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Gli Impianti Ospedalieri

Prof. Marcello Bracale

da Gli Impianti Ospedalieri


Guida alla progettazione integrata
di Giovanni Martinazzoli Editore La Nuova Italia Scientifica

Criteri generali di progettazione


Rapporto edificio-impianti
Il progetto impiantistico fortemente legato e influenzato dalle scelte architettoniche sulle quali impostato lospedale. A sua volta larchitettura pu essere pesantemente condizionata dai vincoli che gli impianti impongono sia nella fase di realizzazione che nel successivo periodo di esercizio, in termini di spazi, flessibilit, gestione e manutenzione. Si deve infatti tenere presente che lospedale un organismo caratterizzato da una continua evoluzione, legata allo sviluppo della tecnologia medica e alle possibili variazioni delle esigenze dellutenza. Questo comporta che allinterno dellospedale si abbia un frequente adeguamento delle destinazioni duso degli spazi interni e conseguentemente delle dotazioni impiantistiche. Inoltre, essendo un organismo in continua attivit, assume notevole importanza la facilit di intervento sugli impianti, per modifiche e soprattutto per manutenzione, e la possibilit di ridurre al minimo le interferenze con lattivit medica. Oltre quindi ai requisiti e alle prestazioni che limpiantistica generale deve assicurare alla configurazione base dellospedale, cos come inizialmente concepita, si devono affrontare quelli legati a una possibile variazione degli stessi nel tempo. Tale concetto trova la massima applicazione nella cosiddetta teoria dellindeterminatezza sulla quale sono stati sviluppati e realizzati alcuni ospedali, che peraltro hanno dimostrato come i vantaggi legati a una teorica totale flessibilit della. struttura e dellimpiantistica non sono giustificati da limpegno economico. Nella fase progettuale, quindi indispensabile definire i limiti e i vincoli imposti dagli impianti e che influenzano larchitettura e dallaltra la loro incidenza sui costi di realizzazione e gestione. I principali aspetti, che devono essere presi in esame sono identificabili in: correlazione, trasporti e movimentazione tra i diversi reparti, in particolare degenze, servizi di diagnosi e cura e servizi generali; flessibilit dellorganismo ospedaliero. nel corso del tempo e adattabilit alle future esigenze; economicit e rapidit nella realizzazione: sia per far fronte alle esigenze sociali sia per consentire di costruire una struttura in tempi compatibili con levoluzione tecnologica. In tal senso sono stati sviluppati numerosi progetti, in particolare in Inghilterra e negli Stati Uniti, che hanno portato a soluzioni tipologiche tra loro assai diverse ma che comunque hanno evidenziato alcune esigenze base: la necessit di distinguere la zona degenze dai servizi di diagnosi e terapia, garantendo dei collegamenti preferenziali (riservati ai degenti e senza interferire con i visitatori; la necessit di avere dei percorsi destinati al flusso principale dei visitatori e alle attivit collaterali dellospedale; lesigenza di favorire, in termini di flessibilit, la zona diagnosi e cura rispetto alle degenze.

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Tipologia edilizia
Nellaffrontare il rapporto tra edificio e impianti possibile individuare diversi livelli di correlazione. Il primo riguarda i riflessi, positivi e negativi, che pu avere la composizione volumetrica nei riguardi dellimpiantistica. Tra le soluzioni estreme, la tipologia a padiglioni introdotta alla fine del Settecento con la proposta di Le Roy e Vieil per la ricostruzione dellHotel de Dieu a Parigi e attualmente considerata non pi funzionale, e il monoblocco, espressione data dallarchitettura razionalista per definire un edificio a pi piani dove coesistono le degenze e i servizi di diagnosi e cura e che vede i primi esempi agli inizi degli anni Trenta negli Stati Uniti, esistono molteplici soluzioni intermedie. Ai fini dellimpostazione del progetto impiantistico possibile evidenziare le principali problematiche correlate alle tipologie edilizie che trovano oggi pi applicazione: ospedale a sviluppo orizzontale, costituito da una serie di edifici separati, collegati da un percorso principale indipendente (fig. 1a); ospedale a sviluppo orizzontale costituito da pi blocchi collegati da un percorso principale in stretta correlazione con i blocchi stessi (fig. 1 b); ospedale a sviluppo verticale, costituito da un monoblocco pluripiano con piastra servizi (fig. 1c). Va da s che soluzioni intermedie possono essere valutate in base ai principi base che valgono per gli esempi suddetti.

Tipologia a blocchi separati Vantaggi Consente di identificare in modo univoco le destinazioni dei diversi padiglioni specializzando le dotazioni impiantistiche e, per i reparti di diagnosi e Fig.1 Composizione volumetrica dellospedale cura, di prevedere soluzioni architettoniche e strutturali differenziate (interpiano, correlazione dei vani tecnici con i reparti), consentendo possibili economie laddove le esigenze degli impianti sono minori (ad esempio minori esigenze di spazi nei controsoffitti, maggiore semplicit nella gestione con la possibilit di differenziare il funzionamento degli impianti). Svantaggi Posto che per motivi gestionali e normativi le centrali tecnologiche siano comunque concentrate in un punto, si pone il problema della realizzazione delle reti di distribuzione orizzontali (fluidi, elettricit, comunicazione ecc.) e delle sottocentrali di scambio col singolo edificio.
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Tali reti richiedono percorsi (cunicoli o vani tecnici), che, in una corretta impostazione, devono garantire laccessibilit al personale per la manutenzione ed eventuali adeguamenti in relazione a futuri ampliamenti, con ingombri quindi non trascurabili3. Si hanno inoltre maggiori oneri di trasporto dei fluidi e perdite della distribuzione dellenergia rispetto alle altre due soluzioni. Le sottocentrali di scambio richiedono locali e aree praticabili, spesso con necessit di accessi dallesterno e di tipo carrabile. Nelle sottocentrali di scambio tra impianti generali e singolo edificio si ha, per motivi di affidabilit, un maggior numero di apparecchiature di riserva (ad esempio trasformatori nelle cabine elettriche).

Tipologia monoblocco Vantaggi Consente di ridurre i percorsi delle reti di distribuzione con minori perdite energetiche. possibile collegare locali con medesima destinazione duso alla stessa tipologia impiantistica con eliminazione di duplicazioni. pi semplice garantire laccessibilit degli impianti in quanto la maggior parte dei percorsi avviene allinterno di cavedi verticali e di controsoffitti o spazi tecnici. Svantaggi Gli ingombri degli impianti richiedono la creazione di cavedi verticali di notevoli dimensioni, inoltre i percorsi orizzontali sono necessariamente vincolati alle dimensioni degli impianti destinati ai reparti con maggiori esigenze e quindi, a meno di differenziare linterpiano, ci si pu trovare con volumi tecnici non sempre utilizzati completamente. La differenziazione dellinterpiano pu essere realizzata quando la tipologia edilizia prevede lubicazione delle degenze nei piani alti e i servizi di diagnosi e cura in quelli bassi (piastra). Lesigenza degli ampi spazi per i cavedi legata alla necessit di installare apparecchiature quali unit di trattamento aria, ventilatori di estrazione ecc. sulle coperture o comunque in aree che comunicano con lesterno. Nellorganizzazione o disposizione dei reparti soprattutto di diagnosi e cura si possono presentare vincoli impiantistici. Un esempio pu essere il reparto operatorio dove le esigenze di climatizzazione richiedono notevoli spazi e una correlazione con lesterno per garantire adeguati ricambi daria. Ne consegue che quasi da scartare lipotesi di inserire il reparto in un piano intermedio a meno di creare interpiani tecnici in altezze di 2 2,5 m, in grado di alloggiare le unit di trattamento aria. Si creano quindi vincoli tra lay-out dei reparti e impianti. Altro esempio sono reparti specialistici quali la dialisi, i laboratori, le terapie riabilitative, che hanno necessit di impianti specifici e con impegno di spazi limitrofi alle aree destinate alle attivit mediche. Maggiore rilevanza, nei casi di edifici a sviluppo verticale, assumono i sistemi di trasporto (ascensori, montalettighe, montacarichi) e in particolare i requisiti in termini di affidabilit, velocit ecc. degli stessi. Non trascurabile infine laspetto di protezione antincendio che rende necessaria la creazione di compartimenti e vie di esodo, scale di sicurezza ecc.

Volumi tecnici
Qualsiasi dotazione impiantistica implica la necessit di volumi per la collocazione delle centrali tecnologiche principali, dei sistemi di distribuzione primari (le reti), delle eventualisottocentrali locali e infine delle reti di distribuzione secondaria. A tale schematizzazione fanno capo tutti i sistemi presenti nellospedale con ununica eccezione, i sistemi di trasporto interni che di fatto non hanno una vera e propria centrale (ad esempio montacarichi, ascensori, minitrailer).

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Sebbene in modo sintetico, quindi opportuno individuare le principali parti di cui si compone un impianto (cfr. fig. 2).

Fig. 2 Articolazione degli impianti tecnologici di servizio

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Fig. 3 Schemi distributivi reti

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Le centrali tecnologiche Le centrali tecnologiche, in particolare per gli impianti termici e di condizionamento, elettrici, gas medicali e antincendio, hanno in comune alcune esigenze: occupano spazi non trascurabili; sono possibili fonti di inquinamento ambientale per emissioni gassose in atmosfera, rumore, scarichi liquidi; sono caratterizzate da elevati carichi statici (peso apparecchiature); devono essere facilmente accessibili per motivi di gestione e manutenzione; sono sottoposte a vincoli normativi che impongono distanze per motivi di sicurezza (ad esempio gas medicali) dagli edifici; necessitano di una correlazione con lesterno per motivi funzionali, quali areazione, smaltimento di calore ecc. La tendenza quindi quella di destinare aree specifiche ottimizzando la distanza delle stesse dalledificio principale, in relazione ai costi di trasporto, e destinare alle centrali fabbricati con caratteristiche compatibili con le dimensioni, pesi e requisiti delle apparecchiature in essi contenute. Dati generali che devono essere presi in esame nella definizione di un edificio destinato alle centrali tecnologiche sono: la portata dei solai e dei basamenti che deve essere generalmente compresa tra i 600 e i 1.000 kg/mq. Si sottolinea che in tutti i casi in cui si rendono necessari basamenti in calcestruzzo armato per le apparecchiature, al peso delle apparecchiature va aggiunto quello del basamento stesso; lesigenza in quasi tutte le centrali tecnologiche, in particolare quelle destinate agli impianti meccanici, di utilizzare le pareti e i solai per sostenere apparecchiature, tubazioni ecc. A meno quindi di realizzare strutture di sostegno indipendenti che scaricano il peso sul terreno o sui pilastri, necessario prevedere un sovraccarico pari a 200 300 kg/mq sulle coperture; le dimensioni delle apparecchiature che richiedono ampie luci per poterne consentire linstallazione.

Le reti primarie Ad eccezione di applicazioni in ospedali molto piccoli dove non necessario prevedere sottocentrali esiste la necessit di collegare le centrali tecnologiche principali a sottocentrali localizzate in prossimit delle utenze. Le soluzioni proponibili possono essere di tipo distribuito, con linstallazione delle reti allinterno di interpiani tecnici o concentrate con percorsi principali quali cunicoli, percorsi aerei o gallerie servizi (cfr. fig. 3). Le caratteristiche peculiari dei percorsi principali di distribuzione sono: laccessibilit che comporta, nel caso delle gallerie servizi, unaltezza minima di 2,5 m con una larghezza che pu oscillare tra i 2 e i 3,5 m; la necessit di collegamento con i vani destinati alle sottocentrali e, qualora queste non siano allo stesso livello, con vani tecnici verticali (cavedi) che a loro volta dovranno essere comunicanti con le sottocentrali; la possibilit di accedere dallesterno per effettuare operazioni di manutenzione; la necessit di avere aperture e vie di fuga direttamente sullesterno quando si abbiano percorsi chiusi con lunghezza superiore a 5060 m.

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Lincidenza in termini di volumetria dei percorsi impiantistici principali comunque limitata se si considera che le reti principali hanno uno sviluppo essenzialmente lineare dalla centrale a un numero discreto di sottocentrali.

Le sottocentrali Le sottocentrali sono il punto di collegamento tra i sistemi principali di distribuzione (fluidi, lettricit, comunicazione) e le diverse zone dellospedale e di fatto rappresentano il punto in cui gli impianti vengono caratterizzati rispetto alle esigenze del reparto. Esempio sono le sottocentrali di condizionamento dove, in funzione delle esigenze di temperatura e umidit del reparto servito, vengono installate unit che trattano localmente laria. Analoga funzione svolta dal quadro elettrico generale di reparto dal quale, in funzione delle esigenze, si diramano le alimentazioni a sottoquadri o direttamente alle utenze elettriche. Dal punto di vista delle interferenze con ledificio le sottocentrali hanno sicuramente un impatto pi evidente. Le sottocentrali che di fatto richiedono i maggiori spazi sono: le sottocentrali termiche e di produzione di acqua calda sanitaria; le sottocentrali di trattamento aria; le cabine di trasformazione nel caso di ospedali con distribuzione primaria in media tensione; i quadri elettrici principali. Requisito comune, come gi accennato, la correlazione con i percorsi principali (galleria servizi, interpiano tecnico, cavedi verticali) e, soprattutto per le unit di trattamento aria, la comunicazione con lambiente esterno per il prelievo e lespulsione dellaria (cfr. fig. 4). Le soluzioni pi adottate per lubicazione delle varie sottocentrali sono: per le unit di trattamento aria e le sottocentrali termiche le coperture o i piani terra e interrati; per le cabine di trasformazione i piani terra e interrati, se possibile con laccesso a cielo libero; per i quadri di reparto spazi ai piani interrati o ai diversi piani in adiacenza ai percorsi distributivi verticali (cavedi). Operando una semplificazione ma fornendo un dato utile al progettista, possibile definire dei valori di superficie in pianta occupata dallimpiantistica in funzione dei reparti (tab. I). Per gli impianti di climatizzazione circa il 60% della superficie necessaria pu essere allaperto, sulle coperture o in aree sopraelevate rispetto al livello del suolo di almeno 3 m, per consentire il prelievo dellaria a un livello superiore al terreno riducendo laspirazione di polveri. Le sottocentrali rappresentano il punto di confine tra la distribuzione primaria, caratterizzata da un limitato grado di flessibilit, e la distribuzione secondaria che, al contrario, dovr garantire maggiore adattabilit alle variazioni delle esigenze dei reparti. Ulteriori requisiti, che caratterizzano le sottocentrali, sono: accessi preferenziali per il personale di manutenzione. Nellubicazione dei vani tecnici deve quindi essere posta attenzione al percorso del personale tecnico, che dovrebbe essere indipendente da quello del personale medico e paramedico sia per questioni igieniche, sia in relazione allormai frequente gestione degli impianti da parte di ditte esterne; necessit di altezze interne dei locali pari almeno a 3 metri; carichi dovuti ai macchinari sui solai dellordine dei 300400 kg/mq; necessit di staffaggio degli impianti alle pareti e ai solai;

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Tab. I Superficie richiesta per le centrali tecnologiche in funzione delle dimensioni e tipologia del reparto.

Degenze blocchi Reparti diagnosi e cura Blocco operatorio

ogni 200 mq ogni 200 mq ogni 200 mq

20 mq 40 mq 50 mq

necessit di insonorizzare le pareti in quanto allinterno dei locali possono essere installati macchinari rumorosi; necessit di compartimentazione antincendio.

Fig. 4 Ubicazione tipica dei volumi tecnici

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Fig. 5 Organizzazione della distribuzione impiantistica allinterno dei fabbricati

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Distribuzione secondaria La distribuzione secondaria costituita da tutte le reti che raggiungono la singola utenza. In termini dimensionali limpianto che richiede maggiori spazi sicuramente quello di climatizzazione e ventilazione. Le soluzioni per installare le reti di distribuzione secondarie sono essenzialmente due: ubicazione degli impianti nel piano di pertinenza, allinterno di controsoffitature o a vista; installazione degli impianti in interpiani tecnici con altezza variabile tra 2 e 2,5 m. La prima soluzione, pi tradizionale anche perch utilizzata nella quasi totalit delledilizia ad uso terziario, quella che prevede il passaggio degli impianti nei controsoffitti e, in parte, in pavimenti sopraelevati. A questultimo proposito opportuno sottolineare che la soluzione del pavimento sopraelevato non pu considerarsi applicabile nel settore ospedaliero a meno di alcuni casi (locali CED o assimilabili), in quanto il pavimento sopraelevato rappresenta un possibile deposito di polvere e sporcizia. Distribuzione in controsoffitto La soluzione del controsoffitto, se estesa sia ai corridoi che ai locali serviti (distribuzione diffusa), consente di realizzare distribuzioni ai locali sottostanti e a quelli sovrastanti (cfr. fig. 5). In tal caso le controsoffittature devono avere unaltezza costante pari a circa 1,5 m e influiscono quindi in modo sensibile sulla volumetria globale. A discapito della soluzione diffusa sono: necessit di intervenire per manutenzione smontando i controsoffitti dallinterno dei reparti, con notevoli interferenze con lattivit ospedaliera; ridotte possibilit di mantenere un adeguato livello di pulizia allinterno dei controsoffitti dei locali ad uso medico in quanto gli spazi tecnici non sono praticabili. Tale soluzione ha il vantaggio di un discreto livello di flessibilit in quanto possibile raggiungere con gli impianti tutta la superficie sottostante e sovrastante. Nel caso in cui i percorsi impiantistici siano limitati ai corridoi (distribuzione concentrata), si ha il vantaggio di ridurre linterpiano in quanto possibile ridurre laltezza dei corridoi a 2,4 m, garantendo spazi tecnici con altezze pari a 1,51,8 m con un interpiano pari a circa 4 m. Si viene per a ridurre notevolmente la flessibilit. Inoltre, nel caso di controsoffittature dei soli corridoi per le distribuzioni impiantistiche, fondamentale, analisi coordinata tra strutture e impianti, in particolare per quanto riguarda le travi e i cavedi. necessario infatti garantire una continuit di percorso tra i cavedi verticali e i corridoi dove sono installate le controsoffittature. Requisiti fondamentali in questo caso sono: che i cavedi principali normalmente ricavati nella zona scale-ascensori abbiano una sufficiente larghezza rivolta verso il corridoio per permettere agli impianti di inserirsi nel vano al di sopra del controsoffitto; che le travi di collegamento che attraversano i corridoi non siano estradossate rispetto al solaio, in quanto si verrebbero a creare riduzioni dello spazio destinato agli impianti; che sia possibile un collegamento tra il cosiddetto vano tecnico nel controsoffitto e lambiente da servire con gli impianti.
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Distribuzione a vista Sebbene non sia necessariamente pi economica, in quanto richiede un buon livello di finitura, la soluzione con limpiantistica a vista consente alcuni vantaggi diretti e indiretti che la rendono auspicabile per molte applicazioni: facilit di manutenzione e soprattutto immediatezza dellindividuazione del guasto (perdita, rottura); visibilit dello stato generale dellimpiantistica che porta necessariamente a pi frequenti interventi di pulizia e manutenzione. Questultimo concetto generalmente sottovalutato dal progettista, che tende a non preoccuparsi degli aspetti legati alla manutenzione degli impianti. Considerando una utenza quale un ospedale, dove il mantenimento delle condizioni igieniche fondamentale, si dovrebbe consentire in modo agevole ogni intervento atto a mantenere a un livello accettabile tale requisito. Le soluzioni che prevedono loccultamento degli impianti (ad esempio controsoffitti, gallerie di distribuzione non praticabili, cavedi non accessibili) portano al contrario al completo abbandono fino al momento in cui si presenta un guasto o la necessit di modifiche. Nella tab. II sono riportate indicazioni sui reparti dove preferibile avere limpiantistica a vista.
Tab. II Reparti dove sono proponibili gli impianti a vista

Laboratori Locali destinati al pubblico Fisioterapia Altri Cucina Lavanderia Depositi Caffetteria Mensa Interpiano tecnico La terza soluzione, linterpiano tecnico, quella che dal punto di vista impiantistico ha il maggiore livello di flessibilit e accessibilit. Linterpiano tecnico consiste, come accennato, nel prevedere tra due piani dellospedale un vano praticabile dove possibile installare oltre alle reti di distribuzione secondarie, apparecchiature e attrezzature a servizio del piano sovrastante e sottostante e ricavare gli spazi necessari alle sottocentrali. I vantaggi dellinterpiano tecnico sono chiaramente: maggiore accessibilit agli impianti; maggiore flessibilit; completa separazione tra attivit mediche e attivit di servizio. Il principale fattore negativo, che ne limita lapplicazione, quello economico, in quanto la creazione dellinterpiano tecnico comporta un aumento della volumetria stimabile nel 4050%. A tale proposito va sottolineato che una corretta analisi economica deve prendere in considerazione oltre al costo di prima installazione anche quelli legati alla successiva gestione e agli oneri dovuti alle variazioni dei reparti durante la vita dellospedale, voci che sono entrambe a favore dellinterpiano. Oggi a valle di numerose esperienze si ritiene che linterpiano tecnico sia proponibile in ospedali con almeno 300 posti letto. Collegamenti verticali Relativamente ai collegamenti verticali (cavedi) le loro dimensioni e frequenza dipendono:
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dalla tipologia costruttiva e dal numero di piani dellospedale; dagli impianti presenti nei reparti serviti dal cavedio; dallubicazione delle centrali e sottocentrali di trattamento aria. Se le unit di trattamento sono installate ai piani interrati, allinterno dei cavedi verticali devono essere installate anche le canalizzazioni di presa di aria esterna. In linea di principio opportuno prevedere un cavedio verticale ogni 30 metri con dimensioni comprese tra i 4 e i 6 mq se in presenza di distribuzione in controsoffitto, mentre la frequenza pu diminuire (1 cavedio ogni 50 60 metri) se la distribuzione secondaria avviene allinterno di interpiani tecnici. Nel primo caso infatti la ridotta dimensione del vano disponibile nel controsoffitto non consente di prevedere distribuzioni impiantistiche molto estese in senso orizzontale. I cavedi verticali devono essere ispezionabili, dotati di porte di apertura e di solai tecnici per ogni piano, realizzati con grigliati per consentire al personale di accedere per effettuare operazioni di manutenzione (fig. 6).

Fig. 6 Caratteristiche dei vani tecnici verticali Pag. 12 di 46


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E inoltre preferibile che la parte frontale del cavedio non sia realizzata in cemento armato. Il cavedio non deve essere cio un elemento strutturale chiuso, bens deve avere almno una parete aperta; questo in quanto: a ogni piano il collegamento tra il cavedio e il vano (controsoffitti o interpiano tecnico) destinato alla distribuzione orizzontale, nel caso di gabbie chiuse, renderebbe necessario prevedere asole per linter dimensione del cavedio; la presenza di una parete di tamponatura in mattoni o materiale similare rende possibile chiudere il cavedio dopo la realizzazione degli impianti.

Flessibilit e accessibilit
Il concetto di flessibilit, per quanto riguarda le distribuzioni impiantistiche, trova come visto la sua massima espressione nella realizzazione di un piano tecnico per ogni due piani destinati allattivit medica. Linterpiano tecnico consente infatti di: effettuare la maggior parte delle operazioni di manutenzione ordinaria, senza interferire con lattivit ospedaliera, di modificare le dotazioni impiantistiche in funzione delle mutate esigenze dei reparti riducendo al minimo i vincoli allinterno dei reparti stessi. Quale esempio, una modifica nella partizione dei lOcali non vincolata dai percorsi degli impianti interni; raggiungere, dal soffitto o dal pavimento, apparecchiature elettromedicali e nuove utenze qualsiasi sia la posizione delle stesse allinterno dei locali.. Passando dal piano tecnico a soluzioni distributive pi tradizionali con volumi interni al piano destinati agli impianti (controsoffitti/impianti a vista) i due requisiti, la flessibilit e laccessibilit, risultano in Parte contrastanti. Se infatti la flessibilit compatibile con la realizzazione di spazi tecnici di minori dimensioni realizzati con controsoffittature, laccessibilit spinge alla realizzazione degli impianti a vista che peraltro, per garantire un soddisfacente aspetto estetico, devono essere ben coordinati con ledilizia e quindi possono di fatto risultare meno flessibili. Un criterio di scelta tra le varie soluzioni distributive quello di analizzare le esigenze specifiche dellarea servita dagli impianti. Si pu osservare infatti come il requisito di flessibilit degli ambienti, e conseguentemente degli impianti, si differenzi notevolmente tra i reparti di degenza e similari e i reparti destinati in generale a diagnosi e cure. Per le degenze il concetto di flessibilit si riduce prevalentemente alla possibilit di variare il numero di camere destinate a una o altra specialit medica. Associando degenze con analoghi requisiti, possibile garantire la flessibilit senza dover necessariamente intervenire sugli impianti. Le dotazioni impiantistiche delle camere di degenza della maggior parte dei reparti (illuminazione, f.m., ventilazione, temperatura, gas medicali) sono infatti uguali. Pi impegnativo al contrario il concetto di flessibilit per i reparti di diagnosi e cura. Lesperienza degli ultimi anni ha infatti evidenziato, oltre a una crescita in termini di superficie molto pi evidente per le zone di diagnosi e cura rispetto alle degenze (cfr. fig. 7), come sia difficile prevedere gli spazi, i requisiti ambientali e la tipologia di tali reparti. Oltre a ci si assistito a un fenomeno di crescita delle varie specialit mediche non costante nel tempo, legato allevoluzione di apparecchiature medicali che richiedono sovente ampi spazi destinati poi a ridursi per effetto dello sviluppo tecnologico che tende, una volta affermata lapparecchiatura, a miniaturizzarla.

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In questo caso si pu porre il problema di prevedere spazi con le relative dotazioni impiantistiche che gi durante il periodo di progettazione e realizzazione dellospedale variano in numero, caratteristiche e dimensioni. Una possibile risposta a queste esigenze il criterio della "indeterminatezza", che si concretizza nel predisporre sia per le strutture edilizie che per gli impianti una dotazione di primo livello, dimensionata per soddisfare ogni possibile variazione di requisiti, e una dotazione distributiva di secondo livello, che adattata di volta in volta alle variazioni dellutenza nel corso degli anni. Ci dal punto di vista strutturale si concretizza in telaio con grandi luci (normalmente le maglie 7,2 x 7,2 x 8 x 7,4 o 8 x 9 sono considerate soddisfacenti, per le aree di diagnosi e cura mentre per le degenze si pu utilizzare una maglia 4,8m x 6m o 4,8m x 7,2m), mentre per gli impianti appare evidente la necessit del vano tecnico nelle zone di diagnosi e cura per poter d fatto raggiungere ogni punto dello spazio destinato alle attivit mediche. Tale impostazione impone chiaramente un sovradimensionamento delle dorsali (canalizzazioni, tubazioni, linee elettriche principali) e una maggiore ricchezza in termini di terminali di impianto con una conseguente maggiore incidenza sui costi. A conclusione di quanto sopra detto si pu individuare il seguente criterio: per le degenze, vuoi per la minore quantit di impianti presenti e i minori ingombri degli stessi, vuoi per un tempo di ristrutturazione funzionale molto pi lento, possibile prospettare soluzioni che non abbiano necessariamente il vano tecnico, con benefici di tipo economico. Sempre per le limitate necessit di modifiche anche laspetto gestionale (manutenzione) assume una diversa rilevanza, tale da consentire di proporre il controsoffitto come soluzione distributiva; per i reparti diagnosi e cura la soluzione che consente di ottimizzare il rapporto edificioimpianto, soprattutto se valutata in relazione alla vita dellospedale, quella che prevede un vano tecnico dove ubicare le distribuzioni impiantistiche e le sottocentrali.

Fig. 7 Superficie in mq/posto letto Fonte: Rossi Prodi, Stocchetti, 1992

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Fig. 2 Schemi funzionali dei principali sistemi di climatizzazione

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Scheda 1 Classificazioni principali sistemi di climatizzazione

Gli impianti di climatizzazione sono classificabili in: impianti misti (aria-acqua); impianti a tuttaria. 1. Limpianto misto costituito da una unit. di trattamento che fornisce laria condizionata di rinnovo mentre i carichi termici invernali ed estivi sono neutralizzati da un impianto a radiatori o a ventilconvettori. Vantaggi di tale sistema sono, le ridotte dimensioni dei canali dellaria e l possibilit di ottenere semplicemente una regolazione locale della temperatura intervenendo sui terminali ad acqua (fig. 2a). 2. Gli impianti a tuttaria, grazie a una maggiore quantit di aria trattata garantiscono sia il ricambio di aria esterna sia la neutralizzazione dei carichi termici (dispersioni in inverno e rientranze in estate). Le soluzioni realizzative sono in questo secondo caso molteplici. Le pi diffuse sono: impianti monocondotto a bassa velocit o alta velocit. Laria trattata centralmente da una sola unit di trattamento e le eventuali regolazioni sono effettuate con batterie di post riscaldamento locali (ad acqua o elettriche) (fig. 2b). Se la distribuzione ad alta velocit, possibile effettuare anche una regolazione della portata mediante serrande installate sui canali prima dellutenza (fig. 2c); impianti multizone a bassa velocit, dove viene miscelata, a livello di unit di trattamento, laria calda e laria fredda per consentire una differenziazione della temperatura per i diversi locali (fig. 2d); la distribuzione dellaria al singolo locale effettuata mediante unapposita canalizzazione; impianti a doppio condotto ad alta velocit; dove viene distribuita contemporaneamente aria calda ed aria fredda che viene successivamente miscelata, mediante "cassette miscelatrici" a livello di utenza (fig. 2e).

Degenze
Le camere di degenza rappresentano allinterno dellospedale larea con maggiore fattore di utilizzo. Se infatti la presenza di persone nelle aree di servizio e di diagnosi e cura si limita nella maggior parte dei casi al periodo diurno, nel caso delle camere di degenza tale permanenza si estende allintero arco della giornata. Dal punto di vista dei requisiti impiantistici si pu distinguere tra degenze normali, cui fanno riferimento la maggior parte dei reparti, e degenze particolari rappresentate essenzialmente da: malattie infettive; geriatria; psichiatria; pediatria e neonatologia.

Degenze normali Tradizionalmente limpianto di climatizzazione si limitava al mantenimento delle condizioni interne di temperatura invernale. In seguito i requisiti di igiene hanno imposto un ricambio di aria esterna con sistemi meccanici, che ha spinto ad adottare soluzioni con impianti di termoventilazione o di condizionamento.
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Lestensione del semplice riscaldamento invernale al condizionamento estivo per camere di degenza oltre a consentire un maggior livello di benessere generale, pu essere in alcuni casi fattore terapeutico (ad esempio reparto ustionati, tireotossici, intossicati da barbiturici), dove uno dei parametri che intervengono nella cura il fatto che il malato possa perdere calore per evaporazione e per radiazione. Un ulteriore fattore che pu rendere necessario il raffrescamento estivo la tendenza a rendere sempre pi luminosa la camera di degenza e quindi a prevedere ampie superfici vetrate, con una notevole incidenza dellirraggiamento sulle condizioni interne. Per contro realizzare un vero e proprio condizionamento con controllo sia della temperatura che dellumidit relativa nelle degenze pu essere particolarmente oneroso in termini gestionali. A meno quindi di ubicazione geografica dellospedale in aree molto calde, al condizionamento estivo vero e proprio si tende a sostituire un raffrescamento, si garantisce cio un livello di temperatura costante, inferiore a quella esterna di 5 6C, con una pi ampia tolleranza sui valori di umidit relativa rispetto al condizionamento. Le caratteristiche generali che deve avere limpianto di climatizzazione per i reparti di degenza sono quindi: garantire una temperatura interna con valori tra 21-23C in inverno e 27-28C in estate e il controllo dellumidit relativa tra il 40 e il 50%. Rispetto a tali valori, soprattutto quelli estivi, si potuto verificare in numerose applicazioni come non sia vincolante il mantenimento della temperatura interna di progetto nei periodi di massimo carico esterno in quanto variazioni contenute entro 1-2 C sono normalmente tollerate. stato verificato su un campione che l80% dei degenti trova normalmente soddisfacente in estate una temperatura interna di 27C con UR 50% (cfr. "diagramma del benessere" in fig. 3); consentire il ricambio di aria minimo necessario al mantenimento delle condizioni igieniche (2vol/h) con unadeguata filtrazione; consentire la regolazione della temperatura per zone omogenee che possono avere diverse esigenze in funzione del reparto e delle diverse esposizioni; eliminare gli odori prevedendo impianti di estrazione direttamente dalle camere e attraverso i servizi igienici. A ci si aggiungono alcune prescrizioni di carattere generale che assumono notevole importanza ne! caso dei reparti di degenza e pi precisamente: economicit di esercizio, in relazione allincidenza in termini volumetrici delle degenze sullintera infrastruttura e in termini di continuit di funzionamento 24 ore su 24; bassa rumorosit legata alla presenza di persone a letto durante lintero arco della giornata; necessit di sistemi terminali (radiatori, bacchette di immissione aria ecc.), che riducano il deposito di polvere e il movimento della stessa. Le soluzioni impiantistiche che trovano attualmente maggiore applicazione (fig. 4) sono: impianti di raffrescamento misti con terminali ad acqua per il solo periodo invernale e ricambio di aria esterna sia per il periodo invernale che estivo; impianti a tuttaria con termoventilazione invernale e raffrescamento estivo; qualora sia indispensabile il condizionamento per lubicazione geografica dellospedale, impianti misti con mobiletti ad aria primaria. In questo caso opportuno optare per sistemi con terminali ad induzione in luogo di fan-coil per la minore rumorosit dei primi, vista lassenza del ventilatore.

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Fig. 3 Diagramma del benessere

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Il riscaldamento invernale e raffrescamento estivo pu essere realizzato con un impianto base a radiatori o a pannelli radianti associato a un impianto con unit di trattamento e canalizzazioni di distribuzione dellaria di rinnovo. Limpianto misto rappresenta la soluzione pi economica e quella di minore impatto con la struttura, in particolare per i ridotti spazi necessari alle reti di distribuzione dei fluidi e alle ridotte dimensioni de!le canalizzazioni de!laria di rinnovo. Le portate daria sono infatti circa la met di quelle che sarebbero richieste da un buon impianto di termoventilazione e conseguentemente si hanno dimensioni dei canali minori. Nel caso di impianti con radiatori deve essere posta particolare cura nella scelta degli stessi che devono essere preferibilmente lisci (onde evitare depositi di polvere) e installati in modo tale da facilitare le operazioni di pulizia. Inoltre lapplicazione di valvole termostatiche sul singolo elemento radiante pu consentire una regolazione differenziata e controllata dei diversi locali. I pannelli radianti, sono caratterizzati da una maggiore inerzia termica rispetto ai radiatori (o piastre radianti) e conseguentemente hanno una risposta pi lenta alla variabilit delle condizioni esterne. I pannelli radianti non consentono inoltre di realizzare facilmente una regolazione differenziata della temperatura nei diversi locali. La soluzione con le tubazioni radianti installate a pavimento non infine particolarmente indicata in ambito ospedaliero per i disagi che pu provocare al personale medico e paramedico, che svolge la propria attivit prevalentemente in piedi. A vantaggio dei pannelli radianti, qualora si siano installati a soffitto, la possibilit nel periodo estivo di inviare acqua refrigerata, fornendo un contributo al sistema di raffrescamento estivo che prevede la sola immissione di aria primaria trattata.

Fig. 4 Soluzioni distributive per le camere di degenza Napoli, 19/01/2011


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La climatizzazione con impianti a tuttaria pu, in relazione alla portata immessa nei locali, provvedere alla termoventilazione invernale e al raffrescamento estivo o al condizionamento vero e proprio. Il limite della soluzione a tuttaria per t degenze la difficolt a realizzare una regolazione differenziata per ogni camera, a meno di prevedere batterie di post-riscaldamento locali. Inoltre, a parit di quantit di aria di rinnovo, le portate dellaria pr realizzare una buona termoventilazione sono circa il doppio, con aumento delle dimensioni delle canalizzazioni rispetto alla soluzione mista aria-acqua. Il condizionamento integrale non trova giustificazione nei nostri climi salvo per alcuni reparti speciali. In questo caso la soluzione impiantistica pu essere: con impianti a tuttaria a bassa velocit con batterie locali di post-riscaldamento; con impianti a tuttaria ad alta velocit a portata variabile con cassette riduttrici di prssione e modulazione della portata per ogni camera o gruppo di camere; con impianti ad alta velocit a doppio condotto a portata costante con cassette misclatrici per ogni camera o gruppo di camere. Lipotesi di applicare impianti multizone a bassa velocit, abbastanza remota per il numero e le dimensioni delle canalizzazioni che si renderebbero necessarie in un reparto di degenza.

Reparto infettivi I reparti infettivi sono stati oggetto di una recente direttiva del ministero della Sanit, che ha fissato linee guida con valori e standard impiantistici di riferimento, e come tali sono gli unici a essere sottoposti a una normativa recente. Va osservato che i dati di progetto indicati dal ministero sono drasticamente inferiori a quelli considerati ottimali dalla precedente legislazione, soprattutto per quello che riguarda il ricambio del! aria. Per le camere di degenza si indicano valori di ricambio minimo pari a 4-6 vol/h contro i 12 vol/h indicati dalla C.M. Lavori Pubblici 13011/1974. Questi ultimi sono sicuramente pi idonei a garantire un adeguato livello di purezza dellaria. Infatti, essendo le camere di degenza completamente sigillate, il ricambio con aria esterna deve essere elevato per garantire unadeguata percentuale di ossigeno in ambiente. Si ritiene quindi che i valori indicati dalla legge 135/1990 debbano essere considerati valori minimi utilizzabili per interventi di ristrutturazione di reparti esistenti, dove esistono vincoli di tipo dimensionale per linstallazione di impianti o limitazioni di tipo economico. Limpianto di climatizzazione, nel caso di degenze per infettivi, deve garantire, oltre al ricambio daria, un corretto flusso dello stesso, mantenendo diversi livelli di pressione interna. In relazione al tipo di degente si pu avere una prima classificazione: malati immunodepressi che devono essere protetti e preservati dallambiente esterno; malati contagiosi dai quali deve essere protetto lambiente esterno. In relazione a questa classificazione deve essere garantito un diverso livello di pressione tra la camera di degenza e le zone esterne. Posto che la camera di degenza per infettivi deve essere comunque separata dal corridoio da una zona filtro, nel caso di immunodeficienza la camera deve essere in sovrapressione rispetto al locale filtro, nel secondo caso la camera di degenza deve essere in depressione rispetto agli ambienti circostanti e al filtro. Il filtro deve in ogni caso essere in depressione rispetto ai corridoi e ai locali di servizio.
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Al fine di garantire una flessibilit nellimpiego dei locali opportuno che i livelli di pressione siano modificabili mediante serrande poste sulle canalizzazioni di immissione dellaria. Nella fig. 5 sono schematizzate le due configurazioni. In relazione agli elevati volumi di aria da immettere nelle camere si in presenza di impianti a tuttaria esterna o di impianti ad aria primaria con integrazione a radiatori dove non vincolante il condizionamento estivo. Nel caso di impianti misti, con radiatori, questi ultimi devono essere a superficie liscia e comunque tali da agevolare le operazioni di pulizia e disinfezione. Gli impianti di climatizzazione devono inoltre rispondere ai seguenti requisiti: deve essere effettuata una filtrazione sia sullaria di immissione che su quella di estrazione; non necessario prevedere filtrazione assoluta ad eccezione di eventuali camere sterili; non ammesso il ricircolo dellaria; la presenza di elevati volumi daria immessa richiede la presenza di post-riscaldamento anche estivo che, dove possibile, deve essere realizzato con energia termica di recupero (ad esempio calore di condensazione della centrale frigorifera); il post-riscaldamento, in funzione della disposizione delle diverse aree (degenze, servizi ecc.) pu essere di zona o locale per locale. In questo secondo caso necessario installare batterie di postriscaldamento allinterno del reparto, cosa in linea di principio non auspicabile in quanto la presenza delle batterie rende meno agevole la manutenzione, obbligando il personale tecnico a operare in un reparto infettivi, richiede maggiori spazi nei controsoffitti (vani tecnici) e rappresenta un possibile deposito di sporcizia. Questo a meno di aumentare il numero delle canalizzazioni prevedendo unalimentazione per ogni camera e installando le batterie post-riscaldamento in unarea esterna ai reparto; lumidificazione, al fine di eliminare i possibili "inquinamenti" da batteri deve essere del tipo a vapore; lunit di trattamento dellaria deve essere preferibilmente installata in prossimit del reparto. Ci in relazione alle dimensioni e al numero non trascurabile di canalizzazioni; limpianto di estrazione delle zone sporche, deposito salme ecc. deve essere indipendente da quello dei servizi igienici; devono essere differenziati gli impianti a servizio delle camere di degenza che sono caratterizzati da un funzionamento 24 ore su 24 da quelli a servizio degli altri reparti sempre infettivi (day hospital, ambulatori, studi medici, medicherie) che hanno un funzionamento su 12 ore. Si quindi in presenza, nello stesso reparto, di due impianti di climatizzazione indipendenti tra loro. Sempre in relazione agli spazi non trascurabili per le canalizzazioni di distribuzione dellaria, assumono particolare importanza le predisposizioni architettoniche per il passaggio degli impianti. Ferma restando lauspicabilit del vano tecnico si possano fare le seguenti considerazioni. 1. La normativa vigente imporrebbe un interpiano per i reparti infettivi pari a 3,5 metri. Tale altezza chiaramente riferita ai locali di degenza e ai principali servizi e fa riferimento a ospedali senza sistemi di ventilazione forzata. In tal caso, considerando ammissibile nei corridoi unaltezza di 2,4 metri si avrebbe disponibile almeno 1 metro per il passaggio degli impianti. Per contro le attuali tendenze, che vedono spesso il reparto infettivi inserito in un unico edificio ospedaliero, sono di portare ad almeno 3,2 metri, se non a 3 metri, linterpiano per omogeneit con gli altri reparti, riducendo cos gli spazi nei contro soffitti. 2. Lo sdoppiamento degli impianti (12 ore/24 ore), la necessit di post-riscaldamento per aree omogenee, la presenza di sistemi di estrazione dellaria specifici per alcuni locali (ad esempio deposito sporco) comportano di fatto un elevato numero di condotti (canali, tubazioni). Da qui lesigenza di prevedere cavedi verticali di dimensioni superiori a quanto richiesto dai normali

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reparti di degenza, di studiare, per quanto possibile, lorganizzazione del reparto in modo da ottimizzare i percorsi, di aumentare eventualmente il numero dei cavedi.

Fig. 5 Sistema di immisione dellaria per reparti infettivi

Geriatria Le camere di degenza della geriatria sono caratterizzate dalla presenza continuativa di persone prevalentemente in grado di muoversi e comunque non costrette a letto. Lattuale tendenza infatti quella di separare gli anziani non deambulanti, spostandoli in reparti di degenza normali. Dal punto di vista impiantistico le differenze sostanziali rispetto alle degenze normali riguardano una maggiore necessit di ricambio daria, che opportuno portare a 3 voi/h, e una ridotta dotazione di impianti gas medicai i (cfr. cap. 4).

Psichiatria Anche in questo caso le camere di degenza sono caratterizzate dalla presenza di pazienti prevalentemente deambulanti. I requisiti impiantistici riguardano essenzialmente gli aspetti legati alla sicurezza, che si concretizzano in terminali di impianto non facilmente smontabili e privi di componenti che possono rappresentare fonti di pericolo per i pazienti.

Reparto pediatrico neonatale Nel reparto neonatale possono distinguersi due aree prevalenti, quella destinata alle madri e quella destinata ai bambini (nursery). La zona destinata alle madri riconducibile, come requisiti, alle degenze normali. Per le degenze pediatriche la circolare 13.011/1974 indica un ricambio minimo pari a 3 vol/h mentre per la nursery i requisiti sono pi stringenti sia per quanto riguarda il ricambio daria,
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almeno pari a 10 vol/h, che per il microclima. I valori ottimali di temperatura e umidit relativa sono in questo caso rispettivamente pari a 25-26 C e 50-60% UR sia nel periodo estivo che invernale. quindi necessario prevedere il condizionamento della nursery che in relazione agli elevati volumi di aria esterna realizzabile con impianti a tuttaria con batterie di post-riscaldamento locali, se monocondotto a bassa velocit, o con cassette riduttrici di portata/miscelatrici, se ad alta velocit monocondotto o doppio condotto. Per i reparti immaturi, infine, limpiego di incubatrici con controllo della temperatura e dellumidit consente di svincolare le condizioni interne degli ambienti dalle esigenze dei neonati. Caratteristiche peculiari che devono essere considerate nel dimensionamento dellimpianto sono: nella zona nursery si ha unelevata concentrazione di apparecchiature, in particolare le incubatrici e le lampade per fototerapia, che rappresentano un carico termico interno di cui si deve tenere conto nel dimensionamento dellimpianto di condizionamento; lincidenza delle superfici vetrate in genere superiore a quella degli altri reparti, in quanto si tende a favorire lilluminazione naturale che ha effetti positivi sui bambini.
Scheda 2 Le camere bianche

Si definisce camere bianca un ambiente dove garantito un volume daria di ricambio contaminazione controllata. Le camere bianche sono classificate secondo norme American Federal Standard 209D in base massimo numero di particelle contaminanti dimensioni pari a 0,5 micrometri per piede cubo

a le al di

La classe delle camere bianche ulteriormente classificata in base a tre condizioni di lavoro: As build: ambiente completo per essere utilizzato ma senza apparecchiature e personale At rest: ambiente completo per essere utilizzato con apparecchiature funzionanti ma senza personale Operational: ambiente di lavoro completo con apparecchiature funzionanti e personale presente

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Reparto operatorio
Il reparto operatorio e in particolare le sale operatorie rappresentano uno dei nuclei tecnologicamente pi avanzati allinterno dellospedale. I parametri ambientai i sui quali deve essere effettuato un controllo sono la temperatura, lumidit relativa, il grado di contaminazione dellaria, la presenza cio di polveri, vapori, e pi in generale aeriformi, e la velocit di immissione dellaria negli ambienti. Limpianto di climatizzazione rappresenta quindi un sistema ausiliario allattivit medica di fondamentale importanza. innanzitutto opportuno sottolineare che le esigenze degli ambienti che compongono il reparto operatorio non sono uguali, sebbene possano essere soddisfatte da un unico impianto. Nella tab. IV sono riportati i valori ottimali delle condizioni interne per ogni locale.

In relazione agli elevati volumi daria richiesti, il sistema impiantistico pi idoneo quello con unit di trattamento a tuttaria multizone, a doppio o monocondotto con batterie di postriscaldamento e, per le sale operatorie vere e proprie, unit locali di post-riscaldamento. Le principali zone in cui limpianto deve essere suddiviso, in base alle diverse esigenze microclimatiche interne, sono: sale operatorie/sale parto; preparazione paziente, risveglio, preparazione chirurghi; camere degenza post-operatorie; sale risveglio; locali di servizio; sterilizzazione; se presente zona anestesia.

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Un ulteriore fattore che incide sullimpiantistica lorganizzazione del reparto operatorio e pi precisamente se si in presenza di un unico blocco operatorio che raccoglie le diverse specialit (questa la soluzione attualmente pi adottata) o se ogni reparto operatorio associato alla propria clinica. Nel primo caso possibile ottimizzare gli impianti prevedendo un numero limitato di unit di trattamento aria che servono zone omogenee per funzioni e prevedendo unit post-trattamento dedicate alla singola sala operatoria. Nel secondo inevitabile una ridondanza degli impianti. In relazione alle elevate quantit di aria da immettere nei locali e alla suddivisione in pi zone dellimpianto, si comunque in presenza di unelevata richiesta di spazi e volumi tecnici. Si devono quindi prendere in considerazione i seguenti vincoli: lunit di trattamento deve essere ubicata in prossimit della sala operatoria, di preferenza nellarea sovrastante in un vano tecnico o in copertura. Questo in relazione alle notevoli dimensioni dei canali di distribuzione dellaria e alle caratteristiche degli stessi. In genere auspicabile che a valle del post-trattamento si utilizzino canali in acciaio inox con giunzioni saldate e non flangiate per evitare infiltrazioni. Inoltre minori sono i percorsi dei canali di distribuzione dellaria, minori sono i rischi di inquinamento, deposito di polvere ecc.; deve essere possibile avere prese daria esterne e quindi il reparto operatorio, che in quanto tale potrebbe non avere esigenze di comunicare con lambiente esterno (non vi sono finestre) non dovrebbe essere, come gi accennato, ubicato in un piano intermedio del complesso ospedaliero; la presenza di sistemi di filtrazione richiede che limpiantistica possa essere facilmente accessibile per sostituire e pulire con frequenza i filtri stessi; deve essere garantita una pressione positiva rispetto agli ambienti circostanti, in particolare le sale operatorie, rispetto ai locali di preparazione e i locali di preparazione rispetto alle zone limitrofe. Tutto ci spinge a ubicare i reparti operatori: in blocchi indipendenti o piani piastra con solaio a cielo libero al fine di consentire linstallazione delle apparecchiature di condizionamento sulla copertura; in zone sottostanti un interpiano tecnologico con altezza pari a 2 - 2,5 metri. Allinterno del reparto, la sala operatoria rappresenta il punto pi critico per quanto riguarda le caratteristiche dellaria di rinnovo. Temperatura e umidit relativa influiscono infatti sulle condizioni di benessere del personale e del paziente. Una umidit troppo alta pu portare a una sudorazione eccessiva con aumento dellemissione di batteri da parte del personale medico. Parallelamente il paziente ha necessit di avere una umidit ambiente non inferiore al 50 60 % per evitare fenomeni di disidratazione. quindi necessario mantenere le condizioni igrotermiche allinterno dei valori consigliati, prevedendo che la temperatura possa essere regolata dallquipe chirurgica mediante un termostato interno alla sala. Il livello di contaminazione dellambiente in parte dovuto alla qualit dellaria esterna e in parte alla presenza di polveri e produzione di inquinanti allinterno della sala operatoria. i materiali con cui vengono realizzate le sale operatorie, la forma ecc. sono tali da minimizzare i possibili depositi di polveri (pareti in materiali lisci quali alluminio o materie plastiche, assenza di scaffali, spigoli arrotondati). Virus e microrganismi si possono infatti muovere nellaria ancorati a un supporto, come le polveri presenti nellaria, che ne permettono la sopravvivenza. I gas anestetici sono infine contaminanti tipici delle camere operatorie e, oltre a rischi diretti legati alla loro infiammabilit, possono essere causa di malattie professionali, a causa della continua inalazione da parte del personale medico e paramedico. La tecnologia attualmente pi utilizzata per la climatizzazione dei reparti operatori quella delle camere bianche, dove accanto a una elevata filtrazione dellaria viene garantito un elevato numero
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di ricambi con immissione dellaria a bassa velocit. Il tutto per garantire, oltre al controllo della temperatura e dellumidit relativa, un abbattimento dei contaminanti (polveri, gas anestetici) mediante filtrazione e riduzione della loro concentrazione grazie alle elevate portate in gioco. Gli schemi di immissione dellaria negli ambienti sono essenzialmente due: il flusso turbolento o convenzionale; il flusso laminare. 1. Camere operatorie con flusso convenzionale. Laria viene filtrata e immessa nel locale dallalto a parete e prelevata dal basso mediante griglie (cfr. fig. 6a). La portata dellaria dellordine di 20 vol/h, mentre la velocit ideale compresa tra 0,15 e 0,45 m/s. Le bocchette di immissione hanno una geometria tale da consentire forti turbolenze che favoriscono una distribuzione omogenea dei contaminanti. I contaminanti allinterno della camera non vengono asportati. 2. Camere operatorie con flusso laminare. Limmissione dellaria in ambiente avviene con flusso laminare per impedire movimenti ortogonali al flusso stesso delle particelle trasportate. Laria immessa o da una parete o dal soffitto e fluisce verso lestremit opposta dove ubicata la ripresa (cfr. fig. 6d). La portata dellaria immessa dellordine dei 40/50 vol/h. Laria si muove unidirezionalmente asportando i contaminanti. La velocit del flusso dellordine di 0,4 - 0,45 m/s. Spesso si utilizzano soluzioni miste in rlazione agli elevati costi della camera a flusso laminare. In Italia in particolare la legislazione vieta che sia effettuato un parziale ricircolo dellaria immessa nei reparti operatori. Ci comporta, che nel caso di camere operatorie con flusso laminare si debbono trattare 40/50 vol/h daria alle condizioni esterne con evidente aggravio dei costi di gestione. Per ridurre gli oneri di gestione, garantendo comunque il flusso laminare, sono state proposte soluzioni che tendono a limitare il trattamento alla zona immediatamente adiacente il tavolo operatorio, mediante flussi daria perimetrali o mediante pareti in materiale plastico (cfr. figg. 6b e 6c). Tra le due soluzioni quella che sembra accogliere pi favore da parte del personale medico senzaltro la prima, in quanto consente un maggior grado di libert nei movimenti. Limmissione dellaria dal soffitto mediante plenum e controsoffitti forellinati e ripresa dal pavimento attualmente la soluzione che consente di raggiungere il maggior livello di pulizia dellaria. La ripresa dellaria normalmente realizzata con bocchette, poste sia in alto che in basso per favorire lespulsione di eventuali gas anestetici con densit inferiore o superiore allaria, che tendono ad accumularsi in prossimit del soffitto o del pavimento. La soluzione con immissione a parete con flusso trasversale, sebbene basata sullo stesso principio, ha, quale limite, che la classe di pulizia variabile nella direzione del flusso, in quanto la contaminazione emessa da un posto di lavoro coinvolge, nella direzione del flusso, la successiva. La ciassificazione delle camere bianche, cio della classe di contaminazione da particelle, fa normalmente riferimento alle norme americane Federal Standard 209. In tab. V riportata tale classificazione. Le sale operatorie, sia di tipo convenzionale che miste o a flusso laminare, devono essere mantenute in sovrapressione rispetto alle aree limitrofe, in particolare agli ambienti di servizio del blocco operatorio (preparazione paziente, preparazione chirurghi, sterilizzazione) che devono essere a loro volta in sovrapressione rispetto alle altre aree dellospedale (corridoi di accesso al reparto).

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Nel dimensionamento dellimpianto di climatizzazione, infine, si devono attentamente considerare i carichi interni dovuti alle apparecchiature e agli occupanti. In tab. VI indicata una dotazione standard di strumentazione con la potenza assorbita e il personale presente in unquipe chirurgica.

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Fig. 6 Schemi distributivi dellaria allinterno della sala operatoria

Radioterapia, medicina nucleare


I reparti di radioterapia e medicina nucleare hanno requisiti simili a quelli operatori. Pur necessitando di minori ricambi daria, hanno unarea dedicata alla terapia dove devono essere garantite condizioni termoigrometriche elevate (10/12 ricambi aria). La tipologia impiantistica pi idonea quella con unit di trattamento a tuttaria esterna multizone. Particolari accorgimenti devono essere adottati per le sale di terapia bunkerizzate, prevedendo filtri assoluti prima dellimmissione dellaria di estrazione nellambiente esterno e un percorso delle canalizzazioni di immissione ed estrazione dellaria tale da evitare che le stesse rappresentino una via preferenziale di uscita delle radiazioni. Sono quindi da evitare gli attraversamenti diretti dei muri (normalmente c.a. di notevole spessore), utilizzando, per il passaggio dei canali, il percorso a labirinto di ingresso alla sala di terapia. Il flusso dellaria allinterno dei locali deve andare dalle zone a minore possibilit di contaminazione a quelle a maggiore rischio di contaminazione. Ci ottenibile mantenendo queste aree in depressione. Quando possibile, inoltre opportuno prevedere impianti di estrazione collegati direttamente alle apparecchiature elettromedicali, in modo da evitare la circolazione daria contenente particelle che possono essere radioattive. Per quanto riguarda la velocit dellaria, analogamente ai reparti chirurgici, consigliabile utilizzare flussi laminari al fine di ridurre al minimo il movimento di polveri. Nella fig. 7 riportato uno schema distributivo delle canalizzazioni per una sala di radioterapia.

Pag. 28 di 46 Fig. 7 Schema distributivo araia per sala di radioterapia (pianta)


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Terapie intensive
I reparti di terapia intensiva, sebbene possano presentare notevoli differenze da! punto di vista della configurazione o lay-out interno, hanno dei requisiti comuni: necessit di elevato numero di ricambi daria esterna; controllo della temperatura e dellumidit relativa sia nel periodo invernale che estivo; elevati carichi interni dovuti alle apparecchiature elettromedicali; notevole incidenza dellilluminazione sui carichi interni in quanto sempre pi frequente la collocazione di tali reparti allinterno dei piani piastra, in aree cio dove lilluminazione naturale molto ridotta o assente. La mancanza di finestre rende tra laltro indispensabile limpianto di ventilazione meccanica; elevato livello di flessibilit negli impianti in quanto pi che in ogni altra area dellospedale le esigenze di spazio sono legate alle tecnologie. Le esperienze negli ultimi anni hanno portato inoltre alle seguenti conclusioni: molto difficile prevedere gli spazi necessari per le diverse specialit mediche; frequente la necessit di ampi spazi nelle prime fasi di applicazione di una terapia a causa delle dimensioni delle apparecchiature, spazi che poi tendono a ridursi quando le stesse raggiungono una maturit tecnologica. Sulla base dei requisiti tipici dei reparti evidente la necessit di un impianto di condizionamento di tipo a tuttaria. Le soluzioni per gli impianti di climatizzazione possono essere, in relazione allubicazione pi o meno ravvicinata dei vari reparti: impianti a tuttaria ad alta velocit, facenti capo a un limitato numero di unit di trattamento aria installate in unarea centralizzata. Questa soluzione auspicabile per situazioni in cui i reparti di terapia intensiva siano ubicati in ununica area piastra; limpiego della distribuzione ad alta velocit consente di ridurre le dimensioni dei canali; impianti a tuttaria a bassa velocit, facenti capo a unit di trattamento aria localizzate in prossimit del reparto stesso. A favore della prima soluzione sono: la maggiore flessibilit offerta da ununica centrale di trattamento aria, dimensionata per un elevato numero di ambienti e che quindi pu assorbire variazioni dimensionali di un reparto a scapito di un altro; la possibilit di concentrare le unit di trattamento aria in aree limitate (cfr. fig. 8). A svantaggio sono: la maggiore estensione della rete di distribuzione che, per consentire la citata flessibilit, dovrebbe poter usufruire di un vano tecnico; le maggiori difficolt nel differenziare il funzionamento degli impianti nelle diverse aree. Soprattutto in termini gestionali non possibile fermare una parte degli impianti. Nel secondo caso limpiego di unit di trattamento daria dedicate a una determinata area di terapia intensiva ha il vantaggio di ridurre il percorso dellaria, riducendo lestensione delle canalizzazioni, e di consentire un trattamento dellaria pi calibrato.
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Per contro, a meno di sovradimensionare ogni unit di trattamento aria, si ha una maggiore rigidit in termini di portata e potenza delle stesse.

Fig. 8 Schemi impiantistici per reparti di terapia intensiva

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Ultimo punto a sfavore della soluzione decentrata la necessit di prevedere ampi spazi tecnici per lubicazione delle centrali di trattamento aria in prossimit dei reparti serviti e la conseguente necessit di realizzare numerosi punti di presa daria esterna. La soluzione con pi unit di trattamento aria dedicate ai vari reparti di terapia intensiva comunque la pi idonea quando lorganizzazione dellospedale prevede una distribuzione planimetrica dei reparti stessi. In questo caso opportuno che lunit di trattamento aria sia collocata il pi vicino possibile al reparto. Ci in base alle seguenti condizioni: non essendo le dimensioni del singolo reparto e conseguentemente la portata daria della unit di trattamento elevate (in genere inferiori a 10.000 mc/h), si opta per impianti con distribuzione a bassa velocit; la suddivisione delle unit di trattamento aria implica una moltiplicazione dei canali di mandata e di ripresa/espulsione che non troverebbero facile collocazione nei cavedi e nei vani tecnici qualora le unit fossero lontane. Verrebbe inoltre a mancare il vantaggio di ridurre i costi dei canali e le relative spese di gestione per la distribuzione dellaria. Definiti i criteri generali per la scelta del tipo di impianto di condizionamento, esistono alcune esigenze particolari legate alle modalit di applicare le terapie. Allinterno dei reparti di terapie intensive esistono infatti aree omogenee dal punto di vista del funzionamento, zone cio dove il paziente si sottopone ai trattamenti e in seguito rientra nel reparto di degenza competente o addirittura al proprio domicilio. Tra tali reparti si possono elencare il reparto di emodialisi e la medicina nucleare. Altre aree quali la rianimazione, il reparto ustionati e i reparti post-operatori sono al contrario utilizzati 24 ore su 24, con la costante presenza del paziente e del personale addetto. Nel caso quindi si preveda una centralizzazione dellimpianto di condizionamento, bene che gli impianti siano comunque suddivisi almeno in due unit: una a servizio dei reparti a funzionamento diurno e una per quelli a funzionamento continuo. Sempre facendo riferimento alle aree sopracitate, le caratteristiche di filtrazione, temperatura e controllo delle condizioni ambientali sono sicuramente pi stringenti. In particolare deve essere garantita unelevata filtrazione dellaria (99,95%) e un controllo pi rigoroso del microclima. Inoltre la pressione interna dei reparti dovr essere positiva rispetto alle aree limitrofe. Per il reparto ustionati necessario prevedere la filtrazione assoluta dellaria immessa (ambiente sterile), in quanto la cute ha perso la capacit impermeabile ai microbi e ai virus aerogeni e garantire un elevato livello di umidit relativa (60%) per compensare il processo di disidratazione. Dal punto di vista distributivo esistono differenze tra le aree post-operatorie e di rianimazione e i reparti ustionati. Attualmente per le prime due vengono preferite soluzioni con reparti "aperti", senza cio compartimentazione in camere in modo da consentire al personale medico e paramedico un pi facile controllo del paziente. In questo caso limpianto di climatizzazione pu essere asservito a sistemi di regolazione che controllano le condizioni medie dellambiente. Nel caso al contrario di ustionati, essendo gli stessi generalmente alloggiati in locali indipendenti, necessario prevedere sistemi di regolazione ambiente per ambiente.

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Laboratori
I laboratori richiedono un elevato ricambio daria, con pressione negativa rispetto agli ambienti circostanti, oltre al controllo delle condizioni interne di temperatura e umidit relativa sia nel periodo estivo che invernale. In relazione alle notevoli dimensioni dei locali (2530 mq), la soluzione impiantistica pi idonea quella di prevedere impianti di condizionamento a tuttaria esterna. Sia il valore minimo di ricambio daria esterna, pari a 6 vol/h, imposto dalle normative, che quello consigliato, di 12 voi/h, sono infatti tali da consentire un adeguato condizionamento degli ambienti. Limpiego di sola aria esterna, senza ricircolo, dovuto alla presenza di inquinanti (gas, reagenti ecc.). La scelta di utilizzare impianti a bassa velocit o ad alta velocit mono o a doppio condotto per la climatizzazione dei laboratori legata alle caratteristiche dimensionali e allubicazione dei laboratori stessi. In ogni caso necessario prevedere localmente batterie di post-riscaldamento o cassette a portata variabile nel caso di impianti monocondotto o di cassette miscelatrici per il doppio condotto per controllare le condizioni interne di temperatura in relazione al carico termico. Un requisito molto importante che deve essere, per quanto possibile, valutato nella disposizione delle dorsali principali delle reti impiantistiche quello della flessibilit. Le dimensioni e i carichi interni dei laboratori sono infatti molto vincolate allo sviluppo delle apparecchiature di analisi. quindi opportuno prevedere che i canali di mandata dellaria siano installati in un vano tecnico, o in alternativa siano a vista, in modo da rendere agevoli adattamenti e modifiche nel tempo. Un altro aspetto particolare dei laboratori la presenza di cappe aspiranti. Queste sono caratterizzate da: elevata portata daria (dellordine di 300/500 mc/h cad.); funzionamento discontinuo. La loro presenza allinterno del laboratorio e il loro funzionamento possono portare a una variazione del bilancio dellaria allinterno del locale. Si deve quindi porre particolare attenzione nel dimensionamento dellimpianto di climatizzazione e di estrazione, che deve essere coordinato col funzionamento delle cappe. Nello schema di fig. 9 sono illustrate le due situazioni tipiche, con cappe ferme e con cappe in funzione. In questo senso la scelta di impianti portata variabile pu migliorare la funzionalit degli impianti.

Morgue e anatomia patologica


Il reparto richiede un elevato numero di ricambi di aria esterna che garantiscano la diluizione e il lavaggio degli ambienti, in particolare per le sale settorie con leliminazione degli odori.

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bene prevedere per tali locali almeno 15 vol/h con pressione negativa rispetto ai locali circostanti. Altrettanto importante il valore della temperatura che non deve oltrepassare, per i locali con presenza di salme, i 18C con umidit relativa pari al 60% (sala osservazione). In tale contesto evidente lopportunit di un impianto di condizionamento a tuttaria. Circa la tipologia di impianto, essendo il reparto posizionato nella maggior parte dei casi in un luogo decentrato rispetto alle principali attivit dellospedale, conveniente prevedere unapposita unit di trattamento aria. Va inoltre valutata lopportunit di collegamento dellunit di trattamento aria allimpianto frigorifero centralizzato di produzione di acqua refrigerata. Qualora infatti si prevedano periodi di non esercizio dellimpianto centralizzato e in virt della posizione decentrata del reparto, pu essere preferibile utilizzare un gruppo frigorifero indipendente. Per la conservazione delle salme vengono impiegati appositi armadi frigoriferi, di tipo prefabbricato, in grado di assicurare periodi di media conservazione a 0C o di lunga conservazione a - 20C. Questo secondo caso tipico dei reparti di medicina legale. Nella fig. 10 sono riportati gli ingombri di un armadio frigorifero per la conservazione delle salme a sei posti.

Fig. 9 Schema di funzionamento impianto di estrazione nei laboratori

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Gas medicali
I principali gas per uso medicale impiegati in ambito ospedaliero sono lossigeno (0 2), il protossido di azoto (N20) per usi anestetici e laria medicale. Ulteriori gas di uso specifico sono utilizzati in reparti speciali e sono distribuiti con bombole portatili installate in prossimit dellutilizzatore (cfr. tab. I). Lossigeno, il protossido di azoto e laria e, sebbene impropriamente assimilato a un "gas medicale", limpianto del vuoto sono distribuiti con impianti centralizzati che consentono di ottimizzare lapprovvigionamento, garantendo parallelamente condizioni di sicurezza. Gli aspetti legati alla sicurezza hanno infatti spinto a limitare per quanto possibile la presenza di depositi di materiale infiammabile o esplosivo allinterno dellospedale. In relazione alla tipologia dellospedale pu risultare conveniente prevedere impianti completamente centralizzati (ad esempio ospedale monoblocco) o soluzioni miste (ad esempio in ospedali a padiglioni) dove alcuni gas, come aria e ossigeno, che hanno una distribuzione capi Ilare allinterno dellospedale, faranno capo a un unico deposito centralizzato, mentre gas specifici, come il protossido di azoto, utilizzato prevalentemente nel blocco operatorio, sono dotati di rampe con bombole ubicate in prossimit dellutenza. Inoltre opportuno sottolineare che per gli impianti di aria compressa esistono due ulteriori distinzioni e, pi precisamente, laria compressa viene suddivisa tra impianti di aria medicale e aria compressa normale. Nel primo caso la produzione dellaria avviene mediante miscelazione tra ossigeno e azoto prelevati generalmente da serbatoi con i gas allo stato liquido, previa evaporazione, garantendo cos un controllo sulla qualit dellaria distribuita. Laria medicale distribuita ai reparti di terapia, chirurgia ecc. e ovunque laria abbia impieghi terapeutici. Nel secondo caso laria prodotta mediante compressori generalmente a vite e di tipo oil free, senza cio possibilit di contaminazione con oli di lubrificazione, e dopo la deumidificazione e filtrazione viene inviata a reparti che hanno un utilizzo dellaria compressa non direttamente legata al paziente (laboratori, reparti di servizio quali lavanderie, sterilizzazione ecc.). Per quanto riguarda il sistema di aspirazione (vuoto) si deve distinguere tra limpianto generale dellospedale e limpianto di evacuazione gas anestetici che collega direttamente le apparecchiature di anestesia del reparto operatorio alla rete di aspirazione (cfr. fig. 1). Vale la pena infine associare ai gas medicali anche limpianto di distribuzione dei gas liquidi (GPL o gas metano) necessari allalimentazione dei laboratori e delle cucine di piano, quando presenti. Anche se tale impianto non ha attinenza con i gas medicali, deve essere contemplato dal progettista nella fase di definizione dellarea depositi e nella predisposizione delle reti di distribuzione.

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Fig. 1 Sistema di evacuazione gas anestetici

Aspetti normativi
La normativa in Italia ha affrontato in modo non organico gli impianti per gas medicali, limitandosi a definire prescrizioni di sicurezza per quanto riguarda i depositi, considerati attivit soggette alle norme dei vigili del fuoco e, mediante la norma UNI 9507, indicando le caratteristiche dei terminali e componenti (prese, stazioni di riduzione della pressione ecc.). Per la progettazione e messa in esercizio degli impianti si pu fare riferimento alle normative straniere (cfr. tab. II).
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Schema distributivo
Gli impianti centralizzati sono costituiti da una centrale di stoccaggio/produzione, da una rete di distribuzione e dai punti di prelievo (prese). Nella tab. III riportato uno schema con lindividuazione delle principali utenze dei gas medicali allinterno dellospedale. In funzione delle caratteristiche del gas e della criticit rispetto allattivit medica sono previste, sia a livello di centrale che, pi limitatamnte, a livello distributivo, ridondanze e riserve.

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Centrali di stoccaggio
Un primo aspetto relativo alle centrali di stoccaggio, che tra laltro interessa in particolare modo il progetti sta, la loro ubicazione, che deve sostanzialmente rispettare i seguenti requisiti: essere conforme alle normative; essere il pi possibile baricentrica rispetto alle utenze per ottimizzare le distribuzioni; essere facilmente accessibile per le operazioni di approvvigionamento (tab. IV).

La normativa, in particolare il D.M. 31 marzo 1984, e il D.P.R. 27 aprile 1955, n. 547 impongono che i depositi di sostanze infiammabili siano: installati ad almeno 20 m dai fabbricati limitrofi e possibilmente allaperto con recinzione; qualora fossero installati in manufatti, gli stessi devono essere realizzati con pareti a bassa resistenza e devono essere ventilati naturalmente con aperture senza infissi installate in basso e in alto. In tale normativa, vale la pena ricordare, rientrano anche gli eventuali depositi di GPL.

Centrale ossigeno La centrale di stoccaggio dellossigeno costituita da: una centrale principale costituita, in funzione delle dimensioni del presidio, o da un serbatoio di ossigeno liquido a 200 atm con evaporatore o da bombole con rampe; una centrale di emergenza realizzata con bombole a intervento automatico o in alternativa con un secondo serbatoio; una centrale di sicurezza realizzata con bombole con intervento manuale a seguito di segnalazioni di allarme. Lintervento manuale necessario rendere pi evidente lo stato di emergenza. Nella fig. 2 riportato uno schema della centrale. Il serbatoio criogenico per ossigeno liquido deve essere installato allaperto su una piazzuola in c.a. con recinzione. Particolare attenzione deve essere posta nellimpiantistica elettrica al fine di ridurre i rischi di incendio e nellesecuzione del basamento per evitare ritenzione di sostanze (grassi, oli minerali, combustibili) che a contatto con ossigeno liquido possono provocare esplosioni. Le rampe di bombole possono essere installate o in locali o sotto tettoie con griglie perimetrali. Va osservato che normalmente il serbatoio criogenico dellossigeno liquido viene fornito in comodato dalle societ produttrici e distributrici di gas medicali.

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Pag. 37 di 46 Fig. 2 Tipico sistema di fornitura con recipienti liquidi fissi per ossigeno-protossido

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Centrale protossido I consumi di protossido di azoto allinterno dellospedale sono mediamente il 25-30% di quelli dellossigeno. Anche in questo caso opportuno prevedere: un deposito principale con evaporatore criogenico o bombola; un deposito di emergenza con intervento automatico con bombole o secondo serbatoio; . un deposito di sicurezza con bombole. La presenza del serbatoio del gas liquido al posto delle bombole chiaramente giustificata in presenza di presidi con elevato numero di posti letto e in presenza di attivit chirurgica.

Centrale aria medicale La dizione "aria medicale" fa riferimento a quella prodotta mediante miscelazione di azoto e ossigeno prelevati da serbatoi con gas liquidi o da bombole contenenti aria ad alta pressione premiscelata. La centrale di produzione dellaria medicale con serbatoio di azoto e ossigeno e successiva loro miscelazione pi costosa rispetto a quella con bombole, in particolare per la presenza del miscelatore azoto-ossigeno. La sua realizzazione consigliata quindi per ospedali da 400-500 posti letto in su e dalla contemporanea presenza di un serbatoio di ossigeno liquido, comune allimpianto ossigeno, da cui prelevare il gas. Anche in questo caso deve essere prevista: una centrale principale con miscelatore o bombole; una centrale di emergenza con bombole. In fig. 3 riportato uno schema dellimpianto. La produzione dellaria avviene a 10/12 bar.
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Il miscalatore, che costituisce la parte pi sofisticata dellimpianto, dotato di un sistema di analisi del gas. Limpianto miscela ossigeno con possibilit di regolazione tra 0 e 25% circa. La calibratura avviene mediante un prelievo da una bombola campione.

Centrale compressa

aria

Fig. 3 Tipico impianti di proporzionamento miscela ossigenio-azoto

La produzione dellaria compressa per gli usi tecnici allinterno dellospedale pu avvenire come detto mediante elettrocompressori. In questo caso la centrale deve rispondere ai seguenti requisiti: essere dotata possibilmente di due compressori, uno con funziona di riserva; essere ubicata in posizione tale da ridurre al massimo leffetto del rumore. Ci in parte ottenibile utilizzando macchine insonorizzate; essere adiacente a una cabina elettrica o a un quadro generale di distribuzione, al fine di ridurre e ottimizzare la distribuzione elettrica in bassa tensione. Questi due ultimi requisiti fanno s che, come per le centrali di aspirazione, molto spesso lubicazione delle centrali aria e vuoto non coincidano con quelle dei depositi dei gas medicali veri e propri. Dal punto di vista normativo, inoltre, non sussistono limiti di distanza dai fabbricati previsti per i depositi dei gas e quindi spesso la loro collocazione nellarea servizi tecnologici (centrale trmica, idrica ecc). Tornando alle caratteristiche dellaria compressa, e quindi dei compressori, questi dovranno: essere di tipo esente da olio: tale requisito si concretizza in una caratteristica tecnica del compressore; avere a valle della compressione un sistema di deumidificazione: questo si ottiene normalmente con macchine frigorifere elettriche con condensazione ad aria che raffreddando laria provocano la deumidificazione; avere una filtrazione prima dellinvio in rete: la filtrazione realizzata con successivi stadi e comprende: filtri ceramici e/o tessili per leliminazione delle polveri; filtro a carboni attivi per leliminazione per assorbimento degli inquinanti gassosi; filtro battericida;

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avere un serbatoio polmone: ci consente di ammortizzare le piccole variazioni di consumo da parte dellutenza, riducendo il fenomeno dellinserimento/disinserimento del compressore. Nella fig. 4 riportato lo schema di principio di una centrale di aria compressa.

Fig. 4 Schema centrale aria compressa per uso ospedaliero

Centrale vuoto Limpianto vuoto va distinto, come accennato, tra limpianto generale e quello destinato allaspirazione dei gas anestetici. Il principio di funzionamento quello di aspirare mediante pi pompe rotative creando una riduzione di pressione a circa 10 mbar (pressione atmosferica 1.000 mbar) nella rete di aspirazione. Il gruppo vuoto, in relazione al servizio ospedaliero, deve essere dotato di filtro battericida prima dellespulsione dellaria nellambiente. Per limpianto vuoto generale valgono le considerazioni fatte per la centrale compressione aria: ubicazione in posizione tale da ridurre gli effetti di inquinamento acustico;
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prossimit a sorgenti elettriche (cabina, quadro); presenza di gruppo di riserva. Ci si ottiene normalmente installando una pompa di riserva. Particolare cura infine deve essere posta nellubicare il punto di espulsione dellaria nellambiente esterno che deve essere il pi alto possibile e lontano da finestre, prese daria ecc., per evitare corti circuiti con immissione di aria inquinata allinterno dellospedale attraverso le unit di trattamento aria. Per limpianto di aspirazione di gas anestetici valgono al contrario le seguenti condizioni: in relazione allo specifico impiego (reparti operatori, sala parto) le prestazioni, o per cos dire la portata, sono molto inferiori rispetto allimpianto generale, conseguentemente si riducono i problemi di rumorosit e gli assorbimenti elettrici; dovendo essere un impianto indipendente anche a livello distributivo si tende a ubicare la centrale di aspirazione in posizione adiacente le utenze; in particolare nel caso di reparti operatori su piastra, spesso adottata la soluzione di installare la centrale nel vano tecnico superiore al reparto; se limpianto suddiviso per servizio (ad esempio reparto operatorio, sala parto) possibile subordinare il funzionamento allutilizzo della struttura; deve essere posta particolare cura nellespulsione dellaria contenente gas anestetici, al fine di evitare fenomeni di inquinamento locale e rischio di esplosione.

Sistemi di distribuzione
Nel dimensionamento delle tubazioni di distribuzione dei gas medicali si deve prendere in considerazione la compatibilit del gas con il materiale utilizzato (cfr. tab. V) e la velocit del gas allinterno delle tubazioni stesse in relazione ai possibili fenomeni di autoaccensione dovuti agli attriti conseguenti la presenza di polveri. Un valore orientativo della velocit dei gas medicali attraverso le reti di distribuzione pari a 15 25 m/s. La distribuzione dei gas medicali, vuoto e aria avviene normalmente mediante tubazioni di rame con giunti a bicchiere saldati. Relativamente alla portata si pu fare riferimento ai valori riportati nella tab. VI per i principali reparti. La rete di distribuzione primaria frequentemente realizzata con uno schema lineare con le diramazioni ad albero (cfr. fig. 5). Preferibile, per evidenti aspetti di affidabilit, la soluzione che prevede una distribuzione principale ad anello a diametro costante, con possibilit di intercettazione, e stacchi ai vari piani o reparti dell ospedale. In relazione ai piccoli diametri non si ha normalmente difficolt a installare le tubazioni di distribuzione dei gas medicali in corrispondenza dei cavedi verticali e lungo i percorsi impiantistici orizzontali (interpiani tecnici, controsoffitti ecc.) Sulle dorsali principali sono installati, per ogni piano elo reparto, stacchi con valvole di intercettazione. Le tubazioni devono essere poste a vista o allinterno dei controsoffitti per le reti a media pressione (si distingue in alta, media e bassa pressione) sebbene la prima riduzione da 200 bar a 8 - 10 bar avvenga normalmente nelle centrali di stoccaggio. A livello di piano o di reparto si ha unulteriore riduzione della pressione (per ossigeno, protossido e aria) mediante stazioni di riduzione. Tali stazioni sono normalizzate (riduttori di secondo stadio) e comprendono rubinetti di intercettazione, manometri per la visualizzazione della pressione e segnali di allarme.

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Lubicazione ideale delle stazioni di riduzione nei corridoi, o nel posto di controllo di piano, allingresso dei reparti in vicinanza del cavedio o della distribuzione principale e comunque in posizione sorvegliabile da parte del personale medico e paramedico. Precauzione importante quella di prevedere, per quanto economicamente possibile, sempre una stazione di riduzione di riserva. Qualora ci non sia proponibile comunque necessario prevedere tale duplicazione almeno nei seguenti reparti: blocco operatorio;
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rianimazione; terapia intensiva; sala parto; pronto soccorso. Dalle stazioni di riduzione si ha la distribuzione alle utenze con tubazioni a vista normalmente installate nei corridoi allinterno del controsoffitto. In corrispondenza di ogni utenza bene sia prevista una valvola di intercettazione. Per il tratto terminale della tubazione in rame si ammette linstallazione sotto traccia.

Fig. 5 Schema distributivo gas medicali

Prese
Le prese dei gas medicali sono necessariamente normalizzate per consentire i collegamenti con le apparecchiature medicali. La norma UNI 9507 definisce le caratteristiche a cui tali prese devono ottemperare. Le prese di aspirazione gas anestetici sono differenziate rispetto a quelle del vuoto. Nella fig. 6 sono illustrate la conformazione di una stazione di riduzione di pressione di secondo stadio e quella di una presa da incasso. Sebbene sia possibile linstallazione delle prese a muro, attualmente ormai comune lutilizzo di soluzioni con travi attrezzate che inglobano le dotazioni impiantistiche necessarie al letto del paziente (illuminazione, gas, servizi di chiamata, prese elettriche). In questo caso possibile, coordinando opportunamente la disposizione dei servizi igienici e le quote dei controsoffitti, ridurre o eliminare completamente il tratto sottotraccia delle tubazioni che dal controsoffitto del corridoio (o del vano tecnico) si inseriscono attraverso il servizio igienico nellapposita trave testaletto (cfr. fig. 7). Allinterno della trave testaletto linstallazione dei diversi impianti deve rispettare alcune distanze e compartimentazioni legate sia ad aspetti normativi e di sicurezza che funzionali (distanza tra cavi elettrici e cavi per trasmissione dati strumentali). Vale peraltro la pena di sottolineare alcuni punti che possono qualificare le scelte progettuali e in particolare:
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nelle camere di degenza, che rappresentano in termini quantitativi e conseguentemente economici la maggior voce, possibile ottimizzare il numero di prese. In particolare nel caso di camere a due o quattro letti (tipologia standardizzata nelle nuove realizzazioni) si possono prevedere una presa per ogni letto per lossigeno e una presa ogni due letti per limpianto vuoto; nei reparti di terapia (rianimazione, terapia intensiva) deve essere posta particolare cura nella scelta della soluzione per portare alletto del malato i servizi (oltre ai gas medicali anche le alimentazioni elettriche, reti trasmissione dati ecc.); per tali reparti, infatti, sussiste la necessit da parte del personale medico di poter accedere alletto del paziente a 360. Il letto del paziente normalmente staccato dalla parete di circa 70-80 cm. Si pu quindi prevedere che i servizi principali arrivino al paziente mediante una trave sospesa, consentendo i collegamenti dallalto e non dalla parete retrostante il letto; nei reparti di psichiatria non necessario prevedere nelle camere di degenza limpianto gas medicali, limitandone la presenza alla medicheria se presente o alla camera di sicurezza.

Fig. 6 Stazione di riduzione di pressione e presa da incasso

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Fig. 7 Particolare trave attrezzata a schema distributivo gas medicali

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Note 1. Le norme relative alla prevenzione di incendi limitano limpiego di gas in bombole ai reparti operatori, di rianimazione, laboratori, medicina nucleare e fisiopatologia respiratoria, consentendo la presenza di una sola bombola, fissata al muro o a un supporto mobile e di capacit massima pari a 50 I. 2. A causa dei problemi legati alla presenza di polveri e residui nelle tubazioni e nelle stazioni di riduzione della pressione dei gas limpianto prima della messa in esercizio deve essere sottoposto a unaccurata pulizia mediante insufffaggio di gas inerti (ad esempio azoto).

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