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1PARTITO DEMOCRATICO COMMISSIONE SCUOLA E CULTURA

27/28 OTTOBRE 2012

DOCUMENTO DELLA COMMISSIONE PROVINCIALE DELLA SCUOLA DEL PARTITO DEMOCATICO. OBIETTIVI PER LA SCUOLA IN VENETO Dopo aver preso in esame le politiche condotte nellultimo decennio, dallinizio della strategia di Lisbona del 2000, fino alla proposizione della nuova strategia per il 2020, ne consegue che per assicurare la crescita e il sistema economico, occorre sviluppare il capitale umano incentivando e valorizzando lapprendimento nelle sue diverse modalit ed integrando listruzione, la formazione ed il lavoro. Per far fronte al cambiamento continuo ed alle richieste di competenze sempre pi aggiornate, ne risulta che le politiche riguardanti lo sviluppo delleconomia, delloccupazione e quelle relative allo sviluppo dellistruzione e della formazione, andrebbero strettamente intrecciate anche in visione dellapprendimento per tutto larco della vita. Tutte le istituzioni scolastiche ed amministrative devono essere sempre pi consapevoli di questo tanto da prevedere tra i loro compiti anche quello di facilitare lesercizio del cittadino di ogni et, ceto sociale o condizione professionale, per formarsi, apprendere e crescere, sia umanamente che professionalmente. Lapprendimento quindi non si realizzer solo nelle attivit svolte a scuola ma anche nel campo del lavoro e nellesperienza sociale quotidiana. Dallintroduzione esposta ne consegue che oggi nella scuola non sono pi sufficienti i soli contenuti, ma necessario utilizzare gli stessi contenuti e riuscire a mediare tutte le conoscenze apprese in ambienti diversi per far acquisire ai giovani un metodo in grado di permettere processi di autoapprendimento, di utilizzo autonomo e non guidato delle informazioni acquisite. Parallelamente la scuola non potr pi vivere in una posizione isolata rispetto agli altri soggetti che operano nel territorio, ma nel rispetto dei ruoli specifici di ogni Ente erogatore, si dovrebbero attivare adeguate sinergie, collaborazioni ed integrazioni che permettano di raggiungere risultati pi qualificati sia nellapprendimento che nella valorizzazione dei talenti e del singolo. STRATEGIE PER LA SCUOLA IN VENETO Per raggiungere i sopracitati obiettivi in sinergia e coordinamento con il territorio si sente la necessit di adottare una strategia quale: 1. Creare le condizioni necessarie affinch gli insegnanti e gli addetti alla formazione possano beneficiare di un sostegno adeguato nella prospettiva del miglioramento ed aggiornamento dellistruzione e della formazione. A livello nazionale necessaria una nuova politica che preveda veramente forme di reclutamento dei docenti basata sulla competenza, una valutazione degli stessi basata sul merito e una loro formazione costante e qualificante. 2. La formazione del cittadino deve, oggi pi di un tempo, durare lintero arco della vita per promuovere le persone e le loro conoscenze e competenze, perch possano acquisire e mantenere i diritti di cittadinanza e per formare cittadini capaci di informarsi e aggiornarsi per partecipare attivamente e consapevolmente alla vita economica e civile.

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Questo potrebbe avvenire aumentando la percentuale di insegnanti e di addetti nella formazione professionale permanente attraverso gli EDA/CTP (Educazione per gli Adulti/Centri Territoriali Permanenti) ottimizzando lutilizzazione delle risorse e rendendo cos tali centri autonomi anche negli organici e nella predisposizione dei corsi. 3. Creare un ambiente propizio allapprendimento, fornendo informazioni, consulenze e orientamenti su tutta la gamma delle possibilit di istruzione e di formazione disponibili nel territorio, con la promozione di reti indirizzate allistruzione e alla formazione, stilando elenchi degli enti erogatori disponibili ad accogliere stagisti per lofferta formativa in ambiente formale o informale anche attraverso lalternanza scuola lavoro. Se vero, infatti, che gi da tempo esiste un dialogo tra gli istituti scolastici superiori (soprattutto tecnici e professionali) e le aziende del territorio trevigiano che consente agli studenti di avvicinarsi al mondo del lavoro attraverso i tirocini formativi, altrettanto vero che manca da parte della Provincia/Regione unazione coordinante queste attivit, in grado sia di aiutare gli istituti scolastici sia di garantire il successo di questi interventi. Chiara e lungimirante deve essere quindi la visione delle istituzioni nei confronti della realt studentesca e giovanile che, sempre pi in difficolt, ha bisogno di forte sostegno sia a livello nazionale che nel del territorio trevigiano. 4. Favorire la cittadinanza attiva, le pari opportunit e la coesione sociale, garantendo attraverso gli Enti territoriali, la promozione dellapprendimento dei valori e della partecipazione democratica al fine di preparare le giovani generazioni alla cittadinanza attiva con lintegrazione delle pari opportunit nellistruzione e nella formazione. 5. Appoggiare le azioni della societ civile affinch incoraggino i giovani al coinvolgimento attivo come cittadini Italiani ed Europei, promuovendo una stretta cooperazione fra i sistemi di istruzione/formazione e la societ nel suo insieme, impiegando tutti i tipi di istituti, le imprese e i centri di ricerca, nonch le partnership che possano risultare di concreta utilit. 6. Favorire la mobilit e gli scambi, soprattutto dei giovani, potenziando la cooperazione tra gli Stati europei attraverso le organizzazioni e le autorit competenti che ne valorizzino la creazione di uno spazio aperto ed educativo. E fondamentale quindi che, come gi specificato nei punti precedenti, listituzione territoriale si dimostri pi attiva e propositiva nei confronti delle giovani generazioni incoraggiando e coadiuvando lo sviluppo di progetti europei a loro destinati sia direttamente, sia coordinando e mettendo in relazione le competenze di altre realt del territorio (quali le organizzazioni non profit) che potranno cos aiutare gli istituti scolastici, o i singoli individui, ad accedere a bandi europei per progetti giovanili; un numero sempre maggiore di ragazzi potr allora partecipare a queste attivit formative in ambito comunitario. Cos listituzione diventa facilitatore di opportunit e supervisore delle attivit, e le iniziative che prima venivano portate avanti soltanto grazie alla passione e alla buona volont di singoli individui negli istituti scolastici e negli enti territoriali, potranno utilmente contare sul confronto e sullo scambio di competenze acquisite.

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Il territorio (soprattutto Comuni, Provincia e Regione) in questo processo si porr come soggetto non di gestione diretta dei servizi, ma come soggetto legato alla programmazione, al supporto rispetto sempre ad una dimensione provinciale, regionale, Nazionale, Europea. Pur lasciando ai singoli istituti la competenza dellesercizio dellattivit di programmazione riconducibile alle finalit e alle competenze di propria pertinenza, nel rispetto dellautonomia degli altri soggetti del territorio e dei diversi livelli di responsabilit. Sar fondamentale il sostegno da parte della Regione e della Provincia alla formazione di associazioni professionali attraverso il supporto di attivit promozionali proprie dellassociazionismo, la realizzazione di eventi formativi, convegni studi e ricerche su materie e argomenti, valorizzer la partecipazione alle scelte e allattivit delle istituzioni scolastiche CREANDO SOGGETTI TERRITORIALI di riferimento al fine di realizzare sinergia e integrazione di obiettivi, in relazione anche alle politiche programmatiche di sviluppo sociale, culturale ed economico, nel rispetto delle finalit e dei compiti specifici. Lattivit gestionale, ed anche di micro-ricerca verr svolta in parte dai singoli istituti ma con il supporto di tali SOGGETTI TERRITORIALI, funzione importante per le singole istituzioni scolastiche e formative, proprio perch legata allo sviluppo di nuove opportunit, di nuove iniziative, di nuove proposte. Con queste strategie inoltre verr dato valore alla qualificazione dellinsegnamento per favorire e migliorare lapprendimento, allo sviluppo e alla crescita personale, professionale e sociale degli studenti e degli adulti, in unottica di sostegno alle pari opportunit tra uomini e donne e con unattenzione particolare per lintegrazione dei soggetti pi deboli a causa del contesto personale, della condizione sociale, della provenienza. Importante sottolineare che tra i principi rientra anche lintento di creare un sistema unitario, integrato e partecipato, nel quale sia le componenti della comunit scolastica, sia il territorio con i propri soggetti istituzionali e le espressioni dellassociazionismo culturale, professionale ed economico, possano concorrere alle scelte relative alla proposta educativa. Le forme collaborative che possono strutturarsi anche in commissioni o consorzi, hanno lo scopo di individuare le esigenze di educazione e di formazione al fine di coordinare lofferta formativa rivolta agli studenti in diritto-dovere e agli adulti; di individuare il personale da utilizzare per attivit comuni, di raccordare la messa a disposizione delle strutture e la gestione del diritto allo studio, di partecipazione a progetti previsti dai POF di istituto anche cofinanziati a livello locale, nazionale, europeo e internazionale, ed anche in riferimento ai bandi realizzati e che fondamentalmente si muovono su due grandi settori strategici: uno quello delle Comunit intelligenti e laltro quello dei Cluster dove sono stati investiti circa due miliardi e 400 milioni (devoluti dalla Comunit Europea) con lobiettivo di creare un percorso e porre gli attori della ricerca, ossia universit, enti, professioni e aziende, nelle condizioni di poter lavorare insieme su tematiche prioritarie per lEuropa e con una strategia per il paese. LItalia fra laltro per il ministro Profumo, non userebbe bene le risorse europee: Noi investiamo ogni anno in Europa 15 miliardi e ne riportiamo a casa dieci, ne perdiamo dunque 5. Gli altri paesi non fanno cos. Le istituzioni scolastiche e formative nelladozione del POF, quale strumento che identifica lofferta formativa, riflettendo sulle esigenze del contesto culturale, sociale ed economico della realt di riferimento potrebbero tener conto della programmazione territoriale nellofferta formativa.

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Inoltre gli enti territoriali dovrebbero interagire con gli Istituti scolastici che riprendendo dalla normativa statale le finalit e gli obiettivi educativi della scuola primaria, della scuola secondaria di primo e secondo grado, per dare particolare rilievo al rispetto e alla valorizzazione delle diversit, allaccoglienza, alleducazione ai principi dellesercizio della cittadinanza attiva, allacquisizione e allo sviluppo delle attivit di base e allaccrescimento delle conoscenze e delle abilit verso una dimensione sistematica delle discipline al fine della maturazione integrale della persona. Auspichiamo un sistema unitario quindi che non sia riconducibile solo al tradizionale mondo della scuola, ma che abbia come soggetti della propria comunit scolastica gli studenti innanzitutto, ma anche le famiglie, gli operatori delle istituzioni scolastiche/formative e la comunit che ruota accanto e attorno alla scuola, dalle associazioni professionali ad altri soggetti rappresentativi del mondo del lavoro, che, nel rispetto dei differenti e rispettivi ruoli, potranno concorrere da protagonisti attivi a valorizzare lofferta formativa. Tutti i nostri COMUNI dovrebbero tendere a questo rapporto con le istituzioni scolastiche presenti nel loro territorio, mentre dallindagine fatta attraverso i nostri circoli territoriali, emerge che ci sono pochi rapporti strutturati e sistematici tra mondo scuola e istituzione comunale. Spesso si limitano a dare contributi economici. Anche ledilizia scolastica comunale non sufficientemente adeguata ed a norma, quindi richiediamo che a livello nazionale allentino il patto di stabilit interno per quei comuni virtuosi che hanno risorse in cassa e investono per la manutenzione ordinaria e straordinaria delle scuole, ladeguamento energetico ed ambientale. Un accenno particolare va fatto per le scuole dellinfanzia: Sono tornate a crescere le liste dattesa per avere un posto nella scuola dellInfanzia pubblica. Bisogna assicurare a tutti i bambini un posto nella scuola dellinfanzia chiedendo innanzi tutto l apertura di nuove sezioni per quella pubblica. La Provincia dovrebbe prevedere inoltre di sostenere gli interventi di edilizia scolastica relativamente al diritto allo studio, interventi che potrebbero essere supportati da enti, cooperative o fondazioni senza scopo di lucro. Inoltre dovrebbe garantire la realizzazione di un sistema informativo a sostegno del sistema educativo, prevedendo anche listituzione di un monitoraggio a partire dalla scuola dellinfanzia fino alluniversit e linserimento dei giovani nel mondo del lavoro in modo da combattere la dispersione scolastica che negli ultimi anni aumentata mentre sono diminuiti interventi e fondi provinciali per lorientamento scolastico. A livello nazionale infine faremo emergere la necessit di ridefinire la rete scolastica anche con attenzione ai parametri europei, chiediamo una maggior attribuzione dellorganico del personale anche secondo parametri e standard pluriennali, e la riqualificazione della spesa al fine dellefficacia dellerogazione del servizio considerando la forte sovrannumerariet che si creata nella scuola a causa dellattuale riforma Gelmini. Infine per attivare questi miglioramenti che sono necessari per rendere la scuola Veneta al passo con la scuola Europea c lesigenza di avere un quadro di riferimento che vada a superare la frammentariet delle norme oggi vigenti alcune a livello nazionale, altre a livello locale. Commissione Provinciale della scuola del Partito Democratico