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Il riscatto dei giovani doggi

Da oggetto di critiche e pregiudizi a vittime rivalorizzate della generazione precedente


Ricordo che, fino a qualche anno fa, noi giovani eravamo oggetto di critiche pesanti da parte delle generazioni precedenti e a dare peso a queste critiche cerano fatti di cronaca raccapriccianti che vedevano i classici giovani sbandati come protagonisti. Ricordo che per me ladulto era una figura di riferimento importantissima, un baluardo di vecchi valori che si stavano pian piano perdendo. Vedevo ladulto come una figura che non poteva sbagliare mai, se non in casi veramente eccezionali. Vedevo ladulto come una specie di guerriero impavido che, ogni giorno, doveva combattere contro noi poveri disgraziati che non avevamo conosciuto lumilt dei nostri padri e dei nostri nonni e che, pertanto, non meritavamo di avere tutto pronto e servito sul piatto dargento. Ricordo di essermi messo le mani tra i capelli pi di una volta pensando a quello che i miei coetanei ribelli avrebbero fatto da adulti. Con loro il mondo sarebbe finito, oddio. Non ho mai pensato che, a distanza di qualche anno e grazie alla complicit, passatemi il termine, della crisi economica che continua a flagellarci, la mia opinione sarebbe cambiata completamente. Ora, quando accendo la tv o il computer e vengo sapere ci che accade, la mia percezione del rapporto giovani-adulti si allontana sempre di pi da quelle che erano le mie idee di un tempo. Ho sentito che, per la prima volta in Italia dal secondo dopoguerra, i genitori sono costretti a dire ai propri figli frasi del tipo voi starete peggio di noi. Ho letto che la ricchezza sta nelle mani di adulti e anziani, perch loro hanno i beni immobili e riescono a sfruttarli per limitare i danni della crisi, mentre i giovani vivono nel precariato e possono contare solo sulle loro tasche (vuote, il pi delle volte) o sui genitori abbienti. Parallelamente a tutto ci ho notato una progressiva martirizzazione, chiamiamola cos, della mia generazione, prima considerata immeritevole e sbandata e ora vista come una vittima della generazione precedente che non ha saputo garantirle un futuro. Pur continuandoli a rispettare, ho individuato negli adulti la causa di tutto il caos che regna sovrano oggigiorno. Anche le esperienze di vita sono state daiuto e grazie a loro sono riuscito, finalmente, ad aprire gli occhi: crescendo si iniziano a fare cose da grandi, come guidare, andare a pagare le bollette, lavorare e in tutte queste cose ho notato che, dopotutto, c poco da imparare dai nostri predecessori e, in alcuni casi, meno interagiamo con loro meglio . Ho visto adulti comportarsi peggio dei giovani sbandati che criticavano un tempo, comportandosi come dei veri e propri trogloditi...et mihi ceciderunt brachia, e mi caddero le braccia. Costretto dalle circostanze a rimboccarmi le maniche, ho imparato a fare le file da solo perch in questo Paese non ho mai conosciuto una persona in grado di spiegarmelo, e se qualcuno mi supera provo a non iniziare discussioni inutili come spesso accade nei luoghi pubblici. Ho imparato, sempre da solo, a rispettare le regole della strada, perch se il limite di velocit 90km/h significa che non bisogna superarlo, e al solito barbaro di turno che sbraita da dietro mando, col pensiero, un invito a superare i limiti di velocit in America e a pagarne le conseguenze come giusto che sia. Ho imparato a non alzare la voce in caso di disservizio, perch chi sta dallaltra parte del banco o della cornetta sta facendo il proprio lavoro e, con calma, trova una soluzione al mio problema e se le cose non si mettono bene per me non c scusa al mondo che giustifichi urla e offese. Ho imparato ad essere onesto dichiarando il vero e rifiutandomi di fare il furbo nelle piccole cose, tra le proteste e i singhiozzi del mio portafogli. Ho imparato che mi scusi, prego, grazie e permesso non sono parolacce ma alcuni dei tanti segni di educazione e civilt. Ho imparato che lamentarsi sempre e comunque della nostra Lamezia, della nostra Calabria, della nostra Italia non serve a niente se non mettiamo in pratica quello che diciamo. Ho imparato che lItalia e gli italiani hanno la classe politica che meritano perch decidono di non votare o votano la persona sbagliata. Ho imparato a rispettare gli altri perch nessuno di noi sta su un piedistallo e pu guardare gli altri dallalto. Il bello (si fa per dire) che io non devo nulla di tutto questo alla generazione precedente ma ad una mia semplice riflessione maturata col tempo. Ora, pubblicamente e a nome di tanti altri ragazzi che hanno individuato negli adulti la vera causa dei loro problemi, accuso i nostri predecessori di non averci dato gli elementi di base per vivere civilmente, li accuso di averci lasciato un Paese sul lastrico anzich uno ricco e prospero, li accuso del trattamento speciale che hanno riservato a noi giovani senza speranza, li accuso di aver ridotto la laurea ad un semplice pezzo di carta che, ormai, non d alcuna garanzia. Laccusa giustificata di una generazione perduta. E questo il nostro riscatto, questa la nostra vittoria, anche se si tratta di una vittoria di Pirro: noi giovani paghiamo pi di ogni altra categoria il prezzo di questa crisi ma, almeno, ora sappiamo che la colpa non nostra ma di chi un tempo ci criticava dandoci degli sbandati. Ora, queste persone devono fare i conti con le proprie responsabilit. Sono parole al vento, inutili parole al vento, e lo so benissimo, ma le preferisco comunque allo stato di rassegnazione che sembra regnare sovrano tra i miei coetanei. Francesco DAmico