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LA VITA

Fdor Michajlovi Dostoevskij nasce il giorno 11 novembre 1821 a Mosca, secondogenito di un medico, e a sedici anni entra nell'Istituto di Ingegneria di Pietroburgo. L'anno seguente il padre, ritiratosi ormai nella sua propriet di campagna, linciato dai suoi servi della gleba. Sembra che, raggiunto dalla notizia, il giovane Fdor sia stato colto dal suo primo attacco di epilessia, male che lo accompagner per tutta la vita e che negli stadi immediatamente precedenti le crisi sapr offrirgli momenti di straordinaria ed intensa lucidit. Comunque, nel 1842 sottotenente dell'esercito, ma due anni dopo si congeda: ormai traduce e scrive. Nel 1845 esce il manoscritto del primo romanzo: Povera gente, scritto in forma epistolare, viene positivamente criticato da tutta l'intellighenzia di tendenza socialista. Il successivo Il sosia viene invece criticato fino ad essere definito frutto di un talento gi esauritosi, allontanando Dostoevskij dall'lite culturale russa. Nel 1849 lo scrittore entra a far parte di un piccolo gruppo di comunisti ma, presto arrestato, alla fine di tale anno condannato a morte: solo davanti al plotone d'esecuzione gli verr comunicato che la pena gli stata commutata nella deportazione in Siberia. Sar qui che ricever una copia del Vangelo; probabilmente fu questo il vero incontro di Dostoevskij con la religione e, avvenuto in condizioni tanto terribili, anche per questo pu aver avuto un significato decisivo nella sua evoluzione spirituale. Dal 1854 la seconda parte della sua pena Dostoevskij deve scontarla come soldato semplice, ma riesce a divenire sottufficiale e poi, addirittura, ufficiale. Nel 1857 sposa una vedova e nel 1858 si dimette per la seconda volta dall'esercito per continuare a scrivere e pubblicare.

Nel 1862 compie il primo viaggio in Europa con la moglie e nel 1863 un secondo con l'amante che si conclude col ritorno dalla moglie gravemente ammalata. L'anno seguente muoiono la moglie ed il fratello maggiore, da sempre suo socio nell'attivit editoriale, e la situazione economica di Dostoevskij risulta gravemente dissestata. Nel 1866 Dostoevskij, che ormai scrive freneticamente per risolvere i suoi problemi finanziari, ancora una volta in Europa e l'anno seguente sposa una ragazza giovanissima; la coppia viaggia per l'Europa dove rester pi di quattro anni, ma durante questo lungo soggiorno Dostoevskij, travolto dal demone del gioco, perde a pi riprese forti somme. In questo periodo vengono terminati Delitto e castigo e L'idiota. In ogni caso, ormai uno scrittore noto e la sua attivit, rientrato in Russia nel 1871, si svolge intensa e con lusinghieri riconoscimenti: l'ultima opera dell'autore, I fratelli Karamzov, viene accolta come un capolavoro. Dostoevskij muore la sera del 28 gennaio 1881: la moglie narra che, per sua vecchia abitudine, ogni mattina egli traeva auspici dal primo versetto del Vangelo che gli capitava sotto gli occhi. Quel mattino il versetto era Matteo 3, 15: Lascia che avvenga ora, perch bisogna che cos adempiamo a tutto ci che giusto.

LA TECNICA POLIFONICA
L'analisi che Bachtin compie riguardo alla poetica di Dostoevskij mette in luce l'importanza del concetto di polifonia nell'opera dello scrittore russo. I personaggi sono costruiti in modo tale da spezzare l'orizzonte monologico che aveva dominato in modo quasi assoluto la letteratura, permettendo al lettore di trovarsi ad ascoltare un'autentica pluralit di pensieri e idee differenti. L'importanza riservata alla polifonia risiede nel fatto che, secondo Bachtin, ritenuta essere il principale carattere di originalit e di innovazione di Dostoevskij, presente, negli autori precedenti, solo in maniera sporadica e parziale, e mai utilizzata come matrice di una poetica. I personaggi del romanziere russo non sono semplicemente coscienti; essi formulano pensieri su se stessi e sul mondo: l'autocoscienza diventa, perci, strumento in grado di evidenziare la scissione interna di ogni personalit. questa la base dell'affermazione di Bachtin: "l'obiettivo polifonico non conciliabile con il monoideismo di tipo comune". Nell'opera monologica, infatti, dominata dalla parola dell'autore, l'intenzionalit dell'idea dei personaggi va irrimediabilmente perduta: l'idea personale dello scrittore rimane vera in generale e al di sopra di tutte le altre posizioni espresse nell'opera; sulla coscienza dell'autore sono basati i pensieri pregni di significato e la sua concezione non oggetto di rappresentazione, cio di discussione, ma di affermazione attraverso la rappresentazione. Bachtin attribuisce il diffondersi di questa posizione al razionalismo europeo illuminista, fautore del consolidamento del principio monologico come base della creazione artistica. La prosa moderna si forma, infatti, proprio in epoca illuminista. Il rapporto dialogico nel monologismo escluso: se si punta a produrre esclusivamente giudizi universalmente validi, improponibile l'idea di metterli in discussione. L'unico dialogo possibile rimane quello pedagogico,

tra chi sa e chi non sa. L'innovazione del romanzo polifonico di Dostoevskij risiede appunto nel superamento del limite monologico. I personaggi dell'autore non sono oggetti morti della raffigurazione: una volta che essi sono divenuti soggetti del proprio pensiero, le loro idee possono essere raffigurate e discusse. Il personaggio di Dostoevskij uomo d'idea, una figura indefinita e scissa; i protagonisti interrogano tormentosamente in primo luogo se stessi e poi la realt che li circonda, alla ricerca di una definizione ideale che non pu essere costruita se non dialogicamente. Un esempio emblematico dell'essenza dialogica dei personaggi di

Dostoevskij quello dell'articolo in cui Raskol'nikov esprime le sue idee in forma teorica e monologica. Non un caso che al lettore non sia mai data la possibilit di leggere direttamente l'articolo: il suo contenuto viene invece reso noto attraverso il caleidoscopio di sguardi ed interpretazioni che ha luogo nel corso dell'inchiesta di Porfirij. Quest'ultimo espone il contenuto dell'articolo in forma volutamente esagerata e provocatoria, interrotto dalle precisazioni e dalle domande di Raskol'nikov, a cui si aggiungono le intromissioni di Razumichin e Zametov. Il risultato che l'idea ci appare tesa in una zona interindividuale che le permette di rivelare varie sfumature di significato, varie possibilit di elaborazione, contraddittorie e poliedriche.

DELITTO E CASTIGO
La questione che anima l'opera di Dostoevskij essenzialmente una: Dio esiste oppure no? Questo problema essenziale per l'autore perch egli conosce il diffondersi delle filosofie atee ottocentesche, seducenti e persuasive, inattaccabili alla critica razionale e dotate di rigore intellettuale, cos contrastanti con il pensiero dello scrittore. Nella gran folla di personaggi che rende complesso il palcoscenico di Delitto e castigo necessario concentrarsi sui due protagonisti principali: Raskol'nikov e Sonja. Il primo uno studente, molto povero ma con un'altissima opinione di se stesso, che divide l'umanit in due categorie: da una parte gli uomini ordinari, la stragrande maggioranza, che seguono regole e comportamenti stabiliti; dall'altra ci sono gli uomini straordinari, i pochi, che muovono la vita delle masse, che mandano avanti la storia, i soli che concepiscono e possono operare i cambiamenti. Gli uomini straordinari hanno il diritto di infrangere la morale comune perch la vita dei popoli si modifichi e si sviluppi. In questo modo Raskol'nikov, pieno di questo individualismo stirneriano, decidere di commettere un omicidio: uccide una vecchia usuraia (e la sua malcapitata sorella) per derubarla, dimostrando soprattutto a se stesso di essere uno degli uomini eletti, capace di un comportamento libero. Nonostante il gesto rivoluzionaro venga compiuto, il protagonista non ha pace: esaltato, vive in una sorta di delirio continuo, mosso da una lucida ed assillante febbre intellettuale. Mentre in preda alle conseguenze psicologiche del suo delitto, Raskol'nikov incontra Sonja, buona, semplice e religiosa ragazza che si prostituisce per

mantenere i fratellini ed il padre debosciato. Sonja, di fronte alla forza culturale ed intellettuale delle taglienti analisi dell'omicida, alle quali non riesce a rispondere, semplicemente non si convince. Non riuscendo a sopportare pi ci che ha fatto, Raskol'nikov, inaspettatamente, confessa. Sar solo nei sette anni di lavori forzati in Siberia, per, che il protagonista si pentir: l'analisi razionale e la logica scompariranno solo quando egli si sveglier, dopo giorni di malattia, trovando Sonja al suo capezzale, la donna che l'ha amato ed atteso nel silenzio e nell'umilt. La risposta al "problema fondamentale", che Dostoevskij sembra suggerirci, riguarda non tanto le ideologie atee prese in se stesse ma la loro pretesa di essere praticabili: il delirio coglie Raskol'nikov dopo aver compiuto il delitto, quando capisce che gli impossibile vivere secondo i propri ragionamenti. Dostoevskij non si cimenta direttamente contro l'ateismo: semplicemente, lo attende alla prova.

I FRATELLI KARAMAZOV
Ultimo romanzo di Dostoevskij, I fratelli Karamazov narra le vicende del padre Fdor Karamazov, vecchio laido e gaudente, del primogenito Dmitrij, pieno di una frenetica ed appassionata brama di vita, del secondogenito Ivan, intellettuale nichilista, del terzogenito Aleksej, adolescente sereno e religioso, e del probabile figlio illegittimo Smerdjakov, che serve nella casa paterna. Anche qui, nonostante i molteplici fatti si intreccino in un denso groviglio, possibile ridurre il romanzo ai due principali uomini d'idea: Ivan e Aleksej. Il giovane Aleksej risulta quasi estraneo alla passionalit che trascina il padre e il fratello Dmitrij; egli vive su un'isola di moralit in un mare di perdizione e oscenit. Nonostante non sia il centro delle azioni del romanzo, facile capire perch Dostoevskij, nella prefazione del libro, motivi la stesura del romanzo con la scusa di voler tracciare una biografia del suo eroe Alsa: egli rappresenta la guida spirituale per una vita degna di essere vissuta. Ivan pu essere definito la coscienza di tutto il romanzo: egli sviluppa con lucida radicalit il nichilismo che comporta irrimediabilmente l'ateismo; sostenere che Dio non esiste, ma che tuttavia uomo e natura hanno regole, diritti e valori, significa immaginare un ordine e contestare l'esistenza del suo autore. Il vecchio ateismo, che pensava di poter fare a meno di Dio in cambio di un rapporto equilibrato con la natura, viene tacciato di incompletezza e superficialit. Se Dio non esiste, quindi, allora "tutto permesso": non esiste alcun significato nell'assoluta indifferenza del tutto. Ivan uno spirito profondo e tormentato che, con queste sue analisi, seduce nell'intimo Smerdjakov che, volendo essere all'altezza del "tutto permesso", uccide il (probabile padre) vecchio Karamazov, mosso dal suo risentimento servile e dallo schifo che questi gli ispirava. Del delitto incolpato Dmitrij ed

durante le fasi del processo che Smerdjakov rivela ad Ivan ci che, istigato dalla sua filosofia, ha compiuto. Ivan, confrontandosi con le conseguenze pratiche dei suoi pensieri e con la sua resposabilit morale, viene trascinato nella follia; Smerdjakov, invece, sconvolto dall'assurdo e dal nulla, si suicida. per riduttivo pensare a Ivan, forse il personaggio pi complesso di tutta l'opera dello scrittore, come l'antagonista dell'autore stesso: Laksin suggerisce che Ivan sia lo stesso Dostoevskij, o meglio, che sia un momento di passaggio del pensiero dello scrittore. Una delle spie pi evidenti di questa immedesimazione col personaggio un lapsus di difficile individuazione, tanto si presi dal senso del racconto: nel capitolo Ribellione, Ivan, durante una conversazione, si lascia sfuggire di aver conosciuto un brigante in carcere, quando invece l'autore, nel narrare l'accurata preistoria di tutti i personaggi, non fa alcun cenno a questa circostanza. Naturalmente Ivan non mai stato in carcere: a parlare , piuttosto, l'ex ergastolano Dostoevskij, preso dall'incalzare del suo stesso pensiero. per questo motivo che il personaggio sembra oscillare tra il nichilismo e le idee care allo scrittore, prima parlando di una creazione del mondo senza Dio e poi augurando la fusione tra stato e Chiesa: Dostoevskij rappresenta Ivan come la versione giovane di se stesso; cos facendo, egli pu osservare le possibilit pratiche delle idee nichiliste che lo avevano tratto nel dubbio in giovent e che poi rinnegher nella sua fase matura. Ancora una volta il nichilismo, secondo l'autore, impraticabile; questa volta, per, la partecipazione dello scrittore tale da doverne negare il pieno superamento. Spesso si ha l'impressione che un autore scriva quando per lui il problema affrontato definitivamente risolto; sono invece altrettante le volte in cui lo scrittore impugna la penna proprio perch il problema non gli chiaro, necessita di essere riaffrontato e, in qualche modo, verificato.

BIBLIOGRAFIA
"Delitto e castigo", di Fdor Dostoevskij (traduzione di Vittoria De GavardoCarafa), ed. Paoline, Milano, 1992. "Dostoevskij, il profeta dell'umanit senza Dio e della sua resurrezione", di prof. Lucio Gentilini, Liceo Statale "G. Veronese", Chioggia, 2008. "I fratelli Karamazov", di Fdor Dostoevskij (traduzione di Agostino Villa), Einaudi ed., Torino, 2005. "Il giudizio su Ivan Karamazov", di Vladimir Laksin (traduzione di Anna Raffetto), in "I fratelli Karamazov", Einaudi ed., Torino, 2005.

SITOGRAFIA
http://versomezzanotte.blogspot.it/2012/02/michail-bachtin-e-lidea-nelromanzo.html