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Unipotesi sul ruolo del PCI nel caso Moro

Per il ventennale del rapimento e delluccisione di Aldo Moro scrissi un dramma intitolato Il caso Moro (con Sergio Fantoni, regia di Cristina Pezzoli, Teatro Stabile di Parma La Contemporanea 1998). Preparando la prima stesura, lessi e studiai quasi tutte le fonti primarie e secondarie relative al caso Moro, e parlai a lungo con alcuni protagonisti della vicenda: brigatisti, amici e familiari di Moro, inquirenti. Per scrivere il dramma, questo lavoro di ricerca non mi serv quasi a nulla. Non intendevo fare del teatroverit, n dare una lettura realistica, politica o gialla, della vicenda; e anche se avessi voluto, via via che procedevo con la lettura dei documenti e delle interpretazioni, maccorgevo di inoltrarmi in una nebbia della guerra sempre pi fitta e tossica. Da tutto quel lavoro da archivista, per, una o due conclusioni ipotetiche le ho ricavate. Qui ne presento una, che forse i lettori potranno trovare interessante perch corre parallela ad alcune ipotesi sulla storia contemporanea italiana che Gianfranco la Grassa sta delineando su questo blog. Concludo la premessa con l'indispensabile caveat: questa solo un' ipotesi. L'ho ricavata da studi e riflessioni, ma non ho nessuna prova e nessun documento a sostegno. Invito dunque a considerarla per quel che vale: un po' come l'ipotesi di un astronomo che, dallo studio dei campi gravitazionali, inferisce l'esistenza di un pianeta invisibile. A cavallo fra la fine degli anni Sessanta e gli anni Settanta si verifica, fra mille complicazioni e contraddizioni, un grande bradisismo lungo la faglia di Yalta, che coinvolge anche il PCI, nel quale probabilmente si fa strada il sospetto che ledificio dellURSS stia cedendo alle fondamenta. Pochi in Italia e in Occidente sospettano la gravit della crisi sovietica, ma i massimi dirigenti PCI sono certo in posizione privilegiata per averne qualcosa di pi che un sentore. Lentamente, una fazione del PCI comincia ad avvicinarsi al campo NATO. I primi contatti avvengono durante il governo dei colonnelli greci, quando fazioni dell'amministrazione USA cominciano a preparare il post-dittatura e contattano, o si lasciano contattare, attraverso esponenti della resistenza greca, da rappresentanti del PCI. Un'altra tappa importante quella del golpe contro il governo Allende in Cile, con le riflessioni che provoca nel PCI e nella DC. L'emersione ufficiosa di questa ricerca di una strategia comune tra (settori degli) USA e (settori del) PCI si verifica con i primi viaggi di Napolitano negli USA, e culmina nell'atto ufficiale di Berlinguer che strappa con l'URSS dichiarando di sentirsi pi protetto dall'ombrello NATO che dal Patto di Varsavia. In questo quadro va probabilmente visto anche l'episodio, mai ufficialmente confermato ma almeno verisimile, dell'attentato intimidatorio a Berlinguer in visita in Bulgaria. Secondo il mio avviso, la prospettiva strategica comune tra fazioni USA e fazioni PCI si salda definitivamente proprio durante il rapimento Moro. Il passaggio mi sembra di una logica paradossale ma stringente. Eccolo.

1. In teoria, Moro il principale interlocutore del PCI, perch lui e la sua corrente sono favorevoli (con molti distinguo e varie seconde intenzioni, ma comunque in una prospettiva "giolittiana" di graduale integrazione dell'opposizione di sinistra) al progetto di "compromesso storico"

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berlingueriano, che segnerebbe la liberazione del PCI dalla conventio ad excludendum conforme a Yalta, in cambio di una "occidentalizzazione" e "democratizzazione" del PCI. Inoltre, solo con estrema difficolt, e investendovi un enorme capitale politico, Moro riesce a tessere nella DC un gracile consenso intorno a questo progetto, che ha forti avversari, aperti e coperti, non solo nel suo partito ma in tutta la struttura dello Stato e in importanti fazioni della NATO e degli USA. Moro quindi l'uomo indispensabile perch si vari il "compromesso storico". Di conseguenza, per il PCI il rapimento di Moro dovrebbe rappresentare una catastrofe politica; infatti il calcolo prevalente nelle BR, quando decisero di rapire Moro, fu proprio questo: che il sequestro di Moro rendeva impossibile una collaborazione organica fra DC e PCI che avrebbe spento le loro speranze di radicalizzare la lotta politica in Italia. Dunque, il PCI dovrebbe perseguire con ogni mezzo la liberazione dello statista democristiano che gli ha socchiuso la porta del governo. Invece, il PCI diventa il maggiore rappresentante della "linea della fermezza". Come mai? Si dice, i BR erano figli traviati del PCI, dunque il PCI non poteva far altro che disconoscerli. E' certo vero; per anche vero che il PCI poteva benissimo, visto il suo controllo sui propri militanti (un controllo cos radicato che continua ancor oggi, nonostante tutto) dire una cosa e farne contemporaneamente un'altra, cio attivarsi: con tutto il proprio peso politico sulla DC e sulle strutture dello Stato, con le proprie strutture segrete e con i suoi contatti informali sugli ambienti contigui alle BR e sulla malavita organizzata per trovare e liberare Moro; e non solo non lo fece, ma tutta la sua linea politica mise in primo piano la ragion di Stato, che condannava a morte Moro, in secondo o terzo piano il ritrovamento dell'ostaggio; e soprattutto mai prese in considerazione, ma anzi si adoper per silenziare, le ragioni politiche che giustificavano la trattativa: quelle che tentarono di introdurre nel dibattito sia Moro con le sue lettere dal carcere, sia Craxi con la sua azione. Su questa posizione del PCI non c' dubbio alcuno. Perch fu adottata? Credo per questo motivo: che le fazioni del PCI in contatto con le fazioni USA intese a cavalcarne e guidarne il trasferimento nel campo occidentale, si accordarono sulla linea della fermezza che conveniva, per diverse ragioni, ad entrambi: cos stipulando, per cos dire, il primo vero e proprio contratto-quadro politico organico. Questo contratto-quadro conveniva agli USA perch distruggere Moro (fisicamente o politicamente: si ricordi che S. Pieczenick, lo psicologo del Dipartimento di Stato americano inserito nell'unit di crisi diretta da Cossiga, in caso di liberazione dell'ostaggio aveva predisposto il Piano Victor: immediato sequestro in clinica psichiatrica e lavaggio del cervello) significava distruggere la politica pro-araba che Moro ereditava da Mattei. Conveniva al PCI perch cos a) ideologicamente, rigettava nelle tenebre esterne tutta la violenza rivoluzionaria, anche la propria, tuttora legittimata a parole, e ricostituiva un avatar dell'unit antifascista tipo CLN, con i BR e tutti gli estremisti come nemico, accreditandosi come forza "democratica e antifascista" degna di governare un paese occidentale b) politicamente, perch incassava il credito politico degli USA che lo vidimavano come possibile forza di governo accettabile in campo NATO. Una prova indiziaria di questa ipotesi anche lazione politica di Cossiga negli anni seguenti. Francesco Cossiga, protagonista e principale interfaccia USA/Italia di quella stagione, per tutto il resto della vita si prodig instancabilmente per accreditare il PCI come forza politica atlantica, giungendo fino a rovesciare il governo Prodi per consentire a D'Alema di diventare Presidente del Consiglio, e di bombardare Belgrado per conto della NATO. Va rammentato che Cossiga era figlio elettivo, allievo politico e amico personale di Moro, che gli aveva aperto la via di una brillantissima e precoce carriera. La sua gestione del caso Moro, che in termini di nuda responsabilit morale e politica corrispose a un parricidio, gli cost un grave crollo psichico con importanti somatizzazioni, e

probabilmente la fine del suo matrimonio. Se fosse vero che proprio la gestione del caso Moro ha suggellato lalleanza organica fra la fazione occidentalizzante del PCI e le corrispondenti fazioni USA, sarebbe pi che naturale che Cossiga, principale gestore e garante di quella alleanza politica, sentisse impellente la necessit psicologica di garantirne la piena riuscita, perch solo cos si sarebbe giustificato, ai suoi occhi, il sacrificio umano celebrato ai danni del paterno amico, e alleviato il peso di una colpa che minacciava di disgregare la sua integrit psichica. La stessa necessit psicologica d conto anche della sua insistenza perch si giungesse a un generale condono, giuridico ma soprattutto culturale e politico, per tutti i protagonisti degli anni di piombo; un condono che reintegrasse quegli atti sanguinosi nella loro dimensione politica, ponendo termine alle letture moraleggianti pseudo-dostoevskiane della violenza politica come follia, ferocia, equivoco tuttora correnti. La reintegrazione nella comunit civile e la comprensione umana che auspicava per tutti i politici con le mani macchiate di sangue fraterno riguardavano, insomma, anche e anzitutto lui stesso. Roberto Buffagni