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REGIONE SICILIANA ASSESSORATO DEI BENI CULTURALI AMBIENTALI E DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE

APPROVATO CON D.A. N.6080 DEL 21 MAGGIO 1999 SU PARERE FAVOREVOLE RESO DAL COMITATO TECNICO SCIENTIFICO NELLA DEL 30 APRILE 1996 L'Assessore On.le Salvatore Morinello

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PARTE I RELAZIONI ILLUSTRATIVE 1 2 3 4 5 6 7 8 9 Formazione del piano di lavoro del Piano Territoriale Paesistico Regionale Quadro istituzionale di riferimento Ruolo ed efficacia delle Linee Guida del Piano Territoriale Paesistico Regionale Finalit ed obiettivi Strategie del Piano Territoriale Paesistico Regionale Metodologia Sistema informativo e supporto cartografico digitale Articolazione degli ambiti Articolazione per sistemi e componenti

SISTEMA NATURALE SOTTOSISTEMA ABIOTICO 9.1 Geologia, geomorfologia, idrologia SOTTOSISTEMA BIOTICO 9.2 Vegetazione 9.3 Biotopi SISTEMA ANTROPICO SOTTOSISTEMA AGRICOLO-FORESTALE Paesaggio agrario SOTTOSISTEMA INSEDIATIVO Archeologia Centri e nuclei storici Beni isolati Viabilit Paesaggio percettivo Assetto urbano-territoriale ed istituzionale Aree vincolate ex art.5 L.R. 15/91

9.4 9.5 9.6 9.7 9.8 9.9 9.10 10

PARTE II INDIRIZZI NORMATIVI

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TITOLO I INDIRIZZI GENERALI Art. Art. Art. Art. Art. Art. Art. Art. 1 2 3 4 5 6 7 8 Ruolo ed obiettivi del Piano Territoriale Paesistico Regionale Principali strategie del Piano Territoriale Paesistico Regionale Articolazione in sistemi e componenti Articolazione in ambiti territoriali Efficacia delle Linee Guida Sistema informativo e valutativo Elementi delle Linee Guida Approvazione delle Linee Guida TITOLO II INDIRIZZI PER SISTEMI E COMPONENTI Capo I Sottosistema naturale abiotico Geologia, geomorfologia e idrologia Capo II Sottosistema naturale biotico Vegetazione Biotopi Capo III Sottosistema antropico Paesaggio agrario Archeologia Centri e nuclei storici Beni isolati Viabilit Paesaggio percettivo TITOLO III Art. 18 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 DESCRIZIONE DEGLI AMBITI TERRITORIALI: LORO CARATTERI PECULIARI

Art. 9 Art. 10 Art. 11 Art. 12 Art. 13 Art. 14 Art. 15 Art. 16 Art. 17

Descrizioni Area dei rilievi del trapanese Area della pianura costiera occidentale Area delle colline del trapanese Area dei rilievi e delle pianure costiere del palermitano Area dei rilievi dei monti Sicani Area dei rilievi di Lercara, Cerda e Caltavuturo. Area della catena settentrionale (Monti delle Madonie) Area della catena settentrionale (Monti Nebrodi) Area della catena settentrionale (Monti Peloritani) Area delle colline della Sicilia centro-meridionale Area delle colline di Mazzarino e Piazza Armerina Area delle colline dellennese Area del cono vulcanico etneo Area della pianura alluvionale catanese Area delle pianure costiere di Licata e Gela Area delle colline di Caltagirone e Vittoria 17 Area dei rilievi e del tavolato ibleo

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CARTE TEMATICHE Carta dei complessi litologici Carta geomorfologica Carta della vegetazione reale Carta della vegetazione potenziale Carta dei biotopi Carta del paesaggio agrario Carta dei siti archeologici Carta dei centri e dei nuclei storici Carta dei beni isolati Carta della viabilit storica Carta delle componenti primarie morfologiche del paesaggio percettivo Carta dei percorsi panoramici Carta della intervisibilit costiera Carta della crescita urbana Carta delle infrastrutture Carta dei vincoli paesaggistici Carta istituzionale dei vincoli territoriali PARTE III ELENCO DEI BENI CULTURALI E AMBIENTALI

Ambito Ambito Ambito Ambito Ambito Ambito Ambito Ambito Ambito Ambito Ambito Ambito Ambito Ambito Ambito Ambito Ambito

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17

Area dei rilievi del trapanese Area della pianura costiera occidentale Area delle colline del trapanese Area dei rilievi e delle pianure costiere del palermitano Area dei rilievi dei monti Sicani Area dei rilievi di Lercara, Cerda e Caltavuturo. Area della catena settentrionale (Monti delle Madonie) Area della catena settentrionale (Monti Nebrodi) Area della catena settentrionale (Monti Peloritani) Area delle colline della Sicilia centro-meridionale Area delle colline di Mazzarino e Piazza Armerina Area delle colline dellennese Area del cono vulcanico etneo Area della pianura alluvionale catanese Area delle pianure costiere di Licata e Gela Area delle colline di Caltagirone e Vittoria Area dei rilievi e del tavolato ibleo Note agli elenchi dei beni culturali ed ambientali

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formazione del piano di lavoro del P.T.P.R.

1 Formazione del piano di lavoro del Piano Territoriale Paesistico Regionale Per dotare la Regione Siciliana di uno strumento volto a definire opportune strategie mirate ad una tutela attiva ed alla valorizzazione del patrimonio naturale e culturale dellisola, lAssessorato Regionale Beni Culturali ed Ambientali ha predisposto un Piano di Lavoro approvato con D.A. n. 7276 del 28.12.1992, registrato alla Corte dei Conti il 22.09.1993 Il Piano di Lavoro ha i suoi riferimenti giuridici nella legge 431/85, la quale dispone che le Regioni sottopongano il loro territorio a specifica normativa duso e valorizzazione ambientale, mediante la redazione di Piani Paesistici o di piani urbanistico territoriali con valenza paesistica. Ai sensi dellart. 14, lett. n, dello Statuto della Regione Siciliana, e giusta le LL.RR. 20/87 e 116/80, la competenza della pianificazione paesistica attribuita allAssessorato Regionale Beni Culturali ed Ambientali. La L.R. 30 aprile 1991, n.15, ha ribadito, rafforzandone i contenuti, lobbligo di provvedere alla pianificazione paesistica, dando facolt allAssessore ai Beni Culturali ed Ambientali di impedire qualsiasi trasformazione del paesaggio, attraverso vincoli temporanei di inedificabilit assoluta, posti nelle more della redazione dei piani territoriali paesistici. sorta quindi la necessit di tradurre in concrete determinazioni amministrative quelle previsioni normative, e, in tal senso, lAssessorato Regionale ha provveduto alladozione del Piano di Lavoro sopra ricordato. Questultimo si basa sul presupposto che la pianificazione paesistica debba essere estesa allintero territorio regionale, avendo: come matrice culturale, lintegrazione delle problematiche ambientali allinterno di quelle paesaggistiche; come indirizzo progettuale, un tipo di pianificazione integrata rivolta alla tutela e valorizzazione dei beni culturali ed ambientali della Regione. Il Piano di Lavoro si cos articolato: formazione delle strutture operative; previsione degli strumenti necessari per la formazione del Piano Territoriale Paesistico Regionale; raccolta dati (grafici, cartografici, iconografici, archivistici e bibliografici); verifiche sul territorio e le ricerche mirate. Per la redazione del Piano Territoriale Paesistico Regionale stato istituito presso lAssessorato Regionale Beni Culturali ed Ambientali lUfficio del Piano (gruppo XXIV) che, in materia di pianificazione paesistica, ha indirizzato le Soprintendenze e si rapportato con gli altri Assessorati Regionali attraverso il Comitato Interassessoriale, il quale ha il compito di avviare i rapporti tra i diversi soggetti. LUfficio del Piano, inoltre, ha predisposto gli esecutivi delle singole voci di progetto del Piano di Lavoro al fine di pervenire alla redazione del Piano Territoriale Paesistico Regionale attraverso le seguenti fasi operative: Conoscenza Aggiornamento Elaborazione

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formazione del piano di lavoro del P.T.P.R.

Progetto e Normativa fasi che sono state supportate attraverso il Sistema Informativo Territoriale Paesistico (S.I.T.P.). Lo scopo del progetto di informatizzazione, legato alla realizzazione del Piano Paesistico della Regione Siciliana, stato quello di relazionare in modo biunivoco ed automatico alla cartografia regionale (sistema geografico) la sistematizzazione delle informazioni, contenute nella banca dati, riguardanti i valori culturali e paesistico ambientali del territorio regionale. Il Comitato Tecnico Scientifico (C.T.S.), che ha supportato lattivit dellUfficio del Piano e ha fornito indirizzi tecnico-scientifici ed operativi, stato istituito con D.P.R.S. n.862/93 del 5.10.1993 e successive integrazioni, ai sensi dellart. 24 del R.D. n.1357/40. Esso presieduto dallAssessore dei Beni Culturali ed Ambientali ed composto dai Direttori Regionali degli Assessorati aventi competenza sullassetto del territorio, dai Soprintendenti, da esperti di conclamata fama nelle varie discipline attinenti la pianificazione e da rappresentanti designati da Associazioni ed Istituti con finalit inerenti la salvaguardia e la progettazione dellambiente. Il C.T.S. ha le seguenti funzioni: a) contribuisce alla definizione del ruolo e dei contenuti del Piano Territoriale Paesistico Regionale, nel quadro dellodierna concezione di pianificazione, considerata lassoluta carenza legislativa regionale in merito a tale piano; b) contribuisce alla definizione dei principi, obiettivi, criteri, articolazioni, metodologie e strumenti operativi del Piano Territoriale Paesistico Regionale; c) esprime parere sulla proposta di Piano, elaborato dallUfficio del Piano Regionale; d) contribuisce a fornire indirizzi sulle attivit di promozione, di partecipazione sociale, di divulgazione; e) esprime pareri e formula proposte per la ricerca, tutela e valorizzazione del paesaggio siciliano; f ) svolge altres ogni altra attivit consultiva, di iniziativa, di studio e di verifica per lattuazione del Piano Territoriale Paesistico Regionale.

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quadro istituzionale di riferimento

2 Quadro istituzionale di riferimento L a L. 431/85 concede alle regioni la facolt di opzione tra la

redazione di uno strumento a valenza urbanistico-territoriale e il Piano Paesistico, questultimo disciplinato dallart. 5 della L. 1497/39. Ci non a caso. Rimane infatti impregiudicata la questione in ordine alla nozione di paesaggio che, secondo taluni, costituisce una parte insuscettibile di utile autonomo apprezzamento del valore ambiente. Lintrinseco collegamento tra i due concetti comporterebbe la necessit, o quantomeno lopportunit, di un riaccorpamento delle competenze settoriali sul territorio (nel senso accolto, ad esempio, dalla legge regionale della Lombardia n. 51 del 1975 o dalle leggi regionali del Piemonte n. 56 del 1977 e dellEmilia Romagna n.47 del 1978, entrambe sulla tutela e uso del suolo). A parte tale linea tendenziale, va detto che dallesame della vigente legislazione emerge al contrario che il concetto di ambiente adoperato con diversi significati, il primo dei quali quello accolto dalla normativa che sottopone a conservazione i beni pubblici ambientali e paesistici, mentre il secondo presente nelle disposizioni sulla tutela del suolo, dellaria e dellacqua. Le autorevoli osservazioni (Corte Costituzionale 21 Dicembre 1975, n. 359) in ordine alla duplice valenza del diritto positivo dellambiente, erano certamente ben presenti al legislatore, il quale, con la L. 431/85, coerentemente non ha inteso scegliere tra le due possibili soluzioni offerte in relazione alla tutela paesistica e ambientale, e, lasciando permanere lequivoco di fondo contenuto sia nella legislazione di settore, sia nelle reciproche garanzie costituzionali (art. 9, per i beni paesistici e art. 117 per i beni urbanistici), ha ribadito la ammissibilit tanto di un piano paesistico quanto di una normazione urbanistica del paesaggio (derivata dalla L. 1150/42 e seguenti). Il giudice costituzionale, con la decisione n. 327 del 13.7.1990, ha condiviso la legittima coesistenza delle due diverse opzioni pianificatorie contenute nella c.d. legge Galasso, con la quale stato affermato lobbligo per le Regioni di pianificare comunque luso delle valenze paesistiche del proprio territorio (provocazione positiva), cos come il principio che i contenuti del piano debbono avere riguardo al territorio della regione e non pi (unicamente) alle bellezze naturali ivi contenute ... tenendo conto che linsieme dei beni, oggetto del piano, costituisce un patrimonio non solo naturale, ma anche culturale e, come tale, meritevole di tutela e di valorizzazione congiuntamente intese (Circ. Ministero Beni Culturali e Ambientali n. 7472 del 31.8.1985 applicazione Legge 8 Agosto 1985, n. 431).

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quadro istituzionale di riferimento

A questi contenuti deve ritenersi obbligata la Regione Siciliana in sede di normazione duso del proprio paesaggio. Anche la Regione Siciliana, infatti, tenuta a adottare il piano paesistico previsto dalla L. 431/85, che, in quanto norma fondamentale di riforma economico-sociale della Repubblica, stata ritenuta dal giudice costituzionale certamente cogente per lAmministrazione regionale. I ritardi e le inadempienze che caratterizzano il panorama della programmazione non hanno agevolato ladozione da parte della Regione del Piano Paesistico, ed infatti la prescrizione della L. 431/85 rimasta ancora priva di riscontro. Ci trova le sue cause specifiche nella ripartizione delle competenze, sovente di non agevole definizione, tra i rami della Amministrazione regionale chiamati a gestire e tutelare il territorio della Sicilia. Allo stato, la normativa regionale ha precluso e tuttora preclude la operativit delle corrispondenti disposizioni statali, le quali, risultando improntate a maggior chiarezza, hanno incentivato la programmazione: non si rinvengono, di conseguenza, praticabili soluzioni istituzionali che possano consentire ladozione di un piano urbanistico territoriale, con specifica considerazione dei valori paesistici ed ambientali. Lesame del diritto positivo regionale induce invece ad affermare ladottabilit da parte della Regione del Piano Paesistico (con i contenuti dettati dalla L. 431/85) e la relativa competenza dellAssessorato dei Beni Culturali e Ambientali. Tanto per un duplice ordine di ragioni. In primo luogo, gli strumenti urbanistici oggi ipotizzabili non consentono di porre in essere valutazioni complessive dello stato del paesaggio della Regione e tanto meno di prescrivere norme di uso dei beni paesistici. In ambito nazionale, possono infatti muoversi serie riserve in ordine alla possibilit di utilizzare i Piani Territoriali di Coordinamento previsti dallart. 5 della L. 1150/42 per assolvere le funzioni dei piani urbanistici territoriali. Tali funzioni sono invero difficilmente compatibili con i contenuti dei piani di coordinamento, e ci anche nella articolata definizione che ne ha dato, da ultimo, lart. 15 della L. 142/90, il quale ha attribuito alla Provincia il compito di raccogliere e coordinare le proposte avanzate dai Comuni ai fini della programmazione ambientale della Regione e di predisporre e adottare il piano territoriale di coordinamento, che determina gli indirizzi generali di assetto del territorio e, tra laltro, indica le aree nelle quali sia opportuno istituire parchi o riserve naturali. Ma queste obiezioni diventano assolutamente insormontabili in ambito regionale, poich la Regione non ha inteso recepire la norma suddetta e, con lart. 5 della L.R. 19.11.1991 (provvedimenti in tema di autonomie locali) ha invece riconfermato, sottolineandone lobbligatoriet, il procedimento della pianificazione territoriale,

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quadro istituzionale di riferimento

come disciplinato dallart. 12 della L.R. 6 marzo 1986, n. 9. Questo piano ha cos contenuti molto ridotti, dato che si risolvono nella rete delle principali vie di comunicazione e nella localizzazione delle opere ed impianti di interesse sovracomunale. La Provincia regionale ha inoltre funzioni propositive estremamente vaghe rispetto al piano territoriale regionale. evidente che la legislazione regionale impedisce di configurare nello strumento suddetto il piano urbanistico territoriale di cui alla L. 431/85. Decisivo appare poi laltro ordine di argomentazioni, fondato sullorganizzazione delle competenze dellAmministrazione Regionale, che legittima unicamente il Piano Territoriale Paesistico. La tutela paesistica del territorio regionale infatti espressamente conferita allAssessorato dei Beni Culturali, il quale con ogni evidenza chiamato a provvedere in merito ad uno strumento che, pur nellampia concezione accolta dalla L. 431/85, rimane preordinato alla tutela del paesaggio. Questo assunto scaturisce dallesame delle disposizioni di legge intervenute nel tempo e che hanno comportato lattribuzione al suddetto Assessorato della esclusiva competenza nel settore del paesaggio. Con lart. 1 del D.P.R. 15.1.1972, n. 8, venivano trasferite alle Regioni a statuto ordinario le funzioni amministrative esercitate dagli organi centrali e periferici dello Stato in materia di urbanistica. Con quella disposizione veniva altres trasferita la funzione di redigere e approvare i piani territoriali paesistici. Analogamente, con lart. 6 del D.P.R. 22.5.1975, n. 480 sono state specificatamente trasferite alla regione autonoma della Sardegna le medesime attribuzioni. Con queste disposizioni, in sede di trasferimento delle funzioni urbanistiche alle regioni, venivano dunque espressamente ricomprese anche le competenze relative alla approvazione del piano paesistico. Ma quando si trattato di dare attuazione alle disposizioni dello Statuto della Regione siciliana in materia di tutela del paesaggio (D.P.R. 637/75), il legislatore si limitato ad enunciare che lAmministrazione regionale esercita nel territorio della regione tutte le attribuzioni delle amministrazioni centrali e periferiche dello Stato in materia di tutela del paesaggio e che tutti gli atti previsti dalla legge 29 giugno 1939, n. 1497, e da ogni altra disposizione comunque concernente tale materia, sono adottati dallamministrazione regionale. Questa scelta non appare casuale ed funzionale al particolare grado di autonomia di cui gode la Regione siciliana, nonch al rango di legge costituzionale dello Statuto, che, allart.14, lett. n), enuclea la disciplina del paesaggio tra le materie rimesse alla competenza esclusiva della Regione.

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quadro istituzionale di riferimento

Al momento di attivare effettivamente, per la Sicilia e per le altre Regioni, lesercizio delle funzioni in ordine alla tutela paesistica, si sono dunque dati pi precisi indirizzi e maggiori contenuti al trasferimento delle funzioni alle Regioni, mentre si demandata alla competenza esclusiva della Regione siciliana la individuazione delle forme e dei metodi dellazione amministrativa derivante dallesercizio di quelle attribuzioni. La Regione siciliana si determinata a questo riguardo con lart. 3 della L.R. 80/77, stabilendo che tutte le attribuzioni di competenza della Regione nella materia dei beni culturali ed ambientali sono svolte dallAssessorato Regionale dei Beni Culturali ed Ambientali e della Pubblica Istruzione, che esercita le funzioni previste dal suddetto D.P.R. 30 agosto 1975, n. 637. La L.R. 80/77 ha dunque individuato un ambito esclusivo di competenza, nel quale rientra, in assenza di ogni diversa disposizione, la redazione e lapprovazione del Piano Territoriale Paesistico. Nella Regione Siciliana, lorganizzazione dellAmministrazione dei beni culturali quella derivante dalla L.R. 116/80 e dal D.P.R. 805/75, questultimo espressamente recepito nellordinamento regionale in forza dellart. 13 della L.R. 80/77. La tutela del paesaggio dunque demandata allAssessorato e ai suoi organi periferici competenti per materia, le Soprintendenze per i beni culturali e ambientali, e, pi precisamente, le loro competenti articolazioni, e cio le sezioni per i beni paesistici architettonici e ambientali (artt. 2 e 16 L.R. 116/80), le quali svolgono le funzioni previste per le soprintendenze di cui al D.P.R. 805/75. A questi Uffici dunque affidata (art. 31 D.P.R. 805/75) la tutela dei beni di cui alla legge 29 giugno 1939, n. 1497, e successive modificazioni, nonch di quelli contemplati da leggi speciali. Alla suddetta amministrazione rimane pertanto attribuito il compito di redigere e adottare il Piano Paesistico Territoriale, secondo il procedimento previsto dallart. 5 della L. 1497/39 e dal relativo regolamento di esecuzione (R.D. 1357/40), seppure nei contenuti ridefiniti dalla L. 431/85. La norma contenuta nellart. 5 della L.R. 15/91 ha offerto ulteriori elementi a sostegno di quanto sopra espresso. Il legislatore regionale, decidendo di ammettere espressamente per il territorio della Regione siciliana le speciali misure di salvaguardia a suo tempo poste in essere dal Ministero dei Beni Culturali e codificate allart. 1 ter della L. 431/85, ha riconosciuto allAssessorato dei Beni Culturali la titolarit di questi vincoli, preordinati alla pianificazione paesistica. In tal senso, lattribuzione dellesercizio della misura cautelare ha costituito per quellAssessorato, se ce ne fosse stato bisogno, il riconoscimento della titolarit a redigere il Piano, al quale quelle misure di salvaguardia sono connesse funzionalmente e temporalmente. infatti logico e legittimo collegare la competenza a

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quadro istituzionale di riferimento

preservare alcune aree territoriali in attesa del Piano Paesistico, con quella ad elaborare detto studio. Inoltre, la suddetta norma regionale, che rappresenta lunico contributo legislativo in materia, e per ci stesso ha una notevole importanza esegetica, fa riferimento, quale momento terminale dellefficacia dei vincoli di immodificabilit, allapprovazione dei piani paesistici, e non contiene alcuna menzione dei piani urbanistici territoriali. palese la differenza rispetto al testo dellart. 1 ter della L. 431/85, dal quale la disposizione regionale per il resto mutuata, e che, sul punto, si riferisce invece alladozione da parte delle regioni dei piani di cui al precedente articolo 1 bis (e quindi, o il piano paesistico o quello urbanistico territoriale). La circostanza non priva di significato e presuppone una precisa opzione a favore delladozione del piano territoriale paesistico, che, del resto, risulta lunica soluzione praticabile in ordine alla pianificazione del paesaggio della Regione Siciliana. La formazione del Piano compete dunque allAssessorato dei Beni Culturali ed Ambientali (art. 3 L.R. 80/77), che vi pu provvedere mediante le competenti Soprintendenze per i Beni Culturali ed Ambientali (art. 23 R.D. 1357/40; art. 31 D.P.R. 805/75; art. 2 L.R. 116/80). Che si tratti di facolt e non di obbligo dimostrato dal testo del Regolamento, secondo il quale lorgano centrale commette la redazione del piano (di cui esso quindi titolare) allufficio periferico, che vi adempie secondo le ricevute direttive, e cio nellambito dei criteri di pianificazione determinati in sede centrale. Questa ricostruzione, peraltro fondata sul tenore letterale dellart. 23 R.D. 1357/40, lunica compatibile con lesigenza di adottare un piano di grande ambito territoriale, secondo le indicazioni della L. 431/85: il che certamente induce a rigettare ipotesi di pianificazione paesaggistica di dimensioni infraprovinciali, aventi quindi riferimenti spaziali poco corretti e metodologie di redazione disomogenee. Se per le procedure di formazione del P.T.P. la Regione deve fare riferimento alle indicazioni contenute nella L. 1497/39, quanto ai contenuti del Piano non pu prescindersi dalla considerazione unitaria del patrimonio paesaggistico che stata accolta dalla L. 431/85, la quale ha in tal modo abbandonato il modello di tutela rispondente alla concezione puramente estetizzante della legge Bottai. Rimane invero confermato lo scopo del Piano Paesistico, attribuitogli gi in origine, di assorbire allinterno di un modello di gestione e di valorizzazione del bene protetto, la tutela apprestata dai vincoli paesaggistici puntuali, caratterizzata al contrario da un giudizio di valore espresso caso per caso secondo criteri discrezionali e astratti.

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quadro istituzionale di riferimento

Ai sensi dellart. 1 bis della L. 431/85, il Piano Paesistico, da strumento facoltativo, diventa obbligatorio, il che si risolve in un ampliamento e in una sostanziale modifica dei contenuti del Piano. Questo non pi esclusivamente preordinato alla conservazione dei beni protetti, n deve limitarsi a porre parametri di controllo delle modificazioni puramente edilizie delle zone, ma deve promuovere i valori ambientali del territorio, con la determinazione non solo di limiti di segno negativo ma anche di prescrizioni positive e di usi privilegiati dei beni. Il superamento del modello statico-conservativo che caratterizzava i Piani Paesistici nel disegno della L. 1497/39 e la scelta da parte della L. 431/85 di uno strumento gestionaledinamico, comporta levidente necessit che il Piano scaturisca da una analisi complessiva dellintero territorio regionale, del quale debbono enuclearsi tutte le componenti paesistiche con le loro interconnessioni e i loro reciproci condizionamenti, al fine di delineare una trama normativa che consenta la effettiva valorizzazione dei beni ambientali. Si rende necessario a tal fine un completo monitoraggio idoneo a indirizzare il piano nelle sue concrete scelte, che dovranno incidere, direttamente, sulla preservazione e la riscoperta degli elementi strutturali del territorio meritevoli di tutela per il loro valore esteticoculturale, e, indirettamente, sulle opzioni di sviluppo economico e sociale. Per fare ci il piano deve agire il pi possibile su vasta scala e per ambiti territoriali, con una considerazione dellintero eco-sistema: flora, fauna, regime delle acque, elementi climatici e atmosferici, suolo e sottosuolo. Allinterno di unanalisi paesistica tendenzialmente riferibile a tutto il territorio, costituisce tuttavia contenuto obbligatorio del P.T.P., ai sensi della legge, la disciplina delle porzioni territoriali sottoposte a vincolo paesaggistico per effetto della L. 1497/39 ovvero della L. 431/85, e ancora le zone gravate da vincolo temporaneo di immodificabilit (art. 5, L.R. 15/91).

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ruolo ed efficacia delle Linee Guida

3 Ruolo ed efficacia delle Linee Guida del Piano Territoriale Paesistico Regionale
differenziati, in relazione alle caratteristiche ed allo stato effettivo dei luoghi, alla loro situazione giuridica ed allarticolazione normativa del piano stesso. Il Piano ha elaborato, nella sua prima fase, le Linee Guida. Mediante esse si teso a delineare unazione di sviluppo orientata alla tutela e alla valorizzazione dei beni culturali e ambientali, definendo traguardi di coerenza e compatibilit delle politiche regionali di sviluppo, evitando ricadute in termini di spreco delle risorse, degrado dellambiente, depauperamento del paesaggio regionale. 1) Nellambito delle aree gi sottoposte a vincoli ai sensi e per gli effetti delle leggi 1497/39, 1089/39, L. R. 15/91, 431/85, il Piano Territoriale Paesistico Regionale e le relative Linee Guida dettano criteri e modalit di gestione, finalizzati agli obiettivi del Piano e, in particolare, alla tutela delle specifiche caratteristiche che hanno determinato lapposizione di vincoli. Per tali aree il Piano Territoriale Paesistico Regionale precisa: a) gli elementi e le componenti caratteristiche del paesaggio, ovvero i beni culturali e le risorse oggetto di tutela; b) gli indirizzi, criteri ed orientamenti da osservare per conseguire gli obiettivi generali e specifici del piano; c) le disposizioni necessarie per assicurare la conservazione degli elementi oggetto di tutela; 2) Nellambito delle altre aree meritevoli di tutela per uno degli aspetti considerati, ovvero per linterrelazione di pi di essi, il Piano e le Linee Guida definiscono gli elementi di cui al punto 1), lett. a) e b). Ove la scala di riferimento del Piano e lo stato delle elaborazioni non consentano lidentificazione topografica degli elementi e componenti, ovvero dei beni da sottoporre a vincolo specifico, nellambito di aree comunque sottoposte a tutela, le Linee Guida del Piano Territoriale Paesistico Regionale definiscono gli stessi per categorie, rinviandone la puntuale identificazione alle scale di piano pi opportune. 3) Per lintero territorio regionale, ivi comprese le parti non sottoposte a vincoli specifici e non ritenute di particolare valore, il Piano Territoriale Paesistico Regionale e le Linee Guida individuano comunque le caratteristiche strutturali del paesaggio regionale articolate anche a livello sub regionale nelle sue componenti caratteristiche e nei sistemi di relazione definendo gli indirizzi da seguire per assicurarne il rispetto. Tali indirizzi dovranno essere assunti come riferimento prioritario e fondante per la definizione delle politiche regionali di sviluppo e per la valutazione e approvazione delle pianificazioni sub regionali a carattere generale e di settore. Per le aree di cui ai punti 1) e 2) le Linee Guida del Piano Territoriale Paesistico Regionale fissano indirizzi, limiti e rinvii per la pianificazione provinciale e locale a carattere generale, nonch per quella settoriale, per i progetti o per le iniziative di trasformazione sottoposti ad approvazione o comunque a parere o vigilanza regionale. La coerenza con detti indirizzi e losservanza di detti limiti costituiscono condizioni necessarie per il successivo rilascio delle prescritte approvazioni,

Il Piano Territoriale Paesistico investe lintero territorio regionale con effetti

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ruolo ed efficacia delle Linee Guida

autorizzazioni o nulla osta, sia tramite procedure ordinarie che nellambito di procedure speciali (conferenze di servizi, accordi di programma e simili). Le Linee Guida del Piano Territoriale Paesistico Regionale richiedono ladeguamento della pianificazione provinciale e locale a carattere generale alle sue indicazioni. A seguito del suddetto adeguamento, ferme restando le funzioni rimesse alle Soprintendenze regionali nelle aree sub 1), sottoposte a specifiche misure di tutela, verranno recepite negli strumenti urbanistici le analisi, le valutazioni e le metodologie del Piano Territoriale Paesistico Regionale e delle sue Linee Guida. Tanto anche nelle zone A e B di P.R.G., nonch nelle zone C per le parti inserite nei P.p.a. Gli organi centrali e periferici dellAssessorato beni culturali e ambientali svolgono in tal senso attivit collaborativa con gli enti locali, per la definizione delle scelte di pianificazione e di intervento in termini compatibili e coerenti con gli indirizzi e le prescrizioni del Piano Territoriale Paesistico Regionale. Ai fini del conseguimento degli obiettivi di tutela e valorizzazione dei beni culturali ed ambientali e della loro corretta fruizione pubblica, nonch al fine di promuovere lintegrazione delle politiche regionali e locali di sviluppo nei settori interessati, o aventi ricadute sulla struttura e la configurazione del paesaggio regionale, il Piano Territoriale Paesistico Regionale dovr: delineare azioni di sviluppo orientate alla tutela e al recupero dei beni culturali e ambientali a favorire la fruizione, individuando, ove possibile, interventi ed azioni specifiche che possano concretizzarsi nel tempo; definire i traguardi di coerenza e di compatibilit delle politiche regionali di sviluppo diversamente motivate e orientate, anche al fine di amplificare gli effetti cui le stesse sono mirate evitando o attenuando, nel contempo, gli impatti indesiderati e le possibili ricadute in termini di riduzione e spreco delle risorse, di danneggiamento e degrado dellambiente, di sconnessione e depauperamento del paesaggio regionale.

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finalit ed obiettivi

4 Finalit ed obiettivi
dai valori paesistici e ambientali da proteggere, che, soprattutto in Sicilia, mettono in evidenza lintima fusione tra patrimonio naturale e patrimonio culturale e linterazione storica delle azioni antropiche e dei processi naturali nellevoluzione continua del paesaggio. Tale evidenza suggerisce una concezione ampia e comprensiva del paesaggio in nessun modo riducibile al mero dato percettivo o alla valenza ecologico-naturalistica, arbitrariamente staccata dai processi storici di elaborazione antropica. Una concezione che integra la dimensione oggettiva con quella soggettiva del paesaggio, conferendo rilevanza cruciale ai suoi rapporti di distinzione e interazione con lambiente ed il territorio. Sullo sfondo di tale concezione ed in armonia, quindi, con gli orientamenti scientifici e culturali che maturano nella societ contemporanea e che trovano riscontro nelle esperienze europee, il Piano Territoriale Paesistico Regionale persegue fondamentalmente i seguenti obiettivi: a) la stabilizzazione ecologica del contesto ambientale regionale, la difesa del suolo e della bio-diversit, con particolare attenzione per le situazioni di rischio e di criticit; b) la valorizzazione dellidentit e della peculiarit del paesaggio regionale, sia nel suo insieme unitario che nelle sue diverse specifiche configurazioni; c) il miglioramento della fruibilit sociale del patrimonio ambientale regionale, sia per le attuali che per le future generazioni. Tali obiettivi sono interconnessi e richiedono, per essere efficacemente perseguiti, il rafforzamento degli strumenti di governo con i quali la Regione e gli altri soggetti istituzionali possono guidare o influenzare i processi di conservazione e trasformazione del paesaggio in coerenza con le sue regole costitutive e con le capacit di autoregolazione e rigenerazione del contesto ambientale. A tal fine il piano deve perci associare alla capacit di indirizzo e direttiva, anche la capacit di prescrivere, con vincoli, limitazioni e condizionamenti immediatamente operanti nei confronti dei referenti istituzionali e dei singoli operatori, le indispensabili azioni di salvaguardia. Lintegrazione di azioni essenzialmente difensive con quelle di promozione e di intervento attivo sar definita a due livelli: 1) quello regionale, per il quale le Linee Guida, corredate da cartografie in scala 1:250000, daranno le prime essenziali determinazioni; 2) quello subregionale o locale, per il quale gli ulteriori sviluppi (corredati da cartografie in scala 1:50000, 1:25000 e 1:10000) sono destinati a fornire pi specifiche determinazioni, che potranno retroagire sulle precedenti.

Limportanza del Piano Territoriale Paesistico Regionale discende direttamente

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5 Strategie del Piano Territoriale Paesistico Regionale Il perseguimento degli obiettivi assunti (stabilizzazione ecologica, valorizzazione
dellidentit, miglioramento della fruibilit sociale) comporta il superamento di alcune tradizionali opposizioni: a) quella, in primo luogo, che, staccando i beni culturali ed ambientali dal loro contesto, porterebbe ad accettare una spartizione del territorio tra poche isole di pregio soggette a tutela rigorosa e la pi ben vasta parte restante, sostanzialmente sottratta ad ogni salvaguardia ambientale e culturale: una spartizione non soltanto inaccettabile sotto il profilo politico-culturale ma che, nella concreta realt siciliana (peraltro in armonia con quanto ormai ampiamente riconosciuto a livello internazionale), condannerebbe allinsuccesso le stesse azioni di tutela; b) quella, in secondo luogo, che, staccando le strategie di tutela da quelle di sviluppo (o limitandosi a verificare la compatibilit delle seconde rispetto alle prime), ridurrebbe la salvaguardia ambientale e culturale ad un mero elenco di vincoli, svuotandola di ogni contenuto programmatico e propositivo: uno svuotamento che impedirebbe di contrastare efficacemente molte delle cause strutturali del degrado e dellimpoverimento del patrimonio ambientale regionale; c) quella, in terzo luogo, che, separando la salvaguardia del patrimonio culturale da quella del patrimonio naturale, porterebbe ad ignorare o sottovalutare le interazioni storiche ed attuali tra processi sociali e processi naturali ed impedirebbe di cogliere molti aspetti essenziali e le stesse regole costitutive della identit paesistica ed ambientale regionale. Di conseguenza, una pi efficace strategia di tutela paesistica-ambientale, orientata sugli obiettivi assunti, non pu disgiungersi da una nuova strategia di sviluppo regionale, estesa allintero territorio e fondata sulla valorizzazione conservativa ed integrata delleccezionale patrimonio di risorse naturali e culturali. Tale valorizzazione infatti la condizione non soltanto per il consolidamento dellimmagine e della capacit competitiva della regione nel contesto europeo e mediterraneo, ma anche per linnesco di processi di sviluppo endogeno dei sistemi locali, che consentano di uscire dalle logiche assistenzialistiche del passato. Una nuova strategia di sviluppo sostenibile, capace ad un tempo di scongiurare le distorsioni del recente passato e di aprire prospettive di rinascita per le aree e le comunit pi deboli ed impoverite, richiede certamente un impegno coerente in molti settori per i quali il Piano Territoriale Paesistico Regionale non ha alcuna competenza diretta: dalla viabilit e dai trasporti, alle infrastrutture per le comunicazioni, lenergia, lacqua ed i rifiuti, ai servizi, alle abitazioni, allindustria e allartigianato, allagricoltura e alle foreste, al turismo, alla difesa del suolo e alla gestione delle risorse idriche, etc.. Ci pone problemi di coordinamento delle politiche regionali e di concertazione degli strumenti di pianificazione per il governo del territorio, rispetto ai quali le presenti Linee Guida offrono indicazioni inevitabilmente e consapevolmente interlocutorie. Se, tuttavia, si accetta lidea che la valorizzazione conservativa del patrimonio ambientale regionale debba costituire lopzione di base della nuova

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strategia di sviluppo, possibile individuare un duplice prioritario riferimento per tutte le politiche settoriali: a) la necessit di valorizzare e consolidare larmatura storica del territorio, ed in primo luogo il suo articolato sistema di centri storici, come trama di base per gli sviluppi insediativi, supporto culturale ed ancoraggio spaziale dei processi innovativi, colmando le carenze di servizi e di qualit urbana, riassorbendo il pi possibile gli effetti distorsivi del recente passato e contrastando i processi dabbandono delle aree interne; b) la necessit di valorizzare e consolidare la rete ecologica di base, formata essenzialmente dal sistema idrografico interno, dalla fascia costiera e dalla copertura arborea ed arbustiva, come rete di connessione tra i parchi, le riserve, le grandi formazioni forestali e le altre aree di pregio naturalistico e come vera e propria infrastruttura di riequilibrio biologico, salvaguardando, ripristinando e, ove possibile, ricostituendo i corridoi e le fasce di connessione aggredite dai processi di urbanizzazione, di infrastrutturazione e di trasformazione agricola. Su questa base che, come si detto, interessa tutto il territorio regionale e tutti i settori di governo possibile innestare 4 assi strategici, pi direttamente riferiti alla tutela e alla valorizzazione paesistico ambientale: 1) il consolidamento del patrimonio e delle attivit agroforestali, in funzione economica, socioculturale e paesistica, che comporta, in particolare: sostegno e rivalutazione dellagricoltura tradizionale in tutte le aree idonee, favorendone innovazioni tecnologiche e culturali tali da non provocare alterazioni inaccettabili dellambiente e del paesaggio; gestione controllata delle attivit pascolive ovunque esse mantengano validit economica e possano concorrere alla manutenzione paesistica (comprese, alloccorrenza, aree boscate); gestione controllata dei processi di abbandono agricolo, sopratutto sulle linee di frontiera, da contrastare, ove possibile, con opportune riconversioni colturali (ad esempio dal seminativo alle colture legnose, in molte aree collinari) o da assecondare con lavvio guidato alla rinaturalizzazione; gestione oculata delle risorse idriche, evitando prelievi a scopi irrigui che possano accentuare le carenze idriche in aree naturali o seminaturali critiche; politiche urbanistiche tali da ridurre le pressioni urbane e le tensioni speculative sui suoli agricoli, sopratutto ai bordi delle principali aree urbane, lungo le direttrici di sviluppo e nella fascia costiera; 2) il consolidamento e la qualificazione del patrimonio dinteresse naturalistico, in funzione del riequilibrio ecologico e di valorizzazione fruitiva, che comporta in particolare (oltre alle azioni sulla rete ecologica, gi menzionata): estensione e interconnessione del sistema regionale dei parchi e delle riserve naturali, con disciplina opportunamente diversificata in funzione delle specificit delle risorse e delle condizioni ambientali; valorizzazione, con adeguate misure di protezione e, ove possibile, di rafforzamento delle opportunit di fruizione, di un ampio ventaglio di beni naturalistici attualmente non soggetti a forme particolari di protezione, quali le

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singolarit geomorfologiche, le grotte od i biotopi non compresi nel punto precedente; recupero ambientale delle aree degradate da dissesti o attivit estrattive o intrusioni incompatibili, con misure diversificate e ben rapportate alle specificit dei luoghi e delle risorse (dal ripristino alla stabilizzazione, alla mitigazione, alloccultamento, allinnovazione trasformativa); 3) la conservazione e la qualificazione del patrimonio dinteresse storico, archeologico, artistico, culturale o documentario, che comporta in particolare (oltre alle azioni sullarmatura storica complessiva gi menzionata): interventi mirati su un sistema selezionato di centri storici, capaci di fungere da nodi di una rete regionale fortemente connessa e ben riconoscibile, e di esercitare consistenti effetti di irraggiamento sui territori storici circostanti, anche per il tramite del turismo; interventi volti ad innescare processi di valorizzazione diffusa, sopratutto sui percorsi storici di connessione e sui circuiti culturali facenti capo ai nodi suddetti; investimenti plurisettoriali sulle risorse culturali, in particolare quelle archeologiche meno conosciute o quelle paesistiche latenti; promozione di forme appropriate di fruizione turistica e culturale, in stretto coordinamento con le politiche dei trasporti, dei servizi e della ricettivit turistica; 4) la riorganizzazione urbanistica e territoriale in funzione delluso e della valorizzazione del patrimonio paesistico-ambientale, che comporta in particolare (oltre alla valorizzazione dellarmatura storica complessiva, nel senso sopra ricordato): politiche di localizzazione dei servizi tali da consolidare la centralit dei centri storici e da ridurne la povert urbana, evitando, nel contempo, effetti di congestione e di eccessiva polarizzazione sui centri maggiori, e tali da consolidare e qualificare i presidi civili e le attrezzature di supporto per la fruizione turistica e culturale dei beni ambientali, a partire dai siti archeologici; politiche dei trasporti tali da assicurare sia un migliore inserimento del sistema regionale nei circuiti internazionali, sia una maggiore connettivit interna dellarmatura regionale, evitando, nel contempo, la proliferazione di investimenti per la viabilit interna, di scarsa utilit e alto impatto ambientale; politiche insediative volte a contenere la dispersione dei nuovi insediamenti nelle campagne circostanti i centri maggiori, lungo i principali assi di traffico e nella fascia costiera, coi conseguenti sprechi di suolo e di risorse ambientali, e a recuperare, invece, (anche con interventi di ricompattamento e riordino urbano), gli insediamenti antichi, anche diffusi sul territorio, valorizzandone e, ove il caso, ricostituendone lidentit. Sebbene ciascuna delle azioni sopra richiamate abbia una propria specificit tecnica e amministrativa, le possibilit di successo dipendono grandemente dalla loro interconnessione, in termini di governo complessivo del territorio. questa la sfida pi impegnativa che occorre raccogliere per avviare politiche pi efficaci di tutela paesistico-ambientale. Ma unaltra condizione importante da soddisfare riguarda larticolazione territoriale e la differenziazione delle politiche proposte, in modo tale che esse

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aderiscano alle specificit delle risorse e dei contesti paesistici ed ambientali. Da qui la necessit di articolare le presenti Linee Guida per settori e per parti significative del territorio regionale.

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6 Metodologia La metodologia basata sullipotesi che il paesaggio riconducibile ad una

configurazione di sistemi interagenti che definiscono un modello strutturale costituito da:

A IL SISTEMA NATURALE A.1 ABIOTICO: concerne fattori geologici, idrologici e geomorfologici ed i relativi processi che concorrono a determinare la genesi e la conformazione fisica del territorio; A.2 BIOTICO: interessa la vegetazione e le zoocenosi ad essa connesse ed i rispettivi processi dinamici; B IL SISTEMA ANTROPICO B.1 AGRO-FORESTALE: concerne i fattori di natura biotica e abiotica che si relazionano nel sostenere la produzione agraria, zootecnica e forestale; B.2 INSEDIATIVO: comprende i processi urbano-territoriali, socio economici, istituzionali, culturali, le loro relazioni formali, funzionali e gerarchiche ed i processi sociali di produzione e consumo del paesaggio. Il metodo finalizzato alla comprensione del paesaggio attraverso la conoscenza delle sue parti e dei relativi rapporti di interazione. Pertanto la procedura consiste nella disaggregazione e riaggregazione dei sistemi componenti il paesaggio individuandone gli elementi (sistemi essi stessi) e i processi che linteressano. Lelaborazione del piano si sviluppa in tre fasi distinte, interconnesse e non separabili: la conoscenza, la valutazione e il progetto. La conoscenza In questa fase vengono analizzati: a) la struttura del paesaggio: si individuano gli elementi (areali, lineari, puntuali) e le relazioni che li connettono, si riconoscono le configurazioni complesse di elementi, si considerano i principali caratteri funzionali b) la dinamica del paesaggio: si analizzano i processi generali e i processi di trasformazione, alterazione e degrado e le interrelazioni fra i processi. Le discipline interessate contribuiscono a fornire le informazioni e i metodi necessari allindagine, secondo lorganizzazione successivamente illustrata. La valutazione Gli elementi e i sistemi di elementi individuati nelle analisi sono valutati da ogni disciplina che esamina il paesaggio secondo due parametri fondamentali: il valore e la vulnerabilit che sono disaggregati in due serie di criteri fondamentali dai quali potr svilupparsi un metodo di valutazione comparata e complessiva. Successivamente le analisi valutative sono ricondotte a sintesi interpretative che ricompongono lunitariet del paesaggio. Ci consente di individuare unit di paesaggio intese come sistema integrato, caratterizzato da peculiari

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combinazioni e interazioni di componenti diverse, che evidenziano specifiche e riconoscibili identit. Il progetto La terza fase costituita dalla definizione del piano e della normativa. Le Linee Guida sono definite alla scala 1:250000 e sono espresse in termini di strategie di tutela e di gestione e di indirizzi per la salvaguardia. Alla scala subregionale e locale ( 1:50000, 1:25000 e 1:10000) si perviene alla fase progettuale e propositiva del piano definendo gli interventi di tutela, valorizzazione e fruizione. A IL SISTEMA NATURALE A.1 A.1.1 IL SOTTOSISTEMA NATURALE ABIOTICO LA GEOLOGIA, GEOMORFOLOGIA, IDROLOGIA E PALEONTOLOGIA. Al fine di una corretta pianificazione paesaggistica devono essere ben noti i caratteri fisici che concorrono alla formazione dellambiente naturale a cui la stessa si riferisce. Tra questi la conoscenza dei caratteri litostrutturali, geomorfologici ed idrogeologici costituisce la base della pianificazione paesaggistica in quanto essi stessi hanno condizionato e tuttora condizionano levoluzione del paesaggio. La salvaguardia di tali caratteri significa pertanto una tutela e conservazione del paesaggio anche attraverso la difesa del suolo e delle sue risorse. Costituendo, inoltre, i fattori geologici e gli agenti del modellamento del rilievo degli elementi praticamente costanti nel tempo, risulta relativamente semplice e sufficientemente oggettivo individuare quelle caratteristiche di un determinato paesaggio a cui riferire specifiche normative di tutela, conservazione e valorizzazione. Il territorio deve essere preso in considerazione in modo da fare emergere: a) la presenza di elementi di pregio e/o rarit; b) i fattori di fragilit e quindi le dinamiche di evoluzione tendenziale; c) le tendenze alla trasformazione per effetti di interventi antropici programmati. Questo al fine di identificare gli ambiti territoriali da sottoporre prioritariamente alla salvaguardia, di valutare il grado di compatibilit dei processi di modificazione in atto o potenziali, di definire dei criteri di regolamentazione delle modifiche giudicate ammissibili. La Sicilia caratterizzata dallaffioramento di rocce pi resistenti allazione della geodinamica esterna e da rocce sciolte facilmente erodibili, il tutto interessato da un reticolo di faglie fratture che hanno guidato lapprofondimento vallivo. La geomorfologia quindi deve intervenire nello studio e nella organizzazione dellambiente naturale dando: la base fisiografica del territorio; la morfogenesi dinamica: evoluzione continua in tempi geologici o storici del paesaggio fisico; i vincoli dettati dalle forme del territorio (versanti acclivi, versanti argillosi, etc.);

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la stabilit di un territorio in relazione ai fattori della geodinamica esterna; gli effetti della sismicit sulle diverse unit geomorfologiche; la stabilit degli ambienti naturali (stabilit di un versante); la difesa e la conservazione del suolo; la protezione del territorio dai fenomeni naturali. La carta geomorfologica dovr individuare non solamente i tratti del paesaggio fisico principale, ma anche le forme minori e i processi che hanno agito e che sono tuttora attivi. Essa acquista un carattere di forte dinamicit e permette lindividuazione dei processi attivi e non attivi, in special modo di quelli con pi elementi di pericolosit geologica e la loro estensione areale. Sar necessario raggruppare i fenomeni naturali nellambito di unarea fisica ben delimitata: il bacino idrografico. La carta geomorfologica dovr mettere in relazione i dati geologici (litologia, assetto strutturale, idrologia) con i processi geomorfologici che possono innescarsi nellambito di un territorio sottoposto ad una evoluzione geomorfologica dinamica. Le carte in scala 1:250000 permetteranno di inquadrare globalmente le analisi e le correlazioni tra le varie discipline interessate al fine di fissarne i valori in relazione allorganizzazione della fase analitica. Le carte in scala 1:25000 e/o 1:50000 consentiranno di individuare i vari aspetti analizzati e saranno il luogo di sintesi dei dati interdisciplinari del paesaggio. Tale documento dovr, quindi, fornire: a) la natura dei litotipi affioranti mettendo in relazione la loro storia geologica ed i processi; b) la natura delle forme del rilievo e delle cause che le hanno determinate; c) la geometria delle forme del rilievo in relazione allassetto strutturale dellisola; d) let dei caratteri geomorfologici peculiari del territorio in relazione alla neotettonica (tempi geologici) ed in relazione alla dinamica morfogenetica attuale. Il fattore predominante in tutte le carte geomorfologiche dato dai fenomeni legati ai movimenti gravitativi che innescano processi erosivi e di accumulo. Qui sar necessario individuare fenomeni socialmente ed economicamente rilevanti ben cartografabili, differenziandoli dai normali processi erosivi dei versanti e delle pianure, che rientrano nellevoluzione geomorfologica dinamica di un territorio.

A.2 A.2.1

SOTTOSISTEMA NATURALE BIOTICO LA VEGETAZIONE I sistemi ambientali sono individuabili nei complessi di vegetazione e nelle zoocenosi connesse. Ogni complesso di vegetazione costituito dallinsieme delle associazioni vegetali (unit elementari) che sono tra di loro collegate dinamicamente.

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Lanalisi a piccola scala effettuata sui complessi di vegetazione mentre lanalisi a grande scala realizzata con riferimento alle unit elementari ovvero alle associazioni. Di queste, tuttavia, possono essere considerate quelle pi espressive ed estese. Le piccole comunit, seppure interessanti da un punto di vista biologico naturalistico o anche ambientale, cos come i singoli elementi costitutivi della vegetazione, di particolare interesse biogeografico (specie endemiche e rare), che sfuggono ad una rappresentazione cartografica, sono rappresentate in maniera puntiforme. Esse costituiscono autentiche emergenze che accrescono la valenza paesaggistica e la sensibilit ambientale dei sistemi vegetazionali. Nellambito del Piano Territoriale Paesistico Regionale, sia a piccola che a grande scala, sono da prendere in considerazione pi che le associazioni vegetali definite con criteri fitosociologici, gli aspetti vegetazionali riconoscibili su basi fisionomico strutturali. Secondo le attuali conoscenze i complessi di vegetazione espressi dai sistemi ambientali nel territorio siciliano possono ricondursi a delle specifiche tipologie delle quali occorre precisare lestensione e la distribuzione con riferimento allunit elementare pi diffusa. La definizione delle tipologie della vegetazione ha come base lanalisi dei popolamenti vegetali nella loro doppia espressione qualitativa (flora) e quantitativa (vegetazione). Riguardo alla flora lattenzione va rivolta sia ai suoi aspetti generali che particolari. Di essa vanno evidenziati gli elementi emergenti dei quali deve essere fornito un elenco per quanto possibile concreto con la distribuzione di ogni elemento in rapporto agli aspetti vegetazionali che ne costituiscono lambiente. Di ciascuna specie devono essere fornite caratteristiche botaniche, sociabilit, areale, distribuzione in Italia ed in Sicilia, valenza naturalistica, valenza ambientale, stato della popolazione (secondo la classificazione dellIUCN), i pericoli e le misure di protezione richiesta. Per quanto riguarda lespressione quantitativa dei popolamenti vegetali le indagini possono essere effettuate anche su basi fitosociologiche riconducendone comunque le tipologie a quelle fisionomico-strutturali. Queste ultime possono acquisirsi in parte dalla letteratura esistente e quindi venire delimitate cartograficamente mediante fotointerpretazione. Secondo questi indirizzi si prevede la predisposizione delle seguenti carte tematiche: alla scala 1:250000: a) carta della vegetazione naturale reale; b) carta della vegetazione naturale potenziale; c) carta del grado di naturalit dei complessi di vegetazione. alla scala 1:25.000: a) carta fisionomico-strutturale della vegetazione naturale reale con lindicazione delle presenze di rilievo floristico; b) carte della vegetazione naturale potenziale; c) carta del grado di naturalit dei sistemi vegetazionali. A.2.2 ANALISI DELLE ZOOCENOSI

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Lo studio delle zoocenosi fra i pi complessi nel campo dellanalisi ambientale. Ci dovuto al fatto che gli animali hanno abitudini diverse, sia spaziali che temporali. Le interazioni fra animali della stessa specie e di specie differenti comportano problematiche di non facile soluzione. La sequenza degli spostamenti sulla superficie della terra ed in mare, complicano lo studio della vita animale. La Sicilia terra eterogenea, presentando aspetti ambientali molto diversificati oltre al fatto di essere ponte geografico tra lEuropa e lAfrica con tutto ci che il fenomeno della migrazione comporta. In primavera ed in autunno le campagne siciliane sono invase da centinaia di migliaia di individui che per altro soggiornano per parecchi mesi. Una corretta indagine zoologica deve partire da un censimento perlomeno bibliografico sullesistente con lobiettivo di individuare le zoocenosi caratterizzanti i vari sistemi ambientali (tipo vegetazionale) nonch gli elementi emergenti delle stesse. Lo studio delle zoocenosi richiede unindagine presso istituzioni specialistiche che possono concorrere alla ricerca di dati ad integrazione di quelli bibliografici, i dati relativi alle zoocenosi sono, a scala 1:250000, riferiti a siti di rilevante interesse faunistico (biotopi). B. IL SISTEMA ANTROPICO B.1 IL SOTTOSISTEMA AGRICOLO-FORESTALE Per quanto riguarda lagricoltura e gli aspetti connessi opportuno mettere in evidenza che i fattori, di natura sia biotica che abiotica, che sostengono la produzione agraria, vegetale ed animale, si compongono in un sistema complesso, lagroecosistema. Negli agroecosistemi luomo riduce la complessit biologica, apre i cicli agrochimici con limmissione di input diversi, aumenta la produttivit primaria utile asporta notevole parte della biomassa prodotta, modifica ad ogni ciclo lequilibrio energetico del sistema che pertanto non diviene stabile come quelli naturali. Negli agroecosistemi linput di natura antropica, consistenti nellapporto di materia, energia, informazione, lavoro, capitali, comporta conseguenze non ancora del tutto esplorate. Sul piano operativo questa premessa implica un coerente tipo di analisi e di elaborazione degli elementi rilevati. Nellottica di sistema occorre infatti poter comprendere come ciascun elemento concorre a definire la fisionomia del territorio e attraverso lelemento antropico, per solito correlato agli elementi dellambiente fisico, come si configurato il paesaggio nella sua espressione attuale. Con riferimento allaspetto strutturale, occorre mettere in evidenza lattuale dislocazione dei gruppi di colture che caratterizzano aree tipiche del paesaggio siciliano: larea dei seminativi o a colture cerelicoloforaggere costituenti la base degli allevamenti, insieme con i pascoli permanenti o in rotazione; i seminativi tradizionalmente di tipo promiscuo con colture arboree di tipo estensivo (es.: oliveto, mandorleto); larea dei

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vigneti, ad uva da vino e da tavola, articolatasi e differenziatasi con il progresso dei processi di commercializzazione; larea delle colture arboree tradizionali, quali i noccioleti, i mandorleti, gli oliveti; larea delle colture arboree intensive, quali gli agrumeti ed i frutteti; larea delle colture ortive di pieno campo e di serra, non di rado collocate anche allinterno di aree caratterizzate dalla prevalenza di altri tipi; le aree interessate da popolamenti forestali artificiali, pure espressione dellattivit antropica non di rado costituiti anche con essenze estranee alle specie tipiche dellambiente mediterraneo. I processi dinamici, che hanno determinato la struttura del paesaggio agroforestale e che ne caratterizzano il dinamismo ancora oggi, sono da riportare: agli interventi di politica economica generale (per esempio: flussi di manodopera dallagricoltura allindustria, al terziario, redistribuzione delle risorse, etc.); agli interventi di politica agraria nazionali e comunitari (sostegni alle strutture, alle colture, alla produzione); allevoluzione scientifica e tecnologica e alla progressiva interdipendenza dellagricoltura dallindustria e dai servizi; alla progressiva diffusione della irrigazione, della meccanizzazione e dei presidi chimici, dai concimi agli antiparassitari, agli erbicidi, etc.; alla diffusione e al progresso delle strutture viarie, ferroviarie, dei trasporti e dei processi di comunicazione; al progresso economico, sociale e culturale della popolazione nel suo complesso; al passaggio dalleconomia familiare e locale alleconomia di mercato. I processi di cui sopra, che hanno sostenuto e sostengono ancora i processi dinamici, hanno comportato conseguenze che richiedono attenta considerazione, quali: abbandono e degrado di estese zone agricole e dei sistemi insediativi tradizionali, di tipo agricolo e rurale; accentuata erosione e progressiva desertificazione dei suoli; aumento dei rischi di rottura degli equilibri ambientali; trasferimento di risorse idriche a detrimento di alcune aree e a vantaggio di altre; riduzione estrema della biodiversit agrocolturale; difficolt di raccordo con i grandi mercati delle produzioni tipiche per ritardi culturali, strutturali, organizzativi e sociopolitici. Le conoscenze necessarie per quanto concerne la struttura del paesaggio agroforestale possono essere espresse, tra laltro, in una serie di carte la cui messa a punto pu essere sviluppata a scale diverse ed in tempi successivi in sintonia con i processi di approfondimento del piano con la raccolta ed elaborazione dei dati necessari. Tra le carte di riferimento si ricordano: carta dei suoli e delle loro potenzialit ricavabile dalla Carta dei suoli della Sicilia, redatta da G. Fierotti e gi in scala 1:250000;

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carta delle irrigazioni comprendenti bacini di raccolta, sorgenti di acqua per uso irriguo ed aree irrigate o irrigabili, deducibili anchessi da uno studio di G. Fierotti, condensato in scala 1:250000; carta della utilizzazione del suolo, da ricavare dai rilevamenti disponibili (Telespazio, carte Regione Siciliana, piani zonali dellE.S.A.) per una individuazione oltre che delle colture, delle aree che esse contribuiscono a strutturare dando corpo a paesaggi tipici; carta delle precipitazioni annue; carta del deficit idrico; carta delle temperature; carta del periodo secco, da ricavare dallAtlante degli Istituti di Idraulica e di Idraulica Agraria dellUniversit di Palermo, le quali nel loro insieme possono concorrere ad individuare funzionalmente configurazioni tipiche del paesaggio, in relazione sia alla vegetazione naturale che alla distribuzione delle colture nel territorio; carta delle pendenze; carta dellerosione e del dissesto (frane, smottamenti, calanche) entrambe essenziali ai fini di una salvaguardia di aree particolarmente vulnerabili. B.2 IL SOTTOSISTEMA INSEDIATIVO In Sicilia il sistema insediativo evidenzia una pluralit di principi organizzativi che regolano le relazioni tra luomo e il paesaggio e rilevano il carattere differenziato in cui si svolgono tali relazioni. Obiettivo generale il riconoscimento della pluralit di contesti insediativi caratterizzati da forme organizzative e traiettorie di sviluppo che nascono dal modo con cui le componenti storico-ambientali interagiscono con i processi di modernizzazione.

B.2.1

1. 2.

GLI ASPETTI URBANO-TERRITORIALI I processi urbano-territoriali sono studiati come insieme di ambiti territoriali differenziati pi o meno collegati secondo relazioni di tipo gerarchico di dominanza e di interdipendenza, evidenziando per ciascuno: struttura e dinamica della popolazione; modelli, tipologie e morfologie insediative: elementi costituivi (percorsi, tessuti, centri) in relazione alla morfologia del supporto e dinamiche evolutive; struttura organizzativa e funzionale (poli e reti infrastrutturali, livelli di specializzazione, gerarchie e rapporti di dominanza e di interdipendenza), relazioni tra ambito urbano-territoriale e sistema naturale (competitivit tra attivit per luso del suolo, processi di colonizzazione e di ipersfruttamento, abbandono e desertificazione, consumo del suolo, inquinamento). Obiettivi sono: individuazione degli ambiti urbano-territoriali e delle tipologie insediative; identificazione dei processi di urbanizzazione (sviluppo-mantenimentodeclino) nei diversi sottosistemi individuati;

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3. propensione allaggressione ambientale e dei beni storico-culturali. Elaborati previsti a scala 1:250000: struttura e dinamiche demografiche: a) della popolazione per classi di ampiezza e dei comuni, b) delle variazioni demografiche intercensuarie; strutture e dinamiche socio-economiche: a) sistemi locali del lavoro e regioni funzionali, b) aree di influenza e di gravitazione dei principali nodi del sistema urbano; trama dellurbanizzazione; struttura insediativa; localizzazioni industriali, specializzazioni colturali produttive, aree turistiche; tipologie insediative; reti infrastrutturali. Elaborati previsti a scala 1:50000 / 1: 25000 o a scale pi grandi: forme e tipologie insediative determinate da differenti principi organizzativi delle attivit economico-sociali; analisi della struttura e del paesaggio urbano Si approfondiscono e si evidenziano a livello urbano o di strutture territoriali (conurbazioni, aree metropolitane) le tematiche trattate nella fase precedente secondo i modelli e le tipologie insediative individuate. B.2.2 GLI ASPETTI DEI BENI STORICO-CULTURALI Obiettivo dello studio lindividuazione dei grandi processi storici che nel tempo hanno contrassegnato il paesaggio siciliano caratterizzandolo fortemente sotto laspetto storico-culturale, composto da tematismi diversi ma interessati da un rapporto reciproco, in continuo divenire. La dinamica dei processi costitutivi del paesaggio costruito ha subito per una forte accelerazione nei tempi pi recenti, stravolgendo spesso un equilibrio in atto da secoli. La valutazione degli esiti di tali processi nella realt attuale e lidentificazione dei conflitti costituiscono, quindi, premessa per lorientamento delle fasi di studio e insieme, obiettivo costante della ricerca ai fini di una tutela attiva del paesaggio che non deve rifiutare la trasformazione, proprio perch costitutiva della sua essenza verificata nella storia, ma che insieme sappia innestarla su una specifica identit, da articolare nelle sue parti e da mantenere alla base di ogni nuovo progetto. Ai fini della ricostruzione di tali processi, in rapporto allo sviluppo produttivo, il lavoro prevede in prima istanza la formulazione graficizzata di inventari storici, riferiti ai diversi assetti istituzionali (civili e religiosi, demaniali e feudali) del territorio siciliano per individuare, nella loro struttura: le aree archeologiche antiche e medievali (siti, reperti erranti, preesistenze, etc.); la viabilit (rotabile, trazzerale, etc.); il paesaggio urbano (centri e nuclei storici); i paesaggi agrari e rurali (manufatti isolati di tipo civile, religioso, difensivo: castelli, torri, bagli, ville, casali, santuari, caricatori, etc.; scelte insediative in rapporto alluso del suolo); i paesaggi costieri e delle attivit marinare (pesca e salagione: tonnare, saline, pesca e lavorazione del corallo, costruzione di barche, etc.); paesaggi

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metodologia.

industriali (aree dello zolfo, miniere e cave, manufatti di archeologia industriale, attivit e produzione artigiana, etc.). Gli elaborati previsti nella scala 1:250000 consistono in carte tematiche: carta dei siti archeologici dalla preistoria allet bizantina; carta dei centri e dei nuclei storici; carta dei beni isolati; carta della viabilit storica. Gli elaborati da redigere in altre scale (1:25000 e/o 1:50000) riguarderanno aspetti particolari ed emergenti del contesto regionale, da identificare, anche e soprattutto, nel confronto con gli esiti prodotti nellambito dei diversi sistemi individuati (naturale abiotico e biotico, antropico agroforestale e urbano-territoriale). CONOSCENZA DEL QUADRO ISTITUZIONALE Lo studio si propone lindividuazione di un quadro sistematico dei vincoli esistenti, degli interventi pubblici in atto e proposti, dei piani di settore regionale ed il mosaico degli strumenti urbanistici vigenti. Lobiettivo accertare e valutare le interferenze fra Piano e strumenti urbanistici.

B.2.3

LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE

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sistema informativo

7 Sistema informativo e supporto cartografico digitale Nelle Linee Guida del Piano Territoriale Paesistico Regionale il Sistema
Informativo Territoriale (S.I.T.) stato lo strumento fondamentale per la gestione dei dati relativi alla conoscenza delle risorse presenti sul territorio. Il S.I.T. un sistema nel quale i dati spaziali (informazioni di posizione) e i dati descrittivi (attributi informativi) sono intimamente connessi. Grazie ad esso, ogni supporto cartografico risulta una delle componenti informative del quadro complessivo di conoscenza del territorio. Il S.I.T. si dimostra essenziale per la gestione delle informazioni di tipo territoriale e per la possibilit di elaborazione sia delle componenti geografiche che di quelle informative di tipo alfanumerico. La carta topografica, intesa come prodotto di consultazione e rappresentazione su supporto cartaceo, ha lasciato cos il posto ad un tipo di prodotto costituito da informazioni alfanumeriche gestite da computer e visualizzate su schermo in funzione delle esigenze poste dallutente. I dati cartografici sono stati cos acquisiti, catalogati e archiviati non solo in funzione della loro restituzione grafica, bens della loro utilizzazione come elementi di gestione delle informazioni sul territorio con tecniche informatiche. Questa organizzazione dei dati connessa alla cartografia numerica, intesa come un insieme di informazioni sul territorio espresse mediante numeri ottenuti in molteplici modi (digitalizzazione di prodotti cartografici gi esistenti, informazioni da rilevazioni in loco) residenti su supporti ottici o magnetici e gestibili su computer, quello che costituisce oggi il campione, ristretto ma significativo, del Sistema Informativo Territoriale (S.I.T.) delle Linee Guida del Piano. Larchivio interattivo ad esse legato finalizzato, infatti, alla organizzazione e alla fruizione dellinformazione geografica derivante dalla costruzione di carte tematiche ed orientato dalle interrogazioni delle banche dati secondo specifici itinerari di ricerca, aggregando e disaggregando informazioni in rapporto alle esigenze che di volta in volta necessitano. La codifica delle informazioni dei dati acquisiti rappresentata dallassociazione di pi codici (alcuni riferiti alla posizione geografica, georeferenziazione, altri riferiti alle caratteristiche intrinseche dellentit, attribuzione) che definiscono il tipo di particolare e le sue caratteristiche principali. Le tre fondamentali operazioni che presiedono alla costruzione del S.I.T sono state eseguite in modo da assicurare in ogni fase un controllo di qualit del dato e delle procedure: input dei dati: acquisizione, memorizzazione, aggiornamento, editing; analisi dei dati: manipolazione e applicazione di metodologie analitiche di vario tipo (numeriche, statistiche, grafiche, etc.): questa la fase in cui linformazione contenuta nel data base da implicita diventa esplicita; output dei dati: restituzione della elaborazione svolta nelle fasi di input e analisi in forma grafica (carta geografica), alfanumerica (tabelle, rapporti, etc.) o digitale (file di scambio dati). Il Sistema Informativo Territoriale come strumento integrato di controllo e monitoraggio

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sistema informativo

La progressiva realizzazione delle autostrade informatiche lascia intravedere vaste possibilit di scambio di dati. Questo progresso, riguardando anche gli archivi informatici di carte geografiche contenenti anche informazioni sulle risorse territoriali presenti nella regione, oltre ad essere in grado di alimentare le cosiddette produzioni multimediali, rappresenta un forte impulso per linserimento della Sicilia in un circuito di scambio di informazioni regionali, sempre pi integrato ed efficiente a scala nazionale ed europea che possa consentire il controllo e il monitoraggio di quei fenomeni che agiscono a una dimensione sovraregionale e sollecitano la concertazione di interventi appropriati dal livello locale al livello regionale. Lortofotocarta digitale come base cartografica del S.I.T. Lortofotocarta digitale un tipo di supporto nel quale i dati grezzi del volo aerofotogrammetrico vengono trasformati, attraverso tecniche informatiche, in immagini di precisione (matrice di pixel) geometricamente corrette utilizzando il modello numerico del terreno generato da dati altimetrici in formato digitale. Lortofotocarta digitale pu considerarsi come valido strumento integrativo della cartografia convenzionale realizzato per fornire allutente informazioni sul territorio complete, realistiche e aggiornate, talvolta non rilevabili dalla cartografia simbolica tradizionale a causa delle sintesi e schematizzazioni convenzionali. Da una sua attenta osservazione (generata dal fatto che possono effettuarsi zoom continui sulla stazione grafica fino ad una scala 1:5000 senza eccessiva perdita di definizione) e da una breve analisi delle forme o delle dimensioni degli elementi riportati possibile, infatti, estrarre quelle indicazioni che sulla carta topografica tradizionale sono state sintetizzate dai segni convenzionali. Grazie alla possibilit di implementazione dellortofotocarta sul S.I.T. le carte tematiche possono essere lette come sovrapposizione trasparente dei dati cartografici di analisi, rappresentati in forma vettoriale, sullortofoto stessa. Grazie a questa complementarit risulta cos immediato luso integrato delle due rappresentazioni grafiche, con il dato raster (ortofoto) che rappresenta il contenuto e quello vettoriale che ne definisce i contorni e permette la continua interrogabilit del dato rappresentato secondo specifici itinerari di ricerca.

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aricolazione degli ambitii

8 Articolazione degli ambiti


previsto lindividuazione di aree alle quali rapportare in modo assolutamente strumentale tutte le informazioni, cartografiche e non, afferenti a ciascun tematismo. I paesaggi della Sicilia sono fortemente condizionati dalla morfologia che, per la estrema variabilit che la caratterizza, crea accesi contrasti: per esempio, nellarea del catanese si passa dalla pianura ad una delle pi alte vette dellItalia centromeridionale, quella dellEtna. Contrasti altrettanto forti derivano dalle forme della vegetazione e dalle profonde diversit climatiche, con conseguente grande differenziazione floristica, variet di colture e forme di vita rurale. Fra gli elementi del paesaggio che maggiore peso hanno avuto nella differenziazione degli assetti territoriali ed antropici che si sono succeduti e stratificati nellisola sono compresi i fiumi Imera meridionale (o Salso) ed Imera settentrionale (o Fiume Grande), i quali, anche per la quasi continuit tra i due bacini, hanno di fatto determinato una frattura naturale Nord-Sud della Sicilia con la formazione di due unit storico-geografiche ad est e ad ovest dei corsi dacqua ora menzionati. Lorografia del territorio siciliano mostra complessivamente un forte contrasto tra la porzione settentrionale prevalentemente montuosa, con i Monti Peloritani, costituiti da prevalenti rocce metamorfiche con versanti ripidi, erosi e fortemente degradati, i gruppi montuosi delle Madonie, dei Monti di Trabia, dei Monti di Palermo, dei Monti di Trapani, e quella centromeridionale e sudoccidentale, ove il paesaggio appare nettamente diverso, in generale caratterizzato da blandi rilievi collinari, solo animati dalle incisioni dei corsi dacqua, talora con qualche rilievo isolato, che si estende fino al litorale del Canale di Sicilia. Ancora differente appare nella zona sudorientale, con morfologia tipica di altopiano ed in quella orientale con morfologia vulcanica. Partendo da queste considerazioni si pervenuti alla identificazione di 17 aree di analisi, attraverso un approfondito esame dei sistemi naturali e delle differenziazioni che li contraddistinguono. In particolare per la delimitazione di queste aree (i cui limiti per la verit sono delle fasce ove il passaggio da un certo tipo di sistemi ad altri assolutamente graduale) sono stati utilizzati gli elementi afferenti ai sottosistemi abiotico e biotico, in quanto elementi strutturanti del paesaggio. 1) 2) 3) 4) 5) 6) 7) 8) 9) Area dei rilievi del trapanese Area della pianura costiera occidentale Area delle colline del trapanese Area dei rilievi e delle pianure costiere del palermitano Area dei rilievi dei monti Sicani Area dei rilievi di Lercara, Cerda e Caltavuturo Area della catena settentrionale (Monti delle Madonie) Area della catena settentrionale (Monti Nebrodi) Area della catena settentrionale (Monti Peloritani)

Le linee metodologiche adottate in fase di analisi del paesaggio siciliano hanno

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aricolazione degli ambitii

10) 11) 12) 13) 14) 15) 16) 17) 18)

Area delle colline della Sicilia centro-meridionale Area delle colline di Mazzarino e Piazza Armerina Area delle colline dellennese Area del cono vulcanico etneo Area della pianura alluvionale catanese Area delle pianure costiere di Licata e Gela Area delle colline di Caltagirone e Vittoria Area dei rilievi e del tavolato ibleo Area delle isole minori.

La catena settentrionale stata suddivisa nelle tre aree 7, 8 e 9, riferibili sommariamente alla tripartizione geografica della stessa catena: Madonie, Nebrodi e Peloritani. Le zone caratterizzate da morfologia prevalentemente collinare, ovvero dalla presenza di dorsali debolmente ondulate, nelle quali comunque linsieme del rilievo presenta linee morbide e addolcite, dovute alla dominante costituzione argillosa, sono state inserite nelle aree 3, 6, 10, 12 e 16. Le zone pianeggianti, come la grande pianura alluvionale catanese che si ramifica verso linterno seguendo landamento delle alluvioni dei principali corpi idrici, ai quali essa deve la sua esistenza e lattuale conformazione e sulla quale lopera delluomo ha insediato i vasti agrumeti che oggi la caratterizzano, sono riconoscibili nelle aree di analisi 2, 14 e 15. Le zone connotate dalla presenza di rilievi montuosi esterni alla Catena Settentrionale sono state invece comprese nellarea 1 (che comprende tutti i rilievi del territorio trapanese e del promontorio di S.Vito Lo Capo), nellarea 4 (zona dei Monti di Palermo e delle pianure fra essi inserite), nellarea 5 (zona dei Monti Sicani) e nellarea 17 (nella quale rientrano i rilievi montuosi e il tavolato che connotano la zona iblea). Con gli stessi criteri si sono delimitati ledificio vulcanico dellEtna, che da solo costituisce larea 13, e le aree 11 e 16, limitrofe ma geograficamente distinte, ambedue caratterizzate da morfologia collinare nella quale frequentemente si distingue, nelle zone sommitali, la presenza di pianori sabbiosi spesso sede di insediamenti urbani, come nel caso di Butera, Mazzarino, Piazza Armerina e Niscemi.

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articolazione per sistemi e componenti sottosistema abiotico

9 Articolazione per sistemi e componenti


SISTEMA NATURALE SOTTOSISTEMA ABIOTICO 9.1 GEOLOGIA, GEOMORFOLOGIA, IDROLOGIA Generalit Il territorio siciliano presenta delle complessit geologiche articolate, frutto di alterne vicende sedimentarie e tettoniche che abbracciano un arco di tempo esteso dal Quaternario al Paleozoico superiore e che si inquadrano nellevoluzione geodinamica dellintera area mediterranea. Levoluzione del rilievo siciliano ha avuto inizio con le prime emersioni, avvenute nel Miocene superiore per effetto della tettonica compressiva. Si avevano allora dorsali insulari allungate, separate da mari generalmente poco profondi nei quali continuavano a depositarsi sedimenti terrigeni ed evaporitici (Messiniano). Di questo primitivo paesaggio quasi nulla rimane attualmente, dal momento che esso stato profondamente modificato da deformazioni tettoniche e rimodellato da fenomeni erosivi e deposizionali di diverso tipo. La tettonica compressiva che ha prodotto un intenso corrugamento e lemersione dellarea, ha manifestato la sua massima attivit nel Pliocene inferiore-medio. In conseguenza di tali deformazioni si venivano a formare rilievi di discreta entit, i quali tuttavia venivano progressivamente degradati dai processi erosivi. In tali condizioni si veniva a creare un paesaggio dalle forme pi dolci di quelle attuali e dai dislivelli sensibilmente meno accentuati, i cui resti si possono scorgere alla sommit dei rilievi carbonatici, dove lembi pi o meno estesi di superfici arrotondate contrastano con i ripidi pendii sottostanti. La frammentazione e la dislocazione a quote diverse del paesaggio attuale sono state conseguenze poi della tettonica distensiva e del sollevamento a questa associato, che ha raggiunto valori di oltre 1000 m. Il brusco incremento del sollevamento che si manifestato alla fine del Pliocene inf., interessando anche le porzioni pi meridionali dellisola, ha prodotto ovunque incrementi del rilievo fino a diverse centinaia di metri e rapidi approfondimenti dei sistemi idrografici. Una conseguenza diretta di questo incremento connesso al sollevamento regionale stata lattivazione di deformazioni gravitative profonde e di enormi movimenti franosi. Per effetto della pi recente fase pleistocenica di sollevamento si sono verificati innalzamenti anche oltre il centinaio di metri dei depositi marini pleistocenici. Tale sollevamento diventato sempre pi debole in tempi recenti. Ma linfluenza esercitata sul paesaggio dalla tettonica attualmente attiva porta prevalentemente a variazioni altimetriche positive o negative seppure con velocit talora scarsamente apprezzabili in tempi umani. Sotto questo aspetto il rilievo continentale, tuttaltro che immutabile anche alla scala dei tempi storici, determina una continua evoluzione dei fenomeni di erosione, trasporto solido e deposito. Il paesaggio fisico costituisce linterfaccia fra litosfera ed atmosfera. Per studiarlo e interpretarlo si deve fare riferimento alle modalit con cui esso si evolve in funzione delle azioni svolte dalla dinamica endogena (vulcanismo, sismicit, tettonica) e dalla dinamica esogena (processi legati allazione degli agenti

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articolazione per sistemi e componenti sottosistema abiotico

meteorici). Regolata, pertanto, dai rapporti tra dinamica esogena ed endogena, levoluzione del paesaggio fisico si fonda innanzitutto sui processi morfogenetici che ne conseguono e sulle loro mutue relazioni, nonch sulle diverse reazioni delle componenti del paesaggio fisico stesso allazione dei processi morfogenetici. In altri termini il paesaggio fisico nella sua complessit pu considerarsi come la risultante di una serie di interazioni tra elementi naturali (aspetti geologici, geomorfologici, climatici, tettonici, etc.) i quali, interagendo tra loro, concorrono alla evoluzione dello stesso. In relazione con questi fattori determinanti dellevoluzione morfologica possono distinguersi differenti tipi di paesaggio. In ciascuno di essi si osserva nel dettaglio una grande eterogeneit di situazioni dovuta alla accentuata variabilit locale dei tipi litologici ed alle frequenti deformazioni e dislocazioni tettoniche che hanno interessato il territorio fino ad epoche recenti. Tra litologia e tettonica i due effetti spesso si sommano dando origine a risultati nei quali difficile riconoscere se abbia influito di pi luno o laltro di tali fattori. Laspetto orografico del territorio siciliano mostra complessivamente un forte contrasto tra la porzione settentrionale prevalentemente montuosa, quella centromeridionale e sud occidentale essenzialmente collinare, che si estende fino al litorale del Canale di Sicilia, quella tipica di altopiano presente nella zona sudorientale e quella vulcanica nella Sicilia orientale. Tutte le varie strutture sono disarticolate in blocchi da sistemi variamente orientati di faglie, alla cui attivit si deve anche lindividuazione dei rilievi pi elevati. La zona orograficamente pi aspra si concentra maggiormente sul versante tirrenico, dove si sviluppa la Catena Costiera settentrionale. Lestremit orientale della Catena comprende i Monti Peloritani, costituiti da prevalenti rocce metamorfiche con versanti ripidi, erosi e fortemente degradati. Verso occidente segue il complesso montuoso dei Nebrodi, costituito da terreni flyschoidi con cime molto dolci, pendii ripidi e valli strette che si allargano verso il Mar Tirreno. Nel settore centrale e occidentale si sviluppano i gruppi montuosi delle Madonie, dei Monti di Trabia, dei Monti di Palermo, dei Monti di Trapani e, verso linterno, il gruppo dei Monti Sicani. Tali gruppi montuosi, di natura prevalentemente carbonatica, appaiono erosi ed irregolarmente distribuiti, talora con rilievi isolati, e risultano spesso molto scoscesi con valli strette ed acclivi. A sud della Catena settentrionale il paesaggio appare nettamente diverso, in generale caratterizzato da blandi rilievi collinari, solo animati dalle incisioni dei corsi dacqua, talora con qualche rilievo isolato. Le zone pianeggianti si concentrano maggiormente nelle aree costiere. Il settore orientale della Sicilia caratterizzato dal complesso vulcanico etneo, che sorge isolato dalla Piana di Catania con la tipica morfologia degli apparati eruttivi. Allestremit sudorientale dellisola invece lAltopiano Ibleo costituisce un altro tipo di paesaggio calcareo che differisce da quello delle zone settentrionali proprio in quanto altopiano a tettonica tabulare anzich zona corrugata. La fascia costiera si presenta come una cimosa di tratti bassi, sabbiosi o ciottolosi, talvolta antistanti antiche falesie ormai inattive, mentre in alcuni punti si ha costa alta a diretto contatto con il mare. La rete idrografica molto complessa, con reticoli fluviali di forma dendritica e con bacini generalmente di modeste dimensioni. Tali caratteristiche sono da attribuire soprattutto alla struttura compartimentata della morfologia dellisola che favorisce la formazione di un cospicuo numero di elementi fluviali indipendenti, ma

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articolazione per sistemi e componenti sottosistema abiotico

di sviluppo limitato e bacino poco esteso. Numerosi sono i corsi dacqua a regime torrentizio e molti a corso breve e rapido. Le valli fluviali sono per lo pi strette e approfondite nella zona montuosa, sensibilmente pi aperte nella zona collinare. Fra i corsi dacqua che rivestono particolare importanza e che si versano nel Tirreno si ricordano le Fiumare, che caratterizzano i versanti dei Monti Nebrodi e Peloritani con portate notevoli e impetuose durante e dopo le piogge, mentre sono asciutti nel resto dellanno. Proseguendo verso occidente, fra i corsi dacqua che prendono origine dalle Madonie si trova il Pollina, il Fiume Grande o Imera, il Fiume Torto. Seguono quelli che drenano il territorio dove di sviluppano i Monti di Termini Imerese e Palermo e del trapanese, fra i quali il Fiume S. Leonardo, il Milicia, lOreto e lo Jato. Nellarea meridionale si trova il Belice che uno dei maggiori fiumi di questo versante e prende origine dai rilievi dei Monti di Palermo., e poi muovendosi verso est si incontrano il Verdura, il Platani, il Salso o Imera meridionale, il Gela. Nel versante orientale scorrono i fiumi pi importanti per abbondanza di acque perenni. Fra questi il Simeto - alimentato dal Dittaino e dal Gornalunga, che, durante le piene, trasporta imponenti torbide fluviali - e lAlcantara. Tra la foce dellAlcantara e la citt di Messina i corsi dacqua assumono le medesime caratteristiche delle fiumare del versante settentrionale. Caratteri del territorio Le formazioni litologiche siciliane, a prescindere dallordine stratigrafico e sulla base di tutte quelle caratteristiche (litologia, petrografia, sedimentologia, struttura, tessitura, erodibilit, etc.) che possono aver condizionato la configurazione geomorfologica del paesaggio, possono essere assemblate nei seguenti complessi litologici: - complesso clastico di deposizione continentale, comprendente depositi alluvionali, talora terrazzati, depositi litorali, lacustri e palustri e detriti di falda; - complesso vulcanico, comprendente le colate laviche attuali, storiche o antiche dellEtna e le vulcaniti antiche degli Iblei; - complesso sabbioso-calcarenitico plio-pleistocenico; - complesso argilloso-marnoso, comprendente tutte le formazioni prevalentemente argillose presenti nel territorio siciliano (argille pleistoceniche, argille azzurre medio-plioceniche, marne a foraminiferi del Pliocene inferiore, formazioni argillose e marnose del Miocene medio-superiore, litofacies pelitiche dei depositi di Flysch, Argille Brecciate ed Argille Varicolori); - complesso evaporitico, comprendente i tipi litologici della Formazione GessosoSolfifera del Miocene Sup. (tripoli, calcari solfiferi, gessi e sali); - complesso conglomeratico-arenaceo, comprendente la litofacies conglomeratica della Formazione Terravecchia; - complesso arenaceo-argilloso-calcareo, comprendente tutte le varie formazioni flyschoidi a prevalente componente arenacea diffuse nella Sicilia settentrionale; - complesso carbonatico, comprendente tutte le formazioni calcaree, calcareodolomitiche e dolomitiche di et dal Mesozoico al Terziario costituenti lossatura della Catena Appenninico-Maghrebide siciliana in parte dei Peloritani e la serie calcarea degli Iblei; - complesso filladico e scistoso cristallino, comprendente le formazioni metamorfiche della catena peloritana.

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articolazione per sistemi e componenti sottosistema abiotico

Laspetto litologico del territorio costituisce un elemento primario di controllo dellevoluzione del paesaggio. Linfluenza della litologia sulle caratteristiche morfologiche del paesaggio determinante a causa della marcata differenza di comportamento rispetto allerosione dei vari litotipi affioranti. Il territorio risulta infatti costituito da rilievi nei quali affiorano rocce lapidee (metamorfiche, carbonatiche, eruttive, alternanze di rocce pelitiche o arenacee), che si contrappongono ad un paesaggio a morfologia pi blanda in cui prevalgono terreni argillosi o terreni detritici scarsamente cementati. Nel gruppo montuoso dei Peloritani le cime dei rilievi sono talora erte e scoscese, tuttavia le rocce cristalline, profondamente alterate, danno spesso luogo a forme sommitali subarrotondate. Il gruppo montuoso dei Nebrodi caratterizzato da terreni flyschoidi peliticoarenacei per cui le forme che derivano dal differente comportamento delle due componenti nei confronti dellazione degli agenti atmosferici costituiscono rilievi nel complesso smussati o anche arrotondati, con marcate irregolarit collegate a fenomeni di erosione selettiva oppure alle variabili condizioni di tettonizzazione. I tratti morfologici del gruppo delle Madonie, dei Monti di Palermo, come anche quelli dei Monti di Trapani, Castellammare del Golfo e dei Sicani, sono invece chiaramente influenzati dalla presenza di masse calcaree o calcareo-dolomitiche che offrono buona resistenza allerosione. Nella Sicilia centromeridionale prevalgono terreni postorogenici plastici ed arenacei facilmente erodibili ai quali si associano i termini della Serie Solfifera in lembi generalmente limitati. Il paesaggio che ne risulta caratterizzato da blandi rilievi collinari a forme molto addolcite localmente interrotti da piccoli rilievi e spuntoni pi resistenti allerosione. Nellarea etnea i declivi pi dolci corrispondono alla superficie superiore delle colate laviche e la morfologia ripida a rilievi isolati propria degli apparati vulcanici misti, ossia dei coni principali e secondari costruiti con alternanze di ceneri e lave. In Sicilia possibile identificare alcune strutture geologiche di primo ordine: - lAvampaese: costituito da unarea tabulare carbonatica pi o meno fagliata con faglie sub-verticali e sovente con notevoli rigetti (Piattaforma Ibleo-Ragusana), localizzato in affioramento nella parte sudorientale dellisola; - lAvanfossa: localizzata in affioramento nella Sicilia Centrale (Bacino di Caltanissetta) e pi ad ovest (Bacino di Castelvetrano) riempita da apporti terrigeni derivanti dalla catena in sollevamento sita a nord, oltre che da depositi evaporitici legati alla crisi di salinit che ha interessato il Mediterraneo del Messiniano, da sedimenti di mare profondo pliocenici e da depositi terrigeni regressivi pliocenico-quaternari; - la Catena Appenninica Siciliana: affiorante nella zona costiera settentrionale che rappresenta un importante settore dellOrogene-Neogenico AppenninicoMaghrebide, a sua volta costituita da diverse unit stratigrafico-strutturali carbonatiche, silico-marnose e terrigene, derivanti dalla deformazione di domini paleogeografici diversi ed appilate le une sulle altre con vergenza meridionale; - la Catena Alpina: affiorante nellestremo nord-est siciliano, rappresentata dalla porzione siciliana dellArco Calabro-Peloritano e costituita da diverse unit stratigrafico-strutturali sovrapposte in cui si ha un basamento metamorfico di vario grado con coperture sedimentarie meso-cenozoiche.

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articolazione per sistemi e componenti sottosistema abiotico

Le fasi tettoniche avvicendatesi in varie epoche geologiche hanno via via sempre pi modificato i rapporti originari tra le varie strutture geologiche di primo e secondo ordine che costituiscono lossatura del paesaggio fisico siciliano. La tettonica orogenica del Miocene-Pliocene inf. ha dato luogo alle strutture di ricoprimento con movimento di tipo traslativo e plicativo generando diverse unit stratigrafico-strutturali della Catena tendenti a sovrascorrere le une sulle altre. La tettonica postorogena, dal Miocene sup. al Pleistocene inf. si sviluppata con fenomeni plicativi e distensivi dando luogo a sistemi di graben e strutture a pieghe nei depositi dellavanfossa, oltre che movimenti verticali nella Catena in sollevamento. La frammentazione e la dislocazione a quote diverse del paesaggio attuale sono state conseguenze della neotettonica a carattere distensivo e del sollevamento a questa associato, che ha raggiunto valori di oltre 1000 m ed ha indotto un generale approfondimento della valli fluviali. Allinterno delle grandi strutture geologiche lassetto tettonico e strutturale delle rocce affioranti costituisce pertanto un altro elemento fondamentale di controllo dellassetto fisico del paesaggio siciliano. Nel suo complesso la catena montuosa settentrionale costituisce una fascia di corrugamento risultante dallaccavallarsi di pi falde tettoniche. I rilievi poi risultano interessati da una tettonica disgiuntiva con sistemi di faglie che hanno importanza fondamentale nel determinare la morfologia dei rilievi spesso isolando i diversi blocchi. Nel settore della Sicilia centromeridionale prevale una tettonica plicativa sulla quale lerosione ha agito in modo selettivo producendo una generale morfologia ondulata. SullAltopiano Ibleo landamento tabulare della superficie sommitale legato sia allassetto strutturale sudorientale, proprio per essere area di avampaese, che alla resistenza allerosione dei termini calcarei e calcarenitici prevalenti. Nella struttura non corrugata dellaltopiano diversi sistemi di faglie di tipo regionale danno luogo ad una chiara tettonica ad horst e graben ben visibile nei lineamenti morfologici. Ma oltre allassetto tettonico regionale che per grandi linee determina landamento morfologico del territorio, bisogna considerare anche lassetto strutturale locale delle rocce affioranti. Al variare infatti della giacitura degli strati cambia parallelamente la morfologia del paesaggio. Si hanno cos superfici sommitali suborizzontali in corrispondenza di strati resistenti aventi questa giacitura e creste laddove gli strati sono inclinati rispetto allorizzontale. Nelle aree caratterizzate da alternanze pi o meno fitte e regolari di strati a diversa resistenza, sono assai diffusi versanti a gradonate, in cui i banconi pi resistenti sporgono in maniera pi o meno accentuata dal profilo medio del pendio. Larea vulcanica etnea localizzata nella parte estrema orientale del Bacino di Caltanissetta, tra la Catena Costiera Settentrionale ed il Graben del Fiume Simeto che interrompe lAvampaese Ibleo. Il massiccio dellEtna rappresenta il risultato della sovrapposizione di pi edifici vulcanici formatisi in tempi diversi per lemissione di prodotto scarsamente differenziati da centri indipendenti e situati su assi eruttivi diversi anche se vicini tra loro. Lazione del vulcanismo concorre a mutare continuamente laspetto morfologico del paesaggio.

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articolazione per sistemi e componenti sottosistema abiotico

Il vulcano cambia infatti continuamente laspetto di gran parte del suo territorio in analogia di quanto avviene eruttivamente. Le colate laviche avanzano scivolando su i pendii e nei valloni, si ammonticchiano luna sullaltra divenendo pesanti coltri nere che trasformano il territorio sommergendo tutto. La sismicit dellarea siciliana strettamente connessa con lattivit tettonica distensiva. Tra le conseguenze di questa attivit va ricordata la creazione, o pi frequentemente il ringiovanimento di deformazioni fragili, quali fratture e faglie, in occasione degli eventi di maggiore intensit. Va comunque rilevato che i suoi massimi effetti morfogenetici avvengono in conseguenza delleffetto scatenante che i terremoti hanno sui dissesti gravitativi. Questi fenomeni vengono indotti dal terremoto attraverso meccanismi diversi, quali le accelerazioni orientate che sia pure per minime frazioni di tempo possono far variare i pesi delle masse sui versanti, le deformazioni permanenti o temporanee delle geometrie superficiali, i fenomeni di liquefazione prodotti nei materiali fini saturi di acqua per effetto delle brusche variazioni delle pressioni interstiziali dovute ad onde sismiche. Conseguentemente alle azioni della geodinamica esogena il paesaggio fisico siciliano soggetto ad un continuo processo di modellamento geomorfologico, principalmente sotto leffetto delle azioni della gravit delle acque correnti superficiali incanalate e non, delle acque marine. In Sicilia sono particolarmente diffusi fenomeni gravitativi di diversa tipologia ed estensione. In relazione alle diverse condizioni litologiche strutturali e geomorfologiche ricorrenti, in Sicilia si manifestano con diversa frequenza vari fenomeni franosi, classificabili a seconda della loro tipologia. Nelle zone montane, sui versanti ripidi modellati su rocce lapidee si verificano frane veloci, tipo crolli e block-slides, la cui geometria strettamente controllata dallassetto strutturale delle masse rocciose. In tutte le aree a pi elevata energia del rilievo sono inoltre frequenti, soprattutto in occasione di eventi meteorici estremi, fenomeni gravitativi essenzialmente del tipo slide e debris-flow che interessano strati pi o meno potenti di materiali detritici accumulati. I terreni costituiti da alternanze pelitico-lapidee (argilloso-arenacee o argilloso-calcaree) permettono linnesco di fenomeni gravitativi soprattutto di tipo slides, generalmente traslazionali ove gli strati hanno giaciture a franapoggio minore del pendio. Nelle regioni collinari modellate nei depositi prevalentemente argillosi, facilmente erodibili dalle acque superficiali e con acclivit medie piuttosto basse, sono frequenti fenomeni di dissesto che interessano sia il substrato sia le coperture eluvio-colluviali, evolvendo spesso in colate. Per quanto riguarda le acque superficiali incanalate, nel territorio siciliano i fiumi hanno unazione erosiva di fondo nel tratto montano, dove le aste hanno in media una pendenza piuttosto elevata e andamento rettilineo. Lungo i tratti medioterminali invece si ha una generale diminuzione del carico solido in relazione alla diminuita velocit della corrente, per cui i corsi dacqua tendono a divagare. Procedendo lungo le vallate quindi i fenomeni erosivi tendono ad interessare tanto le sponde, ingenerando fenomeni di dissesto per scalzamento al piede, quanto il fondo del letto fluviale.

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articolazione per sistemi e componenti sottosistema abiotico

Lazione delle acque correnti superficiali non incanalate genera vari tipi di fenomeni erosivi lungo i versanti, quali, tra i pi importanti, i calanchi frequenti sulle formazioni prevalentemente argillose. Forme meno spettacolari di erosione sono invece il ruscellamento diffuso, con denudamenti talora anche estesi o con la formazione di fossi di diversa entit. Lazione delle acque marine, e in particolare leffetto del moto ondoso, ha una notevole influenza sulla morfogenesi della fascia costiera. Attualmente il moto ondoso esplica in prevalenza unazione erosiva tanto sulle spiagge sabbiose e ciottolose, che tendono pertanto allarretramento, quanto sulle coste alte tuttora a contatto con il mare, che sono quindi interessate da fenomeni franosi per scalzamento alla base. Raccolta dei dati e costruzione delle carte tematiche La cartografia prodotta a scala 1 : 250000 comprende una carta litologica ed una carta geomorfologica. Dalla sovrapposizione delle due carte possibile collegare le forme del paesaggio fisico e la loro evoluzione nel tempo agli elementi di base ed ai processi che hanno contribuito alla loro formazione. Nella scheda allegata alla carta litologica si illustrano le caratteristiche delle formazioni geologiche che possono aver condizionato ed allo stato attuale condizionano la configurazione geomorfologica del paesaggio siciliano. A tale scopo le formazioni geologiche sono state assemblate in complessi litologici che non tengono conto delle classiche suddivisioni geologiche, n di un preciso ordine stratigrafico, bens di analogie della storia geologica, delle caratteristiche litologiche, mineralogiche, petrografiche, sedimentologiche, delle condizioni idrogeologiche, di quelle geomorfologiche (erodibilit, processi geomorfici, morfotipi), di osservazioni tecniche sui tipi litologici (stratificazione, tessitura, struttura, fessurazione, etc.). Nella carta geomorfologica invece sono rappresentate le forme del paesaggio fisico e cio dei rilievi e delle coste in relazione alla loro origine geologica. Le informazioni rappresentate sono poi completate dallindicazione puntuale delle pi significative emergenze geologiche e delle aree critiche soggette a dissesto o a modificazioni antropiche. Definizione delle componenti Ai fini della conoscenza degli aspetti strutturali del territorio sotto i diversi punti di vista: geologico, morfologico, idrogeologico, petrografico-mineralogico, geologico-applicativo e paesistico, si individuano le seguenti componenti: Componente geologica - litologia - tettonica - strutture geologiche Componente geomorfologica - crinali - versanti - fondivalle - pianure - morfologie carsiche

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- coste Componente idrologica - corsi dacqua - laghi - acquiferi - falde idriche - sorgenti termali e non - pozzi Componente paleontologica - depositi fossiliferi di vertebrati; - depositi fossiliferi di invertebrati; - depositi fossiliferi di vegetali

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SOTTOSISTEMA BIOTICO 9.2 VEGETAZIONE Generalit Le componenti del paesaggio vegetale della Sicilia, naturale e di origine antropica, concorrono in maniera altamente significativa alla definizione dei caratteri paesaggistici, ambientali, culturali della Regione, e, come tali, devono essere rispettate e valorizzate sia per quanto concerne i valori pi propriamente naturalistici, che per quelli che si esprimono attraverso gli aspetti del verde agricolo tradizionale e ornamentale, che caratterizzano il paesaggio in rilevanti porzioni del territorio regionale. Tenuto conto degli aspetti dinamici ed evolutivi della copertura vegetale, interpretata quindi non soltanto nella sua staticit, ma nella sua potenzialit di evoluzione e sviluppo, e nelle serie di degradazione della vegetazione legate allintervento diretto e indiretto delluomo, la pianificazione paesistica promuove la tutela attiva e la valorizzazione della copertura vegetale della Sicilia, sia nei suoi aspetti naturali che antropogeni. Il paesaggio vegetale della Sicilia pu essere nel suo complesso ricondotto ad alcuni tipi particolarmente espressivi, allinterno dei quali sono state definite le varie componenti, che, raggruppate e valutate secondo i criteri enunciati pi avanti, costituiscono loggetto della normativa di piano nelle diverse scale, nei diversi livelli normativi e di indirizzo e nei necessari approfondimenti sul territorio. Soltanto nelle porzioni meno accessibili del territorio il paesaggio vegetale acquista qualit naturalistiche in senso stretto, nei boschi dei territori montani, negli ambienti estremi rocciosi e costieri e delle zone interne, nelle aree dunali, nelle zone umide e nellambito e nelle adiacenze dei corsi dacqua. Vegetazione potenziale Lanalisi della vegetazione potenziale vede la maggior parte del territorio siciliano, dalle regioni costiere fino ai primi rilievi collinari e nelle aree pi calde e aride, occupato dalla macchia sempreverde con dominanza di oleastro (Olea europaea var. sylvestris) e carrubo (Ceratonia siliqua) e di oleastro e lentisco (Pistacia lentiscus). Nella seconda fascia altitudinale dei rilevi collinari, su versanti pi freschi e umidi insediato il bosco sempreverde con dominanza di leccio (Quercus ilex). Alle quote superiori, fino allaltitudine di 1000 m s.l.m. circa sulla catena settentrionale e fino a circa 1200 m s.l.m. nelle aree pi calde, sono insediate formazioni forestali miste di latifoglie decidue con dominanza di roverella (Quercus pubescens s.l.). Lorizzonte superiore occupato ancora da formazioni forestali miste di latifoglie decidue, con dominanza, oltre che di roverella (Quercus pubescens s.l.) e rovere (Quercus petraea), anche di cerro (Quercus cerris). Lultimo orizzonte altitudinale quello del faggeto (Fagetum), costituito da formazioni forestali con dominanza di faggio (Fagus sylvatica). Soltanto la parte sommitale dellEtna caratterizzata da una ulteriore fascia di vegetazione, rappresentata da aggruppamenti altomontani ad arbusti nani a pulvino, con dominanza di astragalo siciliano (Astragalus siculus). Condizioni ambientali particolari connotano le aree potenziali estreme dal punto di vista edafico, come le pareti rocciose, le coste rocciose e sabbiose, e inoltre le sponde delle acque interne, lacustri e fluviali.

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Dal punto di vista della zonazione altitudinale, in Sicilia possono dunque essere ipotizzate sette fasce di vegetazione naturale climacica, ciascuna delle quali, espressione dei caratteri climatici del territorio, fisionomizzata da poche specie quasi sempre legnose. La prima fascia, indipendentemente dal clima, viene espressa dalla vegetazione di scogliera soggetta allinfluenza diretta del mare, rappresentata da consorzi definiti da alofite del genere Limonium, e dalla vegetazione delle spiagge sabbiose (Ammophiletalia). La seconda fascia, soggetta al clima mediterraneo arido di cui si detto, dominata dalla macchia (OleoCeratonion, Oleo-lentiscetum). La terza fascia, pi temperata, coperta dalla foresta di leccio o di sughera (Quercion ilicis). La quarta fascia, fortemente limitata da fattori di natura edafica ed orografica, attribuita ai querceti caducifogli o a formazioni miste cui localmente impartito un carattere relitto dalla presenza dellagrifoglio, del tasso, dellolmo montano, dalla rovere (Quercetalia pubescentipetraeae). La quinta fascia occupata dalle formazioni di faggio, rappresentate sui territori pi elevati delle Madonie, dei Nebrodi, dellEtna (Geranio striatiFagion). La sesta e la settima fascia altitudinale ospitano rispettivamente le formazioni ad arbusti spinosi (Rumici-Astragaletalia) e le rade comunit erbacee e crittogamiche della parte culminale dellEtna, prima dellinizio del deserto vulcanico di alta quota. Queste fasce di vegetazione costituiscono il riferimento della vegetazione potenziale, espressione teorica della copertura vegetale in assenza di fattori di disturbo di origine antropica. In realt, se un manto forestale pressoch continuo doveva uniformemente rivestire il territorio siciliano prima dellavvento delluomo, con le sole eccezioni degli ambiti fluviali e lacustri, delle pareti rocciose verticali, degli ambienti estremi litorali e della vetta dellEtna, come si detto questo si progressivamente ridotto fino a raggiungere, prima degli interventi di riforestazione condotti durante questo secolo, e particolarmente nellultimo cinquantennio, meno del 3% della superficie regionale, ed stato quasi ovunque sostituito da consorzi appartenenti alle serie di degradazione del climax, dalla vegetazione sinantropica, dalle colture, dai boschi artificiali. A causa della natura del paesaggio, costituito in massima parte da pendii piuttosto dolci e facilmente accessibili, si pu affermare che gran parte del territorio della Sicilia interna sia stato per lunghissimo tempo soggetto allazione delluomo: tale azione, spesso estremamente pesante, ha provocato un profonda trasformazione del paesaggio vegetale ed ha innescato, nei casi pi estremi, quei processi di degradazione del suolo che conducono ad aggravare e a rendere talvolta manifesti in modo notevolmente vistoso i fenomeni erosivi. Dopo lo sfruttamento estensivo del bosco in epoca romana e bizantina e le alterne vicende che videro durante lalto medioevo lampliarsi ed il restringersi degli insediamenti e della popolazione, la Sicilia allinizio del 400 era ancora ricca di boschi, peraltro gi insidiati dalla crescente industria dello zucchero. Oltre ai consistenti querceti da ghiande sfruttati per lallevamento dei maiali esistevano ancora vaste formazioni costituite da sughera, cerro, leccio, castagno, frassino, olmo, acero, e ancora carrubo, lentisco, terebinto, mirto. Dopo la grande colonizzazione interna dei secoli XVI e XVII, con i conseguenti massicci disboscamenti, iniziarono anche a manifestarsi i fenomeni di dissesto idrogeologico, con le frane e le esondazioni del periodo piovoso che ancora oggi segnano i regimi idraulici dei corsi dacqua siciliani; peraltro, la pratica di condurre le lavorazioni dei terreni fino al limite dei corsi dacqua e, recentemente, le sistemazioni idrauliche, condotte

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estensivamente con tecniche molto impattanti sulla vegetazione di ripa e senza misure di mitigazione, hanno provocato la progressiva regressione delle formazioni ripariali. I disboscamenti raramente hanno portato allimpianto di vigneti o colture arboree, ma pi frequentemente alla cerealicoltura e al pascolo, con rapido inaridimento dei terreni disboscati pi declivi ed erosi, processo che oggi si aggrava ulteriormente per labbandono delle coltivazioni e dei terrazzamenti collinari. Se possibile stimare la superficie coperta da foreste prima della colonizzazione greca fra il 50 e l80% del totale, oggi quanto resta dei boschi naturali concentrato sui rilievi delle Madonie, dei Nebrodi, dei Peloritani, dellEtna, dei Sicani e in pochi altri distretti geografici, uniche parti del territorio dove la vegetazione reale si avvicina per vasti tratti alla vegetazione potenziale. La pressione antropica ha confinato le aree con copertura vegetale naturale nei distretti pi inaccessibili e naturalmente difesi dallazione diretta delluomo. Peraltro questi territori sono spesso soggetti ad effetti indiretti della pressione antropica, e, ad esempio, anche sulle pareti rocciose verticali o sui pendii pi inaccessibili, si ritrovano elementi esotici spontaneizzati o naturalizzati (Opuntia ficus-indica, Opuntia maxima, Agave americana, Agave sisalana, Pennisetum setaceum, Oxalis pes-caprae) che testimoniano alterazioni nella composizione floristica e nella fisionomia delle cenosi originarie. Pur con queste premesse, e nei limiti della scala adottata, stato ritenuto utile realizzare una sintesi cartografica del grado di naturalit della copertura vegetale dellIsola, che rappresenta il fondo cartografico della carta dei biotopi di interesse faunistico e vegetazionale, nellintento di offrire un quadro di riferimento complessivo del grado di alterazione dei sistemi vegetazionali rispetto alla vegetazione potenziale. Lineamenti del paesaggio vegetale naturale Schematicamente possono essere proposti quattro tipi di paesaggio vegetale con qualit naturalistiche, caratterizzanti nel loro complesso lintero territorio e articolati in serie dinamiche di degradazione e rigenerazione soggette ai vari gradi di influenza antropica, da uno stadio di subnaturalit ad altri meno integri. A questi si aggiungono i paesaggi legati a particolari caratteristiche ambientali, da quelli rupestri, a quelli dunali, a quelli legati alle zone umide, agli ambiti fluviali. Paesaggio dellambiente costiero Il clima degli ambienti costieri si caratterizza per la sua particolare mitezza, con temperature medie annue di 15-17 C e piovosit di 400-500 mm di pioggia annua, con precipitazioni ridotte o assenti durante la stagione calda. Questi caratteri, sulla base dei diagrammi ombrotermici ricavabili per le localit costiere, permettono genericamente la definizione del clima come xerotermico (mediterraneo) o termomediterraneo. Il clima pu inoltre essere considerato subtropicale per i valori di temperatura e marittimo in relazione allescursione termica annua. Le caratteristiche climatiche, combinate in particolare con i caratteri morfologici del territorio e con le disponibilit idriche, hanno consentito nel tempo la diffusione di colture tipiche dei paesi subtropicali e lo sviluppo di una vegetazione ornamentale prevalentemente esotica come in molti territori rivieraschi a clima mite; questa diffusione avvenuta a carico di aspetti secondari, notevolmente ridotti o totalmente scomparsi, o regrediti, nelle aree a minore

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influsso diretto da parte delluomo, a formazioni semplificate dal punto di vista strutturale. La vegetazione climatogena generalmente costituita da una macchia bassa formata da arbusti e alberelli sempreverdi riferibile a varie espressioni dellOleoCeratonion insediate negli ambienti pi caldi e aridi, nei pendii prossimi al mare e nelle piccole isole circumsiciliane, spesso su litosuoli o rocce calcaree affioranti, fatta eccezione per Pantelleria, Ustica, e le Isole Eolie, di natura vulcanica. Oltre che dai coltivi o da rimboschimenti a pino dAleppo (Pinus halepensis), queste formazioni sono in prevalenza sostituite da associazioni ad Ampelodesmos mauritanicus, insediate nelle aree disboscate o incendiate e in seguito abbandonate dallagricoltura, che ha lasciato sporadicamente i segni dei terrazzi e delle sistemazioni collinari con muretti a secco, gli spietramenti, i resti di modeste costruzioni rurali, o i marcati, recinti per il bestiame indizio di una pressione dellallevamento sul territorio antica e diffusa. Spesso a queste formazioni, lentamente evolventi verso forme di vegetazione pi complessa, soprattutto nelle aree protette, sono associati siti di grande interesse floristico, in cui si registrano numerosi endemiti anche di interesse universale e specie rare ed espressive, concentrate sulle rupi e le scogliere, o espressioni biologiche insolite per la flora europea e fortemente caratterizzanti, come la Palma nana (Chamaerops humilis) diffusa prevalentemente nella Sicilia occidentale o la Caralluma europaea (Asclepiadaceae) di Lampedusa, unica pianta ad habitus cactiforme presente in Europa. In posizione pi arretrata rispetto alla costa e in condizioni di maggiore mesofilia inizia larea del Quercion ilicis, bosco sempreverde di arbusti o alberelli sclerofilli e di caratteristiche specie lianose, insediato su substrati pi profondi, espressione secondaria della foresta sempreverde di Leccio che doveva coprire in maniera pressoch continua i rilievi pi modesti e le aree collinari prossime alla costa. Anche a spese di questa formazione avvenuta la massiccia sostituzione con le colture e con i consorzi a Pino dAleppo e ad Ampelodesma. La vegetazione mediterranea risulta inoltre modificata dalla presenza di varie specie spontaneizzate, di cui Agave americana e Opuntia ficus-indica, originarie dellAmerica centrale, sono gli elementi pi caratteristici, ormai entrati a far parte del paesaggio vegetale locale, fino a diventarne connotazioni iconiche ricorrenti e riconosciute. Paesaggio etneo Il pi grande vulcano attivo dEuropa domina tutta la parte orientale della Sicilia, essendo comunque la sua parte sommitale, normalmente innevata durante i mesi invernali, visibile anche dalla parte occidentale, dalle Madonie, dalla costa settentrionale sicula. La sua presenza nel paesaggio, con limmensa mole che raggiunge i 3323 m di altitudine, si avverte dunque ben oltre lestensione del suo diametro di meno di 40 km di lave recenti, nella fascia basale intensamente abitata e coltivata. Il clima dellEtna piuttosto umido, soprattutto sul versante settentrionale, con precipitazioni che, nella fascia basale, raggiungono i 600-800 mm di pioggia annua, fino a superare i 1200 mm alle altitudini maggiori.

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Il paesaggio forestale caratterizzato dai faggeti, dai querceti a Quercus cerris e dalle formazioni a Pinus laricio, al contrario delle altre due, esclusive, in Sicilia, di questi territori. La vegetazione viene distinta, secondo una zonazione altitudinale a partire dalle quote inferiori, in una serie di formazioni pioniere delle colate laviche a Sedum coeruleum e Sedum aetnense, intercalati a formazioni arbustive a Genista aetnensis; nella parte pi elevata insediata la vegetazione ad arbusti spinosi (Rumici-Astragaletalia) con dominanza di Astragalus siculus; a partire dalla quota di circa 2000 m si rinvengono soltanto piante pioniere isolate di Rumex aetnensis, mentre nellarea del cratere centrale, alle quote sommitali, ogni forma di vita vegetale scompare, lasciando solo spazio ad un deserto di altitudine. Paesaggio delle catene montuose settentrionali La catena settentrionale sicula che si estende dai Peloritani alle Madonie comprende i territori nei quali stata maggiormente conservata la originaria copertura forestale, e in cui si osservano paesaggi vegetali del bosco temperato della fascia colchica con formazioni che ancora rievocano le selve che dovevano ricoprire gran parte dellIsola. Il paesaggio di montagne calcaree e arenacee si estende nel palermitano fino alla Rocca Busambra emergenza di grande interesse biogeografico, per la presenza di numerose forme endemiche, oltre che paesaggistica, per la caratteristica forma dellimponente rilievo, centro delle importanti formazioni forestali della Ficuzza e del Cappelliere e prosegue verso i rilievi dei Monti Sicani, anchessi ancora sede di estesi boschi di caducifoglie termofile. Le quote sono comprese fra i 1979 m del massiccio carbonatico di Pizzo Carbonara (Madonie) e i 1847 m di Monte Soro (Nebrodi), e le altitudini dei Monti Peloritani, che si attestano a quote inferiori ai 1.300 m; Rocca Busambra raggiunge i 1613 m. Il clima della catena settentrionale si differenzia significativamente dai valori di temperatura e piovosit dei territori circostanti, essendo in particolare i valori delle precipitazioni piuttosto abbondanti, raggiungendo sul versante tirrenico dei Nebrodi i 1200 mm di pioggia annui. Nelle parti pi basse non occupate dalle colture e risparmiate dagli incendi, la vegetazione costituita da lembi di sughereto e soprattutto dal lecceto, formazione che spesso assume il carattere di bosco ceduo, ma che talvolta ospita maestosi esemplari e che si spinge, soprattutto in relazione allaridit del substrato, fino a quote molto elevate. Ad altitudini superiori sono presenti le caratteristiche formazioni miste di Quercus petraea ed Ilex aquifolium, in cui ricadono esempi monumentali e di grande rarit come il boschetto ad Agrifogli di Piano Pomo. La parte pi elevata delle Madonie, oltre ad ospitare i faggeti pi estremi dEuropa, e dunque espressioni di grande interesse biogeografico, ricca di endemismo e pu essere definita larea di maggior valore naturalistico dellintero territorio italiano, oltre che per la presenza di Abies nebrodensis, endemita puntiforme, rappresentato in natura da poco pi di 20 esemplari, per le associazioni rupestri, la formazione ad Astragalus nebrodensis, altro elemento endemico, per gli ambienti umidi, in particolare gli sfagni, che costituiscono biotopi unici in Sicilia e tipici di aree ben pi settentrionali in Europa. I Nebrodi ospitano come si detto gran parte delle formazioni forestali della Sicilia, dalle formazioni sempreverdi delle aree costiere, alle foreste di caducifoglie termofile afferenti al climax della roverella (Quercus pubescens s.l.) e ascrivibili ai

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Quercetalia pubescenti-petraeae, alle foreste di caducifoglie submesofile a prevalenza di Cerro (Quercus cerris), alle foreste di caducifoglie mesofile, rappresentate da estese formazioni di Faggio (Fagus sylvatica). Paesaggio della Sicilia interna e dellaltopiano ibleo La vegetazione climatogena dellambiente collinare in generale rappresentata da un lecceto (Quercion ilicis) nel quale talvolta si ritrovano anche specie decidue; alle altitudini inferiori il climax invece costituito dallOleo-Ceratonion, macchia termofila e xerofila caratteristica, come si detto, degli ambienti costieri. A carico di queste formazioni avvenuta nel tempo la massiccia sostituzione con i coltivi, in particolare seminativi asciutti, vigneti, seminativi arborati, che oggi costituiscono la parte di gran lunga prevalente del paesaggio vegetale dellIsola. Soltanto pochi frammenti di questo vasto contesto mantengono un aspetto seminaturale: gli affioramenti rocciosi immersi nel contesto dei rilievi argillosi, le creste, i territori di ridottissima ampiezza prossimi ai corsi dacqua, dove le coltivazioni si spingono fino al letto di ampi fiumi asciutti per gran parte dellanno, talvolta con acque salmastre in dipendenza dei substrati attraversati, dalle piene improvvise e rovinose. Un uso antico del territorio legato alleconomia dellagricoltura estensiva ha reso questi paesaggi omogenei ed estremamente impoveriti dal punto di vista vegetale, anche in dipendenza del clima, caldo e arido, con temperature medie superiori ai 15 C e piovosit annua limitata anche a 400 mm di pioggia. Su ampie aree argillose e dissestate del nisseno sono stati insediati rimboschimenti prevalentemente a latifoglie esotiche (Eucalyptus sp.pl.), che conferiscono al paesaggio vegetale ulteriori motivi di artificialit, mentre diffusa negli incolti e nei pendii, anche in condizioni estreme, una graminacea tipica delle steppe nordafricane, Lygeum spartum. Il paesaggio dellaltopiano ibleo fortemente caratterizzato dalla sua geomorfologia, quella di una vasta piattaforma calcarea solcata da innumerevoli gole, le cave, che racchiudono ambienti di singolare suggestione e di grande ricchezza floristica e vegetazionale. I boschi ripariali insediati sul fondo di queste incisioni, che testimoniano di una idrologia superficiale talvolta bizzarra e caratteristica delle regioni con intensi fenomeni di carsismo, comprendono le tipiche formazioni a Platanus orientalis, rappresentate in Sicilia, oltre che in questi territori, soltanto nel versante ionico dei Peloritani, in cui la specie si associa ai Pioppi, ai Salici, alle Tamerici. Raccolta dei dati e costruzione delle carte tematiche La fase conoscitiva relativa alla formazione delle Linee Guida in scala 1:250000 del Piano Territoriale Paesistico Regionale ha comportato lanalisi del sistema biotico e dei suoi sottosistemi vegetazionale e agricolo, rappresentate in particolare rispettivamente dalle analisi della vegetazione e da quella delluso agricolo del suolo, sulla base di documenti gi esistenti, costituiti in particolare dalle carte dellutilizzazione del suolo realizzate da E.S.A., T.C.I., ISTAT, Assessorato Regionale Territorio e Ambiente, dalla Carta della vegetazione dItalia in scala 1:1000000 e dalle numerose analisi cartografiche e indagini specifiche sulla flora e la vegetazione siciliana disponibili in letteratura. La prima sintesi a partire dalle analisi tematiche relative ai sistemi citati costituita dalla Carta del paesaggio vegetale naturale, comprendente il paesaggio forestale di origine antropica finalizzata alla redazione delle Linee Guida e redatte in scala 1:250000.

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Definizione delle componenti Allinterno dei tipi di paesaggio prima delineati, sono state individuate le varie componenti della copertura vegetale, con lintento di scomporla in alcuni costituenti individuabili sul territorio e che possano rappresentare anche gli oggetti della normativa e degli indirizzi non solo delle Linee Guida, ma anche dei piani paesistici nei vari approfondimenti alle scale maggiori. Pertanto, non tutte le componenti sono cartografate in scala 1:250000, o perch non raggiungono dimensioni areali rappresentabili a questa scala, o perch si tratta di elementi puntuali la cui individuazione pu essere effettuata soltanto alle scale maggiori. Ci non toglie valore allo status di componente, dal punto di vista culturale, ma rinvia la rappresentazione, e in alcuni casi la stessa individuazione degli oggetti, ai successivi approfondimenti. La scelta di trattare le classi di uso del suolo riferite agli incolti e ai pascoli permanenti, oltre che nel capitolo relativo al paesaggio agrario, anche fra le componenti della vegetazione motivata dalla considerazione che le classi dellincolto, dellincolto produttivo, dellincolto roccioso sono legate a forme di utilizzazione variabili nel tempo e soggette a contrazione o aumento delle pressioni e delluso che possono modificarne le caratteristiche; appartengono, secondo le varie aree fitoclimatiche, alle serie di degradazione della foresta e della macchia, fino alla prateria e alla steppa, che generalmente ne consentono un preciso inquadramento fitosociologico. I boschi anche artificiali sono trattati fra le componenti della vegetazione, alla voce vegetazione sinantropica, creando un accorpamento strumentale fra le componenti del paesaggio vegetale naturale e seminaturale e quelle del paesaggio forestale antropico fondato su varie motivazioni. I territori coperti da foreste, che nella quasi totalit sono rappresentati da boschi sottoposti ad una certa pressione antropica, hanno tuttavia un prevalente carattere di naturalit, considerato inoltre che i boschi produttivi in senso stretto sono estremamente limitati sul territorio. stata effettuata la scelta di distinguere i vari tipi di formazione sulla base dei caratteri della vegetazione piuttosto che su quelli della utilizzazione (ceduo-fustaia) o della semplice distinzione fra boschi di conifere e latifoglie riservata ai popolamenti forestali artificiali. I popolamenti forestali artificiali, esclusa attualmente la loro utilizzazione economica-industriale, che pure stata alla base di numerosi impianti di latifoglie esotiche, hanno oggi un prevalente valore ecologico, legato alla conservazione del suolo, che in vari casi coincide con un forte potere di caratterizzazione paesaggistica, soprattutto per i popolamenti a pino (marittimo, dAleppo, laricio, domestico), molto pi raramente per quelli a cipressi esotici ed Eucalyptus; la funzione ecologica e quella delluso sociale largamente prevalente, sia in ragione della demanialit delle aree che della possibile riconversione delle formazioni verso le serie evolutive della vegetazione naturale. Andranno invece individuate alle scale maggiori le componenti della copertura vegetale di origine antropica che, pur concorrendo talvolta in maniera molto sensibile alla definizione dei caratteri ecologici, percettivi, culturali del territorio, non appartengono alla categoria del paesaggio vegetale naturale in senso stretto, n a quella del paesaggio agrario e non sono rappresentabili alla scala 1:250000 utilizzata per lestensione delle Linee Guida. La vegetazione ornamentale

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comprende infatti un numero enormemente vario di espressioni, che vanno dalle alberature stradali urbane ed extraurbane al verde storico, ai giardini botanici; la rilevanza legata a questi sistemi varia, ed oltre ad essere legata allimportanza storica, scientifica, estetica e di uso sociale del verde, di caratterizzazione del paesaggio vegetale, da correlare strettamente al loro ruolo ecologico, fondamentale soprattutto nelle aree urbane. Per questi elementi, da trattare in modo interdisciplinare con il sistema storico-culturale, sono valide le considerazioni fatte precedentemente considerati: la rappresentazione cartografica rinviata ai successivi approfondimenti condotti in scala adeguata. Vegetazione forestale Formazioni forestali climaciche soggette a un vario livello di antropizzazione, rappresentate da aspetti a prevalenza di faggio, rovere, cerro, roverella, leccio, sughera, pino laricio, pino dAleppo e caratterizzate da strutture complesse, estese e stratificate, con vario grado di copertura. Formazioni con prevalenza di Fagus sylvatica (Geranio versicoloris-Fagion) Formazione di bosco caducifoglio discontinuamente rappresentata sui principali rilievi della catena settentrionale sicula alle quote comprese fra 1.100 e 2.200 m s.l.m., oltre che sullEtna e, limitatamente al Bosco di Malabotta, sui Peloritani; raggiunge la maggiore diffusione nel territorio dei Nebrodi, dove, in presenza di migliori condizioni edafo-climatiche, su substrati siliceo-argillosi freschi e profondi, costituisce importanti formazioni, con prevalente forma di governo a ceduo. I popolamenti sono prevalentemente puri, con rare eccezioni di altre essenze forestali, strato arbustivo caratterizzato dalla presenza dellagrifoglio, del tasso, della laureola e strato erbaceo costituito da poche specie nelle formazioni con elevati valori di copertura nello strato arboreo. I faggeti dei Nebrodi sono caratterizzati dalla contiguit con le formazioni di cerro, presente agli orizzonti immediatamente inferiori, che talvolta operano trasgressioni allinterno delle formazioni di faggio. Sulle Madonie, in formazioni generalmente pi degradate e discontinue, tale ruolo spesso svolto dalla rovere. Ai limiti inferiori dello spazio potenziale del faggio, a quote comprese fra 1400 e 1600 m s.l.m., sono ospitati i relitti esemplari di Abies nebrodensis. La forma di governo prevalente ancora il ceduo. I faggeti etnei, caratterizzati dalla presenza di substrati vulcanici, occupano superfici ridotte in relazione alla estensione complessiva del faggeto in Sicilia; il corteggio floristico di queste formazioni in generale impoverito, anche se contribuisce a sottolineare la loro peculiarit la presenza nello strato arboreo del pino laricio e di Betula aetnensis. Formazioni con prevalenza di querce caducifoglie mesofile (Quercetalia pubescenti-petraeae) Bosco caducifoglio discontinuamente rappresentato sui principali rilievi della catena settentrionale sicula. Comprende la formazione fisionomizzata dalla foresta di rovere ed agrifoglio, oggi localizzata nel territorio delle Madonie di grande interesse per il suo significato relittuale, di grande interesse ambientale e naturalistico. Comprende inoltre le formazioni di cerro (Quercus cerris) presente in Sicilia anche con una variet locale (Q. gussonei), che formano vasti consorzi che soprattutto sui Nebrodi assumono notevole interesse forestale e paesaggistico.

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Formazioni con prevalenza di Pinus laricio (Pino-Juniperetea) Formazioni forestali naturali a pino laricio insediate nel territorio etneo, ad altitudini comprese fra 1000 e 2000 m s.l.m., che trovano la loro espressione pi matura nella Foresta di Linguaglossa ed in alcuni nuclei minori sui versanti Sud, Nord, Nord-Est. La specie frequentemente impiegata anche per la costituzione di popolamenti forestali artificiali. Contrariamente alla situazione di altri distretti geografici, dove la specie subisce fortemente la competizione del faggio, sullEtna, anche per le eccezionali condizioni geo-pedologiche, il pino laricio forma spesso popolamenti puri, con strato arbustivo ridotto, raramente associati a Quercus pubescens, Populus tremula, Betula aetnensis. Formazioni con prevalenza di querce caducifoglie termofile (Quercion ilicis) Frammiste al leccio e alla sughera si ritrovano frequenti espressioni fisionomizzate dalle varie forme termofile di roverella che, apparendo esclusa in Sicilia la presenza del Quercetum pubescentis sensu stricto, insieme con la stessa presenza di Quercus pubescens, sono costituite da varie entit del gruppo delle roverelle sensu lato: Quercus congesta, Q. ampifolia, Q. dalechampii, Q. leptobalana e Q. virgiliana. Formazioni con prevalenza di Quercus ilex (Quercion ilicis) Formazioni pure e espressioni in cui Quercus ilex assume un ruolo dominante o comunque ben rappresentata. Si tratta di aspetti generalmente basifili caratteristici di substrati calcarei o comunque di suoli basici o neutri (Quercion ilicis); gli aspetti nettamente acidofili comprendono numerose specie calcifughe assenti o rare nelle formazioni calcicole e possono essere compresi negli aspetti dellErico-Quercion ilicis. I lecceti sono variamente distribuiti e diversificati: formazioni caratteristiche delle cave iblee, contigue alle ripisilve a platano orientale; formazioni delle Madonie e di Rocca Busambra, legate ai climi mediterraneomontani, a quote comprese fra 1000 e 1500 m; formazioni climaciche evolute delle vulcaniti iblee; formazioni dei valloni e delle stazioni ombreggiate della Sicilia settentrionale e nord-orientale su substrati silicei (Querco-Teucrietum siculi); formazioni miste con Acer obtusatum e Ostrya carpinifolia in stazioni umide del versante orientale dellEtna e dei Peloritani. Formazioni con prevalenza di Quercus suber (Erico-Quercion ilicis) Formazioni pure e espressioni in cui Quercus suber assume un ruolo dominante o comunque ben rappresentata. Si tratta di aspetti generalmente acidofili caratteristici di substrati silicei o comunque di suoli acidi o subacidi; comprendono numerose specie calcifughe assenti o rare nelle formazioni calcicole e possono essere compresi negli aspetti dellErico-Quercion ilicis. I sughereti sono variamente distribuiti e diversificati, svolgendo spesso un ruolo vicariante rispetto alle formazioni di leccio, nello stesso spazio potenziale, in relazione alle caratteristiche del substrato. Elementi caratteristici sono, oltre alla sughera, Erica arborea, le ginestre (Calicotome spinosa, C. villosa), i cisti (Cistus salvifolius, C. monspeliensis), lipocisto (Cytinus hypocistis), la lavanda (Lavandula spica), ecc., soprattutto nelle formazioni aperte o in cui lacidificazione dei suoli conseguenza dei ripetuti incendi. Formazioni con prevalenza di Pinus halepensis

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Formazione forestale naturale a pino dAleppo, unica esistente in Sicilia, insediata sui pendii che costeggiano il fiume Ippari (Riserva Naturale Orientata Pino dAleppo, estesa 3530 ha nel territorio del comune di Vittoria). Nello strato arboreo, con copertura discontinua, sono presenti esclusivamente esemplari di Pinus halepensis, che raggiungono anche unaltezza di 10 m. Nel ricco strato arbustivo sono presenti numerose specie caratteristiche dalla macchia termofila (Olea europaea var. sylvestris, Pistacia lentiscus, Quercus ilex, Rhamnus alaternus, Phillyrea latifolia, Juniperus oxycedrus ssp. macrocarpa, Lonicera implexa, ecc.) Nelle aree prive di copertura arborea insediato un arbusteto ricco di specie interessanti e rare, fra cui Quercus calliprinos, Ephedra fragilis, Cistus clusii. Vegetazione di macchia (formazioni ad arbusti sclerofilli termofili) Aspetti di vegetazione climacica o secondaria rappresentati da formazioni di arbusti sclerofilli termofili e costituenti nel loro insieme le varie formazioni di macchia mediterranea, oggi in via di forte regressione per effetto dellazione antropica. Comprendono le formazioni riferibili agli aggruppamenti dei Quercetea ilicis ed in particolare alle associazioni dellOleo-Ceratonion, rappresentate dalle espressioni a mirto, euforbia arborescente, olivastro, carrubo, alaterno, fillirea, lentisco, terebinto, Juniperus phoenicea, J. macrocarpa ecc., ed ancora Chamaerops humilis, spesso insediate su pendii e detriti di falda dei rilievi costieri, talora accompagnate da elementi spontaneizzati, come Opuntia ficus-indica e Agave americana. Comprendono inoltre gli arbusteti pi mesofili tipologicamente riferibili alle formazioni sopra descritte e gli arbusteti spinosi alto-montani dellEtna, dove levoluzione di formazioni di tipo forestale impedita da fortissime limitazioni edafo-climatiche. Vegetazione di gariga, praterie e arbusteti Praterie secondarie, garighe su territori sfruttati per gli usi agricoli e su pascoli degradati, oggi abbandonati in tutto o in parte dagli usi agricoli e oggetto di reinsediamento da parte di elementi della vegetazione climacica. Praterie termo-xerofile diffuse e caratteristiche ad Ampelodesmos mauritanicus (Thero-Brachypodietea) e formazioni da gariga, indizio di stadi di degradazione della macchia-foresta originaria (Oleo-Ceratonion) che oggi rappresentano formazioni stabilizzate e di grande importanza ai fini della conservazione del suolo nei territori pi acclivi, nonch aree suscettibili di restauri ambientali verso stadi pi complessi della vegetazione. Praterie meso-xerofile rappresentate de pascoli e prati-pascoli mesofili (Erysimo-Jurinetalia) dei territori montani e sub-montani. Formazioni pioniere delle colate laviche dellEtna a Sedum coeruleum e S. aetnense, intercalati a arbusteti a Genista aetnensis. Formazioni ad arbusti spinosi dellEtna (Rumici-Astragaletalia) con dominanza di Astragalus siculus. Boscaglie degradate a Prunus spinosa, Cistus sp. pl., Calicotome spinosa, Erica arborea, (Pruno-Rubion ulmifolii) rappresentanti espressioni secondarie su coltivi abbandonati dei territori collinari e costieri, o soggette alla pratica del pascolo.

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Vegetazione rupestre Aspetti di vegetazione aventi elevato carattere di naturalit, confinati in frammenti di territorio inaccessibili e risparmiati dallazione antropica. Comprendono la vegetazione delle rupi, dalle falesie verticali o sub-verticali ai fronti meno acclivi, con roccia affiorante, scarsa o assente coltre di terreno vegetale e presenza di formazioni ed elementi endemici o caratteristici del territorio interessato, appartenenti agli aggruppamenti dei Dianthion rupicolae (termofili) e Saxifragion australis (mesofili). Vegetazione dei corsi dacqua Vegetazione ripariale insediata lungo i corsi dacqua principali e lungo le forre e i valloni minori. Formazioni alveali e di ripisilva a pioppo, salice, tamerice, oleandro, agnocasto, ecc., caratteristiche degli ambiti fluviali e torrentizi e minacciati dalle opere di sistemazione idraulica, dallestensione dei coltivi fino allambito fluviale, dagli eccessivi prelievi idrici e di materiali, dallinquinamento, dalla modifica del regime dei corsi dacqua. Le formazioni di ripisilva in senso stretto sono ormai limitate ad espressioni discontinuamente presenti lungo ristrette fasce lungo le sponde e, pi raramente, nelle aree golenali risparmiate dagli insediamenti e dalle infrastrutture. Si tratta di un paesaggio di tipo forestale fisionomizzato nello strato arboreo da varie specie di pioppo (Populus nigra, P. alba, P. canescens) e salice (S. alba, S. caprea, S. purpurea, S. pedicellata, S. gussonei), e inoltre dal platano (Platanus orientalis), limitato alla Sicilia orientale, con leccezione di un biotopo recentemente segnalato lungo lalto corso del fiume Oreto, presso Palermo, ontano nero (Alnus glutinosa), olmo (Ulmus canescens), frassino (Fraxinus oxycarpa) tamerice (Tamarix gallica, T. africana, T. canariensis). Le formazioni delle fiumare, insediate sulle vaste aree golenali, sono caratterizzate dalla presenza delle vistose fioriture delloleandro (Nerium oleander), e ancora dellagnocasto (Vitex agnus-castus), dellinula (Inula viscosa), dellassenzio arboreo (Artemisia arborescens), dellelicriso (Helichrysum italicum), ecc. Nei valloni e nei torrenti minori si osserva talvolta la presenza della sola componente arbustiva, ed espressioni in cui la cannuccia (Arundo pliniana) assume spesso un rilevante ruolo fisionomico, insieme con il rovo comune (Rubus ulmifolius) e le lianose Tamus communis, Clematis vitalba, Hedera helix. Nella componente erbacea sono presenze caratteristiche le carici (Carex pendula, pi raramente C. panormitana), varie specie di menta (Mentha aquatica, M. suaveolens, M. longifolia) e inoltre i giunchi, i ranuncoli acquatici, il giaggiolo dacqua, ecc. Nelle formazioni pi disturbate, a carattere spiccatamente nitrofilo, con pi elevati apporti di sostanza organica proveniente dagli scarichi civili, gli elementi ricorrenti lungo le sponde vanno ricercati fra i generi Ricinus, Chenopodium, Polygonum, Chrisanthemum. Dal punto di vista dellinquadramento sintassonomico, e limitatamente al livello di ordine, in Sicilia possono essere distinte varie formazioni, caratteristiche dei vari ambienti fluviali, ai quali sono riferite le localizzazioni sulla cartografia in scala 1:250000. Foreste e boscaglie ripali

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1) Populietalia albae: aspetti di ripisilva presenti sopratutto sui corsi dacqua della catena montuosa settentrionale, sui monti a S di Palermo e nelle Cave iblee, in ambienti spesso localizzati in valli strette e profonde. Fra le specie pi caratteristiche si ritrovano Populus nigra, Salix alba, S. pedicellata, Fraxinus oxycarpa, Alnus glutinosa, ed presente uno strato arbustivo e di elementi lianosi ricco e vario, con Rubus ulmifolius, Rosa sempervirens, Smilax aspera, ecc. 2) Salicetalia purpureae: aspetti di ripisilva e formazioni arbustive pi o meno aperte ed eliofile, caratteristiche dei tratti fluviali medi e inferiori, di alvei ampi e poco incisi e di pendenze meno accentuate. Sono elementi dominanti di queste formazioni Populus nigra, Salix alba, S. pedicellata, S. purpurea. Vegetazione erbacea e arbustiva dei greti dei fiumi e delle fiumare 3) Scrophulario-Helichrysetalia: formazioni di vegetazione erbacea delle fiumare con greti ampi e ciottolosi. Specie caratteristiche: Scrophularia bicolor, Helichrysum italicum, Euphorbia rigida. 4) Tamaricetalia: aspetti di vegetazione arbustiva caratterizzati da Nerium oleander, Vitex agnus-castus, Spartium junceum (Rubo-Nerion oleandri, nelle fiumare della Sicilia settentrionale e orientale) e da Tamarix gallica, T. africana, Salix sp. pl. in ambenti con clima pi arido e caldo, talvolta subsalsi; nei fiumi della Sicilia sudoccidentale e centrale, queste formazioni sono sostituite da tamariceti a T. africana. Vegetazione erbacea delle stazioni di ripa umide in ambiente nitrofilo 5) Plantaginetalia majoris 6) Bidentalia tripartitae: formazioni erbacee legate a stazioni molto umide in ambiente nitrofilo, caratterizzate rispettivamente dalla presenza di Plantago major, Mentha sp. pl., Juncus inflexus, e da quella di Paspalum paspaloides, Cyperus fuscus, Polypogon viridis. Vegetazione delle zone con acque calme e stagnanti e delle zone paludose 7) Phragmitetalia 8) Magnocaricetalia: aspetti di vegetazione delle zone con acque calme e stagnanti e delle zone paludose a canneto con dominanza di Phragmites communis a Scirpus lacustris, Thypha angustifolia, carici (Carex elata, C. riparia, C. hispida). Limitatamente ad alcune stazioni della Sicilia orientale, questi aspetti comprendono le formazioni a papiro (Cyperus papyrus ssp. siculus) diffuse allo stato spontaneo soltanto lungo il Fiume Ciane. Vegetazione sommersa e semisommersa dei corsi dacqua perenni 9) Nasturtio-Gliceretalia 10) Potametalia: aspetti di vegetazione delle acque calme e limpide a Apium nodiflorum, Nasturtium officinale e Veronica anagallis aquatica. Rari aspetti di vegetazione costantemente sommersa ad idrofite delle acque calme e correnti, pi o meno profonde, a Zanichellia, Potamogeton Ranunculus.

Vegetazione lacustre e palustre Vegetazione di laghi, stagni, pantani, lagune. Formazioni sommerse ed emerse delle lagune costiere, delle zone umide (margi), delle acque interne, compresi gli invasi artificiali. Sono elementi dominanti varie specie di Potamogeton, Cyperus, Carex, oltre alle caratteristiche formazioni a Phragmites australis.

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Vegetazione delle lagune salmastre Vegetazione sommersa delle lagune salmastre (Ruppietalia) ed emersa dal bordo (Thero-Salicornietalia, Spartinetalia maritimae, Arthocnemetalia fruticosi, Limonietalia, Juncetalia maritimi). Vegetazione rappresentata da elementi alofili lungo i margini dei canali delle saline, con varie specie di Ruppia, Juncus, Limonium, Arthocnemum, ecc. Vegetazione costiera Formazioni vegetali dunali e retrodunali delle coste sabbiose (Ammophiletalia, Malcomietalia, ecc.), caratterizzate da elementi psammofili, come Matthiola sinuata, Glaucium flavum, Eryngium maritimum, ecc.; Formazioni vegetali delle coste rocciose (Crithmo-Limonietalia) caratterizzate da elementi tipici delle rocce esposte allinfluenza diretta del mare, come Chithmum maritimum, Limonium sp. pl., ecc..; Vegetazione sinantropica Formazioni di elementi infestanti, sinantropici e ruderali di ridotto significato fitogeografico ed ecologico (Secalietea, Stellarietea mediae). Formazioni forestali artificiali di impianto recente costituite da popolamenti di Pinus sp. pl., di Cupressus sp. pl., di Eucalyptus sp. pl. o da formazioni miste con gli elementi citati. Si tratta di impianti di varia condizione vegetativa e sviluppo, spesso diradati o degradati, normalmente insediati in funzione protettiva sui versanti pi acclivi ed erosi, talvolta di discreto valore paesaggistico ed ecologico e svolgenti importanti funzioni dal punto di vista idrogeologico. Sono inclusi in questa categoria i castagneti anche da frutto. Le formazioni sono spesso contigue o sovrapposte alle originarie formazioni climaciche, rappresentate da frammenti di foreste di sclerofille sempreverdi e di caducifoglie termofile e mesofile. Il sottobosco generalmente impoverito dal punto di vista floristico rispetto alle formazioni forestali naturali, anche se spesso possibile osservare la presenza di uno strato erbaceo e arbustivo che prelude ad una ricolonizzazione da parte di elementi della vegetazione naturale. Criteri di valutazione Per la definizione del grado di naturalit della copertura vegetale, ci si riferiti allarticolazione dei sistemi in categorie cos come riportata in letteratura: i sistemi naturali sono espressi dallinsieme delle comunit costituite da popolazioni native o spontanee, dove lincidenza umana bassissima, anche per linaccessibilit dei luoghi; i sistemi subnaturali comprendono le comunit le cui popolazioni risultano ancora native e spontanee, con fisionomia simile a quella dei sistemi naturali, anche se struttura e composizione risultano alterate per influenze legate allantropizzazione; i sistemi seminaturali comprendono le comunit aperte di origine secondaria insediate in seguito alla degradazione dei climax forestali originari: oltre alle formazioni arbustive secondarie, comprendono le garighe, le praterie steppiche e le comunit alofitiche del litorale alterate strutturalmente e biologicamente;

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i sistemi umani rurali comprendono i coltivi e gli incolti recenti, in cui ancora insediata una flora prevalentemente infestante e le formazioni forestali artificiali caratterizzate da componenti esotiche che hanno trasformato il paesaggio vegetale originario; i sistemi umani ad utilizzazione intensiva comprendono le aree in cui vengono esercitate attivit di tipo industriale e le aree edificate nelle quali gli elementi della vegetazione locale sono sostituiti da impianti artificiali a carattere ornamentale espressa da una componente floristica estranea e da comunit sinantropiche di tipo nitrofilo o ruderale con dominanti cosmopolite ed esotiche. Sulla base e dei pi recenti approcci ai problemi dellecologia del paesaggio, stato elaborato un complesso di indirizzi di massima, allo scopo di tracciare un quadro di strategie generali finalizzate alla redazione delle Linee Guida, in scala 1:250000: La diversit biologica dei sistemi territoriali va mantenuta ed incrementata; sono da incoraggiare interventi che comportano un aumento della diversit. Il paesaggio vegetale tende spontaneamente verso un massimo di ordine che viene raggiunto nelle formazioni naturali climaciche soltanto in tempi estremamente lunghi; nella gestione territoriale necessario prevedere per singole aree le varie destinazioni duso che non disperdano patrimoni di complessit e di maturit delle formazioni evolutesi nel tempo, e che prevedano misure di mitigazione degli impatti e di accelerazione dei processi evolutivi, soprattutto in relazione allalto livello di degradazione dei contenuti ecologici del territorio. Le aree destinate a rimanere in condizioni di naturalit o ad evolvere verso la rinaturazione vanno portate al livello massimo di ordine ambientale, anche accelerando i processi naturali della dinamica della vegetazione con interventi di restauro ambientale. Le aree destinate agli usi umani insediativi, produttivi, infrastrutturali vanno tenute in condizioni di alta entropia, che in generale permettono una migliore omeostasi e resilienza. Se il paesaggio viene portato ad un aumento dellordine di tipo artificiale, ad esempio con lintroduzione di estese colture a carattere industriale o di opere ingegneristiche di grosso impatto, risulta pi vulnerabile e meno difeso nei confronti di bruschi eventi modificativi. Lassetto agrario di tipo tradizionale, caratterizzato da una pluralit di colture prevalentemente legnose in appezzamenti di forma irregolare, con terrazzamenti, muretti a secco, siepi, alberate, pu essere considerato, nella maggior parte dei casi, di elevato valore ambientale, assumendo un alto valore di entropia, con elevata diversit vegetale ed animale; in particolare negli ambienti collinari esso svolge un fondamentale compito nei confronti della conservazione del suolo; questo sistema, stabile dal punto di vista ecologico, estremamente vulnerabile nei confronti dellattuale dinamica dei processi economici. I tipi di paesaggio plasmati da un trasferimento artificioso di ordine dalla societ tecnologica allambiente, come i paesaggi industriali e quelli delle monocolture, hanno bassa diversit, scarsa resilienza, ridotto valore ambientale e non danno spazio ad altre attivit socializzanti (turismo, ricreazione, tempo libero).

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Il turismo, che in Sicilia ha unimportanza che perfino superfluo sottolineare, fondato in larga parte sulla qualit del paesaggio, da interpretare come risorsa anche dal punto di vista economico, e che va salvaguardata non solo attraverso misure restrittive, ma con interventi mirati di riqualificazione e di valorizzazione della sua rilevanza sociale con il coinvolgimento diretto delle comunit locali nella gestione delle risorse. Alle componenti del paesaggio vegetale naturale e seminaturale e forestale antropico sopra individuate, oltre al complesso di indirizzi di massima che hanno lo scopo di fissare lapproccio complessivo di tipo ecologico alla interpretazione delle dinamiche di trasformazione, vanno applicati in sede di pianificazione paesistica e urbanistica a livello territoriale e di area vasta, alcuni criteri generali di valutazione, allo scopo di definire i caratteri relativi di rilevanza delle diverse componenti da considerare nella definizione della normativa, graduandola in relazione alle diverse realt territoriali: Valutazione del grado di naturalit delle formazioni sulla base dei parametri generali prima individuati. Valutazione dellinteresse scientifico ed ecologico, valutato sulla base dei parametri di esclusivit, rarit, importanza testimoniale e didattica, criticit, degli elementi della flora e delle formazioni vegetali. Valutazione dellinteresse ai fini della conservazione del suolo e degli equilibri ecologici, secondo i parametri di stabilit, livello di maturit e complessit delle fitocenosi, distanza dalle condizioni climaciche, dinamica evolutiva. Valutazione dellinteresse paesaggistico e percettivo, sia sulla base della caratterizzazione del paesaggio naturale e antropico, sia in relazione alla fruibilit e uso sociale delle aree boscate, e delle formazioni vegetali anche non forestali di interesse naturalistico. Valutazione dellinteresse legato alla rilevanza delle formazioni per caratteri di struttura, composizione, dislocazione e disposizione sul territorio per la costituzione di una rete ecologica regionale.

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SOTTOSISTEMA BIOTICO 9.3 BIOTOPI Generalit Numerosi biotopi e complessi di biotopi di interesse faunistico, floristico e vegetazionale sono stati identificati in Sicilia, compresi fra gli estremi di emergenze puntiformi e di aree biogeografiche talora notevolmente estese e diversificate al loro interno. Vari fra questi siti e complessi sono stati oggetto delle misure di tutela previste dalle Legge Regionale 98/80 sulla istituzione delle aree protette in Sicilia e dalle successive aggiunte e modificazioni. Il Piano regionale dei Parchi e delle Riserve naturali individua tre complessi sistemi il Parco delle Madonie, il Parco dellEtna, il Parco dei Nebrodi che comprendono una grande variet di condizioni ecologiche e possono essere considerati complessi di carattere eterogeneo di habitat naturali e seminaturali. Le Riserve Naturali, di cui 29 gi istituite, pur con forti resistenze alcune delle quali accolte anche in occasione di ricorsi amministrativi, comprendono varie espressioni di carattere esteso, che vanno da una superficie minima di 130 ha (Macchia foresta sul Fiume Irminio) a una massima di 3530 ha (Pineta a Pino dAleppo di Vittoria); il totale delle aree incluse nel Piano regionale, che investe un numero complessivo di 100 aree protette con regime di Riserva naturale, abbraccia emergenze di carattere puntuale, come le varie grotte e isolotti di superficie ridottissima (Isola Lachea, Isola dei Porri, Isola Bella, Isola delle Femmine), e porzioni molto ampie di territorio, come la Riserva di Pizzo Cane e Pizzo Trigna (5116 ha) e quella del Bosco di Santo Pietro (6522 ha). Le aree tutelate riguardano complessi forestali ed espressioni di carattere geologico e geomorfologico, siti di endemismi vegetali e animali ed espressioni complesse in cui ai contenuti propriamente naturalistici della tutela si affiancano valori di carattere testimoniale storico, archeologico, antropologico, come nei vari casi delle Saline di Trapani e Marsala, delle Isole dello Stagnone, della necropoli di Pantalica. Anche in ragione del carattere di seminaturalit di numerose delle espressioni individuate, il regime di tutela proposto frequentemente quello orientato, in cui vengono coniugate le attivit antropiche compatibili con le finalit della Riserva e le esigenze della tutela. Daltra parte, lattuazione parziale del Piano Regionale dei Parchi e delle Riserve ha visto le aree protette pi isolate che inserite in un sistema di gestione delle risorse naturali con una strategia globale riconoscibile e sede pi di tutela passiva durante il regime provvisorio che di sviluppo degli ecosistemi protetti e delle attivit connesse alle Riserve. Inoltre, alcune delle Riserve istituite e comprese nel Piano regionale presentano caratteristiche di elevata antropizzazione, non potendo essere definite aree naturali in senso stretto, se pure presentano aspetti di notevole interesse naturalistico: ci si riferisce in particolare ad alcuni territori boscati costituiti in prevalenza da formazioni forestali artificiali recenti e ad espressioni geomorfologiche di grande interesse paesaggistico con ampie superfici occupate da copertura vegetale artificiale, come Monte Pellegrino, in cui la zona di pre-riserva, costituita dalla Favorita, rappresentata da un parco storico con spiccato carattere agricolo e ornamentale. Raccolta dei dati e costruzione delle carte tematiche

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Oltre alla definizione e rappresentazione cartografica delle componenti del paesaggio vegetale naturale forestale, stato ritenuto indispensabile raccogliere le segnalazioni relative ai biotopi di particolare interesse ricadenti nel territorio e proporre, quando necessario per linadeguatezza degli attuali livelli di tutela, misure e procedure specifiche per la loro conservazione e valorizzazione, nella convinzione inoltre che, seppure non partecipanti in senso tradizionale alla formazione del paesaggio naturale nelle sue componenti biotiche e abiotiche rappresentabili alla scala delle Linee Guida, gli aspetti relativi alla componente faunistica del patrimonio dellIsola potessero essere ospitati nel capitolo relativo ai siti e agli habitat di interesse faunistico, partecipando ad una tutela di tipo indiretto, pi che diretto, ma non per questo meno efficace. Per la individuazione dei siti e degli habitat meritevoli di conservazione in Sicilia sono state utilizzate le schede prodotte nel corso di varie campagne di segnalazioni e censimenti, in particolare: 1) Assessorato Regionale Beni Culturali e Ambientali. Centro Regionale per lInventario e il Catalogo, Schede di Censimento Biotopi. Schede prodotte nel corso della campagna di censimento dei beni naturali e naturalistici effettuata dallUniversit di Palermo, su incarico dellAssessorato Beni Culturali e Ambientali, 1985-86. 2) Riggio S. e Massa B., 1974. Problemi di conservazione della natura in Sicilia. 1 Contributo. Atti del IV Simposio Nazionale sulla Conservazione della Natura. Bari, Carucci. Fanfani A., Groppali R. e Pavan M., 1977. La tutela naturalistica territoriale sotto potere pubblico in Italia: situazione e proposte. Ministero Agricoltura e Foreste. Collana Verde, Roma. Societ Botanica Italiana. Gruppo di lavoro per la Conservazione della Natura. 1971, 1979. Censimento dei biotopi di rilevante interesse vegetazionale in Italia. Voll. I-II. Dati raccolti e pubblicati dallAzienda Foreste Demaniali Regione Siciliana nel volume: AA.FF.DD. Regione Siciliana 1984. Aree di interesse naturalistico e/o paesaggistico in Sicilia: proposte e tutela. Palermo. 3) Centro Interuniversitario Biodiversit Mediterranea 1995 Progetto Bioitaly Precensimento dei siti di interesse floristico e vegetazionale meritevoli di conservazione e rilevanti ai fini del mantenimento e dellincremento della biodiversit in Sicilia, classificati per tipo di habitat secondo i criteri della Direttiva CEE 43/92. Dati forniti dal Dipartimento di Scienze Botaniche dellUniversit di Palermo. In molti casi le proposte di tutela sono state accolte nella formulazione del Piano Regionale dei Parchi e Riserve Naturali in Sicilia, e alcune di esse si riferiscono a Riserve successivamente istituite o a territori inseriti allinterno dei Parchi regionali. Le schede Biotopi elaborate nel corso dei censimenti citati, che ovviamente rappresentano un riferimento aperto, non potendosi ritenere esaustive le informazioni fin qui disponibili, che vanno verificate ed incrementate, data anche la velocit delle trasformazioni antropiche che in qualche caso hanno investito anche siti di grande interesse, sono state localizzate cartograficamente in scala 1.250000, utilizzando simboli nel caso di aree piccole e rappresentazioni areali nel caso di territori pi vasti. I biotopi cartografati sono classificati secondo i regimi di

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tutela cui sono oggi sottoposti e secondo il grado di conservazione o di alterazione rispetto alle condizioni di partenza. Relativamente ai problemi legati alla fauna, come si accennato si ritiene che questa non rappresenti oggetto di misure specifiche dirette in sede di pianificazione paesistica a livello di Linee Guida, essendo fra laltro la competenza sulla fauna siciliana attestata presso lAmministrazione dellAgricoltura e delle Foreste. Tuttavia, per quanto attiene ai caratteri che in generale la fauna esprime nella definizione di diversi tipi del paesaggio siciliano, vengono riportate in ciascuna scheda relativa ai biotopi le segnalazioni relative alle presenze faunistiche caratterizzanti e talvolta alla base della stessa proposizione di misure di salvaguardia ambientale; si tratta di segnalazioni relative principalmente a presenze avifaunistiche di rilievo, pi raramente a specie di vertebrati terrestri e di invertebrati, indicate come rappresentative del contingente faunistico dellIsola. Si ritiene infine che, anche per quanto concerne le misure di conservazione dirette alla fauna, la tutela e la valorizzazione degli habitat rappresenti la misura pi efficace e produttiva anche in una prospettiva temporale di generale incremento della biodiversit. I biotopi censiti e cartografati in scala 1:250000 sono riferiti agli habitat della classificazione di cui alla citata Direttiva CEE, aggiornata secondo i criteri e le proposte di modifica contenute nel Progetto Bioitaly. Alla cartografia associata una banca dati in formato ARC/INFO, articolata secondo le voci essenziali per lidentificazione del sito, la descrizione delle sue caratteristiche, gli habitat che vi sono rappresentati, le condizioni amministrative di tutela secondo lo schema seguente: a) Riserva naturale istituita b) Parco istituito c) Piano Regionale dei Parchi e delle Riserve d) Vincolo 1497/39: 1) Bellezza individua 2)Bellezza dinsieme e) Vincolo L. 431/85 f) Vincolo di immodificabilit temporanea art. 5 L.R. 15/91. indicata inoltre la necessit di procedere a verifiche delle condizioni di conservazione in relazione alle trasformazioni antropiche, prioritariamente per i casi non compresi nelle aree tutelate o tutelate in modo inadeguato: a) Proposte di tutela specifica b) Indirizzi generali di tutela Definizione delle componenti I circa 250 biotopi individuati nel corso di questa prima approssimazione, che come si detto rappresenta una sintesi delle informazioni raccolte, e che necessario completare con il proseguimento delle indagini di censimento sul territorio e con lapprofondimento delle conoscenze sui singoli siti, sono stati raggruppati nelle seguenti componenti, associate con esclusivo riferimento a categorie omogenee di tutela: A Biotopi comprendenti habitat costieri, formazioni di vegetazione alofitica, dune marittime B Biotopi comprendenti habitat dacqua dolce

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C D E F G

Biotopi comprendenti habitat di lande e perticaie temperate e sclerofille Biotopi comprendenti habitat delle formazioni erbose naturali e seminaturali Biotopi comprendenti habitat di torbiera Biotopi comprendenti habitat rocciosi e habitat di cavit naturali Biotopi comprendenti habitat di foresta

Le componenti del sottosistema sopra elencate, rappresentate da siti complessi o emergenze puntuali, sono state definite sulla base della presenza al loro interno di uno o pi habitat rappresentativi, cos come individuati dallElenco degli habitat presenti in Sicilia riportato dallAll. I della Direttiva CEE 43/92. 1) Habitat costieri e vegetazioni alofitiche a) Acque marine e ambienti di marea Erbari di Posidonie Lagune Scogliere b) Scogliere marittime e spiagge ghiaiose Vegetazione annua delle linee di deposito marine Scogliere con vegetazione delle coste mediterranee (con Limonium spp. endemici) c) Paludi e pascoli inondati mediterranei e termo-atlantici Vegetazione annua pioniera di Salicornia e altre entit delle zone fangose e sabbiose Pascoli inondati mediterranei (Juncetalia maritimae) Perticaie alofile mediterranee e termo-altlantiche (Artocnemetalia fruticosi) Perticaie alonitrofile (Pegano-Salsoletea) d) Steppe continentali alofile e cistofile Steppe salate (Limonietalia) 2) Dune marittime e continentali a) Dune marittime delle coste mediterranee Dune mobili embrionali Dune mobili del cordone litorale con presenza di Ammophila arenaria (dune bianche) Canneti e cariceti intradunali Dune fisse del litorale di Crucianellion maritimae Prati dunali di Malcomietalia Perticaie costiere di ginepri Dune con vegetazione di sclerofille (Cisto-lavanduletalia) 3) Habitat dacqua dolce a) Acque stagnanti Laghi eutrofici naturali con vegetazione del tipo Magnopotamion o Hydrocharition Stagni temporanei mediterranei b) Acque correnti Vegetazione sommersa di ranuncoli dei fiumi submontani e delle pianure Fiumi mediterranei a flusso permanente: Paspalo-Agrostidion e filari ripari di Salix e di Populus alba Fiumi mediterranei a flusso intermittente

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Sorgenti in ambienti a vegetazione naturale Tratti iniziali dei corsi dacqua Letti ghiaiosi dei corsi dacqua mediterranei (Fiumare) con presenza di Helichrysum italicum 4) Lande e perticaie temperate a) Lande oromediterranee endemiche di ginestre spinose 5) Perticaie sclerofille (Matorral) a) Matorral arborescenti mediterranei Matorral arbustivi di Juniperus phoenicea Matorral di Zyzifus Matorral di Laurus nobilis b) Perticaie termomediterranee e pre-steppiche Formazioni basse di euforbie vicino alle scogliere Formazioni di Euphorbia dendroides Formazioni di Ampelodesmos mauritanicus Formazioni di Chamaerops humilis Macchia pre-desertica (Periplocon angustifolia) Macchia termomediterranea di Cytisus e Genista c) Phrygane Phrygane di Astragalo-Plantaginetum subulatae Phrygane di Sarcopoterium spinosum 6) Formazioni erbose naturali e seminaturali a) Terreni erbosi naturali Prati oromediterranei b) Formazioni erbose secche seminaturali e facies coperte di cespugli Su substrato calcareo (Festuco-Brometalia) Percorsi substeppici di graminacee e piante annue (TheroBrachypodietea) c) Praterie umide seminaturali con piante erbacee alte Praterie mediterranee con piante erbacee alte e giunchi (MolinionHoloscoenion) Bordure erbacee alte di corsi dacqua e aree boscate Praterie magre da fieno a bassa altitudine (Alopecurus pratensis, Sanguisorba officinalis) 7) Torbiere alte e basse a) Torbiere acide e sfagni Torbiere alte attive Torbiere alte degradate b) Paludi basse calcaree Paludi calcaree di Cladium mariscus e di Carex davalliana Sorgenti pietrificanti con formazioni di tufo 8) Habitat rocciosi e grotte a) Ghiaioni rocciosi Ghiaioni del Mediterraneo occidentale Prati pionieri su cime rocciose b) Altri habitat rocciosi Grotte non sfruttate turisticamente Campi di lava e cavit naturali

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9) Foreste a) Foreste dellEuropa temperata e mediterranea Foreste di valloni di Tilio-Acerion Foreste alluvionali residue di Alnion glutinoso-incanae b) Foreste mediterranee caducifoglie Faggeti di Taxus e Ilex Faggeti di Abies nebrodensis Castagneti Foreste a galleria di Salix alba e Populus alba Boschi di platano orientale della Sicilia (Platanion orientalis) Foreste riparie termomediterranee (Nerio-Tamariceteae) c) Foreste sclerofille mediterranee Foreste di Olea e Ceratonia Foreste di Quercus suber Foreste di Quercus ilex d) Foreste di conifere mediterranee di montagna Foreste di Pinus laricio Foreste di Pinus pinea Foreste di Pinus halepensis Foreste mediterranee endemiche di Juniperus Foreste di Taxus baccata.

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SISTEMA ANTROPICO SOTTOSISTEMA AGRICOLO FORESTALE 9.4 PAESAGGIO AGRARIO Generalit Il paesaggio agrario nasce dallincontro fra le colture e le strutture di abitazione e di esercizio ad esse relative. Queste ultime, case, magazzini, stalle, strade, manufatti di servizio pubblici e privati, rete irrigua, vasche di raccolta, ecc., concorrono a definire lidentit del paesaggio non meno delle colture stesse, e ne caratterizzano i processi dinamici ed economici che le sostengono, promuovono o deprimono e che in ultima analisi possono trasformare radicalmente lespressione percettiva del paesaggio. Le superfici investite dalle colture agrarie occupano in Sicilia il 69,72% dellintera superficie dellIsola, mentre, ad esempio, le aree boscate, compresi i popolamenti forestali artificiali, le aree parzialmente boscate e i boschi degradati coprono l8,20% della superficie totale, una frazione ancora e significativamente inferiore essendo occupata dalle formazioni forestali naturali (dati: Assessorato Regionale Territorio e Ambiente, Carta delluso del suolo, 1995). In un territorio cos fortemente antropizzato, e in cui il paesaggio delle colture ha un cos elevato potere di caratterizzazione degli orizzonti percettivi e della qualit ambientale, non pu eludersi la necessit di unanalisi, sia pure per grandi tipologie, della qualit colturale del paesaggio agrario, n quella di individuare indirizzi e procedure per il mantenimento o il recupero dei suoi caratteri paesaggistici e ambientali di maggiore rilevanza. Il paesaggio vegetale antropico largamente prevalente dal punto di vista quantitativo rispetto alle formazioni forestali, alle macchie, alle praterie nel territorio costiero e collinare dellIsola: il paesaggio dei seminativi si estende per il 31,7% della superficie complessiva, quello delle colture legnose per il 27,3%, il paesaggio espresso dai sistemi colturali complessi, dalle serre, dai mosaici colturali per il 10,5%. Al contrario, le superfici naturali e seminaturali rappresentano una frazione ridotta della superficie, essendo cos ripartite: i popolamenti forestali, comprendenti le formazioni autoctone, i popolamenti forestali artificiali a latifoglie e conifere, le formazioni degradate e le aree parzialmente boscate: l8,2 %; le aree a vegetazione arbustiva e/o erbacea: il 15,4%; le zone aperte, con vegetazione rada e le superfici denudate: il 2,3%. (Assessorato Regionale Territorio e Ambiente. Carta delluso del suolo. Note illustrative, 1995). La Circolare 5/12/94 dellAssessorato Regionale Agricoltura e Foreste Attuazione del programma regionale pluriennale Reg. CEE n. 2078/92, si propone il conseguimento di importanti obiettivi per il miglioramento della qualit dellambiente e del paesaggio agrari. Il coordinamento delle politiche agrarie e di tutela del paesaggio agrario attraverso la pianificazione paesistica si ritiene un passaggio fondamentale per lefficacia degli indirizzi della pianificazione: il paesaggio agrario modellato dalla dinamica dei processi economici, e, soprattutto negli anni recenti, si osservato come le politiche comunitarie possano rapidamente portare alla trasformazione dei caratteri paesaggistici di vasti territori, con la politica del set-aside, ad esempio, o con la incentivazione o disincentivazione di determinate colture legnose. La prospettiva della

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globalizzazione delleconomia, che in agricoltura ha gi fatto cadere molte barriere protezionistiche, che in passato avevano strutturato il paesaggio agrario sulla base dei caratteri dei mercati locali, rischia di produrre effetti profondi sui caratteri tradizionali del paesaggio, e di accentuare le condizioni di marginalit dei territori gi oggi in via di spopolamento e di abbandono. In questo quadro, una forte attenzione nei confronti delle caratteristiche ecologiche del territorio agricolo estremamente importante, anche per la progressiva perdita di significato assoluto della quantit delle produzioni rispetto alla loro qualit. Oltre alle misure riguardanti la riduzione dellimpiego di fitofarmaci e lincremento dellagricoltura biologica, gli obiettivi del programma triennale sono i seguenti: promuovere limpiego di metodi di produzione a basso impatto ambientale, contribuendo anche allequilibrio dei mercati con la riduzione quantitativa delle produzioni prive di sbocchi di mercato; incentivare lestensivizzazione secondo diverse modalit; incoraggiare forme di utilizzazione dei terreni compatibili con la tutela e il miglioramento dellambiente, delle risorse naturali e della diversit genetica; incentivare la cura dei terreni agricoli e forestali abbandonati; incoraggiare un ritiro di lunga durata dei seminativi per scopi di carattere ambientale; promuovere la formazione degli agricoltori per ladozione di metodi di produzione compatibili con le esigenze dellambiente. Il forte squilibrio fra la copertura vegetale antropica e naturale ulteriormente accentuato se si considera che le colture estensive e i paesaggi a campi aperti del seminativo, del vigneto meccanizzato con impianto di tipo industriale e i mosaici colturali fra i due tipi sono le forme di uso agricolo del suolo che presentano i pi bassi valori di diversit biologica e i pi alti di uniformit paesaggistica. Al contrario, le forme tradizionali delle pratiche agricole, i paesaggi a campi chiusi, le colture arboree tradizionali di tipo estensivo, le sistemazioni collinari a terrazzi, rappresentano forme di utilizzazione del suolo maggiormente compatibili dal punto di vista ecologico. In accordo con le pi recenti direttive comunitarie, adottate anche dalla Regione Siciliana con la recente circolare dellAssessorato Agricoltura e Foreste pi volte citata sulla conservazione delle colture tradizionali, sulle pratiche ecocompatibili e sullo sviluppo dellagricoltura biologica, la pianificazione paesistica non pu che condividere nelle sue linee generali il riorientamento in atto in un settore cos vasto e complesso. Del resto, labbandono dellagricoltura dapprima sui versanti pi acclivi, successivamente anche sui territori pi pianeggianti e fertili, insieme con lesercizio di una pastorizia che spesso sovraccarica di bestiame il cotico erboso, alterandolo, impoverendolo ed esponendolo agli agenti erosivi laddove un pascolo regolamentato ed incrementato potrebbe costituire un fattore di miglioramento anche ecologico del territorio, oltre che economico rappresentano fattori di degradazione e di dissesto localmente gravi e generalmente diffusi e indesiderabili. Il Programma Operativo Plurifondo Sicilia 1994/99, pubblicato sul Supplemento ordinario alla G.U.R.S. n. 3 del 13/1/96, individua esplicitamente fra le cause del degrado del paesaggio agrario labbandono delle attivit agro-silvo-pastorali, il passaggio a tecniche di agricoltura moderne, le negative esperienze di forestazione produttiva condotte con specie estranee alla flora locale, il pascolo

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irrazionale e la produzione zootecnica non sostenibile dal territorio. La strategia ambientale con riferimento al territorio agricolo vede al primo punto dello stesso documento di programmazione della Regione la necessit di ricostruire un ambiente naturale nelle aree agro-silvo-pastorali, individuando in questo modo due elementi fondamentali della strategia di tutela e valorizzazione del paesaggio agrario: quello del mantenimento dei caratteri dellagricoltura tradizionale, quando di rilevante valore per la conservazione del suolo e per i significati storici, testimoniali, paesaggistici e del patrimonio varietale delle colture; quello del mantenimento o dellinserimento di elementi di biodiversit vegetale nel contesto dei territori in cui lagro-ecosistema pi semplificato e uniforme. Nellambito dei programmi comunitari sulla creazione di reti ecologiche europee (EECONET), che sono riferiti a macrosistemi spesso di valenza extra-nazionale, oltre alle zone umide, ai corsi dacqua, ai territori costieri, alle scale maggiori anche le garighe, le praterie e i pascoli assumono un ruolo centrale di riequilibrio biologico; appare pertanto necessario da un lato riservare attenzione a quelle espressioni seminaturali di incolto, prateria, incolto roccioso, pascolo gi oggi di fatto marginali rispetto ai processi economici, ma che svolgono come espresso in precedenza un importante ruolo ecologico anche nella prospettiva del loro restauro ambientale; dallaltro necessario potenziare i corridoi di naturalit rappresentati dalle siepi, dalle alberature anche isolate nel contesto dei territori agricoli a campi aperti, della vegetazione dei corsi dacqua minori, immersi nel contesto della forte antropizzazione. Obiettivi generali della pianificazione non soltanto paesistica con riferimento al paesaggio agrario sono inoltre: quello di essere compatibile con la valorizzazione dei territori e dei suoli maggiormente vocati alle attivit agricole e potenzialmente suscettibili di consentire i redditi pi elevati in agricoltura, anche per i caratteri climatici, di giacitura, pedologici e ancora del livello di infrastrutturazione e di presenza imprenditoriale, territori oggi spesso sottratti alle attivit agricole perch sede di insediamenti non agricoli che consumano rilevanti porzioni dei suoli pi pregiati; quello di individuare i territori pi marginali, gi oggi di fatto sottratti alle attivit produttive competitive e remunerative, perch sfavorite da forti condizionamenti ambientali, il cui mantenimento pu di fatto avere un preminente significato ecologico o di cui va prevista una riconversione che garantisca la stabilizzazione ambientale del territorio limitando gli effetti dellabbandono colturale, del degrado, del dissesto idrogeologico. Anche in ragione di quanto accennato in precedenza, degli orientamenti che sotto forma di analisi, obiettivi, strategie e normative vigenti sono stati espressi in diversi ambiti dellAmministrazione della Regione, e della rilevanza ecologica del paesaggio agrario nel suo complesso, si fissa un quadro di indirizzi generali, riferiti alle componenti del paesaggio delle colture agrarie come in seguito individuate e definite; gli indirizzi sono volti alla necessit di alleggerire la pressione antropica su comprensori caratterizzati da ecosistemi di elevato valore e vulnerabilit, di mantenere i caratteri dellagricoltura tradizionale, di incrementare la biodiversit in territori spesso fortemente impoveriti sotto il profilo ambientale, sottolineando il fondamentale ruolo che il lavoro agricolo pu svolgere nella conservazione degli ambienti e dei paesaggi di pregio e nel recupero degli ambienti e nei territori degradati.

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Raccolta dei dati e costruzione delle carte tematiche A partire dai documenti sulluso del suolo disponibili (carte dellutilizzazione del suolo realizzate da vari enti: E.S.A., T.C.I., ISTAT, Assessorato Regionale Territorio e Ambiente), sono stati presi in considerazione i vari tipi di copertura riferiti al paesaggio delle colture agrarie in senso stretto, essendo stata effettuata la scelta di trattare le componenti del paesaggio forestale, anche di origine antropica, insieme con quelle del paesaggio vegetale naturale e seminaturale. Le classi di uso del suolo considerate per il paesaggio agrario sono: Seminativo semplice, irriguo, arborato; foraggere; colture orticole Pascolo Colture in serra e sotto tunnel Agrumeto Vigneto Oliveto Mandorleto Frutteto Legnose agrarie miste Associazioni di olivo con altre legnose Sistemi colturali e particellari complessi Seminativo associato a vigneto. (Tipi tratti dalle classi della Carta di uso del suolo, Assessorato Regionale Territorio e Ambiente, 1995). Le classi sopra elencate sono state raggruppate in componenti, successivamente cartografate in scala 1:250000 in formato numerico per la loro utilizzazione nel Sistema Informativo Territoriale. Definizione delle componenti Ai fini della tipizzazione dei caratteri distintivi dei vari tipi di copertura agricola del suolo considerati, sono state individuate sette componenti del paesaggio agrario che raggruppano vari tipi di uso del suolo per caratteri di omogeneit della copertura relativamente alla necessit di una definizione di tipo paesaggistico finalizzata alla redazione delle Linee Guida. Paesaggio delle colture erbacee Sotto questa denominazione sono inclusi i paesaggi dei seminativi, e in particolare della coltura dei cereali in avvicendamento con foraggere, rappresentata quasi esclusivamente dal frumento duro; vi sono inclusi inoltre i terreni collinari, in cui la frequenza di legnose in particolare olivo, mandorlo e carrubo anche localmente alta, ma particolarmente frammentata, e le colture orticole in pienaria. I pascoli permanenti, definiti come prati polifitici asciutti non falciabili, sono inclusi nelle tipologie cartografate nella Carta del paesaggio agrario, e ne vengono qui sintetizzati gli aspetti di carattere agricolo e zootecnico; questo tipo di copertura inoltre compresa nel capitolo sulle componenti del paesaggio vegetale naturale e forestale, dove ne sono trattati gli aspetti floristici e vegetazionali, e nella relativa Carta. Il grano duro, che allinterno della classe delle colture erbacee rappresenta la parte pi cospicua della produzione e conseguentemente della superficie impegnata, viene coltivato prevalentemente nelle aree interne o svantaggiate,

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dove, nel decennio 1982-1991 ha peraltro subito una contrazione della superficie di pi di 100000 ha, passando da 547859 a 443620 (dati ISTAT: Censimenti dellagricoltura 1982, 1991). La riduzione della superficie prosegue una tendenza che vede il contenimento delle coltivazioni nelle aree maggiormente vocate alla produzione e nei territori pi accessibili alla meccanizzazione, oltre a costituire un effetto della politica di set-aside e della contrazione del mercato. I limiti posti dallorografia, dalla natura dei suoli, dal clima, confinano le colture foraggere in uno spazio marginale dal punto di vista produttivo, inadeguato rispetto al fabbisogno della zootecnia, e ripartito su una superficie totale di 447026 Ha (ISTAT: Censimento dellagricoltura 1991), per il 40% costituita da prati avvicendati, il 44% da erbai, il 16% da pascoli (Circolare Assessorato Regionale Agricoltura e Foreste). I pascoli permanenti, che rispetto alle superfici destinate a pascolo temporaneo avvicendato assumono grande importanza anche in funzione della conservazione del suolo e della salvaguardia degli equilibri ambientali, occupano le aree genericamente classificate come montane e alcune aree marginali collinari, e sono individuate nella Carta del paesaggio vegetale naturale e forestale, in ragione della loro collocazione altitudinale, oltre che dellinquadramento fitosociologico, fra le praterie xeriche (Erysimo-Jurinetalia bocconei); le restanti formazioni permanenti soggette ad una utilizzazione a pascolo e situate ad altitudini inferiori sono invece ricomprese fra le praterie mediterranee (riferibili in gran parte ai Thero-Brachypodietea), che comprendono anche i territori abbandonati dallagricoltura in cui compaiono elementi tipici della macchia, indizi di una tendenza, sia pure molto lenta, alla rinaturazione. Le zone di pianura, prevalentemente irrigue, ospitano sporadicamente erbai annuali a ciclo autunno-vernino in coltura asciutta ed erbai intercalari primaverili-estivi in coltura irrigua. Nellambito dei territori ricadenti nella tipologia del paesaggio delle colture erbacee, le colture ortofloricole sono localizzate in prevalenza negli ambiti climatici e pedologici pi favorevoli e caratterizzati da una maggiore disponibilit idrica, quali ad esempio la Piana di Buonfornello presso Termini Imerese, linterno collinare del Trapanese, la fascia costiera tirrenica del Messinese, alcune zone della Piana di Catania, le zone litoranee della provincia di Siracusa, le zone irrigue lungo la costa meridionale dellIsola, alcune fasce di terreni alluvionali lungo i corsi dacqua principali e le aree in cui lorticoltura viene praticata in asciutto, spesso sedi di coltivazione di variet di pregio particolare che rischiano la scomparsa. Caratteristica generale del paesaggio del seminativo semplice in asciutto la sua uniformit: la coltivazione granaria estensiva impronta in modo caratteristico le ampie aree collinari interne con distese ondulate non interrotte da elementi e barriere fisiche o vegetali e conseguente bassa biodiversit e alta vulnerabilit complessiva, legata alla natura fortemente erodibile del substrato geopedologico. Gli elementi di biodiversit sono associati prevalentemente ai rilievi (creste rocciose emergenti nella matrice argillosa), alle rare zone umide ed agli invasi, alle formazioni calanchive che ospitano talvolta specie rare e specializzate, alle alberature, ecc. Paesaggio dei seminativi arborati I seminativi arborati, la cui capacit di improntare il paesaggio in maniera caratteristica ne fa, al di l delle considerazioni puramente produttive, una

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categoria paesaggistica differente, sono inclusi in una specifica classe, distinta da quella delle colture erbacee in cui prevalente o caratterizzante la presenza del seminativo semplice. In questo tipo di paesaggio colturale la frequenza della componente legnosa forte o caratteristica di un territorio particolare. Il seminativo arborato caratterizzato dalla presenza significativa dal punto di vista percettivo di estese colture arboree di olivo, mandorlo, carrubo, che localmente (altopiano ibleo) impronta, insieme con la presenza dei muretti a secco, fortemente il paesaggio: il carrubo predomina infatti sui pendii dellaltopiano ibleo, talvolta in forma di carrubeti specializzati, o punteggia il paesaggio del frumento in avvicendamento con il pascolo. Questi pascoli rientrano fra quelli meglio sfruttati nellIsola, con le loro caratteristiche chiudende in pietra, e difficilmente la loro destinazione pu essere modificata, anche per lassoluta carenza di risorse idriche. Altrove, dove la componente legnosa della classe di copertura rappresentata dallolivo, la caratterizzazione soprattutto dovuta alla presenza di esemplari pi annosi che negli impianti a oliveto semplice; tali esemplari in qualche caso, ad esempio quello dei territori pedemontani etnei, nel catanese, superano il millennio di et, rappresentando veri monumenti vegetali il cui significato dal punto di vista produttivo ovviamente ridotto. Il seminativo arborato a mandorlo si caratterizza dal punto di vista paesaggistico soprattutto per le vistose fioriture precoci. In generale si pu affermare che, anche per il livello di conservazione di molte delle espressioni presenti, il carattere tradizionale del paesaggio agrario si sia mantenuto e raggiunga livelli di stabilit ecologica superiori a quelli del seminativo semplice, che altrove si estende su falsopiani e basse colline. Elementi di particolare criticit sono costituiti dalla regressione della coltura del carrubo e di quella del mandorlo, e in generale dallet degli impianti, mentre la bassa industrializzazione e meccanizzazione delle produzioni in rapporto alle monocolture sono i limiti economici pi evidenti. Paesaggio delle colture arboree La coltura dellolivo caratterizza in modo rilevante leconomia rurale e il paesaggio agrario di tutta lIsola, essendo particolarmente diffusa nelle aree interne collinari, prevalentemente con le variet da olio, e in quelle di pianura, con le variet da mensa. In totale la coltura dellolivo occupa una superficie di poco pi di 168000 ha coprendo il 6,5 % della superficie regionale. Oltre ad avere un importante significato produttivo e una identit storica caratteristica dal punto di vista paesaggistico, questa coltura svolge una funzione molto importante nella difesa del suolo contro lerosione, anche nelle aree pi marginali e degradate, sia con gli impianti pi produttivi che con le diffuse piantagioni sottoutilizzate o semiabbandonate, costituite da esemplari di elevata et, irregolarmente disposti sul territorio dei fondi, sottoposti a poche o a nessuna cura colturale. Lolivo entra inoltre nella composizione del seminativo arborato in modo prevalente rispetto ad altre colture. Limiti allo sviluppo economico della olivicoltura sono posti, oltre che dallet degli esemplari e dalla disetaneit degli impianti, dalla difficolt della meccanizzazione nei territori, caratteri che peraltro risultano importanti per gli aspetti testimoniali ed ecologici della coltura. Notevole interesse riveste inoltre la coltura della frutta secca: mandorlo, nocciolo, pistacchio. Il mandorlo caratterizza fortemente il paesaggio agrario,

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raggiungendo in alcuni territori (ad esempio la Valle dei Templi ad Agrigento) un elevatissimo potere di connotazione e di identificazione; grazie alla capacit di adattamento a diverse condizioni pedoclimatiche, svolge una importante funzione di conservazione del suolo nelle zone collinari, dove spesso presente in forma promiscua. Il mandorleto fortemente presente nei territori di Agrigento e Caltanissetta, dove si estende rispettivamente per una superficie di 15000 e 3500 ha; compare inoltre diffusamente in associazione con altre legnose. La coltura del nocciolo ha notevole interesse soprattutto nel territorio di Messina, dove, nelle difficili aree marginali dei Nebrodi e dei Peloritani, rappresenta un elemento fondamentale per la difesa del territorio dal dissesto idrogelogico. La coltura del pistacchio particolarmente diffusa nel catanese, soprattutto nel territorio del comune di Bronte, oltre che nei territori delle province di Agrigento e Caltanissetta. Della coltivazione del carrubo, in regressione anche nellarea iblea, dove pure ha un ruolo dominante nella caratterizzazione del paesaggio agrario, si detto precedentemente, a proposito del seminativo arborato; giova ricordare che il carrubo (Ceratonia siliqua) insieme con loleastro (Olea europaea var. sylvestris) il principale costituente delle fasce di vegetazione naturale dei versanti pi caldi e aridi delle regioni mediterranee (Oleo-Ceratonion), svolgendo il duplice ruolo di elemento caratteristico della vegetazione naturale e di coltura tradizionale di elevato valore testimoniale e paesaggistico. Fra le colture arboree tradizionali pi caratteristiche, e ormai estremamente localizzate sul territorio regionale, opportuno ricordare quella del Frassino da manna (Fraxinus ornus, Fraxinus oxycarpa), che, per il suo significato testimoniale, riveste un alto interesse legato alla cultura locale. Dopo un periodo della storia recente che ha visto lespansione della coltura in ampie aree del Palermitano, del Trapanese ed ancora della Sicilia meridionale ed orientale, la manna viene oggi prodotta esclusivamente nei territori di Castelbuono e di Pollina, allinterno del Parco delle Madonie. Limitatamente alle produzioni tradizionali tipiche a carattere estensivo e specifica localizzazione, a ordinamento asciutto, il citato Reg. CEE prevede incentivi per il mantenimento della destinazione colturale per le colture del mandorlo, nocciolo, pistacchio e carrubo, definendo come segue le aree di applicabilit delle misure di incentivazione: mandorlo: province di Agrigento, Caltanissetta, Enna, Palermo, Ragusa; territori comunali di Adrano, Belpasso, Bronte, Caltagirone, S. M. di Licodia, Avola, Noto, Rosolini, Siracusa, Melilli, Augusta, Solarino, Floridia, Canicattini Bagni, Erice, Custonaci, Valderice, S. Vito lo Capo, Castellammare del Golfo; nocciolo: provincia di Messina; territori comunali di Castiglione di Sicilia, Linguaglossa, Mascali, Milo, S. Alfio, Randazzo, Piazza Armerina, Aidone, Polizzi Generosa, Contessa Entellina; pistacchio: province di Agrigento, Caltanissetta; territori comunali di Adrano, Bronte, Polizzi Generosa, S. Cipirrello; carrubo: provincia di Ragusa; territori comunali di Gela, Niscemi, Butera, Rosolini, Noto, Canicattini Bagni, Erice, Custonaci, Valderice, S. Vito lo Capo, Castellammare del Golfo.

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Il citato Reg. CEE prevede inoltre, per gli impianti posti su terrazze, incentivi per limpiego di metodi di produzione compatibili con le esigenze dellambiente e la cura del paesaggio; questi ultimi comprendono, oltre al controllo delle erbe infestanti da eseguire con mezzi meccanici ed al mantenimento della funzionalit degli impianti, anche la manutenzione e leventuale ripristino dei terrazzamenti. Minore estensione occupata da altri fruttiferi, quali il pero, il melo, il pesco che, con una superficie coltivata di pi di 4000 ettari ha acquisito in alcune zone circoscritte (Leonforte, Bivona) una certa rilevanza nellambito collinare interno il kaki ed il nespolo del Giappone diffusi nei territori costieri settentrionali, il secondo tradizionalmente in associazione con gli agrumi e il ficodindia, localizzato, ma con rilevanti superfici investite nelle zone di Niscemi e Caltagirone. I caratteri paesaggistici di queste colture sono talvolta fortemente difformi, anche se a grandi linee pu essere tracciato un confine che separa le colture tradizionali estensive in asciutto dalle colture specializzate e irrigue, dal ficodindia, che come elemento sparso o spontaneizzato caratteristico del paesaggio agrario e seminaturale e che assume un carattere di accentuata monotonia nei vasti popolamenti monospecifici delle colture industriali. Paesaggio del vigneto Il paesaggio del vigneto comprende espressioni anche significativamente differenti dal punto di vista percettivo, legate alle forme di coltivazione e al tipo di impianto, oltre che alla sostanziale differenza fra la produzione di uva da vino e di uva da mensa; la coltura, molto diffusa, in forma pura, raramente associata ad altre colture, soprattutto nel mosaico colturale del seminativo associato a vigneto, estremamente varia sia per le tradizioni locali di coltivazione, che per la presenza di numerosi impianti recenti. I dati relativi al 1991 attribuiscono ai vigneti da vino unestensione di 152729 ha in decremento rispetto ai 167057 del 1982; le coltivazioni di uva da tavola vedono invece nello stesso periodo un lieve incremento, passando da una superficie di 20084 ha del 1982 ai 20589 del 1991 (dati: Ass. Reg.le Agricoltura e Foreste). Su base regionale, la superficie coperta dal paesaggio del vigneto, escludendo quella coperta dal seminativo associato a vigneto, che rientra nella componente dei mosaici colturali appresso considerata, supera il 5,8%, assumendo forti valori di concentrazione e di caratterizzazione del paesaggio agrario nei territori del trapanese (pi del 35% dellintera superficie provinciale) con vigneti da vino in prevalenza, dellagrigentino (poco meno del 10% della superficie della provincia, con vigneti da tavola in misura cospicua), del palermitano (circa il 3% della superficie); in altri territori, pur contrassegnati da presenze puntuali di grande rilevanza qualitativa (i vari vini D.O.C. ed i vini ad indicazione geografica), i valori di copertura non raggiungono quantitativamente valori significativi (dati: Ass. Reg.le. Territorio e Ambiente, Carta delluso del suolo). Luva da tavola costituita ormai in maniera quasi esclusiva dalluva Italia (circa il 90% dellintera produzione), che ha conquistato le quote che nel mercato tradizionale erano destinate a numerose variet, oggi pressoch scomparse. Misure comunitarie non strettamente legate a criteri di conservazione del suolo e di mantenimento dei caratteri tradizionali del paesaggio hanno portato negli anni scorsi a notevoli instabilit dellassetto complessivo del paesaggio colturale del vigneto, che ha visto talora contemporaneamente contrazioni ed estensioni in dipendenza della erogazione di contributi per limpianto e lespianto; questa

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politica ha comportato negative refluenze soprattutto nei territori collinari, in quanto ad esse non si accompagnata una politica tendente verso forme di coltivazione pi utili ai fini della conservazione del suolo. Peraltro, il paesaggio dei giovani vigneti industriali non ha lo stesso contenuto di qualit tradizionale dei vigneti su terrazze e degli impianti ad alberello, comportando maggiore facilit nella meccanizzazione e minore manutenzione degli impianti, ma assumendo il carattere di regolarit ed artificialit caratteristico degli impianti recenti; n, tanto meno, esso svolge il ruolo di conservazione del germoplasma delle tradizionali variet e cultivar locali. Non si rinvengono elevati valori di qualit tradizionale del paesaggio agrario nei vasti impianti di uva da tavola, fortemente condizionati, dal punto di vista percettivo, dal massiccio impiego di coperture in plastica. Il citato Reg. CEE prevede incentivi per ladozione dellordinamento asciutto, e, limitatamente alle produzioni tradizionali tipiche, il mantenimento della destinazione colturale per impianti a specifica tipologia e localizzazione, definendo come segue le aree di applicabilit dellincentivazione per questultima misura: vigneti ad alberello e controspalliera in asciutto: province di Agrigento, Caltanissetta, Enna, Ragusa, Trapani, Palermo, ad eccezione dei territori comunali di Palermo, Isola delle Femmine, Cinisi, Capaci, Terrasini, Torretta, Villabate, Ficarazzi, Bagheria, Termini Imerese, Campofelice di Roccella, Cefal, Lascari; territori comunali di Bronte, Castiglione di Sicilia, Linguaglossa, Mascali, Milo, Nicolosi, Piedimonte Etneo, Pedara, S. Alfio, Trecastagni, Viagrande, Zafferana Etnea, Noto, Pachino, Rosolini. Per gli impianti posti su terrazze sono inoltre previsti incentivi per limpiego di metodi di produzione compatibili con le esigenze dellambiente e la cura del paesaggio; questi ultimi comprendono, oltre al controllo delle erbe infestanti da eseguire con mezzi meccanici e al mantenimento della funzionalit degli impianti, anche la manutenzione e leventuale ripristino dei terrazzamenti collinari. Paesaggio dellagrumeto Il paesaggio dellagrumeto principalmente diffuso sulle superfici pianeggianti in prossimit delle zone costiere, nelle condizioni ambientali pi favorevoli per gli aspetti climatici, insediato sui fertili suoli alluvionali o sulle terre rosse mediterranee, nelle aree con maggiore disponibilit di acqua irrigua; in tali territori entrato decisamente nella composizione di quei paesaggi storici che trovano soprattutto nella Conca dOro la loro espressione iconica pi ricorrente, subendo una forte competizione con lampliamento dei centri urbani e la realizzazione di infrastrutture proprio nei territori pianeggianti, molto appetibili dal punto di vista insediativo e industriale. Entra inoltre spesso nella caratterizzazione degli ambiti pianeggianti delle aree fluviali e delle fiumare, sempre su terreni alluvionali, risalendo dalla costa verso linterno e separato dallalveo da muri di contenimento delle piene. Pi moderni impianti di notevole superficie si estendono nella Piana di Catania, nel siracusano e nella parte centromeridionale dellIsola, soprattutto per quanto riguarda la coltura dellarancio. Vecchi impianti di agrumi in aree terrazzate di bassa collina, prevalentemente negli ambiti dei territori costieri, sono in via di abbandono. Lagrumicoltura siciliana, dopo una lunghissima fase storica che ha visto dapprima lintroduzione del limone e dellarancio amaro, successivamente quella dellarancio dolce e solo nel corso dell800 di una coltura importante e

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rapidamente affermatasi come quella del mandarino, ha conosciuto una forte espansione fino agli anni 70, sia in dipendenza dellampliamento della richiesta sul mercato interno, che della assenza di concorrenza con le produzioni di altri paesi mediterranei, che della maggiore estensione delle superfici irrigate: negli anni successivi si registrato un decremento delle superfici agrumetate, passate da 105926 ha nel 1982 a 101847 ha nel 1991 (dati: Ass. Reg.le Agricoltura e Foreste). Attualmente la superficie occupata dagli agrumeti rappresenta circa il 5% dellintera superficie regionale; questi sono concentrati prevalentemente nei territori del catanese (61591 ha, pari al 17,3% della superficie provinciale) e del siracusano (23552 ha, pari all11% della superficie della provincia. Dati: Ass. Reg.le Territorio e Ambiente, Carta delluso del suolo). Altre superfici occupate da agrumeto, cartograficamente non distinguibili in maniera definita, costituite da espressioni frammentarie o di ridotta superficie, spesso insediate in territori al margine dei centri abitati e soggetti alle espansioni di questi, sono rappresentate nel paesaggio dei mosaici colturali, dove sono comprese anche le classi delle colture legnose agrarie miste. Il citato Reg. CEE prevede per gli impianti di agrumi posti su terrazze incentivi per il mantenimento della destinazione colturale e limpiego di metodi di produzione compatibili con le esigenze dellambiente e la cura del paesaggio; questi ultimi comprendono, oltre al controllo delle erbe infestanti da eseguire con mezzi meccanici e al mantenimento della funzionalit degli impianti, anche la manutenzione e leventuale ripristino dei terrazzamenti. Il paesaggio degli agrumeti pi giovani e improntati a criteri industriali di produzione, non ha lo stesso contenuto di qualit tradizionale dei rari impianti su terrazze, n degli impianti storici, costituiti da esemplari spesso molto invecchiati, soggetti a sesti irregolari o inadatti alla meccanizzazione, con impianti di irrigazione obsoleti ai fini produttivi e delleconomia idrica, ma di elevato significato storico e testimoniale; peraltro, lavvento di variet di maggiore resistenza dal punto di vista fitosanitario e di maggiore significato economico e commerciale, ha visto la drastica riduzione di numerose specie e cultivar tradizionali con negative conseguenze sulla conservazione del germoplasma. Il paesaggio degli agrumeti tradizionali che in qualche caso rappresenta la cornice delle aree di espansione dei centri urbani, con frammenti talvolta ormai inclusi nel tessuto cittadino, limitato nel suo sviluppo economico da vari e importanti fattori limitanti, o, come nel caso del palermitano, contesto di ville e parchi storici, assume un ruolo importante dal punto di vista ecologico e urbanistico, oltre a mantenere un rilevante ruolo dal punto di vista testimoniale. Questo tipo di copertura rischia di perdere la sua identit, perch trasformato in impianti ornamentali che raramente riescono a contemperare le esigenze della fruizione pubblica con quelle della conservazione dei contenuti del paesaggio agrario. Per questa particolare categoria di agrumeto storico, lindirizzo proposto quello della conservazione. Paesaggio dei mosaici colturali Sotto questa denominazione sono incluse varie classi di uso del suolo accomunate dalla caratteristica di presentarsi sotto forma di appezzamenti frammentati e irregolari, situati prevalentemente in prossimit dei centri abitati, dove la presenza di infrastrutture, e in generale di accentuata pressione antropica,

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tende alla parcellizzazione delle propriet e alla diversificazione delle colture. Vi sono dunque inclusi le colture agrarie miste, il seminativo, le colture orticole, il vigneto in associazione con il seminativo, e in generale tutti quegli aspetti cui il carattere dominante impartito dalla diversificazione delle colture e dalla presenza di appezzamenti di ridotta dimensione e di forma irregolare. Il totale delle zone agricole eterogenee copre circa il 10% dellintera superficie dellIsola, essendo queste particolarmente rappresentate nei territori di Ragusa (circa il 19% della superficie provinciale) e Agrigento (circa il 17% della superficie provinciale. Dati: Ass. Reg.le Territorio e Ambiente, Carta delluso del suolo). Essendo i mosaici colturali in qualche modo composti da tessere rappresentate dalle singole componenti precedentemente trattate, partecipano del complesso di criteri di valutazione e di indirizzi espressi a proposito dei singoli tipi, anche se in generale possibile individuare una scala di qualit ambientale delle colture che va dalle pi simili al paesaggio delle monocolture (ad esempio il seminativo associato al vigneto, soprattutto negli impianti pi recenti e pi caratterizzati dalla monotonia delle colture ad alto contenuto di meccanizzazione e artificialit) alle pi complesse e diversificate, come nel caso delle colture legnose miste, soprattutto in asciutto a carattere estensivo. Laccentuata frammentazione dei fondi, con presenza di siepi e viabilit poderale, inoltre, corrispondendo in generale ad un assetto agrario di tipo tradizionale, e particolarmente nelle aree collinari, rispecchia una situazione di diversit vegetale e animale pi elevata e pi favorevole alla protezione delle colture attraverso la lotta biologica. Colture in serra Non affrontando in maniera specifica il settore del florovivaismo in parte peraltro compreso nel presente paragrafo per la sua dimensione contenuta dal punto di vista dellespansione territoriale e dunque della sua capacit di contrassegnare il paesaggio in termini diretti, al contrario degli effetti indiretti, rilevanti soprattutto nella prospettiva di nuove normative e indirizzi specifici relativi alla qualit del verde ornamentale assumono particolare importanza le colture orticole in serra, sia per il loro significato economico, che per quello ecologico e paesaggistico. Negli ultimi anni, lungo le aree costiere pianeggianti a maggiore potenzialit agronomica, si sviluppata una consistente attivit, diffusa soprattutto nelle province di Trapani, Agrigento, Caltanissetta, ma che raggiunge nel territorio di Ragusa la massima estensione (7482 ha sui 10459 ha investiti da colture in serra dellintera Isola. Dati: Carta delluso del suolo, Assessorato Regionale Territorio e Ambiente). Oltre al forte impatto visivo prodotto da impianti molto fitti ed estesi, collocati talvolta in contesti territoriali di grande pregio, come era il caso dei Macconi di Gela, va ricordato per questo particolare tipo di attivit luso di prodotti di sintesi poco degradabili ad ampio spettro di azione che rischia di produrre una serie di negative conseguenze ambientali. Il tipo di paesaggio delle colture in serra comprende i territori investiti da impianti permanenti e dalle colture sotto tunnel, che, oltre alle colture orticole riguarda in tempi pi o meno recenti, le colture protette di uva da tavola, concentrate soprattutto nella parte occidentale e sudorientale dellIsola. In queste aree sono oggi concentrate le massime potenzialit economiche del comparto orto-floricolo. Limpatto paesaggistico di questi impianti, al di l delle

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problematiche ambientali cui si accennato, spesso notevole, soprattutto in relazione al pregio dei siti occupati. Criteri di Valutazione Alle componenti del paesaggio delle colture agrarie sopra individuate, oltre al complesso di indirizzi e strategie generali che hanno il fine di sottolineare il ruolo che pu essere svolto dallagricoltura nella stabilizzazione ecologica del territorio, vanno applicati in sede di pianificazione paesistica e urbanistica a livello comunale e comprensoriale, alcuni criteri generali di valutazione, allo scopo di definire i caratteri relativi di rilevanza delle diverse componenti da considerare nella definizione della normativa, graduandola in relazione alle diverse realt territoriali. Sono stati individuati due criteri generali di valutazione delle componenti del paesaggio agrario, da premettere a tutti i criteri specifici di valutazione per la pianificazione. Si tratta di un criterio prevalentemente ecologico, in cui la conservazione del suolo non va interpretata esclusivamente ai fini idrogeologici, con riferimento alla perdita di suolo per erosione o per fenomeni gravitativi, ma comprende la conservazione della qualit del suolo, ad esempio controllando leccesso di alcalinizzazione nel caso di aree irrigue; va inoltre premesso al quadro di criteri di valutazione appresso elencato il fondamentale criterio della valutazione dellinteresse dal punto di vista economico e della rilevanza sociale, anche ai fini della pubblica fruizione, del paesaggio agrario, nella considerazione che se da un lato il paesaggio si strutturato sotto la spinta di pressioni economiche e sociali, dallaltro la stessa praticabilit delle misure di tutela delle emergenze e delle componenti di maggior valore paesaggistico e percettivo, storico e testimoniale non pu probabilmente essere configurata al di fuori delle stesse pressioni o di una politica regionale che coerentemente nei vari rami dellAmministrazione si ponga lobiettivo di governare i processi dinamici del paesaggio agrario, coniugando le ragioni della produzione con quelle del mantenimento o dellincremento della qualit ambientale, paesaggistica, storico-testimoniale del territorio. Peraltro, ad una netta prevalenza quantitativa del paesaggio delle colture agrarie sul paesaggio vegetale con qualit naturalistiche in senso stretto, si accompagna una ripartizione dei vincoli paesaggistici che vede i territori agricoli prevalentemente non assoggettati al regime vincolistico, e pertanto, nellarticolazione delle Linee Guida, soggetti in massima parte ad un quadro di indirizzi generali che non trovano immediata e diretta cogenza. In questa ottica, nei suddetti territori non vincolati, possono essere in linea generale previsti il cambio di coltura con riferimento alla qualit vegetale del paesaggio agrario tradizionale, come pure lincremento o lestensione delle colture legnose, o i cambi di coltura in relazione alle dinamiche dei mercati, soprattutto per quanto riguarda gli ambiti in cui i valori testimoniali o di interesse storico o paesaggistico delle colture siano meno rilevanti. Differente la condizione dei territori soggetti al regime vincolistico della Legge 1497/39 in cui laspetto esteriore del paesaggio si esprime, insieme con i caratteri della morfologia e della vegetazione spesso anche con la qualit del paesaggio agrario o soggetti alle stesse norme per effetto della Legge 431/85, che individua in linea generale una condizione di maggiore criticit e valore per varie categorie paesaggistiche, e conseguenti maggiori livelli di attenzione. In questi casi, la conservazione del quadro paesaggistico tutelato

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implica attenzione verso i processi dinamici che, attraverso il lavoro umano, definiscono la qualit della copertura vegetale di origine antropica. Criteri generali Interesse ai fini della conservazione del suolo e degli equilibri ecologici. Interesse economico e sociale. Criteri specifici Interesse storico-testimoniale, sia sulla base della capacit di caratterizzare il paesaggio agrario, che della rarit o della rarefazione delle colture storiche e tradizionali. Interesse paesaggistico e percettivo. Elevato livello di antropizzazione; basso livello di biodiversit vegetale; fenomeni di erosione superficiale in presenza di pendenze accentuate; inserimento di elementi detrattori della qualit del paesaggio agrario, ecc.

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SOTTOSISTEMA INSEDIATIVO 9.5 ARCHEOLOGIA Generalit Del paesaggio di querce e aceri che ricoprivano la catena montuosa dei Nebrodi e del manto forestale primigenio che copriva la Sicilia, abitata da cervi, cavalli, cinghiali e dove vivevano lelefante nano e lippopotamo nel Paleolitico, oggi non resta quasi pi nulla. Ma, in origine, quel paesaggio era immenso, molto pi grande della statura delluomo che viveva condizionato da esso, si adattava alle sue regole, utilizzava gli spazi che lambiente gli forniva cos come erano, abitandone i ripari e le grotte naturali. Le grotte dove luomo si rifugiava per i bisogni della propria vita quotidiana testimoniano ormai da sole let in cui lambiente era totalmente diverso e che, nonostante limpoverimento, mostra ancora una forte naturalit: allinterno del paesaggio quasi si possono seguire ancora i sentieri percorsi dalluomo primitivo nel Paleolitico e nel Mesolitico, il paesaggio della caccia, della pesca e della raccolta dei frutti e dei molluschi. In Sicilia occidentale, il Capo S. Vito con il massiccio montuoso retrostante, ed isolati episodi nel resto dellisola, mostrano numerose grotte dense di resti e di tracce del passaggio delluomo al loro interno. Tracce a volte di tipo artistico, episodi insediativi che nellimpervio contesto conservano un valore iconologico forte, quali dense ferite color ferroso in alte rupi verticali, spesso a picco sul mare: un paesaggio dei bisogni primari circoscritto allintorno delle grotte dove luomo reperiva quanto necessario alla sua piccola comunit. Ma gi nel Neolitico il paesaggio non sovrasta pi gli esseri umani ma acquista un volto familiare pi controllabile ed esso, lentamente, si trasforma per lintervento delluomo che si raccoglie in comunit collettive pi ampie. Luomo, per i suoi bisogni primari, comincia una lenta opera di trasformazione delle aree in cui abita ed agisce: diventa allevatore e, con lintroduzione dei cereali provenienti dalloriente, anche agricoltore. In Sicilia occidentale, per, luomo continua ad abitare le grotte mentre nella fascia pedemontana etnea ed in Sicilia sud-orientale, nei pressi di sorgenti dacqua perenni con un suolo fertile, realizza i primi villaggi capannicoli anche fortificati, in alture strategiche prossime al mare dove il paesaggio delle zone acquitrinose costiere forniva il substrato fertile per le coltivazioni dei cereali necessari al proprio sostentamento, consolidando cos lacquisita sedentariet. La scoperta dei metalli, il rame dellEneolitico e, soprattutto poi la sua lega con lo stagno, il bronzo, faranno delluomo preistorico un essere capace di autodeterminarsi che imprimer al contesto circostante, per secoli, unorma inconfondibile ed indelebile che ancora oggi connota il paesaggio siciliano: lesaltazione di s nella vita e nella morte porter alla realizzazione di luoghi della sepoltura sempre pi grandi e monumentali, con la piena assunzione degli stimoli culturali egeo-anatolici, evidenti nelle tombe a grotticelle artificiali. in questo periodo che si configura, pressoch intatto ancora oggi, il paesaggio delle Cave degli Iblei, strette e profonde valli solcate da fiumi a carattere torrentizio, con un clima pi fresco rispetto ai pianori sovrastanti, dove piccoli villaggi coltivavano le strette fasce latistanti i corsi dacqua. In alto, sui pianori, saranno ubicati i villaggi maggiori in posizioni strategiche prossime alle confluenze di fiumi, il passaggio obbligato delle comunicazioni e dei

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commerci lungo le vie fluviali. Tali centri, specie nella media e tarda et del Bronzo, assumeranno una qualit protourbana evidente nelle strutture complesse delle costruzioni e delle fortificazioni dei centri abitati, allinterno dei quali spicca il palazzo dei signori: lanaktoron. A Pantalica (lantica Ibla), tale edificio, simile ai palazzi dei principi micenei, domina limpianto urbano in posizione centrale e sopraelevata, posizione dalla quale il paesaggio circostante tenuto sotto controllo, un paesaggio estremamente naturale oggi segnato dalla presenza di unestesa necropoli a grotticelle artificiali (circa 5.000) che coprono per intero le pendici dellabitato, i fianchi della cava. Come innumerevoli occhi, aperti verso il paesaggio esterno ed interno alla stessa cava, le tombe dellet del Bronzo testimoniano ancora una delle ultime, forti, presenze autoctone della Sicilia, let dei Sicani. Questi ultimi dopo larrivo dei Siculi-Ausoni (XIII-IX sec. a. C.), insediati nei Peloritani e gi gi fino agli Iblei, si attestarono solo nella Sicilia centro-meridionale (lagrigentino ed il nisseno della media ed alta valle del Platani) stretti ad occidente dalle popolazioni elime, genti provenienti dallItalia peninsulare o dallAnatolia. Le grandi tombe a tholos di S. Angelo Muxaro, ricche di corredi funerari di grande importanza, a volte con vasi e gioielli doro, testimoniano una civilt tutelare del paesaggio sicano che solo nel VI sec. a. C. comincer un lento e progressivo assorbimento nella cultura greca. Con un processo iniziato secoli prima e dettato dalla necessit di conservare gli empori commerciali disseminati lungo le coste dellisola, abitate da importanti centri sicani come Thapsos, i fenici, nellVIII sec. a. C., fondavano delle colonie stabili nelloccidente dellisola mentre, contemporaneamente, i greci si insediavano ad oriente. I luoghi prescelti per gli insediamenti stabili erano quasi sempre gi abitati almeno dallet del ferro (Mothie per i Fenici, Naxos e Syracusae per i greci). Ma la posizione felice dei siti prescelti, che permettevano una navigazione sottocosta da un sito allaltro nellarco di una sola giornata gi a partire dai primi arrivi di et minoico-micenea che precedettero i fenici e gli stessi greci (corinzi, rodii, euboici), era quasi sempre piena di intensi valori paesistici: promontori peninsulari con grandi porti naturali di spiagge sabbiose e fiumi navigabili in prossimit della foce sono generalmente preferiti dai greci (Naxos, Megara Iblaea, Siracusa, Zancle-Messina, Gela, Selinunte); lagune piatte con isole appena emergenti dagli acquitrini (Mozia e Drepano) o promontori internati tra fiumi-porto (Panormo) dai fenici. Ma, lo spirito dellinsediamento stabile delle due culture era diverso: i fenici fondavano solo empori per i loro commerci con gli indigeni con i quali intrattenevano pacifici rapporti; i greci cercavano fertili territori agricoli da conquistare per rifornire di derrate alimentari le citt di provenienza, ubicate in aree montuose adeguate alla pastorizia e prive di sufficienti terreni coltivabili. I pi antichi centri fondati dai greci e dai fenici costituivano dei capisaldi ancorati al mare. Ma, mentre i fenici non fonderanno nessuna sub-colonia e una loro citt, Mozia, rester priva di mura di fortificazione fino al VI sec. a.C. quando i greci tenteranno invano di conquistare lintera fascia costiera dellisola, questi ultimi, dal mare, inizieranno una lenta e graduale colonizzazione dellinterno dellisola. Le prime citt greche, ad appena cinquantanni dalla fondazione, nella ricerca di terre fertili coltivabili, fonderanno strategicamente tra il VI ed il IV sec. a. C. delle subcolonie che daranno vita alla chora, una provincia culturale, politica ed economica. La citt di Naxos fonder le citt di Katane (Catania), Leontinoi (Lentini) e Tauromenion (Taormina); Megara Iblaea fonder ad occidente Selinon (Selinunte);

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Syracusae (Siracusa) Heloron, Akrai, Enna (?), Kasmenai e poi Kamarina, Adranon e Tyndaris; Zancle (Messina) le citt di Mylai ed Himera; Gela la citt di Akragas (Agrigento); ed infine Selinunte le citt di Heracleia Minoa ed Adranon (Monte Adranone). Solo dopo le distruzioni operate dal greco Dionigi di Siracusa a danno delle colonie dei fenici questi ultimi rifonderanno nel IV sec. a. C. delle nuove citt in sostituzione delle precedenti: Solunto e Lilybaion. Esse saranno gli avamposti fenicio-punici dellisola e Lilibeo in particolare, nata per sostituire Mothie, la pi antica colonia fenicia dellisola, diventer la loro piazzaforte navale. La necessit di incrementare il rifornimento delle derrate agricole per il sostentamento della madrepatria e per il commercio permetter una organizzazione capillare ai fini agricoli dellagro della chora, mediante la realizzazione di piccole fattorie che formeranno un sistema che, tra distruzioni e ricostruzioni, attraverser pressoch indenne let romana, la bizantina, lislamica e la medievale (casali). Tale organizzazione contribuir ad individuare un paesaggio agricolo connotato dalla presenza di manufatti puntuali duso rurale, giunto fino ad et moderna (bagli, masserie) e che caratterizza ancora oggi lagro siciliano. Le ricchezze immense accumulate grazie ai commerci porteranno alla realizzazione di citt emblematiche, riferimento costante per la storia delloccidente. In Sicilia prender forma in maniera esemplare, grazie alle sperimentazioni delle pi antiche colonie greche, quel sistema che viene oggi comunemente denominato ippodameo, cio limpianto urbano per strigas individuato da assi viari ortogonali, plateiai e stenopo, il paesaggio urbano di et classica diffusosi in tutto il mediterraneo. Ladozione di una maglia regolare nella pianificazione urbanistica delle citt, in origine, permetteva una suddivisione del territorio secondo un disegno geometrico, a volte irregolare, dato da un modulo ripetibile di facile ed immediata positura sul terreno, che rispettava spazialmente in alcuni casi le suddivisioni interne dei coloni (a Megara Iblaea in 5 gruppi), allinterno di un luogo privo di delimitazioni diverse dalla naturale: ampie superfici in ampio contesto. Allinterno del tessuto urbano, il paesaggio sar fortemente connotato da una vasta piazza (agor), vero centro propulsore della vita cittadina, intorno alla quale gravitavano i principali monumenti religiosi e laici della polis, quali i templi e gran parte degli edifici pubblici (sto, ginnasio, teatro, bouleuterion, ekklesiasterion) che emergeranno dal profilo delle citt antiche. I templi raggruppati su alture sovrastanti le citt, le acropoli, connotavano le citt greche di Sicilia che rivaleggiavano nel tentativo di imprimere un carattere peculiare ai propri centri. Si realizzava, pertanto, una unit inscindibile tra la forma rigida delle bianche architetture doriche, decorate in rosso e blu e con sculture prospettiche, erette in simbiosi con un contesto fortemente naturale dove esse diventavano punti focali, riferimenti della terra e del mare. Nasceranno cos i complessi templari, le acropoli, che a Selinunte dominano la citt, il mare e la campagna e che dominavano anche le citt di Siracusa, Himera, Gela e tutte le altre citt a volte non greche, per finire con il massimo dei sistemi connotanti la pi bella citt dei viventi, la greca Akragas (Agrigento), dove la citt costruita su un alto pianoro circondato da un orlo di alte rupi che la sovrastano e la difendevano lungo i lati nord, est e sud, rupi naturali dove in fila indiana sono

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posti i templi delle divinit tutelari della sua potenza e della sua leggendaria prosperit. Il paesaggio delle citt greche, classiche ed ancor pi ellenistiche, dei suoi santuari urbani e suburbani, delle stesse cave da cui provenivano i materiali da costruzione (cave di Cusa, latomie di Siracusa), giunto fino a noi carico di emblematica rappresentativit ed esso, seppure a volte mutilato e frammentario, contribuisce ancora oggi a creare dei luoghi del paesaggio siciliano che individua solo quello e non altri, un unicum carico di forza endogena ed esogena. Forza che deriva a questi paesaggi sia dal loro essere sia dalla loro conoscenza diffusasi nel mondo dal Settecento in poi, grazie allopera divulgativa dei viaggiatori e degli studiosi stranieri, francesi, tedeschi, inglesi, etc., mediante descrizioni letterarie suggestive ed immagini pittoriche (delicate guaches e stampe litografiche). Molte delle citt fondate dai greci, dai fenici (Lilibeo, Panormo), dagli elimi (Erice, Segesta, Hietas, Entella), saranno delle vere e proprie capitali che circonderanno il centro e la fascia nord dellisola. Qui abitavano genti indigene, sicane e sicule, in centri divenuti notevoli che, nel vano tentativo di salvare la propria autonomia da una lenta e progressiva ellenizzazione, si alleeranno di volta in volta con i greci contro i punici e viceversa. Centuripae, Menai (Mineo), Halaesa, Longane, Sabucina, Morgantina, Kal Akt, Kephaloidon, saranno infatti citt che un po alla volta entreranno a far parte di un sistema di alleanze e guerre, che preluderanno a volte alla loro stessa distruzione e/o scomparsa. Citt greche importanti saranno distrutte, come nel caso di Himera, Megara Iblaea e Selinunte che verranno definitivamente abbandonate o solo brevemente rioccupate. In alcuni casi le rifondazioni avverranno su siti diversi. I siti delle citt greche e fenicio-puniche nella maggior parte dei casi continueranno ad essere abitati, seppure con fasi di ampliamento e/o restringimento del nucleo urbano originale, ancora oggi. Le pi importanti citt moderne dellisola presentano ancora alcuni quartieri con la maglia degli isolati antichi, maglia che a Siracusa risale al VII sec. a. C., dove alcuni monumenti in uso nella citt moderna, sono ancora i monumenti greci: lAthenaion infatti lattuale cattedrale. Le tirannidi di alcune citt greche, Siracusa in particolare, e tutte le guerre per il possesso dellisola porteranno alla prima guerra punica in seguito alla quale i romani conquisteranno la Sicilia che diventer la prima provincia romana fuori della penisola italiana. Giunti nellisola, i romani, troveranno un sistema compatto di siti abitati nei quali si inseriranno, affascinati dalla cultura greca, quasi sempre sposando le tradizioni ed i culti locali, esportati spesso nella stessa Roma dove creeranno le premesse della forte ellenizzazione dei costumi romani, ancor prima della conquista della Grecia. Alcune tra le citt capitali si copriranno di monumenti (teatri, anfiteatri) mentre la vera rivoluzione che i romani porteranno nel paesaggio siciliano la coltura estensiva dellagro per rifornire di grano la citt di Roma prima della conquista delle provincie orientali. Verr effettuata una risistemazione dellagro mediante una organizzazione per parti (centuriazione) sostenuta da sistemi di adduzione della acque (acquedotti) e da una organizzazione della viabilit extraurbana molto capillare, parzialmente nota dalle fonti bibliografiche: lItinerarium Antonini permette una lettura dei percorsi di collegamento delle principali citt dellisola in et imperiale.

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In questo contesto si inseriranno le fattorie e le ville che diventeranno la residenza privilegiata dei nobili romani che faranno delle loro abitazioni delle piccole corti raffinate, con una architettura perfettamente integrata con il paesaggio delle messi, della vite e soprattutto dellulivo, giunto fino a noi quasi inalterato alle soglie del secolo XX. Le rifondazioni di citt (le adduzioni di colonie come nel caso di Termini Imerese, Lilibeo, Tindari) ed il rinnovamento urbanistico delle stesse produssero la creazione di estese latomie che, specie ad occidente dellisola, servirono per la cavatura del materiale da costruzione e dove, successivamente, con unopera di riuso delle risorse, a lungo si dislocarono le catacombe paleocristiane che caratterizzarono la tarda antichit fino allet bizantina. Dellet delle dominazioni vandaliche e gote, invece, stante alle conoscenze archeologiche, nessuna traccia rimane anche se tali popoli nel V-VI sec. d. C., furono il tramite, il passaggio dal tardo impero alla dominazione bizantina iniziata a partire dal 535 d. C.. I bizantini, soffermatisi per pi di tre secoli nellisola, specie negli Iblei con le loro cave, contribuirono a rimodellare il paesaggio di quei luoghi con gli insediamenti in grotta, spesso di nuovo impianto, ma ancor pi spesso riusando le grotticelle preistoriche a volte ampliate e ritoccate per fini abitativi o cultuali. Le pareti affrescate delle numerose grotte dei Santi che si ritroveranno in molti paesaggi ancora incontaminati sono il risultato del ripristino di un antico uso del territorio risalente alla preistoria e che continua pressoch inalterato fino ad et medievale e, talvolta, tardomedievale (Cava dIspica, Modica, Sperlinga). A lungo la Sicilia rimase nellorbita dellImpero Romano dOriente, tanto che Siracusa divenne dal 663 al 668 d.C., sotto Costante II, capitale dellImpero al posto della stessa Costantinopoli. Dellet bizantina se si escludono i villaggi trogloditici ed il centro di Kaukana rimangono poche chiare tracce, per lo pi relative a piccoli edifici per il culto, distribuiti nel paesaggio della Sicilia orientale, quali le basilichette, le tricore e le cube. La fortezza di Selinunte, invece lunica opera che in atto testimonia quel lungo processo fortificatorio che porter la Sicilia ad essere uno degli ultimi baluardi della cristianit occidentale contro la crescente pressione islamica. Inutilmente fortificata, lisola cadr in mano araba dopo lo sbarco dell827 e, nellarco di mezzo secolo, subir un processo di islamizzazione forte, tanto che lidentit del paesaggio siciliano in generale, con esclusione del paesaggio nebrodense e peloritano, fortemente connotato dalla presenza greca, si rifletter in una grandiosa riorganizzazione territoriale di tipo culturale ed amministrativa. A lungo, nei secoli seguenti, let islamica conferir allarchitettura dellisola una identit in grado di resistere a tutte le successive penetrazioni culturali che da essa saranno fortemente condizionate. Tale sistema noto soprattutto dalle fonti storiche ed scarsamente attestato da resti consistenti chiaramente attribuibili allet islamica e non allet normanna, se si escludono i due casi dei Bagni di Cefal Diana e la fortezza di Mazzallaccar di Sambuca di Sicilia. Gli arabi inseriranno nel paesaggio siciliano quelle colture che porteranno alla realizzazione dei giardini ricchi di acque, di luoghi urbani dove si svolgevano mercati allombra di terme e moschee, tanto decantati dai viaggiatori islamici giunti in Sicilia per una sosta durante il loro viaggio in direzione della Mecca.

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Il paesaggio medievale, ricco e molteplice, purtroppo si desertificher allorquando le popolazioni islamiche saranno forzatamente allontanate nel XIII secolo e quando il sistema di estrazione dello zucchero di canna, effettuato per brillazione della cannamela, porter dal XIV secolo in poi alla quasi completa distruzione del manto boschivo dellisola nel tardo medioevo. Immensi territori resteranno incolti e disabitati e, solo a partire dal XVI secolo, lentamente, con la fondazione delle citt nuove si ripopoleranno e si riconvertiranno allagricoltura. Raccolta dei dati e costruzione delle carte tematiche Per la redazione della carta dei siti di interesse archeologico stato necessario raccogliere e sistematizzare i dati relativi. Con lausilio dei mezzi informatici si sono intraprese contemporaneamente due strade parallele che prevedevano una sistematizzazione dei dati secondo una scheda semplice, con un numero limitato di informazioni essenziali e di veloce consultabilit; nello stesso tempo, le aree perimetrate sui fogli I.G.M.I. in scala 1:25000 sono state digitalizzate sia come punti (baricentro dellarea) sia come perimetri, entrambi georeferenziati. Ci ha consentito di creare un G.I.S. (geographic information system) nel quale ogni punto (o perimetro) dotato di un proprio codice di individuazione, una informazione puntuale, perimetrale ed areale, completa dei dati provenienti da una scheda informatizzata. Nella scheda sono inserite tutta una serie di informazioni essenziali che riguardano: la provincia e la Soprintendenza BB. CC. AA. interessata; il Comune di appartenenza; il nome della localit; le coordinate geografiche; la descrizione del bene; i tipi di vincolo cui il bene sottoposto (ex L. 1089/39, L. 1497/39, L. 431/85) completi, nel caso in cui essi siano stati oggetto di apposito decreto o declaratoria, del numero di decreto e data di emanazione; la propriet eventuale (se pubblica e quindi afferente al Demanio larea vincolata ope legis); le notizie storiche relative al bene; il contesto ambientale in cui il bene inserito; lo stato di conservazione del bene e/o del suo intorno; la presenza di eventuale bibliografia ed infine altre notizie particolari. I dati utilizzati, perimetrazione compresa, sono sempre stati forniti e vagliati dalla Soprintendenza BB.CC.AA., sezione Beni Archeologici, competente per territorio. Pertanto, nel corso di questa fase del lavoro, si esclusa ogni possibile implicazione relativa alla ricerca bibliografica e darchivio in merito alle aree archeologiche scoperte e/o solo segnalate in Sicilia dallinizio delle pionieristiche ricerche di fine Settecento, quando larcheologia comincia a diventare una disciplina scientifica che si sgancer sempre pi dalla Storia dellArte e dalla Storia dellArchitettura, divenendo una scienza che studia la storia delluomo nellantichit attraverso le sue manifestazioni materiali indipendentemente dal loro valore artistico. Laggiustamento della metodologia di indagine archeologica rispetto agli indirizzi iniziali, orientati tra la ricerca per la conferma del mito (Troia) e la grecit classica, ha permesso la messa a punto di una metodologia altamente scientifica che consente di conoscere per ciascun luogo ogni fase dellinsediamento delluomo, a partire dalla storia contemporanea fino a risalire alla preistoria. La tendenza precedente, seguita a volte ancora nel secondo dopoguerra, salvo rare eccezioni, era invece di segnalare genericamente ogni informazione estranea allaulica et classica, se si esclude let romana, compreso generalmente i periodi pi antichi preistorici (salvo le pionieristiche ricerche di P. Orsi), protostorici e le

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culture estranee alla grecit come la fenicio-punica particolarmente importante in Sicilia. Altrettanto vale per il periodo bizantino pressoch ancora sconosciuto nellisola (salvo le ricerche del comprensorio degli Iblei dovute in massima parte a P. Orsi) ed escluse le periodizzazioni pi recenti come larcheologia medievale riscoperta solo di recente. Oggi, il quadro delle informazioni di gran lunga diverso, anche se i dati pi antichi sono andati, a volte, perduti, i siti sconvolti o distrutti ed in alcuni casi non localizzabili in quanto ormai scomparsi, irriconoscibili o non pi individuabili i riferimenti che identificavano il sito (generalmente nomi di localit o luoghi che hanno mutato forma e/o denominazione). I dati inseriti allinterno del G.I.S. permettono di elaborare diversi e numerosi tipi di carte a partire dalla tipologia, in una stesura essenziale in scala 1:500000 o 1:250000, dove individuare le categorie della tutela e per puntualizzare i gradi della stessa. Gli stessi dati permettono una differenziazione culturale molto analitica e profonda, con la possibilit di redigere, a scala 1:25000 od anche in scale pi piccole quali 1:10000 ed 1:5000, carte che diano informazioni differenziate anche allinterno del tipo. Le carte che possono essere redatte rispondono appieno ai dettami della Carta Archeologica nazionale, prevista a scala 1:100000 o 1:50000 in quanto i dati, cos come formulati, consentono tale tipo di esplicitazione per quasi tutti i siti, con esclusione delle segnalazioni: i luoghi indiziati dalla presenza di ceramica, non meglio identificata per lincompletezza dei dati conosciuti, insufficienti a formulare informazioni pi dettagliate. I dati, a volte incompleti, potranno essere ovviamente implementati ed approfonditi in quanto gi rappresentano una banca dati di base notevole per il numero dei siti, circa 2.360, e per le informazioni connesse, utile allAmministrazione dei BB. CC. AA. ed agli organi tecnici della stessa, nonch a tutte le altre branche dellAmministrazione Regionale, Provinciale e Comunale. Classificazione tipologica dei siti nellinventario A Aree complesse: le citt (la polis greca, la citt fenicio-punica, la citt elima, la citt indigena ed indigeno-ellenizzata) A1 Aree complesse di entit minore A1.1 Centri abitati di limitata estensione, villaggi (fortificati, capannicoli, megalitici, rupestri, rurali); A1.2 Luoghi fortificati ( fortezze, phrouria), strutture difensive, cinte murarie; A1.3 Statio; A2 Insediamenti: A2.1 Grotta, grotte carsiche e di scorrimento lavico, riparo, deposito; A2.2 Necropoli; A2.3 Abitazione/i rupestre/i; A2.4 Fattoria, casale, struttura agricola o rurale. Villa, villa rurale; A2.5 Insediamento-frequentazione con tracce di stanzialit (strutture murarie, tegole, resti, ruderi). Monete, tesoretto; A2.6 Impianto produttivo (fornace, silos, cave, latomie, miniera, industria litica). A3 Manufatti isolati: A3.0 Mura urbane; A3.1 Castello, torre;

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B C

Tempio; Chiesa, basilica, battistero, monastero; Santuario, luogo di culto, area sacra, edicola, stipe votiva; Santuario rupestre, ipogeico, in grotta; cripta, eremo; Tomba monumentale, Mausoleo, edificio sepolcrale od onorario, dolmen; A3.7 Terma; A3.8 Edificio monumentale, ginnasio, monumento, cippo; A3.9 Ripostiglio. A4 Manufatti per lacqua: A4.1 Acquedotto; A4.2 Cisterna, pozzo; A4.3 Condutture. Aree di interesse archeologico B1 Area di frammenti, frequentazione, presenza, testimonianza. B2 Segnalazioni Viabilit terrestre, fluviale, marina: C1 Carraie, vie pavimentate, strade intagliate nella roccia; C2 Miliarum; C3 Ponte; C4 Fiume (navigabile e/o camminamento di sponda); C5 Rotta di navigazione. Aree delle strutture marine, sottomarine e dei relitti: D1 Emporio; D2 Aree della pesca, conservazione e trasformazione del pesce (tonnare, vasche per il garum) D3 Approdi, moli, porti; D4 Strutture portuali sommerse; D5 Relitti. Aree dei resti paleontologici e paletnologici e delle tracce paleotettoniche: E1 Spiagge fossili, fossili di et quaternaria; E2 Depositi paleontologici e antropozoici; E3 Linea di battente marino; Aree delle grandi battaglie: F1 Terrestri; F2 Navali.

A3.2 A3.3 A3.4 A3.5 A3.6

Quadro cronologico di riferimento Per avere una visione sistematica dei periodi e delle culture presenti nellisola si considerato utile riportare il seguente quadro cronologico redatto in base ad una sistematizzazione dei dati tratti dagli studi specialistici del settore. A tal proposito utile ricordare che buona parte dei periodi cronologici sono il frutto di una convenzione generalmente osservata dai singoli specialisti del settore archeologico, in assenza di dati storici oggettivi, ed i cui limiti sono soggetti a vistosi slittamenti verso lalto o verso il basso dei periodi iniziali e/o finali delle cronologie adottate. Pertanto, bene osservare che una rigida applicazione dei seguenti quadri sinottici e cronologici possiede dei limiti in quanto si pu tendere ad annullare sfumature, sovrapposizioni, relazioni ampie e passaggi generalmente lenti, in tappe a compartimenti stagni.

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Per quanto attiene alla Preistoria dove molto difficile trovare dei punti fermi storicamente inappuntabili e dove maggiori sono le oscillazioni adottate dai singoli studiosi, si tentata una sintesi dei quadri di riferimento adottati da F. Prontera in appendice alla Storia della Sicilia, Napoli, 1980, Vol. I, e da S. Tusa, La Sicilia nella Preistoria, Palermo, 1992.
Inferiore

Paleolitico Medio
Superiore

MesoliticoIX-VI millennio
Antico

Neolitico VI-III millenio Medio Preistoria Superiore Eneolitico III-II millenio


Antico

Bronzo XIX-IX sec. a.C. Medio Protostoria Tardo Ferro IX-VII sec. a.C.

Per let storica, generalmente, gli studi del settore hanno raggiunto una capacit di oggettivazione cronologica frutto della continua comparazione tra le fonti storiche antiche ed i risultati degli scavi archeologici. Tre le definizioni di seguito riportate, lIndigena, viene genericamente adottata per distinguere, dal momento iniziale della colonizzazione greca, le popolazioni che gi abitavano la Sicilia (provenienti a volte dallItalia peninsulare) dai nuovi arrivati, provenienti dal mediterraneo orientale ed insediatisi stabilmente in Sicilia a partire dallVIII sec. a. C.. I greci, in particolare, sono poi il paradigma di riferimento per la datazione cronologica anche delle altre culture contemporanee, tanto che la suddivisione interna relativa allet greca (arcaica, classica ed ellenistica), viene adottata in genere per distinguere in linea di massima anche le culture esistenti in area non greca. In et romana, le definizioni sono ulteriormente complicate dalla lunga persistenza nellisola, pari a circa otto secoli, della presenza di leggi, culti antichi e nuovi (vedi il fenomeno del cristianesimo) e culture, relative ai vari periodi della storia romana in generale, e che si sovrappone in buona parte con un importante periodo storico: let tardoantica.
Indigena/Indigeno ellenizzata Elima Fenicia/Fenicio-punica Greca VIII-III sec. a.C. IX-III sec. a.C. IX/VIII-III sec. a.C. VIII-III sec. a.C.
Arcaica Classica Ellenistica VIII-VII VI-V IV-III III-I a. C. I a.C. - V III-VIII sec.

Romana
d.C.

Ellenistica/repubblicana Alto imperiale, Imperiale, III a.C.-V sec. d.C. Tardoimperiale Et Tardoantica

d.C.

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Paleocristiana

IV-V d. C. IX-XI sec. XI-XII sec. XII-XIII sec. XIV-XVIII

Bizantina Medievale

VI-IX sec. d.C.


Islamica Normanna Sveva Tardomed. e moderna

sec.

Ipotesi di valorizzazione della risorsa I Parchi Le aree di cui al punto A, aree complesse, nei casi di riconosciuto valore emblematico con forte valenza e portata storica potrebbero costituire un sistema di parchi archeologici regionali ai sensi dellart. 107 della L. 25/93. Per tali parchi, oltre allinteresse specifico della disciplina archeologica, si dovrebbe tenere conto anche delle relazioni e dei legami culturali e geografici che le suddette aree tessono con il paesaggio circostante, e specificamente con i fatti naturali di grande interesse quali coste, lagune, fiumi, vallate, etc.. In tali aree pu essere consentita la conservazione orientata e tutte quelle misure necessarie per la loro tutela e la loro valorizzazione, finalizzate esclusivamente allo studio scientifico, allosservazione e pubblica fruizione con finalit anche turistiche. Essi potrebbero essere sottoposti alla redazione di piani particolareggiati redatti dalla Soprintendenza BB. CC. AA., o nei casi in cui interessano aree di competenza di pi provincie, dalle Soprintendenze interessate in raccordo con lAssessorato Regionale BB. CC. AA. e P.I.. Tali piani potrebbero prevedere il restauro conservativo ed il recupero dei manufatti storico-architettonici e storicoambientali presenti nel territorio interessato per essere destinati al servizio delle attivit di ricerca, studio, osservazione dei reperti e di quegli altri beni architettonici e/o naturalistici tutelati allinterno del perimetro individuato, nonch linserimento di adeguati luoghi di sosta, posti di ristoro ed infrastrutture tecniche nel pieno rispetto e nella salvaguardia dellambiente e del contesto tutelato. Le recinzioni dovrebbero essere realizzate utilizzando soprattutto essenze arboree o arbustive che si integrano con il paesaggio circostante, del quale andranno conservate e mantenute le culture tradizionali esistenti. Per i parchi del tipo A si potrebbe individuare larea da demanializzare, in assenza di aree gi demaniali, ed unarea di rispetto circostante, a partire dal perimetro esterno, nel quale inibita ogni edificazione o cambio di cultura. Il piano particolareggiato potrebbe essere redatto alla scala adeguata (es. 1:2000 ed 1:500) con lausilio di tutti i mezzi idonei, fonti storiche iconografiche, grafiche, bibliografiche ed archivistiche, etc., per la individuazione dei caratteri peculiari dellarea individuata e, per il controllo in tempo reale tramite G.I.S. informatico delle risorse e di ogni altro elemento sostanziale che identifichi il parco. Nella redazione delle perimetrazioni si dovr tenere conto, quanto pi possibile, della individuazione di quegli elementi circostanti al sito in esame atti alla salvaguardia dei caratteri originali della chora, cio larea in cui il sito esercitava uninfluenza diretta al suo intorno dal punto di vista culturale, economico, etc.. Inoltre, particolare attenzione andr posta alle visuali dallinterno del parco verso il paesaggio esterno e, specialmente, delle relazioni che il sito intesse con il contesto naturale, quale il mare, le valli, i fiumi, i laghi, le gole, le rupi anche non solo immediatamente vicini alloggetto della tutela. Sar inoltre utile vagliare le

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informazioni cartografiche relative allarea, della viabilit esistente, specie quella sterrata di pi antica origine e migliore conservazione, in quanto il parco deve intendersi come occasione per una salvaguardia non solo del valore archeologico intrinseco del sito, ma anche dei caratteri paesistici dellarea individuata cos come pervenutici, tendendo ad una potenziale rinaturalizzazione del contesto, per una forte compenetrazione di natura e cultura, affinch si inneschi un processo che possa portare ad un uso consono del territorio specie per una possibile, attenta, fruizione turistica. Parchi proposti: in contesto con forte urbanizzazione: Akragas (Agrigento, gi istituito con la legge Gui-Mancini); Gela; Naxos e Tauromenion (Giardini Naxos e Taormina); Milai (Milazzo); Menai/Monte Catalfaro (Mineo); Syracusae; in contesto ampio con compenetrazione di urbanizzazione e fatti naturali notevoli: Akrai e Kasmenai (Palazzolo Acreide); Leontinoi (Lentini/Carlentini); Ispicae Fundus o Parco della Forza (Ispica); Mothie-Lilybaion (Marsala); in contesto naturale abbastanza integro con urbanizzazione rada o parziale: Himera (Termini Imerese); Morgantina (Aidone); Palik ed il lago Naftia (Mineo); Segesta (Calatafimi); Selinon (Castelvetrano); Netum (Noto) Grotte preistoriche di Capo S. Vito (comprese quelle in territorio di Erice, Valderice, Custonaci) Grotte preistoriche di Monte Pellegrino e Capo Gallo (Palermo). Aree delle grandi battaglie dellantichit La storia dellisola densa di fatti bellici terrestri e marini dovuti sia a ragioni di endemica bellicosit tra le parti di territorio soggette ad un dominio contro un altro avverso, sia per le battaglie combattute al suo interno e nel suo mare, che preludevano alla conquista della Sicilia da parte di potenze straniere. (Nella storia recente, ad esempio, nellesaltazione dellepopea garibaldina, in localit Pianto Romano (Calatafimi - TP) lArch. E. Basile progett lobelisco innalzato per ricordare lavvenimento della battaglia tra i Borboni e Garibaldi che apr la strada allunit dItalia). Spesso tali localit sono ancora oggi particolari per la loro forte componente naturale, sia abiotica (morfologica) quali coste, promontori, valli, sia biotica (luoghi con flora endemica ancora ben conservata, o con aspetti agricoli tipici del paesaggio storico siciliano), e sia, infine, per lelevato valore percettivo endogeno ( punti di vista interni privilegiati che si rapportano con il contesto) ed esogeno (punti

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focali visti da lontano, cio da cime, dal mare, da promontori, specie per le battaglie navali). Per tali localit si potrebbe pensare ad una particolare tutela che, secondo dellimportanza dellavvenimento e delle condizioni del contesto, arrivi anche a delle speciali salvaguardie mediante listituzione di parchi della Memoria il cui grado di naturalit e valenza paesistica sia elevato. In particolare per la provincia di Trapani si potrebbe istituire il parco subacqueo delle Egadi-Stagnone in quanto tale luogo, oltre che per lestremo interesse naturale, presenta notevole dispersione di elementi fittili appartenenti a numerosi relitti di navi mercantili di ogni epoca ed in particolare ed alle navi da guerra affondate nel corso di una grande battaglia navale dellantichit: la battaglia delle Egadi del 241 a. C.. Allo stesso modo, nel caso della piana di Himera, dove nel 480 a. C. stata combattuta una delle pi importanti battaglie dellantichit, gi in antico esaltata dalla costruzione del cosiddetto Tempio della Vittoria, listituzione del parco di Himera esteso alla valle orientale, potrebbe portare ad una riqualificazione ed al recupero della piana solcata dal fiume omonimo. La piana, oltre che fondale scenico della citt antica, anche un luogo carico di un significato storico attualmente ignorato dal contesto, valore che, di fatto, fornisce una ragione di pi perch il recupero della stessa piana passi attraverso la rinaturalizzazione del fiume, teatro di un uso complesso del luogo nella storia, a partire dai porti antichi, dagli empor, dalle necropoli, dai limiti amministrativi storici, etc., per finire ad un uso agricolo compromesso dalla recente industrializzazione parzialmente fallita. Definizione delle componenti La lettura dellinsediamento delluomo nello spazio e nel tempo un tema che, se organicamente approfondito, consente di cogliere connessioni e regole atte ad indirizzare la crescita delluomo moderno ed il suo divenire. Le tracce delluomo nel territorio, se lette, consentono di conoscere meglio la sua evoluzione nel tempo sia per chiarire meglio il significato che queste devono assumere, sia per meglio finalizzare la loro tutela, poich esse aggiungono qualit alla salvaguardia del contesto paesistico in cui tali tracce fisiche (genericamente denominate archeologiche) sono inserite e che devono conservarsi nel loro ambiente quali testimonianze materiali della storia delluomo. Le aree di interesse archeologico della Sicilia sono numerose e complesse, sia per la notevole variazione tipologica che per la stratificazione culturale: le sovrapposizioni senza soluzione di continuit nello stesso sito costituiscono una regola pi che uneccezione. Tuttavia bene notare che, in alcuni casi, vaste porzioni di territorio in atto non presentano alcun sito di interesse archeologico. Ci dipende esclusivamente dallo stato degli studi e della ricerca nel settore che non fin qui estesa con pari approfondimento su tutto il territorio dellisola. Inoltre, talune segnalazioni fatte alle Sezioni B. A. delle Soprintendenze BB. CC. AA. da studiosi od amatori locali, non sufficientemente vagliate in merito ai contenuti culturali e/o alle perimetrazioni, non sono state inserite finch la consistenza del sito non sar attentamente valutata. Pertanto la carta dei siti che deriva dai dati in possesso altro non che la rappresentazione minimale della consistenza archeologica dellisola, una base di partenza per una implementazione futura. Allo stesso tempo, quei territori regionali, come nel caso di Siracusa e Ragusa, che

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presentano una maggiore densit numerica di siti, non sono di fatto pi ricchi di altri dal punto di vista archeologico; solo la presenza di una antica tradizione di indagine territoriale risalente agli inizi del secolo ha prodotto tale sperequazione di informazioni in quanto altre Soprintendenze, di recente istituzione, hanno da poco tempo iniziate le complesse procedure del rilevamento territoriale di aree di interesse archeologico. Affrontando la complessa tematica e lelaborazione dei dati disponibili, si scelto di strutturarli tenendo conto della loro singolarit e della loro connessionecomplessit. Le citt ed i centri abitati di limitata estensione sono le aree dove si riscontra la localizzazione fisica raggruppata delle tipologie singolari con una differente dimensione scalare delle tematiche. Tematiche che hanno unulteriore differenziazione interna secondo se il luogo si trovava, o si trova ancora oggi, in prossimit del mare, in pianura ed in aperta campagna, in cima alle colline ed ai monti costieri o dellinterno dellisola. Come un mosaico di pezzi funzionali elementari che si aggiungono di volta in volta, larea complessa per eccellenza, la citt (la polis greca, il centro feniciopunico ed elimo, il centro indigeno spesso ellenizzato) il luogo che presenta unorganizzazione gerarchizzata di pi spazi-funzioni nel medesimo sito e cio: labitato, le strade e le piazze, le mura e le fortificazioni, lacropoli/area sacra, i santuari suburbani, gli edifici monumentali (thermae, ginnasi), la/le necropoli, gli acquedotti, la viabilit extraurbana, le strutture della trasformazione manifatturiera, cave, latomie, ed eventualmente, i porti. Larea complessa di entit minore, il centro di limitata estensione di et storica, il villaggio preistorico antecedente alla citt, i luoghi fortificati a funzione militare (fortezze e cinte murarie, i phrouria di et greca), la statio di et romana, presentano quasi sempre gli stessi elementi della citt ma con una dimensione spaziale pi contenuta. Ciascuno degli elementi presenti nella citt, talvolta, si presenta isolato nel territorio e non collegato ad altre strutture. In questo caso questi elementi a prima vista sembrano essere gli indizi di una dimensione extraurbana che non va comunque generalizzata e, non necessariamente, collegata con tale funzione, solo perch lo stato delle conoscenze del settore non ha ancora individuato il corpo/matrice del tipo di insediamento. Questo il caso delle numerose necropoli isolate segnalate (le citt dei morti intimamente connesse con la citt dei vivi), legate comunque con un luogo abitato pi o meno esteso quasi sempre non ancora localizzato; infine la stessa segnalazione di mura che presuppongono un sito fortificato di incerta origine e pi incerta estensione. Tra i luoghi deputati allinsediamento precittadino, presenti solo limitatamente, fatte salve le possibilit di futura implementazione a seguito di nuove individuazioni e/o scoperte, sono di importanza notevole: i ripari e le grotte preistoriche, uno degli aspetti archeologici pi rari ed originali. Gli ingrottati erano spesso luoghi dove contemporaneamente si svolgevano molteplici funzioni: labitativa, la lavorativa, la cultuale e la sepolcrale. In alcuni casi al loro interno si conservano pitture ed incisioni rupestri, la pi antica forma darte della storia dellisola, frequentemente riferimento iconografico e stilistico per larte preistorica in generale e non solo mediterranea. Le frequentazioni appartengono alla categoria degli insediamenti di ogni epoca, preistorica e storica, attestate dalla presenza di ceramica frammetaria

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congiunta alla presenza di strutture murarie, indizio di incerta stanzialit la cui consistenza pu essere verificata solo a seguito di scavi sistematici. Gli impianti produttivi e le cave preistoriche, di et classica e romana, sono poi spesso lespressione di processi complessi delluso del territorio: essi possiedono la celata possibilit di una organizzazione interna che, se svelata, pu giungere a livelli talvolta monumentali, come nel caso delle latomie ed in particolare l<Orecchio di Dionisio> di Siracusa. La messa a coltura del territorio, ha poi dato luogo a delle unit di sfruttamento agricolo con forme a volte complesse, frutto della parcellizzazione dellagro dove si inserivano delle strutture fisiche aventi spesso anche carattere residenziale quali le fattorie di et classica ed ellenistica ed i casali. In et romana, la produzione sistematica di derrate diede luogo alla ripartizione del territorio (centuratio) e poi al grande latifondo dove le ville, specie in et imperiale e tardo imperiale, diventano delle strutture dalla forma complessa, gerarchizzata con residenza padronale inserita al centro di un sistema costruito di cortili, di abitazioni e magazzini, impostata ai lati di peristilii fioriti e con ambienti di rappresentanza quali triclini, corridoi e a volte piccoli, veri e propri ambienti basilicali absidati, come nel caso della Villa del Casale a piazza Armerina o in altri esempi (Tellaro, Patti, etc.). Larchitettura di tali complessi non esente da manifestazioni culturali ed artistiche notevoli, quali affreschi e mosaici, spesso policromi, attestanti il pieno inserimento dellisola allinterno dei processi culturali del mediterraneo, in linea con le grandi produzioni stilistiche di ambiente nordafricano nella tarda antichit. I manufatti isolati, poi, costituiscono gli elementi puntuali di unampia organizzazione avente talvolta difficile decifrabilit. Ci specie quando tali manufatti sono, generalmente ed organicamente, connessi ad una rete duso la cui trama oggi sfugge, ma che si lascia a volte indovinare dalla storicizzazione delle immagini diffusesi nel tempo di tali elementi. Essi sono i castelli e le torri, i templi coi santuari suburbani o le aree sacre in generale, ingrottate od ipogeiche, le edicole, le stipi votive, le chiese e le basiliche, le tombe monumentali (mausolei ellenistici e romani, i dolmen preistorici) ed i monumenti in generale quali i ginnasi, le thermae di et romana, tardoantica e medievale. Infine i manufatti per lacqua, che allinterno della categoria possiedono un carattere autonomo anche nella vedutistica, specie quando essi assumono una valenza territoriale giunta a noi frammentaria come nel caso degli acquedotti greci e soprattutto romani, e le condutture in genere o, infine, le cisterne, aventi forme a volte di impensata monumentalit, ed i pozzi. Numericamente consistenti sono poi le aree di interesse archeologico (aree di frammenti, frequentazioni, testimonianze) non ancora esplorate, ma indiziate attraverso le prospezioni di superficie mediante la raccolta di materiali erranti, di frammenti fittili o attraverso la localizzazione dalle fonti storiche, bibliografiche e darchivio, note e gi rinvenute, non ancora interessate da regolari campagne di scavo, che costituiscono un luogo contenitore, un serbatoio di notevole ricchezza densa di documentazioni inesplorate per la ricerca e lo scavo scientifico e per la possibile fruibilit culturale e/o turistica futura. Tali aree se indagate, da incerte potrebbero trasformarsi in uno degli aspetti fin qui elencati aggiungendo alla conoscenza del territorio e della storia un tassello che potrebbe rivelarsi essenziale.

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Tra i beni da segnalare per lopportuna salvaguardia sono gli elementi della viabilit terrestre, fluviale e marina in quanto sistema delle relazioni che sono servite da base per la formazione delle trame di relazioni tra le genti in et moderna. Per quanto attiene alla viabilit terrestre, escludendo la viabilit interna ai siti abitati, quali le citt, le Statio o gli agglomerati rurali, ove la viabilit connessa ovviamente con le strutture che componevano la forma complessiva dei siti predetti, restano da considerare solo i percorsi extraurbani. Essi sono conosciuti solo frammentariamente, ma la loro importanza sottolineata dalle fonti bibliografiche (Itinerarium Antonini, Tabula Peutingeriana, ecc.) e dai resti conosciuti quali le carraie, le vie pavimentate, a volte sottomarine (Mothie), le strade intagliate nella roccia, i ponti, i rari miliaria. Per la viabilit fluviale bisogna considerare le foci dei fiumi come elementi spesso navigabili, che permettevano alle barche o in alcuni casi alle navi di internarsi anche per brevi tratti nellisola realizzando cos un primo esempio di ancoraggio o porto fluviale, punto di partenza per i commerci con lentroterra raggiungibile con camminamenti lungo le sponde o gli alvei dei fiumi. Ancora poi le rotte di navigazione, da sempre il principale sistema di avvicinamento per laccesso e la fruizione dellisola. Le coste dellisola sono poi disseminate di strutture marine, sottomarine e di relitti, la cui presenza stata facilitata dai numerosi approdi e porti naturali, potenziati da moli atti a favorire la costituzione di emporia. La costa poi presenta numerose aree della pesca e della trasformazione del pesce (tonnare di et greca e romana o le vasche romane per la produzione del garum, una salsa a base di pesce) e numerosi moli sommersi, oggi coperti dallacqua a causa del bradisismo delle coste. E sommersi sono poi i relitti, fonti primarie per larcheologia sottomarina, quasi sempre sottoposta a razzia selvaggia di oggetti mobili, spesso in buono stato di conservazione, per la facilit di approvvigionamento e per la difficolt della tutela. Infine, tra le aree da sottoporre a tutela sono i luoghi della memoria dove gli accadimenti non hanno lasciato tracce evidenti ma un ricordo conservato a volte solo nel toponimo. Ci si riferisce ai luoghi dove si sono combattute le pi grandi battaglie dellantichit sia terrestri che marine come ad es. la battaglia terrestre di Himera del 480 a. C. che, con lalleanza di Siracusa ed Agrigento, ha temporaneamente segnato la supremazia greca sui punici in Sicilia, battaglia abilmente propagandata dai greci come avvenuta lo stesso giorno di Salamina, quando Atene (lEllade) ferm lavanzata dei barbari (i Persiani), o la battaglia marina delle Egadi del 241 a. C. che ha cambiato i destini del Mediterraneo con linizio della romanizzazione delle sue sponde. Le aree e gli elementi predetti sono a volte ben conosciute anche da molto tempo ed in alcuni casi, numericamente non significativi, essi sono sottoposti a vincolo ai sensi della L. 1089/39 sia diretto per effetto degli art.1, 2 e 3 che indiretto ai sensi dellart. 21. Le componenti del sistema storico-archeologico, individuate nella carta dei siti e delle aree di interesse archeologico, sono rappresentate nel modo seguente: A aree complesse: di accertata entit ed estensione, cio le citt antiche (le polis, etc.); A1 aree complesse di entit minore: centri di limitata estensione (citt, statio), villaggi preistorici, luoghi fortificati (frouria, etc.);

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B C D E

A2 insediamenti: luoghi di stanzialit antropica strutturata da elementi articolati in forme a volte complesse, accertate anche solo parzialmente, cio: A2.1 Grotte, grotte carsiche e di scorrimento lavico, ripari, depositi; A2.2 Necropoli; A2.3 Abitazione/i rupestre/i; A2.4 Fattoria, casale, struttura agricola o rurale. Villa, villa rurale; A2.5 Insediamento-frequentazione con tracce di stanzialit (strutture murarie, tegole, resti, ruderi). Monete, tesoretto; A2.6 Impianto produttivo ( fornace, silos, cave, latomie, miniera, industria litica). A3 manufatti isolati (componenti elementari): castelli, templi, chiese, basiliche, santuari anche rupestri, tombe monumentali; A4 manufatti per lacqua: acquedotti, cisterne; aree di interesse storico-archeologico; B1 Area di frammenti, frequentazione, presenza, testimonianza. B2 Segnalazioni viabilit: tracciati viari storici principali ed agresti (con particolare riferimento alle centuriazioni), le strutture per la sosta e le segnalazioni militari, le carraie, le vie pavimentate, i ponti, i miliaria, le rotte di navigazione; aree delle strutture marine, sottomarine e dei relitti: emporia, aree della trasformazione del pesce (tonnare, vasche per il garum), moli, porti ed approdi, strutture portuali sommerse, relitti; aree dei resti paleontologici e paletnologici e delle tracce paleotettoniche: E1 spiagge fossili, fossili di et quaternaria; E2 depositi paleontologici e antropozoici; E3 linea di battente marino; aree delle grandi battaglie dellantichit, terrestri e navali.

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SOTTOSISTEMA INSEDIATIVO 9.6 CENTRI E NUCLEI STORICI Generalit Il Medioevo Il valore della posizione dellIsola nel Mediterraneo e la lunga e ininterrotta costruzione del paesaggio sono le due chiavi di lettura fondamentali del territorio siciliano. Grande, umanizzata densamente e da lunghissimo tempo, la Sicilia reca impressa nelle sue caratteristiche storico-geografiche lalternanza ciclica di essere centro e periferia dei flussi politici ed economici pi vitali. Quasi al centro del mondo in et classica, con la conquista islamica lisola divenne marca di frontiera, ma mantenne un ruolo preminente poich fulcro di importanti traffici. Tale conquista (IX secolo) produsse una profonda modificazione dellassetto amministrativo e territoriale dellisola. Il thema bizantino di Sicilia, derivazione della riorganizzazione giustinianea dellImpero Romano di Costantinopoli, si framment e al vasto stato a carattere fortemente accentrato si sostitu un articolato sistema di autonomie municipali. Attorno alla seconda met del X secolo lisola fu suddivisa in omogenee circoscrizioni territoriali, gli iqlm (distretti) e per ciascuno di essi fu ordinato di edificare almeno una citt fortificata con moschea giami. Parallelamente ai capoluoghi forti si and di fatto sviluppando nelle campagne una fitta costellazione di casali (manazil), abitati rurali accentrati ma aperti e indifesi, coincidenti con le comunit contadine stanziate sul fondo. Lislamizzazione dellIsola non fu per uniforme. Maggiormente interessate furono le zone occidentali e centro-meridionali, assai meno il territorio compreso tra lEtna e i Peloritani. Il vecchio latifondo scomparve lasciando il posto ad un minuto frazionamento terriero. Il paesaggio delle grandi distese di monocolture (prevalentemente frumento) e pascolo si modific per lintroduzione di unagricoltura notevolmente diversificata, resa possibile altres dalle complesse tecniche di irrigazione importate dagli Arabi. Le colture pi frequenti furono il cotone, la canapa, gli ortaggi; probabilmente ebbe inizio allora la coltivazione degli agrumi, della canna da zucchero e del gelso. Agrumeti, orti, frutteti si snodavano lungo la costa; allinterno le aridocolture rompevano i tratti boschivi e i vasti spazi a pascolo; gli ortaggi e i frutteti trovavano posto anche lungo la sponda dei corsi dacqua. I fiumi rivestivano un ruolo di notevole importanza, sia per gli approdi che consentivano allo sbocco, sia perch talvolta navigabili per alcune miglia. I boschi restavano diffusi su vaste superfici (Etna, Caronie, territorio da Piazza verso Ragusa), malgrado la massiccia esportazione di legname dalto fusto verso il Magrib. Con la riconquista cristiana della Sicilia da parte dei Normanni (XI secolo) venne reintrodotta la struttura del latifondo, ma il paesaggio e la cultura dellisola continuarono a mantenere la matrice islamica per un lungo periodo. La nuova dominazione infatti non sovvert sostanzialmente lordine socio economico e amministrativo esistente ma, al contrario, lo mantenne a vantaggio della nuova classe dirigente; i vincitori attinsero alla cultura statuale, giuridica, letteraria e

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figurativa dei vinti, nonch a tutto quel patrimonio di esperienze tecnologiche e organizzative che avevano reso prospera lisola in et musulmana. Il volto delle citt lo specchio di questa facies culturale. Palermo, citt quasi rifondata in et araba e accresciuta grandemente in periodo normanno, esprime una cultura urbana dalle caratteristiche nettamente islamiche: le descrizioni di Palermo di Ibn Hawqal (977) e di Ibn Giubair (1184-85) indicano la continuit e la persistenza di unimmagine urbana e di una qualit di vita di citt mediterranea dalle connotazioni decisamente derivate dalla vicina Ifriqiya. Lappartenenza dellarchitettura della Sicilia alla koin fatimita nei secoli X-XII riconoscibile nelladozione delle forme stereometriche pure, regolate da precisi rapporti di proporzione e di rispondenze simmetriche. Il rigore della dottrina coranica interpretata nella cultura fatimita in chiave di assolutezza di concetti e di simboli perme di s le arti figurative e i manufatti architettonici. La cultura fatimita rifugge dallempiria e imprigiona la molteplicit del reale nella indefettibile unit della forma geometrica archetipica la cui perfezione lanalogo e pregnante simbolo del Dio unico (Bellafiore). Tra le forme geometriche quelle che nella loro semplicit primordiale esprimono il divino nella sua essenza sono il quadrato, il cubo e la sfera, e di queste forme larchitettura il mezzo espressivo pi diretto. La Zisa, la Cuba, il Palazzo Reale di Palermo tra le architetture palaziali, ma anche larchitettura ecclesiastica delle grandi cattedrali munite (Cefal, Monreale, Palermo etc.) sono le espressioni pi alte di tale cultura. Anche sul territorio, in et normanna, si registr uno sviluppo senza soluzione di continuit rispetto al precedente periodo musulmano. Amari afferma che la suddivisione in diocesi istituita in et normanna coincideva allincirca con quella delle piccole signorie musulmane semidipendenti sorte a met dellXI secolo. Lesplosione urbanistica in tutta larea geografica della Sicilia che aveva caratterizzato let prenormanna era ancora verificabile in et ruggeriana, quando scriveva al-Idrisi. Il suo resoconto, che copre lintero panorama degli insediamenti abitativi dellisola, evidenzia la floridezza dellagricoltura, lo straordinario numero di castelli, villaggi, citt, lesistenza di attivit produttive divenute poi tradizionali come la pesca del tonno e luso delle saline. Dei castelli e delle roccaforti, strutture di primaria importanza nei giochi di potere, dislocati a difesa dei porti, nei luoghi di passaggio obbligato, nei terreni agricoli particolarmente ricchi, ben poche tracce sussistono oggi in forme tali da permettere lindividuazione di consistenti parti databili a quei periodi a causa delle mutate tecniche, nei secoli, dellarchitettura militare; pur tuttavia le fortificazioni delle et successive raramente nacquero ex novo. Nei villaggi e nelle citt la matrice islamica ha costituito un fattore di estrema rilevanza. Il medioevo, considerato a lungo come tempo dello spontaneismo e dellassenza di progetto, ha rivelato una straordinaria ricchezza di modelli, di tecnologie, di riflessioni concrete sulla forma, sulla dimensione, sul significato delle citt e delle sue parti. Lanalisi della struttura dei centri storici mediterranei ha portato alla constatazione che la diffusa influenza della tipologia insediativa islamica, imposta dalla stessa forza militare, politica e demografica degli invasori arabi e berberi, ha condizionato in modo decisivo la configurazione complessiva e la tipologia insediativa delle citt europee, dalla Spagna a Bisanzio (Guidoni).

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Nella tipologia delle aree residenziali di citt e centri minori lincidenza della fase islamica ancora ben presente e documentabile. La dialettica degli spazi tipica del mondo islamico determina un reticolo urbano contraddistinto da tre categorie di strade: grande via (shari); strada di quartiere, chiudibile (darb); vicolo cieco (aziqqa). Le cellule abitative sono raccolte attorno a cortili, garantendo riservatezza e aerazione. Frequente lassenza di facciate sulle strade. Il vicolo una struttura insediativa completa in s (una microcitt con impianto ad albero), valida soprattutto per la sua efficacia difensiva; dallaggregazione di pi strutture di tal tipo deriva un microlabirinto residenziale la cui forma dimpianto, non conosciuta dallesterno, la migliore garanzia di una efficace difendibilit. Levoluzione del vicolo cieco, un tempo chiudibile per motivi di privatezza e di difesa, nel cortile tardomedievale, rinascimentale e barocco, costituisce un tema affascinante e centrale, se si vuole comprendere il meccanismo delle trasformazioni e delle permanenze culturali nella forma delle citt. Il vicolo-cortile sopravvissuto perch coincidente con la struttura familiare e sociale perfettamente integrata e isolabile rispetto allinsieme dellorganismo urbano, relativamente autosufficiente economicamente, dotato, spesso, di una propria carica culturale locale. Mentre i luoghi pubblici, gli edifici rappresentativi, le attrezzature viarie principali e le difese hanno subito negli ultimi secoli continui e drastici adeguamenti, moltissimi vicoli sono rimasti, almeno nel loro impianto, a testimoniare un assetto certamente superato per la cultura urbanistica ufficiale, ma ancora funzionale per lorganizzazione della vita quotidiana dei contadini e dei piccoli artigiani. Ci spiega la sopravvivenza, la forte resistenza alle trasformazioni che caratterizza il vicolo-cortile siciliano. Caduta la dominazione araba, deportate le pi riottose popolazioni dellinterno da Federico II, cancellate quasi completamente le tracce dei luoghi di culto islamici, lorganizzazione per vicoli e cortili sopravvive nei secoli nelle grandi citt come nei casali, nei borghi antichi come nei centri contadini di fondazione feudale del XVI, XVII, XVIII secolo. Mutano i modelli stradali adottati nella grande viabilit e nellimpianto portante degli insediamenti, e si diffonde, qui come altrove, la strada rettilinea, il fondale scenografico, limpianto a scacchiera. Ma non cambia, se non per lentissimi adeguamenti alle nuove forme di lavoro e ai nuovi mezzi di trasporto, lorganizzazione del vicolo. Se ne possono seguire le diverse accezioni, a partire dai secoli del tardo medioevo e fino alla prima met dell800, sia in insediamenti che hanno avuto ben individuate fasi di sviluppo (come Sciacca e Sambuca), sia allinterno di strutture urbane fondate, nella Sicilia occidentale come in quella orientale. E ne emerge, sempre e ovunque, una stretta separazione del vicolocortile rispetto alla citt dei mercanti, dei nobili, dei borghesi; tanto che il vicolo pu essere considerato, oggi, come linvolucro protettivo delle pi antiche e resistenti forme di vita e di architettura popolare. (Guidoni). Mazara, Trapani, Castelvetrano, Sciacca, Palermo, Agrigento, Assoro, Enna, Siracusa, Niscemi, Menfi manifestano nel loro tessuto, a varie epoche, profondi segni della cultura urbanistica islamica. Sostanzialmente estraneo alla penetrazione musulmana rimase invece il Val Demone, che costitu di contro uno dei territori di pi facile conquista da parte normanna per la diffusa presenza di popolazioni in maggioranza cristiane.

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Il monachesimo fu uno degli strumenti su cui i nuovi reggitori si appoggiarono solidamente sin dagli inizi, costituendone fattore di consolidamento politico presso le popolazioni. Numerose furono le fondazioni o i nuovi impulsi dati ai centri monastici greci. I monasteri basiliani costituiscono oggetto di speciale interesse per la storia dellarchitettura religiosa siciliana dellet normanna: erano organismi complessi quasi del tutto autosufficienti, dotati di alloggi, servizi, magazzini, oltre che delledificio di culto che occupava quasi sempre un posto centrale e gerarchicamente egemone rispetto alla struttura generale delle fabbriche. Nati su un terreno culturale diverso da quello del resto della Sicilia, esprimono un linguaggio in cui le connotazioni del mondo architettonico fatimita sono filtrate attraverso la cultura locale assumendo significato e rilievo autonomi. Il periodo della dominazione sveva (1194-1268) determin per la Sicilia la fine dellesperienza pluriculturale propria della conquista normanna. Lazione di Federico II produsse un processo di modificazione del sistema territoriale e di ridistribuzione della popolazione tale da ridisegnare lassetto dellinsediamento e del paesaggio siciliano. La programmatica distruzione della componente musulmana e delle sue strutture insediative, leliminazione dellinsediamento sparso e aperto sul territorio, la concentrazione e fortificazione dellabitato, limmissione di nuovi gruppi etnici sono le connotazioni costanti degli interventi dellImperatore sul territorio. Particolarmente segnati furono il Val di Mazara e il Val di Noto, profondamente islamizzati. In essi la struttura dellinsediamento normanno caratterizzata dalla dicotomia tra casali e centri fortificati cess di esistere. Leliminazione dei contadini musulmani dalle campagne e dei relativi casali sparsi sul territorio fu volano del processo di crescita del latifondo siciliano, contraddistinto unicamente da insediamenti di tipo accentrato e fortificato. Il sistema economico islamico basato sul sapiente dosaggio tra colture pregiate ed estensive mor e venne soppiantato dalla tradizionale monocoltura granaria. Nella Sicilia ultra Salsum vennero definitivamente distrutti diversi abitati di rilievo documentati in et normanna tra cui Calathamet, Entella, Iato, Platani; altri sopravvissero come castelli isolati a volte integrati da piccole comunit (Calatrasi, Calatubo, Guastanella, Muxaro, Partinico, Patellaro, Cefal). Le centinaia di casali furono quasi definitivamente annientati. Nella Sicilia citra Salsum il Val di Noto segu anche se con datazioni differenziate le vicende del Val di Mazara, mentre il Val Demone, diversamente caratterizzato per configurazione naturale, etnica e storica, non conobbe in periodo svevo le sparizioni di casali prodottesi nel resto della Sicilia. In entrambi i casi comunque, se si eccettuano le distruzioni di Centuripe e forse di Iudica, non si registrarono gli annientamenti dei grandi insediamenti che si verificarono nel Val di Mazara. In definitiva la geografia dei popolamenti allora ridisegnatasi, pur con le grandi modifiche apportate dalle nuove fondazioni feudali prevalentemente tra il XVI e il XVIII secolo, sostanzialmente ancora oggi attuale. Fondazioni dellImperatore furono Terranova (Gela) ed Augusta, entrambe nella Sicilia orientale. Elemento prevalente nella scelta del sito dovette essere la presenza in loco delle rovine antiche. Gli impianti urbani originari di entrambe le citt riconducono a schemi caratterizzati da regolarit geometrica e ortogonalit

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delle strade, generati da una crux viarum e vie secondarie e parallele che determinavano lesistenza di sedici isolati. Le scelte urbanistiche allora compiute guardano allEuropa, alle piante geometriche regolari tipiche delle citt medievali di fondazione, dalla Francia alla Germania, alla Spagna, allItalia comunale (Maurici). Forte il significato dimostrativo e la simbologia di potere sottesa alle due fondazioni. Di particolare rilievo fu lattivit di Federico II nel disegno dellassetto forte dellisola. LImperatore intervenne sul complesso sistema di architetture militari bizantine, musulmane e normanne gestendolo direttamente. Fu ostracizzata liniziativa feudale o di istituzioni ecclesiastiche e il monopolio della costruzione dei castelli pass nelle mani esclusive della corona, fenomeno non pi registratosi nel futuro. Precise disposizioni stabilivano il ritorno al demanio di citt, fortificazioni, castelli, villaggi, casali alienati dopo la morte di Guglielmo II e la requisizione e distruzione di ogni struttura militare di pertinenza non regia edificata in quello stesso periodo. Gli elenchi contenuti in documenti federiciani restituiscono una distribuzione dei presidi fortificati relativamente uniforme, ma con uno spiccato infittirsi in prossimit dello stretto, a controllo dellaccesso allisola. Le architetture siciliane, con particolare riferimento a quelle della fase matura e tarda, costituiscono uno dei momenti pi fervidi e intensi della creativit architettonica federiciana. La novit, almeno in ambito europeo, dei castelli quadrati federiciani consiste nel fatto che i lati non sono tratti di cortine, ma ali di edifici assimilate ai sistemi difensivi. per necessaria una constatazione preliminare: quella innovazione si tradusse non nella generalizzazione ripetitiva di un modello fisso e compiuto, ma nella sperimentazione continua di un concetto compositivo su uno spettro di varianti funzionali che si muovono tra la residenzialit pi o meno connotata in senso ufficiale e di rappresentanza, limpianto fortificato a carattere economico e commerciale, il presidio militare, per lo pi urbano, dotato di ampia disponibilit di spazi chiusi a fini residenziali, di casermaggio, o magazzino logistico. A differenza dei contemporanei castelli quadrilateri della costa pugliese, quel concetto, che possiamo forse meglio definire modello teorico, nei castelli siciliani del decennio 1230-1240 raggiunge la maturazione pi caratteristica assestandosi nella geometria perfetta delle planimetrie, nella distribuzione simmetrica e speculare degli spazi interni alle ali che cingono i cortili, in virt del principio ordinatore costituito dalla copertura sistematica in volte a crociera si tratta, in realt, di intersezioni di volte a botte acuta su campata quadrata. (Cadey). Il castello di Milazzo, il castello di Lombardia ad Enna, tra gli altri, i castelli di Augusta, di Siracusa e di Catania, i diversi solacia disseminati nel territorio tra Augusta e Siracusa documentano unarchitettura non sempre e non solo strumento di difesa e di controllo o struttura da abitare, ma sempre segno riconoscibile della presenza dellImperatore. Con la caduta della monarchia sveva e il disfacimento dellautorit centralizzata, attraverso la guerra del Vespro, la feudalit divenne protagonista delle vicende storiche dellisola attraverso lappoggio reso alla casa dAragona come dinastia sovrana di una Sicilia indipendente (1282-1412).

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Legati in larga misura ai nobili che ne avevano permesso lelezione i regnanti aragonesi furono costretti a fare ampie concessioni, elargendo privilegi e accrescendo il numero e la potenza dei feudatari. Lo strapotere nobiliare port la Sicilia del Trecento ad un periodo di anarchia caratterizzato dalle lotte intestine tra la corona e la classe baronale. I nobili vennero ad avere uninfluenza determinante non solo nella vita politica cittadina ma anche nei propri feudi, riuscendo gradualmente a trasformare la concessione in propriet privata e ad esercitare in essi persino la giurisdizione penale, sino ad allora esclusiva competenza regia. La nobilt, pur infeudata dalla terra, tese per a stabilire la propria residenza nelle citt, riservando al feudo lincastellamento per ragioni di sicurezza e di prestigio. I Chiaramonte, i diversi rami dei Ventimiglia, gli Alagona, i Moncada, i Peralta, i Doria, gli Aragona di Cammarata ed altri furono i feudatari pi potenti del periodo. I possedimenti dei Ventimiglia si estendevano, sulle Madonie, dal fiume Tusa al fiume Imera (contea di Geraci). Oltre lImera si propagava il dominio dei Chiaramonte con il fulcro di Caccamo e la direttrice di espansione verso Agrigento lungo lasse attraversante Vicari e Castronovo. La geografia militare della Sicilia del 300 viene cos a coincidere con quella politica: le linee forti determinate da un incastellamento in realt sproporzionato alla densit demografica del tempo e alle entit delle forze in gioco, coincidono con i perimetri, variabili, degli stati feudali, veri stati nello stato. Contemporaneamente ondate di abbandoni spopolano lentroterra e provocano la scomparsa di molti siti abitati (Giuffr). Spesso la fondazione di castelli costituisce la premessa per un nuovo insediamento. il caso di Castelbuono, fondata sul sito di Ypsigro da Francesco Ventimiglia come capitale della contea di Geraci, delle citt fortezza di Manfreda (Mussomeli), ascritta ai Chiaramonte o di Alcamo da parte dei Ventimiglia. I castelli sorgono in posizione dominante rispetto allabitato, spesso su uno dei vertici della citt murata (Sciacca, castello dei Luna; Naro; Alcamo, castello dei Conti di Modica), con recinti di forma irregolare e torri sul perimetro. Altre volte sono posti a controllo del territorio, come il castello di Mussomeli, di particolare caratterizzazione paesaggistica, arroccato sulla sommit di una rupe dominante il fondo cerealicolo nudo dellintorno e il percorso da Palermo verso Agrigento per il controllo della circolazione delle merci. In assenza di vere e proprie strade le trazzere di comunicazione tra lentroterra e la costa, da identificare forse come tracce dellantica rete romana, costituivano una viabilit naturale che rispondeva a due fini opposti: assicurare le comunicazioni e al tempo stesso lincomunicabilit a fini difensivi (Giuffr). Il complesso sistema di castelli esercitava infatti sulle valli un rilevante ruolo di controllo e costituiva scacchiere strategico per operazioni di difesa a vasto raggio, in un quadro nel quale castelli, centri abitati e condizioni naturali risultavano uniti da un legame strettissimo. Allinterno delle citt le case forti (Osteri, case-torri) costituivano il corrispondente dellincastellamento del territorio a dominio delle partizioni urbane derivate dalle lotte di potere. Il viceregno spagnolo

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Gli inizi del XV secolo segnarono la fine dellanarchia feudale che aveva caratterizzato il secolo precedente; dopo il breve regno di Martino il Giovane, figlio del re dAragona, per la Sicilia si apr, nel 1415, il lungo periodo del viceregno, durante il quale lIsola, provincia di un grande impero, entr a far parte del complesso gioco della politica spagnola nel Mediterraneo. Allinterno, si stabil un sostanziale equilibrio tra potere centrale e nobilt feudale vecchia e nuova (questa, di origine catalana) fondato sulla devozione dei nobili alla corona in virt dei sempre crescenti privilegi da questa accordati e culminanti nel mero e misto imperio, ovvero nel diritto di giurisdizione penale concesso ai baroni sulle loro propriet feudali. Queste, inoltre, andarono via via crescendo a scapito del demanio regio, che tra laltro non comprese pi, comera stato sancito durante il regno di Martino, tutte le foreste, le miniere e i territori costieri fino ad iactum balistae, sebbene continuasse a detenere i principali centri strategici della Sicilia. Tra questi, le citt costiere e portuali sono quelle che, in relazione allespansione del commercio marittimo, conobbero un nuovo sviluppo urbanistico: a Trapani sorse il nuovo Quartiere Palazzo, a impianto geometrico ortogonale; a Palermo si realizzarono grandi interventi architettonici ed edilizi promossi dalle logge mercantili e dalla nobilt sia locale che catalana; a Siracusa la presenza della Camera Reginale fu dimpulso ad un cospicuo rinnovamento urbanistico. Larchitettura venne rivitalizzata dalle correnti gotiche di provenienza iberica, felicemente innestate nelle tradizione locale soprattutto per quel che riguarda gli edifici residenziali nobiliari costruiti nelle principali citt: a Palermo, Siracusa, Taormina, sorsero gli esempi pi significativi di questa architettura civile che ha nel patio e nella scala scoperta gli elementi, di chiara derivazione spagnola, pi caratterizzanti. Al fervore urbanistico ed edilizio delle grandi citt, soprattutto costiere, fece riscontro il progressivo spopolamento interno e delle campagne, sia per uno spontaneo movimento verso i maggiori poli urbani, sia per le condizioni di pericolosit delle zone interne, dominio del brigantaggio, che spinsero i contadini ad accentrarsi nei borghi agricoli, lontano dal posto di lavoro. Ci nonostante, lagricoltura continu ad essere la principale fonte di reddito, se pure in condizioni di generale arretratezza nei mezzi e nei metodi di conduzione: i proprietari trovavano socialmente pi accettabile comprare nuove propriet che migliorare le vecchie; infatti la terra significava prestigio, oltre ad essere una barriera contro linflazione, laddove le migliorie avrebbero richiesto riflessione, lavoro e denaro e per di pi sarebbero state difficili da realizzare. Si lasciava perci che i contadini coltivassero la terra cos come lavevano sempre fatto; usando gli strumenti pi primitivi, essi erano abituati a sfruttare una zona fino allesaurimento e poi si spostavano altrove (Mc Smith). La coltivazione pi diffusa, in relazione alle esigenze dei mercati internazionali, era quella estensiva del grano; larboricoltura restava limitata a poche zone della Sicilia nord-orientale e generalmente veniva considerata improduttiva; diminu progressivamente anche la coltivazione della canna da zucchero, mentre la produzione di lana, cotone e seta restava limitata alle quantit appena sufficienti a soddisfare il fabbisogno interno. Nella Sicilia della produzione agricola granaria nel XV secolo si manifestarono i prodromi di quello che in seguito, nel XVI e soprattutto nel XVII secolo, fu il grande

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fenomeno della colonizzazione interna. Alla seconda met del Quattrocento risalgono, infatti, le fondazioni di alcuni borghi agricoli ad opera di popolazioni greco-albanesi, immigrate in Sicilia sotto la spinta della pressione turca nei Balcani. Il loro insediamento nellisola venne favorito tanto dal governo centrale quanto dal potere feudale, che intravide cos il mezzo per una estensione delle terre coltivate e per un accrescimento del proprio peso politico; con i capitoli di fondazione vennero fissate le modalit per la realizzazione dei nuovi insediamenti e gli obblighi ai quali le popolazioni si assoggettavano nei confronti del barone locale, stabilendo in tal modo il precedente a cui si rifecero le numerose successive fondazioni agricole. Sorsero cos Contessa Entellina (1488), Palazzo Adriano (1482), Mezzoiuso (1487), Piana dei Greci (1488), tutti borghi localizzati nellentroterra palermitano; Biancavilla (1480) e, pi tardi, S.Michele di Ganzeria (1534) nella Sicilia orientale. In questi centri, dove ancora oggi sopravvivono le antiche tradizioni religiose, sociali ed etnico-culturali, laggregato urbano e residenziale evidenzia lo stretto legame con le origini delle popolazioni insediate, pur se controllato e condizionato dal potere baronale tramite i capitoli di fondazione. Alla fine del Quattrocento la scoperta dellAmerica e lapertura delle vie oceaniche determinarono le condizioni per le quali, nel secolo successivo, si verific la decadenza del commercio marittimo, in coincidenza, altres di un rafforzamento della potenza navale turca nel Mediterraneo. Si intensific il fenomeno della pirateria e nel corso del Cinquecento la frequenza e la pericolosit delle incursioni turche e barbaresche, nei confronti della Sicilia, assunsero proporzioni tali da porre in primo piano il problema della difesa dellisola dagli attacchi esterni, l dove in passato le strutture difensive e molti castelli siciliani erano stati costruiti non tanto contro i nemici stranieri quanto per la sicurezza interna (Giuffr). Il governo centrale spagnolo, di fronte al pericolo esterno, venne addirittura indotto a far evacuare alcune regioni costiere favorendo linsediamento collinare, pi facilmente difendibile, del quale testimonianza la fondazione reale di Carlentini, alla met del secolo. Il problema della difesa dellisola venne poi affrontato dallautorit centrale in termini di globalit e non pi concentrando gli interventi, come nel passato, su punti nodali o solo su alcune parti del territorio; i principi militari e difensivi moderni affidavano la propria efficacia alla completezza del circuito chiuso con funzioni sia difensive che di avvistamento. I progetti e le realizzazioni difensive si fondavano inoltre sulla conoscenza reale e trasmissibile dello stato dei luoghi, tanto pi necessaria quanto pi lautorit centrale era distante come lo era la Spagna dalla Sicilia. Da qui le ricognizioni, le relazioni topografiche e le documentazioni descrittive, come quelle di Camillo Camiliani (1583-84) e di Tiburzio Spannocchi (1596) che forniscono un dettagliatissimo resoconto dello stato delle coste, con riferimento parimenti attento alle condizioni naturali e geomorfologiche e a quelle del costruito. Da queste relazioni, come gi da altre precedentemente realizzate, emerge il quadro preciso dei territori costieri: quelli settentrionali vengono considerati poco vulnerabili, perch i numerosi corsi dacqua, non attraversabili per lassenza di ponti, rendono difficili le invasioni; parimenti, nella costa meridionale, lassenza di veri porti, sia naturali che costruiti, rende improbabile il radunarsi di una flotta nemica sotto costa; pi scoperte le coste occidentali e orientali, dove va intensificato limpegno

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difensivo. Dai dati riassuntivi delle relazioni ...si deduce la presenza, alla fine del Cinquecento, di 62 torri, e lindividuazione della necessit di completare il circuito con altre 123 da dislocare in particolari situazioni geografiche scoperte la maggior parte delle quali viene costruita entro il 1594; in relazione poi al parallelo circuito forte costituito dai castelli reali, viene registrata lesistenza di 24 punti, concentrati a Messina, Augusta, Trapani, Palermo, Aci, Catania, Lentini, Siracusa, Licata, Girgenti, Mazara, Monte San Giuliano, Termini, Cefal, Milazzo, affiancati da una serie pi numerosa e sparsa di altri punti forti di propriet privata.. (Giuffr). I porti militarmente pi importanti erano quelli di Palermo, Messina, Milazzo, Augusta e Siracusa; Trapani era lunico baluardo occidentale contro le invasioni turche, mentre a Marsala si prefer interrare il porto piuttosto che munirlo di difese. Alla met del Cinquecento Palermo venne dotata di una nuova cinta bastionata, in sostituzione delle vecchie mura con torri, progettata dal Ferramolino durante il viceregno del mantovano Gonzaga; dal 1567 ebbe inoltre inizio la costruzione del nuovo molo nord e si susseguirono i progetti di ampliamento, in tale direzione, della citt e del suo sistema di fortificazioni. A Messina, il medesimo binomio composto dal Gonzaga e dal magnifico Ferramolino provvedette alla modernizzazione delle fortificazioni il cui punto di forza era nella penisola di San Rainieri con la fortezza del Salvatore, presso la quale si costru, dal 1565, il nuovo arsenale. Entrambe le citt furono anche oggetto, entro i nuovi circuiti bastionati, di grandiosi interventi urbanistici destinati a modificarne radicalmente lassetto. Palermo e Messina sono gli esempi pi significativi dellaffermarsi di nuove concezioni urbanistiche e architettoniche di chiara ascendenza rinascimentale italiana, introdotte dagli ingegneri e architetti militari e dagli ordini religiosi e largamente adottate in seguito in tutta la Sicilia. Si impone ovunque la strada rettilinea, a sezione costante e avente come fondale una porta cittadina oppure un edificio monumentale, si perfezionano e trovano sempre pi vasta applicazione gli strumenti tecnici per gli interventi di trasformazione dei tessuti antichi (sventramenti) consistenti essenzialmente nelle leggi relative allesproprio, conosciute come Privilegi di Toledo e Maqueda dal nome dei due grandi assi palermitani realizzati, appunto, nel corso del Cinquecento mediante vaste operazioni di questa natura. La strada rettilinea, gi ampiamente presente nella progettazione urbana trecentesca e quattrocentesca, diviene cos strumento privilegiato e quasi esclusivo dellurbanistica cinquecentesca e seicentesca: applicata rigidamente nei grandi centri dove pi necessaria una pronta modernizzazione funzionale alle prioritarie esigenze militari (Palermo, Messina), essa ormai costantemente alla base di progetti urbanistici per i centri di nuova fondazione (a partire da Carlentini presso Lentini, citt-fortezza fondata nel 1551), ed emblematicamente realizzata, come segno di modernit e valorizzazione prospettica del monumento e dellambiente urbano, ovunque si rinnovi la struttura urbana. (Guidoni). Se il Cinquecento fu il secolo delle grandi realizzazioni urbanistiche nelle citt regie, nonch quello nel quale si tese a trasformare la Sicilia in una immensa fortezza, il Seicento fu il secolo della grande iniziativa urbanistica baronale, che

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determin la profonda evoluzione della struttura insediativa la quale raggiunse, entro la prima met del Settecento, lassetto storico pressoch definitivo. La colonizzazione interna del latifondo, gi sporadicamente iniziata dalla fine del Quattrocento, si realizz appieno nel corso del XVII secolo, in coincidenza con la necessit, internazionalmente avvertita, di incrementare la produzione granaria. Ci determin una localizzazione delle nuove fondazioni che privilegiava le zone agricole collinari a vocazione spiccatamente cerealicola, e quindi le zone interne del palermitano, dellagrigentino, del nisseno e soprattutto le valli fluviali del Platani, del Verdura, del Belice, dellImera e del Salso. La colonizzazione interna fu solo sporadica nella Sicilia nord-orientale, territorio prevalentemente costiero e montano, gi insediato in et medievale attraverso una serie di poli strategicamente rilevanti e una fitta rete di piccoli, e talora piccolissimi, aggregati residenziali. Qui, daltronde, era presente larboricoltura (ulivi e gelsi per la produzione della seta); listituto dellenfiteusi, inoltre, rendeva la propriet terriera in questa parte dellisola estremamente frammentaria, l dove invece il latifondo era il presupposto delle nuove fondazioni. Nella Sicilia occidentale e centro meridionale si localizzarono pertanto, nel corso del Seicento, oltre un centinaio di citt nuove, fondate per iniziativa baronale su concessione della licentia populandi. Urbanisticamente, le nuove fondazioni sono in generale caratterizzate dalla regolarit dellimpianto a trama ortogonale e da un tessuto edilizio povero, nel quale spesso permangono i segni delle tradizioni abitative pi antiche (il vicolo e i cortili), e dal quale emergono emblematicamente gli edifici baronali e religiosi rappresentativi del potere. Quando, verso la fine del Seicento, il fenomeno della colonizzazione interna andava progressivamente esaurendosi, il disastroso terremoto che nel 1693 devast il Val di Noto cre loccasione per lesercizio di una rinnovata attivit pianificatoria e urbanistica, che sfrutt appieno i principi scenografici e di grandiosit monumentale della cultura barocca, ormai diffusa in Sicilia come cultura propria e non pi solo importata. Intere citt vennero ricostruite con permanenza del sito e dellimpianto (Modica, Caltagirone, Siracusa, Augusta, Lentini, Carlentini, ecc.), ma secondo una intenzionalit scenografica che valorizzava le facciate come sfondi prospettici di piazze e assi viari, mentre allintero tessuto edilizio, sostituito, si attribuivano caratteri monumentali. A Catania la permanenza nello stesso sito non imped di realizzare un impianto urbano totalmente nuovo e moderno, secondo gli stessi criteri e lo stesso esprit de gomtrie che informava i piani per la ricostruzione, in nuovo sito, di Avola e Grammichele. Qui il principio progettuale si realizza nel complesso impianto geometrico, sviluppando fino in fondo, in unottica quasi scientifica, ogni possibile implicazione urbana della scacchiera, del quadrato, dellesagono: la scansione di strade e piazze e isolati apprezzabile e significante in quanto ogni parte della citt fa riferimento sicuro ad una forma complessiva, integra e rigorosamente simmetrica in ogni suo elemento costitutivo (Guidoni). A Noto, infine, si ritrovano concentrati alcuni fra i pi significativi episodi architettonici del barocco siciliano, correlati tra loro in un piano urbano che, se pure realizzato in un lungo periodo, mantenne la coerenza geometrica; pi che una scena di teatro, la citt appare, in questo caso, come una colossale unica

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costruzione architettonica, ricca di variet e di dettagli ma rigorosamente improntata ad un esplicito e immobile ordine gerarchico-rituale (Guidoni). I Borbone e lUnit dItalia Agli inizi del viceregno borbonico il patrimonio terriero isolano era costituito per la maggior parte da grossi latifondi feudali ed ecclesiastici ed in misura minore da demani laici ed universali, le propriet allodiali; tuttavia osservavano i Reali Agrimensori, che la maggior parte del territorio era incolta e priva di popolazione. I Borbone, attuando una politica economica illuminista, ritennero prioritario il problema agrario sforzandosi di rendere pi libero ed efficiente il commercio del grano; ci consent la realizzazione di un necessario processo riformatore che fece uscire la Sicilia, sebbene con grave ritardo rispetto lItalia, da una situazione ancora di tipo feudale. La struttura sociale siciliana era estremamente statica ed arretrata: una classe ecclesiastica con grandi privilegi, una baronale da sempre padrona dellisola ed infine i braccianti, la parte della popolazione pi numerosa, che viveva in condizioni di estrema arretratezza. Per tutto il XVIII secolo i Borbone intrapresero una duplice lotta: contro il baronaggio, con cui tuttavia scesero sempre a patti, onde riconquistare una parte del potere politico-economico e contro il potere ecclesiastico, il cui patrimonio era valutato intorno alla terza parte della superfice agraria forestale dellisola. Nel 1767, a seguito dello scioglimento della Compagnia di Ges, il Tanucci espulse dalla Sicilia i Gesuiti, compiendo la prima incisiva riforma sociale. Gli effetti pi rilevanti si ebbero in campo economico: il governo infatti non incamer nelle casse dellerario il patrimonio immobiliare e terriero, ma utilizz questi beni per promuovere la formazione della piccola propriet contadina concedendo ai braccianti 30.000 ha di terra. Emerge una nuova figura sociale, quella del gabelloto, che assume in gabella il latifondo feudale; il governo otteneva modesti introiti ma favoriva laccrescersi di un ceto nuovo; vengono gettate cos le premesse per la costituzione della classe borghese ancora assente in Sicilia. Questo indirizzo incontr ostilit tali che alcuni latifondi, predisposti per i contadini, vennero acquisiti dai ricchi baroni. Il Ministro Sambuca interruppe il processo riformatorio e i beni della disciolta Compagnia furono venduti a grosse partite al maggior offerente; nel caso di latifondi gi quotizzati i contadini concessionari dello Stato divennero enfiteuti dei nuovi acquirenti. Nel 1786 venne soppresso il Santo Uffizio ed incamerati al fisco i relativi beni. Vennero distribuiti oltre 150.000 ettari di terreno di propriet della Chiesa e dei Comuni, il 10% quindi della superficie agraria e forestale ed una percentuale pi alta di terre coltivate. Lavere colpito la giurisdizione feudale provoc, da parte dei baroni, un ulteriore cruento confronto col governo che accett di nuovo un sistema di concessioni tutto a loro vantaggio. Si dispose in seguito la censuazione dei beni demaniali ed universitari e lenfiteusi delle terre delle chiese di Regio Patronato provvedimenti che, dopo la quotizzazione dei beni gesuitici, furono le pi importanti determinazioni prese dal governo sulla ripartizione della propriet. Mentre per i beni gesuitici, era stato previsto che i beneficiari fossero solo i contadini, per i beni demaniali si stabil il diritto a fruirne da parte di tutti gli abitanti dei comuni interessati. Ai contadini and solo il 20% delle terre censuate, l80% and a beneficio dei nobili e dei borghesi ed i contadini concessionari di interi feudi

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o di grosse quote dovettero subconcedere ad altri contadini il 20% degli appezzamenti ottenuti. Nonostante le trasformazioni apportate al regime di propriet il paesaggio della campagna siciliana di quegli anni, dalle descrizioni fatte dal Balsamo e dal Sestini, era sconfortante, sopratutto se paragonato con le altre realt italiane ed europee. Lisola rispecchiava unagricoltura estensiva a rendimenti modesti sulla quale i proprietari latifondisti, ormai residenti in citt, non reinvestivano gli utili. Luso del suolo vedeva un netto prevalere di seminativi asciutti su tutto laltopiano interno nellarea compresa fra Enna, Caltanissetta, e lAgrigentino e pochi campi alberati, verso la costa tirrenica e sulle pendici etnee; gli immediati dintorni delle citt e dei centri rurali erano invece ricoperti da una fitta rete di piccoli campi coltivati in forma intensiva, il cui prodotto raramente venduto serviva allautoconsumo. Nella Conca dOro e nei suoi dintorni si diffuse lagrume, per rifornire di agro la marina inglese e per fronteggiare tale domanda, sulla costa tirrenica, venne estirpata la vite per piantare il limone. La vasta diffusione della coltura cerealicola, da sempre il principale prodotto coltivato, era stata incentivata dalla richiesta di grano che arrivava alla Sicilia non solo dallItalia ma anche dallestero, in particolare dalla Gran Bretagna. Inoltre tale coltura consentiva ai proprietari bassi costi di produzione rispetto gli oneri di manutenzione di colture pregiate quali lolivo, che andava rapidamente diffondendosi nel resto della penisola. Dal XVIII secolo inizia tuttavia una contrazione della coltivazione del frumento nelle fasce periferiche, che resta invece incontrastata nellinterno, ad eccezione delle aree pi elevate e rocciose occupate da pascoli e boschi. Nel 1784 il Requesenz osservava: ...la maniera come sono distribuite le popolazioni non la pi consona allutile dellagricoltura, poich....la massima parte distano tanto le une dalla altre, che le campagne restano incolte o a nudi campi. In Italia i centri urbani erano andati sviluppandosi spontaneamente attorno a nuclei pi antichi; in Sicilia a partire dal XV secolo divenne consistente il fenomeno, conseguente alluso delle licentiae populandi, della fondazione di nuovi centri su terre baronali incolte e boschive, che si protrasse parzialmente fino al XVIII e XIX secolo. Divenne predominante, come osserva A. Pecora, un tipo di insediamento fortemente accentrato, prodotto da strutture feudali o latifondiste legate ad una economia di tipo cerealicolo-pastorale; daltronde il popolamento, attuato sopratutto su feudi privati, non poteva che assumere un aspetto puntuale, dalle citt dormitorio i baroni traevano enormi vantaggi grazie allo sfruttamento del lavoro contadino attraverso sistemi quali la gabella. Tuttavia a spingere i contadini verso le nuove comunit furono i problemi relativi alla mancanza di sicurezza pubblica, alle vie di comunicazioni inesistenti, alle condizioni sanitarie critiche e ai diritti sui feudi e sui demani spesso usurpati dai baroni o dai gabelloti. La granicoltura prosperata nel XVII e XVIII secolo comport un certo benessere che determin una consistente crescita demografica. I dati esaminati dal Maggiore-Perni indicano che ci si verific maggiormente nelle citt feudali rispetto quelle demaniali, registrando i pi forti incrementi in aree poco o affatto popolate come il circondario di Terranova (Gela), dove nacquero i nuovi centri di

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Mazzarino, Niscemi, Butera e Riesi, seguito da quelli di Caltanissetta, Alcamo, Palermo, Sciacca, Girgenti (Agrigento) e Catania. Complessivamente leconomia isolana si trovava dunque in condizioni piuttosto critiche e la situazione poteva cambiare e rinnovarsi solo con laiuto di nuove strutture necessarie allattivazione dei commerci e dei traffici. Mancavano le strade, ad eccezione della Palermo-Messina attraverso Enna e Catania; i porti ad eccezione di Palermo, Catania, Messina e Siracusa, erano scali di poco conto. Nonostante i caricatori fossero diffusi lungo tutta la costa, erano per lo pi privati, appartenendo ai baroni proprietari dei feudi sui quali insistevano e utilizzati quasi esclusivamente come punto di spedizione del loro grano, in partenza per i mercati stranieri. Mani straniere, quali le intraprendenti famiglie inglesi dei Woodhouse e degli Ingham, detenevano il commercio e le principali industrie; le uniche degne di rilievo erano peraltro quella del vino, nellestrema cuspide occidentale dellisola, fra Trapani e Marsala e quella estrattiva dello zolfo sullaltopiano interno meridionale, area piuttosto vasta compresa tra Bivona, Racalbuto, Caltanissetta, Caltagirone che si chiudeva sulla costa nella fascia tra Licata e Montallegro. Nel 1812 venne promulgata, sotto spinta inglese, la Costituzione liberale siciliana che segn la transizione tra la vecchia organizzazione giuridicocostituzionale e la nuova, sancendo labolizione della feudalit, tuttavia ci non comport un immediato cambiamento economico-sociale. Nel 1816, costituitosi un unico Regno delle due Sicilie con capitale Napoli, venne iniziato un periodo di intense riforme, che si concluder nel 1860 con la caduta del governo borbonico. Fu Ferdinando II a deliberare definitivamente lo scioglimento delle promiscuit, cio degli usi civici e dei diritti privati di propriet ancora esistenti sugli ex feudi con la liquidazione delle soggiogazioni ivi gravanti e ad emanare nuove leggi per la concessione in enfiteusi delle propriet ecclesiastiche ulteriormente confiscate cos come dei beni demaniali non soggetti a vincoli. Venne eseguito il primo censimento della popolazione e uno studio del territorio regionale, con nuove strumentazioni, finalizzato ad una dettagliata conoscenza della estensione e configurazione delle singole unit comunali. La ricomposizione del territorio siciliano costituiva una necessit burocratica ed amministrativa per la politica riformista borbonica; si procedette quindi alla riorganizzazione dei 358 comuni dellisola, che vennero raggruppati in 24 Distretti. La divisione territoriale in distretti venne mantenuta anche dopo lo scioglimento del Parlamento (1815) e linizio della Restaurazione. Nel 1817 fu abolita la secolare ripartizione dellIsola in tre Valli ed attuata la divisione in 7 Intendenze, in cui lintendente rappresentava il governo, con funzione di coordinamento con lamministrazione periferica. Intendenze e Distretti rappresentarono un primo decentramento delle funzioni amministrative ma anche un maggiore controllo delle attivit comunali. Nel 1818 la gestione finanziaria dello stato venne divisa in quattro Direzioni Generali: dei Dazi, dei Redditi, dei diritti diversi e del Pubblico Demanio; per lo svolgimento delle loro funzioni si ritenne necessario acquisire una reale conoscenza della propriet agraria e della situazione economica, demografica ed urbanistica di tutto il territorio regionale che, per la sua strutturazione feudale, risultava tra i meno conosciuti dal vertice amministrativo. Il Catasto Borbonico Siciliano fu dunque redatto con parecchi anni di ritardo rispetto al tentativo fatto dal Caracciolo,

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strenuamente osteggiato dal baronato, consapevole del pericolo che poteva derivare dallintroduzione del rilievo mappale come base delle operazioni fiscali. Grazie alle alienazioni del patrimonio ecclesiastico, e del demanio comunale e allo scioglimento degli usi civici, passarono dalla propriet pubblica a quella privata circa 70-80 mila ettari di terreno, sbriciolando quasi completamente il patrimonio comunale. Con la rivoluzione del 1848 la classe media dei proprietari terrieri, arricchitasi durante il periodo di occupazione britannica privatizzando le terre comuni dei villaggi, entr in possesso di ancora pi vaste propriet; tuttavia nonostante le previsioni dei teorici sostenitori della propriet media, i nuovi proprietari come i vecchi non si preoccuparono n di amministrare direttamente le terre n di migliorarle. Agli inizi del XIX secolo la crisi di mercato del grano consent lintroduzione nelle campagne del sistema delle rotazioni. Le riforme apportate favorirono unespansione delle zone coltivate e la diffusione di nuove e vecchie colture che rese pi vario il paesaggio agrario. Assume grosso rilievo, in questo periodo, la produzione vitivinicola come traino delleconomia regionale, la cui estensione verso la met del secolo pari ad un terzo della superficie a grano; la seguono la produzione dellulivo, degli agrumi, del sommacco e del mandorlo. Il sistema delle comunicazioni interne era ancora parecchio arretrato e gli interventi effettuati nel XVIII secolo poco rilevanti nonostante nel 1824, con listituzione della Soprintendenza Generale di Strade e Ponti, fossero stati ammodernati e completati i collegamenti principali. I radicali cambiamenti intervenuti innescano nellisola un interessante movimento di migrazione interna che si accompagna ad una consistente crescita demografica; ci comport lo sviluppo di tutti i centri urbani, sia costieri che interni, con la quasi totale scomparsa degli insediamenti rurali sparsi, rendendo pi accentuata e radicale la differenza tra citt e campagna. Si determin un aumento di popolazione complessiva dellisola quasi della met passando da 1.700.000 abitanti nel 1823 a quasi 2.400.000 nel 1860. LOttocento infatti per la Sicilia il secolo in cui maggiormente si registra il movimento di crescita delle citt e delle sue interrelazioni territoriali, sono soprattutto le borgate e le realt urbane delle aree marginali e costiere a gonfiarsi, per la massa di gente che vi arriva. Stando ai dati del Renda, nel 1861 la popolazione sotto i 300 metri era di 1.183.718 unit, pari al 49,1%, mentre nel 1798 era del 44,6%. Accanto allo slittamento della popolazione verso il mare, nasce la tendenza a migrare dai centri pi piccoli a quelli pi grandi. I maggiori incrementi demografici riguardarono i centri ubicati in aree di particolare vivacit economica, ad elevata richiesta di mano dopera, ed alti redditi in rapporto alle ricche colture di pregio che andavano espandendosi, gli agrumi, la vite, gli olivi, gli ortaggi e la frutta in genere, cos come messo in evidenza, negli studi dei catasti di Sicilia, dal Mortillaro verso il 1850. Vivacit demografica mostrano i centri che punteggiano le pendici etnee quali Linguaglossa, Piedimonte Etneo, Fiumefreddo, Misterbianco, Adrano, Acicastello ed Acireale. Crescono i paesi della Conca dOro, sia quelli di pianura che quelli siti sui rilievi collinari costieri: quali Partinico, Terrasini, Carini, Trabia, Termini Imerese. Si incrementano i centri della Piana di Milazzo e Barcellona nel Messinese, quelli che spiccano nella cuspide siracusana sudorientale, nei piatti tavolati di Floridia e di Pachino, cos come Lentini e Carlentini poste ai margini meridionali della Piana catanese. Il problema dellesodo rurale e dellabbandono

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dei centri del latifondo diventa piuttosto grave, tanto che i baroni chiedono provvedimenti restrittivi della libert di movimento dei braccianti; la fuga dalle campagne daltronde sarebbe stata meno irruenta se vi fossero prevalse condizioni pi umane e paghe adeguate. Le citt principali dellisola cambiano quindi la loro consistenza ed il tessuto urbanistico di ciascun centro pu essere individuato come segno che distingue questo mutamento. Nel capoluogo isolano la topografia urbana mostra il contrasto tra i quattro mandamenti: la Kalsa, lAlbergheria, il Capo e Castellammare, costituitisi nel Cinquecento a seguito dellapertura della via Maqueda e che rappresentano la citt storica, con la parte relativa alla nuova espansione segnata a Nord dalla realizzazione intorno al 1780 dellattuale via Ruggero Settimo e del viale della Libert del 1848 e quello a Sud verso il fiume Oreto del 1793. La vicenda urbanistica di Messina molto particolare. Nel 1783, quando viene colpita dal sisma calabro-peloritano non erano floride n la situazione economica n quella demografica; per tutto lOttocento vengono lentamente condotti i lavori di costruzione di una nuova citt, secondo il progetto riformista Borbonico. In realt gli equilibri urbani saranno realmente condizionati dalla nuova viabilit territoriale che vide realizzate tra il 1824 ed il 1860 le carrozzabili Messina-Palermo e Messina-Siracusa, anticipando il ruolo e gli effetti dei tronchi ferroviari omonimi. Dopo la met del XIX secolo la ripresa dellattivit edilizia determina unespansione urbana verso Sud e il primo piano regolatore della citt ne stabil la crescita verso la costa, in direzione della strada ferrata, e lato Monte in direzione del dromo; purtroppo niente di tutto ci era stato realizzato quando nel 1908 la citt viene colpita dal nuovo sisma. Catania presenta una netta divisione tra centro storico e nuovi quartieri e la rete viaria della parte pi antica nettamente segnata dalla ricostruzione settecentesca. Dopo il terremoto del 1693 segue un periodo di espansione, ma sopratutto nellOttocento che la citt cresce con grande velocit divorando i borghi rurali che la circondano, consentendole di superare in dimensioni la vicina Messina. Caltanissetta si sviluppa urbanisticamente e si evolve demograficamente, durante tutto il Settecento fino alla met dellOttocento, grazie allo sviluppo dellindustria mineraria. Nel Settecento il centro storico di Trapani, che si allunga da Est ad Ovest sulla penisoletta proiettata verso occidente, resta chiuso entro le mura. Lampliamento avviene nella seconda met del XIX secolo, per gemmazione si fonda Borgo Annunziata con le sue industrie, i mulini, i pastifici, lattivit enologica e fuori dalle mure ad Est si realizza via Fardella, arteria principale della citt. Anche Siracusa, come tutte le cittadine situate a Sud-Est dellisola acquisisce una connotazione urbanistica nuova nella ricostruzione, avvenuta a seguito del terremoto del 1693 che provoc la distruzione di gran parte di Ortigia. La paralisi urbana conseguente al sisma riduce linfluenza della citt, sicch nel 1817 diviene sede di capoluogo di provincia la nuova Noto e viene creata la diocesi di Caltagirone. La citt si accresce quindi solo dopo lUnit rispettando lantico assetto urbanistico ma con una facies architettonica completamente diversa; essa si espande fuori dellisola di Ortigia, quando i traffici portuali, il ritorno a capoluogo di provincia e la ferrovia costiera conducono a tracciare la nuova scacchiera urbanistica.

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Dal terremoto del 1693 viene sconvolta anche Ragusa dove la ricostruzione evidenzia il conflitto tra la vecchia nobilt feudale che voleva la ricostruzione di Ibla e la nuova nobilt agricola alla ricerca di una propria identit sociale in spazi urbani nuovi, che promuove la ricostruzione della citt sulla collina del Patro. Con estrema lentezza dopo il 1730 si ricostruisce Ibla i contrasti tra le due citt si accentuano e nel 1865 si costituiscono due comuni autonomi Enna fu tra le prime citt ad insorgere per la causa nazionale sia nel 48 che nel 60. Essa aveva subito nel XVII secolo un forte calo demografico che si aggrava in quello successivo per la fondazione di nuovi borghi agricoli circostanti. I caratteri del paesaggio agrario siciliano risultano ancora oggi profondamente incisi dal tipo di utilizzazione del suolo e dal sistema di propriet vigente nel passato. I segni cos evidenti nel territorio possono leggersi nelle zone collinari interne, dove la diffusione dei campi aperti da sempre stata legata alla coltura cerealicola e alla dominante grande propriet feudale. Con la riforma agraria scompare il latifondo e nasce il latifondo contadino, che si distingue non pi per le dimensioni della propriet, bens per lestensivit delle colture. Nella Sicilia occidentale, nelle terre del Modicano e del Messinese la disposizione dei campi risulta molto frazionata con la formazione di campi chiusi perch nel passato sono avvenute concessioni enfiteutiche ai coltivatori o quotizzazioni di beni demaniali, o a seguito della censuazione dei beni ecclesiastici. Dove il paesaggio agrario ha subito le maggiori trasformazioni lungo la fascia costiera, di contro nellarea interna tutto rimane immobile imprimendo una trasformazione molto pi lenta alla fisionomia paesaggistica dellisola. Raccolta dei dati e costruzione delle carte tematiche Per la redazione delle carte dei centri e dei nuclei storici e per lelaborazione del relativo elenco, si adottata una metodologia fondata sullutilizzo dei dati ufficiali (I.S.T.A.T.) dei censimenti di popolazione del 1881 e del 1936, confrontati tra loro e riscontrati sulle cartografie storiche dellI.G.M. in scala 1:25000 (anni 1906-1943 circa). Il censimento del 1881 fornisce i dati relativi alla Popolazione dei Comuni e Frazione di Comune, ordinati per provincia e per circondario, secondo la suddivisione amministrativa dellepoca che prevedeva 7 province e 24 circondari. Della popolazione presente nel 1881 il censimento fornisce, oltre al totale per ogni comune e per ogni frazione, anche il dato suddiviso tra popolazione agglomerata e popolazione sparsa. Il dato relativo alla popolazione agglomerata ha pertanto consentito di individuare, con il conforto del riscontro cartografico, tutti i centri e i nuclei esistenti nel 1881. A questi sono stati aggiunti quelli individuati dal VIII censimento generale della popolazione 21 aprile 1936 XIV (ultimo precedente alla seconda guerra mondiale), che fornisce i dati relativi alla Popolazione residente: nei comuni, frazioni di censimento, centri e case sparse, ordinati per provincia. Su tali basi si compilato un elenco comprendente tutti gli insediamenti cui corrisponde, nei censimenti sopra citati, un dato di popolazione agglomerata (1881) o di popolazione dei centri (1936); in tale inventario sono stati inseriti inoltre i borghi costruiti intorno al 1940 dallEnte di Colonizzazione del Latifondo Siciliano (che, essendo costituiti da nuclei di servizi, non avevano popolazione residente) e i centri storici abbandonati in epoca moderna e contemporanea.

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Ogni centro e nucleo storico, cos individuato, stato digitalizzato come punto georeferenziato nel sistema di riferimento U.T.M. riportato nella cartografia storica sopraindicata. A ciascun punto sono state collegate le seguenti informazioni costituenti una prima base di dati, integrabile in seguito con altre informazioni: Localizzazione rispetto alla suddivisione regionale in ambiti operata dalle Linee Guida. Localizzazione attuale con riferimento a provincia e comune. Denominazione con riferimento, in generale, ai censimenti del 1881 e del 1936. Classificazione, secondo la suddivisione operata nelle presenti Linee Guida. Localizzazione geografica elaborata nellambito delle Linee Guida. Localizzazione del 1881 con riferimento a circondario, provincia, comune. Popolazione al 1881. Localizzazione del 1936 con riferimento a provincia e comune. Popolazione al 1936. Numero del foglio, quadrante e orientamento della tavoletta I.G.M. 1:25000 sulla quale ricade il centro o nucleo. Definizione delle componenti Sulla base del criterio della formazione ed evoluzione storica, della complessit di ruolo, fisica e funzionale dei centri e nuclei storici individuati dalle presenti Linee Guida si operata la seguente classificazione: A Centri storici di origine antica. B Centri storici di origine medievale. C Centri storici di nuova fondazione. D Centri storici della ricostruzione del Val di Noto dopo il 1693. Nuclei storici. Nuclei storici generatori di centri complessi. Nuclei storici a funzionalit specifica. Centri storici abbandonati. Le caratterizzazioni di ciascuna classe sono qui di seguito specificate: A Centri storici di origine antica, citt pluristratificate a vita continua, con spiccato ruolo di centralit territoriale e preminenti funzioni amministrative, religiose e politiche (citt demaniali, capo-comarca, sedi vescovili, sedi di intendenza, capo distretto, etc.). Si tratta di centri con forte identit culturale, espressa nella monumentalit dellimpianto urbano che il pi delle volte risente della stratificazione storica risalente ad et antica ( fenicio-punica, greca, romana e/o bizantina) e dove si conservano, ancora leggibili, brani talvolta estesi di cinta muraria antica e moderna rafforzati dalla presenza di strutture difensive (castello, bastioni, etc.). Gli episodi architettonici sono numerosi, di grande valenza e peculiarit, supportati da significativi e scenografici luoghi urbani. Lintegrazione con gli elementi naturali del circostante paesaggio , in generale, estremamente efficace. B Centri storici di origine medievale, con ruolo di centralit limitato ad unarea circoscritta, il pi delle volte identificabile come esito della suddivisione feudale del territorio. Tali centri sono caratterizzati da un impianto medievale urbanistico e architettonico-monumentale nel quale il castello, la cinta muraria, e in E F G H

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generale il sistema difensivo, sono sovente, seppur parzialmente, ancora leggibili ed emergenti. Spesso ancora ben individuabile un nucleo originario distinto dalle espansioni urbane tardo-medievali e barocche. Gli episodi architettonici sono numerosi, di notevole rilievo e peculiarit, supportati da scenografici luoghi urbani. Lintegrazione con gli elementi naturali del circostante paesaggio molto significativa. C Centri storici di nuova fondazione, sorti per iniziativa baronale, ed eccezionalmente regia, prevalentemente in rapporto alle necessit della colonizzazione agricola del latifondo siciliano: dalle fondazioni greco-albanesi del XV secolo, sino alle attivit pianificatorie e costruttive baronali setteottocentesche per la ricostruzione delle citt feudali distrutte da calamit naturali (frane, terremoti) e per la realizzazione di nuovi centri sviluppatisi a partire da episodi monumentali (dimore e complessi residenziali per la villeggiatura). Si tratta di insediamenti spesso isolati nellambito di vasti territori agricoli, rispetto ai quali hanno carattere di totale apertura, con ruolo di centralit rispetto al feudo od opportunamente localizzati in rapporto alle vie di comunicazione dallentroterra al mare; sovente in prossimit dei grandi centri urbani, nei casi delle fondazioni pi tarde. Limpianto planimetrico geometricamente ordinato, a comparti regolari su assi viari ortogonali che trovano spesso punti di particolare significativit in luoghi urbani (piazze, slarghi, croci viarie, etc.) dominati dalla presenza di edifici monumentali quali il palazzo signorile e la chiesa madre; il tessuto urbano generato dalla aggregazione di moduli elementari ripetibili la cui iterativit si estende oltre il nucleo generatore nelle espansioni successive. Gli episodi architettonici, non sempre numerosi, possiedono talvolta valenze e peculiarit notevoli, cos come notevole in genere lintegrazione col paesaggio circostante. Rilevante, nei centri sette-ottocenteschi di maggiore significativit, il rapporto tra ledificato e il verde dei giardini di pertinenza delle ville, che interviene come elemento di graduazione e mediazione del rapporto citt-campagna. D Centri storici della ricostruzione del Val di Noto dopo il 1693, quando un disastroso terremoto, distruggendo una delle regioni pi fiorenti della Sicilia, causava la riconfigurazione pressoch totale del paesaggio urbano. I centri cos risorti, per ricostruzione in situ o per abbandono del centro distrutto e ricostruzione ex novo in sito diverso, risultano in generale fortemente caratterizzati dallimpronta barocca e tardo-barocca, nelle sue manifestazioni isolane pi felici e originali scenograficamente innestate sui tessuti medievali mantenuti e in alcuni casi regolarizzati, o intervenute a vivificare i nuovi impianti urbani, aperti verso il territorio e concepiti secondo il principio della regolarit geometrica per il raggiungimento di una nuova e moderna dimensionalit e magnificenza, frutto di una pianificazione ragionata. In alcuni casi, invece, questultima lassoluta protagonista della ricostruzione, che d luogo alla nascita di impianti urbanistici di eccezionale valore, riconoscibili come pietrificazioni, perfettamente compiute, di schemi ideali rinascimentali. E Nuclei storici, ovvero centri di contenuta dimensione ancor oggi perlopi privi di autonomia amministrativa (frazioni, borghi), di origine varia per epoca e per tipologia, quali: i nuclei di origini medievali connesse a particolari condizioni naturali e orografiche e alla presenza di emergenze preesistenti religiose e/o difensive; i nuclei sorti come nuove fondazioni della colonizzazione agricola

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del latifondo; i nuclei di origine moderna spontanea in stretto rapporto con il contesto agricolo; i nuclei di origine recente ad esclusione di quelli del secondo dopoguerra anchessi spontanei e in stretto rapporto con le attivit agricole, o con lo sviluppo di attivit produttive diverse, ovvero con la trasformazione e il miglioramento della viabilit. Sono compresi in questa classe anche i centri capoluoghi di comune sorti in periodo post-unitario, dal 1860 sino alla seconda guerra mondiale. F Nuclei storici generatori di centri complessi, ossia insediamenti di varia origine sorti in vicinanza tra loro, saldatisi perlopi lungo gli assi viari di collegamento e amministrativamente unificati in periodo recente. Trattasi di nuclei talvolta di grande rilevanza storico-urbanistico-architettonica, con origini e caratteristiche di impianto urbano anche affatto differenti, talaltra di nuclei di pi modesto impianto costituenti matrici complesse che esprimono tutto il carattere della formazione spontanea, a volte qualificata da episodi architettonici rilevanti quasi sempre coincidenti con le preesistenze. G Nuclei storici a funzionalit specifica di impianto contemporaneo, quali i villaggi dei minatori, le case dei ferrovieri e i borghi per la colonizzazione del latifondo di epoca fascista. H Centri storici abbandonati la cui continuit di vita stata bruscamente interrotta da calamit naturali in epoca moderna e contemporanea. Di questi permangono tracce cospicue, e, frequentemente, la quasi totale interezza dellimpianto planimetrico o planivolumetrico.

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SOTTOSISTEMA INSEDIATIVO 9.7 BENI ISOLATI Generalit Elementi connotanti il paesaggio siciliano, sia esso agrario e rurale ovvero costiero e marinaro, sono i cos detti beni isolati nel territorio, costituiti da una molteplicit di edifici e di manufatti di tipo civile, religioso, difensivo, produttivo, estremamente difersificati per origine storica e per caratteristiche architettoniche e costruttive, che qui brevemente si richiamano. Le torri costiere costituiscono un sistema difensivo, efficace nei confronti delle incursioni piratesche, che raggiunge compimento tra la fine del XVI e linizio del XVII secolo, avvalendosi anche di manufatti pi antichi. Si tratta di edifici isolati lungo la costa, in luoghi strategicamente stabiliti per dominare un ampio tratto di mare e per assicurare il continuum delle segnalazioni fra i vari manufatti e fra questi e le citt. Quelle cinquecentesche, realizzate su progetto del Camiliani, hanno caratteristiche planimetriche, tipologiche e costruttive standardizzate; varie le connotazioni di quelle pi antiche, talora a pianta circolare. Funzione di controllo del territorio, spesso coincidente con il feudo o con il podere, hanno le torri dellentroterra, isolate o accorpate a bagli e masserie. In queste torri alla funzione difensiva si unisce quella abitativa e di deposito dei prodotti agricoli; diversificate le tipologie e le caratteristiche costruttive, strettamente connesse a tradizioni e materiali locali. I castelli vengono costruiti in Sicilia in et alto medievale e medievale soprattutto per volont regia, e nel Tre e Quattrocento per iniziativa feudale. Realizzati con funzione di controllo territoriale interno o di difesa costiera, in molti casi tali manufatti hanno poi costituito il fulcro generatore di centri e nuclei storici, rimanendo pertanto inglobati nei tessuti urbani, con carattere dominante sugli stessi. Le caratteristiche dimensionali, tipologiche e costruttive variano in ragione dellepoca di costruzione: dai castelli di et normanna costruiti lungo il perimetro costiero e, nellinterno, lungo i percorsi di attraversamento e di conquista dellisola; ai castelli di et federiciana concepiti come insediamento residenziale fortificato; ai castelli feudali del Tre e del Quattrocento, voluti dalle famiglie nobili emergenti, spesso come premessa per un nuovo insediamento. Particolarmente segnata dallincastellamento sia feudale che regio lintera provincia messinese, per la natura stessa dei luoghi nebrodensi e peloritani che vedono sorgere, in et meno remota, anche numerose caserme forestali; queste, cos come quelle di finanza lungo le coste e altre di diversa natura militare, pur senza costituire architetture monumentali, sono spesso manufatti di interesse storico tipologico e ambientale, quando addirittura non usufruiscono di strutture preesistenti, come i conventi o i castelli, talora trasformati anche in carceri. Le architetture religiose comprendono manufatti e complessi isolati nel territorio ma fortemente integrati con le valenze sociali e produttive e con i valori architettonico-costruttivi ed economici dello stesso. Gli episodi di maggiore rilevanza, dimensionale e architettonica, sono rappresentati dai complessi monastici, abbaziali e conventuali nonch dai santuari, la cui architettura spesso documenta e riflette levolversi della cultura architettonica siciliana, nei suoi aspetti pi aulici ed espressivi del potere religioso. Nelle chiese e nelle cappelle, diffuse su tutto il territorio e talora relazionate tra loro per la dislocazione lungo percorsi tradizionali o addirittura lungo vere e proprie vie sacre, si manifesta generalmente il diretto rapporto con le comunit agricole e contadine per le quali

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rappresentano tuttora luoghi significativi della propria identit culturale, espressa anche dagli impianti architettonici, quasi sempre basati su elementi tipici del repertorio costruttivo rurale. Relativamente alla individuazione di tali edifici, effettuata unicamente su base cartografica, si precisa come questa sia da considerare lacunosa rispetto al patrimonio realmente esistente, rendendosi pertanto oltremodo necessaria lintegrazione delle ricerche sul campo. Valore urbanistico e monumentale infine da riconoscere nei cimiteri, di impianto generalmente risalente alla fine del secolo scorso, anche se non pochi comuni in Sicilia risultano gi dotati di cimitero sin dal 1817, anno di emanazione di unapposita legge borbonica. A partire dalla seconda met del XVII secolo la moda della villeggiatura e del riposo stagionale si diffonde tra laristocrazia palermitana, che nelle aree immediatamente fuori citt costruisce una grande quantit di ville circondate da giardini e agrumeti. Un altro gruppo di ville, meno numerose ma pi vaste, viene costruito anche intorno a Bagheria, in vista dei golfi di Palermo e Solunto. Nasce cos uno dei fenomeni pi noti dellarchitettura tardo-barocca siciliana che, nonostante laggressione dellespansione urbana, ancora connota la Piana dei Colli e Bagheria. Lo stile di tali edifici non si fonda sulla cooperazione di molti mezzi artistici, ma sfrutta, come elementi di base, effetti scenografici e tonalit cromatiche contrastanti con i suggestivi colori della natura locale; in generale, il complesso della villa era costituito da una parte principale, la dimora patrizia... dominante sullasse di una composizione simmetrica, e da corpi bassi utilizzati come dipendenze. Questi ultimi, collegati alle estremit del corpo della dimora patrizia e perpendicolari alla sua facciata principale, racchiudevano la corte rettangolare che era delimitata, anteriormente, da una recinzione muraria nella quale si apriva il cancello dingresso. Lo spazio antistante ledificio era quindi nettamente definito ed isolato dalla natura circostante, mentre invece il prospetto posteriore si affacciava sul giardino. (...) Il fabbricato principale, che formava la conclusione della prospettiva ed il punto limite della strada di accesso, era di tipo pieno, cio privo di cortili chiusi, ed aveva come elemento caratteristico lo scalone che immetteva al piano nobile, esterno, doppio ed a rampe simmetriche. Le caratteristiche architettoniche delle ville settecentesche si ritrovano anche, in tono minore, nelle ville-fattoria e nelle case padronali diffuse nella Sicilia Orientale: ad esempio lungo la valle dellAlcantara e nella zona dellEtna, le cui falde intensamente coltivate, sono connotate da numerose dimore ... costruite tra i secoli XVII e XIX, durante il periodo felice della viticoltura, secondo schemi architettonici delle contemporanee ville patrizie del Mezzogiorno e palermitane, dalle quali per si distinguono per una maggiore semplicit dellimpianto e per una maggiore modestia nellesecuzione; ma spesso risultano pi complesse di quelle perch, per le loro funzioni di conduzione agricola, sono accompagnate da una o pi corti rurali (stalle, scuderie, magazzini, alloggi dei dipendenti) e dal grande palmento seminterrato, elemento tra i pi caratteristici dellarchitettura etnea. Tra la met dellOttocento e gli inizi del Novecento la classe borghese siciliana costruisce dimore di villeggiatura, meno rappresentative, pi piccole ma pi funzionali, pi adatte, in definitiva, ad uno stile di vita comoda, senza eccessi di spazi e di volumi. Questo tipo di ville e villini, spesso caratterizzati dallo stile liberty, si ritrova sparso in tutto il territorio, in prossimit dei grandi centri, lungo la costa, o, nellinterno, in localit panoramicamente privilegiate.

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Bagli, masserie, casali, fattorie, aziende, ecc., costituiscono il fenomeno insediativo e architettonico pi rilevante dei territori extraurbani della Sicilia, certamente per la densit del fenomeno stesso, che lascia scoperte solo le aree pi propriamente montane (Etna, Nebrodi, Peloritani), ma spesso anche per la rilevanza architettonico-monumentale e per la capacit di connotazione del paesaggio. Le masserie sono aggregati rurali elementari, sparsi nellinterno dellaltopiano siciliano ma anche nelle valli e lungo i percorsi fluviali di solito a grande distanza dai centri abitati, nelle aree ad economia estensiva, cerealicola e zootecnica, occupati temporaneamente da una popolazione fluttuante che oscilla da pochi uomini addetti alla vigilanza durante la stagione invernale fino a un centinaio di unit nel periodo dei raccolti... Possono essere grandi casamenti di vecchi feudi, risalenti ancora al Seicento o al Settecento, o complessi edilizi successivi allabolizione dei diritti feudali, dellOttocento o dellinizio di questo secolo, talvolta anche di dimensioni pi modeste. Sorgono spesso in posizioni dominanti, da cui facile controllare tutta lazienda, ed hanno un aspetto esteriore di luoghi fortificati... con alte mura e con poche e piccole finestre esterne tutte munite dinferriate e molto elevate. Nella Sicilia Occidentale elemento sempre presente nelle masserie la corte, tanto che nel trapanese esse vengono indicate con il nome di bagli e nel palermitano direttamente con il nome di cortili. Talora assente invece la corte nelle masserie della Sicilia Orientale, sia in quelle di modeste dimensioni che costellano la piana di Catania e che si legano a un uso temporaneo molto limitato e scarsamente abitativo per la storica insalubrit dei luoghi, sia in quelle pi grandi caratterizzate da forma compatta e unitaria. Molto grandi e rappresentative le masserie delle zone centrali interne (spesso denominate fattorie), e particolarmente quelle dellennese, ove limponenza delle strutture edili di tali fabbricati accentuata innanzitutto dalla presenza di corpi destinati alla difesa (torri, guardiole, ecc.) e dalle soprelevazioni che fronteggiano il portone dingresso, in cui ubicata la sezione padronale e direzionale del fabbricato, evidenziata da forme di una certa ricercatezza stilistica. A seconda della caratterizzazione produttiva del territorio di riferimento, la masseria (o baglio, casale, fondo, ecc. in ragione delle aree di appartenenza) comprende locali e attrezzature speciali: depositi interrati per i cereali, trappeti e frantoi per le olive, stenditoi per le mandorle, cantine e palmenti per la produzione del vino, questi ultimi sempre presenti nei bagli del trapanese. In ogni caso, la masseria ... tipico frutto del latifondismo fondiario... rappresenta il simbolo di una struttura agricola particolare, che in parte stata distrutta, in parte ancora resiste ma in modo sempre meno tenace, e che comunque si mostra, dove costituisce un nucleo di pi fervida attivit agricola, tutta protesa alla ricerca di un nuovo equilibrio. Delle numerose tonnare storicamente esistenti in Sicilia (secondo le fonti documentarie, almeno una quarantina di tonnare di corso e dodici di ritorno) ne sono state qui individuate circa una ventina, superstiti testimonianze di unattivit in passato fiorente. Organismi tipicamente costieri, le tonnare esprimono anche negli impianti il forte legame interagente fra territorio litoraneo e mare e fra leconomia agraria e quella marinara, in ragione anche di un analogo regime di propriet e sistema di gestione (le tonnare erano quasi sempre propriet del clero o del baronaggio). Gli impianti di cui erano dotate le maggiori tonnare stabili siciliane erano costituiti da magazzini e strutture per la custodia e lassistenza tecnico-logistica dellapparato di pesca e da fabbricati e capannoni per la lavorazione e la conservazione del tonno, organizzati intorno allo spazio aperto del baglio. Le necessit difensive hanno fatto s che al centro del baglio, o comunque

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collegata ad esso, sorgesse spesso una torre davvistamento, circolare o rettangolare. Le tonnare individuate sono localizzate lungo quattro tratti costieri di concentrazione: i golfi di Milazzo e di Patti, la costa palermitana, quella trapanese da Castellammare a Trapani, il golfo di Noto. Fra le grandi tonnare di corso sono quelle di Tono, Oliveri e S.Giorgio nel golfo di Patti e quelle di Scopello, Bonagia, San Cusumano nel trapanese; due grandi tonnare di ritorno, Capo Passero e Marzamemi, spiccano sullestrema costa sud orientale. Elementi precipui e caratterizzanti i litorali siciliani, in due sole aree circoscritte, sono le saline, impianti produttivi tipici della cultura e delleconomia dellisola. Forse pi di ogni altro elemento antropico, le saline determinano, nei luoghi della loro localizzazione, la qualit del paesaggio; esse rappresentano le esplicitazioni di un rapporto armonico tra geografia (natura) e geometria (artificio) connotando larchitettura dellambiente. Le condizioni indispensabili alla costituzione di una salina sono: la presenza assidua del vento che aziona i mulini e favorisce levaporazione; la natura impermeabile del terreno, le cui argille possano impedire o rallentare la dispersione dellacqua; un clima caldo e asciutto; la vicinanza di un porto idoneo allimbarco della produzione. Tali condizioni hanno favorito limpianto delle saline nel trapanese, dove occupano storicamente gran parte del litorale fra Trapani e Marsala e lintera Isola Grande nello Stagnone; e nella Sicilia sud orientale, con unestensione di gran lunga minore, ad Augusta e a Vendicari (esistenti, queste ultime, sin dal Cinquecento e descritte dal Fazello). Ogni salina, come entit autonoma pi o meno grande, comprende impianti, ordini di vasche, canali e attrezzature proprie, disposti a formare uno schema regolare a griglia caratterizzato dalla costante presenza dellacqua che da mare diventa pianura liquida. Accanto, il sale si accumula in grandi prismi trapezoidali ricoperti da canali di terracotta, unici volumi emergenti insieme ai mulini e alle case dei salinari. Unimportante risorsa economica del territorio, l dove questo segnato dai corsi dacqua, storicamente costituita dai mulini ad acqua, talora isolati, pi spesso relazionati in sistema seriale per lutilizzazione delle stesse acque. Oggi molte di queste strutture produttive sono scomparse o permangono in stato di abbandono e ruderale; talvolta sono ancora visibili alcuni tratti degli acquedotti (saie) che dopo aver prelevato lacqua del corso principale del fiume o da sorgenti, ladducevano alle vasche di carico dei mulini, posti lungo ununica saia per sfruttare al massimo lenergia idraulica di un piccolo corso dacqua utilizzando le differenze di quota. ... questi impianti conservano pressoch inalterate le strutture architettoniche e tecnologiche dei mulini di epoca medievale, araba e normanna, a conferma del generale carattere di conservativit e di permanenza degli apparati strumentali della produzione in Sicilia.... La maggior parte dei mulini era destinata a macinare cereali, ma alcuni si legavano anche ad altre produzioni, come quella dellolio di lino, del sale, delle cartiere. Architettura, tecnologia e funzioni diverse hanno i mulini a vento presenti esclusivamente nelle saline del trapanese, ed elementi fondamentali di quel paesaggio. Caratterizzati dalla volumetria troncoconica, ne esistono di due tipi: quello a stella, con sei pale, detto olandese, e quello, pi recente, con piccole palette metalliche, detto americano. Lattivit estrattiva in Sicilia, da sempre praticata, ha dato luogo a elementi specifici connotanti, con la loro presenza diffusa, alcune zone dellisola. Le cave di pietra, in genere considerate a ragione quali detrattori del paesaggio, costituiscono talora, quando trattasi di cave storiche, parte integrante del paesaggio medesimo: come nel caso delle cave di tufo del bagherese,

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sottomesse rispetto alla campagna e alla campagna restituite per la presenza, al loro interno, dei giardini di agrumeti; o, altres, come nelle antiche cave tra S.Vito e Custonaci, monumento della cultura alla natura, denso di storia anche per i suoi rapporti con il costruito del quale ha fornito la materia prima. Allattivit estrattiva mineraria, e particolarmente a quella dello zolfo, si deve lesistenza di strutture, impianti e reperti estremamente significativi, caratterizzanti soprattutto laltopiano gessoso-solfifero compreso tra le province di Enna, Caltanissetta, Agrigento. Miniere e solfare sono strutture produttive complesse fatte di architetture, di attrezzature tecnologiche, di manufatti diversi (forni, pozzi, gallerie, ecc.); in generale, la miniera non un luogo di riferimento concentrato e puntiforme, ma piuttosto il luogo di un sistema di estrazione legato a pi pozzi di discesa e a un sistema di architetture e manufatti che riguarda aree di notevole dimensione e consistenza. Sono beni culturali e ambientali, di sottosuolo e di superficie, da individuare e preservare come luoghi di memoria storica peculiari della Sicilia. Il panorama delle attivit e degli edifici industriali che emerge dalla cartografia I.G.M. antecedente il secondo conflitto mondiale costituito da pochi esempi disseminati con caratteristica puntuale nel territorio e con ununica area di concentrazione nel palermitano. Tuttavia, nonostante lesiguit numerica delle industrie, delle fabbriche e degli opifici, ci sembra indispensabile lattenzionamento degli stessi sia per i valori intrinseci, esemplari dellarcheologia industriale siciliana, sia per le connessioni con il sistema economico, storico, produttivo. Le attivit industriali rilevate si collocano per lo pi in una situazione intermedia fra artigianato e industria: distillerie, cartiere, fabbriche di terrecotte, sugherifici, ecc. Solo Palermo presenta un panorama pi ricco e diversificato di piccole industrie, fra le quali spiccano per dimensione e importanza le fonderie, lindustria chimica, la cantieristica, le fabbriche di maioliche e porcellane. Le architetture hanno caratteri comuni: sono, allinterno, un intreccio di impalcature metalliche, di capriate e sheds, di macchine e attrezzi; allesterno, curiosi collages di esercizi stilistici, abili manipolazioni di progettisti impegnati ad esprimere la dignit di una nuova classe economica.... La localizzazione degli edifici industriali, originariamente di poco esterna rispetto ai perimetri delle citt, risulta oggi spesso una localizzazione di periferia urbana, nella quale questi manufatti emergono per le caratteristiche tipologiche e per quelle costruttive, spesso ancora tradizionali, nonch per lo stato di abbandono in cui versano. Del patrimonio architettonico extraurbano della Sicilia fanno parte altres una serie di edifici di carattere abitativo e produttivo di valore storico testimoniale che documentano momenti e modi di vita e di lavoro nelle zone rurali, pur essendo manufatti generalmente di piccole dimensioni e di povera architettura. Tra le dimore rurali, si ritenuto di dover segnalare allattenzione le case coloniche costruite dallEnte Colonizzatore del Latifondo Siciliano intorno al 1940, con lintenzione di promuovere un insediamento sparso permanente nelle campagne. Vennero costruite circa 1500 case, secondo un progetto unitario che prevedeva un miglioramento delle condizioni abitative tradizionali. Tra gli edifici destinati alla immediata trasformazione dei prodotti agricoli e alla conservazione, sono stati individuati i frantoi, i palmenti, le cantine, gli stabilimenti enologici, questi ultimi concentrati nella zona di Marsala, lungo la costa e in prossimit del centro abitato, e dovuti alla fiorente industria vinicola introdotta dagli inglesi alla fine del XVIII secolo. I palmenti, come specifiche strutture destinate alla

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pigiatura delluva, caratterizzano la zona etnea ove si ritrovano isolati, ovvero accorpati a dimore, a testimoniare ancora gli antichi limiti di espansione della coltura del vigneto, nonostante oggi siano avulsi dalla destinazione colturale dei suoli circostanti. Alle tecniche costruttive tradizionali si rapportano direttamente le strutture deputate alla produzione di materiali edili: le calcare per la produzione della calce; le fornaci per la produzione di canali e laterizi in genere; gli stazzoni, dove venivano prodotti i mattoni per le murature, realizzati pestando con i piedi largilla che veniva poi pressata in forme di legno parallelepipede e cotta in rudimentali fornaci a paglia o legno. Infine fontane e abbeveratoi costellano lintero territorio regionale, lungo la viabilit dei sentieri e delle trazzere; pozzi, gebbie, macchine idrauliche e norie (queste ultime legate soprattutto allagrumeto del palermitano) caratterizzano tutte le zone storicamente interessate dalle colture irrigue. Estremamente varie per caratteristiche tipologiche e stilistiche le architetture delle attrezzature e dei servizi (ospedali, manicomi, ospizi, scuole, macelli, telegrafi etc.). Raccolta dei dati e costruzione delle carte tematiche Nelle tavole relative alla categoria in esame e negli elenchi allegati viene individuato un primo inventario di beni isolati, definito sulla base dellindagine su fonti cartografiche riferite, per la maggior parte, al periodo tra le due guerre (I.G.M. 1:25000, anni 1906-43). Tale scelta stata operata nellintento di recuperare limmagine storicamente compiuta del sistema insediativo nel paesaggio siciliano immediatamente precedente alle grandi trasformazioni del secondo dopoguerra; si inteso inoltre riallacciarsi espressamente alle norme e alle prescrizioni della L. 1O89/39 che escludono dal regime della tutela le opere la cui esecuzione risalga a meno di 5O anni. Per lelaborazione della carta dei beni isolati e dei relativi elenchi si adottata una metodologia che, con lausilio degli strumenti informatici, ha consentito la sistematizzazione dei dati ritenuti essenziali alla individuazione del bene, ed il collegamento grafico-alfanumerico. I beni isolati sono stati individuati, come sopra accennato, sulle cartografie storiche I.G.M. in scala 1:25000 e successivamente digitalizzati come punti georeferenziati nel sistema di riferimento U.T.M. riportato nelle relative tavolette; delle saline, beni areali, sono stati digitalizzati i perimetri. Ad ogni punto digitalizzato e georeferenziato corrispondono alcuni dati che rappresentano una prima informazione essenzialmente localizzativa ed identificativa del tipo di bene. Tali dati potranno in seguito essere integrati da tutte le informazioni che si riterranno necessarie in sede di approfondimento della pianificazione; potranno altres essere collegati ad ulteriori elaborazioni e documentazioni grafiche, fotografiche, etc., relative ad ogni singolo bene. I dati attualmente raccolti forniscono per ogni bene le seguenti informazioni: Localizzazione del bene rispetto alla suddivisione regionale in ambiti operata dal Piano Territoriale Paesistico Regionale Localizzazione attuale con riferimento a provincia e comune. Tipo, eventuale qualificazione tipologica e denominazione (quando rilevabile) del bene riferiti, in generale, alla cartografia storica. Classificazione, secondo la suddivisione operata nelle presenti Linee Guida.

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Numero del foglio, del quadrante, orientamento, denominazione e data di rilevamento o aggiornamento della tavoletta I.G.M. 1:25000 sulla quale stata effettuata lindividuazione del bene. Coordinate piane est e nord del bene rilevate nel sistema di riferimento U.T.M. indicato nelle suddette tavolette. Definizione delle componenti I beni isolati individuati dalle Linee Guida del Piano sono raggruppati nelle seguenti classi: A Architetture, edifici e manufatti di carattere difensivo, risalenti a varie epoche e in funzione di ci diversamente connotati o stratificati, a noi pervenuti in condizioni di leggibilit ancora integre ovvero in stato ruderale, ma comunque riconoscibili come emergenze monumentali e ambientali anche in virt di una localizzazione sempre emblematica per capacit del ruolo di controllo territoriale in aderenza a particolarit orografiche che sottolineano il privilegio di natura oltre che di storia. Sono stati qui considerati i castelli, le opere fortificate, le torri appartenenti al circuito costiero e quelle dellentroterra, caserme, carceri, etc. B Complessi, edifici e manufatti di carattere religioso, presenti nel territorio come testimonianze di architettura e di fede, siano esse espressioni colte e monumentali ovvero documento della cultura costruttiva popolare e vernacolare, in posizione dominante sul paesaggio circostante, oppure dislocati come pause lungo i percorsi delluomo. Vengono compresi cappelle, chiese, santuari, conventi, abbazie, monasteri, cimiteri, etc. C Architetture e complessi di carattere residenziale allesterno dei nuclei e dei centri storici, ma spesso in prossimit degli stessi e comunque generalmente localizzati in luoghi privilegiati del paesaggio e della natura. Sono stati individuati come tali i rari palazzi padronali isolati nel territorio, le ville e le dimore storiche destinate alla villeggiatura (da quelle settecentesche che costituiscono espressione peculiare dellarchitettura tardo-barocca siciliana, ai villini liberty, le casine, etc.), da considerare insieme ai giardini, ai parchi o ai terreni agricoli di loro pertinenza. D Complessi, edifici e manufatti storici legati alle attivit produttive agricole e zootecniche (bagli, masserie, casali, fattorie, case rurali e case coloniche, trappeti, palmenti, mulini, etc. sino a fontane, abbeveratoi, senie), alle attivit del mare e della costa (tonnare e saline), alle attivit estrattive (miniere, solfare, cave storiche), etc. E Attrezzature e servizi storicamente esistenti: ospedali, scuole, macelli, stabilimenti balneari e termali, fondaci, alberghi, ed inoltre i fari, le lanterne e finalmente i semafori che nellOttocento sostituirono il sistema delle segnalazioni a vista da torre a torre lungo i litorali dellIsola. Qui di seguito si riporta lelenco dei tipi individuati, secondo le relative classificazioni: A ARCHITETTURA MILITARE A1 Torri A2 Bastioni, castelli, fortificazioni, rivellini

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C D

A3 Capitanerie, carceri, caserme, depositi di polveri, fortini, polveriere, stazioni dei carabinieri ARCHITETTURA RELIGIOSA B1 Abbazie, badie, collegi, conventi, eremi, monasteri, santuari B2 Cappelle, chiese B3 Cimiteri, ossari ARCHITETTURA RESIDENZIALE C1 Casine, casini, palazzelli, palazzetti, palazzine, palazzi, ville, villette, villini ARCHITETTURA PRODUTTIVA D1 Aziende, bagli, casali, case, cortili, fattorie, fondi, gasene, masserie D2 Case coloniche, dammusi, depositi, frumentari, magazzini, stalle D3 Cantine, oleifici, palmenti, stabilimenti enologici, trappeti D4 Mulini D5 Abbeveratoi, acque, cisterne, fontane, fonti, gebbie, macchine idriche, norie, pozzi, senie, serbatoi, vasche D6 Tonnare D7 Saline D8 Cave, miniere, solfare D9 Calcare, fornaci, forni, stazzoni D10Acciaierie, cantieri navali, cartiere, centrali (elettriche, elettrotermiche), concerie, distillerie, fabbriche, manifatture tabacchi, officine, pastifici, polverifici, segherie, sugherifici, vetrerie ATTREZZATURE E SERVIZI E1 Caricatori, porti, scali portuali E2 Aeroporti E3 Bagni e stabilimenti termali, terme E4 Alberghi, colonie marine, fondaci, locande, osterie, rifugi, ristoranti taverne E5 Asili dei poveri, case di convalescenza, gasometri, istituti (agrari, zootecnici), lazzaretti, macelli, manicomi, orfanotrofi, ospedali, ospizi, osservatori, radio-telegrafi, ricoveri, sanatori, scuole, telegrafi, stazioni ippiche E6 Fanali, fari, fari-lanterne, lanterne, lanternini, semafori.

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SOTTOSISTEMA INSEDIATIVO 9.8 VIABILIT Generalit La viabilit siciliana ha origini molto antiche, tuttavia essa si consolida con itinerari precisi in et imperiale. Dalla caduta dellimpero romano (476 d.C.) fino alla fine del XVI secolo gli studi relativi a questo argomento sono pochi, si ricomincia ad avere notizia di percorsi nel 1584 quando, dal vicer Marco Antonio Colonna, viene istituito un regolare servizio postale; i Corrieri del Regno ed i Corrieri Ordinari recapitavano la corrispondenza da una citt allaltra, vennero stabiliti per le partenze i giorni, i costi dei viaggi ed i percorsi da effettuare. Fino agli ultimi decenni del Settecento il sistema delle comunicazioni interne in Sicilia era estremamente arretrato, contrariamente a quanto avveniva negli altri paesi. La rete delle comunicazioni isolane risultava costituita per la maggior parte da trazzere non rotabili, piste in terra battuta che potevano essere percorse solo a piedi o a cavallo divenendo in inverno impraticabili, lungo di esse esisteva qualche ponte o un servizio di pontonaggio effettuato con barche. Le rotabili erano poche e si articolavano attorno Palermo nella Conca dOro e nelle Piana di Catania. I viaggi allinterno dellisola venivano effettuati con il mulo o con la lettiga, che guidata da un lettighiere assistito da un compagno non poteva trasportare pi di due passeggeri. interessante a questo proposito leggere le memorie di viaggio dellabate Balsamo diretto da Palermo a Modica per capire in quali condizioni di disagio si potesse effettuare un viaggio nellinterno dellisola. Spesso lungo il loro percorso i viaggiatori trovavano la strada sbarrata da catene ed erano costretti a pagare un pedaggio al feudatario del luogo o al Comune, che si occupavano della relativa manutenzione. Subito dopo il raccolto, nei mesi di settembre lunghe carovane di muli (rdine) guidate da bordonari trasportavano il grano dai luoghi di produzione ai caricatori situati nelle citt costiere, e in seguito da queste ripartiva via mare sia per lestero che per gli altri mercati dellisola. I paesi che si trovavano lungo la costa preferivano utilizzare le comunicazioni marittime che risultavano essere tra tutte le pi comode e sicure. Solo nel 1774 il Parlamento Siciliano si pose il problema della costruzione di una rete viaria, e nel 1778 i tre bracci del Parlamento ridiscussero il problema approvando una spesa di 24.000 scudi da ripartirsi tra baronaggio, clero, e le universit baronali e demaniali; venne stabilita la realizzazione di otto grandi linee rotabili, in tutto 700 miglia, per facilitare le comunicazioni tra le principali citt dellisola. Si era compreso che le strade rappresentavano un mezzo per potenziare i commerci. Un tale cambiamento avrebbe significato per i baroni, proprietari dei feudi pi interni della Sicilia, un grosso miglioramento dal punto di vista economico, perch il grano, da sempre prodotto nelle aree centrali dellisola, pi facilmente avrebbe potuto raggiungere i luoghi di commercializzazione; tuttavia costoro non furono mai disponibili a pagare il prezzo di questa modernizzazione riuscendo a farla gravare sempre esclusivamente sulle casse dello stato. Per il governo daltronde lasfittica economia isolana non consentiva solo attraverso limposizione di tasse un adeguato ritorno economico; da ci la necessit di promuovere unattivazione dei commerci e dei traffici, attraverso un miglioramento dei mezzi di comunicazione.

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Le strade rotabili vennero suddivise in tre classi: le vie consolari, che partendo dalla capitale attraversavano il regno da una parte allaltra, le vie traverse principali, che erano vie dimmissione nelle strade consolari, ed infine le traverse secondarie che si svolgevano allinterno di uno stesso comune. Tra le strade in progetto vi era la Palermo-Messina via montagne per il cui tracciato venne inviato in Sicilia il conte Persichelli; i lavori andarono parecchio a rilento, il tracciato rimesso in discussione varie volte e i costi del primo tratto risultarono al di sopra delle previsioni. Dopo sedici anni dal primo considerevole stanziamento di fondi destinati alla realizzazione della rete viaria, il Giarrizzo considerava esserne state realizzate solo 160 miglia che per mancanza di manutenzione spesso non risultavano neanche praticabili. Nel 1824 esistevano 252 miglia di rete stradale, i lavori erano stati concentrati nella zona nord-occidentale dellisola mentre nel restante territorio la situazione era completamente bloccata. Esse presentavano non pochi difetti sia nel tracciato spesso tortuoso e scomodo che nelle opere di sottofondo poco resistenti. Per quanto riguarda la tecnica costruttiva probabilmente le carenze erano dovute alla scarsa esperienza; la scelta dei percorsi invece, risentiva delle pressioni che esercitavano i comuni o i singoli proprietari, anzich essere il frutto di una scelta funzionale, con un conseguente cattivo utilizzo dei carri che come Perez osservava, spesso per la ripida pendenza non potevano essere utilizzati a pieno carico. Sempre nel 1824 il governo seguendo un suggerimento proposto dal De Weltz, per reperire i fondi necessari alla continuazione dei lavori stradali, stipula un primo prestito con la casa di commercio Falconet alla quale erano interessati i Rothschild. Nel 1835 venne stipulato un nuovo mutuo, utilizzato solo tre anni dopo, a causa di una epidemia di colera. Uno dei motivi che provocava lentezza nei lavori era la difficolt nel reperimento della mano dopera, si cercava infatti di non distogliere i contadini dal lavoro dei campi per non provocare danni allagricoltura, preferendo utilizzare nei lavori pubblici i galeotti ai quali veniva ridotta la pena di un terzo. interessante osservare che la mancanza della figura delloperaio, diffusa gi nel resto dEuropa e dItalia costituisce unulteriore conferma dellarretratezza sociale siciliana, per sopperire a questa carenza probabile che le societ appaltatrici dei lavori stradali facessero ricorso a maestranze non locali. Il potenziamento della rete viaria consent di strutturare meglio i servizi postali utilizzando alcune vetture anche per il trasporto di passeggeri, purtroppo non in tutte le stagioni a causa della mancanza di alcuni ponti. Con il regio decreto del 17 dicembre 1838 si previde la costruzione di 37 traverse e strade che mettevano in comunicazione quasi lintera isola, dichiarando le opere di competenza della Provincia e dei rispettivi comuni; lo Stato, invece, sarebbe intervenuto per la costruzione dei tronchi stradali nelle provincie di Noto, Caltanissetta e Girgenti. Le strade che si realizzarono risultarono tecnicamente pi perfette per merito degli Ingegneri napoletani che usufruirono di regolamenti pi elastici e per ladozione del sistema Mac Adam che, come dice G. Tesoriere, si basava su tre principi: valutazione dellaridit del suolo destinato a ricevere i materiali, sistemazione della massicciata con ferri di grandezza uniforme, calcolo dello spessore impermeabile in proporzione alla quantit dei materiali; queste norme abbastanza semplici si rifacevano a quelle tradizionalmente seguite dai Romani.

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I lavori vennero concentrati nella provincia di Noto, pochissimo si fece nella provincia di Agrigento, di Caltanissetta e in quella che sar poi quella di Castrogiovanni. I paesi delle Madonie, dei Nebrodi e dei Peloritani risultavano completamente isolati e lo resteranno ancora per parecchio tempo dopo lUnit dItalia. La realizzazione della rete viaria fu sempre estremamente problematica, il governo centrale non appront mai i capitali necessari alla realizzazione delle opere perch probabilmente il ritorno nelle casse dellerario sarebbe stato indiretto ed inadeguato, daltronde il ricorso ai prestiti aggravava il costo delle opere e la lentezza degli stessi fin con il non essere vantaggiosa neanche per i gruppi finanziari, la stasi dei lavori obblig lo Stato ad intervenire, ma una gli intervento furono sempre inadeguati rispetto le effettive esigenze. I dati raccolti da O. Cancila mostrano che la situazione delle comunicazioni in Sicilia al momento dellunificazione dItalia risulta estremamente carente: in provincia di Messina su 101 comuni 67 risultavano privi di collegamenti, ad Agrigento su 40 comuni 29 erano privi di strade, nella provincia di Palermo i 34 comuni privi di strade erano tutti concentrati nella zona orientale; in conclusione nel 1862 il 30% della popolazione siciliana risultava vivere in zone prive di collegamenti e le provincie maggiormente penalizzate risultavano quelle di Agrigento, Caltanissetta e Messina. La rete viaria realizzata contava 2169,671 km, mancavano parecchi ponti e molte strade risultavano in stato di grande abbandono; si era comunque raggiunto lo scopo di mettere in comunicazione tra loro i vari capoluoghi di provincia, i paesi dellinterno erano stati avvicinati alla costa, ed i luoghi di produzione ai luoghi di consumo ed esportazione. La prima linea ferrata italiana venne realizzata nel 1836 nel Regno delle due Sicilie e fu voluta da Ferdinando II per collegare la capitale, Napoli, con le varie residenze reali; in Sicilia la sua diffusione avvenne ventanni dopo. Il governo borbonico stabil la costruzione di tre grandi linee ferrate che partendo da Palermo dovevano collegare Messina, Catania, Agrigento e Terranova. Con la caduta del regno il progetto non pot concretizzarsi e nel giugno del 1860 fu Garibaldi a decretare la costruzione di una rete ferroviaria che collegava Palermo con Messina passando da Caltanissetta e Catania. Nel settembre dello stesso anno venne data in concessione ai banchieri Adami e Lemmi la costruzione di tutte rete ferroviaria dellItalia meridionale ed insulare. Il piano generale della rete siciliana prevedeva la costruzione delle linee Messina-Catania-Siracusa, Catania-Castrogiovanni-Palermo e le trasversali da Palermo ad Agrigento e Marsala. Nel 1863 venne aperto il primo tronco ferroviario siciliano di km 13 che collegava Palermo a Bagheria, realizzato direttamente dallo Stato. Alla societ titolare dei lavori subentr la Vittorio Emanuele che doveva eseguire le linee Messina-Siracusa-Catania-Palermo con diramazioni per Agrigento e Licata, doveva continuare il tronco Bagheria-Trabia ed istituire un servizio di traghetti tra Messina e Reggio. Parecchi ingegneri della Societ vennero distribuiti in tutto il territorio regionale per studiare i percorsi pi adeguati, che risultarono tuttavia di grande complessit; nel 1866 tuttavia la Societ dichiar di non potere realizzare i lavori, suscitando parecchio malcontento nel capoluogo. Nel 1868 risultavano realizzati solo km. 330 di rete ferroviaria. A causa della lentezza dei lavori lo Stato unitario si decise a favorire con una legge, la formazione di grandi gruppi concessionari. Nel 1871 i lavori vengono assunti dalla

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Societ delle Ferrovie Meridionali che realizza tra il 1874 ed il 1884 km 300 di rete ferroviaria. Nel 1876 la Sicilia possedeva quindi due grandi linee: sul versante orientale la Messina-Catania-Siracusa con le diramazioni per S.Caterina Xirbi e per la parte centro-occidentale la Palermo-Trapani-Girgenti-Porto Empedocle. Uninchiesta condotta dal Governo in quegli anni sulla situazione delle comunicazioni interne dellisola concluse accertando che i percorsi scelti per la linea ferroviaria favorivano lindustria estrattiva, collegando le zone interne ricche di giacimenti con i principali porti delle coste, veniva invece trascurato il trasporto dei passeggeri, prevedendo spesso tracciati distanti dai centri abitati. Il risultato dellinchiesta rilev grosse carenze nel sistema delle comunicazioni interne, tali da costringere lo Stato ad assumere in proprio i lavori, ci port alla realizzazione del collegamento tra le due linee siciliane attraverso il tratto S.Caterina ed Aragona. La parte occidentale dellisola era la meno servita nel 1868 venne realizzato un tracciato che collegava Palermo a Partinico e attraversando Calatafimi raggiungeva Trapani e poi Marsala e Mazara. Nel decennio 1885-1895 la Societ Italiana delle strade Ferrate della Sicilia attiv km 439 di rete ferrata e nel 1895 il suo sviluppo complessivo risultava di km 1305. Nel 1886 si inaugurava a Palermo la stazione centrale e realizzato il collegamento tra il capoluogo e Corleone. Lanno successivo venne aperto il primo tratto della Palermo-Messina congiungendo Termini a Cefal, con una contribuzione economica da parte di entrambe le province. Allinizio di questo secolo la rete ferroviaria siciliana nelle sue linee essenziali era stata tutta realizzata a scartamento ordinario ad eccezione della PalermoCorleone a scartamento ridotto. Restavano da collegare le zone interne della Sicilia orientale e parte di quella centrale; si poneva il problema se realizzare le linee a scartamento ordinario che avrebbero consentito unitariet alla rete, o quelle a scartamento ridotto con la possibilit di realizzare percorsi pi diretti ed economici. Le scelte si orientarono su questa seconda ipotesi portando alla realizzazione della Giampileri-Messina-Faro, della Messina-Barcellona, e della Circumetnea. Larrivo della ferrovia signific per molti centri siciliani lunica possibilit di collegamento con il resto del territorio; da parte del governo italiano post-unitario il progetto era ben pi ampio perch nellinstallazione della linea ferrata in Meridione, veniva vista la possibilit di creare in modo pi concreto lunificazione nazionale, politica ed economica nel paese. Raccolta dei dati e costruzione delle carte tematiche Per la redazione della carta riguardante la rete infrastrutturale storica stata utilizzata la cartografia I.G.M. 1:50000, realizzata a partire dal 1865 e riconosciuta per le strade rotabili nel 1885. Sono state prese in considerazione tre categorie viarie: le strade principali (vie consolari), le trazzere (vie traverse principali e secondarie), ed i sentieri; il sistema ferroviario ed i caricatori regi e baronali (aboliti nel 1812) distribuiti lungo la costa. Per quanto riguarda le trazzere ed i sentieri si operato anche un continuo raffronto con la carta I.G.M. 1:250000 del 1975 al fine di determinare quali tra esse fossero, ancora oggi esistenti. La rete viaria storica, il tracciato ferroviario ed i caricatori sono stati digitalizzati e quindi georeferenziati; la stessa procedura stata effettuata sui nuclei urbani perch costituiscono i nodi di irraggiamento della viabilit, necessari al fine di una lettura organica del sistema viario.

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Utilizzando i mezzi informatici disponibili si dovr creare un G.I.S. (Geographic information system) nel quale i centri urbani relativi al XVIII e XIX sec. siano messi in collegamento con le relative schede C.S.U. (scheda di centro storico urbano) opportunamente predisposte, gi informatizzate e dotate di un proprio codice di individuazione; per quanto riguarda la viabilit principale, potranno essere fornite informazioni pi dettagliate sul periodo di realizzazione dei vari tronchi stradali; e per ci che attiene i caricatori dovranno realizzarsi delle opportune schede che raccolgano i dati informativi essenziali. Con i dati costituenti i G.I.S. e dallincrocio della carta della infrastrutturazione storica territoriale con i vari tematismi si potranno ottenere numerosi tipi di informazioni, utili alle categorie di tutela ed alla puntualizzazione dei gradi della stessa. Definizione delle componenti La viabilit storica siciliana ha origini molto antiche risalenti ai suoi primi abitatori, tuttavia in et imperiale che i percorsi si consolidano con itinerari stabiliti di cui ci pervenuta testimonianza scritta. Le molteplici vicissitudini politiche che la videro soggetta allalternarsi di diversi regnanti contribuirono a condizionare pesantemente anche la situazione delle comunicazioni interne, che in unisola dal territorio tanto vasto non furono mai facili e spesso subordinate a quelle marittime ritenute pi agevoli. Di sistema viario, in senso moderno, si pu cominciare a parlare solo a partire dal secolo scorso, certi tuttavia che le rotabili realizzate non andarono discostandosi di molto dai tracciati pi antichi a loro volta fortemente condizionati dallorografia dellisola. La comparazione, poi, tra il sistema viario storico e le strade statali attuali, porta alla considerazione che molto spesso esse abbiano riutilizzato i tracciati esistenti nel secolo scorso. A I Sentieri. Si trovano spesso in luoghi con particolarit orografiche, dove o per la pendenza, o per le dimensioni minime cui era obbligato il tracciato, non era possibile realizzare altro tipo di collegamento. Da essi possibile ottenere le migliori condizioni per la percezione dei caratteri del paesaggio, in quanto punti panoramici e principali canali di fruizione visiva. Il non avere ritenuto utile la loro trasformazione in carrabili ha consentito anche il mantenimento integrale dei luoghi circostanti; B I Percorsi Agricoli Interpoderali, ed i Percorsi Trazzerali. Costituiscono una trama viaria, defilata dalla grossa percorrenza, prevalentemente utilizzata a scopi agricoli ed utilissima per una autentica percezione del paesaggio agrario; C Le Trazzere Regie. Storicamente venivano utilizzate per il trasferimento degli armenti la transumanza; durante i periodi di siccit estivi le greggi venivano portate dai pascoli siti a bassa quota a quelli di alta quota, il fondo di questi tracciati pertanto doveva essere naturale al fine di consentire la pastura degli animali; D I Caricatori Regi e Baronali. Alcuni esistenti sin dalla seconda met del XIV secolo, rivestirono fondamentale importanza nelleconomia dellisola fino agli inizi del secolo scorso (nel 1812 vennero aboliti). Subito dopo il raccolto, nei mesi di agosto e settembre, lunghe carovane di muli (rdine) guidate da bordonari trasportavano il grano dai luoghi di produzione dellentroterra ai caricatori situati nelle citt costiere, in seguito da queste ripartiva via mare sia per lestero che per gli altri mercati dellisola;

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E I Rami della ferrovia a scartamento ridotto. Linee ferrate e manufatti edilizi (gallerie, caselli, stazioni, depositi, ponti, etc..) costruiti alla fine del secolo scorso, oggi in stato di abbandono.

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SOTTOSISTEMA INSEDIATIVO 9.9 PAESAGGIO PERCETTIVO Generalit Il Piano Territoriale Paesistico della Regione Siciliana tutela il paesaggio dal punto di vista percettivo secondo modalit coerenti con la linea evolutiva tracciata dalla precedente legislazione nazionale e regionale ed opera in favore dellaffermarsi di una prassi pianificatoria nella quale, ad ogni livello di approfondimento, i problemi legati alla percezione siano pienamente integrati in una moderna considerazione delle tematiche paesaggistiche. Mediante la lettura percettiva possibile evidenziare una parte consistente del tessuto di relazioni sensibili esistenti fra i segni del paesaggio naturale ed antropico siciliano. Tali segni sono considerati come componenti significative della visione e quindi immediatamente riconoscibili come struttura portante della stessa; su di essi si impernia la tutela e la valorizzazione delle aree afferenti. Per evidenziare i nessi e le dinamiche intercorrenti fra i diversi sistemi di segni lottica percettiva di analisi del paesaggio si arricchisce mediante le altre elaborazioni tematiche sviluppate allinterno del PTPR. Raccolta dei dati e costruzione delle carte tematiche Carta delle componenti primarie del paesaggio percettivo Lindividuazione cartografica di alcune caratteristiche geomorfologiche fondamentali del territorio siciliano genera una fitta maglia di segni che possono considerarsi i meno eludibili, se non i principali, riferimenti visivi del contesto isolano. Quelli cio che creano orizzonti (p. es. i crinali) o che definiscono assialit talvolta di limitato respiro panoramico (p. es. i fondovalle). Attorno a tali segni vengono create delle aree di rispetto che di questi seguono il tracciato e la cui ampiezza, variabile a seconda dellelemento geomorfologico considerato, sta in rapporto diretto con laltitudine dei luoghi considerati, ed in rapporto inverso con la pendenza degli stessi. Le categorie di beni considerate sono n. 15, comprese n. 4 sottoclassi legate ai morfotipi costieri, e cio: a) la costa per una distanza dalla linea di battigia dipendente dalla tipologia morfologica: m 100 per la costa a falesie o rilievi montuosi che raggiungono il mare e per la costa a spiagge strette limitate da rilievi o scarpate; m 200 per la costa a pianura di fiumara; m 350 per la costa a pianura di dune; m 500 per la costa a pianura di saline, per la costa a pianura di pantani e per la costa a pianura alluvionale; b) gli spartiacque e le aree limitrofe per unampiezza di m 150; c) i crinali montani e le aree limitrofe per unampiezza di m 150; d) i crinali collinari e le aree limitrofe per unampiezza di m 250; e) le cime isolate fino a m 400 e le aree limitrofe per unampiezza di m 200; f) le cime isolate comprese fra m 400 e m 600 e le aree limitrofe per unampiezza di m 300; g) le cime isolate comprese fra m 600 e m 1200 e le aree limitrofe per unampiezza di m 400;

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h) le cime isolate superiori a m 1200 e le aree limitrofe per unampiezza di m 500; i) le selle e le aree limitrofe per unampiezza di m 250; l) le aste fluviali principali e le aree limitrofe per unampiezza di m 250; m)i rami fluviali secondari di vario ordine ed i torrenti, comprese le aree limitrofe per unampiezza di m 150; n) i laghi e le aree limitrofe per unampiezza di m 250. Per ogni componente evidenziata nella carta delle componenti primarie del paesaggio percettivo si provvede a rilevare le caratteristiche distintive secondo la seguente schematizzazione: 1. Ambito 2. Identificativo di categoria 3. Fascia di rispetto 4. Provincia 5. Comune 6. Toponimo di riferimento 7. Superficie in proiezione orizzontale 8. Altitudine media dellarea 9. Descrittore geomorfologico 10. Previsioni di piani esistenti 11. Detrattori principali in studio Tali caratteristiche comprendono sia quelle fondamentali per lidentificazione certa della componente che quelle che ne forniscono una definizione di dettaglio. Queste ultime sono messe a fuoco mediante le letture multitematiche utilizzanti le ulteriori indagini settoriali del Piano. Il data-base connesso a tale carta, i cui campi sono costituiti dai descrittori anzidetti, permetter interrogazioni aventi come chiave ognuno di questi, sol che si tenga in particolare conto, in sede di ulteriore futura implementazione dello stesso, la normalizzazione lessicale per i campi la cui compilazione maggiormente discorsiva. Carta dellintervisibilit costiera. Tale carta il risultato delle elaborazioni informatiche eseguite simulando al computer il posizionamento lungo la costa siciliana di un notevolissimo numero di punti di osservazione, distanti 1 km luno dallaltro. Da tali punti si effettua in automatico lindividuazione delle porzioni di territorio costiero visibili. Il risultato di tali osservazioni una mappatura di aree poligonali le cui caratteristiche non sono solo quelle di essere visibili dai suddetti osservatori virtuali, ma anche di esserlo pi o meno, secondo una scala di valori riferita alla quantit di punti di osservazione che contemporaneamente inquadrano la medesima porzione di territorio costiero. A tale scala di valori viene associata una opportuna scala cromatica per la migliore resa grafica del lavoro. Le areole minime della carta dellintervisibilit costiera hanno valori di intervisibilit compresi entro nove classi di appartenenza e cio: 1. Nulla 2. Minima 3. Bassa 4. Medio-bassa

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5. 6. 7. 8. 9.

Media Medio-alta Alta Altissima Di area vasta Lelaborazione dellintervisibilit costiera necessita di un affidabile modello tridimensionale del terreno, le cui caratteristiche geometriche sono lette ed interpretate dal computer, fissando previamente alcuni parametri operativi. Fra questi ci preme evidenziare in questa sede solo quelli inerenti alla densit di informazione del modello tridimensionale anzidetto e quelli relativi alla dimensione dellunit minima di analisi del territorio osservato. Dai primi dipende la possibilit di effettuare analisi di intervisibilit a grande scala, dai secondi dipende laccuratezza del risultato finale delle osservazioni. Le analisi automatizzate di visibilit consentono di associare alle areole poligonali in cui viene strumentalmente suddiviso il territorio, non solo una serie di informazioni geometriche (aree, perimetri relativi) e un valore numerico che indica il grado di afferenza visiva (intervisibilit, appunto) dellelemento rispetto ad un dato gruppo di punti di osservazione, ma anche ulteriori tematizzazioni. Cos facendo lanalisi percettiva si arricchisce delle valenze che il paesaggio esprime entro ottiche interpretative diverse, da queste traendo anche il senso delle dinamiche dei processi antropici e naturali in atto o storicizzati. La stessa visualizzazione tridimensionale di porzioni di territorio e delle relative letture tematiche rende possibili nuove sintesi e rende immediatamente evidenti i principali nessi territoriali dei suddetti processi. Carta dei percorsi stradali ed autostradali panoramici. La percezione del paesaggio dipende anche dallinsieme di mezzi e metodi che vengono usati per relazionarsi con esso. La rete stradale siciliana, alquanto fitta, veicola le opportunit di visione, dinamica o statica, che vengono offerte alla comunit insediata mediante la mobilit automobilistica, prevalente oggi nella maggior parte della regione. Chi si occupa di turismo sa che molte arterie isolane sono diventate loccasione per il formarsi di nuovi stereotipi percettivi, come il percorrere strade e trazzere uguali, perch pi pervie, aveva contribuito a generare una sorta di idem sentire fra i viaggiatori europei venuti in Sicilia fra Sette e Ottocento. dunque fondamentale rivolgere linteresse verso quei percorsi veicolari cui le guide turistiche pi accreditate attribuiscono grande valore panoramico. La presente carta costruita adottando come filtro metodologico per la individuazione dei percorsi a valenza percettiva, quello offerto dalla carta del Touring Club dItalia della Sicilia, in scala 1:200000, e da quella omonima della Michelin in scala 1:400000. In esse levidenziazione grafica dei tracciati panoramici (bordatura in verde parallela alla strada considerata, posta in destra o sinistra rispetto allasse della stessa a seconda dellampiezza della visuale) riguarda solo la rete viaria a maggiore percorrenza e quindi di maggiori dimensioni (strade di interesse regionale a quattro corsie - larga - media - stretta - asfaltata come da legenda dei segni convenzionali contenuta nellAtlante Stradale dItalia edito dal TCI). Non sono quindi presi in considerazione quei percorsi secondari che, bench desueti, possono presentare caratteri di spiccata panoramicit.

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Ci se da un lato costituisce un limite della ricerca, dallaltro la indirizza verso unimportante ipotesi di sviluppo, specie qualora lo studio ulteriore sui percorsi carrabili secondari ne accerti anche la storicit. Le categorie analitiche dei percorsi test cartografati sono: 1. Ambito 2. Classificazione ANAS 3. Provincia 4. Comune 5. Anno tracciamento 6. Localit collegate 7. Lunghezza 8. Altitudine media o prevalente 9. Pendenza media o prevalente 10. Larghezza media 11. Tipologia del fondo 12. Stato di conservazione 13. Itinerario prevalentemente turistico 14. Entro urbanizzato a sviluppo lineare 15. Opere in esecuzione da PRG o altri piani 16. Detrattori principali in studio Tali categorie comprendono sia quelle fondamentali per lidentificazione certa del percorso panoramico che quelle che ne forniscono una definizione di dettaglio. Queste ultime sono messe a fuoco mediante le letture multitematiche utilizzanti le ulteriori indagini settoriali del Piano. Il data-base connesso alla presente carta, i cui campi sono costituiti dai descrittori anzidetti, permetter interrogazioni aventi come chiave ognuno di questi, sol che si tenga in particolare conto, in sede di ulteriore futura implementazione dello stesso, la normalizzazione lessicale per i campi la cui compilazione maggiormente discorsiva. Definizione delle componenti Componenti primarie (strutturanti) Il procedimento che consente di determinare la riconoscibilit percettiva delle qualit coessenziali del paesaggio siciliano prevede, innanzitutto, lindividuazione di un insieme di componenti primarie (strutturanti). La rappresentazione cartografica di tali componenti si fonda sullestensione degli attributi qualitativi delle stesse, considerati nella loro consistenza geografica, ad unarea ad esse circostante. Questarea si configura, quindi, come una zona percettivamente sensibile, ove si ha cio la massima tendenza al costituirsi di una emergenza visiva in corrispondenza di uno dei grandi fatti morfologici dellisola. Lampiezza di tale area, misurata in proiezione planimetrica, dipende dalle caratteristiche morfologiche delle aree afferenti e dalla tipologia stessa delle componenti. Si definiscono componenti primarie (strutturanti) del paesaggio percettivo siciliano: a) la costa per una distanza dalla linea di battigia dipendente dalla tipologia morfologica:

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m 100 per la costa a falesie o rilievi montuosi che raggiungono il mare e per la costa a spiagge strette limitate da rilievi o scarpate; m 200 per la costa a pianura di fiumara; m 350 per la costa a pianura di dune; m 500 per la costa a pianura di saline, per la costa a pianura di pantani e per la costa a pianura alluvionale; b) gli spartiacque e le aree limitrofe per unampiezza di m 150; c) i crinali montani e le aree limitrofe per unampiezza di m 150; d) i crinali collinari e le aree limitrofe per unampiezza di m 250; e) le cime isolate fino a m 400 e le aree limitrofe per unampiezza di m 200; f) le cime isolate comprese fra m 400 e m 600 e le aree limitrofe per unampiezza di m 300; g) le cime isolate comprese fra m 600 e m 1200 e le aree limitrofe per unampiezza di m 400; h) le cime isolate superiori a m 1200 e le aree limitrofe per unampiezza di m 500; i) le selle e le aree limitrofe per unampiezza di m 250; l) le aste fluviali principali e le aree limitrofe per unampiezza di m 250; m)i rami fluviali secondari di vario ordine ed i torrenti, comprese le aree limitrofe per unampiezza di m 150; n) i laghi e le aree limitrofe per unampiezza di m 250. Lindividuazione delle componenti primarie (strutturanti) del paesaggio percettivo prodotta dallAmministrazione Regionale BB.CC.AA. Essa pu essere corretta e specificata, per maggiore aderenza alle configurazioni reali, in esito agli approfondimenti di cui ai successivi punti. Componenti secondarie (caratterizzanti) Le zone che risultano esterne allinsieme degli aereali delle suddette componenti primarie devono essere sottoposte ad attenta valutazione di dettaglio al fine di acclararne la caratterizzazione percettiva. In esse vengono individuate le componenti secondarie (caratterizzanti) del paesaggio percettivo, secondo procedure di lettura integrata delle variabili geo-morfologiche locali che tendono ad individuare ordini tipologici ed aggregati di segni quali: a) maglie di elementi orientati: la trama orografica compone nel disegno generale una maglia ortogonale di elementi variamente orientati; b) pianure: aree caratterizzate da omogeneit altimetrica le cui caratteristiche spaziali discendono strettamente dai locali fattori geo-litologici e morfogenetici; c) associazioni tipiche di quote e pendenze: identificabili in aree limitate non pianeggianti in cui i fattori morfogenetici hanno impresso unimpronta caratteristica e, rispetto allimmediato intorno, originale; d) sistemi di simmetria assiale: coincidenti con le valli pi o meno profondamente incise e le dorsali limitrofe; e) valori ritmici: individuabili nella ripetizione, in stretta adiacenza, di elementi affini come valli, crinali, anfiteatri costieri con o senza i relativi promontori di margine; f) geometrizzazioni:

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aree non omogenee dal punto di vista altimetrico ma che, per la spiccata caratterizzazione spaziale, anche in dipendenza da grandi segni morfologici, possono essere oggetto di precisa individuazione territoriale; g) convergenze e focalizzazioni: complessiva disposizione geometrica di particolari elementi orografici che determina il convergere pi o meno accentuato della visione verso riferimenti o fuochi visivi concreti o immaginari, accentuando talvolta la naturale deformazione prospettica. Le anzidette procedure di lettura percettiva di dettaglio del paesaggio siciliano sono attivate in sede di pianificazione particolareggiata. Componenti terziarie (di qualificazione) Dalla lettura delle informazioni territoriali provenienti da alcune delle analisi tematiche (non percettive) eseguite dalle Linee Guida del Piano Territoriale Paesistico Regionale, nasce una caratterizzazione qualitativa supplementare del sistema delle componenti primarie e secondarie del paesaggio percettivo. Essa consente di individuare linsieme delle componenti terziarie (di qualificazione) del paesaggio percettivo: a) emergenze naturalistiche; b) emergenze archeologiche; c) centri e nuclei storici di varia storicit (categorie A-H delle Linee Guida del Piano Territoriale Paesistico Regionale); d) punti e percorsi panoramici. Connessioni tematiche qualificanti possibile altres considerare queste componenti terziarie nelle loro possibili combinazioni che formano connessioni tematiche qualificanti di crescente complessit: 0 (nessuna qualificazione di spicco) 1 Emergenze naturalistiche. 2 Aree archeologiche. 3 Centri e nuclei storici. 4 Percorsi e punti panoramici. 5 Emergenze naturalistiche + aree archeologiche. 6 Emergenze naturalistiche + centri e nuclei storici. 7 Emergenze naturalistiche + percorsi e punti panoramici. 8 Aree archeologiche + centri e nuclei storici. 9 Aree archeologiche + percorsi e punti panoramici. 10 Centri e nuclei storici + percorsi e punti panoramici. 11 Emergenze naturalistiche + aree archeologiche + centri e nuclei storici. 12 Emergenze naturalistiche + aree archeologiche + percorsi e punti panoramici. 13 Emergenze naturalistiche + centri e nuclei storici + percorsi e punti panoramici. 14 Aree archeologiche + centri e nuclei storici + percorsi e punti panoramici. 15 Emergenze naturalistiche + Aree archeologiche + centri e nuclei storici + percorsi e punti panoramici.

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Lindividuazione delle componenti terziarie (di qualificazione) del paesaggio percettivo e delle relative connessioni tematiche prodotta dallAmministrazione Regionale BB.CC.AA. Condizioni contestuali della percezione La comprensione di quelle che sono definibili come condizioni contestuali della percezione inserisce la fruizione visiva del paesaggio allinterno delle linee evolutive dellazione antropica, in modo tale da rendere evidenti le tendenze principali di questa. possibile individuare le seguenti condizioni contestuali: Dinamica della urbanizzazione. Dinamica delle strutture industriali. Dinamica dellagricoltura. Dinamica degli insediamenti a matrice terziaria e turistici. Dinamica delle reti infrastrutturali di servizio alle aree urbanizzate, allindustria, allagricoltura e al turismo. Densit della rete viaria. Rete trazzerale (storica). Lindividuazione delle condizioni contestuali della percezione del paesaggio percettivo prodotta a scala regionale dallAmministrazione Regionale dei BB.CC.AA., in collaborazione con gli Enti Locali. Valori percettivi La lettura incrociata delle componenti primarie e della peculiarit locale delle connessioni tematiche fra componenti terziarie, porta alla formazione di una scala di valori percettivi che consta di 5 gradi. La definizione paesaggistica di dettaglio di quelle aree indagate ai fini del riconoscimento delle componenti secondarie del paesaggio percettivo consente di dare alla suddetta gerarchia di valori la necessaria aderenza alle specificit morfologiche del sito. Allo stesso tempo, la lettura dellarticolazione delle componenti secondarie di cui sopra pu risultare fondamentale anche per una progressiva puntualizzazione degli stessi caratteri morfologici e socio-culturali generali (componenti primarie e terziarie) e dei connessi valori percettivi. Ci in ossequio ad una ciclicit del processo valutativo che deve divenire caratteristica costante delle operazioni pianificatorie pi attente ed aggiornate e quindi premessa indispensabile di una strumentazione normativa opportunamente diversificata. valore 1 Aree caratterizzate da valori percettivi dovuti essenzialmente allimportanza della configurazione geo-morfologica dei luoghi; valore 2 Aree che devono la loro riconoscibilit oltre che alla forte connotazione geo-morfologica anche alla presenza di una sola delle componenti terziarie e ad una o pi delle seguenti componenti secondarie; valore 3 Aree che devono la loro riconoscibilit oltre che alla forte connotazione geo-morfologica anche alla presenza di due fra le componenti terziarie; valore 4 Aree che devono la loro riconoscibilit oltre che alla forte connotazione geo-morfologica anche alla presenza di tre fra le componenti terziarie ed alla specificit delle connessioni fra queste;

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valore 5 Aree che devono la loro riconoscibilit oltre che alla forte connotazione geo-morfologica anche alla presenza dellintera gamma delle componenti terziarie di qualificazione ed alla specificit delle connessioni fra queste. Ciascuno dei suddetti valori e dei relativi sottovalori dovr essere confrontato con le risultanze delle analisi delle condizioni contestuali della percezione al fine di rintracciare i principali processi di degrado percettivo o interferenza visiva, anche potenziali (rischio percettivo), delle aree considerate.

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SOTTOSISTEMA INSEDIATIVO 9.10 ASSETTO URBANO-TERRITORIALE ED ISTITUZIONALE Generalit Sistema regionale e sistemi locali Il Piano Paesistico Territoriale Regionale si inserisce in una complessa esperienza di programmazione dello sviluppo della Sicilia che, se adeguatamente supportata in termini di risorse, potr dare significativi risultati. Tra le risorse, di cui oggi la Regione Siciliana dispone, riteniamo che sia senzaltro da annoverare un patrimonio di strumenti analitici, che si tratta comunque di ulteriormente incrementare e sviluppare. In particolare, decisivi per orientare un efficace processo programmatorio, appaiono gli strumenti che consentano di procedere a una lettura fine e accurata del territorio in cui ci troviamo ad operare. Si impone, dunque, il compito di elaborare una strategia cognitiva articolata e flessibile, che non trascuri di impostare in modo coerente: ladozione di modelli analitici essenzialmente orientati a selezionare aggregati di elementi come i sistemi locali, colti nella loro globalit e a relazionarli, mediante il sistema delle interdipendenze, con lambiente esterno; la costruzione di un sistema informativo regionale, inteso come insieme aperto di dati territoriali, che si ponga come comun denominatore di questi o di altri modelli che si vogliano applicare alla realt regionale.
SISTEMA REGIONALE Porte Connessioni Nodi Sistemi locali Aeroporti, porti rete autostradale rete ferroviaria rete stradale Sistemi locali (Istat-Irpet) Attributi Composizione (n. Comuni) Popolazione residente (1991) Occupati residenti Spostamenti interni Variazione demografica (1951-91) Specializzazione funzionale Configurazione spaziale Utilizzazione del suolo Crescita urbana Comuni Variazione demografica (1951-91) Specializzazione funzionale Strumenti urbanistici

Sistemi urbani e processi territoriali Nellanalisi dei processi territoriali una netta preminenza va assegnata ai sistemi urbani per tre ordini di motivi: in primo luogo, perch sul piano fisico essi costituiscono le strutture artificiali pi complesse;

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in secondo luogo, perch sul piano funzionale rappresentano i punti da cui traggono origine (e a cui sempre si riconducono) i pi intensi processi di trasformazione delle strutture territoriali e le dinamiche di innovazione e diffusione; infine, perch essi funzionano come sistemi di regolazione e di controllo dei processi di strutturazione del territorio regionale globalmente considerato. Il singolo sistema urbano pu essere definito in due modi. Uno fa riferimento ad aspetti fisico-funzionali come lo spazio costruito e pi in generale gli usi urbani extra-agricoli del suolo, compresi quindi usi estensivi come parchi urbani, spazi liberi di deposito e manovra, ecc. Una continuit di spazi con queste caratteristiche detta unagglomerazione e, se deriva dalla fusione di pi centri un tempo fisicamente distinti, conurbazione. Si tratta di un complesso di spazi densi dal punto di vista delle costruzioni, della popolazione, delle attivit e loro addetti. Un secondo tipo di definizione, pi strettamente funzionale, considera la densit di certe interazioni spaziali come i movimenti pendolari giornalieri (daily urban system) per lavoro e per servizi; le interdipendenze funzionali tra imprese legate alla vicinanza (economie di agglomerazione e simili) ecc. In questi casi il sistema urbano identificato con la regione funzionale urbana (fur: functional urban region). Le due dimensioni di analisi sono parimenti significative e per quanto riguarda la Sicilia possono essere adeguatamente prese in considerazione, perch disponiamo di due strumenti estremamente accurati e aggiornati: la carta delluso del suolo realizzata dallAssessorato al Territorio della Regione Siciliana nellambito della pianificazione territoriale-urbanistica regionale; un documento sui Sistemi locali della Sicilia prodotto dallIres Toscana su commessa dellEnte Siciliano Promozione Industriale. Lanalisi combinata degli aspetti fisici (usi del suolo) e funzionali (sistemi locali) ci consente di non ridurre il processo storico che denominiamo insediamento alla forma topografica, che esso assume nella rappresentazione geografica. Se, con lausilio dei GIS, possiamo provare a ricostruire la dinamica delle forme insediative, dobbiamo ricordare che lopera di ricostruzione non conclusa se non quando siamo in grado di associare alle forme loggetto, loggetto allhabitat, lhabitat al processo storico che lo ha generato. In questa complessa operazione, di fondamentale importanza ci pare una riflessione sui contesti e sulla capacit della comunit insediata di intervenire su di essi. Per questo motivo abbiamo distinto nettamente la trama urbana dallordito territoriale. Questi due concetti rimandano a operazioni del tutto differenti, richiedono abilit e competenze diverse: lordito territoriale composto da luoghi, relazioni, identit, che allaltro livello di organizzazione vengono espresse e rielaborate nella forma di scambi, mobilit, influenze e gravitazioni. Al primo corrispondono gli strumenti e le tecniche della cultura materiale, al secondo i modelli e i valori della cultura urbana. Trama urbana e ordito territoriale La Sicilia contemporanea manifesta un notevole grado di differenziazione interna derivante da vincoli storico-ambientali, la cui azione si sviluppa nel lungo periodo. Tale condizionamento di lunga durata non d comunque luogo a componenti territoriali nettamente distinte, n tanto meno in s concluse. Se si vuole sottoporre un complesso regionale cos articolato e interdipendente a un

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procedimento analitico, una volta individuati i quadri territoriali dinsieme si deve procedere allindividuazione al loro interno di specifiche situazioni territoriali, la cui articolazione venga ricostruita non a partire dai singoli elementi del sistema, quanto piuttosto dalle relazioni che essi intrattengono tra di loro e con il complesso regionale globalmente considerato1. Contesti insediativi e situazioni territoriali in Sicilia In Sicilia proporremmo di distinguere almeno tre tipi di situazioni territoriali, caratterizzati da gradi diversi di esposizione (o accessibilit) agli effetti urbani: il perimetro urbano costiero (articolato in segmenti pi o meno forti); le regioni-cerniera; i nodi urbani e i contesti insediativi dellinterno. Il perimetro urbano costiero rappresenta il pi rilevante elemento ordinatore della realt territoriale isolana. In particolare, si sviluppa uninterazione tra i due sistemi metropolitani costieri (occidentale e orientale), i cui effetti cumulativi appaiono tanto pi rimarchevoli, quanto pi sono stati alimentati da un sistema di collegamenti veloce ed efficiente. Rispetto al passato il perimetro di fatti urbani, che ne risulta, senza dubbio pi continuo, integrato e dinamico, e assume una marcata centralit in quanto comprende quasi tutti i centri di una qualche rilevanza, sia sotto il profilo demografico che funzionale. Le strutture territoriali dotate della maggiore complessit sono senza dubbio i sistemi metropolitani. Al loro interno, come sappiamo, essi possono includere diverse citt e aree urbane. Poich si tratta di sistemi economico-funzionali pi che di unit insediative, i confini fisici appaiono pi sfumati di quelli delle aree urbane. In particolare, per quanto riguarda la Sicilia, possiamo riconoscere due sistemi metropolitani: il sistema metropolitano della Sicilia occidentale, che interessa nella sua dinamica unarea vasta, che gravita attorno ai poli del capoluogo regionale e di Trapani e Marsala; e il sistema metropolitano della Sicilia orientale, esteso a tutto il versante ionico (la regione megarese-etnea con una significativa propaggine nel distretto turistico di Taormina). Se oltre agli aspetti funzionali, consideriamo la configurazione spaziale dei fenomeni, il perimetro urbano costiero ci apparir articolato nelle seguenti componenti: aree urbane (Messina e Siracusa) e metropolitane (Palermo e Catania), conurbazioni (Raguso-modicana, di Agrigento e di Trapani) e aree di urbanizzazione diffusa (Marsalese), distretti industriali (Gela, Milazzo e Termini Imerese) o turistici (Taormina). Oltre ai quattro contesti urbani principali, laggregazione territoriale pi significativa forse costituita dalla conurbazione raguso-modicana, in quanto essa policentrica, si articola cio attorno a tre centri urbani come Vittoria, Ragusa e Modica, che presi isolatamente superano la soglia
Nel delineare una tipologia di situazioni territoriali, le si considera come dei sistemi aperti e si pone l'accento sulle relazioni esterne e interne ai sistemi. Le situazioni territoriali consentono, infatti, di collocare ogni contesto insediativo all'intersezione di uno spazio relazionale e di individuarlo a partire da tre tipi di relazioni: le relazioni verticali con l'ambiente fisico e storico-sociale, le relazioni orizzontali tra luoghi a scale territoriali diverse e, infine, le relazioni complesse, ossia quelle che coinvolgono indissolubilmente le due relazioni precedenti (Dematteis, 1989). La novit fondamentale di un simile approccio sta nel fatto che, pur prevedendo una progressiva scomposizione del territorio nelle sue parti, le unit individuate in ogni fase del procedimento vengono trattate come terminali di fasci di relazioni con il contesto. La progettualit descrittiva, che ne deriva, implica, inoltre, un territorio pensato al plurale, il che vuol dire uno spazio, in cui i diversi livelli di organizzazione non possono essere ordinati gerarchicamente in modo tale che il livello inferiore possa essere meccanicamente dedotto dal livello superiore (Dematteis, 1985, 161-165; 1995, 36-40). 1

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dei 50.000 abitanti e si dispongono a corona del complesso ibleo ad una certa distanza dal mare. Le altre configurazioni sono pure interessanti, ma non eccedono di norma i confini dei sistemi locali del lavoro (Istat-Irpet, 1989 e 1994). I sistemi locali dellarea costiera si affermano, con grande evidenza, come i pi dinamici sotto il profilo demografico e soltanto in pochi casi manifestano una tendenza a un declino recente del nucleo principale in concomitanza con la crescita dei comuni della corona. Questo comportamento, che annuncia una tendenza alla suburbanizzazione, tipico di quattro sistemi appartenenti a contesti metropolitani (Palermo nella Sicilia occidentale, Catania, Acireale e Giarre nella Sicilia orientale), di uno caratterizzato dallo sviluppo turistico (Taormina) e, infine, da un sistema industriale in crisi (Gela). Esse si manifestano, dunque come aree di particolare criticit per intensit di usi produttivi e/o residenziali. Il fenomeno particolarmente avvertito soprattutto in quei contesti urbani che nel periodo compreso tra il 1951 e il 1991 hanno sperimentato una crescita intensa e continua. Se consideriamo la distribuzione territoriale delle variazioni demografiche, constatiamo infatti che il maggiore dinamismo si esprime nella fascia costiera (con significative propagazioni verso linterno). Larea pi ampia tra quelle in costante crescita quella che si distende sulla costa ionica dal sistema locale di Taormina a quello di Siracusa. Molto estesa, ma meno continua nello spazio e nel tempo anche la crescita urbana della costa meridionale (da Sciacca sino a Modica). Nella cuspide nord-occidentale due sono le aree di pi intensa crescita ma con unampia ripercussione sulle aree interne (dalle Madonie alla Valle del Belice): il sistema metropolitano di Palermo e la fascia costiera da Marsala a Custonaci. Molto pi episodico e puntuale lo sviluppo demografico dei sistemi costieri in corrispondenza della Catena Settentrionale, dove la crescita assume un certo spessore soltanto in corrispondenza della fascia costiera compresa tra SantAgata di Militello e Capo dOrlando, tra Barcellona Pozzo di Gotto e Milazzo. Le regioni-cerniera rappresentano fondamentali cardini per la proiezione verso linterno degli effetti urbani, promossi dal sistema costiero. Oltre a un centro di una certa dimensione e rango funzionale (come ad esempio Sciacca, Castelvetrano o Alcamo), esprimono in genere una corona di centri pi piccoli in grado di attivare forme diverse di valorizzazione territoriale (lesempio pi evidente costituito da Ribera). Una funzione analoga svolgono i cosiddetti pettini pedemontani (madonita, nebrodense e peloritano), cio quei contesti insediativi che si generano dallinterazione tra montagna e ristretta fascia costiera, soprattutto l dove la catena montuosa settentrionale cala breve e ripida verso il Tirreno intagliata da una serie di valli: i centri allineati sulla costa concentrano in s la quasi totalit delle funzioni urbane e si connettono con lentroterra montano per il tramite delle valli stesse. I nodi urbani e i contesti insediativi dellinterno completano il quadro di situazioni territoriali, annoverando quei centri che comunque, per taglia demografica o rango funzionale, sembrano in grado di esercitare unazione di promozione (Caltagirone o Canicatt) e di controllo (Enna e Caltanissetta), e quegli ambiti che siano caratterizzati da una persistente condizione di relativo isolamento (aree montane, altopiano interno e sistemi microinsulari). Rispetto ai sistemi urbani costieri, i sistemi insediativi dellinterno manifestano una ben diversa criticit: quella che si afferma per frammentazione socio-

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produttiva, declino demografico e abbandono dei centri. Questo secondo tipo di criticit, particolarmente esteso nello spazio siciliano, riguarda quella parte del territorio che non ha raggiunto un livello di integrazione sul piano produttivo, n una soglia sul piano demografico, tali da assicurare le condizioni minime dello sviluppo: si tratta di ben 32 sistemi locali dellinterno che nel complesso non contano pi del 9,3% dei posti di lavoro dellIsola con una taglia demografica media inferiore ai 20.000 abitanti. La dinamica demografica dal 1951 al 1991 Per comprendere il significato reale delle dinamiche demografiche del periodo compreso tra il Censimento del 1951 e quello del 1991, bisogna tener conto del fatto che il saldo migratorio a movimentare la curva, che corrisponde alla crescita complessiva della popolazione e, negli ultimi due decenni a spingerla decisamente verso lalto. In Sicilia, come nelle altre regioni meridionali dItalia, gli anni della crisi economica europea e della recessione, arrestando bruscamente il deflusso migratorio, hanno determinato le condizioni di una forte ripresa demografica. Anche nella Sicilia interna si ridotta larea di continuo e intenso spopolamento, per dar vita a fenomeni di ripresa pi o meno estesi e consistenti. Il persistente declino diviene una caratteristica dei centri montani, che si dispongono lungo la catena settentrionale (Peloritani, Nebrodi e Madonie) o in corrispondenza dei Monti Sicani e Iblei. Grazie alla significativa ripresa demografica della fascia costiera dellAgrigentino (da Sciacca a Licata) tende a scomparire, a partire dagli anni settanta, anche lanomalia costituita da unarea costiera pi interna dellinterno e viene ribadita la regola che vuole la capacit attrattiva delle diverse aree della Sicilia inversamente proporzionale alla distanza dal mare e allaltitudine. Il fenomeno della discesa verso la costa, dovuto in parte agli effettivi spostamenti della popolazione, ma soprattutto alla differente incidenza dellemigrazione, fortissima nelle aree interne e modesta o quasi nulla in quelle costiere, si rafforzer cos anche in una fase di arresto della mobilit verso lesterno2.
Le variazioni demografiche intercensuarie nel periodo considerato sono state ottenute con la semplice formula: Va = (Pn - P1/P1)x 100 dove P1 la popolazione del comune all'inizio di ciascun periodo e Pn quella alla fine. Trattandosi di periodi di uguale durata si reso superfluo dividere la percentuale per il numero degli anni. Va1 = Va 1951-1961; Va2 = Va 1961-1971; Va3 = Va 1971-1981; Va4 = Va 1981-1991. Si proceduto a classificare i comuni (e i sistemi locali) sulla base del confronto tra il segno delle variazioni demografiche in due periodi successivi, o, in caso di concordanza di segno, sulla base della differenza tra le variazioni stesse. Si sono cos evidenziati per ciascuno dei confronti temporali i sei comportamenti seguenti: 1 2 3 4 5 6 da incremento a decremento spopolamento accelerato spopolamento attenuato da decremento a incremento crescita accelerata crescita attenuata + + + <>+ <+ >+ 2

Semplificando al massimo (le dinamiche di spopolamento e di crescita sono state accorpate insieme e designate rispettivamente con i numeri "2" e "5") e accoppiando a due a due le variazioni (Va1-Va2; Va2-Va3; Va3-Va4) si hanno cos le seguenti possibili combinazioni di variazioni concatenate: 42 44 45 41

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Qualcosa di nuovo nellarco degli anni settanta si certamente prodotto: in relazione al processo di assestamento della popolazione italiana, anche la Sicilia entrata in una fase nuova, che si potrebbe definire di equilibrio dinamico. Il nuovo quadro territoriale di insieme presenta i seguenti caratteri: una distribuzione della popolazione tra aree interne e aree costiere pi accentuatamente squilibrata rispetto al passato (le esigue aree pianeggianti della fascia costiera non sembrano comunque aver esaurito la propria capacit attrattiva rispetto alla popolazione delle aree montane e collinari dellinterno); le comunit siciliane costituitesi allestero rappresentano realt consistenti dal punto di vista demografico e ancor pi per le relazioni economiche e culturali che intrattengono con la regione di origine; il rapporto attuale con il fenomeno migratorio divenuto pi complesso rispetto al passato perch, senza perdere del tutto i connotati di zona desodo, la Sicilia divenuta meta di un flusso considerevole di immigrati extra-comunitari. La regione ospita, oggi, numerose e consistenti comunit di immigrati, destinate a rendere pi ampia e complessa la sfera delle sue relazioni con il mondo esterno.

Raccolta dei dati e costruzione delle carte tematiche Tutte le informazioni che afferiscono allo studio condotto sullassetto urbanoterritoriale ed istituzionale fanno parte del Sistema Informativo Territoriale. Ad ogni dato cartografico, digitalizzato e georeferenziato secondo il sistema di riferimento U.T.M., associato un archivio che, secondo la natura delloggetto, ne specifica alcuni contenuti. Carta del sistema insediativo Alla redazione della carta del sistema insediativo si pervenuti utilizzando diverse fonti cartografiche in scala 1:50000 e attraverso la lettura fotointerpretativa di alcune aerofotogrammetrie realizzate in epoche diverse e a diversa scala. Ci ha permesso, attraverso uno studio graduale del territorio antropizzato, di cogliere i processi di urbanizzazione ed uso del suolo legati sia alla morfologia dello stesso, che alle potenzialit di correlazione attraverso lavvenuta realizzazione di interventi infrastrutturali e di ricondurre la lettura di tali processi dinamici ad una carta di sintesi della crescita dellinsediamento. Valutando i diversi fenomeni di urbanizzazione che storicamente hanno determinato importanti sviluppi nella forma e nella crescita dellinsediamento, si ritenuto di individuare quattro diverse epoche:
52 12 22 54 14 24 55 15 25 51 11 21

Ogni componente del sistema urbano viene individuato da una dinamica demografica, espressa da due soli valori, corrispondenti alle coppie Va1-Va2 e Va3-Va4. Il campo di osservazione pu essere esteso, applicando la stessa metodologia, ad un arco temporale pi vasto (la serie storica dei Censimenti della popolazione dal 1861). Ma soprattutto pu essere sondato pi in profondit, soprattutto in relazione ai Sistemi Locali Maggiori (che contengono cio al loro interno almeno uno di 51 centri urbani siciliani di taglia demografica superiore ai 20.000 abitanti al 1991), al fine di constatare se e fino a qual punto in essi siano in atto fenomeni di deconcentrazione demografica (a favore di comuni di taglia inferiore ai 20.000 abitanti). L'analisi delle variazioni della popolazione dei comuni siciliani per classi di ampiezza ci induce, infatti, a pensare che i 20.000 abitanti costituiscano la soglia critica pi significativa.

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il periodo immediatamente successivo allUnit dItalia, di fondamentale interesse per la individuazione dei tessuti urbani storicizzati, nuclei che in Sicilia rimangono sostanzialmente compatti sino alla seconda met del nostro secolo e attorno ai quali per lo pi si sono andate costruendo le successive aggregazioni. Dalla lettura dei rilievi effettuati dallI.G.M. intorno al 1876 in scala 1:50000 si potuto effettuare unanalisi dellinsediamento su tutto il territorio siciliano; dalla lettura dei fotogrammi in bianco e nero della ripresa aerofotogrammetrica realizzata dallI.G.M. nel 1955, una delle prime effettuate a bassa quota (scala di lettura 1:33000), si potuto invece rilevare la situazione insediativa dopo il periodo di ricostruzione postbellica; dopo il 1971 assistiamo alla fase culminante dellespansione, gli insediamenti urbani variano forma e spesso funzioni. La cartografia I.G.M. in scala 1:50000 risalente agli anni che vanno dal 1967 al 1975 hanno costituito la base di lettura di tali processi evolutivi; infine lindividuazione dello stato attuale dellinsediamento ci stata fornita dalla lettura dellultima ripresa aerofotogrammetrica realizzata nel luglio 1994 su tutto il territorio regionale per conto dellAmministrazione dei BB.CC.AA. (fotogrammi in bianco e nero in scala 1:73000). A tale scopo ci si avvalsi anche della Spaziocarta realizzata dallI.G.M. nel 1991 in scala 1:50000. Carta delle infrastrutture La carta il risultato di non semplici processi di digitalizzazione che hanno reso possibile la sistematizzazione e la razionalizzazione allinterno di un unico contesto informativo dei numerosissimi dati riguardanti la molteplicit dei sistemi infrastrutturali. La carta evidenzia il grado infrastrutturale del territorio e fornisce gli elementi generali, ma non per questo meno importanti, dei sistemi di connessione (trasporto e comunicazione), delle fonti e delle grandi reti di distribuzione dellenergia, degli impianti di maggiore impatto ecologico-ambientale e di quelli realizzati per lo smaltimento delle sostanze inquinanti. I dati contenuti nella carta sono stati tutti forniti da Enti, Istituti e Societ a cui compete la gestione, e in taluni casi anche la realizzazione, di ogni singolo sistema infrastrutturale: Trasporto e comunicazione A.N.A.S. Provincie Regionali Ispettorato Tecnico Regionale Ferrovie dello Stato Ufficio del Genio Civile Opere Marittime Assessorato Regionale Turismo e Comunicazioni Telecom Italia Produzione e distribuzione dellenergia ENEL - Uffici tecnici di Roma e Palermo SNAM Sistema della distribuzione dellacqua Ente Acquedotti Siciliani Ente Sviluppo Agricolo

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Impianti di depurazione e smaltimento Assessorato Regionale Territorio e Ambiente Le informazioni contenute nella carta delle infrastrutture indicano in alcuni casi talune opere in progetto o in fase di costruzione e sono state comunque cos distinte: Trasporto e comunicazioni Strade Autostrade Strade Statali Altre strade Linee ferrate Linee elettrificate a doppio binario Linee elettrificate a unico binario Linee non elettrificate a unico binario Aeroporti Porti di interesse nazionale di interesse regionale Commerciali, pescherecci e turistici per la sicurezza militare Produzione e distribuzione dellenergia Rete elettrica Linee da 70 Kv Linee da 150 Kv Linee da 220 Kv Linee da 380 Kv Centrali per la produzione di elettricit Idroelettriche Termoelettriche Turbogas Stazioni di smistamento dellelettricit Metanodotto Linea di 1 specie Linea di 2 specie Linea di 3 specie Sistema della distribuzione dellacqua Acquedotti Dissalatori Potabilizzatori Sollevatori Impianti di depurazione Depuratori in esercizio non in esercizio in progetto in costruzione. Carte istituzionali

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Fondamentale ai fini della redazione del Piano Paesistico Regionale lindividuazione delle aree tutelate attraverso lapplicazione di normative vigenti per effetto di leggi regionali e nazionali. A tal fine si proceduto a distinguere la salvaguardia di tipo paesaggistico da quella discendente da norme di altra natura. Tale diversificazione si ritenuta indispensabile nella considerazione che lapplicazione di quanto contenuto nelle Linee Guida trova la sua pi immediata applicazione nei territori sottoposti ai regimi di tutela ai sensi delle leggi 1497/39 e 431/85. Il quadro istituzionale cos descritto stato quindi rappresentato attraverso la redazione delle seguenti due carte: 1) Carta dei vincoli paesaggistici Per quanto attiene ai vincoli paesaggistici la carta individua: a) i territori costieri compresi in una fascia della profondit di 300 metri dalla battigia; b) i territori contermini ai laghi compresi in una fascia della profondit di 300 metri dalla battigia; c) i fiumi, i torrenti e i corsi dacqua e le relative sponde per una fascia di 150 metri ciascuna; d) le montagne per la parte eccedente 1200 metri sul livello del mare; e) i parchi e le riserve regionali; f) i territori coperti da foreste e da boschi; g) i vulcani; h) le zone di interesse archeologico; i) le aree sottoposte alla L. 1497/39; l) le aree sottoposte alla L.R. 15/91. I perimetri di queste categorie di vincolo, se non successivamente e diversamente specificato, sono stati riportati su una base cartografica in scala 1:25000 utilizzando le perimetrazioni individuate dalle Soprintendenze tra il 1987 e 1989 in applicazione della legge 431/85. Si nel contempo provveduto allaggiornamento dei dati sulla base delle nuove disposizioni di legge e delle informazioni che gli uffici competenti hanno via via ufficialmente fornito. In particolare: per quanto riguarda i fiumi, i torrenti ed i corsi dacqua, lAssessorato Beni Culturali con circolare n. 10 del 1.7.1994 ha ritenuto, in applicazione della L. 5.1.1994, n. 36 disposizioni in materia di risorse idriche, di estendere le previsioni di tutela di cui alla legge 431/85 a tutti corsi dacqua del territori siciliano; per quanto riguarda i parchi e le riserve sono stati effettuati gli aggiornamenti forniti dallAssessorato Regionale Territorio ed Ambiente; per quanto riguarda la individuazione degli usi civici, vista la difficolt nel reperire e verificare i dati, si ritenuto di rimandare alle successive fasi di lavoro la loro individuazione a livello locale; per quanto riguarda i territori coperti da boschi e foreste rimane inalterata lefficacia della legge Galasso sulle aree individuate ai sensi delle disposizioni normative vigenti in materia di forestazione. La carta, non essendo mai stata

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realizzata dai soggetti competenti una cartografia a scala adeguata che illustri le precedenti disposizioni, si limita ad individuare le aree boscate cos come perimetrate in scala 1:250000 dallo studio vegetazionale condotto sul territorio ai fini della redazione delle Linee Guida del Piano Territoriale Paesistico Regionale; per quanto riguarda le zone di interesse archeologico ai sensi della L. 1089/39 e della L. 431/85, sono state utilizzate le perimetrazioni fornite dalle Sezioni dei Beni Archeologici delle Soprintendenze competenti per territorio; per quanto riguarda le aree sottoposte a vincolo paesaggistico ai sensi della legge 1497/39, ci si avvalsi della cartografia allegata ai verbali redatti dalle Commissioni Provinciali per la tutela delle Bellezze Panoramiche e Naturali e delle relative descrizioni dei perimetri di vincolo contenuti negli stessi verbali; per quanto riguarda i vincoli di immodificabilit temporanea di cui alla legge regionale 15/91, sono state utilizzate le cartografie allegate ai decreti assessoriali di approvazione delle singole proposte delle Soprintendenze BB.CC.AA. per quanto riguarda i fiumi, i torrenti ed i corsi dacqua, lAssessorato Beni Culturali con circolare n. 10 del 1.7.1994 ha ritenuto, in applicazione della L. 5.1.1994, n. 36 disposizioni in materia di risorse idriche, di estendere le previsioni di tutela di cui alla legge 431/85 a tutti corsi dacqua del territori siciliano; per quanto riguarda i parchi e le riserve sono stati effettuati gli aggiornamenti forniti dallAssessorato Regionale Territorio ed Ambiente; per quanto riguarda la individuazione degli usi civici, vista la difficolt nel reperire e verificare i dati, si ritenuto di rimandare alle successive fasi di lavoro la loro individuazione a livello locale; per quanto riguarda i territori coperti da boschi e foreste rimane inalterata lefficacia della legge Galasso sulle aree individuate ai sensi delle disposizioni normative vigenti in materia di forestazione. La carta, non essendo mai stata realizzata dai soggetti competenti una cartografia a scala adeguata che illustri le precedenti disposizioni, si limita ad individuare le aree boscate cos come perimetrate in scala 1:250000 dallo studio vegetazionale condotto sul territorio ai fini della redazione delle Linee Guida del Piano Territoriale Paesistico Regionale; per quanto riguarda le zone di interesse archeologico ai sensi della L. 1089/39 e della L. 431/85, sono state utilizzate le perimetrazioni fornite dalle Sezioni dei Beni Archeologici delle Soprintendenze competenti per territorio; per quanto riguarda le aree sottoposte a vincolo paesaggistico ai sensi della legge 1497/39, ci si avvalsi della cartografia allegata ai verbali redatti dalle Commissioni Provinciali per la tutela delle Bellezze Panoramiche e Naturali e delle relative descrizioni dei perimetri di vincolo contenuti negli stessi verbali; per quanto riguarda i vincoli di immodificabilit temporanea di cui alla legge regionale 15/91, sono state utilizzate le cartografie allegate ai decreti assessoriali di approvazione delle singole proposte delle Soprintendenze BB.CC.AA.

2) Carta dei vincoli territoriali

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articolazione per sistemi e componenti sottosistema insediativo assetto urbano-territoriale ed istituzionale

La carta contiene le aree di salvaguardia e di rispetto legate alle norme riguardanti: gli ambiti di tutela naturali; i vincoli idrogeologici; le oasi per la protezione faunistica; le fasce di rispetto previste dalla legge regionale 78/76. Con gli ambiti di tutela naturale si intendono i parchi e le riserve regionali. La carta riporta i tre parchi regionali istituiti ai sensi della legge regionale 98/81, le riserve previste dal Piano Regionale di cui al D.A. n. 970/91 e quelle istituite ai sensi della medesima legge regionale 98/81. I relativi dati, forniti dallAssessorato Regionale Territorio ed Ambiente, sono stati perimetrati in scala 1:25000. Le perimetrazioni dei vincoli idrogeologici, individuati ai sensi del R.D. n. 3267/23, sono state fornite dallAssessorato Regionale Territorio ed Ambiente, il quale le ha elaborate in scala 1:250000 sui dati in possesso dellAzienda Regionale Foreste Demaniali e dellIspettorato Ripartimentale Foreste di Palermo. Le oasi per la protezione faunistica sono state perimetrate in scala 1:50000 sui dati forniti a diversa scala dallAzienda Regionale Foreste Demaniali. Le fasce di rispetto di cui allart. 15 della L.R. 12.6.1976, n. 78 sono state elaborate in scala 1:250000 ed individuano le aree sottoposte ad inedificabilit con riferimento a: la fascia costiera (m 150 dalla battigia) la battigia dei laghi (m 100) i limiti dei boschi (m 200) i confini dei parchi archeologici (m 200). Dati urbanistici e socio economici Ai fini dello studio e delle analisi sullassetto urbano-territoriale, si sono altres condotte delle ricerche su alcuni settori che, pur non avendo un specifico spazio allinterno della rappresentazione cartografica delle Linee Guida, hanno permesso di dotare il Sistema Informativo Territoriale di numerosi dati su scala comunale: 1) i dati sulla pianificazione urbanistica in Sicilia, forniti dallAssessorato Regionale Territorio ed Ambiente, hanno consentito di effettuare una lettura storica sulla pianificazione locale ed in particolare di conoscere lo stato generale di attuazione. Lo studio si soffermato ad analizzare i risultati della pianificazione conseguiti durante le seguenti epoche: dal 1942 al 1969, quando con la legge n. 1150 si ha la prima normativa organica in materia urbanistica, dove il centro del sistema diventa il Piano Regolatore Generale ed i successivi piani particolareggiati di attuazione; dal 1970 al 1978, periodo caratterizzato dalla legge 865/71 e dalle LL.RR. 38/73 (durata dei vincoli), 78/76, 10/77 (istituzione della concessione) e 71/78. Questultima dota la Regione Siciliana di una propria legge urbanistica, la quale abolisce i Piani Urbanistici Comprensoriali e rafforza il concetto del P.R.G. come unico strumento di pianificazione; dal 1979 al 1990, periodo in cui la Regione con particolari provvedimenti ribadisce limportanza e la necessit della pianificazione locale, stabilendo nuovi contenuti (obbligatoriet degli studi geologici) e incentivando con particolari contributi la formazione di tali strumenti;

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articolazione per sistemi e componenti sottosistema insediativo assetto urbano-territoriale ed istituzionale

dal 1991 ad oggi, con il significativo intervento della L.R. 15/91 e delle successive integrazioni, mediante le quali tra laltro si prorogano gli effetti dei vincoli urbanistici, si obbligano i comuni a redigere i propri PP.RR.GG. e si impone lobbligatoriet degli studi agro-forestali. 2) si provveduto infine, attraverso la elaborazione di dati statistici, ad individuare a livello comunale alcuni significativi indicatori socio-economici che hanno permesso una maggiore comprensione dei fenomeni interni alle diverse realt locali (comuni e sistemi locali) e della dinamica territoriale della regione: a) gli indicatori demografici che, utilizzando i dati ISTAT (censimenti 51-61-7181-91 della popolazione e delle abitazioni), concernono: la dinamica demografica comprendente le variazioni demografiche nei periodi 1951/61, 1961/71, 1971/81, 1981/91; la struttura della popolazione al 1991, evidenziandone le fasce di et ed il numero e la composizione delle famiglie residenti; la distribuzione della popolazione residente nei centri, nei nuclei e nelle case sparse (dati 1991); b) gli indici di specializzazione produttiva e funzionale dei vari comuni, cio lincidenza delle attivit in rapporto alla dimensione produttiva nel sistema locale e nella regione. Ci stato possibile analizzando i dati dellISTAT sugli occupati alle diverse attivit (censimento 91 delle imprese, istituzioni e unit locali); c) la dinamica del patrimonio edilizio e del consumo del suolo elaborata sulla base delle: variazione della superficie urbanizzata calcolata per i periodi 1955/72 e 1972/94 (su dati della crescita urbana elaborati dellAssessorato Regionale BB.CC.AA.); variazione della popolazione residente, delle famiglie residenti, dei vani e delle abitazioni occupate e non occupate calcolata per i periodi 1951/71 e 1971/91 (ISTAT - censimenti 51-61-71-81-91 della popolazione e delle abitazioni).

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aree vincolate ai sensi dell'art.5 L.R. 15/91

10 Aree vincolate ai sensi dellart. 5 L.R. 15/91 La legge regionale del 30 Aprile 1991, n.15 allart.5 ha apprestato nuovi strumenti

alla pianificazione paesaggistica, ribadendo la sussistenza, nellordinamento regionale, della obbligatoria adozione del Piano Territoriale Paesistico, peraltro gi in precedenza imposto dalla Legge 431/85. Il legislatore regionale, allo scopo di garantire migliori condizioni di tutela del patrimonio paesistico ed ambientale dellisola, ha consentito alla Amministrazione dei beni culturali di individuare aree di particolare pregio paesistico nelle quali pu essere temporaneamente inibita qualsiasi attivit di trasformazione dello stato dei luoghi, fino alla approvazione dei piani territoriali paesistici. Risultano vietate, in dette aree vincolate, tutte le trasformazioni edilizie del territorio, salvo la manutenzione ordinaria e straordinaria che non alterino limmagine del sito. Con innovazione sostanziale rispetto alla 431/85, il divieto de quo pu essere imposto anche in altre zone rispetto a quelle previste dallart.1 della suddetta legge, e quindi in zone, genericamente definite di interesse paesistico, la cui qualit paesaggistica, cio, sia acclamata indipendentemente da una formale dichiarazione di pubblico interesse ai sensi della Legge 1497/39, prescindendo quindi dalla preesistenza di un vincolo paesaggistico imposto con le procedure dettate dalla stessa Legge 1497/39, ovvero mediante la norma contenuta dallart. 1 della Legge 431/85. I vincoli di inedificabilit temporanea si traducono in provvedimenti amministrativi che vanno notificati secondo le procedure prescritte dagli art. 4 della legge n. 1497/39 e 12 del relativo regolamento La ratio della norma in questione risiede nella volont di impedire che, nelle more delladozione della pianificazione paesistica, linteresse pubblico alla conservazione dei luoghi sia compromesso da interventi indiscriminati che possano pregiudicare lassetto del territorio tutelato, inibendo qualsiasi intervento, compresi quelli previsti o conformi ai vigenti strumenti urbanistici. Il vincolo di immodificabilit temporanea si configura, pertanto, come misura strumentale rispetto al piano paesistico, essendo inscindibile il rapporto tra vincolo e piano, come evidenziato dal collegamento tra la data di scadenza del divieto di alterazione dello stato dei luoghi e lapprovazione dei piani paesistici, piani la cui obbligatoriet prevista dalla legge Galasso che li considera lo strumento primario per una effettiva gestione del territorio informata alla salvaguardia dei valori paesistici. Con lentrata in vigore della legge regionale n. 15 del 1991, si ha quindi unaltra forma di tutela da utilizzare, oltre a quella prevista ai sensi della L. 1497/39. Gli anni successivi allentrata in vigore di tale legge sono stati caratterizzati dallemissione da parte dellAssessorato Beni Culturali e Ambientali di numerosi provvedimenti attuativi della norma in argomento: in particolare sono state individuate 37 aree vincolate interessanti il territorio della Regione Siciliana e delle isole minori. Le aree prescelte, punti emergenti di sistemi territoriali, possiedono particolari caratteristiche naturalistico-ambientali, in linea con le nuove considerazioni dei valori naturalistici; di esse sono state studiate le componenti fondamentali, individuandone gli elementi fisici, biologici e antropici che le caratterizzano.

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aree vincolate ai sensi dell'art.5 L.R. 15/91

Con ulteriori indagini, finalizzate alla redazione dei piani paesistici dei territori vincolati, e strettamente collegate agli studi condotti sullintero territorio della Regione Siciliana, per la redazione del Piano Territoriale Paesistico Regionale sono stati individuati diciassette ambiti di analisi attraverso un approfondito esame dei sistemi naturali e delle differenziazioni che li contraddistinguono. Sette dei provvedimenti di immodificabilit temporanea interessano le isole minori, ed in particolare i territori comunali, ad esclusione dei centri abitati, delle isole di Lampedusa in provincia di Agrigento, delle Eolie, in provincia di Messina, di Ustica in provincia di Palermo, di Pantelleria e dellarcipelago delle Egadi, questultimo decaduto in quanto in questi territori operante il Piano Territoriale Paesistico. Gli altri provvedimenti emessi dallAssessorato BB.CC.AA., su proposta delle competenti Soprintendenze, interessano sette delle nove provincie siciliane ad esclusione di quelle di Caltanissetta ed Enna. I vincoli di immodificabilit temporanea interessanti i territori costieri della provincia di Agrigento ricadono negli ambiti nn. 2 e 4 individuati dalle Linee Guida del Piano Territoriale Paesistico Regionale. Essi vanno da Porto Palo a Realmonte, dove larea connotata da singolarit geomorfologiche protette merc i vincoli in questione, come il Serrone Cipollazzo, area caratterizzata dalla formazione di dune costiere, risultato di processi dinamici litoranei in interazione con fenomeni eolici, e la Gurra di Mare, che costituisce unico contesto ambientale con il territorio della limitrofa foce del fiume Belice. Il tratto della fascia costiera catanese vincolato, ricadente nellambito n. 13 individuato nelle Linee Guida del Piano Territoriale Paesistico Regionale, va da Fiumefreddo ad Aci Castello e comprende le suggestive aree della Gazzena, della Timpa e la zona umida della Gurna, area compresa tra la foce del Simeto e la citt di Messina, ultimo lembo della antica area palustre retrodunale che fino al secolo scorso si estendeva sul litorale jonico dal torrente Macchia al fiume Freddo. Nella provincia Catanese sono state protette aree interne che possiedono particolari caratteristiche naturalistico-ambientali come le Salinelle di Patern e Belpasso, caratterizzate da fenomeni geologici dovuti alla presenza di gas naturali in pressione nel sottosuolo che in terreni sedimentali danno origine ad una morfologia superficiale caratterizzata da vulcanetti di fango attraverso i quali fuoriescono i gas. Tutelato anche il tratto di costa del Trapanese che interessa la zona umida in localit Capo Feto e Margi Span, nei comuni di Mazara del Vallo e Petrosino, ricadente nellambito n. 2 individuato nelle Linee Guida del Piano Territoriale Paesistico Regionale; limitrofa alla zona di espansione della citt di Mazara del Vallo, si estende per circa 5 chilometri su un tratto della costa Sud-Occidentale della Sicilia che va da Punta Biscione a Capo Feto; questa costituita da unampia depressione paludosa separata dal mare da una fascia costiera caratterizzata dallalternarsi di spiagge e dune sabbiose. Sono stati sottoposti alla misura temporanea di salvaguardia, in considerazione dei loro significativi valori storico-culturali, il territorio costiero di Capo Milazzo nella provincia di Messina, ricadente nellambito n. 9 individuato dalle Linee Guida del Piano Territoriale Paesistico Regionale, ed inoltre larea adiacente al municipio di S. Stefano ricadente nellambito n. 8 individuato dalle Linee Guida del Piano Territoriale Paesistico Regionale.

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Unaltra zona di rilevante pregio ambientale e culturale limitrofa ad aree di intensa urbanizzazione quella interessante il territorio comunale di S. Flavia in provincia di Palermo, ricadente nellambito n. 4 individuato dalle Linee Guida del Piano Territoriale Paesistico Regionale. Nelle provincie di Siracusa e Ragusa, le norme di salvaguardia sono state poste: sulla fascia costiera della penisola della Maddalena; su un tratto di costa nel comune di Ragusa, dove nellimmediato retrospiaggia insiste unimponente sistema dunale che caratterizza la morfologia della zona, altrove piatta e tabulare; nel territorio costiero dei Comuni di Modica e Scicli in prossimit di Sampieri, area caratterizzata da ambienti di vario tipo, tra cui un acquitrino salmastro, un ambiente dunale ed una fascia costiera rocciosa con una piccola falesia nei pressi della fornace Penna, ricadenti tutti nellambito n. 17 individuato dalle Linee Guida del Piano Territoriale Paesistico Regionale. Nella Sicilia orientale sono state inoltre vincolate aree caratterizzate da cave formate da corsi dacqua, tuttora alimentati oppure scomparsi, che hanno disegnato un intricato reticolo di profonde cesure nella roccia costituendo, col favore dellumidit residua del fondo, delle nicchie ecologiche naturalmente protette da intrusioni artificiali. Di particolare interesse, tra queste, larea ricadente nel territorio comunale di Noto facente parte di quel complesso sistema di incisioni che scolpiscono le zone del territorio di Siracusa, a nord della Riserva Cava Grande del fiume Cassibile. Elenco delle Aree vincolate e loro distribuzione sul territorio
Agrigento Realmonte Fascia costiera D.A. n. 5111 del 28.02.92 Pubbl. GURS n. 25 del 16.05.92; Realmonte Lido Rossello D.A. n. 7174 del 23.10.1993 Pubbl. GURS n. 58 del 4.12.1993; Sciacca territorio costiero D.A. n. 6888 del 2.12.92 Pubbl. GURS n. 3 del 16.1.93; Menfi Serrone Cipollazzo D.A. n. 5563 del 23.2.93 Pubbl. GURS n. 18 del 3.4.93; Menfi dalla foce del torrente Cavarretto alla foce del fiume Carboy D.A. n. 5686 del 16.3.93 Pubbl. GURS n. 20 del 17.4.93; Menfi Area compresa tra labitato di Porto Palo ed il Vallone Gurra di Mare D.A. n. 5994 del 22.4.1995 Pubbl. GURS n. 28 del 27.5.1995; Isola di Lampedusa D.A. n. 7212 del 10.8.1995. Catania Mascali e Fiumefreddo La Gurna D.A. n. 5207 del 16.03.92 Pubbl. GURS n. 23 del 2.05.92; Mascali La Gurna (ampliamento) D.A. n. 7022 del 3.10.1993 Pubbl. GURS n. 56 del 20.11.1993; S.Venerina Loc. Dagala del Re e Bosco San Michele D.A. n. 5831 del 29.06.92 Pubbl. GURS n. 33 del 11.07.92; Patern e Belpasso Salinelle D.A. n. 6581 del 28.10.92 Pubbl. GURS n. 1 del 2.1.93; Biancavilla Vallone San Filippo, Lahars

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D.A. n. 7427 del 29.12.92 Pubbl. GURS n. 8 del 20.2.93; Palagonia C.de Petrazza e Gulfo D.A. n. 5562 del 23.2.93 Pubbl. GURS n. 18 del 3.4.93; Mascalucia Bosco di Monte Ciraulo D.A. n. 5685 del 16.3.93 Pubbl. GURS n. 19 del 10.4.93; Acireale La Gazzena D.A. n.6611 del 14.8.93 Pubbl. GURS n. 42 del 6.9.1993; Acireale La Gazzena (ampliamento, include la riserva naturale decaduta della Timpa) D.A. n. 5216 del 13.2.1995 Pubbl. GURS n. 13 del 11.3.1995; Acireale e Riposto D.A. n. 7294 del 3.11.1993 Pubbl. GURS n. 58 del 4.12.1993; Acicastello Lave a pillows D.A. n. 5083 del 22.1.1994 Pubbl. GURS n. 9 del 19.2.1994; Vizzini Quartiere delle Concerie D.A. n. 8134 del 9.12.1994; Pubbl. GURS n. 4 del 14.10.1995; Aci S. Antonio e Zafferana Etnea Bosco di Aci e Monterosso D.A. n. 5081 del 17.1.1995 Pubbl. GURS n. 8 dell11.2.1995; S. Gregorio di Catania, Valverde, Acicastello e Acicatena Timpa di Guardiola, Monte DOro, Casalrosato ed Eremo di S. Anna D.A. n. 5390 del 14.3.1995 Pubbl. GURS n. 24 del 6.5.1995; Castel di Judica Monte Scalpello D.A. n. 7212 del 10.8.1995 Pubbl. GURS n. 46 del 9.9.1995; Messina Santo Stefano di Camastra Area adiacente il Municipio D.A. n. 5804 del 4.5.93 Pubbl. GURS n. 28 del 5.6.93; Milazzo Capo Milazzo D.A. n. 8297 del 19.12.1994; Pubbl. GURS n. 4 del 14.1.1995; Lipari Isola di Stromboli, Fraz. Ginostra D.A. n. 6815 del 25.11.92 Pubbl. GURS n. 1 del 2.1.93; Lipari Istmo di Vulcano D.A. n. 8134 del 19.12.1994 Pubbl. GURS n. 4 del 14 1.1995; Lipari, Leni, Malfa e S. Marina Salina Isole Eolie D.A. n. 7720 del 1995 Pubbl. GURS n. 57 del 4.11.1995. Palermo - Santa Flavia esclusi i centri abitati D.A. n. 5850 del 14.4.1995 Pubbl. n. 27 del 20.5.1995; - Ustica D.A. n. 7665 del 3.10.1994 Pubbl. GURS n. 51 del 15.10.1994. Ragusa Ragusa C.da Maulli D.A. n. 6204 del 16.6.93 Pubbl. GURS n. 34 del 17.7.1993; Scicli e Modica Ambiti costieri D.A. n. 6205 del 16.6.93 Pubbl. GURS n. 34 del 17.7.1993; Modica e Scicli Conca del Salto D.A.n. 8295 del 19.12.1994 Pubbl. GURS n. 4 del 14.10.1995. Siracusa Siracusa Penisola della Maddalena

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aree vincolate ai sensi dell'art.5 L.R. 15/91

D.A. n. 7426 del 29.12.92 Pubbl. GURS n. 8 del 20.2.93; Noto Cave Sture D.A. n. 6689 del 7.9.1993 Pubbl. GURS n. 53 del 6.11.1993; Ferla e Carlentini Alto Vulcanico D.A. n. 5475 del 24.3.1994 Pubbl. GURS n. 22 del 7.5.1994. Ragusa e Siracusa Rosolini, Noto, Modica e Ispica Cava Scardina, Cava Grande, Cava Lazzaro, Cava Croce Santa, Cava Scarangio, Cava Candelaro D.A. n. 5029 del 12.1.1995 Pubbl. GURS n. 13 del 1.3.1995; Rosolini, Noto, Palazzolo, Modica e Ragusa D.A. n. 8296 del 19.12.1994; Pubbl. GURS n. 4 del 14.1.1995. Trapani Mazara del Vallo e Petrosino Localit Capo Feto e Margi Span D.A. n. 5080 del 17.1.1995; Pubbl. GURS n. 8 dell11.2.1995; Pantelleria esclusi i centri abitati D.A. n. 7979 del 18.11.1994 Pubbl. GURS n. 61 del 10.12.1994; Favignana Arcipelago delle Egadi D.A. n. 25.5.1993 Pubbl. GURS n. 31 del 26.6.1993.

Riepilogo delle aree vincolate ex art.5 L.r.15/91


Province Agrigento Caltanissetta Catania Enna Messina Palermo Ragusa Siracusa Trapani Totale aree vincolate aree vincolate 5 0 13 0 2 1 3 5* 1 30 isole vincolate 1

3 1

2 7

*due provvedimenti interessano anche la provincia di Ragusa

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aree vincolate ai sensi dell'art.5 L.R. 15/91

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TITOLO I
indirizzi generali

Titolo I Indirizzi Generali


Art.1 Ruolo ed obiettivi del Piano Territoriale Paesistico Regionale Il paesaggio della Regione Siciliana, connotato da valori ambientali e culturali, dichiarato dal Piano Territoriale Paesistico Regionale bene culturale e ambientale ed tutelato come risorsa da fruire e valorizzare. LAssessorato Regionale dei Beni Culturali ed Ambientali, in attuazione dellart. 3 della L.R. 1 agosto 1977, n. 80, e dellart. 1 bis della legge 8 Agosto 1985, n. 431, al fine di assicurare specifica considerazione ai valori paesistici e ambientali del territorio regionale, analizza ed individua le risorse culturali e ambientali, e fornisce indirizzi per la tutela e il recupero delle stesse mediante il Piano Territoriale Paesistico Regionale. Il Piano Territoriale Paesistico Regionale persegue i seguenti obiettivi generali: a) stabilizzazione ecologica del contesto ambientale regionale, difesa del suolo e della bio-diversit, con particolare attenzione per le situazioni di rischio e di criticit; b) valorizzazione dellidentit e della peculiarit del paesaggio regionale, sia nel suo insieme unitario che nelle sue diverse specifiche configurazioni; c) miglioramento della fruibilit sociale del patrimonio ambientale regionale, sia per le attuali che per le future generazioni. Art.2 Principali strategie del Piano Territoriale Paesistico Regionale Per il perseguimento degli obiettivi assunti, la Regione promuove azioni coordinate di tutela e valorizzazione, estese allintero territorio regionale e interessanti diversi settori di competenza amministrativa, volti ad attivare forme di sviluppo sostenibile specificamente riferite alle realt regionali ed, in particolare, a: a) conservare e consolidare larmatura storica del territorio come base di ogni ulteriore sviluppo insediativo e trama di connessioni del patrimonio culturale regionale; b) conservare e consolidare la rete ecologica, formata dal sistema idrografico interno, dalla fascia costiera e dalla copertura arborea ed arbustiva, come trama di connessione del patrimonio naturale regionale. A tal fine il Piano Territoriale Paesistico Regionale delinea quattro principali linee di strategia: 1) il consolidamento e la riqualificazione del patrimonio naturalistico, con lestensione del sistema dei parchi e delle riserve ed il suo organico inserimento nella rete ecologica regionale, la protezione e valorizzazione degli ecosistemi, dei beni naturalistici e delle specie animali e vegetali minacciate destinzione non ancora adeguatamente protetti, il recupero ambientale delle aree degradate; 2) il consolidamento del patrimonio e delle attivit agroforestali, con la qualificazione innovativa dellagricoltura tradizionale, la gestione controllata delle attivit pascolive, il controllo dei processi di abbandono, la gestione oculata delle risorse idriche;

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TITOLO I
indirizzi generali

3) la conservazione e il restauro del patrimonio storico, archeologico, artistico, culturale e testimoniale, con interventi di recupero mirati sui centri storici, i percorsi storici, i circuiti culturali, la valorizzazione dei beni meno conosciuti, la promozione di forme appropriate di fruizione; 4) la riorganizzazione urbanistica e territoriale, ai fini della valorizzazione paesistico-ambientale, con politiche coordinate sui trasporti, i servizi e gli sviluppi insediativi, tali da ridurre la polarizzazione nei centri principali e da migliorare la fruibilit delle aree interne e dei centri minori, da contenere il degrado e la contaminazione paesistica e da ridurre gli effetti negativi dei processi di diffusione urbana. Art.3 Articolazione in sistemi e componenti Il Piano Territoriale Paesistico Regionale articola i propri indirizzi nei seguenti sistemi, sottosistemi e relative componenti: 1. sistema naturale 1.1. sottosistema abiotico: concerne i fattori geologici, idrologici e geomorfologici ed i relativi processi che concorrono a determinare la genesi e la conformazione fisica del territorio. costituito dalle seguenti componenti: a) geologia litologia tettonica strutture geologiche b) geomorfologia crinali versanti fondivalle pianure morfologie carsiche coste c) idrologia corsi dacqua laghi acquiferi falde idriche sorgenti termali e non pozzi d) paleontologia depositi fossiliferi di vertebrati depositi fossiliferi di invertebrati depositi fossiliferi di vegetali. 1.2. sottosistema biotico: interessa la vegetazione e le zoocenosi ad essa connesse e i biotopi di rilevante interesse floristico, vegetazionale e faunistico. costituito dalle seguenti componenti: a) vegetazione vegetazione forestale

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TITOLO I
indirizzi generali

formazioni a prevalenza di Fagus sylvatica formazioni a prevalenza di Querce caducifoglie mesofile formazioni a prevalenza di Pinus laricio formazioni a prevalenza di Querce caducifoglie termofile formazioni a prevalenza di Quercus ilex formazioni a prevalenza di Quercus suber formazioni a prevalenza di Pinus halepensis vegetazione di macchia e arbusteti macchie di sclerofille sempreverdi boscaglie degradate ed arbusteti arbusteti spinosi alto-montani vegetazione di gariga e praterie formazioni delle garighe e delle praterie termo-xerofile formazioni delle praterie meso-xerofile formazioni pioniere delle colate laviche dellEtna vegetazione rupestre formazioni casmofitiche mesofile formazioni casmofitiche vegetazione dei corsi dacqua formazioni alveo-ripariali vegetazione lacustre e palustre formazioni igro-idrofitiche dei laghi vegetazione delle lagune salmastre formazioni sommerse ed emerse dal bordo vegetazione costiera formazioni delle dune sabbiose formazioni delle coste rocciose vegetazione infestante e sinantropica coltivi con vegetazione infestante aree edificate e urbanizzate formazioni forestali artificiali popolamenti forestali artificiali a Conifere popolamenti forestali artificiali a Latifoglie formazioni forestali artificiali miste b) biotopi biotopi comprendenti habitat costieri, formazioni di vegetazione alofitica, dune marittime biotopi comprendenti habitat dacqua dolce biotopi comprendenti habitat di lande e perticaie temperate e sclerofille biotopi comprendenti habitat delle formazioni erbose naturali e seminaturali biotopi comprendenti habitat di torbiera biotopi comprendenti habitat rocciosi e habitat di cavit naturali biotopi comprendenti habitat di foresta. 2. sistema antropico

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indirizzi generali

2.1. sottosistema agricolo forestale: concerne i fattori di natura biotica e abiotica che si relazionano nel sostenere la produzione agraria, zootecnica e forestale. costituito dalle seguenti componenti: paesaggio delle colture erbacee seminativo semplice seminativo irriguo pascoli permanenti pascoli avvicendati foraggere colture ortive paesaggio dei seminativi arborati paesaggio delle colture arboree oliveto mandorleto noccioleto pistacchieto frutteto legnose agrarie miste associazioni di olivo con altra legnosa fichidindieto paesaggio del vigneto paesaggio dellagrumeto paesaggio dei mosaici colturali sistemi colturali e particellari complessi seminativo associato a vigneto colture in serra. 2.2. sottosistema insediativo: comprende i sistemi urbano-territoriali, socioeconomici, istituzionali, culturali, le loro relazioni funzionali e gerarchiche e processi sociali di produzione e fruizione del paesaggio. costituito dalle seguenti componenti: componenti archeologiche aree complesse aree complesse di entit minore insediamenti manufatti isolati manufatti per lacqua aree di interesse storico-archeologico viabilit aree delle strutture marine, sottomarine e relitti aree dei resti pleontologici e paletnologici e delle tracce paleotettoniche aree delle grandi battaglie dellantichit componenti storico culturali centri storici nuclei storici centri storici abbandonati beni isolati (architettura militare, religiosa, residenziale, produttiva, attrezzature e servizi)

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indirizzi generali

viabilit storica componenti primarie del paesaggio percettivo (costa, spartiacque, crinali montani, crinali collinari, cime isolate, selle, aste fluviali, laghi). Art.4 Articolazione in ambiti territoriali Il Piano Territoriale Paesistico Regionale suddivide il territorio regionale in ambiti sub-regionali, individuati sulla base delle caratteristiche geomorfologiche e culturali del paesaggio, e preordinati alla articolazione sub-regionale della pianificazione territoriale paesistica. Essi sono: 1 Area dei rilievi del trapanese 2 Area della pianura costiera occidentale 3 Area delle colline del trapanese 4 Area dei rilievi e delle pianure costiere del palermitano 5 Area dei rilievi dei Monti Sicani 6 Area dei rilievi di Lercara, Cerda e Caltavuturo 7 Area della catena settentrionale (Monti delle Madonie) 8 Area della catena settentrionale (Monti Nebrodi) 9 Area della catena settentrionale (Monti Peloritani) 10 Area delle colline della Sicilia centromeridionale 11 Area delle colline di Mazzarino e Piazza Armerina 12 Area delle colline dellennese 13 Area del cono vulcanico etneo 14 Area della pianura alluvionale catanese 15 Area delle pianure costiere di Licata e Gela 16 Area delle colline di Caltagirone e Vittoria 17 Area dei rilievi e del tavolato ibleo 18 Area delle isole minori. Art.5 Efficacia delle Linee Guida. Nei territori dichiarati di interesse pubblico ai sensi e per gli effetti dellart. 1 della legge 29 giugno 1939, n. 1497 e dellart. 1 della legge 8 agosto 1985, n. 431, nonch nelle aree sottoposte alle misure di salvaguardia previste dallart. 5 della legge regionale 30 aprile 1991, n. 15, lAmministrazione Regionale dei Beni Culturali e Ambientali e i suoi uffici centrali e periferici fondano lazione di tutela paesistico-ambientale e i provvedimenti in cui essa si concreta, sulle Linee Guida dettate con riferimento ai sistemi e alle componenti di cui allart. 3, tenendo conto dei caratteri specifici degli ambiti territoriali di cui allart. 4. Per i suddetti territori gli stessi uffici provvedono a tradurre le Linee Guida in Piani Territoriali. In questi territori, i piani urbanistici redatti dalle Provincie Regionali e dai Comuni e i piani territoriali dei Parchi Regionali redatti ai sensi dellart. 18 della L.R. 6 maggio 1981, n. 98 e i regolamenti delle riserve naturali di cui allart. 6 della L.R. n. 98/81 avranno cura di recepire le indicazioni delle linee guida del Piano Territoriale Paesistico Regionale. Nei territori non soggetti a tutela ai sensi delle leggi sopracitate, le Linee Guida del Piano Territoriale Paesistico Regionale valgono quale strumento propositivo, di orientamento e di conoscenza per la pianificazione territoriale provinciale e per la pianificazione urbanistica comunale.

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Art.6 Sistema informativo e valutativo Al fine di garantire la compatibilit e la coerenza di ogni azione trasformativa del territorio regionale con le esigenze di tutela del patrimonio culturale ed ambientale, costituito presso lAssessorato Regionale dei Beni Culturali ed Ambientali il Sistema Informativo per i Beni Culturali ed Ambientali. Tale sistema, nel quadro del Sistema Informativo Territoriale Regione, ha lo scopo di: raccogliere, coordinare e rendere accessibili le informazioni utili alla gestione dei beni culturali ed ambientali, raccordandosi allo scopo con sistemi informativi di altri settori; assicurare il continuo arricchimento e aggiornamento della conoscenza, anche in rapporto coi sistemi di monitoraggio attivati; consentire lomogeneizzazione e la confrontabilit delle informazioni elaborate dai soggetti operanti sul territorio; favorire gli scambi informativi tra i diversi centri di raccolta ed elaborazione dati allinterno della Regione e con i centri di livello nazionale ed internazionale. Il Sistema Informativo per i Beni Culturali ed Ambientali integrato da un Sistema Valutativo che mira a rendere il pi possibile trasparenti e confrontabili le proposte di tutela e di intervento comunque incidenti sul patrimonio culturale ed ambientale. I piani paesistici urbanistici e territoriali, i piani e i programmi di settore nonch i progetti di intervento soggetti a valutazione preventiva di impatto ambientale, nella misura in cui incidono sui beni culturali e ambientali, debbono fare esplicito riferimento, per tali aspetti, anche al suddetto sistema informativo e valutativo. Per consentire il confronto e la sintesi delle valutazioni operate distintamente per i diversi sistemi e componenti di cui allart. 3, le valutazioni stesse debbono porre in particolare evidenza il valore e la vulnerabilit di ciascuno dei beni individuati secondo i criteri valutativi specificati nel successivo Titolo II. Art.7 Elementi delle Linee Guida Le Linee Guida del Piano Territoriale Paesistico Regionale comprendono: a) la relazione sulla formazione del Piano b) gli indirizzi normativi c) gli elenchi dei beni culturali ed ambientali d) la cartografia in scala 1:250000 distinta in: 1 Carta dei complessi litologici 2 Carta geomorfologica 3 Carta della vegetazione reale 4 Carta della vegetazione potenziale 5 Carta dei biotopi 6 Carta del paesaggio agrario 7 Carta dei siti archeologici 8 Carta dei centri e dei nuclei storici 9 Carta dei beni isolati 10 Carta della viabilit storica 11 Carta delle componenti primarie morfologiche del paesaggio percettivo 12 Carta dei percorsi panoramici

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TITOLO I
indirizzi generali

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Carta della intervisibilit costiera Carta della crescita urbana Carta delle infrastrutture Carta dei vincoli paesaggistici Carta istituzionale dei vincoli territoriali.

Art.8 Approvazione delle Linee Guida LAssessore Regionale ai Beni Culturali ed Ambientali, sentito il Comitato Tecnico Scientifico istituito con D.A. n. 862 del 5/10/1993, dispone la pubblicazione delle Linee Guida per un periodo di tre mesi consecutivi allalbo pretorio di tutti i Comuni e delle Provincie Regionali, con lindicazione della sede presso cui chiunque pu prendere visione dei relativi elaborati. Entro gli ulteriori tre mesi, decorrenti dallavvenuto deposito, chiunque pu presentare osservazioni indirizzate allAssessore Regionale dei Beni Culturali ed Ambientali e della Pubblica Istruzione. Trascorso tale termine, sentito in ordine alle osservazioni il Comitato Tecnico Scientifico, lAssessore approva in via definitiva le Linee Guida del Piano Territoriale Paesistico Regionale.

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TITOLO II indirizzi per sistemi e componenti

Titolo II Indirizzi per sistemi e componenti


Capo I SOTTOSISTEMA NATURALE ABIOTICO Art. 9 Geologia, geomorfologia, idrologia 1) Criteri di valutazione Devono basarsi sui seguenti elementi, ai quali dovr associarsi la definizione di importanza a scala internazionale, nazionale, regionale e locale: rarit e condizione rappresentativit valore storico, scientifico accessibilit e fruibilit valore scenico vulnerabilit. 2) Indirizzi La conoscenza dei caratteri litostrutturali, geomorfologici ed idrogeologici costituisce la base della pianificazione paesistica in quanto essi hanno condizionato e tuttora condizionano levoluzione del paesaggio. La salvaguardia di tali caratteri concorre alla tutela e conservazione del paesaggio, oltre che alla difesa del suolo e delle sue risorse. Lanalisi fisica del territorio deve essere finalizzata non solo ad identificare la geomorfologia del paesaggio attuale e i caratteri di rarit e/o pregio, ma anche a comprendere i processi che li hanno determinati e soprattutto il livello di labilit dellattuale configurazione, evidenziando i fenomeni di dissesto presenti e/o potenziali. Essa deve prevedere: a) analisi del territorio in esame finalizzato alla puntuale ricerca delle emergenze abiotiche; b) individuazione delle emergenze geologiche e geomorfologiche; c) valutazione scientifica del loro significato e ruolo sia dal punto di vista naturalistico che didattico e scientifico; d) valutazione rispetto allambiente antropizzato; e) valutazione dei costi-benefici della salvaguardia. Gli obiettivi di salvaguardia si raggiungono attraverso un regime di conservazione, difesa, prevenzione e restauro delle singolarit geologiche, delle formazioni paleontologiche, dei valori scenici e panoramici propri degli elementi fisici del paesaggio, dei processi naturali, degli equilibri idraulici, idrogeologici ed ecologici. Sono soggetti a conservazione gli elementi emergenti sotto il profilo della valenza geologica, naturalistica e dellinteresse scientifico-didattico, con espresso divieto di ogni intervento che possa alterarne i caratteri. Per lambiente antropizzato va attuata la difesa da fenomeni di rischio geologico, cos come lambiente fisico va difeso da interventi antropici; ci comporta la riduzione, attraverso opportuni interventi, dei rischi geologici che interessano lambiente costruito, mentre per i nuovi insediamenti e le trasformazioni del territorio vanno privilegiate zone in cui sono assenti le vulnerabilit geologiche e sia stato attentamente valutato linteresse geologico e la sua valenza o preminenza rispetto agli interessi coinvolti, al fine di ripristinare le condizioni naturali e, ove possibile, le condizioni ambientali conformi agli

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TITOLO II indirizzi per sistemi e componenti

interessi fondamentali della collettivit va promosso il recupero ambientale e la rinaturalizzazione di aree degradate. In particolare, con riferimento alle componenti prima individuate, si formulano i seguenti indirizzi: a) Componente geologica: litologia, tettonica, strutture geologiche. Sono soggette a conservazione, anche ai fini della fruibilit didattica e culturale: le aree di affioramento di serie stratigrafiche delle formazioni geologiche di interesse presenti; le aree ove sono presenti sezioni con particolari strutture sedimentarie; cave e miniere dismesse con rilevanti caratteri di rarit geologica, valore scientifico, fruibilit didattica e bellezza paesaggistica; strutture tettoniche e metamorfiche particolarmente significative; depositi minerali che rivestono interesse scientifico; litotipi di particolare interesse scientifico. La difesa e prevenzione vanno attuate relativamente al rischio sismico e/o vulcanico sugli ambienti antropizzati; per esse si rimanda alla pianificazione di settore ed alla pianificazione territoriale di livello comunale o sovracomunale. b) Componente geomorfologica: crinali, versanti, fondivalle, pianure, morfologie carsiche, coste, etc. Sono soggetti a conservazione: forme che segnano la storia morfoevolutiva del territorio; localit interessate da morfologie tipiche generatesi dallinterazione fra litologia, tettonica e geodinamica esogena (fondivalle di pregio ambientale, forre, gole, cascate, alvei meandriformi, catture fluviali, foci fluviali, grotte carsiche e marine, inghiottitoi, doline, dune litorali, falesie e scogliere di interesse naturalistico particolare); forme che rivestono particolare importanza paesaggistica (monumenti geologici e/o geomorfologici); elementi negativi come i fenomeni calanchivi pi significativi, quale espressione di un fenomeno erosivo naturale e frane bene individuabili e distinguibili nelle loro parti, quando essi non rappresentano elementi di criticit per aree antropizzate; i tratti di costa che presentano valori geologici, naturalistici ed ambientali di interesse paesaggistico e quelli ove prevedere interventi di salvaguardia dello stato attuale o di ricostituzione nelle aree di accentuata erodibilit. Per essi deve essere previsto apposito monitoraggio al fine di controllare la loro dinamica ed evoluzione, legate alle azioni naturali, agli apporti detritici dellentroterra ed alle pressioni derivanti dallambiente antropizzato. Le opere a mare che influenzano la dinamica costiera, qualunque esse siano, devono essere compatibili con il bene naturale che si vuole proteggere, nella considerazione che le opere realizzate al fine di conservare o proteggere, operando contro natura, accelerano talora la distruzione o modificano i caratteri strutturali del bene protetto. La difesa e la prevenzione vanno attuate su quegli ambienti geomorfologici dove si osserva una tendenza evolutiva naturale o artificiale tale da creare situazioni di criticit: vanno difesi i versanti dallerosione e dai dissesti, i fondivalle dalle esondazioni, i litorali dallerosione marina, laddove tali fenomeni naturali possono costituire

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TITOLO II indirizzi per sistemi e componenti

elementi di rischio geomorfologico per le aree antropizzate o di futura antropizzazione; la prevenzione va attuata invece per quelle aree le cui tendenze evolutive geomorfologiche naturali creano situazione di vulnerabilit ambientale e conseguentemente situazioni di rischio geologico per effetto della pressione antropica. Le azioni di recupero ambientale devono riguardare aree degradate per effetto di attivit estrattiva di cava, attivit di stoccaggio incontrollato di R.S.U. ed inerti, cementificazione dei corsi dacqua, etc. Nellambito del progetto di recupero ambientale di cave esistenti dismesse devono essere salvaguardate quelle inserite tra le componenti geologiche. c) Componente idrologica: corsi dacqua, laghi, acquiferi, falde idriche, sorgenti termali e non, pozzi. Sono soggette a conservazione: le acque superficiali (pantani costieri e bivieri, corsi dacqua ed invasi superficiali); per esse si deve garantire la qualit delle acque; inoltre, per i corsi dacqua nei quali vengono effettuati prelievi idrici, si deve assicurarne il deflusso minimo vitale. In sede di pianificazione locale a livello provinciale e/o comunale si provvede allanalisi della rete idrografica per la definizione fisionomica del sistema fluviale con le trasformazioni antropiche sul medesimo intervenute, al fine di comprendere lentit delle trasformazioni stesse e la pressione duso, ivi compresa quella esercitata dalla pianificazione urbanistica. Su questa base saranno ridefiniti i limiti delle fasce di tutela dei corsi dacqua (comprensive delle aree inondabili, di quelle interessate dalle dinamiche evolutive e dalle aree latistanti strettamente connesse agli ecosistemi fluviali), in funzione delle specifiche caratteristiche ambientali, con adeguate azioni di tutela e specifiche normative di gestione; le acque sotterranee, per garantirne la qualit e la sostenibilit della risorsa, soprattutto per gli acquiferi vulnerabili; i punti di emergenza idrica, quali pozzi e sorgenti utilizzati per scopi idropotabili; la tutela deve essere inoltre estesa, fissando dei parametri idrogeologici attraverso i quali individuare delle aree di rispetto sufficienti a proteggere lacquifero cui sorgenti e pozzi fanno capo. Nelle more di adeguamento della pianificazione territoriale, urbanistica, paesistica e di settore ai presenti indirizzi, nelle aree di cui allart. 1 della legge 8 agosto 1985, n. 431, lett. c), fatte salve le competenze di cui allart. 7 della L. 1497/39, vietato: realizzare discariche o altri impianti di smaltimento di rifiuti, abbandonare o scaricare qualsiasi materiale solido o liquido, ad eccezione di quelli provenienti da impianti di depurazione autorizzati; eseguire movimenti di terra, eccetto che per motivi legati ad attivit di recupero ambientale o manutenzione delle fasce spondali; attuare interventi che modifichino il regime, il corso o la composizione delle acque, ad eccezione di quelli da effettuare nellambito di progetti finalizzati alla riduzione di rischi per aree urbanizzate, per opere pubbliche o per la pubblica incolumit, redatti sulla base di studi integrati idrologici ed ecologici.

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TITOLO II indirizzi per sistemi e componenti

Vanno attuate la difesa e la prevenzione dallinquinamento dei corsi dacqua e di acquiferi vulnerabili. Il recupero ed il risanamento ambientale vanno attuati per i corpi idrici degradati e le falde idriche inquinate, insalinate o depauperate per eccessivo sfruttamento; per il recupero e il risanamento di falde idriche degradate deve prevedersi anche la loro ricarica con il riuso del refluo depurato. d) Componente paleontologica. Sono soggetti a conservazione: i depositi fossiliferi di vertebrati; i depositi fossiliferi di invertebrati di particolare rarit e interesse; i depositi fossiliferi di vegetali di particolare rarit e interesse. Capo II SOTTOSISTEMA NATURALE BIOTICO Art.10 Vegetazione Le componenti del paesaggio vegetale, naturale e di origine antropica, concorrono in maniera altamente significativa alla definizione dei caratteri paesaggistici, ambientali, culturali della Regione e, come tali, devono essere rispettate e valorizzate sia per quanto concerne i valori pi propriamente naturalistici, che per quelli che si esprimono attraverso gli aspetti del verde agricolo tradizionale e ornamentale, che caratterizzano il paesaggio in rilevanti porzioni del territorio regionale. Tenuto conto degli aspetti dinamici ed evolutivi della copertura vegetale, la pianificazione paesistica ne promuove la tutela attiva e la valorizzazione, sia nei suoi aspetti naturali che antropogeni. Lindividuazione in scala adeguata delle formazioni vegetali soggette alle normative vigenti nel settore forestale demandata alla redazione dellinventario forestale regionale e dei piani paesistici ed urbanistici, sulla base dei seguenti criteri di valutazione ed indirizzi normativi riferiti alle componenti del sottosistema di cui al precedente art. 3. 1) Criteri di valutazione a) per la vegetazione forestale, le formazioni arbustive, la vegetazione di gariga e praterie: interesse scientifico ed ecologico, valutati in base alla esclusivit, rarit, importanza testimoniale e didattica, criticit degli elementi della flora e delle formazioni vegetali; interesse ai fini della conservazione del suolo e degli equilibri ecologici, in base alla stabilit, livello di maturit e complessit delle fitocenosi, distanza dalle condizioni climaciche, dinamica evolutiva; interesse paesaggistico e percettivo, sia sulla base della caratterizzazione del paesaggio naturale ed antropico, sia in relazione alla fruibilit ed uso sociale delle aree boscate; interesse legato alla rilevanza delle formazioni per i caratteri di struttura, composizione, dislocazione e disposizione sul territorio per la costituzione di una rete ecologica regionale. b) per la vegetazione rupestre, la vegetazione lacustre e palustre, la vegetazione delle lagune salmastre, la vegetazione costiera:

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TITOLO II indirizzi per sistemi e componenti

interesse scientifico ed ecologico, valutati in base alla esclusivit, rarit, importanza testimoniale e didattica, criticit degli elementi della flora e delle formazioni vegetali; interesse legato alla rilevanza della formazione per i caratteri di struttura, composizione, dislocazione e disposizione sul territorio per la costituzione di una rete ecologica regionale. c) per la vegetazione dei corsi dacqua: interesse scientifico ed ecologico, valutati in base alla esclusivit, rarit, importanza testimoniale e didattica, criticit degli elementi della flora e delle formazioni vegetali; interesse paesaggistico e percettivo, sia sulla base della caratterizzazione del paesaggio naturale e antropico, sia in relazione alla fruibilit e uso sociale delle aree boscate e delle formazioni vegetali anche non forestali di interesse naturalistico; interesse legato alla rilevanza della formazione per i caratteri di struttura, composizione, dislocazione e disposizione sul territorio per la costituzione di una rete ecologica regionale. d) per la vegetazione sinantropica: interesse paesaggistico e percettivo, sia sulla base della caratterizzazione del paesaggio naturale e antropico, sia in relazione alla fruibilit e uso sociale delle aree boscate, che alla prossimit/contiguit alle aree urbane; interesse ai fini della conservazione del suolo; interesse legato alla rilevanza della formazione per i caratteri di struttura, composizione, dislocazione e disposizione sul territorio per la costituzione di una rete ecologica regionale. 2) Indirizzi a) per la vegetazione forestale: lindirizzo quello della conservazione orientata e del miglioramento dei complessi boscati interpretati nella loro composizione, strutturazione e stratificazione caratteristiche: i boschi naturali devono essere mantenuti nel migliore stato di conservazione colturale; gli interventi devono tendere alla conservazione ed alla ricostituzione della vegetazione climacica, favorendo la diffusione delle specie tipiche locali e, ove possibile, la conversione dei cedui in cedui composti ed in boschi dalto fusto. Fatti salvi singoli casi di opere di interesse pubblico da sottoporre a specifica valutazione caso per caso e comportanti comunque misure di compensazione degli impatti sulla vegetazione (ad esempio: realizzazione di infrastrutture, reti idriche, elettriche, interventi strettamente connessi con luso sociale del bosco per la fruizione pubblica, ecc.), non sono compatibili con gli indirizzi della pianificazione paesistica interventi edificatori allinterno delle aree boscate. Sono compatibili: i tagli colturali, qualora autorizzati dagli organi competenti e su fondi regolarmente soggetti ad utilizzazione; nei boschi cedui che abbiano superato i normali turni produttivi sono ammessi esclusivamente tagli di conversione allalto fusto. Si dovr evitare in ogni caso la pratica del taglio raso; la forestazione con specie autoctone coerenti con i caratteri fitogeografici del territorio interessato; la rinaturazione con specie pioniere di aree denudate o degradate prossime o interne ai complessi boscati;

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TITOLO II indirizzi per sistemi e componenti

le opere finalizzate ai servizi antincendio e quelle finalizzate alla forestazione ed alla rinaturazione, inclusa la realizzazione di vivai forestali e relative infrastrutture in aree aperte o denudate; le opere di conservazione e restauro ambientale, inclusi gli interventi dendrochirurgici per gli esemplari di maggiore pregio ed et e gli esemplari isolati con carattere di monumentalit, le bonifiche dai parassiti animali e vegetali, ecc.; le attivit silvo-pastorali tradizionali e regolarmente praticate che non alterino permanentemente lo stato dei luoghi e lassetto idrogeologico, qualora non diversamente stabilito da piani, regolamenti e determinazioni di Parchi e Riserve, Amministrazione forestale, Piani agricolo-forestali adottati in sede comunale, e da norme e indirizzi formulati in sede di pianificazione paesistica e urbanistica a livello locale e di area vasta, allo scopo di preservare la dinamica e i processi di rinnovazione delle comunit forestali. b) per la vegetazione di macchia (formazioni ad arbusti sclerofilli termofili): lindirizzo quello della conservazione, dellincremento ed evoluzione dei complessi di macchia primaria e secondaria, interpretati nella loro composizione, strutturazione e stratificazione caratteristiche; per i fini suddetti, negli indirizzi della pianificazione le macchie si assimilano alle formazioni forestali naturali; gli interventi devono tendere alla conservazione e alla ricostituzione della vegetazione climacica, favorendo la diffusione delle specie tipiche locali e la creazione di consorzi stabili. Fatti salvi singoli casi di opere di interesse pubblico da sottoporre a specifica valutazione caso per caso e comportanti comunque misure di compensazione degli impatti sulla vegetazione (ad esempio realizzazione di infrastrutture: reti idriche, elettriche, ecc.), non sono di norma compatibili con gli indirizzi della pianificazione paesistica interventi edificatori allinterno delle aree di macchia. Sono compatibili: la forestazione con specie autoctone in coerenza con i caratteri fitogeografici del territorio interessato, la rinaturazione con specie pioniere di aree denudate o degradate prossime o interne alle aree di macchia, le opere finalizzate ai servizi antincendio e quelle finalizzate alla forestazione e alla rinaturazione, le opere di conservazione e restauro ambientale. c) per la vegetazione di gariga, praterie e arbusteti: lindirizzo quello della conservazione orientata, del consolidamento, della gestione degli usi produttivi con criteri di compatibilit ambientale, in relazione sia ai contenuti vegetazionali del territorio che alle caratteristiche dei siti. In particolare, per i territori non vocati alle attivit agricolo-zootecniche coperti da formazioni evolute o stabilizzate, insistenti su emergenze geomorfologiche di interesse paesaggistico, territori soggetti a vincoli paesaggistici, territori costieri, aree allinterno di Parchi, Riserve e aree archeologiche, lindirizzo prevalente quello della conservazione orientata e del restauro ambientale. Sono compatibili con tale indirizzo: la forestazione con specie autoctone in coerenza con i caratteri fitogeografici del territorio interessato e la rinaturazione con specie pioniere di aree denudate o degradate, particolarmente quando prossime o interne alle aree protette, alle aree di macchia e alle aree boscate e tali da essere rilevanti ai fini della costituzione di una rete ecologica regionale, le opere e le infrastrutture finalizzate ai servizi antincendio e quelle finalizzate

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alla forestazione e alla rinaturazione, le opere di conservazione e restauro ambientale. Per i territori appartenenti ad incolti, boscaglie degradate, pascoli, pascoli arbustati, coltivi recentemente abbandonati, lindirizzo prevalente quello del controllo della dinamica degli usi agricolo e zootecnico, della trasformazione e dellinsediamento. Sono compatibili con tali indirizzi, oltre agli interventi sopra citati, anche le attivit agro-silvo-pastorali tradizionali e le pratiche di miglioramento fondiario, inclusi i programmi di miglioramento dei pascoli, qualora non diversamente stabilito da piani, previsioni e regolamenti di Parchi e Riserve, Amministrazione forestale, Piani agricolo-forestali adottati in sede comunale, e da norme e indirizzi formulati in sede di pianificazione paesistica ed urbanistica a livello locale e di area vasta. d) per la vegetazione rupestre: lindirizzo quello della conservazione, trattandosi in generale di formazioni che, oltre a rivestire un grande interesse dal punto di vista della caratterizzazione paesaggistica di importanti emergenze geomorfologiche, come varie rocche della Sicilia interna (la pi nota delle quali Rocca Busambra) e le rupi costiere ed i promontori rocciosi, ospitano una variet di elementi endemici, rari e caratteristici che testimoniano la variet e la nobilt della flora rupestre mediterranea. In relazione alle particolari condizioni ambientali, di pendenza, di morfologia dei rilievi e di conseguente vulnerabilit per quanto riguarda gli aspetti percettivi, non sono compatibili con tale indirizzo interventi che alterino comunque lequilibrio dinamico delle formazioni. e) per la vegetazione dei corsi dacqua lindirizzo quello della conservazione volta alla persistenza dellequilibrio dinamico delle comunit vegetali e del restauro ambientale, con ricostituzione delle formazioni ripariali degradate, nel rispetto delle caratteristiche vegetazionali locali; non sono compatibili con tale indirizzo interventi che alterino comunque in maniera irreversibile lequilibrio dinamico delle formazioni. f) per la vegetazione lacustre e palustre lindirizzo quello della salvaguardia della persistenza dellequilibrio dinamico delle comunit vegetali, con lincremento delle caratteristiche qualitative e quantitative delle formazioni; non sono compatibili con tale indirizzo interventi che alterino comunque in maniera irreversibile lequilibrio dinamico delle formazioni. g) per la vegetazione delle lagune salmastre lindirizzo quello della conservazione e del restauro ambientale. In relazione alle particolari condizioni ambientali, alla stretta associazione con la presenza di zone umide di elevato interesse per la presenza di avifauna stanziale e migratoria, nonch per lessere intimamente connesse con ambienti costieri di grande interesse anche paesaggistico; non sono compatibili con tale indirizzo interventi che alterino comunque in maniera irreversibile lequilibrio dinamico delle formazioni. h) per la vegetazione costiera lindirizzo quello della conservazione e del restauro ambientale delle formazioni degradate. In particolare, per quanto riguarda le formazioni dunali, maggiormente vulnerabili sia per la mobilit del substrato e la sua dinamica, sia per la facilit con cui le formazioni dunali sono state in passato alterate ed assoggettate alle pratiche agricole, particolarmente le colture in serra, indirizzo specifico quello del restauro ambientale delle formazioni e della valorizzazione di quelle tuttora esistenti; sono compatibili con

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tale indirizzo le attivit connesse con la fruizione diretta del mare che non alterino permanentemente la dinamica delle popolazioni vegetali. i) per la vegetazione sinantropica lindirizzo quello del mantenimento dei popolamenti e delle formazioni forestali artificiali in migliori condizioni vegetative e di maggiore contenuto paesaggistico e del miglioramento dei complessi boscati costituiti da specie alloctone con interventi di restauro ambientale e di ricostituzione delle formazioni climaciche, dove reso possibile dalle condizioni geopedologiche del territorio; gli interventi devono tendere alla conservazione ed alla ricostituzione della vegetazione climacica, favorendo la diffusione delle specie tipiche locali. Fatti salvi singoli casi di opere di interesse pubblico da sottoporre a specifica valutazione caso per caso e comportanti comunque misure di compensazione degli impatti sulla vegetazione (ad esempio realizzazione di infrastrutture: reti idriche, elettriche, interventi strettamente connessi con luso sociale del bosco per la fruizione pubblica, ecc.), non sono compatibili con gli indirizzi della pianificazione paesistica interventi edificatori allinterno delle aree boscate. Sono compatibili con gli indirizzi delle linee guida: la forestazione con specie autoctone coerenti con i caratteri fitogeografici del territorio interessato; la rinaturazione con specie pioniere di aree denudate o degradate prossime o interne ai complessi boscati; le opere finalizzate ai servizi antincendio e quelle finalizzate alla forestazione e alla rinaturazione, inclusa la realizzazione di vivai forestali e relative infrastrutture in aree aperte o denudate; le opere di conservazione e restauro ambientale, inclusi gli interventi dendrochirurgici per gli esemplari di maggiore pregio ed et e gli esemplari isolati con carattere di monumentalit, le bonifiche dai parassiti animali e vegetali, ecc., nonch la progressiva rinaturazione delle formazioni costituite da elementi esotici con limpianto di specie autoctone; relativamente agli impianti destinati alla forestazione produttiva, le attivit silvopastorali che non alterino permanentemente lo stato dei luoghi e lassetto idrogeologico, qualora non diversamente stabilito da piani, regolamenti e determinazioni di Parchi e Riserve, Amministrazione forestale, Piani agricoloforestali adottati in sede comunale, e da norme e indirizzi formulati in sede di pianificazione paesistica e urbanistica a livello locale e di area vasta. Art.11 Biotopi I biotopi, interpretati come siti complessi e di varia estensione, in cui coesistono rilevanti aspetti integrati di carattere abiotico e biotico, relativi alla geomorfologia, alla presenza di fauna, flora e vegetazione di rilievo, sono oggetto di attenzione e di misure specifiche dirette a conservare la loro peculiarit, la loro rappresentativit, la loro dinamica evolutiva. Con riferimento alle componenti del sottosistema di cui al precedente art. 3, si individuano i seguenti criteri di valutazione e indirizzi normativi: 1) Criteri di valutazione a) per il valore: integrit rarit, unicit, peculiarit, rappresentativit (locale, regionale, generale)

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importanza scientifica ed ecologica importanza conservativa o stabilizzante leggibilit dellinsieme rilevanza per uso sociale, produttivit, valore economico b) per la vulnerabilit endogena: fragilit dinsieme fragilit dei singoli elementi, relazioni o processi fragilit del supporto abiotico fragilit biologica degrado in atto presenza di condizioni che accelerano il degrado c) per la vulnerabilit esogena: precariet ambientale generale e specifica presenza di fattori esterni che accelerano il degrado degrado potenziale da attivit umane probabili (anche da fattori a distanza) visibilit elevata (vulnerabilit per gli aspetti percettivi). 2) Indirizzi In generale, per i biotopi non ricadenti in aree soggette a specifica tutela, in sede di pianificazione paesistica e urbanistica occorre procedere a: verifica delle condizioni di conservazione dei biotopi in relazione ai dati forniti; analisi critica delle motivazioni e delle prospettive della tutela o del recupero delle caratteristiche di pregio ambientale soggette a fenomeni di degrado endogeno o esogeno, anche esterni al sito, anche in relazione agli eventi modificativi recenti di origine antropica rispetto alla situazione di partenza; perimetrazione, in scala adeguata alla superficie del biotopo o allarea complessa, che garantisca la evoluzione dinamica degli habitat insediati e, nel caso di biotopi complessi e articolati, zonizzazione degli ambiti e degli habitat con caratteri distintivi; predisposizione di piani di gestione, di recupero, di valorizzazione delle risorse ambientali locali nel rispetto degli indirizzi specifici, con individuazione delle relative responsabilit e titolarit a livello comunale o sovracomunale. In particolare: a) biotopi comprendenti habitat costieri, formazioni di vegetazione alofitica, dune marittime: lindirizzo quello della conservazione, del controllo della fruizione pubblica e del restauro ambientale. In relazione alle particolari condizioni ambientali, alla stretta associazione con la presenza di zone umide di elevato interesse per la presenza di avifauna stanziale e migratoria, nonch per lessere intimamente connesse con ambienti costieri di grande interesse anche paesaggistico e con gli habitat sommersi, non sono compatibili con tali indirizzi interventi che alterino comunque lequilibrio dinamico dei biotopi e dei siti complessi, ed in particolare: la realizzazione di porti e approdi; la realizzazione di scarichi civili e industriali; la realizzazione di nuova viabilit carrabile e la trasformazione in rotabile di trazzere o strade sterrate esistenti; la realizzazione di opere a mare che alterino landamento delle correnti e le caratteristiche dei fondali;

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le captazioni idriche, relativamente alle zone umide costiere e agli invasi naturali non ampliati a scopo irriguo; i drenaggi e le bonifiche; la realizzazione di opere permanenti per la fruizione diretta del mare, compresi stabilimenti per talassoterapia e acquacoltura, di impianti per serricoltura e inoltre di piattaforme e scivoli in calcestruzzo e simili; il prelievo di materiali e lalterazione della dinamica delle formazioni di duna. b) biotopi comprendenti habitat dacqua dolce: lindirizzo quello della conservazione, del controllo dei fattori di degrado e degli apporti inquinanti, del restauro ambientale. In relazione alle particolari condizioni ambientali, alla stretta associazione con la presenza di zone umide di elevato interesse per la presenza di avifauna stanziale e migratoria, alla presenza di formazioni relitte di ripisilva e di vegetazione dei greti e delle aree golenali e spondali, di grande interesse anche paesaggistico, non sono compatibili con tali indirizzi interventi che alterino comunque lequilibrio dinamico dei biotopi e dei siti complessi, e in particolare: la realizzazione di scarichi civili e industriali; la realizzazione di nuova viabilit carrabile e la trasformazione in rotabile di trazzere o strade sterrate esistenti; le captazioni idriche e la modifica del regime idraulico che comportino prevedibili effetti anche a distanza sulla struttura, composizione, stato dei popolamenti e configurazione formale dei biotopi; il prelievo di materiali e lalterazione della configurazione delle sponde e degli alvei, lalterazione delle formazioni vegetali insediate. c) biotopi comprendenti habitat di lande e perticaie temperate e sclerofille: lindirizzo quello della conservazione orientata, dellincremento ed evoluzione dei complessi di vegetazione primaria e secondaria, interpretati nella loro composizione, strutturazione e stratificazione caratteristiche; gli interventi devono tendere alla conservazione e alla ricostituzione della vegetazione climacica, favorendo la diffusione delle specie tipiche locali e la creazione di consorzi stabili. Non sono compatibili con tali indirizzi: la realizzazione di nuova viabilit carrabile e la trasformazione in rotabile di trazzere o strade sterrate esistenti; la realizzazione di infrastrutture e reti (elettriche, idriche, ecc.); il prelievo di materiali e lapertura di cave; gli interventi edificatori; la forestazione; lintroduzione di specie vegetali estranee ai caratteri fitogeografici del territorio interessato e al patrimonio genetico delle popolazioni locali. d) biotopi comprendenti habitat delle formazioni erbose naturali e seminaturali: lindirizzo quello della conservazione orientata, del consolidamento, della gestione degli usi produttivi con criteri di compatibilit ambientale, in relazione sia ai contenuti vegetazionali del territorio che alle caratteristiche dei siti. In particolare, per i biotopi comprendenti habitat di formazioni erbose secche seminaturali ricadenti allinterno di: emergenze geomorfologiche di interesse paesaggistico, territori soggetti a vincoli paesaggistici, pendii e rilievi dei territori

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costieri, lindirizzo prevalente quello della conservazione orientata e del restauro ambientale. Non sono compatibili con tali indirizzi: la realizzazione di nuova viabilit carrabile; la realizzazione di infrastrutture e reti (elettriche, idriche, ecc.); il prelievo di materiali e lapertura di cave; gli interventi edificatori; la forestazione; lintroduzione di specie vegetali estranee ai caratteri fitogeografici del territorio interessato e al patrimonio genetico delle popolazioni locali; lagricoltura intensiva e le pratiche irrigue. Per i biotopi comprendenti habitat di prati oromediterranei e praterie umide seminaturali con piante erbacee alte, in territori appartenenti a pascoli degradati o coltivi abbandonati, lindirizzo prevalente quello del mantenimento, con controllo della dinamica degli usi agricoli e zootecnici. e) biotopi comprendenti habitat di torbiera: lindirizzo quello della conservazione, del controllo dei fattori di degrado e degli apporti inquinanti, del restauro ambientale. In relazione alle particolari condizioni ambientali, alla stretta associazione con la presenza di zone umide di elevato interesse biogeografico, alla presenza di formazioni vegetali rare e vulnerabili, caratteristiche dellEuropa settentrionale, non sono compatibili con tali indirizzi interventi che alterino comunque lequilibrio dinamico dei biotopi, e in particolare: la realizzazione di scarichi civili e industriali; la realizzazione di nuova viabilit carrabile; i drenaggi e le bonifiche; le captazioni idriche e la modifica del regime idraulico che comportino prevedibili effetti anche a distanza sulla struttura, composizione, stato dei popolamenti e configurazione formale dei biotopi; il prelievo di materiali e lalterazione delle formazioni vegetali insediate. f) biotopi comprendenti habitat rocciosi o cavit naturali: lindirizzo generale relativo agli habitat rocciosi quello della conservazione, trattandosi in generale di formazioni che, oltre a rivestire un grande interesse dal punto di vista della caratterizzazione paesaggistica di importanti emergenze geomorfologiche, ospitano una variet di elementi endemici, rari e caratteristici che testimoniano la variet e la nobilt della flora rupestre mediterranea. In relazione alle particolari condizioni ambientali, di pendenza, di morfologia dei rilievi e di conseguente vulnerabilit anche per quanto riguarda gli aspetti percettivi, non sono compatibili con tali indirizzi interventi che alterino comunque lequilibrio dinamico delle formazioni; in particolare, trattandosi in prevalenza di territori naturalmente difesi nei confronti degli effetti delle attivit agricole e insediative, non sono compatibili: la realizzazione di viabilit stradale a mezza costa; i prelievi di materiali e le attivit estrattive; lalterazione della configurazione morfologica di pareti e versanti; lintroduzione di specie vegetali estranee ai caratteri fitogeografici del territorio interessato ed al patrimonio genetico delle popolazioni locali. Delle cavit naturali viene fornito un censimento di emergenze costituito dalle schede prodotte nel corso della campagna di censimento dei beni naturali e

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naturalistici effettuata su incarico dellAssessorato Beni Culturali e Ambientali dallUniversit di Palermo, 1985-86. Le schede sono relative a cavit di interesse naturalistico sia per caratteri paleontologici e in generale biotici (frequente presenza di fauna trogloditica), che abiotici. Lindirizzo relativo alle cavit naturali quello della conservazione. Non sono compatibili con gli indirizzi delle linee guida: la realizzazione di discariche; limmissione di rifiuti e materiali; i prelievi di materiale; le attivit estrattive che interessino, anche con effetti indiretti, le cavit nel loro sviluppo e configurazione. g) biotopi comprendenti habitat di foresta: lindirizzo quello della conservazione orientata e del miglioramento dei complessi boscati interpretati nella loro composizione, strutturazione e stratificazione caratteristiche. I biotopi comprendenti habitat di foresta devono essere mantenuti nel migliore stato di conservazione colturale; gli interventi devono tendere alla conservazione e alla ricostituzione della vegetazione climacica, favorendo la diffusione delle specie tipiche locali e la conversione dei cedui in cedui composti ed in boschi dalto fusto. Non sono compatibili con tali indirizzi: la realizzazione di nuova viabilit carrabile e la trasformazione in rotabile di trazzere o strade sterrate esistenti; la realizzazione di infrastrutture e reti (elettriche, idriche, ecc.); il prelievo di materiali e lapertura di cave; gli interventi edificatori; lintroduzione di specie vegetali estranee ai caratteri fitogeografici del territorio interessato e al patrimonio genetico delle popolazioni locali; i tagli non configurabili come interventi di conversione allalto fusto, di conservazione e restauro ambientale, dendrochirurgici, finalizzati alla bonifica dai parassiti animali e vegetali, ecc.; la forestazione con specie estranee ai caratteri fitogeografici del territorio interessato; le attivit silvo-pastorali che alterino permanentemente lo stato dei luoghi, lassetto idrogeologico, la composizione strutturazione e dinamica caratteristiche delle formazioni vegetali. Capo III SISTEMA ANTROPICO Art.12 Paesaggio agrario Con riferimento alle componenti del sottosistema di cui al precedente art. 3, si individuano i seguenti criteri di valutazione ed indirizzi normativi: 1) Criteri di valutazione a) paesaggio delle colture erbacee: presenza di vincoli paesaggistici interesse paesaggistico- percettivo elevato livello di antropizzazione; basso livello di biodiversit vegetale; fenomeni di erosione superficiale in presenza di pendenze accentuate; inserimento di elementi detrattori della qualit del paesaggio agrario, ecc.

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b) paesaggi dei seminativi arborati, delle colture arboree, del vigneto, dellagrumeto, dei mosaici colturali: presenza di vincoli paesaggistici interesse storico-testimoniale, sia sulla base della capacit di caratterizzare il paesaggio agrario, che della rarit o della rarefazione delle colture storiche e tradizionali interesse paesaggistico e percettivo elevato livello di antropizzazione; basso livello di biodiversit vegetale; fenomeni di erosione superficiale in presenza di pendenze accentuate; inserimento di elementi detrattori della qualit del paesaggio agrario, ecc. c) colture in serra: presenza di vincoli paesaggistici elevato livello di antropizzazione; basso livello di biodiversit vegetale; fenomeni di erosione superficiale in presenza di pendenze accentuate; inserimento di elementi detrattori della qualit del paesaggio agrario, ecc. livello di rischio ambientale collegato allimpiego di sostanze inquinanti ed alla accentuata artificialit degli impianti. 2) Indirizzi a) paesaggio delle colture erbacee: lindirizzo quello del mantenimento compatibile con criteri generali di salvaguardia paesaggistica e ambientale. In particolare, nelle aree soggette a vincolo paesaggistico, occorre lattivazione prioritaria/preferenziale del complesso di interventi comunitari e dei programmi operativi relativi alle misure di: parziale conversione in pascolo permanente o avvicendato e/o miglioramento della copertura del pascolo esistente. ritiro dei seminativi dalla produzione e creazione di aree di rinaturazione. parziale riforestazione con criteri naturalistici. introduzione di fasce e zone arbustate o alberate per lincremento della biodiversit. La creazione di reti ecologiche di connessione, rappresentata dalle aree di rinaturazione e dalla costituzione di fasce e zone arbustate o alberate, andr, nellambito del paesaggio a campi aperti tipico del seminativo semplice, effettuata in corrispondenza dei seguenti territori: aree di interesse naturalistico e in prossimit di aree protette e zone umide; ambiti ripariali dei fiumi e corsi dacqua minori oggi privi di fasce di vegetazione ripariale, comprese forre e valloni minori; viabilit poderale e interpoderale; invasi naturali e artificiali; emergenze rocciose isolate. La realizzazione delle fasce arbustate o alberate andr effettuata nel rispetto dei caratteri fitogeografici del territorio. b) paesaggio dei seminativi arborati: lindirizzo quello del mantenimento compatibile con criteri generali di salvaguardia paesaggistica e ambientale. In particolare, nelle aree soggette a vincoli paesaggistici, occorre lattivazione prioritaria/preferenziale del complesso di interventi comunitari e dei programmi operativi relativi alle misure:

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per le produzioni tradizionali tipiche a carattere estensivo e specifica localizzazione, mantenimento della destinazione colturale per impianti a specifica tipologia e localizzazione, nelle aree di applicabilit della misura; per gli impianti posti su terrazze, impiego di metodi di produzione compatibili con le esigenze dellambiente e la cura del paesaggio: in particolare, per i fini della conservazione del paesaggio, mantenimento della funzionalit degli impianti, manutenzione ed eventuale ripristino dei terrazzamenti. c) paesaggio delle colture arboree: lindirizzo quello del mantenimento compatibile con criteri generali di salvaguardia paesaggistica e ambientale con la conservazione di espressioni locali da individuare e perimetrare specificamente aventi particolare valore storico e paesaggistico, o rilevanti per i fini della conservazione, didattico-ricreativi, ecologici, testimoniali della qualit e la variet del germoplasma, particolarmente quando prossime o interne ai perimetri urbani o legate alla presenza di ville storiche, rappresentandone pertinenze o cornici ambientali. In particolare, nelle aree soggette a vincoli paesaggistici, occorre lattivazione prioritaria/preferenziale del complesso di interventi comunitari e dei programmi operativi relativi alle misure: per le produzioni tradizionali tipiche a carattere estensivo e specifica localizzazione, a ordinamento asciutto, mantenimento della destinazione colturale; per gli impianti posti su terrazze, impiego di metodi di produzione compatibili con le esigenze dellambiente e la cura del paesaggio: in particolare, per i fini della conservazione del paesaggio, mantenimento della funzionalit degli impianti, manutenzione ed eventuale ripristino dei terrazzamenti. d) paesaggio del vigneto: lindirizzo quello del mantenimento compatibile con criteri generali di salvaguardia paesaggistica e ambientale. In particolare, nelle aree soggette a vincoli paesaggistici, occorre lattivazione prioritaria/preferenziale del complesso di interventi comunitari e dei programmi operativi relativi alle misure: per i vigneti ad alberello e controspalliera in asciutto per le produzioni tradizionali tipiche a carattere estensivo e specifica localizzazione, mantenimento della destinazione colturale per impianti a specifica tipologia e localizzazione, nelle aree di applicabilit della misura; per gli impianti posti su terrazze, impiego di metodi di produzione compatibili con le esigenze dellambiente e la cura del paesaggio: in particolare, per i fini della conservazione del paesaggio, mantenimento della funzionalit degli impianti, manutenzione ed eventuale ripristino dei terrazzamenti. e) paesaggio dellagrumeto: lindirizzo quello del mantenimento compatibile con criteri generali di salvaguardia paesaggistica e ambientale, con la conservazione di espressioni locali da individuare e perimetrare specificamente aventi particolare valore storico e paesaggistico, o rilevanti per i fini della conservazione, didattico-ricreativi, ecologici, testimoniali della qualit e la variet del germoplasma, particolarmente quando prossime o interne ai perimetri urbani o legate alla presenza di ville storiche, rappresentandone pertinenze o cornici ambientali. In particolare, nelle aree soggette a vincoli paesaggistici, occorre lattivazione prioritaria/preferenziale del complesso di interventi comunitari e dei programmi operativi relativi alle misure:

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per gli impianti di agrumi posti su terrazze, mantenimento della destinazione colturale e impiego di metodi di produzione compatibili con le esigenze dellambiente e la cura del paesaggio; in particolare: mantenimento della funzionalit degli impianti, manutenzione ed eventuale ripristino dei terrazzamenti. f) paesaggio dei mosaici colturali: lindirizzo quello del mantenimento compatibile con criteri generali di salvaguardia paesaggistica e ambientale, con la conservazione di espressioni locali da individuare e perimetrare specificamente aventi particolare valore storico e paesaggistico, o rilevanti per i fini della conservazione, didattico-ricreativi, ecologici, testimoniali della qualit e la variet del germoplasma, particolarmente quando prossime o interne ai perimetri urbani o legate alla presenza di ville storiche, rappresentandone pertinenze o cornici ambientali. In particolare, nelle aree soggette a vincoli paesaggistici, occorre lattivazione prioritaria/preferenziale del complesso di interventi comunitari e dei programmi operativi relativi alle misure previste per le seguenti classi di uso del suolo: agrumeto, vigneto, mandorleto, noccioleto, oliveto. Art.13 Archeologia La pianificazione paesistica, oltre alla tutela delle aree accertate e vincolate ai sensi delle leggi nazionali, promuove la tutela attiva delle aree archeologiche individuate e da individuare in un contesto tale da consentire la giusta valorizzazione e la conservazione delle potenzialit didattiche, scientifiche e/o turistiche delle stesse. Con riferimento alle componenti del sottosistema di cui allart. 3, si indicano i seguenti criteri di valutazione e indirizzi normativi: 1) Criteri di valutazione Premesso che il valore dei siti archeologici va considerato sempre elevato, la vulnerabilit endogena ed esogena sar valutata tenendo conto dei seguenti elementi: Vulnerabilit endogena: fragilit strutturale dinsieme fragilit funzionale dinsieme (es. quando il sito scarsamente fruibile) fragilit dei singoli elementi, relazioni o processi fragilit del supporto abiotico (es. terreno franoso, etc.) fragilit biologica generale fragilit biologica specifica (es. degrado vegetazionale del sito) propensione spontanea al degrado (es. deperimento della risorsa) degrado in atto presenza di condizioni che accelerano il degrado Vulnerabilit esogena: precariet ambientale generale (es. abbandono, nessun uso del contesto) precariet ambientale specifica relativa a fattori determinabili (es. frane, etc.) presenza di fattori esterni che accelerano il degrado (es. discariche, etc.) degrado potenziale da attivit umane probabili (es. cave, etc.) visibilit elevata (es. posizione panoramica adatta allinsediamento, etc.) facilit di occultamento

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vulnerabilit delle configurazioni formali (es. vandalismo, mancata tutela, scavi clandestini) 2) Indirizzi Per le aree complesse (citt), aree complesse di entit minore e gli insediamenti, manufatti isolati e manufatti per lacqua (A, A1, A2, A3, A4), le Soprintendenze per i Beni Culturali e Ambientali competenti per territorio procederanno alla emanazione dei vincoli ai sensi degli art. 1 e 21 della L. 1089/39. Tali aree potranno essere incluse in parchi ed aree archeologiche provinciali, intercomunali o comunali, e gestite sotto lalta sorveglianza e responsabilit della Soprintendenza per i Beni Culturali e Ambientali. I beni inclusi in tali categorie andranno sottoposti a conservazione e valorizzazione tendendo soprattutto alla salvaguardia del loro sistema di relazioni interne e alla riqualificazione del rapporto con il paesaggio circostante. Particolare attenzione andr posta per quei centri abitati dellantichit individuati nella tavola dei siti di interesse archeologico, sottostanti anche solo parzialmente ai centri abitati contemporanei e pertanto modificati a volte profondamente. Nella redazione degli strumenti di pianificazione locale, i Comuni, raccordandosi con le Soprintendenze per i Beni Culturali ed Ambientali, dovranno effettuare gli studi propedeutici alla perimetrazione delle aree di interesse archeologico, al fine di: 1) prevedere la sistematica messa in luce delle testimonianze archeologiche, per il loro inserimento nel circuito di fruizione culturale e/o turistico del centro, quale fonte ulteriore per la messa in evidenza delle origini culturali dei centri urbani, nel rispetto dei loro caratteri storici e tipologici; 2) prevedere la bonifica dei luoghi qualora essi siano sottoposti a pressione antropica, oggetto di discariche abusive o di altre attivit incompatibili con le finalit di salvaguardia, tutela e valorizzazione didattico-scientifica; 3) garantire linserimento delle parti archeologiche nel tessuto della citt moderna; 4) sottoporre a parere preventivo della Soprintendenza per i Beni Culturali ed Ambientali competente per territorio tutti i progetti di trasformazione e/o nuova costruzione che interessano gli strati sottostanti le pavimentazioni dei piani terra, di modo che lAmministrazione possa provvedere preventivamente con propri mezzi o con lalta sorveglianza alla verifica della consistenza archeologica, della qualit e valore dei ritrovamenti eventuali. Le aree di insediamenti in grotta e dei resti paleontologici e paletnologici e delle tracce paleotettoniche dovranno essere sottoposte a conservazione orientata che preveda, in attesa di definizione di parchi archeologici che li comprendano, unarea di rispetto circostante dove non pu essere autorizzata alcuna opera che arrechi nocumento alla godibilit del bene, specie per ci che riguarda il suo contesto paesistico, n potranno essere ammesse opere di trasformazione agricolo-forestale senza il preventivo parere vincolante della Soprintendenza per i Beni Culturali ed Ambientali; n essere eseguiti scavi di alcun genere con mezzi pesanti allinterno o allesterno del sito, con esclusione degli scavi archeologici scientifico-didattici realizzati od autorizzati dalla Soprintendenza per i Beni Culturali ed Ambientali territorialmente competente. Le aree di manufatti isolati dovranno essere soggette a conservazione con il loro contesto. Per tali aree sono compatibili solo attivit culturali e di ricerca. Qualora i manufatti non siano gi sottoposti a tutela ai sensi degli art. 1, 2 e 3

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ed art. 21 della L. 1089/39, le Soprintendenze provvederanno ad attuare le relative procedure. La perimetrazione delle aree dovr individuare lesatta consistenza del bene e di un congruo intorno, al fine di assicurarne la godibilit, salvaguardare il contesto naturale, il decoro e lintegrit dei luoghi. Particolare attenzione andr posta verso quei fattori o elementi che esaltino la prospettiva, gli sfondi visuali, la godibilit dei manufatti dalla grande alla breve distanza, dei coni ottici e delle essenze naturali circostanti e, dove possibile, prevedendo anche eventuali schermature verdi per presenze edilizie estranee ed incombenti sul bene da tutelare. Nelle aree di interesse archeologico (aree di frammenti, frequentazioni, presenze, testimonianze e segnalazioni) i progetti di interventi trasformativi dovranno essere sottoposti al preventivo controllo delle sezioni Beni Paesaggistici, Architettonici ed Urbanistici e Beni Archeologici della Soprintendenza per i Beni Culturali e Ambientali, per la verifica delle condizioni atte ad evitare la perdita dei beni presenti. Tale verifica, da effettuarsi anche con sondaggi e scavi scientifici, potr portare anche alla conservazione assoluta del sito, qualora esso, una volta indagato, mostri un interesse peculiare archeologico e/o paesistico. Le aree interessate da reperti puntuali o lineari di viabilit saranno sottoposte a conservazione. Esse devono essere oggetto di indagini e studi sistematici a cura della Soprintendenza per i Beni Culturali ed Ambientali. Infine nelle strutture marine, sottomarine e nei relitti, connessi allantico uso del mare, dovr essere sottoposta ad autorizzazione della Soprintendenza per i Beni Culturali ed Ambientali competente per territorio ogni opera di trasformazione sia sulla terraferma che sottacqua. In particolare, eventuali nuove sistemazioni portuali in prossimit delle insenature naturali, gi servite in antico come punto di attracco delle navi, dovranno essere sottoposte a sondaggi preventivi della Soprintendenza che, in caso di scoperta di strutture di notevole interesse, potr inibire ogni trasformazione dei luoghi o stabilire particolari condizioni per la trasformazione delle aree individuate. Nelle aree indiziate per la presenza di relitti sommersi dovr essere inibita la pesca con reti a strascico e limmersione con luso di respiratori e bombole non autorizzata dalla Capitaneria di porto e/o Guardia di Finanza, con esclusione delle ricognizioni a carattere scientifico preventivamente autorizzate anche dalla Soprintendenza per i Beni Culturali ed Ambientali. Le strutture portuali sommerse dellantichit ed i relitti navali potranno altres motivare listituzione di speciali riserve e/o parchi sottomarini per la fruizione culturale e scientifica. Art.14 Centri e nuclei storici Il Piano individua quali centri e nuclei storici le strutture insediative aggregate storicamente consolidate delle quali occorre preservare e valorizzare le specificit storico-urbanistico-architettoniche in stretto e inscindibile rapporto con quelle paesaggistico-ambientali. Le indicazioni e le individuazioni cartografiche e i relativi elenchi, che fanno parte integrante dei presenti indirizzi, andranno sottoposti a controllo, verifica, completamento, dettaglio e specificazione in sede locale, al fine dellindividuazione di tutti i centri e nuclei storici esistenti nonch della perimetrazione delle zone A, di cui al D.M. 2 aprile 1968 n. 1444.

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LAmministrazione centrale e periferica dei Beni Culturali e Ambientali, di concerto con gli Enti Locali, provveder a tali adempimenti sulla scorta degli indirizzi delle presenti Linee Guida. Alla base delle perimetrazioni dei centri e nuclei storici andranno poste, in prima istanza, le cartografie storiche dellI.G.M. in scala 1:25000 risalenti al periodo tra linizio del secolo e la seconda guerra mondiale (1906-1943 circa). Per i necessari approfondimenti saranno utilizzate tutte le ulteriori fonti cartografiche reperibili, ed in particolare i fogli I.G.M. 1:50000, serie storiche (1865-85 circa) e le mappe catastali di primo impianto; documentazione di riferimento saranno anche le indicazioni contenute nelle schede Centro Storico Urbano gi redatte dalle Soprintendenze per i Beni Culturali e Ambientali. Dovranno inoltre essere tenuti in considerazione tutti gli elementi (storici, fisici, naturali, ambientali) la cui alterazione o trasformazione possa compromettere la leggibilit e significativit del centro o nucleo storico in ragione delle relazioni visive, formali, funzionali intercorrenti fra esso ed i predetti elementi. Le analisi prima indicate dovranno condurre, attraverso metodologie unificate, allindividuazione di valore e vulnerabilit endogena ed esogena secondo i criteri che seguono, nonch alla specificazione degli indirizzi sottoindicati. 1) Criteri di valutazione Per il valore: integrit rarit, unicit peculiarit rappresentativit importanza culturale importanza testimoniale importanza storica leggibilit dellinsieme importanza visuale dassieme importanza formale, estetica Per la vulnerabilit endogena: fragilit strutturale dinsieme fragilit funzionale dinsieme fragilit dei singoli elementi, relazioni o processi propensione spontanea al degrado degrado in atto presenza di condizioni che accelerano il degrado Per la vulnerabilit esogena: precariet ambientale generale precariet ambientale specifica presenza di fattori esterni che accelerano il degrado vulnerabilit delle configurazioni formali 2) Indirizzi La pianificazione territoriale deve tendere a consolidare e rivalutare i ruoli storici dei centri e dei nuclei, perseguendo anche a questa scala il mantenimento e la salvaguardia degli equilibri storicizzati nel quadro dellintero sistema storicoinsediativo della Sicilia.

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TITOLO II indirizzi per sistemi e componenti

In generale la disciplina urbanistica deve assicurare la conservazione e il recupero degli equilibri storicizzati, sia allinterno dei centri e nuclei che nel rapporto con lambiente circostante. In tal senso, le presenti Linee Guida indirizzano verso lattenta valutazione dei caratteri geografici e paesaggistici che concorrono alla definizione della identit e dei caratteri dei centri e dei nuclei storici. La disciplina urbanistica dovr in linea di principio consentire solo quelle trasformazioni che, mantenendo inalterati i rapporti spaziali, tipologici e planovolumetrici esistenti, interessino ambiti ed elementi privi di intrinseca rilevanza storico-artistica, ambientale o testimoniale e tendano alla salvaguardia ed al miglioramento della qualit della vita, favorendo la riappropriazione dei valori da parte della comunit locale. La definizione e larticolazione degli interventi dovranno tenere conto delle valenze e delle peculiarit intrinseche dei centri e dei nuclei storici cos come emergenti da indagini e ricognizioni dirette, analisi e ricerche riguardanti, fra laltro: a) particolarit della localizzazione geografica, delle funzioni e del ruolo nel sistema insediativo e territoriale; b) giacitura orografica, rapporto con gli elementi naturali (coste, fiumi, torrenti, rocche, etc.), caratteristiche geologiche e geomorfologiche; c) originalit, complessit e rappresentativit del tessuto storico-urbanistico, architettonico ed edilizio; d) caratteri delledificato in termini di struttura e tipologia edilizia; e) rapporti ed eventuali gerarchie spaziali e volumetriche, presenza di nodi, fuochi, polarit funzionali o rappresentative; f) presenza di complessi, edifici e manufatti di carattere storico monumentale e storico-ambientale, di verde storico (giardini, orti, etc.) anche privato; g) significativit, rappresentativit, fruibilit degli spazi pubblici (piazze, strade, giardini, etc.); h) carattere e qualit dellarredo urbano; i) stato di conservazione del patrimonio storico-urbanistico e architettonicoedilizio; l) criticit in atto nei nuclei o nel contesto. Valgono inoltre i seguenti indirizzi pi specifici con riferimento alla classificazione operata nelle presenti Linee Guida del Piano: 2.1.) Per i centri storici di origine antica (A) o medievale (B) si sottolinea la necessit del riequilibrio, o del mantenimento dellequilibrio eventualmente esistente, nel rapporto centro storico/espansioni recenti, tramite ladozione di tutte le misure atte a salvaguardare lidentit e la riconoscibilit del centro medesimo, e nellattenta considerazione di una equilibrata distribuzione delle funzioni. Ogni intervento nel centro storico deve inoltre tendere: alla conservazione della stratificazione storica, da mantenere leggibile e riconoscibile in ogni sua fase; alla conservazione e valorizzazione dei resti e delle tracce che testimoniano lorigine antica del centro; alla valorizzazione delle cinte murarie e dei perimetri (fossati, bastioni, orti, etc.), degli episodi urbani e monumentali, dellarchitettura storico-ambientale; alla riqualificazione dellimmagine spesso compromessa da superfetazioni; al recupero per fini ed usi integrati tra i quali sia favorito quello residenziale ed abitativo tramite la riqualificazione diffusa del tessuto edilizio. Andranno

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TITOLO II indirizzi per sistemi e componenti

2.2.)

2.3.)

2.4.)

2.5.)

2.6.)

preservati e valorizzati, soprattutto per i centri di origine medievale, i rapporti e le condizioni ambientali al contorno, tenendo in debita considerazione le condizioni orografiche e geomorfologiche, ponendo altres particolare attenzione al mantenimento dei caratteri dei margini ancora integri. Per i centri storici di nuova fondazione (C) e per quelli della ricostruzione del Val di Noto (D) si raccomanda particolare attenzione al rapporto con il contesto territoriale agricolo e naturale, alla conservazione dei caratteri percettivi nellavvicinamento dal territorio al centro e del carattere dei margini. Ove esistente, andr conservato il verde storico che media il rapporto cittcampagna, oggi fortemente compromesso da edificazioni ed espansioni ignare della realt storica in cui si innestano. Si sottolinea la necessit del miglioramento delle condizioni abitative, spesso precarie in relazione alle tipologie adottate, senza per compromettere la leggibilit del tessuto urbanistico-edilizio e nel rispetto planimetrico e volumetrico della maglia e dei comparti urbani; si raccomanda altres la conservazione dei rapporti e delle eventuali gerarchie spazio-volumetriche e la valorizzazione delle emergenze monumentali. In particolare, per i centri della ricostruzione del Val di Noto, andranno in ogni modo conservate e valorizzate le qualit monumentali, spaziali ed urbanistiche prevedendo anche interventi di riqualificazione e restauro ambientale nelle zone di margine e delle espansioni recenti e contemporanee nel senso di un loro ordinamento coerente rispetto alla forma dellimpianto urbano. Per i nuclei storici (E) si considera essenziale la conservazione della loro identit e leggibilit, evitando le saldature fra nuclei vicini, e sottolineandone le peculiarit storico-funzionali tramite interventi di restauro e valorizzazione delle emergenze, di recupero delle tipologie edilizie e di promozione della conoscenza. Nei casi in cui in tali nuclei risulti oggi compromessa la specifica individualit e identit, o per una gi avvenuta fusione di pi nuclei, o per unaggressione da parte di espansioni urbane recenti, andr comunque riconosciuto il carattere e il valore storico del nucleo medesimo, prevedendo gli interventi idonei alla sua salvaguardia e valorizzazione. Per i nuclei storici generatori di centri complessi (F), pur ritenendo essenziale il mantenimento della loro identit e leggibilit, andr considerato come tali nuclei costituiscano oggi parti di un tutto che ai fini della pianificazione urbanistica deve essere globalmente e complessivamente salvaguardato. In tal senso, oltre agli interventi necessari in ogni nucleo in dipendenza della specifica caratterizzazione di origine e formazione, andranno previsti, ove necessario, interventi di restauro ambientale nelle zone o fasce di saldatura dei nuclei medesimi col contesto urbano. Per i nuclei storici a funzionalit specifica (G) borghi rurali dellEnte di Colonizzazione del Latifondo Siciliano, case dei ferrovieri e villaggi minerari vengono evidenziati i rischi derivanti dallabbandono e la necessit di un recupero volto alla conservazione e alla valorizzazione delle peculiarit strutturali storiche di nucleo a crescita conclusa fortemente integrato nel territorio e nel paesaggio. Per i centri storici abbandonati (H) si propone lo svolgimento di indagini appropriate, da condurre, a seconda delle necessit dei casi, anche secondo i metodi dellindagine archeologica; dovranno quindi essere previsti idonei

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TITOLO II indirizzi per sistemi e componenti

interventi, anche tramite la ruderizzazione guidata, che preservino tali centri dalla definitiva scomparsa reinserendoli nel paesaggio di cui documentano storia e costituzione. Art.15 Beni isolati I Comuni, di concerto con le Province Regionali e con le Soprintendenze per i Beni Culturali e Ambientali, provvederanno al controllo e al completamento degli elenchi di beni isolati allegati alle Linee Guida ricadenti nei territori di pertinenza e alla redazione di elaborati cartografici atti alla loro rappresentazione. Gli elenchi elaborati dalle Linee Guida, unitamente alle cartografie, fanno parte integrante dei presenti indirizzi. Copia degli elenchi definitivi dei beni e della relativa documentazione verr trasmessa allAssessorato regionale dei Beni Culturali e Ambientali e ai suoi uffici periferici. I beni isolati individuati dalle Linee Guida del Piano sono raggruppati nelle seguenti classi e tipologie: A ARCHITETTURA MILITARE A1 Torri A2 Bastioni, castelli, fortificazioni, rivellini A3 Capitanerie, carceri, caserme, depositi di polveri, fortini, polveriere, stazioni dei carabinieri B ARCHITETTURA RELIGIOSA B1 Abbazie, badie, collegi, conventi, eremi, monasteri, santuari B2 Cappelle, chiese B3 Cimiteri, ossari C ARCHITETTURA RESIDENZIALE C1 Casine, casini, palazzelli, palazzetti, palazzine, palazzi, ville, villette, villini D ARCHITETTURA PRODUTTIVA D1 Aziende, bagli, casali, case, cortili, fattorie, fondi, gasene, masserie D2 Case coloniche, dammusi, depositi, frumentari, magazzini, stalle D3 Cantine, oleifici, palmenti, stabilimenti enologici, trappeti D4 Mulini D5 Abbeveratoi, acque, cisterne, fontane, fonti, gebbie, macchine idriche, norie, pozzi, senie, serbatoi, vasche D6 Tonnare D7 Saline D8 Cave, miniere, solfare D9 Calcare, fornaci, forni, stazzoni D10Acciaierie, cantieri navali, cartiere, centrali (elettriche, elettrotermiche), concerie, distillerie, fabbriche, manifatture tabacchi, officine, pastifici, polverifici, segherie, sugherifici, vetrerie E ATTREZZATURE E SERVIZI E1 Caricatori, porti, scali portuali E2 Aeroporti E3 Bagni e stabilimenti termali, terme E4 Alberghi, colonie marine, fondaci, locande, osterie, rifugi, ristoranti, taverne E5 Asili dei poveri, case di convalescenza, gasometri, istituti (agrari, zootecnici), lazzaretti, macelli, manicomi, orfanotrofi, ospedali, ospizi,

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TITOLO II indirizzi per sistemi e componenti

osservatori, radio-telegrafi, ricoveri, sanatori, scuole, telegrafi, stazioni ippiche E6 Fanali, fari, fari-lanterne, lanterne, lanternini, semafori Lelenco delle tipologie sopra riportato potr essere ulteriormente incrementato con linclusione di tipi nuovi e/o diversi in relazione alle situazioni specifiche. Per ciascuno dei beni costituenti linventario aggiornato dovranno essere effettuate analisi e indagini volte ad accertare le caratteristiche specifiche e le intrinseche qualit monumentali, storico-testimoniali o ambientali, le compatibilit degli usi attuali, lo stato di conservazione, le condizioni di fruibilit e pubblico godimento, il rapporto con il contesto territoriale e paesaggistico, individuando, attraverso metodologie unificate in base ai criteri sotto riportati, il valore di ciascun elemento, la sua vulnerabilit endogena ed esogena e specificando gli indirizzi sotto esposti. 1) Criteri di valutazione Per il valore: integrit rarit, unicit peculiarit rappresentativit importanza culturale generale importanza testimoniale importanza storica importanza sociale, di costume leggibilit dellinsieme produttivit, valore economico-funzionale importanza visuale dassieme importanza formale, estetica Per la vulnerabilit endogena: fragilit strutturale dinsieme fragilit funzionale dinsieme fragilit dei singoli elementi, relazioni o processi propensione spontanea al degrado degrado in atto presenza di condizioni che accelerano il degrado Per la vulnerabilit esogena: precariet ambientale generale precariet ambientale specifica (relativa a fattori determinabili) presenza di fattori esterni che accelerano il degrado degrado potenziale da attivit umane probabili vulnerabilit delle configurazioni formali. 2) Indirizzi Nella elaborazione o nella revisione degli strumenti di pianificazione locale dovranno essere previsti interventi idonei alla conservazione e alla valorizzazione dei suddetti beni, secondo gli indirizzi delle presenti Linee Guida. Gli interventi consentiti sui singoli manufatti dovranno far riferimento al valore e alla vulnerabilit rilevati a seguito delle indagini, prevedendo la conservazione e il restauro degli elementi di maggiore rilevanza e un regime di salvaguardia di cogenza via via inferiore per gli elementi che presentino minore rilievo.

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TITOLO II indirizzi per sistemi e componenti

Si fornisce qui di seguito una prima classificazione sulla quale orientare gli interventi consentiti, fermo restando che gli indirizzi specifici andranno definiti in funzione dei caratteri propri di ciascun bene e delle valutazioni effettuate: Sono sottoposti a regime di conservazione e pertanto soggetti a soli interventi di restauro filologicamente guidato e manutenzione ordinaria i manufatti di rilevanza elevata od eccezionale, per i quali qualsiasi trasformazione potrebbe avere come ricaduta un danno grave per il paesaggio oltre che per il bene. Rientrano in questa casistica: le architetture territoriali a carattere difensivo di rilevanza monumentale quali i castelli, il sistema delle torri costiere, le opere forti; i maggiori episodi a carattere religioso come santuari, conventi, monasteri, abbazie, eremi e le grandi chiese; ledilizia residenziale di grande rilievo isolata nel territorio e pertanto le ville e i palazzi padronali; i pi importanti manufatti dellarchitettura produttiva, da quelli contraddistinti da carattere di rarit, come le tonnare e le saline, ai grandi edifici legati alle attivit agricole e zootecniche (bagli, masserie, stabilimenti enologici), ai complessi di archeologia industriale di rilievo; le attrezzature ed i servizi a carattere monumentale. I beni di interesse prevalentemente storico-testimoniale o meramente paesaggistico sono sottoposti a regime di tutela. Vengono qui compresi i manufatti con un grado di rilevanza media e pertanto le architetture militari, produttive, religiose, residenziali etc. che non presentino caratteristiche tali da essere comprese tra le precedenti, ma che costituiscono nondimeno elementi caratterizzanti del paesaggio e spesso tessuto connettivo tra i grandi episodi. Oltre agli interventi di cui al punto precedente sono consentiti anche interventi di recupero che tendano a salvaguardare i caratteri tipologici ed architettonici del bene, con particolare riferimento agli aspetti dominanti che connotano il rapporto con lambiente, garantendo in ogni caso la conservazione dei corpi originari e utilizzando materiali compatibili con larchitettura storica; eventuali ampliamenti dovranno essere coerenti con la tipologia del manufatto. Per beni di minore rilevanza sar consentita, oltre agli interventi di cui sopra, la trasformazione condizionata sotto prescrizioni da specificare meglio negli strumenti urbanistici, compatibilmente con le tipologie interessate e sempre nellottica di una integrazione o reintegrazione nel paesaggio. Cave, miniere e solfare di interesse storico andranno indirizzate verso interventi di valorizzazione e di rafforzamento delle opportunit di fruizione, mentre saranno indicati opportuni interventi di recupero ambientale, in presenza di elementi di detrazione o dequalificazione. Art.16 Viabilit La pianificazione paesistica riconosce nellinfrastrutturazione storica del territorio valori culturali ed ambientali in quanto testimonianza delle trame di relazioni antropiche tessutesi nel corso dei secoli. La tutela si orienta in particolare sulla fitta rete di viabilit secondaria, che costituisce parte integrante della trama viaria storica, come pure sui rami dismessi della ferrovia. considerata viabilit storica quella desumibile dalla cartografia I.G.M. di primo impianto in scala 1: 50000, realizzata a partire dal 1852 e riconosciuta per le strade rotabili nel 1885.

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TITOLO II indirizzi per sistemi e componenti

Le individuazioni cartografiche operate per le Linee Guida andranno sottoposte a verifica e specificazione di dettaglio. Pertanto i Comuni di concerto con le Province Regionali e con le Soprintendenze per i Beni Culturali e Ambientali competenti per territorio, dovranno provvedere in via prioritaria a tali adempimenti, raccordandosi al sistema informativo impiantato presso lAmministrazione Centrale dei Beni Culturali ed Ambientali. In sede di pianificazione paesistica, territoriale e urbanistica, si proceder alla valutazione dei singoli elementi (seguendo i criteri sotto esposti) e alla specificazione degli indirizzi normativi. 1) Criteri di valutazione Per il valore: importanza culturale generale importanza testimoniale importanza storica importanza sociale, di costume importanza panoramica. Per la vulnerabilit endogena: fragilit strutturale dinsieme fragilit funzionale dinsieme degrado in atto presenza di condizioni che accelerano il degrado. Per la vulnerabilit esogena: precariet ambientale generale degrado potenziale da attivit umane probabili pressioni duso o flussi di traffico. 2) Indirizzi 2.1) Viabilit esistente: sentieri, percorsi agricoli interpoderali e trazzerali e trazzere regie. La pianificazione territoriale e i piani di settore devono tendere a valorizzare la rete della viabilit esistente evitando il pi possibile di sconvolgerla con aggiunte o tagli o ristrutturazioni devastanti. Insieme con la pianificazione urbanistica essa dovrebbe assicurare: a) la conservazione dei tracciati, rilevabili dalla cartografia storica, senza alterazioni traumatiche dei manufatti; b) la manutenzione dei manufatti con il consolidamento del fondo naturale e dei caratteri tipologici originali; c) la conservazione dei ponti storici e delle altre opere darte; d) la conservazione ove possibile degli elementi complementari quali: i muretti laterali, le cunette, i cippi paracarri, i miliari ed il selciato; Vanno evitate le palificazioni per servizi a rete (quelle esistenti dovranno essere progressivamente rimosse e sostituite con cavidotti interrati) e i cartelli pubblicitari di qualunque natura e scopo, esclusa la segnaletica stradale e quella turistica di modeste dimensioni. 2.2) I rami della ferrovia a scartamento ridotto: la pianificazione territoriale, urbanistica e di settore dovranno tendere alla loro valorizzazione, assicurando nel contempo:

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TITOLO II indirizzi per sistemi e componenti

a) la conservazione degli elementi strutturali quali: il tracciato, le stazioni, i caselli, i ponti, le gallerie e le case cantoniere, comprendendo anche tutti i complementi estetico formali originali quali le scarpate con i muri di contenimento in pietra, le pensiline, le strutture in ferro o ghisa, le torri dellacqua, le fontane, i piccoli giardini e le recinzioni; b) il recupero e il riutilizzo dei tracciati ferroviari di servizio alle zone minerarie ed ai porti; c) lutilizzo alternativo nei circuiti di fruibilit del paesaggio. Art.17 Paesaggio percettivo Il Piano Territoriale Paesistico Regionale tutela i valori percettivi e panoramici del paesaggio assicurandone una appropriata considerazione ai diversi livelli di pianificazione e gestione del territorio. A tal fine si riconoscono le seguenti componenti: 1) componenti strutturanti o primarie (quali le coste, i crinali, le cime, e i corsi dacqua) individuate, in prima approssimazione, nella cartografia delle Linee Guida; 2) componenti caratterizzanti o secondarie (quali le trame orografiche, i sistemi di simmetrie, le geometrizzazioni, le focalit visive ecc.) da individuarsi in sede di pianificazione paesistica o urbanistica di maggior dettaglio; 3) componenti qualificanti o terziarie (quali le emergenze naturalistiche, archeologiche, storiche, panoramiche) individuate, nei rispettivi sistemi o sottosistemi, dalle cartografie delle Linee Guida e variamente associate in connessioni tematiche pi o meno complesse. In base alla presenza di componenti primarie e terziarie, le Linee Guida definiscono, in tutto il territorio, 5 livelli di attenzione crescente : Livello 1: aree caratterizzate da valori percettivi dovuti essenzialmente allimportanza della configurazione geomorfologica. Per tali aree gli Enti Locali provvedono ad inserire nei propri strumenti di pianificazione territoriale il quadro delle emergenze percettive (componenti primarie) che risulta dalle analisi e dalle elaborazioni del Piano Territoriale Paesistico Regionale; essi provvedono inoltre ad una prima individuazione delle componenti secondarie del paesaggio percettivo: sulla base dellindividuazione delle componenti primarie e delle suddette componenti secondarie gli Enti Locali, in collaborazione con le Soprintendenze per i Beni Culturali e Ambientali interessate, rintracciano le visuali privilegiate ed i bacini di intervisibilit (o afferenza visiva) relativi e danno luogo ad attivit di valorizzazione delle valenze percettive delle aree considerate. Gli Enti Locali controllano le eventuali incidenze dei processi di antropizzazione sulle caratteristiche percettive delle aree limitrofe. Le Soprintendenze per i Beni Culturali e Ambientali, di concerto con gli Enti Locali, mettono in atto le opportune procedure di vincolo per le aree non sottoposte ad alcuna tutela specifica delle visuali e sottopongono le opere pubbliche e private in progetto sulle aree vincolate a verifica dellimpatto percettivo, raccordandosi in ci con lAmministrazione Regionale dei Beni Culturali e Ambientali. Livello 2: aree che devono la loro riconoscibilit oltre che alla forte connotazione geomorfologica anche alla presenza di una sola delle componenti terziarie. Oltre a quanto previsto per il livello 1, gli Enti Locali provvedono a definire i rapporti specifici da salvaguardare e valorizzare tra le componenti secondarie e quelle terziarie. Le Soprintendenze per i Beni Culturali e Ambientali

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TITOLO II indirizzi per sistemi e componenti

promuovono altres la mitigazione degli impatti dei detrattori visivi individuati alla scala comunale e si raccordano con le Provincie per i detrattori di maggiore interferenza visiva. Livello 3: aree che devono la loro riconoscibilit oltre che alla forte connotazione geomorfologica anche alla presenza di due diverse componenti terziarie. Oltre a quanto previsto per il livello 2, spetta agli Enti Locali definire i rapporti specifici tra le componenti secondarie e quelle terziarie individuate. Livello 4: aree che devono la loro riconoscibilit oltre che alla forte connotazione geomorfologica anche alla presenza di tre fra le componenti. Oltre a quanto previsto per il livello 3, spetta agli Enti Locali definire i rapporti specifici tra le componenti secondarie e quelle terziarie individuate e devono inoltre essere attivate le indispensabili sinergie amministrative, col coinvolgimento delle istituzioni provinciali e regionali di diversa competenza e dei relativi strumenti di pianificazione per adeguare la qualit della tutela al pregio paesistico-percettivo dellarea considerata. Livello 5: aree che devono la loro riconoscibilit oltre che alla forte connotazione geomorfologica anche alla presenza dellintera gamma delle componenti terziarie di qualificazione. Oltre a quanto previsto per il livello 4, devono essere attivate le indispensabili sinergie amministrative, col coinvolgimento delle istituzioni provinciali e regionali di diversa competenza e dei relativi strumenti di pianificazione, per adeguare con procedura di urgenza la qualit della tutela al pregio paesistico-percettivo dellarea considerata, avviando alloccorrenza la pianificazione paesistico-percettiva di dettaglio. In sede di pianificazione urbanistica e paesistica di maggiore dettaglio, i livelli dattenzione di cui sopra dovranno essere verificati tenendo conto altres delle condizioni contestuali influenti nella percezione al fine di rintracciare i principali processi di degrado percettivo o interferenza visiva, anche potenziali (rischio percettivo), delle aree considerate. Oltre allindividuazione dei suddetti livelli di attenzione, le Linee Guida sottopongono a tutela tutti quei punti o percorsi stradali ed autostradali che consentono visuali particolarmente ampie e significative del paesaggio siciliano, poich offrono alla pubblica fruizione immagini rappresentative delle molteplici valenze ambientali e culturali dellisola. La valenza percettiva di tali punti e percorsi trova ulteriore arricchimento nella accertata storicit di alcuni di essi e nella frequentazione degli stessi da parte di quei viaggiatori che nei secoli scorsi hanno contribuito alla formazione di alcune coerenti rappresentazioni, non solo grafico-pittoriche, del paesaggio siciliano ed al diffondersi di queste nel mondo. I principali fra gli anzidetti punti e percorsi panoramici risultano indicati nella cartografia allegata agli elaborati del Piano Territoriale Paesistico Regionale, che ne esplicita il ruolo di componenti terziarie (qualificanti) del paesaggio. Le opportunit di visione che gli stessi punti e percorsi offrono dovranno essere definite in dettaglio mediante le analisi percettive messe in atto a cura delle Soprintendenze per i Beni Culturali e Ambientali. che, anche con laiuto di indagini di visibilit automatizzate, individueranno le situazioni critiche ed in particolare i fattori di degrado e detrazione visiva e, di concerto con gli Enti Locali, organizzeranno il complesso delle azioni di mitigazione degli effetti negativi degli stessi.

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TITOLO II indirizzi per sistemi e componenti

Pi specificamente, nella valutazione della panoramicit di un percorso dovranno essere prese in considerazione essenzialmente laltitudine e la pendenza caratteristiche dei luoghi nonch la densit viaria rilevata nellarea. A seguito dellelaborazione delle analisi di dettaglio di cui sopra la tutela dei suddetti punti e percorsi panoramici, esercitata dalle Soprintendenze per i Beni Culturali e Ambientali, si esplicher prevedendo: a) il divieto di apposizione di cartelloni pubblicitari di qualsiasi forma e dimensione che possano interferire con la panoramicit dei punti o percorsi considerati; b) il divieto delledificazione sulle aree adiacenti di manufatti di qualsivoglia genere, che perci possono direttamente interferire con la panoramicit delle aree individuate; per le aree pi discoste si preveder laccurato inserimento visivo dei manufatti da edificare in quanto solo indirettamente interferenti con le visuali relative agli anzidetti punti o percorsi; c) una progettazione ed esecuzione di interventi migliorativi delle caratteristiche tecniche dei percorsi viari panoramici che non leda in alcun modo le opportunit di fruizione del paesaggio circostante da questi offerte e che favorisca linserimento dello stesso percorso nel locale contesto naturale ed ambientale; d) il divieto di piantumare il ciglio stradale con essenze arboree di qualsivoglia sviluppo, escludendo da tale divieto le operazioni di ripristino di eventuali preesistenti alberature di pregio dimensionale, storico o paesaggistico; e) una illuminazione stradale, ove strettamente necessaria, che utilizzi pali apposti sul lato a monte di strade di mezza costa e dovr essere particolarmente diradata in quelle di crinale; dovranno essere esclusi in ogni caso cavi aerei di qualsiasi tipo; f) una progettazione ed installazione di qualsivoglia struttura funzionale alla circolazione veicolare che risulti compatibile con le acclarate valenze paesaggistiche del percorso considerato o dei punti panoramici in esso presenti.

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TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 1

Titolo III Descrizione degli ambiti territoriali: loro caratteri peculiari Art. 18 Descrizioni
1 AREA DEI RILIEVI DEL TRAPANESE

Lambito caratterizzato dalla penisola montuosa di San Vito, estrema propaggine del Golfo di Castellammare, da strette e piccole valli, da rilievi calcarei rigidi e compatti, irregolarmente distribuiti, emergenti bruscamente dal mare e da distese ondulazioni argillose che degradano dolcemente verso lentroterra con altitudini comprese tra i 600 e 1100 metri s.l.m. I rilievi si orientano secondo due crinali principali: quello del Monte Inici e quello dei monti Scardina e Monaco. Il paesaggio offre numerosi e mutevoli quadri naturali esaltati dalla notevole visibilit complessiva del massiccio montuoso che costituisce il fondale scenografico del Golfo di Castellammare. I rilievi di Monte Cofano e di Monte S. Giuliano insieme alla citt di Erice costituiscono punto di riferimento ed elementi di relazioni percettive e storico-culturali del paesaggio delle isole Egadi, della costa del trapanese con le saline, delle isole dello Stagnone, delle piane di Bonagia e del Cofano, delle morbide colline interne. Il Monte Cofano avanza nel mare formando il Golfo del Cofano, conca naturale sulla quale si affaccia la piana di Castelluzzo ed il Golfo di Bonagia che si apre sullomonima ampia pianura calcarea chiusa ad ovest dal rilievo di Monte S. Giuliano. La morfologia della costa articolata dalla presenza di numerose insenature, punte e promontori, falesie, scarpate rocciose, pianori calcarei e spiagge strette limitate da scarpate di terrazzo. Di notevole importanza il complesso coralligeno sui versanti orientali particolarmente in corrispondenza della costa di Scopello che bordata dalla caratteristica formazione del Marciapiede di Vermeti. Il complesso dei rilievi calcarei, spesso destinati o coperti da praterie e garighe mediterranee, ospita formazioni di macchia a palma nana, anche di grande rilevanza paesaggistica, e numerose entit floristiche di grande interesse (biotopi di Monte Cofano e dello Zingaro); le formazioni forestali sono ridotte a frammenti di bosco climacico (Monte Scorace e Monte S. Giuliano) e stenti popolamenti forestali artificiali a conifere e latifoglie esotiche (Monti Inici e Scorace), che si sovrappongono alle originarie formazioni autoctone. Le condizioni di scarsa produttivit dei terreni, che hanno nel tempo orientato le attivit in prevalenza verso il pascolo, larboricoltura e localmente verso unagricoltura a carattere familiare, recentemente hanno lasciato ampie superfici incolte ed esposte sempre pi al pascolo e alle aspettative di carattere essenzialmente edificatorio. I terrazzi abbandonati e le tracce di colture legnose ancora presenti caratterizzano questo paesaggio che va progressivamente perdendo identit. Il paesaggio agrario delle colline argillose e delle zone sub-pianeggianti connotato da coltivazioni arboree, vigneto da vino, seminativi associati a vigneto e da rari frammenti di coltivazioni legnose (oliveti sporadicamente associati al mandorleto). La presenza delluomo testimoniata sin dallet preistorica (paleoliticoneolitico) ed stata influenzata dalla complessa situazione orografica. Le caratteristiche carsiche degli anfratti, ripari, grotte presenti nelle pendici dellErice,
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TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 1

del Cofano e di Capo S. Vito, hanno favorito linsediamento sin dal paleolitico superiore come testimoniano graffiti di notevole importanza. In epoca storica larea si trova al centro delle principali correnti di civilizzazione del mediterraneo: gli Elimi che fondano Erice, i fenicio-punici, i romani che costruiscono insediamenti produttivi e abitativi. I processi di modernizzazione che si manifestano a valle alla fine dell800 e nel 900 determinano la decadenza della citt di Erice e la nascita di una serie di borghi (Paparella, S. Marco, Custonaci, S. Vito, Buseto Palizzolo) che nel secondo dopoguerra acquistano la loro autonomia amministrativa. I recenti processi di urbanizzazione legati allespansione della citt di Trapani ed alla diffusione della seconda casa lungo la costa e nelle aree pianeggianti e lintensa attivit costruttiva hanno cambiato profondamente il paesaggio costiero agricolo. Il centro di Castellammare diviene punto di riferimento per lentroterra alcamese e per linsediamento turistico costiero che si sviluppa linearmente lungo il Golfo omonimo. Lambito caratterizzato dallalto valore del paesaggio vegetale di tipo naturale che presente nella parte settentrionale e sui maggiori rilievi isolati, da elementi di grande interesse storico, archeologico ed artistico, nonch da manufatti legati alle attivit produttive ed alla difesa della costa che testimoniano una qualit diffusa nei caratteri dellarchitettura tradizionale (tonnare, torri costiere, bagli, etc...). La qualit del paesaggio si mantiene elevata ed interessa ambienti emersi e sommersi, gli uni in prevalenza caratterizzati dagli aspetti naturali e seminaturali della copertura vegetale - sia pure spesso danneggiati dal disboscamento, dal pascolo e dagli incendi - gli altri in generale non eccessivamente compromessi dallazione antropica che si manifesta con azioni localizzate di inquinamento derivanti dagli scarichi urbani, dalle lavorazioni del marmo e dalle trasformazioni dei prodotti agricoli.

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TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 1

Scheda dellarea INQUADRAMENTO GENERALE


Province Trapani Comuni (in corsivo i comuni parzialmente interessati) Buseto Palizzolo, Castellammare del Golfo, Custonaci, Erice, San Vito Lo Capo, Valderice Inquadramento territoriale superficie (Kmq) (ab/kmq) 427,75 abitanti residenti 64.896 densit 152 sparsa 1.401 (2%)

Distribuzione della popolazione (ab) nei centri nei nuclei 62.240 (96%) 1.261 (2%) Temperature (sup.%) medie giornaliere del mese pi freddo da 1 a 4 da 5 a 8 da 9 a 12 medie giornaliere del mese pi caldo da 18 a 21 da 22 a 25 da 26 a 29 Precipitazioni medie annue (sup.%) < 400mm 400mm 600mm 600mm 800mm 800mm 1000mm 1000mm 1200mm > 1200mm Altimetria s.l.m. (sup.%) da 0 a 100 da 100 a 600 da 600 a 1200 > 1200 Clivometria (sup.%) da 0 a 5 da 5 a 20 da 20 a 40 > 40

100% 100% 14% 86% 18% 74% 8% 1% 59% 23% 17%

SISTEMA NATURALE SOTTOSISTEMA ABIOTICO

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187

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 1

Complessi litologici (sup.%) clastico di deposizione continentale vulcanico sabbioso calcarenitico argillo-marnoso evaporitico conglomeratico-arenaceo carbonatico arenaceo-argilloso-calcareo filladico e scistoso-cristallino Aree geomorfologiche (sup.%) colline argillose colline sabbiose rilievi arenacei rilievi carbonatici rilievi gessosi pianure costiere cono vulcanico rilievi metamorfici pianure alluvionali tavolato prev. carbonatico Elementi morfologici coste alte (km) a falesia con spiagge strette limitate da: rilievi scarpate di terrazzi coste basse (km) a pianure alluvionali con pantani e lagune con saline con dune a pianure di fiumara fondivalle (sup.%) pianure (sup.%) cime (n) collinari (fino a 200 m) collinari (200-400) collinari (400-600) montane (600-1200) montane (>1200) crinali (n) collinari montani selle (n) grotte (n) frane opere pubbl. (n)

10% < 1% 9% 35% 40% 33% 3% 39% 5%

28 38 5% 5% 10 20 14 16 2 4 6

LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE

188

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 1

cave principali (n) aree dissestate (sup.%) Idrologia corsi dacqua principali (km) corsi dacqua secondari (km) superficie lacustre (Kmq) sorgenti termali sorgenti di rilevanza regionale

11 17% 3 11 1

SOTTOSISTEMA BIOTICO
Vegetazione potenziale (sup.%) Oleo-Ceratonion: Ceratonietum, Oleo-Lentiscetum Quercion ilicis : Querceto-Teucrietum siculi Quercion pubescenti-petrae: Quercetum pubescentis s.l. Quercion pubescenti-petrae: Quercetum pubescentis cerretosum Aremonio-Fagion: Aquifoglio-Fagetum Ruminici-Astragalion: Astragaletum siculi Vegetazione (sup.%) Formazioni forestali Formazioni a prevalenza di Fagus sylvatica (Geranio versicoloris-Fagion) Formazioni degradate a prevalenza di Fagus sylvatica Formazioni a prevalenza di Quercus cerris (Quercetalia pubescenti-petraeae) Formazioni degradate a prevalenza di Quercus cerris Formazioni a prevalenza di Pinus laricio (Querco-Fagetea) Formazioni degradate a prevalenza di Pinus laricio Formazioni a prevalenza di querce caducifoglie termofile (Quercion ilicis) Formazioni degradate a prevalenza di querce caducifoglie termofile Formazioni a prevalenza di Quercus ilex (Quercion ilicis) Formazioni degradate a prevalenza di Quercus ilex Formazioni a prevalenza di Quercus suber (Erico-Quercion ilicis) Formazioni degradate a prevalenza di Quercus suber Formazioni a prevalenza di Pinus halepensis Macchie e arbusteti Macchie di sclerofille sempreverdi (Pistacio-Rhamnetalia alaterni) Arbusteti, boscaglie e praterie arbustate (Pruno-Rubion ulmifolii) Arbusteti spinosi altomontani (Rumici-Astragaletalia) Garighe, praterie e vegetazione rupestre Formazioni termo-xerofile (Thero-Brochypodietalia, Cisto-Ericetalia, Lygeo-Stipetalia e Dianthion rupicolae) Formazioni meso-xerofile (Erisymo-Jurinetalia e Saxifragion australis) Formazioni pioniere delle lave (stadi a Sedum sp. pl., arbusteti a Genista aetnensis, ecc.) 60% 32% 8%

4% 2%

26%

LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE

189

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 1

Vegetazione dei corsi dacqua Formazioni alveo-ripariali estese (Populietalia albae, Salicetalia purpureae, Tamaricetalia, ecc.) Vegetazione lacustre e palustre Formazioni igro-idrofitiche di laghi e pantani (Potamogetonetalia, Phragmitetalia, Magnocaricetalia) Vegetazione di saline e lagune Formazioni sommerse ed emerse dal bordo (Ruppietalia,Thero-Salicornietalia, ecc.) Formazioni sommerse ed emerse dal bordo (Ruppietalia, Thero-Salicornietalia, praterie a Posidonia) Vegetazione costiera (presenza*) Formazioni delle dune sabbiose (Ammophiletalia, Malcomietalia, ecc.) Formazioni delle coste rocciose (Crithmo-Lmonietalia) Vegetazione sinantropica Coltivi con vegetazione infestante (Secalietea, Stellarietea mediae, Chenopodietea, ecc.) Formazioni forestali artificiali, (boschi a Pinus, Eucalyptus Cupressus, ecc.) Formazioni forestali artificiali degradate (boschi degradati a Pinus, Eucalyptus, Cupressus, ecc.) Aree con vegetazione ridotta o assente
* presenza stimata in rapporto allo sviluppo costiero dellambito secondo le classi:

xxx

61% 3% 4%

xxx presenza elevata xx presenza media x presenza bassa - assenza o presenza ridottissima

SISTEMA ANTROPICO SOTTOSISTEMA AGRICOLO


Associazioni di suoli (sup. %) classificazione sup.% potenzialit agr.
Roccia affiorante - Litosuoli Roccia affiorante - Litosuoli - Terra rossa Roccia affiorante - Litosuoli Suoli bruni e/o suoli bruni calcarei Litosuoli - Roccia affiorante Protorendzina Litosuoli - Roccia affiorante Suoli bruni andici Litosuoli - Roccia affiorante - Suoli bruni Litosuoli - Roccia affiorante rossa Litosuoli - Suoli bruni andici Roccia affiorante Litosuoli - Suoli bruni lisciviati - Suoli bruni Regosuoli - Litosuoli - Suoli bruni andici Regosuoli - Litosuoli da buona a mediocre bosco e pascolo bassa discreta bosco e pascolo bosco e pascolo Terra 24% bassa bassa molto bassa seminativo bosco e pascolo bosco e pascolo 3% modesta nulla o quasi nulla bosco e pascolo bosco e pascolo 3% nulla o quasi nulla quasi nulla

uso prevalente
sterile - bosco e pascolo pascolo

LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE

190

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 1


Suoli bruni e/o suoli bruni vertici Regosuoli - Suoli bruni e/o suoli bruni vertici - Suoli alluv. vertisuoli Regosuoli - Suoli bruni e/o suoli bruni vertici Regosuoli - Suoli alluvionali e/o vertisuoli Regosuoli - Suoli bruni andici Suoli bruni lisciviati Regosuoli - Suoli bruni Suoli bruni leggermente lisciviati Suoli alluvionali Suoli alluvionali - Vertisuoli Vertisuoli Suoli bruni - Suoli bruni calcarei Litosuoli Suoli Suoli bruni bruni calcarei Suoli Litosuoli vertici 10% 5% discreta o buona buona discreta buona vign.arbor.agru.semin. vign.arbor.semin. bosco e pasc.arbor. vign.arbor.agrum. Regosuoli bruni Vertisuoli Suoli bruni - Suoli bruni calcareiRendzina Suoli bruni - Suoli alluvionali Suoli bruni - Suoli bruni lisciviati Regosuoli e/o litosuoli Suoli bruni acidi - Litosuoli Roccia affiorante Suoli bruni leggermente acidi Suoli bruni - Suoli bruni lisciviati Suoli bruni andici - Litosuoli Suoli bruni lisciviati - Terra rossa Terra rossa - Litosuoli Terra rossa - Suoli bruni calcarei Litosuoli Suoli idromorfi Dune litoranee *ottima per le essenze forestali nulla o quasi nulla quasi nulla incolto inc.serre.vign.bos.pas. 1% 11% discreta-ottima* da discreta a buona ottima discreta o buona discreta bosco e pascolo agr.semin.bos.pasc. vign.arbor.serre agrum.vign.arbor. vigneto-arboreto buona discreta-ottima* vign.arb.agru.sem.bos. bosco e pascolo 2% 1% 6% discreta buona o ottima da buona a ottima buona o ottima medio-bassa sem.arbor.vign.bos.pa. agru.arbor.vign.sem.or. vign.agru.semin.orto vign.semin.ortive di p.c. semin.pasc.arbor. discreta vign.arbor.agru.bos.pa. 14% da discreta a buona da discreta a buona seminativo seminativo 20% da mediocre a buona seminativo bassa seminativo

Paesaggio agrario (sup.%) paesaggio dellagrumeto paesaggio del vigneto paesaggio delle colture erbacee paesaggio dei seminativi arborati paesaggio delle colture arboree paesaggio dei mosaici colturali colture in serra superfici non soggette a usi agricoli

1% 16% 14% 6% 15% 48%

SOTTOSISTEMA INSEDIATIVO
Suddivisione amministrativa storica

LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE

191

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 1

Comarche 1583-1812 Distretti 1812-1861 Intendenze 1818-1861 Circondari Diocesi al 1850 Strumentazione urbanistica Piani comprensoriali P.R.G. Programmi di fabbricazione Piani di trasferimento nessuno strumento Vincoli esistenti (sup.%) L. 431/85 territori costieri territori contermini ai laghi fiumi, torrenti e corsi dacqua montagne oltre 1200 m foreste e boschi* vulcani zone di interesse archeologico L. 1497/39 L. 1089/39 siti archeologici L.R. 15/91 Parchi e riserve parchi regionali riserve regionali L.R. 78/76 fascia di rispetto costiera fascia di rispetto lacustre fascia di rispetto archeologica Vincoli idrogeologici

Erice, Salemi, Trapani Alcamo, Trapani Trapani Castellammare del Golfo, Erice Mazara del Vallo, Trapani Castellammare del Golfo, San Vito Lo Capo Buseto Palizzolo Custonaci, Erice, Valderice

4% 8% 7% 1% 26% 2 5% 2% 47%

* limitatamente alle aree individuate dallo studio sulla vegetazione

Infrastrutture Rete trasporti e comunicazione autostrade strade statali altre strade linee ferroviarie elettr.a doppio bin. linee ferroviarie elettr. a unico bin. linee ferroviarie non elettr. aeroporti porti comm. interesse nazionale porti comm. interesse regionale porti turistici e pescherecci

(km) (km) (km) (km) (km) (km) (n) (n) (n) (n)

7 37 467 1 2

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192

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 1

porti militari e per la sicurezza (n) Rete energia linee elettriche 380Kv (pres.) linee elettriche 220Kv (pres.) ricevitrici (n) stazioni di smistamento (n) centrali idroelettriche (n) centrali termoelettriche (n) centrali turbogas (n) metanodotto (pres.) Rete idrica acquedotti (pres.) bassa potabilizzatori (n) dissalatori (n) impianti di sollevamento (n) Impianti di depurazione depuratori previsti dal piano reg. (n) 16 depuratori in esercizio (n) 3 La presenza indicata per valori (alta-media-bassa) che tengono conto del grado di fittezza delle reti in rapporto allestensione dellambito Aree industriali e turistiche agglomerati industriali (A.S.I.) Industrie manifatturiere industrie alimentari industrie tessili ed abbigliamento industrie del legno e della carta industrie prodotti petroliferi raffinati industrie chimiche e fibre sintetiche industrie della gomma e materie plastiche industrie materiali non metalliferi industrie meccaniche e prod. metalli Impianti turistici impianti turistici di alta categoria impianti turistici di media categoria impianti turistici di bassa categoria numero totale posti letto Sistemi locali del lavoro Istat Irpet 1994
denominazione dinamica demografica dinamica del patrimonio edilizio dinamica della superficie urbanizzata specializzazione C D E F G H I J K L M N O

1 1 20 11 1.336

Alcamo Custonaci Trapani

in ripr. debole in crescita in crescita

5,96% 11,37% 3,69%

13,92% 11,95% 11,39%

dinamica del patrimonio edilizio: viene indicata la variazione annua dei vani nel periodo 1951-1991 dinamica della superficie urbanizzata: viene indicata la variazione annua nel periodo 1955-1994 specializzazione: vengono indicate le specializzazioni produttive e funzionali relative alla classificazione delle attivit economiche ISTAT

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193

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 1


C D E F G H I J K L M N O Estrazione di minerali Attivit manifatturiere Produzione e distrib. di energia elettr.e gas Costruzioni Commercio allingrosso e al dettaglio Alberghi e ristoranti Trasporti, magazzinaggio e comunicazioni Intermediazione monetaria e finanziaria Attivit immobiliari, noleggio, informatica, ecc. Pubblica amministrazione, assicurazione sociale Istruzione Sanit e altri servizi sociali Altri servizi pubblici, sociali e professionali

Beni archeologici A Aree complesse (citt antiche con acropoli, fortificazioni, thermae, necropoli, ecc.) A.1 Aree complesse di entit minore (villaggi, luoghi fortificati, frouria, ecc.) A.2 Insediamenti (ripari, grotte, necropoli, ville, casali, fattorie, impianti produttivi) A.3 Manufatti isolati (tombe monumentali, castelli, templi, chiese, basiliche, ecc.) A.4 Manufatti per lacqua B Aree di interesse storicoarcheologico C Viabilit D Aree delle strutture marine, sottomarine e relitti E Aree dei resti paleontologici e paletnologici e delle tracce paleotettoniche F Aree delle grandi battaglie dellantichit Centri storici A di origine antica A/B di origine antica, rifondati in et medievale A/D di origine antica, ricostruiti in situ dopo il terremoto del Val di Noto B di origine medievale B/C di nuova fondazione, su preesistenza di origine medievale B/D di origine medievale, ricostruiti in situ dopo il terremoto del Val di Noto C di nuova fondazione C/D di nuova fondazione, ricostruiti in situ dopo il terremoto del Val di Noto D ricostruiti in nuovo sito dopo il terremoto del Val di Noto H abbandonati in epoca moderna e contemporanea Localizzazione geografica di montagna di collina di pianura di costa Nuclei storici E di varia origine

1 1 24 1 1

1 4 1 2 2 12

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194

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 1

F generatori di centri complessi G di impianto contemporaneo a funzionalit specifica Localizzazione geografica di montagna di collina di pianura di costa Viabilit storica al 1885 (km) Strade carrabili Sentieri Percorsi agricoli interpoderali- Trazzere Regie Ferrovie Beni isolati A Architettura militare A1 Torri A2 Castelli e opere forti A3 Caserme, carceri, capitanerie, ecc. B Architettura religiosa B1 Santuari, conventi, monasteri, ecc. B2 Chiese e cappelle B3 Cimiteri, catacombe, ossari C Architettura residenziale C1 Ville, villini, palazzi, casine, ecc. D Architettura produttiva D1 Bagli, masserie, fattorie, casali, ecc. D2 Case coloniche, stalle, magazzini, ecc. D3 Palmenti, trappeti, stab. enologici, ecc. D4 Mulini D5 Fontane, abbeveratoi, gebbie, ecc. D6 Tonnare D7 Saline D8 Cave, miniere e solfare D9 Fornaci, stazzoni, calcare D10 Industrie, opifici, centrali elettriche, ecc. E Attrezzature e servizi E1 Porti, caricatori, scali portuali E2 Scali aeronautici E3 Stabilimenti balneari o termali E4 Fondaci, alberghi, osterie, locande, ecc. E5 Ospedali, lazzaretti, manicomi, scuole ecc. E6 Fari, lanterne, fanali, semafori, ecc.

2 10 4 95 68 167

8 3 1 3 10 3 10 69 1 5 10 5 4 1 3

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195

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 2

2 AREA DELLA PIANURA COSTIERA OCCIDENTALE

Il territorio costiero che dalle pendici occidentali di Monte S. Giuliano si estende fino a comprendere i litorali della Sicilia sud-occidentale, costituito da una bassa piattaforma calcareo-arenacea con debole inclinazione verso la costa bordata dalle caratteristiche saline, da spiagge strette limitate da terrazzi e, sulla costa meridionale, da ampi sistemi dunali. Le placche calcarenitiche delle Isole Egadi e dello Stagnone costituiscono un paesaggio unico compreso in un grande sistema paesaggistico che abbraccia Monte S. Giuliano, la falce di Trapani e larcipelago delle Egadi. Le parti terminali di diversi corsi dacqua di portata incostante o nulla durante le stagioni asciutte, anche se fortemente alterate da interventi sulle sponde e sulle foci, segnano il paesaggio. Sistema di grande interesse naturalistico-ambientale la foce del Belice. Il paesaggio vegetale antropico modellato dallagricoltura largamente prevalente ed caratterizzato dalle colture legnose (vigneto nellarea settentrionale, oliveto nel territorio compreso fra Castelvetrano e la costa) dai mosaici colturali di piantagioni legnose in prossimit dei centri abitati. Lagrumeto compare raramente, concentrato soprattutto nei giardini ottenuti dalla frantumazione dello strato di roccia superficiale delle sciare. Le terre rosse ed i terreni pi fertili ed intensamente coltivati cedono il posto, nel territorio di Marsala, alle sciare, costituite da un caratteristico crostone calcarenitico, un tempo interamente coperto da una macchia bassa a palma nana ed oggi progressivamente aggredito da cave a fossa e dalle colture insediate sui substrati pi fertili affioranti dopo le successive frantumazioni dello strato roccioso superficiale. Il paesaggio vegetale naturale in assenza di formazioni forestali costituito da sparse formazioni di macchia sui substrati pi sfavorevoli per lagricoltura, (macchia a palma nana delle sciare di Marsala e di Capo Granitola) dalle formazioni legate alla presenza delle lagune costiere e degli specchi dacqua naturali di Preola e dei Gorghi Tondi, da quelle insediate sulle formazioni dunali e rocciose costiere. Numerosi biotopi di interesse faunistico e vegetazionale si rinvengono nelle Riserve Naturali Orientate delle Isole dello Stagnone, delle Saline di Trapani e Paceco e della Foce del fiume Belice e dune limitrofe, nelle zone umide costiere dei Margi Span, Nespolilli e di Capo Feto (Mazara del Vallo), alle foci dei fiumi Delia e Modione, questultimo incluso allinterno del Parco Archeologico di Selinunte. Il rapporto con le civilt esterne ha condizionato la formazione storica e lo sviluppo delle citt costiere, luoghi di religione e di incontro con le culture materiali e politiche nel bacino del Mediterraneo e pi segnatamente con quelle dellAfrica nord-occidentale e della penisola iberica. Larea infatti stata costante riferimento per popoli e culture diverse: Mozia, Lilibeo, Selinunte, Trapani, Mazara, Castelvetrano sono i segni pi evidenti di questa storia successivamente integrati dai centri di nuova fondazione di Paceco, Campobello di Mazara, Menfi, legati alla colonizzazione agraria. Questi fattori storici hanno condizionato nel tempo le forme spaziali ed i modelli economico-sociali che hanno originato ambienti urbani e rurali i cui segni persistono negli assetti insediativi attuali. Questo patrimonio culturale ha caratteri di eccezionalit e va salvaguardato. Gli intensi processi di
LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE

196

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 2

urbanizzazione estesi a tutta la fascia costiera hanno comportato profonde trasformazioni della struttura insediativa anche se condizionati da una situazione generale di marginalit e di arretratezza. Tutto il sistema urbano tende ad integrarsi e relazionarsi costituendo unarea urbana costiera i cui nodi sono le citt di Trapani, Marsala e Mazara che si differenziano per le loro funzioni urbane dai grossi borghi rurali dellentroterra. Scheda dellarea INQUADRAMENTO GENERALE
Province Agrigento, Trapani Comuni (in corsivo i comuni parzialmente interessati) Menfi, Campobello di Mazara, Castelvetrano, Erice, Marsala, Mazara del Vallo, Paceco, Petrosino, Trapani Inquadramento territoriale superficie (Kmq) (ab/kmq) 859,00 abitanti residenti 272.194 densit 317 sparsa 4.443

Distribuzione della popolazione (ab) nei centri nei nuclei 265.782 (97%) 1.969 (1%) (2%) Temperature (sup.%) medie giornaliere del mese pi freddo da 1 a 4 da 5 a 8 da 9 a 12 medie giornaliere del mese pi caldo da 18 a 21 da 22 a 25 da 26 a 29 Precipitazioni medie annue (sup.%) < 400mm 400mm 600mm 600mm 800mm 800mm 1000mm 1000mm 1200mm > 1200mm Altimetria s.l.m. (sup.%) da 0 a 100 da 100 a 600 da 600 a 1200 > 1200

100% 34% 66% 1% 91% 8% 75% 25%

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197

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 2

Clivometria (sup.%) da 0 a 5 da 5 a 20 da 20 a 40 > 40

85% 14% 1% < 1%

SISTEMA NATURALE SOTTOSISTEMA ABIOTICO


Complessi litologici (sup.%) clastico di deposizione continentale vulcanico sabbioso calcarenitico argillo-marnoso evaporitico conglomeratico-arenaceo carbonatico arenaceo-argilloso-calcareo filladico e scistoso-cristallino Aree geomorfologiche (sup.%) colline argillose colline sabbiose rilievi arenacei rilievi carbonatici rilievi gessosi pianure costiere cono vulcanico rilievi metamorfici pianure alluvionali tavolato prev. carbonatico Elementi morfologici coste alte (km) a falesia con spiagge strette limitate da: rilievi scarpate di terrazzi coste basse (km) a pianure alluvionali con pantani e lagune con saline con dune a pianure di fiumara fondivalle (sup.%) pianure (sup.%) cime (n) collinari (fino a 200 m) collinari (200-400) 17% 66% 13% 1% 3% 43% 3% 32%

69 10 23 21 7% 32% 1

LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE

198

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 2

collinari (400-600) montane (600-1200) montane (>1200) crinali (n) collinari montani selle (n) grotte (n) frane opere pubbl. (n) cave principali (n) aree dissestate (sup.%) Idrologia corsi dacqua principali (km) corsi dacqua secondari (km) superficie lacustre (Kmq) sorgenti termali sorgenti di rilevanza regionale

1 4 8 1% 14 164 3,18

SOTTOSISTEMA BIOTICO
Vegetazione potenziale (sup.%) Oleo-Ceratonion: Ceratonietum, Oleo-Lentiscetum Quercion ilicis : Querceto-Teucrietum siculi Quercion pubescenti-petrae: Quercetum pubescentis s.l. Quercion pubescenti-petrae: Quercetum pubescentis cerretosum Aremonio-Fagion: Aquifoglio-Fagetum Ruminici-Astragalion: Astragaletum siculi Vegetazione (sup.%) Formazioni forestali Formazioni a prevalenza di Fagus sylvatica (Geranio versicoloris-Fagion) Formazioni degradate a prevalenza di Fagus sylvatica Formazioni a prevalenza di Quercus cerris (Quercetalia pubescenti-petraeae) Formazioni degradate a prevalenza di Quercus cerris Formazioni a prevalenza di Pinus laricio (Querco-Fagetea) Formazioni degradate a prevalenza di Pinus laricio Formazioni a prevalenza di querce caducifoglie termofile (Quercion ilicis) Formazioni degradate a prevalenza di querce caducifoglie termofile Formazioni a prevalenza di Quercus ilex (Quercion ilicis) Formazioni degradate a prevalenza di Quercus ilex Formazioni a prevalenza di Quercus suber (Erico-Quercion ilicis) Formazioni degradate a prevalenza di Quercus suber Formazioni a prevalenza di Pinus halepensis Macchie e arbusteti Macchie di sclerofille sempreverdi (Pistacio-Rhamnetalia alaterni) 100% < 1%

LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE

199

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 2

Arbusteti, boscaglie e praterie arbustate (Pruno-Rubion ulmifolii) Arbusteti spinosi altomontani (Rumici-Astragaletalia) Garighe, praterie e vegetazione rupestre Formazioni termo-xerofile (Thero-Brochypodietalia, Cisto-Ericetalia, Lygeo-Stipetalia e Dianthion rupicolae) Formazioni meso-xerofile (Erisymo-Jurinetalia e Saxifragion australis) Formazioni pioniere delle lave (stadi a Sedum sp. pl., arbusteti a Genista aetnensis, ecc.) Vegetazione dei corsi dacqua Formazioni alveo-ripariali estese (Populietalia albae, Salicetalia purpureae, Tamaricetalia, ecc.) Vegetazione lacustre e palustre Formazioni igro-idrofitiche di laghi e pantani (Potamogetonetalia, Phragmitetalia, Magnocaricetalia) Vegetazione di saline e lagune Formazioni sommerse ed emerse dal bordo (Ruppietalia,Thero-Salicornietalia, ecc.) Formazioni sommerse ed emerse dal bordo (Ruppietalia, Thero-Salicornietalia, praterie a Posidonia) Vegetazione costiera (presenza*) Formazioni delle dune sabbiose (Ammophiletalia, Malcomietalia, ecc.) Formazioni delle coste rocciose (Crithmo-Lmonietalia) Vegetazione sinantropica Coltivi con vegetazione infestante (Secalietea, Stellarietea mediae, Chenopodietea, ecc.) Formazioni forestali artificiali, (boschi a Pinus, Eucalyptus Cupressus, ecc.) Formazioni forestali artificiali degradate (boschi degradati a Pinus, Eucalyptus, Cupressus, ecc.) Aree con vegetazione ridotta o assente
* presenza stimata in rapporto allo sviluppo costiero dellambito secondo le classi:

< 1%

9%

< 1%

2% 2%

xx x

85% 1% < 1%

xxx presenza elevata xx presenza media x presenza bassa - assenza o presenza ridottissima

SISTEMA ANTROPICO SOTTOSISTEMA AGRICOLO


Associazioni di suoli (sup. %) classificazione sup.% potenzialit agr.
Roccia affiorante - Litosuoli Roccia affiorante - Litosuoli - Terra rossa Roccia affiorante - Litosuoli Suoli bruni e/o suoli bruni calcarei Litosuoli Roccia affiorante Protorendzina Litosuoli - Roccia affiorante Suoli bruni andici bassa seminativo modesta nulla o quasi nulla bosco e pascolo bosco e pascolo 1% 13% nulla o quasi nulla quasi nulla

uso prevalente
sterile - bosco e pascolo pascolo

LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE

200

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 2


Litosuoli - Roccia affiorante - Suoli bruni Litosuoli - Roccia affiorante - Terra rossa Litosuoli - Suoli bruni andici Roccia affiorante Litosuoli - Suoli bruni lisciviati - Suoli bruni Regosuoli - Litosuoli - Suoli bruni andici Regosuoli - Litosuoli Suoli bruni e/o suoli bruni vertici Regosuoli - Suoli bruni e/o suoli bruni vertici - Suoli alluv. vertisuoli Regosuoli - Suoli bruni e/o suoli bruni vertici Regosuoli - Suoli alluvionali e/o vertisuoli Regosuoli - Suoli bruni andici Suoli bruni lisciviati Regosuoli - Suoli bruni Suoli bruni leggermente lisciviati Suoli alluvionali Suoli alluvionali - Vertisuoli Vertisuoli Suoli bruni - Suoli bruni calcarei Litosuoli Suoli Suoli Suoli bruni bruni bruni calcarei Suoli Suoli Litosuoli vertici 1% 1% discreta o buona buona discreta buona vign.arbor.agru.semin. vign.arbor.semin. bosco e pasc.arbor. vign.arbor.agrum. Regosuoli bruni bruni Vertisuoli calcareiRendzina Suoli bruni - Suoli alluvionali Suoli bruni - Suoli bruni lisciviati Regosuoli e/o litosuoli Suoli bruni acidi - Litosuoli Roccia affiorante Suoli bruni leggermente acidi Suoli bruni - Suoli bruni lisciviati Suoli bruni andici - Litosuoli Suoli bruni lisciviati - Terra rossa Terra rossa - Litosuoli Terra rossa - Suoli bruni calcarei Litosuoli Suoli idromorfi Dune litoranee *ottima per le essenze forestali 1% 2% nulla o quasi nulla quasi nulla incolto inc.serre.vign.bos.pas. 15% 25% 11% discreta-ottima* da discreta a buona ottima discreta o buona discreta bosco e pascolo agr.semin.bos.pasc. vign.arbor.serre agrum.vign.arbor. vigneto-arboreto 3% buona discreta-ottima* vign.arb.agru.sem.bos. bosco e pascolo 1% 9% 1% 3% discreta buona o ottima da buona a ottima buona o ottima medio-bassa sem.arbor.vign.bos.pa. agru.arbor.vign.sem.or. vign.agru.semin.orto vign.semin.ortive di p.c. semin.pasc.arbor. discreta vign.arbor.agru.bos.pa. 4% da discreta a buona da discreta a buona seminativo seminativo 7% da mediocre a buona seminativo 1% bassa seminativo da buona a mediocre bosco e pascolo bassa discreta bosco e pascolo bosco e pascolo 1% bassa molto bassa bosco e pascolo bosco e pascolo

Paesaggio agrario (sup.%) paesaggio dellagrumeto

1%

LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE

201

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 2

paesaggio del vigneto paesaggio delle colture erbacee paesaggio dei seminativi arborati paesaggio delle colture arboree paesaggio dei mosaici colturali colture in serra superfici non soggette a usi agricoli

40% 15% 6% 24% 14%

SOTTOSISTEMA INSEDIATIVO
Suddivisione amministrativa storica Comarche 1583-1812 Corleone, Erice, Marsala, Mazara del Vallo, Palermo, Salemi, Sciacca, Trapani Distretti 1812-1861 Alcamo, Corleone, Mazara del Vallo, Palermo, Sciacca, Trapani Intendenze 1818-1861 Agrigento, Palermo, Trapani Circondari Alcamo, Bisacquino, Calatafimi, Corleone, Gibellina, Marsala, Mazara del Vallo, Monreale, Paceco, Partanna, Partinico, Piana degli Albanesi, Salemi, Sambuca di Sicilia, Santa Margherita di Belice, Sciacca, Trapani Diocesi al 1850 Agrigento, Mazara del Vallo, Monreale, Trapani Strumentazione urbanistica Piani comprensoriali Alcamo, Calatafimi, Partanna, Poggioreale, Salaparuta, Salemi, Santa Ninfa, Vita, Balestrate, Borgetto, Partinico, Trappeto, Montevago, Sambuca di Sicilia, Santa Margherita di Belice Camporeale, Roccamena, San Cipirello, San Giuseppe Jato Gibellina

P.R.G. Programmi di fabbricazione Piani di trasferimento nessuno strumento Vincoli esistenti (sup.%) L. 431/85 territori costieri territori contermini ai laghi fiumi, torrenti e corsi dacqua montagne oltre 1200 m foreste e boschi* vulcani zone di interesse archeologico L. 1497/39 L. 1089/39 siti archeologici L.R. 15/91 Parchi e riserve

< 1% 1% 13% 2% 1% 1% 8

LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE

202

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 2

parchi regionali riserve regionali L.R. 78/76 fascia di rispetto costiera fascia di rispetto lacustre fascia di rispetto archeologica Vincoli idrogeologici
* limitatamente alle aree individuate dallo studio sulla vegetazione

< 1% < 1% < 1% 30%

Infrastrutture Rete trasporti e comunicazione autostrade (km) 127 strade statali (km) 256 altre strade (km) 1.508 linee ferroviarie elettr.a doppio bin. (km) linee ferroviarie elettr. a unico bin. (km) linee ferroviarie non elettr. (km) 61 aeroporti (n) porti comm. interesse nazionale (n) porti comm. interesse regionale (n) porti turistici e pescherecci (n) 2 porti militari e per la sicurezza (n) Rete energia linee elettriche 380Kv (pres.) linee elettriche 220Kv (pres.) alta ricevitrici (n) 1 stazioni di smistamento (n) centrali idroelettriche (n) 1 centrali termoelettriche (n) centrali turbogas (n) 1 metanodotto (pres.) bassa Rete idrica acquedotti (pres.) alta potabilizzatori (n) 1 dissalatori (n) impianti di sollevamento (n) 2 Impianti di depurazione depuratori previsti dal piano reg. (n) 31 depuratori in esercizio (n) 14 La presenza indicata per valori (alta-media-bassa) che tengono conto del grado di fittezza delle reti in rapporto allestensione dellambito Aree industriali e turistiche agglomerati industriali (A.S.I.) Industrie manifatturiere industrie alimentari industrie tessili ed abbigliamento 10 2

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203

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 2

industrie del legno e della carta industrie prodotti petroliferi raffinati industrie chimiche e fibre sintetiche industrie della gomma e materie plastiche industrie materiali non metalliferi industrie meccaniche e prod. metalli Impianti turistici impianti turistici di alta categoria impianti turistici di media categoria impianti turistici di bassa categoria numero totale posti letto Sistemi locali del lavoro Istat Irpet 1994
denominazione dinamica demografica dinamica del patrimonio edilizio dinamica della superficie urbanizzata specializzazione C D E F G H I J K L M

1 3 1 6 4 7 258

Alcamo Castelvetrano Partanna Salemi Corleone Partinico San Giuseppe S. Margh. Bel. Sciacca

in ripr. debole in ripr. debole in ripr. debole in declino in declino in crescita in accent. in declino in crescita

5,96% 6,95% 2,72% 1,23% 2,79% 8,34%

13,92% 11,47% 10,92% 11,95% 7,50% 11,93% 6,03% 22,06% 11,34%

ripr. 7,35% 3,11% 5,69%

dinamica del patrimonio edilizio: viene indicata la variazione annua dei vani nel periodo 1951-1991 dinamica della superficie urbanizzata: viene indicata la variazione annua nel periodo 1955-1994 specializzazione: vengono indicate le specializzazioni produttive e funzionali relative alla classificazione delle attivit economiche ISTAT C Estrazione di minerali D Attivit manifatturiere E Produzione e distrib. di energia elettr.e gas F Costruzioni G Commercio allingrosso e al dettaglio H Alberghi e ristoranti I Trasporti, magazzinaggio e comunicazioni J Intermediazione monetaria e finanziaria K Attivit immobiliari, noleggio, informatica, ecc. L Pubblica amministrazione, assicurazione sociale M Istruzione N Sanit e altri servizi sociali O Altri servizi pubblici, sociali e professionali

Beni archeologici A Aree complesse (citt antiche con acropoli, fortificazioni, thermae, necropoli, ecc.) A.1 Aree complesse di entit minore (villaggi, luoghi fortificati, frouria, ecc.) A.2 Insediamenti (ripari, grotte, necropoli, ville, casali, fattorie, impianti produttivi) A.3 Manufatti isolati (tombe monumentali, castelli, templi, chiese, basiliche, ecc.) A.4 Manufatti per lacqua

1 18 55 3

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204

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 2

B C D E F

Aree di interesse storicoarcheologico Viabilit Aree delle strutture marine, sottomarine e relitti Aree dei resti paleontologici e paletnologici e delle tracce paleotettoniche Aree delle grandi battaglie dellantichit

4 1

Centri storici A di origine antica A/B di origine antica, rifondati in et medievale A/D di origine antica, ricostruiti in situ dopo il terremoto del Val di Noto B di origine medievale B/C di nuova fondazione, su preesistenza di origine medievale B/D di origine medievale, ricostruiti in situ dopo il terremoto del Val di Noto C di nuova fondazione C/D di nuova fondazione, ricostruiti in situ dopo il terremoto del Val di Noto D ricostruiti in nuovo sito dopo il terremoto del Val di Noto H abbandonati in epoca moderna e contemporanea Localizzazione geografica di montagna di collina di pianura di costa Nuclei storici E di varia origine F generatori di centri complessi G di impianto contemporaneo a funzionalit specifica Localizzazione geografica di montagna di collina di pianura di costa Viabilit storica al 1885 (km) Strade carrabili Sentieri Percorsi agricoli interpoderali- Trazzere Regie Ferrovie Beni isolati A Architettura militare A1 Torri A2 Castelli e opere forti A3 Caserme, carceri, capitanerie, ecc. B Architettura religiosa

1 5 10 4 18 2 6 2 7 1 475 286 635 61

25 7

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205

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 2

C D

B1 Santuari, conventi, monasteri, ecc. B2 Chiese e cappelle B3 Cimiteri, catacombe, ossari Architettura residenziale C1 Ville, villini, palazzi, casine, ecc. Architettura produttiva D1 Bagli, masserie, fattorie, casali, ecc. D2 Case coloniche, stalle, magazzini, ecc. D3 Palmenti, trappeti, stab. enologici, ecc. D4 Mulini D5 Fontane, abbeveratoi, gebbie, ecc. D6 Tonnare D7 Saline D8 Cave, miniere e solfare D9 Fornaci, stazzoni, calcare D10 Industrie, opifici, centrali elettriche, ecc. Attrezzature e servizi E1 Porti, caricatori, scali portuali E2 Scali aeronautici E3 Stabilimenti balneari o termali E4 Fondaci, alberghi, osterie, locande, ecc. E5 Ospedali, lazzaretti, manicomi, scuole ecc. E6 Fari, lanterne, fanali, semafori, ecc.

4 18 24 19 193 6 2 49 85 1 3 5 3 2

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206

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 3

3 AREA DELLE COLLINE DEL TRAPANESE

Le basse e ondulate colline argillose, rotte qua e l da rilievi montuosi calcarei o da formazioni gessose nella parte meridionale, si affacciano sul mare Tirreno e scendono verso la laguna dello Stagnone e il mare dAfrica formando differenti paesaggi: il golfo di Castellammare, i rilievi di Segesta e Salemi, la valle del Belice. Il Golfo di Castellammare si estende ad anfiteatro tra i monti calcarei di Palermo ad oriente e il monte Sparagio e il promontorio di S. Vito ad occidente. Le valli dello Jato e del Freddo segnano questa conca di ondulate colline dominate dal monte Bonifato, il cui profilo visibile da tutto lambito costituisce un punto di riferimento. La struttura insediativa incentrata sui poli collinari di Partinico e Alcamo, mentre la fascia costiera oggetto di un intenso sviluppo edilizio caratterizzata da un continuo urbanizzato di residenze stagionali che trova in Castellammare il terminale e il centro principale distributore di servizi. Il territorio di Segesta e di Salemi quello pi interno e pi montuoso, prolungamento dei rilievi calcarei della penisola di S. Vito, domina le colline argillose circostanti, che degradano verso il mare. Da questi rilievi si diramano radialmente i principali corsi dacqua (Birgi, Mazaro, Delia) che hanno lunghezza e bacini di dimensioni modeste e i cui valori di naturalit sono fortemente alterati da opere di ingegneria idraulica tesa a captare le scarse risorse idriche. Salemi domina un vasto territorio agricolo completamente disabitato, ma coltivato, che si pone tra larco dei centri urbani costieri e la corona dei centri collinari (Calatafimi, Vita, Salemi). Il grande solco del Belice, che si snoda verso sud con una deviazione progressiva da est a ovest, incide strutturalmente la morfologia del territorio determinando una serie intensa di corrugamenti nella parte alta, segnata da profonde incisioni superficiali, mentre si svolge tra dolci pendii nellarea mediana e bassa, specie al di sotto della quota 200. Il paesaggio di tutto lambito fortemente antropizzato. I caratteri naturali in senso stretto sono rarefatti. La vegetazione costituita per lo pi da formazioni di macchia sui substrati meno favorevoli allagricoltura, confinate sui rilievi calcarei. La monocultura della vite incentivata anche dalla estensione delle zone irrigue tende ad uniformare questo paesaggio. Differenti culture hanno dominato e colonizzato questo territorio che ha visto il confronto fra Elimi e Greci. Le civilt preelleniche e linfluenza di Selinunte e Segesta, la gerarchica distribuzione dei casali arabi e lubicazione dei castelli medievali (Salaparuta e Gibellina), la fondazione degli insediamenti agricoli seicenteschi (Santa Ninfa e Poggioreale) hanno contribuito alla formazione della struttura insediativa che presenta ancora il disegno generale definito e determinato nei secoli XVII e XVIII e che si basava su un rapporto tra organizzazione urbana, uso del suolo e regime proprietario dei suoli. Il paesaggio agrario prevalentemente caratterizzato dal latifondo, inteso come dimensione dellunit agraria e come tipologia colturale con la sua netta prevalenza di colture erbacee su quelle arboricole, era profondamente connaturato a questa struttura insediativa. Anche oggi la principale caratteristica dellinsediamento quella di essere funzionale alla produzione agricola e di conseguenza mantiene la sua forma,
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207

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 3

fortemente accentrata, costituita da nuclei rurali collinari al centro di campagne non abitate. Il terremoto del 1968 ha reso unica la storia di questo territorio e ha posto allattenzione la sua arretratezza economica e sociale. La ricostruzione post-terremoto ha profondamente variato la struttura insediativa della media valle del Belice ed ha attenuato lisolamento delle aree interne creando una nuova centralit definita dal tracciato dellautostrada Palermo-Mazara e dallasse Palermo-Sciacca. I principali elementi di criticit sono connessi alle dinamiche di tipo edilizio nelle aree pi appetibili per fini turistico-insediativi e alle caratteristiche strutturali delle formazioni vegetali, generalmente avviate verso lenti processi di rinaturazione il cui esito pu essere fortemente condizionato dalla persistenza di fattori di limitazione, quali il pascolo, lincendio e lurbanizzazione ulteriore. Altri elementi di criticit si rinvengono sulle colline argillose interne dove il mantenimento dellidentit del paesaggio agrario legato ai processi economici che governano la redditivit dei terreni agricoli rispetto ai processi produttivi. Scheda dellarea INQUADRAMENTO GENERALE
Province Agrigento, Trapani Comuni (in corsivo i comuni parzialmente interessati) Alcamo, Balestrate, Borgetto, Calatafimi, Camporeale, Castelvetrano, Corleone, Gibellina, Marsala, Mazara del Vallo, Monreale, Montevago, Paceco, Partanna, Partinico, Poggioreale, Roccamena, Salaparuta, Salemi, Sambuca di Sicilia, San Cipirello, San Giuseppe Jato, Santa Margherita di Belice, Santa Ninfa, Trapani, Trappeto, Vita Inquadramento territoriale superficie (Kmq) (ab/kmq) 1.906,43 abitanti residenti 170.734 densit 90 sparsa 5.642 (3%)

Distribuzione della popolazione (ab) nei centri nei nuclei 164.570 (96%) 702 (1%) Temperature (sup.%) medie giornaliere del mese pi freddo da 1 a 4 da 5 a 8 da 9 a 12 medie giornaliere del mese pi caldo da 18 a 21 da 22 a 25 da 26 a 29 Precipitazioni medie annue (sup.%)

7% 93% 24% 76%

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208

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 3

400mm 400mm 600mm 800mm 1000mm > 1200mm

<

600mm 800mm 1000mm 1200mm

20% 72% 8%

Altimetria s.l.m. (sup.%) da 0 a 100 da 100 a 600 da 600 a 1200 > 1200 Clivometria (sup.%) da 0 a 5 da 5 a 20 da 20 a 40 > 40

14% 85% 1% 38% 51% 10% 1%

SISTEMA NATURALE SOTTOSISTEMA ABIOTICO


Complessi litologici (sup.%) clastico di deposizione continentale vulcanico sabbioso calcarenitico argillo-marnoso evaporitico conglomeratico-arenaceo carbonatico arenaceo-argilloso-calcareo filladico e scistoso-cristallino Aree geomorfologiche (sup.%) colline argillose colline sabbiose rilievi arenacei rilievi carbonatici rilievi gessosi pianure costiere cono vulcanico rilievi metamorfici pianure alluvionali tavolato prev. carbonatico Elementi morfologici coste alte (km) a falesia con spiagge strette limitate da: rilievi 24% 14% 46% 3% 11% 2% 70% 3% 7%

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209

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 3

scarpate di terrazzi coste basse (km) a pianure alluvionali con pantani e lagune con saline con dune a pianure di fiumara fondivalle (sup.%) pianure (sup.%) cime (n) collinari (fino a 200 m) collinari (200-400) collinari (400-600) montane (600-1200) montane (>1200) crinali (n) collinari montani selle (n) grotte (n) frane opere pubbl. (n) cave principali (n) aree dissestate (sup.%) Idrologia corsi dacqua principali (km) corsi dacqua secondari (km) superficie lacustre (Kmq) sorgenti termali sorgenti di rilevanza regionale

11 4 21% 7% 31 59 92 18 40 1 5 9 10 5% 127 774 7% 1 3

SOTTOSISTEMA BIOTICO
Vegetazione potenziale (sup.%) Oleo-Ceratonion: Ceratonietum, Oleo-Lentiscetum Quercion ilicis : Querceto-Teucrietum siculi Quercion pubescenti-petrae: Quercetum pubescentis s.l. Quercion pubescenti-petrae: Quercetum pubescentis cerretosum Aremonio-Fagion: Aquifoglio-Fagetum Ruminici-Astragalion: Astragaletum siculi Vegetazione (sup.%) Formazioni forestali Formazioni a prevalenza di Fagus sylvatica (Geranio versicoloris-Fagion) Formazioni degradate a prevalenza di Fagus sylvatica Formazioni a prevalenza di Quercus cerris (Quercetalia pubescenti-petraeae) Formazioni degradate a prevalenza di Quercus cerris 77% 22% 1%

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210

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 3

Formazioni a prevalenza di Pinus laricio (Querco-Fagetea) Formazioni degradate a prevalenza di Pinus laricio Formazioni a prevalenza di querce caducifoglie termofile (Quercion ilicis) Formazioni degradate a prevalenza di querce caducifoglie termofile Formazioni a prevalenza di Quercus ilex (Quercion ilicis) Formazioni degradate a prevalenza di Quercus ilex Formazioni a prevalenza di Quercus suber (Erico-Quercion ilicis) Formazioni degradate a prevalenza di Quercus suber Formazioni a prevalenza di Pinus halepensis Macchie e arbusteti Macchie di sclerofille sempreverdi (Pistacio-Rhamnetalia alaterni) Arbusteti, boscaglie e praterie arbustate (Pruno-Rubion ulmifolii) Arbusteti spinosi altomontani (Rumici-Astragaletalia) Garighe, praterie e vegetazione rupestre Formazioni termo-xerofile (Thero-Brochypodietalia, Cisto-Ericetalia, Lygeo-Stipetalia e Dianthion rupicolae) Formazioni meso-xerofile (Erisymo-Jurinetalia e Saxifragion australis) Formazioni pioniere delle lave (stadi a Sedum sp. pl., arbusteti a Genista aetnensis, ecc.) Vegetazione dei corsi dacqua Formazioni alveo-ripariali estese (Populietalia albae, Salicetalia purpureae, Tamaricetalia, ecc.) Vegetazione lacustre e palustre Formazioni igro-idrofitiche di laghi e pantani (Potamogetonetalia, Phragmitetalia, Magnocaricetalia) Vegetazione di saline e lagune Formazioni sommerse ed emerse dal bordo (Ruppietalia,Thero-Salicornietalia, ecc.) Formazioni sommerse ed emerse dal bordo (Ruppietalia, Thero-Salicornietalia, praterie a Posidonia) Vegetazione costiera (presenza*) Formazioni delle dune sabbiose (Ammophiletalia, Malcomietalia, ecc.) Formazioni delle coste rocciose (Crithmo-Lmonietalia) Vegetazione sinantropica Coltivi con vegetazione infestante (Secalietea, Stellarietea mediae, Chenopodietea, ecc.) Formazioni forestali artificiali, (boschi a Pinus, Eucalyptus Cupressus, ecc.) Formazioni forestali artificiali degradate (boschi degradati a Pinus, Eucalyptus, Cupressus, ecc.) Aree con vegetazione ridotta o assente
* presenza stimata in rapporto allo sviluppo costiero dellambito secondo le classi:

< 1% 1%

2%

< 1%

< 1%

xxx x

95% 1% 1%

xxx presenza elevata xx presenza media x presenza bassa - assenza o presenza ridottissima

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211

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 3

SISTEMA ANTROPICO SOTTOSISTEMA AGRICOLO


Associazioni di suoli (sup. %) classificazione sup.% potenzialit agr.
Roccia affiorante - Litosuoli Roccia affiorante - Litosuoli - Terra rossa Roccia affiorante - Litosuoli Suoli bruni e/o suoli bruni calcarei Litosuoli Roccia affiorante Protorendzina Litosuoli - Roccia affiorante Suoli bruni andici Litosuoli - Roccia affiorante - Suoli bruni Litosuoli - Roccia affiorante - Terra rossa Litosuoli - Suoli bruni andici Roccia affiorante Litosuoli - Suoli bruni lisciviati - Suoli bruni Regosuoli - Litosuoli - Suoli bruni andici Regosuoli - Litosuoli Suoli bruni e/o suoli bruni vertici Regosuoli - Suoli bruni e/o suoli bruni vertici - Suoli alluv. vertisuoli Regosuoli - Suoli bruni e/o suoli bruni vertici Regosuoli - Suoli alluvionali e/o vertisuoli Regosuoli - Suoli bruni andici Suoli bruni lisciviati Regosuoli - Suoli bruni Suoli bruni leggermente lisciviati Suoli alluvionali Suoli alluvionali - Vertisuoli Vertisuoli Suoli bruni - Suoli bruni calcarei Litosuoli Suoli Suoli Suoli bruni bruni bruni calcarei Suoli Suoli Litosuoli vertici 9% discreta o buona buona discreta buona vign.arbor.agru.semin. vign.arbor.semin. bosco e pasc.arbor. vign.arbor.agrum. Regosuoli bruni bruni Vertisuoli calcareiRendzina Suoli bruni - Suoli alluvionali Suoli bruni - Suoli bruni lisciviati Regosuoli e/o litosuoli Suoli bruni acidi - Litosuoli Roccia affiorante Suoli bruni leggermente acidi 3% buona discreta-ottima* vign.arb.agru.sem.bos. bosco e pascolo 7% 4% 8% 21% 1% discreta buona o ottima da buona a ottima buona o ottima medio-bassa sem.arbor.vign.bos.pa. agru.arbor.vign.sem.or. vign.agru.semin.orto vign.semin.ortive di p.c. semin.pasc.arbor. discreta vign.arbor.agru.bos.pa. 7% 6% da discreta a buona da discreta a buona seminativo seminativo 17% da mediocre a buona seminativo 4% bassa seminativo da buona a mediocre bosco e pascolo bassa discreta bosco e pascolo bosco e pascolo bassa bassa molto bassa seminativo bosco e pascolo bosco e pascolo 1% 1% modesta nulla o quasi nulla bosco e pascolo bosco e pascolo 1% 1% nulla o quasi nulla quasi nulla

uso prevalente
sterile - bosco e pascolo pascolo

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212

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 3


Suoli bruni - Suoli bruni lisciviati Suoli bruni andici - Litosuoli Suoli bruni lisciviati - Terra rossa Terra rossa - Litosuoli Terra rossa - Suoli bruni calcarei Litosuoli Suoli idromorfi Dune litoranee *ottima per le essenze forestali nulla o quasi nulla quasi nulla incolto inc.serre.vign.bos.pas. 6% 1% 2% discreta-ottima* da discreta a buona ottima discreta o buona discreta bosco e pascolo agr.semin.bos.pasc. vign.arbor.serre agrum.vign.arbor. vigneto-arboreto

Paesaggio agrario (sup.%) paesaggio dellagrumeto paesaggio del vigneto paesaggio delle colture erbacee paesaggio dei seminativi arborati paesaggio delle colture arboree paesaggio dei mosaici colturali colture in serra superfici non soggette a usi agricoli

2% 21% 2% 28% 11% 36%

SOTTOSISTEMA INSEDIATIVO
Suddivisione amministrativa storica Comarche 1583-1812 Erice, Marsala, Mazara del Vallo, Salemi, Sciacca, Trapani Distretti 1812-1861 Mazara del Vallo, Sciacca, Trapani Intendenze 1818-1861 Trapani Circondari Castelvetrano, Erice, Marsala, Mazara del Vallo, Paceco, Sciacca Diocesi al 1850 Agrigento, Mazara del Vallo, Trapani Strumentazione urbanistica Piani comprensoriali P.R.G. Programmi di fabbricazione Piani di trasferimento nessuno strumento Vincoli esistenti (sup.%) L. 431/85 territori costieri territori contermini ai laghi fiumi, torrenti e corsi dacqua montagne oltre 1200 m foreste e boschi* vulcani zone di interesse archeologico L. 1497/39 Campobello di Mazara, Castelvetrano, Marsala, Mazara del Vallo, Menfi Petrosino Paceco, Trapani

5% 1% 7% 1% 2% 5%

LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE

213

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 3

L. 1089/39 siti archeologici L.R. 15/91 Parchi e riserve parchi regionali riserve regionali L.R. 78/76 fascia di rispetto costiera fascia di rispetto lacustre fascia di rispetto archeologica Vincoli idrogeologici
* limitatamente alle aree individuate dallo studio sulla vegetazione

8 1% 4% 2% < 1% 9%

Infrastrutture Rete trasporti e comunicazione autostrade (km) strade statali (km) 83 altre strade (km) 795 linee ferroviarie elettr.a doppio bin. (km) linee ferroviarie elettr. a unico bin. (km) linee ferroviarie non elettr. (km) 82 aeroporti (n) 1 porti comm. interesse nazionale (n) 1 porti comm. interesse regionale (n) 2 porti turistici e pescherecci (n) 3 porti militari e per la sicurezza (n) 1 Rete energia linee elettriche 380Kv (pres.) linee elettriche 220Kv (pres.) ricevitrici (n) stazioni di smistamento (n) 2 centrali idroelettriche (n) centrali termoelettriche (n) centrali turbogas (n) metanodotto (pres.) media Rete idrica acquedotti (pres.) bassa potabilizzatori (n) 1 dissalatori (n) 1 impianti di sollevamento (n) Impianti di depurazione depuratori previsti dal piano reg. (n) 15 depuratori in esercizio (n) 4 La presenza indicata per valori (alta-media-bassa) che tengono conto del grado di fittezza delle reti in rapporto allestensione dellambito Aree industriali e turistiche

LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE

214

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 3

agglomerati industriali (A.S.I.) Industrie manifatturiere industrie alimentari industrie tessili ed abbigliamento industrie del legno e della carta industrie prodotti petroliferi raffinati industrie chimiche e fibre sintetiche industrie della gomma e materie plastiche industrie materiali non metalliferi industrie meccaniche e prod. metalli Impianti turistici impianti turistici di alta categoria impianti turistici di media categoria impianti turistici di bassa categoria numero totale posti letto Sistemi locali del lavoro Istat Irpet 1994
denominazione dinamica demografica dinamica del patrimonio edilizio dinamica della superficie urbanizzata specializzazione C D E F G H I J K L

1 25 1 1 2 8 12 1 21 5 2.311

Castelvetrano Marsala Trapani Sciacca

in ripr. debole in crescita in crescita in crescita

6,95% 4,82% 3,69% 5,69%

11,47% 23,37% 11,39% 11,34%

dinamica del patrimonio edilizio: viene indicata la variazione annua dei vani nel periodo 1951-1991 dinamica della superficie urbanizzata: viene indicata la variazione annua nel periodo 1955-1994 specializzazione: vengono indicate le specializzazioni produttive e funzionali relative alla classificazione delle attivit economiche ISTAT C Estrazione di minerali D Attivit manifatturiere E Produzione e distrib. di energia elettr.e gas F Costruzioni G Commercio allingrosso e al dettaglio H Alberghi e ristoranti I Trasporti, magazzinaggio e comunicazioni J Intermediazione monetaria e finanziaria K Attivit immobiliari, noleggio, informatica, ecc. L Pubblica amministrazione, assicurazione sociale M Istruzione N Sanit e altri servizi sociali O Altri servizi pubblici, sociali e professionali

Beni archeologici A Aree complesse (citt antiche con acropoli, fortificazioni, thermae, necropoli, ecc.) A.1 Aree complesse di entit minore (villaggi, luoghi fortificati, frouria, ecc.) A.2 Insediamenti (ripari, grotte, necropoli, ville, casali, fattorie, impianti produttivi) A.3 Manufatti isolati (tombe monumentali, castelli, templi, chiese, basiliche, ecc.) A.4 Manufatti per lacqua B Aree di interesse storicoarcheologico C Viabilit

3 10 45 4

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215

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 3

D E F

Aree delle strutture marine, sottomarine e relitti Aree dei resti paleontologici e paletnologici e delle tracce paleotettoniche Aree delle grandi battaglie dellantichit

Centri storici A di origine antica A/B di origine antica, rifondati in et medievale A/D di origine antica, ricostruiti in situ dopo il terremoto del Val di Noto B di origine medievale B/C di nuova fondazione, su preesistenza di origine medievale B/D di origine medievale, ricostruiti in situ dopo il terremoto del Val di Noto C di nuova fondazione C/D di nuova fondazione, ricostruiti in situ dopo il terremoto del Val di Noto D ricostruiti in nuovo sito dopo il terremoto del Val di Noto H abbandonati in epoca moderna e contemporanea Localizzazione geografica di montagna di collina di pianura di costa Nuclei storici E di varia origine F generatori di centri complessi G di impianto contemporaneo a funzionalit specifica Localizzazione geografica di montagna di collina di pianura di costa Viabilit storica al 1885 (km) Strade carrabili Sentieri Percorsi agricoli interpoderali- Trazzere Regie Ferrovie Beni isolati A Architettura militare A1 Torri A2 Castelli e opere forti A3 Caserme, carceri, capitanerie, ecc. B Architettura religiosa B1 Santuari, conventi, monasteri, ecc. B2 Chiese e cappelle

3 1 3 2 2 3

23 2 17 4

332 109 276 82

32 1 2 18

LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE

216

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 3

C D

B3 Cimiteri, catacombe, ossari Architettura residenziale C1 Ville, villini, palazzi, casine, ecc. Architettura produttiva D1 Bagli, masserie, fattorie, casali, ecc. D2 Case coloniche, stalle, magazzini, ecc. D3 Palmenti, trappeti, stab. enologici, ecc. D4 Mulini D5 Fontane, abbeveratoi, gebbie, ecc. D6 Tonnare D7 Saline D8 Cave, miniere e solfare D9 Fornaci, stazzoni, calcare D10 Industrie, opifici, centrali elettriche, ecc. Attrezzature e servizi E1 Porti, caricatori, scali portuali E2 Scali aeronautici E3 Stabilimenti balneari o termali E4 Fondaci, alberghi, osterie, locande, ecc. E5 Ospedali, lazzaretti, manicomi, scuole ecc. E6 Fari, lanterne, fanali, semafori, ecc.

7 34 114 4 12 79 41 2 30 12 1 1 6 3

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TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 4

4 AREA DEI RILIEVI E DELLE PIANURE COSTIERE DEL PALERMITANO

Lambito prevalentemente collinare e montano ed caratterizzato da paesaggi fortemente differenziati: le aree costiere costituite da strette strisce di terra, racchiuse fra il mare e le ultime propaggini collinari, che talvolta si allargano formando ampie pianure (Piana di Cinisi, Palermo e Bagheria); i rilievi calcarei, derivanti dalle deformazioni della piattaforma carbonatica panormide e che emergono dalle argille eoceniche e mioceniche; le strette e brevi valli dei corsi dacqua a prevalente carattere torrentizio. Questi paesaggi hanno caratteri naturali ed agricoli diversificati: il paesaggio della pianura, legato allimmagine tradizionale e piuttosto stereotipa della Conca doro, ricca di acque, fertile e dal clima mite, coltivata ad agrumi e a vigneti, che nel dopoguerra ha rapidamente e profondamente cambiato connotazione per effetto dellespansione incontrollata e indiscriminata di Palermo e per il diffondersi della residenza stagionale; il paesaggio collinare ha invece caratteri pi tormentati ed aspri, che il feudo di origine normanna e la coltura estensiva hanno certamente accentuato. Il paesaggio della pianura e della collina costiera articolato in micro-ambiti, anfiteatri naturali - piana di Cinisi, piana di Carini, piana di Palermo e Bagheria definiti e conclusi dai rilievi carbonatici che separano una realt dallaltra e ne determinano lidentit fisico-geografica. Il paesaggio agrario caratterizzato dai giardini, in prevalenza limoni e mandarini, che, soprattutto nel 700, si sono estesi per la ricchezza di acque e per la fertilit del suolo in tutta la fascia litoranea risalendo sui versanti terrazzati delle colline e lungo i corridoi delle valli verso linterno. Nel secondo dopoguerra lintenso processo di urbanizzazione che da Palermo si esteso nei territori circostanti tende a formare un tessuto urbano ed edilizio uniforme e a cancellare le specificit storico ambientali. Lurbanizzazione a seconda della situazione geografica si ristretta e dilatata invadendo con un tessuto fitto e diffuso, in cui prevalgono le seconde case, tutta la zona pianeggiante e dopo avere inglobato i centri costieri tende a saldarsi con quelli collinari. Tuttavia essa non presenta ancora condizioni di densit tali da costituire un continuum indifferenziato. Alcuni centri mantengono una identit urbana riconoscibile allinterno di unarea territoriale di pertinenza (Termini Imerese, Bagheria, Monreale, Carini) altri invece pi vicini a Palermo inglobati dalla crescita urbana, si differenziano solo per i caratteri delle strutture insediative originali (Villabate, Ficarazzi, Isola delle Femmine, Capaci). Il sistema urbano dominato da Palermo, capitale regionale, per la sua importanza economico-funzionale e per la qualit del patrimonio storico-culturale. La concentrazione di popolazione e di costruito, di attivit e di funzioni allinterno della pianura costiera e delle medie e basse valli fluviali (Oreto, Eleuterio, Milicia, San Leonardo) fonte di degrado ambientale e paesaggistico e tende a depauperare i valori culturali e ambientali specifici dei centri urbani e dellagro circostante. Le colline costiere si configurano come elementi isolati o disposti a corona intorno alle pianure o come contrafforti inclinati rispetto alla fascia costiera. I versanti con pendenze spesso accentuate sono incolti o privi di vegetazione o
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TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 4

coperti da recenti popolamenti artificiali e presentano a volte profondi squarci determinati da attivit estrattive. La vegetazione di tipo naturale interessa ambienti particolari e limitati, in parte non alterati dallazione antropica. Il paesaggio aspro e contrastato dei rilievi interni completamente diverso da quello costiero. Il paesaggio agrario un tempo caratterizzato dal seminativo e dal latifondo sostituito oggi da una propriet frammentata e dal diffondersi delle colture arborate (vigneto e uliveto). Linsediamento costituito da centri agricoli di piccola dimensione, di cui per si sono in parte alterati i caratteri tradizionali a causa dei forti processi di abbandono e di esodo della popolazione. Scheda dellarea INQUADRAMENTO GENERALE
Province Palermo Comuni (in corsivo i comuni parzialmente interessati) Altavilla Milicia, Altofonte, Bagheria, Baucina, Belmonte Mezzagno, Bolognetta, Borgetto, Caccamo, Capaci, Carini, Casteldaccia, Cefal Diana, Cinisi, Ficarazzi, Giardinello, Isola delle Femmine, Marineo, Misilmeri, Monreale, Montelepre, Palermo, Piana degli Albanesi, San Giuseppe Jato, Santa Cristina Gela, Santa Flavia, Sciara, Termini Imerese, Terrasini, Torretta, Trabia, Ventimiglia di Sicilia, Villabate, Villafrati Inquadramento territoriale superficie (Kmq) (ab/kmq) 1.122,03 abitanti residenti 989.491 densit 882 sparsa 11.252

Distribuzione della popolazione (ab) nei centri nei nuclei 971.769 (98%) 6.470 (-%) (2%) Temperature (sup.%) medie giornaliere del mese pi freddo da 1 a 4 da 5 a 8 da 9 a 12 medie giornaliere del mese pi caldo da 18 a 21 da 22 a 25 da 26 a 29 Precipitazioni medie annue (sup.%)

24% 76% 39% 61%

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TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 4

400mm 400mm 600mm 800mm 1000mm > 1200mm

<

600mm 800mm 1000mm 1200mm

10% 44% 30% 11% 5% 20% 51% 29% < 1% 18% 38% 25% 18%

Altimetria s.l.m. (sup.%) da 0 a 100 da 100 a 600 da 600 a 1200 > 1200 Clivometria (sup.%) da 0 a 5 da 5 a 20 da 20 a 40 > 40

SISTEMA NATURALE SOTTOSISTEMA ABIOTICO


Complessi litologici (sup.%) clastico di deposizione continentale vulcanico sabbioso calcarenitico argillo-marnoso evaporitico conglomeratico-arenaceo carbonatico arenaceo-argilloso-calcareo filladico e scistoso-cristallino Aree geomorfologiche (sup.%) colline argillose colline sabbiose rilievi arenacei rilievi carbonatici rilievi gessosi pianure costiere cono vulcanico rilievi metamorfici pianure alluvionali tavolato prev. carbonatico Elementi morfologici coste alte (km) a falesia con spiagge strette limitate da: rilievi 7% 19% 20% 1% 1% 52% < 1% 25% 2% 50% 16%

26 6

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TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 4

scarpate di terrazzi coste basse (km) a pianure alluvionali con pantani e lagune con saline con dune a pianure di fiumara fondivalle (sup.%) pianure (sup.%) cime (n) collinari (fino a 200 m) collinari (200-400) collinari (400-600) montane (600-1200) montane (>1200) crinali (n) collinari montani selle (n) grotte (n) frane opere pubbl. (n) cave principali (n) aree dissestate (sup.%) Idrologia corsi dacqua principali (km) corsi dacqua secondari (km) superficie lacustre (Kmq) sorgenti termali sorgenti di rilevanza regionale

69 13 4% 16% 7 24 122 6 46 37 17 12 11 34 4% 56 314 4,38 3 9

SOTTOSISTEMA BIOTICO
Vegetazione potenziale (sup.%) Oleo-Ceratonion: Ceratonietum, Oleo-Lentiscetum Quercion ilicis : Querceto-Teucrietum siculi Quercion pubescenti-petrae: Quercetum pubescentis s.l. Quercion pubescenti-petrae: Quercetum pubescentis cerretosum Aremonio-Fagion: Aquifoglio-Fagetum Ruminici-Astragalion: Astragaletum siculi Vegetazione (sup.%) Formazioni forestali Formazioni a prevalenza di Fagus sylvatica (Geranio versicoloris-Fagion) Formazioni degradate a prevalenza di Fagus sylvatica Formazioni a prevalenza di Quercus cerris (Quercetalia pubescenti-petraeae) 47% 28% 24% < 1% 1%

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TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 4

Formazioni degradate a prevalenza di Quercus cerris Formazioni a prevalenza di Pinus laricio (Querco-Fagetea) Formazioni degradate a prevalenza di Pinus laricio Formazioni a prevalenza di querce caducifoglie termofile (Quercion ilicis) Formazioni degradate a prevalenza di querce caducifoglie termofile Formazioni a prevalenza di Quercus ilex (Quercion ilicis) Formazioni degradate a prevalenza di Quercus ilex Formazioni a prevalenza di Quercus suber (Erico-Quercion ilicis) Formazioni degradate a prevalenza di Quercus suber Formazioni a prevalenza di Pinus halepensis Macchie e arbusteti Macchie di sclerofille sempreverdi (Pistacio-Rhamnetalia alaterni) Arbusteti, boscaglie e praterie arbustate (Pruno-Rubion ulmifolii) Arbusteti spinosi altomontani (Rumici-Astragaletalia) Garighe, praterie e vegetazione rupestre Formazioni termo-xerofile (Thero-Brochypodietalia, Cisto-Ericetalia, Lygeo-Stipetalia e Dianthion rupicolae) Formazioni meso-xerofile (Erisymo-Jurinetalia e Saxifragion australis) Formazioni pioniere delle lave (stadi a Sedum sp. pl., arbusteti a Genista aetnensis, ecc.) Vegetazione dei corsi dacqua Formazioni alveo-ripariali estese (Populietalia albae, Salicetalia purpureae, Tamaricetalia, ecc.) Vegetazione lacustre e palustre Formazioni igro-idrofitiche di laghi e pantani (Potamogetonetalia, Phragmitetalia, Magnocaricetalia) Vegetazione di saline e lagune Formazioni sommerse ed emerse dal bordo (Ruppietalia,Thero-Salicornietalia, ecc.) Formazioni sommerse ed emerse dal bordo (Ruppietalia, Thero-Salicornietalia, praterie a Posidonia) Vegetazione costiera (presenza*) Formazioni delle dune sabbiose (Ammophiletalia, Malcomietalia, ecc.) Formazioni delle coste rocciose (Crithmo-Lmonietalia) Vegetazione sinantropica Coltivi con vegetazione infestante (Secalietea, Stellarietea mediae, Chenopodietea, ecc.) Formazioni forestali artificiali, (boschi a Pinus, Eucalyptus Cupressus, ecc.) Formazioni forestali artificiali degradate (boschi degradati a Pinus, Eucalyptus, Cupressus, ecc.) Aree con vegetazione ridotta o assente
* presenza stimata in rapporto allo sviluppo costiero dellambito secondo le classi:

< 1% 1% 7%

20%

< 1%

xx

66% 4% 2%

xxx presenza elevata xx presenza media x presenza bassa - assenza o presenza ridottissima

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TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 4

SISTEMA ANTROPICO SOTTOSISTEMA AGRICOLO


Associazioni di suoli (sup. %) classificazione sup.% potenzialit agr.
Roccia affiorante - Litosuoli Roccia affiorante - Litosuoli - Terra rossa Roccia affiorante - Litosuoli Suoli bruni e/o suoli bruni calcarei Litosuoli Roccia affiorante Protorendzina Litosuoli - Roccia affiorante Suoli bruni andici Litosuoli - Roccia affiorante - Suoli bruni Litosuoli - Roccia affiorante - Terra rossa Litosuoli - Suoli bruni andici Roccia affiorante Litosuoli - Suoli bruni lisciviati - Suoli bruni Regosuoli - Litosuoli - Suoli bruni andici Regosuoli - Litosuoli Suoli bruni e/o suoli bruni vertici Regosuoli - Suoli bruni e/o suoli bruni vertici - Suoli alluv. vertisuoli Regosuoli - Suoli bruni e/o suoli bruni vertici Regosuoli - Suoli alluvionali e/o vertisuoli Regosuoli - Suoli bruni andici Suoli bruni lisciviati Regosuoli - Suoli bruni Suoli bruni leggermente lisciviati Suoli alluvionali Suoli alluvionali - Vertisuoli Vertisuoli Suoli bruni - Suoli bruni calcarei Litosuoli Suoli Suoli Suoli bruni bruni bruni calcarei Suoli Suoli Litosuoli vertici 4% 8% discreta o buona buona discreta buona vign.arbor.agru.semin. vign.arbor.semin. bosco e pasc.arbor. vign.arbor.agrum. Regosuoli bruni bruni Vertisuoli calcareiRendzina Suoli bruni - Suoli alluvionali Suoli bruni - Suoli bruni lisciviati Regosuoli e/o litosuoli Suoli bruni acidi - Litosuoli Roccia affiorante 2% buona discreta-ottima* vign.arb.agru.sem.bos. bosco e pascolo 1% 2% 1% discreta buona o ottima da buona a ottima buona o ottima medio-bassa sem.arbor.vign.bos.pa. agru.arbor.vign.sem.or. vign.agru.semin.orto vign.semin.ortive di p.c. semin.pasc.arbor. discreta vign.arbor.agru.bos.pa. 7% da discreta a buona da discreta a buona seminativo seminativo 9% da mediocre a buona seminativo 1% bassa seminativo da buona a mediocre bosco e pascolo bassa discreta bosco e pascolo bosco e pascolo 2% 28% bassa bassa molto bassa seminativo bosco e pascolo bosco e pascolo 1% 4% modesta nulla o quasi nulla bosco e pascolo bosco e pascolo 10% nulla o quasi nulla quasi nulla

uso prevalente
sterile - bosco e pascolo pascolo

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TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 4


Suoli bruni leggermente acidi Suoli bruni - Suoli bruni lisciviati Suoli bruni andici - Litosuoli Suoli bruni lisciviati - Terra rossa Terra rossa - Litosuoli Terra rossa - Suoli bruni calcarei Litosuoli Suoli idromorfi Dune litoranee *ottima per le essenze forestali nulla o quasi nulla quasi nulla incolto inc.serre.vign.bos.pas. 2% 12% 6% discreta-ottima* da discreta a buona ottima discreta o buona discreta bosco e pascolo agr.semin.bos.pasc. vign.arbor.serre agrum.vign.arbor. vigneto-arboreto

Paesaggio agrario (sup.%) paesaggio dellagrumeto paesaggio del vigneto paesaggio delle colture erbacee paesaggio dei seminativi arborati paesaggio delle colture arboree paesaggio dei mosaici colturali colture in serra superfici non soggette a usi agricoli

9% < 1% 7% 21% 14% 49%

SOTTOSISTEMA INSEDIATIVO
Suddivisione amministrativa storica Comarche 1583-1812 Palermo, Termini Imerese Distretti 1812-1861 Palermo, Termini Imerese Intendenze 1818-1861 Palermo Circondari Bagheria, Caccamo, Carini, Ciminna, Marineo, Mezzojuso, Misilmeri, Monreale, Palermo, Partinico, Piana degli Albanesi, Termini Imerese Diocesi al 1850 Mazara del Vallo, Monreale, Palermo Strumentazione urbanistica Piani comprensoriali P.R.G. Giardinello, Montelepre Altavilla Milicia, Bagheria, Bolognetta, Caccamo, Carini, Cefal Diana, Isola delle Femmine, Marineo, Monreale, Palermo, Piana degli Albanesi, Termini Imerese, Trabia, Villabate Altofonte, Baucina, Belmonte Mezzagno, Capaci, Casteldaccia, Cinisi, Misilmeri, Santa Cristina, Gela, Terrasini, Torretta, Ventimiglia di Sicilia, Villafrati Ficarazzi, Santa Flavia

Programmi di fabbricazione

Piani di trasferimento nessuno strumento Vincoli esistenti (sup.%) L. 431/85 territori costieri

3%

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TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 4

territori contermini ai laghi fiumi, torrenti e corsi dacqua montagne oltre 1200 m foreste e boschi* vulcani zone di interesse archeologico L. 1497/39 L. 1089/39 siti archeologici L.R. 15/91 Parchi e riserve parchi regionali riserve regionali L.R. 78/76 fascia di rispetto costiera fascia di rispetto lacustre fascia di rispetto archeologica Vincoli idrogeologici
* limitatamente alle aree individuate dallo studio sulla vegetazione

< 1% 10% < 1% 6% 1% 17% 23 1% 9% 1% < 1% 59%

Infrastrutture Rete trasporti e comunicazione autostrade strade statali altre strade linee ferroviarie elettr.a doppio bin. linee ferroviarie elettr. a unico bin. linee ferroviarie non elettr. aeroporti porti comm. interesse nazionale porti comm. interesse regionale porti turistici e pescherecci porti militari e per la sicurezza Rete energia linee elettriche 380Kv linee elettriche 220Kv ricevitrici stazioni di smistamento centrali idroelettriche centrali termoelettriche centrali turbogas metanodotto Rete idrica acquedotti potabilizzatori dissalatori impianti di sollevamento

(km) (km) (km) (km) (km) (km) (n) (n) (n) (n) (n) (pres.) (pres.) (n) (n) (n) (n) (n) (pres.) (pres.) (n) (n) (n)

104 190 554 41 6 88 1 1 1 12 bassa alta 2 1 2 bassa alta 2 1

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TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 4

Impianti di depurazione depuratori previsti dal piano reg. (n) 35 depuratori in esercizio (n) 16 La presenza indicata per valori (alta-media-bassa) che tengono conto del grado di fittezza delle reti in rapporto allestensione dellambito Aree industriali e turistiche agglomerati industriali (A.S.I.) Industrie manifatturiere industrie alimentari industrie tessili ed abbigliamento industrie del legno e della carta industrie prodotti petroliferi raffinati industrie chimiche e fibre sintetiche industrie della gomma e materie plastiche industrie materiali non metalliferi industrie meccaniche e prod. metalli Impianti turistici impianti turistici di alta categoria impianti turistici di media categoria impianti turistici di bassa categoria numero totale posti letto Sistemi locali del lavoro Istat Irpet 1994
denominazione dinamica demografica dinamica del patrimonio edilizio dinamica della superficie urbanizzata specializzazione C D E F G H I J K L M N O

3 38 4 1 2 5 9 18 54 12 60 41 12.811

Bagheria Lercara Friddi Palermo Partinico Piana Alb. Termini Im. Terrasini

in crescita in declino in crescita in crescita degli in ripr. debole in accent. in crescita

8,68% 2,73% 7,66% 8,34% 5,11%

15,09% 7,35% 7,38% 11,93% 13,06% 9,12% 16,43%

ripr. 4,01% 7,36%

dinamica del patrimonio edilizio: viene indicata la variazione annua dei vani nel periodo 1951-1991 dinamica della superficie urbanizzata: viene indicata la variazione annua nel periodo 1955-1994 specializzazione: vengono indicate le specializzazioni produttive e funzionali relative alla classificazione delle attivit economiche ISTAT C Estrazione di minerali D Attivit manifatturiere E Produzione e distrib. di energia elettr.e gas F Costruzioni G Commercio allingrosso e al dettaglio H Alberghi e ristoranti I Trasporti, magazzinaggio e comunicazioni J Intermediazione monetaria e finanziaria K Attivit immobiliari, noleggio, informatica, ecc. L Pubblica amministrazione, assicurazione sociale M Istruzione N Sanit e altri servizi sociali O Altri servizi pubblici, sociali e professionali

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TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 4

Beni archeologici A Aree complesse (citt antiche con acropoli, fortificazioni, thermae, necropoli, ecc.) A.1 Aree complesse di entit minore (villaggi, luoghi fortificati, frouria, ecc.) A.2 Insediamenti (ripari, grotte, necropoli, ville, casali, fattorie, impianti produttivi) A.3 Manufatti isolati (tombe monumentali, castelli, templi, chiese, basiliche, ecc.) A.4 Manufatti per lacqua B Aree di interesse storicoarcheologico C Viabilit D Aree delle strutture marine, sottomarine e relitti E Aree dei resti paleontologici e paletnologici e delle tracce paleotettoniche F Aree delle grandi battaglie dellantichit Centri storici A di origine antica A/B di origine antica, rifondati in et medievale A/D di origine antica, ricostruiti in situ dopo il terremoto del Val di Noto B di origine medievale B/C di nuova fondazione, su preesistenza di origine medievale B/D di origine medievale, ricostruiti in situ dopo il terremoto del Val di Noto C di nuova fondazione C/D di nuova fondazione, ricostruiti in situ dopo il terremoto del Val di Noto D ricostruiti in nuovo sito dopo il terremoto del Val di Noto H abbandonati in epoca moderna e contemporanea Localizzazione geografica di montagna di collina di pianura di costa Nuclei storici E di varia origine F generatori di centri complessi G di impianto contemporaneo a funzionalit specifica Localizzazione geografica di montagna di collina di pianura di costa Viabilit storica al 1885 (km)

3 13 48 1 1

2 4 24 2 15 9 4 38 1 7 22 10

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227

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 4

Strade carrabili Sentieri Percorsi agricoli interpoderali- Trazzere Regie Ferrovie Beni isolati A Architettura militare A1 Torri A2 Castelli e opere forti A3 Caserme, carceri, capitanerie, ecc. B Architettura religiosa B1 Santuari, conventi, monasteri, ecc. B2 Chiese e cappelle B3 Cimiteri, catacombe, ossari C Architettura residenziale C1 Ville, villini, palazzi, casine, ecc. D Architettura produttiva D1 Bagli, masserie, fattorie, casali, ecc. D2 Case coloniche, stalle, magazzini, ecc. D3 Palmenti, trappeti, stab. enologici, ecc. D4 Mulini D5 Fontane, abbeveratoi, gebbie, ecc. D6 Tonnare D7 Saline D8 Cave, miniere e solfare D9 Fornaci, stazzoni, calcare D10 Industrie, opifici, centrali elettriche, ecc. E Attrezzature e servizi E1 Porti, caricatori, scali portuali E2 Scali aeronautici E3 Stabilimenti balneari o termali E4 Fondaci, alberghi, osterie, locande, ecc. E5 Ospedali, lazzaretti, manicomi, scuole ecc. E6 Fari, lanterne, fanali, semafori, ecc.

450 221 213 88

49 10 9 14 44 32 165 81 2 3 53 179 7 13 7 13 3 3 24 4

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228

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 5

5 AREA DEI RILIEVI DEI MONTI SICANI

Lambito caratterizzato dalla dorsale collinare che divide lalta valle del Belice Sinistro ad ovest e lalta valle del S. Leonardo ad est, e nella parte centromeridionale dai Monti Sicani, con le cime emergenti del M. Cammarata (m 1578) e del M. delle Rose (m 1436) e dallalta valle del Sosio. La compenetrazione di due tipi di rilievo fortemente contrastanti caratterizza il paesaggio: una successione confusa di dolci colline argillose o marnose plioceniche; masse calcaree dolomitiche di et mesozoica, distribuite in modo irregolare, isolate e lontane oppure aggregate ma senza formare sistema. Queste masse calcaree assumono laspetto di castelli imponenti (rocche) e possono formare rilievi collinari (300-400 metri) o montagne corpose e robuste (1000-1500 metri) che emergono dalle argille distinguendosi per forma e colori e che si impongono da lontano con i loro profili decisi e aspri come limponente Rocca Busambra (m 1613) o i monti Barrac (m 1330) e Cardella (m 1266) o il massiccio montuoso di Caltabellotta che domina le colline costiere. La presenza pregnante del versante meridionale della Rocca Busambra caratterizza il paesaggio del Corleonese e definisce un luogo di eccezionale bellezza. Lambito ha rilevanti qualit paesistiche che gli derivano dalla particolarit delle rocche, dalla morfologia ondulata delle colline argillose, dalla permanenza delle colture tradizionali dei campi aperti e dai pascoli di altura, dai boschi, dalla discreta diffusione di manufatti rurali e antiche masserie, dai numerosi siti archeologici. Il paesaggio agricolo dellalta valle del Belice molto coltivato e ben conservato, e privo di fenomeni di erosione e di abbandono. Nei rilievi meridionali prevalgono le colture estensive e soprattutto il pascolo. Qui gli appoderamenti si fanno pi ampi ed rarefatta la presenza di masserie. Il vasto orizzonte del pascolo, unito alle pi accentuate elevazioni, conferisce qualit panoramiche ad ampie zone. Il paesaggio vegetale naturale limitato alle quote superiori dei rilievi pi alti dei Sicani (M. Rose, M. Cammarata, M. Troina, Serra Leone) e al bosco ceduo della Ficuzza che ricopre il versante settentrionale della rocca Busambra. I ritrovamenti archeologici tendono a evidenziare la presenza di popolazioni sicane e sicule, respinte sempre pi verso linterno dalla progressiva ellenizzazione dellisola. Questarea geografica abbondante di acque, fertile e ricca di boschi, stata certamente abitata nei diversi periodi storici. Tuttavia le tracce pi consistenti di antropizzazione del territorio risalgono al periodo delloccupazione musulmana. La ristrutturazione del territorio in seguito allaffermarsi del sistema feudale provoca profonde trasformazioni e lo spopolamento delle campagne. A partire dal sec. XV il fenomeno delle nuove fondazioni, legato allo sviluppo delleconomia agricola, modifica laspetto del paesaggio urbano e rurale e contribuisce a definire lattuale struttura insediativa costituita da borghi rurali isolati, allineati sulla direttrice che mette in comunicazione lalta valle del Belice con lalta valle del Sosio. Corleone il centro pi importante in posizione baricentrica tra i monti di Palermo e i monti Sicani, allincrocio delle antiche vie di comunicazione tra

LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE

229

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 5

Palermo, Sciacca e Agrigento. Il paesaggio agricolo tradizionale, i beni culturali e lambiente naturale poco compromesso da processi di urbanizzazione sono risorse da tutelare e salvaguardare.

Scheda dellarea INQUADRAMENTO GENERALE


Province Agrigento, Palermo Comuni (in corsivo i comuni parzialmente interessati) Bisacquino, Bivona, Burgio, Caltabellotta, Cammarata, Campofelice di Fitalia, Campofiorito, Castronuovo di Sicilia, Chiusa Sclafani, Contessa Entellina, Corleone, Giuliana, Godrano, Lucca Sicula, Mezzojuso, Monreale, Palazzo Adriano, Prizzi, Roccamena, San Giovanni Gemini, Santo Stefano Quisquina, Villafranca Sicula Inquadramento territoriale superficie (Kmq) (ab/kmq) 1.288,06 abitanti residenti 66.768 densit 77 sparsa 1.722

Distribuzione della popolazione (ab) nei centri nei nuclei 64.608 (96%) 456 (1%) (3%) Temperature (sup.%) medie giornaliere del mese pi freddo da 1 a 4 da 5 a 8 da 9 a 12 medie giornaliere del mese pi caldo da 18 a 21 da 22 a 25 da 26 a 29 Precipitazioni medie annue (sup.%) < 400mm 400mm 600mm 600mm 800mm 800mm 1000mm 1000mm 1200mm > 1200mm Altimetria s.l.m. (sup.%) da 0 a 100 da 100 a 600 da 600 a 1200 > 1200

36% 64% 15% 85% 1% 37% 62% < 1% 49% 49% 2%

LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE

230

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 5

Clivometria (sup.%) da 0 a 5 da 5 a 20 da 20 a 40 > 40

7% 54% 30% 9%

SISTEMA NATURALE SOTTOSISTEMA ABIOTICO


Complessi litologici (sup.%) clastico di deposizione continentale vulcanico sabbioso calcarenitico argillo-marnoso evaporitico conglomeratico-arenaceo carbonatico arenaceo-argilloso-calcareo filladico e scistoso-cristallino Aree geomorfologiche (sup.%) colline argillose colline sabbiose rilievi arenacei rilievi carbonatici rilievi gessosi pianure costiere cono vulcanico rilievi metamorfici pianure alluvionali tavolato prev. carbonatico Elementi morfologici coste alte (km) a falesia con spiagge strette limitate da: rilievi scarpate di terrazzi coste basse (km) a pianure alluvionali con pantani e lagune con saline con dune a pianure di fiumara fondivalle (sup.%) pianure (sup.%) cime (n) collinari (fino a 200 m) collinari (200-400) 7% 1% 35% 3% 8% 39% 7% 72% 8% 13% 4% 4%

10% 4% 7

LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE

231

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 5

collinari (400-600) montane (600-1200) montane (>1200) crinali (n) collinari montani selle (n) grotte (n) frane opere pubbl. (n) cave principali (n) aree dissestate (sup.%) Idrologia corsi dacqua principali (km) corsi dacqua secondari (km) superficie lacustre (Kmq) sorgenti termali sorgenti di rilevanza regionale

18 82 17 28 54 25 2 21 15 9% 115.690 468.773 3 8

SOTTOSISTEMA BIOTICO
Vegetazione potenziale (sup.%) Oleo-Ceratonion: Ceratonietum, Oleo-Lentiscetum Quercion ilicis : Querceto-Teucrietum siculi Quercion pubescenti-petrae: Quercetum pubescentis s.l. Quercion pubescenti-petrae: Quercetum pubescentis cerretosum Aremonio-Fagion: Aquifoglio-Fagetum Ruminici-Astragalion: Astragaletum siculi Vegetazione (sup.%) Formazioni forestali Formazioni a prevalenza di Fagus sylvatica (Geranio versicoloris-Fagion) Formazioni degradate a prevalenza di Fagus sylvatica Formazioni a prevalenza di Quercus cerris (Quercetalia pubescenti-petraeae) Formazioni degradate a prevalenza di Quercus cerris Formazioni a prevalenza di Pinus laricio (Querco-Fagetea) Formazioni degradate a prevalenza di Pinus laricio Formazioni a prevalenza di querce caducifoglie termofile (Quercion ilicis) Formazioni degradate a prevalenza di querce caducifoglie termofile Formazioni a prevalenza di Quercus ilex (Quercion ilicis) Formazioni degradate a prevalenza di Quercus ilex Formazioni a prevalenza di Quercus suber (Erico-Quercion ilicis) Formazioni degradate a prevalenza di Quercus suber Formazioni a prevalenza di Pinus halepensis Macchie e arbusteti Macchie di sclerofille sempreverdi (Pistacio-Rhamnetalia alaterni) 19% 36% 42% 2% 1%

9,58% < 1%

LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE

232

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 5

Arbusteti, boscaglie e praterie arbustate (Pruno-Rubion ulmifolii) Arbusteti spinosi altomontani (Rumici-Astragaletalia) Garighe, praterie e vegetazione rupestre Formazioni termo-xerofile (Thero-Brochypodietalia, Cisto-Ericetalia, Lygeo-Stipetalia e Dianthion rupicolae) Formazioni meso-xerofile (Erisymo-Jurinetalia e Saxifragion australis) Formazioni pioniere delle lave (stadi a Sedum sp. pl., arbusteti a Genista aetnensis, ecc.) Vegetazione dei corsi dacqua Formazioni alveo-ripariali estese (Populietalia albae, Salicetalia purpureae, Tamaricetalia, ecc.) Vegetazione lacustre e palustre Formazioni igro-idrofitiche di laghi e pantani (Potamogetonetalia, Phragmitetalia, Magnocaricetalia) Vegetazione di saline e lagune Formazioni sommerse ed emerse dal bordo (Ruppietalia,Thero-Salicornietalia, ecc.) Formazioni sommerse ed emerse dal bordo (Ruppietalia, Thero-Salicornietalia, praterie a Posidonia) Vegetazione costiera (presenza*) Formazioni delle dune sabbiose (Ammophiletalia, Malcomietalia, ecc.) Formazioni delle coste rocciose (Crithmo-Lmonietalia) Vegetazione sinantropica Coltivi con vegetazione infestante (Secalietea, Stellarietea mediae, Chenopodietea, ecc.) Formazioni forestali artificiali, (boschi a Pinus, Eucalyptus Cupressus, ecc.) Formazioni forestali artificiali degradate (boschi degradati a Pinus, Eucalyptus, Cupressus, ecc.) Aree con vegetazione ridotta o assente
* presenza stimata in rapporto allo sviluppo costiero dellambito secondo le classi:

7%

7% 5%

< 1%

2%

65% 4% 1%

xxx presenza elevata xx presenza media x presenza bassa - assenza o presenza ridottissima

SISTEMA ANTROPICO SOTTOSISTEMA AGRICOLO


Associazioni di suoli (sup. %) classificazione sup.% potenzialit agr.
Roccia affiorante - Litosuoli Roccia affiorante - Litosuoli - Terra rossa Roccia affiorante - Litosuoli Suoli bruni e/o suoli bruni calcarei Litosuoli Roccia affiorante Protorendzina Litosuoli - Roccia affiorante Suoli bruni andici bassa seminativo 6% modesta nulla o quasi nulla bosco e pascolo bosco e pascolo 4% nulla o quasi nulla quasi nulla

uso prevalente
sterile - bosco e pascolo pascolo

LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE

233

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 5


Litosuoli - Roccia affiorante - Suoli bruni Litosuoli - Roccia affiorante - Terra rossa Litosuoli - Suoli bruni andici Roccia affiorante Litosuoli - Suoli bruni lisciviati - Suoli bruni Regosuoli - Litosuoli - Suoli bruni andici Regosuoli - Litosuoli Suoli bruni e/o suoli bruni vertici Regosuoli - Suoli bruni e/o suoli bruni vertici - Suoli alluv. vertisuoli Regosuoli - Suoli bruni e/o suoli bruni vertici Regosuoli - Suoli alluvionali e/o vertisuoli Regosuoli - Suoli bruni andici Suoli bruni lisciviati Regosuoli - Suoli bruni Suoli bruni leggermente lisciviati Suoli alluvionali Suoli alluvionali - Vertisuoli Vertisuoli Suoli bruni - Suoli bruni calcarei Litosuoli Suoli Suoli Suoli bruni bruni bruni calcarei Suoli Suoli Litosuoli vertici 10% 3% discreta o buona buona discreta buona vign.arbor.agru.semin. vign.arbor.semin. bosco e pasc.arbor. vign.arbor.agrum. Regosuoli bruni bruni Vertisuoli calcareiRendzina Suoli bruni - Suoli alluvionali Suoli bruni - Suoli bruni lisciviati Regosuoli e/o litosuoli Suoli bruni acidi - Litosuoli Roccia affiorante Suoli bruni leggermente acidi Suoli bruni - Suoli bruni lisciviati Suoli bruni andici - Litosuoli Suoli bruni lisciviati - Terra rossa Terra rossa - Litosuoli Terra rossa - Suoli bruni calcarei Litosuoli Suoli idromorfi Dune litoranee *ottima per le essenze forestali nulla o quasi nulla quasi nulla incolto inc.serre.vign.bos.pas. discreta-ottima* da discreta a buona ottima discreta o buona discreta bosco e pascolo agr.semin.bos.pasc. vign.arbor.serre agrum.vign.arbor. vigneto-arboreto 10% buona discreta-ottima* vign.arb.agru.sem.bos. bosco e pascolo 2% 1% 1% 10% 16% discreta buona o ottima da buona a ottima buona o ottima medio-bassa sem.arbor.vign.bos.pa. agru.arbor.vign.sem.or. vign.agru.semin.orto vign.semin.ortive di p.c. semin.pasc.arbor. discreta vign.arbor.agru.bos.pa. 13% 5% da discreta a buona da discreta a buona seminativo seminativo 16% da mediocre a buona seminativo 3% bassa seminativo da buona a mediocre bosco e pascolo bassa discreta bosco e pascolo bosco e pascolo 8% bassa molto bassa bosco e pascolo bosco e pascolo

Paesaggio agrario (sup.%) paesaggio dellagrumeto

1%

LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE

234

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 5

paesaggio del vigneto paesaggio delle colture erbacee paesaggio dei seminativi arborati paesaggio delle colture arboree paesaggio dei mosaici colturali colture in serra superfici non soggette a usi agricoli

1% 35% 20% 4% 39%

SOTTOSISTEMA INSEDIATIVO
Suddivisione amministrativa storica Comarche 1583-1812 Castronovo di Sicilia, Corleone, Palermo, Salemi, Sciacca, Termini Imerese Distretti 1812-1861 Alcamo, Bivona, Corleone, Palermo, Sciacca, Termini Imerese Intendenze 1818-1861 Agrigento, Palermo, Trapani Circondari Bisacquino, Bivona, Burgio, Caltabellotta, Cammarata, Castronovo di Sicilia, Chiusa Sclafani, Corleone, Gibellina, Lercara Friddi, Mezzojuso, Monreale, Palazzo Adriano, Prizzi, Sambuca di Sicilia Diocesi al 1850 Agrigento, Mazara del Vallo, Monreale, Palermo Strumentazione urbanistica Piani comprensoriali P.R.G. Programmi di fabbricazione Giuliana, Burgio, Calamonaci, Caltabellotta, Lucca Sicula, Villafranca Sicula Chiusa Sclafani, Mezzojuso Bisacquino, Campofelice di Fitalia, Campofiorito, Castronovo di Sicilia, Contessa Entellina, Corleone, Godrano, Palazzo Adriano, Cammarata, San Giovanni Gemini

Piani di trasferimento nessuno strumento Vincoli esistenti (sup.%) L. 431/85 territori costieri territori contermini ai laghi fiumi, torrenti e corsi dacqua montagne oltre 1200 m foreste e boschi* vulcani zone di interesse archeologico L. 1497/39 L. 1089/39 siti archeologici L.R. 15/91 Parchi e riserve parchi regionali

< 1% 15% 1,52% 15% 1% < 1% 6

LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE

235

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 5

riserve regionali L.R. 78/76 fascia di rispetto costiera fascia di rispetto lacustre fascia di rispetto archeologica Vincoli idrogeologici
* limitatamente alle aree individuate dallo studio sulla vegetazione

15% < 1% 74%

Infrastrutture Rete trasporti e comunicazione autostrade (km) strade statali (km) 154 altre strade (km) 583 linee ferroviarie elettr.a doppio bin. (km) linee ferroviarie elettr. a unico bin. (km) 11 linee ferroviarie non elettr. (km) 8 aeroporti (n) porti comm. interesse nazionale (n) porti comm. interesse regionale (n) porti turistici e pescherecci (n) porti militari e per la sicurezza (n) Rete energia linee elettriche 380Kv (pres.) linee elettriche 220Kv (pres.) ricevitrici (n) stazioni di smistamento (n) centrali idroelettriche (n) 1 centrali termoelettriche (n) centrali turbogas (n) metanodotto (pres.) bassa Rete idrica acquedotti (pres.) alta potabilizzatori (n) 1 dissalatori (n) impianti di sollevamento (n) 3 Impianti di depurazione depuratori previsti dal piano reg. (n) 20 depuratori in esercizio (n) 6 La presenza indicata per valori (alta-media-bassa) che tengono conto del grado di fittezza delle reti in rapporto allestensione dellambito Aree industriali e turistiche agglomerati industriali (A.S.I.) Industrie manifatturiere industrie alimentari industrie tessili ed abbigliamento industrie del legno e della carta

LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE

236

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 5

industrie prodotti petroliferi raffinati industrie chimiche e fibre sintetiche industrie della gomma e materie plastiche industrie materiali non metalliferi industrie meccaniche e prod. metalli Impianti turistici impianti turistici di alta categoria impianti turistici di media categoria impianti turistici di bassa categoria numero totale posti letto Sistemi locali del lavoro Istat Irpet 1994
denominazione dinamica demografica dinamica del patrimonio edilizio dinamica della superficie urbanizzata specializzazione C D E F G H I J K L M

1 4 1 109

Castronovo Corleone Lercara Friddi Prizzi Cammarata Ribera Sciacca

in declino in declino in declino in declino in crescita in accent. in crescita

3,03% 3,54% 2,73% 3,55% 6,51%

7,93% 5,33% 7,35% 6,28% 11,54% 8,25% 11,34%

ripr. 4,94% 5,69%

dinamica del patrimonio edilizio: viene indicata la variazione annua dei vani nel periodo 1951-1991 dinamica della superficie urbanizzata: viene indicata la variazione annua nel periodo 1955-1994 specializzazione: vengono indicate le specializzazioni produttive e funzionali relative alla classificazione delle attivit economiche ISTAT C Estrazione di minerali D Attivit manifatturiere E Produzione e distrib. di energia elettr.e gas F Costruzioni G Commercio allingrosso e al dettaglio H Alberghi e ristoranti I Trasporti, magazzinaggio e comunicazioni J Intermediazione monetaria e finanziaria K Attivit immobiliari, noleggio, informatica, ecc. L Pubblica amministrazione, assicurazione sociale M Istruzione N Sanit e altri servizi sociali O Altri servizi pubblici, sociali e professionali

Beni archeologici A Aree complesse (citt antiche con acropoli, fortificazioni, thermae, necropoli, ecc.) A.1 Aree complesse di entit minore (villaggi, luoghi fortificati, frouria, ecc.) A.2 Insediamenti (ripari, grotte, necropoli, ville, casali, fattorie, impianti produttivi) A.3 Manufatti isolati (tombe monumentali, castelli, templi, chiese, basiliche, ecc.) A.4 Manufatti per lacqua B Aree di interesse storicoarcheologico C Viabilit D Aree delle strutture marine, sottomarine e relitti

1 16 25 1 6

LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE

237

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 5

E F

Aree dei resti paleontologici e paletnologici e delle tracce paleotettoniche Aree delle grandi battaglie dellantichit 1 7 10 11 7 3 1 2 164 325 260 8

Centri storici A di origine antica A/B di origine antica, rifondati in et medievale A/D di origine antica, ricostruiti in situ dopo il terremoto del Val di Noto B di origine medievale B/C di nuova fondazione, su preesistenza di origine medievale B/D di origine medievale, ricostruiti in situ dopo il terremoto del Val di Noto C di nuova fondazione C/D di nuova fondazione, ricostruiti in situ dopo il terremoto del Val di Noto D ricostruiti in nuovo sito dopo il terremoto del Val di Noto H abbandonati in epoca moderna e contemporanea Localizzazione geografica di montagna di collina di pianura di costa Nuclei storici E di varia origine F generatori di centri complessi G di impianto contemporaneo a funzionalit specifica Localizzazione geografica di montagna di collina di pianura di costa Viabilit storica al 1885 (km) Strade carrabili Sentieri Percorsi agricoli interpoderali- Trazzere Regie Ferrovie Beni isolati A Architettura militare A1 Torri A2 Castelli e opere forti A3 Caserme, carceri, capitanerie, ecc. B Architettura religiosa B1 Santuari, conventi, monasteri, ecc. B2 Chiese e cappelle B3 Cimiteri, catacombe, ossari

3 3 10 16 16

LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE

238

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 5

C D

Architettura residenziale C1 Ville, villini, palazzi, casine, ecc. Architettura produttiva D1 Bagli, masserie, fattorie, casali, ecc. D2 Case coloniche, stalle, magazzini, ecc. D3 Palmenti, trappeti, stab. enologici, ecc. D4 Mulini D5 Fontane, abbeveratoi, gebbie, ecc. D6 Tonnare D7 Saline D8 Cave, miniere e solfare D9 Fornaci, stazzoni, calcare D10 Industrie, opifici, centrali elettriche, ecc. Attrezzature e servizi E1 Porti, caricatori, scali portuali E2 Scali aeronautici E3 Stabilimenti balneari o termali E4 Fondaci, alberghi, osterie, locande, ecc. E5 Ospedali, lazzaretti, manicomi, scuole ecc. E6 Fari, lanterne, fanali, semafori, ecc.

3 59 1 33 187 2 3

LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE

239

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 6

6 AREA DEI RILIEVI DI LERCARA, CERDA E CALTAVUTURO

Lambito caratterizzato dalla sua condizione di area di transizione fra paesaggi


naturali e culturali diversi (le Madonie, laltopiano interno, i monti Sicani); al tempo stesso stato considerato zona di confine fra la Sicilia occidentale e orientale, fra il Val di Mazara e il Val Demone. Lambito, diviso in due dallo spartiacque regionale, caratterizzato nel versante settentrionale dalle valli del S. Leonardo, del Torto e dellImera settentrionale e nel versante meridionale dallalta valle del Platani, dal Gallo doro e dal Salito. Il paesaggio in prevalenza quello delle colline argillose mioceniche, arricchito dalla presenza di isolati affioramenti di calcari (rocche) ed estese formazioni della serie gessoso-solfifera. Il paesaggio della fascia litoranea varia gradualmente e si modifica addentrandosi verso laltopiano interno. Al paesaggio agrario ricco di agrumi e oliveti dellarea costiera e delle valli si contrappone il seminativo asciutto delle colline interne che richiama in certe zone il paesaggio desolato dei terreni gessosi. Linsediamento, costituito da borghi rurali, risale alla fase di ripopolamento della Sicilia interna (fine del XV secolo-met del XVIII secolo), con esclusione di Ciminna, Vicari e Sclafani Bagni che hanno origine medievale. Linsediamento si organizza secondo due direttrici principali: la prima collega la valle del Torto con quella del Gallo doro, dove i centri abitati (Roccapalumba, Alia, Vallelunga P., Villalba) sono disposti a pettine lungo la strada statale su dolci pendii collinari; la seconda lungo la valle dellImera che costituisce ancora oggi una delle principali vie di penetrazione verso linterno dellisola. I centri sorgono arroccati sui versanti in un paesaggio aspro e arido e sono presenti i segni delle fortificazioni arabe e normanne poste in posizione strategica per la difesa della valle. La fascia costiera costituita dalla piana di Termini, alla confluenza delle valli del Torto e dellImera settentrionale, segnata dalle colture intensive e irrigue. Le notevoli e numerose tracce di insediamenti umani della preistoria e della colonizzazione greca arricchiscono questo paesaggio dai forti caratteri naturali. La costruzione dellagglomerato industriale di Termini, la modernizzazione degli impianti e dei sistemi di irrigazione, la disordinata proliferazione di villette stagionali, la vistosa presenza dellautostrada Palermo-Catania hanno operato gravi e rilevanti trasformazioni del paesaggio e dellambiente.

Scheda dellarea INQUADRAMENTO GENERALE


Province Agrigento, Caltanissetta, Palermo Comuni (in corsivo i comuni parzialmente interessati) Alia, Aliminusa, Caccamo, Caltavuturo, Cammarata, Campofelice di Fitalia, Castellana Sicula, Castronuovo di Sicilia, Cerda, Ciminna, Corleone, Lercara Friddi, Montemaggiore Belsito, Palazzo Adriano, Petralia Sottana, Polizzi Generosa, Prizzi, Roccapalumba, Resuttano,

LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE

240

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 6

Sciara, Sclafani Bagni, Termini Imerese, Pratameno, Villalba Inquadramento territoriale superficie (Kmq) (ab/kmq) 1.354,91 abitanti residenti 62.421

Valledolmo, Vallelunga

densit 46 sparsa 1.617

Distribuzione della popolazione (ab) nei centri nei nuclei 60.536 (97%) 268 (-%) (2%) Temperature (sup.%) medie giornaliere del mese pi freddo da 1 a 4 da 5 a 8 da 9 a 12 medie giornaliere del mese pi caldo da 18 a 21 da 22 a 25 da 26 a 29 Precipitazioni medie annue (sup.%) < 400mm 400mm 600mm 600mm 800mm 800mm 1000mm 1000mm 1200mm > 1200mm Altimetria s.l.m. (sup.%) da 0 a 100 da 100 a 600 da 600 a 1200 > 1200 Clivometria (sup.%) da 0 a 5 da 5 a 20 da 20 a 40 > 40

96% 4% 89% 11% 8% 83% 9% 2% 59% 39% 8% 61% 28% 3%

SISTEMA NATURALE SOTTOSISTEMA ABIOTICO


Complessi litologici (sup.%) clastico di deposizione continentale vulcanico sabbioso calcarenitico argillo-marnoso evaporitico 5% 9% 54% 2%

LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE

241

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 6

conglomeratico-arenaceo carbonatico arenaceo-argilloso-calcareo filladico e scistoso-cristallino Aree geomorfologiche (sup.%) colline argillose colline sabbiose rilievi arenacei rilievi carbonatici rilievi gessosi pianure costiere cono vulcanico rilievi metamorfici pianure alluvionali tavolato prev. carbonatico Elementi morfologici coste alte (km) a falesia con spiagge strette limitate da: rilievi scarpate di terrazzi coste basse (km) a pianure alluvionali con pantani e lagune con saline con dune a pianure di fiumara fondivalle (sup.%) pianure (sup.%) cime (n) collinari (fino a 200 m) collinari (200-400) collinari (400-600) montane (600-1200) montane (>1200) crinali (n) collinari montani selle (n) grotte (n) frane opere pubbl. (n) cave principali (n) aree dissestate (sup.%) Idrologia corsi dacqua principali (km)

13% 3% 14% 80% 14% 1% < 1%

6 10% 5 8 88 30 37 26 1 29 2 26% 95

LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE

242

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 6

corsi dacqua secondari (km) superficie lacustre (Kmq) sorgenti termali sorgenti di rilevanza regionale

606 <1 2

SOTTOSISTEMA BIOTICO
Vegetazione potenziale (sup.%) Oleo-Ceratonion: Ceratonietum, Oleo-Lentiscetum Quercion ilicis : Querceto-Teucrietum siculi Quercion pubescenti-petrae: Quercetum pubescentis s.l. Quercion pubescenti-petrae: Quercetum pubescentis cerretosum Aremonio-Fagion: Aquifoglio-Fagetum Ruminici-Astragalion: Astragaletum siculi Vegetazione (sup.%) Formazioni forestali Formazioni a prevalenza di Fagus sylvatica (Geranio versicoloris-Fagion) Formazioni degradate a prevalenza di Fagus sylvatica Formazioni a prevalenza di Quercus cerris (Quercetalia pubescenti-petraeae) Formazioni degradate a prevalenza di Quercus cerris Formazioni a prevalenza di Pinus laricio (Querco-Fagetea) Formazioni degradate a prevalenza di Pinus laricio Formazioni a prevalenza di querce caducifoglie termofile (Quercion ilicis) Formazioni degradate a prevalenza di querce caducifoglie termofile Formazioni a prevalenza di Quercus ilex (Quercion ilicis) Formazioni degradate a prevalenza di Quercus ilex Formazioni a prevalenza di Quercus suber (Erico-Quercion ilicis) Formazioni degradate a prevalenza di Quercus suber Formazioni a prevalenza di Pinus halepensis Macchie e arbusteti Macchie di sclerofille sempreverdi (Pistacio-Rhamnetalia alaterni) Arbusteti, boscaglie e praterie arbustate (Pruno-Rubion ulmifolii) Arbusteti spinosi altomontani (Rumici-Astragaletalia) Garighe, praterie e vegetazione rupestre Formazioni termo-xerofile (Thero-Brochypodietalia, Cisto-Ericetalia, Lygeo-Stipetalia e Dianthion rupicolae) Formazioni meso-xerofile (Erisymo-Jurinetalia e Saxifragion australis) Formazioni pioniere delle lave (stadi a Sedum sp. pl., arbusteti a Genista aetnensis, ecc.) Vegetazione dei corsi dacqua Formazioni alveo-ripariali estese (Populietalia albae, Salicetalia purpureae, Tamaricetalia, ecc.) Vegetazione lacustre e palustre 12% 51% 37%

1% < 1% 5%

3% < 1%

LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE

243

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 6

Formazioni igro-idrofitiche di laghi e pantani (Potamogetonetalia, Phragmitetalia, Magnocaricetalia) Vegetazione di saline e lagune Formazioni sommerse ed emerse dal bordo (Ruppietalia,Thero-Salicornietalia, ecc.) Formazioni sommerse ed emerse dal bordo (Ruppietalia, Thero-Salicornietalia, praterie a Posidonia) Vegetazione costiera (presenza*) Formazioni delle dune sabbiose (Ammophiletalia, Malcomietalia, ecc.) Formazioni delle coste rocciose (Crithmo-Lmonietalia) Vegetazione sinantropica Coltivi con vegetazione infestante (Secalietea, Stellarietea mediae, Chenopodietea, ecc.) Formazioni forestali artificiali, (boschi a Pinus, Eucalyptus Cupressus, ecc.) Formazioni forestali artificiali degradate (boschi degradati a Pinus, Eucalyptus, Cupressus, ecc.) Aree con vegetazione ridotta o assente
* presenza stimata in rapporto allo sviluppo costiero dellambito secondo le classi:

< 1%

90% 1% < 1%

xxx presenza elevata xx presenza media x presenza bassa - assenza o presenza ridottissima

SISTEMA ANTROPICO SOTTOSISTEMA AGRICOLO


Associazioni di suoli (sup. %) classificazione sup.% potenzialit agr.
Roccia affiorante - Litosuoli Roccia affiorante - Litosuoli - Terra rossa Roccia affiorante - Litosuoli Suoli bruni e/o suoli bruni calcarei Litosuoli Roccia affiorante Protorendzina Litosuoli - Roccia affiorante Suoli bruni andici Litosuoli - Roccia affiorante - Suoli bruni Litosuoli - Roccia affiorante - Terra rossa Litosuoli - Suoli bruni andici Roccia affiorante Litosuoli - Suoli bruni lisciviati - Suoli bruni Regosuoli - Litosuoli - Suoli bruni andici Regosuoli - Litosuoli Suoli bruni e/o suoli bruni vertici Regosuoli - Suoli bruni e/o suoli bruni vertici - Suoli alluv. vertisuoli Regosuoli - Suoli bruni e/o suoli bruni vertici 36% da discreta a buona seminativo 19% da mediocre a buona seminativo 2% bassa seminativo da buona a mediocre bosco e pascolo bassa discreta bosco e pascolo bosco e pascolo 1% bassa bassa molto bassa seminativo bosco e pascolo bosco e pascolo 1% modesta nulla o quasi nulla bosco e pascolo bosco e pascolo 2% nulla o quasi nulla quasi nulla

uso prevalente
sterile - bosco e pascolo pascolo

LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE

244

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 6


Regosuoli - Suoli alluvionali e/o vertisuoli Regosuoli - Suoli bruni andici Suoli bruni lisciviati Regosuoli - Suoli bruni Suoli bruni leggermente lisciviati Suoli alluvionali Suoli alluvionali - Vertisuoli Vertisuoli Suoli bruni - Suoli bruni calcarei Litosuoli Suoli Suoli Suoli bruni bruni bruni calcarei Suoli Suoli Litosuoli vertici 4% discreta o buona buona discreta buona vign.arbor.agru.semin. vign.arbor.semin. bosco e pasc.arbor. vign.arbor.agrum. Regosuoli bruni bruni Vertisuoli calcareiRendzina Suoli bruni - Suoli alluvionali Suoli bruni - Suoli bruni lisciviati Regosuoli e/o litosuoli Suoli bruni acidi - Litosuoli Roccia affiorante Suoli bruni leggermente acidi Suoli bruni - Suoli bruni lisciviati Suoli bruni andici - Litosuoli Suoli bruni lisciviati - Terra rossa Terra rossa - Litosuoli Terra rossa - Suoli bruni calcarei Litosuoli Suoli idromorfi Dune litoranee *ottima per le essenze forestali nulla o quasi nulla quasi nulla incolto inc.serre.vign.bos.pas. discreta-ottima* da discreta a buona ottima discreta o buona discreta bosco e pascolo agr.semin.bos.pasc. vign.arbor.serre agrum.vign.arbor. vigneto-arboreto 3% buona discreta-ottima* vign.arb.agru.sem.bos. bosco e pascolo 19% 4% 4% 1% 1% discreta buona o ottima da buona a ottima buona o ottima medio-bassa sem.arbor.vign.bos.pa. agru.arbor.vign.sem.or. vign.agru.semin.orto vign.semin.ortive di p.c. semin.pasc.arbor. discreta vign.arbor.agru.bos.pa. 3% da discreta a buona seminativo

Paesaggio agrario (sup.%) paesaggio dellagrumeto paesaggio del vigneto paesaggio delle colture erbacee paesaggio dei seminativi arborati paesaggio delle colture arboree paesaggio dei mosaici colturali colture in serra superfici non soggette a usi agricoli

< 1% 64% 17% 4% 15%

SOTTOSISTEMA INSEDIATIVO
Suddivisione amministrativa storica Comarche 1583-1812 Castronovo di Sicilia, Cefal, Corleone, Palermo, Polizzi Generosa, Sutera, Termini Imerese

LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE

245

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 6

Distretti 1812-1861 Intendenze 1818-1861 Circondari

Diocesi al 1850 Strumentazione urbanistica Piani comprensoriali P.R.G.

Bivona, Caltanissetta, Cefal, Corleone, Termini Imerese Agrigento, Caltanissetta, Palermo Alia, Caccamo, Cammarata, Castronovo di Sicilia, Ciminna, Corleone, Lercara Friddi, Mezzojuso, Montemaggiore Belsito, Mussomeli, Palazzo Adriano, Petralia Soprana, Polizzi Generosa, Prizzi, Santa Caterina Villarmosa, Termini Imerese, Vicari, Villalba Agrigento, Caltanissetta, Cefal, Monreale, Palermo Alia, Lercara Friddi, Montemaggiore Belsito, Roccapalumba, Sciara, Valledolmo, Vicari, Resuttano, Vallelunga Pratameno Aliminusa, Caltavuturo, Cerda, Ciminna, Prizzi, Sclafani Bagni, Villalba

Programmi di fabbricazione Piani di trasferimento nessuno strumento Vincoli esistenti (sup.%) L. 431/85 territori costieri territori contermini ai laghi fiumi, torrenti e corsi dacqua montagne oltre 1200 m foreste e boschi* vulcani zone di interesse archeologico L. 1497/39 L. 1089/39 siti archeologici L.R. 15/91 Parchi e riserve parchi regionali riserve regionali L.R. 78/76 fascia di rispetto costiera fascia di rispetto lacustre fascia di rispetto archeologica Vincoli idrogeologici

< 1% < 1% 14% 2% 1% 15% 15 2% 3% < 1% < 1% 71%

* limitatamente alle aree individuate dallo studio sulla vegetazione

Infrastrutture Rete trasporti e comunicazione autostrade

(km)

37

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246

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 6

strade statali (km) 173 altre strade (km) 612 linee ferroviarie elettr.a doppio bin. (km) 2 linee ferroviarie elettr. a unico bin. (km) 44 linee ferroviarie non elettr. (km) 81 aeroporti (n) porti comm. interesse nazionale (n) porti comm. interesse regionale (n) porti turistici e pescherecci (n) porti militari e per la sicurezza (n) Rete energia linee elettriche 380Kv (pres.) media linee elettriche 220Kv (pres.) bassa ricevitrici (n) stazioni di smistamento (n) centrali idroelettriche (n) centrali termoelettriche (n) centrali turbogas (n) metanodotto (pres.) alta Rete idrica acquedotti (pres.) alta potabilizzatori (n) 3 dissalatori (n) impianti di sollevamento (n) 2 Impianti di depurazione depuratori previsti dal piano reg. (n) 19 depuratori in esercizio (n) 8 La presenza indicata per valori (alta-media-bassa) che tengono conto del grado di fittezza delle reti in rapporto allestensione dellambito Aree industriali e turistiche agglomerati industriali (A.S.I.) Industrie manifatturiere industrie alimentari industrie tessili ed abbigliamento industrie del legno e della carta industrie prodotti petroliferi raffinati industrie chimiche e fibre sintetiche industrie della gomma e materie plastiche industrie materiali non metalliferi industrie meccaniche e prod. metalli Impianti turistici impianti turistici di alta categoria impianti turistici di media categoria impianti turistici di bassa categoria numero totale posti letto

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247

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 6

Sistemi locali del lavoro Istat Irpet 1994


denominazione dinamica demografica dinamica del patrimonio edilizio dinamica della superficie urbanizzata specializzazione C D E F G H I J K L M N O

Caltavuturo Castronovo Lercara F. Petralia Sott. Prizzi Termini I. Mussomeli

in declino in declino in declino in declino in declino in accent. in declino

2,46% 3,03% 2,73% 2,27% 3,55% ripr. 4,01% 3,87%

5,64% 7,93% 7,35% 10,75% 6,28% 9,12% 9,65%

dinamica del patrimonio edilizio: viene indicata la variazione annua dei vani nel periodo 1951-1991 dinamica della superficie urbanizzata: viene indicata la variazione annua nel periodo 1955-1994 specializzazione: vengono indicate le specializzazioni produttive e funzionali relative alla classificazione delle attivit economiche ISTAT C Estrazione di minerali D Attivit manifatturiere E Produzione e distrib. di energia elettr.e gas F Costruzioni G Commercio allingrosso e al dettaglio H Alberghi e ristoranti I Trasporti, magazzinaggio e comunicazioni J Intermediazione monetaria e finanziaria K Attivit immobiliari, noleggio, informatica, ecc. L Pubblica amministrazione, assicurazione sociale M Istruzione N Sanit e altri servizi sociali O Altri servizi pubblici, sociali e professionali

Beni archeologici A Aree complesse (citt antiche con acropoli, fortificazioni, thermae, necropoli, ecc.) A.1 Aree complesse di entit minore (villaggi, luoghi fortificati, frouria, ecc.) A.2 Insediamenti (ripari, grotte, necropoli, ville, casali, fattorie, impianti produttivi) A.3 Manufatti isolati (tombe monumentali, castelli, templi, chiese, basiliche, ecc.) A.4 Manufatti per lacqua B Aree di interesse storicoarcheologico C Viabilit D Aree delle strutture marine, sottomarine e relitti E Aree dei resti paleontologici e paletnologici e delle tracce paleotettoniche F Aree delle grandi battaglie dellantichit Centri storici A di origine antica A/B di origine antica, rifondati in et medievale A/D di origine antica, ricostruiti in situ dopo il terremoto del Val di Noto B di origine medievale B/C di nuova fondazione, su preesistenza di origine medievale

2 15 18 1 2

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248

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 6

B/D

di origine medievale, ricostruiti in situ dopo il terremoto del Val di Noto C di nuova fondazione C/D di nuova fondazione, ricostruiti in situ dopo il terremoto del Val di Noto D ricostruiti in nuovo sito dopo il terremoto del Val di Noto H abbandonati in epoca moderna e contemporanea Localizzazione geografica di montagna di collina di pianura di costa Nuclei storici E di varia origine F generatori di centri complessi G di impianto contemporaneo a funzionalit specifica Localizzazione geografica di montagna di collina di pianura di costa Viabilit storica al 1885 (km) Strade carrabili Sentieri Percorsi agricoli interpoderali- Trazzere Regie Ferrovie Beni isolati A Architettura militare A1 Torri A2 Castelli e opere forti A3 Caserme, carceri, capitanerie, ecc. B Architettura religiosa B1 Santuari, conventi, monasteri, ecc. B2 Chiese e cappelle B3 Cimiteri, catacombe, ossari C Architettura residenziale C1 Ville, villini, palazzi, casine, ecc. D Architettura produttiva D1 Bagli, masserie, fattorie, casali, ecc. D2 Case coloniche, stalle, magazzini, ecc. D3 Palmenti, trappeti, stab. enologici, ecc. D4 Mulini D5 Fontane, abbeveratoi, gebbie, ecc. D6 Tonnare D7 Saline

12 9 7 3 1 1 3 199 138 255 82

4 3 1 6 16 1 74 5 20 106

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249

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 6

D8 Cave, miniere e solfare D9 Fornaci, stazzoni, calcare D10 Industrie, opifici, centrali elettriche, ecc. Attrezzature e servizi E1 Porti, caricatori, scali portuali E2 Scali aeronautici E3 Stabilimenti balneari o termali E4 Fondaci, alberghi, osterie, locande, ecc. E5 Ospedali, lazzaretti, manicomi, scuole ecc. E6 Fari, lanterne, fanali, semafori, ecc.

1 1 1

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250

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 7

7 AREA DELLA CATENA SETTENTRIONALE (MONTI DELLE MADONIE)

Il paesaggio delle Madonie si caratterizza per i forti contrasti tra la fascia costiera
e medio-collinare tirrenica, il massiccio calcareo centrale e i rilievi argillosi meridionali. Le diverse situazioni geomorfologiche e le vicende storiche hanno prodotto ambienti differenziati che nel passato si sono rivelati complementari nella costruzione del paesaggio antropico conferendo a tutta larea un carattere culturale unitario. La ridotta fascia costiera che si estende dal fiume Imera settentrionale fino alla fiumara di Pollina, costituisce larea pi dinamica di tutta la zona. Essa polarizza attivit economiche legate allagricoltura intensiva e al turismo stagionale contrapponendosi al ristagno di quelle collinari e di montagna. Cefal il polo di riferimento dellinsediamento residenziale stagionale sparso lungo la costa e dei centri dellentroterra. Lintensa pressione antropica su questa costa e la scarsa attenzione ha fortemente determinato il degrado e la dequalificazione dei valori del paesaggio. Le rocce carbonatiche originano il paesaggio delle alte Madonie che dominano la costa tirrenica elevandosi quasi dal mare fino ai 2000 metri con versanti evoluti e spesso regolarizzati che sono noti per i depositi di fossili (spugne, alghe, coralli, idrozoi, ecc.) e per gli acquiferi che rendono le Madonie una delle principali fonti di approvvigionamento dellIsola. Lambiente dominato dalla morfologia carsica che ha la massima estensione sulla sommit del massiccio del Carbonara. Sui versanti costieri al di sotto degli 800-900 metri il paesaggio agrario caratterizzato dalle coltivazioni dellolivo e di altri fruttiferi. Alle quote pi elevate si trovano i pascoli permanenti di altura, il bosco, i rimboschimenti recenti. Il paesaggio vegetale di tipo naturale si presenta molto vario e ancora ben conservato con la presenza di estese formazioni boschive, come faggete, querceti sempreverdi (leccete e sugherete) e caducifogli a roverella e a rovere, pascoli e cespuglieti, cenosi rupicole e glareicole, nonch ripali e igrofile. Qui si rinviene il pi ricco contingente endemico di tutta lIsola, che conferisce a questo paesaggio un rilevante interesse naturalistico. Le Madonie costituiscono un patrimonio naturale da difendere, anche come area di equilibrio di un sistema geoantropico degradato. Ai margini del massiccio i centri abitati si dispongono a corona sulla sommit dei principali contrafforti: sono borghi di origine medievale legati allesistenza di castelli dei quali rimangono notevoli tracce e che si caratterizzano per limpianto medievale ben conservato e per le pregevoli opere darte. Il rilievo meridionale assume la forma rotonda e ondulata dei depositi argillosi e degrada verso linterno sino ai margini dellaltopiano gessoso-solfifero. Il paesaggio appare arido e brullo, privo del manto boschivo e presenta vistosi processi erosivi e fenomeni franosi. Le colture si riducono sensibilmente e il paesaggio frumenticolo asciutto alto-collinare finisce col confondersi con le vaste estensioni dellaltopiano centrale.

Scheda dellarea INQUADRAMENTO GENERALE

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251

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 7

Province Caltanissetta, Palermo Comuni (in corsivo i comuni parzialmente interessati) Alimena, Blufi, Bompietro, Campofelice di Roccella, Castelbuono, Castellana Sicula, Cefal, Collesano, Ganci, Geraci Siculo, Gratteri, Isnello, Lascari, Petralia Soprana, Petralia Sottana, Polizzi Generosa, Pollina, Resuttano, Scillato Inquadramento territoriale superficie (Kmq) (ab/kmq) 959,20 abitanti residenti 77.758 densit 81 sparsa 2.458

Distribuzione della popolazione (ab) nei centri nei nuclei 73.538 (95%) 1.762 (2%) (3%) Temperature (sup.%) medie giornaliere del mese pi freddo da 1 a 4 da 5 a 8 da 9 a 12 medie giornaliere del mese pi caldo da 18 a 21 da 22 a 25 da 26 a 29 Precipitazioni medie annue (sup.%) < 400mm 400mm 600mm 600mm 800mm 800mm 1000mm 1000mm 1200mm > 1200mm Altimetria s.l.m. (sup.%) da 0 a 100 da 100 a 600 da 600 a 1200 > 1200 Clivometria (sup.%) da 0 a 5 da 5 a 20 da 20 a 40 > 40

77% 23% 82% 18% 49% 36% 15% 5% 34% 49% 12% 5% 43% 39% 13%

SISTEMA NATURALE SOTTOSISTEMA ABIOTICO


Complessi litologici (sup.%)

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252

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 7

clastico di deposizione continentale vulcanico sabbioso calcarenitico argillo-marnoso evaporitico conglomeratico-arenaceo carbonatico arenaceo-argilloso-calcareo filladico e scistoso-cristallino Aree geomorfologiche (sup.%) colline argillose colline sabbiose rilievi arenacei rilievi carbonatici rilievi gessosi pianure costiere cono vulcanico rilievi metamorfici pianure alluvionali tavolato prev. carbonatico Elementi morfologici coste alte (km) a falesia con spiagge strette limitate da: rilievi scarpate di terrazzi coste basse (km) a pianure alluvionali con pantani e lagune con saline con dune a pianure di fiumara fondivalle (sup.%) pianure (sup.%) cime (n) collinari (fino a 200 m) collinari (200-400) collinari (400-600) montane (600-1200) montane (>1200) crinali (n) collinari montani selle (n) grotte (n)

5% < 1% 46% 1% 6% 14% 28% 52% 28% 14% < 1%

4 23 11 8% 3 4 41 42 20 24 12 4

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253

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 7

frane opere pubbl. (n) cave principali (n) aree dissestate (sup.%) Idrologia corsi dacqua principali (km) corsi dacqua secondari (km) superficie lacustre (Kmq) sorgenti termali sorgenti di rilevanza regionale

32 7 30% 81 341 1 7

SOTTOSISTEMA BIOTICO
Vegetazione potenziale (sup.%) Oleo-Ceratonion: Ceratonietum, Oleo-Lentiscetum Quercion ilicis : Querceto-Teucrietum siculi Quercion pubescenti-petrae: Quercetum pubescentis s.l. Quercion pubescenti-petrae: Quercetum pubescentis cerretosum Aremonio-Fagion: Aquifoglio-Fagetum Ruminici-Astragalion: Astragaletum siculi Vegetazione (sup.%) Formazioni forestali Formazioni a prevalenza di Fagus sylvatica (Geranio versicoloris-Fagion) Formazioni degradate a prevalenza di Fagus sylvatica Formazioni a prevalenza di Quercus cerris (Quercetalia pubescenti-petraeae) Formazioni degradate a prevalenza di Quercus cerris Formazioni a prevalenza di Pinus laricio (Querco-Fagetea) Formazioni degradate a prevalenza di Pinus laricio Formazioni a prevalenza di querce caducifoglie termofile (Quercion ilicis) Formazioni degradate a prevalenza di querce caducifoglie termofile Formazioni a prevalenza di Quercus ilex (Quercion ilicis) Formazioni degradate a prevalenza di Quercus ilex Formazioni a prevalenza di Quercus suber (Erico-Quercion ilicis) Formazioni degradate a prevalenza di Quercus suber Formazioni a prevalenza di Pinus halepensis Macchie e arbusteti Macchie di sclerofille sempreverdi (Pistacio-Rhamnetalia alaterni) Arbusteti, boscaglie e praterie arbustate (Pruno-Rubion ulmifolii) Arbusteti spinosi altomontani (Rumici-Astragaletalia) Garighe, praterie e vegetazione rupestre Formazioni termo-xerofile (Thero-Brochypodietalia, Cisto-Ericetalia, Lygeo-Stipetalia e Dianthion rupicolae) Formazioni meso-xerofile (Erisymo-Jurinetalia e Saxifragion australis) Formazioni pioniere delle lave 19% 23% 42% 7% 9%

2% 1% 1% 2% < 1% 3% 1% 4% 12%

3% 7%

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254

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 7

(stadi a Sedum sp. pl., arbusteti a Genista aetnensis, ecc.) Vegetazione dei corsi dacqua Formazioni alveo-ripariali estese (Populietalia albae, Salicetalia purpureae, Tamaricetalia, ecc.) Vegetazione lacustre e palustre Formazioni igro-idrofitiche di laghi e pantani (Potamogetonetalia, Phragmitetalia, Magnocaricetalia) Vegetazione di saline e lagune Formazioni sommerse ed emerse dal bordo (Ruppietalia,Thero-Salicornietalia, ecc.) Formazioni sommerse ed emerse dal bordo (Ruppietalia, Thero-Salicornietalia, praterie a Posidonia) Vegetazione costiera (presenza*) Formazioni delle dune sabbiose (Ammophiletalia, Malcomietalia, ecc.) Formazioni delle coste rocciose (Crithmo-Lmonietalia) Vegetazione sinantropica Coltivi con vegetazione infestante (Secalietea, Stellarietea mediae, Chenopodietea, ecc.) Formazioni forestali artificiali, (boschi a Pinus, Eucalyptus Cupressus, ecc.) Formazioni forestali artificiali degradate (boschi degradati a Pinus, Eucalyptus, Cupressus, ecc.) Aree con vegetazione ridotta o assente
* presenza stimata in rapporto allo sviluppo costiero dellambito secondo le classi:

< 1%

xx

63% < 1% 1%

xxx presenza elevata xx presenza media x presenza bassa - assenza o presenza ridottissima

SISTEMA ANTROPICO SOTTOSISTEMA AGRICOLO


Associazioni di suoli (sup. %) classificazione sup.% potenzialit agr.
Roccia affiorante - Litosuoli Roccia affiorante - Litosuoli - Terra rossa Roccia affiorante - Litosuoli Suoli bruni e/o suoli bruni calcarei Litosuoli Roccia affiorante Protorendzina Litosuoli - Roccia affiorante Suoli bruni andici Litosuoli - Roccia affiorante - Suoli bruni Litosuoli - Roccia affiorante - Terra rossa Litosuoli - Suoli bruni andici Roccia affiorante Litosuoli - Suoli bruni lisciviati - Suoli bruni Regosuoli - Litosuoli - Suoli bruni andici Regosuoli - Litosuoli da buona a mediocre bosco e pascolo bassa discreta bosco e pascolo bosco e pascolo 15% 1% bassa bassa molto bassa seminativo bosco e pascolo bosco e pascolo 3% modesta nulla o quasi nulla bosco e pascolo bosco e pascolo 4% nulla o quasi nulla quasi nulla

uso prevalente
sterile - bosco e pascolo pascolo

LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE

255

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 7


Suoli bruni e/o suoli bruni vertici Regosuoli - Suoli bruni e/o suoli bruni vertici - Suoli alluv. vertisuoli Regosuoli - Suoli bruni e/o suoli bruni vertici Regosuoli - Suoli alluvionali e/o vertisuoli Regosuoli - Suoli bruni andici Suoli bruni lisciviati Regosuoli - Suoli bruni Suoli bruni leggermente lisciviati Suoli alluvionali Suoli alluvionali - Vertisuoli Vertisuoli Suoli bruni - Suoli bruni calcarei Litosuoli Suoli Suoli Suoli bruni bruni bruni calcarei Suoli Suoli Litosuoli vertici discreta o buona buona discreta buona vign.arbor.agru.semin. vign.arbor.semin. bosco e pasc.arbor. vign.arbor.agrum. Regosuoli bruni bruni Vertisuoli calcareiRendzina Suoli bruni - Suoli alluvionali Suoli bruni - Suoli bruni lisciviati Regosuoli e/o litosuoli Suoli bruni acidi - Litosuoli Roccia affiorante Suoli bruni leggermente acidi Suoli bruni - Suoli bruni lisciviati Suoli bruni andici - Litosuoli Suoli bruni lisciviati - Terra rossa Terra rossa - Litosuoli Terra rossa - Suoli bruni calcarei Litosuoli Suoli idromorfi Dune litoranee *ottima per le essenze forestali nulla o quasi nulla quasi nulla incolto inc.serre.vign.bos.pas. 1% discreta-ottima* da discreta a buona ottima discreta o buona discreta bosco e pascolo agr.semin.bos.pasc. vign.arbor.serre agrum.vign.arbor. vigneto-arboreto 32% buona discreta-ottima* vign.arb.agru.sem.bos. bosco e pascolo 1% 4% discreta buona o ottima da buona a ottima buona o ottima medio-bassa sem.arbor.vign.bos.pa. agru.arbor.vign.sem.or. vign.agru.semin.orto vign.semin.ortive di p.c. semin.pasc.arbor. discreta vign.arbor.agru.bos.pa. 29% da discreta a buona da discreta a buona seminativo seminativo 9% da mediocre a buona seminativo 1% bassa seminativo

Paesaggio agrario (sup.%) paesaggio dellagrumeto paesaggio del vigneto paesaggio delle colture erbacee paesaggio dei seminativi arborati paesaggio delle colture arboree paesaggio dei mosaici colturali colture in serra superfici non soggette a usi agricoli

2% 29% 30% 1% 38%

LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE

256

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 7

SOTTOSISTEMA INSEDIATIVO
Suddivisione amministrativa storica Comarche 1583-1812 Cefal, Mistretta, Nicosia, Polizzi Generosa, Termini Imerese Distretti 1812-1861 Cefal, Termini Imerese Intendenze 1818-1861 Palermo Circondari Castelbuono, Cefal, Collesano, Ganci, Petralia Soprana, Polizzi Generosa, Santa Caterina Villarrmosa, Termini Imerese Diocesi al 1850 Caltanissetta, Cefal, Palermo Strumentazione urbanistica Piani comprensoriali P.R.G. Programmi di fabbricazione Castelbuono, Geraci Siculo Alimena, Cefal, Isnello, Polizzi Generosa, Pollina Bompietro, Campofelice di Roccella,Castellana Sicula, Collesano, Ganci, Gratteri, Lascari, Petralia Soprana,Petralia Sottana, Scillato, Blufi

Piani di trasferimento nessuno strumento Vincoli esistenti (sup.%) L. 431/85 territori costieri territori contermini ai laghi fiumi, torrenti e corsi dacqua montagne oltre 1200 m foreste e boschi* vulcani zone di interesse archeologico L. 1497/39 L. 1089/39 siti archeologici L.R. 15/91 Parchi e riserve parchi regionali riserve regionali L.R. 78/76 fascia di rispetto costiera fascia di rispetto lacustre fascia di rispetto archeologica Vincoli idrogeologici

1% 11% 12% 14% < 1% 74% 3 39% < 1% 68%

* limitatamente alle aree individuate dallo studio sulla vegetazione

Infrastrutture Rete trasporti e comunicazione autostrade strade statali

(km) (km)

38 151

LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE

257

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 7

altre strade (km) 445 linee ferroviarie elettr.a doppio bin. (km) linee ferroviarie elettr. a unico bin. (km) 25 linee ferroviarie non elettr. (km) 20 aeroporti (n) porti comm. interesse nazionale (n) porti comm. interesse regionale (n) porti turistici e pescherecci (n) 2 porti militari e per la sicurezza (n) Rete energia linee elettriche 380Kv (pres.) bassa linee elettriche 220Kv (pres.) media ricevitrici (n) stazioni di smistamento (n) centrali idroelettriche (n) centrali termoelettriche (n) centrali turbogas (n) metanodotto (pres.) bassa Rete idrica acquedotti (pres.) alta potabilizzatori (n) 1 dissalatori (n) impianti di sollevamento (n) 3 Impianti di depurazione depuratori previsti dal piano reg. (n) 27 depuratori in esercizio (n) 5 La presenza indicata per valori (alta-media-bassa) che tengono conto del grado di fittezza delle reti in rapporto allestensione dellambito Aree industriali e turistiche agglomerati industriali (A.S.I.) Industrie manifatturiere industrie alimentari industrie tessili ed abbigliamento industrie del legno e della carta industrie prodotti petroliferi raffinati industrie chimiche e fibre sintetiche industrie della gomma e materie plastiche industrie materiali non metalliferi industrie meccaniche e prod. metalli Impianti turistici impianti turistici di alta categoria impianti turistici di media categoria impianti turistici di bassa categoria numero totale posti letto Sistemi locali del lavoro Istat Irpet 1994 2 1 2 31 6 4214

LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE

258

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 7


denominazione dinamica demografica dinamica del patrimonio edilizio dinamica della superficie urbanizzata specializzazione C D E F G H I J K L M N O

Cefal Collesano Ganci Petralia Sott. Polizzi Gen.

in ripr. debole in declino in declino in declino in declino

4,58% 2,79% 3,50% 2,27% 2,02%

24,47% 7,50% 16,70% 10,75% 11,89%

dinamica del patrimonio edilizio: viene indicata la variazione annua dei vani nel periodo 1951-1991 dinamica della superficie urbanizzata: viene indicata la variazione annua nel periodo 1955-1994 specializzazione: vengono indicate le specializzazioni produttive e funzionali relative alla classificazione delle attivit economiche ISTAT C Estrazione di minerali D Attivit manifatturiere E Produzione e distrib. di energia elettr.e gas F Costruzioni G Commercio allingrosso e al dettaglio H Alberghi e ristoranti I Trasporti, magazzinaggio e comunicazioni J Intermediazione monetaria e finanziaria K Attivit immobiliari, noleggio, informatica, ecc. L Pubblica amministrazione, assicurazione sociale M Istruzione N Sanit e altri servizi sociali O Altri servizi pubblici, sociali e professionali

Beni archeologici A Aree complesse (citt antiche con acropoli, fortificazioni, thermae, necropoli, ecc.) A.1 Aree complesse di entit minore (villaggi, luoghi fortificati, frouria, ecc.) A.2 Insediamenti (ripari, grotte, necropoli, ville, casali, fattorie, impianti produttivi) A.3 Manufatti isolati (tombe monumentali, castelli, templi, chiese, basiliche, ecc.) A.4 Manufatti per lacqua B Aree di interesse storicoarcheologico C Viabilit D Aree delle strutture marine, sottomarine e relitti E Aree dei resti paleontologici e paletnologici e delle tracce paleotettoniche F Aree delle grandi battaglie dellantichit Centri storici A di origine antica A/B di origine antica, rifondati in et medievale A/D di origine antica, ricostruiti in situ dopo il terremoto del Val di Noto B di origine medievale B/C di nuova fondazione, su preesistenza di origine medievale B/D di origine medievale, ricostruiti in situ dopo il terremoto del Val di Noto C di nuova fondazione C/D di nuova fondazione, ricostruiti in situ

6 10 3 1

1 10 6

LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE

259

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 7

dopo il terremoto del Val di Noto D ricostruiti in nuovo sito dopo il terremoto del Val di Noto H abbandonati in epoca moderna e contemporanea Localizzazione geografica di montagna di collina di pianura di costa Nuclei storici E di varia origine F generatori di centri complessi G di impianto contemporaneo a funzionalit specifica Localizzazione geografica di montagna di collina di pianura di costa Viabilit storica al 1885 (km) Strade carrabili Sentieri Percorsi agricoli interpoderali- Trazzere Regie Ferrovie Beni isolati A Architettura militare A1 Torri A2 Castelli e opere forti A3 Caserme, carceri, capitanerie, ecc. B Architettura religiosa B1 Santuari, conventi, monasteri, ecc. B2 Chiese e cappelle B3 Cimiteri, catacombe, ossari C Architettura residenziale C1 Ville, villini, palazzi, casine, ecc. D Architettura produttiva D1 Bagli, masserie, fattorie, casali, ecc. D2 Case coloniche, stalle, magazzini, ecc. D3 Palmenti, trappeti, stab. enologici, ecc. D4 Mulini D5 Fontane, abbeveratoi, gebbie, ecc. D6 Tonnare D7 Saline D8 Cave, miniere e solfare D9 Fornaci, stazzoni, calcare D10 Industrie, opifici, centrali elettriche, ecc. E Attrezzature e servizi

10 4 2 1 17 15 1 1 173 223 194 19

7 3 4 25 21 16 22 3 1 35 56 1 3 1

LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE

260

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 7

E1 E2 E3 E4 E5 E6

Porti, caricatori, scali portuali Scali aeronautici Stabilimenti balneari o termali Fondaci, alberghi, osterie, locande, ecc. Ospedali, lazzaretti, manicomi, scuole ecc. Fari, lanterne, fanali, semafori, ecc.

1 1 1

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TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 8

8 AREA DELLA CATENA SETTENTRIONALE (MONTI NEBRODI)

Il paesaggio dei Nebrodi evidenzia la caratteristica diversit della geologia e del modellamento dei rilievi che, con cime comprese tra i 1400 e 1800 m. circa (Serra Trearie, M. Soro, Pizzo Fau, M. Castelli, M. Sambughetti), sono distribuiti lungo una dorsale che degrada a Nord verso la costa tirrenica. Le dorsali e i pendii si presentano dolci ed ondulati disegnando morbidi profili cupoliformi. Il paesaggio si arricchisce di forme pi vivaci dove gli affioramenti di calcari mesozoici costruiscono picchi aspri ed arditi e dove le argille sono segnate da calanchi e sconvolte da frane e smottamenti. Il paesaggio vegetale ripropone questa diversit: sulle arenarie si conservato il bosco (faggeti, cerreti, sughereti, pi rari i lecceti e i querceti a roverella); mentre sulle argille, spoglie di alberi, si sono diffuse le formazioni erbacee rappresentate da pascoli montani molto particolari o da colture estensive cerealicole specialmente sui versanti meridionali. Di notevole interesse paesaggistico e naturalistico sono le numerose aree umide, rappresentate da piccoli bacini lacustri e paludi, in cui si localizza una interessante e rara flora igrofila. I corsi dacqua, sul versante settentrionale, hanno i caratteri delle fiumare, brevi e precipiti nel tratto alto e mediano con letto largo e ghiaioso verso la foce. Sul versante meridionale quasi spopolato trovano invece origine due fra i principali fiumi dellIsola, il Simeto e lAlcantara. Appare inoltre evidente una diversit nella distribuzione degli insediamenti tra le Caronie poco abitate, ricche di boschi e i Nebrodi orientali molto coltivati e ricchi di insediamenti. Nelle Caronie i centri abitati conservano importanti resti archeologici di insediamenti siculi, greci, romani: Halaesa (Tusa), Amestratum (Mistretta), Kal-Akt (Caronia), Apollonia (San Fratello), Aluntium (San Marco dAlunzio). Con leccezione di Mistretta, tutte le citt sono allineate in alto a ridosso della costa lungo la romana via consolare Valeria. Qui si localizzano le marine (tra S. Agata e il porto di Patti) corrispondenti ai centri collinari. Nei Nebrodi orientali la geografia degli abitati fa supporre una diversa dinamica insediativa. Il paesaggio agrario dei noccioleti e degli uliveti caratterizza i versanti collinari e montani mentre lagrumeto si estende lungo la costa e nei fondovalle. Una fitta rete di percorsi di antico tracciato collega la densa trama dei paesi e dei nuclei abitati sparsi nella campagna, nati al seguito di antichi casali bizantini, di complessi monastici basiliani, o di castelli, o in terre feudali. Gli abitati sorgono spesso vicino o sopra una rocca o occupano la testata delle valli o le dorsali. Lo spopolamento intenso ormai da diversi decenni, nondimeno, questa Sicilia di montagna racchiude tesori di grande valore ambientale e paesistico. La fascia costiera presenta un paesaggio vario caratterizzato da strette e brevi pianure alluvionali che si sollevano verso le falde montane da speroni collinari e versanti scoscesi spesso terrazzati e coltivati, da monti incombenti sul mare e promontori, da spiagge che si alternano a ripe di scoglio. Lintenso processo insediativo ha modificato il paesaggio agrario costiero, che stato frammentato e trasformato dalla espansione dei centri urbani e da un fitto tessuto di case stagionali che ora invadono anche i versanti collinari pi prossimi al mare.

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TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 8

Scheda dellarea INQUADRAMENTO GENERALE


Province Catania, Enna, Messina Comuni (in corsivo i comuni parzialmente interessati) Acquedolci, Alcara li Fusi, Bronte, Capizzi, Capo DOrlando, Capri Leone, Caronia, Castel di Lucio, CastellUmberto, Castiglione di Sicilia, Cerami, Cesar, Floresta, Francavilla di Sicilia, Frazzan, Galati Mamertino, Longi, Malvagna, Maniace, Militello Rosmarino, Mirto, Mistretta, Mojo Alcantara, Montalbano Elicona, Motta DAffermo, Naso, Nicosia, Pettineo, Raccuja, Randazzo, Reitano, Roccella Valdemone, San Fratello, San Marco DAlunzio, San Piero Patti, San Salvatore di Fitalia, San Teodoro, SantAgata di Militello, Santa Domenica Vittoria, Santo Stefano di Camastra, Sinagra, Sperlinga,Torrenova, Tortorici, Tripi, Tusa, Ucria Inquadramento territoriale superficie (Kmq) (ab/kmq) 2.099,74 abitanti residenti 149.212 densit 71 sparsa 8.238 (6%)

Distribuzione della popolazione (ab) nei centri nei nuclei 135.697 (91%) 5.277 (3%) Temperature (sup.%) medie giornaliere del mese pi freddo da 1 a 4 da 5 a 8 da 9 a 12 medie giornaliere del mese pi caldo da 18 a 21 da 22 a 25 da 26 a 29 Precipitazioni medie annue (sup.%) < 400mm 400mm 600mm 600mm 800mm 800mm 1000mm 1000mm 1200mm > 1200mm Altimetria s.l.m. (sup.%) da 0 a 100 da 100 a 600 da 600 a 1200 > 1200

18% 56% 26% 15% 84% 1% 20% 32% 37% 11% 3% 23% 57% 17%

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TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 8

Clivometria (sup.%) da 0 a 5 da 5 a 20 da 20 a 40 > 40

4% 36% 47% 13%

SISTEMA NATURALE SOTTOSISTEMA ABIOTICO


Complessi litologici (sup.%) clastico di deposizione continentale vulcanico sabbioso calcarenitico argillo-marnoso evaporitico conglomeratico-arenaceo carbonatico arenaceo-argilloso-calcareo filladico e scistoso-cristallino Aree geomorfologiche (sup.%) colline argillose colline sabbiose rilievi arenacei rilievi carbonatici rilievi gessosi pianure costiere cono vulcanico rilievi metamorfici pianure alluvionali tavolato prev. carbonatico Elementi morfologici coste alte (km) a falesia con spiagge strette limitate da: rilievi scarpate di terrazzi coste basse (km) a pianure alluvionali con pantani e lagune con saline con dune a pianure di fiumara fondivalle (sup.%) pianure (sup.%) cime (n) collinari (fino a 200 m) collinari (200-400) 4% 1% 22% 4% 65% 4% 17% 67% 4% < 1% 4%

45 23 19 8% 4% 1 1

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TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 8

collinari (400-600) montane (600-1200) montane (>1200) crinali (n) collinari montani selle (n) grotte (n) frane opere pubbl. (n) cave principali (n) aree dissestate (sup.%) Idrologia corsi dacqua principali (km) corsi dacqua secondari (km) superficie lacustre (Kmq) sorgenti termali sorgenti di rilevanza regionale

5 78 89 26 51 34 16 6 17% 38 953 1,26 1

SOTTOSISTEMA BIOTICO
Vegetazione potenziale (sup.%) Oleo-Ceratonion: Ceratonietum, Oleo-Lentiscetum Quercion ilicis : Querceto-Teucrietum siculi Quercion pubescenti-petrae: Quercetum pubescentis s.l. Quercion pubescenti-petrae: Quercetum pubescentis cerretosum Aremonio-Fagion: Aquifoglio-Fagetum Ruminici-Astragalion: Astragaletum siculi Vegetazione (sup.%) Formazioni forestali Formazioni a prevalenza di Fagus sylvatica (Geranio versicoloris-Fagion) Formazioni degradate a prevalenza di Fagus sylvatica Formazioni a prevalenza di Quercus cerris (Quercetalia pubescenti-petraeae) Formazioni degradate a prevalenza di Quercus cerris Formazioni a prevalenza di Pinus laricio (Querco-Fagetea) Formazioni degradate a prevalenza di Pinus laricio Formazioni a prevalenza di querce caducifoglie termofile (Quercion ilicis) Formazioni degradate a prevalenza di querce caducifoglie termofile Formazioni a prevalenza di Quercus ilex (Quercion ilicis) Formazioni degradate a prevalenza di Quercus ilex Formazioni a prevalenza di Quercus suber (Erico-Quercion ilicis) Formazioni degradate a prevalenza di Quercus suber Formazioni a prevalenza di Pinus halepensis Macchie e arbusteti Macchie di sclerofille sempreverdi (Pistacio-Rhamnetalia alaterni) 11% 17% 45% 17% 10%

4% 2% 6% 9% 2% < 1% 4% 1% 1%

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TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 8

Arbusteti, boscaglie e praterie arbustate (Pruno-Rubion ulmifolii) Arbusteti spinosi altomontani (Rumici-Astragaletalia) Garighe, praterie e vegetazione rupestre Formazioni termo-xerofile (Thero-Brochypodietalia, Cisto-Ericetalia, Lygeo-Stipetalia e Dianthion rupicolae) Formazioni meso-xerofile (Erisymo-Jurinetalia e Saxifragion australis) Formazioni pioniere delle lave (stadi a Sedum sp. pl., arbusteti a Genista aetnensis, ecc.) Vegetazione dei corsi dacqua Formazioni alveo-ripariali estese (Populietalia albae, Salicetalia purpureae, Tamaricetalia, ecc.) Vegetazione lacustre e palustre Formazioni igro-idrofitiche di laghi e pantani (Potamogetonetalia, Phragmitetalia, Magnocaricetalia) Vegetazione di saline e lagune Formazioni sommerse ed emerse dal bordo (Ruppietalia,Thero-Salicornietalia, ecc.) Formazioni sommerse ed emerse dal bordo (Ruppietalia, Thero-Salicornietalia, praterie a Posidonia) Vegetazione costiera (presenza*) Formazioni delle dune sabbiose (Ammophiletalia, Malcomietalia, ecc.) Formazioni delle coste rocciose (Crithmo-Lmonietalia) Vegetazione sinantropica Coltivi con vegetazione infestante (Secalietea, Stellarietea mediae, Chenopodietea, ecc.) Formazioni forestali artificiali, (boschi a Pinus, Eucalyptus Cupressus, ecc.) Formazioni forestali artificiali degradate (boschi degradati a Pinus, Eucalyptus, Cupressus, ecc.) Aree con vegetazione ridotta o assente
* presenza stimata in rapporto allo sviluppo costiero dellambito secondo le classi:

6%

4% 26%

< 1%

< 1%

34% < 1% 1%

xxx presenza elevata xx presenza media x presenza bassa - assenza o presenza ridottissima

SISTEMA ANTROPICO SOTTOSISTEMA AGRICOLO


Associazioni di suoli (sup. %) classificazione sup.% potenzialit agr.
Roccia affiorante - Litosuoli Roccia affiorante - Litosuoli - Terra rossa Roccia affiorante - Litosuoli Suoli bruni e/o suoli bruni calcarei Litosuoli Roccia affiorante Protorendzina Litosuoli - Roccia affiorante Suoli bruni andici bassa seminativo modesta nulla o quasi nulla bosco e pascolo bosco e pascolo 2% nulla o quasi nulla quasi nulla

uso prevalente
sterile - bosco e pascolo pascolo

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TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 8


Litosuoli - Roccia affiorante - Suoli bruni Litosuoli - Roccia affiorante - Terra rossa Litosuoli - Suoli bruni andici Roccia affiorante Litosuoli - Suoli bruni lisciviati - Suoli bruni Regosuoli - Litosuoli - Suoli bruni andici Regosuoli - Litosuoli Suoli bruni e/o suoli bruni vertici Regosuoli - Suoli bruni e/o suoli bruni vertici - Suoli alluv. vertisuoli Regosuoli - Suoli bruni e/o suoli bruni vertici Regosuoli - Suoli alluvionali e/o vertisuoli Regosuoli - Suoli bruni andici Suoli bruni lisciviati Regosuoli - Suoli bruni Suoli bruni leggermente lisciviati Suoli alluvionali Suoli alluvionali - Vertisuoli Vertisuoli Suoli bruni - Suoli bruni calcarei Litosuoli Suoli Suoli Suoli bruni bruni bruni calcarei Suoli Suoli Litosuoli vertici 3% discreta o buona buona discreta buona vign.arbor.agru.semin. vign.arbor.semin. bosco e pasc.arbor. vign.arbor.agrum. Regosuoli bruni bruni Vertisuoli calcareiRendzina Suoli bruni - Suoli alluvionali Suoli bruni - Suoli bruni lisciviati Regosuoli e/o litosuoli Suoli bruni acidi - Litosuoli Roccia affiorante Suoli bruni leggermente acidi Suoli bruni - Suoli bruni lisciviati Suoli bruni andici - Litosuoli Suoli bruni lisciviati - Terra rossa Terra rossa - Litosuoli Terra rossa - Suoli bruni calcarei Litosuoli Suoli idromorfi Dune litoranee *ottima per le essenze forestali nulla o quasi nulla quasi nulla incolto inc.serre.vign.bos.pas. 15% discreta-ottima* da discreta a buona ottima discreta o buona discreta bosco e pascolo agr.semin.bos.pasc. vign.arbor.serre agrum.vign.arbor. vigneto-arboreto 32% buona discreta-ottima* vign.arb.agru.sem.bos. bosco e pascolo 3% 1% discreta buona o ottima da buona a ottima buona o ottima medio-bassa sem.arbor.vign.bos.pa. agru.arbor.vign.sem.or. vign.agru.semin.orto vign.semin.ortive di p.c. semin.pasc.arbor. 7% discreta vign.arbor.agru.bos.pa. 23% da discreta a buona da discreta a buona seminativo seminativo 2% da mediocre a buona seminativo bassa seminativo da buona a mediocre bosco e pascolo 2% 8% bassa discreta bosco e pascolo bosco e pascolo 2% bassa molto bassa bosco e pascolo bosco e pascolo

Paesaggio agrario (sup.%) paesaggio dellagrumeto

2%

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TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 8

paesaggio del vigneto paesaggio delle colture erbacee paesaggio dei seminativi arborati paesaggio delle colture arboree paesaggio dei mosaici colturali colture in serra superfici non soggette a usi agricoli

11% 19% 1% 67%

SOTTOSISTEMA INSEDIATIVO
Suddivisione amministrativa storica Comarche 1583-1812 Cefal, Linguaglossa, Mistretta, Nicosia, Patti, Polizzi Generosa, Randazzo, Tortorici, Troina Distretti 1812-1861 Acireale, Castroreale, Catania Cefal, Mistretta, Nicosia Patti Intendenze 1818-1861 Catania, Messina, Palermo Circondari Bronte, Capizzi, Castelbuono, Castiglione di Sicilia, Cesar, Francavilla di Sicilia, Ganci, Militello Rosmarino, Mistretta, Naso, Nicosia, Novara di Sicilia, Raccuja, Randazzo, San Fratello, SantAgata di Militello, SantAngelo di Brolo, Santo Stefano di Camastra, Tortorici, Troina Diocesi al 1850 Catania, Cefal, Messina, Nicosia, Patti Strumentazione urbanistica Piani comprensoriali San Mauro Castelverde, Capizzi, Caronia, Castel di Lucio, Mistretta, Motta DAffermo, Reitano, Santo Stefano di Camastra, Tusa Alcara Li Fusi, Capo DOrlando,CastellUmberto, Frazzan, Pettineo, Roccella Valdemone, San Marco DAlunzio, San Salvatore di Fitalia, Santa Domenica Vittoria, SantAgata di Militello, Sinagra, Tortorici, Acquedolci, Maniace Capri Leone, Cesar, Floresta, Galati Mamertino, Longi, Malvagna, Militello Rosmarino, Mirto, Mojo Alcantara, Montalbano Elicona, Naso, Raccuja, San Fratello, San Teodoro, Ucria,Terranova, Cerami, Nicosia Sperlinga

P.R.G.

Programmi di fabbricazione

Piani di trasferimento nessuno strumento Vincoli esistenti (sup.%) L. 431/85 territori costieri territori contermini ai laghi fiumi, torrenti e corsi dacqua montagne oltre 1200 m

1% < 1% 14% 17%

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TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 8

foreste e boschi* vulcani zone di interesse archeologico L. 1497/39 L. 1089/39 siti archeologici L.R. 15/91 Parchi e riserve parchi regionali riserve regionali L.R. 78/76 fascia di rispetto costiera fascia di rispetto lacustre fascia di rispetto archeologica Vincoli idrogeologici
* limitatamente alle aree individuate dallo studio sulla vegetazione

29% < 1% 6% 5 40% 3% < 1% < 1% 80%

Infrastrutture Rete trasporti e comunicazione autostrade strade statali altre strade linee ferroviarie elettr.a doppio bin. linee ferroviarie elettr. a unico bin. linee ferroviarie non elettr. aeroporti porti comm. interesse nazionale porti comm. interesse regionale porti turistici e pescherecci porti militari e per la sicurezza Rete energia linee elettriche 380Kv linee elettriche 220Kv ricevitrici stazioni di smistamento centrali idroelettriche centrali termoelettriche centrali turbogas metanodotto Rete idrica acquedotti potabilizzatori dissalatori impianti di sollevamento Impianti di depurazione depuratori previsti dal piano reg. depuratori in esercizio

(km) (km) (km) (km) (km) (km) (n) (n) (n) (n) (n) (pres.) (pres.) (n) (n) (n) (n) (n) (pres.) (pres.) (n) (n) (n) (n) (n)

20 264 795 55 3 bassa media bassa bassa 62 21

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TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 8

La presenza indicata per valori (alta-media-bassa) che tengono conto del grado di fittezza delle reti in rapporto allestensione dellambito Aree industriali e turistiche agglomerati industriali (A.S.I.) Industrie manifatturiere industrie alimentari industrie tessili ed abbigliamento industrie del legno e della carta industrie prodotti petroliferi raffinati industrie chimiche e fibre sintetiche industrie della gomma e materie plastiche industrie materiali non metalliferi industrie meccaniche e prod. metalli Impianti turistici impianti turistici di alta categoria impianti turistici di media categoria impianti turistici di bassa categoria numero totale posti letto Sistemi locali del lavoro Istat Irpet 1994
denominazione dinamica demografica dinamica del patrimonio edilizio dinamica della superficie urbanizzata specializzazione C D E F G H I J K L M N O

5 3 1 1 1 2 3 24 15 1541

Cefal Alcara li Fusi Brolo Capizzi Capo DOrl. Francavilla Mistretta Montalbano E. San Fratello S. Mil. S. Stefano Tortorici Nicosia Bronte Agata

in ripr. debole in declino in declino in declino in acc. in declino in declino in declino in declino di in crescita in declino in declino in declino in crescita

4,58% 3,22% 3,07% 2,97%

24,47% 8,49% 12,61% 5,10% 8,21% 2,70% 4,49% 3,18% 4,74% 6,98% 8,68% 12,55% 9,09% 7,66%

ripresa 5,19% 1,58% 1,81% 3,23% 1,11% 9,882% 2,55% 3,10% 3,11% 1,64%

dinamica del patrimonio edilizio: viene indicata la variazione annua dei vani nel periodo 1951-1991 dinamica della superficie urbanizzata: viene indicata la variazione annua nel periodo 1955-1994 specializzazione: vengono indicate le specializzazioni produttive e funzionali relative alla classificazione delle attivit economiche ISTAT C Estrazione di minerali D Attivit manifatturiere E Produzione e distrib. di energia elettr.e gas F Costruzioni G Commercio allingrosso e al dettaglio H Alberghi e ristoranti I Trasporti, magazzinaggio e comunicazioni

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TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 8


J K L M N O Intermediazione monetaria e finanziaria Attivit immobiliari, noleggio, informatica, ecc. Pubblica amministrazione, assicurazione sociale Istruzione Sanit e altri servizi sociali Altri servizi pubblici, sociali e professionali

Beni archeologici A Aree complesse (citt antiche con acropoli, fortificazioni, thermae, necropoli, ecc.) A.1 Aree complesse di entit minore (villaggi, luoghi fortificati, frouria, ecc.) A.2 Insediamenti (ripari, grotte, necropoli, ville, casali, fattorie, impianti produttivi) A.3 Manufatti isolati (tombe monumentali, castelli, templi, chiese, basiliche, ecc.) A.4 Manufatti per lacqua B Aree di interesse storicoarcheologico C Viabilit D Aree delle strutture marine, sottomarine e relitti E Aree dei resti paleontologici e paletnologici e delle tracce paleotettoniche F Aree delle grandi battaglie dellantichit Centri storici A di origine antica A/B di origine antica, rifondati in et medievale A/D di origine antica, ricostruiti in situ dopo il terremoto del Val di Noto B di origine medievale B/C di nuova fondazione, su preesistenza di origine medievale B/D di origine medievale, ricostruiti in situ dopo il terremoto del Val di Noto C di nuova fondazione C/D di nuova fondazione, ricostruiti in situ dopo il terremoto del Val di Noto D ricostruiti in nuovo sito dopo il terremoto del Val di Noto H abbandonati in epoca moderna e contemporanea Localizzazione geografica di montagna di collina di pianura di costa Nuclei storici E di varia origine F generatori di centri complessi G di impianto contemporaneo a funzionalit specifica Localizzazione geografica di montagna

5 7 61 8 4 7

3 27 8 2 21 16 3 14 1 5

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TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 8

di collina di pianura di costa Viabilit storica al 1885 (km) Strade carrabili Sentieri Percorsi agricoli interpoderali- Trazzere Regie Ferrovie Beni isolati A Architettura militare A1 Torri A2 Castelli e opere forti A3 Caserme, carceri, capitanerie, ecc. B Architettura religiosa B1 Santuari, conventi, monasteri, ecc. B2 Chiese e cappelle B3 Cimiteri, catacombe, ossari C Architettura residenziale C1 Ville, villini, palazzi, casine, ecc. D Architettura produttiva D1 Bagli, masserie, fattorie, casali, ecc. D2 Case coloniche, stalle, magazzini, ecc. D3 Palmenti, trappeti, stab. enologici, ecc. D4 Mulini D5 Fontane, abbeveratoi, gebbie, ecc. D6 Tonnare D7 Saline D8 Cave, miniere e solfare D9 Fornaci, stazzoni, calcare D10 Industrie, opifici, centrali elettriche, ecc. E Attrezzature e servizi E1 Porti, caricatori, scali portuali E2 Scali aeronautici E3 Stabilimenti balneari o termali E4 Fondaci, alberghi, osterie, locande, ecc. E5 Ospedali, lazzaretti, manicomi, scuole ecc. E6 Fari, lanterne, fanali, semafori, ecc.

2 2 6 274 656 363

3 6 12 9 33 41 10 25 3 4 48 71 2 5 1 4 2 1

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TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 9

9 AREA DELLA CATENA SETTENTRIONALE (MONTI PELORITANI)

Lambito comprende lestremo lembo del massiccio calabro-peloritano. Questa


unit morfologica e strutturale, interrotta dallo stretto di Messina, assume connotati particolari, assimilabili al paesaggio dellappennino calabrese. Il paesaggio caratterizzato da una stretta fascia litoranea, da versanti pi o meno scoscesi con creste strette e cime alte e sottili con vette comprese fra i 1000 e i 1300 metri, disposte lungo un crinale ondulato. Le numerose e profonde fiumare che incidono il rilievo formando ampie vallate alluvionali hanno caratteri diversi sui due versanti: sullo Ionio sono regolarmente perpendicolari al profilo della cresta, brevi e ripide si aprono in prossimit della stretta fascia litoranea; sul Tirreno invece mostrano maggiore complessit e sviluppo e danno origine alla vasta pianura alluvionale di Milazzo. La costa prevalentemente rettilinea lungo il versante ionico, mentre si articola, su quello tirrenico, in due grandi golfi separati dalla penisola di Milazzo con spiagge caratteristiche. Geologicamente il paesaggio caratterizzato dalla prevalenza di rocce metamorfiche e intrusive, non mancano per affioramenti di rocce sedimentarie quali calcari, arenarie e depositi sabbiosi. Il paesaggio vegetale di tipo naturale caratterizza le quote superiori del rilievo con vaste praterie secondarie, insediate intorno alla quota di 1000 metri s.l.m. ed alle quote superiori, spesso soggette ad interventi di riforestazione con impiego di conifere e latifoglie esotiche, che dominano la dorsale della cresta fino al limite delle colture. Il paesaggio agrario dei versanti collinari fortemente caratterizzato da vaste coltivazioni legnose tradizionali, prevalentemente dalloliveto, e in maniera significativamente estesa dalla coltura specializzata del noccioleto mentre le coltivazioni legnose asciutte occupano prevalentemente i fianchi dei rilievi meridionali. La piana di Milazzo ha un paesaggio fortemente umanizzato e presenta usi concorrenziali: colture ortive, seminativo, attivit produttive industriali, attivit residenziali. Le colture legnose irrigue, in prevalenza agrumeti, interessano la stretta cimosa costiera e si addentrano spesso per lunghi tratti, lungo le aree di divagazione delle fiumare. Il paesaggio agrario storico persiste ancora in ampie aree in cui gli elementi costitutivi (dalla rete viaria rurale, alla chiusura dei poderi, al sistema colturale, alle sedi umane) testimoniano in un insieme coordinato una sopravvissuta armonia di forme, di tecniche e di funzioni. Linsediamento umano fortemente connotato da numerosi e piccoli nuclei e centri di origine medievale che privilegiano sul versante tirrenico le alture e i crinali e sul versante ionico il segno delle fiumare. Linsediamento interessa i versanti collinari al di sotto dei quattrocento metri; i versanti montani appaiono fortemente spopolati e poco accessibili. Un carattere fondamentale dellinsediamento lalternanza storica dellabitare, che in et classica privilegia le zone costiere costruendo citt (Naxos, Messina , Milazzo) nodali per i traffici marittimi, mentre in et medievale e moderna privilegia i versanti collinari costruendo centri strategici con ampie possibilit di difesa (Savoca sullo Ionio, Rometta sul Tirreno) caratterizzati dalla presenza di castelli e di mura.

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TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 9

Alla fine del800 le colture irrigue e il potenziamento delle vie di comunicazione litoranea favoriscono il trasferimento della popolazione verso la costa e la formazione di nuovo centri, le marine. Ne deriva una struttura territoriale a pettine formata dai centri costieri e dai centri montani di origine, struttura che oggi tende a diventare una conurbazione lineare, un asse insediativo litoraneo che, quasi senza soluzione di continuit, copre tutto larco perimetrale ionico-tirrenico e che a sud mantiene essenzialmente il carattere residenziale-turistico, mentre a nord, per la presenza di concentrazioni produttive e di nuclei urbani pi consistenti, si articola in una trama insediativa pi complessa e articolata. La citt di Messina costituisce il polo territoriale di riferimento e di saldatura dellarea peloritana e di quella aspromontana oltre lo stretto. Linfluenza di Messina viene attenuata sul versante ionico da Catania e dalla sua area metropolitana, mentre sul versante tirrenico va acquistando importanza lasse urbano bipolare Milazzo-Barcellona. Lo sviluppo insediativo e il cambiamento della gerarchia e delle strutture urbane hanno determinato nella fascia costiera una forte pressione antropica con profonde e notevoli trasformazioni del paesaggio, mentre nelle aree collinari, hanno provocato labbandono e il conseguente degrado del sistema insediativo e del paesaggio agrario tradizionale.

Scheda dellarea INQUADRAMENTO GENERALE


Province Messina Comuni (in corsivo i comuni parzialmente interessati) Al Superiore, Al Terme, Antillo, Barcellona Pozzo di Gotto, Basic, Brolo, Casalvecchio Siculo, Castelmola, Castroreale, Condr, Falcone, Ficarra, Fiumedinisi, Fondachelli Fantina, Forza DAgr, Francavilla di Sicilia, Furci Siculo, Furnari, Gaggi, Gallodoro, Giardini Naxos, Graniti, Gualtieri Sicamin, Itala, Letojanni, Librizzi, Mandanici, Mazzarr SantAndrea, Mer, Messina, Milazzo, Monforte San Giorgio, Mongiuffi Melia, Montalbano Elicona, Motta Camastra, Naso, Nizza di Sicilia, Novara di Sicilia, Oliveri, Pace del Mela, Pagliara, Roccafiorita, Roccalumera, Roccavaldina, Rod Milici, Rometta, San Filippo del Mela, San Pier Niceto, San Piero Patti, SantAlessio Siculo, SantAngelo di Brolo, Santa Lucia del Mela, Santa Teresa di Riva, Saponara, Savoca, Scaletta Zanclea, Spadafora, Taormina, Terme Vigliatore, Torregrotta, Tripi, Valdina, Venetico, Villafranca Tirrena Inquadramento territoriale superficie (Kmq) (ab/kmq) 1.546,29 abitanti residenti 509.736 densit 330 sparsa 14.794 (3%)

Distribuzione della popolazione (ab) nei centri nei nuclei 484.847 (95%) 10.095 (2%)

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274

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 9

Temperature (sup.%) medie giornaliere del mese pi freddo da 1 a 4 da 5 a 8 da 9 a 12 medie giornaliere del mese pi caldo da 18 a 21 da 22 a 25 da 26 a 29 Precipitazioni medie annue (sup.%) < 400mm 400mm 600mm 600mm 800mm 800mm 1000mm 1000mm 1200mm > 1200mm Altimetria s.l.m. (sup.%) da 0 a 100 da 100 a 600 da 600 a 1200 > 1200 Clivometria (sup.%) da 0 a 5 da 5 a 20 da 20 a 40 > 40

15% 85% 44% 56% 16% 35% 31% 18% 18% 54% 27% 1% 11% 22% 34% 33%

SISTEMA NATURALE SOTTOSISTEMA ABIOTICO


Complessi litologici (sup.%) clastico di deposizione continentale vulcanico sabbioso calcarenitico argillo-marnoso evaporitico conglomeratico-arenaceo carbonatico arenaceo-argilloso-calcareo filladico e scistoso-cristallino Aree geomorfologiche (sup.%) colline argillose colline sabbiose rilievi arenacei rilievi carbonatici rilievi gessosi 11% < 1% 5% 6% 1% 7% 5% 13% 52% 13% 5%

LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE

275

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 9

pianure costiere cono vulcanico rilievi metamorfici pianure alluvionali tavolato prev. carbonatico Elementi morfologici coste alte (km) a falesia con spiagge strette limitate da: rilievi scarpate di terrazzi coste basse (km) a pianure alluvionali con pantani e lagune con saline con dune a pianure di fiumara fondivalle (sup.%) pianure (sup.%) cime (n) collinari (fino a 200 m) collinari (200-400) collinari (400-600) montane (600-1200) montane (>1200) crinali (n) collinari montani selle (n) grotte (n) frane opere pubbl. (n) cave principali (n) aree dissestate (sup.%) Idrologia corsi dacqua principali (km) corsi dacqua secondari (km) superficie lacustre (Kmq) sorgenti termali sorgenti di rilevanza regionale

6% < 1% 52%

22 11 7 141 7% 6% 4 31 33 103 26 66 46 52 20 13 17% 17 794 0,5 3 5

SOTTOSISTEMA BIOTICO
Vegetazione potenziale (sup.%) Oleo-Ceratonion: Ceratonietum, Oleo-Lentiscetum Quercion ilicis : Querceto-Teucrietum siculi Quercion pubescenti-petrae: Quercetum pubescentis s.l. 41% 31% 27%

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276

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 9

Quercion pubescenti-petrae: Quercetum pubescentis cerretosum Aremonio-Fagion: Aquifoglio-Fagetum Ruminici-Astragalion: Astragaletum siculi Vegetazione (sup.%) Formazioni forestali Formazioni a prevalenza di Fagus sylvatica (Geranio versicoloris-Fagion) Formazioni degradate a prevalenza di Fagus sylvatica Formazioni a prevalenza di Quercus cerris (Quercetalia pubescenti-petraeae) Formazioni degradate a prevalenza di Quercus cerris Formazioni a prevalenza di Pinus laricio (Querco-Fagetea) Formazioni degradate a prevalenza di Pinus laricio Formazioni a prevalenza di querce caducifoglie termofile (Quercion ilicis) Formazioni degradate a prevalenza di querce caducifoglie termofile Formazioni a prevalenza di Quercus ilex (Quercion ilicis) Formazioni degradate a prevalenza di Quercus ilex Formazioni a prevalenza di Quercus suber (Erico-Quercion ilicis) Formazioni degradate a prevalenza di Quercus suber Formazioni a prevalenza di Pinus halepensis Macchie e arbusteti Macchie di sclerofille sempreverdi (Pistacio-Rhamnetalia alaterni) Arbusteti, boscaglie e praterie arbustate (Pruno-Rubion ulmifolii) Arbusteti spinosi altomontani (Rumici-Astragaletalia) Garighe, praterie e vegetazione rupestre Formazioni termo-xerofile (Thero-Brochypodietalia, Cisto-Ericetalia, Lygeo-Stipetalia e Dianthion rupicolae) Formazioni meso-xerofile (Erisymo-Jurinetalia e Saxifragion australis) Formazioni pioniere delle lave (stadi a Sedum sp. pl., arbusteti a Genista aetnensis, ecc.) Vegetazione dei corsi dacqua Formazioni alveo-ripariali estese (Populietalia albae, Salicetalia purpureae, Tamaricetalia, ecc.) Vegetazione lacustre e palustre Formazioni igro-idrofitiche di laghi e pantani (Potamogetonetalia, Phragmitetalia, Magnocaricetalia) Vegetazione di saline e lagune Formazioni sommerse ed emerse dal bordo (Ruppietalia,Thero-Salicornietalia, ecc.) Formazioni sommerse ed emerse dal bordo (Ruppietalia, Thero-Salicornietalia, praterie a Posidonia) Vegetazione costiera (presenza*) Formazioni delle dune sabbiose (Ammophiletalia, Malcomietalia, ecc.)

1%

< 1% 4% 5% 1% 1% < 1% 4%

11% 16%

1%

< 1%

xx

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277

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 9

Formazioni delle coste rocciose (Crithmo-Lmonietalia) Vegetazione sinantropica Coltivi con vegetazione infestante (Secalietea, Stellarietea mediae, Chenopodietea, ecc.) Formazioni forestali artificiali, (boschi a Pinus, Eucalyptus Cupressus, ecc.) Formazioni forestali artificiali degradate (boschi degradati a Pinus, Eucalyptus, Cupressus, ecc.) Aree con vegetazione ridotta o assente
* presenza stimata in rapporto allo sviluppo costiero dellambito secondo le classi:

48% 3% 6%

xxx presenza elevata xx presenza media x presenza bassa - assenza o presenza ridottissima

SISTEMA ANTROPICO SOTTOSISTEMA AGRICOLO


Associazioni di suoli (sup. %) classificazione sup.% potenzialit agr.
Roccia affiorante - Litosuoli Roccia affiorante - Litosuoli - Terra rossa Roccia affiorante - Litosuoli Suoli bruni e/o suoli bruni calcarei Litosuoli Roccia affiorante Protorendzina Litosuoli - Roccia affiorante Suoli bruni andici Litosuoli - Roccia affiorante - Suoli bruni Litosuoli - Roccia affiorante - Terra rossa Litosuoli - Suoli bruni andici Roccia affiorante Litosuoli - Suoli bruni lisciviati - Suoli bruni Regosuoli - Litosuoli - Suoli bruni andici Regosuoli - Litosuoli Suoli bruni e/o suoli bruni vertici Regosuoli - Suoli bruni e/o suoli bruni vertici - Suoli alluv. vertisuoli Regosuoli - Suoli bruni e/o suoli bruni vertici Regosuoli - Suoli alluvionali e/o vertisuoli Regosuoli - Suoli bruni andici Suoli bruni lisciviati Regosuoli - Suoli bruni Suoli bruni leggermente lisciviati Suoli alluvionali Suoli alluvionali - Vertisuoli Vertisuoli Suoli bruni - Suoli bruni calcarei Litosuoli 13% 1% discreta buona o ottima da buona a ottima buona o ottima medio-bassa sem.arbor.vign.bos.pa. agru.arbor.vign.sem.or. vign.agru.semin.orto vign.semin.ortive di p.c. semin.pasc.arbor. 2% discreta vign.arbor.agru.bos.pa. 3% da discreta a buona da discreta a buona seminativo seminativo da mediocre a buona seminativo bassa seminativo da buona a mediocre bosco e pascolo 2% bassa discreta bosco e pascolo bosco e pascolo 1% bassa bassa molto bassa seminativo bosco e pascolo bosco e pascolo modesta nulla o quasi nulla bosco e pascolo bosco e pascolo 3% nulla o quasi nulla quasi nulla

uso prevalente
sterile - bosco e pascolo pascolo

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278

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 9


Suoli Suoli Suoli bruni bruni bruni calcarei Suoli Suoli Litosuoli vertici 2% discreta o buona buona discreta buona vign.arbor.agru.semin. vign.arbor.semin. bosco e pasc.arbor. vign.arbor.agrum.

Regosuoli bruni bruni Vertisuoli calcareiRendzina Suoli bruni - Suoli alluvionali Suoli bruni - Suoli bruni lisciviati Regosuoli e/o litosuoli Suoli bruni acidi - Litosuoli Roccia affiorante Suoli bruni leggermente acidi Suoli bruni - Suoli bruni lisciviati Suoli bruni andici - Litosuoli Suoli bruni lisciviati - Terra rossa Terra rossa - Litosuoli Terra rossa - Suoli bruni calcarei Litosuoli Suoli idromorfi Dune litoranee *ottima per le essenze forestali nulla o quasi nulla quasi nulla incolto inc.serre.vign.bos.pas. 33% discreta-ottima* da discreta a buona ottima discreta o buona discreta bosco e pascolo agr.semin.bos.pasc. vign.arbor.serre agrum.vign.arbor. vigneto-arboreto 19% 21% buona discreta-ottima* vign.arb.agru.sem.bos. bosco e pascolo

Paesaggio agrario (sup.%) paesaggio dellagrumeto paesaggio del vigneto paesaggio delle colture erbacee paesaggio dei seminativi arborati paesaggio delle colture arboree paesaggio dei mosaici colturali colture in serra superfici non soggette a usi agricoli

5% 2% 1% 19% 8% 65%

SOTTOSISTEMA INSEDIATIVO
Suddivisione amministrativa storica Comarche 1583-1812 Castroreale, Linguaglossa, Messina, Milazzo, Patti, Pozzo di Gotto, Rometta, Santa Lucia del Mela, Taormina, Tortorici Distretti 1812-1861 Castroreale, Messina, Patti Intendenze 1818-1861 Messina Circondari Al Superiore, Barcellona Pozzo di Gotto, Castroreale, Francavilla di Sicilia, Messina, Milazzo, Naso, Novara di Sicilia, Patti, Raccuja, Rometta, SantAngelo di Brolo, Santa Lucia del Mela, Savoca, Taormina Diocesi al 1850 Archimandrita, Messina, Patti, S. Lucia del Mela Strumentazione urbanistica Piani comprensoriali

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279

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 9

P.R.G.

Programmi di fabbricazione

Piani di trasferimento nessuno strumento Vincoli esistenti (sup.%) L. 431/85 territori costieri territori contermini ai laghi fiumi, torrenti e corsi dacqua montagne oltre 1200 m foreste e boschi* vulcani zone di interesse archeologico L. 1497/39 L. 1089/39 siti archeologici L.R. 15/91 Parchi e riserve parchi regionali riserve regionali L.R. 78/76 fascia di rispetto costiera fascia di rispetto lacustre fascia di rispetto archeologica Vincoli idrogeologici

Al Superiore, Barcellona Pozzo di Gotto, Castroreale, Francavilla di Sicilia, Furci Siculo, Giardini, Naxos, Gualtieri Sicamin, Mazzarr Sant'Andrea, Messina, Milazzo, Montagnareale, Oliveri, Pace del Mela, Patti, Piraino, Roccafiorita, San Pier Niceto, San Piero Patti, Santa Lucia del Mela, Saponara, Taormina, Villafranca Tirrena Al Terme, Antillo, Basic, Brolo, Casalvecchio Siculo, Castelmola, Condr, Falcone, Ficarra, Fiumedinisi, Forza DAgr, Furnari, Gaggi, Gallodoro, Gioiosa Marea, Graniti, Itala, Letojanni, Librizzi, Liminna, Mandanici, Mer, Monforte San Giorgio, Mongiuffi Melia, Motta Camastra, Nizza di Sicilia, Novara di Sicilia, Pagliara, Roccalumera, Roccavaldina, Rod Milici, Rometta, San Filippo del Mela, SantAlessio Siculo, SantAngelo di Brolo, Santa Teresa di Riva, Savoca, Scaletta Zanclea, Spadafora, Torregrotta, Tripi, Valdina, Venetico, Terme Vigliatore Fondachelli Fantina

3% 15% < 1% 19% 2% 5% 29 < 1% 3% 2% 75%

* limitatamente alle aree individuate dallo studio sulla vegetazione

Infrastrutture

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TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 9

Rete trasporti e comunicazione autostrade (km) 97 strade statali (km) 109 altre strade (km) 646 linee ferroviarie elettr.a doppio bin. (km) 35 linee ferroviarie elettr. a unico bin. (km) 79 linee ferroviarie non elettr. (km) 49 aeroporti (n) porti comm. interesse nazionale (n) 1 porti comm. interesse regionale (n) 1 porti turistici e pescherecci (n) 1 porti militari e per la sicurezza (n) 1 Rete energia linee elettriche 380Kv (pres.) alta linee elettriche 220Kv (pres.) alta ricevitrici (n) 1 stazioni di smistamento (n) 1 centrali idroelettriche (n) centrali termoelettriche (n) 3 centrali turbogas (n) metanodotto (pres.) alta Rete idrica acquedotti (pres.) media potabilizzatori (n) dissalatori (n) impianti di sollevamento (n) Impianti di depurazione depuratori previsti dal piano reg. (n) 95 depuratori in esercizio (n) 40 La presenza indicata per valori (alta-media-bassa) che tengono conto del grado di fittezza delle reti in rapporto allestensione dellambito Aree industriali e turistiche agglomerati industriali (A.S.I.) Industrie manifatturiere industrie alimentari industrie tessili ed abbigliamento industrie del legno e della carta industrie prodotti petroliferi raffinati industrie chimiche e fibre sintetiche industrie della gomma e materie plastiche industrie materiali non metalliferi industrie meccaniche e prod. metalli Impianti turistici impianti turistici di alta categoria impianti turistici di media categoria 6 16 4 1 2 4 1 15 19 23 132

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281

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 9

impianti turistici di bassa categoria numero totale posti letto Sistemi locali del lavoro Istat Irpet 1994
denominazione dinamica demografica dinamica del patrimonio edilizio dinamica della superficie urbanizzata specializzazione C D E F G H I J K L

77 17.537

Barcellona P/G Brolo Francavilla Messina Milazzo Montalbano E. Patti San Patti

in crescita in declino in declino dalland. inst. in crescita in declino in accent.

5,06% 3,07% 1,58% 4,26% 4,88% 3,23%

3,14% 12,61% 2,70% 2,12% 3,12% 3,18% 6,91% 7,49% 1,78% 5,17% 1,91%

ripr. 4,87% 1,65% 3,29% 6,75%

Piero in declino

S. Teresa di in declino R. Taormina Francavilla T. in crescita in accent.

ripr. 4,42%

dinamica del patrimonio edilizio: viene indicata la variazione annua dei vani nel periodo 1951-1991 dinamica della superficie urbanizzata: viene indicata la variazione annua nel periodo 1955-1994 specializzazione: vengono indicate le specializzazioni produttive e funzionali relative alla classificazione delle attivit economiche ISTAT C Estrazione di minerali D Attivit manifatturiere E Produzione e distrib. di energia elettr.e gas F Costruzioni G Commercio allingrosso e al dettaglio H Alberghi e ristoranti I Trasporti, magazzinaggio e comunicazioni J Intermediazione monetaria e finanziaria K Attivit immobiliari, noleggio, informatica, ecc. L Pubblica amministrazione, assicurazione sociale M Istruzione N Sanit e altri servizi sociali O Altri servizi pubblici, sociali e professionali

Beni archeologici A Aree complesse (citt antiche con acropoli, fortificazioni, thermae, necropoli, ecc.) A.1 Aree complesse di entit minore (villaggi, luoghi fortificati, frouria, ecc.) A.2 Insediamenti (ripari, grotte, necropoli, ville, casali, fattorie, impianti produttivi) A.3 Manufatti isolati (tombe monumentali, castelli, templi, chiese, basiliche, ecc.) A.4 Manufatti per lacqua B Aree di interesse storicoarcheologico C Viabilit D Aree delle strutture marine, sottomarine e relitti

6 10 92 7 1 27 2 1

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282

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 9

E F

Aree dei resti paleontologici e paletnologici e delle tracce paleotettoniche Aree delle grandi battaglie dellantichit 8 32 12 1 3 38 3 9 206 7 1 70 102 10 35 374 208 320 49

Centri storici A di origine antica A/B di origine antica, rifondati in et medievale A/D di origine antica, ricostruiti in situ dopo il terremoto del Val di Noto B di origine medievale B/C di nuova fondazione, su preesistenza di origine medievale B/D di origine medievale, ricostruiti in situ dopo il terremoto del Val di Noto C di nuova fondazione C/D di nuova fondazione, ricostruiti in situ dopo il terremoto del Val di Noto D ricostruiti in nuovo sito dopo il terremoto del Val di Noto H abbandonati in epoca moderna e contemporanea Localizzazione geografica di montagna di collina di pianura di costa Nuclei storici E di varia origine F generatori di centri complessi G di impianto contemporaneo a funzionalit specifica Localizzazione geografica di montagna di collina di pianura di costa Viabilit storica al 1885 (km) Strade carrabili Sentieri Percorsi agricoli interpoderali- Trazzere Regie Ferrovie Beni isolati A Architettura militare A1 Torri A2 Castelli e opere forti A3 Caserme, carceri, capitanerie, ecc. B Architettura religiosa B1 Santuari, conventi, monasteri, ecc. B2 Chiese e cappelle B3 Cimiteri, catacombe, ossari

18 12 9 97 85

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TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 9

C D

Architettura residenziale C1 Ville, villini, palazzi, casine, ecc. Architettura produttiva D1 Bagli, masserie, fattorie, casali, ecc. D2 Case coloniche, stalle, magazzini, ecc. D3 Palmenti, trappeti, stab. enologici, ecc. D4 Mulini D5 Fontane, abbeveratoi, gebbie, ecc. D6 Tonnare D7 Saline D8 Cave, miniere e solfare D9 Fornaci, stazzoni, calcare D10 Industrie, opifici, centrali elettriche, ecc. Attrezzature e servizi E1 Porti, caricatori, scali portuali E2 Scali aeronautici E3 Stabilimenti balneari o termali E4 Fondaci, alberghi, osterie, locande, ecc. E5 Ospedali, lazzaretti, manicomi, scuole ecc. E6 Fari, lanterne, fanali, semafori, ecc.

71 3 1 5 100 36 2 2 10 5 5 7 1

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TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 10

10 AREA DELLE COLLINE DELLA SICILIA CENTRO - MERIDIONALE

Lambito caratterizzato dal paesaggio dellaltopiano interno, con rilievi che


degradano dolcemente al Mar dAfrica, solcati da fiumi e torrenti che tracciano ampi solchi profondi e sinuosi (valli del Platani e del Salso). Il paesaggio dellaltopiano costituito da una successione di colline e basse montagne comprese fra 400 e 600 metri. I rilievi solo raramente si avvicinano ai 1000 metri di altezza nella parte settentrionale, dove sono presenti masse piuttosto ampie e ondulate, versanti con medie e dolci pendenze, dorsali e cime arrotondate. Il modellamento poco accentuato tipico dei substrati argillosi e marnosi pliocenici e soprattutto miocenici, biancastri o azzurrognoli ed rotto qua e l da spuntoni sassosi che conferiscono particolari forme al paesaggio. Le stagioni definiscono aspetti diversi del paesaggio con il mutare della vegetazione e dei suoi colori. Nel dopoguerra il paesaggio agrario ha cambiato fortemente la propria identit economica legata alle colture estensive del latifondo e alle attivit estrattive (zolfo, salgemma), sviluppando nuove colture (vigneto e agrumeto, o potenziando colture tradizionali (oliveto mandorleto). Il fattore di maggiore caratterizzazione la natura del suolo prevalentemente gessoso o argilloso che limita le possibilit agrarie, favorendo la sopravvivenza della vecchia economia latifondista cerealicola-pastorale. I campi privi di alberi e di abitazioni denunciano ancora il prevalere, in generale, dei caratteri del latifondo cerealicolo. Lorganizzazione del territorio conserva ancora la struttura insediativa delle citt rurali arroccate sulle alture create con la colonizzazione baronale del 500 e 700. Questi centri, in generale poveri di funzioni urbane terziarie nonostante la notevole espansione periferica degli abitati, mantengono il carattere di citt contadine anche se lelemento principale, il bracciantato, costituisce una minoranza sociale. Lavvento di nuove colture ha determinato un diverso carattere del paesaggio agrario meno omogeneo e pi frammentato rispetto al passato. Vasti terreni di scarsa fertilit per la natura argillosa e arenacea del suolo sono destinati al seminativo asciutto o al pascolo. Gli estesi campi di grano testimoniano il ruolo storico di questa coltura, ricordando il latifondo sopravvissuto nelle zone pi montane, spoglie di alberi e di case. Molti sono i vigneti, che rappresentano una delle maggiori risorse economiche del territorio; oliveti e mandorleti occupano buona parte dellaltopiano risalendo anche nelle zone pi collinari. I centri storici, in prevalenza citt di fondazione, presentano un disegno dellimpianto urbano che strettamente connesso a particolari elementi morfologici (la rocca, la sella, il versante, la cresta....) ed costituito fondamentalmente dallaggregazione della casa contadina. Caltanissetta la maggiore citt della Sicilia interna, anche se il suo ruolo ha subito una involuzione rispetto al secolo scorso, quando concentrava il capitale dellindustria zolfifera e della cerealicoltura dellaltopiano centrale. Le trasformazioni colturali hanno posto Canicatt al centro di una vasta area agricola che, trasformatasi nellultimo ventennio con vigneti di pregio, costituisce un elemento emergente e di differenziazione del paesaggio agrario. Il popolamento della costa, tuttaltro che scarso nei tempi antichi come testimoniano i famosi resti archeologici di citt, di santuari e di ville, diviene successivamente limitato e riflette il difficile rapporto intrattenuto nei secoli con le coste del Nord Africa.

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TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 10

I centri urbani sorgono interni, sulle pendici collinari e lungo le valli, soltanto Sciacca e Porto Empedocle sono centri marinari ed hanno carattere commerciale e industriale. Il resto dellinsediamento recente, concentrato per nuclei pi o meno diffusi, ha carattere esclusivamente turistico-stagionale. Larea urbana di Agrigento-Porto Empedocle rappresenta la maggiore concentrazione insediativa costiera. Il paesaggio costiero, aperto verso il Mare dAfrica, caratterizzato da numerose piccole spiagge delimitate dalle colline che giungono a mare con inclinazioni diverse formando brevi balze e declivi. Lalternarsi di coste a pianure di dune e spiagge strette limitate da scarpate di terrazzi, interrotte a volte dal corso dei fiumi e torrenti (Verdura Magazzolo, Platani) connota il paesaggio di questo ambito. La costa lievemente sinuosa non ha insenature significative sino al Golfo di Gela; in particolari zone il paesaggio di eccezionale bellezza (Capo Bianco, Scala dei Turchi) ancora non alterato e poco compromesso da urbanizzazioni e da case di villeggiatura, ma soggetto a forti rischi e a pressioni insediative. La notevole pressione antropica negli ultimi decenni ha arrecato gravi alterazioni al paesaggio naturale e al paesaggio antropico tradizionale e ha messo anche in pericolo beni unici di eccezionale valore quali la Valle dei Templi di Agrigento. La siccit aggravata dalla ventosit, dalla forte evaporazione e dalla natura spesso impermeabile dei terreni, causa di un forte degrado dellambiente, riscontrabile maggiormente nei corsi dacqua che, nonostante la lunghezza, risultano compromessi dal loro carattere torrenziale. Limpoverimento del paesaggio accresciuto dalle opere di difesa idraulica che incautamente hanno innalzato alte sponde di cemento sopprimendo ogni forma di vita vegetale sulle rive. Il paesaggio segnato dalle valli del Belice, del Salito, del Gallo doro, del Platani e dellImera Meridionale (Salso). I fiumi creano nel loro articolato percorso paesaggi e ambienti unici e suggestivi, caratterizzati da larghi letti fluviali isteriliti nel periodo estivo e dalla natura solitaria delle valli coltivate e non abitate. Il Platani scorre in una aperta valle a fondo sabbioso, piano e terrazzato, serpeggiando in un ricco disegno di meandri. La variet di scorci paesaggistici offerti dai diversi aspetti che il fiume assume, dilatandosi nella valle per la ramificazione degli alvei o contraendosi per il paesaggio tra strette gole scavate nelle rocce, certamente una delle componenti della sua bellezza. Le colture sono per lo pi vigneti, qualche mandorleto o frutteto, verdeggianti distese che contrastano con le colline marnose, rotte qua e l da calanchi e da spuntoni rocciosi, o con le stratificazioni mioceniche di argille gessose e sabbiose. I rivestimenti boschivi sono rarissimi e spesso ad eucalipti. Lambiente steppico, le pareti rocciose, i calanchi e lacqua sono le componenti naturali pi importanti della valle dellImera. Il fiume nasce dalle Madonie e attraversa tutto laltopiano centrale con un corso tortuoso, incassato in profonde gole; percorre la regione delle zolfare tra Caltanissetta ed Enna e il bacino minerario di Sommatino e disegnando lunghi meandri nella piana di Licata si versa in mare ad est della citt. Le colture del mandorlo, dellolivo, del pistacchio e del seminativo ricoprono i versanti della valle mentre la vegetazione steppica si sviluppata nelle zone a

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TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 10

forte pendenza. Ampie superfici di ripopolamenti forestali ad eucalipti e pini hanno alterato il paesaggio degradando la vegetazione naturale.

Scheda dellarea INQUADRAMENTO GENERALE


Province Agrigento, Caltanissetta, Palermo Comuni (in corsivo i comuni parzialmente interessati) Acquaviva Platani, Agrigento, Alessandria della Rocca, Alimena, Aragona, Bivona, Bompensiere, Calamonaci, Caltabellotta, Caltanissetta, Camastra, Cammarata, Campobello di Licata, Campofranco, Canicatt, Castellana Sicula, Casteltermini, Castrofilippo,Cattolica Eraclea, Cianciana, Comitini, Favara, Grotte, Joppolo Giancaxio, Licata, Lucca Sicula, Marianopoli, Mazzarino, Milena, Montallegro, Montedoro, Mussomeli, Naro, Palazzo Adriano, Palma di Montechiaro, Petralia Sottana, Porto Empedocle, Racalmuto, Raffadali, Ravanusa, Realmonte, Ribera, Riesi, San Biagio Platani, San Cataldo, San Giovanni Gemini, SantAngelo Muxaro, Santa Caterina Villarmosa, Santa Elisabetta, Santo Stefano Quisquina, Sciacca, Serradifalco, Siculiana, Sommatino, Sutera, Villafranca Sicula, Villalba Inquadramento territoriale superficie (Kmq) (ab/kmq) 3.249,89 abitanti residenti 508.060 densit 156 sparsa 17.037 (3%)

Distribuzione della popolazione (ab) nei centri nei nuclei 489.281 (96%) 1.742 (1%) Temperature (sup.%) medie giornaliere del mese pi freddo da 1 a 4 da 5 a 8 da 9 a 12 medie giornaliere del mese pi caldo da 18 a 21 da 22 a 25 da 26 a 29 Precipitazioni medie annue (sup.%)

20% 80% 12% 88%

LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE

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TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 10

400mm 400mm 600mm 800mm 1000mm > 1200mm

<

600mm 800mm 1000mm 1200mm

28% 60% 12% 10% 83% 7% 19% 58% 21% 2%

Altimetria s.l.m. (sup.%) da 0 a 100 da 100 a 600 da 600 a 1200 > 1200 Clivometria (sup.%) da 0 a 5 da 5 a 20 da 20 a 40 > 40

SISTEMA NATURALE SOTTOSISTEMA ABIOTICO


Complessi litologici (sup.%) clastico di deposizione continentale vulcanico sabbioso calcarenitico argillo-marnoso evaporitico conglomeratico-arenaceo carbonatico arenaceo-argilloso-calcareo filladico e scistoso-cristallino Aree geomorfologiche (sup.%) colline argillose colline sabbiose rilievi arenacei rilievi carbonatici rilievi gessosi pianure costiere cono vulcanico rilievi metamorfici pianure alluvionali tavolato prev. carbonatico Elementi morfologici coste alte (km) a falesia con spiagge strette limitate da: rilievi 10% 6% 59% 23% 1% 1% < 1% 40% < 1% 1% 59% < 1%

37

LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE

288

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 10

scarpate di terrazzi coste basse (km) a pianure alluvionali con pantani e lagune con saline con dune a pianure di fiumara fondivalle (sup.%) pianure (sup.%) cime (n) collinari (fino a 200 m) collinari (200-400) collinari (400-600) montane (600-1200) montane (>1200) crinali (n) collinari montani selle (n) grotte (n) frane opere pubbl. (n) cave principali (n) aree dissestate (sup.%) Idrologia corsi dacqua principali (km) corsi dacqua secondari (km) superficie lacustre (Kmq) sorgenti termali sorgenti di rilevanza regionale

41 8 12 11% 9 74 114 95 143 12 28 2 33 42 19% 211 1.309 4 1

SOTTOSISTEMA BIOTICO
Vegetazione potenziale (sup.%) Oleo-Ceratonion: Ceratonietum, Oleo-Lentiscetum Quercion ilicis : Querceto-Teucrietum siculi Quercion pubescenti-petrae: Quercetum pubescentis s.l. Quercion pubescenti-petrae: Quercetum pubescentis cerretosum Aremonio-Fagion: Aquifoglio-Fagetum Ruminici-Astragalion: Astragaletum siculi Vegetazione (sup.%) Formazioni forestali Formazioni a prevalenza di Fagus sylvatica (Geranio versicoloris-Fagion) Formazioni degradate a prevalenza di Fagus sylvatica Formazioni a prevalenza di Quercus cerris (Quercetalia pubescenti-petraeae) Formazioni degradate a prevalenza di Quercus cerris 65% 29% 6%

LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE

289

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 10

Formazioni a prevalenza di Pinus laricio (Querco-Fagetea) Formazioni degradate a prevalenza di Pinus laricio Formazioni a prevalenza di querce caducifoglie termofile (Quercion ilicis) Formazioni degradate a prevalenza di querce caducifoglie termofile Formazioni a prevalenza di Quercus ilex (Quercion ilicis) Formazioni degradate a prevalenza di Quercus ilex Formazioni a prevalenza di Quercus suber (Erico-Quercion ilicis) Formazioni degradate a prevalenza di Quercus suber Formazioni a prevalenza di Pinus halepensis Macchie e arbusteti Macchie di sclerofille sempreverdi (Pistacio-Rhamnetalia alaterni) Arbusteti, boscaglie e praterie arbustate (Pruno-Rubion ulmifolii) Arbusteti spinosi altomontani (Rumici-Astragaletalia) Garighe, praterie e vegetazione rupestre Formazioni termo-xerofile (Thero-Brochypodietalia, Cisto-Ericetalia, Lygeo-Stipetalia e Dianthion rupicolae) Formazioni meso-xerofile (Erisymo-Jurinetalia e Saxifragion australis) Formazioni pioniere delle lave (stadi a Sedum sp. pl., arbusteti a Genista aetnensis, ecc.) Vegetazione dei corsi dacqua Formazioni alveo-ripariali estese (Populietalia albae, Salicetalia purpureae, Tamaricetalia, ecc.) Vegetazione lacustre e palustre Formazioni igro-idrofitiche di laghi e pantani (Potamogetonetalia, Phragmitetalia, Magnocaricetalia) Vegetazione di saline e lagune Formazioni sommerse ed emerse dal bordo (Ruppietalia,Thero-Salicornietalia, ecc.) Formazioni sommerse ed emerse dal bordo (Ruppietalia, Thero-Salicornietalia, praterie a Posidonia) Vegetazione costiera (presenza*) Formazioni delle dune sabbiose (Ammophiletalia, Malcomietalia, ecc.) Formazioni delle coste rocciose (Crithmo-Lmonietalia) Vegetazione sinantropica Coltivi con vegetazione infestante (Secalietea, Stellarietea mediae, Chenopodietea, ecc.) Formazioni forestali artificiali, (boschi a Pinus, Eucalyptus Cupressus, ecc.) Formazioni forestali artificiali degradate (boschi degradati a Pinus, Eucalyptus, Cupressus, ecc.) Aree con vegetazione ridotta o assente
* presenza stimata in rapporto allo sviluppo costiero dellambito secondo le classi:

< 1% < 1% 3%

6% < 1%

< 1%

xxx x

87% 3% 1%

xxx presenza elevata xx presenza media x presenza bassa - assenza o presenza ridottissima

LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE

290

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 10

SISTEMA ANTROPICO SOTTOSISTEMA AGRICOLO


Associazioni di suoli (sup. %) classificazione sup.% potenzialit agr.
Roccia affiorante - Litosuoli Roccia affiorante - Litosuoli - Terra rossa Roccia affiorante - Litosuoli Suoli bruni e/o suoli bruni calcarei Litosuoli Roccia affiorante Protorendzina Litosuoli - Roccia affiorante Suoli bruni andici Litosuoli - Roccia affiorante - Suoli bruni Litosuoli - Roccia affiorante - Terra rossa Litosuoli - Suoli bruni andici Roccia affiorante Litosuoli - Suoli bruni lisciviati - Suoli bruni Regosuoli - Litosuoli - Suoli bruni andici Regosuoli - Litosuoli Suoli bruni e/o suoli bruni vertici Regosuoli - Suoli bruni e/o suoli bruni vertici - Suoli alluv. vertisuoli Regosuoli - Suoli bruni e/o suoli bruni vertici Regosuoli - Suoli alluvionali e/o vertisuoli Regosuoli - Suoli bruni andici Suoli bruni lisciviati Regosuoli - Suoli bruni Suoli bruni leggermente lisciviati Suoli alluvionali Suoli alluvionali - Vertisuoli Vertisuoli Suoli bruni - Suoli bruni calcarei Litosuoli Suoli Suoli Suoli bruni bruni bruni calcarei Suoli Suoli Litosuoli vertici 15% 1% discreta o buona buona discreta buona vign.arbor.agru.semin. vign.arbor.semin. bosco e pasc.arbor. vign.arbor.agrum. Regosuoli bruni bruni Vertisuoli calcareiRendzina Suoli bruni - Suoli alluvionali Suoli bruni - Suoli bruni lisciviati Regosuoli e/o litosuoli Suoli bruni acidi - Litosuoli Roccia affiorante Suoli bruni leggermente acidi 4% buona discreta-ottima* vign.arb.agru.sem.bos. bosco e pascolo 2% 4% 4% 3% 3% discreta buona o ottima da buona a ottima buona o ottima medio-bassa sem.arbor.vign.bos.pa. agru.arbor.vign.sem.or. vign.agru.semin.orto vign.semin.ortive di p.c. semin.pasc.arbor. discreta vign.arbor.agru.bos.pa. 26% 2% da discreta a buona da discreta a buona seminativo seminativo 10% da mediocre a buona seminativo 22% bassa seminativo da buona a mediocre bosco e pascolo bassa discreta bosco e pascolo bosco e pascolo 1% bassa bassa molto bassa seminativo bosco e pascolo bosco e pascolo modesta nulla o quasi nulla bosco e pascolo bosco e pascolo 3% nulla o quasi nulla quasi nulla

uso prevalente
sterile - bosco e pascolo pascolo

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291

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 10


Suoli bruni - Suoli bruni lisciviati Suoli bruni andici - Litosuoli Suoli bruni lisciviati - Terra rossa Terra rossa - Litosuoli Terra rossa - Suoli bruni calcarei Litosuoli Suoli idromorfi Dune litoranee *ottima per le essenze forestali nulla o quasi nulla quasi nulla incolto inc.serre.vign.bos.pas. discreta-ottima* da discreta a buona ottima discreta o buona discreta bosco e pascolo agr.semin.bos.pasc. vign.arbor.serre agrum.vign.arbor. vigneto-arboreto

Paesaggio agrario (sup.%) paesaggio dellagrumeto paesaggio del vigneto paesaggio delle colture erbacee paesaggio dei seminativi arborati paesaggio delle colture arboree paesaggio dei mosaici colturali colture in serra superfici non soggette a usi agricoli

< 1% 8% 38% 16% 16% 22%

SOTTOSISTEMA INSEDIATIVO
Suddivisione amministrativa storica Comarche 1583-1812 Agrigento, Calascibetta, Castronovo di Sicilia, Corleone, Enna, Licata, Naro, Piazza Armerina, Polizzi Generosa, Sciacca, Sutera Distretti 1812-1861 Agrigento, Bivona, Caltanissetta, Cefal, Corleone, Gela, Piazza Armerina, Sciacca Intendenze 1818-1861 Agrigento, Caltanissetta, Palermo Circondari Agrigento, Bivona, Calascibetta, Caltabellotta, Caltanissetta, Cammarata, Campobello di Licata, Canicatt, Cattolica Eraclea, Enna, Favara, Grotte, Licata, Mussomeli, Naro, Palazzo Adriano, Palma di Montechiaro, Petralia Soprana, Pietraperzia, Raffadali, Ravanusa, Riesi, San Cataldo, Santa Caterina Villarmosa, Sciacca, Serradifalco, Siculiana, Sommatino Diocesi al 1850 Agrigento, Caltanissetta, Cefal, Monreale, Piazza Armerina Archimandrita, Messina, Patti, S. Lucia del Mela Strumentazione urbanistica Piani comprensoriali P.R.G. Cattolica Eraclea, Montallegro, Ribera, Sciacca Agrigento, Alessandria della Rocca, Bivona, Camastra, Canicatt, Castrofilippo, Comitini, Favara, Joppolo Giancaxio, Porto Empedocle, Racalmuto, Raffadali, Santo Stefano Quisquina, Siculiana, Acquaviva Platani, Caltanissetta, Campofranco, Delia, Milena, Montedoro,

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TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 10

Programmi di fabbricazione

Piani di trasferimento nessuno strumento Vincoli esistenti (sup.%) L. 431/85 territori costieri territori contermini ai laghi fiumi, torrenti e corsi dacqua montagne oltre 1200 m foreste e boschi* vulcani zone di interesse archeologico L. 1497/39 L. 1089/39 siti archeologici L.R. 15/91 Parchi e riserve parchi regionali riserve regionali L.R. 78/76 fascia di rispetto costiera fascia di rispetto lacustre fascia di rispetto archeologica Vincoli idrogeologici

Mussomeli, San Cataldo, Sommatino Aragona, Campobello di Licata, Casteltermini, Cianciana, Grotte, Naro, Palma di Montechiaro, Ravanusa, Realmonte, San Biagio Platani, Santa Elisabetta, SantAngelo Muxaro, Bompensiere, Marianopoli, Santa Caterina Villarmosa, Serradifalco, Sutera

1% < 1% 14% 3% 3% 9% 46 < 1% 1% < 1% < 1% < 1% 50%

* limitatamente alle aree individuate dallo studio sulla vegetazione

Infrastrutture Rete trasporti e comunicazione autostrade strade statali altre strade linee ferroviarie elettr.a doppio bin. linee ferroviarie elettr. a unico bin. linee ferroviarie non elettr. aeroporti porti comm. interesse nazionale porti comm. interesse regionale porti turistici e pescherecci porti militari e per la sicurezza Rete energia linee elettriche 380Kv

(km) (km) (km) (km) (km) (km) (n) (n) (n) (n) (n) (pres.)

14 579 1.272 112 168 1 1 3 1 bassa

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293

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 10

linee elettriche 220Kv (pres.) alta ricevitrici (n) stazioni di smistamento (n) centrali idroelettriche (n) centrali termoelettriche (n) 1 centrali turbogas (n) metanodotto (pres.) alta Rete idrica acquedotti (pres.) alta potabilizzatori (n) 3 dissalatori (n) 1 impianti di sollevamento (n) 3 Impianti di depurazione depuratori previsti dal piano reg. (n) 67 depuratori in esercizio (n) 16 La presenza indicata per valori (alta-media-bassa) che tengono conto del grado di fittezza delle reti in rapporto allestensione dellambito Aree industriali e turistiche agglomerati industriali (A.S.I.) Industrie manifatturiere industrie alimentari industrie tessili ed abbigliamento industrie del legno e della carta industrie prodotti petroliferi raffinati industrie chimiche e fibre sintetiche industrie della gomma e materie plastiche industrie materiali non metalliferi industrie meccaniche e prod. metalli Impianti turistici impianti turistici di alta categoria impianti turistici di media categoria impianti turistici di bassa categoria numero totale posti letto Sistemi locali del lavoro Istat Irpet 1994
denominazione dinamica demografica dinamica del patrimonio edilizio dinamica della superficie urbanizzata specializzazione C D E F G H I J K L M N O

6 8 2 5 2 3 5 15 8 7 35 2 4.941

Agrigento Bivona Campob. di L. Casteltermini Naro Racalmuto Ribera

in crescita in declino in accent. in declino in declino in ripr. debole in

9,61% 4,08%

20,57% 9,09% 12,25% 9,83% 19,76% 13,92% 8,25%

ripr. 7,00% 5,17% 3,09% 5,50%

ripr. 4,94%

LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE

294

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 10


accent. Sciacca Caltanissetta Mussomeli in crescita in ripr. debole in declino 5,69% 5,75% 3,87% 11,34% 18,54% 9,65%

dinamica del patrimonio edilizio: viene indicata la variazione annua dei vani nel periodo 1951-1991 dinamica della superficie urbanizzata: viene indicata la variazione annua nel periodo 1955-1994 specializzazione: vengono indicate le specializzazioni produttive e funzionali relative alla classificazione delle attivit economiche ISTAT C Estrazione di minerali D Attivit manifatturiere E Produzione e distrib. di energia elettr.e gas F Costruzioni G Commercio allingrosso e al dettaglio H Alberghi e ristoranti I Trasporti, magazzinaggio e comunicazioni J Intermediazione monetaria e finanziaria K Attivit immobiliari, noleggio, informatica, ecc. L Pubblica amministrazione, assicurazione sociale M Istruzione N Sanit e altri servizi sociali O Altri servizi pubblici, sociali e professionali

Beni archeologici A Aree complesse (citt antiche con acropoli, fortificazioni, thermae, necropoli, ecc.) A.1 Aree complesse di entit minore (villaggi, luoghi fortificati, frouria, ecc.) A.2 Insediamenti (ripari, grotte, necropoli, ville, casali, fattorie, impianti produttivi) A.3 Manufatti isolati (tombe monumentali, castelli, templi, chiese, basiliche, ecc.) A.4 Manufatti per lacqua B Aree di interesse storicoarcheologico C Viabilit D Aree delle strutture marine, sottomarine e relitti E Aree dei resti paleontologici e paletnologici e delle tracce paleotettoniche F Aree delle grandi battaglie dellantichit Centri storici A di origine antica A/B di origine antica, rifondati in et medievale A/D di origine antica, ricostruiti in situ dopo il terremoto del Val di Noto B di origine medievale B/C di nuova fondazione, su preesistenza di origine medievale B/D di origine medievale, ricostruiti in situ dopo il terremoto del Val di Noto C di nuova fondazione C/D di nuova fondazione, ricostruiti in situ dopo il terremoto del Val di Noto D ricostruiti in nuovo sito dopo il terremoto del Val di Noto H abbandonati in epoca moderna e contemporanea

8 54 159 14 5 111 2 5

4 6 34

LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE

295

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 10

Localizzazione geografica di montagna di collina di pianura di costa Nuclei storici E di varia origine F generatori di centri complessi G di impianto contemporaneo a funzionalit specifica Localizzazione geografica di montagna di collina di pianura di costa Viabilit storica al 1885 (km) Strade carrabili Sentieri Percorsi agricoli interpoderali- Trazzere Regie Ferrovie Beni isolati A Architettura militare A1 Torri A2 Castelli e opere forti A3 Caserme, carceri, capitanerie, ecc. B Architettura religiosa B1 Santuari, conventi, monasteri, ecc. B2 Chiese e cappelle B3 Cimiteri, catacombe, ossari C Architettura residenziale C1 Ville, villini, palazzi, casine, ecc. D Architettura produttiva D1 Bagli, masserie, fattorie, casali, ecc. D2 Case coloniche, stalle, magazzini, ecc. D3 Palmenti, trappeti, stab. enologici, ecc. D4 Mulini D5 Fontane, abbeveratoi, gebbie, ecc. D6 Tonnare D7 Saline D8 Cave, miniere e solfare D9 Fornaci, stazzoni, calcare D10 Industrie, opifici, centrali elettriche, ecc. E Attrezzature e servizi E1 Porti, caricatori, scali portuali E2 Scali aeronautici E3 Stabilimenti balneari o termali

5 36 1 2 14 4 15 3 612 406 727 167

15 7 1 6 25 49 29 15 3 1 50 321 54 2 2

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296

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 10

E4 E5 E6

Fondaci, alberghi, osterie, locande, ecc. Ospedali, lazzaretti, manicomi, scuole ecc. Fari, lanterne, fanali, semafori, ecc.

6 10 1

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297

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 11

11 AREA DELLE COLLINE DI MAZZARINO E PIAZZA ARMERINA

Lambito caratterizzato dalle colline argillose mioceniche, comprese fra il Salso


e il Maroglio, e che giungono fino al mare separando la piana di Gela da quella di Licata. Un ampio mantello di sabbie plioceniche tipiche dei territori di Piazza Armerina, Mazzarino, Butera e Niscemi ricopre gli strati miocenici. Dove il pliocene costituito nella parte pi alta da tufi calcarei e da conglomerati il paesaggio assume caratteri pi aspri con una morfologia a rilievi tabulari a mesas o una morfologia a gradini di tipo cuestas. Su questi ripiani sommitali sorgono alcuni centri urbani (Mazzarino, Butera, Niscemi). Determinante nel modellamento del paesaggio stata lazione dei fiumi Salso, Disueri e Maroglio che ha frequenti e talora violente piene ed esondazioni. Il paesaggio agrario aperto e ondulato prevalente quello del seminativo. Solo alcune zone sono caratterizzate dalloliveto e dai frutteti (mandorleti, noccioleti, ficodindieti) che conferiscono un aspetto particolare. Lo sfruttamento agrario e il pascolo hanno innescato fenomeni di degrado quali lerosione, il dissesto idrogeologico e limpoverimento del suolo. Il paesaggio vegetale naturale ridotto a poche aree stato profondamente alterato dai rimboschimenti che hanno introdotto essenze non autoctone (Eucalyptus). Il territorio stato abitato fin da tempi remoti, come testimoniano i numerosi insediamenti (necropoli del Disueri, insediamenti di M. Saraceno, di M. Bubbonia) soprattutto a partire dal periodo greco ha subito un graduale processo dellenizzazione ad opera delle colonie della costa. Le nuove fondazioni (Niscemi, Riesi, Barrafranca, Pietraperzia, Mirabella, S. Cono e S. Michele di Ganzaria) si aggiungono alle roccaforti di Butera e Mazzarino e alla citt medievale di Piazza Armerina definendo la struttura insediativa attuale costituita da grossi borghi rurali isolati. Scheda dellarea INQUADRAMENTO GENERALE
Province Agrigento, Caltanissetta, Catania, Enna Comuni (in corsivo i comuni parzialmente interessati) Barrafranca, Butera, Caltagirone, Enna, Gela, Licata, Mazzarino, Mirabella Imbaccari, Niscemi, Piazza Armerina, Pietraperzia, Ravanusa, Riesi, San Cono, San Michele di Ganzaria Inquadramento territoriale superficie (Kmq) (ab/kmq) 1.332,74 abitanti residenti 120.567 densit 90 sparsa 3.315 (3%)

Distribuzione della popolazione (ab) nei centri nei nuclei 116.875 (97%) 377 (-%) Temperature (sup.%) medie giornaliere del mese pi freddo

LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE

298

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 11

da 1 a 4 da 5 a 8 da 9 a 12 medie giornaliere del mese pi caldo da 18 a 21 da 22 a 25 da 26 a 29 Precipitazioni medie annue (sup.%) < 400mm 400mm 600mm 600mm 800mm 800mm 1000mm 1000mm 1200mm > 1200mm Altimetria s.l.m. (sup.%) da 0 a 100 da 100 a 600 da 600 a 1200 > 1200 Clivometria (sup.%) da 0 a 5 da 5 a 20 da 20 a 40 > 40

46% 54% 27% 73% 71% 21% 8% 3% 90% 7% 22% 59% 17% 2%

SISTEMA NATURALE SOTTOSISTEMA ABIOTICO


Complessi litologici (sup.%) clastico di deposizione continentale vulcanico sabbioso calcarenitico argillo-marnoso evaporitico conglomeratico-arenaceo carbonatico arenaceo-argilloso-calcareo filladico e scistoso-cristallino Aree geomorfologiche (sup.%) colline argillose colline sabbiose rilievi arenacei rilievi carbonatici rilievi gessosi pianure costiere cono vulcanico 13% 34% 43% 10% 38% 27% < 1% 21%

LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE

299

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 11

rilievi metamorfici pianure alluvionali tavolato prev. carbonatico Elementi morfologici coste alte (km) a falesia con spiagge strette limitate da: rilievi scarpate di terrazzi coste basse (km) a pianure alluvionali con pantani e lagune con saline con dune a pianure di fiumara fondivalle (sup.%) pianure (sup.%) cime (n) collinari (fino a 200 m) collinari (200-400) collinari (400-600) montane (600-1200) montane (>1200) crinali (n) collinari montani selle (n) grotte (n) frane opere pubbl. (n) cave principali (n) aree dissestate (sup.%) Idrologia corsi dacqua principali (km) corsi dacqua secondari (km) superficie lacustre (Kmq) sorgenti termali sorgenti di rilevanza regionale

1% 7%

11% 1% 38 73 59 25 1 2 1 9 29% 120 628 2

SOTTOSISTEMA BIOTICO
Vegetazione potenziale (sup.%) Oleo-Ceratonion: Ceratonietum, Oleo-Lentiscetum Quercion ilicis : Querceto-Teucrietum siculi Quercion pubescenti-petrae: Quercetum pubescentis s.l. Quercion pubescenti-petrae: Quercetum pubescentis cerretosum Aremonio-Fagion: Aquifoglio-Fagetum 63% 33% 4%

LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE

300

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 11

Ruminici-Astragalion: Astragaletum siculi Vegetazione (sup.%) Formazioni forestali Formazioni a prevalenza di Fagus sylvatica (Geranio versicoloris-Fagion) Formazioni degradate a prevalenza di Fagus sylvatica Formazioni a prevalenza di Quercus cerris (Quercetalia pubescenti-petraeae) Formazioni degradate a prevalenza di Quercus cerris Formazioni a prevalenza di Pinus laricio (Querco-Fagetea) Formazioni degradate a prevalenza di Pinus laricio Formazioni a prevalenza di querce caducifoglie termofile (Quercion ilicis) Formazioni degradate a prevalenza di querce caducifoglie termofile Formazioni a prevalenza di Quercus ilex (Quercion ilicis) Formazioni degradate a prevalenza di Quercus ilex Formazioni a prevalenza di Quercus suber (Erico-Quercion ilicis) Formazioni degradate a prevalenza di Quercus suber Formazioni a prevalenza di Pinus halepensis Macchie e arbusteti Macchie di sclerofille sempreverdi (Pistacio-Rhamnetalia alaterni) Arbusteti, boscaglie e praterie arbustate (Pruno-Rubion ulmifolii) Arbusteti spinosi altomontani (Rumici-Astragaletalia) Garighe, praterie e vegetazione rupestre Formazioni termo-xerofile (Thero-Brochypodietalia, Cisto-Ericetalia, Lygeo-Stipetalia e Dianthion rupicolae) Formazioni meso-xerofile (Erisymo-Jurinetalia e Saxifragion australis) Formazioni pioniere delle lave (stadi a Sedum sp. pl., arbusteti a Genista aetnensis, ecc.) Vegetazione dei corsi dacqua Formazioni alveo-ripariali estese (Populietalia albae, Salicetalia purpureae, Tamaricetalia, ecc.) Vegetazione lacustre e palustre Formazioni igro-idrofitiche di laghi e pantani (Potamogetonetalia, Phragmitetalia, Magnocaricetalia) Vegetazione di saline e lagune Formazioni sommerse ed emerse dal bordo (Ruppietalia,Thero-Salicornietalia, ecc.) Formazioni sommerse ed emerse dal bordo (Ruppietalia, Thero-Salicornietalia, praterie a Posidonia) Vegetazione costiera (presenza*) Formazioni delle dune sabbiose (Ammophiletalia, Malcomietalia, ecc.) Formazioni delle coste rocciose (Crithmo-Lmonietalia) Vegetazione sinantropica

< 1% < 1% < 1% 1%

9%

< 1%

< 1%

LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE

301

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 11

Coltivi con vegetazione infestante (Secalietea, Stellarietea mediae, Chenopodietea, ecc.) Formazioni forestali artificiali, (boschi a Pinus, Eucalyptus Cupressus, ecc.) Formazioni forestali artificiali degradate (boschi degradati a Pinus, Eucalyptus, Cupressus, ecc.) Aree con vegetazione ridotta o assente
* presenza stimata in rapporto allo sviluppo costiero dellambito secondo le classi:

81% 6% 3%

xxx presenza elevata xx presenza media x presenza bassa - assenza o presenza ridottissima

SISTEMA ANTROPICO SOTTOSISTEMA AGRICOLO


Associazioni di suoli (sup. %) classificazione sup.% potenzialit agr.
Roccia affiorante - Litosuoli Roccia affiorante - Litosuoli - Terra rossa Roccia affiorante - Litosuoli Suoli bruni e/o suoli bruni calcarei Litosuoli Roccia affiorante Protorendzina Litosuoli - Roccia affiorante Suoli bruni andici Litosuoli - Roccia affiorante - Suoli bruni Litosuoli - Roccia affiorante - Terra rossa Litosuoli - Suoli bruni andici Roccia affiorante Litosuoli - Suoli bruni lisciviati - Suoli bruni Regosuoli - Litosuoli - Suoli bruni andici Regosuoli - Litosuoli Suoli bruni e/o suoli bruni vertici Regosuoli - Suoli bruni e/o suoli bruni vertici - Suoli alluv. vertisuoli Regosuoli - Suoli bruni e/o suoli bruni vertici Regosuoli - Suoli alluvionali e/o vertisuoli Regosuoli - Suoli bruni andici Suoli bruni lisciviati Regosuoli - Suoli bruni Suoli bruni leggermente lisciviati Suoli alluvionali Suoli alluvionali - Vertisuoli Vertisuoli Suoli bruni - Suoli bruni calcarei Litosuoli Suoli bruni calcarei Litosuoli discreta o buona vign.arbor.agru.semin. Regosuoli 15% 4% 6% 7% 4% discreta buona o ottima da buona a ottima buona o ottima medio-bassa sem.arbor.vign.bos.pa. agru.arbor.vign.sem.or. vign.agru.semin.orto vign.semin.ortive di p.c. semin.pasc.arbor. discreta vign.arbor.agru.bos.pa. 12% 6% da discreta a buona da discreta a buona seminativo seminativo 3% da mediocre a buona seminativo 8% bassa seminativo da buona a mediocre bosco e pascolo bassa discreta bosco e pascolo bosco e pascolo bassa bassa molto bassa seminativo bosco e pascolo bosco e pascolo modesta nulla o quasi nulla bosco e pascolo bosco e pascolo 4% nulla o quasi nulla quasi nulla

uso prevalente
sterile - bosco e pascolo pascolo

LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE

302

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 11


Suoli Suoli bruni bruni Suoli Suoli bruni bruni vertici 8% 4% % buona discreta buona vign.arbor.semin. bosco e pasc.arbor. vign.arbor.agrum.

Vertisuoli calcareiRendzina Suoli bruni - Suoli alluvionali Suoli bruni - Suoli bruni lisciviati Regosuoli e/o litosuoli Suoli bruni acidi - Litosuoli Roccia affiorante Suoli bruni leggermente acidi Suoli bruni - Suoli bruni lisciviati Suoli bruni andici - Litosuoli Suoli bruni lisciviati - Terra rossa Terra rossa - Litosuoli Terra rossa - Suoli bruni calcarei Litosuoli Suoli idromorfi Dune litoranee *ottima per le essenze forestali nulla o quasi nulla quasi nulla incolto inc.serre.vign.bos.pas. 1% discreta-ottima* da discreta a buona ottima discreta o buona discreta bosco e pascolo agr.semin.bos.pasc. vign.arbor.serre agrum.vign.arbor. vigneto-arboreto 18% buona discreta-ottima* vign.arb.agru.sem.bos. bosco e pascolo

Paesaggio agrario (sup.%) paesaggio dellagrumeto paesaggio del vigneto paesaggio delle colture erbacee paesaggio dei seminativi arborati paesaggio delle colture arboree paesaggio dei mosaici colturali colture in serra superfici non soggette a usi agricoli

1% 39% 24% 17% 19%

SOTTOSISTEMA INSEDIATIVO
Suddivisione amministrativa storica Comarche 1583-1812 Calascibetta, Caltagirone, Enna, Licata, Mineo, Piazza Armerina Distretti 1812-1861 Agrigento, Caltagirone, Caltanissetta, Gela, Piazza Armerina Intendenze 1818-1861 Agrigento, Caltanissetta, Catania Circondari Barrafranca, Caltagirone, Caltanissetta Diocesi al 1850 Agrigento, Caltagirone, Caltanissetta, Piazza Armerina, Siracusa Strumentazione urbanistica Piani comprensoriali P.R.G. Programmi di fabbricazione Piani di trasferimento nessuno strumento Butera, Mazzarino, Niscemi, Piazza Armerina, Mirabella Imbaccari, San Michele di Ganzaria Riesi, Barrafranca, Pietraperzia, San Cono

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303

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 11

Vincoli esistenti (sup.%) L. 431/85 territori costieri territori contermini ai laghi fiumi, torrenti e corsi dacqua montagne oltre 1200 m foreste e boschi* vulcani zone di interesse archeologico L. 1497/39 L. 1089/39 siti archeologici L.R. 15/91 Parchi e riserve parchi regionali riserve regionali L.R. 78/76 fascia di rispetto costiera fascia di rispetto lacustre fascia di rispetto archeologica Vincoli idrogeologici
* limitatamente alle aree individuate dallo studio sulla vegetazione

< 1% 14% 9% 1% 8% 11 3% < 1% 47%

Infrastrutture Rete trasporti e comunicazione autostrade strade statali altre strade linee ferroviarie elettr.a doppio bin. linee ferroviarie elettr. a unico bin. linee ferroviarie non elettr. aeroporti porti comm. interesse nazionale porti comm. interesse regionale porti turistici e pescherecci porti militari e per la sicurezza Rete energia linee elettriche 380Kv linee elettriche 220Kv ricevitrici stazioni di smistamento centrali idroelettriche centrali termoelettriche centrali turbogas metanodotto Rete idrica acquedotti

(km) (km) (km) (km) (km) (km) (n) (n) (n) (n) (n) (pres.) (pres.) (n) (n) (n) (n) (n) (pres.) (pres.)

175 510 alta media alta alta

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304

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 11

potabilizzatori (n) 1 dissalatori (n) impianti di sollevamento (n) 1 Impianti di depurazione depuratori previsti dal piano reg. (n) 16 depuratori in esercizio (n) 5 La presenza indicata per valori (alta-media-bassa) che tengono conto del grado di fittezza delle reti in rapporto allestensione dellambito Aree industriali e turistiche agglomerati industriali (A.S.I.) Industrie manifatturiere industrie alimentari industrie tessili ed abbigliamento industrie del legno e della carta industrie prodotti petroliferi raffinati industrie chimiche e fibre sintetiche industrie della gomma e materie plastiche industrie materiali non metalliferi industrie meccaniche e prod. metalli Impianti turistici impianti turistici di alta categoria impianti turistici di media categoria impianti turistici di bassa categoria numero totale posti letto Sistemi locali del lavoro Istat Irpet 1994
denominazione dinamica demografica dinamica del patrimonio edilizio dinamica della superficie urbanizzata specializzazione C D E F G H I J K L M N O

1 1 11 649

Gela Mazzarino Enna Piazza Armer. Caltagirone

in crescita in declino in declino in ripr. debole dallandam.in s

9,51% 5,65% 4,30% 6,00% 3,83%

24,53% 12,83% 12,84% 14,48% 14,12%

dinamica del patrimonio edilizio: viene indicata la variazione annua dei vani nel periodo 1951-1991 dinamica della superficie urbanizzata: viene indicata la variazione annua nel periodo 1955-1994 specializzazione: vengono indicate le specializzazioni produttive e funzionali relative alla classificazione delle attivit economiche ISTAT C Estrazione di minerali D Attivit manifatturiere E Produzione e distrib. di energia elettr.e gas F Costruzioni G Commercio allingrosso e al dettaglio H Alberghi e ristoranti I Trasporti, magazzinaggio e comunicazioni J Intermediazione monetaria e finanziaria K Attivit immobiliari, noleggio, informatica, ecc. L Pubblica amministrazione, assicurazione sociale M Istruzione N Sanit e altri servizi sociali O Altri servizi pubblici, sociali e professionali

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305

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 11

Beni archeologici A Aree complesse (citt antiche con acropoli, fortificazioni, thermae, necropoli, ecc.) A.1 Aree complesse di entit minore (villaggi, luoghi fortificati, frouria, ecc.) A.2 Insediamenti (ripari, grotte, necropoli, ville, casali, fattorie, impianti produttivi) A.3 Manufatti isolati (tombe monumentali, castelli, templi, chiese, basiliche, ecc.) A.4 Manufatti per lacqua B Aree di interesse storicoarcheologico C Viabilit D Aree delle strutture marine, sottomarine e relitti E Aree dei resti paleontologici e paletnologici e delle tracce paleotettoniche F Aree delle grandi battaglie dellantichit Centri storici A di origine antica A/B di origine antica, rifondati in et medievale A/D di origine antica, ricostruiti in situ dopo il terremoto del Val di Noto B di origine medievale B/C di nuova fondazione, su preesistenza di origine medievale B/D di origine medievale, ricostruiti in situ dopo il terremoto del Val di Noto C di nuova fondazione C/D di nuova fondazione, ricostruiti in situ dopo il terremoto del Val di Noto D ricostruiti in nuovo sito dopo il terremoto del Val di Noto H abbandonati in epoca moderna e contemporanea Localizzazione geografica di montagna di collina di pianura di costa Nuclei storici E di varia origine F generatori di centri complessi G di impianto contemporaneo a funzionalit specifica Localizzazione geografica di montagna di collina di pianura di costa Viabilit storica al 1885 (km)

28 79 14 1 19 1

1 2 7 1 9 1 1

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306

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 11

Strade carrabili Sentieri Percorsi agricoli interpoderali- Trazzere Regie Ferrovie Beni isolati A Architettura militare A1 Torri A2 Castelli e opere forti A3 Caserme, carceri, capitanerie, ecc. B Architettura religiosa B1 Santuari, conventi, monasteri, ecc. B2 Chiese e cappelle B3 Cimiteri, catacombe, ossari C Architettura residenziale C1 Ville, villini, palazzi, casine, ecc. D Architettura produttiva D1 Bagli, masserie, fattorie, casali, ecc. D2 Case coloniche, stalle, magazzini, ecc. D3 Palmenti, trappeti, stab. enologici, ecc. D4 Mulini D5 Fontane, abbeveratoi, gebbie, ecc. D6 Tonnare D7 Saline D8 Cave, miniere e solfare D9 Fornaci, stazzoni, calcare D10 Industrie, opifici, centrali elettriche, ecc. E Attrezzature e servizi E1 Porti, caricatori, scali portuali E2 Scali aeronautici E3 Stabilimenti balneari o termali E4 Fondaci, alberghi, osterie, locande, ecc. E5 Ospedali, lazzaretti, manicomi, scuole ecc. E6 Fari, lanterne, fanali, semafori, ecc.

192 303 321

4 3 1 2 8 12 8 37 2 31 75 15 3 2

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TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 12

12 AREA DELLE COLLINE DELLENNESE

Lambito caratterizzato dal paesaggio del medio-alto bacino del Simeto. Le valli
del Simeto, del Troina, del Salso, del Dittaino e del Gornalunga formano un ampio ventaglio delimitato dai versanti montuosi dei Nebrodi meridionali e dei rilievi degli Erei, che degradano verso la piana di Catania e che definiscono lo spartiacque fra il mare Ionio e il mare dAfrica. Il paesaggio ampio e ondulato tipico dei rilievi argillosi e marnoso-arenaci chiuso verso oriente dallEtna che offre particolari vedute. La vegetazione naturale ha modesta estenzione ed limitata a poche aree che interessano la sommit dei rilievi pi elevati (complesso di monte Altesina, colline di Aidone e Piazza Armerina) o le parti meno accessibili delle valli fluviali (Salso). Il disboscamento nel passato e labbandono delle colture oggi, hanno causato gravi problemi alla stabilit dei versanti, limpoverimento del suolo, e fenomeni diffusi di erosione. La monocoltura estensiva d al paesaggio agrario un carattere di uniformit che varia di colore con le stagioni e che interrotta dalla presenza di emergenze geomorfologiche (creste calcaree, cime emergenti) e dal modellamento del rilievo. La centralit dellarea come nodo delle comunicazioni e della produzione agricola testimoniata dai ritrovamenti archeologici di insediamenti sicani, greci e romani. In et medievale prevale il ruolo strategico-militare con una ridistribuzione degli insediamenti ancora oggi leggibile. Gli attuali modelli di organizzazione territoriale penalizzano gli insediamenti di questa area interna rendendoli periferici rispetto alle aree costiere. Il rischio labbandono e la perdita di identit dei centri urbani.

Scheda dellarea INQUADRAMENTO GENERALE


Province Catania, Enna, Palermo Comuni (in corsivo i comuni parzialmente interessati) Agira, Aidone, Alimena, Assoro, Bompietro, Bronte, Calascibetta, Caltagirone, Castel di Judica, Catenanuova, Centuripe, Cerami, Enna, Gagliano Castelferrato, Ganci, Leonforte, Mineo, Mirabella Imbaccari, Nicosia, Nissoria, Petralia Sottana, Piazza Armerina, Raddusa, Ramacca, Randazzo, Regalbuto, Santa Caterina Villarmosa, Sperlinga, Troina, Valguarnera Caropepe, Villarosa Inquadramento territoriale superficie (Kmq) (ab/kmq) 2459,66 abitanti residenti 142.744 densit 58 sparsa 4.815 (3%)

Distribuzione della popolazione (ab) nei centri nei nuclei 136.393 (96%) 1.536 (1%)

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308

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 12

Temperature (sup.%) medie giornaliere del mese pi freddo da 1 a 4 da 5 a 8 da 9 a 12 medie giornaliere del mese pi caldo da 18 a 21 da 22 a 25 da 26 a 29 Precipitazioni medie annue (sup.%) < 400mm 400mm 600mm 600mm 800mm 800mm 1000mm 1000mm 1200mm > 1200mm Altimetria s.l.m. (sup.%) da 0 a 100 da 100 a 600 da 600 a 1200 > 1200 Clivometria (sup.%) da 0 a 5 da 5 a 20 da 20 a 40 > 40

1% 63% 36% 1% 40% 59% 25% 59% 16% 1% 70% 29% < 1% 16% 57% 24% 3%

SISTEMA NATURALE SOTTOSISTEMA ABIOTICO


Complessi litologici (sup.%) clastico di deposizione continentale vulcanico sabbioso calcarenitico argillo-marnoso evaporitico conglomeratico-arenaceo carbonatico arenaceo-argilloso-calcareo filladico e scistoso-cristallino Aree geomorfologiche (sup.%) colline argillose colline sabbiose rilievi arenacei rilievi carbonatici rilievi gessosi 9% 11% 72% 6% < 1% 1% 1% 82% 7% 1% 1% 6%

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309

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 12

pianure costiere cono vulcanico rilievi metamorfici pianure alluvionali tavolato prev. carbonatico Elementi morfologici coste alte (km) a falesia con spiagge strette limitate da: rilievi scarpate di terrazzi coste basse (km) a pianure alluvionali con pantani e lagune con saline con dune a pianure di fiumara fondivalle (sup.%) pianure (sup.%) cime (n) collinari (fino a 200 m) collinari (200-400) collinari (400-600) montane (600-1200) montane (>1200) crinali (n) collinari montani selle (n) grotte (n) frane opere pubbl. (n) cave principali (n) aree dissestate (sup.%) Idrologia corsi dacqua principali (km) corsi dacqua secondari (km) superficie lacustre (Kmq) sorgenti termali sorgenti di rilevanza regionale

< 1% 1%

8% 1% 20 44 205 3 57 33 20 16 10 17% 153 963 16 3

SOTTOSISTEMA BIOTICO
Vegetazione potenziale (sup.%) Oleo-Ceratonion: Ceratonietum, Oleo-Lentiscetum Quercion ilicis : Querceto-Teucrietum siculi Quercion pubescenti-petrae: Quercetum pubescentis s.l. 43% 29% 28%

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310

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 12

Quercion pubescenti-petrae: Quercetum pubescentis cerretosum Aremonio-Fagion: Aquifoglio-Fagetum Ruminici-Astragalion: Astragaletum siculi Vegetazione (sup.%) Formazioni forestali Formazioni a prevalenza di Fagus sylvatica (Geranio versicoloris-Fagion) Formazioni degradate a prevalenza di Fagus sylvatica Formazioni a prevalenza di Quercus cerris (Quercetalia pubescenti-petraeae) Formazioni degradate a prevalenza di Quercus cerris Formazioni a prevalenza di Pinus laricio (Querco-Fagetea) Formazioni degradate a prevalenza di Pinus laricio Formazioni a prevalenza di querce caducifoglie termofile (Quercion ilicis) Formazioni degradate a prevalenza di querce caducifoglie termofile Formazioni a prevalenza di Quercus ilex (Quercion ilicis) Formazioni degradate a prevalenza di Quercus ilex Formazioni a prevalenza di Quercus suber (Erico-Quercion ilicis) Formazioni degradate a prevalenza di Quercus suber Formazioni a prevalenza di Pinus halepensis Macchie e arbusteti Macchie di sclerofille sempreverdi (Pistacio-Rhamnetalia alaterni) Arbusteti, boscaglie e praterie arbustate (Pruno-Rubion ulmifolii) Arbusteti spinosi altomontani (Rumici-Astragaletalia) Garighe, praterie e vegetazione rupestre Formazioni termo-xerofile (Thero-Brochypodietalia, Cisto-Ericetalia, Lygeo-Stipetalia e Dianthion rupicolae) Formazioni meso-xerofile (Erisymo-Jurinetalia e Saxifragion australis) Formazioni pioniere delle lave (stadi a Sedum sp. pl., arbusteti a Genista aetnensis, ecc.) Vegetazione dei corsi dacqua Formazioni alveo-ripariali estese (Populietalia albae, Salicetalia purpureae, Tamaricetalia, ecc.) Vegetazione lacustre e palustre Formazioni igro-idrofitiche di laghi e pantani (Potamogetonetalia, Phragmitetalia, Magnocaricetalia) Vegetazione di saline e lagune Formazioni sommerse ed emerse dal bordo (Ruppietalia,Thero-Salicornietalia, ecc.) Formazioni sommerse ed emerse dal bordo (Ruppietalia, Thero-Salicornietalia, praterie a Posidonia) Vegetazione costiera (presenza*) Formazioni delle dune sabbiose (Ammophiletalia, Malcomietalia, ecc.)

< 1%

< 1% 1% 3%

13% 1%

< 1%

1%

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311

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 12

Formazioni delle coste rocciose (Crithmo-Lmonietalia) Vegetazione sinantropica Coltivi con vegetazione infestante (Secalietea, Stellarietea mediae, Chenopodietea, ecc.) Formazioni forestali artificiali, (boschi a Pinus, Eucalyptus Cupressus, ecc.) Formazioni forestali artificiali degradate (boschi degradati a Pinus, Eucalyptus, Cupressus, ecc.) Aree con vegetazione ridotta o assente
* presenza stimata in rapporto allo sviluppo costiero dellambito secondo le classi:

77% 1% 3%

xxx presenza elevata xx presenza media x presenza bassa - assenza o presenza ridottissima

SISTEMA ANTROPICO SOTTOSISTEMA AGRICOLO


Associazioni di suoli (sup. %) classificazione sup.% potenzialit agr.
Roccia affiorante - Litosuoli Roccia affiorante - Litosuoli - Terra rossa Roccia affiorante - Litosuoli Suoli bruni e/o suoli bruni calcarei Litosuoli Roccia affiorante Protorendzina Litosuoli - Roccia affiorante Suoli bruni andici Litosuoli - Roccia affiorante - Suoli bruni Litosuoli - Roccia affiorante - Terra rossa Litosuoli - Suoli bruni andici Roccia affiorante Litosuoli - Suoli bruni lisciviati - Suoli bruni Regosuoli - Litosuoli - Suoli bruni andici Regosuoli - Litosuoli Suoli bruni e/o suoli bruni vertici Regosuoli - Suoli bruni e/o suoli bruni vertici - Suoli alluv. vertisuoli Regosuoli - Suoli bruni e/o suoli bruni vertici Regosuoli - Suoli alluvionali e/o vertisuoli Regosuoli - Suoli bruni andici Suoli bruni lisciviati Regosuoli - Suoli bruni Suoli bruni leggermente lisciviati Suoli alluvionali Suoli alluvionali - Vertisuoli Vertisuoli Suoli bruni - Suoli bruni calcarei Litosuoli 6% 8% 4% 3% discreta buona o ottima da buona a ottima buona o ottima medio-bassa sem.arbor.vign.bos.pa. agru.arbor.vign.sem.or. vign.agru.semin.orto vign.semin.ortive di p.c. semin.pasc.arbor. discreta vign.arbor.agru.bos.pa. 30% 8% da discreta a buona da discreta a buona seminativo seminativo 14% da mediocre a buona seminativo 9% bassa seminativo da buona a mediocre bosco e pascolo bassa discreta bosco e pascolo bosco e pascolo 1% bassa bassa molto bassa seminativo bosco e pascolo bosco e pascolo modesta nulla o quasi nulla bosco e pascolo bosco e pascolo 2% nulla o quasi nulla quasi nulla

uso prevalente
sterile - bosco e pascolo pascolo

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312

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 12


Suoli Suoli Suoli bruni bruni bruni calcarei Suoli Suoli Litosuoli vertici 4% discreta o buona buona discreta buona vign.arbor.agru.semin. vign.arbor.semin. bosco e pasc.arbor. vign.arbor.agrum.

Regosuoli bruni bruni Vertisuoli calcareiRendzina Suoli bruni - Suoli alluvionali Suoli bruni - Suoli bruni lisciviati Regosuoli e/o litosuoli Suoli bruni acidi - Litosuoli Roccia affiorante Suoli bruni leggermente acidi Suoli bruni - Suoli bruni lisciviati Suoli bruni andici - Litosuoli Suoli bruni lisciviati - Terra rossa Terra rossa - Litosuoli Terra rossa - Suoli bruni calcarei Litosuoli Suoli idromorfi Dune litoranee *ottima per le essenze forestali nulla o quasi nulla quasi nulla incolto inc.serre.vign.bos.pas. discreta-ottima* da discreta a buona ottima discreta o buona discreta bosco e pascolo agr.semin.bos.pasc. vign.arbor.serre agrum.vign.arbor. vigneto-arboreto 11% buona discreta-ottima* vign.arb.agru.sem.bos. bosco e pascolo

Paesaggio agrario (sup.%) paesaggio dellagrumeto paesaggio del vigneto paesaggio delle colture erbacee paesaggio dei seminativi arborati paesaggio delle colture arboree paesaggio dei mosaici colturali colture in serra superfici non soggette a usi agricoli

2% < 1% 64% < 1% 3% 4% 27%

SOTTOSISTEMA INSEDIATIVO
Suddivisione amministrativa storica Comarche 1583-1812 Agira, Calascibetta, Caltagirone, Catania, Enna, Mineo, Nicosia, Piazza Armerina, Polizzi Generosa, Randazzo, Troina Distretti 1812-1861 Caltagirone, Caltanissetta, Catania, Cefal, Nicosia, Piazza Armerina Intendenze 1818-1861 Caltanissetta, Catania, Palermo Circondari Adrano, Agira, Aidone, Bronte, Caltanissetta,Centuripe, Cesar, Enna, Ganci, Leonforte, Mineo, Mirabella Imbaccari, Nicosia, Patern, Petralia Soprana, Ramacca, Regalbuto, Santa Caterina Villarmosa, Troina Diocesi al 1850 Caltagirone, Caltanissetta, Catania, Cefal, Del R. Cappellano, Nicosia, Patti, Piazza Armerina

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313

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 12

Strumentazione urbanistica Piani comprensoriali P.R.G. Programmi di fabbricazione

Piani di trasferimento nessuno strumento Vincoli esistenti (sup.%) L. 431/85 territori costieri territori contermini ai laghi fiumi, torrenti e corsi dacqua montagne oltre 1200 m foreste e boschi* vulcani zone di interesse archeologico L. 1497/39 L. 1089/39 siti archeologici L.R. 15/91 Parchi e riserve parchi regionali riserve regionali L.R. 78/76 fascia di rispetto costiera fascia di rispetto lacustre fascia di rispetto archeologica Vincoli idrogeologici

Agira, Enna, Leonforte, Nissoria, Troina, Castel di Judica Aidone, Assoro, Calascibetta, Catenanuova, Centuripe, Gagliano, Castelferrato, Regalbuto, Valguarnera Caropepe, Villarosa, Raddusa Ramacca

1% 13% < 1% 6% 1% 1% 18 < 1% 1% < 1% 48%

* limitatamente alle aree individuate dallo studio sulla vegetazione

Infrastrutture Rete trasporti e comunicazione autostrade strade statali altre strade linee ferroviarie elettr.a doppio bin. linee ferroviarie elettr. a unico bin. linee ferroviarie non elettr. aeroporti porti comm. interesse nazionale porti comm. interesse regionale porti turistici e pescherecci porti militari e per la sicurezza Rete energia linee elettriche 380Kv

(km) (km) (km) (km) (km) (km) (n) (n) (n) (n) (n) (pres.)

55 312 919 60 69 bassa

LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE

314

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 12

linee elettriche 220Kv (pres.) ricevitrici (n) stazioni di smistamento (n) centrali idroelettriche (n) 2 centrali termoelettriche (n) centrali turbogas (n) metanodotto (pres.) media Rete idrica acquedotti (pres.) alta potabilizzatori (n) 2 dissalatori (n) impianti di sollevamento (n) 2 Impianti di depurazione depuratori previsti dal piano reg. (n) 29 depuratori in esercizio (n) 6 La presenza indicata per valori (alta-media-bassa) che tengono conto del grado di fittezza delle reti in rapporto allestensione dellambito Aree industriali e turistiche agglomerati industriali (A.S.I.) Industrie manifatturiere industrie alimentari industrie tessili ed abbigliamento industrie del legno e della carta industrie prodotti petroliferi raffinati industrie chimiche e fibre sintetiche industrie della gomma e materie plastiche industrie materiali non metalliferi industrie meccaniche e prod. metalli Impianti turistici impianti turistici di alta categoria impianti turistici di media categoria impianti turistici di bassa categoria numero totale posti letto Sistemi locali del lavoro Istat Irpet 1994
denominazione dinamica demografica dinamica del patrimonio edilizio dinamica della superficie urbanizzata specializzazione C D E F G H I J K L M N O

1 1 4 3 3 1 10 2 622

Enna P.zza Armerina Regalbuto Troina Palagonia

in declino in ripr. debole in ripr. debole in declino in crescita

4,30% 6,00% 3,52% 3,17% 5,19%

12,84% 14,48% 4,08% 4,95% 4,33%

dinamica del patrimonio edilizio: viene indicata la variazione annua dei vani nel periodo 1951-1991 dinamica della superficie urbanizzata: viene indicata la variazione annua nel periodo 1955-1994

LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE

315

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 12


specializzazione: vengono indicate le specializzazioni produttive e funzionali relative alla classificazione delle attivit economiche ISTAT C Estrazione di minerali D Attivit manifatturiere E Produzione e distrib. di energia elettr.e gas F Costruzioni G Commercio allingrosso e al dettaglio H Alberghi e ristoranti I Trasporti, magazzinaggio e comunicazioni J Intermediazione monetaria e finanziaria K Attivit immobiliari, noleggio, informatica, ecc. L Pubblica amministrazione, assicurazione sociale M Istruzione N Sanit e altri servizi sociali O Altri servizi pubblici, sociali e professionali

Beni archeologici A Aree complesse (citt antiche con acropoli, fortificazioni, thermae, necropoli, ecc.) A.1 Aree complesse di entit minore (villaggi, luoghi fortificati, frouria, ecc.) A.2 Insediamenti (ripari, grotte, necropoli, ville, casali, fattorie, impianti produttivi) A.3 Manufatti isolati (tombe monumentali, castelli, templi, chiese, basiliche, ecc.) A.4 Manufatti per lacqua B Aree di interesse storicoarcheologico C Viabilit D Aree delle strutture marine, sottomarine e relitti E Aree dei resti paleontologici e paletnologici e delle tracce paleotettoniche F Aree delle grandi battaglie dellantichit Centri storici A di origine antica A/B di origine antica, rifondati in et medievale A/D di origine antica, ricostruiti in situ dopo il terremoto del Val di Noto B di origine medievale B/C di nuova fondazione, su preesistenza di origine medievale B/D di origine medievale, ricostruiti in situ dopo il terremoto del Val di Noto C di nuova fondazione C/D di nuova fondazione, ricostruiti in situ dopo il terremoto del Val di Noto D ricostruiti in nuovo sito dopo il terremoto del Val di Noto H abbandonati in epoca moderna e contemporanea Localizzazione geografica di montagna di collina di pianura di costa Nuclei storici

3 27 89 13 1 62 1

4 4 7 10 5

LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE

316

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 12

E di varia origine F generatori di centri complessi G di impianto contemporaneo a funzionalit specifica Localizzazione geografica di montagna di collina di pianura di costa Viabilit storica al 1885 (km) Strade carrabili Sentieri Percorsi agricoli interpoderali- Trazzere Regie Ferrovie Beni isolati A Architettura militare A1 Torri A2 Castelli e opere forti A3 Caserme, carceri, capitanerie, ecc. B Architettura religiosa B1 Santuari, conventi, monasteri, ecc. B2 Chiese e cappelle B3 Cimiteri, catacombe, ossari C Architettura residenziale C1 Ville, villini, palazzi, casine, ecc. D Architettura produttiva D1 Bagli, masserie, fattorie, casali, ecc. D2 Case coloniche, stalle, magazzini, ecc. D3 Palmenti, trappeti, stab. enologici, ecc. D4 Mulini D5 Fontane, abbeveratoi, gebbie, ecc. D6 Tonnare D7 Saline D8 Cave, miniere e solfare D9 Fornaci, stazzoni, calcare D10 Industrie, opifici, centrali elettriche, ecc. E Attrezzature e servizi E1 Porti, caricatori, scali portuali E2 Scali aeronautici E3 Stabilimenti balneari o termali E4 Fondaci, alberghi, osterie, locande, ecc. E5 Ospedali, lazzaretti, manicomi, scuole ecc. E6 Fari, lanterne, fanali, semafori, ecc.

8 3

2 9 314 483 584 69

8 5 8 7 21 13 268 14 29 129 20 7 1 5 1

LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE

317

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 13

13 AREA DEL CONO VULCANICO ETNEO

Ledificio vulcanico dellEtna posto su un banco argilloso sottomarino ricoperto


dalle effusioni di basalto lavico si innalza tra il mare, le valli dellAlcantara e del Simeto e la piana di Catania, dominando con il suo caratteristico profilo tutta la Sicilia orientale. Elementi naturali ed evoluzione storica si completano nel costruire questo paesaggio. La variet di ambienti, la ricchezza della vegetazione di tipo naturale e delle colture agricole, e la particolarit del contesto fisico e degli elementi morfologici (valloni, radiali, terrazze, crateri avventizi, caldere collassate) costituiscono un paesaggio unico da proteggere e salvaguardare. Il paesaggio vegetale riconducibile a tipologie articolate in fasce altimetriche. La macchia mediterranea e i giardini di agrumi coprono gran parte delle falde orientali del vulcano fino a 500 m. Lagricoltura intensiva del vigneto, dei frutteti e del pistacchio si inserisce contrastando il desolato paesaggio delle colate laviche e si estende sino ai 1500 metri. Le colture sono frazionate da fitte recinzioni, strade e stradine interpoderali e terrazzamenti. Oltre i 1500 metri la morfologia dei versanti si fa pi rigida e accidentata e sino ai 2000 metri si alternano i boschi di castagno, faggio e betulla e al di sopra ancora lambiente risulta particolarmente arido, vero e proprio deserto di altitudine unico in Sicilia. La fascia costiera offre un altro paesaggio particolare con promontori e piccole insenature, imponenti scogliere, terrazze, falesie, strette spiagge limitate da scarpate e caratterizzate dal contrasto tra il nero intenso della roccia e il verde della lussureggiante vegetazione. Linsediamento risale al periodo della colonizzazione greca che ha interessato principalmente le aree pi fertili della costa. Nellattuale organizzazione a corona dei centri ancora leggibile il sistema insediativo normanno con la cintura di fortezza intorno al vulcano a guardia della principali direttrici di penetrazione verso la Sicilia settentrionale e interna. La struttura dellinsediamento stata fortemente influenzata dai diversi tipi di economia agraria e dalle distinte colture locali legate alla pianura e alla montagna. Il mare, via di comunicazione privilegiata nel passato, ha determinato il sorgere di insediamenti con uneconomia dinamica e di scambio che gravita attorno ai centri costieri di Giarre, Riposto e Acireale. In questo paesaggio vario ed esuberante si inseriscono splendide ville dallo stile barocco alleclettico e al liberty. Acireale, posta sul terrazzo lavico della Timpa che degrada con forte pendenze verso il mare ha una buona autonomia rispetto a Catania e svolge una funzione ordinatrice dellinsediamento dei paesi vicini montani e costieri che si susseguono intercalati da fitte macchie di agrumi e da poveri insediamenti di pescatori e contadini e da ville. Lurbanizzazione della fascia costiera, determinata dalla crescita della citt di Catania oltre i confini comunali, costituisce un continuum urbanizzato con le preesistenze e con i centri minori. Ben diversa la fisionomia nel versante occidentale dove pi consistenti sono le tracce di sopravvivenza del bosco e di tratti culturali montani. Linsediamento concentrato in alcuni grossi centri storicamente di riferimento. Randazzo per le zone pi a nord, e Patern per quelle a sud sono centri di confine tra la montagna e il mare.

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318

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 13

Patern denota oggi una sua identit economico-territoriale, una certa autonomia rispetto a Catania per beni e servizi di livello intermedio ed esercita funzioni attrattive per i centri contigui e per i comuni limitrofi del pedemonte etneo. La citt di Catania posta sulle basse pendici del versante meridionale dellEtna, si colloca al centro delle vie di comunicazione che provengono dallo Stretto e dalla Sicilia interna, una posizione che ne ha fatto il principale polo di attrazione della Sicilia orientale. Lintenso processo insediativo ha portato alla formazione di una vasta area metropolitana che comprende la zona costiera e collinare pi densamente popolata e urbanizzata da Patern ad ovest ad Acireale a nord. I comuni etnei, immediatamente a ridosso di Catania, gi nel secolo scorso luoghi di villeggiatura delle lites catanesi, costituiscono dei quartieri dormitorio della citt. La crescita demografica ed edilizia, infatti, non si accompagnata ad una trasformazione delle economie agricole locali preesistenti. I nuovi residenti continuano a svolgere la propria attivit nel capoluogo generando forti fenomeni di pendolarismo. Scheda dellarea INQUADRAMENTO GENERALE
Province Catania Comuni (in corsivo i comuni parzialmente interessati) Aci Bonaccorsi, Aci Castello, Aci Catena, Aci SantAntonio, Acireale, Adrano, Belpasso, Biancavilla, Bronte, Calatabiano, Camporotondo Etneo, Castiglione di Sicilia, Catania, Fiumefreddo di Sicilia, Giarre, Gravina di Catania, Linguaglossa, Maletto, Mascali, Mascalucia, Milo, Misterbianco, Motta SantAnastasia, Nicolosi, Patern, Pedara, Piedimonte Etneo, Ragalna, Randazzo, Riposto, San Gregorio di Catania, San Pietro Clarenza, SantAgata Li Battiati, SantAlfio, Santa Maria di Licodia, Santa Venerina, Trecastagni, Tremestieri Etneo, Valverde, Viagrande, Zafferana Etnea Inquadramento territoriale superficie (Kmq) (ab/kmq) 1.369,08 abitanti residenti 880.593 densit 643 sparsa 9.215 (1%)

Distribuzione della popolazione (ab) nei centri nei nuclei 868.182 (99%) 3.196 (-%) Temperature (sup.%) medie giornaliere del mese pi freddo da 1 a 4 da 5 a 8 da 9 a 12 medie giornaliere del mese pi caldo da 18 a 21

35% 32% 33% 36%

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319

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 13

da da

22 26

a a

25 29

35% 29% 13% 16% 17% 24% 30% 7% 38% 33% 22% 20% 62% 14% 4%

Precipitazioni medie annue (sup.%) < 400mm 400mm 600mm 600mm 800mm 800mm 1000mm 1000mm 1200mm > 1200mm Altimetria s.l.m. (sup.%) da 0 a 100 da 100 a 600 da 600 a 1200 > 1200 Clivometria (sup.%) da 0 a 5 da 5 a 20 da 20 a 40 > 40

SISTEMA NATURALE SOTTOSISTEMA ABIOTICO


Complessi litologici (sup.%) clastico di deposizione continentale vulcanico sabbioso calcarenitico argillo-marnoso evaporitico conglomeratico-arenaceo carbonatico arenaceo-argilloso-calcareo filladico e scistoso-cristallino Aree geomorfologiche (sup.%) colline argillose colline sabbiose rilievi arenacei rilievi carbonatici rilievi gessosi pianure costiere cono vulcanico rilievi metamorfici pianure alluvionali tavolato prev. carbonatico Elementi morfologici 9% 82% < 1% 5% 4% < 1% 4% 4% 84% < 1% 3%

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TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 13

coste alte (km) a falesia con spiagge strette limitate da: rilievi scarpate di terrazzi coste basse (km) a pianure alluvionali con pantani e lagune con saline con dune a pianure di fiumara fondivalle (sup.%) pianure (sup.%) cime (n) collinari (fino a 200 m) collinari (200-400) collinari (400-600) montane (600-1200) montane (>1200) crinali (n) collinari montani selle (n) grotte (n) frane opere pubbl. (n) cave principali (n) aree dissestate (sup.%) Idrologia corsi dacqua principali (km) corsi dacqua secondari (km) superficie lacustre (Kmq) sorgenti termali sorgenti di rilevanza regionale

7 26 3 12 2% 3% 3 1 20 13 1 1 3 3 23 1% 46 105 1 17

SOTTOSISTEMA BIOTICO
Vegetazione potenziale (sup.%) Oleo-Ceratonion: Ceratonietum, Oleo-Lentiscetum Quercion ilicis : Querceto-Teucrietum siculi Quercion pubescenti-petrae: Quercetum pubescentis s.l. Quercion pubescenti-petrae: Quercetum pubescentis cerretosum Aremonio-Fagion: Aquifoglio-Fagetum Ruminici-Astragalion: Astragaletum siculi Vegetazione (sup.%) Formazioni forestali Formazioni a prevalenza di Fagus sylvatica (Geranio versicoloris-Fagion) 37% 14% 24% 6% 15% 4%

1%

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TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 13

Formazioni degradate a prevalenza di Fagus sylvatica Formazioni a prevalenza di Quercus cerris (Quercetalia pubescenti-petraeae) Formazioni degradate a prevalenza di Quercus cerris Formazioni a prevalenza di Pinus laricio (Querco-Fagetea) Formazioni degradate a prevalenza di Pinus laricio Formazioni a prevalenza di querce caducifoglie termofile (Quercion ilicis) Formazioni degradate a prevalenza di querce caducifoglie termofile Formazioni a prevalenza di Quercus ilex (Quercion ilicis) Formazioni degradate a prevalenza di Quercus ilex Formazioni a prevalenza di Quercus suber (Erico-Quercion ilicis) Formazioni degradate a prevalenza di Quercus suber Formazioni a prevalenza di Pinus halepensis Macchie e arbusteti Macchie di sclerofille sempreverdi (Pistacio-Rhamnetalia alaterni) Arbusteti, boscaglie e praterie arbustate (Pruno-Rubion ulmifolii) Arbusteti spinosi altomontani (Rumici-Astragaletalia) Garighe, praterie e vegetazione rupestre Formazioni termo-xerofile (Thero-Brochypodietalia, Cisto-Ericetalia, Lygeo-Stipetalia e Dianthion rupicolae) Formazioni meso-xerofile (Erisymo-Jurinetalia e Saxifragion australis) Formazioni pioniere delle lave (stadi a Sedum sp. pl., arbusteti a Genista aetnensis, ecc.) Vegetazione dei corsi dacqua Formazioni alveo-ripariali estese (Populietalia albae, Salicetalia purpureae, Tamaricetalia, ecc.) Vegetazione lacustre e palustre Formazioni igro-idrofitiche di laghi e pantani (Potamogetonetalia, Phragmitetalia, Magnocaricetalia) Vegetazione di saline e lagune Formazioni sommerse ed emerse dal bordo (Ruppietalia,Thero-Salicornietalia, ecc.) Formazioni sommerse ed emerse dal bordo (Ruppietalia, Thero-Salicornietalia, praterie a Posidonia) Vegetazione costiera (presenza*) Formazioni delle dune sabbiose (Ammophiletalia, Malcomietalia, ecc.) Formazioni delle coste rocciose (Crithmo-Lmonietalia) Vegetazione sinantropica Coltivi con vegetazione infestante (Secalietea, Stellarietea mediae, Chenopodietea, ecc.) Formazioni forestali artificiali, (boschi a Pinus, Eucalyptus Cupressus, ecc.) Formazioni forestali artificiali degradate (boschi degradati a Pinus, Eucalyptus, Cupressus, ecc.)

< 1% < 1% < 1% 1% 1% 1% 2% < 1% 2% 1% 7%

4% 22%

xx

56%

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TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 13

Aree con vegetazione ridotta o assente


* presenza stimata in rapporto allo sviluppo costiero dellambito secondo le classi:

2%

xxx presenza elevata xx presenza media x presenza bassa - assenza o presenza ridottissima

SISTEMA ANTROPICO SOTTOSISTEMA AGRICOLO


Associazioni di suoli (sup. %) classificazione sup.% potenzialit agr.
Roccia affiorante - Litosuoli Roccia affiorante - Litosuoli - Terra rossa Roccia affiorante - Litosuoli Suoli bruni e/o suoli bruni calcarei Litosuoli Roccia affiorante Protorendzina Litosuoli - Roccia affiorante Suoli bruni andici Litosuoli - Roccia affiorante - Suoli bruni Litosuoli - Roccia affiorante - Terra rossa Litosuoli - Suoli bruni andici Roccia affiorante Litosuoli - Suoli bruni lisciviati - Suoli bruni Regosuoli - Litosuoli - Suoli bruni andici Regosuoli - Litosuoli Suoli bruni e/o suoli bruni vertici Regosuoli - Suoli bruni e/o suoli bruni vertici - Suoli alluv. vertisuoli Regosuoli - Suoli bruni e/o suoli bruni vertici Regosuoli - Suoli alluvionali e/o vertisuoli Regosuoli - Suoli bruni andici Suoli bruni lisciviati Regosuoli - Suoli bruni Suoli bruni leggermente lisciviati Suoli alluvionali Suoli alluvionali - Vertisuoli Vertisuoli Suoli bruni - Suoli bruni calcarei Litosuoli Suoli Suoli Suoli bruni bruni bruni calcarei Suoli Suoli Litosuoli vertici 1% 3% discreta o buona buona discreta buona vign.arbor.agru.semin. vign.arbor.semin. bosco e pasc.arbor. vign.arbor.agrum. Regosuoli bruni bruni Vertisuoli calcareiRendzina Suoli bruni - Suoli alluvionali 2% 5% 1% discreta buona o ottima da buona a ottima buona o ottima medio-bassa sem.arbor.vign.bos.pa. agru.arbor.vign.sem.or. vign.agru.semin.orto vign.semin.ortive di p.c. semin.pasc.arbor. 40% discreta vign.arbor.agru.bos.pa. 3% 2% da discreta a buona da discreta a buona seminativo seminativo da mediocre a buona seminativo bassa seminativo 11% da buona a mediocre bosco e pascolo 2% bassa discreta bosco e pascolo bosco e pascolo 3% 1% bassa bassa molto bassa seminativo bosco e pascolo bosco e pascolo modesta nulla o quasi nulla bosco e pascolo bosco e pascolo 26% nulla o quasi nulla quasi nulla

uso prevalente
sterile - bosco e pascolo pascolo

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TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 13


Suoli bruni - Suoli bruni lisciviati Regosuoli e/o litosuoli Suoli bruni acidi - Litosuoli Roccia affiorante Suoli bruni leggermente acidi Suoli bruni - Suoli bruni lisciviati Suoli bruni andici - Litosuoli Suoli bruni lisciviati - Terra rossa Terra rossa - Litosuoli Terra rossa - Suoli bruni calcarei Litosuoli Suoli idromorfi Dune litoranee *ottima per le essenze forestali nulla o quasi nulla quasi nulla incolto inc.serre.vign.bos.pas. discreta-ottima* da discreta a buona ottima discreta o buona discreta bosco e pascolo agr.semin.bos.pasc. vign.arbor.serre agrum.vign.arbor. vigneto-arboreto buona discreta-ottima* vign.arb.agru.sem.bos. bosco e pascolo

Paesaggio agrario (sup.%) paesaggio dellagrumeto paesaggio del vigneto paesaggio delle colture erbacee paesaggio dei seminativi arborati paesaggio delle colture arboree paesaggio dei mosaici colturali colture in serra superfici non soggette a usi agricoli

18% 2% 3% < 1% 16% < 1% 61%

SOTTOSISTEMA INSEDIATIVO
Suddivisione amministrativa storica Comarche 1583-1812 Acireale, Agira, Catania, Linguaglossa, Randazzo, Taormina, Troina Distretti 1812-1861 Acireale, Castroreale, Catania, Mistretta,Nicosia Intendenze 1818-1861 Catania, Messina Circondari Aci Catena, Aci SantAntonio, Acireale, Adrano, Belpasso, Biancavilla, Bronte, Castiglione di Sicilia, Catania, Centuripe, Cesar, Giarre, Linguaglossa, Mascalucia, Misterbianco, Patern, Randazzo, Trecastagni Diocesi al 1850 Catania, Messina, Nicosia, Patti Strumentazione urbanistica Piani comprensoriali P.R.G. Aci Bonaccorsi, Aci Castello, Aci Catena, Aci SantAntonio, Adrano, Belpasso, Biancavilla, Catania, Linguaglossa, Mascalucia, Milo, Motta SantAnastasia, Patern, Piedimonte Etneo, Randazzo, Riposto, SantAlfio, Trecastagni, Zafferana Etnea, Ragalna Bronte, Camporotondo Etneo, Castiglione di Sicilia, Fiumefreddo di Sicilia, Giarre, Gravina

Programmi di fabbricazione

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TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 13

Piani di trasferimento nessuno strumento Vincoli esistenti (sup.%) L. 431/85 territori costieri territori contermini ai laghi fiumi, torrenti e corsi dacqua montagne oltre 1200 m foreste e boschi* vulcani zone di interesse archeologico L. 1497/39 L. 1089/39 siti archeologici L.R. 15/91 Parchi e riserve parchi regionali riserve regionali L.R. 78/76 fascia di rispetto costiera fascia di rispetto lacustre fascia di rispetto archeologica Vincoli idrogeologici

di Catania, Maletto, Mascali, Misterbianco, Nicolosi, Pedara, San Giovanni la Punta, San Gregorio di Catania, San Pietro Clarenza, SantAgata Li Battiati, Santa Maria di Licodia, Santa Venerina, Tremestieri Etneo, Valverde, Viagrande Acireale, Calatabiano

1% 3% 21% 9% 76% 2% 64% 9 1% 42% 1% < 1% 39%

* limitatamente alle aree individuate dallo studio sulla vegetazione

Infrastrutture Rete trasporti e comunicazione autostrade strade statali altre strade linee ferroviarie elettr.a doppio bin. linee ferroviarie elettr. a unico bin. linee ferroviarie non elettr. aeroporti porti comm. interesse nazionale porti comm. interesse regionale porti turistici e pescherecci porti militari e per la sicurezza Rete energia linee elettriche 380Kv linee elettriche 220Kv

(km) (km) (km) (km) (km) (km) (n) (n) (n) (n) (n) (pres.) (pres.)

56 123 652 32 13 46 1 1 10 alta alta

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325

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 13

ricevitrici (n) stazioni di smistamento (n) centrali idroelettriche (n) centrali termoelettriche (n) centrali turbogas (n) metanodotto (pres.) media Rete idrica acquedotti (pres.) alta potabilizzatori (n) 1 dissalatori (n) impianti di sollevamento (n) 1 Impianti di depurazione depuratori previsti dal piano reg. (n) 23 depuratori in esercizio (n) 17 La presenza indicata per valori (alta-media-bassa) che tengono conto del grado di fittezza delle reti in rapporto allestensione dellambito Aree industriali e turistiche agglomerati industriali (A.S.I.) Industrie manifatturiere industrie alimentari industrie tessili ed abbigliamento industrie del legno e della carta industrie prodotti petroliferi raffinati industrie chimiche e fibre sintetiche industrie della gomma e materie plastiche industrie materiali non metalliferi industrie meccaniche e prod. metalli Impianti turistici impianti turistici di alta categoria impianti turistici di media categoria impianti turistici di bassa categoria numero totale posti letto Sistemi locali del lavoro Istat Irpet 1994
denominazione dinamica demografica dinamica del patrimonio edilizio dinamica della superficie urbanizzata specializzazione C D E F G H I J K L M N O

2 28 2 8 1 13 13 28 62 8 48 17 7.102

Francav. Sic. Taormina Acireale Adrano Bronte Catania Giarre Randazzo

di in declino in crescita in crescita in crescita in crescita in crescita in crescita in declino

1,58% 6,75% 7,22% 6,15% 4,64% 7,99% 4,63% 2,38%

2,70% 5,17% 7,82% 5,48% 7,66% 7,88% 6,43% 3,78%

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TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 13


Scordia in crescita 4,90% 4,78%

dinamica del patrimonio edilizio: viene indicata la variazione annua dei vani nel periodo 1951-1991 dinamica della superficie urbanizzata: viene indicata la variazione annua nel periodo 1955-1994 specializzazione: vengono indicate le specializzazioni produttive e funzionali relative alla classificazione delle attivit economiche ISTAT C Estrazione di minerali D Attivit manifatturiere E Produzione e distrib. di energia elettr.e gas F Costruzioni G Commercio allingrosso e al dettaglio H Alberghi e ristoranti I Trasporti, magazzinaggio e comunicazioni J Intermediazione monetaria e finanziaria K Attivit immobiliari, noleggio, informatica, ecc. L Pubblica amministrazione, assicurazione sociale M Istruzione N Sanit e altri servizi sociali O Altri servizi pubblici, sociali e professionali

Beni archeologici A Aree complesse (citt antiche con acropoli, fortificazioni, thermae, necropoli, ecc.) A.1 Aree complesse di entit minore (villaggi, luoghi fortificati, frouria, ecc.) A.2 Insediamenti (ripari, grotte, necropoli, ville, casali, fattorie, impianti produttivi) A.3 Manufatti isolati (tombe monumentali, castelli, templi, chiese, basiliche, ecc.) A.4 Manufatti per lacqua B Aree di interesse storicoarcheologico C Viabilit D Aree delle strutture marine, sottomarine e relitti E Aree dei resti paleontologici e paletnologici e delle tracce paleotettoniche F Aree delle grandi battaglie dellantichit Centri storici A di origine antica A/B di origine antica, rifondati in et medievale A/D di origine antica, ricostruiti in situ dopo il terremoto del Val di Noto B di origine medievale B/C di nuova fondazione, su preesistenza di origine medievale B/D di origine medievale, ricostruiti in situ dopo il terremoto del Val di Noto C di nuova fondazione C/D di nuova fondazione, ricostruiti in situ dopo il terremoto del Val di Noto D ricostruiti in nuovo sito dopo il terremoto del Val di Noto H abbandonati in epoca moderna e contemporanea Localizzazione geografica di montagna di collina

3 11 51 19 8 41 3 1

4 1 11 3 22 1 1 29

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327

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 13

di pianura di costa Nuclei storici E di varia origine F generatori di centri complessi G di impianto contemporaneo a funzionalit specifica Localizzazione geografica di montagna di collina di pianura di costa Viabilit storica al 1885 (km) Strade carrabili Sentieri Percorsi agricoli interpoderali- Trazzere Regie Ferrovie Beni isolati A Architettura militare A1 Torri A2 Castelli e opere forti A3 Caserme, carceri, capitanerie, ecc. B Architettura religiosa B1 Santuari, conventi, monasteri, ecc. B2 Chiese e cappelle B3 Cimiteri, catacombe, ossari C Architettura residenziale C1 Ville, villini, palazzi, casine, ecc. D Architettura produttiva D1 Bagli, masserie, fattorie, casali, ecc. D2 Case coloniche, stalle, magazzini, ecc. D3 Palmenti, trappeti, stab. enologici, ecc. D4 Mulini D5 Fontane, abbeveratoi, gebbie, ecc. D6 Tonnare D7 Saline D8 Cave, miniere e solfare D9 Fornaci, stazzoni, calcare D10 Industrie, opifici, centrali elettriche, ecc. E Attrezzature e servizi E1 Porti, caricatori, scali portuali E2 Scali aeronautici E3 Stabilimenti balneari o termali E4 Fondaci, alberghi, osterie, locande, ecc. E5 Ospedali, lazzaretti, manicomi, scuole ecc. E6 Fari, lanterne, fanali, semafori, ecc.

4 3 73 2 46 11 10 387 175 499 46

5 4 5 5 48 41 73 70 2 15 13 7 5 3 1 10 4

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328

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 14

14 AREA DELLA PIANURA ALLUVIONALE CATANESE

Lambito caratterizzato dal paesaggio della piana di Catania che occupa la parte
pi bassa del bacino del Simeto e trova continuazione nella piana di Lentini. Formata dalle alluvioni del Simeto e dai suoi affluenti che scorrono con irregolari meandri un po incassati, la piana una vasta conca, per secoli paludosa e desertica, delimitata dagli ultimi contrafforti degli Erei e degli Iblei e dagli estremi versanti dellEtna, che degrada dolcemente verso lo Ionio formando una costa diritta e dunosa. La piana nota nellantichit come Campi Lestrigoni decade in epoca medievale con la formazione di vaste aree paludose che hanno limitato linsediamento. in collina che vivono le popolazioni in et medioevale (Palagonia, Militello in Val di Catania, Francofonte) mentre nel XVII secolo vengono fondate Scordia, Ramacca e Carlentini. Lassenza di insediamento e la presenza di vaste zone paludose ha favorito le colture estensive basate sulla cerealicoltura e il pascolo transumante. Il paesaggio agrario della piana in netto contrasto con le floride colture legnose (viti, agrumi, alberi da frutta) diffuse alle falde dellEtna e dei Monti Iblei stato radicalmente modificato dalle opere di bonifica e di sistemazione agraria che hanno esteso gli agrumeti e le colture ortive. Vicino Catania e lungo la fascia costiera si sono invece insediate rilevanti attivit industriali, grandi infrastrutture e case di villeggiatura vicino alla foce del Simeto. La continuit delle colture agrumicole ha attenuato anche il forte contrasto tra la pianura e gli alti Iblei che vi incombono, unendola visivamente alla fascia di piani e colli che dal torrente Caltagirone si estendono fino a Lentini e Carlentini.

Scheda dellarea INQUADRAMENTO GENERALE


Province Catania, Enna, Siracusa Comuni (in corsivo i comuni parzialmente interessati) Augusta, Belpasso, Biancavilla, Buccheri, Carlentini, Castel di Judica, Catania, Centuripe, Francofonte, Lentini, Militello in Val di Catania, Mineo, Misterbianco, Militello in Val di Catania, Motta SantAnastasia, Palagonia, Patern, Ramacca, Scordia Inquadramento territoriale superficie (Kmq) (ab/kmq) 1.029,54 abitanti residenti 102.032 densit 99 sparsa 1.323 (1%)

Distribuzione della popolazione (ab) nei centri nei nuclei 99.728 (98%) 981 (1%) Temperature (sup.%) medie giornaliere del mese pi freddo

LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE

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TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 14

da 1 a 4 da 5 a 8 da 9 a 12 medie giornaliere del mese pi caldo da 18 a 21 da 22 a 25 da 26 a 29 Precipitazioni medie annue (sup.%) < 400mm 400mm 600mm 600mm 800mm 800mm 1000mm 1000mm 1200mm > 1200mm Altimetria s.l.m. (sup.%) da 0 a 100 da 100 a 600 da 600 a 1200 > 1200 Clivometria (sup.%) da 0 a 5 da 5 a 20 da 20 a 40 > 40

6% 94% 1% 99% 68% 27% 5% 69% 31% < 1% 75% 21% 3% 1%

SISTEMA NATURALE SOTTOSISTEMA ABIOTICO


Complessi litologici (sup.%) clastico di deposizione continentale vulcanico sabbioso calcarenitico argillo-marnoso evaporitico conglomeratico-arenaceo carbonatico arenaceo-argilloso-calcareo filladico e scistoso-cristallino Aree geomorfologiche (sup.%) colline argillose colline sabbiose rilievi arenacei rilievi carbonatici rilievi gessosi pianure costiere cono vulcanico 66% 13% 9% 12% < 1% 12% < 1% < 1%

LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE

330

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 14

rilievi metamorfici pianure alluvionali tavolato prev. carbonatico Elementi morfologici coste alte (km) a falesia con spiagge strette limitate da: rilievi scarpate di terrazzi coste basse (km) a pianure alluvionali con pantani e lagune con saline con dune a pianure di fiumara fondivalle (sup.%) pianure (sup.%) cime (n) collinari (fino a 200 m) collinari (200-400) collinari (400-600) montane (600-1200) montane (>1200) crinali (n) collinari montani selle (n) grotte (n) frane opere pubbl. (n) cave principali (n) aree dissestate (sup.%) Idrologia corsi dacqua principali (km) corsi dacqua secondari (km) superficie lacustre (Kmq) sorgenti termali sorgenti di rilevanza regionale

71% 9%

2 16 21% 71% 4 6 2 7 1% 243 532 10 2

SOTTOSISTEMA BIOTICO
Vegetazione potenziale (sup.%) Oleo-Ceratonion: Ceratonietum, Oleo-Lentiscetum Quercion ilicis : Querceto-Teucrietum siculi Quercion pubescenti-petrae: Quercetum pubescentis s.l. Quercion pubescenti-petrae: Quercetum pubescentis cerretosum Aremonio-Fagion: Aquifoglio-Fagetum 97% 3%

LINEE GUIDA PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE

331

TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 14

Ruminici-Astragalion: Astragaletum siculi Vegetazione (sup.%) Formazioni forestali Formazioni a prevalenza di Fagus sylvatica (Geranio versicoloris-Fagion) Formazioni degradate a prevalenza di Fagus sylvatica Formazioni a prevalenza di Quercus cerris (Quercetalia pubescenti-petraeae) Formazioni degradate a prevalenza di Quercus cerris Formazioni a prevalenza di Pinus laricio (Querco-Fagetea) Formazioni degradate a prevalenza di Pinus laricio Formazioni a prevalenza di querce caducifoglie termofile (Quercion ilicis) Formazioni degradate a prevalenza di querce caducifoglie termofile Formazioni a prevalenza di Quercus ilex (Quercion ilicis) Formazioni degradate a prevalenza di Quercus ilex Formazioni a prevalenza di Quercus suber (Erico-Quercion ilicis) Formazioni degradate a prevalenza di Quercus suber Formazioni a prevalenza di Pinus halepensis Macchie e arbusteti Macchie di sclerofille sempreverdi (Pistacio-Rhamnetalia alaterni) Arbusteti, boscaglie e praterie arbustate (Pruno-Rubion ulmifolii) Arbusteti spinosi altomontani (Rumici-Astragaletalia) Garighe, praterie e vegetazione rupestre Formazioni termo-xerofile (Thero-Brochypodietalia, Cisto-Ericetalia, Lygeo-Stipetalia e Dianthion rupicolae) Formazioni meso-xerofile (Erisymo-Jurinetalia e Saxifragion australis) Formazioni pioniere delle lave (stadi a Sedum sp. pl., arbusteti a Genista aetnensis, ecc.) Vegetazione dei corsi dacqua Formazioni alveo-ripariali estese (Populietalia albae, Salicetalia purpureae, Tamaricetalia, ecc.) Vegetazione lacustre e palustre Formazioni igro-idrofitiche di laghi e pantani (Potamogetonetalia, Phragmitetalia, Magnocaricetalia) Vegetazione di saline e lagune Formazioni sommerse ed emerse dal bordo (Ruppietalia,Thero-Salicornietalia, ecc.) Formazioni sommerse ed emerse dal bordo (Ruppietalia, Thero-Salicornietalia, praterie a Posidonia) Vegetazione costiera (presenza*) Formazioni delle dune sabbiose (Ammophiletalia, Malcomietalia, ecc.) Formazioni delle coste rocciose (Crithmo-Lmonietalia) Vegetazione sinantropica

< 1%

6%

1%

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TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 14

Coltivi con vegetazione infestante (Secalietea, Stellarietea mediae, Chenopodietea, ecc.) Formazioni forestali artificiali, (boschi a Pinus, Eucalyptus Cupressus, ecc.) Formazioni forestali artificiali degradate (boschi degradati a Pinus, Eucalyptus, Cupressus, ecc.) Aree con vegetazione ridotta o assente
* presenza stimata in rapporto allo sviluppo costiero dellambito secondo le classi:

93%

xxx presenza elevata xx presenza media x presenza bassa - assenza o presenza ridottissima

SISTEMA ANTROPICO SOTTOSISTEMA AGRICOLO


Associazioni di suoli (sup. %) classificazione sup.% potenzialit agr.
Roccia affiorante - Litosuoli Roccia affiorante - Litosuoli - Terra rossa Roccia affiorante - Litosuoli Suoli bruni e/o suoli bruni calcarei Litosuoli Roccia affiorante Protorendzina Litosuoli - Roccia affiorante Suoli bruni andici Litosuoli - Roccia affiorante - Suoli bruni Litosuoli - Roccia affiorante - Terra rossa Litosuoli - Suoli bruni andici Roccia affiorante Litosuoli - Suoli bruni lisciviati - Suoli bruni Regosuoli - Litosuoli - Suoli bruni andici Regosuoli - Litosuoli Suoli bruni e/o suoli bruni vertici Regosuoli - Suoli bruni e/o suoli bruni vertici - Suoli alluv. vertisuoli Regosuoli - Suoli bruni e/o suoli bruni vertici Regosuoli - Suoli alluvionali e/o vertisuoli Regosuoli - Suoli bruni andici Suoli bruni lisciviati Regosuoli - Suoli bruni Suoli bruni leggermente lisciviati Suoli alluvionali Suoli alluvionali - Vertisuoli Vertisuoli Suoli bruni - Suoli bruni calcarei Litosuoli Suoli bruni calcarei Litosuoli 1% discreta o buona vign.arbor.agru.semin. Regosuoli 46% 12% 6% discreta buona o ottima da buona a ottima buona o ottima medio-bassa sem.arbor.vign.bos.pa. agru.arbor.vign.sem.or. vign.agru.semin.orto vign.semin.ortive di p.c. semin.pasc.arbor. 1% discreta vign.arbor.agru.bos.pa. 4% 1% da discreta a buona da discreta a buona seminativo seminativo da mediocre a buona seminativo bassa seminativo da buona a mediocre bosco e pascolo bassa discreta bosco e pascolo bosco e pascolo 4% 2% bassa bassa molto bassa seminativo bosco e pascolo bosco e pascolo modesta nulla o quasi nulla bosco e pascolo bosco e pascolo 1% nulla o quasi nulla quasi nulla

uso prevalente
sterile - bosco e pascolo pascolo

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TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 14


Suoli Suoli bruni bruni Suoli Suoli bruni bruni vertici 3% 6% 3% buona discreta buona vign.arbor.semin. bosco e pasc.arbor. vign.arbor.agrum.

Vertisuoli calcareiRendzina Suoli bruni - Suoli alluvionali Suoli bruni - Suoli bruni lisciviati Regosuoli e/o litosuoli Suoli bruni acidi - Litosuoli Roccia affiorante Suoli bruni leggermente acidi Suoli bruni - Suoli bruni lisciviati Suoli bruni andici - Litosuoli Suoli bruni lisciviati - Terra rossa Terra rossa - Litosuoli Terra rossa - Suoli bruni calcarei Litosuoli Suoli idromorfi Dune litoranee *ottima per le essenze forestali nulla o quasi nulla quasi nulla incolto inc.serre.vign.bos.pas. 8% discreta-ottima* da discreta a buona ottima discreta o buona discreta bosco e pascolo agr.semin.bos.pasc. vign.arbor.serre agrum.vign.arbor. vigneto-arboreto 3% buona discreta-ottima* vign.arb.agru.sem.bos. bosco e pascolo

Paesaggio agrario (sup.%) paesaggio dellagrumeto paesaggio del vigneto paesaggio delle colture erbacee paesaggio dei seminativi arborati paesaggio delle colture arboree paesaggio dei mosaici colturali colture in serra superfici non soggette a usi agricoli

50% 38% < 1% 1% 3% 8%

SOTTOSISTEMA INSEDIATIVO
Suddivisione amministrativa storica Comarche 1583-1812 Agira, Augusta, Caltagirone, Carlentini, Catania, Lentini, Mineo, Noto, Randazzo, Vizzini Distretti 1812-1861 Caltagirone, Catania, Nicosia, Noto, Siracusa Intendenze 1818-1861 Catania, Noto Circondari Adrano, Augusta, Belpasso, Biancavilla, Buccheri, Catania, Centuripe, Francofonte, Grammichele, Lentini, Militello in Val di Catania, Mineo, Misterbianco, Patern,Ramacca, Scordia Diocesi al 1850 Caltagirone, Catania, Nicosia, Noto, Siracusa Strumentazione urbanistica Piani comprensoriali P.R.G. Programmi di fabbricazione Piani di trasferimento nessuno strumento Carlentini, Francofonte, Lentini Militello in Val di Catania, Palagonia, Scordia

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TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 14

Vincoli esistenti (sup.%) L. 431/85 territori costieri territori contermini ai laghi fiumi, torrenti e corsi dacqua montagne oltre 1200 m foreste e boschi* vulcani zone di interesse archeologico L. 1497/39 L. 1089/39 siti archeologici L.R. 15/91 Parchi e riserve parchi regionali riserve regionali L.R. 78/76 fascia di rispetto costiera fascia di rispetto lacustre fascia di rispetto archeologica Vincoli idrogeologici
* limitatamente alle aree individuate dallo studio sulla vegetazione

< 1% 21% 7% 3% 18 < 1% < 1% 3%

Infrastrutture Rete trasporti e comunicazione autostrade strade statali altre strade linee ferroviarie elettr.a doppio bin. linee ferroviarie elettr. a unico bin. linee ferroviarie non elettr. aeroporti porti comm. interesse nazionale porti comm. interesse regionale porti turistici e pescherecci porti militari e per la sicurezza Rete energia linee elettriche 380Kv linee elettriche 220Kv ricevitrici stazioni di smistamento centrali idroelettriche centrali termoelettriche centrali turbogas metanodotto Rete idrica acquedotti

(km) (km) (km) (km) (km) (km) (n) (n) (n) (n) (n) (pres.) (pres.) (n) (n) (n) (n) (n) (pres.) (pres.)

50 201 533 5 66 69 1 alta alta 1 2 1 alta alta

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TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 14

potabilizzatori (n) dissalatori (n) impianti di sollevamento (n) Impianti di depurazione depuratori previsti dal piano reg. (n) depuratori in esercizio (n) La presenza indicata per valori (alta-media-bassa) che tengono conto del grado di fittezza delle reti in rapporto allestensione dellambito Aree industriali e turistiche agglomerati industriali (A.S.I.) Industrie manifatturiere industrie alimentari industrie tessili ed abbigliamento industrie del legno e della carta industrie prodotti petroliferi raffinati industrie chimiche e fibre sintetiche industrie della gomma e materie plastiche industrie materiali non metalliferi industrie meccaniche e prod. metalli Impianti turistici impianti turistici di alta categoria impianti turistici di media categoria impianti turistici di bassa categoria numero totale posti letto Sistemi locali del lavoro Istat Irpet 1994
denominazione dinamica demografica dinamica del patrimonio edilizio dinamica della superficie urbanizzata specializzazione C D E F G H I J K L M

1 1 1 50

Palagonia Scordia Lentini

in crescita in crescita in crescita

5,19% 4,90% 6,23%

4,33% 4,78% 5,81%

dinamica del patrimonio edilizio: viene indicata la variazione annua dei vani nel periodo 1951-1991 dinamica della superficie urbanizzata: viene indicata la variazione annua nel periodo 1955-1994 specializzazione: vengono indicate le specializzazioni produttive e funzionali relative alla classificazione delle attivit economiche ISTAT C Estrazione di minerali D Attivit manifatturiere E Produzione e distrib. di energia elettr.e gas F Costruzioni G Commercio allingrosso e al dettaglio H Alberghi e ristoranti I Trasporti, magazzinaggio e comunicazioni J Intermediazione monetaria e finanziaria K Attivit immobiliari, noleggio, informatica, ecc. L Pubblica amministrazione, assicurazione sociale M Istruzione N Sanit e altri servizi sociali O Altri servizi pubblici, sociali e professionali

Beni archeologici A Aree complesse (citt antiche con acropoli, fortificazioni, thermae, necropoli, ecc.)

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TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 14

A.1 A.2 A.3 A.4 B C D E F

Aree complesse di entit minore (villaggi, luoghi fortificati, frouria, ecc.) Insediamenti (ripari, grotte, necropoli, ville, casali, fattorie, impianti produttivi) Manufatti isolati (tombe monumentali, castelli, templi, chiese, basiliche, ecc.) Manufatti per lacqua Aree di interesse storicoarcheologico Viabilit Aree delle strutture marine, sottomarine e relitti Aree dei resti paleontologici e paletnologici e delle tracce paleotettoniche Aree delle grandi battaglie dellantichit

13 61 13 20 3

Centri storici A di origine antica A/B di origine antica, rifondati in et medievale A/D di origine antica, ricostruiti in situ dopo il terremoto del Val di Noto B di origine medievale B/C di nuova fondazione, su preesistenza di origine medievale B/D di origine medievale, ricostruiti in situ dopo il terremoto del Val di Noto C di nuova fondazione C/D di nuova fondazione, ricostruiti in situ dopo il terremoto del Val di Noto D ricostruiti in nuovo sito dopo il terremoto del Val di Noto H abbandonati in epoca moderna e contemporanea Localizzazione geografica di montagna di collina di pianura di costa Nuclei storici E di varia origine F generatori di centri complessi G di impianto contemporaneo a funzionalit specifica Localizzazione geografica di montagna di collina di pianura di costa Viabilit storica al 1885 (km) Strade carrabili Sentieri Percorsi agricoli interpoderali- Trazzere Regie

1 3 2 5 1 1 1 219 174 396

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TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 14

Ferrovie Beni isolati A Architettura militare A1 Torri A2 Castelli e opere forti A3 Caserme, carceri, capitanerie, ecc. B Architettura religiosa B1 Santuari, conventi, monasteri, ecc. B2 Chiese e cappelle B3 Cimiteri, catacombe, ossari C Architettura residenziale C1 Ville, villini, palazzi, casine, ecc. D Architettura produttiva D1 Bagli, masserie, fattorie, casali, ecc. D2 Case coloniche, stalle, magazzini, ecc. D3 Palmenti, trappeti, stab. enologici, ecc. D4 Mulini D5 Fontane, abbeveratoi, gebbie, ecc. D6 Tonnare D7 Saline D8 Cave, miniere e solfare D9 Fornaci, stazzoni, calcare D10 Industrie, opifici, centrali elettriche, ecc. E Attrezzature e servizi E1 Porti, caricatori, scali portuali E2 Scali aeronautici E3 Stabilimenti balneari o termali E4 Fondaci, alberghi, osterie, locande, ecc. E5 Ospedali, lazzaretti, manicomi, scuole ecc. E6 Fari, lanterne, fanali, semafori, ecc.

69

3 1 1 1 7 6 16 400 2 2 22 23 3 8

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TITOLO III descrizione degli ambiti territoriali Ambito 15

15 AREA DELLE PIANURE COSTIERE DI LICATA E GELA

La piana si innalza verso linterno lungo la bassa valle del Gela-Maroglio e


dellAcate, tr