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Ariaporu

N 6 -- Novembre 2012

Carissimi parrocchiani e lettori, come lo sappiamo tutti,lattualit ecclesiale dominata questi giorni dallanno della Fede indotto del Santo Padre Benedetto XVI. Esso stato solennemente inaugurato l11 ottobre, nel cinquantesimo anniversario dellapertura del Concilio Ecumenico Vaticano II, e nel ventesimo anniversario della promulgazione del catechismo della cattolica. E unoccasione propizia che la Santa Chiesa offre ai fedeli, perch comprendano pi profondamente che il fondamento della fede cristiana lincontro con un avvenimento, con una Persona che d alla vita un nuovo orizzonte e con ci la direzione decisiva1. Fondata sullincontro con Ges Cristo risorto, la fede potr essere riscoperta nella sua integrit e in tutto il suo splendore. Anche ai nostri giorni la fede un dono da riscoprire, da coltivare e da testimoniare, perch il Signore conceda a ciascuno di noi di vivere la bellezza e la gioia dellessere cristiani 2 LAnno della fede vuol quindi, contribuire ad una rinnovata conversione al Signore Ges e alla riscoperta della fede, affinch tutti i membri della Chiesa siano testimoni credibili e gioiosi del Signore risorto nel mondo di oggi, capaci di indicare alle tante persone in ricerca la porta della fede. Questa porta spalanca lo sguardo delluomo su Ges Cristo, presente in mezzo a noi tutti i giorni, fino alla fine del mondo (Mt 28, 20). Egli ci mostra come larte del vivere si impara in un intenso rapporto con Lui . Con il suo amore, Ges Cristo attira a s gli uomini di ogni generazione: in ogni tempo Egli convoca la Chiesa affidandole lannuncio
1 .Benedetto XVI Lett. Enc Deus caritas est,n.1 2 Id Lettera Ap .Porta Fidei

Editoriale di Don Rigobert Anno della Fede : Benestare alzati ,riscopri ,testimonia e comunica nella tua Fede !

del Vangelo, con un mandato che sempre nuovo. Per questo anche oggi necessario un pi convinto impegno ecclesiale a favore di una nuova evangelizzazione per riscoprire la gioia nel credere e ritrovare lentusiasmo nel comunicare la fede. 3Padre Giuseppe Fiorini Morosini ,nella sua nuova lettera pastorale4 invitandoci ad una vera e autentica conversione ,ci esorta a ripartire da Cristo che il centro della nostra vita. Questa riscoperta della Fede, ci aiuter a risolvere lo spinoso problema della scissione tra Fede e Vita , tra latto di pregare e modo di vivere. Accogliendo le proposte del magistero di Benedetto XVI ,seguendo gli orientamenti pastorali del nostro vescovo, per questo anno di grazia, noi come comunit parrocchiale siamo invitati a rendere credibile la nostra Fede: riscoprendola , testimoniandola e comunicandola .Dobbiamo puntare sulla pastorale di prossimit come labbiamo gi iniziato lanno scorso,promuovendo levangelizzazione porta a porta. Tutte le realt che si trovano sul nostro territorio parrocchiale, devono diventare i luoghi della nostra azione pastorale.Per vivere pienamente questo anno raccomodiamo che in tutti i gruppi della parrocchia e nei centri familiari di ascolto sia privilegiata la lettura dei seguenti documenti. -Bibbia -Il catechismo della chiesa cattolica - La lettera pastorale del nostro vescovo -I documenti del concilio VaticanoII. Alziamoci, riscopriamo, testimoniamo e comunicando la bellezza della nostra Fede.Che la vergine Maria ci accompagni nel nostro cammino.
3 4 id Trasformatevi, rinnovando la vostra mente.

Ariaporu

N 6 -- Novembre 2012

Quanto difficile entrare nel regno di Dio! Carissimi fratelli, sono parole che la liturgia ci ha offerto per linizio di questo anno della fede nella nostra Diocesi. E una costatazione amara di Ges, che dobbiamo collegare alla parabola del seminatore. Noi siamo abituati a considerare laspetto positivo della parabola, cio il seme che produce, e forse non consideriamo a sufficienza labbondanza del seme che si perde. Quante iniziative pastorali andate a vuoto o che ci sono sembrate improduttive! Spesso con gli apostoli, dopo una nottata passata sul lago senza prendere pesci, anche noi abbiamo ripetuto: Maestro abbiamo faticano invano. Iniziative della Chiesa universale, della Cei, della nostra Diocesi, delle nostre parrocchie: quante di esse a nostro giudizio sono andate a vuoto? Ci sembra di aver faticato invano! E stiamo osservando che gradualmente si sta facendo attorno a noi il vuoto. Ora da parte del Papa ci viene rivolto lo stesso invito di Giovanni Paolo II: Duc in altum! Prendere il largo per gettare nuovamente le reti dallaltra parte, dove forse non le avevamo mai gettate. Ecco il senso di questo anno della fede in questo nostro contesto culturale, definito dal Papa nellomelia di giorno 11, come di desertificazione religiosa e conseguentemente anche morale. Dove non c Dio, non ci pu essere la vera dignit delluomo. In questi decenni avanzata una desertificazione spirituale. Che cosa significasse una vita, un mondo senza Dio, al tempo del Concilio lo si poteva gi sapere da alcune pagine tragiche della storia, ma ora purtroppo lo vediamo ogni giorno intorno a noi. E il vuoto che si diffuso. Ma proprio a partire dallesperienza di questo deserto, da questo vuoto che possiamo nuovamente scoprire la gioia di credere, la sua importanza vitale per noi uomini e donne. Di Dio oggi non si parla pi nella societ; le famiglie non raccontano pi la fede e non la trasmettono. Alla prudenza e sapienza di Dio si preferisce quella degli uomini. E tutto questo, nel contesto di una religiosit

Omelia Del vescovo allapertura dellanno diocesano della Fede. ( Cattedrale di Gerace sabato 13 ottobre 2012)

popolare intensa che ci dovrebbe far gioire, se non sperimentassimo altres il vuoto di fede vera, che si evince dalla condivisione pratica di quelle ispirazioni di vita, che una societ scristianizzata e secolarizzata impone quotidianamente attraverso il grande potere di condizionamento della cultura, che ha tra le mani: i media. La desertificazione della fede tra noi si pu constatare in tanti modi: * Lincapacit a capire il perdono cristiano, che vanifica la finalit della Croce: annunciare la misericordia di Dio. Ed ecco il clima giustizialista nel quale viviamo. * Il predominio dellegoismo sulla proposta di servizio, che nullifica il significato stesso della Croce: lamore fino al dono della vita. Ecco gli scandali sulluso del pubblico denaro, mentre altri subiscono pressione fiscale. * la vita morale staccata dalla fede e dalla fiducia nella parola di Dio: a dispetto della nostra incapacit a rilanciare economicamente, socialmente ed politicamente il nostro territorio, abbiamo prodotto una delle associazioni criminali pi potenti del mondo, che gestisce un traffico enorme di stupefacenti. * la mafiosit di certi comportamenti, capillarmente estesi nella nostra cultura, per cui si affronta la vita, accettando e praticando fin che possiamo anche noi, la legge del pi forte: attentati, estorsioni, usura, bullismo. * la graduale distruzione della famiglia, accettando la mentalit egoistica con la quale si vogliono affrontare i suoi problemi.. E tutto questo avviene, mentre amministriamo sacramenti di ogni genere e celebriamo feste di Madonne e di Santi. Siamo stati invitati tutti questanno, secondo il testo della 2 lettura, a metterci di fronte alla Parola di Dio e permettere che essa penetri nel nostro cuore e ci faccia fare opera di discernimento e ci faccia apprezzare, come abbiamo letto nella prima lettura, la prudenza o sapienza che viene da Dio, che alla base del progresso delluomo. La fede ci spinge a vedere in Dio lorigine di tutti i beni, a scorgere nelle sue mani una ricchezza incalcolabile per luomo e le sue realizzazioni. Come ha osservato il Papa, lanno della fede deve portarci a sentire la gioia del suo possesso, sapendo che l dove essa annunziata il deserto fiorisce.

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Partiamo anche noi con la stessa fiducia alla quale ci ha esortato il Papa, invitandoci a fare di questo anno un pellegrinaggio nei deserti del mondo: Nel deserto si riscopre il valore di ci che essenziale per vivere; cos nel mondo contemporaneo sono innumerevoli i segni, spesso espressi in forma implicita o negativa, della sete di Dio, del senso ultimo della vita. E nel deserto c bisogno soprattutto di persone di fede che, con la loro stessa vita, indicano la via verso la Terra promessa e cos tengono desta la speranza. La fede vissuta apre il cuore alla Grazia di Dio che libera dal pessimismo. Oggi pi che mai evangelizzare vuol dire testimoniare una vita nuova, trasformata da Dio, e cos indicare la strada. Lanno della fede ci chiede di evangelizzare in modo nuovo: gettate le reti dallaltra parte. E un invito forte da parte del Signore a rompere con le abitudini stantie che ormai non servono pi. Siamo invitati a prendere sul serio levangelizzazione nella forma missionaria di primo annuncio, l dove ormai c il deserto dellindifferenza. Non dobbiamo cominciare da zero, miei cari fratelli: abbiamo alle spalle una lunga esperienza in tal senso con il nostro progetto di creare comunit adulte nella fede, di catechesi in stile catecumenale. E ci per noi motivo di grande speranza. Carissimi sacerdoti, vi raccomando di non fare sconti sulla formazione prima dei sacramenti, per non assistere allo scempio che si fa di essi Siamo sollecitati a purificare la nostra religiosit popolare per portarla alla dignit dellaccoglienza della vera sequela di Cristo. Chiedo soprattutto a voi, confraternite, di aiutarci in tal senso. Come vi ho gi detto spero di dedicare ai giovani delle vostre associazioni in questo anno, degli incontri particolari, che far di persona, proprio per dirvi tutta lattenzione che voglio prestare alle vostre associazioni. Aiutatemi con una scelta precisa: non ammettete nuovi membri senza che essi siano passati attraverso un serio cammino di formazione da concordare con i vostri parroci. Nella lettera pastorale che vi verr distribuita a fine messa vi ho indicati alcuni obiettivi: defemminilizzare la pratica religiosa, la diffusione della Bibbia e del Catechismo della Chiesa Cattolica, la crescita dei gruppi famiglia nella Diocesi. Sono obiettivi minimi che possiamo raggiungere. E li raggiungeremo se faremo scattare le energie che possediamo. Ecco perch vi ho esortati ad evangelizzazione porta a porta, nel senso di riscoperta di un impegno di fede e testimonianza alla portata di tutti, quando abbiamo il coraggio di intervenire per suggerire

la soluzione di fede ai problemi della vita. Un appello particolare al laicato: dovete riscoprire il vostro ruolo di costruttori della societ in senso cristiano. Non solo la gerarchia che deve parlare per affrontarne i problemi e suggerire una soluzione in senso cristiano, ma dovete essere voi con le vostre competenze specifiche illuminate dalla fede. Vi ripeto quanto vi ho detto nella messa di inizio anno pastorale: le prossime elezioni politiche sono il banco di prova della vostra capacit di saper incidere, proponendo e sostenendo cattolici veri, capaci di mettersi a servizio della comunit in senso cristiano. Invito i medici, i giuristi, i professionisti, gli insegnanti e gli imprenditori credenti a coinvolgersi direttamente e con coraggio nella soluzione dei gravi problemi che la societ oggi ci presenta, che riguardano la bioetica, la famiglia, la carcerazione preventiva, la programmazione del nostro futuro. C bisogno di voi, della vostra fede testimoniata, della vostra azione secondo le vostre specifiche competenze. Voglio concludere lanciando un appello a quanti fanno parte di associazioni criminali: questo anno di fede una proposta anche per voi, perch il perdono cristiano e la gioia di una vita impostata cristianamente sono destinate a tutti. Ve lo chiedo in nome di Dio: lasciatevi riconciliare con Cristo e ritornate sui vostri passi. Restituite alla Locride la dignit che le spetta; lasciateci vivere nella serenit e nella tranquillit, senza la paura delle intimidazioni e della minaccia delle armi. Non trafficate pi in droga, non praticate pi usura. I giovani ai quali vendete droga sono gli amici e i coetanei dei vostri figli e i loro genitori sono come voi premurosi dei loro figli. Come amate la salute dei vostri figli e volete per loro un futuro sereno, cos anche i genitori di quei giovani ai quali vendete droga. Ogni dose che vendete sar per voi una maledizione da parte di Dio. Riconciliateci con la vita e con la societ. Chiedete perdono a quanti avete fatto soffrire con i vostri torti e restituite quanto avete eventualmente tolto. Purificate anche voi la fede, perch quella che ostentate non vera, se pensate che possa andare daccordo con il crimine. Sia anche per voi questo anno, un anno di grazia e di conversione. Possiamo sperare tutti alla fine di questo anno una Locride migliore? Preghiamo per questo; lavoriamo per questo. Padre Giuseppe Fiorini Morosini Vescovo di Locri-Gerace 5

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Ariaporu - Sezione Religiosa

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Domenica 14 ottobre iniziato ufficialmente lanno pastorale e catechistico. Un momento importante per bambini, ragazzi, genitori, catechisti e lintera comunit. La giornata si aperta con laccoglienza nella chiesa di S. Antonio e S. Giuseppe. In seguito, accompagnati dal parroco, si giunti alla Chiesa Matrice per la celebrazione della Santa Messa. Allingresso della stessa stato affisso un cartellone con

Linizio del nuovo anno pastorale e catechistico nella Parocchia Santa Maria della Misericordia

su scritto nel sorriso di ogni ragazzo lentusiasmo per linizio di questo nuovo anno catechistico, unoccasione dincontro con tutti i ragazzi della parrocchia. Durante la celebrazione si sono vissuti tre momenti importanti: Lascolto della Parola che ha introdotto lomelia di Don Rigobert. Nel messaggio del Vangelo di domenica Ges ci chiede infatti di fare una scelta fra le nostre sicurezze e la fiducia nella sua parola. Dio ci vuole far cos capire quanto difficile per gli uomini che possiedono ricchezze entrare nel regno di Dio poich il la reciproca conoscenza ed il confronto di Signore ama piuttosto il dono della sapienza, idee ed esperienze con lobiettivo di crescere
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cio lapertura della mente e del cuore al mistero divino. Il secondo momento stato quello del Mandato ai catechisti, consegnato dal parroco durante la celebrazione della Santa Messa con tutta la comunit che ha pregato per la buona riuscita del cammino di fede. Il catechista infatti, assume un ruolo importante allinterno della comunit cristiana come annunciatore e testimone della fede. Questa figura, assieme al parroco e alla famiglia responsabile della formazione religiosa dei giovani ragazzi. Il terzo momento ha riguardato lintera comunit, dunque la contrade di Russellina unitamente alle localit di Canale e Scarparina che insieme a Benestare centro hanno animato loffertorio. Estato presentando un dono simbolo della comunit a rappresentare un legame di vita religiosa. La fondamentale presenza piena e attiva delle contrade allinterno della vita parrocchiale, favorisce infatti,
di Giuseppina Giorgio

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insieme nella comunione e nella carit. Colgo loccasione per ricordare che questo anche lanno della Fede, un anno speciale, rivolto in primo luogo a tutta la Chiesa affinch di fronte alla crisi di fede che oggi tocca molti Cristiani possa rinnovarsi lentusiasmo di credere in Ges Cristo. Per concludere, auguro che questanno possa, con laiuto di Dio, servire a rafforzare la nostra fede. Conoscerla meglio per professarla con pi convinzione, testimoniarla con molta pi energia e gioia di quanto abbiamo fatto fino ad oggi. Naturalmente auguro a tutti i ragazzi della nostra comunit un buon anno catechistico.

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I catechisti ed il parroco

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Ogni anno il calendario ci ripropone delle ricorrenze che vengono celebrate con gioia, tra queste vi una in particolare che viene celebrata con sentimento diverso e forse potremo dire pi in generale con tristezza. Il 2 Novembre. In questa data ricorre la commemorazione dei nostri defunti. Lidea di commemorarli nasce da un rito bizantino, che celebra tutti i morti. Nella chiesa latina il rito viene fatto risalire al 998, quando labate benedettino sant Odilone stabil che l1 novembre, dopo i vespri, dovevano essere suonate le campane con rintocchi funebri per celebrare i defunti. Il giorno seguente leucarestia sarebbe stata offerta pro requie omnium defunctorum. In molte localit italiane diffusa lusanza di preparare alcuni dolciumi chiamati infatti dolci dei morti. In Sicilia per esempio la tradizione vuole che vengono dati dolci ai bambini. In provincia di Massa Carrara viene offerto cibo ai pi bisognosi, chi possiede vino invece offre a ognuno un bicchiere. Come tutte le altre commemorazioni ha un preciso rituale che si incentra particolarmente nel recarsi al cimitero e visitare i nostri cari. Ma, come viene vissuta questa celebrazione a livello spirituale? Crediamo che i nostri cari defunti hanno bisogno di noi? Cosa fa la Santa Chiesa per aiutarli? In un primo pensiero mi pare corretto ricordare che la Santa Chiesa con i suoi figli sempre madre e vorrebbe sentirli presenti

Vita oltre la vita I nostri cari non li perdiamo, solo ci precedono.

in un unico abbraccio, per tanto prega per i morti come per i vivi, riservando uno spazio nella messa quotidiana , detto : momento Domine che vuol dire ricordati Signore e propone preghiere universali alle anime dei defunti.Il Credo cristiano, professione della nostra fede in Dio Padre, Figlio e Spirito Santo, e nella sua azione creatrice, salvifica e santificante, culmina nella proclamazione della risurrezione dei morti alla fine dei tempi, e nella vita eterna.Noi fermamente crediamo e fermamente speriamo che, come Cristo veramente risorto dai morti e vive per sempre, cos pure i giusti, dopo la loro morte, vivranno per sempre con Cristo risorto, e che egli li risusciter nellultimo giorno. La nostra risurrezione sar opera della Santissima Trinit: Se lo Spirito di colui che ha risuscitato Ges dai morti abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti dar la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi (Rm 8,11).In preparazione a questa commemorazione la nostra parrocchia di Benestare si riunita ogni mattina alle ore 05:00 per la recita della coroncina di cento requiem e la celebrazione della Santa Messa. Ci non vuole dire che celebriamo i morti, ma offriamo il sacrificio Eucaristico per la loro purificazione, affinch possanoentrare nella luce e nella pace di Cristo. Le nostre preghiere sono necessarie e danno loro un grande aiuto, in quanto i defunti non possono pregare per se stessi, non possono far nulla per cambiare
di Giusy Pascale

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o ridurre la propria pena, ma lo possiamo fare noi se li amiamo ancora come quando erano in vita. SantAgostino sottolinea limportanza delle preghiere per i defunti dicendo: una lacrima evapora, un fiore sulla tomba appassisce, una preghiera invece arriva fino al cuore dellaltissimo. Anche San Giovanni Crisostomo proferiva che bisogna soccorrere i defunti non con le lacrime ma con le preghiere, le elemosine e la carit. Non bisogna confondere la preghiera pura che parte dal nostro cuore, recitata nella credenza del Santissimo Sacramento Eucaristico con la divinazione , la negromanzia , lo spiritismo purtroppo assai diffuso ai giorni nostri. naturale che venendo meno la fede, molti davanti a delle disgrazie ricorrono a fattucchieri o maghi illudendosi di mettersi in contatto con i defunti. Ma ci non reale, in quanto loro si mettono in contatto con il demonio , che conosce tutto di noi e dei nostri cari , apparendo in voce e sembianze, in sogno o in realt. I fautori dello spiritismo vogliono paragonare il medium al profeta e dicono che entrambi parlano a nome di un entit spirituale. Ma vi una grande differenza il medium chiama il defunto mentre il profeta non chiama, ma chiamato da Dio per rivelare la sua parola. Il profeta servo di Jahv e parla nel nome del Signore ed in tale momento in pieno possesso delle sue capacit psicofisiche. Perci crediamo che il nostro Dio Trino ed Uno e che solo a lui possiamo appellarci con preghiere per essere aiuto e conforto ai nostri amati. La devozione alle anime del purgatorio la migliore scuola di vita cristiana ,ci spinge alle opere di misericordia e ci insegna a pregare e meditare. Pertanto, in conformit ai mezzi che la chiesa cattolica ci offre, soccorriamo le anime dei nostri cari con preghiere, elemosina, Santa Messa e santa Comunione ,lindulgenza plenaria , opere buone e atto eroico di carit. Se dal nostro mondo materiale rinnoviamo il desiderio di bene e felicit, di luce e di amore, colui che abita allaldil riceve un continuo bombardamento di affetto, che rappresenta per

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lui la vita stessa animata con la dolce qualit di cui la dotiamo. Con ci, non dimentichiamo chi ha bisogno di noi. Signore che ci hai resi partecipi del mistero della tua croce e sei risorto per la nostra salvezza, fa che i nostri cari defunti , liberati dai vincoli della morte siano uniti alla comunione dei santi nelle pasqua eterna, poich lunico conforto che tu li riceva nel seno della tua misericordia, Per Cristo Nostro Signore Amen.

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Tanti anni fa la festa del SS.Rosario portava felicit gi nellattesa. Lo stesso Leopardi pensava che il segreto della felicit fosse nellattesaun po come descritto nella sua poesia il sabato del villaggio. A Benestare na volta nei mesi prima della festa, si ingrassavano i maiali. I parenti planificavano le ferie estive per non mancare alla festa della Madonna che si sempre conclusa la prima domenica dottobre. Nelle case si preparavano i dolci di una volta, grande era anche lemozione dindossare il vestito nuovo con la cravatta. Le comari ed i vicini di casa facevano il giro dei vicini con dolci, con i san martini, zeppole o roba di maiale mentre oggi ai vicini di casa si offre spesso cattiveria e malignit. I bambini aspettavano con ansia le bancarelle e la banda insieme alle cinquemila lire dei nonni. Si respirava unaria di semplicit ed umilt. Eravamo felici con poco, ci bastava magari giocare e nuciglio a righetta o magaricon un pallone fatto di stracci. Anche dallAustralia batteva un grande cuore per la Madonna. Vi giungevano fiumi di dollari e la lista di chi li mandava era chilometrica. Lilluminazione riscaldava il cuore del paese. Cera un tamburinaru che pernottava nel nostro garage vicino alla chiesa Matrice. I miei genitori aprivano sempre il loro cuore a tutti. Quando passava la Madonna in processione la gente chiedeva la grazia e nelle mani aveva pronta lofferta votiva. La banda per il mattutino delle 6 riempiva il paese di allegria. Dalle case di gesso si affacciavano visi felici con lemozione della festa stampata sul volto. I canti, in chiesa, erano prolungati, cera una

Cera una volta la festa della Madonna del Rosario

devozione particolare per il famoso inno bona sira vi dicu a vui Madonna. Altri tempi!. Mi vengono in mente alcuni personaggi storici della festa quali Rosa da Madonna
di Geny Blefari

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che camminava sempre scalza, Tumasinuu lorganista, Cicciu u pacciu, Gianni u tridicinu, Donna Lucrezia, il sindaco Teodoro, il parroco Don Bruno Scopelliti, Roccu dallai, u Ciccioni , mastru Brunu, Mariu u guardia ed altri che davano alla festa il loro amore. Altri tempi!. Un uomo daltri tempi oggi il notro parroco don Rigobert che con la sua umilt e semplicit entrato nel cuore di tutti. E un personaggio antico in una storia moderna. In tutto questo scenario, la Madonna del Rosario sempre al centro dellattenzione in un palcoscenico dove non ci sono pi bei sentimentimateatrini stucchevoli avvelenati dalla politica e da interessi personali. Dovremmo ripensare alle facce dei nostri affetti pi cari davanti alla Verginetanti anni fa mentre cantavano con gli occhi pieni di lacrime Bona sira vi dicu a vui Madonna.

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Questo lincipit che ci vuole per questo nuovo anno associativo 2012. Questanno i ragazzi dellACR saranno chiamati ad andare In cerca di autore, in cerca di colui che rende bella la loro vita, di colui che lamico fidato, di colui che li ama e dona la sua vita per loro: Dio. Lambientazione il teatro. Di qui lo stupore: il teatro? E cosa centra il teatro con il brano, di riferimento di questo anno, della moltiplicazione dei pani e dei pesci? La frase centrale del brano ci viene in aiuto: Voi stessi date loro da mangiare significa fate voi, metteteci del vostro, prodigatevi, cercate che nello specifico di quella situazione, significa trovate pani e pesci. Questo Ges dice ai suoi discepoli, cio a coloro che sono alla sua scuola di darsi da fare, di non aspettare aiuto da altri. I suoi discepoli pensavano che se la sarebbe cavata da solo: D loro di andarsene, in modo che cerchino da soli ospitalit e ricovero da qualche altra parte. (con quel filino di superbia e codardia ad un tempo: superbia, nel suggerire a Ges cosa deve dire, e codardia , per non aver il coraggio di dirglielo loro stessi!) E invece no Ges al solito li spiazza e li chiama in causa dando loro grande fiducia: Ges vuole sistemare le cose, risolvere i problemi, sfamare la fame e la sete delluomo, che non ha solo fame e sete di pane e pesce ma anche di giustizia, amore, fedelt, libert, pienezza. Lo vuole fare, ma non da solo: lo vuole fare con noi. Ges pone tutta la sua fiducia in noi, si affida a noi! Lui ha un disegno, un progetto, un copione per la nostra storia, storia di chiesa ma nello specifico anche storia delle nostre comunit e storia personale. Questo un grande progetto, un magnifico copione che prevede tuttavia la condizione di reciprocit: come Lui si fida di noi, a noi chiesto di fidarci di lui e di seguirlo, di vivere secondo questo copione che il suo disegno

In cerca dautore Azione cattolica ragazzi 2012-2013

per noi. Dal dizionario: Autore = per autore si intende il creatore dellopera, colui che ne concepisce il disegno nella propria mente. Ecco il disegno, forse questa parola stata un po relegata alle elementari, fai il disegno della tua casa, dove il fare il disegno il riempitivo per abbellire i quaderni. Qui il disegno il progetto che Dio ha per noi. E una bella storia con lhappy end finale, ma non si sa bene quale sia il suo contenuto o cosa ci succeder in concreto. Ma con Dio al nostro fianco tutto acquista un valore diverso. Teatro non vuole dire luci della ribalta e protagonismo, bens la possibilit di mettersi in prima persona alla prova nel donarsi agli altri attraverso le loro qualit e limpegno non solitario, ma condiviso. Il percorso si strutturer in:
Mese del Ciao: novembre: Nella prima parte dellanno i ragazzi si scoprono chiamati e accolti da Dio per quello che sono, senza dover dimostrare nulla per conquistarsi il posto che Lui ha preparato. Avvento/Natale: seguendo lesempio di Ges, i ragazzi comprendono come possono, nella vita quotidiana, portare agli altri i loro doni. Mese della Pace: da gennaio a Pasqua: i ragazzi si accorgono che hanno sempre bisogno degli altri e di Dio. Nel loro vissuto quotidiano le difficolt e le incertezze si superano se ci si impegna, se ci si mette a disposizione del fratello. Mese degli Incontri: il momento in cui andare in scena, in cui confrontarsi con lo spettacolo vero e proprio. Ci si mette allopera per comunicare le scoperte fatte, perch non pi sufficiente rimanere allinterno del proprio gruppo, ma necessario coinvolgere altri: la propria comunit, il proprio territorio.

Alla fine di ogni fase avremo un momento di festa e condivisione, con la proiezione di un film animato con tema attinente al messaggio del percorso intrapreso. Lappuntamento per sabato 3 Novembre per cominciare questa nuova avventura insieme! Animatori A.C.R. parrocchiale

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Ariaporu - Sezione Sociale

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Anche questanno, come da tre anni a questa parte, Benestare si riscopre come Il paese del gesso. E lo fa attraverso la manifestazione Catoja in festa, svoltasi nei giorni 5-6-7 Ottobre, in concomitanza con i festeggiamenti in onore di Maria SS. del Rosario. La manifestazione nasce da unidea della scrittrice Renata Ceravolo, supportata dallAmministrazione comunale con il sindaco Rosario Rocca e dallo splendido impegno fattivo dellassociazione Pro Loco Benestare nella persona della sua presidente Maria Caminiti e dei suoi preziosi collaboratori. E si sostanzia in un percorso circolare enogastronomico e dellartigianato popolare. Come da Regolamento comunale della manifestazione "Catoja in Festa": Art. 1

Benestare in festa con i Catoja


di Francesca Pelli

incontro e di valorizzazione della nostra cultura popolare. Finisce cos per incastrarsi nel piccolo borgo di gesso, il minerale che ha reso Benestare fiore allocchiello della costa ionica reggina. Dalle rocce sedimentarie che si possono rintracciare tra le colline del posto, i nostri

Benestare, paese che fu esclusivamente rurale, vanta un vissuto di tradizioni contadine che n il tempo n la civilt dei consumi hanno il diritto di seppellire. Per onorare la memoria storica di "quando il Dio delle piccole cose abitava i colori dei mattini", si d vita a un progetto culturale nato con l'intento di valorizzare il borgo antico. Benestare, attraverso il recupero dell'artigianato, degli antichi mestieri, della musica, dei canti e della cucina tradizionale, diventa una fucina di idee e creativit, luogo di

Cenni storici

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nonni estrassero questo minerale e lavorarono, nella Gessicalabro, la fabbrica del gesso di Benestare, la scagliola per fabbricare case e edifici. Minerale, il gesso, di grandi doti: a

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presa rapida e termico, manteneva le case fresche destate e calde dinverno. Allinterno di queste case, al piano terra, sono ancora facilmente riconoscibili i catoja , gli ambienti deputati alla custodia degli animali, che con il loro alito riscaldavano le camere da letto poste al piano immediatamente superiore. Un riutilizzo, quindi, di queste stanze che venivano aperte nel periodo della Festa del Rosario per il ristoro di pellegrini e forestieri attraverso la preparazione del cotto o di altre vivande: dove sulla porta cera una collana di peperoncini, l si mangiava. I catoja in festa 2012, che si sono dislocati nella zona Timpa e piazza Ariaporu, sono stati 33: 16 catoja espositivi e 17 catoja di degustazione. E stato possibile gustare tutti i sapori antichi della tradizione: caldarroste, zzipuli, nacatuli, sarzizzi, pruppetta, legumi, formaggi, costategli, frittuli, pittegli i pani, peperonata, melanzane ripiene, patati fritti in padella, pittegli i cucuzza, mozzarella di bufala, cannoli ripieni al miele

prima di andare a dormire, raccontavano le storie ai nipoti. Nonch bellissime creazioni di artigianato popolare: saponi, argento e legno. Pezzi unici nel loro genere. Il tutto stato allegramente accompagnato
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da artisti musicali locali che a turno hanno allietato, con canti in vernacolo, la passeggiata dei visitatori che hanno, spesso, non solo riscoperto vecchi ricordi, ma anche scoperto, del passato, immagini e linguaggi nuovi.

In quelle viuzze per tre sere si respirata Come stato possibile riscoprire vicoli ormai aria antica e magica, sembrava di sentire le persi, strumenti da lavoro dimenticati, oggettistica della vita quotidiana contadina che le nuove generazioni computerizzate non conoscono pi: i ricami fatti a mano, il materasso del letto in paglia dorzo, la coperta di ginestra fatta al telaio, il telaio stesso, questa strana attrezzatura che ricorda ai bambini un pianoforte, le misure di capacit dellolio e del grano, i banchetti in ferula, le valigie di cartone, le cassapanche che hanno viaggiato per il mondo, fino in Australia, e la cosa che pi ha incuriosito, u focularu, la televisione dei nostri avi dove i nonni, la sera,
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E stato anche possibile usufruire di mappe, manifesti, indicazioni e volantini, nonch di un servizio di guida turistica in giro per il percorso, prestazioni a cura della Pro Loco che hanno fornito ai visitatori le informazioni di base relative ai luoghi visitati.

risate dei bambini che giocavano per strada con le nocciole, di vedere i contadini che allimbrunire rientravano dalle campagne con la bisaccia, lodore delle vivande pronte nei catoja ricordava antichi profumi dinfanzia, che riportano alla mente dolci ricordi di vita semplice, frugale ma sana e felice. La manifestazione si chiusa con la conclusione della festa religiosa. Naturalmente lappuntamento per lanno prossimo con lauspicio che questa riscoperta delle origini di Benestare, dei suoi luoghi, dei suoi segreti, delle sue tradizioni e dei suoi abitanti possa coinvolgere un pubblico sempre pi numeroso.
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La piccola frazione di San Nicola dArdore, rischia di rimanere isolata e priva di ogni tipo di servizio come tanti piccoli paesi della Calabria; da qualche anno si sono chiuse le scuole elementari costringendo i bambini ad andare a scuola ad Ardore, poi stata tolta una corsa dellautobus che ha costretto a molti soprattutto anziani a rimanere a piedi poich c una alle 9 del mattino e poi per salire si costretti a prendere quella che arriva a San Nicola alle 14 e 30. Lultima novit riguarda la chiusura definitiva della posta, lunico servizio che, sebbene aperto negli ultimi anni solo per due giorni a settimana, consentiva comunque a molte persone di sbrigare molte operazioni, senza spostarsi negli uffici postali vicini tra laltro piene di persone in fila per aspettare il proprio turno perdendo intere giornate di lavoro, un servizio che dovrebbe essere un nostro diritto visto che si pagano le tasse anche molto care. Non si pu mettere in ginocchio cosi una regione che gi in emarginazione, dove non ci sono servizi di trasporto adeguati e un drastico taglio stato fatto con i treni, solo dal 12 dicembre 2011 in Calabria, insieme ad altre regioni del sud sono state soppresse 21 corse a lunga percorrenza e solo nellultimo mese arrivata notizia che molto probabilmente verranno soppresse altre 12 corse regionali. Che cosa sta succedendo? Perch dobbiamo essere gli ultimi in tutto? Non facciamo forse parte dellItalia? Solo in Calabria, da nord a sud, cento uffici postali rischiano di essere chiusi definitivamente o di ridurre gli orari di lavoro. Per adesso solo

San Nicola, come tanti paesi dellentroterra privo di servizi

su carta infatti stato stilato un elenco e presentato all Agcom . Ma il rischio c, questo sarebbe improduttivo sia per chi lavora, che mette a rischio il proprio posto di lavoro, e sia per i cittadini che, trovandosi senza servizio, si troveranno molto penalizzati. In un paese come lItalia, in cui il lavoro manca e abbiamo il pi alto tasso di giovani disoccupati, i servizi invece di toglierli dovremmo incrementarli, e solo producendo di pi possiamo uscire da questa situazione che ogni giorno sta diventando sempre pi drammatica. Anche
di Katia Brizzi

nel vicino paese di Benestare, da poco giorni , stata chiusa la Banca dopo tanti anni di servizio: un vero peccato! E la chiusura di tutti questi servizi porter ad un ulteriore isolamento dei paesi dellentroterra.

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Oggi tutti i genitori si trovano ad affrontare molteplici problemi legati all et preadolescenziale dei propri figli. Uno di questi come fa r fronte alla richiesta, che arriva intorno agli otto anni, del tanto desiderato telefono cellulare. Io ho vissuto da bambina tale situazione e mi sono fatta unopinione. Ritengo che ai bambini troppo piccoli i genitori non dovrebbero dare il cellulare , perch uno strumento che nella maggior parte dei casi non viene usato per

Il cellulare croce e delizia dei genitori conquista dei ragazzi

problemi degli adolescenti come: Anna Oliverio Ferraris, che non favorevole e Gustavo Charmet, che, invece, lo . Entrambi presentano diverse motivazioni. Secondo Oliverio Ferraris i genitori regalano il telefonino ai figli solo per tenerli sotto controllo e per allungare il cordone ombelicale che li lega rallentando la loro autonomia. Secondo Charmet invece il telefonino uno strumento che mette in comunicazione genitore e figlio e allarga la sfera delle relazioni facendo crescere il bambino. Un altro punto a favore dei genitori quello della salute, infatti stato dimostrato che il telefonino tenuto troppo vicino allorecchio causa di tumori al cervello. Per esperienza personale posso dire che oggi difficile dire no ai figli, anche se non giusto accontentarli. Perch il cellulare alla portata di tutti a qualsiasi et ma giusto insegnare ai bambini il corretto uso di questo strumento che croce e delizia del nostro tempo.
di Elisabetta Scopacasa

necessit, ma solo per giocare, o fare foto, e toglie tempo allo studio e a tante altre attivit riducendo il tempo da dedicare al dialogo in famiglia. Inoltre quando tutti i coetanei lo posseggono si d il via ad una gara, per chi ha lultimo modello o quello pi costoso aprendo cos una rivalit che porta ad una gerarchia che classifica la persona non per le proprie qualit ma per il telefonino che possiede. Comunque ci sono diversi pareri sullargomento, espressi anche da psicologi che si occupano dei

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In questi ultimi anni la nostra diocesi ha riscoperto in pi Parrocchie il valore dellOratorio come una possibile pedagogia pastorale ecclesiale, via visibile della Chiesa comunit educata ed educante. La Chiesa ha il diritto e il dovere di provvedere non solo a generare i figli nella fede, ma anche ad educarli nellambito che le compete; ci per essere fedele alla sua identit e al suo ruolo: rispettando il suo slancio missionario nella fedelt al mandato del Signore. Anche a Benestare, grazie al nostro attento e premuroso parroco don Rigobert si deciso di intraprendere con fiducia il cammino dellOratorio. Ma che cos un Oratorio? LOratorio un ambito ecclesiale, una comunit che educa allintegrazione vita-fede, rivolto in particolare ai bambini, ragazzi, adolescenti e giovani. LOratorio assume questa vocazione missionaria divenendo luogo di proposte e dialogo in particolare con la cultura giovanile, per ascoltarne fermenti e contraddizioni ed esserne, al contempo, una proposta e una risposta. un luogo in cui ci si accompagna nella paziente attesa di crescita di ciascuno; nellapprezzare la bellezza di ogni fase evolutiva di vita; nella speranza gioiosa di chi tende sempre ad un incontro con i fratelli e con Cristo. Luogo in

tempo di Oratorio.

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cui nessuno maestro, perch lunico Maestro Ges. LOratorio il volto giovane della Chiesa attraverso lesperienza ecclesiale dei partecipanti; il volto della Chiesa giovane Madre e Maestra che si fa nelloggi via per condurre a Cristo. Questo Progetto Educativo intrapreso qui a Benestare viene proposto ai genitori e agli animatori, affinch vi trovi la modalit e il metodo per arrivare a formulare un progetto educativo che rimanda allunit della Chiesa Locale. E espressione dellintera comunit parrocchiale attenta ai doni, ai ministeri, alle esigenze. La comunit parrocchiale concretizza la Chiesa in un luogo e ne incarna i caratteri essenziali. casa in cui i credenti si raccolgono per celebrare la fede; casa della Parola, dei Sacramenti, della Carit. una comunit che esplicitamente evangelizza e va verso luomo, ogni uomo, a cui annuncia la Buona Novella e la chiamata alla salvezza. Il mondo in cui vive quello degli uomini; un mondo da ascoltare e amare, destinato a trasformarsi e giungere al suo compimento. La Chiesa pone luomo di questo mondo al centro del suo interesse e della sua azione. Per questo, ogni uomo affidato alla Chiesa la cui sollecitudine per luomo intero, nella sua unica e irripetibile realt umana in cui permane intatta limmagine e la somiglianza
di Aurelia Trimboli

con Dio stesso; non solo per mantenerne limmagine, ma anche per viverne la dignit che quella di essere figlio di Dio (Benedetto XVI, Paolo lapostolo delle genti). LOratorio espressione della comunit che lo genera; il segno della sollecitudine per le giovani generazioni che si traduce in volont educativa. La comunit parrocchiale che genera i suoi figli alla fede, ha anche il compito di educarli alla fede. LOratorio nasce dalla Parrocchia come strumento per la formazione umana e cristiana delle giovani generazioni. Il cristiano non giunge alla maturit della fede col Battesimo: tutta la sua vita un itinerario di crescita verso la pienezza di Cristo. La comunit, anchessa impegnata in un cammino di fedelt e sequela, con lOratorio promuove processi educativi che mirano ad aprire spazi di umanizzazione e a creare la mentalit della fede. LOratorio, luogo di accoglienza per tutti, di confronto, diventa via con cui la comunit cristiana esprime la sua passione educativa verso coloro che non hanno preclusioni nei confronti della proposta cristiana . Come non esiste un unico modello di cristiano, n un unico modo di incontrare Cristo, cos nessuna capacit o dono, nessuna disponibilit deve essere spenta. Varie proposte rispondono a
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varie esigenze e diversit di adesione. LOratorio propone limmagine di un ragazzo o giovane che con le sue doti umane si disponga allimpegno per Cristo e per i fratelli. Pur non avocando a s ogni funzione educativa, lOratorio educa la persona, tutto luomo, arricchendone lumanit. Il processo educativo non manipolatorio; il suo esito non automatico. Infatti un evento in rapporto di libert. Il cristiano per intrinseca vocazione, mira a proteggere, fortificare e promuovere la libert della persona, indispensabile condizione di crescita nella grazia. Questo cammino educativo avviene allinterno della comunit parrocchiale che esprime nella sua vita liturgica e di carit quanto annuncia rivelando il mistero di Cristo. Finalit educativa dellOratorio la persona con la sua capacit relazionale. Perci si d valore al livello dellidentit personale (la persona aiutata a scoprire se stessa, a sviluppare le doti, a coltivare i desideri) in cui inserita la sua vocazione e in cui la via per integrare vita e fede. Si sottolinea anche la ministerialit e la missionariet secondo i doni dello Spirito. Finalit dellOratorio aiutare ciascuno a rendersi consapevole del proprio posto nella storia per la edificazione del Regno di Dio. Il senso di appartenenza alla Chiesa come Famiglia dei figli di Dio. Ciascuno, proprio come in famiglia, attraverso lOratorio, viva lunione dei vincoli che nella Chiesa sono promossi dallo Spirito, e sia partecipe di ogni momento per il bene suo e di tutti. Ciascuno, accompagnato, sia educato al piacere di porsi al fianco del prossimo, in un cammino di prossimit comunitario che pone la persona

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come p r o t a g o n i s t a dellattenzione e per lattenzione. La comunit educativa impegnata in unanalisi della situazione di partenza, del proprio ruolo, del contenuto da trasmettere, dei destinatari. Gli obiettivi e le mete sono state valutate per non cadere (o scadere) in una caotica offerta di attivismo frammentato e spontaneistico. LOratorio non offre iniziative anonime, ma promuove i singoli guidandoli e animandoli affinch siano abilitati ad servizio essere protagonisti nella nellOratorio e vi opera in Chiesa e nel mondo. LOratorio quanto persona di fiducia. non si crede unistituzione degno di fiducia perch educativa autosufficiente fedele agli ideali dellOratorio ed esaustiva e avulsa da ogni e agli impegni concreti del contesto socio-culturale. servizio, compresi quelli Ci causerebbe sterilit semplici della quotidianit, dellintervento educativo. ma che qualificano uno stile Si tratta di un confronto di vita. Leducatore deve culturale, di una aver ben chiaro che a incidere collaborazione ad iniziative maggiormente non ci che finalizzate alleducazione. dice, bens ci che egli stesso LOratorio convoca e aggrega e fa(Romano Guardini). Ci attorno ad esperienze, che colpisce maggiormente iniziative e attivit: perci i ragazzi non sono le belle impegnato a cercare modi parole ma lesempio. Rimane adeguati per comunicare sempre saldo ai principi con l oggi delle giovani in cui crede. degno di generazioni. LOratorio accoglie fiducia perch in ascolto: sa ascoltare senza facendo sentire a proprio agio chi convocato, interrompere, con il cuore paziente e libero; quale persona attesa, amata e rispettata. Se la sa ascoltare tutti, anche chi lo corregge in convocazione fatta in generale, laccoglienza
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assolutamente particolare. Accogliere accompagnare con discrezione nella pazienza e nella speranza. Ricordatevi che leducazione cosa di cuore, e che Dio solo ne il padrone, e noi non potremo riuscire a cosa alcuna se Dio non ce ne insegna larte, e ce ne d in mano le chiavi (Don Bosco). Ma chi lanimatore di un oratorio? Qual il suo ruolo? Lanimatore dellOratorio colui che si pone a
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qualche cosa da migliorare. Soprattutto sa ascoltare il silenzio, per captare ci che Dio dice nel profondo della coscienza. degno di fiducia un animatore che sorride. Perch sorridere suppone uno sguardo sempre reciproco e fiducioso. degno di fiducia un animatore che prega. Si alimenta continuamente di fiducia nel dialogo amichevole con Ges, torna spesso da lui a dirgli ci che vive e ascolta nel suo cuore. I compiti che lattendono in Oratorio sono tanti, ma non deve essere uno che fa; deve saper essere per saper fare. Lanimatore in Oratorio un innamorato di Cristo, testimone dellamore per Lui. Amore come un fuoco che lo accompagna in ogni momento del suo servizio. Lanimatore colui che sta con bambini e ragazzi in ogni momento del proprio servizio; non si limita a guardarli da lontano. La sua deve essere una presenza attiva, deve conoscere ogni singolo ragazzo che gli stato affidato, cercando di far breccia nel suo cuore per entrare nella sua storia personale. Lanimatore vuol bene a bambini e ragazzi. Voler bene non significa tanto fare smancerie od avere una semplice simpatia nei confronti dei ragazzi: il voler bene soprattutto un atto di volont. E una posizione a priori: indipendentemente da chi sei ti voglio bene. Lanimatore prega con i ragazzi; prepara i momenti di preghiera tenendo conto delle concrete esigenze spirituali del gruppo a cui si
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rivolge. Lanimatore non si vergogna della sua scelta di stile di vita e del suo servizio, anche se deve andare controcorrente. L a n i m a t o r e collabora nellOratorio a creare uno spirito di Famiglia con gli altri animatori, con i fruitori dellOratorio e nel servizio. Collabora nel programmare, nel rivedere insieme, impegnandosi per quello che si deciso, anche se non prevalsa la propria opinione. Lanimatore in cammino con gli altri, non agisce mai individualmente, ma sempre in sintonia e sinergia con tutti gli animatori dellOratorio. Perci mai si crede arrivato. Anche lanimatore in Oratorio impara. Non deve dimostrare nulla, nemmeno di essere bravo, ma solo servire in modo gratuito e generoso. Lanimatore, perci umile. Lanimatore dellOratorio persona motivata. Si pu decidere di far animazione per tanti motivi (perch bello, perch piace, perch daiuto, perch fa emergere, ecc.). Ma la motivazione vera e necessaria per essere animatori in Oratorio avere lintuizione di una scoperta e unesperienza da comunicare agli altri: c qualcosa di pi grande nella propria vita, che le dona senso freschezza e verit. Lanimatore ha scoperto un germoglio di vita e non lo abbandona; anzi, lo comunica agli altri. E il baricentro: Dio, con il suo volto cos umano,

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inaugurato il mese del Ciao. stato un pomeriggio ricco di emozioni e di grande felicit, di partecipazione e di giochi. Un pomeriggio allinsegna dellunit, della gioia e dellamicizia, un clima di festa che ha coinvolto profondamente non solo chi era direttamente interessato, ma lintera comunit presente alla festa dellAccoglienza. Attraverso lOratorio ci auguriamo di trasmettere anche ai ragazzi di Benestare la gioia di vivere e i principali valori cristiani e umani. Il progetto Ges delloratorio di Benestare propone diverse Cristo. La differenza tra attivit a scelta dei ragazzi ( A.R.C, calcio , lessere animatore e fare animazione sta tutta aiuto allo studio, danza e ginnastica,corso di qui, in un incontro. musica, laboratorio teatro ) Perci lanimatore sa di non poter dare ci che Auguriamo che lentusiasmo e la buona volont non possiede. Non pu comunicare ci che dimostrate possano continuare. non . Deve avere maturit umana vissuta in un buon rapporto con se stesso, in equilibrio, nella passione per la vita. Deve avere il coraggio di vivere e incarnare la propria fede decidendosi in favore di Cristo e della Chiesa. Lanimatore una persona in cammino; deve prendere coscienza che oltre ad animare ed educare gli altri, educa in primo luogo se stesso. Essere animatore una scelta che va confermata nellesperienza quotidiana, ovvero le motivazioni vanno alimentate costantemente. Il 27 ottobre anche a Benestare si dato Buon inizio a tutti.! il via allOratorio. Con grande entusiasmo s

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Come sono lontani i tempi in cui le ragazze in et da marito potevano uscire di casa solo nei giorni di festa per andare a messa, accompagnate dai genitori o da qualche parente stretto! Il computer con le sue e-mail; facebook con le sue chat e i messaggi privati, e i telefonini per parlare a viva voce o comunicare tramite messaggini sms appartenevano ancora

Serenate, Fidanzamento e Matrimonio nella nostra tradizione popolare

Lamore, dunque, poteva essere fatto di sguardi, se la ragazza aveva il permesso di frequentare le funzioni liturgiche, o di lunghe e interminabili lettere, che raccontavano lo strazio di un amore che si consumava tra languidi sospiri e segni convenzionali, come toccarsi il capo con una mano, lasciare una finestra socchiusa, o, di notte, accendere e spegnere ripetutamente
di Franco Blefari

ad unaltra generazione. Per telefonare ( e a chi, se ancora il telefono era una prerogativa di pochi eletti?) bisognava fare ore dattesa al posto telefonico pubblico, che doveva richiedere la linea al centralino, che dopo qualche ora la smistava al telefono che laveva richiesta. Per vedere la donna amata, magari al balcone o in terrazza che stendeva i panni al sole, bisognava fare ore di passeggiate sotto casa sua. Rimanevano solo le chiese e il camposanto, luoghi di culto dove tutti potevano accedere e nessuno poteva cacciari mali nominati ( diffondere notizie infanganti sullonorabilit della ragazza ), complice la solita mbasciatura ( ambasciatrice), che faceva da palo, per permettere a due innamorati di scambiarsi qualche breve effusione amorosa.

Un matrimonio in quella Benestare di gesso

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la luce per comunicare allamato che in casa non cera nessuno. Ma se i due innamorati erano divorati dal fuoco ardente dellamore, in tal caso, avrebbero potuto spegnere solo col matrimonio o con la classica fujitna ( scappatella) la loro incontrollabile voglia di anticipare i tempi A questo tipo di comunicazione si aggiungeva, per, quello pi chiaro e suggestivo delle serenate, che i giovani andavano a cantare sotto il balcone della donna amata, dopo un assolo di chitarra e mandolino che, a quellora, di notte, era come se fosse ascoltato da tutto il paese, anche se nessuno poteva sentirsi destinatario delle serenate, che si facevano sotto la finestra di qualche bella fanciulla, per cui ogni padre poteva ascoltare tutto quello che il cuore di un

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innamorato raccontava a sua figlia. Insomma, tutti conoscevano lindirizzo della serenata, ma nessuno poteva fiatare poich la missiva canoro-musicale non indicava n mittente e n destinatario. Vinni mi cantu cc nta chisti strati / di notte notti, si mi canusciti; / port e finestri chi siti sbarrati, / mi salutati a cu d inta teniti. Con versi popolari come questi, il fidanzato ribadiva alla sua bella lamore per lei. E linnamorato che parte da lontano, riesce a superare tutte le difficolt del viaggio, ben sapendo la gioia che laspetta allarrivo, dove canta cos: Aju partutu di tantu luntanu / e vinni apposta pemmu ndi vidimu, / e li puntuna mi parnu chjanu, / larburi riganegli e petrusinu. / E ora carrivai nta chistu chjanu, / mi sembra ca lu fici lu caminu; / affaccia bella e porgimi la manu, / ccavanti mi fa mali lu surinu. Qualche volta la serenata era indirizzata alla suocera al cui cuore il futuro genero bussava cos: O mamma mamma quantu sirinati / cu na figghjola bella chi ndaviti;/ vogghju mi sacciu si la maritati / oppure si nta casa v a teniti. Ma destinatario, qualche volta, poteva essere anche il padre, che si opponeva alla realizzazione di un sogno damore, gettando nella pi cupa disperazione luomo che imprecava anche contro la fortuna:Occhj nigregli non vi lamentati / ca non curpa mia, vu lu sapiti; / curpa la me furtun e vostru patri, / non vonnu ca di mia patruna siti. Ma le serenate non raccontavano solo storie damore, ma anche di sdegno e di disperazione per un amore non corrisposto:Sdegnu chi mi sdegnast u cori tantu, / non pozzu mi ti vij e mi ti sentu; / quandu viju lu diavulu no schjantu, / ma quandu viju a ttia, schjantu e spaventu. Ma quando lo sdegno incominciava ad essere alimentato da un odio molto profondo, linnamorato non aveva peli sulla lingua per dichiarare alla sua amata/odiata tutto il suo risentimento: O facci di na brutta carcarazza, / tu porti migli diavuli pa trizza; / va a trovari ccocchjunu mi tammazza / ca mmia mi resta tanta cuntentizza. Le canzoni di sdegno che erano laltra faccia dellamore, hanno da sempre arricchito le pagine della letteratura

popolare, gridando tutta la loro vendetta, spesso frammista a ironia, per unamata che lascia il suo innamorato e cede alle promesse di altri spasimanti: Campana chi si fatta di mitagliu / e ncdini chi batti ogni martegliu, / gaglina cavarcata dogni gagliu / e ficu pizzicatu dogni arcegliu Succedeva, qualche volta, che linnamorato venisse minacciato di morte, nel caso in cui

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non si fosse allontanato da quella ragazza o avesse continuato a fare di lei loggetto delle sue serenate notturne: E nta sta ruga mannu minazzatu / ca si passu di cc je campu pocu. / Je passu e spassu coma nu dannatu / pacch la vita mia la penzu pocu. / Ogni spicuni ndavi nomu armatu, / ogni finestra na bampa di focu. Ma anche contro i vicini di casa, che avevano la brutta abitudine di criticare due giovani che parlano senza essere ufficialmente fidanzati o, quanto meno, senza nessunaltra presenza familiare, si possono scagliare gli strali del risentimento dellinnamorato: E nta sta ruga nc nu malu diri / ca jeu mancu cu ttia pozzu parlari; / subitamenti si mentunu a diri:/ Chiglia la nnamurata di lu tali./ Focu mi cadi di li ciaramidi / e pammi bruscia cu ndi parla
Gianni u rizzu, chitarrista e cantante di canzoni folk.

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mali. Eh, le malelingue, se non ci fossero! Una volta si diceva che, senza di loro, anche i preti si sarebbero potuti sposare, per cui, nei nostri paesi, ogni storia damore sempre stata oggetto delle pi disparate dicerie, col rischio spesso frequente per la ragazza - di non sposarsi pi o di essere bollata come donna poco seria. ( Eh, se avessero saputo che un giorno una presentatrice televisiva in mondovisione, al Festival di Sanremo, avrebbe mostrato una farfalla tatuata proprio sullinguine!) Ma a quei tempi, una donna portata di bocca in bocca si poteva salvare solo col fidanzamento ufficiale, che avveniva tramite nu mbasciaturi , che, mandato, o mandata, dal padre del futuro fidanzato a casa della ragazza per chiederla in sposa, avrebbe dovuto osservare, nella sua missione esplorativa, un certo cerimoniale. La tradizione voleva che la persona prescelta per questo incarico fosse una persona di rispetto, di integerrima condotta morale e godesse della fiducia di tutti. La persona prescelta per questo incarico sarebbe dovuta entrare nella casa della ragazza secondo tradizione col piede destro e dire: Trasa c u destru e cc mi restu. ( Sono entrato/a col piede destro e
Mastru Nunziu suonatore di chitarra, mandola e mandolino e interprete di Manola

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qui rimango ). Dopo i convenevoli del caso, avrebbe dovuto dire che stata mandata dal padre dellinnamorato il quale vorrebbe avere tanto onore di entrare nella vostra parentela e di richiedere la mano della ragazza a nome del figlio aspirante fidanzato. Se la risposta era negativa il padre della mancata fidanzata avrebbe detto che ringrazia, ma non ha figlie femmine da sposare essendo ( la prescelta ) ancora molto giovane, ma se era positiva, senza nemmeno richiedere qualche settimana di riflessione, si poteva fissare anche la data del fidanzamento ufficiale (dellasinga,lanello) ; della durata dello stesso e delle visite settimanali che il fidanzato avrebbe potuto fare a casa della fidanzata. Qualche volta, per, la richiesta di fidanzamento, come si usava in tanti paesi, avveniva tramite un ceppo di legno ( ccippu ), che linnamorato metteva di notte dietro la porta dellinnamorata, come scrive Luigi Schirripa nel volume Le nostra Radici, Arti Grafiche Edizioni, Ardore, 1990 ). Al mattino, quando il padre della ragazza, aprendo la porta, lo avesse visto, avrebbe gridato con voce alta per farsi sentire: Cu m a ccippau a figghja mia? ( Chi ha richiesto mia figlia in sposa tramite il ceppo?). Linnamorato, che stazionava nei pressi della casa per conoscere la risposta alla sua richiesta, avrebbe detto: Eu vi la ccippai ( Io lho richiesta in sposa ). Se il padre era contento del giovane che laveva richiesta, portava dentro casa il legno, altrimenti lo avrebbe invitato a riprenderselo. A Pasqua la tradizione voleva che la fidanzata preparasse un dolce pasquale (guta) con dodici uova, mentre il 1 Maggio era il fidanzato che doveva regalare alla fidanzata un grande ramo di alloro ( u maju ) addobbato con capretti, ricotte, dolci e fazzoletti di pura seta, che, qualche volta restava esposto al balcone per diversi giorni in segno di orgoglio e soddisfazione. Le visite del fidanzato a casa di lei avvenivano sempre in presenza di mamma o pap, se non di tutte due. Spesso era lei che serviva il caff, o qualche dolce, per dare limmagine di una donna abituata alle faccende di casa, specie se in qualche particolare ricorrenza era presente anche la futura suocera, madre di lui, che voleva

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conoscere tutti i pregi diceva lei - della sua futura nuora. Succedeva cos che i due innamorati dovevano sfruttare qualche momentanea assenza del padre ( la madre, se era complice, si allontanava di proposito seguendo il marito, per lasciarli soli ) , per potersi scambiare qualche timido bacio e dirsi le cose che, altrimenti, si sarebbero dovuti scrivere per lettera ( credete a chi nha fatto esperimento, dice il poeta ). Qualche mese prima del matrimonio, i genitori

di entrambi dovevano comprare le fedi per gli sposi e loro per la sposa. Quelli della sposa compravano loro per lo sposo e quelli dello sposo compravano loro per la sposa, che sarebbe stato osservato, ammirato, valutato, pesato e mostrato a parenti ed amici, mentre i mobili doveva comprarli interamente lo sposo. Qualche settimana prima del matrimonio le famiglie degli sposi invitavano parenti ed amici e vedere la casa e tutta la biancheria che lei portava in dote. La dote per i ceti mediobassi era costituita da: trenta paia di lenzuola; trenta paia di cuscini; trenta coperte; trenta asciugamani di cui un quarto fatte in casa, un

Mariu u mancinu indimenticato e sensibile suonatore di chitarra.

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quarto di lino e le altre di spugna e due servizi completi per bagno. Ai quali si aggiungevano: dodici servizi da tavola per sei persone e dodici per sei; trentasei strofinacci e dodici paia di capi di biancheria intima di seta e di flanella. Inoltre servizi di bicchieri, piatti e posate. I pi disparati commenti fiorivano nella ruga (la parola ruga volutamente non virgolettata ) il giorno dopo che la futura sposa aveva fatto conoscere la costituzione della sua dote. I pi saggi, ammonivano: Pgghjala mi li vali, non mi li porta, perch non la dote che fa la sposa. Un mese prima del matrimonio, i rispettivi genitori, compilata la lista degli invitati, andavano di casa in casa, tra parenti ed amici dove ripetevano lantico ritornello se potevano avere tanto onore di partecipare al matrimonio dei loro figli. La preparazione del letto nuziale era un momento di grande partecipazione non solo di parenti e amici, ma anche di semplici conoscenti. Sulla coperta di seta, che non era mai stata messa sul letto, venivano eseguiti con monetine e confetti disegni raffiguranti temi damore, con il classici cuori trafitti da una spada. I parenti pi abbienti ostentavano il loro regalo in danaro, depositandolo sul letto quando tutti erano presenti, facendo ben intravedere i biglietti da mille lire, se non da cinque o diecimila, mentre i pi poveri lo facevano sempre di nascosto e con monetine di metallo. Il compare, rigorosamente, veniva scelto tra le persone pi influenti del paese, che poi erano quelle che avevano anche i soldi e si potevano permettere, quindi, un regalo abbastanza costoso. La scelta ricadeva quasi sempre sul sindaco per la prima figlia o figlio; sul prete o sul medico di famiglia per altri comparati. Ma anche altre persone benestanti, come impiegati o imprenditori edili, che rappresentavano la crema economica del paese, potevano essere prescelte per instaurare un rapporto di comparato, che, poi, diventava di amicizia e, in qualche caso, di vera e propria parentela. Il rischio era, per, quello di fare il passo pi lungo della gamba, dovendo, alla fine, tornare tra la propria cerchia di amici e conoscenze.

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Il compare era un vincolo sacro per i nostri antenati, un parente stretto aggiunto alla propria famiglia, che ndava i si rispetta fina settima generazioni . Ecco perch bisognava guardare alla propria condizione sociale prima di scegliere il compare, perch in seguito al comparato i rapporti familiari si sarebbero intensificati e solo tra persone dello stesso ceto e condizione economica era possibile instaurare un rapporto di stima duraturo nel tempo. Anche se tra i proverbi, che sono sempre la saggezza in pillole dei popoli, ce nera uno che ammoniva: Fimmin i ruga e cumpar i Roma , nel senso che il compare deve essere uno di cui potrai avere sempre bisogno, essendo di Roma, ma anche che, se lo vedi ogni tanto, ancora meglio, in quanto eviti di generare attriti. Al termine della funzione religiosa gli sposi si fermavano alluscita della chiesa per la foto di rito. Intorno agli sposi i parenti pi stretti e, dietro, tutti gli invitati. Monetine da dieci, cinquanta e cento lire frammisti a confetti venivano lanciati in piazza ai bambini che si azzuffavano per raccogliere, tra le gonne delle donne agghindate a festa, lambito tesoro. E gli stessi sposi venivano fatti passare sopra un tappeto di monetine in segno bene augurante e per una vita economicamente serena. ( Se mi si passa linciso, vorrei annotare che la prima volta ebbi modo di scoprire la presenza di questo tappeto di monetine cos invitante - in occasione del matrimonio della zz Rosetta - lo ripulii in fretta prima che la sposa vi passasse sopra. Da allora, invece di eliminare il tappeto visto che labitudine era diventata una malattia - eliminarono me, controllandomi, ogni qual volta usciva la sposa dalla chiesa, a debita distanza ). Il pranzo nuziale, che prevedeva molti invitati, si svolgeva quasi sempre in un frantoio ( trappitu ), altrimenti andava bene la stessa casa ( di gesso ) in cui vivevano i genitori degli sposi e dove gli invitati, trattandosi di case di gesso i cui piani erano di limitate dimensioni, venivano sistemati su due piani. Al piano terra veniva sistemata la grande massa, il popolo per il quale era previsto un unico trattamento, mentre al primo piano venivano sistemati

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i signori del paese, il ceto alto: medici, sindaco, preti, farmacista, benestanti in genere per i quali si aveva un occhio di riguardo e si preferiva che mangiassero lontano da occhi indiscreti. Infatti erano gli unici che chiedevano piatti doppi e pietanze non previste dal menu ( come nella vita di oggi e di sempre!), come il capretto di latte, la capra che pascola in alta montagna in terreni asciutti, il formaggio coi vermi o la soppressata con la lacrima, il lardo affumicato della parte della nuca del maiale ( d u cozzu ), i fichi seccati con le mandorle e lo zucchero in picce ( schjocchi ) i quali, anche da signori quali erano, non potevano comprare essendo prodotti sapientemente lavorati dalle mani dei contadini e destinati ad uso puramente domestico. Al piano terra le madie ( majiglie ) erano strapiene di maccheroni col sugo di capra con cui venivano riempiti i piatti per gli invitati, che gi avevano finito lantipasto a base di formaggio fresco i casa, caprino e pecorino in primis, cosi cacitu, variet di peperoni in salamoia, melanzane sutta mzara i cugnettu

Tony Romeo, detto lattore , indimenticabile interprete di Vecchio Frack di Modugno..

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e olive schiacciate, alcune fette di capocollo piccantissimo o pancetta d u buccularu, dal sottomento. Il vino era novello e le immancabili gassose marca Capogreco, della fabbrica benestarese che da molti anni ormai ha chiuso i battenti e i cui prodotti venivano portati nelle case da Maruzzeglia d i gazzusi, o Maria a mangiamndina, come chiamar si voglia, che ci gradito ricordare come personaggio molto popolare di quel paese di gesso che non c pi. Un pranzo nuziale non poteva fare a meno del rag di capra e di un arrosto misto di salsiccia e carne di maiale che, rosolandosi sulla brace ardente, emetteva un profumo che non era solo segno un segno di festa, ma di nobile e mai smarrita nel tempo identit contadina. Non mancava, allora, in quasi tutte le case, una radio con giradischi, dove si potevano ascoltare canzoni incise su dischi a 78 giri. Per le amanti del tango ( erano le donne che sceglievano le canzoni da mettere sul piatto ) non mancava mai la celeberrima Cumparsita, che rievocava languide atmosfere latino-americane, e per le amanti del valzer, il celebre Sangue Viennese o Sul bel Danubio blu. Ma se spuntava una richiesta di mazurca, i pi attempati scendevano tutti in pista sulle notte de La Mazurca della

nonna. Ma tutti i balli dovevano sempre tenere conto della volont popolare maggioritaria rappresentata da contadini e uomini del ceto basso in genere che volevano ballare solo e sempre la tarantella, per cui succedeva che un tango non arrivasse al termine dei suoi giri perch esplodeva vulcanico il ballo della gente comune: Non pacch s pecuraru, / ma s riccu di munita / abballati Donna Tita. Era linizio della fine che sarebbe durato fino a notte fonda, tra un bicchiere e laltro, fino al momento in cui gli sposi andavano a dormire ( lui la prendeva in braccio per farla entrare nel loro nido damore) e nel vicolo iniziava una serenata agli sposi Allindomani la madre della sposa si premurava di portare ai due colombi il primo caff della loro vita coniugale, dopo una notte passata col cuore in gola, in attesa del responso della prima notte damore, cosa che tutti volevano e dovevano sapere E quando poi, finalmente, giungeva lora della notizia tanto attesa, la mamma mostrava a tutte le comari e le vicine la prova inconfutabile che la figlia eraonorata. Ora s che poteva preparare il primo pranzo per gli sposini con brodo di pollo e uova per far loro riacquistare le perdute energie

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-Potete leggere e scaricare il giornalino nel sito web della parrocchia : www. parrocchiabenestare.com - Chi vuole collaborare al prossimo numero del giornalino pu mandare il suo articolo al seguente indirizzo di posta elettronico: giornaleparrocchiale@libero.it

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Ariaporu - Sezione Culturale

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Ci siamo ripromessi di non occuparci di politica in questa rivista. Ma non occuparsi di politica non vuol dire non parlare di idee. E cos la politica se non idee che si articolano in progetti di legge i quali, in meglio o in peggio, ci cambiano la vita quotidiana, agevolano o compromettono, il futuro nostro e dei nostri figli? Ed allora doveroso che un giornale abbia una sua posizione ideologica, tanto meglio se questa non ascrivibile ad una fazione. Perch le idee vivono anche senza coccarde di partito, anzi, come la storia degli ultimi decenni ci ha insegnato, i partiti tendono a sopprimere le idee, le imbrigliano, le adattano, asservendole spesso ad un interesse che non , quasi mai, quello del popolo. Cercheremo di cogliere lo stato danimo della gente, le manifestazioni di esigenze o di malessere, le riporteremo, senza timore, e sposeremo le battaglie di libert e di progresso civile e sociale. Se ci guardiamo attorno, a pochi giorni dalla stampa di questo primo numero di Olona e dintorni, ci che emerge una sensazione di sconforto e di incertezza, di sfiducia e di sdegno nel confronti della classe politica. Come abbiamo fatto, si domandano tutti, ad arrivare a questo punto? Siamo fra i paesi pi corrotti. Nella graduatoria delle 200 migliori universit del mondo troviamo una sola universit italiana, quella di Bologna, ma collocata al 183esimo posto!* Tullio De Mauro parla di analfabetismo di ritorno. Il tasso di disoccupazione giovanile al 28%, le nostre tasse sono fra le pi alte del mondo, gli stipendi fra i pi bassi dEuropa ma, i compensi dei nostri dirigenti scandalosamente e spropositatamente eccessivi. Come abbiamo fatto ad arrivare a questo punto? Non serve riportare qui lanalisi di tutte le vicende degli ultimi 30 anni fatta da studiosi di vaglia e autorevoli istituti di ricerca. La spiegazione unanime: tutto cominciato quando i politici hanno messo da parte il concetto di onest intellettuale. Ed ci

Ripartiamo dallonest intellettuale

che ho percepito per le strade, nei mercati rionali, chiacchierando a microfoni spenti. Domandando un parere sui politici italiani, tutte le risposte riconducono alla questione morale. Sui partiti il giudizio negativo trasversale e il quadro desolante che si delineato, e che tutti i giornali riportano quotidianamente, riteniamo debba spingere i nostri politici a fare al pi presto una seria riflessione, un esame di coscienza.
di Franco Caminiti

I politici italiani sono percepiti come una casta lontana dalla realt quotidiana, che si comporta come unentit magmatica autoreferenziale; essi sono convinti di essere superiori, pi intelligenti, pi furbi, privilegiati per merito di appartenenza, di nascita o di cieca militanza. Gli strapagati politici italiani non vivono fra la gente, e quindi non capiscono, i problemi dei cittadini, una classe considerata medio-bassa che, purtroppo, sempre pi numerosa e meno influente. Sono i nuovi poveri, gli emarginati per censo, gli ostacolati per cultura (ormai la cultura in Italia considerata una colpa); sono i vessati senza speranza e senza difesa, davanti alla legge, davanti alle istituzioni, davanti alla burocrazia.

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I politici italiani hanno mortificato il desiderio del sapere, hanno ostacolato lo spirito di iniziativa, la creativit nellarte, svilendo il merito e ponendo la mediocrit a standard qualitativo. Hanno soffocato la piccola e media imprenditoria, quella imprenditoria che ha fatto grande il Paese grazie allentusiasmo ed al coraggio, alla maestria ed al sacrificio, quella imprenditoria che non beneficia di aiuti di Stato e che , invece, il primo motore delleconomia. Perch i politici italiani disconoscono il significato del termine onest intellettuale, o almeno se ne dimenticano non appena vengono a contatto con la realt organizzativa del movimento, qualunque esso sia. Le logiche di partito diventano prioritarie su tutto, la vittoria elettorale (fine) giustifica qualunque mezzo, anche il pi disonesto e lesivo delle

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libert, anche il pi prevaricatore dei diritti degli altri. La parola dordine Vincere!, costi quel che costi, sfruttando e calpestando chiunque.

I politici italiani, nella percezione generale dei cittadini, sono la summa di tutto ci che non si dovrebbe essere e di ci che non si dovrebbe fare: bugiardi, falsi, corruttori e corrotti, egoisti, arrivisti, narcisisti, caratteriali ed a volte collerici, volgari, blasfemi, infedeli, privi di moralit e di ideali, pronti a saltare, con spudorata faccia tosta da un banco allaltro del Parlamento.

I politici italiani non solo risultano essere per la maggior parte ignoranti, ma sono convinti che a loro sia consentito di esserlo. Cos come sono convinti che a loro sia consentito di essere anche disonesti, e che la politica sia una sorta di zona franca, un rifugio per tutte le malefatte. I politici italiani sono convinti che la loro elezione (attualmente la loro nomina) sia un passaporto per tutti i privilegi, un lasciapassare per scavalcare tutte le file della vita, convinti che, se sbagliare umano, nel loro caso ci sia concesso e perdonato dufficio, come se le regole della decenza morale per i politici fossero sospese o, meglio, annullate, secondo la teoria istituzionalizzata del tutto concesso, della totale impunit, e tutto perpetrato in una omert vergognosa e viscida, nella consapevolezza di far parte di una classe di ricattabili, e spesso di ricattati. I politici italiani sono lunica casta che non deve dar conto del proprio operato a chi li paga, cio il popolo. Quasi nessun politico, ripresentandosi alle elezioni, produce i risultati del proprio mandato: proposte di leggi, interpellanze, battaglie vinte, o anche solo combattute, per rendere pi vivibile per tutti questo nostro Paese. Basta che abbiano lavorato per il partito, per mantenere vivo il consenso, per vincere ancora e perpetuare i privilegi, sino a trasmetterli ai figli, come fossero titoli nobiliari. Una specie di intoccabili, per certi versi con inquietanti similitudini con le organizzazioni di natura mafiosa, voglio dire negli atteggiamenti, nel modo di difendere strenuamente se stessi e i confratelli, gli Tratto da Olona e dintorni , pubblicato su interessi personali e della famiglia, gestendo autorizzazione delleditore Real Arti Lego
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i partiti come fossero cosa loro. Questa la percezione, in sintesi, che, per certi versi, condividiamo, e che riportiamo augurandoci, per, che non sia proprio cos, confidando che ancora resistano sacche di buonsenso, di buonafede, di adeguato livello culturale, di sostanziale onest. Eppure siamo un grande popolo, abbiamo dato al mondo il meglio dellarte, della cultura, della scienza, dei brevetti; forse siamo i pi intelligenti del mondo, com, allora, che ci siamo lasciati turlupinare, prendere in giro, offendere, da un branco di ignoranti egoisti. Queste persone indegnamente preposte, o immeritatamente nominate, non ci rappresentano. Allora noi auspichiamo che venga presto il giorno in cui il popolo italiano si sveglier da questa sorta di torpore, reagir con la forza dellla fierezza, di una ritrovata consapevolezza di dignit, con uno scatto di orgoglio. Spero di vedere quel giorno, di viverlo, di poter scendere in piazza, fra gente felice, consapevole, cosciente di s e del proprio valore, delle proprie capacit e dei propri riconquistati diritti. Intanto dalle colonne di questa rivista faremo ci che possibile: veicoleremo proposte, ci faremo portavoce di esigenze, saremo unaltra voce fra tante, ma una voce libera, imparziale, senza simpatie che per il merito, che per leccellenza, appunto, perch di ci questa rivista si occuper, a partire dalle idee, una voce che avr lautorevolezza dellonest e la forza che voi lettori vorrete darci. Se una rinascita ci sar, e ci dovr essere! perch questo Paese ne capace, perch lItalia lo merita, se una rinascita ci sar, dicevo, essa dovr partire da una ritrovata dirittura morale. La storia insegna: dopo mille anni di oscuro Medioevo lItalia seppe produrre il Rinascimento, forse il momento pi esaltante nella storia dellumanit. Ebbene se questa Italia sapr dar vita ad un nuovo Rinascimento esso potr solo trovare il proprio inizio nella cultura e nellimpegno, nel merito riconosciuto, nel rispetto delle idee, nella libert che non prevarica, in due parole, ripeto, nellonest intellettuale!
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Dopo lo splendore della Magna Grecia, la Calabria, occupata per oltre duemila anni dagli eserciti invasori, si ritir sulle montagne dove conserv le sue tradizioni, i suoi canti, il suo passato. E quanto dice, a grandi linee, Corrado Alvaro in una sua pubblicazione, spiegando la Calabria ai bambini a cui ho pensato, leggendo il libro del mio amico Bruno Palamara Africo - Cognomi e ritratti. Forte di quel passato, quella stessa Calabria di Africo e della sua frazione di Casalnuovo , dopo lalluvione del 1951, scende dalla montagna e si trasferisce in marina, ad Africo Nuovo. E qua che il vate , sradicato da Casalnuovo a soli undici mesi, divenuto adulto e laureato in Filosofia, non solo ruba il posto allo storico, ma allo stesso scrittore come osserva Mario Nirta nella sua prefazione perch profondamente ispirato da un popolo che il suo popolo, che lo ha visto nascere, crescere e diventare uomo. Quando ho saputo che Bruno Palamara aveva pubblicato un libro sui cognomi africesi, ho subito pensato linutile lavoro che si era sobbarcato per dire cose che avrebbero potuto dire tutti, non vedevo come un uomo di cultura della sua caratura si potesse mettere a spiegare il significato etimologico dei nomi, che, forse, esclusi i diretti interessati, non avrebbe stimolato linteresse del pubblico lettore. Ma mi sbagliavo, eccome! La mia stata la classica folgorazione sulla via di Damasco, anche se io non intendevo perseguitare Bruno, ma biasimarlo per avere perso il suo tempo in cose di poco interesse. Lautore del libro non solo spiega lorigine dei nomi dei suoi paesani, ma, raccontandone la storia, ne rapisce anche lanima, facendoci entrare in un variegato labirinto umano dalle innumerevoli sfaccettature, che, essendo storie di vita e di emozioni, sono storie non solo di noi calabresi, ma di tutto il genere umano. Non forse anche storia nostra quella di Ciccio Scriva, che va a piedi per comprare il pane a Bova Superiore per rivenderlo a Casalnuovo, inventandosi tanti lavori per vivere tra cui anche un negozio dove vendeva di tutto, fino alla costruzione di un albergo e alla

Leggendo Africo - Cognomi e ritratti lultimo libro di Bruno Palamara

di Franco Blefari sua definitiva conversione in una casa di riposo per anziani, tuttoggi esistente? Come non vedere in Giannino litaliano, detto don Giannino, poeta e amante della cultura, zio dellapprezzatissimo poeta contemporaneo Gianni Favasuli, se non nello stesso padre don Ciccillo ufficiali da posta, (che ricordo con molta simpatia perch mi portava sempre i saluti del figlio ogni volta che mincontrava ) poeta provetto dalla facile ars oratoria, i segni del destino? E quante e quante storie, non solo di noi calabresi, sono riconducibili al mio indimenticabile amico Gioacchino Talia u cantanti ( che io stesso, prima che perisse in un incidente dauto, conoscevo personalmente per averlo portato per tanti anni, in quasi tutte le televisioni locali della zona, a cantare nelle mie trasmissioni folk ) per avere affrontato, come tanti altri calabresi in giro per il mondo, i disagi e le umiliazioni dellemigrazione in terra di Germania? Quella di Gioacchino, che, dopo faticose giornate di lavoro in fabbrica, la sera, faceva il giro dei locali per realizzare il suo sogno, cantando con la chitarra canzoni che parlavano della sua terra lontana, della sua famiglia, dei suoi sogni, una storia che potrebbe essere quella di tutti coloro che abitano al Sud del mondo, in ogni punto della terra dove c disoccupazione, fame, povert e privilegi sociali. Ogni personaggio, una storia; ogni storia, unesperienza di vita: il nostro passato che torna attraverso la riscoperta delle nostre radici, dei nostri antenati che ci hanno insegnato la fatica di essere uomini in una terra sempre ingrata con i suoi figli. E Bruno Palamara in Africo - Cognomi e ritratti ( Officina Grafica- Villa San Giovanni; pp 192; 15.00 ) tutto questo ce lo ha detto con grande sensibilit artistica e raffinatezza linguistica; ce lo ha detto, principalmente, sentendosi uno di loro, entrando nella loro storia di calabresi e identificandosi, da africotu , nei loro drammi e nelle loro speranze.

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Noi siamo Orchidee

solo radici aeree) o semi-epifite, per cui in genere vivono su rami e tronchi di altre piante o su rocce coperte da un sottile strato di frammenti vegetali, muschi e licheni; altre specie sono terrestri, come quelle diffuse nei climi temperati, mentre altre ancora sono sotterranee e semi-acquatiche.

Noi siamo Orchidee - dicono da sole-, nulla ci pu essere contrapposto capace di occultarci; n occorre che spendiate molte delle vostre fatiche, perch noi si mostri le nostre virt, non ci occorre terra, non ci necessita superficie, inutili le vostre premure, lasciateci quass a cavallo di questo ospitale pezzo di legno morto, lasciate che le nostre radici penzolino nellaria, lasciateci in gran pace, non desideriamo altro che acqua dalle vostre mani, visto che ci avete tolte dalle nostre patrie dove il cielo ci assisteva come ci conveniva; limitatevi a gustarci se avete occhi per vedere, narici per percepire, animo per sentire (Masera - Floricoltura - Utet 1970)

Esistono circa 25.000 specie di Orchidee al mondo e gli ibridi sono innumerevoli (circa 100.000). Pur appartenendo ad ununica famiglia botanica, quella delle Orchidaceae, comprendono un elevato numero di specie, generi e variet. sia spontanee che coltivate, che rende la loro classificazione estremamente complessa. Sono diffuse un po ovunque ma per la maggior parte sono originarie delle zone umide della fascia intertropicale. In Italia abbiamo circa 85 specie spontanee, distribuite nelle zone umide sia di montagna che in prossimit delle coste, molte delle quali estremamente rare e in via di estinzione e come tali protette dalla raccolta indiscriminata.

Lo stelo in genere eretto, anche se in alcuni casi, come nella Vanilla Planifolia, dai cui frutti si ricava la vaniglia, strisciante o rampicante. In diverse specie si trovano dei particolari steli tuberizzati, detti pseudobulbi, che fungono da organi di riserva dellacqua e delle sostanze nutritive; per un buon accrescimento indispensabile che lOrchidea ne abbia almeno due. Anche le radici hanno degli organi di riserva, i tubercoli radicali, dei due normalmente presenti uno bianco e turgido e serve ad alimentare il germoglio del successivo anno, mentre laltro, scuro e grinzoso, ha nutrito la vegetazione in corso. Le foglie sono per lo pi semplici, allungate e prive di picciolo e nelle forme epifite partono dagli pseudobulbi. I fiori sono di forma, colori e dimensioni svariati, solitari o riuniti in infiorescenze, terminali o allascella delle foglie. Le orchidee sono quasi tutte allogame (cio ad impollinazione incrociata), per cui in natura mettono in atto tutta una serie di stratagemmi per favorire il contatto del polline con i pronubi (insetti, colibr, pipistrelli, lumache), dal momento che la scarsa produzione di nettare dei loro fiori non consente di attirarli in altro modo. Le orchidee vengono coltivate per la spettacolare bellezza dei loro fiori; tuttavia, diverse specie e variet hanno nel complesso un notevole valore ornamentale per cui, allevate in appositi vasi o cestini sospesi, possono creare nei nostri appartamenti un angolo verde di particolare suggestione.

TECNICA COLTURALE Le Orchidee hanno habitat molto differenti: la maggior parte sono epifite (posseggono Le esigenze climatiche delle diverse Orchidee variano notevolmente in relazione alla
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loro diversa origine geografica e per uno stesso individuo, a seconda della fase del ciclo biologico; in Italia la loro coltivazione avviene esclusivamente in ambienti protetti e accuratamente climatizzati. In ogni caso le Orchidee amano la luce ma non lesposizione diretta ai raggi solari e le temperature dei nostri appartamenti dinverno sono in genere soddisfacenti per le loro esigenze. Tuttavia temperature troppo diverse da quelle ottimali possono provocare delle deturpazioni nelle foglie e nei fiori. Lo stesso discorso vale anche per lumidit ambientale, che se eccessiva provoca la comparsa di macchie sui fiori, mentre se troppo bassa provoca ingiallimenti e raggrinzimenti della vegetazione. Soprattutto per le epifite meglio umidificare lambiente che bagnare direttamente il substrato.
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specie epifite il substrato ha principalmente una funzione di sostegno, per le specie terrestri ha una funzione trofica (nutritiva). Molto spesso le specie epifite o semiepifite vengono coltivate sospese in cestini di legno o filo metallico, su zattere di corteccia miste a materiali spugnosi, che mantengono ottimali i livelli di umidit intorno alle radici.

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In ambienti riscaldati e durante la stagione calda, lirrigazione deve avvenire da 2 a 4 volte la settimana, mentre nella stagione fredda si pu ridurre ad una volta la settimana, soprattutto per le epifite, a meno che non siano coltivate sospese per cui, essendo esposte allaria, hanno bisogno di pi interventi irrigui. Molto dannosi sono gli eccessi idrici che provocano ingiallimenti e degradazioni dei pseudobulbi, con fuoriuscita delle radici dal vaso. ANNAFFIATURA ED UMIDITA E inoltre importantissimo evitare che lacqua ristagni nelle foglie o nei fiori, provocando cos dei marciumi; si consiglia di usare acqua piovana e non di rubinetto, che contiene cloro a cui le Orchidee sono particolarmente sensibili. TIPO DI TERRENO RINVASO SISTEMAZIONE

Tra i generi pi diffusi e pi semplici da tenere in casa c la Phalaenopsis, unorchidea sempreverde, dalle grandi e carnose foglie, spesso presenta sui bordi del vaso delle radici aeree che non vanno mai toccate. I fiori, davvero importanti, possono presentarsi o penduli o eretti, dalla forma molto variabile. Il nome di questorchidea significa farfalla e, in effetti, si suoi fiori ricordano molto gli eleganti insetti colorati e romantici. Facile da coltivare a livello domestico o in un ufficio, come gi anticipato fa arredo, rendendo elegante lambiente che la ospita. La soluzione pi adatta per tenere le orchidee nei nostri appartamenti, sarebbe dotarle di grandi sottovasi pieni di argilla espansa da tenere sempre bagnata, in modo da garantire loro la giusta umidit senza annaffiarle troppo e, quindi, senza rischiare la formazione di marciumi radicali e di altre malattie fungine. Se si possiedono pi esemplari, bene tenerli insieme nello stesso

In genere le Orchidee prediligono substrati tendenzialmente acidi, soffici e ben aerati, poveri di elementi minerali; i materiali tendenzialmente impiegati sono costituiti da miscugli di torba, sfagno (muschio che cresce nelle torbiere), foglie e corteccia di conifere, radici di felci, terra di bosco. Mentre per le

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luogo in modo da aumentare lumidit dellaria grazie alla maggiore evaporazione dellacqua. Con la fine dellestate necessario riportare allinterno le orchidee che avevano trascorso lestate in giardino; le orchidee, infatti, non sopportano le basse temperature. Dopo aver sistemato lorchidea in un luogo adeguato, molto importante occuparsi della pulizia delle foglie; essendo state tutta la stagione estiva allesterno, le foglie delle vostre orchidee saranno sicuramente sporche, e quindi

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necessario pulirle per permettere loro la giusta respirazione. Procedete togliendo la polvere dalle foglie con una spugna bagnata, e poi passateci un panno con dellalcool e risciacquate con lacqua. In genere le orchidee sono poco esigenti in elementi nutritivi; la soluzione nutritiva ottimale deve contenere il doppio dellazoto rispetto al fosforo e al potassio e va sostituita con una frequenza variabile da 7-15 giorni a 3-4 settimane, a seconda delle esigenze della specie e del periodo stagionale. CONCIMAZIONE Nella pratica floricola le Orchidee vengono riprodotte per seme o propagate vegetativamente per divisione delle piante adulte o per coltura di apici meristematici. Data la complessit di queste operazioni e la necessit che queste si svolgano in ambienti particolari, non possibile effettuarle nella propria casa. MOLTIPLICAZIONE

foglie, comparsa di anomala colorazione rossa nelle foglie, decolorazione e deformazione dei fiori, sono sintomi dovuti ad eccessiva illuminazione, accompagnata da elevate temperature ed umidit ambientale scarsa.
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.Piccola curiosit la NASA ha testato queste PARASSITI E MALATTIE Poich la maggior parte delle Orchidee coltivate in serra e vendute come piante dappartamento sono originarie di zone tropicali o subtropicali, oppure sono ibridi ottenuti in vivaio con particolari tecniche di fecondazione incrociata tra specie e generi diversi, non trovano nei nostri ambienti i loro naturali parassiti e i vettori di specifiche malattie. Per questo motivo sono quindi soggette per lo pi a fisiopatie, cio ad alterazioni provocate da condizioni di piante confermando che le orchidee sono temperatura, luce ed umidit non favorevoli al in grado di pulire o meglio dire purificare loro armonico sviluppo. laria, eliminando da essa toluene, formaldeide Il fattore luce, se non adeguato, manifesta e xilene. La formaldeide deriva dal fumo i seguenti danni nelle piante: formazione di di sigaretta, ma anche dal gas dei fornelli, germogli deboli e sottili, mancata formazione da tutti gli abiti della tintoria o anche dagli della gemma fiorale, accartocciamento smalti. Mentre toluene e xilene derivano dalle delle foglie, sono sintomi di illuminazione vernici, schermi di pc, e fotocopiatrici. Dunque insufficiente, a cui si pu rimediare con Madre Natura, ancora una volta viene incontro lilluminazione artificiale. Nei mesi invernali si alluomo per aiutarlo a respirare meglio, dovrebbero alternare 12 ore di luce con 12 ore eliminando con le piante delle sostanze che di buio. vanno dal tossico al pericoloso. Viceversa, ingiallimento e appassimento delle Antica Bottega Il Giglio
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Il fattore umidit, provoca ingiallimento delle foglie, degradazione dei pseudo bulbi, fuoriuscita delle radici dal vaso. Sono sintomi che dipendono in genere da eccessiva innaffiatura, anche con acqua non a temperatura ambiente o ricca di cloro o anche da uneccessiva umidit ambientale.Il fattore temperatura provoca comparsa di colorazione rossastra nel fogliame pi giovane, imbrunimento alla base dei fiori, maculature brunastre sui fiori (specie su Phalaenopsis dove le macchie si formano irreversibilmente dopo solo 4 ore a temperature molto basse, inferiori ai 4C) dovute a Temperature troppo basse. Tuttavia la maggior parte delle orchidee attualmente coltivate sotto forma di ibridi che si adattano a condizioni di temperatura diverse, ma non troppo da quella originaria

Ariaporu - Gente di quel paese di gesso

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Anche donna Bettina Galletta, nome nella storia della nostra parrocchia Maria come donna Lucrezia e poche altre in paese, era SS.ma della Misericordia per avere istituito il Terzo una nobile, una di quelle che avevano il grado, Ordine francescano, partecipando assiduamente appartenendo alla privilegiata cerchia dei signori. alle funzioni liturgiche e sfilando, nel corso delle Ma donna Bettina, essendo una donna tutta casa processioni, con labito istituito per le consorelle, e chiesa e timorata di Dio, aveva un cuore doro, oltre ad avere regalato alla chiesa la statua di Santa che batteva per tutti, immersa comera nella Rita, di cui era devotissima. Donna Bettina sapeva preghiera e nella totale donazione di se stessa sopportare tutte le contrariet della vita grazie ad agli altri. E la si poteva anche vedere passando, una fede cristiana limpida e cristallina, tipica di perch, quando non era in chiesa, che partecipava tutte quelle persone che pregano col cuore e che, alle funzioni liturgiche, stava spogliandosi del proprio essere sempre sulla porta della e rimettendosi alla volont del cucina, o del salotto che dava Padre, si affidano totalmente sulla piazza Matrice davanti alla Sua misericordia. Ma alla chiesa, col rosario tra le sono valori caduti in disuso, mani o leggendo la Bibbia o questi; oggi la ricchezza e la altri testi sacri. Ma la donna privilegiata condizione sociale, Bettina, mia dirimpettaia non disgiunta da una voglia di di Vico Armando Diaz, poi affermare la propria superiorit, Via Sdrucciolo, che ricordo anche culturale, non portano in con pi affetto e simpatia, chiesa, nella casa del Padre, ma era quella che, attraverso gli in politica. Ma era pur sempre odori ( li chiamerei profumi!) una nobildonna e questo faceva della sua cucina, mi faceva di lei una persona fuori del distinguere i giorni feriali, tempo in cui le disparit sociali in cui il profumo del sugo erano molto profonde e vissute, di pomodoro e basilico e una donna come lei poteva inebriava lolfatto della essere guardata con diffidenza povera gente, da quelli festivi, ( non rimarcando col proprio quando il vicolo si riempiva comportamento il solco esistente di quello del rag di carne tra due mondi cos diversi) anche (* Elisabetta DUva Galletta, (nobile come lei) vaccina, e se con dovuto rispetto. Ma io alias Donna Bettina.) non minuta come quella di da bambino - la guardavo con capra o pecora, che, costando molta ammirazione perch era poco, era comprata dalla povera gente. Un modo nonna di Oscarucciu, mio amico dinfanzia, che tutte per celebrare la domenica, oltre la messa, e per le mattina cercava di imboccare inutilmente con ribadire la propria superiorit sociale di famiglia cucchiai ripieni di pappetta fatta di latte e biscotti che poteva permettersi anche la serva, ( ricordo: si col miele. Lo guardavamo con invidia a Oscarucciu, chiamava Maria), e non persona di servizio,come io Gianni u tridicinu e Ciccigliegliu u farticchju, trio si dicesse oggi nel tempo in cui la diversit delle infantile dalla faccia sporca ( mentre lui era sempre due classi sociali la si coglieva anche in questo profumato e col boccolo fatto sempre fresco fresco status simbol. Anima pia, dicevo, donna Bettina, sulla testa ), che aveva una nonna che lo colmava che partecipava non solo con la preghiera alle di tutte le attenzioni che noi non ricchi potevamo sofferenze e ai problemi dei poveri, ma cercava di soltanto sognare. Donna Bettina, richiamando lenirle con dazioni in natura, specie di ortaggi, che la sua attenzione sui nostri difetti di bambini il buon Jpicu, ( u maritu i Francisca, a soru i Rosa discoli, ma mai poveri, attirava a s il nipote e, nel a tridicina ) suo ortolano di fiducia, non gli faceva momento in cui apriva la bocca per sorridere, gli mancare nel corso di tutto lanno, ha scritto il suo infilava dentro, con un cucchiaino da caff, quella di Franco Blefari 34

Donna Bettina Galletta

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pappetta di latte e biscotti di cui noi tre compagni potevamo sentire solo il profumo. Ahum, gli andava ripetendo la nonna premurosa di vederlo mangiare ( ed ingrassare ), nel momento in cui gli avvicinava il cucchiaio alla bocca, mentre noi avremmo tanto voluto una nonna cos premurosa, che, oltre alla pappetta del mattino, ( e ai suoi Ahum, che erano musica per le nostre orecchie) lo deliziava anche con la merendina delle quattro del pomeriggio, quando gli faceva mangiare pacchi di savoiardi con la marmellata di more o di ciliegie, mentre per noi cera pane con pomodoro, o spalmato di sugna, mentre io, che ero figlio di putiaru ( negoziante), potevo permettermi anche il filone con la mortadella. Avrei capito pi tardi, dopo alcuni anni, la differenza tra ricchi e poveri ( ma mai nei rapporti con Oscaruccio, che la sera, per farci giocare a carte con lui, ci riempiva di banane) quando un giorno, la figlia di un Cavaliere( ce ne sono ancora oggi! ), dopo che mi permisi di darle del tu, mi disse se per caso avessimo mangiato nello stesso piatto. Me la ricordo eccome! la casa di donna Bettina, che era una casa di signori dove cerano libri sparsi dappertutto e poltrone di vimini nel salotto e persone che non ti parlavano, ma ti guardavano, se ti guardavano, e non ti dicevano di accomodarti, ma solo cosa desideravi, come il segretario comunale donnUmberto, con una gamba corta, che camminava con la bacchetta e non era come quelli che venivano a casa mia e parlavano di tutto e con tutti. Me la ricordo perch in quella casa, a mezzogiorno, senza essere chiamati, si sedevano tutti contemporaneamente a tavola. Donna Bettina si faceva il segno di croce e ringraziava Dio per il cibo che cera sulla tavola. Ognuno aveva il suo piatto, il suo bicchiere e il suo tovagliolo, contrariamente a quello che facevamo a casa mia, dove arrivavamo a tavola alla spicciolata e mangiavamo nello stesso piatto, bevevamo nella stessa bumbuleglia di creta e ci pulivamo la bocca con lo stesso tovagliolo di ginestra (ajeri). In casa di donna Bettina, inoltre, la carne si mangiava con forchetta e coltello, tagliata a fette e col contorno dinsalata di lattuga o sottaceti, mentre a casa mia la carne (della domenica ) era pezzi di capra o di montone con losso che, dopo mezza giornata di cottura sul fuoco, dovevi sprupparla ( spolparla ) coi denti, aiutandoti con le mani. Avevo ventitr anni, quando arriv la televisione a Benestare, nel 1957, ed io e Ciccigliegliu u farticchju- come ho scritto in una poesia- andavamo in casa di donna Bettina a vedere i programmi del sabato sera. Jemu gli segretariu Galletta: / nto salottu ndava a

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televisioni, / ncera Micchi Bongiornu c a valletta: / Lascia o Raddoppia er a trasmissioni/. ( Andavamo dal segretario Galletta: nel salotto cera la televisione, cera Mike Buongiorno con la valletta: Lascia o Raddoppia era la trasmissione ). Stavamo in silenzio per tutta la durata della trasmissione, in ossequioso rispetto verso il segretario che, ogni qual volta entravamo o andavamo via, ci salutava con le dita. Ogni sabatu sira stu triatu, / Mariu Riva, in tivv, supo cum, / dica, parlandu i llospiti mbitatu, / Nientepopodimeno che Tot! ( Ogni sabato sera, questo teatro, Mario Riva nella televisione sistemata sul com, diceva, a proposito dellospite invitato, Nientepopodimeno cheTot ). Oscarucciu, che faceva tutte le cose ad un certo orario, dopo Carosello, andava a letto. Ma noi, che diamine! eravamo gi grandi e, col passare delle sere, scambiavamo anche qualche parola con la padrona di casa. Ogni ntantu trasa donna Bettina, / sempi cu gli rosariu nte mani, / chi spijava i Ntonuzzu e di Delina / e i tanti atti vecchj paisani. Voleva sapere di tutti, donna Bettina, la nobildonna che aveva un cuore grande quanto una casa, ma prima di tutto chiedeva dei miei genitori Ntonuzzu e Delina. Ma la sua vera nobilt laveva in cuore, donna Bettina, grazie alla preghiera che le faceva vedere tutti gli uomini uguali davanti alla legge di Dio e degli uomini. Infatti, ricordo che Maria, la serva, ma che per lei era una donna come tutte le altre, dovendosi sposare, le aveva annunciato che avrebbe lasciato quella casa per sempre; e lei le propose che le avrebbe comprato tutta la dote necessaria e sostenuto le spese per il matrimonio se, una volta sposata, fosse andata a vivere col marito a casa sua. Ma i tempi stavano cambiando e gi anche le donne di paese di allora guardavano lontano, mettendosi in cammino verso lopulento Nord, sullo stesso treno del Sole che aveva sradicato dalla terra dorigine tante altre famiglie di Benestare e, chi poteva, andava a raggiungere il parente emigrato, mettendosi in fila per un posto in fabbrica, come fece Maria, che, una volta sposata, part col Treno del Sole... Era cos che si sfilacciava lordito della storia. Era cos che persone come donna Bettina, camminando nella luce di Dio, riscattavano, con le buone azioni, una condizione sociale fatta di sopraffazione e di soprusi, permettendosi anche il lusso di poter scagliare, qualche volta, la prima pietra.

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Ariaporu - LAngolo della Poesia

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Senzapani
I botta si rruppiu larcubalenu Milioni i stijji daria culurati Scindivunu du celu, senza frenu, Di vita e di spiranza libertati.
di Bruno Lucisano

Passau na vita supra o marciappedi Strazzuni di sordatu sempri in guerra Ora cu jj cappejju chinu i fedi Strata du celu, bonanotti terra.

Tuttu cuntentu cu cappejju chinu Guardau ddrittu cu locchi verzo celu Sicuramenti cangiau u so destinu: Grazii tanti Madonna du Carmelu.

Parinchiru u cappejju i Senzapani Semprampratu i cojji cocchi sordu, Nu capitali puru po so cani Mi ndavi ogni tantu u mussu lordu.

I cacciatori
Sul bagnasciuga aspettavan al varco lentrata delle tortore dal mare i cacciatori. Stavano li con i fucil puntati per scatenar su di esse, inermi e stanche, linferno di mille bocche fumanti... la preda ambita senza scrupoli nel cuore.

di Natale Miriello

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Ariaporu

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Grandizza di Diu
Quand a matina mi arzu du lettu, doppu na notti di morti pparenti nu signu i cruci mi fazzu ed accettu chillu chi a mia mi destina u presenti. Ringraziu a Diu s ancora nci sugnu statta jornata e , comunqui sia, mi guardu i dinta e decoru mi dugnu, maffacciu a vita ch vera poisa.
di Carlo Ernesto Panetta

Pensandu a chistu, poi vaju e massettu fora, n giardinu e, guardandu ad orienti, eu mi domandu s veru rispettu chi nci portamu a llOnnipotenti. Si, propria a Chillu chi tuttu crijau, Chillu Divinu da Terra e du Mari, rroba chi ognunu, cu ptti , guastau pecch nto mundu non seppi mai stari. Quandu mabbasa u suli nta facci e tantu llmina i cosi du mundu vaju ca menti a llomini pacci, chi mbeci u crsciunu cercanu u fundu. Omu , chi si na pedina di Diu, non fari finta ca tu non capisci : quandesti lura, u mumentu i lladdiu troppu tardu mu preghi e mu llisci . Onora m, nta sta vita chi ndai chillu ch giustu, secundu natura ! Usandu rispettu po prossimu vai versu na meta serena e sicura !

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Ariaporu - LAngolo dei bambini

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Un santo per i bambini: San Domenico Savio


testimoni la sua precoce vocazione volendo ricevere la Prima Comunione a soli 7 anni il giorno di Pasqua del 1849. In questo giorno egli tracci il suo progetto di vita: Mi confesser molto sovente e far la comunione tutte le volte che il confessore mi dar licenza. Voglio santificare i giorni festivi. I miei amici saranno Ges e Maria. La morte ma non peccati. Nel 1854 Domenico conobbe Don Bosco, e venne ospitato nellOratorio salesiano di Valdocco. Frequent il Ginnasio, e fra i compagni di scuola e di giochi si fece conoscere per la diligenza nello studio e per lattenzione che aveva verso coloro che mostravano incertezze o difficolt. L8 dicembre di quellanno papa Pio IX pronunci il dogma dellImmacolata Concezione di Maria, e Domenico, che aveva gi espresso a Don Bosco il desiderio di diventare santo, esalt la sua particolare devozione verso la Madonna. Nel febbraio del 1857 lo stato di salute di Domenico peggior, e Don Bosco gli impose di tornare a casa, dove mor il 9 marzo. Domenico Savio fu sepolto nel piccolo cimitero di Mondonio. Dal 1914 riposa nella chiesa di Maria Ausiliatrice a Torino. Il 5 marzo 1950 papa Pio XII lo proclam Beato, e il 12 giugno 1954 Santo. Eletto a esempio di virt cristiana per fanciulli ed adolescenti, patrono dei chierichetti, dei piccoli cantori e delle mamme in attesa per centocinquantanni il giovanissimo Santo ha viaggiato in spirito lungo le vie aperte dai Salesiani nel mondo, entrando nel cuore di milioni di fedeli. La festivit, originariamente fissata il 9 Marzo, fu poi spostata al 6 Maggio per evitare la coincidenza con la Quaresima. Pio XI lo defin: Piccolo, anzi grande gigante dello spirito. A San Domenico dedicato il nostro oratorio parrocchiale. Questanno lo festeggiamo domenica 13 maggio in quanto domenica scorsa 6 maggio abbiamo celebrato a Crosere la festa della Madonna della strada.

La breve vita di San Domenico Savio trascorse in luoghi umili, fra gente semplice, comerano i suoi famigliari. Ma il ricordo della sua gioiosa santit rimase impresso indelebilmente in quelli che lo conobbero. Domenico Savio nacque il 2 aprile 1842 a San Giovanni, frazione di Riva presso Chieri (Torino), il terzo di dieci figli di Carlo e Brigida, un fabbro e una sarta, gente modesta ma pia ed affettuosa. Il piccolo Domenico ebbe in famiglia la sua prima educazione cristiana, soprattutto dalla madre, umile e caritatevole, che col suo lavoro gli trasmise anche i valori delloperosit, della precisione e del servizio per gli altri. Nel novembre del 1843, quando Domenico aveva venti mesi, la famiglia si trasfer a Morialdo, frazione di Castelnuovo dAsti, a pochi passi dalla casa natale di San Giovanni Bosco. Qui il 3 novembre 1848 cominci le scuole elementari e presto

A beneficio dei nostri piccoli lettori (bambini) pubblichiamo una sintesi della vita di San Domenico.

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Ariaporu

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Autunno
di Alessia Ceravolo (seconda media)

Cadono le foglie spinte dal vento le guarda il bambino ed contento di questo ballo improvvisato che le adagia piano sul prato. Corre il bambino e le raccoglie pu finalmente toccare le foglie gialle rossicce ed arancioni sono i colori di questa stagione. Ecco lautunno ritornato! Lo dicono le foglie,gli alberi e il prato.

Gli animali
di Michela Iannizzi (seconda media)

Penso che gli animali sono molto importanti. A me piacciono tutti i cuccioli perch mi diverto a giocare con loro e dargli da mangiare. Per il mio compleanno la mamma mi ha decorato la torta con due bellissimi cavalli bianchi con una lunga criniera che correvano tra la schiuma del mare. Desidero tanto avere un cavallo ma mia mamma dice che sono troppo piccola per prendermi cura di un animale cosi grande. Io non sono daccordo perch sono responsabile e ho sette anni. Alcune persone cattive uccidono gli animali e utilizzano la loro pelle per fare borse e vestiti e a me dispiace tanto.

(Il mio settimo compleanno con alcune mie amiche: Maria Chiara, Rebecca e Francesca) 39

Ariaporu - Sezione Sportiva

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Le due giornate di campionato di met ottobre c.a. saranno ricordate come le prime in assoluto di dirette televisive in chiaro, di Serie B, trasmesse da unemittente italiana, adesso codificata. Esordio senza precedenti, per la modalit di trasmissione degli incontri di calcio del secondo livello professionistico, da parte della pay-tv Europa7 di quel Francesco Di Stefano giunto fino alla Corte europea dei diritti delluomo per riottenere la frequenza, al tempo analogica, toltagli da Rete 4. Collocati progressivamente a partire dalla posizione 419, della numerazione digitale terrestre, i nove canali denominati Serie B TV. Ad esclusione, per contratto, dei due mach notturni, otto dei dieci incontri che hanno costituito la nona giornata sono stati ivi comodamente visualizzati anche con il solo televisore. In alternativa ai decoder bastato infatti che la sola tv fosse provvista di sintonizzatore DVBT2 acronimo di (Digital Video BroadcastinTerrestrial 2). Un parametro di trasmissione questo che dal 2015 diverr obbligatorio per gli apparecchi televisivi italiani. Liberare spazio il motivo di questa innovazione nella trasmissione a beneficio di servizi internet a banda larga assegnatari di 21 delle 55 frequenze, attualmente contenenti gruppi di canali in uso alla televisione digitale terrestre; il tutto per non causare la diminuzione di emittenti televisive presenti su questultima. Dunque un modo del tutto originale da parte di Europa7 per ritagliarsi la sufficiente visibilit per avviare la sua campagna abbonamenti. Basti pensare anche alla fetta di videospettatori paganti sottratti dalla pirateria, cio lillegale visione senza regolare abbonamento. Il tutto grazie ad una forma di condivisione nella visione degli abbonamenti alle pay-tv chiamata skaring del quale sono vittime illustri sia Sky che Premium. Ci possibile con dei ricevitori, facilmente modificabili a tal scopo, quali Dream box o cloni. Grazie alla base linux queste scatole dei sogni riescono dunque a fare da ponte

Giochi di potere per i diritti tv del calcio

fra il collegamento internet ed il televisore. Schiacciata, anche da questo meccanismo, sul digitale terrestre, Dahlia che a marzo 2009 ebbe linfelice idea di rilevare La7 Cartapi (di propriet della Telecom) insieme ai diritti per la visione degli incontri di campionato di 9 squadre di Serie A che avevano un contratto con Cartapi, mentre Mediaset Premium mantenne le altre 11 squadre. Poi nella stagione seguente (2009-10) Mediaset e Dahlia si spartirono equamente le squadre del campionato offrendo ciascuna le partite di 10 squadre. Lapparente equilibrio dur fino a quando, agli inizi del 2011, la Lega Calcio ha modificato in extremis il regolamento per i diritti tv. Niente pi trattative tra le tv e le singole societ ma tutto torna ad essere gestito centralmente dalla Lega di Serie A. Nulla di strano se non fosse che un uomo di fiducia della famiglia Berlusconi, proprietaria del Milan ed i Premium, a presiede la Lega. Cos, difficile
di Gianfranco Elia

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pensare ad una coincidenza che Premium si ritrovi assegnate 12 squadre, mentre Dahlia solo 8. Queste sono state la Sampdoria, il Cagliari, il Chievo, il Cesena, lUdinese, il Lecce, il Catania e il Parma. Insomma, tutte piccole societ che hanno un bacino di tifosi piuttosto limitato. Rispetto alla passata stagione Dahlia ha infatti perso Palermo e Fiorentina, due squadre dalle tifoserie piuttosto corpose. Ci ne ha comportato il mancato raggiungimento del pareggio di bilancio ed il conseguente fallimento.

Ariaporu

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La Banestarnatilese prima in campionato ed ai quarti di Coppa Calabria


Le partenze sprint sono ormai una piacevole abitudine ed al contempo fra i principali punti di forza della Benestarnatilese. Nellattesa che ai primi di novembre venga stilata la lista definitiva dei partecipanti al campionato amatoriale, con la quasi certa riproposizione della selezione benestarese, la prima categoria si lasciata alla spalle il mese di ottobre giungendo alla 6 giornata di campionato e segno Domenico Pizzata, Francesco Giorgi e Giovanni Nirta. Sar poi di nuovo Domenico Pizzata a far pagare dazio alla Campese giunta al comunale di Perrone. Al musica non cambia neanche ad Antonimina come daltronde anche il Caulonia deve accontentarsi di far ritorno da Benestare con un passivo ridotto. E invece andata decisamente meglio al Santa Cristina che contro la benestarnatilese ha conquistato
Scritto dalla redazione

decretando gli accoppiamenti per i quarti di coppa Calabria. Entrambe le competizioni stanno sorridendo alla Benestarnatilese che, dopo aver sconfitto nel doppio confronto agli ottavi la Cittanovese, negli infrasettimanale del 7 e 28 novembre, incontrer la Deliese. Anche in campionato, con Giuseppe Carbone e Giuseppe Nirta, esordio con vittoria interna contro il Palizzi mentre nella seconda giornata, ad Africo, per la Benestarnatilese vanno a

un punto doro interrompendo di fatto una cinquina di vittorie che per non ha schiodato dalla vetta della classifica la Benestarnatilese che avr il prossimo appuntamento in campionato, sabato 3 novembre. Attesa al Comunale di Perrone la Bianchese che gi in settembre, nellesordio di coppa, era stata sconfitta con un goal di scarto fra le loro mura. Vantaggio poi abilmente amministrato nella gara di ritorno con un pareggio interno.

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Ariaporu

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LA SPIRITUALITA DEL MESE DI NOVEMBRE


Il mese di novembre assume una sua peculiare totalit spirituale dalle due giornate con cui si apre:la solennit di Tutti i santi e la commemorazione di tutti i fedeli defunti. La liturgia ci apre cosi gli occhi sulla la Chiesa nella sua triplice dimensione, nella sua triplice realt,nel suo triplice modo di esistere: 1-La Chiesa militante o (pellegrinante) nel suo stato attuale di combattimento che, sulla terra,cammina nella fede,la chiesa della pentecoste permanente; 2-La Chiesa sofferente:nel suo stato di attesa che, in purgatorio, desidera nella speranza,la Chiesa dellavvento transitorio; 3-La chiesa trionfante: nel suo stato di gloria che,in Cielo regna in pienezza nella carit,la Chiesa della pasqua eterna. Le prime due non hanno che un tempo,esse sono incamminate verso lultima,la sola che sussister in eterno. Speranza e fede passeranno,combattimento e attesa spariranno. Non rester che gloria:lirradiazione finale della carit. La comunione dei Santi. In questo contesto possiamo affermare limportanza delle preghiere di suffragio e le indulgenze con le quali soccorriamo i nostri defunti, abbreviando i tempi della loro purificazione. Consideriamo quindi unopera altamente meritoria ricordare coloro che ci hanno fatto del bene, continuare a sentirci a loro vicini e solidali nel cammino di purificazione che stanno compiendo nel Purgatorio. E ancora pi meritevole appare poi la preghiera rivolta a Dio per le anime pi abbandonate e pi bisognose delle sua Misericordia, quella devozione alle Anime Sante del Purgatorio che purtroppo sopravvive solo nelle persone pi anziane. Non da ritenersi cosa superata lapplicazione di Messe e suffragi in favore di chi pure non abbiamo conosciuto direttamente, quelle preghiere rivolte a Dio per le anime che attualmente si trovano in uno stato di attesa e di bisogno; un modo per farsi amici, come direbbe Vangelo, che ci accolgano un giorno nelle dimore eterne.

di Don Rigobert

Nel nostro cammino di perfezione e di purificazione non siamo soli, ma come i rocciatori impegnati in una scalata siamo legati gli uni agli altri da un legame invisibile, ma reale, che la Chiesa chiama Comunione dei Santi. Abbiamo infatti la consapevolezza di appartenere alla stessa famiglia dei figli di Dio e la certezza che quanto ognuno di noi opera o soffre, in comunione con Cristo e come offerta a Padre, produce frutti di bene a favore di tutti. Dice il Catechismo della Chiesa Cattolica: Noi crediamo alla comunione di tutti i fedeli in Cristo, di coloro che sono pellegrini su questa terra, dei defunti che compiono la loro purificazione, dei beati in cielo; tutti insieme formiamo una sola Chiesa. Noi crediamo che in questa comunione lamore misericordioso di Dio e dei suoi santi ascolta costantemente le nostre preghiere.

La morte non spezza i legami che abbiamo con i defunti. Le tre Chiese: peregrinante, purificante, trionfante, rimangono strettamente unite come vasi comunicanti: i beni di una si riversano sulle altre. E una verit di fede che proclamiamo nel simbolo apostolico quando affermiamo: credo nella comunione dei santi.

Solidariet con i defunti

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Con queste differenze. Noi che siamo ancora in vita possiamo con fiducia invocare e ottenere laiuto dei beati in cielo, questi sicuramente intercedono per noi, (particolarmente i nostri patroni, i parenti, gli amici, le persone che abbiamo amato). Le anime del Purgatorio invece si trovano in una condizione per la quale non possono pi meritare per s stessi; mentre noi abbiamo possibilit di aiutarli, di lenire le loro sofferenze, abbreviando la loro purificazione.

Ariaporu

Da sempre la Chiesa accompagna i defunti, dopo la morte, con particolari riti e preghiere. La liturgia esequiale onora il corpo del defunto in cui Dio stato presente mediante la Grazia dei Sacramenti e spinge lo sguardo allultimo avvenimento della storia, quando Cristo torner glorioso per ridare vita ai corpi e renderli partecipi della sua gloria. Il pi grande desiderio delluomo vincere la morte, che trova la risposta certa in Ges morto e risorto, salito al cielo per preparare un posto per ciascuno di noi. Accomiatandosi dai discepoli Ges ha promesso: Vado a prepararvi un posto. Quando sar andato e vi avr preparato un posto, ritorner e vi prender con me, perch anche voi siate dove sono io (Gv 14,2-4). Per questo la liturgia esequiale una celebrazione pasquale: un momento in cui i fedeli, mentre pregano per il defunto, affidandolo alla misericordia di Dio, ravvivano la propria fede e speranza in Cristo che tutti attende nel suo regno di amore. La Chiesa, madre e maestra, ci addita parecchi mezzi per suffragare le anime dei nostri cari e aiutarle a raggiungere la pienezza della vita eterna. Laiuto pi efficace la S. Messa, la Comunione fatta in suffragio dei defunti. La celebrazione Eucaristica, rinnovando il sacrificio di Ges, latto supremo di adorazione e riparazione che possiamo offrire a Dio per le anime dei defunti. La preghiera: un mezzo sempre efficace, alla portata di tutti, tanto pi efficace quando non chiediamo aiuti e beni per noi stessi, ma perdono e salvezza per le anime dei nostri cari. Questa preghiera tanto gradita a Dio perch coincide con la sua volont salvifica: Egli desidera, attende di incontrarci tutti in Cielo, in quella beatitudine per la quale ci ha creati. Come aiutare i nostri defunti ?

la recita del Rosario, con laggiunta dopo il Gloria, di una invocazione per i defunti: lEterno riposo. Oltre la preghiera possiamo suffragare le anime con mortificazioni, sacrifici, penitenze, beneficenza e atti di carit, in riparazione dei peccati commessi mentre erano in vita.
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La Chiesa ci propone per suffragare le anime del Purgatorio anche la pratica delle indulgenze. Queste ottengono la remissione della pena temporale dovuta per i peccati. Ogni colpa, anche dopo il perdono, lascia come un debito da riparare per il male commesso. La Chiesa traendo dal suo tesoro spirituale, costituito dalle preghiere dei Santi e dalle opere buone compiute da tutti i fedeli, quanto da offrire a Dio perch Egli condoni alle anime dei defunti quella pena che altrimenti essi dovrebbero trascorrere nel Purgatorio. Lindulgenza pi nota legata alla commemorazione di tutti i defunti, il 2 novembre, mediante: visite alle tombe, celebrazione Eucaristica al cimitero, visita a una Chiesa. Si pu lucrare lindulgenza plenaria a partire dal mezzogiorno del 1 novembre a tutto il 2 novembre. Si pu lucrare una sola volta ed applicabile solo ai defunti. Visitando una Chiesa, (si reciti almeno un Padre nostro e il Credo). A questa si aggiungono le tre solite condizioni Confessione, Comunione, preghiera secondo le intenzioni del Papa (Pater, ave, gloria). Queste tre condizioni possono essere adempiute anche nei giorni precedenti o seguenti il 2 novembre. Nei giorni dall1 all8 novembre chi visita il cimitero e prega per i defunti pu lucrare una volta al giorno lindulgenza plenaria, applicabile ai defunti, alle condizioni di cui sopra.

Le Indulgenze

Oltretutto per molti di noi un dovere di La spiritualit del mese di novembre , una gratitudine per il bene ricevuto da parenti e spiritualit di grande speranza e fede. amici e insieme una garanzia perch le anime, Viviamo pienamente questo mese giunte in Paradiso, pregheranno per noi. Tra le frequentando la scuola dei santi ,pensando e preghiere tanto raccomandate dalla Madonna, pregando per i nostri cari fratelli defunti .
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VITA IN PARROCCHIA
Orari e funzioni liturgiche

Da luned a venerd Ore: 17:00 .SantoRosario Ore 17:30 Santa Messa

Sabato Ore 7:30 Lodi mattutine Ore 8:00 Santa Messa

Domenica e giorni festivi 11:00 S. Messa 17.30 S. Messa

SONO NATI NEL SIGNORE (Battesimo)

Sono stati vincolati dal sacramento del matrimonio

Federica Canova

Siria Ceravolo

Sonia Romeo e Vincenzo Marcuccio

Sono stati vincolati dal sacramento del matrimonio Musolino Ferdinando e Giorgi Caterina

Moda Strade
di Graziella e Domenico Brizzi

Corso della Repubblica 252/254 Siderno Marina (RC)


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