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Dialogo tra un antispecista politico e un antispecista debole Di Leonardo Caffo e Marco Maurizi Apparso su Asinus Novus: antispecismo e filosofia,

portale online, numero VI: Estate (Luglio/Agosto) 20121.

A NTISPECISMO

DEBOLE

MARCO: Caro Leonardo, potresti spiegare in poche parole ai lettori quali sono le caratteristiche essenziali della tua proposta teorica? Cosa intendi per "antispecismo debole"? LEONARDO: Caro Marco qualche tempo fa, diciamo dopo la pubblicazione e lettura del tuo Al di l della Natura (Novalogos, 2011), mi capitato di ragionare attentamente sullantispecismo politico di cui tu sei, a mio avviso, il teorico pi preciso (non solo in Italia). Non una ruffianata di contesto, ma una constatazione legata ad un mio personale problema: mentre esistono formulazioni abbastanza precise delle teorie antispeciste, sole per dirne alcune, utilitariste (penso a Singer) o giusnaturaliste (penso a Regan), mancano invece descrizioni abbastanza meticolose del concetto di antispecismo politico (penso a Nibert, che pu esserne considerato il padre ispiratore). Ora, so che il paragone regge fino a un certo punto: antispecismo politico la denotazione di un approccio teorico, pi che di una teoria in quanto tale; potremmo dire che al suo interno che mancano definizioni delle diverse teorie che esprime, come ad esempio lantispecismo marxista, quello anarchico, quello ecofemminista, ecc. Ma non sono del tutto daccordo. MARCO: prova a spiegare i motivi di questo disaccordo. LEONARDO: Lo far volentieri e, spiegandomi, cercher di introdurre i principali elementi della mia proposta giacch, come sai, si presenta pi come una provocazione, che come una teoria filosoficamente matura. Tanto allinterno del movimento politico, che di quello filosofico, quando si parla di prospettiva politica dellantispecismo, la confusione regna sovrana: se chiedessimo di definire bene loggetto del discorso, salvo rari casi, ci troveremmo dinnanzi a posizioni in palese contraddizione tra loro, spesso inconsistenti o figlie del fanatismo. Insomma, avremmo la sensazione di fare a pugni con
Una versione pi ampia verr pubblicata su uno dei prossimi numeri dedicato al tema antispecismi di Animal Studies: rivista italiana di antispecismo, Novalogos Edizioni, Aprilia.
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la nebbia. Per questo, raccogliendo alcuni sostanziali punti di comunanza in varia letteratura, ho cercato di definire comprimendolo in modo funzionale un modello teorico in grado di dare unidea, per quanto parziale, di antispecismo politico. Inizialmente la mia ricostruzione aveva alla base la presunzione di un superamento del modello stesso, e il nome di terzo antispecismo, su cui mi ha aspramente, e giustamente, criticato, era figlio di questa volont: proprio le tue critiche, insieme a quelle di altri lettori, mi hanno portato a rivedere tanto la ricostruzione che la critica che facevo; parlo infatti di antispecismo debole perch, lavorando al progetto, mi sono accorto che lungi dallessere un superamento di qualcosa, la mia proposta, era lumile constatazione della presa di coscienza dei limiti delle nostre azioni possibili. MARCO: Mi rendo conto. LEONARDO: Veniamo al dunque. A mio avviso, lantispecismo politico, prima di istanziarsi entro una delle sue teorie particolari, caratterizzato dai seguenti aspetti: (1) Un rifiuto della prospettiva radicalmente morale dellantispecismo di Singer e Regan (tu hai parlato di antispecismo metafisico) perch incosciente del carattere storico delle societ umane e del carattere sociale della storia umana [concordo con questo aspetto]; (2) Da (1) deriva lesigenza di comprendere la genealogia dello specismo: in tal senso si individua un momento particolare nel Neolitico. Per dirla con il primitivo originario di J. Zerzan, si vede nella invenzione della agricoltura linizio dello sfruttamento dellanimalit per vari fini ma, a questo momento storico, viene legata la successiva invenzione del concetto di specie come fondamentale per pensarsi come altro dallanimale - [concordo parzialmente con questo aspetto]; (3) Da (1) e (2) si argomenta sostenendo che lo sfruttamento dellanimalit nel Neolitico, con la nascita delle societ stanziali, ha portato tanto allo sfruttamento degli animali (diventano cose) che allo sfruttamento degli umani che dovevano sfruttarli (diventano schiavi); si continua sostenendo che necessario constatare come il lato materiale ed economico dello specismo non ha storicamente portato maggiore benessere per l'essere umano costituendone, addirittura, un peggioramento della condizione sociale (appunto la nascita dello schiavismo, ecc.) - [concordo parzialmente con questo aspetto]; (4) Da (4), visti (1), (2) e (3), si sostiene che proprio perch gli sfruttamenti di umani e animali sono nati insieme, e proprio perch questi hanno alla base lo sfruttamento dellaltro come altro animale, allora solo mettendo in discussione lo sfruttamento degli animali non umani sar possibile liberare anche gli umani. Chiamo questo aspetto il passaggio dalla genealogia alla ideologia. Non solo, da questo aspetto, deriva lapproccio che oggi pi caratterizza laspetto politico dellantispecismo: la necessit di unire le varie lotte verso ununica prospettiva di liberazione perch, come tu stesso dici,

la liberazione umana senza liberazione animale vuota. La liberazione animale senza la liberazione umana cieca. Sempre da questo aspetto, infine, deriva lapproccio inclusivo dellantispecismo che mira ad unire lotte diverse dalla propria, non tanto perch gli altri capiscono limportanza della questione animale, ma perch queste altre realt criticano la legittimit economica del capitale e dunque, anche se indirettamente, concorrono alla liberazione animale - [non concordo con questo aspetto]; MARCO: Sono grossomodo daccordo con questa sintesi che hai fatto. LEONARDO: Bene. Dalla descrizione, senzaltro parziale e di certo non del tutto precisa, del modello dellantispecismo politico muovo in favore di un antispecismo debole. Ecco come: senza bisogno di considerare falso (4), ma anzi considerandolo come possibilmente vero, invito a considerare unulteriore possibilit diametralmente contraria. Per farlo uso, non tanto per vizio ma per necessit, il seguente esperimento mentale: (ES) Ammettiamo, per un attimo, che (4) funzioni ma consideriamo, come sarebbe opportuno aspettarsi, che quanto detto sia solo una tra le molte possibilit in questione. Eccone unaltra. Immaginiamo che in un periodo futuro Tf si scopra che possibile migliorare le societ umane fino a renderle completamente giuste - lasciando immutata la condizione degli animali non umani e, ancora pi importante, immaginiamo che si venga a sapere che liberare gli animali, ovvero attuare un processo di trasformazione sociale che porti alla fine del loro sfruttamento, conduca lumano ad avere solo svantaggi e nessun beneficio. Nel nostro (ES) non importa sapere quali svantaggi o quando succeder quanto previsto (concordo, al limite, col fatto che sia poco probabile ma comunque possibile). Non importa sapere neanche se questo accadr realmente, e cosa vuol dire completamente giuste in relazione alle societ. Ci che importa considerare una possibilit completamente opposta a quella ricostruita a partire da una visione genealogica dello specismo che, per inciso, equivalente da un punto di vista logico e non meno probabile da un punto di vista statistico. Nessuno ha fornito dati che portino a pensare che la condizione umana possa migliorare, o farsi libera, solo se inserita in un progetto di cambiamento del sociale che coinvolga tutti i soggetti oppressi: e dunque il nostro (ES), si rende una possibilit equivalente allaltra rendendo, di fatto, anche la possibilit di liberare gli animali e gli umani entro un unico e inevitabile disegno un (ES) a sua volta! MARCO: Interessante ipotesi. Ma dove vuoi andare a parare? LEONARDO: Gi, a cosa serve immaginare una situazione in cui gli animali e gli umani, seppur accettando una loro comune discriminazione (input), godono invece di diverse strategie di liberazione (output) che possono essere addirittura in opposizione? La risposta semplice: serve a testare limiti e coerenza della teoria antispecista che oggi molti

chiamano politica e che condiziona, in modo consistente, diverse pratiche dellattivismo di base. Quanto detto non implica che gli antispecisti dovrebbero smettere di preoccuparsi dei problemi che riguardano lumano, anzi. Mi sembra ovvio che un antispecista rimanga, a prescindere, un soggetto politico che si oppone a qualsiasi discriminazione e che miri a una societ pi giusta per tutti. Quello che rilevante, dalla mia umile prospettiva, non , infatti, affermare un antispecismo che sia solo animalismo, ma rilevare che per quanta speranza ci possa essere in ununica liberazione, esiste comunque la possibilit che queste viaggino su binari diversi e che siano, addirittura, binari opposti. MARCO: Quindi dallidea di possibili scenari opposti di liberazione per umani e animali che nasce la tua proposta? LEONARDO: Esattamente. Da questa possibilit contraria, nasce lantispecismo debole: un antispecismo che miri a dare per certo il suo obiettivo di liberazione animale a prescindere dalle implicazioni sullumano. C anche un aspetto pi prettamente filosofico di questa proposta, che muove dalla critica di filosofie che cercano di fare di ontologie liberali il principio delletica animale (Derrida, ad esempio, ma anche il recente tentativo zoografico di Calarco), ma nel caso ti dir dopo. MARCO: Potresti brevemente esporre le caratteristiche salienti dellantispecismo debole? LEONARDO: Senzaltro. Da un punto di vista sintetico questi sono i cardini della mia proposta: 1. Lantispecismo un atteggiamento critico volto a contrastare listituzionalizzazione della morte animale; 2. Anche se la specie non confine di moralit, perch luomo ha da sempre discriminato anche il simile (si pensi a razzismo o sessismo), lantispecismo contrasta lidea che si possa usare come una cosa un individuo solo perch di unaltra specie. Dunque lo specismo esiste e come, ed la sua fine il nostro obiettivo; 3. Il primo unico vero obiettivo dellantispecismo, ancora, la fine della violenza istituzionalizzata contro gli animali non umani. Non soltanto la fine delle leggi che regolano la mattanza animale, ma anche la fine dellidea che si possa disporre della vita animale; 4. Per questo, lantispecismo, non solo un movimento pratico/politico ma , soprattutto, un movimento intellettuale/filosofico che mira a educare al rispetto dellanimalit in ogni sua forma; 5. Lantispecismo non pu inglobare altre realt di critica a partire da un rifiuto del concetto di dominio in senso antropologico, o da una critica del capitale, ecc. Questo inglobare figlio di una soggezione nei confronti degli altri movimenti

ma non possiamo lottare per la liberazione animale a fianco a chi considera lanimale un oggetto, e degna di uno sguardo lantispecismo solo perch critico nei confronti dellassetto odierno dellesistente sociale. Ci sarebbero anche altre cose, ma sono stato gi abbastanza prolisso. E voglio chiederti io qualcosa. MARCO: Prego.

ANTISPECISMO POLITICO LEONARDO: Immagino che la mia ricostruzione, se non del tutto almeno in parte, ti convinca poco: ma credo che il bello di una filosofia matura sia proprio questo dibattito tra posizioni diverse, nel reciproco rispetto e nella convinzione che il dibattito pu giovare a entrambi. Criticando quanto ti ho detto, potresti ricostruire in modo alternativo, direi pi preciso, la tua personale visione dellantispecismo come teoria politica, oltre che filosofica e morale? MARCO: Trovo interessanti e pertinenti le tue osservazioni, cercher di rispondere brevemente a tutte le questioni che poni anche se sar inevitabilmente approssimativo. Nel qual caso avrai la possibilit di correggere il tiro nella tua risposta. Cominciamo dalla pars denstruens del tuo ragionamento. La mia preoccupazione principale, come ben sai, stata quella di definire il fenomeno stesso dello specismo perch penso che non si possa lottare efficacemente contro ci di cui non si conosce lorigine e la struttura. Questi due aspetti sono per me profondamente legati, come hai giustamente osservato tu, perch delle due luna: o lo specismo qualcosa che sempre esistito e, dunque, connaturato allessere umano (e, di conseguenza, non ha alcun senso opporvisi), oppure ha avuto un inizio e, conseguentemente, pu (attenzione: pu, non deve) avere una fine. Ma prima occorre chiedersi appunto di cosa si sta parlando. LEONARDO: Gi so cosa risponderai ma potresti ripeterlo a beneficio del lettore? MARCO: Certo. Per me lo specismo una pratica di sfruttamento che si accompagna ad una gerarchia simbolica tra lumano e il non-umano. Poich abbiamo detto che lo specismo non eterno, la sua genesi va colta storicamente. Ora, io non seguo affatto Zerzan e non lego allinvenzione dellagricoltura quella del concetto di specie. Assieme ad Adorno e Horkheimer io penso che non esista un momento zero in cui inizia magicamente il dominio. Dominio significa assoggettare laltro e realizzare, attraverso la dipendenza dellaltro, una giustificazione simbolica della sua inferiorit. La razionalit stessa in tutte le sue forme ospita sempre in un modo o nellaltro un elemento strumentale, un aspetto manipolatorio che tende a squalificare loggetto. E questo

vero anche nelle societ paleolitiche che non sono affatto il paradiso immaginato dai primitivisti (dove tra laltro troviamo anche patriarcato, razzismo, guerre per bande, oltre alluccisione violenta degli animali). Il neolitico non quindi linizio del male. solo un punto di svolta che segna un salto qualitativo nella storia dellumanit. Io faccio il filosofo, non lo storico o lantropologo. Ci che cerco di fare di individuare i momenti salienti in cui lorganizzazione sociale subisce delle modificazioni strutturali. Attenzione, infatti, io parlo di neolitico sia come momento storico che come categoria sociologica (nel senso in cui gli antropologi classificano certe societ come societ neolitiche o societ di produzione). LEONARDO: E queste considerazioni ci portano gi fuori del campo della filosofia morale. MARCO: S. Ma non c bisogno di essere uno storico o un antropologo per capire che non possibile avere schiavi umani se prima non si raggiunto un livello minimo di sfruttamento della natura. Non un caso se i prigionieri di guerra prima si uccidevano o si mangiavano. Averli come schiavi sarebbe stato un inutile peso per chi deve andare a caccia e spostarsi continuamente e fa gi fatica a nutrire se stesso e la propria famiglia. Come sai questo per me il momento in cui si crea la condizione di possibilit materiale dello specismo. Cosa significa infatti sfruttare la natura? Significa che invece di accordarsi ai cicli biologici delle altre specie (spostarsi, raccogliere e cacciare in base alle stagioni e allesaurimento delle risorse), noi li regoliamo sui nostri (agricoltura e allevamento). Esistono ovviamente gradi intermedi tra questi due fasi e societ che si trovano nel mezzo tra questi due momenti. Ma questo passaggio comunque decisivo perch il presupposto indispensabile per la nascita delle societ di classe, cio di gerarchie permanenti fondate sullo sfruttamento del lavoro altrui. LEONARDO: In che modo il neolitico produrrebbe il concetto di specie e dunque lo specismo? MARCO: In effetti, io non dico che questo passaggio produca il concetto di specie. Dico che produce due gerarchie simboliche simmetriche che si influenzano vicendevolmente: quella tra umani e non-umani e quella tra umani inferiori e superiori. Il rango un concetto che solo dopo essersi imposto dentro la societ umana pu essere proiettato allestero. A sua volta, la squalificazione dei soggetti umani deboli a bestie non possibile senza aver ridotto lanimalit ad una condizione di inferiorit. Non c un rapporto unilineare ma un intreccio costante tra questi due piani. Quello che tu chiami passaggio dalla genealogia allideologia lo si capisce veramente solo se si ha un concetto corretto del capitalismo che un caso particolare di societ di classe che costituisce a sua volta una specificazione delle societ neolitiche. Poich la societ neolitica si fonda sullo sfruttamento della natura e su unalta conflittualit interna ed esterna non cio una societ statica come le societ di caccia e raccolta tende ad accrescere il proprio potere di accumulazione ed espandersi, rompere gli equilibri

ambientali e sociali. Il capitalismo una forma particolarmente virulenta di societ neolitica il cui potere di accumulazione ed espansione senza precedenti. Ti rovescio la domanda: pu esistere il capitalismo senza sfruttamento della natura? Sarebbe una cosa totalmente diversa da quello che oggi conosciamo come capitalismo Da ci spero emerga con chiarezza una cosa: io non cerco affatto di legare lantispecismo ai movimenti umanisti per motivi strumentali, per far accettare la questione animale (quello che tu chiami lapproccio inclusivo dellantispecismo), n perch essa porta benefici agli umani. Per me le cose sono legate tra loro in modo essenziale, non accidentale. Da ci non deriva per nemmeno che la liberazione animale porti di per s alla liberazione umana o viceversa. Non c nessuna necessit in questo, non sono cos ingenuo. Io sostengo piuttosto che se c una connessione strutturale tra dominio sulla natura e dominio sulluomo, e c, sia da un punto di vista materiale che simbolico, mi sembra difficile che si possa eliminare uno dei due senza eliminare laltro. LEONARDO: Cosa dici del mio esperimento mentale sulla societ giusta con gli umani che per sfrutti gli animali? MARCO: Da ci che ho appena detto la tua ipotesi di una societ umana liberata che sfrutta gli animali non in contraddizione con la mia teoria e non mi sembra la metta in difficolt. Penso anzi che la rafforzi, posto che si precisi cosa si intende per una societ liberata. Se infatti fosse davvero una societ liberata sarebbe appunto una societ in cui laccesso allinformazione, la discussione collettiva e i processi decisionali sarebbero finalmente razionali e trasparenti, non inficiati da interessi economici, dalla tendenza allaccumulo e allo sviluppo fini a se stessi, la sensibilit individuale sarebbe modellata non dalla competizione ma dalla solidariet, dal rispetto della diversit ecc. Anche se una societ cos, che ha eliminato ogni forma di schiavit umana, non portasse spontaneamente alla liberazione degli animali si aprirebbe facilmente di fronte agli umani un compito nuovo: come rispose Marcuse alla domanda che obiettivo si porranno gli uomini in una societ liberata? - liberare gli animali!. In effetti, in una societ cos sarebbe possibile argomentare in modo razionale come pretende Singer e diffondere una consapevolezza morale diversa. Sarebbe appunto la condizione ottimale che non abbiamo noi e che rende utopico, oggi, lantispecismo morale. Attenzione non sto dicendo che bisogna prima liberare gli umanisto solo dicendo che il tuo esperimento mentale, se lo si pensa fino in fondo, si trasforma quasi automaticamente in una condizione ottimale per la liberazione animale. E questo da solo basta a giustificare lipotesi dellantispecismo politico. E la cosa vale anche se la liberazione animale non portasse alcun beneficio o fosse addirittura un danno per luomo! Perch lo sviluppo di una sensibilit diversa dallopulenza capitalistica, la riduzione della violenza e della logica dellappropriazione dovrebbe agire anche nel senso di incoraggiare la predisposizione delluomo a lasciar essere laltro, la cultura del dono e della cura, il piacere dellinutileinsomma se mi parli di una societ veramente diversa da quella attuale trovo difficile non vedere nella rimozione degli ostacoli che oggi il capitalismo impone alla ragione e al sentimento

umani, spunti per una possibile evoluzione in senso antispecista di questa ipotetica societ. LEONARDO: Capisco. Veniamo alla mia proposta teorica. Cosa ne pensi? MARCO: Va da s che, da quanto ho detto finora, prescindere dalle implicazioni sullumano secondo me difficile da un punto di vista squisitamente logico. Se lo specismo esiste, come mi pare sostieni tu, principalmente come un pregiudizio (la discriminazione che ci fa vedere gli animali come cose) io non penso ci si faccia unidea adeguata di esso, n del modo in cui esso andrebbe combattuto. Mi spiego. Come sai, Singer e Regan definiscono specista la giustificazione morale di un ragionamento fondata sulla fallace attribuzione di caratteristiche morali rilevanti al semplice essere umani. Lo specismo dunque la tendenza a cadere in questo tipo di ragionamento fallace. Fermiamoci un attimo qui. ovvio che la filosofia morale si occupa solo di ragionamenti e dunque non pu che concepire lo specismo come un ragionamento sbagliato e la soluzione ad esso come limporsi di un ragionamento corretto. Ma lo specismo non affatto un ragionamento e non pu essere sconfitto con la semplice argomentazione razionale. Questo sarebbe vero se la societ (cio linsieme delle pratiche simboliche e materiali) fosse semplicemente leffetto di ci che gli individui pensano ma un fatto abbastanza evidente che piuttosto vero il contrario: gli individui pensano e agiscono in conformit a ci che la societ istituita impone loro. Gli umani sono s animali razionali, a patto che si specifichi che questa razionalit sempre anche sociale. Non esiste un criterio assoluto cio sovrastorico e non-sociale di ci che razionale: viaggiare in calesse non meno razionale di viaggiare in automobile; la metafisica non meno razionale dellalgebra. La maggiore o minore convenienza di una pratica simbolica o materiale determinata da fattori esterni al puro ragionamento (ammesso che esista qualcosa come il puro ragionamento). LEONARDO: Non si rischia cos di sfociare nel relativismo? MARCO: Non penso, perch il relativismo una teoria che mette sullo stesso piano e uno accanto allaltro i sistemi simbolici delle varie culture. Io penso invece che i sistemi simbolici siano strettamente intrecciati allattivit produttiva dunque alla divisione del lavoro e al nostro rapporto con la natura e che la storia sia il campo in cui entrano in rapporto tra di loro. Le varie storie e le varie societ umane sono state ormai unificate in un processo iniziato in Occidente che potremmo definire modernit capitalistica globalizzata (ci che Singer chiama One World): il rapporto tra la nostra societ e le altre ci permette di pensare insieme lunit e la differenza tra la razionalit occidentale e le altre forme della razionalit. E possiamo cos anche comprendere quanto di illusorio e apparente c nella forma occidentale della razionalit.

Ci detto, lobiettivo di sconfiggere lo specismo come un ragionamento fallace tramite un ragionamento corretto potrebbe anche essere valido, se la societ attuale fosse gi una societ in cui la discussione razionale determinasse lagire sociale. Come vedi, quello che per te il mezzo per me un fine. Magari lo specismo fosse solo un pregiudizio e si potesse sradicarlo socialmente attraverso la discussione razionale! Ma se cos fosse saremmo gi in una societ liberata. LEONARDO: Mi sembra che abbiamo un modo diverso di intendere i rapporti tra societ e filosofia. MARCO: Penso di s. Tu parli ad esempio della istituzionalizzazione delluccisione di animali. Cosa listituzionalizzazione? la trasformazione di un gesto in un sistema che si auto-produce in modo quasi indipendente dai soggetti che pure le mettono in pratica. Ora in sociologia ci sono due modi diversi di intendere i processi di istituzionalizzazione. Il primo lindividualismo metodologico (Weber, Schtz, Berger Luckmann), cio la teoria secondo cui i processi istituzionalizzati non sarebbero altro che forme congelate dellagire individuale in cui la ripetizione del gesto produce la reificazione del medesimo e la sua estraneazione dagli individui che la compiono (ovvero gli individui, pur essendo la causa del sorgere dellistituzione non sarebbero pi in grado di cogliere questultima come un loro prodotto). Il secondo modo di intendere listituzione invece quello che sottolinea leccedenza delle forme sociali oggettive rispetto agli individui (Hegel, Marx, Durkheim, il funzionalismo di Talcott-Parsons, lo strutturalismo di Lvi-Strauss). Listituzione non nasce dagli individui ma dai rapporti tra gli individui e quindi sfugge gi da sempre al loro controllo cosciente. Non il prodotto della loro volont congelata, piuttosto dellinterazione tra le volont individuali. Dunque esiste, in certa misura, indipendentemente da ci che queste ultime intendono o desiderano. Anzi, listituzione che, contrapponendosi col suo potere vincolante agli individui, si fa tramite per la comprensione reciproca e per lesercizio della volont (es: non sono io a creare il linguaggio ma apprendendo il linguaggio imparo a conoscere il mondo e ad esprimere i miei desideri). LEONARDO: Che cosa comporta questo secondo te? MARCO: Beh, chiaro che listituzionalizzazione della morte animale si pu smontare tramite il ragionamento e leducazione, come suggerisci, solo se fosse leffetto di una volont cosciente individuale che ha obliato se stessa nel risultato della sua azione. Ma se invece, come credo, listituzionalizzazione eccede la sfera morale e dazione dellindividuo perch si colloca tra le coscienze e tra le azioni degli individui, ne costituisce, per cos dire, il collante, allora occorre seguire unaltra strada per demolirla. E questa strada la trasformazione politica dei rapporti tra societ e individuo, tra societ e natura, tra il soggetto e la propria animalit rimossa dalla civilt.

LEONARDO: La tua prospettiva non limita molto lo spazio di libert dellindividuo? MARCO: Lo fa solo strategicamente. In realt il presupposto perch questa libert possa darsi. Quando dico che lidea di una societ in cui la discussione razionale produce il progresso morale descrive per me lutopia di una societ liberata piuttosto che lo stato presente, non voglio affatto dire che tale stato sia impossibile, anzi, lideale regolativo verso cui dovremmo muoverci. Io sono un oggettivista-funzionalista critico, nel senso che non faccio affatto lapologia della societ contro lindividuo. Come suggerisce Adorno, infatti, la preponderanza della societ sullindividuo propria dei modelli oggettivisticofunzionalisti che fotografa una costante della storia umana non affatto una necessit inevitabile (come pretendono gli oggettivisti duri come Durkheim e, in ambito antispecista, Balluch o Sottofattori). Anzi, la modernit ha messo in campo un progetto emancipativo rispetto alle societ tradizionali, un modello sociale in cui le decisioni collettive passano attraverso la verifica dellindividuo e, dunque, si stabilisce una perfetta circolarit tra razionalit sociale e pensiero individuale (e non pi un modello verticistico in cui la prima a determinare il secondo). Si diffusa cos lidea che esista qualcosa come il progresso morale dellumanit e che questo progresso proceda attraverso il dialogo e limporsi di argomentazioni convincenti: la cultura illuministica. Ora non dobbiamo abbandonare questa idea ma dobbiamo porla come fine della nostra azione, non come un fatto. Perch la societ uscita dallilluminismo ha realizzato esattamente il contrario di questo modello: mai come oggi lindividuo conta zero e la razionalit sociale non posta sotto il controllo di chi ne subisce gli effetti distruttivi. questa la dialettica dellilluminismo di Adorno e Horkheimer: non cedere allillusione che lilluminismo si sia realizzato perch in realt si rovesciato nel suo opposto.