
torpedini, ma non osò poi affrontare i cannoni di Humaità.
Giunti a Isla Tayì, il 3 ottobre gli alleati respinsero una ardita ricognizione nemica guidata dal
maggiore Caballero, malgrado le violente cariche della cavalleria paraguaiana e il tiro micidiale
delle batterie pesanti di Humaità. Nella stessa giornata i granaderos a caballo argentini si
distinsero a Tuyù Cué. Altri scontri avvennero il 21 e 28 ottobre a Tatay Jbà e Potrero Obella,
dove i brasiliani persero 150 e 370 uomini, contro 550 e 140 paraguaiani. Ma infine, passato un
piccolo affluente e aggirato il carrizal di Potrero Obella, il 2 novembre l’avanguardia brasiliana
(generale Mina Barreto) espugnò il ridotto improvvisato di Tayì, massacrando i 400 difensori e
piazzandovi una batteria di 14 pezzi per rispondere al fuoco delle navi paraguaiane, due delle
quali (Olinda e 25 de Mayo) furono colate a picco.
Il giorno seguente i difensori di Humaità reagirono con una sortita di 6.000 uomini dalla parte
opposta del fronte, sfondando la linea dell’Estero Bellaco Nord. Grazie alla sorpresa, i
paraguaiani travolsero la brigata argentina del colonnello Guillermo Baez e 4 battaglioni
brasiliani accorsi a turare la falla. Il campo di Tuyutì fu devastato e i magazzini dell’ala destra
alleata furono dati alle fiamme. Sia pure in extremis e con gravissime perdite, Porto Alegre riuscì
tuttavia a ricacciare il nemico improvvisando un contrattacco in cui si distinsero la cavalleria
correntina e 2 reggimenti argentini al comando del generale Manuel Hornos. Le perdite alleate
ammontaromo a 1.200 uomini, quelle paraguaiane a 2.200.
Il 2 gennaio 1868 le cannonate paraguaiane, intenzionalmente dirette sui quartieri generali
nemici, uccisero il vicepresidente argentino Paz e più tardi anche il presidente uruguayano Flores.
La morte di Paz e la candidatura di Urquiza alle elezioni presidenziali costrinsero Mitre a tornare
di nuovo a Buenos Aires, e il 18 gennaio rimise, stavolta definitivamente, il comando supremo a
Caxias.
Raggiunta ormai una schiacciante superiorità di forze (50.000 contro 15.000), il 18 febbraio gli
alleati ripresero l’offensiva espugnando con forti perdite il ridotto di Sierva, strenuamente difeso
dal maggiore Olavarrieta. Il giorno seguente la flotta, rinforzata da 3 monitori, forzò il passaggio
di Humaità, spingendosi il 24 a cannoneggiare Asuncion. La notte del 1° marzo gli incursori
paraguaiani abbordarono di sorpresa 2 corazzate brasiliane, ma le altre navi apersero il fuoco a
mitraglia, spazzando la coperta delle due unità e impedendone la cattura.
Fatta trasferire la capitale a Luque, Lopez incaricò Thompson di allestire una seconda linea di
195

resistenza 60 chilometri più a monte, alla foce del Tebicuary. Poi, filtrando abilmente tra gli
assedianti che controllavano entrambe le rive del Paraguay, Lopez fece traghettare i feriti, i
magazzini, le artiglierie migliori e 8.000 uomini sulla riva argentina e, attraversato il Chaco
Austral, li fece reimbarcare a Porto Lindo, proseguendo sino al caposaldo di San Fernando, sul
Tebicuary.
A coprire la ritirata strategica, Lopez lasciò 4.000 veterani comandati dal prode Caballero,
promosso generale sul campo. Il 21 marzo il generale brasiliano Osorio fallì un attacco contro il
caposaldo di Espinillo, ma la Divisione Argolho prese quello del Sauce. Il giorno dopo Caballero
evacuò gli avamposti chiudendosi nel quadrilatero. Coi suoi 100 cannoni la “Sebastopoli del
Sudamerica” continuò tuttavia a bloccare i brasiliani per altri quattro mesi. mentre Lopez
processava i fratelli e uccideva centinaia di esponenti della classe dirigente paraguaiana accusati
di aver complottato contro di lui con l’incaricato statunitense ad Asuncion.

La resa di Humaità (4 maggio - 5 agosto 1868)


Sia pure tardivamente, Caxias tagliò i collegamenti tra Lopez e Caballero spedendo il generale
Rivas ad occupare la sponda argentina del Paraguay. Il 4 maggio i paraguaiani reagirono
attaccando il fianco di Rivas ad Arata, mentre la guarnigione del Quadrilatero effettuava una
sortita contro il ridotto alleato di Anday. Ma entrambe le operazioni fallirono, e nove settimane
dopo, logorati dal blocco, i difensori di Humaità dovettero evacuare la linea del Quadrilatero e
chiudersi nella piazzaforte, che il 15 luglio respinse l’attacco del generale Osorio. Tre giorni
dopo, ad Alagnasa, il colonnello Miguel Martinez, che stava conducendo temerarie ricognizioni
nel Chaco, fu tagliato dal resto delle forze di Rivas, trovando la morte nel successivo
combattimento.
Pochi giorni dopo la guarnigione di Humaità, ora comandata dal colonnello Martinez, reiterò il
tentativo di aprirsi il passo verso il Chaco. La notte del 24 luglio le canoe traghettarono le truppe
migliori sulla sponda argentina e la notte del 30 attraversarono la Laguna Verà tentando di
sorprendere le canoe argentine. L’attacco fu respinto, ma il combattimento all’arma bianca fra le
canoe cariche di soldati fu particolarmente micidiale.
Il 2 agosto Rivas fu nuovamente attaccato dalla parte di terra: ma il nemico venne respinto dalle
scariche di mitraglia e dalle baionette del maggiore Teòfilo Ivanowsky. Fu l’ultimo tentativo di
Martinez. Privo di alternative, il 5 agosto si consegnò a Rivas con 1.324 superstiti, mentre i
comandati Cabral e Gil consegnarono Humaità. Quasi sedici mesi d’assedio erano costati la vita
di 60.000 uomini.

L’offensiva su Asuncion (26 agosto 1868 - 5 gennaio 1869)


Appresa la caduta di Humaità, il 26 agosto Lopez arretrò ancora la linea, trasferendola sul rio
Piquisirì, al confine tra la regione degli acquitrini e le colline fertili: una di queste, ribattezzata Jta
Jvaté, divenne il suo quartier generale. Gli restavano 100 cannoni e 10.000 uomini, per due terzi
vegliardi e giovanetti, schierati tra l’Angostura e gli stagni boscosi del Potrero Marmol. Il primo
scontro sulla nuova linea avvenne il 28 settembre: durante la battaglia il tenente colonnello
Donato Alvarez caricò una batteria con 70 granaderos a caballo, distruggendo 3 cannoni. Il 1°
ottobre, dopo un violento scambio di colpi con le batterie terrestri nemiche, la squadra alleata
forzò il passo dell’Angostura.
In ottobre entrò in carica il nuovo governo argentino (1868-74) presieduto da Sarmiento, già
ministro plenipotenziario a Washington. Quale ministro di Guerra e Marina fu nominato Martin
de Gainza, Ispettore generale della milizia bonearense. Gelly y Obes conservò il comando
196

dell’Armata da campagna, mentre Paunero ottenne la legazione di Rio de Janeiro.


Caxias pianificava intanto l’aggiramento della posizione paraguaiana per prenderla alle spalle. In
vista dell’offensiva finale, il 5 dicembre 1868 il presidente Sarmiento concesse l’indulto ai
disertori a condizione di presentarsi ai corpi entro tre mesi per completare la ferma. Lasciati
8.000 argentini e orientali a fronteggiare la linea del Piquisirì e costruita in tre settimane una
strada di 50 chilometri attraverso il Chaco, 30.000 brasiliani seguirono lo stesso percorso di
Lopez e il 6 dicembre sbarcarono a San Antonio, a monte delle posizioni paraguayane. Lopez
spedì Caballero a fermarli, ma il 6 e l’11 dicembre perse 5.500 uomini contro 4.000 in due
sanguinosi scontri al ponte di Itororò e al torrente di Avahy.
L’ultima resistenza si concentrò così attorno alla posizione di Jta Jvaté. Caxias attaccò il 21 coi
soli brasiliani, ma fu contrattaccato e respinto oltre le trincee di partenza, perdendo 4.000 uomini.
L’operazione fu ritentata il 25, assieme agli argentini di Gelly y Obes, dopo che Lopez ebbe
respinto una nuova offerta di resa. Il combattimento, sospeso dalla notte, riprese il 26, ma ancora
una volta gli alleati furono respinti, rinviando la decisione al 27. Gelly y Obes guidò l’assalto
frontale su tre colonne, mentre Rivas aggirava l’altura per tagliare la ritirata. In mezz’ora di fuoco
le batterie nemiche furono smontate e subito occupate dalla colonna di sinistra, poi quelle del
centro e di destra espugnarono le trincee. Con 1.500 morti e feriti e 1.000 prigionieri l’esercito
paraguayano fu completamente annientato. Lopez scampò per un vallone non vigilato, assieme
allo stato maggiore e a 200 uomini della sua scorta.
Il giorno seguente gli alleati investirono Angostura, dove i granaderos a caballo di Alvarez
presero le batterie dell’estrema destra. La piazzaforte si arrese il 30, con 1.200 superstiti e 16
cannoni. Il 1° gennaio 1869 gli alleati sbarcavano ad Asuncion, occupata il 5. L’unico reparto
argentino impiegato in questa operazione era il Batallon Legion Militar (BI 8).
197

5. LA VITTORIA MUTILATA
(1869-70)

La catastrofe del Paraguay (6 gennaio 1869 - 28 febbraio 1870)


Con Jta Jvaté la guerra sembrava finita. Invece, riunitosi alla guarnigione uscita da Asuncion,
Lopez si rifugiò sulla Cordigliera, fondando la terza capitale a Peribebuy, dove in pochi mesi
ricostituì un esercito di 13.000 uomini e 36 pezzi. Grazie alla ferrovia controllava ancora buona
parte del paese e grazie alle macchine e alle 70 maestranze europee, quasi tutte inglesi, scampate
dalla capitale poté ricostruire l’arsenale e la fonderia a Cea Copé. Il generale Guillermo Xavier de
Souza, succeduto a Caxias, dette priorità all’occupazione della parte settentrionale del paese per
riaprire le comunicazioni con il Mato Grosso e soltanto in marzo si preoccupò di iniziare la
caccia a Lopez.
Ma il 16 aprile 1869 anche de Souza fu sostituito dal genero dell’imperatore, il maresciallo Luigi
Filippo Gastone d’Orléans conte d’Eu, che il 1° maggio si mise in marcia da Sud-Est verso la
Cordigliera, dove convergeva anche un’altra colonna proveniente da Encarnacion. Il 5 maggio la
fonderia fu distrutta e le maestranze catturate. Il 25 e il 29 i paraguaiani subirono altre due
sconfitte a Paraguarì e Tupipità, e in giugno affondarono gli ultimi 6 vapori, cessando ogni
attività fluviale.
Dopo aver conquistato tutta la ferrovia per assicurarsi una linea di rifornimento, il 1° agosto
20.000 brasiliani sferravano l’offensiva finale sulla “terza capitale” di Lopez, nel frattempo
dichiarato fuorilegge dal triumvirato collaborazionista che gli alleati avevano installato ad
Asuncion. Il 10 agosto i brasiliani presero la conca di Peribebuy, intimando invano la resa a
Caballero. Due giorni dopo la 2a Division argentina guidò l’attacco alla “terza capitale”, e il suo
comandante, colonnello L. M. Campos, ricevette la più alta decorazione imperiale al valore. Il 14
agosto la Divisione si distinse ancora nella presa del caposaldo di Azcuna e il 16 annientò la
retroguardia di Caballero a Barrero Grande (sopra l’arroyo Peribebuy), impadronendosi
dell’artiglieria nemica.
Il 21 l’avanguardia alleata, comandata da Emilio Mitre, incalzò i resti dell’esercito di Lopez sul
monte Caraguatay. Qui il maresciallo fondò la sua “quarta capitale”, spostandosi il 17 ottobre al
Panadero. Ma intanto la tenaglia alleata si stringeva inesorabilmente attorno a lui. L’8 febbraio
1870 Lopez si attestò con gli ultimi mille uomini e 6 cannoni a Cerro Corà, nella provincia di
Concepcion. Qui, il 28 febbraio, avvenne l’ultima battaglia. Circondato, Lopez rifiutò più volte di
arrendersi finchè non cadde ucciso. Tra i suoi uomini vi furono appena 254 superstiti.
Quella guerra allucinante, al tempo stesso moderna e primordiale, della terra contro il mare, di
Sparta contro Atene, aveva sostituito il genocidio differito e culturale con un vero sterminio. In
un lustro la popolazione del Paraguay era scesa da 525.000 abitanti ad appena 221.000, di cui
solo 29.000 maschi adulti.

Il negoziato di pace e la tensione argentino-brasiliana (1870-76)


Nel lungo negoziato di pace (1870-76) con il nuovo governo paraguaiano i margini diplomatici
dell’Argentina furono condizionati dalle due ribellioni entrerriane (aprile 1870 - febbraio 1871 e
maggio - dicembre 1873) e poi dalla fallita rivoluzione mitrista (settembre - novembre 1874).
Inizialmente il nuovo ministro degli esteri Mariano Varela tentò di configurare una tutela
argentina sul governo provvisorio paraguaiano, in nome della solidarietà ispanica tra due antiche
198

province rioplatensi.
Ma il 16 aprile 1870 il tenente colonnello Napoleon Uriburu partiva da Jujuy, con 1 ufficiale del
genio e 250 soldati, per esplorare il Chaco Austral, levando mappe topografiche e combattendo
con gli indigeni tobas prima di raggiungere la nave da guerra che lo attendeva sulla destra del
Paranà (a San Fernando, oggi Resistencia, dirimpetto a Corrientes). L’unico effetto della
controproducente spedizione fu di insospettire e irritare il governo di Asuncion, inducendolo a
concludere un accordo unilaterale di tregua con il ministro degli esteri brasiliano Silva Paranhos,
firmato il 20 giugno grazie alla mediazione statunitense. L’accordo, che dava in pegno ai due
alleati 88.000 chilometri quadrati di territorio paraguaiano, accordava al Brasile più di quanto
previsto dal trattato della Triplice Alleanza, ma a spese delle mire argentine sul Chaco Central.
Ne derivò una tensione col Brasile, aggravatasi nell’aprile 1872 a seguito del trattato di alleanza
tra il Brasile e il Paraguay. In novembre fu però il Brasile a protestare contro il programma di
riarmo deciso dall’Argentina (crediti militari per 2 milioni e mezzo di pesos, nuova legge sul
reclutamento dell’esercito, creazione dell’Istituto Militare e dell’Accademia e dei comandi
navali). Sarmiento seppe giocare bene le sue carte diplomatiche, spedendo Mitre a calmare Rio
de Janeiro. Intanto l’ambasciatore ad Asuncion, Carlos Tejedor, concordò con Sosa, incaricato
speciale del nuovo presidente paraguaiano Jovellanos, la cessazione del regime di occupazione
militare, che implicava il ritiro delle forze brasiliane. Inefficace fu invece la missione compiuta
da Mitre ad Asuncion nel marzo 1873. Anzi i rapporti col Paraguay tornarono a guastarsi nel
1874 a seguito della pubblicazione del parere di Mitre sull’assoluta necessità di ottenere acquisti
territoriali nel Chaco, “unico trofeo” bellico rimasto all’Argentina. La pace fu infine firmata dal
governo Avellaneda (1874-80), il 13 febbraio 1876.
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VIII - LA COQUISTA DELLE FROTIERE


E LA FEDERALIZZAZIOE DI BUEOS AIRES
(1870-80)

SOMMARIO: 1. La difesa dell’unità nazionale. - 2. La conquista del deserto. - 3. La federalizzazione di


Buenos Aires. - 4. Le frontiere naturali.

1. LA DIFESA DELL’UNITA’ NAZIONALE

Le riforme del presidente Sarmiento


Sarmiento varò oltre 400 leggi di riforma, in gran parte scritte di suo pugno e imposte contro
l’opposizione del Congresso, ricorrendo due volte al veto contro le leggi proposte dalla fazione
federalista e approvate a maggioranza semplice, che spostavano la capitale nazionale in sedi
periferiche dell’interno (la prima a Rosario, la seconda a Viela Maria). Tra le misure di maggior
rilievo vi furono il primo censimento della popolazione, la prima Scuola Normale (a Paranà, poi
spostata a Tucuman), 5 nuovi collegi normali (San Luis, Jujuy, Santiago del Estero, Rosario e
Corrientes), le scuole serali per gli operai, l’aumento della popolazione scolastica da 30.000 a
100.000, altri 750 chilometri di ferrovie, il completamento dei collegamenti telegrafici con tutte
le province e il primo cavo sottomarino con gli Stati Uniti e l’Europa.
Questo sviluppo fu reso possibile dai redditizi investimenti inglesi, che nel periodo 1862-75
ammontarono a 23 milioni di sterline. Più di un quarto riguardavano lo sviluppo delle ferrovie,
impiantate nel 1866 e costruite da operai italiani e baschi con paghe nettamente superiori alla
media europea.

La prima guerra di Entre Rios (11 aprile 1870 - 26 gennaio 1871)


Oltre che dalla tensione col Brasile (1872), dalle riforme liberali e dallo sviluppo dell’istruzione
e dei collegamenti, la presidenza Sarmiento fu ancora segnata dai postumi della guerra civile e
dall’abitudine alla violenza politica. Il 1869 trascorse in relativa calma, ma in gennaio Varela fece
la sua ultima scorreria al confine saltegno, in marzo Chumbita e Carmona provocarono
sommosse a La Rioja, San Juan e San Luis e i seguaci di Mitre sollevarono Salta. E infine si
ammutinarono 80 reclute del 5° reggimento entrerriano assegnate al gravoso servizio di frontiera.
Il 3 febbraio 1870 Urquiza celebrò il 18° anniversario della battaglia di Caseros assistendo
insieme a Sarmiento alla sfilata di 15.000 miliziani entrerriani, in aperta sconfessione della
fazione estremista del suo stesso partito capeggiata dal generale Ricardo Lopez Jordan, come
pure dei rifugiati del partito blanco uruguayano capeggiati dall’ottuagenario generale Anacleto
Medina. Il 5 marzo scoppiò in Uruguay l’insurrezione blanca capeggiata dal generale Timoteo
Aparicio, la cosiddetta Revolucion de las lanzas. L’11 aprile il cordobese Simon Luengo, alla
testa di 200 facinorosi, tra cui molti orientali, assassinò Urquiza nel suo palazzo di San José. Il 14
i deputati entrerriani elessero governatore Lopez Jordan, che nel discorso inaugurale solidarizzò
con gli assassini.
Il 14 e 19 aprile Sarmiento creò due Ejércitos de Observaciones sull’Uruguay e il Paranà al
200

comando dei generali Emilio Mitre (BI 3, 6, 9 e 10 e RC 4) ed Emilio Conesa (BI 1, 4, 5 e 12 e


RC 2 e 7). Lo stesso 14 Mitre arrivò a Gualeguaychù con una cannoniera e truppe imbarcate e il
20 Sarmiento dichiarò nulla l’elezione di Jordan, che rispose mobilitando la cavalleria
entrerriana. Nella capitale Jordan aveva anche dei simpatizzanti e Onésimo Leguizamon,
presidente del Comité de la Paz, tentò una mediazione. Ma a favore dell’intervento premevano il
quotidiano mitrista La /acion e i ministri della guerra e della pubblica istruzione, Martin de
Gainza e Nicolas Avellaneda. Così il 25 aprile Sarmiento dichiarò ribelle Jordan, assegnando a
Mitre il comando in capo e al generale Gelly y Obes quello della milizia correntina. Il 28 dette il
comando dell’aliquota lealista della cavalleria entrerriana al generale Miguel G. Galarzo e chiuse
i porti dell’Uruguay, il 2 maggio proclamò lo stato d’assedio e il 5 radiò gli ufficiali jordanisti.
Intanto, sbarcato a Diamante con 1.200 fanti, 1.800 cavalieri e 160 artiglieri con 6 cannoni,
Conesa si inoltrò verso oriente per congiungersi con Mitre e il 20 maggio fu attaccato all’arroyo
Sauce, affluente del Nogoyà, da 9.000 cavalieri entrerriani. Ma le loro cariche si infransero contro
la batteria del tenente colonnello Joaquin Viejobueno e le scariche di fucileria e Lopez Jordan
dovette ritirarsi lasciando sul terreno 150 o 200 uomini. La cavalleria governativa (RC 2 e 7) non
poté inseguire quella nemica per non perdere l’appoggio di fuoco che compensava la propria
inferiorità numerica, ma la milizia entrerriana si scoraggiò e a fine mesi vari reparti cominciarono
ad arrendersi. Il 6 giugno il vaporetto Garibaldi sbarcò a Gualeguay le truppe governative e il 12
i porti fluviali furono riaperti.
Ma il 12 luglio Concepcion del Uruguay si arrese ai giordanisti e, malgrado il 19 fossero stati
respinti a Gualeguaychù dal colonnello Reinaldo Villar, il 23 Sarmiento decise nuovamente la
chiusura dei porti, chiedendo inoltre un credito supplementare di 2 milioni di pesos forti (le due
rivolte entrerriane costarono in tutto oltre 10 milioni).
Il 15 agosto il colonnello Donato Alvarez respinse un’imboscata giordanista a Yuquerì Grande.
Il 23 e 24 il tenente colonnello Eduardo Racedo (1843-1918) e il comandante Nicolas Levalle (il
genovese Nicola Levaggi: 1840-1902) sgombrarono la sinistra del Paranà occupando Villa
Urquiza e Diamante. Sul fronte orientale i giordanisti furono sconfitti il 27 agosto alle Punte del
Palmar (affluente dell’Uruguay) dal colonnello Wenceslao Taborda e il 7 settembre a Rosario del
Tala, sulla destra del Gualeguay. Malgrado ciò, Luengo, l’assassino di Urquiza, riuscì a
raggiungere Cordoba, pur senza riuscire a sollevarla.
Intanto Gelly y Obes avanzava da Diamante con l’Ejército del Paranà e il 12 settembre incontrò
il nemico, forte di 9.000 uomini, alle Punte del Don Cristòbal. Lo scontro si risolse però in un
semplice duello di artiglierie, perchè Lopez Jordan preferì sganciarsi ritirandosi verso Nord-Est,
inseguito dai RC 2 e 3 che il 16 e il 21 si scontrarono con la sua retroguardia, rispettivamente
all’arroyo del Quebrado e a Maria Grande. Ma il 12 ottobre, presso l’arroyo Santa Rosa,
affluente del Gualeguaychù, il caudillo dovette dare battaglia, con 9.000 uomini contro i 4.000
dell’Ejército del Uruguay, comandato dal colonnello Ignacio Rivas (BI 3, 10 e 12, RC 2, 3 e 5 e
guardia nazionale). Anche stavolta le cariche della cavalleria entrerriana si infransero contro i
quadrati di fanteria armati con i moderni fucili a retrocarica Remington mod. 1869 cal. .43,
mentre un tentativo di avvolgere la retroguardia nazionale fu neutralizzato dalla riserva di Rivas.
Battute in campo aperto, le forze entrerriane erano però ancora in grado di condurre una
insidiosa guerriglia. Villar, che continuava a presidiare Gualeguaychù con 200 uomini, dovette
arrendersi il 19 novembre a 1.200 giordanisti. Altri 3.000, comandati dal colonnello Carmelo
Campos, bloccarono il 5 dicembre città del Paranà, dirimpetto a Santa Fe, dove era scoppiata una
ribellione capeggiata dal colonnello Benicio Gonzalez. Il presidio, comandato dal colonnello
Francisco Borges, contava appena 200 uomini, ma era sostenuto da 2 mitragliatrici Gatling e 2
cannoniere e il 12 Campos dovette togliere il blocco, mentre la ribellione santafesina venne
facilmente soffocata dal RC 9. Ciononostante, temendo uno sbarco giordanista sulla sponda
201

occidentale del Paranà, il 22 dicembre Sarmiento dette il comando militare di Entre Rios al
generale José A. Arredondo, il 26 mobilitò 2.000 guardie nazionali bonearensi per custodire il
confine santafesino e il 28 incaricò Paunero, ambasciatore a Rio de Janeiro, di acquistare in
Brasile 6.000 sciabole, 4.000 carabine a ripetizione e 4 o 6.000 fucili, anche di seconda mano.
Ma prima di sbarcare a Santa Fe, Jordan pensò di assicurarsi le spalle scacciando i governativi da
Corrientes, dove il generale Evaristo Lopez aveva già riunito 2.500 insorti. Mentre il caudillo
entrerriano risaliva la sinistra del Paranà con 7.000 uomini e 9 pezzi, puntando contro il
caposaldo lealista di Goya, il governatore correntino, tenente colonnello Santiago Baibene, gli
marciò incontro con la milizia, 6 cannoni e 2 battaglioni di linea - incluso il BI 7 del tenente
colonnello Roca. Baibene incontrò l’avanguardia nemica il 26 gennaio 1871, alla laguna
Naembé, poco a Sud-Est di Goya. Dopo un iniziale sbandamento, i lealisti contrattaccarono e la
fuga dell’avanguardia entrerriana finì per travolgere anche il grosso. Lopez Jordan perse 600
morti, 550 prigionieri e tutta l’artiglieria. Fu una sconfitta decisiva. Non riuscendo più a riunire le
forze, un mese dopo il caudillo passò l’Uruguay con un migliaio di seguaci, proseguendo poi per
il Brasile.
Non vi riuscirono invece i distaccamenti meridionali dell’esercito entrerriano. Infatti Arredondo
mosse loro incontro da Concepcion del Uruguay e il 14 febbraio sconfisse i 1.500 uomini di
Campos all’arroyo Genà, affluente del Gualeguaychù. Altri 900 del colonnello Leiva, che
tentavano di resistere a Punta del Monte, ad Ovest del Gualeguay, furono battuti il 6 marzo dai
620 nazionali di Donato Alvarez. Gli ultimi reparti giordanisti furono sconfitti il 13 e il 24 marzo
ad Arroyo Grande e Paranacito, occupata da Villar. Il 13 marzo Sarmiento decretò la riapertura
dei porti entrerriani. Il 17 luglio le truppe di Montevideo sbaragliarono ai Manantiales i blancos
di Aparicio e Medina, ai quali si era unita una parte degli uomini di Jordan.

Rivolte e violenze del 1871-73


Nonostante la sconfitta jordanista, nel gennaio 1872 i colonnelli Desiderio Sosa e Valerio
Irisaurralde deposero il nuovo governatore di Corrientes, Agustin Pedro Justo. Evaso dalla
prigione, Justo ottenne il supporto armato del predecessore Baibene, ma Sosa li sconfisse il 4
marzo a El Tabaco. Intanto, a San Rafael, il RC 1 si sollevò contro il governo mendosino e il 27
marzo Sarmiento rimosse il colonnello Federico Mitre per essersi ingerito in questioni elettorali.
Un anno più tardi il governatore della Rioja, don Pedro Gordillo, mobilitò la milizia contro il
comandante del presidio, colonnello José Olegario Gordillo, scontrandosi il 6 marzo 1873 al
Chagnar. Per riportare l’ordine, Sarmiento dovette decretare l’intervento nazionale, inviando
nella provincia il generale Teofilo Ivanowski.
Altri problemi venivano dall’odio xenofobo contro la potente comunità italiana di Buenos Aires.
Nel 1869 quasi un quarto dei portegni era nato in Italia ma gli italiani rappresentavano oltre la
metà dei commercianti e dei proprietari di fabbriche, nonché dei 1.610 poliziotti municipali
(cuerpo de vigilancia). Nel 1872 nascevano a Buenos Aires l’ospedale, la prima delle due banche
e il primo dei tre quotidiani italiani, nonchè la prima associazione internazionale dei lavoratori
con una sezione italiana, una francese e una spagnola (seguì nel 1877 il monumento a Mazzini).
Al risentimento sociale si aggiunse la propaganda reazionaria contro gli italiani, accusati non del
tutto a torto di essere il veicolo della sovversione, dell’anticlericalismo e della massoneria. Nel
gennaio 1872 una banda di gauchos che ostentavano la fascia rossa, distintivo della vecchia
mazorca del generale Rosas, massacrò 17 contadini italiani a Tandil, quasi 300 chilometri a Sud
della capitale. Ma gli italiani non erano da meno: nel 1871 attaccarono il carcere di San Carlos e
fucilarono un detenuto, nel 1875 andarono in corteo ad incendiare il collegio gesuitico del
Salvador, nel 1876 cento contadini italiani dettero la caccia ad una banda di malviventi che aveva
202

assassinato una famiglia, nel 1878 altri 50 sequestrarono un giudice di pace ottenendone la
destituzione.

La seconda guerra di Entre Rios (1° maggio - 22 dicembre 1873)


Intanto Lopez Jordan era tornato in Uruguay, dove il generale colorado Caraballo era passato coi
ribelli e insieme a costui il 1° maggio 1873 varcò il confine entrerriano, contando di poter
formare un esercito di 18.000 uomini. Il 3 Sarmiento proclamò lo stato d’assedio, chiuse i porti,
limitò la circolazione delle persone e dei beni, dichiarò risorsa bellica il patrimonio equino della
provincia, stanziò 2 milioni e mezzo di pesos per la guerra e dette il comando delle operazioni
allo stesso ministro della guerra Gainza, autorizzandolo a noleggiare vapori e altri mezzi di
trasporto e ad acquistare carbone, foraggio, armi e materiali da guerra. Da Gainza dipendevano
tre colonne mobili (Fuerzas de linea y milicia movilizada):
Costa dell’Uruguay (colonnello Luis M. Campos poi Francisco Borges, capo di S. M. ten. col. Maximo Matoso)
formata da truppe di linea e milizie entrerriane;
Costa del Paranà (colonnello Juan Ayala) soltanto con milizie entrerriane;
Provincia di Corrientes (generale Julio de Vedia, capo di S. M. col. Emilio Vidal) con le milizie correntine.
Diversamente dalla campagna del 1870, stavolta Lopez cercò di evitare lo scontro, marciando
parallelo alle tre colonne governative e logorandole con rapide azioni di guerriglia. Trovò tuttavia
avversari più abili di lui. Il 9 maggio Campos disperse i giordanisti che si radunavano a
Gualeguaychù e il 13 i comandanti Octavio Olaz e Aquiles Gonzalez ne sconfissero altri 700 alle
Punte di Ayuì. Il 16 giugno Ayala respinse un colpo di mano su città del Paranà e il 28 il
comandante Salvador Maldonado e il maggiore Pedro Castro (RC 2) sloggiarono 200 giordanisti
di Mariano Querencio al Rincon de Fortuna. Il 26 e 28 luglio Ayala e Campos sorpresero il
nemico agli arroyos delle Punas e di Lucas. Soltanto il 3 agosto Lopez occupò La Paz, Nogoyà e
Diamante, evacuandole però di fronte all’avanzata delle forze di Gainza. Il 30, sconfitti da Ayala
alla foce dell’arroyo Espinillo, tra Paranà a Villa Urquiza, molti guerriglieri della colonna Leiva
passarono dalla parte dei nazionali e il 31 Levalle rioccupò La Paz.
Intanto Jordan cercava di attirare la colonna di Corrientes sino alla frontiera, dove attese invano
l’arrivo di armi dall’Uruguay. Il 17 ottobre un reparto della milizia entrerriana lealista aggregata
alla colonna Campos (reggimento /ogoyà, colonnello Emilio Vidal), respinse 2.000 giordanisti
all’arroyo Atencio, affluente del Feliciano. Ma lo stesso giorno il colonnello giordanista Luciano
Gonzalez attaccò i subborghi di Gualeguaychù, dove il 18 sbarcò il Batallon Quinze de Abril. Il
31 tremila giordanisti occuparono La Paz, già evacuata dalla guarnigione, forte di 500 uomini (il
comandante Ricardo Mendez fu perciò processato e degradato). Un altro scontro vi fu il 10
novembre alle Punte di Mandisavì Chico. Il 22 novembre, per prevenire sbarchi e insurrezioni,
Sarmiento creò una quarta Fuerza de linea y milicia movilizada nelle province di Santa Fe,
Cordoba e San Luis, dandone il comando a Ivanowski.
L’8 dicembre, disobbedendo agli ordini di Jordan, il suo luogotenente Carmelo Campos si lasciò
tentare da un reparto isolato della colonna governativa del Paranà. Al Talita, affluente dell’arroyo
Alcaraz, i Remington della fanteria di linea gli inflissero 250 perdite (più 160 prigionieri) contro
1 morto e 7 feriti governativi. E ancor più grave fu la sconfitta subita da Jordan il giorno dopo,
sorpreso dal BI 10 mentre tentava di attraversare l’arroyo Don Gonzalo. Alle 3 del pomeriggio,
dopo un prolungato duello d’artiglieria, i ribelli tentarono l’accerchiamento, ma furono ricacciati
dal contrattacco di Gainza. L’ala destra dei giordanisti cedette dopo due giorni di resistenza, ma
Lopez perse 600 morti (metà dei quali affogati nel tentativo di guadare il Don Gonzalo), 250
203

prigionieri, tutta l’artiglieria, 500 fucili, 100 carabine e tutte le salmerie. L’ultima azione militare
si svolse il 22 dicembre presso La Concha (Nogoyà), dove il tenente colonnello Reinaldo Villar
disperse, con 300 uomini, la banda uruguayana del generale Caraballo. A Jordan non restò che
ripassare il confine. All’inizio del 1874 si stabilì di nuovo in Brasile, a Santa Ana do Livramonte.

La cospirazione nazionalista (19 agosto 1873 - 24 settembre 1874)


Ma soprattutto a Buenos Aires saliva la febbre politica in vista delle elezioni presidenziali del
1874. Puntando sulla propria ricandidatura, Mitre sollevò la questione della “nazionalizzazione”
della vita politica e delle stesse istituzioni provinciali, per riaffermare l’egemonia portegna sul
resto della Repubblica, a suo avviso compromessa dalla politica di Sarmiento. Però il programma
di Mitre finì per rompere l’unità del vecchio partito liberale. Infatti il vicepresidente Alsina sfidò
la ricandidatura dell’ex-presidente contrapponendogli un programma “autonomista”, basato sulla
netta distinzione dei ruoli tra le istituzioni portegne e quelle nazionali. Inoltre tra i due sfidanti si
profilarono anche le candidature alternative dei ministri degli esteri e della pubblica istruzione, il
bonearense Carlos Tejedor (inizialmente sostenuto dall’energico generale mitrista José Maria
Arredondo) e il federalista moderato Nicolas Avellaneda, preferito da Sarmiento. Le tensioni
della capitale si riflettevano su quelle provinciali: nel gennaio a San Juan la violenta campagna
elettorale varcò i muri delle caserme provocando disordini nella guarnigione.
La tensione si aggravò il 19 agosto 1873, quando Sarmiento tolse ad Arredondo il comando della
Frontiera di Cordoba, San Luis e Mendoza richiamandolo nella capitale. Il colonnello Segovia
tentò di resistere sollevando il presidio di Mendoza, ma finì per arrendersi alle truppe di San Luis
(RC /. 4) comandate dal colonnello Ivanowski, promosso generale sul campo e in seguito
nominato comandante della Fuerza de linea y milicia movilizada creata il 22 novembre nelle
province di Santa Fe, Cordoba e San Luis.
Nelle elezioni parlamentari bonearensi del 1° febbraio 1874, i mitristi furono sconfitti per 300
voti dagli autonomisti, subito accusati di broglio. Il 16 marzo Alsina ritirò la propria candidatura
a favore di Avellaneda, fondendo i rispettivi partiti (Autonomista e Nazionale) nel nuovo Partito
Autonomista Nazionale (P. A. N.). Il 12 aprile Avellaneda prevalse su Mitre in tutte le province
tranne Buenos Aires.
La doppia sconfitta elettorale spinse i nazionalisti sulla strada della cospirazione sovversiva. In
giugno si sparse la voce che Mitre avesse preso contatti con l’esule Lopez Jordan e Sarmiento
allertò di nuovo la guarnigione della provincia mesopotamica, dandone il comando ai colonnelli
Juan Ayala e Donato Alvarez. In realtà Mitre stava mettendo a punto un vero e proprio colpo di
stato, che doveva scattare il 12 ottobre, data dell’insediamento del nuovo presidente. Il piano
prevedeva di sollevare le milizie della campagna facendole convergere sulla capitale, dove 200
tiratori scelti dovevano bloccare le caserme. Alla congiura aderivano i generali Arredondo e
Rivas e i colonnelli Borges, Machado, Baibene e Juan Boer, nonchè il tenente colonnello Erasmo
Obligado, comandante della cannoniera Uruguay, incaricato di arrestare il ministro della guerra
Gainza e andare a prendere Mitre e le armi a Montevideo.
Allegando pretestuosi motivi di salute, a metà settembre Arredondo ottenne da Sarmiento il
permesso di tornare nella provincia cuyana, restando a Mercedes sotto la stretta sorveglianza del
generale Ivanowski. Solo una quarantina di capi erano a conoscenza del progetto eversivo, ma il
23 settembre Sarmiento ne ebbe già qualche sentore, telegrafando a Ivanowski di rafforzare la
sorveglianza su Arredondo. A sua volta, temendo di essere denunciato, quella stessa notte
Obligado anticipò la sua parte catturando la cannoniera Paranà. Il 24 Arredondo sollevò i mille
soldati di Mercedes (BI 3, RC 4 di linea e RC 3 di guardia nazionale) rinforzati dall’indiada dei
cacicchi Cayupan, Mariqueo e Simon. Ivanowski preferì farsi uccidere piuttosto che arrendersi.
204

La guerra civile (24 settembre - 7 dicembre 1874)


Intanto Sarmiento proclamò lo stato d’assedio a Buenos Aires, Santa Fe, Entre Rios e Corrientes
e il 25 Mitre rispose intimandogli le dimissioni. A difendere il governo accorse il colonnello
Hilario Lagos coi reparti della Frontera Oeste, affidando la difesa del Forte Lavalle all’energica
vivandiera negra, Carmen Ledesma, sargento primero del RC 2. Rimase fedele anche il
comandante della Frontera cordobese, il colonnello Roca, già ufficiale di Urquiza alle battaglie
di Cepeda e Pavon, che aveva guadagnato il grado sul campo di battaglia di Naembé il 26
gennaio 1871. Ma la maggior parte delle sue truppe (RC 7 e 10) passò con gli insorti e Roca
dovette ritirarsi a Ballesteros e Bell Ville con appena un centinaio di uomini.
Il 26 Sarmiento estese lo stato d’assedio a tutta la Repubblica e telegrafò a Rivas e Borges per
invitarli a stare tranquilli, bluffando di aver già sconfitto la rivoluzione, il 27 fece appello ai
veterani del Paraguay, allettandoli con un forte premio di reingaggio e il 28 nominò Roca
comandante dell’Ejército /acional da riunire a Chucul.
Disorientati dall’imprevisto, i mitristi reagirono fiaccamente. Rivas si limitò ad ordinare il
concentramento degli insorti a Sud della capitale per marciare poi su Chivilcoy, ad Ovest della
capitale. Su Chivilcoy si diresse anche un secondo battaglione ribelle, il BI 4, di stanza in
Patagonia (alla Laguna di Blanca Grande, ad Ovest di Bahia Blanca). Al governo ne restavano
comunque altri otto, tre a Buenos Aires (BI 2, 5 e 6) e cinque a Entre Rios (BI 1, 7, 8, 9 e 10).
Il 2 ottobre Sarmiento ordinò la formazione di 5 Divisiones de reserva di 3.000 effettivi (4
battaglioni di guardie nazionali da campagna) nelle province di Buenos Aires, Cordoba, Santa Fe,
Entre Rios e Corrientes, nonchè il concentramento attorno alla capitale di 11.000 regolari e
guardie nazionali - con carabine Remington, 17 pezzi e 2 mitragliatrici - per formare i campi
trincerati di Las Pulgas e Altamirano (colonnelli Luis Maria e Julio Campos).
Il 3 ottobre Arredondo entrò in Cordoba, ma la città lo accolse ostilmente, costringendolo a
tornare a San Luis. Intanto il RC 1, di stanza a Rio Cuarto, si unì a Roca, consentendogli di
avanzare a Villa Maria, dove per ferrovia giunsero anche le guardie nazionali di Rosario e
Cordoba. Il 9 ottobre Arredondo avanzò da Rio Cuarto a Mercedes con 2.500 uomini, inclusa la
milizia puntana, ma il consenso delle truppe di linea cominciò a vacillare, costringendolo a
fucilare vari sergenti e caporali del BI 3. Inoltre il governatore di Mendoza gli sbarrò il passo a
Santa Rosa con le 2.000 guardie nazionali del tenente colonnello Amaro Catalan.
Il 12 ottobre Avellaneda poté insediarsi alla presidenza, affidando ad Alsina e a Bernardo de
Irigoyen i ministeri di guerra e marina e degli esteri. Il 15 ottobre il nuovo governo nominò Jefe
de la Escuadra /acional il colonnello Luis Py e radiò l’equipaggio della cannoniera ribelle.
Nel frattempo - fallito il tentativo di far ammutinare il presidio di Chivilcoy (dove il tenente
colonnello Saenz riuscì a mantenere fedele il BI 2) - Rivas era tornato a Sud della capitale
accampandosi con 3.000 uomini a Las Flores, dove il 20 ottobre si presentò, con le sue 1.500
lance, anche il suo fedele amico Cipriano Catriel. Ma Rivas aveva pochi fucili e dovette ritirarsi a
Rauch quando dal campo di Las Pulgas il colonnello L. M. Campos gli marciò incontro con
3.000 regolari.
Il 26 ottobre la flottiglia rivoluzionaria di Mitre raggiunse il porto di Tuyù, dove Borges e
Segovia la attendevano con poche centinaia di insorti disarmati. Mitre lanciò subito il suo
proclama, ma una sola delle imbarcazioni noleggiate a Montevideo poté sbarcare il suo carico di
armi: il resto fu sequestrato nel viaggio di ritorno a Montevideo dalla nave da guerra El Pavon.
Il 29 ottobre Arredondo forzò lo sbarramento di Santa Rosa (Catalan cadde falciato dalla
mitragliatrice dei ribelli) e il 1° novembre entrò a Mendoza. Ma il resto delle province rimase
205

tranquillo, inclusa la roccaforte mitrista di Santiago del Estero. Unica eccezione la città correntina
di Goya, sollevata dal tenente colonnello Placido Martinez.
Il 6 novembre il governo assegnò ai colonnelli Juan Ayala e Lucio V. Mansilla i comandi
dell’Ejército de reserva (formato dalle 5 divisioni provinciali) e delle Fuerzas Movilizadas di
Cordoba e l’11 affiancò a Roca, quale vicecomandante dell’Ejército del /orte, il colonnello
Leopoldo Nelson. Il 10 istituì inoltre una commissione per l’acquisto di armi e materiale per i
laboratori del Parco d’artiglieria.
Il 10 novembre, all’arroyo Gualicho, a Sud di Flores, la colonna mitrista del comandante
Francisco Leyria (BI 4 e RC 9) inflisse 180 perdite alle truppe di Julio Campos. Ma il 18, finite le
scorte, Obligado si arrese consegnando le cannoniere Uruguay e Paranà. Lo stesso giorno Catriel
fu catturato a Olavarria e riconsegnato alla sua tribù per essere giudicato. Naturalmente al
valoroso cacicco, che aveva aderito alla ribellione soltanto per fedeltà al suo compagno d’armi
Rivas, andò molto peggio che al suo amico e agli altri capi golpisti. Infatti, bramoso di
succedergli alla testa della tribù, suo fratello Juan José lo fece condannare a morte e fu lui stesso
ad eseguire la sentenza infilzandolo con la sua lancia.
Intanto, raggiunto Rivas a Las Flores, Mitre aveva assunto il comando del sedicente Ejército
Constitucional (5.500 uomini con appena 800 fucili moderni) e stava marciando lentamente
verso Nord-Est, ostacolato dalle pessime condizioni delle strade. Il 25 novembre si accampò di
fronte al caposaldo di La Verde, 45 km a S-E di Nueve de Julio, difeso dalla Division Oeste del
colonnello Arias (160 uomini del BI 6 e 700 dei RC 3 e 11).
La battaglia si svolse il 26 novembre: per tre ore Arias respinse l’attacco dei reggimenti ribelli di
Leyria e della Division Sol de Mayo (Machado). Borges cadde alla testa del Batallon 24 de
Septiembre. Al sopraggiungere dei rinforzi governativi guidati da Julio e Luis Maria Campos,
Mitre ordinò la ritirata, lasciando sul terreno 300 uomini e cercando di proseguire per la capitale.
Ma già il 27 Arias si pose all’inseguimento e il 28 si riunì a Veinteycinco de Mayo con il
colonnello uruguayano Conrado Villegas (1840-84), proseguendo insieme per Bragado. Il 2
dicembre, raggiunta Junin, Mitre e Rivas decisero la resa, consegnandosi ad Arias assieme a 41
ufficiali superiori, 295 ufficiali e circa 3.000 uomini (inclusi 300 di linea).
Restavano in armi i 4.500 uomini di Arredondo, ben trincerati a La Rosa, in una posizione
migliore di quella scelta in precedenza dallo sfortunato Catalan. Roca ne aveva altrettanti a
Mercedes - incluse 4 unità di linea (BI 7 e 10 e RC 6 e 8) - ma attese altri rinforzi da Buenos
Aires prima di avanzare su Mendoza.
Il 2 dicembre il RC 6 espugnò l’avamposto ribelle di La Paz, catturando il presidio e il 4 Roca
giunse di fronte a Santa Rosa. Dopo una attenta ricognizione della posizione nemica, il mattino
del 5 Roca intimò la resa ad Arredondo, informandolo della resa di Mitre. Arredondo pose
tuttavia delle condizioni, respinte da un telegramma di Avellaneda. Così nel pomeriggio del 5 i
governativi effettuarono un finto attacco frontale, approfittando della notte per sfilare sulla destra
attestandosi alle spalle dei ribelli, sulla strada principale per Mendoza. Al mattino del 7, accortosi
di essere stato tagliato fuori, Arredondo ripiegò sulle vecchie posizioni di Catalan, dove i
governativi lo travolsero. Il tenente colonnello Pedro Timote cadde alla testa del RC 8, ma i
ribelli ebbero 300 morti e 2.000 prigionieri, incluso Arredondo. Promosso generale sul campo,
Roca segnò il suo ingresso nella vita politica disobbedendo all’ordine presidenziale di fucilare sul
posto il generale ribelle, al quale consentì invece, con callida magnanimità, di mettersi in salvo.
Entro i primi di gennaio le forze governative rastrellarono le ultime sacche di resistenza a Sud di
Buenos Aires e nella provincia di Jujuy, dove Laureano Saraiva, che si era sollevato con 800
uomini, fu battuto a Quera il 4 gennaio 1875 da 700 lealisti del governatore José Maria Prado,
perdendo 200 morti e 230 prigionieri. Il 12 gennaio Avellaneda spedì un battaglione di linea ad
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espellere il governatore mitrista da Santiago del Estero.


Il 18 dicembre 1874 i ribelli di Buenos Aires e Mendoza furono deferiti a due distinti consigli di
guerra, presieduti dai generali Tomas Iriarte e Juan Madariaga, fiscali i colonnelli José Ignacio
Garmendia e Eliseo Acevedo. Il 30 aprile e il 24 maggio 1875 Avellaneda rivide le loro sentenze,
mitigando quelle del Consiglio di Mendoza, più severo dell’altro. Nel corso della dura
repressione contro il partito nazionalista, furono arrestati anche alcuni italiani, accusati di
cospirazione comunista ma in seguito scagionati. Finalmente il 27 luglio 1875 Avellaneda
concesse l’amnistia a Rivas e Mitre, ma la fazione nazionalista, esclusa dalla vita politica, non
cessò di cospirare anelando alla rivincita.

Il potenziamento della marina e dell’esercito (1872-75)


Le ingenti spese effettuate dal governo Sarmiento, lasciarono in eredità al suo successore una
grave crisi economica, che toccò il momento peggiore nel 1876. Ma la nuova politica di
Avellaneda favorì un rapido sviluppo agricolo e industriale e l’avvio di un periodo di crescita
economica e di prosperità che determinò la grande corrente immigratoria europea, soprattutto
italiana.
La guerra contro il Paraguay aveva dimostrato la necessità di impiantare una regolare forza
navale a carattere permanente. A tale scopo, nel 1872 Sarmiento aveva istituito l’Accademia
Navale e ripartito la frontiera marittima in tre Regioni Navali e in un comando navale autonomo:
1a Regione Navale a Puerto Belgrano, con giurisdizione da Punta Medanos a Punta Ninfas;
2a Regione Navale a Puerto Deseado, da Punta Ninfas al Capo dello Spirito Santo;
3a Regione Navale a Rio Santiago, con giurisdizione sul sistema fluviale del Nord-Est;
Comando Navale autonomo della Terra del Fuoco ad Ushuaia.
In riconoscimento del ruolo avuto dalle forze navali durante l’insurrezione del 1874, nel 1875
Alsina varò un piano di potenziamento dell’Escuadra, commissionando 10 nuove unità
costiere, incluse le due prime corazzate argentine, ai cantieri della Boca, monopolizzati dagli
immigrati liguri:
2 monitori corazzati guardacoste da 1.535 tonnellate (El Plata e Los Andes):
4 cannoniere a “ferro da stiro” (Constitucion, Republica, Bermejo e Pilcomayo)
2 corvette (Paranà e Uruguay)
2 feluche portuali (Resguardo e Vigilante).
Quanto all’Ejército /acional, dopo la guerra col Paraguay le leggi di bilancio avevano fissato un
tetto di 10.000 uomini pari a 24 scheletrici “reggimenti” (10 di fanteria, 12 di cavalleria, 1 di
artiglieria leggera e 1 equivalente ai minori reparti autonomi) che nel 1875 erano così dislocati:
Frontera del Interior: 4 battaglioni (/. 3 Rio Cuarto; /. 7 Villa Mercedes; /. 9 Mendoza, La Rioja, Santiago e /.
10 F.te Cap. Sarmiento Nuevo) e 5 reggimenti di cavalleria (/. 4 F.te Cap. Sarmiento; /. 7 San Rafael; /. 8 F.te
G.ral Gainza, Sur de Santa Fe; /. 9 Villa Mercedes e /. 10 Este, Centro e /orte de Cordoba);
Frontera del Chaco: 2 reggimenti di cavalleria (/. 6 /orte de Santa Fe; /. 12 Frontera de Salta, a Dragones, G.ral
Gorriti, G.ral Lavalle);
Entre Rios e Corrientes: 2 battaglioni (/. 8 ex-Legion Militar a Concepcion e /. 11 a Reconquista);
Frontera de Buenos Aires: 4 battaglioni (/. 1 Baires; /. 2 F.te G.ral Lavalle; /. 5 Blanca Grande e /. 6 Baires) e 5
reggimenti di cavalleria (/. 1 F.te G.ral San Martin; /. 2 F.te G.ral Paz; /. 3 Junin; /. 5 Blanca Grande e /. 11
F.te G.ral Belgrano) più 1 di artiglieria leggera (/. 1 Baires), 1 brigata artiglieria da costa (Isola di Martin Garcia),
1 compagnia di zapadores e l’Escuadron Escolta del gobierno (Baires).
207

La catena di comando includeva il Presidente della Nazione (Sarmiento) e il ministro di guerra e


marina (generale Martin de Gainza), che si avvaleva dell’Inspeccion y Comandancia General de
Armas (colonnello Luis Maria Campos) e della Comisaria de guerra, riorganizzata il 1°
dicembre 1868 in 4 uffici (Laboratori, Cassa, Magazzini, Lista de Revista) e 3 mesas (Guerra,
Marina e Ingaggi, Entrate e Uscite). Ma i servizi logistici e quello sanitario erano praticamente
inesistenti, riducendosi al Parque de Artilleria e all’Hospital Militar di Buenos Aires. Nel
periodo 1870-72 il Parque distribuì ai reparti 3.131 armi bianche, 5.312 fucili e carabine di 10
tipi diversi e appena 8 cannoni, con relativo munizionamernto.
Dopo otto anni di progetti e su impulso di Sarmiento, il 19 luglio 1870 era stato finalmente
inaugurato il Colegio Militar, diretto dal comandante degli ingegneri Juan F. Czetz, con sede
nell’ex-residenza di Rosas e Urquiza e corsi quinquennali stabiliti da una commissione composta
dal generale Emilio Mitre, dai colonnelli Czetz e Mariano Moreno e dal sergente maggiore V. L.
Peslouan. L’esame d’ammissione era di livello liceale ed è interessante osservare che verteva
anche sul francese, mentre i cadetti studiavano poi inglese e tedesco. Peraltro all’inizio erano
soltanto una dozzina e la prima graduacion, uscita nel 1872, contava appena 4 alfereces che
furono assegnati al RC 1.
Sarmiento non riuscì invece a riformare il diritto militare, ancora basato sulle Reales Ordenanzas
spagnole del 1768. La commissione per la redazione del codice penale militare, nominata il 6
marzo 1875 era presieduta dall’insigne giurista Dardo Rocha e composta dai colonnelli José
Ignacio Garmendia e Lucio Victorio Manzilla, ma soltanto quest’ultimo trasmise al ministero, nel
1876 e senza esito, un proyecto de ordenanzas generales del ejército.
Il reclutamento delle truppe di linea, regolato dalla legge 28 settembre 1872, era assicurato sia
mediante ingaggio (enganche) volontario (con ferma quadriennale, premio e indennità di
congedamento) sia mediante l’incorporazione forzata (destinacion) di vagabondi e delinquenti,
quest’ultima già disciplinata dal regolamento 31 ottobre 1862. Qualora enganchados e destinados
fossero insufficienti al fabbisogno, la legge consentiva il sorteggio di contingenti provinciali
complementari (proporzionati alla popolazione) tra le guardie nazionali fra i 18 e i 45 anni
riconosciute idonee al servizio attivo. La ferma era quadriennale e una volta congedati i coscritti
restavano esenti da qualsiasi servizio richiesto alla guardia nazionale. Erano comunque esenti dal
sorteggio per il servizio di linea i sostegni di famiglia nonchè i veterani della guerra del Paraguay.
In ogni provincia esistevano uffici di reclutamento (Oficinas de Enganche) e depositi delle
reclute.
In aggiunta al servizio di linea, restava quello di frontiera della guardia nazionale, che nel 1870
assicurava il 44 per cento del personale assegnato ai fortini. La legge 11 ottobre 1871 ne aveva
attenuato l’iniquità distribuendo il carico fra tutte le province, incluse quelle “non minacciate”,
mentre la predetta legge di reclutamento del 1872 aveva limitato il servizio obbligatorio di
frontiera ai fortini di seconda linea. Ma con legge provinciale 17 ottobre 1872 (e relativo
regolamento del 15 novembre) Buenos Aires stabilì che le proprie guardie nazionali chiamate in
servizio di frontiera dovessero essere rimpiazzate da altrettanti volontari assoldati a spese della
provincia.
Inoltre, con decreto provinciale 22 febbraio 1875, la città di Buenos Aires si autoesentò di fatto
dal servizio di linea, stabilendo che il proprio contingente di sorteggiati fosse incorporato non già
nei reparti di linea, bensì in uno speciale Regimiento Guarnicion de la Capital (le reclute dell’8°
distretto erano invece destinate ad un “reggimento di artiglieria di guardia nazionale”). Dal 1865
al 1878 gli argentini registrati nella guardia nazionale salirono da 160.000 a 360.000.
208

2. LA CONQUISTA DEL DESERTO

La minaccia indiana (22 novembre 1866 - 8 agosto 1874)


Durante la guerra contro il Paraguay si erano verificate tre scorrerie indiane. La prima, nel
territorio di Rio Cuarto, fu annientata il 22-23 novembre 1866 al Pozo del Poleo e ai Tagueles dal
RC /. 7 e dal capitano Egidio Sosa, promosso maggiore sul campo. Il 25 febbraio 1868 il
colonnello Julio Campos, comandante della Frontera Sur bonearense, intercettò un altro malon a
Sayago, presso la Laguna di Cuatro Reyes. Il 23 novembre furono gli araucani a saccheggiare il
capoluogo dipartimentale di La Paz (Mendoza), liberato dai regolari del colonnello Augusto
Segovia, recuperando anche parte del bottino.
Pur senza dare esecuzione alla legge 13 agosto 1867, che ordinava di avanzare la frontiera
interna meridionale sino alla linea formata dai fiumi Neuquen e Rio Negro, nell’autunno del 1870
Sarmiento fece esplorare non soltanto (come si è detto) il Chaco Austral, ma anche il territorio
dei ranqueles a Sud di Cordoba. Partito il 30 marzo da Forte Sarmiento e accompagnato dai
francescani Marcos Donatti e Moises Alvarez, il colonnello Lucio Victorio Mansilla si spinse
fino alle tolderias indiane, effettuando rilievi topografici e firmando accordi con vari cacicchi,
come Ramon, i fratelli Mariano ed Epumer Rosas e Manuel Baigorrita (la sua relazione,
pubblicata dalla Tribuna di Buenos Aires col titolo Exploracion a los indios ranqueles, fu
premiata al Congresso internazionale geografico di Parigi del 1875).
In ogni modo nel biennio 1871-72 la minaccia principale furono le scorrerie (malones) indiane
alla frontiera bonearense. La base era Carhué, 470 chilometri a S-E della capitale e 180 a N-E di
Bahia Blanca, tra la Sierra della Ventana e le lagune della pampa. Da qui i guerrieri araucani,
ranqueles e pampas partivano per sequestrare ostaggi e razziare bestiame da rivendere in Cile,
che consideravano la loro patria.
Nel 1870 si distinse il comandante militare di Bahia Blanca, José Llano, che il 26 agosto, al Paso
di Calvento, riprese 2.000 capi di bestiame razziato. Il cacicco Manuel Namuncurà riunì 2.000
guerrieri per attaccare il caposaldo patagonico, ma fu dissuaso dall’accanita resistenza incontrata
il 23 ottobre all’avamposto di Napostà, difeso dal tenente Rufino Romero con appena 10 soldati e
4 coloni armati. Due settimane prima, il 5 ottobre, il tenente colonnello Mariano Ruiz aveva
respinto un’indiada che tentava di varcare il Rio Colorado.
Il malon del 1871 investì la Frontera Sur di Buenos Aires, nel settore di Azul. Il primo scontro
avvenne in aprile a La Picasa, contro il distaccamento di Forte Lavalle, comandato dal maggiore
Enrique Godoy (RC 2). Il 2 maggio i cacicchi Calfuquì e Manuel Grande, che si ritiravano con il
grosso dell’indiada e del bottino, furono intercettati e uccisi dal colonnello Francisco De Elia,
con 200 regolari e 300 indios amigos di Cipriano Catriel. Invece il cacicco Epumer Rosas,
assalito il 5 maggio dal tenente colonnello Salvador Maldonado (RC 2), riuscì a sganciarsi dopo
cinque ore di combattimento e a sorprendere Forte Lavalle, razziandovi 200 vaccine e 600
cavalli.
Ma ai primi di marzo del 1872 il capo Callvucurà, ormai quasi centenario, riunì a Carhué 6.000
guerrieri “cileni”, con i quali si spinse a 200 chilometri a Sud-Ovest della capitale (tra Alvear,
Veinteycinco de Mayo e Nueve de Julio) sequestrando 500 ostaggi e razziando 200.000 capi di
bestiame. Per mettere in salvo la refurtiva, gli indiani dovevano percorrere una distanza tripla
rispetto a quella degli inseguitori: inoltre tutta quella quantità di bestiame non soltanto li rendeva
meno veloci, ma li costringeva a seguire percorsi dove poter trovare abbastanza acqua e pascolo,
di modo che, quanto maggiore era il bottino, tanto più facile era per gli inseguitori individuare e
209

raggiungere gli indiani costringendoli a combattere. Così l’8 marzo, con una colonna di 280
regolari, 200 guardie nazionali e 1.200 indios amigos di vari cacicchi, il generale Ignacio Rivas
scovò la mandria a 350 chilometri dalla capitale (presso il Forte di San Carlos, partido di
Bolivar) e se la riprese dopo aver decimato i 3.000 guerrieri di Callvucurà, uccidendone 200 e
recuperando 30 ostaggi e 7.000 capi.
La razzia indusse il governo a riprendere il vecchio progetto di avanzare la frontiera sul Rio
Negro. In ottobre il tenente colonnello di marina Martin Guerrico risalì il fiume sino all’isola di
Choele Choel, proseguendo poi per altri 25 chilometri verso la confluenza con i fiumi Neuquen e
Limay. Intanto il maggiore Mariano Bejerano, accompagnato dal capitanejo Manuel Linares e da
5 indios amigos, esplorava le sorgenti del Limay (zona andina del lago Nahuel Huapì o Pais de
las Manzanas) avviando colloqui con i cacicchi Saihueque, Naucucheo, Williqueo e altri.
Furono attuate anche rappresaglie e operazioni preventive: il 24 gennaio e il 24 maggio 1871 il
colonnello Juan Baigorria, comandante della Frontera Este di Buenos Aires e poi delle Fronteras
Sur e Sur-Este di Cordoba (RC 4 e 7), devastò varie tolderias già evacuate dagli indiani. Il 15
novembre 1872 il tenente colonnello Hilario Lagos, con 400 uomini della Frontera Oeste di
Buenos Aires, disperse i guerrieri che il cacicco Pincén stava radunando sui Montes di Sinos.
Piccoli scontri con bande di razziatori furono sostenuti da distaccamenti minori il 27 agosto
1871 (Las Salinas, Regimiento Guias); il 7 ottobre (paraje di Santiago Pozo, Forte Charlone), il
16 marzo (cagnada di San Antonio, fortino Aguarà), il 18 luglio (Laguna del Morro, RC /. 2) e il
2 ottobre 1872 (Laguna Los Tropales, Forte Fraga); il 22 dicembre 1873 (Coihueco, guarnigione
di San Rafael, Mendoza); il 21 gennaio (Catorce Jaguales, presso il Tapalqué) e l’8 agosto 1874
(La Candela, dove la guardia nazionale catturò il cacicco Corla).
Callvucurà morì di vecchiaia il 4 giugno 1873, raccomandando al figlio sessantaduenne Manuel
Namuncurà di “non abbandonare Carhué al huinca”.

Strategia nazionale: il piano Alsina e il parere Roca (4-19 ottobre 1875)


Dando esecuzione alla direttiva congressuale del 1867, Alsina concepì una graduale avanzata per
linee successive fino al Rio Negro, presentando come primo passo un piano più circostanziato,
ma in fondo non molto diverso da quello minimo ideato nel 1864 dal generale Paunero. La
differenza era che il piano Alsina aggiungeva la fondazione di nuove colonie miliari (General
Acha nella pampa bonearense, San Pedro e Colonia Caroya a Cordoba) e prevedeva di collegare i
nuovi fortini (Puan, Carhué, Guaminì, Trenque Lauquen e Ita-lò) con un vallo (zanja) di 374
chilometri da Bahia Blanca alla Frontera Sur di Cordoba (Fuerte Capitan Sarmiento /uevo),
progettato dall’ingegnere francese Alfred Ebelot. Il piano fu approvato con legge 4 ottobre 1875,
cui si aggiunse uno stanziamento di 200.000 pesos per il collegamento telegrafico fra la capitale e
le 5 comandancias di frontiera.
Il piano rifletteva una strategia moderata e strettamente bonearense sulla questione indiana: era,
secondo Alsina, “contra el desierto para poblarlo, y no contra los indios para destruirlos”. In
realtà, come ben aveva capito il vecchio cacicco Callvucuré, l’occupazione di Guaminì e Carhué
bastava a chiudere per sempre l’epoca dell’economia di rapina a spese delle estancias della
provincia bonearense. Ma lasciava pur sempre agli araucani “cileni” il controllo effettivo
dell’immenso deserto meridionale, che in prospettiva poteva diventare oggetto di un possibile
espansionismo orientale dello Stato cileno. Per affermare in concreto la sovranità argentina sul
territorio ad Est della Cordigliera meridionale non c’era altra soluzione che sbarrare a monte e a
valle il cosiddetto camino de los Chilenos, che da Valdiva e Temuco, attraverso il valico di Pino
Hachado (Paso de los Indios), scendeva per la valle del Rio Neuquèn al Rio Negro e a Carmen de
Patagones sull’Atlantico. Era dunque di vitale importanza nazionale ruotare l’asse difensivo da
210

Sud ad Ovest, fino a farlo coincidere con la frontiera “naturale” rappresentata dalla Cordigliera
andina, con perno strategico al lago di Nahuel Huapì, 800 chilometri a Sud di Mendoza (dove poi
sarebbe sorta Bariloche).
Quanto sfuggiva alla prospettiva strettamente portegna di Alsina era invece ben chiaro al
trentaduenne generale Roca (n. 1843), creolo e tucumano come Avellaneda e veterano di
Caseros, Pavon, Naembé e Santa Rosa nonchè delle frontiere cuyana e saltegna. E la sua
crescente caratura politica consentiva a Roca di sfidare apertamente il governo nonostante
l’approvazione parlamentare del piano Alsina. Il generale fece infatti pervenire alla stampa di
opposizione, che lo pubblicò, il parere reso al ministro il 19 ottobre 1875, nel quale criticava
duramente il piano Alsina, giudicandolo “difensivista” e rinunciatario.
Roca criticava i fortini, che a suo avviso servivano a ben poco, se non a distruggere la disciplina
e decimare l’esercito con le epidemie. Sosteneva invece che si doveva risolvere la questione
indiana “una volta per tutte” (una vez), con la stessa durezza adottata a suo tempo dal dittatore
Rosas, cioè formando “un reggimento di truppa ben montada” per andare a scovare gli indiani
nelle loro garidas e (con evidente eufemismo) “sottometterli”. A tal fine Roca chiedeva un
“piano di due anni”, uno per preparare la campagna di “sottomissione” e uno per eseguirla.

L’ “invasion grande” e la “Maginot del deserto” (14 dicembre 1875 - 16 ottobre 1876)
Ma proprio le voci sull’imminente avanzata della frontiera scatenarono la disperata reazione di
una parte degli indiani, decisi a morire da guerrieri piuttosto che rassegnarsi a vivere alle
condizioni dettate dai bianchi. A scatenare la guerra furono le tribù di Namuncurà e Pincén, che
odiavano i cristiani, ma stavolta, dopo aver rinnegato la politica di Cipriano Catriel per quella del
fratricida Juan José, si ribellarono anche gli indios amigos insediati all’interno della Frontera
Oeste di Buenos Aires. Così nel dicembre 1875 i cacicchi Namuncurà, Baigorrita e Pincen
scesero con 4.000 guerrieri dalla Sierra della Ventana, varcarono la Frontera Sur fra Tres
Arroyos e Alvear, uccisero 400 persone nelle estencias comprese fra i pueblos di Tandil, Azul e
Tapalqué e infine cercarono di rientrare alla base con 500 ostaggi e 300.000 capi di bestiame.
L’invasione sparse il terrore anche nella capitale e per calmare l’opinione pubblica con decreto
14 dicembre 1875 Alsina dovette ordinare il licenziamento di tutte le guardie nazionali in
servizio ordinario di frontiera, riservando d’ora in poi la difesa dei fortini esclusivamente alla
truppa di linea. Ma anche stavolta, come era avvenuto nel 1872, il malon si era spinto troppo in
profondità, facilitando la reazione dell’esercito, che durante l’inverno 1876 concentrò alla
frontiera bonearense 7 battaglioni (BI 1-3, 5, 6, 8 e 11) e 6 reggimenti di cavalleria (RC 1-5 e 11).
Comandante della Division Sur (BI 1 e 5 e RC 1, 2, 5 e 11) era l’oriundo ligure Nicolas Levalle
(Levaggi).
Il 1° gennaio 1876 il comandante del Forte Lavalle, Lorenzo Wintter, intercettò una parte
dell’indiada recuperando 170.000 capi. Il giorno seguente, dal campo di Blanca Grande, il
colonnello Conrado Villegas si gettò all’inseguimento di altri indigeni che cercavano di sfilare tra
i fortini Rodriguez e Reunion, recuperando altri 2.800 capi. Il 10 marzo 400 regolari del
comandante Salvador Maldonado agganciarono 2.000 guerrieri di Catriel a Horqueta del Sauce,
uccidendone 130. Otto giorni dopo Levalle ne uccise altri 30 presso la piccola laguna Paraguil
(nel partido di Laprida, a metà strada tra Azul e la Sierra de la Ventana).
Respinta l’invasione, Alsina diresse personalmente l’avanzata verso la nuova frontiera
meridionale, ripartendo le truppe di Levalle in 3 piccole Divisioni - ciascuna su 1 battaglione di
fanteria (BI 1, 2 e 3) e 1 reggimento di cavalleria (RC 2, 3 e 8). Partite rispettivamente da
Olavarria, Nueve de Julio e Rio Cuarto al comando dei colonnelli Marcelino Freyre, Villegas e
Leopoldo Nelson, le Divisioni raggiunsero rispettivamente Guaminì il 30 maggio, Trenque
211

Lauquen il 12 aprile e Ita-lò il 25 maggio. Si distinse in particolare il RC 2 del comandante e poi


tenente colonnello Enrique Godoy, che scontratosi il 30 marzo a Laguna del Monte con 300
guerrieri di Catriel, due mesi più tardi distrusse le loro tolderias sulla riva del Guaminì. Intanto il
24 aprile, dopo dieci giorni di marcia e di combattimenti, Levalle occupò Carhué e il 31 maggio
respinse una controffensiva tentata da un migliaio di guerrieri.
Alla fine di luglio Namuncurà e Catriel fecero una nuova scorreria su Olavarria con 1.600
guerrieri. Il 4 agosto Freyre ne uccise 30 a Laguna del Monte, e l’8 furono dispersi da Antonio
Donovan con un reparto di costruttori della linea Alsina (Batallon /. 8 de ingenieria), che
recuperò anche 50.000 capi razziati. Ai primi di ottobre altri 1.500 guerrieri del cacicco Alvarito
devastarono l’area di Nueve de Julio e e General Paz, scontrandosi il 10 alla Laguna del Cardon
con i colonnelli Ignacio Garmendia e Maximo Matoso e l’11 alle Salinas Grandes con Levalle. Il
16 ottobre, durante l’occupazione di Masallé, il RC 2 incontrò ancora qualche resistenza da parte
degli indiani “cileni”.
Furono le tribù già pacificate a fornire la mano d’opera per la costruzione della zanja da Carhué
a Nord-Ovest fino a Fuerte Sarmiento Nuevo (Frontera Sur di Cordoba). La linea correva quasi
lungo il confine attuale della provincia di Buenos Aires. Da Bahia Blanca a Nord-Ovest i nuovi
presidi avanzati erano Fuerte Argentino, Puan, Belgrano, Carhué, Guaminì, Trenque Lauquen,
Lamadrid e Ita-lò. Quella “Maginot del deserto” escludeva la pampa occidentale guardando le
provenienze dai fiumi Salado e Colorado e formando con la linea dei vecchi fortini una fascia di
sicurezza con circa 200 chilometri di profondità e una superficie di 56.000 chilometri quadrati.
Inoltre, su rilievi topografici del sergente maggiore Jordan Wysocki, tra la capitale e le 5
comandancias della frontiera bonearense fu impiantato il Telegrafo Militar con 12 uffici e 42
addetti, diretti dal tenente colonnello Higino Vallejos e dal professor Carlos Segui. Oltre ad
accorciare i tempi di reazione in caso di malon, il telegrafo consentiva di risparmiare personale e
quadrupedi. In ogni modo il rischio era fortemente diminuito perchè si calcolava che le perdite
subite nel 1872 e 1876 avessero neutralizzato due terzi dei guerrieri (indios de pelea) riducendoli
ad appena 2.000.
Il nuovo sistema difensivo pose fine all’epoca plurisecolare dei malones. Il 10 dicembre i presidi
dei forti Lavalle e Junin (colonnello Manuel Sarabia e comandante Ataliva Roca) bloccarono
l’ultima offensiva del cacicco Pincén. Un mese dopo, il 10 gennaio 1877, attaccato da Levalle
nelle sue tolderias, Namuncurà offerse la pace. Il governo la accettò, respingendo tuttavia
l’assurda condizione posta dal cacicco, vale a dire la restituzione di Carhué. La reazione contro i
minimi disordini fu immediata e severa. Il 22 ottobre 1877 i maggiori German Sosa e Rafael
Solìs punirono la tolderia di Trenque Lauquen che il giorno prima aveva rubato 120 quadrupedi
della Divisione Villegas, uccidendo 52 indigeni e sequestrando 300 cavalli. L’11 novembre toccò
alla tolderia di Treyco, della tribù di Catriel, devastata dal colonnello Teodoro Garcia. Il 17, dopo
una marcia di quattro giorni, Villegas disperse i guerrieri riuniti da Pincén ai Monti di Malal.

L’ultima incursione di Lopez Jordan (25 novembre 1876 - 7 gennaio 1877)


Nell’illusione di poter approfittare della gravissima crisi economica e politica della Repubblica e
dell’impegno dell’esercito alla frontiera meridionale, il 25 novembre 1876 Lopez Jordan sbarcò
per la seconda volta, con 24 irriducibili, sulla sponda entrerriana dell’Uruguay, respingendo
l’attacco di uno squadrone di 100 regolari.
Preavvisati da un telegramma del presidente uruguayano, Avellaneda e Alsina reagirono
immediatamente. Il 30 novembre i colonnelli Ayala e José I. Arias furono posti al comando delle
due Fuerzas Movilizadas del Paranà e dell’Uruguay, responsabili delle operazioni ad Est e ad
Ovest del Rio Gualeguay. Inseguito da Arias, l’ultimo caudillo argentino poté riunire meno di
212

800 uomini, che il 7 dicembre Ayala sorprese ad Alcaracito uccidendone un centinaio e


guadagnandosi la promozione a generale.
Jordan si rifugiò allora a Corrientes, dove il 7 gennaio 1877 si lasciò arrestare da un semplice
alcalde, che lo portò a Curuzù-Cuatià consegnandolo al colonnello Luciano Caceres. Imbarcato a
Goya, la cannoniera Republica lo condusse prigioniero a Paranà. Qui rimase un anno, incriminato
per l’omicidio di Urquiza e oggetto di un conflitto di giurisdizione fra la corte federale e quella
entrerriana. Il 3 febbraio 1878 il generale Marcos Azcona insorse contro il governo correntino e il
18 sconfisse i lealisti ai campi dell’Ifran presso Goya, uccidendo i colonnelli Caceres e Onofre
Aguirre. Ma Jordan non potè beneficiare della rivoluzione correntina, perchè il 6 gennaio era
stato prudenzialmente trasferito alla prigione santafesina di Rosario. Ne evase l’11 agosto 1879
grazie allo stratagemma della moglie e alla complicità di un custode. Rimpatriato dall’esilio
uruguayano a seguito dell’amnistia concessagli dal presidente Juarez Celman, fu assassinato a
Buenos Aires il 22 giugno 1889.

La “conciliazione” e la morte di Alsina (marzo - dicembre 1877)


Nel marzo 1877 le elezioni parlamentari bonearensi furono vinte dall’ala estremista
(republicana) del partito autonomista, capeggiata da Aristobulo Del Valle e appoggiata dall’ex-
presidente Sarmiento e da El /acional. Ciò produsse per reazione un riavvicinamento tra gli
autonomisti moderati (liricos) di Alsina e i nazionalisti di Mitre, i quali rinunciarono al nuovo
colpo di stato progettato per il 9 maggio dal generale Rivas. In cambio Avellaneda riammise
nell’esercito gli ex-ufficiali golpisti, invitandoli a presentarsi in caserma nella ricorrenza della
festa nazionale del 25 maggio, mentre la legge 29 luglio ampliò i termini dell’amnistia.
Inoltre autonomisti e nazionalisti si accordarono per contrapporre a Del Valle un candidato
comune al governatorato di Buenos Aires e il 28 settembre proclamarono Carlos Tejedor, già
ministro della pubblica istruzione del governo Sarmiento ma gradito anche ai mitristi. Il 2 ottobre
Avellaneda richiamò agli esteri l’antico ministro della presidenza Mitre, Rufino de Elizalde, e
affidò ad un mitrista anche il dicastero della pubblica istruzione. Cinque giorni dopo, in plaza de
Mayo, di fronte ad una folla di 20.000 persone, il ministro della guerra Alsina restituì
solennemente a Mitre le spalline di generale.
Certo che la “conciliazione” gli avesse ormai spianata la strada alla presidenza della repubblica,
Alsina si recò ad ispezionare la frontiera tra Azul e Carhué, l’antica base strategica degli araucani,
dove il BI 5 stava già impiantando una nuova colonia. Ma a decidere il suo destino fu
l’inquinamento idrico della Patagonia. Contratto il tifo alla fine di ottobre, il 23 novembre Alsina
tornò in barella, per spegnersi il 29 dicembre. Giustamente la colonia di Carhué fu poi intitolata
al suo nome.

Il piano Roca (4 gennaio - 23 agosto 1878)


Il 4 gennaio 1878 Avellaneda conferì al suo conterraneo Roca, il dicastero militare lasciato
vacante da Alsina, ma, colpito anch’egli da febbre tifoidea, il generale poté assumere la direzione
del dicastero soltanto in giugno. Il 1° maggio Tejedor fu eletto governatore di Buenos Aires, e nel
suo primo discorso sottolineò che il governo nazionale era un semplice “ospite” (huésped) della
provincia bonearense. Il generale e l’ex-diplomatico apparivano i leader politici del momento,
entrambi già protesi verso le elezioni presidenziali del 1880. Principale confidente ed agente
politico di Roca era suo cognato Miguel Juarez Celman, ministro di governo di Cordoba e
promotore di una “lega dei governatori” provinciali in sostegno della candidatura del giovane
ministro della guerra.
213

Deciso a realizzare il “piano dei due anni” suggerito nel 1875 ad Alsina, ma anche a consolidare
il prestigio e la popolarità necessari per la candidatura presidenziale, in luglio Roca ordinò ai
comandanti di frontiera di iniziare le ricognizioni in vista dell’offensiva generale contro le
tolderias e guaridas degli indiani “cileni” della Patagonia. Il 24 luglio il tenente colonnello
Manuel José Olascoaga conseguì un primo importante risultato firmando con i cacicchi ranqueles
Epumer Rosas e Manuel Baigorrita un trattato di pace, ratificato il 30 luglio da Avellaneda.
Mentre proseguivano le accurate ricognizioni preparatorie, i cui risultati affluivano al nuovo
ufficio topografico del ministero della guerra, il 14 agosto Roca rimise al Congresso il progetto di
legge relativo all’occupazione del Rio Negro con la richiesta di uno stanziamento di 1 milione e
mezzo di pesos. Il progetto fu approvato il 23 agosto e la legge 947 del 5 ottobre concesse un
ulteriore credito di 100.000 pesos.
A Villegas, promosso generale, Roca affidò la pianificazione e il coordinamento delle
operazioni, riservando a sé stesso l’avanzata sull’obiettivo maggiormente simbolico, vale a dire
l’Isola fluviale di Choele-Choel. In realtà l’obiettivo più difficile, ma più importante sotto il
profilo strategico, era l’avanzata parallela alla Cordigliera andina fino all’alta valle del Rio
Neuquen, 400 chilometri a Sud di San Rafael, che fino ad allora era stato l’avamposto più
meridionale della provincia di Cuyo. Il compito di sbarrare il camino de los Chilenos
impiantando un fortino alla confluenza tra l’arroyo Curre de Leunì e il Neuquen venne affidato al
colonnello Napoleon Uriburu, mettendogli a disposizione i reparti migliori, tra cui il BI 12 del
colonnello Rufino Ortega e il RC 2 del tenente colonnello Lorenzo Wintter (1842-1915),
comandante della Frontera di Bahia Blanca.
Come al solito, anche l’esercito di Roca pullulava di stranieri. Per compensare la scarsa
preparazione dei quadri argentini, il ministro aveva infatti ingaggiato numerosi ufficiali francesi,
inglesi e austriaci, ma anche italiani, come Morosini, Crovetti e Gardini. Veterano di tutte le
guerre argentine, ferito in quella del Paraguay, era invece il rude tenente colonnello bergamasco
Daniele Cerri (1841-1914), espatriato quattordicenne per aver bastonato un croato: in seguito
Cerri divenne generale e ispettore del servizio telegrafico nazionale. Ma l’italiano più importante
della spedizione era senza dubbio padre Giacomo Costamagna, capo di una missione salesiana la
quale, ammansiti gli indiani con la forza transeunte delle armi, doveva mantenerli buoni con
quella permanente della religione. Il tenente colonnello Olascoaga e l’ingegner Ebelot curavano
invece la missione dell’Instituto de Ciencias di Cordoba, formata dai professori tedeschi Lorenz,
Dahring, Niederlein e Schulz. Dirigeva il servizio sanitario della spedizione il dottor Marcelino
Vargas.

Le ricognizioni offensive preliminari (2 ottobre - 11 dicembre 1878)


L’avanzata fu preceduta da una serie di ricognizioni offensive, dirette a individuare e distruggere
le tolderias e i gruppi di guerrieri a ridosso della linea di partenza. Fu Wintter ad effettuare la
prima ricognizione da Fuerte Argentino al Rio Colorado. Il 2 ottobre, durante la marcia di ritorno,
si scontrò con i ranqueles a Frumancal (arroyo Chagicò), catturando il cacicco Marcelino Catriel
con un centinaio di guerrieri. Lo stesso giorno la colonna del comandante Octavio Olazcoaga
disperse altri indigeni a Los Palmitos.
A distruggere le tolderias provvidero invece le colonne di Guaminì (Freyre), Trenque Lauquén
(Villegas) e Villa Mercedes (Rudecindo Roca). Il 6, 7 e 14 ottobre i colonnelli Freyre e Garcia e
il maggiore Moritan distrusserro le tolderias della Valle del Chiloé, di Hucal Grande e di
Anquelén, catturando oltre 300 indios e liberando 6 ostaggi. Il 14, dopo una marcia di otto giorni,
Freyre piombò sui guerrieri radunati da Namuncurà a Utran.
Il 2 e 8 novembre si misero in marcia anche le altre due colonne, Villegas contro la tolderia di
214

Pincén e R. Roca contro quella comune di Epumer e Baigorrita (a Poitague), distrutte


rispettivamente il 6 e il 18. Tre giorni dopo i due cacicchi tentarono di vendicare il massacro di
Poitague, ma furono volti in fuga dalle micidiali scariche dei quadrati di Roca. Il 25 anche
Levalle partì alla ricerca della tribù fuggiasca di Namuncurà, ma, non riuscendo a sorprenderla,
dovette sfogarsi contro le sue tolderias semideserte. Il 7 dicembre furono Garcia e Wintter a
trovarlo a Lehué-Colel, uccidendo una cinquantina di guerrieri e vari capitanejos. Delle tribù di
Epumer e Baigorrita si occupò infine Racedo, comandante della Frontiera di Rio Cuarto, che l’11
dicembre riuscì a catturarne 778, recuperando anche 86 ostaggi.

L’avanzata al Rio /egro (2 gennaio - 11 giugno 1879)


L’avanzata impegnò 18 dei 23 reggimenti argentini, riuniti in 5 “divisioni” di 1.500-2.000
uomini:

Compito della 1a e della 4a divisione era di rastrellare e occupare la linea più lontana dalla
vecchia frontiera, vale a dire quella formata dal Rio Negro e dal suo affluente settentrionale
(Neuquen), aggiungendo al vecchio forte spagnolo di Carmen de Patagones quello intermedio di
Choele Choel (Fuerte General Roca) e un altro all’estremità andina, per sbarrare l’alta valle del
Neuquen (Fuerte 4a Division). La 3a e la 5a divisione dovevano invece assicurare il
collegamento e le retrovie di Roca e Uriburu convergendo, rispettivamente da Nord e da Est,
verso la linea più prossima alla zanja Alsina, formata dal Rio Colorado e dal suo affluente Salado
e avente alle estremità Bahia Blanca e San Luis (queste due divisioni dovevano effettuare la
marcia più breve, attestando i rispettivi comandi a Leuvucò e Luan Lauquen). Parallela alla 5a
Divisione di Lagos, ma 100 chilometri più a Sud, doveva marciare anche la 2a Divisione di
Lavalle, non però per concorrere al rastrellamento del Rio Salado, bensì per proteggere le retrovie
della 1a attestandosi alla laguna Trahué (Trarù) Lauquen, 270 chilometri a Nord di Choele Choel.
La spedizione non contava artiglieria, tranne 2 batterie (4° squadrone del RAL 1) destinate al
futuro presidio di Choele Choel.
La traversata di centinaia di chilometri di deserto fu una prova durissima per l’esercito argentino.
Oltre al tifo, molti soldati contrassero il vaiolo dagli indiani. Le tappe erano calibrate in funzione
del rifornimento idrico ed ogni ritardo sulla tabella di marcia poteva costare la vita all’intera
colonna. Per accrescere la mobilità si rinunciò alla carne bovina, assegnando alle salmerie
mandrie di yegua.
In compenso gli ultimi guerrieri sopravvissuti alle ricognizioni preliminari fecero scarsa
resistenza. Il 15 gennaio 1879, sorpresa a Cochicò da 40 cavalieri del capitano Vicente Lasciar,
l’intera tribù di Cahuil si lasciò catturare senza opporre resistenza. La 4a Divisione fu l’unica a
dover sostenere qualche scaramuccia mentre discendeva la pianura tra la Cordigliera e il Rio
Atuel, affluente del Salado. L’8 gennaio e il 14 marzo reparti del RC 2 si scontrarono con i
cacicchi Pichun e Payué e il 15 marzo catturarono ad Aincò il capitanejo Huinca. Ricevuta la
resa dei cacicchi Catriel e Cagnumil, il BI 8 si fermò sul medio Colorado, per collegarsi con la 3a
Divisione. Il BI 12 proseguì invece per il Neuquen, che risalì fin sotto il passo di Pino Hachado,
dove piantò il fortino Cuarta Division. Il 18 luglio, al Paso de los Indios, Manuel Baigorrita,
215

l’ultimo dei ranqueles, attese il nemico da solo, con lancia e pugnale. Gravemente ferito, si
sottrasse ad ogni soccorso dandosi la morte.
La 5a Divisione raggiunse Luan Lauquen il 23 maggio. Il BI 2, avanguardia della 1a Divisione,
raggiunse la riva del Rio Negro il 24. Il giorno seguente Roca vi celebrò la festa nazionale e
ricevette la visita dell’ufficiale di marina Martin Guerrico, che, ripetendo l’impresa del 1872,
aveva risalito il Rio Negro col vapore Triunfo. L’11 giugno reparti della 1a e 4a Divisione si
incontrarono alla confluenza del Neuquen e Limay nel Rio Negro. A presidiare la linea Roca e la
zanja Alsina rimasero Villegas e Levalle, con i quartieri generali rispettivamente a Choele Choel
e Carhué. Tra le due linee correva una nuova fascia di sicurezza di 75.000 chilometri quadrati. Il
30 dicembre 1880 fu inaugurata una linea marittima con Buenos Aires, servita da un vapore
intitolato a Villarino, il piloto della Real Armada spagnola che giusto un secolo prima aveva
esplorato la foce del Rio Negro.

Il “miracolo della pampa”


La colonizzazione del deserto fu, non meno del capitale internazionale, all’origine del cosiddetto
“miracolo della pampa”, cioè lo sbalorditivo sviluppo economico e demografico dell’Argentina.
Le due avanzate del 1876 e 1879 fruttarono agli agrari centomila chilometri quadrati di terreno
fertile. La ley de premios concesse ai veterani della campagna del deserto lotti di 100 ettari,
accordando però agli ufficiali lotti variabili da 4.000 a 8.000 ettari a seconda del grado. La
maggior parte dei beneficiari preferì tuttavia venderli agli speculatori (compagnie di
colonizzazione) che ricavarono enormi guadagni lottizzando fattorie da 50 a 400 ettari (contro i
64 ettari di quelle nordamericane e i 6 delle italiane).
In parallelo il capitale internazionale finanziò le 2 reti ferroviarie, quella costiera a gestione
inglese e quella orientale, la cui proprietà fu mantenuta dalla Provincia bonearense. Nel 1880-
1913 la rete aumentò da 2.313 chilometri a 33.478, le merci trasportate da 772.000 tonnellate a
43 milioni, il capitale da 63 milioni a 1.359 e la rendita da 3.5 a 53 milioni di pesos oro. Ferrovie
e speculazione decuplicarono ogni decennio il valore del terreno, consentendo agli azionisti della
Central Argentina Land Company di realizzare profitti annui dal 12.5 al 22.8 per cento del
capitale investito, che finanziarono urbanizzazione e speculazione edilizia.
Infine l’assenza di vincoli e tasse sulla terra, la maggiore fertilità naturale, la riduzione dei noli
marittimi e ferroviari e il libero scambio internazionale sradicarono l’agricoltura dall’Europa
continentale trapiantandola nei dominions britannici (Canada, Australia, Nuova Zelanda) e nelle
due economie rioplatensi a capitale inglese (Uruguay e Argentina). Senza contare l’immigrazione
stagionale dei braccianti (golondrinas, le “rondinelle”) quella permanente raggiunse in mezzo
secolo (1880-1930) 2.6 milioni, soprattutto italiani (47%) e spagnoli (33%).
In trent’anni (1865-95) la superficie coltivata passò da 95.000 a 5 milioni di ettari, arrivati a 14
nel 1914, con 75.000 piccoli proprietari. La produzione cerealicola investiva soltanto due terzi
della terra: il resto produceva foraggio ad alto valore proteico (alfalfa) per la zootecnia intensiva
di tipo inglese e l’industria della carne congelata, monopolizzata da 7 società. Nel 1875 il valore
della lana esportata aveva superato quello del cuoio. Nel 1890 la lana cedette il primato ai cereali
e nel 1900 passò in testa la carne. E il valore delle esportazioni argentine aumentò di quasi 12
volte (1.183%) in mezzo secolo (1865-1914) superando nel 1897, con 102 milioni di pesos, il
bilancio dello stato.
La specializzazione assicurava la prosperità e vertiginosi arricchimenti, ma non uno sviluppo
equilibrato e duraturo. Lana, cereali e carne erano praticamente le uniche merci esportate, mentre
l’industria restava non competitiva. Non certo per mancanza di protezioni: dal 1860-64 al 1905-
09 i dazi medi quasi raddoppiarono (dal 18 al 35%) e dal 1890 l’inflazione dimezzò il costo del
216

lavoro. Anche il capitale straniero fece la sua parte: nel 1900-13 gli investimenti stranieri
aumentarono da 1.1 a 3.1 miliardi di dollari oro e l’incidenza di quelli industriali dal 27 al 46 per
cento, a spese di quelli nelle ferrovie (scesi dal 41 al 33) e in titoli di stato (dal 32 al 21).
Eppure, paradossalmente, ad un’agro-zootecnia ad alta intensità di capitale continuò a
corrispondere un’industria ad alta intensità di manodopera. Nel 1914, infatti, i due settori
assorbivano rispettivamente il 23.6 e il 37.5 per cento della manodopera (Stati Uniti 32 e 39,
Italia 45 e 31) mentre nel 1928 il valore del prodotto industriale era meno della metà di quello
agro-zootecnico, benchè in meno di un ventennio (1895-1913) gli investimenti industriali fossero
cresciuti da 475 a 1.788 milioni di pesos oro, le imprese da 23.300 a 48.779, la potenza da 60.000
a quasi 700.000 cavalli vapore e gli addetti da 167.000 a 410.201. Aggiungendovi 107.000
ferrovieri, 118.000 edili, 20.000 forestali e gli addetti alle motottrebbiatrici, nel 1913 la classe
operaia argentina sfiorava le 700.000 unità attive su 7.8 milioni di abitanti.
217

3. LA FEDERALIZZAZIONE DI BUENOS AIRES

La ribellione autonomista di Buenos Aires (23 aprile 1879 - 2 giugno 1880)


Grazie a Juarez Celman, all’inizio del 1879 la candidatura di Roca poteva già contare su 11
governatori (San Juan, Mendoza, San Luis, Cordoba, Catamarca, La Rioja, Santiago, Entre Rios,
Salta, Jujuy e Santa Fe). Ma il 23 aprile 1879 mitristi e liricos bonearensi, riuniti nel nuovo
Partito Liberale, lanciarono per primi la candidatura congiunta di Tejedor, in coppia con il
ministro degli interni Saturnino Lespiur, sostenuto dai mitristi correntini. I loro avversari
republicanos (autonomisti intransigenti) erano ancora incerti tra Roca, Sarmiento e altri
candidati. Sottolineando la sua differenza di soldato con i “politicanti” della capitale, Roca attese
a Choele-Choel la sospirata notizia che Cordoba aveva finalmente proclamato la sua candidatura.
Ma poco dopo la polizia sequestrò grossi quantitativi di armi spediti dal ministero della
guerra alle province, e il ministro degli interni Lespiur accusò Roca di preparare un intervento
militare contro l’autonomia della capitale. Lo scandalo esacerbò la lotta politica. Respingendo
l’accusa di aver montato la questione delle armi per danneggiare il candidato rivale, il 25 agosto
Lespiur si ritirò dalla competizione offrendo la vicepresidenza di Tejedor a Sarmiento. Il 1°
ottobre, mentre una ennesima rivoluzione locale insanguinava Jujuy, Avellaneda credette di
risolvere la crisi con un rimpasto del governo, escludendo i due ministri rivali e dando il dicastero
militare all’avvocato Carlos Enrique Pellegrini, amico di Mitre e figlio di un esule politico
torinese coinvolto nel moto costituzionale del 1821.
Ma il rimpasto non abbassò la febbre politica, aggravata dal concentramento di truppe alla
frontiera bonearense. Forzando l’indole moderata di Tejedor, i suoi sostenitori lo spinsero ad
adottare misure di difesa e riarmo. Nominò un ministro de milicias, scegliendo Martin Gainza,
già ispettore della guardia nazionale bonearense e ministro di guerra e marina nel governo
Sarmiento. Inoltre aperse a Palermo un tirassegno (Tiro /acional) dove ufficiali di linea
appositamente dimessisi dall’esercito addestravano 13 battaglioni di guardie civiche, 1 di
artigiani (ingenieros), 1 di guardie carcerarie e 1 di guardie municipali (vigilantes). Come era già
avvenuto nelle precedenti mobilitazioni bonearensi, anche stavolta la comunità italiana dette un
contributo determinante: ben 7.000 italiani, in maggioranza liguri, si arruolarono nella guardia
civica (uno dei 13 battaglioni era composto interamente da “bersaglieri” italiani, e italiani erano
anche la maggior parte dei vigilantes).
La situazione si aggravò ulteriormente nel febbraio 1880, quando i mitristi presero in ostaggio il
governatore di Cordoba, reo di aver lanciato la candidatura di Roca. Reagendo alla provocazione,
il governo nazionale spedì truppe a riportare l’ordine a Cordoba e il 15 febbraio 1.500 soldati di
linea, con cannoni Krupp, occuparono il tirassegno di Palermo. I sostenitori di Tejedor reagirono
concentrando 5.000 guardie civiche in Plaza Lorea, ma una Comision de Paz presieduta dal
mitrista moderato Felix Frias riuscì a scongiurare lo scontro.
L’11 aprile Roca vinse le elezioni in tutte le province, tranne Buenos Aires e Corrientes, ma il P.
A. N. non conquistò la maggioranza assoluta al Congresso nazionale. I liberali conquistarono
invece la maggioranza alla legislatura bonearense, consentendo così a Tejedor di ottenere i fondi
necessari per armare la sua provincia e tentare di sollevare anche le altre, a cominciare da
Corrientes.
L’11 maggio Tejedor ripristinò la Inspeccion General de Milicias, senza peraltro nominarne il
titolare e il vicepresidente della Repubblica, il portegno Mariano Acosta, difese la legittimità
218

degli allestimenti militari bonearensi. Con Tejedor si schierarono anche alcuni alti ufficiali che
nel 1874 avevano combattuto dalla parte del governo, come José Ignacio Arias, Julio Campos e
Hilario Lagos:

Alti Anno 1874 Anno 1880


Ufficiali Lealisti Ribelli Lealisti Ribelli
J. I. Arias x - - x
J. M. Arredondo - x - x
S. Baibene - x - -
J. Campos x - - x
L. M. Campos x - x -
M. J. Campos - - x -
A. Donovan - - x -
T. Garcia - - x -
H. Lagos x - - x
N. Levalle x - x -
F. Leyria x - - -
B. Machado - x - x
J. Martinez - - - x
J. Murga - x - -
N. Ocampo - x - -
J. C. Paz - x - -
E. Racedo - - x -
I. Rivas x - - -
J. A. Roca x - x -
M. Taboada - x - -
N. Uriburu - - x -
C. Villegas x - x -

Il ritiro del governo a Belgrano e il blocco della capitale (2 - 16 giugno 1880)


Il mattino del 2 giugno sbarcarono alla Boca 5.000 fucili Schneider e mezzo milione di cartucce,
acquistati all’estero dal governo bonearense. Il colonnello José Inocencio Arias, che proteggeva
l’operazione con un battaglione civico, fece aprire il fuoco su una feluca della capitaneria di porto
(Resguardo) che aveva tentato di interferire. A sera, scortati dalla guardia a cavallo (Escuadron
Escolta del Gobierno) Avellaneda e Pellegrini si presentarono alla caserma del RC 1 a La
Chacarita de los Colegiales, dando appuntamento al resto del governo al pueblo di Belgrano, 120
chilometri a Sud della capitale, proclamato residenza delle autorità nazionali. Tutti i ministri
raggiunsero il governo, ad eccezione di quello degli esteri Lucas Gonzales, il quale preferì
dimettersi e restare in città.
Il 4 Avellaneda dichiarò ribelle il governo Tejedor e il 5 anche quanti avessero obbedito ai suoi
comandanti delegati. Inoltre mobilitò la guardia nazionale di Buenos Aires, Santa Fe, Entre Rios
e Corrientes e ordinò alla marina, forte di 11 navi da guerra, di bloccare i collegamenti fluviali e
marittime con la capitale. Ancor più decisivo che nel 1874 si rivelò il mantenimento da parte del
governo del pieno controllo dei collegamenti ferroviari e telegrafici (Avellaneda ricompensò poi i
servigi prestati dal colonnello Vallejos dandogli la direzione di un autonomo cuerpo telegrafico
militar). Il 13 giugno, assenti i rappresentanti bonearensi e correntini, il collegio elettorale
consacrò l’elezione di Roca, con 3 soli voti di maggioranza.
Attorno alla capitale il governo aveva già 3 battaglioni e 6 reggimenti di cavalleria, tra la
Chacarita (BI 3 e RC 1 e 6), Maldonado (RC 3) e i pueblos di Zarate (BI 8), Chivilcoy (RC 10 e
12) e Belgrano (BI 9 e RC 2). Altri 6 battaglioni furono richiamati dalle frontiere di Rio Cuarto
219

(BI 10), General Acha (BI 1), Trenque Lauquen (BI 7 e 11), Fuerte Argentino (BI 6) e Choele-
Choel (BI 2, che arrivò col vapore Villarino).
Già il 4 giugno Tejedor aveva affidato la difesa della capitale al colonnello Julio Campos,
nominando Arredondo Ispettore generale della milizia e Arias comandante delle 12 circoscrizioni
della guardia nazionale della campagna, con l’ordine di concentrarla sulla capitale. Il 7 Tejedor
nominò Gainza ministro de milicias e il 9 firmò un’alleanza difensiva e offensiva con il governo
correntino, impegnandosi a spedire di rinforzo il generale Arredondo con 1.000 fucili, 4 cannoni
Krupp e 300.000 pesos. Non potè tuttavia mantenere l’impegno, perché la marina governativa
occupò il porto fluviale di San Nicolàs, interrompendo le comunicazioni tra le due province. Gli
unici rinforzi giunti a Corrientes furono il contingente di guardie nazionali entrerriane mobilitato
dal governo, che si ammutinò a Concordia passando con gli insorti a Monte Caseros.
Frattanto Arias mobilitava le truppe e, grazie a ferrovia e telegrafo, il 15 giugno aveva già
riunito a Mercedes 10.000 tra miliziani e gendarmi (policia rurales), benchè senza uniformi né
equipaggiamento e con armamento insufficiente (appena 1.200 Mauser senza baionetta, 1.000
sciabole e 2.000 lance). Così, quando il colonnello Eduardo Racedo sbarcò sulla sponda
occidentale del Rio della Plata, Arias dovette ripiegare per ferrovia sulla capitale.

Gli scontri di Barracas, Puente Alsina e Los Corrales (17-22 giugno 1880)
Il 17, giunto alla stazione Olivera, tra Mercedes e Lujan, Arias dovette accettare un
combattimento difensivo, riuscendo però a ricacciare Racedo. Le truppe ribelli raggiunsero poi la
stazione Remos Mejìa, dove, distrutto il treno, proseguirono a piedi, schivando lo sbarramento
governativo di San José de Flores e piegando a Sud per San Justo. Al mattino del 18 Arias si
accampò con 7.000 uomini di fronte a Puente Alsina, sulla sponda settentrionale del Rio Matanza
(Riachuelo), aspettando invano la colonna di rinforzo del collega Julio Campos e scontrandosi
con le prime pattuglie del RC 1. Il 20 giugno l’avanguardia governativa, comandata da Levalle e
forte di 800 uomini, attaccò l’avamposto ribelle del ponte di Barracas, ma fu respinta dal
comandante Leyria.
Il mattino del 21 Levalle, Racedo e Luis Maria Campos attaccarono rispettivamente i ponti
Barracas e Alsina e la Meseta de Los Corrales, difesi da Leyria, Arias e Lagos. Leyra fu il primo a
dover ripiegare sino alla barranca di Santa Lucia e Plaza Constitucion, consentendo a Levalle di
varcare il Riachuelo. Poi, minacciato di aggiramento, anche Arias ripiegò sui Corrales, riunendosi
con Lagos. Due reggimenti bonearensi (1° Buenos Aires, 2° Policia Rural) e 1 compagnia di
“bersaglieri” italiani sostennero tre assalti della Division governativa di Olascoaga (BI 8,
battaglione provinciale entrerriano e 4 cannoni), ma alle due del pomeriggio, quando Lagos si
stava preparando ad inseguire i governativi del colonnello Manuel J. Campos in ritirata su Las
Flores, Gainza ordinò il ripiegamento sulle trincee interne della città. Nei quattro giorni di scontri
erano stati coinvolti 20.000 uomini e 80 cannoni, con l’impressionante bilancio di 3.000 morti.
Il 22 Avellaneda dichiarò lo stato d’assedio e Tejedor rispose dichiarando Buenos Aires en
estado de asamblea e creando, il 23, un Consejo militar de defensa presieduto da Mitre. L’ex-
presidente si recò allora a Belgrano per negoziare con Avellaneda le dimissioni di Tejedor e il
disarmo della guardia civica in cambio dell’amnistia.

La federalizzazione di Buenos Aires (1° luglio - 8 dicembre 1880)


Il 1° luglio la legislatura portegna accolse le dimissioni del governatore, ma il congresso
nazionale non ratificò l’accordo di Belgrano, mentre l’11 agosto respinse quasi all’unanimità le
dimissioni di Avellaneda. Intanto il 3 luglio le forze governative si erano mosse su Corrientes,
220

che il 15 fu sottoposta al governo militare. Lo stesso avvenne a Buenos Aires, dove il 21 agosto il
generale José Maria Bustillo sciolse la legislatura, rinnovata il 31 dal corpo elettorale.
Assunta la presidenza il 12 ottobre, Roca manifestò l’intenzione di spostare la sede del governo
nazionale a Rosario, ma ne fu dissuaso dal timore di favorire una nuova secessione della
provincia bonearense. Alla fine si trovò la soluzione di federalizzare la città di Buenos Aires che
l’8 dicembre 1880 fu dichiarata capitale della Repubblica e assoggettata direttamente al governo
nazionale, mentre la sede del governo provinciale fu trasferita nella nuova città della Plata. Il
cambiamento fu solennizzato dall’imponente traslazione nella capitale della salma del
Libertador.
Tra le conseguenze della federalizzazione di Buenos Aires vi fu lo scioglimento dei locali corpi
di polizia municipale (cuerpo de vigilancia) e dei pompieri (bomberos), sostituiti da una Policia
Federal dipendente dal ministero dell’Interno. Il vertice della nuova P. F. comprendeva 1 jefe, 5
ispettori generali capidivisione (Central, Judiciaria, Investigaciones, Administrativa e Bomberos)
e 5 commissari ispettori circoscrizionali. Da questi ultimi dipendevano le comisarias seccionales,
eventualmente articolate in distaccamenti (dependencias policiales), con personale in borghese
(commissari, sottocommissari e ispettori) e in uniforme (cabos e agentes). Il 29 aprile 1885 la
Guardia Nazionale della capitale fu riordinata su 8 Reggimenti, con complessivi 25 battaglioni (i
reggimenti /. 1 e 6 ne contavano quattro, il /. 8 due, gli altri tre).
221

4. LE FRONTIERE NATURALI

Il trattato con il Cile e la campagna di /ahuel Huapi (23 luglio 1881- 24 marzo 1884)
La duplice avanzata parallela del 1879 sui due versanti della Cordigliera - quella cilena verso
Nord contro il Perù e la Bolivia e quella argentiva verso Sud fino alla valle del Neuquen - fu
preceduta nel 1878 dal primo confronto armato tra le due Potenze sudamericane circa la Terra del
Fuoco e lo Stretto di Magellano. Entrambe le marine furono mobilitate ed entrambe le camere
respinsero sia l’accordo Barros Arana - Elizalde sia quello raggiunto in dicembre da Fierro e
Sarratea. Ma in seguito l’impegno bellico del Cile, la stretta neutralità osservata dall’Argentina,
l’occupazione del Camino de los Chilenos e la mediazione inglese favorirono la ratifica del
trattato confinario del 23 luglio 1881, con il quale al Cile restava il controllo dello Stretto di
Magellano e all’Argentina veniva riconosciuto quello della Patagonia orientale.
Il Cile riconosceva come frontiera, sino al 52° parallelo Sud, la linea della Cordigliera corrente
per le cime più elevate; l’Argentina lasciava al Cile la quasi totalità dello Stretto di Magellano
tranne una piccola striscia costiera di 10 chilometri tra Lobo Virgenes e Punta Dungenes. Quanto
alla Terra del Fuoco il confine era definito in forma equitativa. All’Argentina toccavano le Isole
degli Stati, gli isolotti vicini alle Isole atlantiche ad Est della Terra del Fuoco e le coste orientali
della Patagonia, mentre il Cile ottenne le Isole a Sud del Canale di Beagle fino a Capo Horn e ad
Est del territorio fuegino. Restava tuttavia pendente la precisa delimitazione del confine sulla
Cordigliera, ma il trattato rimetteva ogni futura controversia all’arbitrato di Sua Maestà
britannica.
A seguito di uno scontro con un centinaio di indios verificatosi il 3 ottobre 1881 ad Anca
Mahuida, Roca affidò al collega Villegas il compito di raggiungere l’obiettivo finale, vale a dire
il lago Nahuel Huapì. Ai primi di gennaio, mentre il maggiore Carlos O’Donnell effettuava una
ricognizione preliminare sulle coste del Rio Agria, l’indomito cacicco Namuncurà riunì per
l’ultima volta un migliaio di guerrieri. Il 6 gennaio 1882, durante un inseguimento, due ufficiali
del RC /. 5 furono uccisi a Pulmary. Il 16 il piccolo presidio del Fuerte 1a Division (17 uomini)
respinse un breve attacco diversivo di Namuncurà, ma tre giorni dopo 300 guerrieri sorpresero il
Forte Guanacos massacrando l’intera guarnigione di 30 uomini. Altri scontri con indios tehueles
si verificarono il 10 e 22 febbraio ancora a Pulmary e nelle pianure di Apulé, mentre il 10 marzo
un distaccamento di Forte Belgrano (tenente colonnello Benito Herrero) annientò la tribù del
cacicco Domingo a Isla Monzon sul Rio Salado.
In aprile, finalmente, la 1a Brigada (BI 2 e 12) avanzò dal Forte Cuarta Division nella valle del
Norquin, rastrellando la zona del Rio Agria e soffocando gli ultimi focolai di resistenza indiana.
Assicurato così il fianco destro, in settembre il BI 6 (colonnello Ignacio Fotheringham) risalì il
Rio Negro e il Limay, raggiungendo Nahuel Huapi in ottobre. Qui si diresse dal Rio Negro anche
il colonnello Rufino Ortega con i RC 2 e 11, sostenendo vari scontri a Chimehuin, La Trinchera,
Pulmary e Lonquimay e sottomettendo il cacicco Villarain detto “Buitre de Oro” (novembre
1882 - gennaio 1883). Ormai isolato e braccato, il 24 marzo 1884 Namuncurà finì per
consegnarsi con gli ultimi 300 superstiti al tenente colonnello Pablo Bellisle.

Il cordone sanitario cileno dal deserto di Atacama (1884-1900)


Nel 1884 il Cile, che a seguito della tregua firmata con la Bolivia occupava il deserto di Atacama,
222

stabilì un cordone sanitario sul versante orientale delle Ande per impedire il contagio di
un’epidemia di colera scoppiata nelle province di Salta, Jujuy e Catamarca, rimuovendo le
autorità locali argentine. Benchè ripetutamente sollecitato dal governatore di Salta, il governo
argentino non reagì neanche sul piano puramente diplomatico. Proprio questa mancata reazione
indusse l’arbitrato inglese del 1900 a riconoscere “per fatto notorio” la sovranità cilena sul tratto
di Cordigliera interessato dal cordone sanitario.

L’avanzata dal Rio /egro e l’indiada su Chubut (1884-85)


Nel 1881-84 furono effettuate quattro campagne scientifiche a Sud del Rio Negro, l’ultima delle
quali condotta dal colonnello Lino de Roa con un centinaio di soldati. La legge 16 ottobre 1884
formalizzò l’occupazione del deserto meridionale istituendovi i territori federali di La Pampa,
Neuquen, Rio Negro, Chubut, Santa Cruz e Terra del Fuoco. Intanto la linea fu potenziata con
altri 11 fortini:
4 Rio Negro (Comandante Palacios, Paso de los Andes, Comandante Suarez e 24 de Mayo);
5 Neuquen (Chos Malal, Pino Hachado, Lonco Pue, San Martin de los Andes, Hua Hum);
1 Pampa ( Pichica Vilò);
1 Buenos Aires (General Villegas).
Nel 1884 i cacicchi Sayhueque, Nacayal, Trojol e altri attaccarono le colonie gallesi del Chubut.
Il comandante della frontiera, generale Lorenzo Wintter, vi distaccò il tenente colonnello Vicente
Lasciar con un picchetto del RC 5, appena 30 uomini ma sufficienti a domare il cacicco Follar e
altri capitanejos. Ricevuti rinforzi, in circa tre mesi di rastrellamenti Lasciar costrinse Follar e
Sayuheque ad arrendersi. Nel 1885 il cacicco si presentò al forte di Junin de los Andes,
consegnandosi al comandante del RC 7, tenente colonnello Marcial Nadal.
Nel 1887-88 e 1890, temendosi nuove scorreria indiane dal confine cileno, il colonnello
Victoriano Rodriguez e il generale Liborio Bernal stabilirono cordoni di sicurezza,
rispettivamente tra General Acha e Junin de los Andes e tra Rio Negro e Nahuel Huapi. L’11 e il
22 ottobre 1890 un picchetto del RC 9 (capitano Santiago Fierro) si scontrò a Monte Pico e
Avispa Colorado con la banda del cacicco Carmelo che aveva razziato Colonia Piazza.

L’occupazione del Chaco Austral e Central (ottobre 1878 - dicembre 1884)


Già nell’ottobre 1878, contemporanamente alle ricognizioni alle frontiere meridionali, il
colonnello Manuel Obligado, comandante della Frontiera Nord di Santa Fe, aveva effettuata
anche la prima esplorazione oltre la frontiera settentrionale santafesina, fino alle tolderias del
Chaco Austral. Nel 1883 si svolsero altre due esplorazioni, una militare comandata da Obligado
(10 aprile - 16 luglio) e una scientifica diretta dal governatore Francisco Bosch (16 aprile - 28
maggio). Obligado combatté quasi ogni giorno con gli indiani, rientrando con 93 prigionieri e
700 capi di bestiame sequestrati, ma anche Bosch ebbe uno scontro il 5 maggio.
Durante il primo semestre 1884 Obligado tracciò infine la linea dei fortini a Nord del 28°
parallelo, che tuttora segna il confine settentrionale santafesino. Il BI 7 (II/5) del colonnello
Fotheringham si spinse oltre il Rio Bermejo, nel Chaco Central, sostenendo vari scontri con
alcune tribù (tra cui quella del cacicco Inglés) e occupando Formosa, sulla destra del Paraguay, a
monte della confluenza del Bermejo. Il RC 6, rinforzato da 1 squadrone del Reggimento
Indigena, si attestò più a Sud-Ovest, tra Fapenaga e le lagune dell’Encrucijada, fondando una
colonia di indiani sottomessi tra quelle di Ocampo e Las Toscas.
In seguito la legge 13 settembre 1884 stanziò mezzo milione di pesos per l’occupazione militare
223

del Chaco. L’operazione, diretta personalmente dal ministro della guerra, generale Benjamin
Victorica (1831-1913) prevedeva un’avanzata dai quattro punti cardinali, convergendo verso La
Cangayé, principale foco degli indiani mocovies, allo scopo di impedire alle tribù indiane di
rifugiarsi oltre il Pilcomayo in territorio paraguayano. La forza includeva sei colonne:
Formosa (BI 7 e RC 6 ): colonnello Fotheringham e tenente colonnello Luis Fontana;
Resistencia (BI 9): colonnello Julio Figueroa;
Salta (180 uomini del RC 10): tenente colonnello Rudecindo Ibazeta;
Santiago del Estero (RC 12): tenente colonnello José Maria Uriburu;
Cordoba (BI 4): colonnello Carlos Blanco;
San Nicolas (Batallon de Marina, 1 picchetto del RC 5 e 90 artiglieri): generale Victorica, imbarcata sulla Forza
navale (3 corazzate e 2 cannoniere) del colonnello di marina Ceferino Martinez e del maggiore Valentin Feilberg.

Figueroa partì per primo, il 29 settembre. Seguirono Uriburu il 10 ottobre, Forheringham il 15,
Fontana il 26 e Ibazeta il 30. Victorica si imbarcò il 1° ottobre e, risalito il Paranà-Paraguay,
sbarcò a Puerto Bermejo, poco a monte dell’antica piazzaforte paraguayana di Humaità. Qui la
flottiglia si sdoppiò per proseguire la sua specifica missione, vale a dire lo studio della
navigabilità dei due fiumi che segnano il confine meridionale e settentrionale del Chaco Central:
Martinez risalendo il Bermejo e Feilberg il Paraguay fino ad Asuncion per poi imboccare il
Pilcomayo.
Intanto il RC 12 (Uriburu) proteggeva la missione topografica e florofaunistica pattugliando il
Bermejo fino alla confluenza col Teuco e i BI 7 (Fotheringham) e 9 (Figueroa) occupavano la
linea tra Puerto Bermejo e Salto de Izò, stendendo una linea di sicurezza, con casamatte per 5
uomini ogni 25 chilometri, fortini al paso del Bote e alla laguna Casornochitz e un
accantonamento ad Aquino. Il 17 novembre, quando Victorica raggiunse La Cangayé, Blanco (BI
4 a Monigotes e Marina a Las Chilcas) iniziò il rastrellamento tra il Bermejo e la destra del Rio
Salado, altro affluente del Paraguay, mentre Fotheringham (BI 7) e Ibazeta (RC 10) rastrellavano
la sinistra sottomettendo i cacicchi Santiago e Cambà e spingendosi poi fino alla destra del
Pilcomayo per collegarsi con Feilberg. Ibazeta, che godeva di grande ascendente sugli indiani,
ottenne la sottomissione del cacicco José Petiso.
La campagna di Victorica, conclusa in dicembre, consentì di stabilire comunicazioni dirette tra
Corrientes, Salta e Jujuy e di rendere navigabile il Bermejo, fondando i porti Bermejo ed
Expedicion. Naturalmente l’occupazione del Chaco Central suscitò apprensioni in Bolivia e un
fitto scambio di note diplomatiche tra i due governi. La controversia si risolse nel 1889, con la
rinuncia boliviana alla punta di Atacama e quella argentina a Tarija.

Le operazioni di polizia militare nel Chaco Central (3 gennaio 1887 - 16 aprile 1890)
Intanto proseguirono le operazioni di polizia militare. Nel gennaio 1887 picchetti del RC 12
(alfiere Angel Herrera, maggiore José Arias e capitano Fenelòn Avila) attaccarono a Conchas, La
Cangalla e Selvas de Rio de Oro (presso PuertoBermejo) una banda di razziatori capeggiata dai
cacicchi Dahajchu e Chilaloy. Il 10 marzo un reparto del RC 6 (tenente colonnello Juan Gòmez)
uccise 50 indigeni che si erano sollevati a El Rabon.
Nel gennaio 1888 il RC 5 fu impegnato a difendere il territorio saltegno da una banda di
razziatori infiltratisi dal Rio Teuco. Il capitano Francisco Ynsay li inseguì da Santa Victoria,
mentre l’alfiere Mariano Marquez distrusse per rappresaglia la tolderia di Pluma del Pato (presso
Forte Dragones) inseguendoli poi oltre il Teuco e scontrandosi il 19 febbraio a Canal de Ibarreta.
224

Intanto il piccolo presidio (alfiere Juan Alberti e 10 uomini) del fortino Pérez Millàn respinse un
attacco di 200 matacos. Anche un picchetto del RC 2 fu impegnato il 28 febbraio a Carreré, dove
fu ucciso il tenente Casildo Ferreyra.
Altre due tolderias furono distrutte il 14 maggio, a Cabeza del Chancho, da un picchetto del RC
11 (tenente 1° Lorenzo Machado). Il 22 luglio, a Vibora Asada, il tenente Angel Alegre (RC 5)
respinse un nuovo sconfinamento verso Forte Dragones. L’ultimo scontro (tenente 1° Juan Boer)
si verificò il 16 aprile 1890 a Tres Lagunas, contro una banda reduce da una razzia a Colonia
Bernas.

Antartico e Malvine (1881-88)


La grande questione strategica ancora irrisolta restava così quella del controllo dell’Atlantico
meridionale e dei diritti argentini sull’Antartide. Nel 1881-82 la corvetta a vela Cabo de Hornos,
con comandante ed equipaggio argentini, fu messa a disposizione della missione scientifica
Antartica patrocinata da Cristoforo Negri, presidente della Società Geografica italiana, e diretta
dal tenente di vascello della Regia Marina Giacomo Bove (1852-87), che nel 1878-79 aveva
preso parte al viaggio della Vega da Karlskrona a Yokohama passando a Nord della Siberia.
Si deve ricordare che la Regia Marina italiana manteneva ancora a Montevideo la Stazione
Navale del Plata e che proprio nel 1882 il comandante della R. N. Caracciolo otteneva dal
governo uruguayano, con la minaccia di bombardare Montevideo, il rilascio di due connazionali
arrestati e catturati. Lo stesso anno, in occasione dei solenni onori funebri tributati anche a
Buenos Aires al defunto re Vittorio Emanuele II, una compagnia di marinai italiani aveva sfilato
assieme alle rappresentanze delle locali istituzioni italiane (incluse 5 logge massoniche). Nel
1886 Roca, che aveva un genero italiano e vantava egli stesso lontane ascendenze italiane, si recò
in visita privata a Roma, dove fu peraltro ricevuto con grande solennità, rimpatriando poi sul
piroscafo italiano Duca di Galliera. Naturalmente Roca ignorava che proprio nel 1886 l’Italia
stava valutando l’opportunità di procedere al bombardamento dei porti brasiliani per accelerare il
defatigante negoziato con Rio de Janeiro circa gli indennizzi statali spettanti alle vittime della
xenofobia anti-italiana, manifestatasi con violenze e saccheggi al grido di “viva Menelik!”.

Alla missione Bove, che rivendicava i diritti argentini sull’Antartide, seguì il tentativo di ribadire
la sovranità argentina sulle Malvine, intercettando la corvetta statunitense Lexington che ne aveva
violato le acque. L’incidente suscitò le proteste del console nordamericano a Buenos Aires,
reiterate nel 1884 e 1886, cui si aggiunsero nel 1884 quelle dell’ambasciatore inglese per
l’annunciata pubblicazione di un atlante ufficiale, in cui le Malvine erano indicate come parte
integrante del territorio nazionale. L’Argentina respinse le note e il 12 giugno 1888 affermò il
proposito di mantenere la propria sovranità sull’Arcipelago.
225

IX - L’EJERCITO E L’ARMADA
DA ROCA A ROCA
(1881-1902)

SOMMARIO: 1. Le riforme militari degli anni Ottanta. - 2. La politica degli anni /ovanta. 3. Pace armata
sulle Ande. 4. La parità navale col Cile.

1. LE RIFORME MILITARI DEGLI ANNI OTTANTA

Il ministero e l’Estado Mayor General (1884-90)


Naturalmente il generale Roca accentrò il comando militare. Il decreto 10 dicembre 1880 limitò
le attribuzioni militari dei governatori subordinando la Capitale e la provincia di Buenos Aires
alla Inspeccion y Comandancia general de Armas e le altre 13 province a 6 autorità militari
regionali (sub-inspecciones e Intendencias generales del Ejército):
SI-IGE 1 - Salta e Jujuy SI-IGE 4 - San Luis, Mendoza e San Juan
SI-IGE 2 - Tucuman e Santiago SI-IGE 5 - Cordoba e Santa Fe
SI-IGE 3 - La Rioja e Catamarca SI-IGE 6 - Entre Rios e Corrientes
La legge 18 ottobre 1881 declassò il ministro di guerra e marina (il generale Benjamin Victorica)
a mero organo esecutivo tecnico del presidente della Repubblica. Inoltre con decreto 2 gennaio
1884 fu istituita la carica di Capo di stato maggiore generale, jefe superior inmediato
dell’Esercito nonchè suo comandante in tempo di pace, ma gerarchicamente subordinato al
ministro di guerra e marina, responsabile politico e sovrintendente generale dell’amministrazione
militare.
L’Estado Mayor General Permanente, che assorbiva le funzioni del Vecchio Ispettorato e
Comando generale delle Armi, era così ordinato:
1 consiglio superiore consultivo militare e di guerra, presieduto dal ministro e composto dal capo di S. M. e dai 7
capi sezione;
7 sezioni dell’EMG: 1 Direzione SMG e Comando generale dell’Esercito; 2 Ispettorati d’Arma; 3 storia militare,
biografia e biblioteca; 4 genio e topografia; 5 parco e arsenali; 6 commissariato; 7 sanità;
11 uffici della 1a sezione: 1 ayudantia general, 2 artiglieria, 3 fanteria, 4 cavalleria, 5 pensioni, 6 presidi particolari,
7 reclutamento, 8 statistica, 9 contenzioso, 10 contabilità, 11 dettaglio.
L’attività degli uffici fu poi disciplinata con regolamento interno 27 luglio 1885. Nel 1888
prestavano servizio presso l’EMGE ben 148 ufficiali, inclusi 2 generali di divisione, 11
colonnelli, 57 ufficiali superiori, 26 capitani e 52 subalterni. A seguito dell’insurrezione radicale
del 26 luglio 1890, l’EMGE fu riordinato su progetto del nuovo capo di S. M., tenente generale
226

Juan Ayala, approvato il 29 ottobre. In particolare la 2a sezione fu articolata in tre sotto-


ispettorati (fanteria, cavalleria e artiglieria) attribuiti ai divisionari José I. Garmendia e Julio de
Vedia e al brigadiere Francisco Reynolds. Il decreto 29 dicembre 1890, ispirato dal capo di stato
maggiore pro tempore, tenente generale Juan Ayala, elevò il generale di brigata aiutante generale
a sottocapo (2° Jefe) di S. M. G., estese le competenze ispettive della 2a sezione ai corpi di
guardia nazionale e aggiunse “statistica” e “veterinaria” alle attribuzioni delle sezioni 4e e 7a.

Reggimenti e guarnigioni (1881-87)


Già nel 1879, da ministro, Roca aveva trasformato il RC 8 nel Regimiento artilleria ligera (RAL)
/. 2, confermandone il comando al colonnello Nelson. Il 26 marzo 1881 fu aggregato al RAL 1
un corso d’addestramento biennale per sottufficiali (escuela de cabos y sargentos) e fu
ricostituito il BI 4, sulla base del Batallon Avellaneda di Cordoba. In compenso fu sciolto il RC 4
mentre il RC 10 e l’Escuadron escolta furono accorpati coi RC 6 e 1 (il RC 10 fu però ricostituito
nel marzo 1882 con preesistenti reparti autonomi di Salta). A metà del 1881 le guarnigioni erano
le seguenti:
12 battaglioni fanteria: N. 1 General Acha, N. 2 F.te Cuarta Division, N. 3 Corrientes, N. 4 Cordoba, N. 5
Concepcion del Uruguay, N. 6 Choele Choel, N. 7 Guaminì e Azul, N. 8 Capital Federal, N. 9 Reconquista, N.
N. 10 Frontera di Cordoba, N. 11 Formosa, N. 12 F.te Cuarta Division;
9 reggimenti di cavalleria: N. 1 Capital Federal, N. 2 F.te G.ral Roca e Rio Negro, N. 3 Patagones, N. 5 F.te G.ral
Roca, N. 6 Trahué Lauquen, N. 7 F.te G.ral Roca, N. 9 Villa Mercedes, N. 11 F.te 1a Brigada, N. 12 (Dragones
de Rivadavia) Santa Fe, Chaco e Santiago del Estero;
2 reggimenti artiglieria leggera: N. 1 Capital Federal (con uno squadrone a Choele Choel) e N. 2 Rio Cuarto;
1 brigada de artilleria de plaza (185 uomini) all’Isola Martin Garcia, con distaccamenti a Bahia Blanca, Ita-lò e
all’Escuadra;
1 compagnia zappatori e 1 cuerpo telegrafico militar (30 luglio 1880 - 28 dicembre 1885).
Il 31 gennaio 1883 i 12 battaglioni furono riuniti in 6 reggimenti di fanteria (RI) di 600 uomini,
che assieme ai 10 reggimenti di cavalleria (RC) e ai 2 di artiglieria leggera (RAL) furono
assegnati a 4 Divisioni territoriali, ciascuna con 2 o 3 comandi di brigata, con la seguente
composizione:

a) Reggimenti di fanteria

RI 1 (A. Donovan) - BI N. 1 (G.ral Acha) e N. 8 (Capital Federal poi Chaco): 45 uff., 596 tr.;
RI 2 (Rufino Ortega) - BI N. 2 (G.ral Roca) e N. 12 (Norquin, San Martin e Mendoza);
RI 3 - BI N. 3 (Corrientes) e N. 10 (Entre Rios);
RI 4 - BI N. 4 (Cordoba, poi Norte S. Fe) e N. 5 (Norte S. Fe);
RI 5 (Fotheringham) - BI N. 6 e N. 7 (Capital). 1885 N. 7 (Formosa) e N. 9 (Resistencia);
RI 6 (Franc. Bosch) - BI N. 9 (Resistencia) e N. 11 (Formosa). 1885 N. 6 e N. 11 (Capital);

b) Divisioni territoriali

1a Div. Capital Federal: RI /. 5 (1885 /. 6), RC /. 6 (Chacarita) e RAL /. 1 e /. 2;


2a Div. Rio /egro y /euquen (2 brigate) 1a tra Norquin (RC 3 e RC 11) e San Martin (BI 12); 2a tra G.ral Roca ( BI
2, RC 2 e RC 5) e Choele Choel (RC 7);
3a Div. Pampa Central (3 brigate) 1a Cordoba (BI 4), 2a R. Colorado (RC 9) e 3a G.ral Acha (BI 1 e RC 1);
4a Div. Chaco y Misiones (3 brigate) 1a Chaco (BI 8 e RC 12 poi RC 10), 2a Resistencia (BI 9) e 3a Formosa (BI 11
e RC 10; 1885 Uriburu: BI 7 e RC 12 ).
227

Con decreto 7 gennaio 1886 le 40 compagnie di cavalleria furono ridesignate “squadroni”,


eventualmente riuniti a coppie in “divisioni”. Nel 1888 fu soppresso il RC 10, costituendo al suo
posto il battaglione del genio.

Reclutamento e mobilitazione (1886-92)


A quell’epoca l’Argentina si vantava di avere “più maestri che soldati”. E infatti nel 1886
l’esercito contava appena 7.324 uomini, di cui 3.550 di fanteria, 2.844 di cavalleria e 930 di
artiglieria e del genio. Era un organico squilibrato, con battaglioni inferiori ai 300 uomini e un
corpo ufficiali elefantiaco; ben 1.396, uno ogni cinque soldati (inclusi 27 generali, 479 ufficiali
superiori e 892 ufficiali inferiori).
Per compensare questo limite, su proposta del ministro Racedo, Juarez Celman federalizzò la
guardia nazionale (347.653), integrandola nel sistema di mobilitazione dell’esercito. Con decreto
14 marzo 1887 i sei reggimenti di fanteria furono sdoppiati sulla base dei vecchi battaglioni di
linea, i quali formarono il I battaglione (su 250 uomini in pace e 500 in guerra) aggiungendo a
ciascun reggimento altri 2 (II e III) di G.N., secondo il seguente schema:

RI 1 GN Capital Fed. RI 5 GN Santa Fe RI 9 GN Salta


RI 2 GN B.Aires RI 6 GN Tucuman RI 10 GN Entre Rios
RI 3 GN San Luis RI 7 GN San Juan RI 11 GN Corrientes
RI 4 GN Cordoba RI 8 GN Catamarca RI 12 GN Mendoza

Inoltre furono soppresse le Oficinas de Enganche e per accrescere la forza di linea a 8.188
uomini si fece ricorso per la prima volta al sorteggio di mille reclute provinciali, di cui 357
portegne e bonearensi. Tuttavia si dovette presto tornare al reclutamento per ingaggio, che nel
1891 lo stato maggiore cercò di centralizzare istituendo alle sue dirette dipendenze un Deposito
di reclute su 6 compagnie più il reparto musicanti. Ma il 24 ottobre 1892 il deposito fu soppresso
ripristinando 15 uffici di reclutamento provinciali, inclusi uno centrale gestito dallo stato
maggiore e due nei centri portuali di La Plata e San Nicolas.
La legge 5 giugno 1888 sanzionò l’amalgama fra l’esercito di linea e le prime 17 classi della
guardia nazionale (17-34 anni). In caso di mobilitazione costoro dovevano formare un Ejército
activo di 100.000 uomini, mentre le 7 classi più anziane (35-40) della Capitale e delle province di
Buenos Aires, Cordoba, Santa Fe e Entre Rios dovevano costituire una riserva di 33.000. Gli
esenti e le ultime 10 classi (40-50 anni) formavano il cosiddetto ejército pasivo.
Ordinato per la prima volta con parametri europei, l’esercito di prima linea era ripartito in 3
corpi d’armata (Cuerpos de Ejército, C. E.) di 33.000 uomini, con 6 Divisioni di 16.000 e 12
Brigate di 8.000:

I CE - 1. Div. Capital e B.Aires 2. Div. Entre Rios, Corrientes e Santa Fe


II CE - 1. Div. Cordoba e Tucuman 2. Div. San Luis, Mendoza e San Juan
III CE - 1. Div. Santiago e Catamarca 2. Div. La Rioja, Salta e Jujuy

La guardia nazionale della capitale era stata riorganizzata dal colonnello di milizia Hortensio
Miguens, nominato ispettore generale il 6 maggio 1881. I decreti 12 marzo e 23 dicembre 1883
regolarono l’aggiornamento delle liste e il 29 aprile 1885 il contingente fu riordinato su 8
reggimenti di fanteria con 25 battaglioni. Nel 1887, con l’incorporazione di Flores e Belgrano, il
contingente portegno salì a 9 reggimenti di fanteria e 4 di cavalleria e nel 1888 disponeva di un
228

nucleo permanente di 55 istruttori (2 colonnelli, 15 tenenti colonnelli, 13 capitani, 12 subalterni e


13 sergenti).

Forza effettiva e bilanciata, paghe e spese militari


Il 15 marzo 1888 la forza effettiva contava 7.792 uomini. Tuttavia uno su otto (999) non era
attivo. Il personale non disponibile era così costituito:
400 ufficiali (57 del C. E. de reserva, 23 istruttori delle scuole militari, 42 della G. N. della capitale, 162 U.
superiori a disposizione, 111 invalidi e 5 guerreros de la independencia);
599 militari di truppa (42 istruttori, 236 allievi, 302 invalidi e 19 guerreros).
Gli ufficiali attivi erano 1.038, inclusi 3 tenenti generali, 5 di divisione, 11 di brigata, 47
colonnelli e 258 ufficiali superiori. Quasi uno su sei prestava servizio nello stato maggiore (148)
e uno su dodici (84) nel genio, nell’artiglieria e nella direzione degli arsenali. I cappellani erano
9, più il Vicario generale castrense. L’avanzamento era regolato dalla legge 3 novembre 1882.
I militari di truppa in forza effettiva ai 24 reggimenti erano 5.755, con una deficienza del 16.6 per
cento (1.144) rispetto alla forza bilanciata, tanto che nessun “reggimento”, tranne i due di
artiglieria, arrivava a 300 soldati e cinque non arrivavano neppure a 200 (BI 3, 7 e 9, RC 1 e 5):

Armi Forza bilanciata Forza effettiva Deficienza


fanteria 3.000 2.638 362
cavalleria 2.745 2.217 528
artiglieria 894 655 239
genio 260 245 15
totale 6.899 5.755 1.144

Le paghe mensili variavano dai 100 pesos dell’alfiere ai 200 del capitano, aumentando di cento
pesos per ogni grado successivo sino ai 500 del colonnello. I generali di brigata e divisione e il
tenente generale avevano paghe di 600, 800 e 1.000 pesos, più, qualora fossero in comando di
Grandi Unità, indennità di 100, 200 e 300 pesos per spese di rappresentanza e mensa e 500 per
spese d’ufficio. Agli altri ufficiali spettava un sopprassoldo per il servizio presso le truppe (50
pesos per gli ufficiali superiori e 30 per gli inferiori). Al soldato di prima classe, come al
trombettiere e al tamburino, spettavano appena 12 pesos, 20 al caporale, 35 al sergente di seconda
classe, 40 al furiere, 60 al calzolaio, 80 al maniscalco, 100 al sellaio e 120 all’armaiolo.
Nel periodo 1884-91 il bilancio dell’esercito si mantenne su una media di oltre 7 milioni di
pesos carta, pari al 70 per cento delle spese militari. Peraltro le spese militari aumentarono meno
velocemente della spesa pubblica, per cui la loro incidenza complessiva scese nel periodo
considerato dal 25 al 20, e quella del solo esercito dal 17 al 14 per cento (proprio nell’anno, 1890,
in cui il bilancio toccò il tetto eccezionale di 9 milioni e mezzo in conseguenza del colpo di stato
contro il presidente Juarez Celman):

Anno Guerra Marina Anno Guerra Marina


m$ - % m$ - % m$ - % m$ - %
1884 6.1 - 17 2,5 - 7 1888 7.0 - 15 2.5 - 5
1885 7.4 - 17 3.5 - 8 1889 7.4 - 15 3.0 - 5
1886 7.0 - 17 2.5 - 7 1890 9.5 - 14 3.0 - 6
229

1887 7.4 - 17 3.0 - 8 1891 7.0 - 16 3.0 - 6

Addestramento (1884-92)
Varie riforme furono attuate in campo scolastico e addestrativo. Nel 1884, su proposta del
colonnello Czetz, caposezione del genio e direttore del Colegio Militar, il 5° anno del corso fu
reso facoltativo per quanti volevano uscire col grado di tenente anzichè sottotenente (soltanto in
quest’ultimo anno si insegnavano “arte militare” e, dal 1886, anche diritto costituzionale e
internazionale). Nel 1888 il quadro permante contava 14 ufficiali e 23 militari di truppa. Gli
allievi erano 124, con 30 promozioni all’anno (14 fanteria, 12 cavalleria e 4 artiglieria).
Su proposta del nuovo direttore, generale Alberto Capdevilla, nel 1891 il 5° anno fu riservato agli
ufficiali d’artiglieria, genio e stato maggiore e il numero dei cadetti scese a cento, 75 becados e
25 pensionados. Metà dei cadetti era destinata alla fanteria, 30 alla cavalleria e 20 alle armi dotte,
in modo da formare 24 ufficiali all’anno (12, 8 e 4) cioè uno per reggimento. Il Colegio non era
però l’unico canale di reclutamento degli ufficiali. Un’aliquota era riservata ai sergenti con 4 anni
di anzianità nel grado, mentre il grado di tenente poteva essere concesso, a domanda, a
naturalizzati che fossero già ufficiali di eserciti esteri.
Dopo il Colegio Militar gli ufficiali del genio completavano la formazione presso la facoltà di
ingegneria, ma per evitarne l’esodo verso la professione civile, il 1° dicembre 1884 il colonnello
Czetz istituì un corso speciale (academia) presso la 4a sezione dello S. M. G., regolamentato il 5
febbraio 1886, divenuto biennale nel 1893 e infine soppresso il 7 settembre 1895. Invece per i
corsi di stato maggiore, fino al 1900 l’Argentina continuò a dipendere dall’estero, inviando i
migliori ufficiali presso scuole e accademie di guerra straniere. Tra costoro due ufficiali di origine
italiana, il tenente Angel Allaria, allievo alla scuola di guerra di Torino e il capitano Pablo
Ricchieri, futuro direttore degli arsenali, capo di stato maggiore e infine ministro della guerra
all’inizio del nuovo secolo, formatosi a Bruxelles.
Nel giugno 1888 il maggiore d’artiglieria Ricardo A. Day e il capitano di fanteria Augusto A.
Maligne furono incaricati di redigere un regolamento unico di tattica e di servizio. Nel dicembre
1883 furono istituite le scuole serali reggimentali per i militari analfabeti, mentre la scuola
sottufficiali (cabos y sargentos) d’artiglieria fu estesa anche alle altre armi. Nel 1888 contava 13
ufficiali, 6 militari di truppa e 112 allievi. Il 2 settembre 1890 fu ridesignata Escuela normal de
clases de tropa del Ejército - con corsi di tiro, ginnastica, scherma, armi, amministrazione e
regolamenti - e gli allievi furono ridotti a 100 caporali o sergenti annualmente distaccati dai
reggimenti (uno per ogni compagnia, squadrone e batteria). Va comunque sottolineato che la
scuola era un istituto di addestramento e non di reclutamento dei sottufficiali. Infatti caporali e
sergenti erano scelti dai rispettivi colonnelli fra i militari di truppa con almeno sei mesi di
anzianità nel grado precedente.
Il 28 marzo 1887 lo stato maggiore istituì una escuela normal de tiro con corsi quadrimestrali per
istruttori. Corsi analoghi furono organizzati dalla guardia nazionale a Corrientes, Cordoba, Salta,
Entre Rios, San Juan e Jujuy.
Come Sarmiento, neanche Roca riuscì ad aggiornare le Ordenanzas del 1768. Non produssero
alcun risultato le due commissioni nominate il 21 gennaio 1881 rispettivamente per le norme
penali e amministrative (includevano i generali Octavio Olascoaga, il sergente maggiore
d’artiglieria Cesareo Dominguez e i dottori Manuel Obarrio, Estanislao Zeballos, Carlos
230

Pellegrini e Rafael Ruiz de los Llanos).

Artiglieria, genio, armamento e arsenali (1879-92)


Quanto all’ordinamento dei reparti tecnici, il 28 dicembre 1885 fu sciolto il Cuerpo de
telegrafistas, ma il 10 aprile 1888 fu costituito il Batallon de ingenieros (capitano Orfilio
Casariego poi maggiore Arturo Orzabal). Contava 1 compagnia zapadores, 1 mineros, 1
pontoneros e 1 mista ferrocarrilleros-telegrafistas con un organico di 2 ufficiali superiori, 20
ufficiali e 210 uomini in pace e 420 in guerra (ma gli effettivi del marzo 1888 erano di 17
ufficiali e 245 uomini, mentre i 2 reggimenti d’artiglieria ne contavano 60 e 591). Il 31 luglio
1890 il Reggimento d’artiglieria costiera della Marina fu trasferito all’Esercito e trasformato in
RAL 3 (colonnello Carlos Sarmiento), su 4 squadroni di 2 batterie, con sede nella Capitale
Federale e distaccamenti a Zarate e Santa Catalina. Il RAL 1, sciolto per la sua partecipazione
all’insurrezione radicale del 26 luglio 1890, fu tuttavia ricostituito il 17 ottobre. Il 9 gennaio 1892
fu costituito a San Juan il primo RA da montagna, su 3 batterie (colonnello Eufrasio Valdéz).
Gli effettivi dell’ejército activo furono commisurati all’armamento disponibile nel 1887, vale a
dire 100.000 fucili e carabine Remington a ripetizione (rolling block) mod. argentino 1879,
adattati al munizionamento Mauser cal. 7,65, revolver Smith & Wesson cal. 10.66, mitragliatrici
Gatling mod. 1865 e cannoni Krupp Mod. 1880 da montagna (75/13) e da campagna (75/24). Nel
1887 fu preso in considerazione il sistema di artiglieria brevettato dal colonnello francese Bange,
scartato però da una perizia del colonnello ingegnere Czetz, favorevole invece al materiale Krupp
Mod. 84 e 89. Per questo materiale fu poi adottato un sistema di puntamento argentino, brevettato
nel 1892 dal colonnello Juan Penna.
La precisione del nuovo materiale era però compromessa dalla scarsa densità e purezza della
polvere da sparo. Per migliorare la produzione, fu istituita a Holmberg (Rio Cuarto) una nuova
Fabrica /acional de Polvoras, inaugurata il 6 novembre 1883.Il 12 marzo 1888 fu istituito a
Flores un secondo arsenale di guerra, mentre nel 1891 si cercò invano di privatizzare il
Polverificio di Rio Cuarto, la cui produzione (10 tonnellate all’anno) superava il fabbisogno
dell’esercito. Nel 1888 la direzione degli arsenali impegnava 1 generale di brigata, 2 colonnelli e
4 tenenti colonnelli.

Ispettorato di sanità e Ospedale militare (1884-92)


Capi dei servizi sanitari dell’esercito e della marina furono negli anni Ottanta i chirurghi
Eleodoro Damianovich e Pedro Mallo. Il 17 ottobre 1881 fu approvato un regolamento
provvisorio del servizio sanitario proposto da Damianovich e nell’ottobre 1883 fu acquistato, per
56.304 pesos, un terreno di 5 ettari a Sud della capitale per costruirvi l’Ospedale Militare.
Nell’estate 1884 il progetto dell’architetto Aberg fu approvato da una commissione di 7 membri
(oltre a Damianovich e Mallo includeva i generali Viejobueno, Bustillo e Levalle e i
rappresentanti dell’Istituto nazionale di igiene e del genio civile, dottor Inocencio Torino e
ingegner Francisco Tamburino). La spesa di costruzione e impianto, largamente sottostimata,
sfiorò alla fine il milione di pesos, ma l’ospedale venne finalmente inaugurato il 13 marzo 1888.
Diretto dal dottor Fernando E. Sotuyo, contava 17 edifici e 8 padiglioni, di cui 2 per la marina, 2
per gli infettivi e 2 per gli ufficiali. Con legge 18 ottobre 1888 n. 2377 l’organico del corpo
sanitario dell’esercito venne fissato a 71 ufficiali (34 medici, 31 farmacisti e 15 veterinari).
L’approvvigionamento dell’attrezzatura ospedaliera venne affidato ad un sanitario di origine
italiana, il dottor Alberto Costa, il quale effettuò a tale scopo, fra il 1888 e il 1893, varie missioni
a Londra e a Roma, attirandosi anche qualche velata critica che non gli impedì, nel 1898, di
231

giungere al vertice della sanità militare argentina.

Lo sviluppo della marina


Già durante il suo ministero, Roca aveva iniziato un modesto incremento della Marina. Nel 1879
aveva infatti costituito 1 battaglione di artiglieria costiera, seguito nel 1880 da 1 battaglione di
infanteria de marina per la difesa delle batterie e delle installazioni portuali. E sempre nel 1880,
mentre le flotte cilena e peruviana si davano battaglia nel Pacifico, aveva ottenuto il
finanziamento del secondo programma navale argentino, completato nel 1885 con l’entrata in
servizio di altre 8 unità, inclusa una terza corazzata migliorata:
1corazzata guardacoste a batteria centrale da 4.260 tonn e 26 pezzi (Almirante Brown)
1 “ariete-torpediniera” da 520 tonnellate (Maipù)
4 torpediniere da 52 a 110 tonnellate
1 corvetta (La Argentina)
1 incrociatore non protetto da 1.419 tonn e 20 pezzi (Patagonia).
Nel periodo 1884-91 il bilancio della marina salì gradualmente da 2 milioni e mezzo a 3 milioni
di pesos carta, mantenendo però un’incidenza media del 7 per cento sul totale della spesa statale e
del 30 per cento sulla spesa militare complessiva. Nel settembre 1884, in vista della spedizione
del Chaco, le maggiori unità vennero riunite nel primo comando navale operativo, la Fuerza de
Maniobra, composta dalle 3 corazzate guardacoste (Almirante Brown, El Plata, Los Andes) e
dalle cannoniere Republica e Bermejo.
Nel 1886 la flotta includeva 3 corazzate, 1 incrociatore non protetto, 6 cannoniere, 4 torpediniere
di prima classe e 4 di seconda e 13 unità minori per complessivi 72 cannoni, 16.112 tonnellate e
12.855 cavalli vapore. L’Armada /acional contava 1.871 uomini, inclusi 171 della Division de
Torpillas. Gli ufficiali erano 345, inclusi 1 contrammiraglio, 2 capisquadra, 18 ufficiali superiori,
25 capitani, 82 subalterni, 56 allievi, 16 pagatori, 65 macchinisti, 16 medici, 2 cappellani, 23
piloti e 49 della squadriglia torpediniere.
Nel 1887 le unità di artiglieria costiera e il Batallon de marina vennero riunite nel Regimiento de
artilleria de costas. Tuttavia, come si è detto, il 31 luglio 1890 quest’ultimo fu trasferito
all’esercito quale RAL 3, rimpiazzando un reggimento ammutinato.
Ancora all’inizio degli anni Novanta la marina argentina restava una forza puramente fluviale e
costiera, incapace di contrastare la marina oceanica cilena, politicamente rafforzata dalla vittoria
sul Perù e dal sostegno alla vittoriosa rivoluzione parlamentarista del 1891. All’inizio del
decennio le risorse furono destinate al potenziamento della difesa costiera, completando nel 1890
l’incrociatore protetto Veinteycinco de Mayo (4.780 tonnellate e 40 pezzi) subito seguito da 2
piccole navi da battaglia costiere (Independencia e Libertad), 2 cannoniere torpediniere da 520
tonnellate e 14 pezzi (Espora e Rosales), 8 torpediniere di prima classe e 10 di seconda. Altri 2
incrociatori protetti (/ueve de Julio e Buenos Aires) furono completati nel 1893-94 assieme ad
un’altra cannoniera torpediniera (Patria). Inoltre nel 1893, per presidiare le nuove e numerose
batterie costiere, venne temporaneamente ricostitito il battaglione di fanteria di marina.
232

2. LA POLITICA DEGLI ANNI NOVANTA

La crisi economica e il riformismo di Juarez Celman (1886-89)


La presidenza Roca (1880-85) fu segnata da un forte incremento della rete ferroviaria, delle
esportazioni cerealicole, degli investimenti inglesi (saliti nel quinquennio da 25 a 45 milioni di
sterline all’anno) e dei profitti delle banche, aumentati di oltre il 50 per cento, ma anche
dall’inflazione determinata dalla necessità di fronteggiare enormi flussi di immigrati (nell’anno
1890 ne arrivarono addirittura 260.000). La crisi finanziaria del 1884 costrinse Pellegrini, nel
novembre 1885, a chiedere un prestito di 8 milioni e mezzo di sterline alle banche europee,
dando in garanzia le rendite della dogana argentina, e in seguito a vendere agli europei oltre
100.000 chilometri di terre demaniali in Patagonia.
Nonostante qualche colpo di coda, i vecchi oppositori liberali e nazionalisti di Mitre erano fuori
gioco. Nel luglio 1885 il RI 3 fu spedito a Corrientes di rinforzo al RI 7 per reprimere la
sollevazione del colonnello Toledo, mentre nel 1886 il governo argentino chiese spiegazioni a
quello di Montevideo per l’attività cospirativa svolta in Uruguay dal generale Arredondo.
Ma la candidatura di Celman alla successione di Roca spaccò il P. A. N., dal quale si separarono
gli altri due aspiranti, Bernardo Irigoyen e Dardo Rocha. In ogni modo, col sostegno dei
governatori e l’avallo di Roca, che lo considerava il male minore, il cordobese Celman vinse le
elezioni in coppia con il portegno Pellegrini, e scelse il generale Eduardo Racedo per il dicastero
militare. Tuttavia Celman non fu in grado di governare l’ostilità portegna contro il suo deciso
riformismo antioligarchico, né l’insofferenza del potente cognato per il suo tentativo di assumere
un proprio profilo politico. E intanto immigrazione e industrializzazione importavano quadri e
metodi della nuova opposizione di classe. Il primo sciopero, dei tipografi, si era svolto nel 1878.
Nel 1888, l’anno in cui moriva Sarmiento, si svolse il primo sciopero dei metallurgici ed Errico
Malatesta (1853-1932) sbarcò in Argentina a fondare i primi circoli anarchici e la rivista La
questione sociale.
La violenta sollevazione del 6 gennaio 1889 contro la ricandidatura del governatore di Mendoza,
repressa dal RAL 2, provocò le dimissioni del ministro dell’interno Eduardo Wilde, avviando la
crisi di governo. Il 1° settembre un’assemblea capeggiata da Leandro N. Alem fondò il
movimento giovanile dell’Union Civica. Intanto si organizzava il Centro Internacional Obrero,
nucleo del futuro Partito socialista, mentre la legge 1420 sulla laicizzazione dell’insegnamento
mobilitava anche l’opposizione dei cattolici.

La cospirazione militare e il golpe del luglio 1890


Il 10 aprile 1890 il governo rassegnò le dimissioni su proposta del ministro degli esteri Estanislao
Zeballos. Celman affidò allora il ministero della guerra al generale Levalle, che fece affluire nella
capitale 4 reggimenti, uno da Zarate (RI 2) e tre dal Chaco (RI 1 e 8 e RC 6). Ma il 13 aprile le
opposizioni convocarono una grande manifestazione popolare al Fronton, dando vita all’Union
Civica (U. C.) formata dai partiti liberale (Mitre), cattolico (Estrada) e repubblicano (Aristobulo
Del Valle), dal Comitato argentino (Dardo Rocha), dai radicali (Alem e Bernardo Irigoyen) e da
indipendenti come Manuel Ocampo e Lucio V. Lopez.
Il 18 aprile 13 giovani ufficiali, riunitisi in casa del sottotenente José Felix Uriburu - membro di
una delle quattro più importanti famiglie saltegne - dettero vita ad una cospirazione militare
ramificata in 7 reggimenti (RI 1, 4, 5, 9 e 10, RA 1 e Ingenieros) nonchè nel Collegio militare di
233

Palermo e nello stesso Stato maggiore. I congiurati ne offersero poi la direzione al generale
Manuel J. Campos, che vi aderì assieme a vari uficiali superiori dell’esercito e della marina.
Il colpo di stato era fissato per il 21 luglio, ma alla vigilia il maggiore Palma, del RC 11, lo
denunciò ai suoi superiori. Campos fu arrestato, e il 26, quando alcuni congiurati mossero
ugualmente i reparti ribelli, Levalle riuscì a riunire al parque, nelle caserme del Retiro, 7
reggimenti fedeli (RI 2, 6, 8 e parte del RI 4, RC 6 e 11 cavalleria, RA 2) più la polizia e i
pompieri. Dopo una giornata di combattimenti, con 250 morti e 1.000 feriti, il 27 luglio i ribelli,
rimasti a corto di munizioni, proposero una tregua, che consentì al governo di ricevere rinforzi da
Cordoba, Santa Fe e Rosario. Il 29 i ribelli negoziarono la resa in cambio dell’impunità.

Le presidenze Pellegrini, Saenz Pegna e Uriburu (1890-98)


Nondimeno il 6 agosto Celman dovette dimettersi, sostituito dal vicepresidente Pellegrini, il
quale confermò Levalle alla guerra e chiamò Tomas S. de Anchorena e Roca ai ministeri degli
esteri e degli interni. Nel nuovo governo la presenza portegna cresceva dalla metà ai due terzi dei
portafogli, procurandogli l’apprezzamento di Mitre ma alienandogli il sostegno delle oligarchie
provinciali.
Frattanto l’ala radicale dell’opposizione sollevò formalmente la pregiudizale antisistema,
contestando come truffaldino e antidemocratico il meccanismo delle elezioni presidenziali (con le
candidature oficialistas) e parlamentari (lista completa, che assegnava tutti i seggi alla lista di
maggioranza relativa) previsto dalle leggi del 1857-77. Il suffragio era “universale” per i maschi
nati in Argentina, ma il voto, palese, era falsato da frodi legalizzate e violenze - poi sostituite dal
meno cruento acquisto del voto - e da una scarsissima affluenza alle urne, un decimo o un quinto
degli aventi diritto, in maggioranza squadristi o comparse prezzolate. In realtà le elezioni erano in
mano ai caciques di collegio, dando di fatto al governo elector il potere di determinare la
composizione delle due camere federali e delle legislature provinciali.
Nel giugno 1891 la pregiudiziale radicale spaccò l’eterogenea Union Civica protagonista della
rivolta del parque, con la scissione dell’opposizione antisistema da quella costituzionale e la
nascita di due partiti contrapposti, l’U. C. /acional di Mitre e l’U. C. Radical di Irigoyen,
espressione dei ceti medi urbani, con forti simpatie tra i militari, che scelse l’astensionismo e la
strada della cospirazione e dell’insurrezione armata contro il regime conservatore. Nella
provincia di Buenos Aires, roccaforte dell’U. C., un terzo delle sezioni del partito (33 su 99) aderì
all’UCR.
La scissione radicale favorì peraltro l’accordo tra Roca e Mitre, che accettò di appoggiare
Pellegrini. Ma Roca si sbarazzò abilmente della “candidatura nazionale” di Mitre, assicurando,
anche mediante brogli elettorali, l’elezione del portegno Luis Saenz Pegna - capo dell’ala
modernista del P. A. N. - in coppia con José E. Uriburu. Il 25 gennaio 1895 anche Saenz Pegna
fu costretto a dimettersi lasciando la presidenza ad Uriburu, rimasto in carica sino al 12 ottobre
1898.

Gli interventi federali nel periodo 1880-98


La curva dell’instabilità politica può essere misurata dalla frequenza delle intervenciones
federales (commissariamenti) nelle province disposte dal regime conservatore. Senza contare la
reazione governativa contro il colpo di stato del 1880 e la ribellione bonearense del 1890, nel
periodo considerato in questo capitolo gli interventi federali furono 19, dieci su richiesta locale e
nove d’autorità ex-art. 6 Costituzione. In media uno all’anno, ma con una frequenza minima (uno
ogni tre anni) durante la prima presidenza Roca e un picco di sei nel 1893, sotto Saenz Pegna.
234

Gli interventi riguardarono essenzialmente le province andine (più spesso Santiago del Estero e
San Luis), ad eccezione di San Juan, Jujuy e Salta - l’unica provincia rimasta sempre tranquilla,
forse anche perchè era quella più rappresentata nei governi conservatori, ai quali fornì oltre un
decimo dei ministri nonchè due presidenti (Uriburu e più tardi de la Plaza).

Presidenze /° Anni e Provincie Beneficiari Titolo

1880-86 (1a Roca) 2 1883 Santiago opposizione ex-art. 6


1884 Catamarca opposizione ex-art. 6
1886-90 (Juarez Celman) 2 1887 Tucuman opposizione richiesta
1889 Mendoza autorità locali richiesta
1890-92 (Pellegrini) 2 1891 Catamarca (2 int.) autorità locali richiesta
1892 Santiago opposizione richiesta
1892-94 (L. Saenz Pegna) 7 1892 Mendoza opposizione ex-art. 6
1893 Santa Fe - San Luis autorità locali richiesta
1893 San Luis autorità locali richiesta
1893 Catamarca autorità locali ex-art. 6
1893 Tucuman - B. Aires neutrali richiesta
1893 Corrientes (2 int.) opposizione ex-art. 6
1894-98 (Uriburu) 6 1895 La Rioja autorità locali richiesta
1895 Santiago opposizione richiesta
1896 San Luis opposizione ex-art. 6
1897 San Luis autorità locali ex-art. 6
1898 Santiago - La Rioja opposizione ex-art. 6

Si deve osservare che soltanto 7 interventi, poco più di un terzo, furono effettuati per difendere le
autorità costituite contro sollevazioni armate dell’opposizione (3 volte a San Luis, 1 a Mendoza,
Catamarca, Santa Fe e La Rioja). Oltre la metà degli interventi, 10, furono diretti contro ribellioni
dell’autorità locale e a favore dell’opposizione (ben 4 volte a Santiago del Estero, 1 a Mendoza,
San Luis, Catamarca, La Rioja, Tucuman e Corrientes) mentre in altre 2 occasioni (Buenos Aires
e Tucuman) il governo rimase neutrale tra le fazioni in lotta.
Nel luglio 1891 un gruppo di sottufficiali sollevò il battaglione provinciale di Corrientes e il RI 3
dovette intervenire nella provincia di Catamarca, ma l’episodio più grave fu l’insurrezione civica
di Cordoba, repressa con un bilancio di 23 morti e 171 feriti.
Il 26 luglio scoppiò una nuova insurrezione diretta da Manuel Campos. Gruppi radicali guidati
da Marcelo T. de Alvear bloccarono a Temperley l’avanzata delle truppe lealiste. In varie località
si svolsero combattimenti, il più importante a Ringuelet. A San Luis vi furono 4 morti. Il 30,
dopo 38 ore di combattimenti con un bilancio di 104 morti e 268 feriti, i radicali si
impadronirono anche di Santa Fe e Rosario, formando una milizia di 8.000 uomini a Buenos
Aires e un governo provvisorio a La Plata. Il gabinetto d’emergenza presieduto da Aristobulo del
Valle intavolò un negoziato coi ribelli, mentre il generale Rudecindo Roca riprendeva Rosario.
Ma in settembre i radicali ripresero Santa Fe e Tucuman. Il presidente Saenz Pegna proclamò lo
stato d’assedio e spedì Pellegrini a ristabilire l’ordine col generale Francisco Bosch e 1.200
uomini (2 battaglioni di fanteria, 1 del genio, 1 squadrone e 2 batterie, trasferiti per ferrovia (3
convogli e 93 vagoni). Il 2 ottobre Alem fu catturato. L’ultima insurrezione dell’anno avvenne in
dicembre ancora a Tucuman, dove il RI 3 schiacciò la sollevazione del RI 11.
Intanto l’industrializzazione, la caduta dei salari reali degli operai favorita dall’immigrazione (da
1.5 a 0.81 pesos nel decennio 1880-91), la sindacalizzazione e la cospirazione anarco-comunista
importata dagli italiani configurarono un nuovo tipo di resistenza sociale all’ordine borghese. Nel
1895, l’anno in cui venne ufficialmente costituito il Partito socialista operaio internazionale, si
235

verificarono 19 scioperi, coinvolgendo 22.000 partecipanti e una trentina di categorie, in


particolare ferrovieri, grafici, metallurgici, portuali, muratori, tranvieri carrettieri e panettieri (il
cui sindacato era la roccaforte degli anarco-comunisti). L’ondata di scioperi dei marittimi,
portuali e ferrovieri proseguì fino al 1898 (vi fu anche un tentativo di piegare lo sciopero dei
ferrovieri ingaggiando crumiri a Genova, frustrato dalla solidarietà internazionalista dei
disoccupati italiani).

I ministri di guerra e marina e la Junta superior de guerra (1890-98)


Nei tre governi conservatori del 1890-98 si avvicendarono al ministero della guerra e marina i
generali Levalle (1890 Pellegrini), Victorica (1892 L. Saenz Pegna) e Guilliermo Villanueva
(1895 Uriburu). Tuttavia nel 1893 Aristobulo del Valle assunse il dicastero ad interim, per 36
giorni. Il divisionario Joaquin Viejobueno divenne capo di S. M. G. nel 1894.
Nel 1891 il generale Alberto Capdevilla sostituì Czetz alla direzione del Colegio Militar,
potenziato e trasferito in un nuovo edificio a San Martin, mentre il 14 gennaio 1892 la
legislazione e i regolamenti militari furono sottoposti alla supervisione di una Junta Superior de
Guerra presieduta dal tenente colonnello Emilio Mitre e composta dai divisionari Viejobueno,
Julio de Vedia, Luis M. Campos e Lucio V. Mansilla e dai brigadieri Enrique Godoy e
Capdevilla.
Soppressa il 10 maggio 1893 da Saenz Pegna per “aver esaurito il suo compito ed essersi
arrogata facoltà incompatibili con l’autorità del capo dello stato”, la Junta superior de guerra fu
ristabilita il 12 agosto sotto la presidenza dell’anziano tenente generale Juan Gelly y Obes,
confermando i soli Mansilla e Godoy e sostituendo gli altri quattro con i generali José Maria
Bustillo, José M. Arredondo, Francisco Bosch e Manuel J. Campos. La Giunta, che doveva
conciliare le varie fazioni politiche dell’esercito, rimase di di fatto quiescente e fu soppressa nel
1897 dalla legge di bilancio.

Il protezionismo industriale e la dilatazione delle spese militari (1891-99)


Avversato dagli agrari, ma sostenuto dalle banche straniere e dal nascente “complesso militare
industriale” argentino, Pellegrini inaugurò una politica protezionista a favore dell’industria
meccanica, culminata nella legge 30 dicembre 1892 n. 2923 che aboliva i diritti doganali
sull’importazione di materie prime (ferrovecchio, acciaio e stagno in lingotti) e di manufatti (navi
e locomotive) e tassava a 25 pesos la tonnellata l’esportazione di ferrovecchio.
Inoltre nel 1891 Pellegrini e Levalle inviarono in Europa una Comision de armamento guidata
dal direttore degli arsenali, il colonnello santafesino, ma di origine italiana, Pablo Ricchieri
(1859-1936). La commissione propose l’acquisto di 220.000 fucili e carabine Mauser cal. 7,65 e
200 mitragliatrici Maxim /ordenfeldt con canna Mauser. Con legge 16 dicembre 1892 n. 2911 il
Mauser fu dichiarato “arma dell’Esercito”, vietandone la vendita ai privati. Un successivo
decreto del 16 gennaio 1893 approvò l’acquisto del fucile Mauser riformato secondo il modelo
argentino. L’ingegnere Angel Francisco Chiesanuova costruì inoltre un fucile a retrocarica
sperimentale “criollo”, a ripetizione, calibro 7,65, derivato dal Mauser mod. 1891.
L’acquisto dei Mauser avviò altre ingenti commesse terrestri e navali, debolmente giustificate
dalla controversia confinaria con il Cile e volano di una vertiginosa dilatazione della spesa
pubblica complessiva. Con l’acquisto dei fucili Mauser e delle mitragliatrici l’incidenza delle
spese militari balzò nel 1892 dal 22 al 40 per cento, mentre nel quinquennio 1895-99
l’incremento della forza bilanciata e delle spese di funzionamento fece lievitare l’incidenza del
bilancio militare ordinario attorno al 30 per cento di quello statate.
236

Va tuttavia aggiunta, per i bilanci 1896-97, l’incidenza delle spese straordinarie per l’acquisto
delle navi Ansaldo e Orlando e delle artiglierie Krupp, pari ad un ulteriore 17 per cento, portando
quella complessiva ai massimi storici del 44 e 46 per cento, con gravissime ripercussioni
inflazionistiche e sociali. Nel decennio considerato il bilancio dell’esercito triplicò da 7 a 20
milioni di pesos carta nel 1897, quello della marina addirittura quintuplicò da 3 ad oltre 15 nel
1899:

Anno Guerra Marina Anno Guerra Marina


m$ - % m$ - % m$ - % m$ - %

1891 7.0 - 16 3.0 - 6 1896* 18.0 - 17* 12.1 - 11*


1892 11.0 - 26 4.0 - 14 1897* 20.0 - 19* 10.8 - 10*
1893 13.5 - 26 6.8 - 13 1898 19.3 - 20 11.9 - 12
1894 15.8 - 24 8.3 - 13 1899 17.0 - 17 15.5 - 13
1895 15.5 - 20 9.0 - 12 1900 13.0 - 14 11.2 - 12

* l’incidenza si riferisce al solo bilancio ordinario: le spese straordinarie dell’esercito e della marina
incidono complessivamente per un ulteriore 17% del Bilancio dello Stato.
237

3. PACE ARMATA SULLE ANDE

Il contenzioso con il Cile e la corsa al riarmo (1891-95)


Come si è eccennato, l’enorme espansione della spesa militare fu giustificata con l’argomento
della minaccia cilena. Ma nel 1891 era stata proprio l’Argentina ad avviare il processo di riarmo
con l’acquisto dei Mauser. E proprio mentre il Cile era devastato da sette mesi di guerra civile -
con 10.000 vittime e un costo di 100 milioni di pesos - tra l’opposizione parlamentarista,
appoggiata dalla marina, e il governo liberal-radicale di José Manuel Balmaceda, sostenuto dal
grosso dell’esercito.
Inoltre la vittoria della coalizione liberal-conservatrice favorì la ripresa del negoziato sulla
delimitazione della Cordigliera. Il 1° maggio 1893 Norberto Quirno Costa per l’Argentina e
Isidoro Errazuriz per il Cile firmarono un protocollo aggiuntivo al trattato del 1881, confermando
i rispettivi diritti sui due versanti delle Ande. Le complicazioni sorsero nei mesi successivi,
durante il lavoro di demarcazione dei confini, a proposito delle interpretazioni sul principio del
divortium aquarum, spingendo il presidente cileno ad invocare il ricorso all’arbitrato inglese.
Ma il vero allarme si verificò nel giugno 1895, quando il capo di stato maggiore cileno, generale
Emilio Koerner, imitò Ricchieri recandosi anch’egli in Germania per acquistare armi e ingaggiare
docenti tedeschi per la nuova Academia de guerra destinata a formare lo stato maggiore cileno
(una istituzione che Ricchieri imitò poi nel 1900 con l’Escuela superior de guerra argentina).
Koerner tornò in ottobre, accompagnato da Wilhelm Ekdahl, storico militare e futuro direttore
dell’Academia, e dai futuri docenti di tattica, kriegspiel, storia militare, balistica e servizio di
stato maggiore (Rogalla von Bieberstein, Baldomir Drenthel, Eduardo Banza, Egon von Wulfeb,
Carl Zimmermann e Keller Meister von der Lund).
La missione europea di Koerner sembrò confermare il timore che il Cile, raggiunta ormai una
potenza navale doppia di quella argentina e un potenziale terrestre di ben 150.000 uomini, si
accingesse a cogliere l’occasione per costringere l’Argentina a capitolare. Ma soprattutto offerse
a Roca e ad Uriburu un magnifico pretesto per creare un clima di union sacrée, mobilitando la
guardia nazionale alla frontiera andina e accettando la costosa corsa al riarmo col Cile.
Ricchieri, nominato direttore e presidente della Comision Tecnica degli arsenali da guerra, fu
spedito nuovamente in Germania per acquistare cannoni Krupp da 75/24 mm Mod. 95 da
campagna e da 75/13 Mod. 96 da montagna. Nel 1895 la rivoltella Colt sostituì la vecchia Smith
& Wesson 1879 e nel 1898 Ricchieri effettuò un terzo viaggio in Germania, acquistando altri
quantitativi e materiale Mod. 98, inclusi pezzi da 75/28 da campagna e obici da 105/12. Intanto il
14 e 16 agosto 1895 Uriburu ordinò la ricostituzione dei RC 4, 8 e 10 e il concentramento di 5
reggimenti d’artiglieria (RA 1 montato, 2 e 3 a cavallo, RA 1 da montagna) e del genio a Villa
Mercedes, per formare una Division de artilleria addestrativa al comando del generale Francisco
Reynolds.
Con legge 4 settembre il capo di S. M. G. fu designato “comandante superiore immediato
dell’esercito e delle ripartizioni militari del paese”, lasciando alle dirette dipendenze del ministro
soltanto gli arsenali, le fabbriche di polvere e il servizio amministrativo. Inoltre lo S. M. G. fu
riordinato su 1 segreteria e 3 divisioni (1. tecnica, 2. addestramento, 3. ispezioni) cui poi si
aggiunse l’Intendenza di guerra (decreto 12 ottobre).
238

Con legge 22 novembre 1895 n. 3318 (regolamento 28 gennaio 1896) il territorio nazionale fu
ripartito in 6 regioni militari:

RM 1 Capital - C.do Esercito (Capital Federal, Buenos Aires)


RM 2 Chaco - Paranà (Santa Fe, Entre Rios, Corrientes, Misiones, Chaco e Formosa)
RM 3 /orte - Salta (Jujuy, Salta, Tucuman, Santiago del Estero)
RM 4 Centro - Cordoba (Cordoba, Catamarca, La Rioja)
RM 5 Cuyo - Mendoza (San Luis, Mendoza, San Juan)
RM 6 Litoral - G.ral Roca (Pampa, R. Negro, Neuquen, Chubut, S. Cruz, Tierra Fuego).

Le circoscrizioni furono però modificate il 27 dicembre 1895: il territorio di Neuquen fu infatti


separato dalla RM 6 formando la nuova RM 2 /euquen con sede a Bahia Blanca. Di conseguenza
tre RM (3, 4 e 6) cambiarono numero (diventando RM 7, RM 6 e RM 4) e una (RM 2) anche nome
e sede (RM 3 Uruguay - Concordia).

Lo svecchiamento dei quadri (1895)


La legge 1° luglio 1895 n. 3239 consentì di svecchiare i quadri, fissando il limite di età a 45 anni
per la truppa e 50 per i subalterni, con aumento di due anni per ogni grado successivo sino a
colonnello, e 63, 65 e 68 per i tre gradi generali. Si largheggiò tuttavia nella concessione delle
pensioni: il minimo, pari al 50 per cento dello stipendio, maturava con 10 anni di servizio per la
truppa e 15 per gli ufficiali, il massimo (pari all’intero stipendio) con 20 e 30 anni. Senza contare
che il periodo di servizio alle frontiere era computato il doppio e che il personale congedato per
sopravvenuta inidoneità fisica continuava a godere di stipendio intero.
Inoltre la legge 29 ottobre 1895 n. 3310 consentì un reclutamento straordinario di 150
sottotenenti di fanteria e artiglieria e 100 alfieri di cavalleria fra i cittadini dai 17 ai 23 anni idonei
al 5° anno del Colegio /acional. Il grado era conferito all’atto del reclutamento, ma i nuovi
subalterni dovevano frequentare un corso annuale speciale presso il Colegio Militar (la norma fu
abrogata con legge 10 novembre 1896 n. 3349 prima che il reclutamento straordinario fosse stato
completato).

L’aumento della forza bilanciata da 8.000 a 12.000 uomini


Nel 1895 la forza bilanciata salì a 12.200 uomini, con un aumento del 50 per cento. In compenso
il numero degli ufficiali scese sotto il migliaio, oltre un terzo in meno rispetto al 1886.
Diminuirono in particolare i generali (5 di divisione e 11 di brigata) e gli ufficiali superiori, 105
nel 1898 contro i 479 del 1886:

Reparti Jefes U. inf. Sottuff. Truppa Totale


48 compagnie 36 384 1.392 2.969 4.781
44 squadroni 31 266 830 2.620 3.747
24 batterie 24 138 402 2.471 3.035
4 cp genio 6 44 135 399 584
totale 97 832 2.759 8.459 12.147

Guardia nazionale e coscrizione (legge 23 novembre 1895)


Altri provvedimenti urgenti riguardarono il finanziamento del Tiro Federale Argentino (legge 30
239

settembre n. 3301), l’addestramento degli scapoli dai 17 ai 30 anni nelle prime domeniche dei
mesi aprile-luglio (legge n. 3063), l’impiego della G. N. nel servizio di guarnigione (regolamento
23 settembre mod. 9 aprile 1896) e un piano di conferenze per l’aggiornamento degli ufficiali
della G. N. Il regolamento 28 gennaio 1896 autorizzava la formazione di Reggimenti di G. N.
soltanto su base quaternaria: occorreva riunire, all’occorrenza con reparti di differenti province, 4
battaglioni di fanteria, 4 squadroni di cavalleria o di sanità oppure 4 compagnie del genio.
Facevano eccezione quelli d’artiglieria, per i quali bastavano 3 sole batterie. Il 19 novembre 1897
nei territori federali furono istituiti Ispettorati delle Milizie, agenzie periferiche dell’EMGE, poste
tuttavia alle dipendenze dei governi locali.
Infine la nuova legge di ordinamento (organizacion) e reclutamento del 23 novembre 1895 n.
3318 (con regolamento 28 gennaio 1896 e modifiche del 23 maggio 1898) consentì al governo di
chiamare alle armi, anche in tempo di pace, la classe di guardia nazionale che compiva il 20°
anno di età. La chiamata alle armi fu avviata a partire dal 15 aprile 1896. Ovviamente era
selettiva: ad esempio sui 34.000 coscritti della classe 1879 ne furono chiamati 14.542 e ne furono
incorporati soltanto 12.118, vale a dire poco più di un terzo.
La ferma, a scopo addestrativo, era limitata ad un massimo di 60 giorni, ma per i dieci mesi
successivi i coscritti restavano a disposizione del governo per eventuali richiami di emergenza.
La renitenza era punita con 2 anni di ferma obbligatoria nell’Ejército Permanente (E. P.). Fatta
salva la facoltà del governo di ricorrere al sorteggio della guardia nazionale, l’E. P. era reclutato
mediante ferme volontarie annuali senza premio, contratti biennali con premio di 200 pesos-carta
(metà al congedo) e rafferme biennali con premio di 100 pesos.
A tal fine la legge 3318 introduceva per la prima volta l’obbligo di autoregistrazione nella
guardia nazionale entro una settimana dal compimento del 18° anno di età, regolarizzando a
cadenza quinquennale le verifiche provinciali relative alle classi più anziane. Inoltre riduceva la
durata del servizio nella G. N. a 40 anni per gli ammogliati e a 45 per gli scapoli, destinando
soltanto questi ultimi al servizio activo, ridotto da 17 a 12 classi (18-30 anni). Al servizio di
reserva venivano destinate le prime 12 classi di ammogliati e 5 classi di scapoli (31-35).
L’ejército pasivo veniva sostituito dalla guardia territorial, formata dagli esenti e dalle classi
anziane, 10 di ammogliati (31-40) e 5 di scapoli (41-45).
Al 28 febbraio 1897 la G. N. era salita a 434.137 uomini, inclusi 91.219 di riserva e 108.137
territoriali. L’aliquota attiva (235.000) era così ripartita:

Capitale Fed. 21664 Mendoza 8533 Rio Negro 1218


Buenos Aires 57091 Salta 7222 Misiones 1148
Entre Rios 17477 San Luis 5378 Santa Cruz 1055
Santa Fe 19800 San Juan 5228 Chaco 652
Corrientes 15488 Catamarca 4891 Neuquen 531
Santiago E. 12550 La Rioja 3651 Chubut 190
Cordoba 24481 Jujuy 2760 Formosa 132
Tucuman 20799 Pampa 2281 Terra Fuoco 41

Nel 1897, a seguito di una risoluzione della Corte suprema, l’esercito dovette congedare i
militari ventenni coniugati. Per quanto riguarda gli ingaggi volontari, nel 1898 si tornò
brevemente al sistema centralizzato, ma il 24 ottobre il Deposito delle reclute fu nuovamente
soppresso (ad eccezione del reparto musicanti) ripristinando per la seconda volta gli uffici di
ingaggio provinciali.
240

Le mobilitazioni del 1896-99


Il 17 aprile 1896 il ministrodegli esteri Amancio Alcosta concluse col Cile un protocollo
aggiuntivo sulla questione confinaria. Malgrado ciò il 12 marzo fu chiamata alle armi la classe
1876 e furono mobilitati 44 battaglioni, 42 squadroni e 32 batterie di G. N. (di cui 16, 9 e 6
bonearensi). In agosto esercito attivo e riserva disponevano di 130.000 fucili e 20.000 carabine
Mauser e 50.000 Remington modificati. Furono così costituiti a Villa Mercedes 2 nuovi
reggimenti di artiglieria (RA 4 e 5) al comando dei tenenti colonnelli Juan Bourre e Juan Duclos e
le seguenti Grandi Unità:
Division Cuyo (gen. Ignacio Fotheringham) con la 1. brigata a Cordoba (RI 7) e la 2. a San Juan (RI 1, RC 8);
Division Sur (gen. Enrique Godoy) con il RI 8;
Division Buenos Aires (gen. Luis Maria Campos) con la brigata nella Capitale e la 2. al campo di Pigue e Cura
Malal nel partido di Suarez (RI 6, 10 e 11, RC 4);
Brigada Entre Rios (gen. Francisco Leyria) con il RI 12 (4 btg GN) e il RC 11;
Brigada San Rafael (mobilitata il 12 giugno 1896).
Nel 1897 furono mobilitate - non tutte contemporaneamente - le Divisioni 1. Capital (25
gennaio), 6. Centro (11 giugno), 5. Cuyo e 2. Los Andes (15 giugno), 4. Litoral (12 agosto) e la
7. Brigada /orte (25 novembre):
Division Capital (Félix Benavides) RI 2, 3, 4 e 8, RAC 2 e R. Ingenieros;
Division Los Andes (Rudecindo Roca) con 3.963 uomini su 2 brigate: 1. a F.te G.ral Roca (RC 1, 6 e 7 e RAM 2) e
2. a Las Lejas (RI 2, 3 e 9) e distaccamento andino;
Division Litoral (Lorenzo Wintter) RI 10 e 12, RC 11 e 12 e RAC 6;
Division Cuyo (I. Fotheringham) su RI 1, RC 1, 4 e 8, RAM 1 e RAC 5;
Division Centro (Nicolas Palacios) con la 1. brigata a Rio Cuarto (RI 5, 7 e 9 e RC 6) e la 2. (generale Francisco
Reynolds) a Villa Mercedes, centro di formazione dell’artiglieria da campagna (RAC 3 e 4).
Brigada /orte su RI 11, RC 5 e RAC 1 e distaccamento andino.
Il 1° giugno 1897 fu inoltre costituito, su 4 compagnie, il Regimiento ingenieros della G. N.
della Capitale, al comando dell’ingegner Emilio Palacios e del geografo Agustin Rodriguez.
Intanto la linea telegrafica militare fu prolungata a San Rafael, Mendoza e Chos Malal (capitale
del Neuquen) e il generale Rudecindo Roca fondò la colonia di San Martin delle Ande,
suscitando una nota di protesta cilena che fu respinta dal governo argentino. Il 18 gennaio 1898
con la 4a e la 5a batteria da montagna fu costituito a Choele Choel il RAM 2 (tenente colonnello
Eduardo Oliveros Escola). Il 21 maggio, sulla base della 6a batteria di Salta, fu costituito anche il
RAM 3.
Il 12 marzo 1898 fu chiamata alle armi la classe 1878, trattenendone alle armi la maggior parte
sino al gennaio seguente. Con i coscritti vennero inoltre costituiti 2 speciali Destacamentos
andinos simili a quelli cileni, per un totale di 14 compagnie di cazadores (BCA 1-5) che, assieme
alla 6a batteria da montagna (RAM 3) e alle sezioni telegrafisti e pontieri da montagna, furono
assegnati alla Division de los Andes e alla Brigada /orte. Divenuto capo di stato maggiore, il
colonnello Ricchieri sollecitò più volte all’ambasciata italiana l’invio di un “numero rilevante” di
sottufficiali e un gruppo di ufficiali istruttori degli alpini, ma l’Italia concesse soltanto un
consulente, il maggiore d’artiglieria Villavecchia (in compenso nell’annata 1900 la Rivista
Militare pubblicò un ampio studio sull’esercito argentino).
In tal modo nella seconda metà del luglio 1898, esclusi il genio e la compagnia ministeriale
archivisti e velocipedisti, la forza alle armi raggiunse i 19.121 uomini, con 44 mitragliatrici, 72
pezzi da campagna da 75/24 e 75/28 e 24 da montagna da 75/13, 8.681 cavalli e 1.709 muli. In
241

tutto 38 unità reggimentali (147 compagnie) così dislocate:


12 reggimenti di fanteria con 48 compagnie di linea (439 ufficiali, 6.031 soldati e 109 cavalli): /. 1 Mendoza, /. 2,
/. 3 e /. 8 Buenos Aires, /. 4 San Juan, /. 5 e /. 7 Rio Cuarto, /. 6 Choele Choel, /. 10 Santa Fe, /. 11 San
Lorenzo (Salta) e /. 12 Paranà;
5 battaglioni cazadores con 14 compagnie reclute (106 ufficiali e 1.540 soldati): /. 1 San Juan, /. 2 Salta, /. 3 e /.
5 San Lorenzo (Salta) e /. 4 Mendoza;
11 reggimenti di cavalleria con 44 squadroni e 11 batterie mitragliatrici (243 ufficiali, 3.701 soldati e 4.871 cavalli):
/. 1 Cuadro /acional, /. 2 Las Lajas, /. 3 San Martin de los Andes, /. 4 Carodilla (Mendoza), /. 5 San Lorenzo
(Salta), /. 6 Mercedes, /. 7 G.ral Roca, /. 8 San Juan, /. 9 Las Lajas, /. 11 Paranà e /. 12 Formosa, più
l’Escuadron Escolta di Buenos Aires;
6 reggimenti di artiglieria leggera con 18 batterie da campagna (124 ufficiali, 4.770 uomini e 4.293 cavalli): /. 1
Cordoba, /. 2 Buenos Aires, /. 3 Paranà, /. 4 Mercedes, /. 5 San Juan e /. 6;
3 reggimenti di artiglieria da montagna con 6 batterie (45 ufficiali, 1.308 uomini e 863 cavalli): /. 1 Mendoza
(batterie 1a, 2a e 3a), /. 2 Choele Choel (batterie 4a e 5a) e /. 3 Salta (6a batteria, per le valli Calchaquies);
1 battaglione del genio (50 ufficiali, 45 sergenti, 90 caporali e 399 soldati) su 2 compagnie zappatori e 2 ferrovieri
più 2 sezioni pontieri (campagna e montagna) e 2 sezioni telegrafisti (campagna e montagna).
Nel bilancio per il 1899 le spese militari rappresentavano il 29 per cento della spesa pubblica in
pesos-carta (quasi 28 milioni su 95 e mezzo). L’esercito assorbiva 16 milioni di pesos-carta (circa
32 milioni di lire italiane 1900) pari al 57 per cento delle spese militari.

Regolamenti e addestramento (1895-99)


Il 25 luglio 1895 fu approvato il regolamento di manovre e combattimento della fanteria redatto
dal generale Capdevilla. Il 13 e 19 settembre seguirono un nuovo progetto di regolamento degli
ufficiali Day e Maligne e il regolamento sul servizio di guarnigione. Nel 1896 una commissione
(colonnello Carlos E. O’ Donnell e maggiori Agustin E. Alvarez e Antonio Romero) fu incaricata
di redigere una ordinanza generale per l’esercito.
Nel 1897 furono adottati vari provvedimenti per formare istruttori e quadri. Il 9 gennaio entrò in
funzione, presso il I Bat/RI 4 a San Juan, un corso (escuela) provvisorio per istruttori di tiro con
armi Mauser diretto dal maggiore Alberto von Sydow.
Col sostegno del Jockey Club (l’esclusiva istituzione voluta da Pellegrini per dirozzare la gentry
argentina) il 25 gennaio lo stato maggiore ingaggiò un’équipe di 6 maestri di scherma italiana,
diretta da Eugenio Pini, per addestrare 40 allievi istruttori.
Il 21 giugno il Collegio Nazionale avviò un ciclo di conferenze (academias) militari riservate
agli ufficiali della G. N. Il 5 novembre fu istituita una Commissione consultiva ed ispettiva
sull’educazione (ensegnanza) militare, composta dai generali Viejobueno, Victorica e
Capdevilla, segretari il tenente colonnello Amedeo Baldrich e il capitano Antonio Tassi. Istituito
il 1° settembre, il corso (escuela) “teorico pratico per l’istruzione e l’avvio di graduati di truppa ai
corpi dell’esercito permanente” ebbe inizio il 9 novembre con 340 allievi (180 fanteria, 100 di
cavalleria e 60 di artiglieria). Alla fine dell’anno fu anche approvato un regolamento di
ginnastica. Con i decreti 8 febbraio 1898 e 26 aprile 1899 la scuola per istruttori di tiro (escuela
de tiro) divenne permanente, con due corsi annuali di 5 mesi, frequentati da due subalterni di
ciascun reggimento.

Arsenali, rimonta, intendenza, sanità e giustizia (1895-99)


Con decreti 13 gennaio e 23 marzo 1898 furono istituiti, entrambi alle dirette dipendenze del
242

ministro della guerra Levalle, la Direzione generale degli arsenali (Ricchieri) e l’Ispettorato
generale di rimonta (colonnello Victoriano Rodriguez). Ne dipendevano 1 arsenale principale di
600 addetti a Buenos Aires e 4 regionali a Rio Cuarto (Centro: ex-polverificio nazionale),
Rosario (Litoral), Tucuman (/orte) e General Roca (Rio /egro), nonchè 2 fincas (Bell Ville e
San Carlos) e 1 deposito di rimonta (Choele Choel). Il servizio di rimonta consentì un forte
risparmio sulle spese per l’acquisto di cavalli, che nel 1891 ammontavano a 120.000 pesos.
Con legge 11 ottobre 1895 le due Commissioni di Guerra e Marina furono sostituite dalle due
Intendenze dell’Esercito e dell’Armata, con organici poi stabiliti dal decreto 29 gennaio 1896. La
razione alimentare fissata il 1° gennaio 1897 includeva 1200 grammi di carne, 400 di pane, 60 di
riso, 60 di fagioli, 50 di granturco, 35 di sale, 30 di zucchero, 15 di caffé e 65 di yerba mate,
nonchè 15 sigarette. Variavano a seconda della stagione le dotazioni di grasso (20-30 grammi),
sapone (30-40) e legna forte (2-3 chili). L’acquavite (0.2 litri) era riservata alle sole truppe del
Litorale Sud. Del tutto trascurata rimase la questione dell’accasermamento. La maggior parte
delle truppe rimase, come in precedenza, alloggiata in caseggiati o in misere baracche di fango e
paglia. A giudizio della Rivista Militare italiana, delle 3 o 4 caserme in muratura esistenti nella
capitale una soltanto si poteva considerare accettabile.
Con decreti 30 maggio 1895, 26 febbraio e 27 aprile 1896 furono approvati i regolamenti sui
servizi di sanità di campagna e della guardia nazionale ed istituito il servizio di chirurgia di
guerra nell’ospedale militare, diretto dal dottor Diogenes Decoud. In seguito i dottori Fernando E.
Sotuyo, Filomedes Antelao ed Enrique Pietranera si avvicendarono alla direzione dell’ospedale
militare, dove il 25 gennaio 1898 fu istituita la scuola d’applicazione di sanità militare. Nel
marzo 1897 Sotuyo sostituì Damianovich all’Ispettorato di sanità dell’esercito, dove nel 1898
subentrò Alberto Costa.
Con legge 6 dicembre 1894 vennero finalmente approvati i nuovi codigos militares per l’esercito
e l’armata, redatti da una commissione composta dal generale Garmendia, dal commodoro
Clodomiro Urtubey e da cinque insigni giuristi (Manuel Obarrio, Amancio Alcorta, Ceferino
Araujo, Agustin Alvarez e Osvaldo Magnasco). Il codice aveva un’impronta garantista e
umanitaria, pur mantenendo la pena di morte e alcune pene corporali (barra e pianton, limitati ad
un massimo di 24 e 2 ore). Istituiva un tribunale di revisione (Consejo de guerra y marina) di
sette membri - cinque militari e due civili con i requisiti per la Corte Suprema - e prevedeva
consigli di guerra (differenziati per ufficiali e truppa), nonchè consigli di disciplina per le
infrazioni minori, da attivarsi di volta in volta, con larga autonomia dei comandi periferici e
notevole lentezza del procedimento.
Tali inconvenienti furono rilevati già nel 1896 dal ministro Villanueva e il 16 luglio 1897 il suo
successore Levalle incaricò il dottor José Maria Bustillo di redigere progetti di riforma delle
norme procedurali, penali e disciplinari, rispettivamente approvati con leggi 10 gennaio e 4
novembre 1898 nn. 3679 e 3737 e regolamento 13 gennaio 1899. Tra l’altro la riforma Bustillo
rendeva permanenti i tre Consigli di guerra di primo grado (uno misto per gli ufficiali, gli altri
due per i militari di truppa dell’esercito e dell’armata), istituiti il 1° aprile 1898 (il 28 aprile ne fu
istituito un quarto a Villa Mercedes, San Luis, per la Divisione delle Ande).
243

4. LA PARITA’ NAVALE COL CILE

Ferdinando Maria Perrone e le corazzate Ansaldo (1895-1902)


L’industria nazionale non era però in grado di assicurare all’Armada una moderna componente
oceanica. Già nel 1890 Roca aveva suscitato l’imbarazzo dell’incaricato d’affari italiano a
Buenos Aires, con la richiesta di una missione navale per l’addestramento della flotta. Ma nel
1895 l’ex-garibaldino Ferdinando Maria Perrone (1847-), immigrato nel 1885 e divenuto
redattore della Prensa nonchè influente personaggio della vita politica argentina, si propose come
agente commerciale dell’Ansaldo di Genova, convincendo i proprietari, fratelli Giovanni e Carlo
Marcello Bombrini, a battere la concorrenza dei cantieri inglesi offrendo al governo argentino di
consegnare subito 2 dei 4 modernissimi incrociatori corazzati da 7.350 tonnellate che i cantieri
genovesi stavano costruendo o impostando per conto della Regia Marina italiana su direttive del
ministro Benedetto Brin (1833-98) e progetto dell’Ispettore del Genio Navale Edoardo Masdea
(1849-1910).
La corazzatura in acciaio e nichel includeva una protezione verticale spessa 150 mm in cintura,
un ponte corazzato di 38 mm e un ridotto centrale con traverse di 130 mm. L’apparato motore, in
grado di assicurare una velocità di 19-20 nodi, comprendeva 2 macchine alternative a triplice
espansione con potenza di 14.000 cavalli vapore. L’armamento includeva 1 cannone da 254/40 in
torre corazzata prodiera, 2 da 203/45 in torre corazzata poppiera, 14 da 152/40 in batteria
protetta, 4 lanciasiluri da 450 mm, armi anti-siluranti e minori.
Un generoso finanziamento della Legione italo-argentina (con le medesime uniformi e il
medesimo ordinamento dell’esercito italiano, alpini inclusi) favorì il consenso argentino. Quanto
al consenso italiano, negato dal ministro della marina, viceammiraglio Enrico Costantino Morin
(1841-1910), Perrone lo ottenne direttamente dal re Umberto I, prospettandogli una crescita
dell’influenza italiana in Argentina e del suo prestigio internazionale. Questa abilissima
transazione commerciale, che fruttò poi a Perrone l’acquisizione dell’Ansaldo, ebbe infatti un
certo rilievo diplomatico, potendosi sostenere - benchè con notevole esagerazione - che le navi
italiane, colmando lo squilibrio di forze in Sudamerica, avevano salvato la pace.
Così nel 1896 entrarono in servizio le prime unità oceaniche argentine, gli incrociatori corazzati
da 7.350 tonnellate Garibaldi e Varese (ribattezzato San Martin), seguiti da altre 2 unità similari
in allestimento per la marina italiana (General Belgrano e Puerreydon, quest’ultimo mantenuto
in servizio addirittura fino al 1954) e l’Argentina commissionò all’Ansaldo altre 2 unità della
stessa classe (Moreno e Rivadavia). Sempre nel 1896 l’Argentina acquistò dai cantieri Orlando di
Livorno i suoi primi 4 cacciatorpediniere (Corrientes, Misiones, Entre Rios e Santa Fé, che fu
tuttavia perduto poco dopo per un incidente). Infine nel 1898 furono commissionati in Italia altri
6 cacciatorpediniere e la nave scuola Presidente Sarmiento.

L’Armada argentina nel 1899


Naturalmente, con l’entrata in servizio delle nuove unità, fu modificato anche l’ordinamento
della flotta argentina. La componente oceanica (San Martin, Pueyrredon, General Belgrano e
Buenos Aires) formò infatti la Divisione navale di Bahia Blanca, mentre le maggiori unità
costiere (Almirante Brown, Independencia, Libertad, Veinteycinco de Mayo e Patria) formarono
la Divisione navale del Rio de la Plata.
Nel 1899 il biancio della marina sfiorò i 12 milioni di pesos-carta, pari al 43 per cento della
244

spesa militare. Comandata da 1 viceammiraglio e 2 contrammiragli, la forza bilanciata della


nuova Armada Republica Argentina (A.R.A.) era passata nel triennio 1896-98 da 5.320 ad 8.193
effettivi, inclusi 250 della flottiglia torpediniere e 1.500 della fanteria e artiglieria navale (ma nel
1898 questi ultimi furono nuovamente traferiti all’esercito).
Gli ufficiali erano 676: 322 di stato maggiore, 56 di sanità, 179 macchinisti, 7 torpedinieri, 53
contabili, 14 elettricisti, 9 piloti, 4 cappellani, 16 di fanteria di marina e 16 di artiglieria costiera.
L’Escuadra contava 46 unità principali:
4 incrociatori corazzati da 7.350 tonnellate (G.ral Garibaldi, G.ral San Martin, G.ral Belgrano, Pueyrredon);
1 corazzata a ridotto centrale da 4.260 tonnellate e 26 pezzi (Almirante Brown);
2 corazzate a barbetta da 2.500 tonnellate (Libertad, Independencia);
2 monitori corazzati obsoleti da 1.535 tonnellate (El Plata, Los Andes);
3 incrociatori protetti da 4780/3200 tonn e 39/40 pezzi (Buenos Aires, /ueve de Julio, Veinteycinco de Mayo)
1 incrociatore protetto da 1.419 tonnellate e 20 pezzi (Patagonia);
1 incrociatore-torpediniere (Patria);
1 incrociatore-scuola (Presidente Sarmiento);
6 cacciatorpediniere (1 da 520 tonn tipo Espora, 2 tipo Misiones e 3 tipo Entre Rios);
10 torpediniere di 1a classe da 110 tonnellate (6 tipo Bat Hurst e 4 tipo Alerta);
10 torpediniere di 2a classe da 15 a 16 tonnellate (N. 1 - N. 10);
5 trasporti principali (Pampa, Chaco, Guardia /acional, Santa Cruz, Primero de Mayo).

La rielezione di Roca e l’autonomia della marina (11 ottobre 1898)


Naturalmente la rutilante eccitazione guerresca del 1896-98 preludeva alla grande rentrée del
Cincinnato argentino, presidente del senato dal 1895 e trionfalmente rieletto alla presidenza della
Repubblica in coppia con Norberto Quirno Costa. Ministri degli esteri e dell’interno del nuovo
governo Roca erano Luis Maria Drago e Joaquin V. Gonzalez. Alla vigilia del suo insediamento,
la legge 11 ottobre 1898 n. 3727 sulle funzioni dei ministri separò per la prima volta i dicasteri
della guerra e della marina, dove a Levalle subentrarono rispettivamente il generale Luis Maria
Campos e il commodoro Martin Rivadavia. Ma l’art. 12 della legge declassava i due ministri a
meri esecutori tecnici delle direttive militari presidenziali (erano infatti responsabili dell’“attività
relativa all’esercizio dei poteri di guerra del presidente nella sua qualità di comandante in capo”
delle forze armate e della milizia). Capo di stato maggiore dell’esercito era il colonnello
Alejandro Montes de Oca, poi sostituito da Ricchieri.

L’abrazo del Estrecho (12 febbraio 1899)


Roca chiuse rapidamente la controversia confinaria col Cile che gli aveva assicurato il trionfo
elettorale. Congedati i coscritti e smobilitato l’esercito, Roca si accordò col suo collega cileno
Federico Errazuriz per un vertice a Punta Arenas, dove i due presidenti arrivarono accompagnati
dalle rispettive flotte e dove il 15 febbraio 1899 firmarono l’accordo a bordo dell’incrociatore
cileno O’Higgins, immortalandolo con il famoso “abrazo del Estrecho”. Poi la fregata argentina
Presidente Sarmiento accompagnò la flotta cilena a Valparaiso e l’incrociatore cileno Centeno
seguì quella argentina a Buenos Aires.
245

La visita di Ricciotti Garibaldi (luglio 1899)


Nel luglio 1899 Roca ricevette la visita di Ricciotti Garibaldi (1847-1924), figlio dell’Eroe dei
Due Mondi, nato a Montevideo ed ex-comandante della 4a brigata dell’Armata dei Vosgi durante
la guerra franco-prussiana del 1870-71, alla quale avevano appartenuto anche i volontari argentini
e spagnoli. Accompagnato dal poeta dialettale Cesare Pascarella (1858-1940) - cantore
dell’epopea garibaldina e autore del poemetto La scoperta dell’America (1893) - e dagli aspiranti
finanziatori, principe Baldassarre Odescalchi e marchese Medici del Vascello, Ricciotti propose
un progetto di colonizzazione italiana della Patagonia, troppo vago e ambizioso per poter
modificare la decisione del governo argentino di affidare la colonizzazione dei territori di
frontiera (Patagonia e Chaco) ai contadini nord-europei, ritenuti più sobri, resistenti e laboriosi
degli italiani, ai quali si pensava semmai di riservare gli incarichi di carattere tecnico ed edilizio.

La campagna del Chaco Austral (estate 1899)


Proprio per preparare la colonizzazione del Chaco Austral, a metà del 1899 il generale Lorenzo
Vintter effettuò una nuova campagna a Sud del Rio Bermejo con la cosiddetta Division de
Caballeria Chaco (RI 12, RC 1, 6, 8, 11 e 12 e RAL 3) coprendo una distanza di 500 chilometri
fino a Reconquista e ai fortini Chicas e Tostado e sottomettendo circa 4.500 indiani.
Relativamente ai confini settentrionali del Chaco Central, compreso tra i fiumi Bermejo e
Pilcomayo, nel novembre 1899 l’Argentina concluse col Paraguay un trattato di arbitrato
decennale analogo a quello appena concluso con l’Uruguay.

I Pactos de mayo e il disarmo navale bilanciato (1902)


L’Abrazo del Estrecho fu ulteriormente consolidato con gli accordi bonearensi del maggio 1902.
Oltre ad un trattato generale di arbitrato che rimetteva al sovrano britannico la designazione di
una commissione arbitrale sulla controversia confinaria, i Pactos de Mayo comprendevano la
convocazione di un convegno sulla limitazione bilanciata degli armamenti. Ne derivò l’unico
accordo sul disarmo sottoscritto in Sudamerica nel XX secolo, con il quale l’Argentina accettava
di disarmare una aliquota di navi già in servizio e di vendere quelle ancora in costruzione oppure,
in mancanza di acquirenti, di lasciarle incomplete nei cantieri. Di conseguenza fu sospesa la
costruzione di 2 corazzate da 15.000 tonnellate e rescisso il contratto coi cantieri Orlando per i 6
cacciatorpediniere, mentre gli ultimi 2 incrociatori corazzati (Moreno e Rivadavia), già quasi
completati dall’Ansaldo, furono venduti al Giappone.

L’intervento europeo in Venezuela e la doctrina Drago (1902)


Il 2 dicembre 1902 navi inglesi, tedesche e italiane (incrociatori Carlo Alberto, Bausan ed Elba)
catturarono la squadra venezuelana e cannoneggiarono i porti, ufficialmente per imporre il
pagamento dei debiti dovuti da privati o dallo Stato venezuelano a forti creditori inglesi e
tedeschi (tra cui la Disconto Gesellschaft di Berlino, creditrice di 50 milioni di bolivares) ma
soprattutto per soffocare sul nascere la Revolucion restauradora scatenata dal generale Cipriano
Castro contro i caudillos e la borghesia mercantile finanziata dalla /ew York and Bermudez
Company.
Per questa ragione l’intervento europeo fu inizialmente approvato dagli Stati Uniti. Unica ad
opporsi fu invece l’Argentina, il cui ministro degli esteri Luis Maria Drago sollecitò gli Stati
Uniti a riconoscere il principio che “il debito pubblico non può dar luogo all’intervento armato e
246

neppure all’occupazione materiale del suolo delle nazioni americane da parte di una potenza
europea”. La cosiddetta doctrina Drago fissava in tal modo un importante principio del diritto
internazionale dell’emisfero americano, seguito poco dopo dal “corollario Roosevelt” alla
dottrina Monroe del 1823, che rivendicava agli Stati Uniti, in nome dell’ideale panamericano,
l’esclusivo diritto di esercitare un’azione di persuasione nei confronti di uno stato americano
debitore cronico, anche nel caso in cui i creditori fossero europei. Con la mediazione americana il
24 febbraio 1903 terminò l’ultima azione coercitiva europea nel Continente Americano.
247

X - LA POLITICA MILITARE
DEL REGIME COSERVATORE
(1900-1916)

SOMMARIO: 1. Da Roca ad Yrigoyen. - 2. La politica estera e militare. - 3. Lo Stato maggiore. - 4. Le


truppe. - 5. Marina ed aviazione.

1. DA ROCA A YRIGOYEN

La crisi del regime e la terza insurrezione civico-militar (1898-1905)


Nelle elezioni del 1898 la competizione era ridotta alle due formazioni politiche tradizionali, i
liberali (U. C. N.) di Emilio Mitre e i conservatori (P. A. N.) di Roca e Pellegrini, invano sfidati
nel 1901 dalla nuova lista antiroquista (democrata) di Roque Saenz Pegna, un antico sostenitore
del riformismo di Juarez Celman che in occasione della I Conferenza Panamericana del 1889
aveva contestato l’eccessiva ingerenza degli Stati Uniti. Ma durante la seconda presidenza Roca
crebbero anche, soprattutto nella capitale e nella provincia bonearense, il Partito socialista e l’U.
C. R., dove l’affermazione dell’ala estremista guidata da Hipolito Yrigoyen provocò la scissione
dei Radicales di Bernardo Irigoyen. A differenza dei vecchi partiti, che si appoggiavano alle
clientele dei caciques distrettuali, socialisti e radicali erano partiti di militanti, con sezioni
organizzate e con una rete di quotidiani nazionali e locali.
Nel 1902 si svolse il primo sciopero generale. Benchè non avesse ancora finalità politiche, Roca
rispose proclamando lo stato d’assedio e varando una ley de residencia, presentata come “de
seguridad y defensa”, che consentiva l’espulsione degli stranieri rei di delitti comuni o di
condotta pericolosa. Inoltre negli ultimi sei anni del regime roquista (1901-06) furono disposte
sei intervenciones (commissariamenti di province):

Presidenze /° Anni e Provincie Beneficiari Titolo

1898-1904 (2a Roca) 4 1899 Buenos Aires autorità locali ex-art. 6


1899 Catamarca opposizione ex-art. 6
1900 Entre Rios autorità locali richiesta
1903 Buenos Aires (2 int.) autorità locali ex-art. 6
1904-06 (Quintana) 2 1904 San Luis opposizione richiesta
1905 Tucuman opposizione ex-art. 6

D’altra parte Roca offerse spazi di rappresentanza all’opposizione con la riforma del sistema
elettorale, proposta dal ministro degli interni Joaquin V. Gonzalez, che adottava il voto segreto e
il collegio uninominale, approvata il 12 dicembre 1902. Pellegrini, che aveva osteggiato la
riforma e difeso il diritto di vendere il voto, convocò assieme a R. Saenz Pegna una “conferenza
dei notabili”, dalla quale si riprometteva di trarre la propria candidatura alle presidenziali del
1904. Ma la fazione di Roca e del governatore bonearense Ugarte sabotò l’iniziativa, garantendo
248

l’elezione del portegno Manuel Quintana, antiroquista ma isolato, in coppia con il cordobese J.
Figueroa Alcorta (peraltro gradito a Pellegrini).
Tra le prime misure di Quintana vi fu il ripristino del vecchio sistema elettorale della lista
completa. Fu la causa scatenante della terza ed ultima insurrezione civico-militar, scoppiata il 4
febbraio 1905 ed estesasi ad una dozzina di unità dell’esercito, in particolare del genio. Nella
capitale il piano, nel quale erano coinvolti i RI 2 e 6, il RC 9 (Escolta) e la scuola sottufficiali, fu
scoperto e neutralizzato, ma nell’interno si sollevarono varie guarnigioni, a Bahia Blanca il 1°
zappatori, a Rosario il RI 9, a San Lorenzo il RAC 3. A Cordoba il RI 8, il RC 10, il 3° ferrovieri
e il 4° telegrafisti attaccarono senza successo la caserma del RAC 2, rimasto fedele al governo.
Ma gli scontri più duri si verificarono a Mendoza, dove si sollevarono il Batallon Cazadores de
los Andes, il RC 1 e i RAM 1 e 2, in tutto alcune centinaia di uomini con 11 cannoni, sconfitti a
Panquehua dalle truppe lealiste del colonnello Antonio Tiscornia.
Il bilancio fu di almeno 300 vittime: un centinaio a Cordoba, 80 (20 morti e 60 feriti) nella
capitale, 41 (12 m. e 29 f.) a Santa Fe e 50 a Mendoza. A seguito della rivolta, il 28 settembre
furono approvate le leggi n. 4707 e 4708, che ribadivano l’incompatibilità tra il comando di
truppe attive e la partecipazione ad attività politiche (consentendo però la candidatura elettorale)
e autorizzavano il presidente, in caso di emergenza interna, a istituire tribunali speciali di guerra,
dove non si ammettevano difensori civili.

La sconfitta di Roca e la repressione sociale (1906-1910)


Intanto Pellegrini preparava la rivincita da Londra e al suo ritorno sfidò il governo incontrando i
dirigenti dell’U.C.R. esiliati dopo la fallita insurrezione, nonchè Saenz Pegna, che, nominato da
Quintana ambasciatore a Berlino, aveva già incontrato a Losanna il vecchio oppositore cattolico
Indalecio Gomez, concordando con lui un vasto progetto di riforma democratica. Nelle elezioni
parlamentari del 12 marzo 1906 una massiccia affluenza alle urne vanificò il ripristino della lista
completa, assicurando la vittoria delle opposizioni, alleate nella Coalicion Popular. Stremato
dalla tensione, Quintana morì proprio quello stesso giorno, lasciando l’ufficio a Figueroa Alcorta.
Fu allora il turno di Roca di prendersi una lunga vacanza in Europa, da dove tornò nel 1907 per
dare la sua ultima battaglia.
Pellegrini, morto nel 1906, non poté sostenere il nuovo presidente contro la fronda dei
republicanos, che nel 1907 lo abbandonarono per protesta contro il commissariamento di
Corrientes e tentarono di provocarne le dimissioni ritardando l’approvazione della legge di
bilancio. Alcorta reagì convocando in novembre sessioni parlamentari straordinarie, senza
tuttavia piegare l’ostruzionismo. Finchè, il 25 gennaio 1908, dichiarò chiuse le sessioni e
approvato il bilancio e fece occupare il congresso dalla Policia Federal. Il golpe de estado isolò il
blocco roquista, abbandonato da molti caudillos oficialistas e dai repubblicani mitristi e sconfitto
alle elezioni di aprile.
Per piegare il notabilato provinciale, Alcorta fece ricorso al commissariamento ben 7 volte, più di
ogni altro presidente. Soltanto in due casi fu necessario impiegare le truppe, nell’aprile 1907 a
Santiago del Estero (dove il RI /. 19 rimise in carica il governatore José D. Santillana) e nel 1909
a San Luis (RI /. 16). Cordoba, ultima roccaforte roquista, fu commissariata nell’agosto 1909:

Presidenze /° Anni e Provincie Beneficiari Titolo

1906-10 (Fig. Alcorta) 7 1907 San Luis autorità locali richiesta


1907 San Juan opposizione richiesta
249

1907 Corrientes opposizione ex-art. 6


1909 San Luis - Cordoba opposizione ex-art. 6
1909 Corrientes opposizione ex-art. 6
1910 La Rioja opposizione ex-art. 6

Ma Alcorta usò il pugno di ferro e lo stato d’assedio soprattutto contro gli scioperi generali del
1909 e 1910. Nel 1909, per vendicare gli scioperanti uccisi dalla polizia e dall’esercito, un
anarchico assassinò il capo della polizia, colonnello Ramon L. Falcon, assieme al suo giovane
segretario Lartigau. I grandi festeggiamenti per il centenario della rivoluzione di maggio furono
turbati da nuovi massacri di operai e dall’occupazione militare della capitale. Ma la minaccia
sovversiva era ancora ben lontana dal livello raggiunto con la “settimana rossa” del gennaio
1919. Infatti i gruppuscoli anarco-comunisti (FORA Quinto congreso), e in particolare quelli
anarco-terroristi ispirati a Ravachol, erano un’infima minoranza. La maggior parte dei 69
sindacati anarchici era di tendenza soreliana (FORA Decimo congreso), mentre i 30 sindacati
aderenti all’U.G.T. seguivano la linea pacifista e “revisionista” della socialdemocrazia tedesca e i
36 sindacati maggiori si dichiaravano indipendenti.

La riforma elettorale e la vittoria dei radicali (1910-16)


Nel 1909 la riforma democratica del sistema elettorale era ormai all’ordine del giorno, al punto
che numerosi alti ufficiali, incluso forse lo stesso generale Ricchieri, ex ministro ella guerra del
secondo governo Roca, aderirono all’U.C.R., la quale dopo la fallita insurrezione del 1905 aveva
abbandonato la strategia cospirativa e riconosciuto la leadership di Yrigoyen.
Anche l’ala riformista del regime conservatore si riorganizzò nel 1909, come Union /acional,
attorno al progetto democratico elaborato da Gomez e Saenz Pegna, il quale giunse a qualificare
Roca “el mas inlustre enemigo de la democracia argentina”. Ciò non gli impedì ovviamente di
accettare l’appoggio del notabilato provinciale ex-roquista che gli consentì di vincere le
presidenziali del 1910 in coppia col saltegno Victorino de la Plaza, già ministro degli esteri nella
prima presidenza Roca. Il rifiuto opposto da Yrigoyen alle aperture di Saenz Pegna non rallentò
comunque l’impegno riformista del nuovo governo, che il 10 febbraio 1912 ottenne finalmente
l’approvazione della riforma elettorale proposta dal ministro dell’interno Indalecio Gomez,
basata sul sistema della lista incompleta che predeterminava il numero di seggi assegnati alla
minoranza.
A seguito dei due rinnovi parziali della Camera svoltisi nel1912 e 1914, la rappresentanza dei
partiti tradizionali si ridusse a 73 deputati, contro 47 dei nuovi partiti di opposizione (33 radicali,
11 socialisti e 3 della Liga del Sur, un dinamico partito regionalista santafesino fondato nel 1908
da Lisandro de la Torre e che derivava dai radicales di B. Irigoyen). Colpito da grave
impedimento fisico nel febbraio 1914, Saenz Pegna morì in agosto, subentrandogli prima
interinalmente e poi a pieno titolo il vicepresidente de la Plaza.
L’improvvisa interruzione delle esportazioni temporaneamente determinata dallo scoppio della
grande guerra europea, provocò il panico dei risparmiatori e il ritiro dei depositi dalle banche. I
divieti di cambio in oro ed esportazione di preziosi emanati dal governo non poterono impedire
una forte diminuzione delle riserve auree, ma il risconto dei documenti commerciali e la
moratoria dei prezzi consentirono di superare l’emergenza. La crisi del mercato mondiale spinse i
riformisti moderati a riaggregarsi attorno ad un programma protezionista e nazionalista, fondato
sul controllo statale delle esportazioni e sullo sviluppo dell’industria e della marina mercantile.
Nella nuova fomazione politica (Partido Democrata Progresista) vecchi oppositori come Gomez
e de la Torre figuravano accanto ad ex-ministri del regime come Quirno Costa e Gonzalez,
250

nonchè allo stesso figlio di Roca (Julio A. jr.). L’improvvisa minaccia alla prosperità del ceto
medio accrebbe però anche lo spazio politico dell’U.C.R., che assorbì i resti dell’U.C. e vari
partiti locali (democristiano, liberale, costituzionale, demosociale) avanzando a Santa Fe,
Cordoba e Mendoza come nel Nord e a Corrientes.
La partita finale tra P.D.P. e U.C.R. si giocò alle presidenziali del 1916, quando la guerra europea
stava portando nuova prosperità all’Argentina. Tra i 300 grandi elettori i due schieramenti si
equivalevano, ma alla fine prevalse di misura Yrigoyen, in coppia con Pelagio B. Luna, aprendo
una nuova fase della storia argentina.
251

2. LA POLITICA ESTERA E MILITARE

La politica estera
Fu in definitiva l’integrazione nel mercato imperiale britannico ad assicurare lo sviluppo
dell’Argentina a spese dell’Europa continentale. Questa ormai secolare dipendenza economica e
finanziaria dagli inglesi imponeva una coesistenza pacifica con gli altri Stati sudamericani, e in
particolare col Cile e il Brasile, rispettivamente tutelati dall’Inghilterra e dagli Stati Uniti. Da
Roca a Yrigoyen, tutti i governi argentini cercarono di bilanciare il capitale inglese con la
cooperazione navale e militare con l’Italia e la Germania e con la rivendicazione di un ruolo
guida sui tre stati limitrofi che avevano fatto parte del viceregno spagnolo del Plata (Bolivia,
Paraguay e Uruguay) e perfino sul Cile e il Perù.
Per questa ragione, proprio mentre gli Stati Uniti conquistavano con la forza gli ultimi due
bastioni dell’impero coloniale spagnolo, Cuba e le Filippine, Roca intensificò i rapporti di
amicizia e cooperazione culturale con la Spagna e omise dall’inno nazionale le strofe
antispagnole. Anche i suoi successori contrapposero l’hispanidad alla latinidad dei brasiliani,
rifiutando ogni progetto di unità “panamericana”. Proprio Luis Maria Drago - il ministro degli
esteri di Roca che nel 1902 aveva provocato il “corollario Roosevelt” alla dottrina Monroe -
contrapponeva una concezione “globalista” dell’America a quella “emisferica” di Monroe:
“l’America all’umanità”, anzichè “l’America agli americani”.
In ogni modo l’Argentina non poté impedire a Cile e Inghilterra di consolidare il rispettivo
controllo dei passaggi a Sud-Ovest e dell’Antartide. Nel 1904, dopo averle gradualmente
occupate, il Cile reclamò la sovranità sulle tre isole all’imboccatura atlantica del canale di Beagle
(Picton, Nuova e Lennox) e nel 1908 il governo inglese dichiarò che le isole Georgie, Shetland e
Sandwich Australi e la Terra di Graham facevano parte della giurisdizione delle Falkland.
Nel 1909 Figueroa Alcorta e il suo ministro Estanislao Zeballos ruppero le relazioni
diplomatiche con La Paz a causa delle violente proteste di piazza contro l’arbitrato argentino
nella controversia territoriale boliviano-peruviana. I rapporti furono ristabiliti solo il 13 dicembre
1910, con le scuse del governo boliviano. Saenz Pegna e il suo ministro Ernesto Bosch dovettero
invece affrontare la crisi paraguayana del 1911, sfociata nella guerra civile tra il governo
colorado del generale Caballero, sostenuto dagli agrari e dal Brasile, e gli insorti liberali,
espressione dei ceti medi urbani e degli esportatori.
Diversamente dal governo, gli insorti rifiutarono di aderire all’invito del corpo diplomatico di
Asuncion, promosso dalla legazione argentina, di dichiarare la capitale “città aperta” e le
cannoniere ribelli colpirono anche navi argentine. Alla proteste ufficiali, Buenos Aires fece
seguire l’invio della cannoniera Paranà che più tardi, assieme al vapore Lambaré, accolse a
bordo oppositori e ribelli, di fatto sostenuti dal nuovo governo riformista argentino. Il 23 gennaio
1912 quest’ultimo ruppe le relazioni diplomatiche con i colorados, subito ristabilite dal nuovo
governo liberale di Liberato Rojas.
L’andamento della spesa militare
Nel periodo esaminato si avvicendarono al ministero della guerra il generale Luis Maria Campos
(1898), il colonnello Pablo Ricchieri (1901) e i generali Manuel Godoy (1904), R. M. Fraga
(1906), Rafael Aguirre (1908), Juan Gregorio Velez (1910) e Allaria (1914). Nel 1916 Irigoyen
assegnò ministero della guerra e jefatura di polizia a due dirigenti del partito, Elpidio Gonzalez e
Julio Moreno, che nel 1918 si scambiarono gli incarichi.
Nel 1900 Roca e Campos non sostennero il piano di potenziamento dell’esercito presentato dal
capo di S.M. Ricchieri, che prevedeva una spesa di ben 38 milioni di pesos, più del doppio dei 16
252

milioni concessi per il 1899. Il nuovo governo antepose infatti lo sviluppo delle linee ferroviarie e
dei porti di Rosario, Santa Fe e Bahia Blanca e nel biennio 1900-01 ridusse anzi il bilancio
dell’esercito da 16 a 13 milioni. In compenso la legge 4031/1901 consentì ai militari in congedo
passati ad altra amministrazione pubblica di cumulare stipendio e pensione intera.
Divenuto ministro, Ricchieri ottenne però lo stanziamento nel bilancio 1902 di 5 milioni per
l’ammodernamento dell’esercito, determinando nuovamente un’economia di riarmo. Questa
politica fu duramente criticata da Pellegrini nel suo intervento del 27 dicembre 1902 al senato sul
bilancio di previsione del 1903. In polemica col governo, Pellegrini osservò che la spesa militare
dell’Argentina superava in proporzione al bilancio quelle della Russia, dell’Italia, della Spagna e
del Belgio, restando inferiore soltanto a quelle della Francia e della Germania, cioè delle due
Potenze maggiormente soggette alla “doble calamidad” del militarismo e della pace armata.
Pellegrini ne indicò la causa nel fatto di aver assunto come bilancio normale di pace quello che,
all’epoca ormai conclusa della tensione con il Cile, era stato votato come bilancio di guerra.
Secondo la Commissione finanze della Camera dei deputati il finanziamento della coscrizione
obbligatoria adottata nel 1901 e delle nuove caserme previste in funzione delle esigenze di
mobilitazione e radunata imponeva drastiche economie nell’amministrazione militare, in
particolare una revisione delle norme sull’avanzamento e sul trattamento di quiescenza. La
Commissione rilevava altresì l’impossibilità di una razionale pianificazione determinata dalle
variazioni di spesa in corso d’esercizio e che la tendenza all’aumento dei quadri, saliti nel 1903
da 1.700 a 1.800 unità, poteva diventare entro dieci anni una “calamidad publica”.
La legge organica del 20 settembre 1905 n. 4707 elevò da 45 a 55 anni i limiti di età per i
sottufficiali, li abbassò drasticamente per gli ufficiali (inferiori 40-46 anni, superiori 50-57,
generali 60-63), elevò il servizio minimo pensionabile a 15 anni e limitò il computo degli anni di
campagna ai soli fini della liquidazione. In tal modo fu possibile stabilizzare il bilancio
dell’esercito al 9 per cento della spesa statale e quello della marina al 7 e poi al 6 per cento. Il
proporzionale aumento del bilancio statale consentì comunque di accrescere il valore assoluto e
anche reale degli stanziamenti, tanto che nel 1910 fu possibile raddoppiare gli organici
dell’esercito da 12.000 a 24.000 uomini senza variarne l’incidenza sulle spese
Tuttavia nei bilanci 1911-16 si stanziarono fondi straordinari per l’ammodernamento e il
potenziamento delle due forze armate, pari nei primi due esercizi ad un ulteriore 6 per cento della
spesa statale, dimezzata in ciascuno dei tre esercizi successivi fino allo 0.6 per cento. Peraltro a
partire dal bilancio del 1912 le spese ordinarie della marina furono accresciute del 50 per cento,
portandole quasi allo stesso livello di quelle dell’esercito.
Comunque, in termini assoluti e valuta corrente, le spese militari aumentarono fino al 1914,
passando da 24 al massimo di 60 milioni di pesos. Nel 1915-17 la crisi bellica del mercato
mondiale impose di tagliare un decimo della spesa statale. Ridotta proporzionalmente, quella
militare si attestò sui 54 milioni di pesos, pari al 17 per cento del bilancio:

Anno Guerra Marina Anno Guerra Marina


m$ - % m$ - % m$ - % m$ - %
1900 13.0 - 14 11.2 - 12 1909 22.6 - 9 16.5 - 6
1901 13.0 - 15 9.5 - 11 1910 22.9 - 9 17.5 - 6
1902 18.0 - 18 11.0 - 11 1911 23.2 - 8.5 19.2 - 6
1903 15.0 - 16 9.2 - 10 1912* 29.2 - 9* 28.1 - 9*
1904 16.6 - 16 9.8 - 10 1913* 29.8 - 9* 26.0 - 8*
1905 16.4 - 15 9.7 - 10 1914* 31.0 - 9* 29.3 - 9*
1906 17.0 - 14 12.8 - 10 1915* 28.3 - 9*
24.0 - 8*
1907 18.5 - 9 1 4.5 - 7 1916* 28.4 - 9* 24.0 -
253

8*
1908 18.5 - 9 1 4.5 - 7 1917 28.6 - 9 24.3 - 8

* acquisti straordinari (1911-12 +6% Bil. Stato, 1913 +3%, 1914 +2%, 1915/16 +0.6%).

La ley Ricchieri e la coscrizione selettiva (6 dicembre 1901)


Nel 1901 il ministro Ricchieri presentò un vasto progetto di riforma dell’ordinamento e del
reclutamento dell’esercito secondo il modello prevalente nell’Europa continentale. Articolato in
16 titoli, il progetto fu vivamente osteggiato in parlamento, dove la maggioranza era orientata a
favore del vecchio reclutamento volontario per ingaggio e dell’autonomia della guardia
nazionale. Tuttavia, grazie al forte sostegno del governo, il progetto fu approvato con legge 6
dicembre 1901 n. 4031, la famosa Ley Ricchieri. Da notare che tra gli argomenti a favore della
coscrizione obbligatoria vi era che essa avrebbe eliminato i “vicios”, l’indisciplina e le diserzioni
di cui si rendevano responsabili i volontari.
L’art. 1 della legge Ricchieri integrava definitivamente la Guardia Nazionale nell’Esercito, senza
più distinzioni tra scapoli e ammogliati. Tutti i cittadini, sulla base dell’art. 21 della Costituzione,
erano infatti assoggettati all’obbligo personale del servizio militare. L’obbligo durava dal
compimento del 20° anno sino al 45°, assegnando le prime 9 classi (20-28 anni) all’Ejército de
linea (Esercito Permanente e Riserva), le 12 successive (29-40) alla Guardia /acional e le ultime
4 (41-44) alla Guardia Territorial.
Quanto al reclutamento dei militari di truppa dell’Esercito Permanente si passava dal sistema
degli ingaggi alla coscrizione selettiva sulla classe dei ventenni. Nominalmente tutti gli idonei
erano obbligati ad una ferma addestrativa semestrale, ma in pratica - come del resto avveniva
allora anche nell’Europa continentale - l’unica realmente incorporata era un’aliquota sorteggiata
con ferma biennale.
In Francia e in Italia il contingente era fissato annalmente con legge di bilancio a seconda del
gettito e delle esigenze di reclutamento, e all’inizio del secolo, ridotta la ferma da 3 a 2 anni, si
aggirava mediamente sul 40 per cento del gettito utile di leva. La legge Ricchieri seguiva invece
il criterio spagnolo, fissando un tetto del 20 venti per cento o “quinta parte” del gettito di leva
annuale (donde il nomignolo di quintas dato agli sfortunati marmittoni spagnoli).
La leva poggiava su 58 distretti militari, con 116 ufficiali e 124 sottufficiali. Le chiamate alle
armi effettuate nel 1896-99 in base alla legge 23 novembre 1895 avevano registrato un forte tasso
di elusione (mediante matrimonio, espatrio a Montevideo, accesso al pubblico impiego). Per
dimostrare che il governo intendeva fare sul serio e per sperimentare il nuovo sistema, furono
immediatamente richiamate alle armi, per completare (o per compiere, nel caso degli ammogliati)
il semestre addestrativo, le classi 1878 e 1879 della 5a Region Militar, vale a dire quella di Cuyo.
In tal modo al 31 dicembre 1901 i militari di truppa alle armi erano già 15.458, saliti un mese
dopo a 18.033 (il 5 aprile ne restavano 17.480). Con legge 24 maggio 1902 n. 4071 furono
amnistiati i reati commessi in violazione delle precedenti leggi di reclutamento.

La riduzione della ferma e il raddoppio del contingente (1905)


Anche in Argentina, come in Europa, la coscrizione suscitò forti critiche della sinistra. L’iniqua
ripartizione sociale del carico e il rapido aumento del gettito di leva resero presto impossibile
difendere la ferma “lunga” biennale, benche in un’ottica puramente tecnico-militare fosse
preferibile a quella “breve”. Così nel 1905, con legge organica n. 4707, la ferma nell’esercito (ma
non in marina) fu dimezzata ad un anno, raddoppiando di conseguenza il contingente annuale
254

incorporato, e anche la ferma generale addestrativa fu ridotta a 3 mesi. Inoltre la determinazione


del contingente annuale fu rimessa alla legge di bilancio. Come premio di consolazione, i
generali ottennero la simbolica assegnazione delle prime 2 classi di G. N. (29-30 anni) alla
Riserva dell’Esercito di linea.
Dal 1901 al 1935 furono incorporati 200.000 uomini, mentre a partire dal 1910 il tasso di
reclutamento si stabilizzò attorno al 35-40 per cento degli idonei. Come si era previsto, il
passaggio dal reclutamento volontario alla coscrizione ridusse notevolmente i tassi di criminalità
e di indisciplina. Anche le pene corporali furono ulteriormente limitate: nel 1907 fu ridotta da 6 a
3 ore la durata massima del pianton, definitivamente abolito nel marzo 1915, conservando però la
barra. Al posto delle compagnie di disciplina, nel 1907 fu introdotta, quale punizione accessoria
per renitenti e ribelli, l’assegnazione ad unità di stanza nel Chaco.
255

3. LO STATO MAGGIORE

La riforma del ministero della guerra (1900-09)


Con decreto 31 dicembre 1900 (mod. 18 febbraio 1902 e 26 dicembre 1905) e con regolamento
17 gennaio 1904 (mod. 23 dicembre 1904) il ministero della guerra fu riordinato su tre
“ripartizioni”:
Gabinetto - 1 ufficiale superiore capo e 12 sezioni (poi “divisioni”): 1 segreteria - 2 ordinamento, reclutamento e
mobilitazione - 3 istruzione, regolamenti e scuole militari - 4 direzione di fanteria - 5 dir. di cavalleria - 6 dir. di
artiglieria e genio - 7 arsenali, polverifici, materiali - 8 costruzioni milirari - 9 sanità e veterinaria - 10 rimonta -
11 giustizia militare e clero castrense - 12 stato di servizio, archivio, biblioteca;
Amministrazione Centrale - 1 ufficiale generale o superiore e 4 sezioni (poi “divisioni”): 1 segreteria
amministrativa e Boletin Militar - 2 bilancio, contabilità, pagamenti - 3 intendenza e controllo amministrativo - 4
previdenza e provvidenze per il personale (pensioni, riforme, Montepio militar);
Stato Maggiore Generale dell’Esercito (EMGE) - 1 generale o colonnello capo di S. M. e ufficiali diplomati di S.
M. su despacho, secretaria e 6 “divisioni”: 1 mobilitazione e radunata - 2 operazioni, studio dei teatri operativi,
grandi manovre, viaggi di S. M., scuola di guerra - 3 Istituto Geografico Militare e Sezione operaia topografica - 4
trasporti truppa e comunicazioni militari - 5 servizi, informazioni, statistica, ricognizioni, eserciti esteri, missioni
all’estero - 6 storia militare della Repubblica, archivio e biblioteca. Dipendevano inoltre dall’EMGE quattro
Ispettorati d’Arma: Fanteria - Cavalleria - Artiglieria e Genio.
Da segnalare il ruolo svolto dal ministero della Guerra nello sviluppo dell’industria petrolifera
nazionale impiantata a seguito della scoperta (13 dicembre 1907) di giacimenti petroliferi a
Comodoro Rivadavia. La legge 30 novembre 1909 aggiunse come “quarta ripartizione” del
ministero l’Uditorato generale di guerra. Altri 5 uditorati regionali erano stati istituiti il 27
maggio 1909.

La Scuola di guerra e la riforma dello Stato Maggiore (1900-04)


Otto anni dopo l’accademia di guerra cilena e su proposta del capo di stato maggiore Ricchieri, il
superior decreto 29 gennaio 1900, con annesso regolamento del 3 febbraio, istituì quella
argentina, col nome di Escuela superior de guerra (ESG). Come nel caso cileno, anche in quello
argentino la direzione della scuola di guerra era affidata ad un tedesco, il colonnello a riposo
Alfredo Arent, e tedeschi erano 4 dei 10 professori, ciascuno affiancato da un “sottoprofessore”
argentino.
Il corso, inizialmente annuale, includeva regolamenti tattici, storia della guerra, artiglieria,
fortificazione, topografia, storia e geografia generali, diritto internazionale, francese ed
equitazione. Materie facoltative erano tedesco, matematica superiore e scienze naturali. Era
facoltativo proseguire gli studi per un secondo anno, per specializzarsi in tattica applicata,
geografia e igiene militare. All’ESG erano ammessi a domanda capitani e primi tenenti con
almeno due anni di servizio ai reparti. Il 1° corso iniziò il 1° aprile 1900 con 23 allievi e i
migliori qualificati furono subito promossi.
Il decreto 29 novembre 1901 soppresse il diritto all’avanzamento per i migliori qualificati del
corso di stato maggiore. In compenso riconobbe a tutti gli idonei un “diploma di S. M.”. Il
decreto 23 dicembre 1904 attribuì all’ESG il compito di dare agli ufficiali le cognizioni militari e
scientifiche necessarie per servire nello S. M., nei comandi e negli incarichi superiori, nonché di
selezionare i migliori per formare un Corpo di stato maggiore (CEMG) distinto dal servizio di
256

stato maggiore (adjuntos de E. M.). Il nuovo regolamento fissava criteri di ammissione più
restrittivi, elevando la durata del corso a 3 anni, con esami di idoneità al 2° e al 3° anno e senza
possibilità di ripetere l’anno in caso di bocciatura. I diplomati migliori erano ammessi nel CEMG
previo periodo di prova presso l’EMGE. Coloro che non lo superavano erano comunque preferiti
agli altri diplomati per l’assegnazione al “servizio di S. M delle truppe”.
Lo stesso decreto riordinava l’EMGE riducendone i reparti da 6 a 4 e articolandoli in 10 sezioni:
segreteria EMGE su 2 sezioni: 1. storia militare, biblioteca, scuola di guerra, personale, corrispondenza - 2
amministrazione, contabilità e intendenza;
1a divisione EMGE su 2 sezioni: 1 Mobilitazione, radunata e comunicazioni - 2 Trasporti, radunata e assegnazione
coscritti annuali;
2a divisione EMGE su 3 sezioni: 1 operazioni, teatri, manovre, viaggi, piani difesa del territorio - 2 ricognizioni e
statistica - 3 eserciti esteri e missioni all’estero;
3a divisione EMGE su 3 sezioni: 1 geodesia - 2 topografia - 3 cartografia e archivio piani - brigata operaia
topografica (1 sottufficiale, 2 sergenti, 10 caporali e 25 soldati).

Reclutamento, formazione e avanzamento dei Quadri di carriera


Ricchieri curò in particolare l’addestramento, destinando nel 1901 un milione di pesos per
acquistare aree addestrative, prima il Campo de Mayo e poi anche il Campo de Los Andes. Come
misura transitoria, il 1° maggio 1903 gli ufficiali non provenienti dal Collegio militare, e in
particolare quelli reclutati nel 1895-96, furono destinati a frequentare un corso d’applicazione
(escuela de aplicacion de oficiales) di 8 mesi presso il Campo de Mayo, in cui studiavano tattica,
storia della guerra, armi e tiro, chimica, fortificazione campale, studio del terreno e
pianificazione, legislazione, regolamenti e corrispondenza. Il corso era completato da un corso di
ginnastica e poi anche di scherma italiana (escuela de gimnasia y de esgrima) e concluso da una
campagna di istruzione al campo di manovra delle Ande.
Per il futuro Ricchieri stabilì di reclutare tutti gli ufficiali tramite il Collegio Militare di San
Martin. Con decreti 24 settembre 1904 e 19 aprile 1905 la durata del corso per subalterni effettivi
(escuela militar, detta poi corso elemental) fu ridotta da 4 a 3 anni, aumentando gli allievi a 150
becados, più un numero illimitato di pensionados. Dopo un trimestre ai reggimenti, i 20
subalterni delle armi dotte tornavano in collegio per seguire un corso biennale di applicazione
(escuela de aplicacion de artilleria e ingenieros, detta poi corso superior), garantendo ai migliori
classificati delle due armi un ulteriore biennio di formazione presso istituti militari europei.
Soppresso nel 1908, il corso superiore d’applicazione fu ripristinato il 14 dicembre 1915 con
durata ridotta a due semestri. Complessivamente nel periodo 1908-14 oltre 150 ufficiali argentini
trascorsero un periodo di formazione in Germania, presso scuole superiori o reggimenti, oppure
assistendo quali osservatori alle grandi manovre tedesche.
L’art. 86 della costituzione argentina sottoponeva le promozioni a colonnello e generale al
consenso del senato. La nuova legge del 28 novembre 1905 n. 4707 riservò al senato la
designazione del generale incaricato di presiedere la commissione ministeriale d’avanzamento
(tribunal de clasificacion de servicios militares) composta dai capi dell’EMGE e del gabinetto e
dagli ispettori d’arma. Rispetto agli eserciti europei coevi, quello argentino privilegiava il merito
sull’anzianità. Con quest’ultimo criterio si facevano 2/3 delle promozioni a secondo tenente, 1/3
di quelle a maggiore e metà di quelle a capitano e tenente colonnello. Tutte le altre erano a scelta
comparativa e quella a maggiore era condizionata al titolo dell’ESG o ad esame equipollente.
La legge del 1905 non fissava il numero delle promozioni annuali, avendo stabilito che si
dovevano fare a vacanza. Comunque non potevano variare le proporzioni complessive assegnate
257

alle singole armi: metà degli ufficiali alla fanteria, un quarto all’artiglieria, un quinto alla
cavalleria e un ventesimo al genio. Questa restrizione fu abolita il 22 settembre 1909, mentre la
nuova legge 25 settembre 1915 n. 9675 fissò il numero delle promozioni annuali (1/3 dei
sottotenenti, 1/5 dei primi tenenti, maggiori e tenenti colonnelli, 1/6 dei capitani e colonnelli, 1/4
dei generali).

Scuola sottufficiali, Scuola di tiro e altri centri addestrativi


Con decreto 13 giugno 1902 Ricchieri ampliò i compiti della scuola sottufficiali: non più la
semplice formazione di istruttori di compagnia (escuela de cabos y sargentos), bensì la
qualificazione per la promozione a caporale, sergente e primo sergente (escuela de aplicacion de
clases). Inoltre la scuola, resa permanente il 12 agosto e posta alle dirette dipendenze del
ministro, diveniva anche ente di reclutamento diretto, mescolando nei medesimi corsi - senza
distinzione di grado o categoria - graduati di carriera, reclute con almeno 4 mesi di servizio e
volontari provenienti dalla vita civile. Le 4 sezioni della scuola erano decentrate presso altrettante
unità operative (I Bat/RI 3, RC 8, RAC 1, Ferrovieri) ma i corsi, che duravano 5 mesi, si tenevano
al Campo de Mayo.
Soppressa l’8 febbraio 1905 a seguito del suo coinvolgimento nell’insurrezione radicale, la
scuola fu ricostituita nel 1908 (escuela de clases) su 3 corsi per aspiranti caporali, sergenti e
primi sergenti, con un totale di 440 allievi (200 di fanteria, 108 di cavalleria, 78 d’artiglieria e 54
del genio) nominati con obbligo di ferma biennale. Nel 1916 l’istituto assunse il nome di escuela
de suboficiales “Sargento Cabral”.
Istituita su modello tedesco con decreto 30 aprile 1901, l’Escuela /ormal de tiro svolgeva due
corsi semestrali per ufficiali istruttori d’artiglieria e fanteria, più uno speciale per ufficiali di
cavalleria, la cui durata fu aumentata nel 1903 rispettivamente a 8 e 3 mesi. Alcuni degli istruttori
erano tedeschi e per le esercitazioni a fuoco gli allievi si avvalevano di batterie e compagnie
distaccate dalle unità operative di stanza al Campo de Mayo.
Per l’addestramento della cavalleria furono istituite, con decreto 17 agosto 1904, la I Brigata (RC
4 e 8) e la Scuola, con sede rispettivamente a Campo de Mayo e nel terreno demaniale di
Belgrano. Diretta dal tenente colonnello Isaac de Oliveira César, l’Escuela de Caballeria
svolgeva corsi di formazione tecnica, equitazione, governo dei quadrupedi e mascalcia
frequentati a rotazione dai quadri dei 18 reggimenti montati (ognuno con 39 ufficiali di
cavalleria, 10 di artiglieria, 82 aspiranti sottufficiali e 18 apprendisti maniscalchi). Nel 1908 la
scuola fu trasferita al Palomar de Caseros, presso il Regimiento Granaderos a Caballo. Presso
l’Ospedale militare funzionavano una scuola d’applicazione di sanità militare (soppressa nel
1905 e ristabilita il 29 aprile 1916) e una per infermieri e portantini (istituita il 21 gennaio 1909).
Oltre all’addestramento militare, al ministero della guerra era attribuita la direzione
dell’educazione fisica premilitare e dei riservisti. A tale scopo il 10 maggio 1905 fu istituita, alle
dirette dipendenze del ministro, la Direzione generale di Tiro e ginnastica con 21 dipendenti,
inclusi 15 istruttori più 1 ingegnere e 1 disegnatore per progettare i poligoni del Tiro Nazionale,
saliti nel 1923 a 126 più 36 in costruzione. Sempre nel 1905 le preesistenti scuole reggimentali
furono rese obbligatorie per i militari analfabeti.

I nuovi regolamenti militari del 1907-12


Nel 1907-10 la 4a divisione dell’EMGE attuò una revisione generale delle procedure tattiche, allo
scopo di assicurare l’“unità di dottrina” dell’esercito, ispirata al modello tedesco. Nel settembre
1907 entrarono in vigore, con adattamenti e a titolo sperimentale, i regolamenti tedeschi di
258

fanteria, servizio di campagna e fortificazione campale e in dicembre l’Instruccion y metodo de


trabajo de la Infanteria. Il 21 marzo 1908 seguirono nuovi regolamenti dell’ESG, del Collegio
militare e della Scuola normale di tiro, nel luglio 1909 quelli di manovra e per il servizio interno
di fanteria, cavalleria e artiglieria e nel 1910 i regolamenti degli arsenali di guerra, d’esercizio
dell’artiglieria in campagna, dei ponti di fortuna, sugli esplosivi, del servizo di campagna e
guarnigione e del tiro d’artiglieria. Con decreto 28 novembre 1911 venne infine approvato il testo
unico (registro) dei regolamenti militari, inclusi quelli di disciplina (12 ottobre 1907) e sul
servizio di sanità (1908). Seguirono infine - nel gennaio e ottobre 1914 e nell’aprile 1915 - i
regolamenti sull’alimentazione in tempo di guerra, di tiro per la cavalleria e di equitazione per le
armi montate.

Il fallito tentativo di ridimensionare lo stato maggiore (1916-18)


Negli ultimi mesi del suo mandato il presidente de la Plaza cercò di ridimensionare radicalmente
il potere dell’EMGE. Infatti il decreto 16 febbraio 1916 sul nuovo ordinamento del ministero
della guerra dotava il ministro (generale Allaria) di un organo consultivo indipendente (consiglio
di guerra) e di organi esecutivi diretti (aiutante e ispettore generali) e passando alle sue dirette
dipendenze anche i 5 alti comandi periferici. Dal ministro dipendevano infatti:
Secretaria de guerra su 3 sezioni (A entrate - B contabilità - C affari generali), 1 habilitacion (amministrazione
fondi, pagamento soldo) e 1 intendenza (mayordomia, servizi, biblioteca)
Ayudantia general de guerra;
Consiglio di guerra;
Ispettorato Generale dell’Esercito (IGE) su 4 sezioni (A dispaccio e ordini - B mobilitazione e organizzazione - C
regolamenti - D preparazione);
Stato maggiore generale dell’Esercito (EMGE) con 1 segreteria (Sez. contabilità, dispaccio, biblioteca, archivio e
amministrazione) e 3 divisioni: 1a (Sez. A organizzazione, B comunicazioni, C radunata) - 2a (Sez. D operazioni,
E Informazioni, F Storia militare) - 3a (Sez. G Geodesia, H Topografia, I Cartografia e Compagnia operaia
topografica);
6 Direzioni Generali: Personale, Materiali, Genio, Amministrazione, Sanità, Tiro e Ginnastica;
5 Comandi di Regione Militare (declassati a comandi di Divisione dell’Esercito).
Il decreto sottraeva dunque all’EMGE la funzione più importante in tempo di pace, e cioè la
“preparazione” dell’esercito, attribuendola invece all’IGE, definito come “l’organo attraverso il
quale il ministro esercita il comando dell’esercito”. Ma naturalmente la riforma civilista si
scontrò con le resistenze dell’EMGE, al quale bastarono un paio d’anni to emasculate l’IGE e far
sancire ufficialmente la propria preminenza. Anzitutto l’“aiutante generale di guerra” fu
declassato a semplice “aiutante di campo” e il suo ufficio venne affiancato alla segreteria del
ministro.
In secondo luogo i decreti 1° febbraio e 23 aprile 1917 tolsero all’IGE le sezioni B e A, attribuite
rispettivamente all’EMGE e alla segreteria del ministro. Infine il decreto 3 aprile 1918 attribuì le
funzioni dell’IGE al capo di S. M., riconosciuto come “il più alto incarico nell’esercito”,
attribuendo al ministro il dovere di mantenerlo informato “della situazione politico militare del
paese” in rapporto alle sue attribuzioni. Inoltre il decreto stabilì dettagliatamente le funzioni
dell’EMGE e pose alle dirette dipendenze del capo di S. M. i seguenti organi:
EMGE su 4 divisioni (Centrale - 1 Trasporti - 2 Operazioni - Storica);
IGE su 2 divisioni (1 Regolamenti - 2 Istruzione);
ESG (Scuola superiore di guerra);
259

Istituti militari;
organi militari dei trasporti.
La Direzione Generale d’Amministrazione e veterinaria assorbiva l’Intendenza di guerra e
l’Ispettorato di rimonta. Quella di Sanità, erede dell’Ispettorato e diretta nel 1914-22 dal dottor
Nicomedes Antelo, includeva 1 segreteria, 1 commissione medico-legale e 3 divisioni
(ispettorato e deposito sanitario centrale - profilassi e laboratorio - preparazione e
organizzazione). La D. G. del Personale assorbiva parte del gabinetto militare (divisioni 3, 4 e 6),
la compagnia archivisti, i giudici istruttori militari, la commissione d’avanzamento (tribunal de
clasificacion) e la Vicaria generale, riordinandosi su 1 segreteria, 5 divisioni e 13 sezioni:
segreteria (bilancio, despacho, uff. mobilitazione, compagnia archivisti e ciclisti, biblioteca e archivio);
1a div. Ufficiali (A Es. Permanente - B in ritiro, riserva, g. naz.; C equiparati e impiegati civili);
2a div. Vicaria General del Ejército (clero castrense);
3a div. Truppa (D coscrizone e reclutam. - E Es. Permanente - F Guardia nazionale - G identificazione
dattiloscopica delle reclute - H depositi);
4a div. Giustizia militare (I Organizzazione e competenza - II Procedimenti ed esecuzione) con dipendenti giudici
istruttori militari, depositi dei condannati, compagnie di disciplina;
5a div. Archivo general del Ejército (K documentazione del personale - L affari generali - M storico).
260

4. LE TRUPPE

L’ordinamento Ricchieri (31 gennaio 1902)


Il 5 aprile 1900 il Reggimento del Genio fu sciolto e le sue 4 compagnie (1a zappatori e
minatori, 2a pontieri, 3a ferrovieri e 4a telegrafisti) dettero vita ad altrettante “brigate” (designate
“battaglioni” nel 1904) dipendenti direttamente dalla 1a divisione dell’EMGE. Ciascuna brigata
includeva 2 compagnie e quelle delle brigate 2a, 3a e 4a erano una da campagna e una da
montagna.
Il nuovo ordinamento Ricchieri del 31 gennaio 1902 prevedeva 35 reggimenti e 9 battaglioni,
con complessive 155 unità minori (68 compagnie, 52 squadroni, 24 batterie e 8 compagnie del
genio e 3 del treno). Di conseguenza furono costituite 15 nuove unità:
2 reggimenti di fanteria su 1 battaglione di 4 compagnie (RI 13 e 14)
3 reggimenti di cavalleria su 4 squadroni (RC 8, 10 e 11)
5 reggimenti di artiglieria: 3 de campagna (RAC 3, 4 e 5) e 2 de montagna (RAM 2 e 3)
2 battaglioni di infanteria montada su 3 compagnie (BIM 1 e 2)
2 battaglioni di cazadores andinos su 3 compagnie (BCA 1 e 2)
1 battaglione del treno su 3 compagnie.
Il 3 febbraio 1903 fu costituito anche il Regimiento Granaderos a caballo, il primo dotato di
uniformi storiche. Nel periodo 1902-05 i 39 reggimenti argentini (68 compagnie, 52 squadroni,
24 batterie, 8 compagnie del genio) erano così dislocati:

RI 1 - R. Gallegos. 1903 B. Aires RC 1 - Capital. 1905 Mendoza, sciolto


RI 2 - C. Mayo. 1903 Bahia B. RC 2 - Rio Negro. 1907 Chivilcoy
RI 3 - Capital RC 3 - San Martin de los Andes
RI 4 - Capital RC 4 - Mendoza. 1904 C. Mayo. 1907 Cordoba
RI 5 - R. Cuarto RC 5 - Chaco Austral. 1907 Tucuman
RI 6 - B. Aires. 1905 Tucuman RC 6 - Chaco Austral
RI 7 - R. Cuarto. 1903 C. Mayo RC 7 - Chos Malal. 1905 Paranà. 1907 Diamante
RI 8 - Concordia. 1905 Cordoba RC 8 - C. Mayo. 1907 Escolta Presidencial
RI 9 - Mendoza. 1903 S. Fe RC 9 - Capital (Escolta Pres.). 1905 sciolto.
RI 10 - B. Aires RC 10 - C. Mayo. 1905 Cordoba (sciolto)
RI 11 - Concordia RC 11 - Florencia (Gendarmeria del Chaco)
RI 12 - C. Mayo. 1905 Concordia RC 12 - Formosa (Gendarmeria del Chaco)
RI 13 - R. Cuarto RAC 1 - Cordoba
RI 14 - Salta. 1905 Villa Rafaela RAC 2 - Villa Mercedes. 1905 Cordoba
BIM 1 - C. Mayo. 1905 sciolto RAC 3 - San Lorenzo. 1905 sciolto
BIM 2 - C. Mayo. 1905 sciolto RAC 4 - Villa Mercedes
BCA 1 - Mendoza. 1905 sciolto RAC 5 - C. Mayo. 1910 Salta
BCA 2 - Salta. 1905 sciolto RAM 1 e RAM 2 -Mendoza
RGC - Capital (Granaderos) RAM 3 - Salta

L’ordinamento Fraga (31 gennaio 1907)


Dieci reggimenti (RI 2, 6, 8 e 9, RC 1, 9 e 10, RAC 3, RAM 1) furono disciolti l’8 febbraio 1905
per aver preso parte all’insurrezione radicale, ma i 4 di fanteria furono subito ricostituiti
utilizzando i 4 battaglioni montati e di cacciatori, mentre il genio fu riorganizzato dal colonnello
“italiano” Luis J. Dellepiane (già simpatizzante radicale, il 9 gennaio 1918 il generale Dellepiane
261

comandò la repressione durante la “settimana rossa” di Buenos Aires, con un bilancio non
ufficiale di oltre 300 morti. Nel 1924 fu sfidato a duello dal ministro della guerra del governo
Alvear, generale Agustin Justo, che aveva accusato di irregolarità negli appalti per la costruzione
delle nuove caserme. Ministro della guerra nel secondo governo Yrigoyen, Dellepiane gli rimase
fedele nel colpo di stato del settembre 1930).
L’8 aprile 1905 le Regioni militari furono ridotte a 5 e con decreto 6 gennaio 1906 furono
costituiti 5 comandi con annessi stati maggiori divisonali, che in base al decreto 1904 si
ripartivano in 2 sezioni - operazioni e servizi - e impiegavano gli “aggiunti di S. M.”,
preferibilmente diplomati. In tal modo venivano attivate altrettante Regioni Militari, con la
seguente circoscrizione e numerazione:

RM 1 Capital - Buenos Aires (Capital Federal);


RM 2 Sur - Bahia Blanca (Buenos Aires, Pampa e Patagonia);
RM 3 Litoral - Paranà S. Fe, Entre Rios, Corrientes, Chaco, Misiones e Formosa);
RM 4 Centro y Cuyo - Rio Cuarto (Cordoba, San Luis, San Juan, Mendoza e La Rioja);
RM 5 /orte - Tucuman (Santiago del Estero, Tucuman, Catamarca, Salta, Jujuy).

Fu il nuovo ministro della guerra della presidenza Figueroa Alcorta, generale Fraga, a proporre il
nuovo ordinamento approvato con decreto 31 gennaio 1907. Senza ancora variare la forza
bilanciata, l’esercito fu riordinato per la prima volta su 5 Divisioni quadro, una per ciascuna
regione, su 2.400 uomini in pace e 8.000 in guerra, così ordinate:
12 compagnie in pace e 48 in guerra;
4 squadroni;
4 batterie (3 di cannoni e 1 di obici):
3 compagnie genio (zappatori, pontieri, telegrafisti);
1 compagnie del treno.
Dal comando dell’Esercito dipendevano inoltre la Divisione di cavalleria del Chaco (16
squadroni), 6 batterie da montagna e 2 compagnie ferrovieri, per un totale di altri 2.400 uomini.
In definitiva, rispetto all’ordinamento Ricchieri del 1902 quello del 1907 soppresse 8 compagnie,
16 squadroni e 3 batterie da montagna, mentre furono aggiunte 5 batterie obici, 8 compagnie del
genio e 2 del treno, con un saldo negativo di 12 unità minori (scese da 155 a 144).
Il numero complessivo dei reggimenti rimase quasi invariato, perchè quelli di fanteria furono
ridotti da 4 a 3 compagnie (una delle quali, tuttavia, con effettivi di guerra) e con le quarte
compagnie furono costituiti 6 nuovi “reggimenti” (RI 15-20). Venne anche razionalizzata la
numerazione progressiva, assegnando i primi quattro (RI 1-4) alla RM 1, i seguenti quattro (RI 5-
8) alla RM 2 e così via fino alla RM 5.
In compenso la cavalleria fu ridotta da 13 a 9 reggimenti (e da 52 a 36 squadroni) di cui 5
divisionali e 4 riuniti in 1 Divisione su 2 brigate di stanza nel Chaco. I 5 reggimenti d’artiglieria
divisionale (artilleria montada) aggiunsero alle 3 batterie cannoni da 75/28 una 4a di obici da
105/12, mentre l’artiglieria da montagna fu contratta a 2 gruppi da montagna su 3 batterie
cannoni da 75/13. Il genio formò a sua volta 6 battaglioni (1 ferrovieri su 2 compagnie e 5 misti
divisionali su 3), mentre il Battaglione del treno fu sostituito da 5 compagnie divisionali.

L’ordinamento Aguirre (6 dicembre 1909)


Il nuovo ordinamento approvato con decreto 6 dicembre 1909 su proposta del generale Rafael
262

Aguirre, succeduto nel 1908 a Fraga, riuniva a coppie i 20 reggimenti di fanteria in 10 Brigate,
due per ciascuna Divisione, aggiungendo ai reggimenti con numero pari un secondo battaglione
formato con le terze compagnie dei reggimenti della brigata.
In teoria la modifica doveva facilitare la mobilitazione della Divisione su un organico di guerra di
12 battaglioni di 3 compagnie, mantenendo attivi in tempo di pace metà dei 60 battaglioni e
appena un terzo delle 180 compagnie previste. Naturalmente, la fanteria divisionale, che in tempo
di pace contava appena 12 compagnie attive (poco più di un migliaio di uomini sparpagliati in
varie guarnigioni), equivaleva di fatto all’organico di pace di un coevo reggimento europeo: la
vera differenza, rilevante sotto il profilo delle carriere e dunque degli interessi corporativi degli
ufficiali, era che la fanteria argentina manteneva in tal modo un numero doppio di ufficiali
superiori.
Il decreto soppresse inoltre la rete colombofila militare creata nel 1894 e salita a 11 stazioni con
1.768 piccioni viaggiatori. Infine aumentò l’artiglieria divisionale a 16 cannoni e 8 obici (1
reggimento montado su 2 divisiones di 2 batterie cannoni e 1 gruppo autonomo su 2 batterie
obici). Con decreto 2 gennaio 1911 venne aggiunto un sesto Reggimento obici da campagna con
12 obici pesanti campali Krupp da 150/14 mod. 1911 e 4 mod. 1904. Tuttavia il nuovo materiale
Krupp a tiro rapido consentì di costituire soltanto 38 delle 40 batterie previste dal nuovo
ordinamento:
19 batterie montadas con 76 cannoni a tiro rapido da 75/30
6 batterie de montagna con 24 cannoni da 75/13
9 batterie obuses con 36 obici da campaga da 105/12
4 batterie con 16 obici pesanti da 150/14
parco d’artiglieria: 12 pezzi da assedio da 130/26 Krupp mod. 1902 e 10 mortai Schneider-Cannot da 220 mm
In seguito i 30 battaglioni di fanteria furono completati costituendo le terze compagnie e 1
reparto mitraglieri e portandone la forza a 400 uomini. Tenuto conto del corrispondente
aumento degli organici dei 36 squadroni e dei 6 battaglioni del genio, la forza delle Divisioni
salì così a 4.000 uomini e l’organico di pace raddoppiò a 24.000:

Unità Ufficiali Truppa cavalli pezzi cassoni


30 battaglioni 621 11.800 - - -
58 distretti 116 124 - - -
1 cp aut. mitr. 10 113 87 6 5
36 squadroni 266 4.040 4.480 - -
38 batterie 255 3.295 3.918 174 87
I.Martin Garcia 11 120 85 6 6
6 btg genio 126 2.295 - - -
5 cp treno 30 375 350 - -
altri 162 218 - - -
totale 1.597 22.380 8.290 186 98

Nel 1910 furono incorporate 16.410 reclute su 45.000 iscritti di leva (36.5%) e nel 1911 l’esercito
attivo contava già 21.531 effettivi, saliti nel 1920 a 25.904.

La Division de caballeria del Chaco (1907-15)


Nel 1907, allo scopo di incentivare la colonizzazione del Chaco, il colonnello Teofilo O’Donnell
fu incaricato di estendere la linea dei fortini attorno a Formosa, nonchè di impiantare terrapieni e
263

ponti di fortuna, tracciare sentieri e confezionare carte topografiche. Per questo compito fu
ricostituita la Division de caballeria del Chaco (RC 5, 6, 7 e 9) con quartier generale a
Resistencia.
Nel 1911, al comando del colonnello Enrique Rostagno, la Divisione operò nel settore del
Pilcomayo, su una estensione di 16.000 chilometri quadrati, ripartita in settori di sorveglianza
collegati con Resistencia da una rete telegrafica impiantata dal 2° e 3° battaglione del genio. La
campagna assicurò la sottomissione di oltre 1.600 indiani mocovies. I cacicchi Jara e Caballero
accettarono di fornire 2.000 braccianti per i lavori agricoli già iniziati, a condizione però di
contrattare direttamente con il comandante del RC 9 (ex-11) anziché con gli impresari civili.
La legge 8 febbraio 1912 n. 4167 istituì 5 nuovi villaggi, quattro sulla linea Formosa -
Embarcacion (Nuevo Pilcomayo, Pozo del Fierro, Presidencia Roca, Kilometro 521) e uno sulla
linea Reconquista - Metan (Kilometro 173).
Comandata poi dal colonnello Julio C. Mallea, la Divisione fu sciolta nel 1915, restando in
servizio il solo RC 9 (tenente colonnello Alejandro Fernandez) fino al 30 settembre 1917 quando
fu creato a Formosa uno speciale Regimiento de Gendarmeria del Chaco su 2 squadroni,
dipendente dalla 3a Divisione di Paranà. In compenso sotto la stessa data furono ricostituiti i RC
10, 11 e 12 a Campo de Morgar, Concordia e Salta, formando la cavalleria su 6 brigate (Baires,
Zapada, Concordia, Paso de los Libres, San Rafael e Salta) e 2 reggimenti autonomi
(Gendarmeria del Chaco e Granaderos a caballo de San Martin, con funzioni di Escolta
Presidencial).

La dislocazione dei Reggimenti nel decennio 1907-17


Nel decennio 1907-17 le unità erano così dislocate:

RI 1 - B. Aires (RM 1). 1910 Patricios RC 1 - Capital (Granaderos a caballo)


RI 2 - C. Mayo (RM 2) RC 2 - Chivilcoy
RI 3 - Capital (RM 1) RC 3 - S. Martin Andes. 1913 Gualeguay
RI 4 - Capital (RM 1) RC 4 - Cordoba (Coraceros G.ral Lavalle)
RI 5 - R. Cuarto (RM 2) RC 5 - Tucuman
RI 6 - Mercedes B. A. (RM 2) RC 6 - Chaco Austral
RI 7 - Zarate (RM 1). 1917 La Plata RC 7 - Diamante. Chaco (Resistencia)
RI 8 - Bahia Blanca (RM 2) RC 8 - C. Mayo (Cazadores G.ral /ecochea, E. P.)
RI 9 - Concordia. Corrientes (RM 3) RC 9 - Formosa (ex-RC 11)
RI 10 - Corrientes. 1910 Gualeguaychù RAM 1 - Cordoba
RI 11 - Rosario (RM 3) RAM 2 - Villa Mercedes
RI 12 - Paranà (RM 3) RAM 3 - Formosa
RI 13 - Cordoba e S. Vicente (RM 4) RAM 4 - Villa Mercedes
RI 14 - Tucuman, Rio IV e S. Juan (RM 4) RAM 5 - C. Mayo. 1910 Salta
RI 15 - Marquesado e San Juan (RM 4) GAM 1 - Mendoza
RI 16 - Mendoza e San Luis (RM 4) GAM 2 - Salta
RI 17 - Salta (RM 5) BI 1 e CT 1 - Capital
RI 18 - Tucuman (RM 5). 1914 Santiago BI 2 e CT 2 - Bahia Blanca
RI 19 - Santiago (RM 5). 1914 Tucuman BI 3 e CT 3 - Paranà
RI 20 - Jujuy (RM 5) BI 4 e CT 4 - Villa Mercedes
BF - Capital BI 5 e CT 5 - Tucuman.

L’armamento dell’esercito
All’inizio del XX secolo l’armamento dell’esercito includeva:
264

210.000 fucili e carabine Mauser mod. 1891


rivoltelle Colt mod. argentino 1895 cal. 9.22
200 mitragliatrici Maxim-/ordenfelt mod. 1891
180 cannoni da campagna da 75/24 Krupp mod 1895
180 cannoni da campagna da 75/28 Krupp mod 1898
cannoni da montagna da 75/13 Krupp mod 1896 e 1898
26 cannoni da 105 Krupp
36 obici da 105/12 Krupp mod. 1898/1902
12 pezzi da assedio da 130/26 Krupp mod. 1902
10 mortai Schneider-Cannot da 220 mm

In seguito furono modificati, prodotti o acquistati:


pistole Mannlicher mod. 1905 cal. 7,65
pistole Colt mod. argentino 1916 cal. 11.305
fucili e carabine Mauser mod. 1909 modelo argentino (con maggiore gittata)
10.000 lance metalliche da cavalleria mod. 1917
200 mitragliatrici Maxim /ordenfeld mod. 1911
76 cannoni da campagna a tiro rapido da 75/30 Krupp mod. 1909
12 obici da 150/14 Krupp mod. 1911 e 4 mod. 1904

Già negli anni Ottanta una parte delle artiglierie Krupp era stata assemblata in Argentina, ma le
capacità tecniche degli arsenali argentini erano limitati alla produzione di armi bianche. Soltanto
a partire dal 1911 venne seriamente avviata la produzione di armi leggere (fucili e carabine
Mauser mod. 1909 modelo argentino) e munizioni per l’esercito. Nel maggio 1917 l’arsenale
principale (Buenos Aires) e i 2 regionali del Centro (Rio Quarto) e del Litorale furono intitolati
ad eroi e battaglie dell’indipendenza (“Esteban de Luca”, “José Maria Rojas” e “San Lorenzo”).
Con decreto 1° febbraio 1902 fu istituita presso l’arsenale principale la scuola operai militari
(EOM) con 60 becarios e 10 aggregati ammessi tra i 14 e i 18 anni, con preferenza tra figli e
parenti di militari. Gli apprendisti, con diritto a vitto e salario mensile di 3 pesos, contraevano
l’impegno a lavorare per sei anni presso gli arsenali militari. Nel 1909 si aggiunse alla scuola il
corso armieri (EOMA) e la durata dei corsi fu elevata a due bienni, con due esami pratici di
qualificazione per meccanici di 2a e di 1a categoria. Nel 1913 la scuola fu specializzata per i soli
armieri (EAM) con corsi triennali per 80 apprendisti, tutti becarios non retribuiti, con impegno di
lavoro quinquennale al termine dei corsi.
265

5. MARINA ED AVIAZIONE

Lo sviluppo dell’Armada (1902-1915)


Intanto la marina argentina intensificava il suo impegno nelle spedizioni antarchiche e nel 1903
il recupero dei naufraghi della spedizione Nordenskjold da parte della vecchia corvetta Uruguay
ne accrebbe notevolmente il prestigio internazionale.
Ma il nuovo rango acquisito dalla marina argentina, potenziata nel 1907 da 2 poderosi monitori
fluviali (Paranà e Rosario) che segnalavano una intenzione minacciosa nei confronti
dell’Uruguay, innescò una nuova competizione con quella brasiliana, intenzionata a ristabilire
l’equilibro di forze con i rivali. Nel 1910 il Brasile completò 2 moderne corazzate oceaniche del
tipo dreadnought, le prime del Sudamerica, impostandone subito una terza. L’Argentina replicò
commissionandone altrettante negli Stati Uniti e le prime due (Moreno e Rivadavia) furono
varate nel 1911 e completate nel 1915. Ma, anche per l’eccessivo onere finanziario, la
competizione tra le due marine si risolse con la rinuncia alla terza dreadnought argentina quando
il Brasile vendette la sua, già quasi completata, alla Turchia.
Oltre alle dreadnoughts, il programma navale argentino includeva ben 16 cacciatorpediniere,
metà commissionate a cantieri tedeschi e il resto a cantieri inglesi e francesi. Tuttavia la marina
argentina acquisì unicamente il primo lotto tedesco (Cordoba, La Plata, Catamarca e Jujuy),
perchè entrarlo scoppio della grande guerra archiviò la commessa francese e la consegna del
secondo lotto tedesco, mentre quello inglese finì alla Reale Marina greca. Malgrado ciò, nel 1915
la marina argentina contava ugualmente 16 unità maggiori (2 dreadnoughts, 3 guardacoste, 4
incrociatori corazzati e 3 protetti e 7 cacciatorpediniere)
Gli effettivi contavano 9.000 uomini, inclusi 253 ufficiali specialisti (meccanici, torpedinisti,
elettricisti, contabili, infermieri) e 352 di stato maggiore (2 viceammiragli, 5 contrammiragli, 20
capitani di vascello, 40 di fregata, 45 tenenti di vascello, 80 di fregata, 60 alfueri di vascello, 60
di gregata e 40 guardiamarina).

La nascita dell’Aviacion Militar (1910-17)


Nel 1910 l’esercito impiegò per la prima volta 1 aereo Voisin, ma soltano nel 1912 acquisì due
aerei (1 Blériot Model XI e 1 Henri Farman) donati dalla Compagnia Argentina de Tabacos e
seguiti da altri 2 Blériot XI e da un eterogeneo campionario di altre 7 “macchine volanti”. Fu così
impiantata a El Palomar, presso la capitale, la Escuela de Aviacion Militar e nel 1914 il Servicio
de Aviacion Militar prese parte alle manovre militari del 1914. Nel 1917 nell’officina di El
Palomar furono assemblati 2 altri Farman.
266

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(Capitoli VII-X)

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