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12 Ottobre 2012

Scorie in libert, lincredibile avventura del nucleare in Italia


Dopo Piccola America (1991) e Latina/Littoria(2001), Gianfranco Pannone fa ritorno nella citt natale con Scorie in Libert per recuperare le fila di un discorso politico, sociale e antropologico iniziato intorno alla met degli anni Ottanta, quando, assieme ad un gruppo di amici cineasti ambientalisti e antinuclearisti - la banda del Super8 , catturava le immagini meno edificanti, edulcorate, e senza dubbio meno note ai cittadini di Latina. Citt inquinata dalle radiazioni emesse dalla centrale nucleare costruita nel 1963 a Borgo Sabotino, abbandonata a se stessa, ma, anche, esaltata dallo spirito combattivo dei dissidenti ecologisti, impegnati in una battaglia civile, prima che ideologica, a difesa di un territorio troppo a lungo soggetto alle spregiudicate sperimentazioni del progresso, dai governi nazionali durante il ventennio fascista alle autorit locali negli anni del boom e della democrazia cristiana. Il documentario, frutto di una gestazione piuttosto lunga e complessa, stato presentato allultimo Festival di Pesaro e, dopo una sortita a Torino e una brevissima permanenza al Nuovo Cinema lAquila di Roma, sembra destinato a percorrere il circuito frammentato ed elitario dei festival, pur affrontando una tematica civile tuttaltro che anacronistica e particolaristica, ancor oggi scottante e scomoda per molti. Il punto di partenza di Pannone, vero, prende le mosse dal dato di fatto dellabrogazione della proposta di legge sul nucleare a seguito del referendum indetto nella primavera del 2011, ma la sua riflessione si concentra sulla ricerca degli effetti negativi prodotti dalluso e poi dallo stazionamento dei due reattori nucleari il secondo dei quali, il Cirene, un impianto a forma di supposta installato nei primi anni Ottanta e mai entrato in funzione sulla flora e la fauna dellarea circostante, sui danni provocati alla salute fisica e, in qualche modo, alle coscienze degli abitanti della zona. Lanalisi su una realt circoscritta, microcosmica, come quella del litorale latinense, diviene poi, attraverso lindagine storica e linchiesta giornalistica il riflesso inquietante di un malcostume generalizzato, di un modo di essere, agire e pensare tipicamente e in toto italiano. Affidandosi prevalentemente alla testimonianza diretta, allopinione, cio, della gente comune, di amici, parenti e conoscenti nonch ai pareri degli esperti (uno studioso di agricoltura biologica, un fisico nucleare, un giovane biologo e un politico allopposizione, fratello del regista) Pannone interroga e si interroga, procede mettendo da parte qualunque pregiudizio, registra una polifonia di voci non sempre concordanti, si limita ad annotare i diversi punti di vista connotando la narrazione di unimpronta diaristica per giungere a delle ipotesi che sanno di certezza soltanto in relazione alla sincerit dellapproccio umano condotto sul campo e di fronte allobbiettivit statistica del dato. Accanto alle metodologie etnografico-antropologiche di studio e documentazione si avvale del composito materiale darchivio dellIstituto Luce, saccheggiato per loccasione di numerosi spezzoni di cinegiornali e pomposi reportage dellepoca osannanti la meraviglia avanguardistica del progetto nucleare come simbolo di modernit e prestigio internazionale; e di alcuni frammenti delle sue pellicole littoriane precedenti, nel tentativo di delineare un quadro storico complessivo che consenta di sollevare dubbi legittimi circa la veridicit e lo spessore del problema, le cause culturali e politiche che lo hanno generato, le responsabilit individuali e collettive.

Su tutte, le questioni pi interessanti caldeggiate dal confronto con i compagni di viaggio, come Nanni, il gestore dello stabilimento balneare distante poche centinaia di metri dal reattore atomico, sembrano quelle relative al perch della scelta di Latina come luogo deputato alle sperimentazioni energetiche e militari (a un tiro di schioppo dalla centrale vi infatti un poligono per le esercitazioni): la citt manca di Storia e Tradizioni, come afferma il disincantato imprenditore, oppure vero il contrario, come si chiede il regista in voice off, attribuendo proprio alla storia della citt creata dallaltoe dal nulla, predisposta quindi ad accogliere le novit del progresso incondizionatamente, le responsabilit della sproporzionata espansione edilizia gi a partire dagli anni Cinquanta, dellabusivismo e, infine, dellinsediamento di ben due stazioni nucleari. E, sempre a partire dalla Storia, stavolta quella nazionale, che fa discendere la sudditanza politica, economica e psicologica del nostro Paese dalle potenze occidentali un tempo Alleate, cos folle sospettare che lesito del referendum del 1987 sia stato pi o meno direttamente influenzato, o comunque strumentalizzato, dagli Stati Uniti e dalla Gran Bretagna, questultima per di pi ideatrice e artefice principale del progetto nucleare in terra pontina? Gli intenti di denuncia, connaturati alloggetto stesso della ricerca, assumono tuttavia nel documenario i toni di un impegno civile privo dindignazione grazie a unironia di fondo stemperante cui corrisponde la partecipazione accorata dellautore in prima persona, spesso presente nelle inquadrature mentre al lavoro per il film o assieme ai suoi collaboratori, come testimone di un amore sofferto e mai pienamente riconciliato con la propria terra. Serpeggia ovunque, e in maniera costante, la sensazione di una minaccia tuttora incombente: si avverte il pericolo di certe scorie in libert, eredi di un passato con cui occorre fare i conti, che ci obbliga ad adottare un nuovo sguardo sul mondo.

http://www.schermaglie.it/italiana/2125/scorie-in-liberta-lincredibile-avventura-del-nucleare-in-italia

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