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SUV A RISCHIO DI ESTINZIONE

Le pagine dei giornali dedicate alla finanza non sono certo tra le più godibili per i lettori,
specie in un periodo di crisi e recessione com’è quello in corso. Bisogna ammettere però che esse,
talvolta in modo cinico, spiegano in quale direzione viaggia il mondo.
Una notizia in particolare mi ha messo di buon umore. La General Motors, la più grande
azienda americana d’auto, ha chiuso quattro stabilimenti che producevano SUV e PICK-UP a causa
del crollo di vendite in questo settore: le immatricolazioni della mastodontica Hummer, veicolo
dapprima usato a scopo militare durante la prima guerra del Golfo, sarebbero calate addirittura del
46% in un anno. I consumatori americani, in sostanza, sono stufi di risparmiare in hamburger e
cinema per fare il pieno al loro fuoristrada. L’amministratore delegato di GM, con netto ritardo e
non certo per spirito ecologista, ha deciso di convertire le linee produttive di questi carri-armati
verso piccole ed efficienti utilitarie elettriche cioè quello che stanno facendo già da tempo le ditte
automobilistiche europee ed asiatiche. Ha deciso inoltre di mettere in vendita il marchio “Hummer”
ormai divenuto impopolare e scarsamente redditizio, il problema è che nessuno lo vuole comprare e,
per non far scendere troppo le quotazioni in borsa, si mette in giro ad hoc la voce dell’esistenza di
un possibile quanto etereo acquirente.
Qui in Italia le vendite dei “trattori di lusso” ha registrato nell’ultimo anno un -8% a fronte
del - 40% registrato in Spagna e Francia, ma si sa, noi italiani arriviamo sempre tardi.
Questo segnale dagli Stati Uniti, un tempo patria delle automobili di almeno 2000 di
cilindrata, rende evidente per prima cosa che l’era dei SUV è terminata così rapidamente com’è
cominciata. In generale poi occorre ripensare la mobilità delle persone. Non è immaginabile per un
prossimo futuro che ognuno continui a voler disporre di un’auto propria per spostarsi. Senza
nemmeno scomodare l’aumento costante del petrolio, bisogna prendere atto che gli spazi all’interno
delle città sono finiti ed anche quelli tra una città e l’altra si stanno riducendo sempre più. Qui, nel
Veneto, grazie al modello della città diffusa, gli spazi fruibili per nuove strade sono ancora meno e
va perciò riconosciuto il buon lavoro di quelle amministrazioni locali che, con coraggio, stanno
rivoluzionando il modo di muoversi in città. Il Comune di Venezia raggiungerà a breve i 100
chilometri di piste ciclabili e gli spostamenti in bicicletta hanno raggiunto ormai il 18%, guardando
già all’obiettivo di qualità del 40% di città nordeuropee. Altro grande risultato è il servizio di car-
sharing (noleggio pubblico di auto) che, con i suoi 60 veicoli disponibili e gli oltre 4000 iscritti, è
primo in Italia per chilometri percorsi.
Altre amministrazioni comunali hanno preso, purtroppo, un’altra strada: a Verona il sindaco
leghista Tosi ha accantonato il progetto del tram, sta eliminando le piste ciclabili esistenti e farà
costruire dei grandi parcheggi per auto a ridosso del centro. A Chioggia sempre la Lega Nord sta
premendo per far togliere la bella pista ciclabile sul lungo mare di Sottomarina per far spazio
nuovamente ad una corsia per auto.
Progettare una mobilità intelligente e poco o per nulla inquinante è già oggi una necessità
impellente e molti cittadini, pur riottosi per il cambio di abitudini, l’hanno capito, altri lo capiranno
soltanto al prossimo balzo delle quotazioni del greggio.

Venezia, 21.08.2008
Davide Scano
Consigliere dei Verdi – Città Nuova
Municipalità di Mestre – Carpenedo