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Bullettino

DELLISTITUTO STORICO ITALIANO DELLISTITUTO STORICO ITALIANO


PER PER IL MEDIO EVO MEDIO EVO 111

ROMA
NELLA SEDE DELLISTITUTO PALAZZO BORROMINI ___ 2009

Mangiare il nemico. Pratiche e discorsi di antropofagia nelle citt italiane del tardo medioevo
Pi del dolor pot il digiuno1, recita il verso dantesco, uno dei pi celebri della letteratura mondiale. Il fiero pasto ha sempre suscitato dubbi e perplessit: fu davvero Ugolino un padre antropofago? O pi semplicemente mor dilaniato dalla fame, come sostennero alcuni commentatori contemporanei, che, restii a credere il conte capace di una simile colpa, decifrarono le parole di Dante nel loro significato pi benigno ritenendo, come Cristoforo Landino il secolo successivo, absona linterpretazione che sottintende lantropofagia2. Al tempo di Ugolino, tuttavia, il ricorso al fiero pasto non fu un mero topos letterario, n un fenomeno collegato esclusivamente a bisogni alimentari: le cronache, dal XIV al XVI secolo, riportano infatti, tra le pratiche di scempio del cadavere caratteristiche delle rivolte urbane, alcuni episodi di cannibalismo che sono da mettere in relazione non tanto con le numerose attestazioni di antropofagia nutrizionale del periodo, ma piuttosto con luso di pratiche aggressive e di violazione dellintegrit corporea, frequenti in ambito cittadino bassomedievale e penisulare3.
D. Alighieri, Divina Commedia, Inferno, canto XXXIII, 75. Marino Novarese, al quale Iddio accresca la prudentia e diminuisca larrogantia, interpreta che el digiuno pot pi che l dolore, che el desiderio di cibarsi vinse la piet et amore paterno et sforzollo a pascersi della carne de figliuoli; la qual sententia quanto sia absona lascer al giudicio del lectore: Cristoforo Landino, Comento sopra la Comedia, cur. P. Procaccioli, Roma 2001. Sulla veridicit della leggenda del conte Ugolino non si sono interrogati soltanto i contemporanei di Dante: lepisodio stato oggetto di numerosi studi e discussioni dal XIV secolo ai giorni nostri, interessando attualmente anche biologi, come Francesco Mallegni, che ritiene di aver identificato lo scheletro del conte. Secondo lo studioso, in base alle analisi delle ossa delle costole, il presunto scheletro porterebbe ad escludere linterpretazione cannibalica dei versi danteschi per la mancanza di tracce di zinco nelle ossa delle costole, evidenti invece nel caso di consumazione di carne umana (F. Mallegni M.L. Ceccarelli Lemut, Il conte Ugolino della Gherardesca tra antropologia e storia, Pisa 2003). 3 Non questa la sede per tentare un riassunto dei tantissimi studi sul cannibalismo, ci limitiamo quindi a segnalare lultima opera di sintesi uscita sullargomento: D.
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In questo contesto, infatti, luso simbolico dellazione violenta pregno di significati grevi: non si limita a emergenze drammatiche o a situazioni di tale eccezionalit da sfuggire al controllo, ma costituisce invece una caratteristica propria degli stessi contesti istituzionalizzati e della giustizia ufficiale, allinterno dei quali viene adottato come strumento atto alla restaurazione dellordine, capace cio di ricomporre le fratture nel tessuto sociale causate dalla trasgressione delle norme fissate dallordinamento pubblico4. Al fianco della prassi ufficiale sussistevano ovviamente pratiche di violenza non riconosciute, non corrispondenti ad un rituale codificato e apparentemente estranee ad ogni forma di disciplina. Appro-fondendo lanalisi, tuttavia, si portati a chiedersi se anche dietro a condotte sociali pi spontanee e dunque per quel che ci concerne allantropofagia non si celassero forme di controllo meno manifeste nonch alcune dinamiche ricorrenti e consuetudinarie, pur non cristallizzate attraverso una specifica codificazione. Ma vediamo prima di tutto cosa tramandano le fonti.
Dhiel M.P. Donneley, Eat thy neighbor: a history of cannibalism, Glouchestershire 2008. Il cannibalismo nel Medioevo al contrario una tematica ancora poco studiata. Esiste una sola monografia sullargomento: M.L. Price, Consuming passions: the uses of cannibalism in Late Medieval and Early modern Europe, New York 2003 (si ringrazia Andrea Zorzi per la segnalazione), mentre a livello letterario la tematica stata di recente analizzata da Heather Blurton (H. Blurton, Cannibalism in the hight medieval english literature, New York 2007; si ringrazia Luigi Russo per la segnalazione). Diversi articoli approfondiscono invece aspetti determinati dellantropofagia; tra i vari si ricorda P. Bonassie, Consommation daliments immondes et cannibalisme de survie dans lOccident du Moyen ge, Annales ESC, 44 (1989), pp. 1035-1056; A. Pagden, Cannibalismo e contagio: sullimportanza dellantropofagia nellEuropa preindustriale, Quaderni Storici, 50, anno XVII/2 (1982), pp. 533-550; E.W. Muir, The cannibals of Renaissance Italy, Syracuse Scholar, 5 (1984), pp. 5-14. 4 Sullesercizio della violenza in contesti ufficiali cfr. A. Pertile, Storia del diritto italiano dalla caduta dellimpero romano alla codificazione, II ed. riveduta, Bologna 1965-1966: V, pp. 249-277; C. Gauvard, Violence et ordre public au Moyen ge, Paris 2005; A. Zorzi, Le esecuzioni delle condanne a morte a Firenze nel tardo Medioevo tra repressione penale e cerimoniale pubblico, in Simbolo e realt della vita urbana nel tardo Medioevo. Atti del V Convegno storico italocanadese (Viterbo 11-15 maggio 1988), Viterbo 1989, pp. 153-253; Zorzi, Rituali di violenza, cerimoniali penali, rappresentazioni della giustizia nelle citt italiane centro-settentrionali (secoli XIII-XV), in Le forme della propaganda politica nel Due e Trecento, Relazioni tenute al convegno internazionale organizzato dal Comitato di studi storici di Trieste, dallcole franaise de Rome e dal Dipartimento di storia dellUniversit degli studi di Trieste (Trieste, 2-5 marzo 1993), cur. P. Cammarosano, Roma 1994 (Collection de lcole franaise de Rome, 201), pp. 398-425; B. Lenman G. Parker, The State, the Community and the Criminal Law in Early Modern Europe, in Crime et Law, the Social History of Crime in Western Europe since 1500, cur. V.A.C. Gatrell - B. Lenman - G. Parker, London 1980, pp. 11-48.

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Testimonianze Il primo caso di antropofagia attribuito al XIV secolo risale al 1305 ed collegato al sospetto assassinio dellultimo marchese di Monferrato discendente dalla casa degli Aleramici, Giovanni I, unico erede maschio di Guglielmo VII del Monferrato. A trattarne il De gestis civium Astensium di Guglielmo Ventura che, seppur coevo allepisodio narrato, non fu testimone diretto del fatto5. Il testo narra come Giovanni I degli Aleramici, ottenuta la sottomissione di Asti nel 1303, cadesse gravemente ammalato nel gennaio 1305. Pochi giorni pi tardi moriva senza eredi, dopo aver commesso per testamento la gestione delle sue terre al comune di Pavia. Di quella morte improvvisa venne incolpato il suo medico personale, maestro Emanuele di Vercelli, con unaccusa, a detta di Guglielmo, infondata. Non appena assolte le incombenze funebri, i ministri del defunto marchese assassinarono senza processo il vercellese, colpendolo a morte con numerose pugnalate, e molti ne mangiarono le carni6. Sei anni dopo, a Brescia, avvenne un pasto antropofagico dalle modalit e dai fini assai diversi. Correva lanno 1311 ed Enrico VII di Lussemburgo, valicate le Alpi alla testa del suo esercito, cingeva dassedio la Brescia ribelle. Narra la Cronaca Varignana del Corpus Chronicorum Bononiensium, che i bresciani virilmente e fortemente se defendevano e, quando si impadronivano dei soldati nemici, tuti li arustivano e li mangiavano7. Gli imperiali non furono da meno: catturato Tebaldo Bru5 Guilelmi Venturae De gestis civium Astensium, Torino 1848 (Monumenta Historiae

Patriae, Scriptores, 3/2), coll. 747-748. Purtroppo il De gestis civium Astensium ci giunto solo in redazioni tarde, non anteriori al XVI secolo e con numerose interpolazioni; lanalisi che segue si rif alledizione dei Monumenta Historiae Patriae, tratta dalle due copie della cronaca conservate allArchivio di Torino. 6 Ibid. piuttosto difficile ricostruire lidentit della vittima dellantropofagia, dal cui semplice nominativo si possono presumere data anche la professione le origini ebraiche, non supportate per da alcun documento. Leventuale verifica dellappartenenza giudaica di Emanuele fornirebbe unipotesi suggestiva, ma plausibile, allaccaduto. Plausibile, poich prefigurerebbe con ampio margine di probabilit la comoda scelta di far ricadere le responsabilit della morte su membro estraneo alla comunit cristiana, suggestiva per il ribaltamento implicitamente sottinteso: proprio a partire da questo secolo, le comunit giudaiche saranno accusate di omicidio e cannibalismo, seppur nelle modalit differenti delluso del sangue e dellinfanticidio rituale, mentre qui lebreo sarebbe rappresentato come vittima, ingiustamente colpevolizzata, dellatto cannibalico. 7 Corpus Chronicorum Bononiensium, ed. A. Sorbelli, in R.I.S., 18/1, vol. II (Cronaca B Varignana), Bologna 1938, pp. 320 (si ringrazia Bruno Fortunato per la segnalazione dellepisodio).

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sato, anima della resistenza, lo avvolsero in una pelle di bue e lo trascinarono intorno alle mura, per poi decapitarlo, squartarlo ed esporne i resti ai quattro angoli della citt. Gli assediati, per lavare loltraggio al nobile Brusato, catturarono un nipote dellimperatore, che fu arrostito e mangiato dalli Bressani8. Spostiamoci ora verso il sud isolano, la cui storia narrata dalla cronaca di Michele da Piazza. Siamo a Geraci, nel 1337 e la citt combattuta tra le famiglie dei Ventimiglia e dei Chiaromonte. In seguito ad un nuovo contenzioso con la famiglia dei Palizzi, alleata dei Chiaromonte e sostenuta dal nuovo sovrano Pietro II, Francesco Ventimiglia venne bollato come traditore e ucciso. Fu allora che abitanti di Geraci ne fecero scempio, tagliandogli le dita, strappandogli gli occhi, staccandogli a colpi di pietra i denti, tagliando i peli della barba con la carne, finch non fu scissus de membro in membrum e, aggiunge il cronista, alii de epate eius comedebat9. Nel 1343 a Firenze scoppi la rivolta contro Gualtieri di Brienne, duca dAtene e signore di Firenze. A descrivere lepisodio di antropofagia sono la cronaca di Giovanni Villani, contemporaneo ai fatti narrati, e quella di Marchionne di Coppo Stefani, vissuto una generazione pi tardi e ispirato in parte allopera del predecessore. Notizie utili si ricavano anche dalle Storie Pistoresi e dalle Memorie inedite di Francesco di Giovanni Durante10. Il 26 luglio 1343, dunque, gli insorti asserragliarono il Brienne nel suo palazzo, costringendo alla fuga i suoi seguaci. Come prezzo per rompere lassedio, i rivoltosi chiesero la consegna del conservatore Guglielmo dAssisi e del di lui figlio che, rimessi nelle mani dellarrabbiato popolo, furono uccisi seduta stante e smembrati in minuti pezzi. Alcuni insorti brandirono le picche con brandelli delle loro spoglie, mentre altri, pi arditi, ne divoravano le carni con furia animosa11.
Ibid., p. 321. Michele da Piazza, Cronica, ed. A. Giuffrida, Palermo 1976, p. 59 (si ringrazia Piero Corrao per la segnalazione dellepisodio). 10 Giovanni Villani, Nuova Cronica, ed. G. Porta, Parma 1990, pp. 291-342; Marchionne di Coppo Stefani, Cronaca fiorentina, ed. N. Rodolico, in R.I.S., 30/1, Citt di Castello 1913, pp. 192-209; Storie Pistoresi [MCCC-MCCCXLVIII], ed. S. Adrasto Barbi, in R.I.S., 11/5, Citt di Castello 1903, pp. 175-192; Francesco di Giovanni di Durante, Memorie, BNF II. IV. 377. Sullepisodio di antropofagia si veda Muir, The cannibals cit., pp. 5-14 11 Giovanni Villani, Nuova Cronica cit., p. 339. Cos suona lidentico episodio nelle parole di Marchionne di Coppo Stefani: vennono Altoviti, Medici, Rucellai ed altri
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Se il tentativo di spodestare il duca dAtene and a segno, non altrettanto riuscita fu nel 1385 linsurrezione contro Niccol II dEste: il 3 settembre 1385 i ferraresi insorsero esasperati dalla gravosa tassazione e si rivolsero contro Tommaso da Tortona, responsabile diretto della politica tributaria. A citare lepisodio di antropofagia sono il Chronicon Estense e il Chronicon Regiense12; in ambedue si racconta come, di fronte allincontrollabile animosit della rivolta, il marchese si risolse a pagare la sua salvezza con la vita del vicario. Tommaso, percosso con fruste e bastoni, colpito con lame, ferito con uncini, lapidato, tagliato con le scuri, venne trascinato turpemente dalla piazza fino al rogo nel quale i rivoltosi avevano bruciato i registri di dazi e gabelle. Qui gli estrassero il fegato e il cuore per divorarli; altri resti furono appesi su picche e bastoni e fatti sfilare per la citt; qualcuno dei macabri trofei venne esposto in bella vista al porto, come monito per tutti. Alla fine, quel poco che restava del corpo fu dato alle fiamme assieme ai libri e ai documenti13. Trascorre quasi un secolo prima che si abbia notizia di un ulteriore episodio di antropofagia, per il quale occorre spostarsi nella Milano del 1476. Si tratta dellassassinio di Gian Galeazzo Maria Sforza, pugnalato mentre si recava alla messa di Santo Stefano da Giovanni Andrea Lamassai, cui avea i loro condannati a morte, e fu gittato fuori dalla porta il figliuolo del conservadore, il quale avea 18 anni ed appresso lo conservadore. Il popolo bestialmente straziando e tagliando questi, chi con un pezzo, e chi con un altro nandava via, e chi ne mangiava e chi ne mordea, che, secondoch si legge, in inferno non si fa peggio di unanima. Ed assai vituperevole cosa era a vedere (Marchionne di Coppo Stefani, Cronaca fiorentina cit., p. 209). 12 Chronicon Estense, ed. L. A. Muratori, R.I.S., XV, Mediolani 1729, col. 510 b\c; Sagacius et Petrus de Gazata, Chronicon Regiense, ed. L. A. Muratori, R.I.S., XVIII, Mediolani 1731, col. 91. Il Chronicon Estense e il Chronicon Regiense sono le uniche due fonti a specificare lepisodio di antropofagia, ma notizie utili ed interessanti sullepisodio si ricavano anche da ulteriori testimonianze: Corpus Chronicorum Bononiensium cit., vol. III, Bologna 1939, p. 374; Conforto da Costoza, Frammenti di storia vicentina, ed. C. Steiner, in R.I.S., 13\1, Citt di Castello 1915, pp. 32-33; Galeazzo e Bartolomeo Gatari, Cronaca Carrarese, edd. A. Medin - G. Tolomei, in R.I.S., 17/1, vol. I, Bologna 1931, p. 237. 13 Anche nella rivolta di Firenze del 1343 furono distrutti dei documenti. A Firenze si tratta di documenti giudiziari, mentre a Ferrara dei registri dei dazi saccheggiati dalla cancelleria: differenza che riflette la diversa caratterizzazione delle due rivolte, una motivata dalla politica repressiva giudiziaria del regime del Brienne, laltra innescata dalla rigida politica fiscale dellestense. Sulla distruzione dei documenti si veda A. De Vincentiis, Memorie bruciate. Conflitti, documenti, oblio nelle citt italiane del tardo Medioevo, Bullettino dellIstituto storico italiano per il Medioevo, 106/1 (2004), pp. 167-198.

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pugnani e dai suoi complici. Allattentatore non spett una sorte migliore: inciampato mentre cercava di correre a dispetto della zoppia, Lampugnani cadde a terra, dove fu raggiunto e ucciso dallo staffiere del duca. Il suo cadavere venne fatto immediatamente oggetto di esecrazione, trascinato fino alla sua casa e ivi appeso alla finestra per un piede, e ancora trascinato per la citt fino al giorno seguente. A descrivere latto di antropofagia sulla salma la cronaca in versi di Gabriele Fontana: aliqui cives, res est horrenda relatu, \ dentibus hei mordent cor iecur atque manus14. Anche a Forl, nel 1488, fu fatto scempio dei corpi di diversi congiurati, nel quadro della vendetta di Caterina Sforza dopo lassassinio del marito Girolamo Riario, signore di Imola e Forl. A descrivere dettagliatamente laccaduto Leone Cobelli, contemporaneo agli eventi, testimone diretto dei fatti e schierato con i signori di Forl. Ripreso il controllo della citt dopo la congiura, Caterina Sforza applic feroci misure di giustizia contro i persecutori dello sposo defunto. Il padre dei fratelli Orso, capi della congiura, fu catturato e ucciso al posto dei figli fuggitivi: legato il corpo ad unasse in modo che ne rimanesse fuori la testa, fu appeso alla coda di un cavallo e trascinato tre volte attorno alla piazza. Il cadavere venne poi squartato e le interiora sparse per la piazza: Cobelli, che assisteva al lugubre spettacolo senpri deretro per vedere la fine, racconta che un soldato infier ulteriormente sul cadavere mutilato estraendone il cuore per addentarlo15. Allaprirsi del nuovo secolo, a Perugia, ebbe luogo una congiura altrettanto sanguinaria, occasione di nuovi atti di cannibalismo: la faida fratricida passata alla storia come le nozze rosse del 14 luglio 1500. A fornire una descrizione della strage Pompeo Pellini, nato a Perugia nel 1523 e favorevole al dominio dei Baglioni. Il cronista racconta come, in vista del raduno dellintero casato per il matrimonio di

14 Gabrielis Paveri Fontanae De vita et obitu Galeacii Mariae Sfortiae Vicecomitis Mediolani ducis Quinti, Mediolani, s.a. (sed 1477): sulla congiura si veda F.M. Vaglienti, Anatomia di una congiura. Sulle tracce dellassassino del duca Galeazzo Maria Sforza tra storia e scienza, Atti dellIstituto Lombardo. Accademia di scienze e di lettere di Milano, 136/2 (2002), pp. 237-273; B. Bellotti, Storia di una congiura, Milano 1950. 15 Leone Cobelli, Cronache Forlivesi dalla fondazione della citt allanno 1489, edd. G. Carducci - E. Frati, Bologna 1874 (Monumenti istorici pertinenti alle provincie della Romagna, ser. III, 1), p. 338. Sulla signoria dei Riario si veda N. Graziani, Tra Medioevo ed et moderna: la signoria dei Riario e di Caterina Sforza, in Il Medioevo, cur. A. Vasina, Bologna 1990, pp. 239-261; D. Pasolini, Caterina Sforza, Roma 1893.

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Astorre Baglioni con Lavinia Colonna, Carlo di Oddo Baglione concepisse insieme al cognato Girolamo della Penna latroce disegno di sterminare tutti i membri della sua famiglia, uccidendo a un tempo Guido e Ridolfo Baglioni con tutti i loro figliuoli. I cospiratori invasero il palazzo dopo i festeggiamenti. Allalcova nuziale venne destinato Filippo di Braccio con vari seguaci, che assalirono Astorre ancora giacente sul letto dandogli la morte, senza che egli potesse in alcuna guisa difendere. Filippo di Braccio estrasse allora il cuore dal petto del defunto per morderlo ferocemente, abbandonandone poi il corpo nudo in mezzo alla strada16. Il secondo episodio di antropofagia di cui riferisce Pellini si svolge nel 1500 ad Acquasparta, nei pressi di Todi, ed narrato in modo ancor pi esaustivo da una cronaca coeva ai fatti, attribuita a Francesco Maturanzio. Le testimonianze narrano che Vitellozzo Vitelli soldato della chiesa, venne mandato dal papa a liberare Todi dal dominio di Altobello di Chiaravalle e Girolamo da Canale. Espugnata la citt di Acquasparta, Altobello fu intercettato mentre tentava la fuga. Lungo il tragitto verso il carcere, una folla inferocit strapp il prigioniero alle guardie: ognie homo correva per volerlo amazzare; tanta era lansia dei carnefici che per la prescia se ferivano luno laltro. I resti del tiranno furono divorati con tale animosit che non ne avanz niente del suo misero e mendico corpo17. Gli eventi tramandati circa unaltra faida, relativa alla storia di Pistoia leggibili nella Storia dei suoi tempi di Piero Vaglienti, contemporaneo ma
16 Pompeo Pellini, Della Historia di Perugia, ed. L. Faina, Perugia 1970 (Deputazione di storia patria per lUmbria, Fonti per la storia dellUmbria, 8), III, pp. 121135: 125. Ispirato dalla trasfigurazione tragico-romantica della figura di uno dei congiurati, il giovane e bel Grifonetto che non riusc a mettersi in salvo, Oscar Wilde scrisse: In his trimmed jerkin and jewelled cap and acanthuslike curls, Grifonetto Baglioni, who slew Astorre with his bride, and Simonetto with his page, and whose comeliness was such that, as he lay dying in the Yellow Piazza of Perugia, those who had hated him could not choose but weep, and Atalanta, who had cursed him, blessed him.: O. Wilde, Il ritratto di Dorian Gray, cap. IX. 17 Francesco Matarazzo, Cronache e storie della citt di Perugia, ed. A. Fabretti, Archivio storico italiano, 16/2 (1851), pp.149-150; passo corrispondente in Pompeo Pellini, Della Historia di Perugia cit., p. 137. La cronaca di Pompeo Pellini non una fonte diretta; per quanto riguarda quella di Maturanzio, in realt lattribuzione al rinomato umanista ritenuta dalla storiografia molto improbabile. In ogni caso, ci che pi interessa alla nostra analisi che lautore si dichiari contemporaneo ai fatti, dato questo confermato dalle analisi linguistiche (si veda prefazione di Ariodante Fabretti allopera di Maturanzio: F. Matarazzo, Cronache cit., p. X).

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non testimone diretto dei fatti narrati si discostano dagli esempi riportati finora: loccasione fu infatti una delle numerose carneficine indotte dalla rivalit delle fazioni dei Panciatichi e dei Cancellieri. Nel 1501, la lotta tra le opposte consorterie volse al peggio per i Panciatichi che, rifugiatisi a Serravalle ma traditi da alcuni membri della loro fazione, furono fatti a pezzi e subirono il morso al cuore: vi fu a chi e cavonno el cuore e colla loro bocca lo mordevano e facevano pezzi18. Discorsi di antropofagia: codificazioni e linguaggi Corpi mutilati, interiora sparse, membra arrostite, addentate, divorate: il nemico si umilia con una serie di abusi postumi volti tutti allo spregio e alloltraggio. lonta alle spoglie dellantagonista, attuata attraverso la prosecuzione post mortem del rituale infamante che precede lesecuzione: svestizione, squartamento, impiccagione per i piedi, amputazione di testa, occhi, mani e genitali, trascinamento ed esposizione della salma. Un dato salta agli occhi: tutte queste diverse forme di violenza si ritrovano anche nellambito della giustizia ufficiale e sono previste dagli statuti cittadini, generosi di umiliazioni postume da affiancare alla pena di morte19. Tutte, tranne lantropofagia, culmine simbolico del rituale di violenza. Lantropofagia infatti una pratica alla quale fa riscontro, anche al di fuori del cerimoniale penale, una mancanza totale di codificazione: non si sviluppa nel Medioevo alcun dibattito teorico inerente al cannibalismo salvo i brevi cenni fatti da santAgostino nel De civitate Dei riguardo alla resurrezione dei corpi divorati20 cos come manca un lessico capace di definirlo, al punto che lo stesso vocabolo antropofagia, pur accreditato in alcune fonti classiche, cade in disuso a partire dal IV secolo21.
18 Piero Vaglienti, Storia dei suoi tempi. 1492-1514, cur. G. Berti M. Luzzati E. Tongiorgi, Pisa 1982, pp. 133-134. 19 Si vedano ad esempio le pratiche previste dagli statuti cittadini di Firenze (Zorzi, Le esecuzioni cit., p. 150). 20 Aurelii Augustini Hipponensis De civitate Dei, lib. XXII, cap. 20, 2 21 Il termine cannibalismo invece posteriore: sp. canibal, alter. di caribal, a sua volta da caribe, parola della lingua dei Caraibi che risale al sec. XVI. Il termine mutuato dal nome attribuito dagli abitanti delle isole Bahamas e di Cuba agli indigeni delle piccole Antille, i feroci Caribi, ritenuti antropofagi designa il cibarsi di esseri della stessa specie, quindi non riguarda solo il genere umano, ma anche gli animali (cfr. A. Tartabini, Cannibalismo e antropofagia: uomini e animali, vittime e carnefici, Milano 1987, p. 18). Tuttavia

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Le stesse attestazioni di episodi cannibalici sono spesso ambigue, confuse dalluso di un linguaggio allusivo e talvolta oscuro. Infatti, alla descrizione minuziosamente particolareggiata relativa a Tommaso da Tortona, si contrappongono altri passi in cui latto di antropofagia evocato con espressioni meno chiare, come quelle presenti nelle Storie Pistoresi, leggermente diverse a seconda dei codici (sfamati di loro, sazio in tutto, sfamati dei loro strazii22). Nella maggior parte dei casi le descrizioni del fiero pasto sono sfumate di vereconda incertezza e spesso precedute da prudenti locuzioni quali prout dicitur23, si aggiunge che, si soggiunge da chi ha queste cose scritte, che oggi a penna si veggono24, dissesi25, etc. Prima di tutto, formule simili evidenziano lesiguit dei testimoni diretti degli episodi di cannibalismo, che ci sono stati tramandati nella maggior parte dei casi grazie a voci e racconti semileggendari, impressi nella memoria collettiva. In secondo luogo, i cronisti si curano di prendere le distanze dallaccaduto, specificando di non ardire nemmeno a credere o immaginare lorrore che si vedono costretti a riferire26. Orrore, perch cos gli autori connotano latto di cannibalismo, attraverso brevi sentenze di condanna, disgusto, incredulit: i responsabili agiscono come cani27, iniquit e crudelt regna in loro28; sono spinti da furia bestiale e animosa29, il loro gesto cosa horribile a dirsi e spagli studi di diversa tipologia non si accordano perfettamente sulla definizione dei termini. Lantropologo Adriano Favole, ad esempio, trova pi corretto indicare con cannibalismo il consumo di carne umana a scopo rituale, mentre denota con antropofagia il consumo di carne umana per necessit (A. Favole, Resti di umanit, vita sociale del corpo dopo la morte, Bari 2003, p. 53). Nel corso di questa argomentazione, per semplicit, ci serviremo di entrambi i vocaboli secondo la definizione corrente: antropofagia per designare luso di mangiare carne umana, cannibalismo per indicare il cibarsi di esseri della stessa specie, compresi gli appartenenti al genere umano. 22 Storie Pistoresi cit., p. 191, e varianti nominate codice C e codice P (cfr. Storie Pistoresi cit., apparato critico relativo alle rr. 12-13). 23 Guglielmi Venturae De gestis cit., coll. 747-748 (rr. D1-6). 24 Pompeo Pellini, Della Historia di Perugia cit, p. 125. 25 Piero Vaglienti, Storia dei suoi tempi cit., pp. 133-134. 26 cum tante altre crudelitade che mia lingua non la porria raccontare commenta ad esempio Pompeo Pellini (Pompeo Pellini, Della Historia di Perugia cit., pp. 125 e 137). Per luso di queste locuzioni nella storiografia volgare del tempo si veda F. Ragone, Giovanni Villani e i suoi continuatori. La scrittura delle cronache a Firenze nel Trecento, Roma 1998 (Nuovi Studi Storici, 43). 27 Sulluso del termine cani si veda ibid., ultimo paragrafo. 28 Piero Vaglienti, Storia dei suoi tempi cit., p. 134. 29 Giovanni Villani, Nuova Cronica cit., p. 339

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ventevole da udirsi30, vituperevole cosa, una crudelt orribile e notabile31 tanto da aver a mala pena il coraggio di narrarla: cosa meravigliosa32, stesso termine usato da Dante nel XXXIV canto dellInferno per descrivere le tre teste dellimperador del doloroso regno nellatto di divorare i traditori. Una risonanza linguistica casuale forse, ma un pi consapevole richiamo allopera di Dante Alighieri gi insediata nellimmaginario letterario fiorentino del tempo appare nel commento di Marchionne di Coppo di Stefani al supplizio cannibalico di Guglielmo dAssisi e del figlio: secondoch si legge in inferno non si fa peggio di unanima33 . Altri riferimenti al diabolico ricorrono nellopera di Cobelli, che descrive i congiurati come ispirati dal demonio e in quella di Vaglienti, dove il diavolo ha possanza sugli antropofagi. Lesecrazione dellatto di antropofagia ancor pi evidente nella cronaca di Maturanzio, in cui si narra la sorte del cospiratore che aveva divorato le carni di Altobello da Chiaravalle: otto giorni dopo il delitto, il giustiziere muore, rigettando la carne cristiana ingerita, ricresciutagli nello stomaco in un pezzo integro di mole molto pi grande di quello inghiottito, onde fu tenuto gran segno de la carne cristiana34. interessante in questo caso lidea della rigenerazione allinterno del corpo della carne umana, anzi, cristiana (la cristianit dei corpi smembrati sottolineata anche da Cobelli). Alla fine del XVI secolo, per descrivere un episodio di antropofagia avvenuto a Napoli nel 1585, Tommaso Costo usa addirittura il termine abominevoli reliquie per indicare i pezzi del cadavere che sfilano per la citt sulle picche35. Che muoia un sol uomo: vittime ed executio in effigie Indubbiamente, linfelice ma indiscussa protagonista della scena proprio la vittima, contraltare dei carnefici.
Pompeo Pellini, Della Historia di Perugia cit., p. 137. Ibid. Piero Vaglienti, Storia dei suoi tempi cit., p. 134. Marchionne di Coppo Stefani, Cronaca Fiorentina cit., p. 209. Francesco Matarazzo, Cronache e storie cit., pp. 149-150. Tommaso Costo, Giunta di tre libri al compendio dellIstoria del regno di Napoli nei quali si contiene tanto di notabile... accaduto dal principio dellanno 1563 insino al fine dellottantasei (1586), Venezia 1588, pp. 135-136.
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Le dinamiche e le modalit stesse del rituale sono legate al suo passato, poich secondo un parallelismo tipico anche del cerimoniale penale, il supplizio inferto al perseguitato richiama i torti da esso perpetrati in vita: a Costantinopoli nel 1185 il basileus Andronico Comneno fu ucciso e divorato dalle donne poich a loro aveva recato torto36; a Firenze messer Simone da Norcia, uomo del duca dAtene, fece tagliare il capo a molte persone, e similmente fu fatto a lui37; a Forl, Marco Socciacarri, colpevole di aver defenestrato il cadavere del Riario, a sua volta venne scagliato dalla finestra, in modo da fargli toccar terra in lo loco medesimo ove buctoro el conte, mentre a Pagliarino taglioro lo membro natorale e s messero en bucca a quella testa [] e poi strassina quella testa con quello vitoperio38, in un supplizio che fa da contrappasso a quello del Riario, evirato e trascinato via per i piedi. Ma chi sono esattamente le vittime dellantropofagia? Linsieme sembra abbastanza eterogeneo. Due dati fungono da minimo comune multiplo dellinsieme: i suppliziati sono aristocratici e sempre accusati di crimini politici, fattori questi intrinsecamente legati tra loro. Le colpe politiche e i misfatti del reo e dei suoi accoliti sono elencate con meticolosa insistenza nella maggior parte delle cronache: Villani, ad esempio, ritrae il conservatore Guglielmo dAssisi come uomo truce, pronto a dilettarsi di fare crudeli giustizie duomini39. Responsabile di aver spalleggiato il duca di Atene, Gualtieri di Brienne, nellusurpazione della indipendenza politica (la libert) dei fiorentini, egli assent al detto tradimento40, avallando linganno volto a garantirgli il dominio a vita sulla citt; poi, fattosi sgherro e carnefice del duca, accett di amministrarne la tirannica giustizia.

A narrare la tragica sorte di Andronico una fonte del XIII secolo, lEstoire de Eracles Empereur, il cui manoscritto, presenta unimmagine estremamente interessante delle varie fasi del rituale: Paris, Bibliothque Nationale, fr. 68, f. 385. Sullepisodio si veda anche G.M. Cantarella, Principi e corti. LEuropa del XII secolo, Torino 1997, pp. 31-32. 37 Marchionne di Coppo Stefani, Cronaca fiorentina cit., p. 208. Secondo Villani invece fu a pezzi tutto tagliato (Giovanni Villani, Nuova Cronica cit., p. 338). 38 Leone Cobelli, Cronache Forlivesi cit., p. 336. 39 Giovanni Villani, Nuova Cronica cit., p. 298. Di Guglielmo dAssisi confermano lo Stefani e le Storie Pistoresi: Questi si disse dilettarsi molto in crudelt e divisare pene a quelli che l Duca voleva far morire (Marchionne di Coppo Stefani, Cronaca fiorentina cit., rubr. 556, p. 196); ed era molto crudele e l suo diletto era solo in guastare uomini (Storie Pistoresi cit., p. 190). 40 Giovanni Villani, Nuova Cronica cit., p. 298.

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In realt il duca di Atene ad essere massacrato in effige, mediante il sacrificio del conservatore e del di lui figlio. Il dominio del Brienne qualificato dallautore come punizione divina: la sua signoria, come gli altri flagelli che affliggono la citt diluvio, fame, carestie viene imposta da Iddio per le nostre peccata, acciocch correggiamo i nostri difetti, sentenzia Villani. La giustizia pubblica sar di monito ai cittadini affinch imparino a guardarsi dagli usurpatori della libert di Firenze e prendano assempro per lo innanzi quelli che sono a venire di non volere signore perpetuo n a vita41: latto cannibalico si configura dunque come castigo esemplare; la pena da infliggere alla tirannide, scontata in questo caso non dal duca, ma dallesecutore materiale dei suoi ordini. A Guglielmo dAssisi, complice del traditore e persecutore del popolo di Firenze, non pu che spettare un destino infame poich checchi crudele crudelmente dee morire, disit Domino42. Anche Altobello da Chiaravalle dipinto da Maturanzio come capace di feroci efferatezze: homo crudelissimo e pieno de iniquizia; in modo che si Nerone fusse stato vivo, seria stato descripto pi presto della crudelt di costui che de Nerone43. La sua morte cruenta fu iusto iudizio de Dio, attento quello che lui aveva operato al tempo de sua vita44 e sar di monito ai posteri, come la sorte degli uomini del duca dAtene secondo il Villani45. O ancora, nella congiura di Forl, Andrea Orso sconta il crimine dei figli, pagando indirettamente il fio per lusurpazione del legittimo potere, la pena pi grave, quella de color cn facto el mal governo46. Latto di antropofagia insomma rappresentato come punizione del malgoverno, o dellattentato al giusto potere: il crimine peggiore, poich compiuto non verso un singolo ma verso la comunit. La pena quindi devessere esemplare e pubblica. Poco importa che a pagare sia il vero responsabile: la vittima viene scelta non tanto per le sue effettive responsabilit, ma innanzitutto poich rappresentativa della colpa.
41 Ibid., p. 299. 42 Ibid., p. 339. 43 Francesco Matarazzo, Cronache e storie cit., p. 148. Il paragone tra il tiranno di Todi

e limperatore romano potrebbe suonare ardito, ma non eccessivo, se paragonato a quello avanzato in precedenza da Villani riguardo al tentativo del duca di uccidere a tradimento pi di trecento cittadini sospettati di una congiura tra Gualtieri di Brienne e lultimo re ostrogoto Totila, Flagellum Dei. (Giovanni Villani, Nuova Cronica cit., p. 330). 44 Francesco Matarazzo, Cronache e storie cit., pp. 149-150. 45 Pompeo Pellini, Della Historia di Perugia cit., p. 137. 46 Leone Cobelli, Cronache Forlivesi cit., p. 341.

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Si tratta di un universo simbolico allinterno del quale la messa in scena della punizione del colpevole riveste unimportanza pari e spesso persino superiore alla sua materiale esecuzione47. Tra XV e XVI secolo ricorre addirittura, seppur saltuariamente, il vero e proprio uso della executio in effigie. Allimpotenza di fronte alla fuga dellaccusato, si ovviava a volte attraverso la rappresentazione iconografica del supplizio o, in altri casi, mediante unesecuzione fittizia realizzata su di un modello bidimensionale o una scultura: cos nel 1462 Pio II bruci davanti a San Pietro la statua di Sigismondo Malatesta e nel 1552 il duca Ercole II dEste fece impiccare alla finestra il ritratto di Giovanni Tommaso Lavezzolo, reiterando la pratica qualche anno dopo, quando ordin di appendere per i piedi limmagine di Antonio Maria di Collegno48. I carnefici Chi sono i carnefici? Chi si dimostrava pronto a smembrare, impalare e divorare cadaveri in un atto sommario di giustizia collettiva? Una moltitudine instabile e suscettibile, una folla sfuggita ad ogni controllo e disciplina sociale, forse gli stessi individui pronti, durante le esecuzioni ufficiali, a strappare i condannati allordine pubblico o ad adirarsi dinanzi allimperizia di un improvvisato carnefice, tentandone il linciaggio. Il popolo, si dice in molte fonti. Quale popolo? Un popolo che ama il suo signore. E in virt di questo amore il popolo agisce spontaneamente: de propria voluntade punisce il parricida, il proditorem, dicono le fonti, quelle fonti che sono al servizio dellautorit lesa. Eppure diverse testimonianze lasciano trasparire tra i rivoltosi nomi di famiglie assai illustri: Adimari, Medici, Donati, Ruccellai a Fi47 Di fatto, a volte non era nemmeno fondamentale che laccusato fosse vivo, come accadde nel caso del processo di Pietro da Abano, eco lontana di un pi celebre processo postumo avviato dalla Santa Sede contro il cadavere di Papa Formoso. Come ha ben analizzato Ren Girard, la crisi esige un capro espiatorio o meglio, una vittima sacrificale: alla folla si cedono le vittime che il suo capriccio reclama, secondo il principio che muoia un sol uomo. R. Girad, Il capro espiatorio, Milano 2004, p. 183 (ed. or. 1982). 48 Cfr. G. Ricci, Il principe e la morte: corpo, cuore, effige nel Rinascimento, Bologna 1998, pp. 143-144. Lo stesso principio permeava i processi degli animali sfuggiti alla cattura: in mancanza del reo, ci si accontentava di giustiziare arbitrariamente un congenere o, ancor pi di frequente, di sottoporre al supplizio un fantoccio che rappresentava lanimale colpevole, cfr. M. Pastoureau, Medioevo simbolico, Roma-Bari 2007, p. 34 (ed. or. 2004).

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renze; Baglioni a Perugia; Panciatichi e Cancellieri a Pistoia. O ancora appaiono professioni significative: i ministri del marchese di Monferrato, i soldati di Caterina Sforza. Ma, dov lautorit? Lautorit non compare, non pu non vuole controllare la folla in subordine. O forse controlla, ma semplicemente non esegue: lascia eseguire. Non a caso (vedremo perch) i protagonisti nel teatro della violenza collettiva sono spesso i fanciulli. Infanti assassini? No, non uccidono di persona, ma sono impegnati a trascinare cadaveri, dissotterrarli, schernirli, bastonarli, svestirli, addentarli, mangiarli e liberarsene gettandoli nei fiumi. Li ritroviamo in molteplici occasioni: nella carneficina dei Panciatichi, i bambini prendono parte attiva al rito cannibalico, straziando e addentando i cuori delle vittime. Deplora Vaglienti: Vedi quanta iniquit e quanta crudelt regna in loro49 e Carlo Pietro de Giovanni da Firenzuola commenta, a proposito degli strazi inflitti dai ragazzi al cadavere di Jacopo Pazzi: fu cosa maravigliosa, che ne fanciulli regnasse tanta crudelt50. Luca Landucci, nella parte del suo diario riservata allepisodio, fornisce una descrizione dettagliatissima dei giovanissimi carnefici impegnati a dissotterrare e trascinare il cadavere, gettarlo nel fiume per poi recuperarlo, impiccarlo, bastonarlo e ributtarlo in acqua51. Nella sommossa di Firenze del 1343, ser Arrigo Fei, incaricato dal duca di Atene di riscuotere le gabelle e le imposte, uomo astuto a trovare e ricercare il frodo, finisce giustiziato nella sommossa popolare, e il suo cadavere da fanciulli tranato ignudo per tutta la citt52; mentre poco dopo, nel 1347 a Roma, al supplizio di Cola di Rienzo li zitelli li iettavano le prete53.

Piero Vaglienti, Storia dei suoi tempi cit., pp. 133-134. La congiura dei Pazzi il 26 aprile 1478 a Firenze che port alla morte di Giuliano de Medici. Cfr. Breve racconto della Congiura de Pazzi di Carlo Pietro de Giovannini da Firenzuola, documento sincrono estratto dallEdiz. Della congiura stessa descritta in latino dal Poliziano fattasi per cura del marchese Adimari. Napoli 1769, in A. Poliziano, Congiura dei Pazzi narrata in latino da Agnolo Poliziano e volgarizzata con sue note e illustrazioni da Anicio Bonucci, Firenze 1856, doc. I, pp. 108-109. 51 Luca Landucci, Diario Fiorentino dal 1450 al 1516, continuato da un anonimo fino 1542, ed. Iodoco del Badia, Firenze 1883, pp. 21-22. 52 Giovanni Villani, Nuova Cronica cit., p. 338. Concorda la versione delle storie pistoresi: li fanciulli della citt lo presero e stracciatigli li panni, strascinato da loro per la citt (Marchionne di Coppo Stefani, Cronaca Fiorentina cit., p. 208). 53 Anonimo Romano, Cronica, ed. G. Porta, Milano 1979, p. 265.

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Come spiegare che siano attori implicati in sommosse truculente proprio i bambini, gli stessi chiamati a rappresentare linnocenza in molte cerimonie e processioni sacre? Diversi studi suggeriscono che fosse proprio la purezza dellinfanzia a rendere questa et la pi adatta al macabro compito: solo i fanciulli potevano espellere il morto dalla comunit, essendo immuni dal pericolo di un suo ritorno54. Riemerge quindi una tematica rilevante dei riti di antropofagia: il rifiuto55 del corpo della vittima, parallelo al rifiuto da parte della comunit del reo e di ci che esso rappresenta, volta allespulsione del nemico pubblico dal nucleo sociale. Ma si tratta di un costume sociale effettivamente diffuso o piuttosto di un modello letterario atto a sottolineare il ruolo super partes dei carnefici? Inoltre gli atti dei bambini assai spregiudicati in quanto non ancora intrisi dei limiti socio-culturali del mondo adulto possono essere presentati come atti di pura giustizia, non guidati da alcun interesse meschino. Infatti si tratta sempre di zitelli, fanciulli, mai di giovani, il cui ruolo nelle cronache ben differente. I giovani si trovano in conflitto con il potere, al contrario laggressivit dei bambini pu essere canalizzata e parzialmente manovrata dalle autorit, e rivestire quindi quei compiti rituali che non possono essere assolti da altri56. Cuore morso, cuore mangiato Non mancano, tra le descrizioni delle rivolte, cronache che si soffermano sulle modalit dellantropofagia, sulle specifiche culinarie degli organi colpiti, e su diversi particolari inusitati. Nota il Villani, a proposito del moto di Firenze nel 1343, come la carne dei suppliziati venisse consumata cruda e cotta, mentre lo Stefani si limita a puntualizzarne luso alimentare (chi ne mangiava e chi ne mordea57). Secondo le Storie Pistoresi, poi, le vittime vengono tagliate tutte a minu-

54 S. Bertelli, Il corpo del re: sacralit del potere nellEuropa Medievale e moderna, Firenze 1990, p. 229. Sul ruolo dei bambini nei rituali di violenza si veda anche G. Ricci, I giovani, i morti. Sfide al Rinascimento, Bologna 2007, pp. 17-115; A. Zorzi, Rituali di violenza giovanile nella societ urbana del tardo Medioevo, in Infanzie: funzioni di un gruppo liminale dal mondo classico allet moderna, cur. O. Niccoli, Firenze 1993, pp. 185-209; O. Niccoli, Il seme della violenza. Putti, fanciulli e mammoli nellItalia tra Cinque e Seicento, Bari 1995. 55 Sul significato antropologico del rifiuto del cadavere cfr. Favole, Resti di umanit cit., pp. 23-58. 56 Ricci, I giovani, i morti cit., pp. 39-70. 57 Marchionne di Coppo Stefani, Cronaca Fiorentina cit., p. 209.

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zoli e qual persona potea avere delle loro carni si teneva beato, mentre durante lassedio di Brescia le carni del nipote dellimperatore furono arrostite. Particolarmente dettagliata la descrizione del cronista Maturanzio, secondo il quale le carni di Altobello vengono istantaneamente sbranate senza alcuna attenzione gastronomica, come fanno i cani e porci, in tanto che non ne avanz niente del suo misero e mendico corpo58; ma di Altobello non si consumano esclusivamente le membra: finita la carne, se ne brucia il sangue59. Del consumo del sangue parla gi Falcando riguardo ad una rivolta messinese del 1168, nel corso della quale il canonico di Chartres Oddone Quaerell, consegnato alla folla inferocita, viene assassinato da un astante che gli trafigge il cranio con un coltello e, per esprimere il terribile suo odio implacabile, lambisce il sangue appiccicato al ferro60. Diverse cronache specificano con pi precisione le membra predilette dagli antropofagi e testimonianze pi tarde insistono su preparazioni singolari quali cervelli cucinati, cuori in agresto e fegati fritti61. A essere divorati nel corso delle rivolte sono infatti pi spesso gli organi nobili, sede dellanima, ovvero il cervello e, soprattutto, il cuore, organo simbolico per eccellenza: mentre il cuore di re, principi, santi ispirava culto e venerazione, quello delle vittime di violenze rituali catalizzava, in un rapporto rovesciato di valori, lodio rancoroso degli artefici dei supplizi62. Centro propulsore della vita, il cuore la vittima privi-

Francesco Matarazzo, Cronache e storie cit., pp. 149-150. Pompeo Pellini, Della Historia di Perugia cit., p. 137. Ibid., p. 135. Cfr. G. M. Cantarella, Scene di folla in Sicilia nellet dei due Guglielmi, in A Ovidio Capitani scritti degli allievi bolognesi, Bologna 1990, pp. 9-37; Cantarella, Principi e corti cit., pp. 29-33; Cantarella, La Sicilia e i Normanni. Le fonti del mito, Bologna 1989, p. 49. 61 Cervelli cucinati come in una rivolta scoppiata a Napoli nel 1585: leletto del popolo, Giovan Vincenzo Storace sepolto vivo, dissotterrato, ucciso, spogliato, trascinato e mutilato fu tagliato a pezzi; qualcuno volle cucinare il cervello e mangiarlo, qualcuno mangi il cuore, mentre gli intestini, tagliati in piccoli pezzi, venivano fatti sfilare in cima e allestremit di bastoni, sulle punte delle spade, picche e bastoni. invece il cuore di Concino Concini che sar nel 1617 a Parigi cotto sui carboni e mangiato in agresto (ovvero secondo una cottura riservata alla bassa macellazione) da un gruppo di ragazzi e di donne. Finir fritto il fegato di Niccol Fiani di Torremaggiore, a Napoli nel 1799 (si veda Bertelli, Il corpo cit., pp. 219 e 223). 62 Il tema del cuore mangiato fu tra laltro particolarmente in voga a livello letterario: nella poesia cortese compaiono macabre cene approntate da mariti gelosi alle spose fedifraghe, alle quali viene ammannito il cuore dei presunti amanti; nella Vita

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legiata degli atti di violenza pi emblematici; barbaramente strappato dal petto, trafitto dalle lance e talvolta esposto a mo di trofeo, diventa lepicentro del vilipendio63: a Marco Socciacarro e al Pagliarino, rei di aver infierito sulla salma del conte Girolamo, il cuore viene estratto e scagliato assieme alle interiora nella piazza, in un turbine violento che mira a disperdere persino le ultime vestigia di umanit dei sacrificati64. I rituali di antropofagia, in effetti, vedono il cuore morso, addentato, straziato, pi che mangiato; la vera e propria ingestione rimane spesso latente in gesti carichi di significati paradigmatici: allo sfortunato padre dei congiurati Ludovico e Checco Orso uno di quilli soldati cani prese el core, e tagliollo, e bott la corata in mezo de la piacia; poi se messe quello core coss sanguinoso alla bocca e davagli de morso como un cane65. A Perugia nel 1500, Filippo di Braccio diede di morso al cuore pulsante di Astorre Baglioni; nella strage dei Panciatichi a Pistoia il cuore morso, azzannato e dilaniato nel corso di un gesto feroce e fisicamente concreto, sebbene ancora carico di tutti i suoi connotati simbolici: vi fu a chi e cavonno el cuore e colla loro bocca lo mordevano e facevano pezzi66. Pi raramente, invece, oggetto dellantropofagia il fegato: quello di Francesco Valguarnera e di Tommaso da Tortona sono divorati dagli assalitori, mentre le interiora di entrambi, organi bassi e vili nella simbologia corporea, vengono lasciate agli animali.

Nova, Dante sogna il proprio cuore dato in cibo da Amore a Beatrice; in Boccaccio, Messer Guglielmo da Rossiglione fa mangiare il cuore dellamato alla moglie, che poi si uccide. Ma la dinamica di questi casi controversa: lamato subisce s luccisione e lantropofagia, ma il contrappasso la pena ugualmente tremenda inflitta a chi con quel cuore pasteggia; lumiliazione risiede quindi tanto nellessere mangiato, quanto nellatto stesso del mangiare. Cfr. M. di Maio, Il cuore mangiato. Storia di un tema letterario dal Medioevo allOttocento, Milano 1996; D. Regnier-Bohler, Le coeur mang: rcits erotiques des 12e et 13e sicles, Paris 1994; R. Ortiz, Banchetti tragici nelle letterature romanze, Genova 1947; M.G. Muzzarelli - F. Tarozzi, Donne e cibo, Milano 2003, pp. 59-67; F. Cavalli, Il pasto di Madonna Soremonda, osservazioni sul tema del cuore mangiato, LUnicorno, Rivista semestrale di cultura medievale dellaccademia Jaufr Rudel di studi medievali, Gradisca dIsonzo, 1 (1999). 63 Sullimportanza del cuore nel Medioevo e nel Rinascimento cfr. P. Camporesi, Il sugo della vita, Milano 1997, pp. 80-98, Ricci, Il principe e la morte cit., pp. 87-118; sulla storia del cuore cfr. R. Lewinsohn, Storia universale del cuore, Milano 1960. 64 Leone Cobelli, Cronache Forlivesi cit., pp. 336-337. 65 Ibid., p. 338. 66 Piero Vaglienti, Storia dei suoi tempi cit., pp. 133-134.

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Uomini o porci? Animali che mangiano uomini, uomini che mangiano animali e uomini che mangiano uomini. In ogni caso la gerarchia alimentare del medioevo risulta chiara: chi mangia sempre superiore a chi mangiato67. Una delle volute conseguenze dellatto di antropofagia infatti la perdita dellumanit del reo nel suo essere degradato a cibo commestibile. Alcune cronache enfatizzano questo aspetto attraverso la mercificazione della carne: il Chronicon Regiense sottolinea che parte delle carni di Tommaso da Tortona vennero consumate ad tabernas68, mentre, ad un livello pi metaforico Maturanzio commenta che, se fosse avanzata una sola oncia delle carni del tiranno, seria stata persona che aria comprata uno ducato doro. Allusioni alla commercializzazione delle carni non sono inusitate, poich ricordano i passi delle cronache delle carestie, come le descrizione della carestia del 1033 di Rodolfo il Glabro, che narra di carne umana in vendita al mercato di Tournus69 . Nel lessico delle testimonianze lantropofagia va infatti di pari in passo con lanimalizzazione del reo che ne enfatizza lespulsione dalla comunit di appartenenza ottenuta mediante luso costante di vocaboli che richiamano la manipolazione delle carcasse animali in vista del consumo alimentare. Il Villani e lo Stefani scrivono ad esempio Ser Arrigo Fei viene impeso per li piedi, e sparato70 e sbarrato71 come porco72, mentre le Storie Pistoresi precisano che fu apiccato a un travaglio di cavalli, e fue sparato73; si ricorda anche come il corpo dilaniato di Cola di Rienzo, appeso per i piedi, venne descritto di tale mole da parere uno esmesurato bufalo ovvero vacca a maciello74.
67 Lo stesso principio espresso allinizio del XVII secolo dal gesuita Leonardo Leyaes. Sulletica alimentare nel Medioevo cfr. M. Montanari, Alimentazione e cultura nel Medioevo, Bari 1999. 68 Sagacius et Petrus de Gazata, Chronicon Regiense cit., col. 91. 69 Rodolfo il Glabro, Cronache dellanno Mille (storie), edd. G. Cavallo - G. Orlandi, Fizzonasco (Mi) 1990, p. 213. 70 Sparato, cio separato. 71 Sbarrato, cio sventrato. 72 Giovanni Villani, Nuova Cronica cit., p. 338, secondo Marchionne di Coppo Stefani: il popolazzo lo mpicc per i piedi in su una forca, e spararonlo, come fosse porco (Marchionne di Coppo Stefani, Cronaca fiorentina cit., p. 208). 73 Storie Pistoresi cit., pp. 190-191. 74 Grasso era orribilemente, bianco como latte insanguinato. Tanta era la soa grassezza, che pareva uno esmesurato bufalo, overo vacca a maciello: Anonimo romano, Cronica cit., p. 265.

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Una bestia al macello sembra anche Francesco Valgurnera al cronista Michele da Piazza, che lo descrive tagliato a pezzi sicut vitulus in macello, di Nicol Macto riporta il Cobelli che lo tagliaro minuto como carne in beccaria e nella medesima cronaca gli stessi giustizieri sono a loro volta paragonati a bestie: i ferraresi in rivolta sbranarono Tomaso da Tortona atque canibus; uno di quilli soldati cani morde il cuore dellOrso como un cane75. Anche a Maturanzio sembrano animali i torturatori di Altobello: Et poi ognie homo curreva a pigliare de sua carne, e mangiavanla cus cruda, commo cani o porci, in tanto che non ne avanz niente del suo misero e mendico corpo76. Quindi se da una parte innegabile la volont di degradare il giustiziato a una condizione subumana77, dallaltra notevole che il paragone con la bestia ricorra non solo per le vittime, ma anche per i carnefici. Mangiare luomo inumano78 e bestiale: nellInferno dantesco il pasto del conte Ugolino fiero: cibo ferino et non humano, poich naturaliter enim homo non comedit hominem, nisi forte esset aliquis barbarus inhumanus, sed ferae sic esplicita Benvenuto da Imola79. Quasi sempre, a definire loggetto dellatto antropofagico lequivalenza con i porci (si noti per leccezione di Altobello), mentre sono i cani, affatto adibiti alluso alimentare, ad essere chiamati a rappresentarne il soggetto. I cani sono associati allantropofagia anche dalla tradizione letteraria. In Dante, i denti con cui Ugolino rode il teschio dellarcivescovo Ruggeri furo a losso, come dun can forti80 e nel resto nella Commedia limmagine del cane usato di frequente come similitudine o termine di confronto volto a sottolineare la ferocia, lavidit, la furia e la rissosit81.

Leone Cobelli, Cronache Forlivesi cit., p. 338. Francesco Matarazzo, Cronache e storie cit., pp. 149-150. Cfr. Bertelli, Il corpo del re cit., p. 225. In contrasto con la tradizione medica che prescriveva abbondanti bevute di sangue rigeneratore, lespressione inumanamente utilizzata da Tommaso Costo per connotare latto di bere il sangue: Tommaso Costo, Giunta di tre libri cit., p. 135; per lutilizzo del sangue nella medicina medievale cfr. Camporesi, Il sugo cit. 79 Benvenuti de Rambaldis de Imola Comentum super Dantis Aldigherij Comoediam nunc primum integre in lucem editum sumptibus Guilielmi Warren Vernon, cur. G.F. Lacaita, Firenze 1887, p. 523. 80 D. Alighieri, Divina Commedia, Inferno, XXXIII, 78. 81 Limmagine canina delinea lingordigia di Cerbero qual quel cane chabbaiando agogna (Inf. VI, 28), la malvagit dei diavoli: ei ne verranno dietro pi crudeli \ che l cane a quella lievre chelli acceffa (Inf. XXIII 18) o la smodata aggressivi-

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Tuttavia non si tratta solo di una questione di linguaggio: le vittime dellantropofagia subiscono effettivamente la sorte degli animali, cos come in altri casi le bestie stesse sono trattate alla stregua di esseri umani: numerosi sono nel basso medioevo doltralpe i processi ad animali rei di omicidio o infanticidio, quasi sempre aggravato dallantropofagia. In tali procedimenti giudiziari gli animali vengono trattati alla stregua di imputati veri e propri, subiscono la tortura, lesposizione al pubblico ludibrio, lesecuzione ed eventuali violenze post-mortem, abbigliati di tutto punto o nascosti da maschere con fattezze umane82. In conclusione, il carattere narrativo delle testimonianze cronachistiche rende difficile stabilire con precisione la veridicit e le dinamiche dei singoli episodi di antropofagia. Si visto invece trapelare da alcune fonti un certo grado di controllo in comportamenti presentati come spontanei, spia del modo in cui le dinamiche delloffesa si compongono di determinati gesti violenti che, pur non essendo codificati attraverso un rituale ufficiale e cristallizzato, sono reiterati e radicati nella consuetudine. possibile allora parlare di rituali di antropofagia, come si parla comunemente di rituali di violenza83? pur vero che un osservatore del XIV secolo non avrebbe mai parlato di rituale, o meglio di rito: il latino medievale usava il termine ritus per le pratiche liturgiche della Chiesa, (dando al vocabolo una connotazione assai rigida), mentre lidea di rituale uninvenzione che appartiene al Cinquecento. Daltra parte quello stesso osservatore non avrebbe conosciuto nemmeno il termine antropofagia84.
t, come nel passo in cui i demoni si scagliano contro Virgilio con quel furore e con quella tempesta \ chescono i cani addosso al poverello (Inf. XXI, 68). 82 A fare le spese di questi complessi procedimenti di giustizia, spesso soprattutto il maiale, ritenuto infatti lanimale pi vicino alluomo, come conferma la predilezione di cui lo gratificano gli anatomisti. Sui processi ad animali cfr. Pastoureau, Medioevo simbolico cit., pp. 21-39; J. Vartier, Les procs danimaux du Moyen ge nos jours, Paris 1970. Sullimpiccagione degli animali durante gli assedi: Zorzi, Le esecuzioni cit., p. 191. 83 E. Muir, Civic ritual in the Renaissance Venice, Princeton 1981; Muir, Ritual in early modern Europe, Cambridge 2005; Zorzi, Rituali di violenza cit., pp. 395-425; Bertelli, Il corpo cit. 84 Sulla definizione di rituale si veda il saggio di Philippe Buc (The dangers of ritual, Princeton University Press 2001, pp. 152-322; in particolare, sulla definizione allargata di rituale ereditata dallet moderna, si vedano le pp. 214-218); J.C. Schmitt, Rites, in Dictionnaire raisonn de lOccident Mdieval, cur. J. Le Goff J.C. Schmitt, Paris 1999, pp. 969-1003; Muir, Ritual in early modern Europe cit., pp. 2-6; Rito, voce dellEnciclopedia Einaudi, XII, Torino 1981, pp. 210-243; sui rituali di violenza: Muir, Civil ritual in the

MANGIARE IL NEMICO

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Oggi, superata una definizione rigida e limitata alla sfera religiosa, e data la vasta gamma di significati attribuiti alla categoria (nella quale si includono i cosiddetti rituali popolari), pu essere utile distinguere attraverso la denominazione di antropofagia rituale queste pratiche di cannibalismo legate alla sfera simbolica della comunicazione politica e sociale e influenti sui legami sociali di coesione della comunitas da quelle dovute al mero fabbisogno nutrizionale. Ora qualche riflessione di carattere cronologico-geografico. Le prime testimonianze relative allOccidente medievale di antropofagia rituale risalgono al XII secolo, mentre la pi alta concentrazione di episodi si trova tra il XIV e linizio del XVI secolo. Laprirsi del Cinquecento tuttavia non segna la fine delle manifestazioni di cannibalismo durante le sommosse: i casi continuano. A Napoli, nel 1585, la folla esasperata dalla mancanza di pane, uccide e squarta lEletto del popolo Gian Vincenzo Storace, mangiandone le membra cotte e crude e succhiandone inumanamente il sangue85; nel 1617 a Parigi la volta di Concino Concini, lonnipotente maresciallo d'Ancre ucciso da un cortigiano di Luigi XIII, il cui cuore sar strappato e cucinato sui carboni ardenti; ancora nel 1799 venne fritto e divorato il fegato di Niccol di Fiani di Torremaggiore, durante la reazione borbonica alla Repubblica Partenopea86. Se i casi di antropofagia si fanno pi sporadici a partire dal XVI secolo, il fatto da attribuirsi al nesso che lega questa forma di aggressione estrema agli equilibri sociopolitici della civilt urbana; tali episodi seguono infatti lo sviluppo cronologico (e geografico) delluso della violenza simbolica allinterno di questo contesto. Ciononostante sarebbe riduttivo considerare tali forme di antropofagia come un fenomeno tipico dellOccidente medievale. Basti ricordare le faide mafiose degli anni Ottanta e la fine del camorrista Francis

renaissance Venice cit.; Muir, Mad blood stirring, vendetta and factions in Friuli during the Renaissance, London 1993, Muir, Ritual in early modern Europe cit. 85 gli cavaron le budella, il cuore, e laltre interiora, le quali ridotte in piccoli minuzzoli se le divison avidamente infaddiloro; e messele in cima di bastoni, e su le punte delle spade, e daltre forti darmi, chavevano, le portavano come trofei duna bene usata, ancorch orribile crudelt. E procederon tantoltre che mostrando per dovunque passano quelle abominevoli reliquie, dicevano riguardanti di volersele mangiare in diversi modi acconce, anzi alcuni dessi le addentavano cos crude, succhiandone inumanamente il sangue (Tommaso Costo, Giunta di tre libri cit., p. 135). 86 Cfr. Bertelli, Il corpo cit., pp. 219-223.

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ANGELICA MONTANARI

Turatello, giustiziato nel carcere di Badue Carros in Sardegna. Dopo averlo ucciso lo spietato Pasquale Barra, soprannominato non per nulla Nimale (animale), gli estrasse il cuore mordendolo ferocemente87. Un esempio pittoresco ma non dimostrativo di una continuit, poich episodio isolato appartenente non soltanto ad unepoca ma anche ad un contesto assai differente, vero. Tuttavia, forme differenti di cannibalismo legate alla vendetta o alla punizione di criminali considerati pericolosi per la comunit intera, conoscono una discreta diffusione in societ ed epoche molto diverse tra loro, come mostrava gi la prima analisi di Volhard, allinizio del secolo scorso88. (Univ. Bologna) ANGELICA A. MONTANARI

87 Cfr. G. Di Fiore, Potere camorrista: quattro secoli di Malanapoli, Napoli 1993; C. Amati, Italia criminale. Quella sporca dozzina. Personaggi, fatti e avvenimenti di unItalia violenta, Roma 2006. 88 Cfr. E. Volhard, Kannibalismus, Stuttgart 1939.