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Rimini e la mafia

[6 maggio 2010 ] Lettera aperta inviata ad Andrea Gnassi, segretario del Pd di Rimini, e pubblicata oggi sul "Corriere Romagna". Egregio Andrea Gnassi, perdona la confidenza, che azzardo essendo un elettore del tuo partito. L'hai fatta grossa, parlando del rischio di "fattoidi" a proposito della mafia e della camorra in Riviera, e definendoli "fatti evocati e denunciati ma difficilmente rintracciabili" (Corriere, 4.5.2010). Tu prendi in prestito la parola dal rimpianto Edmondo Berselli, uno scrittore che conosco bene. Nel suo libro "Sinistrati. Storia sentimentale di una catastrofe politica" (2008), Berselli a p. 75, trattando del "catalogo virtuale di Berlusconi" e delle sue invenzioni "funzionali al mantenimento del carisma", scrive che l'amato premier "addita la sinistra come un altro fattoide, una cometa perversa, un'altra entit maligna". Berselli commenta: "Converrebbe prenderlo sul serio. In fondo, meglio essere cattivi che cretini". Torniamo a Rimini. Non definirei fattoidi le denunce (1994) del senatore Carlo Smuraglia (Pds) della Commissione antimafia che spiegava: "In Romagna ben presente la mafia che lavora in camicia e cravatta", pi difficile da combattere di quella che spara. Smuraglia fu estensore per la Commissione antimafia del dossier sugli insediamenti mafiosi in "aree non tradizionali". Era, ripeto, il 1994. Cordialit. Antonio Montanari Antefatti della lettera ad Andrea Gnassi. 7 marzo 2010. Nei miei blog pubblico questo post "Rimini ricicla". Eccone il testo. La crisi della squadra di calcio batte la presenza locale della mafia in Riviera Prima pagina del "Corriere di Rimini", unico giornale locale leggibile. Titolo su tutte le cinque colonne: "La fine del calcio. Acquistare il Rimini impossibile", sostiene un costruttore. Sotto, molto in basso, tre colonne su cinque, e tra virgolette: "Mafia a Rimini grazie all'evasione". Un occhiello sempre tra virgolette avverte: "Siamo diventati la capitale del riciclaggio". Alegher, dunque. Alle pagine 6 e 7, un sottotitolo aggiunge: "A Locri ci hanno detto: datevi da fare nella vostra citt, sta diventando la capitale italiana del riciclaggio". Parlano dei giovani volontari che cercano di illuminare da soli l'opinione pubblica. Qualche ente locale tempo fa non distribu nelle scuole materiale della Commissione antimafia. Cos, per non far fare brutta figura alla citt e non gettare discredito, oltre che procurare allarme. Il 10 agosto 2008 avevo scritto una lettera allo stesso quotidiano che non fu pubblicata. La presento integralmente, qui. Precisando che le notizie in essa contenute le ho quasi tutte ricavate da un mio libro, intitolato "1987-1996, Fatti personaggi e idee di Rimini e provincia dalle cronache de "Il Ponte"", consultabile su Internet. Ecco la lettera cestinata dal "Corriere di Rimini" nell'agosto

2008. Presidente della Provincia e sindaco di Rimini si sono detti notevolmente preoccupati per notizie che "configurano un quadro di infiltrazione malavitosa in diversi settori del tessuto economicoimprenditoriale" locale. Ma il problema non nuovo, come documentano alcuni dati "storici". Nel 1993 il presidente dellAntimafia, Luciano Violante, dichiara: "La mafia in Riviera ha vestito i panni puliti della intermediazione finanziaria, ma ben presente". Gli usurai hanno "i colletti bianchi": a gennaio sono stati eseguiti nove arresti, e quattro societ dal credito facile sono finite sotto inchiesta con laccusa di truffa ed associazione a delinquere. Nel 1994 il prof. Giancarlo Ferrucini, occupandosi del "balletto dei fallimenti", ipotizza che vi sia interessata anche la mafia, con quelle infiltrazioni denunciate dalla Commissione parlamentare antimafia, che "potrebbero attecchire pi facilmente nei settori dellabbigliamento e della ristorazione, dove fra laltro si verificano frequenti turn over nella titolarit delle aziende". Nello stesso anno il senatore Carlo Smuraglia, estensore per la Commissione antimafia del dossier sugli insediamenti mafiosi in "aree non tradizionali", spiega che "in Romagna ben presente la mafia che lavora in camicia e cravatta, quella che pi difficile" da combattere rispetto a quella che spara e prepara stragi. Sempre nel 1994 la sezione riminese della "Rete" che fa capo a Leoluca Orlando, in occasione dellassemblea nazionale tenutasi a Riccione, lancia pesanti accuse alle Giunte di sinistra che avrebbero sottovalutato il fenomeno mafioso in Romagna. Dicembre 2005, infine. Il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso spiega: anche per Rimini vale il principio che il denaro si accumula al Sud e si investe al Nord". 1997, la mafia russa Autorit Preposte e fenomeni malavitosi Per il Prefetto di Rimini niente problemi di mafia russa. Al, oh oh! Finalmente anche i grandi giornali locali dicono quello che un piccolo cronista come me ha qui osservato nel lontano 1990. Il ricordo, che mi obbliga ad un'autocitazione, nasce dalla lettura di un articolo di fondo di Pietro Caricato, apparso sul Corriere Romagna del 22 ottobre scorso, e dedicato al tema dell'ordine pubblico. Caricato scrive che per il Prefetto di Rimini non esistono problemi di mafia russa sul nostro territorio, mentre Pino Arlacchi, vicesegretario dell'Onu sostiene che la mafia russa fa investimenti in Riviera. Aggiunge Caricato: se il nostro sindaco Chicchi dice di sapere che la mafia [nazionale] gestisce le bische clandestine, l'usura e lo spaccio della droga, il presidente dell'Antimafia Del Turco afferma candidamente che "l'Emilia Romagna ha una dose di criminalit organizzata ma non la mafia". Le righe di Caricato mi hanno fatto pensare a quanto ho pubblicato appunto nel 1990, polemizzando con l'allora Questore di Forl, sostenitore della tesi

che Rimini non Palermo. Il lettore potr trovare quell'articolo a pag. 45 di Quanto basta (1992). In esso, riprendevo il caso di uno slavo omicida arrestato a Riccione per un furto d'auto: nessuno, neppure a Rimini, si accorse di chi si trattasse. Al processo, lui accett sorridente la condanna, prima di ottenere la giusta libert provvisoria. Per poter ammazzare, sembra, altre sei persone in due tornate. Concludevo l'articolo: Questo slavo aveva una base tra Santarcangelo e Rimini, dove era stato gi arrestato in precedenza. Secondo il suo avvocato, un tipo che si nota bene, per avere "il petto coperto da spaventose cicatrici". Per pudicizia, carabinieri e poliziotti non lo hanno mai fotografo. Aggiungo ora la citazione da un libro che ho appena finito di scrivere e che uscir il prossimo mese, la storia del Ponte tra 1987 e 1996. Nella cronaca del 1996, a pag. 264 c' un accenno allo stesso slavo che sostiene di esser stato liberato dal carcere di Rimini nel 1990, grazie all'aiuto dei poliziotti della banda della "Uno bianca". Come il signor Questore di Forl nel 1990, anche oggi le Autorit Preposte sembrano sottovalutare i fenomeni malavitosi. Se la prendono con il sindaco Chicchi, accusandolo di voler fare lo sceriffo o il Giuliani [sindaco di Nuova York] di Romagna. Certe affermazioni delle stesse Autorit sembrano i bollettini del tempo dell'estate, quando per favorire il turismo, spesso si riducono le piogge a nuvole passeggere. Al, oh oh! Siamo tutti allegri e contenti. Antonio Montanari, Tam Tama 652, il PONTE, n. 39 [2 novembre 1997]

Rimini 1991. Appunti di cronaca (nera) apparsi sulla mia rubrica Tama(404) ne il Ponte (n. 30) di Rimini. Rimini terra di libert, ma non di trasgressione. la terra degli incontri, della convivenza civile, del rispetto dei diritti. Cos la pensa il nostro sindaco, Marco Moretti. Dalle parole ai fatti. Ore 3 dell'8 agosto. Ragazzi lombardi, in discoteca, attaccano lite con coetanei napoletani. L'esibizione prosegue in strada. Luca Scio, 16 anni, uno skinhead (testa rasata), figlio di immigrati meridionali a Milano, viene ucciso con un colpo al cuore. Movente, si racconta, una lite sul calcio. Testimoni riferiscono le solite frasi razzistiche. Sembra che i milanesi abbiano offeso Maradona. Al di l dello sport, c' la divisa degli skin: svastiche, teschi, giubbetti neri, un antiquariato inequivocabile. Sul luogo del delitto scrivono: Qui morto un eroe. Commenta il prof. P. Fabbri: Rimini ha ancora un turismo anni '20, legato ad un ritmo di vacanze immutato, e presenta la faccia e i rischi della grande metropoli. Scrive il prof. G. Proni: Anche a Rimini, la violenza ovunque, nel corpo bello, nella macchina pi costosa... Un contrario rifiuta tutto questo. Con la testa rasata maschera la sua debolezza. pi facile picchiare la gente che sopportare la quotidianit incolore e misera. La gente si sfoga sui giornali: A Rimini il caos. Ormai diventato pericoloso viverci. Ma Riccione non diversa: la dc locale sostiene che la baldoria che dura 24 ore su 24 costringe la famiglia in vacanza

all'assedio. A Rimini, di notte, sono danneggiati gli stabilimenti balneari. In un'intervista al TG3, un ragazzo spiega: Noi giovani dobbiamo pur sfogarci.... Sul lungomare, di sera qualcuno si diverte a sfregiare le vetture in sosta con un coltello, da un'auto in corsa. Ma tutto il mondo paese. In Liguria, la polizia deve presidiare i treni notturni per la Riviera. A Jesolo, nato un comitato contro il degrado e la violenza. In una rissa notturna 10 feriti, c'erano anche soldati Usa, e per terra pugnali. Torniamo a Rimini. Dopo la bomba del 9 agosto alle poste di via Campana, il governo ci promette superpoliziotti. Il 12, altri tre skin milanesi di 17 anni feriscono un vuccumpr senegalese, a Misano. Arrestati a Miramare, sei ragazzi milanesi, per rissa con coltello. A Bellaria, due bresciani "corteggiano" ragazze al grido di Vi sgozziamo. Nella notte tra 17 e 18, a San Mauro, sparatoria dalla solita "Uno" bianca contro tre senegalesi: due morti. E a Viserbella, una molotov colpisce la "Ritmo" dove dormiva un tunisino. Ma stiamo tranquilli. La nostra terra di libert, non di trasgressione. Lo Stivale ci guarda e sempre pi ci rassomiglia, secondo M. Deaglio (La Stampa,18.8): Invece di sentirsi liberi, contenti e appagati, gli italiani del "modello Rimini" stanno scivolando lungo una cupa china di violenza. Passiamo alla puntata 407 sempre del 1991, il Ponte n. 33. Ecco che cosa scrivevo. Tre ventenni milanesi, pericolosi criminali, nei mesi estivi avevano spostato la loro base a Rimini, dove vendevano hashish con criteri manageriali. Il sindaco Micucci di Cattolica accusa due o tre camorristi napoletani di grosso calibro, che nel suo Comune muovono e coordinano decine di malviventi di mezza tacca, mentre appaiono segnali ben pi inquietanti, tipici del racket. Il sindaco Fabbri di Bellaria parla di investimenti poco chiari nel turismo, e di qualche tentativo di racket sbito isolato. A Rimini, secondo il capogruppo pds Chicchi, siamo soltanto al possibile ingresso della malavita. Da Cattolica, il capogruppo pds Gabellini ammette: La malavita organizzata sta rafforzando le radici. Il racket c' a Catania, a Milano e a Cattolica. Rimini si defila sempre. A Riccione, ignoti hanno bruciato a giugno, in una settimana, quattro ville. Il sindaco Pierani sostiene che i problemi a lungo termine si chiamano estorsioni e ordine pubblico e che, dopo quegli incendi, inutile chiudere gli occhi di fronte a questa realt. Paolo Bacillieri ha venduto il suo night: L'ambiente ora troppo brutto. Di ville a fuoco, ne sono andate tante in Versilia, da dove giunta poco tempo fa un'alta autorit di Rimini, rassicurandoci che sulla quella costa tutto era tranquillo. In 16 mesi, ci sono stati sei vittime nello scontro tra bande attive in droga, azzardo e prostituzione. A Rimini, la consigliera "verde" Venturini denuncia un complotto per eliminarla: avrebbe ispirato Servadei e Piro nelle denunce sull'intreccio tra malavita e politica. Anche Piro ha ricevuto equivoche attenzioni. A Rimini, esistono due scuole di pensiero. Chi dice che non

accade nulla. ( una congiura del silenzio per paura di perdere voti, secondo il giudice Sapio). E chi dice che il marcio di Rimini non c' a Viareggio (il semiologo G. Proni). La terza corrente (G. F. Dasi) s'interroga sul Carlino se sia meglio Pippo Franco o Alba Parietti. Lui, dice Dasi. Ad alzare il tono, dopo aver alzato il tiro, ci pensano i killer della Uno bianca che telefonano a Sapio suggerendogli di leggersi (in vacanza) un racconto di E. A. Poe. Sapio, dopo aver invocato, per i misteri della via Emilia, una manciata d'investigatori dalla normale intelligenza, pensa ora ad un semiologo. Pierani forse pensa che, ottenuta Miss Italia, Riccione si meriti un sindaco senatore. L'aria intanto rinfrescata. Dalla puntata 413 (sempre 1991), il Ponte n. 39. Quando si dice il caso. Sabato 26 ottobre, mentre il Corriere della Sera intitolava in prima pagina: Attacco alla mafia, le cronache locali avrebbero potuto riassumersi con un: Attacco della mafia. Il giorno prima, infatti, sull'A-14 tra Rimini e Cesena, erano stati rivenuti i corpi, nascosti nel bagagliaio di una vettura abbandonata, di due persone uccise a colpi di pistola alla nuca. Le vittime, entrambe di 36 anni, erano domiciliate a Rimini: Agostino D'Agati era stato arrestato due anni e mezzo fa, a Palermo (dove era nato), assieme al futuro pentito Totuccio Contorno. Venne poi trasferito a Rimini dove, scaduti i termini di custodia cautelare, viveva da incensurato con obbligo di firma bisettimanale in Commissariato. Ernesto Buffa, barese, faceva invece il rappresentante di cosmetici, e sarebbe stato estraneo al regolamento di conti. L'episodio riminese potrebbe rientrare in una guerra a livello nazionale tra clan mafiosi per il controllo del mercato della droga, che l'altra settimana in Lombardia ha fatto tre vittime. Non siamo pi a Rimini, ma a Palermo? La formula consolatoria offertaci fino a poco tempo fa, recitava come una parola d'ordine che Rimini non Palermo. In questi anni, la malavita ha compiuto da noi un salto di qualit che era facilmente prevedibile. Negli ultimi periodi, ci sono stati fatti drammatici (come quelli attribuiti alla banda della "Uno bianca") e notizie rassicuranti (L'abbiamo sgominata), ma rivelatesi poi infondate. Se si fossero letti i recenti servizi di cronaca su quanto accadeva ad esempio in Versilia, si sarebbe compreso che prima o poi anche in Romagna avremmo avuto sangue in ambienti che gli inquirenti definiscono mafiosi. In Versilia, le Forze dell'ordine sono passate all'offensiva: i giornali del 24 ottobre hanno riferito di 26 persone arrestate; e due donne catanesi sono state fermate a... Cattolica. Qui a Rimini, fino all'altra settimana, la Magistratura dichiarava di non aver trovato le prove di collusioni mafiose sulla nostra costa. Ci pu rassicurarci fino al prossimo episodio, essendo questo del 25 ottobre ormai passato, doverosamente, in archivio. Finora, Rimini stata mandata avanti con la terapia dell'ottimismo, non casuale (del tipo tanto per dire qualcosa, diamo buone notizie), ma dotto, cio fondato su di un ben preciso ragionamento. Il guaio che questo ragionamento rassomiglia troppo a quello che il manzoniano don

Ferrante faceva per dimostrare che la peste non esiste. Ma, per colpa della peste, don Ferrante poi mor, come un eroe di Metastasio, prendendosela con le stelle. Per restare in tema di Giustizia. Cito dalla puntata 389, il Ponte n. 15. Pessimismo? Sentite qua: a Rimini, se la giustizia civile morta, quella penale moribonda. Cos, il procuratore della Repubblica, Franco Battaglino, in un incontro del Rotary a Misano: chiss perch le grandi notizie si apprendono soltanto ai banchetti della gente importante. Se invitassi un'autorit a casa mia, parlerebbe allo stesso modo? A Misano si appreso che nessuno ci assicura che lo spaccio della droga in Riviera non abbia collegamenti con vertici mafiosi. (Noi un pezzo che lo scriviamo). Nella puntata 416, il Ponte n. 42, si legge quanto segue. L'homo ariminensis sempre in ritardo, ed ha contagiato anche chi arriva in citt. Un esempio. Il procuratore della Repubblica Battaglino, interrogato dalla Gazzetta sulla presenza mafiosa in Riviera, dopo aver ribadito che Rimini non Palermo, ha raccontato: I mafiosi non vanno certo nel Sahara, dove si muore di fame e di sete. Il fenomeno forse aumentato rispetto ad alcuni anni fa. Nella puntata 421, il Ponte n. 1 del 1992, osservo: Il sindaco di Cattolica nomina uno sceriffo americano per far luce sugli intrighi malavitosi nel suo territorio. A Rimini, Carlino e Confcommercio nell'ottobre '90 hanno svolto un'indagine statistica (972 interviste) sull'ordine pubblico. Cito da pag. 4 del fascicolo che raccoglie i risultati: a meno che gli imprenditori non vivano gi in un clima di omert..., i dati non avvalorano l'ipotesi circa l'esistenza di una criminalit organizzata. Ma perch allora, partendo proprio da quell'indagine, un dirigente della Confcommercio continua a dichiarare ai cronisti che a Rimini c' malavita organizzata? Rimini, citt malavitosa o misteriosa? Puntata 496 (il Ponte 36, ottobre 1993). La Commissione parlamentare antimafia, marted 28 settembre, ha fatto sosta a Forl ricevendo magistrati, Forze dell'Ordine e sindaci. Il suo presidente, on. Luciano Violante, ha definito la Romagna terra di investimenti della criminalit organizzata. Secondo autorevoli fonti locali (procuratore Battaglino), invece, nel Riminese non ci sarebbe un insediamento di delinquenti, ma soltanto una loro infiltrazione, senza alcun controllo del territorio. La Commissione avrebbe anche mostrato un inedito dossier su riminesi al di sopra di ogni sospetto, ma in odore di Codice penale. Cio, essa sarebbe venuta qui pi per dire che per ascoltare. Il che dice parecchio. Nello stesso giorno, quotidiani e tiv nazionali riportavano la notizia che, a Cerasolo Ausa, si producono due profumi il cui nome tutto un programma: Il Camorrista e Il Mafioso. Un loro successo commerciale, dar ragione all'on. Violante, sconfessando

gli ottimismi nostrani? E se la faccenda fosse un semplice tranello pubblicitario? Nel n. 500 del Tama, il Ponte 40 del novembre 1993, ricordavo qualcosa di dieci anni della rubrica. Ho cercato di fare cronaca. Cinque anni fa parlavo di sindaci con redditi da cinque milioni all'anno, che non potevano permettersi mai una cravatta nuova, per cui erano costretti ad indossare soltanto la fascia tricolore. Adesso si scopre che hanno una pensione da tre milioni al mese. Congelata. Nell'84 riferivo l'allarme dell'on. Servadei sul racket in Romagna. Tre anni fa raccontavo che per il Questore di Forl, Rimini non era Palermo. Adesso, la Commissione antimafia viene a dirci i suoi dubbi. Nove anni fa, alla Biblioteca Gambalunga il problema era di eliminare i teppisti. Adesso forse elimineranno gran parte del pubblico, per mancanza di personale. Di questo passo, il Comune introdurr l'ingresso a pagamento. Un Vigile multer i clandestini, cos come chi d da mangiare ai piccioni: pennuti delle piazze cittadine, non aspettate pi che vi getti il cono del gelato. In un'Italia che ha fatto tante indigestioni, a voi tocca l'unica dieta imposta dalla legge. Auguri. Diario pubblico 1991. Appunti per i posteri. I testi di Tama del 1991 Su sito Google Diario pubblico 1990. Appunti per i posteri. I testi di Tama del 1990 Su sito Google by Antonio Montanari 2010

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