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NUMERO 2 - OTTOBRE - NOVEMBRE 2012

Direttore: DENIS UGOLINI


Pag. 2 - Per il futuro che l'Italia merita Davide Giacalone Pag. 3 - Manca il partito della borghesia produttiva Angelo Pappad Pag. 4 - Rompere con il passato recente Giovanni Lazzara Pag. 5 - Il triangolo delle Bermuda delle nostre regioni Luigi Tivelli Pag. 6 - Da partiti "contro" a un partito "per" Roberta Culiersi Pag. 7 - La rivoluzione dell'esempio Mario Boccaccini Pag. 8 - 9 Che lerciume! Ma la gente!? Pag. 10 - Stato garante della libert di ognuno Michele Bertaccini Pag. 11 -Un buco nero per la spesa pubblica che urgente riformare Cesare Greco Pag. 12 - I mali delle donne Daniele Pungetti Pag. 13 - Una nuova politica del merito e del bisogno Sandro Gozi Pag. 14 - Fondamentali: regole, coerenza, trasparenza Paolo Lucchi Pag. 15 - Renzi e la compagnia delle buone intenzioni Franco Pedrelli Pag. 16 - La sinistra deve avere un programa chiaro Ines Briganti Pag. 17 - Mazzini non anticipa il pensiero FIOM Mario Guidazzi Pag. 18 - Mazzini e la sinistra solidale Riccardo Caporali Pag. 19 - Sottovalutati i nostri grandi temi locali Davide Buratti Pag. 20 - Savio Beach... essere o non essere, questo il dilemma Giuliano Zignani Pag. 21 - Come sar il nuovo Piano Regolatore della citt? Giampiero Teodorani Pag.22 - Cesena Beach. Sviato il confronto che conta Maicol Mercuriali Pag. 23 - La crisi ha toccato tutti: imprese, cittadini e Comune Orazio Moretti Pag. 24 - 25 L'impresa che reagisce e investe Incontro con Gianluca Salcini Pag. 26 - La genesi della fine del nostro centro storico Marco Casali Pag. 27 - Riassetto istituzionale delle Province Giovanni Torri Pag. 28 - L'Area Vasta ha un ruolo ostetrico per la Romagna Pietro Caruso Pag. 29 - Scontri e campanili frenano il provincione Emanuele Chesi Pag. 29 - La regione non decide. Sta a guardare Denis Ugolini Pag. 30 - Gli studenti universitari e la citt Federico Del Novanta Pag. 30 - Non lamentiamoci soltanto Valeria Burin Pag. 31- Cercasi nuova offerta politica Denis Ugolini Pag. 32 - Tante chiacchiere. Scarsa sostanza

Il nostro impegno politico


Del Governo Monti stata buona la partenza. Il resto: molto fumo e poco arrosto. Per non dire della Legge di stabilit: aumenta la pressione fiscale, non la diminuisce. Luca Ricolfi, sulla Stampa, ne rende piena evidenza. Si continua ad alimentare recessione e a creare ulteriori drammatici disagi. Sulla spesa non si opera come si dovrebbe. Occorre tagliarne molta, con appropriatezza e rigore. Non astrattamente e colpendo nel mucchio. Necessario un robusto dimagrimento di Pubblica Amministrazione, di burocrazia; leliminazione delle sacche di inefficienza e di spreco enormi, che ben si conoscono. La Sanit pu essere molto riorganizzata e resa di maggiore qualit. Tanto per stare in tema: occorre il bisturi, per; non laspirina. Va riordinato lassetto istituzionale ed amministrativo dello Stato. Si devono ripensare le Regioni. Sul serio. Il Ministro Patroni Griffi ha fatto, in una recente intervista, una buona proposta: partire dallo studio che fece la Fondazione Agnelli per ridurre il numero delle Regioni. Riportandole ai compiti che dovevano e devono avere: attivit legislativa e di programmazione. Cominciando con il buttare la disastrata riforma del titolo V della Costituzione che il centrosinistra fece. Si tratta di importante riforma costituzionale. Purtroppo temiamo - solo un ennesimo annuncio di questo Governo, perch il Ministro sa bene che adesso non c la condizione politica per una simile riforma e che anche il tempo disponibile, in questa legislatura, assai scarso. Sarebbe buona cosa se fosse assunta come impegno forte del prossimo Parlamento. Le Province andavano semplicemente abolite. Sono uno spreco anche le loro partecipate varie. Se ne pensato la riduzione e si proposto una certa fusione. Piuttosto che niente! Si proceda dando alle nuove province funzioni di ente intermedio di raccordo fra Regioni e Comuni. Con struttura sobria. Di secondo grado e non di primo, senza elezioni di organi di governo amministrativo. Deve essere fortemente ridotto il numero dei Comuni. Attualmente oltre otto mila: uno sproposito. Tantissimi sono nella pratica impossibilit di svolgere anche il minimo delle proprie funzioni. Schiodare questa societ con gli ascensori bloccati. Per i giovani, soprattutto. Quindi liberalizzare molto. Le professioni, i servizi. Liberalizzazione e privatizzazione dei servizi locali oggi resi delle monopolistiche e dispendiosissime partecipazioni comunali, con aggravi e non benefit tariffari a carico dei cittadini. In mancanza di questi obiettivi e di politiche che almeno tendano ad approssimarsi ad essi, difficilmente ci potr essere un vero necessario - sgravio fiscale. C una pressione ormai insostenibile che deve essere intaccata con forza e questo richiede il taglio rigoroso della spesa improduttiva. ovvio: significa metter testa e mano al nostro sistema sociale. Perch non sia un indifferenziato calderone di assistenzialismo e di pratiche clientelari: aspetti tuttaltro che oscuri e secondari. Stato sociale, s, per coloro che ne hanno davvero bisogno. Supporto ed assistenza migliori di oggi, per tutti questi. quello che dobbiamo fare come italiani, ma ci vuole anche lEuropa. Non solo quella della finanza. Soprattutto quella politica. Gli Stati uniti dEuropa. Fondamentale per il Paese la riforma costituzionale. assai poco pensabile che si possa fare e si possa realizzare tutto quello che occorre se il funzionamento istituzionale dello Stato continuer ad essere lattuale. Se sar - immodificato - questo sistema parlamentare e politico. tempo, invece, di tradurre in concreto molto di quella Grande Riforma di cui si parla da decenni e di cui si dibattuto tanto mettendo a fuoco non poche buone soluzioni. Nuova forma di governo. Nuovo bicameralismo. Riduzione del numero dei parlamentari. Riforma della giustizia e separazione delle carriere. Rinnovato regionalismo. Guardiamoci intorno. Francia, Germania. Non serve inventarsi degli ibridi solo per soddisfare piccoli interessi di bottega. Gli assetti istituzionali non vanno adattati al piccolo bisogno e a una corta visione. Devono avere proiezione lunga. La nostra preferenza? Il semipresidenzialismo, modello francese. Ma nella prossima legislatura, comunque, si affronti la questione e si risolva. Poi coerente con essa deve essere il sistema elettorale. Obiettivo: forte rappresentanza democratica; stabilit del governo; semplificazione del sistema politico. Il nostro auspicio che lofferta politica per le prossime elezioni non sia solo la vergogna politica di oggi; che non sia solo la costrizione di dover scegliere fra questa e il semplice indignato rifiuto e la indignata protesta. Vorremmo poter opzionare anche altro, propositivo, serio e credibile. Non solo ne saremmo rinfrancati, ma saremo attivi e partecipativi. Con impegno. Una forza che voglia davvero proiettarsi nel solco della rivoluzione liberale di cui lItalia ha straordinario bisogno; una forza che almeno in buona parte ci riscontri quanto nelle nostre attese, che si impegni affinch il futuro dibattito politico muova in quella direzione, che far ogni cosa per sostenerne le soluzioni con quella coerenti; quella forza ci vedr sostenitori e attivamente impegnati.

Il partito che non c'

Per il futuro che l'Italia merita


di Davide Giacalone* Per ragionare seriamente di politica, per provare a individuare una via duscita dal vicolo recessivo nel quale ci siamo cacciati, si deve partire dai fatti. Dai numeri. Dalla realt. Altrimenti si resta nel mondo della fantasia e si parla di cose inesistenti. E lo dico in premessa: ho provato a dare corpo ad uniniziativa politica, non mollo, proprio per niente, ma abbiamo il dovere di dirci la verit sul Paese che ci circonda. Sembra che le parole abbiano perso il loro reale significato, sicch vi propongo dei numeri, in modo che ciascuno possa dedurne quel che crede. Il governo sostiene che a partire dallanno prossimo si torner a crescere. Mi domando se leggono i documenti che firmano. E prima di sintetizzarne il contenuto chiedo un accordo sulla logica: se quando si precipita si riesce, ad un certo punto, a rallentare la caduta, certamente un fatto positivo, ma se si va in giro a dire che s cominciata la risalita saccede allarte dellimbroglio. La Nota di aggiornamento del Def (Documento di economia e finanza), presentata dal governo, lascia pochi margini ai dubbi: lanno in corso si chiuder con una recessione pi forte del previsto (-2,4 anzich -1,2, quindi il doppio, in negativo) e lanno prossimo non sar di ripresa (era previsto un + 0,4) ma di ulteriore recessione (-0,2). Il prodotto interno scende, diventiamo pi poveri e non vedo come si possa sostenere che questi dati dimostrino il vicino inizio della ripresa. Ce ne sono altri, ancor pi crudeli. I consumi si ridurranno del 2,6 questanno e dello 0,7 nel 2013. Quindi pi del pil (tenetelo a mente, perch i conti devono tornare), mentre la spesa delle famiglie scender, a fine 2012 del 3,3%. Il Def prevedeva che gli investimenti fissi lordi scendessero del 3,5, invece scendono dell8,3. Nel campo di macchinari e attrezzature siamo a -10,6. Come premessa alla ripresa, non c male. La disoccupazione arriver al 10,8 nel 2012 (un punto e mezzo pi del previsto, al netto del fatto che queste percentuali sono certamente sottostimate, dato che non sono contabilizzati i lavoratori che non lavorano, ma percepiscono parte del salario), sar all11,4 nel 2013, all11,3 nel 2014 e nel 2015 giunger ad uno 0,1 pi di questanno. Alla faccia della ripresa. Lindebitamento netto continuer a crescere, mentre il pareggio di bilancio nel 2015, in queste condizioni, ce lo scordiamo. Tanto che previsto, per quellanno, un deficit dell1,4%. Il rapporto debito-pil di 126,4 questanno, sar 122,9 nel 2015. Tradotto: ci saremo svenati per restare allo stesso punto. Nel frattempo, se non saremo riusciti ad ottenere una diversa contabilizzazione della stabilit, o una forma qualsiasi di federalizzazione del debito, saremo saltati. Dove vanno a finire i nostri soldi, dove quelli dei consumi che si contraggono pi della ricchezza? Eccoli: la pressione fiscale cresce questanno di 2,2 punti, rispetto al 2011, per crescere ancora nel 2013. Scusate la carrellata di numeri, ma servono per dire che non tutte le opinioni sono ammissibili. Nel senso che non lecito raccontarli come se documentassero la ripresa. Ci aspettano anni duri, sicch lecito chiedersi se la cura adottata quella giusta. E non lo . Lagenda Monti, ammesso che qualcuno sappia cosa questa espressione significhi, il mero mantenimento dellesistente, prefigurante un progressivo impoverimento. Il professore certamente pi presentabile di una classe politica degradata e degradante, ma la sua ricetta non funziona. Se davvero vogliamo parlare di ripresa, senza per questo strologare di rivoluzioni internazionali e uscite dallEuropa, dobbiamo mettere potentemente mano a tutto quello che non si sta facendo: dismissioni di patrimonio, abbattimento del debito, diminuzione della pressione fiscale, deburocratizzazione, liberalizzazioni, concorrenza, meritocrazia. LItalia che corre ed eccelle esiste ancora, ed grazie a quella che ci reggiamo in piedi. Ma va scatenata, va lasciata libera, ben oltre quel che fu. Se, invece, ci picchiamo di praticare la politica del salasso fiscale, sorretto da uno stucchevole e disonesto moralismo colpevolizzante (con lAgenzia delle entrate che ci ruba un miliardo di sola iva non dovuta, con il soldo tolto a chi lo consumerebbe per darlo a chi lo fa evaporare), allora sia chiaro che quei dati sono una inesorabile condanna al declino. Di cui fa parte, del resto, luso falso delle parole. E veniamo alla questione politica: perch levidenza dei numeri non scatena una reazione appropriata? Perch linconsistenza delle forze politiche non apre spazi a idee e formazioni nuove? Perch manca una societ civile che sappia non solo avere coscienza dellinteresse collettivo, ma anche solo difendere il proprio portafogli. C una borghesia agiata che si crede smagata, in realt sterilizzata: non considera che il mondo possa essere diverso da quel che , non crede a nessuno che si proponga di cambiarlo e guarda come patetici i tentativi di farlo. Quella borghesia, di riffo o di raffo, vive alle spalle della spesa pubblica. E vive bene. Cos anche una fetta rilevante dellimprenditoria: ci sono aziende gi fallite, da nessuno salvate, altre che boccheggiano, impoverite da una terra senza credito e con pagamenti eternamente rinviabili, specie se pubblici, ma c anche limprenditoria che punta a far accordi con i governanti di turno, che ancora drena ricchezza dalla spesa pubblica, che ha bisogno di mercati protetti, altrimenti non sa competere. Ci sono tante famiglie ridotte alla povert, che dovrebbero essere il terreno su cui far fiorire la rivolta. Ma si tratta di sottoploretariato culturale, allevato allidea che il successo consista non nel lavorare, ma nel sistemarsi, non nel produrre, ma nel consumare, che per i propri figli sogna un posto in un format televisivo. Gente che ancora spera di avere qualche briciola cadente dalla torta che fu, quindi portata a proteggere i propri affamatori. E gli altri? Sono la maggioranza: quelli che si alzano la mattina e lavorano, si guadagnano il pane, che pagano troppe tasse (sebbene non tutte), sono i pi. Ma su di loro pesa la maledizione di non credere che il mondo possa cambiare, che possa esistere una proiezione pubblica, costruttiva, del loro disagio. A questi ho provato a proporre di rompere quel maleficio. Ho presentato idee e soluzioni, per rimettere in moto una regione, la Sicilia, che non deve dipendere dai trasferimenti dal nord, che non deve prendersi per le chiappe, sostenendo di star mantenendo il nord, e che pu correre, se solo si libera dai fantasmi del passato e dai ladri del presente. Il tessuto attorno s subito chiuso. Il mercato regionale dellinformazione ha provveduto a cancellare. Quello nazionale interessato solo a nefandezze o inutili esaltazioni (possibilmente dei morti ammazzati). Per mia e nostra incapacit e dilettantismo abbiamo raccolto quasi mille firme, per presentare le liste, ma abbiamo cercato di farlo nel rispetto delle regole. Risultato: chi le ha violate totalmente (ad esempio facendo firmare moduli in bianco, autenticati da pubblici ufficiali in falso ideologico) considerato regolare, mentre chi le ha onorate, ma non stato capace di rispettare le scadenze (per colpa nostra e perch la regola nata per essere violata), considerato irregolare. Non mi rammarico per la partita elettorale, che consideravo, fin dal primo minuto, una pisacanata.Non intendo mollare, anzi rilancio, a livello nazionale. Ma sarebbe sciocco non comprendere la lezione: fin quando non si sar capaci di far intendere la situazione reale e i suoi rischi, fin quando ci saranno, sulla bilancia, solo il benessere esistente e la paura del futuro (cieca, irragionevole, quindi pericolosa), sar pi forte listinto della conservazione. Dobbiamo romperlo non per trovare posto a noi stessi, che non cerchiamo e non troveremo, ma per consentire allItalia di avere il futuro che merita. Non quello che si prepara. *Editorialista per Libero, Il Tempo e RTL.102.5

Il partito che non c'

Manca il partito della borghesia produttiva


di Angelo Pappad

Il partito che non c il partito della borghesia produttiva italiana, di coloro che sono esclusi dalla connivenza corporativa tra unindustria protetta e oligopolista, uno Stato burocratico e inefficiente, un sindacato spesso interessato alla salvaguardia del proprio potere che allinteresse vero dei lavoratori. Un partito che non c mai stato nella storia del Paese, unificato proprio sulla base dellaccordo tra poteri dominanti e sviluppatosi nonostante questaccordo, sempre trasformisticamente confermato attraverso cambi di regime pi apparenti che reali. I tentativi di dare voce a chi davvero aveva interesse a vivere in una societ aperta e dinamicamente inserita nei grandi processi di modernizzazione dellOccidente e poi mondiali sono tutti falliti: dal movimento mazziniano dellOttocento al partito dazione del dopoguerra, al PRI di Ugo La Malfa negli anni 60 e 70 del secolo scorso: sempre la conservazione ha prevalso, sempre uscita confermata (specie dalle urne) la santa alleanza italiana tra il privilegio e lassistenza. A chi periodicamente si illuso di poter almeno favorire il cambiamento restata, generazione dopo generazione, solo amarezza e disincanto. Quante energie smarrite, soprattutto giovanili. E quante occasioni perdute per il Paese. Nel secondo dopoguerra del secolo scorso, si credeva che attraverso il cambiamento dello Stato si sarebbe realizzata la spinta per la modernizzazione della societ: nuove leggi, nuovi diritti e un intervento pubblico temperato dal rispetto delle capacit imprenditoriali per fortuna abbondanti: la generosa concezione lamalfiana ben riassunta nella Nota aggiuntiva si scontratta con la realt di partiti orientati alloccupazione del potere, allallargamento della sfera dello Stato nelleconomia e nella societ al mero scopo di estendere e mantenere il consenso: fino allesplosione del debito pubblico negli anni80. Dopo Tangentopoli e la crisi economica del 92, altra speranza delusa, il bipolarismo ci avrebbe dato finalmente maggioranze stabili e governi responsabili. E anche chi aveva partecipato alla lotta politica da posizioni di minoranza si era, di nuovo generosamente, adattato a mescolare la propria orgogliosa identit in aggregazioni pi vaste e finalmente nuove, capaci di farci vivere finalmente in un Paese normale. Si visto come andata: il bipolarismo elettorale ha dato luogo a coalizioni eterogenee, non in grado di governare; lo spirito di fazione (altra costante della storia italiana), eccitato dalla figura di Silvio Berlusconi,

ha superficialmente occupato la scena politica per 20 anni, lasciando per intatti (e pi gravi) i problemi di fondo della societ italiana. Ora, nel pieno di una crisi molto peggiore di quella del 92, sembra essere arrivata unaltra occasione per costruire il partito che non c. Loccasione offerta dal dato di fondo della crisi: la crisi fiscale irreversibile dello Stato e la sua incompatibilit con la permanenza dellItalia in Europa. La societ italiana ad un bivio, perch le risorse per il mantenimento dello scambio tra consenso e inefficienza sono finite: la pressione fiscale non pu aumentare ulteriormente, soluzioni come la patrimoniale o sono irrealizzabili o sono inadeguate. Non resta che diminuire la spesa pubblica, ridisegnando con senso di giustizia i servizi che lo Stato eroga ai cittadini, a costi finalmente trasparenti; non resta che ridurre il perimetro della propriet pubblica (spesso una manomorta, come lo era la propriet ecclesiale di molta terra allindomani dellUnit), avviando una vera e pulita stagione di privatizzazioni. Questo il nodo cruciale, da qui si deve ripartire per cambiare la societ italiana. Non siamo pi nel 45 o nel 62, quando la riforma dello Stato era condizione imprescindibile per la modernizzazione di tutto il Paese. Oggi si tratta di liberare lo spirito di impresa, la voglia di rischiare, la pretesa di vedere riconosciuti i propri meriti, al di fuori delle storiche reti relazionali e familiari. Senza di che, la societ italiana muore, andando alla deriva nel Mediterraneo,secondo lefficace immagine di Ugo La Malfa. Per una sinistra come sempre in ritardo (tranne forse la versione renziana, sicuramente minoritaria nel Pd attuale), si tratta di un programma di destra, neo-liberista. Ma per la destra parassitaria e illiberale un programma demagogico. Queste reazioni ci devono convincere che venuto il momento. Si dir che non possibile, che le elezioni del 2013 sono un appuntamento troppo vicino, che i costi di una partecipazione al di fuori dei partiti-contenitore della Seconda Repubblica (peraltro in via di dissoluzione, come sta accadendo al pdl e alla lega) sono al di fuori della nostra portata. Eppure, dovremmo provarci. Soprattutto noi, che assistiamo sdegnati da 20 anni, nelle nostre case e nelle rispettive professioni e mestieri, al lento scivolamento del Paese (o vogliamo chiamarlo Patria?) nella considerazione internazionale, al peggioramento della qualit della vita che conducono gli italiani, tutti, senza eccezione tra integrati e cassaintegrati. Qualcuno ha gi preso iniziative coraggiose: penso a Fermare il declino di Oscar Giannino o alla lista Leali alla Sicilia di Davide Giacalone. Non possiamo prometterci un nuovo miracolo italiano. Ma chiamare gli italiani ad un nuovo risorgimento un dovere.

Il partito che non c'

Rompere con il passato recente


di Giovanni Lazzara

I quasi venti anni che ci lasciamo alle spalle nascono da una delle pagine pi drammatiche della ancor giovane storia della Repubblica. Unondata incontenibile di scandali travolse il sistema politico liquidandolo dopo decenni di consolidato esercizio del potere. Gi da allora, non fummo in tanti a mettere in guardia il pericolo di una classe dirigente spazzata via dallintervento della magistratura. La Storia, infatti, insegna che tutti i sistemi politici esautorati da un conflitto con il potere giudiziario, per quanto valide e fondate siano le ragioni che animano i capi daccusa, finiscono per degenerare in un sistema peggiore di quello appena sostituito. LItalia non sfuggita a questa regola e,oggi, a consuntivo dellera contrassegnata da una Seconda Repubblica abortita senza nemmeno essersi realizzata, non possiamo che avvertire sconcerto e preoccupazione rispetto agli scandali e al malcostume che, ancor prima delle indagini della magistratura e, in certi casi, a prescindere da queste, affollano le cronache politiche segnando unepoca ancora pi sconcertante e avvilente di quella che caratterizz i primi anni Novanta. Tanto che fra il crollo del sistema di allora e quello che si annuncia come la fine del sistema attuale si apre una lunga parentesi caratterizzata dalla lunga stagione del pro/contro Berlusconi che ha distratto lattenzione di tutti dai reali problemi del Paese che la grave congiuntura economica ha oggi svelato con drammatica concretezza. Nella logica partigiana della contrapposizione fra tifoserie di un bipolarismo imperfetto, infatti, il dibattito politico di questi anni si arenato sulla logica dello schieramento a prescindere dai contenuti e dalle questioni che, di volta in volta, avrebbero dovuto essere affrontate. In un contesto simile, infatti, Berlusconi stato abilissimo a trasformare le regole del confronto in una rissa da stadio con tifoserie pronte a nutrirsi, complice una stampa non sempre allaltezza del ruolo che la stessa reclamava per il Paese, di superficialit e giudizi sommari, trascuratezza e sterili diatribe intorno a vizi e pregi di questo o di quellaltro leader politico, senza per mai centrare lessenzialit dei problemi, la loro risolvibilit e la necessit di elaborare un progetto per lItalia che risultasse strumentale al rafforzamento del Paese sullo scenario internazionale. Quanto accaduto grave e costringe oggi tutti quelli che si sono schierati, prestandosi ad un conflitto pi fazioso che politico, a farsi da parte ovvero a confrontarsi con nuove realt che, comprensibilmente, tendono a sottolineare sempre e comunque di non volersi contaminare con i vecchi germi della politica o, anzi, con i germi di una politica vecchia. Ma sufficiente definirsi nuovo per essere migliore e, soprattutto diverso da ci che si intende sostituire? Diciamo subito che la questione non pu essere risolta in una prospettiva meramente generazionale ma deve essere affrontata da una prospettiva di natura squisitamente politica, sostituendo alle contrapposizioni sterili del pi recente passato, un confronto su contenuti fra forze credibili ed autorevoli quale non sembra essere nessuna di quelle organizzate negli attuali schieramenti (che peraltro, in molti casi, non sono partiti).

Da venti anni a questa parte, infatti, la scena politica si divisa fra Berlusconi ed i suoi avversari, pi o meno credibili ma tutti, purtroppo, rassegnati ad accontentarsi del ruolo antiberlusconiano ed occupati a misurare la distanza fra il leader indiscusso del centrodestra, alla cui ombra si lasciata proliferare una classe dirigente impresentabile, e le mille fazioni dellopposizione. Tutto ci, oltre a consentire una longevit politica dellavversario altrimenti sconosciuta in Europa, ha disorientato lelettorale costringendolo a mutuare dal dibattito politico la stessa logica di schieramento ed appartenenza che ha trasformato lespressione di voto in una sorta di professione di fede. La politica si nutrita del dogma pro o contro Berlusconi e la societ civile si allontanata disaffezionandosi sempre di pi rispetto a vicende in parte incomprensibili rispetto allurgenza dei problemi reali del Paese e, per il resto, stucchevoli per la loro pi consona adeguatezza a riempire le colonne dei rotocalchi scandalistici. Fra le due fazioni, sempre pi lontane, sempre pi contrapposte ed incapaci di dialogare, si aperto uno spazio in cui il Paese reale pu ritrovarsi, pur attraverso i distinguo e le diversit che rimangono ma in una prospettiva di rilancio nazionale e di recupero della sobriet politica essenziale per affrontare con seriet e rigore la stagione di ulteriori sacrifici che ci attende. Questo spazio non pu essere occupato da alcuno dei soggetti politici esistenti stante il livello della loro consociativa compromissione con le logiche degenerate ed inconcludenti dellultimo ventennio; n pu rappresentare unalternativa credibile la proposizione di una forza che altro non sarebbe la cosmetica riproposizione cumulativa di etichette superate dalla prova dei fatti che li hanno visti passivi spettatori dello scempio politico di questi anni; al contempo, non possono accreditarsi credibilmente come novit, costole improvvisate di piccoli e grandi centri di potere che sembrano parlare solo alla pancia delle classi pi agiate del paese in nome di ricette iperliberistiche di ottime intenzioni ma del tutto inattuabili, oltre che indifferenti al dramma della povert che inizia a contaminare la moltitudine di nuclei familiari monoreddito che soffrono aspramente il morso della crisi; men che mai possono rappresentare una soluzione di stabilit i sobillatori della protesta con o senza la barba di ex comici riadattati; nemmeno, infine, possono accreditarsi coloro che dopo lunghi anni di partigianeria e faziosit nel coro di uno dei due schieramenti, ora ne svelano le malefatte o ne prendono le distanze quasi dimenticando di averne sostenuto e condiviso le gesta. A me sembra, invece, che oggi la legittimazione ad esercitare un ruolo credibile nellarea dei milioni di cittadini in uscita dalle logiche faziose del ventennio trascorso, sarebbe invocabile solo da un nuovo soggetto politico che, organizzato intorno a regole chiare, condivise, trasparenti e verificabili dallesterno anche per quanto concerne la gestione finanziaria, sappia rompere i ponti con il passato recente, recuperare i valori fondanti dellItalia repubblicana ancora attualissimi nel dettato costituzionale e nella coscienza critica del Paese, rilanciando unofferta politica che sappia sciogliere gli ormeggi paludosi di questi anni e prendere il largo verso una prospettiva di piena integrazione europea dellItalia. Naturalmente, occorrono risorse, uomini ed idee che non siano quelle che ancora si agitano in slogan ripetuti in modo ossessivo

Il triangolo delle Bermuda delle nostre regioni


di Luigi Tivelli*

Abbiamo visto come la corruzione nel senso largo del termine, sia diffusa, soprattutto ma non solo, a livello regionale. Certamente, al pesante, colorito e indegno scandalo emerso nella Regione Lazio si sono aggiunti e si aggiungeranno altri scandali disvelati in altre regioni. Quello che qui mi interessa rilevare sono le radici strutturali da cui discendono tali gravi degenerazioni in una parte cospicua delle nostre regioni. Lente regione si trova ad operare nel cuore di un vero e proprio triangolo delle Bermuda, costituito da fattori idonei ad abissarne la funzionalit, e ancor pi letica. Il primo lato di questo perverso triangolo ce lo ha regalato il centro sinistra con la a dir poco pasticciata riforma del Titolo quinto della Costituzione del 2001, il cosiddetto federalismo istituzionale. Con esso si proceduto a gonfiare le funzioni di regioni che gi non avevano dato certo buona prova. Alla luce di tale riforma costituzionale le regioni possono fare politica internazionale (tante di esse hanno delle quasi ambasciate in varie parti del mondo), hanno inoltre competenze esclusiva sulle reti infrastrutturali (con le conseguenze che possiamo vedere) e su altri temi che dovrebbero essere di competenza dello Stato, quale ad esempio lenergia. E lelenco potrebbe proseguire. Parte da l quella sorta di bulimia senza controlli dellente regione, che non a caso ha comportato nellultimo decennio un aumento di novanta miliardi della spesa regionale. E ovvio che in un quadro di tal genere circolino pi soldi a facile disseminazione e sperperi nei bilanci regionali. Il secondo angolo del triangolo delle Bermuda riguarda lorigine del personale politico di non poche regioni. I nostri partiti personali, nel contempo partitocratici, ma vacui e leggeri, non si sono mostrati in grado di selezionare classi dirigenti regionali adeguate. Come emerge dallo stesso scandalo laziale, non pochi consiglieri regionali sono politici a basso capitale sociale. Cio, non avendo uno stretto legame con i partiti di riferimento (e controlli adeguati), non provenendo da ruoli sociali autorevoli (come pu essere ad

esempio un buon avvocato di provincia, ma anche un serio sindacalista di una media fabbrica), non ci pensano tanto a mettere in gioco il loro capitale sociale (cosi scarso), accedendo a casi di peculato, appropriazione indebita, corruzione e quantaltro. Il fenomeno non riguarda certo solo il Lazio, perch la miscela perversa tra sprechi, sperperi e reati contro la pubblica amministrazione (disvelati o meno che siano) riguarda varie altre regioni. Il terzo e ultimo angolo di questo perverso triangolo delle Bermuda sta nellattitudine diffusa nel paese a degenerazioni, sprechi e corruzione. Basta citare le classifiche internazionali pi accreditate. Secondo una classifica della Banca mondiale, in una graduatoria che va da 1 a 26, siamo al venticinquesimo posto quanto a diffusione di pagamenti irregolari e di tangenti. Se guardiamo invece allultimo Rapporto sulla competitivit globale del World Economic Forum, in una classifica molto lunga di paesi, quanto ad etica dei politici, siamo franati al centoventisettesimo posto, addirittura pi in basso della Grecia, che sta nella centoventitreesima posizione. Ma - ci che non poco significativo - siamo al centodiciannovesimo posto (una ventina di posizioni dietro la Grecia...) quanto alla voce argini ai favoritismi politici. Il discorso sarebbe lungo, ma per ora basta annotare che a questo punto pi che mai necessario incidere sui tre punti del triangolo delle Bermuda, con una seria riforma del federalismo istituzionale, mandando in porto finalmente la legge contro la corruzione, e ponendo mano finalmente ad una legge di disciplina dei partiti che preveda forme adeguate di selezione del personale politico e di controlli. Una volta tanto si pu dire: Oportet scandala eveniant. Nei giorni successivi al Lazio-Gate, man mano che si accendevano i fari anche sui costi della politica delle Regioni in genere, gli italici Governatori sono stati costretti a prendere consapevolezza della gravit del problema e ad autoconvocarsi al pi presto per individuare alcune nuove misure opportune: dal taglio del numero dei Consiglieri regionali, al taglio degli stipendi degli eletti (non intesi nel senso che Vilfredo Pareto attribuiva a tale parola), alla riforma dei vitalizi dei consiglieri fino alla stretta sui costi dei Gruppi consiliari, che sin qui hanno gestito montagne di soldi pubblici senza alcun controllo e alla limitazione della proliferazione dei Gruppi consiliari. Ne seguito un decreto-legge. *Consigliere parlamentare e scrittore

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Rompere con il passato recente


quasi che lopinione pubblica dovesse dimenticare di averli sin qui ascoltati troppo a lungo e troppo inutilmente. In questa prospettiva, il Governo Monti che ha chiuso questa Legislatura e, molto probabilmente, aprir anche la prossima occupando la scena politica, potrebbe essere colto come unoccasione di stemperamento delle conflittualit nate intorno alle persone pi che alle idee, creando una sorta di ammortizzatore nel difficile passaggio dalla seconda alla terza Repubblica che verr. C da auspicare, allora, in un risultato elettorale che sanzioni definitivamente le logiche litigiose ed inconcludenti del passato, incoraggi il sostegno ad un ulteriore governo di emergenza che sar chiamato ad affrontare un altra stagione di rigore economico, sospinga lItalia verso il recupero di una sobriet politica e consenta, infine, alle energie positive del Paese di organizzarsi intorno ad un nuovo soggetto politico che sia pronto a raccogliere la sfida pi ambita di sempre: quella del recupero della normale dialettica politica di confronto costruttivo nellinteresse della collettivit e della comune patria europea. Una sfida di ragionevolezza con protagonisti quelli che in questi anni non si sono prestati allo schiamazzo, non hanno urlato la loro faziosit ma hanno continuato ad osservare con doloroso e silenzioso distacco il declino di un paese che non smettiamo di volere migliore.

Il partito che non c'

Da partiti "contro" a un partito "per"


di Roberta Culiersi

1992-2012. Ventanni dopo lItalia un Paese in caduta libera, bloccato, in cui la burocrazia, lo statalismo, il corporativismo e il sindacalismo, pur essendo nati con nobili obiettivi di utilit e difesa dei diritti, ad un certo punto sono impazziti, portando dalla lotta di classe alla lotta tra generazioni e alla lotta tra chi ha un lavoro e chi non ce lha. Le forze politiche annaspano disorientate, confuse, immobili. Provano a riorganizzarsi secondo modelli ideologici vecchi, superati, obsoleti. Si susseguono smottamenti, fratture, divisioni che altro non sono che le prime scosse telluriche prima di un terremoto politico di magnitudo 9, ovvero di quelli che capitano ogni 20 anni. Si assiste alla decomposizione della destra, al maldestro tentativo di mettere in piedi terzi poli, centri, cose bianche e allo stato confusionale di una sinistra che, ostaggio del proprio passato, incapace di guardare al futuro. Passata la sbornia berlusconiana, una sbornia che ha reso lItalia un Paese a vocazione leaderistica e personalistica, non solo muore il bipolarismo e la preistorica contrapposizione centrodestra-centrosinistra, ma muore unItalia rimasta ferma a 20 anni fa. E tutto questo accade sotto i duri colpi dei mercati e dellEuropa. Perch nonostante i suoi mille problemi, lItalia un Paese su cui scommettere e c ancora chi crede che il Belpaese ce la possa fare. Ma per trovare soluzioni future non si pu non imparare dagli errori del passato. Quante, troppe volte si sentito parlare del fallimento del sogno berlusconiano, per unItalia pi libera, pi meritocratica, pi competitiva. Pochi per si soffermano sul perch di quel fallimento. Sul perch in Italia la Rivoluzione Liberale tanto sbandierata non ci sia mai stata. Quel progetto fallito perch non ha mai avuto nulla di liberale n di democratico. Perch Forza Italia prima e il PDL poi, hanno messo insieme ex fascisti, ex democristiani, ex socialisti, ex liberali ed ex repubblicani. Unanomala accozzaglia tutta italiana. Dallaltro lato, in casa Pd, accaduta la stessa cosa. Un partito, lUlivo prima, il Pd poi, che pur tenendo nei sondaggi, si dimostra inadeguato alle sfide del futuro, essendo un partito nato contro qualcuno piuttosto che per qualcosa. Tutte queste armate brancaleone hanno impedito al Paese di evolvere verso una forma di democrazia avanzata. E oggi tutti stiamo pagando lo scotto di non avere avuto per 20 anni una forza autenticamente liberaldemocratica. Oggi i partiti della II Repubblica sono in crisi di identit per il semplice fatto di non averla mai avuta unidentit. Eppure in questo scenario politico ed economico sconquassato accade qualcosa di estremamente positivo. Si sta aprendo una voragine. Voragine che ha la sua versione speculare in Europa, laddove le tre grandi famiglie politiche - popolari, socialisti e liberaldemocratici - si confrontano di volta in volta sui grandi temi, non certo sui singoli individui. In Europa i Liberaldemocratici, pur avendo al proprio interno posizioni pi conservatrici da un lato e pi progressiste dallaltro, sono tutti assieme. E i Libdem europei talvolta votano con il PPE talaltra con il PSE. In Italia in questi ventanni stato impossibile aggregare gli uomini attorno alle idee, piuttosto si commesso il grave errore di pensare

che si potessero aggregare idee differenti intorno a singoli uomini, pi o meno carismatici, pi o meno affabulatori. Questa insostenibile schizofrenia ha portato al fallimento e al commissariamento della politica italiana. Ed ora a unItalia in declino lEuropa chiede di tornare a crescere. E per tornare a crescere tocca fare tutto quello che in questi 20 anni non stato fatto, ovvero una vera ristrutturazione del sistema politico, economico, sociale. Si torna cos a parlare di Rivoluzione Liberale. Esattamente come nel 92. Con una differenza sostanziale: questa volta i compiti a casa shanno da fare e non ci saranno pi sconti per nessuno. Ma esiste in Parlamento una forza politica in grado di guidare il cambiamento? La risposta no. Accade cos che, di fronte alla manifesta incapacit degli attuali leaders e partiti italiani di trovare soluzioni per il Paese, si moltiplichino le iniziative e le associazioni liberaldemocratiche. Tutti vanno alla ricerca del Partito che non c. Scalpitano i liberali del Pd e del Pdl, nascono Italia Futura, ZeroPositivo, Fermare il Declino. In casa repubblicana e liberale si lanciano le manifestazioni per la Costituente Liberaldemocratica. Tutte lodevoli iniziative. Che per lottano contro il tempo. Alcune organizzazioni si dimostrano pi dinamiche, altre elefantiache. Alcuni ci provano perch ci credono. Altri si dimostrano troppo legati al passato per riuscire a guardare al futuro, cos tergiversano, tentennano, titubano. Lunica cosa certa che molte delle persone che si muovono in questarea suonano la stessa musica, tant che molti iscritti a FID sono iscritti anche a IF, Zero + e ad alcuni partiti esistenti di matrice libdem. Ma stando tra la gente si scopre che il mondo corre pi veloce e che in Italia il Partito che Non c, c gi. Ed fatto da milioni di italiani che sulle parole merito, competitivit, libert ci scommettono ogni giorno. Fatto di milioni di Animal Spirits abituati a correre, a resistere, a far brillare questo Paese nel mondo. E il Partito che non c fatto anche da tanti dipendenti pubblici cui dobbiamo una parte della qualit della nostra vita, della salute e dell'educazione nostra e dei figli e che sono stanchi di altrettanti dipendenti pubblici che occupano posti di lavoro finti, improduttivi, parassitari. Ma i possibili interlocutori del Partito che non c non sono tutti e solo fuori dal sistema. Il Partito Radicale ha avuto il merito di allevare degli ottimi giovani dirigenti che si stanno distinguendo con importanti battaglie sul territorio e sulla rete. Lo stesso accade in FLI, un partito destinato ad implodere, ma che porta in dote un importante vivaio di giovani liberaldemocratici. Ci sono ottimi dirigenti libdem anche in Idv che dovrebbero avere il coraggio di rompere labbraccio con il populista Di Pietro. Nel Pd c Renzi che prova a spostare lasse del Pd su posizioni di sinistra liberale. Il Partito Repubblicano ritrova suoi autorevoli membri di direzione nazionale impegnati nel progetto liberaldemocratico. Tutte queste persone sono in movimento, dialogano, si incontrano, si scontrano ma seppur in modi diversi si muovono tutte nella stessa direzione. Ed con loro che si dovr lavorare per trovare la quadra. Diceva George Bernard Shaw "Alcuni vedono le cose come sono e dicono perch? Io sogno cose non ancora esistite e mi chiedo perch no?". LItalia un Paese Liberale che non ha Coscienza di essere tale. E ora di smuoverla questa Coscienza. E ora di creare un nuovo modello politico per i prossimi 20 anni. Liberaldemocratico, Laico, Europeo. Oggi non esiste, ma io lo sogno ogni giorno e mi chiedo, perch no?

Il partito che non c'

La rivoluzione dell'esempio
di Mario Boccaccini

Un ciclone giudiziario interruppe il corso della politica italiana del dopoguerra quasi vent'anni fa, travolgendo i partiti sui quali si era retto il sistema politico ed istituzionale italiano, senza che vi fosse un'alternativa democraticamente spendibile, senza che si fossero create ancora le condizioni di un'alternanza tra una forza conservatrice e moderata ed una forza riformista di ispirazione laica e socialista, entrambe europee. Il nuovo sistema nasceva al contrario, recuperando forze prima ai margini, come quella missina e leghista e dall'altra affidando la sinistra ai dirigenti del vecchio partito comunista, appena avviato ad un percorso riottoso di ingresso in una tradizione socialista e socialdemocratica di tipo europeo. Nessuna delle grandi questioni che avevano motivato la fine della prima repubblica sono state risolte in positivo nella seconda , anzi , come possiamo vedere nelle difficolt dell' Italia ad uscire dalla grave crisi economica europea ed internazionale , hanno continuato ad impedire al Paese quel rinnovamento di cui aveva ed ha bisogno. Con le enormi difficolt economiche in cui versa il Paese e con il morso della crisi ormai avvertita diffusamente dagli italiani, con perdita di potere di acquisto dei redditi e degli stipendi , con la perdita dei posti di lavoro, con i fallimenti sempre pi diffusi delle piccole, medie e grandi imprese, con una pressione fiscale che non pu allentare la presa per via dell' enorme debito pubblico. Domina l'incapacit di frenare ed invertire il processo di crescita della spesa pubblica improduttiva, ormai odiosa anche per i meno abbienti, alla cui difesa si sbandiera che sia informata. I nodi sono venuti al pettine, non ancora tutti, ma sono grandi nodi, che Monti cerca di sciogliere, potendo contare pi sulla debolezza che sulla forza dei Partiti che lo sostengono e su un prestigio nazionale ed internazionale che tuttavia non pu essere risolutivo, se non produce cambiamenti reali nel sistema paese. Dopo vent' anni dall' inizio della seconda repubblica sappiamo che di fatto essa ha gi fallito (il governo Monti ne la prova evidente, visto che nasce da una decisione emergenziale del Presidente della Repubblica ) ed in attesa di certificazione di morte, la qual cosa avverr certamente, al pi tardi alle prossime elezioni. Significa che con il prossimo voto le cose cambieranno in meglio? Non detto, anzi improbabile che la situazione politica italiana migliori con una tornata elettorale. Molti giustamente dicono che occorre ancora Monti, ma ci possibile solo con un consenso ampio di forze politiche che pur avendo alcune differenze di programma, siano in grado di esercitare una leadership sufficientemente coesa sull'agenda Monti. Al contrario, sembra ancora che il tratto caratteristico del sistema politico italiano debba essere quello della reciproca delegittimazione democratica e del fascio nella difesa dei

privilegi della casta, come si dice. La gravissima crisi economica ha offerto alla classe politica l'occasione, direi la necessit di un rapido e profondo cambiamento, improntato al risparmio dei fondi pubblici ed alla trasparenza del loro impiego. La semplificazione istituzionale (riduzione dei consigli, riduzione degli enti, riduzione degli emolumenti) continua a trovare adesioni nei proclami ed ostacoli nei fatti, mettendo in evidenza una totale assenza di leadership politica ed al fondo il disperato tentativo di attraversare la crisi senza cambiare. Invece il cambiamento indispensabile, il risparmio indispensabile, il finanziamento pubblico dei partiti sbagliato democraticamente ed economicamente, senza risolvere la questione morale della corruzione alla quale ora somma il peculato e l' appropriazione indebita, come fenomeni ricorrenti. Corre tra la gente una grande indignazione ed una grande richiesta di nuovo, buono e onesto. Molti sanno fare bene a declamare la retorica del rinnovamento e della moralizzazione, ma non basta e a volte sappiamo che si pratica l'esatto contrario. Si cerca invece una forza politica che sia cos come dice di essere, coerente nei programmi e nei comportamenti. Ci sono tante persone oneste, capaci e disponibili a sacrificarsi, credendo nel dovere di fare qualcosa per la societ, dopo aver dimostrato nella vita lavorativa e sociale chi sono , non chi dicono di essere . Questo per non e' sufficiente , se non si cambia il sistema politico, aprendolo davvero alla possibilit per tutti i cittadini di entrare in politica alla pari, con pari possibilit di far sentire la propria voce, di far comprendere le proprie idee e di far verificare i propri comportamenti. Questo sistema non lo consente ed i partiti sono sempre pi chiusi e sordi. E' per possibile anche una rivoluzione dal basso. Io credo nella rivoluzione dell'esempio. Tutti i cittadini devono comportarsi in maniera sempre coerente con l'Italia delle loro idee. Devono pagare le tasse, non devono chiedere raccomandazioni, devono togliere il voto anche al partito della loro vita, se ne vedono limiti insuperati, devono educare i figli alla responsabilit ed a legare il loro futuro alla seriet nello studio e nella formazione, devono rispettare gli impegni verso la propria azienda se sono dipendenti e rispettare con scrupolo le regole se sono imprenditori, devono rispettare sempre le idee politiche e religiose del prossimo e difendere chiunque non sia in tal senso rispettato, devono cercare tra di loro le persone pi capaci e spingerle all'impegno civico, mostrando pari disponibilit alla bisogna. Non devono chiedere allo Stato ci che possono fare da loro e non devono pretendere che lo Stato si sostituisca a loro nelle responsabilit della vita, al contrario devono chiedere sempre che i soldi comuni (le tasse) siano ben impiegate, non generando sprechi e denunciando gli stessi, se riscontrati, anche nella quotidianit. Devono curare la propria salute, sapendo che il peso della cura della loro malattia su tutti e devono coltivare il senso della legalit, sapendo che l' unico strumento che consente a tanti uomini di vivere liberi e nella sicurezza. Esempio, il buon esempio, travolgente, pi efficace nel tempo di qualsiasi programma di governo, anche il pi condiviso.

Il partito che non c'

Che lerciume! Ma la gente!?


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La politica in continuo degrado. Non passa giorno che non si sia costretti a registrare che il lerciume non solo continua, ma aumenta. Il giudizio sempre pi diffuso non solo un vaffa sonoro e forte; disprezzo. Marca un distacco che va ben oltre la semplice indignazione. E la risposta della politica pressocch, nulla, inesistente. N possono considerarsi tali le reazioni immediate ed istintive, come quelle che subito si sono adottate ad esempio da parte della Conferenza Stato-Regioni. Non che non abbiano qualcosa di buono: il taglio di molti sprechi previsti dalle leggi regionali per la politica. Il tutto, per, mosso, da una tale massa di ipocrisia che bisogna temere. Le Regioni hanno anche proposto che si intervenga per non aumentare e per diminuire il numero dei consiglieri regionali. E sono sempre gli stessi politici delle Regioni italiane che solo pochissimo tempo fa, mettendo mano ai loro statuti, si erano prodigati per aumentare sensibilmente ed ingiustificatamente il numero dei consiglieri da eleggere, mentre nulla avevano fatto per correggere le distorsioni semmai ne hanno create di ulteriori - della legislazione di spesa per gruppi e funzionamento politici. Che siano imbecilli, non lo crede nessuno. Che siano pericolosi ed inadeguati dovrebbe essere evidente a tutti. I vertici delle Regioni (nella conferenza Stato-Regioni) e non solo loro, dovrebbero assumere lunico atteggiamento che sarebbe giudicato serio: dimettersi. Non lo faranno mai. N i partiti glielo chiederanno. Non ci sono pi partiti veri, nemmeno come quelli tanto bistrattati della cosiddetta prima repubblica, che erano realt di gran lunga pi serie e migliori dellaccozzaglia di oggi. Ma ci che drammatico che non lo chieder la gente, compresa quella iperincazzata che dicevamo. Essa disprezza, lancia strali, e poi chi si visto si visto. Cos non cambier nulla. Quando lopinione pubblica, compresa quella pi sensibile ed anche pi attrezzata, che potrebbe farsi sentire e partecipare battaglie concrete di rinnovamento e di cambiamento, preferisce invece non impegnarsi, non esporsi, allora oltre al rumore dellindignazione altro non ci sar. C anche chi si indigna per questo e non solo per il degrado olezzoso della attuale politica. La logica di ridurre tutto a mucchio selvaggio, e di colpire nel mucchio sempre e comunque, questa s roba da indignare. Perch il brodo di coltura di tutti gli imbarbarimenti. Anche nella politica, anche oggi, anche se meno, non tutti sono uguali. Colpendo nel mucchio ne godranno i peggiori che continueranno, e non si aiuteranno i migliori che potrebbero invece avviare qualche cambiamento. Insisto: non tutti sono uguali. Stiamo parlando di persone e quindi non possiamo arrivare ad assumere criteri netti ed assoluti che peraltro sono inesistenti. Il mondo

non si spacca con nettezza fra buoni e cattivi. Stinchi di santo se mai sono esistiti e ne dubito non esistono adesso e da parecchio, non ne esistono in alcun dove e neppure in politica. Qui, per, fondamentale deve essere imperativo seriet e correttezza. Lo richiede e lo necessita il ruolo alto di responsabilit e della rappresentanza volti al perseguimento di interessi collettivi e generali. Il punto di saper guardare nel vivo delle soggettivit, delle storie personali e delle storie politiche sia dei singoli che dei collettivi e delle soggettivit in quegli stessi collettivi. Se non si comincer a discernere al meglio, fra le diverse credibilit, e se non saranno sempre un numero maggiore di persone a farlo, difficilmente ne verr fuori qualcosa di buono. Questo discernimento non va ridotto a schema di parte. Va portato in ogni parte. Perfino i sinistresi pi ottusi - e ce ne sono ancora parecchi - devono capire che non c la parte buona e la parte cattiva. Ogni parte ha in s sia luna caratteristica che laltra. Vale a sinistra come a destra. Tutto constatabile, eccome! Superiorit morale non esiste. Quella che la sinistra si attribuiva talvolta servita ad essa stessa perch al suo interno si fomentassero e si perpetuassero delle immonde immoralit. C bisogno di passione civile, di partecipazione civile, di senso di responsabilit, di senso dello Stato, si direbbe, senso cio delle comuni istituzioni della nostra convivenza civile e democratica. Gli ingredienti per cogliere, pur nelle differenti ispirazioni e visioni culturali e politiche, il senso dellinteresse generale a cui indirizzare lazione politica. I difensori esclusivi del proprio egoismo, dellinteresse esclusivamente personale; quelli che difendono esclusivamente la propria casta, di categoria, di professione, di privilegio; quelli che si sono avvalsi e si avvalgono di esclusive pratiche clientelari, che racchiudono il mondo della loro esistenza e delle loro attese dentro gli esclusivi confini del piccolo clan, parentale, politico, di partito, di organizzazione sociale e di categoria; quelli che il lavoro lhanno avuto per scambio, dentro il legame di favore, da questi ed altri ancora che ne verr? Vorranno cominciare a fare i cittadini sul serio invece di ovattare la loro sudditanza con urla allinsegna di una supposta indignata, perch lesa, cittadinanza? E tanti altri vorranno partecipare ed esporsi? Discernere. A cominciare fra le persone. C storia a cui fare riferimento. Comportamenti. Stili. Coerenza di intendimenti e di proposizioni. Non esistono gli aureolati, ma quelli pi seri e piu credibili di altri s. E non certo privi di difetti, magari molti. La natura umana complessa. Occorrono regole buone e rispettate e fatte rispettare. Allora molto si corregge, molto si cambia, molto si migliora.

Il partito che non c'

Che lerciume! Ma la gente!?


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possibile. Occorre saper scegliere chi si dispone con credibilit a fare regole buone. Esempio Lazio. La legislazione che ha consentito i truffatori lhanno fatta dei truffaldini desiderosi di abusare. Fiorito non si fatto le leggi da solo. Ne avr abusato pi degli altri. Il punto non solo Fiorito e quanti, anche se meno di lui, ne hanno abusato comunque, e sono tanti. Il punto non solo la misura dellabuso oltre il normale buon senso. Il punto che quelle leggi e quelle regole sono uno scandalo e scandaloso chi quelle ha approvato. Nel Lazio se si escludono i radicali gli altri pari sono. La differenza che i radicali li hanno votati una minoranza e gli altri sono di gran lunga i pi votati e rappresentativi del popolo laziale. Anche di quella parte che adesso si indigna. Non ci consta che solo i radicali abbiano continuato ad indignarsi. Non tutti sono uguali. Esempi se ne possono fare molti recenti e passati. Ce ne sovvengono alcuni. In Emilia-Romagna, un po di anni fa, ci fu uno scandaletto. Taluni eletti come consiglieri regionali, alcuni come sindaco ed assessori, provenivano da impieghi in ambito cooperativo, dipendenti di singole cooperative o di associazioni delle stesse. Si scopr che per taluni di questi, una volta eletti, furono fatti risultare livelli di impiego e retributivi di provenienza assai pi alti di quelli che in realt avevano, prima di entrare nellaspettativa a seguito dellelezione. Ci comportava che lEnte e lIstituzione, dove erano stati eletti, doveva come corrispettivo allazienda di provenienza pi di quello che in realt avrebbe dovuto. Vogliamo chiamarla una certa distorsione di denaro pubblico con eccedenze illegali? Sta di fatto che si colp nel mucchio. Profondamente ingiusto, perch alcuni furono espliciti lestofanti, sia individualmente sia le loro organizzazioni di provenienza (un sistema organizzato a delinquere), altri, invece, furono semplicemente seri ed onesti. Sarebbe interessante saper quanta opinione pubblica fond su quelle basi un seppur minimo discernimento. Non tutti sono uguali. Si parla tanto di societ partecipate, ad esempio dalle Regioni, che sono origine di spreco e di scarsissima resa. Un proliferare enorme specie negli ultimi tempi. Ci sovviene che esisteva il Polo Scientifico e Tecnologico di Bologna. Realt esaltatissima da certa parte politica. Se ne riscontrarono spese enormi a pi di lista per progetti che poi finivano in un cassetto, senza alcuna applicazione e ricaduta. Ne beneficiavano in diversi, accademici, consulenti di varia natura ed estrazione. Responsabilit e buon governo avrebbero richiesto che i finanziamenti della Regione

supportassero progetti che oltre allUniversit coinvolgessero (anche finanziariamente) le imprese interessate e che avrebbero applicato quella ricerca e progettualit per innovare il proprio sistema produttivo ed organizzativo. Alcuni progetti avevano questa caratteristica. E furono opportunamente finanziati. I pi, invece, non lavevano affatto. Erano solo dispendio e spreco per tenere in piedi una struttura senza resa e per fomentare elargizioni di altrettanta non resa. Sofisticata forma di clientelismo? Certo. Da dentro la Regione si avvi una politica che mirava ad interrompere quello spreco di denaro pubblico. Parte dellUniversit convenne e cos pure parte del Comune di Bologna (insieme alla Regione soci fondamentali del Polo). Quella nuova politica portava dritto alla chiusura del Polo. E cos fu. Dopo molte riunioni e pressioni per tenerlo ugualmente in vita. Solo la minaccia di una crisi politica della Giunta regionale sblocc la situazione. Non tutti sono uguali, ma state certi che chi mosse in quella direzione non pot contare su degli apprezzamenti. Anzi. E molti altri esempi ancora si possono portare. Insomma a ben guardare si potrebbero avere buone e molte basi per discernere e per far s che si attivassero forze per cambiare positivamente. Anche di questi tempi si pu. Come non vedere una risorsa in tal senso Davide Giacalone ed il tentativo che lui ed altri hanno mosso in Sicilia, sulle orme del quale sperabile che anche altrove ci sia movimento analogo ai livelli locali e regionali ed anche a livello nazionale. Come non vedere favorevolmente ci che muove Fermare il Declino di Oscar Giannino in vista delle prossime elezioni. Come non considerare positivamente Matteo Renzi, Sindaco di Firenze, che sta portando una ventata cospicua di rinnovamento culturale, di contenuti. Quella di Renzi che ci piace la rottamazione culturale e lo scardinamento delle incrostazioni degli schemi e di certi equilibri politici che produrr. Lo scenario ed il panorama attuali fanno assai schifo nel complesso. Ma siamo in una situazione nella quale lofferta politica per i cittadini pu non essere la stessa di questi anni. Le opzioni non sono solo le attuali formazioni politiche con il loro enorme fardello di discredito. Non sono solo lastensione arrabbiata e menefreghista. Non solo il sostegno a qualche vaffa, peraltro alcuni ben congegnati. Ci pu essere anche altro come sopra segnalato. Ma senza il protagonista vero e pi importante non succeder nulla. La cittadinanza attiva , sarebbe, questo protagonista. Speriamo di non dovere dire ancora buona notte popolo.

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Testamento biologico

Stato garante della libert di ognuno


di Michele Bertaccini

Dove finiscono i nostri diritti quando non siamo pi in grado di esprimerci? Dove finisce la libera autodeterminazione di ogni individuo per lasciare spazio a voleri superindividuali? Meglio una vita sacra o una vita dignitosa, chi deve deciderlo? Domande a cui quasi tutti i paesi occidentali, a partire dalla met del novecento, cercano di dare risposte. Dall'America, gi nei primi anni cinquanta, passando per i paesi nord europei, fino alle terre australiane, il dibattito come i punti di arrivo sono stati numerosi e diversi, ma quasi nessuno ha scelto il silenzio come risposta. Chi attraverso l'eutanasia, chi attraverso testamenti di vita o il riconoscimento della figura del rappresentante terapeutico, innumerevoli sono le opzioni poste in campo. Dato interessante che in molti casi lo stimolo ad una normativa generale ha preso il via da normative regionali, cosi fu per gli Stati Uniti la California, con l'approvazione nel 1976 del Natural Death Act precursore del riconoscimento pressoch generale del diritto ad impartire direttive anticipate, living will; simile l'esperienza svizzera che cerca una risposta federale sulla spinta di normative proprie dei singoli cantoni. Chiedersi dove siano gli enti territtoriali italiani lecito quanto opportuno. Il testamento sulla vita o testamento biologico non altro che la volont, fornita da una persona mentalmente lucida, in merito alle terapie che intende o non intende accettare qualora dovesse venire il momento di trovarsi nell'incapacit di esprimere il proprio diritto di consentire o meno terapie tali da costringere a trattamenti permanenti con macchine o sistemi artificiali escludenti una normale vita di relazione. Una definizione semplice, quanto nel nostro paese lontana dall'essere seriamente tenuta in considerazione. La Costituzione all'articolo 32 riconosce il diritto all'autodeterminazione delle cure mediche, la convenzione di Oviedo sui diritti dell'uomo, ratificata dal nostro paese, allo stesso modo conferma questo diritto, le proposte di legge depositate in parlamento abbondano, la giurisprudenza continua a riempire libri su libri e vicende umane trasformate in casi mediatici scuotono da anni l'opinione pubblica ma nonostante tutto ci, il momento in cui il nostro paese si pi avvicinato ad una qualche normativa stata la notte fra l'8 e il 9 febbraio di pochi anni fa dove, una divina follia colse d'improvviso il Parlamento e numerosi deputati della maggioranza intenzionati in poche ore notturne a recuperare anni di inattivit a colpi di pura demagogia. Lo spread fra il nostro paese e il resto del mondo occidentale in questa

materia abissale e questo un dato di fatto, come un dato che pure su questo terreno la seconda repubblica abbia fallito, ben pi miseramente di quanto rispetto a simili tematiche non fece la prima, relegando l'azione delle istituzioni appunto in una notte di follia teocratica. Ci che occorre considerare il perch di questo stato di cose. Il nucleo del problema ben diverso e ben pi drammatico delle varie e legittime perplessit tecniche sulle possibili risposte da adottare. Il testamento biologico, come del resto quasi tutti gli istituti relativi all'inizio e al fine vita, pongono di fronte a due strade opposte. Da un lato una scelta morale, qualunque essa sia, che vede nell'istituzione l'organo deputato all'imposizione di valori superiori al singolo individuo. In questo caso lo Stato, in conformit all'idea prevalente in quel determinato territorio e periodo storico, a definire in ogni momento della vita dei singoli cosa sia giusto e cosa sbagliato. Dall'altro vi invece una visione che fonda le proprie radici nell'opposta convinzione che l'individuo, pur parte di una comunit e quindi sottoposto a regole e limiti, abbia uno spazio di totale libert, dove nessun'altra volont superiore alla propria. L'idea di uno Stato che decide per il singolo e l'idea che lo Stato lascia al singolo la propria libert garantendo che questa libert sia la medesima per tutti i suoi cittadini sono linee diametralmente opposte che definiscono il confine, stretto ma profondo, fra democrazia matura e democrazia formale. L'idea di una concertazione infinita fra queste due incon-ciliabili opzioni opportunistica quanto paradossale, una scelta chiara e precisa sul tipo di terreno nel quale costruire risposte l'unico serio passo di partenza. Cercare un equilibrio fra le varie alternative possibili, cercare una ragionevole comune risposta fra diverse esigenze e le sensibilit toccate da queste complesse tematiche intelligente quanto essenziale. Ragionare sui presupposti necessari per dare valore ad una dichiarazione anticipata, cercare di trovare la soluzione che renda il pi attuale possibile la dichiarazione, ragionare sul ruolo del medico di fronte alle scelte dei singoli, riflettere sulla figura del rappresentate terapeutico, su chi e come possa svolgere questo ruolo. Questi e altri sono i punti del dibattito che anima da decenni le democrazie occidentali rispetto all'istituto del testamento biologico. Questi i temi su cui dovremmo confrontarci, partendo per dal condiviso presupposto rispetto al ruolo di regolatore democratico e non di censore morale affidato allo Stato. Un presupposto necessario di fronte al quale credo non si debba cedere di un passo perch farlo significherebbe non tanto, e non solo, risultare sconfitti rispetto a tematiche come quelle del testamento biologico, quanto costringere il nostro paese ad un dibattito fra democrazia e teocrazia pi proprio delle primavere arabe che ad una Repubblica Democratica.

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Sanit

Un buco nero per la spesa pubblica che urgente riformare


di Cesare Greco*
Lo scandalo della regione Lazio, rapidamente allargatosi ad altre realt locali e il cui punto di arrivo non ancora immaginabile, ha evidenziato ancora una volta la potenzialit criminogena di leggi nazionali e regolamenti regionali e di come il pubblico denaro venga sperperato al fine di mantenere il carrozzone politico clientelare a spese del cittadino e sulla sua pelle. Sulla pelle dei cittadini, dal momento che, come da molto tempo vado ripetendo, sui livelli di assistenza che si abbatte la scure della spending review, non sulle incomprimibili spese clientelari che, come messo in evidenza dal Tavolo Tecnico per la verifica degli adempimenti regionali con il comitato permanente per la verifica dei LEA nella riunione del 3 aprile 2012. Nel Lazio, ma lesempio della regione oggi al centro degli scandali pu essere riferito a molte altre realt locali, il costo totale del personale sanitario dipendente nellanno 2011 risultato in diminuzione rispetto allanno 2010 di 94,8 mln di euro, il che significa che diminuito il numero di medici e paramedici spesso in maniera indiscriminata e senza tenere conto delle criticit assistenziali. In compenso si rilevato un incremento rispetto al 2010 di 12 mln di euro e di 79,6 mln di euro rispetto al programmatico 2011 dovuto principalmente allincremento della spesa per consulenze sanitarie e non allincremento della spesa per altri servizi. Dallanno 2009 allanno 2011 Inoltre, gravissimi fatti illeciti sono stati riscontrati nel settore della spesa sanitaria, come rilevato nella relazione del Procuratore Regionale della Corte dei Conti Angelo Raffaele De Dominicis. Questi dati confermano un dato di fatto: il combinato disposto della legge di riforma 229/99 (riforma Bindi) e della riforma del titolo V della Costituzione, hanno consegnato nelle mani della politica locale la spesa sanitaria e reso legale il suo utilizzo a fini clientelari. Per capire il senso di questa affermazione, confermata dai dati sullincremento delle spese per consulenze, basta rileggere gli articolo 15 septies e 15 octies della 229/99: Art. 15-septies '3f(Contratti a tempo determinato)1. I direttori generali possono conferire incarichi per l'espletamento di funzioni di particolare rilevanza e di interesse strategico mediante la stipula di contratti a tempo determinato e con rapporto di lavoro esclusivo, entro il limite del due per cento della dotazione organica della dirigenza, a laureati di particolare e comprovata qualificazione professionale che abbiano svolto attivit in organismi ed enti pubblici o privati o aziende pubbliche o private con esperienza acquisita per almeno un quinquennio in funzioni dirigenziali apicali o che abbiano conseguito una particolare specializzazione professionale, culturale e scientifica desumibile dalla formazione universitaria e post-universitaria, da pubblicazioni scientifiche o da concrete esperienze di lavoro e che non godano del trattamento di quiescenza. I contratti hanno durata non inferiore a due anni e non superiore a cinque anni, con facolt di rinnovo. 2. Le aziende unit sanitarie e le aziende ospedaliere possono stipulare, oltre a quelli previsti dal comma precedente, contratti a tempo determinato, in numero non superiore al cinque per cento della dotazione organica della dirigenza sanitaria, ad esclusione della dirigenza medica, nonch della dirigenza professionale, tecnica ed amministrativa, per l'attribuzione di incarichi di natura dirigenziale, relativi a profili diversi da quello medico, ad esperti di provata competenza che non godano del trattamento di quiescenza e che siano in possesso del diploma di laurea e di specifici requisiti coerenti con le esigenze che determinano il conferimento dell'incarico ... Art. 15-octies'3f(Contratti per l'attuazione di progetti finalizzati) 1.Per l'attuazione di progetti finalizzati, non sostitutivi dell'attivit ordinaria, le aziende unit sanitarie locali e le aziende ospedaliere possono, nei limiti delle risorse di cui all'articolo 1, comma 34bis, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, a tal fine disponibili, assumere con contratti di diritto privato a tempo determinato soggetti in possesso, di diploma di laurea ovvero di diploma universitario, di diploma di scuola secondaria di secondo grado o di titolo di abilitazione professionale, nonch di abilitazione all'esercizio della professione, ove prevista. E evidente come, grazie a norme come quelle riportate e grazie al potere assoluto conferito ai Direttori Generali, di stretta nomina politica, la sanit abbia preso il posto di quelle che erano le vecchie Partecipazioni Statali moltiplicato per il numero delle regioni, trasformando il sistema di tutela della salute dei cittadini in un sistema di tutela delle clientele politiche. E il sistema, nella sua perversione, funziona come una perfetta organizzazione militare. Il DG, infatti, dominus assoluto del piccolo regno che chiamato a governare, ma questo potere (e i lauti stipendi che ne conseguono) garantito, per il presente e per il futuro, dal politico locale di riferimento e dalle sue fortune. Quale sar dunque linteresse preminente del potente cliente del politico? La risposta fin troppo semplice: mantenere, anche economicamente, lapparato clientelare del suo datore di lavoro con gli strumenti di legge messi a disposizione dalla 229/99. Si era sperato che lavvento del governo dei tecnici, destinato nelle intenzioni a risolvere le numerose distorsioni di una spesa pubblica ormai fuori controllo grazie alle irresponsabili politiche degli ultimi 20 anni, avrebbe modificato anche i meccanismi di spesa della sanit, rendendola pi sostenibile e pi equa. Le speranze sono immediatamente evaporate nel leggere la composizione del governo. Come si poteva immaginare una correzione della 229/99 se a reggere il dicastero era stato messo il padre vero della legge, ovvero il ministro Balduzzi che della legge Bindi fu il reale ideatore ed estensore? E infatti la recente e strombazzata iniziativa del governo sulla sanit appare come un pannicello caldo messo su una ferita ormai in cancrena. Ci che sorprende che nessuno dei super-economisti e nessuno dei supermanager presenti nel governo si sia curato di denunciare il mostruoso conflitto dinteressi presente in un sistema nel quale committente pagatore, erogatore e controllore sono rappresentati dallo stesso soggetto. C da chiedersi se una tale aberrazione sia prevista come economicamente praticabile, anzi vantaggiosa, nei programmi di studio della prestigiosa Universit Bocconi o nei regolamenti delle aziende e grandi banche da cui molti ministri provengono. Appare evidente come nessuna politica di revisione della spesa o di prevenzione alla corruzione pu pensare di avere successo se non si mette mano con coraggio e decisione alla riforma della 229/89 ritornando allo spirito di quelle riforme che, in precedenza, avevano intrapreso un percorso di ammodernamento della sanit italiana come nel caso della legge 502/92. Potrebbe rappresentare un primo inizio. Certamente il sistema va interamente ripensato a partire da quella legge di riforma del 1979 che, abolendo il sistema mutualistico fino ad allora in vigore (sistema Bismarkiano tuttora in uso in Germania) e scegliendo il sistema inglese (sistema Beveridge, attualmente fortemente criticato in Inghilterra e Canada) ha trasformato il nostro sistema sanitario da un sistema basato sulle assicurazioni sociali e quindi esterno alla spesa pubblica (e allepoca della sua abolizione economicamente florido e detentore di un impressionante patrimonio immobiliare) in un sistema universalistico interamente a carico della spesa pubblica. Occorreva riformare il sistema Bismarkiano rendendolo solidale, non abolirlo sostituendolo con un sistema che in paesi molto pi sobri del nostro e con un livello di corruzione immensamente pi basso sta ugualmente mostrando i propri gravi limiti e il proprio insopportabile peso sulla spesa dello Stato. Ma non bastassero i limiti evidenziati dal sistema in s, con la riforma del 99 nel nostro Paese si sono volute inserire norme che sarebbero state apprezzate sicuramente nei paesi del socialismo reale prima della caduta del muro di Berlino. Prof. ass. di cardiologia - Universit La Sapienza - Roma

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I mali delle donne


di Daniele Pungetti*

Il dolore un sintomo. I laureati in medicina lo sanno. I trattati di patologia lo affermano ad ogni pagina, spesso pi volte in ogni pagina. I maestri (oggi tutors) lo ribadiscono. Molto spesso la prima domanda (o una delle prime) nella raccolta dellanamnesi (si raccoglie ancora lanamnesi? Siamo sicuri di sapere cos lanamnesi?) Ha dolore? Dove ha dolore? Quando ha dolore? Se non c dolore (pensa il dottore rilassandosi) forse non c malattia e quindi il paziente non ha nessun problema, almeno nessun problema grave. Ma se il dolore c parte la ricerca della causa. Organica. Ovviamente ci non strano n anormale: veniamo formati a questo e questo cerchiamo di fare; daltro canto nella fase iniziale della professione, almeno, la preoccupazione principale che non ci sfuggano le cose importanti (ed il dolore ne la principale spia/sintomo). E scopriamo , con il passare del tempo, che quello che dicono i trattati ed i maestri vero: il dolore sintomo chiave di tanta patologia organica, ovviamente di varia gravit. Ma non sempre. Ma anche i non medici (pazienti potenziali) conoscono il dolore (il male, la sofferenza, il disagio), lo conoscono bene perch lo trovano e lo provano in s; lo conoscono meglio dei dottori cui si rivolgono sperando spesso che ci sia una causa organica. Diagnosticabile e curabile. Ma non sempre. I ginecologi sono medici (e quindi quanto ho detto vale anche per loro); ma sono medici di genere (femminile) e solo donne frequentano e le donne dovrebbero conoscere. Ma dovrebbero ascoltarle di pi e con pi attenzione e sensibilit per cercare di

capirle. Forse vero il fatto che le donne sentono di pi il dolore, forse vero che a parit di condizioni cliniche nei due sessi le donne riferiscono una intensit maggiore del dolore (ci sono recenti studi che lo af-fermano) ma probabilmente vero che le donne hanno un modo diverso dai maschi di rapportarsi, di resistere e di convivere con il dolore. Sostenere che il dolore domini e caratterizzi tutta la vita fertile di una donna eccessivo; giudicare la qualit della vita sulla base della presenza o meno di tale entit sintomatica fuorviante; etichettare lessere umano di sesso femminile cronicamente addolorato era supponente e semplicistico gi trentanni fa, ma oggi veramente una sciocchezza. La cura del dolore fisico alla base di ogni intervento, ma lazione del medico deve oggi prevedere qualche cosa di pi: perch ci accada occorre che ogni medico si impegni nella comprensione del mondo psichico e relazionale di ciascuna paziente, tenendo conto quanto lattuale periodo storico abbia modificato limmagine del dolore ed i modi per affrontarlo. I passaggi fondamentali della vita delle donne e del corpo femminile sono fenomeni determinati biologicamente ma anche socialmente. Il mancato riconoscimento dellinfluenza esercitata dal contesto sociale,culturale e psicoaffettivo sulla formazione e percezione di questi eventi corporei ha favorito leccessiva medicalizzazione degli stessi e fa si che le definizioni bio-mediche si impongano sopravanzando la voce delle protagoniste. Quindi quale significato ha la presenza del dolore (fisico, acuto e cronico) quando non legato alla presenza di patologie? Il dolore un sintomo. Le donne lo sanno. Pu essere espressione di patologia organica. Ma non sempre. Le malattie non sono gli unici mali.
Dir. Unit operativa ostetricia-ginecologia - Cesena

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Dai dibattiti della cooperazione laica e democratica. La sinistra

Una nuova politica del merito e del bisogno


di Sandro Gozi*

La sinistra davanti a un paradosso italiano ed europeo. Anche dopo una crisi cos drammatica, non vince nettamente e non veleggia nei sondaggi ben oltre il 30%, come dovrebbe. E dove vince, come in Francia, diventa subito dopo impopolare. Eppure, molto, se non tutto, dovrebbe spingere a suo favore: tendenze della societ verso la modernit, bancarotta politica e intellettuale delle destre. Forse ci sono tre ragioni di fondo all'origine del paradosso. In tempo di crisi e di emergenze tecniche non sempre facile vedere la differenza tra la destra e la sinistra. A sinistra ci sono ancora divisioni. L'elettorato tradizionale, soprattutto i lavoratori, sempre pi in difficolt, sono attratti da soluzioni di chiusura identitaria anzich di apertura sociale. Dobbiamo chiederci allora quali siano gli elettori che possono essere attratti da una proposta riformista e quali siano le nuove priorit della sinistra. La classe operaia tradizionale si sta riducendo e disperdendo politicamente, la classe media in crescente difficolt, le donne rivendicano veri spazi sociali e politici, i giovani pretendono un futuro, gli immigrati un riconoscimento, le partite IVA vere e finte, gli artigiani, i piccoli e medi imprenditori invocano una nuova giustizia sociale. Dobbiamo poi considerare le ragioni della crisi della politica e del populismo: immigrazione e tendenze demografiche che contrappongono italiani e stranieri, vecchi e giovani; politica e corruzione; impotenza della politica nazionale rispetto alle sfide transnazionali, dall'economia all'ambiente, dalla politica estera alla sicurezza... Viviamo una crescente atomizzazione della politica e della societ: sindacati in crisi, societ civile frammentata, ascensore sociale bloccato. Vi sono nuove esigenze della societ a cui la sinistra deve ancora aprirsi completamente, come i diritti civili e le esigenze ambientaliste: il lavoro, infatti, rimane una questione importante ma non ha pi il ruolo assolutamente centrale del passato per l'elettorato di sinistra. L'obiettivo della sinistra e deve rimanere la lotta per pi giustizia sociale. Ma per questo necessario riconoscere le nuove ingiustizie sociali. Sono causa di forti ingiustizie sociali, ad esempio, i monopoli, gli oligopoli, le corporazioni o i conflitti di interesse: occorre allora liberalizzare e favorire la concorrenza, per tutelare i consumatori e per garantire a tutti pari opportunit. Per uscire dalla dittatura dellurgenza, che strumentalizza lemergenza che ci ha portato al giusto sostegno al governo Monti per eliminare tout court la politica, la sinistra deve costruire una nuova politica del merito e del bisogno. Consapevoli che il debito pubblico il pericolo pubblico numero uno dei pi deboli, dei giovani e delle nuove generazioni, dobbiamo sviluppare una politica che faccia della lotta contro le povert la priorit sociale e che allo stesso tempo realizzi un nuovo Stato delle opportunit. Una

politica cio che non si accontenti di affidarsi al mercato a monte e di cercare, con risultati sempre pi scarsi, di correggerne i fallimenti a valle con politiche redistributive ma che realizzi nuove politiche predistributive. Politiche che formino i lavoratori puntando sulla qualificazione professionale durante tutto larco della vita; che investa su scuole e universit, per formare gli studenti e renderli cittadini consapevoli e professionisti competitivi; che sostenga la produttivit e la competitivit delle imprese, piccole e medie. Ma per ritrovare credibilit la sinistra deve anche scommettere su una nuova classe dirigente, rinnovata, che abbia il senso delletica pubblica e che dia del tu allEuropa. Soprattutto perch solo nella dimensione europea che la politica potr ritrovare la capacit di incidere sulle dinamiche economiche e sociali, ormai del tutto transnazionali, e dare vita ad una nuova politica della domanda e degli investimenti produttivi in settori chiave come la ricerca, le infrastrutture, la conoscenza e leconomia verde. Un liberal come Paul Krugman, ad esempio, fornisce ricette giuste al destinatario sbagliato: pensa agli Stati nazionali, che ormai sono politicamente morti, mentre le sue ricette possono servire solo ad unEuropa politica, legittima dal punto di vista democratico e sociale, ancora da costruire. Oggi lEuropa viene peraltro invocata solo quando bisogna somministrare medicine economiche amarissime, bench necessarie, ai cittadini. Ma per i ricostituenti civili e sociali da dare agli stessi pazienti, chiss perch, si trova il modo di rimandare ad un futuro incerto ed eventuale. Ma lEuropa innanzitutto diritti fondamentali, e doveri di cittadinanza. E una nuova sinistra deve mettere i diritti al centro della sua azione politica, come non ha mai veramente fatto, almeno ai suoi vertici, in passato. Ci ancora pi urgente in Italia, che non solo ha gravissimi problemi di corruzione, illegalit e mafia al suo interno, ma produce sempre pi illegalit europea, e cumula condanne della Corte europea dei diritti delluomo che la collocano al terzo posto, dopo Russia e Ucraina, tra gli Stati pi condannati. Siamo condannati da anni per carceri che violano la dignit umana, per uso eccessivo (e spesso un abuso) della custodia cautelare, per la lunghezza dei processi e anche per la responsabilit civile dei giudici. La sinistra deve poi tornare allavanguardia nella tutela delle libert costituzionali, non in maniera formale e retorica, o solo per attaccare le destre o Berlusconi, ma anche nei casi in cui ci richiede fare scelte nette nel rapporto con le religioni o con limmigrazione. Credo ad esempio che censurare il film Linnocenza dei musulmani o comunque essere molto timidi nel tutelare la libert di espressione di fronte alle violenze islamiste nel mondo e per un malinteso senso della tolleranza in Italia, sia profondamente sbagliato e politicamente molto pericoloso, perch significa lasciare agli estremisti, ai populisti e agli xenofobi la difesa dei fondamenti della democrazia liberale. Vaste programme? Forse. Sicuramente, come diceva Keynes, per realizzare tutto questo, la difficolt non sar fare accettare dai cittadini queste nuove idee. Sar far dimenticare le idee vecchie (e fallimentari).
*Deputato PD

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Dai dibattiti della cooperazione laica e democratica. La sinistra

Fondamentali: regole, coerenza, trasparenza


di Paolo Lucchi*

Il quesito postoci durante il Convegno del 20 settembre scorso, non lasciava scampo. E, per fortuna, Riccardo Caporali, Roberto Casalini, Sandro Gozi, Denis Ugolini ed io, non abbiamo cercato scorciatoie, affrontandolo, ognuno a partire dalla propria personalit e dalle proprie radici politico-culturali. Ne venuto fuori un confronto che a me parso utile, dialogato, non paludato e, soprattutto, onesto. A me, in particolare, il dibattito servito per uscire da una analisi nazionale che, invece, paga quotidianamente dazio alla fretta imposta dai tempi dei mass media. Ed anche ad una ricerca continua del titolo ad effetto che non serve a nulla, se non ad allontanare ulteriormente i cittadini dalla politica e a rinviare una elaborazione di fondo che, invece, al centrosinistra di questo Paese servirebbe come laria che respiriamo. Poich non voglio - n posso, naturalmente, per rispetto di Energie nuove e dei suoi lettori - produrre una articolessa onnicomprensiva, provo allora a schematizzare il mio pensiero, premettendo che gli schemi impongono luso di unaccetta dialettica non sempre apprezzata ma, mi auguro, almeno accettata come prova di onest intellettuale. Il centrosinistra dovr rispondere alluso coerente di almeno tre termini: regole, coerenza, trasparenza. Ci dovr avvenire a livello nazionale cos come a livello locale, tornando cos a far combaciare desiderata e scelte amministrative generali con desiderata e scelte amministrative nelle nostre citt. Cos come accadeva nella politica che a me piaceva pi di quella attuale e cos come dovr accadere in un Paese in grado di recuperare orgoglio di appartenenza. Le regole sono declinabili attraverso la ripresa di un senso civico pi diffuso di quello attuale. Per favorirlo, il centrosinistra dovr avere il coraggio di affermare con forza (e senza le timidezze del passato) che la lotta allevasione fiscale di sinistra, che lequit fiscale di sinistra, che una netta linea di demarcazione tra amministrazioni virtuose ed amministrazioni non equilibrate di sinistra. Questultima affermazione ci dovr portare non solo a condannare gli eccessi vergognosi dei vari Lazio gate che stanno costellando tristemente il nostro Paese, ma soprattutto ad affermare con forza che, per esempio, i Comuni che hanno sotto controllo i propri conti potranno spendere le risorse dei loro cittadini con maggior libert, mentre alle incongruenze (ed agli sprechi) degli altri andr posto un freno. Per riuscirci, basterebbe sancire un principio sacrosanto: per esempio Cesena (che ha disponibili ormai alcune decine di milioni di euro che potrebbe spendere senza problemi per rilanciare un doveroso piano di opere pubbliche, utile anche a rafforzare le nostre imprese) potr uscire dal Patto di stabilit mentre Palermo e Roma (che da anni godono di Leggi nazionali ad hoc di aiuto), no. Oppure decidere che lindebitamento degli enti locali va drasticamente ridimensionato. Chi ci riuscisse (nel 2009 il debito del Comune di Cesena ammontava a 47,4 milioni di euro ed i trasferimenti statali erano di 31,5 milioni; nel 2010 abbiamo ridotto il debito a 45,9 milioni e ci siamo visti ridurre i trasferimenti a 30,4 milioni; nel 2011 il debito sceso a 40,3 milioni e i trasferimenti a 27,0) avrebbe diritto a trattenere una maggior quota di Imu; chi invece non potesse (o volesse) ridurre il debito a carico della citt e dei cittadini, per forza di cose dovrebbe subirne una qualche forma di penalizzazione. Regole troppo rigide? No, semplicemente, finalmente, regole, in un Paese che negli ultimi 20 anni ha visto prevalere la cultura di chi le regole ha cercato di bypassarle in ogni occasione.

Coerenza, scrivevo alcune righe fa. Declino il termine sulla base di uno dei temi pi dibattuti (non sempre con chiarezza), degli ultimi mesi: quello dellaccorpamento delle Province. Se noi continueremo a discutere di questioni che personalmente giudico poco rilevanti come quelle connesse con la sede della nuova Provincia della Romagna, evidenzieremo una coerenza ridotta. Se invece, come mi pare stia accadendo per molti, inizieremo a ragionare di funzioni della Provincia e dei Comuni, di risorse disponibili e, in sintesi, di servizi per i cittadini, allora dimostreremo una coerenza certa. Rafforzata dalla volont che mi auguro sia resa ancor pi evidente, di approfittare di questa fase di evoluzione organizzativa delle istanze dello Stato, per mettere in campo una riduzione dei livelli amministrativi una sburocratizzazione vera, quindi in grado di favorire in particolare la competitivit del nostro sistema imprenditoriale. Poich negli ultimi mesi il confronto sulle Province ha dato vita ad una non sempre edificante sagra della chiacchiera libera le forze di centrosinistra del nostro territorio, dovrebbero quindi distinguersi affrontando questi temi con forza. E forse, grazie a questo, scoprirebbero di avere valori in comune con molti cittadini ed anche con altre sensibilit politiche. Non ultima quella del Pri, che ci ha spesso sfidati su questo e che relativamente ai temi connessi con la semplificazione amministrativa, la sburocratizzazione, la fusione tra le Ausl romagnole, per esempio, ha portato al dibattito un contributo non certo irrilevante. La trasparenza necessaria al centrosinistra non pu che essere letta passando attraverso le Primarie. Non parlo di quelle in corso, ma dei principi collegati in generale alle Primarie. Il sottoscritto da giovane segretario cittadino - le organizz a Cesena nel 1990 (allora fummo indicati come un caso nazionale di innovazione politica), quando il Pds selezion il proprio capolista (che a quei tempi, nei fatti, significava il probabile Sindaco della citt) e ampia parte della lista; cos come nel novembre 2008 mi capitato di essere indicato come candidato Sindaco per Cesena dopo Primarie durante le quali il Pd scelse anche i tre quarti della propria lista. Pi di altri (anche nel mio Partito attuale) posso quindi parlare in libert di Primarie, senza il timore che chicchessia mi possa tacciare di una posizione impaurita dalle stesse. Ebbene, io ritengo che le Primarie siano ormai divenute una malattia pi che la cura della stessa. Il confronto di oggi infatti quasi solo basato sulla personalit, le famiglie, i gusti personali e naturalmente sullet, sulla capacit dialettica, sul look e sulluso dei social network - e quasi mai suoi valori messi in campo dai candidati. Le Primarie sono quindi una sorta di giochino ad uso e consumo dei mass media e non lo strumento per selezionare programmi, valori di fondo, risposte chiave alle scelte che il nostro Paese - cos come ogni citt italiana - dovr dolorosamente fare nel corso dei prossimi anni. Trasparenza, quindi, per il sottoscritto, significher essere capaci di spiegare ai cittadini le ricette del centrosinistra per i prossimi anni, non semplicisticamente grazie alla presenza di un leader (giovane o anzianotto, bello o meno gradevole, alto o basso) ma avendo il coraggio di condividere un orizzonte possibile. A Cesena in questi anni ci abbiamo provato e proprio per questo, forse, Pd, Italia dei Valori e Sel in Consiglio comunale (ed in Giunta) hanno votato nello stesso modo nel 99% dei casi. Ed accaduto non per la militarizzazione che caratterizza una modalit di rapporto possibile tra le forze politiche, ma per la coesione che nella nostra citt caratterizza donne ed uomini legati tra di loro da valori veri e condivisi. Senza troppa prosopopea, per il centronistra del dopodomani forse varrebbe la pena di ripartire dal di qui: non da programmi di 260 pagine utili a fingere accordi, n leader salvifici, ma da valori comuni da tenere stretti allinterno del cuore e del cervello nostro e di tutti i cittadini. *Sindaco di Cesena

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Renzi e la compagnia delle buone intenzioni


di Franco Pedrelli

S'ode a destra uno squillo di tromba; a sinistra risponde uno squillo: d'ambo i lati calpesto rimbomba da cavalli e da fanti il terren. Quinci spunta per l'aria un vessillo; quindi un altro s'avanza spiegato: ecco appare un drappello schierato; ecco un altro che incontro gli vien. Sembra lincipit per il racconto dellItalia attuale, la guerra tra due principali schieramenti, ciascuno composto da molteplici e variegate compagnie di ventura, ora al soldo dellun o dellaltro signore. In mezzo tanto popolo (un buon 50%) a guardar subendo le conseguenze delle continue scaramucce. Tuttavia, forse siamo pi in presenza di commedia che di tragedia, pi di Brancaleone che di Conte di Carmagnola. Come nella tragedia dei versi iniziali, siamo sicuramente nelle condizioni di poter azzerare con le nostre stesse mani il nostro potenziale di popolo, di nazione, di Italia, a beneficio degli stranieri, che ci invaderanno di nuovo, inopinatamente. Come possiamo chiamare altrimenti lo stato di degrado in cui scivoliamo ogni giorno sempre pi? Serve un condottiero, un leader carismatico, che permetta di indirizzare gli sforzi dellItalia intera, in modo il pi unito possibile, verso la grande battaglia del rinnovamento sociale, ma che al tempo stesso possa permetterci il mantenimento della credibilit a livello internazionale, senza la quale verremmo invasi e sbranati senza piet. gi avvenuto nei mesi passati col famoso spread, mentre i gioielli di famiglia, le societ interessanti, sono gi state, altre lo saranno, passate in mano estera: la crisi ha le sue colpe vero, linsipienza del mancato governo economico e industriale di decenni ne ha solo amplificato gli effetti. Tante, sempre pi sono le voci di chi invoca non maggiori leggi, che nulla valgono contro il malcostume sociale diffuso a tutti i livelli, quanto una svolta nelletica sociale. Come dire, inutile chiedere alla classe politica di riformarsi, quando la massima espressione della malversazione, delluso spregiudicato, personale, familistico del denaro pubblico. In questi casi meglio tentare la sostituzione delle rappresentanze politiche, perch la speranza deve essere lultima a morire. Oggi in Italia vi scorazzano due capitani di ventura, che a loro modo tentano questo cambiamento, non sono in groppa ai loro destrieri, ma sopra a due camper: sono Grillo e Renzi. Il primo, con la compagnia denominata Movimento 5

Stelle, non ha signorie di partito alle spalle, non ha, tra laltro, necessit di fare campagne acquisizioni, gli basta che siano gli altri capitani di (s)ventura a farla per lui, tanto sono incapaci nel non combinare danni, che ogni giorno fanno imbestialire il popolino, il quale sempre pi va ad ingrossare le sue fila. Il secondo, al motto di Adesso!, sta organizzando, suo malgrado, una compagnia anchegli, attirando proseliti dallo schieramento di appartenenza e non solo. Entrambi vogliono rinnovare fisicamente le rappresentanze politiche, indurre la sterzata moralizzatrice, portare i giovani (oramai a furia di parlare di giovani, il tempo passa e tali son divenuti i 40enni, che tra un po saranno 50enni!) al potere perch gestiscano il loro futuro, spezzando il circuito della coartazione perpetrato da decenni da chi il potere non ha nessuna intenzione di cederlo, se non ai propri amici o amici degli amici, in un gioco a carico della collettivit. Il tutto in unazione che lascia intendere pochi compromessi. Pi ruspante il primo, Grillo, che si rivolge maggiormente ad un pubblico pi protestatario e di tendenze di sinistra; pi accattivante il secondo, Renzi, il cui ecumenismo politico raccoglie potenzialmente consensi da ogni parte. Renzi, per il fatto di essere espressione di un partito organizzato, il PD, pu contare su una ipotetica forza durto pi compatta e omogenea, quindi maggiormente avvantaggiato nel presentarsi al paese come possibile leader del cambiamento. Ipotetica tuttavia, perch questo partito risente ancora del forte centralismo democratico della sua componente ex-comunista, la cui democrazia funzionava allora, al massimo, pi come una oligarchia che altro. Ora, anche la sinistra ex-democristiana, di fronte alla possibilit di sentirsi superata dagli eventi rinnovatori di Renzi, viene tentata anchessa dal centralismo democratico. E dagli oligarchi non ci si mai aspettato un gran cambiamento, specie se vi la certezza per loro di essere accantonati nel gran cambiamento che si prospetta. Ecco allora le azioni di disturbo, non ultime le liste civetta che sorgeranno per sottrargli quei voti, e che permetteranno al segretario Bersani di poter andare al ballottaggio pi agevolmente, senza doversi troppo misurare con lavversario. Han voglia di dire i leader del PD che Renzi non adeguato di qua, non pu fare il Presidente del Consiglio di l, che non pu rappresentare lItalia in un consesso europeo, tantomeno internazionale, perch troppo giovane ed inesperto. Non colpa sua se lattuale classe politica non riuscita a costruirsi alternative! Renzi piace, pu essere il fautore di quel cambiamento di cui lItalia ha necessit, pu di conseguenza raccogliere consensi anche da aree esterne al PD, per la costruzione della necessaria forza politica che dovr governare il cambiamento. Questo, purch il PD si impegni in modo chiaro e inequivocabile a rispettare lespressione del voto delle primarie ed essere consequenziale; diversamente, sar gioco forza guardare allaltro cavallo, pardon, camper!

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La Sinistra deve avere un programma chiaro


di Ines Briganti

Con questo intervento vorrei toccare due temi che sono stati trattati durante il recente convegno, molto interessante, organizzato dallassociazione culturale Paese Nuovo. Il primo, sul quale non possibile non dire , lo stato nel quale versa lItalia per quanto attiene la situazione politica e morale; il secondo la situazione economica locale e internazionale. Su questultimo aspetto evidente che non si hanno pretese di annunciare teorie originali ma di raccogliere le sollecitazioni emerse dal convegno sui temi politici ed economici del territorio. Non si pi originali se si dice sono tutti uguali: un branco di malfattori. Lo dice, stando ai sondaggi, il 40% e pi (la percentuale aumenta quotidianamente) degli italiani che dichiarano di non andare a votare. Non si dice niente di nuovo neppure se si tenta di fare la somma dei milioni di Euro (io non riesco pi a seguirla!) di cui hanno beneficiato e beneficiano, spesso avvalendosi della connivenza dei partiti, parlamentari, consiglieri regionali e dirigenti di enti vari. Di tutto questo ci aggiornano i quotidiani e i talk show televisivi (ove hanno tuttora la faccia tosta di pontificare personaggi direttamente coinvolti). Qualche riflessione comunque va fatta, tenendo possibilmente aperta la strada della speranza. Il livello di degrado morale del nostro Paese tale da non poter essere paragonato neppure a un Paese del cosiddetto terzo mondo. Dobbiamo essere convinti, perlomeno io lo sono, che la gestione politica della Democrazia, ha sicuramente bisogno di risorse: quando allora la gente comincia a indignarsi, a chiedere di conoscere e di saperne di pi? Quando i politici si dimostrano professionisti e mestieranti della politica, e non gestori e progettatori del bene comune, quando antepongono vantaggi personali o di casta, o di partito, o di clan alla pubblica utilit, e, soprattutto, quando salta il coperchio del vaso di Pandora e si scopre quanto denaro andato perduto per corruzione. Dice Don Ciotti:Non solo il peso della corruzione di 60 miliardi di Euro lanno che incide sul movimento economico per un valore di 200 miliardi di Euro ma addirittura esso stato in qualche modo legalizzato da provvedimenti di legge che i politici stessi hanno proposto e votato. Ci viene detto, ad esempio, che i gruppi consiliari regionali sono associazioni private, che per legge utilizzano denaro pubblico e questo lo sappiamo; ma si sentono affermazioni di questo genere: Fiorito ha sottratto 1.400.000 Euro al PDL per farne uso proprio, ma quei soldi erano stati stanziati per essere utilizzati per finalit pubbliche, erano e sono nostri (come si suol dire al danno si aggiungono le beffe). Diceva Giancarlo Caselli in unintervista: Sono anni che la questione morale non viene affrontata, chi aveva il coraggio di rammentarlo era considerato vecchio, andava fatto tacere. Di questo passo abbiamo avuto un ventennio sciagurato in cui abbiamo visto la furbizia al potere e non solo in politica. Eppure il livello di indignazione forse non ancora sufficiente - altro che anti politica, piuttosto un urgente bisogno di buona politica. Si letto in questi gironi: Se Fiorito si candidasse ad Anagni prenderebbe ancora migliaia di voti: questa unaltra

conseguenza grave e un danno irreparabile, che persister nella comunit, causato proprio dalla corruzione dilagante: la perdita di senso morale individuale e collettivo. C un'altra aggravante: sono stati immessi da questa classe politica negli organi amministrativi dello Stato, a tutti i livelli, una pletora di dirigenti e funzionari, se non farabutti, incapaci o mediocri, che resteranno nelle aziende pubbliche e private ancora per molto tempo e potrebbero continuare ad arrecare danno. Per questo necessario introdurre un serio controllo, a tutti i livelli, che quanto meno garantisca trasparenza sulle azioni di chiunque amministri il bene pubblico e le pubbliche risorse. Siamo inoltre di fronte, ancora una volta, ad una anomalia che non dovrebbe esistere in una democrazia: la magistratura deve intervenire non solo per fare ci che la politica non ha fatto, ma per rimediare ai mali prodotti. Contro la corruzione serve uno scatto in pi: la classe politica deve intervenire non perch indotta dalla magistratura ma per la necessit di ripristinare un forte senso di etica pubblica. Per non cadere nel qualunquismo o nel populismo opportuno riconoscere che ci sono livelli diversi di responsabilit ma non c assoluzione per nessun partito: quanto pi si cercano attenuanti o giustificazioni tanto pi cresce il livello di indignazione e di sfiducia della gente. C, vero, la responsabilit diretta e personale ma c anche la colpevolezza di chi non ha denunciato quello che stava accadendo quando avrebbe potuto e dovuto farlo, ma stato connivente e ha goduto di privilegi e arricchimenti ingiustificati. Non si sarebbe dovuto aspettare lintervento riparatore della magistratura ma si sarebbe dovuto capire che, come dice Ghetti: troppo personale politico impegnato e troppe persone vivono di politica. Questo vorrei che avesse fatto la sinistra del mio Paese, una riforma morale come asse centrale della proposta di ricostruzione dellItalia, che avesse riconosciuto grave e avesse svelato a noi cittadini, non oggi ma ieri, quello che stava accadendo. Ora per mi aspetto da tutti i partiti politici che abbiano ancora un barlume di quella dirittura morale che i loro predecessori ebbero quando costruirono, mattone su mattone, faticosamente, la Carta Costituzionale, un segnale forte, inequivocabile: tutti coloro che,in qualche modo, direttamente o indirettamente, sono coinvolti in questioni di malaffare o di immoralit, indipendentemente dalle azioni che compir la magistratura, non siano pi candidabili e non abbiano pi alcun incarico pubblico. Inoltre io chiedo alla sinistra un programma chiaro in cui si punti su tre/quattro obiettivi fattibili che rispondano davvero allesigenza della comunit: ordine nella finanza pubblica, lavoro, cultura, sanit. La coalizione dovrebbe essere formata attorno a questo programma, non sul fascino o la retorica o let anagrafica degli individui. Noi cittadini stessi, per non essere ancora una volta un volgo disperso che nome non ha, dobbiamo, ciascuno allinterno dello schieramento politico in cui si riconosce, chiederlo a gran voce! Sarebbe un bel segnale, da parte dei partiti, che forse potrebbe contribuire a ricostruire credibilit e ad avvicinare alla politica. La democrazia si fonda su dignit umana e giustizia ma indispensabile anche la responsabilit. E facile comprendere poi quanto danno arrechi alleconomia del Paese il quadro che emerge da questa situazione. Diceva Rampini in unintervista: Le immagini dei festini

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Dai dibattiti della cooperazione laica e democratica. La sinistra

Mazzini non anticipa il pensiero FIOM


di Mario Guidazzi

C nella nostra citt il desiderio di confronto politico serio, positivo non figlio delle contrapposizioni muscolari del bipolarismo becero che ha contraddistinto la cosiddetta II Repubblica. Da tale esigenza scaturita lidea del confronto organizzato dalla Coop. Giuseppe Mazzini e dalla Coop. Casa dellIdeale nellanniversario dei 60 anni dalla loro fondazione. Il confronto ha dato il segno di come in Italia sia molto complesso definire una politica di governo che abbia nella sinistra un elemento centrale. Primo perch di sinistre ce ne sono troppe, secondo perch la sinistra non ha compiuto ancora una revisione critica del proprio passato, mantenendo comunque quellatteggiamento tipico del migliore che ha fatto scrivere e Luca Ricolfi Perch siamo antipatici. E altres vero che lunica revisione stata quella di eliminare in modo assoluto ogni concezione ideologica, che ha prodotto il fenomeno di buttare il bambino con lacqua sporca cio gettare gli ideali assieme allideologia. Forse per questo Riccardo Caporali ha tratteggiato la sua relazione con una rilettura di Mazzini che, a dire il vero mi lascia un po perplesso. Non me ne voglia Riccardo, ma definire il pensiero mazziniano come anticipazione del pensiero FIOM mi sembra quanto meno eccessivo.
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Partendo da un dato che il pensiero politico di Mazzini parte dalla necessit di una vera rivoluzione in Italia che porti alla indipendenza e alla Repubblica e la collochi infine nellEuropa, questo in definitiva il pensiero ed il sogno del nostro Giuseppe Mazzini. Ora bene ricordare che tutta la tradizione Marxista ha sempre negato ogni validit al pensiero europeista. Non tanto e non solo nel corso dei decenni in cui Marx e Engels diffondevano attraverso il Capitale il loro pensiero ma anche fino agli anni precedenti la caduta del muro di Berlino, il PCI votava contro ogni iniziativa parlamentare che permettesse allidea europeista di fare passi avanti. Ora io posso anche accettare tutte le critiche mosse ai repubblicani di avere compiuto scelte politiche che contraddicevano principi mazziniani, ma vorrei solo ricordare che la definizione della Lega costole della sinistra non del sottoscritto ma di Massimo DAlema. Tant che proprio grazie a questa attenzione per il fenomeno leghista, venne fatta, dal Governo Prodi di cui la sinistra radicale era parte integrante, una riforma del Titolo V della Costituzione prodromica alle storture tragiche difronte alle quali oggi il paese si trova e che tanto discredito getta sulle istituzioni democratiche. In definitiva vorrei ricordare a tutti gli amici della sinistra che i repubblicani nel loro percorso politico hanno cercato di coniugare il pensiero di Mazzini con il pensiero economico di Ugo La Malfa. Se al contrario si pensa che per contrastare Marchionne la Fiat debba essere nazionalizzata (vedi loriginale pensiero della FIOM) non si solo proceduto ad una inversione ad U, ma ad un vero e proprio ritorno al passato.

La Sinistra deve avere un programma chiaro


ed altro sono comparse in tutti i giornali e telegiornali del mondo: perch, ad esempio, il popolo tedesco dovrebbe sentirsi in dovere di aiutarci, perch un imprenditore dovrebbe venire ad investire in un paese cos corrotto?. Sostiene la Corte dei Conti: chi evade ruba anche sul welfare: 46 miliardi di IVA e IRAP si perdono ogni anno. E allora ci si chiede quale politica economica stata fatta negli ultimi ventanni? Quale progetto di sviluppo stato pensato per il nostro Paese prima che arrivasse la crisi mondiale? I governi che si sono succeduti (con poco ricambio a dire il vero), i ministri deputati si sono mai curati della ALCOA della Sardegna di cui era noto lo stato di precariet, e dellILVA di Taranto e della FIAT? Hanno mai pensato ad un progetto economico che salvaguardasse le nostre eccellenze, che, sono quelle che un poco ci proteggono anche oggi, lagro-alimentare, il manifatturiero? Hanno mai avuto il coraggio che gli altri Paesi, Germania in testa, hanno avuto di investire seriamente e fortemente sulla ricerca, sulla cultura, sul turismo, avendo anche il coraggio di smantellare i carrozzoni e reinterpretarli? Nel convegno dellassociazione Paese Nuovo si sottolineato come purtroppo, al di l di numeri confortanti, permane soprattutto in alcuni comparti della nostra economia una crisi che si misura sullalta percentuale di disoccupazione, specialmente giovanile e delle donne, che si ripercuote inevitabilmente sulla condizione della popolazione del nostro territorio, sicuramente meno drammatica rispetto ad altri ma non immune da difficolt. Si in particolar modo sottolineato laumento delle persone che fanno ricorso sempre pi frequentemente ad enti ed associazioni di sostegno e di aiuto, il calo dei consumi, la crescita dellindividualismo che mette a rischio anche lalto livello di coesione e di solidariet sociale che sempre stata una caratteristica propria della nostra comunit. Tutto questo deve farci riflettere sul fatto che non ha pi senso parlare di uneconomia locale avulsa dal contesto internazionale. Lha detto molto bene Edgard Morin: La globalizzazione per il mondo di oggi lo scenario migliore, ma anche il peggiore. Il migliore, perch offre a tutti le condizioni di base per il proprio destino, il peggiore perch, in mano a una finanza senza regole, pu addirittura ingenerare, in comunit molto vaste, addirittura reazioni di paura per il futuro. Il mondo globale potente, ma i politici non hanno la cultura necessaria per reagire. Basterebbe che prestassero attenzione ai piccoli segni emergenti, per imporre di nuovo la loro supremazia.

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Dai dibattiti della cooperazione laica e democratica. La sinistra

Mazzini e la sinistra solidale


di Riccardo Caporali

Quella della sinistra prima di tutto una crisi di princpi. Si molto confusa, la sinistra, intorno ai princpi, dopo la vittoria del liberismo capitalista. Spesso la sinistra ha fatto la cosa peggiore: ha abbandonato i propri princpi, o li ha confusi con quelli della destra. Ha accettato l'egemonia ideologica della destra: valga, per tutti, l'esempio nefasto del blairismo. Quando si accetta l'assunto che le ideologie sono finite, si accetta la subalternit alla ideologia dominante, che riesce e proporsi (in quanto tale, in quanto dominante) come verit naturale e universale. Oggi occorrerebbe invece quella riduzione verso il principio della quale parlava il grande Machiavelli: quando un organismo politico appare in declino, necessario risalire a quei cominciamenti ideali e reali che lo hanno generato; si deve tornare alla propria originaria identit culturale per saggiarla, per tentarla con la realt della crisi, cos da valutare quanto ancora serve e quanto va rinnovato, all'altezza di sfide e tempi nuovi. E allora, nel caso della tradizione repubblicana, non sarebbe male ripartire proprio dal suo fondatore. Mazzini ritiene che primo principio sia l'Uguaglianza, la lotta contro la funesta, contro l'ingiusta ineguaglianza. Bisogna fare dell'uguaglianza una sorta di comandamento divino, un imperativo etico, conseguenza inevitabile dell'Unit del genere umano. Non un marxista, Mazzini, non c' bisogno di ricordarlo: dice che le teorie del socialismo e del comunismo sono forse buone in s e accettabili da quanti appartengono alla Fede del Progresso ma appaiono esagerate, esclusive nei loro mezzi di applicazione; contro l'abolizione della propriet privata e contro la lotta di classe, che considera il pi grave dei delitti sociali; rivolge alle teorie socialiste critiche talvolta superficiali sul piano dell'economia politica (non , del resto, propriamente un economista), ma non manca di intuizioni rilevanti, specie l dove denuncia che una totale abolizione della propriet finir per produrre una nuova casta di padroni-burocrati, pronti a dominare dispoticamente la gran massa degli uomini, costretti a condurre una vita da castori. Ma Mazzini non neanche un liberista. Le grandi rivoluzioni moderne (quella francese del 1789, quella europea del 1830) hanno avuto per protagonista la borghesia, che ha escluso dai diritti universali e dagli immortali princpi la moltitudine dei lavoratori. Di questa discriminazione il liberismo l'espressione sociale e culturale pi forte. Il libero scambio degli economisti, il loro ciascuno per s, e libert per tutti sancisce in realt l'ingiusta supremazia dei pi forti, perch guarda solo alla produzione, e non anche alla distribuzione dei beni materiali. Il liberismo finge di ignorare che il gioco spontaneo della concorrenza in realt esclude in via preliminare la gran massa di chi non possiede nulla. E il risultato una societ nella quale le sorgenti della ricchezza sociale vanno

continuamente crescendo, mentre la sorte degli uomini di lavoro si fa sempre pi incerta, pi precaria: e qui l'apertura al contemporaneo appare davvero impressionante, sia nella sostanza che nella forma, perfino nel linguaggio. L'uguaglianza, in economia, significa in definitiva il riconoscimento della dignit sociale del lavoro, irriducibile a rapporti privati-personalistici fra proprietari e salariati: nel grande incipit della nostra Costituzione, che proprio sul lavoro fonda la Repubblica democratica, Mazzini avrebbe ritrovato qualcosa di se stesso. L'Uguaglianza, in ogni caso, va oltre l'economia, perch combatte ogni forma di discriminazione: cetuale, razziale, sessuale. Sulla donna si esprime a volte con formule tipiche del romanticismo sessista, insistendo sull'immagine retorica dell'angiolo della casa. Ma al dunque per l'assoluta parit civile e politica tra i sessi. E aggiunge, di pi, che la Bibbia mosaica andrebbe riscritta, l dove racconta che Dio cre l'uomo e poi, dall'uomo, la donna: Dio cre l'unica umanit, egualmente manifestata nella donna e nell'uomo. Quella di Mazzini, insomma, una sinistra solidale, non individualistico-liberale. Contro le discriminazioni, contro le finzioni del libero mercato, l'orizzonte quello etico, prima che economico, dell'Associazione, organizzazione di liberi e uguali. Alle associazioni devono ispirarsi le societ operaie; e nell'associazione va coltivata l'uguaglianza dei generi, ch anzi l'emancipazione della Donna dovrebbe essere continuamente accoppiata [] con l'emancipazione dell'Operaio. E infine, a cementare questo spirito civile associativo, la diffusione della cultura, prima di tutto attraverso l'educazione. Educazione pubblica e laica; educazione, prima e pi che istruzione: perch l'istruzione fornisce conoscenze e abilit tecniche, mentre l'educazione orienta al calore del fine, alla passione dell'ideale, all'identit civile. L'educazione scrive la gran parola che racchiude tutta quanta la mia dottrina: la democrazia stessa , prima di tutto, un problema educativo. Anche se ho proceduto in modo inevitabilmente sommario, credo si sia capito cosa intendo, quando parlo di ritorno ai princpi. E perch non manchi quel tanto di polemica che il sale dei rapporti anche tra chi si stima, vorrei concludere brevemente cos: cari amici repubblicani, l'Italian Patriot, l'Apostolo del Risorgimento (l'infame cospiratore, il brigante italiano che riusc ad affascinare anche i suoi nemici) si sarebbe molto arrabbiato quando, a livello nazionale, avete raccattato qualche scranno parlamentare all'ombra di Berlusconi; non avrebbe affatto pensato che Marchionne il nuovo (e con lui il giovane Renzi): rispetto a quei due, gli riuscirebbe sicuramente pi simpatico Landini, con la sua passione e le sue sacrosante intemperanze a difesa dei deboli; ma soprattutto, vi avrebbe inseguito col forcone quando, qui a Cesena, vi siete alleati con una forza politica che ai primi punti del suo programma prevedeva la discriminazione dei bambini nei nidi e nelle scuole materne: avrebbe obiettato con sdegno che romagnoli sono tutti i bambini che vivono qui; e che tutti i bambini, da chiunque nascano, sono cuccioli dell'unica umanit.

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Dai dibattiti della cooperazione laica e democratica. Il territorio, l'economia

Sottovalutati i nostri grandi temi locali


di Davide Buratti*

CESENA. Una politica che guarda troppo all' effimero e che, invece, ha un approccio troppo timido o (in alcuni casi addirittura inesistente) su temi fondamentali per il futuro pi o meno prossimo. Questa l'impressione che si ha guardando a quello che succede in citt. L'argomento che sta catalizzando l'interesse generale Cesena beach. Se il dibattito si concentra su questi temi vuol dire che a Cesena si sta bene, anzi benissimo. Ma non cos. Anche in citt la crisi si sta facendo sentire. Se qualcuno pensa che siamo ad un passo dalla svolta si sbaglia. Giovanni Torri, presidente di Unindustria, lo ha detto chiaramente nel corso di un dibattito tenutosi al circolo Mazzini di Villa Chiaviche. Ha poi aggiunto che la situazione del nostro territorio ancora pi pesante a causa della vicenda Sapro, ma, ha detto: pesano anche le vicende dell'aeroporto. In questo momento si sta correndo il rischio (soprattutto da parte delle opposizioni) di fare lo stesso errore commesso nell'ultima campagna elettorale. Allora si parl tantissimo di via Plauto. Possibile che il problema di Cesena fosse un senso unico. Non a caso il tema scemato ed stato derubricato. Adesso (come era facile immaginare) nessuno dice pi niente. E' logico che gli esponenti politici siano attenti al dibattito cittadino e intervengano sui temi dibattuti. E' anche normale che i partiti, e i suoi portavoce, cerchino di guadagnare consensi facendosi coinvolgere dove c' del malessere. Non condivisibile che si facciano dettare l'agenda politica dai comitati di cittadini. Ma soprattutto ancora meno condivisibile vedere che si spendono fiumi di inchiostro per Cesena beach, mentre nessuno ha mai parlato dell'ipotesi ventilata dall'amministrazione comunale di spostare stadio e ospedale. C' chi l'ha liquidata come puro esercizio dialettico e chi, invece, l'ha ritenuta una sorta di fiume di parole pronunciate per distogliere l'attenzione. Invece no. Sono temi di strettissima attualit e che dovrebbero essere dibattuti in questo momento. Forse non si sta dando il giusto peso a un fatto: in fase di preparazione il piano strutturale che disegner la citt del futuro. Ebbene, quando si parla di sviluppo non si pu non tenere conto di una cosa molto importante: la Civitavecchia - Mestre. La rete stradale si far e diventer la terza autostrada italiana e far di Cesena uno dei nodi viari pi importanti d'Italia. E tutto ruoter attorno a Pievesestina che sar anche l'unica

zona dove, presumibilmente, il futuro Prg potr prevedere un ulteriore consumo del territorio. Ed l dove, eventualmente, si dovrebbero spostare stadio e ospedale. Ma dovranno essere spostati? Questa una domanda alla quale non solo non stata data risposta, ma che nessuno ha trattato. Perch? Eppure il tema di quelli centrali per la citt. Spostare il Manuzzi e il Bufalini (servirebbero non meno di quindici anni) significa ipotecare i Prg fino al 2040. Ormai assodato che lo sviluppo della citt, a parte piccoli casi, non possa passare attraverso l'ulteriore consumo del territorio. Quindi si deve puntare sulle riqualificazioni. La pi importante ormai pronta a partire. Stiamo parlando dell'ex Mercato Ortofrutticolo, un intervento urbanistico imponente che non solo cambier volto ad una parte della citt, ma potrebbe anche modificare l'asse cittadino con la zona Zuccherificio ed ex mercato che assumeranno sempre pi importanza. L'investimento sar importante e l'intervento andr avanti per almeno quindici anni. Quindi potrebbe terminare quando ci potrebbero essere disponibili altre due grandi aree di riqualificazione: stadio e ospedale dove si concentrerebbero gli interventi edilizi dei successivi venti/venticinque anni. sottovalutazione un po' lo stesso che si sta facendo sull'azienda sanitaria unica. L'impressione che anche questo sia stato un argomento trattato senza la necessaria determinazione. Eppure non una questione di lana caprina. In un momento in cui le risorse diminuiscono a vista d'occhio se si vuol cercare di mantenere un livello di servizi il pi adeguato possibile necessario fare delle economie nei costi generali. E la prima cosa da abbattere il costo della burocrazia e, quindi, l'unificazione delle Ausl porterebbe dei grossi vantaggi. Buona parte del mondo politico per ha avuto un approccio troppo timido. Ma, soprattutto, stato colpevolmente silenzioso dopo la presa di posizione pilatesca da parte dell'assessore regionale alla Sanit. Carlo Lusenti ha chiesto ai territori di fare in fretta a decidere, ma ha aggiunto che necessaria l'unanimit. Un errore che ha dato una forza incredibile ai signor no. I primi a mettere i puntini sulle I sono stati i riminesi. Sindaco e presidente della Provincia hanno condizionato il proprio parere favorevole ad una serie di garanzie per il loro territorio. La strada imboccata quella giusta per non fare niente. Fra un po' i veti incrociati bloccheranno tutto. Quindi ha ragione Ugolini quando dice che l'assessore regionale non deve fare il guardone. Arriva il momento in cui chi delegato a farlo deve decidere.
*Caporedazione di Cesena del Corriere Romagna

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Dai dibattiti della cooperazione laica e democratica. Il territorio, l'economia

Savio Beach essere o non essere, questo il dilemma!


di Giuliano Zignani*

Cosa sar di noi domani difficile dirlo. Nessun economista con un po di senno oggi azzarderebbe pronostici sul domani della nostra economia e sul futuro del Capitalismo Occidentale. Stessa cosa vale per il nostro Paese, cosa diventer lItalia, se essa potr continuare a stare tra i Grandi del mondo, o se sar il terzo Mondo dEuropa, questo difficile pronosticarlo. Certo che ognuno di noi nel nostro Paese dovrebbe impegnarsi per quanto pu a garantire risposte ai problemi che gli sono posti e alle responsabilit cui chiamato a rispondere. Questo quello che con molta fatica, quotidianamente, come Sindacato cerchiamo di fare con le nostre controparti siano esse Regionali, Nazionali o Locali. E questo richiamo ad un senso di responsabilit istituzionale che, anche attraverso la stampa, abbiamo cercato di fare come UIL di Cesena, quando abbiamo letto, per buona parte dellestate passata, che linteresse dei nostri Partiti locali e della nostra Amministrazione era solo ed esclusivamente Savio Beach s o Savio Beach no. Il dibattito estivo sulla stampa locale degli ultimi mesi era infatti in larga parte incentrato su temi quali la nuova Savio Beach o altri temi rilevanti per lo svago e il divertimento, dibattiti nei quali ci si accaldava a dare opinioni e giudizi. Fatto questo di per s non grave ma che di fatto ha contribuito a oscurare la drammatica situazione in cui versano migliaia di lavoratori e di famiglie che vivono nel Cesenate e che oggi pi che mai si trovano a rischio licenziamento, a causa del moltiplicarsi di crisi aziendali, mettendo in grave difficolt i gi disastrati bilanci famigliari. Il dibattito quindi se fare o meno la spiaggia a Cesena ha insinuato in noi un senso di tristezza e di rabbia. Rabbia per il silenzio che era calato su quelle centinaia di famiglie che ogni giorno arrancavano per far quadrare i conti e lottavano contro un Sistema che non garantiva pi lavoro e sicurezza ma espelleva energie e risorse, in una parola persone, che a quello stesso Sistema avevano dato tanto. Il periodo estivo e il caldo sembrava aver spazzato via, dallinteresse di amministratori e politici, oltre al maltempo anche le decine di aziende che quotidianamente, e in tutti i settori, si rivolgono alle Organizzazioni Sindacali per richiedere nelle migliori delle ipotesi accordi per laccesso ad ammortizzatori sociali o, nelle peggiori, e sempre pi frequentemente, per comunicare lintenzione di arrivare a licenziamenti collettivi. I nuovi poveri stanno infatti diventando anche nel nostro territorio sempre pi numerosi. I dati sono facilmente verificabili anche solo facendo un breve calcolo sullincremento del numero di pasti che la Caritas prepara quotidianamente, lesplosione di ore di Cassa Integrazione e le decine di lavoratori rimasti disoccupati che ogni mattina si presentano ai Centri per lImpiego per la ricerca di una nuova occupazione. Sorprendentemente il tema centrale per il rilancio del nostro

territorio, il lavoro, era stato soppiantato da Savio Beach. Ora non mio interesse boicottare, a prescindere, un progetto locale che avr, sicuramente, ripercussioni positive sul nostro Territorio e sulla sua vocazione turistica, ma che, altrettanto sicuramente, non giover a quelle migliaia di lavoratori di cui ho fatto menzione sopra. Diventa per oltremodo deprimente parlare di cosa, a nostro avviso dovrebbe essere fatto per migliorare il nostro Territorio, e non perch non lo trovi utile, ma poich gi stato detto, ridetto e ribadito nel corso di questi anni e perch le Amministrazioni che si sono susseguite ben sanno, e ancor meglio comprendono, cosa dovrebbe essere fatto per rilanciare la nostra economia e il nostro territorio. Rifacciamo comunque il punto. La prima cosa che dovrebbe essere ripensata senza dubbio la viabilit. La vera esigenza un pi radicale ripensamento delle vie di comunicazione, E45 e via Emilia in primis. Nel corso dei nostri ultimi due Congressi della Camera Sindacale UIL di Cesena abbiamo cercato di mantenere vivo il dibattito su questo importante tema. Tema che sappiamo essere ben conosciuto e compreso anche dalla politica ma che non riesce a trovare risposte concrete e soluzioni definitive. Sicuramente si dovrebbe intervenire in maniera drastica e radicale sulla mastodontica burocrazia cui si trovano a far fronte imprenditori che vogliano intraprendere nuove strade e che desiderino investire sul nostro territorio. Ripensare il nostro sistema fieristico e aeroportuale nonch rilanciare le nostre aree produttive dopo il disastro di SAPRO. Il riassetto istituzionale, dovrebbe essere, e sono certo che a fronte delle ultime manovre del Governo lo sar, una delle prime azioni che le nostre amministrazioni dovrebbero mettere in campo quale strumento di efficientamento della macchina pubblica. Creare e aumentare gli sportelli di prossimit ad aziende e cittadini andando a recuperare risorse dai costi della politica un dovere morale, ancor prima che materiale, che le pubbliche amministrazioni dovrebbero garantire. E su questa logica che verte la nostra azione, come UIL, per un'unica AUSL della Romagna: pi servizi e meno costi. I vergognosi eventi della Regione Lazio e il fuggi fuggi degli altri Governatori delle Regioni che nei giorni scorsi si sono sperticati in un funambolico ritorno alla moralit e in una celerissima rincorsa alla razionalizzazione degli sprechi dimostra che, come UIL, nel 2010 e in solitudine, avevamo visto giusto quando lanciammo la lotta contro i costi della Politica. La cosa che dobbiamo comprendere che, oggi come oggi, forse un imprenditore potrebbe passare qualche ora lieta insieme alla famiglia nel fresco di savio Beach ma difficilmente questo progetto sar volano di un inversione di tendenza per il nostro sistema produttivo che sconta ancora troppi ritardi rispetto ai nord dellEuropa e che se non aggrediti rischiano di ferirlo a morte. Come Segretario Generale della UIL di Cesena quindi non posso che auspicare che quanto prima si riprenda a parlare dei reali problemi della nostra Cesena dimenticando sterili contrapposizioni su temi non rilevanti per il destino e il futuro dei nostri concittadini.
*Segretario generale UIL Cesena

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Dai dibattiti della cooperazione laica e democratica. Il territorio, l'economia

Come sar il nuovo Piano Regolatore della Citt?


di Giampiero Teodorani

Sento frequentemente parlare di sviluppo compatibile, di fabbisogno abitativo, di infrastrutture e servizi anche in rapporto alla necessit di garantire una seria tutela ambientale. Ma come stanno veramente le cose? Lo strumento urbanistico vigente per il nostro comune adeguato a garantire una crescita e uno sviluppo corretti? Nel momento in cui lAmministrazione Comunale vara il progetto di formazione del nuovo piano strutturale mi sembra importante indirizzare lo sguardo verso i problemi reali, come si usa oggi dire, della gente e della citt. Non mi sembra che le anticipazioni estive sul Savio Beach o sul parcheggio interrato in viale Carducci, aiutino molto sulla strada delle soluzioni concrete ai problemi della citt. Cos come il continuare a riproporre la creazione di due nuovi quartieri (per chi poi?), il Novello e lEuropa, costituisce un obiettivo troppo lontano per le imprese locali, oggettivamente preoccupate per la mancanza di lavoro. Costruire alloggi, non si sa bene per chi, stata la caratteristica di molti degli interventi negli ultimi dieci anni, che la crisi drammatica del settore sta evidenziando, in termini di invenduto e di alloggi vuoti, per un mercato che non esiste pi, per una utenza che forse non mai esistita. Se lAmministrazione vorr uscire dallobsoleto e oramai inutile dibattito sul rapporto pubblico-privato, liberalizzazione, domanda-offerta, prezzi e affrontare la grave carenza di abitazioni a buon mercato e promuovere la costruzione di alloggi, che fin dal principio si sa che avranno degli acquirenti, deve mettere a disposizione delle imprese costruttrici aree a costo zero (o quasi). Si, proprio cos. Non con la perequazione, che si dimostrata inefficace quantitativamente e qualitativamente e costituisce solo un onere in pi per le imprese, ma con lurbanistica contrattata, alla luce del sole, trasparente e sotto gli occhi di tutti. In questi anni non sono certamente mancati gli accordi e i contratti, se vero che ( dati forniti dallufficio urbanistica del comune) nella fase intercorsa fra ladozione del PRG 2000 e la sua approvazione, dopo le osservazioni sono stati inseriti mille (sic!) alloggi e cento aree polifunzionali per 100 ettari di territorio,qualcuno avr pur fatto qualche contrattazione?. Se per almeno 250 appartamenti allanno riusciremo ad eliminare la rendita fondiaria urbana (volgarmente, ma giustamente chiamata speculazione edilizia) potremmo immettere nel mercato, alloggi il cui mutuo avr un costo medio pari allaffitto per 25 anni. Questo il terreno concreto su cui chiedere limpegno degli istituti di credito locale , delle imprese edili che hanno bisogno di lavorare e soprattutto dei giovani e di chi non ha una abitazione e senza grandi disponibilit finanziarie vuole farsi la casa. Mi sia consentita questa battutaccia: tutto il resto sono chiacchiere di chi ha detto, in questi anni, di tutto e il suo contrario! A distanza di dodici anni dal varo del PRG 2000 credo che anche il pi liberista dei cittadini abbia capito che il mercato delle aree edificabili non esiste, che in questo settore la regola della domanda e dellofferta non ha un suo equilibrio e che il mercato non soddisfa i bisogni ( Luigi Einaudi). Innumerevoli e troppi sono i condizionamenti e le variabili. Continuare a fare piani espansivi non serve proprio. Abbiamo un piano che secondo i miei calcoli, molto attendibili (assumendo

un parametro di 120mc/abitante), ipotizza il raddoppio della popolazione e ledificazione di un milione (proprio cos !) di metri quadri di superficie lorda per insediamenti produttivi nei prossimi dieci anni. Con diverse varianti, accordi di programma, abbiamo dilatato la citt a macchia dolio, in ogni direzione e spesso con danni ambientali al paesaggio urbano, collinare e agrario, inclusa la tanto decantata centuriazione romana, dove recentemente stata adagiata una balena argentata, fra finte colline senesi, con tanto di cipressi. Senza dilungarmi dico questo, con ampia facolt di prova, se qualcuno vorr affrontare largomento e fare elenchi di realizzazioni e previsioni sbagliate. Esiste, inoltre, una ulteriore difficolt, che lampliamento delle previsioni a dismisura comporta, circa la compatibilit di questa crescita con la distribuzione dei servizi da erogare e comunque sempre da garantire per quanto riguarda la depurazione, il gas, lacqua e lilluminazione pubblica. Dovrebbe essere buona norma verificare le nuove espansioni anche alla luce del traffico indotto e del trasporto pubblico. Aggiungere tensione in situazioni gi ora problematiche, sarebbe delittuoso. Occorre considerare in un quadro di programmazione complessiva e fattibile tutti questi aspetti: lo so che un compito difficile, ma se non faremo cos, i costi li trasferiremo su chi verr dopo di noi. Sento, sempre pi spesso, imprenditori, tecnici e anche amministratori comunali, lamentarsi perch gli indici edificatori sono troppo bassi nelle nuove zone di espansione. In particolare si dice ( e senza scendere in un eccessivo tecnicismo) che nelle aree centrali lindice perfino troppo alto rispetto allarea di intervento e non si pu sfruttare la potenzialit edificatoria, mentre nelle aree pi periferiche lindice sarebbe troppo basso. Ma questo il frutto della errata impostazione del PRG 2000 che per accogliere molte richieste di inserimento nel piano, quindi per accontentare (?) pi propriet, ha spalmato lindice edificatorio, comprendendo nei perimetri un eccesso di aree per attrezzature pubbliche, verde e parcheggi, oltre la dotazione di standards che la legge prevede. Per forza che ora lincidenza del costo del terreno risulta elevata rispetto alledificato! Come potrebbe essere diversamente? Io credo che nei prossimi mesi chi chiese aree edificabili a tutti i costi e con grande insistenza, avr qualche ravvedimento e vorr tornare allagricolo, perch le tasse da pagare non sono poche e come vitalizio per la vecchiaia non molto conveniente. Una piccola chiosa, ma significativa, merita il volume Cesena la citt sostenibile, degli architetti Biscaglia e Brighi, edito dal Comune, in cui sono descritte le realizzazioni nella nostra citt degli ultimi dieci anni e sono illustrate, a mio avviso, molte cose buone e importanti, accanto a realizzazioni assai discutibili e altre vergognose; queste ultime fotografate con la tecnica del vedo-non vedo e spesso con foto notturne. Semplice questione di editing? Non certo qui il problema. Come sempre la criticit nasce dai contenuti e dai ragionamenti. Nellintroduzione Paolo Lucchi scrive che: In sintesi, si pu affermare come dal secondo dopoguerra ad oggi Cesena sia cresciuta di oltre 30.000 abitanti, passando dai circa 70.000 abitanti nel 1951 ai quasi 100.000 di oggi. Ma in realt la citt nelle sue dimensioni e strutture fisiche cresciuta molto di pi del 40% di incremento della sua popolazione. In questi stessi anni, infatti, il territorio urbanizzato del centro pi che quadruplicato (sic!). Ci creda signor Sindaco, quel che Lei dice con tanta enfasi, non pu essere motivo di vanto; viceversa costituisce la prova provata che questo tipo di sviluppo non pi sostenibile o auspicabile.

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Dai dibattiti della cooperazione laica e democratica. Il territorio, l'economia

Cesena Beach. Sviato il confronto che conta


di Maicol Mercuriali*

Cesena Beach un progetto che merita di essere discusso dal consiglio comunale, dai partiti e dalla citt. Perbacco, cambier - speriamo in meglio - un angolino di citt, il tratto del fiume Savio tra il Ponte Vecchio e il Ponte Nuovo. E' giusto e sacrosanto che se ne parli. Mentre Energie Nuove andr in stampa, tra l'altro, sar alzato il velo su questo intervento di riqualificazione nell'ambito di un convegno pubblico organizzato dal Comune, Carta Bianca. Per, negli ultimi mesi, Cesena Beach ha catalizzato il dibattito politico e istituzionale cittadino. L'estate ha visto montare un polverone attorno all'idea della spiaggia urbana e non si parlato di null'altro. Come se a Cesena filasse tutto a meraviglia, come se non ci fossero altri progetti, problemi, dibattiti che valesse la pena alimentare. Ma, a dirla tutta, al Comune e al sindaco ha fatto comodo questo dibattito a senso unico. Perch a quei cittadini che si sono detti contrari al progetto - senza ancora sapere bene cosa dovrebbe venire fuori tra i due ponti - si sono affiancati anche associazioni e partiti che hanno sposato la battaglia. E cos via a discutere del nulla (o quasi) e anche l'amministrazione ci ha messo del suo per canalizzare l'attenzione su questo progetto. Partendo dalla presentazione alla Festa dell'Unit, la festa del partito di maggioranza, il Pd. Poi intervenendo sulla stampa. Poi facendo marcia indietro: il progetto non c' e ve lo presenteremo pi avanti, creando cos suspance, attesa, innervosendo anche i consiglieri comunali ai quali non stato concesso di poter discutere della questione carte alla mano prima che fosse presentata alla cittadinanza. E cos si continuato a parlare solo di Cesena Beach. Discutere di un intervento di riqualificazione divertente, ma ci sono cose che, seppur pi noiose, sono decisamente pi importanti per il futuro di Cesena e dei suoi cittadini. E di queste chi se ne occupa? Forse la politica cesenate si fida ciecamente del sindaco e ha deciso di lasciare alla giunta carta bianca sulle scelte strategiche della citt. Cesena Beach sar in grado di cambiare la vita dei cesenati? Dai, non scherziamo. E' un giochetto da un milione di euro tra l'altro il Comune ha detto che non investir nulla visto che sceglier la formula del project financing - che nel migliore dei casi dar qualche posto di lavoro e metter in moto qualche modesto investimento. Ne servirebbero dieci, cento, mille di Cesena Beach! Due chioschi di legno sull'argine del fiume e una diga a salsicciotto non possono ipnotizzare la politica di una citt. Quella stessa politica che, invece, dovrebbe guardare anche a questioni un tantino pi

importanti. Qualche esempio? La sanit e il suo assetto futuro, un tema caro ad Energie Nuove, che proprio in questo periodo si sta indirizzando con forza verso l'Ausl unica di Romagna: c' da capire il ruolo che avr Cesena in questa riorganizzazione, quali strutture metter a disposizione, come influir sulla futura governance, come saranno garantiti i servizi ai cittadini. Poi c' il lavoro: il Comune ha creato un assessorato al lavoro, ma che risultati si sono ottenuti? E' stata una scelta forte e coraggiosa del sindaco Paolo Lucchi, ma l'amministrazione sta facendo tutto il possibile per favorire la creazione di nuova occupazione? Le borse lavoro hanno raggiunto il loro scopo? Alle (poche) imprese che avevano bisogno di espandersi, sono state date le risposte che cercavano? Le politiche comunali dall'istruzione a quelle energetiche sono volte a stimolare l'iniziativa privata, oppure sono chiuse in se stesse? Capitolo logistica: la piattaforma del fresco che, secondo il piano nazionale doveva sorgere nella nostra citt, che fine ha fatto? Questo progetto potrebbe essere di vitale importanza per la nostra economia e per due settori l'autotrasporto e l'agricoltura basilari del nostro tessuto economico. E potrebbe incentivare la nascita di nuove imprese, magari specializzate in logistica (la naturale evoluzione dell'autotrasporto) e tecnologie per il settore. La politica dovrebbe lavorare affinch il programma attuativo si concretizzi al pi presto, ma se su Cesena Beach nel giro di qualche mese si sono raccolti decine e decine di interventi, su questo tema nell'ultimo anno non c' stata nemmeno una riflessione. C' poi anche un quarto grande tema che il Municipio ha lanciato: il Psc, sembra solo una sigla burocratica, l'ennesimo piano per regolamentare le nostre vite, ma il Piano Strutturale Comunale potrebbe essere una svolta per lo sviluppo della citt. E' quella carta bianca in cui si scriver come sar la Cesena del futuro. Sarebbe importante che ogni forza politica provasse a scrivere una pagina di questo Psc. Va detto che anche per questa partita l'amministrazione ha preferito una presentazione pubblica piuttosto che un passaggio nelle anguste sale consiliari, ormai passate di moda. Comunque se l'amministrazione comunale e la maggioranza fossero coraggiose e convinte dei propri progetti e delle proprie idee, allora non avrebbero bisogno di Cesena Beach o altri progetti utili a sviare il confronto da quelle partite che cambieranno per davvero il volto alla nostra citt e che sono destinate a incidere sulla vita quotidiana di tutti i cesenati. Tuttavia se il resto della politica si lascia ipnotizzare dalla spiaggetta sul Savio e perde di vista le questioni pi scottanti, non se ne pu fare certo una colpa al sindaco.
*Giornalista de La Voce di Romagna

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Dai dibattiti della cooperazione laica e democratica. Il territorio, l'economia

La crisi ha toccato tutti: imprese, cittadini e Comune


di Orazio Moretti*

Ho raccolto volentieri linvito a partecipare alliniziativa sulla crisi, organizzata da Denis Ugolini nellambito della festa laica e democratica, perch un sano, leale, e sincero confronto, il modo migliore per stabilirne le cause, e possibilmente indicarne i rimedi. Vero che, pur non trattandosi di una crisi locale, non si pu stare fermi aspettando che passi, e guardare rassegnati alle aziende che chiudono, ai cittadini che perdono lavoro, ai giovani che non lo trovano, e magari consolandoci del fatto che altrove va paggio che da noi. Ma per affrontarla consapevolmente, non possiamo trascurare la natura della crisi, dato che vero che non sono tutte uguali; perch non nata a causa delle aziende Italiane, non nata a causa di alcuni settori delleconomia, non nata a causa dellItalia privata che lavora. Nel nostro Paese, quella che scontiamo oggi, in gran parte una crisi determinata dal rigore necessario/obbligatorio di risanare i conti pubblici. Non per fare polemica politica, ma sarebbe un errore non ricordare che, mentre Berlusconi negava la crisi, e Tremonti parlava dellItalia come un Paese fra i pi ricchi dEuropa, i due confessavano che lo Stato era ormai povero, ma con i risparmi e i depositi bancari degli italiani si coprivano i debiti. In sostanza una crisi determinata principalmente da un fatto oggettivo, provocata da anni di scelte politiche non fatte o sbagliate, rispetto alle quali si anche reiterato il reato, ovvero si ammesso troppo tardi, che la crisi cera da tempo, e la bancarotta era gi alla porta. Il risultato che oggi, e per un domani non breve, il sistema Italia condannato a coprire quei debiti, attraverso tanti e tali sacrifici che non tutti gli italiani possono sopportare. Quando al rigore necessario per risanare i conti, e alla ormai insufficiente leva dei tagli, si aggiunge quella di una cos alta pressione fiscale, la crisi si ribalta sulle imprese, sul lavoro, sulla quasi totalit delle famiglie, e si entra inevitabilmente in recessione. Registriamo dunque un aumento del numero di famiglie che entrano nella soglia di difficolt, e un calo del consumo interno, destinato ad allargare sia le dimensioni che la durata della crisi. Da questa grave crisi non sono esclusi i Comuni, i quali, a causa della costante diminuzione dei trasferimenti Statali, non sono ormai pi in grado di garantire i servizi, in particolare quelli primari e di buon livello, ai quali almeno qui da noi siamo ormai abituati. A Cesena, anche col bilancio 2012, abbiamo scelto di mantenere inalterato il livello dei servizi, in particolare sociali e scolastici, e abbiamo contenuto le imposte per le famiglie a basso reddito, ma non avendo i grandi sprechi da tagliare che hanno altrove, sar dura farlo anche nel bilancio 2013. Ma dal mio osservatorio, per il ruolo che oggi occupo, laspetto che mi appare pi preoccupante e inusuale, la forte crisi delledilizia, soprattutto per gli effetti che produce su tutti! Non solo per le imprese del settore edile, e per lindotto artigianale collegato, ma anche perch, a differenza di altri settori pur importanti, ledilizia fra le principali fonti di

risorse per il Comune, senza le quali il livello degli investimenti e dei servizi rischia di venir meno per gli stessi cittadini! Peraltro, anche personalmente avverto un senso di frustrazione, poich alledilizia e allurbanistica abbiamo dedicato una grande attenzione, fin dallinsediamento del Sindaco Lucchi e la sua Giunta. Infatti, con una serie di provvedimenti abbiamo semplificato le procedure, ridotto i tempi di rilascio dei Permessi di Costruire, facilitato lassegnazione delle aree produttive in perequazione, approvato in soli tre anni una quarantina di Piani Urbanistici, e avviato linsediamento di nuove aziende. Inoltre, intravista per le imprese la crisi anche nellottenere crediti, abbiamo contribuito a ridurre la loro esposizione finanziaria, eliminando le fideiussioni bancarie in tutti gli interventi di bioedilizia. Ma la questione burocrazia e tempi, almeno a Cesena, ormai non pi il problema principale, anzi, visto che rispetto ai Piani Urbanistici approvati, non sono neppure una decina quelli che hanno gi avviato i lavori, proporremo al Consiglio Comunale di prorogare di altri 2 anni la validit delle autorizzazioni gi rilasciate, per dare pi tempo e respiro alle imprese. Oggi infatti, nella quasi totalit dei casi relativi a medi e grandi interventi, le imprese ci chiedono di avere tempi pi dilatati, sia per iniziare, che per ultimare i lavori, mentre per gli interventi minori o di comparti da ristrutturare si stanno confermando i dati molto positivi dello scorso anno. Limpegno che invece abbiamo gi preso, e che nonostante la crisi confermiamo, quello di avviare il Nuovo Piano Strutturale, e sostituire lattuale Piano Regolatore, che sta mostrando i suoi limiti, determinati dal radicale cambiamento fra le esigenze di oggi e quelle degli anni 2000. Limiti di tipo dimensionale, nel pianificare una quantit eccessiva di aree edificabili, sia residenziali che produttive, che il mercato non pi in grado di assorbire. Limiti legati agli indici fabbricabili, troppo alti nei comparti residenziali esistenti, e troppo bassi nei nuovi comparti, sui quali il costo delle urbanizzazioni pareggiano appena i prezzi degli alloggi. Limiti dovuti alla collocazione inadeguata delle aree edificabili, in certi casi allocate in zone carenti di connessione al sistema di depurazione, o alle reti di gas e acqua, e gravate da costi aggiuntivi. La somma di costi troppo alti, e di una domanda allora sovrastimata, e che oggi si sta esaurendo anche a causa di una crisi generale, impone labbandono dei parametri quantitativi seguiti dagli anni 80, e l introduzione di parametri qualitativi che rispondano meglio alla domanda reale. Occorre costruire meno, e costruire ci che serve al mercato, altrimenti non faremmo altro che aumentare linvenduto, ancora oggi in possesso di imprese gi in difficolt finanziaria, ma che rischia di diventare patrimonio delle banche nel caso le imprese fallissero. Senza un Nuovo Piano che sappia correggere una impostazione classica e superata, e che faciliti gli interventi sui fabbricati esistenti, rendendoli pi sicuri sismicamente, e meno costosi sul piano energetico, rischiamo di uscire pi tardi dalla crisi, e di non coglierne neppure la ripresa. In buona sostanza, come un po per tutti, anche per gli addetti ai lavori del sistema delledilizia arrivato il tempo dellinnovazione.
*Assessore Urbanistica e Edilizia - Cesena

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Incontro con Gianluca Salcini

L'impresa che reagisce e investe


Stiamo attraversando un prolungato momento di difficolt del nostro paese. Ne risente tutta la nostra economia. E anche noi siamo parte di essa, anche se registriamo, come azienda, ancora un trend positivo. Gianluca Salcini comincia cos la nostra chiacchierata e subito prosegue ancora in crescita il nostro fatturato, ma non parimenti con la stessa redditivit. Non possiamo permetterci errori. I nostri clienti sono esigenti e il nostro servizio di una qualit che deve essere sempre supportata e non diminuita. Devi essere allaltezza di impianti adeguati, di organizzazione efficiente, di servizio impeccabile. Comporta investimenti, oculatezza di gestione organizzativa e finanziaria. Abbiamo bisogno di una situazione migliore di sistemazione del nostro insediamento, altrimenti si accumulano problemi e costi che possono darci fastidio. Adesso con molto impegno, e con oneri superiori a quelli che dovremmo avere, stiamo facendo fronte ad essi. Ma dobbiamo trovare con urgenza soluzioni appropriate. Ho chiesto questa possibilit di incontro, perch Gianluca Salcini un giovane imprenditore intraprendente e perch, nel panorama a tinte fosche che ci circonda e che lui stesso richiama, le sue aziende evidenziano un tend di performances positivo seppur non privo di difficolt. Sta ampliando la sua lavorazione. Mantiene i livelli occupazionali. Talvolta abbisogna di nuova assunzione e se i progetti su cui sta impegnandosi troveranno adeguate soluzioni come lui mi conferma non sono eslcusi ulteriori positivi riscontri. Gianluca Salcini ha 43 anni. originario di Viterbo. Si trasferito a Cesena e da 23 anni ha creato qui la base operativa delle sue aziende. Si fortemente radicato nel territorio dove ha trovato, allora, le condizioni favorevoli allo sviluppo della sua attivit. La Jolly service il logo aziendale della mia attivit pi conosciuto al momento. La Jolly dice Salcini nata nel 2000 per offrire servizi logistici di varie tipologie Punto di partenza continua Salcini - laccordo esclusivo con il gruppo IFCO, gestore di un parco mondiale di contenitori riutilizzabili per lortofrutta, che comprende il ritiro dei contenitori usati dalle piattaforme della GDO, il loro lavaggio e la distribuzione delle casse pulite in tutta lItalia. Da questo punto di partenza la Jolly Service cresciuta notevolmente negli ultimi 10 anni, ampliando da un lato la collaborazione con il gruppo IFCO, offrendo sempre pi servizi aggiuntivi, e dallaltro lato acquisendo nuovi clienti, soprattutto nel settore ortofrutta, in Italia cos come allestero. Nel 2006 la societ nata inizialmente come srl stata modificata in spa. Oggi la Jolly Service una casa di spedizioni che dispone di oltre 100 camion a marchio, dando cos lavoro a vari padroncini con servizio dedicato, oltre ad avvalersi dei servizi di altre aziende di autotrasporto, per trasportare le merci di 435 clienti oltre ai servizi svolti a favore della IFCO. Nel 2011, in seguito ad evoluzioni che hanno riguardato la IFCO, per noi c stato un ulteriore aumento di lavoro ed stato necessario aggiungere un impianto di lavaggio nuovo, pi potente e moderno degli impianti esistenti (lava oltre il 35% in pi allora) Per mancanza di spazio, per la nostra attivit che il nostro grande problema attualmente qui dove siamo insediati, e daccordo col cliente - spiega Salcini - stata aperta una nuova sede operativa a Brescia dove lattivit viene svolta dalla societ Algol srl di cui sono amministratore unico. A Brescia stato preso in affitto un magazzino di quasi 6.300 metriquadri, ben attrezzato, in prossimit delluscita autostradale ad un costo minore rispetto a quello che abbiamo per un capannone vecchio di circa 25 anni a Pievesestina e non parimenti attrezzato. Le caratteristiche che devono avere i capannoni sono importanti in termini di impianti ed efficienza energetica. A seguito dellapertura del magazzino a Brescia con insegna Algol sono state divise le attivit anche a Cesena. I trasporti specifica Salcini - vengono effettuati dalla Jolly Service, mentre la gestione del magazzino, con il lavaggio e le altre connesse funzioni, passata ad Algol dal 1 settembre 2012 con un conferimento di ramo dazienda. Attualmente la Jolly Service ha 6 dipendenti fissi, mentre la Algol ha 27 dipendenti nella sede di Brescia e 55 dipendenti nella sede di Cesena. Ci dilunghiamo sulla questione degli spazi per lattivit lavorativa dopo aver girato in tre luoghi diversi dellarea industriale di Pievesestina per visionare la dislocazioni delle sedi separate in cui attualmente costretto ad organizzare l attivit delle sue imprese. Immagino che una simile situazione abbia dei costi maggiori? Mi risponde: E ovvio e sono anche abbastanza sostenuti. Ci occorre per una situazione diversa per contenerli in modo appropriato La problematica nasce soprattutto dallattivit di lavaggio, che necessita di ampi spazi, soprattutto considerando la crescita gi vissuta e anche prevista per gli anni successivi. Nellanno 2008 lazienda ha avuto difficolt notevoli a trovare locali adeguati per la propria attivit, visto la necessit di ampliare gli spazi per poter offrire i servizi richiesti dai clienti. In Via Tortona lazienda disponeva di un solo impianto di lavaggio, mentre nel nuovo magazzino in Via della Cooperazione sono invece istallati tre impianti. E non finisce qui, oltre allaumento della capacit dovuta allaggiunta di ulteriori impianti, le quantit sono incrementate ulteriormente perch da met 2009 si reso necessario aggiungere un secondo turno di lavaggio a quello gi esistente. E ovvio continua Salcini - che con laumento della capacit produttiva nasce anche la necessit di ancora ulteriori spazi, molto pi ampi, per il deposito e adibiti alle attivit di carico e scarico. La questione relativa alla pesantezza dei costi, pertanto inevitabilmente, quella che torna pi spesso nella nostra conversazione, ed comprensibile. Gli oneri sono sempre maggiori dice Salcini - visto che oltre ai costi della crescita come per esempio lassunzione di un meccanico dedicato alla manutenzione degli impianti o il maggiore consumo di energia elettrica, acqua e gas, si aggiunge laffitto delle diverse dislocazioni che, purtroppo, un costo e non un investimento. Gi dal 2010, la struttura non permette n unulteriore crescita dei servizi gi offerti n laggiunta di nuovi servizi. I nuovi servizi che la Jolly Service ha creato, su richiesta

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Incontro con Gianluca Salcini

Le collaborazioni che occorrono


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dei clienti, occupano sempre pi spazi sia per lesecuzione del lavoro, sia per i macchinari necessari per rendere un servizio professionale. Conseguente al problema degli spazi anche le condizioni di lavoro non sono sempre ottime. Ritorniamo alla disamina pi generale della condizione economica nella quale ci stiamo trovando, quella del Paese e quella locale. chiaro che le difficolt economiche spingono sempre pi aziende a seguire una politica commerciale aggressiva ed invadente. E questo soprattutto in momenti difficili come questo che stiamo attraversando. La possibilit di poter rispondere alle richieste dei clienti sottolinea Salcini - offrendo soluzioni personalizzate e aggiungendo ulteriori servizi un fattore di prima importanza per quanto riguarda la fedelt dei clienti e quindi per il successo futuro dellazienda. Abbiamo anche creato un servizio completamente nuovo per soddisfare il nostro pi importante cliente, cio la riparazione dei contenitori in plastica danneggiati. Abbiamo creato lambiente di lavoro e acquistato i macchinari necessari. Cos abbiamo aumentato il lavoro e allo stesso tempo la soddisfazione del cliente. Ho visto che vi state muovendo anche sulla quarta gamma, il cosidetto convenience. S vero dice subito Salcini abbiamo implementato un ulteriore nuovo servizio, dal 2010 aumentando in questo modo la quantit di casse che viene movimentata. Mi fornisce dei dati: nel 2009 lazienda ha aumentato il fatturato del 14% rispetto al 2008. Le quantit di cassette lavate sono invece aumentate del 5% nel 2010 e del 15% nel 2011. A settembre 2012 stata superata la quantit rispetto a settembre 2011 del 20% e per fine anno possibile ancora di pi. Il fatturato complessivo previsto per il 2012 di 40.000.000 di euro. La mancata disponibilit di strutture adatte nel territorio cesenate rende necessaria la costruzione di un nuovo magazzino con gli spazi necessari e una suddivisione studiata per poter offrire tutta la gamma completa dei servizi nonch per poter crescere ancora nel futuro. la questione sulla quale Salcini ritorna con pi preoccupazione ed insistenza, tanto fondamentale , come egli insiste ad evidenziare mostrando dati e situazioni, per il futuro aziendale. Da alcuni anni Salcini ha proposto un progetto industriale consono al soddisfacimento delle sue esigenze che anche qui ha cercato di evidenziare con precisione e chiarezza. Si tratta di un insediamento in area appropriata per dimensioni e per contiguit ad altri insediamenti produttivi sul quale Comune e Provincia hanno convenuto. Linsediamento finalizzato alla costruzione di un magazzino studiato appositamente, che permetterebbe allazienda non solo di trovarsi finalmente locali adeguati al proprio lavoro ma anche di non avere ostacoli per unulteriore crescita nella realt cesenate. Vorrei che il nostro lavoro e lo sviluppo dello stesso fosse sicuro qui, continuando a dare le ricadute

positive in termini occupazionali e di reddito che gi consente e che, ci auguriamo, favorir ulteriormente in modo crescente anche in futuro Abbiamo bisogno per anche di una collaborazione adeguata, in continuit con quella che in questi anni, per il progetto che dicevo, abbiamo riscontrato sia dal Comune, sia dalla Provincia. Abbiamo bisogno ancora della loro fattiva collaborazione per arrivare, dopo questi anni ad una conclusione che ci consenta di avviare il progetto e linsediamento. Tuttintorno c una situazione difficile di crisi, c una concorrenza esigente. Anche il tempo, dopo quello trascorso e specie in questi momenti non una variabile da sottovalutare. So perfettamente dice Salcini che c la consapevolezza necessaria da parte di tutti. Ma abbiamo bisogno di collaborazione e di stringere i tempi. questione fondamentale per la nostra attivit, ma anche questione importante per una fetta significativa della nostra economia locale, non credi? Certo, ne sono convinto e del resto sono anche persuaso che ne siano consapevoli come me anche le forze sociali e gli stessi Enti locali. Sai? mi dice Salcini, e vedo che ci tiene - ad Alfianello dove ho insediato il segmento aziendale che dicevo, ho trovato fattiva collaborazione con il Comune che si dato subito da fare per insediare lazienda e favorirne lattivit. Il nostro incontro terminato. Non mi sfugge che abbiamo parlato di sviluppo di attivit imprenditoriale. Gi! Di questi tempi si pi facilmente indotti a misurare difficolt di varia natura ed in varie situazioni. Spesso, purtroppo, a soffermarci su prospettive che sono intrise di aspetti volti al pessimismo se non addirittura al declino. Per questo fa anche piacere constatare che c per reazione, impegno, tenacia e voglia di andare avanti, di investire, di sviluppare. Dico a Salcini che non pu non essere motivo di soddisfazione anche per noi cittadini cesenati constatare che nella nostra realt si muovono prospettive di segno positivo. A Cesena mi sono trovato bene e mi trovo bene. Lo dice con quellincedere del suo parlare che tradisce la provenienza viterbese. Qui voglio continuare e vorrei sviluppare la nostra attivit. Il legame con questa realt territoriale e sociale straordinariamente forte, reso ancor pi tale da quando sono pap di Giulia. Gianluca Salcini diventato pap da poco e non trattiene la gioia e i sentimenti. Comprensibile, condivisibile. Noi ci auguriamo di poter ritornare ad un incontro con lui. Magari, a breve, nel nuovo stabilimento che significher ulteriore sviluppo aziendale, ma anche economico e territoriale. Lauspicio che la collaborazione richiesta anche alle istituzioni locali si manifesti fattiva, concreta, spedita.
Denis Ugolini

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Cesena

La genesi della fine del nostro centro storico


di Marco Casali*

Lo so, i due termini sono in netta contrapposizione, ma si sa c sempre un inizio cos come c sempre un inizio della fine. Capire il punto in cui siamo fondamentale, per sterzare, per provare ad invertire la rotta, per tentare di raddrizzare le sorti. Come abitante del centro urbano, di cui sono anche Consigliere di Quartiere, sar sottoposto ad una ineludibile metamorfosi, indotta e non volontaria, che porter a trasformarmi da cittadino del centro storico a consumatore del centro commerciale. Questa la triste rendicontazione di un percorso politico che la nostra amministrazione sta compiendo, impavida e incurante degli effetti, con il risultato di desertificare la nostra storia, fatta di persone ma anche di luoghi di quotidianit vissuta. Pi volte, in questi ultimi due anni, mi sono adoperato nel descrivere lo stato delle cose, le pecche di decisioni assunte, ricavandone una figura di guerrafondaio, di oppositore pregiudiziale, di sobillatore di categorie economiche. Ardisco, non ordisco, ricorda una certo Gabriele e io mi sento nella medesima condizione di chi ci ha messo la passione, non strumentale, nel sostenere idee contrarie alle tesi del governo con uno spirito costruttivo, con la forza dellironia, con limpulso del cuore e della ragione. A questa prolusione, accorata, deve per seguire una analisi pi fredda, pi cronachistica per capire appunto la genesi della fine di cui si diceva allinizio. Dapprima il piano traffico che, nel 2010, and a ridisegnare il posizionamento delle note strisce blu. Una mossa preliminare e necessaria per impostare il teorema. Parcheggi a pagamento non solo estesi a zone dapprima gratuite, ma anche rincarati. La nostra tecno-struttura comunale, nei ripetuti incontri, ebbe modo di dimostrarne lutilit, la necessit del rispetto del turn-over. Una trovata, venale, capace di garantire maggior equit. Con questo sistema garantiremo il parcheggio a tutti! Era questo lo slogan delle riunioni. Pi volte, in quegli incontri, ebbi modo di sottolineare come la cosa non mi corrispondesse. Le statistiche, affermava il Comune, ci dicono che nelle immediate vicinanze del centro, ci sono 600 posti liberi in ogni momento e ci anche nei giorni di mercato. Sappiamo poi che nella realt le cose non hanno questo verso, ma soprattutto ora sappiamo che il termine immediate vicinanze, inteso dal nostro Comune, comprende un raggio di quasi un chilometro dal Duomo. Poi, con un fulmine di democrazia veloce appunto come un lampo, ecco la kermesse pseudo referendaria relativa alla manifestazione al centro dellultimo chilometro. Una due giorni, mi riferiscono costata 20 mila euro, nella quale i cittadini avrebbero potuto esprimere le loro esigenze. Tutti i cesenati, da quelli di Borello fino agli abitanti di Via Fantaguzzi. In sunto: leldorado della partecipazione. Partecipai anchio ai gruppi organizzati, unitamente a circa altri 200 (forse

malcapitati). Guidati da ragazzi, freschi di agenzia, fummo portati davanti a tanti cartelloni, con istogrammi sul traffico e ricchi di disegni elementari. Esprimemmo le nostre idee, posizionammo panchine su planimetrie in scala 1 a 500, insomma, ci sentimmo partecipi. Ora, a distanza di tempo, posso affermare che la manifestazione al centro dellultimo chilometro, rappresent la fiera della finzione. Lesito di quella manifestazione fu poi enucleato dallagenzia di turno che magnific le tesi della nostra amministrazione e cio quella di sradicare i veicoli dal centro. La conclusione, la cui prova scientifica si basata su un campione di circa 200 abitanti su una popolazione di quasi 100 mila anime, fu poi lo spunto ricorrente. Quante volte ho sentito citare, nel corso di questi anni, limportanza del percorso partecipato condiviso assunto in quella manifestazione. Finzione in veste di fiera, appunto. Ma siamo allepilogo, perch il teorema deve avere la sua completezza. Dopo aver ristretto i parcheggi liberi, dopo aver innalzato il vessillo della condivisione astratta, eccoci al colpo di grazia bipartito, in senso temporale. Adesso Icarus, il sistema di video sorveglianza che lamministrazione si accinge a montare negli otto varchi del centro storico. Un sistema che in prima istanza sembra non cambiare molto, ma che purtroppo ha manifestato, l dove stato applicato, un effetto collaterale depressivo sulle attivit del commercio. Il vigile elettronico multer solo coloro che non stanno alle regole, solo che innescher un processo involontario di allontanamento dal centro. Le persone, si sa, reagiscono in modo molto naturale a questi effetti; si dicono: diventato problematico andare nel centro? Allora vado dove pi facile e pi comodo e quindi al centro commerciale. Non ci vuole un sociologo per analizzare questo comportamento; basta il rudimento culturale del bar, anche in piccole dosi, per capire che le persone amano la semplificazione. Domani, cio nel 2013, la soppressione del parcheggio di Piazza della Libert, da sempre usata dai cesenati per frequentare i luoghi del centro. I posti auto sono solo una settantina allattualit, ma il ricambio giornaliero assicura per lo meno qualche centinaio di frequentatori. Qui la decisione forte e sicuramente irreversibile. Qualsiasi citt un po evoluta si creata un parcheggio sotterraneo nel centro; Bolzano lha costruito nella piazza principale, Bologna a duecento metri da Piazza Maggiore. Cesena invece non lo avr e al suo posto verr installato lennesimo non luogo. Il progetto del Prof. Malacarne, volutamente puerile per volont della committenza comunale, esprime i tratti del nulla. Qualche fontana, qualche panchina, una ventina di aceri campestri, prenderanno posto ad un luogo da sempre invece utile per le vicissitudini quotidiane dei cesenati. Il dato tratto, le decisioni prese, ardisco, non potendo ordire, nella consapevolezza di essermi impegnato per far sterzare, chi doveva sterzare. Nellultimo incontro avuto, il nostro Sindaco mi ha detto che sono offensivo, aggiungendoci un come sempre che mi rammarica. Forse, a pensarci bene, lunico ad essere stato veramente offeso il nostro centro storico.
Consigliere quartiere Centro Urbano Pdl

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Romagna

Riassetto istituzionale delle Province


di Giovanni Torri*
Allo scopo di ridurre i costi della politica e della pubblica amministrazione il Governo Monti (da ultimo con lart. 17 del Decreto Legge 6 luglio 2012 n. 95 recante disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini, approvato definitivamente dalla Camera dei Deputati il 7 agosto 2012) ha previsto alcune disposizioni che introducono una riforma dell'assetto istituzionale delle Province. Il comma 1 dellarticolo 17 individua loggetto della disposizione relativa al riordino delle province, nel conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica imposti dagli obblighi europei necessari al raggiungimento del pareggio di bilancio. Le Province vengono ricondotte alla funzione di organi di indirizzo e di coordinamento delle attivit dei Comuni nelle materie e nei limiti indicati con legge statale o regionale. Si stabilisce l'abolizione delle Giunte provinciali e il ridimensionamento dei Consigli, con la conseguente prevista diminuzione dei finanziamenti statali ad essi destinati. CONFINDUSTRIA da sempre favorevole a tutto ci che va sotto la definizione di contenimento e ottimizzazione della spesa pubblica corrente, sul presupposto che occorra intervenire per ridurre i costi della politica. Per, pur rappresentando la riduzione dei costi un problema vero, quello dellaccorpamento di alcune Province non sembra costituirne la soluzione. Riteniamo, infatti, che il sacrificio di alcune Province, e non di tutte come era nelle richieste iniziali di Confindustria, possa rappresentare una risposta quanto meno parziale alla razionalizzazione della spesa pubblica. Per un reale rilancio dello sviluppo del Paese occorre avviare una profonda opera di riordino di tutte le amministrazioni pubbliche, compresi Comuni, Regioni e Stato, cui si accompagni la soppressione di tutti gli enti strumentali che svolgono funzioni che potrebbero essere attribuite direttamente agli stessi enti locali o oggetto di efficaci liberalizzazioni. Occorrerebbe, dunque, puntare senza tentennamenti a ridurre la burocrazia e i costi iniziando dalla razionalizzazione della pletora di enti di secondo livello: autorit, enti, societ, agenzie, consorzi, istituzioni per i quali sarebbe tempo per una radicale semplificazione amministrativa, rappresentando essi, prima ancora delle province, un costo economico e burocratico non pi sostenibile. Siamo convinti che il riassetto istituzionale potr divenire una grande, vera opportunit di crescita per il Paese, solo se non sar limitato ad una mera operazione in termini di taglio dei costi, ma operer una profonda ristrutturazione, razionalizzazione e semplificazione della Pubblica Amministrazione, sia centrale che locale, coinvolgendo cittadini ed imprese. Allinterno di una difficile situazione economica che colpisce imprese e famiglie, sotto una sempre pi pesante pressione fiscale, le amministrazioni locali e tutti gli organi istituzionali e di rappresentanza locale, sono invece chiamati a valutare in particolare il riordino e laccorpamento delle Province, in tempi stretti. Neppure in questo caso, per, come sempre in passato, CONFINDUSTRIA intende sottrarsi al compito di partecipare ed essere attore del cambiamento istituzionale. Riteniamo, anzi, necessario essere aperti al confronto per la realizzazione di una riforma funzionale ad una migliore organizzazione della pubblica amministrazione locale, per assicurare al territorio e alle imprese servizi adeguati a realizzare condizioni di effettiva pari opportunit con tutte le imprese concorrenti, ovunque siano insediate; convinti come siamo che anche gli Enti locali siano un attore imprescindibile per la crescita e che, di conseguenza, dovranno agire su dimensioni e scale ormai non pi soltanto intercomunali o interprovinciali. Oltre a voler essere attori partecipi per il riordino delle Province e per la revisione delle loro circoscrizioni, consideriamo prioritario che si parta da una chiara individuazione delle funzioni fondamentali dei Comuni e delle Province, tenendo conto delle peculiarit dei territori. A questo fine non sembra esaustiva la previsione legislativa di competenze provinciali stabilite per materia e limitate a ambiente, trasporti locali, strade e scuole, insufficienti a giustificare il mantenimento di un Ente provinciale, che qualora non fosse rispondente alle reali esigenze delle imprese potrebbe portare a valutare anche ricorsi al Tar o alla Corte Costituzionale, come per altro gi avvenuto in altri territori. Riteniamo, poi, che il riassetto delle Province non dovr comunque rappresentare per nessun motivo un indebolimento delle politiche per la tutela dei singoli territori con le loro peculiarit. Non questione di poltrone o sedi, ma di garantire una efficace ed efficiente funzione di governo del territorio che garantisca una razionalizzazione dei servizi nel pieno rispetto della prossimit dei centri decisionali. Qualunque proposta sulla riforma del sistema - sebbene giustificata da contingenze finanziarie - non pu prescindere da principi e valori fondamentali di buon esercizio delle pubbliche funzioni, oltrech dal rispetto delle peculiarit e vocazioni del territorio. Non pu essere sottovalutato che la Romagna copre un territorio con 1,2 milioni di abitanti che rappresenta oltrech uno dei bacini turistici pi importanti dEuropa, un polo industriale in cui settori quali quelli agroindustriale, calzaturiero, nautico, del wellness, meccanico, dellabbigliamento, del legno, dellICT, , hanno assunto rilevanza mondiale. Ci pare ovvio che il riassetto istituzionale non possa essere ricondotto ai soli calcoli burocratici, a fronte di una riduzione di costi tutta da verificare. Occorre certamente anche una seria valutazione di costi e benefici, ma va ben ponderata lintegrazione fra territori delle province romagnole considerandone storia e cultura. Si deve superare la visione dei singoli campanili, ma assicurando la differenziazione delle vocazioni e valorizzando le risorse presenti in ogni settore, per mantenere un patrimonio di intelligenze e competenze che va tutelato perch costruito in anni di lavoro, conservando le peculiarit, le identit e le eccellenze di ciascuno. Al contrario vanno evitati accorpamenti che creino nuove forme di sudditanza ed, in definitiva, propongano assetti difficilissimi da gestire perch penalizzanti per alcuni e premianti per altri. Infine, non va taciuto che leventuale riassetto avr anche conseguenze pesanti dal punto di vista delle articolazioni dello Stato, come per esempio, il trasferimento di Prefetture, Questure, Comandi delle forze dellOrdine, Uffici Giudiziari e altri Uffici Statali di varia natura, che potrebbero comportare anche preoccupazioni per la tutela dellordine pubblico e sulle quali riteniamo debba essere adottata la massima cautela prima di intervenire sui presidi esistenti nel territorio. Con tutti questi Organismi periferici dello Stato esiste infatti un consolidato sistema di relazioni che, se smantellato dalloggi al domani, rischierebbe di compromettere alcuni fattori strutturali essenziali per lo sviluppo delle imprese e di tutto il territorio. Un caso su cui richiamare lattenzione la tutela delle funzioni locali attribuite alle tre Camere di Commercio (CCIAA), che riteniamo debbano rimanere autonome nelle competenze di diretto interesse per le imprese, evitando possibili seri disservizi. Si tratta di rendere anche il sistema camerale pi efficiente e migliorare la qualit dei servizi erogati alle imprese, magari intraprendendo la strada dei servizi associati per cogliere ed ampliare le opportunit, ma senza intaccare il delicato equilibrio territoriale e di presenza, per non causare la ulteriore progressiva marginalizzazione delle imprese locali, costrette a misurarsi con crescenti oneri e con minori capacit competitive, per salvaguardare invece le diverse eccellenze, premiando gli imprenditori che hanno deciso di continuare ad investire sul posto. In tali prospettive, come esponenti del tessuto industriale e produttivo delle Province della Romagna, siamo immediatamente disponibili per qualunque incontro con i rappresentanti delle Istituzioni e con i rappresentanti di tutte le formazioni politiche che intendano impegnarsi, confermando il nostro proposito di fornire una adeguata attenzione e vigilare fattivamente a presidio delle esigenze delle imprese. *Presidente Unindustria Forl-Cesena

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Romagna

L'Area Vasta ha un ruolo ostetrico per la Romagna


di Pietro Caruso*

Se si vuole evitare che la traduzione regionale della "spending revieux" venga gestita con il clima che si visto durante l'estate per le Province: prima abolite, poi accorpate, poi semi accorpate ... senza toccare le Regioni e le Province a statuto speciale i progressi spediti sull'Area vasta della salute sono assolutamente compatibili con quelli istituzionali. Anzi, ne potrebbero diventare l'acceleratore e la levatrice a patto, per, di considerare alcuni aspetti culturali, economici e politici che sono sulle spalle del governo Monti ma sono la filosofia della governance e delle elites che hanno nelle mani i cordoni della borsa europea e che comunque avranno un ruolo anche nei prossimi anni, almeno fino a quando non risorger in Italia e in Europa una coscienza capace di ridefinire i nuovi diritti della cittadinanza e una pi consapevole gestione della partecipazione anche delle scelte dei servizi essenziali. La razionalizzazione delle spese sanitarie come con acume ha sostenuto, anche su queste pagine, lo stesso Denis Ugolini coadiuvato da eccellenti esperti dell'economia e gestione della salute devono tendere ad una minore spedalizzazione, ma non certo alla riduzione del profilo delle cure e delle eccellenze. La tradizione di buon-governo romagnola in un contesto cos drammatico della vita del Paese nel quale purtroppo venti anni dopo Tangentopoli pur concedendo maggiore autonomia locale e regionale, anche attraverso provvedimenti legislativi, non sono riusciti a fissare le regole di un autentico federalismo e cos ora in un quadro di forti richiami europei e mondiali ad una nuova austerit nel funzionamento delle istituzioni si corre il rischio di vedere gettato via "il bambino insieme all'acqua sporca". Certo se l'ironia soccorresse questo momento forse il bambino non ci sarebbe neppure pi divorato da un becerume che non aveva eguali neppure negli anni dello strapaesismo squadrista del Ventennio del secolo scorso. Un tempo in cui c'era una insopportabile violenza ma non il sommo culto del ridicolo e della volgarit, il cattivo gusto come ideologia delle relazioni.

Durante l'estate quelle decisioni di governo agostane cos rapide hanno innervosito anche nostri amministratori locali e comprensibilmente i pi colpiti sono stati gli amministratori provinciali che, a livello di Forl-Cesena, non possono certo essere accusati di essere i prototipi della casta. Solo che tutti: sia che si faccia l'amministratore provinciale, sia che si ricopra il ruolo di sindaco o di assessore, per non parlare dei consiglieri regionali si di fronte ad un cambiamento epocale che in corso e rischia di spazzare via l'aspetto che ha tenuto per sessanta anni: la democrazia rappresentativa, il potere della delega, una base fiduciaria fra governanti e governati. In Romagna per tutti gli anni Novanta e fino al 2011 la parola d'ordine del blocco politico del Centro-Sinistra e soprattutto del Pd, come lo era dei Ds e della Margherita, stata quella della "coesione sociale". Solo che restringendosi la base finanziaria e la quota di spesa pubblica pro capite per i cittadini in quasi tutti i servizi su cosa si pu fondare la promessa di reiterata coesione? Il foedus, il patto per non essere leonino deve fare intravedere il futuro. Per questo nell'impossibilit di fare nascere una regione che taluni pensavano in chiave

secessionista dall'Emilia, la scelta di una Provincia di Romagna, anche se soltanto un organo di secondo grado, ha un potere simbolico importante. Riusciranno le classi dirigenti, ad ogni livello, rinnovarsi per non perire affidando al ricambio, anche generazionale, la propria capacit di governo di questi tempi tumultuosi? Non la Politica che deve fare un passo indietro, ma i politici logorati e comunque tutti coloro che non hanno capito che ci vuole sobriet e rigore. E questo si misura anche con l'esibizione della propria dichiarazione dei redditi. A meno che non volere fare la fine di quegli aristocratici che scambiarono una rivoluzione per una sommossa.
*Giornalista del Corriere Romagna

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Romagna

Scontri e campanili frenano il provincione


di Emanuele Chesi* Il profluvio di scandali finanziari e gestionali alla Regione Lazio, col degno contorno di crapula stile Basso Impero, getta una luce surreale sul dibattito in corso in Romagna attorno al riordino istituzionale. La Provincia, l'ente indicato coram populo come sentina di tutte le inutilit e di tutti gli sprechi, fa la figura dell'educanda rispetto al vertice regionale, fino a ieri rappresentato come il fulcro del federalismo positivo, emblema insigne del legame tra cittadino e istituzioni. Tanto da far incoronare i presidenti regionali con l'augusto termine di Governatori. Ma se il dibattito politico si muove sull'onda dell'emozione (per poi impantanarsi nel nulla di fatto delle convenienze politiche reciproche...) i meccanismi istituzionali hanno le loro dinamiche indipendenti che costringono talvolta a riprendere il filo del discorso sfilacciato in mille polemiche e distinguo. Cos nel caso del tema Provincia unica di Romagna. Matrimonio imposto dall'orientamento del governo e nobilitato obtorto collo dall'afflato semi-regionalista. Tanto che se ne sono fatti portabandiera bipartisan il sindaco forlivese Roberto Balzani e il parlamentare pidiellino Giancarlo Mazzuca. Ma dietro i motivi nobili agitati un po' da tutti gli interlocutori del governo, si celano scontri di potere e veti campanilistici che dilaniano lo stesso campo del partito di maggioranza, il Pd, che pure a livello regionale col presidente Errani mena le danze del riassetto provinciale. Lo scenario per confuso. Perch seppure per il cittadino il saldo netto potrebbe essere positivo col taglio di una buona quota di poltrone politiche, non affatto scontato che l'efficienza amministrativa ne tragga giovamento. Un 'provincione' con la testa politica a Ravenna (o a Rimini), semplice longa manus della Regione, con un assetto di deleghe inalterato e oltre tutto spezzettato (come al solito, perch nulla cambi) tra comprensori che ricalcano esattamente i precedenti territori provinciali. La Provincia unica Romagna pu essere certo lo sfondo di una generale razionalizzazione dei servizi (a partire da quello sanitario, sempre pi bisognoso di uno sfoltimento dei vertici dirigenziali di nomina politica) ma il tema ineludibile quello dei livelli decisionali e della loro legittimazione. Nell'attuale assetto istituzionale pu sussistere un presidente provinciale non eletto dai cittadini? La prossimit dei servizi e il loro livello di responsabilit (un problema emerso con forza dalla nascita di Hera a oggi) sono una sfida alla quale la nuova Provincia unica di Romagna non pu sottrarsi. Pena l'ennesimo passo falso gattopardesco. *Giornalista del Resto del Carlino

Area vasta sanit

La Regione non decide, sta a guardare


di Denis Ugolini
Asl unica romagnola. La questione posta e si sta affrontando nelle sedi opportune. Un passo avanti non da poco. La proponiamo dal 2009. Si messo finalmente in moto un processo che non potr prescindere dallindicare percorsi e scadenze sui quali misurare la qualit e la volont delle scelte che si devono compiere. Diversi responsabili istituzionali del territorio romagnolo affermano che lAsl unica va fatta e in tempi brevi. Dalla stessa Regione giungono segnali indirizzati a questo obiettivo. LAssessore regionale alla sanit, Carlo Lusenti, non ha mancato di sottolinearne, seppur ancora troppo timidamente, alcuni. Le sue recenti esternazioni rivolte alle istituzioni locali dicono a proposito dell Asl unica romagnola che ci sono le condizioni per scegliere, in un senso o in un altro che una discussione che sta nelle valutazioni dei territori che bont sua penso vada risoltanon si pu restare in mezzo al guado e alla discussione. Poi ha chiesto ai rappresentanti dei territori unanimit perch non una cosa che si pu fare contro qualcuno. Pi che un assessore regionale ed un governante sembrerebbe una sorta di notaio neutro che attende lumi dai clienti. La Regione non una osservatrice della questione, invece listituzione principe che ha la responsabilit della sanit e che deve assumere le decisioni che ne riguardano lassetto, lorganizzazione ed il funzionamento. Il ruolo non pu essere quello del guardone; la sua responsabilit quella del decisore fondamentale. vero, e non ci sfugge, che in Romagna anche Lusenti ha riscontrato che non tutti sono di eguale spinta e fervore. Tuttavia non si riscontrano dinieghi netti. Anzi! La consapevolezza diffusa ci pare quella che la prospettiva dellAsl unica non pu pi essere disconosciuta. Anche se certe resistenze (di certo campanilismo, di certa vetero cultura politica ed amministrativa e di certo conservatorismo di visione), purtroppo, non mancano. Ma queste non sono, n possono essere, le basi di un governo adeguato dei problemi che abbiamo; men che meno di quelli della sanit. Quando Lusenti chiede unanimit, pur allo stadio della discussione cui siamo giunti, non si rende conto che offre quasi abdicando al suo ruolo di governante la possibilit, a chiunque si attestasse su una resistenza qualsiasi, di impedire un processo essenziale per migliorare il servizio sanitario, per fare una pi oculata gestione della finanza sanitaria. Nel dibattito c stato anche un certo sovrapporsi di questioni, fra unica Asl romagnola e Provincia romagnola, anche a seguito dellaccorpamento delle province (era meglio labolizione) promosso dal Governo. Cosa fare prima? Contesa di lana caprina. Intanto perch sono questioni tuttaltro che in contrasto tra loro. LAsl unica condizione da realizzarsi per avere una sanit migliore e meno dispendiosa di sprechi. Questa deve farsi comunque, volevamo fosse fatta comunque, a prescindere dalla questione delle province indotta dai provvedimenti governativi inerenti le fusioni invece dellabolizione tout court delle stesse, che sarebbe stata assai meglio. La realizzazione dellAsl unica aiuta, comunque, a definire anche meglio lassetto pi consono e funzionale (solo di programmazione e di secondo livello, speriamo) del nuovo ente intermedio romagnolo fra Regione e comuni. Su questo specioso crinale di cosa fare prima e dopo temiamo siano protagonisti certo conservatorismo municipalistico e certa tensione tutta politica e tutta interna al PD fra alcuni esponenti di punta dei vari territori. Con Lusenti e la Regione che invece di bloccare questa specie di deriva pare si attestino a guardarne gli sviluppi. Per parte nostra vogliamo incalzare la schiera crescente di coloro che affermano la necessit di determinazione volta a dare, in tempi brevi, soluzione allAsl unica romagnola. Non trascurando di evidenziare, ai nostri livelli locali, linadeguatezza politica ed amministrativa di quanti remassero contro questa direzione. E ci dispiace dovere riscontrare che ancora una uguale determinazione in tal senso, come c da Cesena e da Ravenna, continua invece a non registrarsi sia nel forlivese sia nel riminese. Ma intanto e da subito non possiamo non rimarcare linadeguatezza dellazione regionale che non affronta con responsabilit ed adeguato impegno la decisione che le compete. Pretendere lunanimit lalibi di chi non vuole e non sa decidere. Di chi d forza alle arretratezze invece che alle innovazioni migliorative. Di chi concepisce la sanit come ambito di mero potere da gestire invece che settore fondamentale di buon governo.

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Cesena

Gli studenti universitari e la citt


di Federico Del Novanta*
Limpressione che gli studenti a Cesena siano un po trascurati: non c un vero e proprio luogo di ritrovo (anche notturno), n ci sono agevolazioni specifiche, nessun aiuto vero e proprio da parte della citt, da parte dellAmministrazione Comunale. Solamente lUniversit allunga la mano ai giovani offrendo borse di studio e progetti finanziati. Anche la Regione e presente su questa tematica. Tutto ci nonostante limpatto che, un alto numero di persone provenienti da tutta Italia come quello degli studenti fuori sede e stranieri (vedi gli erasmus), ha su una citt di piccole-medie dimensioni come Cesena. Un impatto non solo culturale ma anche e soprattutto economico! Considerando che gran parte degli studenti universitari a Cesena proviene da altre citt e da altre regioni, si presume che una fetta di economia della citt giri attorno al mondo studentesco. Un affitto medio si aggira intorno ai 200 mensili a studente per il solo alloggio. A questo importo vanno aggiunte tutte le spese che rientrano nella quotidianit, dal cibo al vestiario, ecc... Un introito economico non indifferente. Tutto ci contribuisce non solo allarricchimento del Comune, ma anche del singolo commerciante/artigiano. In tempi di crisi come quello che stiamo attraversando, in cui tutto sembra cos difficile, sarebbe bello trovare spazio e risorse per agevolare chi ha speranze per il futuro e voglia di fare: lo studente uno di questi. Le varie facolt presenti nel territorio cesenate sono spesso e volentieri tra le migliori di tutta Italia (per esempio la facolt di psicologia) o comunque ai primi posti (architettura, agraria). Questo significa che luniversit di Bologna ha investito molto a Cesena e molto ancora sta investendo. Perch quindi non andare incontro a questo grande progetto economico-culturale che lateneo bolognese sta portando avanti ormai da anni (dal lontano 1989)? Latteggiamento di chi scrive non critico, ma volto a proporre idee che si pensa possano essere utili nella quotidianit dello studente. Uno sconto sui libri di testo ad esempio. Una mensa universitaria: di questo s che ci sarebbe molto bisogno! Una mensa comunale dove gli studenti possano mangiare a prezzi economici dando cos la possibilit allo studente di scegliere e di risparmiare non dovendosi per forza servire da commercianti privati, che purtroppo non hanno la possibilit, e a volte nemmeno la voglia, di contenere i prezzi per gli studenti. Riguardo a questa tematica bisogna aggiungere che il 28 giugno, presso larea dellex macello, il Sindaco Paolo Lucchi ha incontrato le associazioni studentesche e i rappresentanti degli studenti (i pochi ancora in carica) auspicando, come noi, la soluzione del problema. Ed ancora creare luoghi di aggregazione tra studenti e Cesenati. Lo scambio culturale tra queste due componenti della societ cesenate inesistente. Manca un vero e proprio luogo di ritrovo comune e le possibilit di aggregazione gi presenti nella citt sono solo realt frammentarie e inadatte. Tutto questo ovviamente sarebbe vantaggioso non solo per la comunit studentesca, ma anche per la stessa citt: questi progetti comporterebbero un aumento di studenti che sarebbero pi motivati a scegliere la citt di Cesena come luogo per sviluppare la propria carriera universitaria.

*Studente universitario

Non lamentiamoci soltanto


di Valeria Burin*
Da diversi anni la societ globalizzata attraversata da una crisi economica che, a detta di illustri economisti, non ha eguali nella storia recente. Varie le cause e di estrema complessit , con forti interazioni fra aspetti socio-culturali, politici ed economici. Ci che risulta pi evidente che in una societ globalizzata le decisioni prese da ciascuno Stato vanno in un modo o nellaltro ad interagire con i delicati equilibri della Comunit Internazionale. Parlando del nostro Paese, le decisioni prese nellambito della gestione di tutti gli strumenti previsti dalla democrazia, non possono non essere in sintonia con quelli presi dagli altri paesi che partecipano allUnione Europea (di cui lItalia rappresenta un Paese fondatore). Questo non dovrebbe essere vissuto come una perdita di sovranit nazionale ma come una grande opportunit per continuare a sostenere un grande progetto di democrazia che potrebbe garantire benessere al nostro Paese, soprattutto proiettato al futuro. Limpressione che si ha invece che si continui a vivere alla giornata pensando solo a stare bene adesso, senza assolutamente privarsi di nessuna di quelle comodit che ci hanno inesorabilmente portato a trovarci nella condizione attuale. Un paese vecchio, in tutti i sensi, poco al passo con i tempi che fatica a cambiare. Le stesse considerazioni valgono, ovviamente e soprattutto, anche a livello locale. Tanti sprechi e poca focalizzazione sui problemi reali che necessitano un immediato intervento. Perch non cominciare ad agire concretamente per realizzare una maggiore integrazione con altre citt del territorio al fine di migliorare i servizi al cittadino? Sanit, scuola, trasporti, infrastrutture, giustizia. Tutti i giorni ci troviamo ad affrontare problemi reali, la soluzione dei quali non richiede alcuna dichiarazione di appartenenza politica o chiss quale elaborazione filosofica. Quando si deve prendere al mattino un mezzo pubblico per andare al lavoro o a scuola, i mezzi devono essere a completa disposizione, come capienza, come orari, come pulizia. Veder circolare i pullman vuoti per gran parte della giornata genera disagio, soprattutto quando si pensa che in certe fasce orarie i lavoratori o gli studenti sono costretti a viaggiare su mezzi affollati. La stessa analisi si pu fare per i treni, affollatissimi in certe fasce orarie (quelle frequentate da lavoratori/studenti), con carrozze a volte non pulite adeguatamente e quasi deserte in altri momenti della giornata. E che dire delle file interminabili che il cittadino deve fare per un semplice esame del sangue? La fila per prenotare lesame, la fila per pagare il ticket, la fila per fare il prelievo e magari anche la fila per ritirare lesito dellesame. Ma un lavoratore dipendente di quante ore di permesso deve disporre per un semplice esame del sangue? Le stesse osservazioni si potrebbero fare tranquillamente per tanti altri servizi di competenza delle autorit locali. Dovremmo cercare di uscire definitivamente dai campanilismi e dalla difesa del proprio orticello. Dovremmo ripartire con un nuovo spirito costituente. Una nuova fase in cui vengano aboliti privilegi, clientelismi e tutti i lacci e lacciuoli che hanno impedito al nostro Paese di raggiungere lo sviluppo ed il benessere di cui noi cittadini saremmo meritevoli. Negli anni 80 cera chi cantava in questo mondo di debiti viviamo solo di scandali e disprezziamo i politici.. Sono passati 20 anni e le cose, rispetto ad allora, sono addirittura peggiorate. Sono peggiorati i politici, la maggior parte dei quali senza idee ed ideali, che sanno solo pensare ai tatticismi pre-elettorali per vincere le elezioni ma per fare cosa poi? Siamo peggiorati anche noi, il popolo, che, forse perch ormai sfiduciato e privo di entusiasmo non riesce a fare altro che lamentarsi nellattesa che si possa, prima o poi respirare un po di aria fresca e soprattutto pulita.

*Consigliere quartiere Centro Urbano

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Sistema elettorale - primarie

Cercasi nuova offerta politica


di Denis Ugolini

Il dibattito sul sistema elettorale esplicativo della condizione della politica italiana, dei suoi limiti, delle sue contraddizioni, della sua corta visione, della sua pressocch esclusiva dedizione a interessi di bottega. Peccato che la stragrande maggioranza della pubblica opinione non se ne curi lasciandolo una prerogativa dei soli addetti ai lavori. Il sistema elettorale attuale, il porcellum - universalmente considerato una schifezza con il suo abnorme premio di maggioranza alla coalizione maggiore e con i suoi nominati al Parlamento anzich eletti non pu e non deve essere il sistema valido per le prossime elezioni politiche. Pi di un milione di firme avevano richiesto un referendum per modificarlo. La politica sta tardando a trovare una soluzione. Ognuno cerca di far passare nelle aule parlamentari quella che gli pi conveniente. Per combinare le alleanze che desidera; per riuscire a strappare pi voti e pi eletti per le proprie fila. Che il Paese possa andare meglio; che la politica trovi qualche forma per aiutarsi a rigenerare una credibilit che ha perduto completamente; tutto questo non interessa ad alcuna delle forze politiche attualmente in campo. Checch ne dicano, il grosso delle loro ciance solo ipocrisia. Bersani e parte del PD, per quanto abbiano criticato il porcellum, se ne avessero il pretesto e loccasione, farebbero carte false per mantenerlo. Adesso che i sondaggi danno vincente quella parte. Lorientamento volge a un ibrido maggioritarioproporzionale, con un premio di maggioranza per il partito o per la coalizione (ancora da decidersi) che otter pi voti. Forse tornano le preferenze per scegliere dentro le liste dei candidati. Alcuni vorrebbero il ritorno a una ampia quota di collegi uninominali. Comunque tutto misurato su singole aspettative di interesse di partito. Importante vincere e raggiungere lagognata stanza dei bottoni. Per farne che cosa secondario, interessa poco e non ne hanno neppure lidea. Forze politiche incartate, oltre che screditate, senza una visione ed una proposizione di spessore relative al Paese, a come fronteggiarne il presente drammatico e a come e quale futuro predisporlo. Il porcellum non riproponibile. Sarebbe una vergogna. ugualmente una vergogna pensare che si possa in qualche modo riproporre una situazione come la precedente fatta di contrasti fra tifoserie urlanti che si vogliono reciprocamente delegittimare. Non riproponibile lo scontro fra berlusconismo ed antiberlusconismo. Anche se il fenomeno berlusconismo ha lasciato strasichi ovunque, non solo a destra. Berlusconi declinante, la destra spappolata. Dallaltra parte, la sinistra fortemente divisa al suo interno. Le primarie gi offrono uno spaccato eloquente. Laccordo degli intenti fra Bersani, Vendola e Nencini mette insieme una aggregazione per fare massa e per cercare di vincere. Non ci raccontino che quella la base del futuro governo del Paese perch non ci si pu credere. Sono protagonisti che su troppe cose hanno posizioni fra loro inconciliabili. Se poi si ingegnassero per restare compatti per gestire il potere che possono raggiungere su quelle premesse - c ancora pi da temere. Non solo, ma sar necessario dopo le elezioni fare intese con altre forze politiche per avere una maggioranza di governo. In quanto il sistema al quale si sta lavorando tale che difficilmente attribuir una maggioranza subito e forte alla forza o alla coalizione che prevarr. C chi lavora assiduamente perch questo sia il risultato. A quel punto anche la sinistra degli intenti se

prevarr rispetto agli altri comunque non sar autosufficiente quindi dovr cercare di coinvolgere talune forze centrali. Ma Casini non vuole saperne di Vendola. Almeno quello che asserisce adesso prima delle elezioni. Questa parte e non solo, anche certi spappolati di destra e certi settori di sinistra, magari per diverse ragioni, vorrebbero che dopo le elezioni fosse ancora Monti a guidare il governo. Se non Monti direttamente, un similmonti comunque. Argomenti per questa prospettiva ve ne sono: gli impegni assunti in sede europea ed internazionale sul piano finanziario e delle politiche di bilancio, che non potranno essere disconosciuti, che anzi dovranno essere continuati; una crisi da affrontare che richieder collaborazioni e non mere contrapposizioni; esigenze di riforme profonde che non si potranno neppure mettere in agenda se non ci sar spirito collaborativo e disponibilit ognuno a tagliarsi almeno un dito. Senza considerare che questo governo, partito abbastanza bene e che sta continuando con pochezza di risultati e ricchezza di annunci, al momento solo aleatori, esso stesso o parte di esso sta lavorando alla prospettiva del loro riproporsi. E senza trascurare in questo baillame che Naplitano a scadenza; che vuole essere in funzione per essere lui ad incaricare il nuovo Presidente del consiglio dopo le elezioni; che solo dopo si faranno le elezioni per il nuovo Presidente della Repubblica. E c corsa, eccome!, decisamente non irrilevante sullevoluzione stessa delle cose che stiamo affrontando. Pasticci in cui difficile districarsi. Adesso, poi, son di moda le primarie. Roba non seria. Fatta in precedenza per camuffare un plebiscito di indicazione di candidato premier. Adesso raffazzonate non si sa bene per cosa. Per dire chi sar il prossimo premier se vince la sinistra (al suo interno si fanno le primarie)? Ma sar il Capo dello Stato che dovr indicarlo presupponendone la capacit di dare vita ad una maggioranza di governo nel Parlamento. E se il sistema elettorale sar tale che non sforner subito una maggioranza evidente, potrebbe contare poco chi avr vinto le primarie e se avr guidato la coalizione prevalente ma non autosufficiente. Del resto non pu essere che cos, perch per quanto ce la menino e ce la intortino, il sistema costituzionale di riferimento sempre lo stesso di carattere parlamentare. Appropriatissimo con un sistema elettorale proporzionale, confliggente ( e lo si visto in questi anni di seconda repubblica) con un sistema maggioritario e un bipolarismo bastardo come quello italico. Quindi? Che fare? La reazione immediata ed istintiva sarebbe quella di mandarli tutti a quel paese. E in verit parecchi si atteggeranno proprio cos. O non andranno a votare o voteranno a sostegno di qualche vaffa. Tentazione forte. Sbocco legittimo. Ma poi? Gi, perch la politica fa schifo, ma il paese bisogner pure che abbia un governo e che soprattutto non involva vista la situazione e questi orizzonti verso il declino del sistema democratico. Un rischio tuttaltro che recondito se si va avanti cos. Ovvio che non basta sperare che il sistema politico impazzito, da solo rinsavisca. N basta indignarsi e fuggire per la tangente semplice del rifiuto ( astensionistico o camuffato di vaffa). Certo che altra parte di popolo che non solo si riconosca in queste reazioni non se ne vede molta. Tuttavia crediamo che ci sia ancora una certa capienza. Fatta di attenzione seria e di voglia di reazione seria. C anche qualche movimento a fare emergere qualche proposta di una certa nuova offerta politica. Segnali ce ne sono, ancora confusi, ancora incerti, titubanti. Tant! Noi vogliamo essere attenti osservatori e se ce ne sar data la possibilit anche attivi nel concorrere ad aiutare qualche buon tentativo. Cerchiamo proposte concrete e buone e persone serie e credibili. A cui poter dare una mano. Il panorama attuale ci disorienta e ci sconcerta.

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Cesena

Tante chiacchiere. Scarsa sostanza


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Uno sguardo alla nostra situazione locale. La crisi sta mordendo fortemente la nostra economia. Disoccupazione e declini aziendali. Lamentiamo sul piano generale la carenza della risposta politica nazionale. Non da meno la ragione per lamentare la carenza della politica locale. Presenzialismi e propaganda a tutto andare. Attivit concrete, valide, decisamente scarse. Ogni boutade ha una eco di immagine a cui i mezzi di comunicazione locale piegano il loro spazio e riscontro. Ne aumentano un rilievo di facciata cui non ha corrispondenza la qualit e la solidit del contenuto. Mesi di discussione per una spiaggetta sul fiume. Annunci di lavori a ridosso delle prossime elezioni amministrative. Non adesso. Pi avanti. ovvio che interessa maggiormente ci che possono rendere elettoralmente che come opere. E sempre su questa preminente lunghezza donda lannuncio della sola proposizione del Piano Strutturale, la lunga proiezione della programmazione urbanistico-territoriale locale. Intendiamoci, questultima questione che ci sta, che deve essere approfondita, dibattuta. Magari in modo davvero ampio, sistematico, con qualificato e vasto coinvolgimento. Il che dovrebbe significare ben altro rispetto a quelle manifestazioncine di piccola parata come lultimo chilometro, tempo addietro, e carta bianca, di recente. Magari perch uno strumento come il Piano Strutturale dovrebbe essere affrontato anche coinvolgendo e sintonizzandosi con la programmazione e le attivit degli altri comuni dellarea vasta sulla quale inevitabilmente insistono e si possono risolvere problemi quali quelli connessi alla logistica ( tema fondamentale relegato a qualche episodica digressione ogni tanto, e per il quale nullaltro si sta facendo). La questione indubbiamente rilevantissima, ma complessa. Richiede un impegno adeguato ed una predisposizione che ne fossero allaltezza. Torna pi semplice, invece, far fughe in avanti verso soluzioni pi facili. Con il rischio, per, che molto si riduca a chiacchiericcio futuribile. Come sta avvenendo. Decisamente meno impegnativo. Anche se dal cosmetico immediato risvolto. Nuovo ospedale e nuovo stadio. Stiamo ancora alla chiacchiera. Mica siamo in pieno dibattito. Che un domani piuttosto lontano possano e forse debbano porsi questi obiettivi pu essere. Bene. Ma se non si strampalano idee tanto per buttare qualcosa nel calderone del chiacchiericcio, allora occorrerebbero riflessioni che le responsabilit amministrative e di governo dovrebbero fare. E ancora non se ne vede traccia. La proiezione temporale di un Piano strutturale quant? Dieci anni? Quindici? Concediamo. Entro questo arco di tempo, scommettiamo?, nessuna delle due cose si realizzer. Di sicuro non il nuovo

ospedale. Lungi da noi il pensare che non sarebbero utili. Ma ci piace camminare con i piedi per terra. La nostra sanit non ha le risorse, n se le pu permettere, in breve tempo, per realizzare una struttura ospedaliera nuova. Chi ne parla sa di cosa sta parlando? Di cosa dovrebbe essere questa eventuale struttura? E comunque, se e quando ci fosse utile che avvenga e potesse avvenire, difficilmente potr prescindere da valutazioni, programmazioni e decisioni che tengono in un tuttuno le questioni sanitarie di area vasta romagnola. Come minimo questo. I rapporti e la conformazione degli altri ospedali. Le loro specialit. Ci viene da riflettere che se e quando si potr e dovr affrontare una certa ottimizzazione strutturale per la nostra sanit di area vasta, in primo luogo sar opportuno conformare, per spazi e dotazioni di ogni tipo, lattuale Irccs, un po compresso nellattuale struttura. Non credete? Certo che anche noi ci lasciamo prendere dalla grandiosit di simili propositi. per questo che la curiosit prende un certo sopravvento e ci porta a voler conoscere quali siano le idee dei proponenti (ce ne saranno?) per la destinazione e lutilizzo, ad esempio, delle aree e delle strutture dellattuale ospedale e dellattuale stadio. Il Piano di cui si parla indicher anche le future aree per queste strutture? Non vogliamo metterci a pensare cosa succeder intorno a quei terreni che si indicassero, adesso, per queste finalit! Lo stadio lo faranno i privati? Bene. Non ci pare che al momento ce ne siano attrezzati a tanto. Saremmo i primi a dire avanti se si presentasse qualcuno, un gruppo, con soldi alla mano, pronto a dare prova di volere veramente fare cotanto. Varrebbe la pena di predisporsi alla scelta dellubicazione da subito e parlandone insieme, quel gruppo o quel qualcuno e lAmministrazione comunale, cos da rendere spedito il tutto. Ma ci scappa ancora la voglia: scommettiamo? Ci fermiamo qui. Sul Piano Strutturale torneremo, eccome!, questione assai importante. Certo che di questi tempi ci sarebbe parso pi utile e importante che Enti, forze, e comunicazione fossero pi mirati a problematiche pi stringenti e non meno importanti. Come, ad esempio, date le tremende ristrettezze finanziarie anche dei comuni, organizzare e riorganizzare il nostro sistema sociale. Come accelerare il processo di unificazione della sanit di area vasta in ununica Asl romagnola. Come dare speditezza maggiore alla macchina amministrativa a fronte dei problemi che si lamentano di lungaggini e limacciosit burocratiche. Come fronteggiare i temi di una sicurezza sempre pi compromessa nel nostro territorio e nelle nostre frazioni. E altro ancora che non manca. E, invece? Tante chiacchiere e propaganda.

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Redazione: Emanuela Venturi, Piero Pasini, Franco Pedrelli, Giampiero Teodorani, Natali Randolfo, Maurizio Ravegnani Registrazione n. 4/09 - Tribunale di Forl del 24/02/09 N. iscrizione ROC 18261 Poste Italiane spa-Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. 1 comma 1 - CN7FO

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