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Dott.ssa Prof.ssa Alessandra Lanciotti Dott .ssa A.Giansanti dell Modulo 2 Diritto dell Unione Europea

MODULO 2 DIRITTO DELLUNIONE EUROPEA

UNIT DIDATTICA 3

Le fonti dellordinamento comunitario e la loro applicazione nellordinamento interno

Indice degli argomenti Universit degli Studi di Perugia Universit degli Studi di Perugia
A. LE FONTI Premessa (3) Il Trattato istitutivo (4) I Regolamenti (5) Le direttive (6) Le decisioni (7) Le raccomandazioni (8) I pareri (9) Gli altri atti (10) Gli accordi internazionali (11) B. LADATTAMENTO DELLORDINAMENTO ITALIANO AL DIRITTO COMUNITARIO Adattamento al diritto primario (12) Lart. 11 della Costituzione (13) Adattamento al diritto derivato (14) Adattamento al diritto comunitario da parte delle Regioni (15) La riforma del Titolo V della Costituzione (16)

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A. LE FONTI
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PREMESSA
La Comunit europea si caratterizza come ente portatore di un proprio ordinamento giuridico. In quanto tale, esso si distingue sia dallordinamento internazionale, sia da quello degli Stati membri. Come ogni ordinamento giuridico, anche lordinamento comunitario si fonda su un sistema di fonti di produzione del diritto. Al riguardo occorre distinguere tra: 1. Fonti di diritto primario, quali il Trattato istitutivo della Comunit e le sue successive modifiche; 2. Fonti di diritto secondario o derivato, quali regolamenti, direttive e decisioni 3. Fonti intermedie, la cui giuridicit deriva dal Trattato CE. Si tratta di una categoria eterogenea in cui possono inquadrarsi i principi generali di diritto.

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IL TRATTATO ISTITUTIVO
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Il Trattato istitutivo della Comunit europea rappresenta la principale fonte di diritto primario dellordinamento comunitario. Identico valore assumono anche i trattati di revisione adottati dopo il 1957. Natura di fonti primarie hanno anche i Protocolli allegati al TCE. Tra le norme dei Trattati assumono particolare rilievo quelle che assurgono al rango di principi generali dellordinamento comunitario, in quanto risultanti dalle tradizioni costituzionali comuni degli Stati membri. Ci si riferisce, in particolare, ai principi in materia di diritti umani, al principio della certezza del diritto, al principio della tutela del legittimo affidamento, al principio di buona fede e a quello di equit.

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I REGOLAMENTI
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Ai sensi dellart. 249 TCE, i regolamenti hanno portata generale, sono obbligatori in tutti i loro elementi e sono direttamente applicabili in ciascuno degli Stati membri. La portata generale implica che i destinatari debbano essere una o pi categorie di soggetti, determinati astrattamente e obiettivamente. Lobbligatoriet in tutti i suoi elementi significa che il regolamento contiene una definizione giuridicamente completa del precetto in esso contenuto. La diretta applicabilit implica, infine, la automatica ricezione del regolamento nellordinamento di ogni Stato membro, senza bisogno di apposito ordine di esecuzione. Il regolamento, inoltre, produce effetti diretti negli ordinamenti interni. Esso, cio, conferisce diritti che possono essere fatti valere dagli individui innanzi ai giudici nazionali.

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LE DIRETTIVE
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Ai sensi dellart. 249 TCE, la direttiva latto che vincola lo Stato membro cui rivolta per quanto attiene al risultato da perseguire, salva restando la competenza degli organi nazionali circa la forma e i mezzi necessari al recepimento della normativa comunitaria nellordinamento interno. La direttiva, pur essendo un atto vincolante, ha portata individuale. Essa, infatti, individua con precisione i suoi destinatari, che possono essere uno o pi Stati membri. A differenza del regolamento, inoltre, la direttiva non direttamente applicabile nei singoli ordinamenti nazionali, necessitando di un apposito atto di adattamento.

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LE DECISIONI
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Ai sensi dellart. 249 TCE, le decisioni sono obbligatorie in tutti i loro elementi per i destinatari da esse designanti. La decisione dunque obbligatoria in tutti i suoi elementi ma solo per i destinatari da essa individuati, che possono essere tanto Stati quanto individui.

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LE RACCOMANDAZIONI
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A differenza dei regolamenti, delle direttive e delle decisioni, le raccomandazioni sono atti non vincolanti (art. 249 TCE). Attraverso questo genere di strumenti, le istituzioni comunitarie esortano semplicemente gli Stati membri a tenere determinate condotte. Seppur non vincolanti, le raccomandazioni generano un c.d. effetto di liceit, vale a dire legittimano il comportamento di chi, adeguandosi alla raccomandazione, compisse atti di ingerenza nella sfera di altri soggetti, atti che, in assenza della raccomandazione, sarebbero da considerare illeciti.

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I PARERI

Atti non vincolanti attraverso i quali lorgano che li emetti precisa la sua posizione su una determinata materia. Essi hanno perlopi natura interorganica.

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GLI ALTRI ATTI


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La gamma degli atti delle istituzioni comunitarie non si esaurisce nella elencazione dellart. 249 TCE. Nella pratica, infatti, le istituzioni fanno uso di numerosi altri strumenti, di norma non vincolanti. Tra questi: proposte, lettere, comunicazioni, dichiarazioni, inviti, risoluzioni, conclusioni, codici di condotta, accordi interistituzionali o dichiarazioni congiunte. .

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GLI ACCORDI INTERNAZIONALI


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Fanno parte del diritto comunitario anche gli accordi internazionali stipulati dalla CE. Ai sensi dellart. 300, par. 7 TCE, essi sono vincolanti per le istituzioni e per gli Stati membri. Nella gerarchia delle fonti dellordinamento comunitario, gli accordi si collocano in posizione preminente rispetto al diritto comunitario derivato (regolamenti, direttive, decisioni), ma in posizione subordinata rispetto alle norme dei Trattati istitutivi. Qualora, dunque, un atto comunitario dovesse rivelarsi contrario ad un accordo stipulato dalla Comunit, esso pu essere annullato dalla Corte di Giustizia (art. 230 TCE) e generare la responsabilit della Comunit. Qualora le norme di un accordo concluso dalla CE risultino sufficientemente chiare e precise, esse sono suscettibili di produrre effetti diretti anche nei confronti dei singoli.

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B. LADATTAMENTO DELLORDINAMENTO ITALIANO AL DIRITTO COMUNITARIO


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ADATTAMENTO AL DIRITTO PRIMARIO

LItalia ha provveduto a recepire i Trattati istitutivi delle Comunit europee, e quelli che li hanno modificati successivamente, mediante ordine di esecuzione. Lordine di esecuzione di ciascun trattato stato dato con la medesima legge con cui il Parlamento ha autorizzato la ratifica del trattato stesso da parte del Capo dello Stato, ai sensi dellart. 80 della Costituzione.

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LARTICOLO 11 DELLA COSTITUZIONE


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I Trattati istitutivi godono di una particolare copertura costituzionale, in quanto si ritenuto di poterli comprendere nella previsione dellart. 11 della Costituzione, secondo cui: LItalia () consente, in condizioni di parit con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranit necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni rivolte a tale scopo. Il richiamo a tale disposizione comporta che, con lordine di esecuzione, le norme di adattamento alle regole contenute nei Trattati istitutivi vengano ad assumere nellordinamento italiano una posizione che conferisce loro una resistenza speciale allabrogazione da parte di norme di legge successive.

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ADATTAMENTO AL DIRITTO DERIVATO


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Il meccanismo di attuazione degli atti comunitari derivati (regolamenti, direttive, decisioni) disciplinato dalla Legge 9 marzo 1989 n. 86, meglio nota come Legge La Pergola. Ai sensi della stessa, ogni anno il Parlamento approva una legge comunitaria che contiene provvedimenti volti a conformare lordinamento italiano a tutti gli obblighi comunitari, maturati nellanno di riferimento. Sono previsti tre metodi di adattamento: Attuazione diretta: la stessa legge comunitaria ad abrogare o modificare precedenti disposizioni legislative non conformi agli obblighi comunitari; Delega legislativa al Governo: lattuazione delle norme comunitarie viene effettuata dallEsecutivo con decreti legislativi; Attuazione in via regolamentare: effettuata dallEsecutivo senza ricorrere a strumenti aventi forza di legge.

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ADATTAMENTO AL DIRITTO COMUNITARIO DA PARTE DELLE REGIONI


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La disciplina attuale, contenuta nella Legge La Pergola, prevede che le Regioni, sia a statuto speciale che a statuto ordinario, e le Province autonome di Trento e Bolzano, possono dare immediata attuazione alle direttive comunitarie. Ci non esclude completamente lintervento dello Stato, il quale interviene in mancanza di strumenti di attuazione delle Regioni oppure stabilendo norme di principio alle quali le Regioni devono attenersi nel dare attuazione al diritto comunitario. Questultimo potere di intervento dello Stato ammesso solo nelle materie che non siano di esclusiva competenza regionale.

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LA RIFORMA DEL TITOLO V DELLA COSTITUZIONE


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La Legge Costituzionale n. 3 del 18 ottobre 2001 ha introdotto importati modifiche, introducendo un esplicito riferimento allobbligo per lItali di conformarsi al diritto comunitario. Il nuovo art. 117 stabilisce, infatti, che la potest legislativa esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonch dei vincoli derivanti dallordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali. Con riguardo ai rapporti Stato-Regioni, lart. 117 consacra a livello costituzionale il potere delle Regioni in merito allattuazione del diritto comunitario derivato nelle materie di competenza regionale, tanto esclusiva quanto concorrente.