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A VENEZIA PUBBLICITA’ SI’, ENERGIE RINNOVABILI NO

La pubblicità è l’anima del commercio, si dice. Ed una vetrina più allettante di quella fornita da
Venezia non esiste al mondo. Ecco perché, in un momento di vacche magre, il Comune e la
Soprintendenza ai Beni Architettonici hanno deciso di far cassa autorizzando l’installazione di
megamanifesti pubblicitari sulle pareti di molti edifici lungo il Canal Grande ma anche di Palazzo
Ducale, Gallerie dell’Accademia e, tra poco, avremo addirittura dei maxischermi a cristalli liquidi
in Piazza San Marco che potrebbero fruttare fino a 3 milioni e mezzo di euro. La destinazione, per
fortuna, di tutti questi denari è il restauro dei tanti monumenti della città che cadono a pezzi come
ben rappresentato dalla mostra fotografica “Venezia crepa”.
E’ evidente che per la pubblicità in centro storico si è chiuso un occhio rispetto alla cospicua
normativa in materia paesaggistica.
Non si capisce allora perché vi sia una rigidità, che rasenta il ridicolo, per la collocazione di
pannelli solari sopra i tetti delle case. Attualmente si sta discutendo, infatti, una modifica al
Regolamento Edilizio per permettere l’installazione di tali impianti anche nel centro storico
ponendo però, su suggerimento della Soprintendenza, un limite del 6% della superficie di ciascuna
falda del tetto, compresi gli eventuali lucernari, il che rende pressoché inutilizzabile la norma.
Esemplificando: su un edificio di 100 metri quadri di superficie e quindi un tetto da circa 110 metri
quadri sarebbe disponibile soltanto un massimo di 6,6 metri quadri i quali non bastano di certo per
un pannello fotovoltaico (il quale necessita di almeno 15 – 20 metri quadri) e nemmeno per il più
piccolo solare termico, specie se esistono già lucernari sul tetto.
I sottoscritti, consiglieri di Municipalità, hanno presentato per tale motivo dei pareri, votati nelle
rispettive Circoscrizioni, con cui si chiede l’innalzamento della soglia al 20 per cento per rendere
realmente possibile la scelta del risparmio energetico anche da parte dei residenti del centro storico.
Occorre precisare che questi impianti sarebbero comunque sottoposti al vaglio tecnico di Comune e
Soprintendenza. Gli uffici tecnici del Comune hanno però respinto la nostra proposta argomentando
“la particolarità storico culturale testimoniale degli edifici” e che “il limite del 6% è stato
concordato con la Soprintendenza”.
Viene da chiedersi allora come si coniughi il lassismo generale in materia di maxi poster
pubblicitari e la rigidità sul tema dei pannelli solari, considerati, evidentemente, il male assoluto per
il paesaggio lagunare. Come, forse, lo erano i coccodrilli ed i pinguini del Cracking ospitati nei
balconi di molti alberghi veneziani per la Biennale d’Arte Contemporanea ma prontamente rimossi.
La spiegazione più semplice è, come sempre, quella più vicina alla verità: i pannelli solari non
interessano perché non portano denaro ma solo un minor livello di inquinamento atmosferico. Il
loro impatto sul paesaggio è pressoché nullo visto che sul tetto non li nota quasi nessuno a
differenza dei milioni di persone che “notano”, e noteranno per molto tempo a venire, i giganteschi
cartelli pubblicitari.
La battaglia per i pannelli solari a Venezia è molto importante, anche per il suo valore simbolico,
posto che, a causa dei cambiamenti climatici, la città, nata sull’acqua ed alla quale deve tutte le sue
fortune, rischia, per contrappasso, di scomparire per l’innalzamento del livello medio del mare.
Mestre, 17.09.2008
Davide Scano
Consigliere della Municipalità di Mestre – Carpenedo
Fabrizio Reberschegg
Consigliere della Municipalità di Venezia – Murano – Burano