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B E R S A G L I O

Le conseguenze economiche della pace di John M. Keynes


Un dibattito a cura di Daniela L. Caglioti, con interventi di Charles S. Maier, Pier Francesco Asso, William R. Keylor, Patrick O. Cohrs, Sally Marks, Eric Bussire
Charles S. Maier

Conseguenze economiche della pace, conseguenze sociali della guerra


Le conseguenze economiche della pace di Keynes: brillante, ingiusto, sbagliato, forse distruttivo nelle sue conseguenze... ma giusto per le ragioni sbagliate. Buttato gi nella concitazione dellestate e dellautunno del 1919 da un autore la cui opera principale, Teoria generale delloccupazione, dellinteresse e della moneta1, diciassette anni dopo avrebbe rovesciato unortodossia economica ed aperto la strada almeno per una generazione ad unaltra, il libro, a novantanni dalla pubblicazione, resta probabilmente lopera polemica di maggior successo del XX secolo. Keynes, fondamentalmente, affrontava un argomento cui non dava spazio nel titolo: le conseguenze economiche della guerra, lo sconvolgimento dei traffici e delle relazioni economiche di quel mondo globalizzato antecedente al 1914 che egli evoca con efficacia nel primo capitolo. La guerra aveva mostrato che la politica o almeno le passioni del nazionalismo avevano sovrastato il ragionamento economico ed questo il motivo per cui la politica, anche se Keynes poteva lamentarsene, alla conferenza di pace ebbe la tendenza a venire prima di tutto. Limpegno a far rivivere uno stato nazionale polacco con uno sbocco sul Mar Baltico significava dar vita ad uno stato che doveva costare alla Germania i tradizionali territori prussiani. Lautodeterminazione nel Baltico e negli ex domini degli Asburgo significava la creazione di nazioni fragili e
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J.M. Keynes, Occupazione interesse e moneta: teoria generale, Torino, Utet, 1947 [London, 1936]. Lopera, nelle diverse edizioni italiane, ha conosciuto una variazione nel titolo che, dalla prima edizione qui citata, passato ad una versione pi aderente alloriginale [NdR].

Contemporanea / a. XII, n. 1, gennaio 2009

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pi deboli. Lincapacit di reprimere i bolscevichi e/o il rifiuto di venire a patti con essi comportava una terribile ambiguit sul ruolo della Russia nellEuropa del dopo1918. Ma Keynes comprese che la tragedia non giunse soltanto nel 1918, ma nel 1914. La splendida biografia di Skidelsky chiarisce come Keynes, e lintellighenzia liberale britannica cui apparteneva, vivesse in un mondo di cultura transnazionale che difficilmente avrebbe voluto disgregato, ma che vide gradualmente distrutto2. Da un certo punto di vista, Le conseguenze economiche della pace un cri de coeur contro la distruzione di quel mondo. Keynes serv il suo governo durante la guerra ma non abbandon mai il suo cosmopolitismo e la sua speranza in un compromesso che potesse ricomporre il continente. Quello che egli lamentava nel suo pamphlet era il fatto che gli statisti del 1919, alla fine, non erano riusciti a superare la rottura. La parte del libro che sembra aver pi spesso attirato lattenzione quella che contiene i profili dei protagonisti. Ad eccezione di sua madre cos racconta Skidelsky i suoi lettori adoravano questi ameni ritratti. Essi continuavano la tradizione degli Eminenti vittoriani del suo amico Strachey3. Secondo Keynes, le caratteristiche che egli metteva in risalto erano esplicative della debolezza del trattato: un Lloyd George troppo furbo, che chiedeva obblighi pesanti per la Germania per poi pentirsi della sua demagogia; un Wilson preso dalla sua

rettitudine presbiteriana e rappresentante di una grossolana cultura materiale i cui esponenti politici non potevano guardare oltre i loro interessi locali; un Clemenceau cinico, con una sola idea in testa, deciso ad asservire la Germania. Questi impietosi ritratti (e Keynes alla fine autocensur quello su Lloyd George e lo elimin dal libro) giocano un ruolo singolare nel suo pamphlet. Si ha limpressione che essi siano stati inseriti per rendere interessante un argomento presumibilmente noioso ad una cultura che probabilmente avrebbe tollerato leconomia politica solo se addolcita dalla biografia. Essi mostravano che egli era in grado di padroneggiare una bella scrittura. Se fosse stato meno impegnato ad apparire uno scrittore accattivante, Keynes avrebbe potuto riflettere sul fatto che le caratteristiche che egli si era divertito ad individuare in quei personaggi erano quelle che avevano condotto in salvo le loro nazioni in condizioni disperate, conferendo la spietatezza necessaria per mantenere Gran Bretagna e Francia cos risolute nei terribili anni 1917-18 ed accordando a Wilson il fervore morale per arruolare finalmente i suoi concittadini per una causa lontana. Keynes credeva davvero che il trattato di Versailles fosse stato negativamente influenzato dal fatto che, secondo lui, le mani di Woodrow Wilson sebbene capaci e abbastanza forti, difettavano di sensibilit e di finezza (p. 46)? Wilson non aveva nessun piano, nessun progetto, non idee costrut-

2 R. Skidelsky, John Maynard Keynes, vol. 1, Speranze tradite 1883-1920, Torino, Bollati Boringhieri, 1989 [London, 1983]. I riferimenti alle pagine, inseriti tra parentesi subito dopo le citazioni, di Le conseguenze economiche della pace sono tratti dalla pi recente edizione italiana Milano, Adelphi, 2007 [London, 1919]. 3 G.L. Strachey, Eminenti vittoriani, Milano, Rizzoli, 1973 [London, 1918].

tive di sorta per rivestire di carne viva i comandamenti che aveva tuonato dalla Casa Bianca (p. 48). Si trattava semplicemente di sciocchezze retoriche: per quanto imperfetti potessero essere i risultati, la Societ delle Nazioni e la costruzione di stati nazionali nellEuropa orientale seguivano le indicazioni wilsoniane. Anche Clemenceau, che tenne dal principio alla fine le sue mani inguantate (Keynes affascinato dalle mani!), non poteva essere accusato di ingenuit o di scarsa comprensione. Keynes coglieva nel segno. Secondo Clemenceau lo stato naturale delle relazioni franco-tedesche doveva essere di guerra implicita, se non aperta, e la missione era dunque quella di ridurre la potenza della Germania, compresa quella economica. Con le perdite territoriali e altre misure si doveva ridurre la sua popolazione; ma soprattutto bisognava distruggere il sistema economico su cui si basava la sua novella forza, la vasta struttura edificata sul ferro, il carbone e i trasporti (p. 43). La tesi di Keynes che questo atteggiamento doveva portare inevitabilmente alla pace cartaginese. Ed qui che il libro acquista forza, nel sostenere, cio, che la pace cartaginese in pratica sbagliata e impossibile [...]. Non si pu rimettere indietro lorologio. Non si pu riportare lEuropa centrale al 1870 senza creare nella struttura europea tensioni tali, e scatenare tali forze umane e spirituali, da travolgere, oltrepassando frontiere e razze, non solo noi e le nostre garanzie ma le nostre istituzioni e lordine esistente della nostra societ (p. 44). Era questa unargomentazione di grande momento. Keynes dedica la parte centrale del suo libro ad illustrare come gli alleati

stessero lavorando a questo pericoloso risultato. Il suo pamphlet discuteva in primo luogo tutte le riduzioni del territorio e della popolazione tedeschi, lo spostamento delle risorse carbonifere e gli ostacoli posti alla marina mercantile: tutto studiato egli suggeriva per mutilare economicamente la Germania. Keynes passa quindi ad illustrare come laccordo sulle riparazioni non fosse solamente iniquo, ma anche impraticabile. su questo punto che la storiografia degli anni Settanta ha trovato lopera facilissima da criticare. Come riconosceva lo stesso Keynes, nellautunno 1918 la politica interna britannica fu un fattore decisivo nello spingere alla richiesta di riparazioni pesanti. Egli almeno spietato verso i suoi concittadini, che promettevano sconsideratamente di spremere il limone tedesco fino a farne scricchiolare i semi. Quando Lloyd George tent di invertire il corso delle trattative parigine, era ormai troppo tardi. Wilson era pi facile da illudere che da disilludere (p. 56). Al momento in cui Keynes scrisse il libro, la lista delle riparazioni finanziarie non era stata ancora definita, tuttavia egli calcolava che i danni che si sarebbero potuti addebitare alla Germania sarebbero ammontati forse a tre miliardi di sterline per quelli fisici e ad altri cinque per le pensioni e le indennit, per un totale di otto miliardi di sterline. La lista delle riparazioni ammont effettivamente a 6,6 miliardi di sterline (o quasi trentatre miliardi di dollari, o 132 miliardi di marchi-oro, lunit di conto basata sul valore prebellico del marco). Le condizioni per riscuotere tale somma implicavano che la Germania avrebbe ammortizzato una

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serie di obbligazioni che sarebbero state emesse in serie differenti in sequenza ma col risultato, secondo le valutazioni di Keynes, che ci sarebbero voluti quarantotto anni di pagamenti continuativi per oltre 3 miliardi di sterline o quasi 60 miliardi di marchi-oro lanno. Keynes era certo, nella misura in cui pu esserlo qualsiasi cosa che la Germania non avrebbe potuto pagare questa somma (pp. 133-138). Due miliardi di sterline pari a 40-50 miliardi di marchi-oro rappresentavano il limite massimo della capacit di pagamento tedesca (p. 162).

Reazioni e proteste
Il libro di Keynes suscit vive proteste tra i tories ed i settori intransigenti dellopinione pubblica britannica mentre fu ovviamente ben accolto in Germania. La storiografia recente si divisa. Per molti Le conseguenze economiche della pace divenne rapidamente semplice buonsenso. Keynes aveva affermato che i tedeschi non erano in grado di pagare ed in gran parte non lo fecero, una volta effettuato un pagamento iniziale di un miliardo di marchi-oro ed una contestata somma in natura entro il 1921. Keynes aveva previsto una possibile inflazione, che in effetti si verific. La generazione di storici che circa trenta anni fa ha risollevato la questione delle riparazioni stata per
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molto pi critica. Stephen Schuker ha dimostrato efficacemente che i tedeschi elusero dei pagamenti che erano in grado di effettuare. Laccesso ai documenti francesi ha permesso una ricostruzione pi indulgente della posizione francese4. La domanda diveniva quella su cui avevano insistito i francesi: non quali pagamenti fossero possibili, ma quale indennizzo fosse giusto. Chi scrive stato pi critico nei confronti di Keynes negli anni Settanta e Ottanta che dopo. La ricerca storica successiva ha teso a ristabilire lequilibrio ed a guardare meno allingiustizia che alla miopia. Come Keynes aveva capito, il prelievo forzato di risorse da una nazione nemica era molto difficile o richiedeva un pi alto grado di controllo (come quello che i tedeschi esercitarono sui francesi tra il 1940 ed il 1944 o quello che i sovietici ebbero sulla Germania orientale dopo il 1945). Il cuore del libro di Keynes era sicuramente il problema economico: il conflitto sulle riparazioni infiamm lopinione nazionalista in Germania, port il paese ad una crisi disperata nel 1923 e poi si calm. I termini in apparenza draconiani imposti nel 1921 furono differiti nel 1924. In effetti, la serie continuativa di obbligazioni differenti scaglionate nel tempo diminuiva il valore attuale del carico (come avrebbe riconosciuto

Cfr., tra gli altri, S.A. Schuker, The End of French Predominance in Europe: The Financial Crisis of 1924 and the adoption of the Dawes Plan, Chapel Hill, University of North Carolina Press, 1976; Id., American Reparations to Germany, 1919-33, Princeton, Princeton University Press, 1988; M. Trachtenberg, Reparation in World Politics: France and European Economic Diplomacy, 1916-1923, New York, Columbia University Press, 1980. Sulla difficolt di effettuare i pagamenti delle riparazioni cfr. P. Krger, Das Reparationsproblem der Weimarer Republik in fragwrdiger Sicht: kritische berlegungen zur neuesten Forschung, Vierteljahreshefte fr Zeitgeschichte, 29, 1981; B. Kent, The Spoils of War: The Politics, Economics and Diplomacy of Reparation 1918-1922, Oxford, Oxford University Press, 1989. Z. Steiner ha tentato una rapida sintesi in The Lights that Failed. European International History 1919-1933, Oxford, Oxford University Press, 2005, pp. 193-201. Altri contributi di Barry Eichengreen, dellultimo Gerald Feldman, di Carl Ludwig Holtfrerich e di Charles S. Maier, di Sally Marks hanno segnato questo dibattito ancora in corso.

Keynes nel 1921), anche se sembrava soprattutto prolungarlo. Il sistema bancario degli Stati Uniti, dal 1924 al 1929, gioc il ruolo che Keynes avrebbe voluto che la politica ufficiale americana giocasse nel 1919: riconoscere, cio, il legame tra i pagamenti tedeschi ai loro ex alleati ed i pagamenti di questi ultimi verso gli Stati Uniti. Ma quando il sistema del credito collass (ed in effetti, una volta rivelate le sue debolezze fin sotto tensione nel 1927 ben prima del grande crollo) le riparazioni dovettero essere nuovamente allentate. Esse infiammavano ancora la Germania e mobilitavano unitamente nazionalisti e nazisti. Ma la recessione agricola, i mercati sconvolti erano il motivo principale: al 1932 le riparazioni sarebbero cessate. Keynes aveva ragione: molto meglio aver evitato quel tremendo inasprimento del sentimento revanchista in Germania! Molto pi saggio per lAmerica essersi mossa per limitare lescalation di richieste franco-britanniche negli ultimi mesi della conferenza! Gli americani avrebbero in effetti sostituito, dopo il 1945, i pagamenti del piano Marshall alle riparazioni tedesche, tuttavia, non potendo prevedere le conseguenze, dopo il 1919 non erano pronti per assumersi questo onere. Ma quando negli anni Venti gli Usa ebbero negoziato accordi con ciascuna delle nazioni loro debitrici, avevano condonato circa met del valore corrente di quanto era nominalmente dovuto.

Un libro saggio?
Keynes diceva delle cose sagge, ma scrisse un libro saggio? La sua argomentazione era destinata a fomentare la resistenza tedesca alle riparazioni e quasi sicuramente ad incoraggiare la Francia ad accettare una re-

visione. Lanalisi di Keynes impressionava per il peso apparentemente scientifico che stava dietro i numeri. La Germania stava sacrificando il 15% del suo territorio e la sua struttura produttiva. Prima della guerra essa aveva tenuto a malapena in equilibrio i suoi conti internazionali. Come poteva mai creare in questo ridotto territorio nazionale leccedenza per lesportazione necessaria ad inviare i pagamenti allestero? Si tratta per di una singolare argomentazione. Dal 1949 al 1989 la repubblica di Bonn avrebbe raggiunto i suoi formidabili risultati economici con un territorio di gran lunga pi piccolo di quello della repubblica tedesca tra le due guerre. Pi fondamentalmente, Keynes scartava di fatto la possibilit di crescita economica. Egli sapeva che la Germania era capace di unaltissima produttivit (p. 164), intendendo con questo la crescita economica, e riconosceva che nel 1870 nessuno avrebbe potuto prevedere la capacit della Germania nel 1910 (p. 165). Ci nondimeno, egli scartava la possibilit della crescita, non avendo di fatto sviluppato il problema. Innanzitutto, egli sosteneva, il logoramento industriale del tempo di guerra, i campi non fertilizzati, la diminuzione del bestiame e il peso delle pensioni avrebbero precluso, secondo i calcoli di Karl Hellferich, il raggiungimento dei tassi di crescita prebellici (pp. 166-167). In secondo luogo egli sollev la questione che sarebbe diventata rapidamente nota come il problema del trasferimento: assumendo pure che la crescita sarebbe potuta riprendere, come avrebbe potuto la nuova capacit essere trasformata in uneccedenza disponibile per lesportazione (p. 167)? In questa argomentazione affiorano

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alcuni escamotage. Keynes sosteneva che le possibilit di crescita non avrebbero giustificato le idee pi folli secondo cui la Germania avrebbe potuto pagare dieci miliardi di sterline, ma la questione era se essa fosse in grado di pagare, alla fine, un ammontare di sette miliardi di sterline e non le richieste pi esagerate. E la crescita economica tedesca fu resa insufficiente dal problema del trasferimento? Su questo problema ci sarebbe stata unampia discussione alla fine degli anni Venti, ma alla fine si sarebbe dimostrato che gli avanzi di bilancio potevano diventare avanzi di parte corrente. Quello che stupisce che Keynes presupponeva una struttura malthusiana che la crescita prebellica aveva smentito, proprio quella struttura che egli stesso abbandon quando, nel 1930, scrisse il saggio Prospettive economiche per i nostri nipoti, che conteneva la visione di una futura abbondanza5. Tuttavia Keynes non era un economista della crescita; la sua analisi presupponeva i momenti di stasi economica: stasi di abbondanza forse, ma comunque stasi. La sua opera principale, la Teoria generale del 1936, si sarebbe incentrata sul ristabilimento di una prosperit precedente e non sullassicurazione di una crescita economica continua. Questa sfida teorica fu lasciata ai suoi pi giovani lettori angloamericani dei tardi anni Trenta e degli anni Quaranta. Forse perch desiderava sottolineare la difficolt di esigere le riparazioni, Keynes dipinse il mondo economico prebellico come una rete di relazioni tese e precarie

che stavano scontrandosi con limiti malthusiani. Ho scelto di dare risalto a tre o quattro dei maggiori fattori di instabilit, scriveva del 1914: linstabilit di una popolazione eccessiva dipendente per il suo sostentamento da una organizzazione complicata e artificiosa, linstabilit psicologica delle classi lavoratrici e capitalistiche, e linstabilit del flusso dei rifornimenti alimentari del Nuovo Mondo (pp. 34-35). Che immagine fuorviante! Invece di mettere in risalto quale ricchezza materiale era stata raggiunta o come il settore manifatturiero europeo esercitasse il suo impareggiabile dominio sulla produzione agricola mondiale (che egli aveva evocato nove pagine prima), egli sottolineava la fragilit malthusiana: una continuata pressione sui limiti delle risorse. Un frenetico supersviluppo aveva caratterizzato let delloro prima del 1914. Per di pi, le due risorse pi vincolanti erano il grano, o il cibo, ed il carbone. La scarsit di cibo rendeva certa la vulnerabilit rispetto allAmerica, le limitazioni sul carbone rendevano sicura limpraticabilit degli immediati pagamenti tedeschi. In tutta la sua argomentazione Keynes attribuiva allestrazione di carbone un modello deterministico. Egli avrebbe potuto fornire altri dati ma era ossessionato da una visione dominante di crollo e collasso. Non sto sostenendo che egli avesse torto: la grande depressione si pu dire abbia mostrato quanto ben fondata fosse la sua immagine di fragilit. Ma la crescita del 1925-29 in Europa, per quanto breve, e sicuramente quella successiva al 1945 ci porterebbe alla questione

Il testo della conferenza del 1930 si trova in J.M. Keynes, Esortazioni e profezie, Milano, Il Saggiatore, 1968 [London, 1931].

se non esistesse una maggiore elasticit di quella che egli decise di rappresentare. Infine credo ci fosse unaltra ragione dietro i suoi assunti malthusiani. Quello che preoccupava Keynes nel 1919 era il futuro del capitalismo. E, ovviamente, non preoccupava solo lui! Ma Keynes era preoccupato perch temeva che la guerra rivelasse su quale esile fondamento morale poggiava il capitalismo ed invero quale esile fondamento morale egli assieme a tutto il gruppo di Bloomsbury credeva meritasse. Le conseguenze economiche della pace presuppone non solo un mondo di economie nazionali rivali. Il libro suggerisce che tutte le nazioni europee avevano interesse a non sovraccaricare un ordine borghese costruito su una grande disuguaglianza. La societ [europea] era strutturata in modo da assoggettare gran parte del reddito accresciuto al controllo della classe che meno era incline a consumarlo. [...]. Qui stava, appunto, la principale giustificazione del sistema capitalistico (p. 30). Solo il risparmio del surplus che i proprietari ricevevano aveva reso laccumulazione borghese tollerabile e capace di prosperit. Ma tale sistema poggiava su un duplice bluff. Le classi lavoratrici erano persuase o costrette a lavorare tanto duramente per cos poco; le classi proprietarie erano convinte della virt del risparmio. E cos la torta cresceva; ma a quale scopo non era chiaramente lumeggiato (p. 31). Inoltre la guerra poteva mangiarsi la torta, ed anche se non lavesse fatto, aveva

rivelato la possibilit del consumo a tutti e la vanit dellastinenza a molti. Cos linganno stato scoperto; ed probabile che le classi lavoratrici non siano pi disposte a tante rinunce e che le classi capitalistiche, sfiduciate nel futuro, cerchino di godere pi ampiamente delle loro facolt di consumo finch durano, precipitando cos lora della loro confisca (p. 32). Lenin ed i suoi fanatici seguaci si muovevano furtivamente nei corridoi della storia. La guerra mondiale, che Keynes definiva una guerra civile europea (p. 19), aveva gi consegnato ai bolscevichi il controllo di un paese sterminato. Egli non si faceva illusioni sul fatto che la loro rivoluzione rappresentasse un qualche progresso. Il pi grande danno che la guerra aveva provocato non era quello inflitto ai territori francesi e belgi, ma quello alla finora docile accettazione della disuguaglianza di classe. Potevano gli europei e gli americani (cui si chiedeva anche di cancellare le loro richieste finanziarie) non comprendere che era in gioco una vecchia civilt? Alla fine, dobbiamo leggere questo testo non come una semplice trattazione statistica relativa alla realizzazione di una pace realistica, ma come un ammonimento per lordine sociale e culturale. Con uno sguardo retrospettivo noi possiamo sapere che il capitalismo era pi robusto di quanto autorizzassero a credere i suoi assunti malthusiani: avrebbe avuto ancora almeno quasi un secolo di crescita.

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Pier Francesco Asso

Su alcune conseguenze teoriche delle Conseguenze economiche della pace


Con la pubblicazione di The Economic Consequences of the Peace [dora in poi Ecp], un giovane e brillante economista, allievo di Alfred Marshall e gi funzionario al Tesoro e allIndia Office, gettava le fondamenta per costruire un nuovo modo di concepire la teoria economica e luso che di essa ne avrebbero potuto fare i governi e i policy makers. Ecp resta uno dei saggi pi influenti scritti da un economista nel XX secolo e bene ha fatto leditore Adelphi a riproporlo allattenzione dei lettori italiani1. I tre pi autorevoli biografi di John Maynard Keynes sono concordi nel definirlo un testo assai importante nella formazione del suo pensiero e nel quale risultano chiaramente espresse le sue poliedriche doti: in Ecp, pi che in altre sue opere, Keynes riveste con grande disinvoltura il ruolo di intellettuale impegnato e di raffinato scrittore, di grande esperto della finanza e delle relazioni economiche internazionali, di anticipatore delle molte sciagure economiche e politiche che sarebbero arrivate negli anni successivi2. La sua lettura a distanza di tanti anni dalla pubblicazione ci permette di ascoltare una voce autorevole e sempre attentamente valutata dagli storici del trattato di Versailles e della questione delle riparazioni tedesche. Ma Ecp resta un vero e proprio manifesto di un nuovo modo di concepire e praticare la funzione sociale delleconomista. Inoltre, vi si trovano riflessioni e spunti teorici ancora utili su problemi che hanno spesso turbato lo stato delle relazioni economiche internazionali. In questa nota vorremmo indicare alcune delle ragioni della sua originalit e rappresentare limportanza di questo testo nello sviluppo della successiva teoria keynesiana.

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La fortuna dellopera
Il libro ebbe un clamoroso successo editoriale: nel giro di pochi mesi oltre centomila copie vendute e ben undici traduzioni; limpatto emotivo che suscit nelle aule parlamentari e fra le grandi masse popolari fu ancora pi eclatante, contribuendo almeno

Ringrazio Piero Bini e Sebastiano Nerozzi per i loro commenti a una precedente versione di questo testo.
1 J.M. Keynes, Le conseguenze economiche della pace, Milano, Adelphi, 2007 [London, 1919]. Resta discutibile la mancanza di unedizione critica comprensiva di indici analitici e di un saggio introduttivo, cos come lascia perplessi il mancato inserimento del frammento del ritratto dedicato a Lloyd George. Poteva infine essere accolto il suggerimento di Roy Harrod di pubblicare in Appendice lo scritto biografico che Keynes avrebbe successivamente dedicato a Carl Melchior. Tutte le citazioni successive sono tratte da questa ultima edizione italiana. 2 Si rinvia a R.F. Harrod, La vita di John Maynard Keynes, Torino, Einaudi, 1965 [London, 1951]; R. Skidelsky, John Maynard Keynes, vol. I, Speranze tradite 1883-1920, Torino, Bollati Boringhieri, 1989 [New York, 1983]; D.E. Moggridge, Maynard Keynes. An Economists Biography, London, Routledge, 1992.

in parte alla mancata ratifica del trattato di Versailles da parte del Senato americano e alla conseguente decisione degli Stati Uniti di non aderire alla Societ delle Nazioni. Grazie a esso, a soli 36 anni, dimessosi con clamore dallincarico ministeriale, Keynes aveva acquisito una fama duratura, una solida sicurezza finanziaria e una fervente ammirazione da parte dei pi elevati circoli intellettuali che lo port a sfiorare, nel 1920, il premio Nobel per la pace. Come ebbe a scrivere lamico e scrittore David Garnett, manifestando tutto il senso di gratitudine degli esponenti del circolo di Bloomsbury che pure cos aspramente avevano criticato lingresso di Keynes al Tesoro, leconomista di Cambridge divenne per molti una forza morale. Avendo imposto una pace cartaginese, violato le regole della logica e gli elementi pi consolidati del diritto internazionale, il trattato aveva offeso il suo senso dellonore, il suo senso di umanit, il suo senso di ci che era possibile3. Anche Joseph Schumpeter che, come molti economisti del tempo, aveva accolto con freddezza lapproccio iconoclasta con cui il giovane Maynard ambiva a riporre in soffitta i grandi classici delleconomia, non rest insensibile allo sdegno con cui erano stati esposti i risultati prodotti dalla conferenza di pace e riconobbe che le Conseguenze economiche della pace ebbero una accoglienza tale per cui la parola successo suona un luogo comune e riesce insipida4.

Il libro si afferm anche come un genere letterario del tutto innovativo e su cui fino ad allora i rappresentanti della scienza economica si erano raramente messi alla prova. La conoscenza approfondita con dati di prima mano degli eventi narrati si abbinava a una scrittura icastica, a una ricostruzione accurata degli elementi giuridici e geopolitici, a una brillante analisi introspettiva della psicologia dei maggiori protagonisti della conferenza, del loro linguaggio corporale, dei loro tratti fisionomici, delle personali tecniche di conduzione delle rispettive strategie negoziali. In effetti, una parte importante della notoriet di Ecp fu sicuramente dovuta agli impietosi e impareggiabili ritratti che Keynes dedic ai grandi potenti della terra: Woodrow Wilson, David Lloyd George e George Clemenceau (il G3). Avendo avuto il privilegio di assistere personalmente alle riunioni in cui i tre grandi decidevano tanta parte del futuro del Vecchio Continente, Keynes seppe smascherarne con efficacia stilistica le meschinit e le ipocrisie, i calcoli politici e gli istinti vendicativi, gli atteggiamenti decadenti e le fragilit interiori. In realt, nella prima stesura di Ecp, la rabbia di Keynes nei confronti del G3 per il tradimento dellarmistizio e per le condizioni cartaginesi stabilite a Versailles, era emersa con ancora maggior furore. Tuttavia, da entrambe le sponde dellAtlantico, esponenti di spicco della diplomazia internazionale e del mondo accademico e finanziario erano

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3 D. Garnett, Maynard Keynes as a Biographer, in M. Keynes (ed.), Essays on John Maynard Keynes, Cambridge, Cambridge University Press, 1975, p. 259. 4 J.A. Schumpeter, John Maynard Keynes, 1883-1946, American Economic Review, 1946, 4, pp. 495-518, poi ripubblicato anche in Epoche di storia delle dottrine e dei metodi. Dieci grandi economisti, Torino, Utet, 1971, pp. 416-445. La citazione a p. 421.

intervenuti, con successo, per convincere Keynes a mitigare i tratti pi aspri della sua penna e a non calpestare oltremodo limmagine di colui che maggiormente aveva attirato lattenzione degli osservatori e suscitato le speranze dei popoli: il presidente americano Woodrow Wilson. Nella versione consegnata alle stampe restava comunque intatto il messaggio fondamentale di Ecp: una terribile minaccia incombeva sulla civilt occidentale a contrastare la quale lazione dei governi e dei leader delle maggiori potenze mondiali sembrava, per ragioni molteplici, tragicamente inadeguata.

Una visione nuova delleconomia


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Alcuni studiosi hanno, anche recentemente, sottolineato come i ritratti del G3 costituiscano un precoce esempio di applicazione dei concetti della razionalit limitata e delleuristica cognitiva alle decisioni politiche e ai meccanismi con cui opera la diplomazia internazionale5. E tuttavia, al di l di questi ardui collegamenti a distanza con alcuni successivi contributi forniti dalla teoria economica per meglio comprendere i comportamenti effettivi delluomo, o di gruppi di uomini, in societ, sono molti gli elementi del libro che mantengono una loro freschezza e consentono di capire meglio gli sviluppi teorici successivi di Keynes e di altri protagonisti del pensiero economico del XX secolo. soprattutto su questi elementi che vorremmo soffermare la nostra attenzione.

Lanalisi di Keynes era fondata su tre assiomi che, a suo modo di vedere, erano completamente sfuggiti ai rappresentanti del G3 e alla folta comitiva di esperti di diritto, di finanza e di politica internazionale che li assistevano: 1. che soltanto un razionale processo di ricostruzione economica poteva rappresentare la base su cui fondare un nuovo ordine politico internazionale e costituiva la principale barriera contro il disordine, la disintegrazione, linstabilit delle relazioni fra gli stati; 2. che lordine economico internazionale del XIX secolo, fondato sul libero commercio, sulla stabilit dei cambi e su un sistema di equilibrio fra Europa e Stati Uniti, apparteneva ormai a unet delloro che ben difficilmente avrebbe potuto essere restaurata; 3. che in nessun modo questo modello doveva essere preso come guida per il futuro, mentre qualsiasi speranza di progresso doveva essere costruita sullinstaurarsi di nuovi legami di fiducia e di cooperazione a livello internazionale, sulla diffusione dellistruzione delle masse, sulla ripresa della libert diniziativa. Questi principi erano stati decisamente calpestati nel corso della lunga primavera parigina per essere sostituiti da un trattato ingiusto e dannoso. Un trattato che aveva attribuito un valore sacro allimmagine di colpevolezza della Germania e delle sue genti per molte generazioni a venire; che aveva preferito la vendetta alla magnanimit, rompendo linviolabilit di un contratto e riconoscendo per valide clausole estranee ai principi del diritto internazio-

W.P. Bottom, Keynes Attack on the Versailles Treaty. A Study of the Consequences of Bounded Rationality, Framing, and Cognitive Illusions, International/Negotiation, vol. 8, n. 2 (2003).

nale. Ancor di pi il trattato non aveva prodotto evidenti vantaggi economici per i paesi vincitori: aveva lunico obiettivo di impoverire e deindustrializzare la Germania, negandole approvvigionamenti e prospettive di crescita, senza rendersi conto che questo intento, non solo avrebbe fomentato nuovi risentimenti e nuovi conflitti, ma avrebbe provocato limpoverimento dellintera Europa e minacciato la sua stabilit.

La fine del mondo di ieri


Dunque Ecp , in primo luogo, un testo cruciale per la visione del mondo che vi si trova contenuta e che Keynes avrebbe conservato intatta nei decenni successivi. Con questo pamphlet, scritto di getto in poche settimane, si realizz uno spostamento radicale dal presupposto tardo ottocentesco di un progresso economico automatico, equilibrato, sorretto da istituzioni liberali, fondato sui principi dellintegrazione internazionale, del rispetto dei contratti e della corretta circolazione delle informazioni a una visione del futuro in cui il benessere avrebbe dovuto essere strenuamente conquistato e difeso palmo a palmo nelle circostanze avverse create dalla guerra. Un senso di minaccia pervade tutto il libro. La guerra aveva definitivamente compromesso il delicato meccanismo economico su cui poggiava lEuropa prima del 1914 e il trattato ne aveva decretato la definitiva distruzione. Scrivendo Ecp, stato notato6, Keynes si candid al ruolo di nuovo Machiavelli del XX secolo, elaborando una visione sullin-

stabilit del capitalismo e sullimponente estensione dei pubblici poteri necessari a contrastarla, che gli terr compagnia tutta la vita. Terminata la sua stesura, Keynes aveva maturato la convinzione che la fragilit dellequilibrio postbellico non potesse essere restaurata richiamandosi alla sacralit dei principi su cui esso si fondava: il sistema aureo, il libero commercio, lequilibrio di bilancio, la stabilit dei cambi rappresentavano strumenti e obiettivi inadeguati al nuovo stato del mondo. Occorrevano invece nuove regole per riformare le relazioni economiche internazionali che servissero a favorire la ripresa degli investimenti e lassorbimento degli squilibri dei principali indicatori macroeconomici. Occorreva una radicale trasformazione degli obiettivi della politica economica, che consentisse di dedicare maggiore attenzione ai problemi della stabilit interna e alle misure di protezione dagli shock esterni. Occorreva disegnare nuovi modelli di cooperazione internazionale che favorissero una attenuazione della sovranit nazionale e un pi incisivo uso collettivo delle risorse. Occorreva, in ultima analisi, abbandonare la visione nostalgica del mondo di ieri e fare in modo che leconomia, una nuova economia, strappasse il predominio alla politica, dopo che questultima aveva clamorosamente fallito nel garantire qualsiasi prospettiva di stabilit, di progresso e, quindi, di sicurezza e di pace. Questa costruzione di una nuova visione dello stato del mondo, insieme ad alcune indicazioni di metodo che da essa discendevano, rappresent uno fra i pi rilevanti

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Si veda il saggio introduttivo di Marcello De Cecco a J.M. Keynes, Le conseguenze economiche della pace, Torino, Rosenberg & Sellier, 1983.

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e duraturi contributi delle denunce e dellinvocazione di giustizia contenute in Ecp. Tuttavia, vi sono altre implicazioni teoriche interessanti che emergono dalla lettura del libro. Occorre dire che molti economisti contemporanei di Keynes, fra i quali nuovamente Schumpeter, hanno minimizzato il valore analitico di Ecp. La parte teorica del libro era delle pi semplici e non richiedeva alcuna tecnica raffinata7. Si tratta naturalmente di valutazioni condivisibili se non persino pletoriche, se si pensa alla natura dellopera e al pubblico cui era destinata. Eppure in questo testo si trovano analisi e spiegazioni innovative sul funzionamento dei sistemi economici, la cui importanza sarebbe emersa ben presto nella nuova congiuntura internazionale prodotta dalla crisi del 1929 e dalla successiva catena di eventi. Ne vorrei, brevemente, esaminare tre: il problema del trasferimento; il ruolo dellincertezza; lanalisi dellinflazione.

Le riparazioni e il problema del loro trasferimento


Cominciamo dalla prima: noto che una delle denunce pi vibranti contenute in Ecp riguarda la violazione dei termini dellarmistizio e il mancato rispetto del principio della capacit di pagamento della Germania. Lammontare delle riparazioni non era collegato alle effettive capacit economiche della Germania o al livello della sua potenziale produzione, ma comprendeva pretese assurde e voci discutibili che avrebbero inevitabilmente richiesto unestensione dei pagamenti al di l della generazione che
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era stata effettivamente responsabile del conflitto. In questa categoria rientravano sicuramente gli indennizzi per i sussidi alle famiglie dei combattenti e le pensioni per cause di morte in guerra. Tuttavia, Keynes pose al centro della sua analisi e della sua denuncia, non tanto lentit delle riparazioni in valore assoluto, quanto il meccanismo tecnico con cui si sarebbe potuto realizzare il loro trasferimento da un paese allaltro. Egli dimostr le notevoli complicazioni per leconomia europea prodotte da una nazione che avrebbe dovuto far fronte alle proprie obbligazioni internazionali trovandosi sprovvista di oro o di altre attivit patrimoniali verso lestero, essendo stata depredata della flotta e di tutte le propriet possedute dai suoi cittadini in altri territori, e impoverita dei propri approvvigionamenti di materie prime e di prodotti strategici. Su queste basi, il pagamento delle riparazioni dipendeva esclusivamente dallesistenza di un saldo annuale positivo della bilancia commerciale e quindi dalla possibilit che la Germania fosse stata in grado di intraprendere rapidamente il cammino verso la ripresa delle attivit produttive e, soprattutto, delle proprie esportazioni. Avrebbe potuto la Germania trasformare il suo sistema produttivo e di consumi in modo da generare un cospicuo avanzo di esportazioni e di entrate valutarie tale da ripagare negli anni i propri debiti? Avrebbe potuto farlo senza produrre conseguenze nefaste sui sistemi economici di altri paesi e, segnatamente, dei vincitori? Sono queste alcune domande che il libro pose allatten-

J.A. Schumpeter, John Maynard Keynes, cit., p. 423.

zione degli studiosi di economia e pi in generale delle autorit di politica economica. Keynes sottoline lesistenza di una difficolt aggiuntiva: nonostante la forza e le punte di eccellenza produttiva conquistate a cavallo dei due secoli, leconomia tedesca, come quella di tutti i paesi centro, era ormai da decenni caratterizzata da un disavanzo strutturale nella propria bilancia commerciale. Questa condizione, da un lato, le consentiva di alimentare la propria sfera di influenza economica e politica con i paesi che appartenevano alla propria periferia, mentre dallaltro favoriva un incremento del suo consumo interno grazie al maggior reddito prodotto dagli investimenti esteri. Il problema del trasferimento era dunque ulteriormente complicato: trasformare un disavanzo strutturale in una situazione di consistente avanzo in mancanza di adeguate risorse umane, fisiche e finanziarie avrebbe prodotto un cataclisma sul sistema dei prezzi e dei redditi, da cui i paesi vincitori non sarebbero restati esenti. Qual era dunque il senso di pretendere che la Germania pagasse un conto cos salato?8 Fra le righe, nelle pagine finali, Keynes lascia chiaramente intendere come questa problematica del trasferimento non fosse soltanto un esercizio di technicalities su cui aprire un confronto con altri esperti di economia, ma avrebbe potuto produrre terribili conseguenze sullo scenario della geopolitica del nuovo mondo. In una parola, la sparizione della Germania dalla carta
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dellEuropa centrale e la menomazione del suo ruolo di paese centro in quella area avrebbe presumibilmente aperto la strada ad altre ambizioni provenienti dal fronte orientale. In ogni caso, di fronte a dimensioni delle riparazioni fuori da ogni logica e di fronte a un sistema di annualit cos spalmato nel tempo futuro, il transfer problem avrebbe accentuato la tendenza allo squilibrio internazionale e contribuito alla destabilizzazione dellEuropa intera, diffondendo i germi della crisi attraverso il mercato dei cambi, landamento delle ragioni di scambio, gli inevitabili contraccolpi sulle barriere tariffarie di nuova creazione. E problemi del genere si sarebbero ripresentati tutte quelle volte in cui il debito estero di un paese avesse raggiunto proporzioni straordinariamente elevate rispetto allandamento del suo commercio internazionale o del prodotto interno. Ne conseguiva, secondo Keynes, la necessit di rivedere drasticamente le posizioni di credito e debito internazionale che erano emerse dalla guerra, favorendo un ritorno allo scambio e allintegrazione che sarebbe stato vantaggioso per tutti:
se miriamo deliberatamente a impoverire lEuropa centrale, la vendetta, oso predire, non si far attendere. Niente potr allora ritardare a lungo quella guerra civile finale fra le forze della reazione e le convulsioni disperate della rivoluzione, rispetto alla quale gli orrori della passata guerra tedesca svaniranno nel

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Lingente incremento delle esportazioni tedesche sarebbe potuto avvenire solo con la riduzione dei prezzi dei beni esportabili, producendo dunque un notevole peggioramento delle ragioni di scambio per la Germania e una ulteriore difficolt a pagare i propri debiti. La deflazione interna e la forte contrazione delle importazioni non essenziali dai paesi vincitori avrebbero ulteriormente contribuito a diffondere la crisi economica negli altri paesi.

nulla, e che distrugger, chiunque sia il vincitore, la civilt e il progresso della nostra generazione9.

dalit del loro pagamento. Al contrario, molte di queste clausole erano state lasciate colpevolmente indeterminate, producendo conseguenze ancora pi funeste sulle prospettive delleconomia europea. Una fra le pi rilevanti era dunque rappresentata dallincredibile aumento nello stato generale di incertezza che questo documento era riuscito a produrre. Ecp pose al centro dellattenzione di un vasto pubblico di lettori la distinzione fra rischio e incertezza che Keynes aveva maturato nel corso della propria tesi di dottorato sulla teoria delle probabilit. Per ripristinare condizioni di normalit e di progresso, ben diverse erano le implicazioni di un incremento di situazioni di rischio economico di impresa cio di un fenomeno oggettivo e formalmente assicurabile rispetto a un peggioramento delle condizioni generali di incertezza, il cui impatto sullattivit di investimento e di accumulazione del capitale era del tutto imprevedibile. Ora, secondo Keynes, il trattato aveva enormemente accresciuto i sentimenti soggettivi sia del singolo individuo che di intere collettivit di confusione, di paura e di incertezza sullo stato futuro del mondo. Nella puntigliosa analisi delle clausole del trattato, a cui Keynes dedic uno spazio rilevante anche se forse meno conosciuto rispetto ad altre parti di Ecp, si trovano molte dimostrazioni di come i tre grandi, con i loro compromessi e le loro sofisticazioni giuridiche, avessero compiuto il capolavoro di creare una pace in cui il clima di incertezza era ben pi fosco rispetto a

Queste parole cadranno nel vuoto. Torneranno a essere un valido monito quando, a partire dal 1941, Keynes sar impegnato a costruire meccanismi di aggiustamento degli squilibri su basi cooperative, simmetriche e sostenibili in modo da evitare le difficolt imposte dal transfer problem. In ogni caso, anche in presenza di un nuovo ordine economico internazionale, lesistenza di un transfer problem continuer a minacciare crisi e disordini in occasione dei grandi shock esterni che colpiranno le economie avanzate a seguito di variazioni improvvise nei prezzi di materie prime strategiche o nei tassi di cambio.
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Rischio e incertezza
Il trattato rappresentava dunque una spada di Damocle sulla stabilit finanziaria dellEuropa, prolungando irrimediabilmente il periodo della ricostruzione e della ripresa. In mancanza di una sua revisione si sarebbero avute notevoli difficolt tecniche nel convertire le riparazioni tedesche nelle valute dei creditori, provocando sconvolgimenti a catena sul mercato dei cambi, dei commerci e delle strutture produttive dei paesi vincitori. Tuttavia, cos come esposto, il problema del trasferimento delle riparazioni presupponeva lesistenza di condizioni di partenza stabilite con certezza dalle varie clausole del trattato, a cominciare dallammontare complessivo delle riparazioni e dalle mo-

J.M. Keynes, Le conseguenze economiche della pace, cit., p. 212.

quello prevalente negli anni della guerra. La stessa frantumazione delle frontiere, con la moltiplicazione dei segni monetari e delle barriere tariffarie, avrebbe alimentato la disgregazione e le potenzialit di futuri conflitti, economici e non. Il trattato era dunque riuscito nellimpresa di far tornare nuovamente alla luce lo spettro malthusiano, minacciando linizio di unera di ristagno secolare: lirrefrenabile crescita della popolazione insieme al timore di un impoverimento generale avrebbe prodotto nuovo caos e instabilit. La mancanza di fiducia nelle prospettive future avrebbe fortemente indebolito il valore classico della parsimonia e la sua capacit di sostenere effettivamente la ripresa degli investimenti e dellaccumulazione del capitale. Ecco dunque che emerge, sin da questo testo, lindicazione keynesiana che il compito fondamentale della politica economica debba essere soprattutto quello di ridurre lincertezza e gli eccessi di variabilit negli indicatori fondamentali, per i seri danni che questi fenomeni provocano ai sistemi economici, deprimendo lo spirito di intrapresa, riducendo gli investimenti e la crescita del reddito al di sotto del loro livello ottimale. Invitando il lettore a riflettere su questi temi, la questione pi eclatante, su cui Keynes insistette a lungo, riguardava il principio di indeterminatezza delle riparazioni che era dovuto alla fertile mente creativa del legal advisor di Wilson, John Foster Dulles. Dulles aveva elaborato il testo finale di due fondamentali articoli, il 231 e il 232, che, con molti equilibrismi, stabilivano: 1)
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alla Germania dovevano essere imputati i costi integrali della guerra; 2) la somma iniziale dovuta era pari a venti miliardi di marchi-oro; 3) che spettasse comunque alla costituenda Commissione interalleata per le riparazioni la determinazione della somma finale. Si trattava, in definitiva, di una open-end solution. Essa forniva al G3 un accettabile compromesso fra i punti di vista contrastanti dei francesi che, con il sostegno degli inglesi, richiedevano il massimo, e degli americani che, avendo come obiettivo un saldo pi modesto, optavano per una strategia del rinvio. Keynes osserv lucidamente come questo stato di indeterminatezza rappresentasse, in assoluto, la soluzione peggiore per il futuro dellEuropa:
c una grossa differenza fra fissare una somma precisa, pur grande, che la Germania abbia la capacit di pagare tenendo al tempo stesso qualcosa per s, e fissare una somma molto superiore alle sue capacit, che poi pu essere ridotta a discrezione di una commissione straniera, guidata dallobiettivo di ottenere ogni anno il massimo consentito dalle circostanze di quellanno. La prima alternativa lascia alla Germania un qualche incentivo alliniziativa, allenergia e alla speranza. La seconda la scortica viva anno per anno in perpetuo, e per quanto abilmente e discretamente sia condotta loperazione, badando a non uccidere il paziente sotto i ferri, rappresenta una politica che se fosse davvero contemplata e deliberatamente attuata, sarebbe condannata dal giudizio degli uomini come uno degli atti pi obbrobriosi di un crudele vincitore nella storia del mondo civile10. 171

J.M. Keynes, Le conseguenze economiche della pace, cit., pp. 138-139.

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Con lapprovazione di questi due articoli lammontare del debito tedesco restava indeterminato, ponendo anche gravi questioni di equit intergenerazionale, e arrivando a coinvolgere generazioni future di cittadini incolpevoli per gli atti commessi dai loro avi. Dunque, come Keynes avrebbe scritto qualche anno pi tardi, una delle pi rilevanti conseguenze teoriche del trattato, consisteva nel far venir meno alcuni dei principi fondamentali che gli economisti ottocenteschi avevano posto a base della crescita e dellefficienza, e che richiamavano limmagine eloquente della mano invisibile, delle armonie economiche, dellequilibrio, della parsimonia. Nel nuovo mondo che era sorto sulle ceneri del trattato di Versailles, la mano invisibile smithiana era divenuta uno strumento obsoleto e una speranza illusoria: si era trasformata in qualcosa di pi terreno e sinistro, ovvero nel nostro piede insanguinato con cui ci muoviamo attraverso il dolore e il lutto per raggiungere una direzione incerta e non profittevole11.

mali dellinflazione. In effetti, ci pare che nelle pagine finali siano ben presenti in Keynes le responsabilit che gli studiosi della nuova economia dovevano assumersi per riabilitare il connubio politica-economia. Difatti, le tensioni inflazionistiche che si sarebbero prodotte nel dopoguerra non avrebbero mancato di generare sconquassi politici di vaste dimensioni. Inventandosi di sana pianta una citazione di Lenin, che da quel momento sarebbe divenuta patrimonio comune di politici ed economisti, Keynes mise in guardia il mondo moderno contro le degenerazioni sistemiche prodotte dalle violente fluttuazioni nei prezzi:
Lenin ha detto, pare, che la via migliore per distruggere il sistema capitalistico svilire la moneta. Mediante un continuo processo di inflazione, i governi possono confiscare, segretamente e inosservati, una grossa parte della ricchezza dei loro cittadini. Con questo metodo non solo confiscano, ma confiscano arbitrariamente [...] Lenin aveva certamente ragione. Non c mezzo pi sottile, pi sicuro, dello svilimento della moneta per abbattere le basi esistenti della societ12.

Linflazione e i suoi effetti


Lanalisi degli scenari futuri dominati dallincertezza lo port naturalmente a dedicare molto spazio a discutere gli effetti distruttivi dellinflazione. In Ecp, ha scritto Roy Harrod, Keynes lanci un monito severo, quasi profetico, sui
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Innumerevoli erano i mali indotti da un processo inflazionistico incontrollato e Keynes li pass rapidamente in rassegna alla fine di Ecp, aprendo la strada a quelle riflessioni sul ruolo e sulla natura di uneconomia monetaria al cui approfondimento avrebbe

J.M. Keynes, Sir Oswald Mosleys Manifesto, in Id., The Collected Writings of John Maynard Keynes, vol. XX, London-New York, Macmillan-Cambridge University Press for the Royal Economic Society, 1981, p. 474. 12 J.M. Keynes, Le conseguenze economiche della pace, cit., pp. 187-188. Il corsivo nel testo originale. Moggridge attribuisce il pensiero di Lenin alla fertile mente inventiva di Keynes, anche se probabile che questa notazione sia tratta da E.A. Preobraenskij che, insieme a N. Bucharin, pubblic nel 1919 unoperetta divulgativa, ABC del Comunismo, Roma, Del Bosco Edizioni, 1973. Ringrazio su questo punto Luigi Cavallaro.

dedicato i decenni pi fecondi della sua attivit scientifica: linflazione genera squilibri fra creditori e debitori; alimenta manovre speculative per acquisire extraprofitti; scoraggia la formazione di risparmio e distorce i valori reali dei beni capitali; indebolisce la posizione sociale degli imprenditori, cio dei soggetti economici da cui dipende in ultima analisi il progresso economico; incrina la fiducia dei cittadini nella loro moneta; trasferisce indebitamente ricchezza dal privato al pubblico e stimola la creativit fiscale dei governanti. Come Keynes dir meglio in seguito, il progresso economico e lattivit produttiva non potevano realizzarsi in condizioni di instabilit monetaria, di incertezza e di ignoranza ma, in presenza di inflazione, assumevano i contorni di una vera e propria lotteria. Linstabilit monetaria generava una nuova classe sociale, i profiteers, su cui i governi cercarono di alimentare unindignata reazione dellopinione pubblica, non sapendo che in questo modo si sarebbero compiuti passi da gigante nel processo di collasso del sistema capitalistico indicato da Lenin: dirigendo lodio contro questa classe, perci, i governi europei portano un passo avanti il fatale processo consapevolmente concepito dalla mente sagace di Lenin. I profittatori sono una conseguenza, non una causa dellaumento dei prezzi13.

In conclusione, tre domande


Che cosa resta oggi di Ecp? Abbastanza poco, almeno secondo una corrente piutto-

sto nutrita di storici contemporanei che, a partire dagli anni Settanta, ha ridimensionato la mitologia delle riparazioni anche sulla base di unestesa mole di fonti archivistiche14. I calcoli di Keynes erano sbagliati e approssimativi; fuorvianti le proiezioni sulleffettivo impoverimento delleconomia tedesca, che in termini di risorse umane e materiali aveva subito danni assai inferiori rispetto ai paesi vincitori; altrettanto discutibili erano le previsioni sugli effetti prodotti dal trasferimento delle riparazioni che ponevano troppa enfasi sulla ripresa del commercio estero e delle esportazioni piuttosto che su un incremento della pressione fiscale o dei prestiti internazionali. Accusare poi il G3 di violazione del diritto internazionale era operazione altrettanto controversa in quanto il contratto sottoscritto dai vincitori al momento dellarmistizio non era vincolante, mentre Keynes, stranamente, aveva accuratamente evitato di pronunciarsi sul problema cruciale della sicurezza francese. Infine, non sarebbe stato impossibile per la Germania ripagare le riparazioni e il trattato rappresent, anche grazie agli articoli proposti da Wilson, uno strumento flessibile che agevol la significativa ripresa delleconomia europea dopo il 1924. In definitiva, con la sua enfasi sulla punizione e sulla pace cartaginese, il libro aveva colpevolmente alimentato la propaganda filotedesca di cui Keynes stesso era una probabile vittima non mostrando alcuna indulgenza nei confronti della logica e delle ragioni politiche e finanziarie dei francesi.

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J.M. Keynes, Le conseguenze economiche della pace, cit., p. 188. Si vedano i numerosi saggi contenuti nel volume M.F. Boemeke, G.D. Feldman e E. Glaser (eds.), The Treaty of Versailles. A Reassessment after 75 years, Cambridge, Cambridge University Press, 1998.

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Non questa loccasione per intervenire su questo tipo di critiche rivolte a Ecp. Tuttavia, mi pare che nessuna di esse abbia in qualche modo sminuito il peso attribuito da Keynes allindeterminazione delle riparazioni e ai problemi di equit intergenerazionale che esse avrebbero inevitabilmente provocato. possibile sostenere che Ecp riusc a influenzare il corso degli eventi? Anche in questo caso la risposta negativa. Nella sostanza, Ecp segu il destino di tutti gli scritti e di tutte le iniziative pubbliche e politiche di Keynes, almeno fino alla seconda guerra mondiale e agli accordi di Bretton Woods: la sua fortuna non deriv tanto dallimpatto immediato delle sue specifiche raccomandazioni, ma dallinfluenza che esse ebbero sul dibattito intellettuale e pubblicistico e dalla sorprendente capacit di cogliere la tendenza, se non proprio lentit, degli avvenimenti futuri. In effetti, tutte le principali e pi originali proposte di Keynes non ricevettero grande attenzione nel corso delle numerose conferenze che seguirono alla firma del trattato e al suo processo di revisione. Esse riguardavano la cancellazione dei debiti interalleati, labolizione della Commissione per le riparazioni, lattribuzione di maggiori poteri alla Societ delle Nazioni, la richiesta di ridefinire con precisione e in limiti temporali accettabili le somme da far pagare alla Germania, la necessit di coltivare strette relazioni economiche con la Russia e di reintegrare al pi presto la Germania nel contesto europeo. Ben diverso fu invece il destino delle pre-

visioni contenute in questo testo. Da quelle pi apocalittiche, che annunciavano tempi brevi per il crollo della civilt europea e dei suoi antichi splendori; a quelle pi tecniche e finanziarie, con cui Keynes anticip correttamente che, nel giro di pochi anni, nessuno dei tributi o delle clausole imposte a Versailles sarebbe sopravvissuto15. E, infine, quali sono gli insegnamenti che restano e rendono ancora utile la sua lettura? Ecp rappresent un grido di rivolta delleconomia nei confronti della politica. La nazione, la patria, la retorica militarista, la conquista di nuovi confini rappresentavano falsi idoli ed era indispensabile che chi deteneva le leve del potere li riconvertisse rapidamente verso i traguardi della ripresa del progresso economico, della stabilit finanziaria, della rinascita di uno stato sociale. Da fedele suddito di Sua Maest, Keynes mand un messaggio che voleva toccare le corde profonde di una nazione che aveva dato i natali a Richard Cobden e a John Stuart Mill: quale ben diverso futuro lEuropa avrebbe potuto sperare se Lloyd George o Wilson avessero capito che i problemi pi gravi reclamanti la loro attenzione non erano politici o territoriali ma finanziari ed economici16. Cominci dunque ad affermarsi con Ecp lidea che gli uomini che erano stati chiamati a guidare le sorti di un paese dovessero prevalentemente occuparsi dei meccanismi per favorire la crescita del reddito e dei sistemi sociali in modo da difendere il benessere collettivo e individuare i possibili punti di contatto fra

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Si veda, in proposito, il recente G. Dostaler, Keynes and His Battles, Cheltenham, Elgar, 2007. J.M. Keynes, Le conseguenze economiche della pace, cit., p. 123.

la sfera della produzione e la sfera della distribuzione del reddito. Saranno idee a cui Keynes dedicher tutte le sue energie intellettuali negli anni fra le due guerre ma che acquisteranno un posto al sole soltanto dopo il 1945. Baster tuttavia ricordare che, gi negli anni Venti, personalit come Ezra Pound e T.S. Eliot riconobbero la grandezza di Keynes per aver alimentato nuovi interessi per leconomia, il funzionamento dei sistemi monetari, i meccanismi di interdipendenza commerciale e finanziaria dei paesi, le relazioni fra progresso economico e sicurezza. Infine, al di l delle illuminanti considerazioni su inflazione e incertezza, Ecp rappresenta ancora un modello esemplare su come si scrive un libro di economia. In quelloccasione, leconomista dotato di grandi competenze tecniche in materia di cambi e di sistemi monetari si fuse mirabilmente con leducatore dellopinione pubblica, lo scienziato politico, il letterato. Con esso si tratteggi un prototipo ideale di economista che, alla luce anche dei successi professionali ottenuti in tempo di guerra, affermava la propria capacit di svolgere unimportante funzione sociale. Dopo la fine dellet delloro, la ricerca teorica fine a se stessa, che aveva in larga parte dominato gli sviluppi dottrinari dei precedenti cinquanta anni, avrebbe dovuto essere accantonata: il nuovo economista doveva essere in grado di miscelare sapientemente i dati formali dei problemi e la logica della loro rappresentazione con larte della retorica, la conoscenza della storia e delle rela-

zioni fra popoli, lintrospezione psicologica che gettava nuova luce sui meccanismi dei processi decisionali. Il vero cultore di studi economici, scriver Keynes di l a poco, doveva essere colui che possedeva una
rara combinazione di doti [...] e combinare capacit che non si trovano spesso assieme. Deve essere in certo modo matematico, storico, statista, filosofo; maneggiare simboli e parlare in vocaboli; vedere il particolare nella luce del generale, toccare astratto e concreto con lo stesso colpo dala del pensiero. Deve studiare il presente alla luce del passato e in vista dellavvenire. Non c parte della natura o degli istituti umani che possa sfuggire al suo sguardo. Devessere, contemporaneamente, interessato e disinteressato: distaccato e incorruttibile come lartista, e tuttavia, a volte, vicino alla terra come luomo politico17.

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Sono parole appassionate che Keynes aveva scritto nel 1924 dedicandole alla memoria del maestro, Alfred Marshall, ma che potrebbero essere applicate alla sua persona e alla trasformazione che fu avviata con la stesura di Ecp. Questo modello, anche letterario, sarebbe progressivamente andato perduto nel corso dei successivi decenni: non molti protagonisti nella storia delle idee economiche riusciranno a eguagliare questo ideal-tipo di economista e assai pochi sapranno produrre opere semplici e allo stesso tempo complete, realiste e analiticamente fondate come Ecp. Tuttavia, con questopera avr inizio il percorso che porter Keynes a mettere da parte i vecchi strumenti del me-

17 J.M. Keynes, Essays in Biography (1933), ristampato in Id., The Collected Writings of John Maynard Keynes, vol. X, London, Macmillan, 1971, pp. 173-174.

stiere per cercare di costruirne dei nuovi e soprattutto per realizzare quegli obiettivi di benessere sociale e di stabilit economica

che, rimasti a lungo assenti dalle riflessioni dei suoi predecessori, sono diventati il pane quotidiano per gli economisti di oggi.

William R. Keylor

Il libro del secolo (e oltre): la prolungata influenza di Le conseguenze economiche della pace di John Maynard Keynes
Quando John Maynard Keynes si dimise disgustato dalla delegazione britannica alla conferenza di pace di Parigi del 1919 per protestare contro il trattato di pace che essa aveva prodotto e che egli giudicava disastroso, si precipit a dare alle stampe un libro scritto impetuosamente, che sperava potesse orientare lopinione pubblica contro quella che egli defin ironicamente la pace cartaginese1. Se si fosse riusciti a mettere prontamente in guardia le lite politiche ed il grande pubblico contro i catastrofici difetti del trattato di pace del 1919, i danni fatti dai negoziatori a Parigi si sarebbero potuti neutralizzare. LEuropa e gran parte del mondo avrebbe quindi potuto riprendersi dai devastanti effetti economici della Grande guerra e dal difettoso accordo di pace che aveva posto termine ad essa. In questa campagna personale contro il trattato di Versailles Keynes riscosse un
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successo che andava molto al di l delle sue aspettative. Subito dopo la sua apparizione nel dicembre 1919, il libro venne citato dai senatori americani che avrebbero presto rifiutato la ratifica legislativa dellaccordo di pace che il presidente Woodrow Wilson aveva portato a casa da Parigi2. Al momento in cui il Senato, il 19 marzo 1920, espresse il suo voto definitivo che respingeva il trattato di Versailles, negli Stati Uniti erano state vendute quasi settantamila copie del libro3. Nel giro di pochi anni sarebbe stato tradotto in undici lingue. Nel decennio successivo il libro continu ad influenzare il pensiero dei leader politici, soprattutto negli Stati Uniti ed in Gran Bretagna. Linsoddisfazione per laccordo di pace faceva passi da gigante, spingendo i funzionari di entrambi i paesi a richiedere ed ottenere alcune radicali revisioni delle clausole finanziarie del trattato di Versail-

Lampiezza della sua delusione per laccordo di pace si riflette abbondantemente nella sua lettera di dimissioni al primo ministro britannico David Lloyd George: Devo informarla che sabato dormir lontano dalla scena di questo incubo. Non posso fare pi nulla di buono qui. Ho continuato a sperare, anche in queste ultime terribili settimane, che lei trovasse qualche modo per rendere il trattato un documento giusto ed utile. Ma ormai sembra troppo tardi. La battaglia persa, cfr. John Maynard Keynes a David Lloyd George, 5 giugno 1919, House of Lords Record Office, The Papers of David Lloyd George, F/7/2/32. 2 New York Times, 19 febbraio 1920. 3 R. Skidelsky, John Maynard Keynes. vol. 1. Speranze tradite, 1883-1920, Torino, Bollati Boringhieri, 1989 [London, 1983], pp. 381, 456.

les. Lammontare dellobbligo di riparazione della Germania verso gli Alleati europei vincitori che avevano suscitato le proteste pi fragorose da parte di Keynes nel suo libro fu sistematicamente ridotto nel corso di quel decennio. Al 1931, quando fu accettato da tutte le parti in causa lHoover Moratorium, che proponeva la sospensione di un anno dei pagamenti del debito intergovernativo, la Germania aveva cessato completamente di pagare le riparazioni e non avrebbe pi ricominciato. Lammontare totale dei pagamenti eseguiti dalla repubblica di Weimar tra il 1919 ed il 1931 era inferiore a ventitre miliardi di marchi-oro. Tale somma era ben lontana dalle cifre stratosferiche discusse alla conferenza di pace ed inferiore a quello che Keynes suggeriva nel suo libro come limite massimo della capacit di pagamento della Germania4. Inoltre, come ha mostrato Stephen Schuker, dopo che la Germania venne meno ai suoi debiti commerciali verso lestero (soprattutto verso le banche americane) durante la Grande depressione, fin per non pagare neanche le riparazioni nette. Gli investitori americani, in realt, avevano finanziato i pagamenti delle riparazioni cos come gran parte della spesa interna cui si abbandon la repubblica di Weimar nella seconda met degli anni Venti5. Dopo che, negli ultimi anni della repubblica di Weimar, venne abbandonata la

parte del trattato di Versailles relativa alle riparazioni, le clausole territoriali e quelle relative al disarmo furono progressivamente demolite durante il periodo nazista in conseguenza delle minacce diplomatiche tedesche e dellarrendevolezza degli alleati. Una delle principali motivazioni che stavano dietro alla politica di appeasement era la convinzione che laccordo di pace fosse stato eccessivamente duro nei confronti della Germania sconfitta. Questo senso di colpa per il trattato di Versailles suscit, soprattutto in Gran Bretagna, la convinzione che, se legittime lamentele della Germania potessero essere risolte attraverso le reciproche concessioni della trattativa diplomatica, lEuropa avrebbe allontanato lorrore di unaltra guerra distruttiva. La lucida e suggestiva denuncia keynesiana della parte economica degli accordi di pace apr la strada a quegli opinionisti ed a quei politici che soprattutto nel mondo di lingua inglese erano desiderosi di rivedere le clausole territoriali e di disarmo del trattato di Versailles per facilitare laccettazione, da parte della Germania, dellassetto postbellico dellEuropa. Sebbene la critica di Keynes a Versailles fosse limitata agli aspetti economici del trattato, essa contribu allidea diffusa in Gran Bretagna (e, entro certi limiti, negli Stati Uniti) che laccordo del 1919 non meritasse di essere mantenuto e che, sicuramente, non valesse unaltra guerra europea6.

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4 S. Marks, Reparations Reconsidered: A Reminder, Central European History, 1969, 2, pp. 356-365; J.M. Keynes, Le conseguenze economiche della pace, Milano, Adelphi, 2007 [London, 1919], pp. 207-208. 5 S.A. Schuker, American Reparations to Germany, 1919-1933, Princeton, Princeton University Press, 1988. 6 Sullimpazienza dellamministrazione Roosevelt di rivedere gli accordi di pace cfr. A.A. Offner, American Appeasement. American Foreign Policy and Germany, 1933-1938, Cambridge (Ma), Harvard University

Una lunga e contraddittoria fortuna


Limpatto del libro di Keynes non si esaur per con la seconda guerra mondiale. Le nuove edizioni che continuarono ad essere pubblicate contribuirono ad influenzare i giudizi sullaccordo di pace del 1919 anche della generazione successiva al secondo conflitto mondiale. Dopo il 1945 gli studiosi si affannarono a rispondere ad uno scomodo interrogativo: come ha potuto la patria di Schiller, Beethoven, Goethe sprofondare nella barbarie del Terzo Reich? Come ha potuto il continente che ha trasmesso al mondo le tradizioni umanistiche del Rinascimento e dellIlluminismo permettere unaggressione ed uno sfruttamento cos scoperti? Uno dei modi possibili per spiegare lepoca pi tragica nella storia del continente fu attribuirne la responsabilit allaccordo di pace che Keynes aveva screditato in modo cos argomentato alla fine dellultima guerra. Questa analisi retrospettiva conduceva ad unimplicita affermazione controfattuale, che contribu a plasmare la storiografia sul trattato di pace per molti anni a venire: se solo gli Alleati vincitori, nel 1919, avessero dominato le loro anguste e provinciali ambizioni nazionali per costruire una pace di riconciliazione con la Germania sconfitta proprio il genere di pace che Keynes aveva caldeggiato in Le conseguenze economiche della pace gli orrori del recente passato si sarebbero potuti evitare. Un biografo di Keynes lo ha detto

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apertamente: Se il programma di Keynes del 1919 fosse stato attuato improbabile che Hitler sarebbe diventato cancelliere tedesco7. Se il trattato di Versailles rappresent come recita il titolo di un libro pubblicato negli anni Sessanta il semenzaio della seconda guerra mondiale8, quanto fu tragico allora che i leader mondiali non ascoltassero i terribili ammonimenti di questa chiaroveggente Cassandra e non ponessero rimedio ai danni di Versailles prima che fosse troppo tardi! Keynes non era solo nella sua rumorosa denuncia del trattato di Versailles in quanto iniquo ed impraticabile. Altri membri delusi delle delegazioni americana e britannica alla conferenza di pace seguirono le orme dello specialista del Tesoro britannico con loro proprie geremiadi. Il giornalista Ray Stannard Baker, che era stato laddetto stampa di Woodrow Wilson alla conferenza di pace, pubblic nei primi anni Venti unopera in due volumi che elogiava a profusione il presidente americano per la sua eroica battaglia per una pace di riconciliazione contro le trame ciniche degli avidi e vendicativi statisti Alleati9. Nello stesso anno in cui Hitler saliva al potere, Harold Nicolson, un altro membro disilluso della delegazione britannica a Parigi, riprese molte delle critiche di Keynes ai difettosi metodi della conferenza di pace. Come Keynes e Baker, egli criticava aspramente gli statisti europei per aver abbandonato il nobile progetto di una pace moderata che

Press, 1969. Si veda, inoltre, il giudizio provocatorio di A. Lentin, Lloyd George, Woodrow Wilson and the Guilt of Germany. An Essay in the Pre-history of Appeasement, Leicester, Leicester University Press, 1984. 7 R. Skidelsky, John Maynard Keynes, cit., p. 473. 8 R.J. Schmidt, Versailles and the Ruhr: Seedbed of World War II, Den Haag, Nijhoff, 1968. 9 R.S. Baker, Woodrow Wilson and the World Settlement, Garden City, Doubleday, 1922-23.

il presidente Woodrow Wilson si era sforzato inutilmente di inserire nel trattato10. Quantunque molti partecipanti alla conferenza si precipitassero a stampare libri per difendere il proprio operato contro i pesanti attacchi di Keynes, non riuscirono ad avere un grande effetto sullopinione pubblica n sulla storiografia relativa allaccordo di pace11. Delle dozzine di analisi del trattato pubblicate negli anni Venti ha giustamente osservato Skidelsky questa lunica che non sia sparita senza lasciare traccia12. Il primo efficace attacco allinterpretazione del trattato di pace del 1919 di Keynes usc dalla penna di un francese. tienne Mantoux, il figlio dellinterprete dei Quattro Grandi alla conferenza di pace di Parigi che fu ucciso in servizio attivo per le Forces franaises libres alla fine della seconda guerra mondiale, scrisse un libro che fu pubblicato postumo con il titolo provocatorio di La paix calomnie ou les consquences conomiques de M. Keynes 13. Approfittando dei vantaggi del senno del poi, Mantoux confutava le terribili previsioni di Keynes sulle spaventose conseguenze dellaccordo sulle riparazioni per la Germania esaminando le statistiche commerciali e finanziarie relative alleconomia tedesca durante il periodo di pagamento delle riparazioni stesse. Egli dimostr che la previsione delleconomista britannico secondo cui lindustria del carbone e dellacciaio
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tedesca sarebbe stata menomata dallobbligo delle riparazioni era eccessivamente pessimista. Infatti, la produzione tedesca di carbone e di acciaio si era ripresa considerevolmente negli ultimi anni Venti. Egli confut laffermazione di Keynes secondo cui le obbligazioni delle riparazioni avrebbero distrutto il tasso di risparmio tedesco mostrando che in Germania lincremento mensile dei depositi delle casse di risparmio al 1928 era cresciuto di quasi due volte e mezzo rispetto ai dati del 1913. Largomento pi efficace di Mantoux contro le disastrose previsioni di Keynes sulla miseria tedesca fu il fenomenale primato della spesa tedesca per la difesa sotto il regime nazista, che superava di gran lunga la cifra che Keynes sosteneva la Germania potesse permettersi per pagare le riparazioni14. Tuttavia, per quanto risultasse accurato nella ricerca e ben argomentato, il libro di Mantoux ebbe una scarsa influenza sul giudizio del grande pubblico o sulla ricerca storica. Il verdetto su Versailles che Keynes aveva formulato pochi mesi dopo che il trattato era stato firmato era sopravvissuto in gran parte integro.

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Lapertura degli archivi e la nuova storiografia


La situazione cominci a cambiare negli anni Settanta, quando una nuova generazione di ricercatori ottenne ci di cui n

H. Nicolson, Peacemaking, 1919, London, Constable, 1933. B. Baruch, The Making of the Reparation and Economic Sections of the Treaty, New York-London, Harper, 1920; A. Tardieu, La paix, Paris, Payot, 1921; D. Lloyd George, The Truth about the Peace Treaties, London, Gollancz, 1938, 2 voll.; G. Clemenceau, Grandeurs et misres dune victoire, Paris, Plon, 1930. 12 R. Skidelsky, John Maynard Keynes, cit., p. 473. 13 Paris, Gallimard, 1946. Si fa qui riferimento alla traduzione inglese dal titolo The Carthaginian Peace, or The Economic Consequences of Mr. Keynes, Oxford, Oxford University Press, 1946. 14 Ivi, in particolare pp. 163 ss.

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Keynes n Mantoux avevano potuto giovarsi: laccesso agli archivi britannici e francesi, che furono aperti, rispettivamente, negli anni Sessanta e Settanta. Tale accesso risult importante per un aspetto cruciale delle trattative alla conferenza di pace del 1919 che Keynes ed altri critici del trattato di Versailles avevano trascurato: il divario tra le dichiarazioni pubbliche dei leader alleati e le loro effettive posizioni negoziali in privato. Gli statisti europei che elaborarono il trattato con la Germania dipendevano dal sostegno delle opinioni pubbliche e dei parlamenti dei loro paesi, i quali chiedevano a gran voce una severa resa dei conti con la Germania che avrebbe ricompensato i vincitori per quattro anni di sofferenza e sacrificio. I leader alleati erano quindi portati ad assumere posizioni esigenti ed intransigenti nelle sessioni plenarie della conferenza, per evitare di essere rovesciati dai loro parlamenti in eccitazione. Keynes non ebbe accesso al santuario segreto dei Quattro Grandi nellappartamento parigino del presidente Wilson, eccetto una breve apparizione per discutere la capacit della Germania di pagare le riparazioni. N egli fu presente agli importanti scambi nelle commissioni specializzate ed a quelli tra singoli in cui veniva discussa la questione delle riparazioni. Egli dunque non si accorse che linsensibile retorica che si concedevano i leader alleati mascherava quello che le ricerche successive scoprirono essere un approccio alla questione di gran lunga pi moderato, pragmatico e conciliatorio nelle

loro condotte private. Pubblicamente essi chiedevano che la Germania fosse punita severamente per le sue violazioni e che le si facesse pagare tutta la sofferenza che i suoi eserciti avevano causato. In privato riconoscevano che la potenza sconfitta era incapace di rialzarsi e di trasferire alle sue vittime del tempo di guerra le enormi somme che sarebbero state necessarie per soddisfare le eccessive aspettative dei cittadini delle nazioni Alleate. Questo spirito di moderazione era particolarmente autentico per la delegazione francese alla conferenza di pace, quella cio che Keynes considerava la principale responsabile per quelle che denunciava come le non realistiche richieste contenute nelle clausole di riparazione del trattato di pace. Nessuno dei plenipotenziari era pi riservato del settantottenne primo ministro francese Georges Clemenceau. Egli si rifiut di rivelare ai due rami del governo, al presidente della repubblica e al parlamento, la sua posizione ai negoziati perch essi stavano chiedendo molto di pi di quanto egli sapeva di poter fornire. Egli invece si confid quasi esclusivamente con due fidati collaboratori, Andr Tardieu (per i problemi della sicurezza) e Louis Loucheur (sulle questioni finanziarie). Nessuna di queste due autorevoli figure autorizz laccesso ai propri documenti privati fino a molti decenni dopo. Analogamente, lunico resoconto completo dei riservatissimi incontri nellappartamento parigino del presidente Wilson non fu pubblicato prima di trentasei anni dopo levento15. Keynes non

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P. Mantoux, Les Dlibrations du Conseil des Quatre, 24 mars-28 juin 1919, Paris, Cnrs, 1955. Le carte Tardieu sono conservate a Parigi, presso gli Archives du ministre des Affaires trangres; le carte Loucheur alla Stanford University, presso la Hoover Institution of War, Revolution, and Peace.

era quindi al corrente degli sforzi segreti della delegazione francese per realizzare un accordo moderato sulle riparazioni con la Germania, proprio mentre essa formulava richieste pubbliche esorbitanti per fini di politica interna. Lo storico Marc Trachtenberg, che esamin attentamente le carte private e i documenti ufficiali relativi alle riparazioni, concluse che la delegazione francese aveva insistito privatamente per una somma relativamente moderata e fissa per la lista delle riparazioni. In questo tentativo di realizzare un accordo praticabile, Clemenceau ed il suo delegato Loucheur ricevettero il rifiuto del primo ministro britannico David Lloyd George, che riusc ad aggiungere la voce delle pensioni nella sezione del trattato relativa alle riparazioni al fine di ottenere una maggiore quota di pagamenti tedeschi per il suo paese (che sub una quantit di danni materiali da risarcire molto ridotta ma contrasse una straordinaria obbligazione finanziaria verso i veterani invalidi, le vedove e gli orfani)16. Trachtenberg ha anche messo in luce uno sviluppo che era sfuggito del tutto a Keynes: la sincera speranza, nutrita dai funzionari francesi, che la Francia e la Germania, dopo la guerra, avrebbero potuto raggiungere unintesa economica reciprocamente vantaggiosa. Contatti informali tra funzionari tedeschi e francesi erano stati avviati durante la conferenza di

pace. Dopo la firma del trattato, Loucheur ed il funzionario del ministero degli Esteri francese Jacques Seydoux fecero sforzi decisi per elaborare un accordo finanziario attraverso negoziati bilaterali con i rappresentanti tedeschi17. In breve, questa documentazione darchivio ha rivelato che i funzionari francesi, dopo la Grande guerra, riconobbero che il loro paese mancava degli strumenti militari ed economici per distruggere la Germania o anche per evitare che essa riacquistasse il suo status di grande potenza. Essi speravano invece di utilizzare il vantaggio temporaneo che avevano acquisito attraverso le clausole del trattato di Versailles per ridurre la precedente supremazia economica del nemico sulla Francia, lavorando intanto ad unintesa economica franco-tedesca sul continente. Mentre essi cercavano invano sicurezza e protezione dalla Gran Bretagna e dagli Stati Uniti nel corso degli anni Venti, esploravano simultaneamente la possibilit di riconciliarsi con lex nemico, prima con gli accordi di Locarno del 1925 e poi con il piano Briand per una Unione europea nel 193018. La caricatura della Francia tracciata da Keynes in Le conseguenze economiche della pace come di una potenza avida, prepotente, che sventra la Germania con il peso schiacciante delle riparazioni stata quindi messa in discussione da monografie prodotte da questa scuola revisionista e basate

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Cfr. M. Trachtenberg, Reparation at the Paris Peace Conference, Journal of Modern History, 1979, 1, pp. 24-55, in particolare pp. 40-41; Id., Reparation in World Politics. France and European Economic Diplomacy, 1916-1923, New York, Columbia University Press, 1980, in particolare il secondo capitolo. 17 Cfr. G.-H. Soutou, The French Peacemakers and Their Home Front, in M.F. Boemeke, G.D. Feldman e E. Glaser (eds.) The Treaty of Versailles: A Reassessment after 75 Years, Cambridge, Cambridge University Press, 1998, pp. 179-181; M. Trachtenberg, Reparation in World Politics, cit., pp. 86-87, 110-121, 158-191. 18 M. Trachtenberg, Versailles Revisited, Security Studies, 2000, 4, pp. 191-205.

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su documentazione darchivio. Le loro conclusioni sono confluite successivamente in due studi generali sullargomento: quello di M.F. Boemeke, G.D. Feldman e E. Glaser, che raccoglie alcuni contributi che attaccano direttamente linterpretazione keynesiana19, e quello di Margaret Macmillan, che fonde i risultati della ricerca darchivio e le interpretazioni revisionistiche che ne sono derivate in uno stile brillante grazie al quale ha raggiunto un vasto pubblico20. Mentre il XX secolo volgeva al termine appariva evidente che lautorit quasi incontrastata dellatto daccusa di Keynes contro laccordo di pace del 1919 ed i successivi giudizi secondo cui il trattato di Versailles era responsabile di tutti i mali che afflissero il mondo tra il 1933 ed il 1945 erano stati finalmente rovesciati. Skidelsky ha definito Le conseguenze economiche della pace uno dei libri pi importanti del ventesimo secolo21. Come per si rivelato, egli stato fin troppo cauto nel suo giudizio. Nonostante le confutazioni della scuola antikeynesiana, linfluenza del libro si estesa anche al nostro secolo.

Una valutazione neokeynesiana del trattato di Versailles riaffiorata recentemente in due studi molto ben accolti sulla pace e le sue conseguenze. David Andelman ha giudicato il trattato di Versailles responsabile non solo della seconda guerra mondiale, ma anche della guerra fredda, della guerra del Vietnam, come pure dei recenti conflitti nei Balcani e nel Medio Oriente22. Patrick O. Cohrs ha elogiato i funzionari britannici ed americani degli anni Venti per aver tentato di smantellare la pace incompiuta del 1919 attraverso i piani Dawes e Young, che riducevano linsostenibile peso delle riparazioni che erano state imposte alla Germania nel 191923. La recente ri-traduzione italiana di Le conseguenze economiche della pace, seguita dalla decisione di questa prestigiosa rivista di ospitare un forum per discutere le sue ripercussioni di lunga durata, dimostrano chiaramente che questo notevole libro continua a provocare vivaci discussioni e dibattiti ottanta anni dopo che il giovane economista britannico, irritato, abbandon Parigi per prendere la penna in mano e lanciare la sua crociata.

M.F. Boemeke, G.D. Feldman e E. Glaser (eds.) The Treaty of Versailles, cit.; cfr. soprattutto S. Marks, Smoke and Mirrors. In Smoke-Filled Rooms and the Galerie des Glaces, pp. 337-370. 20 M. Macmillan, Parigi 1919. Sei mesi che cambiarono il mondo, Milano, Mondadori, 2006 [London, 2001]. 21 R. Skidelsky, John Maynard Keynes, cit., p. 456. 22 D. Andelman, Shattered Peace. Versailles 1919 and the Price We Pay Today, Hoboken, Wiley, 2008. 23 P.O. Cohrs, The Unfinished Peace after World War I. America, Britain and the Stabilisation of Europe, 1919-1932, Cambridge, Cambridge University Press, 2006, p. 46.

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Patrick O. Cohrs

Le conseguenze di Le conseguenze economiche della pace di Keynes. Nuove ed originali prospettive della storia internazionale del primo dopoguerra
La critica di Keynes alle risoluzioni della pace di Versailles contenuta nel suo celebre Le conseguenze economiche della pace non esercit solamente, sin dalla sua pubblicazione nel 1919, unineguagliabile influenza sulle percezioni e valutazioni contemporanee del trattato di Versailles e dei suoi limiti. Essa continua ad avere ancora oggi un influsso notevole e polarizzante sulle interpretazioni di Versailles e della storia internazionale del periodo tra le due guerre da parte degli studiosi. sero alla Germania una pace cartaginese; trascurarono, altro loro errore fondamentale, le esigenze nuove ed essenzialmente economiche per realizzare la pace dopo la Grande guerra; si preoccuparono, erroneamente, soprattutto di frontiere e nazionalit, dellequilibrio di potere e del futuro indebolimento di un nemico pericoloso. Secondo quella che resta uninfluente interpretazione revisionista, il trattato di pace e soprattutto le clausole relative alle riparazioni che i vincitori imposero alla potenza sconfitta erano destinate a corrodere la stabilit tedesca e, di conseguenza, a minare in ultima istanza quello che doveva essere un perno centrale dellordine politico ed economico dellEuropa postbellica1. Cos alcuni studiosi, seguendo lanalisi di Keynes, hanno persino collocato Versailles nellimmediata preistoria della seconda guerra mondiale, asserendo che il trattato piant i semi delle perturbazioni economiche del periodo tra le due guerre, della successiva ascesa del nazionalsocialismo in Germania e, alla fine, di unaltra conflagrazione mondiale2.

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Lopera di Keynes, le interpretazioni precedenti e le recenti rivalutazioni del trattato di Versailles


Gli studi revisionisti pi vecchi, che riecheggiavano le critiche fondamentali di Keynes, hanno perso negli ultimi anni la loro predominante influenza nel dibattito pubblico ed accademico su Versailles. Tuttavia alcune delle argomentazioni centrali di Keynes si riflettono ancora in modo rilevante su questi dibattiti, specialmente le sue tesi secondo cui: i vincitori del 1918 impo-

1 J.M. Keynes, Le conseguenze economiche della pace, Milano, Treves, 1920 [London, 1919], e ora Milano, Adelphi 2007, cui si riferiscono i numeri di pagina, pp. 17 ss., p. 33. Per una visione dinsieme della ricerca sulla pace di Versailles cfr. M.F. Boemeke, G.D. Feldman e E. Glaser (eds.), The Treaty of Versailles. A Reassessment after 75 Years, Cambridge, Cambridge University Press, 1998, pp. 4-10. 2 Cfr. lancora stimolante A.J.P. Taylor, Le origini della seconda guerra mondiale, Bari, Laterza, 1961 [London, 1961] e la sua riconsiderazione in G. Martel (ed.), The Origins of the Second World War Reconsidered, Boston, Allen & Unwin, 1986.

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Studi pi recenti hanno avanzato uninterpretazione degli accordi di Versailles diversa e pi favorevole, rivedendo cos il revisionismo keynesiano. Essi hanno sottolineato i problemi e gli ostacoli scoraggianti con cui si scontrarono i negoziatori della pace del 1919. Ed hanno sostenuto che lassetto forgiato da questi negoziatori equivalse al miglior compromesso possibile che si potesse raggiungere nelle condizioni date del primo dopoguerra un compromesso che si sarebbe dovuto rafforzare per impedire i tentativi tedeschi di minare lordine di Versailles3. In questo contesto bisogna anche rilevare che una valutazione persino pi critica di Le conseguenze economiche della pace la critica realista conserva una considerevole influenza nei recenti dibattiti. A lungo, secondo il principale argomento realista i giudizi di Keynes ebbero, in effetti, conseguenze molto dannose e, fondamentalmente, incoraggiarono pericolose pressioni per la revisione del sistema di Versailles. Secondo queste interpretazioni, alla fine questo ostacol ci che sarebbe stato necessario per stabilizzare lEuropa: la creazione di un efficace sistema di equilibrio tra le potenze garantito dalla Francia e dalla Gran Bretagna, che avrebbero contenuto le ambizioni revisioniste della Germania invece di rivitalizzare come aveva proposto Keynes la potenza sconfitta4.
3

Verso una nuova storia internazionale del primo dopoguerra? Le nuove interpretazioni e la durevole influenza delle tesi di Keynes
I contributi pi significativi, tra quelli recenti, alla conoscenza del pi ampio contesto della pace di Versailles e del periodo immediatamente successivo hanno mostrato un rinnovato interesse per lanalisi di Keynes ed hanno polemizzato con essa in modo pi costruttivo. Esaminando criticamente le sue conclusioni, questi contributi le hanno infatti sotto certi aspetti confermate. Fondamentalmente, per, essi sono anche andati oltre i parametri keynesiani, offrendo nuove e diverse interpretazioni non solo della conferenza di pace di Parigi, ma anche dei processi di pi lungo periodo della storia internazionale europea e transatlantica nellepoca delle due guerre mondiali. I nuovi studi si sono incentrati, da diversi punti di vista, sulla rivalutazione delle possibilit di rafforzare o di riformare profondamente loriginario sistema di Versailles e di fare passi in avanti, tra il 1919 ed il 1933, verso un regime di pace non pi europeo ma essenzialmente euro-atlantico5. Le recenti rielaborazioni hanno prestato particolare attenzione a tre problemi cardinali della costruzione della pace dopo il primo conflitto mondiale, tre problemi che

Si vedano in particolare i contributi contenuti in M. Boemeke, G.D. Feldman e E. Glaser (eds.), The Treaty of Versailles, cit.; A. Sharp, The Versailles Settlement, London-Basingstoke, Macmillan, 1991; M. Macmillan, Parigi 1919. Sei mesi che cambiarono il mondo, Milano, Mondadori, 2006 [London, 2001]. 4 Cfr. S.A. Schuker, The End of French Predominance in Europe, Chapel Hill, The University of North Carolina Press, 1976; S. Marks, The Illusion of Peace, New York, St. Martin, 1976; W. Keylor, The TwentiethCentury World and Beyond, Oxford, Oxford University Press, 2005. 5 Cfr. Z.S. Steiner, The Lights that Failed. European International History, 1919-1933, Oxford, Oxford University Press, 2005, pp. 15 ss., 182-255, 387-456, e P.O. Cohrs, The Unfinished Peace after World War I, Cambridge, Cambridge University Press, 2006, pp. 46-67, 79-200, 287 ss., 477-571.

gi Keynes aveva sottolineato nel 1919. Esse hanno riaffermato la centralit della questione tedesca durante e dopo Versailles, arricchendo di nuove prospettive largomentazione di Keynes secondo cui se i vincitori e i vinti non avessero trovato nuovi modi per impostare questa insoluta questione, linsufficiente pace del 1919 non solo avrebbe eroso le fondamenta politiche ed economiche della giovane repubblica tedesca, ma avrebbe minato anche la stabilit europea e del sistema capitalistico occidentale in quanto tale6. Le analisi recenti hanno anche nuovamente enfatizzato un pi fondamentale requisito della pace che Keynes aveva gi individuato: linedita necessit di creare dopo la sconfitta di Wilson nella battaglia del trattato con il Senato americano nuove strade di cooperazione con gli Stati Uniti al fine di risistemare i sistemi finanziari del Vecchio e del Nuovo mondo7. Occorre sottolineare, per, che, con un occhio puntato su questo problema chiave, le nuove interpretazioni hanno ampliato il fuoco di Keynes sulle dimensioni economiche della realizzazione della pace nel primo dopoguerra. Esse hanno mostrato che il compito fondamentale che gli strateghi dovettero affrontare dopo il 1918 fu quello di costruire un nuovo sistema economico e politico internazionale, un sistema che doveva anche prevedere una nuova struttura in grado
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di gestire la questione cardinale della sicurezza. Ed hanno sottolineato anche se partendo da premesse diverse che, sotto tutti questi aspetti, lordine internazionale del dopo-Versailles non poteva pi essere eurocentrico se doveva inaugurare una stabilit pi duratura: doveva diventare un sistema di pace transatlantico, comprendente la nuova potenza egemone degli Stati Uniti8. In definitiva, la pi recente ricerca ha complessivamente confermato lesattezza della previsione di Keynes secondo cui il problema delle riparazioni sarebbe emerso come la calamit pi ostica e gravida di conseguenze del dopoguerra. Esso infatti fin per gettare unombra sullEuropa e sulle relazioni tra le potenze europee e gli Stati Uniti. Come stato mostrato da diverse angolazioni europee e dalla prospettiva americana, lenigma delle riparazioni si collocava in effetti al cuore della crisi postbellica dei primi anni Venti, e la sua soluzione era un presupposto fondamentale per la pacificazione dellEuropa9. Gli studi recenti hanno anche confermato che Keynes aveva giustamente concluso che linestricabilit del problema delle riparazioni derivava da due questioni fondamentali che questo poneva. Da un lato, si trattava del problema di chi avrebbe alla fine pagato i costi ed i sommovimenti provocati dalla Grande guerra e gli sforzi necessari per la ricostruzione. Dallaltro, la controversia sulle riparazioni

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Keynes ha anche messo in evidenza che i negoziatori, a Versailles, non riuscirono a venire a patti con la Russia bolscevica. Cfr. J.M. Keynes, Le conseguenze economiche della pace, cit., pp. 229. 7 Ivi, pp. 17, 33, 188. 8 Cfr. Z.S. Steiner, The Lights that Failed, cit., pp. 182-255, 387-456; P.O. Cohrs, The Unfinished Peace, cit., pp. 79-200, 287 ss., 477-571. 9 Cfr., per esempio, Z.S. Steiner, The Lights that Failed, cit., pp. 182 ss.; P.O. Cohrs, The Unfinished Peace, cit., pp. 79 ss., e, per un significativo approccio precedente, M. Trachtenberg, Reparation in World Politics: France and European Economic Diplomacy, 1916-1923, New York, Columbia University Press, 1980.

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era indissolubilmente legata alla questione di chi avrebbe finalmente controllato la maggior parte delle risorse chiave che tutti gli stati consideravano indispensabili per garantire la propria sicurezza: i vincitori europei soprattutto la Francia e la Gran Bretagna , una Germania rivitalizzata, o il nuovo creditore mondiale, gli Stati Uniti?10 Seguendo le orme di Keynes, le analisi recenti hanno sottolineato che, dal principio alla fine, sia il conflitto sulle riparazioni che tutti i tentativi di risolverlo avevano avuto chiaramente una dimensione transatlantica. Esse hanno anche messo in evidenza come, sin dallinizio, esistesse un legame di fatto tra le riparazioni che Francia e Gran Bretagna pretendevano dalla Germania ed i debiti di guerra contratti con gli Stati Uniti da quelle due potenze. E, quantunque le successive amministrazioni repubblicane di Washington continuassero a negare tale legame soprattutto per far fallire la formazione di una coalizione tra i debitori europei , tale nesso rest la sfida fondamentale per tutti i politici ed i finanzieri che cercarono di risolvere il problema delle riparazioni dopo le originali proposte di Keynes del 1919. Essenzialmente, come stato messo in evidenza di recente, se le principali figure chiamate a prendere le decisioni avessero voluto erigere nuove fondamenta per la pace, avrebbero dovuto superare il circolo vizioso transatlantico che era emerso nei primi anni Venti e che provoc alla fine la grave crisi della Ruhr del 1923:

un circolo vizioso secondo cui il creditore americano premeva su Gran Bretagna e Francia (i suoi debitori europei) affinch ripagassero interamente i debiti contratti durante la guerra, e Gran Bretagna e Francia, di conseguenza, facevano pressioni sulla Germania di Weimar affinch pagasse consistenti riparazioni in modo tale che le due potenze potessero soddisfare le richieste di Washington. ormai risaputo, e poco sorprende, che la critica avanzata da Keynes in Le conseguenze economiche della pace di cui apparve una traduzione tedesca qualche mese dopo la sua edizione originale divenne in Germania un popolare punto di riferimento per le prime richieste di revisione e per la propaganda11. Tuttavia, come hanno mostrato gli studi pi recenti, le preoccupazioni centrali di Keynes furono successivamente fatte proprie anche dai protagonisti della politica di revisione pacifica filo-occidentale della repubblica di Weimar, soprattutto dallabile ministro degli Esteri Gustav Stresemann. Contrariamente alle interpretazioni precedenti che presentavano la sua politica come quella che aveva preparato il terreno al successivo attacco di Hitler allordine di Versailles, i nuovi studi hanno sostenuto che Stresemann cerc fondamentalmente di integrare la Germania in un nuovo e pi legittimo sistema di pace euro-atlantico. Essi hanno sottolineato che, nel cercare di cooperare con la Gran Bretagna, la Francia e, soprattutto, con gli Stati Uniti, egli svilupp

J.M. Keynes, Le conseguenze economiche della pace, cit. Cfr. anche N. Ferguson, La verit taciuta. La Prima guerra mondiale: il pi grande errore della storia moderna, Milano, Corbaccio, 2002 [London, 1998], pp. 511-556. 11 Cfr. Kings College Archive Center (Cambridge), Keynes Papers [dora in poi semplicemente Keynes Papers], Ec 2/1/65-6, Paul Warburg a Keynes, dicembre 1919.

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proprio quegli interessi economici intrecciati gi evocati da Keynes nel 1919. Essi, per, hanno anche mostrato che Streseman non solo persegu un approccio nuovo e pi cooperativo alla questione delle riparazioni, ma riconobbe anche la necessit di nuovi dispositivi di sicurezza e di norme internazionali fondamentali che potessero rendere pi forte un accordo economico e politico tra i vincitori ed i vinti della Grande guerra12. Deplorandola o sottolineandone gli effetti positivi, la ricerca recente ha altres messo nuovamente e chiaramente in risalto linfluenza dellanalisi di Keynes non solo sullatteggiamento britannico nei confronti di Versailles nel primo dopoguerra, ma anche su quello americano13. In Gran Bretagna largomentazione di Keynes secondo cui la pacificazione dellEuropa avrebbe richiesto una totale revisione della pace cartaginese ed una nuova obbedienza verso doveri economici trov molti sostenitori tra i liberali internazionalisti nel Labour Party e nei gruppi di pressione come la Union for Democratic Control (Udc), ma anche tra i finanzieri della City di Londra. Ed essa si appellava a e faceva pressione su quei protagonisti della politica estera britannica che avrebbero voluto ridefinire lordine postbellico: Lloyd George ed i suoi limitati

ed alla fine inutili tentativi di porre rimedio ad alcune delle conseguenze di Versailles nei primi anni Venti; il primo premier labourista britannico, Ramsay Mac Donald, e le sue successive aspirazioni a forgiare con la Germania una nuova sistemazione delle riparazioni ed un sistema di pace che andasse oltre Versailles alla conferenza di Londra del 1924; ed infine il ministro degli Esteri conservatore Austen Chamberlain ed il suo tentativo di rafforzare il patto di sicurezza di Locarno del 1925 e di integrare Francia e Germania in un nuovo concerto europeo14. Le conseguenze economiche della pace ebbe un impatto altrettanto notevole negli Stati Uniti. Qui i giudizi di Keynes influenzarono o fondamentalmente confermarono le opinioni sulle carenze di Versailles dei politici e dei finanzieri pi influenti del periodo successivo alla presidenza di Wilson. Anche se stimolarono la ricerca di nuove soluzioni americane alla crisi postbellica dellEuropa, essi ebbero un effetto meno immediato sul contemporaneo riorientamento delle politiche degli Usa verso lEuropa, tanto nella sfera critica dei debiti di guerra e delle riparazioni quanto nella pi ampia sfera di ci che tutti quelli investiti di responsabilit decisionali consideravano indispensabile: una riforma completa o an-

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La principale opera innovativa su questo punto P. Krger, Die Auenpolitik der Republik von Weimar, Darmstadt, Wissenschaftliche Buchgesellschaft, 19932. Cfr. anche J. Wright, Gustav Stresemann, Oxford, Oxford University Press, 2002. 13 Cfr., ad esempio, Keynes Papers, EC 2/1/7, 2/2/76, Austen Chamberlain a Keynes, 15 dicembre 1919 e Paul Warburg a Keynes, 17 gennaio 1920. Lopera di riferimento rimane R. Skidelsky, John Maynard Keynes, 1883-1946. Economist, Philosopher, Statesman, London, Pan, 2003, pp. 217-336. 14 Cfr. J.M. Keynes, A revision of the Treaty, London, Macmillan, 1922 [tr. it.: Roma, 1922], pp. 70 ss., 167 ss.; Id., Udc Policy Statement, London, 1919. Cfr. M.G. Fry, British Revisionism, in M.F. Boemeke, G.D. Feldman e E. Glaser (eds.) The Treaty of Versailles, cit., pp. 565-601; P.O. Cohrs, The Unfinished Peace after World War I, cit., pp. 70-1, 90 ss., 201 ss.

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che una revisione del sistema di Versailles, che consegnasse alla storia tutti i tentativi francesi e di altri europei di far rinascere una politica di equilibrio delle potenze15. Linfluente segretario al Commercio e poi presidente repubblicano degli Usa Herbert Hoover richiam chiaramente Keynes quando esort le potenze europee a concentrarsi sui problemi economici e sulla priorit di ricostruire unEuropa devastata dalla guerra, Germania compresa, piuttosto che impegnarsi in conflitti di politica di potenza sulle riparazioni. Secondo Hoover, i conflitti dellEuropa postbellica erano una conseguenza di ci che egli considerava il tentativo della Francia, perseguito sotto il suo premier Poincar, di provocare la disintegrazione della Germania e di affermare unegemonia sull'Europa continentale16. Pi significativamente, lillustre segretario di stato statunitense degli anni Venti, Charles E. Hughes, svilupp in diversi modi un approccio alla stabilizzazione dellEuropa basato su premesse americane ma indirettamente segu anche le raccomandazioni di Keynes del 1919. In breve, come ha sottolineato la recente ricerca, fu Hughes che, dopo la svolta della crisi della Ruhr, apr la strada alla depoliticizzazione della questione delle riparazioni attraverso quello che divenne noto come il piano Dawes e che prepar cos il terreno alla prima riconciliazione conclusa tra i vincitori e i vinti

della Grande guerra: il cruciale accordo di Londra sulle riparazioni del 1924. Hughes, non diversamente da Keynes, sosteneva che il problema delle riparazioni dovesse essere sottratto alla sfera dellantagonistica politica di potenza ed affrontato attraverso commissioni transnazionali di esperti finanziari, sulle cui raccomandazioni i politici avrebbero poi potuto costruire17. Volgendosi ai problemi fondamentali della pacificazione dellEuropa individuati dalla critica di Keynes a Versailles, la ricerca recente ha tentato di gettare nuova luce sui pi significativi progressi verso una pace pi tollerabile e legittima allindomani della prima guerra mondiale. Secondo uninterpretazione un notevole passo avanti, particolarmente verso la ricostruzione dellEuropa occidentale, fu compiuto tra il 1919 e la fine degli anni Venti, ma si verific sostanzialmente nel quadro del sistema di Versailles18. Al contrario, un altro studio attraverso unanalisi sistematica ha avanzato unaltra prospettiva interpretativa. Esso ha sottolineato che un nuovo fondamento per la stabilizzazione dellEuropa e per la rivitalizzazione e reintegrazione internazionale di una Germania repubblicana non fu creato sulle premesse di Versailles. Questo fu piuttosto il risultato di un embrionale processo di trasformazione che cominci a mettere in pratica i criteri indicati da Keynes per lor-

Cfr. Ivi, pp. 79 ss., 296 ss. Hoover memorandum, Paris, July 1919, Hoover Papers, box 164; Hoover Presidential Library, West Branch, Iowa; Hoover a Hughes, 24 April 1922, US National Archives, Maryland, RG 59/800.51/316. 17 Cfr. C.E. Hughes, New Haven Speech, 29 dicembre 1922, in United States Department of State, Papers relating to the Foreign Relations of the United States 1922, Washington, Us Government Printing Office, 1922, vol. II, pp. 199-202. 18 Cfr. Z.S. Steiner, The Lights that Failed, cit., pp. 223 ss.
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dine postbellico e che, a met degli anni Venti, port alla formazione di un primo sistema di pace transatlantica le cui colonne portanti erano laccordo di Londra sulle riparazioni del 1924 ed il patto di Locarno del 1925. Secondo questa interpretazione, le nuove politiche di stabilizzazione britannica ed americana, ridefinite dopo la crisi della Ruhr, si rivelarono cruciali per dare inizio al processo di trasformazione pacifica che aveva portato a questi accordi. Mentre per fornivano nuovi meccanismi per affrontare i due problemi principali, i nuovi accordi internazionali che esse produssero al di l dei criteri di Versailles non avevano ancora composto il problema delle riparazioni n risolto la questione tedesca del periodo tra le due guerre19.

I limiti dei tentativi di affrontare le conseguenze economiche e politiche della pace


Loriginaria analisi di Keynes conserva la sua pertinenza soprattutto nellattuale dibattito accademico relativo al perch, alla fine, si rivel impossibile affrontare le conseguenze economiche e politiche della pace di Versailles. In questo quadro i recenti studi hanno ridefinito il centro dinteresse della ricerca, chiedendosi il perch gli accordi della met degli anni Venti e la riforma dell'assetto di Versailles cui essi diedero avvio non poterono trasformarsi in un pi solido sistema di sicurezza, in un accordo politico ed in una stabilizzazione economica.

In breve, come hanno mostrato queste nuove analisi, lappello di Keynes per la creazione di un sistema economico mondiale liberale dopo la Grande guerra, per una ripartizione transatlantica degli oneri e per una cooperazione nella ricostruzione dellEuropa fu tenuto solo parzialmente in considerazione dai politici e finanzieri chiamati a vigilare sul regime del piano Dawes e che alla fine lo sostituirono con il piano Young del 192920. Il regime del piano Dawes gener quello che rimase un ciclo asimmetrico di stabilizzazione finanziaria: la Germania continuava a dipendere dal capitale statunitense per pagare le riparazioni alla Francia ed alla Gran Bretagna, che a loro volta continuavano a dipendere dalle riparazioni per far fronte ai debiti verso gli Stati Uniti. Come Keynes, i principali finanzieri del periodo tra le due guerre, in particolare il partner della J.P. Morgan Thomas W. Lamont, riconobbero la necessit di un accordo sulle riparazioni e sui debiti di guerra pi globale e permanente21. Gli studi recenti hanno posto una rinnovata enfasi su ci che gi Keynes anticip nel 1919 quando sottolineava la necessit di ricalibrare il sistema finanziario del Vecchio e del Nuovo mondo cio che gli Stati Uniti erano lunica potenza che avesse i mezzi per realizzare questi sforzi. Pi fondamentalmente, si pu anzi confermare che la cooperazione dellAmerica era e rest indispensabile per rimaneggiare il sistema di Versailles e per rendere pi stabile il nuovo sistema di Londra e Locarno prima che

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Cfr. P.O. Cohrs, The Unfinished Peace, cit., pp. 129-295. Cfr. J.M. Keynes, Le conseguenze economiche della pace, cit., pp. 17 ss., 33. Cfr. T. Lamont, The Final Reparations Settlement, Foreign Affairs, 8, 1930.

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esso venisse colpito dalla crisi economica mondiale dei primi anni Trenta22. Alla fine, per, i governi americani degli anni Venti fecero proprio lassunto per cui gli Stati Uniti non avrebbero pagato i costi finanziari richiesti per affrontare le conseguenze di una guerra che le potenze europee avevano provocato. Anche il disperato tentativo dellamministrazione Hoover di evitare un totale collasso del regime delle riparazioni attraverso lHoover Moratorium del 1931 non fu uniniziativa di riforma radicale del tipo immaginato da Keynes. Washington si rifiutava ancora di rinunciare a o anche di limitare le sue richieste di debito nei confronti di Gran Bretagna e Francia, e questultima insisteva ancora per ottenere le riparazioni. Nel 1932, non solo il regime del piano Young, ma anche la Germania di Weimar ed il giovane ordine di pace euratlantico della fine degli anni Venti erano quasi disintegrati.

In conclusione, sembra opportuno sottolineare che le tesi fondamentali di Le conseguenze economiche della pace di Keynes non hanno solamente esercitato una possente influenza su generazioni di studiosi e di analisti che hanno cercato di affrontare e comprendere la pace di Versailles e le sue ripercussioni nel XX secolo. Esse hanno in effetti riacquistato importanza in anni recenti, stimolando la ricerca di nuove interpretazioni degli sforzi europei ed americani per ricostruire un ordine internazionale e per creare una cornice ad un sistema di pace pi durevole e legittimo allindomani del 1918. In definitiva, dunque, i giudizi di Keynes non hanno perso il loro potere di stimolare il dibattito e di provocare polemiche. Essi continueranno a sollecitare tutti coloro che cercano di valutare e rivalutare leredit e le lezioni di Versailles e della storia internazionale del primo dopoguerra.

Sally Marks

Le conseguenze politiche di Maynard Keynes


Ogni rassegna essenziale delle polemiche pi influenti del Novecento includerebbe senza dubbio Le conseguenze economiche della pace1. Scritto in due mesi e pubblicato il 12 dicembre 1919, un mese prima che entrasse in vigore il trattato di Versailles, il libro per quasi cinquantanni ha condizionato significativamente la storia del trattato e lapproccio degli storici ad esso. Ed in realt li condiziona ancora. Lultima tratta-

22 J.M. Keynes, Le conseguenze, cit., pp. 188 ss. Cfr. le diverse interpretazioni proposte da Z.S. Steiner, The Lights that Failed, cit., pp. 387-493, e P.O. Cohrs, The Unfinished Peace, cit., pp. 287 ss. Cfr., inoltre, B. Kent, The Spoils of War. The Politics, Economics and Diplomacy of Reparations 1918-1932, Oxford, Clarendon, 1989. 1

J.M. Keynes, Le conseguenze economiche della pace, Milano, Treves, 1920 [London, 1919], e ora Milano, Adelphi, 2007.

zione delle riparazioni, che lamenta il peso schiacciante di un sistema di riparazioni opprimente, in gran parte ispirata direttamente da Keynes2. Si sarebbe portati a credere che la penetrante analisi di tienne Mantoux, linestimabile raccolta documentaria di Philip Burnett, i tre minuziosi volumi di tienne Weill-Raynal, le rivelazioni sullaccordo del 1921 di Gaston Furst e le ricerche condotte da diversi studiosi negli archivi, che furono aperti negli anni Sessanta e Settanta, non meritino di essere letti3. Poich la gran parte di questi studiosi del tardo Novecento giunta alla conclusione che Keynes semplicemente si sbagli nel sostenere che il peso delle riparazioni avrebbe schiacciato la Germania e condotto alla miseria di massa, ci si deve allora chiedere perch linfluenza di questo libro stata cos duratura. I vecchi miti sono duri a morire. E questo in particolare venne rafforzato dalla prolungata propaganda anglo-tedesca. Keynes scriveva estremamente bene ed in modo persuasivo. Inoltre egli scriveva di questioni economiche, che solo in pochi, quindi, erano in grado di capire. Poich la maggioranza sapeva di non comprenderle, accett la parola dellesperto. Per due decenni non ebbero scelta perch i documenti non erano accessibili agli studiosi. Keynes realizz un autentico Blitzkrieg fatto di statistiche che nessuno era in grado di confutare, sebbene in diversi casi si trattasse di stime conte-

state da altri esperti alla conferenza di pace. Lanalisi era resa difficile dalla mancata distinzione, da parte di Keynes, tra marchi di carta e marchi-oro o tra i debiti degli Alleati nei confronti degli investitori privati americani e quelli, dopo laprile 1917, verso il governo degli Stati Uniti. Egli semplific molto ed omise di pi, costruendo un modello relativamente comprensibile. E fino ad un certo punto, ma solo fino ad esso, Le conseguenze economiche della pace sembr una profezia che si autorealizza. Keynes diceva che la Germania non era in grado di pagare e la Germania non pag. Ma il mancato pagamento non dice nulla della capacit tedesca di effettuarlo. Poich la soluzione ideale di Keynes era quella che avrebbe garantito il totale dominio tedesco sul continente europeo proprio la situazione per evitare la quale era stata combattuta la guerra ci si deve chiedere perch egli fosse cos ardentemente schierato. Dato che la gran parte dei suoi biografi ha assunto come valida la sua analisi, in pochi hanno indagato questo problema. Si possono solamente avanzare delle ipotesi plausibili. Egli era stato educato ad essere magnanimo ed osteggi duramente la guerra totale condotta dal primo ministro David Lloyd George allo scopo di vincere invece di raggiungere la pace negoziata sostenuta da Keynes. Nel dicembre 1917 egli scrisse ad un amico: Lavoro per un governo che disprezzo e per fini che ritengo

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2 D.A. Andelman, A Shattered Peace, Hoboken, Wiley & Sons, 2008. Il capitolo 9, Setting Up a Global Economy, cui si fa riferimento, reperibile anche su http://www.ashatteredpeace.com/chapter9.html. 3 . Mantoux, La paix calomnie ou les consquences conomiques de M. Keynes, Paris, Gallimard, 1946; P.M. Burnett, Reparation at the Paris Peace Conference from the standpoint of the American delegation, New York, Columbia University Press, 1940; . Weill-Raynal, Les rparations allemandes et la France, 3 voll., Paris, Nouvelles ditions latines, 1947; G.A. Furst, De Versailles aux experts, Paris, Berger-Levrault, 1927.

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criminali4. Sebbene non fosse completamente un pacifista, Keynes era profondamente contrario alla guerra. I suoi amici del circolo di Bloomsbury lo punzecchiavano continuamente per la sua collaborazione, di cui si sentiva in colpa, con il ministero del Tesoro durante la guerra. Keynes era brillante e lo sapeva, era anche arrogante e totalmente intollerante verso chi criticava le sue idee. Egli conveniva col suo amico di Bloomsbury, Lytton Strachey, sul fatto che non bello fingere di non essere un individuo eccezionale5. Ma un altro dei bloomsberries, Leonard Woolf, osservava una certa vena di ostinazione intellettuale e di arroganza che spesso lo portavano a giudizi sorprendentemente errati e contradditori6. Il fatto che egli pass la guerra a Whitehall e non sul fronte occidentale pu essere importante, cos come lo il suo disprezzo per i politici e per le questioni politiche. Keynes condivideva la diffusa ostilit britannica verso la Francia, alleata per quindici anni e nemica per cinquecento. I negoziati finanziari del tempo di guerra approfondirono la sua avversione. Indubbiamente egli fraintendeva sia la figura di Georges Clemenceau che la sua collocazione nel panorama politico francese. Il suo vivo interesse per il consulente tedesco per le riparazioni Carl Melchior ne fu probabilmente una causa cos come, probabilmente, lo furono anche due istitutrici tedesche durante linfanzia. In ogni caso, Keynes temeva il caos, la rivoluzione ed il sovvertimento dellin-

tero ordine sociale, comprese le classi privilegiate britanniche, cui egli apparteneva. Nulla di tutto ci avvenne, n si verific quella fame di massa che lui ed i leader politici di Weimar avevano predetto. Nel valutare la polemica di Keynes sincontrano due immediate difficolt. Bisogna sapere esattamente ci che egli conosceva. Gli storici, giustamente, rabbrividiscono di fronte a frasi come avrebbe dovuto sapere..., tuttavia difficile provare quello che sembra ovvio. Keynes era il pi alto rappresentante del ministero del Tesoro a Parigi ed il pi illustre nel piccolo gruppo di britannici incaricati di discutere la questione delle riparazioni e che lavorarono al fianco dei loro omologhi americani. Sembra inconcepibile che egli possa esser stato ignaro di alcune questioni largamente note, ma manca spesso la prova. Laltro problema deriva dalla tattica di Lloyd George, che creava soluzioni di breve periodo che producevano problemi a lungo termine. Per risolvere le difficolt politiche egli nomin Lord Cunliffe ed il primo ministro australiano Billy Hughes membri di una commissione britannica sulle riparazioni che present delle cifre astronomiche, e successivamente design questa avida coppia e Lord Sumner alla commissione sulle riparazioni della conferenza di pace, dove essi non furono presi seriamente, costituendo invece un ostacolo allintesa. Lo stesso Lloyd George caratterizz tutte le dichiarazioni pubbliche relative alle ripa-

R. Skidelsky, John Maynard Keynes, vol. 1, Speranze tradite, 1883-1920, Torino, Bollati Boringhieri, 1989 [London, 1983], p. 414. 5 D. Gadd, The Loving Friends. A Portrait of Bloomsbury, New York-London, Harcourt-Brace-Jovanovich, 1974, p. 114. 6 Ivi, p. 19.

razioni con il riferimento alla capacit di pagamento tedesca e richiese una somma moderata, come facevano gli esperti alleati; tuttavia la sua tattica negoziale tendeva ad unestrema sinuosit. Come risultato, si diede risalto ad alcune accuse di Keynes mentre in effetti i Quattro Grandi della conferenza di pace ed i tecnici su cui essi facevano affidamento erano preoccupati che la stima delle riparazioni apparisse grande, non che lo fosse. Dato che i tedeschi compresero questo, probabile che lo abbia compreso anche Keynes. Visto che le attese popolari erano enormi in tutti gli stati europei vincitori, il problema era quello di adattare le realt economiche con le necessit politiche. Non essendosi presentata ancora alcuna soluzione, il trattato rimand la fissazione di una somma precisa, una soluzione questa soddisfacente sia per i politici Alleati che per la repubblica di Weimar, i cui leader concordavano sul fatto che lammontare successivo sarebbe stato probabilmente pi basso e, comunque, volevano rimandare il pi possibile la stima. Keynes asser che un esame scientifico della capacit della Germania di pagare fu escluso fin dallinizio dei lavori7. In effetti una sottocommissione dedicata a tale questione si riun trentadue volte in pi di due mesi senza raggiungere risultati (a causa di Lord Cunliffe), dopo di che un sottocomitato speciale, composto da tre persone comprendente il consigliere di Keynes ed il suo omologo americano , stim rapida-

mente in 40-60 miliardi di marchi-oro per trentanni la capacit tedesca, stima condivisa anche da Keynes, sebbene per il suo termine pi basso8. Keynes dichiar anche che lesistenza di cartamoneta tedesca in Belgio era la prova che gli avidi belgi traevano profitto dalla guerra. Dal momento che lo stesso problema si manifest altrove, che egli era molto interessato ai problemi finanziari belgi e che accett linvito a pranzo del ministro degli Esteri belga, durante il quale venne sicuramente sollevato largomento, inconcepibile che egli non sapesse che i belgi erano stati costretti ad acquistare i marchi ad un tasso di cambio sfavorevole. Keynes sindign sempre di pi per il fatto che Lloyd George chiedesse i costi della guerra, adempiendo una promessa elettorale. Non aggiunse che il presidente Woodrow Wilson rifiut categoricamente questo. Keynes, come molti da allora, critic linclusione delle pensioni e delle indennit di separazione, senza notare che, poich lammontare totale delle riparazioni si sarebbe basato sulle capacit di pagamento della Germania, la loro inclusione avrebbe riguardato unicamente la suddivisione degli introiti, come la sua controparte americana disse ai Quattro Grandi. Egli menzionava appena i danni alle miniere di carbone francesi ma non aggiungeva che, durante le trattative per larmistizio, la Germania allag tutte le miniere nella zona occupata, facendo perdere

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J.M. Keynes, Le conseguenze economiche della pace, cit., p. 125. Ci volevano quattro marchi-oro per un dollaro e venti per una sterlina. Il piano di pagamenti di Londra, del 1921, imponeva il pagamento di 50 miliardi di marchi-oro sotto lapparenza volutamente ingannevole di 132 miliardi di marchi-oro.

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alla Francia la met della sua produzione di carbone, e che si pensava che il lungo, costoso e pericoloso ripristino avrebbe richiesto dieci anni. In modo pi sorprendente, le stime di Keynes della riparazione dovuta per i danni civili contemplavano solamente la devastazione dei campi di battaglia. La sua accusa secondo cui, in Belgio, i combattimenti avevano interessato unarea abbastanza limitata corretta ma la sua conclusione che, cio, fra tutti i belligeranti, ad eccezione degli Stati Uniti, il Belgio quello che ha fatto relativamente meno sacrifici9 non lo . Egli omise del tutto il fattore spoliazione. Per tutta la durata della guerra e soprattutto verso la fine, la Germania simpegn in una guerra economica di lungo termine; di qui le miniere francesi allagate. Il Belgio era stato spolpato, come fu ampiamente documentato dai tecnici dellesercito americano. Intere industrie, compresa lindustria tessile della Francia settentrionale, del Belgio e della Polonia finirono in Germania, lasciando solamente quattro mura e blocchi di cemento, essendo svaniti anche i soffitti di rame. Le foreste non esistevano pi. Gli americani, nel viaggio verso Spa per una commissione per larmistizio, furono testimoni dei trasferimenti su vasta scala di quasi tutto il bestiame, degli attrezzi agricoli e delle sementa. Le rotaie furono sradicate dalla linea dellarmistizio verso est, mentre il materiale rotabile e le locomotive finirono in Germania. Pressappoco lo stesso accadde in Polonia. Keynes derideva la clausola del trattato che assegnava bestiame al Belgio, ma il totale chiesto per
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sei stati Alleati era in realt minore delle perdite del solo Belgio. Nellaprile del 1919 Keynes propose, meno cautamente che nel suo libro, che la manodopera tedesca eliminasse i danni. Come quello francese, il consiglio dei ministri belga, che era appena riuscito a ridurre il tasso nazionale di disoccupazione al 75%, rifiut che gli odiati occupanti tedeschi (che avevano spogliato la nazione, rifiutato il cibo ai suoi abitanti e preteso lavoro servile) fossero pagati e nutriti per lavorare mentre i belgi, disoccupati ed affamati, sarebbero rimasti a guardare. La non considerazione dei fattori politici, nazionalistici e psicologici da parte di Keynes sorprendente. Egli si lamentava della preoccupazione dei Quattro Grandi per i confini, non comprendendo che lautorit governativa, reprimendo lillegalit e i saccheggi e prevenendo quel bolscevismo che egli temeva, era indispensabile per la distribuzione del cibo. Keynes sperava che i debiti interalleati venissero cancellati a spese degli americani anche se, come affermava Wilson, non cera alcuna possibilit che il Congresso acconsentisse. Egli era profondamente interessato, come altri da allora, alla ricostruzione economica tedesca, quantunque questa economia fosse integra mentre quelle dei paesi vincitori sul continente non lo erano, e qualcuno doveva pagare per la loro ricostruzione. Ed in definitiva quello che fecero i vincitori. Anche in un senso pi profondo la noncuranza di Keynes per le questioni politiche ebbe un effetto notevole sulle circostanze prevalenti al momento in cui pubblic Le conseguenze economiche della pace. , in-

J.M. Keynes, Le conseguenze economiche della pace, cit., p. 108.

fatti, il suo impatto politico che conferisce al libro la sua autentica importanza e ne spiega i durevoli effetti. Keynes ignorava completamente la sconfitta militare della Germania in una lunga ed aspra guerra. In fondo egli voleva la pace negoziata senza vittoria che aveva caldeggiato nel 1917. La sua critica di fondo al trattato di Versailles che esso rappresentava una pace del vincitore, anche se relativamente moderata (e, di fatto, il trattato pi mite della risistemazione del 1919-20). Questo aspetto del libro di Keynes sembrava giustificare, e sicuramente rafforz, la reazione tedesca al trattato, come pure gli atteggiamenti angloamericani, e contribu, pertanto, a dar forma al decennio postbellico. Uno degli aspetti insoliti della prima guerra mondiale fu che essa venne combattuta quasi interamente sul territorio dei vincitori: questi furono devastati, la Germania no. Quando lesercito tedesco era sul punto di dissolversi, Berlino chiese un armistizio, nella speranza di riprendere i combattimenti dopo averlo riorganizzato. Le condizioni di resa poste da Wilson lo impedirono, tuttavia il termine armistizio rimase, a suggerire un cessate il fuoco ma non una disfatta. Gli Alleati occuparono la parte pi occidentale della Renania ma, per il resto, invece di mettersi a scrivere la pace del vincitore sotto limpressione che il verdetto militare fosse evidente, non fecero nulla per ricordare al popolo tedesco la sconfitta. Intanto per i tedeschi iniziava quello che Ernst Troeltsch defin il paese dei sogni

del periodo dellarmistizio10, in cui molti di loro si convinsero presto del fatto che la guerra era finita con un pareggio e non con la resa tedesca. La pace giusta che Wilson aveva promesso avrebbe perci significato: nessuna perdita di territorio eccetto leventualit di qualche regione di confine in favore della Polonia, lacquisizione dellAustria e, forse, di altre aree e nessun carico finanziario. Questa confortante visione avrebbe significato il dominio tedesco sul continente. I termini del trattato di Versailles piovvero cos come un enorme choc. La maggioranza dei tedeschi, cos come i loro politici, lo ritenne profondamente ingiusto. La reazione tedesca al trattato e la sua lunga durata possono aver contribuito pi del trattato stesso a spaccare lEuropa postbellica. Keynes contribu molto a rafforzare questa reazione tedesca. In realt egli diceva quello che i tedeschi volevano sentire. Egli ignor il verdetto militare, omise o minimizz costantemente i danni e dichiar che il trattato era profondamente ingiusto. La sua visione acu un risentimento gi ardente e, agli occhi dei tedeschi, costitu una prova. Quando Keynes lamentava che fosse ingiusto obbligare la Germania a consegnare il materiale rotabile, omettendo che la maggior parte di esso apparteneva ai vincitori, i tedeschi concordavano con lui. Quando egli protestava per il fatto che la Germania venisse obbligata a concedere agli Alleati, senza reciprocit, il trattamento della nazione pi favorita per cinque anni senza

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10 Cfr. K. Schwabe, Germanys Peace Aims and the Domestic and International Constraints, e F. Klein, Between Compigne and Versailles, entrambi in M.F. Boemeke, G.D. Feldman e E. Glaser (eds.), The Treaty of Versailles. A Reassessment after 75 Years, Cambridge, Cambridge University Press, 1998, rispettivamente pp. 42 e 205.

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spiegare che lo scopo era quello di evitare, in stati devastati, uninvasione di prodotti industriali tedeschi che avrebbe soffocato la rinascita delle loro economie , i tedeschi chiamavano in causa lingiustizia. E la propaganda tedesca trasse il massimo profitto da brani come questo: La politica di ridurre la Germania in servit per una generazione, di degradare la vita di milioni di esseri umani e di privare unintera nazione della felicit dovrebbe essere odiosa e ripugnante11, proprio mentre, nel 192526, una fiorente Germania si avvicinava allegemonia economica. La lista effettiva delle riparazioni del 1921 per cinquanta miliardi di marchi-oro rientrava nelle capacit di pagamento della Germania, ma, grazie agli errori degli Alleati sul finire del 1918 ed al libro di Keynes dellanno successivo, era politicamente impraticabile nel contesto di Weimar. Il best-seller polemico di Keynes ebbe un certo ruolo nella definitiva bocciatura del trattato di Versailles da parte del senato americano e, ancor di pi, nellinclinazione anglo-americana alla sua graduale revisione, che, a loro volta, alimentarono la tenace determinazione verso quella che un ufficiale tedesco defin la continuazione della guerra con altri mezzi12.

Negli anni Venti, accanitamente, conferenza dopo conferenza, la repubblica di Weimar contrast le riparazioni con ogni mezzo a sua disposizione, compresa la distruzione della sua propria moneta, ignorando completamente il fatto che il Secondo Reich aveva progettato di imporre condizioni molto pi rigide agli Alleati se avesse vinto. Questa campagna, incoraggiata dalla Gran Bretagna e talvolta dagli Stati Uniti, era ancora in corso quando Adolf Hitler ottenne il suo trionfo elettorale del 1930. impossibile stabilire quanto Keynes abbia contribuito a questo trionfo, tuttavia egli forn certamente un bel po di benzina al bruciante risentimento verso il trattato di Versailles cui Hitler diede cos tanto risalto. Keynes, che ammetteva raramente gli errori, alla fine si rese conto di questo. Lillustre giornalista (e poi storica) britannica Elizabeth Wiskemann ricord che, nella primavera del 1936, dopo la rimilitarizzazione della Renania, incontrai Maynard Keynes durante una qualche riunione a Londra. Vorrei che non avesse mai scritto quel libro, mi sorpresi a dire (riferendomi a Le conseguenze economiche, che i tedeschi non smettevano mai di citare) e dopo avrei voluto che la terra minghiottisse. Ma lui, semplicemente e gentilmente, rispose: Anchio13.

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J.M. Keynes, Le conseguenze economiche della pace, cit., p. 180. K.-H. Harbeck (ed.), Das Kabinett Cuno, Akten der Reichskanzlei, Boppard am Rhein, Harald Boldt, 1968, p. 192. 13 E. Wiskemann, The Europe I Saw, London, Collins, 1968, p. 53.

Eric Bussire

Le conseguenze economiche della pace, ovvero le ambiguit di un progetto per lEuropa


Quando viene pubblicata ledizione francese dellopera di Keynes1, il pubblico francese vi scorge innanzitutto una contestazione dei lavori della conferenza di Parigi e del trattato di Versailles, che lanalisi delleconomista britannico descrive come un atto nazionalista dispirazione francese. Tuttavia, Keynes non si limita ad esprimere una critica nei confronti di questultimo, ma avanza un progetto di portata europea. Le due visioni guerra economica perpetua da un lato, unit economica europea dallaltro sono diametralmente contrapposte, e il futuro sembra dare ragione a Keynes. Non il futuro del 1951, del 1957 o del 1992, bens quello che si prospetta alla met degli anni Venti quando sotto linfluenza del briandismo e dei movimenti europeisti, ma anche del fallimento delloccupazione della Ruhr il governo francese adotta delle iniziative che si traducono nei primi tentativi di organizzazione economica dellEuropa. Possiamo dunque considerare Keynes come un precursore del progetto europeo o, per lo meno, di un progetto europeo? Senza dubbio, ma si tratta di definire la natura di tale progetto, ed quanto ci proponiamo di fare nelle pagine seguenti. Le analisi di Keynes partono da una constatazione basilare, a cui egli attribuisce un ruolo fondante nel processo di unificazione europea, e cio che linterdipendenza economica delle diverse componenti dellEuropa istituisce una reciproca solidariet2. Per certi versi, la dimostrazione proposta da Keynes esprime una reductio ad absurdum: le contrapposizioni economiche generate dalla guerra e la costituzione di blocchi economici antagonisti, che negano linterdipendenza, hanno gettato alcuni paesi europei nella carestia, evidenziando in negativo e in tutta la sua violenza la realt dellinterdipendenza. Rendere perenne un tale sistema in tempi di pace equivale a prolungare ed aggravare la miseria. Pertanto, occorre riorganizzare il continente tenendo conto dei dati di fatto. Siccome la dimostrazione di Keynes mira in primo luogo a correggere la situazione imposta alla Germania, attorno a questo paese che egli organizza la propria argomentazione. Lindebolimento di una componente essenziale delleconomia europea non pu che indebolire questultima nel suo insieme. Allo scopo di dimostrare gli effetti nocivi dei diversi aspetti del trattato di Versailles, lanalisi di Keynes si articola a vari livelli, focalizzandosi da un lato sul

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Edita nel novembre del 1919 e destinata principalmente a lettori inglesi (e americani), lopera viene pubblicata dalla Nouvelle Revue Franaise nel marzo del 1920. Com noto, suscita la risposta di uno dei principali collaboratori di Georges Clemenceau, Andr Tardieu, che nel 1921 pubblica per i tipi di Payot un libro dal titolo La Paix. I riferimenti alle pagine, inseriti tra parentesi subito dopo le citazioni, sono tratti da J.M. Keynes, Le conseguenze economiche della pace, Milano, Adelphi, 2007. 2 Il termine solidariet usato a p. 231.

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peso delle coercizioni esercitate complessivamente sulleconomia tedesca, e dallaltro sulle probabili conseguenze delle modificazioni delle frontiere, analizzate secondo una logica territoriale. Tale analisi viene svolta in riferimento al ritorno dellAlsaziaLorena alla Francia indicando i rischi che esso comporta per gli scambi minerari di ferro e carbone e per la siderurgia nel versante occidentale del continente europeo e in riferimento al caso della Slesia (pp. 87 ss.). Di fatto, la solidariet simpone agli europei a prescindere dalla natura delle relazioni politiche esistenti tra le varie nazioni: il rifiuto di tenerne conto equivale ad una condanna per ognuna di esse e, soprattutto, per lEuropa nel suo insieme. Questa visione confermata dalla realt degli anni Venti e degli anni Cinquanta al centro dei progetti europei degli anni Venti e, in maniera simbolica, della dichiarazione Schuman che altro non che una proclamazione trentanni dopo Keynes delle interdipendenze economiche in Europa. La vita economica dellEuropa quella di una delicata e complessa organizzazione (p. 17) che rischia di essere distrutta dalla guerra. Questultima dunque contro natura e viene assimilata ad un conflitto contro s stesso, ad un conflitto in seno alla famiglia, ad una guerra civile. LEuropa dellimmediato dopoguerra offre lo spettacolo delle paurose convulsioni di una civilt morente (p. 18). Di fatto, il discorso di Keynes si inserisce in una prospettiva abbastanza diffusa alla

fine del conflitto. Affrontandone la dimensione economica, egli alimenta il dibattito sulla questione del declino dellEuropa. Con Le conseguenze economiche della pace Keynes si pone in linea con Spengler3 e con Demangeon4, che a loro volta avevano dato nuova linfa a delle analisi emerse a cavallo tra Otto e Novecento. Come numerosi contemporanei, Keynes sa che la dominazione economica dellEuropa sul mondo non che un episodio della storia, di cui gli europei devono prendere coscienza: Consideriamo naturali, permanenti, sicuri, alcuni dei pi singolari e temporanei nostri vantaggi recenti (p. 13). Ma le premesse per un rivolgimento sono anteriori alla guerra. Keynes illustra questo dato focalizzando lo sguardo sui problemi del momento e punta il dito sullapprovvigionamento di risorse naturali che, sin dallinizio del secolo, le popolazioni moltiplicantisi di altri climi e ambienti in primis gli Stati uniti dAmerica, la cui capacit di alimentare lEuropa si va riducendo rischiano di disputare alle civilt storiche del Vecchio Mondo (p. 33). Tale realt viene accelerata e rivelata ad opera della guerra, durante la quale lEuropa dipendeva interamente dai rifornimenti alimentari degli Stati Uniti; e finanziariamente la sua dipendenza era ancora pi assoluta (p. 45). Allindomani del conflitto, lEuropa, se vuol sopravvivere ai suoi guai, avr bisogno di tanta magnanimit da parte dellAmerica, che bene cominci a praticarla lei (p. 124): lEuropa si posta in una relazione di prolungata dipen-

O. Spengler, Il tramonto dellOccidente. Lineamenti di una morfologia della storia mondiale, Milano, Longanesi, 1957 [Wien-Mnchen, 1918-1922]. 4 A. Demangeon, Le dclin de lEurope, Paris, Payot, 1920.

denza nei confronti dellAmerica e ne deve assumere le conseguenze. Discutendo il ruolo e il posto dellEuropa nel mondo, sottolineando lascesa di altri popoli e di altre regioni, Keynes contribuisce a far emergere una visione del mondo di tipo regionalista. Ma questa rimane poco elaborata e presenta delle serie ambiguit. Limmagine che leconomista inglese d dellEuropa del 1870 quella di unEuropa economicamente autonoma rispetto al resto del mondo e i cui equilibri sono essenzialmente interni. I decenni che precedono la guerra sono caratterizzati da unimmersione massiccia delleconomia europea nel mondo, messa in moto dai flussi migratori, da quelli di materie prime, dalle reti di trasporto e dai flussi di capitale. Alla vigilia della grande guerra, il processo quasi completato: Keynes evoca una vita sociale ed economica, la cui internazionalizzazione era in pratica pressoch completa (p. 25). Keynes illustra il fenomeno ponendosi nellottica dellabitante di Londra che, se ne ha i mezzi, inserito nei flussi internazionali e per il quale si pu effettivamente parlare di globalizzazione (p. 25). I termini del dibattito suscitato dalla descrizione di Keynes non si situano tanto tra internazionalizzazione e globalizzazione, ma tra internazionalismo, universalismo e regionalismo europeo. In realt, in Keynes i tre concetti tendono a confondersi: esiste uneconomia internazionale, che per centrata sullEuropa e che obbedisce a delle regole definite in Europa, il cui valore tende di fatto a diventare universale. Dato che lEuropa proietta le proprie regole sul resto del mondo, luniversalismo il termine che meglio si conf alla realt cos descritta: da

questo punto di vista c una confusione. Ma Keynes suggerisce che tale situazione precaria e che, in parte, gi stata rimessa in questione dallascesa di altre regioni. In questo modo, Keynes ha gi imboccato il sentiero del regionalismo, quando sopraggiunge la guerra e divide il destino dellEuropa di cui dimostra lunit da quello del resto del mondo e, in particolare, da quello dellAmerica. Lambiguit emerge nel momento in cui Keynes disarticola la sua visione dellEuropa. Di fatto, essa al contempo incompleta e squilibrata. Il caso inglese costituisce il problema principale ed al centro del dibattito sullinternazionalizzazione. Descrivendo lEuropa del 1914 dallabitazione o dallufficio di un londinese, Keynes sembra piazzare lInghilterra al centro dellEuropa e lEuropa al centro del sistema economico internazionale. Ma allo stesso tempo, egli sottolinea che lInghilterra ancora fuori dEuropa. [...] LEuropa sta a s e lInghilterra non carne della sua carne (p. 18). Di fatto, lEuropa di Keynes corrisponde al continente un continente vasto che si estende fino in Russia e fa corpo con s stessa (p. 18). Tuttavia, la descrizione di Keynes essa stessa deformata dalloggetto della sua analisi. Egli descrive, infatti, unEuropa centrata sulla Germania e organizzata attorno ad uneconomia tedesca che, prima della guerra, era in piena crescita. Si pongono dunque varie questioni. Quale forma dare ad un continente organizzato attorno a Londra e, al contempo, polarizzato sulleconomia tedesca? E quale posto assegnare alla Francia, ripetutamente indicata da Keynes come lorganizzatrice della pace di Versailles e dei suoi misfatti?

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Un progetto europeo ambiguo e contraddittorio


Le soluzioni proposte non fanno che confermare le ambiguit della descrizione. Cos questa unione di libero scambio evocata da Keynes e da lui definita in maniera molto vaga come insieme di paesi che simpegn[a]no a non imporre tariffe protezionistiche di sorta sui prodotti di altri membri dellunione (p. 210)? Collocando lInghilterra in questa unione, Keynes pare scartare lipotesi di farne ununione doganale. E cosa fare delle sue relazioni con il mondo esterno e, in particolare, con gli Stati Uniti? Indubbiamente si tratta di promuovere la ricostituzione di uneconomia aperta su s stessa e sul resto del mondo, senza che i suoi rapporti con questultimo siano chiaramente definiti. Le incertezze insite nella descrizione dellEuropa del 1914 inquinano il progetto per il dopoguerra. Tali incertezze sono quelle del collocamento della Gran Bretagna in quellEuropa che Keynes desidera riorganizzare. Ma Keynes suggerisce anche altri elementi di risposta al problema che si pone. Si tratta di indicare delle istituzioni permanenti (la Societ delle Nazioni) come quadro neutrale per i necessari arbitraggi, sostituendo le organizzazioni previste dal trattato, tra cui la commissione delle riparazioni e la commissione per il carbone, in considerazione del fatto che tali arbitraggi non devono tenere conto del solo ambito doganale, ma anche della dimensione settoriale. Quando alla fine della sua opera Keynes si appella ad unopinione pubblica e ad una nuova generazione che non ha parlato ancora (p. 233), evidenzia lincapacit

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della classe politica di risolvere i problemi posti. In questo modo, lexpertise contrasta chiaramente il mandato politico. a proposito della questione delle riparazioni che Keynes esprime il proprio giudizio pi severo, contrapponendo un esame scientifico della capacit della Germania di pagare alle esigenze della politica e alle falsit (p. 125). In realt, la soluzione proposta da Keynes consiste in un tentativo di riconsiderare le basi della pace, depoliticizzando la questione attraverso la Societ delle Nazioni e sostituendo lexpertise dellorganizzazione internazionale ai classici arbitraggi tra interessi nazionali ad opera dei politici. Anche se, ammonisce Keynes, si deve tener conto che nelle mani del consumato diplomatico europeo la Societ pu diventare un impareggiabile strumento ostruzionistico e ritardatario (p. 206). Il modello di governance economica europea suggerito da Keynes mira dunque ad allontanare i politici dalle decisioni relative allavvenire economico del continente. La realt dellinterdipendenza economica si opporrebbe alle ambizioni nazionaliste portate avanti dai politici e converrebbe dunque rimuovere costoro dalle scelte da fare in questo ambito. Le analisi di Keynes si inseriscono cos nellascesa del ruolo degli esperti, iniziata alla fine dellOttocento, catalizzata dalla prima guerra mondiale e consolidatasi ampiamente nel secondo dopoguerra, tanto a livello nazionale, quanto a livello europeo. Pertanto, il modello proposto da Keynes si contrappone al modello comunitario, iniziato dalla dichiarazione Schuman e rinsaldato nel corso degli anni Cinquanta

ad opera degli stessi politici: una dichiarazione secondo la quale il ravvicinamento delle economie deve suscitare il ravvicinamento politico. Ma si contrappone in misura anche maggiore agli orientamenti europeisti emersi sul continente a partire dal 1925. Gli stessi uomini che, durante la guerra furono dei fautori del nazionalismo economico, assumono la gestione delle iniziative sviluppate in seno alla Societ delle Nazioni o allUfficio internazionale del lavoro e le conducono verso il regionalismo europeo. Per costoro la pace economica, la pace sociale e il ravvicinamento politico sono strettamente connessi. Gli accordi della siderurgia sono per lindustria ci che Locarno per la si-

curezza europea. Lo schema keynesiano si contrappone dunque a quello sviluppato dai continentali, fondato sullesistenza di legami tra i diversi campi dellattivit internazionale. LEuropa in costruzione condivide, in larga parte, le stesse aspirazioni di Keynes, ma segue altri metodi. Essa diverge nella sua concezione dei legami tra economia e politica: le stesse forze e le stesse interdipendenze possono agire nei due sensi. Nel 1919, lintellettuale Keynes, segnato dalle trattative di Parigi, aveva probabilmente sottostimato la capacit dei politici di modificare le loro prospettive. Il suo libro, illuminante rispetto al 1919, non consente dunque di comprendere le evoluzioni successive dellEuropa.

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