Sei sulla pagina 1di 3

.,. == ==.== ,=. . ,.= .,.

==
'==.= ,=. . ,P.= .,. ====.== =
LOfficina della Camomilla e profumi di decadentismo
- d i F r a n c o G h i r i m o l d i -
Sondando oggi giorno gli infiniti spazi virtuali che la rete ci smonta davanti con grande
artificio, colossale fiera circense di volti, informazioni, esperienze multimediali dai pi svariati
contenuti, e purtroppo anche dalle pi escogitate vacuit e superficialit, si ha a volte la sensazione
che qualsiasi pur spicciolo prodotto umano di intima e sincera freschezza, pensiero meloda
immagine, sarebbe una fonte in mezzo al deserto. Come i dublinesi joyciani vengono folgorati dalle
loro epifanie, come il Lupo della Steppa di Hesse trova in mezzo alle strade cupe di un borgo
sperduto un teatrino magico solo per pazzi che lo esorta a entrare con voce ludica e famigliare, fu
cos che sfiorai il lavoro dell Officina della Camomilla, gruppo musicale contemporaneo milanese,
appartenente per lo pi ad una scena alternativa del fare artistico, una sorta di metropoli che come
un doppio fondo pulsa dai sotterranei della nostra cultura pi istituzionale, sotto i suoi stessi piedi.
Lontani dal voler offrire qui una formale recensione di presentazione delle loro
sperimentazioni, inserendoli in un contesto pi ampio della scena cantautorale italiana attuale
(lavoro gi brillantemente svolto in uno squisito articolo di Salvo Ricceri a cui qui si rimanda
senzaltro, e che ha la sua sede in rete) vorrei proporre
qui una sorta di incontro ravvicinato con un modo
specifico di fare poesia-musica oggi, un invito ad entrare
per un attimo in empatia con essa, dissecando quasi un
fiore ancora vivo, che solo potrebbe crescere
organicamente da uno spirito del tempo singolare, capace
di rivelarsi lemblema di un epoca e di un sentire specifici.
A sua volta questa modalit di approccio a
questarte, che a taluni potrebbe risultare intellettuale,
tiene conto che non sempre gli artisti hanno altrettante
intenzioni intellettuali, che anzi vi sfuggono, ma che
invece il loro sentire raffinato svela pensieri comuni alla
filosofia e alla letteratura (nonch ad intere epoche), pur
restando accanitamente fuori da qualsiasi sistema,
optando certe volte per la caoticit. noto che noi stessi,
anche nella nostra quotidianit inconsapevole, viviamo
interiormente idee e stati animici che i filosofi e i poeti
urlano da sempre nella chiarezza dei loro sistemi, nella
genialit delle loro immagini.
Cos, le canzoni dell Officina della Camomilla, piccoli ritratti di intima vita metropolitana
trasfigurati e portati fino al surreale da una soggettivit allucinata, grondanti di candida tenerezza e
spontaneit, verrebbero ingiustamente uccise se li si volesse attribuire intenzioni prettamente
intellettuali, di uno studio del linguaggio e dellatteggiamento. Come verrebbero anche uccise
paragonandole meramente ad altri lavori simili (influenze che per qui non neghiamo). Nonostante
ci vi emergono velati pensieri, e un acuto e sincero sentire, credo, degni di qualche parola.
La crisi della poesia o la poetica delle crisi
io so sfiorire nel fiore degli anni, se vuoi ti insegno, ripeti con me: la fantasia il nostro
piccolo, libero carcere colorato.
Date a un bambino una scatola di pastelli colorati e lasciatelo girare in una grande metropoli,
disegnando nei dettagli tutto ci che fa vede e sente. Dategli il tempo di conoscere gli uomini e
perderci lincanto, dategli il tempo di innamorarsi, di giocare, di deambolare nelle discariche e nelle
fabbriche, di piangere e soffrire, di imbottirsi di dolci, anche rubati, di guardare il tramonto.
Chiedetegli di mostrarvi i disegni. Ci saremmo forse approssimati minimamente a ci che qui si
esprime in suoni e parola.
Questa inconfessabile fanciullezza, che come atteggiamento emerge come fondale costante
di tutta la loro creativit, si ostina per a non esaurirsi soltanto in un modo autoreferenziale e
vanitoso di produrre qualcosa di nuovo, ma di pi, sembra invece un punto darrivo inevitabile, in
cui irresistibilmente lindividuo (e con lui unintera generazione) sente il bisogno di atterrare dopo
una metaforica odissea lungo questa postmodernit, attraverso gli uomini, attraverso le loro
ipocrisie, i loro solidi ideali, i ferrei luoghi comuni. Laccomunanza con la figura del bambino
nietzschiano, al di l di ci che pu sembrare una facile analoga servita su un piatto dargento dal
panorama filosofico, ha qui una risonanza alla quale difficile sottrarsi. Luomo, che scoprendo di
aver preso a martellate lintero sistema di valori che regge una societ che lo istiga da ogni parte, si
ritrova a vivere uninnocenza originaria e disarmante, in una genuinit nuova di fronte a ci che lo
circonda, ma non meno superba e dissacrante. Sar ovvio e scontato dire per che, per quanto
riguarda i nostri camomilli, siamo lontani miglia da una megalomana superomistica, da un
sentimento di superiorit (nietzschiana, dannunziana o altro che sia.), insomma tuttaltro che
positivismi vari. Qualsiasi ottimismo da professare cede qui il passo ad un animo disincantato e
remissivo, un po tragico, che si lascia sfuggire qua e l qualche tono sarcastico, alternato a
momenti di euforia capricciosa, di piccoli piaceri delinquenti.
E tale la complessit che filtra dallampia gamma di stati animici che questo gruppo ci piazza
davanti. Ad ogni colpo di xilofono, ad ogni immagine evocata , al di l del dolcissimo abbandono alle
circostanze casuali, si nasconde una plurivalenza di significati ed intenti. Una frase come la
fantasa il nostro piccolo carcere colorato (presente in Nadeje e le ruote panoramiche) avrebbe
la pesantezza di un mal de vivre demistificatore, se non fosse che le voci (lui e lei) sembrano
esortarci, con incredibile leggerezza, a giocare, pur in questo carcere, ma con infinita libert, in una
cascata di suoni, rumori, e armonie melatissimi e allucinati. In altri casi le immagini poetiche e le
atmosfere musicali sembrano voler andare di
pari passo, creandosi a vicenda nuomerosi
riflessi a esprimere uno stesso stato,
comunque mai del tutto univoco. Spleen e
malinconia struggente (tra altri titoli:
senontipiacefalostesso o la Canzone del
Cane ), eufora ludica (la Guerra dei Pastelli
a Cera) ecc. Sono queste le infinite
potenzialit della musica fatta parola, la
parola fatta musica.
Una delle pi evidenti peculiarit della
loro poesia, grande pregio, se si vuole, allora
di valutare il carico di singolarit
sperimentativa di nuovi linguaggi, il fatto
che di rado si davanti ad una narrazione
lineare. N storiella n racconto. O meglio, ci
sono s dei soggetti (primo fra tutti lego) che vivono, sentono, agiscono, si muovono randagi, ma
essi risultano sempre ambigui in quanto a propositi e sentimenti. Le situazioni stesse risultano
ambigue, e le figure-persone sono sempre in bilico di disgregarsi nellammasso di immagini,
impressioni e sensazioni degli oggetti che li circonda, quasi una celebrazione, forse inconsapevole,
dellUlisse joyciano che viene trapassato e smembrato dalla stessa Dublino che percorre. A volte il
testo, portato agli estremi, diventa purissima enumerazione di eventi, luoghi, insegne, colori, odori.
(Emblema di questa poetica delloggetto il brano Basmati, in cui in un ampio ed esteso vortice
di evocazioni, i verbi che denotano che qualcosa succede sono veramente pochi). Lascoltatore che
coglie questo fatto e quindi i sentieri alternativi e ricchi che esso pu aprire ed evocare, potrebbe
adorarli. Lascoltatore che si aspetta che in un qualsiasi discorso che gli viene raccontato, qualche
cosa debba accadere per un motivo valido e logico, pu sentirsi persino preso in giro da una
vanitosa arbitrariet.
Soffermarsi sullanalisi di questa modalit di scrittura rischia di essere una sterile e
didascalica osservazione linguistica se non si coglie il nocciolo che va oltre la poesia e raggiunge
anche la vita. In unepoca che fa trasparire, al di l delle apparenze, il crollo definitivo dei sistemi
ideologici collettivi, e che inoltre, a differenza di un certo nichilismo culturale di fine 800, esprime
anche un disicanto totale sia per le grandi rivoluzioni, sia per le forze politiche anche pi
democratiche, ad un animo sincero risulterebbe quasi unipocrisia esigere che in arte vi debba
essere un messaggio chiaro e coerente, etico-morale, sia esso un interpretazione della realt, sia
esso un modello di atteggiamento, o semplicemente narrazione lineare. Larte, che prima ancora di
ogni esprimersi contemplazione, riuscendo a nutrirsi sia dei periodi di splendore, sia di quelli in
crisi, coglie sempre loccasione per sbocciare in unurlo libero e incondizionato, anche privo di una
direzione ben precisa.
Tornando ai nostri camomilli, lindividuo che vive in questa poesia, privo di particolari volont
od obiettivi alti, nel cui disincanto irrisorio neanche davanti allamore vorrebbe inginocchiarsi in
sdolcinati elogi, anzittutto osservatore acuto, si perde nelle immagini, diventa gli oggetti, ed essi
riflettono il suo animo (un esempio, tra gli altri, di questa ambiguit indivisibile e sgrammaticata tra
soggetto e oggetto la pacata e intima Romantico = Strappo). Loggetto stesso,
decontestualizzato (chapeau Duchamp!) diventa risonante di significati, ed inutile ormai
ripercorrere la sua storia, custodita solo dallautore. In questa direzione si sfiora inevitabilmente gran
parte del panorama dellarte contemporanea, in cui chi fruisce dellopera , in parte riesumatore di
una parte di messaggio univoco presente nellopera, e in parte creatore in quanto di fronte alla
vaghezza della forma e del significato, apporta parte della propria interiorit a completarla (un
approfondimento di queste tematiche Opera aperta di Umberto Eco, in cui appunto ogni opera,
indipendentemente dal periodo in cui stata prodotta, viene definita irriducibilmente aperta
essendo correlata allo spettatore che la fa rivivere). Larte in questo senso occasione di
riflessione, inteso sia in senso di esercizio di pensiero, sia in senso di rispecchiamento della
propria interiorit.
Perch questo, perch ora
Dopo aver riflettuto su un esempio particolare e, ahim, contestualmente limitato, di un modo
di espressione artistica odierna, in cui, come dicevamo allinizio, si concentrano varie tendenze
comuni ad un intera epoca, verrebbe da chiedere in che modo queste riflessioni vadano a incidere
in modo pi ampio, volendo evitare di creare un discorso sterile e pedantesco fine a s stesso, privo
di intenti di cambiamento e di riscontri con la realt.
Rimanendo ancora entro i limiti dellambito della cultura, palese la necessit di ridare una
dignit qualitativa alle produzioni pi alternative, in un modo diverso di quanto non sappia darla la
semplice diffusione massiva e quantitativa, parametro che sopratutto nellambito dei mass media
denuncia tragicamente quanto il grande pubblico legittimi spesso le trasmissioni di manifestazioni
pi basse e scadenti. In questo senso necessario fare richiamo al fatto che ogni produzione
culturale, indipendentemente dalla sua felice o meno diffusione, sempre un prodotto umano con il
quale lindividuo/fruitore mette in dialogo il proprio bagaglio interiore, il proprio vissuto, andando solo
dopo a giudicarlo rivestendo di una certa validit ci che percepisce.
Un altro parametro che attenta a questo criterio individuale, oltre a quello della popolarit,
quello dell innovazione. La stima a priori di ci che non mai stato fatto ed inaudito, un
pregiudizio che oltre a togliere valore e interesse sia al passato che alle produzioni con linguaggi
apparentemente gi precodificati, un parametro utile soltanto alla necessit di mercificare le
produzioni culturali, che in questo senso prendono dinamiche paragonabili al mondo della moda, e
al consumismo in senso pi ampio.
Per cui questo vorrebbe essere anche un appello allo spirito critico individuale, necessario in
un epoca in cui ci che si chiama critica, e nella fattispecie critica darte, in senso pi
istituzionale, si ridotta parzialmente all anonima documentazione storiografica di una successione
di eventi nel tempo, estraniati e senza relazione con la vita pi quotidiana. Mentre gli individui
subiscono la propria carenza interiore conformandosi agli spettacolari fenomeni di massa.
Infine, questo appello allindividuo vorrebbe estendersi all intera sfera di esperienze che egli
sollecitato a vivere e a cui partecipa. E un appello ad un individuo che, sprofondato
nellanonimato e nellinattivit, costretto a subire una crisi, che prima ancora di essere economica e
sociale, una crisi di pensiero, guarda il mondo in cui vi anche s stesso e la sua interiorit,
riscoprendosi copartecipe e creatore, e non pi semplice spettatore.
.,. == ==.== ,=. . ,.= .,. ==
'==.= ,=. . ,P.=.,. ====.== =