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E|R
PIACENZA MODENA PARMA FERRARA BOLOGNA

Emilia Romagna
tel. 051 434345 Numero Verde 800 453 009
SOS Donna SOS Donna

25 novembre 2011 Roberta Mori, Thomas Casadei, Palma Costi, Paola Marani con le operatrici della Casa delle Donne di Bologna). 12 ottobre 2012 visita LDV.

CENTRI ANTI-VIOLENZA IN EMILIA-ROMAGNA. LA RETE FA LA FORZA!


ra settembre e inizio novembre di questanno la Commissione per la Parit ha incontrato 10 centri antiviolenza attivi in regione, con una tappa anche al servizio LDV dellAusl di Modena. Limpegno, concordato con il coordinamento regionale degli stessi centri, era stato preso in occasione del 25 novembre 2011, quando la neonata commissione aveva visitato lassociazione di Parma e la Casa delle Donne di Bologna, nella consapevolezza che qualsiasi iniziativa dovesse essere preceduta da un ascolto e una conoscenza diretta.

PARI DIGNIT, PARI DIRITTI: COS SCONFIGGEREMO LA VIOLENZA


di Roberta Mori, presidente Commissione regionale per la parit

La Citt delle Donne Telefono Rosa

tel. 0523 334833 tel. 0521 238885 tel. 059.361050 tel. 051 333173 REGGIO EMILIA

Associazione Centro Antiviolenza Nondasola Donne insieme contro la violenza Associazione Centro antiviolenza

tel. 0522 921380 oppure 0522 920882 tel. 0532 410335 oppure 0532 247440
Centro Donna Giustizia Casa delle donne per non subire violenza

LUGO (RA) RIMINI

tel. 0546 22060


Linea Rosa

tel. 0544 216316 tel. 0545 27168


Centro Donna

Demetra Donne in aiuto

tel. 0543 712660 tel. 346 5016665

Associazione Rompi il silenzio

FAENZA (RA) RAVENNA FORL (FC)

Vivono di conseguenza lincertezza di convenzioni di breve durata con i Comuni di riferimento, che non consentono una programmazione adeguata ai bisogni crescenti. Formazione delle operatrici, potenziamento dellassistenza sanitaria e psicologica in strutture pubbliche e convenzionate, orientamento alle donne per la loro autonomia, sensibilizzazione nelle scuole, sono i temi ricorrenti da sviluppare. Dal confronto emersa limportanza di fare rete, di sostenere concretamente le attivit dei centri antiviolenza e di offrire sempre maggiori strumenti di informazione, sensibilizzazione e partecipazione sociale volti a prevenire la violenza di genere.
Il 25 novembre 2011 lAzienda Usl di Modena ha avviato un programma sperimentale - capofila in Regione - per il trattamento degli autori delle violenze. LDV (Liberiamoci dalla violenza) lunica struttura pubblica in Italia per il trattamento socio-sanitario degli autori di maltrattamenti intrafamiliari, che si avvale di personale tutto al maschile formato ad hoc presso Alternative To Violence di Oslo (ATV), il pi importante centro a livello europeo nel trattamento degli uomini autori di violenze, diretto dal dottor Marius Rakil. Il progetto mira ad intervenire non pi soltanto sulla protezione delle donne, che resta in ogni caso obiettivo prioritario, ma tenta di cambiare i comportamenti degli autori dei maltrattamenti. Lequipe del Centro sta gi ottenendo importanti risultati, diversi uomini si sono rivolti spontaneamente agli specialisti di LDV per essere aiutati. Il Centro aperto tutti i venerd dalle 13.30 alle 17.30 e pu essere contattato sia al numero telefonico 3665711079 che alla mail ldv@ausl.mo.it.

redazionale

Tutti i Centri risentono del pesante calo di risorse sul welfare locale e dellazzeramento del fondo nazionale a loro destinato, istituito dal Governo Prodi e poi smantellato.

gni anno, attorno al 25 novembre, ci troviamo a denunciare lemergenza dei femminicidi, della violenza domestica, delle aggressioni fisiche e psicologiche subite dalle donne. Ogni anno levidenza dei numeri rischia di annichilire la nostra stessa capacit di reagire razionalmente e con efficacia al fenomeno, al di l dellindignazione. Eppure le esperienze positive ci sono, passi in avanti li abbiamo compiuti ed da questi che dobbiamo trarre limpulso e lambizione di sconfiggere la piaga della violenza di genere. Prima di descrivere quanto si sta facendo concretamente in Emilia-Romagna, sottolineo unesigenza ormai insopprimibile: quella di evidenziare la strisciante ambiguit culturale di una emancipazione femminile solo dichiarata per dovere di stile e imperativit costituzionale, che si scontra -drammaticamente- con le statistiche di genere e quindi con la concreta posizione della donna nella nostra societ. Usciamo una volta per tutte dallipocrisia e diciamoci che ancora oggi le donne sono, in quanto tali, associate a un ruolo sociale specifico e pi debole per definizione. Tale stereotipo radicato in larghe fasce sociali e tuttora genera discriminazioni, emarginazioni e violenze inaudite. Perci va combattuto ad armi pari, quelle culturali appunto, che devono attraversare ogni ambito comunicativo, ogni azione educativa, ogni provvedimento e intervento istituzionale. La condanna e la repressione non bastano, perch la violenza altro non che leffetto di una cultura ancora dominante che considera e rappresenta la donna subalterna. Lassunto da cui parte liniziativa della Commissione per la parit va anche oltre: scardiniamo gli stereotipi di cui sono vittime le donne e raggiungeremo la convivenza pacifica e davvero civile tra tutte le diversit. Rafforzare il processo di adesione da parte della societ a una visione almeno duale del mondo, dove la diversit sia un valore compatibile con luguaglianza, il primo passo verso una condizione generale di pari dignit e pari diritti fra le persone, qualunque sia la loro etnia, lingua, religione, orientamento sessuale, opinione politica e status sociale. Una mission cos ambiziosa non perde di vista, anzi del tutto compatibile, con il pragmatismo necessario e

gli strumenti qui ed ora a disposizione per contrastare la violenza di genere. Tra questi, nellottica di una piena assunzione di responsabilit delle istituzioni pubbliche, vi sono i Protocolli di intesa territoriali tra Comuni, Province, Prefetture, Procure, Forze dellOrdine, ASL e Aziende ospedaliere, Uffici scolastici, Ordini professionali, centri di formazione, Centri anti-violenza e altre associazioni di promozione sociale. Tali intese impegnano ognuno dei soggetti coinvolti a far convergere le rispettive competenze e risorse sul comune obiettivo della prevenzione, perseguito con modalit concordate. Uno dei punti qualificanti dei protocolli infatti lopportunit di una formazione specifica rivolta agli operatori che, nelle Forze dellordine o nelle scuole, negli studi professionali o agli sportelli socio-sanitari, entrano in contatto con persone in difficolt, siano donne potenziali vittime o uomini potenziali aggressori. Mettere in rete e formare adeguatamente tutte le realt istituzionali e sociali il primo determinante passo verso unefficace prevenzione, vale a dire la capacit di intercettare i disagi prima che esplodano, di penetrare il muro intimo e domestico che cela il conflitto. Gli incontri che la Commissione ha tenuto con ciascuno dei centri antiviolenza dellEmilia-Romagna, fulcro operativo e assieme culturale di questa strategia, ci hanno dimostrato la validit dellapproccio trasversale e integrato che la Regione sta promuovendo. Fondamentale il contributo che le reti locali gi stanno dando e daranno al nostro progetto di legge regionale quadro sulle politiche di genere, volto a rafforzare i diritti delle donne in tutti i campi, ad affermare una cultura paritaria contro ogni forma di discriminazione, marginalit e violenza.