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Mario Turci Della rosa e del serpente Fara Editore, 1995 pp. 72 L. 7.

000 Il tema sostanziale del Piccolo Principe (da ora in poi PP) quello del viaggio, un viaggio composito ed articolato, viaggio in cielo e in terra, dove l'interiorit, la vita e la morte, sono le dimensioni di un cammino il cui motivo intenzionale ultimo la ricerca di stabilit. Una stabilit anelata, ed in fine raggiunta, quale soluzione perentoria del conflitto fra s e Mondo, nella continua ricerca di senso che nella cosciente consapevolezza della necessit di un rapporto costruttivo con gli Altri-nel-Mondo. Il corpo nel viaggio il mezzo per il trasporto dell'identit nei luoghi di ogni Altro, ed il corpo, strumentale, diviene qui contenitore, luogo dell'energia cinetica, ma secondario rispetto alla sostanza del viaggio che diversamente spirituale (senza corpo). Il percorso tracciato appare immediatamente circolare e basato su tappe che si situano sostanzialmente fra una rosa e un serpente. Due tratti essenziali, dalla rosa al serpente e, di ritorno, dal serpente alla rosa porteranno il protagonista (il PP) ed il suo accompagnatore (il Pilota) ad incontrare prima i Demoni dell'esperienza dello stare-al-mondo e, in un secondo momento, le Vie relative alla sostanza dei rapporti, fra gli uomini, che permettono la creazione del tessuto relazionale dell'essere-al-mondo. L'avvio sostanziale del viaggio legato ad una crisi esistenziale del PP relativa alla scoperta della propria inadeguatezza a sostenere un rapporto equilibrato fra bisogni personali e prerogative degli altri (la Rosa). Viaggio che permetta quale risultato intermedio o finale, una emancipazione, una crescita, sorretta da un rapporto fra corpo e pensiero che privilegi quest'ultimo quale veicolo per una pi facile "navigazione" nelle sostanze dell'esistenza. L'incontro fra Pilota e PP in un percorso che, seppur capace di sovrapporsi nella sua parte centrale (diverso nella sua parte di preparazione e di compimento) si presenta per i due protagonisti secondo una distinta qualit partecipativa: per il PP una partecipazione conoscitivo/esperienziale di carattere sciamanico1 nella quale la vicenda acquista il valore di esplorazione dell'"invisibile agli occhi"; per il Pilota una partecipazione conoscitivo/emozionale di carattere educativo per lui il compimento ultimo nell'uscita dalla "malattia", propria dello stato di incompiutezza di quella sfera dell'affettivo che si considera "fondata e realizzata" nello sguardo "adulto" sulla realt del mondo. - II DALLA PARTE DEL PILOTA Dopo un prologo teso a porre le distanze fra due mondi conciliabili, ma irriducubili, quello dell'infanzia e quello degli adulti Tutti i grandi sono stati bambini una volta. (Ma pochi di essi se ne ricordano). [dedica a Leone Werth] l'autore parla della sua strana avventura, non "una" avventura, ma "la" sua avventura presentata come resoconto di un evento formidabile, uno di quelli, secondo l'autore, che cambiano la vita. Di fronte alla vita il Pilota/autore alla continua ricerca del senso da dare alla propria esistenza al-mondo; egli sente il desiderio, o almeno in attesa, di un evento chiarificatore che gli mostri la "via", la stella da seguire, " come se, in questo modo" riferisce la von Franz nel caso del Puer aeternus, alla ricerca di una stabilit affettiva, "egli riuscisse a sentirsi non del tutto perduto, come se ci fosse ancora una speranza, una possibilit di comprensione." (von Franz, 1989: 30) L'avventura ha inizio per un guasto al motore dell'aereo che l'autore pilota; un guasto che lo costringe ad un atterraggio nel deserto (esperienza realmente vissuta da Saint-Exupry, ampiamente documentata in Terra degli uomini (1939) e sovente richiamata in molte altre delle sue opere): Ho cos vissuto da solo, senza nessuno con cui parlare veramente, fino all'avaria nel deserto del Sahara, sei anni fa. Qualcosa si era rotta nel motore. E dato che con me non avevo n meccanico, n passeggeri, mi accinsi a tentare di portare a termine, da solo, una riparazione difficile. Era per me una questione di vita o di morte. Avevo appena dell'acqua potabile per otto giorni. La prima sera mi sono dunque addormentato sulla sabbia a mille miglia da una qualsiasi terra abitata. (cap. II) Nel deserto incontra una strana ed evanescente creatura "Mi sembrava che non ci fosse niente di pi fragile sulla Terra." (cap. XXIV): il Piccolo Principe che, presentandosi sostanzialmente come piccolo saggio (piccolo cio privo di una esperienza di durata, e saggio in quanto reduce da un intenso viaggio esistenziale), si svela piano piano al Pilota tramite l'illustrazione del viaggio che lo ha condotto sino a quel luogo. Il Pilota inizialmente stupito: Guardai dunque quella apparizione con gli occhi sgranati per la sorpresa. Non scordate che mi trovavo a mille miglia da qualsiasi regione abitata. Ora il mio piccolo ometto non mi pareva n smarrito, n morto di

stanchezza, n morto di fame, n morto di sete, n morto di paura. Non aveva per niente l'aspetto di un bambino perso in mezzo al deserto, a mille miglia da qualsiasi regione abitata. Quando sono riuscito infine a parlare, gli dissi: - Ma... cosa ci fai qui? (cap. II) Il PP una creatura siderale capace di vivere di niente su di un piccolo asteroide "... poco pi grande di una casa" ed denotato pi che da una natura fisica da caratteri esistenziali che ne delineano una fisionomia misterica. A proposito di questa prima parte della cronaca dell'incontro la von Franz osserva: "Al ricordo dell'episodio concreto si aggiunge qui una fantasia archetipica, la stessa che caratterizza la situazione iniziale di tutti i miti e tutte le fiabe, una situazione impossibile e disperata che punto di partenza e condizione necessaria per l'apparire del soprannaturale e del numinoso." (1989:34) - III CIRCOLARIT DEL BOOMERANG Dopo l'evento scatenante dell'incontro/scontro del Piccolo Principe con la rosa ( il Pilota che riferisce)... Imparai molto presto a conoscere meglio quel fiore. C'erano stati da sempre, sul pianeta del piccolo principe, dei fiori semplicissimi, ornati da una sola fila di petali, e che non occupavano molto posto, e che non davano fastidio a nessuno. Apparivano un mattino fra l'erba, e poi si afflosciavano la sera. Ma quello l era germinato un giorno, da un seme giunto chiss da dove, e il piccolo principe aveva sorvegliato da molto vicino quel ramoscello che non assomigliava agli altri ramoscelli. Poteva essere un nuovo tipo di baobab. Ma l'arbusto smise presto di crescere, e cominci a preparare un fiore. Il piccolo principe, che assisteva all'impianto di un bocciolo enorme, sentiva bene che ne sarebbe uscita un'apparizione miracolosa, ma il fiore non smetteva di prepararsi ad essere bello, al riparo della sua camera verde. Sceglieva con cura i suoi colori. Si vestiva lentamente, aggiustava ad uno ad uno i suoi petali. Non voleva uscire tutto sgualcito come i papaveri. Non voleva mostrarsi che nel pieno splendore della sua bellezza. Eh! s. Era molto civettuolo. La sua misteriosa toilette era dunque durata giorni e giorni. E poi ecco che una mattina, proprio nell'ora del sorgere del sole, si era mostrato. E, pur avendo lavorato con tanta precisione, disse sbadigliando: - Ah! mi sono appena svegliata... Vi chiedo scusa... Sono ancora tutta spettinata... Il piccolo principe, allora, non pot contenere la sua ammirazione: - Come siete bella! - Non vero? rispose dolcemente il fiore. E sono nata contemporaneamente al sole... Il piccolo principe cap che non era troppo modesta, ma era cos emozionante! - ora, credo, di colazione, aveva subito aggiunto, avreste la bont di pensare a me... E il piccolo principe, tutto confuso, dopo aver preso un innaffiatoio di acqua fresca, aveva servito il fiore. Cos l'aveva ben presto tormentato con la sua vanit un po' ombrosa. Un giorno, per esempio, parlando delle sue quattro spine, aveva detto al piccolo principe: - Possono venire le tigri, con le loro unghie! - Non ci sono tigri sul mio pianeta, aveva obbiettato il piccolo principe, e poi le tigri non mangiano l'erba. - Io non sono un'erba, aveva dolcemente risposto il fiore. - Scusatemi... - Non temo per niente le tigri, ma ho orrore delle correnti d'aria. Non avreste un paravento? "Orrore delle correnti d'aria... una bella scalogna, per una pianta, aveva osservato il piccolo principe. Questo fiore proprio complicato..." - La sera mi metterete sotto vetro. Fa molto freddo da voi. Non sistemato bene. L da dove vengo... Ma si era interrotta. Era venuta sotto forma di seme. Non aveva potuto conoscere altri mondi. Umiliata per essersi lasciata sorprendere a preparare una bugia cos ingenua, aveva tossito due o tre volte, per far sentire in colpa il piccolo principe: - Quel paravento... - Stavo andando a prenderlo ma mi parlavate! Allora aveva aumentato la tosse per infliggergli ugualmente dei rimorsi. Cos il piccolo principe, malgrado la buona volont del suo amore, aveva presto dubitato di lei. Aveva preso sul serio delle parole senza importanza, ed era diventato molto infelice. "Non avrei dovuto ascoltarla, mi confid un giorno, non bisogna mai ascoltare i fiori. Bisogna guardarli e odorarli. Il mio profumava il pianeta, ma non riuscivo a rallegrarmene. Quella storia delle unghie, che mi aveva cos infastidito, avrebbe dovuto intenerirmi..." Mi confid ancora: "Allora non riuscivo a capire! Avrei dovuto giudicarla dalle azioni e non dalle parole. Mi profumava e mi rallegrava. Non avrei mai dovuto fuggire! Avrei dovuto capire la sua tenerezza dietro le sue povere astuzie. I

fiori sono cos contraddittori! Ma ero troppo giovane per poterla amare." (cap. VIII) ... e l'inizio del volo iniziatico in cielo: Credo che approfittasse, per la sua evasione, di una migrazione di uccelli selvatici. Il mattino della partenza mise il suo pianeta ben in ordine. Spazz con cura i suoi vulcani in attivit. Possedeva due vulcani attivi. Ed era una vera comodit per riscaldare la colazione del mattino. Possedeva anche un vulcano estinto. Ma, come diceva: "Non si sa mai!" Spazz dunque pure il vulcano estinto. Se vengono spazzati bene, i vulcani bruciano dolcemente e regolarmente, senza eruzioni. Le eruzioni vulcaniche sono come i fuochi dei camini. Evidentemente sulla nostra terra siamo troppo piccoli per spazzare i nostri vulcani. Perci ci causano tanti fastidi. Il piccolo principe strapp anche, con un po' di malinconia, gli ultimi getti di baobab. Credeva di non dover fare pi ritorno. Ma tutti quei lavori familiari gli sembrarono, quel mattino, estremamente dolci. E, quando innaffi per l'ultima volta il fiore, e si prepar a metterlo al riparo sotto il suo vetro, si scopr la voglia di piangere. - Addio, disse al fiore. Ma lei non rispose. - Addio, ripet. Il fiore toss. Ma non era a causa del suo raffreddore. - Sono stata sciocca, gli disse infine. Ti chiedo scusa. Cerca di essere felice. Fu sorpreso dall'assenza di rimproveri. Rest l completamente sconvolto, col vetro per aria. Non capiva quella dolcezza calma. - Ma s, ti amo, gli disse il fiore. Non l'hai capito per colpa mia. Ci non ha nessuna importanza. Ma tu sei stato sciocco come me. Cerca di essere felice... Lascia in pace quel vetro. Non lo voglio pi. - Ma il vento... - Non sono raffreddata pi di tanto... L'aria fresca della notte mi far bene. Sono un fiore. - Ma le bestie... - Bisogna pure che sopporti due o tre bruchi se voglio conoscere le farfalle. Sembra che sia cos bello. Senn chi mi far visita? Tu sarai lontano. Quanto alle bestie grosse, non ho paura di niente. Ho le mie spine. E mostrava ingenuamente le sue quattro spine. Poi aggiunse: - Non esitare cos, irritante. Hai deciso di partire. Vattene. Perch non voleva che la vedesse piangere. Era un fiore cos orgoglioso... (cap. IX) "Magia e maghi li si incontrano un po' dappertutto nel mondo, mentre lo sciamanismo corrisponde ad una "specialit" magica particolare [...] implica il "dominio del fuoco", il volo magico e cos via." (Eliade, 1992: 23) il tracciato del viaggio, del e con il PP, ha il carattere di una circolarit ellittica che prevede una parte discendente ed una ascendente. Il primo tratto (A-B) si presenta con un andamento discendente che porter il PP a toccare alcune tappe legate ad incontri capaci di fornirgli una "conoscenza del mondo" attraverso un dialogo con i Demoni che assillano l'esistenza viziando la consistenza del rapporto con gli Altri: Si trov nella regione degli asteroidi 325, 326, 327, 328, 329 e 330. Cominci quindi a visitarli per cercarvi un'occupazione e per istruirsi. Il primo era abitato da un re. Il re era assiso, vestito di porpora ed ermellino, su un trono molto semplice e tuttavia maestoso. - Ah! ecco un suddito, esclam il re quando scorse il piccolo principe. E il piccolo principe si chiese: "Come pu riconoscermi se non mi ha mai visto prima?" Non sapeva che, per i re, il mondo molto semplificato. Tutti gli uomini sono dei sudditi. - Avvicnati in modo che ti veda meglio, gli disse il re che era fiero d'essere infine re per qualcuno. Il piccolo principe cerc con gli occhi dove sedersi, ma il pianeta era tutto ingombrato dal magnifico mantello di ermellino. Rest dunque in piedi, e, dato che era stanco, sbadigli. - contrario all'etichetta sbadigliare in presenza di un re, gli disse il monarca. Te lo proibisco. - Non posso farne a meno, rispose il piccolo principe tutto confuso. Ho fatto un lungo viaggio e non ho dormito... - Allora, gli disse il re, ti ordino di sbadigliare. Non vedo da anni qualcuno sbadigliare. Gli sbadigli sono per noi delle curiosit. Andiamo! sbadiglia ancora. un ordine. (cap. X) "[...] uno sciamano si distingue da un "ossesso": egli domina i suoi "spiriti" nel senso che lui, essere umano, riesce a comunicare coi morti, coi "demoni", con gli "spiriti della natura" senza per questo trasformarsi in un loro strumento."(Eliade, 1992: 22-23) Il viaggio in cielo si conclude con il settimo pianeta, la Terra: luogo del compimento numerologico (il 7) e della

caduta, luogo della pesantezza dei corpi e del tempo finito. La Terra diviene qui il "sette" necessario per il ritorno all' "uno" della ciclicit. Il settimo pianeta fu dunque la Terra. La Terra non un pianeta qualsiasi! Vi si contano centoundici re (non dimenticando, naturalmente, i re negri), settemila geografi, novecentomila uomini d'affari, sette milioni e mezzo di ubriachi, trecentoundici milioni di vanitosi, cio circa due miliardi di adulti. (cap. XVI) Qui avviene la prima esperienza di verifica/confronto nel rapporto relazionale del PP con il Pilota, ma ancor prima il confronto con il serpente capace di offrirgli una soluzione alla pesantezza di un corpo incapace di fornire, con la sola propria presenza, vie di soluzione ai conflitti dell'esistenza: Il piccolo principe, una volta sulla terra, fu dunque assai sorpreso di non vedere nessuno. Aveva gi paura di aver sbagliato pianeta, quando un anello color di luna ondeggi nella sabbia. - Buonanotte, fece il piccolo principe per ogni evenienza. - Buonanotte, fece il serpente. - Su che pianeta sono capitato? domand il piccolo principe. - Sulla Terra, in Africa, rispose il serpente. - Ah!... Non c' dunque nessuno sulla Terra? - Questo il deserto. Non c' nessuno nei deserti. La Terra grande, disse il serpente. Il piccolo principe si sedette su una pietra e alz gli occhi al cielo: - Mi domando, disse, se le stelle vengono illuminate perch ognuno possa un giorno ritrovare la sua. Guarda il mio pianeta. proprio sopra di noi... Ma com' lontano! - cos bello, disse il serpente. Cosa sei venuto a fare qui? - Ho dei problemi con un fiore, disse il piccolo principe. - Ah! fece il serpente. E tacquero. - Dove sono gli uomini? riprese infine il piccolo principe. Si un po' soli nel deserto... - Si soli anche fra gli uomini, disse il serpente. Il piccolo principe lo guard a lungo: - Sei un animale strano, gli disse infine, sottile come un dito... - Ma sono pi potente del dito di un re, disse il serpente. Il principe fece un sorriso: - Non sei poi molto potente... non hai nemmeno delle zampe... non puoi nemmeno viaggiare. - Io posso portarti pi lontano di una nave, disse il serpente. Si arrotol attorno alla caviglia del piccolo principe, come un braccialetto d'oro: - Colui che tocco, lo rendo alla terra da cui uscito, disse ancora. Ma tu sei puro e vieni da una stella... Il piccolo principe non rispose niente. - Mi fai pena, sei cos fragile, su questa Terra di granito. Posso aiutarti se rimpiangi troppo il tuo pianeta. Posso... - Oh! ho capito benissimo, fece il piccolo principe, ma perch parli sempre per enigmi? - Li risolvo tutti, disse il serpente. E tacquero. (cap. XVII) "...gli sciamani sono degli esseri che si differenziano in seno alle corrispondenti comunit per via di certi tratti che, nelle societ dell'Europa moderna, potrebbero apparire come segni di una "vocazione" o, almeno, di una "crisi religiosa"."(Eliade, 1992: 25-26) Ora il viaggio diviene lineare (B-C) e seminato di nuovi incontri (sei) il cui carattere si distingue per il valore concettuale che assumono; il primo incontro con gli uomini, incontro nel quale il carattere della "conoscenza" si posa sui toni esistenziali del s: Ma capit che il piccolo principe, avendo camminato a lungo attraverso sabbie, rocce e nevi, scopr infine una strada. E le strade conducono tutte dagli uomini. (cap. XX) La linearit del viaggio, ha termine con una impennata "tragica" provocata dall'incontro con il serpente: C'era, accanto al pozzo, il rudere di un vecchio muro di pietra. Quando ritornai dal mio lavoro, la sera del giorno dopo, scorsi da lontano il mio piccolo principe seduto lass, con le gambe penzoloni. E sentii che diceva: - Non ti ricordi dunque? diceva. Non affatto qui!

Un'altra voce gli rispose senza dubbio, perch replic: - S! S! il giorno questo, ma non questo il posto... Continuai il mio cammino verso il muro. Ancora non vedevo n sentivo nessuno. Ciononostante il piccolo principe replic di nuovo: - ... Certo. Vedrai dove comincia la mia traccia nella sabbia. Non devi far altro che aspettarmi. Ci sar stanotte. Ero a venti metri dal muro e continuavo a non vedere niente. Il piccolo principe disse ancora, dopo un silenzio: - Hai del buon veleno? Sei sicuro di non farmi soffrire a lungo? Mi fermai, con una stretta al cuore, ma continuavo a non capire. - Ora, vattene, disse... voglio ridiscendere! Allora abbassai anch'io gli occhi verso la base del muro, e feci un salto. Era l, rizzato verso il piccolo principe, uno di quei serpenti gialli che vi uccidono in trenta secondi. (cap. XXVI) L'incontro col serpente introduce alla parte ascendente del tracciato (C-A) in fondo al quale avr luogo quel compimento che sar il "ritorno in cielo", il ritorno dalla rosa: Disse ancora: - Sai... il mio fiore... ne sono responsabile! E lei cos debole! E cos ingenua. Ha quattro spine da niente per proteggerla dal mondo... Io mi sedetti perch non potevo pi stare in piedi. Disse: - Ecco... tutto... Esit ancora un po', poi si alz. Fece un passo. Io non potevo muovermi. Non ci fu altro che un lampo giallo vicino alla sua caviglia. Rimase un istante immobile. Non grid. Cadde dolcemente come cade un albero. Non fece nemmeno rumore, per via della sabbia. (cap. XXVI) Ed ecco, con la "partenza" del PP, manifestarsi la dimensione sostanziale di tutta la sua vicenda: dalla rosa alla rosa attraverso un viaggio all'insegna del sei in cielo e terra e tramite un serpente; un evento fortemente finalizzato a quella necessaria ed indispensabile "conoscenza" dei mondi interiori e del mondo degli Altri utile alla stabilit dell'identit, stabilit che risultato della capacit di sostenere la prova dei conflitti fra esseit e diversit. Stefano Cammelli