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Scenari del settore fonografico

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GLI SCENARI DEL SETTORE


FONOGRAFICO

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Scenari del settore fonografico

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A mio padre,
ai nostri silenzi pieni

“Per chi viaggia in direzione ostinata e contraria


col suo marchio speciale di speciale disperazione
e tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi
per consegnare alla morte una goccia di splendore,
di umanità, di verità”
(De Andrè)

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Scenari del settore fonografico

INDICE
Introduzione

1. Il mercato discografico italiano

1.1 Un po' di storia:dai primi supporti a Internet

1.2 La struttura del mercato discografico mondiale: majors


e indies.

1.3 Musica oggi

1.4 La crisi del disco

1.5 Filiera tradizionale e sintomi di cambiamento

2. Il futuro della musica. La ricerca sui blog:

2.1. Per una prospettiva a medio termine

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2.2. Dimensione Open e free.

2.2.a. Prima fotografia. No more labels

2.2.b. Seconda fotografia. Ad-supported e flat-based

a. Musica e pubblicità

b. La flat rate

2.2.c. Terza fotografia. Futuro indipendente.

2.2.c.1. Indies. Da ieri a domani

3. Dagli esperti alle labels, le politiche dei


produttori:

3.1. La cultura di produzione nella scelta degli intervistati.

3.2. Cinico Disincanto.

3.3. Nettare e Chew-Z

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Scenari del settore fonografico

3.4. Prima fotografia.


No more labels

3.5. Seconda fotografia.


Ad-supported e Flat-based music

3.6. Terza fotografia.


Futuro indipendente.

Conclusioni

Appendice

Retroscena: le interviste in versione integrale

Bibliografia

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Scenari del settore fonografico

Introduzione

In questo lavoro affronto il tema dell'industria musicale,


in un momento in cui le dinamiche di mercato sono in divenire
e l'industria discografica cerca di posizionarsi in maniere
inedite rispetto al passato.
Digitale prima e banda larga poi, hanno esercitato un
impatto importante sulle modalità di fruizione e vendita della
musica nel mondo.
In precedenza il compact disc aveva operato
un'importantissima trasformazione nel mondo della musica
registrata. Per la prima volta i fonogrammi non erano più
frequenze incise fisicamente sui dischi a microsolco o tracciate
su nastro magnetico, ma insieme di unità minime di
informazione sintetizzate attraverso il PC: 0, 1. Ovverosia, il
linguaggio fondamentale dell'informazione nella
contemporaneità.
L'avvento della banda larga ha aperto nuove frontiere
per il consumo della musica e per le reti di comunicazione.
Velocità e capillarità sono gli attributi di cui è dotato ogni tipo
di messaggio che viaggia attraverso la rete, in modo libero e
quasi del tutto incontrollato. La musica registrata, anch'essa
resa pura informazione digitale, presenta le medesime
caratteristiche.
Queste due importanti innovazioni, digitale e banda
larga, stanno guidando il mondo della discografia ed il mercato
fonografico lungo il percorso di una svolta decisiva. La crisi,
che oggi attraversa le vendite dei supporti tradizionali, mi ha

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portata a condurre delle riflessioni su quali siano gli


orientamenti che l'industria musicale si appresta a seguire in
seguito ai processi attuati dalla convergenza tecnologica e dalle
nuove abitudini di ascolto.
Le preoccupazioni e le aspettative che internauti e
ascoltatori ripongono nell'immediato futuro sono argomento di
numerosi dibattiti sull'avvenire della musica registrata. Come le
tecnologie si evolvono ibridando forme e criteri preesistenti1,
così anche la musica si declina in modalità non tradizionali,
seppur rimediando forme espressive già note. Oggi, collettivi
afferenti a diverse case discografiche, artisti, produttori
orientano con forme espressive del tutto nuove la loro musica.
Segnali significativi del cambiamento in atto – dal punto di
vista culturale come da quello economico – sono il rapido
sviluppo di una forte sensibilità per la sound-art2 negli ultimi
quindici-vent'anni ed il successo della musica elettronica,
1
Bolter J.D., Grusin R. (2002), Remediation, Guerini e Associati, Milano.
2
Con sound-art intendiamo un insieme di forme espressive che traggono
origine dalle ricerche sul suono di artisti come Luigi Russolo nel primo
Novecento, e che ebbero il primo periodo di fiorente attività negli anni '60 e
'70 col movimento Fluxus. La sound art è legata quindi al percorso delle
avanguardie musicali, dalle installazioni sonore di Max Nauhaus alla
Musique Concrète, dalla Glitch music degli anni '90 ai lavori di artisti
come Alva Noto, Pansonic, Granular Synthesis.
È uno studio del suono nel suo rapporto con lo spazio, con i sensi, con
l'immagine. L'oggetto d'interesse è esplorato nella soundart nelle
declinazioni più svariate: melodia, rumore, silenzio, immagine, esperienza
multisensoriale. Sin dalla nascita legata all'uso innovativo delle tecnologie,
ibrida mezzi e forme espressive appartenenti a sfere abitualmente estranee
alla musica. Si pone spesso al confine con la videoarte, diventa performance
interattiva dell'ascoltatore con l'ambiente attraverso i suoni, fa uso di canoni
e mezzi espressivi non tradizionali.

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Scenari del settore fonografico

all'avanguardia nei contenuti come anche nelle proposte di


vendita.
A tal proposito, non sono pochi i teorici che conducono
animate discussioni sul web, cercando di suggerire, talvolta
con spirito di concretezza, talaltra più utopicamente, scenari
futuribili che potrebbero interessare questo settore.
A seguito di un monitoraggio della blogosfera, ho
selezionato alcune fra le prospettive indicate per la discografia
nei prossimi anni, che a mio avviso si configurano come più
calzanti, sia perché fondate su mutamenti reali, sia per il
successo che riscuotono nei dibattiti. Questa riflessione sarà il
tema del secondo capitolo, dove sono stati selezionati tre
possibili scenari, descritti entro dei frames, delle angolazioni
privilegiate da cui ho idealmente scattato tre fotografie sul
futuro: la scomparsa delle etichette discografiche, la pubblicità
e gli abbonamenti come nuove forme di retribuzione della
musica in formato digitale e, infine, lo sviluppo delle etichette
indipendenti, con una particolare attenzione al mondo delle
netlabels, le etichette discografiche sul web.
Questi scatti ambiscono a spostare il focus dei dibattiti
sulla discografia un po' oltre le problematiche che investono la
congiuntura attuale. I cambiamenti in corso debbono
necessariamente portare l'industria musicale tradizionale a
ripensare i propri modelli operativi; in alcuni casi questo sta già
accadendo ma, se attraverso le previsioni che ho raccolto sarà
possibile dare uno stimolo per riflessioni più diffusamente
lungimiranti, l'obiettivo prepostomi potrà dirsi raggiunto.

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A tale scopo nel terzo capitolo ho sottoposto un primo


“test” sulla credibilità delle ipotesi descritte ad addetti nel
settore della musica indipendente italiana.
L'analisi è proseguita quindi “convertendo” i
suggerimenti raccolti in digitale dalla rete in analogico. Presa
come ipotesi plausibile la maggiore sensibilità delle etichette
indipendenti ai cambiamenti della discografia della discografia
– da più parti si sostiene che questo sia il vero momento delle
indipendenti – ho porto a due produttori, attivi in due diverse
realtà italiane, le suddette idee.
La scelta degli intervistati trova fondamento
nell'interesse per la cultura di produzione che orienta le
politiche manageriali dei discografici. Se alcuni mostrano
“ostinatamente” affezione per i vecchi supporti, continuando a
perseguire strategie tradizionali, altri invece manifestano una
totale sensibilità per le trasformazioni in atto.
Le ragioni di scelte operative diverse da parte delle
labels, costituiva quindi una discriminante molto forte,
attraverso la quale diventava molto più interessante
argomentare con i produttori le teorie precedentemente raccolte
nei blog. Per questo la mia scelta è ricaduta su Fabrizio
Brocchieri e Fabio Battistetti; il primo producer della casa
discografica Cinico Disincanto, il secondo direttore artistico
della netlabel Chew-Z e coordinatore di Nettare, prima
community di netlabel italiane. Il primo, rappresentante di una
realtà discografica tradizionale – e insieme migliore produttore
indipendente al MEI 2008 – il secondo, “immerso” nelle
dinamiche del mondo digitale e per certi versi più vicino alle
istanze del nuovo.

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Scenari del settore fonografico

Dalle interviste dovrebbe emergere non una soluzione


al problema attuale della discografia, ma piuttosto una pluralità
di posizioni, influenzata dai diversi background, dalle
dimensioni e dall'esperienza delle due etichette. Mostrerò ogni
fotografia a ciascun produttore, in modo tale da individuare la
sua presa di posizione riguardo alla discografia che cambia.
Al termine del lavoro il lettore sarà messo nelle
condizioni non di avere una sintesi globale dell'orientamento
del panorama indipendente italiano – cosa impossibile, visto
che attualmente conta centinaia di labels ognuna diversa
dall'altra– ma, più semplicemente, di capire come, nella
concretezza, alcuni produttori si stiano muovendo.
Per quanto possa essere difficile cercare di focalizzare
l'attenzione su un oggetto in movimento, questa tesi è stata
guidata dall'ambizione di ritagliare un'immagine, il più
possibile completa, su un possibile sviluppo futuro della
musica.

NOTA:

Nelle pagine che seguiranno sarà frequente trovare note a piè di


pagina con rimandi agli indirizzi dei blog o dei siti web visionati. Questa
tesi sarà disponibile in versione integrale su internet, così da rendere più
agevole e immediato seguire i link, cliccando direttamente nel testo.
L'indirizzo da seguire per consultare la tesi sarà reso disponibile
contattando l'autrice per e-mail: meloni.silvia@gmail.com .

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Grazie
Michele, per aver portato di nuovo il mio sguardo lontano,
risvegliato in me forza e ostinazione; Bloody, per rendere i suoni
intensi e i colori accesi, per guardare le cose e oltre le cose, per
correre, per amare, per sognare. Mamma, per avermi aspettata
sempre, nonostante tutto; Maria, per avermi accolta, come una
figlia.
L'amicizia. Quella con cui crescere, imparando a
riconoscere suoni e colori, quella con cui immaginare tutto e
parlare per ore, quella che non è mai lontana e quella in cui
credere sempre. La biblioteca di via Salaria, la migliore biblioteca
in circolazione. Mattia e Antonio, senza i quali questa tesi non
sarebbe potuta nascere.
Quelli per cui ho pianto e quelli che hanno pianto per me.

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Capitolo 1

Il mercato discografico

1.1. Un po' di storia. Dai primi supporti a Internet

I primi decenni del '900 hanno visto nascere il


consumo di musica con i grammofoni e con le radio, che
avevano ormai iniziato a sostituire i pianoforti nei salotti delle
case borghesi. La radio si apprestava a diventare il primo
grande mezzo di comunicazione di massa e insieme il più
grande diffusore di musica registrata (Silva, Ramello, 1999)3.
Da questo momento in poi il mercato della musica ha
intrapreso un cammino di continua espansione e ha conosciuto,
a fasi alterne, momenti di crisi e di crescita, soprattutto in
corrispondenza dell'introduzione dei nuovi supporti.
Dopo la II Guerra Mondiale, il 78 giri prima, il 33 e il
45 giri poi, furono gli artefici dell'esplosione della musica
popolare nel neonato settore giovanile. L'accesso alla musica
era ora agevolato dalla riduzione dei costi dei supporti e degli
stessi impianti di riproduzione.

3
Silva F., Ramello G. (1999), Dal vinile a Internet. Economia della
musica tra tecnologia e diritti, Fondazione Giovanni Agnelli.

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Scenari del settore fonografico

Gli anni di Elvis Presley furono anche quelli dell' RCA


e delle grandi case discografiche, le onnipresenti majors, che
tracciarono gli sviluppi di quest'evoluzione.

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Con l'avvento delle audiocassette il consumo di musica


conobbe un importante cambiamento. Per la prima volta
chiunque ebbe la possibilità di copiare i dischi su nastro e fare
registrazioni personalizzate. In tal modo nacquero le
compilation fai-da-te, che diedero origine a una primordiale e
vivacissima forma di sharing. Fu anche il primo passo per un
progressivo avvicinamento di ruoli tra produttore e fruitore di

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Scenari del settore fonografico

musica, divenuti in seguito, con l'avvento del digitale,


facilmente interscambiabili.
Quando nacque il primo compact disc, da una
collaborazione Sony-Philips nel 1979, ancora non si riusciva ad
intuire la portata dei cambiamenti che tale tecnologia avrebbe
introdotto. Ne conseguì un'immediata espansione del mercato
dovuta in gran parte alla sostituzione del repertorio
precedentemente uscito in vinile. Per la prima volta si potevano
avere registrazioni in digitale ad alta definizione che non
perdevano in qualità con il tempo o con l'usura. Per la prima
volta anche la copia fatta in casa era praticamente identica
all'originale.
L'alfabetizzazione informatica e la diffusione della rete
Internet portò negli anni '90 a un'ampia dilatazione del
fenomeno della duplicazione domestica, che comunque non fu
immediatamente dannosa per la salute del mercato dei dischi, il
quale continuò a crescere in virtù dell'allargamento del bacino
d'utenza.
Il passaggio dai '90 ad 'oggi ha segnato forse i
cambiamenti più radicali per la storia del mercato. I volumi
delle vendite dei dischi - che comunque, soprattutto per quanto
riguarda la prima metà del decennio, sono stati in continua
crescita – hanno cominciato a contrarsi, tanto da scatenare gli
allarmismi di teorici e produttori discografici.
Con un intervallo di appena un secolo dall'invenzione
del primo fonografo, la musica nel 2000 è diventata liquida.

L'avvento della registrazione e riproduzione di


fonogrammi su supporti digitali – il cd – prima, la rivoluzione

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Internet poi, hanno apportato importanti cambiamenti non solo


per i musicisti e i compositori, ma anche per i fruitori di
musica.
Il bacino di utenza della musica oggi è
incommensurabilmente più ampio di quanto potesse esserlo
stato anche solo dieci anni fa, e continua a crescere in virtù
della spasmodica diffusione della musica nel web.
Internet è per sua stessa costituzione dotato di una serie
di caratteristiche che lo rendono il mezzo ideale per la
condivisione e la diffusione libera del sapere. Si è
contraddistinto sin dall'inizio per la sua dimensione free, da
tradursi sia come gratuito, ma anche, e forse soprattutto, come
libero. Questa propensione si è andata sviluppando
progressivamente negli anni, fino a raggiungere una quasi
piena realizzazione oggi, col Web 2.0.
Web 2.0 è la Internet del XXI secolo, la nuova rete, che
alla staticità dei siti web afferenti all'ormai desueto web 1.0, ha
contrapposto la dinamicità dei social-network, rivelandone la
potenza di condivisione e di scambio su reti estese, multiple e
interconnesse tra loro.
Un mezzo intrinsecamente democratico, qual è Internet,
ha contribuito quindi ad accrescere, e non di poco, i consumi
della musica, influenzando in modo notevole il mercato
discografico mondiale.

1.2. La struttura del mercato

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Scenari del settore fonografico

Come è stato detto in precedenza, la storia dei supporti


è stata accompagnata, o, per meglio dire, guidata dalle politiche
di gestione attuate dalle majors, le grandi case discografiche.
Tutte queste case hanno ruoli centrali non soltanto nel
mercato discografico, dal quale dipendono solo in parte, ma
anche in quello dell'editoria, dell'elettronica (SONY BMG), del
cinema e dei prodotti multimediali (Warner). Le strategie di
marketing da esse utilizzate per la vendita di dischi, sono
quindi strettamente connesse agli interessi per le altre aree che
occupano nel mercato; dai cd vergini ai supporti hardware, dai
servizi per TV via cavo o via satellite agli elettrodomestici.
EMI, Universal, Warner e Sony BMG costituiscono più
del 75 % del mercato mondiale (IFPI, 2004) della musica,
configurandosi come il risultato di un processo di progressiva
concentrazione dell'oligopolio esistente già alle origini.
Le “quattro sorelle” afferiscono alla Recording
Association of America (RIAA) l'associazione dei fonografici
cui fa riferimento l'IFPI (International Federation of the
Phonographic Industry) per ricevere i dati sul mercato
internazionale della musica registrata. I dati in nostro possesso,
sono quindi i dati dell'oligopolio, e benché queste
multinazionali costituiscano un 'ampia maggioranza dell'intero
settore, risulta molto difficile avere una visione d'insieme del
mercato, poiché di esso fa parte un grande numero di etichette
indipendenti.
Per fornire una rappresentazione pratica di questa
dinamica, è utile anticipare cosa avviene per quanto riguarda la
raccolta dei dati sulle vendite in Italia.

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Dal 1993 i dati sulle vendite nella penisola sono forniti


alla RIAA dalla FIMI, la Federazione dell'Industria Musicale
Italiana, un'associazione che rappresenta il mercato delle major
in Italia, più solamente una piccola quota di indipendenti.
Questo, avviene in un contesto come quello del nostro
paese, che si configura come un denso arcipelago di etichette
“minori” le quali influiscono in larga misura nell'andamento
del mercato del disco.
Basta effettuare un paragone tra i dati FIMI e quelli
pubblicati dal succitato mensile M&D, o ancor più, dalla SIAE
(la Società Italiana degli Autori e degli Editori per la tutela del
diritto d'autore) – sotto la quale è registrata la gran parte degli
artisti italiani – per comprendere chiaramente le misure
dell'ingente sperequazione. Quando, per la prima volta nel
1995, la SIAE rese pubblici i suoi dati, si scoprì che i dischi
venduti in Italia erano più del doppio rispetto alle stime
pubblicate dalla FIMI.

Il panorama delle etichette indipendenti restava di fatto


“sommerso” e conseguentemente, totalmente ignorato nelle
politiche economiche del mercato nazionale e internazionale,
che di fatto erano, e continuano ad essere, gestite dalle
multinazionali.

Intanto la RIAA, lo specchio più fedele dell'oligopolio


delle major, ha sempre perseguito politiche di difesa e tutela
orientate alla salvaguardia del medesimo oligopolio. Un
sistema che influenza per sua stessa costituzione le politiche
delle indies, che, non di rado trovano difficoltà a sopravvivere

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Scenari del settore fonografico

o a crescere e di fatto vengono assimilate nel suo apparato. È


stato il caso della storica Polydor, della Geffen, ora sotto
Universal, ma anche della Blue note, o della Motown.
Le indipendenti che non vengono assimilate restano
comunque sotto l'egida delle grandi, fanno affidamento sul loro
forte apparato distributivo per vendere i loro cataloghi e di fatto
svolgono la funzione di scouting che ormai le major non
svolgono più, se non di rado. Non è raro vedere un'artista
“sbocciare” con un'indipendente salvo poi firmare un contratto
con major (non sarà difficile citare l'esempio nostrano del
cantante Bugo, il cantautore, scoperto dalla Wallace, che
quest'anno ha vinto il premio PIVI per il miglior videoclip nella
categoria out-indies dopo aver firmato con Universal, solo uno
fra i tanti casi di artisti emergenti che poi passano alle più
allettanti condizioni delle grandi imprese del disco).

È forse opportuno ricordare che le majors hanno anche


ingaggiato una lotta senza precedenti alla cosiddetta pirateria
digitale e al sistema del download da piattaforme P2P. Il primo
celeberrimo caso fu Napster, fatto chiudere nel 2001, ma da
quell'anno numerose battaglie legali si sono susseguite per
bloccare la dilagante pratica del filesharing su internet. La
RIAA ha sempre agito in tal senso, influenzando campagne
mediatiche e politiche degli stati, i quali sono sovente
intervenuti giuridicamente dietro la loro influenza, nel tentativo
di contrastare, apparentemente con cecità, una evoluzione
dell'industria musicale che non può non definirsi inarrestabile.
Il mercato discografico tradizionale sta attraversando
oggi un momento di crisi profonda, che sembra avere le

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caratteristiche di un definitivo superamento, se non dei


supporti, sicuramente delle filiere di vendita tradizionali.
A fare le spese di questa rivoluzione digitale sono
soprattutto i dischi pubblicati per le major, più facile preda dei
downloaders sparsi per il globo.
Ma ciò che per le grandi si è rivelato un grosso
problema, per le piccole label indipendenti ha costituito invece
un'importante risorsa. La rete, come la banda larga, ha
consentito la diffusione capillare e immediata della musica
indipendente nel mondo, ha permesso di oltrepassare i
tradizionali canali di distribuzione i cui costi sono sempre stati
troppo onerosi per le etichette minori. È diventata il tramite
promozionale di cui in passato le indies erano costrette a fare a
meno. Tutto ciò a costo zero.
La logica per molte indipendenti diventa quindi: quanta
più gente conosce la mia musica, tanta sarà disposta a vedere i
miei concerti e acquistare i miei album.

1.3. Musica oggi

Il compact disc digitale è stato il primo salvacondotto


per l'avvento dell'mp3, il nuovo formato che comprime le onde
sonore eliminandone la ridondanza e le informazioni
impercettibili all'orecchio umano. Portabilità, qualità e
duplicabilità, le caratteristiche che hanno determinato il
successo della musica in mp3 (Sibilla, 2006), costituiscono la
forma comune degli archivi musicali della nostra epoca.

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Scenari del settore fonografico

Il rapporto IFPI del 20084 sancisce una situazione


nuova nel mercato internazionale della musica digitale.
Se soltanto nel 2003 non erano ancora riscontrabili dati
importanti riguardo i volumi delle vendite in questo settore,
oggi una quota pari al 15 % sull'intero mercato discografico
risulta esservi impiegata, con tassi di crescita annui assai
rilevanti (nel 2007 si è registrato un + 40% rispetto all'anno
precedente).
Il dato è importante per quanto riguarda la vendita dei
supporti. Oggi infatti non è più necessariamente il cd a essere
venduto. Archivi musicali (non più singoli album) possono
essere contenuti indiscriminatamente in cd, dvd, hard disc
esterni o pennette usb. Soprattutto, possono essere contenuti in
lettori mp3 portatili come l'I-Pod di casa Apple, dove i brani
musicali non sono altro che leggerissimi files che viaggiano
negli spazi urbani e non, accompagnando movimenti e
consuetudini. Con l'I-Pod e la nascita dei grandi database di
musica, l'unità di misura della stessa non sono più i minuti, ma
MegaBytes o, meglio, GigaBytes. Gigabytes di suoni da
portare ovunque, potenzialmente sempre. La differenza non è
lieve.
Ma musica liquida non è solo I-Pod. È la musica
liberata dal supporto, che viaggia su qualsiasi dispositivo
portatile, dal telefono cellulare alla PSP dal laptop alle
fotocamere e videocamere. La convergenza informatica dei
devices e dei dispositivi ha influenzato e continua a causare la
liquidità della musica.

4
IFPI, (2008) Digital Music Report, download dal link:
http://www.ifpi.org/content/section_resources/dmr2008.html

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Non è un caso se oggi si dice che la musica sia finita in


tutti gli interstizi della quotidianità e che costituisca una sorta
di colonna sonora di fondo del nostro agire, “riempiendo” spazi
che prima erano “silenti”. La fruizione si realizza anche aldilà
dell'intenzionalità. Gli edifici pubblici sono architettonicamente
composti non solo da mura, ma anche da flussi radiofonici che
ininterrottamente accompagnano ogni momento della giornata.
Una volta constatato questo dato di fatto, non è difficile
comprendere come il mercato dei consumi si sia
esponenzialmente espanso nell'ultimo decennio.
Per il mercato fonografico tradizionale invece è il
momento della crisi. Mentre Internet continua a crescere, nel
primo semestre del 2008, le vendite dei CD in Italia sono calate
del 13% (FIMI 2008)5.
L'industria musicale quindi cresce, in virtù non solo del
progresso e della democratizzazione della cultura messa in atto
da internet e dai media di massa, ma anche della convergenza
tecnologica e della proliferazione di nuovi dispositivi.
Cresce quindi, ma non nei settori tradizionali, dove i
dati segnano un costante calo.

5
Notizia del 22 sett 2008, scaricata dal sito web della FIMI:
“Mercato della musica registrata ancora in calo secondo i dati
pubblicati da Deloitte per FIMI, Federazione dell'industria musicale
italiana. Il mercato tradizionale, ovvero il CD scende del 13% sia a valore
sia a volume. Il digitale continua a crescere sul fronte internet con il 30%
mentre cala nel mobile del 38%, con un calo medio del digitale dell'8%.”
http://www.fimi.it/dett_ddmercato.php?id=40

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Scenari del settore fonografico

1.4. La crisi del disco

Mentre la digitalizzazione e la conseguente


smaterializzazione della musica hanno portato a un crollo delle
vendite nel settore discografico, il mercato si espande sempre
di più e i consumi crescono in misura notevole, di anno in
anno.
Oggi però si spende in modo diverso.
Primo esempio. Dai dibattiti tenutisi al MEI di Faenza
nel novembre 2008, è emersa una sempre più spiccata
sensibilità delle agenzie di booking e delle etichette
discografiche per la gestione dei live. Si ritiene infatti che il
trend seguiti dai consumatori di musica oggi sia quello di
assistere sempre più ai concerti6. Ora per sentire un album non
6
L'ipotesi è confermata dall'ultimo rapporto sull'economia della musica
realizzato dalla Fondazione Università Iulm, Dismamusica, Fem e SCF
Consorzio Fonografici. Il dato sulla vendita dei biglietti per il 2007 è
+12,2%, per un fatturato di 768 milioni di euro.

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hanno più bisogno di spostarsi di casa e acquistarlo; possono


farlo velocemente, gratis, su last.fm o su jamendo.com. Da qui
per molti comincia la cernita e la selezione dei gruppi preferiti
per poi volgere alla conquista della dimensione del live e del
contatto diretto con l'artista.
Il concerto riveste un significato di una potenza
straordinaria. Con esso si sancisce il recupero della dimensione
di autenticità nel rapporto di fruizione dell'opera d'arte, da cui
sembra quasi del tutto espropriata la musica “fuori supporto”
che viaggia sul web. Questa infatti, non solo è infinitamente
riprodotta, ma anche liberata dal supporto-feticcio, resa pura
informazione. Ciò che è contrario alle logiche del pubblico di
certa musica popular, viene recuperato nel concerto.
È anche per questo che per un concerto si è disposti a
spendere molti soldi. Sicuramente molti di più di quanto non se
ne spendano mensilmente per l'acquisto dei dischi.
Il costo di un concerto non si conclude solamente col
prezzo del biglietto; qui si è disposti a fare dei sacrifici per il
merchandising di magliette, gadget, pins e borse portavinili.
Ma soprattutto qui, si spende anche per il cd originale o per la
copia in vinile.
Non è un caso se la Warner ha iniziato a sfruttare le
potenzialità del live acquistando, agli inizi del 2008, l'agenzia
Friends & Partners. Un'acquisizione significativa sui nuovi
orientamenti anche delle majors nel settore.
Il concerto è il marchio dell'autentico nel rapporto con il
gruppo ascoltato, e il merchandising, come anche il cd
autografato dall'artista, è il trofeo, il bottino dell'avvenuta
riunificazione tra le due parti. È quasi come se il concerto

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Scenari del settore fonografico

sancisse il ritorno alla dimensione auratica dell'opera musicale


(Benjamin, 1936)7.

Secondo esempio. L'industria musicale oggi riceve


molti più introiti anche grazie alle joint-ventures col mercato
della telefonia mobile. E benché l'ultimo rapporto IFPI (primo
semestre 2008) inizi a rivelare un primo dato di calo, l'acquisto
dei ringtones, le suonerie per i cellulari, si è configurato negli
ultimi anni come lo sviluppo più significativo nel settore.
Oggi, dopo avere iniziato a investire capitali nel
mercato delle suonerie telefoniche in formato midi o come
piccole anteprime di brani, le grandi compagnie telefoniche si
dedicano alla distribuzione di archivi musicali completi. Nokia
Music store, da poco attivo nel nostro paese, grazie ad accordi
con le case discografiche offre la possibilità agli utenti Nokia –
azienda leader nel settore – di scegliere e poi scaricare sul
proprio telefono brani musicali pagando un semplice
abbonamento mensile.8

Infine, terzo esempio, ma non in ordine di importanza, a


crescere oggi, al posto del mercato tradizionale, sono le vendite
di musica on-line. Il modello esemplare di questa dinamica –
ma non l'unico, anche se sicuramente molto famoso – è il
fenomeno I-Tunes, la piattaforma online pensata e lanciata
7
Benjamin W. (2000), L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità
tecnica, Torino, Einaudi.
8
La proposta Nokia “Esplora la tua musica: Abbonati allo streaming
illimitato da PC di brani e album completi. Naviga tra le principali
classifiche musicali e scopri un’ampia scelta di brani, in ambito sia locale
che mondiale.” http://www.nokia.it/A41307131 .

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dalla Apple per il succitato I-Pod, attraverso il quale è possibile


scaricare qualsiasi brano musicale a 0,99 centesimi di euro.
Non è un caso se l'11 ottobre 2008 sul mensile Musica e Dischi
si leggeva, in riferimento agli incassi dell'anno appena
trascorso che

“L’anno fiscale della Apple si è concluso con un aumento


del 34% degli introiti provenienti dalla vendita di prodotti e
servizi musicali, che sono passati da 2 miliardi e mezzo del
2007 a 3 miliardi e 34 milioni di dollari quest’anno. In
questa cifra rientrano i downloads da iTunes, le vendite di
App Store, dei lettori e degli accessori iPod. Il settore
musicale conta il 10% delle vendite totali di Apple.”
(M&D, notizia del 2008-11-10).

Le conseguenze sono importanti non solo per i


produttori discografici ma anche per i negozi di dischi. I piccoli
rivenditori specializzati incontrano oggi sempre più difficoltà, e
spesso sono costretti a chiudere di fronte al sempre più netto
dominio dei megastore della musica. Da Messaggerie musicali,
passando per la Fnac o per i grandi centri commerciali, i grandi
negozi possono contare sulla diversificazione dei loro prodotti
e sui grandi numeri dei dischi in offerta. Vendono in genere a
prezzi più elevati, ma è anche molto facile trovare fra gli
scaffali prodotti – soprattutto ristampe di vecchi classici – con
bollino special – price. La forza che sta dietro le dimensioni di
queste catene in franchising sta negli accordi con le grandi
multinazionali.
La crisi è sentita da tutti. In Italia si registra una
situazione con tassi di crescita delle vendite online intorno al

30
Scenari del settore fonografico

50% all'anno e riduzioni degli incassi nel settore tradizionale


che oscillano tra il 10 e il 15% annui (M. De Luigi, 2008 ).9

“Si discute molto del futuro del CD. Ma quale futuro ?


L’ultimo album di Madonna (non il vecchio, l’ultimo) è
in svendita da HMV a £ 5 (7,5 euro circa).Cd player ?
Totalmente scomparsi ! Ipod edMp3 player ? Ce l’hanno
anche i cani da compagnia. Telefonini con sound
system ? Ce li hanno anche i bambini. Da li si ascolta la
musica, dimenticatevi cd, vinili e quant’altro, è solo una
questione di mesi… Quali generi di musica si ascoltano
dalle source di questo tipo? Solo i prodotti più
commerciali da classifica. NESSUNO ascolta Mozart a
palla sul bus. Il mobile ha sostituito in pratica il vecchio
radiolone tamarro degli anni '80 che i neri del Bronx si
portavano in spalla. Ma chi ascolta musica più elaborata,
sperimentale, classica, jazz, blues, sofisticazioni
dell’electro, musica etnica, sarà davvero soddisfatto dei
96 Kbps ??”
Dj morano10

Una valutazione a tinte accese come questa, portata


avanti da un'artista su internet, può essere offrirci un'immagine
efficace per iniziare a pensare in che modo evolve la
situazione. Si può pensare infatti che alcuni generi musicali
risultino più influenzati di altri dalla crisi del supporto.
Sarebbero questi i generi più giovani come l'hip-hop o il rock
più commerciale, quelli “da classifica” come dice dj Morano.
Ma per ascoltatori di musica jazz o blues, rimasti ancora
affezionati ai supporti tradizionali come il vinile, applicare
9
De Luigi M. (a cura di) (2008), La sfida del digitale, Zona.
10
http://breakinglondon.blogosfere.it/2006/12/il-futuro-del-cd.html .

31
-s-

medesime considerazioni sulla fine del supporto, potrebbe


risultare fuorviante.
L'analisi si rivela molto più complessa a una lettura non
più di superficie.
Per quanto riguarda i settori maggiormente colpiti,
l'industria è posta nelle condizioni di accelerare il processo di
riconversione della vecchia filiera, evitando di trovarsi
impreparata dinnanzi alla portata di tali trasformazioni. Ma,
riconversione della vecchia filiera, oggi è quantomeno
l'imperativo comune per tutto il settore.

1.5. Filiera tradizionale


e sintomi di cambiamento

Il percorso che, prima dell'avvento del digitale, un disco


ha dovuto seguire per essere fruibile dagli ascoltatori è
strutturato secondo passaggi più o meno determinati.
La prima fase, Arist & Repertoire è condotta dal
personale specializzato dell'etichetta e volta alla scoperta di
nuovi artisti e alla loro maturazione. È la cosiddetta fase del
talent scouting, condotta oggi essenzialmente dalle etichette
indipendenti, le quali, per le ridotte dimensioni e per il
maggiore radicamento con le realtà territoriali, sono anche
maggiormente facilitate al contatto diretto con le band
emergenti.

32
Scenari del settore fonografico

La seconda fase è in genere quella della registrazione e


produzione del master, il disco matrice, da cui vengono poi
registrate tutte le copie. Oggi non è difficile trovare delle band
che si presentano alle etichette con dischi già perfettamente
registrati e pronti per essere duplicati e distribuiti. Quelli che
vengono abitualmente definiti demo, sono in realtà molto
spesso opere concluse, di ottima qualità.
Dopo queste prime fasi, di ricerca e contatto con
l'etichetta, avvenuta l'“affiliazione” dell'artista, si procede con
la stampa e la realizzazione delle copie in vinile, cd o qualsiasi
altro supporto, più rispettivo packaging. Sotto questo profilo è
bene sottolineare come oggi siano sempre più numerose le
labels indipendenti che portano avanti brillanti iniziative,
ideando formati del tutto nuovi. Non è raro trovare cofanetti in
cartoncino (a volte fatti a mano) 11 come custodia, di fattura
artigianale e personalizzata, con curatissimi libretti in allegato,
inserti fotografici e gadget. Anche per i dischi distribuiti da
major la fodera in cartoncino sta diventando sempre più
diffusa, rispetto al meno allettante rivestimento plastificato.12
Ulteriore dato che serve a implementare la nostra
riflessione sull'effettivo declino dei supporti è il boom di

11
È il caso di Reazioni Pilomotorie, tanake (2004), realizzato con
cofanetto in cartoncino e con all'interno una foto con polaroid
personalizzata.
12
Interessante è anche l'idea dei Librimusica, presentata al MEI di Faenza
2008 con riferimento all'uscita di “Skiantos. Inascoltabile” ed. Oderso
Rubini per la Shake. Al prezzo di un disco il pacchetto affianca cd a
libro, con foto interviste e video.

33
-s-

vendite che sta interessando i vecchi dischi in vinile. Nel primo


semestre 2008 infatti i dati FIMI registrano un + 209%.13

Interpretiamo questi dati come dimostrazioni dei


tentativi di reazione dell'industria alla minaccia del supporto
fisico e del cambiamento delle abitudini di acquisto da parte
degli ascoltatori.
Alla stampa segue quindi la distribuzione nei negozi,
pratica fondamentale e gestita in maniera quasi totale dalle
grandi case discografiche. È questo il momento in cui le
piccole etichette, spesso impossibilitate a gestire le spese di
13
Dati FIMI disponibili al link http://www.fimi.it/dett_ddmercato.php?
id=40 .

34
Scenari del settore fonografico

distribuzione perché non dotate degli stessi canali distributivi


delle major, preferiscono trasferire alle grandi aziende un
simile costo, altrimenti troppo oneroso da sostenere.
Dal momento della stampa, l'etichetta comincia a
portare avanti la campagna pubblicitaria dell'album. Gli esperti
di marketing e l'ufficio stampa collaborano con i media per
reclamizzare la band e l'uscita del disco, la quale spesso
coincide con un tour promozionale. Funzionale a questo
momento è l'uscita del videoclip, da destinare alle reti
televisive musicali o allo streaming via web.
La diffusione dei brani dell'album nei media come radio
e TV è stata tradizionalmente una delle più importanti tappe
per far conoscere l'artista al grande pubblico. Oggi l'intero
processo è accompagnato da intense campagne di auto-
promozione via web. Fulcro di simili attività non sono
semplicemente i siti web, sono soprattutto i social network.
Myspace, si è rivelato uno fra i primi e più efficaci nella
diffusione di band emergenti, che utilizzano la rete come
strumento promozionale per eccellenza e riescono con efficacia
a creare nicchie di pubblico per tutto il mondo.
Anche il download da piattaforme on-line o lo
streaming gratuito di alcuni brani dell'album interessanti come
nuove strategie di marketing. Dal sito della Thrill Jockey,
etichetta indipendente chicagoana, è possibile ascoltare gli
album gratuitamente prima di procedere all'acquisto, così come
si usa in molti negozi di dischi.

35
-s-

36
Scenari del settore fonografico

Capitolo 2

Il futuro della musica: La ricerca sui blog

“If you are a young journalist starting out today, you may still aspire to
get a big publisher to give you an advance and widely publish your
book; but if you are a young musician starting out today, do you want to
get a big record advance or do you want to sell the music yourself [...]?
Stephen J. Dubner14

“By the time Napster hit the scene, the industry had a Hobson’s choice:
accept MP3, or die.
We all know what happened next.”
Fredric Dannen

2.1. Per una prospettiva a lungo termine

Mentre la filiera tradizionale viene modificata a piccoli


passi in quegli aspetti che più sono stati “presi d'assalto”
durante la crisi, da tempo nella rete ci si era apprestati a

14
Tratto da uno dei quorum proposti dalla sezione Freakonomics del
NYTimes - What’s the Future of the Music Industry? - postato nel
settembre 2007 all'indirizzo: http://freakonomics.blogs.nytimes.com/tag/
quorums/page/2/ .

37
-s-

tracciare possibili scenari futuri, per cominciare a capire in che


direzione l'industria fonografica si stesse muovendo.
In pochi avevano preannunciato – ben più di dieci anni
fa – gli scenari che andavano configurandosi. Quelle che allora
sembravano distopie, sono in alcuni casi divenute realtà
problematiche per chi non ha saputo adattarsi per tempo.
Ed è evidente come poche labels fino ad oggi siano
state realmente in grado di non lasciarsi cogliere impreparate
davanti alla situazione che stava prendendo forma. Come già
detto, le grandi case del disco, più di tutte, si sono sempre
impegnate a contrastare con mezzi senza dubbio inadeguati –
nonché palesemente inutili – il download illegale dei brani.
Memori delle numerose campagne anti-pirateria portate
avanti dalla RIAA, studiosi come Kevin Kelly affermavano,
ben più di dieci anni fa, quanto sarebbe stato controproducente
tentare di opporsi alle dinamiche della rete. “Internet is a
copying machine” sostiene Kelly15, nella rete qualsiasi cosa
diventa dominio di tutti. Può essere trasmessa, modificata,
riprodotta all'infinito. È semplicemente impossibile contrastare
un organismo che ha per sua stessa costituzione simili
caratteristiche.

15
Il blog di Kevin Kelly è consultabile al link:
http://www.kk.org/thetechnium/ .

38
Scenari del settore fonografico

Illustration 1: La campagna antipirateria della RIAA suscita


campagne di boicottaggio sia fra i downloaders che fra gli
artisti.

39
-s-

La ragione per cui oggi le etichette discografiche


sembrano colte il fallo dalla dilagante pratica del file sharing, è
data dalla sostanziale incapacità di inscenarsi anzitempo ciò
che stava accadendo nella rete.
A un'iniziale chiusura stanno seguendo ora i primi,
impacciati tentativi di adeguamento, attraverso accordi con i
gestori delle piattaforme per il download online. Il passaggio al
DRM free16 – avvenuto gradualmente, a seguito di accordi tra
majors e portali come I-Tunes plus e Amazon all'inizio del
2007, e protrattosi fino a oggi con la decisione presa da casa
Sony di rendere disponibile il proprio catalogo musicale online
– è un segnale di cambiamento.
Ma è evidente quanto siano accordi e prese di posizioni
parziali, se solo si pensa alla infima quota di mercato che
vanno a interessare. Oggi la pratica del download legale dei
brani investe la netta minoranza del consumo di musica in
internet. È difficile che l'utenza si lasci attrarre da una logica
come quella del you get what you pay for di I-Tunes, quando è
possibile ottenere lo stesso identico prodotto gratuitamente
attraverso canali altrettanto accessibili. Applicare la medesima
logica del pagamento “analogico” a un mezzo strutturalmente
funzionale alla dimensione open e free, come internet, non può
che rivelarsi un progetto fallimentare, colmo di

16
Digital Rights Management. È una particolare applicazione della tutela
del diritto d'autore per il download di file musicali a pagamento.
Consente la tracciabilità nella rete del materiale scaricato che viene
appositamente criptato per limitarne l'utilizzo una volta avvenuto
l'acquisto.

40
Scenari del settore fonografico

controindicazioni per la sopravvivenza stessa della struttura del


mercato.
Questa stessa logica, associata a una inappropriata
gestione del diritto d'autore da parte delle collecting agencies,
ha di fatto compromesso lo sviluppo di una sana economia
della musica online, e, dunque, tarpato le ali alle labels
indipendenti.

“Il motivo per cui sul mercato sono arrivati prima i


pirati è perché chi ha provato a fare musica online [...]
- era immediatamente assalito dalla Siae che, anche se
la musica era messa a disposizione gratuitamente ed
era di artisti sconosciuti, chiedeva un prezzo
forfettario di 100-200 euro al mese, così che
immediatamente ti dicevi << basta, facciamo un sito
solo con le notizie, togliamo la musica>>. [...] Se le
nuove generazioni praticano la pirateria, la colpa è
delle major e della Siae, che sono i primi a spingere
alla clandestinità musicale, chiedendo cifre pazzesche
che impediscono la musica legale.”
G. Sangiorgi, presidente dell' Audiocoop17 18.

Non è un caso se oggi si assiste al proliferare di licenze


copyright alternative e molto più elastiche. Il successo di
Creative Commons, con i diversi pacchetti di licenza previsti, è
17
Audiocoop è la società che rappresenta una grossa fetta delle etichette
indipendenti italiane. Annualmente, da 12 anni, si occupa
dell'organizzazione del MEI, il meeting delle etichette indipendenti a
Faenza, che ha come scopo quello di verificare lo stato di salute
dell'economia in dipendente nella penisola e di incentivarne lo sviluppo.
18
Tratto da un intervento fatto al MEI 2007 da G. Sangiorgi e riportato in:
De Luigi M. (a cura di) (2008), La sfida del digitale, Zona.

41
-s-

stato tale da dimostrare l'inefficacia nonché la necessità di un


adeguamento della legislatura sulla tutela del diritto d'autore,
così come tradizionalmente intesa, all'attuale congiuntura.19

Oggi sono visibili questi e altri segnali di un


cambiamento che è avviato da tempo. Fermarci a registrare in
questa sede ogni singolo provvedimento adottato dagli attori
del mercato fonografico sarebbe privo di utilità se non
inquadrato in una dimensione più ampia.
Per questo il nostro studio, lungi dal voler concludersi
nell'analisi dei singoli accordi, è teso invece ad inquadrarli in
prospettive a più ampio raggio. Se è vero, com'è vero, che il
download legale di brani musicali attraverso portali come I-
Tunes, I-tunes plus o Amazon non riesce a sopperire alla crisi
del comparto del supporto fisico – come segnalato anche
dall'ultimo rapporto IFPI20 – diventa necessario prevedere quali
siano le soluzioni alternative che le etichette saranno tenute a
seguire per adattarsi al nuovo modello.

19
Creative Commons è un'organizzazione no-profit che rilascia licenze per
il diritto d'autore basandosi sulla filosofia del copyleft, la libertà di copiare e
talvolta modificare l'opera pur con l'obbligo di attribuirne la paternità. CC
non svolge la funzione di collecting, ovvero non si occupa di recuperare i
proventi derivanti dallo sfruttamento dell'opera. Le collecting societies
tradizionali di tutela, come la nostra Siae, stanno provvedendo a realizzare
accordi con CC per quanto riguarda questa funzione. In base ai
provvedimenti su cui si comincia a lavorare, nel qual caso l'artista con
licenze CC ambisse anche ad avere degli introiti dall'utilizzo del suo
artefatto, potrebbe contare sull'azione della SIAE.
20
Il rapporto è scaricabile al link:
http://www.ifpi.org/content/section_resources/dmr2008.html .

42
Scenari del settore fonografico

I blog sono ambienti in cui le ordinarie preoccupazioni


degli addetti al settore trovano sfogo, gli esperti e i gli
ascoltatori di musica affrontano discorsi concernenti possibili
immaginari in cui è necessario pensare lo svolgimento delle
future pratiche del consumo musicale.
Per testare il clima che si respira a proposito del futuro
della musica registrata, abbiamo trovato molto utile partire
dalle tesi sostenute dai tradizionali esperti del settore ICT
legato all'industria musicale, per poi passare alle opinioni di
artisti, utenti e consumatori.
Per i prossimi anni potrebbero preannunciarsi
importanti cambiamenti non solo per le record labels, ma anche
per gli artisti, sia sulle modalità di produzione e di
distribuzione della loro musica sia per le licenze di tutela dei
diritti sulla stessa.
Individuate le angolazioni più interessanti dalle quali
posizionarci per descrivere cosa potrebbe accadere di qui ai
prossimi anni, abbiamo scattato le nostre fotografie, sulla base
del consenso riscosso dagli utenti o ancora, sulla frequenza dei
post nei vari blog da noi seguiti.
In seguito verranno tratteggiati alcuni dei più
interessanti modelli emersi nel nostro lavoro.

2.2. Dimensione Open e free.

“It is becoming more and more difficult for the music


industry to ignore the basic economics of the their
industry: unenforceable property rights (you can’t sue

43
-s-

everyone) and zero marginal production costs (file


sharing is ridiculously easy). All the big labels have
now given up on DRM. They haven’t yet given up on
trying to charge for their music, but it’s becoming more
and more clear that as long as there is a free alternative
(file sharing), the price of music will have to fall
towards free.21”

Con un immagine semplice ma molto chiara Kevin


22
Kelly equipara internet a una fotocopiatrice. Per consentire la
stessa trasmissione dei dati ogni sequenza di bit deve essere
copiata. La copia è l' essenza stessa della rete. Questa
caratteristica si ripercuote su tutta l'informazione in
movimento. Poco o nulla sfugge al pubblico dominio una volta
entrato nel flusso della rete. E a poco serve contrastare il
processo di condivisione che vi si realizza all'interno.
La filosofia open-source è tradizionalmente legata alla
storia di Linux e dei suoi sistemi operativi, i quali utilizzano
software realizzati e modificati all'interno della sua comunità.
La decisa ostilità verso ogni forma di monopolio economico e
del sapere – quale quella che si è venuta a realizzare nel settore
informatico fin dalla nascita – anima lo spirito collaborativo
dei suoi utenti, orientati verso un uso alternativo del PC, in
qualche modo estraneo alle dinamiche del profitto.
Ma, come è vero che tale riflessione è stata sviluppata e
trova il suo naturale habitat nel mondo del software libero di
Linux, è altrettanto vero che lo sharing e il download – illegale
21
Dal post di Michael Arrington sul blog The Crunch :
http://www.techcrunch.com/2008/01/10/the-music-industrys-last-stand-
will-be-a-music-tax/ .
22
Esperto in media digitali e cofondatore della rivista Wired.

44
Scenari del settore fonografico

– di programmi proprietari è diffusissimo in tutto il mondo


connesso a Internet. Il problema della violazione delle leggi
anti pirateria tradisce l'esistenza di una pratica comune e
reiterata che interessa tutti i programmi proprietari
professionali, oltre che film e musica.
Un siffatto fenomeno è endemico del sistema internet,
che è pensato e cresciuto nell'egida della gratuità, e come tale
destinato a svilupparsi anche in futuro, influenzando i modelli
di business delle aziende che vendono servizi e contenuti nel
settore.
L'ingresso della musica nella dimensione della liquidità,
propria dei canali della rete, comporta la sua diffusione in tutte
le parti del globo, un accesso facile e immediato, inintaccabile
da alcuna azione di controllo. Questa è la dimensione open e
free che, con un processo di osmosi è strutturalmente entrata a
far parte della musica digitalizzata.

2.2.1 Prima fotografia. No more labels.

“Fino a metà del decennio scorso la previsione


circa la sparizione delle case discografiche avrebbe
fatto fare salti di gioia a tutti gli “utopisti” che
predicavano “indies” e auto-produzioni, contro le
odiate majors, mentre oggi, fra myspace e deezer,
last.fm e chilirec e tanto altro, essa suona banalmente
familiare, al punto che qualcuno comincia a togliere il
punto interrogativo. Ovviamente il processo è sempre
contraddittorio e contrastato, ma la tendenza è
innegabile. Le vecchie case discografiche non hanno

45
-s-

più alcun senso. La ragione principale del declino delle


case discografiche è che il loro modello ha fatto il
proprio tempo, e stiamo assistendo ad una
ridefinizione dei rapporti fra artisti, produttori e
utenti.”23

Finora l'applicazione di restrizioni sui files attraverso


DRM, la chiusura di piattaforme per il P2P, non hanno fatto
altro che manifestarsi come contromisure inefficaci.
A molti sembrerebbe che l'industria discografica abbia
fallito. Lasciandosi cogliere impreparate, non avendo capito sin
dall'inizio ciò che cominciava ad accadere, né riformato a
passaggi graduali le singole fasi della filiera, le etichette
incontrano oggi la crisi. Si trovano anzi nella posizione di
dover riprogettare l'intero processo di produzione per non
essere costrette a crollare sotto il peso di un sistema nuovo.
Quando solo una piccola percentuale di tutta la musica
presente nel web viene scaricata legalmente, mentre tutto il
resto circola attraverso sistemi di download P2P tradizionali o
blog o ancora social network, si rende palese una situazione in
cui il mercato discografico ha perso il controllo sul suo oggetto
primario.
Cercare di concentrarsi sul corretto funzionamento di
quella minima frangia di utenza che scarica legalmente in
digitale, come stanno facendo ora le majors, può essere
certamente utile, ma in una prospettiva limitata e limitante.
23
Tratto dal post di un blogger, scritto nell'agosto 2008:
http://geigerdysf.splinder.com/post/18194727/Le+case+discogr
afiche+hanno+fa .

46
Scenari del settore fonografico

Interventi di questo tipo stanno portando le case


discografiche a una lenta agonia che per molti presto si tradurrà
in crollo definitivo. Quando si sono opposte ai sistemi di
sharing – temendo forse un effetto boomerang – le etichette
discografiche hanno perso una grossa occasione.

“Ma indovinate qual è la più grande cazzata di


tutti i tempi fatta dall'industria discografica?
Beh sì: l'affossamento di Napster nel Luglio
del 2001. All'epoca Napster aveva circa 40 milioni di
utenti interessati a fruire di musica in formato digitale,
riuscendo ad accedere ad un patrimonio musicale come
mai era stato possibile nella storia della musica. Era
come se quasi tutti gli appassionati di musica fossero
sintonizzati sulla stessa stazione radio. Un canale
strepitoso per la promozione e la vendita dei loro asset.
E Napster aveva proposto un accordo miliardario per
spartirsi la ghiottissima torta.
Sapete come andò a finire. Le case
discografiche trascinarono Napster in tribunale e lo
costrinsero a chiudere, distruggendo un business
potenzialmente enorme. E gli utenti cosa fecero?
Semplicemente si spostarono su altre piattaforme di
file sharing che da allora si moltiplicarono a centinaia,
sino agli attuali fasti di eMule e bittorrent.”24

Il business nel tempo della musica liquida, avrebbe


dovuto adeguarsi al struttura del mezzo sul quale essa è
distribuita. Questo non è successo e gli utenti hanno continuato

24
http://chartitalia.blogspot.com/2008/03/le-20-pi-grandi-cazzate-delle-
case.html .

47
-s-

ad ascoltare musica facendo a meno delle etichette


discografiche.

Con l'espressione “the end of control”, nel suo blog25,


Gerd Leonhard spiega come per un artista non sia più pensabile
tentare di esercitare una forma di controllo sulla sua proprietà
intellettuale. Ancora meno, che si possa parlare più di
proprietà intellettuale, almeno nell'accezione tradizionale.
Nella rete nessuno – aldilà dei milioni di utenti connessi
contemporaneamente – detiene il controllo sulla distribuzione.

Foto:2: -s- : http://www.flickr.com/photos/-s-/

25
http://www.mediafuturist.com/ .

48
Scenari del settore fonografico

Sarebbe inutile cercare di ostacolare questa tendenza, bensì


potrebbe risultare proficuo fare business proprio in una
struttura in cui il controllo sui contenuti distribuiti è perduto.
La dispersione dei contenuti è strutturalmente connessa alla
costituzione del mezzo Internet. Le grandi star internazionali
sono nate in un epoca in cui a dominare erano altri mezzi, TV e
radio su tutti, che costituivano il canale preferenziale per la
conquista del grande pubblico. Su internet la totale libertà di
movimento degli utenti consente a tutti gli artisti di farsi
conoscere, ma con minore risonanza.

In un interessante post del blog di Wired26, magazine


specializzato in ICT, l'artista di fama internazionale David
Byrne, fa interessanti considerazioni su ciò che riguarda la
questione del controllo dell'artista sulla propria opera. Con una
tesi in qualche modo contrastante con quella di Gerd Leonhard,
Byrne sottolinea quanto l'online abbia modificato i rapporti
dell'artista con l'industria musicale e con la loro stessa musica,
dando agli emergenti il pieno controllo sul proprio successo.
Tutto ciò sarebbe garantito dalla gratuità o quasi
gratuità delle fasi di produzione promozione e distribuzione
autonomamente gestita, processi che richiedono investimenti
molto onerosi per la musica su supporto fisico.
Si sarebbe gradualmente passati, dunque, da una fase in
cui l'etichetta esercitava il pieno dominio sul prodotto musicale
a una fase in cui è l'artista a gestire in toto il corso della sua
opera. Dunque, maggiore controllo.

26
http://www.wired.com/entertainment/music/magazine/16-01/ff_byrne?
currentPage=all .

49
-s-

Illustration 3: Wired magazine -


http://www.wired.com/entertainment/music/magazine/

L'artefatto musicale è in qualche modo più vicino


all'artista che lo produce, direttamente dipendente dalla sua
attività di distribuzione, al di là delle onerose intermediazioni
delle etichette discografiche, al di là delle royalities e dal
legame con le collecting societies.

Ciò che ambedue queste posizioni hanno in comune è la


considerazione di fondo secondo cui l'industria discografica
tradizionale avrebbe fallito.
Il ruolo delle grandi industrie del disco sarebbe già
entrato in secondo piano, aggirato dal flusso dinamico e
interattivo della rete che i singoli utenti sono riusciti a gestire.
Originando nuove nicchie di pubblico attorno ad artisti non

50
Scenari del settore fonografico

pubblicizzati dai canali tradizionali, diffondendo la voce con il


passaparola, i nuovi ascoltatori stanno strutturando un nuovo
modello per l'ascolto di musica online.
In futuro il business non si realizzerà più attorno
all'acquisto del singolo album al negozio, ma sarà soprattutto
basato sull'immagine che l'artista riuscirà a costruire del
proprio lavoro, sulle relazioni che saprà intessere nei vari
network, attraverso distribuzioni capillari fatte di passaggi su
webradio o radio locali, streaming gratuiti dei brani. La
conquista dell'attenzione, questo è l'obiettivo, il valore aggiunto
cui l'artista deve ambire oggi e ancor più nel futuro prossimo
per raggiungere quote di pubblico sempre più vaste.
L'attenzione è la risorsa che consente agli utenti stessi
di guadagnare del denaro. Essendo loro produttori di contenuti,
hanno a loro volta la possibilità di rivenderli se riescono a
raccogliere l'interesse attorno al proprio lavoro nella rete.

“Don't think Money - think Attention, Trust, Merit


(Money2.0). This is crucial: the new currency in this
hyper-connected economy, is Attention and Trust,
based on Merit. In other words, if what you do is
good, if it has value, if it maintains that value, over
and over again, and if you can get attention
repeatedly (by publishing that value in the right
context), and if you can get people to trust you and
spend time with you, then the money, the
remuneration, a very tangible economic benefit will
be forthcoming, without a doubt. Money is a
consequence of attention, not the other way round.”
Gerd Leonhard

51
-s-

È la fine della dimensione tradizionale del mainstream,


dimostrata anche recentemente da casi di abbandono delle case
discografiche maggiori ad opera di star internazionali come
Madonna, sostituita da un modello fatto di pubblici selettivi e
selezionati formati attraverso il contatto diretto, su canali
informali e social network come myspace o last.fm.
Da più parti le tesi che prevedono la fine delle case
discografiche trovano consenso. Come leggevamo in un
commento al post di Andrea Rotolo nel blog http://fabrizio-
rusconi.it/ ne deriverebbero vantaggi per gli artisti:

“Credo che la rivoluzione nel campo della musica


scaricabile cambierà radicalmente la distribuzione. non
più grandi label sì piuttosto una capacità di
autopromozione diffusa a livello di gruppi o singoli
cantautori, che grazie alla rete possono scavalcare
l'etichetta discografica e lo strozzinaggio che ne
consegue. D'altronde non hanno fatto così anche i
Radiohead27?”28

27
Alla fine del 2007 i Radiohead hanno pubblicato il loro ultimo album
“In Rainbows” rendendone disponibile il download con un offerta libera
da parte dei fan. L'operazione ha scatenato molte discussioni in merito
alle nuove modalità di distribuzione di musica sul web e sul legame tra
artisti e case discografiche.
A quello dei Radiohead è poi seguito, nel 2008, il caso celebre dei
Nine Inch Nails, che hanno distribuito la loro musica sotto licenza
Creative Commons utilizzando anche un supporto innovativo: quello
delle pennette USB, con all'interno i files mp3 dei brani, duplicabili e
remixabili.
28
http://fabrizio-rusconi.it/rotocalcojournal/2008/2/18/il-safari-delle-case-
discografiche.html .

52
Scenari del settore fonografico

E fra gli stessi artisti non è difficile trovare chi sostiene


a piene mani l'arrivo della musica libera:

“I'm an indie artist and believe very much in the digital


revolution. If it wasn't there I would not have had a
chance to produce what I have without serious
pain/cash. Most other musicians I know think the same
way, in fact most music I find now is from surfing, not
from cd stores. The new music world allows so many
more the opportunities that only a lucky few had in the
day. Now we just need to free up distribution (beyond
iTunes ). Theres a ton of great tools out there to get
music, reverbnation.com, ilike.com, last.fm, even
myspace, check them out ... free your music!”29

o ancora, fra i commenti di un post sulla situazione


dell'industria musicale nel web 2.0, la fine delle etichette
sarebbe una liberazione anche per gli ascoltatori:

“The internet has pretty much killed the need for


record labels.
Anybody with any online dexterity can find any type of
music in a few minutes. we don't need a label to tell us
what to like any more, and i hope the industry takes
that into consideration.”30

29
http://digg.com/music/Music_sales_boom_but_albums_fizzle_for_08?
FC=PRCT1 .
30
Commento di Bullcutter:
http://digg.com/music/2007_The_Music_Industry_by_the_Numbers?
FC=PRCK1 .

53
-s-

L'operazione dei Nine Inch Nails, la loro scelta di


distribuire Ghost I-IV, il loro ultimo album gratuitamente con
licenza Creative Commons è stata più che premiata dai fan, che
non solo hanno scaricato in massa l'album ma hanno pure
acquistato un gran numero di dischi:

“L'album era stato distribuito da Reznor31 in una


molteplicità di formati, ferma restando la licenza
Creative Commons che permetteva la sua libera
circolazione (sul P2P, sul web, dovunque) posto che la
paternità dell'opera rimanesse inalterata. Nonostante
questo, con Ghosts I-IV i NIN hanno incamerato
guadagni per milioni di dollari, hanno esaurito con
facilità le scorte delle edizioni su disco (anche quelle
extra-lusso dal costo di 300 dollari e passa) e
soprattutto non hanno dovuto lasciare un solo
centesimo alle etichette discografiche.
Nonostante la
disponibilità gratuita dei dischi, i fan hanno apprezzato
l'iniziativa dei NIN e hanno risposto in massa
acquistando l'album da Amazon e altrove,
dimostrando che distribuire il proprio operato sotto
licenza Creative Commons (quindi "gratis" a una
lettura superficiale) non solo non priva l'autore di
introiti ma costituisce un'occasione senza precedenti
per contribuire allo sviluppo di una community di
appassionati in grado di esaltare ulteriormente
l'esposizione dei contenuti e degli artisti.32”

31
Il frontman della band Nine inch Nails.
32
http://punto-informatico.it/2518061/PI/News/nine-inch-nails-fenomeno-
creative-commons-del-2008.aspx

54
Scenari del settore fonografico

Alfonso Maruccia

La fitta rete degli intermediari che fino ad oggi ha


comportato gli elevati costi di produzione e distribuzione della
musica non esiste più, ciò che diventerebbe di vitale
importanza sarebbe l'attività che singoli artisti o bloggers
svolgono in qualità di gestori dei contatti e delle nicchie di
pubblico33.
Laddove il flusso delle informazioni diviene veloce e in
qualche modo incontrollato, la dispersione aumenta e affermare
la qualità del proprio lavoro su un unico grande pubblico risulta
pressoché impossibile. La quantità delle informazioni messa in
circolazione è vertiginosamente aumentata grazie alla rete, ma
al contempo i canali sui quali esse sono diffuse sono molteplici
e non unilaterali. Per questo è più che fondamentale riuscire a
catturare l'interesse degli utenti per affermare il proprio
successo.34
Come leggiamo in questo post, mentre tutte le aziende
che vendono contenuti, così come le etichette discografiche,
sono messe in crisi dal web –

“The web is disrupting and wiping out margins in


industries like music, film, newspapers, and
increasingly sectors like personal finance and software.
But the web is having an equally positive effect in
sectors like advertising and direct marketing35”
Fred Wilson
33
Sempre Gerd Leonhard ipotizza un futuro in cui i blog sostituiranno le
etichette discografiche.
34
“The Web is free; what you’re paying for is peoples’ attention.” Chris
Aderson.

55
-s-

- altri settori stanno guadagnando da questa


congiuntura. In un commento all'affermazione di Fred Wilson
leggiamo:

“Stanno traendo vantaggio da Internet le


aziende che riescono ad utilizzare il web per acquisire
clienti. Ad un costo ridotto.
Infatti il web si è dimostrato un potente
strumento di direct marketing, per mettere a contatto
azienda e consumatore. Con il web possiamo misurare
quale campagna è più efficace per portare contatti e
clienti nuovi. Con un grado di dettaglio che prima non
avevamo. E con la possibilità di ottimizzare
l’investimento. [...]
Sono tutti settori dove il cliente desidera informazione.
E sono settori dove spesso alla base sta una risorsa
“scarsa”, non replicabile via web (a differenza di
musica e notizie).”36
Nicola Fiabane37

È sulla via del contatto diretto, una versione dialogante


del rapporto col pubblico, la nuova frontiera del mercato
musicale. Oggi il business ruota non più attorno ai produttori
35
Fred Wilson : http://www.venicemarketingreport.com/modelli-di-
business/internet-e-nuovi-modelli-di-business-alcune-considerazioni-
parte-1/
36
http://www.venicemarketingreport.com/modelli-di-business/internet-e-
nuovi-modelli-di-business-alcune-considerazioni-parte-1/
37
Nicola Fiabene si occupa di webmarketing.

56
Scenari del settore fonografico

di contenuti – poiché essi sono già disponibili gratuitamente in


rete – ma attorno agli “scopritori” degli stessi, attorno cioè a
tutti i soggetti che si pongono come mediatori tra gli utenti e la
musica che cercano, incanalando la scelta attraverso la
selezione per gusti e preferenze.

“On top of the content


layer is the << discovery/navigation>> layer that
makes even more money than the content layer
online”.38

A essere mandata in crisi oggi quindi non è la musica in


sé, ma il modello tradizionale di monetizzazione della stessa. Il
business attorno ai contenuti musicali continuerà a esistere,
probabilmente crescerà, ma non più attorno alla
pubblicizzazione e vendita per-unità-di-album poiché questi
saranno disponibili a tutti senza barriere. Questo
comporterebbe la fine delle etichette tradizionali, le quali
tuttora incentrano le strategie di profitto sulle vendite dei
singoli album, mentre dovrebbero estendere il loro modello di
business ai nuovi panorami della musica online39.
Dicevamo che i capitali oggi si stanno spostando verso
il livello “ discovery/navigation” ovvero verso i canali e le reti
di contatto diretto fra ascoltatori e i loro artisti.
In passato l'esistenza di media generalisti bloccava di
fatto l'accesso degli emergenti a una platea di ampio raggio e –
38
http://www.avc.com/a_vc/2007/06/the_free_music_.html
39
In seguito parleremo del modello ad-supported, realizzato attraverso
accordi tra labels e aziende che pagano la musica online, in cambio di
pubblicità.

57
-s-

non essendoci canali alternativi di promozione al pubblico –


era ad esempio quasi impossibile per musicisti europei
riscuotere successo in altri continenti. Sarebbe bene
sottolineare come oggi le band nate in piccoli centri,
sconosciute a music-magazines e TV40 che firmano contratti
con labels di qualsiasi paese europeo e che partono per tour
promozionali in Germania, raccolgono accaniti fan in
Giappone o nel Minnesota, esistono e sono numerose.
È possibile fare questo col solo strumento dell'auto-
promozione via Internet a costo zero. I compiti che
tradizionalmente erano di competenza delle labels
discografiche, oggi spesso vengono svolti dagli artisti stessi,
che trovano nel contratto con l'etichetta spesso più un vincolo
che non un vantaggio.
Dice Gerd Leonhard a sostengo di questa ipotesi:

“Your skills and what you have to offer may all of a


sudden become a lot less sough-after in your
traditional line of work but suddenly become a must-
have in a totally unrelated field. Musicians become
creators of brand-icons and corporate logos, video-
making amateurs become content curators for digital
TV services, bloggers become brand evangelists,
marketers become social network influencers”.
Gerd Leonhard gio 2 dic 200841

40
Ma non per esempio alle radio locali, su cui ormai da tempo si registra
una netta ripresa, o alle webradio, per le quali si parla di boom negli
ultimi anni.
41
Dal blog: http://www.mediafuturist.com/

58
Scenari del settore fonografico

Diventa inoltre molto più utile e pregnante concentrarsi


su economie di scala ridotta, curando artisti dal pubblico più
selezionato, ma anche più appassionato, che abbia modo di
seguire l'artista e di dialogarci così come il più delle volte
avviene nel mondo indipendente.

“Broadcast less, micro-cast more. Stop the monolog


and start the collaboration.”
Gerd Leonhard 42

Il futuro della musica sarà incentrato sul lavoro non più


delle etichette discografiche ma di nuove figure, quelle dei
consumatori – produttori, che non solo accederanno a infiniti
cataloghi di musica online, ma che, unicamente per propria
passione, saranno in grado di fare talent scouting in rete,
promuovere nuovi artisti quando non se stessi e la propria
musica. Questa nuova figura del prosumer corrisponde al
comune utente che oggi scarica musica, scopre artisti
emergenti per lo più sconosciuti e li condivide nel suo network
di contatti attraverso blog. Consumer become retailers, il
consumatore diventa in tal modo rivenditore del contenuto
musicale nel momento in cui mette in atto il naturale processo
di condivisione e diffusione.

“L’arrivo sulla scena di siti come MySpace dimostra


infatti che le major non hanno neanche più bisogno di
ascoltarli i demo, perché il pubblico lo fa già per conto

42
www.mediafuturist.com --->>> TWITTER POST

59
-s-

suo e fa la sua selezione senza bisogno di


intermediari.”43

Le majors non sono più di nessuna utilità, gli ascoltatori


di musica oggi fanno a meno delle etichette almeno quanto i
musicisti. È per questo che è più che probabile per il futuro che
queste grandi case discografiche investano i loro capitali non
più nel poco redditizio mercato della produzione artistica
tradizionale, perché in tal modo perirebbero schiacciate dalla
crisi. Probabilmente saranno protagoniste di joint ventures con
società impegnate in altri settori delle ICT. Gli accordi col
settore dei videogames, del cinema, quello televisivo o dei
servizi online, rappresentano già una risorsa importante per le
loro entrate.
Ma la crisi delle grandi etichette nel mondo della
discografia potrebbe rivelarsi difficilmente recuperabile
esclusivamente con simili accordi, che spesso sono percepiti
come parziali e inutili ad arginare la portata di tale fenomeno .

“The record industry is like a giant sinking ship,


stranded at the middle of the Atlantic”44.
Superdynamite

43
http://www.supercom.it/Mondo/Net_economy/Internet_e_la_morte_dell
a_musica_1.0_l
%27industria_riunita_a_New_York_si_confronta_con_nuovi_modelli_e
_prospettive_future.html
44
http://www.rollingstone.com/news/story/15137581/the_record_industrys
_decline

60
Scenari del settore fonografico

Come una grande nave arenata nel mezzo dell'Atlantico,


un commentatore di un articolo di Brian Hiatt e Evan Serpick
sul declino dell'industria discografica45 – pubblicato sul Rolling
Stone nel giugno dello scorso anno – descrive la sua idea
dell'industria fonografica oggi.
Forse però, proprio nelle numerose soluzioni creative
che le majors stanno adottando nell'ambito del settore online
(accordi con piattaforme user-generated come youtube,
streaming sponsorizzato), per altri si nasconderebbe la chiave
della riuscita. Non a caso nuove strategie costituiscono oggi
soluzioni efficaci per l'economia delle etichette discografiche,
le quali cominciano a registrare degli introiti dalle nuove
pratiche di gestione del servizio musicale online. Ne prossimi
paragrafi vedremo quali.

2.2.2. Seconda fotografia.


Ad-supported e flat-based music

a) MUSICA E PUBBLICITA':

La crisi della discografia porta alcuni a supporre che per


la musica registrata sia ormai terminata l'era del supporto
fisico. Ma una volta analizzati alcuni dati significativi – tra cui
il boom delle vendite dei vinili nell'ultimo anno 46 – ci sembra
più opportuno supporre che non sia affatto giunta la fine per cd

45
The record industry's decline.
46
Rapporto FIMI consultabile al link:
http://www.fimi.it/dett_ddmercato.php?id=40

61
-s-

o vinili, ma che il comparto si stia modificando per modelli di


distribuzione e ampiezza.
Ipotizziamo che la quota più ampia della musica
ascoltata oggi al mondo sia in digitale. L'accesso alla musica
liquida è finora legato al problema dei vincoli legali al
download e a sistemi di pagamento ancora inappropriati.
Molteplici ipotesi e gli stessi provvedimenti di alcune aziende
si avvicinano a soluzioni che tendano il più possibile a uno
svincolamento dalle normative delle collecting-societies
tradizionali e alla gratuità, caratteristica che – come abbiamo
visto – risulta essere fondante di tutti i contenuti che circolano
sul web.
Negli ultimi anni sono state attivate numerose
piattaforme per l'ascolto e il download di musica libera. Queste
hanno presto raccolto un'utenza tanto ampia da richiamare
l'attenzione di numerose aziende che investono in pubblicità i
loro capitali rendendo così disponibili i brani gratuitamente.

“I can imagine a future where you just consume a hell


of a lot of music – just hit 'play' on any player, and hear
music. There's an ad experience there, and we'll pay the
labels a percentage of that ad revenue. All devices will
be connected to a network and we can find anything we
want and hit 'play' without connecting our device to our
computer and dragging a physical file over. People are
going to have the expectation that they can get to
anything whenever they want to.”47
47
Sempre su un articolo pubblicato sul Rolling Stone, questa volta dal
titolo “The fall of the record business: what's next?”, quello citato è il
parere di Ian Rogers, music general manager di Yahoo, sullo scenario
music-payd-by-ads.

62
Scenari del settore fonografico

Ian Rogers

Sli
de 4: dal blog di Gerd Leonhard: www.mediafuturist.com

We7 di Peter Gabriel, Spiralfrog, Lastfm, Downlovers,


Myspace. Sono tutti portali dai quali – in seguito a degli
accordi con le case discografiche – è possibile ascoltare e
scaricare gratuitamente la musica, con o anche senza restrizioni
DRM. Il metodo di pagamento è un sistema di advertisements:
http://www.rollingstone.com/news/story/15152483/the_fall_of_the_reco
rd_business_what_next?source=music_news_rssfeed

63
-s-

banner pubblicitari che compaiono all'ascolto dei brani per


pochi secondi e che consentono agli utenti di accedere, senza
grosse restrizioni, alla musica presente in catalogo e, spesso, di
trasferirla su supporti portatili come I-Pod o I-Phone.
Ancora Gerd Leonhard inquadra quello del download di
musica online ad-based, in un più generale modello di business
che interesserebbe non soltanto la musica, ma tutto il mondo
delle comunicazioni in digitale, sempre più free e sempre più
fondato su un sistema di finanziamento attraverso pubblicità.
Dai ticket per i trasporti, dalla stampa delle fotografie
agli e-books per gli studenti, dai newsmagazines48 ai
videogames, molti servizi e contenuti cominciano a essere già
disponibili a costo zero perché ad-supported.
Le società che fanno leva su questi meccanismi sono
cresciute esponenzialmente negli ultimi anni assorbendo quote
di capitali le cui dimensioni si rivelano significative come
prova della portata di questo fenomeno.
Il sistema di pagamento attraverso pubblicità
compenserebbe le etichette degli oneri dovuti alla produzione
degli artisti, garantendo loro un profitto sicuro per ogni ascolto
del brano messo a disposizione. Le aziende interessate a farsi
pubblicità sarebbero egualmente avvantaggiate dall'alta
visibilità di cui godrebbero e, soprattutto, gli utenti non
sarebbero più (legalmente) tenuti a pagare per un servizio che
di fatto già illegalmente non pagavano da tempo. Inoltre, nel
qual caso gli artisti non firmino contratti con nessuna label,

48
Molti quotidiani statunitensi sono disponibili gratuitamente nella
versione ad-supported online: The New York Times è un celebre
esempio.

64
Scenari del settore fonografico

potrebbero direttamente beneficiare degli introiti derivanti da


ogni singolo stream dei loro brani.
Se fosse sufficiente, tale soluzione accontenterebbe
tutti, ma di fatto abbiamo scoperto come in realtà l'insieme dei
naviganti non ne sia pacificamente convinto. Ad alimentare dei
dubbi è proprio il sistema dei banner, i quali andrebbero contro
la stessa filosofia free che si pretenderebbe di portare avanti.
Un modo ingannevole per indurre gli utenti a spendere soldi in
quantità ancora maggiore. Così un blogger commenta un
articolo di Chris Anderson comparso su Wired qualche mese
fa49:

“It's not really free though.


These are either brand building
exercises to drive you towards paid for services
(concerts etc), or in Google's case - the "payment" is
the requirement to see adverts which fund the provision
of the service.
If a company spends money on
advertising - they recoup that cost in higher costs for
the items they advertise.”
Geekchic.

C'è chi vede una vera e propria minaccia nascosta


dietro questo sistema, il quale metterebbe a rischio la libertà
degli utenti.

49
Da tempo Chris Anderson sostiene delle tesi a favore del free business.
Il titolo dell'articolo è: “Free! Why $0.00 Is the Future of Business”.
E consultabile al link:
http://www.wired.com/techbiz/it/magazine/16-03/ff_free

65
-s-

“ There is a hidden price tag on


everything you get “for free”. Free software, free
services, and free giveaways – they add up to a pile of
unwritten bills on your desk. You are paying with your
freedom, piece by piece.50”
Phreeman.

Nulla è mai dato gratuitamente e, dato questo


presupposto, le persone che oggi non spendono grazie al
sistema della pubblicità saranno costrette a pagare in futuro un
prezzo ben più caro: la libertà. Senza addentrarci ora in
problematiche che riguardano la sfera della privacy in rete, le
quali si porranno con l'avvento dei nuovi sistemi di direct
marketing indirizzato a consumatori specializzati, ci limitiamo
a prevedere come la questione della libertà e della tutela dei
dati personali sarà in futuro sempre più preminente51.

50
http://digg.com/political_opinion/The_time_has_come_to_give_up_the_
freebies
51
La questione della privacy in rete non riguarda solamente la sfera della
pubblicità online. Il fenomeno della pubblicazione di dati anche sensibili
in internet avviene soprattutto attraverso l'utilizzo di piattaforme per il
social-networking come Facebook o come Myspace. Ogni volta che
registrano un account in rete, gli utenti affidano al servizio dedicato le
informazioni sulla propria identità digitale, sui propri contatti, sul
proprio lifestream. Queste identità non sempre sono “trasferibili”
dall'account di un servizio a quello di un altro e spesso l'utente ne perde
il controllo. Tale problema è noto come data portability.

66
Scenari del settore fonografico

IL FUTURO DELLA PUBBLICITA' ONLINE:

C'è un dato che potrebbe servirci a concludere la nostra


riflessione sulla pubblicità in rete. Esso riguarda le modalità di
diffusione dei contenuti promozionali e in particolare i sistemi
di marketing virale che si sono sviluppati negli ultimi anni
grazie alla semplicità e versatilità della rete.
Il viral-marketing si basa sul principio del passaparola,
attraverso il quale si diffonde in rete un'idea tra utenti
interessati. Consigliare un prodotto, un servizio, e in definitiva
una musica interessante o affine ai propri gusti sta diventando
una delle modalità più efficaci per far conoscere e anche
vendere qualsiasi cosa nel web. Le possibilità di guadagno che
strategie fondate sul viral marketing offrono sono testimoniate
da vari casi, anche celebri come quello di The million dollar
homepage52.

52
“The Million Dollar Homepage è un sito internet creato il 26 agosto
2005 da Alex Tew, uno studente ventenne dallo Wiltshire, con lo scopo di
finanziarsi i suoi studi universitari. La pagina principale del sito è strutturata
come una griglia composta da quadrati di 10x10 pixel, per un totale di un
milione di pixel, che erano tutti inizialmente vuoti e messi in vendita a un
dollaro ciascuno, ovvero chiunque poteva acquistarli per sovrascriverli con
una scritta pubblicitaria per il proprio sito web.[...]
Nonostante lo stesso Tew non avesse troppa speranza di riuscire
effettivamente a guadagnare tutti quei soldi e non avesse previsto nessun
tipo di pubblicità tranne il passaparola, dopo tre giorni è riuscito a vendere il
primo blocco 20x20 a un sito musicale e nel giro di due settimane aveva
guadagnato i soldi per pagarsi il primo anno di studi. A quel punto, la
notizia aveva già fatto il giro dei blog e cominciava ad attrarre l'attenzione
di giornali britannici [...].”

67
-s-

L'efficacia del viral marketing si fonda sul suo


funzionamento di tipo orizzontale, sul suo originarsi in maniera
spontanea all'interno di una community facendo leva sul
reciproco scambio di informazioni.
Un rapporto stilato ormai tre anni fa da alcuni esperti
dell'Università di Harvard segnala:

“• Nearly one-fourth of frequent online music users say


that the ability to share music with others in some
fashion is an important criteria when selecting an
online music service.
• One-tenth of early adopters stated that they often
make music purchases based on others'
recommendations.
• One-third of early adopters of digital media surveyed
by Gartner stated that they were interested in online
music discovery and recommendation technology that
is actually powered by their taste in music.
• Some of the most-regular users of online music
services, whether free peer-to-peer(P2P) or paid
services, are the most interested in consumer-generated
recommendation tools.
Predictions
• By 2010, 25 percent of online music store
transactions will be driven directly from consumer-to-
consumer taste-sharing applications, such as playlist
publishing and ranking tools built into online music
stores or external sites with links to stores.53”
Derek Slater, Mike Mc Guire

http://it.wikipedia.org/wiki/The_Million_Dollar_Homepage .
53
http://cyber.law.harvard.edu/node/409 13 dicembre 2005

68
Scenari del settore fonografico

Applicazioni fondate sul dispositivo del consiglio sono


alla base del successo di piattaforme come Last.fm, che fanno
ampio uso di funzioni come “misurazione della compatibilità”
fra utenti, link per l'ascolto di artisti simili, liste di eventi a cui
poter essere interessati a partecipare. Esse designerebbero per
molti esperti il segnale del passaggio dalla fase del File-
Sharing a una nuova forma di ascolto musicale, quella basata
sul Taste-Sharing.

“Le peer reccomendations sembrano ormai


configurarsi come la forma più incisiva di promozione,
più della pubblicità tradizionale 'top-down'.54”
Francesco D'Amato

Le conseguenze che questo tipo di pubblicità ha portato


e continua a portare sono importanti per le strategie di
promozione e vendita della musica, qualsiasi sia l'attore
destinato ad applicarle.

b) LA FLAT-RATE:

Di seguito riportiamo il commento che un utente ha


scritto in risposta a un articolo pubblicato ormai due anni fa su
New york Times, con il titolo “Record labels mull unrestricted
digital music”.55
54
http://www.francescodamato.net/damatoblog.html .
55
http://news.cnet.com/Record-labels-mull-unrestricted-digital-
music/2100-1027_3-6152313.html?tag=nefd.top

69
-s-

“ Offer me the ability to download, at


badass speeds, any track you sell in any format I want.
Offer me the ability to choose between
downloading FLAC, OGG, or several different quality
MP3s.
Offer me guaranteed (correct) ID3 tags.
(How many tracks have YOU had to fix after
torrenting...)
Offer me all the lyrics and album art I
can handle.
Offer me discounts on artist concert
tickets with my purchases, and other merchandise
opportunities too.
Offer me finished albums NOW, don't
make me wait 3 months "while the buzz builds" before
you release the CD.
Offer me accompanying MUSIC
VIDEO downloads in the size and quality of my
choice.
Offer me DRM-free media on every one
of these things.
It's absolutely none of your business
what I do with the media after I buy it. I'll be playing it
on my home PC, on my MP3 portable player, in my car
on a burnt CD (my wife's car will have a copy too), and
I won't have paid to listen per location/copy because
that's insane. Sell me these offers based on $10/month
for 100 tracks. Or $20/month for 300. Get crazy and
offer those prices for MP3s of "low" to "medium"
quality, and $5 more for high quality MP3 or lossless.
Blow your own minds and find some
way to COMPETE, and you might find people will line

70
Scenari del settore fonografico

up if you have a better product. It's not hard to


understand.56”

Le proposte avanzate in questo commento sono forse


lontane dal poter essere realizzate nei prossimi anni, in quanto
presupporrebbero un superamento di una serie di restrizioni
anche di natura legale che spesso vincolano la musica messa in
circolazione. Ciò che è importante segnalare però è quanto
questa, come tante altre persone che scaricano e ascoltano
musica, mostri di essere realmente disposta a spendere per
ottenere un maggiore servizio legato alla musica stessa. E anzi,
se l'industria discografica si rivelasse sensibile alle suggestioni
e alle possibilità che giungono dall'adozione di nuovi modelli
di business, sicuramente i vantaggi che ne deriverebbero
sarebbero considerevoli per entrambe le parti.
Nelle considerazioni presenti in questo commento si
sostiene come una rata mensile di 10 o 20$ in cambio di musica
e di tutta una serie di servizi ad essa connessi (biglietti per i
concerti, merchandise, video, agevolazioni di vario genere),
possa rivelarsi un vero affare per le labels discografiche. Gli
ascoltatori richiedono dei servizi aggiuntivi, per i quali
sarebbero disposti a pagare un abbonamento mensile, mentre
ciò che le etichette spenderebbero per renderli disponibili
sarebbe molto meno di quanto invece potrebbero guadagnare.
Questo semplicemente perché sarebbe impossibile per gli utenti
dedicarsi in un solo mese all'ascolto di un vasto numero di
artisti. Prosegue il nostro commentatore:
56
Commento di Billege al link:
http://digg.com/tech_news/Music_Industry_Considering_Unrestricted_
Digital_Music_Sales?FC=PRCK1

71
-s-

I mean, even at $20/month for 300


tracks, it's highly unlikely I'll grab 300 every month, if
ever. The first month I'll concentrate on getting all the
music I know I like, but don't have. For the vast
majority of people, that MIGHT be four dozen albums.
After that, I've got 98% of all the music "I grew up
with." From then on, I'll only be grabbing music that's
new to me. I mean, how much music can any one
person listen to in a month? I can't listen to 30 new
artists a month. I can handle 2 or 3 albums a month.
You know you'd love me to pay $25 a month for that.

Now stop being idiots and get with the program.57”


Billege

“Better then free” sostiene Kevin Kelly quando affronta


il medesimo problema. Tutti i contenuti che si possono copiare
in rete sono disponibili gratuitamente e per essi non si è
disposti a pagare, ma esistono dei servizi, dei valori generativi
dice Kevin Kelly, che non possono essere duplicati e che
l'utente reputa preziosi. Su questi occorre che si investa per fare
del business.
Non si può più pensare di far pagare per i singoli servizi
offerti attraverso la rete, bisogna invece cominciare orientarsi
verso soluzioni di tipo Flat: tariffe mensili applicate sulla
totalità dell'offerta che prevede una pluralità di servizi. In
questo senso, la proposta del commentatore citato all'inizio del
57
Come sopra, dal commento di Billege al link:
http://digg.com/tech_news/Music_Industry_Considering_Unrestricted_
Digital_Music_Sales?FC=PRCK1

72
Scenari del settore fonografico

paragrafo comincia a configurarsi all'interno di una strada


percorribile dall'industria discografica, per ovviare alle
problematiche che da tempo la colpiscono alla base. Ciò
richiederebbe una revisione del sistema delle royalities che
troppo spesso ingabbia il prodotto musicale in maniera poco
proficua sia per gli artisti che per i loro pubblici.
Inoltre, se la soluzione abbonamento venisse presa
esclusivamente per monetizzare la musica distribuita su
digitale, questa potrebbe rivelarsi fallimentare.

“ Flat fee is an idiotic idea. Someone who


wants to download a handful of old songs that they
remember from their childhood should not be paying
the same as someone who is downloading every album
that comes out every single week.
What would happen is that the people
who are downloading only a few would be in effect
paying for the people who are downloading a lot.58”
bingobongony.

Se i presupposti che abbiamo indicato finora hanno in


qualche modo un fondamento reale, allora saremmo portati a
ipotizzare che la musica digitale sia destinata a tendere sempre
più al costo zero. Un canone mensile esclusivamente destinato
all'accesso alla musica dal PC sarebbe un prezzo troppo
oneroso per gli ascoltatori. Tuttavia importanti joint ventures

58
http://digg.com/tech_news/EFF_report_slams_RIAA_lawsuit_campaign
_calls_for_flat_fee_unlimited_P2P

73
-s-

concluse nei mesi scorsi da alcune majors col mondo della


telefonia mobile si muovono esattamente su questa direzione59.
La portabilità dell'I-phone rispetto al PC sarà un valore
aggiunto di grande importanza per l'industria musicale, che
tenderà sempre più a essere sfruttato anche in concorrenza con
l'attuale I-Pod di casa Apple.
Il valore di questi accordi risiede nel comprendere che
le etichette discografiche non possono più pensare di
monetizzare il solo contenuto musicale come è sempre
avvenuto finora. La portabilità dell'I-phone, come quella dell'I-
Pod è una qualità che fa crescere il valore della musica. Ma
non è l'unica. Come spiegava il commentatore a inizio
paragrafo, tutta una serie di servizi che oggi continuano a
essere estranei all'offerta musicale tradizionale potrebbero
essere inclusi in un unico pacchetto di vendita, una tariffa flat
mensile che una buona parte di dowloaders, oggi illegali,
sarebbero, domani, disposti a pagare.
Gerd Leonhard suggerisce come per le etichette
discografiche sia utile cominciare a pensare come fornitori di
servizi e non più di soli contenuti: “vendere la bottiglia può
essere molto più profittevole del vino” e se le labels
cominceranno a pensare in questi termini si potrebbe iniziare a
scommettere su un aumento importante delle vendite.

“ Music is no longer a product but a


SERVICE. Music became a product with the advent of
59
Il riferimento è all'accordo stretto fra Universal, Sony BMG e Nokia,
che ha lanciato la proposta Comes with music, per la quale è previsto,
insieme all'acquisto del cellulare, un abbonamento che rende possibile il
download di brani in quantità limitata e protetti da DRM.

74
Scenari del settore fonografico

recording (records, tapes, CDs) and the formation of an


industry that quickly figured out that selling the bottle
can make more a lot more money than only selling the
wine. For the future, think of a 'record label' as a 'music
utility company'.”
Gerd Leonhard60

Se le etichette discografiche saranno in grado di


implementare un buon rapporto con gli ascoltatori, attraverso
l'offerta di servizi adeguati e la realizzazione di un dialogo
sempre più stretto con gli stessi, gli obiettivi di business
saranno raggiunti e il profitto non andrà perduto. Ma questo
futuro è realizzabile per il mondo indipendente, quello delle
piccole labels, che da sole sono in grado di costruire nicchie di
pubblico altamente fidelizzate. Allo stesso modo lo è per i
singoli artisti autoprodotti, quando sono in grado di
conquistarsi una comunità di fan che voglia supportarli.
A chi sostiene che oggi chi ascolta musica non sia più
disposto a pagarla, Kevin Kelly risponde come al contrario
esso voglia contribuire al successo dei suoi artisti e che per
questo sia indubbiamente disposto a spendere:

“Audiences WANT to pay creators.


Fans like to reward artists, musicians, authors and the
like with the tokens of their appreciation, because it
allows them to connect. But they will only pay if it is
very easy to do, a reasonable amount, and they feel
certain the money will directly benefit the creators.
Radiohead's recent high-profile experiment in letting
fans pay them whatever they wished for a free copy is
60
http://www.mediafuturist.com/2004/09/8-predictions-f.html

75
-s-

an excellent illustration of the power of patronage. The


elusive, intangible connection that flows between
appreciative fans and the artist is worth something.61”
Kevin Kelly

Le modalità di pagamento tradizionali sono ormai


obsolete. Finché le labels continueranno a proporsi come hanno
fatto finora, le persone continueranno ad aggirarle ed esse
perderanno importanti possibilità di profitto. Il legame col
pubblico deve essere rafforzato e ciò diventa possibile quando i
canali di comunicazione con gli artisti si moltiplicano e
diventano più diretti. Sulla incentivazione di tali servizi e sui
“valori generativi” l'industria musicale potrebbe trovare un
nuovo punto di forza e la proposta più adatta per utilizzare un
simile modello di business sarebbe esattamente quella della
flat-rate, un abbonamento che potrebbe risultare più agevole
per gli utenti nell'attuale congiuntura.

2.2.3. Terza fotografia.


Futuro indipendente.

“The music business is not just four companies, and


indie music's market share is now approaching one-
third... and it's growing. Indies have also been more
open, historically, to experiments such as selling music
without DRM. If the major labels take more than a
decade to turn the ship around, they risk running a
61
Tratto dal celebre articolo “Better then free”:
http://www.kk.org/thetechnium/archives/2008/01/better_than_fre.php

76
Scenari del settore fonografico

ghost ship with little in its cargo hold but a valuable


back catalog. The indies could instead become the
place for fresh new music and even for established
artists who want more control”62.
Greg Scholl

Come abbiamo detto più volte, l'industria discografica


sta cambiando. Le majors tentano di non rimanere sopraffatte
dalla crisi, lanciandosi in joint-ventures con aziende attive in
altri comparti del mondo delle telecomunicazioni, forse
consapevoli della situazione di inarrestabile declino che il
comparto della musica registrata tradizionale serba per loro. Le
grandi dimensioni hanno comportato per queste aziende
guadagni ingenti nei periodi di crescita del settore fonografico,
ma il calo delle vendite dei dischi le sta portando oggi a un
crollo di profitti quasi inarrestabile.
Negli ultimi anni abbiamo anche assistito
all'interessante fenomeno della crescita delle etichette
discografiche indipendenti. Le ridotte dimensioni di queste
aziende consentono loro di risentire in maniera molto più lieve
della crisi; inoltre la domanda che esse soddisfano è molto più
rigida rispetto a quella del mondo del mainstream poiché le
persone che comprano musica indipendente sono spesso
appassionate e, come tali, legate da un rapporto di
fidelizzazione con gli artisti indipendenti.

62
Il pararere citato in questo post:
http://arstechnica.com/news.ars/post/20080226-music-exec-music-1-0-
is-dead.html , è di Greg Scholl, capo della label indipendente The
Ochard.

77
-s-

A testare la salute e la vivacità del settore indipendente


è stata l'ultima edizione del MEI, il Meeting delle etichette
indipendenti, che annualmente si svolge a Faenza in
collaborazione con Audiocoop, l'associazione che porta avanti
le istanze della scena indie in Italia. Seppur rappresentativo di
una parte che per molti è solo minoritaria delle indipendenti
italiane, l'affluenza registrata nel 2008, tra labels e musicisti, è
cresciuta notevolmente rispetto al passato.

“Niente crisi al MEI,


tutti i dati sono in crescita rispetto a quanto registrato
l’anno scorso: nonostante la pioggia, sono state piu'
dell'anno scorso le presenze tra la fiera di Faenza, il
Palazzo delle Esposizioni, Piazza del Popolo ,
Auditorium di Sant Umiltà e il Teatro Masini e tutti gli
altri spazi in cui si sono svolti gli eventi collaterali
come la Notte Light (in totale piu' di 30 mila le
presenze compresi club, ristoranti, bar, supermercati,
piscine, discoteche e altri che hanno fatto attività e
iniziative di ogni tipo, spalmate in piu' spazi).
Significativo il
numero sullo spazio occupato dalle strutture del MEI,
dai 10000 metri quadri dell’anno scorso si è passati
agli oltre 15000 metri quadri, grazie a un padiglione in
più, un tendone live in più e il Palazzo delle
Esposizioni che hanno visto in totale 400 esibizioni
live e 400 espositori e 150 tra incontri e convegni.63”
Guido Rolando

63
http://rockinroad.blogosfere.it/2008/12/al-mei-la-musica-sta-bene-
ledizione-2008-conferma-il-trend-di-crescita-degli-ultimi-anni.html

78
Scenari del settore fonografico

Oggi le independent labels costituiscono una fetta


importante dell'intera industria musicale. Anche per questo
motivo, nonostante i loro volumi di vendite siano infinitamente
minori rispetto alle quote di mercato detenute dalle majors,
anche queste sono rappresentate da associazioni che operano
per garantirne la visibilità e per promuoverle ai livelli
nazionale e internazionale.64

Queste piccole società, con cataloghi relativamente


limitati di album al seguito, si sono fatte portavoce di nuovi
approcci alla gestione artistica e hanno saputo sfruttare in
maniera spesso produttiva un mercato che si apprestava ad
accogliere artisti sempre più di nicchia. Le etichette
indipendenti hanno conosciuto negli ultimi anni un periodo di
grande visibilità, grazie sia alla congiuntura del mercato che
alle ventate di innovazione che in un gran numero di occasioni
hanno saputo apportare.
È bene sottolineare anticipatamente come la discografia
indipendente oggi si configuri come un caleidoscopico
universo di realtà anche profondamente diverse tra loro, non
uniformi o omologate in medesime filosofie di produzione
musicale. Ci sono indies più grandi o con più esperienza, che si
comportano come piccole majors rispetto ad altre, neonate
etichette, che spesso da sole non riescono a far fronte ai
problemi di distribuzione, e firmano licenze affidando tali
64
Oltre alla realtà a noi più vicina, l'italiana Audiocoop, oltre all'AIM,
Association of independent music nel Regno Unito,
segnaliamo qui l'IMPALA, associazione no-profit attiva in campo
internazionale a rapprentanza di oltre 4000 etichette indipendenti sin dal
2000.

79
-s-

compiti alle aziende più importanti. Ci sono etichette che


operano alla maniera tradizionale e netlabels che producono,
distribuiscono, pubblicizzano solo musica online con licenza
Creative Commons. Le indipendenti si differenziano per
dimensioni, filosofia di produzione, modalità di
pubblicizzazione degli artisti; un'infinità di caratteristiche che
rendono praticamente impossibile tracciarne una descrizione
sommaria e definitiva. Lo stesso attributo “indipendente” crea
spesso non pochi problemi nella definizione di un'etichetta.

“Quando si parla di
musica indipendente si dovrebbero fare dei distinguo.
Indipendente da cosa: dalle multinazionali del disco o
dall'andamento del mercato? Analizzando bene, visto
che i supporti vengono comunque prodotti dai grandi
trust, oggi non esiste l'indipendenza dalle
multinazionali del disco, a meno che un musicista non
decida di fare solo dei concerti senza registrare nulla.
Diverso è il discorso sull'indipendenza dall'andamento
del mercato...65”66
Etero Genio

Quando le piccole labels sono indipendenti rispetto


all'andamento del mercato pubblicano album che abitualmente
non sarebbero destinati a riscuotere il successo nel grande
pubblico. Esse sono più libere di muoversi nel settore della
sperimentazione e, spesso, è questa qualità che porta queste

65
http://www.sinewaves.it/e-sperimentazione.htm
66
Per un'analisi più approfondita del concetto di indipendente rinviamo il
lettore alla lettura di Keith Negus (1992) Producing Pop.

80
Scenari del settore fonografico

etichette ad apportare soluzioni innovative nella gestione della


produzione musicale.

Nell'introduzione accennavamo a quanto il mondo della


musica elettronica sperimentale abbia apportato cambiamenti
spesso all'avanguardia nel settore della discografia. Proprio in
quest'ambiente, numerose piccole etichette indipendenti già
negli anni '90 sperimentavano soluzioni creative per la
distribuzione di musica online. La musica elettronica si è
definita attraverso il suo formato e, forse proprio per sua
natura, è stata profondamente sensibile alle nuove modalità di
diffusione dei brani, libera, in digitale. All'interno della piccolo
settore indipendente ha avuto modo di svilupparsi una filosofia
più slegata dagli asset delle grandi economie di scala, anche
per quanto riguarda la tutela legale del diritto d'autore. Le
netlabels, che oggi proliferano sotto l'egida delle licenze
Creative Commons, sono rappresentative di un modo diverso
di intendere la distribuzione dell'espressione artistica –
accessibile a tutti nonché da tutti modificabile – la quale è
molto vicina alle prospettive tracciate nel panorama
dell'industria culturale da Internet e dal Web 2.0, che state
descritte nei paragrafi precedenti.
Secondo la celebre teoria della Long Tail di Chris
Anderson67, previsioni a lungo termine vedrebbero la musica di
67
La teoria della Long Tail o della Coda lunga, fu pubblicata per la prima
volta nel 2004 su Wired. L'articolo, che alimentò numerosi dibattiti e
che negli anni successivi diventò da stimolo per l'applicazione di nuove
strategie di marketing, iniziava così:
“Forget squeezing millions from a few
megahits at the top of the charts. The future of entertainment is in

81
-s-

nicchia destinata a superare il settore del mainstream, quello


dei cosiddetti blockbusters, che realizzerebbero grandi volumi
di vendita solo nel breve termine, prima di essere
definitivamente sommersi. Perché ciò avvenga è però
necessario far leva su canali di distribuzione ampi e sviluppati,
di cui Internet e i suoi social-network sono appunto la perfetta
sintesi. La capillarità delle reti distributive, unita all'ampiezza
dell'offerta determinano congiuntamente un fenomeno di
parcellizzazione del mercato, dove tutti hanno uguali
possibilità di vendere e farsi conoscere, anche se davanti a una
platea ridotta di grandi appassionati. L'effetto della coda lunga
è garantito e amplificato dal meccanismo di funzionamento dei
social network.
Qualsiasi persona che si dedicasse all'ascolto di un
successo del momento e che volesse scoprire musica simile a
quella della sua hit potrebbe, attraverso last.fm - come con
qualsiasi altro portale che utilizzi il meccanismo del taste
sharing, attraverso tag68 - facilmente venire a conoscenza di un
artista non famoso. Ciò lo porterebbe ad approfondire la sua
conoscenza di artisti emergenti, a trovare musicisti ormai
dimenticati o, ancora, a scoprire band mai menzionate in
nessuna “storia della musica”. In una parola, all'interno di
questi portali si costruisce un gusto personale e lo si condivide
con la comunità degli utenti. Questa facilità di accesso ad

the millions of niche markets at the shallow end of the bitstream.”


http://www.wired.com/wired/archive/12.10/tail.html
68
Le tag sono le etichette, gli attributi con cui viene segnata la musica
ascoltata. Su last.fm è possibile ascoltare diverse radio che contengono
musica divisa per tag. In questo modo è possibile ascoltare artisti famosi
così come emergenti purché accomunati dallo stesso genere musicale.

82
Scenari del settore fonografico

archivi infiniti di musica giustificherebbe secondo Anderson


l'esistenza di migliaia comunità di fan attorno ad artisti di
qualsiasi genere, magari mai emersi nel mercato del
mainstream, che però sono riusciti a raccogliere nel lungo
periodo, grazie al canale di Internet, pubblici affezionati.

“...The front screen of Rhapsody features Britney


Spears, unsurprisingly. Next to the listings of her work
is a box of "similar artists." Among them is Pink. If you
click on that and are pleased with what you hear, you
may do the same for Pink's similar artists, which
include No Doubt. And on No Doubt's page, the list
includes a few "followers" and "influencers," the last of
which includes the Selecter, a 1980s ska band from
Coventry, England. In three clicks, Rhapsody may have
enticed a Britney Spears fan to try an album that can
hardly be found in a record store.
Rhapsody does this with a combination of human
editors and genre guides. But Netflix, where 60 percent
of rentals come from recommendations, and Amazon
do this with collaborative filtering, which uses the
browsing and purchasing patterns of users to guide
those who follow them ("Customers who bought this
also bought ..."). In each, the aim is the same: Use
recommendations to drive demand down the Long Tail.
This is the difference between push and pull, between
broadcast and personalized taste. Long Tail business
can treat consumers as individuals, offering mass
customization as an alternative to mass-market fare.69”
Chris Anderson
69
Tratto dall'articolo pubblicato su Wired nell'ottobre 2004:

83
-s-

L'ampiezza, la capillarità, la capienza pressoché infinita


della rete internet, nonché la snellezza con cui si ha accesso a
una molteplicità di ascolti consente una tale personalizzazione
dei contenuti musicali.

Illustration 5: The long tail

http://www.wired.com/wired/archive/12.10/tail.html?
pg=5&topic=tail&topic_set=

84
Scenari del settore fonografico

Il mercato sarebbe sempre più destinato alla


parcellizzazione e in tale configurazione le etichette
indipendenti sarebbero ben più avvantaggiate rispetto alle
majors nelle previsioni sul futuro del mercato fonografico.
L'industria di massa è in crisi e il futuro sarebbe nelle mani dei
piccoli produttori.

2.2.3.a. Indies. Da ieri a domani

Le etichette indipendenti sono vecchie come la storia


della musica pop, basti pensare che sia Billie Holiday che Elvis
Presley firmarono i loro primi contratti con etichette
indipendenti. Spesso però si usa rintracciare il periodo di
fioritura di una cultura indipendente a cavallo tra gli anni '70 e
'80, con l'esplosione del fenomeno do-it-yourself della cultura
punk. Lo scopo di esprimersi liberamente senza voler sottostare
alle influenze delle majors e a ciò che rappresentano, costituiva
per molte labels una vera e propria filosofia di produzione, che
in molti casi ha portato queste ultime a crescere e a sviluppare
attorno a sé delle prosperose scene alternative e underground.
Oggi di quel fenomeno che fu la rivoluzione culturale
del punk non si parla più così spesso, le etichette indipendenti
sono cresciute in numero e quantità, abbandonando in parte
quella concezione di auto-produzione nata quasi trent'anni fa,

85
-s-

la quale però non è andata perduta e si è spostata verso altri


lidi70. Come abbiamo detto in precedenza, le nuove tecnologie
e la rivoluzione digitale hanno infatti consentito il proliferare di
nuove culture di produzione, come quelle delle netlabels, un
oggetto che purtroppo è ancora sottovalutato nella nostra
penisola.
Le prime forme di netlabel sono nate quando Internet
cominciava a diffondersi, nei primi anni '9071, e ancora non
esisteva il formato standard mp3. La cultura di riferimento era
quella della musica elettronica e della techno in particolare, che
i primi produttori scambiavano fra loro in maniera gratuita
attraverso le prime reti BBS. L'idea era quella di scavalcare gli
step che le etichette tradizionali, indipendenti e non,
interponevano tra artisti e il loro pubblico.
Dalla produzione alla distribuzione, le netlabels
consentivano agli artisti di far conoscere la propria musica
immediatamente a tutti coloro che si collegavano in rete. La
musica di queste etichette doveva essere libera e gratuitamente
distribuita e gli album dovevano potersi scaricare insieme alle
copertine in formato jpeg, in modo che ognuno potesse
stamparsi la propria copia in casa. Questo spiega perché molto

70
Ecco ad esempio un sito che si propone come piattaforma internet per le
auto-produzioni: http://www.produzionidalbasso.com/index.php .
71
Una delle prime netlabels fu la Kosmic Free Music Foundation, attiva
sin dal 1990 con al seguito un gruppo di artisti provenienti per l'appunto,
da tutto il mondo:
http://en.wikipedia.org/wiki/Kosmic_Free_Music_Foundation
Il primo caso italiano fu invece la torinese Illogik, nata nel 1999 a
Torino: http://www.illogik.com/ .

86
Scenari del settore fonografico

spesso le licenze con cui oggi sono rilasciati i loro brani siano
Creative Commons.
Le netlabels hanno avuto modo di diffondersi nella rete,
attraverso il formato mp3 e al download. Oggi a essere prodotti
sono non più solamente artisti di musica elettronica. Anche se
il fulcro di questa cultura di produzione continuano a essere gli
artisti che operano nel campo della techno, dell'house o
minimal, la fonografia tradizionale si è andata inevitabilmente
congiungendo con queste realtà, in seguito alla naturale
evoluzione dei supporti e alla crisi della discografia ufficiale.

Oggi si pensa che il panorama netaudio si aggiri attorno


al migliaio di etichette, un numero molto alto, che raccoglie

87
-s-

attorno a sé grandi numeri di appassionati ascoltatori e


produttori72.
In una situazione come quella attuale, dove l'eccesso di
musica distribuita comporta paradossalmente un gap
conoscitivo sull'intero panorama musicale esistente, l'auto-
produzione e l'autonoma distribuzione in internet in sé potrebbe
non essere sufficiente a un artista per raggiungere il proprio
pubblico.

“Se da un lato è vero che la netlabel music merita molta


pazienza e molta attenzione per essere apprezzata fino
in fondo e per scremare la merda dalle perle, dall’altro
è davvero inumano pensare di poter avere il tempo per
prestare la dovuta attenzione a tutto il materiale audio
disponibile. Uno dovrebbe fare solo quello nella vita
per qualche anno e forse neanche ci riuscirebbe, visto
che nascono netlabels in continuazione, rendendo
necessario un lavoro di ricerca, download e ascolto
continuo nel tempo. Io stesso, pur dedicandoci
parecchie ore da svariati anni, ancora posseggo solo il
40% circa di tutta la musica netaudio disponibile per il
download (in particolare, ho l’intero catalogo di circa
240 netlabel su più di 600 che dicono ci siano in Rete..
600 netlabels!!). Fortunatamente, quello che rende
coerente l’intera scena è la distribuzione degli ep e
degli album in cataloghi, ovvero in monoblocchi
compatti e univoci, che rende più facile il tutto. Se
ogni release fosse distribuita a sè stante, su un sito

72
Ovviamente la musica diffusa dalle letlabel non è confinata allo spazio
del web. In Europa si organizzano importanti contest di netaudio, tutti
ispirati a una filosofia della libera condivisione e diffusione della
musica.

88
Scenari del settore fonografico

personale etc, piuttosto che in un catalogo.. beh


ragazzi, penso non starei neanche qui a parlarne ma
avrei abbandonato “l’impresa” da un pezzo73”.

Sono diverse anche le persone che sostengono come la


presenza di mediatori come canali webradio, blog, etichette
indipendenti, sia preminente quanto mai prima d'ora.
Nonostante la loro ampissima quantità e diffusione,
spesso le labels indipendenti costituiscono il “marchio di
qualità dell'artista”, rappresentano per gli ascoltatori una scena
musicale, una scelta di campo nel settore discografico, o una
identità che porta con sé la fidelizzazione e spesso un legame a
lungo termine con il pubblico. Grazie al loro lavoro,
soprattutto, si impedisce all'artista che propone la sua musica,
di disperdersi nel mare magnum del web.

“Basically, creating a net label is a new form of


qualifying the music [...] There are so much talented
persons and creative musicians worldwide these days
that the standard music industry can’t handle all of
them, so part of them always supposed to be freely
released. [...] It’s just an example of the new musical
culture, it shows how the “worldwide brain” grows via
Internet [...]”
(Arturs Pavlovskis and Mr. Prolix, founders of the
based out of Riga, LaTVia netlabel INQB8R)”74

Il futuro della musica digitale, per gli artisti emergenti


potrebbe trovarsi nelle netlabels dove la musica prodotta
73
http://eldino.wordpress.com/2008/02/
74
Ibidem.

89
-s-

potrebbe trovare un modo per essere qualificata. Oltretutto la


discografia ufficiale non è abbastanza capiente per raccogliere
tutto ciò che in Internet trova spazio attraverso il netaudio.

“L'industria musicale tradizionale non è in grado di


gestire tutti questi possibili nuovi talenti, di
conseguenza una parte di questi pubblica le proprie
produzioni discografiche in formato digitale e
gratuito: questa è realtà.”
Eniac75

Ma soprattutto nel web le piccole indies troverebbero


un modo per superare il problema dei costi, che i canali
tradizionali richiedono in misura ingente. Tali costi sono di
fatto insostenibili per un etichetta minore, per la quale i canali
di accesso alle reti distributive e a quelle promozionali sono
inevitabilmente vincolati da accordi con le case discografiche
maggiori, che ne posseggono il controllo.
Affacciarsi alle potenzialità della rete comporta quindi
per molte indipendenti un consistente abbattimento dei costi,
ma rappresenta anche il rischio della dispersione. Le neltlabels
devono quindi concentrare il proprio lavoro sulla selezione
degli artisti prodotti.

“ Le netlabels sono un
po’ come dei djs: effettuano una “selection”, e spetta a
noi ascoltatori premiare quelli di loro che immettono e
trasmettono cultura con il proprio lavoro, e declassare
chi invece non ha ben chiaro, per ignoranza o per
75
http://www.nettare.org/content/accenni-%E2%80%9Cstorici
%E2%80%9D-sul-fenomeno-netlabel-e-considerazioni-sul-tema .

90
Scenari del settore fonografico

abitudine, che selezionare un qualcosa significa


apporre un filtro sul bacino di provenienza, significa
incanalare il contenuto di un grande lago vulcanico in
un canale stretto e rigido, e non semplicemente
trasbordarlo in un altrettanto grande bacino. Pubblicare
musica su una netlabel, da parte del gestore, deve
sempre di più far rima con “scelta”, ovvero saper dire
di no agli artisti poco talentuosi, che comunque,
nell’era del Web 2.0 e di Rapidshare & similia, non
avranno problemi, SE PROPRIO CI TENGONO, a
trovare un posto virtuale su cui spiattellare le loro
“unreleased tracks” da linkare successivamente sul
proprio blog, for fans or masochists only.76”
eldino

Ci sembra che le spese risparmiate lavorando su una


piattaforma web debbano a ragione essere investite in progetti
di promozione sui canali informativi tradizionali, come riviste
o radio specializzate – anche sul web – che svolgono il ruolo
sempre più necessario di selezione e indirizzamento ragionato
all'ascolto. Uscire “fuori dalla rete” è uno dei passi necessari
che una netlabel deve compiere con i suoi artisti perché si
affermino, ma è anche uno degli ostacoli maggiori che si trova
a dover affrontare.
Di questa problematica, e dell'approccio dei produttori
discografici ai nuovo scenari del settore fonografico si parlerà
più diffusamente nel prossimo capitolo.

76
http://eldino.wordpress.com/2008/02/17/it-eldino-citato-nella-puntata-
18-della-trasmissione-radiofonica-walkman/

91
-s-

92
Scenari del settore fonografico

Capitolo 3

Dagli esperti alle labels, le politiche dei produttori.

Finora abbiamo offerto una panoramica almeno in parte


rappresentativa di alcune delle più discusse ipotesi sul futuro
della musica registrata. Abbiamo visto come il protagonista
assoluto di tutte le previsioni, siano esse a medio o a lungo
termine, sia Internet e la musica in formato digitale.
Mentre scriviamo questo capitolo, nella rete si discute
su questioni che in questo lavoro non hanno avuto modo di
essere adeguatamente trattate. Le conseguenze che comporterà
la diffusione dei brani musicali su supporti trasportabili come i
telefoni cellulari di ultima generazione – gli I-Phone – e
l'influenza che un'innovazione tecnologica di tale portata sia
destinata a portare per l'intero mercato musicale; la diffusione
di nuove licenze per la tutela del diritto d'autore sui brani che
verranno diffusi in streaming; il dilagante fenomeno dei
videoclip su youtube e il loro modo di influenzare le abitudini
degli ascoltatori. Lo shift, lo spostamento che si sta realizzando
nelle modalità di ascolto della musica, si ripercuote
necessariamente nei modelli business che le labels sono
orientate a seguire.

93
-s-

Abbiamo scattato tre fotografie cercando di non lasciare


inespresse le previsioni che in maniera più preminente sono
diventate argomento dei blog.
Il lavoro prosegue in questo terzo capitolo con due
interviste fatte a due esponenti del settore della musica
indipendente italiana. Fabrizio Brocchieri e Fabio Battistetti.
Fabrizio Brocchieri, in arte Cinico, è il responsabile
dell'etichetta discografica Cinico Disincanto, che nel 2008 è
assurta agli onori della cronaca per aver vinto il premio di
migliore etichetta indipendente italiana al MEI di Faenza.
Appartiene al comitato direttivo di Audiocoop, associazione di
produttori e discografici indipendenti italiani, è Tour Manager
e ha esperienze sia nel mondo radiofonico che televisivo.
Fabio Battistetti è stato intervistato sotto la duplice
veste di rappresentante di Nettare, la prima, giovanissima,
community di netlabels italiana e come responsabile a sua volta
della netlabel di musica elettronica Chew-Z. È musicista,
conduttore di un programma radiofonico, 77 gestisce una sua
webzine78 e collabora con riviste di arte e musica.

77
Walkman, programma che si occupa di musica elettronica e di netabel.
È trasmesso dalle frequenze di radio Flash, 97.6 Mhz in fm a
Torino e provincia, in streaming al link http://www.radioflash.to/ e in
podcast al link http://walkman-podcast.blogspot.com .
78
www.laminifanzine.it .

94
Scenari del settore fonografico

3.1. La cultura di produzione nella scelta degli


intervistati.

La scelta di concludere il nostro lavoro con delle


interviste a due esponenti della musica indipendente italiana
ha il preciso scopo di verificare se le prospettive da noi
visionate in internet e concentrate all'interno dei nostri tre scatti
siano o meno lontane dall'effettivo modo di fare musica in
Italia.
Se esiste una sperequazione tra le nuove abitudini di
consumo, le nuove tecnologie introdotte nel mercato e i
modelli di business seguiti dalle etichette indipendenti, è di
nostro interesse sapere con quali mezzi sia necessario
misurarla, quali presupposti comportino per le labels l'utilizzo
di determinati modelli di produzione piuttosto che altri.
Le scelte che stanno dietro le strategie di marketing e
dietro la gestione degli artisti, spesso derivano da una precisa
cultura di produzione posseduta dall'etichetta, da un'idea del
proprio ruolo operativo all'interno del mercato. E questa stessa
cultura è influenzata da diversi fattori, politici, geografici,
tecnologici. Il contesto e le dinamiche ambientali esercitano
un'influenza sulle modalità di produzione della musica
popolare79. Così il panorama della musica indipendente italiana
ha tutte le sue particolarità rispetto alle realtà d'oltralpe. A loro
volta, le etichette esercitano la loro influenza sulla musica che
distribuiscono. Gli artisti ne sono condizionati nella misura in
79
Negus K. (1992) Producing pop , Hodder Arnold, New York.

95
-s-

cui la cultura della label entra a far parte del processo di


produzione e promozione dei loro album. L'aspetto interessante
della nostra ricerca sta quindi nel tentativo di fare emergere,
attraverso le posizioni prese dai producers riguardo le
prospettive del mercato musicale, le idee e le convinzioni che
influenzano le loro decisioni nel team con cui operano.
La scelta dei nostri intervistati è da ritenersi casuale
solo in parte, perché ognuno dei due produttori con cui
abbiamo parlato riveste un ruolo significativo nel panorama
della musica indipendente italiana.
Abbiamo già accennato a come il settore delle indies sia
caratterizzato da tante e tali differenze al suo interno, che non
sia possibile in alcun modo parlarne con termini generalizzanti.
Anche per questo motivo, lo scopo prefissato è quello di
discutere con due etichette che si distinguono per una
molteplicità di aspetti e che quindi rappresentano voci diverse
del panorama musicale nazionale.
I fattori che fanno del mondo di Nettare e della Cinico
Disincanto due realtà molto diverse risiedono in primis nel
modo di operare.
Cinico Disincanto funziona come un'azienda
discografica tradizionale, suddivisa in dipartimenti gestiti da
professionisti del settore. Cura l'artista dal momento della
registrazione dell'album a quello della promozione, fino alla
durata del contratto (pp 26 – 3080).
Gli artisti che pubblicano i propri lavori per CD81 sono
seguiti da una label che gestisce per loro tutte le fasi della

80
Paragrafo dal titolo: Filiera tradizionale e sintomi di cambiamento
81
Da questo momento da leggersi come Cinico Disincanto.

96
Scenari del settore fonografico

filiera produttiva e distributiva del prodotto musicale.


L'etichetta produce dischi ma partecipa anche a festival,
manifesta la sua presenza nel territorio, costruisce e diffonde la
propria immagine attraverso una molteplicità di canali, più o
meno tradizionali. L'attività di una casa discografica che lavora
in questo modo è spesso vincolata dagli alti costi che le varie
fasi della filiera comportano. I margini di guadagno, che per
una piccola indipendente sono pressoché nulli, unitamente allo
stato di sudditanza verso le major, soprattutto per le risorse
distributive, ostacolano la crescita delle piccole aziende, le
quali continuano ad andare avanti spesso spinte solamente dalla
passione.
Per Nettare e Chew-Z i parametri descrittivi da
utilizzare sono nettamente divergenti da quelli appena citati.
Se Simon Frith, sociologo della musica, individua il
carattere distintivo della musica popular nel suo attributo
commerciale: “Il contrasto tra musica-come-espressione e
musica-come-merce definisce l’esperienza della musica pop
del ventesimo secolo82”, in una netlabel i meccanismi di
produzione e consumo tipici della musica popular83 sono più
evanescenti. La caratteristica della gratuità della musica da essa
diffusa potrebbe rendere l'utilizzo di tali parole, produzione e
consumo, non più così facile o scontato.
La formula originaria della netlabel, quella figlia della
musica elettronica, nacque con l'obiettivo di liberare la musica
82
Simon Frith, (1987), Art into Pop, Taylor & Francis
83
Sul significato dell'attributo popular musicologi e sociologi della musica
hanno portato avanti numerosi dibattiti. Per una spiegazione più chiara
rimandiamo alla trattazione di Middleton, Studiare la popular music,
Feltrinelli 2007.

97
-s-

dal suo attributo di merce e di cominciare a pensare la stessa al


di là dei cardini tradizionali della produzione e del consumo.
Sui canali web il processo di produzione aveva modo di essere
sostituito dalla libera espressione dell'artista, il consumo si
poteva effettivamente tradurre in ascolto aperto e condiviso.
Espressione e ascolto sono processi istantanei nel
netaudio, in quanto, non appena i brani vengono caricati sulla
piattaforma utilizzata dall'etichetta, possono essere subito
ascoltati e commentati dall'utente che si collega sul sito. Una
tale versione semplice, immediata e dialogante dell'ascolto
musicale è possibile soltanto in una dimensione connessa come
quella che si realizza in rete.
La riproposizione di tali dinamiche nella sfera delle
etichette discografiche tradizionali è stata fino a qualche anno
fa impensabile. Solo da poco tempo è possibile ascoltare
anteprime in streaming dei brani dalle pagine web di alcune
etichette discografiche.
Questa caratteristica, che è propria delle netlabels, si
pone in stretta correlazione con i cambiamenti che stanno
interessando la musica su formato digitale. Per questa
particolare sensibilità al mondo della rete e alle modalità di
ascolto della musica si internet, quindi non solo per il
particolare contesto culturale in cui esse si sono sviluppate,
pensiamo che interrogare l'esponente di una netlabel – ancor
più se curatore della prima community italiana – possa dare il
giusto contributo alla nostra indagine.

98
Scenari del settore fonografico

3.2. Cinico Disincanto

Il futuro c'è.
Per una sola ragione.
Che la musica non si ferma.
(Cinico)

Fabrizio Brocchieri è il label manager di Cinico


Disincanto, etichetta discografica romana, nata nel 2000 e con
una solida esperienza alle spalle. Dal 2000 Cinico Disincanto
ha portato avanti diversi progetti, partecipato a manifestazioni
nazionali e vinto, nel novembre 2008, il premio per migliore
etichetta indipendente italiana al MEI di Faenza.
Il lavoro che Fabrizio Brocchieri, in arte Cinico,
conduce con il suo team è strutturato in maniera perlopiù
tradizionale. Dal Talent scouting alla produzione e promozione
degli artisti attraverso ufficio stampa, dal mastering alla
distribuzione dei supporti, il lavoro dell'etichetta si muove sulle
linee di una filiera che l'industria discografica segue da anni,
portando avanti anche progetti alternativi, sia
nell'organizzazione di eventi che con iniziative sul web.
Il riferimento è a CinicoDemoZone84 un blog che da
spazio alle band emergenti delle quali si pubblicano i demo, e a
musica da rottAmare, l'idea del baratto musicale nata nel
giugno 2008, per spingere chi fosse in possesso di cd “in
disuso” a rottamarli in cambio di album dell'etichetta.

84
http://www.demozone.it/ .

99
-s-

Nonostante il lavoro di questa label sia cominciato


quasi dieci anni fa – portando quella che era una piccola realtà
a crescere per fama ed importanza non solo nel panorama
regionale del Lazio ma anche in quello nazionale – il suo label
manager considera lo stato delle cose ancora in una fase di
sturt-up.

Illustration 6: logo di Cinico Disincanto

I cambiamenti che stanno interessando la struttura del mercato,


costringono l'intera organizzazione dell'azienda discografica ad
adattarsi all'attuale congiuntura con idee nuove, pur
mantenendo il classico approccio alla produzione musicale.
Le problematiche analizzate nel secondo capitolo e
riproposte nel corso della nostra intervista a Fabrizio
Brocchieri – tenutasi presso lo studio di Cinico Disincanto a

100
Scenari del settore fonografico

Roma – si sono rivelate in una veste per certi versi molto


diversa da come sono state da noi trattate.
L'approccio al problema del formato digitale, della
distribuzione della musica nel web, assume, attraverso le parole
di una label come CD, delle caratteristiche del tutto particolari,
pone problemi, crea divergenze e attriti con l'assetto che si è
configurato. Tali problematiche sono connesse a un approccio
che ritiene importante proteggere la figura del musicista quale
essa era prima del digitale e della banda larga85.
Una figura che può pensare di vivere, in stretto rapporto
con la sua casa discografica, esclusivamente della sua arte; e
questo sia grazie alle vendite dei dischi, sia grazie ai proventi
derivati dal diritto d'autore. Una figura che trova nella musica
la sua unica fonte di reddito. Ma il crollo delle vendite dei cd e
il dilagare dello sharing sul web hanno messo in crisi tale
concezione, mettendo in atto una serie di problemi per chi,
come Brocchieri e la sua label, vorrebbe recuperarla e
difenderla.
Le considerazioni fatte da Fabrizio Brocchieri ci
portano a supporre che, come Cinico Disincanto, tutta una fetta
del panorama indipendente italiano stia incontrando non poche
difficoltà a trovare l'approccio giusto, più efficace
nell'affrontare le trasformazioni che hanno interessato la
musica in quest'ultimo decennio.
Ciò nonostante abbiamo avuto la sensazione –
dimostrata anche dai riconoscimenti ottenuti, dal numero di
produzioni e di progetti portati avanti nell'ultimo anno – di
trovarci davanti a un'etichetta in crescita.
85
Vedi introduzione.

101
-s-

Consapevole di operare in un mercato, come quello


italiano, dove esistono molte possibilità non colte dalle
etichette indipendenti, e in grado di realizzare progetti
attraverso sinergie con etichette discografiche ed enti operanti
in tutto il territorio nazionale, Brocchieri ritiene che nonostante
le difficoltà, ci siano dei forti margini per la crescita della sua
label.

Illustration 7: dalla pagina myspace di Chiazzetta


il punkautore, prodotto da CD
www.myspace.com/chiazzettaelasuaband

Oltre a essere produttore discografico di CD, Fabrizio


Brocchieri fa anche parte del comitato direttivo di Audiocoop,
l'associazione di categoria delle etichette indipendenti. Le linee
operative seguite dalla sua etichetta derivano quindi anche da
una conoscenza dei meccanismi e delle problematiche che
caratterizzano l'industria musicale italiana.

102
Scenari del settore fonografico

Il leitmotiv della filosofia di Cinico Disincanto si fonda


sull'idea che per crescere sia necessario far leva sulle sinergie
tra case discografiche – indipendenti e non – su accordi con le
istituzioni e con le agenzie di collecting, sui contatti con tutti i
mezzi di comunicazione. È un idea che vede nella
collaborazione fra tutti i soggetti attivi nel settore della musica
la risoluzione dei problemi ad essa connessi, dalla lotta alla
pirateria al rapporto con le majors, alla figura dell'artista.

3.3. Nettare e Chew-z

Mi piace pensare alla musica come ad un cibo per la mente,


e questo dovrebbe essere di prima scelta.
(Eniac)

Fabio Battistetti, in arte Eniac, è responsabile di vari


progetti nell'ambito della musica elettronica. È musicista e
gestisce, insieme a Daniele Pagliero, la netlabel Chew-Z86.
Come abbiamo anticipato, svolge anche le attività di dj
radiofonico per Radio Flash con la sua trasmissione Walkman,
di giornalista nella sua webzine La Mini e nelle collaborazioni
con alcuni magazines, in particolare Exibart, Zero11 e Rumore.
È uno degli ideatori del progetto Nettare87, la prima
community di netlabels in Italia. La piattaforma, ovviamente
online, è nata solo pochi mesi fa. Appena a dicembre è stata
86
Label nata nel 2006 e attiva nel mondo dell'elettronica sperimentale.
http://www.chewz.net/
87
www.nettare.org .

103
-s-

pubblicata la prima release88, una compilation di 20 brani, uno


per ognuna delle 20 netlabels afferenti alla community.
Nell'ultima parte del secondo capitolo si rifletteva
riguardo a come il panorama delle netlabel stia recentemente
suscitando l'interesse della discografia tradizionale. La
praticità, i costi di distribuzione e gestione, praticamente nulli,
il legame diretto con la rete degli ascoltatori, le potenzialità di
diffusione dei progetti attraverso la rete e, non ultima, la crisi
della discografia stanno incentivando lo spostamento di molte
realtà indipendenti sul web.
Il fenomeno del Netaudio è nato con un approccio
critico al sistema della discografia tradizionale e, come già
detto, le sue origini risiedono nell'etica del do-it-yourself. Oggi
le forme di produzione del netaudio si ibridano anche con
l'influenza della discografia tradizionale che si è affacciata a
questo mondo. Inoltre, se alla nascita delle etichette sul web il
sistema del social networking esisteva ancora allo stato
embrionale, oggi con le potenzialità offerte da questa realtà si
cerca di stabilire nuovi modelli di azione cooperativa tra varie
etichette musicali online.
La caratteristica innovativa di Nettare risiede nel
tentativo di ovviare al problema della dispersione della musica
prodotta sul web, costituendosi come aggregatore di netlabels

88
La musica prodotta da una netlabel, quando viene distribuita si chiama
release, letteralmente rilascio, resa disponibile. I brani vengono caricati sul
sito e da esso e resi direttamente disponibili in streaming o per il download.
Per l'ampio numero di release e di etichette esistenti si fa ampio utilizzo del
sistema dei feed-rss attraverso i quali è possibile seguire con costanza tutto
ciò che viene pubblicato per ogni netlabel.

104
Scenari del settore fonografico

che provengono da tutta la penisola, oltre che come punto di


riferimento per ascoltatori e interessati.

Illustration 8: logo di nettare:


www.nettare.org

Come dice Fabio Battistetti, il primo obiettivo che si


pone questo network è quello di “divenire uno strumento di
supporto e cooperazione per le Netlabel italiane in modo da
evolvere il Netaudio da fenomeno della “Rete” a realtà
concreta per la produzione e distribuzione musicale”. La
necessità di tradurre la produzione musicale sul web “in realtà,
analogica” concreta diventa un fattore di primaria importanza
per portare il fenomeno delle etichette nate sul web nel mondo

105
-s-

della fonografia “ufficiale”. È un riconoscimento che ancora


manca alle netlabels, non tanto perché la musica da esse
distribuita manchi di qualità, quanto per la loro numerosità e
insieme difficoltà a raggiungere i canali di comunicazione
ufficiali.
Non a caso il secondo obiettivo di questo progetto si
sviluppa come necessità divulgativa, perché, leggiamo sempre
dalle parole di Battistetti, “è giunto il tempo che gli ascoltatori
intendano che scaricare musica da Internet non significa
soltanto file-sharing, Peer To Peer ed “illegalità”, perché le
Netlabel distribuiscono produzioni musicali in download
gratuito con licenza Creative Commons e con una certa qualità
sonora”. Affermare l'idea che la musica rilasciata in releases
gratuite in formato digitale sia musica di qualità da ricercare e
scaricare – liberamente – è uno degli scogli che questo progetto
intende superare, in qualità di “organo informativo del
network”.
La nostra intervista a Fabio Battistetti è avvenuta via
mail, come a confermare l'ambiente più familiare in cui si trova
a lavorare un professionista del netaudio.
Dalle sue valutazioni è emerso un profondo interesse
per le implicazioni che il mutato scenario della discografia
porterà nel mondo delle etichette e in particolare a quelle sul
web. Una sensibilità che traspare anche dalle riflessioni
pubblicate sul sito di Nettare e portate avanti nella sua
trasmissione radiofonica a scopo divulgativo, Walkman.
Le parole di Battistetti ci portano anche a riflettere su
come la volontà di intervenire su più fronti da parte delle

106
Scenari del settore fonografico

netlabel al fine di diffondere la musica rilasciata con copyleft89,


anche attraverso i canali fisici tradizionali, a una più vasta
platea di ascoltatori sia ferma, ma pur sempre nettamente
divergente dal mondo della discografia tradizionale, gestito
dalle major.
I modelli di business verso cui l'industria si sta
dirigendo suscitano l'interesse di queste realtà “in formato
digitale”, spingendole a pensare per il futuro a una più intensa
collaborazione col mondo delle indies tradizionali, con cui si
vivono problematiche simili. Ma allo stesso tempo esiste una
netta linea di demarcazione tra esse e il mondo delle
multinazionali della musica.

89
Copyleft, è un'espressione nata in contrapposizione a quella di copyright.
Letteralmente significherebbe “diritto (esclusivo, di copia)
abbandonato” e si riferisce a un insieme di licenze, non legalamente
riconosciute, che consentono la libera riproduzione, e talvolta anche la
modifica, della propria opera, purché venga mantenuta l'attribuzione
della paternità dell'opera stessa. Tali tipo di licenze sono nate nel mondo
del software libero con GNU GPL ma sono diventate famose col
fenomeno Creative Commons, l'organizzazione che si occupa di
rilasciare licenze per la distribuzione libera di opere creative, dai libri
alle immagini, ai filmati e quindi, alla musica. Per una bibliografia
sull'argomento è possibile scaricare dal sito http://www.copyleft-italia.it/
i libri di Simone Aliprandi, Creative Commons: manuale operativo
(2008) e Capire il Copyright (2002), editi anche in versione cartacea il
primo per Stampa Alternativa, il secondo per Prima Ora.

107
-s-

La parola ai produttori

Di seguito ripercorreremo le fasi affrontate nel capitolo


precedente con le nostre tre fotografie, riportando il pensiero di
Fabrizio Brocchieri e di Fabio Battistetti in proposito.90

3.4. Prima fotografia. No more labels

Le case discografiche che continueranno a lavorare alla


maniera tradizionale, senza prendere in considerazione e, di
conseguenza, sfruttare le trasformazioni operate dal digitale,
saranno seriamente messe in crisi e probabilmente costrette a
scomparire. L'ipotesi secondo la quale la crisi del mercato del
disco metterà a repentaglio l'esistenza di coloro che non
vorranno adattarsi è di fatto confermata per entrambi da
concreti dati di fatto, ma, nonostante questo, sia per Brocchieri
che per Battistetti, ciò non determinerà la morte delle etichette
musicali.
Per entrambi è ben più probabile che le labels siano
portate a rivedere la propria struttura, anche in maniera
drastica, piuttosto che essere destinate a sparire del tutto.
Esistono alcune funzioni che solo le etichette discografiche,
attraverso le loro figure specializzate, sarebbero in grado di
svolgere:

90
Per comodità useremo delle abbreviazioni per indicare a chi si
riferiscono le parole citate: CD di Cinico Disincanto per Fabrizio
Brocchieri, N di Nettare per Fabio Battistetti, -s- per l'autrice.

108
Scenari del settore fonografico

CD: - Io non penso che siamo destinati a sparire [...]. Credo


che le etichette tradizionali siano destinate a trasformarsi,
multinazionali e indipendenti. E in parte noi lo stiamo già
facendo perché, come ti dicevo, siamo, parallelamente alla
nostra attività, anche fornitori di una serie di servizi che vanno
dalla distribuzione al booking, dal management alla
promozione. E li forniamo a pagamento agli artisti che
decidono di rivolgersi a noi per questi servizi qui, ma che
desiderano non entrare nel nostro catalogo. Però attenzione,
perché ci sono degli aspetti del lavoro che sono ignorati dagli
artisti stessi che nessun internet, nessuna auto-produzione ti
potranno mai sostituire.

N: - È un dato di fatto che debbono mutare (le etichette


discografiche, nda), molte lo hanno già fatto, ma credo non ci
sia ancora una coscienza comune al riguardo. E’ un passo
necessario e che gioverà anche alle etichette, ma credo ci
voglia ancora un po’ di tempo: molte labels chiuderanno, altre
si trasformeranno ma soprattutto nasceranno nuove identità.
[...]
Io credo che ci deve essere qualcuno, qualcosa in grado
dirigere a livello qualitativo “la marea di musica” che Internet
ha portato negli ultimi 10 anni; delineo questa figura in colui
che sceglie di produrre un disco, sia all’interno del contesto di
un’etichetta tradizionale che in una netlabel o in un ipotetico
blog.

Etichette tradizionali e netlabel operano in contesti


distanti fra loro e lavorano utilizzando strategie operative in

109
-s-

parte differenti. Entrambi i nostri intervistati delineano un


futuro con delle figure specializzate il cui compiti rimarranno
inevitabilmente centrali nella gestione dell'opera musicale. A
rimanere centrale e forse ad essere ulteriormente rafforzata sarà
la linea editoriale dell'etichetta:

CD: - Il lavoro editoriale è quello che porta il label manager


di un etichetta a gestire le edizioni di un artista e a gestirle in
maniera tale che io provo a metterti nella colonna sonora di
un film provo a metterti nella colonna sonora di uno spot
provo a farti fare passaggi TV. Non possiamo pensare che tutti
facciano tutto dal soli, è impensabile.[...]
Il mondo mainstream fine a se stesso secondo me non
ha un grandissimo futuro, ma non potrà essere soppiantato
interamente dalle auto-produzioni che si diffondono
utilizzando il web. Ci deve essere una via di mezzo che va
trovata perché comunque sia poi, nella maggior parte dei casi
il gruppo che affronta il mondo da solo non ha l'esperienza per
poterlo fare e quindi magari fa degli errori, spreca energie,
spreca risorse, quando potrebbe invece magari guidato,
ottimizzarle. Insomma riconosciamo a ognuno il proprio
ruolo: c'è chi sa scrivere delle canzoni e c'è chi sa
promuoverle, chi sa produrle.

Lasciare che la musica prodotta navighi in un un oceano


indefinito di auto-produzioni, prive di alcuna direzione e
qualificazione è impossibile per entrambi gli intervistati. Dal
punto di vista di Brocchieri è fondamentale garantire la
visibilità dell'artista sui canali tradizionali. Secondo Battistetti

110
Scenari del settore fonografico

il lavoro editoriale di un produttore servirebbe sia per


selezionare i lavori di qualità, sia per dare ad essi il giusto
valore, indirizzandoli attraverso i canali di comunicazione
accessibili agli ascoltatori:

N: - Individuo nelle etichette discografiche una figura che


resterà centrale, quella del direttore artistico [...] Per la mia
esperienza, ritengo sia una figura cardine, oggi e domani, nel
definire una linea editoriale che abbia come principio la
qualità musicale, perché è questa che alla fin fine paga,
soprattutto nell’ottica delle etichette discografiche che
avranno mantenuto questo status perché hanno definito un
proprio stile, delle caratteristiche ben determinate che
l’ascoltatore riconoscerà facilmente quando andrà a scegliere
i dischi. Una figura del genere deve stare al passo dei tempi e
dovrà assumere una mentalità che punta non solo alla musica
in senso stretto, ma che si confronta con i nuovi media e le
altre forme artistiche.

Per questo è forse da ipotizzarsi una parcellizzazione


del lavoro delle etichette, con un rafforzamento di alcune aree
del lavoro discografico piuttosto che altre, ma non una fine
toutcourt. Già da oggi Cinico Disincanto lavora anche
solamente come società di servizi a pagamento, che fornisce
singolarmente agli artisti, abbandonando così diverse fasi della
filiera tradizionale. E le etichette tradizionali sono anche
costrette a rivedere i loro rapporti con gli artisti dal punto di
vista legale:

111
-s-

CD: - Oggi le cose sono un po' cambiate, un po' per esigenza


economica di sopravvivenza e un po' perché gli stessi gruppi
stanno percorrendo strade diverse. Sempre più spesso noi ci
ritroviamo ad avere artisti che vengono da noi con il materiale
già finito.
Sono pochi i casi in cui arrivano delle band che ci
fanno ascoltare delle cose chitarra e voce con le quali c'è da
costruire un progetto. Molte volte arrivano con le idee già
chiare con un prodotto già finito. E a quel punto noi
diventiamo più fornitori di servizi. Sicuramente c'è un lavoro
di scouting che sta alla base di tutto, perché c'è un lavoro di
valutazione artistica su un progetto, che ci mette nella
condizione di decidere se si tratta di un progetto valido, su cui
investire o meno. E poi però saltiamo tutta la fase produttiva
prendiamo il master e quindi riprendiamo il percorso dal
mastering in poi, stampa del disco e spesso arrivano anche con
la grafica già fatta.[...] Non ti nascondo che noi stiamo
rivedendo i nostri contratti anche proprio in funzione della
scena cambiata e del contesto in cui ci muoviamo cambiato.

Fabrizio Brocchieri ha dimostrato con chiarezza


l'esperienza diretta che Cinico Disincanto sta vivendo. La
volontà non solo di sopravvivere, ma di crescere e portare
avanti il proprio progetto, sta portando l'etichetta a rivedere il
suo ruolo, a riposizionare la sua struttura rendendo più elastici i
compiti della filiera in ciascuna delle sue fasi. Per una etichetta
che produce musica in modo tradizionale la misura del
cambiamento è sentita in maniera ben più diretta di quanto non
lo sia per una netlabel. Gli stessi rapporti con i musicisti

112
Scenari del settore fonografico

costringono la casa discografica ad adeguare i propri mezzi alle


necessità degli artisti, a diventare per questo fornitori di servizi
come Gerd Leonhard sostiene.
Questo panorama però è estraneo alla realtà vissuta da
una netlabel. A questo punto la questione per Battistetti diventa
quasi etica:

N: - A mio modo di vedere, un venditore di servizi è ben


distante da un discografico, probabilmente avremo in
parallelo le due figure, ma l’ipotesi di vendita di servizi legati
alla musica mi sa di globalizzazione asettica: ho il dubbio che
si possa perdere il focus: creare e diffondere un bene culturale
che esprime e da emozioni. Il rischio di questa strada è che
favorisca la musica da sottofondo, ma non abbiamo già la
radio per questo? A livello di modello di business, le
affermazioni di Leonhard ci stanno [...], però ricordiamoci che
stiamo parlando di musica.

Saranno le majors, secondo Nettare, a evolvere il loro


rapporto con la musica come service-providers; le etichette
discografiche, quelle che si occupano di musica da scoprire e
diffondere, rimarranno estranee a tali dinamiche. Certamente
tale riflessione si deve alla natura in qualche modo “anti
economica” del suo lavoro in quanto netlabel. Ma ciò
nonostante è impossibile, anche per una label con una cultura
di produzione del suo tipo, non immaginare la concretezza
dell'evoluzione del ruolo del marketing nello sviluppo
dell'opera musicale.

113
-s-

N: - Le indies hanno subito il colpo ma chi è sopravvissuto ha


imparato quali siano i metodi vincenti per questo preciso
momento.

-s- : A cosa stai pensando?

N: - Acquisire le modalità nuove del marketing, aprirsi verso il


digitale e pubblicazioni online gratuite (a scopo
promozionale).

Le case discografiche quindi continueranno a esistere e


ad essere operative nel settore della produzione musicale.
Perché il ruolo da loro svolto è imprescindibile, soprattutto dal
punto di vista editoriale. Chi ascolta musica è indirizzato dal
lavoro di selezione artistica operato dalle labels, e gli artisti
hanno bisogno delle etichette per la gestione delle attività
promozionali, di booking, di accesso ai canali di
comunicazione più o meno tradizionali.
Questi ruoli sono imprescindibili e si manterranno,
anche se sicuramente la struttura organizzativa e la divisione
dei compiti dovrà adattarsi alle nuove necessità del mercato.

CD: - Non è sufficiente posizionarsi su Internet e dire “Esisto”


perché il mondo improvvisamente di accorga di te. E' vero che
ci sono i meccanismi del viral marketing e della promozione
sul web che ti consentono con una maggiore facilità di
diffondere un progetto e di farlo conoscere. Però che questo
diventi la regola generale per tutti e che quindi diventi la fetta
di maggioranza del mercato ci credo un po' poco. ...Sarebbe

114
Scenari del settore fonografico

una bella utopia, in realtà non è così, non può essere così. No.
Cioè metterebbe in discussione, significherebbe che crolla
tutto il castello ma non soltanto della musica, proprio della
gestione globale delle cose. Sarebbe bello che fosse sufficiente
il web per farsi conoscere dal mondo. In realtà non basta.

3.5. Seconda Fotografia.


Ad-supported e Flat-based music

Dalle nostre interviste è emerso come questi due scenari


siano valutati in maniera differente da Brocchieri e Battistetti.
Nel secondo capitolo abbiamo potuto vedere come già
il mondo della discografia si stia spostando verso panorami di
questo genere. I due produttori cominciano a misurare le loro
valutazioni con tali cambiamenti Lo stesso Brocchieri, nel
corso della discussione, accennava alla proposta Prefueled91,
per la distribuzione a basso costo di musica in formato digitale,
presentata al Popkomm92 di Berlino nel 2007.
L'approccio a simili prospettive di pagamento però,
diverge per i due producers sotto una molteplicità di aspetti,

91
Prefueled è una realtà già attiva in vari paesi nord-europei e in Sud
Africa, consistente nella distribuzione di file digitali (non solo musica,
ma anche immagini e video) attraverso distributori simili a quelli della
benzina, posizionati nei centri commerciali. Il basso costo dei files
sarebbe garantito da un sistema di pubblicità trasmesse dagli schermi di
questi distributori. www.prefueled.com .
92
Il Popkomm è un meeting internazionale per la musica indipendente che
si svolge ogni anno a Berlino.

115
-s-

motivati dalle diverse prassi operative adottate nel settore della


produzione musicale.
Mentre Chew-Z, l'etichetta di Fabio Battistetti, e,
insieme, tutte le netlabel della community di Nettare
distribuiscono musica in formato digitale gratuito (con licenza
copyleft), Cinico Disincanto pubblica le proprie produzioni su
supporto fisico, il cd. Per il primo, il download e lo sharing –
libero – dei brani costituiscono la natura stessa della
distribuzione musicale ma, per il secondo, tali pratiche
implicano tutte le problematiche legate alla sfera della tutela
del diritto d'autore che investono la discografia tradizionale.

Illustration 9: Intervista a Fabrizio Brocchieri – Cinico


Disincanto

L'idea che la musica in formato digitale debba essere


fruita quasi a costo zero dagli utenti, comporta, dal punto di

116
Scenari del settore fonografico

vista di Cinico Disinincanto, tutta una serie di problematiche


conesse al valore dell'opera musicale. Dietro la produzione di
ogni singolo brano c'è un lavoro che troppo spesso non viene
neanche preso in considerazione da chi scarica musica. Questo
lavoro deve essere ricompensato con l'acquisto degli album,
perché è con questo che l'artista viene messo nelle condizioni
economiche di continuare a suonare e a produrre le sue opere.
E pubblicità e abbonamenti non sono costituiti per dare
il giusto valore alla produzione artistica.
La prospettiva per cui la musica online debba tendere
sempre più alla gratuità investe quindi problematiche
riguardanti la vita dei musicisti e la possibilità che vengono
date loro di vivere o meno della loro arte.

CD: - Quindi, chi se ne frega, io la musica la scarico, vai a


quel paese te e chi pensava di mangiarci su. Ma non è così. La
musica ha un suo valore. Altrimenti arriva il giorno che nessun
artista produrrà più niente perché non avrà più le risorse
economiche, non avrà più il tempo per mettersi a comporre.

E' innegabile come la figura del musicista toutcourt


oggi sia di fatto in crisi, per questo, cercare di guadagnare sulla
gratuità della sua opera (attraverso lo sfruttamento dei valori
generativi93) per Fabrizio Brocchieri non è, e non deve essere,
la soluzione.

CD: - Io non credo che la musica debba essere diffusa


gratuitamente, e soprattutto che si debba ripagare con altre
93
Vedi p.70 e Seconda fotografia al cap. 2.

117
-s-

cose. No. È una cosa che proprio non mi piace


concettualmente. Poi magari finirà così, però secondo me no.
[...]
La gente, soprattutto le nuove generazioni fanno fatica
a concepire la musica come un bene da pagare perché sono
talmente tanto abituate ad averla addosso che è come l'aria.

Il download è una pratica reiterata e diffusa. Abbiamo


visto come sia molto difficile e complicato contrastare questo
fenomeno. Di fatto le tariffe flat e i sistemi di advertisement
sono stati una risposta della discografia a questo problema.
Ma per Brocchieri c'è un problema di fondo nella
questione del download, quello illegale, che non è stato risolto
nel modo più giusto. E' la questione della lotta alla pirateria:

CD: - Sai cosa c'è di sbagliato nelle campagne contro la


pirateria che sono state fatte in tutti questi anni? C'è un
principio di fondo sbagliato. Queste campagne sono state
strutturate in modo da criminalizzare l'utente. Cioè io cerco di
spaventarti, io ti dico: chi scarica compie un reato, io ti dico:
rischi questo rischi quello... che, rivolto a dei ragazzi
prevalentemente giovani, quanti può dissuaderne? Nella
maggior parte dei casi, uno non fa altro che alimentare il
livello di sfida. È come uno che fa un graffito sul muro. La
mattina passa l'operaio per imbiancare e la notte quelli
tornano e fanno un altro graffito. E si va avanti così
all'infinito. Pensi che non sappiano che fare quel graffito
potrebbe portare una multa, commettere un reato? Certo che
lo sanno, ma è una sfida.

118
Scenari del settore fonografico

La lotta alla pirateria avrebbe dovuto essere condotta


con modalità differenti. Esistono delle strategie di contrasto,
non frontali e criminalizzanti, che avrebbero potuto dimostrare
la loro validità per contrastare il download illegale:

CD: - Non è che non è giusto sottolineare che si tratta di un


crimine però [...] secondo me, la via giusta per contrastare il
download illegale sul web, lo scambio di files, il file sharing...
Ce ne sono due:
Una è quella di fare formazione. [...]
Io ti prendo, entro in una scuola, ci sarà una band
nella scuola? C'è sempre una band in una scuola. Prendo
questa band e gli dico: Tu che vuoi fare da grande? Il
musicista? Hai una band? Perfetto, proviamo. Ci mettiamo
insieme, e nell'arco di un tot di mesi io ti faccio fare tutti i
passaggi che servono per farti arrivare al prodotto finale. Ma,
insieme a te, lo fanno tutti i tuoi compagni di scuola che vivono
con te tutte le fasi: la sala prove, il lavoro col produttore,
l'adattamento delle canzoni, l'aggiustamento dei testi,
l'arrangiamento e poi il servizio fotografico, la scelta di come
ti devi vestire, le prove sul palco, tutto il sudore, l'energia, il
denaro che serve. Farglielo conoscere direttamente e poi
quando arrivi al punto finale, quando tu finalmente hai in
mano quest'oggetto, allora puoi andare dai ragazzi e dirgli:
adesso che i vostri amici sono diventati degli artisti, che questo
disco è frutto di un anno di lavoro, te lo compri o te lo scarichi
gratis? Sicuramente ci sarà qualcuno che dice: - me lo scarico
gratis, però una fetta di persone avranno capito cosa c'è

119
-s-

dietro, che non è un gioco , che non è una cosa che sta lì
perché ci è arrivata per caso. [...]
Il punto numero due è che il mercato mainstream ha
agevolato la pirateria lavorando solo sui singoli e non
lavorando sul progetto intero di un album di fatto:- perché mi
devo comprare l'intero disco di Britney spears se mi piace
soltanto l'ultima canzone? Me la scarico.[...] Invece io ti do il
disco: perché ti devi comprare il disco della Marcosbanda?
perché è bello tutto. E se ti scarichi tutte le canzoni, alla fine
avrai un'accozzaglia di file che non hanno una loro interezza.
Allora, siccome io il disco te lo vendo a 10 euro, spendili.
Quindi intanto una politica di abbattimento dei costi del
supporto. Primo. Secondo lavorare su progetti artistici interi, e
non su singole canzoni.

Per Cinico Disincanto il fatto che la distribuzione della


propria musica avvenga il più possibile attraverso supporto
fisico rappresenta un obiettivo fondamentale. Il lavoro di
questa casa discografica è incentrato sulla produzione in cd-r,
per il quale si spendono ingenti somme di denaro. Nonostante
la promozione avvenga anche su web, con passaggi in
streaming dei brani, occorre incentivare il più possibile
l'acquisto dei cd originali, non tanto la vendita di musica in
formato digitale attraverso tariffe flat o pubblicità:

CD: - A me non piacciono molto queste cose, mi rendo conto


che ci dovrò fare i conti prima o poi, però sono percorsi che
mi piacciono poco perché non danno valore alla musica,

120
Scenari del settore fonografico

perché la considerano un mezzo per qualcos'altro. E fra l'altro


io ho qualche dubbio sulla reale efficacia.

Il riferimento è alla ad-supported music, la cui efficacia


sarebbe messa in discussione da più fattori:

CD: - Quanta gente di quella che si sorbisce lo spottino per


scaricarsi la canzone, poi sfrutta quello spottino lì? Arriverà il
momento in cui i pubblicitari dovranno fare i conti con questa
cosa e vedranno se il gioco vale la candela![...]
In realtà tu non scarichi gratis perché tu scarichi
gratis, ma perché ti impegni a guardarti il filmatino
pubblicitario. Allora se mi devo impegnare a guardare il
filmatino pubblicitario, ma chi se ne frega, scarico da emule!

Il download della musica in formato digitale quindi,


dovrebbe essere contrastato senza trovare soluzioni, in realtà
inefficaci, come il sistema dei banner pubblicitari. Questo, a
fronte di un maggiore impegno delle etichette nel rendere
disponibili dei brani in streaming, a scopo promozionale.
L'attuale congiuntura di crisi economica influisce sulle
spese che la gente destina alla musica. E un'etichetta che, come
Cinico Disincanto, lavora molto sugli investimenti per la
produzione e distribuzione dei supporti fisici, deve tenere conto
di questo e di altri fattori nell'ideazione di strategie che aiutino
l'etichetta sia a “mantenersi a galla” che ad affermarsi nel
territorio. Strategie più efficaci per il pagamento della musica
risiederebbero in particolare nei concerti e nella cura delle
edizioni stampate:

121
-s-

CD: - Credo molto di più in altri percorsi, per esempio, come


dicevi tu, il settore live è un settore che ancora funziona, con
tutte le sue difficoltà con tutta la fatica che fanno i piccoli
locali a sopravvivere alla crisi etc, però quello è un settore su
cui ancora si può lavorare. Allora una cosa che noi per
esempio stiamo sperimentando è quella di, sul tour
promozionale di lancio di un progetto nuovo – ed è
un'operazione che stiamo facendo insieme a un altra realtà
romana [...] – nei concerti di presentazione del nuovo album,
invece di fare ingresso libero e mettere il cd in vendita sul
banchetto., noi facciamo ingresso a 10 euro, incluso l'album.
Tu entri, paghi il biglietto e io ti do il disco. Poi se il locale è
d'accordo, gli diamo anche una consumazione.
Però intanto io diffondo dischi originali, tu sei venuto e
fruisci comunque di un concerto, il locale lavora ed è contento
e abbiamo ottenuto ognuno il proprio scopo. Questa può
essere una strada.

Certamente gli ostacoli che Cinico Disincanto si trova a


dover affrontare sono di una portata differente rispetto a quelli
di una netlabel. Abbiamo visto come il fenomeno del download
interessi direttamente le attività di CD, e come susciti prese di
posizione, adozione di strategie alternative ma efficaci per la
vendita della propria musica.
Secondo Fabio Battistetti che, ricordiamo, ci parla a
nome di una netlabel, il problema riguarda le alte sfere della
discografia internazionale. Il mondo delle major è il principale
interessato a trovare tali soluzioni perché vede la musica

122
Scenari del settore fonografico

unicamente come business e fonte di business. Il fatto che oggi


si stia arrivando a questo tipo di soluzioni ha una spiegazione
piuttosto chiara:

N: - Hanno rischiato (le majors, nda) seriamente l’oblio, ma


ora hanno capito che non è più tempo per l’inutile caccia alle
streghe del Peer To Peer, cioè contro i propri possibili clienti,
è tempo di riportarli sotto il proprio mantello parlando con la
lingua della “Rete”.

D'altra parte i cambiamenti nel futuro dell'industria


discografica ci saranno per tutti, anche se, dal punto di vista di
Nettare, questi saranno diretti dalle multinazionali della
musica:

N: - La grossa rivoluzione credo sarà mossa dall’alto e non da


come i medio-piccoli saranno in grado di muoversi.

Per quanto riguarda il binomio flat-rate e pubblicità il


parere di Fabio Battistetti non si discosta in maniera rilevante
da quello di Fabrizio Brocchieri. La pubblicità non piace e, così
com'è, non avrà successo:

N: - Le grandi manovre vengono fatte dall’alto, ma il motore


della musica sta nel basso e questo si muove in maniera
abbastanza indipendente, con un proprio obbiettivo: non è
facile ora come ora capire se si adotteranno metodologie flat o
di sponsorizzazione.

123
-s-

Io credo molto di più nelle flat, in una canone che mi


permetterà di usufruire della musica che voglio quando voglio
e dove voglio, perché la pubblicità non l’abbiamo mai
tollerata, guarda all’esempio della TV commerciale… c’è
troppa pubblicità ovunque, probabilmente la porteranno anche
sulle pagine di un libro, ma la gente non la vuole, credo
preferisca pagare per un servizio di buona qualità dove non ha
“interferenze” del genere.

Ciononostante, anche Battistetti sottolinea l'importanza


del settore dei concerti che, in particolare per una netlabel,
costituiscono il momento per stabilire il primo contatto fisico
col pubblico e la prima fonte di guadagno attraverso la vendita
delle releases e del merchandising:

N: - Se il musicista suona dal vivo ha modo di farsi conoscere


maggiormente sul territorio ed è l’occasione anche per
vendere la release in formato cd. [...]
Ho visto negli ultimi 5 anni un ritorno del “concerto” : da
parte del pubblico è venuto fuori entusiasmo ed interesse per
una situazione che è collettiva, concreta ed emozionale. [...]
Al banchetto durante il concerto si vende l’edizione in
cd della release, magari con un edizione particolare.

Il futuro del business secondo Fabio Battistetti


interesserà le soluzioni da noi previste e in particolare:

N: - Penso agli abbonamenti flat per la musica digitale, il


potenziamento del disco come oggetto (il vinile, l’edizione

124
Scenari del settore fonografico

limitata o ricca di particolari): ci vorranno grossi investimenti


che in prima battuta una indie non potrà affrontare, ma non è
detto.

3.6. Terza fotografia. Futuro indipendente.

Abbiamo visto nell'ultimo paragrafo del secondo


capitolo come, secondo numerosi esperti, l'attuale situazione
del mercato discografico rappresenti un'occasione da sfruttare
per le etichette indipendenti. La teoria di Chris Anderson sulla
“Coda Lunga” e la previsione che l'industria
dell'intrattenimento e, in particolare, il settore della musica sia
destinato a una progressiva parcellizzazione dei contenuti,
valorizzano questa ipotesi. L'abbiamo sottoposta ai nostri
intervistati che hanno dato numerosi nuovi stimoli a quelli
precedentemente proposti.
In particolare ci riferiamo alla necessità, rimarcata da
entrambi i produttori, di cercare strategie di azione comuni.
Utilizzare network per trovare soluzioni operative al problema
della discografia e per la valorizzazione della musica di qualità.
Soprattutto per la difesa del lavoro delle indipendenti in quanto
fulcro dell'attività di ricerca e Talent-scouting, fucine per la
diffusione di nuovi generi e per la sperimentazione.

CD: - Sicuramente questo è il momento delle etichette


indipendenti per una ragione fondamentale: la differenza che
c'è tra una multinazionale e le etichette indipendenti, proprio a

125
-s-

monte sta nell'approccio nei confronti dei progetti artistici. Le


indipendenti fanno scouting, le multinazionali no.

Fare scouting, per un addetto al settore della musica


indipendente, significa cercare musica di qualità fra tutta quella
prodotta. Adottarla, definendo attraverso essa anche i tratti
somatici della propria casa discografica, la quale dovrà
costruirsi come un punto di riferimento per il pubblico. Da qui

N: - può nascere la riflessione sulle piccole etichette di


nicchia, con un proprio pubblico fedele o un proprio stile, che
avranno indubbiamente un futuro, proprio per la funzione
primaria di innovazione musicale come motore; questo è in
assoluto un punto di forza.
[...] Teniamo a mente che il futuro della musica in senso stretto
continuerà ad essere in mano alle piccole etichette, perché
sono loro che danno voce per primi ai talenti, supportano le
piccole band, definiscono generi musicali.

Questo aspetto non potrà nel prossimo futuro non


suscitare le interesse delle grandi etichette musicali, che
secondo Nettare cercheranno una più stretta relazione col
mondo delle indies:

N: - Il rapporto majors – indies è probabile che tenderà ad


essere un qualcosa di più indistinto, perché le grosse etichette,
oltre che pescare artisti, inizieranno ad assumere anche le
dinamiche utilizzate dalle indies.

126
Scenari del settore fonografico

Da parte loro però le indipendenti hanno anche dei


problemi, che risiedono in grande misura nella carenza di fondi
da investire nei loro progetti. Questo gap economico spesso si
traduce in mancanza di potere e in una strutturale dipendenza
dalla grande discografia. Questo problema, e una sua possibile
soluzione, ci è stato spiegato approfonditamente da Fabrizio
Brocchieri:

CD: - Per fare il grande salto servono i budget e il potere delle


multinazionali che sono quelle che poi hanno il potere che
un'indipendente non ha. Quindi inevitabilmente anche noi ci
rapportiamo con la grande discografia, con la grande
distribuzione, con le multinazionali e serve molta pazienza, e
anche un po' di disincanto.[...]
Devi tener conto del fatto che comunque le etichette
indipendenti sono per la maggior parte tagliate fuori dai
circuiti tradizionali di promozione.

-s- : Anche se non è detto che siano i più efficaci

CD: - No, non è detto che siano i più efficaci, però sono
ancora la maggior parte. Occupano comunque la fetta
maggiore dell'ascolto radiofonico, dell'ascolto televisivo e
sono ad appannaggio delle multinazionali e dei grandi
indipendenti che hanno le risorse economiche per poter fare
gli investimenti. perché poi c'è questo a monte di tutto. C'è il
denaro.[...]

127
-s-

Noi, cerchiamo di collocare i prodotti sul mercato, farti


capire di che si tratta e poi però se non interviene qualcuno
con dei finanziamenti importanti... [...]
Sì, è il momento delle etichette indipendenti però
purtroppo il potere – tra virgolette – nei confronti dei media
tradizionali è ancora nelle mani di chi ha il denaro da
investire, cosa che hanno le multinazionali. Io non credo che le
multinazionali siano destinate a scomparire, sicuramente sono
destinate a ristrutturarsi, a rivedere il proprio ruolo e la
propria posizione, se poi si sveglieranno e magari
decideranno; per esempio, una cosa che potrebbe essere
intelligente, ma a quanto pare non si riesce a mettere in piedi,
è: ok tu chi sei, Cinico Disincanto? [...] Perfetto: cosa fai, fai
delle cose che mi interessano? Vieni da me, ti lascio la tua
autonomia, questo è il budget a disposizione. Però entro in
con-proprietà con te. Se le cose che tu fai, aiutato da me major
funzionano, io poi le acquisisco, o comunque ne sono partner.
Però ti riconosco la capacità di fare quel lavoro sul territorio
di scouting che noi non siamo in grado di fare e quindi ti
considero una sorta di laboratorio mio, della multinazionale.
Questo potrebbe essere il futuro. Multinazionali
fornitori di grandi servizi di distribuzione, di grande
promozione, di risorse economiche ed etichette indipendenti
fornitori di idee nuove, di progetti nuovi, questa potrebbe
essere la via. Noi indipendenti già ci siamo arrivati a questo
ragionamento, bisogna vedere se ci arrivano le major, i capi
delle major.

128
Scenari del settore fonografico

La collaborazione tra indipendenti e major garantirebbe


secondo CD la freschezza della musica distribuita sul mercato
e a giovarne sarebbero sia le piccole che le grandi case
discografiche. Le prime perché vedrebbero crescere la musica
da loro prodotta, accedendo a canali distributivi e promozionali
senza dover fare grossi sacrifici nel budget, le seconde perché
renderebbero produttiva una sezione del lavoro che oramai non
lo è più. Come abbiamo visto, la decisione spetterebbe alle
major (il riferimento è in particolar modo al panorama italiano)
che sono le responsabili, secondo Cinico, delle operazioni
fallimentari sugli artisti prodotti finora.
Mentre da Cinico Disincanto giungono proposte di
“affiliazione” al mondo delle majors, Nettare prevede nuove
forme di cooperazione con l'universo delle indipendenti off-
line. Tradizionalmente le netlabel si costituiscono per la loro
profonda diversità rispetto alle etichette attive sul mondo
“reale”. Oggi però, l'accresciuta attenzione attorno al panorama
del netaudio ha spinto le netlabel a cercare nuove strade per
diffondere le proprie musiche a pubblici più ampi.

N: - Le netlabel stanno assumendo coscienza della loro


potenzialità solo da un paio di anni, hanno dalla propria una
struttura semplice ed economica ma debbono confrontarsi
maggiormente con il resto. [...]
A riguardo del futuro penso si arriverà ad un incontro
tra netlabel ed indipendenti, sfruttando le voraci nicchie e
spostando le entrate dalla vendita del disco a quella
dell’oggetto (merchandising, dischi in edizione limitata).

129
-s-

Queste strade sono percorribili attraverso uno scambio


produttivo di reciproche esperienze e idee tra indies-su-terra e
indies-in-rete. Così, quando ci descrive il progetto Nettare, nato
di recente, Eniac pone questo come uno dei principali obiettivi
del progetto:

N: - Nettare è davvero appena nata, ha compiuto i primi 2


passi: riunire le Netllabel italiane ed iniziare a dialogare sotto
il tema della musica, pubblicando la compilation Nettare 01.
La comunità crescerà naturalmente per interazione e per
raffronto tra i percorsi diversi che vengono raccontati; siamo
ancora in una fase promozionale perché uno degli obbiettivi è
quello di far conoscere in ogni dove il Netaudio. [...]

Illustration 10: Eniac

Stiamo lavorando per esser presenti sul territorio, nella


realtà, che alla fin fine è il luogo in cui conta essere. Credo

130
Scenari del settore fonografico

che debba nascere una dialogo con le etichette tradizionali o


con realtà più grandi di diffusione musicale.[...]
Penso ad un dialogo per scambiare punti di vista ed
esperienze, in modo da migliorare. [...] Netlabel ed Indies alla
fine hanno un unico obbiettivo, per di più comune: la musica.
In un futuro assai prossimo giungeremo ad un mix di
produzioni digitali e fisiche e la promozione sarà frutto delle
esperienze fatte in Rete ed offline.

Forme di cooperazione tra indipendenti sono per altro


contemplate anche da CD, soprattutto per quanto riguarda la
gestione dei tour degli artisti nelle varie regioni italiane:

CD: - Noi, ma anche altre realtà con cui collaboriamo,


romane e non, stiamo cercando un po' di fare quadrato [...]
Stiamo cercando di creare una rete. Noi, ti faccio un
esempio pratico, siamo molto forti nel Lazio anche da un
punto di vista di booking di concerti etc, magari c'è una realtà
milanese che è molto forte nella Lombardia e che ha difficoltà
a lavorare sia promozionalmente che per quello che riguarda i
concerti dei propri artisti nel Lazio. Uniti insieme loro
possono dare una mano a noi noi possiamo dare una mano a
loro.

Dalla consapevolezza di essere realtà in crescita


sembrerebbe derivare, per entrambi i nostri intervistati, la
necessità di continuare ad affermarsi nel territorio e di superare
la condizione di “nanismo” e di mancanza di spirito

131
-s-

intraprendente che spesso caratterizza molte delle etichette


indipendenti italiane.
Ma mentre Nettare guarda con interesse il panorama
della discografia tradizionale indipendente, Cinico Disincanto
continua a rimanere estraneo rispetto alle prospettive offerte
dal netaudio. Intuisce però delle problematiche reali con cui,
rimanendo confinate nel web, queste le label online devono per
forza di cose confrontarsi. Il contatto col pubblico che si
realizza attraverso i live, la promozione attraverso canali
tradizionali di informazione, il booking o altri passaggi della
filiera tradizionale, spesso mancano nelle netlabel.
Quest'assenza determina forse la perdita di buone occasioni per
l'affermazione nel territorio “reale” da parte della label e per
sancire il contatto diretto con un pubblico più ampio:

CD: - Le netlabels sono una conseguenza diretta di tutti i


discorsi che abbiamo fatto finora, il mercato sta andando in
questa direzione, si cerca di trovare un modo per sopravvivere,
uno dei modi per sopravvivere è abbattere i costi e quindi
diventare delle realtà virtuali sostanzialmente. Che però
nascono e crescono sul web, e bisogna vedere se sono in grado
di uscire dal web nel momento in cui c'è l'esigenza di uscire.
[...] La promozione sulle radio, la distribuzione, il booking, il
management, la gestione editoriale, lo scouting. Sono tutte
cose che secondo me un'etichetta indipendente è in grado di
fare può e deve fare. La netlabel fa solo una parte di queste
cose. Fa lo scouting, prende delle canzoni e le mette su una
vetrina web e fa un po' di promozione,ma fa promozione solo
sul web. Noi facciamo promozione sul web, ma facciamo

132
Scenari del settore fonografico

promozione anche sulle radio sulla TV sulla carta stampata.


Non lo so ho come la sensazione che le manchi un pezzo a una
netlabel, però, massimo rispetto perché anche da li possono
partire progetti che poi si evolvono anche in un'altra forma.

D'altra parte anche Fabio Battistetti conferma in parte


questa sensazione:

N: - Il rischio c’è, ribadisco: sta all’etichetta dare un inprint


forte alla propria produzione e ci sta anche un investimento in
termini di promozione per emergere non come fenomeno
(netaudio) ma come realtà produttiva vera e propria. Internet
è un’ oceano di musica, sono necessari dei fari, altrimenti i
naviganti non sanno dove andare.

Sulle modalità di promozione utilizzate da un'etichetta


come Chew-Z ad esempio:

N: - Ci sono canali dedicati all’interno di varie community


netaudio tra mailing lists, forums ed alcuni portali di
riferimento: netlabels.org, archive.org, phlow magazine, il
podcast della rivista tedesca De:Bug…
Oltre c’è la promozione verso l’esterno: i social
networks in primis, le riviste musicali e web (anche se si fa
fatica ad essere recensiti perché il netaudio non è ancora
considerato come “discografia”)

Il netaudio non è ancora considerato come discografia


ma, spesso, il mancato accesso ai canali di promozione

133
-s-

tradizionali, come radio o riviste specializzate, e la scarsa


considerazione che purtroppo ne deriva, è proprio
responsabilità delle netlabel. L'errore sta nel presupporre che la
platea di Internet sia sufficientemente ampia per consentire di
affermarsi efficacemente nel panorama musicale, perdendo di
vista il carattere dispersivo che la stessa rete implica:

-s- : Non è che si tratta anche di un approccio delle


netlabels, un po' diffidente verso i canali d'informazione
tradizionale?

N: - Direi che non c’è diffidenza, il problema è su un altro


livello: quanto si è coscienti del proprio ruolo come etichetta
che sta su Internet, cioè potenzialmente di fronte ad un
pubblico enorme: spesso questa coscienza non c’è… ed allora
non si considera neanche il farsi recensire sulle riviste… Chi
questa coscienza ce l’ha è invece molto intraprendente ad
arrivare ovunque.

Il confronto tra i pareri dei due intervistati realizzato a


posteriori in questo paragrafo, pone in evidenza come due
realtà differenti per molti aspetti e al contempo simili per altri,
percepiscano il cambiamento del panorama musicale
indipendente attraverso le proprie esperienze.
Nel corso dei nostri due dibattiti è stata affrontata anche
la tematica delle licenze per la tutela del diritto d'autore. In
particolare è emerso come per entrambi i produttori sia
necessaria una revisione dell'attuale sistema delle licenze. Le
prospettive, come prevedibile, divergono. Fabio Battistetti

134
Scenari del settore fonografico

sposa la filosofia copyleft di Creative Commons, Fabrizio


Brocchieri naturalmente si lega alla Siae. Ma, affrontando il
problema coi due producers, abbiamo sortito degli sviluppi
interessanti.

Un primo parere da Fabio B. sulla Siae:

-s- : - Vorrei capire cosa pensi rispetto al futuro delle


collecting agencies come la Siae, guardando ad esempio il
caso dell' Olanda, dove è stato portato avanti un accordo
tra Creative Commons e Buma/Stemra, la loro Siae, per gli
artisti che vogliono usare le loro opere, licenziate CC anche
a scopo commerciale.

N: - Il modello SIAE è esemplare per quanto sia vecchio: il


suo statuto rimanda agli anni 40, prima della nascita del

135
-s-

rock… Nell’ultimo periodo in seguito a spinte e picconate ha


iniziato una lenta opera di ridiscussione, questa azione deve
velocizzarsi perché oggi tutto corre, ed il gap aumenta sempre
di più. Un giovane musicista oggi si trova davanti muraglie
burocratiche, e non strumenti supporto alla propria attività.
Per fortuna Creative Commons è una valida via, ma non è
completa perché non è una collecting society94. Sono fiducioso
sul processo di cambimento che sta avvenendo, anche in Italia
è iniziato un dialogo tra SIAE e CC, vedremo dove porterà.

Il parere di Fabrizio Brocchieri su CC:

-s- : Che cosa ne pensi dei nuovi tipi di licenza, della


filosofia della musica gratuita di Creative Commons?

CD: - Riguardo il CC, e comunque tutte le forme di licenza


gratuita. Detto molto sinceramente mi sembra il punto di vista
di quelli che hanno scritto certe cose sul mio blog rispetto al
discorso della pirateria. Mi sembra il punto di vista dell'artista
che dice faccio da solo. Non me ne frega niente dei diritti non
me ne frega niente della SIAE, non me ne frega niente di te
discografico che vuoi guadagnare sulla mia arte io faccio arte
e la diffondo.
94
Una collecting society raccoglie i proventi derivanti dallo sfruttamento
dell'opera. Creative Commons non svolge questa funzione, in quanto
rilascia licenze per utilizzi non commerciale dell'opera. Ciononostante si
sta lavorando per trovare soluzioni legali e accordi tra Collecting
agencies e CC in modo che sia possibile utilizzare licenze copyleft
anche a scopo commerciale. Ciò è avvenuto in Olanda, come detto nella
domanda.

136
Scenari del settore fonografico

Per Cinico Disincanto la preferenza per una licenza


piuttosto che per altre riguarda la scelta che l'artista fa, di
investire o meno la propria vita nella musica. La Siae, per
quanto vecchi e farraginosi possano essere i suoi meccanismi,
garantisce a un'artista di vivere. Il rinunciarci assomiglia a un
atto di presunzione. Questo è motivato dal fatto che sia artisti
che le case discografiche che lavorano in maniera tradizionale,
devono in buona parte la loro esistenza ai proventi garantiti dal
diritto d'autore.

CD: - verrà il giorno che tu dovrai decidere se tu di quest'arte


ci vuoi vivere o se la lasci come un hobby. Se la lasci come un
hobby sei libero di fare quello che vuoi, se decidi di viverci
vedrai che cominciano a farti comodo i soldi del diritto
d'autore; perché non dimentichiamoci che comunque alla fine
quella rappresenta una fetta non indifferente del reddito per un
artista e per un'azienda che gestisce l'artista.
Il diritto d'autore, il diritto editoriale di conseguenza,
sono una parte importante della voce attiva di un bilancio di
un'etichetta discografica, e anche quindi dell'artista. [...] Di
queste cose uno vive. Allora, ci vuoi rinunciare? Allora
rinunciaci, ma io non capisco perché. Perché non vuoi dare i
soldi alla SIAE, perché ti vuoi sentire libero? Ma tu sei libero,
puoi fare tutto quello che vuoi delle tue canzoni. Non vuoi
avere un editore? Diventa editore di te stesso, se ritieni di
essere in grado di diventalo. Ma serve qualcuno che tuteli
comunque i tuoi diritti e faccia la raccolta dei proventi
derivanti dallo sfruttamento della tua opera. È inevitabile.[...]

137
-s-

Se c'è qualcuno che raccoglie del denaro per lo


sfruttamento di una tua opera non vedo per quale motivo devi
rinunciarci. A beneficio di cosa? È questo che io non capisco.
Cioè a beneficio di chi? Chi ci guadagna dalla rinuncia al
diritto d'autore allo sfruttamento della propria opera? Mi
sfugge; sì, sei libero, va bene, però non è l'open source del
software, non lo so, francamente non lo vedo come la via
futura. Poi ovviamente io parlo dal mio punto di vista, quindi
qualcuno dirà: bé certo, tu fai il discografico, se non fosse così
tu non lavoreresti più. Il che è anche vero, però insomma io
continuo a vederla in questo modo.

Abbiamo chiesto a Battistetti di darci una sua risposta


per queste affermazioni:

N: - La decisione su hobby o lavoro è un mio stesso attuale


dubbio, la decisione è data dal fatto che oggi per campare di
musica occorre fare troppi salti mortali e dal mio punto di
vista per ora non ne vale la pena. Però sono conscio del fatto
che, se decido di campare di musica, i diritti sulle opere
debbono essere una parte dei miei guadagni in un modo o
nell’altro: non sono contrario alla SIAE ed alle collecting
societies, ma così come sono non aiutano, perché hanno
meccanismi burocratici enormi ! Il Copyleft non è la risposta,
e neanche un'alternativa. Nasce da una critica ed ha un‘etica
totalmente differente ai modelli di business che ancora oggi
prevalgono. Una entità del genere per applicarsi alla realtà
necessita di accordarsi con le collecting societies.

138
Scenari del settore fonografico

Ognuno può esser editore di se stesso: è possibile, oggi


ci sono gli strumenti e credo che in futuro lo sviluppo di
Creative Commons e soprattutto di organismi come la SIAE
permetterà una maggiore indipendenza. CC non si occupa del
recupero dei diritti, non è sua competenza; io noto però
un’interesse verso la creazione di un’entità a sé, che possa
gestire la ridistribuzione dei diritti di un opera licenziata CC e
usata in un ambito commerciale, cercando di equilibrare al
meglio le quote tra produttore e collecting society, partendo da
una diminuzione dei costi burocratici.
Oggi la ri-distribuzione dei proventi dei diritti d’autore
gestiti dalla SIAE ha un metodo che taglia le gambe ai piccoli
ed ingrassa chi, credo, non ne abbia bisogno: quelli che
stanno in testa alle classifiche. Ricordiamoci che il tutto parte
da una critica verso un modello obsoleto, poi pian piano ha
iniziato a definire un proprio modello: questo passaggio è in
corso, ora !

D'altra parte, il fatto che il modello attuale abbia


meccanismi che necessitano una revisione, è opinione
confermata anche da Cinico:

CD: - Che la SIAE abbia dei suoi problemi di gestione, che ci


siano dei meccanismi che vanno rivisti è assolutamente vero e
bisogna lavorare in questa direzione. Sono cambiate delle cose
negli ultimi anni, alcune in peggio purtroppo, e bisogna
discutere, lottare per cercare di ottenere quello che veramente
spetta agli artisti. Però anche lì, determinate decisioni siano
state prese dalla SIAE perché si erano create delle situazioni

139
-s-

malate. Parlo per esempio della ripartizione del concertino.


[...]
Sicuramente ci sono delle cose che possono essere
migliorate, nella SIAE, nel IMAIE nel SCF, insomma in tutte le
società che fanno collecting di diritti.

Le problematiche inerenti la sfera dei diritti sono


complesse ma rilevanti. Una loro disamina generale in queste
interviste rende intuibile quanto il tema meriti maggiore
considerazione.
Per ampliare lo spettro dei temi trattati in questo lavoro
abbiamo reputato utile darne un accenno attraverso le parole
degli intervistati, in modo che essi stessi sottolineassero dai
loro punti di vista come le tradizionali forme di tutela dei diritti
d'autore stiano progressivamente subendo delle revisioni.

140
Scenari del settore fonografico

141
-s-

Conclusioni:

Avevo terminato l'introduzione a questo lavoro con il


proposito di “ritagliare un'immagine” sui possibili sviluppi
futuri del mondo della discografia.
Attraverso una prima analisi storica sull'evoluzione dei
supporti abbiamo visto come, in concomitanza con ogni
innovazione tecnologica, il mercato discografico abbia dovuto
affrontare fasi di forte contrazione e fasi di importante crescita.
Davanti al cambiamento, il mercato si è spesso dimostrato
impreparato e restio a cogliere le occasioni che ogni
innovazione avrebbe potuto apportare. Così, ancora oggi, a
distanza di dieci anni dall'avvento di Napster, l'industria
discografica si trova impacciata a trovare soluzioni efficaci per
la crisi delle vendite dei dischi. La filiera tradizionale della
produzione musicale sta già cambiando in seguito all'influenza
dei nuovi media. Le prassi normalmente seguite dagli artisti,
come anche le abitudini degli ascoltatori, si stanno fortemente
modificando, mettendo talvolta in crisi la sopravvivenza stessa
delle case discografiche.
Siamo riusciti a localizzare, nel secondo capitolo, il
fulcro dei cambiamenti in atto nella dimensione strutturalmente
aperta e libera che qualifica la rete internet. Open e free sono
gli attributi che ho utilizzato per definire anche la percezione
che gli utenti hanno riguardo i contenuti che viaggiano in rete.
Questi attributi hanno definito quella prospettiva, quel frame il
cui utilizzo era stato anticipato nell'introduzione e dal quale

142
Scenari del settore fonografico

sono state scattate le tre fotografie sul futuro della musica


registrata.
No more labels, non più etichette discografiche, è il
primo shot che i blog prospettano al lettore. Una soluzione
apparentemente “traumatica”, ma confermata dagli effettivi
cambiamenti in atto nel mondo delle case discografiche, le
quali, per non morire, sono costrette a rivedere il loro assetto
tradizionale. Al lettore attento parrà superfluo ma, al termine di
questo lavoro, è bene puntualizzare per tutti la definizione data
in no more traditional labels, poiché se per etichetta si intende
il punto di riferimento per artisti e ascoltatori nell'ambito della
produzione o promozione o distribuzione della musica,
piuttosto che tutte e tre le cose, in molti presuppongono che
questo soggetto non sia destinato a sparire.
La seconda fotografia ha “catturato” due soggetti
destinati ad avere seguito nell'industria musicale: la pubblicità
e l'abbonamento. Gli scenari ad-supported e flat-based sono
fondati sui reali cambiamenti nelle strategie di
commercializzazione della musica in formato digitale portati
avanti dalle majors che si sono lanciate in joint-ventures con
piattaforme web o con compagnie per la telefonia mobile. Lo
stato ancora embrionale con cui attualmente si presentano
questi scenari, suscita molte perplessità fra i bloggers. Senza
perdere l'angolazione privilegiata della dimensione open e free,
che abbiamo preso in partenza, il parere di alcuni esperti
consente di individuare nei valori generativi che gravitano
attorno alla musica l'oggetto su cui in futuro si concentreranno
tali forme di pagamento.

143
-s-

Sempre la teoria di un esperto in ICT, Chris Anderson,


trova conferma nell'attuale congiuntura del mercato, nonché nei
pareri rilevati in numerosi post dei blog in monitoraggio,
consentendo di mettere a fuoco l'immagine della terza
fotografia. Un futuro indipendente potrebbe caratterizzare la
fonografia nei prossimi anni. Con la teoria della Long Tail di
Anderson, ho spiegato l'ipotesi di una progressiva
parcellizzazione del mercato, garantita dalla capillare rete
distributiva che è Internet. Un mercato dove, nel lungo termine,
le piccole case discografiche costituiranno lo zoccolo duro
delle vendite, potendo fare affidamento sulla forte identità che
le caratterizza e sul rapporto di fidelizzazione col pubblico. Un
futuro indipendente che forse si sposterà su piattaforme digitali
prendendo le forme delle netlabels, etichette discografiche che
pubblicano e diffondono musica libera attraverso il web, con
licenze Creative Commons.
Quando ho mostrato queste tre fotografie a Fabrizio
Brocchieri e a Fabio Battistetti avevo tra le mani tre
stravolgenti suggestioni per il futuro, tre immagini che
sarebbero state improponibili prima dell'avvento di Internet.
L'obiettivo era valutare come l'idea di fare musica, di produrla
si approcciasse a queste tre immagini. Come le convinzioni di
un produttore restassero indifferenti, o piuttosto, venissero
influenzate dalle dinamiche di mercato.
Ho incontrato la resistenza di Cinico Disincanto, sia
contro la pirateria sia contro lo svilimento del cd-r ad opera del
formato mp3. Allo stesso tempo però, vi ho trovato la
lungimiranza, nell'impegno a trovare ugualmente una

144
Scenari del settore fonografico

molteplicità di soluzioni alternative per poter crescere anche


nel mutato contesto musicale.
In Fabio Battistetti ho incontrato invece l'interesse,
come un desiderio di cogliere le possibilità offerte dalla rete; di
fare in modo che le netlabels superino definitivamente per tutti
l'idea che ci sia un gap rispetto alla discografia ufficiale,
sfruttando la congiuntura ad esse favorevole. Ho dato molta
attenzione al panorama delle netlabels, perché queste
rappresentano non solo un sistema particolare di diffondere
musica, ma anche un modo di “suonare musica”, che sembra
diffondersi sempre più negli ultimi anni. Parlo di quella che
molti chiamano computer music o la laptop music (e non di
una particolare scena musicale), che si esplica attraverso
un'infinità di generi e sottogeneri ma che ha in comune
l'utilizzo del laptop portatile. Un sistema che sta cambiando e
ibridando forme sonore precedentemente esistenti, ma non
solo, un sistema che determina nuove pratiche di
socializzazione della musica stessa; dalla performance
all'ascolto. Il mondo delle netlabels non rappresenta quindi
soltanto una particolare forma di diffusione della musica, ma la
forma di diffusione propria di un tipo di musica che penso sia
destinata ad avere in futuro sempre più attenzione.

Come avevo chiarito sin dall'inizio, lo scopo della tesi è


stato quello di indicare dei punti di partenza dai quali gli
addetti al settore fonografico dovrebbero cominciare a riflettere
per definire nuovi modelli di gestione dell'oggetto musicale.
La rete Internet è stata la causa di gran parte degli
stravolgimenti che hanno interessato il settore fonografico ma,

145
-s-

attraverso un buon utilizzo della rete, penso che si possa


arrivare a trovare delle idee per valorizzare la musica in misura
maggiore che in passato.
“Sì, perché è di musica che alla fine stiamo parlando”,
sia Fabrizio Brocchieri sia Fabio Battistetti più volte hanno
specificato questo nel corso delle nostre interviste. La musica,
quella che oggi riempie ogni attimo delle vite della gente, la
musica che è diventata liquida come l'acqua, la musica che è
nascosta in un blog o in uno scantinato. Quella di ottima
qualità, quella che non emerge, quella che non paga. Quella
che non riesce a crescere perché è vincolata dai meccanismi di
un business che non ha nella musica il suo obiettivo primario.
Questo lavoro non è rivolto a chi investe nella musica
per arrivare ad altri scopi, è rivolto a chi investe nella musica
per solo amore della musica.

146
Scenari del settore fonografico

147
-s-

APPENDICE
Retroscena: le interviste in versione integrale

Intervista a Fabrizio Brocchieri

1. Iniziamo con una mia curiosità personale. Scaricavo il


logo della vostra etichetta e non ho potuto non riflettere sul
gioco delle lettere Cinico Disincanto. Il richiamo al Cd è
involontario o si riferisce a una vostra precisa idea sul modo
di produrre musica, legato a questo supporto?

No è stato quasi incidentale. è nata l'idea di cd


parlando con degli amici parlando con Andrea Staderini, il
primo artista che abbiamo prodotto a cui ci legava anche un
rapporto di amicizia.
Chiacchierando una sera è venuta fuori questa storia del
cinico disincanto.
E' un atteggiamento, un modo di vivere la discografia
perché serve un po' di cinismo considerando che noi riceviamo
tonnellate di materiale tonnellate di richieste, ultimamente
stanno diventando quasi richieste di aiuto da parte di artisti
che si rivolgono a noi come ad altre etichette.
Una volta arrivavano ai provini e dicevano ci
producete? Adesso arrivano i dischi finiti e ci dicono dateci
una mano a diffondere il progetto quindi sta cambiando anche
un po' il ruolo.

148
Scenari del settore fonografico

Quindi il cinismo serve anche a scartare il 90% delle


cose che ti arrivano perché in un anno non si arriva a portare
avanti più di 2, 3 produzioni.
e disincanto perché questo è un ambiente ,quello della
discografia tradizionale, con il quale noi continuiamo a
confrontarci tutt'oggi, proprio anche noi etichette indipendenti
perché noi siamo un po' la start-up dei progetti artistici ma poi
inevitabilmente per fare il grande salto servono i budget e il
potere delle multinazionali che sono quelle che poi hanno il
potere che un'indipendente non ha. Quindi inevitabilmente
anche noi ci rapportiamo con la grande discografia con la
grande distribuzione con le multinazionali e serve molta
pazienza e anche un po' di disincanto nel senso che bisogna
essere psicologicamente pronti a tante porte sbattute in faccia,
a telefoni che squillano a vuoto. Finché poi un giorno al
telefono qualcuno risponde perché magari hai fatto quel
piccolo passetto in più che ti permette di ottenere l'attenzione
che magari stai chiedendo da tanto tempo. E quindi da cinico
disincanto poi ci siamo resi conto che comunque cd
identificava un supporto. In realtà quando noi siamo partiti
eravamo nella fase di sperimentazione ancora del web. Non
c'era la banda larga e quindi comunque il cd rivestiva un ruolo
primario nell'ambito della produzione discografica. Oggi
questa situazione è un po' cambiata, però io personalmente
sono molto affezionato al supporto, perché credo che nel
supporto disco ci sia la possibilità di esprimere l'interezza di
un progetto. E quindi sì è stata una cosa casuale ma alla quale
adesso siamo molto legati e il fatto di avere oggi nel logo CD
lo consideriamo una sorta di punto fermo. E' una cosa alla

149
-s-

quale non vogliamo rinunciare. Io personalmente non voglio


rinunciare perché il file scaricato da internet ha valore nella
sua singolarità. Il progetto che tu riesci a esprimere in un
album è una cosa differente. Non voglio tornare all'idea del
concept album, però in realtà se tu prendi un disco e lo metti
su dall'inizio alla fine è diverso di ascoltare delle canzoni
random magari con delle playlist fatte dall'I-pod stesso che
decide per assonanze a noi sconosciute. E poi c'è un discorso
di qualità. L'mp3 per quanto si possa comprimere poco,
comunque avrà sempre una qualità inferiore. Io ho sempre una
cosa che dico a mio figlio che ha 17 anni e ai suoi amici. Un
giorno prima o poi vi porto in una sala di ascolto, prendiamo
una canzone dal vostro I-Pod e la colleghiamo all'impianto,
poi prendiamo la stessa canzone da cd e la colleghiamo
all'impianto, poi prendiamo la stessa canzone da vinile e la
colleghiamo all'impianto. Se capite la differenza c'è ancora
speranza, altrimenti no. Insomma, chi è nato da adesso, negli
ultimi 15 anni ha conosciuto solo l'mp3. Più o meno.

2. Cinico Disincanto è un etichetta che ha


un'esperienza; ormai è attiva da quasi 10 anni. Nella vostra
pagina di myspace descrivete il vostro modo di lavorare che
non ci sembra discostarsi molto dalle modalità di produzione
tradizionali.
Esperienze come quelle di Muxtape (il portale che
diventò famoso per lo sharing dei brani e la condivisione di
compilation create dagli utenti) e quelle dei portali per lo

150
Scenari del settore fonografico

sharing della musica online segnalano che è in corso uno


shift dell'esperienza di fruizione della musica.
D'altra parte anche tu ripeti spesso come la
produzione di artisti emergenti oggi sia esclusivamente un
fatto d'amore per la musica e che se si guardasse al solo lato
economico ci sarebbe sola da perdere.
Secondo quello che vedi tu, come le labels, in
particolare quelle italiane, stanno cambiando il loro modo di
approcciarsi alla musica? Qual è il problema fondamentale
che la tua etichetta deve affrontare oggi?

L'approccio di un'etichetta indipendente sta


indubbiamente cambiando. E sta cambiando non per volontà
ma per rimanere al passo con l'evoluzione del settore e del
mondo, insomma non si possono chiudere gli occhi e andare
avanti alla cieca. Bisogna tenerli aperti, guardare la strada
che si sta percorrendo per cercare almeno di restare in
carreggiata, insomma, non perdersi. Come ti stavo dicendo
prima, pensa che noi la prima cosa che abbiamo prodotto in
assoluto è stato su web, non era neanche un cd. E' stato un
esperimento fatto sul web si una canzone messa in download
gratuito e 3500 download in poche settimane ci hanno spinto
ad insistere e a portare avanti quel progetto lì che poi è
diventato anche un progetto discografico. Oggigiorno, noi per
esempio il primo progetto che abbiamo prodotto interamente è
quello dei Cappello a Cilindro e un progetto seguito per 3 anni
e mezzo durante il quale abbiamo letteralmente preso per
mano una band agli esordi. perché non aveva pubblicato
niente se non un paio di demo fatti in casa con la copertina

151
-s-

fotocopiata e distribuiti agli amici e ai fan più stretti e li


abbiamo portati in studio, li abbiamo vestiti, abbiamo cercato
di dargli un'immagine, abbiamo fatto un videoclip, abbiamo
prodotto il primo album. Insomma c'è stato il percorso, quello
classico che fa una band quando viene messa sotto contratto
da una casa discografica e abbiamo ottenuto nell'arco di tre
anni e mezzo dei risultati, indubbiamente. Oggi le cose sono un
po' cambiate, un po' per esigenza economica di sopravvivenza
e un po' perché gli stessi gruppi stanno percorrendo strade
diverse. Sempre più spesso noi ci ritroviamo ad avere artisti
che vengono da noi con il materiale già finito., Sono pochi i
casi in cui arrivano delle band che ci fanno ascoltare delle
cose chitarra e voce con le quali c'è da costruire un progetto.
Molte volte arrivano con le idee già chiare con un prodotto già
finito. E quel punto noi diventiamo più fornitori di servizi.
Sicuramente c'è un lavoro di scouting che sta alla base di tutto
perché c'è un lavoro di valutazione artistica su un progetto che
ci mette nella condizione di decidere se si tratta di un progetto
valido, su cui investire o meno. E poi però saltiamo tutta la
fase produttiva prendiamo il master e quindi riprendiamo il
percorso dal mastering in poi, stampa del disco e spesso
arrivano anche con la grafica già fatta. L'ultimo progetto che
noi abbiamo pubblicato, veramente sono arrivati chiavi in
mano e la cosa sorprendente è stata che sono arrivati da noi
con un prodotto secondo me di alta qualità e la cosa che mi ha
sorpreso è che sinora nessuno se ne fosse accorto. Tant'è che
sono già uscite recensioni da XL di Repubblica, Rockerilla
Rumore, insomma anche riviste di un certo livello che ne
parlano con toni esaltanti e loro sono arrivati da noi con un

152
Scenari del settore fonografico

prodotto già finito. Noi non abbiamo fatto altro che


impacchettare il tutto e lavorare sulla produzione e adesso sul
booking. Quindi un po' sta cambiando il ruolo delle etichette
discografiche e credo che questa sarà un po' la chiave di
lettura nei prossimi anni. Chi sarà in grado di tenersi a galla,
perché poi di questo si tratta in un contesto che comunque è di
crisi. Cioè in questo momento noi abbiamo la crisi della
discografia e la crisi internazionale che comunque penalizza
anche il settore della musica in quanto intrattenimento, in
quanto prima cosa che viene depennata dalle spese quotidiane
quando c'è un periodo di ristrettezze economiche. Cioè se tu
ieri guadagnavi mille oggi guadagni 500 oggi la prima cosa
che tagli è il cinema, i dischi i concerti, perché ci sono dei beni
primari a cui non puoi rinunciare. La musica fa parte
dell'intrattenimento e quindi dei beni non primari anche se poi
viviamo in mezzo alla musica tutto il giorno. Quindi il ruolo
delle etichette indipendenti necessariamente l'approccio
cambia, sta cambiando, si sta evolvendo. Chi riesce ad
adattarsi a questo nuovo percorso sicuramente resterà a galla
e nei prossimi anni detterà un po' le linee. Ed è la ragione per
cui noi, ma anche altre realtà con cui collaboriamo, romane e
non stiamo cercando un po' di fare quadrato attorno a questa
situazione, trovare strategie comuni per cercare di superare il
momento che stiamo vivendo.
Stiamo cercando di creare una rete. Noi, ti faccio un esempio
pratico, siamo molto forti nel Lazio anche da un punto di vista
di booking di concerti etc, magari c'è una realtà milanese che
è molto forte nella Lombardia e che ha difficoltà a lavorare sia
promozionalmente che per quello che riguarda i concerti dei

153
-s-

propri artisti nel Lazio. Uniti insieme loro possono dare una
mano a noi noi possiamo dare una mano a loro. Creiamo una
rete, anche perché tutto questo devi tener conto del fatto che
comunque le etichette indipendenti sono per la maggior parte
tagliate fuori dai circuiti tradizionali di promozione.

Anche se non è detto che siano i più efficaci

No, non è detto che siano i più efficaci però sono


ancora la maggior parte. Occupano comunque la fetta
maggiore dell'ascolto radiofonico, dell'ascolto televisivo e
sono ad appannaggio delle multinazionali e dei grandi
indipendenti che hanno le risorse economiche per poter fare
gli investimenti. perché poi c'è questo a monte di tutto. C'è il
denaro. E quindi sì, è vero che ogni tanto salta fuori il genio
che crea l'hit che gli permette di superare il muro e di portarsi
dall'altra parte dello steccato. Quindi improvvisamente passi
su MTV passi su alla music – su All Music ci passiamo anche
noi, su MTV è diverso il meccanismo – passi su radio dj etc.
Però succede una volta ogni cento, ogni mille forse. E non va
bene, perché invece in Inghilterra e in America non è così. Il
meccanismo è completamente differente. Siamo noi che siamo
legati in Italia al fatto che siamo la provincia dell'impero, che
le multinazionali Italiane che detengono praticamente il 90%
del controllo del mercato, vivono sulle direttive che arrivano
dall'estero, considerano l'Italia un mercato di provincia dove
promuovere la musica che arriva dalla casa madre. Non c'è
nessun interesse a sviluppare il repertorio local. Quando viene
fatto viene fatto esclusivamente per a volte anche scaricare

154
Scenari del settore fonografico

l'iva. Abbiamo un margine di budget da spendere, che


facciamo? Vabbè, produciamo un paio di artisti.

3. Tu pensi che le major siano destinate a continuare ad


avere questa quota di mercato così ampia? In realtà ci sono
molti dati che dicono che questo sia il momento delle
indipendenti, le major stanno perdendo vaste quote di
mercato con la crisi della discografia. I dischi venduti dalle
major sono i più scaricati, mentre le etichette indipendenti
godono della fidelizzazione del pubblico no? E quindi molti
dicono che le major siano destinate al crollo o a concentrarsi
su altre sfere della musica come magari quella della telefonia
mobile. Musica comunque digitale piuttosto che quella su
supporto fisico come continuano invece a fare le etichette
indipendenti.

Sicuramente questo è il momento delle etichette


indipendenti per una ragione fondamentale: la differenza che
c'è tra una multinazionale e le etichette indipendenti, proprio a
monte sta nell'approccio nei confronti dei progetti artistici. Le
indipendenti fanno scouting, le multinazionali no. Non ne sono
proprio più capaci per diverse ragioni. uno perché il ruolo
dell'A&R nelle multinazionali è ricoperto da gente che non ha
la cultura specifica che gli permette di svolgere quel lavoro lì,
ma magari per giochi di acquisizioni accorpamenti, fusioni
societarie, il giro delle poltrone porta a sedersi nella poltrona
di A&R uno che prima stava al marketing e che magari con un
po' di fortuna ha una sua cultura musicale. Ma anche no.
Quindi non c'è più proprio quello stimolo quello spirito di fare

155
-s-

ricerca. Le multinazionali non la fanno più, ma da anni ormai.


Quando vado a fare le docenze, mi capita ai corsi di
formazione, nei master, porto sempre un esempio di un
discografico di una multinazionale che mi disse un po' di anni
fa, quando io nel mio solito giro gli portai dei progetti da
valutare perché, come ti dicevo prima, noi abbiamo bisogno di
quel passo ulteriore fatto di denaro e di potere e che noi non
abbiamo. Quindi noi, diciamo cerchiamo di collocare i
prodotti sul mercato, farti capire di che si tratta e poi però se
non interviene qualcuno con dei finanziamenti importanti... e
come al solito gli ho sottoposto a lui come ad altri delle cose e
alla fine lui mi disse il materiale è molto interessante,
complimenti, fate un buon lavoro di ricerca, però sai, noi
stiamo cercando una cantautrice tipo consoli. Io dico scusa,
che significa tipo consoli, io c'ho una cantautrice tipo se
stessa! E noi sai, però adesso la consoli funziona, a noi ci
serve una consoli. - e allora cerca una consoli, ma che ti devo
dì. Inutile dirti che quella che poi presero sotto contratto
perché assomigliava alla consoli tu non sai neanche chi è: nel
senso che ha vissuto una sua stagione fatta di un singoletto che
è morto lì e poi fine della storia. Questo per dire che se tu stai
dietro a una scrivania, gestisci dei budget, invece di investirli
per dire -mm questi chi so? A cappello a cilindro,
Marcosbanda, che fanno? Ah, una roba nuova, mai sentita!
investiamo proviamo, sperimentiamo. Invece gli devi dire
questo, vai dai cappello a cilindro e gli devi dire no però
dovresti essere più rock, perché funzionano i subsonica.
Oppure vai da una cantante no però devi assomigliare più a
Amy Winehouse – e il riferimento è ovvio a Giusy Ferreri –

156
Scenari del settore fonografico

Giusy Ferreri era chiusa 5 anni in un cassetto e non sapevano


cosa farsene. Improvvisamente hanno avuto il lampo di genio
X-Factor, facciamola diventare la Amy Winehouse Italiana. E
poi è brava, ma questo è un altro paio di maniche. Cioè
probabilmente sarebbe stata brava anche ad essere sé stessa
invece le hanno dovuto costruire attorno un vestito che
scimmiottasse qualcosa che funziona all'estero. Ma io dico,
siamo nella patria della musica della melodia. Ma perché non
provare a investire sulla fantasia sull'originalità dei nostri
artisti?
Noi questo lo facciamo, le etichette indipendenti questo lo
fanno, quindi indubbiamente questoè il momento delle etichette
indipendenti. perché poi l'altra cosa che fa la differenza è che
le indipendenti generalmente molto difficilmente lavorano sui
singoli. E' molto più facile che lavorino su un progetto
completo. E qui torniamo al discorso di prima del cd. Io
quando valuto un progetto non mi fermo alla singola canzone.
Voglio sentirlo tutto il materiale. perché è proprio perché le
etichette indipendenti non hanno accesso a certi canali, io
devo partire dal presupposto che un disco che esce cinico
disincanto deve essere lavorato dal mio ufficio promozione per
almeno un anno e mezzo. Per poter lavorare un anno e mezzo
su un disco deve essere un disco bello. Dalla prima all'ultima
traccia. Deve essere un disco dove io posso ogni 3 mesi
sollecitare le radio per farmi passare una canzone nuova, dove
io posso permettermi di fare, se trovo le risorse per farlo, due
tre videoclip, dove io posso permettermi di far parlare la
stampa per sei mesi e aspettare, avere la pazienza che escano
le recensioni una dietro l'altra. Avere la pazienza che il gruppo

157
-s-

faccia i concorsi, li vinca, mi dia spunti per fare notizia, per


far parlare, per tenere alto il livello di comunicazione. Noi
questo è quello che stiamo facendo. Noi abbiamo avuto la
Marcosbanda che tra metà del 2007 e metà del 2008 ha vinto i
principali concorsi che c'erano compreso il cornetto free
music, l'artista che non c'era, voci per la libertà di amnesty.
Tutte queste sono cose che ci permettono di tenere alto il
livello di comunicazione sull'artista, ma possiamo farlo solo
perché abbiamo un progetto di un album che è bello dalla
prima all'ultima traccia. Quindi questo fa la differenza perché
l'indipendente lavora sull'artista, sul progetto non sulla
canzone one shot se funziona bene se no arrivederci ne
prendiamo un'altra. perché non ce lo possiamo permettere.

Quindi per cercare di rispondere alla tua domanda, perché mi


rendo conto che poi divago, sì, è il momento delle etichette
indipendenti però purtroppo il potere – tra virgolette – nei
confronti dei media tradizionali è ancora nelle mani di chi ha
il denaro da investire, cosa che hanno le multinazionali. Io non
credo che le multinazionali siano destinate a scomparire,
sicuramente sono destinate a ristrutturarsi, a rivedere il
proprio ruolo e la propria posizione, se poi si sveglieranno e
magari decideranno – per esempio una cosa che potrebbe
essere intelligente ma a quanto pare non si riesce a mettere in
piedi è ok tu chi sei C.D? Tu chi sei altipiani? chi sei, tube
records? Perfetto cosa fai, fai delle cose che mi interessano?
Vieni da me, ti lascio la tua autonomia, questo è il budget a
disposizione. Però entro in con-proprietà con te. Se le cose che
tu fai, aiutato da me major funzionano, io poi le acquisisco, o

158
Scenari del settore fonografico

comunque ne sono partner. Però ti riconosco la capacità di


fare quel lavoro sul territorio di scouting che noi non siamo in
grado di fare e quindi ti considero una sorta di laboratorio
mio, della multinazionale. Questo potrebbe essere il futuro.
Multinazionali fornitori di grandi servizi di distribuzione, di
grande promozione, di risorse economiche ed etichette
indipendenti fornitori di idee nuove, di progetti nuovi, questa
potrebbe essere la via. Noi indipendenti già ci siamo arrivati a
questo ragionamento, bisogna vedere se ci arrivano le major, i
capi delle major.

4. Ti prospetto un futuro in cui ci siano soltanto mercati


di nicchia e in cui l'unico successo sia ottenuto soltanto da
piccole etichette indipendenti, piccolissime, che riescono a
farsi conoscere in tutte le parti del mondo al di là dei canali
mainstream come la televisione e i media di massa. Tu cosa
pensi di questo futuro?

Io sinceramente non lo ritengo uno scenario realistico.


perché le nicchie sono nicchie. non sono convinto c del fatto
che sia tutto nelle mani di internet e che, insomma quella del
gruppo e che parte dal piccolo paese di provincia e che arriva
a conquistare il mondo è un po' una favoletta, nel senso che
può capitare. perché tutto può capitare. E però spesso ci sono
una serie di coincidenze, di fattori e di circostanze che
permettono questo. Cioè non può diventare la regola, capisci
cosa voglio dire? E' un'eccezione. Non è sufficiente
posizionarsi su internet e dire esisto perché il mondo

159
-s-

improvvisamente di accorga di te. E' vero che ci sono i


meccanismi del viral marketing e della promozione sul web
che ti consentono con una maggiore facilità di diffondere un
progetto e di farlo conoscere. Però che questo diventi la regola
generale per tutti e che quindi diventi la fetta di maggioranza
del mercato ci credo un po' poco. ...Sarebbe una bella utopia,
in realtà non è così, non può essere così. no. Cioè metterebbe
in discussione, significherebbe che crolla tutto il castello ma
non soltanto della musica, proprio della gestione globale delle
cose. Sarebbe bello è che fosse sufficiente il web per farsi
conoscere dal mondo. In realtà non basta quel, come sarebbe
molto più utile magari che invece di comprare al supermercato
qui sotto della frutta prodotta in, nel Nord-Africa e importata
in Italia io prendessi le arance coltivate a un km da qui. Ci
sarebbero tanti risparmi no, però significa tornare
all'artigianato, fondamentalmente, alla piccola.. Io credo che
nessuna del.. sono due mondi veri entrambi che devono e
dovranno trovare un modo di coesistere. Non ha un futuro il
mainstream fine a se stesso. Io credo che l'MTV che costruisce
personaggi a tavolino... Sai perché ti dicevo favoletta prima,
perché anche negli anni passati no, ci sono stati dei casi: “Ah
l'artista scoperta da internet dal discografico...” : erano tutte
cose costruite a tavolino. Erano artisti già sotto contratto con
multinazionali americane messi sul web e fatti partire dal
basso. Ah sono la povera artista sconosciuta, volete diventare
miei fan? Guardate, questo è il mio video! E in realtà era un
video fatto con i soldi di una multinazionale, non se l'era fatto
a casa da sola. Quindi era un test, era un progetto per vedere
se un determinato meccanismo funzionava, e ha funzionato.

160
Scenari del settore fonografico

Però c'erano i soldi dietro. Cioè non era la cosa partita dal
niente. Allora il mondo mainstream fine a se stesso secondo me
non ha un grandissimo futuro, ma non potrà essere
soppiantato interamente dalle auto-produzioni che si
diffondono utilizzando il web. Ci deve essere una via di mezzo
che va trovata perché comunque sia poi, nella maggior parte
dei casi il gruppo che affronta il mondo da solo non ha
l'esperienza per poterlo fare e quindi magari fa degli errori,
spreca energie, spreca risorse, quando potrebbe invece magari
guidato, ottimizzarle. Insomma riconosciamo a ognuno il
proprio ruolo: c'è chi sa scrivere delle canzoni e c'è chi sa
promuoverle, chi sa produrle. Chi pensa di saper fare tutto da
solo è un po' presuntuoso. Questo vale a qualsiasi livello. Sai
quanti gruppi vengono da me con dei master finiti e io gli dico
ecco il materiale è buono, però certo che qua magari si poteva
sviluppare meglio questa cosa, oppure i suoni... E però sai,
ormai l'abbiamo finito. Ema se tu venivi da me un po' prima gli
stessi soldi che hai speso per fare il tuo master lo facevi
guidato e magari ottenevi un risultato migliore. A volte questa
cosa di voler fare tutto da soli è un po' sposata con un'idea di
indipendenza che va bene, per carità. Però bisogna stare
anche con i piedi per terra e bisogna anche riconoscere a ogni
personaggio, a ogni parte in causa di questo settore la propria
professionalità e saperla utilizzare.

5. C'è chi sostiene che le etichette discografiche siano


destinate a cessare di esistere e, come dicevi anche tu, anche
voi vi state trasformando in fornitori di servizi perché ci sono

161
-s-

degli artisti che vengono da voi già col master pronto, no?
Quindi molti sostengono che, appunto, quelle che ora sono le
etichette discografiche, potranno essere facilmente sostituite
da specialisti freelance che ti offriranno quel servizio,
unicamente per ciò che ti serve. Poi c'è chi dice che le future
etichette discografiche saranno dei blog che raccoglieranno
le communities di appassionati attorno all'etichetta stessa e
poi diffonderanno la voce, tutto in digitale. E poi le modalità
di produzione potranno essere anche il vinile, qualsiasi altra
cosa.
Se io ti dicessi: Cinico Disincanto non è destinata ad avere
un futuro perché non varrebbe la pena di spendere tutti
questi soldi in una struttura di questo tipo, tu cosa
penseresti?

io non penso che siamo destinati a sparire. Indubbiamente


come hai detto tu all'inizio il fare produzione a livello
indipendente è un po' una passione. Un po' come una volta
c'era il mecenate che portava gli artisti alla sua corte e gli
dava l'opportunità di sviluppare la propria arte. Ovviamente
l'obiettivo di tutti noi indipendenti è quello di diventare delle
aziende in attivo. Quindi in grado di generare un reddito e di
consentire a tutte le persone che ci lavorano attorno di poter
fare un lavoro che comunque si fa con grande passione, con
grande energia senza vincoli di orario etc che merita di essere
remunerato. Molti di noi parallelamente svolgono anche altre
attività che consentono poi di tenere a galla la struttura
discografica. Io stesso, Cinico disincanto fine a se stessa è

162
Scenari del settore fonografico

ancora nella fase start-up, quindi ancora nella fase di


raggiungimento del margine di guadagno sufficiente a gestire
il tutto. Quello che manca viene compensato dalle altre attività
che io svolto però porto avanti lo stesso perché credo in questa
cosa che sta crescendo anno do po anno. Dopo di ché, per
rispondere alla tua domanda, io sì credo che le etichette
tradizionale siano destinate a trasformarsi, multinazionali e
indipendenti e in parte noi lo stiamo già facendo perché, come
ti dicevo, siamo, parallelamente alla nostra attività anche
fornitori di una serie di servizi che vanno dalla distribuzione al
booking dal management alla promozione e li forniamo a
pagamento agli artisti che decidono di rivolgersi a noi per
questi servizi qui ma che desiderano non entrare nel nostro
catalogo. Però attenzione perché ci sono degli aspetti del
lavoro che sono ignorati dagli artisti stessi che nessun
internet, nessuna auto-produzione ti potranno mai sostituire.
Ti faccio un esempio c'è il lavoro editoriale. Noi siamo anche
una società editoriale. Il lavoro editoriale è quello che porta il
label manager di un etichetta a gestire le edizioni di un artista
e a gestirle in maniera tale che io provo a metterti nella
colonna sonora di un film provo a metterti nella colonna
sonora di uno spot provo a farti fare passaggi TV on possiamo
pensare che tutti facciano tutto dal soli, è impensabile. Quindi
comunque il ruolo dell'etichetta e il ruolo dell'editore è un
ruolo comunque che si mantiene nel tempo, trasformandosi,
anche rivedendo il proprio rapporto con gli artisti anche da un
punto di vista contrattuale. Non ti nascondo che noi stiamo
rivedendo i nostri contratti anche proprio in funzione della
scena cambiata del contesto in cui ci muoviamo cambiato.

163
-s-

Però il futuro c'è. Per una sola ragione. Che la musica non si
ferma. Ci può essere tutta la crisi del mondo, però l'artista che
sente l'esigenza di esprimere un proprio sentimento attraverso
la musica e il fruitore che sente l'esigenza di assimilare queste
sensazioni queste emozioni attraverso la musica è una cosa
che ci sarà sempre. Noi siamo talmente tanto abituati a vivere
nel flusso della musica che non ce ne rendiamo neanche più
conto dell'importanza che ha. Se tu provi a immaginare la tua
vita senza la musica ti rendi conto che diventa una roba
assolutamente vuota. perché tu ormai la musica ce l'hai
ovunque. Nei negozi, nella metropolitana, negli autobus, negli
uffici, nell'I-Pod, in TV. Spesso la TV viene tenuta accesa come
un tempo venuta accesa la radio. E' un sottofondo che sta lì,
trasmette musica, videoclip, neanche li guardi però l'ascolti. È
un flusso continuo di cose che è un po' alla radice del
problema del concetto di musica gratuita. La gente soprattutto
le nuove generazioni fanno fatica a concepire la musica come
un bene da pagare perché sono talmente tanto abituate ad
averla addosso che è come l'aria. [Se tu hai visto il mio blog
hai visto che il tipo di atteggiamento..] nell'immaginario
collettivo l'immaginario del discografico è di quello che sfrutta
l'artista e si compra il cayenne . Io l'ultima macchina che ho
avuto me la sono venduta per fare il disco dei cappello a
cilindro. Questo per inciso, poi ne ho comprato un'altra. Però
c'è stato un momento in cui ho dovuto fare una scelta. Non mi
devo comprare il cayenne io non sono il discografico della
multinazionale che negli anni 70 80 si è arricchito alle spalle
degli artisti, sono una nuova generazione di discografici che
cerca di fare questo lavoro con amore e con passione come si

164
Scenari del settore fonografico

faceva negli anni 60 70. adesso le cose sono un po' cambiate


però nell'immaginario collettivo è rimasto quel concetti lì.
Quindi, chi se ne frega, io la musica la scarico, vai a quel
paese te e chi pensava di mangiarci su, ma non è così. La
musica ha un suo valore. Altrimenti arriva il giorno che nessun
artista produrrà più niente perché non avrà più le risorse
economiche, non avrà più il tempo per mettersi a comporre. I
gruppi che sto producendo io all80% lavorano tutti. C'è chi fa
l'infermiere, chi fa il ricercatore biologico, chi fa l'autista del
sindaco, cioè sono tutti ragazzi che lavorano e che fanno
musica per hobby, chiaramente con l'obiettivo di fare della
musica l'attività primaria. Però sono in una fase dove con i
piedi per terra dicono, devo campare e però voglio sognare.
Questo sogno bisogna anche alimentarlo in qualche modo,
altrimenti arriva il giorno in cui , come l'artista che abbiamo
prodotto cioè Andrea Staderini, arriva il giorno che appendi la
chitarra al chiodo perché non c'hai più il tempo per giocare.
LA musica è anche una professione. Va riconosciuta, va
remunerata e questo è il modo per farlo capire al pubblico.

6. L'idea che la gente pensi che la musica debba essere


gratis, è una conclusione a cui sono arrivata anch'io nel
corso della mia tesi. E grosso modo è dimostrata anche dal
fatto che le strategie di contrasto della pirateria si sono
rivelate fallimentari nonostante sia in crescita il mercato del
download legale. Però è una minima parte rispetto al
marasma di roba che si scarica gratis. A questo punto molti
pensano che sia più utile cercare di smetterla di contrastare il

165
-s-

download e di concentrarsi su altre modalità di retribuzione


della musica. Perché in realtà la gente continua a spendere
per la musica, lo dimostra il fatto che le spese per i concerti
sono cresciute negli ultimi anni, e ai concerti poi si
comprano i cd originali, si comprano i vinili, si comprano i
gadget, le borse porta-vinili, si compra tutto e si spendono
tantissimi soldi per la musica. Per questo, non è più utile
forse far leva su altri fattori, far pagare la musica in modo
un po' diverso? Questa è una domanda.

7. Poi veniamo anche a un altro tema che si nota tramite


le modalità che si incontrano in tanti portali come myspace o
last.fm, dove la musica gratuita ed è pagata da delle aziende
che fanno pubblicità, per cui ti esce il banner e ascolti la
musica gratuitamente perché pagata dalle grandi aziende.
Questa è una modalità.
Altri invece pensano che il futuro possa risiedere nelle tariffe
flat. Abbonamenti mensili o annuali per cui tu ti scarichi
tutta la musica che vuoi e però ti paghi l'abbonamento, come
succederà anche per i telefoni (Nokia comes with music).
Sono tutte soluzioni orientate sulla musica gratuita in
digitale, in modo tale da non cercare di contrastare più
questo fenomeno che è incontrastabile alla fine. Qual è il tuo
pensiero su questo fatto e soprattutto sei d'accordo con chi
pensa che debba essere distribuita gratuitamente su internet,
se sia necessario cambiare le modalità di vendita della
musica?

166
Scenari del settore fonografico

La risposta è no alla tua ultima domanda. Io non credo che la


musica debba essere diffusa gratuitamente, e soprattutto che si
debba ripagare con altre cose. No è una cosa che proprio non
mi piace concettualmente. Poi magari finirà così, però
secondo me no.

È già così!

Non è soltanto così. Guarda partiamo dall'inizio della


tua domanda. Le campagne contro la pirateria. Sai cosa c'è di
sbagliato nelle campagne contro la pirateria che sono state
fatte in tutti questi anni. C'è un principio di fondo sbagliato.
Queste campagne sono state strutturate in modo da
criminalizzare l'utente. Cioè io cerco di spaventarti, io ti dico:
chi scarica compie un reato, io ti dico: rischi questo rischi
quello che, rivolto a dei ragazzi prevalentemente giovani,
quanti può dissuaderne? Nella maggior parte dei casi uno non
fa altro che alimentare il livello di sfida. È come che fa un
graffito sul muro. La mattina passa l'operaio per imbiancare e
la notte quelli tornano e fanno un altro graffito. E si va avanti
così all'infinito. Pensi che non sappiano che fare quel graffito
potrebbe portare una multa, commettere un reato? Certo che
lo sanno, ma è una sfida. Allora soprattutto quando si è molto
giovani, si vive tutto come una sfida. Il giovane contro il
vecchio...
Criminalizzare secondo me, che è stato il metodo per
reprimere la pirateria in questi anni è sbagliato, o meglio non
è che non è giusto sottolineare che si tratta di un crimine però
secondo me invece sarebbe molto più utile – infatti c'è un

167
-s-

progetto su cui noi stiamo lavorando, che va proprio in questa


direzione, stiamo adesso cercando gli interlocutori a livello
istituzionale e a livello di enti disposti a sostenere (ci stiamo
rivolgendo alla SIAE all'IMAIE e alle istituzioni) per trovare
delle realtà interessate a sostenere questo tipo di progetto – la
via giusta secondo me per contrastare il download illegale sul
web, lo scambio di files il file sharing, la via giusta, ce ne sono
due:
Una è quella di fare formazione. Quanti ragazzi di 15 16 anni
conoscono il reale valore dell'mp3 che scaricano? Pochissimi.
Per loro è musica, è un file, sta lì e lo scaricano. Allora perché
non pensare a un percorso che permetta, nelle scuole, nei licei,
nelle scuole medie, che permetta ai ragazzi di far vivere ai
ragazzi tutta la filiera produttiva che c'è dietro a quell'mp3. Io
ti prendo, entro in una scuola, ci sarà una band nella scuola?
C'è sempre una band in una scuola. prendo questa band e gli
dico: Tu che vuoi fare da grande? Il musicista? Hai una band?
Perfetto, proviamoci ci mettiamo insieme e nell'arco di un tot
di mesi io ti faccio fare tutti i passaggi che servono per farti
arrivare al prodotto finale. Ma insieme a te lo fanno tutti i tuoi
compagni di scuola che vivono con te tutte le fasi: la sala
prove, il lavoro col produttore, l'adattamento delle canzoni,
l'aggiustamento dei testi, l'arrangiamento e poi il servizio
fotografico, la scelta di come ti devi vestire, le prove sul palco,
tutto il sudore, l'energia, il denaro che serve. Farglielo
conoscere direttamente e poi quando arrivi al punto finale
quando tu finalmente hai in mano quest'oggetto, allora puoi
andare dai ragazzi e dirgli: adesso che i vostri amici sono
diventati degli artisti, che questo disco è frutto di un anno di

168
Scenari del settore fonografico

lavoro, te lo compri o te lo scarichi gratis? Sicuramente ci


sarà qualcuno che dice: - me lo scarico gratis, però una fetta
di persone avranno capito cosa c'è dietro, che non è un gioco ,
che non è una cosa che sta lì perché ci è arrivata per caso. E'
arrivata lì, in quel file che stai scaricando, perché qualcuno ha
fatto un sacco di fatica! E queste sono cose che bisogna far
conoscere. Cioè secondo me è molto più efficace fare un
lavoro di questo genere cioè di fare formazione cominciando
dalle scuole, piuttosto che andare da un ragazzino e dirgli: -
sei un pirata! E quello si mette la benda e fa: -sì, sono un
pirata, e allora? Spiegagli cosa c'è di sbagliato in quello che
fa, non gli dire solo che ha sbagliato. Altrimenti non capirà
mai.
Questo è il punto numero uno.
Il punto numero due è che il mercato mainstream ha agevolato
la pirateria lavorando solo sui singoli e non lavorando sul
progetto intero di un album di fatto:- perché mi devo comprare
l'intero disco di Britney Spears se mi piace soltanto l'ultima
canzone? Me la scarico. Non giustifica quei 22 euro che
vogliono per il disco. Allora invece io ti do il disco: perché ti
devi comprare il disco della Marcosbanda? perché è bello
tutto. E se ti scarichi tutte le canzoni alla fine avrai
un'accozzaglia di file che non hanno una loro interezza allora
siccome io il disco te lo vendo a 10 euro, spendili.
Quindi intanto una politica di abbattimento dei costi del
supporto. Primo. Secondo lavorare su progetti artistici interi, e
non su singole canzoni. E questi sono due modi per contrastare
la pirateria.

169
-s-

> Invece per quanto riguarda la pubblicità, le tariffe


flat?

A me non piacciono molto queste cose, mi rendo conto


che ci dovrò fare i conti prima o poi, però sono percorsi che
mi piacciono poco perché non danno valore alla musica
perché la considerano un mezzo per qualcos'altro e fra l'altro
io ho qualche dubbio sulla reale efficacia nel senso che adesso
tutti quanti si sono entusiasmati per questa cosa ma,
realmente, quanta gente di quelli che si sorbisce lo spottino
per scaricarsi la canzone poi sfrutta quello spottino lì?
Arriverà il momento in cui i pubblicitari dovranno fare i conti
con questa cosa e vedranno se il gioco vale la candela!
Io non so se ne hai sentito parlare ma c'è un sistema di
distribuzione digitale, fisica che si chiama Prefueled (video:
http://www.youtube.com/watch?v=jykFzwGcIw8 Popkomm
2007; sito: https://www.prefueled.com/v3/ , nda). È stato
presentato due anni fa al Popkomm di Berlino e noi siamo stati
in contatto con loro e stiamo sviluppando anche insieme una
parte dedicata alla musica indipendente. Prefueled si basa su
questo. Cioè, loro hanno dei distributori fisici che sono fatti
come delle pompe di benzina di una volta, caricati con brani
digitali che tu puoi scaricare a un prezzo irrisorio, perché il
resto viene messo dalla pubblicità che loro mettono sui
pannelli luminosi che ti appaiono ogni volta che tu scarichi un
brano. Loro sono convinti che questo sistema funzioni. Loro
posizionano questi distributori per esempio dentro i centri
commerciali. Sono appena arrivati in Italia, è una società
tedesca. Loro sono convinti che questa sia la strada. E io ho

170
Scenari del settore fonografico

detto:- vediamo, se vi serve una consulenza sulla parte


indipendente stiamo lavorando insieme su questo progetto,
però io qualche dubbio ce l'ho. perché stiamo sempre lì cioè in
realtà tu non scarichi gratis perché tu scarichi gratis ma
perché ti impegni a guardarti il filmatino pubblicitario. Allora
se mi devo impegnare a guardare il filmatino pubblicitario, ma
chi se ne frega, scarico da emule! Cioè, torniamo sempre lì,
capito?
Però, vediamo come va a finire, io non ci credo molto,
credo molto di più in altri percorsi, per esempio, come dicevi
tu, il settore live è un settore che ancora funziona, con tutte le
sue difficoltà con tutta la fatica che fanno i piccoli locali a
sopravvivere alla crisi etc, però quello è un settore su cui
ancora si può lavorare. Allora una cosa che noi per esempio
stiamo sperimentando è quella di, sul tour promozionale di
lancio di un progetto nuovo – ed è un'operazione che stiamo
facendo insieme a un altra realtà romana, stiamo facendo
questo test – nei concerti di presentazione del nuovo album,
invece di fare ingresso libero e mettere il cd in vendita sul
banchetto., noi facciamo ingresso a 10 euro, incluso l'album.
Tu entri, paghi il biglietto e io ti do il disco. Poi se il locale è
d'accordo, gli diamo anche una consumazione. Però intanto io
diffondo dischi originali, tu sei venuto e fruisci comunque di un
concerto, il locale lavora ed è contento e abbiamo ottenuto
ognuno il proprio scopo. Questa può essere una strada. Però
io da una parte guardo molto al futuro, da una parte sono
molto ancorato al supporto, al disco all'interezza del progetto
al bello di poter sfogliare un booklet. Noi abbiamo fatto un
disco di un gruppo che si chiama Jacinto Canek, che fra l'altro

171
-s-

stanno andando meglio all'estero che in Italia, stanno


progettando per aprire il 5 tour nei Balcani, e loro hanno un
disco che è bello da vedere. C'è un booklet tutto a cartoni
animati fatto da un disegnatore e insomma quello non ce
l'avrai mai scaricandolo da internet né legalmente né
illegalmente. Poi uno può anche dire che non gliene frega
niente, però se c'è qualcuno che ha anche la passione per
l'oggetto io voglio continuare a darglieli quegli oggetti.

Io, a questo proposito lascio un po' perdere le


domande e ti dico la mia esperienza personale. Io sono una di
quelle che si scaricano fiumi di roba. E me la scarico, però
da quando ho iniziato a scaricare, mi compro un sacco di cd,
e ci spendo un sacco di soldi. Questo perché scaricare la
musica magari mi consente di scoprire cose nuove, mi
appassiono. Cioè, io sono d'accordissimo col fatto che la
musica che io sto scaricando ha un grosso lavoro dietro, però
magari, prima di conoscerla io non avrei speso tutti questi
soldi. La mia passione è cresciuta esponenzialmente anche
grazie a questo: io i soldi che spendo per concerti, per vinili
per cd, per gadgets li spendo Creative Commons ho modo di
conoscere la musica anche scaricandola ed è così che ho
scoperto la passione che magari prima non avrei potuto
scoprire.

Si ma guarda questo va benissimo, nel senso che tu fai


un utilizzo del file sharing, conoscitivo cioè sfrutti il file
sharing per andare a compensare quelle lacune di conoscenza
che tutti i media tradizionali ti negano. Ok? perché tu sui

172
Scenari del settore fonografico

media tradizionali tu senti passare sempre e solo le stesse


canzoni. Quindi non ahi nessuna speranza di scoprirne delle
altre. Qui torniamo ad altri discorsi. Posso dirti per esempio,
io sono nel comitato direttivo di Audiocoop, che è
un'associazione di categoria di discografici e produttori
indipendenti, da anni ci stiamo battendo per una legge sulla
musica, tra i punti fondamentali di questa legge c'è cercare di
fruttare il modello francese e imporre ai media un tot di
programmazione Italiana, che non vuol dire cantata in
Italiano vuol dire di produzione Italiana. Può sembrare un
modo di ragionare antico, protezionistico, però bisogna
valorizzare quello che noi facciamo, quello che noi
produciamo bisogna dargli spazio. Probabilmente se tu avessi
tante radio che trasmettono cose diverse e avessi individuato
quel canale radiofonico che ti fa ascoltare cose nuove tu non
avresti neanche bisogno di scaricartele da internet. Tu le
scarichi, se trovi ne trovi una che ti piace, la vai a comprare.
Bene. Ma se tu per esempio avessi una radio che quella cosa te
la passa e ti spiega chi è quel gruppo, ti fa un lavoro di
informazione musicale. Tu non avresti bisogno di andartelo a
scaricare perché lo ascolti e dici -oh, sai che questo è bello e
poi magari hai lo speaker che ti dice – questo è un gruppo
inglese, questo è un gruppo Italiano emergente, hanno vinto
quel concorso, questo è il loro sito web, allora tu magari vai
sul sito, c'è lo streaming delle canzoni, le puoi ascoltare. Per
esempio l'ultimo progetto che noi abbiamo pubblicato, sul sito
della band è possibile scaricare in streaming tutti i brani.
Ascolta se ti piace compra. Allora il download fatto come lo

173
-s-

fai tu ha un senso perché tu ti vai a ritagliare quella fetta di


conoscenza che non ti vien fornita dai media.

Quello che voglio dire io è che penso che il mio non


sia un caso singolo ma che come me ci sia tanta gente che
avendo a disposizione infiniti cataloghi di musica che per
esempio mio padre, e questo discorso vale per tutti, pur
essendo appassionato si sarebbe sognato di conoscere. Molta
più gente conosce molta più musica, e questo spinge molta
più gente ad appassionarsi di musica e comprarla. E questo è
per concludere, per concludere il discorso.

8. Che cosa ne pensi dei nuovi tipi di licenza che stanno


andando molto, anche riguardo a questo problema della
pirateria, la filosofia della musica gratuita e dei contenuti
gratuiti che è creative commons, con jamendo – se n'è
parlato anche al MEI... In relazione a questo, se pensi sia
utile per un artista scegliere questo tipo di licenze, se pensi
che comunque degli introiti ci possano essere oppure se sia
più giusto magari cercare delle soluzioni alternative anche in
collaborazione con la SIAE, come si pensa di andare a fare
nei prossimi anni.

9. E poi, ti ho anticipato prima che andò a intervistare


un esponente del mondo delle netlabels italiane, volevo
chiederti: oggi si parla spesso delle netlabels anche perché il
mercato della discografia tradizionale si sta avvicinando alla
sfera del digitale.

174
Scenari del settore fonografico

Le netlabels sono nate nella scena della musica


elettronica, però si stanno diffondendo anche per gli altri
generi musicali. Pensi che sia più semplice per un artista
oggi farsi conoscere attraverso la rete piuttosto che firmando
un contratto con un'etichetta? Cosa ne pensi di tutti gli artisti
che sono riusciti a farsi un nome unicamente con la
pubblicità virale?

Quindi: prima parte Creative Commons, seconda


parte cosa ne pensi del mondo delle netlabels e del futuro di
questa scena.

Parto dal fondo. Le netlabels sono una conseguenza


diretta di tutti i discorsi che abbiamo fatto finora, il mercato
sta andando in questa direzione, si cerca di trovare un modo
per sopravvivere, uno dei modi per sopravvivere è abbattere i
costi e quindi diventare delle realtà virtuali sostanzialmente
che però nascono e crescono sul web e bisogna vedere se sono
in grado di uscire dal web nel momento in cui c'è l'esigenza di
uscire. Mi sembrano dei grandi vivai che per carità, vanno
benissimo. Però non lo so insomma noi siamo abituati a , tu
all'inizio dicevi che Cinico disincanto ha una struttura, non hai
usato la parola antica, però, il concetto tradizionale, è vero, e
a me piace così. Mi piace che ci sia una realtà piccola, ma in
grado di gestire tutto. Quindi come in grande fanno le
multinazionali, o meglio facevano una volta. Questo perché tu
devi sapere, io vengo dalla radio, ho cominciato lavorando in
radio. In questi anni ho avuto la fortuna di fare esperienza in
radio in TV nel live. Tuttora faccio il tour manager a Paolo

175
-s-

Belli, quindi giro l'Italia in tournée. Ho avuto modo di


lavorare negli uffici stampa ho fatto promozione, quindi ho
avuto modo di stare da una parte e dall'altra della barricata in
diverse situazioni. Ho avuto modo di essere fornitore e cliente.
Questo ha fatto sì, ha costruito un' esperienza che mi permette
di provare a intuire le esigenze di entrambe le parti. E questa
cosa io cerco di trasmetterla alle persone con cui lavoro con
cui collaboro, nell'ottica di ottimizzare tutte le cose che noi
facciamo, quindi la promozione sulle radio la distribuzione il
booking il management, la gestione editoriale, lo scouting.
Sono tutte cose che secondo me un'etichetta indipendente è in
grado di fare può e deve fare. La netlabel fa solo una parte di
queste cose. Fa lo scouting, prende delle canzoni e le mette su
una vetrina, web e fa un po' di promozione,ma fa promozione
solo sul web. Noi facciamo promozione sul web, ma facciamo
promozione anche sulle radio sulla TV sulla carta stampata.
Non lo so ho come la sensazione che le manchi un pezzo a una
netlabel, però, massimo rispetto perché anche da li possono
partire progetti che poi si evolvono anche in un'altra forma.

Riguardo il CC, e comunque tutte le forme di licenza


gratuita. Detto molto sinceramente mi sembra il punto di vista
di quelli che hanno scritto certe cose sul mio blog rispetto al
discorso della pirateria. Mi sembra il punto di vista dell'artista
che dice faccio da solo. Non me ne frega niente dei diritti non
me ne frega niente della SIAE, non me ne frega niente di te
discografico che vuoi guadagnare sulla mia arte io faccio arte
e la diffondo. Però verrà il giorno che tu dovrai decidere se tu
di quest'arte ci vuoi vivere o se la lasci come un hobby. Se la

176
Scenari del settore fonografico

lasci come un hobby sei libero di fare quello che vuoi, se


decidi di viverci vedrai che cominciano a farti comodo i soldi
del diritto d'autore perché non dimentichiamoci che comunque
alla fine quella rappresenta una fetta non indifferente del
reddito per un artista e per un'azienda che gestisce l'artista. Il
diritto d'autore, il diritto editoriale di conseguenza, sono una
parte importante della voce attiva di un bilancio di un'etichetta
discografica, e anche quindi dell'artista. Tu sai quanto paga
un passaggio TV di una canzone in prima serata? Tanti soldi.
Un passaggio in prima serata arriva a pagare anche 1000
euro di diritto d'autore. Tu vai una volta in TV, canti una
canzone e ti porti a casa 1000 euro. In prima serata. Questo
che significa? Significa che di queste cose uno vive. Allora, ci
vuoi rinunciare? Allora rinunciaci, ma io non capisco perché.
perché non vuoi dare i soldi alla SIAE, perché ti vuoi sentire
libero? Ma tu sei libero, puoi fare tutto quello che vuoi delle
tue canzoni. Non vuoi avere un editore? Diventa editore di te
stesso se ritieni di essere in grado di diventalo. Ma serve
qualcuno che tuteli comunque i tuoi diritti e faccia la raccolta
dei proventi derivanti dallo sfruttamento della tua opera. È
inevitabile. Poi che la SIAE abbia dei suoi problemi di
gestione, che ci siano dei meccanismi che vanno rivisti è
assolutamente vero e bisogna lavorare in questa direzione.
Sono cambiate delle cose negli ultimi anni alcune in peggio
purtroppo e bisogna discutere, lottare per cercare di ottenere
quello che veramente spetta agli artisti. Però anche lì,
determinate decisioni siano state prese dalla SIAE perché si
erano create delle situazioni malate. Parlo per esempio della
ripartizione del concertino. Si è deciso di farla a campione e

177
-s-

non sulla base del programma musicale, perché? perché sono


state scoperte delle truffe,m soprattutto in certe zone d'Italia
dove c'erano le grandi orchestre di musica da ballo che
facevano capo ad un'unica organizzazione o al sud dove
c'erano quelli che fanno il piano bar, quelli che fanno
l'intrattenimento che facevano capo ad altre organizzazioni di
dubbia matrice che non compilavano il vero programma
musicale, lo compilavano mettendo dentro le canzoni che poi
avrebbero portato soldi, proventi a chi forniva il lavoro. E'
stato scoperto questo meccanismo malato, si è usato il metodo
peggiore probabilmente per risolvere la situazione, il metodo
migliore forse sarebbe stato fare i controlli. siccome fare i
controlli costa, è stato preferito dire bé allora sai che
facciamo? Facciamo a campione. Ma fare a campione ha
penalizzato tutti quelli che invece andavano realmente nei
locali e compilavano il programma musicale scrivendo
realmente quello che loro suonavano compresi quelli che
scrivevano le proprie canzoni che realmente suonavano.
Quindi indubbiamente questo meccanismo ha penalizzato. Io
capisco che ci possa essere l'artista che dice io non accetto che
ci sia qualcuno che decide determinate cose, non mi voglio far
comandare da nessuno etc. sicuramente ci sono delle cose che
possono essere migliorate, nella SIAE, nell'IMAIE nell'SCF,
insomma in tutte le società che fanno collecting di diritti. Però
se c'è qualcuno che raccoglie del denaro per lo sfruttamento di
una tua opera non vedo per quale motivo devi rinunciarci. A
beneficio di cosa? È questo che io non capisco. Cioè a
beneficio di chi? Chi ci guadagna dalla rinuncia al diritto
d'autore allo sfruttamento della propria opera. Mi sfugge si sei

178
Scenari del settore fonografico

libero va bene, però non è l'open source del software, non lo


so, francamente non lo vedo come la via futura. Poi
ovviamente io parlo dal mio punto di vista quindi qualcuno
dirà bé certo, tu fai il discografico, se non fosse così tu non
lavoreresti più. Il che è anche vero però insomma io continuo
a vederla in questo modo.

Un altra cosa. Avete intenzione di continuare a


produrre sempre su supporti tipo cd o pensate anche a vinili,
audiocassette, perché stanno uscendo fuori un sacco di idee
alternative rispetto a questo.

Guarda torniamo al discorso di prima sulle nicchie. Le nicchie


sono tanto belle, però sono nicchie, non sono produttive.
Allora o sei i Radiohead..

Però c'è un dato preciso: la vendita dei vinili è


aumentata del 200% nell'ultimo anno.

Bisogna vedere quanti se ne vendevano prima però, se le


vendite sono aumentate del 200% e prima se ne vendeva 1. Il
vinile non è il futuro.

Sì, però è sempre un dato, non possiamo


sottovalutarlo.

È un dato, per carità, però è anche un dato che va a rafforzare


quello che ti dicevo io. Comunque c'è una fascia di attenzione
verso il prodotto, l'oggetto. Allora che poi si sia rispolverato il

179
-s-

vinile per il godimento dei cultori, va benissimo, ma non è il


futuro. Siamo seri su, il vinile è un supporto scomodo, è un
supporto da casa non è un supporto da auto, non è un
supporto da viaggio, non è...

Ma non lo sarà neanche il cd nel senso che pure il


cd... Fanno le automobile per l'ipod adesso.

Si sì, anche la mia c'ha il buco per mettere la pennetta, però, sì


va bene, d'accordo. Però resta il problema che ti dicevo prima,
cioè, che tutti i file compressi hanno una qualità nettamente
inferiore. Allora poi, è vero, non c'è più l'educazione di
ascoltare la musica in una determinata maniera, però la
differenza c'è. Cioè, il cd può reggere il confronto con il vinile
e nello stesso tempo essere un supporto agile da portare in
giro, da utilizzare in macchina, me lo metto nella borsa e lo
metto in ufficio, me lo porto a casa, lo regalo lo diffondo etc. E
quindi, comunque il vinile è penalizzato perché c'ha una sua
scomodità, un suo essere confinato a un uso domestico. Devi
avere il giradischi e lo devi mettere su, non c'hai neanche il
telecomando per farlo partire da lontano, cioè ti devi alzare
devi andare lì, prendere il braccetto. Il confronto tra cd e
vinile è giocato su questo: qualità quasi simile e comunque il
cd regge il confronto con il vinile a fronte di una maggiore
praticità. L'I-pod non regge il confronto. Dal punto di vista
tecnologico, da un punto di vista.. sicuramente è più facile,
più comodo più pratico. Ma dal punto di vista di qualità non
c'è confronto.

180
Scenari del settore fonografico

Esistono anche altri formati, non solo l'mp3; senza


perdita di qualità.

Parliamone, guarda attraversiamo la strada, andiamo nello


studio di mastering e ti faccio parlare con uno dei più bravi
fonici di mastering che ci sono in Italia e fatti dare da lui la
risposta che è più bravo di me. Ma non è così.

181
-s-

Intervista a Fabio Battistetti95

1. Esperienze come quelle di muxtape (il portale che


diventò famoso per lo sharing dei brani e la condivisione di
compilation create dagli utenti) e quelle dei portali per lo
sharing della musica online segnalano che è in corso uno
shift dell'esperienza di fruizione della musica.
In questo senso, in quale misura credi che le labels
cambieranno il loro modo di approcciarsi alla musica?

La fruizione musicale è stata cambiata dagli ascoltatori


senza vincoli particolari, dall’altro lato le etichette
discografiche subiscono ancora l’influenza dei vincoli del
mercato tradizionale e da una certa conservazione nel proprio
status tradizionale, ma è un dato di fatto che debbono mutare,
molte lo hanno già fatto, ma credo non ci sia ancora una
coscienza comune al riguardo. E’ un passo necessario e che
gioverà anche alle etichette, ma credo ci voglia ancora un po’
di tempo: molte labels chiuderanno, altre si trasformeranno
ma soprattutto nasceranno nuove identità. Individuo nelle
etichette discografiche una figura che resterà centrale, quella
del direttore artistico: il perché verrà fuori dalle prossime
risposte.

2. I cambiamenti che stanno interessando l'industria


musicale portano diverse persone, tra esperti e bloggers a

95
Intervista via e-mail in due fasi. Le repliche da parte dell'intervistatrice
saranno introdotte dal simbolo >> .

182
Scenari del settore fonografico

sostenere che il futuro della musica sia destinato a vedere la


fine delle etichette discografiche.
Le funzioni di produzione, promozione e anche
distribuzione potranno essere svolte quasi quasi a costo zero
in Internet sfruttando la potenza dei social network e del
direct marketing.
C'è chi dice che le labels saranno sostituite dai blog,
gestiti da persone appassionate e che i compiti più
direttamente specializzati, che ora sono affidati alle etichette,
saranno in futuro destinati a singoli specialisti freelance.
Davanti a questo genere di previsioni qual è la tua
posizione? Tu ora rappresenti il mondo delle netlabels, nato e
cresciuto con internet, quindi in qualche modo slegato dai
vincoli del business dell'industria discografica. Come vedi
però la situazione delle indipendenti tradizionali in un futuro
a medio termine?

Io credo che ci deve essere qualcuno, qualcosa in


grado dirigere a livello qualitativo il “la marea di musica”
che Internet ha portato negli ultimi 10 anni; delineo questa
figura in colui che scegli di produrre un disco, sia all’interno
del contesto di un’etichetta tradizionale che in una netlabel o
in un ipotetico blog. Questa marea musicale deve in qualche
modo essere indicizzata altrimenti la fruizione tenderà al caos
delle piccole nicchie e la qualità di una produzione
rischierebbe di esser messa sotto dal puro marketing. Credo
sia importante la figura di un direttore artistico, una persona
con cognizione di causa sulla materia musica, produzione e
distribuzione ed ovviamente sveglia rispetto agli input degli

183
-s-

ascoltatori e dell’onda mediatica. Le netlabel stanno


assumendo coscienza della loro potenzialità solo da un paio di
anni, hanno dalla propria una struttura semplice ed
economica ma debbono confrontarsi maggiormente con il
resto. Le indies hanno subito il colpo ma chi è sopravvissuto
ha imparato quali siano i metodi vincenti per questo preciso
momento.

>> A cosa stai pensando?

Acquisire le modalità nuove del marketing, aprirsi


verso il digitale e pubblicazioni online gratuite (a scopo
promozionale.
A riguardo del futuro penso si arriverà ad un incontro tra
netlabel ed indipendenti, sfruttando le voraci nicchie e
spostando le entrate dalla vendita del disco a quella
dell’oggetto (merchandising, dischi in edizione limitata):
niente di innovativo rispetto a quanto sta già succedendo. La
grossa rivoluzione credo sarà mossa dall’alto e non come i
medio-piccoli saranno in grado di muoversi.

>> Hai qualche idea in particolare?

Penso agli abbonamenti flat per la musica digitale, il


potenziamento del disco come oggetto (il vinile, l’edizione
limitata o ricca di particolari): ci vorranno grossi investimenti
che in prima battuta una indie non potrà affrontare, ma non è
detto.

184
Scenari del settore fonografico

Mi chiedevi di approfondire la questione direttore artistico :

Per la mia esperienza, ritengo sia una figura cardine


oggi e domani nel definire una linea editoriale che abbia come
principio la qualità musicale, perché è questa che alla fin fine
paga, soprattutto nell’ottica delle etichette discografiche che
avranno mantenuto questo status perché hanno definito un
proprio stile, delle caratteristiche ben determinate che
l’ascoltatore riconoscerà facilmente quando andrà a scegliere
i dischi. Una figura del genere deve stare al passo dei tempi e
dovrà assumere una mentalità che punta non solo alla musica
in senso stretto, ma che si confronta con i nuovi media e le
altre forme artistiche: l’interazione è una delle strade da
percorrere all’interno del percorso di un etichetta, questo non
vuol dire diventare un servizio ma differenziare la proposta
secondo la propria linea editoriale, questa deve essere una
garanzia sia nel caso di un disco, che di un evento...

3. Gerd Leonhard, un esperto in nuovi media sostiene


che le etichette debbano smettere di definirsi come produttori
e distributori di contenuti e iniziare ad operare come
fornitori di servizi, improntando il loro modello di business
su questi ultimi e non più sulla musica come è stato finora.
Kevin Kelly usa motti come Better then free. La musica è
gratis ma gli utenti pagherebbero ben volentieri servizi
connessi ad essa, valori generativi che rafforzano i loro
legami con gli artisti.
Qual è la tua opinione in proposito?

185
-s-

A mio modo di vedere, un venditore di servizi è ben


distante da un discografico, probabilmente avremo in
parallelo le due figure, ma l’ipotesi di vendita di servizi legati
alla musica mi sa di globalizzazione asettica: ho il dubbio che
si possa perdere il focus: creare e diffondere un bene culturale
che esprime e da emozioni. Il rischio di questa strada è che
favorisca la musica da sottofondo, ma non abbiamo già la
radio per questo ?
A livello di modello di business, le affermazioni di
Leonhard ci stanno, perché è un dato di fatto che molte telcom
tradizionali son diventate fornitori di servizi e queste
rappresentano casi di successo all’interno del business degli
ultimi anni, però ricordiamoci che stiamo parlando di musica.
Le majors prenderanno tali strade, forti dei loro business a
360° così come realtà del tipo di I-Tunes, Amazon.

4. Su quali parametri pensi che si debba valutare la


bontà del lavoro di un'etichetta discografica?

Qualità del prodotto musicale in primis, capacità di creare


affezione da parte degli ascoltatori e capacità di ricerca.

5. Sappiamo che il mondo delle netlabels è nato e


cresciuto con l'etica della libera distribuzione dei files
musicali e che quindi è totalmente slegata dalle
problematiche che riguardano il Diritto d'Autore, download e
i DRM.
Vorrei però capire cosa pensi rispetto al futuro delle
collecting agencies come la Siae. Guardando ad esempio il

186
Scenari del settore fonografico

caso dell'Olanda, dove è stato portato avanti un accordo tra


Creative Commons e Buma/Stemra, la loro Siae, per gli
artisti che vogliono usare le loro opere,licenziate Creative
Commons anche a scopo commerciale.

Il modello SIAE è esemplare per quanto sia vecchio


tale modello, il suo statuto rimanda agli anni 40, prima della
nascita del rock… Nell’ultimo periodo in seguito a spinte e
picconate ha iniziata una lenta opera di ridiscussione, questa
azione deve velocizzarsi perché oggi tutto corre ed il gap
aumenta sempre di più. Un giovane musicista oggi si trova
davanti a se muraglie burocratiche e non strumenti supporto
alla propria attività, per fortuna Creative Commons è una
valida via, ma non è completa perché non è una collecting
society. Sono fiducioso sul processo di cambiamento che sta
avvenendo, anche in Italia è iniziato un dialogo tra SIAE e
CC, vedremo dove porterà.

>> Nel mio lavoro ho avuto l'occasione di intervistare


anche Fabrizio Brocchieri, che è il label manager di Cinico
disincanto. Abbiamo avuto modo di parlare assieme di SIAE
e licenze alternative e questa è una parte della sua
riflessione:

“... Verrà il giorno che tu dovrai decidere se tu di quest'arte


ci vuoi vivere o se la lasci come un hobby. Se la lasci come
un hobby sei libero di fare quello che vuoi, se decidi di
viverci vedrai che cominciano a farti comodo i soldi del
diritto d'autore; perché non dimentichiamoci che comunque
alla fine quella rappresenta una fetta non indifferente del

187
-s-

reddito per un artista e per un'azienda che gestisce l'artista.


Il diritto d'autore, il diritto editoriale di conseguenza, sono
una parte importante della voce attiva di un bilancio di
un'etichetta discografica, e anche quindi dell'artista. [...]
Di queste cose uno vive. Allora, ci vuoi rinunciare?
Allora rinunciaci, ma io non capisco perché. perché non
vuoi dare i soldi alla SIAE, perché ti vuoi sentire libero? Ma
tu sei libero, puoi fare tutto quello che vuoi delle tue
canzoni. Non vuoi avere un editore? Diventa editore di te
stesso, se ritieni di essere in grado di diventalo. Ma serve
qualcuno che tuteli comunque i tuoi diritti e faccia la
raccolta dei proventi derivanti dallo sfruttamento della tua
opera. È inevitabile. [...]
Se c'è qualcuno che raccoglie del denaro per lo
sfruttamento di una tua opera non vedo per quale motivo
devi rinunciarci. A beneficio di cosa? È questo che io non
capisco. Cioè a beneficio di chi? Chi ci guadagna dalla
rinuncia al diritto d'autore allo sfruttamento della propria
opera. Mi sfugge si sei libero va bene, però non è l'open
source del software, non lo so, francamente non lo vedo
come la via futura.”

La tua opinione in cosa diverge da quella di Cinico, in


cosa sei d'accordo?

La decisione su hobby o lavoro è un mio stesso attuale


dubbio, la decisione è data dal fatto che oggi per campare di
musica occorre fare troppi salti mortali e dal mio punto di
vista per ora non ne vale la pena, però sono conscio del fatto
che se decido di campare di musica i diritti sulle opere
debbono essere una parte dei miei guadagni in un modo o

188
Scenari del settore fonografico

nell’altro: non sono contrario alla SIAE ed alle collecting


societies, ma così come sono non aiutano, perché hanno
meccanismi burocratici enormi ! Il Copyleft non è la risposta,
e neanche un alternativa, nasce da una critica ed ha un‘etica
totalmente differente ai modelli di business che ancora oggi
prevalgono; una entità del genere per applicarsi alla realtà
necessita di accordarsi con le collecting societies.
Ognuno può esser editore di se stesso: è possibile, oggi
ci sono gli strumenti e credo che in futuro lo sviluppo di
Creative Commons e soprattutto di organismi come la SIAE
permetterà una maggiore indipendenza. CC non si occupa del
recupero dei diritti, non è sua competenza, io noto però
un’interesse verso la creazione di un’entità a se che possa
gestire la ridistribuzione dei diritti di un opera licenziata in
CC usata in un ambito commerciale, cercando di equilibrare
al meglio le quote tra produttore e collecting society, partendo
da una diminuzione dei costi burocratici. Oggi la ri-
distribuzione dei proventi dei diritti d’autore gestiti dalla SIAE
ed ha un metodo che taglia le gambe ai piccoli ed ingrassa
chi, credo, non ne abbia bisogno: quelli che stanno in testa
alle classifiche. Ricordiamoci che il tutto parte da una critica
verso un modello obsoleto, poi pian piano ha iniziato a
definire un proprio modello: questo passaggio è in corso, ora !

6. Stavamo già accennando ai casi come MySpace o


Last.fm, che si stanno orientando verso sistemi di tipo ad
supported, per cui i brani ascoltati sono finanziati da banner
pubblicitari. Molte previsioni vedono questo tipo di mercato
in crescita.

189
-s-

Poi ci sono iniziative come la recente Nokia Comes


with Music che si spostano verso scenari di tipo flat.
Abbonamenti annuali o mensili che consentono all'utente di
scaricare quantità più o meno limitate di brani musicali
attraverso accordi tra etichette discografiche e mondo della
telefonia mobile.
Quali conseguenze credi che questi cambiamenti
porteranno per la discografia tradizionale? Credi che le
indipendenti sapranno sfruttare l'occasione?

È il grande dubbio: le grandi manovre vengono fatte


dall’alto, ma il motore della musica sta nel basso e questo si
muove in maniera abbastanza indipendente, con un proprio
obbiettivo: non è facile ora come ora capire se si adotteranno
metodologie flat o di sponsorizzazione.
Io credo molto di più nelle flat, in una canone che mi
permetterà di usufruire della musica che voglio quando voglio
e dove voglio, perché la pubblicità non l’abbiamo mai
tollerata, guarda all’esempio della TV commerciale… c’è
troppa pubblicità ovunque, probabilmente la porteranno
anche sulle pagine di un libro, ma la gente non la vuole, credo
preferisca pagare per un servizio di buona qualità dove non ha
“interferenze” del genere.

7. Nonostante da più parti si continui a parlare di crisi


per il settore discografico, il consumo di musica continua a
crescere. Cresce soprattutto il settore indipendente.

190
Scenari del settore fonografico

Molti pensano che il futuro della discografia sia in


mano alle piccole etichette, quelle indipendenti, che sono in
grado di instaurare un contatto molto più diretto col loro
pubblico e creare nicchie di ascoltatori fidelizzati attorno ai
propri artisti.
Tu come vedi il futuro delle multinazionali del disco,
pensi che le majors siano condannate al l'oblio come fanno
alcuni, pensi che si sposteranno verso altri mercati (telefonia
su tutti) e come vedi il loro rapporto con le indies nei
prossimi anni?

In questo momento credo che le majors del disco


debbano temere soprattutto per i grandi gruppi economici che
hanno dietro, che vista la crisi finanziaria non navigano in
buone acque. Nonostante ciò hanno un potere molto forte e
credo saranno ancora sfrutteranno appieno ne nuove
dinamiche che si stanno definendo. Hnano rischiato
seriamente l’oblio, ma ora hanno capito che non è più tempo
per l’inutile caccia alle streghe del Peer To Peer, cioè contro i
proprio possibili clienti, è tempo di riportarli sotto il proprio
mantello parlando con la lingua della “Rete”. Il rapporto
majors – indies è probabile che tenderà ad essere un qualcosa
di più indistinto, perché le grosse etichette oltre che pescare
artisti inizieranno ad assumere anche le dinamiche utilizzate
dalle indies.

Teniamo a mente che il futuro della musica in senso


stretto continuerà ad essere in mano alle piccole etichette,

191
-s-

perché sono loro che danno voce per primi ai talenti,


supportano le piccole bands, definiscono generi musicali…

8. Come vedi invece il mondo delle indipendenti.? E'


chiaro che non è possibile parlare a nome di tutte, però,
secondo la tua esperienza personale, c'è qualcosa che il
settore indipendente italiano deve rimproverarsi? Qual è
invece il suo punto di forza?

Non ho pienamente il polso della situazione delle indies


nostrane, resto fermo a circa 3 anni fa quando le seguivo per
motivi radiofonici. Il “nanismo italiano” ha colpito anche in
questo settore e non porta molto lontano soprattutto quando
l’idea di compare un cd sembra esser superata… ma proprio
da qui può nascere la riflessione delle piccole etichetta di
nicchia, con un proprio pubblico fedele o un proprio stile che
avranno indubbiamente un futuro proprio per la funzione
primaria di innovazione musicale come motore; questo è in
assoluto un punto di forza. Cosa c’è da rimproverare ? il
ritardo nel capire quel che succedeva, e la poca mentalità
“imprenditoriale” che si riscontra in molte etichette che alla
fin fine avanti per passione, nonostante abbiamo prodotti
buone bands e magari venduto oltre il migliaio di copie per
una singola produzione, in alcuni casi questi elementi
avrebbero dovuto scatenare un evoluzione.

192
Scenari del settore fonografico

9. Il gran numero di release e di netlabels, l'affiliamento


di quasi tutte a interfacce come scene.org o archive.org e
simili, non rischia di spersonalizzare troppo i singoli
artisti/contenuti? In che misura gli artisti che suonano per
netlabels come le vostre utilizzano i lives come occasioni di
contatto con il pubblico, ri-contestualizzazione della musica,
occasione per la vendita degli album?

Il rischio c’è, ribadisco: sta all’etichetta dare un


inprint forte alla propria produzione e ci sta anche un
investimento in termini di promozione per emergere non come
fenomeno (netaudio) ma come realtà produttiva vera e
propria. Internet è un’ oceano di musica, sono necessari dei
fari altrimenti i naviganti non sanno dove andare: in questo
senso portali come Phlow Magazine o nel caso italiano,
Nettare, hanno molto senso perché danno delle “dritte” su
cosa ascoltare sotto forma di segnalazioni e recensioni.
L’esibizione dal vivo dovrebbe essere l’obbiettivo
primario per una Netlabel (oltre al merchandising ed licensing
– creare e fornire musica per applicazioni multimediali: dal
cinema (colonne sonore), alla pubblicità, alle installazioni…
- ) nel riguardo dei propri artisti e ti posso dire che questo
funziona, se il musicista suonano dal vivo ha modo di farsi
conoscere maggiormente sul territorio ed è l’occasione anche
per vendere la release in formato cd. Non è una pratica così
diffusa, in Italia ha sicuramente una certa evidenza rispetto ad
altri paesi, qui da noi è il modo migliore per vedere dei rientri.

193
-s-

>> Mi stai dicendo che da noi i concerti funzionano


meglio che da altre parti?

No, intendo che qui da noi una Netlabel si espone


parecchio sul territorio ed in tali occasioni presenta le proprie
opere in formato fisico, per venderle.
Ho visto negli ultimi 5 anni un ritorno del “concerto” :
da parte del pubblico è venuto fuori entusiasmo ed interesse
per una situazione che è collettiva, concreta ed emozionale.

10. Come avviene la promozione degli artisti che suonano


per netlabels? Come vi comportate con Chew-Z?

Ci sono canali dedicati all’interno di varie


communities netuadio tra mailing lists, forums ed alcuni
portali di riferimento: netlabels.org, archive.org, phlow
magazine, il podcast della rivista tedesca De:Bug… Oltre c’è
la promozione verso l’esterno: i social networks in primis, le
riviste musicali e web (anche se si fa fatica ad essere recensiti
perché il netaudio non è ancora considerato come
“discografia”)

>> Ma non è che si tratta anche di un approccio delle


netlabels, un po' diffidente verso i canali d'informazione
tradizionale? Non si potrebbe cercare un maggiore contatto
con radio e music-magazines ad esempio? L'esempio di
walkman su radio flash l'ho trovato molto interessante, era la
prima volta che scoprivo una trasmissione radiofonica sul

194
Scenari del settore fonografico

netaudio. È così o ci sono altri casi che magari io non


conosco?

Direi che non c’è diffidenza, il problema è su un altro


livello: quanto si è coscienti del proprio ruolo come etichetta
che sta su Internet, cioè potenzialmente di fronte ad un
pubblico enorme: spesso questa coscienza non c’è… ed allora
non si considera neanche il farsi recensire sulle riviste… Chi
questa coscienza ce l’ha è invece molto intraprendente ad
arrivare ovunque.
Walkman non è un esempio isolato, nell’ultimo anno sono nate
almeno altri 2 programmi nella radiofonia italiana (Radio
Incontro di Pisa e Radio Sherwood di Padova), all’estero c’è
molto altro grazie soprattutto ai podcast

L’evento dal vivo, il cosiddetto “showcase” è un altro


momento promozionale importante perché porti sul territorio
quel che hai “creato” nella Rete.
Questi rappresentano i movimenti di Chew-Z ed in linea di
massima gli stessi che compie una qualsiasi Netlabel che sia
interessata a far conoscere la propria opera.

>> Quindi portate anche qualche cd “fisico” nei live?


Come si comporta una netlabel con gli artisti che vogliono
farsi un tour? Te lo chiedo perché per certi versi è difficile
capire come si muove una netlabel “fuori” dalla rete. Mi
vengono in mente i contest di netaudio, ma vorrei saperne di
più. Che tipo di problemi avete?

195
-s-

Sì, al banchetto durante il concerto si vende l’edizione


in cd della release, magari con un edizione particolare.
Tour: non ho esperienza al riguardo, ma posso dirti
che mi metterei d’accordo con l’artista per fornirgli delle
copie in cd o del merchandising, dividendo i costi e gli utili
(ciò dipende dal tipo di investimento che fai verso e con
l’artista).
Fuori dalla rete, si attera sulla Terra, con tutte le
dinamiche che conosciamo, in parte ci si adegua e questo non
è un fatto negativo, in più si cerca di portare le dinamiche
netlabel all’interno di un evento, ovvero una maggiore
interattività con il pubblico.
C’è molta curiosità da parte del pubblico e l’occasione
di un concerto o di un dj set è un momento di forte interazione
che ritengo essere stimolante ed assai concreto perché ti da il
polso della realtà.

11. Internet è un canale dove diffusione e condivisione


della musica sono realizzabili a costo zero. La musica
prodotta liberamente su netlabel perde la caratteristica di
prodotto e riacquista in qualche modo quella di libera forma
espressiva, l'ascolto, allo stesso modo, non può essere più
inteso come consumo. Con internet la musica si libera.
Ora tu dimmi i contro.

Viviamo un periodo di transizione: si stanno


realizzando molte visioni dell’etica hacker in un mondo
sempre più chiuso, al tempo stesso a conti fatti in tutta questa
libertà la moneta non è ancora tornata nelle tasche, si è

196
Scenari del settore fonografico

investito un bel po’. Ora si ipotizza di vender servizi,


merchandising, brani per colonne sonore… ma tutti questi
scenari nel pratico debbono ancora arrivare ed alcuni di
questi snaturano un po’ la libera espressione. Mi piace
pensare alla musica come ad un cibo per la mente e questo
dovrebbe essere di prima scelta.

12. Nettare: un'esperienza appena iniziata e un progetto


ambizioso. La prima community di netlabels italiana. Da
quali idee è partito questo progetto e in che direzione vorreste
che cresca in futuro?

L’idea è nata tra il confronto di alcune Netlabel: si è


iniziato a parlare dietro ad un tavolo ed ad un buon
Lambrusco, raccontando la propria esperienza, la propria
visione e la volontà di fare network per far emergere il
Netaudio italiano. Nettare è davvero appena nata, ha
compiuto i primi 2 passi: riunire le Netllabel italiane ed
iniziare a dialogare sotto il tema della musica, pubblicando la
compilation Nettare 01. La comunità crescerà naturalmente
per interazione e per raffronto tra i percorsi diversi che
vengono raccontati; siamo ancora in una fase promozionale
perché uno degli obbiettivi è quello di far conoscere in ogni
dove il Netaudio. Stiamo allacciando collaborazioni con
esperienze analoghe all’estero, in particolare in Germania ed
Inghilterra dove il terreno è parecchio florido ed al tempo
stesso stiamo lavorando per esser presenti sul territorio, nella
realtà che alla fin fine è il luogo in cui conta essere. Credo che

197
-s-

debba nascere una dialogo con le etichette tradizionali o con


realtà più grandi di diffusione musicale.

>> Stai pensando alle attività di promozione o anche a quelle


di produzione di supporti fisici?

Penso ad un dialogo per scambiare punti di vista ed


esperienze, in modo da migliorare: le parole espresse da
Cinico Disincanto sono un buon esempio di cosa potrebbe
essere. Netlabel ed Indies alla fine ha un unico obbiettivo, per
di più comune: la musica.
In un futuro assai prossimo giungeremo ad un mix di
produzioni digitali e fisiche e la promozione sarà frutto delle
esperienze fatte in Rete ed offline.

13. Pensiero libero. Un tuo desiderio, da musicista e


addetto ai lavori, per la musica nel futuro.

Mi piacerebbe una maggiore attenzione per la musica in se,


come forma culturale. Oggi è fondamentale la comunicazione,
il condividere, ma non metterei in primo piano gli aspetti
sociali se si parla di musica: il tutto sta diventando forse un
po’ troppo evanescente, opterei per qualcosa di più concreto e
reale. In questo contesto parlo soprattutto come ascoltatore
ma anche come musicista: occorre concentrarsi anche sulla
musica perché ne ha bisogno, si dice che non si crea più
nessuno stile, è tutto un rimescolare, un riproporre, ma è così
vero ? o è solo quello che emerge dalla nuvola comunicativa ?

198
Scenari del settore fonografico

Forse se ci concentriamo maggiormente sul concreto


scopriremo che la creatività è sempre in movimento.

199
-s-

200
Scenari del settore fonografico

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www.copyleft-italia.it
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www.repubblica.it
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www.rocklab.it
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www.nytimes.com/
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www.del.icio.us

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Radiohead In Rainbows, 2007
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