Sei sulla pagina 1di 4

DIRETTORE LUCA TELESE - A CURA DI CHRISTIAN RAIMO

DIRETTORE LUCA TELESE - A CURA DI CHRISTIAN RAIMO www.pubblicogiornale.it – SABATO 20 OTTOBRE 2012 IL

www.pubblicogiornale.it SABATO 20 OTTOBRE 2012

RAIMO www.pubblicogiornale.it – SABATO 20 OTTOBRE 2012 IL IL F F UTUR UTUR O O HA

ILIL

FF UTURUTUR OO

HAHA

RADRAD II

CC

II

ANTICHEANTICHE

DAL CYBERPUNK AL WEB Quando c’era il futuro di ALBERTO PICCININI Quando eravamo cyberpunk, più
DAL CYBERPUNK AL WEB
Quando c’era il futuro
di ALBERTO PICCININI
Quando eravamo cyberpunk, più di vent’anni fa, Internet quasi neppure esi-
steva. Avevamo dei personal computer grandi come televisori, e dentro i
modem avresti giurato di sentire ticchettare i vecchi telefoni grigi che anco-
ra
tenevamo in casa. La memoria si salvava in certi dischetti di plastica nera
flessibile, così precari da tenerti in ansia per le sorti di qualsiasi scarabocchio
trascritto dal macchina col caratteristico fruscio delle testine magnetiche.
Quando eravamo cyberpunk leggevamo le prime traduzioni italiane di Wil-
liam Gibson, impaginate con tanta poca cura tra le copertine della fanta-
scienza Urania o Edizioni Nord.
Neuromante cominciava così: “Il cielo sopra il porto aveva il colore della te-
levisione sintonizzata su un canale morto”. In Giù nel ciberspazio potevi leg-
gere dialoghi come questo: “Cos’è?”. “E’ un deck ciberspazio Mass-Neotek”.
La notte che bruciammo Chrome (1984) descriveva la prima esperienza
dell’essere-in-rete: “Un ondata fosforescente si sollevò nel mio campo visi-
vo
mentre la matrice cominciava a dispiegarmisi nella mente, una scacchie-
ra
tridimensionale perfettamente trasparente che si estendeva all’infinito”.
Ne fummo entusiasti.
avevamo già visto Blade Runner, la guerra in diretta dall’Iraq, i cartoni ani-
mati giapponesi, Non è la Rai. Ascoltato i Kraftwerk, ballato la techno di De-
troit, impasticcati ai rave. Speculato sulla fosca bellezza di certe periferie
E
moderniste e disperate.
Imparammo a sentirci a casa in quel mondo costruito all’incrocio tra il noir
degli anni ’40 e la paranoia pop di Philip K. Dick e James G. Ballard. Era fanta-
scienza, ma non era fantascienza. Non c’erano dischi volanti, macchine vo-
lanti, marziani, alieni. A pensarci bene non volava quasi niente in quel mon-
do, proprio come nel nostro.
Ci
sono libri capaci di svelare un mondo intero, anche se quel mondo ce l’hai
già sotto agli occhi. Osservando nient’altro che lo schermo e la tastiera del
suo computer Apple di antica generazione, William Gibson aveva dato nomi
a
cose che non esistevano. I suoi romanzi svelavano il web un attimo prima
che incartasse il pianeta Terra. Più o meno come Marx e Engels avevano
svelato a loro tempo i meccanismi della società industriale a venire.
Qualche mese fa, in un’intervista a Wired (un ex bibbia del cyberpunk), lo
scrittore ha ripetuto per l’ennesima volta che gli scrittori di fantascienza,
compreso se stesso, quasi mai predicono il futuro, e comunque non è la cosa
più interessante del loro lavoro. “Ogni futuro immaginato diventa obsoleto
come un gelato che si scioglie mentre uscite dalla gelateria all'angolo”, dice-
va. E scherzando: “Ho fatto un sacco di errori. Dove sono i telefoni cellulari?”
SEGUE A PAGINA IV
Itìnerapernémoraacpersàlebras
(Itinerariperboscaglieedirupi),
romanzométricocombinatorio,trastorieeStoria
ironia,fantasieeFilosofia
PER NON MORIRE PASOLINANI
IMPRIGIONATI NEL REVIVAL
diLucrezioG.G.A.Matera-FrancoVergaEditore
VolumeZero(introduttivoalRomanzo)
Roma fantastica
La legge dei 20 anni
IIllRomanzohaformametrica(endecasillabiarimaincatenata),edèconteni-
torecompòsito-unitariodieventi,temiepaesaggi,affidatianarratrici/-ori(e
avariipersonaggi),collocate/iindiverseepochestoriche.Notevolelarevivi-
scenzalinguistica(diIntroduzioneeRomanzo),morfologica,lessicale,inter-
punzionalee,latamente,grammaticale.QuestoVolumeZeropresentaun
di CHRISTIAN RAIMO
di VALERIO MATTIOLI
Dialogoimmaginario,impossibile(informametrica)sudiversiargomenti,
ancheautobiografici,traduedonnenostrecontemporaneeeifilòsofi-poeti
Lucrezio,Bruno,LeopardieGramsci.AgevolanolaletturanumeroseNotea
Vi ricordate, l'ultimo film di Woody Allen dedicato a Ro-
ma era così farlocco che persino Carlo Verdone si con-
cesse di stroncarlo: finto come un presepe, una cartolina
per tabaccai. Si potrebbe anche rincarare la dose e rico-
noscere come in tutta l'ultima produzione vacanziera
europea di Allen
Quando tre anni fa morì Dash Snow, i galleristi più smaliziati
da qui a New York trovarono infine il loro martire: un artista
giovane (ventotto anni) e maledetto (era un tossico), di suc-
cesso (l’overdose lo colse in una stanza d’albergo da 325 dol-
lari a notte) e che era riuscito a imporsi quale proverbiale vo-
ce di una generazione.
pie’dipagina,culturalielinguistiche,esoluzionigraficheatteaunpiùspedito
percorsodilettura.L’autoreèlaureatoin:Filosofia,LettereeLingue,
MedicinaePsicologia(eformatoin:Psicoterapiapsicoanalitica).
Costo:euro15.00,daversarsisulccpn°84.74.82.01,
intestatoaFrancoVerga,
SEGUE A PAGINA II
SEGUE A PAGINA IV
viaG.Carducci6–FrassinelloMonf.to(Al)

q41tPPmBW0ysQ5bkWvLIjkN3/3w1iWmyO/uSSLxcqZNos9t5Vlstl5qI5HW3QnwFoFLA1zjbYV6v y7o7/SLihjgq6r8baIbbsxPFvLcuGVc=

II SABATO 20 OTTOBRE 2012

II SABATO 20 OTTOBRE 2012 SEGUE DALLA COPERTINA Vi ricordate, l'ultimo film di Woody Allen dedicato
II SABATO 20 OTTOBRE 2012 SEGUE DALLA COPERTINA Vi ricordate, l'ultimo film di Woody Allen dedicato
SEGUE DALLA COPERTINA

SEGUE DALLA COPERTINA

Vi

ricordate, l'ultimo film di Woody Allen dedicato a Roma era così far-

locco che persino Carlo Verdone si concesse di stroncarlo: finto come un presepe, una cartolina per tabaccai. Si potrebbe snche rincarare la

dose e riconoscere come in tutta l'ultima produzione vacanziera euro- pea di Allen (quella che va da Match Point a Vicky Cristina Barcelona a Midnight in Paris fino appunto al film paccottiglia To Rome with love), il Vecchio Continente per Allen non sia solo un conglomerato di stereoti-

pi,

ma una non-realtà particolarmente razzista: nelle sue Londra, Bar-

celona, Parigi, Roma per dire qualcuno ha mai visto passeggiare un nero

o

un povero?

Ok, ma perché tanto accanimento contro questa visione posticcia-wa- sp? Perché può servirci come chiave per comprendere come mai una narrazione così reazionaria e fasulla ottenga ancora ascolto, pubblico,

credibilità. È chiaro che se uno può starsi a vedere ancora il pizzardone

di

Piazza Venezia albertosordeggiante, può anche ciucciarsi ogni altro

racconto con un tasso leggermente inferiore di luoghi comuni. La Roma che viene fuori dai romanzi e dai film italiani è spesso una Roma che non esiste se non nell'ottica autocentrica di un'élite che di volta in volta può essere quella borghese, quella radical-chic, quella paternalistica-soli- dale, quella con velleità di denuncia sociale. Una città uguale a se stessa, prevedibilmente gretta e provinciale, copia-carbone di qualche suo passato recente o remoto, multietnica solo in un modo marginale, geo- graficamente identificabile con quello che accade all'interno della ZTL, o dentro delle Mura, o al massimo dentro il Raccordo Anulare. Mentre la cintura urbana è un melting pot in cui i pidgin sono irriconosci-

bili, ancora a leggere - per dire - i libri di Giorgio Montefoschi o Gianrico Carofiglio, o a vedere i film - per dire - di Francesco Bruni o Cristina Co- mencini sembra che le persone a Roma parlino la lingua delle fiction tv

 

in

cui vengono ritratti; la vita reale un'idea tutta mentale, una storia di

COSA CAMBIA CON LA CABLATURA DELLAFRICA?

famiglia circoscritta a una dimensione banalmente finzionale. Già, per- ché l'immagine di Roma la fa la televisione: le serie sulle tv generaliste,

le

interviste in tempo realeal mercato di Ponte Milvio (il più vicino alla

Capitan Nemo e il digital divide

sede Rai di via Teulada)

Allo stesso modo quando si vuole affilare una

narrazione popolare, in questi ultimi anni si è affidati quasi esclusiva-

mente a uno sguardo noir, condito di tinte sociali. Il mondo degli post-

accattoni pasoliniani mescolato a quello dei polizieschi anni '70, il tutto shakerato da Romanzo criminale, ha fatto scuola, si è autocanonizzato,

a

tal punto da sovrapporre la dimensione narrativa (con tanto di feticci,

tipo gli accendini con le facce del Libanese o del Freddo) a quella storica. Prova ne sia (complici le teorie di Wu Ming sul far sfumare ricostruzione documentaria e invenzione tutto in un new italian epic) la sostanziale

sovrapponibilità di testi di saggistica e narrazioni: I fatti della banda della magliana di Bianconi con De Cataldo; i cataloghi di storie criminose di un Cristiano Armati o di uno Yari Selvetella con la narrativa sociologizzante (facciamo un esempio? l'ultimo libro bruttarello del consigliere di Sel prestato al romanzo Massimiliano Smeriglio, Roma suk ovest).

di CARLO MAZZA GALANTI

agli angoli delle strade; a Conakry, dove la poca elettricità disponibile viene razionata tra i quartieri con turni micragno-

Il cavo elettrico era ricoperto di conchiglie, foraminifere ecc., lasciava a malapena distinguere là sotto l'involucro pie- troso che si opponeva ai molluschi perforanti. Ma era tran- quillo, al riparo dai movimenti oceanici con la sua pressione favorevole al trasmettersi della scintilla elettrica da un con- tinente all'altro in trentadue centesimi di secondo. La durata del cavo sarà praticamente infinita.E' con un atto di fede nelle magnifiche sorti del progresso e con il consueto contegno di ammirato distacco che Pierre Aronnax - principale portavoce di Jules Verne - osserva dagli oblò del Nautilus il primo cavo telegrafico transatlantico, soffermandosi per un paio di pagine sulla storia di quel filo tirato dall'Irlanda a Heart's Content, in Canada, nel 1866:

momento fatidico della rivoluzione elettricache secondo McLuhan inaugurò una nuova era dell'umanità. Nel frattem- po il capitano Nemo - ricchissimo principe indiano caduto in disgrazia - medita vedetta contro le potenze europee che hanno deciso la fine del suo mondo, usando i loro stessi strumenti. In pochi lo sanno, ma il portento tecnologico del Nautilus è teatro del conflitto morale di uno dei più livorosi e ambigui militanti anticoloniali della storia della letteratura occidentale. The digital revolution in Africa is set to occur in late 2012recita il sito della maggiore compagnia telefonica dell'Africa occidentale: Orange, principale branca commerciale di Fran- ce Telecom. ACE (Africa Coast to Europe) è il nome del cavo atlantico in fibra ottica che dovrebbe diventare operativo proprio in questi mesi. Unirà la Francia al Sudafrica, toccan- do tutti i paesi della costa occidentale. WACS (West Africa Cable System) è invece stato ultimato nel mese di maggio e ha unito sulla stessa tratta l'Inghiterra a quei paesi (in mag- gioranza anglofoni) dove il mercato è in mano alla principale responsabile di questa grande opera, la sudafricana MTN. Si tratta di due eventi importanti, di enormi investimenti dai quali ci si aspetta grandi risultati sul piano economico e cul- turale, anche se la presenza ingombrante di attori occiden- tali ricorda molto da vicino vecchie corse coloniali. Chi fre- quenta quella parte del pianeta conosce le bibliche attese che tocca affrontare davanti al computer: la precedente ca- blatura faceva il suo lavoro con lentezza estenuante per noi ipercinetici comunicatori. Ora, però, le grandi compagnie giurano che il digital divide sarà drasticamente ridotto. E se guardiamo a come la telefonia mobile ha attecchito sul so- strato orale delle culture africane possiamo ben immagina- re, come ci annunciano i profeti del progresso, che di qui a qualche anno buona parte della popolazione locale passerà molto tempo davanti all'imitazione cinese di smartphone europei e americani. La connettività si espande a macchia d'olio sulla superficie accidentata di quel mondo lontano: a Dakar le star della lotta senegalese pubblicizzano telefonini

si,

il negozio più in vista del corso centrale è un grande inter-

net café nel quale, nonostante i costi ancora proibitivi, spes-

so

non è facile trovare posto; ad Abidjan, traumatizzata da

È

strano pensare che se Los Angeles ha avuto Philip K. Dick, e Londra Ja-

una crisi decennale, capita d'incontrare nei locali di Zone4 e

Yopougon giovani yuppie con i tablet: se chiedi ai fortunati possessori di guardare una cosa su internet potrebbero im- barazzarsi perché la connessione funziona malissimo, e for-

mes Ballard, a una città multistratificata come Roma non sia toccato nemmeno un autore che sia riuscito a trasformarla in un luogo efficace- mente fantastico. Quanto si siano imposti un Moravia o un Pasolini (le

loro due versioni, appunto: borghese e popolare) o e quanto poco Fellini (o Flaiano, o Morselli, o Landolfi) nel racconto di Roma, l'ha notato uno dei pochi scrittori che invece negli ultimi anni ha provato - e è riuscito - a scrivere un romanzo capitolino di pseudo-fantascienza: Tommaso Pin- cio con Cinacittà. Ora, da qualche mese fa, Pincio ha pubblicato un piccolo libro quasi al- trettanto bello, edito da Il Saggiatore, che si chiama Pulp Roma, in cui dopo aver voluto condividere con il lettore una discussione sulla proble- maticità di scrivere un "romanzo romano" (la stessa che - racconta Pin- cio - hanno avuto in fondo Dostoevskij o Henry James) ci regala un rac- conto distopico su una Roma futura distrutta da una perenne estate apocalittica e colonizzata da criminali cinesi; e insieme una piccola me- ravigliosa graphic-story, in omaggio a un altro dei pochissimi autori ca- paci per esempio di immaginarsi un Colosseo in plexiglas, il giovane Ste- fano Tamburini inventore della saga di Ranx Xerox. Perché allora ci chiediamo insieme a Pincio noi dickiani, ballardiani, felliniani, la Roma di Ranx Xerox se la ricordano solo i nostalgici di Cannibale (cioè alla fine sempre noi?). La sola piccola consolazione che ci possiamo dare è che

se

nuove tecnologie impattano violentemente sulle culture lo- cali (o su ciò che ne resta in ambiente urbano) per altri versi sembra che queste ultime non aspettino altro. S'intuisce il potenziale straordinario di internet 2.0 in un mondo dove in- ternet 1.0 non è quasi passato ma dove il fare rete è la base stessa della convivenza sociale. Quale sarà il risultato del trapianto: diritti, istruzione, alfabetizzazione come sosten- gono i fautori dello sviluppo? Nessuno lo sa davvero. Che ne sarà ad esempio del dating in un mondo dove i matrimoni combinati sono ancora diffusissimi? Un'amica cooperante

neppure ce l'hanno. Ma cambierà. Sta cambiando. Se le

mi

sulle figlie pagandogli tempo su internet per cercare di ri- morchiare qualche ricco Europeo. A osservare la dedizione con cui i giovani africani compulsano le pagine facebook po- tremmo chiederci da quale stato mentale prossimo all'ipnosi siano posseduti, un po' come succede anche a noi. Il dubbio oscilla tra l'immagine inquietante di un'omologazione globa-

ha raccontato che in Guinea certe madri investono soldi

in

questo desiderio di trasfigurazione Pulp roma ultimamente non è così

le e quella di nuove creature dai volti sconosciuti e bizzarri.

solo: un cabotaggio tra gli scaffali librari e all'eccentrico Altare della pa- tria di Ferruccio Parazzoli possiamo mettere vicino almeno tre voci di scrittori nemmeno-trentenni, che rispetto alla vieta tradizione immagi- naria hanno un rapporto felicemente iconoclasta. Sono Devozione di Antonella Lattanzi, L'estraneo di Tommaso Giagni, e i due fumetti di Ze-

Un

paio di anni fa mi trovavo a Parigi, nella biblioteca nazio-

nale, credo uno dei luoghi più asettici e funzionali del mondo avanzato e la cui gelida anomia è stata raccontata da uno scrittore di memoria e storia come Sebald, in Austerlitz, il

suo capolavoro. Ero seduto al mio tavolo quando mi sono accorto di un uomo, evidentemente africano, che navigava alla postazione internet tra siti pornografici. Guardava im-

rocalcare: i capolavori La profezia dellarmadillo e (appena uscito) Un polpo alla gola. Ecco che in una città dove è difficile persino stupirsi del- l'esistenza del futuro, loro riescono a farci intravvedere come è fatto.

magini porno e nessuno faceva una piega. Nemmeno un'oc- chiata. Mi sembrava di essere il solo a stupirmi. Sappiamo tutti che il porno è tra i principali motori del web ma questo non deve certo vedersi. Quell'uomo stava invece mostran- dolo a tutti, in un posto così formale. Il re è nudo. Forse mi sono fatto suggestionare dai colori del suo abito africano, e la cosa sarebbe potuta benissimo succedere con un france-

CHRISTIAN RAIMO

 

CHI SIAMO E CHI (NON) DIVENTEREMO

se,

ma non ho potuto fare a meno di vedere la scena come

una specie di allegoria. Dell'imprevedibilità dei comporta- menti prodotti dalle nuove tecnologie una volta spostate in uno spazio culturale a cui non appartengono storicamente. E della totale incapacità nostra, di noi che facciamo finta di niente, di guardare in faccia al problema. Tanto la civiltà non indietreggia mai, e sembra prendere in prestito tutti i suoi diritti alla necessitàcome lamentava il principe Dakkar, alias Nemo, dopo aver rivelato la sua identità segreta nell'I- sola misteriosa.

Le immagini di questo numero sono tavole originali di MP5, che ringraziamo infinitamente. I suoi lavori sono su mpcinque.wordpress.com. Gli spot a pag. III e IV sono di Lisa Nur Sultan. Ringraziamo anche tutta la redazione, e Carolina Cutolo, jumpinshark, Carlo Mazza Galanti. Durante la settimana ci potete seguire sulle pagine di Pubblico, su facebook (Rivista Orwell) e su twitter (@orwellp).

Durante la settimana ci potete seguire sulle pagine di Pubblico, su facebook (Rivista Orwell) e su

q41tPPmBW0ysQ5bkWvLIjkN3/3w1iWmyO/uSSLxcqZNos9t5Vlstl5qI5HW3QnwFoFLA1zjbYV6v y7o7/SLihjuybKQZZD6gSe2RlpjBPzE=

SABATO 20 OTTOBRE 2012

III

SABATO 20 OTTOBRE 2012 III SCIENZA IRRIPRODUCIBILE APOCALITTICI, INTEGRATI, POPULISTI DELLA RETE Una startup
SABATO 20 OTTOBRE 2012 III SCIENZA IRRIPRODUCIBILE APOCALITTICI, INTEGRATI, POPULISTI DELLA RETE Una startup

SCIENZA IRRIPRODUCIBILE

APOCALITTICI, INTEGRATI, POPULISTI DELLA RETE

APOCALITTICI, INTEGRATI, POPULISTI DELLA RETE

Una startup salverà Newton

di ANDREA CAPOCCI

La filosofia della scienza è utile agli scienziati quanto l'ornitologia agli uccelli, disse una volta il fisico Richard Feynman. In effetti, il rapporto tra epistemologi e scienziati per tutto il novecento non è stato affatto idilliaco. I primi si sono accaniti a dimostrare che il metodo scientifico non esiste; i secondi hanno fatto finta di niente, ritenendo che il clamo- roso progresso tecnico della modernità bastasse a dimostrare che, do- po Galileo, la scienza ha davvero cambiato marcia. Gli assalti alla cittadella scientifica oggi sono più rari. Il metodo speri- mentale, però, non ha guadagnato in solidità: a quanto pare, le riviste più prestigiose, quelle che selezionano con parsimonia e severità le ricerche da pubblicare, pullulano di scienza non riproducibile. Non è cosa da po- co, perché la riproducibilità dell'esperimento è uno dei fondamenti del metodo galileiano. Ripetere un esperimento e trovarne l'errore permet- te alla comunità scientifica di filtrare la buona scienza da quella cattiva. Nella realtà le cose vanno diversamente, come ha denunciato su Nature Glenn Begley, ex-direttore della ricerca sul cancro presso la casa far- maceutica statunitense Amgen. Su 53 esperimenti selezionati in un de- cennio dal suo gruppo in vista di eventuali applicazioni farmaceutiche, solo in 6 casi è stato possibile confermare i risultati dichiarati dai ricer- catori. Sempre su Nature, ma un anno prima, i laboratori della Bayer avevano raccontato un'esperienza analoga: i tre quarti delle sperimen- tazioni descritte sulle principali riviste scientifiche non sono risultate ri- producibili. E per fugare il dubbio che sia una patologia riservata alle scienze mediche, ci soccorre la collezione di casi raccolta dal fisico Ste- fano Ossicini dell'università di Modena, nel suo recenteL'universo è fat- to di storie, non solo di atomi(ed. Neri Pozza): truffe ed errori rintracciati persino nelle scienze dureper eccellenza, come la fisica e la chimica. Bene, si dirà: significa che la cattiva scienza prima o poi viene a galla? Mica tanto. Come osserva lo stesso Ossicini, i meccanismi di controllo stentano a tenere il passo di un sistema di ricerca in espansione a livello internazionale, in cui cresce il numero di ricercatori ed esperimenti ma anche degli interessi economici e dei relativi conflitti. Chi lavora in un'a- zienda farmaceutica non segnalerà le ricerche irriproducibili, dopo aver sprecato tanto tempo al loro inseguimento: lascerà che ci sbattano il muso anche i concorrenti. Nemmeno le università rappresentano un ef- ficace fact-checker, perché la ripetizione delle scoperte altrui non frutta pubblicazioni né finanziamenti. Dunque, ricerche scadenti continuano a condizionare carriere e danari. Alla lunga, ne paghiamo noi le conse- guenze: nonostante la rivoluzione biotecnologica, il numero di nuovi farmaci non è aumentato e ricerche indipendenti dimostrano che solo un nuovo farmaco su dieci presenta un'efficacia terapeutica superiore ai prodotti precedenti. C'è chi corre ai ripari: la Science Exchange, una dotcom della Silicon Val- ley, propone ai ricercatori di certificare la riproducibilità degli esperi- menti grazie a una rete di esperti disposti a fare da esaminatori. Questo marchio di qualità, come ogni servizio, si pagherà. In cambio, la maggio- re affidabilità attrarrà investitori pubblici e privati, favorevoli a puntare su linee di ricerca di origine controllata. Però è una sconfitta per la co- munità scientifica, che da sempre preferisce governarsi da sé: immagi- nate Sir Isaac Newton rivolgersi ad un mercante per veder riconosciuta la legge della gravitazione universale? L'iniziativa della Science Exchange è solo una risposta parziale. Le mi- nacce alla verificabilità della ricerca arrivano anche da altri fronti. Un brevetto, ad esempio, vieta di sfruttare una tecnologia senza l'autoriz- zazione dell'inventore. Un esperimento che usi un microscopio elettro- nico o una sequenza genetica brevettati, dunque, non può essere ripro- dotto liberamente se non vent'anni dopo. Sulla carta, il divieto riguarda solo le aziende, perché la ricerca no profit è tradizionalmente esentata dal rispetto della proprietà intellettuale. Ma con la privatizzazione dell'i- struzione e dell'università, un processo in atto a livello planetario, que- sta distinzione tende a sfumare: già nel 2003 l'americana Duke Univer- sity, in quanto privata, fu condannata per aver utilizzato un brevetto di un ex-dipendente senza autorizzazione. Potrebbe accadere anche alle università italiane, che dopo la riforma Gelmini possono trasformarsi in fondazioni di diritto privato. Le regole del gioco scientifico stanno cambiando e qualche filosofo in più avrebbe fatto comodo, se gli scienziati devono ora ricorrere ad una società sub-appaltatrice per salvare la faccia. Ma si abitueranno, in fon- do è un ritorno all'antico: anche ai tempi di Galileo gli scienziati avevano bisogno dell'imprimatur papale. E forse è più facile trattare con una start-up che con il cardinal Bellarmino.

Qualunquismo 2.0

di JUMPINSHARK

Uniamo tre punti: Guido Ceronetti lapocalittico che riflette sul cellulare nuovo, Riccardo Luna linnovatore che candida Internet al Nobel per la Pace, Sidro Italico il difensore (non richiesto) di Beppe Grillo che grida La Rete NON perdona!. Cosa si ottiene? Il web italiano, in una delle sue frequenti giornate storte. Il 10 Giugno 2012 il Corriere si pregia di of- frire ai lettori un articolo di Guido Ceronetti, sontuosamente titolato e sottotitolato: Maledetto telefonino, pulce con lo stomaco da elefante - Le riflessioni apocalittiche del filoso- fo dopo l'acquisto del suo primo cellulare: la corsa a modelli sempre più nuovi spinge l'umanità nel baratro. La meditazione non è prelevata dallarchivio, per comme- morare il ventennale dell'articolessa di noto intellettuale over 60 su "IO e il telefonino come Metafora del Mondo Moderno". Nel 1992 Ceronetti non se lera infatti sentita di comprare il Motorola e adornarlo di componimento giorna- listico (nonostante lappropriata nascita nel 1927); ventanni dopo recupera e rilancia, informandoci pure del suo deside- rio di un cellulare discretissimoche avvertisse il sentimen- tale Utente con il passo che «sfiorava l'arena» mentre «lu- cean le stelle»e lamentando subito: Ma a chi potrebbe toccare un simile sussurro di privilegio? A un burocrate eu- nuco, a una casalinga da carrello…”. A noi toccano ancora in sorte (o ci meritiamo se preferite) questi filosofi apocalit- tici, che frizzano e trillano sulle suonerie; negli USA la critica alla tecnologia e alla Rete ha autori come Jaron Lanier, che nel suo manifestoTu non sei un gadget unisce una com- prensione culturalmente ricca e tecnicamente precisa allappassionato impegno teorico e morale. E, per dirla in simbolo,discute che ruolo abbia nella definizione del pano- rama musicale contemporaneo il MIDI (uno standard per la rappresentazione digitale della musica, usato ad es. dal pri- mo cellulare con suonerie multiple, nel 1996) invece di fare svolazzi suTosca, casalinghe ed eunuchi. Passando, secondo prassi, dai peggio apocalittici ai più en- tusiasticamente integrati, riserviamo il posto donore a Ric- cardo Luna, ex-direttore di Wired Italia ed editorialista di Repubblica. Nel Novembre 2009 candidò Internet al Nobel per la Pace 2010 e - forse inavvertitamente, forse con per- fetto calcolo di questa e altre analoghe campagne - candi- dò se stesso allantonomasia parodica del tecnoentusiasta. Luna sogna - in un sogno che si sogna implementazione - un mondo nuovo dove, con tanto ottimismo e buona volon- tà, le cose finalmente partono (Startup, Italia!), le pesanti catene del passato sono spezzate dalla forza dellinnova- zionedegli startupperoie un avvenire di pace e prosperità viene garantito alla negletta Italia e quindi al mondo. Il si- toCheFuturo.it, con leditore CheBanca! (gruppo Medioban- ca) e il direttore Riccardo Luna, si propone organizzare le energie positive per questo cambiamento. Ospita occasio-

nalmente interventi di grande prestigio ma si distingue per labbondanza di materiale legittimamente propagandistico e per lapologetica diretta, che si vorrebbe tecnoevangeli- smo e rimane invece ferma al fervorino letterario. Quando Luna scrive ilbarbecueper le salsicce che fanno tanto Sili- con Valley, riguardo a un incontro saltato tra alcuni star- tupper italiani e il ministro Passera (immaginato, per con- sonanza giovane & dinamica, sul prato in maniche di cami- cia), ci vuole proprio un cuore di pietra per non ridere, e piangere sulle nostre miserie. (E ci si domanda inquieti:

hamburger e hot dog sono ancora troppo avanti o si cerca una via italiana allabuso di carne?) Indulgerò, di nuovo e brevemente, nellesterofilia da con- fronto, ricordando che in USA autori come Clay Shirky e te- sti comeCognitive Surplus: Creativity and Generosity in a Connected Age, pur allinterno di una prospettiva di grande ottimismo e con chiari fini di divulgazione e persuasione, non confondono mai largomentazione col lancio pubblicita- rio. Chiudiamo col botto, le botte e la comica finale, facendo seguire al profeta di sventure Ceronetti e allaspirante bat- tista Luna il monaco guerriero. Nel Luglio 2012 viene diffusa unanalisi del pubblico di Grillo su Twitter, secondo la qua- le- cito dal Corriere - oltre la metà dei follower del leader del Movimento Cinque Stelle sarebbero falsi e generati dal computer. Grillo non la prende bene e, rivelando passati legami dellautore Marco Camisani Calzolari con Silvio Ber- lusconi, sentenzia: la memoria della Rete non perdona!.Il blogger Sidro Italico, esaltato dalla frase e motivatissimo nella difesa del suo beniamino, scende quindi in campo con un post inneggiante al mail bombingverso Calzolari (che subito, arcitaliano, dichiara di temere per la famiglia). E ver- ga, serio, frasi come BEPPE CHIAMA, LA RETE RISPONDE! AL MIO SEGNALE SCATENATE LINFERNO!. In esse si com- pendia il peggio di una nuova figura antropologica: la Gente del Web, onesta e incazzata, che abbonda in maiuscole per chiarire il momento supremo digitale e oggi venera Beppecome piccolo padre di Internet. La Gente del Web che immagina la Rete come duro e puro cristallo dinforma- zioni sempre vere, una dimensione separata del reale, in nulla compromessa con la realtà vile del Paese. La Gente del Web che per giusta vendetta contro la casta dei politi- ci, i venduti dellinformazione, gli zombiscatena lInfer- no. La Gente del Web che, cito dallepigrafe finale di Sidro Italico, sempre ricorda, rispettivamente, a nemici e soda- li:La Rete NON perdona!, COPINCOLLA IL MESSAGGIO E FAI GIRARE!.mensione separata del reale, in nulla compromes- sa con la realtà vile del Paese. La Gente del Web che per giusta vendetta contro la casta dei politici, i venduti dellinformazione, gli zombiscatena lInferno. La Gente del Web che, cito dallepigrafe finale di Sidro Italico, sempre ricorda, rispettivamente, a nemici e sodali:La Rete NON perdona!, COPINCOLLA IL MESSAGGIO E FAI GIRARE!

 

COLLEZIONI IN EDICOLA CON ORWELL!

Dal prossimo numero: Cavi da collezione. Rendi la tua casa un raffi- nato groviglio di cavi, decora il tuo salotto coi nuovi cavi da collezione. Ogni settimana un nuovo cavo da aggiungere dietro il modem, sotto il decoder, tra il mobiletto e la tv. Perditi nel labirinto dei tuoi cavi, lascia sbalorditi i tuoi ospiti. Nel primo numero, uno squisito usb da attacca- re al tostapane e un doppio ethernet per la cuccia del cane. (LNS)

q41tPPmBW0ysQ5bkWvLIjkN3/3w1iWmyO/uSSLxcqZNos9t5Vlstl5qI5HW3QnwFoFLA1zjbYV6v y7o7/SLihvmQpYZaUPjnT41Nd1hY1bw=

IV SABATO 20 OTTOBRE 2012

IV SABATO 20 OTTOBRE 2012 L ’ ULTIMO PRANZO AL MAC L ’ apocalisse a Milano
IV SABATO 20 OTTOBRE 2012 L ’ ULTIMO PRANZO AL MAC L ’ apocalisse a Milano

LULTIMO PRANZO AL MAC

L ’ ULTIMO PRANZO AL MAC

Lapocalisse a Milano

di FRANCESCA GENTI

Siamo a Milano, in Duomo, in Galleria, umili e in fila, fratelli e sorelle,

neri, studenti, pensionati e rom:

non importa il colore della pelle, fedeli al culto della proteina strong adepti della mucca schizofrenica feroci partigiani del BigMac (Xavier lo ha messo come sfondo al proprio Mac), stretti nella rabbia e nel dolore che questa volta lo stomaco non chiude (anzi lo apre in un abisso senza fondo) qui stiamo a celebrare altra chiusura:

quella della Gloriosa Sede,

-

di amori e indigestioni crocevia -

del più figo fast food di tutta Europa:

il

Mcdonalds di Milano in Galleria.

È un chiaro segno della Maya Profezia privare noi, paria del reddito e del gusto,

di una razione big&cheap di coca&chips,

è una vergogna, è uno schifo, non è giusto!

Urliamo tutti insieme, mai stati così uniti, mentre forziamo le porte di McDonalds per la razione gratuita di panini

i più spietati distruggono il Clown Ronald. (E pur non conoscendo Pasolini

e

il nostro desiderio collettivo

è quello di crepare come Stracci

ne La Ricotta, profetico suo film).

 

PERCHÉ SIAMO SCHIAVI DEL REVIVAL CULTURALE

SEGUE DALLA COPERTINA

Da anni, spiegava infine, scrive libri che della fantascienza hanno sol- tanto laspetto, ambientati in un futuro così vicino da assomigliare a una versione allucinata del giorno in cui è stato scritto. Daltra parte il ciberspazio non era internet. Lultimo romanzo di William Gibson si chiama Zero History. È ambientato nel mondo della moda, dei cercatori di tendenze, dello spionaggio militare. E adesso Gibson si in- contra facilmente su Twitter (@GreatDismal). Non su Facebook, perché non lha mai amato. Twitter invece, dice, gli ri- corda lesperienza di stare in mezzo alla strada, a sbirciare quel che ac- cade. Qualche giorno fa ha postato un finto programma elettorale di

La legge dei ventanni

ccc SEGUE DALLA COPERTINA

. Il New York Times titolò The End for an Enfant Terrible, da noi La Stampa replicò con Dash Snow, lultimo maledetto. Roba da antologia, insomma. Per la miseria, era persino morto alla stessa identica età di Basquiat!

racchiata al punto che quelli in attesa del revival anni 90 stanno ancora lì che aspettano. Cosè successo? Esistono varie spiegazioni a riguardo. Una è che sono i caratteri della nostra stessa contemporaneità a imporre una sorta di compulsivo sguardo allindietro, perché questa contempora- neità porta un nome su tutti: internet. E internet è, sostanzial- mente, un immenso archivio o banca dati che gioca sul concet-

Mitt Romney sulleconomia: se clicchi il rettangolino maggiori spiega- zioniquello si allontana dalla freccetta del mouse. Più avanti ha linkato

Se

Snow non lo conoscete, provo a raccontarvi qualche sua

la

pubblicità di una fondina per coltelli da sushi e larticolo sulla tomba

opera. Che è sempre cruda, sporca, zeppa di sangue, sudore e

hi-tech costruita per un potente narcotrafficante messicano. Leroe di Neuromante si chiamava Case. Case, il cowboy del ciberspazio, passava i giorni e le notti attaccato al proprio deck. Combatteva una guerra contro le potenti zaibatsu, padrone assolute di segreti industriali, saperi arcani, brevetti di biotecnologie. Il ciberspazio, lallucinazione condivisa dentro la quale ogni cosa del mondo reale ha un suo alias, era

to

di memoria esattamente come il Polaroid Wall di Dash Snow.

sperma. Prendiamo il Polaroid Wall del 2005: un muro ricoperto dipolaroid, appunto. Raffiguranti tizi che scopano, uno che si

fa

una pera, scene di vita dissoluta eccetera. Detta così non

ccc

suona granché, ma noi, che di Snow eravamo coetanei, ne re-

 

stammo estasiati. Stando alle parole dellartista, quel muro era

Per essere uno dei più futuribili manufatti che lumanità abbia mai concepito, la Rete è un paradossale schedario di nostalgie,

di

ricordi sacrificati allimmortalità virtuale, di eterno presente

un

luogo dove non valevano più ideologie, patrie, politica.

più che un diario: era una vera e propria banca datidella me- moria. Solo che ecco, uno si domanda: perché la polaroid? Era- vamo nel 2005: non poteva usare, chessò, un telefonino? E perché quella polaroid ci sembrò così appropriata? Insomma, come aveva fatto il correlativo oggettivo analogico dei 70 e so-

prattutto degli 80, ad assurgere al rango di filtro per eccellenza degli ipertecnologici 2000?

che per sua natura abdica allidea di futuro. È la tesi per esem- pio di Simon Reynolds e del suo fortunato Retromania. Al quale però una volta chiesi: va bene, ma perché proprio gli 80, perché ancora loro? Sarà mica che gli 80 non sono un decennio come un altro, e che segnarono invece latto di nascita di una vera e

Se

usciva di casa, Case vagava nello sprawl, lAgglomerato, la metropoli

senza confini. Poteva incontrare donne bellissime e senzanima, anime senza corpo e memorie smarrite in un chip, baristi robot e ologrammi.

Se

tutto andava male, trovava conforto nel simstim, la realtà virtuale.

Diventò il nostro eroe. Era un pirata, un irregolare, un avventuriero soli-

tario. Il conflitto, lo stato di natura del ciberspazio. La guerra senza quartiere contro il potere dei grandi conglomerati industriali, un gesto disperatamente punk. Johnny Lydon, giù di lì: Non so cosa voglio ma so come ottenerlo. La solitudine di Case è ancoroggi la nostra stessa soli-

Mi

ricordo che solo qualche anno prima, diciamo allincirca nel

propria (ahem) nuova era? Pensateci: furono gli anni dellin- formatica che precipitava negli interni domestici, del Commo- dore e dei primi Mac, una specie di alba leggendaria che è prati- camente mito di fondazione: se così fosse, lottantismo infinito

dei 2000 sa non di revival ma di ritorno al folklore, un pocome

2001, con gli amici si andava per club a ballare lelectroclash. Questo electroclash era una musica che fondamentalmente recuperava i tipici suoni e colori degli anni 80, ed era diventato una faccenda grossa persino nel mainstream: Kilye Minogue

tudine moltiplicata per milioni di solitudini di fronte ai computer in Rete.

se

lera della Rete chiedesse conferma dei suoi natali.

Le

zaibatsu sono più potenti che mai. Avevano la faccia feroce. Hanno

pubblicò Can't Get You Out of My Head e Madonna, sempre un passo avanti, aveva preceduto tutti con Music. Ora, nel mondo della cultura pop esiste una regola che si chiama la legge dei ventanni.

Solo che di folklore la Rete ne ha partorito in abbondanza, sen-

imparato a mostrare una faccia buona, seducente. Promettono di mi-

za

per forza tornare agli 8 bit degli vecchi processori Intel.

gliorare per sempre la nostra vita, di connetterci indefinitamente agli al-

Qualche anno fa due artisti e studiosi come Olia Lialina e Dra- gan Espenschied recuperarono tutto quel campionario di gesti

tri

e al mondo, di aprire per noi la biblioteca di Babele. Giurano di essere

in

grado di rovesciare regimi, moltiplicare la democrazia, diffondere il

ccc

e

costumi che va dallemoticon alle customizzazioni MySpace,

sapere, smascherare i ladri e i corrotti. Ci aiutano a trovare la strada, la

dai primordiali blog agli sgraziati esperimenti di grafica in 3d, e

canzone della nostra vita, la ricetta del pollo allo zenzero. Come faceva- mo senza? Sarebbe malinconico ritrovare anche il nome di Case tra uno dei milioni di mi piacecliccati ogni giorno su Facebook. Certe volte preferirei sapere che Case ha spento la consolle e se ne è andato, la- sciando la Rete a cliccarsi mi piaceda sola. Poco cyber, molto punk.

Significa che ogni decennio pretende il suo revival riferito a cir-

lo

ribattezzarono proprio così: Digital Folklore. Nel frattempo,

ca

ventanni prima, perché al pubblico ormai maturo piace ri-

gli

osservatori più acuti del panorama popular vanno discet-

cordare le canzoni, i film e gli oggetti della propria infanzia: è lo

 

stesso motivo per cui nei 70 imperarono i fifties di American Graffiti, di Happy Days e a suo modo del punk. Da questo punto di vista, che a inizi 2000 si andasse a ballare musica di ventanni prima e che uno dei più quotati artisti contemporanei

tando da qualche mese di una roba chiamata vaporwave, e cioè the pop art of the virtual plaza.

ccc

Tra i nomi di punta, magazine a cavallo tra arte e fashion come

ALBERTO PICCININI

recuperasse la Polaroid, era perfettamente logico. Qualcosa però deve essere andato storto. Siamo nel 2012, e dai ventanni

Dis, e progetti musicali come toh Internet Club nonché il fa-

migerato James Ferraro, stando a Dummy Magazine lAndy

 

si

è passati ai trenta: il social network più chiacchierato dopo

Warhol della nostra generazione(nientemeno). Il quale Ferra- ro, col nome di BEBETUNE$, sostituisce agli anni 80 dei primi

COLLEZIONI IN EDICOLA CON ORWELL!

Facebook si chiama Instagram, unapplicazione che trasforma

le

foto col cellulare in simulacri pseudoanalogici giusto a forma

 

di

polaroid. Questi benedetti smartphone poi, sono oggetti de-

videogames e del synthpop ballerino unindigesta epica per Windows 95, muzak in DDD e unicorni in 3d. Che la legge dei

Ordina i Radicali da collezione. Ripercorri la storia dei Radicali in 370 fascicoli, cercando di capirci qualcosa. Rivivi lebbrezza degli scioperi della fame e linebriante suspense a ogni voto di fiducia. Nel primo numero le cifre dei bookmakers inglesi rispetto al loro schieramento al prossimo giro. (LNS)

licati. Ci vuole quasi sempre una custodia, e quella che va per la

maggiore è una in plastica che replica le fattezze delle vecchie

ventanni si stia, pur se in ritardo, di nuovo avverando? Che do- po il ritorno agli 80 sia infine il momento dellagognato recupe-

cassette a nastro. Il film chiave della stagione scorsa fu Super 8, e la popstar più famosa in circolazione è Lady Gaga, un con- centrato di ottantismi tanto da essere stata eletta a direttore creativo diPolaroid, ovvio. La legge dei ventanni è stata sti-

ro

dei 90? Che finalmente stia arrivando il futuro? E che questo

futuro viaggi a 56k?

VALERIO MATTIOLI

q41tPPmBW0ysQ5bkWvLIjkN3/3w1iWmyO/uSSLxcqZNos9t5Vlstl5qI5HW3QnwFoFLA1zjbYV6v y7o7/SLihrI9XDDBicdlaqSWWq/IesY=