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Enrico Linaria

Non ho ucciso Umberto Eco

Supercarcere di San Gimignano, 7 settembre 2017 tutto pronto, mi dicono, per lesecuzione di domani. Mimpiccheranno alle 10.30 in un cortiletto dellala nord. da stamattina che sento smartellare. Nel pomeriggio poi hanno cominciato con le seghe elettriche, senza smetterla un istante. Il patibolo, mhan detto, era in disuso da anni ed era un po malandato. Hanno sostituito diverse assi. E allestito una tribunetta per il pubblico. Vanno a ruba i biglietti invito per lesecuzione. Vi parr strano ma ne ho chiesti due anchio. Per il cognato del barbiere del carcere: assolutamente deve accontentare lamante e portarcela. Non volevano darmeli, poi me lhan dati perch venuto fuori che quella puttana era stata lamante anche del vicedirettore del carcere e quel fesso si sentiva in debito. Di essere impiccato, di essere inviato al creatore, me lo merito, nulla da dire. Perch io al creatore, di esseri umani, ne ho mandati parecchi Diciotto per la precisione. E ora giusto che paghi. Gi, diciotto ma non ho ucciso Umberto Eco. O, meglio, s, lho ucciso, ma non come pensate voi. Lo so, mi credete pazzo. Non cos seguitemi con attenzione. vero, tra i diciotto che ho ucciso c Umberto Eco. Ma il suo cervello lho salvato, lho tenuto amorevolmente in vita E gli ho fornito pure un corpo: il corpo di quel ragazzo di Innsbruck misteriosamente scomparso durante un viaggio in Italia con gli amici. Lo seppi poi, tramite Chi lha visto?, che quel bischero aveva ventitr anni, che era un gran nuotatore, un eccelso ciclista, uno spericolato snowboarder Non ne sapevo nulla. Me lo trovai davanti che dormiva ai bordi della pineta. Si presentava bene. Era perfetto per quello che avevo

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in mente di fare. Doveva avere bevuto qualche birra di troppo. Caricarlo in macchina fu la cosa pi facile di questo mondo. E, infatti, tutto fil liscio. Il casino grosso fu rapire Umberto Eco. Primo perch Eco lo incontravi in prestigiose aule magne intento a parlare a migliaia di persone e non ai bordi di una pineta mezzo sbronzo. Secondo, per la massa corporea. Ricorsi a due amici, un entomologo e un farmacologo. Un errore, lo so. Erano tracce che lasciavo in giro. Non a caso mi hanno beccato. Ma da solo non ce lavrei mai fatta. Rapire Eco fu un autentico colpo di genio. Me ne vanto tuttora. Era per qualche giorno a Montecatini per un convegno e alloggiava in un grande albergo. Riuscii a introdurmi senza problemi nella suite dove era ospitato e a scoprire la marca del dentifricio che usava. Dopo unoretta riero l con un tubetto analogo. Il dentifricio, apparentemente uguale, conteneva il ferormone (sostanza chimica che le femmine di molti insetti secernono per attirare sessualmente i maschi) di cosso, lepidottero notturno detto anche rodilegno rosso. Penso che abbiate gi capito. Nel cuore della notte era maggio ed Eco aveva per fortuna lasciato socchiusa la porta che dava sul balcone (dunque non ci fu bisogno di arrampicarsi sul terrazzo e di spaccare vetri) mollai nel giardino dellalbergo alcuni cossi maschi le cui zampe e i cui peli addominali erano stati precedentemente imbrattati con un potentissimo sonnifero. Quello che successe il ferormone viene avvertito dai maschi anche a un chilometro di distanza potete immaginarlo. I cossi entrarono nella camera di Eco e gli si posarono sulle labbra. Come previsto, quando la mattina si accorsero che lo scrittore-semiologo non dava segni di vita, chiamarono il 118. Ovviamente pronti a intervenire ceravamo io e i miei due amici con una finta ambulanza. Il resto lo sapete. Il rapimento di Eco fece subito il giro del mondo. E io, in uno sperduto casolare dellAppennino pistoiese, potei cominciare i miei trapianti-assemblaggi di organi. Nel giro di poche ore il preziosissimo cervello di Eco era nella scatola cranica del ragazzo di Innsbruck. Il corpo del celebre semiologo e il

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cervellino del ragazzo erano invece gi nel ciclo della natura ad arricchire di sali e di sostanze organiche i castagni delle pendici che salgono allAbetone. Lambulanza, per depistare le indagini, feci in modo che la ritrovassero sulla costa adriatica. Tutto andava per il verso giusto. Il nuovo Eco di cui ero veramente straorgoglioso sopportava alla grande i trattamenti farmacologici antirigetto. Ero felice. Consapevole degli errori e delle colpe di Frankenstein verso la sua creatura, ce la mettevo tutta per fare le cose al meglio. Dopo un rigoroso check-up a quel corpo di ventitreenne, scoprii qualche imperfezione soprattutto a livello ghiandolare. Non era facile porvi rimedio. Non che vedi uno per strada e dici cavoli quello ci deve avere due ghiandole surrenali da Dio. Devi un po affidarti al caso, avere una buona dose di fortuna. Tra persone di mezza et e venti-trentenni ne feci fuori quindici. A volte per nulla. Altre volte con la soddisfazione e la fortuna dimbatterti in tiroidi e paratiroidi in grado di trasformare Giuliano Ferrara in un centometrista, gonadi che avrebbero fatto di una racchiaccia una gnoccona e di un castrato un tombeur de femmes, persino ipofisi (la natura non conosce limiti) capaci di trasformare Bruno Vespa in un correttissimo conduttore televisivo super partes. Dotai cos quel ventitreenne che ospitava il prezioso cervello di Eco del meglio che la natura avesse prodotto. Inutile fare calcoli. Come accadde con la creatura di Frankenstein arriv la ribellione, la fuga. Direi inevitabile. Quellatletico ventitreenne con un cervello stratosferico era incontenibile. La sua forza muscolare abbinata a un altissimo quoziente intellettivo gli permise di liberarsi e fuggire. Per lui fu un gioco da ragazzi. Comunque sia andata, in quella vicenda di sicuro lo dico a mia discolpa mai ci avvertii tinte noir, elementi horror. A tuttoggi ho ancora limpressione che il nuovo Eco si sentisse al cento per cento Eco, col suo cervellone dentro a uninsolita quanto apprezzabile carrozzeria nuova. Arrivo a dire che si sentisse persino felice. In tutta quella storia non ci avvertivo affatto, consentitemi questa digressione letteraria, n

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lamarezza e la violenza dellIsola del dottor Moreau di Wells, n il fantastico e il gotico di Avatar di Gautier, n il macabro del Dr Lerne di Renard. Ci sentivo tuttaltro. Ci sentivo i toni da commedia brillante del film Il magnifico scherzo di Howard Hawks con Cary Grant, Ginger Rogers, Charles Coburn e una giovanissima Marilyn Monroe. Questa della commedia brillante fu una questione che interess molto la commissione chiamata a giudicare il mio stato mentale. Sarebbe potuto venir fuori che non ero sano di mente e mi avrebbero risparmiato la pena di morte. Non ci pensai minimamente a bleffare. E mi giudicarono capacissimo dintendere e di volere. Se ci ripenso, ho quasi la conferma che quel nuovo Eco fosse felice come il buon Cary Grant che nel laboratorio beve per caso lelisir della giovinezza che sta mettendo a punto. una scena bellissima e, avvenuto il miracolo, Grant non perde tempo. Butta via gli occhiali con le lenti alla ragionier Filini spesse come fondi di bottiglia, si taglia i capelli come un ventenne, si compra abiti sportivi e invece di acquistare la giardinetta che aveva ordinato, opta per una spider due posti che si mette a guidare sportivamente con al fianco la segretaria Marilyn Monroe. Spar per sempre dalla circolazione il nuovo Eco. Sono certo che quello che era accaduto laveva capito benissimo. Dopodich fece buon viso a cattiva sorte. Anche dopo il mio arresto non se ne seppe pi nulla. Sono ormai passati cinque anni dal giorno del rapimento a Montecatini. Oggi Eco avrebbe ottantacinque anni. Eppure ci scommetterei qualsiasi cosa che lui o, se volete, il suo cervello alla fin fine che differenza c? ancora vivo in quel corpo accuratamente revisionato che di anni ne ha ventotto. Vivo e vegeto, e magari dedito ad attivit sportive oltre che intellettuali. Penso anche che, stufo della ribalta, Eco si guardi bene dal farsi riconoscere. Del resto chi se non lui pu essere lautore della Fenomenologia di Fabio Fazio appena uscita con uno pseudonimo? E che dire di saggi sempre firmati con nom de plume come Il caso Montalbano, Non disperate di liberarvi dei libri, Storia dello schifo, I fiammiferi

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svedesi, Lindustria della noncultura, Hegel e il tapiro, Come si copia una tesi di laurea e Lelogio di Totti? Saggi, tutti, pi che eccellenti. Scritti da epigoni di Eco? Dubito. Perch sono scritti troppo bene. Ma quello che a tuttoggi pi minsospettisce stata la nascita, a Palermo nel 2013, del Gruppo 13 - Cinquantanni dopo il 63, gruppo strapolemico verso la letteratura di consumo imposta con la complicit dei mezzi dinformazione dal regime delle grosse case editrici italiane nel primo decennio del Duemila. Qui gatta ci cova. Unultima doverosa confessione prima di essere impiccato. Vi dicevo dei diciotto che ho mandato al creatore. Se avete fatto un po di conti, vi sarete accorti che non tornano. Quindici pi due (ammesso che quello di Eco si debba considerare un omicidio) fa diciassette, non diciotto. Bene, aggiungeteci lUomo Ragno. Lo uccisi nel 1992. Fu il mio primo omicidio. Volevo studiarne i superpoteri aracnoidi e tentare di riprodurli nel mio corpo. A ucciderlo non furono dunque n quelli della mala n la pubblicit. Fu invece lincipit della mia carriera di emulatore di Frankenstein. Iniziata per caso, senza fini particolari, sub poi come avete potuto leggere in queste pagine una certa svolta culturale. Spero che questo mi dia la forza, domani, di salire serenamente sul patibolo. Ci credo poco. Ve lo confesso, gi me la sto facendo sotto.

Il ferormone nel dentifricio debitore al piano di Giorgio Celli per uccidere Umberto Eco, piano presentato al Festival del giallo di Cattolica del 1981.

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