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La Stampa 28.11.

12 Palestina allOnu, il s di Parigi Anche Madrid, Vienna e Lisbona a favore dello status di osservatore di Alberto Mattioli La Francia rompe gli indugi e annuncia che domani, allAssemblea generale dellOnu, voter s alla risoluzione che riconosce la Palestina come Stato osservatore: non ancora lo status di membro delle Nazioni Unite, ma pi di quello di ente osservatore che la Palestina aveva finora. Fra molte invocazioni al negoziato fra israeliani e palestinesi, il ministro degli Esteri, Laurent Fabius, ha spiegato allAssemble nationale che Parigi voter s per coerenza. In effetti, la Francia sempre stata favorevole al riconoscimento della Palestina e gi nel 1982 Franois Mitterrand and a dirlo nella sede che meno lavrebbe apprezzato: la Knesset israeliana. Ma la posizione francese bipartisan, dato che stata ribadita dalla presidenza Sarkozy lanno scorso, in occasione dellammissione della Palestina allUnesco. Del resto, il riconoscimento figura nel programma elettorale di Franois Hollande, che peraltro, si dice, di suo pi filoisraeliano della media dei politici di gauche. Ricevendo allEliseo Benjamin Netanyahu, il 31 ottobre scorso, Hollande era sembrato dubbioso, perch il Quai dOrsay teme che il riconoscimento possa essere lennesimo bastone nelle ruote del negoziato. Ma la crisi di Gaza ha dato la spinta decisiva al s. Hollande vuole sostenere il presidente Abu Mazen (e soprattutto il suo pragmatico primo ministro, Abu Fayyad, ben visto a Parigi) in un momento in cui sembra messo nellangolo da Hamas. N ci sono scrupoli a dividere lUnione europea, che sullargomento si spaccata da tempo. Alcuni Paesi hanno gi annunciato il loro s, come Spagna, Portogallo e Austria, altri sceglieranno probabilmente lastensione, come la Germania e lItalia. Insomma, lUe procede in ordine rigorosamente sparso. La posizione pi insolita quella

della Gran Bretagna che, e questa una novit, potrebbe votare s. Ma a due condizioni che difficilmente i palestinesi accetteranno: prima, Abu Mazen dovrebbe impegnarsi a riprendere, subito e senza condizioni, i negoziati con Israele; seconda, la Palestina dovrebbe impegnarsi a rinunciare a far parte della Corte penale internazionale e della Corte internazionale di giustizia, in modo da impedire che possa tentare di processare Israele. Lesito del voto praticamente scontato. Secondo lambasciatore palestinese al Palazzo di Vetro, Ryad Mansour, la domanda di riconoscimento sponsorizzata da circa 60 Paesi e si prevede che almeno 130 voteranno a favore. Isolando, insieme a Israele, anche gli Stati Uniti, che restano assolutamente contrari e minacciano rappresaglie in caso di vittoria del s. Il ministero degli Esteri israeliano, in ogni caso, non perde il sense of humour e diffonde un paio di divertenti videoclip. In uno, si ironizza sulla politica della sedia vuota (al tavolo dei negoziati) scelta dallAutorit nazionale palestinese. Nellaltro, lautobus palestinese va fuori strada per colpa di un autista imprudente che ha la faccia di Abu Mazen. lUnit 28.11.12 Uno Stato palestinese allOnu: lItalia dica s Tra i firmatari Bersani, Vendola, Ovadia, Camusso, Beni, Raciti La Palestina allOnu: lEuropa divisa alla prova Al Palazzo di Vetro il voto sul riconoscimento richiesto da Abu Mazen A favore 150 Paesi, tra i contrari gli Stati Uniti La Francia per il s, la Germania si astiene. LItalia pure. Critico il Pd di Umberto De Giovannangeli Lintifada diplomatica vivr domani il suo momento della verit, quando lAssemblea generale delle Nazioni Unite sar chiamata a pronunciarsi sulla richiesta avanzata dallAutorit nazionale palestinese (Anp) per il riconoscimento della Palestina come Stato non membro al Palazzo di Vetro. Abbiamo i numeri necessari, anticipa a lUnit nel giorno in cui a Ramallah veniva riesumata la salma di Yasser Arafat alla ricerca di prove di un sospetto avvelenamento il capo negoziatore palestinese Saeb Erekat che, pressato, azzarda anche un numero: Riteniamo di poter contare sul sostegno di 150 Stati (su 193). Tra questi conta due membri permanenti del Consiglio di sicurezza (Russia e Cina), il Sudafrica, il Brasile, il blocco dei Paesi non allineati, oltre quelli arabi e musulmani. Le votazioni dell'Assemblea non sono soggette al veto dei membri del Consiglio di sicurezza e questo consente allambasciatore Ryad Mansour, osservatore permanente dellAnp al Palazzo di Vetro di affermare: Il prossimo 29 novembre prometto che avverr un evento storico. La modifica dello status palestinese a Stato non membro dell' organizzazione internazionale spiega un momento storico sia per le Nazioni Unite che per il nostro popolo. La soluzione dei due Stati, da una prospettiva Onu, diventer una realt. Quello che stiamo facendo conclude legale, democratico e multilaterale. Per Mansour la prima priorit per Abu Mazen negoziare, la seconda negoziare, la terza negoziare per arrivare alla soluzione dei due Stati. LEuropa si presenta in ordine sparso al voto. La Francia voter in favore della concessione dello status di Stato non membro per la Palestina all'Onu. Ad annunciarlo il ministro degli Esteri, Laurent Fabius che ha ricordato la posizione costante di Parigi in favore del riconoscimento di uno Stato palestinese, fin dal discorso del 1982 dellallora presidente, Francois Mitterrand. Il titolare del Quai dOrsay, parlando davanti ai deputati in Assemblea nazionale, ha quindi annunciato formalmente che la Francia voter s alla risoluzione Onu sulla Palestina. La decisione di Parigi amplifica la prospettiva di una nuova spaccatura fra i Paesi Ue su un importante dossier di politica estera. Anche la Spagna, stando ad una anticipazione di El

Pais on line, voterebbe a favore, cos come lAustria. La Gran Bretagna apre, ma ad una condizione. Due i caveat al suo s: che l'Anp si impegni a riprendere subito, senza condizioni, i negoziati di pace con Israele e che lAnp si astenga dal chiedere di entrare alla Corte Penale Internazionale e alla Corte Internazionale di Giustizia, istituzioni che potrebbero essere usate per mettere Israele sul banco degli imputati per crimini di guerra. Richieste queste che troverebbero ascolto nella dirigenza palestinese. Unaltra condizione che la risoluzione dellAssemblea Generale non richieda al Consiglio di Sicurezza di seguirne le mosse. LE CONDIZIONI DI LONDRA La svolta britannica delle ultime ore e fa seguito a colloqui dellaltro ieri del ministro degli Esteri, William Hague con il presidente dell'Anp, Abu Mazen e con il collega francese Laurent Fabius. Abu Mazen ha chiesto a Londra di appoggiare la sua richiesta allOnu invocando la speciale responsabilit della Gran Bretagna come ex potenza coloniale nei confronti della Palestina. Finora il Foreign Office aveva sempre opposto resistenza alla risoluzione, citando le obiezioni di Stati Uniti e Israele e il timore di danni a lungo termine nelle prospettive di negoziato. Un s all'Onu di Londra, quindi, condizionato a modifiche nella richiesta dellAnp che domani verr messa ai voti dellAssemblea delle Nazioni Unite. Stati Uniti e Israele hanno prospettato pesanti rappresaglie in caso di approvazione della risoluzione e la posizione della Gran Bretagna tesa a ridurre il rischio di queste minacce. Sul fronte opposto, quello dei no, ci sono gli Stati Uniti e, naturalmente, Israele che per bocca del suo ministro degli Esteri, Avigdor Lieberman ha bollato come una grave provocazione che non rester senza conseguenze liniziativa palestinese. Lazione unilaterale dellAnp allOnu perch lo status della Palestina sia portato da osservatore a Stato non membro definito un errore dalla portavoce del Dipartimento di Stato Usa, Victoria Nuland. Non pensiamo che questo passo porter il popolo palestinese pi vicino a uno Stato afferma. Per concludere: Crediamo sia un errore e ci opponiamo. E lItalia? Bocche cucite alla Farnesina, ma a quanto risulta a lUnit lopzione pi accreditata in queste ore quella dellastensione, che sarebbe condivisa dalla Germania. Ma questa linea che non convince il partito democratico che con il suo responsabile Esteri, Lapo Pistelli insiste perch litalia sostenga la richiesta di Abu Mazen. LEuropa si presenta dunque divisa ad un appuntamento cruciale. E questo di per s lindice di un fallimento politico. Lennesimo sullo scacchiere internazionale. lUnit 28.11.12 Il documento LItalia sostenga la richiesta dellAnp QUATTRO ANNI FA, IN QUEI DRAMMATICI GIORNI CHE seguirono lassedio di Gaza, lanciammo un appello dal titolo: La questione morale del nostro tempo. Rappresentava il tentativo non solo di uscire dalla spirale della guerra, ma anche dai rituali dello schierarsi con le parti in conflitto per provare ad indicare una prospettiva diversa, capace di modificare il nostro sguardo su un conflitto che affonda le proprie radici nel cuore di tenebra dellEuropa e del suo Novecento. Si avvi una carovana. Si nutriva di culture e di storie che la guerra intendeva cancellare, di resistenza nonviolenta a dispetto della chiamata alle armi, di relazioni fra territori e persone nellintento di valorizzare luoghi e saperi che nellintreccio del Mediterraneo hanno costruito straordinarie civilt niente affatto in conflitto. Una rete fittissima di esperienze che hanno interagito con la primavera araba dopo la quale niente pi come prima. Oggi la storia sembra ripetersi, quasi a voler abbattere i ponti di dialogo costruiti a fatica nel contesto dei grandi cambiamenti di questo tempo. Di nuovo assistiamo impotenti al dilagare della guerra. Le popolazioni civili vedono aggiungersi nuove sofferenze e nuove distruzioni, tanto in Palestina dove nuovi lutti si aggiungono ad una interminabile lista del

dolore, quanto in Israele dove un numero pur minore di vittime non attenua lo stato di tensione e di paura. Per entrambi, linsicurezza e lincertezza del domani avviliscono lesistenza ed offuscano le menti. Ora che i bombardieri tacciono e la tregua sembra reggere, dobbiamo sapere che i problemi sono immutati e che il campo della belligeranza si fortificato, che i sondaggi di opinione danno in crescita i falchi ottusi e le tendenze estreme. I proclami di guerra e di odio hanno contaminato il linguaggio quotidiano, costringendo in una posizione minoritaria la ragionevolezza e il buonsenso, mentre tutti noi diventiamo vittime collaterali. Eppure siamo consapevoli che la guerra non porta da nessuna parte, tanto vero che gli ultimi conflitti nel Vicino Oriente si sono risolti in un vano e catastrofico esercizio di potenza, deteriorando situazioni gi intollerabili, impoverendo di umanit e di intelletto popolazioni gi provate e allontanando lorizzonte di pace e serenit per una vita dignitosa. E che il dialogo lunica alternativa alla guerra. In queste ore, con un nuovo appello vorremmo essere vicini a tutti, gettare una pietra nello stagno che ci ha trasformato in impotenti spettatori o in agguerriti tifosi. Noi sappiamo che nel diritto, nella legalit internazionale e nelle sue molteplici convenzioni, esiste uno spazio di vita e di dignit per tutti. Sappiamo anche che il Mediterraneo uno spazio non solo geografico ma anche culturale e politico nel quale costruire una prospettiva di incontro e convivenza fra i popoli. Cos come sappiamo, infine, che la pace dei coraggiosi continua a rappresentare lunica scelta possibile per una vita in sicurezza, per la dignit, la crescita umana e culturale di entrambi i popoli. Per questo siamo a chiedere la convocazione di una nuova conferenza internazionale per la pace che riparta da dove i colloqui si sono interrotti. Chiediamo allItalia e allEuropa di sostenere, presso lAssemblea generale delle Nazioni Unite la richiesta di Abu Mazen a nome di tutto il suo popolo per il riconoscimento dello Stato palestinese entro i confini del 1967, come contributo a rafforzare la pace in tutta una regione oggi segnata dallinstabilit, dal soffocamento violento delle istanze di libert e di democrazia. Questo passaggio aiuter altres le nuove democrazie nel mondo arabo ad evolversi verso un vero stato di diritto e getter le basi per una proficua cooperazione regionale e mediterranea, nel quale le grandi risorse umane e materiali siano valorizzate a favore della vita e dello sviluppo umano. Con il nostro appello intendiamo dare vita ad un presidio permanente contro la guerra a favore della pace in Palestina e Israele, sulla base della legalit internazionale. Ci rivolgiamo a tutti, in modo particolare a tutti i giovani, senza distinzione di fede o nazionalit, che hanno ereditato un mondo dilaniato dalla guerra e depauperato da scelte politiche insensate, perch il nostro Mediterraneo riacquisti il suo splendore. (Per adesioni: mezzalunafertile.wordpress.com) Moni Ovadia, Ali Rashid, Fausto Raciti, Paolo Beni, Antonio Bassolino, Pierluigi Bersani, Mercedes Bresso, Susanna Camusso, Nandino Capovilla, Raya Cohen, Andrea Cozzolino, Rosario Crocetta, Leonardo Domenici, Vasco Errani, Stefano Fassina, Lorenzo Floresta, Roberto Gualtieri, Antonio Liaci, Federica Martiny, Davide Mattiello, Gennaro Migliore, Michele Nardelli, Matteo Orfini, Antonio Panzeri, Gianni Pittella, Alessandro Portinaro, Enrico Rossi, Pasqualina Napoletano, Nichi Vendola. Israele teme che Abu Mazen usi la condizione di Paese osservatore per denunciare lo Stato ebraico alla Corte Penale Internazionale lUnit 29.11.12 LOnu decide oggi sulla Palestina Oggi Abu Mazen parler allassemblea generale e chieder il riconoscimento dello status di Paese non membro Oltre a Francia e Cina a favore anche Spagna e Svizzera. Mentre lItalia tace di Umberto De Giovannangeli

Per la Palestina scocca oggi il momento della verit. Scocca a New York, al Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite. Oggi, infatti, lAssemblea generale dellOnu voter la risoluzione con cui lAutorit nazionale palestinese (Anp) chiede lattribuzione dello status di Stato nonmembro alla Palestina in seno all pi rappresentativo consesso internazionale. LUnione europea si presenta allappuntamento con una posizione non unitaria, mentre gli Stati Uniti si sono dichiarati contrari. Gran Bretagna e Germania non esprimeranno parere positivo. Ci asterremo, ha detto il capo della diplomazia britannica, William Hague, poich finora non abbiamo avuto rassicurazioni sullimmediato impegno palestinese nel riprendere i negoziati di pace. Se la posizione britannica suscettibile di mutamenti, quella del governo tedesco definitiva, anche se non chiaro se si tradurr in una astensione o in un voto contrario: Vogliamo scegliere, per quanto possibile, insieme con i nostri partner europei, afferma il portavoce Steffen Seibert. Comunque aggiunge posso dire con certezza che la Germania non accoglier la risoluzione. ALLULTIMO VOTO In favore della richiesta palestinese si sono espressi, invece, Francia, Austria, Spagna, Norvegia, Danimarca e Svizzera. Secondo Innercity Press, sito di giornalismo insider specializzato nelle faccende delle Nazioni Unite, i Paesi europei favorevoli saranno almeno 15 e i no saranno meno di dieci inclusi Israele, Canada, Usa e i suoi Paesi satelliti tra tutti i 193 Stati dell'Assemblea. A favore della risoluzione si sono espressi da Parigi, il ministro degli Esteri, Laurent Fabius, e da Vienna, il capo della diplomazia austriaca Michael Spindelegger. Silente resta lItalia: fonti diplomatiche al Palazzo di Vetro confidano a lUnit che lopzione pi probabile quella dellastensione. La bozza pubblicata da Innercity Press riafferma il diritto del popolo palestinese allautodeterminazione e allindipendenza nel proprio Stato di Palestina sui Territori occupati dal 1967; decide di accordare lo status di Stato non-membro osservatore, senza alcun pregiudizio per i diritti acquisiti, i privilegi e il ruolo dellOrganizzazione per la liberazione della Palestina nelle Nazioni Unite quale rappresentante del popolo palestinese; esprime la speranza che il Consiglio di Sicurezza consideri favorevolmente la richiesta presentata nel settembre del 2011 dallo Stato della Palestina per membership piena. Infine, la bozza esprime il bisogno urgente di una ripresa e di una accelerazione del processo di pace i Medio Oriente che ponga fine alloccupazione cominciata nel 1967 e realizzi la prospettiva di due Stati: un indipendente, sovrano, democratico Stato di Palestina che viva a fianco di Israele in pace e in sicurezza sulla base dei confini precedenti il 1967. LAnp ha pi volte fatto sapere di aver ottenuto il consenso alla risoluzione della maggioranza degli Stati in Assemblea generale: tra i sostenitori, tre dei membri permanenti del Consiglio di sicurezza: Russia, Cina e Francia. La sua approvazione consentirebbe al nuovo Paese osservatore di essere presente negli organismi dellOnu, dal Consiglio dei diritti umani all'Unesco, cos come oggi accade per il Vaticano. un messaggio di speranza, un messaggio non violento il voto di oggi Onu. Ad affermarlo, in una conferenza stampa nella sede dellOlp a Ramallah, la dirigente palestinese Hanan Ashrawi, la prima donna ad aver ricoperto il ruolo di portavoce della Lega araba. Da parte sua il ministro degli esteri palestinesi Riad al-Maliki ha precisato, in una intervista radio, che il dibattito sulla Palestina inizier oggi alle ore 15 di New York, ossia le 22 nei Territori. La mozione palestinese sar letta dal presidente Abu Mazen e il voto dovrebbe avere luogo due ore dopo, quando in Palestina ha notato sar mezzanotte. Una mezzanotte di attesa e di speranza nei Territori. La Stampa 29.11.12 Oggi decisione storica Palestina, le incognite del voto Onu

di Maurizio Molinari La risoluzione che oggi trasformer la Palestina in Stato non-membro delle Nazioni Unite un evento spartiacque in Medio Oriente. I motivi sono tre: lAutorit nazionale palestinese (Anp) ha un nuovo status giuridico, il suo presidente Mahmud Abbas assume il ruolo di protagonista regionale e gli accordi di pace di Oslo del 1993 vengono indeboliti se non delegittimati. Forte del sostegno di 132 Stati su 193, lAnp si avvia a raccogliere nellAssemblea Generale dellOnu ben oltre i 97 voti necessari grazie ai quali la Palestina viene dichiarata Stato osservatore - come la Santa Sede - assumendo la legittimit internazionale perseguita dallOlp di Yasser Arafat sin dalla dichiarazione di Algeri del 15 novembre 1988, con la conseguenza di poter aderire a Trattati, Corti e Convenzioni a cominciare dal Tribunale penale internazionale. Poich il testo della risoluzione fa riferimento a Cisgiordania, Gaza e Gerusalemme Est ci significa che lOnu riconosce lesistenza di uno Stato di Palestina entro i confini anteriori al giugno 1967 proprio come recita la Dichiarazione dindipendenza palestinese - a prescindere dal raggiungimento di un accordo di pace con Israele. La conseguenza che Mahmud Abbas riguadagna spazio e prestigio fra i palestinesi: eletto nel 2005 allombra onnipresente di Arafat, umiliato nel 2007 dal colpo di mano di Hamas a Gaza, con il mandato scaduto da oltre tre anni ed emarginato dalla recente crisi di Gaza, ora diventa il leader del nuovo Stato, incassa da Hamas il sostegno nella votazione al Palazzo di Vetro, sostenuto da dozzine di capitali e si sente politicamente forte al punto da definire patetica lopposizione dellamministrazione Obama allodierna risoluzione. La scelta di Abbas di far coincidere questo momento con la riesumazione della salma di Arafat - al fine di appurare se nel 2004 sia morto avvelenato - sottolinea la volont di trasformare il voto dellOnu nel volano di una coesione palestinese, tesa a farsi largo sulla scena internazionale a prescindere dalla pace con Israele. Da qui la scelta della data: la coincidenza con il 65 anniversario del voto dellOnu sulla spartizione della Palestina mandataria britannica in uno Stato ebraico ed uno arabo vuole sottolineare che viene sanata quella che i palestinesi, dentro e fuori i Territori, considerano ancora oggi come una storica ferita. Il successo di Abbas ha per come prezzo lindebolimento degli accordi di Oslo, fondamento della pace con Israele, perch prevedevano che lo Stato di Palestina sarebbe nato attraverso negoziati bilaterali. E questo il motivo per cui gli Stati Uniti, garanti di quelle intese raggiunte da Bill Clinton con Arafat e Yitzhak Rabin, si sono opposti alliniziativa di Abbas fino allultimo. Ieri sera William Burns, vice del Segretario di Stato Hillary Clinton, si recato nellhotel di Manhattan dove si trova Abbas per chiedergli, a nome di Obama, di fermarsi. Il motivo lo spiega Robert Danin, arabista del Council on Foreign Relations di New York, secondo cui Abbas ottiene una vittoria di Pirro perch il risultato sar unAmerica meno impegnata nel processo di pace e dunque meno possibilit di intese durature con Israele. Abbas scommette invece sullo scenario opposto, nella convinzione che la nuova legittimit gli dar pi carte da giocare nel negoziato con Israele. Saranno i prossimi mesi a dire se ha ragione o meno. Al momento lunica conclusione che si pu trarre riguarda la desolante spaccatura dellUnione Europea incapace, per lennesima volta, di unirsi sulla crisi israelopalestinese con in evidenza unItalia ancora incerta su come schierarsi. lUnit 29.11.12 LItalia dica s alla Palestina di Umberto De Giovannangeli Comunque lo si guardi quello di oggi allOnu un voto storico. Un voto per e non un

voto contro. Un voto per affermare il diritto di un popolo, quello palestinesi, a sentirsi Stato. Un diritto che pu compiersi solo se sintreccia con quello del popolo dIsraele e del suo diritto alla sicurezza. un voto per il dialogo, quello che viene proposto allAssemblea generale delle Nazioni Unite. Non un risarcimento per il passato. un investimento sul futuro. La Terrasanta si nutre di simboli, la cui valenza va anche oltre la politica. E il probabile via libera della pi importante istituzione internazionale al riconoscimento della Palestina come Stato non membro, ha un significato che supera i confini stessi della sua concreta ricaduta. Perch dice a un popolo oppresso che la via diplomatica paga, e che la sua liberazione affidata ad una leadership quella del presidente Abu Mazen che ha fatto del negoziato con Israele una scelta strategica, che non prevede alternative o devastanti scorciatoie terroristiche. Un s per affermare che il dialogo lunica alternativa alla guerra. Quel s anche per Israele. Perch possa finalmente realizzare lambizione che fu dei padri fondatori dello Stato ebraico: quello di essere un Paese normale, pienamente integrato in un Medio Oriente che ai muri sostituisca ponti di cooperazione. Un Paese non pi in trincea. Due Stati per due popoli. la pace dei coraggiosi: un processo avviato da Yitzhak Rabin e Yasser Arafat e che tempo che veda una sua conclusione. Riconoscere uno Stato palestinese entro i confini del 1967 significa anche, per quanti allOnu sosterranno la richiesta di Abu Mazen, riconoscere lesistenza dello Stato dIsraele senza pi riserve. La pace dei coraggiosi un incontro a met strada, riconoscere non solo lesistenza ma le ragioni dellaltro da s. una pace che non concede spazio ai disegni del Grande Israele o della Grande Palestina. la pace rispettosa della legalit internazionale. In questo senso rileva a ragione Giorgio Gomel, animatore della sezione italiana di Jcall-Europa il riconoscimento dello Stato palestinese sarebbe il compimento concreto della risoluzione 181 dellOnu del 29 novembre 1947 una coincidenza di date che colpisce che prevedeva la creazione di uno Stato ebraico e di uno Stato arabo entro i confini della Palestina-Eretz Israel. Per Israele, ci sarebbe il riconoscimento da parte della comunit delle nazioni, inclusi finalmente i Paesi arabi e islamici, delle frontiere scaturite dalla guerra del 1948 e della sua legittimit. Chiedere e ottenere lindipendenza del proprio Stato uno dei diritti naturali dei popoli, conforme alle necessit morali e a quelle dellesistenza. In questo contesto esso rappresenta anche la base della convivenza tra i popoli israeliano e palestinese: quanto sostenuto in una lettera aperta da due grandi scrittori israeliani Amos Oz e Sami Michael, dallex ministra Shulamit Aloni e dallo storico Zeev Sternhell. LIsraele del dialogo non si arresa alla logica, nefasta, del pi forte. LEuropa giunge a questo appuntamento nel modo peggiore. Divisa, e per questo pi debole, ininfluente. Una divisione che investe pesantemente i Paesi euromediterranei. Parigi e Madrid hanno annunciato il loro sostegno alla richiesta palestinese. Roma , al momento, non pervenuta. Una debolezza nella debolezza. LEuropa ha pesato in Medio Oriente quando ha saputo praticare, e non solo predicare, un intervento coraggioso, condiviso, come fu quello che port alla missione Unifil nel Sud Libano, di cui lItalia fu promotrice decisiva. Il voto di oggi allOnu pu rappresentare un nuovo inizio dimpegno non solo per la diplomazia degli Stati ma anche per quella, non meno importante dei popoli. Lavorare per il dialogo tra israeliani e palestinesi pu essere un punto unificante per le forze progressiste italiane, una feconda pratica di equivicinanza. Lappello perch il nostro Paese a sostenga la richiesta dellAnp, che vede tra i suoi firmatari Pier Luigi Bersani e Nichi Vendola, va in questa direzione. E sarebbe davvero un bel segnale un investimento sul futuro, un punto qualificante per un governo di svolta se anche gli altri protagonisti delle primarie lo facessero proprio. il Fatto 29.11.12

La Palestina allOnu. I soliti due contro tutti Quasi tutta la Ue favorevole allingresso come osservatore Ma Usa e Israele restano contro di Roberta Zunini Questa sera sapremo se la Palestina si guadagnata il sostegno internazionale per passare dallo status di entit a Stato non membro osservatore delle Nazioni Unite. Fosse anche solo una promozione simbolica - come ha spiegato ieri il governo israeliano - sarebbe una conquista importante non solo per il morale della gente ma anche per gli equilibri politici all'interno dell'Anp stessa. Specialmente dopo il successo mediatico ottenuto da Hamas la scorsa settimana a Gaza. Da quando, poco pi di 12 mesi fa, il presidente dell'Autorit nazionale palestinese, Abu Mazen, decise di rivolgersi all'Onu per ottenere ci che gli sarebbe spettato secondo gli accordi di Oslo del 1993, molte personalit, anche del suo entourage, criticarono aspramente la scelta. MA IL PRESIDENTE da politico moderato ma determinato qual , non ha voluto sentir ragione e ha continuato ad ascoltare se stesso e la gente comune. Bollata come unilaterale, forzata, ostacolo insormontabile per la ripresa dei negoziati a logica, visto che lo scopo dei negoziati la creazione di due Stati, uno palestinese e uno ebraico, non si capisce perch il passaggio da entit a Stato non membro osservatore debba compromettere i negoziati nessuno per ha potuto sostenere che si tratti di una mossa violenta e arrogante. Una qualit che ha permesso a molti Stati di prendere in considerazione la richiesta senza essere tacciati di tradire Israele. Se la Russia e quasi tutti i Paesi sudamericani, daranno lok, non era scontato l'appoggio di Francia, Svizzera e Spagna, solo per citarne alcuni. La Gran Bretagna invece si tirata indietro (come probabilmente far l'Italia, la cui decisione arriver solo oggi) dichiarando che si asterr perch i palestinesi non hanno accettato la sua richiesta di precondizioni. Che sarebbero: non mettere precondizioni per la riapertura dei negoziati, soprattutto non chiedergli di bloccare la costruzione delle colonie e non portarlo davanti al tribunale penale internazionale per crimini di guerra. Nonostante l'approvazione sembri a portata di mano - basta la maggioranza semplice e finora 130 Paesi su 193 hanno annunciato il loro sostegno - il capo negoziatore Saeb Erekat non si sbilancia: Stanno aumentando le pressioni e al momento non sappiamo chi sia dalla nostra parte e chi no. I pi strenui oppositori sono, ancora una volta, gli Usa che hanno ribadito come gli Stati si formino attraverso negoziati e non ricorrendo all'Onu. Corriere 29.11.12 Europa di nuovo in ordine sparso. Il miraggio di una vera leadership di Franco Venturini Questa sera, quando l'Europa si sar frantumata al Palazzo di Vetro esprimendo due se non tre diverse posizioni sulla richiesta palestinese di diventare Stato osservatore delle Nazioni Unite, i leader dell'Unione diranno che non si tratta di un dramma e che non la prima volta. Su quest'ultimo assunto non ci sono dubbi: l'Europa non quasi mai riuscita a elaborare una politica comune sui grandi temi della scena internazionale, che si trattasse della guerra in Iraq, del disimpegno dall'Afghanistan o del recentissimo riconoscimento della coalizione anti Assad in Siria (rappresentante legittimo per gli uni, unico rappresentante per altri). La novit, dunque, non esiste. Ma il dramma politico, quello s. Come altrimenti potremmo definire una Europa che ha gravi problemi interni e per questo spesso si ritrova sul banco degli imputati, che proclama di marciare (a velocit variabile) verso la sorveglianza centralizzata dei bilanci nazionali e persino verso l'Unione politica, ma che poi si rivela

regolarmente incapace di compensare il suo deficit di credibilit presentandosi compatta sul palcoscenico mondiale? Non si tratta di mettere in croce la pur inefficace baronessa Ashton che da Bruxelles dovrebbe esprimere la politica estera comune dell'Europa. Sono i governi, i singoli governi nazionali a muoversi ormai ognuno per proprio conto, ognuno secondo le proprie convenienze, ognuno in base al proprio calendario elettorale. Se questo avviene sul bilancio comunitario, come accaduto nei giorni scorsi, diventa forse pi agevole capire una politica fatta con il pallottoliere. Se le urne bussano alla porta, potr essere invocato lo stato di necessit. Ma quando non in gioco la sopravvivenza, quando il mondo si aspetta dalla Ue un segnale di vita e per di pi tutti gli europei sono d'accordo sul fondo del problema (i due Stati israeliano e palestinese uno accanto all'altro, in pace e sicurezza), allora non essere in grado di lanciare quel segnale diventa un puro esercizio di autolesionismo. All'Assemblea generale dell'Onu l'Autorit palestinese di Abu Mazen chiede di essere riconosciuta come Stato osservatore, una formula simile a quella della Santa Sede. Se la otterr, come appare scontato, l'Autorit palestinese non potr n votare n proporre risoluzioni. Ma avr le carte in regola ed questo che inquieta Israele per tentare di aderire alla Corte penale internazionale e in caso di successo denunciare in quella sede crimini di guerra e crimini contro l'umanit attribuiti al governo di Gerusalemme. L'ammissione alla Cpi non scontata comunque vada il voto di oggi, ma Abu Mazen sostiene che i palestinesi non hanno ormai altre opzioni, che i negoziati di pace non hanno portato a nulla e sono bloccati da due anni, che nel frattempo Netanyahu ha moltiplicato gli insediamenti rendendo quasi inattuabile la soluzione dei due Stati, che insomma dall'Onu deve venire una scossa se si vuole davvero cercare una via d'uscita pacifica. Ad Abu Mazen, aggiungiamo noi, non deve dispiacere tornare alla ribalta dopo gli otto giorni di guerra a Gaza che hanno fatto crescere la popolarit dei fratelli-nemici (questa volta solidali) di Hamas. Gli Usa appoggiano la contrariet di Israele ma questa volta non dispongono del veto, e a Gerusalemme i propositi pi bellicosi sembrano essere stati per fortuna abbandonati se e fino a quando Israele non verr messo sotto accusa in una corte internazionale. Ma resta il fatto che Netanyahu si appresta a incassare una sconfitta diplomatica, e non potr dimenticare le elezioni in calendario a gennaio. Trovatasi a dover affrontare questa cornice, complessa ma certamente probante e ampiamente prevista, la convergenza tra europei si sciolta come neve al sole. E non pu non colpire che i due Paesi che per primi si sono espressi siano stati la Francia (voto s a favore dei palestinesi) e la Germania (tendenzialmente voto no, con possibile ripiegamento sull'astensione). Come sul bilancio comunitario, come sui tempi dell'unione bancaria e di tanti altri provvedimenti anti crisi, Francia e Germania si trovano ormai sempre pi spesso l'una contro l'altra, ed questa una ennesima bomba a orologeria piazzata sotto la costruzione europea. Nel complesso si disegnano per il voto odierno due blocchi con la possibilit che diventino tre. Una met circa dei membri dell'Unione dovrebbe votare s, un'altra decidere di astenersi, e poi dovr essere verificata la posizione della Germania a met strada (con la Repubblica Ceca) tra il no e l'astensione. Nel complesso, un voto europeo pi spostato a favore dei palestinesi rispetto a quello dell'ammissione all'Unesco lo scorso anno. L'Italia tra quanti si sono battuti inutilmente per arrivare a una posizione europea comune, che avrebbe potuto essere soltanto l'astensione. Poi si affiancata alla linea britannica (voto s a condizione che i palestinesi rinuncino alla Cpi e accettino di riprendere i negoziati senza la precondizione del blocco degli insediamenti israeliani). Essendo assai dubbio che Abu Mazen accetti, diventa verosimile che l'Italia si astenga come alla fine potrebbero fare la Gran Bretagna e altri. Ma il tira e molla durer fino alla venticinquesima ora, e potrebbe riservare sorprese. Se il voto sar comunque imbarazzante per l'Europa, il dopo-voto riguarder il mondo

intero. Una ripresa sollecita del negoziato tra Gerusalemme e Ramallah viene esclusa. Ma le cose potrebbero andare anche peggio, se Abu Mazen sfrutter tutti i vantaggi del voto di oggi e Israele reagir duramente contro l'iniziativa unilaterale dei palestinesi. Da domani tutti, Obama in testa, devono impegnarsi a trasformare il confronto dell'Onu in una spinta verso la trattativa. Il dramma israelo-palestinese resta beninteso assai pi grande di quello europeo. Ma le pessime figure si possono fare anche non stando in prima fila, e l'Europa, ancora una volta, non si lasciata sfuggire l'occasione. Repubblica 29.11.12 Oggi la decisione alle Nazioni Unite Il riconoscimento allOnu la battaglia senza armi di Abu Mazen per la Palestina Il voto simbolico per la Palestina che divide lEuropa di Bernardo Valli C MOLTO di surreale e di tragico nel rito che lAssemblea generale dellOnu si appresta a compiere nelle prossime ore. scontato che una cospicua maggioranza del vasto campionario mondiale raccolto nel Palazzo di Vetro si pronunci in favore della promozione della Palestina da semplice organismo osservatore a Stato osservatore; ed altrettanto scontato che la Palestina continui poi a essere lentit territoriale militarmente occupata, qual dal 1967; e che lo Stato tanto auspicato, promesso e temuto resti un miraggio. In concreto, con i due tempi che scandiranno il rito dellOnu, la Palestina passer dallo strapuntino di semplice osservatore a un sedile riservato agli Stati che non lo sono sul serio. Il Vaticano, animato da altre ambizioni, se ne accontenta. Per la Palestina una promozione piuttosto simbolica, anche se il voto dellAssemblea generale ha in realt un peso tuttaltro che insignificante, sul piano politico e morale. A dargli valore sono anche le promesse mancate. Quante volte stato auspicato, annunciato uno Stato palestinese? IN QUESTO senso il voto una prima, timida riparazione. Denuncia lincapacit di ieri e di oggi di chi conta nel mondo. Basta osservare come ci si dati da fare nelle ultime ore per impedirlo. Ed evidente langoscia dei paesi europei, il cui voto far la differenza nella qualit del risultato. La loro scelta riguarda la giustizia, non solo la politica. Surreale senz altro la procedura e tragico il risultato se li si mette a confronto con le aspirazioni degli abitanti di quella Terra troppo santa e troppo contesa. Nellautunno di un anno fa, Abu Mazen, presidente dellAutorit palestinese, aveva chiesto che il suo paese, fino allora presente allOnu con lOLP (Organizzazione per la liberazione della Palestina) nella veste di semplice osservatore, diventasse uno Stato membro a pieno titolo. Ma quel tentativo fallito perch, dopo il voto dellAssemblea generale spettava al Consiglio di Sicurezza decretare lammissione di uno Stato membro a pieno diritto, e gli Stati Uniti avrebbero posto il veto. Washington riteneva e ritiene infatti che si debba arrivare al riconoscimento di uno Stato palestinese attraverso negoziati con Israele e non con un colpo di mano alle Nazioni Unite. Lesigenza della Casa Bianca coincide con quella israeliana, e blocca la situazione, perch la societ politica di Gerusalemme vive una stagione di grande intransigenza. La quale assomiglia a un rifiuto a vere trattative. Alla vigilia delle elezioni politiche, previste per gennaio, nel Likud, principale partito al governo, ha prevalso alle primarie la corrente meno incline a un autentico dialogo con i palestinesi. Un anno dopo, Abu Mazen comunque ci riprova, ma con una richiesta meno impegnativa. AllAssemblea generale, dove il veto americano non conta, chiede appunto, oggi, che la Palestina sia promossa da entit osservatrice a Stato osservatore (e non a Stato membro, come richiesto nel 2011). Votare lammissione di un paese a quel titolo non significa riconoscere diplomaticamente lo Stato, e quindi dichiarare ambasciata la rappresentanza che i palestinesi hanno gi in tante capitali.

Allinterno delle Nazioni unite il nuovo status aprirebbe tuttavia a loro alcune porte. Ad esempio quella dellOrganizzazione mondiale della sanit o del Programma alimentare. Quella della Corte penale internazionale comporta pi problemi, perch in quella sede i palestinesi potrebbero denunciare gli israeliani e quindi promuovere processi scomodi per lo Stato ebraico. C stato un fitto andirivieni tra Washington, Gerusalemme e Ramallah, dove risiede Abu Mazen, per convincere questultimo a impegnarsi su alcuni punti: in particolare a non ricorrere alla Corte Penale internazionale, quando ne avr acquisito il diritto. In proposito americani e israeliani avrebbero ottenuto una vaga promessa: i palestinesi hanno detto che non usufruiranno di quella possibilit durante i primi sei mesi. Poi si vedr. Saeb Erekat, principale negoziatore palestinese, ha respinto un invito a Washington per evitare le pressioni americane. Quando nellottobre 2011 la Palestina fu ammessa allUnesco come Stato membro, gli Stati Uniti sospesero i finanziamenti allagenzia incaricata della cultura e delleducazione. Finanziamenti pari a pi del venti per cento del suo bilancio. Quali rappresaglie saranno adottate in questa occasione? Gli israeliani ne hanno agitate parecchie: abrogazione degli accordi di Oslo del 1993, che regolano i rapporti tra Israele e lAutorit palestinese; aumento degli insediamenti in Cisgiordania che contano gi pi di seicentomila coloni; confisca dei diritti di dogana; proibizione ai dirigenti palestinesi di uscire dalla Cisgiordania: ma di fronte alla tenacia di Abu Mazen il governo di Gerusalemme ha abbassato i toni. E non si parla pi di sanzioni. Dice Yigal Palmor, portavoce del ministero degli esteri, che nulla accadr se i palestinesi si accontenteranno di fare festa a Ramallah per celebrare la loro vittoria simbolica, e poi ritorneranno sul serio al tavolo dei negoziati. Ma Abu Mazen sa che non pu andare a trattative alle condizioni poste dagli israeliani. Il suo non soltanto un confronto con Gerusalemme. La battaglia di Gaza, dove gli avversari palestinesi di Hamas celebrano la vittoria che si sono aggiudicati, ha ridotto il suo gi scarso prestigio. Gli esaltati combattenti di Hamas considerano la moderazione Abu Mazen come una forma di collaborazionismo. Liniziativa allOnu la sua battaglia incruenta. loffensiva politica dei palestinesi che rifiutano luso delle armi. Questo un motivo per assecondarla. vano condannare il terrorismo se poi non si tende la mano a chi lo rifiuta. Anche tra quelli di Hamas sono emerse in queste ore alcune voci in suo favore. Il voto di New York interessa Gaza, dove si imparato che le armi servono a sfogare la collera, a combattere i soprusi, ma non a risolvere i problemi. Alla vigilia dellappuntamento di New York, Khaled Meshaal, uno dei leader (Mohammed Morsi, il presidente egiziano, lha voluto al suo fianco durante la crisi di Gaza) ha dato un pubblico appoggio a Abu Mazen. Lo ha fatto in aperta polemica con Ismail Haniye, il primo ministro. Entrata in societ dopo un lungo isolamento, grazie agli alleati e ispiratori egiziani, i Fratelli musulmani al potere al Cairo, e lusingata dai gesti damicizia della Turchia di Erdogan, la gente di Gaza seguir il voto allAssemblea generale come se fosse una battaglia. Lesito potrebbe contribuire col tempo a demolire le mura del loro ghetto. Sugli europei incombe nelle prossime ore una grossa responsabilit. Come al solito non sono riusciti a prendere una decisione comune. E quindi vanno dispersi al voto. Ma devono sapere che il loro parere contrario o anche una astensione, con linevitabile sapore di vilt, significherebbe una sconfitta per Abu Mazen, e in generale per i palestinesi che come lui rifiutano la violenza e ricorrono alla politica. Decine di ministri arabi visitano Gaza, dove si festeggia unazione militare che ha appena fatto decine di morti, e migliaia nel passato. difficile per un europeo rifiutare, a un vecchio leader armato della sola parola, un voto simbolico che, non solo per i palestinesi, ma anche obiettivamente per gli israeliani, un segnale di giustizia.