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Grande Oriente d'Italia - Palazzo Giustiniani

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HIRAM
Rivista del Grande Oriente Etica comportamentale
d’Italia

Gustavo Raffi
Apri / Chiudi tutti Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia

2006
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Il Massone, per la sua continua ricerca di perfezionamento, etico e


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conoscitivo, non può che essere un uomo il cui comportamento è sempre
guidato dalle norme morali.
2005 Questo suo carattere, ovviamente, gli deriva dalla sua qualità di iniziato
NUMERO 1 (PDF, 1,1 MB) che gli impone di seguire quegli Antichi Doveri che sono a fondamento
della Libera Muratoria.
NUMERO 2 (PDF, 1,1 MB) Le regole morali indicate dagli Antichi Doveri si riferiscono al
comportamento all’interno dei lavori rituali, alle relazioni tra i fratelli,
NUMERO 3 (PDF, 1,2 MB) entro e fuori il tempio, e alle relazioni con gli altri uomini nel mondo
profano.
NUMERO 4 (PDF, 1,5 MB) All’interno del tempio e in relazione agli altri fratelli il massone deve
seguire un’etica comportamentale che si fonda su quello che gli Antichi
Doveri indicano come Amore Fraterno.
2004
NUMERO 1 (PDF, 747 KB) L’Amore Fraterno è il primo dovere ed è la guida del comportamento dei
massoni. Da esso derivano quelle regole morali che si fondano sul rispetto
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reciproco, sulla tolleranza e sulla continua attenzione a liberarsi dai
NUMERO 3 (PDF, 1,5 MB) metalli all’interno della ritualità muratoria e dei rapporti fraterni.
Il rispetto reciproco è quel valore morale su cui si devono fondare i
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rapporti interpersonali tra i fratelli che si devono sentire uniti nel comune
cammino del perfezionamento; per questo, sono inaccettabili quei
comportamenti che pongono in primo piano solo la propria individualità
2003 senza tenere conto di quella altrui e delle differenze tra i fratelli,
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dimenticando così la centralità della catena d’unione.
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NUMERO 3 (PDF, 714 KB) Rispetto reciproco significa l’abbandono di ogni atteggiamento che in
NUMERO 4 (PDF, 1,4 MB) qualche modo, anche inconsapevolmente, può recare un’offesa o sminuire
la dignità e l’onore personale. Tale valore morale è fondamentale per ogni
2002 comunità iniziatica ed indica il fatto che in essa ogni iniziato è eguale ad
NUMERO 1 ogni altro, ma è anche diverso. È eguale per quanto concerne il suo
NUMERO 2 impegno nella ricerca del perfezionamento, ed è diverso per i modi in cui
NUMERO 3 questo impegno si attua nel suo mondo interiore e nella ritualità. Ma v’è
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una più ampia e profonda diversità che attiene proprio alla natura di ogni
Ordine iniziatico e libero muratorio. Essa risiede nel fatto che, come
2001 indicano gli antichi testi, ogni fratello svolge una specifica funzione,
NUMERO 1 specie in sede rituale, a cui si deve portare rispetto secondo le indicazioni
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delle Costituzioni e del Regolamento dell’Ordine. Questa diversità di
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funzione deve condurre a un comportamento etico del libero muratore
che consiste proprio nell’adeguarsi ad essa in modo spontaneo e, come si
2000 suol dire, nel restare all’obbedienza, proprio come accade nello svolgersi
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della ritualità.
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Da qui il rispetto non solo formale delle regole che fondano la libera
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muratoria e il Grande Oriente d’Italia, al di là di ogni forma di
trasgressione.
Il rispetto, ovviamente, è correlato direttamente con la tolleranza che è
1999
uno dei valori centrali della fratellanza massonica. Essa non è intesa solo
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in riferimento al mondo profano, ma è propria dei rapporti tra i fratelli sia
all’interno sia all’esterno dei lavori rituali. La tolleranza non si può
intenderla meramente come ascolto del pensiero altrui, ma come
attenzione verso di esso, perché è proprio l’attenzione verso le idee altrui
che arricchisce il proprio perfezionamento attuato così in una comunità di
intenti.
Tuttavia, la tolleranza, all’interno dell’amore fraterno, si amplia ad ogni
aspetto dei rapporti tra fratelli e non solo al campo delle idee. Essa deve
condurre alla comprensione delle diversità di atteggiamento e di
comportamento, senza porre ancora una volta al centro dell’attenzione
solo il proprio modo di essere.
Rispetto e tolleranza sono fondamentali all’etica comportamentale
muratoria e in tal senso portano all’accettazione delle diversità e
cementano la catena d’unione. Questi valori morali sono fondati sulla
comprensione che si deve avere per l’altro senza pensare mai che il
proprio modo di pensare e di agire sia il solo accettabile e tanto meno
ritenere in qualche modo, a parole od a gesti, che quello altrui sia di
minore importanza né tanto meno debba essere in qualche modo negato;
e ciò non significa in alcun modo abbandonare il proprio modo di essere,
ma comprendere quello altrui e arricchirsi della diversità, ritenendo
sempre che la via iniziatica si basa proprio sulla continua possibilità di
imparare anche dagli altri. L’umiltà morale, in tal modo, è un segno
distintivo della via iniziatica.
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Sono, allora, i metalli che devono essere abbandonati fuori dalla porta del
tempio continuamente e non solo al momento dell’iniziazione. E i metalli
sono proprio il simbolo di ciò che ostacola la via del perfezionamento e il
rafforzamento della catena d’unione. Essi sono i vizi che si
contrappongono alle virtù.
L’etica comportamentale, allora, non può essere solo un riferimento
astratto, né solo la recita rituale di parole vuote di significato, ma deve
essere il segno distintivo del modo di agire dei fratelli perché, se si
abbandonano le regole morali e si portano i metalli nel tempio, non solo si
perde la via ma si rendono vacui anche i lavori rituali e in tal modo viene
meno il senso stesso dell’appartenenza iniziatica.

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Grande Oriente d'Italia - Hiram 1 2002 - I 12 tormenti

I 12 tormenti
La confluenza etica tra gli Antichi Doveri
della Libera Muratoria e le tradizioni esoteriche

Mariano Bianca
Università di Siena

Ogni percorso iniziatico, così anche quello muratorio, si svolge su due


cammini paralleli e correlati tra loro: quello noetico (o intellettivo) mirato
alla conoscenza degli arcana arcanorum, cioè di ciò che è nascosto e fonda
l’esistenza di sé e del mondo; quello etico o della virtù rivolto alla
realizzazione dei valori etici come guida del proprio comportamento verso se
stessi e gli altri.
Il percorso iniziatico, che prende avvio da un atteggiamento accettato al
momento dell’iniziazione, cioè spogliarsi di quello che si è per modificare il
proprio mondo interiore, come è noto, è mirato a un perfezionamento
continuo dell’iniziato: l’opera di levigazione della pietra. Quest’ultima si
deve svolgere su un duplice piano: quello della conoscenza e quello della
virtù. Non si persegue la via iniziatica se ci si dedica solo alla conoscenza, né
la si persegue se ci si sofferma solo sul piano etico. L’una e l’altra via sono
necessarie ed ineludibili, se si ritiene di essere iniziati, o si intende
appartenere effettivamente a una comunità iniziatica come la Libera
Muratoria. Il solo ampliamento della conoscenza è sterile se non è
accompagnato da un comportamento etico in quanto si tradurrebbe in un
mero accumulo di nozioni senza essere in grado di cogliere l’intima
connessione tra conoscenza e virtù che è la radice di ogni percorso di
perfezionamento. Allo stesso tempo, questa intima connessione tra
conoscenza e virtù non si realizza se la correttezza etica non è affiancata da
una tensione verso la verità che, in termini diversi, è il risultato della
propria ricerca di conoscenza di ciò che sta dietro ad ogni cosa, inclusi se
stessi.
Queste semplici ma fondative asserzioni chiariscono quali debbano essere la
prospettiva, l’atteggiamento, il comportamento e gli obiettivi di chiunque ha
ritenuto di intraprendere un percorso di perfezionamento come quello
possibile all’interno dei lavori liberomuratori nel Tempio; non ci si può dire
di essere massoni se non si perseguono assiduamente queste vie, pur con le
diverse modalità e con le differenti accezioni proprie di ogni massone. La
diversità tra i massoni, allora, non consiste in un modo diverso di essere, ma
in quello di vivere secondo le proprie disponibilità e capacità le vie della
conoscenza e della virtù. A ciò si deve aggiungere che, se vengono meno
questi aspetti nell’Istituzione o nei singoli massoni, allora è fuor di dubbio
che vengono meno anche la stessa natura muratoria dell’Istituzione e il
senso dell’appartenenza del singolo fratello a una comunità iniziatica quale
la Libera Muratoria. Si possono coltivare più o meno a fondo nei lavori
rituali, nel proprio mondo interiore e nel proprio comportamento queste vie,
ma, se esse vengono abbandonate, allora è difficile dichiararsi come massoni.
Queste riflessioni sono così rilevanti da essere un nucleo centrale e portante,
a cui farò ancora riferimento, dei testi fondativi della Libera Muratoria e del
Grande Oriente d’Italia: Costituzioni di Anderson, Antichi Doveri, Landmarks
e Costituzione del Grande Oriente d’Italia. Tutti questi testi, che enucleano
ciò che costituisce la natura della Libera Muratoria, fanno esplicito
riferimento alle due vie, l’Arte, o come si voglia chiamare, e la virtù; a
quest’ultima, in particolare, essi dedicano rilevanti affermazioni anche
riferite ad aspetti specifici come, da una parte, la credenza nel Grande
Architetto dell’Universo e, dall’altra, l’atteggiamento etico che deve essere
osservato tra i fratelli, come le limitazioni al ricorso alle vie legali profane in
caso di dispute tra fratelli. A questo proposito si possono ricordare, per
esempio, le precise indicazioni delle Costituzioni di Anderson: non adirete
mai comunque le vie legali per ciò che concerne l’Arte Muratoria, senza
assoluta necessità riconosciuta dalla Loggia ( Art.VI,1); ed ancora:... senza
mai iniziare una vertenza legale se non quando la questione non può essere
altrimenti decisa... (Art. VI,5); il legame con una tradizione più antica lo si
trova nel Poema Regius (datato intorno al 1390) in cui si afferma: Nel caso
dovessero accadere/ fra i massoni, alcuni o tutti,/ Per invidia od odio

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Grande Oriente d'Italia - Hiram 1 2002 - I 12 tormenti

implacabile,/ Che nascano spesso grandi contese,/ Allora il massone è


obbligato, se possibile,/ A destinare un certo giorno per la composizione; od
ancora nel Manoscritto di Cooke (XV secolo) in riferimento ai Compagni: se
una qualche discordia dovesse sorgere fra lui e i suoi compagni egli dovrà
obbedire umilmente ed essere agli ordini del maestro... alla festa religiosa
seguente si accordi alla disposizione dei Compagni (Sesto punto).
D’altronde, il contenuto etico di questi testi fondativi, a cui si deve prestare
la massima attenzione, fa parte del bagaglio fondamentale della corrente
esoterico-iniziatica che si ritrova espressa in modo chiaro anche nei testi
della Libera Muratoria Operativa, su cui si fonda l’attuale Massoneria
Universale. E, a sua volta, questa tradizione liberomuratoria si riallaccia
direttamente alle antiche vie iniziatiche e a qualsiasi altra associazione di
uomini o di iniziati o a qualunque altra dottrina o tradizione mirate al
perfezionamento etico e noetico (conoscitivo) dell’uomo.
All’interno di questi capisaldi ‘antichi’ (ancora più antichi degli Antichi
Doveri) v’è senza dubbio la dottrina ermetica, così come ci è stata
tramandata dal Corpus Ermeticum, attribuito alla figura mitica di Ermete
Trismegisto, mediatore tra la terra e il cielo, tra la profondità tellure della
propria ignoranza e l’invisibilità del conoscibile.
In verità, come farò notare nel seguito, tra quest’antica sapienza gnosico-
etica e i testi della tradizione liberomuratoria non vi sono solo assonanze,
ma una perfetta sintonia di pensiero e d’intenti.
Ancora una volta, sia in questa sapienza sia in quella liberomuratoria, la
scelta del percorso iniziatico o dell’Arte persegue le due vie e in tal senso
non si può intraprendere e continuare il percorso se non si addiviene a una
liberazione dai volti oscuri dell’uomo: le passioni e i metalli. Per cui,
riprendendo quanto detto poco sopra, la via della gnosi, del
perfezionamento verso la verità, non si può perseguire in alcun modo se non
ci si spoglia dei metalli, se non s’intraprende il parallelo cammino della
virtù.
In effetti, questo cammino, è il sine qua non, come indicano in modo chiaro
le Costituzioni di Anderson, non solo per perseguire la maestranza dell’Arte,
ma per l’appartenere stesso a una fratellanza che si pone questi obiettivi,
come è il caso della Libera Muratoria. In effetti, come è noto, è necessario
essere di costumi irreprensibili (Regolamento dell’Ordine del Grande Oriente
d’Italia, Art. 1,b, cfr. anche Costituzioni di Anderson, Art.1) per farvi parte
e, chiaramente, questi requisiti non si intendono solo riferibili al momento
dell’iniziazione, ma come guida della continuità dell’appartenere alla Libera
Muratoria.
Analoghi intenti si ritrovano nel testo ermetico a cui intendo fare riferimento
in queste riflessioni.
Ermete, a più riprese, affronta il tema della virtù come premessa per la via
verso la gnosi e, in altri termini, come momento centrale dell’initium,
dell’iniziazione: quella riflessione che è propria del Gabinetto di Riflessione.
Nel Pimandro, il primo libro del Corpus, Pimandro, Pastore del Logos, precisa
che la via iniziatica è un cammino verso l’alto in cui il neofita deve spogliarsi
di quello che é; questa via viene indicata come una gradualità:
(l’iniziato).... nella prima zona si spoglia delle facoltà di aumentare e
decrescere, nella seconda dell’abilità propria della malizia, dell’inganno
ormai privo di effetto, nella terza abbandona il vano desiderare divenuto ora
inefficace, nella quarta l’ostentazione del comandare privata della sua
avidità, nella quinta l’audacia empia e la temerarietà dell’ardire, nella sesta
i disonesti appetiti generati dalla ricchezza, ormai vani, nella settima infine
la menzogna ingannatrice.
Sette gradini della scala iniziatica (alcuni autori come Ragon ritengono che
debbano essere sette i gradini del tempio massonico) che rappresentano
altrettanti vizi che impediscono lo scorrere della via iniziatica.
In modo simile e più ampio Ermete Trismegisto si sofferma su questo
importante ed ineludibile aspetto della via iniziatica (proprio anche della
Libera Muratoria) quando rivolge la sua parola al figlio Tat per indicargli la
natura e la via della rigenerazione (Libro XIII, Discorso segreto sulla
montagna); quest’ultima avviene, come accade in modo analogo per i liberi
muratori, se ci si prepara per (ci si dispone come avviene nel Gabinetto di
Riflessione) e poi ci si spoglia di ciò che è pesante e che impedisce il
cammino: il fardello proprio della vita profana costituito da metalli, vizi e
passioni. Sono questi i tormenti che affliggono l’uomo e dai quali si deve

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liberare colui che intende avvicinarsi all’invisibile-oltre, che vuole


perseguire un perfezionamento che lo porta alla conoscenza.
Per Ermete Trismegisto tali tormenti sono in numero di 12 come dodici sono i
segni zodiacali: ognuno di essi è un ostacolo che deve essere superato.

I 12 Tormenti

Il primo e più insidioso tormento è l’agnosia o ignoranza. In cosa consiste?


Ermete così dice a Tat: libera te stesso dagli irrazionali tormenti della
materia (Corpus, XIII,7). Ma Tat afferma di ignorare di possederli ed è questa
l’ignoranza, il primo tormento da cui ci si deve liberare per intraprendere la
via della rigenerazione. L’ignoranza è così il mancato riconoscimento della
presenza dei tormenti nel proprio mondo interiore; senza tale
riconoscimento l’iniziato non può neanche operare per liberarsene.
L’iniziato per superare questo stato di ignoranza deve riconoscere la sua
condizione, cioè quella di essere un puer mosso da vizi e passioni, di essere
sempre in uno stato di mancanza di conoscenza e quindi sempre rivolto ad
esaudire questa sua sete. Riconoscere il proprio stato significa riconoscere i
propri limiti e disporsi a superarli.
L’ignoranza, poi, è riferita al piano della conoscenza: essa è la mancata
conoscenza di Dio o, se si vuole, di ciò che è in alto ed oltre ogni cosa.
Oltre all’ignoranza vengono indicati altri undici tormenti: il dolore,
l’incontinenza, il desiderio, l’ingiustizia, la cupidigia, l’inganno, l’invidia, la
frode, l’ira, la temerarietà, e la malvagità (Corpus, Libro XIII,7).
Questi dodici tormenti sono un’ostacolo insormontabile se si vuole
perseguire il cammino iniziatico che porta alla rigenerazione ed essi vengono
superati con l’ausilio di ciò che Ermete chiama le potenze che provengono
dal Nous e che permettono di superare i tormenti; ai tormenti allora sono
correlate le potenze: conoscenza, gioia, continenza, fermezza, giustizia,
altruismo, verità, bene, vita, luce (Corpus, XIII,8). Tali potenze, quindi, sono
le virtù che devono essere seguite dall’iniziato e che, in termini massonici,
costituiscono i doveri del libero muratore.
Per questo, l’iniziato deve stare lontano dagli sciocchi, malvagi, perversi,
invidiosi, avidi e assassini (Corpus, I, 23); quindi il suo modo di vivere non
può che essere contrario a quello di tali uomini: egli prima di intraprendere
il cammino deve predisporsi a spogliarsi e a superare i tormenti ed è solo con
un assiduo lavoro interiore, etico e conoscitivo, che egli potrà poco alla volta
salire i gradini della scala che lo porta alla rigenerazione.
L’antica tradizione iniziatico-esoterica è chiara quanto chiari, pur con parole
diverse, sono i testi fondativi della Libera Muratoria Operativa e Speculativa.
Che significa, allora, scavare profonde prigioni al vizio secondo quanto viene
affermato dal rituale massonico del primo grado? Non può significare altro
che liberarsi dai tormenti e quindi seguire una via etica (innalzare templi
alla virtù, Rituale del primo grado) rivolta in primo luogo verso se stessi, in
secondo verso i propri fratelli e in terzo verso tutti gli uomini.
Una consonanza iniziatica tra la Libera Muratoria e le tradizioni esoteriche
che appare ancora più forte se si fa riferimento proprio alle Costituzioni di
Anderson.
Quando in esse, e in altri testi, si adopera la parola dovere questa,
ovviamente, ha un significato etico ed equivale a quel termine di potenza
che viene utilizzato da Ermete Trismegisto e che possiamo altresì indicare
con il termine virtù: i doveri sono le virtù del libero muratore.
È chiaro, allora, come si è affermato all’inizio, che la via etica è il sine qua
non della via iniziatica, ed è un percorso ineludibile per ogni massone; per
cui, l’appartenenza alla comunione massonica e la sua frequentazione
diventano vacue (o se si vuole farisaiche) se non ci si sforza di attenersi ai
doveri e ci si libera continuamente dai tormenti dell’animo umano.
I doveri dei liberi muratori sono ciò che caratterizza la natura del libero
muratore e senza una dedizione assidua verso di essi viene meno il senso
stesso della Libera Muratoria ed anche la stessa via della conoscenza
nell’ideale rivolgimento verso la verità, verso l’oltre e l’invisibile.
Che cosa affermano a questo proposito le Costituzioni di Anderson e che
legame evidente si ritrova con le più antiche vie iniziatiche? Se leggiamo con
attenzione tali Costituzioni si rileva che in esse il prerequisito del
superamento dei tormenti ha un carattere fondazionale: senza di esso si
esce dalla Libera Muratoria. Come è noto, in tal senso, il primo requisito è

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Grande Oriente d'Italia - Hiram 1 2002 - I 12 tormenti

quello di essere liberi e di buoni costumi; il testo di Anderson è ancora più


preciso: le persone ammesse in loggia devono essere uomini buoni, e leali,
nati liberi, giudiziosi e riservati (Costituzioni, Art. III). Il requisito diventa
negli articoli successivi la norma, il dovere, del comportamento del libero
muratore che deve sempre fondarsi sull’Amore Fraterno (Costituzioni, Art.
V) che deve essere consolidato e perpetuato all’interno delle logge; L’Amore
Fraterno, pietra di fondazione e di volta, cemento e gloria di questa antica
fratellanza (Costituzioni, Art. VI, 5). Quale significato si intende assegnare
all’espressione pietra di fondazione e di volta? Da un lato, ci si riferisce al
fatto che la Libera Muratoria è fondata sull’amore fraterno che deve essere
sempre perseguito sia nei lavori muratori sia nel mondo profano nei
confronti di tutti i fratelli. Dall’altro, questa pietra di fondamento non solo
caratterizza la fratellanza liberomuratoria ma è ciò che la guida
continuamente, è il punto di riferimento per giudicare il proprio e l’altrui
comportamento ed altresì permette il proseguimento della via iniziatica e
dei lavori rituali.
Per questo, proprio in riferimento a quelli che per Ermete sono i 12
tormenti, le Costituzioni di Anderson proseguono affermando che si deve
evitare ogni disputa e discordia, ogni calunnia e maldicenza, non
consentendo ad altri di diffamare un fratello onesto, ma difendendone la
reputazione e rendendogli tutti i buoni servigi compatibili con il vostro onore
e la vostra sicurezza (Costituzioni, Art. VI,5); ed ancora: né ripicche
personali né liti devono essere introdotte in Loggia (Costituzioni, Art,VI,2).
I 12 tormenti indicati da Ermete Trismegisto sono l’ostacolo che deve essere
superato e i doveri del libero muratore sono le potenze o le virtù che
permettono di superare proprio questi dodici tormenti.
Analoghi precetti etici, o doveri, sono indicati negli Antichi Doveri, cioè quei
testi di riferimento della Libera Muratoria che Anderson afferma che ci si
deve conformare (Costituzioni, Art. VI).
Nel primo articolo, per esempio, del già citato Poema Regius, si dice che il
maestro massone deve essere pienamente sicuro, risoluto, fidato e sincero
(Poema Regius, Primo Articolo); nel Manoscritto di Cooke si afferma che:
ogni maestro di quest’Arte deve essere saggio e leale (Primo Articolo). Anche
la lettura di altri Antichi Doveri riporta quanto è stato chiarito sinora: la via
etica, il perfezionamento morale e la conseguente condotta etica dei
fratelli, sia verso gli altri fratelli, che verso gli altri uomini (da qui l’impegno
etico nel mondo) costituiscono un apparato di regole morali ineludibili che,
se non vengono seguite con assiduità e sforzo, accade che venga meno
l’amore fraterno che ne è a fondamento e in tal modo si esce
automaticamente fuori dalla condizione iniziatica e liberomuratoria.
Ma perché mai, ci si chiede per concludere, la tradizione iniziatico-esoterica
e quella liberamuratoria, operativa prima e speculativa poi, hanno reso
centrale e forte il piano etico e quindi hanno indicato le vie per raggiungerlo
(potenze, virtù e doveri)?
Per almeno tre ragioni fondamentali.
La prima per il fatto che queste antiche e moderne riflessioni sapienziali
erano ben consce dei caratteri psicologici propri dell’uomo e del fatto che in
esso albergano quei vizi e passioni che sono ciò che non permette alcuna
forma di fratellanza né alcuna via di perfezionamento. In base a questa
constatazione è apparso inevitabile indicare quale atteggiamento ineludibile
quello di spogliarsi dai vizi, dalle passioni e dai metalli: da qui i tormenti e
le potenze di Ermete e i doveri dei liberi muratori.
In secondo luogo, un’ulteriore ragione risiede nel fatto che il mancato
superamento dei tormenti e l’abbandono ad essi o, se si vuole, la negazione
o l’indebolimento degli Antichi Doveri, portano a due inevitabili
conseguenze: la negazione del perfezionamento sia etico ma ancor più
conoscitivo (o se si vuole spirituale) e quindi l’impossibilità di raggiungerlo in
quanto deviati dai tormenti e la possibile distruzione o la vanificazione (o se
si vuole la profanizzazione) stessa dell’Istituzione muratoria (ed in effetti,
come si sa, proprio questo è accaduto ed ancora accade in non poche
condizioni). Come si può, infatti, pensare a un uomo, a un libero muratore, a
un iniziato che intende perfezionare la sua spiritualità e la sua conoscenza
se il suo comportamento è contrario ai doveri etici e alla virtù ed è in balìa
dei tormenti, se non riesce a frenare le passioni e il desiderio di metalli
anche all’interno del Tempio?
Infine, la terza ragione è appunto quella già indicata della stretta

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Grande Oriente d'Italia - Hiram 1 2002 - I 12 tormenti

connessione tra conoscenza e virtù; l’iniziato è come l’Ulisse di Dante fatto


per seguire virtute e conoscenza.
L’indicazione, allora, dei tormenti, delle potenze, dei vizi e dei doveri, ci
deve far pensare che anche come iniziati siamo uomini e portiamo con noi,
chi più chi meno, i caratteri della nostra specie: i tormenti del nostro animo;
allora, è necessario che vengano poste delle regole etiche, così come sono
state indicate nella nostra tradizione liberomuratoria. Ed è anche
comprensibile e sarebbe utopico pensare che non possano sorgere
divergenze e discordie, che non vi siano personalismi, invidie e maldicenze,
ma se intendiamo seguire la via iniziatico-muratoria allora tre sono i farmaci
esoterici:
1. educare con continuità i fratelli alla virtù con un esplicito riferimento ed
un adeguamento continuo ai doveri, anche come lavoro di istruzione rituale,
mirando sempre al loro rafforzamento ed evitando il loro indebolimento;
2. operare ritualmente e tra i fratelli in modo che il proprio animo sia
consapevole e si adoperi in modo da evitare di ricorrere alle passioni e al
desiderio di metalli prima ancora che insorgano;
3. laddove questo accada, essere pronti a ritornare sulla via della virtù, così
come indicano le Costituzioni fondative e gli Antichi Doveri, adoperandosi
instancabilmente in modo che possa sempre essere ristabilita l’armonia e
regni l’Amore Fraterno.
Nessuno, in quanto uomo, pur seguendo la via della rigenerazione, nasce
libero dai tormenti e può osare di scagliare la prima pietra né vedere la
pagliuzza negli occhi dell’altro senza osservare la trave nei suoi: ed allora è
uno sforzo che ogni fratello deve attuare continuamente nel suo mondo
interiore; insieme con gli altri fratelli si potrà fare quanto è possibile per
richiamarci ai doveri e superare qualche tormento, consapevoli che altri ne
nasceranno e sulla base degli sforzi raggiunti forse saremo tutti più forti
nell’allontanarci insieme da essi.

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