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Integrazione delle diverse abilit Per un patto Educativo tra famiglia, scuola e servizi del territorio promosso dallEnte

Locale Cagliari 7 e 8 Novembre 2008

La medicina narrativa nei luoghi di formazione e di cura


a cura di Lorenza Garrino Le vicende di malattia e laccompagnamento di un malato generano racconti da parte di tutti e con beneficio di tutti, in una comune ricerca di senso. (Zapparoli, Adler Segre 1997). Linteresse nella forma narrativa sta nella sua possibilit di offrirci una strada per comprendere lincomprensibile, spiegare linspiegabile (G. Giarelli 2005) Medicina narrativa e cura Con il termine Medicina Narrativa si intende una modalit di affrontare la malattia tesa a comprenderne il significato in quadro complessivo, sistemico, ampio e rispettoso della persona assistita. Una medicina che viene praticata con le abilit narrative di riconoscere, di fare proprio, di interpretare ed essere commossi dai racconti di malattia. Come nuova dimensione della cura sanitaria, la medicina narrativa offre nuove prospettive e la speranza che il sistema sanitario, oggi frammentato sotto molti aspetti, possa diventare pi efficace di quanto sia stato in passato, nel curare la malattia mediante labilit di conoscere e di rispettare coloro che ne sono stati colpiti e anche sostenendo coloro che si prendono cura dei malati (Charon 2006). La medicina narrativa arricchisce le cure attraverso lattenzione e lutilizzo anche in senso terapeutico dei racconti dei pazienti, dei medici, degli infermieri e di quanti operano nel pianeta salute, valorizzando in particolare la prospettiva e la visione della malattia del soggetto e dei suoi familiari. Le narrazioni di malattia forniscono un avvicinamento dei problemi del paziente in modo olistico, e grazie a questo si possono scoprire diagnosi ed indicazioni terapeutiche che utilizzano le storie come atto interpretativo. In tal senso la Medicina narrativa non solo un approccio complementare per comprendere meglio il paziente e la sua malattia, ma diventa un elemento fondante latto diagnostico e di cura; nellincontro clinico narrative based si cocostruisce una storia di malattia, esplorandone tutte le dimensioni: il medico e pi in generale loperatore sanitario entra dunque con tutto se stesso, al fine di costruire una conoscenza del paziente, inteso come soggetto unico e irripetibile (Zannini 2008). La malattia vissuta dal malato e dai suoi familiari, in quanto parte della vita, presenta aspetti diversi da quelli descritti nei trattati, e per certi versi decisamente discordanti. La vita infatti, e quindi la malattia come esperienza di vita, ignora o addirittura stravolge quelle belle catene lineari di cause e di effetti che stanno alla base della medicina scientifica (Bert 2007). Le persone si confrontano sempre con le situazioni di malattia avendo alle spalle una propria storia che pu anche essere taciuta, ma che determinante. Nella cura dei pazienti la narrazione consente di selezionare i contenuti, importanti per la diagnosi e la terapia, sulla base di altri criteri su una gamma di informazioni pi ampia nella quale vi sono spesso sintomi e 1

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sensazioni che il paziente pu esprimere in linguaggio comune rilevanti per la diagnosi spesso non considerati importanti (Masini 2005). La malattia innanzi tutto una esperienza umana, qualunque sia la sua eziologia, e si carica di significati legati al contesto ed alla personale storia del paziente. Non possibile comprendere un individuo senza capire i mondi di quella persona e la rete di significati nei quali questa persona vive. Le parole e le trame delle storie hanno un ruolo importante nella esperienza di malattia. Lascolto e la comprensione di queste narrazioni ci d la possibilit di comprendere una realt complessa, spesso non definibile solo nella prospettiva biomedica tradizionale (Gordon, Peruselli 2001). Cogliere questi aspetti sta allabilit del curante che si pone in un atteggiamento di ascolto e di accoglienza alla problematica dellaltro. Lascolto dunque unattivit indispensabile ad ogni professionista sanitario per raccogliere i dati e le informazioni che poi orienteranno i propri processi decisionali e di problem solving. La dimensione dellaccoglienza e dellascolto qualificano latto medico ed assistenziale conferendo a questo il valore del prendersi cura. Le professioni sanitarie ancor pi di altre utilizzano continuamente lascolto come strumento di comunicazione e di relazione con la persona assistita: attraverso lascolto e la relazione il malato ha la possibilit di aprirsi e di esprimersi verso chi ha cura di lui, e viceversa colui che presta la propria cura ha pi elementi a disposizione per valutare i bisogni degli assistiti, secondo una visione globale della persona. Le persone malate esprimono un profondo bisogno di ascolto e riconoscono al saper ascoltare una importante valenza nel percorso di cura (Gargano et al. 2007). Lascolto il presupposto di base per la comprensione dellaltro. Lesperienza di essere compresi da parte di qualcuno unesperienza bonificante e sanificante: la salute mentale nasce quando ci sentiamo compresi. In questo consiste la relazione di aiuto: non tanto fare qualcosa, ma saper ascoltare e comprendere. Anzi, ascoltare, comprendere, essere presenti e contenere: un operare, come si vede, del tutto relazionale e mentale, non tanto muscolare o tecnico; interno, non esterno, identificatorio, non manipolativo (Blandino 1996). Lascolto del racconto di malattia, attraverso la ricostruzione delle vicende e dellintero contesto in cui si inserisce, obbliga a ricomporre, a integrare in modo critico e in una visione di insieme, molti particolari elementi che lanalisi tende a scindere. Il paradigma narrativo assume un particolare valore nellapproccio ai soggetti con malattie croniche e con disabilit, dove il soggetto e la sua famiglia entrano a pieno titolo come protagonisti e co-autori del percorso di cura. Medicina narrativa e formazione La rilevanza della narrazione come strumento formativo insita nella capacit di far emergere gli aspetti pi significativi dellesperienza vissuta. La sua finalit sviluppare nuovi atteggiamenti nei confronti di se stessi e delle funzioni svolte, imparando a riflettere sui modi con cui si apprende e si vive la relazione con il malato e le esperienze di malattia. La narrazione valorizza la prospettiva e la visione del soggetto e dei suoi familiari e d una nuova dignit a coloro che vivono in prima persona le situazioni di malattia e sofferenza. Nella formazione in ambito sanitario viene data spesso la priorit alle competenze scientifiche, tralasciando quelle umanistiche. Ma, oltre al sapere scientifico, 2

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importante acquisire e sviluppare anche la capacit di ascolto, di comprensione e di rispetto della persona assistita. La sensibilit di coloro che si prendono cura della persona assistita si acquisisce formandosi attraverso la metodologia della narrazione, dove il soggetto in apprendimento narra di s, delle proprie motivazioni al lavoro di cura, delle proprie esperienze di apprendimento, delle prime esperienze di cura, delle proprie esperienze di curato, quando qualcun altro si preso cura di lui. Lesperienza formativa attraverso la narrazione si caratterizza come un processo non solo di acquisizione di conoscenze di abilit tecniche, ma di costruzione di significato, La metodologia della narrazione riflette un atteggiamento formativo caratterizzato dallentrare nelle situazioni per capirne dal di dentro i processi e le dinamiche, senza classificare ed emettere diagnosi dall'esterno, in base ad un sapere predefinito. Lo strumento narrativo aiuta a cogliere dall'interno il significato di episodi legati allapprendimento, al lavoro di cura, alle proprie esperienze di malattia che complessivamente racchiudono una tale densit di componenti cognitive e di vissuti affettivi da richiedere una adeguata elaborazione culturale ed esistenziale. La narrazione consente al soggetto in formazione di diventare autore del suo testo di vita, di vedersi allo specchio, una sorta di sguardo dallalto, grazie anche alluso strumenti di analisi dei propri prodotti, griglie, titolazioni e metafore (Formenti 1998). Il raccontare ed il raccontarsi consente infatti di orientare lo sguardo su aspetti particolari dellesperienza e sviluppare nel questa capacit riflessiva su di s. Il dispositivo narrativo contribuisce ad educare alla relazione ed un potente strumento di sviluppo della competenza emotiva; consente di esplorare prima a livello individuale e poi in gruppo la dimensione cognitiva e affettiva dell'apprendimento, dell'insegnamento e del lavoro di cura, portando i partecipanti a riflettere su quali sono le dinamiche e sugli esiti. Complessivamente consente un ricco ed approfondito lavoro di crescita personale e professionale. Lutilizzo della narrazione trova svariate applicazioni in differenti ambiti nella formazione delle professioni sanitarie e sociali, sia per lanalisi delle esperienze educative e formative, sia del lavoro assistenziale e di cura. Nei Corsi di laurea in medicina e delle professioni sanitarie, nella formazione per operatori socio-sanitari, la narrazione trova significative applicazioni nellascolto delle narrazioni dei pazienti e dei familiari, sia nella rielaborazione delle proprie esperienze formative e di tirocinio (Demetrio 1997). Al primo anno della formazione di base la narrazione consente allo studente di rievocare le prime esperienze di tirocinio e di contatto con il corpo del paziente, con la malattia e la morte o esplorare aspetti motivazionali legati alla propria scelta professionale (Gargano, Garrino, Lombardo 2002). Nella formazione continua dei docenti ed animatori delle Aziende Sanitarie Locali, cos come nei corsi di formazione dei docenti e dei tutori in ambito universitario, la narrazione si pu rivelare particolarmente utile per favorire lelaborazione delle esperienze. Nel percorso formativo per educatori la narrazione viene utilizzata in particolare per far emergere le problematiche cui leducatore va quotidianamente incontro assistendo persone con disabilit grave e per aiutare a riflettere sulle difficolt del lavoro educativo in tale ambito (Tomisich, Confalonieri 1999). Lascolto delle narrazioni delle famiglie e delle persone assistite consente a 3

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genitori e care giver di attivare la riflessione rispetto al proprio impegno educativo e assistenziale, attivando intensi processi comunicativi e di riflessione con lequipe dei curanti (Moletto, Zucchi 2005). Lutilizzo delle pratiche di tipo narrativo si presta e supporta anche la creazione di un laboratorio continuo per i formatori ed i professionisti come spazio di riflessione sulle pratiche quotidiane, quale strumento di supervisione nei contesti lavorativi. In sintesi il narrare, seguito da congrui spazi di analisi e di interpretazione, risulta essere uno strumento ad elevate potenzialit educative in ambito formativo, con una forte valenza interattiva tra utenti, famiglie, care givers e operatori, in grado di sollecitare emozioni intense nei formandi che rievocano le prime esperienze, uno spazio che diventa formalizzato e riconosciuto. Il punto di vista narrativo si pone oggi nello scenario formativo come dispositivo che consente di attribuire senso agli eventi che le persone condividono nellesperienza quotidiana. Ciononostante il suo utilizzo deve essere ulteriormente sviluppato ed approfondito. La pratica con le storie di vita, come metodo di lavoro sociale, educativo e nella cura ancora oggi un nuovo orizzonte da esplorare. Nelle storie si trovano i diversi modi di aprirsi al mondo, si pu ricercare lessenza dellanima e della vita, nella narrazione di essa questi due aspetti sono costantemente uniti (Cima, Moreni, Soldati 1999). Riflessioni conclusive In conclusione si pu affermare che il punto di vista narrativo si pone oggi nello scenario formativo come dispositivo il cui utilizzo presenta un notevole potenziale interpretativo, poich consente di attribuire senso agli eventi ed alla realt che le persone sperimentano e condividono nellesperienza quotidiana. La narrazione pu diventare un potente strumento di trasformazione della pratica clinica. In tal senso la Medicina narrativa da considerarsi la medicina del futuro, in uno sviluppo che vede non pi scindibili gli aspetti clinici con gli aspetti autobiografici ed individuali della malattia. Diventa allora una modalit per fornire voce ai malati ed alle loro famiglie, riconoscere le situazioni in cui i pazienti si trovano e per invitare i curanti a dimostrare empatia verso coloro che soffrono, consentendo di unirsi ai pazienti con onest e coraggio nella loro lotta quotidiana verso la guarigione, accompagnandoli nella malattia cronica e nei percorsi di cura.

Bibliografia Bert G. (2007). Medicina narrativa. Il pensiero Scientifico Editore: Roma. Blandino G. (1996). Le capacit relazionali. Utet: Torino. Charon R. (2006) Narrative medicine-Honoring the Stories of Illness. Oxford University Press, New York. Cima R. Moreni L. Soldati M.G. (1999), Dentro le storie. FrancoAngeli, Milano. Demetrio D. (1997). Il tirocinio come luogo di apprendimento degli adulti in Castellucci A. Saiani L. Sarchielli G. (a cura di). Viaggi guidati, FrancoAngeli: Milano. Formenti L. (1998). La narrazione autobiografica. Ed. Guerini: Milano. 4

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Gargano A. Garrino L. Lombardo S. (2002). Le immagini della formazione: narrazioni sullapprendimento. Tutor; 3, pp124-128. Gargano A. Garrino L. Sperlinga R. (2007). Ecouter pour comprendre: rflexions pour une relation de soins sens et sensible. Perspective soignante; 29:36-54 Gordon D. Peruselli C. (2001). Narrazioni e fine vita. Franco Angeli: Milano. Masini V. (2005). Medicina narrativa. Comunicazione empatica ed interazione dinamica nella relazione medico-paziente. Franco Angeli, Milano Moletto A. Zucchi R. (2005). Il Progetto La Pedagogia dei Genitori, Elena Morea editore: Torino. Tomisich M. Gonfalonieri E. (1999), Raccontare e raccontarsi nei Centri socioeducativi. Franco Angeli: Milano. Zannini L. (2008). Medicina narrativa e medical humanities. Cortina: Milano. Lorenza Garrino ricercatore di Scienze Infermieristiche presso lUniversit degli Studi di Torino. Docente presso i corsi di Laurea delle Professioni Sanitarie e Master di Medicina Palliativa e Coordinamento dellassistenza nellUniversit di Torino. Formatore nei corsi di formazione aziendale sui temi del tutorato, del cambiamento organizzativo, utilizza da anni la metodologia della narrazione come dispositivo formativo, anche nellambito di percorsi di clinica della Formazione. Membro del Comitato Scientifico del Centro di documentazione della Pedagogia dei Genitori di Collegno (Torino). Componente del Direttivo della Societ Italiana di Pedagogia Medica (SIPeM) dal 2003. Autore/ coautore di una trentina di pubblicazioni presso riviste italiane e straniere su temi riguardanti la formazione in ambito sanitario, la didattica tutoriale e l'organizzazione del lavoro. La Societ Italiana di Pedagogia Medica (SIPeM) si prefigge di favorire lo sviluppo, il coordinamento e la valorizzazione delle conoscenze, delle ricerche e degli studi nell'ambito della pedagogia medica nonch la diffusione dei principi di questa disciplina nella formazione del medico e del personale sanitario. Le Sezioni locali hanno la finalit di accrescere linteresse pedagogico nelle sedi universitarie, sanitarie e socio-assistenziali, promuovendo iniziative locali di carattere pedagogico-formativo. La loro attivazione consente di diffondere a livello territoriale i principi della disciplina pedagogica nella formazione del medico e del personale sanitario, producendo dati e contributi utili alla comunit scientifica. La costituzione un gruppo di lavoro e di studio a livello locale pu incentivare chi svolge la funzione di insegnamento e docenza allutilizzo di metodologie attive di apprendimento per una gestione pi incisiva ed efficace dei processi educativi e formativi e contribuire alla valutazione dei risultati formativi relativi allutilizzo di queste metodologie innovative, fornendo riflessioni a partire dalla raccolta di dati significativi. Il sito della SIPeM www.pedagogiamedica.it. Tutor la rivista ufficiale della SIPeM e consultabile sul sito della rivista.