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HIRAM

Rivista del Grande Oriente d’Italia


n. 1/2005
• EDITORIALE
3 Tra Pessimismo Cosmico e Sconsiderato Ottimismo un Richiamo alla Forza delle
Idee e della Ragione
Gustavo Raffi
9 Miti e ideali
Ernesto d’Ippolito
11 I misteri di Osiride
Anna Maria Corradini
19 Simbologia delle colonne del Tempio di Salomone
Dario Banaudi
29 Pratica Sufi e iniziazione occidentale, un binomio possibile
Alberto Samonà
• ATTRAVERSO LA PSYCHE
35 Gli Archetipi e la tradizione ermetica
Roberto Ortoleva
45 Il simbolo in Jung
Salvina Artale
51 Jung, l’alchimia e oltre
Maurizio Nicolosi
61 Carl Gustav Jung e la cultura religiosa dell’Oriente
Daniele La Barbera
73 L’attività immaginativa: una finestra per l’Anima
Ferdinando Testa
87 La psicanalisi di S. Freud
Anna Maria Buonincontro e Francesco Sinatra

• SEGNALAZIONI EDITORIALI 93
• RECENSIONI 106
HIRAM, 1/2005
Direttore: Gustavo Raffi
Direttore Scientifico: Antonio Panaino
Condirettori: Antonio Panaino, Vinicio Serino
Vicedirettore: Francesco Licchiello
Direttore Responsabile: Giovanni Lani
Comitato Dire t t i v o:Gustavo Raffi, Antonio Panaino, Morris Ghezzi, Giuseppe Schiavone, Vinicio Serino, Claudio Bon-
vecchio, Gianfranco De Santis

Comitato Scientifico:
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(Saggista) - Silvio Calzolari (Orientalista) - Giovanni Carli Ballola (Univ. di Lecce) - Paolo Chiozzi (Univ. di Firenze) - Augusto Com-
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Devoti (Univ. di Torino) - Ernesto D’Ippolito (Giurista) - Santi Fedele (Univ. di Messina) - Bernardino Fioravanti (Bibliotecario del
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EDITORIALE
Tra Pessimismo Cosmico e Sconsiderato Ottimismo
un Richiamo
alla Forza delle Idee e della Ragione

di Gustavo Raffi
Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia

The Grand Master of the Grand Orient of Italy, Gustavo Raffi, proposes some gene-
ral considerations emerging from a deep reflection about the recent tragedy
occurred in South-East Asia; the Tsunami has presented us the most terrible face
of the Nature; in cases such these, we feel deeply depressed and a strong pessimistic
wave seems to obscure our vision of the existence. But, if it is true that human suf -
ferance, in particular when produced by natural disasters (but also for many other
reasons) cannot be completely avoided, as Freemasons we know that between an
exalted optimism and a radical pessimism, there is another path, that of the initia-
ted; through this way we should try to balance Consciousness and Reason: the Con -
sciousness of our human limits and of the inavoidableness of individual sufferance,
but also the Reason allowing us to avoid other disasters with the hope to be able of
building up a better world, as our rituals remind us. This means that any action
directed to improve a culture of prevention against natural disaster should be sup -
ported, because it can signify the difference between life and death. The Grand Mas -
ter has also underlined the direct engagement of the G.O.I. in favour of the Grand
Lodge of India, which is engaged in a strong action of support for the peoples
injured by the Tsunami.

e recenti vicende occorse con sconsolanti e dolorose conclusioni di uno


tutta la loro drammaticità nel dei più grandi pensatori dell’800 Europeo e
sud-est asiatico ci hanno indotto del nostro Paese, Giacomo Leopardi. La
ad una serie di riflessioni di ordine etico e manifestazione più brutale della violenza,
filosofico, che ovviamente, crediamo, deb- per così dire matrigna e implacabile della
bano trovare spazio e discussione anche nel Natura, sembra aver trovato in questa scia-
contesto intellettuale della nostra Obbe- gura una sua conclamata realizzazione, sen-
dienza. za al momento lasciare spazio ad alcuna
Di fronte ad una catastrofe di portata consolazione oppure ad una qualche accet-
eccezionalmente distruttiva quale quella tabile spiegazione del perché di tale dram-
dello Tsunami vengono, infatti, in mente le ma. Una sorta di cui prodest? non può
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EDITORIALE

infatti trovare alcuna risposta soddisfacen- futuro le conseguenze di questi, appunto,


te. Né avrebbe senso, come nella dispera- “fenomeni”. Ma non si vuole affatto saltare
zione spesso accade, subito ad alcuna
chiedersi dove fos- conclusione o pro-
se Dio. Noi non porre qualche for-
abbiamo alcun muletta facile faci-
diritto di interveni- le; bisogna ritorna-
re su questioni di re ancora sul dram-
ordine teologico, ma in quanto tale e
ma la domanda, sugli interrogativi
già fatta nel caso più generali che
di sciagure dettate esso solleva alla
dalla follia umana nostra coscienza
(dov’era Dio ad critica, così come i
Auschwitz?), si nostri riti ci fanno
ripresenta in tutta sbattere la faccia (e
la sua aporetica la mente) di fronte
drammaticità. Il agli archetipi più
Grande Architetto, qualunque sia la fede tremendi e laceranti del nostro “esserci”.
professata dai nostri lettori, certamente non Per quanto l’uomo faccia e farà, il diritto
era assente, ma la sua presenza andava for- alla felicità resta un fine, un qualcosa verso
se vista nella capacità di tutti coloro che cui tendere ininterrottamente e senza limiti,
hanno sofferto di restare esseri umani, di ma pur sempre un tendere verso e non un
mantenere la forza di vivere e combattere possedere definitivamente. La felicità non
per evitare in futuro il dolore attraverso il può essere posseduta, ma solo attraversata,
quale erano (e sono) passati. provata, goduta quando ci è vicina, perché
Dal punto di vista della Natura, il caso la sua provvisorietà non è dettata dal nostro
dello Tsunami rientra tra i “fenomeni”; mil- volere, ma si interseca con le cose del mon-
le o un milione di morti non fanno differen- do, con il volere ed il piacere degli altri, con
za, in un universo dove si spengono interi la natura ed, anche, con il caso. Quale spie-
sistemi solari e dove anche le stelle muoio- gazione per la sorte di coloro che, un bel
no; ma dal nostro, per quanto piccolo, ango- mattino natalizio, sono andati in gita in bar-
lo di visuale, per il nostro essere nel e per il ca in un mare meraviglioso e non sono più
mondo, che senso ha tutto questo? Bisogna tornati, quale spiegazione per coloro che,
rassegnarsi, come le foglie autunnali sugli magari per un mal di testa, sono rimasti in
alberi in attesa di cadere, oppure possiamo, albergo, e sono ancora vivi? Lasciamo da
interrogandoci nel profondo, trarre qualche parte le possibili, quanto forse oziose, spe-
lezione e soprattutto maturare una coscien- culazioni sul destino, la sorte, gli angeli
za che permetta di, perlomeno, limitare in custodi e riflettiamo invece sul fatto che
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Tra Pessimismo Cosmico e Sconsiderato Ottimismo, G. Raffi

come esseri di “materia tendenziforme sca- che in troppe occasioni gode di una felicità
gliati nell’universo”, come ci avrebbe defi- fittizia, come un gruppo di ubriachi su di un
nito Ernst Bloch, noi viviamo e giochiamo camion lanciato alla massima velocità su di
la nostra vita, scegliamo, talora subiamo, una strada di montagna.
amiamo e soffria- La felicità non
mo, ma non sia- sarà mai totale per
mo onnipotenti e il mondo, almeno
soprattutto siamo per questo mondo,
sempre accompa- ove storia e natura
gnati da sorella giocano le loro car-
morte; è quasi un te; è vero. siamo
paradosso che il esseri limitati, pos-
dono della vita ci siamo ammalarci,
appaia ancor più soffrire e dobbia-
grande, quando mo morire, ma
stiamo per perder- dinanzi all’inelimi-
la o quando essa nabilità di queste
si spegne vicino a verità, sappiamo
noi. Questa dolo- anche che molti
rosa verità implica mali del mondo e
molte cose, che, per noi Massoni, hanno un soprattutto che molte sciagure naturali pos-
senso alquanto profondo. Conosciamo la sono essere previste, evitate o almeno tem-
morte, o almeno ne abbiamo dovuto attra- perate nelle conseguenze. Qui le carte, se si
versare un suo simulacro, e quindi siamo può usare la metafora del giocatore, torna-
coscienti della nostra finitezza, perché no a noi ed alla nostra razionalità, che deve
abbiamo dovuto pensarci e, se non lo abbia- accompagnare i sentimenti ed il coraggio
mo fatto, vuol dire che di Massoneria non con cui viviamo di giorno in giorno. La
abbiamo ancora capito gran ché; per questo nostra Comunione ha, infatti, fini esoterici,
riteniamo di poter percorrere il nostro cam- ma non si è mai sottratta dall’esportare
mino nel Dasein come esseri liberi che, cer- come contributo critico e positivo quanto
cando la felicità, si ricordano della necessi- maturato in un contesto più spirituale e sim-
tà e della responsabilità di salvaguardarla o, bolico; a che cosa servirebbe una dimeniso-
dovunque sia possibile, di renderla possibi- ne etico-morale, esoterica, rituale e simbo-
le e non troppo provvisoria. Sciagure come lica se poi tutto ciò non facesse scaturire
questa più recente, dalla maggior parte di nella coscienza dei singoli e dell’Istituzione
noi vissuta attraverso i m e d i a, ma in alcuni stessa il bisogno di essere testimoni di que-
casi anche attraverso le vicende dirette di sta ricerca del bene e della felicità. Non è
amici, parenti, talora anche fratelli, costrin- possibile allora che non ci si interroghi
gono a soppesare la stupidità di un mondo ancora una volta sugli aspetti, in diversi
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EDITORIALE

casi, amorali della globalizzazione, mentre del dolore e della morte, unite, d’altro can-
non si globalizza la sicurezza, soprattutto to, all’ottimismo della ragione, e non subor-
dinanzi alle catastrofi naturali che, in casi dinate ad uno stolto ed incosciente edoni-
come quello avvenuto, possono per certi smo, che ci porterebbe a godere di quanto
versi essere previste possediamo ed a
con grandissimi considerare non di
risultati dal punto di nostro interesse
vista della salvezza quel che potrebbe
di migliaia di per- capitare agli altri.
sone. Il diritto alla Come i fratelli
felicità torna, quin- sanno, il Grande
di, ad essere un Oriente d’Italia
tema su cui non ci intende sostenere
stancheremo di in modo reale le
insistere, perché popolazioni colpi-
esso implica il dirit- te dal cataclisma
to dei popoli, degli di dicembre, più
umili della terra, ma, come abbiamo visto, precisamente abbiamo raccolto l’appello
anche di coloro che si muovono partendo direttoci dalla Gran Loggia dell’India, alla
dal ricco e opulento Nord del mondo, di non quale vogliamo offrire un aiuto reale, parte-
morire inutilmente e di non subire lacera- cipando attivamente alla ricostruzione ed
zioni e perdite incolmabili per ignoranza o, all’opera di soccorso alle popolazioni colpi-
peggio, per quello sciagurato ottimismo di te. Ma questa è solo una parte del nostro
chi, pur di guadagnare, pensa che queste dovere. Da un punto di vista più generale,
cose non accadranno mai e che siano sem- noi dobbiamo testimoniare in tutte le sedi
plici invenzioni simulate dai ricercatori con pubbliche ed in tutti gli spazi di discussione
i loro computers ed i loro modelli fisico- una cultura che intenda la solidarietà non
matematici. come qualcosa indotta dall’emergenza, ma
È indispensabile una maggiore attenzio- come una scelta della ragione e del cuore.
ne verso la Natura, la sua forza, la sua capa- Raccogliere fondi dopo una sciagura è non-
cità anche di vendicarsi di eventuali errori ostante tutto anche facile; operare perché
umani, o più semplicemente di fare il suo Stati più poveri o meno sensibili si dotino di
inesorabile corso, incurante di questi suoi strumenti di prevenzione e di piani di inter-
figliastri, dei quali non sembrerebbe affatto vento o evaquazione all’altezza dei pericoli
curarsi. Che l’atteggiamento della Masso- naturali incombenti è tutt’altra. Se la Mas-
neria sia, però, intrinsecamente diverso da soneria fosse così potente come alcuni pen-
quello di un Leopardi è evidente dalla spe - sano, non ci saremmo certo dimenticati di
ranza che comunque coltiviamo e dall’ac- questi doveri. In ogni caso dobbiamo sotto-
cettazione, che abbiamo già messo in conto, linearne l’importanza.
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Tra Pessimismo Cosmico e Sconsiderato Ottimismo, G. Raffi

Dalla morte nasce la vita, ma non Globalizzare questi valori e non solo i
sapremmo come dirlo a coloro che sono pacchetti turistici o la circolazione delle
morti o a coloro che hanno perso i loro cari. merci senza la circolazione di princìpi e di
Da queste morti nasce anche una grande norme di sicurezza e di rispetto per la vita
rabbia per la felicità spezzata e negata; la degli esseri umani. Certamente non basterà
Natura ha fatto il suo quanto è accadu-
corso, ma, lasciando to a convincere
perdere allora la chia- tutti che bisogna
mata in causa di Dio, cambiare rotta e
soluzione che in tanti che molti Stati
casi serve solo a giusti- devono accetta-
ficare gli ignavi ed i re norme di
colpevoli, dov’era la intervento nel
ragione umana, dov’e- contesto della
rano gli strumenti scien- protezione civile
tifici che potevano pre- che oggi non
vedere, dov’erano gli hanno ancora.
uomini, dov’era impe- Forse, soprattut-
gnata la loro mente, la to i più poveri,
loro Ragione. Se il sonno della Ragione vanno aiutati anche dai nostri più ricchi
genera mostri, possiamo aggiungere che, Paesi; ma prima ..., quando c’è tutto il tem-
senza dubbio, esso aiuta la stessa Natura ad po di agire con raziocinio. Dopo ..., dopo è
estrinsecare il suo aspetto più brutale; non troppo tardi, almeno per coloro che il caso
possiamo, peraltro, dimenticare che anche ha portato via, siano essi stati poveri o ric-
noi stessi siamo parte della Natura e che chi, locali o stranieri.
quanto noi facciamo o non facciamo, come La morte, come ricordava, usando un lin-
ricordano i nostri rituali, è il frutto di una guaggio esoterico, un altro iniziato alla
scelta, di un atto deliberato. Quando si dor- Massoneria, il Principe Antonio de Curtis,
me, quando si volta la testa dall’altra parte, alias Totò, è una “livella”. Se, oggi, un occi-
si è comunque scelto, perchè anche non fare dentale ed un orientale giacciono insieme,
nulla è una decisione, di cui ciascuno deve indistinti, in qualche abisso o in qualche
assumersi la propria responsabilità. fenditura della terra, conta meno del fatto
Non perdiamo la speranza, ma siamo che, almeno in parte, questa tragedia poteva
sconcertati e profondamente colpiti. Vo g l i a- essere limitata. Al di là delle differenze di
mo stringerci a coloro che hanno sofferto cultura, religiose e status sociale, nessun
per partecipare del loro dolore, ma anche morto si sentirà indignato dalla vicinanza
prendere un più marcato impegno a difesa e del fratello straniero. Come concludeva
tutela del diritto dei popoli ad essere tutela- Totò la sua celeberrima poesia, in vero ispi-
ti nella loro sicurezza. rata al Dialogo sopra la nobiltà del Parini,
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EDITORIALE

altro poeta italiano nutritosi, almeno in par- alla vita dovremo batterci perché essa sia
te alle nuove idee dell’Illumi- protetta, nella felicità e nel-
nismo: la gioia a cui tutti i viventi
hanno diritto di aspirare,
sti ppagliacciat e’e ffanno nei limiti che la sorte indi-
sulo ’e vive: viduale e la natura permet-
nuje simmo serie ... apparte - teranno, ma anche nelle
nimmo â morte. potenzialità che la scienza
e la ragione hanno la
Noi aggiungiamo soltanto, potenzialità e l’effettività
a guisa di chiosa, che, fino a di garantire.
quando, però, apparterremo Intelligentibus pauca.
Miti e ideali
di Ernesto d’Ippolito
Giurista

The Author proposes a reflection upon the “immoral” behaviour of Odysseos, the
Greek hero, whose intelligence should not necessarely be considered an ideal model.

n fenomeno diffuso (in qualche griglie valutative maturate nei secoli. Come
misura, crescente) riguarda fatti, è valido in ogni microcosmo, anche quello
protagonisti, miti, della storia, iniziatico risente gli influssi delle “mode”
ed ancor più della leggenda, verso cui la appena ricordate.
gente mostra attenzione, interesse, sovente E (per restare proprio ad uno dei due eroi
entusiasmo. omerici appena detti, Odisseo) non è raro
Guardiamo per un istante ai due più noti che, esaminando figure mitologiche, arche-
e propagandati eroi omerici, Achille ed tipi, protagonisti in ambito iniziatico, o
Odisseo. Per oggettivamente rilevarne addirittura ascoltando Tavole in Loggia,
come, sempre più spesso, essi siano consi- venga fuori, con accenti fortemente positi-
derati (ammirati) quali modelli. vi, ammirati, la figura di Ulisse, del/nel
Certamente a ciò contribuisce lo stato – quale più d’uno individua non solo qualità
acuto – di crisi, in cui versa la società con- apprezzabili, ma addirittura virtù muratorie.
temporanea. Che è crisi di/per eventi (guer- Quando questo accade, io mi chiedo,
re, stragi etniche, terrorismo) non meno che perplesso, come e perché l’eroe greco goda
di uomini, esponenti, “capi”, nei quali è di così generose aperture di credito, addirit-
assai difficile vedere qualità mitizzabili, tura in senso massonico.
meriti di primato, virtù esemplari. Che Ulisse avesse di sé, della propria
Ed allora, più facile entusiasmarsi per volontà, scarsa opinione, mi pare addirittu-
miti del passato, senza adeguato spirito cri- ra “confessoria” la sua decisione di farsi
tico, senza il filtro delle concezioni e delle legare all’albero della nave, al momento di
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ascoltare il canto malioso (ammaliante?) dola, ancora una volta, con l’intrigo e con
delle Sirene (si sa debole, l’inganno. Fa scrivere ad un pri-
traviabile). Che avesse, gioniero troiano una lettera,
per i suoi compagni di indirizzata a Priamo, in cui
viaggio, per i suoi mari- Palamede si dichiarava pronto
nai, assai scarso spirito a tradire i greci; e fa in modo
“fraterno”, è dimostrato che venga in mano ad Agamen-
dall’avere egli usato due none. Palamede, consegnato ai
pesi e due misure, per sé Troiani, viene lapidato.
e per “loro” (cui turò le Che dire, poi, del suo com-
orecchie con la cera, sì portamento con Penelope?
ch’essi non sentissero il Aveva a lungo convissuto con
canto pericoloso, a diffe- Circe e con Calipso, da ambe-
renza di lui). due avendo figli; ma, tornato
Come, poi, considerare ad Itaca, si chiede se la moglie
le “molte astuzie” di gli è stata davvero fedele. E tar-
Odisseo. da a rivelare la propria identità
Intanto, è legittimo parlare solo di “astu- solo dopo avere ucciso i Proci.
zia”, per chi usò l’inganno, la menzogna, la Che Odisseo, si rammenti, al di là del
violazione dei giuramenti, come sistema vissuto appena richiamato, come eroe della
cronico, di vita e di condotta? conoscenza, protagonista di un viaggio,
Uno dei tanti esempi. È legittimo l’odio inteso anche come esperienza, esperienze,
eterno che porta a Palamede? Quale, la col- maturazioni e trasformazioni, è legittimo,
pa di costui? forse scontato.
Odisseo aveva giurato di partecipare alla Ma l’etica della condotta del Libero
spedizione contro Troia. Con la rapidità ed Muratore, i “buoni costumi” che si pretende
il cinismo che gli sono propri, cambia opi- siano alla base dei connotati (per i quali è
nione; e, per evitare la partenza, si finge stato accettato ed iniziato), e restino quale
pazzo. Menelao e Palamede vanno a cercar- costante del suo agire, devono sempre esse-
lo, ed egli si fa trovare nei campi, mentre re presenti a chi vada in cerca di simboli
semina sale. Palamede depone il piccolo archetipali precedenti.
Telemaco davanti all’aratro di Ulisse, che, Un uomo, non solo ipersuscettibile e ran-
così smascherato, è costretto a partire per coroso, ma la cui celebre metis è l’inganno,
Troia. Passano anni e Odisseo non dismette non può essere (né può apparire) al masso-
il proprio progetto di vendetta (assoluta- ne come eroe da imitare, virtuoso da segui-
mente ingiusta e immotivata), conseguen- re. Le “virtù” stanno altrove.
I misteri di Osiride
di Anna Maria Corradini

The Author traces the main lines of the myth of Osiris which is mainly testified by
the Greek writer Plutarch in his work De Iside et Osiride. Osiris was a fertile
deity, the god of civilization who could teach the growing’s tecniques and, at the
same time, he is considered the god of dead people and many rites were celebrated
in his honour. The cerimonies could be public, as a performance of a return to a non
sensorial life (the condition of death), or they could be reserved to a few people in
order to conquer transcendency and to find the right access to truth by means of
symbols.

siride è il dio che muore e po, e, non essendo in grado di rianimarlo,


rinasce. È la divinità più assunte le sembianze di un uccello, riesce a
famosa assieme a Iside del ravvivarlo a sufficienza per concepire un
pantheon egiziano. Sui contenuti dei misteri figlio, Horus, che assicura la discendenza.
osiriaci e isiaci, si è molto discusso e dis- La dea per sfuggire all’ira di Seth, si rifugia
sertato, ma cosa dicono le fonti? nel delta del Nilo, e qui, dà alla luce Horus
Esistono i testi egiziani, le raffigurazioni che alleva in segreto.
parietali che narrano il mito, assieme a tutta Plutarco (Iside e Osiride, 1):
l’iconografia del mondo egizio, ed infine le
testimonianze greche e latine. Iside infatti è un nome greco e così
Il mito ha come base una storia eguale anche quello di Tifone […]. È lui a
che nelle sue varie fasi evolutive subisce stracciare e cancellare la sacra scrittura,
che la dea poi raccoglie e ricompone per
qualche variante. Osiride, fratello e sposo di
trasmetterla agli iniziati.
Iside, viene ucciso dal fratello Seth, che ne
smembra il corpo, spargendo le varie parti,
secondo una tradizione, per tutto l’Egitto, Qui il simbolismo è chiaro, Iside ricom-
secondo un’altra nel Nilo. Iside in lutto e pone il corpo di Osiride e quindi il verbum
disperata cerca i resti del marito-fratello; divino, la sacra scrittura, chiaro riferimento
ritrovatolo rimette assieme i pezzi del cor- a formule sacro-misteriche. L’intervento di
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Iside è fondamentale, ma è Horus figlio a unita al canto e a ogni tipo di musica,


compiere il miracolo del risveglio di Osiri- tanto che i Greci credettero di identifi -
de nell’oltretomba. Iside è l’energia che con carlo con Dioniso.
il soffio vitale magico
ottiene dal corpo di Osiri- Anche qui come in
de un momentaneo risve- Erodoto esiste un’i-
glio per generare Horus, dentificazione con
l ’ e n e rgia attiva; Osiride Dioniso, e tutto si basa
invece essendo passivo, sul fatto che Osiride
ha bisogno di un inter- era il dio della fertilità,
vento esterno per rivive- l’associazione con il
re: Horus (identificazione canto, è invece un’ag-
con la natura che si risve- giunta di Plutarco.
glia, muore e rinasce, anche L’idea di un dio civi-
con la presenza del Nilo, fonte di vita). lizzatore e che insegna la tecnica della col-
Continua ancora Plutarco (Iside e Osiri - tivazione, è vicino a Demetra.
de, 1): Plutarco, Iside e Osiride, 13:
Vero isiaco è soltanto chi abbia compre - Durante l’assenza di Osiride, Tifone
so […] le cose rivelate e compiute non s’arrischiò a nessuna novità, dato
riguardo a questi dei, analizzandole che Iside stava di guardia e lo sorveglia -
razionalmente e meditando sulla verità va con grande attenzione. Ma quando
in esse contenute. Osiride fu di ritorno, egli ordì contro di
lui un’insidia […] prese di nascosto le
Qui abbiamo anche un’evidente allusio- misure del corpo di Osiride, costruì
ne ai misteri di Iside e Osiride, con un par- un’arca di quelle dimensioni, molto bel -
ticolare riferimento ai contenuti delle cose la e con splendidi ornamenti, e poi la
“rivelate” che riguardano le due divinità; si portò nella sala del banchetto. Tutti la
tratta sicuramente di verità che si riconnet- guardarono ammirati, e allora Tifone
tono alla pratica esoterica del mondo miste- promise, come in un bel gioco, che l’a -
rico osiriaco. vrebbe data in dono a quello che ci stes -
se dentro sdraiato proprio di misura […]
Plutarco, Iside e Osiride, 13:
venne poi il turno di Osiride, e quando
Osiride fece subito mutare agli Egiziani si sdraiò dentro, subito i congiurati si
il loro genere di vita povera e selvatica, li precipitarono a chiudere il coperchio, lo
istruì nella coltivazione dei campi, fissò saldarono all’esterno con i chiodi e ci
le leggi; insegnò loro a onorare gli dei. versarono sopra piombo fuso, poi tra -
Poi percorse tutta la terra d’Egitto e la sportarono l’arca al fiume, e la abbando -
civilizzò; non ebbe bisogno di armi, per - narono alla corrente […] secondo il
ché riuscì ad attirare quasi tutti con l’in - mito, questi fatti avvennero il giorno
canto della persuasione, con la parola diciassette del mese di Athyr […]
• 13 •
I misteri di Osiride, A.M. Corradini

Plutarco, ibidem, 39: passa da ciò che è manifesto ritualmente


con feste pubbliche, a ciò che è
[…] Il racconto dell’imprigio -
nascosto agli occhi dei profani,
namento di Osiride nella
ed intimamente legato alla
bara, quindi, altro non sareb -
morte come ritorno ad un’altra
be che il simbolo del decresce -
re delle acque e della loro
vita che non è quella sensitiva.
scomparsa: è per questo che la È probabile che molte cerimo-
scomparsa di Osiride viene nie legate al ritrovamento di
fissata nel mese di Athyr, Osiride fossero pubbliche, altre
quando cioè i venti etesii non invece, riservate a pochi, gli
soffiano più, il Nilo va in sec - iniziati. Queste, forse, avveni-
ca e la terra è spoglia. vano durante la secca del Nilo,
quando appunto la notte si
Plutarco, ibidem, 42: allunga e, a maggior ragione,
in segno dell’avvenimento lut-
La morte di Osiride corrispon - tuoso, avevano luogo riti cele-
de, secondo il mito egiziano, al diciasset - brati pubblicamente, ed altri di preparazio-
te del mese, quando cioè il plenilunio si ne alla rinascita, dopo la morte di Osiride e
compie e risulta perfettamente visibile.
al suo ritrovamento.
Il legame con i cicli lunari collegati alle
Plutarco, ibidem, 51:
piene del Nilo, è da tenere in considerazio-
Comuni a tutto il paese, poi, sono le sta - ne per il simbolo luna-sole-fecondazione. Il
tue di Osiride di tipo antropomorfo e iti - sole e Osiride sono l’uno legato all’altro.
fallico, simbolo di fecondità e di potere Apparentemente questa fase del mito di
vitale. Le sue immagini vengono rivesti - Osiride è collegata a rituali praticati aperta-
te con un abito rosso fiamma, in ossequio mente, mentre Osiride, dio dei morti,
alla concezione secondo la quale il sole dovrebbe essere quello dei misteri veri e
rappresenta la sostanza visibile del bene, propri. Tuttavia i fenomeni naturalistici non
che è essenza puramente intellegibile. vanno esclusi dall’iniziazione misterica, ma
rimangono vicini ad essa forse nella fase
Questi passi sono fondamentali per con- preparatoria, prima di un’esperienza della
siderare Osiride come signore dei morti. conoscenza e della luce. Anzi Osiride e Ra
L’arca è una componente di base sia nell’i- (il sole) non sono altro che la presenza
conografia osiriaca, sia nel suo più intrinse- costante dell’illuminazione, che guida l’ini-
co significato simbolico ed esoterico. Il 17 ziando nel suo iter.
del mese di Athyr coincide con il 13 Plutarco, Iside e Osiride, 20:
novembre, periodo di magra per il Nilo e di
allungamento della durata delle notti. È pro- Il mito è il riflesso di una realtà trascen -
prio sotto questo aspetto che i misteri trova- dente […] è questo che vuol significare il
no una loro logica applicazione perché si riflesso triste e luttuoso che caratterizza
• 14 •

i sacrifici egiziani e anche l’architettura l’arca da Tifone, e Iside lo depose nel sar-
stessa dei templi, che ora si alzano verso cofago. In ogni caso si fa riferimento alla
il cielo in passaggi aperti e luminosi, ora rielaborazione rituale del seppellimento del
invece si inabissano in sacrestie nascoste dio. Anche le bende di lino e
e piene di tenebre, simili a le libagioni sono collegate
tane o a celle funerarie. ai riti funerari.
Non è detto che queste
C’è qui il riferimento a cerimonie siano di esclu-
luoghi di culto aperti e sivo impiego nei misteri.
manifesti, rispetto a siti per Plutarco, Iside e Osiri -
rituali occulti, sempre in de, 77:
relazione alla tendenza a
ricercare la salvezza, o per Le vesti di Iside sono di
lo meno una continuità del- colore variegato: il suo
la vita. ambito, infatti, è quello
Per la conquista della tra- della materia, la quale si
scendenza, e per l’accesso alla verità, l’in- evolve in tutte le forme e a tutte le forme
si presta, luce e oscurità, giorno e notte,
dividuo deve essere iniziato attraverso riti e
fuoco e acqua, vita e morte, principio e
procedure non note a tutti. Il passo che
fine. La veste di Osiride, invece, non è
segue è una diretta testimonianza di rituali
né sfumata né screziata: il suo colore è
simbolici, che, come afferma Plutarco, sono
uno solo, quello della luce […] per que -
legati ai misteri. sto una sola volta viene usata la veste di
Plutarco, Iside e Osiride, 21: Osiride, e poi subito è riposta e custodi -
Voglio accennare ai riti che comportano ta come reliquia segreta e intoccabile.
il taglio di un tronco, la lacerazione di […] La comprensione dell’intellegibile,
una pezza di lino e lo spargimento di del puro, dell’incontaminato, invece,
libagioni, perché essi compaiono in mol - accende la nostra anima come il passare
te cerimonie misteriche. di un baleno, e una volta sola ci è dato di
toccarlo e di contemplarlo. È per questo
Il primo rituale trova conferma in un pas- che Platone e Aristotele chiamano
so di Firmico Materno De errore profana - “epoptica” tale settore della filosofia.
Alludendo cioè al fatto che quanti siano
rum religiorum, 27, 1:
riusciti a superare con la ragione il mon -
Nelle cerimonie sacre di Iside si taglia il do dell’opinabile, del composto, del mul -
tronco di un albero di pino, di questo tiforme, si slanciano verso quell’essere
viene scavata la parte mediana [ … ] e lì primo, semplice e immateriale; e se giun -
viene seppellito un simulacro di Osiride. gono a toccare in qualche modo la verità,
pura riguardo all’essere, questa è per
A quanto pare si tratta del rito legato alla loro la rivelazione ultima e perfetta del -
morte di Osiride, quando fu rinchiuso nel- la filosofia.
• 15 •
I misteri di Osiride, A.M. Corradini

La rivelazione ultima è dunque la verità renza di altri misteri, come quelli persiani,
che viene intuita in un baleno. Plutarco rivi- mesopotamici, greci dove gli scrittori man-
ve il mistero osiriaco rivisi- tengono il più assoluto
tandolo con i canoni della silenzio. Nel caso del-
filosofia greca e del senti- l’Egitto, pur trattando-
mento dell’uomo greco. si di una religione
Anche se nel brano complessa e varia, per
confluiscono il razionali- la grande quantità di
smo greco e la filosofia divinità presenti nel
con un atteggiamento pantheon divino, tutta-
mentale non egiziano, cosa via, nel libro dei morti
che appare spesso nell’opera di Plutarco, e nella grande quantità di raffigurazioni
tuttavia il riferimento ai misteri e alla loro parietali, di immagini della statuaria, si pos-
fase finale “l’illuminazione”, può essere sono ricostruire i misteri di Osiride e Iside.
interessante per alcuni particolari sugli usi Tutto è scritto, tutto è detto, bisogna solo
ritualistici. Il colore delle vesti di Iside ed saperlo leggere. I misteri dell’antica Grecia
Osiride è molto importante per cogliere non sono così manifesti, tutti gli scrittori e i
alcuni significati sull’accesso alla cono- poeti alludono, accennano. Qualcosa si
scenza suprema. La veste di Osiride viene apprende dai resti archeologici e dagli scrit-
conservata religiosamente e segretamente. tori cristiani che per sminuire la religione
La comprensione dell’intellegibile, afferma pagana, raccontano quello che essi stessi
appunto Plutarco, è rapida e incisiva, e solo sanno degli antichi misteri. La stessa Bib-
una volta questa viene conosciuta, come un bia, usa un linguaggio cifrato quando si
fulmine. È la rivelazione suprema, che si riferisce ai misteri divini.
coglie alla fine del cammino iniziatico, è la Plutarco, Iside e Osiride, 80:
luce del sacro, emanazione del dio stesso,
Il kyphi è una mistura composta dai
l’ultimo grado della conoscenza. E volendo
seguenti ingredienti: miele, vino, uva
fare un parallelismo con la filosofia greca,
passa, cipero, resina, mirra, aspalato,
si tratta dell’“epoptica” (Platone, Simposio, seseli, lentisco, bitume, stramonio e
209), cioè ciò che è stato visto e conosciuto lapezio; a questi si aggiungono due tipi
nei misteri. di ginepro, quello chiamato grosso e
Una fonte fondamentale dei misteri osi- quello piccolo, il cardamonio e la cannel -
riaci è il Libro dei morti che non è altro che la. Questa mescolanza non è fatta così
un cammino iniziatico verso la luce da par- come capita, ma eseguita dai profumieri
te del defunto, dove tutte le formule sono secondo le precise indicazioni delle sacre
palesemente trattate, dove forse sono rico- scritture. Quello che conta è il potere
struibili le cerimonie sacre e i vari passaggi aromatico della maggior parte degli
rituali nelle trasformazioni del morto che ingredienti che sprigionano un dolce
subisce delle metamorfosi evidenti. A diff e- vapore e una esalazione salutare; in que -
• 16 •

sto modo l’aria si ricambia e il corpo, perché le ricette del kyphi variano. Nell’ul-
dolcemente cullato da questo piacevole tima parte del passo si afferma che il kyphi
alito, acquista una disposizio - è una bevanda-unguento tipica-
ne favorevole al sonno, men - mente notturna, e un aspetto
tre le tristezze e la tensione di Osiride è quello di essere il
delle preoccupazioni quoti - dio dei morti, di regnare nel-
diane si allentano e si sciol - l’oscurità; inoltre il tragitto
gono come nodi; anche la del sole al tramonto avviene
facoltà immaginativa e oni - nel regno ultraterreno dell’o-
rica brilla come uno specchio scurità: è chiaro l’inserimento
e si fa più pura. […] Tra gli di spunti esoterico-misterici.
ingredienti del kyphi ve ne
Erodono, II, 44:
sono alcuni particolarmente
indicati per la notte e sono Non tutti gli Egiziani ado -
quelli che per loro natura rano gli stessi dei, tranne
vengono alimentati da venti Iside e Osiride, il quale
freddi, ombra, rugiada, umidi - sarebbe, a quanto affermano,
tà. La luce del giorno è semplice e uni - Dioniso: dei questi che sono adorati da
forme […] l’aria notturna invece è una tutti indifferentemente.
fusione di varie luci e di varie potenze,
che scorrono giù come semi da ogni stel - Il parallelo Osiride-Dioniso, concetto
la in un unico punto. È giusto quindi acquisito nell’ideologia religiosa greca, è un
bruciare resina e mirra durante il gior - dato importante per l’affermazione erodo-
no, in quanto sono sostanze semplici e tea. Il Dioniso che si conosce sbranato dai
derivate dal sole, e sul far della notte il Titani, è riconducibile ad Osiride; pur tutta-
kyphi, che deriva invece dalla mescolan - via restano delle differenze fondamentali
za di sostanze diverse. legate anche a due diverse culture, a loro
volta influenzate anche dalle condizioni cli-
Questo passo riveste una grande impor- matiche, geologiche e morfologiche dei ter-
tanza per comprendere alcuni punti oscuri ritori. Il Nilo è un elemento basilare per la
sui rituali misterici che si riferiscono ad formazione culturale del popolo egiziano, le
Osiride. Questa sostanza denominata kyphi cui peculiarità restano autonome ed uniche,
potrebbe essere anche una mistura assomi- così come unici sono gli aspetti della reli-
gliante quasi ad un allucinogeno che induce giosità greca.
al potenziamento di certe facoltà dell’indi- Affinità sono possibili tuttavia anche in
viduo. Sia le emozioni, sia le tensioni inte- considerazione del fatto che l’incontro tra
riori potevano così o essere lenite o esalta- culture diverse, in qualsiasi fase della loro
te. I componenti della bevanda sono tutti storia, determina influenze reciproche rin-
derivati da piante identificabili, il cui tracciabili nell’evoluzione stessa dei per-
miscuglio e dosaggio resta incerto, anche corsi religiosi e ideologici di un popolo.
• 17 •
I misteri di Osiride, A.M. Corradini

Erodono, II, 126: Si parte dal principio che la morte è l’ini-


zio di una nuova vita, secondo un divenire
Dicono gli Egiziani che sovrani degli
continuo cosmico che si addice a
inferi sono Demetra e Dio -
tutto il creato.
niso. Gli Egiziani sono
stati anche i primi ad
La vita è visibile, il diveni-
enunciare la dottrina per re è nascosto. L’esempio più
cui l’anima dell’uomo macroscopico è il sole con il
sarebbe immortale. Entre - suo sorgere e tramontare,
rebbe quando il corpo peri - periodo in cui si nasconde
sce, in un altro animale di agli occhi umani per compie-
volta in volta nascente, e re un percorso sconosciuto ai
fatto il giro di tutti gli ani - mortali. Da qui la necessità
mali terrestri, marini ed dell’iniziazione per un’ade-
alati, rientrerebbe in un guata preparazione al passag-
uomo che nasce, compien - gio all’altra vita.
do il suo giro in tremila Osiride è il dio del mondo
anni. Chi prima, chi dopo, alcuni Elleni sotterraneo, qui egli deve essere protetto,
hanno professato questa dottrina, come altrimenti sarebbe sconfitto dai suoi nemici.
fosse loro propria. Io ne conosco il nome, Viene rappresentato accerchiato nelle spire
ma non lo scrivo. di un serpente spaventoso che lo difende.
Durante il suo viaggio sotterraneo il sole
L’escatologia nella religione egiziana è risveglia Osiride, egli spezza le spire del
uno dei punti di partenza per la presenza dei serpente ed emerge dalla terra. Annienta i
misteri legati alla figura di Osiride, come suoi nemici che sono rappresentati sempre
dio degli inferi. Tenendo presente il paralle- in numero di sette (cifra sacra che dal mol-
lismo Iside-Demetra, Dioniso-Osiride, teplice arriva all’unità). Prima di emergere,
rimane il fatto che Erodono si sofferma sul- Osiride passa attraverso gradi di sviluppo
l’immortalità dell’anima e sulla metempsi- nascosto. L’emersione-resurrezione del dio
cosi. L’allusione ai misteri praticati in Gre- è dunque lo status finale del processo. È
cia, fa pensare che Erodono non sia convin- questo il senso dei misteri osiriaci che in
to che essi si fossero formati lì, ma li consi- questa fase della morte-resurrezione, trova-
dera come derivati da queli egiziani. L’af- no il loro fondamento. La rinascita di Osiri-
fermazione Io ne conosco il nome, ma non de avviene attraverso la mediazione del
lo scrivo, è un evidente riferimento ai miste- figlio Horus, così come la nascita di Horus,
ri praticati in Grecia legati alla metempsi- è resa possibile dall’intervento di Iside che
cosi (Pitagorici?) e all’immortalità dell’ani- per assicurare un erede, riesce a farsi fecon-
ma, nonché ad una sua dimensione salvifi- dare dalla mummia di Osiride morto, tra-
ca che Osiride possiede come dio dell’oltre- mutandosi in uccello.
tomba e presto vedremo come. Osiride diventa a tutti gli effetti il dio del-
• 18 •

l’oltretomba, pur conservando le caratteri- sacro rivissuto attraverso la mimica, rivi-


stiche della fecondità. Egli come Dioniso vendo il dramma della vicenda mitica di Isi-
subisce lo smembramento del de e Osiride.
corpo ricomposto dalla spo- In ogni caso l’esperienza
sa-sorella Iside, che gli infon- iniziatica è unica ed indivi-
de energia vitale attraverso duale, proprio per questo
un rituale magico. Osiride è non vengono mai svelati al
dunque passivo rispetto al profano le sensazioni che
principio attivo al femminile. hanno connotati personali.
Quali erano i rituali delle Il cammino verso la
iniziazioni? conoscenza e la rivelazione
Anche se attraverso le è comunque arduo e irto di
immagini e le formule del difficoltà, ma una volta rag-
libro dei morti, molti passag- giunto il traguardo, è per
gi rituali, potrebbero essere sempre.
ricostruiti, con un’attenta È l’intuizione assoluta
analisi, tuttavia non tutto è che fa parte dell’esperienza
chiaro, molto può essere ipotizzato, come intima dell’individuo.
ad esempio la chiusura dell’iniziato in un Questo breve saggio non esaurisce di cer-
sarcofago, simbolo del passaggio nel mon- to le molteplici sfaccettature del mondo
do infero, in relazione ad Osiride che si tro- misterico di Osiride ma serve ad offrire
vava nella sfera ultraterrena, da cui era spunti di riflessione sul mondo egiziano
destinato a riemergere. Un’altra pratica attraverso l’osservazione e la lettura di alcu-
potrebbe essere quella di un matrimonio ne fonti antiche.

Bibliografia:
Chassinat, E. (1966) Le Mystère d’Osiris au mois de Khoiac, Voll. I-II. Il Cairo.
Donadoni, S.(1955) La religione dell’Egitto antico. Milano.
Eliade, M. (1979) Storia delle credenze e delle idee religiose, Voll. II-III. Firenze.
Otto-M E. Hirner, (1960) Osiris und Amun. Monaco.
Runle Clark, R.T. (1969) Mito e simbolo dell’antico Egitto. Milano.
Simbologia delle colonne del Tempio di Salomone
di Dario Banaudi
Architetto

The Author speaks about the symbolism of the two columns from the Medieval
architectural tradition to their use by Freemasonry. One of the main argument is
the connection to the text of the Bible and to the story of Hiram and the building of
the Solomon’s temple and accordingly quotations from the Book of the Kings and
Cronicles are reported. The Author considers the material which the columns are
built with, the bronze, their number, dimensions and proportions in order to try to
disclose the main concepts which are hidden under these “concrete” symbols.

e due colonne sono uno degli Per parlare delle colonne è necessario
emblemi fondamentali della riflettere sul significato che ha, nella cultu-
simbologia massonica, e, allo ra massonica, il riferimento alla Bibbia.
stesso tempo, sono un essenziale connotato I riti e la simbologia latomistica hanno
dell’architettura medioevale, architettura con il Libro una connessione notevole,
che vide all’opera gli uomini dai quali la almeno a livello dell’assunzione e rielabo-
Massoneria ha tratto linguaggio, simboli ed razione di alcuni simboli o racconti simbo-
emblemi. lici, che sono entrati a far parte della tradi-
La individuazione e descrizione di un zione e della cultura dell’Ordine.
simbolo è solo il primo passo verso il pro- Basti pensare alla leggenda di Hiram ed
cesso di conoscenza, che non si alimenta alla costruzione del Tempio di Salomone
con la sola interpretazione, ma che tuttavia, che, nelle stesse Costituzioni di Anderson,
su questa, fonda una base necessaria. assumono un ruolo fondamentale.
La parola non può bastare per penetrate La Bibbia è così simbolo essa stessa,
la complessità del processo attraverso il libro per eccellenza, summa di conoscenza,
quale il simbolo non passivamente subisce che contiene leggende, tradizioni, miti e
una impossibile quanto inutile spiegazione simboli delle culture antiche, naturalmente
razionale, ma attivamente agisce nell’inti- filtrate e rielaborate, ma che mantiene, nel
mo di chi lo avvicina.
• 20 •

suo insieme, una molteplicità di letture e di un filo di 12 cubiti ne misurava la cir -


significati, e conserva, sotto i veli della ri- conferenza (essa era cava e il suo spesso -
velazione, l’essenza dei sim- re era di 4 dita).
boli originari. Così era per la
Direi che la Bibbia si seconda colonna.
può considerare allora Poi egli fece due
come luogo dei simboli. capitelli in fusio -
Per quanto riguarda le ne di bronzo, per
colonne molti autori di cul- porli in cima alle
tura massonica come Bou- colonne. Uno dei
cher, Ragon, Bayard e capitelli aveva 5
cubiti di altezza e
Alex Horne, più recente-
il secondo capitel -
mente, dedicano lunghe
lo aveva anch’esso
pagine all’analisi del testo
5 cubiti di altezza.
biblico, non tanto per veni-
C’era una sorta di
re a capo di una descrizione
rete, di cordoni o
che comunque non può essere esatta, data la catenelle attorno al capitello che si tro -
parziale lacunosità e aleatorietà interpretati- vava in cima alle colonne, 7 per un capi -
ve dei vari testi e traduzioni, quanto per tello e 7 per il secondo capitello.
trarne gli elementi simbolici che nella Poi fece delle melagrane, due file tutto
descrizione sono evocati. attorno di una delle reti, per avvolgere i
Leggiamo allora il testo biblico. capitelli che stavano in cima alle colon -
Le colonne di bronzo sono descritte nel ne. Fece lo stesso per il secondo capitello.
1° Libro dei Re e nel II° delle Cronache. I capitelli che erano in cima alle colonne
Il Re Salomone mandò a cercare Hiram nel vestibolo erano in forma di giglio1 di
di Tiro. 4 cubiti.
Era il figlio di una vedova della tribù di E i capitelli sulle due colonne, in alto,
Nephtali, ma suo padre era di Tiro, arti - presso il rigonfiamento (o toro) che
giano del bronzo. Era pieno di saggezza, sporgeva dalla rete (portavano delle
d’intelligenza e di scienza, per fare ogni melagrane) e le melagrane erano in file
opera di bronzo. Egli venne dunque di 200 attorno (il primo capitello e 200)
presso il re Salomone e fece tutte le sue attorno al secondo capitello.
opere. Egli innalzò poi le colonne davanti il
Egli fuse le due colonne di bronzo. Una vestibolo del Tempio. Alzò la colonna di
delle colonne aveva 18 cubiti di altezza e destra che chiamò con il nome di Yakin,

1 La traduzione può voler indicare anche fiordaliso o altro come il fior di papiro o di loto, simili
tra loro nelle decorazioni architettoniche antiche.
• 21 •
Simbologia delle colonne del Tempio di Salomone , D. Banaudi

poi alzò la colonna di sinistra che chia - metri, il diametro è, per una circonferenza
mò con il nome di Boaz. (ora in cima ai di 12 cubiti, di 3,8 cubiti, ossia circa 1
capitelli c’era una sorta di metro e 90, e queste sono pro-
giglio) Così fu terminato il porzioni relativamente clas-
lavoro delle colonne. siche: le colonne del Parte-
none sono alte circa 9 metri
Gli elementi biblici sono e 62 (il fusto) ed il diametro
dunque: innanzitutto l’auto- 6 di circa 180 cm., quindi
re, il maestro Hiram, compe- quasi identiche a quelle
tente e abile in tutti i campi bibliche.
della tecnica architettonica e Il capitello sembra poi
dell’arte della fusione. composto di due parti, una
Il materiale, il bronzo, inferiore decorata a festoni
una lega di due metalli: ecco in sette spire e melagrane,
già qui la circolarità dei alta 5 cubiti (circa 2 metri e
significati, che si ritrovano 50) e una di coronamento, a
continuamente: due sono le forma di giglio (o un fiore
colonne, due i nomi, due gli ele- simile) alta 4 cubiti (ossia circa 2 metri).
menti del metallo. Si può notare che le tre misure di altezza
Il bronzo, dunque, è una lega di stagno o danno come somma 18+5+4 ossia 27, mul-
argento e di rame, e simboleggia l’unione, il tiplo di 3, o anche 3 al cubo, 27, si può leg-
matrimonio tra la luna e il sole, tra l’acqua gere anche 2+7 = 9, ossia 3 volte 3.
e il fuoco, tra freddo e caldo. Comunque, considerando anche la cir-
Il serpente di bronzo, issato sulla colon- conferenza, che è di 12 cubiti, risulta che il
na da Mosè, preserva dalla morte. modulo, il numero fondamentale è sempre
Bronzo, serpente, colonna: l’albero del- il 3.
la conoscenza del bene e del male, il ser- Il modulo è 3 e il numero delle colonne
pente che offre il frutto alla donna, ancora i è 2: l’1 più l’1 (uguali ma non identici, cifre
simboli si ritrovano nell’eterno ritorno. verticali, come verticali sono le colonne e
Il bronzo è considerato un metallo incor- gli alberi e l’asse del mondo), danno il 2,
ruttibile, immortale, e quindi giustamente somma delle unità e da loro diverso, terzo
associato alla salvezza dalla morte. fattore della sintesi binaria.
Il bronzo ha una risonanza eccezionale, Il simbolo è questo, è conciliazione-inte-
è la materia del gong e della campana , dei grazione degli opposti, è sintesi ambivalen-
suoni che risvegliano e richiamano, e anche, te, e per questo non può essere descritto
per la connotazione di immortalità, dei razionalmente, può solo essere percepito
monumenti. intuitivamente, ma oggettivamente incon-
Sono poi date, nel testo biblico, le cepibile, perché esprime la simultaneità di
dimensioni e quindi le proporzioni. L’ a l t e z- concetti diversi (il bene ed il male, il caldo
za delle colonne è di 18 cubiti, ossia circa 9 ed il freddo, l’oggi e il domani etc.).
• 22 •

E così le colonne sono simbolo per quattro elementi, sommati, danno per totale
eccellenza, identiche, ma diverse, sono pro- dieci, numero che è appunto espresso in
totipo dei simboli. cifre romane con una X che, a sua volta, è
Sopra il fusto c’è una costituita da due V congiunte
decorazione del capitel- per i vertici, cioè da due cin-
lo, divisa, come abbiamo que. Ciò sta ad indicare che
detto, in due parti. il simbolo della X è anche la
Inferiormente una rappresentazione della dop-
sorta di trama a rete rive- pia quintessenza (così sugge-
ste il capitello in forma risce E. Langella in un libro
di festoni o di catenelle sulla Cappella San Severo).
che si avvolgono in 7 Fulcanelli, dopo aver
spire. ricordato che la cintura di
Non è difficile vedere Offerus, il portatore del fan-
in questo il simbolo del ciullo, quello che sarà il San
serpente che si avvolge in Cristoforo dei cristiani, ha una
spire sull’albero della conoscenza, l’asse trama incrociata, come una rete, fa notare
del mondo che si eleva dalla terra al cielo. che queste linee incrociate si trovano sul
Il 7 è la somma di 4 + 3. cosiddetto dolce dei Re Magi, che si consu-
Il 4 è il numero della terra. Il 3 quello ma, per tradizione, in Francia, all’Epifania,
del divino e del cielo. e sono simili a quelle che presenta la super-
La catena, poi, e la rete, si collegano ad ficie del solvente quando è canonicamente
altri significati, come quello del pavimento preparato.
a mosaico o della nappa a frastagli o nodi Tale è il segno, dice, che tutti i filosofi
d’amore. riconoscono, per marcare esteriormente la
La rete, in particolare, apre un discorso virtù, la perfezione, l’estrema purezza
che potrebbe farsi più esteso rammentando intrinseca della loro sostanza mercuriale.
figure come il Re Pescatore della leggenda Questo segno è anche detto il sigillo di
del Graal o la statua del Disinganno, avvol- Hermes: non ha forse Mercurio, come attri-
ta da una rete, nella Cappella San Severo a buto, i sandali di cuoio incrociato?
Napoli. In architettura, questa trama a rete è sta-
La lettera greca “chi” (X) diffusa dalla ta ripresa nei capitelli bizantini, che hanno
simbolica cristiana, segna l’inizio, la matri- talvolta la caratteristica forma a cesto di
ce della trama a rete. Questo simbolo uni- vimini incrociati. Lo stesso Vitruvio fa deri-
versale rappresenta anche il numero che è la vare la forma del capitello corinzio da una
somma dei primi quattro: la tetraktis, la leggenda legata all’osservazione di un cesto
serie la cui somma è dieci o, appunto, la X di fiori e Bramante, nell’incisione Preveda-
dei romani. ri, riprende, in memoria dell’antico, proprio
L’unità, le due nature, i tre princìpi ed i un capitello a cesto.
• 23 •
Simbologia delle colonne del Tempio di Salomone , D. Banaudi

Ma il cesto è anche crogiuolo, conteni- di abbondantissime acque – eressero


tore della materia in trasformazione, e una due stele [colonne senza funzione
simbolica intersezione a X segna il muso statica], una di mattoni, l’altra di
del gatto, animale sacro pietra; su tutte e due
agli egiziani, come anco- scolpirono le loro
ra fa notare Fulcanelli, e scoperte, affinché, se
così si potrebbe ancora il diluvio avesse
andare oltre. distrutto quella in
Per tornare alle colon- mattoni, si salvasse
ne, come antichi simboli l’altra di pietra, per
iniziatici e sapienziali, insegnare agli uomi -
ni le cose scolpite e
ripresi, attraverso la cul-
indicare che era stata
tura ebraica, nel linguag-
innalzata anche una
gio della Massoneria spe-
stele di mattoni. La
culativa, ricordo qui una
seconda si conserva
citazione dai testi dello storico ebreo del
ancora oggi nella terra di Se iris.
primo secolo Giuseppe Flavio.
Le parole evidenziate saranno sufficien- Nel testo gnostico della Vita di Adamo
ti a sottolineare un’evidenza quasi banale.
ed Eva, la donna dimostra ancora una volta,
Traduce allora Luigi Moraldi (Antichità dopo l’offerta del frutto, di essere deposita-
Giudaiche di Giuseppe Flavio): ria di sapere, e qui, di una sapienza specifi-
[…] Gli nacquero [ad Adamo] molti camente muratoria; dice, dunque Eva, ai
altri figli, e tra essi Seth. […] Costui figli, a proposito delle conoscenze da tra-
dunque fu educato e quando giunse mandare, attraverso i castighi del giudizio
all’età del discernimento, coltivò la vir - divino, per mezzo di due manufatti (sono
tù, divenne un uomo eccellente, e lasciò qui tavole in luogo di colonne), uno di mat-
nei posteri degli imitatori delle sue azio - toni, l’altro di pietra: […] se il signore giu -
ni: costoro, tutti virtuosi e di buona dica la nostra stirpe con l’acqua, le tavole di
natura, abitavano la stessa terra pacifi - argilla si scioglieranno, e resteranno le
camente, concordi e prosperi e non ebbe - tavole di pietra; ma se (giudica) col fuoco, le
ro malattie fino al giorno della morte; tavole di pietra si spezzeranno, mentre le
essi scoprirono lo studio dei corpi tavole di argilla si cuoceranno.
celesti e la loro ordinata disposizio - Un altro testo gnostico (desunto ancora
ne; e affinché non rimanessero agli altri dalla preziosa traduzione dei papiri di Nag
nascoste le cose da loro scoperte e non
Hammadi di Luigi Moraldi) detto delle t r e
fossero obliterate prima di venire cono -
steli di Seth (sono tre qui le steli, ma non si
sciute – Adamo aveva predetto una dop -
parla forse, anche in Massoneria, di una ter-
pia futura distruzione dell’universo,
za “colonna invisibile”?), un altro testo fa
una col fuoco, l’altra con l’inondazione
riferimento a steli come tramiti della parola.
• 24 •

La prima stele è un’invocazione al padre un tempio eretto nella patria di Hiram, e le


Adamas, padre che è luce, la seconda è due colonne, simili, ma diverse, come Yakin
rivolta a Barbelo, la madre, e Boaz, si possono riferire,
vergine maschio, divenuta quella d’oro al dio del Sole,
multipla pur restando una, alla potenza creatrice, alla for-
un mondo di conoscenza, za maschile, quella di smeral-
sapienza – conoscenza-veri - do, che splende la notte,
t à, colei, scrive Moraldi, che appunto, alla divinità lunare,
ammaestra e dà forza … è la notturna, femminile.
potenza che unifica e ricon- Davanti ai Templi egizi si
cilia (Yakin e Boaz: forza, possono vedere due grandi ste-
stabilità, potenza etc.). le, due colossi, due obelischi.
La terza stele, la colonna I due pilastri di granito che
invisibile, sintesi del proces- Thutmosis III innalza al centro
so della mente, attraverso il del tempio di Ammone a Kar-
dualismo simbolico, verso la nak sono decorati uno con il
conoscenza suprema, è un inno rivolto papiro, l’altro con il loto (simboli dei due
all’Essere Supremo, un momento sublime regni dell’Alto e Basso Egitto), che ram-
di esultazione gioiosa: abbiamo visto te con mentano, con i loro calici, quello del giglio.
l’ intelletto […] Tu sei l’intelletto di tutti Nelle decorazioni a rilievo degli stessi
[…] rallegriamoci! rallegriamoci! (Inno alla templi ho notato spesso la rappresentazione
gioia). di due alberi accoppiati, a sviluppo colon-
Degna di nota è una citazione dalle Sto- nare, posti su un basamento; il Libro dei
rie di Erodoto (V secolo a.C.) (L’Impero Morti, al capitolo 109, dice io conosco quei
Persiano – Usi e costumi degli Egiziani): due sicomori di turchese tra i quali sorge Râ
[…] presso questa porta del maestro dell’O -
[…] navigai fino a Tiro di Fenicia, per -
riente […].
ché sapevo che là vi era un tempio, dedi -
Sono i due alberi che stanno presso la
cato a Eracle: infatti ve lo trovai, ricca -
Porta del Cielo; Râ è il Sole; il fico sicomo-
mente adorno di molte e preziose offerte.
ro, albero sacro nell’antico Egitto, accoglie,
E fra l’altro di due colonne, una di oro
purissimo, l’altra di pietra di smeraldo,
sotto forma di uccelli, le anime che attra-
che splendeva la notte in modo meravi - versano la Porta.
glioso […] il tempio era stato eretto Anche l’architettura mesopotamica ci
quando era stata fondata Tiro, cioè due - mostra gli stessi elementi abbinati a segna-
mila trecento anni prima. re la porta del tempio: nella ricostruzione
della facciata del tempio di Khorsabad,
Essa allude, con forte evidenza, ad un vediamo, ai lati del portale, due colonne a
antecedente in architettura delle due colon- forma di palma e, alla loro base due leoni
ne simboliche, esattamente a proposito di affrontati.
• 25 •
Simbologia delle colonne del Tempio di Salomone , D. Banaudi

Sulla facciata esterna della sala del trono Nella Chiesa di San Donnino a Fidenza,
di Nabucodonosor, che due colonne senza funzione
possiamo ammirare nel di sostegno, sono addos-
suo stupendo rivesti- sate alla facciata.
mento di ceramica al Qui, in corrisponden-
Museo di Berlino, za della colonna a sud si
colonne in forma di trovano pannelli scolpiti
alberi, che terminano che rappresentano il Car-
con motivi vegetali a ro di Elia o Alessandro
calice stanno sopra a che con il carro ascende
figure di leoni. al cielo, entrambe le
Sono dette, nelle figure potendosi leggere
antiche mappe, Colonne secondo una simbologia
d’Ercole, (il tempio di cosmica della facciata.
Tiro con le due colonne citato da Erodoto Questo fa pensare che, tra le due colon-
era dedicato ad Ercole), quelle che stanno ne, appunto sulla soglia, sulla linea che
alla porta del Mediterraneo, del mondo segna il limite, quegli antichi maestri pones-
conosciuto, e al di là antichi scribi verg a v a- sero la porta stretta, il luogo di passaggio tra
no hic sunt leones, non plus ultra. il tempo umano e il Gran Tempo, il limite
Le colonne d’Ercole, dicevano gli anti- tra il tempo e il non-tempo, dove il presen-
chi, sostenevano il cielo, simbolo dell’asse te è attimo eterno, il confine tra lo spazio
del Mondo, che unisce la Terra al Cielo, profano e quello sacro, dove l’iniziato può
analoghe ai due alberi edenici, l’albero del- trovare la strada che unisce la terra al
la vita e l’albero della conoscenza del bene cosmo.
e del male. Due sono le torri che affiancano la Chie-
Al di qua delle colonne sta il mondo sa di Sant’Ambrogio a Milano e due sono
conosciuto, quello della realtà percepibile, sempre le torri che chiudono ai lati le Catte-
al di fuori del tempio, il mondo visibile; al drali Gotiche, e spesso, queste torri, come a
di là della porta, vegliata dai guardiani del- Chartres, sono ornate di elementi compen-
la soglia, rappresentati dai leoni, sta il luo- satori alla loro natura simbolica: la torre
go dello spirito, il mondo invisibile, il luo- nord, fredda, femminile e lunare è marcata
go del non conoscibile. da un sole che la riequilibra, o da un’imma-
Di fronte alle chiese romaniche, in par- gine di Adamo, maschile, come a Parigi,
ticolare quelle dei Maestri Comacini, tro- mentre la torre sud, calda, maschile e solare
viamo spesso un’edicola o un protiro, cioè è completata con una luna compensatrice, o
una costruzione che precede, segna e pro- Eva o la Vergine.
tegge l’ingresso, sostenuta da due colonne, Le due torri ricordano senz’altro l’im-
in genere appoggiate su leoni detti appunto magine del Tempio biblico, come lo fanno
stilofori. in maniera ancor più evidente le due enormi
• 26 •

colonne tortili ai lati della facciata barocca Noti sono gli esempi della Cattedrale di
della Sankt Karl’s Kirche a Würzburg (due colonne che
Vienna costruita dal gran- portano incisi i nomi di
de architetto Fischer Von Yakin e Boaz) e, più
Erlach, quasi sicuramente vicino a noi, del Brolet-
massone, che ci ha lasciato to di Como o nel chio-
anche una stupenda serie stro di Chiaravalle della
di disegni interpretativi, Colomba, presso Pia-
appunto, del Tempio di cenza e in molti altri
Salomone. luoghi ove operarono i
Le colonne tortili, pre- Maestri Comacini, che
senti in genere nei portali ne fecero una loro figu-
di chiese romaniche e goti- ra caratteristica.
che, sono evidentemente La simbologia della
frutto della sintesi formale colonna annodata può
del concetto simbolico di tensione verso essere riferita sia a quella dei nodi d’amore
l’alto, di ascensione vorticosa che troviamo (Leonardo ne decorò un soffitto del Castel-
nell’asse attorno al quale è avvolto a spira- lo di Milano) che a quella del percorso ini-
le il serpente, simbolo di sapienza (il cadu- ziatico, percorso che si snoda in un grovi-
ceo ermetico – l’albero biblico della cono- glio di vie nel quale districarsi, prima di
scenza al quale è avvolto il serpente). poter proseguire, e che è ancora evocato sia
Questo simbolo, per associazione, ci fa dal labirinto che dal pavimento a mosaico
pensare, solo qui accennandolo, anche al bianco e nero, o ancora dalle spire del ser-
labirinto, altro elemento presente nell’ico- pente che si avvolgono attorno all’albero
nografia simbolica tradizionale, e che i della conoscenza, come i sette festoni che
maestri costruttori posero sovente al centro avvolgono le colonne del Tempio.
delle navate delle cattedrali. Altri due oggetti simbolici riporta la
Un’altra interpretazione del tema della Bibbia a coronamento delle due colonne: le
colonna, in particolare di quella abbinata, melagrane, intrecciate con i festoni a rete e
quindi riferita alle colonne del Tempio, nel il lavoro a forma di giglio che corona il
loro significato iniziatico, è quella della capitello.
colonna annodata, ossia di una colonna Le melagrane sono in numero di 200 e il
costituita di elementi cilindrici, stretti a numero è qui il 2, e quindi relativo ad una
fascio e cordiformi, che si annodano nella simbologia binaria, come le colonne stesse.
parte centrale, per proseguire, oltre questo Il significato più citato dagli autori, per
viluppo, ancora in linea retta verso l’alto. la melagrana, è quello che richiama la sim-
Anche questo tipo di colonna lo si trova bologia associativa, come per tutti i frutti
in genere in corrispondenza di portali o che hanno molti semi; quello del legame
aperture di chiese romaniche o gotiche. che unisce i grani numerosi di questo frutto,
• 27 •
Simbologia delle colonne del Tempio di Salomone , D. Banaudi

numerosi come i massoni stretti nella loro scintilla di fuoco, rubata in favore degli
fratellanza. uomini per la civilizzazione della terra.
Altre associazioni sim- La melagrana evocava,
boliche portano anche ad nella Grecia classica il
altri significati (la mela- simbolo dei Misteri e,
grana è spesso rappresen- secondo Pausania, nella
tata con una fenditura che città di Argos la statua di
lascia intravedere i semi Giunone aveva in mano
rossi all’interno), come una melagrana ed affer-
quello sessuale legato mava (cito da Bonvicini,
alla fertilità. Esoterismo nella Masso -
Il frutto è tipico delle neria Antica): Il signifi -
regioni medio-orientali e cato del melograno è un
si trova stilizzato in deco- sacro segreto del quale
razioni mesopotamiche. non posso parlare qui.
È probabile che nella mitologia tradizio- Per questo si può intuire che la melagra-
nale esso sia confuso o sovrapposto con il na chiusa, non aperta, evochi appunto il
frutto analogo della mela, del pomo. mistero.
Il giardino delle Esperidi, con le mele Le pietre preziose che contiene sono il
d’oro, la mela che Paride deve consegnare tesoro che racchiude, noto solo a chi cono-
alla dea più bella, la stessa mela di Eva: sce già il frutto e ne ha gustato i chicchi.
come si vede il frutto è sempre in relazione Infine il giglio.
con 1’elemento femminile e potrebbe esse- Anche in questo caso la confusione
re in realtà una mela-grana. botanica ha portato a varie interpretazioni e
E lo è senz’altro nel mito di Persefone, rappresentazioni, ma un ritorno all’origina-
che è tratta agli inferi con l’offerta appunto le può essere utile.
di un chicco di questo frutto. Autori come Boucher o Bayard fanno
Il mito di Persefone o Proserpina, la notare che non del giglio bianco (assunto
discesa agli Inferi, fa parte della cultura poi dal Cristianesimo) si tratta qui, ma più
legata ai Misteri Eleusini (Eleusi è luogo di probabilmente del giglio di campo (o altri
questo mito e i sacerdoti di Eleusi, durante dicono, dell’anemone di colore rosso e che
i Grandi Misteri, si cingevano il capo di è detto tra l’altro Giglio di San Giovanni,
rami di melograno) e al simbolo del viaggio perchè fiorisce nel periodo di questa festa,
iniziatico, richiamato anche ritualmente dal- aggiungendo così un’ulteriore carica sim-
la discesa nel ventre della terra. Cerere, bolica) che è stato portato in Europa dall’A-
madre di Proserpina è la dea della terra, la sia Occidentale.
terra madre. Nella decorazione Mesopotamica, Feni-
Il chicco di melagrana che Persefone cia ed Egiziana (il crogiuolo artistico al
assaggia può anche essere il simbolo della quale attinge il costruttore del Tempio di
• 28 •

Salomone, che proviene appunto da Tiro, in I1 simbolo del giglio rosso a calice aper-
Fenicia) sulla scorta di noti studi, come to con grande pistillo centrale ha chiara-
quelli di Semper o di Riegl, si mente significato sessuale,
possono chiaramente distin- riassumendo in sé sia 1’ele-
guere decorazioni a forma di mento femminile, aperto, il
foglia di papiro o di loto ed calice, che quello falliforme,
altre che sono proprio simili il pistillo.
schematicamente al calice Siamo ancora di fronte ad
del giglio di campo con i una figura simbolica, binaria
petali ripiegati all’esterno ed e ambivalente, come le
un pistillo centrale che ter- colonne.
mina in una protuberanza E per andare avanti, ma
evidente. qui è meglio chiudere, per
Questa forma è senz’altro non abusare della pazienza
analoga alle successive e del lettore, si potrebbe osser-
classiche decorazioni a vare che il giglio rosso aper-
foglie di acanto, che trovia- to, con i suoi sei petali, ricor-
mo nell’ordine corinzio, ma anche già, da lo schema geometrico di due triangoli
anche se con astratta schematizzazione, nel- equilateri, sovrapposti e con i vertici uno in
le volute ioniche, che si ripiegano verso alto e l’altro in basso, oppure ad osservare
1’esterno su se stesse. che cosa succede tagliando una mela (i l
Troveremo lo schema a forma di giglio pomo della conoscenza) non come di solito
in capitelli e decorazioni ellenistici e bizan- secondo il meridiano, ma secondo il suo
tini, e poi ancora talvolta nella scultura equatore.
medioevale.
Pratica Sufi e iniziazione occidentale,
un binomio possibile
di Alberto Samonà
Giornalista

Sufism is the intention to go towards the Truth, by means of love. The practice of
sufism is called Tariqat: this is the spiritual way for searching Truth with interior
work. In this article there is a description about this way and about correspondences
with Masonic work and Western tradition. Sufism is a spiritual offshoot of Islam.
The Sufi is a lover of Truth, and this love is manifested with some and varied
expressions. One of these is the dance of dervishes: they are also known as the
Mevlevi Order. The Sufi way is a possibility for coming out from automatism of
mechanic life, just like Masonry, that teaches to know our movement, paying atten -
tion during the rites and during our life.

l silenzio è la misura di ogni cosa. Tradizione, varie sono le sue espressioni”1.


Soltanto attraverso il silenzio è pos- La via spirituale islamica è eminentemente
sibile conoscere se stessi, lavorare una via iniziatica, accessibile a pochi, ma
su di sé, edificare il proprio tempio interi- non perché esclusiva o segreta in senso let-
ore. Appare qui interessante soffermarsi su terale, bensì perché pochi conservano real-
alcuni aspetti della tradizione esoterica mente nel cuore un “desiderio” di pervenire
islamica, per comprenderne, se non i suoi allo scopo della vera iniziazione, ovvero
significati più profondi, quantomeno alcuni “l’approssimarsi alla Realtà divina, fino a
dati generali, utili ad una maggiore fondersi con essa”. Lo stato di purezza
conoscenza di questa via e di noi stessi. Da (safà) lo si consegue attraverso la strada,
occidentali, questa parentesi può apparire che è aperta a tutti. Non tutti, però, la
superflua per un’utile ricerca fra i diversi seguiranno. Il segreto, infatti, si rinserra da
sentieri della Tradizione, ma nella realtà sé e non ha bisogno di puntuali guardiani.
così non è, poiché come è stato trasmesso Chi cerca troverà, gli altri, molti, non tro-
da chi ha intrapreso in passato una via di veranno, poiché non cercano. La conoscen-
perfezionamento interiore, “una è la za, perciò, resta riservata a pochi, a coloro

1 Julius Evola, La Torre. La frase “Foglio di espressioni varie e di Tradizione una” era riprodotta
come sottotitolo alla testata della rivista che venne fondata nel 1930 dallo stesso Evola.
• 30 •

che compiranno davvero uno sforzo per ecco, dunque, che il fine “di lavorare per il
perseguire il cammino interiore, il “grande bene dell’umanità” trova un nuovo signifi-
sforzo”, al-Jihad al-Akbar, cato, più appropriato agli
così tanto frainteso da iniziati, perché si spoglia
molti occidentali e da non da implicazioni profane
pochi musulmani. (sia pure talvolta condi-
Il sufismo è la scuola visibili) e umanitarie,
iniziatica islamica che inse- assumendo il carattere di
gna a guardare dentro se un obiettivo da consegui-
stessi per proiettare il pro- re nel silenzio del proprio
prio sguardo verso Allah. Il lavoro interiore, in grado
sufi è il “cercatore di verità”, colui che di mutare se stessi e, conseguentemente, di
abbandona tutto per concentrarsi sul proprio mutare l’umanità, tracciando un quadro uni-
cammino, che è fatto di esperienza pratica versale di armonia, amore e legge.
reale, e non di mere speculazioni intellet- Il sufi che tende al ricongiungimento con
tuali. Il ragionamento, l’analisi, la logica il Principio comprende che non può restare
proprie del mondo occidentale sono estra- nella condizione attuale, di distrazione e
nee alla via, poiché la ricerca si compie chaos, ma occorre praticare l’attenzione
attraverso l’esperienza e la determinazione, necessaria verso di sé. Deve cambiare il
metodo iniziatico per eccellenza. La defini- proprio modo di pensare, in maniera –
zione del sufismo è composta, perciò, da direbbero gli alchimisti – da “trasmutare il
esperienza e realizzazione. La ragione, dun- veleno in farmaco”, ovvero i bassi istinti in
que, è uno stadio solo iniziale della propria comportamenti circolari e virtuosi. Tutto ciò
esperienza interiore, che si arricchisce lo si ottiene attraverso il conseguimento
mediante l’intuizione e la conoscenza ana- della “povertà”, che è premessa per l’armo-
logica e sintetica. nizzazione con la natura divina, nel ricordo
Il sufi non possiede la verità, ma è “pove- del Principio. D’altronde, l’etimologia più
ro” in spirito, perché ha come unico scopo diffusa del termine “sufi” fa proprio riferi-
quello di cercare la verità ed approssimarsi mento all’essenzialità della ricerca interio-
ad essa. Esattamente come l’iniziato occi- re, poiché il s u f è la lana, materiale povero
dentale, il massone, che non ha in sé le di cui erano composte le tuniche degli ini-
risposte, ma si pone le necessarie domande ziati che vivevano nel deserto. La tunica
(è un uomo di dubbio), non possiede la aveva cento toppe, tante quanti i nomi divi-
conoscenza assoluta, ma ha lo scopo di edi- ni, ed era la veste tipica dei dervisci medie-
ficare il proprio tempio interiore a maggior vali. La stessa parola dervish vuol dire
gloria del Disegno del Grande Architetto poverello, poiché i dervisci sono asceti
dell’Universo. E questo è possibile, poiché “poveri”, avendo appunto come solo scopo
la reintegrazione individuale procede di pari della vita la ricerca spirituale. La povertà,
passo con la reintegrazione universale: intesa come essenzialità, rappresenta la con-
• 31 •
Pratica Sufi e iniziazione occidentale, un binomio possibile, A. Samonà

dizione interiore necessaria per iniziare il tinuerà a vivere nella società, nella folla e in
proprio cammino di perfezionamento. Così, mezzo agli altri uomini e donne. Il mantel-
come nella via iniziatica occidentale, i neo- lo sarà indice del silenzio, della pazienza e
fiti devono spogliarsi dei metalli e della costanza con cui si compie
restare nudi, perché la “nudità” il proprio lavoro interiore;
esprime l’abbandono di tutte le testimonierà il chiudersi entro
abitudini, le certezze, le ideolo- se stessi, nel laboratorio
gie, le ordinarie distrazioni della alchemico della propria natu-
vita profana. Esprime la condizio- ra umana, laddove si potrà
ne necessaria di chi entra nel lavorare con gli strumenti di
Tempio per intraprendere il cam- cui si dispone per raggiungere
mino di reintegrazione. la trasmutazione del proprio
Il derviscio (e il sufi in genera- stato, da plumbeo in aureo.
le) segue la Via spirituale, che è la Proprio il mantello consentirà al
Tariqah: Tarika sufiyya, è difatti “il sentie- ricercatore di trovare la necessaria tranquil-
ro dove ci sono gli ubriachi”2, nell’accezio- lità, per potere incominciare il difficoltoso
ne mistica di tale condizione interiore. lavoro che attende chi è animato da autenti-
Un importante riferimento esoterico è co desiderio. Ma al tempo stesso, il mantel-
rappresentato dal mantello del derviscio, il lo sarà anche strumento per distinguere la
Kherq e, che simbolizza la natura divina e i propria essenza dalle mille identificazioni
suoi attributi, poiché “è tessuto con l’ago che provengono dal mondo esterno, così da
della devozione e con il filo del ricordo per- liberarsene, riconoscendo soltanto il ri-
manente”, condizioni che implicano uno chiamo della propria più intima essenza
sforzo di attenzione verso il proprio centro che, fino ad ora, è stata sommersa dal chias-
interiore. A ben vedere, il mantello spiritua- so di altre mille voci, mille “io” che hanno
le dell’iniziato islamico ha una somiglianza impedito di ascoltare la voce del padrone.
non indifferente con il simbolo analogo del- Che hanno impedito di sentire la vibrazione
la tradizione martinista3. I filosofi incogniti dell’Io sono4.
del Martinismo affermano, infatti, che colui Allo stesso modo, nella Massoneria Uni-
che si è posto in una via di realizzazione versale, gli iniziati indossano un grembiule
indosserà un simbolico mantello (e una sim- (diverso a seconda del grado raggiunto),
bolica maschera): con questi strumenti, con- che li protegge dalle schegge della pietra,

2 Idries Shah, I Sufi. Edizioni Mediterranee, Roma, 1990.


3 Martinismo, corrente iniziatica fondata in Francia da Papus (Gerard Encausse) nel 1881 sulla
base degli insegnamenti di Louis Claude de Saint Martin.
4 Alberto Samonà, La Tradizione del Sé. Viaggio fra i simboli della conoscenza iniziatica. Edi-
zioni Atanòr, Roma, 2003.
• 32 •

nel corso del proprio paziente lavoro di – proprio la Turchia ha visto il fiorire di
sgrossamento e levigazione: lavoro che è, al un’interessante Massoneria laica ma di
tempo stesso, simbolico e pratico, influenza islamica, fatta ogget-
poiché i simboli indicano al mas- to, non molto tempo fa, di un
sone la necessità di cingersi, di vile attentato compiuto da
proteggersi da quelle impurità (le esponenti dell’integralismo
disattenzioni, le distrazioni, il fondamentalista.
chaos, le pulsioni profane), che Comunque sia, la parola ha
provengono dall’esterno e dal pro- grande significato nell’inizia-
prio interno, ostacolando la costru- zione sufi. Nella cerimonia del
zione del tempio, ossia il proprio samâ, il nay, il flauto di canna
intimo lavoro su se stessi. che accompagna il canto, suo-
La Via sufi ricorda, per certi na all’infinito, essendo esso
versi, alcune espressioni dell’ini- l’anima strappata alla propria
ziazione occidentale, perché fa uso origine divina, che si lamenta,
dei tre segni di riunione, che vengono uti- poiché – come insegnano gli gnostici – è
lizzati anche nella Via massonica: il sprofondata in questa dimensione, nell’o-
SEGNO, la PRESA e la PAROLA. Ce ne scurità, dove è smarrita e cerca la Via. E la
riferisce Rudolf Von Sebottendorff nel suo troverà proprio attraverso la parola, cantata
libro sull’antica Massoneria turca, nel qua- ritmicamente dagli iniziati, dai monaci der-
le rileva come non si tratti qui unicamente visci: lâ ilâha illâ-llâh, “non c’è altro dio se
di segni di riconoscimento; non sono nel non Dio”. Nel rito, hanno valore anche i
migliore dei casi semplicemente dei simboli, segni e le posture, poiché i sufi sono seduti
bensì degli atti magici destinati a captare le con le gambe incrociate e la mano destra
radiazioni più sottili delle forze elementari, resta immobile sul ginocchio sinistro, men-
ad integrarle nel corpo, e così, da rendere tre la mano sinistra si fissa sul polso destro.
questo corpo più spirituale e ad assicurare È la posizione della rinuncia, poiché mani e
allo spirito la preponderanza sulla materia5. gambe compongono il Lâ, l’abbandono del-
Sebbene non si possano non condividere le l’esistenza limitata, il distacco dell’indivi-
critiche poste dal professor Claudio Mutti duo, e procedono con un movimento che
nell’introduzione allo stesso libro circa la dall’ombelico giunge al collo dell’iniziato.
reale conoscenza che l’autore aveva dell’Is- Il sufi prosegue, quindi, con la posizione
lam, lo studio di Von Sebottendorff appare corrispondente a ilâha: inclinando il capo e
comunque utile, se non altro perché negli ruotandolo verso destra, a rappresentare la
ultimi decenni – e non crediamo sia un caso negazione delle false credenze, dell’effime-

5 Rudolf Von Sebottendorff, La pratica operativa dell’antica massoneria turc a. Arktos, Carma-
gnola, 1995.
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Pratica Sufi e iniziazione occidentale, un binomio possibile, A. Samonà

ro. Quindi, illâ-llâh, che è il compimento, i movimenti in modo presente ma distacca-


mediante l’inclinazione del capo e la sua to e, soprattutto, non automatico. Non si
rotazione a sinistra, a simboleggiare la tratta infatti di un’esecuzione dettata dagli
Realtà Assoluta. automatismi, ma da una
Lo scopo del raggiungi- partecipazione cosciente
mento dell’equilibrio viene del danzatore all’atto che
ottenuto anche mediante le viene eseguito. La danza,
danze, compiute dai dervi- come le altre manifesta-
sci m e v l e v i, il cui Ordine zioni dell’uomo, può esse-
venne fondato nel medioe- re inconsapevole, oppure
vo, nella città turca di Kon- consapevole. Si può dan-
ya, da Djalal-ud-Din Rûmî. zare dormendo e si può
Ancora oggi i dervisci danzare da svegli, senten-
mevlevi fanno della danza lo do ciò che si fa. È per questa
strumento principale per il raggiungimento ragione che, dunque, la danza può essere
del proprio ordine interiore, della pace. ritenuta parte di un più vasto e antico inse-
Come ogni espressione della vita umana, in gnamento, volto a riequilibrare se stessi, a
generale, anche la danza può rispondere a dare e fare ordine6.
pulsioni che tendono al disordine, oppure a La danza dei dervisci è una danza consa-
comandi interiori, volti a fare ordine. Sol- pevole: il rito inizia con i danzatori che
tanto in questo secondo caso si può parlare indossano una veste nera, espressione del-
di danza sacra. La sacralità della danza ri- l’oscurità in cui è piombata l’umanità, del
siede nella possibilità che questa espressio- volgare vestito corporeo che incarcera lo
ne umana si congiunga con un ritmo ogget- spirito (anche in questo caso le similitudini
tivo, immutabile, cosmico. con la dottrina gnostica appaiono rilevanti),
La danza sacra è danza oggettiva: non vi ma quando cominciano a danzare, la veste
è nulla di proprio, di personale, poiché i nera cade e i dervisci rimangono coperti da
movimenti del corpo rispondono a un’ar- una lunga tunica bianca, che al loro roteare
monia assoluta, a un flusso energetico di cui ritmico si apre come il petalo di un fiore
anche gli uomini possono essere partecipi. appena sbocciato: il fiore dell’anima. Il lun-
Nella danza sacra, l’uomo è un mediatore: go copricapo nero o marrone scuro ricorda
non partecipa ad una prospettiva legata al anch’esso la dimensione oscura della pro-
risultato esteriore, non si preoccupa dell’er- pria rozza corporeità e, al contempo, riman-
rore. La danza è sacra quando produce una da alla pietra tombale che chi si pone in un
vibrazione interna, che consente di ripetere cammino di realizzazione interiore deve

6 Alberto Samonà, Movimenti verso se stessi, l’essenza delle danze sacre, in Op. cit., Edizioni
Atanòr, Roma, 2003.
• 34 •

edificare sopra la vita di ogni giorno, fatta modo simultaneo, svolgendo ciascuna par-
di ignoranza e disattenzione7. te il proprio compito. In tal caso l’attenzio-
La danza diventa dunque un atto iniziati- ne diviene massima, perché tutti i centri
co e il suo svolgersi altro dell’essere umano ne sono
non è se non il cammino di coinvolti allo stesso modo e
purificazione compiuto da nello stesso tempo. In que-
chi intende morire a questa sto modo il sufi muore alle
vita, per rinascere diverso, disattenzioni della vita pro-
differenziato. Durante la fana, alle associazioni men-
danza, i dervisci roteano tali, ai pensieri frivoli, alle
attorno a se stessi, ma non si paure, alle emozioni e alle
tratta di una frenetica circo- disarmonie ordinarie del
larità, bensì di un movimen- proprio corpo. Per tutte que-
to cosciente, compiuto attorno ste ragioni, la danza è un rito,
a un asse invisibile: è come se i monaci fos- esattamente come qualsiasi altro rito inizia-
sero immobili anelli di congiunzione di tico, poiché chi ne è partecipe deve essere
questo asse, che unisce la dimensione terre- consapevole di ciò che fa.
stre con quella celeste. Anche per questa Egli deve far vibrare le corde dell’anima,
ragione, nella loro danza una mano, la entrando in sintonia con l’eggregoro dei
destra, è rivolta verso l’alto, mentre la sini- propri compagni, dei propri fratelli, che nel
stra, verso la terra. Il sufi danzante, quindi, silenzio lavorano, ciascuno su se stesso, ma
è colui che raggiunge il centro, tra l’oriz- tutti insieme. Anche in questa espressione,
zontalità della materia e la verticalità dello il sufismo – la via mistica dell’Islam – e la
spirito. E questo insegnamento non attiene tradizione occidentale non differiscono,
soltanto ai dervisci mevlevi, ma è comune a avendo lo stesso scopo, che è quello di fare
ogni danza che possa essere definita sacra. in modo che i “cercatori di verità” aprano
I movimenti, nelle danze sacre, non sono gli occhi per uscire dalla meccanicità del
perciò il frutto della sola corporeità, ma non divenire profano. Esattamente, come avvie-
sono neppure il prodotto esclusivo di un ne nel tempio massonico, dove la deambu-
intenso e programmato lavoro mentale di lazione dell’iniziato avviene con attenzione,
attenzione. Nella danza sacra, e nei riti ini- avendo ogni movimento un suo precipuo
ziatici in generale, ogni movimento è significato e rappresentando un modo per
cosciente, poiché consente che il proprio concentrare le proprie energie, in modo da
corpo, le emozioni e la mente lavorino in ri-ordinare se stesso.

7 Massimo Jevolella, Rûmî e i dervisci ruotanti, in Sufi, la danza del cosmo. Red edizioni, Como
1997.
Gli Archetipi e la tradizione ermetica
di Roberto Ortoleva
Psichiatra-psicoanalista junghiano

Using the archetypal function in analytical psychology allows to understand the


symbolic and ritual actions connected with the esoterism of Tradition. The arche -
type, as a universal category, finds some standard features during the history of
Tradition, emphasizing many links with the mental dimension, considered as fine
body.

l titolo di questa mia relazione si La memoria, infatti, rappresenta nella


basa su un’idea che ha spesso sol- sua immagine archetipica, susseguente alla
cato il mio interesse di studioso del morte di Cristo, la sua Imago sorta nell’ani-
pensiero esoterico ed ermetico della ma collettiva dell’umanità che è la nostra
filosofia junghiana. transpersonale banca della memoria a lun-
I problemi fondamentali, a mio avviso, go termine.
sono da considerarsi all’interno di un bino- Quindi, la memoria viene considerata da
mio: memoria, o immagini della memoria e sempre il fondamento dell’ereditarietà e
mistero, quindi coscienza ed inconscio, della biologia evoluzionistica, cioè in altri
segno e archetipo, realtà oggettiva e realtà termini perché i figli assomigliano ai geni-
trascendente, e come tutto questo può inte- tori e perché, tuttavia, sono diversi da loro,
grarsi in un’idea che da una parte è scienti- che cosa biologicamente viene riportato da
fica e dall’altra è religiosa, quindi spiritua- una generazione all’altra.
le, che attraverso il simbolo può ritrovare Il tema dell’evoluzione divenne ben pre-
un’idea di sintesi, un aspetto di riunifica- sto il problema dell’alterazione nella
zione degli opposti, il Sé. memoria biologica. Questo è il motivo per
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ATTRAVERSO LA PSYCHE

cui Jung riuscì ad elaborare, nelle sue teorie junghiana, ma nello stesso tempo anche la
dell’inconscio collettivo nel 1916 e degli parte più feconda, perché pone tutta una
archetipi nel 1919, la presenza di un’altra serie di domande, di invarianti psichiche
modalità di espressione nella all’interno della grande
nostra esistenza, che è archetipica. idea del mistero.
Gli archetipi, in questo senso, Che cosa può rappre-
possono rappresentare alcune del- sentare all’interno della
le proposizioni più significative psiche tutto quello che
successive all’avvento che avven- accompagna la nostra esi-
ne prima con Plutarco e poi con stenza vuota a volte anche
Nietzsche nel momento in cui gli di senso e di significato, e
dei erano diventati malattie. se non viene ben orientata
Successivamente Mircea Elia- in questo mondo collettivo
de affermò che uno dei problemi si può vivere attraverso gli
di senso della nostra civiltà nasce archetipi una delle espe-
dal fatto che agli dei di un tempo rienze più drammatiche e
si sostituirono i cosiddetti “dei ozio- più significative che la vita
si” che non avevano più nessuna voglia di psichica può arrecare ad un individuo, che è
rappresentarsi nell’uomo, proprio perché la malattia mentale.
delusi dalle sue azioni. In un testo che il giovane Jung pubblicò
Noi possiamo dire che l’elemento più su L’Associazione verbale nel 1901, emerse
significativo degli archetipi è quello di con- quello che lui chiamò il “complesso della
siderarli come aspetti più presenti della stella”, nel senso che il problema della stel-
realtà, come manifestazioni della divinità; la, particolarmente significativo all’interno
quindi, gli archetipi hanno ruoli di organiz- della cultura esoterica anche per la sua equi-
zatori, che vengono attribuiti anche all’idea valenza con la croce (molto studiata anche
triangolare dell’Edipo che in questo caso è da Guénon), ha rappresentato una delle
una modalità di attualizzazione, fra le altre, metafore fondamentali per la ricerca del
degli archetipi. centro di Sé, delle fantasie e dei desideri più
La Libido in senso junghiano diventa un intimi per rappresentare l’esigenza di ritro-
aspetto della regressione e può portare ad vare al di fuori del cattolicesimo il signifi-
evidenti alterazioni nella dinamica psichica cato religioso dell’esistenza individuale, e
e quindi anche a situazioni di malattia che ogni iniziato attraverso la propria esperien-
Jung ben illustrò nei suoi testi, primo fra i za anche profana, lo ricercherà come sim-
quali Simboli della trasformazione del 1913. bolo fondamentale oltre che del trascenden-
Non è casuale che l’aspetto archetipico te anche della divinità.
sia quello che viene considerato da tutti Questa concezione religiosa rispetto ai
come la parte più debole, da un punto di grandi monoteismi, solleva soprattutto due
vista scientifico della psicologia analitica domande.
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Gli Archetipi e la tradizione ermetica, R. Ortoleva

Innanzitutto, che la religione abbandona come egli avrebbe voluto essere compreso
una parte importante di sé quando diventa come il nostro prossimo; solo allora Dio si
questo tipo di esperienza interiore, e soprat- fa uomo dentro di noi.
tutto l’esperienza interiore met- Vediamo come questa espe-
te l’accento più sulla sincerità rienza si collega all’idea che un
a scapito della verità, il certum individuo possa sfuggire così
al posto del verum direbbe alle illusioni, e quindi a tutto
Vico, la funzione quindi del- quello che ne consegue rispetto
l’equilibrio psicofisico a spese all’idea della Maia che è la con-
dell’oggettività. fusione e peggio ancora la follia.
Poco importa il contenuto Ricordiamo, infatti, che
in sé del simbolo e del mito, quando in una famosa intervista
ma quello che conta è la capa- televisiva John Freeman, uno dei
cità di produrre un effetto più conosciuti giornalisti dell’e-
dotato di senso quando il sog- poca alla BBC, pose la domanda
getto spirituale non diviene cre- al grande studioso svizzero: Do
dente ex abrupto ma diviene credente per- you believe? “Crede in Dio?” lui rispose in
ché conosce l’esperienza fondamentale, modo enigmatico I don’t believe, I Know!,
quella religiosa, attraverso la sua conoscen- cioè “Io non credo, Io so”.
za personale. Ma cos’è che si può sapere di Dio? Ciò
Infatti, prendendo a paragone il mito di che si può sapere in realtà lo si deve consi-
Cristo, si può affermare che allora è a que- derare non come un aspetto venuto dall’al-
sto punto che come Cristo voi avrete com - to, ma come tutto ciò che uno apprende nel-
piuto il vostro esperimento. Cristo infatti in la vita e che piano piano porta l’individuo
quel momento vide che tutta la sua vita, alla convinzione dell’esistenza di Dio.
completamente dedicata alla verità, era sta- Si può credere soltanto in ciò che si sa
ta una terribile illusione, l’aveva vissuta per esperienza; questo mette fuori campo la
fino in fondo in assoluta sincerità, aveva fede, nel senso che non si crede all’esisten-
compiuto in tutta onestà il suo esperimento, za di Dio per fede, ma perché uno ne riesce
ma si trattava comunque di una compensa- a trovare il senso e la presenza.
zione; e allora sulla croce il senso della sua Ma chi è, quindi, dal punto di vista
missione l’abbandonò, ma poiché aveva archetipico questo Dio?
vissuto così pienamente e così devotamente Dio non è altro che quello che alcuni
la sua vita, ebbe il trionfo finale nella resur- chiamano istinto o intuizione; è la voce
rezione del corpo. interiore che ci dice quello che si deve e
Quando viviamo in questo modo noi non si deve fare, in altre parole la nostra
riconosciamo in Cristo un fratello, e allora coscienza morale. Il discorso è di far capi -
da vero Dio diventa uomo; sembra una ter- re agli individui che tutto ciò che accade
ribile bestemmia ma non lo è, perché solo contro la loro volontà viene da una forza
allora noi potremo comprendere Cristo superiore.
• 38 •
ATTRAVERSO LA PSYCHE

Possono chiamarla Dio o demonio, a me to tempo le religioni siano diventate per un


non importa purché capiscano che è una lungo periodo anche una sorta di avversario
forza superiore. spirituale dell’uomo psichico.
Si può avere, quindi espe- Nel famoso testo
rienza di Dio, ogni giorno. Risposta a Giobbe Jung
Perciò noi chiamiamo disse che quando si
questo Dio un archetipo, parla di Giobbe non si
non diciamo nulla della sua dovrebbe mai dimenti-
vera natura se non il fatto care che ci si occupa
che è un’esperienza, che della psicologia di una
sicuramente ha a che fare immagine archetipica e
con l’aspetto della divinità antropomorfica di Dio
con una forma cosiddetta a e non di un’entità
priori, quindi un’esperienza metafisica, quindi l’e-
archetipica. sperienza religiosa all’interno dei sistemi di
Se Dio soprattutto è volontà e voce ci cura della mente non è altro che la necessi-
potremmo chiedere a quale tipo corrispon- tà non di una via d’uscita ma di una funzio-
de; non corrisponde esclusivamente all’e- ne, uno dei modi di ricezione dell’informa-
sperienza specifica di qualcosa, ma una let- zione archetipica.
tura ermetica delle immagini archetipiche Quindi, il religioso più autentico è colui
predominanti rivela una serie ininterrotta di che dentro di sé riesce a fornire questa espe-
trasformazioni che illustrano la vita autono- rienza che diventa poi l’esperienza del Cen-
ma degli archetipi dietro le quinte della tro che si esprime essenzialmente quando si
coscienza. riconosce che il regno di Dio è dentro di noi
Questo ci fa capire che l’avvento del ma soprattutto che la conoscenza di sé non
monoteismo, l’esistenza e l’entrata in vigo- è quando io mi conosco ma quando io Lo
re di un modello di unità e totalità ha sop- conosco.
piantato questa idea probabilmente primiti- Questa è l’idea dell’invisibile che è una
va, ma anche significativa, e soprattutto con porzione altra, un aspetto non particolar-
gli ebrei e i cristiani il dio unico diventa un mente evidente dell’esistenza che si può
soggetto, che noi possiamo intendere come definire come una sorta di spirito, un arche-
la proiezione dal punto di vista dell’espe- tipo in sé; altri lo chiamerebbero spiritus
rienza profana del principio di unità del r e c t o r, come una sorta di passaggio dall’im-
soggetto umano; in altri termini questo è il magine primordiale al concetto di spirito.
tema che viene definito il Sé. Questo concetto presupporrebbe l’idea
Comunque, si sa come la psicoterapia che esiste una correlazione, una tensione tra
abbia ripreso su di sé ciò che si proponeva- pulsione e archetipo, come una sorta di
no un tempo le cerimonie di iniziazione e i infrarosso: cioè la parte istintuale biologica
grandi culti; questo ha fatto sì che per mol- trapassa, a poco a poco, nei processi fisio-
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Gli Archetipi e la tradizione ermetica, R. Ortoleva

logici vitali e nel sistema di condizioni chi- tante, perché fa passare l’individuo dal vuo-
miche e fisiche l’ultravioletto psichico, cioè to al conflitto e perché gli pone soprattutto
l’archetipo. una serie di domande fondamen-
Questa parte non può esse- tali, oltre che sulla propria vita,
re considerata né psichica né anche sull’esistenza in genere.
fisiologica, ma in questo attra- Allora poniamoci queste
versamento, in questo ponte domande, che sono il tentativo
verso la materia, esiste una di mediazione fra la materia e
zona, che non è né l’una né lo spirito e che ci pongono
l’altra, in cui avvengono tutta sempre una conflittualità di
una serie di esperienze che metodo, ma che ritengo abbia-
hanno a che fare con lo spirito no un’enorme potenza energe-
umano. tica e di sintesi.
Ricordo che su questo siste- Ricordiamo innanzitutto
ma in natura non si possono come proprio noi dobbiamo
fare affermazioni dirette; ma Henry Corbin comportarci rispetto all’idea di liberazione,
lo definì mundus immaginalis e da questo della depressione e del vuoto, se questa
strato intermedio non visibile prese spunto energia che prende forma nei riti e nelle cre-
tutta la teoria della fenomenologia archetipi- denze deve essere riversata in un aspetto
ca moderna di James Hillman. unico, totalitario e quindi monoteistico, o se
Questo aspetto fondamentale della spiri- deve rappresentare una porzione della
tualità, che non può essere certamente con- nostra esperienza archetipica o ancor di più
siderato oggettivo, ci permette di poter rav- misterica e come integrare tale energia,
visare alcuni elementi e alcune esperienze come ritrovare la propria Anima.
di queste modalità dell’archetipo, attraver- Una delle espressioni è proprio il mito
so il concetto della sincronicità, un princi- personale, ciò che dà senso ad ogni indi-
pio credo conosciuto da tutti, un principio viduo.
straordinario, non ordinario, ma che in alcu- Ma il mito è una credenza individuale o
ni momenti segna il passo dell’esistenza di una compensazione?
ognuno di noi, ma anche dell’esperienza del Ha a che fare con la nostra opposizione
cambiamento e della trasformazione. all’idea del vuoto e del nulla, oppure rap-
Al di là di questo che potrebbe essere presenta in realtà una strada, non una verità
oggetto di una giornata di studi, penserei di ma una funzione dell’esperienza psichica?
porre all’attenzione di tutti quanti alcune E come possiamo richiamarci a questa
domande che l’archetipo in sé ci pone. illusione senza in qualche modo essere vit-
Innanzitutto, dobbiamo pensare che que- time di questo simbolo?
ste cose riguardano un’esperienza umana e Come poter sopportare questo conflitto
non solo divina e quindi nella pratica della e come poter vivere un’esperienza di questo
vita religiosa diventa sicuramente impor- tipo che è anche un’esperienza metafisica?
• 40 •
ATTRAVERSO LA PSYCHE

Se gli archetipi sono legati al cosmo, a archetipica un elemento di distruzione


quali sbocchi allora ci può portare l’espe- inconscia e può essere utilizzato come ele-
rienza archetipica? mento di potenza da individui che soffrono
Allora, a questo punto, di una patologia psichica.
sarebbe utile riuscire ad Hitler secondo Jung, ammala-
immaginare qualcosa che to di “pseudologia fantastica”,
non è soltanto l’invisibile o combatté questa guerra nell’idea
l’istintualità, la pulsione, ma delirante di ritrovare una potenza
anche il recupero di tutti que- superiore, anche misterica, pro-
gli aspetti legati alla cultuali- babilmente molto personale, ma
tà, ai riti, all’iniziazione e che divenne di stampo collettivo
quindi ai misteri che per per la convinzione che riuscì a
troppo tempo sono stati trala- trasmettere al suo popolo di rag-
sciati e a volte abbandonati. giungere quel potere spirituale e
L’idea che risiede nell’ar- temporale che era collegato al
chetipo è una sorta di impulso che l’espe- mito famoso della ricerca del Graal, che per
rienza archetipica ci darebbe per ripristina- molto tempo era stato seppellito nell’imma-
re queste antiche ma non mai inusitate pra- ginario collettivo.
tiche che ancora oggi andrebbero riviste, Voglio ricordare, infatti, che da un pun-
forse ripresentate in termini più accessibili to di vista sociale il mito, come dice Rollo
da un punto di vista sociale e collettivo. May che è uno dei più grandi filosofi e stu-
Non dimentichiamo, per esempio, che diosi moderni del mito, fornisce quattro
una delle spiegazioni mitologiche dell’e- funzioni fondamentali: 1) il senso di identi-
sperienza della guerra, mi riferisco alla tà personale, rispondendo alla domanda
seconda guerra mondiale, l’esperienza car- “chi sono?”; 2) il senso di appartenenza al
dine dell’idea di potenza energetica che gruppo; 3) fonda i valori morali; 4) tenta di
spinse Hitler alla devastazione, è il tremen- risolvere il mistero dell’esistenza.
do risultato di una conflittualità profonda Questo bisogno profondo dell’umanità
fra un popolo di razza pura (potere tempo- ha fatto sì che poi, quando il mito non emer-
rale) che doveva essere quello ariano nei ge come conoscenza, ma come interesse
confronti di un altro popolo eletto da Dio, rispetto all’idea cosciente, può diventare
che erano gli ebrei (potere spirituale), attra- una potenza distruttiva invece che positiva
verso la non tanto velata ricerca dell’arca e propositiva e soprattutto nell’elaborazio-
dell’alleanza, del Graal, cioè di uno dei miti ne di alcune particolari menti che possono
più antichi ma più affascinanti e potenzial- essere inflazionate da questa equivalenza
mente distruttivi. con l’idea archetipica, si possono verificare
Quando un mito infatti non si presenta grandi sconvolgimenti nel sociale ma anche
alla nostra osservazione cosciente per tanto nella prospettiva della trasformazione del
tempo può diventare secondo la teoria mondo.
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Gli Archetipi e la tradizione ermetica, R. Ortoleva

E credo che in questo senso non sia ma anche religioso può rappresentare un
necessario avere o ricorrere a del- esempio per se stessi, ma un esem-
le formule specifiche per pio anche per coloro che credono
rispondere alla domanda: che la prospettiva dell’Anima e
“Che cosa bisogna fare? E dell’iniziazione siano delle pro-
adesso che cosa facciamo?”. spettive possibili, se non le più
Io credo si senta diffusa- impegnative per poter sostenere
mente l’esigenza e si continui l’incontro col mondo collettivo,
ancora di più a desiderare un col mondo della realtà che porta
rinnovamento dell’idea inizia- con sé i modelli di adattamento
tica, ma non dal punto di vista che spesso aprono le porte solo
dell’iniziato ma dell’iniziazio- al vuoto e alla depressione senza
ne; una sorta di spiritus rec - via d’uscita e impediscono la
tor, potrei dire, come una vera realizzazione spirituale.
scintilla che può accendere l’a- Vorrei avviarmi alla conclusio-
nima sopita di questo inizio di secolo che ne di questo contributo attraverso le parole
stiamo percorrendo e questo incontro con il di uno dei più grandi studiosi di storia delle
numinoso, come diceva lo storico Rudolph religioni e quindi di esoterismo, recente-
Otto, potrebbe aprire anche la strada al mente scomparso in povertà, Elémire Zolla,
risveglio dell’estetica, quindi all’idea della che ci offre una possibilità di ritrovare una
bellezza che ha molto a che fare con il pas- funzione religiosa nel famoso Canto del -
saggio, con la trasformazione in senso eso- l’ebbro: Colui che un giorno insegnerà il
terico di un’energia negativa verso un’ener- volo agli uomini, avrà spostato tutte le pie -
gia che abbia, nella prospettiva dell’imma- tre di confine, esse voleranno tutte nell’aria
gine estetica, una sua evidenza, un suo per lui ed egli darà un nome nuovo alla ter -
modus vivendi. ra, battezzandola “la leggera”. Questo è
Queste mie riflessioni hanno quindi a come colui che si redime dalla volontà di
che fare con un percorso di Anima, che vendetta e non si oppone più al trascorrere
Jung definiva di “individuazione” e che del tempo perché ha accettato l’eterno ritor -
Guénon chiamerebbe realizzazione ascen- no dell’uguale. Questo essere di suprema
dente e discendente. sapienza, che ha escluso la fascinazione e la
Appare allora fondamentale che ognuno maledizione del cambiamento, tuttavia non
debba ritrovare all’interno di Sé la metafo- ci è ignoto ma è colui che nella tradizione
ra della propria esistenza, ma soprattutto induista è il liberato in vita.
debba portare fino in fondo il proprio mito La Liberazione nel mondo occidentale è
perché gli altri non debbano mai dimentica- lo stato non suddiviso, ignaro d’ogni scis -
re e quindi rimuovere nell’inconscio, diven- sione, nel quale sono assorbiti senza ombra
tando così un probabile elemento distrutti- di contrapposizione gli elementi (stoicheîa)
vo. Questo tema profondamente simbolico e i fatti (prágmata). La liberazione pervade e
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ATTRAVERSO LA PSYCHE

ispira una vita dialogante con la luce, ne intellettuale per lo studio dei miti dell’Occi-
forma l’essenza […] La realtà è tempo rievo - dente e dell’Oriente e in alcuni momenti
cato, non si sa da chi, da della loro esistenza la loro totale dedizione.
un’essenza invisibile e Solo rarissimi casi di
imprendibile dell’uomo, coloro che sanno di avere
sua matrice e suo destino. in tasca la storia delle
Perché Zolla? Io credo stelle e di poter andare in
che, come Guénon egli direzione del futuro sol -
ha sempre fra Oriente e tanto guardando al pas -
Occidente cercato di sato, rimarrebbero come
recuperare la storia del testimonianza di questa
mito e della tradizione situazione della psicolo -
spirituale che è stata offu- gia collettiva.
scata a volte, se non cancel- Guénon è sicuramente
lata, dalle nostre scienze. E lui sottolineava uno degli autori più fecondi del simbolismo
così la sua sofferenza di fronte a questi e delle tradizioni nel Novecento italiano.
fenomeni demitologizzanti e, quindi, di Questa non è chiaramente solo la mia opi-
cancellazione della memoria del mito. nione personale, ma è data anche dalla sua
Noi sappiamo benissimo come tutto letteratura e dalla sua grande capacità di
questo abbia una particolare importanza scrittore tradotto in diverse lingue in tutto il
nella psicologia, nell’inconscio collettivo mondo.
così come Jung sottolineava, in quanto il Attraverso l’attento studio dei miti e dei
mito per definizione, quando viene cancel- loro relativi significanti archetipici si pos-
lato dalla memoria, si presenta sotto varie sono apprendere le famose “cognizioni”
forme spesso perverse della cultura che pos- necessarie per parlare, discorrere di psico-
sono generare distruzioni ed anche elemen- logia e leggere anche la fetta di storia del
ti degenerativi nella società. mondo, una storia certamente esoterica per
Questo motivo di ricerca, cura e partico- molti versi, ermetica secondo alcuni; però
lare attenzione al mito è uno dei compiti del quello che sicuramente aiuterebbe tutti è
lavoro degli studiosi esoterici dell’immagi- che non sempre la parola deve essere svela-
nale, dell’archetipale, proprio per impedire ta, quindi non sempre le parole devono ave-
che l’oscuramento della visione del mito re un loro percorso di coerenza logica e
possa rappresentare per il sociale una sorta cognitiva.
di cambiamento delle opinioni, una sorta di Il riferimento è anche a tutti gli studiosi
metanoia negativa di ripristino di modalità che, nel linguaggio e nella parola, hanno
collettive che possono turbare profonda- tratto anche una loro ragione di vita e dun-
mente il tessuto della nostra società. que sanno quanto sia importante non solo
A tal proposito Guénon come Zolla han- parlare e discorrere ma utilizzare la parola
no sempre profuso un particolare impegno al di là del messaggio verbale, ovvero in
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Gli Archetipi e la tradizione ermetica, R. Ortoleva

quello non verbale, metaforico, E questo probabilmente è


analogico; si noterà, allora, come compito della psicoanalisi ma
spesso nella parola ci sia una anche di tutti i filologi ermeti-
sorta di messaggio alchemico, ci, che vedono nel linguaggio
elaborato nel tempo e nei secoli la chiave di tanti aspetti della
che va “attenzionato”, scoperto e nostra esperienza di vita che il
visto in modo meno disincanta- simbolo e l’archetipo rendono
to, più attento ed elaborativo. sacra e iniziatica.

Riferimenti bibliografici:

Eliade, M. (1985) Mito e realtà. Borla, Roma.


Eliade, M. (1968) Il mito dell’eterno ritorno. Borla, Roma.
Gopi Krishna, (1971) Kundalini. Ubaldini Editore, Roma.
Guénon, R. (1993) Scritti sull’esoterismo islamico e il Taoismo. Adelphi, Milano.
Hillman, J. (1991) Animali del sogno. Minima, Milano.
Hillman, J. (1999) L’anima del mondo. Rizzoli, Milano.
Hillman, J. (2001) Il piacere di pensare. Rizzoli, Milano.
Jung, C.G. (1976) Opere (vol. VIII), La dinamica dell’inconscio. Boringhieri, Torino.
Jung, C.G. (1980) Opere (vol. IX), Gli archetipi e l’inconscio collettivo. Boringhieri, Torino.
Kerènyi, K. - Hillman, J.(1992) Variazioni su Edipo. Minima, Milano.
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Miller, R. - Hillman, J. (1983) Il nuovo politeismo. Edizioni di comunità, Milano.
Ortoleva, R. - Testa, F. a cura di (2003) I territori dell’alchimia. Moretti e Vitali, Catania.
Zolla, E. (1975) Le meraviglie della natura. Marsilio, Milano.
Zolla, E. (1988) Archetipi. Marsilio, Milano.
Zolla, E. (1992) Uscite dal mondo. Adelphi, Milano.
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Il simbolo in Jung
di Salvina Artale

The symbolic category in the doctrine of Carl Gustav Jung is one of the most
important knot in order to understand the mental processes; the symbolism uni -
fies, ties and enlarges every reductive ideation, inserting human thought in a per -
spective conception. The symbol helps to see in transparency and not to take the
events literally.

l simbolo (dal greco symballein, le. È da evidenziare, comunque, che la sim-


“unificare, connettere”) indicava bolicità è decisa dall’atteggiamento del-
due metà di un oggetto che riavvi- l’uomo, dal vissuto e dalla partecipazione
cinate lo ricompongono. Con il trascorrere emotiva che questi le attribuisce secondo il
del tempo questa funzione fu sostituita con periodo storico (es. la svastica era in tempi
un ruolo rappresentativo: il simbolo venne, antichi un simbolo religioso, indicante il
cioè, interpretato come qualcosa che sta al divenire cosmico).
posto di un’altra (es. la bilancia che rappre- Il simbolo è l’elemento centrale del pen-
senta la giustizia). siero di Jung, poiché vi si concentrano le
La funzione simbolica e il suo modo di linee di forza della psicologia analitica.
concepirla ha subito delle variazioni lungo Ecco la definizione proposta da C.G.
la storia; ma nel Novecento il più grande Jung:
pensatore, a riguardo, fu Jung: con lui ritor-
Io distinguo nettamente il concetto di
na la certezza interiore che dietro ogni simbolo dal concetto di segno. [...] Infat -
apparenza concreta si nasconde un principio ti il simbolo presuppone che la espres -
formante che la facoltà intuitiva dell’uomo sione adottata sia la migliore definizione
a volte può cogliere per un istante. Il sim- (o forma) possibile di un fatto (o stato di
bolo è l’espressione di una realtà atempora-
• 46 •
ATTRAVERSO LA PSYCHE

cose) relativamente richiesta. [...] Finché cosa di ancora così primitivo da essere sicu-
è vivo, un simbolo è l’espressione di una ramente onnipresente.
cosa non meglio caratterizzabile. Ora, il Esistono prodotti psichici individuali
simbolo è vivo finché è pregno che hanno evidentemente un carat-
di significato. tere simbolico [...]. Però questi
[...] Per ogni interpretazio - prodotti non hanno mai un’origi-
ne esoterica il simbolo è ne esclusivamente conscia o
morto, perché essa – spes- esclusivamente inconscia, ma
so mediante ipotesi – lo nascono dall’armonica combina-
ha immesso in un’espres - zione di entrambe le entità. Tro-
sione migliore, per cui esso viamo allusioni ai fondamenti del
è diventato il semplice
processo di formazione del sim-
segno convenzionale di
bolo nelle rare e laconiche descri-
contesti meglio e più inte -
zioni dei periodi di iniziazione
gralmente conosciuti in
dei fondatori di religioni: Gesù e
altro modo. Il simbolo è
Satana, Buddha e Mara, Lutero e
vivo sempre solo per il pun -
to di vista esoterico. il Demonio.
[...] La qualità di un simbolo, meno di In Zarathustra verso la fine troviamo un
una cosa, dipende primariamente dal - esempio illuminante della regressione del-
l’atteggiamento della coscienza contem - l’antitesi nella figura dell’“uomo peggiore
plante. [...] Tuttavia esistono prodotti il di tutti”.
cui carattere simbolico [...] s’impone per Il simbolo va distinto dall’immagine.
virtù propria, è tale per l’effetto che crea. Jung specifica che l’immagine o imago
Sono quei prodotti che sono privi di è “fantastica” e che solo indirettamente si
qualsiasi significato, per cui possono rifà alla percezione dell’oggetto concreto.
avere solo un significato simbolico. Un L’immagine è cioè una “realtà interna”
triangolo che racchiude un occhio è così espressione, quindi, di contenuti inconsci.
privo in sé di significato che l’osservato - Nell’immagine e nel simbolo Jung scor-
re non può considerarlo che un disegno ge una complementarietà tra coscienza e
senza senso[ . . . ] un disegno siffatto [...] inconscio che esprimono la totalità psichica.
fa l’effetto di un simbolo. Ma, mentre, nel caso dell’immagine
C.G. Jung, Tipi psicologici questa costellazione è determinata da un
oggetto esteriore, nel caso del simbolo la
[...] I simboli che non fanno questo effet- costellazione nasce da un’attività spontanea
to sono morti – o perché sono stati supera- del soggetto, motivata da archetipi, ossia
ti da una formulazione migliore o perché la dalle immagini primigenie dell’inconscio
loro natura simbolica dipende esclusiva- collettivo.
mente dall’atteggiamento della coscienza È da sottolineare come i simboli non
contemplante. sono contenuti precostituiti, bensì unità fun-
Il simbolo deve essere pertanto un qual- zionali.
• 47 •
Il simbolo in Jung, S. Artale

Secondo la legge di conservazione del- Per Jung esiste un’autentica produzione


l ’ e n e rgia psichica formulata da Jung, la simbolica che media il passaggio dalle pul-
quantità di energia si mantiene costante, sioni alle espressioni culturali e orienta
mentre varia la sua distribuzione. l’uomo verso scopi creativi.
Nell’interazione degli opposti Il simbolo è ambiguo e va
il simbolo nasce quando la ten- quindi interpretato con un cri-
sione polare ha ormai raggiun- terio archetipico.
to un certo grado di intensità e Il simbolo è il manifestarsi
l ’ e n e rgia libidica cerca nuove dell’archetipo sul piano razio-
vie. Così, ciascuno degli oppo- nale, in modo che l’inesprimi-
sti cercherà di impadronirsi del bile si pone su un piano espres-
simbolo e sarà l’Io, che già ten- sivo; questo assume, così, il
deva verso uno degli opposti, a valore di indicatore, che orien-
fare una scelta e a produrre una ta cioè il sognatore verso la
nuova scissione, che condurrà direzione che dovrà prendere.
verso una nuova e più elevata Per Jung le interpretazioni
unificazione. dei sogni dovranno essere poli-
La facoltà psicologica di valenti e mai definitive né
comporre gli opposti in un sim- esaurienti.
bolo viene denominata da Jung “funzione Più simboli possono riferirsi ad un
trascendente”. medesimo archetipo, ma anche un singolo
Il processo di integrazione e di consape- simbolo può fare capo ad un determinato
volezza riflessa viene chiamato “individua- archetipo.
zione”. Il metodo terapeutico analitico junghia-
Tale processo è un’opera di diff e r e n z i a- no raduna e paragona i simboli manifestati
zione che ha come meta lo sviluppo della dal paziente tramite i sogni, i miti, le leg-
armoniosa personalità individuale. gende e i simboli dell’intera umanità,
Sarà compito di ogni psicoterapia pro- amplificando così le manifestazioni dell’ar-
muovere i mezzi opportuni per l’amplia- chetipo e mettendo sempre più in contatto il
mento e l’integrazione dei vari aspetti della paziente con il centro archetipico scono-
personalità del paziente. sciuto ma che lo ha guidato sino ad allora.
Si può, dunque, dire che il simbolo offre
Per Jung il sogno è la rappresentazione una direzione (per la comprensione di se
spontanea, in forma simbolica, dell’attuale stesso), è una via d’accesso al mondo dei
condizione dell’inconscio in relazione con valori, fondamentali per lo sviluppo della
la coscienza. Egli relativizza la valutazione personalità; ma nello specifico il simbolo
del simbolismo dei sogni; infatti il criterio junghiano ha una funzione metapoietica e
causale usato da Freud, gli appare una trasformatrice: cioè ha il compito di tra-
restrizione. sformare l’energia psichica in progetti di
esistenza.
• 48 •
ATTRAVERSO LA PSYCHE

L’idea di Dio, gli antichi miti, le conce- L’iniziato ai misteri eleusini lodava l’in-
zioni animistiche, i riti vengono spiegati da flusso che scendeva su di lui, compiangen-
Jung come rappresentazione dei do i comuni mortali che non posso-
percorsi, inevitabili, che l’ener- no attingerlo.
gia psichica deve affrontare Nell’uccisione, nello smem-
perché ogni uomo possa costi- bramento e poi nella resurrezione
tuirsi come essere autonomo. di Osiride l’iniziato intuisce il
Un’opera junghiana che permanere e il continuare della
esplica tale prospettiva è S i m - vita oltre tutte le forme.
boli della trasformazione dedi- Applicando il metodo dell’im-
cata quasi totalmente al mito maginazione attiva, Jung si accor-
dell’eroe solare. se che molti suoi pazienti produ-
Afferma Mircea Eliade che cevano spontaneamente disegni
per mezzo dell’iniziazione di forma rotonda o quadrata che
l’uomo diventa figlio dell’Es- si evolvevano secondo un egual
sere supremo, ridiventa tale in seguito alla ritmo della psicoterapia.
morte rituale seguita dalla sua risurrezione Tra il 1925 e il 1929 Jung conobbe il
in qualità di Sole. Il Sole diventa il prototi- simbolismo asiatico, il mandala; questi
po del “morto che resuscita ogni mattina”. sono intesi a rappresentare le relazioni tra i
Tutto il complesso di credenze sono colle- diversi piani della realtà.
gate alla valorizzazione del Sole quale dio I mandala sono altresì strumenti di
(eroe) che senza conoscere la morte, attra- meditazione che aiutano a visualizzare sim-
versa ogni notte il regno della morte e riap- bolicamente i rapporti intercorrenti tra i
pare l’indomani, uguale a se stesso. Il tra- diversi piani del reale e ad intuire la supre-
monto non è percepito come morte del sole ma realtà dell’universo.
(contrariamente ai tre giorni di oscurità del- Jung afferma che un simbolo è volto a
la luna), bensì come una discesa dell’astro esplicitare filosoficamente la natura della
nel regno dei morti. divinità.
Quindi l’eroe compie una discesa e una Secondo la psicologia di Jung i manda-
risalita, Jung accoglie i motivi solari come la non attingono a idee consapevoli e rive-
espressioni immaginose di una realtà psi- lano la condizione psicologica del disegna-
chica ispirata a una realtà obiettiva, ossia al tore; essi assumono il ruolo di rimettere
corso del sole. ordine nel caos, anche se il paziente può
Il dinamismo tipico della libido, secon- non rendersene conto; questi esprimono
do Jung, considera la regressione non un l’ordine, l’equilibrio e la totalità e riattiva-
evento negativo, bensì un momento neces- no l’inconscio.
sario della faticosa dialettica che conduce Jung rivela in essi l’importanza del sim-
l’uomo verso il progresso psichico. Morire bolismo quaternario, in cui questo prefigu-
non è la fine ma il fine. ra un processo d’integrazione nel quale si
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Il simbolo in Jung, S. Artale

integrano le quattro funzioni psichiche Nell’alchimia l’ombra della trinità si


(pensiero, sentimento, sensazione e intui- presenta come nigredo, cioè “opera al
zione). nero”, che rappresenta la prima fase
Il simbolismo ternario tradisce del processo alchemico e che per
invece un’integrazione difettosa, Jung è un simbolo dell’inconscio
cioè la mancanza di un elemento contenente ogni virtualità nello
indispensabile per errore o per stato indifferenziato.
rimozione. Attraverso la putrefazione, la
La ricorrenza del simbolo ter- fermentazione e la triturazione, la
nario, in più culture, fa pensare a materia viene spogliata della pro-
Jung che ci troviamo di fronte ad pria forma iniziale; successiva-
un archetipo, di cui il senso psi- mente questa viene “purificata”
chico (il Padre, il Figlio, lo Spiri- con il “candeggiamento”, “opera
to Santo) costituiscono la proie- al bianco” o albedo, che simboliz-
zione dei tre stadi che ogni uomo za la luce pura, indivisa. Il culmi-
attraversa durante il processo di ne è nell’“opera al rosso”, rubedo o
realizzazione come individuo. cinitras in cui gli opposti si compongono in
Alla domanda se l’uomo occidentale un’unità superiore.
abbia omesso un elemento fondamentale L’esito finale del procedimento alchemi-
nella sua rappresentazione della divinità, co, rappresentato come pietra filosofale che
Jung risponde che il rimosso è il “male”. trasmuta tutti i metalli, è un simbolo dell’u-
La resistenza dei pazienti di fronte al nità psichica.
problema del male, indica la difficoltà a Mircea Eliade in Arti del metallo e alchi -
misurarsi con la loro “ombra”, cioè con la mia, scrive che l’importanza delle ricerche
negatività che portano dentro. di Jung consiste nell’avere stabilito che l’in-
Scrive Jung che il male vuole essere conscio persegue processi che si esprimono
tenuto in considerazione come il bene, per- attraverso un simbolismo alchemico e che
ché entrambi appartengono al fenomeno tendono a risultati psicologici omologabili
luminoso e buio della vita. ai risultati delle operazioni ermetiche.
La separazione di Dio dal diavolo è gra- Jung interpreta queste tre fasi del proce-
ve perché indica un divorzio psichico, che dimento alchemico come momenti dell’e-
fa rigettare all’uomo la sua stessa “ombra”. voluzione psicologica espressi nel proprio
Riconosciuto il male nella trinità, questa abisso psicologico: dalla nigredo all’albedo
diventerà una quaternità. Questo processo che è l’integrazione tra la parte maschile e
non riguarda solo il cristianesimo, ma tutta femminile, alla rubedo che è la fase in cui
la cultura occidentale, perché si svolge gli opposti si compongono in unità superio-
secondo le coordinate di spazio, tempo e re, permettendo così un esito finale.
causalità, lasciando nell’oblio dell’incon- L’alchimista non è attirato solo etica-
scio la sincronicità. mente o intellettualmente dalla sua attività,
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ATTRAVERSO LA PSYCHE

bensì i mutamenti della materia su cui ope- È da sottolineare che la pietra, come il
ra sono contemporaneamente, e in termini cerchio, la croce e la quaternità, è un sim-
diversi, quelli della sua psiche. bolo appropriato del Sé. Per la caratteristica
La pietra, che spesso alle- peculiare della pietra,
gorizza nell’immaginario ciò quella cioè di essere
che è freddo e privo di vita, oggetto totalmente privo
nell’alchimia simbolizza uno delle caratteristiche del-
stato spirituale superiore dif- l’Io (sentimenti, pensieri
ficilmente definibile. Ancora, e fantasie) può indicare
la pietra alchemica, nella sto- l’intatto centro del Sé.
riografia scientifica e nella C.G. Jung affermò
cultura occidentale, si è ridot- che soltanto uno straordi-
ta ad una pietra “magica”. nario impoverimento del
Il Sé, per Jung, è trascen- simbolismo ci ha per-
dente rispetto alla psiche ed messo di riscoprire gli deì
empiricamente appare nei sogni, nei miti, come fattori psichici, cioè come archetipi
nelle fiabe, in veste di re, profeta o salvato- dell’inconscio [...]. Il cielo è divenuto per
re, ma è anche simboleggiato da un anima- noi un luogo deserto, un bel ricordo di cose
le (per es. toro, cavallo, pesce o serpente) che furono. Ma il nostro cuore brucia, e una
perché rappresenta la relazione ideale tra i segreta inquietudine rode le radici del
nostri istinti e l’ambiente. nostro essere.

Bibliografia:

Cinque, G. (1989) Jung e il simbolo. Ed. Pungitopo, Marina di Patti (Me).


Eliade, M. (1967) Arti del metallo e alchimia. Ed. Bollati Boringhieri, Torino.
Eliade, M. (1976) Trattato di storia delle religioni. Ed. Bollati Boringhieri, Torino.
Jung, C.G. (2003) Tipi psicologici. Ed. Newton, Roma.
Jung, C.G. (1970) Simboli della trasformazione. Ed. Bollati Boringhieri, Torino.
Jung, C.G. (1966) Psicologia e religione. Edizioni di Comunità, Milano.
Jung, C.G. (1981) Psicologia e alchimia. Ed. Bollati Boringhieri, Torino.
Parodi, B. (2002) L’iniziazione. Ed. Magi, Roma.
Jung, l’alchimia e oltre
di Maurizio Nicolosi
Psichiatra e Psicoterapeuta

Alchemy, the ancient ars regia for understanding the deep strata of collective
unconscious, has always been for C.G. Jung a source of knowledge and study for
pointing out his thought’s structure based on the dynamics of opposites. Alchemy
becomes the leading Hermetic vessel, where the personal unconscious metaphori -
cally lives together with the collective one; the main repository of the transforma -
tion of matter and spirit.

onfrontando il contenuto legame unisce gli aspetti visibili con quelli


esplicativo della voce Alchimia invisibili del cosmo: la materia e lo spirito,
in vari repertori, vocabolari ed l’uomo e l’universo.
enciclopedie, sia generali che monotemati- In tal maniera l’opera alchemica si attua
ci, risulta evidente la difficoltà a sintetizzare su due livelli simultanei: la trasformazione
il lemma in maniera compiuta. dei metalli vili in metalli nobili e il passag-
Nel crogiolo dell’Alchimia si fondono e gio dell’alchimista stesso da una condizio-
si con-fondono, al modo della Materia Pri- ne di umanità “impura” a una condizione di
ma stessa, concezioni filosofiche, dottrine umanità “nobile”.
esoteriche, azioni magiche e sperimentazio- Scriveva Claude Lablatinière d’Ygé
ni naturalistiche: una dottrina spirituale in (1948):
cui religione, filosofia e tecnica di laborato-
Che coloro che pensano che l’Alchimia è
rio coesistono e si identificano.
strettamente di natura terrestre, mine -
Apparentemente predominano la ricerca
rale e metallica, si astengano. Che colo -
e la prassi, ma il fondamento è dato da una ro che pensano che l’Alchimia è unica -
visione della realtà, che è antropologica e mente spirituale, si astengano. Che colo -
cosmologica, secondo la quale un profondo ro che pensano che Essa è solamente un
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ATTRAVERSO LA PSYCHE

simbolismo utilizzato per rivelare analo - fames, fino a vestire i panni del ciarlatano,
gamente il processo della “Realizzazione cortigiani al soldo di questo o quel potente.
spirituale”, in breve, che Oggi, all’inizio del ter-
l’uomo è la materia e zo millennio, dove i dif-
l’athanor dell’Opera, fusi sentimenti di perdita
che essi abbandonino. di identità collettiva per il
crepuscolo della civiltà
Esperienze di ricerca occidentale si oppongono
alchemica sono docu- radicalmente a quelli
mentate sia in Occidente d’ingenuo “acquariano”
che in Oriente, e da tempi ottimismo per l’avvento
remoti. E non è possibile della Nuova Era, un dis-
discriminare, alla luce delle attuali cono- corso sull’Alchimia rischia di rimanere
scenze, se si tratti di un’unica tradizione dif- impegolato in diatribe improduttive: da un
fusasi presso culture diverse, muovendo da lato l’adesione acritica, come spesso accade
un unico punto di partenza, o se si tratti, supportata dalla fascinazione che ogni sape-
piuttosto, di forme di pensiero affini ma re iniziatico (o supposto tale) comporta, dal-
autonome rispetto all’origine. Se quest’ulti- l’altro gli anatemi, svalorizzanti e apotro-
ma ipotesi, sul piano della storia e della sto- paici, del razionalismo e del materialismo
ria delle idee, è quella più attendibile, l’ipo- scientifico.
tesi dell’origine unica è certo altamente Anzi, per quanto paradossale possa
suggestiva. apparire, sembrerebbe che proprio l’esaspe-
E lo sarebbe ancor più se, seguendo l’i- razione e la diffusione della mentalità neo-
dea di James Hillman, si volesse identifica- positivista e riduzionista abbia finito per
re il primo Alchimista addirittura in Mosè favorire l’inflazione di modalità di sentire
(XIII secolo a.C.). L’episodio del vitello ed esperire la realtà umana, sicuramente
d’oro (Esodo, 32, 1-20) con Mosè che bru- lontane dal gelo della razionalità, ma non
cia l’idolo, lo riduce in polvere, sparge la per questo necessariamente vicine alla real-
polvere sull’acqua e poi ne offre da bere ai tà dell’anima e al mondo immaginale. Qua-
figli d’Israele ben si presta, infatti, a una si a dar ragione a chi ha affermato che da
interpretazione in termini di opus alchemico. quando gli uomini hanno smesso di credere
Per secoli, forse per millenni, in Occi- in Dio non è che abbiano smesso di credere
dente come in Oriente, molti uomini hanno in qualcosa, quanto piuttosto hanno comin-
dedicato la loro vita all’Alchimia: tra questi ciato a credere a tutto, indiscriminatamente.
ci sono stati uomini profondamente appas- L’Alchimia è stata, e continua ad essere,
sionati alla ricerca della verità e delle rispo- unM i s t e r o, non tanto per l’“ermetico” lin-
ste alle domande ultime sulla condizione guaggio usato dai suoi cultori o per il tiroci-
umana, ma anche – bisogna dirlo – uomini nio iniziatico richiesto ai suoi Adepti, ma
più interessati e condizionati dall’auri sacra soprattutto per essere il luogo dove un’ap-
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Jung, l’alchimia e oltre, M. Nicolosi

parente pratica da protolaboratorio chimico trari avrebbe portato alla loro unione (hieros
rivela, e allo stesso tempo nasconde, dina- gamos, matrimonio sacro) e, quindi, alla
miche psicologiche, per- produzione di una nuova
corsi di vita e itinerari sostanza, derivata sì,
spirituali, ben più ma pure diversa da
complessi e articolati: quelle originarie: ripe-
gli alchimisti, infatti, tendo più volte i proce-
proiettavano i loro dimenti di combinazio-
processi interiori den- ne e rigenerazione for-
tro la loro attività di se la sostanza sarebbe
ricerca, e nel far que- alla fine emersa allo
sto facevano esperien- stato puro.
za di sentimenti intensi In tal maniera il ful-
e profondi, sul piano emozionale e, talvolta, cro dell’opus alchemico era la “trasmutazio-
di una vera ascesi su quello spirituale. ne dell’uomo”, spesso – anche se non
L’Alchimia, dunque, rivela e nasconde: costantemente – proiettata sulla “trasmuta-
misterium è infatti una realtà la cui com- zione della materia”. Impegno questo fati-
prensione non è immediata né univoca. Per coso, ambizioso, pericoloso anche; perico-
comprendere è certo necessario che si tra- loso, soprattutto, se appariva prossimo a
scendano la letteralizzazione e l’apparenza, rubare il monopolio del cambiamento del-
secondo le quali le cose non sono altro che l’uomo (m e t à n o i a)alle istituzioni religiose,
quello che sono e che appaiono ai nostri amministratrici gelose ed esclusive della
sensi; ma occorre trovare una chiave di let- Grazia divina, fattore comunque indispen-
tura, che non è necessariamente remota, o sabile ad ogni reale trasformazione.
arcana, o arcaica, ma, anzi, è offerta ai Per questo gli Alchimisti volevano e non
nostri sensi, al nostro intelletto e al nostro volevano dire, a un tempo: ad arte annun-
cuore. Solo che occorre avere occhi buoni, ciavano luce e provocavano oscurità, ad
mente libera e animo purificato. arte mescolavano immagini e discorsi in
Per quel che è dato conoscere, soprattut- una foresta intricata di simboli e di signifi-
to attraverso gli scritti del XV e del XVI cati, perché la loro parola poteva essere
secolo, gli Alchimisti avevano due scopi tra compresa se non era compresa subito e
loro collegati: quello di mutare la materia quindi ricondotta al “già noto”.
vile in qualcosa di più prezioso (l’oro, l’eli- L’Alchimia si presenta così come erma
sir universale, il lapis philosophorum) e bifronte. Un lato è dato dal suo configurar-
quello di trasformare la materia vile in Spi- si come disciplina esoterica che tende ad
rito. L’Alchimista soleva scegliere con cura unificare in uno stesso processo cosmologia
gli elementi con i quali lavorare in base a e spiritualità: l’Adepto, nell’attendere alla
uno schema organizzato secondo coppie di “Grande Opera”, si muove “religiosamen-
opposti, fiducioso che l’attrazione tra con- te” tra il Laboratorio e l’Oratorio, e la tra-
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ATTRAVERSO LA PSYCHE

sformazione della materia prima che egli 1912 lo psicologo zurighese si fosse inte-
cerca di realizzare nel regno della natura ressato alla figura di Zosimo di Panopoli,
coincide con il cambiamento della coscien- ovvero del primo autore di materia alche-
za del rapporto tra Sé e l’Assoluto. mica storicamente accertato (III-
L’altro volto dell’Alchimia è IV secolo d.C.), e al quale, suc-
dato dal suo essere, in quanto cessivamente, avrebbe dedicato
Arte della Trasformazione, meta- più ampie trattazioni.
fora della crescita e dello svilup- Jung, leggendo in modo cri-
po psichico. tico i testi di Alchimia, e nei
Fu questo il volto che proba- manoscritti originali tutte le
bilmente affascinò Carl Gustav volte ciò fosse possibile, consi-
Jung quando, dopo essere stato derò l’Arte Regia come un
invitato dal sinologo Richard sistema filosofico eretto sulla
Wilhelm a commentare l’antico speranza di risolvere, attraverso
testo di alchimia cinese Il Segre - un particolare metodo di indagi-
to del Fiore d’Oro (1929), comin- ne e di elaborazione, quel
ciò a raccogliere e a leggere i testi mistero dell’esistenza, insondabi-
degli alchimisti occidentali, e scoprì, con le per la ragioneu n i - d i r e z i o n a t a,costituito
sorpresa, che essi possedevano già il con- dal rapporto tra bene e male, e dalla ricerca
cetto di “energia mentale” e avevano più di come gli aspetti vili e degradati della vita
volte messo in evidenza l’importanza degli potessero essere purificati e trasformati in
“opposti”: l’Alchimia e il suo complesso nobili e perfetti.
simbolismo sembravano così un completa- Jung affermava, così, che l’Alchimia
mento naturale per la ricerca interminata andava considerata in maniera “simbolica”
che segnava il progressivo definirsi della e non in maniera “scientifica”, facendone
Psicologia Analitica. non già l’antesignana della moderna Chimi-
Ma non era la prima volta che Jung si ca, bensì uno dei precursori culturali della
confrontava con l’Alchimia. moderna indagine dell’inconscio.
Sabine Spielrein è stato personaggio Con tale spessore dottrinale e con l’ac-
determinante non solo per la vita sentimen- cezione attribuitale, Jung affrancava l’Al-
tale ed emozionale di Jung, ma, con buona chimia dallo stigma di pseudoscienza (e di
pace di certe recenti letture cinematografi- protochimica), attribuendole piuttosto il
che, riduttive e pruriginose, è stata anche significato di un complesso movimento
importante per lo sviluppo della stessa Psi- finalizzato a liberare la Psiche, e con essa
cologia Analitica. A lei dobbiamo un’aff e r- l’intera natura: una sorta di stadio primor -
mazione, lasciata su un suo scritto sulla diale dell’analisi psicologica più che dell’a -
Schizofrenia, che ha consentito di retroda- nalisi chimica, come ha acutamente scritto
tare di quasi vent’anni il primo approccio di James Hillman, illustre epigono di Jung e
Jung all’Alchimia, attestando come già nel padre della Psicologia Archetipica, che par-
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Jung, l’alchimia e oltre, M. Nicolosi

ticolare attenzione ha rivolto nei confronti Il processo di individuazione, secondo la


dell’Alchimia, intesa come sfon- Psicologia Analitica, rappresen-
do immaginale. ta il divenire della personalità e,
Il lavoro dell’alchimista era in particolare, la trasformazione
infatti essenzialmente mediato e l’integrazione dell’individuo
dall’immaginazione. In forza rispetto al collettivo:
dell’immaginazione i materiali
L’individuazione è in generale
utilizzati, lo strumentario del
il processo di formazione e di
laboratorio, le tecniche e i pro-
caratterizzazione dei singoli
cedimenti posti in essere, la stes- individui, e in particolare lo
sa realtà umana dell’alchimista, sviluppo dell’individuo psico -
diventavano metafore personifi- logico come essere distinto
cate di diversificati aspetti psi- dalla generalità, dalla psicolo -
cologici: le azioni che un alchi- gia collettiva. L’individuazio -
mista eseguiva su elementi come ne è quindi un processo di dif -
il sale, lo zolfo, il piombo o il mer- ferenziazione che ha per meta lo svilup -
curio erano operazioni, al tempo stesso, sul- po della personalità individuale.
la propria amarezza, la combustione autodi- C.G. Jung, Tipi Psicologici, 1931
struttiva, la lentezza depressiva o la perso-
nale ambivalente natura. Tra gli scritti junghiani fondamentale
Il tema dell’Alchimia è rappresentato rimane La Psicologia del transfert (1945),
nel contesto dell’opera di Jung in maniera nel quale Jung mette a confronto i risultati
estremamente significativa, sia sotto il pro- delle proprie ricerche e della propria teoria
filo del numero degli scritti sia sotto il pro- psicologica con le illustrazioni e i commen-
filo della loro importanza. Dagli anni Ven- ti del Rosarium philosophorum.
ti in avanti la metafora alchemica sarà sem- Il Rosarium è un testo alchemico del
pre presente nel pensiero di Jung, anche se XIV secolo, che la tradizione ha attribuito
in forme diverse: ora come fonte di mate- ad Arnaldo da Villanova, medico catalano,
riale simbolico utilizzabile per amplificare allievo, insieme a Tommaso d’Aquino, del
e comprendere le immagini prodotte dal- domenicano Alberto Magno che, al tempo,
l’inconscio durante il lavoro terapeutico, insegnava a Parigi.
ora come metafora del “processo di indivi- La risoluzione del Transfert, ovvero del-
duazione”. le complesse interazioni che hanno luogo
In particolare, sulla scorta della propria nel contesto del rapporto tra analista e
visione antropologica e della propria teoria paziente, secondo il pensiero di Jung, è fon-
del funzionamento mentale, Jung aveva col- data sulla elaborazione e sulla introiezione
to nell’Alchimia la rappresentazione più dei contenuti inconsci che, all’interno della
compiuta del processo psicoanalitico e del- relazione psicoterapeutica, si manifestano
la trasformazione della personalità. nella quaternità formata dalle dimensioni di
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ATTRAVERSO LA PSYCHE

coscienza e di inconscio, e dell’analista e fini della diagnosi e della cura, in maniera,


dell’analizzato, pervenendo a una integra- in qualche modo, sovrapponibile all’analisi
zione, a una totalità psichica, “alchemica” di un reperto biologico.
congiunzione di opposti. L’immagine alchemica
Nel suo scritto, Jung ha procede piuttosto dalla inten-
essenzialmente commenta- zionale volontà di rivelare e
to le illustrazioni del Rosa - nascondere, a un tempo, par-
rium, che però non sono ticolari contenuti di “verità”,
coeve al testo ma ne hanno utilizzando un linguaggio
corredato una edizione del “altro”: un linguaggio arca-
1550: 20 immagini (21, se no, criptico, ambiguo, com-
si considera quella del prensibile – e comunque mai
frontespizio del libro) den- del tutto – solo dopo espe-
se di simboli convenziona- rienze personali di significa-
li, di allegorie, di metafore. to iniziatico. Un linguaggio esoterico.
Le immagini sono state fondamentali E, al pari di ogni altra immagine della
per gli alchimisti: psiche, anche quella volontariamente rea-
lizzata dall’illustratore dei testi alchemici,
Là dove abbiamo parlato apertamente,
artificiosa quindi per certi aspetti, finisce
sosteneva l’alchimista arabo Geber,
per veicolare un’eccedenza di significato
non abbiamo detto nulla; ma dove abbia -
che trascende la primigenia intenzione: la
mo espresso qualcosa in enigmi e figure,
là abbiamo nascosto la verità. chiave di lettura prefigurata risulta, alla
fine, impari allo scopo, prefigurando così
Attraverso le immagini l’alchimista ren- un ulteriore percorso ermeneutico e cono-
deva possibile una comunicazione a chi scitivo.
avesse orecchie per intendere e, nello stesso Le immagini del Rosarium mostrano
tempo, rendeva inaccessibile la compren- l’incontro di un Re e di una Regina, il loro
sione dei significati a chi non fosse motiva- scambio di promesse, la loro congiunzione
to da una autentica ricerca spirituale o, peg- amorosa.
gio, fosse solo meschinamente interessato, Sin dalle immagini iniziali della sequen-
magari per la commissione di qualche avi- za è presente un terzo personaggio: una
do potente. colomba che scende dal cielo, ad attestare
In tal senso si rende evidente la diff e r e n- che non si tratta di una descrizione naturali-
za che intercorre tra le immagini alchemi- stica, ma simbolica, e che lo Spirito è coin-
che e le immagini oniriche. volto sin dall’inizio nella vicenda che si
Il sogno è un portato naturale del fun- dipana tra gli altri due personaggi.
zionamento della psiche e dell’attivazione Le immagini, in sequenza appunto,
della sua dimensione inconscia, la cui inter- descrivono un itinerario, all’interno del qua-
pretazione è utilizzabile in psicoterapia ai le è possibile riconoscere tre fasi: la condi-
• 57 •
Jung, l’alchimia e oltre, M. Nicolosi

zione iniziale, il risveglio nella dimensione in un abito più strettamente clinico in riferi-
della propria personale realtà separata tra i mento alla “personalità borderline” e allo
molteplici aspetti della real- studio della “identificazione
tà esterna, quindi la salita e proiettiva”, e così, più di
il ripristino dell’unità ori- recente, Augusto Vitale, che
ginaria di corpo, anima e riprende questo percorso
spirito. interminato e sviluppa gli
Secondo gli alchimisti, aspetti di Rubedo (Opera al
infatti, il processo di tra- Rosso) prefigurati dalle tavo-
sformazione dell’uomo le 11-17 del Rosarium.
aveva luogo attraverso tre Alla fine dell’Opera al
fasi fondamentali: l’Opera Bianco è stata conquistata la
al Nero, l’Opera al Bianco libertà, dopo la prigionia di
e l’Opera al Rosso. una identificazione serrata
Essenziale allo sviluppo con il corpo e con le sue voglie,
del processo e al conseguimento dell’ob- e con l’indomito desiderio di possesso del-
biettivo è la morte iniziale e la successiva le “cose”, oggetti necessari a quelle voglie.
putrefactio, simbolicamente espressa dal- Ma questa libertà apre una nuova ferita: la
l’immagine del seme che deve marcire nel- percezione del bello e del buono accende il
la terra affinché possa fruttificare. ricordo del cielo. È iniziato il cammino – o
Questa fase corrisponde alla nigredo, forse il ritorno – verso la pacificazione e
alla stagione invernale, alla terra appunto, l’unità, ma è un percorso che si accenna
alla notte, al regime di Saturno. doloroso, carico di n o s t a l g ì a,appunto: den-
Preceduta secondo alcuni autori di testi so di sofferenza per il limite e per l’esisten-
alchemici dalla cauda pavonis (i sette colo- za contraddittoria del male.
ri di Iride, messaggera di pace di Zeus), Per questo, verso la metà della serie, con
secondo altri preceduta dalla viriditas (la la figura 11, ricompaiono il Re e la Regina,
verde pianta che nasce sulla nera roccia), si ma sono alati e il loro amplesso non è più
definisce poi l’Opera al Bianco: fase animi- dentro uno spazio fisico definito, ma è
ca corrispondente all’elemento acqua, alla sospeso tra la terra e il cielo.
“luna”, alla “Regina”.
I valori desiderati – scrive Vitale – non
Nella sua lettura del testo alchemico
sono più nel mondo giuridico e storico
Jung si ferma al commento della decima
delle cose e delle persone fisiche, ma for -
tavola, e quindi al compimento dell’Opera mano lo spazio celeste, cioè impalpabile,
al Bianco (Albedo). trasparente e indeperibile dell’anima.
Sulla scorta di Jung, altri autori succes-
sivamente riprenderanno il commento delle L’imperativo Solve et Coagula è la cifra
Tavole del “Rosarium”. Così lo psicologo- che caratterizza e connota questa condizio-
analista americano Nathan Schwartz-Salant ne: dai corpo allo spirituale e spiritualizza il
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ATTRAVERSO LA PSYCHE

corporeo. Occorre infatti affrancarsi dalla Sembrerebbe, così, che l’illustratore tar-
rigida letteralità dell’esperienza (S o l v e) e do-rinascimentale abbia voluto rendere
nello stesso tempo radicare nell’esperienza omaggio e giustizia all’autore, con immagi-
le istanze superiori (Coagula). ni che mostrassero il tentativo,
Al culmine del processo di vero opus contra naturam e di
rubedo si presenta una sorprenden- sapore sfumatamente “protestan-
te immagine conclusiva: la figura te”, di far risorgere lo spirito o r i-
17, Tavola della Perfezione-Aenig - ginario del messaggio cristiano
ma Regis. L’immagine è piena di contro l’autoritarismo ottuso di un
grandi simboli, non difficili da papato degenerato. Operazione
interpretare, per lo meno su un pia- questa, non solo da portarsi sul
no collettivo: il Re vittorioso, i tre piano del rinnovamento spirituale
serpenti, l’Albero dei dodici soli, il individuale ma anche con il con-
pellicano che nutre i piccoli con il creto rinnovamento delle istitu-
proprio sangue. Un simbolo però, zioni religiose. Ancora una volta:
inquietante e inconsueto, cattura Solve et Coagula!
l’attenzione e fa riflettere: il Re In tal maniera il Re della tavo-
dispiega ali da pipistrello. Come la 17 ha ali di pipistrello come
mai? Siamo al climax della evolu- allusione alla potenza di chi è
zione dell’anima e compare un capace di volare nel buio, di chi
simbolo infernale. Perché? conosce e domina la regione
L’autore del Rosarium è coevo oscura.
di Dante, e il Poeta Sommo, sul
Forse il Rosarium – sono parole
finire della prima Cantica, parla di ali di
di Vitale – vuol dirci solo che la cono -
pipistrello: sono quelle di Lucifero, che l’A- scenza del male e della morte come desti -
lighieri chiama “re” o “imperatore”. no costringe la creatura ad andare oltre
Sempre Augusto Vitale guida alla com- se stessa e a riconoscere la sua essenza;
prensione dell’immagine, introducendone quelle ali allora potrebbero trasformarsi
una terza: quella del misterioso Baphomet, in strumento di liberazione, se il male e
figura emblematica dell’Ordine dei Tem- la morte, lo spazio oscuro e minaccioso
plari, caratterizzata da un viso barbuto, cor- che esse possono percorrere e dominare,
redato di corna, con sole e luna come acquistassero un senso.
occhi, e con ali di pipistrello. Le segrete
simmetrie sono, tutto sommato, evidenti: Portare avanti il discorso psicologico,
papa Clemente V, inesorabile alleato di dissertando di Alchimia, significa, inevita-
Filippo il Bello nella distruzione dell’Ordo bilmente, dar nome al vero protagonista,
Templi, non rese la vita facile neppure ad fino a questo momento attore protagonista
Arnaldo da Villanova, il supposto autore non nominato del processo “alchemico”: la
del R o s a r i u m. Libido, intesa come Energia Psichica.
• 59 •
Jung, l’alchimia e oltre, M. Nicolosi

Questa, attraverso vari gradi di m e t à b a - concatenarsi dei links ben noti, e cari, ai
si, di trasformazione, l’Energia perviene navigatori del cyberspazio, si declina poten-
prima allo svincolamento dall’im- te e irresistibile il richiamo vor-
mediatezza concreta e dalla faci- ticoso al grande nulla.
le letteralizzazione del “qui ed Così l’uomo appare sempre
ora”, poi raggiunge l’esperienza meno capace di guardare alla
dell’identificazione e dell’identi- dimensione simbolica della
tà mediante un confronto con la realtà, dove il senso delle cose,
realtà che è “di fronte” ma che va per dirla con Tommaso d’Aqui-
guardata “attraverso”, e infine no, è sempre offerto per specu -
può traguardare il superiore livel- lum … in aenigmate.
lo del “già e non ancora”, dove lo Questa perdita di capacità di
sviluppo del senso estetico e del riconoscere segni e simboli, e
sentimento morale rendono pos- di orientarsi nella foresta dei
sibili la giustizia, la compassione, significanti e dei significati è
la solidarietà e la carità. forse il portato estremo della
Il Rosarium, infatti, dopo le svolta cartesiana, quella che ha
immagini relative alla rubedo, segnato l’inizio della moderni-
presenta ancora tre silografie, tà. Da Cartesio in avanti è sem-
l’ultima delle quali è quella di pre stato l’uomo a dire alla
Gesù Cristo, risorto e in gloria. realtà cosa essa fosse (Cogito,
Per l’alchimista Cristo non si è ergo sum).
incarnato appena per essere agnel- Non era così prima di tale
lo sacrificale, capro espiatorio, portatore dei cambiamento radicale del pensiero occi-
peccati del mondo, vittima sublime del dentale, quando l’uomo pensatore e ricerca-
riscatto, ma per indicare ai viventi la verità tore si avvicinava alla realtà per cogliere
e la via della santificazione. che cosa essa dicesse di se stessa.
Immagini, simboli, allegorie, significati, La ricerca alchemica può essere una
rimandi … esemplificazione di come questo processo
All’uomo contemporaneo non mancano può essere invertito. Ma c’è un pericolo,
immagini. Anzi egli è sommerso dalle ben presentito da un illustre studioso.
immagini preconfezionate e ipostatizzate Di Alchimia ha scritto anche Elémire
offerte dai m e d i a, ed è sempre di più irreti- Zolla, esperto di letteratura angloamericana,
to da modalità tecnologicamente determi- narratore, saggista, ma anche conoscitore
nate e sostitutive dell’esperienza. r a ffinato, critico e profondo delle strutture
Sotto le mentite spoglie dell’informazio- simboliche e delle discipline esoteriche.
ne “in tempo reale” (sì: ma quale tempo?) e Interessato al cosiddetto “sapere tradiziona-
dei continui, infiniti rimandi ad altre idee, le”, si era occupato più volte dell’A r t e
ad altre notizie, ad altri siti, nel pirotecnico Regia: si ricordi tra tutti, il bel libro Le
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ATTRAVERSO LA PSYCHE

meraviglie della natura: Introduzione Perché, come ha scritto Galimberti,


all’Alchimia. maneggiando con disinvoltura l’inaccessi -
bile, questo può dar luogo a
L’insegnamento lasciato
tutti gli imbrogli che, dalla
da Zolla è importante.
P2 alla stregoneria dei
Nel nostro attuale
Medioevo cibernetico, dove maghi, mette in scena, die -
tro le quinte di un sipario
sono i media non solo a
pensare, ma a desiderare e ben chiuso, tutti i cascami
sentire per tutti, l’insegna- della storia. Cosi la ricerca
mento che viene dall’Alchi- “segreta” dell’alchimista si
mia può essere di aiuto. risolve, minimizzata e stra-
volta, nella segretezza del
Come può essere di aiu- potere politico, economico
to ogni esperienza di contat- o religioso.
to con una dimensione È, forse, utile, allora,
governata dal simbolo, perché il simbolo riprendere un discorso autentico sull’Alchi-
connette i significati, diversamente dai con- mia e con l’uso dell’amplificazione e della
cetti che hanno il compito – secondo le analogia, quali metodi di comprensione
regole della logica – di diversificare e sepa- propri della psicologia e della psicoterapia
rare i significati. analitica, tentare di addentrarsi sempre di
È un cammino rischioso, perché il con- più alla scoperta del senso ultimo delle
tatto con la dimensione misterica e iniziati- immagini e delle esperienze, ben consape-
ca può degenerare, perché un percorso di voli che la responsabilità del proprio viag-
illuminazione è esperienza umana, e ogni gio personale, della propria individuazione,
esperienza umana ha la sua ombra, junghia- del compimento del proprio destino non ha
namente intesa. scorciatoie.

Bibliografia:

Jung, C.G. (1980-1988) Opere voll. XII, XIII, XIV. Torino.


Pieri, P.F. (1998) Dizionario Junghiano. Torino.
Rocci, G. (1994) C.G.Jung e il suo daìmon. Roma.
Vitale, A. (2001) Solve Coagula. Bergamo.
Zolla, E. (1975) Le meraviglie della natura. Introduzione all’Alchimia. Milano.
Carl Gustav Jung e la cultura religiosa dell’Oriente
di Daniele La Barbera
Università di Palermo

The contacts with the East by Jung allowed to understand the necessity of integra -
tion between the rational and irrational dimension, not through an action of meta -
physical speculation soaked with mysticism, but mantaining the differences of every
culture.


interesse di Jung per la reli- Dovremmo conquistare anche l’occulti -
giosità orientale rappresenta smo. Partendo dalla teoria dellal i b i d o,
uno tra i più fecondi tenta- penso. Al momento mi do da fare con
tivi di dialogo tra Oriente e Occidente che la l’astrologia, la cui conoscenza sembra
cultura del secolo scorso ci abbia proposto indispensabile per capire la mitologia. In
e insieme la possibilità di ricostituire un questi oscuri paesi si trovano cose sor -
contatto e una continuità tra modi di sentire prendenti. Mi lasci sguazzare senza
e di pensare apparentemente scissi e incom- preoccupazioni, La prego, in queste infi -
mensurabili. nità. Ne riporterò ricche spoglie ai fini
Allo stesso tempo gli studi di Jung sulle della conoscenza dell’anima umana.
culture religiose dell’Oriente permettono di
cogliere la straordinaria estensione e la pro- A un’analoga affermazione di Ferenczi
fondità delle sue ricerche in ambito psicolo- che, in quello stesso periodo, si proponeva
gico, ma anche antropologico e spirituale. di approfondire l’occultismo, Freud aveva
L’8 Maggio 1911 in una lettera a Sig- scritto:
mund Freud, solo due anni prima della rot- È una spedizione pericolosa e io non
tura definitiva, Jung scriveva: posso accompagnarvi.
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ATTRAVERSO LA PSYCHE

Per contro Jung più di venti anni dopo, nevrotica dei fenomeni vitali; piuttosto egli
nel 1935, commentando il Libro tibetano tenta di gettare uno sguardo sugli aspetti
dei morti, osservava: profondi e complessi dello psichismo e sul-
la spinta naturale che ogni individuo avver-
Una anche troppo giustificata paura te e manifesta verso una comprensione e
metafisica ha impedito una realizzazione più
a Freud di fare irruzio - piena del proprio desti-
ne nella sfera “occul - no; indagando la pro-
ta”. […] Chi penetra spettiva religiosa all’in-
nell’inconscio con pre - terno della quale spesso
supposti biologici si realizza questo per-
rimane fermo nella sfe - corso individuativo,
ra sessuale, né può l’incontro del suo pen-
procedere verso l’ester - siero e della sua ricerca
no, ma continuare sol - con la religiosità del-
tanto a retrocedere
l’Oriente è pressoché
verso l’esistenza fisica.
inevitabile.
La premessa freudiana
Vale anche la pena di
non può perciò fare nien -
considerare come l’educazione e la costru-
te altro se non concludere con una valu -
tazione essenzialmente negativa dell’in -
zione dell’identità del giovane Jung avven-
conscio. Esso è “nient’altro che” […] nero in un ambiente culturale particolar-
mente connotato in senso religioso; il padre,
Il breve scambio di battute aiuta a chia- pastore protestante, contribuì infatti a susci-
rire l’esigenza di Jung di ampliare l’ambito tare in lui l’interesse per la fenomenologia
della ricerca psicologica e di spostare i con- religiosa che rappresentò una costante dei
fini della sua indagine sull’inconscio in suoi studi sulla vita psichica.
modo da ricomprendervi le immense e Inoltre, come vedremo più avanti, lo
variegate espressioni della spiritualità uma- straordinario e ricchissimo universo simbo-
na, prime tra tutte la mitologia, la storia del- lico e mitologico delle religioni orientali
le religioni, l’astrologia e l’esoterismo. offrì a Jung una quantità illimitata di mate-
Jung infatti, esploratore attento e appas- riale per l’esplorazione della dimensione
sionato della psiche individuale e collettiva, collettiva dell’inconscio e per lo studio dei
è da sempre affascinato dalle dimensioni suoi nuclei archetipici; tali aspetti, come è
interiori dell’esistenza le cui dinamiche non ampiamente noto, rappresentano una delle
ritiene risolvibili nei termini del gioco bio- sollecitazioni più interessanti della teoresi
logico di istinti e pulsioni; né sente di pote- junghiana e delle sue applicazioni alla clini-
re in alcun modo accettare la visione freu- ca psicologica.
diana che riduceva la fenomenologia dello Una rassegna sistematica ed una analisi
spirito ad una trasformazione difensiva o dei numerosi scritti di Jung sull’Oriente
• 63 •
Carl Gustav Jung e la cultura religiosa dell’Oriente, D. La Barbera

sono pressoché impossibili in uno spazio illuminazione e trascendenza. Come scrive


limitato; preferiamo quindi segnalare gli Cooper nel suo libro sull’alchimia cinese:
scritti e le considerazioni che a noi paiono
più significativi o Il Segreto del
che consentono di Fiore d’oro è un
enucleare con mag- documento assai inte -
giore evidenza il ressante, unico nel
suo punto di vista. suo genere in cui si
Uno dei primi trovano le premesse
testi orientali su cui di gran parte delle
Jung lavorò in Psicologie orientali e
maniera sistemati- delle pratiche psico-
ca è Il segreto del corporee (Tai chi e
fiore d’oro, trattato Qi-Qong) oggi tanto
esoterico taoista in voga in Occidente.
dell’VIII secolo d.C.,
trasmesso oralmente sino alla sua prima Una delle peculiarità più significative di
pubblicazione nel 1700; l’interesse per il tutta la religiosità dell’Oriente, dallo Yoga
libro segna anche l’inizio della collabora- al Buddhismo Zen, è infatti quella di avere
zione con il sinologo Richard Wilhelm che elaborato precise tecniche per sottrarre la
nel 1928 gli aveva inviato il manoscritto del coscienza dell’uomo ai limiti materiali che
testo chiedendogli di commentarlo. Il segre - egli si autoimpone e di avere trovato nel
to del fiore d’oro catturò immediatamente corpo e nelle sue funzioni fisiologiche (la
l’interesse di Jung; si tratta infatti di un sessualità, la respirazione, l’alimentazione)
libro ricco di preziose indicazioni sulle tec- il luogo privilegiato dove questa limitazio-
niche per raggiungere l’illuminazione e, ne si concretizza ma, contemporaneamente,
come tale, rappresenta una straordinaria ras- anche la sede e il mezzo potenziali per rea-
segna dei metodi iniziatici della tradizione lizzare una progressiva liberazione della
cinese. Il fiore d’oro r a ffigura e descrive coscienza. Anche nel pensiero taoista vi è
quindi la nascita di una nuova coscienza tra- dunque il presupposto che l’anima non esi -
scendente che si dischiude a seguito di una sta di per sé ma è il risultato di una costru -
particolare disciplina interiore che si avvale zione che in vita viene agita dal meditante
sia della pratica meditativa, sia di tecniche sfruttando come base imprescindibile il cor -
psicofisiche, come la respirazione e l’ali- po materiale. Per giungere a tale risultato,
mentazione. L’energia spirituale viene così secondo la tradizione taoista è necessario un
gradatamente sottratta ai centri inferiori del lungo lavoro alchemico durante il quale l’a -
corpo e agli investimenti mondani e messa nima ed il corpo immortale si costruiscono
al servizio dell’evoluzione della coscienza misteriosamente all’interno del corpo mate -
individuale, verso gradi sempre più alti di riale (Brotzu R., Di Stanislao C.).
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ATTRAVERSO LA PSYCHE

Jung capì subito che il testo poteva sistenza umana. Nel mondo di dualità, anti-
offrirgli innumerevoli spunti a favore della tesi e contraddizioni che rappresentano la
sua teoria dell’inconscio col- struttura intrinseca del reale e
lettivo e sulla rilevanza dei della psiche conscia e in cui
suoi contenuti archetipici. la vita psichica è, per così
Leggendo il testo taoista dire, precipitata, risulta
come un manuale di psico- quindi indispensabile acce-
logia simbolica, lo psichia- dere all’esperienza del sim-
tra svizzero intravide delle bolo, nella quale, l’apparen-
corrispondenze tra il pro- te inconciliabilità degli
getto di trascendenza deli- opposti trova una possibili-
neato nel Fiore d’oro e il tà di unificazione e oltre-
percorso evolutivo di ogni passamento.
essere umano che egli Jung fu anche colpito
denominò processo di indi - dal particolare valore che le
viduazione;in questo infat- immagini interiori assume-
ti si determina un progres- vano nel testo taoista tro-
sivo spostamento del cen- vando in esso, come affer-
tro della coscienza dall’Io ma Luigi Aurigemma, la
al Sé, come realtà psichica verifica storica delle sue
sovraordinata di cui l’Io è ipotesi cliniche quanto ai
parte; il Sé esprime, per fenomeni affettivi e immagi -
Jung, la totalità psichica e la tensione verso nativi che talvolta accompagnano la guari -
di essa che porta alla realizzazione del pro- gione da turbe nevrotiche, e in particolare
prio personale progetto. Perché ciò possa tramite l’emergenza della pulsione d’ordine
determinarsi, afferma Jung, il conscio deve e di senso e delle immagini correlate […]
progressivamente aprirsi e rendersi permea- una comprensione che radica la coscienza in
bile ai contenuti dell’inconscio collettivo, i una fonte che le permette di sentirsi non più
cui nuclei archetipici rappresentano funzio- soltanto piena delle immagini delle cose, ma
ni potenziali della psiche, che si attivano in piuttosto di sentire di contenerle, puramen -
relazione a sollecitazioni esterne ed eventi te e semplicemente.
particolari dell’esistenza. Uscendo dalla I commenti psicologici scritti da Jung al
finitezza delle limitate rappresentazioni Libro tibetano dei morti, nel 1935 e poi rivi-
razionali prodotte da una coscienza troppo sto nel 1953, e al Libro tibetano della gran -
unilaterale, la psiche si apre a recuperare le de liberazione, nel 1939, rappresentano due
parti inconsce neglette e inascoltate e in tal altri importanti elementi del suo fitto rap-
modo si rende disponibile ad una dinamica porto con l’Oriente. Il Bardo Thodol, L i b r o
simbolica che delinea una possibilità di tibetano dei morti, come lo stesso Jung scri-
superamento dei conflitti ineludibili dell’e- ve nel suo Commento è un libro di istruzio -
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Carl Gustav Jung e la cultura religiosa dell’Oriente, D. La Barbera

ni per la persona testé defunta, destinato a attraverso il Bardo Thodol appare come una
servirle da guida durante la sua esistenza- sorta di individuazione capovolta, dalla
bardo, stato inter - coscienza spirituale
medio di quaranta - dell’anima disincar-
nove giorni che nata sino alla pro-
intercorrono tra la gressiva e limitante
sua morte e la sua identificazione con
rinascita; il Libro il ristretto spazio
descrive quindi fisico di un nuovo
con lividezza di corpo, maschile o
immagini ciò che femminile.
l’anima sperimen- Jung ravvisa
ta nel periodo che dunque nel Libro
va dalla morte alla tibetano dei morti
successiva reincarna- una dimensione inizia-
zione. Jung mostrò di apprezzare somma- tica di grande valore euristico; in esso infat-
mente, sin dalla traduzione inglese nel ti è possibile seguire le direzioni di quella
1927, le illuminanti intuizioni “psicologi- pulsione spirituale che può determinare la
che” pur contenute in un testo di pregnante “morte” di una modalità di rappresentarsi la
significato metafisico, ma che si sforza di realtà del mondo per farne “nascere” un’al-
essere anche eminentemente “pratico”, tra; la morte è difatti, come emerge dalla
aspetto che lo differenzia, invece, dal Libro lettura del Bardo, il momento in cui, svin-
egiziano dei morti. Un primo aspetto che colandosi concretamente l’individuo dalle
nel Commento junghiano viene sottolineato leggi biologiche che lo “costringevano” sul
è la sollecitazione del Bardo a considerare piano materiale, si può drammaticamente
gli eventi che accadono all’uomo come in realizzare l’irruzione della consapevolezza
realtà prodotti dal suo interno; “il datore di del fondamento spirituale dell’esistenza; il
tutte le cose abita in noi” e le cose che ci Lama che assiste il morente e lo segue nel-
accadono in realtà sono ciò che noi faccia- le successive vicissitudini, cerca di pro-
mo. Con questa esplicazione Jung tenta poi muovere l’esperienza liberatrice e illumi-
di avvicinare la dottrina orientale del karma nante di tale natura spirituale prima che le
alla comprensione psicologica occidentale, illusioni e la forza oscurante del desiderio
attraverso un vertiginoso accostamento tra spingano l’anima a reincarnarsi nuovamen-
gli stati descritti dal Bardo e le fantasie edi- te. Così la dinamica “morte-rinascita” viene
piche e sessuali evidenziabili durante l’in- letta da Jung sia sul piano simbolico, sia su
dagine psicoanalitica. Egli viene profonda- quello esoterico come la premessa ineludi-
mente colpito dalla concordanza tra questi bile di ogni percorso iniziatico e anche il
dati, di provenienza così abissalmente dif- metodo analitico da lui proposto viene iden-
ferente, e nota in particolare che il viaggio tificato come “processo di iniziazione”, in
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ATTRAVERSO LA PSYCHE

quanto centrato sulla nascita di una nuova no coesistere aspetti personali e impersona-
consapevolezza di Sé e del mondo. li, l’individualità e la totalità.
Anche nel Commento psicologico al Recentemente sono state pubblicate in
Libro tibetano della Italia le quattro
grande liberazione, Conferenze sul
testo del Buddhi- Kundalini-yoga
smo tantrico dell’- che Jung tenne nel
VIII secolo d.C., 1932 a Zurigo
Jung compie un subito dopo un
interessante tentati- analogo ciclo di
vo di leggere i con- conferenze sullo
tenuti metafisici stesso tema del-
del testo in chiave l’indologo Wi l-
psicologica: il fon- helm Hauer. Seb-
datore della psico- bene Jung avesse
logia analitica infatti, scorge nella defini- cominciato a interessarsi alla religiosità del-
zione di Spirito Uno che il Libro propone, l’India già nel 1912, quando aveva inserito
una analogia con la dimensione fondante e nel testo che segnava la rottura con il pen-
atemporale dell’inconscio, “unico seme” e siero freudiano, Trasformazioni e simboli
“potenza della verità”. In questo scritto della libido, una lettura psicologica di brani
Jung sottolinea anche la differenza tra il delle Upanis≥ad e del R˘gVeda, è solo in que-
valore essenziale che viene attribuito all’Io ste conferenze che la sua analisi del signifi-
individuale nella psicologia occidentale, cato psicologico dello Yoga si compie in
come centro di ogni processo di consapevo- maniera più articolata e completa.
lezza, e il relativismo con cui, al contrario, Tra tutti gli approcci spirituali dell’O-
l’Io viene percepito nella mistica orientale. riente lo Yoga è senza alcun dubbio quello
che propone in modo più completo e siste-
Alla mente orientale non riesce difficile
matico una sorta di fisiologia energetica
immaginare una coscienza senza un Io.
spirituale che ha la sua chiave di lettura nei
La coscienza è ritenuta capace di tra -
scendere lo stato di Io; anzi l’Io scompa - cakra. Jung in queste conferenze non si
re completamente in quello stato più lascia sfuggire la possibilità di approfondi-
elevato. re il valore simbolico di tali centri e canali
Jung, 1954 e n e rgetici dando uno straordinario contri-
buto interpretativo che va dalla psicologia
D’altra parte, per la mente occidentale dei colori collegati ad ogni c a k r a,al signifi-
risulta un enigma comprendere e accettare cato profondo delle rappresentazioni man-
come negli stati più elevati di coscienza, daliche e alle loro corrispondenze cliniche –
come quelli ai quali è possibile pervenire osservabili ad esempio nei contenuti onirici
con la pratica meditativa dello yoga, possa- o nelle produzioni grafiche di soggetti psi-
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Carl Gustav Jung e la cultura religiosa dell’Oriente, D. La Barbera

cotici o di individui in una situazione di cri- Jung è naturalmente interessato in modo


si esistenziale – dalla prospettiva olistica specifico a evidenziare che qualsiasi atteg-
che emerge con chiara evidenza dalla fisio- giamento unilaterale sulla psiche e sull’in-
logia mistica dello Yoga, ai processi di inte- conscio è destinato a essere parziale e fuor-
grazione della personalità che viante e dunque, prendendo
la pratica di questa antica spunto dalla prospettiva di
disciplina favorisce. Per fare espansione ed evoluzione del-
questo Jung infittisce la sua la coscienza che le tecniche
trattazione di considerazioni dello Yoga rendono possibile,
filosofiche, antropologiche ma sottolinea come sia indispen-
anche di interessantissimi sabile approfondire, oltre alle
frammenti clinici (straordina- caratteristiche degli stati del-
ria la descrizione di una com- lo sviluppo psicologico infan-
plessa sintomatologia – oggi tile, anche le tappe fondamen-
diremmo somatoforme – pre- tali dello sviluppo della
sentata da una giovane pazien- coscienza superiore; la psi-
te, che egli interpreta come coanalisi di Freud, dunque,
e ffetto della dinamica fisiolo- insistendo sul valore premi-
gica di kundalini, avvalendosi nente delle prime esperienze
dell’opera di Sir John Woo- del bambino nel determinare
droffe, The Serpent Power). l’evoluzione successiva della
Ancora una volta la pro- personalità adulta, rischia di
spettiva utilizzata da Jung è quella di rileg- restituirci una immagine dell’uomo infanti-
gere le antiche dottrine yogiche e il cosmo lizzata e autolimitantesi.
immaginale ad esse collegato come una Nel 1938, all’età di 63 anni, Jung com-
dimostrazione della ricchezza e penetranza pirà il suo primo e unico viaggio in Oriente:
dell’inconscio collettivo e, insieme, della il governo inglese l’aveva invitato a parte-
relatività e povertà di un punto di vista cipare alle celebrazioni per il venticinquen-
esclusivamente centrato sulla psicologia nale dell’Associazione scientifica indiana a
occidentale e come tale storicamente deter- Calcutta. In India Jung ricevette tre lauree
minato e limitato, concetto già più volte honoris causa, da Allahabad, Benares e Cal-
espresso con efficacia: cutta, che rappresentavano rispettivamente
le scienze islamiche, quelle indù e quelle
Il tono di superiorità di noi occidentali anglo-indiane. Ma, soprattutto, ebbe modo
di fronte alle concezioni indiane è frutto di percepire gradatamente il vero spirito
della nostra natura barbara, ancora assai religioso della cultura indiana, come a San-
lontana dall’avere un’idea della loro
chi, dove si narra che Buddha abbia pro-
straordinaria profondità e della loro sor -
nunciato il primo sermone:
prendente esattezza psicologica
Jung, 1921 Sopraffatto dall’incanto del luogo sacro,
• 68 •
ATTRAVERSO LA PSYCHE

si congedò dal suo compagno per immer - Queste immagini chiaramente oscene
gersi totalmente in quell’inebriante sta - sono qui proprio allo scopo di ricordare
to d’animo. agli uomini il proprio Dharma”.
Brome, 1978
I due concetti, quello di
O come quando assistette karma e quello di dharma,
a una notturna danza katha- hanno una certa rilevanza
kali con il suo concerto nell’impianto teorico jun-
incessante, ingegnoso, del ghiano. Dal primo, Jung
tamburo che riscuote l’asso - sembra essere stato solleci-
pito plesso solare dell’euro - tato alla messa a punto di
peo. Come scrive Brome, uno dei nodi della sua teo-
nella danza scorse un’infini- ria: l’archetipo. Come scri-
tà di sfumature diverse, dal ve Corward (1985):
sentimentale all’osceno, dal
Quella di archetipo fu
mostruoso all’agghiacciante,
un’idea che si sviluppò len -
che sarebbero diventate grottesche se non
tamente in lui, attraverso una costante
fosse stato per l’insistente crescere e calare interazione con la nozione indiana di
del suono dei tamburi che attingeva da for- “karman”.
ze misteriose facendo percepire nelle visce -
re una nuova realtà. Anche Clarke (1994) sembra far deriva-
Un’altra esperienza di forte impatto inte- re, almeno in parte, la formulazione della
riore che Jung fece in India riguarda la sua struttura archetipica dell’inconscio colletti-
visita al tempio di S¨rya (il Sole) nello sta- vo dall’idea del karma:
to di Orissa; Jung osserva pieno di stupore
le “sculture oscene di squisita fattura” che Non esistono prove esplicite della diret -
abbelliscono il luogo sacro: ta influenza esercitata dall’idea di kar -
man sulla concezione junghiana degli
Obbiettai – indicando un gruppo di gio - archetipi e dell’inconscio collettivo, ma è
vani contadini che stavano a bocca aper - evidente, da varie osservazioni contenu -
ta davanti al monumento, ammirandone te nei suoi scritti e nelle sue lezioni degli
la magnificenza – che quei giovani in anni Venti e Trenta, che egli trovava
quel momento stavano subendo tutt’al - congeniale la nozione indiana, lascian -
tro che un processo di spiritualizzazio - dola filtrare nel proprio pensiero. […]
ne, e che avevano piuttosto l’aria di esse - Quest’ultima rafforzava senza dubbio la
re tutti presi da fantasie sessuali. Repli - sua convinzione che la mente umana
cò il pandit che accompagnava Jung: dovesse essere compresa in termini mol -
“Ma proprio questo è il punto. Come to più generali di quelli comunemente
potrebbe realizzarsi in loro lo Spirito, se accettati in Occidente e che la coscienza
prima non soddisfacessero il loro karma? individuale fosse plasmata da fattori sto -
• 69 •
Carl Gustav Jung e la cultura religiosa dell’Oriente, D. La Barbera

rici più ampi e più profondi di quelli che Il karma quindi ha a che fare in ogni
si manifestano nel corso di una vita caso con l’esperienza passata che tende a
individuale. influenzare la condotta
presente, al contrario
È però anche necessario del dharma che espri-
segnalare le differenze, sot- merebbe le potenziali-
tolineate dallo stesso Jung, tà future, la parte spi-
tra il concetto di archetipo e rituale che l’individuo
quello di karma. deve sviluppare se
Matteo Karawatt (1990), vuole compiere il suo
uno psicologo analista jun- destino interiore, quel-
ghiano di origini indiane, lo che gli dei hanno
seguendo le Upanis≥ad d e f i- tracciato per lui.
nisce il karma come il risul- Risulta a questo
tato dei ricordi di vite precedenti depositati punto di un certo interesse l’osservazione
al momento della morte nel corpo sottile. Il che la psicoterapia junghiana tenta di recu-
corpo sottile non è né visibile né tangibile, perare un equilibrio tra questi due aspetti:
ma è costituito di sensi interni e serve come da una parte dà spazio e ascolto agli aspetti
nesso tra l’Atman e il corpo materiale. Alla retrospettivi e storico-personali ma, dall’al-
morte l’anima abbandona il corpo materia- tra, si sforza di promuovere una evoluzione
le ma trattiene il corpo sottile con l’impron- della personalità, favorendo lo sviluppo del-
ta di tutti gli atti. Il karma quindi, esprime- le possibilità inerenti a ogni individuo. Nel-
rebbe, secondo la tradizione indù, il princi- l’approccio junghiano alla clinica ed alla
pio della legge cosmica di causa-effetto ed terapia è dunque corretto affermare il punto
è perciò, come lo stesso Jung si esprime, di vista per cui l’uomo viene sicuramente
una specie di teoria psichica dell’ereditarie - influenzato dal suo passato, ma lo è altret-
tà, basata sull’ipotesi della reincarnazione. tanto, e forse più, dal suo futuro, cioè dalla
Il maestro zurighese, ovviamente, conside- sua capacità di mettersi in sintonia con il
ra indimostrabile la presenza di eredità suo progetto interno di sviluppo individua-
mnestiche prenatali individuali ed esprime tivi; questi due approcci che l’analista jun-
perplessità sui presupposti metafisici che la ghiano tende a integrare nel corso del tratta-
dottrina del karma implica; mentre tende a mento vengono definiti analitico-riduttivo,
considerare l’archetipo come eredità psi- o retrospettivo, e sintetico-costruttivo o pro-
chica generale e collettiva, accentuando il spettico.
suo valore espressivo di un patrimonio cul- Nell’ultima parte del suo viaggio in
turale-esperienziale che riguarda tutta l’u- India, di cui si accennava poc’anzi Jung, a
manità, in modo tale da orientare e canaliz- seguito di un attacco di dissenteria, mentre
zare il comportamento e la percezione del- già sentiva la fatica del ritmo incalzante di
la realtà. conferenze e cerimonie che si susseguivano
• 70 •
ATTRAVERSO LA PSYCHE

da alcune settimane, venne ricoverato per Il commiato di Jung dall’India e dalla


dieci giorni in un ospedale di Calcutta; il sua cultura, anticipato dalle suggestive
riposo forzato gli parve come un’isola bene - immagini oniriche, serve anche a noi per
detta in un caotico mare di avviarci alla conclusione
nuove impressioni. In quel- di questa breve rassegna
la situazione fece un sogno e ci dà anche la possibili-
che, come spesso gli acca- tà di porre in attenzione,
deva coi sogni, sembrava avendo già messo a fuoco
indicare una nuova direzio- più di un elemento di
ne rispetto al presente: si concordanza e sintonia,
trovava con un gruppo di alcuni aspetti che segna-
amici zurighesi in un castel- no la distanza tra Jung e
lo medioevale situato su l’Oriente o meglio una
un’isola sconosciuta, vicino sua radicale diffidenza
alle coste meridionali del- nei confronti di un
l’Inghilterra, per iniziare la approccio troppo semplici-
ricerca del Santo Graal. Dopo una este- stico e banale a una così complessa cultura
nuante marcia per raggiungere con i compa- millenaria, forse profetica, tale diffidenza,
gni il punto più stretto dell’isola dove que- dell’uso banalizzante e strumentale che cer-
sta sembrava divisa in due parti dal mare, si te sottoculture del new age, negli anni
accampavano per passare la notte, ma dopo recenti, hanno fatto di una saggezza tanto
che tutti si erano addormentati Jung decide- vasta e profonda.
va che era il momento di attraversare da Come afferma Aurigemma (1989), per
solo il canale per recuperare il Graal; il Jung l’intelligenza dei tesori di penetrazio-
sogno terminava proprio mentre stava per ne psicologica di cui i testi orientali sono
immergersi nelle acque ghiacciate. portatori è legata a due condizioni di gran-
Jung colse subito l’analogia tra l’imma- dissima importanza. La prima riguarda la
gine del Graal e i processi di trasformazio- necessità, in un ambito di riflessione scien-
ne alchemica di cui si stava occupando pri- tifica come è quello della ricerca psicologi-
ma della partenza e che aveva continuato a ca, di considerare lo sfondo metafisico e
studiare anche durante il soggiorno indiano teologico che caratterizza i testi sacri del-
e realizzò anche che il sogno indicava che la l’Oriente come radicato in una esperienza
sua esperienza con l’universo simbolico endopsichica che tende a estrovertirsi in un
dell’India stava per terminare per essere linguaggio poetico e metaforico, che dà vita
seguita da una diversa stagione di interessi a dei e demoni, inferni e dimore celesti.
scientifici: di fatto, di ritorno dall’India, L’altra condizione che Jung non manca
avrebbe scritto alcuni testi che avrebbero quasi mai di sottolineare nella maggior par-
poi rappresentato l’ossatura del suo libro te dei suoi testi sull’Oriente, è l’importanza
Psicologia e Alchimia. del dato storico e culturale: Jung, infatti,
• 71 •
Carl Gustav Jung e la cultura religiosa dell’Oriente, D. La Barbera

invita sempre ad una estrema cautela nel- sembrano le più adeguate a concludere que-
l’importazione di tecniche e meto- ste riflessioni:
di delle religioni orientali met- La saggezza e il
tendo in guardia nei confronti misticismo dell’O -
di un approccio sbrigativo e riente ci riguardano
ingenuamente acritico che non da vicino. […] Han -
rispetti la specificità del conte- no la funzione di
sto di appartenenza; l’ambien- ricordarci che anche
te culturale non è, o non è solo noi, nella nostra cul -
qualcosa che agisce in noi dal- tura, possediamo
l’esterno, ma è una dimensione qualcosa di simile,
profonda che agisce da dentro ormai dimenticato, e
di noi, sedimentata da secoli e hanno il compito di
dirigere la nostra
secoli; è per tale ragione che
attenzione al destino
Jung sottolinea più volte la dif-
dell’uomo interiore.
ficoltà per un uomo occidentale di eludere il
confronto con il cristianesimo.
Ma, nonostante queste affermazioni che Nell’approccio di Jung ai testi religiosi
parrebbero limitare il valore di un approccio dell’Oriente si disvelano quindi con grande
più radicale all’esperienza della religiosità intensità euristica e con profonde sugge-
dell’Oriente, Jung più volte, e in sintonia stioni poetiche e filosofiche la sua irresisti-
con la sua frequente e caratteristica man- bile propensione a indagare le radici pro-
canza di univocità, fonde della realtà psichica, la sua propen-
sosterrà anche la necessi- sione verso l’ignoto e le verità ultime sul-
tà imprescindibile, per l’uomo e il suo progetto, la sua ricerca di
l’uomo occidentale, di un senso, e, infine, l’irrimediabile conflitto tra
contatto autentico e diretto con la saggezza una psicologia che vuole proporsi come
dell’Oriente; e le sue parole in proposito scienza e la straordinaria fenomenologia

Bibliografia:

Aurigemma, L. (1989) Prospettive junghiane. Bollati Boringhieri, Torino.


Brome, V. (1978) Vita di Jung. Bollati Boringhieri, Torino.
Brotzu, R. - Di Stanislao, C. Il Segreto del fiore d’oro. www.agopuntura. org/
cineserie/segreto_fiore_oro.htm
Clarke, J.J. (1994) Jung e l’Oriente, alla ricerca del mondo interiore. ECIG, Genova.
Cooper (1984) L’alchimia cinese. Ed. Astrolabio, Roma.
Ellenberger, H.F. (1970) La scoperta dell’inconscio. Bollati Boringhieri, Torino.
Jung, C.G. (1961) Ricordi, sogni riflessioni. Il saggiatore, Milano.
• 72 •
ATTRAVERSO LA PSYCHE

Jung, C.G. (1979) Commento al Libro tibetano della grande liberazione. O p e re, vol. 11.
Bollati Boringhieri, Torino.
Jung, C.G. (1979) Commento psicologico al Bardo Thodol, Il libro tibetano dei morti. Ope -
re, vol. 11. Bollati Boringhieri, Torino.
Jung, C.G. (1996) The psychology of Kundalini Yo g a. Notes of the Seminar Given in 1932.
Princeton University Press (trad. it. La psicologia del Kundalini Yo g a. Bollati Boringhie-
ri, Torino, 2004).
Jung, C.G. (1988) Commento al Segreto del fiore d’oro. Opere, vol. 13. Bollati Boringhie-
ri, Torino.
Karawatt, M. (1990) Il tema dell’autorealizzazione nelle Upanishad: una lettura junghiana.
Rivista di Psicologia analitica, 42, pp. 127-146.
L’attività immaginativa: una finestra per l’Anima
di Ferdinando Testa
Psicologo analista del Centro Italiano di Psicologia analitica di Roma

Imagination and symbolic dimension are the main characteristic of the doctrine of
C.G. Jung; images are the land of psyche, ingredients wich allow conscience to com -
municate with unconscious in a kind of dialectic confrontation favouring the ana -
logic and synchronic functions.

Si ama quello che colpisce, e si


è colpiti da ciò che non è ordinario
Aristotele


attività immaginativa rappre- po mercuriale del senso della vita, farsi
senta una sorta di grimaldel- attraversare in maniera compartecipata e
lo che apre le porte della dialogica dalle sue valenze evocatrici, per
conoscenza e della dimensione prospettica poi lavorare come uno scultore con un pez-
all’interno della quale sono calati i zo di marmo informe, estraendo l’invisibile
fenomeni interni ed esterni alla Psiche, inte- contenuto in ogni forma apparente. Dare
sa questa come totalità della coscienza e forma, presenza alle immagini, metaforica-
dell’inconscio; vero e proprio utensile con mente dipingendole, per distanziarle dal
cui mettersi all’Opera per vedere in proprio Sé e guardare come un dono che
trasparenza e leggere simbolicamente i mis- l’inconscio personale e collettivo offre in
teri dello sviluppo della coscienza personale maniera prospettica alla coscienza, un
e collettiva, sullo sfondo di una tela su cui si autentico messaggio simbolico che ha qual-
staglia l’inconscio collettivo. cosa da comunicare a proposito del passato,
Volgere lo sguardo alle immagini, collo- del presente e del futuro.
carle in trasparenza, negli spazi dell’Anima, Questo è il compito che spetta oggi
junghianamente intesa anche come A r c h e t i- all’uomo che ha fatto della conoscenza sim-
• 74 •
ATTRAVERSO LA PSYCHE

bolica ed etica una delle strade principali psicopatie, si muovono autonomamente,


dell’esistenza, nutrendo il pensiero di tintu- occupano il topos fuori e dentro la Psiche; la
re alchemiche per dare spessore e energia distruttiva accompagna
consistenza al fare creativo. Come la visione monoculare del
ha ben sottolineato C.G. Jung, psi- gigante Polifemo, e i fenomeni
cologo analista di Zurigo, la crea- che accadono vengono collo-
tività è un istinto al pari di quelli cati in una visione che tradisce
biologici e l’allontanamento dal- la loro intima essenza immagi-
l’insopprimibile esigenza dell’A- nale, restando intrappolati in
nima umana di creare, modellare, un Logos dorato.
costruire e lasciare una traccia La legge psichica della tol-
dipinta sulla tela della propria esi- leranza verso la diversità, con i
stenza, può impedire la nascita Titani, non riesce a farsi rico-
delle storture del pensiero, il di- noscere; l’acting-out i m p u l s i-
sagio psicologico, la nevrosi esi- vo agisce senza coscienza, la
stenziale, intesa come blocco del- forza muscolare del corpo si
l’energia luminosa, possibilmente impone e la materia, nella sua
favorendo invece, accanto a tutta forma bassa e mostruosa, pri-
una serie di condizioni soggettive meggia come un sovrano tiran-
ed oggettive, l’ingresso sulla sce- no sul cosmo intero; il gioco
na del monstrum… e allora “il tra l’immortale ed il mortale,
sonno della ragione genera le storie mitiche raccontate di
mostri” (Goya). incontri furtivi ed inganni
Mai come adesso, sul palcosce- ermetici, lasciano il posto ad un
nico dell’Anima Mundi, albergano com- “terrore senza nome” (Bion). L’istinto scis-
portamenti distruttivi e terribili; Afrodite, so dallo spirito si muove autonomamente,
dea della bellezza e del sapore profumato mentre la coscienza allontanatasi dal mito
della vita, archetipo dalla cui sofferenza, va in alto per poi cadere giù, nelle profondi-
lungo la sua corsa per la morte di Adone, le tà, in una terra dura, compatta, non aperta
rose bianche diventarono rosse, il colore ad essere fecondata dalle acque primordiali
dell’energia e della passione, ha lasciato il dell’energia archetipica creativa che scatu-
posto alla presenza dei Titani liberati dagli risce dal daimon Eros, archetipo dell’unio-
Inferi dove il potente Zeus li aveva relegati, ne tra cielo e terra.
dopo aver ristabilito la compresenza del L’attività immaginativa, in tale cornice
politeismo archetipico, dando esistenza, epistemologica non è qui intesa come una
dignità e voce alla molteplicità che alberga vana fuga nel mondo della phantasia, una
nell’unità. speculazione metafisica infantile di “stare
Le immagini titaniche invece prive di con la testa fra le nuvole”, percorrendo voli
riflessione psichica, come in certe forme di pindarici, da vette in cui osservare prome-
• 75 •
L’attività immaginativa: una finestra per l’Anima, F. Testa

teicamente il mondo rimuovendo “la valle affonda più le sue radici nell’humus dei
del fare Anima” (Keats), come spazio psi- miti, ha girato lo sguardo verso il tramonto,
chico e geografico per sperimentare le il sol niger è comparso all’o-
vicissitudini delle relazioni rizzonte; la nigredo è
umane, le trame e gli seduta sul trono della
intrecci che accadono sul direzionalità dell’Anima
palcoscenico della vita. Mundi e la terra, come in
L’attività immaginativa un antico detto alchemi-
pertanto non è un contorno co, “nera più del nero”
estetico che abbellisce (Jung), non è più fecon-
poeticamente, come in un data dallo spirito immagi-
quadro di Kandinsky, le nale, mentre la colomba,
linee e gli intrecci geome- tertium oppositorum,
trici del pensiero, come simbolo dell’unione, è
una sorta di pennellata fol- rimasta a terra piuttosto
kloristica per tinteggiare di che librarsi nell’aria per
emozioni i rigidi astratti- congiungere ciò che il
smi dell’Io; né tanto meno divino ha sempre unito.
è un regredire nostalgicamente verso la
La spiga di Demetra-Kore è stata recisa,
dimensione malinconica di Saturno, in cui
addormentata e coperta dal manto di neve
le esperidi riempiono il giardino del vivere,
in una terra fredda e sterile; Demetra la
in cerca di un immaginale paradisiaco dove
madre terra è adirata e a lutto poiché la sua
la tensione degli opposti viene annullata in
parte giovane e verginale, Kore, è stata rapi-
una fantasia arcaica dell’uroboros.
ta ed il “sopra” ha perso i contatti con il
L’immaginazione invece è “il centro del-
“sotto”: c’è frattura e separazione. La cicli-
l’attività creatrice dello Spirito” (Eliade); è
cità come modello di pensiero, il rispetto
la disposizione dell’Anima “a vedere in tra-
del ritmo, la conoscenza del tempo del Kai -
sparenza” (Hillman), non letteralizzando gli
ros, rappresentano alcune delle matrici per
eventi ma dando valore metaforico e sim-
la comprensione della dimensione misteri-
bolico, collocando il tutto nella cornice epi-
ca e dell’inconscio collettivo; il rito, danza
stemologica in cui l’analogico, i riti, le
mitica per percorrere i sentieri del sacro,
similitudini e le connessioni psichiche
non ha più un temenos dove potersi manife-
diventano matrici primarie per leggere,
stare e la luce di Apollo cerca di penetrare
comprendere i fenomeni che accadono, dal
massivamente nelle azioni di Hermes: allo-
momento che “le immagini allargano il
ra tutto appare, si mostra virtualmente, aset-
cuore” (Corbin).
ticamente, tradendo la funzione dell’imma-
Il pensiero, elemento di differenziazione ginazione che si pone come uno spartiacque
nello sviluppo e nell’evoluzione della bordeline tra il noto e l’ignoto, il visibile e
coscienza, nell’attuale periodo storico, non l’invisibile, la parola e il silenzio.
• 76 •
ATTRAVERSO LA PSYCHE

La verticalità ovvero la profondità del Le immagini scisse dal sentimento e dal


pensare ha ceduto il posto all’orizzontalità pensiero creativo, flessibile e divergente,
dell’appiattimento; l’allinea- non abitano più nei luoghi
mento delle coscienze e l’o- familiari, non popolano le
mologazione del pensiero dimore di Estia, dea del-
non sono più in grado di ospi- l’intimità e dell’interiorità e
tare, come tipico della cultura allora l’azione spettacolare,
mediterranea, la tolleranza e eclatante non crea immagi-
la diversità; il fondamentali- ni ma tende virtualmente a
smo religioso ha relegato il riproporre coattivamente
senso della religiosità unica- gli aspetti ancestrali, arcai-
mente nei meandri narcisisti- ci e primitivi della Psiche.
ci delle confessioni religiose Il temenos del dio Eros è
e nelle proprie menti, ricor- stato profanato e il daimon
rendo all’immagine alchemi- della sospensione fenome-
ca del “leone che mangia il nologica è stato soppianta-
cuore” (Jung), non permetten- to dall’impulso ad agire,
do pertanto all’atteggiamento religioso di subito, in fretta, senza circumnavigare,
abitare nella nobiltà del cuore, facendo ger- come nel movimento della spirale, intorno
mogliare una sorta di oscurantismo che fa al castello del re.
della coscienza una meteora che vaga in
Racchiuso in una muta sofferenza, privo
una volta celeste, buia, ovvero disorientata,
dell’aiuto divino, allontanatosi dall’unione
priva di stelle lucenti. Allora l’altro, “lo
col cosmo, il re attende in silenzio che l’i -
straniero” (Camus), è visto come un rivale
maginatio risvegli la coscienza e che la
da abbattere e distruggere; Thanatos ha pre-
Gestalt ristabilisca la comprensione olisti-
so il posto di Eros piuttosto che vivergli
ca, piuttosto che quella parcellizante e fram-
accanto, mentre il monoteismo psicologico
mentaria; su tale sfondo l’istinto naturale
è diventato il centro gravitazionale attorno
pascola per campi infiniti e la coscienza,
a cui la molteplicità degli dei è avvertita
come un albero cresce verso l’alto dimenti-
come un vuoto paganesimo, metafore mor-
cando le radici del passato, quelle della Tra-
te, statue di marmo prive di un’Anima, uti-
dizione, del micro-macrocosmo e della
lizzate come ornamento in un giardino
scintilla divina plotinica presente in ognuno
abbandonato. La bellezza sulfurea di A f r o-
come tensione verso il non conosciuto e tut-
dite, lo specchio riflettente di Atena, l’er-
to ciò che non è lecito sapere con i semplici
meticità di Mercurio, le iniziazioni ai miste-
strumenti della ragione.
ri di Dioniso, la follia del dio Pan, la luce di
Apollo, sono diventate parole vuote e meta- Pertanto l’immaginazione diventa, come
fore inconsistenti e “gli dei sono diventati sempre, la linfa che scorre nelle venature
malattie” (Jung). degli alberi: nutre, bagna, rinnova e trasfor-
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L’attività immaginativa: una finestra per l’Anima, F. Testa

ma ciò che è Senex, quest’ultimo vero che spesso sono, come accade nei sogni,
archetipo della struttura della coscienza, una sberla al narcisismo dell’Io: raddrizza-
nonché depositario degli sche- re il timone, gradualmente
mi prefissati e prestabiliti che seguire la rotta, secondo i
oppone resistenza al cambia- movimenti e le pieghe
mento e a nuove prospettive dell’inconscio, con la
che si affacciano sui davanzali consapevolezza di fare
delle finestre della nostra inte- parte di un ampio proces-
riorità e di quella del mondo. so circolare, essendo al
L’immaginazione, secondo tale timone, approdare in porti
prospettiva, dà un respiro pro- sicuri e ri-salpare per nuo-
fondo e cambia la visione di se ve acque.
stessi, permette l’incontro ed il
La strada dell’immagi-
confronto, come quando pun-
nazione però non è una
tualmente facciamo sogni nel-
via facile, priva di perico-
le braccia di Morfeo, con una
li ed insidie; lo sapevano
realtà altra da noi, sconosciuta,
bene gli alchimisti quando ammonivano gli
eppure che ci abita e attraversa le porte
uomini ad immaginare con la vera imagina -
ermetiche delle immagini notturne, poichè
tio il processo di trasformazione dei vili
“l’immaginazione non crea le immagini, ma
metalli nell’oro filosofico. Infatti una delle
le distorce” (Bachelard), apre una ferita nel-
ombre dell’immaginazione è l’i m i t a t i o,una
la forma, un varco in cui penetrare per cer-
specie di copia del modello ideale identifi-
care i misteri dell’eternità, la ferita del re, il
catosi con esso, acquisendo sicurezza e pro-
santo Graal.
tezione, poiché i sentieri sono già stati bat-
L’attività immaginativa si nutre del mon- tuti da altri e la via non è sconosciuta. Con
do notturno, popola i sogni, impedisce di l’imitatio si ha la certezza di aggrapparsi al
rimanere intrappolati negli aspetti emozio- già esistente piuttosto che sperimentare da
nali e istintivi e come in una tela di Chagall sè il viaggio dell’Anima. L’immaginazione
si creano figure e forme che si pongono invece apre la strada all’iniziazione che dal
all’attenzione del pensiero per elaborare, punto di vista psicologico:
riflettere, comprendere e trasformare la
comincia nella confusione e nell’arretra -
realtà interna ed esterna. In questo dialogo
mento, una oscurità caratterizzata dalla
dialettico tra il pensiero e l’immaginazione, perdita del modello e del potere. Essere
la coscienza non può procedere per salti, nudi, impotenti, sanguinanti, doloranti,
movimenti rapidi e bruschi, ma appoggian- soli, impreparati al compito che ci atten -
do i piedi nell’esperienza della materia, nel de e bisognosi degli anziani, sentirsi spa -
costante e faticoso lavorio su se stessi, col ventosamente giovani, sono queste le
confronto con le immagini che il sociale esperienze iniziatiche
pone e con quelle che ci visitano di notte Hillman
• 78 •
ATTRAVERSO LA PSYCHE

L’attività immaginativa richiede non una del giovane Parsifal che emette la domanda
contemplazione ascetica, ma genera caos, cruciale che era sfuggita a menti troppo let-
nel senso che destruttura gli teralizzate e poco imma-
schemi ipertrofici della ginative: dove è il Graal?
coscienza e le concezioni Ovvero: dove è il Cen -
note, immette l’individuo a tro? L’immaginazione, e
contatto eticamente con le questo lo sa bene chi la
luci e le ombre della propria utilizza come pratica di
interiorità e, come in un conoscenza di se stessi,
dipinto del Caravaggio, la porta al centro del feno-
penombra diventa il topos menico, lo commenta,
psichico con cui confrontar- amplifica, trova connes-
si. Il potere dell’immagina- sione, intrecci, analogie,
zione come ben evidenzia il metafore, per arrivare
Libro di Lambsring, presup- all’intima essenza, alla
pone la morte del re da parte del figlio come quinta essenza, ovvero a quello che gli psi-
condizione necessaria per un processo di canalisti junghiani chiamiamo il Sé, la meta
rinascita di entrambi, uniti dalla guida alata del processo di individuazione, “divieni ciò
di Mercurio: che sei” (Jung).
Il bagno di rinnovamento del vecchio re L’imaginatio, quella vera, implica l’atto
provoca la sua miracolosa rinascita nel del vedere con gli occhi dell’Anima, apre
figlio. Emergendo dalle acque unifican - una “pausa nella narrazione” (Bachelard),
ti della solutio padre e figlio sono sedu - stimola la coscienza a perdersi creativa-
ti sullo stesso trono con Mercurius. La mente nel labirinto di Cnosso per trovare
sua presenza completa l’identità di soluzioni inventive al blocco, allo scacco
padre e figlio all’interno di una struttu - matto in cui la vita e l’esistenza spesso con-
ra trinitaria. duce, a livello individuale e collettivo.
in Fabricius Come l’irrigazione nei campi, l’immagina-
zione è un contenitore della rugiada mattu-
In termini psicologici ciò significa che tina, stimola creativamente e accompagna
ogni coscienza schematica, rigida, preordi- con la freschezza dell’intuizione il pensiero
nata, deve essere metaforicamente uccisa razionale, esplorando le caverne buie dove
per dare spazio al rinnovamento e alla rina- alloggiano draghi e figure uroboriche e il
scita di una nuova acquisizione nata dalla cui risveglio a volte necessario mette a dura
capacità di poter integrare nella luce della prova la determinazione, la costanza del-
coscienza parti del mondo immaginale, del- l’individuo e del sociale. Percorrere i mean-
l’inconscio personale e collettivo. Tutto ciò dri di immagini bizzarre ed invalidanti è un
comporta la caduta del vecchio re, che pericolo che accompagna ogni viaggio per
lasciato da solo, con le sue ferite è in attesa la conquista della conoscenza sapienziale e
• 79 •
L’attività immaginativa: una finestra per l’Anima, F. Testa

la capacità di poter affrontare il monstrum legge di causa-effetto, ma attraverso per-


è quella di “possedere” la passione piuttosto corsi, strade e itinerari, che privilegiano le
che “essere posseduti” dalla connessioni analogiche che
passione, in quanto dalla solidi- al pari degli assi cartesiani
tà, dalla stabilità e dalla identi- rappresentano i veri nodi,
tà flessibile della coscienza del- punti di incontro, il cui ful-
l’io è possibile dialogare col cro è costituito dalla cono-
mondo immaginale senza esse- scenza simbolica ed immagi-
re travolti e inflazionati, pena il nale. In tale contesto il pen-
deragliamento della coscienza, siero che nasce, viene
con un viaggio senza ritorno, costruito gradualmente, non
nelle zone desertifiche della è già dato in maniera precon-
Psiche. fezionata, non nato ancora
all’orizzonte, segue il ritmo
Pertanto guardare i fenome-
ciclico della spirale piuttosto
ni che accadono dalla prospet-
che quello di una retta all’in-
tiva del pensiero immaginale,
finito; è una coscienza che
comporta la presenza di una
sullo sfondo dell’immaginale collega miti-
coscienza che sappia reggere gli urti delle
camente gli eventi e i fenomeni, si sintoniz-
immagini patologizzanti, accogliendo nel
za lungo il tempo dell’esperienza psichica e,
proprio ricettacolo, come una madre perso-
come un artigiano o un alchimista che lavo-
nale e archetipica, la nascita di un bambino
ra al suo atanor, rispetta ciò che è in nuce
umano e divino, simbolo per eccellenza di
aprendosi ad una concezione ciclica del
quello che deve ancora avvenire.
tempo, richiamando il “mito dell’eterno
Nel confronto con le immagini inconsce, ritorno” (Eliade). La ricerca da parte del
quando si decide di aprire la porta “all’ospi- pensiero divergente del suo fratello gemel-
te straniero che bussa di notte” (Jung), l’uo- lo, il pensiero convergente, in tale contesto
mo che ha scelto la strada della compren- può avvenire, come indicato dallo stesso
sione simbolica, sa bene che questa è una Jung nei suoi molteplici scritti, ripescando
conoscenza che deve avere al proprio fian- creativamente la conoscenza e il significato
co un tipo di pensiero particolare, non quel- dei simboli presenti nella visione alchemica
lo razionale e reale, importante in ogni pro- e nella Tradizione ermetica, entrambe ric-
cesso di stabilità e di organizzazione, ma sa che di enigmi e autentici tesori per poter
che solo questo risulta insufficiente, caren- esplorare le strutture mitiche dello sviluppo
te e non comprensivo della totalità del sape- della coscienza solare: mi riferisco alla fase
re. Pensare per immagini è uno stile parti- della nigredo, albedo e rubedo, come stadi
colare di pensiero; l’acquisizione della meta immaginali che delineano e strutturano le
e dell’obiettivo, avviene non secondo un diverse fasi della nascita della formazione
modello lineare e unicamente basato sulla del pensiero simbolico, integrando la legge
• 80 •
ATTRAVERSO LA PSYCHE

di causa-effetto con una approfondita rifles- L’immaginazione richiede dunque disci-


sione sulla epistemologia dei fenomeni di plina, impone all’individuo un atto di
sincronicità con cui spesso responsabilità e di etica poi-
nelle nostre ricerche teori- ché il confronto con le forze
che ed esperenziali venia- irrazionali induce la coscien-
mo in contatto senza a vol- za individuale a un’attenzione
te sapere dare una adeguata fluttuante per canalizzare l’e-
collocazione a vari livelli. n e rgia numinosa costrutti-
va/distruttiva connessa ad
Come Teseo nel labirin-
ogni processo trasformativo,
to di Cnosso aveva deciso
ogni volta che la materia e lo
di affrontare il Minotauro,
spirito decidono di incontrar-
dopo aver usato la forza
si per far nascere qualcos’al-
sapeva che occorreva l’a-
tro, l’Anima, il terzo che con-
stuzia, quella che proviene
giunge gli opposti. Il confron-
dal mondo dell’Anima,
to con la dimensione archeti-
archetipo del Femminile e
pica attiva la fuoriuscita della
del senso della vita, rappre-
libido che può imboccare sentieri distruttivi,
sentato simbolicamente nel racconto dal filo
inflazionando la coscienza dell’Io e come
di Arianna. Da questa compresenza dell’A-
avviene nei processi psicotici producendo
nima sulla scena dell’incontro col mon -
una frammentazione della centralità, viven-
s t r u m,si struttura per la coscienza dell’eroe
do il naufragio in un mare tempestoso su
una dimensione che suggerisce, propone,
una nave senza nocchiero. La capacità di
inventa, crea soluzioni e stratagemmi per
rimanere attenti e vigili alle immagini, da
affrontare i pericoli che ogni uomo incontra
parte di una coscienza stabile ma curiosa di
quando abbandona il castello delle certezze
varcare le mitiche colonne d’Ercole permi-
e delle sicurezze per mettersi alla Cerca,
se allo psicologo zurighese di superare l’al-
seguendo quello che i propri compiti etici
lagamento emozionale:
gli impongono a favore di un telos non uni-
camente personale ma archetipico. Avere il
Finché riuscivo a tradurre le emozioni
contatto col filo, retrocedere sui propri pas-
in immagini, e cioè a trovare le immagi -
si, essere collegati dal dentro al fuori, speri-
ni che in esse si nascondevano, mi senti -
mentare una dimensione nuova ed unica, vo interiormente calmo e rassicurato. Se
relazionarsi con la dimensione animica, per- mi fossi fermato alle emozioni, allora
mette all’umano di riprendere il cammino sarei stato distrutto dai contenuti del -
con la consapevolezza che l’immagine e il l’inconscio. Forse avrei anche potuto
simbolo mutano e rigenerano il pensiero scrollarmele di dosso, ma in tal caso
razionale, restituendogli la freschezza, l’o- sarei caduto inesorabilmente in una
rientamento e la luce della stella mattutina. nevrosi, e alla fine i contenuti mi avreb -
bero distrutto ugualmente. Il mio espe -
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L’attività immaginativa: una finestra per l’Anima, F. Testa

rimento mi insegnò quanto possa essere lare che parte dall’autenticità del proprio
d’aiuto – da un punto di vista terapeuti - essere senza rimuovere le ombre, da quello
co – scoprire le particolari immagini che che ognuno è, per proiettarsi alla ricerca di
si nascondono dietro le emozioni. soluzioni che costantemente inducono a
Jung
guardare,r e g a r d e r, sporgersi con gli occhi
oltre il muro della
Gli enigmi della mente
propria ristretta e
affascinano; l’uomo primitivo
limitante visione.
e arcaico che è dentro ognuno
desidera essere portato sulle Lo sguardo del
spalle dall’uomo civile, in un pensiero ha bisogno
costante confronto dialogico di spingersi oltre il
evitando identificazioni mas- noto, non in una sor-
sime e inflazioni; l’immagi- ta di operazione spe-
nazione cambia lo sguardo, culativa e metafisica
spinge lo spettatore ad essere che allontana dalla
attore, munito di una respon- realtà e dalla mate-
sabilità etica per accogliere in ria, poiché l’immagi-
maniera ospitale lo sconosciuto, lo stranie- nazione, come ben sapevano gli alchimisti,
ro con cui arrivare a un patto, prospettando ha connessioni ed intrecci col corporeo, il
l’idea della continuità piuttosto che quella fenomenico, dal momento che l’alchimista
della segmentarietà tra il dentro e il fuori. operava agendo sulla materia, rintracciando
L’immaginazione ci ricorda che la ricerca in essa, dopo vari processi trasformativi la
dell’invisibile è una C e rca eterna e il com- quinta essenza, la pietra filosofale, il Sé. In
pito di cui ognuno secondo la propria storia ambito psicologico questo insegnamento,
è portatore, rappresenta il senso della vita secondo una prospettiva immaginale e non
mentre il lavorio con le immagini, i proces- nominalista, permette di evidenziare che la
si di riflessione e di elaborazione psichica realtà psichica ha una sua valenza troppo
della realtà e la Tradizione ermetica diven- spesso trascurata e che inoltre ogni proces-
tano lo sfondo a cui guardare quando le pro- so di conoscenza passa attraverso l’unione
ve diventano difficoltose, impervie e che in tra l’artifex e la materia.
fondo la complessità dell’esistenza è rac-
Così come avviene in ambito psicoanali-
chiusa in un granello di semplicità.
tico ogni processo creativo attiva il trans -
L’immaginazione intesa in tale senso, fert e il controtransfert, come nell’opus del-
sullo scenario della costruzione e dell’ac- lo scultore e di ogni artista esiste un reci-
quisizione della conoscenza si pone come la proco scambio e cambiamento tra l’io e il
chiave di Iside, che permette all’individuo e tu, dentro di noi e là fuori, in una sorta di
al collettivo di dare spazio ad un atteggia- contaminatio reciproca, superando il duali-
mento del pensiero sensibile, fluido, circo- smo degli opposti che la coscienza intrinse-
• 82 •
ATTRAVERSO LA PSYCHE

camente ha trovato sulla strada dell’evolu- come un vettore che potrebbe condurre l’A-
zione per acquisire metodiche e prospettive nima personale e quella del mondo a ripie-
che integrano, amplificano e allargano gli gare su se stessa, recuperando l’intima
orizzonti quotidiani. Pertanto immaginare essenza della conoscenza intesa come amo-
diventa un’azione che porta re per la riflessione conside-
a l l ’ i m m a g i n a r-si, che mette rata come “un istinto che
al centro del processo di tra- induce l’uomo a genufletter-
sformazione l’uomo stesso, si, ripiegarsi” (Jung) di fron-
colmando la scissione ope- te alla energia archetipica, in
rata dal pensiero cartesiano un momento storico dove le
tra materia e spirito, ponen- immagini sono diventate
dosi come un avvolgimento idoli, dogmi e portatrici di
sulla propria interiorità per lacerazioni e di morte, infla-
dare senso e significato ad zionando la comunicazione
una civiltà, che sempre di con apparizioni che ne tradi-
più oggi si è allontanata dal scono la complessità; le
divino inteso come forza immagini staccate e separa-
archetipica e numinosa, per te dai luoghi rituali si stanno
manipolarlo a proprio uso e consumo, prendendo la rivincita sul loro uso perverso
secondo progetti di supremazia e di repres- da parte dell’uomo, diventando maniacali,
sione della diversità dell’Altro. esplosive piuttosto che anche segrete ed ini-
ziatiche come nei “riti di passaggio” (Van
Se “l’uomo è fatto della stessa sostanza di
Gennepp).
cui sono stati fatti i sogni” (Shakespeare) ed
“è una figura tra le tante” (Rilke), allora fare Penso immaginalmente al racconto del-
germogliare la vitalità numinosa e archeti- la favola di “Eros e Psiche” di Apuleio dove
pica dell’immaginazione, incanalarla, con la giovane Psiche cerca di fare luce con una
l’ausilio di utensili adeguati (per esempio la fiamma di una candela nei misteri dell’u-
ricchezza del pensiero della Tradizione, la nione col divino, avvolta nella oscurità uro-
conoscenza dei processi creativi, gli stimoli borica dell’ignoto e del divieto di conosce-
della ricerca scientifica e psicoanalitica) in re. Psiche che ama penetrare, oltrepassa il
forme molteplici e variegate può contribui- limite imposto e guarda l’Altro, si sporge
re a far muovere emozioni e sentimenti con- per colpire il giovane amante ed allora sco-
tenuti nel crogiolo alchemico per far nasce- pre che in fondo il m o n s t r u m, non è niente
re una nuova ma antica consapevolezza, altro che Eros, il daimon che congiunge il
quella della unione degli archetipi Maschile pieno col vuoto, la povertà con la ricchezza,
e Femminile, dell’umano col divino. la terra col cielo. Questa coppia immagina-
Vorrei raccontare una immagine cara al le, Psiche/Eros, induce a riflettere sulla
capacità dell’inconscio collettivo di produr-
pensiero mitico e a quello psicoanalitico
re storie simboliche che ampliano la
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L’attività immaginativa: una finestra per l’Anima, F. Testa

coscienza come si verifica ogni volta che quando il dio è addormentato, tradisce la
tentiamo di superare i confini imposti, per conoscenza iniziale di cui era portatrice ed
conoscere l’altro, l’invisibile apre il pensiero ad una nuova
e tale operazione deve avve- dimensione: quello della
nire con uno stile del tutto Cerca, del viaggio dell’ani-
particolare, ovvero attraver- ma personale nell’Anima
so la fiamma di una candela, mundi, attraverso il confron-
la luce fioca della coscien- to non più con la presenza
za, che non si impone con piena e nascosta ma con l’as-
forza erculea ma penetra senza, la mancanza derivan-
furtivamente, ermeticamen- te dall’essersi avvicinati,
te nella prospettiva dell’al- anche se per poco, alla visio-
tro, abbandonando inoltre ne dell’invisibile.
l’atteggiamento apollineo
Il contatto col divino, la
accecante. Tutto questo per
forza transpersonale ed
dire che la conoscenza del-
archetipica dell’E ros, accen-
l’ignoto e dell’invisibile
de in Psiche la fiaccola della
necessita una sorta di elogio della penombra
conoscenza esoterica ed iniziatica, colorata
e che la conoscenza autentica, profonda,
dalla consapevolezza che l’umano tende a
deve essere accompagnata da Eros come
sviluppare, integrare e ampliare la funzione
tensione verso il mistero, vero compito del-
religiosa intrinseca all’archetipo del Sè:
l’uomo esoterico. L’invisibile, il demonia-
co, appare qui nella veste di monstrum, Il vero rapporto dell’uomo con dio per
avvolto nelle fantasticherie sottili che l’om- essere completo, deve includere sia l’a -
bra invidiosa delle sorelle ha insinuato nel more, sia il timore. Se ci sono entrambi,
cuore della giovane fanciulla; l’ombra come possiamo essere certi che il nostro rap -
un manto di oscurità, accende la fiaccola porto con lui è adeguato: l’uno relativiz -
della curiosità nella interiorità di Psiche che za l’altro; nel timore possiamo sperare,
decide di uscire dalle sue certezze dorate, nell’amore diffidare. Queste due condi -
ma vuote, da stanze solitarie per immettersi zioni fanno appello entrambe alla nostra
nel talamo nuziale, oltrepassando i vincoli coscienza, alla nostra riflessione, alla
nostra ragione.
imposti dall’amore silente e tenebroso: la
rottura del patto, come condizione necessa- Jung
ria per la nascita e l’evoluzione della La bellezza a cui giunge questa cono-
coscienza si impone come evento religioso scenza è ricoperta dall’unione tra gli oppo-
e divino: intraprendere la strada dell’indivi- sti: il cielo e la terra, il maschile col femmi-
duazione all’interno della cornice relazio- nile, la presenza e l’assenza. È la bellezza di
nale con il daimon Eros. vedere l’inaspettato che sfugge alla cattura
Psiche, guardando nei misteri della notte permanente della mente della giovane fan-
• 84 •
ATTRAVERSO LA PSYCHE

ciulla, ma viene fermata invece dagli occhi Possiamo anche sottolineare come il
spaventati ed innamorati di Psiche. Sembra mortale quando guarda, apre, si insinua e
che solo l’imaginatio, possa penetra come l’acqua di un
permettere al pensiero di ruscello, nelle pieghe del
“pensare” l’invisibile, misterico, ne viene contagia-
accostarsi ed aprire un var- to, si brucia, in una sorta di
co, un contatto, per entrare inflazione psichica momen-
tanea: la disperazione di
in relazione. La meraviglia,
essere abbandonata, la per-
los t u p o r, sono emozioni e
dita dell’unione con l’altro,
stati d’animo che sempre di
spinge la Psiche ad essere
più andiamo smarrendo viandante, approdare per
relegandoli in qualche stan- picchi e valli non alla ricerca
za di museo; Psiche invita della nostalgia dell’uroboros
invece il pensiero a non vissuto, ma della potenza
perdere il gusto della mera- luminosa del daimon che
viglia e della sorpresa che unisce gli opposti.
l’umano sperimenta negli
La conoscenza che si crea
eventi incomprensibili. La
in Psiche quindi le permette di lasciare la
coscienza di Psiche tenta di aprirsi una feri- bellezza statuaria, marmorea, come in una
toia nei giardini rinascimentali dove la rela- scultura di Canova, a cui l’avevano sotto-
zione con l’altro diventa elemento privile- posta gli dei suscitando le ire di Venere, per
giato; è una coscienza che si avvale non del- recuperare una sua totalità completamente
la superbia del sapere come potere, ma con umana e che attraverso l’esperienza è possi-
una luce fioca rispetta i tempi di esplorazio- bile dare corso all’Opus del fare creazio-
ne e comprensione della totalità del miste- ne/distruzione.
ro; pertanto è una coscienza che affonda le
Psiche sa che quando si avvicina troppo
radici non nel potere ma in Eros; inoltre non alla bellezza eterna, vis à vis, le cose ritor-
è ammaliata dall’ubbidienza verso l’omolo- nano alla propria dimora, non in terra, ma
gazione di rimanere al proprio posto, perpe- nel cielo, attivando nell’umano il compito
tuando una sorta di adattamento nei con- della Cerca del mistero dell’unione del per-
fronti di una condizione uroborica. La vera sonale con l’archetipico, confrontandosi
imaginatio allarga il respiro della nascente con l’Anima, intesa come artifex duplex,
coscienza e conduce alla luce, la vicinanza archetipo mercuriale della vita, l’unione
con la scintilla plotinica come condizione degli opposti, condizione necessaria per il
aprioristica dal momento in cui, come acca- processo di individuazione. Psiche va oltre,
de nella favola di Aupleio, l’umano si ripo- conosce con passione erotica, risveglia la
sa e si addormenta accanto al divino. coscienza dalle anestesie quotidiane, evi-
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L’attività immaginativa: una finestra per l’Anima, F. Testa

denzia che il sapere nella sua trasmissione senza snaturare l’identità dell’archetipo del
deve essere accompagnato dal desiderio Femminile, rimanendo fedele al tema della
dell’Anima di incontrare bellezza come uno
l’altro, piuttosto che degli enigmi della
solipsisticamente rimane- mente umana, ma
re prigionieri nelle pro- soprattutto invita e
prie torri d’avorio. suggerisce di imma-
ginare esteticamente
La giovane fanciulla
i fenomeni che acca-
immette sul campo del
dono con gli occhi di
suo peregrinare la perce-
Afrodite, vero arche-
zione estetica dei sensi,
tipo dell’armonia del
accoppiando la ricerca
Cosmo.
dell’amore con quello della conoscenza

Bibliografia:

Apuleio (1988) Metamorfosi. Mondadori, Milano.


Hillman, J. (1979) Il mito dell’analisi. Adelphi, Milano.
Hillman, J. (1989) Anima. Adelphi, Milano.
Jung, C.G. (1978) Ricordi, Sogni, Riflessioni. Rizzoli, Milano.
Jung,.C.G. (1980) Opere IX. Boringhieri, Torino.
Neumann, E. (1978) Amore e Psiche. Astrolabio, Roma.
Ortega Y Gasset, (1978) Saggi sull’Amore. Sugarco, Milano.
Platone (1979) Simposio. Adelphi, Milano.
Romano, A. (1999) Madre di morte. Moretti & Vitali, Bergamo.
Romano, A. (1996) Il flaneur all’inferno. Moretti & Vitali, Bergamo.
Schellenbaum, P. (1991) La ferita dei non amati. Red, Como.
Schwartz-Salant, N. (1996) Narcisismo. Vivarium, Milano.
Tedeschi, G. (1986) Seminari di Psicologia Junghiana. Il Pensiero Scientifico, Roma.
Zoja, L. (1993) Crescita e Colpa. Psicologia e limiti dello sviluppo. Anabasi, Milano.
La psicanalisi di S. Freud
di Anna Maria Buonincontro
e Francesco Sinatra

The beginning of psychoanalysis starts from a basic and necessary condition: the
existence of unconscious. In this context human life cannot be set apart from this
symbolic reality while the comprehension of the events can be read through the the -
matic of life and death.

ella Vienna degli inizi del XX materializza; Nietzsche in filosofia e Piran-


secolo, sotto il regno dell’impe- dello, con Kafka Joyce e Musil in letteratu-
ratore Francesco Giuseppe ra, sembrano essere particolarmente emble-
(1848-1918) in una effervescenza artistica e matici di questo discorso soggettivo in cui
culturale senza precedenti nell’Europa è: A ciascuno la sua verità, Così è (se vi
moderna, nasce la psicanalisi di Freud pare) e Sogno (ma forse no).
(1856-1939), scienza dell’inconscio. L ’ i n - Tra sogno e realtà, l’umano dunque flui-
terpretazione dei sogni del 1900 s’inserisce sce in una miriade di combinazioni singola-
dunque in un clima culturale dove il posi- ri. Come diceva F. Fellini, l’uomo sogna
tivismo da una parte ed il surrealismo dal- per il 50%: sogno e realtà si mescolano
l’altra regnano sul vecchio continente. come corpo e anima.
Sembra quasi che al ritmo del Valzer si Nella prima topica, Freud chiama Incon -
sveglino uomini e cose in un’altra dimen- scio, l’istanza costituita dagli elementi
sione, quella dell’inconscio, terra di deside- rimossi che si sono visti rifiutare l’accesso
ri e di fantasmi, territorio prettamente uma- all’istanza precosciente e cosciente. Questi
no perché soggettivo e singolare. elementi sono dei rappresentanti pulsionali
Klimet, Dalì, Picasso, Breton, Mahler e che obbediscono ai meccanismi del proces-
tanti altri creano in pittura e musica questo so primario, cioè a carattere pulsionale
mondo sconosciuto che, grazie all’arte, si (TRIEB).
• 88 •
ATTRAVERSO LA PSYCHE

Nella seconda topica il termine d’incon- ricorso alla sola regola della libera associa-
scio qualifica l’istanza zione per ottenere il materia-
dell’Es e si applica parzial- le dell’inconscio.
mente a quelle dell’Io e del Il procedimento delle
Super Io. “libere associazioni” è dun-
que costitutivo della tecnica
Per la psicanalisi contem -
psicanalitica: esso consiste
poranea, l’inconscio è il luogo
nell’esprimere senza discri -
d’un sapere costituito da un
materiale linguistico in se minazioni tutti i pensieri che
stesso sprovvisto di significa - vengono in mente sia a par -
zione che organizza la “jouis - tire da un elemento dato
sance” e che regola il fanta - (parola, numero, immagine
sma, la percezione, ed anche di un sogno, rappresentazio -
una grande parte dell’econo - ne qualsiasi), sia in modo
mia organica. Questo sapere spontaneo (Enciclopedia del -
ha per causa il fatto che il rap - la psicanalisi di Laplanche
porto sessuale non può essere compreso come Pontalis, Ed. Laterza, 1981).
un rapporto naturale, poiché non c’è uomo né Ma dire tutto quello che viene in mente
donna se non partendo dal linguaggio. non è cosa semplice.
Dictionnaire de la psychanalyse Questo processo permette al soggetto di
Larousse, 1993 rivelare il “movimento pulsionale” che lo
abita, aldilà di ogni razionalizzazione e con-
In questo senso Jacques Lacan affermava venienza sociale. In questo senso l’interpre-
in maniera lapidaria: l’inconscio è struttu - tazione dei sogni e dei lapsus costituisce il
rato come un linguaggio. E dava agli aspi- paradigma fondamentale dell’atto analitico,
ranti analisti la consegna di fare molti rebus che rivela “la libido” stessa del soggetto.
e cruciverba. Questo concetto fu alla base della sepa-
È così, nella parola, attraverso la libera razione tra Freud e Jung, attorno al 1910.
associazione, metodo della terapia analitica Per S. Freud la libido è l’energia costitui -
scoperta da Freud, che il soggetto si rivela a ta dalle trasformazioni della pulsione ses -
se stesso, attraversando i meandri dell’in- suale riguardo all’oggetto (spostamento
conscio. degli investimenti), alla meta (sublimazio-
Attraverso il percorso analitico, come in ne, per esempio), alla fonte dell’eccitazione
una metafora del cammino di Ulisse, cia- sessuale (diversità delle zone erogene).
scuno scopre se stesso, per mezzo dell’Al- In C.G. Jung la nozione di libido si è
tro, parte nascosta del Sé. ampliata sino a designare l’energia psichica
L’uso del termine “psicanalisi” ha stori- in generale, presente in tutto ciò che è t e n -
camente consacrato l’abbandono della denza verso. In definitiva essa è l’energia
catarsi sotto “ipnosi” della suggestione e il vitale.
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La psicanalisi di S. Freud , A.M. Buonincontro - F. Sinatra

Ora il termine “libido” significa in latino Questo segna le fasi dello sviluppo del-
“desiderio”. In questo senso, la sessualità è l’Io: fase orale, fase anale e fase genitale.
per Freud alla sorgente stessa del desiderio: Dall’Io all’Altro, il soggetto può “divenire”
desiderio dell’Altro. e trasformarsi.
D’altronde, uscire dal mon- La fonte della pul-
do dei “bisogni”, delle neces- sione è di origine
sità della vita ed entrare in interna, psichica: essa
quella dei “desideri” costitui- costituisce o il luogo
sce forse l’essenza stessa della in cui appare l’eccita-
cura, in cui il soggetto diventa zione (zona erogena,
artefice d’una parola e di un organo, apparato) o il
desiderio e diventa attore di un processo somatico
mondo che è il suo. che si attua in quella
Da un punto di vista qualita- parte del corpo che
tivo – sostengono giustamente viene percepito come
Laplanche e Pontalis – la libi- eccitazione.
do non è riducibile, come vor- In questo senso, la
rebbe Jung, a una energia mentale non spe- pulsione sessuale può essere concepita
cificata. Se essa può essere “desessualizza- come il prototipo o il paradigma di ogni
ta”, specie negli investimenti narcisistici, investimento pulsionale del soggetto.
ciò avviene solo secondariamente e in Altri concetti importanti, alla base della
seguito a una rinuncia alla meta specificata- psicanalisi freudiana, sono: Trauma, Inter-
mente sessuale. pretazione, Transfert e Controtransfert.
Inoltre, la libido non ricopre mai tutto il A partire dal trauma del paziente che si
campo pulsionale. Essa si situa al limite costituisce in soggetto d’analisi ed attraver-
somatico-psichico e non è che la manifesta- so l’interpretazione dell’analista, il proces-
zione dinamica nella vita psichica della pul- so della cura si svolge fondamentalmente in
sione sessuale. un movimento di va e vieni tra transfert
Nella prima edizione dei Tre saggi sulla (soggetto verso l’analista) e controtransfret
teoria della sessualità del 1905, Freud insi- (analista verso il soggetto) che è figura di
ste sul fatto che la libido – che sta all’amore un dialogo tra due inconsci, tra legame e
come l’istinto di nutrizione sta alla fame – separazione.
rimane affine al desiderio sessuale in cerca Trauma: evento della vita del soggetto
di soddisfacimento e consente di riconoscer - che è caratterizzato dalla sua intensità, dal-
ne le vicissitudini. l’incapacità del soggetto a rispondersi ade-
Così, la libido, secondo Freud, comince- guatamente, dalla viva agitazione (ansia) e
rebbe con l’investirsi nell’Io (narcisismo dagli effetti patogeni durevoli che esso pro-
primario) prima di essere inviata, a partire voca nell’organizzazione psichica; Trauma
dall’Io, su oggetti esterni. equivale a ferita.
• 90 •
ATTRAVERSO LA PSYCHE

Interpretazione: esplicitazione, mediante In essa, confluiscono ogni sapere (tra la


l’indagine analitica, del senso latente nei scienza ed il sogno) che ha come oggetto il
discorsi e nei comportamenti di un sogget- fatto di essere umano, soggetto. L’analisi ci
to. Essa determina le modalità del offre così la possibilità di “pren-
conflitto difensivo e favorisce dere coscienza” del tempo, del-
l’emergenza del desiderio, nella la nostra storia e del desiderio
produzione dell’inconscio. di essere quello che siamo e
Transfert (o traslazione): desi- non quello che dobbiamo esse-
gna il processo con cui i desideri re. Già Freud aveva sottolinea-
inconsci si attuano su determina- to il conflitto che nasce tra l’in-
ti oggetti nell’ambito di una dividuo e la società in Il di-
determinata relazione stabilita sagio della civiltà (1929) poi-
con essi e soprattutto nell’ambito ché gli interessi tra la libertà
della relazione analitica. dell’uomo e l’economia del-
Controtransfert: è il processo l’altra sono contrastanti come
o movimento di desideri inconsci normalità e libertà.
che va dall’analista al paziente / Conquistare questi spazi
soggetto. interni, senza essere vittima
Il sogno (e la sua interpreta- delle convenzioni sociali, sem-
zione) costituisce dai tempi più bra essere allora lo scopo ulti-
remoti, il mondo segreto dell’uo- mo della cura, che tra fantasmi e
mo, nella sua più pura soggettività. simboli naviga (come tra Scilla e Cariddi)
Già l’oracolo di Delfi, nell’antica Grecia, per strappare ai resti archeologici del sog-
consegnava a chi lo volesse intendere il getto quel sapere di cui lui stesso era ignaro
destino, a cui veniva incontro. e che pertanto lo costituiscono come “sog-
Sognare è cosa seria per l’uomo, forse getto di parola e desiderio”.
più della realtà. Nascere a se stessi non è dato purtroppo a
Come l’investigatore o l’archeologo, l’a- tutti, ma solo a colui che vorrà veramente
nalista ha funzione di decifrare l’inconscio rendersi libero, aldilà di ogni apparenza
e di trovare le tracce del crimine del trauma. umana. Questa rivelazione comporta un
Così, da una parte, in senso geografico il lavoro.
paesaggio dell’inconscio necessita di luce Mozart, nel Flauto magico ci offre un rito
per uscire dall’ombra in tutto lo splendore d’iniziazione che solo l’arte può suggerire
della sua bellezza; dall’altra il sapere atavi - con le ali di una musica così sublime.
co, in senso storico, ci offre gli elementi di L’analisi è forse questo “flauto” per chi
comprensione del romanzo familiare, attra- vuole svegliarsi da un lungo sonno mortife-
verso quello della linea ancestrale. ro: il sonno secolare della ripetizione.
Scoprire il senso di questi mondi apparen- Un flauto che parla ed attraverso la paro-
temente segreti è compito della psicanalisi. la si dice. Perché l’uomo è parl - essere, nel
• 91 •
La psicanalisi di S. Freud , A.M. Buonincontro - F. Sinatra

gioco simbolico del linguaggio (Lacan). La cura analitica è un’opera d’arte, per-
La psicanalisi è un’avventura, la più ché essa non è che la creazione stessa del
grande avventura: quella di far soggetto.
fronte e scoprire sé a se stesso. Gli artisti sono i nostri
La psicanalisi in definitiva veri maestri, diceva
opera una rottura con il sapere Freud stesso. L’arte ci
lineare della scienza. Essa stimola a vivere, come
costituisce una seconda rivo- l’amore. La psicanalisi è
luzione copernicana, in cui la forse la scienza dell’arte,
coscienza (come la terra) non un’esperienza profonda,
è più al centro di tutto. viva d’umanità.
Quante paure, quante dife- E poi la morte. Se la
se, per accedere alla libertà di sessualità fu un tabù del
orizzonti sconosciuti: come XX secolo, la morte, for-
Prometeo occorre rubare il se, è quello del XXI
fuoco degli dei, malgrado tutti secolo, in un pensiero
i rischi e i pericoli. magico che ci offre ogni
L’uomo, né angelo né bestia giorno la visione di un
– diceva Pascal – strano miscuglio dei due. mondo in cui domina un Eros insaziabile ed
L’amore e Psiche ed Eros e Thanatos. Cor- adolescente e quasi “immortale”: il culto
po ed anima. Tempo e ... dell’eterna giovinezza.
No l’eternità non è che dei bambini: Non siamo che paesaggio di quotidianità
eppure essa fa sognare, come l’Olimpo dei sognante, in trasformazione e metafora
Greci. (poesia).
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Segnalazioni editoriali
LUIGI POLO FRIZ
La Massoneria italiana nel decennio post-unitario. Lodovico
Frapolli.
FrancoAngeli Storia, Milano, 1998, pp. 368,  22,00
La Massoneria italiana, intesa come componente di una entità
politica unitaria, nacque nel 1859. A partire dal 1862 del suo
filone più ortodosso ed istituzionalizzante fu interprete assoluto
Lodovico Frapolli, che con Francesco De Luca ne resse le sorti,
alternandosi con lui alla Gran Maestranza o alla Presidenza del
Supremo Consiglio fino al settembre 1870. Quanto si è scritto
fino ad oggi su questo periodo è incompleto ed approssimato; è
oltretutto frutto di una letteratura di parte, massonica ed antimassonica. L’autore ha ricu-
perato le C a rte Frapolli, uno dei rarissimi casi, se non l’unico, in Italia, di conservazione
quasi completa di archivi sul tema. Grazie ad esse ha potuto ricostruire origine e svilup-
po dell’Istituzione nel nostro Paese ai suoi albori. Ha integrato questa fonte con i docu-
menti conservati nei principali archivi italiani ed ha condotto approfondite ricerche in
biblioteche estere, in particolare a Parigi e a Budapest.

LUIGI POLO FRIZ – GIOVANNI ANANIA


Rispettabile Madre Loggia Capitolare TRIONFO LIGURE
all’Oriente di Genova. Uno sguardo alla Massoneria ligure dal -
l’Unità ad oggi.
Associazione Culturale Trionfo Ligure, Genova, 2004. pp. 389

Con questa opera avviamo le celebrazioni per il 150mo anniver-


sario della Trionfo Ligure. È certamente affascinante leggere la
propria storia. Lungo il percorso può accadere che si scoprano con
entusiasmo le nostre origini, per la Massoneria caso rarissimo se
risalgono a tempi lontani.
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SEGNALAZIONI EDITORIALI

Con un intenso lavoro di ricerca, gli autori di questo volume hanno ritrovato i documenti
di fondazione della Loggia. Solo la peculiare condizione dell’Officina, per sette anni dal-
la fondazione all’obbedienza del Grande Oriente di Francia, ha loro consentito di recu-
perare dalla Bibliothèque Nazionale di Parigi le Carte che ne comprovano la costituzione.
Ne illustrano inoltre l’attività fino al 1925 e ne ricostruiscono la rinascita dopo la seconda
guerra mondiale. Ancor più, sfruttando persino testimonianze orali, hanno saputo inop-
pugnabilmente dimostrare la continuità del lavoro iniziatico durante il ventennio fascista.
Considerata la particolare situazione dell’Italia in quel periodo, le distruzioni operate dal
Regime e gli occultamenti in condizioni precarie, per la più antica Loggia italiana tutto
questo ha del miracoloso.
Esprimiamo la nostra meraviglia nel vedere così estesamente sfruttati gli organi ufficiali
dell’Ordine, che solo da qualche anno sono utilizzati dagli storici. Eppure si può dire che
dal 1862 ad oggi il lavoro massonico è ampiamente riportato in riviste che con continuità
ne hanno riprodotto gli atti. Di fronte a così ricche fonti a stampa, facilmente consultabili
da tutti in alcune biblioteche profane di chiara fama, sentiamo l’obbligo di chiederci in che
cosa consistesse il famoso segreto massonico, tanto conclamato in passato dagli avversari
dell’Istituzione.
Possiamo oggi rispondere con maggiore serenità a questa domanda. All’interno delle
Logge sono il perfezionamento dell’individuo, la levigazione della pietra grezza che ven-
gono perseguiti e di tutto ciò vogliamo essere i gelosi custodi, considerato che la Mas-
soneria è comunque una società di iniziati, cioè di persone che per entrarvi hanno dovuto
affrontare delle prove.
Trionfo Ligure
Marco Amadei, ex Venerabile – Giampaolo Barbi Venerabile in carica

A CURA DI THOMAS CASADEI


Repubblicanesimo Democrazia Socialismo delle Libertà. “Incroci”
per una rinnovata cultura politica.
Franco Angeli Temi di Storia, Milano, 2004, pp. 246
In questo volume, a partire dall’originale riflessione di autori da
qualche anno oggetto di un nuovo interesse, come Carlo Rosselli e
Guido Calogero, studiosi con diverse sensibilità mettono a fuoco,
attraverso gli strumenti offerti da molteplici discipline, alcuni rile-
vanti aspetti che mostrano la possibilità di fecondi “incroci” tra cul-
ture politiche non sempre adeguatamente considerate nelle loro
specifiche fisionomie: il socialismo liberale di Carlo Rosselli, con-
nesso per alcuni versi alle idee repubblicane (di cui era interprete il
fratello Nello), il liberalsocialismo di Guido Calogero, inscindibil-

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SEGNALAZIONI EDITORIALI

mente legato ad una rigorosa filosofia della democrazia, consentono di delineare un oriz-
zonte complessivo che può essere di grande fascino per ripensare i fondamenti, le forme, le
pratiche della Repubblica democratica, anche e soprattutto negli odierni scenari globali.
Attraverso percorsi che si snodano tra movimenti politici e contesti storici e culturali (dal
R i s o rgimento alla Resistenza fino alla prefigurazione dell’Europa Unita), ma anche
geografici (le radici repubblicane del civismo nei comuni italiani e il confronto con i mo-
delli europei, a partire da quelli elaborati in Inghilterra), si affrontano concetti e categorie
centrali del lessico politico e istituzionale, come quelli di libertà, eguaglianza, federalismo,
diritti, cittadinanza, ma anche nozioni, spesso in ombra, come quelle di dovere, socialità,
dialogo pubblico, educazione democratica.
Ripensare le radici della Repubblica, a partire dal pensiero di uomini che si sono posti
all’incrocio tra culture politiche volte al rafforzamento e all’espansione della democrazia,
è esercizio utile anche per esaminare problematiche che attengono il presente, sia su un ver-
sante prioritariamente teorico-politico – le forme della libertà e i nessi tra questa, la
democrazia e l’eguaglianza –, con il rischio di torsioni autoritarie e illiberali, nonché la crisi
di quella “democrazia del dialogo” (su cui, calogerianamente, si impernia la democrazia
stessa) messa sotto attacco da tendenze come quella del video-potere.

MARCO MASSIMILIANO LENZI


Forme dell’invisibile. Esperienze del sacro.
Editrice Clinamen, Firenze, 2004, pp. 111,  13,60
Termini quale Invisibile, Sacro e Mistero risuonano ancora in tutta
la loro interlocutoria potenza. In un tale contesto, esoterismo e
mistica si mostrano come due nozioni base. Il rapportarsi ad un
simile ambito problematico dà luogo a due diverse modalità cono-
scitive. La prima è quella di chi, percorrendo una via iniziatico-
sapienziale, oppure un cammino mistico, parla e scrive dall’inter -
no. La seconda, definibile come esterna, è invece propria di quelle
discipline che hanno per oggetto d’indagine l’esoterismo e la misti-
ca. L’unico linguaggio che può esprimere compiutamente l’ineffabile dinamica del Sacro,
del Mistero e dell’Invisibile è quello del simbolo. In questa cornice, rivestono particola-
re rilievo le esperienze compiute nell’ambito di culture religiose come la cristiana, la
ebraica, la islamica, la buddhista etc. E particolare rilievo rivestono le riflessioni, le teo-
resi e le esperienze di mistici ed iniziati quali René Guénon, la cui figura si mostra cen-
trale, in senso di adesione ma anche di critica, nella presente opera.

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SEGNALAZIONI EDITORIALI

BARBARA CARUSO
Preludio a una dittatura. La legge fascista del 26 novembre 1925.
Atti Documenti, testimonianze.
Aracne Editrice, Roma, 2003. pp. 222  13,00

Se esiste un dato condiviso dalle innumerevoli opere dedicate al


fascismo, questo è senza ombra di dubbio la identificazione del 3
gennaio 1925 quale simbolica data di inizio del regime autoritario
in Italia.
La trasformazione dello Stato avviene attraverso una serie di leg-
gi – le cosiddette leggi “fascistissime” – mediante le quali Musso-
lini consolida il suo potere predisponendo una serie di meccanismi
all’interno delle istituzioni tali da neutralizzare e da sottoporre alla decisiva volontà del
Governo le concorrenti autorità statutarie che fino a quel momento, nella storia del Regno,
avevano contribuito – anche se con alterne fortune – all’equilibrio costituzionale e alla pro-
gressiva parlamentarizzazione dello Stato italiano.
Le leggi sul potere esecutivo, le alterazioni normative della fisiologica dinamica dei lavori
della Camera rappresentativa, la contrazione dello stesso istituto monarchico, l’affianca-
mento di una milizia armata, il concordato con il Vaticano sono stati temi oggetto di studio,
ampio e approfondito per ricchezza di fonti e forza delle testimonianze, da parte di autore-
voli studiosi che hanno reso possibile disegnare un quadro storico compiuto ed esaustivo
dell’epoca, sebbene le attuali tendenze revisionistiche abbiano riaperto la delicata questio-
ne relativa alle interpretazioni del fascismo.
Resta forse un ultimo punto, in tema di legislazione fascista, ancora da indagare: la legge
sulle associazioni del 26 novembre 1925. L’attenzione marginale ad essa dedicata dagli sto-
rici è probabilmente attribuibile al suo nominale indirizzarsi alla sola Massoneria, come pure
alla profonda convinzione che un tale provvedimento costituisse null’altro che la logica,
immediata conseguenza dell’instaurazione di un regime illiberale.
Eppure, ad uno studio più approfondito, essa dimostra essere molto di più di una semplice
tappa del processo di trasformazione tecnico-costituzionale in atto. Il suo significato politi-
co va ben oltre l’incidenza normativa delle singole disposizioni, perché ciò che si vuole
combattere non è semplicemente la forma organizzativa della libertà, ma un determinato
modo di intendere la libertà, la sua concezione liberale, come valore assoluto fondante la
convivenza tra gli uomini. È l’abrogazione di quel principio e la sostituzione ad esso della
supremazia della volontà dello Stato sulla libertà degli individui il vero obiettivo della leg-
ge e non l’istituzione massonica, se non per quel significato simbolico di cui essa stessa si
fregia per l’assoluta indipendenza nel pensiero e nelle azioni.
Quanto appena accennato confidiamo emerga chiaramente dalle vicende descritte nelle
pagine che seguono andandone a costituire la principale chiave di lettura.

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SEGNALAZIONI EDITORIALI

Esso risulta invece, in tutta evidenza, dal dibattito parlamentare sul disegno di legge nel
quale la distanza tra gli oratori è tale da far pensare che essi si confrontino su due diversi
provvedimenti: da un lato, fatti e misfatti della Massoneria; dall’altro, il diritto di associa-
zione e i principi dell’ordinamento liberale.
In coloro ai quali non sfugge il reale intendimento della legge è piena la consapevolezza del-
la drammaticità dell’evento che sta per compiersi: la fine di un’epoca, di una concezione del
mondo e del diritto incapace di difendere il suo bene più prezioso: la libertà. È pur vero che
la lezione non andrà smarrita e gli uomini della Costituente sapranno, essi per primi, trarne
i frutti migliori e, a nostro avviso, non ancora superati. Resta tuttavia il disagio per una
memoria che scolora, per una storia che sembra non abbia più nulla da insegnare all’uomo
nuovo del terzo millennio, al cittadino del mondo. Ma lo spazio infinito e le infinite possi-
bilità possono distogliere, ma non risolvono quello che resta un problema antico: il rispet-
to, insieme alla propria, dell’altrui libertà.

FRANCO VALGATTARRI
Il rito di York in Italia (1962-1983)
Artemis, Reggio Calabria, 2004,  25,00

L’introduzione in Italia della Massoneria del Rito di York è piutto-


sto recente ed è collegata alla esigenza, avvertita in tutto l’Ordine
ai primi degli anni ’60, di adeguare il sistema italiano alle più
moderne ed evolute forme di Massoneria praticate nel mondo.
Alla fine della seconda guerra mondiale, dopo che la vittoria degli
Alleati aveva abbattuto la dittatura fascista, la riconquistata libertà
di associazione consentì la rinascita della Massoneria, che Musso-
lini aveva abolito nel 1926. […]
Il loro modello per la ricostruzione dell’Ordine e dei Corpi Rituali non poteva essere altro
che la Istituzione nella forma che essi avevano conosciuto, praticato ed apprezzato più di
cinquant’anni prima. […]
Ma lo scenario era completamente cambiato. Ora la politica la facevano i Partiti, che in epo-
ca umbertina non esistevano, forze potenti, organizzatissime e prevalentemente dominate
da ideologie ostili alla Massoneria, che, passando attraverso l’integralismo cattolico, spa-
ziavano dal fascismo al comunismo. […]
Di tutto ciò e di molte altre condizioni ostili alla nostra Istituzione, la maggior parte dei
Grandi Maestri che si avvicendarono alla giuda dell’Ordine, dalla ripresa post-bellica fino
alla fine degli anni ’50, sembrarono non volersi rendere conto e si impegnarono con ostina-
zione nel tentativo di imporre una forma di paleomassoneria ormai non più proponibile e
del tutto priva di corrispondenza con quelle appartenenti ai modelli stranieri, nettamente
progredite e molto diverse da come la ricordavano gli italiani, con le quali il confronto era
inevitabile. […]
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SEGNALAZIONI EDITORIALI

Ma le nuove regole in Italia stentavano ad entrare e ad essere applicate e ciò scontentava


non poco coloro che ambivano ad una Massoneria evoluta ed al passo con quello che sem-
brava a molti il punto di riferimento più ideale e perfetto: il modello di Massoneria pratica-
to negli Stati Uniti d’America.

A CURA DI PAOLO SCOPELLITI


Grimorio per scongiurare lo spirito di un luogo. Le formule e il
racconto di un patto col diavolo.
Mimesis i cabiri, Milano, 2004, pp. 73,  7,00

L’anonimo autore del presente manoscritto settecentesco – finora


inedito – è un Faust tanto più autentico, quanto non sostenuto dalla
penna di un Goethe. Con coinvolgente sincerità, e mescolando ine-
stricabilmente istruzione magica e confessione umana, ci insegna
come fare un patto col diavolo, ma non solo. Con tutta la confusio-
ne del mortale messo a confronto con realtà trascendenti e incom-
prensibili, ci racconta anche come egli stesso ne abbia effettiva-
mente stipulato uno.
A CURA DI PAOLO SCOPELLITI
Magia olimpica. Tre scritti per evocare entità angeliche.
Mimesis i cabiri, Milano, 2004, pp. 117,  7,00

Gli Spiriti Olimpici erano considerati – fin dalla tarda antichità –


come entità benigne vicine a Dio, intelligenze associate ai pianeti e
generalmente evocate per la consacrazione dei talismani. Come
entrare in contatto con loro e, soprattutto, come ottenerne ciò che si
desidera nel modo più fruttuoso, sono le domande principali cui
questo manoscritto – composto nel XVIII secolo, ma di origini mol-
to più antiche – cerca di rispondere. Dalle sue pagine emerge la voce
di una tradizione millenaria, documento originale di una visione del
mondo misteriosa e magica.
A CURA DI PAOLO SCOPELLITI
Le sette tavole dei pianeti. Due scritti di astrologia magica e
pitagorica.
Mimesis i cabiri, Milano, 2004, pp. 77,  7,00

Le tavole dei pianeti si potevano consultare per sapere qualcosa cir-


ca l’esito di una malattia, di un affare o di un viaggio, anticipando il
futuro. Quali sono queste tavole, a chi risalgono e come servirsene
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SEGNALAZIONI EDITORIALI

è oggetto del primo scritto. I rimedi più efficaci, e al contempo non improvvisati, che pos-
sono agevolare la buona sorte – amuleti, incantesimi e scongiuri – sono invece spiegati nel
secondo, composto sotto forma di un’erudita lettera di un padre al figlio. Lo stile dei due
scritti testimonia, in pieno XVIII secolo, la sopravvivenza di una tradizione esoterica di tipo
ermetico e magico, in forte contrasto con l’immagine di razionalismo radicale solitamente
associata all’età dell’Illuminismo.

FABIO TRIPALDI
L’ossessione dello Spirito
Mimesis, Milano, 2004, pp. 287,  16,00

Cos’è l’“Ossessione dello Spirito”? Più che una forma di malattia


psichica individuale, si tratta di una sorta di epidemia che, in manie-
ra sottile quanto implacabile, permea le strutture del mondo in cui
viviamo.
A circa un secolo da Totem e Tabù, in cui Freud paragonò le forme
della nevrosi ossessiva alle tradizioni sociali e religiose dei popoli
“primitivi”, questo libro segue quella lontana traccia, applicandola
però alla società attuale.
L’autore, prendendo le mosse dalle proprie esperienze di psicoterapeuta, ci conduce in un
viaggio archetipico alla ricerca di forme e strutture ossessive nascoste nello sviluppo del
pensiero matematico-scientifico, come anche nelle espressioni sociali, economiche e poli-
tiche del mondo in cui viviamo.
Questo insolito viaggio approda sulle spiagge di una “consolazione della filosofia”, dove
le riflessioni degli ultimi filosofi occidentali si alternano alle antiche massime del Tao-Te-
Ching, alla ricerca di possibili risposte, o meglio di un nuovo domandare, sulla reale natu-
ra di quell’“inquietante” che, come già suggerì Sofocle, così ben rappresenta l’essenza
dell’uomo.

FRANCESCO DI MARINO
Sophia. Il ritorno della gnosi.
Con un saggio introduttivo di Claudio Bonvecchio
Mimesis i cabiri, Milano, 2004, pp. 128,  10,00

Incertus vixi, incertior moriar: l’orgoglio del dubbio e la speranza


della Gnosi, attraverso un percorso esoterico che trova le sue basi nel
pensiero biblico, paleocristiano, gnostico e neo-gnostico. Sophia
come persona divina, Angeli e Arconti, la presenza del Male: inter-
rogativi che l’autore si pone assieme ad una riflessione sulla meto-
dologia della ricerca esoterica.
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SEGNALAZIONI EDITORIALI

YÓLOTL GONZÁLEZ TORRES


Il culto degli astri tra gli Aztechi
A cura di Annalisa Addolorato. In allegato: una mappa a
colori del calendario solare azteco.
Mimesis, Milano, 2004, pp. 149,  17,00

La vita quotidiana degli aztechi era sottoposta in ogni suo aspetto


alle credenze astrologiche. Tutte le divinità del mondo messicano
erano strettamente connesse ai cicli dei pianeti e per mantenere l’or-
dine cosmico le popolazioni precolombiane pagavano un enorme
contributo in sangue e sacrifici umani.
A partire dai resoconti spagnoli del XVII secolo l’autore analizza
l’insieme delle credenze e dei rituali degli Aztechi che concernevano gli astri in quanto
divinità, o meglio, le divinità che avevano caratteristiche astrali.

MANLIO MARADEI
Nove Lune Altrove. Un cammino iniziatico.
Bastogi Editrice Italiana, Foggia, 2004, pp. 179,  12,00

In Nove Lune Altrove il girovago Orazio dice che “ogni libro ser-
ve a salirci, per avere due o tre centimetri in più sotto i piedi, fin-
ché arrivi a guardare oltre il muro che nasconde l’infinito”.
Anche Nove Lune Altrove ha l’ambizione di essere un piccolo
gradino per chi legge.
È la storia delle estreme avventure vissute da un misterioso vian-
dante dalla barba di rame che era diventato come un’antenna
orientata su altri mondi: per suo tramite particelle di sacro face-
vano irruzione su chi gli stava accanto, e scatenavano profonda commozione. Ma quali
erano i suoi veri poteri? E perché una setta malefica voleva ucciderlo?

EPICURO
Lettera a Meneceo (o della felicità)
Traduzione e commento a cura di Giulio Cesare Maggi
Prendendo le mosse dalla celebre Lettera a Meneceo di Epicuro,
limpidamente resa in italiano da Giulio Cesare Maggi, Past Presi-
dent del Rotary Club Milano Est, medico ed umanista, il pensiero
dell’antica felicità è qui analizzato nella sua evoluzione storica e
culturale.
È interessante osservare come il pensiero umano, partendo da quel-
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SEGNALAZIONI EDITORIALI

lo degli Antichi, sia andato evolvendo, talora aderendo, talaltra contrastando gli accadimenti
che hanno caratterizzato la storia dell’Uomo e l’ethos ad essa correlato.
Il commento che segue il testo epicureo analizza l’etica della felicità che la Costituzione
americana del 1776 e quella francese del 1789 riconobbero come uno dei diritti fondamen-
tali dell’Uomo.
Sono particolarmente lieta di presentare questa opera che l’autore, con il sostegno del
Rotary Club del Gruppo Milano 3 del Distretto 2040 del Rotary International, offre a favo-
re di quella importante Istituzione umanitaria che è la Fondazione Floriani per le cure ai
malati terminali: la Presidente della Fondazione donna Loredana Floriani è socia onoraria
del Rotary Club Milano Est.
Il volume merita quindi tutto il mio apprezzamento ed il mio plauso così come mi auguro
quello dei Lettori dato anche lo scopo umanitario dell’iniziativa.
Alessandra Faraone Lanza

GIOSUE CARDUCCI
Discorsi parlamentari
Con un saggio di Roberto Balzani
Senato della Repubblica, Roma, Archivio storico e Società
Editrice il Mulino , Bologna, 2004. pp. 190  15,00

Il volume raccoglie i discorsi pronunciati da Giosue Carducci nel-


l’Aula di Palazzo Madama, introdotti da un saggio di Roberto Bal-
zani.
Calducci fu nominato senatore il 4 dicembre 1890, all’età di 55
anni, insieme con 73 nuovi senatori, per aver illustrato la Patria
con “servizi o meriti eminenti” (categoria 20°) e per essere stato
componente effettivo del Consiglio superiore della pubblica istruzione per sette anni (cate-
goria 19°).
I discorsi, pronunciati in un arco temporale breve, dal 1892 al 1899, mettono in luce Car-
ducci politico, dimensione poco nota e trascurata della letteratura disponibile sul Poeta. A
questo aspetto dà risalto, tra l’altro, il saggio introduttivo di Roberto Balzani, che illustra il
contesto nel quale si inserisce la nomina a senatore del Vate. Arricchiscono la raccolta dei
discorsi numerosi documenti, alcuni inediti, conservati presso l’archivio storico del Senato,
e presso Casa Carducci, pubblicati con la relativa trascrizione, scelti tra quelli più signifi-
cativi sulla nomina a senatore e sull’attività parlamentare di Carducci: sono anche riportati
alcuni articoli tratti dai giornali per testimoniare l’eco che ebbe sulla stampa la sua nomina
a senatore e il “discorso in difesa della Grecia”, pronunciato il 13 aprile 1897.

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SEGNALAZIONI EDITORIALI

ANTONIO PANAINO
Rite, parole et pensée dans l’Avesta ancien et recent
Quatre leçons au Collège de France (Paris, 7, 14, 21, 28 mai
2001)
Österreichische Akademie der Wissenschaften
Queste quattro lezioni, tenute presso il Collège de France (maggio
2001), sono dedicate a quattro argomenti riuniti sotto il titolo Rito
Parola e Pensiero nell’Avesta Antico e Recente: 1) la questione e la
definizione della tradizione rituale zoroastriana e la cosiddetta
caratteristica anti-ritualistica della letteraturag˝ƒica con una dis-
cussione critica sui dibattiti recenti a proposito della cronologia e
della storicità di Zoroastro; 2) l’interiorizzazione del rituale con
particolare attenzione rivolta alla funzione delle pratiche rituali rispetto al testo sacro e al
potere del ma…ƒra-; 3) il concetto e la funzione di aπ≥a-tra rituale ed etica con uno sguardo
generale sul contesto indo-iranico, con particolare riguardo alle relazioni tra rtá-,druh- e
ánrta-; un altro paragrafo affronta la definizione del ruolo di Zoroastro nelle G˝ƒa e la sua
presunta dimensione “mitica” e “letteraria”; 4) l’ultima lezione è dedicata alla definizione
dell’orientamento religioso della letteratura antico avestica in confronto con i testi mazdai-
ci recenziori in avestico, antico persiano e pahlavi. La definizione dell’idea di scelta opera-
ta dai due Mainyu primordiali (Sp™n≥tae Aºra) è affrontata dopo alcuni passi g˝ƒicicon un’a-
nalisi del ruolo giocato dalle forze ahrimaniche nel sistema mazdaico. Il lettore troverà anche
alcune riflessioni sulla inferiorità ontologica dei demoni sviluppata alla luce dell’interpreta-
zione di E. Cassirer.
Il testo è dotato di indici utili per l’interesse degli studiosi che operano nel settore della lin-
guistica e della filologia indo-iranica così come per gli storici della religione.

A CURA DI CARLO GALLI


Guerra
Testi di Machiavelli, Erasmo, Vitoria, Gentili, Grozio,
Hobbes, Vattel, Kant, Constant, Hegel, Clausewitz, Marx,
Lenin, Jünger, Schmitt, Kelsen, Foucault
Editori Laterza, Biblioteca di cultura moderna, 2004. pp. 239
 18,00
Questa antologia fornisce un quadro delle posizioni teoriche di
alcuni autori classici della cultura occidentale che in età moderna e
contemporanea hanno riflettuto sulla guerra e sul suo rapporto con
la politica (benché la questione della pace non possa non essere
presente in queste pagine, il pacifismo come corrente di pensiero

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SEGNALAZIONI EDITORIALI

non è, di per sé, oggetto di questa scelta). Dei molti ambiti disciplinari coinvolti nel discorso
sulla guerra si documenta qui quello filosofico, in senso lato: accanto ai filosofi, infatti, sono
presenti pensatori politici, militari, giuristi; sono invece esclusi gli apporti delle scienze
umane e sociali e delle relazioni internazionali. La destinazione prevalentemente didattica
di questo lavoro (che ha indotto a premettere a ciascun brano un’analisi concettuale che ne
agevoli la comprensione, e che integra le finalità di questa Introduzione) e il taglio estre-
mamente selettivo (che ha portato – oltre che a esclusioni dolorose di autori e opere – a tra-
lasciare, nonché quella europea, la ricca produzione antica e medievale sulla guerra e l’in-
tera problematica delle nuove guerre e della guerra globale) non tolgono che si sia aspirato
ad attingere alcuni tratti di originalità: infatti, non solo si presentano, tra l’altro, le prime
traduzioni italiane moderne di parti del De iure belli ac pacis di Grozio diverse dai P role -
gomeni, nonché dei lavori di Vitoria, di Gentili, di Vattel; non solo viene recuperato un testo
scarsamente circolante come quello di Erasmo; ma soprattutto – attraverso la scelta degli
autori e dei brani – si aspira a fornire il profilo di una più generale ricostruzione teorica e
storica dei modi in cui è stato pensato, nel corso degli ultimi cinque secoli, il rapporto fra
guerra e politica.

ROGER PEYREFITTE
I Figli della Luce (Il Grande Oriente)
Raffaelli Editore, Rimini, 2005
pp. 387,  23
Esce in questi giorni il volume di Roger Peyrefitte I Figli della Luce (Il
Grande Oriente). Il libro, primo titolo di una collana esoterico-massoni-
ca, denominata TOIS SEBASTIKOIS, contiene due introduzioni paral-
lele, la prima di Gustavo Raffi, Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia,
e l’altra di Don Paolo Renner, docente di Teologia cattolica presso l’Isti-
tuto di Scienze Religiose di Bolzano. Pubblichiamo qui la prima nella sua
integrità.

Sulla Massoneria è insorta e si è diffusa, ormai da molti decenni, una vasta letteratura dal
diseguale valore che ha contribuito a chiarirne la storia, le idee e le finalità. Si tratta di testi
per lo più di facile reperibilità sul mercato editoriale e chiunque, pur animato da semplice
curiosità, volesse conoscere i rituali dei vari gradi non ha che da consultarli. Parallelamente
anche la storiografia scientifica si è andata via via affinando in questi ultimi anni con
notevoli contributi di parte accademica. E, fra tutti, va qui ricordato almeno il più recente e
magistrale saggio del prof. Fulvio Conti, Storia della massoneria italiana-Dal Risorgimen -
to al fascismo (Il Mulino, Bologna, 2003).
All’approfondimento della sua autentica natura è valsa altresì l’opera di rinnovamento del-
la stessa Libera Muratoria ben consapevole della necessità d’un franco e serio confronto con
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SEGNALAZIONI EDITORIALI

la società civile del nostro tempo. La trasparenza caratterizza il suo rapporto col mondo, la
riservatezza dei suoi lavori rituali quello dell’intimo affinamento interiore del massone
proteso al superamento delle sue scorie, retaggio di umana miseria. Questo sforzo, compiu-
to negli ultimi anni dal Grande Oriente di Palazzo Giustiniani, si concretizza in un numero
crescente di iniziative pubbliche che ha il suo culmine in questi mesi con le celebrazioni del
bicentenario della Massoneria italiana contrassegnata dal simbolo del GOI.
Tanto impegno, culturale e organizzativo, dovrebbe certamente preludere ad una più felice
stagione di reciproco rispetto con le istituzioni del nostro Paese, in passato spesso diffiden-
ti sulla reale natura delle attività massoniche. La via della conoscenza in realtà non ha alter-
native nell’odierna complessità delle dinamiche sociali.
E, tuttavia, curiosamente fra tanta saggistica si segnala ben poca narrativa; si direbbe che
gli autori italiani non abbiano mai considerato la Massoneria come tema interessante per un
romanzo. La lacuna viene ora colmata attingendo all’estero, con la riproposizione di un
classico quasi del tutto dimenticato. Si tratta de I Figli della Luce di Roger Peyrefitte, che
fu pubblicato in Francia nel 1961 e tradotto in italiano nell’anno successivo. L’opera, ormai
introvabile, riappare in libreria grazie all’ammirevole e meticoloso impegno del fratello
Moreno Neri; la sua nuova versione è particolarmente curata non solo nella fluidità della
traduzione quanto ancor più negli aspetti filologici e lessicali cosicché sono state corrette
diverse imprecisioni della terminologia massonica fin troppo evidenti nella prima
traduzione.
Per quanto datata – il romanzo fu scritto sul finire degli anni Cinquanta – l’opera mantiene
ancora una certa freschezza dell’impianto complessivo e non può quindi essere relegata al
genere dell’antiquariato. Tutt’altro, essa è una testimonianza di vita autenticamente vissu-
ta e getta uno squarcio di luce notevole sulla Massoneria, e non solo su quella francese,
nelle sue varie articolazioni di Obbedienze e riti. È a suo modo un piccolo capolavoro di
antropologia libero-muratoria, che descrive nelle varie fasi un’avventura spirituale.
Il protagonista del libro, dato alle stampe da Raffaelli Editore, è Georges, un giovane ex-
diplomatico (come lo stesso Peyrefitte, solo una coincidenza?). Un gesuita, padre de
Trennes, lo instrada in qualche modo a scegliere la via massonica come più pertinente al
particolare temperamento del postulante, personalità inquieta animata da grande curiosità
e vivacità intellettuale. Ancorché apprendista, Georges conoscerà della Massoneria tutte le
diverse Obbedienze sia francesi che italiane, riuscirà a conquistarsi fiducia e confidenze da
parte dei suoi capi, perpetuamente teso a sciogliere il suo personale filo d’Arianna. Indur-
rà finanche la compagna Francoise a condividere l’adesione al messaggio massonico.
Ma altro è il filo conduttore del romanzo di Peyrefitte, estremamente denso e ricco di par-
ticolari frutto di documentazione di prima mano. I rapporti tra la Massoneria e la Chiesa
costituiscono dalla prima all’ultima pagina il vero nodo gordiano della riflessione svolta da
Peyrefitte. Si tratta di un tema ancor oggi attualissimo seppur attenuato da una reciproca
miglior conoscenza che di fatto si traduce in reciproco rispetto che tien conto delle dis-

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SEGNALAZIONI EDITORIALI

tinzioni e delle diversità dei fini e dei ruoli, da intendersi come arricchimento e giammai
come immiserimento delle coscienze. Certo molta acqua è passata (e per fortuna) dal clima
preconciliare, dalle vicendevoli rigidità scaturite all’indomani del secondo conflitto mon-
diale. I Figli della Luce ne è lucida testimonianza e basterebbe qui ricordare la misteriosa e
inquietante attività dei sinarchi francesi, un movimento ben attivo negli anni Quaranta che
vagheggiava una rivoluzione invisibile dall’alto con la nascita d’un governo occulto.
Tutto ciò è radicalmente contrario alle autentiche finalità della Massoneria che insegna anzi-
tutto a coloro che frequentano le Logge a sottomettersi ad un lungo e paziente lavoro per il
perfezionamento di se stessi, fondato sul celebre adagio: conosci te stesso.
Come giustamente rileva Serge Hutin (Governi occulti e società segrete - Dietro le quinte
della storia, tr. it., Mediterranee, Roma, 2a edizione, 1996): Esiste una differenza radicale
tra quelle società segrete il cui fine è innanzitutto di condizionare i propri adepti e poi il
mondo intero, e quelle che, al contrario, perseguono il fine d’una liberazione interiore sem -
pre più completa. Qui sta il motivo per cui i regimi totalitari proibiscono le Logge mas -
soniche e le organizzazioni similari. Non possono perdonare loro d’insegnare i mezzi per
pensare e agire liberamente. È assolutamente incontestabile: la Massoneria indica ai pro-
pri adepti la via del raggiungimento del perfezionamento individuale, e di conseguenza poi
del gruppo, una concezione più chiara del proprio ruolo nei confronti degli altri onde con-
sentire agli iniziati di esercitare più attivamente come cittadini le loro funzioni professio-
nali, sociali o politiche.
Queste note non potrebbero concludersi senza un riconoscimento ai meriti ed alla persona-
lità dell’autore de I Figli della Luce. Roger Peyrefitte (1907-2000) è stato grande conosci-
tore ed amante dell’Italia, uno degli ultimi viaggiatori sull’orma di Goethe. Anticonformista
e spiririto libertario, si è nutrito alle fonti del pensiero liberale. Fatale e ineludibile doveva
perciò risultarne l’incontro con la Massoneria, di cui nel romanzo che presentiamo dimostra
assoluta conoscenza. Scrittore colto e raffinato, acuto polemista, dalla vena a tratti causti-
ca, Peyrefitte è stato un punto di riferimento per le intelligenze più deste del nostro tempo,
sempre pronto a battersi contro tutti gli integralismi e le incomprensioni ideologiche. Seppe
con grande anticipo sui tempi puntare il dito contro le intolleranze dominanti nei confronti
dei diversi (si veda il suo primo romanzo, Le amicizie particolari).
Nessun romanzo aveva mai affrontato con altrettanta lucidità e dovizia di particolari il tema
della Massoneria, arduo argomento per uno scrittore seppur di rara perizia. Ancor oggi dob-
biamo essergliene grati e, in un momento storico in cui la scuola italiana pare aver dimen-
ticato le sue antiche radici romane, dobbiamo rilevare con franchezza: desinunt ista non
pereunt.

Gustavo Raffi
Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia

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Recensioni

FULVIO CONTI
Storia della massoneria italiana. Dal Risorgimento al fascismo
Società editrice il Mulino, Collana Biblioteca storica.
Bologna, 2003. pp. 464,  24,00
di Giuseppe Giarrizzo

Di questo libro dirò subito che si tratta di un testo importante, rilevante soprattutto per
l’imponente apporto di conoscenze criticamente saggiate, sia riguardo la geografia di quel
complesso fenomeno sociale sia per le accurate statistiche sulla sua dinamica. L’Autore è
consapevole di muoversi su un terreno storiografico su cui hanno già fatto prove “utili” Aldo
Mola e Ferdinando Cordova: sa bene altresì di essere andato molto oltre e nel merito e nel
metodo (chi volesse può leggere utilmente le note che Conti ha scritto per Clio 1998). E non
ho dubbi che da quest’opera può e deve muovere quella moderna lettura storica della Mas-
soneria otto-novecentesca in Italia da più parti auspicata. Altri vorrà riprendere il tracciato
sicuro dell’ampia parabola, a me preme piuttosto indicare quel che reputo acquisito e il mol-
to che ci aspettiamo dall’Autore stesso o da altri ricercatori che volessero cimentarsi nel-
l’impegno storiografico sul tema.
Acquisita è, con grande sobrietà e chiarezza espositiva (molto comunque si legge nelle
ricche note), la dimensione politica della Massoneria in Italia, ricostruita su fonti archivisti-
che note e meno note: in particolare l’archivio, finalmente riordinato e accessibile, del Gran-
de Oriente d’Italia. Una storia a volte intricata, cui conferisce unità l’azione dei grandi mae-
stri – da Lemmi a Nathan a Ferrari, oggetto da tempo di monografie e di giudizi non sempre
adeguati, che nella esposizione di Conti trovano un assetto equilibrato e un disegno coeren-
te della loro personalità. Qui a dettar l’approccio non sono solo le fonti, ma l’assunzione del
ruolo in prevalenza politico dell’azione svolta dal centro, un centro che si identifica nella
sostanza col GOI, e l’invito a leggere la presenza “nazionale” della Massoneria italiana
come guidata e plasmata dalle scelte politiche dei suoi Gran Maestri. Ma una storia “politi-
ca” e “nazionale” della Massoneria italiana non è l a storia della Massoneria in Italia, che

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RECENSIONI

resta quindi il desiderato: ed è su questo che vorrei richiamare l’attenzione dell’Autore e dei
suoi lettori.
L’introduzione si apre con un quesito che muove dalla constatazione di un diverso status
tra la storiografia relativa al Settecento muratorio e la storia della Massoneria nell’Italia del-
l’Otto-Novecento: “Mentre la massoneria italiana del Settecento è entrata da tempo nel-
l’ambito degli interessi della storiografia accademica (basti pensare ai lontani studi di Car-
lo Francovich [1974, ma ancora 1991] o a quelli, più recenti, di Vincenzo Ferrone [1989],
Giuseppe Giarrizzo [1994], Gianmario Cazzaniga [anni ’80 e ’90], Antonio Trampus), altret-
tanto non può dirsi per le vicende del sodalizio liberomuratorio nel secondo Ottocento e nel
Novecento”. Donde questa diversità? Per Conti quel che ha fatto la differenza è stata la
diversa reputazione della Massoneria nei due periodi: positiva nel caso settecentesco, che
assume la Massoneria “come parte di quel vasto fermento sociale e culturale che sfociò nel-
la Rivoluzione francese e aprì le porte alla modernità”; non così per l’Ottocento, quando “le
obbedienze massoniche […] ebbero caratteristiche sociali assai diverse”, giacché si venne-
ro riempiendo di esponenti della media e piccola borghesia, soprattutto la borghesia delle
professioni e del pubblico impiego”. E “l’impegno nella vita politica e amministrativa a
livello locale e nazionale, il costante tentativo di esercitare un controllo su alcuni settori del-
le istituzioni e della società civile, la capacità di costruire reti di relazione anche di natura
clientelare” avrebbero prodotto un diffuso sentimento di sospetto e di ostilità, che ha porta-
to ad una interpretazione demonizzante di lunga durata – “che si è riverberata anche sul-
l’indagine storiografica, che ha finito per descrivere, retrospettivamente, la massoneria del-
l’Italia liberale come […] priva di fatto di un progetto ideale e politico che non si riducesse
a un vacuo anticlericalismo e la rendesse pertanto meritevole di particolare attenzione da
parte degli studiosi”. E però non si è potuta giovare dell’interesse recente per la storia delle
borghesie, sia per riprendere “la pur discutibile equazione gramsciana fra massoneria e par-
tito della borghesia”, sia per accogliere “la fondamentale lezione di Maurice Agulhon”.
Ho provato a riassumere con ampiezza queste pagine, poiché le reputo insoddisfacenti. Il
riferimento cumulativo agli studi sulla Massoneria settecentesca sembra ignorare differen-
ze vistose, e per la storiografia italiana le originarie motivazioni degli studiosi coinvolti: non
c’è relazione tra gli originali ma parziali contributi di Cazzaniga, dal Cercle social alle set-
te carbonare, e la sommaria sintesi di Trampus, tra la prospettiva europea di Francovich e
quella “napoletana” di Ferrone. E poiché sono chiamato in causa anch’io, debbo ricordare
che l’interesse originario nacque in me dal dissenso con Franco Venturi, nel cui Settecento
europeo la Massoneria era solo una presenza vistosa ed ingombrante, storiograficamente
emarginata ad un banale ruolo “umanitario”. E debbo ribadire che non solo per il ’700 ma
anche per l’Otto e Novecento (si veda la voce “Massoneria”, che scrissi dieci anni fa per
l’Enciclopedia delle scienze sociali) reputo sterile ogni approccio “nazionale” alla storia del-
la Massoneria, e deformante ogni storia meramente “politica” di essa. Perciò prendo le
distanze dal lavoro di Conti fin dal suo titolo, giacché avrei definito correttamente il suo

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obiettivo come una Storia politica della massoneria in Italia: “storia politica”, perché egli
ne esclude ogni profilo iniziatico e religioso (v’ha pure in quel secolo una religio laica !) ed
ignora la dimensione e u ro p e a, in quanto europea (e come …) è stata – con caratteri tutto
sommato poco originali – la vicenda liberomuratoria che si è consumata in Italia, e nell’I-
talia dei secoli XIX e XX. Si tratta quindi del libro di Conti di una “storia politica” della
Massoneria, in cui agli aspetti socio-culturali è data attenzione solo in quanto pertengono
alla storia politica (laicismo, liberalismo, radicalismo, “nazione armata” etc.): ma questa
stessa storia “politica”, mancando di profondità, accoglie la Massoneria come fatto della
politica, ma è lungi dal porlo come problema – dal momento che Conti non dà sviluppo alle
buone intenzioni espresse nell’introduzione in materia di nesso tra centro e periferia, e iden-
tifica le ragioni dell’adesione di singoli o gruppi al “segreto muratorio” con le motivazioni
del tradizionale ingresso in un partito o movimento politico, in cui si sta per convinzioni
ideologiche o per tutela degli interessi. Ma perché mai, nella scelta di un modello di socia-
bilità, un individuo abbia optato per il modello massonico accanto o in alternativa al parti-
to, quando non alla société de plaisir o alla Dante Alighieri o al Club Alpino o alla Società
del tiro a segno (ove stanno molti non massoni), Conti non dice, lasciando inevasa quella
che fu sin dall’origine la più seria obiezione alla proposta Agulhon della sociabilité: l’esi-
stenza e l’esperienza settaria, iniziatica, ritualistica può restare così un’inutile variante, un
pretesto appiccicato e indifferente – anche se, a livello storico e nel contesto mondiale, si
tratta del più forte segno distintivo che ha fatto e fa della società muratoria e del segreto di
cui si dichiara custode e che prende senso e sviluppo non solo dalla leggenda ma anche dal
vissuto (che l’adesione ai tratti mitici della stessa cumula per l’individuo come socio – che
tale è, l’iniziato, per un vincolo mistico-religioso), prende senso e sviluppo quel che è stato
ed è nei differenti contesti un fenomeno storico significativo per sé e per quanto vuole espri-
mere ed interpretare della società e della cultura.
Proverò a fare quindi alcune osservazioni sul merito, per sottolineare l’importanza di cor-
rezioni nel metodo. La geografia comparata delle logge: rappresenta, esemplata sulla geo-
grafia del partito politico, nella dinamica degli insediamenti, uno dei contributi più apprez-
zati della presente ricerca. Si parte dai dati del 1885, con opportune distinzioni tra logge di
rito simbolico e logge di rito scozzese (e loro eventuale coesistenza in una stessa struttura),
quando oltre due terzi delle logge si addensavano in sole quattro regioni: “il 30,8% in Tosca-
na, il 14 circa sia in Campania che in Sicilia, il 9,3 in Liguria” [p. 117]. E si rilevano i dif-
ferenti equilibri della fine del secolo: quando avanzano Molise e Calabria, cedono Toscana
e Liguria [pp. 138-139]. E le informazioni continuano accurate sino alla fine. Ma solo per
la tumultuosa crescita dell’età giolittiana, e per il caso estremo della Sicilia, Conti offre spie-
gazioni e cerca di dar conto di quella dinamica: discute la tesi di M. Saja che per la Sicilia
(orientale) l’attribuisce a fattori socio-culturali, e propone invece di spostare l’attenzione sul
successo dei “blocchi popolari”, a guida socialriformista, che in quegli anni conobbero (solo
in Sicilia?) successi nella conquista del potere locale. L’indicazione è chiara: ma può il con-

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corso elettorale, e il contributo (quando ci fu) al loro programma “democratico”, che fu sem-
mai un effetto dell’espansione muratoria, diventarne la causa? Si prenda in considerazione
il 1908: “in altre parole, alla fine del 1908, la massoneria restava un fenomeno essenzial-
mente urbano, anche e soprattutto per la tipologia delle figure sociali che essa era in grado
di reclutare, ma rivelava una crescente capacità di radicamento in piccoli centri e persino in
borghi con poche centinaia di abitanti, che della realtà urbana non avevano certo le dimen-
sioni, pur aspirando a replicarne gli stili di vita e le forme di socialità” [p. 198]. Ma a pro-
posito della Massoneria in Sicilia [p. 205]: “Essa dovette la sua affermazione anche alla
peculiare capacità di elaborare un progetto culturale e politico [solo in Sicilia?], che in que-
sto periodo riuscì ad attrarre vasti segmenti del ceto medio desiderosi di combinare l’esclu-
sivismo della struttura associativa e dei suoi rituali con un generico desiderio di progresso,
di modernità, di rinnovamento laico e democratico del tessuto civile del paese [di tutto il
paese? o della Sicilia?]”. Non starò qui a ripetere tesi e argomenti, prodotti e discussi nei
lavori di storici catanesi in cui ho avuto qualche parte, ed ai quali Conti rinvia, per notare
che il carattere urbano di un centro non è certo dato dalle dimensioni (territorio o popola-
zione?). E quanto al “progetto culturale e politico”, cosa induce a credere che la sua elabo-
razione pertenga al laboratorio massonico – di cui, tacendosi della individuale formazione
“muratoria” di eminenti o comuni iniziati, nulla apprendiamo. Non mi resta che ripetere quel
che ho detto, che una storia politica della Massoneria in Italia non ne esaurisce la portata e
la complessità, ed abbisogna di spiegazioni non tautologiche.
Non mi persuade, per gli stessi motivi, la ricerca della base sociale della Massoneria: i
dati che accrescono contributi già noti (Viallet 1978), e parziali analisi e indicazioni delle
“professioni” dei Fratelli, disegnano scenari fin troppo noti. Ci teniamo tra artigianato
medio-alto e professioni borghesi, constatiamo l’appartenenza e ne cerchiamo le ragioni nel-
le opzioni ideologiche: a queste rinvia costantemente l’identificazione dell’area politica del-
la Massoneria come di quella del “liberalismo”, moderato o radicale. Conforta “il ruolo di
spicco [che la Massoneria s’era ritagliata] in quel processo di costruzione del mito del Risor-
gimento e di elaborazione di una liturgia patriottica che tanta parte avrebbe avuto (specie
dopo l’avvento al potere della Sinistra) nel tentativo di legittimazione dello stato unitario e
di nazionalizzazione delle classi medie o popolari” [p. 106]. E ciò con il corteggio di signi-
ficative scelte “laiciste”: il matrimonio civile, il divorzio, la cremazione, la morte laica [p.
106; vd. Conti 1998 e Mengozzi 2001]; e scelte “umanitarie” in materia di legislazione
sociale o di tradizionali forme associative. Ma tutto ciò coglie e sottolinea il ruolop o l i t i c o
in termini di potere e di interessi: la curva storica è tracciata con le coordinate segnate dal-
la divisione dei liberali tra moderati e democratici, poi tra i democratici nella formazione di
partiti (repubblicano e radicale); la curva è segnata da uno spostamento prima da Lemmi-
Nathan, sinistra storica, a Ferrari “radicale”. Donde la rottura con Fera e “piazza del Gesù”:
il lettore è lasciato nel limbo non solo in materia di diversità di riti (scozzese, simbolico etc.)
quanto in materia di ragioni non politiche dell’adesione alla Massoneria. Non solo la storia

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esterna, ma anche la vita interna della Massoneria è tutta esaurita dall’impegno (e dal con-
flitto) su scelte politico-sociali: divorzio, esclusione dall’insegnamento religioso nelle scuo-
le (la elementare in particolare), solidarietà interclassista, creazione di piccola proprietà,
imposta di successione etc. I rapporti col PSI ed i repubblicani: ma “il vero potere della mas-
soneria risiedette nella sua capacità di mobilitare l’opinione pubblica intorno a determinate
issues politiche e sociali, capacità che fu resa possibile dalla capillare penetrazione di suoi
affiliati nel tessuto associativo delle città e in settori vitali della burocrazia e della pubblica
amministrazione” [p. 184]. E la natura delle fonti impone a Conti di privilegiare il centro
rispetto alla varia realtà del mondo liberomuratorio. Anche quando la Massoneria si modi-
fica, a suo dire, da struttura elitaria in “società di massa” – una proposta interpretativa, che
appiattisce ulteriormente il modello massonico sul modello partito, e impone una distorsio-
ne storiograficamente deformante.
Ripeto per concludere: quel che manca non è poco, a tratti è – a mio giudizio – il più. E
poiché confido nella esperienza e intelligenza dello storico è a Conti soprattutto che ne chie-
do la ripresa, con l’impegno a colmare la lacuna. Manca la dimensione internazionale, anche
sotto gli aspetti politici, quando è nondimeno determinante sotto il profilo strutturale dei riti,
nell’analisi dei modi in cui un “iniziato” vive la politica sul terreno politico e la propria reli-
gione (muratoria) sul terreno etico-sociale. La inadeguatezza dell’approccio “nazionale” è
patente: che senso ha suggerire una lettura europea della forma partito in Italia tra Otto e
Novecento, senza eccezione dai repubblicani ai socialisti ai cattolici, e confinare il gioco
interno della Massoneria in Italia ad un continuo palleggiamento con le vicende per lo più
esterne del potere? E il mutar dei contesti culturali, anche nello stile della politica e nella
ricerca di “religione”, non va colto ogni volta che si vuole dare conto dei cambiamenti nel-
l’indirizzo delle varie osservanze, o di conflitti interni variamente motivati? Voglio richia-
mare tra gli altri due casi ottocenteschi che ebbero echi in Italia, e nella cultura non solo
politica del nostro paese: il Kulturkampf e l’influenza dei suoi esponenti luterani sulla for-
mazione del nostro diritto ecclesiastico (Ruffini e in particolare Scaduto) per la Germania;
e l’affare Dreyfus per la Francia. E lascio fuori il caso siciliano di Salvatore Majorana Cala-
tabiano, che ottiene da Crispi l’associazione del figlio Giuseppe alla delegazione italiana ai
congressi di Berlino (sulla legislazione del lavoro) e di Madrid (sul lavoro dei minori).
La domanda ritorna insistente: si può fare una storia solo politica, e per di più solo nazio-
nale della Massoneria? Ho cercato di mostrare perché non si può, se si vogliono evitare ste-
rili conclusioni o rappresentazioni solo esteriori. Non vorrei però equivoci: storie politiche
e storie nazionali sono storiograficamente legittime, a condizione che non vengano presen-
tate come la storia di un fenomeno che continuamente e legittimamente rinvia ad altre
dimensioni, la mondiale e la religiosa, che sono e ne rimangono caratteri originari. Confido
nella disponibilità di Conti a dar respiro ad una storia che per quantità e qualità degli appor-
ti merita la gratitudine e degli storici della Massoneria e degli storici dell’Italia moderna.

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SCRITTO, DIRETTO E PRODOTTO DAL FR GINO BERTINI DELLA LOGGIA FRANCESCO BURLA-
MACCHI NR 1113 OR DI LUCCA
DOCUMENTARIO DVD
I TEMPLARI – MISTERI E LEGGENDE
durata di min. 40 15,00
a cura di Francesco Galeone

Il mistero che circonda i Templari è un labirinto fatto di miti, di segreti, di verità scomode
e nascoste, dove ogni risposta solleva nuovi interrogativi.
Le molteplici attività dei Cavalieri del Tempio, le accuse rivolte contro di loro e la loro
tragica fine, quali martiri della libertà che dimostrarono la loro sottomissione fino alla fine
a quella Chiesa che li stava uccidendo, fa parte della loro storia.
Ma dove finisce la storia, che ha lasciato molte tracce nella coscienza collettiva, comin-
ciano i misteri e le leggende.
E tutto questo è ben noto all’autore-regista Gino Bertini che, dopo aver affrontato il pun-
to di vista storico nel cortometraggio “I Templari – Monaci e Guerrieri”, si cimenta ora in
uno nuovo e affascinante: “I Templari – Misteri e Leggende”.
L’autore sa bene che, pur partendo da basi storiche, nel tempo si sono formati, diffusi e
deformati misteri, tradizioni e leggende sui Cavalieri Templari. Sa anche che spesso alcuni
aspetti, per svariate ragioni, non vengono considerati dalla storiografa ufficiale. Però è con-
vinto del fatto che lo storico non deve occuparsi solo del vero, ma anche del veritiero, di
quello che è stato creduto vero e deve interessarsi anche dell’immaginario e del sogno.
Le sequenze che il regista mette a disposizione dello spettatore mostrano tutti quei luoghi
che hanno testimoniato la storia e le vicissitudini dei Templari e hanno dato origine a misteri
e leggende.
Agli appassionati del templarismo, a chi ha visitato quei luoghi che continuano a testi-
moniare la presenza dei Cavalieri di Cristo, Gino Bertini fornisce le bellissime immagini
che la sua macchina da presa ha catturato durante una ulteriore “peregrinazione” tra i siti
europei tuttora esistenti.
Ci gratifica con le suggestive documentazioni visive delle principali cattedrali gotiche,
quei monumenti che verosimilmente rappresentano il collegamento temporale tra la fon-
dazione dell’Ordine del Tempio e l’affermarsi di una nuova ed originale tecnica di
costruzione di edifici imponenti, che si attestò in un breve intervallo temporale e che vide
il lavoro di un elevato numero di architetti, capomastri e costruttori. Non possiamo dis-
conoscere che chi dette il via a questo nuovo stile era certamente un custode geloso di
conoscenze di ingegneria, geometria, matematica e delle dimensioni del globo terrestre, fino
ad allora misconosciuti nell’Europa cristiana.
È anche verosimile che chi partecipò a queste costruzioni godette di un rapporto stretto
con i Cavalieri del Tempio e dei privilegi che ne derivavano, organizzandosi in una struttura

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gerarchica simile alle attuali logge massoniche. Da questo derivò che, con la soppressione
dell’Ordine, tutti quei privilegi vennero meno e questo determinò la diaspora dei costruttori.
L’autore si sofferma, poi, sul mistero della scomparsa della flotta templare dal porto di
La Rochelle e ci propone il nuovo rapporto che intercorse tra le nazioni che accolsero i
Templari che sfuggirono alla persecuzione di Filippo il Bello e le nuove scoperte geogra-
fiche del secolo XV.
Ampio spazio viene dedicato ai luoghi dove si pensa possa essere stato nascosto il tesoro:
il castello di Gisors, Rennes le Chateau, la Foresta d’Oriente, la Nuova Scozia.
Il documentario non tralascia di riprendere le immagini della Collegiata di San Matteo,
meglio conosciuta come la cappella di Rosslyn. Viene mostrata quella meraviglia architet-
tonica, tempio della spiritualità e del misticismo, monumento commemorativo dell’Ordine
del Tempio, ma anche parte di quel mistero che lo accomuna al Sacro Graal, che si suppone
essere nascosto in qualche meandro di questa cappella. Quest’ultimo aspetto viene affronta-
to e diventa il motivo per mostrare e descrivere il mito del Sacro Catino della Cattedrale di
San Lorenzo di Genova e il Sacro Calice in pietra di calcedonio che viene conservato in
Spagna nella Cattedrale di Valencia.
Le ricerche approfondite hanno permesso di redigere per il filmato un testo esaustivo,
ma allo stesso tempo semplice e comprensibile che, narrato dalla calda voce di Claudio
Capone, accompagna lo spettatore nell’itinerario alla scoperta dei misteri e delle leggende
dei Templari.
Anche la scelta di una colonna sonora di grande efficacia, in cui brani pieni di forza
trascinante si alternano a musiche dolci e struggenti, sottolinea in maniera armonica il
susseguirsi delle scene e delle immagini.
Ancora una volta Gino Bertini ci dà in visione atmosfere sospese e struggenti in grado di
evocare, specie in chi ne “riconosce” il giusto significato, il fascino inalterato dei Cavalieri
del Tempio.

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