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HIRAM

Rivista del Grande Oriente d’Italia


n. 3/2006

• EDITORIALE 3
Massoneria e modernità
Gustavo Raffi

Centralità e ruolo della Massoneria di Ancona: la Loggia “Garibaldi”


9
Luca Guazzati
Sulla storia leggendaria di un nome: Agatirno-Agatirso
17
Michele Manfredi-Gigliotti
Giordano Bruno. Martire della libertà di pensiero
27
Alfio Fantinel
Del simbolismo dei numeri
37
Ovidio La Pera
Sulla discriminazione della minoranza: sessualità, etica e Massoneria
47
Gianmichele Galassi
Templari e costruttori
61
Dario Banaudi
Considerazioni sulla mistica dell’essenza e sulla mistica carmelitana
73
Antonio d’Alonzo

• SEGNALAZIONI EDITORIALI 87
• RECENSIONI 105
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HIRAM, 3/2006
Direttore: Gustavo Raffi
Direttore Scientifico: Antonio Panaino
Condirettori: Antonio Panaino, Vinicio Serino
Vicedirettore: Francesco Licchiello
Direttore Responsabile: Giovanni Lani
Comitato Direttivo: Gustavo Raffi, Antonio Panaino, Morris Ghezzi, Giuseppe Schiavone, Vinicio Serino, Claudio Bon-
vecchio, Gianfranco De Santis

Comitato Scientifico:
Presidente: Orazio Catarsini (Univ. di Messina)
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nio Boccardo (Univ. Pop. di Torino) - Eugenio Bonvicini (Saggista) - Giuseppe Cacopardi (Saggista) - Giovanni Carli Ballola (Univ.
di Lecce) - Paolo Chiozzi (Univ. di Firenze) - Augusto Comba (Saggista) - Franco Cuomo (Giornalista) - Massimo Curini (Univ. di
Perugia) - Eugenio D’Amico (LUISS di Roma) - Domenico Devoti (Univ. di Torino) - Ernesto D’Ippolito (Giurista) - Santi Fedele
(Univ. di Messina) - Bernardino Fioravanti (Bibliotecario del G.O.I.) - Paolo Gastaldi (Univ. di Pavia) - Santo Giammanco (Univ. di
Palermo) - Vittorio Gnocchini (Archivio del G.O.I.) - Giovanni Greco (Univ. di Bologna) - Giovanni Guanti (Conservatorio Musi-
cale di Alessandria) - Giuseppe Lombardo (Univ. di Messina) - † Paolo Lucarelli (Saggista) - Pietro Mander (Univ. di Napoli L’Ori-
entale) - Alessandro Meluzzi (Univ. di Siena) - Claudio Modiano (Univ. di Firenze) - Massimo Morigi (Univ. di Bologna) - Gian-
franco Morrone (Univ. di Bologna) - Moreno Neri (Saggista) - Maurizio Nicosia (Accademia di Belle Arti, Urbino) - Marco Novari-
no (Univ. di Torino) - Mario Olivieri (Univ. per stranieri di Perugia) - Massimo Papi (Univ. di Firenze) - Carlo Paredi (Saggista) -
Bent Parodi (Giornalista) - Claudio Pietroletti (Medico dello sport) - Italo Piva (Univ. di Siena) - Gianni Puglisi (IULM) - Mauro
Reginato (Univ. di Torino) - Giancarlo Rinaldi (Univ. di Napoli L’Orientale) - Carmelo Romeo (Univ. di Messina) - Claudio Saporet-
ti (Univ. di Pisa) - Alfredo Scanzani (Giornalista) - Michele Schiavone (Univ. di Genova) - Giancarlo Seri (Saggista) - Nicola Sgrò
(Musicologo) - Giuseppe Spinetti (Psichiatra) - Gianni Tibaldi (Univ. di Padova f.r.) - Vittorio Vanni (Saggista)

Collaboratori esterni:
Giuseppe Cognetti (Univ. di Siena) - Domenico A. Conci (Univ. di Siena) - Fulvio Conti (Univ. di Firenze) - Carlo Cresti (Univ. di
Firenze) - Michele C. Del Re (Univ. di Camerino) - Rosario Esposito (Saggista) - Giorgio Galli (Univ. di Milano) - Umberto Gori
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di Milano) - Sergio Moravia (Univ. di Firenze) - Paolo A. Rossi (Univ. di Genova) - Marina Maymone Siniscalchi (Univ. di Roma
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EDITORIALE
Massoneria e modernità
di Gustavo Raffi
Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia

A Masonic Craft is a community of free spirits, who do not only follow an esoteric
ritual, but who try to improve themselves thanks to the development of their intel -
lectual and spiritual insight. In this framework, the need of a continuous dialogue
with the secular society remains indispensable for any modern masonic commun -
ion, because the light we try to discover should be also offered to world, to which we
belong. Our traditions, no doubt, offer a strong basis for our Masonic work, and
urge us to emphasize our efforts in order to build up a better society, in which the
mundialization of the human rights and of the best ethical principles might tri -
umph. The impressive increasing of very dangerous forms of intolerance and fun -
damentalism compels us to develop our energies directed to the construction of
peace and tolerance, principles which have been essential for our identity in the past
as well as they are and will be in our present and our future.

ppare indubbio che dinanzi agli Innanzitutto, in un contesto democratico,


scenari proposti dalle società ove la chiarezza dell’informazione si rivela
post-moderne nell’era della uno strumento fondamentale, la Massoneria
globalizzazione anche le Massonerie rego- ha il compito di spiegare in modo articolato
lari sono chiamate a sviluppare con grande le sue finalità ed il senso della sua proposta
senso di responsabilità una riflessione criti- associativa illustrando i cardini concettuali
ca sulla propria identità e, soprattutto, sul del percorso interiore che essa cerca di rea-
proprio ruolo storico. Risulta chiaro, infatti, lizzare. La Libera Muratoria, infatti, non
che le nostre tradizioni con tutti i contenuti vive fuori dalla storia né al di fuori della
esoterici e spirituali ad esse intimamente società civile, a meno che non intenda cor-
connessi costituiscono senza dubbio un pa- rere il rischio di essere marginalizzata, nel
trimonio oltremodo saldo e di comune rife- migliore dei casi come una sorta di ferro
rimento, ma tali “valori” possono essere vecchio e obsoleto, oppure – e ciò potrebbe
declinati nella storia presente con modalità essere molto più pericoloso – di ritrovarsi
ed esiti notevolmente differenti. completamente fraintesa e perseguitata in
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EDITORIALE

varie forme, ad esempio attraverso una con- individuale e collettiva di una società. Per
tinua azione di discredito e di disinforma- questa ragione, l’imperitura modernità del-
zione ostile, che in sostanza si tramuta in la Massoneria sta proprio nel fatto che essa
una sorta di ostracismo resta capace di focaliz-
civile. Un dialogo cor- zare la riflessione del
retto con le fonti di singolo su temi di alto
informazione, ma anche spessore, di favorire un
con un pubblico sempre continuo processo di
più ampio, soprattutto introiezione e di medi-
quello dei giovani, non tazione su temi univer-
ha nulla a che spartire sali, senza però imporre
con una sorta di outing soluzioni preconcette e
pubblicitario o con una chiuse definitivamente.
ridicola campagna di Questa funzione dialo-
reclutamento, aspetti che gica e critica costituisce
non devono affatto inte- una componente fonda-
ressare le nostre rifles- mentale nel percorso
sioni. Si tratta, piuttosto, massonico a nostro
di sapersi rapportare con avviso più autentico;
la modernità sulla base una funzione che era
di contenuti e valori pro- già stata maturata nel-
fondi, sui quali non l’ambito delle prime
devono essere lasciate in logge inglesi, che
sospeso nozioni ambi- avrebbero poi veicola-
gue o poco chiare. Risul- to, insieme alla ritualità
ta altresì chiaro che per comunicare con l’e- esoterica, ideali filosofici e giuridici i quali
sterno in modo realmente efficace bisogna sono risultati essere strumenti sostanziali
avere dei concetti forti, anche sul piano per il processo di creazione della moderna
identitario, da trasmettere. società laica, tollerante e democratica.
Una Massoneria che proponesse solo un In questo senso, i contenuti della Masso-
bel rituale unito alla sua sublime perfor - neria mantengono, anzi riacquisicono,
mance celebrata all’insegna dell’esercizio un’attualità straordinaria: in un mondo che
impeccabile delle capacità mnemotecniche propone l’assoggettamento dell’individuo
avrebbe ben poco da dire. Il rituale, di fatto, al mercato, il suo appiattimento a mero con-
trova il suo senso in un quadro di riflessio- sumatore e non la sua esaltazione come
ne speculativa e critica, che permetta all’i- soggetto pensante e interrogantesi, la Libe-
niziato di crescere attraverso la continua ra Muratoria ripropone la centralità dell’uo-
riflessione su simboli e archetipi che resta- mo e la sua ricerca del divino, ossia della
no essenziali nel percorso di maturazione verità. Il fatto che tale percorso sia aperto,
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Massoneria e modernità, G. Raffi

ovvero che sia praticato in un contesto di religiose ed opzioni filosofiche altre. Anche
libera indagine, anche se regolato da severe in questo caso, la voce della Massoneria si
norme di garanzia che vietano l’interferen- presenta come quella di una comunione lai-
za in questioni di politica e ca, ma non irreli-
di religione, certamente giosa o antireligio-
o ffre uno spazio di libero sa, che sottolinea
confronto multiculturale, del la complessità del-
quale la società globalizzata le prospettive e
ha oggi assoluta necessità. l’indipendanza del-
Ad una globalizzazione lo Stato da qualsia-
dei mercati la Massoneria si Chiesa o autorità
risponde con la necessità di teologica, ma che
progettare una globalizza- si interroga ponen-
zione e condivisione di do comunque al
valori, in primis quelli che si centro il benessere
sono articolati intorno alla dell’umanità e non
Carte dei diritti umani, il rispetto astorico
rivendicando per tutta l’u- di qualche theolo -
manità quella centralità del- goumenon.
l’uomo di cui prima parlava- Si pone, quindi,
mo. A ciò si aggiunga che la il problema del
Massoneria per la sua storia cosiddetto relativi-
ha sempre costituito una plu- smo di cui la Mas-
ralità di voci accomunate dal desiderio di soneria è spesso accusata. Tale addebito,
libertà, innanzitutto di libertà di ricerca ed come a più riprese abbiamo ribadito, non è
indagine. Il fatto che molte società siano affatto corretto, giacché per sua tradizione
oggi angosciate dinanzi alle nuove frontie- la Massoneria accetta il modello di società
re della scienza e che, talvolta, drastiche aperta che presuppone un continuo proces-
soluzioni, anche giuridiche, siano prese sul- so di discussione critica della realtà. I nostri
la base di punti di vista strettamente teolo- valori etici sono così radicati e forti che non
gico-religiosi, rappresenta una limitazione ci sentiamo affatto relativisti. Riteniamo
violenta della soggettività e della libertà. piuttosto che siano relativisti tutti coloro
Nessuno di noi desidera mettere in discus- che, sulla base di una determinata teologia,
sione le teologie ed i loro costrutti, ma solo filosofia o dottrina politica totalitaria, si
contestare l’imposizione illiberale di criteri rifiutano a priori di accettare le evidenze
teologici nella soluzione di problemi di proposte dalla scienza o dalla storia, per
ordine giuridico a cui successivamente tut- subordinarle a schemi stabiliti molti secoli
ta la società civile dovrebbe sottostare, prima, senza che vi possa essere alcuna dis-
anche quella parte che diverge per opinioni cussione in merito. Relativista ci sembra
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EDITORIALE

molto di più colui che si rifiuta di guardare La Massoneria può senza incertezza
nel cannocchiale copernicano traendone le comunicare all’esterno questi valori, che la
debite (anche se rendono oltremo-
pur sempre prov- do interessante;
visorie) conclu- agendo non
sioni, e non colui come un piccolo
che prende atto, club di aristo-
magari anche cratici, ma come
con dispiacere, un teatro della
del superamento memoria, forte-
di un punto di mente attento
vista divenuto alla spiritualità,
obsoleto. La ma anche alle
Massoneria non trasformazioni
solo non è affatto del mondo, pos-
relativista, ma siamo provare a
accetta la sfida di essere portatori
mettersi in gioco di luce, e con
in un percorso di essa di libertà e
indagine e ricerca, tolleranza; possia-
che non chiude la definizione della verità, mo realizzare uno spazio, certamente non
ma che si offre come spazio per un continuo l’unico, ma indubbiamente importante, di
esame, da cui poi ogni singolo trarrà le sue equità e soprattutto di educazione etica per
legittime conclusioni. il cittadino, che, di fatto, entrando in Mas-
Non è pertanto un caso che, in molti pae- soneria, ha scelto di incamminarsi su un
si extraeuropei, le Massonerie vengano percorso che è tanto individuale quanto col-
attaccate da diversi gruppi fondamentalisti, lettivo. Il Massone, infatti, avanza perfezio-
che ovviamente vi vedono un reale veicolo nando se stesso, ma può fare ciò solo con il
di occidentalizzazione, foriero di ideali per- concorso degli altri, attraverso l’accettazio-
niciosi come l’eguaglianza, la laicità, la ne del dialogo costruttivo e del rispetto del-
parità tra uomo e donna, il reale esercizio le alterità presenti. Lo stesso rituale preve-
dei diritti umani e, quindi, il superamento di de una collettività, animata da una comu-
una serie di verità “relative” appartenenti al nione di intenti etici e spirituali, non l’isola-
passato. mento degli inizati.
Si tratta, quindi, di un insieme di valori e Sotto questo profilo, desidero sottolinea-
di princìpi che rendono la Libera Muratoria re che la nostra Obbedienza si sta aff e r m a n-
una Istituzione capace di portare un contri- do come modello di riferimento per molte
buto altamente stimolante ed arricchente Massonerie regolari, che guardano con
per la società civile globalizzata. grande ammirazione alla nostra continua
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Massoneria e modernità, G. Raffi

azione di dialogo e di testimonianza attiva storico, di fronte al quale non possiamo


nella società. Si è trattato di uno sforzo non restare in silenzio. Anzi il silenzio può legit-
facile, perché abbiamo dovuto trovare i lin- timare la convinzione che tale sospetto, che
guaggi e, quindi, i mes- tale calunnia colga
saggi, che potessero nel segno. Allora,
tradurre, per quanto non bisogna limitarsi
possibile, un codice a celebrare il passa-
esoterico in una forza to, ma a ridiscuterlo
comunicativa, capace in modo aperto e
di ridare alla Libera informato in rappor-
Muratoria una piena to al nostro presente
cittadinanza nel conte- e soprattutto al
sto etico e civile del nostro futuro. Sotto
nostro paese. Credia- questo profilo, cre-
mo di aver fatto già un diamo che la nostra
percorso significativo, Obbedienza abbia
da cui non abbiamo cercato di cogliere
ragione di allontanarci. tutte le occasioni
Vorrei però ritornare affinché la storia del-
ancora una volta sul con- la Massoneria fosse
cetto di educazione del cittadino. Tutte le anche un’occasione di riflessione condivisa
Massonerie europee ed extraeuropee hanno nella e con la società civile.
contribuito in modo straordinario a formare Troppo spesso le Massonerie si sono
generazioni di spiriti liberi, che si sono chiuse in se stesse con gravi risultati. Non
dimostrati indispensabili nel processo di possiamo dimenticare che ogni istituzione
formazione di una società più giusta. Molte di carattere spirituale, qualora tendesse solo
carte costituzionali, la stessa Dichiarazione ad autocelebrarsi, rischierebbe di perdere il
dei diritti dell’Uomo, ed altre opere di ecce- senso della realtà, di vivere in una dimen-
zionale importanza, hanno visto il concorso sione fantasmatica ed irreale, che, nei suoi
determinante dei Liberi Muratori. Non si aspetti profani, può aprire a scenari certa-
tratta, in questo caso, di fare la solita lista mente non esaltanti. Non mi preoccupo del
dei meriti, anche se troppo spesso la pubbli- calo di iscritti, fenomeno oggi a noi del tut-
ca opinione, frequentemente disinformata, to estraneo, ma, purtroppo, ben evidenzia-
anche, almeno talora, per nostra limitata tosi in alcune Obbedienze prestigiose ed in
capacità, sembra ignorare il significato sto- paesi di grande tradizione massonica; mi
rico della Libera Muratoria. L’idea meschi- preoccupa il pericolo di uno scadimento dei
na e fuorviante che l’appartenenza alla valori etici che animano la nostra identità e
Massoneria crei una sorta di dissociazione che ci induce a mantenere sempre alta l’at-
dall’interesse comune costituisce un falso tenzione per i princìpi che animano e
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EDITORIALE

sostanziano la nostra appartenenza libero- dell’intolleranza. È facile sentirsi impotenti


muratoria. dinanzi a tanto dolore e tanta crudeltà. È
Saper coniugare tradizione e modernità anche facile sentirsi, invece, partecipi di
non è affatto faci- un’oasi di pace,
le, ma nessuno ma questo sareb-
ha mai asserito be sbagliato. Lo
che il nostro spazio massoni-
compito fosse co non può
semplice. ridursi ad oasi, a
Mentre vi sto fuga dal mondo.
facendo partecipi Perché si tratta
di queste mie di uno spazio in
riflessioni l’eco cui germogliano
di scenari dram- le idee e si colti-
matici rimbomba vano valori di
attraverso i mez- pace e di fratel-
zi di comunicazio- lanza. Solo facen-
ne: attentati sventati, il Mediterraneo orien- do bene il nostro lavoro sulla pietra grezza,
tale in bilico tra una catastrofe bellica che potremo dare così il nostro contributo affin-
potrebbe assumere proporzioni inimmagi- ché trionfi la ragione, la pace ed il rispetto
nabili, tentativi difficili di tregua, uccisioni tra i popoli.
di giovani donne vittime del fanatismo e Con il triplice fraterno abbraccio.
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Centralità e ruolo della Massoneria di Ancona:


la Loggia “Garibaldi”
di Luca Guazzati
Giornalista

The Author traces a brief history of the first Italian Lodges, starting from the date
of the unification of Italy in 1860. He examines in particular the situation of the
Marches where democratic and republican ideas were inherited by the French tra -
dition and mixed with the local tendency to freedom and self-determination.


origine e lo sviluppo della luzionari del “braccio armato” Garibaldi e
presenza massonica nelle le sottili manovre politiche cavouriane,
maggiori città della nostra occorreva coltivare un’idea di fratellanza
penisola avviene in un’epoca in cui l’Italia più estesa, che andasse non solo a “rico-
era appena stata “emancipata” attraverso il verare” coloro che avevano combattuto
processo unitario, ancorché incompleto. per l’unificazione, in primis le camicie
Proprio il passaggio dai moti insurrezio- rosse e i carbonari, o comunque per la
nali dei primi anni dell’Ottocento, al supe- bandiera piemontese, ma anche e soprat-
riore disegno dell’Italia unita e repubbli- tutto a solleticare, stimolare, affascinare le
cana, così ben prefigurato da Mazzini e menti più illuminate. Raggruppandole e
Cattaneo, spingeva dopo il 1860, a consi- affratellandole, appunto, dentro il progetto
derare che, fra i colpi risolutori e rivo- di una Fratellanza Universale.

* Intervento tenuto alla presentazione del libro di V. Gnocchini, L’Italia dei liberi muratori. Piccole
biografie di massoni famosi, 2005, pp. 284, ! 37. Ancona, 21 aprile 2006, Sala del Consiglio comunale.
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Fratellanza, dunque… ma non senza un ranno il loro apice nella Settimana Rossa e
progetto che potremmo ben lasceranno lunghi strascichi
definire “politico”. rivoluzionari e ancor più pro-
La Massoneria italiana fondi segni nella politica ita-
nasce così, proliferando nel- liana. Ancor prima e autono-
l’ombra, con ancora meno mamente del socialismo t o u t
riflettori della pur segretis- c o u r t, rispetto ad esempio alle
sima Carboneria che, dopo idee “rosse” della vicina
l’Unità, perse mordente e Romagna, di un Andrea Costa
a ffiliati, avendo in sostanza o delle istanze internazionali-
esaurito il suo primo compi- ste, che si svilupperanno in
to patriottico. maniera disordinata in qual-
Le prime Logge si chia- che zona più a sud di Ancona,
mano in questo periodo la per esempio nell’esperienza
“Concordia” di Firenze, dell’Associazione Democrati-
“Vittoria” di Cagliari, ca Marchigiana di Alberici
“Insubria” di Milano, “Fra- Giannini. Movimenti di pen-
tellanza” di Mondovì e siero, mescolati a valori baku-
“Luce e Verità” di Messina. ninisti, malatestiani, anarchici
E poi le Logge italofone di che hanno riflessi sul capoluo-
oltremare: “I figli scelti di Cartagine” a go ma vengono a infrangersi sulla più vasta
Tunisi; “Eliopolis” al Cairo; “Iside” e popolarità dell’altrettanto anticlericale
“Pompeia” ad Alessandria d’Egitto. Ma istanza repubblicana. Da Jesi, da Fabriano,
anche le Marche non stavano a guardare: nelle redazioni dei piccoli ma irsuti giorna-
nel 1860 c’è la “Argiolana” di Ascoli e la li politici ci sono i mazziniani, gli irriduci-
“Valle del Potenza” di Macerata in stretto bili e gli intransigenti, gli infaticabili reduci
contatto fra loro tanto da spingere e parteci- garibaldini.
pare di lì a poco, direttamente, alla Costi- Qui le idee democratico-repubblicane
tuente del G.O.I. il 20 dicembre 1860. non nascono per caso. Vengono dalla tradi-
Le Marche sono una regione sensibile, zione importata dalla prima calata delle
vera protagonista nella genesi del pensiero truppe francesi e dalla diffusione di un con-
massonico. cetto d’oltralpe di Repubblica e giungono
Si dirà per primo che ciò è dovuto alla subito a fondersi con gli entusiasmi popola-
lunga e pesante presenza dell’egemonia del- ri e la voglia dell’autodeterminazione del
la Chiesa e dello Stato pontificio. Ma qui si ceto altoborghese facendo confluire movi-
sviluppano idee democratiche e repubblica- menti libertari e desideri di emancipazione
ne autoctone che in diverse analisi storiche sociale che trovano spinte dal basso ed
possiamo ormai porre a fondamento di tutti organizzazione dall’alto. Oppositori sempre
quei movimenti insurrezionali che trove- del regime governativo monarchico impo-
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Centralità e ruolo della Massoneria di Ancona: la Loggia “Garibaldi”, L. Guazzati

sto, del Regio Fisco che sequestra loro ogni ricerca in corso, dallo studioso Filippo
foglio a stampa, del governo del Papa, del Maria Giochi di Macerata, la cui collezione
prete in genere morbo nero che appesta l’I - antiquaria privata è un patrimonio prezioso
talia come diceva allora un certo Giuseppe per la storiografia marchigiana.
Garibaldi, icona della E l’arguta analisi vie-
nazione unita. Portatori sani ne proprio da Vittorio
del Libero Pensiero e per- Gnocchini.
ciò perseguitati nei loro Anzitutto, il simbolo:
movimenti come fautori di Garibaldi. Nella stessa
aggregazioni pericolose e Costituente del G.O.I.
sovversive. emerge, acclamato, l’E-
Spesso, anzi, per stra- roe, come Primo Mas-
grande maggioranza, mas- sone d’Italia, vincendo
soni! la sfida diretta con l’u-
Sono persone note, nico altro contendente:
cognomi che figuravano Camillo Cavour. I Fra-
prima nella Carboneria, ora telli avevano anche pro-
nella mazziniana Giovine posto il Conte, ma poi
Italia… e dentro le logge pensarono che in fondo
cittadine, che crescono, aveva reso straniero
moltiplicandosi in pochi Garibaldi in patria, mer-
anni. canteggiando Nizza e la
Ieri giovanissimi e scape- Savoia; non aveva inteso
strati. Oggi maturi, consapevoli, impegnati. ragioni per attendere la risalita dei Mille
Nel 2002 è stato pubblicato il mio studio: dalla Sicilia, tentando di far insorgere
L’Oriente di Ancona. Storia della Massone - Napoli da sola e riuscendo a conquistare
ria dorica, per i tipi di Affinità Elettive. Par- Umbria e Marche con le sole forze piemon-
te dall’analisi di un documento ritrovato tesi. Infine, il segno del destino: la morte di
proprio durante le ricerche fatte per il libro Cavour.
con il materiale – purtroppo solo quello Erano ormai maturi i tempi, dopo le
rimasto – messo a disposizione per la prima vicende nazionali, in cui all’affiliazione
volta e con illuminata intuizione storica dal- massonica di stampo francese occorreva
la odierna Loggia “Garibaldi” in occasione dare una strutturazione più autonoma, una
del suo 140° anniversario. Già perché la sua “via italiana”.
fondazione risale proprio al 21 febbraio Fu il Grande Oriente di Torino ad avvia-
1862, ad Ancona. re l’accordo con tutte le altre Logge e rac-
Quel documento, riportato integralmen- coglierle sotto la sua sovranità escludendo
te, è il Regolamento Interno della Loggia la possibilità di due obbedienze nella stessa
stessa, segnalato, una volta saputo della nazione. L’Eroe in camicia rossa poi era la
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bandiera accomunante sotto cui tutti pote- La situazione socioeconomica di svilup-


vano riconoscersi, anche se poi non accettò po anconetano di un substrato intellettuale
mai del tutto quell’investitura. che fa breccia politica nei “casi” locali e poi
Di qui, la fondazione della nazionali, deriva dalla
Loggia “Garibaldi” di Ancona. particolare condizione
Il documento riporta le moti- della città, porta dell’Est
vazioni: e crocevia di interessi,
fra il porto adriatico di
Volgere speciali cure a com - prima grandezza – che
battere il sanfedismo meno significa traffici e voca-
come consorteria politica che zione mercantile come
come una setta antisociale la pure incontro e dialogo
quale evidentemente aspira a fra persone e idee, sogni
retrospingere l’umanità all’i -
e progetti – e il fermento
gnoranza, alla superstizione, al
servaggio, all’abbruttimento.
sociale degli opifici e
degli artigiani che si
Chiaro l’intento anticlerica- riunivano nei circoli e
le nell’escludere la contempo- nelle società di Mutuo
ranea appartenenza degli iscrit- Soccorso.
ti alla Loggia ad altre aggregazio- Da una parte attorno ad
ni religiose in particolare gesuitiche. Ma si Ancona non trova terreno fertile l’industria
badi: anticlericale, non atea, l’appartenenza con il suo indotto di maestranze, quindi non
permetteva metodiche di lavoro ispirate assistiamo qui al primo braccio di ferro ope-
liberamente a ideali di varia natura sociale e rai-padroni, né alla crescita dei contrasti di
progressista o conservatrici e allineate, pur- classe, come fra proletariato e classe diri-
ché indirizzate al miglioramento dell’Uo- gente.
mo. Oggi diremmo alla “qualità della vita”. Dall’altra le campagne restano completa-
Quella di Ancona fu la seconda Loggia al mente distaccate dal capoluogo soddisfatte
mondo, di tutti i tempi, intitolata a Garibal- ed autonome della condizione mezzadrile
di, dopo Livorno. che rendeva comunque “proprietari per
La terza sarà a New York, tanto per cono- metà” anche i contadini della propria stalla,
scere già allora l’universalità della Masso- rispettosi e cointeressati al luogo di merca-
neria. to che la città costituiva per tutti, dove poter
Prima di fare un’azzardata ma verosimi- andare a vendere quella parte di prodotto
le ipotesi storica di un ruolo primario, agricolo che spettava al mezzadro stesso,
diremmo quasi di un “modello” dorico di assolta la rendita padronale.
Massoneria, sarà molto interessante a que- In Ancona dunque il confronto fra le
sto punto analizzare chi sono i massoni nel- idee, pur essendo progressista, non sarà
l’Anconitano. socialista.
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Centralità e ruolo della Massoneria di Ancona: la Loggia “Garibaldi”, L. Guazzati

Esso avviene fondamentalmente per menti rivoluzionari in progetti più coscien-


l’impegno di un nucleo composto da ex ziosi di lungo obiettivo. Ed ecco come la
garibaldini, mazziniani e carbonari; artigia- romantica e patriottica linea carbonara dopo
ni, mercanti e commercian- l’Unità lascia automatica-
ti, portuali, insegnanti che mente la sua eredità di
a causa delle attività eco- cospirazione al più saggio
nomiche innumerevoli che costrutto del “Programma”
attraversavano la città, massonico.
avevano molte occasioni di L’associazione di Mutuo
scambio. Soccorso può essere la pri-
Si trattava, si parlava, ci ma palestra per questo pas-
si confrontava. Un nuovo saggio di coscienza popo-
modello di imprenditoriali- lare, verso un impegno non
tà commerciale sostituiva solo sociale ma anche poli-
il mestiere dell’antico mer- tico, alla cui guida indi-
cante. Aggiungendo all’ar- scussa si pone quella bor-
guzia propria di chi è abi- ghesia cittadina che imbri-
tuato allo “scambio”, la glia le forze repubblicane
volontà del nuovo. più sovversive e le organiz-
Nasce così in Ancona una za. Dentro i Circoli cittadini,
classe media borghese a cui aderiscono con la Giovine Italia di Mazzini, l’intesa
anche alcuni nobili illuminati che vogliono cospiratoria si esprime violentemente nella
investire e rinnovare. Una classe che non è protesta del Lucifero ma trova più ampio
povera, lavora in modo dinamico e ha la proseguo nel segreto della Loggia dove il
possibilità di sviluppare le proprie idee, “sentirsi socio” diventa addirittura “essere
alzando la testa e guardandosi intorno. Fratello”; appaga gli animi e la volontà di
È questo l’humus ideale per la crescita novità che apertamente non poteva ottenere
degli ideali di Fratellanza di cui si nutre e fa immediato riscontro, stretti come ci si sen-
proseliti la Massoneria anconitana. tiva, fra Stato pontificio e Monarchia. Ma
Questo “punto d’incontro” e questa forza c’è anche un’altra frangia importante che
aggregante si trova attorno al nucleo demo- converge sugli stessi programmi: i liberali.
cratico e repubblicano che grazie anche alla Sono tanti gli appartenenti nella dorica a
personalità di personaggi come Domenico quel ceto di borghesi benestanti che com-
Barilari, che nel 1870 lancerà il Lucifero, un merciano e lavorano al porto, hanno fami-
“giornale bandiera”, risulta vincente e ren- glie alto borghesi o addirittura aristocratiche
de ogni Progetto di Fratellanza più forte su alle spalle e cercano un riscatto sociale e di
Ancona. prestigio personale con grandi aspirazioni
Ecco perchè, ad esempio, tanti vecchi di potere: in quel periodo assistiamo allo
carbonari vi convergono trasformando i fer- sviluppo di un ambiente intellettuale forma-
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to da questa nuova borghesia dedita agli ottengono ingerenze nelle questioni doriche
affari, spesso indissolubilmente legata agli più pressanti con persone dallo straordina-
ambienti ebraici della città. rio carisma.
L’Ebraismo all’epoca era Un percorso sui generis
in grande evoluzione e desti- delle Logge “Garibaldi” e
nato a far uscire i suoi espo- “Faiani”, molto appaiate negli
nenti giovani e rampanti dal interessi dell’epoca a difesa
ghetto con le loro famiglie dell’ideale originale che ave-
numerose, molto ben lancia- vano mutuato dall’esperienza
te nel mondo mercantile e democratica repubblicana: e
intenti a una non difficile non devieranno mai, sull’e-
scalata sociale. sempio della Massoneria ita-
Il fronte del porto, allora, liana e delle consorelle Logge
stringe assieme le idee libe- nazionali, dagli ideali masso-
rali e democratico-repubbli- nici più puri, da quell’anticle-
cane contro i conservatori- ricalismo che già radicato ad
smi governativi pontifici, si Ancona aveva nel “Garibaldi
fonde negli ideali di miglio- mangiapreti” il suo più gran-
ramento diffusi e nelle spe- de eroe, senza dimenticare
ranze di progresso portati dal l’educatore e maestro Carlo
governo piemontese, suscita aneliti liberali Faiani che voleva con i princìpi di Fratel-
come la Nuova Italia. lanza universale (non con quelli del clerica-
È proprio la Loggia Garibaldi che già nel lismo assistenziale) rendere migliore e
1862 offre una nuova e importante sede per moderna la scuola pubblica.
il confronto delle idee e degli stimoli giusti A questo punto, però, la Chiesa si orga-
per crescere, all’indomani dell’Unità d’Ita- nizza meglio per la risposta. Che arriva pri-
lia. Mentre nasce anche la Loggia “Carlo ma con gli strali della rivista La Civiltà Cat -
Faiani”, la Massoneria Anconitana trova tolica – come segnala nei suoi illuminanti
portavoce ufficiali nei giornali come Luci - saggi storici Giovanni Spadolini – che con-
fero e La Giovine Marca, dove per gli anni- danna gli ebrei, il liberalismo e la Massone-
versari importanti addirittura si presenta ria come un tutto unico identificando pro-
ufficialmente parlando a nome delle Logge prio ad Ancona una centrale pericolosa e
unite; a livello nazionale dopo il Non Expe - oscura. Qui, è mons. Rodolfo Ragnini che
dit inizia l’estenuante battaglia delle forze prima fonda un giornale nel 1892, La
della Chiesa. Patria, con l’intento di dare voce al Non
A dire la verità l’Oriente di Ancona più Expedit ma poi lo scaglia unicamente con-
che alle grandi vicende italiane in questa tro la Massoneria prima cittadina e poi
fase si concentra sul territorio consapevole nazionale facendone la ragione della sua
della sua forza: i Fratelli massoni cercano e vita. È del 1894 il processo contro mons.
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Centralità e ruolo della Massoneria di Ancona: la Loggia “Garibaldi”, L. Guazzati

Ragnini che aveva ingiuriato la giunta Dopo ripetuti tentativi nel 1910 (al Con-
comunale di Ancona, dipinta come “camor- gresso di Milano) e nel 1912 (a Reggio
ra massonico-ebraica”. Poi, Emilia) proprio ad Ancona
nel 1897, al Congresso Cat- (non sarà un caso) i socialisti
tolico Marchigiano di Anco- capeggiati dal giovane Mus-
na tutto il suo intervento è solini scelgono la linea
contro le Logge, una sfida intransigentista di espellere
dei “Figli di Satana” contro dal partito gli iscritti alla
i “Figli di Cristo”. Massoneria.
L’altro fronte che ricono- Saranno molte in quegli
sce nel “modello” anconeta- anni le inchieste contro la
no massonico un pericolo Massoneria e la sua presa di
immane è il socialismo potere in tutta Italia come ben
romagnolo che non aveva riportato nell’ultimo libro di
attecchito nelle Marche, Fulvio Conti. Ancona rimane
rimanendo in forte minoran- adesso al centro, volente o
za anche dopo la costituzio- nolente, di questo palcosceni-
ne a partito, nel 1892. Qui co, sia per i fatti della Setti-
c’è il primo riconoscimento mana Rossa, sia per la para-
della centralità e del ruolo, bola nazionale del giornale
sicuramente almeno regio- La Patria e la guerra locale-
nale, della Massoneria dorica. nazionale di mons. Ragnini. Sia
Troppo forte risultava essere ad Ancona il per l’ascesa, all’epoca, del giovane avvoca-
nucleo democratico repubblicano che face- to Oddo Marinelli la cui figura è oggetto di
va capo al Lucifero dove convergevano tut- un attento studio di prossima pubblicazione
te le forze intellettuali d’opposizione, anche grazie a Rinaldo Fanesi e all’Archivio di
gli anarchici e gli internazionalisti, senten- Stato di Ancona.
dosi appunto intimamente Fratelli nelle bat- Ancona centrale dunque con il suo
taglie politiche e in quelle ideali. Un ruolo modello e il suo esempio, fino allo scoppio
che dà fastidio all’emergere della nuova della Guerra e alla svolta fascista. Per mol-
politica. Soprattutto del nuovo modo di fare ti anni calerà un silenzio inequivocabile e
politica. obbligato anche da parte massonica. Un
Così, Mussolini socialista, vede già periodo questo sì, buio e poco documenta-
Ancona come obiettivo e come suo primo bile che attende ancora approfondimenti
“palco”. storici e storiografici.
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Sulla storia leggendaria di un nome:


Agatirno-Agatirso
di Michele Manfredi-Gigliotti
Avvocato

This contribution is dedicated to the name of one of the last Lodges constituted in
Sicily on Jan. 29, 2005, named Agatirso. Agatirso is an ancient toponym now
referred to the place of Capo d’Orlando and the Author traces the history of the
name starting from prehistory till nowadays.

n data 29 gennaio 2005 si è proce- Non si può, infatti, non considerare che
duto all’innalzamento delle colonne mentre in alcune zone geografiche (per fare
della Rispettabile Loggia “Agatir- un esempio, nel territorio municipale di
so” n. 1229 all’Oriente di Torrenova, a Messina) si verifica un sovraffollamento di
seguito dell’emanazione del decreto auto- Logge, in altre si ha, al contrario, una deser-
rizzativo n. 49/GR del Gran Maestro Gusta- tificazione desolante. A dimostrazione del-
vo Raffi, calendato 6 dicembre 2004 e.v. la veridicità dell’osservazione che precede,
L’“Agatirso” è, dunque, l’ultima Loggia rammentiamo che le testimonianze attive
innalzata in provincia di Messina e Torreno- della presenza massonica in loco sono rap-
va è l’ultimo Comune (per la precisazione il presentate, rispettivamente, ad est, dalla
106°) della medesima provincia, eretto con R.L. “Fratelli Bandiera” n. 970 all’Oriente
L.R. 16 novembre 1984, n. 96. di Barcellona Pozzo di Gotto e, ad ovest,
La scelta del sito si è dimostrata, senz’al- dalla R.L. “Francesco Crispi” n. 794 all’O-
tro, eccellente, soprattutto sotto il profilo riente di Termini Imerese. Tra queste due
del perseguimento di una politica di riubi- Colonne d’Ercole, e per una estensione geo-
cazione geografica tendente a perequare la grafica di circa centocinquanta chilometri
distribuzione delle Officine sul territorio lineari costieri e altrettanti in profondità
metropolitano. verso l’interno dell’Isola, si estende una
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immensa res nullius: hic sunt leones, direb- ma ha una sua diversa origine autonoma
bero i geografi latini. che può trovare una spiegazione ricorrendo
Anche quivis de populo si rende conto alle fonti del racconto mitologico.
come la neoeretta Loggia La nascita di Agatirno
assuma ed esprima una sua è strettamente legata
naturale vocazione a farsi all’economia dell’arcipe-
portatrice di Luce in un ter- lago delle isole Eolie,
ritorio profano così esteso che si incentrava, in un
incaricandosi dell’onere di primo tempo, sul com-
a s s u rgere a presenza di mercio dell’ossidiana e,
frontiera soprattutto sotto il di seguito, su quello del-
profilo della penetrazione lo stagno, elemento indi-
nel territorio. spensabile, quest’ultimo,
Fatte queste premesse, per la lega con il rame al
necessarie alla comprensio- fine della produzione del
ne dell’argomento, entria- bronzo. Non è senza una
mo nel vero e proprio the - ben precisa ragione che
ma tractandum, che scatu- il mito individui nell’iso-
risce dal presupposto che la di Vulcano la sede del-
non vada de plano la com- l’officina (calkourgei§a
prensione della denomina- da calkov$ = “rame” cui
zione onomastica dell’Offi- si aggiunge la radice di
cina: Agatirso. erg- = “lavorazione” del
Agatirso è un toponimo dio eponimo). Probabil-
che si riferisce ad un insediamento urbano mente, il messaggio vero, o se si preferisce,
di epoca storica che oggi risponde al nome storico, che il mito racchiude e adombra e
di Capo d’Orlando. Con il derivato toponi- che, in definitiva, vuole tramandare è l’esi-
mo di “Agatirside” veniva, altresì, indivi- stenza nell’arcipelago delle isole minori
duata tutta la cwvra sulla quale aveva della Sicilia di officine (correttamente, si
influenza militare, politica ed economica la dovrebbe dire opificine, derivando dal lati-
città di Agatirso. no opifex = “artigiano”, la cui matrice, sem-
Il nome della città non fu sempre questo. pre latina, è opus facere) destinate alla lavo-
In età preistorica (1300 a.C. circa) essa era razione del bronzo. Che di un artigiano bra-
conosciuta con la denominazione di A g a t i r- vissimo, ancora oggi, si dica che lavora “da
no. La successiva variante Agatirso non dio” è patrimonio espressivo di acquisizio-
deriva da una corruzione letterale dovuta ad ne demotica di tutti i giorni. Da qui a creare
interventi nel testo delle fonti tràdite, come un dio come Vulcano, per i tempi ai quali ci
sovente avviene e come potrebbe sembrare stiamo riferendo, il passo non è solo breve,
a prima vista attesa l’evidente assonanza, quanto, oseremmo dire, dovuto.
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Sulla storia leggendaria di un nome: Agatirno-Agatirso, M. Manfredi-Gigliotti

È facilmente intuibile come lo specchio denominazione di Agathirnon. Il mito rac-


d’acqua antistante le isole Eolie e racchiuso chiude una importante verità storica e, cioè,
tra queste e la costa di che le primitive
Agatirno fosse inter- popolazioni del-
secato da un continuo le isole minori,
andirivieni di navi probabilmente
onerarie portatrici di autoctone, ma
commerci fiorenti e con fortissimi
lucrosi. È altrettanto innesti demo-
facilmente intuibile grafici micenei1,
che, una volta fonda- furono interes-
ta Agatirno, la città si sate da varie
sia trovata nel mezzo invasioni, di cui
di tale flusso com- la prima, certa-
merciale con tutti i mente, ad opera
vantaggi derivati e degli Ausoni
derivabili. (Liparo, figlio del
A questo punto, il racconto mitico (Dio- re Auson), cui conseguì quella importantis-
doro Siculo, Biblioteca, V, 7) ci dice che il sima dei Greci (Eolo, figlio di Ippote di stir-
figlio del re Auson, a nome Liparo, venuto pe ellenica). Con Eolo le Isole minori ritor-
in lite con i fratelli, abbandonò l’Italia e si navano, dopo l’intermezzo ausonico, alla
stabilì nell’isola che, da lui, prese il nome di vecchia matrice ellenica.
Lipara. Morto Liparo, gli successe sul trono Un episodio, nella storia di Agatirno,
il figlio di Ippote, Eolo, che era suo genero risulta, ancora oggi, essere alquanto inquie-
avendone sposato la figlia Ciane. Sappiamo tante, temporalmente riferibile all’indoma-
pure che presso la reggia di Eolo fu ospita- ni della disfatta dei Cartaginesi ad A g r i g e n-
to Ulisse (Omero, Odissea, X) peregrino per to. Il rappresentante di Roma, console Levi-
il Mediterraneo contro il suo volere. Eolo no, dopo avere compensato gli alleati (foe -
generò sei figli (Xouthos, Pheraimon, derati) e punito coloro che si erano schiera-
Astiokos, Androkles, Iokastos e Agathirnos) ti con il nemico (proditores), aveva invitato
i quali, abbandonata la madre-patria, con- i Siciliani a dedicarsi alla coltura del grano,
quistarono molte terre dell’Isola di Sicilia tanto necessario per la capitale, anziché
che governarono con saggezza (eujnomiva). all’arte della guerra. Si rammenta, en pas -
In particolare, Agatirno, sbarcato sulle coste sant, che in altre occasioni l’Urbe eterna
della Trinacria, che si trovavano dirimpetto aveva vietato, in Sicilia, la coltivazione del-
alle Eolie, fondò la città che da lui prese la la vite.

1 Cfr. Brea, B. (1958) La Sicilia prima dei Greci, Milano.


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Orbene, il racconto mitico narra che, pas- li erano quelli dionisiaci, intorno ai quali
sando da Agatirno, Levino si era accorto poco sapevano e molto inventavano i non
che la città era popolata da iniziati e che erano guarda-
una moltitudine di indivi- ti con grandissima preoc-
dui di malaffare, dediti alle cupazione dalla Capitale,
grassazioni, ruberie, rapine al punto che ad essi venne
e omicidi, per cui decise, lì dedicato il famoso senatu -
per lì, di deportarli tutti nel sconsultum de Bacchana -
Bruzio (odierna Calabria). l i b u s. Il senatusconsultum
Raccolse, così, quattromi- è da considerarsi una delle
la uomini e li trasferì nel fonti primarie dello j u s di
territorio di Reggio nel Roma, in quanto proma-
Bruzio (Livio, XXVI), nante dal Senatus Populi
avendo i Reggini bisogno Romanorum, che era l’or-
di malavitosi per indiriz - gano collegiale deposita-
zarli alle razzie. rio della sovranità popola-
La fonte informativa re e, quindi, organo nomo-
storico-letteraria è, certa- tetico per eccellenza.
mente, autorevole e non v’è Oggi conosciamo il testo
motivo alcuno per dubitare della fondatez- di questo provvedimento legislativo, in par-
za della notizia. Ciò, però, che insospettisce ticolare, in quanto una sua copia è stata sco-
alquanto è l’eccezionale emorragia demo- perta, incisa su una tavoletta bronzea,
grafica, che, in verità, conta pochissimi pre- durante alcuni scavi archeologici in territo-
cedenti (quattromila uomini in un solo col- rio di Tiriolo (non già Teriniolo, quasi Pic -
po è una cifra impressionante, mettendo cola Terina, come alcuni sprovveduti inten-
doverosamente in rapporto tale entità nume- dono) in provincia di Catanzaro. Siamo,
rica con la densità demografica territoriale quindi, stati messi nelle condizioni di cono-
vigente allora) provocata dal console roma- scere il contenuto normativo del senatu -
no per una causa (delinquenza e delinquibi- sconsultum, anche se dobbiamo aggiunge-
lità della popolazione) a cui si sarebbe potu- re, per la verità, che si ha il fondato sospet-
to ovviare in altri modi più consoni alle leg- to che il testo tiriolese abbia subìto qualche
gi allora vigenti. manipolazione probabilmente per adattarne
Un occhio storico esperto non può non la norma ad esigenze locali. In ogni caso,
vedere nell’episodio motivazioni profonda- sappiamo che, attraverso questa disposizio-
mente diverse da quelle ufficiali. La deci- ne normativa, Roma reprimeva i Baccanali,
sione estrema di spostare una massa di ossia l’effettuazione di feste notturne in
uomini così imponente poteva essere giusti- onore di Bacco (omologo latino di Dioni-
ficata solo se Agatirno si fosse rivelata una so), le quali, secondo le accuse dei Consoli,
sede di riti misterici, ermetici e occulti qua- degeneravano in orge scandalose. La san-
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Sulla storia leggendaria di un nome: Agatirno-Agatirso, M. Manfredi-Gigliotti

zione per chi violava le norme contenute nel rispetto alla deduzione della città da parte di
senatusconsultum di cui si argomenta era Agatirno non è questione pacifica tra gli
estrema e senza appello, studiosi, ma è fondatamen-
essendo comminata l’irroga- te ipotizzabile, con alto
zione della pena capitale. grado di probabilità stori-
Se questo era, dunque, il ca, che il culto dionisiaco
rigore ufficiale con cui si si sia innestato su altri cul-
giudicavano, e punivano, i ti preesistenti (skeuomor-
seguaci di questo Dio, diven- fismo di Albright) sui qua-
ta comprensibile e giustifica- li avrebbe assunto, però,
bile che Levino, trovandosi una funzione di capofila e
di fronte a manifestazioni preminenza, raggiungen-
così estese di venerazione do un altissimo grado di
dionisiaca, abbia potuto spo- diffusione che avrebbe
stare una intera popolazione interessato non solo i limi-
da una regione ad un’altra. ti dell’insediamento urba-
Queste, dunque, in sintesi, no, ma tutta la sua cwvra.
sono le origini mitiche di In questo senso, la
Capo d’Orlando, il cui sito denominazione Agatirso
viene concordemente ubicato (da a[gw = “portare” e Quvr-
nella località ove oggi giorno è posta la con- so$ = “bastone” e, quindi, t i r s o: “portatore
trada San Martino. di tirso”, che altro non è se non l’emblema
Però, come abbiamo avuto modo di totemico del Dio costituito da una specie di
accennare, l’insediamento storico è anche caduceo avvinghiato da un pampino di vite
conosciuto con il toponimo di Agatirso. rampicante).
La denominazione, come abbiamo visto Tutt’oggi l’area di Capo d’Orlando, con
prima, pur evocando quella primigenia, non alcuni lembi contigui del territorio di Naso,
è a questa etimologicamente legata, né ne vive, attraverso i suoi toponimi, questa
rappresenta una corruzione letterale, ma ha atmosfera magica. Le denominazioni,
una sua propria autonomia. L’insediamento attualmente vigenti nella odierna topono-
sarebbe stato chiamato Agatirso in dipen- mastica, cittadina e agreste, altro non sono
denza della sua allocazione all’interno di se non testimonianze del passaggio del Dio,
quella vasta area geografica, coincidente a partire dalla denominazione dell’insedia-
pressappoco con i monti oggi detti Nebrodi, mento urbano, che sopra abbiamo esamina-
che aveva preso la denominazione di Aga- to, per finire a:
tirside per via della propagazione del culto
di Dioniso, il Dio venuto dall’Oriente. 1) I monti Nebrodi. Rappresentano l’i-
Che la penetrazione nel sito della religio- deale continuazione orografica dell’Appen-
ne facente capo a Dioniso sia postuma nino continentale. La radice etimologica
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(e [ t u m o $ = “vero”) è supportata dal sostan- come si è avuto modo di vedere in prece-


tivo nebro$v = “cerbiatto”. Nebrwdv h$ risul- denza. Risulta ricavataperc e i r o p o i v e s i (=
ta attestato per la prima vol- “manifattura”), quindi, per
ta nell’Antologia Palatina opera dell’uomo, tramite
e significa “simile al cer- scavo della roccia e, di
biatto”, quale attributo del conseguenza, mirata ad
Dio2, che in più di una una specifica finalità la
occasione viene definito quale risulta palese ed
Nebrwvdh$. Il termine allu- evidente analizzando il
de ad una delle due parti suo arredo interno. Con-
anatomiche di natura zoo- tiene, infatti, due vasche
morfa del Dio, il quale vie- litiche, anch’esse scavate
ne iconograficamente rap- nella medesima roccia
presentato come anguicri - nella quale sono natural-
nito e cornuto (e, precisa- mente incorporate, di cui
mente con due piccole una per la pigiatura del-
attribuzioni cornee da cer- l’uva e l’altra per la fer-
biatto, animale a lui sacro e mentazione del mosto,
diffusissimo un tempo su questi monti). secondo quanto attesta Damiano (cit.
sopra).
2) Il nome della contrada Scafa (in cui
sono venuti alla luce importanti reperti 4) La denominazione del torrente Manaz-
archeologici retrodatabili al XII secolo a.C.) za, che scorre in territorio di Capo d’Orlan-
deriva dal termine greco s k a v f o $, participio do, è quella di un idronimo che deriva il suo
da skap v tw = “scavare” e, dunque, “scavato- etimo da maivnomai (ma, anche, maivnw) =
vasca” in genere, ma vasca per la pigiatura “infuriarsi, essere invasati”, con evidente
dell’uva, ovverosia “palmento”, in partico- riferimento alla trance in cui cadevano i
lare. Il termine ricorda un passaggio impor- seguaci del Dio durante le danze e i pasti
tantissimo dell’iter di vinificazione al quale rituali. Da questa comune radice deriva
liturgicamente presiedeva sempre il Dio. anche il termine mainavde$ = “menadi”. Il
regime torrentizio del corso idrico sembra
3) La rocca della Sciamma, toponimo giustificare la denominazione.
antichissimo di Capo d’Orlando, deriva dal
greco skavmma = “grotta”, discendente, a 5) La contrada Maina è sita nel territorio
sua volta, dal verbo skavptw = “scavare”, municipale del comune di Naso, quasi

2 Cfr. Damiano, N. (2004) Dal Capo Agatirno ai Monti Nebrodi al Valdemone al Capo d’Orlando,
Archeoclub d’Italia, Capo d’Orlando.
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Sulla storia leggendaria di un nome: Agatirno-Agatirso, M. Manfredi-Gigliotti

incollata, però, a Capo d’Orlando. Dall’evi- Valdemone, in cui gli Arabi suddivisero la
denza linguistica, il toponimo sembrerebbe, Sicilia (gli altri due erano: il Val di Noto e il
tout court, derivare dal precedente maivno- Val di Mazara).
mai o da maivnw),
ipotesi che qui non 6) Il nome della
viene contestata, ma contrada Catutè
alla quale viene deriva dal greco
aggiunta la seguente, katav = “giù” e
a riprova della deri- oJdov$ = “strada,
vazione greca del discesa”. “Contrada
attraversata da una
toponimo stesso.
strada che dai pressi
Mani o, ambivalente-
di San Martino,
mente, Maina, era, ed dopo una parte di
è tuttora, la regione percorso pianeg-
estrema del Pelopon- giante, scende verso
neso greco. Più preci- la pianura alluvionale di Capo d’Orlando”4.
samente della Laconia (Lakwnikhv di cui era Ma, anche e più semplicemente, aggiungia-
capitale Sparta, Lakedaim v wn. La regione ci mo noi, da katav wjqevw = “andare giù”.
interessa e ci è nota, poiché da essa, secon-
do uno studioso3 fuggì, pressato dall’avan- 7) La contrada Certari o Certiri prende
zata degli Avari e Slavi, un contingente di nome dal grecok a r t e r o v $ = “luogo fortifi-
Laconi, o Lacedemoni o Demenniti che, cato”. Secondo le supposizioni di Sardo
approdato sulle coste settentrionali della Infirri (cit.), qui i Romani costruirono le
Sicilia, si fermò nella contigua Alunzio a fortificazioni per controllare il territorio e la
cui essi diedero il nome di Demenna (e città di Agatirno, che sorgeva più a valle
Demenniti furono detti i suoi abitanti) pri- presso l’attuale contrada San Martino.
ma che Ruggero d’Altavilla, il Granconte,
8) Il nome della contrada Muscàle deriva
la chiamasse “San Marco” in omaggio a
dal grecom a s c a v l h = “ascella” (secondo la
San Marco Argentano nel Bruzio, da dove
traduzione letterale), ma, poi, “ala rientran-
era iniziata la sua fortunata conquista del te di promontorio”. “Contrada presso la sta-
Meridione italico continentale e insulare. zione ferroviaria, che si estende sotto una
Sempre dal riferito etnonimo è derivata la rientranza collinare riparata dal Capo d’Or-
denominazione del più orientale dei Valli, il lando” (cfr. Sardo Infirri, cit. sopra).

3 Dujcev, I. (1976) Cronaca di Monemvasia, Palermo.


4 Sardo Infirri, V. (1994) Vagando per il Valdemone, Capo d’Orlando.
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9) La fonte Lia. Con questo idronimo gli 11) La contrada San Martino. È una tra le
abitanti del luogo sono soliti indicare una contrade più belle, popolose e meglio espo-
sorgente d’acqua nel territo- ste di Capo d’Orlan-
rio di Capo d’Orlando. do ed è quella in cui
Dioniso, tra gli innumere- più di un Autore ha
voli appellativi a lui attri- visto il sito dell’anti-
buiti, era anche detto L i e o, ca Agatirno o Aga-
aggettivo che discende da tirso che dir si
luvw = “sciogliere”. È evi- voglia. È, quindi,
dente il riferimento alla l’erede (oseremmo
potestà che aveva il Dio di definirlo, a causa di
liberare dagli affanni e da un tentatore lapsus
ogni elemento perturbatore freudiano, testamen-
della psiche, indicando, tario) dell’antico
attraverso la follia mantica, insediamento urba-
la strada della vera sapien- no che ha visto fiori-
za. Questa prerogativa sal- re e prosperare il
vifica e salutare viene attri- culto dionisiaco. Il
buita alla fonte anche ai toponimo è, come
nostri giorni, se è vero, ognuno intende, un
come sembra e, come atte- agionimo che si rife-
sta Damiano (cit. sopra), che i nativi attri- risce ad uno dei Santi cristiani più amati e
buiscono alle sue acque un potere litolitico, dal culto più diffuso, Martino di Tours, il
ossia di scioglimento dei calcoli renali. cui anniversario cade, ogni undici di
novembre, in concomitanza con la pratica
10) La contrada Colliri. È ubicata nel della prima, rituale vinificazione stagiona-
limitrofo territorio della città di Naso dalla le. Molti di noi ricordano come i nostri vec-
quale, un tempo, Capo d’Orlando dipende- chi, in occasione dell’assaggio delle primi-
va amministrativamente. Se si pone mente zie stagionali della terra, avessero l’abitudi-
al fatto che alcune sacerdotesse di Dioniso ne di dire “In nome di Gesù”, che, a ben
erano dette Colliroe, non si può non prova- guardare, altro non è se non il retaggio del-
re un certo turbamento per l’atmosfera pie- l’offerta delle primizie alle divinità pagane.
na di religiosa magia che ancora oggi aleg- A questo punto, si potrebbe pure ipotizzare
gia, attraverso i toponimi, in questi luoghi. (absit iniuria verbis) che la denominazione
Da quest’ultima considerazione discendo- toponomastica di derivazione cristiana sia
no, allo stesso modo matematico con cui da stata determinata da un intento ben preciso,
un teorema discende il suo naturale corolla- quasi un calcolo fatto a tavolino e, cioè,
rio, alcune brevi e conclusive considerazio- quello di cancellare il ricordo di un Dio
ni su un altro toponimo del Capo. pagano “falso e bugiardo”, innestando nel
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Sulla storia leggendaria di un nome: Agatirno-Agatirso, M. Manfredi-Gigliotti

culto preesistente quello di un Santo cristia- Demetra è diventata San Demetrio, che è un
no che la credenza popolare ritenga esserne patrono delle messi e della fertilità della ter-
l’esatto omologo, così come, del resto, è ra. Il Dio Sole, Helios, è diventato il profe-
avvenuto in moltissimi ta Elia; il nome di que-
paesi della Sicilia nei st’ultimo scritto nella lin-
quali un radicato, vecchio gua greca mantiene la
culto pagano ha mantenu- aspirazione aspra inizia-
to le proprie ritualità le. Hermes, con qualche
salienti, rivivendo nella piccola operazione di
tradizione liturgica popo- chirurgia plastica (l’elmo
lare cristiana (fenomeno ha cambiato forma; le ali
che, come abbiamo sopra sono state posizionate
accennato, è conosciuto diversamente; i serpenti e
con il termine di “skeuo- le penne del caduceo
morfismo” e che si ha sono diventati una spada
quando un nuovo credo fiammeggiante), è diven-
religioso soppianta uno tato San Michele Arcan-
più antico non cancellan- gelo. E l’elenco potrebbe
dolo totalmente, ma man- ancora continuare.
tenendone le peculiarità Possiamo ricordare,
principali). infine, senza con questo
Per tale fenomeno di conservazione reli- volere intraprendere un elenco esaustivo,
giosa, Dioniso è diventato, nel calendario che la maggior parte delle feste popolari cri-
agionimico cristiano, San Dionigi, mante- stiane presentano nel loro elemento liturg i-
nendo, tuttora, non solo il suo legame con co forti connotazioni di origine pagana,
Nasso, quanto il suo patrocinio sul vino. come è possibile osservare, ai nostri giorni,
Artemide degli Efesini ha mutato sesso ed è a San Michele di Ganzaria, Catania, Trapa-
divenuta Sant’Artemido, guaritore, per una ni, Siracusa, Capizzi, Petralia, Alcara Li
sottile legge del contrappasso, dei bambini Fusi, San Marco d’Alunzio.
malaticci, mentre la dea greca era la causa, Anche a Capo d’Orlando, San Martino…
tramite le sue ancelle, della loro malattia. per dimenticare Dioniso.
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Giordano Bruno.
Martire della libertà di pensiero
di Alfio Fantinel
Storico

Talking about Giordano Bruno, Karl Jaspers wrote: A great martyr of modern
philosophy, more heroic than any other Christian martyr; due to his phi-
losophy, he could only rely on himself, he didn’t have the certainty of the
revelation nor the support of the Church community, he was alone in
front of God.
Eugene Drewermann’s book, that we’re going to introduce here, wants to be a
possible spiritual legacy, the product of a splendid literary invention, of the last
days of this defender and martyr of the freedom of thought.
Remembering his last years means considering the thought of a philosopher that
all along his life maintained a continuous and perpetual consideration and ten -
sion towards infinity; he also testified with the sacrifice of his life, his need for
freedom and truth that went as far as suffering bravely and proudly his martyr -
dom at the stake.

Mi hanno dato carta, esattamente 300 Immaginando un Giordano Bruno che


fogli, penna, inchiostro e polverino. Perché? racconta a se stesso e al mondo la sua vita e
Glieli ho chiesti per otto anni. Oggi è Natale. la sua ricerca della verità negli ultimi gior-
Ma loro non lo considerano un buon motivo. ni della sua esistenza, Drewermann, teolo-
Ancora sette giorni, poi inizia un nuovo seco - go, filosofo e psicoterapeuta tedesco, sospe-
lo. Evidentemente hanno deciso la mia morte,
so a divinis nel 1992 e allontanato dall’in-
e questi 300 fogli sono l’ultimo pasto del con -
dannato.
segnamento per le sue prese di posizione
nei confronti della gerarchia ecclesiastica,
ricostruisce con fine rigore filologico e sto-
nizia così il bel libro di Eugen rico, ma anche con viva e intensa partecipa-
Drewermann, Giordano Bruno, il zione, la vicenda dell’uomo che per il suo
filosofo che morì per la libertà dello martirio è diventato il simbolo della libertà
spirito, ed. BUR Saggi, Milano 2000. di pensiero.
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Questa “autobiografia possibile” di Gior- misticamente forse pensava o anche solo


dano Bruno inizia il giorno di Natale del sperava il grande Nolano.
1599 per concluder- Come avrebbe
si il 31 dicembre potuto immaginare,
dello stesso anno. questa illustre vitti-
In questi sette ma dell’intolleranza
giorni, rinchiuso religiosa, un mondo
nel carcere dell’In- che, come quello
quisizione romana, attuale, non solo non
Bruno affida a quei riesce a garantire,
300 fogli, finalmen- nonostante i gran-
te concessigli dai diosi sviluppi della
suoi aguzzini, la tecnica, i più ele-
sua verità. mentari diritti umani
Deciso e, allo a gran parte dei suoi
stesso tempo, inter- abitanti, ma che pre-
locutorio appare senta ancora fonda-
l’esordio di Bruno: mentalismi ideologi-
ci e religiosi, conflit-
È un bene se mi ti di una potenza
uccidono adesso. Avevano, diranno tutti per distruttiva, per gli strumenti di morte messi
tutti i tempi, più paura loro dei pensieri di in atto, impensabili, violenze, quali quelle
Giordano Bruno che questi dei suoi carnefici. compiute dal terrorismo, inaudite ed inim-
maginabili.
Ma, d’altra parte, con chi mai potrebbe Ma disponiamoci ora ad accompagnare il
dialogare attraverso i fogli che sta scriven- nostro filosofo nel pensoso travaglio degli
do, forse la cosa migliore sarebbe quella di ultimi giorni della sua esistenza terrena.
portarli con sé al rogo per bruciare, almeno,
“con maggior ardore”. 26 dicembre
Eppure, continua Bruno, come vorrei Bruno inizia il racconto della sua vita e
poter parlare con gli esseri umani che della sua ricerca spirituale partendo da una
vivranno fra ottocento anni, o almeno con rigida mattina di primavera del 1578; la
quelli che vivranno fra quattrocento – nel giornata decisiva della mia vita. È il mio
2000, quando si aprirà un nuovo millennio. trentesimo compleanno. Sono sulla spiaggia
Chi saranno? di Noli, un piccolo borgo di pescatori sulla
A questa domanda noi, persone del nuo- riviera di ponente […]. […] il sole che
vo millennio appunto, non possiamo certo riflette i suoi raggi sul mare, poi scompare
sottrarci. E la risposta che possiamo dare nelle nuvole portate dal vento, […] non v’è
non è così facile e scontata come più otti- confine preciso tra riva e mare, tra mare e
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Giordano Bruno. Martire della libertà di pensiero, A. Fantinel

nuvole, tra ombra e luce, e […] tra finito e Mentre il sole sta scomparendo dalla
infinito […]. Ecco come l’estatico istante finestra e le ombre all’interno della sua cel-
rivela a Bruno, la si stanno allun-
“nuovo Anassi- gando, Bruno si
mandro”, quel sen- sdraia sul suo tavo-
so di infinito che, laccio pensando alle
prima ancora di ultime ore di vita
essere frutto di che gli restano e alla
ragione, si manife- sua libertà che vola
sta come un pro- in alto come una
fondo e vitale senti- rondine, il cui volo
re. Ed è questo sen- da nessun campanile
timento che porta può essere impedito,
Bruno a rivolgersi e questo perché l’u -
ai suoi avversari in nico altare di Dio
questi termini: adatto alle preghiere
di un’anima libera è
Voi non fate la cupola del cielo
che amministrare
notturno costellata
un museo dello
spirito, del quale fate
di infinite stelle.
parte mentre ancora siete in vita; il mio obiet -
tivo fu a ogni istante di dissolvermi per l’in - 27 dicembre
finito e nell’infinito. Una notte orribile, quella appena passata.
Complice un incubo: quello di essere
L’infinito è tutto in tutto e, dunque, anche condannato non al rogo, ma a morire con il
l’esistenza di ognuno, pur di breve durata, è cranio fracassato dopo uno scivolo di ven-
essenzialmente un innegabile riflesso dello ti metri:
stesso infinito. Ogni parte, anche le bollici- Nessuna malattia ho mai temuto tanto
ne che si muovono sulla tazza del caffè, è quanto la perdita delle mie facoltà intellet -
specchio del Tutto infinito. Ma, anche la tive. Avrei magari potuto rinunciare alle
sublime grandezza di questo pensare o, orecchie o ai piedi, ma non alla mia facoltà
meglio ancora, di questo sentire non basta a di pensare. Questa facoltà sono io stesso.
mitigare in Bruno la tensione e l’inquietudi-
ne (eroici furori) dell’incessante domanda: Ripresosi dall’incubo e confortandosi
all’idea che la Chiesa non poteva certo cam-
Ma se tutto, secondo un ordine eterno, biare l’ordinaria procedura del rogo riserva-
torna in eterno, cos’è allora il progresso, qua - ta agli eretici, Bruno riprende a scrivere il
le il fine? Per quale motivo ci tormentiamo? suo testamento, riandando con la memoria
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alla primavera del 1592, a Venezia, periodo rimpianto, è la fine perizia dello psicologo
in cui ebbe inizio il suo fatale processo. Drewermann a metterli bene in risalto:
Mentre si trovava in
Se penso a questi ulti -
Germania, a Franco- mi otto anni, a questo
forte, come lo aveva insensato marcire, a que -
commosso ed entu- sti otto anni di un insen -
siasmato l’invito di sato, inutile processo! Se
Govanni Mocenigo, avessi potuto usarli per
fattogli pervenire dal scrivere […] ! Devo ave -
libraio Giambattista re sbagliato qualcosa nel -
Ciotto, a ritornare a la mia vita. È una que -
Venezia. La convin- stione che intendo anco -
zione che la grande e ra approfondire.
liberale Venezia lo
avrebbe comunque Al processo inquisi-
protetto dall’ostilità torio di Venezia, che
della Chiesa di inizia il 29 maggio,
Roma, e la speranza l’accusatore di Bruno
di poter, magari, è il padre inquisitore
insegnare nell’Univer- Giovanni Gabriele di
sità di Padova, aprivano nuovi e felici oriz- Saluzzo. L’ironica descrizione che di questo
zonti a Bruno che, ormai da anni, peregri- personaggio fa il nostro non è tuttavia tale
nava errabondo, incompreso e perseguitato da far dimenticare completamente l’estremo
per le città di Savona, Torino, Milano, Gine- pericolo in cui veniva a trovarsi in quei tri-
vra, Tolosa, Parigi, Londra, Oxford, Witten- sti momenti.
berg, Helmstadt, Zurigo, Francoforte. Bruno si dilunga nel riportare il contrad-
dittorio avuto con il padre inquisitore, rile-
Era ancora settembre quando giunsi nella vando l’estrema difficoltà di poter avere
mia amata Venezia, affamato di sole, assetato con lui una reale possibilità di dialogo:
di donne, felice di essere sul suolo natio – e
cieco, completamente cieco circa il pericolo Parlare si può solo dove c’è qualcuno che
mortale in cui mi trovavo. ascolta e questo non avveniva.

Ben presto (21 maggio 1592), infatti, Quelli del Sant’Uffizio vedevano lussu -
Bruno patisce il tradimento del Mocenigo, ria anche nella purezza dei sentimenti più
il quale, seguendo la sua “buona coscienza profondi, consideravano colpa la più nobile
cattolica” mette l’ospite nelle spietate mani innocenza del cuore, tormentavano e tortu -
dell’Inquisizione. Nel ricordare le vicende ravano a morte ogni pensiero libero, ogni
della sua vita, nell’animo del nostro, i senti- sentimento profondo, ogni impulso passio -
menti di fierezza si mischiano a quelli del nale della vita.
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Giordano Bruno. Martire della libertà di pensiero, A. Fantinel

28 dicembre In relazione al mistero della Trinità la


riflessione di Bruno si approfondisce e si
Non appena inizio a pensare, e a maggior
ragione quando scrivo, non ho alcuna paura;
amplia, venendo a toccare il concetto di
nelle notti però il cer - persona:
chio evidentemente Nonsappiamo cos’è
si stringe sempre una persona, e men
più. che meno una persona
divina.
E Bruno, ricordan-
do il processo subìto E continua:
a Venezia, ripensa
alle persistenti criti- Essere uomo signi -
fica invece proprio
che cui doveva deci-
creare una finita infi -
samente ribattere.
nità, “finita” perché
Come quella di aver mai compiuta, “infi -
aderito al calvinismo. nita” perché costante -
Qui la sua posizione mente protesa; un Dio
è tale da superare di in divenire, una con -
pari passo l’assoluti- traddizione eterna,
smo presuntuoso e ecco cos’è l’uomo.
intollerante sia del
calvinismo che del cattolicesimo, assimila- Ricordando la sco-
bili in ciò come “due gocce d’acqua”, inter- perta di Copernico, Bruno ascrive a proprio
pellando il padre inquisitore sulla salvezza, merito l’averne compreso per primo tutta la
per esempio, dei turchi, degli indios, o dei reale portata e autentica grandezza: il
cinesi. decentramento della Terra rispetto all’uni-
verso deve intendersi come vera apertura
Cosa sarebbe infatti Dio, l’infinito, se fos - all’infinità dello stesso. Ma, nota tristemen-
se solo un cattolico o un calvinista o anche un
te Bruno, questo pensiero non poteva esse-
italiano o uno svizzero o un francese? Tutti
coloro che fanno il suo nome solo per innal - re da loro compreso perché ancora una vol -
zare barriere fra gli uomini, negano l’infinità ta anziché guardare attraverso il cannoc -
di Dio. chiale guardavano attraverso il buco della
serratura.
Alla obiezione di non credere nel dogma Il cristianesimo ha spesso impedito, con
della Trinità, Bruno, con ironica e acuta un ottuso dogmatismo, il libero sviluppo del
profondità, risponde: pensiero; ha anche mistificato sacrificio e
sofferenza, dando così grande peso al senso
Quanto potrebbe essere “santa” se la con -
di colpa e all’umiliazione dell’uomo; non è,
sustanzialità delle sue tre persone in bocca ai
inoltre, stato immune dalla violenza, sia
teologi avesse contribuito ad avvicinare gli
uomini sulla terra. verso gli uomini sia verso gli animali.
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Con orgoglio, perciò, Bruno dichiara il più grande, rivelazione che, però, non può
suo rifiuto ad ogni tipo di violenza: l’unica esaurirsi completamente in nessuna, nem-
“violenza” accettabile, a suo avviso, è quel- meno in Gesù Cristo:
la di un libero e schietto confronto dialetti-
Dio è più grande, infinitamente più gran -
co tra idee e convinzioni diverse: de di ogni uomo, anche dell’uomo Gesù di
Lo spirito è la forza Nazareth.
di resistere alle obie -
zioni. Disgustoso, Ribadendo di non
ottuso e rozzo mi volersi, tuttavia, consi-
pare invece volere derare teologo, quanto
definire i conflitti piuttosto filosofo, il
con strumenti estra - nostro sottolinea ciò
nei allo spirito. che per lui è filosofia:
Ogni violenza è un
difetto dello spirito e Filosofare significa
un difetto di com - lottare, significa combat -
passione. tere, significa essere libe -
ri. Filosofare significa
Ma Bruno in que- abbandonare il padre e la
sto suo testamento madre e non abitare mai
filosofico scrive in una casa finita. Filo -
anche ciò che avreb- sofare significa sentire
Dio nel cuore di tutte le
be dovuto dire duran-
cose, nello spirito degli
te i processi dell’In- uomini, nella grandezza
quisizione e non ha detto. Di fronte a certe dell’universo. Filosofare […]
assurdità – Credo perché è assurdo (Tertul-
liano), Credo per credere (Agostino), Cono - Ma anche queste sue profonde convin-
sco per credere (Tommaso) – avrebbe dovu- zioni, per paura della morte, non era riusci-
to chiaramente affermare che ciò che non si to a pronunciarle, e tradendo la verità tradi-
sa bisogna cercare di indagarlo, ed è inde - va anche se stesso.
gno di un uomo pensante volere credere in E incominciano i giorni che lo porteran-
contenuti che si possono indagare. no al fatidico 30 giugno 1592, giorno del
suo tracollo e dell’abiura.
Bruno rimprovera a se stesso di essersi È stata non tanto la paura della morte,
rifugiato in una prudente difesa, piuttosto quanto quella del dolore a farlo crollare:
che ribadire fieramente le sue schiette con-
vinzioni. Come quella relativa al concetto Si può superare la paura della morte, lo
di rivelazione, che, per lui, doveva inten- sento chiaramente, persino ora mentre, sfini -
dersi come rivelazione continua ed eterna di to, con dita tremanti e intirizzite dal freddo
Dio in ogni creatura, dalla più piccola alla scrivo queste righe. Morire può essere qual -
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Giordano Bruno. Martire della libertà di pensiero, A. Fantinel

cosa di molto sommesso, liberatorio. Non così devozione; ormai è soltanto un utile stru -
il dolore. Non così la tortura. mento di sua madre, la Chiesa. […] È un
uomo evidentemente
Tenendogli la bocca amareggiato, che
tappata con uno strac- ha smarrito ogni
cio per non sentire le gioia, ogni spe -
sue urla di dolore, con- ranza, ogni tene -
ficcavano delle piastri- rezza; il cardina-
ne di metallo sotto le le Roberto Bel-
sue unghie, lo portava- larmino che non
no al limite del soffo- pensa più alla
camento otturandogli verità, a lui inte -
il naso con la cera; una ressa solo l’am -
fiaccola di cera gli per- ministrazione
correva per tutto il cor- della verità, inte -
po, dal basso verso ressa la burocra -
l’alto, fermandosi nei zia ecclesiastica,
punti più sensibili: le abili mosse del -
questo il trattamento la diplomazia, le
“cristiano” riservato a Giordano Bruno. decisioni opportunistiche nell’ambito di una
politica di potere.
29 dicembre
Il trasferimento di Giordano Bruno da Eppure proprio lui [Bellarmino] mi sem -
Venezia a Roma ben presto diventa non tan- bra il più falso di tutti. Non foss’altro perché
to il problema di giudicare la verità o l’in- non approfondisce mai alcuna questione. È
sempre al di sopra delle cose. […] Di una
nocenza della sua filosofia, quanto un caso
cosa sono comunque convinto: nella vita di
di diplomazia che, alla fine, con il voto del
quest’uomo non vi è stato un solo momento
Senato di Venezia (142 a favore, 30 contro), in cui egli si sia chiesto se tutta la sua teolo -
si risolve con il trasferimento di Bruno nel gia non fosse altro che una ideologia per con -
carcere dell’Inquisizione romana. servare il potere.
Mi privavano giorno dopo giorno del tut -
to insensatamente del tempo più prezioso del - Gli interrogatori a Roma vanno a rilento:
la mia vita, e non avevano la benché minima dopo tre anni di carcere, subendo accuse,
idea del torto che mi facevano. minacce e torture, il 9 febbraio 1595 deci-
dono di avviare una “attenta” lettura degli
Gli inquisitori romani sono: il cardinale scritti di Bruno, una lettura che, estrapolan-
Giulio Antonio Santa Severina, un uomo do alcune frasi dal contesto, trasforma in
che ha trasformato la sua sete di potere in dichiarazioni inaccettabili argomentazioni e
zelo e umiltà, la sua voluttà in fervore e pensieri che neanche riuscivano a capire.
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• 34 •

Ma tanto era il metodo di cercare la veri- finità del mondo che ho avuto la gioia di
tà del cardinale Bellarmino. conoscere in questa vita. […] Ma cosa sa di
Dio questa gente? È un interrogativo che
Nessuna epoca – ribadisce il nostro – p u ò vorrei porre loro in continuazione. Non potrò
credere di possedere cambiarli. Ma io posso
la verità in assoluto, restare fedele a me stesso.
ciascuna è vincolata […] Che mi uccidano
al suo momento, e pure. Non potranno mai
tuttavia esistono arrivare al mio vero io.
conoscenze autenti -
che che tornano di 30 dicembre
continuo e che sono Bruno in queste sue
date ai grandi spiri - ultime pagine intende
ti di ogni epoca. ricordare gli eventi
Una di queste gran -
capitatigli nelle sue
di verità è la com -
prensione dell’infi -
peregrinazioni per le
nità del mondo. città europee.
Lasciata Ginevra,
Dio si rivela sola- insegna per un certo
mente a chi ha il periodo a Tolosa,
coraggio di pensare, riscuotendo successo e
ma tutta l’inquisizione non è altro che il simpatia da parte degli
terrorismo dello spirito motivato dalla pau - studenti, invidie e gelosie da quella dei col-
ra del pensiero. leghi. Della permanenza a Parigi ricorda la
Per quanto riguarda il cardinale Bellar- composizione della sua commedia Cande -
mino poi nei seminari della Chiesa è suffi - laio; quindi il fecondo periodo londinese:
ciente citarlo perché i cervelli dei futuri La Cena de le ceneri, De la causa, principio
sacerdoti cessino di pensare. et uno, De l’infinito, universo et mondi,
Il 25 gennaio del 1599 Bruno si appella Spaccio de la bestia trionfante, De gli eroici
a papa Clemente VIII; il suo intervento alla furori.
riunione del Sant’Uffizio non porta che alla Ma è soprattutto su Oxford che si dilun-
conseguente imputazione di un lungo elen- ga nel suo racconto. Oxford significava
co di eresie che avrebbe dovuto immedia- infatti per lui “la vera culla” della sua filo-
tamente abiurare sotto minaccia di durissi- sofia. Basta pensare a Giovanni Scoto Eriu-
me pene. gena, a Roberto Grossatesta, a Giovanni
Altrettanto decisa resta la posizione di Duns Scoto, a Ruggero Bacone – questi
Bruno: aveva indicato la retta via per la soluzione
del problema che lui stesso aveva posto: gli
Non abiurerò mai, mai qualcosa che è tan - insegnamenti del cristianesimo e la libertà
to semplice e sublime quanto la verità dell’in -
del pensiero si possono conciliare solo se nel
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• 35 •
Giordano Bruno. Martire della libertà di pensiero, A. Fantinel

messaggio di Cristo si scopre esclusivamen - 31 dicembre


te l’espressione di ciò che tutti gli uomini Sottovalutando la “sonnacchiosa lentez-
hanno in comune nelle loro convinzioni reli - za” della burocrazia ecclesiastica, Bruno è
giose ed etiche; convinto che
detto altrimenti, questo sia il suo
la rivelazione di ultimo giorno
Dio va intesa di vita:
come il farsi
coscienza dei Immaginavo
come potrà essere
principi della
sin da domani:
religiosità natu -
mi faranno attra -
rale dell’uomo. versare la città
Una tesi che con - legato su un car -
divido pienamen - ro, con indosso
te. Perché solo un cilicio, semi -
così appare possi - nudo nel gelo,
bile una sintesi schernito dalla
sensata di Divi - folla radunata in
no e umano. –, a tutta fretta. Mi
Guglielmo di tireranno pietre,
mi sputeranno
Ockham, che,
addosso, e io,
non a caso, fu essendo legato,
trascinato, come Bruno, davanti al tribunale non potrò evitarlo. […] Posso solo propormi
dell’Inquisizione. Questi sono i pensatori di di essere forte; ma quanto urlerò dal dolore, e
cui il nostro si sente erede e continuatore. se alla fine non crollerò miseramente, come
Ma anche il soggiorno oxoniense dove- allora, il 30 giugno 1592, questo non lo so.
va finire in maniera traumatica per Bruno, Spero di no.
e questo a causa di una pubblica disputa
filosofica, in cui Bruno non intendeva Bruno cerca, allora, di vivere più inten-
rinunciare ad esprimere liberamente il suo samente possibile quei pochi attimi di vita
pensiero: che ancora gli sono concessi: il calore dei
raggi di sole che riescono a passare attra-
Il mio discorso si faceva sempre più info -
verso la piccola finestra della sua cella, quel
cato, sempre più estatico. Non volevo più
po’ di cielo che riesce a scorgere e quel po’
masticare ed espellere fieno aristotelico, vole -
vo finalmente esporre la mia visione del di aria che riesce a sentire, il suo respiro, il
cosmo, la mia visione di Dio, davanti all’opi - battito del suo cuore… per sentirsi così
nione pubblica mondiale per costringerla a ancora parte dell’infinito universo, quell’in-
comprendere la sfida religiosa che le scoperte finito che da sempre ha cercato con la sua
copernicane implicavano. filosofia.
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• 36 •

Il suo pensiero va, allora, a Nicola Cusa- affinità, ma anche delle differenze. Prima
no che, sin da quando, diciassettenne, ha fra tutte quella tra l’idealizzazione che del-
letto per la prima la Chiesa ha fatto
volta, ha conside- Cusano e la chia-
rato suo maestro: ra, esplicita e rea-
listica smentita di
In fondo Nico -
la Cusano cercò
quella, fatta inve-
di comprendere ce da Bruno.
tutto ciò che è Per questo il
finito, tutto ciò nostro si sente di
che è distinguibi - affermare:
le, tutto ciò che è
Tu, Cusano, non
raffrontabile, tut -
hai mai ramazzato
to ciò che è relati -
la stanza: con un
vo mediante il
trucco hai dichiara -
rapporto con l’in -
to pulita la polvere.
finito, l’indistin -
Io ho voluto essere
guibile, l’incon -
una buona granata.
dizionato, l’asso -
luto. […]
Erano pensieri fantastici, proposti in ter - Le ultime rifles-
mini tanto chiari e belli che sovente mi sono sioni di Bruno ritornano alla sua vita vissu-
chiesto che cosa avrei potuto aggiungere io a ta, per riconsiderare, senza alcun alibi teori-
questo proposito. co, quella che è stata, se è stata, la sua con-
creta capacità di amare.
Perché allora, si chiede Bruno, il cardi- Si narra che, non appena conclusa la let-
nale Cusano è stato reputato un fedele rap- tura dei capi d’imputazione, questo eretico
presentante della Chiesa, e lui, invece, è sta- impenitente sia balzato in piedi e abbia
to perseguitato come eretico? detto:
A questo interrogativo il nostro fa segui-
È forse maggiore la paura
re un ampio e approfondito confronto tra il
vostra nel pronunciare la sentenza
pensiero suo e quello di Cusano; da tale che la mia nel riceverla.
confronto emergono, allora, non solo delle
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Del simbolismo dei numeri


di Ovidio La Pera
Saggista

Numbers are the appreciable expression, visible or intellectual, of the different pro-
perties of beings, which all come from an unique essence. The Author who inspired
the present contribution states that: numbers are nothing else than the concise
translation or language of God’s laws and truths which reveal themselves
in man and nature. Numbers could also be defined as the oral and mental
portrait of the natural action of beings, as a measure that you can not exceed
without going astray and being perverted; for this last reason someone says
that numbers are the wisdom of man and what do not allow them to
become foolish.

Dal 4 al 9 e dal 9 al 4
Ad esempio, leggendo di Louis-Claude
pesso nelle nostre letture, o anche de Saint-Martin, insigne filosofo del Sette-
durante le nostre riunioni di Log- cento e nostro Fratello, di cui abbiamo già
gia, ascoltando un Fratello che avuto occasione di parlare recentemente su
espone il contenuto di una sua tavola questa rivista a proposito del Martinismo,
architettonica, ci imbattiamo in espressioni nella sua opera Degli Errori e della verità1,
nelle quali i numeri assumono un ruolo par- in un quadro di immagini straordinariamen-
ticolarmente importante, tale da rendere il te vive, l’autore ci parla delle origini e del-
significato di questo contenuto alquanto la caduta dell’uomo, e ad un certo punto
enigmatico. così si esprime:

1 Degli Errori e della verità, partizione 1, cap. Via della sua riabilitazione.
HIRAM_3_06 25-08-2006 18:50 Pagina 39

• 39 •
Del simbolismo dei numeri, O. La Pera

A questo punto potremmo già trarre le quanto ci deriva da altre fonti, e comincia-
prime conclusioni facendo notare che l’uo- mo con l’osservare che la forza e l’essenza
mo è passato dal 4, numero degli esseri di un numero si rivelano nelle forme geo-
immateriali che pensano, al 9, ovvero alla metriche al centro delle quali questo stesso
sua condizione attuale, unen- numero si manifesta.
dosi al 5, numero che, secondo Il numero 4 dà luogo al
Martinez de Pasqually e Saint- quadrato in quanto quadrilate-
Martin, è il risultato dell’unio- ro regolare ed alla croce in
ne del 3, numero imperfetto e quanto quadrilatero regolare a
corruttibile della materia, con forma di stella. Queste figure
il 2, numero della confusione e hanno in comune l’angolo ret-
del disordine; unione che ha to, alla periferia nel quadrato,
dato origine a quell’orgoglio e al centro nella croce, e per-
che ha portato gli angeli ribelli ciò potremmo dire che l’ango-
alla prevaricazione. Martinez, lo retto è il “manifestante” del
nel suo Trattato3, ci dice che: numero 4.
Quanto sia importante l’an-
[…] gli spiriti perversi uni -
golo retto nella vita dell’uo-
rono con la loro autorità priva -
ta e con la loro sola volontà, una mo, unico essere vivente in
unità arbitraria al numero quaternario della posizione verticale e quindi di perpendico-
loro origine, il che snaturò la loro potenza larità rispetto alla superficie terrestre, esclu-
spirituale e la trasformò in una potenza limi - dendo le piante perché fisse al suolo, lo si
tata e puramente materiale. può ricavare dalla riflessione che la sua
facoltà pensante è strettamente legata al suo
Pertanto l’uomo, unendo il 4, numero uso; e per comprendere ciò basta portare il
della sua origine coeterno con la Divinità, al nostro sguardo nel campo della matematica,
quinario o 5, numero per eccellenza demo- e scorgeremo che presso gli antichi greci e
niaco, si è condannato all’espiazione, ossia quindi al momento dello sviluppo della
al 9. razionalità del pensiero nell’uomo, si trova
Fin qui l’interpretazione secondo i signi- per la prima volta l’approccio alla geome-
ficati che a questi numeri hanno conferito tria per mezzo del pensiero; si vedano Tale-
Martinez e Saint-Martin; ora faremo, però, te, Pitagora, Euclide; e non soltanto loro,
una disamina dei significati dei due numeri ma ancora noi oggi studiamo il mondo del-
al di là dei loro insegnamenti, secondo le forme geometriche con l’aiuto dell’ango-

3 Trattato sulla reintegrazione degli esseri, Edizioni Firenze Libri S.r.l., Firenze 2003, cap. 239, p.
300.
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• 40 •

lo retto sotto forma di triangolo rettangolo, coscienza, e l’io, fuoco, in quanto portatore
il quale ultimo ci riporta ancora al 4 non dell’aspetto propriamente umano essendo
essendo esso che la metà del rettangolo. esso la fonte del pensiero.
Non è il caso di ricor- L’umano propriamente detto, cioè l’io, è
dare qui, nei loro parti- particolarmente
colari, cose ben note legato al mistero
quali le proposizioni di dell’angolo retto
Talete sugli angoli che insi- e per afferrare
stono sulla stessa semicir- ciò basta pensa-
conferenza, il teorema di re, come si dice-
Pitagora, o ancora gli assio- va prima, alla posizione
mi d’Euclide, i quali tutti verticale del suo corpo o
ruotano intorno alle proprie- anche ai chiasmi o
tà che concernono il numero 4 incroci delle direzioni a
così come le forme geometriche cura del suo organismo,
che gli sono proprie. come ad esempio le
Che questo numero direzioni rispettive del-
intervenga in modo lo sguardo dei due occhi
così significativo e e dunque dei due
determinante nell’atti- assi oculari o
vità specificatamente fig. 1 anche la disposi-
umana, si spiega anche zione dei nervi ottici
con il fatto che l’essere stessi in direzione del cervello.
umano stesso è una tetrade, o quaternario Se la quadruplice costituzione dell’entità
che dir si voglia, di principi creatori; infatti, umana non fosse stata progressivamente
tre regni naturali si scaglionano per gradi dimenticata, il rapporto dell’uomo con le
sotto l’uomo, il minerale, il vegetale, e l’a- figure della croce e del quadrato sarebbe
nimale. L’uomo a sua volta li riassume in sé rimasto più forte nella sua coscienza. Noi
e forma il quarto regno, situato sopra di non pensiamo più ad un nostro legame con
essi; ed a questa tetrade, pietra, pianta, ani- il quadrato, né il sentimento di un legame
male, uomo, corrisponde una tetrade di con la croce è ancora vivo nel nostro pen-
principi creatori. Insieme, essi danno all’en- siero. In epoche passate queste relazioni,
tità umana la sua configurazione, e fanno questi sentimenti esistevano; gli gnostici, ad
che essa sia costituita da 4 elementi: la cor- esempio, (vedi figura 1) li rappresentavano
poreità fisica, terra, in quanto portatrice dei con una forma avente quattro gambe umane
fenomeni materiali, la corporeità eterica, piegate al ginocchio ad angolo retto e di-
acqua, in quanto portatrice dei fenomeni sposte a svastica, ed in questo simbolo si
vitali, la corporeità sensibile o astrale, aria, trova ancora affermato il movimento inte-
in quanto portatrice dei fenomeni di riore che anima il 4.
HIRAM_3_06 25-08-2006 19:15 Pagina 42

• 42 •

fig. 3

che per costruire i poligoni regolari è suffi- di 80°; se per semplificazione si sostituisco-
ciente dividere una circonferenza in un no i 20° del vertice D con il valore 1, cia-
numero di parti uguali corrispondenti al scun angolo alla base riceverà conseguente-
numero dei lati, e ciò avviene con l’ausilio mente il valore 4 (vengono così divisi i
di una riga e di un compasso. Nel caso del- valori dei tre angoli per il massimo comune
l’ennagono, per avere nove grandezze divisore 20) e si renderà pertanto evidente
uguali lungo la circonferenza è necessario come la somma di questi valori porti al 94; e
che i nove angoli al centro di questa siano questo novenario si otterrà pure sommando
di 40° ciascuno essendo l’angolo giro di sempre i valori degli angoli di tutti e quattro
360°. Tale angolo, com’è visibile dalla fig. i triangoli isosceli contenuti all’interno di
3, si ottiene con l’ausilio del triangolo iso- AED (vedi figura); osserviamo inoltre che i
scele AED, a sua volta contenente al suo valori espressi al vertice dei quattro trian-
interno 4 triangoli anch’essi isosceli. A l t r e t- goli isosceli, procedendo dal basso verso
tanto, vedi figura, avviene per la stella a l’alto (figura) sono: triang. BAF 1, triang.
nove braccia. Esaminiamo ora i valori degli ABM 3, triang. FMB 5, triang. MFD 7;
angoli del triangolo di costruzione AED. ossia una tetrade di numeri dispari: 1, 3, 5,
Noteremo che l’angolo al vertice D è di 7; mentre procedendo in senso inverso, cioè
20°, mentre gli angoli alla base A ed E sono dall’alto verso il basso, i valori degli angoli

4 In effetti, si ottiene lo stesso risultato ricorrendo alla somma teosofica, infatti, 20 + 80 + 80 = 180
che è uguale ad 1 + 8 + 0 = 9.
HIRAM_3_06 25-08-2006 19:15 Pagina 43

• 43 •
Del simbolismo dei numeri, O. La Pera

I Valori degli angoli espressi in gradi


nella fig.1 sono divisi per il m.c.d. 20,
ottenendo così la semplificazione nei
valori espressi dagli angoli del trian-
golo della fig. 2

7+1+1 = 9
5+2+2 = 9
3+3+3 = 9
1+4+4 = 9

(1+3+5+7) + (2+4+6+8) = 36

fig. 4

alla base sommati per ciascun triangolo perciò era pure chiamato “mondo”. In que-
sono: triang. MFD 2, triang. BMF 4, triang. ste due tetradi una dispari e l’altra pari, vi si
ABM 6, triang. BAF 8; ossia una tetrade di ravvisava, infatti, la polarità del mascolino
numeri pari: 2, 4, 6, 8; sommando ora le due e del femminino, alla maniera di quattro
tetradi (1 + 3 + 5 + 7) + (2 + 4 + 6 + 8) avre- Dei e di quattro Dee in un atto di creazione
mo come risultato il numero 36, che si pote- universale, e da quest’atto ne usciva appun-
va ottenere anche moltiplicando il valore to il “mondo” sotto la veste numerica del
complessivo degli angoli di ciascun trian- 36. [Come si vede pertanto il significato del
golo per il numero dei triangoli e cioè 9 x 4. 9 (3 + 6) in Martinez de Pasqually e in
Quale significato può avere questo nuo- Saint-Martin non si discosta affatto in quan-
vo numero? La risposta ce la offre Plutarco to il mondo non è che materia].
nella sua opera Iside ed Osiride5 in cui aff e r- Prendendo nuovamente in esame i valori
ma che tale numero era quello su cui i Pita- simbolici del triangolo AED di costruzione
gorici prestavano il loro giuramento più dell’ennagono o della stella a nove braccia
sacro, in quanto espressione della Tetraktys; (figura 4), noteremo alla base di questo
ed afferma pure che tale numero si otteneva triangolo due tetradi, ovvero due 4, che si
appunto sommando i quattro primi numeri fronteggiano polarmente, e come dalla loro
dispari ai quattro primi numeri pari e che azione comune nasca l’unità, ovvero 1, al

5 Plutarco “Diatriba Isiaca”, cap. “De Iside et Osiride”, pt. n° 75, pag. 137. Sansoni Editore, Firenze.
HIRAM_3_06 25-08-2006 19:15 Pagina 44

• 44 •

sommo della figura, o al vertice D; si potrà mente la similitudine tra l’uomo e la divini-
perciò attribuire a questa figura, e cioè al tà; ed è soltanto in un secondo momento,
triangolo AED, il numero sim- com’è detto nel 2° capitolo del-
bolico 441 o 144, indicando la Genesi, che avviene la crea-
nel primo caso il triangolo zione della donna, allorché
con il vertice rivolto verso il Eva viene separata dal corpo
basso e nel secondo il trian- di Adamo7.
golo con il vertice, come Dopo quanto detto sul 9 si
nella figura, rivolto verso potrebbe essere portati a consi-
l’alto. Per quanto è già stato derare questo numero negati-
detto del quaternario o tetra- vamente e cioè come il nume-
de, l’uomo nella sua forma ro della caduta. Saint-Martin
terrestre è un 4, ma si pre- dice pure però che l’uomo
senta attualmente sotto for- potrà ritrovarsi andando dal 9
ma di polarità mascolina e al 4. Vediamo come ciò possa
femminina, e si può quindi già avvenire. Basterà considerare
presentire di cosa questa figura possa dive- per un momento come nel simbolismo tra-
nire l’immagine simbolica, rendendo visibi- dizionale un poligono dai lati dispari, sia
le l’azione comune di due tetradi polari e esso triangolo, pentagono, ettagono, enna-
facendo risultare così evidente che il cam- gono, etc., abbia significato positivo o nega-
mino dell’uomo dal 4 al 9 è consistito nel tivo o comunque creante un’antitesi, a
cadere nella separazione dei sessi, portan- seconda se il vertice è rivolto verso l’alto o
dosi così nella “regione dei padri e delle verso il basso; ad esempio nei simboli degli
madri”. Elementi, vediamo che il fuoco è rappre-
Nella Genesi (cap. 1) è detto: sentato da un triangolo col vertice rivolto
verso l’alto, mentre l’acqua, suo contrario,
Gli Elohim crearono6 l’uomo a loro imma -
gine, lo crearono a immagine degli Elohim e
è data da un triangolo con il vertice rivolto
lo crearono mascolino e femminino. verso il basso. Pertanto applicando lo stes-
so processo alla figura geometrica del 9 e
L’aspetto quindi di polarità della tetrade perciò al suo triangolo di costruzione, nel
non era stato ancora a lui dato, e ciò giusta- caso del vertice verso il basso, si avrà l’ac-
mente in quanto così si evidenziava forte- coppiamento profano delle due tetradi, non

6 Nel testo originale ebraico è detto: barà Elohim […]. Traducendo letteralmente si ha: Gli Elohim
creò, in quanto Elohim è il plurale di el, nome del Dio semitico che significa forza, potenza ed onnipotenza,
mentre il verbo è al singolare in quanto nella Bibbia ci si riferisce sempre ad un monoteismo etico assoluto.
7 In proposito, la scienza moderna con lo studio dell’embriologia ci lascia presupporre che in lon-
tane epoche passate l’essere umano fosse ancora asessuato, e che nel corso del divenire dell’embrione, solo
dopo un certo tempo, gli organi sessuali si siano differenziati.
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• 45 •
Del simbolismo dei numeri, O. La Pera

avente che uno scopo fine a se stesso, che drato e cioè al cubo. Dopo l’aspetto vivente
non presta attenzione all’unità; nel caso del del giardino, viene la città minerale e dura.
vertice rivolto verso l’alto invece, in oppo- Con il cubo, che con tanta fatica l’uomo di
sizione, si avrà un’unione desiderio si affanna quotidia-
sacra che quest’unità tende a namente a levigare per for-
far nascere, rendendo così mare la pietra angolare del
evidente il suo significato suo tempio interiore, s’indi-
positivo. cano le forze di concretizza-
L’aspetto positivo del zione, ossia, il portatore del-
novenario si rivela anche dal- l’elemento “terra”, ed è il
l’esame delle differenti lingue solo solido che conduce due
del tronco linguistico indo- tetradi o quaternari all’unità,
germanico. Infatti, sia in gre- cioè il quaternario della base
co, che in latino, come pure superiore e il quaternario del-
in italiano, francese, tedesco, la base inferiore, uniti fra
etc., il vocabolo per il nume- loro dallo spazio intermedio;
ro nove è prossimo per la sua pertanto riconducibile al
radice e per la fonetica al vocabolo indican- numero 144 del triangolo di costruzione del
te la parola “nuovo”, (e n n e a/n e o s, novenario a forma di stella. A sostegno di
novem/novus, n o v e/n u o v o, n e u f/n e u f, ciò abbiamo ancora quanto afferma l’auto-
n e w n/n e w o); questo accostamento risulta re dell’Apocalisse, il quale, proseguendo
particolarmente importante se andiamo a nella sua descrizione della città celeste così
leggere quanto è detto nel 21° capitolo del- si esprime:
l’Apocalisse; qui infatti, l’autore parlando
della “Gerusalemme celeste”, afferma che Ne misurò anche le mura: esse sono alte
l’uomo un tempo fu cacciato da un giardino 144 braccia. Ed è la misura dell’uomo e nello
irrigato da quattro fiumi e che alla fine dei stesso tempo quella dell’angelo.
tempi egli entrerà nella città dove il “nuo-
vo” prenderà il posto dell’“antico”. Saint- Ed è chiaramente quindi espresso che
Martin afferma che l’uomo deve ritornare l’altezza del muro, come pure la sua misu-
dal 9 al 4, vediamo allora come l’autore del- ra, simboleggiano ciò che si è aggiunto
all’uomo “antico” al termine dell’evoluzio-
l ’Apocalisse descrive questa città dell’uomo
ne terrestre e che rappresenta la sua “eleva-
“nuovo” e cioè la Gerusalemme celeste:
zione”.
La città è a forma di quadrato […], la lun - Il “vecchio” Adamo era perciò un qua-
ghezza, la larghezza e l’altezza sono uguali. drato, il “nuovo” Adamo, un cubo. Ciò che
li differenzia è l’altezza, la quale viene ad
Quindi l’uomo “antico” era partito da aggiungersi alla lunghezza ed alla larg h e z-
una forma del quadrato e ritorna in veste za. Quindi la cacciata dal quadrato, ossia
d’uomo “nuovo” ad un’altra forma del qua- dall’Eden, fu una discesa nella “profondi-
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• 46 •

tà”, ma questa discesa si trasforma in una dell’anima e che pertanto sono vergini di
risalita e quindi in una riconquista spirito, e in quanto “nuovi” perché androgi-
dell’“altezza”, a condizione però ni, appartenenti al fonda-
che ad un dato momento la mento divino universale.
direzione s’inverta. Ultima osservazione
Discesa e ascesa sono curiosa. In Apocalisse, 20:
entrambe, pertanto, sotto il 6, è detto: Beati e santi
segno del numero 9 che è ad un coloro che prendono parte
tempo perciò il numero dell’u- alla prima resurrezione
na e dell’altra. Ne consegue [...] saranno sacerdoti di
che, quando l’uomo dovette Dio e del Cristo e regne -
abbandonare il giardino della ranno con lui per mille
sua origine, ovvero il quadrato, a n n i; ora, se noi conside-
il triangolo che è all’origine del riamo il numero dell’uo-
9 diresse il suo vertice verso il mo “nuovo”, 144, e lo
basso, simboleggiato nel moltiplichiamo per 1000,
momento della cacciata dalla spada fiam- durata del suo sacerdozio regnando con il
meggiante del cherubino. La misura perciò Cristo, avremo il numero 144.000, numero
dell’uomo divenne nella “regione dei padri di coloro che hanno scritto in fronte i nomi
e delle madri” 441, ossia il numero della del padre e del figlio, ovvero degli androgi-
sua formazione nel seno della donna. Ma, ni e perciò finalmente di coloro che avran-
invertendo la direzione del vertice verso no riacquistato l’immagine e la somiglianza
l’alto ecco allora il 144, numero del suo di Dio.
riscatto e perciò dell’uomo “nuovo”; e l’A - Ed ecco, per concludere, quale può esse-
pocalisse ci dice ancora nel cap. 14 quanti e re il senso delle parole di L.C. de Saint-
chi saranno: Martin:

E vidi l’agnello che stava sulla montagna Egli si è smarrito andando dal 4 al 9 e mai
di Sion, e con lui 144.000 [uomini] che ave - potrà ritrovarsi se non andando dal 9 al 4.
vano il suo nome e il nome di suo padre scrit -
to sulla loro fronte […]; […] sono coloro che Certamente altri potranno dare, trattan-
non si sono contaminati con donne, poiché dosi di rappresentazioni simboliche, rispo-
sono vergini e seguono l’agnello ovunque va. ste diverse, certamente quella data, con
quanto è stato detto su queste pagine, non
Quest’ultimo periodo non va però inteso sarà certamente la “verità”, abbiamo sola-
in senso fisico-organico, ma in chiave ani- mente cercato, tenuto conto dei limiti del
mico-spirituale, ossia che essi non hanno nostro intendimento, di avvicinarci, per
profanato il loro essere spirituale per mezzo quanto è stato possibile, ad essa.
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Sulla discriminazione della minoranza:


sessualità, etica e Massoneria
di Gianmichele Galassi
Università di Siena

The matter of the widening of rights to the de facto couples and, in particular, to
homosexuals has a very important role in the public debate of the last years. As
obvious, this argument deeply enters into our social ethic-cultural m i l i e u, and it
is therefore necessary an impartial approach which mainly considers the scientific
and legal aspects rather than the emotional factors.
The article focuses on the results of many researches in this field; throught these
data you can understand the dimension and reality of the facts and, at the same
time, you can cannon into myths and prejudices of our culture. On the interna -
tional ground, many countries have recognized these rights as fundamental for the
self and have consequently modified their laws. In Italy a more balanced debate is
compelling, in order to examine the issue according to an equal way of though.

rima di iniziare è doveroso ricor- Per quanto mi riguarda troppo spesso ho


dare le parole del Maestro sentito parlare di discriminazione nei nostri
Voltaire: confronti per non intervenire in soccorso di
Io non condivido le tue idee ma lotterò con coloro che oggi vi sono sottoposti.
tutte le mie forze perché tu, come me, possa Affrontando gli enigmi etici di qualsivo-
liberamente esprimere il tuo pensiero. glia genere dobbiamo abbandonare i pre-
concetti indotti vuoi dall’educazione vuoi
Come in una chiacchierata fra amici,
dal senso comune: ciò che è inteso “nor-
dopo una buona cena, desidererei riflettere
sull’etica massonica e sulla sua relativa male” coincide con l’opinione della
applicazione pratica, soprattutto con riferi- momentanea maggioranza, per poi ribaltar-
mento a taluni argomenti spinosi che aff l i g- si successivamente alle originali inclina-
gono il nostro vivere quotidiano e dei qua- zioni dei più, come banderuole al vento che
li, troppe volte, abbiamo solo una cono- una volta sradicate vengono rimpiazzate
scenza vaga e limitata. con delle nuove.
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• 48 •

Jaspers1 stesso ebbe ad affermare, duran- muratori è non osteggiarla a priori, impe-
te la terza celebre lezione: la comunità dendo così alla minoranza di esercitare i
umana è storica: ricorda il pas - propri legittimi diritti di esseri
sato e se ne arricchisce, fa conti - umani: lo scopo non è quello
nui e nuovi progetti per il futu - di imporre una determinata
ro, si trova sul cammino di teoria, è sufficiente solo che
un’incessante trasformazione, proviamo a comprenderla,
per la quale non possiamo mai giudicando poi se può, o
scorgere il principio e la fine. meno, essere lesiva in qualche
Questo per sintetizzare il con- modo.
cetto per cui è vero che la socie- L’ a rgomento che andiamo
tà influenza l’individuo, ma è ad analizzare appare piuttosto
vero anche che l’uomo libero distante dalla nostra realtà
deve influenzarla a sua volta. quotidiana: sì che da un lato
Il massone è uomo libero e l’esperienza personale non ci
per la libertà ha sempre lottato. può venire in aiuto, mentre
Nei secoli si è scontrato anche dall’altro il nostro scopo, nel-
con le autorità politiche oppres- lo specifico, è meramente
sive, ma soprattutto si è battuto speculativo. Le coppie di fat-
per la libertà di pensiero e di opi- to sono una realtà numerosa
nione di ogni singolo individuo. I princìpi e oramai anche in Italia, patria del cattolicesi-
il convincimento altrui vanno sempre mo: su questo lo scontro si articola fra i fon-
rispettati a patto che non siano, essi stessi o damentalisti religiosi e tutti coloro che sono
anche il solo professarli, nocivi al prossimo. a favore dei diritti dell’uomo e di uno stato
Quindi per esercitare quella tolleranza (e laico, avendo compreso appieno il concetto
non sopportazione) di cui dichiariamo esse- di famiglia nella sostanza e non solamente
re sostenitori, dobbiamo esaminare le nuo- nella forma. Per secoli e, in alcune realtà,
ve idee, le nuove tendenze e le nuove forme ancor oggi assistiamo a matrimoni combi-
comportamentali per comprenderle e, nati, senza amore, ma benedetti nelle Chie-
magari, per difenderne le ragioni – anche se se di ogni credo, con giovani o giovanissi-
non le sentiamo come urgenze personali – a me cedute dalle famiglie con fini a noi igno-
patto che non limitino l’altrui libertà o, più ti. Che dire poi delle coppie sposate, e in
in generale, l’altrui vivere. seguito separate, in cui i futuri e rispettivi
Ecco perciò che possiamo essere in compagni hanno diritti limitati e inferiori
accordo oppure in disaccordo su un’idea, rispetto a coloro che rimangono tali soltan-
ma l’impegno che ci è chiesto come liberi to nella carta, ovvero i legali coniugi?

1 Jaspers 1996.
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• 49 •
Sulla discriminazione della minoranza: sessualità, etica e Massoneria, G. Galassi

Questo non mi riguarda affatto in prima il risultato dell’interazione sinergica di fat-


persona – essendo sposato con rito civile – tori ambientali, culturali, biologici e geneti-
ma spesso mi chiedo quale sia la ragione ci, di conseguenza lo stesso contesto fami-
e ffimera per cui, liare, con i suoi
secondo la Chiesa di modelli di riferimen-
Roma, l’assassino to, può rinforzare o
pentito va perdonato meno la predisposi-
senza riserve, mentre zione genetica.
il cattolico fedele e
osservante, abbando- Identità e cultura
nato dal coniuge, non sessuale
possa esserlo divenen-
do addirittura indegno Fino al momento
a ricevere l’eucaristia. dei famosi “disordini
Comunque, l’argo- di Stonewall” nel
mento che mi sta a 1969 a New York,
cuore dibattere riguarda quando i clienti di un
una piccola rappresentanza di queste cop- bar frequentato da gay nel Greenwich Vi l l a-
pie: quelle appartenenti alla minoranza ge si scontrarono con la polizia che vi ave-
omosessuale. Senza dubbio, essendo più va fatto irruzione, la cultura gay era nasco-
lontano dalla “norma” attuale, questo tema sta e si basava su simboli e codici segreti.
rimane uno dei più controversi, anche Successivamente, negli anni dell’arte pop
all’interno della nostra istituzione. (anni ’70), il primo movimento artistico ad
Cercherò allora, col solo intento della lai- esserne fortemente influenzato, l’orgoglio
ca comprensione, di analizzare, approfondi- omosessuale si affermò sempre con mag-
re e affrontare le tematiche che più di fre- gior intensità, purtroppo, poco dopo, con
quente sono oggetto di riflessione e talvolta l’avvento dell’AIDS, la discriminazione
di obiezione, conformandomi naturalmente riprese a serpeggiare con vigore.
alla necessaria economia dell’articolo. Dopo la diffusione del femminismo e
Affrontando tale materia dobbiamo chia- potendo godere di maggiori libertà, la cul-
rirne i concetti fondamentali: in primis tura lesbica, l’altra faccia della stessa meda-
capire che l’orientamento sessuale di un glia, poté anch’essa uscire allo scoperto.
individuo ne definisce la direzione dell’in- L’ultima identità, in ordine di tempo,
teresse sessuale, che può essere rivolta ver- rivelatasi è quella bisessuale, che però si
so membri dello stesso sesso, del sesso trova nella peculiare situazione di non esse-
opposto o di entrambi i sessi, potendo diffe- re accettata, e perciò discriminata, da
rire dal “comportamento”, nonché dall’i- entrambe le parti, eterosessuali e omoses-
dentità sessuale di un soggetto; attualmente suali. In questa posizione si collocano colo-
si ritiene che tale orientamento sessuale sia ro che sono attratti da entrambi i sessi, in
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alcuni casi in egual misura, in altri con una Mettendo in evidenza la continuità delle
preferenza per uno dei due generi. Ricor- gradazioni tra individui esclusivamente ete -
dando lo studio di Kinsey, possiamo pensa- rosessuali e individui esclusivamente omo -
re che questa sia in realtà la disposizione di sessuali, è sembrato opportuno sviluppare
una parte consistente una sorta di classificazione
che potrebbe basarsi sulle
dell’umanità, anche se
quantità relative di espe -
l’atteggiamento della rienze eterosessuali e omo -
società verso chi pos- sessuali nella storia ripor -
siede un tale orienta- tata da ciascun individuo.
mento sessuale ha con- [...] Ad ognuno si può
dotto alla sua repres- assegnare una posizione
sione, spesso con mag- all’interno di questa scala,
giore violenza che per ogni periodo della sua
negli altri casi. vita. [...] Una scala a 7
punti sembra avvicinarsi
abbastanza fedelmente alla
Una misura della
realtà delle gradazioni che
dimensione del feno - esistono in natura.
meno
0. Esclusivamente ete -
La prima analisi scientifica sull’argo- rosessuale, con nessuna componente omoses -
mento è stata condotta dal prof. Alfred Kin- suale
sey unitamente al suo t e a m di ricerca com- 1. Prevalentemente eterosessuale, solo
posto da Clyde Martin, Paul Gebhard e occasionalmente omosessuale
2. Prevalentemente eterosessuale, ma più
Wardell Pomeroy.
che occasionalmente omosessuale
Nei suoi lavori intitolati originariamente
3. Egualmente eterosessuale e omoses -
Sexual Behavior in the Human Male (I l suale
comportamento sessuale nel maschio uma - 4. Prevalentemente omosessuale, ma più
no, 1948) e Sexual Behavior in the Human che occasionalmente eterosessuale
Female (Il comportamento sessuale nella 5. Prevalentemente omosessuale, solo
femmina umana, 1953), meglio conosciuti occasionalmente eterosessuale
e diffusi come Il rapporto Kinsey, era con- 6. Esclusivamente omosessuale
tenuto uno dei costrutti teorici più impor- Kinsey 1948: 639 e 656
tanti del professore: la “Heterosexual/
Homosexual Rating Scale”, una scala a set- I risultati della ricerca furono sconvol-
te punti che quantifica, misurandola, la ses- genti: Kinsey affermò l’impossibilità di
sualità e le eventuali tendenze omosessuali determinare il numero di persone che sono
di un soggetto. “omosessuali” o “eterosessuali”. Per Kinsey
Secondo Kinsey: è possibile solo rilevare il comportamento
di un individuo durante periodi specifici.
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Sulla discriminazione della minoranza: sessualità, etica e Massoneria, G. Galassi

Le percentuali di intervistati che riporta- La conclusione più ovvia è che non esi-
no almeno una esperienza sessuale, fino stono solo due opposte gamme cromatiche,
a l l ’ o rgasmo, con partner ossia il bianco e nero,
dello stesso sesso, rap- mentre molto più fre-
presentano il 37% degli quenti sono le sfuma-
uomini (Kinsey 1948: ture di grigio: sì che
650) e il 13% delle don- parrebbe irragionevo-
ne (Kinsey 1953: 475). le demonizzare un
In particolare il 10% essere umano, catalo-
degli uomini intervistati gandolo e relegandolo
erano prevalentemente in compartimenti sta-
omosessuali tra l’età di gni, come quello del-
16 e 55 anni, l’8% lo l’anormalità.
erano esclusivamente
per almeno 3 anni, nel- La ricerca scientifica
l’età compresa tra i 16 e
55 anni e, infine, il 4% Alcuni recenti studi
degli uomini intervistati condotti negli Stati
erano esclusivamente Uniti, vista l’impossi-
omosessuali dall’adole- bilità di un censimento
scenza fino al momento dell’intervista reale, stimano l’omosessualità (in forma
(Kinsey 1948: 651). Fra le donne una per- esclusiva) maschile in una percentuale che
centuale compresa fra il 2% e il 6% erano varia dal 3% al 10% dell’intera popolazio-
esclusivamente omosessuali nell’età com- ne adulta maschile; pretendendo dai risulta-
presa tra i 20 e i 35 anni (Kinsey 1953: 448) ti anche la popolazione femminile adulta, si
mentre dall’1 al 3% delle donne non sposa- presume una popolazione gay piuttosto
te erano esclusivamente omosessuali nell’e- numerosa, ovvero tra i 7 e i 15 milioni di
tà compresa tra i 20 e i 35 anni (Kinsey individui. Considerando poi le intere fami-
1953: 499, tabella 142). glie, questo fenomeno potrebbe interessare
Al di là dei sorprendenti risultati, Kinsey circa 50 milioni di persone nei soli Stati
ha avuto il grande merito di introdurre una Uniti, giungendo, così, a ricoprire una
nuova idea della sessualità, purtroppo, dimensione consistente nel tessuto sociale
rimasta per secoli legata all’irreale dicoto- americano.
mizzazione tipologica basata sulla normali- Dagli anni Settanta sino ai nostri giorni la
tà/anormalità, mentre la realtà dei fatti sem- ricerca scientifica si è concentrata maggior-
brerebbe dimostrare che, in genere, non esi- mente nello studio dell’orientamento ses-
stono distinzioni nette, create solo dall’h a - suale degli individui, indirizzandosi, talvol-
bitus umano, ma una serie di sfumature fra ta, all’analisi di alcuni aspetti sociali che
i rari eccessi. rivestono particolare importanza al livello
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del tessuto familiare. Tale copiosa produ- rittura appare come una consuetudine prati-
zione scientifica condusse a un importante cata dai più, spesso incoraggiata dai riti
risultato: nel 1975 l’Associa- pagani privi di particolari
zione Americana di Psico- freni morali al piacere
logia (American Psycho- sessuale: basti pensare
logical Association) elimi- alla poetessa Saffo
nò dall’elenco ufficiale oppure ai fedeli di Bac-
dei disturbi mentali l’o- co che, in epoca non
mosessualità; 5 anni più sospetta, professavano
tardi, nel 1980, anche l’“amore libero” da vin-
l’Associazione Americana coli etici.
di Psichiatria (American Successivamente, con
Psychiatric Association), l’avvento del cristianesi-
prendendo la medesima mo, l’atteggiamento ver-
posizione, affermò che l’o - so la sessualità umana
mosessualità in sé non cambia radicalmente;
comporta menomazione partendo dall’Antico
nel giudizio, stabilità, affi - Testamento abbiamo
dabilità, attendibilità o una prima traccia riguar-
riguardo le capacità gene - dante gli atti omosessua-
rali in ambito sociale o pro - li nel libro del Levitico:
fessionale.
Numerosi studi di eminenti psicologi 18,22: Non avrai con maschio relazioni
americani2 hanno più volte dimostrato come come si hanno con donna: è abominio.
l’idea che gli individui gay e lesbiche non 20,13: Se uno ha rapporti con un uomo
siano adatti come genitori al pari degli ete- come con una donna, tutti e due hanno com -
messo un abominio; dovranno essere messi a
rosessuali sia una credenza priva di fonda-
morte; il loro sangue ricadrà su di essi.
mento, non trovando davvero alcun riscon-
tro empirico.
Naturalmente, come è spesso avvenuto,
la traduzione ha risentito di imperfezioni:
Brevi cenni sulla sessualità nella cultura Boswell, commentando questi due versetti,
afferma che il termine ebraico toevah, in
Nella cultura precristiana in genere e in questa versione tradotto con “abominio”, di
quella ellenica in particolare si hanno molti solito non significa qualcosa di cattivo in sé,
esempi di costume omosessuale, che addi- come la violenza o il furto (trattati altrove

2 Gibbs 1986; Cramer 1988; Falk 1989; Patterson 1996.


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nel Levitico), ma qualcosa che, secondo il Indovina chi viene cena con Spencer Tracy?
rito, è impuro, come gli atti di mangiare – solamente per citare due esempi della fre-
maiale o avere rapporti sessuali durante il quente e diffusa intolleranza verso i nostri
periodo mestruale. simili.
Con il passare del È bene poi ricor-
tempo la situazione dare il significato
peggiora: durante il del termine “contro
Medioevo, la Chiesa natura”, che defini-
di Roma e la religio- sce un comporta-
ne di Maometto radi- mento contrario al
calizzano le loro complesso delle
posizioni a sfavore di qualità e delle pro-
qualsiasi forma di prietà che un essere
sessualità che esca possiede in sé.
dai ristrettissimi Eppure, vista la dif-
limiti imposti dalla fusione di atteggia-
rispettiva legge divina. Così facendo, come menti omosessuali sia nell’uomo che in
in molti altri settori del vivere umano, si è molte altre specie animali – basti ricordare
caduti progressivamente nell’ignoranza e il fenomeno nei canidi, equini e anche la
nella discriminazione più feroce nei con- famosa coppia di pinguini gay dello zoo di
fronti del “diverso” e del più debole: anche Central Park a New York – possiamo affer-
la donna è considerata inferiore, divenendo mare che il caso in questione esula da tale
solamente un oggetto; entrambe le culture definizione. Per rendere più chiaro il con-
le assegnano un ruolo di secondo piano che cetto, un esempio di “comportamento con-
ricorda spesso la schiavitù. tro natura” nell’uomo è la coprofagia, fre-
Col trascorrere dei secoli, dunque, e fino quente invece per i cuccioli di cane.
a pochi decenni orsono, l’omosessualità
assurse al ruolo di atto contro natura: egual- Credenza popolare e scienza
mente contro natura, almeno sino alla metà
del secolo scorso, erano considerati i matri- Due sono le principali obiezioni solleva-
moni fra individui appartenenti a etnie te in relazione alle famiglie con madre
diverse. Ce ne hanno dato largo esempio, lesbica. La prima riguarderebbe una pre-
Hitler che intendeva mantenere pura la sunta crescita sessuale atipica nei bambini
“razza” ariana, considerata superiore; molti che, sotto tale ipotesi, svilupperebbero una
yankee che prima vedevano di mal occhio qualche forma di confusione riguardo la
l’unione con i nativi americani, considerati propria identità sessuale; la seconda ipotesi
solo selvaggi; poi consideravano contro consterebbe in un elevato tasso di disordini
natura le coppie miste con afroamericani – psicologici aggravati da difficoltà nelle rela-
ricordate la pellicola di denuncia sociale zioni interpersonali. Anche in questo caso,
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vari studi3, uno dei quali centrato su bambi- tra due adulti, mentre la pedofilia prevede
ni nati in famiglia eterosessuale e poi affi- attrazione sessuale, e perfino perversione,
dati a madri lesbiche dopo la separazione o di un adulto verso un bambino. A testimo-
il divorzio, hanno smen- nianza di ciò un altro
tito tale ipotesi tramite studio5 su 269 casi di
l’evidenza empirica. abuso sessuale su mino-
Infatti, non sono state ri ha rilevato due soli
evidenziate differenze casi che coinvolgevano
significative fra bambi- omosessuali; molto più
ni o bambine apparte- alta (74%), invece, la
nenti a famiglie lesbi- percentuale di uomini,
che e i loro corrispon- con normali relazioni
denti in famiglie etero- eterosessuali, che hanno
sessuali. Anzi: due studi molestato sessualmente
inglesi4 hanno confermato bambini maschi. Natural-
che la stragrande maggioranza dei bambini mente, causa la notevole difficoltà di repe-
cresciuti in famiglie lesbiche manifestano rimento e rilevamento di tali dati, aff i d a b i-
un orientamento prettamente eterosessuale lità ed efficienza delle ricerche potrebbero
in età adulta. L’unica differenza chiaramen- esserne conseguenzialmente influenzate,
te significativa emersa da questi studi è che inficiandone talvolta i risultati; ma resta il
la co-madre in famiglie omosessuali è mol- fatto che tutte tracciano la stessa direzione
to più coinvolta rispetto ai padri in famiglie che presumibilmente, ovvero sino a prova
tradizionali. contraria, rimane quella statisticamente e
L’ultima e più infamante accusa rivolta ai scientificamente più valida.
genitori omosessuali riguarderebbe la loro
propensione alle molestie verso i propri Democrazia e leggi sulle unioni gay nel
bambini. Eppure non esiste alcun fonda- mondo
mento, di nessun genere, che permetta di
collegare l’omosessualità alla pedofilia. Si Negli ultimi tempi, si discute molto più
tratta, infatti, di due cose assai distinte: l’o- seriamente anche a livello politico dell’op-
rientamento sessuale, sia omosessuale che portunità di riconoscere le coppie omoses-
eterosessuale, è definito come l’attrazione suali e della possibilità concreta di dare loro

3 Patterson 1992; Golombok 1999.


4 Golombok S., Tasker F. (1996) Do parents influence the sexual orientation of their children? Fin-
dings from a longitudinal study of lesbian families. Developmental Psychology, 32, 3-11. Tasker F., Golom-
bok S. (1997) Growing up in a lesbian family. New York, Guilford Press.
5 Carole 1994.
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bambini in adozione: in Gran Bretagna, già A Montreal, il 1 aprile 2004, si è celebra-


dal 2002, è stata legalizzata l’adozione di to il primo matrimonio omosessuale in ter-
bambini da parte di donne lesbiche, indi- ritorio canadese fra Michael Hendricks e
pendentemente dal fatto René Leboeuf,
che esse convivano o meno successivamente
con un partner dello stesso con il Civil Mar-
sesso; così come alcuni riage Act in vigo-
membri del Parlamento re dal 20 luglio
inglese hanno votato per 2005 sarà legaliz-
permettere l’adozione zato in tutto lo
anche a coppie non ufficial- stato.
mente sposate, al di là del In Olanda, in
loro orientamento sessuale. aggiunta al matri-
Nel 2004, nello Stato del monio, aperto ai
Massachusetts (Stati Uniti), gay dal 1 aprile
sono stati celebrati i primi matrimoni di 2001, sono in vigore leggi che permettono
coppie gay legalmente riconosciuti da un le unioni registrate per coppie di sesso
governo dell’Unione; l’anno successivo, diverso o dello stesso sesso del tutto simili
precisamente nel settembre del 2005, il par- alle nozze tradizionali; esiste, poi, la rego-
lamento dello stesso Stato ha poi respinto la lamentazione delle convivenze di fatto. Lo
proposta di referendum per l’emendamento stesso è avvenuto in Belgio, secondo Paese
costituzionale che tendeva a vietare le noz- al mondo che riconosce il matrimonio tra
ze omosessuali. L’atteggiamento dell’opi- individui dello stesso sesso (30 gennaio
nione pubblica e dei deputati è decisamente 2003), legge approvata solamente quando il
cambiato nel corso di un anno: nel 2004 una partito dei cristiano-democratici non era al
folla di centinaia di oppositori si era riunita potere, come in Olanda. L’unico distinguo
davanti al parlamento portando i deputati a l’impossibilità di adozione e, qualora esi-
votare 105 a 92 a favore del referendum, stano dei figli avuti da un precedente matri-
mentre nel 2005, la situazione è notevol- monio, il partner che non è genitore biolo-
mente mutata, pochi gli oppositori e 157 gico non diventa parente legale dei figli del
deputati contrari contro 39 rimasti favore- coniuge; ma lo scorso anno è stata intrapre-
voli. A conferma della storica svolta un sa la discussione parlamentare per cambia-
commento del senatore repubblicano Brian re la legge, permettendo l’adozione anche a
Lees, in precedenza firmatario dell’emen- coppie dello stesso sesso. In origine la legi-
damento: Il matrimonio gay ha avuto inizio slazione belga impediva il matrimonio
e la vita non è cambiata per i cittadini, tran - omosessuale fra stranieri, ma dal 2004 la
ne che per quelli che ora si possono sposare. situazione è mutata: alle coppie con uno dei
L’emendamento, che era una misura o un partner stranieri si richiede di risiedere nel
compromesso adeguato un anno fa, ora non Paese almeno tre mesi prima di poter con-
lo è più. trarre il matrimonio.
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Anche la Spagna, cambiando il proprio ra nello stesso Comune. Quindi i 150 milio-
diritto di famiglia (art. 44 del Codice civi- ni di euro previsti della normativa valgono
le), con la Legge 13/2005 in vigore dal 3 per tutti, l’importanza dell’approvazione di
luglio 2005, ha esteso questa normativa è che
la possibilità di con- pone le basi per i passi
trarre matrimonio civi- successivi verso i
le anche alle coppie di PACS; lo conferma
omosessuali, affer- l’affermazione di Mar-
mando il loro diritto di co Nesci (Rifondazio-
adozione congiunta, ne Comunista): È il
oltre che quello di riconoscimento dei
adottare l’uno i figli diritti civili e sociali
dell’altro, biologici o delle coppie conviventi,
meno che siano. indipendentemente dal
Affiancati al matrimo- sesso della coppia. È un
nio, ma giuridicamen- momento storico, per -
te e concettualmente ché lo Stato non potrà
differenti, continuano ad esistere in Spagna che prendere atto. Anche la Corte di Cassa-
leggi e registri delle coppie di fatto sia ete- zione, sez. IV penale, è intervenuta su que-
rosessuali che omosessuali. sto tema con la sentenza 05.01.2006 n° 109
(Mario Pavone) affermando che ai fini del
Legislazione sulle unioni di fatto in Italia calcolo del reddito per l’ammissione al gra-
tuito patrocinio, il rapporto di convivenza
In Italia, le novità più salienti su questo non si interrompe con lo stato detentivo, in
tema risalgono ai primi mesi del 2006; considerazione della “significativa evolu-
infatti dopo la Regione Puglia, anche la zione sociale, normativa e giurisprudenzia-
Liguria ha inserito le unioni di fatto nella le registratasi negli ultimi tempi”, sentenza
legge che stabilisce a chi bisogna garantire quindi finalizzata a dare rilievo sociale e
diritti e aiuti economici in tema di servizi giuridico alla convivenza more uxorio. Ma
sociali e sociosanitari6. Nel Titolo I «Norme la discussione nel nostro Paese rimane mol-
generali», articolo 23 comma 5: Gli inter - to accesa e apparentemente lontana da una
venti e i servizi destinati alla famiglia sono conclusione definitiva in uno o nell’altro
estesi ai nuclei di persone legate da vincoli senso: alle voci di deputati come l’on. Ales-
di parentela, affinità, adozione, tutela e da sandra Mussolini o, nello schieramento
altri vincoli solidaristici, purché aventi una opposto, dell’on. Livia Turco, entrambe a
convivenza abituale e continuativa e dimo - favore di un allargamento dei diritti alle

6 Si veda Paola Setti in Il Giornale, n. 62 del 15.03.2006 p. 11.


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coppie di fatto, si contrappongono le sfavo- se scientificamente abbastanza chiaro, man-


revoli, dall’onorevole Tremonti alla Chiesa tiene notevoli spigolature che si traducono
di Roma appoggiata da tutti i spesso in credenze, non di
partiti ad essa legati. La rado artatamente indotte
fazione dei contrari ribadi- con informazioni non cor-
sce il concetto di famiglia rette, nell’opinione pubbli-
tradizionale, indissolubil- ca. In tale situazione, spetta
mente legata all’idea di a noi, che ci definiamo
matrimonio fra persone di “illuminati”, più che ad
sesso diverso, ricordandola altri, far sì che questo pro-
così come la descrive la blema sia prospettato con la
Costituzione Italiana (Tit. dovuta serietà. Vorrei, infat-
II, art. 29)7: ti, concludere ricordando un
La Repubblica riconosce articolo8 apparso sul Was -
i diritti della famiglia come hington Times a commento
società naturale fondata del rapporto dell’Accade-
sul matrimonio. Il matri - mia Americana di Pediatria
monio è ordinato sulla che, proponendo l’introdu-
eguaglianza morale e giu - zione di una legge per isti-
ridica dei coniugi, con limi - tuire l’adozione a co-genito-
ti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità ri di bambini nati da coppie lesbiche, si
familiare. Ma, allo stesso modo, i favore- sarebbe resa responsabile di aver sacrifica-
voli ricordano che quello stesso testo san- to l’integrità scientifica per scopi politici,
cisce pari diritti a tutti i cittadini (Principi rischiando, in tal modo, di compromettere il
Fondamentali, art. 3). presente e il futuro di quei bambini.
Dovendo sempre e comunque tendere al
bene dell’umanità, il nostro compito si
Discussione e conclusioni esaurisce così nella presentazione del pro-
blema tramite l’utilizzo di argomenti scevri
Come si può notare dalle numerose ed di ogni preconcetto, per consentire il for-
ampie discussioni, che si protraggono da marsi di una libera opinione secondo la
lungo tempo, il tema qui affrontato, anche coscienza di ognuno.

7 Costituzione della Repubblica Italiana in Bartolini e Dubolino 2005.


8 Dobson 2002.
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Setti, P. (2006) Il Giornale, n. 62 del 15.03.06 p. 11.
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Templari e costruttori
di Dario Banaudi
Architetto

In this article the Author discusses the birth of the Order of Templar Knights and
the contribution of Saint Bernard of Clairvaux to the definition of the Order’s Rule
and his esotheric and initiatic principles. He speaks also about the Rule that Saint
Bernard gave to the association of Builders (Compagnons du Devoir in France, at
Vèzelay) that Templars called to contribute, with brothers builders of other coun -
tries, to the construction of a new architecture for the birth of a new world.

Ciò che impedisce di capire è che è troppo


semplice infedeli e affinché la liberazione dei Luoghi
Jean Cocteau
Santi fosse il nobile premio della propria
penitenza.
ono una serie di circostanze che L’Ordine del Tempio sembra essere nato
spingeranno l’Europa medievale dalle Crociate e dalla volontà di alcuni elet-
dopo la svolta del primo millen- ti di trovare nei luoghi della Passione e
nio in una ricerca spirituale che fu di tipo dove erano apparsi altri culti, un mezzo per
guerriero. avvicinare le diverse religioni.
Poiché dopo la fine del mondo annuncia- Naturalmente le circostanze storiche e
ta (Mille, non più Mille) il mondo occiden- sociali che videro la nascita dell’Ordine non
tale trovò come scopo da dare a intere mas- furono esclusivamente di ordine spirituale,
se di uomini e di classi sociali quello della ma si intrecciarono con diversi fatti che
liberazione del Santo sepolcro. riguardano la vita dell’epoca.
Dal 1096 al 1270 ebbero luogo otto cro- La società medievale si presentava con
ciate, per le quali il motivo dichiarato dai nette distinzioni di classe.
predicatori che spingevano verso la Palesti- I tre gruppi principali erano: la nobiltà, la
na quella che venne chiamata la “Milizia di corte e il clero; venivano poi la borghesia, i
Cristo” era quello di andare ad espiare le mercanti e gli artigiani e il popolo, in mag-
proprie colpe attraverso le vittorie sugli gioranza composto da contadini e servi.
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Tra la fine del X e la prima metà dell’XI L’essenza dell’Ordine Cavalleresco, che
secolo si succedettero in ebbe i suoi grandi rife-
Europa molte carestie a rimenti nella ricerca
causa delle merci che non del Sacro Graal, dei
circolavano perché ecces- cavalieri della saga
sivamente gravate di tasse arthuriana e nelle
da parte delle classi nobili. canzoni delle gesta
La sovrapopolazione dei Paladini di Fran-
rurale, l’espansione agri- cia, la sua essenza sta
cola e l’impoverimento in un combattimento
dei braccianti dovuto spirituale nel quale il
all’introduzione di nuove cavaliere influenza le
tecniche di meccanizzazio- leggi della natura,
ne agricola insieme al progresso, riducono apporta modificazioni a costumi decaduti,
un numero sempre crescente di uomini a ai sistemi di costruzione mentale delle
vedere nella partenza per la Terra Santa un generazioni future al fine di creare una cit-
mezzo per sfuggire alla morte per fame, per tà, fisica e ideale, che rifletta il senso del-
trovare un modo di sopravvivenza e, se non l’equità, della giustizia e della bellezza.
altro, morire per la gloria di Dio. Ogni Ordine, sia quello cavalleresco, che
Alle ragioni strettamente profane si quello monastico, che quello di chi presiede
aggiungono quelle spirituali alimentate dal- alla costruzione, prevede un’iniziazione.
la predicazione di papi, monaci e sacerdoti. Uno storico medievale francese (Alain
La classe nobile unisce alle ragioni della Desgris) ben definisce l’iniziazione e val la
r i a ffermazione della propria autorità, a pena di citarlo per esteso:
quelle dell’espansione economica e del sac- L’iniziazione è l’inizio di un’attitudine di
cheggio di altri paesi, quelle spirituali che si risveglio mediante la quale l’uomo si situa in
innestano sulla tradizione cavalleresca. rapporto alla società e alla storia, cercando,
La società medievale vede varie delle sue perseverando, soffrendo. L’uomo in rapporto
componenti organizzate in Ordini: quelli alla sua struttura d’anima, alla sua intuizio -
monastici, quelli dei costruttori, quelli ne, si pone delle domande sulla sua dimen -
cavallereschi, che sono caratterizzati dalla sione spirituale.
applicazione di una regola. Prendendo allora, in rapporto a ciò che
La regola comprende prescrizioni che egli è realmente, il senso della propria rap -
riguardano l’agire quotidiano e l’esercizio presentatività riguardo all’ordine e, poco a
poco, coscienza della sua vocazione e della
della propria attività, ma anche direttive di
sua missione.
ordine etico e spirituale al fondo delle quali
L’uomo, messo così in stato di veglia per -
sono senz’altro quella di lavorare alla gloria manente si formerà in relazione a ciò che lo
di quello che i massoni chiamano il Grande circonda al fine di acquisire una spiritualità
Architetto Dell’Universo. e un comportamento che gli permettano di
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Templari e costruttori, D. Banaudi

meglio comunicare e collaborare con l’insie - San Bernardo, l’abate di Clairvaux (che
me di quelli che in ogni ordine sono chiamati visse tra il 1090 e il 1128) comprese il sen-
fratelli. Conoscendo le dimensioni che gli per - so profondo di queste virtù cavalleresche e,
metteranno di raggiungere la pienezza della nell’intento di creare un
sua coscienza, l’ini - nuovo mondo, volse la
ziato si integrerà in
sua opera di riforma
una corrente di tra -
dizione fatta di ordi -
generale verso la rifor-
ne e di rigore. ma spirituale e cultu-
rale degli ordini.
Se l’iniziazione Quello monastico,
porta ad un compi- che fondò, dei Cister-
mento dell’essere censi, quello cavalle-
che si caratterizza resco, al quale diede
per una capacità di nuove regole, dei
azione, di influenza Cavalieri del Tempio e
spirituale e di inse- quello dei costruttori,
gnamento, la consa- che nella sua patria, la
crazione definitiva Francia, fu poi chia-
(quella che i massoni mato il Compagnon -
chiamano il grado di nage (corrispondente a
Maestro) gli imprime un carattere, ossia un quello che in Italia furono i Maestri Coma-
insieme coerente di tecniche proprie a crea- cini, con la differenza che, di questi, noi non
re un’Arte Tradizionale (con tutte le valen- abbiamo prove, se non indirette, di attività
ze e i significati che, per l’iniziato, il termi- iniziatica, mentre il Compagnonnage, che si
ne “Arte” può avere). è conservato nella sua essenza fino ai gior-
Un’Arte Sacerdotale, se l’iniziato sceglie ni nostri conserva ancora la caratteristica di
la preghiera e la conoscenza metafisica di un ordine iniziatico di tipo operativo).
ciò che ne deriva Nel suo discorso De Laude Novae Mili -
Un’Arte Reale, attraverso l’Opera, se l’i- tiae, dal quale nascerà il nuovo spirito dei
niziato sceglie l’elaborazione di un mondo Templari, egli fa dei severi rimproveri ai
all’immagine degli archetipi. cavalieri secolari e, tra l’altro, afferma:
Un’Arte Militare o cavalleresca, se l’ini- […] ma ciò che soprattutto carica tremen -
ziato sceglie la protezione del sacro e la damente la coscienza degli uomini d’arme è la
difesa delle sue elaborazioni. leggerezza, la futilità dei motivi che lo spin -
L’uomo che ha scelto la sua via, senza gono ad una guerra così pericolosa.
escludere le altre componenti alle quali si
ispira per la propria condotta, entra allora in Bernardo darà al nuovo ordine Cistercen-
una corrente di luce e di forza che gli per- se, a quello dei Cavalieri del Tempio (ini-
mette di apprendere la Tradizione. zialmente chiamati Poveri Cavalieri di Cri-
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sto) e ai costruttori di chiese, monasteri e Una famosa scala a chiocciola, la Vis de


cattedrali i Compagnons du Devoir (del Saint Gilles, in Provenza, meravigliosa-
Dovere, ovvero della Regola da seguire) mente perfetta nella sovrapposizione dei
ben altri motivi, ben altre gradini che, giustapposti
regole per il loro agire. formano una sottoram-
Rimprovera aspramen- pa continua in pietra
te gli abati di Cluny: con un unico preciso
piano che si sviluppa a
Oh vanità delle vani - spirale, è uno dei capo-
tà, ma ancor più follia
lavori di tracciamento
che vanità. La chiesa
scintilla da tutte le parti, ed esecuzione dei Com -
ma il povero ha fame. I pagnons; là si recano
muri della chiesa sono ancora oggi in pellegri-
coperti d’oro e i figli della naggio gli eredi di quei
chiesa sono nudi. maestri che, insieme a
monaci e templari,
Nascerà, dal suo dire, riscoprirono in Oriente
da questa cultura, una gli antichi strumenti del
nuova architettura, più lavoro architettonico.
spoglia, più essenziale, più Nel 1146, leggo nei libri
legata a funzioni pratiche e simboliche. La del più noto Compagnon del xx secolo,
decorazione scomparirà, per affidare il mes- Raoul Vergez, Bernardo istituisce secondo
saggio simbolico a qualcosa di esoterico la tradizione compagnonica dei costruttori,
che si cela nella geometria compositiva il Rito del Santo Dovere a Vézélay.
degli edifici. La geometria che cavalieri e Nello stesso luogo egli predica la secon-
costruttori al loro seguito dovranno risco- da Crociata.
prire e riportare dall’Oriente. I nuovi cavalieri e i nuovi costruttori al
È il recupero della geometria Euclidea loro seguito, forti di una nuova regola, di un
che i sapienti d’Oriente hanno conservato nuovo dovere, che in realtà nuovo non è,
dalla Grecia Antica, è la geometria descrit- poiché è sempre quello della riscoperta tra-
tiva, tratta dai princìpi esclusivamente gra- dizione, partono così per la Terra Santa con
fici di Euclide, che non utilizza cifre, nume- nuovi compiti, che saranno quelli di ripren-
ri o equazioni, ma solo la rappresentazione der l’antico sapere e con esso costruire una
grafica sul piano, quella che i Compagnons nuova società, un uomo nuovo spogliato
chiamano il Trait, ossia il disegno di tutte le delle scorie più basse e profane.
parti dell’architettura attraverso la rappre- Sempre nell’elogio della Milizia Nuova
sentazione sul piano di viste complesse e egli impone direttive per il modo di vivere
tridimensionali, indispensabile, ad esempio, sia in guerra che nelle loro case, dicendo
per il taglio a terra di tutte le parti in pietra. che sia in guerra, che nel vivere, si deve evi-
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Templari e costruttori, D. Banaudi

tare il superfluo, ma concentrarsi sul neces- È questo, delle due colonne, evocazione
sario (si preoccupino di avere cavalli forti e simbolica delle due colonne del Tempio di
rapidi e non pensino a decorarli di tutti i Salomone, un motivo architettonico che si
colori). diffonde in Lom-
Ma anche delle deco- bardia e altrove,
razioni dei chiostri dei per opera delle
monasteri, delle quali si maestranze
andava evidentemente comacine e cam-
perdendo il significato pionesi, con par-
altamente simbolico, ticolare frequen-
egli dice si debba por za proprio dopo
fine a quello che chiama l’avvio delle cro-
il gusto delle belle ciate ed in parti-
mostruosità o delle colare dei viaggi
mostruose bellezze che di Templari e
allontanano dall’essen- costruttori verso
za della meditazione. la Terra Santa.
L’abbazia cistercense, I portali delle
della quale noi abbiamo begli esempi in Cattedrali di Parma, di Modena, di Verona,
Lombardia (Chiaravalle, Morimondo) e la di Ferrara, e molti altri, tutti opere di Mae-
Cappella Templare, saranno edifici spogli e, stri Comacini, segnano simbolicamente
come abbiamo detto, affidati all’essenza l’entrata nel tempio, il limite del passaggio
della geometria. tra spazio sacro e spazio profano, che l’ini-
Ma pensiamo anche alla complessa sem- ziato riconosce. Queste figurazioni architet-
plicità delle grandi cattedrali italiane della toniche dei Comacini ci fanno pensare a
pianura padana (edificate da Maestri Coma- scambi culturali, e anche, forse, tra società
cini e Campionesi, la cui cultura fu senz’al- iniziatiche, che s’incontravano sulla via di
tro influenzata dalle nuove regole). Gerusalemme.
Il Duomo di Modena, dove operarono La Lombardia in particolare, e l’Italia in
famiglie di Campionesi e il lombardo Bene- generale erano luogo di passaggio e croce-
detto Antelami, è una struttura iniziata nel via dei pellegrinaggi e dei viaggi verso
1099; nel 1096 Antelami inizia il Battistero Oriente.
di Parma; nel 1178 Papa Pasquale II consa-
cra, insieme a Modena, le cattedrali di Par- Come nacque l’ordine dei Templari: le
ma e Fidenza. cronache dicono che alcuni dei cavalieri,
A Fidenza, insieme alla decorazione futuri creatori della “Milizia di Cristo”,
scultorea puntuale ed essenziale, due colon- Hugues de Payns, ma anche de Payens–de
ne senza funzione statica sono addossate Paganis è scritto in latino (questo nome ha
alla facciata. senz’altro una precisa connotazione; più
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che di guerra infatti agli infedeli, si pensa ad Nel 1118, nove dei predetti cavalieri
un rapporto diretto, ad uno scambio) e Bisol [Hugues de Payns, parente del Conte
de Saint-Omer, avevano partecipato alla Hugues de Champagnes, protettore del gio-
prima crociata, arruolati vane Bernardo, André
con Goffredo di Buglione. de Montbard, zio di
G o ffredo installò sui Bernardo (ecco un
luoghi santi un capitolo di preciso collegamento
venti canonici, che porta- con l’Abate di Chiara-
vano un mantello bianco valle), Godefroy de
con la croce rossa, e obbe- Saint-Omer, Gonde-
divano alla regola di S. mare, Roland, Hugues
Agostino chiamata “Ordi- Rigaud, Payen de
ne di Sion” o ancora “i Montdidier, Geoffroy
fratelli di Ormus” dal Bisol e Archanbaud de
nome di un prete di Ales- Saint-Amand] rinun-
sandria, convertito da San ciarono al mondo e si
Marco, che nel 46 d.C. impegnarono davanti
fondò la società dei “Sag- al Patriarca di Gerusa-
gi della Luce” che aveva- lemme a, dicono le
no come abito una veste cronache, proteggere
bianca con la croce rossa. le strade e i sentieri
Secondo alcuni storici, più pericolosi e a
la setta degli Esseni, alla difendere i pellegrini
quale Gesù sarebbe appar- contro i briganti […]
tenuto, almeno all’inizio e, senza rinunciare ai
della sua formazione, si unì ad altre sette loro abiti profani, a osservare strettamente
ebraiche per fondare una scuola di saggez- la regola dei canonici regolari del Santo
za salomonica, collegata con i fratelli di Sepolcro (quelli istituiti, come abbiamo det-
Ormus, che diede origine poi, tra l’altro, to, da Goffredo di Buglione).
alla setta dei Conservatori, o dei Segreti Il re di Gerusalemme, Baldovino, appro-
Mosaici, e così via. vò il loro intento e li alloggiò in un’ala del
Questo spiega in quale ambito nacque suo palazzo, sul luogo dell’antico Tempio di
l’Ordine del Tempio, e la sua vocazione più Salomone, e questo è senz’altro un dato
che guerresca, o di protezione delle strade carico di significati. È per questo che essi
di pellegrinaggio (non dimentichiamo che i ebbero da San Bernardo l’appellativo di
fondatori erano solo nove persone) piuttosto “Poveri Cavalieri di Cristo e del Tempio di
di una ricerca di sapienza iniziatica e sin- Salomone”. Nel 1123 essi pronunciarono
cretica, ossia trasversale a tutto il crogiuolo davanti al Patriarca di Gerusalemme i voti
dell’antico sapere conservato in Oriente. di castità, povertà e obbedienza.
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Templari e costruttori, D. Banaudi

Ora notiamo alcuni dati: che ha permesso di avanzare la tesi che essi
Hugues de Payns è vassallo di Hugues de fossero incaricati di una missione culturale,
Troyes, conte di Champagne, che lo rag- più che militare, in particolare incentrata su
giungerà dopo alcuni anni ciò che poteva rimanere sul
nell’Ordine. Hugues de luogo, della misteriosa
Troyes è pronipote del re di Arca e delle Tavole della
Francia Roberto il Pio. È Legge, oggetti la cui consi-
un uomo che studia le stenza e significato non era
scienze sacre e appassiona- senz’altro legata ad un
to dei saperi segreti, possie- semplice e fisico contenito-
de una biblioteca ricca di re di antiche testimonianze.
opere esoteriche che acqui-
sta in giro per il mondo; Nel 1127 alcuni di essi si
studia con Stefano Har- recano a Roma, con lettere
ding, che fu un iniziato al di raccomandazione del-
sapere druidico e insegnan- l’Abate Bernardo, per otte-
te di San Bernardo. nere dal Papa l’autorizza-
Attraverso l’abate di zione ad avere una regola
Citeaux, Hugues de Troyes specifica.
entra in contatto con Rachi La regola, detta “Lati-
de Troyes, kabalista emi- na”, fu preparata in colla-
nente con il quale studia i borazione fra il Patriarca di
fondamenti della mistica Gerusalemme, Hugues de
ebraica. Payns e sottomessa all’ac-
Nel 1125 Hugues diventa cettazione ed alle correzioni di
Templare, ma nel periodo precedente egli Bernardo di Chiaravalle, che ne fu l’evi-
chiede a Hugues de Payns, che fu suo vas- dente ispiratore, e fu approvata con solenni-
sallo, di cercare documenti a Gerusalemme tà inusitata attraverso la convocazione di un
per arricchire le sue conoscenze, e andrà apposito Concilio, a Troyes, il 13 gennaio
egli stesso a Gerusalemme nel 1104 e nel del 1128, presieduto da un legato del papa.
1115.
Ciò che ha sorpreso tutti coloro che, È interessante riportare dalla regola pri-
attraverso cronache e documenti, hanno stu- mitiva alcuni passi:
diato l’Ordine dei Templari, è che in questo
[…] Dunque io Giovanni Michele, per
primo periodo non si trova, a proposito dei grazia di Dio, sono stato incaricato come scri -
nove cavalieri che vissero per nove anni vano della presente regola per comando del
fino al 1127 nella loro sede sul luogo del Concilio e del Venerabile Padre Bernardo
Tempio di Salomone, alcuna notizia di fatti abate di Chiaravalle, che era stato incaricato
d’arme, alcuna traccia della loro attività; ciò di questo divino ufficio […]
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[…] c’erano anche al Concilio – continua Esse sarebbero tratte da un manoscritto


lo scrivano – Hugues de in lingua latina risalente al
Paens [altra grafia] m a e s t r o 1205 che consta di tre
di cavalleria, con alcuni dei parti: la primitiva regola
suoi fratelli […] il maestro dell’Ordine; i segreti dei
Hugues fece sapere ai padri
Fratelli Eletti del Tempio
riuniti in Concilio secondo il
suo ricordo, come nacquero
(ci rammenta gli Eletti
l’osservanza e la maniera Cohen); la regola dei Fra-
secondo la quale è detto Ego telli Consolati (il consola -
principium qui est loquor mentum è il sacramento
vobis, ossia: Dopo l’inizio io dei Catari che rendeva
sono la Parola. perfetti).
[Dal Vangelo di San Gio- Diversi autori contesta-
vanni, C VIII, v. 25] no l’autenticità di questi
testi e alcuni li attribui-
Questo si trova nel prolo- scono all’invenzione di
go della regola primitiva, Fratelli Massoni che li
che in seguito contiene una avrebbero inventati per
serie di articoli che regolano accreditare le accuse pro -
il comportamento pratico ed ferite contro l’Ordine, la
etico dei cavalieri. qual tesi a me pare non
Dagli statuti conventuali, del tutto attendibile, visto
che fissavano le cerimonie, che l’Ordine massonico
traggo una sola citazione, manifesta piuttosto aff i n i-
ma illuminante, che riguarda la tà che non derivazione da quello più antico
ricezione di un cavaliere: che il falso vorrebbe screditare.
Altri ne sostengono invece l’ispirazione
Se c’è uno solo di voi che sappia qualcosa dalla lettura delle Sacre Scritture di San
per la quale egli non debba essere un giusto
Bernardo ed invitano a considerarli con
fratello, che lo dica […] e se nessuno dice nul -
la lo si prenda e lo si metta in una camera
obiettività e a confrontarli con gli stessi
presso il capitolo e poi si inviino due uomini documenti che possiederebbe la biblioteca
prodi o tre dei più anziani della casa perché vaticana.
gli mostrino ciò che conviene. Prendiamo dunque alcune citazioni:
Dei capitoli segreti e della maniera di
Nel 1877 fu pubblicato da Metzdorff un tenerli: porte chiuse e una guardia sul tetto
documento detto “di Amburgo” che contie- […]
ne le cosiddette “Regole Segrete”, le quali
regolavano, sembra, la cerchia più esoterica Oppure:
dell’Ordine dei Templari. […] il neofita calpesterà la croce e vi sputerà.
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Templari e costruttori, D. Banaudi

Ma c’è un articolo, in questo testo, che ha dove si espresse alta l’arte dei Comacini],
ispirato la tesi che sto sostenendo dello i Bajolais di Galizia e di Toscana [luoghi di
stretto legame tra templari e fervore costruttivo sugli itine-
costruttori. L’articolo 27 rari per Santiago e per Roma
recita: e Gerusalemme], i Bégards e i
Bulgari [ a l t ro luogo di pas-
Se un fratello Eletto ha saggio per l’Oriente].
ottenuto la carica di Priore Per i passaggi sotterranei
o di Prefetto, egli deve voi li condurrete nei vostri
provvedere a strutturare capitoli e a coloro che avranno
nella maniera adatta la qualche timore conferirete il
casa secondo le nostre Consolamentum al di fuori dei
usanze segrete, ciò che deve capitoli davanti a tre testimoni.
fare con un maestro mura -
tore che sia un discendente Art. 9 Voi riceverete frater -
dei nostri Padri. Se costui namente i fratelli di questi rag -
non è ancora iniziato e se è gruppamenti e ugualmente i
abile, voi potete rivelargli consolati di Spagna e di Cipro
la luce. Che egli provveda a riceveranno fraternamente i
edificare il capitolo affinché Saraceni, i Drusi e coloro che
la luce di Dio dissipi presto abitano il Libano.
le tenebre e la Sinagoga
dell’Anti-Cristo. La veridicità dei docu-
menti proverebbe l’accetta-
E nelle prescrizioni per le sepolture: zione e l’iniziazione conferita dai templari
ai maestri costruttori dei paesi che essi
Che il fratello morto sia sepolto con la sua
attraversavano e spiegherebbe ulteriormen-
cintura rossa e che sulla pietra tombale si
incida il più antico segno di salvezza, il Pen - te la circolazione, tra paesi mediterranei e
thalfa. del continente, di tecniche costruttive e
decorative che nella architettura medievale
Nella Regola dei Fratelli Consolati: diedero origine ad un evidente sincretismo
artistico: elementi simbolici, particolari
Art. 8. Ci sono degli Eletti e dei Consolati costruttivi, tracciati geometrici che ritrovia-
in tutte le regioni del mondo. Là dove vedre - mo in Lombardia come in Toscana, in Fran-
te costruire dei grandi edifici fate i segni di
cia come in Spagna, a Cipro come in Bul-
riconoscimento e voi troverete molti giusti
istruiti su Dio e sulla Grande Arte. Essi han -
garia. I templari accumularono fortune eco-
no ereditato [il sapere] dai loro padri e mae - nomiche e furono finanziatori di costruzio-
stri e sono tutti fratelli. In questo caso sono i ni religiose e civili in tutta Europa e al di là
Bravi Uomini di Tolosa, i Poveri di Lione, gli del fatto che essi furono obbligati dalla
Albigesi, quelli dei dintorni di Verona e Ber - regola a ricorrere, per i lavori, alle confra-
gamo [osservo che questi sono luoghi ternite di costruttori, è lecito pensare che
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tutto ciò che essi ordinavano possedesse un L’ordine dei Templari organizza, come
senso esoterico e religioso legato, come si è abbiamo visto dalle regole segrete, all’in-
detto, al segreto iniziatico. terno delle proprie case, delle strutture che
Dopo il ritorno dei primi Templari, nel permettono di istruire le corporazioni di
1128, la Francia vede nasce- mestiere, dando loro
re un nuovo stile architetto- elementi, sia pratici
nico, quello che fu poi chia- che simbolici, per ela-
mato il Gotico, caratterizza- borare una nuova
to da improvvise e grandi architettura, che si
novità di tipo strutturale, manifesta nella costru-
che rivoluzionarono la tec- zione dei loro castelli,
nica costruttiva e insieme fortificazioni e cappel-
crearono una nuova visione le, ma, soprattutto in
degli edifici religiosi; anche quella delle cattedrali.
la decorazione, come quella Gli ordini benedetti-
delle vetrate, vide apparire ni e cistercensi, che già
nuove tecniche che proveni- avevano corporazioni
vano dall’Oriente. di conversi e laici per
La geometria e la nume- edificare i loro mona-
rologia sacra, per mettere in steri, beneficeranno,
armonia l’uomo con il divi- tramite Bernardo, delle
no, secondo l’antico sapere pitagorico, conoscenze segrete, frutto dell’opera dei
entrano in maniera determinante nella pro- Templari, per formare muratori, scalpellini,
gettazione dell’architettura. carpentieri e mastri d’opera al fine di unifi -
Gli elementi numerici, che entrano a far care i loro mezzi per intraprendere l’opera
parte dell’esoterismo architettonico, sono immensa concretizzata dai santuari dedica -
contenuti in passi della Bibbia dove si ti a Notre Dame (il termine coniato da San
descrive la costruzione del Tempio di Salo- Bernardo che riprende il concetto, che pro-
mone e dell’Arca dell’Alleanza. babilmente ebbe dalla cultura celtica, della
Sono questi elementi che i Templari e i Grande Madre Originaria).
costruttori al loro seguito ricercano e stu- La regola corporativa che i Cavalieri del
diano durante la permanenza in Oriente e tempio diedero agli operai che formarono il
trasmettono al loro ritorno in Europa. genio militare della Crociata, nel mese di
Ritroveremo tali proporzioni ed elemen- marzo del 1147 a Vèzélay, sotto il Titolo di
ti simbolici nel tracciamento delle cattedra- “Regola del Santo Dovere di Dio e degli
li: la proporzione d’argento in pianta, la onesti compasnions (il termine, secondo
proporzione d’oro in alzato, le due colonne Raoul Vergez, più che riferirsi alla condivi-
del tempio, che nelle cattedrali sono le due sione del pane – cum pane – allude all’abi-
torri che affiancano la facciata. lità nell’uso del compasso), aveva nel suo
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Templari e costruttori, D. Banaudi

testo, tramandato nel segreto dei riti del Nell’anno Mille esistevano in Francia
Compagnonnage, la stessa durezza selettiva 1108 abbazie, costruite tra il 950 e rifatte
nella scelta e nella formazione dei membri dopo il Mille, ne furono costruite 326 nel-
che essi reclutavano. l’undicesimo secolo e
Lo stretto legame tra Com - 702 nel XII.
pagnons e Templari è testi- Tra l’anno Mille e il
moniato dal fatto che quando 1300 in Francia,
Filippo il Bello volle distrug- durante il periodo di
gere l’Ordine, essi arrestaro- vita dell’Ordine Te m-
no la costruzione delle catte- plare, furono costruite,
drali, con tale efficacia che in nel numero di più di
alcune di esse è ancora evi- duecento, tutte le più
dente la incompiutezza delle importanti chiese,
torri (così sostiene Raul Ver- abbazie e cattedrali.
gez nel suo romanzo Les Al momento della
Tours Inachevées). morte del suo primo
I soli titoli dei tre raggrup- Gran Maestro, Hugues
pamenti che attraverso i de Payns nel 1136, il
secoli si divisero nel Compa - Tempio possiede già
gnonnage, dà ulteriore con- centinaia di sedi in
forto alla tesi del legame con Francia, in Castiglia,
i Templari. nel Léon Spagnolo, in
Uno si chiamò degli Enfants de Salomon, Aragona, in Portogallo, a Majorca, in
un altro degli Enfants de Maître Jaques (che Puglia, in Sicilia, in Germania, in Inghilter-
evoca il Santo pellegrino di Compostela e, ra e in Irlanda.
ancora, la leggenda compagnonica dice Un secolo dopo la sua fondazione l’Ordi-
essere Jaques figlio di un maestro d’opera ne dei Templari contava in tutta Europa
di nome Jacquin, divenuto maestro dopo i quasi novemila comanderie.
viaggi in Grecia, in Egitto e a Gerusalem- In un modo o nell’altro, scrive Louis
me, dove avrebbe innalzato le due colonne Charpentier (Il mistero dei Templari), l’Or-
del Tempio e il suo nome evoca quello di dine del Tempio è legato a tre tipi di impre-
una di esse). Ma Jacques (De Molay) è se umane: la cultura, il commercio e la
anche il nome dell’ultimo Gran Maestro costruzione religiosa.
dell’Ordine Templare. Ma è evidente che in tutto ciò San Ber-
La terza confraternita compagnonica è nardo dà all’Ordine, in qualche modo, la
quella degli Enfants de Père Subise, un leg- missione di laicizzare e di estendere quello
gendario monaco Benedettino, ed è questa, che era fino ad allora di dominio puramen-
quella che probabilmente ebbe origine te monacale. Si tratta quindi di una missio-
all’interno dei monasteri. ne sociale: nutrire gli uomini, in tutti i sen-
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si, proteggerli, sviluppare i loro commerci e L’ordine dei Templari introduce una
le loro relazioni e infine costruire per loro novità rispetto agli ordini precedenti. Esso è
strumenti di evoluzione un ordine non tanto con-
spirituale senza i quali templativo quanto forte-
l’uomo non è nient’altro mente attivo.
che un animale verticale. Un ordine allo stesso
Ed è senza dubbio que- tempo monastico e mili-
sta costruzione religiosa tare introduce l’imperati-
(nel senso più ampio del vo di una efficacia terre-
termine di ri-legare, di stre immediata, è un
riunire ciò che è sparso) ordine che attraverso la
che fornisce le chiavi del- severa selezione, la dura
le origini del Tempio, e regola, la complessa for-
ciò spiega insieme perché mazione crea una com-
il bastone di comando del pagine di uomini in gra-
Gran Maestro del Tempio do di influire sull’intera
sia un abacus, un “basto- società, di porsi il fine
ne di misura” da Maestro della creazione di un
costruttore. mondo nuovo.
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Considerazioni sulla mistica dell’essenza


e sulla mistica carmelitana
di Antonio d!Alonzo
Saggista

The Author outlines the speculative features of two of the most important trends of
Christian mysticism. The first one, called “Rhine-Flemish” or “essential” mysti -
cism, has its greatest expression in the mind of Meister Eckhart and it emerges as
a spiritual journey aimed to get ahead of the dichotomy between subject and object,
between creator and creature. The second one, centered on the via amoris and
called “nuptial mysticism”, it is presented in the works by Teresa d’Ávila and Gio -
vanni della Croce, and it advocates an emotional approach to the holy sphere.
Unlike what happened in the Eastern world, where syncretism formed and com -
pleted mystical discipline, in the West the spiritual authority retracted the first way
and accepted the second.

Introduzione alla mistica dell’essenza

uando si parla di mistica cri- con l’anima: relazione destinata, però, a


stiana, si deve anzitutto fare rimanere all’interno della drastica dicoto-
una prima distinzione di base. mia tra soggetto/oggetto, amante/amato.
Una questione è la “mistica dell’essenza”, Infatti, Meister Eckhart raccomanda sempre
la mistica renano-fiamminga (Meister Eck- il “distacco” essenziale dell’anima da ogni
hart, Ruusbroec, Suso, Taulero, “Anonimo cosa, anche da Dio stesso:
Francofortese”, etc.), fondata sull’inte-
Perciò, prego Dio che mi liberi da Dio,
grazione profonda del divino nel fondo del- perché il mio essere essenziale è al di sopra di
l’anima. Altra questione è la cosiddetta Dio, in quanto noi concepiamo Dio come ori -
“mistica del sentimento”, in cui il Tu divino gine delle creature.
è pensato in termini di relazione sponsale Meister Eckhart, Sermoni Tedeschi
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Si tratta di due differenti percorsi1. Il pri- il fatto che nel Medioevo non esistevano
mo concerne la “mistica dell’essenza”, confini linguistici tra le zone dell’alto e del
denominata anche renano- basso Reno e che l’integra-
fiamminga. Il secondo, la zione di scritti spirituali era
mistica “dell’amore sponsa- una pratica scontata e inco-
le” o via amoris, si sviluppa raggiata dalla volontà di
principalmente con Bernar- creare una letteratura in lin-
do di Chiaravalle, Tommaso gua volgare.
Gallo, Ugo di Balma, Fran- Capostipite della mistica
cesco d’Assisi, il monache- renano-fiamminga è, ovvia-
simo femminile, culminando mente, Meister Eckhart
nell’opera di Francesco di (1266-1328), domenicano,
Sales. In realtà, la mistica condannato per eresia ad
renano-fiamminga fino all’i- Avignone nel 1323 (furono
nizio del secolo scorso era messe all’Indice 28 propo-
identificata con la mistica sizioni dei suoi libri). Altri
tedesca. Purtroppo, le gravi esponenti sono Suso, Taule-
mistificazioni naziste del ro, l’“Anonimo Francofor-
pensiero di Meister Eckhart, tese”, Ruusbroec, Cusano.
operate soprattutto da Alfred Rosenberg con La mistica di Eckhart è denominata
la sua opera Il mito del XX secolo, hanno anche dell’“essenza”, perché rifiuta ogni
reso preferibile – specialmente nei paesi concettualizzazione teologica di Dio, ma
latini – l’utilizzo del termine “mistica rena- anche – cosa ben più innovativa – qualsivo-
no-fiamminga”. Recentemente, si è tentato glia dicotomia connessa al dualismo aman-
di distinguere nuovamente la mistica tede- te/amato (dove l’amante è l’anima e l’og-
sca da quella fiamminga, trascurando forse getto amato è Dio). La mistica eckhartiana

1 Malgrado la mediazione spirituale fondamentale approntata dalla manifestazione del Figlio – a dif-
ferenza di quanto avviene con Meister Eckhart, Suso, Taulero, Cusano, la Porete – da Francesco d’Assisi
fino alla mistica carmelitana permane un certo senso di subordinazione creaturale nei confronti del Padre
Creatore, che impedisce quella fusione spirituale tra il Sé ed il Cosmo che è alla base di ogni mistica o gno-
si. Anche nel pensiero indiano, questa subordinazione ontologica rimane, pensiamo alla bhakti, la via della
devozione personale. Ma il pensiero indiano, a differenza di quello cristiano riesce ad assimilare e plasma-
re tutto, perché in queste tradizioni il sincretismo è una risorsa e non un nemico da respingere. Così nella
Bhagavad-G^t˝ “tutto si tiene”, la devozione personale è soltanto un gradino da percorrere prima di ricono-
scere che quel dio personale altro non è che lo stesso AÚtman, il Sé che giace dentro lo spirito d’ogni essere
vivente e che ha la stessa natura di B r a h m a n, lo Spirito Universale. Purtroppo, sembra che nel francescane-
simo e nel cristianesimo contemporaneo manchi questa capacità così sviluppata in India, giacché il senti-
mento creaturale non è mai trasceso, ma rimane sempre un senso di subordinazione, dunque una sorta di
“complesso edipico” nei confronti del Padre.
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Considerazioni sulla mistica dell’essenza e sulla mistica carmelitana, A. d’Alonzo

ha le sue radici nel Neoplatonismo, in parti- – talmente indeterminato da poter essere


colare in Proclo, e nel pensiero di Scoto pensato come nulla. Importante è anche la
Eriugena, ma soprattutto nello Pseudo-Dio- distinzione in Meister Eckhart tra Got
nigi. Per Eckhart, la vera conoscenza di Dio (“Dio”) e Gotheit (“Divinità”). Il primo
consiste in un nulla vole - resta, heideggeriana-
re, nulla sapere, nulla mente legato all’i-
a v e r e. L’anima che vuole postasi della presen-
unirsi a Dio non deve za e quindi, in fon-
volere nulla, perché la do, all’antropomor-
volontà appropriativa fismo; il secondo è
ricade nel dualismo considerato come
Io/Tu, conoscente/cono- l’Abisso della nuda
sciuto, amante/amato. In divinità, cui può
pratica per Eckhart la via giungere l’anima
amoris conduce a una che si spoglia com-
falsa unione, soltanto pletamente da se
temporanea: simbolica- stessa e che supera
mente quest’aff e r m a z i o- anche l’umanità di
ne può essere supportata Cristo. Il distacco
dalla considerazione che nell’amplesso ses- conduce l’anima, completamente distaccata
suale la fusione estatica fra i due amanti è e povera, all’unione con la Divinità: unione
illusoria, gettata nell’attimo e destinata a che avviene in quel fondo dell’anima che
dissolversi nella restaurazione della dualità contiene la stessa scintilla divina. Lo Spiri-
originaria. È, quindi, necessario liberarsi to divino, infatti, può generarsi nel fondo
della volontà. L’uomo deve anche liberarsi, dell’anima. Fondo dell’anima che, come
per Meister Eckhart, del falso sapere su abbiamo visto, non può essere individuato
Dio, riconoscendo la finitezza e la vacuità in un punto preciso della coscienza: il fon-
di ogni gnosi positiva. È indispensabile, do dell’anima coincide con il distacco stes-
però, rinunciare anche a determinare, con- so, ed è il fondo stesso di Dio. Generazione
cretamente, un luogo nell’anima in cui caratterizzata dal primato del momento del
avvenga l’Unitas Spiritus con Dio (“non Filioque, ossia della conoscenza e del dis-
avere”). Completamente povera, priva di tacco. A questo punto, l’anima è uguale alla
sapere e di volere, l’anima può così operare stessa Divinità: mentre l’uomo è Dio per
il distacco da ogni cosa, anche da Dio stes- grazia, Dio è Dio per natura.
so. Dio che è platonicamente pensato, dap-
prima, come Intelligenza per esprimere la Diciamo dunque che l’uomo dev’essere
trascendenza rispetto all’essere; poi come così povero da non essere e da non avere in sé
essere stesso – ma come un essere del tutto luogo alcuno in cui Dio possa operare. Finché
indeterminato, diverso da tutti gli altri enti egli riserba un luogo, ritiene una distinzione.
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Perciò prego Dio che mi liberi da Dio, poi - della distinzione essenziale tra Ratio ed
ché il mio essere essenziale è al di sopra di Intellectus, s’intuisce come quel bisogno
Dio in quanto cogliamo Dio come principio profondo di verità e limpidezza, alla base
delle creature; in questo stesso della filosofia dei Lumi,
essere di Dio in cui Dio è al di conduca al rigetto delle cre-
sopra dell’essere e al di sopra
denze rivelate e della Gran-
della distinzione, io ero me
stesso, volevo me stesso, cono -
de Narrazione veterotesta-
scevo me stesso per fare que - mentaria. Alla base della
st’uomo [che sono]. Perciò io Ragione illuminista trovia-
sono causa di me stesso secon - mo la ricerca di Dio con i
do il mio essere che è eterno, e soli attributi umani, nel
non secondo il mio divenire che rifiuto di qualsiasi Rivela-
è temporaneo. Perciò sono non- zione e nell’intuizione che
nato, e secondo il modo non- la religione debba essere
nato non posso mai morire. sostanzialmente interiore.
Meister Eckhart L’Idealismo tedesco – seb-
bene in parte abbia anche
La mistica renano-fiammin- una matrice romantica – in
ga respinge qualsiasi concezio- fondo si pone in questa pro-
ne antropomorfica del Divino, spettiva: si legga per esem-
relegandola a mera supersti- pio il Saggio di una critica
zione, alienazione. È evidente di ogni Rivelazione di Fichte
che il Dio del Libro pensato come un o la Fenomenologia dello Spirito di Hegel.
Padrone che decide arbitrariamente chi Del resto lo stesso Pietismo, pur non uscen-
destinare alla salvezza e chi alla dannazio- do dal cerchio chiuso del sentimentalismo
ne, che invia diluvi universali o angeli ster- religioso, evidenziava la necessità dell’inte-
minatori, è considerato – in questa prospet- riorizzazione delle verità rivelate.
tiva – come una superstizione, se non addi- I due diretti continuatori di Meister
rittura come una bestemmia. Il filosofo cui Eckhart sono Suso e Taulero, entrambi
fare riferimento è Feuerbach che oggettiva domenicani.
in Dio la proiezione della coscienza umana Suso (morto, all’incirca nel 1366), in un
– ai nostri tempi, parleremmo piuttosto di primo tempo aveva seguito la via della mor-
“Immaginario” – ed in questo caso è lecito tificazione del corpo e della macerazione,
cogliere il filo rosso che unisce la mistica ma, in seguito all’apparizione di Meister
renano-fiamminga con l’Illuminismo prima Eckhart in sogno, abbandonò le mortifican-
e l’Idealismo tedesco poi. Si ricorderà ti pratiche ascetiche per seguire, finalmen-
come, kantianamente, l’Illuminismo nasca te, la via del distacco. Le sue opere princi-
per riscattare l’uomo dallo stato di minorità pali sono: Il libretto della Verità e l’Horolo -
in cui si trova, dovuto all’imperfetto uso gium Sapientiae. Nel complesso le opere di
della Ragione. Senza qui entrare nel merito Heinrich Seuse tracciano un cammino
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Considerazioni sulla mistica dell’essenza e sulla mistica carmelitana, A. d’Alonzo

meno radicale ed estremo di quello di composto di tre nature. La prima è sensibi-


Eckhart, conservandone tuttavia, gli inse- le, la seconda è razionale, la terza è spiri-
gnamenti essenziali. Suso difende incessan- tuale o interiore. Il percorso di perfeziona-
temente il maestro dal- mento passa attraverso
l’accusa di connivenza l’evoluzione spirituale
con i Fratelli del Libero dalla natura sensibile a
Spirito: così egli sostie- quella interiore. Fulcro
ne che l’uomo vera- di questa dialettica è l’i-
mente libero e distacca- dea del Gemüte che
to è al di sopra delle solo impropriamente
antinomie e del princi- deve essere tradotto in
pio di non contraddizio- italiano con “spirito”. Il
ne. Suso riprende da Gemüte è il punto in cui
Eckhart, l’idea – che nel avviene l’unione dell’a-
distacco – il massimo è nima con Dio, ma non è
il minimo, la fine è il equiparabile alla “sin-
principio: gli ossimori deresi” o all’egemoni -
non sono tali nella vita kòn stoico utilizzato
dello Spirito. Nel dis- dalla mistica medievale:
tacco, tutte le contraddi- il Gemüte si riflette sul
zioni svaniscono nella sintesi del Principio: concetto di Dio come G r u n t, “Abisso”. Il
Principio, però, che egli intende come Nul- Gemüte è il fondo stesso dell’anima.
la, al quale si unisce l’intelletto dell’uomo Importanza capitale ha in Taulero il con-
distaccato. Si tratta della ripresa dell’idea cetto di “Notte dell’anima”. Riprendendo il
eckhartiana (mutuata dallo Pseudo-Dionigi) sermone 63 sulla pesca miracolosa (Lc. 5-
del Gotheit come “Nulla”, che però è supe- 38), egli scrive:
riore a tutti gli esseri perché è privo di ogni
determinazione e al contempo le contiene Questi uomini si mantengono nella più
tutte (ogni determinazione è negazione). vera, assoluta povertà e nel totale annienta -
Suso si differenzia da Eckhart perché man- mento di se stessi. Essi non vogliono, né
tiene l’idea dell’umanità di Cristo, dei santi hanno, né desiderano altro che Dio e nulla di
e della Ve rgine; mentre Eckhart sostiene proprio, e accade che spesso essi lavorino nel -
la notte, cioè nell’abbandono, nella povertà,
che l’umanità di Cristo deve essere oltre-
in tenebre dense e fitte e nella desolazione,
passata – anzi bisogna superare l’idea stes-
tanto da non trovare alcun appoggio e da
sa di Dio – per sprofondare nell’abisso del non sperimentare né luce, né ardore. E se in
Nulla-Gotheit. tali tenebre gli uomini si mantenessero in
Taulero (Johannes Tauler, 1300-1361), si reale e vero abbandono, anche se Dio volesse
avvicina forse di più al radicalismo mistico da loro eternamente quella povertà, quella
eckhartiano. Egli sostiene che l’uomo è privazione e quella aridità, essi sarebbero
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disposti a starci volentieri per l’eternità to. Alberto Avogrado, patriarca di Gerusa-
secondo la sua volontà, senza pensare di lemme, riunisce questi reduci nelle comuni-
guadagnarci qualcosa. tà e fornisce le Regole del nuovo Ordine.
Nel 1200, l’Ordine emigra in Europa, in
È evidente che il passo suddetto seguito all’occupazione musul-
teorizza l’idea eckhartiana del mana della Terra Santa. Subi-
Nulla divino, cui deve corri- to, l’Ordine si caratterizza per
spondere, nel bene e nel male, la forte impronta mariana. Il
nella gioia come nella sventura, nome della confraternita è
il distacco dell’anima. L’anima Ordine di Santa Maria del
completamente distaccata dal monte Carmelo. L’Ordine ori-
Mondo e dal vissuto, abbando- ginario si fondava, oltreché
nata in Dio, nel terrore della not- sulla devozione mariana, sul-
te, finisce per trovare se stessa e la solitudine contemplativa,
Dio. Meglio ancora: finisce per sulla preghiera, sulla povertà,
riconoscere che è ella stessa Dio, sul lavoro. Intanto, l’Ordine
al di fuori di ogni dualismo crea- da eremita si trasforma in
zionista. È un percorso però mendicante. Il primo ottobre
molto doloroso e angosciante, ed del 1247, Papa Innocenzo IV
è anche questo il senso della pubblica la Regola Modifica-
“Notte” che colpisce l’anima ta dei Carmelitani.
come se Dio (si legga il “falso”
Dio, il vissuto, il Mondo), aves- Nel 1562, Teresa d’Ávila
se abbandonato l’anima nelle tenebre. dà avvio alla riforma, fondando il primo
Il tema delle “Notti” fu ripreso soprattut- monastero di Carmelitane “Scalze” a San
to da Giovanni della Croce, ma è presente Giuseppe, con cui si propone di restaurare
anche in Maria Maddalena dei Pazzi e nel la primitiva rigidità, la Regola originaria
Quietismo. suggellata dalla penitenza, il ritiro e la
perenne orazione.
Il Carmelo e il culto mariano
I fondatori dell’ordine dei Carmelitani
La tradizione ha sempre messo in rela- Scalzi: Teresa d’Ávila e Giovanni della
zione il profeta Elia con il monte Carmelo, Croce
una catena montuosa che si estende dal gol-
fo di Haifa fino alla pianura di Esdrelon, in Teresa de Cepeda y Ahumada (1515-
Palestina. Nella seconda metà del 1100, 1582) nasce ad Ávila. Già nella prima
alcuni reduci dalle crociate, si riuniscono infanzia, manifesta un certo tormento spiri-
sul Carmelo per iniziare una vita contem- tuale. Sogna di andare a combattere i Mori
plativa, dedita alle preghiere e all’isolamen- e, contemporaneamente, è attratta dalle vite
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Considerazioni sulla mistica dell’essenza e sulla mistica carmelitana, A. d’Alonzo

dei santi, instancabile lettrice d’agiografie. viamo anche in Nietzsche, ma non solo.
A venti anni, fugge da casa, per entrare in Quasi tutte le civiltà “primitive” presentano
un convento Carmelitano. Subito insoddi- dei riti di passaggio che comportano gravi
sfatta dalle “mollez- sofferenze psico-
ze” dell’Ordine, fisiche, prove
decide di dare inizio atroci, correlate
alla riforma carmeli- da scarnificazio-
tana, fondando i pri- ni, ferite rituali,
mi conventi di Car- incisioni, muti-
melitane “Scalze”, in lazioni (molte
cui è restaurata l’ori- delle quali sugli
ginaria durezza del- organi sessuali).
l’ascesi e della clau- In queste cultu-
sura. Come sovente re è presente l’i-
accade, le autorità dea che il dolore
ecclesiastiche contrastano le sue iniziative, sottrae l’iniziando alla Natura, favorendone
finché arriva il benestare papale. l’ingresso comunitario. In altre parole, si
Teresa estese la sua riforma anche ai fra- diventa individui – uomini e donne – attra-
ti, con l’aiuto del giovane Giovanni della verso il dolore. Qualcosa di simile deve
Croce, incontrato a Medina. Nel 1568 sono essere stato all’origine anche della spiritua-
inaugurati i primi conventi dei Carmelitani lità teresiana.
“Scalzi”, in cui è radicalizzata la regola Infatti, il secondo collante del sistema
monastica e cenobitica, incentrata sulla teresiano è la meditazione cristologica,
meditazione e sulla preghiera. focalizzata, ovviamente, sulla Passione.
Concentrandosi sul Calvario del Redento-
La spiritualità di Teresa d’Ávila risente re, la santa ottiene così lo scopo di subli-
dell’instabilità psichica che la caratterizza mare il dolore, la sofferenza, il negativo.
fin dall’infanzia. Nel 1538, una gravissima Attraverso la formula Quanto devi aver
malattia la rende quasi invalida. Durante la sofferto per il nostro amore, mio buon
convalescenza si avvicina alla meditazione Gesù…, la passionaria Carmelitana riesce
interiore del francescano Francisco de Osu- a rimuovere la solitudine, la malattia, il tra-
na. Inizia così a gettare le fondamenta del vaglio psicofisico assunto a conditio sine
suo castello interiore. Sempre malata, sem- qua non della “mistica” delle Scalze. Ven-
pre tormentata, Teresa attribuisce molta gono in mente le pagine nietzscheane sul
importanza alla malattia fisica e al dolore prete-asceta della Genealogia della Morale:
psichico come fondamento del cammino se il rovello e il tormento sono le chiavi per
spirituale verso Cristo. Si tratta di quella ottenere la beatitudine, si finisce per invo-
concezione del dolore come gestazione care più dolore, più sofferenza – in altre
introspettiva, gravidanza spirituale, che tro- parole – più “santità”.
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Il terzo fattore fondamentale della misti- ne”), la sesta (“il fidanzamento”), la settima
ca teresiana è lo psicologismo. Se il dolore (“il matrimonio spirituale” con Dio). L’a-
e la sofferenza sono le premesse della “san- scesa è prevalentemente psichica o senti-
tità” – il tema della Pas- mentale, più che spiri-
sione, l’oggetto su cui tuale, correlata a nume-
dirigere le proprie pulsio- rosi stati d’animo, a
ni dissimulate – il prima- sensazioni di beatitudi-
to dello psicologico è il ne e a “grazie” sopran-
corollario finale. L’enor- naturali che accompa-
me importanza che con gnano il cammino.
Teresa assume la “lettu-
ra” dell’anima comporta Giovanni della Croce
necessariamente una (1542-1591), consiglia-
regressione dell’elemento to e indirizzato da Te r e-
spirituale, intellettuale sa d’Ávila, è stato il
(dove per “intelletto” si fondatore dell’Ordine
deve intendere l’intelletto dei Carmelitani Scalzi.
attivo aristotelico, il noûs Più di quanto fosse
plotiniano, l’AÚtman upa- avvenuto per quest’ulti-
nis≥adico). Prioritario diven- ma, Giovanni attirò gli
ta l’elemento passionale, sentimentale, le inevitabili strali dei Carmelitani Calzati,
mercedes che consentono all’anima inna- determinati fino all’ultimo ad ostacolare il
morata d’incontrare Dio. Ovviamente, con suo progetto. Giovanni fu rapito e imprigio-
la sola dialettica dell’amore non vi può nato, ma riuscì a fuggire e a ripararsi presso
essere vera fusione, autentica unione con un convento di Scalze; arrivato, infine, il
l’Uno (si decida di chiamarlo “Dio” o, più nullaosta, Giovanni riuscì a portare a termi-
metafisicamente, “Spirito dell’Universo”). ne la sua riforma.
Giovanni della Croce è un mistico e un
Il capolavoro di Teresa d’Ávila, il Castel - pensatore ricco di sfaccettature e di ambi-
lo Interiore, elabora metodicamente questo valenze. Da una parte è profondamente
cammino personale fatto di estasi, rapimen- intriso della teologia aristotelico-tomistica,
ti, ebbrezze pseudo-spirituali. Il Castello è il appresa nell’adolescenza dai Gesuiti; dal-
simbolo dell’anima (introdotto specialmen- l’altra, è molto vicino spiritualmente alla
te nella mistica tedesca) che deve attraver- mistica renano-fiamminga (dell’essenza).
sare sette m o r o d a s, o stanze, disposte con- L’influsso aristotelico-tomistico lo conduce
centricamente. Le prime tre dimore riguar- a sviluppare una serie di dicotomie irriduci-
dano il dominio ascetico. La quarta concer- bili, tra naturale/soprannaturale, sogget-
ne l’“orazione di quiete”, la preghiera inte- to/Dio, etc. La vicinanza con il pensiero
riore. Seguono, quindi, la quinta (l’“unio- eckhartiano, del resto, lo conduce, in certi
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Considerazioni sulla mistica dell’essenza e sulla mistica carmelitana, A. d’Alonzo

momenti, a paventare il carattere propedeu- scenza. Da una parte il santo spagnolo sem-
tico e intermediario del cristianesimo e del- bra spingere verso il trascendimento di qua-
la religione stessa. Da qui le controversie lunque forma e contenuto positivo; dall’al-
teologiche sul suo pensie- tra mantiene viva la
ro. Per alcuni commentato- mentalità sistemati-
ri cristiani, Giovanni non si ca, forgiata da dico-
distaccò mai dal messag- tomie irresolubili.
gio evangelico e la sua dot- In alcuni passaggi il
trina è profondamente cri- cristianesimo diven-
stiana. Per gli orientali, ta un mezzo, un
invece, egli può essere gradino per arrivare
considerato il “Patañjali al “niente sapere”,
occidentale” (definizione senza tuttavia giun-
di Siddhesvarananda). gere mai a postulare
Quattro sono le opere una ridefinizione
fondamentali, che formano antropologica della
un tutto. Nella Salita del figura di Cristo, né,
monte Carmelo, è presen- tanto meno, osare
tata l’azione di progressivo un oltrepassamento
spogliamento dell’anima della dottrina cristo-
in cammino verso Dio; logica.
nella Notte oscura, la puri- Questa remora,
ficazione, attraverso l’annichilimento dei questa sorta di ritrosia nell’audacia specula-
sensi e dello spirito durante la salita; nel tiva, purtroppo, ha finito per influire pesan-
Cantico Spirituale e nella Fiamma d’amor temente sulla profondità del pensiero san-
v i v a, l’anima, giunta al culmine dell’unione juanista; un pensiero che sembra come arre-
amorosa, è gratificata dalle “nozze misti- starsi e tornare indietro nel momento stesso
che” con Dio. in cui intravede l’azzurro profondo delle
La “notte” sanjuanista riprende e ripro- vette immacolate.
pone il tema del “niente”, del “povero”
eckhartiano. L’annichilimento della spolia- Le Carmelitane Scalze
zione purificatoria della salita conduce in
quella n a d a (“nulla”), che equivale specu- La “mistica” carmelitana si è sviluppata
larmente al distacco del niente sapere, nien - prevalentemente tra le monache, giacché
te volere, niente avere. Anche per Giovanni l’elaborazione teresiana della via amoris ha
come per Eckhart, il Nulla è il Tutto. subito trovato un fertile brodo di coltura
Tuttavia, a differenza del maestro dome- nella psicologia femminile. La sublimazio-
nicano, Giovanni non si libera mai comple- ne imperfetta delle passioni e delle compul-
tamente dei retaggi scolastici dell’adole- sioni affettive nei giovani animi femminili,
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ha trovato la sua trasposizione ideale nell’i- riuscivano a farsi forza soltanto con la dedi-
cona classica del Redentore, dalle caratteri- zione appassionata al Cristo, all’idea del
stiche fisiche accattivanti. Il volto di Gesù, sacrificio per il dio-uomo bello e buono.
reso levigato e attraente
dalla pittura del tem- Da questo quadro
po, dipinto sovente sconsolante, si eleva,
con tratti scarsamente almeno in parte, la
semitici e molto nordi- figura di Maria Mad-
ci (capelli biondi/occhi dalena de’ Pazzi
azzurri/viso allungato; (1566-1607). Maria
o anche capelli castani Maddalena, dalla fra-
e fluenti/occhi chia- gile salute, si avvicina
ri/zigomi alti, etc.), in certi punti alla spe-
sembra perfetto per culazione di Taulero;
suggellare e accumu- quindi sono da ritener-
lare le proiezioni delle si fondate quelle ipote-
compulsioni femmini- si che postulano una
li. La bellezza fisica sua conoscenza della
che irradia dalle icone mistica renano-fiam-
del Salvatore, è in fon- minga. Anche la car-
do una languida consolazione compensato- melitana fiorentina ricade nel tortuoso sen-
ria per delle giovani donne che, attraverso il tiero delle estasi e delle visioni, ma la sua
voto di castità, si apprestano a perpetuare la insistenza sul “nudo patire”, sull’annichili-
rinuncia al Mondo, al ruolo di mogli e di mento anzitutto spirituale, piuttosto che cor-
madri. In questo senso la mistica “sponsale” porale, richiama emblematicamente le
si configurava come una sorta di trasposi- “Notti” tauleriane. Non solo. In certi punti
zione “spirituale” per quello che era negato della sua opera, Maria Maddalena riprende
sul piano mondano; a questo si deve anche il celebre passo eckhartiano del n u l -
aggiungere come – all’inizio del Cinque- la sapere, nulla volere, nulla sapere. In altri
cento – molte monache morissero giovanis- ancora, si richiama al “non-amore”, all’a-
sime di tubercolosi. Una vita consumata tra more “senza perché”, postulato da Marg h e-
sofferenze fisiche, clausura, rinunce, poteva rita Porete (il cui libro, Specchio delle anime
essere giustificata soltanto da un fine altis- semplici, doveva circolare nella Firenze cin-
simo. Mentre un mistico, dalla profonda quecentesca).
preparazione teologica e filosofica, come Per Maria Maddalena, come per la Pore-
Meister Eckhart, poteva farsi beffe dell’a- te, il sommo dell’amore è un amore morto
scesi, o comunque subordinarla alla neces- che non cerca nulla, perché cercare qualco-
sità del distacco, queste giovani donne, per sa significherebbe essere eterogenei ed
lo più sprovviste della necessaria istruzione, estrinseci all’oggetto. La negazione com-
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Considerazioni sulla mistica dell’essenza e sulla mistica carmelitana, A. d’Alonzo

pleta dell’amore comporta, quindi, la rea- esistenza fu tormentata dal dubbio e dalla
lizzazione totale dell’amore, perché dialet- disperazione, alternando momenti di gran-
ticamente, negare l’oggettività delle deter- de slancio emotivo ad altri in cui arrivò a
minazioni (ogni deter - sfiorare il suicidio. L’e-
minazione è una nega - poca in cui visse Teresa
zione, scrive Spinoza), – la fine dell’Ottocento –
significa cogliere l’Inte- è caratterizzata dall’af-
ro, il Tutto. In altre paro- fermarsi del materiali-
le, l’amore come anelito smo storico e dalle teorie
è sempre desiderio-di- evoluzionistiche. Il pri-
qualche-cosa, quindi mato culturale cattolico è
esclusione di ciò che destinato a dissolversi,
rimane estrinseco all’og- sotto i colpi mortali degli
getto desiderato. Per epigoni della filosofia
amare il Tutto, si deve dei Lumi. La cristianità
perciò rinunciare alle cattolica non vive un
proiezioni del desiderio gran momento. Anche se
e trasformare l’anima ormai ha abbandonato le
stessa nell’Amore. L’a- vecchie abitudini inqui-
nima non può così deside- sitorie, l’uso di “purifica-
rare ed escludere nulla di determinato, per- re” nel fuoco l’eterodossia dei mistici e del-
ché dialetticamente essa è il Nulla. Quindi le streghe, lo “spirito” cattolico rimane vigi-
essa è il Tutto, l’Amore divino, universale. le. Niente di più scontato del continuare a
sentire l’odore dello zolfo in casa d’altri.
Teresa Margherita del Cuore di Gesù –
morta nel 1770 di peritonite a soli 22 anni – Quando Leo Taxil inventa la storia del
prosegue il percorso “classico” della spiri- Palladismo e della conversione al Cattolice-
tualità carmelitana: è necessario abbando- simo della Gran Sovrana Diana Vaughan, a
narsi completamente a Cristo, seguendo la molti cattolici non pare vero di vedere final-
via del Calvario, agendo sempre con amore mente confermati i loro pregiudizi antimas-
e umiltà. Teresa Margherita realizzò con- sonici. Ricordiamo brevemente la vicenda.
cretamente i suoi propositi, prestando soc- Il massone Leo Taxil rivela in un libro le
corso e assistenza alle sorelle inferme. strettissime relazioni tra la Massoneria e il
Satanismo. In particolare è citato un movi-
Arriviamo alla vicenda di Teresa di mento – denominato appunto “Palladismo”
Lisieux (1872-1897), passata alle cronache – in cui i confini fra tradizione libero-mura-
per essere rimasta curiosamente coinvolta toria e dottrina satanista appaiono alquanto
n e l l ’ “ a ffare Taxil”. Teresa, morta di tuber- labili. Il Palladismo si configura agli occhi
colosi a 25 anni, durante la sua brevissima dei cattolici come una sorta di “Massoneria
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Satanista”. La Gran Sovrana del Palladismo alcuni eminenti studiosi di provata fede cat-
è indicata nella figura di una certa Diana tolica, mettono in dubbio la dinamica degli
Vaughan, dietro cui si nasconde, in realtà, avvenimenti e la veridicità dell’impostura
sotto “mentite spoglie”, lo stesso Taxil. La ordita da Taxil.
Vaughan, alias Taxil, annun-
cia la conversione al cattoli- La nostra breve incursione
cesimo e abiura pubblica- nel monachesimo Carmelita-
mente il movimento, da no non può chiudersi senza
“lei” stessa diretto. Tutto il citare anche Elisabetta della
mondo cattolico cade nel Trinità e Edith Stein. Elisa-
tranello, compreso papa betta (1880-1906), continuò
Leone XIII. Teresa scrive la tradizione, inaugurata dalla
alla Vaughan/Taxil, ralle- santa aviliana, dell’annichili-
grandosi per la conversione mento completo nell’icona
ed inviando la sua foto di del Crocefisso, fino a perdere
scena nei panni di Giovanna se stessa nell’amore di Dio.
d’Arco. Teresa, completa- Edith Stein, filosofa, pre-
mente irretita, arriva anche a stigiosa studiosa di Husserl,
comporre una commedia tea- trovò nell’insegnamento di
trale sulla vicenda, presentando diavoli, Teresa d’Ávila e Giovanni della Croce il
angeli, forche, fiamme, etc. Il 19 aprile compimento della fenomenologia. Ebrea,
1897, presso la Société de Géographie di abbandonato l’ateismo per l’Ordine Carme-
Parigi, Taxil svela pubblicamente l’inganno litano, scomparve ad Auschwitz nel 1942.
e dichiara di essersi preso gioco della cre-
dulità cattolica. Taxil, per dileggiare il mon- I Carmelitani Scalzi
do cattolico, mostra al pubblico e alla stam-
pa la foto di Teresa nei panni di Giovanna I teologi carmelitani si applicarono inva-
d’Arco e il poemetto composto dalla stessa no per organizzare e strutturare sistematica-
santa. Teresa, cinque mesi dopo, scossa dal- mente gli straordinari insegnamenti teresia-
la vicenda, si ammala gravemente e muore. ni e sanjuanisti. Il fallimento dell’operazio-
L’opera di Teresa, il suo remissivo senti- ne testimonia ancora una volta come lo Spi-
mentalismo religioso è stato ripreso da due rito non si lasci facilmente ingabbiare ed
emule Carmelitane, Celine e Agnese, fautri- irretire nelle maglie della razionalità meto-
ci della “infanzia spirituale” e della “picco- dica e sistematica; la difficoltà maggiore
la via”; in breve, un insegnamento teso a che si presentò a livello spirituale, concer-
postulare il ritorno allo stato d’innocenza e neva la distinzione tra l’ambito “naturale” e
purezza infantile. quello “soprannaturale”, autentico gine-
Per concludere con il “caso Vaughan”, praio teologico in cui si versarono i classici
non si deve dimenticare che, ancora oggi, fiumi d’inchiostro.
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Considerazioni sulla mistica dell’essenza e sulla mistica carmelitana, A. d’Alonzo

Si devono ricordare quattro nomi: Gio- Nel 1720, Giuseppe dello Spirito Santo
vanni di Gesù Maria (1564-1615), Tomma- (1667-1736) pubblica, in sei volumi, il suo
so di Gesù (1564-1627), Giu- Corso di teologia mistica – ten-
seppe di Gesù Maria (1562- tativo ormai inattuale di dare
1628), Filippo della Santissi- forma sistematica alla mistica
ma Trinità (1603-1671). dei predecessori – mentre sta
I quattro teologi carmelita- cominciando a farsi strada nella
ni si persero presto nel tenta- cultura europea il pensiero dei
tivo di catalogare i casi in cui Lumi e l’esperienza spirituale è
si manifestano le “grazie” declassata a sentimento ed irra-
mistiche, dove si distingue zionalismo.
l’influsso “diretto” di Dio da Tra i Carmelitani Calzati, si
quello “indiretto”, o le dina- deve ricordare soprattutto Gio-
miche psichiche inerenti alle vanni della Croce dei Calzati
“notti” sanjuaniste. Per non (Giovanni di Saint-Simon,
parlare dei maldestri tentativi 1575-1636), fautore, senza dub-
di trattare con i metodi delle bio, del più autorevole tentativo
scienze esatte, fenomeni di estendere l’antica regola
sfuggenti e aleatori come le anche ai Calzati, restaurando,
estasi visionarie. così, la purezza spirituale originaria.

Bibliografia essenziale

Pellé-Douël, Y. (1960) Giovanni della Croce e la notte mistica, Edizioni San Paolo, Milano.
Barsotti, D. (1990) La teologia spirituale di san Giovanni della Croce, Rusconi, Milano.
Cognet, L. (1964) Dictionnaire de Spiritualité, Beauchesne et Ses Fils, Paris.
Vannini, M. (1999) Il volto del Dio nascosto, Mondadori, Milano.
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Fornitore del Via dei Tessitori n° 21


59100 Prato (PO)
Grande Oriente d’Italia tel. 0574 815468 fax 0574 661631
Part. IVA 01598450979
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Segnalazioni editoriali

MARCELLO FAGIOLO
Architettura e Massoneria. L’esoterismo della costruzione.
Gangemi Editore, Roma, 2006. pp. 416 con 1060 illustrazioni,
! 44,00

La prima parte del volume riprende e integra il catalogo della


Mostra “Architettura e Massoneria”, – promossa dal Grande
Oriente d’Italia (Firenze, 1988) – che ha ricostruito per la prima
volta a grandi linee il quadro d’insieme spazio-temporale del
rapporto tra architettura e Massoneria. Nella seconda parte alcu-
ni saggi allargano il discorso, per quanto riguarda il Novecento,
al più generale contesto delle avanguardie architettoniche.
Le opere di cui si parla entrano in un milieu culturale influenzato o auto-costruito dal
pensiero massonico ovvero discendono da alcune matrici esoteriche confluite nella
Massoneria operativa e in quella speculativa.
Ne deriva un viaggio alla ricerca dell’Architettura Divina, nel segno cioè della ricerca
infinita di una spazialità sacrale che trascende da modelli di perfezione sovrumana e
che coniuga l’archetipo delle fabbriche divine con l’aspirazione di ogni epoca a ripro-
porre il fine di una laica Civitas Dei di fraternità e solidarietà sociale se non anche –
come vorranno le avanguardie del Novecento – l’ideale di nuove Cattedrali del futuro.
Le prime due sezioni illustrano la preistoria della tradizione muratoria, attraverso il
“vecchio testamento” massonico costruito nei secoli con la trasmissione orale e con testi
quali il Poema regius (1390 c.) e le Constitutions dell’Anderson (1723). Vengono pas-
sate in rassegna le “divine architetture” ispirate dal Grande Architetto, nonché gli arche-
tipi dell’Ars Regia e i tre modelli “naturali” del costruire: la Capanna, la Caverna, la

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SEGNALAZIONI EDITORIALI

Tenda. La terza e quarta sezione delineano la protostoria della Massoneria sul duplice
versante della operatività (cantiere delle Cattedrali) e dell’architettura “filosofale”.
La quinta sezione è riservata al dibattito sullo “stile” massonico, dalla ricerca di un lin-
guaggio egemonico (come lo “stile romano” propugnato dall’Anderson o il più tardo
revival egizio) fino alla ricezione di stili diversi e perfino compenetrati, nel segno del-
la tolleranza e del sincretismo culturale.
La sesta sezione passa in rassegna alcune regioni dell’architettura “massonica”, di qua
e di là dall’Atlantico.
Nella settima sezione vengono enucleati i simboli e le idee – desunti dalla tradizione
operativa e dal messaggio speculativo – che sembrano avere maggiore incidenza sulla
teoria e sulla prassi architettonica. Si vedrà così come al mito della Cattedrale il pen-
siero illuminista affianchi l’ideale della costruzione del Tempio delle Virtù. L’ottava
sezione è dedicata al simbolismo massonico ed esoterico dei giardini.
La nona e decima sezione delineano il panorama delle città esoteriche e massoniche,
con particolare riferimento alle utopie socio-politiche dell’Ottocento e al piano urbani-
stico e territoriale di Washington, ispirato direttamente dal primo Presidente degli Sta-
tes, Gran Maestro della Loggia di Alexandria.
L’undicesima sezione dimostra il ruolo determinante della Massoneria – accanto al
Rosacrocianesimo e alla Teosofia – nella elaborazione teorica e nelle utopie progettua-
li delle avanguardie artistiche e architettoniche fra Art Nouveau ed Espressionismo. L’e-
pilogo – su “Templi e Cattedrali dell’Umanità” tra Otto e Novecento – si pone come
auspicio di superamento delle frontiere politiche, sociali e religiose nel segno del dia-
logo e della conciliazione o riconciliazione.

MARCO NOVARINO
Grande Oriente D’Italia.
Due secoli di presenza liberomuratoria.
Erasmo Edizioni, Roma, 2006. pp. 131 ! 8,00

La storia del Grande Oriente d’Italia (Palazzo Giustiniani), nel-


la sua particolare complessità, ha scandito almeno due secoli di
vicende italiane, non solo sul piano ufficiale e collettivo, ma
anche individuale. Attraverso le pagine di questo volume, volu-
tamente reso dall’Autore agile e sintetico per renderlo fruibile
a tutti, vengono ripercorsi i momenti salienti della maggiore e
antica istituzione massonica italiana evidenziando il ruolo svolto nel processo di mo-

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SEGNALAZIONI EDITORIALI

dernizzazione e progresso del nostro Paese, ma, al contempo, non nascondendo i momenti
di difficoltà che essa, come tutte le organizzazioni formate da uomini, nel corso dei suoi
duecento anni di vita ha avuto.
Ne emerge una storia di una associazione che, oltre alla trasmissione di una tradizione eso-
terica e rituale, svolse un ruolo significativo nel processo di costruzione di un’identità
nazionale e che partendo dalla difesa della tradizione risorgimentale, come cemento ideo-
logico dell’idea di nazione, si è sempre battuta per la laicità e la tolleranza.

ARTURO ARDUINO
La Lettera da Montreal
(Thriller storico)
Edizioni Bastogi, Foggia, 2006. ! 12,00 pp. 216

Giorgio Aprilia, Maestro Venerabile della Loggia “Saint Jean


de la Mysterieuse” – la più antica loggia di Torino – riceve
una misteriosa lettera da Montreal.
Quello che aveva sempre temuto stava ora per accadere:
sarebbe toccato a lui svelare al mondo il segreto che la sua
Loggia custodiva da secoli. Ed era un segreto che avrebbe
messo in ginocchio la Chiesa cattolica.
Tra passato e presente, il racconto si sposta in mezzo ai Cavalieri Templari, a Casa
Savoia e al Vaticano. Con una storia che si snoda tra Terra Santa, Francia, Italia,
Argentina, Svizzera e Canada, per arrivare a sciogliere un enigma che alla fine svela il
suo inquietante segreto.
Il libro è avvincente e incalzante, scritto con un brio che dà vita reale ai personaggi
storici autenticamente esistiti.
La storia si svolge in tre differenti epoche storiche: al tempo del processo ai Templari
di De Molay, nel XVI secolo quando i Savoia spostano la capitale del Ducato a Torino,
e naturalmente ai giorni nostri.

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SEGNALAZIONI EDITORIALI

BENT PARODI
Cognomi siciliani
Armando Siciliano Editore, Messina, 2006. ! 18,00 pp. 313

L’opera che qui si presenta non ha pretesa di completezza. È


ovvio che qualsiasi repertorio di cognomi ha carattere antolo-
gico, perché altrimenti occorrerebbero svariati volumi. Essa si
propone realisticamente come guida introduttiva, diremmo
esemplificativa, al complesso e variegato sistema onomastico
siciliano.
Il volume è, letteralmente, il frutto di 25 anni di analisi e ricer-
che condotte dalla rubrica che l’Autore continua a curare sul Giornale di Sicilia. Il suo
successo, mai sopito, è fonte di incoraggiamento. Ai lettori il giudizio finale; con il loro
concreto assenso questo libro è certo suscettibile di ulteriori versioni ampliate e riviste.

La metamorfosi del guerriero


Greci, romani, barbari, Simmel, Jünger, Canguilhem, donne
combattenti, legionari, contractor, mercenari, Vegetti sul guer -
riero e il cittadino.
X book, conflitti globali 3, Milano, 2006. pp.191 ! 15,00

In tutto il mondo, dopo il 1914, ogni stato maggiore ha ricono -


sciuto che il calore individuale dei soldati è inessenziale quan -
to la loro bellezza.
J.G. Ballard
La metamorfosi del guerriero, M. Guareschi, M. Guerri
Figure del combattente
Militari, J.-P. Hanon
Mercenari, M. Bulgarelli, U. Zona
Bodyguard, E. Quadrelli
Legionari, D. Malventi
Intervista a Gilles Kepel sul terrorismo, R. Ciccarelli
Res gestae
Il guerriero e il cittadino, M. Vegetti
Ai confini dell’impero, C. Azzara

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SEGNALAZIONI EDITORIALI

Salvate il soldato Ivan, G.P. Piretto


Guerra e guerrieri, F.G. Jünger
Il militarismo e la posizione delle donne, G. Simmel
Guerriere globali, A. Molinari
Una donna combattente nelle truppe coloniali, M. el Quadéry
Vita e morte di un partigiano, G. Canguilhem
La memoria dei vinti nella guerra civile, F. Ferrándiz
Il cangaçeiro, G. Simmel

È¢VARAK˘RS≥ ≥NA
S˝m˘khy˝karik˝. La dottrina fondamentale dello Yoga S¨tra.
A cura di Massimo Vinti e Piera Scarabelli
Mimesis, Milano, 2006. pp. 120 !13,00

La conoscenza del S ˝ m ˘ k h y ˝, pressoché ignoto in Occidente,


è molto importante per lo studio dello Yoga, dato che que-
st’ultima disciplina sviluppa una sua particolare via verso la
liberazione (k a i v a l y a) basandosi proprio sui principi esposti
dal S˝m˘khy˝.
Alcuni studiosi sostengono addirittura che né il S˝m˘khy˝ né
lo Yoga siano completi in sé, mentre si ottiene un sistema
compiuto in tutte le sue parti quando le due discipline si connettono tra loro.

HANNAH ARENDT
La lingua materna
La condizione umana e il pensiero plurale
A cura di Alessandro Dal Lago
Mimesis, i cabiri, Milano, 2005. pp. 88 ! 8,00

In questo saggio di Hannah Arendt, corredato da un’intervi-


sta concessa dall’Autrice alla televisione tedesca nel 1964,
vengono esaminate questioni come l’esilio, l’identità di un
popolo e le trasformazioni che nel corso dell’età contempo-
ranea hanno sconvolto l’assetto dell’Europa e del mondo
intero. La condizione umana è soggetta a continui mutamen-
ti, spesso tragici, e l’unica possibilità inventiva, per la Arendt, consiste nella capacità
di provare stupore, nel porre domande in un atto di solidarietà tra esseri umani.

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SEGNALAZIONI EDITORIALI

FRANCESCO PERI
Da Weimar a Francoforte. Adorno e la cultura musicale degli
anni venti.
Mimesis, saggi e narrazioni di estetica e filosofia, Milano, 2005.
pp. 287 ! 19,00

Per troppo tempo Adorno è stato “il filosofo della musica”, leg-
gibile solo in termini di estetica e di puro pensiero a partire da se
stesso. Questo libro mette alla prova un approccio storico alter-
nativo, dove l’attenzione va all’altra faccia dello specchio, al
rovescio empirico e reale della filosofia. Il pensiero musicale di
Adorno non è un’appendice alla “teoria critica”, ma una vocazione precoce che ha
seguito le sue strade molto prima che una Scuola di Francoforte calcasse le scene. Si
tratta allora di ricostruire il pedigree genuinamente musicale di una posizione, di trac-
ciare i diagrammi delle forze in gioco, le ragioni concrete di una disputa a più voci che
attraversò la Germania tra le due guerre.
Misurando il nuovo spazio della critica consolidatosi nei primi anni venti, ripercorren-
do le posizioni di poetica e teoria di musicisti come Schönberg, K¸enek, Hindemith,
Stravinskij, soffermandosi ad approfondire problemi di storia sociale come la nascita
della radio, la diffusione del jazz, l’imporsi di fenomeni di gusto e di costume come la
“nuova oggettività”, il lavoro si propone di riportare in luce, documenti alla mano, quel
vivo groviglio di sfide, tensioni, problemi e conflitti che fece della cultura di Weimar
l’affascinante crogiolo che sappiamo, e che ebbe come uno dei suoi frutti più maturi il
nascente pensiero musicale di Adorno. Di questo pensiero si è tentato di rievocare la
preistoria: tutto un continente sommerso fatto di riviste, di pubblicistica, di memoriali-
stica, di quotidianità è chiamato a infondere nuova vita in opere di intervento e di
immediata attualità che un brillante destino filosofico ha più tardi finito per scorporare
dal loro reale contesto. Soltanto allora sarà possibile tornare sui motivi più controversi
della proposta critica adorniana – la polarità Schönberg-Stravinskij, la dottrina del
“materiale musicale”, la questione dell’espressivo – forti di uno sguardo più equilibra-
to e più maturo.

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SEGNALAZIONI EDITORIALI

AUGUSTO MAZZONI
La musica nell’ermeneutica contemporanea
Mimesis, morfologie, Milano, 2005. pp. 122 ! 13,00

Di fronte a un’opera musicale, tanto gli esecutori quanto gli


ascoltatori sono chiamati a compiere un’attività di ordine
squisitamente interpretativo, volta alla comprensione di un
senso da riprodurre esecutivamente o da cogliere uditiva-
mente. Ciò mette in evidenza un aspetto fondamentale della
musica, così spesso sottolineato dai diversi autori che negli
ultimi cinquant’anni si sono occupati di filosofia e teoria del-
l’interpretazione: Betti, Pareyson, Gadamer, Jauss, Vattimo. Dalla riflessione erme-
neutica contemporanea emergono molteplici problematiche: sui criteri da adottare per
comprendere il senso musicale, sul rapporto che si instaura tra opera e interprete, sul-
l’eventuale natura linguistica della musica.

AUGUSTO MAZZONI
La musica nell’estetica fenomenologica
Mimesis, morfologie, Milano, 2004. pp. 124 ! 12,00

Non sono rare le occasioni in cui l’estetica fenomenologica si


è occupata di argomenti musicali. Se Edmund Husserl ha
dedicato solo qualche osservazione al suono e alla musica,
riflessioni più ampie vengono in proposito da alcuni suoi
allievi: Conrad, Ingarden e Schütz. L’attenzione di questi
autori si concentra su tematiche di natura essenzialmente filo-
sofica: lo statuto ontologico ed estetico dell’oggetto musica-
le, il problema dell’identità di un’opera, le caratteristiche del-
la temporalità in musica. Ne risultano una serie di considerazioni di squisito ordine teo-
retico, ricche però di conseguenze anche in ambito musicologico.

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SEGNALAZIONI EDITORIALI

Etnomusicologia storica del mondo antico


Per Roberto Leydi
a cura di Donatella Restani
Longo Editore, Le Tessere n. 10, Ravenna, 2006.
pp. 154 ! 22,00

Umberto Eco, Leydi, oltre l’etnomusicologia


F. Alberto Gallo, Per Roberto Leydi
Donatella Restani, Per un’etnomusicologia storica del mondo
antico
Riccardo Di Donato, Moysiké. Premesse antropologiche allo studio della poesia greca
François Lissarrague, La musique comme spectacle en Grèce ancienne
Gioachino Chiarini, «Quando danza il cielo stellato di Zeus». Spazio, tempo, ritmo nel -
lo Ione di Euripide
Domenico Musti, La funzione della musica nel libro VIII della Politica di Aristotele
Simon D. Goldhill, Donne musiciste e società ellenistica
Renzo Tosi, La musica nei proverbi greci
Maurizio Bettini, Le «voci» degli animali

L’incontro tra l’etnomusicologia e la storia può costituire una nuova prospettiva di stu-
dio per le tradizioni musicali dei popoli antichi? Con questa ipotesi hanno accettato di
confrontarsi alcuni illustri storici delle idee e della cultura letteraria e figurativa del
mondo antico. Le loro argomentazioni spaziano attraverso l’antropologia storica, l’i-
conografia, la filologia, la storia e la letteratura, e arricchiscono con fonti sinora ine-
splorate da questo punto di vista la nostra conoscenza degli eventi sonori e delle azio-
ni sonore dei Greci e dei Romani. Vogliamo sperare che esse non sarebbero dispiaciu-
te a Roberto Leydi, rimpianto pioniere dell’«altra» musica e appassionato sostenitore
della sua dimensione storica.

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SEGNALAZIONI EDITORIALI

SELENE SARTESCHI
Il percorso del poeta cristiano
Riflessioni su Dante
Longo Editore, Memoria del Tempo n. 28, Ravenna, 2006.
pp. 240 ! 18,00

Una data fatidica segna il percorso esistenziale di Dante: nel


1302 gli è infatti comminato l’esilio. Prima di tale data il poe-
ta, a Firenze, aveva ultimato la Vita Nova, l’opera giovanile
nella quale egli già ha trovato la propria voce inaugurando un
nuovo stile, un nuovo modo di parlare d’amore, che lo distin-
gue fra gli altri rimatori in volgare. Al culmine della carriera
politica la condanna lo costringe all’allontanamento dalla Patria e dagli affetti più cari.
Così, nella dolorosa condizione di exul inmeritus, spostandosi da una corte all’altra, ini-
zia due trattati, Convivio e De Vulgari Eloquentia, la cui interruzione improvvisa e con-
temporanea si spiega con il probabile avvio del poema. Sorretto da un’incrollabile fede
nella grazia divina e dalla fiducia nel potere della parola, nello strumento del proprio
volgare materno, il poeta porta a compimento – nel corso di circa tre lustri – la come -
dìa. In quella che si configura come la nuova epica cristiana lo scriba ispirato da Dio
nel descrivere l’oltremondo ridisegna questo mondo, perché è al mondo mortale che
egli guarda ad ogni passo, nella certezza che l’umanità possa trovare la felicità e la
libertà in questa vita. Nella storia, la nascita di Cristo testimonia la possibilità della sal-
vezza, e cioè la possibilità di seguire un percorso che culmina, per il poeta cristiano,
nella visione di Dio, e per ogni uomo in quella renovatio cui il poema fa costante rife-
rimento. I testi presenti in questo volume vogliono far risaltare alcuni momenti del per-
corso seguito da Dante come poeta cristiano: due dimensioni, quella di poeta e quella
di cristiano, che sono pressoché inscindibili nell’autore della comedìa.

Gli scritti raccolti in questo libro, fatta eccezione del primo e dell’ottavo, inediti, sono
usciti in rivista o in Atti di convegno: il secondo è compreso nel volume miscellaneo
Leggere Dante, a cura di Lucia Battaglia Ricci, Ravenna, Longo 2002; il terzo, con il
titolo Lode e dolcezza nel XXVII della “Vita Nuova”, è apparso in Critica Letteraria,
a XXVI, Fasc. I, 1998; il quarto ne L’Alighieri, n. 23, 2004; il quinto, nel volume Dan -
te in lettura, Atti del Convegno nazionale di Studi, Foggia (28-29 marzo 2003) a cura
di Giuseppe De Matteis, Ravenna, Longo, 2005; il sesto in Autori e lettori di Boccac -
cio, Atti del Convegno internazionale di Certaldo (20-22 settembre 2001), a cura di
Michelangelo Picone, Firenze, Cesati, 2002: il settimo in Lectura Dantis Turicensis,
vol. III, P a r a d i s o, a cura di Georges Güntert e Michelangelo Picone, Firenze, Cesati,
2002; il nono ne L’Alighieri, n. 26, 2005.

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SEGNALAZIONI EDITORIALI

Ravenna tra Oriente e Occidente: storia e archeologia


A cura di Andrea Augenti - Carlo Bertelli
Longo Editore, I Quaderni di «Flaminia» n. 8, Ravenna, 2006.
pp. 88 ! 10,00

Presentazione di Elsa Signorino e Lanfranco Gualtieri


Introduzione di Andrea Augenti e Carlo Bertelli
Premessa di Alba Maria Orselli
M. Caroli, Culto e commercio delle reliquie a Ravenna nel -
l’alto Medioevo
A. Augenti, Ravenna e Classe: il racconto di due città, tra sto -
ria e archeologia
M. David, Ktisis, kosmesis kai ananeosis. Restaurazione e rinascita nei mosaici del -
l’Africa bizantina
G. Montanari, La chiesa di Ravenna
C. Rizzardi, L’architettura di Ravenna fra V e VI secolo: orizzonti mediterranei

I saggi che compongono questo Quaderno, non diversamente dai contributi raccolti nel
catalogo della mostra “Santi banchieri re. Ravenna e Classe nel VI secolo, San Severo
e il tempio ritrovato”, del quale il Quaderno vuole costituire un naturale corollario,
aggregano le loro tematiche nel segno di una dialettica di presenza/assenza: presen-
za/assenza di un santo del IV secolo, Severo, e del suo sito cultuale, la chiesa a lui dedi-
cata nel VI secolo entro la città di Classe – Classe, uno dei poli della urbs regia R a v e n-
nate nel VI secolo all’interno di una sorta di conurbazione (Savigni 2005, 623), o di
una vera e propria conurbazione (Augenti 2006, 18); o senz’altro, e con qualche diver-
sa sfumatura, satellite di Ravenna (Augenti 2006 bis, 185). […]
Catastrofi naturali e più ancora insipienza degli uomini hanno quasi cancellato la strut-
tura fisica deputata alla conservazione della memoria storico-religiosa di san Severo
vescovo di Ravenna; forme di cultura religiosa transeunti, e perimibili, attraverso epo-
che e paesi ne hanno allontanato da Ravenna persino i frammenti reliquiali, e di questi
– anche ove sopravvivano riconoscibili – hanno depotenziato il valore semico, addu-
cendoli nella sfera dell’irreale. Ma dalla compattezza di quel cosmo, dalle sue eviden-
ze scritte, monumentali e iconografiche, la sopravvenuta assenza di Severo è in qual-
che modo ricondotta a presenza. […]

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SEGNALAZIONI EDITORIALI

WIDMANN, CLAUDIO
Rotary Ideale
Un secolo di idee, concetti, valori e cultura
Prefazione di Italo Giorgio Minguzzi
Longo Editore, Storia, Ravenna, 2006. pp. 272 ! 20,00

Il Rotary è il capofila di ogni associazionismo d’élite; è l’as-


sociazione professionale più diffusa nel mondo; è il s e rvice
club più incisivo di ogni tempo. Nel dischiudersi del suo
secondo secolo di storia, il tempo è maturo per una riflessio-
ne sulle matrici culturali, sui principi ispiratori, sulle struttu-
re ideologiche del Rotary.
Questo volume ripercorre il secolo di vita di questo movimento e ne delinea la fisiono-
mia attraverso una specifica griglia di lettura, che ricostruisce il suo sfondo culturale,
sociale, filosofico e ideologico. Il Rotary che ne emerge è un’espressione significativa
della cultura del Novecento.
La prima parte del volume radica il movimento rotariano tra passato europeo e futuro
americano, proietta il suo avvenire nella dimensione internazionale, lo interfaccia con
i fermenti più innovativi del pensiero novecentesco. Sviluppa in particolare la storia del
movimento rotariano in Italia e deii suo rapporti con tre aspetti nodali della cultura ita-
liana: quella cattolica, quella fascista e quella marxista.
La seconda parte sviluppa i fondamenti teorici del Rotary e la loro interazione con gran-
di sistemi di pensiero: il concetto di elite e di eccellenza nella professione, il valore del-
l’amicizia come forma etica dell’amore, la categoria etica quale specificità umana, la
filosofia del servizio e la diversità rispetto alla beneficenza, la vocazione planetaria e
la globalizzazione di idee e progetti.
La terza parte prospetta scenari di impegno prossimo venturo e traccia linee di rimedi-
tazione su temi che si impongono all’attenzione contemporanea: la relazione con l’am-
biente, la riabilitazione collettiva del femminile, la mutata fisionomia delle nuove fami-
glie, la trasformazione dell’identità nelle nuove generazioni.
Ne scaturisce il ritratto di un movimento iscritto creativamente e fattivamente nel neo-
umanesimo novecentesco, proteso a coltivare e a promuovere i tratti più specifici e più
nobili dell’Uomo.

Varie sono le opere edite, anche in Italia, che si sono poste come obiettivo la storia, le
finalità e l'impatto del Rotary nella nostra società. Questo volume di Widmann però
aggiunge molto di nuovo alla letteratura esistente e, se da un lato può a pieno titolo inse-
rirsi nelle celebrazioni per i cento anni di vita di questo sodalizio, che si è diffuso in tut-

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SEGNALAZIONI EDITORIALI

to il mondo, dall’altro, ed è l’aspetto a mio avviso più importante e significativo, si dis-


tacca dalla semplice ricostruzione storica, per approfondire piuttosto in chiave socio-
psicologica la natura e l’efficacia sociale dell’associazione.
Infatti, già nella prima parte del volume, indagando sul secolo di storia del Rotary, l’Au-
tore non si limita a ripercorrere i fatti, gli episodi e gli elementi caratterizzanti le vicen-
de rotariane che hanno attraversato l’intero secolo XX, ma va alla radice del pensiero
e delle intenzioni del Fondatore e di coloro che con lui hanno concorso a creare questa
associazione che, pur nella dimensione allargata a tutto il mondo, mantiene le caratte-
ristiche di una iniziativa condivisa da un “gruppo” di persone che hanno avuto in comu-
ne la difesa di taluni valori e la ricerca insieme di finalità equivalenti.

Le società di mutuo soccorso in provincia di Ravenna


Un percorso storico
A cura di Massimo Baioni
Longo Editore, Contemporanea n. 28, Ravenna, 2005.
pp. 192 ! 15,00

M. Baioni, Introduzione. Le società di mutuo soccorso nel


Ravennate dall’Unità alla Repubblica
F. Conti, Dall’Unità d’Italia al riconoscimento giuridico
(1886)
F. Tarozzi, Apogeo e declino del mutualismo: dagli anni “fin
de siècle” al ventennio fascista
M. Bigaran, Il Mutuo soccorso nella provincia di Ravenna nel secondo dopoguerra
C. Bassi Angelini, Il Mutuo soccorso e le esperienze associative femminili nel Raven -
nate

Segnato da una marcata espansione dell’associazionismo, il territorio ravennate, nel più


ampio quadro romagnolo, ha avuto nelle società di mutuo soccorso uno dei traini più
qualificanti del suo sviluppo. Secondo le statistiche del 1886, tra le province dell’Emi-
lia e della Romagna quella di Ravenna era seconda soltanto a Bologna per numero di
società e di soci iscritti. Per fare luce su questo fenomeno ricco e articolato, il libro
ripercorre la nascita, il radicamento e l’evoluzione delle società nel Ravennate lungo
un periodo che parte dall’epoca liberale, attraversa il ventennio fascista e si inoltra nei
primi decenni dell’Italia repubblicana. Matrice fondamentale delle organizzazioni ope-
raie e del movimento cooperativistico che si affermarono a cavallo tra Otto e Nove-

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SEGNALAZIONI EDITORIALI

cento, l’associazionismo mutualistico viene collocato e studiato nella sua autonoma


specificità: insieme alla riflessione sulle ragioni della loro massima espansione e del
loro graduale declino, emerge così la dimensione multiforme delle società, il loro situar-
si con originalità all’incrocio di storia economica, storia sociale e storia culturale. La
costituzione di nuove società ed enti di mutuo soccorso, quale si è registrata negli ulti-
mi dieci-quindici anni, mostra infine come quella ravennate sia un’esperienza in movi-
mento, che punta a dare una risposta alle rinnovate istanze di solidarietà e di volonta-
riato: e testimonia il senso di una vitalità e di una partecipazione che si nutrono del lega-
me con una lunga e consolidata tradizione.

La ricerca sulle società di mutuo soccorso in provincia di Ravenna, promossa dal Cir-
colo Cooperatori Ravennati e realizzata da studiosi e ricercatori di riconosciuto valore
scientifico, costituisce un’altra tappa importante nella realizzazione del programma di
ricerca storica sulla cooperazione e sulle molteplici forme di associazionismo che han-
no segnato la storia sociale, la cultura e il costume della nostra comunità.
Questa pubblicazione, nel presentare i risultati della ricerca, si propone di fornire ele-
menti utili per la conoscenza storica e la interpretazione di un fenomeno che nel terri-
torio ravennate ha avuto una presenza ricca e diffusa.
Un percorso che può aiutare la riflessione sullo stato attuale e le prospettive di evolu-
zione e sviluppo delle società di mutuo soccorso che, a quasi due secoli dal loro primo
apparire, stanno dando segni significativi di ripresa.
Negli ultimi anni infatti nuove società si sono affiancate a quelle esistenti, con caratte-
ristiche che ovviamente tengono conto del contesto mutato e in rapida evoluzione, ma
tendono a ispirarsi a quella lunga e consolidata tradizione.

GIUSEPPE TUCCI
Italia e Oriente
A cura di Francesca D’Arelli
Presentazione di Gherardo Gnoli
ISIAO, Il Nuovo Ramusio 1, Roma, 2005. pp. 206 ! 19,00

L’IsIAO, che raccoglie, custodisce e tramanda l’eredità del-


l’IsMEO, fondato da Giuseppe Tucci con Giovanni Gentile
nel 1933, vuole riproporre con questo volume un’opera che,
pubblicata nel 1949, conserva integra la sua attualità, dive-

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SEGNALAZIONI EDITORIALI

nuta ora – si potrebbe dire – ancor più evidente, a causa dell’enorme sviluppo avutosi
in questi decenni nell’incontro e nel confronto, ora sereno ora inquietante o drammati-
co, tra Oriente e Occidente.
Alla nostra cultura, agli inizi del III millennio, Italia e Oriente può presentarsi quasi
come una scoperta. Si è stati poco abituati, infatti, dopo l’ultimo conflitto mondiale, ad
apprezzare il posto che all’Italia storicamente spetta in questo incontro. Anzi, si è stati
spesso pronti a disconoscerne il valore, inclini, per ignoranza, per pregiudizio o per sen-
tito dire, a riconoscere piuttosto ad altre nazioni europee, e massimamente a quelle che
imposero imperi coloniali, una sorta di primato nella conoscenza delle civiltà dell’O-
riente o dell’Asia nel suo insieme.
Giuseppe Tucci, invece, in queste pagine vivaci e appassionate, ricche di dati, di noti-
zie e ancor più di pensiero, illustra in modo esemplare come gli Italiani, missionari,
viaggiatori e poi studiosi, abbiano avuto prima e più di altri un ruolo antico e centrale
nell’incontro tra l’Europa e l’Asia, da mediatori pacifici e spesso eroici, non condizio-
nati da interessi di potere o meramente mondani, ma sorretti o dalla forza di una fede
da propagare o da quella di una volontà alla ricerca di sempre nuove conoscenze. Con-
viene rievocare certe nobili opere dei nostri maggiori – scrive Tucci – p e rché non si
tratta di conquiste avventurose e rapaci, ma di un generoso ed illuminato scambio di
cultura, confortato da un vivo senso di umana comprensione. […]
V’è però una condizione essenziale – insegna Tucci – perché una tale comprensione si
affermi davvero e via via poi si allarghi. È lo sforzo disinteressato e sincero di compe-
netrarsi realmente nella cultura dell’altro, perché conoscere un popolo è come fare
all’amore: non ci vogliono intermediari, avvicinandosi, ad esempio, alla sua religione
senza dimenticare che altri vivono di essa e delle sue speranze, consapevoli che non ci
si può passare sopra con un’alzata di spalle od un sorriso di dispregio. Per tutte le gen -
ti, anche per quelle che sembrano più lontane dal vero, la religione è l’invisibile pon -
te che congiunge la terra al cielo, la faticosa e dogliosa evasione dalla prigionia del
tempo alla libertà dell’eterno.
Non si è trovata opera più adatta e più degna per inaugurare le nuove pubblicazioni del-
l’Istituto destinate ad un largo numero di lettori interessati all’Asia e all’Africa, al fine
di ampliare gli orizzonti della cultura italiana e di renderla cosciente di essere portatri-
ce di un’eredità ideale oggi più che mai significativa e preziosa. Ed è così, per fedeltà
ad un magistero sempre attuale e fecondo, che si è riproposto per questa collana il nome
del Nuovo Ramusio che Tucci, ispirandosi alla vastità della universale e poliedrica sil -
loge ramusiana, diede alla serie da lui fondata nel 1950 come a corredo proprio di Ita -
lia e Oriente.
dalla Prefazione di Gherardo Gnoli

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SEGNALAZIONI EDITORIALI

B L O C H , D A N I É L O U , E L I A D E , G R I A U L E , H E N T Z E , L É V I - S T R A U S S,
PUECH, TUCCI, WIDENGREN
Il simbolismo cosmico dei monumenti religiosi
A cura di Beniamino Melasecchi
ISIAO, Il nuovo Ramusio 2, Roma, 2006. pp. 135 ! 16,00

Più che simboli, il palo della capanna, il foro fumario, il


bastone totemico, il taotie cinese, la struttura e la colloca-
zione dell’altare vedico, la ziqqurat babilonese, gli arredi
del Santissimo nel Secondo Tempio, etc., studiati non solo
e non tanto nella prospettiva comparatista, si rivelano come
la riproduzione, nelle umane proporzioni, di eventi e fenomeni cosmici, nel contesto di
una scienza in cui osservazione e misurazione, guidati dall’istinto dell’immaginazione,
miravano a fare dell’Alto e del Basso, del cosmo e della terra, quell’unica realtà in cui
l’uomo potesse ordinatamente condurre la sua esistenza.
Circostanza irripetibile – e non solo perché quasi tutti scomparsi – quella che vide in
Roma, nel 1955, l’orientalista, tibetologo e indologo, Giuseppe Tucci (1894-1984), gli
storici delle religioni Mircea Eliade (1907-1986), Henri-Charles Puech (1902-1986) e
Geo Widengren (1907-1996), l’antropologo Claude Lévi-Strauss (1908-), l’etruscolo-
go Raymond Bloch (1914-1997), l’ebraista e cristianista Jean Daniélou (1905-1974),
l’africanista Marcel Griaule (1898-1956), il sinologo Carl Hentze (1883-1975), riuniti
in un convegno sul Simbolismo cosmico dei monumenti religiosi.
Nonostante la varietà delle scuole di cui erano l’espressione, o addirittura i fondatori,
questi maestri – esponenti di spicco di una generazione irripetibile di studiosi – ebbero
l’occasione, ritrovandosi intorno ad un medesimo e significativo argomento, di confer-
mare il comune impegno per il rinnovamento della Storia delle Religioni, prima di loro
confinata entro troppo angusti limiti.
Il libro raccoglie le relazioni del Convegno del 1955, già apparse in francese nell’edi-
zione del 1957, con l’eccezione del contributo di Tucci scritto nella nostra lingua.
Rispetto a quella prima edizione, la presente comprende anche il testo letto in italiano
da Widengren il 25 aprile 1955 ma consegnato in ritardo per la pubblicazione.
L’inserimento di questa nuova edizione in italiano del Symbolisme cosmique des monu -
ments religieux nella collana del Nuovo Ramusio, recentemente inaugurata dall’IsIAO
con Italia e Oriente di Giuseppe Tucci (Roma 2005), ha un duplice significato: proporre
all’attenzione del vasto pubblico un libro che a suo tempo poté essere apprezzato uni-
camente dalla ristretta cerchia degli specialisti ed al contempo dare una testimonianza
di valore storico del fervore scientifico e culturale che animò l’IsMEO sotto la presi-

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SEGNALAZIONI EDITORIALI

denza di Tucci, e che oggi, grazie anche alla continuità rappresentata dalla presidenza di
Gherardo Gnoli, si riversa con immutato slancio, anzi aprendosi all’orizzonte africano, nel-
l’Istituto Italiano per l’Africa e l’Oriente.
dalla Prefazione di Beniamino Melasecchi

ALLAM, BORRMANS, BUDELLI, MASTROBUONI, PIGA, SCATTOLIN,


VENTURA, ZARMANDILI
Il fondamentalismo islamico
A cura di Angelo Iacovella e Alberto Ventura
ISIAO, Il Nuovo Ramusio 3, Roma, 2006. pp. 129 ! 16,00

La civiltà islamica, sin dal suo apparire, si è venuta configu-


rando come un enorme mosaico geopolitico che, nella sua
estensione, ha finito per inglobare una molteplicità di popoli,
di etnie, di stati nazionali e di realtà le più composite, aventi
in comune quantomeno una formale aspirazione a confor-
marsi ai principî del Corano. Ammontano oggi a più di quaranta, dal Marocco all’In-
donesia, dalla Somalia al Pakistan, dalle isole Maldive alle giovani repubbliche dell’ex-
Unione Sovietica, i paesi in cui la stragrande maggioranza della popolazione si richia-
ma, osservandone più o meno fedelmente i precetti, alla religione universale fondata
dal Profeta nei primi decenni del VII secolo della nostra èra. Non a caso, l’Islam – for-
te del suo miliardo e più di seguaci, addensati in prevalenza lungo una fascia di territo-
ri che, dall’Africa settentrionale e sub-sahariana, attraverso il vicino Oriente e la peni-
sola araba, si irradia come un’onda in direzione dell’Asia centrale e sud-orientale e del
sub-continente indiano, fino a lambire i confini occidentali della Cina – è, tra le con-
fessioni religiose di respiro universalistico, quella che insieme alla cristiana può vanta-
re il maggior tasso di diffusione sulla faccia della terra. […]
[…] Chiusasi, con la caduta del muro di Berlino (1989), l’epoca dell’equilibrio bipola-
re, fondato sulla contrapposizione del blocco comunista a quello liberal-capitalistico
(l’uno e l’altro concentrati, per oltre un quarantennio, nella reciproca intimidazione ato-
mica), si è venuto delineando negli ultimi anni un nuovo e molto più articolato “scena-
rio” internazionale, la cui stabilità, secondo taluni analisti, sarebbe messa a repentaglio
a questo punto non più dal tradizionale “pericolo rosso”, bensì dal virulento e per certi
versi inaspettato insorgere di una “questione islamica”. […]
dalla Prefazione di Angelo Iacovella e Alberto Ventura

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SEGNALAZIONI EDITORIALI

GIULIO CESARE MAGGI


Mozart a Milano
Fondazione Emilio Bernardelli, Milano, 2006. pp. 64 ! 14,00

Mozart e tutta la galassia dei compositori altrettanto luminosa,


soprattutto nel periodo classico della nostra epoca, hanno com-
posto in modo difficile per rendere facile l’arrivo del loro subli-
me nel nostro cuore. Il cervello, la coscienza della sintassi musi-
cale, l’apprezzamento dell’invenzione ben vengano, ma soprat-
tutto al cuore. Ragione prima dell’Arte: il cuore.
Pertanto si compia, con gentilezza, un lieve sforzo per vanifica-
re il principio divino e superiore della natura, quando si traduce
nella visione artistica troppo spesso negletta se non bistrattata della nostra esistenza.
M.° Pierfranco Vitale
V. Presidente Associazione Mozart Italia

GIULIO CESARE MAGGI


Gli epigoni di Ludovico il Moro e la fine del Ducato degli Sforza
Edizione fuori commercio stampata da Rotary Club Milano Est,
2006. pp.64

[…] Il nostro Socio Giulio Cesare Maggi ha voluto ricordare un


periodo tra i meno noti della vita politica del Ducato, legato a
rapporti di varia natura con Francia, Germania e Svizzera relati-
vo agli ultimi Sforza, forse ingiustamente detti i “pallidi epigo-
ni” del Principato di Ludovico il Moro, sul cui potentato e sugli
splendori della cui corte moltissimo è stato scritto, anche per la presenza in Milano di
personaggi quali Leonardo da Vinci e Josquin de Près.
Dopo Ludovico i figli Massimiliano e poi Francesco hanno governato questo Ducato
ed anzi solo Francesco II ebbe da Carlo V la formale investitura imperiale con patenti
che sono ancora oggi conservate nell’Archivio di Stato di Milano.
Seguirà la dominazione spagnola per quasi due secoli, ed anche di questa in futuro si
parlerà, al fine di valorizzarne non pochi aspetti positivi che l’attuale critica storica ten-
de ad evidenziare. […]
dalla Presentazione di Giuseppe Bernoni

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SEGNALAZIONI EDITORIALI

IL PENSIERO MAZZINIANO
Democrazia in azione
Anno LXI, numero 1, Gennaio-Aprile 2006

Editoriali e commenti
La presidenza di Ciampi e la difesa della Repubblica, P. Caruso
Perché il “no” vinca al referendum, S. Bonsanti
Il XX anniversario della scomparsa di Altiero Spinelli, T.
Padoa-Schioppa
Tolleranza e società multietniche, R. Brunetti
Saggi e interventi
Primo Risorgimento
Come si discute una Costituzione, R. Balzani
Giuseppe Mazzini e il Congrès international, A. Sfienti
Mazzini e il Risorgimento Italiano, M. Michea Sangro
Secondo Risorgimento
I federalisti nella Resistenza, G. Arfè
Rileggiamo la Resistenza per renderla accessibile a tutti, L. Platania
Cattaneo e Ferrara, due economisti dell’Ottocento, G.F. Fontana
Terzo Risorgimento
Federalismo Europeo e Identità culturali, A. Chiti-Batelli
Il Diritto Italiano e Tributario, “ritornare a Mazzini”, F.M. Giuliani
Un dibattito tra pensiero e azione, C. Foschini
Cento anni di Gioventù Repubblicana, M. Proli
La devoluzione nella riforma costituzionale, G. Muraro
Cultura e società
Il Risorgimento Italiano rivisitato, L. Bruni
Le trincee fangose della Somme, P. Permoli
Studi Repubblicani
Il nesso che unisce Dante a Mazzini, G. Mignani
Tra interesse nazionale e interesse borghese, F. Trocini
In ricordo
Piergiovanni Permoli
Libri, Cultura e Società
Riletture di P. Calamandrei; L’opzione di P. Caruso; Sulla IX Sura del Corano di B. di
Porto; Sul debito verso l’Ebraismo della Redazione; Fra gli scaffali, recensioni a cura di
P.M.; Segnalazioni dalla Rete di A. Sfienti.
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Recensioni

SERGIO PIANE - IPPOLITO SPADAFORA


La Massoneria a Pisa. Dalle origini ai primi del Novecento.
Bastogi Ed. Foggia 2006. ! 15,oo, pp. 263

di Guglielmo Adilardi

Oltre che parlarci della Massoneria pisana, i due autori premettono un breve excursus s u l-
le origini della Massoneria nel suo insieme, sulla linea guida del classico Carlo Francovich,
per ciò che concerne il Settecento, ed altri autori d’antan. Mancano all’appello, come testi
di riferimento, quando si parla della vicenda del Dr. Tommaso Crudeli e della prima sco-
munica inferta ai massoni da papa Corsini, i basilari e recenti testi di Maria Augusta Morel-
li Timpanaro e Renzo Rabboni, eusaustivi sull’argomento e apportatori di inediti documen-
ti, i quali gettano nuova luce sulla intrigata vicenda del conflitto fra Chiesa cattolica e Mas-
soneria, la quale culminerà nella ben nota, agli autori, antica condanna. Non risulta, peral-
tro, citato Aldo A. Mola per ciò che concerne la storia della Massoneria dall’Ottocento ai
nostri giorni, anche se le tesi assunte dagli autori collimano in toto con l’autorevole storico.
Si nota, inoltre, nei saggisti, lo sforzo di far comprendere, al di là delle vicende storiche,
l’essenza della Massoneria, andando a cercare di decifrare il campo metastorico e metafisi-
co della Istituzione, con l’aiuto autorevole di Johann G. Fichte e del sito ufficiale del G.O.I.
in internet, alla ricerca della comprensione del “sé”, della “verità”, della laicità, facendosi
aiutare in quest’ultimo campo da quel veterano di Bobbio che percorse nel passato diversi
sentieri.
L’antica Università di Pisa dal secondo Settecento è al centro di tutti i movimenti, idee,
flussi culturali europei. La gioventù, soprattutto, è attivo ricettacolo del “nuovo” che nasce
oltr’Alpe.
Per la Massoneria pisana gli autori si avvalgono principalmente dei rapporti di polizia del
Bargello, soprattutto nel periodo della repressione, dopo la caduta dei governi napoleonici,

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RECENSIONI

i quali rapporti di polizia fanno intravedere come i massoni cercano di defilarsi, pur man-
tenendo fra loro contatti più o meno segreti. Emergono così i processi per “giacobinismo”
dell’ormai vecchio Filippo Mazzei e dei suoi stretti amici: nuova borghesia emergente alla
vigilia di un prossimo Risorgimento.
Un testo in definitiva con notevoli documenti di archivio inediti corredati da note critiche
di buon livello considerato anche che i due autori non sono storici di professione. Rara-
mente si avvertono le difformità del lavoro a due, vi sono alcune attribuzioni di iscrizione
alla Massoneria non documentate per alcuni personaggi come nel caso del Guerrazzi, e la
parte finale è tratta dalla cronaca quotidiana senza alcun accenno di critica. Globalmente un
lavoro egregio soprattutto per le fonti archivistiche.

FRANCO DE LEONARDIS
All’Oriente di Camogli. Valle del Gentile. Libera Muratoria in Liguria. Sintesi e ricerche.
di Dino Cofrancesco

Da diversi anni, ormai, il pensiero cattolico controrivoluzionario ha risfoderato le vecchie


armi contro i “lumi”, responsabili di tutte le catastrofi che si sono abbattute sull’Europa, dal-
la rivoluzione francese ai totalitarismi di segno diverso del “secolo breve”. Riviste come
Cristianità, studiosi come Massimo Introvigne, Angela Pellicciari, Franco Cardini, Antonio
Socci, per restare in Italia, ripropongono temi e metodi d’indagine sullo “spirito moderno”
e i suoi derivati istituzionali e culturali che si ritenevano ormai archiviati negli scantinati del
pregiudizio ideologico e della superstizione religiosa. Tempo fa Massimo Introvigne, in un
articolo pubblicato su Quaderni di Cristianità (I, 2, 1985), dal titolo La Rivoluzione fran -
cese: verso una interpretazione teologica?, sulle orme di Plinio Correa de Oliveira – un oltra-
montano portoghese critico della “società aperta” alla quale, forse, preferiva quella civilis-
sima “forma di governo” rappresentata dal regime di Salazar! – richiamava l’attenzione sul-
l’attualità di Augustin Barruel, il profugo gesuita che, nelle sue Memorie per la storia del
giacobinismo scritte (1802; il secondo volume sulla Massoneria e gli illuminati di Baviera
è stato ripubblicato in anastatica da Mondadori nel 2004) aveva inaugurato la storiografia
del “complotto”, quella che attribuisce a oscure congiure di ristretti gruppi di potenti mal-
vagi le cause dei grandi rivolgimenti politici e sociali che hanno segnato la nascita del mon-
do contemporaneo. Per il collaboratore di Cristianità, la “teoria della congiura” assurda e
risibile nelle mani di Dan Brown (Introvigne, recentemente, ha dimostrato, in maniera eff i-

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RECENSIONI

cace, tutta l’inconsistenza del Codice da Vinci) diventa degna della massima considerazio-
ne in quelle di Barruel. L’ammirazione per il gesuita è così forte da indurlo persino ad avan-
zare talune riserve sull’opera, pur da lui molto apprezzata, dello storico Jean Dumont, L a
Révolution française ou les prodiges du sacrilège (Limoges 1984) per una certa sottovalu -
tazione della tesi del complotto e del ruolo della Massoneria. L’impianto concettuale dello
studio di Dumont, comunque, resta, a suo avviso, ineccepibile: il movimento rivoluziona-
rio fu, nella sua natura più profonda, un attacco contro la Chiesa e, in ultimo, contro Dio.
Il combinato disposto di Introvigne è abbastanza semplice: i massoni e gli illuminati vari
travolsero il buon ancien régime (Barruel) con l’obiettivo dichiarato di distruggere la fede
in Cristo e lo stesso sentimento religioso (Dumont).
Resta solo da spiegare come mai un ultramoderato monarchien, tra i primissimi ad
abbandonare la Francia rivoluzionaria, Jean-Joseph Mounier, avesse sentito il bisogno, pur
in un ambiente di esuli esacerbati contro le lumières, di scrivere un libro De l’influence
attribuée aux philosophes, aux francs-maçons et aux illuminés sur la révolution de France
(Tubingue 1801) proprio per sfatare il luogo comune legittimista di un paese ben governa-
to attaccato improvvisamente dalle forze oscure della Massoneria.
Quoique je suis persuadé que les sociétés secrètes sont dangereuses – scriveva a chiare let-
tere – je n’hésite pas à soutenir que les francs-maçons n’on pas eu la plus légère influence
sur la révolution. E concludeva con storicistico buon senso: Les sociétés de francs-maçons
et les écrits des philosophes sont répandus dans toute l’Europe, et cependant à l’exception
de la France et des pays où les soldats ont pénétré, aucun état n’a subi de changement poli -
tique. Quand même il n’existerait plus un seul franc-maçon dans le monde, si ceux qui gou -
vernent ruinent leurs finances, mécontentent leurs armées, laissent introduire le désordre
dans toutes les parties de l’administration, et rassemblent alors un grand nombre de dépu -
tées du peuple pour leur demander des secours, les révolutions seront inévitables.
E ancora, se è vera la tesi di Dumont che l’avversario primo della Rivoluzione francese
è il cristianesimo e che la nobiltà e la monarchia sono attaccate soltanto quando mostrano
una seria volontà di difendere le istituzioni cattoliche, come mai non se ne accorse il più
grande pensatore politico dell’Ottocento, il liberal-moderato Alexis de Tocqueville? Nella
Democrazia in America del 1835, l’aristocratico normanno aveva scritto: Gli increduli in
Europa perseguitano i cristiani più come nemici politici, che come avversari religiosi: essi
odiano la fede più come l’opinione di un partito, che come una credenza erronea; e nel sacer -
dote respingono non tanto il rappresentante di Dio, quanto l’amico del potere. In Europa il
Cristianesimo ha permesso che lo si unisse intimamente alle potenze terrene. Oggi queste
potenze cadono, ed egli è come sepolto sotto le loro rovine. È un vivente che hanno voluto
legare a dei morti: tagliate i legami che lo trattengono, ed egli si rialzerà.
Che non si sia entrati in una stagione politica e culturale in cui persino alfieri di un libe-
ralismo prudente e problematico come Mounier e Tocqueville rischiano di venir arruolati
nell’esercito della sovversione e dell’Anticristo!

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In realtà, è forse venuto il momento di tornare a un sano approccio storicistico e a ricer-


che sul campo che, pur segnate dalla weberiana Wertbeziehung, facciano luce sul passato e
sulla sua irriducibile complessità. Ma occorre, soprattutto, recuperare il senso della “moder-
nità” e della Rivoluzione come “retaggio plurimo”, immane crogiolo nel quale ha preso for -
ma l’universo politico della contemporaneità con la pluralità dei suoi discorsi politici e del -
le connesse forme istituzionali, per usare un’espressione contenuta nell’aureo, breve, saggio
di Stefano De Luca su I monarchiens tra rivoluzione e reazione (Il Pensiero Politico 1,
2005). Tale complessità, che caratterizza un po’ tutte le correnti filosofiche, i cenacoli scien-
tifici e letterari, i circoli artistici e religiosi che non solo in Francia hanno gettato le fonda-
menta della moderna l a i c i t à, investe, in particolare, la Massoneria, un fenomeno non poco
sfuggente come sanno i suoi molti storici da Carlo Francovich ad Aldo A. Mola, da Piero
Pieri ad Alessandro Luzio. Ben vengano, quindi, le ricerche intese a far luce su realtà loca-
li giacché – e il discorso, evidentemente, non vale solo per la Massoneria – è a questo livel-
lo, soprattutto, che trovano conferme o smentite le grandi interpretazioni storiche.
Un esempio di encomiabile lavoro su un significativo case study è offerto dallo studio di
Franco de Leonardis, All’Oriente di Camogli. Valle del Gentile. Libera Muratoria in Ligu -
ria. Sintesi e ricerche, uscito ora in bella veste tipografica (ed. Microart’s di Recco) con Pre -
fazione di Felice Israel. L’Autore, che non fa lo storico di mestiere, ha impiegato anni di
ricerche in biblioteche e archivi nazionali e stranieri per riportare alla luce eventi e perso-
naggi della Liguria moderna e contemporanea (dal 1700 ai nostri giorni) che bene illustra-
no, per così dire “dal basso”, lo spirito e la funzione civile della Massoneria.
Per uno storico “profano” come lo scrivente, risulta soprattutto interessante il variegato
spettacolo della Massoneria ligure e genovese – attiva, quest’ultima, fin dal 1736 – con la
sua associabilità mista, comprendente anche le donne e le più variegate classi sociali e con
la sua capacità di dar origine, nella seconda metà del secolo ad Accademie e Circoli cultu -
rali, tipiche espressioni dell’età dei Lumi.
La ricerca d’archivio compiuta da de Leonardis non solo si traduce in un racconto stori-
co, come dicono gli anglosassoni, i n t r i g u i n g ma, altresì, in preziose raccolte di elenchi di
affiliati e in un ricco album di immagini – ritratti di massoni, bandiere, simboli, divise, fron-
tespizi, paesaggi etc. –che stimolano il lettore e suscitano in lui curiosità che il testo è pron-
to ad appagare.
I primi tre capitoli della Libera Muratoria in Liguria – forse, quelli più densi e intellet-
tualmente impegnativi – riguardano il periodo giacobino, napoleonico e carbonaro caratte -
rizzato sia da personaggi legati alla post-rivoluzione francese che da uomini di derivazione
aristocratica. Moderati, progressisti, repubblicani trovano, seppure nelle diversità, nei lavo -
ri delle logge “Napoleoniche”, una ragione per la costruzione dell’Uomo e per l’affermazio -
ne dei nuovi ideali dapprima di Libertà e Uguaglianza e poi anche di Fratellanza, in ragio-
ne, va sans dire, del nuovo clima romantico degli anni della Restaurazione.
De Leonardis ripercorre, con estrema cura, le origini della prima, consistente, Libera

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Muratoria genovese, negli anni 1747-49 – si veda la vicenda di logge come la Compagnia
della Felicità, che non a caso adottava simboli ispirati al gergo della marina o la Compagnia
della Stella, entrambe, ed è non poco significativo di un clima che si sarebbe detto allora
“licenzioso”, aperte alle donne –, ne evidenzia i rapporti decisivi con la Francia, ricostrui-
sce, in pagine godibili, l’ambiente cosmopolita e in qualche modo trasgressivo che produs-
se istituzioni come l’Accademia Liguistica di Belle Arti (1751) o la Società Economica di
Chiavari (1791), tuttora attive. Particolarmente emblematica risulta, nel secolo in questio-
ne, la figura di Giacomo Durazzo, ambasciatore a Vienna della Repubblica di Genova dal
1749 al 1752, affiliato nel 1749 alla Loggia Aux Trois Canons che incontra e stringe lega-
mi di amicizia con illustri massoni come Gluck, Calzabigi, Leopold e Wolfgang Mozart,
Giacomo Casanova, Benjamin Franklin. Sono gli anni in cui Benedetto XIV promulga la
bolla di scomunica Providas Romanorum Pontificum (1751) e Monsignor della Torre,
vescovo di Sarzana, in una lettera privata del 1752, scrive che la Massoneria spegne nel
popolo l’attaccamento al principe e al sacerdote.
Il periodo compreso fra il 1778 e il 1787, allorché, con il patrocinio della loggia madre
di Rito Scozzese Filosofico Contrat Social, si costituirono La Fidelté (1778) e la S. Jean des
Vrais Amis Réunis (1783), rappresenta, per certi aspetti, il canto del cigno del Settecento
riformatore. Di lì a poco, infatti, la Rivoluzione avrebbe interrotto i rapporti tra le logge
francesi e italiane.
A confutare le fantasiose teorie controrivoluzionarie che vedono la Massoneria trionfare
in mezzo alle devastazioni prodotte dai suoi progetti palingenetici e sovversivi, de Leonar-
dis fa rilevare come la storia abbia ampiamente dimostrato che laddove rivoluzioni, guer -
re, turbolenze hanno disturbato, se non travolto, la pacifica convivenza degli uomini, la
Libera Muratoria si dissolve quale Ordine regolarmente costituito.
Non a caso, con la relativa stabilità del periodo napoleonico si assiste alla rifioritura del-
le logge –dalla Fille de la paix alla Saint Jean des Apennins. La maggiore disponibilità di
documenti –vengono riportate, in più di venti pagine, le “Tabelle delle logge napoleoniche”
– consente una più precisa caratterizzazione sociologica degli aderenti liguri – avvocati,
medici, giudici, ingegneri, farmacisti e funzionari dello Stato, negozianti [ … ] banchieri,
esponenti della proprietà immobiliare, artisti, tipografi e qualche appartenente al clero e un
più articolato discorso sulla loro funzione politica e culturale. Il favore con cui il primo con-
sole, poi imperatore, con grande lungimiranza, guardò alle logge fu ricambiato con model -
li, esperienze e uomini che contribuirono, in maniera decisiva, alla costruzione dello Stato
napoleonico.Al servizio della nuova e moderna amministrazione francese, i fratelli non solo
operarono nel senso di assicurare i diritti dell’uomo e del cittadino ma fin dal 1802 tenta-
rono di creare una coscienza unitaria per gli italiani.
Dei difficili anni della Carboneria e dei primordi risorgimentali mi sembra paradigmati-
ca la figura di Antonio Maghella, coadiutore del ministro di polizia Saliceti, poi convinto
sostenitore antibonapartista di Murat e, infine, graziato dal Re di Sardegna. Si è in presen-

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za, se non vado errato, del tipico massone, per sua natura neutrale a qualsiasi particolare
corrente di pensiero o idealità precostituita, e, pertanto, disponibile sia alla tattica “entri-
sta” – si entra nelle istituzioni per recarvi lo spirito dei lumi – sia all’impegno in prima per-
sona per promuovere trasformazioni decisive dell’esistente. Non meno paradigmatico il
caso di Emanuele Balbi che, nel 1814, con il sindaco Agostino Pareto, fa parte della dele-
gazione presso Lord Bentick e l’anno dopo della deputazione presso Vittorio Emanuele I.
Lungi dall’essere manzonianamente amici de’ contrasti, i membri delle logge liguri sono
attenti a cogliere tutte le occasioni per far penetrare idee e programmi pensati al servizio
del genere umano.
Nelle pagine sulla Genova prerisorgimentale e risorgimentale, de Leonardis ci fa incon-
trare noti personaggi come il padre di Mazzini, Goffredo Mameli, Giuseppe Garibaldi, il
simbolo più alto della Massoneria e del libero pensiero dell’Ottocento italiano, ci mostra le
ramificazioni liguri delle logge, i rapporti con la Carboneria, le divisioni strategiche. Gli va
dato atto, per inciso, di aver onestamente glissato sul problema Mazzini (citato solo qual-
che volta), la cui appartenenza alla Massoneria appare, alla luce della più recente storio-
grafia, controversa.
Il doppio binario sul quale si muove l’autore – approfondimento di realtà cittadine e regio-
nali, da un lato, illustrazione dei collegamenti nazionali ed europei, dall’altro – non viene
certo abbandonato nella parte del libro specificamente dedicata All’Oriente di Camogli.
L’elenco delle quaranta Logge operanti in Italia o fondate da massoni italiani in esilio fra
il 1815 e il 1859 evidenzia che la quasi totalità era ubicata nelle città marittime con la pre -
valenza di Livorno (21 Logge), Palermo (3 Logge), Napoli (4 Logge), Genova e le Riviere (3
Logge). La tipicità di queste logge “marittime” fa riflettere come per esse non ci sia stata
continuità nel movimento latomistico, soprattutto con le logge appartenenti al periodo
napoleonico.
Per quanto riguarda Genova e la Liguria viene fuori l’immagine di una proiezione oltro-
ceano e, in particolare, di rapporti intensi con il Sud America, comprovati, d’altronde, dal-
la circostanza, non poco significativa, che diverse logge sorte in Liguria avevano ottenuto
l’adozione del Grande Oriente del Perù. Grazie all’attenta documentazione di de Leonardis
riemergono dal passato figure come Antonio Maragliano, Paolo Borzone, il camoglino Gae-
tano Schiaffino, David Giacopello e Michele Vaja, le cui tombe nel cimitero vecchio di Leri -
ci, silenziosa memoria di vestigia Libero Muratorie recano la simbologia massonica di squa -
dra e compasso.
Ne risulta la prima esauriente storia della Libera Muratoria camogliese costituita da fra -
telli provenienti da orienti esteri e tutti di estrazione marittima. Dei ventisette componen-
ti la lista del Triunfo Ligure (ricevuta nel 1856 dal Grande Oriente di Francia), fa rilevare
de Leonardis, con l’orgoglio dell’innamorato che ha eletto Camogli a suo buen retiro, ben
15 sono nati e/o residenti a Camogli e sono nomi di commerci anche di idee che uniscono
la città dei mille velieri a Marsiglia, a New York, alle metropoli sudamericane.

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Sono gli anni della forte contrapposizione tra il neo-costituito Stato Italiano e la Chiesa
Cattolica Romana. Anche al di fuori dei confini dell’Italia è molto sentito l’antagonismo con
le frange cattoliche reazionarie. […] La comunità ligure era molto presente nelle logge mas -
soniche americane e la presenza di un forte anticlericalismo era stata politicamente inter -
pretata come movimento contrario al cattolicesimo.
Naturalmente non poteva mancare nel libro un capitolo dedicato a Simone Schiaffino,
nato a Camogli nel 1835 e morto, alfiere dei Mille, a Calatafimi. L’eroe, al quale la città
natia eresse un monumento (con incisi i versi di Dante, ovvero del poeta più caro in asso-
luto a Mazzini) e continuò a dedicare, in occasione di patrie ricorrenze, solenni comme-
morazioni – celebre quella tenuta nel maggio 1910, al Teatro Sociale, dal letterato Guido
Mazzoni, seguace di Carducci e apprezzato studioso di classici latini e rinascimentali – ave-
va appreso l’Arte Muratoria dal capitano Gaetano Schiaffino, col quale s’era imbarcato dal
1848 al 1855. Unitamente ad altri cittadini camogliesi lo si trova nella lista dei fondatori
della Loggia Triunfo Ligure del 10 giugno 1856 col terzo grado proveniente dalla Loggia
“Union Française” all’Oriente di New York come primo esperto.
Nel nome del caduto di Calatafimi, si costituisce nel 1901 la Loggia Simone Schiaffino
che sopravviverà fino al 1925. La loggia – 35 membri fra il 1908 e il 1918, di cui si pub-
blicano nomi e fotografie – contraddistinta dalla netta prevalenza delle professioni maritti -
me nonché da una sorta di rapporto privilegiato col locale, antico e prestigioso, Regio Isti-
tuto Nautico, che esprime figure di fratelli come Eugenio Giuseppe Enrico Goeta, preside
dell’Istituto, il capitano Umberto Revello, presidente della Società Capitani e Macchinisti,
Fabio Figari, capitano marittimo Antonio Cuneo, Lazzaro Bertolotto, Enrico Castello, Fran-
cesco e Teobaldo Ravaccia, Andrea Riccobaldi etc. Il lavoro, forza primigenia di ogni
costruzione è l’insegna ideale di questi uomini per i quali la conquista degli oceani, la pra-
tica delle tecniche e delle scienze, l’impegno civile sembrano essere il portato della c o n o -
scenza di principi e leggi fisiche e morali che l’iniziato – secondo un modello ripreso dalle
religioni misteriche – viene apprendendo nel corso della sua vita di loggia.
Le ultime pagine del libro riguardano la ricostruzione, nel 1945, della Loggia “Simone
Schiaffino” N. 93, i rapporti con le altre logge liguri, le diverse ramificazioni. La riprodu-
zione di elenchi di soci e di Maestri Venerabili nonché di documenti significativi di un’in-
faticabile attività è al solito precisa e puntuale. Sono periodi di nuove tensioni, soprattutto,
nel mondo politico, ed i Fratelli vengono invitati affinché ciascuno si adoperi perché la Log -
gia sia Loggia dell’Armonia. In un paese, come l’Italia del secondo dopoguerra, dilacerato
da conflitti di valore talora insanabili, si tratta di una funzione civile non sottovalutabile. Le
logge, infatti, cercano di ritessere, in nome di idealità laiche e risorgimentali, quei legami
comunitari in assenza dei quali nessuno stato moderno può sopravvivere, pur disponendo
di risorse materiali soddisfacenti. Logge che si intitolano a Giuseppe Mazzini, a Giuseppe
Garibaldi, a Simone Schiaffino, a Goffredo Mameli, a Giuseppe Cesare Abba o che si chia-
mano Nuovo Risorgimento, Pensiero e Azione, Giovane Italia stanno a significare la volon-

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tà di restare uniti, nella fedeltà al retaggio dei padri e al di là di ogni tentazione sciovinisti-
ca e di ogni falso unanimismo (indicativa è, tra l’altro, la ferma posizione assunta in difesa
delle sole nozze civili al tempo della controversia sugli sposi di Prato). È una missione tut-
t’altro che esaurita ai nostri giorni in cui si assiste, da più parti, a nuovi processi al Risorg i-
mento e il tema (risorgimentale) delle autonomie locali diviene l’alibi per regressioni etno-
tribali e per antistoriche condanne del presunto “unitarismo” dei Savoia e dei Cavour, dei
Mazzini e dei Garibaldi (se n’è sentita qualche eco persino in convegni massonici!). Anche
come momento di “ricomposizione nazionale”, le logge sono chiamate a onorare degna-
mente la memoria di quei padri il cui impegno civile de Leonardis ha rievocato con com-
petenza di storico e commossa partecipazione di adepto.

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