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La Continuit`a e la Differenziabilit`a di Funzioni Definite Tramite Integrali

Teorema (Continuit`a della funzione integrale). Sia f :

A × R R una funzione continua di n + 1 variabili reali e siano α(x) e β(x) due funzioni reali continue e definite in A. Allora la

funzione integrale Φ(x) = tinua in A.

Dim. Consideriamo inizialmente la funzione F : A × R 2 R, tale che

f (x, t)dt, risulta anch’essa con-

β(x)

α(x)

F (x, y, z) = z f (x, t)dt,

y

x A R n ,

y, z R

provando che tale funzione `e continua su A × R 2 allora anche la funzione Φ(x) = F (x, α(x), β(x)) lo sar`a essendo composizione di funzioni continue. Fissando un punto (x 0 , y 0 , z 0 ) A×R 2 , si consideri K ×[a, b] 2 un compatto contenente un intorno del punto (x 0 , y 0 , z 0 ). Utilizzando il teorema di Weierstrass si ha che esiste un M > 0 tale che

|f (x, t)| ≤ M

per ogni (x, t) K × [a, b].

Inoltre si ha che per ogni (x, y, z) K × [a, b] 2

|F (x, y, z) F (x 0 , y 0 , z 0 )|

y 0

y

|f (x, t)| dt +

+

+

y

z

0

z

z

0

0

|f (x, t) f (x 0 , t)| dt +

|f (x, t)| dt

M |y y 0 | +

z

y

0

0

|f (x, t) f (x 0 , t)| dt +

1

M |z z 0 | .

Essendo la funzione g(x, t) = |f (x, t) f (x 0 , t)| continua nel compatto K × [a, b], in base al teorema di Cantor essa sar`a anche uniformemente continua, di conseguenza fissato un ε > 0 esiste un δ > 0 tale che scelta una qualunque coppia (x 1 , t 1 ) (x 2 , t 2 ) di punti di K × [a, b] aventi distanza minore di δ, risulta che

|g(x 1 , t 1 ) g(x 2 , t 2 )| < ε;

in particolare se (x 1 , t 1 )

g(x 2 , t 2 ) = g(x 0 , t 0 ) = 0, allora si ha

= (x 0 , y 0 ) essendo

=

(x, y)

e

(x 2 , t 2 )

|g(x, t)| =

|f (x, t) f (x 0 , t)| < ε

con |x x 0 | < δ. Se inoltre |y y 0 | < ε, e |z z 0 | < ε, si ottiene in conclusione

che

|F (x,

y, z) F (x 0 , y 0 , z 0 )|

2+ ε |z 0 y 0 |

 

(2M + b a)ε

− y 0 |   ≤ (2 M + b − a ) ε Infine vale

Infine vale il seguente risultato, riguardante la differenzia- bilit`a della funzione integrale.

Teorema (Differenziabilit`a della funzione integrale). Sia f : A × R R una funzione continua di n + 1 variabili reali di classe C 1 in A ed inoltre siano α(x) e β (x) due funzioni reali di

classe C 1 (A), allora la funzione integrale Φ(x) =

β(x)

α(x)

f (x, t)dt,

`e ancora di classe C 1 (A) e le componenti del suo gradiente DΦ

per ogni i ∈ {1, 2,

Φ

∂x i

=

f (x, β(x))

, n} risultano

∂β

f (x, α(x))

∂x i

2

∂α

i +

β(x)

α(x)

∂x

∂f

i (x, t).

∂x

(1)

Dim. Sia F : A × R 2 R 2 una funzione definita come segue:

F (x, y, z) = z f (x, t)dt,

y

(2)

x A R n , y R, z R. Inoltre, fissati (x, y) A × R definiamo a partire dalla (2) la funzione dipendente dalla sola variabile z :

G(z) = z f (x, t)dt,

y

a tale funzione applichiamo il teorema fondamentale del calcolo integrale, di conseguenza essa sar`a derivabile ed in particolare la sua derivata vale:

G (z) = F ∂z (x, y, z) = f (x, z).

Allo stesso modo, considerando la funzione

otterremo che

N(y) = y f (x, t)dt,

z

N (z) = F ∂y (x, y, z) = f (x, y).

A questo punto calcoliamo la derivata parziale della funzione F

rispetto ad x i , dove x i , i ∈ {1, 2,

di x A, e proviamo che

, n}, `e l’i-esima componente

∂F

∂x i

= z

y

∂f

i (x, t)dt.

∂x

(3)

Infatti considerato un punto x A, essendo A un aperto esiste un

δ > 0 tale che x + he i con h [δ, δ] ed e i = (0,

, 0)

,

0, 1, 0,

3

(vettore avente tutte componenti nulle tranne l’i-esima uguale ad 1) appartiene ancora ad A, allora in base alla definizione di F, risulta che:

F(x + he i , y, z) F (x, y, z)

h

= z

y

f(x + he i , t) f (x, t)

h

dt.

(4)

Essendo

f (x, t), immaginando di fissare la variabile t, `e possibile applicare

il teorema di Lagrange per una funzione di una variabile e di conseguenza otteniamo che esiste ϑ (0, 1):

il rapporto incrementale della funzione

f(x+he i ,t)f (x,t)

h

f(x + he i , t) f (x, t)

h

= f x i (x + ϑhe i , t).

(5)

Essendo per ipotesi f x i continua in A×R, essa sar`a a maggior ragione continua nel compatto (supponendo che y < z)

{(x, t) [x δe i , x + δe i ] × [y, z]}

per cui in base al teorema di Cantor essa sar`a uniformemente continua in tale insieme e ε > 0, δ 1 δ tale che

|f x i (x + ϑhe i , t) f x i (x, t)| < ε,

(ϑ, t) (0, 1) × [y, z]

a patto che |h| ≤ δ 1 .

Dalla precedente disuguaglianza, dalla (4) e dalla (5) segue che per ogni |h| ≤ δ 1

F(x + he i , y, z) F (x, y, z)

h

z

y

∂f

∂x

i (x, t)dt

z

y

f(x + he i , t) f (x, t)

h

f x i (x, t) dt

= z |f x i (x + ϑhe i , t) f x i (x, t)| dt

y

ε z dt = ε |z y| ,

y

4

da cui segue la (3). Infine applicando il teorema di continuit`a della funzione in- tegrale F, risulta anch’essa una funzione di classe C 1 (A × R 2 ), da cui la funzione integrale si pu`o rappresentare come segue

β(x)

Φ(x) = F (x, α(x), β(x)) = α(x) f (x, t)dt,

x A R n . Inoltre poich´e per ipotesi α(x), β(x) sono funzioni di classe C 1 (A) utilizzando il teorema di differenziabilit`a delle funzioni composte segue che anche Φ `e una funzione di classe C 1 (A) e

vale la (1) ossia la tesi.

delle funzioni composte segue che anche Φ `e una funzione di classe C 1 ( A

5

Curve

Definizione. Si definisce curva in R n l’applicazione continua

Le

γ

:

I

R R n , dove I

`e un intervallo della retta reale.

equazioni, dette equazioni parametriche,

x

x

1

2

=

=

γ 1 (t) γ 2 (t)

x n = γ n (t)

esprimono le componenti di γ; inoltre, il codominio γ(I) `e detto sostegno della curva.

1

Curve Regolari

Definizione. Si definisce curva regolare in R n l’applicazione

γ : I = [a, b] R R n , di classe C 1 in I, tale che, per ogni

t (a, b), il vettore

γ (t) = (γ

i

(t)) i=1,

,n

`e sempre diverso dal vettore nullo. La curva γ si dice invece regolare a tratti se `e continua e si pu`o dividere l’intervallo [a, b] in un numero finito di intervalli, in ognuno dei quali γ `e regolare.

Si osservi che se f : [a, b] R `e una funzione di classe C 1 , al-

lora `e possibile considerare la curva piana, regolare di equazioni parametriche γ(t) = (t, f (t)) il cui sostegno `e il grafico della fun- zione f ed inoltre y = f (x) rappresenta l’equazione cartesiana della curva.

A volte `e utile esprimere l’equazione di una curva in un oppur-

tuno sistema di coordinate, ad esempio l’equazione della curva del piano in coordinate polari sar`a la seguente, detta equazione polare

ρ = ρ(ϑ),

ϑ 0 ϑ ϑ 1 ,

le

relative equazioni in coordinate cartesiane risultano

x = ρ(ϑ) cos ϑ,

y = ρ(ϑ) sin ϑ,

ϑ 0 ϑ ϑ 1 ,

di

conseguenza ϑ sar`a il parametro e la curva piana `e l’applicazione

γ

: R R 2 tale che γ(ϑ) = (ρ(ϑ) cos ϑ, ρ(ϑ) sin ϑ) . Infine si os-

servi che se ρ(ϑ) C 1 (R), allora la curva `e regolare se e solo se

[ρ(ϑ)] 2 + [ρ (ϑ)] 2 > 0,

1

ϑ 0 ϑ ϑ 1 .

Funzioni a Valori Vettoriali

Una funzione a valori vettoriale `e un’applicazione che ad ogni punto di un aperto A di R n associa uno ed un solo punto di R m , con n, m N. Sia f : A R n R m una funzione a valori vettoriali, sia

inoltre x =(x 1 ,

resenta un vettore definito come segue

, x n ) un generico punto di A, allora f (x ) rapp-

f (x )=(f 1 (x ),

, f m (x )) = (f j (x )) j =1 ,

,m

x = (x i ) i{ 1,

le componenti di f.

,n

} A, dove le funzioni f 1 ,

, f m rappresentano

Evidentemente, poich`e ogni componente della f , f j (x ) con

j = 1,

, m, `e una funzione scalare definita su A a valori in R :

f j : A R n R,

j ∈ {1,

,

m }

`e possibile applicare ad agnuna di esse tutte le propriet`a, come ad esempio la derivabilit`a e la differenziabilit`a, analizzate per le funzioni scalari di pi`u variabili reali.

1

Teorema di derivazione delle Funzioni Composte

Se il vettore x(t), definito dalla funzione x : E

risulta derivabile nel punto t E (cio`e le n funzione x 1 (t),

x 2 (t),

f

la funzione composta g(t) = f (x(t)) `e derivabile in t E e la

: F R `e differenziabile nel punto x(t) F R n , allora

, x n (t) sono derivabili nel punto t E) e se la funzione

R R n ,

derivata vale

g (t) = (f (x(t)), x (t)) =

n

i=1

f x i (x(t)) · x (t).

Dim. A partire dalla ipotesi della differenziabilit`a della funzione f , scritta nella seguente forma

f (y) = f (x) + (f (x), y x) + o(|y x|),

per

y x.

Ponendo x = x(t) e y = x(t + h) (con t, t + h E), otteniamo

f (x(t+h)) = f (x(t))+(f (x(t)), x(t+h)x(t))+o(|x(t + h) x(t)|).

Pertanto `e possibile rappresentare il rapporto incrementale della funzione composta g(t) nella forma

g(t + h) g(t)

h

=

f (x(t + h)) f (x(t))

h

=

(f (x(t)), x(t + h) x(t) ) +

h

+ o (|x(t + h) x(t)|)

h

.

(1)

Calcoliamo separatamente i limiti al secondo membro per h 0.

Supponendo che |x(t + h) x(t)| = 0 per h

= 0, risulta

lim

h0

o (|x(t + h) x(t)|)

h

=

=

lim

h0

0.

|o (|x(t + h) x(t)|)|

|x(t + h) x(t)|

· lim

h0

|x(t + h) x(t)| |h|

1

Tale limite `e, infatti, il prodotto di una quantit`a che, per definizione di “o piccolo” converge a zero e di una quantit`a che ammette limite finito:

lim

h0

|x(t + h) x(t)|

|h|

= h0


=

lim

n

i=1

n

i=1

x i (t + h) x i (t)

h

(x i (t)) 2 1/2 = |x (t)| .

2 1/2

Da cui passando al limite per h 0 nella (1), si ottiene che

g (t) = (f (x(t)), x (t)).

2

/ 2 Da cui passando al limite per h → 0 nella (1), si ottiene che

Derivate Direzionali

Le derivate parziali sono un caso particolare di derivate lungo una direzione. Con il termine direzione si intende un vettore v

di

lunghezza unitaria, v = 1. Se x `e un punto di R n al variare

di

t in R il punto x+tv descrive una retta che passa per il punto x

ha direzione determinata da v. Se x e v sono fissati la funzione

e

g(t) = f(x+tv)

`e

Definizione. La derivata della funzione g(t) = f (x + tv) nel punto t = 0 se esiste, si chiama derivata della funzione f nella direzione v:

una funzione della sola variabile t.

v ∂f (x) = g (0) = lim

t0

f(x+tv) f(x)

t

.

Si osservi che la derivata parziale rispetto alla variabile x i non

`e altro che la derivata lungo la direzione dell’asse delle x i , cio`e lungo il vettore e i che ha le componenti tutte nulle, ad eccezione della i-esima, che vale 1. Ad esempio, in due variabili la derivata rispetto a x `e la derivata lungo la direzione e 1 = (1, 0). Si ha in generale

g (t) =

v ∂f (x+tv).

Infatti posto x t = x+tv, risulta che

g (t) = lim

h0

g(t + h) g(t)

h

= lim

h0

f(x t +hv) f(x t ) h

=

v ∂f (x t ).

Esempio. Calcoliamo la derivata della funzione f (x, y) = x 2 y

e x+y lungo la direzione v =

1 2 , √ 3 2
1
2 , √ 3
2

. Si ha

g(t)

=

f(x + 2 , y + 3 t)

t

2

1

=

x + 2 2 y + 3

t

2

t e x+y+t

e quindi

v ∂f (x, y) = g (0) = xy + 3 x 2

2

1

2 + 3

2

2

1 2 + √ 3 2
1
2 + √ 3
2

e x+y

Derivate Parziali

Il passaggio dalle funzioni di una variabile a quelle di pi`u vari- abili comporta sono in alcuni casi la naturale generalizzazione di concetti gi`a trattati nel caso di funzioni di una variabile; nella maggior parte dei casi, infatti, passando da una a pi`u variabili molti concetti subiscono una netta modificazione. Trattiamo il calcolo differenziale nel caso di funzioni reali di due variabili, potendo estendere senza difficolt`a i concetti trattati per funzioni di n variabili.

Definizione. Sia A un aperto di R 2 ed f : A R una fun-

zione definita su A.Assegnato un punto (x, y) A supponendo

di tenere fissa una delle due variabili da cui f dipende (ad es-

empio la y ) e facendo variare l’altra, otterremo una funzione di una sola variabile (nel caso considerato la variabile `e la x ); se la funzione cos`ı definita risulta derivabile, diremo che f (x, y) am- mette derivata parziale rispetto ad x. Tale derivata parziale

si indica come segue

f x = ∂f ∂x

(x, y) = lim

h

0

f (x + h, y) f (x, y)

h

.

Ripetendo lo stesso ragionamento facendo variare la y e tenendo fissa la x, analogamente risulta

f y = ∂f ∂y

(x, y) = lim

k

0

f (x, y + k) f (x, y)

h

.

Una definizione simile vale nel caso di tre o pi`u variabili. Sia f : A R, una funzione definita in un aperto A R n ,

n ) A la derivata parziale

della funzione f (x ) si

calcola considerando tutte la altre variabili

assegnato un punto x = (x 1 , rispetto alla variabile x i , i ∈ {1,

,x

n},

x 1 ,

,

x i 1 , x i+1 ,

,

x

n

1

come fissate, in tal modo f sar`a funzione soltanto della variabile reale x i . Se la funzione cos`ı ottenuta risulta derivabile, allora diremo che f (x) ammette derivata parziale rispetto ad x i , ed essa si indica con uno dei seguenti simboli

∂f

∂x

i

,

D i f,

f x i

oppure

f i .

Definizione. Una funzione f : A R che possiede tutte le derivate parziali in un punto x 0 A si dice derivabile in x 0 .

Definizione. Se f `e derivabile per ogni x A , allora f `e deriv- abile in A.

In particolare, si ha che se f `e derivabile in ogni x A, allora

ogni derivata parziale f x i , i ∈ {1,

in A. Se f x i `e ancora una funzione derivabile in A, allora le sue derivate parziali sono dette derivate seconde di f e sono indicate con

, n}, `e una funzione definita

2 f

∂x

j x i

o

f x i x j .

Ne segue che la matrice quadrata n × n i cui elementi sono

, n} e j

le derivate seconde della funzione f x i x j , con i ∈ {1,

{1,

,

n}

2 f = D 2 f = (f x i x j ) i,j { 1,

,n

} =

f x 1 x 1 f x 2 x 1

f x n x 1

f x 1 x 2

f x 1 x n

f x n x n

`e detta matrice hessiana. Le derivate f x i x i sono dette pure, men-

tre, f x i x j , i = j , sono dette miste .

2

Esempio. Sia data la funzione f (x, y) = e x 2 y derivabile in R 2 , allora risulta che

∂f

∂x

∂f

∂y

= 2xe x 2 y ,

= x 2 e x 2 y .

3

Differenziabilit`a e Continuit`a

Dalla definizione di differenziabilit`a, segue subito il seguente risultato.

Teorema. Una funzione f : A R n R differenziabile in x 0 `e continua in x 0 . Inoltre essa `e derivabile in ogni direzione, e si ha

v ∂f (x 0 ) = (f(x 0 ), v),

dove abbiamo indicato con (f (x 0 ), v) il prodotto scalare tra il gradiente di f in x 0 e il vettore v.

Dim. Sia f differenziabile in x 0 , cominciamo a provare che essa

`e anche continua. Evidentemente risulta che

f(x) f(x 0 )

=

f(x) f(x 0 ) (f(x 0 ), x x 0 )

x x 0 +(f (x 0 ), x x 0 ).

x x 0 +

essendo la funzione differenziabile in x 0 per x x 0 i due ter- mini al secondo membro tendono a 0 e quindi f (x) f (x 0 ), cosicch´e f `e continua in x 0 . Proviamo la seconda parte. Sia v una direzione e sia x = x 0 + tv. Quando t 0 si ha che x x 0

e quindi per definizione di differenziabilit`a si ottiene

lim

t0

f(x 0 + tv) f(x 0 ) (f(x 0 ), tv)

t

= 0.

Per definizione di prodotto scalare, si ha (f (x 0 ), tv) = t(f(x 0 ), v)

e quindi

lim

t0

f(x 0 + tv) f(x 0 )

t

che rappresenta la tesi.

1

=

(f(x 0 ), v).

e quindi lim t → 0 f ( x 0 + t v ) − f

Differenziabilit`a

Nel caso di funzioni di una variabile reale `e noto che una funzione derivabile in un punto x `e continua nel medesimo punto; questo risultato non vale in pi`u variabili, nemmeno se si suppone che la funzione ammetta derivata in ogni direzione. Come mostra il seguente esempio

Esempio. E’ semplice provare che la funzione

f (x, y) =

xy

x 2 +y 2

0

se

=

(x, y)

(0, 0)

se

=

(x, y)

(0, 0)

ammette derivate in tutte le direzioni nell’origine. D’altra parte la funzione non `e continua in (0, 0). Consideriamo infatti i punti

x k =

1

k 2 ,

k 1 , che quando k +tendono a (0, 0). Si ha

f(x k ) =

1

k

4

= 1

1 2

1 4 +

k

k

4

per ogni intero positivo k. Se ora la funzione f fosse continua in (0, 0), essendo f (0, 0) = 0 dovrebbe esistere un intorno I di (0, 0) tale che |f (x, y)| < in I. Questo `e assurdo poich´e prendendo k abbastanza grande in punti x k appartengono a I e f (x k ) = 1 A maggior ragione poi non esister`a il piano tangente al grafico della funzione f (x, y) nel punto (0, 0).

Allo scopo di dare la definizione di differenziabilit`a di una funzione in un punto, ricordiamo che nel caso di una variabile, la retta tangente al grafico della funzione y = f (x) nel punto (x 0 , f(x 0 )) di equazione y = f (x 0 ) + f (x 0 )(x x 0 ) `e l’unica retta passante per il punto (x 0 , f(x 0 )) per la quale la differenza tra il valore della funzione e quello dell’ordinata corrispondente della retta tenda a zero pi`u velocemente di x x 0 :

1

2

2 .

1

lim

xx 0

f(x) f(x 0 ) f (x 0 )(x x 0 )

x x 0

= 0

lim

xx 0

f(x) f(x 0 )

x x 0

=

f (x 0 )

Questa definizione, ricordando l’equazione del piano tangente, si pu`o generalizzare nel modo seguente

Definizione. Sia A un aperto di R n e f : A R, allora si dice che f `e differenziabile nel punto x 0 A se `e derivabile in x 0 e se

f(x) f(x 0 ) (f(x 0 ), x x 0 )

lim

xx 0

= 0.

x x 0 Infine, la funzione f di dice differenziabile in A se `e dif- ferenziabile per ogni punto x A.

Infatti un’applicazione geometrica del concetto di differen- ziabilit`a `e la seguente: se la funzione f (x) `e differenziabile in x 0 , allora esiste il piano tangente in (x 0 , f(x 0 )) al grafico della funzione f (x) di equazione:

z =

f(x 0 ) + (f(x 0 ), x x 0 ).

Come nel caso di una variabile `e possibile interpretare tutto in termini di infinitesimi delle variabili indipendenti x i e della funzione f . Quando ad ognuna delle variabili x i si assegna un incremento infinitesimo dx i la funzione f riceve un incremento df (x) = f (x+dx) f (x). Risulta allora che

df(x) =

n

i=1

D i f (x)dx i ,

La quantit`a df (x) si dice differenziale (o anche differenziale to- tale) della funzione f nel punto x; essa `e uguale alla somma dei prodotti delle derivate parziali per gli incrementi infinitesimi delle rispettive variabili.

2

Teorema sulla differenziabilit`a delle Fun- zioni Composte

Indichiamo con

x 1 (t), x 2 (t),

derivabili parzialmente rispetto a t j , per qualche j ∈ {1, 2,

e siano

, x n (t) n funzioni definite in un aperto E di R k ,

, k},

t =

(t 1 , t 2 ,

, t k ) una variabile di

R k

in un punto t E. Sia F un aperto di R n contenente il codomo- nio x (E ) della funzione x : E R n , e sia f : F R una funzione differenziabile nel punto x (t). Allora la funzione com- posta g (t) = f (x (t)) = f x (t) `e definita in E, `e derivabile

parzialmente nel punto t rispetto a t j , e la derivata vale

j (t) = f (x (t)),

∂g

∂t

x

∂t j

(t) =

n

i=1

∂f

∂x

i (x (t)) x i (t).

∂t j

Se poi f

che la funzione composta g = f x `e di classe C 1 , e quindi

, x n (t) sono funzioni di classe C 1 , an-

e x 1 (t), x 2 (t),

differenziabile in F.

1