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LA SCUOLA AI TEMPI DELLA CRISI

chiamano giuste e belle le cose necessarie, essendo incapaci di discernere e di insegnare quale distanza vi sia fra lessenza del necessario e quella del bene
Platone

LESIGENZA DI UNA RIFLESSIONE Lesigenza di scrivere questo articolo nata di fronte alle incredibili difficolt affrontate da chi oggi insegna. C a volte il bisogno di sospendere il meccanismo della pratica didattica, che ci conduce a porre in essere proposte di attivit da svolgere in classe, per riflettere almeno una volta, in modo diverso, sui presupposti che dovrebbero essere alla base di ci che facciamo e che consciamente o inconsciamente orientano il nostro agire. Il testo che segue parte da una constatazione che ad alcuni potrebbe apparire addirittura scontata, ad altri eccessiva e fuori luogo: la situazione che non esito a definire drammatica della scuola in cui ci troviamo ad operare leffetto di un gigantesco progressivo inasprimento della crisi della civilt. Il fatto di non dare nessun rilievo a questa affermazione per il fatto che sembrerebbe addirittura banale, o di non aver mai provato a scandagliarne lesatta portata in relazione al nostro vissuto e alla nostra esperienza, produce necessariamente elevati gradi di inconsapevolezza nel nostro modo di agire. Non solo, ci impedisce di illuminare lorigine dei fenomeni che ci avviene di incontrare sul nostro cammino, accontentandoci di fornire spiegazioni che risultano inefficaci, pretestuose, limitate e soprattutto per nulla interessate ad indagare la verit, quanto a giustificare il proprio operato senza mettersi in discussione, o ad attribuire la responsabilit di ci che avviene al soggetto sbagliato. Quando mi riferisco alle incredibili difficolt che chi insegna si trova a dover superare, mi riferisco in primo luogo alla condizione degli alunni che sembrano addirittura peggiorare di anno in anno, finendo per interessare la maggioranza di coloro i quali compongono una classe, determinandone quindi in modo decisivo landamento. Le nostre classi sono composte da alunni che, a causa di situazioni pregresse di vario tipo, presentano oggettive carenze nel possesso delle abilit e dei contenuti. A questa situazione di partenza si vanno ad aggiungere poi notevoli difficolt dapprendimento legate allatteggiamento e a quelli che potremmo definire vizi del comportamento: mancanza di autocontrollo, difficolt di concentrazione e di attenzione, incapacit di intervenire in modo adeguato nel corso della lezione, interventi fuorvianti ripetuti da parte di alcuni, tendenza in altri ad assumere un atteggiamento passivo, non comunicativo, o a preoccuparsi esclusivamente di interagire in modo reattivo e caotico con i compagni di classe o a comunicare di nascosto sottraendo attenzione alle spiegazioni. Tali caratteristiche comportamentali, una volta proprie solo ad alcune classi particolari o motivate da fattori di evidente degrado dellambiente sociale, sono sempre pi diffuse, vanno a costituire una preoccupante barriera difensiva rendendo gli alunni non disponibili allazione formativa e dunque incapaci di colmare le lacune che presentavano allentrata del processo. Indifferenza, apatia, totale mancanza di motivazione, superficialit, svalutazione di tutto quello che la scuola propone, sono comportamenti oltretutto spesso ostentati dagli alunni, assai pi preoccupati di ottenere il consenso dei loro coetanei piuttosto che di ricevere una valutazione

positiva da parte del docente. Ne consegue un mancato rispetto degli impegni scolastici e delle consegne da parte di un discreto numero di alunni, la mancanza in alcuni dei materiali scolastici richiesti e necessari allo svolgimento delle lezioni anche di tipo pratico e dei compiti a casa. Alla base di questo atteggiamento poi non difficile riscontrare lesistenza di evidenti difficolt di comprensione che complicano lo svolgimento delle lezioni e la promozione di competenze significative, condizionando spesso lattivit formativa verso il conseguimento di obiettivi medio-bassi. In tale situazione il ruolo giocato dalle famiglie assai spesso quello della contestazione delle istituzioni scolastiche piuttosto che della collaborazione, grazie anche alla infinita campagna denigratoria effettuata dai mass-media, colpevole anche un clima di diffidenza quasi autorizzato da ministri che parlano di fannulloni nel settore del pubblico impiego e da una riforma del sistema scolastico capace di eliminare per esigenze di risparmio ben 87400 posti in tre anni, indicando quindi pi o meno implicitamente nella scuola lorigine di ogni spreco pubblico. Sappiamo bene che molti genitori ricorrono addirittura agli avvocati o al T.a.r. per sovvertire le valutazioni dei consigli di classe o attenuare provvedimenti di tipo disciplinare, mentre i docenti sono costretti a svolgere le loro lezioni con un numero spropositato di alunni a causa del fatto che non essendoci pi risorse economiche, nessun insegnante pu essere sostituito in caso di assenza e le classi scoperte vengono regolarmente divise andando a creare anche problemi per la sicurezza. Regna incontrastata una cultura che conduce al disprezzo delle istituzioni statali e soprattutto al mancato riconoscimento della legittimit nei confronti di chiunque sia chiamato a valutare, in unescalation dove gli unici a valere sembrano unicamente i valori della forza e dellarbitrio individuale. Di fronte a tutto questo anche lo stesso docente spesso si chiude in un atteggiamento difensivo, o comunque non in grado di determinare nessun cambiamento del quadro complessivo con il risultato di favorire anche una maggiore diffidenza nei confronti degli utenti del sistema scuola, che dunque finiscono per convincersi della fondatezza dei loro pregiudizi. Si giunge quindi al rimpallo delle responsabilit fra la famiglia e la scuola: gli studenti sono mal educati dalle famiglie e non sufficientemente seguiti, la scuola incapace di provvedere con efficacia al suo compito educativo e didattico. Probabilmente entrambe le cose sono vere, nessuno pu davvero gioirne, ma le cause di questa crisi sono profonde e molto lontane. Per qualcuno la soluzione sarebbe puramente pedagogico-didattica, riguarderebbe una accurata analisi della situazione, una visione pedagogica dinsieme del processo dapprendimento-insegnamento, richiederebbe lapplicazione di innovative tecniche didattiche. Fuor di dubbio ci aiuta a conseguire risultati positivi, ma oltre ad essere strada difficilmente percorribile allinterno della scuola pubblica per lo meno dal punto di vista di un lavoro dequipe (e questo certamente un grande limite della scuola pubblica insieme a molti altri che in questo articolo non prendiamo in considerazione, ma che indubbiamente esistono e non consentono di governare la crisi), sarebbe in molti casi come voler imbelletare un malato grave con la pretesa che ci basti a farlo guarire. Vorrei uscire dal vicolo cieco problema-soluzione, da quella logica aziendale e cibernetica che ha permeato, almeno linguisticamente, ma non poco, anche la nostra didattica, meccanizzando le operazioni umane alla ricerca di un fondamento scientifico nellattivit didattica che riuscisse ad ottimizzarne il rendimento. Per cui non proporr certo delle soluzioni che non sono in grado di trovare. Vorrei invitare invece i lettori ad una riflessione sui presupposti dei nostri problemi educativi,

ispirandomi liberamente al pensiero di Simone Weil, ed in particolare al suo La prima radice1, senza la pretesa di fornire uninterpretazione complessiva del testo, ma solo commentando alcuni spunti, che possono illuminare quelle profondit da cui la crisi che attualmente stiamo vivendo dispiega la propria trama nascosta.

IL RISPETTO CHE NON CE PIU PER NIENTE E PER NESSUNO La nozione di obbligo sovrasta quella di diritto, che le relativa e subordinata.()Un uomo, considerato di per se stesso, ha solo dei doveri, fra i quali si trovano certi doveri verso se stesso. Gli altri, considerati dal suo punto di vista, hanno solo dei diritti. ()Loggetto di obbligo() sempre lessere umano in quanto tale. ()Questobbligo eterno. Esso risponde al destino eterno dellessere umano. () Il fatto che un essere umano possieda un destino eterno impone un solo obbligo, il rispetto. () Quindi lelenco degli obblighi verso lessere umano deve corrispondere allelenco di quei bisogni umani che sono vitali, analoghi alla fame. () Tra questi bisogni, alcuni sono fisici, () altri invece, () non sono in rapporto con la vita fisica, bens con la vita morale () se non sono soddisfatti, luomo cade poco a poco in uno stato pi o meno analogo alla morte, pi o meno simile a una vita puramente vegetativa2 E accaduto che i bisogni morali dellessere umano di cui parla Weil, non siano stati affatto tenuti in considerazione, in particolare il rispetto per la collettivit non in quanto tale, ma per la capacit di nutrimento che fornisce alle anime umane, il rapporto con il passato di quella stessa collettivit nel quale ha radici e attraverso cui ha un legame diretto con lo stesso destino eterno delluomo, e quindi con luniversale e con lincondizionato, ci che veniva trasmesso di generazione in generazione attraverso la presa di coscienza di quanti avevano vissuto precedentemente. Ora questo bisogno essenziale dellessere umano, il radicamento nella comunit e nel passato, non stato rispettato. I grandi attori di questo processo storico sono stati per Weil laccentramento della macchina statale moderna, la laicit dello Stato che ha relegato la religiosit e la stessa morale nellambito del privato e dunque delle cose inaccertabili e dunque vaghe ed indeterminate, quindi poco importanti, superflue, il movente economico come unico movente delle azioni umane, una scienza sempre pi interessata al prestigio derivante dalle sue applicazioni tecniche che alla verit. Oggi le collettivit divorano le anime invece di nutrirle3, producono esse stesse la malattia
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Dopo essere fuggita da Parigi occupata dai nazisti ed essere sbarcata finalmente in America il 6 luglio 1942, Weil tenta di ottenere il visto per lInghilterra ferma nel proposito di dare il suo contributo alla resistenza contro il nazismo. Arriva in Inghilterra nel mese di novembre e si occupa a lungo della riedificazione della civilt europea dopo la catastrofe bellica. Traduce testi greci come aveva fatto negli anni precedenti, ma rispetto alle tematiche affrontate negli anni 39-42 caratterizzate dalla meditazione spirituale e dalla riflessione sul passato, ora chiamata, anche sulle basi di quella riflessione, a pensare la societ post-bellica del futuro. In realt le sue idee non trovano nessuna udienza presso i suoi superiori (soppressione dei partiti politici, necessit di superare il peccato di idolatria concependo il bene come una realt situata fuori da questo mondo), cos come la sua richiesta di partecipare ad una azione operativa sul suolo francese e di organizzare delle infermiere di prima linea. Scrive a Londra un saggio incompiuto su queste questioni nel 1943 poi tradotto da Fortini con il titolo La prima radice, ma che originariamente era titolato Lenracinement. Prlude une dclaration des devoirs envers letre Humain, pubblicato nel 1949. 2 Simone Weil, La prima radice, Edizioni di comunit, Milano 1954, pag.9-13. 3 Ibid.,pag. 13.

sociale, il fatto che la vita profana viva un totale scollamento nei confronti dellispirazione religiosa il prodotto di un lungo cammino, il risultato sono le nostre societ sradicate nelle quali regna la dismisura, nel senso dellincapacit di rendersi conto dei propri limiti e cio del proprio posto nelluniverso e dellesistenza stessa di un ordine delluniverso. Da secoli il mondo non pi vissuto come un ponte capace, sebbene paradossalmente nella sua distanza da Dio, di orientare la nostra attenzione sul Bene trascendente e sui segni a noi inviati per attirarci verso lalto, nella consapevolezza della distanza abissale che regna fra il mondo della necessit, dominato dalla forza di gravit, ed il mondo del Bene. Per le esigenze dellanima umana sono rimaste le medesime, e fra queste il bisogno di ubbidire, cio di riconoscersi subordinati rispetto ad un ordine pi vasto a cui attribuire il nostro consenso in maniera incondizionata, esigenza che poi si esprime nella devozione da tributare a chi si presenti come un simbolo di valori pi alti e capace di incarnarli, senza pretendere di coincidere interamente con essi. Questo bisogno nelle nostre societ sradicate e artificiali ha invece prodotto la follia dei totalitarismi ed in generale nel nostro mondo cosiddetto libero il moltiplicarsi di idoli e del divismo, dove il bene assolutamente scambiato per qualcosa di terreno, identificato in figure di seduzione e di prestigio, e risulta addirittura obliata la distanza fra il Bene e la necessit. Ci che domina in questi casi lidolo sociale, lanimale sociale, la massa, la collettivit, per cui si giudica come bene ci che piace allanimale in base alle sue reazioni momentanee ed emotive e si privi di punti di riferimento stabili fondati nelluniversale, parola questa che divenuta sintomaticamente, come tante altre, priva di significato. Sento spesso lamentare la mancanza di autorevolezza nei docenti da parte dei genitori come fosse la causa della mancanza di rispetto evidenziata dai loro figli. Il collegamento deterministico fra i due fenomeni pu anche rispondere apparentemente a verit, ma appunto solo superficialmente. Siamo il prodotto di societ in cui, come abbiamo visto, venuto meno il rispetto per i bisogni umani proprio dal momento in cui non stato riconosciuto come centrale lesistenza di un destino eterno delluomo, che come dire il suo essere una cerniera fra naturale e soprannaturale, fra tempo ed eternit, e dunque venuta meno la necessit principale di un obbligo nei suoi confronti che si manifesta come rispetto per ogni uomo con ci che questo comporta. I diritti che ogni individuo possiede, sono considerati da Weil come una conseguenza del dovere verso se stessi come esseri aventi un destino eterno. La rivoluzione del 1789 che ha introdotto alla trasformazione completa delle nostre societ, non a caso ignora completamente questo piano e significativamente pone come principale la questione dei diritti limitandoli poi facendo riferimento contraddittoriamente ad alcuni principi assoluti, ma ci che fa parte delle condizioni umane sempre appunto relativo e condizionato dalle situazioni particolari. Queste libert svincolate dalla loro necessaria subordinazione al dovere, allobbligo di cui sopra, si sono trasformate a partire dallesempio dato dalla vita politica in primo luogo, nella strenua difesa del proprio interesse particolare, ricalcando anche il meccanicismo del liberalismo economico, per cui sarebbe bastato aver fiducia in leggi di autoregolamentazione del mercato per produrre la giustizia. Mentre lobbligo posto alla base del diritto conduce al rispetto dellaltro e vincola il proprio comportamento al riconoscimento di un bene trascendente a prescindere dalla relazione con gli altri e con ci che riconosciuto come bene dallanimale sociale, porre il diritto come principale elemento significa automaticamente atomizzare la societ in una serie di

interessi soggettivi irrelati e credere nella loro magica ricomposizione in unautomatica giustizia che in realt non pu che essere la legge della forza e del pi forte, spingendo altres a non riconoscere allaltro alcuna dignit di fatto. Questo rispetto manca nei confronti dei genitori in primo luogo, poi nei confronti delle figure che dovrebbero essere esemplari nella vita pubblica, suscitando il desiderio di devozione e il bisogno di ubbidienza. Del resto vediamo bene che attualmente non esistono le condizioni affinch tali figure possano essere di ispirazione alla societ, da un lato per la tendenza culturale a non riconoscere principi dautorit che alla base della stessa cultura laica oramai incarnata da tutti i governi occidentali, dallaltro perch, come dicevamo, ci che si cela dietro il politically correct del liberalismo laico imperante, in realt il mero riconoscimento della forza come unico elemento trainante, la sola entit cui si riconosce un certo grado di realt. Come possibile avere rispetto per qualcuno se le figure verso cui sarebbe una necessit dellanima provare devozione4, favoriscono uno stato di cose dove lesca del guadagno sia il movente principale5, privando gli uomini di questo bisogno di ubbidire, perch il consenso vero non qualcosa che si pu vendere, n ottenere con la paura della punizione o lesca della ricompensa, non deve esserci sospetto di servilismo nella sottomissione. Per ottenere rispetto occorre che tutta la gerarchia sia orientata verso uno scopo il cui valore, e persino la grandezza, siano sentiti da tutti, dal primo fino allultimo6. Dunque la questione della mancanza del rispetto molto pi ampia del semplice rapporto docente-alunno, si configura piuttosto come risposta istintiva ad una organizzazione sociale che inizialmente non rispetta il destino eterno delluomo impedendogli di nutrire i suoi bisogni, in particolare proponendo unorganizzazione sociale basata esclusivamente sullinteresse economico ed un sistema di valori incentrato esclusivamente sul denaro, sul prestigio sociale dato dalla ricchezza, sul disprezzo della verit, sulla manipolazione delle opinioni collettive, sulla valorizzazione di modelli di vita che rispondono unicamente al bisogno di ottenere il consenso degli istinti elementari della collettivit, sullassenza di modelli esemplari, sulla banalizzazione e strumentalizzazione dellispirazione religiosa per cui scegliere un credo religioso divenuto un fatto banale, come scegliere una cravatta o un vestito.

A COSA SERVE LO STUDIO? Il radicamento forse lesigenza pi importante e pi misconosciuta dellanima umana. E tra le pi difficili a definirsi. Mediante la sua partecipazione reale, attiva e naturale allesistenza di una collettivit che conservi vivi certi tesori del passato e certi presentimenti del futuro, lessere umano ha una radice, Partecipazione naturale, cio imposta automaticamente dal luogo, dalla nascita, dalla professione, dallambiente. Ad ogni essere umano occorrono radici multiple. Ha bisogno di ricevere quasi tutta la sua vita morale, intellettuale, spirituale tramite gli ambienti cui appartiene naturalmente.7

Ibid.,pag. 20. Scrive la Weil :essendo lubbidienza un nutrimento necessario allanima, chiunque ne sia definitivamente privo malato. 5 Ibid.,pag. 20 6 Ibid.,pag. 20 7 Ibid., pag. 49

Si ha sradicamento ogni qual volta si abbia conquista militare e, in questo senso, la conquista sempre un male () Nei nostri paesi, ai giorni nostri, oltre la conquista, ci sono due veleni che propagano questa malattia. Uno di questi il denaro. Il denaro distrugge le radici ovunque penetra, sostituendo ad ogni altro movente il desiderio del guadagno. Vince facilmente tutti gli altri moventi perch richiede uno sforzo di attenzione molto meno grande. Nessunaltra cosa chiara e semplice come una cifra.8 Il secondo fattore di sradicamento listruzione quale concepita al giorno doggi()una cultura che si sviluppata in un ambiente molto ristretto, separato dal mondo, in unatmosfera limitata; una cultura orientata notevolmente verso la tecnica e influenzata da essa, assi tinta di pragmatismo, resa frammentaria dalla specializzazione, priva sia del contatto di qua sia di ogni apertura verso il mondo ultraterreno. 9 Quello che oggi vien detto istruire le masse, significa prendere questa moderna cultura, elaborata in un ambiente cos chiuso, cos guasto, cos indifferente alla verit, toglierne tutto quel poco oro puro che per avventura potesse ancora contenere (operazione questa che vien chiamata: volgarizzazione) e far penetrare pari pari quel che residua entro la memoria degli sciagurati desiderosi di apprendere, come si d il becchime agli uccelli.10 E poi il desiderio di imparare per imparare, il desiderio di verit, divenuto rarissimo. Il prestigio della cultura si fatto quasi esclusivamente sociale.11 Sul giovane scolare gli esami hanno il medesimo potere ossessivo che ha il denaro sulloperaio che lavora a cottimo.12 Un metodo di educazione non vale molto se non si ispira allidea di una certa perfezione umana () questidea deve essere lidea di una civilt () non bisogna cercarla nel passato, che ha in s soltanto opere imperfette. E ancor meno nei nostri sogni del futuro che, sono necessariamente mediocri come noi, e quindi inferiori di molto al passato. Bisogna cercare lispirazione di una educazione simile, come anche il metodo, fra le verit eternamente iscritte nella natura delle cose.13 Fra tutte le attuali forme assunte dalla malattia dello sradicamento, quella dello sradicamento della cultura una delle pi allarmanti. La prima generale conseguenza di questa malattia , in tutti i campi, che (recisi i rapporti e le relazioni) ogni cosa viene considerata come scopo a se stessa. Lo sradicamento genera lidolatria. Per considerare un solo esempio della deformazione della nostra cultura, la preoccupazione, assolutamente legittima, di conservare ai ragionamenti geometrici il loro carattere di necessit fa s che la geometria venga presentata ai ragazzi del ginnasio come qualcosa che non ha la minima relazione col mondo. Possono esserne interessati solo come a una specie di giuoco o per avere buoni voti. Come sarebbe possibile che vi scorgessero una verit?
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Ibid., pag. 50 Ibid., pag. 51-52 10 Ibid., pag. 52 11 Ibid., pag. 52 12 Ibid., pag. 52 13 Ibid., pag. 233

La maggior parte dei ragazzi ignorer sempre che () luniverso in cui viviamo un tessuto di relazioni geometriche, e che proprio la necessit geometrica quella a cui siamo realmente sottoposti come creature chiuse nel tempo e nello spazio. La necessit geometrica ci vien presentata in modo da sembrarci arbitraria. Ci pu essere qualcosa di pi assurdo di una necessit arbitraria?14 Questi passi sopra citati spingono ad effettuare una serie di riflessioni su un altro punto controverso ma mai abbastanza pensato relativo alleducazione. Quei comportamenti che abbiamo sopra definiti come vizi del comportamento e che si manifestano con una profonda indifferenza ed apatia nei confronti delle discipline di studio e dellistituzione scolastica nel suo complesso, sono certamente leffetto di qualcosa che spinge allo stesso modo gli studenti a porre una domanda che sar accaduto a tutti i docenti di sentire: Perch dobbiamo studiare questo? A cosa ci serve? E se viene meno una valida motivazione ad operare in qualsiasi ambito della realt, difficile che ci siano dei risultati significativi. Cos il pi delle volte si ricorre ad una motivazione indotta dallesterno (i genitori e il loro premi o castighi, lutilit pratica dello studio, e anche se in misura molto minore rispetto al passato e agli stessi tempi in cui Weil scriveva, il prestigio sociale conferito dallaver studiato), ma soprattutto ci si adopera ad imparare senza amore per la verit, come afferma Weil, producendo una sorta di sforzo muscolare, quantitativo e mnemonico. Personalmente non metto in dubbio che tale effetto del processo di insegnamento sia anche dovuto allimpostazione della didattica (o da unassenza di didattica), di una didattica cio, come sottolineato dagli ultimi sviluppi della pedagogia, che non lavora per competenze nel senso che non si pone come obiettivo del suo itinerario formativo la promozione di una capacit strutturale e generativa, ma unicamente lesplicazione di una capacit imitativo-riproduttiva che al limite anche capace di neutralizzare la funzione metacognitiva personale. Non a caso Ermanno Puricelli si riferisce ad un compito unitario in situazione in relazione alle condizioni che permetterebbero la valutazione di una competenza, mettendo cos in primo piano la cifra personale, laspetto qualitativo della prova e non meramente quantitativo, la padronanza intesa come uno scegliere e un applicare a situazioni concrete conoscenze apprese con lambizione di aprire il processo di apprendimento al piano dellesistenza e di non ridurlo a mera esecuzione in un ristretto ambito scolastico. Questo in un contesto in cui i rilevamenti delle prove Invalsi mettono in evidenza come i nostri alunni non riescano ad utilizzare ci che imparano a scuola per utilizzarlo nellesperienza concreta e come effettivamente non siano mai stati abituati a farlo. Francamente per temo che il confinamento della didattica nel suo ambito ristretto ed asfittico cos come lassenza di moventi da parte degli studenti che non siano puramente indotti, possano avere origini pi profonde e soprattutto motivazioni pi vaste che si legano a ci che Weil chiama una cultura moderna sradicata ed in quanto tale, sradicante. Del resto forse non esattamente la conoscenza dellordine del mondo e della verit che interessa alla nostra cultura. Lo stesso termine competenza rinvia infatti e neanche troppo ambiguamente, al concetto di competenza elaborato in ambito aziendale e dunque il suo perseguimento anche individuato dalle politiche europee si motiva soprattutto in funzione di una realizzazione tecnico-professionale ed imprenditoriale della formazione. La Raccomandazione relativa a competenze chiave per lapprendimento permanente approvata dal Parlamento europeo nel 2006, si
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Ibid., pag. 76

inquadra nel processo conosciuto come strategia di Lisbona, che ha come obiettivo finale quello di fare dellEuropa leconomia basata sulla conoscenza pi competitiva e dinamica del mondo. Da qui lo sviluppo di competenze chiave oggetto della Raccomandazione al fine di rafforzare lefficacia e la qualit dei sistemi. Che leconomia sia al centro del nostro mondo e delle nostre preoccupazioni lo sappiamo tutti e non possiamo certo sorprenderci per questo, ma altrettanto sotto gli occhi di tutti che orientare tutta la vita degli esseri umani alle necessit delleconomia stia producendo oltre che il nostro benessere, quei sintomi della malattia sociale di cui sopra. Ma ricapitoliamo il pensiero di Weil in funzione della domanda da cui eravamo partiti: a che serve studiare ci che la scuola ci offre?. Per Weil la cultura moderna una forza sradicante e listruzione di massa uno strumento nelle mani di stati centralizzati che perseguono le loro politiche in funzione della conservazione del potere, dato che si considera la politica da secoli come la tecnica per lacquisto e la conservazione del potere, e ci nonostante Rousseau e tutti i tentativi illusori fatti dalla cultura illuministica per trasformarla in uno strumento di promozione umana e di liberazione. Anzi sono stati proprio gli stati sorti dalla rivoluzione a tagliare corto con ogni ispirazione religiosa e a relegarla come opinione privata tollerata dallo stato laico, dunque a pretendere per s quel rispetto idolatrico e quella fedelt che si deve ai padroni assoluti. Limpostazione di Weil radicale, il potere non deve essere fine a se stesso, ma per sua natura solo un mezzo, un mezzo che ha bisogno di sforzi inventivi e di ispirazione come larte e come la scienza per attingere la bellezza divina ed il bene. Sarebbe necessario approfondire questo aspetto della filosofia elaborata da Weil che in questo articolo pu solo essere accennato. Weil pone ad una radicale distanza la necessit ed il Bene: il linguaggio umano, le facolt sensibili ed intellettuali degli uomini, tutto ci che concerne la vita sociale, luomo stesso nella sua realt intrinseca sono inevitabilmente soggetti alla necessit, confinati ed inchiodati alle esigenze dello spazio-tempo, mentre il Bene trascende completamente questa dimensione dellessere e non pu in nessun modo rispondere ad esigenze umane, n essere completamente posseduto o rappresentato, perch nella misura in cui trascende le capacit umane supera costantemente le nostre stesse possibilit di rappresentarlo. Ma proprio orientando la propria attenzione a questo Bene che appare quindi come un vuoto che possibile lispirazione. Luomo dunque condizionato come tutta la natura da una forza meccanica naturale dalla precisione geometrica, la stessa che i greci chiamavano Nemesi, o gli indiani Karma, una Provvidenza impersonale che, per quanto trasformata in Provvidenza personale quando il cristianesimo passato al rango di religione umana ufficiale, una nozione presente anche nel Vangelo. Ora questo meccanismo indifferente ai bisogni delluomo spesso additato come lingiustizia stessa per lo stesso motivo, testimonianza di un Dio neutrale o assente che fa splendere il sole sui cattivi e sui buoni, e fa cadere la pioggia sui giusti e sugli ingiusti15, viene proposto invece paradossalmente allanima umana come modello di perfezione: siate dunque perfetti come perfetto il vostro Padre celeste16. Ci significa innanzitutto che assolutamente illusorio ergersi come signori della forza o credersi immuni rispetto alla insensibile regolarit del meccanismo che determina la miseria del nostro stato umano, e che solo possibile riconoscere in quella che appare come la mera forza bruta della materia, la necessit, lubbidienza perfetta alla Saggezza eterna, e che la materia bruta in realt intessuta da un ordine, legata da
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Matt.,5, 45 Matt.,5, 45

relazioni assolutamente immateriali che sono pensiero. Solo facendo unattenzione autentica a questo aspetto e accordando ad esso il suo assenso, luomo pu liberarsi dal giogo meccanico della forza nel senso che pu leggere in quello che sembrava solo forza brutale ed insensibile necessit, addirittura la traccia soprannaturale della Saggezza eterna, la bellezza divina, il bene. Ed cos che invece di riconoscere solo lindifferenza della forza, la necessit di ribadire anche nella politica, nella cultura, nelleconomia la cieca necessit di meccanismi senza giustizia e senza verit, riuscir a scorgere in quella stessa cieca necessit lordine soprannaturale, una forza in realt persuasa dal Bene, dunque un ponte che ci parla dei rapporti soprannaturali fra Dio e le creature, e nella realt, nella sua intelaiatura pi profonda, la presenza del pensiero che poi Logos in quanto serie di relazioni non materiali, rete di rapporti. Ogni cosa reale in quanto simbolo, rimanda al Bene pur non coincidendo con esso, perch come dicevamo sopra, il Bene assolutamente trascendente. Dio ha creato il mondo sottraendosi ad esso, ritirandosi, sacrificandosi, ma il mondo il segno dellalleanza e al suo fondo lintelaiatura necessaria che appare meccanismo indifferente alluomo e che agli antipodi rispetto al Bene, risultato del ritrarsi di Dio, deve essere letto nella sua natura simbolica e paradossale come apparente ingiustizia che invece somma perfezione e giustizia, come un ponte che ci mantiene in rapporto con Dio. Cogliere questa verit significa essere reali, esistere, altrimenti si nellillusione, si vive nella dismisura, si produce una cultura senza amore per la verit e che non ha per oggetto la verit, cio lordine del mondo come stato pocanzi concepito, ma solo i fatti come tali senza nessuna relazione con il bene e cio con la verit, una cultura che procede dunque non per amore della verit, ma per seduzione del prestigio e della forza, per ambizione, una scienza dunque tiranneggiata dalle prospettive di prestigio promesse dalle sue applicazioni tecniche. Venendo meno lattenzione autentica verso la realt come simbolo, e il movente a conoscere lunico oggetto che pu darsi al nostro pensiero in quanto pensiero esso stesso, e cio la bellezza dellordine del mondo, non rimane che la dimensione orizzontale dellidolo sociale, una costruzione umana che risponde unicamente alle ambizioni illusorie delluomo, al suo culto per il prestigio e che conduce alla totale neutralizzazione di ogni rapporto col trascendente. Un idolo che quasi sempre nella nostra storia si sostituito alla tensione verso il trascendente, al bisogno radicato negli animi di verit, di ordine, di gerarchia e di ubbidienza, sostituendosi allispirazione religiosa ed in realt rivolgendola verso il basso. Basti pensare ai totalitarismi, forme di potere che hanno preteso di sostituirsi alla religione, e che hanno ottenuto il consenso da popoli gi precedentemente sradicati dai meccanismi delleconomia, dellorganizzazione del lavoro, dellamministrazione centralistica degli stati e dunque bisognosi di radicamento, di alimento spirituale. Ignorare la distanza fra la necessit ed il bene ha condotto perfino gli scienziati a sottomettere i propri pensieri alla opinione collettiva del cosiddetto villaggio scientifico e a compiacerla. La scienza() sottoposta alla moda. () Come possibile avere un rispetto religioso per qualcosa che soggiace alla moda? () Siamo realmente malati di idolatria.17 Il fatto di non comprendere lutilit delle discipline di studio a questo punto pu essere spiegata in molti modi. Da una parte il riflesso di quello sradicamento dal mondo della nostra cultura operato in tempi moderni, per cui questa finisce per configurarsi davvero come unastrazione frutto di visioni specialistiche unificate solo da unimpostazione di fondo di tipo scientifico che non ha pi nessun legame con la
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Ibid., pag. 275

dimensione dellesperienza.18 Questo sradicamento della cultura dal suo unico oggetto possibile, e cio la saggezza misteriosa eternamente iscritta nelluniverso (come era invece nellantica Grecia), impedisce che linvestigazione scientifica sia anche allo stesso tempo una contemplazione religiosa, inoltre consente che i suoi contenuti procedano alla deriva in funzione di studi sempre pi specialistici disconoscendo lesistenza di una verit unica e immutabile, che poi garanzia stessa di quella unit ontologica che permetterebbe la ricomposizione delle visioni parziali e specialistiche che costituiscono le nostre discipline. Dallaltra il sentimento di inutilit rispetto a ci che si studia anche il risultato di quello stesso utilitarismo economico di chi rimprovera alla scuola di essere ancora troppo lontana dal mondo delle professioni, di non preparare efficacemente al mondo del lavoro, che un mondo come sappiamo dominato dalla cultura tecnica e dalle attivit imprenditoriali. Come se nella vita fosse oramai esclusivamente considerato valido imparare una tecnica ed applicarla efficacemente per produrre profitto, senza fare nessun altro tipo di considerazioni che mettano in relazione il proprio operato con la realt delluniverso, col destino eterno delluomo e con la verit.19 Prima dunque di poter rispondere a quella domanda, bisognerebbe almeno chiarire che la cultura non significativa solo se serve nellunico senso che oggi compreso ed universalmente accettato come movente per ogni azione e cio produrre profitto, sarebbe poi necessario ricostruire come e perch la cultura dovrebbe invece porsi come obiettivo la conoscenza della verit intesa come ordine eterno inscritto nelluniverso, e chiarire che ci che oggi si intende per cultura qualcosa che procede da uno sradicamento, da un oblio del passato e dunque anche del destino eterno delluomo, ma che non sempre stato cos e che se si cambiasse orientamento riprendendo la strada interrotta, probabilmente riprenderemmo a desiderare un contatto con la realt vera, cio riprenderemmo ad amare la verit e non la nostra soddisfazione, che solo lamore puro pu darci la vera salute e deve costituire il nostro movente, ma questo sempre incondizionato e ha per oggetto il bene.

LA SCUOLA NEL FREDDO DELLA VITA ATTUALE Lo sradicamento che potremmo chiamare geografico, vale a dire in rapporto alle collettivit che corrispondono a determinati territori () La nazione, da sola, si sostituita a tutte queste collettivit. La nazione, cio lo Stato; perch non possiamo trovare altra definizione per la parola nazione se non linsieme dei territori che riconoscono lautorit di un medesimo Stato. Possiamo dire che, ai tempi nostri, il denaro e lo Stato hanno sostituito tutti gli altri legami.

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Ibid., pag. 51-52. Scrive la Weil: Ai giorni nostri, un uomo pu appartenere alla societ cosiddetta colta, senza avere nessuna idea sul destino delluomo, e, daltra parte, senza sapere (per esempio) che non tutte le costellazioni sono visibili in ogni stagione. () Per lo scolaro il sole del quale gli si parla a scuola non ha nessun rapporto con quello che vede. Lo si svelle alluniverso che lo circonda... 19 Ibid., pag. 270. Scrive la Weil: Dal Rinascimento in poi () lidea della scienza quella di uno studio il cui oggetto vien posto al di fuori del bene e del male, soprattutto al di fuori del bene; e considerato senza nessuna relazione, n col bene n col male, anzi, pi particolarmente, senza nessuna relazione col bene. La scienza studia solo i fatti come tali ()Se i fatti, la forza, la materia vengono isolati e considerati di per s, senza relazione con altro, non v in tutto ci proprio nulla che un pensiero umano possa amare.

Soltanto la nazione, ormai da molto tempo, ha per suo compito precipuo quello di adempiere la missione della collettivit rispetto allessere umano, e cio di assicurare attraverso il presente un legame fra il passato e lavvenire. In questo senso si pu dire che essa la sola collettivit esistente nelluniverso attuale. La famiglia non esiste. Ci che oggi vien chiamato con questo nome, un minuscolo gruppo di esseri umani intorno ad ogni uomo; padre e madre, marito o moglie, figli; e fratelli e sorelle, gi un po pi lontani. In questi ultimi tempi, tra le sventure collettive, questo piccolo gruppo diventato una forza di attrazione quasi irresistibile, al punto da far dimenticare talvolta ogni altra forma di dovere; ma ci avveniva perch soltanto nella famiglia cera un po di calore vivo, in mezzo al freddo glaciale che si era improvvisamente abbattuto su di noi. E stata una reazione quasi animale.() Ma oggi nessuno pensa ai parenti che sono mori cinquantanni, o anche venti o dieci anni fa, prima della sua nascita, n ai discendenti che nasceranno cinquantanni o venti o dieci anni dopo la sua morte. Quindi, dal punto di vista della collettivit e da quella della sua funzione propria, la famiglia non conta. Neanche la professione, da questo punto di vista, conta. La corporazione era un legame fra i morti, i vivi e gli uomini non ancora nati, nel cerchio dun certo lavoro. Non c nulla, oggi, che si orienti, anche in parte, verso una funzione simile. () Insomma, il bene pi prezioso delluomo nellordine temporale (cio la continuit del tempo, al di l dei limiti dellesistenza umana, in ambedue i sensi), stato interamente rimesso allo Stato.20 Lo Stato una cosa fredda che non pu essere amata; ma esso uccide ed abolisce tutto quel che potrebbe oggetto di amore; e quindi si costretti ad amarlo, perch non c nientaltro. Questo il supplizio morale dei nostri contemporanei. Forse questa la vera cagione di quel fenomeno del capo che oggi sorge ovunque e sorprende tanta gente. Attualmente, in ogni paese, in ogni causa, c un uomo cui le fedelt si rivolgono a titolo personale. La necessit di abbracciare il metallico rigore dello Stato ha reso la gente paradossalmente affamata di amore per qualcosa che sia di carne ed ossa. Questo fenomeno non accenna a finire e, per quanto siano state disastrose, finora, le sue conseguenze, ci pu ancora riservare penosissime sorprese; perch larte, ben nota ad Hollywood, di fabbricare delle dive con qualsiasi materiale umano, permette a chiunque di offrirsi alla adorazione delle masse.21 Quando Weil scriveva queste parole infuriava la seconda guerra mondiale, e le sue attenzioni particolari erano per il futuro della Francia. Si trattava di pensare allavvenire, a come tentare di procedere dopo ci che il 1940 aveva rivelato circa lestrema fragilit della fedelt mostrata dai cittadini francesi nei confronti dello Stato in occasione dellinvasione nazista. Si trattava di ricostruire lEuropa senza nascondere le proprie responsabilit dietro la follia politica di Hitler, come ancora oggi si continua a fare, soprattutto nelle scuole, e quindi di riconoscere i motivi che contribuirono a produrre la malattia nel corpo sociale e nelle istituzioni, nella politica, nella vita spirituale, per poter efficacemente individuare una direzione di rinascita che non fosse illusoria, in direzione del radicamento. Non qui il caso ovviamente di approfondire questo punto relativo alla nazione francese, ci che Weil afferma sullo sradicamento ha valore sufficientemente universale per consentirci di considerare la
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sua analisi anche in funzione della nostra realt e dei nostri problemi, perch alcune sue affermazioni lasciano davvero il segno. Continuiamo a stupirci del fatto che le famiglie non riescano a fornire un terreno di radicamento e dunque di nutrimento valido per i propri figli, ci stupiamo della profonda sfiducia e diffidenza delle stesse nei confronti delle istituzioni statali, ci riferiamo genericamente ed in modo vago allimpotenza di qualunque baluardo educativo nei confronti di un fuori, di una societ che continua ad assediarci col suo tumultuoso imbarbarimento inarrestabile, continuamente alimentato dai mass-media e dalle nuove tecnologie applicate alla comunicazione, rispetto alle quali appare impossibile ed anzi risibile ogni tipo di filtro. Ci immaginiamo direzioni, fonti da cui proverrebbe inevitabile il contagio per la vita morale, ci preoccupiamo allora di inchiodare porte e finestre come nel film di Romero, La notte dei morti viventi, mentre continuiamo a cadere in contraddizione, a non renderci conto che lospite inquietante gi fra noi, dentro di noi. Probabilmente lo sappiamo, ma continuiamo ugualmente, proprio come farebbe un animale ferito incalzato dal suo istinto di sopravvivenza, a cercare di salvare il salvabile, a distogliere lo sguardo. Cosaltro potremmo fare se non difenderci? Difendere i nostri figli? O per lo meno almeno credere di farlo? E la situazione di chi gi stato lasciato solo, in un freddo sempre pi presente nella vita sociale, dove qualcosa di terribile gi avvenuto, lo sradicamento che ha prodotto uno stato pi o meno analogo alla morte, e tutto quello che si muove, che si agita convulsamente, che crede di trovare alimento o calore, solo movimento superficiale, illusorio, pretestuoso, insignificante, baccano infernale a fuggire dal vuoto, dal pensiero, dalla coscienza, un nulla che prova almeno la carta del soddisfacimento pulsionale o dellottundimento sensoriale, che poi la stessa cosa. Weil dopo aver affermato che lo Stato nei nostri tempi si sostituito ad ogni tipo di collettivit assicurando dunque un barlume di radicamento con il passato e costituendo lunico elemento di legame allinterno della collettivit stessa assieme al denaro, esemplifica lungamente il caso francese, mettendo in rilievo anche i motivi per cui si sarebbe prodotta quella mancanza di fiducia nei confronti dello Stato in grado di produrre la sua decomposizione istantanea nel 1940. Lanalisi pu essere facilmente applicata a qualunque realt contemporanea. Weil indica le ragioni di uno scollamento dello Stato dal sentimento patriottico che sempre indizio di radicamento. Lo Stato effettua unopera progressiva di centralizzazione del potere che ha tutti i caratteri della conquista allinterno dei propri territori, che produce assoggettamento, sparizione di realt locali e di culture locali e dunque sradicamento fino a suscitare odio nel popolo. Il 1789 produsse lassociazione del sentimento patriottico al presente e al futuro cio al concetto di sovranit popolare, grazie alle idee illuministiche volte al progresso e alla condanna della tradizione, sradicandolo in realt dallo Stato. Quando ci si rese conto che la sovranit popolare in realt era illusoria, quel sentimento patriottico non invest lo Stato, nei cui confronti era rimasto vivo lodio e la diffidenza, divenendo appannaggio esclusivo della destra. Ma anche lantipatriottismo internazionalista proposto in seguito agli operai dal marxismo non fu altro che il frutto dellazione propagandistica di un tentativo di accentramento statale, quello dellURSS. Nientaltro che lo Stato si propone oggi secondo Weil come ambito di legame e riconoscimento comunitario, ma troppo freddo per essere amato, soprattutto differenziato dal sentimento patriottico, dallillusione della sovranit nazionale. Nientaltro si propone al bisogno di ubbidienza, di devozione, di fedelt, damore capace di nutrire le anime. Il lavoro, una volta eliminate le corporazioni che

ancora potevano orientare il sentimento di fedelt, diventato un mezzo che ha per suo fine il denaro22, e la coscienza professionale semplicemente una modalit della probit commerciale23 che non ha niente a che vedere con la fedelt, ma solo con lonest commerciale di chi vendendo il proprio lavoro, cerchi di consegnare una merce di qualit corrispondente al prezzo. La famiglia divenuto il rifugio di quanti sono feriti dal freddo della vita pubblica, paradossalmente invece di rappresentare il mattone su cui edificare una sana compartecipazione alla vita pubblica, pu arrivare addirittura a costituire una sorta di fuga regressiva, si edifica quasi contro la societ, contro la vita pubblica per reazione animale, per istinto di sopravvivenza, illudendosi di poter ricreare allinterno delle quattro mura domestiche quel sentimento di fedelt, quel legame caloroso, quel nutrimento dellanima che precluso altrove. Non si pu immaginare visione pi anti-hegeliana di questa: la famiglia non dialetticamente culminante nello Stato inteso come bene universale, la soggettivit non si risolve affatto nelleticit, cio nella sua realizzazione in forme istituzionali relative alla moralit sociale. Le famiglie avvertono che il contatto con tutto ci che sociale finisce per contagio con lammorbare la propria vitalit spirituale, diffidano assolutamente delle istituzioni statali e della societ civile, immaginano di poter coltivare la loro salute in moto autonomo sottraendosi a qualunque influenza, questo ovviamente fintanto che la crisi non si sia manifestata gi al loro interno, impedendo a quel punto qualsiasi difesa. Rimane lo Stato dunque, ma essendo una cosa che uccide tutto quel che potrebbe essere oggetto damore 24 non pu essere amato, pur tuttavia non esistendo nientaltro si quasi costretti ad amarlo. Soprattutto in base a questa affermazione, Weil spiega il fenomeno del capo, il fatto cio che la gente comunque bisognosa di rivolgere la propria devozione per necessit dellanima a qualcosa che incarni anche solo apparentemente un valore pi alto, finisca per innamorarsi di un uomo politico che rappresenta lo Stato, ma che lo fa a titolo personale in carne ed ossa. Le derive ieri totalitarie ed oggi almeno plebiscitarie delle nostre democrazie, trovano cos efficacemente la loro spiegazione in un bisogno di identificazione personale che risarcisca almeno apparentemente dallo sradicamento subto precedentemente. Il grottesco che ci si rivolga in quanto vittime, proprio al carnefice che ha prodotto il degrado. Ma il bisogno di amare inestirpabile, il bisogno di radicare la propria esistenza in un principio che possa fornire nutrimento spirituale, anche solo apparentemente, come gi detto. E lo stesso meccanismo che prolifera attualmente nella creazione del divismo e di figure comunque adorate dalle masse anche per semplice notoriet, il meccanismo che Weil assegnerebbe allidolatria di cui siamo intrisi a causa delloblio della differenza fra la necessit e il Bene trascendente. Lo stesso meccanismo che caratterizza i reality-show prodotti dalla televisione banalizzando a fenomeno di consumo lo stesso bisogno di nutrimento di cui sopra, proponendo indirettamente modelli e stili di vita che davvero non possono essere considerati esemplari. Ed questa come sappiamo la forza contro la quale la scuola dovrebbe combattere la sua impari lotta, mentre dovrebbe essere compito dello Stato nel suo complesso quello di ispirare un popolo, quello di sviluppare unazione pubblica come modalit educativa della nazione25. La scuola, certo, unistituzione statale, ma stata lasciata sola nel suo compito immane mentre si lasciava che la societ civile potesse essere influenzata e pervasa da tendenze
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assolutamente contrapposte e perverse. Ma non poteva essere diversamente. Non un caso che Weil ritenesse leliminazione dei partiti politici una delle azioni pi risolutive verso il risanamento della societ civile. Non c voce pubblica che oggi non risponda alle forme della propaganda, e della pubblicit. La propaganda non mira a suscitare unispirazione; essa chiude invece, essa condanna ogni orifizio attraverso il quale possa penetrare unispirazione: gonfia tutta lanima col fanatismo 26 . Anche nelle scuole evidente che il fanatismo appaia spesso nei ragazzi come lantidoto immediato ad una situazione confusa di malessere e di rifiuto e come sia in generale assai complicato pretendere anche dagli adulti ragionamenti che mirino ad inquadrare le situazioni della realt in tutte le loro contraddizioni, piuttosto che lasciare che il proprio pensiero sia affascinato dal bisogno di abbracciare interamente un credo rispetto al quale appaia comprensibile, ma inevitabilmente impoverita e mistificata, la spiegazione della realt e la ricerca delle soluzioni. Tutto il bisogno che lanima prova di venerare i propri superiori intesi come simboli di quella sfera che posta al di sopra di ogni uomo, sradicata lispirazione religiosa ed ogni altra radice che legasse al passato e attraverso questo alleternit del destino umano, ha finito per essere convogliato in altri credi laici, ma venerati con il fanatismo che stato spesso riservato alle stesse religioni. Il mondo della comunicazione invece oggi un mondo permeato dalle emozioni e dai fanatismi, si cerca di persuadere con qualsiasi mezzo, mai di affrontare analiticamente i termini di qualunque questione. La cosiddetta opinione di massa, lanimale sociale di cui sopra, addirittura capace con le sue irrazionali inclinazioni di determinare sentenze giudiziarie e di influire sulla politica dei governi, per esempio attraverso i sondaggi. In nome della libert di opinione e della libert di stampa, sacrosante quando stata scartata ogni preoccupazione pratica 27, e lintelligenza occorre che disponga di una libert sovrana 28, stata legittimata linfluenza ottenuta con lossessione29 sulle opinioni degli altri, mentre proprio lo stesso bisogno della libert() (che) esige una protezione contro la suggestione, la propaganda30, le pubblicazioni destinate () ad influire su ci che si chiama opinione () non devono recare alcun danno illegittimo a qualsiasi essere umano, e soprattutto non devono contenere alcuna negazione, esplicita o implicita, degli obblighi verso lessere umano31. Lo Stato() agisce da criminale, se ne fa uso per primo,() la pubblicit () devessere rigorosamente limitata dalla legge; il suo volume devessere considerevolmente ridotto; le devessere rigorosamente vietato di occuparsi di quanto concerne lattivit intellettuale. Ed egualmente pu esistere una repressione contro la stampa, le emissione radiofoniche e simili, non gi perch volino i princpi della morale pubblicamente riconosciuta, ma per la bassezza del tono e del pensiero, per il cattivo gusto, per la volgarit, per la morale sornionamente corruttrice. Una simile repressione pu esercitarsi senza minimamente violare la libert della stampa.32 Possiamo attraverso le parole di Weil almeno misurare quanto lo Stato non si sia fatto carico di porre alcun freno, n abbia saputo intraprendere alcuna azione di educazione pubblica e dunque quanto sia spesso ingeneroso biasimare la scuola, oggi vero e
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proprio fortino assediato, per il fatto che non sia in grado di rappresentare tutto ci che invece assente nella societ civile e allinterno della stessa struttura gerarchica dello Stato. Non si tratta qui, beninteso, di assolvere la scuola che come tutte le istituzioni ha le sue responsabilit, soprattutto quando non riesce a gestire minimamente la situazione di crisi che lassale, trincerandosi dietro pratiche e mentalit assolutamente improduttive e puramente retoriche, ma di riconoscere almeno che lorigine della malattia assai pi lontana e profonda. Leggendo Weil e assaporando il vagare del suo pensiero ispirato ma fermo, ci accorgiamo di aver assegnato valore di verit solamente al prestigio e alla forza vitale di ci che simpone a noi con le sembianze della necessit ineluttabile: gli imperativi delle collettivit, degli istinti, dei meccanismi economici, il pragmatismo efficace della politica, il dogma della infallibilit della scienza avallato dallevidenza delle sue applicazioni tecniche. Conseguentemente abbiamo ritenuto che il conoscere fosse solo un modo per dominare la realt o imporre noi stessi, in realt non avendo davvero amato la realt, ce ne sfuggita anche la verit. Amare la realt significa per Weil accettare tutto il bene o il male che ne ricaviamo, in quanto in ogni modo niente pu sfuggire a quella necessit che pensiero e che guida infallibilmente ogni cosa ad essere ci che assegnandole un limite, tale intelaiatura nascosta domina la materia e ad essa ubbidisce anche la stessa forza ed la Saggezza eterna. Riuscire a cogliere quella combinazione di rapporti, quella maglia di determinazioni che la necessit, significa andare oltre la percezione del mondo sensibile, o meglio coglierne la realt come cosa non distinta dalla necessit. Infatti la realt degli oggetti percepiti non risiede nelle percezioni ma unicamente nelle necessit delle quali quelle percezioni sono i segni 33, tanto che questuniverso che ci sta intorno pensiero materialmente presente alla nostra carne34. Per cogliere tale necessit, tale struttura simbolica che conferisce la realt al reale, per necessario essere sorretti da unattenzione elevata che non condizionata dai bisogni personali o dallo stesso desiderio di ottenere una risposta, bisogna darsi totalmente e incondizionatamente certi solo del fatto di essersi aggirati fra una serie innumerevole di illusioni e di false rappresentazioni del bene, assetati solo dallamore per la verit senza rappresentazione. Ma desiderare la verit, desiderare un contatto diretto con la realt. Desiderare un contatto con una realt, vuol dire amarla.35 Se possiamo quindi trarre uno spunto conclusivo da questa meditazione sullattuale crisi della civilt sorretta dallinterpretazione di alcune pagine di Simone Weil, cogliamo il suo invito a non distogliere lo sguardo dalla realt, dalla stessa attuale situazione di crisi, fiduciosi nel fatto che la giustizia vince la forza ed alberga ancora nel cuore di ogni uomo, perch luomo non certo il signore e padrone della natura, ma il primogenito del padrone e dunque partecipa dellautorit del padre, ma soprattutto ricordiamo che comprendere vuol dire amare. Dobbiamo riuscire a scorgere nei segni della crisi, nella realt che quotidianamente ci si presenta come problema nelle nostre classi, nelle stesse tenebre delloblio che sembrano avvolgere loperato di ogni uomo, la deformazione di unesigenza dellanima tradita, la richiesta di aiuto convertita in malessere sociale, apatia e disaffezione, riuscire a fare di noi stessi uno strumento demistificante, un ponte, un esempio , una speranza, una fede.
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