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Il 900 si presenta come unepoca di profondi cambiamenti e grandi trasformazioni, alternando alle scoperte scientifiche i conflitti mondiali, spaziando

dalle conquiste sociali a quelli che risultano essere i pi grandi crimini contro lumanit. Quindi luomo potenzia e muta le proprie capacit, mentre la realt assume un ruolo secondario, perde la sua consistenza oggettiva e cambia la visione del mondo stesso: cos come con Copernico la Terra e luomo hanno cessato di essere al centro del cosmo, con la nuova fisica si mette in crisi la concezione unitaria ed oggettiva delluniverso, la possibilit di conoscere nella sicurezza pi totale i fenomeni, linterpretazione fisica della realt secondo modelli deterministici. proprio in questa cornice che si scorge la figura di Albert Einstein: un personaggio che nellimmaginario collettivo appare come uno scienziato curioso e stravagante, lemblema del genio fisico, ma che sotto la maschera nasconde una personalit tendenzialmente introversa e solitaria. Nonostante la sua propensione scientifica superi di gran lunga quella di pensatore filosofo, Einstein fu da sempre attratto dalla filosofia fisica e naturale. Cerc, infatti, di formulare nuove leggi fisiche in grado di essere sempre le stesse nonostante si cambino i sistemi di riferimento. Nella sua teoria della relativit, generale e speciale, che gli confer quel successo che vivo ancora oggi, si trovano i concetti di spazio e tempo, da sempre sotto esame da parte della filosofia. Partendo dalla rivoluzione scientifica, il tempo e lo spazio vengono concepiti come due realt a s stanti, cio come assoluti e immutabili. Ma Einstein annover come sbagliata questipotesi, in quanto, attraverso degli esperimenti mentali e con nozioni fisiche da poco scoperte, si accorse che spazio e tempo non sono pi quantit assolute e distinte, di valore primordiale come si era supposto, ma intrinsecamente relative. Per cui lo spazio non assolutamente distinguibile dal tempo e a questo giunse anche grazie agli studi condotti sulla velocit e sulla composizione fisica della luce. Da qui in poi si sentir pronunciare spesso e volentieri la frase "tutto relativo" che, nonostante la sua inesattezza scientifica, esprime bene il senso di smarrimento delluomo da una scienza che sminuzza la precisione delluniverso esistente fino a quel momento. Prima della nascita della Relativit si pensava che i concetti fisici venissero tirati fuori per astrazione dallesperienza (empirismo), ma Einstein dimostro la falsit di tale pensiero.

LEinstein filosofo, per, lo troviamo soprattutto nella sua concezione di Dio, del cosmo e delluomo. Per quanto concerne lidea di Dio, sebbene fosse ebreo, va contro qualsiasi forma di monoteismo, contro qualsiasi concezione di un Dio personale. Non crede in quel Dio che si occupa delle questioni umane, del destino delluomo e delle sue azioni. Infatti, coglieva la rivelazione divina nellarmonia e nella bellezza razionale delluniverso. Alluomo questimmagine del cosmo viene svelata attraverso la meraviglia, lo stupore e il mistero, attraverso il rispetto e lumilt collegate alla scienza e allarte. Ovviamente, dal punto di vista dello scienziato-filosofo preso in esame, quel senso di meraviglia e rispetto che sentiva e coltivava era in relazione alla scienza. Quella scienza basata su un principio di religiosit nobile e profondo, che nutre unumile ammirazione per lo spirito che si rivela nella semplicit che ci circonda. Quello spirito che Einstein riprende da Spinoza, identificato con Dio stesso, cio quella sostanza che e si concepisce da s, necessaria e ordinata, priva di volont, da cui discende deterministicamente tutto l'Universo: Dio trascende la Natura ma al contempo la pervade. Quindi non credeva in un Dio nel senso religioso che noi oggi potremmo attribuirgli. Non credeva in unautorit suprema in grado di poter decidere le sorti dell'universo o che l'universo lo avesse creato. Bens credeva che esistesse una logica per tutto ci che esiste, che tutto fosse governato da delle leggi che probabilmente ancora dovevano essere scoperte, ma che comunque esistevano. Non accettava l'idea che potesse esserci qualcosa frutto del caos, tutto doveva essere ordinato secondo una logica e questa logica era il Dio in cui credeva. In questottica si posiziona luomo stesso, uomo che per Einstein una parte limitata nel tempo e nello spazio, una parte di quel tutto che lui definisce Universo. Gli consiglia di liberarsi da quella logica dellillusione che crea intorno a se stesso attraverso i suoi pensieri, i suoi sentimenti e le sue azioni; gli ricorda che in realt non separato dalluniverso, ma che, nonostante sia un minuscolo punto al suo interno, quella parte infinitesima del tutto, ha la sua importanza in quanto rappresenta luniverso stesso. L'Universo che, attraverso la manifestazione finita delluomo e della natura, ha coscienza di s. Per cui luomo deve essere in grado di studiare e abbracciare la natura nella sua infinita bellezza e tranquillit, poich essa capace di stupire e di farci immergere per un momento dentro la sua infinita meraviglia. Per un attimo riusciamo a concentrare la nostra attenzione lontana dai nostri soliti pensieri: in questi momenti che il corpo libera la nostra anima, anima che non ha pi confini e corre libera e curiosa diventando tutt'uno con l'Universo intero. Einstein era un genio vero e proprio, una mente come poche ne sono esistite: aveva capito molto pi dell'universo rispetto a molti altri. Sosteneva che non pu esistere nulla senza una religione, intesa come scienza, come filosofia, non come superstizione. La scienza moderna si basa su concetti che a volte diamo per scontato ma che senza religione perdono significato. Le basi della conoscenza sono religione. Einstein era un filosofo prima che uno scienziato, perch la filosofia pu dare i postulati su cui poi costruire la scienza moderna.

Possiamo concludere dicendo, quindi, che la filosofia dello scienziato tedesco sia incentrata sul concetto di meraviglia, stupore. Quello stupore inteso come un senso di viva sorpresa di fronte a qualcosa di nuovo, di inatteso. Quella scintilla da cui parte ogni cosa, quella molla che ci permette di sorprenderci anche con dei fatti semplici che a loro volta sollevano considerazioni articolate. Luomo dovrebbe prendere spunto da un bambino di pochi mesi mentre osserva le cose per la prima volta: tutto gli appare come nuovo, quasi fosse un miracolo (Einstein lo definirebbe cos). Ma noi non riusciamo a mantenere intatto lo stupore delle nostre scoperte infantili e le lasciamo sprofondare rapidamente nella banalit quotidiana. La consuetudine ingrigisce tutto e l'illusione di sapere, di conoscere finisce per banalizzare ci che banale non dovrebbe diventare mai. Quindi, l' eterno perpetuarsi della natura, quella natura a volte amica, spesso matrigna, a volte indolente e pigra, dovrebbe sorprenderci nella sua purezza. Natali Giulia VD