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Una promessa al professor Carmine Cerbera

http://www.didaweb.net/fuoriregistro/leggi.php?a=16072 Marcella Raiola - 05-11-2012

L'abbiamo portata tutti, piegata in borsa; solo Giuseppe l'aveva indossata gi, sotto la camicia blu scuro. Siamo titubanti; discutiamo ancora, in auto, ancora imbambolati e con gli occhi gonfi per le due notti quasi insonni trascorse a scacciare il lampo di quella maledetta lama con cui Carmine si reciso la vita. Ho fatto confezionare un fascio di fiori bianchi. "Era un ragazzo? ", mi ha chiesto, con pietosa premura, il fioraio. No... Non era pi un ragazzo; era un uomo, ma lo Stato pretendeva che continuasse a giocare allo studente, anche se aveva quasi 50 anni. Si sa: chi studia come Carmine ha fatto, conseguendo un'ulteriore laurea poco prima di essere assalito dal dmone dello sconforto senza rimedio, va punito per il suo "snobismo", va tenuto fuori dal giro di quel lavoro intellettuale che deve risultare penoso, patetico, vile, inutile, quel lavoro che non deve dare pane, che mette in testa ai giovani idee strane, Storia, Bellezza, Giustizia, Diritto, idee che devono sparire, che fanno perdere tempo, che non sono "produttive"...

Ho chiesto fiori bianchi perch il bianco un colore neutro, d'attesa, quasi un non-colore, suscettibile di accogliere qualunque altra tinta, ovvero pronto a stemperare e addolcire colori forti e scuri con la sua essenza... Un colore precario, insomma. La giornata cupa e fredda. Va bene cos. Il sole sarebbe stato oltremodo inopportuno. Non cos, invece, la nostra maglietta, quella di battaglia, quella dei docenti precari in lotta, quella che con innocente orgoglio e con convinzione Giuseppe ha indossato fin da casa, da amico, da fratello, per sentirsi e stare spiritualmente pi vicino a quell'uomo che non l'identit ma la precariet ha reso "uno di noi". Me ne convinco definitivamente pure io, poco prima dell'arrivo. Non vado al funerale come Marcella R., perch parenti e amici non mi conoscono come Marcella R. Vado al funerale come docente

precaria; cos, per quel che esprimo quando porto questa maglietta che assume un senso e un valore il mio "esserci". Mentre Giuseppe parcheggia, a poca distanza dalla basilica del vescovo e santo Tammaro, metto anche io la mia maglietta, mentre vedo dal finestrino due compagne del CPS sul largo sagrato, in attesa, con le braccia conserte. Ci accolgono due professoresse amiche e colleghe di Carmine. Una piange a dirotto, ci abbraccia; l'altra ci chiede una maglietta e la indossa trionfalmente. Anche un altro collega, con cui familiarizza Giuseppe, ci chiede la maglia e avverte in giro che arrivata la "delegazione dei precari della Scuola". L'amica prof., Elena, sensibile e cara, incredula e traumatizzata: "Una persona magnifica... Le figlie sono due splendori, educate, gentili come lui... Non dobbiamo dire che voleva "il lavoro"... Carmine non voleva "il lavoro"; Carmine voleva fare il Professore... il Professore! Voleva la Scuola... Ci siamo sentiti il giorno prima... Mi aveva chiesto, Che dici? Esce 'sto salvaprecari? "... Elena non ce la fa ad andare oltre... Si sente in colpa per "non aver capito" l'intenzione di Carmine... "Perch non ho capito??? Perch???? ", continua a dire tra le lacrime. Giuseppe, Vito e Diego serrano le mascelle. Mi slaccio il giubbotto e mostro la maglietta. Il nipote di Carmine ci saluta uno ad uno, accoglie con soddisfazione le nostre biascicate condoglianze inutili. Capisco che abbiamo fatto bene; capisco che la nostra presenza di gruppo, l, ritenuta testimoniale, rilevante, che un primo riscatto, una prima forma di elaborazione del lutto terribile, una prima reazione all'annichilamento. Arriva la bara. Entriamo. Il rito frettoloso, impersonale; il prete alquanto brutale e scontato; intona, con fare scocciato, canti disfonici, irritanti, privi di ogni solennit, e li interrompe d'improvviso, con esiti grotteschi. Dall'ala sinistra, dove discretamente ci siamo collocati, sentiamo gemiti di strazio intermittente. Guardiamo con un certo astio il prete "montiano", che liquida una morte "particolare" come un cassiere a fine turno un cliente ritardatario. Sfiliamo davanti ai parenti; le figlie non ci sono. Una ha sedici anni; l'altra, una piccina di sei anni ("la sua vita", mi dice una collega che ha riconosciuto il mio volto e si compiace delle nostre battaglie) ancora non sa che non vedr pi
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il suo pap. Crede sia in ospedale. Arriva il mio turno. Abbraccio la vedova, che mi accarezza la maglietta e mi dice: "Siete tutti qui... siete venuti!". Le tengo la mano e restiamo qualche minuto guancia a guancia; mentre le lacrime scorrono a entrambe, dice con rabbioso dolore: "Perch non me lo ha detto? Perch non mi ha detto: qua si deve fare una rivoluzione? L'avrei fatta assieme a lui; l'avremmo fatta insieme! Perch ha fatto questo?". Poi si riprende, si stacca, mi parla come una padrona di casa forte e assennata e mi dice: "Ora non abbiamo testa; ora siamo distrutte, io, la sorella... Non capiamo niente... Ma vi contatteremo, perch voi dovete lottare anche per lui; dovete mettere fine a questo...". "S...", le rispondo, "E' un dovere. E' una promessa. Faremo in modo che la civilt del lavoro torni ad essere rispettata". Mi guardano con gratitudine. Capisco per la prima volta appieno il significato del termine "responsabilit". Prometto anche a me stessa. Mi ripeto che un dovere. Ci sono dei giornalisti. Carmine non deve morire "in silenzio". La famiglia e gli amici ci tengono. Ci tengono che si sappia che morto di precariet, di ansia, di umiliazione inflitta dallo stesso Stato che gli ha largito i titoli di studio. Vogliono che ci vedano, che vedano che ci sono altre persone che dicono di no, che hanno dei contrassegni specifici di lotta al male del paese, al malo lavoro che scivola via, che viene bruciato, che viene tagliato con lame incoscienti che ne attivano altre, diperatamente consapevoli; vogliono che si sappia che Carmine non era pazzo, depresso o debole, ma precario, unicamente e insopportabilmente precario. Esce la bara. Il corteo gemente s'allontana con dignit sotto l'acqua. Mentre qualcuno applaude e saluta Carmine, la moglie lancia compostamente un grido: "PROFESSORE! NON LO CHIAMATE CARMINE; DOVETE DIRE: PROFESSORE! ".

CARMINE CERBERA, 48 ANNI, DOCENTE DI DISEGNO http://www.altroquotidiano.it/index.php?option=com_content&view=article&id=5014461:laddioalla-vita-di-un-precario-della-scuola-carmine-cerbera-48-anni-docente-di-disegno&catid=78:4 L'addio di un precario della scuola 6 novembre 2012 Redazione Ne ha parlato ieri sera con commozione e rabbia anche Massimo Gamellini a "Che tempo che fa" (vedi la nostra rubrica "Passaparola"). E' straziante la storia di Carmine Cerbera, 48 anni, docente senza cattedra di Casandrino (Napoli) che si suicidato nella sua abitazione venerd scorso. L'uomo non ha lasciato messaggi d'addio, ma la sua terribile vicenda umana stata raccontata da un suo amico e collega, Antonio Carrillo, sul sito web tecnicadella scuola.it con queste parole. Eccole: Carmine Cerbera insegnava Disegno e Storia dell arte, era un mio amico e oggi sono stato al suo funerale insieme ad una delegazione di Insegnanti Precari che lo conoscevano; siamo stati intervistati con le magliette indosso dei precari; la moglie, dipendente del comune di Grumo Nevano (Na) (polizia municipale), ci ha detto di non arrenderci nel ricercare i nostri diritti di insegnanti. Che si sappia, Carmine si ucciso perch era entrato in un tunnel e non ne saputo uscire, amava l'arte e la praticava. Non era depresso, stemperava ogni problema, ma non si sentiva realizzato. Lo Stato non ha saputo prendere in considerazione un uomo valido con un titolo finito come quello rilasciato dall'Accademia di Belle Arti di Napoli. Lui l'arte voleva insegnarla e si stava specializzando sempre pi, ma aspettava un incarico come ogni anno scolastico e quest'anno non arrivato; Carmine l'arte la praticava, restaurava anche e, ferito nell'orgoglio, ha deciso di prendere un attrezzo tagliente, che usava per tagliare le tele che dipingeva, e si tagliata la carotide. Succede anche questo in un mare di persone precarie, ma ai nostri governanti non importa nulla. A noi cittadini italiani servono persone oneste e piene di valori morali come Carmine Cerbera. I precari non hanno dubbi: a spingerlo al gesto estremo stata la mancanza di un lavoro stabile, e c' chi ricorda un messaggio da lui scritto nei giorni scorsi su Facebook, nel quale accusava il ministero dell'Istruzione di ''distruggere il futuro'' suo e di tanti altri come lui: ''Se saremo fortunati, resteremo precari a
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vita''. Addirittura di ''suicidio di Stato'' parlano siti e blog, in sintonia con la protesta svoltasi all'esterno della sede del ministero, a Roma. Cerbera stato ricordato ieri anche in un sit-in davanti alla sede del Miur in viale Trastevere. "Il precariato uccide. Precari uniti" scritto su uno degli striscioni. Uno dei manifestanti del coordinamento precari scuola, Massimo Gargiulo, riferisce: "Gi prima dell'inizio del sit-in siamo una cinquantina, siamo qui da un lato per continuare la mobilitazione del coordinamento cittadino scuole Roma, dall'altro per ricordare il collega che si suicidato a Napoli, per gridare che il precariato uccide e che di questo si devono assumere la responsabilit". Al collo alcuni precari hanno esposto cartelli con su scritto: "Ci avete tolto tutto, non ci toglierete la dignit" e "precariato crimine di stato" e "Ciao Carmine, continueremo la lotta anche per te". "Tutti siamo davanti al Miur con un fiore per ricordarlo", fa sapere Gargiulo.

IL CASO Prof precario suicida - rabbia e mobilitazione Folla ai funerali, sit-in a Roma: "Lotteremo anche per te". Il ministero: "Il mondo della scuola esprime in questo momento disagio e sofferenza" di STELLA CERVASIO
http://napoli.repubblica.it/cronaca/2012/11/05/news/prof_precario_suicida_mobilitazione45917920/

La fiamma di una candela brucia per illuminare la triste storia di Carmine Cerbera e sotto limmagine postuma sul suo profilo di Facebook c una didascalia che fa rabbrividire: Suicidio di Stato. Non passato sotto silenzio il tragico gesto del professore di Storia dellarte quarantottenne che si tolto la vita venerd con lo stesso coltello col quale tagliava le tele che dipingeva, esasperato da anni di precariato. Il web si riempito di parole e solidariet nel giorno del funerale, nella basilica di San Tammaro a Grumo Nevano, di dove la famiglia era originaria. E la sua vicenda diventata il tema centrale di un sit in di protesta davanti al ministero dellIstruzione a Roma. Il precariato uccide. Precari uniti, diceva lo striscione portato dagli insegnanti in viale Trastevere. Rapidamente dallo stesso ministero arrivata una risposta di disponibilit: C grande attenzione e rispetto per le vicende di sofferenza da parte del Miur fanno

sapere dalla dirigenza del ministero dove gli aspetti umani sono considerati primari nella scuola, essendo fatta di persone. Il mondo dellistruzione esprime in questo momento un forte disagio, una protesta che nasce da anni di tagli; mostra una forte sofferenza sottolinea la nota diffusa dalle agenzie di stampa che il ministro conosce bene e rispetta. Dopo la laurea in accademia era venuta la specialistica, conseguita il 22 ottobre scorso Cerbera non si era mai arreso e non aveva mai incrociato le braccia, coltivando la voglia di migliorarsi, di ottenere altri titoli per avere nuove carte da giocare in un settore ad alto tasso di disoccupazione. Una forte volont che non stata premiata: padre di due figlie, Carmine era rimasto senza cattedra. Questanno, zero incarichi. Di qui, la disperazione che aveva espresso, anche se non ha lasciato biglietti per spiegare il suo gesto, su
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Facebook proprio il giorno della laurea specialistica: Oggi dovrei essere gioioso ma sono triste perch il ministro Profumo ci sta distruggendo il futuro. Siamo precari a vita ammettendo di essere fortunati. Centinaia di persone hanno affollato la chiesa di Grumo Nevano con grande commozione. La sua morte ci rattrista e ci fa interrogare, ha detto nellomelia il parroco, Alfonso DErrico. Contemporaneamente, davanti al ministero a Roma, il sitin con tanti cartelli: Ci avete tolto tutto, non ci toglierete la dignit e Ciao Carmine, continueremo la lotta anche per te. Siamo tutti davanti al Miur con un fiore, per ricordare Carmine Cerbera, ha detto il collega precario Massimo Gargiulo. Una testimonianzadenuncia anche da Aurora Spinosa, storico dellarte tra i dirigenti dellAccademia di belle arti: Sono stata la sua relatrice alla tesi, insieme ad altri tre amici precari cinquantenni. Frequentavano tutti lAccademia e a tutti dovevo firmare il foglio di giustifica per la scuola. Siamo purtroppo abituati a trovarci di fronte a persone adulte che ancora debbono girovagare per raccogliere briciole. E sono rimasta attonita di fronte a questo gesto disperato e nel contempo lucido. Un monito all'azione per tutti quanti noi operiamo nell'ambito della formazione. Ogni giorno leggo nello sguardo dei giovani l'angoscia del futuro e l'impotenza di poter elaborare un progetto di vita e di non poterlo neppure pi sognare. La battaglia ispirata dal suicidio del precario prosegue sul web, dove siti e profili Facebook dei tanti amici, anche stranieri, del docente, sono pieni di appelli e commenti accorati. Il pi toccante quello del nipote di Cerbera: In nome della famiglia vi chiedo di non abbandonarci, mio zio devessere la scintilla che fa cessare questo scempio, perch nessuno me lo ridar indietro.
(05 novembre 2012) RIPRODUZIONE RISERVATA

"Mio marito Carmine ucciso dalla disillusione"


http://napoli.repubblica.it/cronaca/2012/11/06/news/mio_marito_carmine_ucciso_dalla_disillusione -45987812/

La denuncia di Ernestina Sorgente, la moglie del docente precario che si tolto la vita perch non aveva avuto l'incarico: "Voleva riscattare la sua dignit"
dal nostro inviato STELLA CERVASIO

GRUMO NEVANO (Napoli) - Storia di un uomo mite e gentile che non voleva deludere le sue figlie e che per darsi la morte senza appello si trasformato in un leone. Essere precari della scuola ma non solo pu far sentire schiacciati dalla violenza di un mondo che toglie e non d. Non ha impiegato molto a diventare un simbolo, Carmine Cerbera, che ha messo fine alla sua vita a 48 anni stanco della ricerca di un impiego, di uno status per il quale aveva pieno titolo ma che nessuno gli riconosceva. Per la sua famiglia difficile, ma il sacrificio del professore d'arte "deve servire - dicono i parenti -

Pianteremo un piccolo seme che possa aiutare gli altri".

Il dolore della moglie una via lunga e discreta, quella che porta alla moglie di Carmine, Ernestina Sorgente, vigile urbano. Dapprima c' solo l'immagine di una donna che ha assistito all'amara fine del marito. Ma lei non c'. Nel piccolo parco di Casandrino con i cancelli tappezzati di manifesti che annunciano che "Carmine Cerbera non pi", al citofono non risponde nessuno. Il silenzio del dolore anche dei vicini. Si arriva a Ernestina chiedendo di lei nei posti di polizia municipale dell'area Nord. Finch la si incontra, nel soggiorno della casa dei genitori, con la sorella Francesca e il fratello. Si trasferita l, "a casa non me la sento di stare". Vuole parlare, raccontare chi era Carmine e perch tutto questo dolore. "Ci vogliono leggi che diano la precedenza a entrare nella scuola a chi aspetta da anni. Carmine morto di questo. Di disillusione".
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Dal corridoio sembra una bambina, una piccola treccia di capelli, gli occhiali, il suo dolore si riesce a circondare con un solo braccio. Riemerge lentamente, racconta con ordine, si abbandona al pianto soltanto al ricordo di quella porta sfondata, attraverso cui ha visto riverso suo marito. E la maniglia forzata dal compensato rotto, "perch volevo soccorrerlo, pensavo a un malore, a un'emorragia, mai al suicidio". Le figlie sono dai parenti: Paola, 16 anni e il dolore muto di adolescente. Rosa, 7 anni a febbraio, tutta il padre, gi disegna bene e ha una forte inventiva: da venerd la madre le telefona dicendo che in ospedale, dove Carmine ricoverato per un incidente e lei chiede "mi passi pap?". "Mio marito era figlio di un operaio edile e di una donna che si arrangiava lavando le scale dei palazzi. Da piccolo passava vicino allo studio di un pittore di Grumo. Il suo lavoro gli piaceva cos tanto che scelse di andare al liceo artistico Palizzi. I genitori si sono sacrificati ma l'hanno lasciato libero". Alla parete, una grande tela informale. I suoceri portano due opere che svelano un attento disegnatore: una Madonna e un ritratto della moglie. Aveva fatto diverse mostre, una anche alla Casina Pompeiana. Il diploma nel 1985, e gli studi in Accademia conclusi nel '91. Ma il concorso a cattedre non viene bandito fino al 2001. "In quei dieci anni fa il tagliatore e il confezionatore di abiti in una fabbrica tessile prosegue Ernestina Abbiamo tentato anche un passaggio a Torino. Ho lasciato marito e figlia per lavorare in una fabbrica di plastica. A un certo punto Carmine mi ha raggiunto. Con i turni che avevamo, non ci incontravamo mai. Cos siamo tornati, lui ha ripreso a fare l'operaio e io per quattro anni parttime in un callcenter della Wind". Entrare nella scuola? Impossibile: "Aveva titoli ma non punteggio. Ha tentato pi volte nelle scuole paritarie, ma non gli hanno aperto le porte. Abbiamo fatto insieme il concorso nella polizia municipale, sono entrata solo io, due anni dopo. Un suo amico che ha lasciato un istituto privato per l'artigianato di Nola, lo ha spinto poi a presentare la domanda. L ha accumulato punteggio e cos ha potuto ottenere qualche supplenza: 78 ore, mai un anno intero".
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"Ha insegnato allo scientifico di Frattamaggiore, a Sant'Antimo, anche all'Ipsia di Scampia, dove i ragazzi si presentavano senza matite e carta da disegno: glieli comprava sempre lui". Un allievo a cui dava ripetizioni diceva: "Ma perch a scuola non abbiamo professori bravi come lei?". Nel 2011 le ore di supplenza si riducono. "La riforma degli indirizzi elimina l'educazione artistica da alcuni istituti. Carmine diceva sempre: "la nostra materia dovrebbe essere insegnata alle elementari, e la stanno facendo sparire"". L'odissea del precario mette a dura prova la sua resistenza, ma lui continua a dare coraggio agli amici in difficolt. "Finalmente ha vinto un concorso nella polizia municipale a Crispano - racconta Ernestina - ma gli hanno presentato un ricorso contro, e ha perso. Una grossa batosta. Voleva entrare in un'impresa di pulizie. Solo che non voleva emigrare, diceva che non avrebbe resistito lontano da noi. Ma le preoccupazioni avanzavano: il futuro delle figlie, un imprevisto come una malattia improvvisa. Ho tentato di rassicurarlo. Lui mi aiutava in casa. Mi faceva trovare la cena. Diceva "faccio il mammo", ma aggiungeva: "Lo so che sei tu che porti i soldi a casa"". Cos si arriva all'autunno e alla notizia del concorso che sta per essere bandito. Intanto prende la laurea specialistica. Ma senza pi ottimismo. "Quando finiscono i sacrifici?", si domanda. Riprendere i libri a 48 anni, misurarsi con gli altri, seguire un corso, pagarlo. Carmine gi preparava i curriculum per altre aziende, ma quali e dove?

La mattina presto, venerd, ha messo un'alfa e un'omega sull'ultima tela che stava dipingendo, un crocifisso, nel cui centro ha scritto "Carmine". All'Accademia era bravo in anatomia, sapeva come ferirsi in modo da non poter tornare. "Nella cappella del Policlinico dice Ernestina insieme alla sua, c'erano altre tre bare: anche quella di un ragazzo di Giugliano che si ucciso per aver perso il lavoro. Nessuno ne ha parlato. Mio marito ha voluto

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riscattare la sua dignit di uomo continuamente calpestata. Anche col silenzio".

(06 novembre 2012) RIPRODUZIONE RISERVATA

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