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^

LE FONTI DELLA GERUSALEMME LIBERATA


KICERCHB E STUDI!
DI

SALVATORE MULTINEDDU

E FONTI
DELLA

GERUSALEMME LIBERATA
RICERCHE E STUDII
DEI.

PROFESSOR

SALVATORE MULTINEDDU

TORINO

CARLO CLAXJSEN TORINO


i95

Propriet Letteraria

Sassari, 1895

Tip. e Libreria G. Gallizzi

&

C.

AL

MIO CARO PADRE


E

ALLA SANTA MEMORIA


DI COLEI

CHE MI FU PER TANTI ANNI MADRE


CONSACRO
CON AFFETTO E RICONOSCENZA

QUESTO PRIMO E POVERO FRUTTO DEI MIEI STUDI

PREFAZIONE

Il

presente studio non che

la

tesi di

Laurea

presentata alla Facolt di Lettere di Pisa nel


del

Giugno
giudic,
e
sarei

1893,

sebbene corretta e notevolmente accrestata lodata

sciuta.

Quantunque

da chi
alla

la

aveva risoluto di non mai darla


ancora fermo in questa
allora

luce,

risoluzione, se

circostanze

imprevedute non m' avvessero costretto ad

uscirne.

Se facevo male prima od ho


tu,

fatto

male

dopo, cosa che vedrai


basta r averti confessato
tenzioni.

lettore

cortese; a
le

me
in-

quali

fossero

mie

Novit neir argomento che

io

tratto

ve

n'

poca

nessuna.

Fino

dai

tempi

del

Tasso,

in

seguito all'ammirazione e alle ire che la Gerusaleirmie


dest, partigiani ed avversari del poeta, gli
fin

uni

di bene, gli altri


i

con intento contrario, fecero a


luoghi
li

gara nel ricercare


dagli altri

tolti

di

peso o imitati
o insieme col

autori, e

pubblicarono

poema a guisa per menomarne


degli
cit
altri,

di
il

commento, o
merito.

in

libelli

parte

Prima per degli uni e


o.

o per rispondere ai revisori,


lo

per caso,

qualche fonte
Discorsi sul

stesso autore, e le sue Lettere


eroico^
le

poema

prime pi de*

se-

condi,,

hanno da questo

lato

una straordinaria im-

portanza.
lo

Non minore
motivo
il
,

considerazione meritano, per


Giudizio
sulla

stesso

il

Gerusalenmic

Conquistata che
il

poeta stesso scrisse quando, per

moltiplicarsi delle censure alla Liberata e per le


fin

sue condizioni intellettuali peggiorate,


anch'egli limitato
il

col credere

valore dell'opera propria e ne-

cessario

il

sostituire

un

altro

poema

pi

serio

pi regolare.
Il

poeta dunque per

il

mio lavoro una

delle

fonti pi

copiose di notizie. Subito dopo dovrebbero


Controversie sulla Gerusalemme ^ che occu-

venire

le

pano

sei grossi

volumi della collezione delle Opere


Rosini
il

del Tasso, curate dal

(i);

ma

dir

vero

esse riguardano piuttosto

meccanismo

del
si

poema
fa

e la forma, che le imitazioni.

Di queste

solo
e
in

qualche volta menzione,

ma

cos scarsamente

modo
tare,

tanto inesatto che tornava meglio non affron-

per cosi

piccola

conquista, una lettura tanto

lunga e

supremamente noiosa.

Delle

Controversie

fanno pure parte dieci Discorsi^ attribuiti ad

acca-

demici immaginarli e

scritti

da Paolo Beni, autore

(1) Pisa,

presso N. Capurro, 1893 voi.

XXI-XXII.

XI
di
Il

un pregevolissimo commento della Gerusalemme i^i).


settimo riguarda l'Ariosto, gli
fatti

altri tutti

il

Tasso.

Questi componimenti,
di valore assai scarso,

con grandi pretese

ma

mirano a dimostrare
e

l'eccel-

lenza del
si

Tasso su Omero

su

Virgilio,

quindi

aggirano piuttosto intorno


alla

all'estetica del

poema
imita-

che

sua sostanza. Tuttavia occorrendo di tanto


de' paragoni,

in tanto

sono

additate

alcune

zioni

da

Omero
il

da Virgilio.
si

Importanza
estende

assai
ai

maggiore ha
primi
canti

commento che

fino

del

poema, essendo, per stranezza

di

vicende, rimasto inedito per lungo

tempo

il

rima-

nente ed in seguito andato smarrito. L' autore, pur

facendo tesoro delle osservazioni


tissime altre imitazioni da
indica per
di
la

altrui,

nota

mole

Omero

e da

Virgilio

parte storica alcuni passi della cronaca


di Tiro.

Guglielmo
e

Sono suoi predecessori Giulio


i

Guastavini
alla

Scipione Gentili,

cui

commenti

(2)
in-

Gerusalemme ebbero ed hanno un merito

contestato.

Di

moltissimi

illustratori

non faccio cenno perch, chi pi


tono
al

chi

poema meno, ripedel


citati

le

cose dette dagli


ricordo

altri

essi

verranno

bisogno;

per

due

commenti Novara
(3) e

pregequello

volissimi moderni, quello di A.

(1) Il

Goffredo di Messe)-

T. Tasso,

commentato da P. Beni
di

(Padova, 1623).
(2)

La Gerusalemme
A. Novara,

Liberata,

con figure

B. Castello e le

annotazioni di Scipione Gentili e Giulio Guastavini (Genova, 1590;.


(3)

La

Ger. Lib. annotata ad uso delle scuole, To-

rino, 1885-89.

XII
di S. chi

Ferrari

(i),

nei quali

sono rinfrescati
di

vec-

commentatori ed

arricchiti

nuovi raffronti.

Fin qui per non abbiamo uno studio vero e


proprio delle
foiti della

Gerusalemme] sono pure e

semplici indicazioni, senza legame di sorta,

come sono

indicazioni semplici e pure quelle che d Carlo Par-

lagreco nel suo farraginoso libro

Studi sul Tasso

(2).

Una
hage

ricerca vera invece quella di Giorgio Oster:

Erlduterung zu
\s

den

sagenhaften
(3);

Teilen

in

Tasso
valdi
:

Befreiten lerusalem

e quella di V. Vi-

Sulle fonti della

G. L.

(4). Il
si

primo, con uno


studia
di
di-

scarso

corredo
che
il

di

argomenti,

mostrare

Tasso

ha

tratto

moltissimi
il

ele-

menti dalle leggende

celtiche e

germaniche;

se-

condo

si

propone

di

ricercare le fonti romanzesche


al

della Gerusalevime.

Quanto
all'

merito di questa ricerca


recensione

rimando
ne
fa

il

lettore
prof.
assai,

eruditissima
Solerti,

che

l'illustre

Angelo
non mi
(5);

della quale, e

mi

rincresce

sono potuto giovare


per parte mia avverto

quanto avrei desiderato

(1) S. Ferrari, (2)

La

Ger. Lib. con commento, Firenze, Sansoni 1890.

Napoli, fratelli Orfeo, 1890. Cfr. Giorn. St. d. Lett. IL

XVI,

423-5.
(3)

Vissenschafliche
Berlin,

Beilage

zum Programm
1893.
I

Gymnasiums zu
Lett. It.,
(4) (5)

Ostern
Lett.

des Humboldta(Programm, Nr. 57;. Cfr.


278-79,

Rassegna bibliografica d.

Ital.,

Giorn. Star. d.

XXII

454.
2.

Catanzaro, Cali, 1893, in-16, voi.

Giorn. Stor. d.

I^ett.

Ital. voi.

XXIV.

pp. 255-266. Cito semII

pre l'indice, che egli trae dal ms. Magliabechiano


305-6, cosi abbreviato
:

IV. 192 ce.

Ind. Magliabec.

XIII

che questo stesso studio era stato fatto da me. Pur


tuttavia io faccio
il

suo

nome

tutte le volte

che mi
lui,

occorre
fatta

di

citare

un luogo notato anche da


quelli
tratti

eccezione

per

dall' Italia

Libe-

rata^

perch
la

1'

imitazione del
essenziale

poema
della

del

Trissino
tesi e sa-

formava

parte

mia

rebbe stato quindi necessario spendere troppo tempo


e troppo spazio in osservazioni.

Questi dunque sono

miei

predecessori

ma,

intendiamoci, io non devo a loro che una quantit

considerevole di materiali
apparire nelle note
:

che ho avuto cura di far

il

resto,

buono o

cattivo, tutto

mio. Io ho creduto che non bastasse pi affermare,

ohe bisognasse provare; non soltanto citare


somiglianti,

luoghi

ma

analizzare e scegliere; che

non

si

dovesse solo badare all'imitazione palese,


a quella recondita; che fosse necessario fare

ma

anche

insomma
tutte

uno studio
della
le

analitico dell'organismo e del contenuto

Gerusalemme e mi sono adoperato con


;

forze per riuscire nell'intento


lo

se l'abbia raggiunto

altri

dir per me.


avrei terminato, se

Ed

non credessi indispen-

sabili alcuni avvertimenti. Nell'esposizione delle ybw//

m' parso

di far

meglio attenendomi, quanto era

stret-

tamente possibile, a quelle pi dirette e pi manifeste,


per non perdermi in lunghi ed oziosi raffronti ed
in-

gombrare
inutile,

il

libro

con un'erudizione se non


la

affatto

non punto necessaria. Per


di

stessa ragione,

mi sono contentato

notare con cifre o con la

XIV
semplice indicazione
imitazione mi
palese, e
lavori
i

riscontri

ed

luoghi

la

cui

sembrata o troppo nota o troppo


fatto
,

non ho
,

menzione alcuna
non

di

molti
nulla,

speciali

che

avendomi dato
ho

non avevano
note.

diritto di figurare

n nel testo n nelle


fatto

Se caso mai
la

nel

far ci

male,

mi

serva di scusa

buona intenzione. Ed un ultimo

avvertimento. Io non pretendo punto di aver esaurito

l'argomento e di conoscere pienamente

le fonti

della Gcrusalemne: molti luoghi


di
altri

mi saranno
;

sfuggiti,

non avr tenuto debito conto


di aver fatto

tuttavia

non

mi pare
la

cos

poco da non
io

giustificare
in

presunzione del
libro.

titolo

che

metto

fronte al

mio

Ed
menti
prof.

ora,

prima

di

terminare, siano resi ringraal

infiniti

ed

affettuosi

mio

illustre

ed amato

Alessandro D' Ancona, che mi ha molto gio;

vato col conforto e col consiglio

e al

mio carissimo
quest' opera

collega ed amico prof. Alcibiade Vecoli, che mi


8tato di aiuto nella pubblicazione
la

di

quale, se

non mi

frutter

il

tuo castigo, cortese


alle

lettore,

mi avr dato un premio superiore

mie

speranze.
Sassari, a
d io di

Giugno, iS^^.

S.

MULTINEDDU

CAPITOLO

Titolo del

poema - Protasi - Dedica - Iiivoc.izionc - Macchina del poema Dio rimira dal cielo i principi cristiani - Elezione di Gott'redo - Rassegna - Ismene - Episodio di Olindo e Sofronia - Clorinda.
i||

L' incertezza che


casi

sempre domin

il

Tasso
che
suo
del

in tutti

ed

in tutti gli atti della

sua vita e
il

raggiunse
pi
alto

nella composizione della

Gerusalemme
del

grado,

si

palesa

fin nella scelta

titolo

poema.

Sua prima intenzione era infatti di porre in fronte alla nuova epopea il nome del protagonista, seguendo forse

Omero
che dal

di cui

uno dei poemi


i

chiamato

Odissea

dal

cantarsi in esso Ulisse e

suoi errori; o

forse Virgilio,

nome

dell'

eroe principale trasse quello del poema.

E
la

col titolo di Goffredo

comparve appunto,
si

in sul principio,

Gefivsalcmmc,

come

rileva dall'indice delle edizioni

e delle traduzioni d' essa,

che

il

Serassi aggiunse, a mo'


(i)

d'appendice, alla sua pregevole vita di T. Tasso,

(1)

Firenze, Barbera, 1858.

MuLrixEDDU

Fonti della G. L.

In
le

seguito

per

il

poeta
,

si

penti,

mut

rimut

cento volte questo titolo

per fermarsi a quello di


)
,

Gerusalemme
disfatto,

Conquistata

che

dovea

pi

tardi

comparire nel rifacimento del poema.

Non ancora

sod-

cangi r aggiunto di Conquistata in quello di


e

Liberata
schivare.

ricadde cos

nell'

imitazione

che tentava di

Con

lo stesso

aggiunto

infatti

abbiamo un'
il

altra

opera
di

anteriore alla Gcrusalcitiie e che

primo tentativo

poema
nostra,

epico di stampo classico che vanti la letteratura

E questa V Italia
credere.

Liberata, di Gian Giorgio Trissino,


si

a cui
e
si

il

Tasso deve, come

vedr, pi che non


cos
1'

si

creda

possa

Stabilita

origine

del titolo,

veniamo
Tutti

alla protasi.
i

poemi
dell'

di

genere epico incominciano per


il

solito

con un proemio, nel quale


r argomento
opera

poeta espone
Il

brevemente
risale,

sua.
:

primo esempio
posteriori
ai

com' naturale, ad Omero


fatto retori in generale

poeti

non han
che,

che imitare, obbedendo cos anche

precetti dei

ed

in

particolare

di Aristotele,

nella sua Poetica,

aveva dato, derivandole dalle due epopee


regole per ben comporre un' opera di
fatto

omeriche, tutte
quel genere.
Il

le

Tasso ha

come

gli

altri,

ma
e

s'

attenuto in questa parte a uno dei pi grandi imitatori,


a Virgilio; dopo aver a lungo titubato.
L' Eneide
:

la

Gerusalemme cominciano

nello stesso

modo

Arma virumque

cano
{En
I.

1)

Canto r armi

il

capitano
[Ger.
I.

1)

(2)

Tasso, Leti. 220.


miUtum
multa quoque
iUe

e continuano nella chiusa della protasi:

et bello

passus
[Eu.
I.

3-) (1)

molto egli opr col senno e con

la

mano;

molto

soffri

nel glorioso acquisto.


{Ger.
I.

1)

Al proemio succede
Musa, che
Alle parole
nell' Iliade e

in tutte
nell'

due

1'

invocazione alla
le protasi.

Odissea precede

muUum
del

ille et

terris iactatus et alto,

poema

vergiliano

{Eli.
il

I.

3),

il

Tasso ha

sostituito,

malamente conciandolo,
Fece
col

verso dantesco
la

senno assai e con

spada,
(7)1/.

XVI.

a9)

che dice meglio e

di

pi.
alla

Per r invocazione
d'

Musa

e per la

Musa, non

fa

uopo

di uscire dalle stesse fonti.

Di invocazioni somidi Vergilio e degli

glianti

son pieni

poemi

di

Omero,

altri poeti epici, quindi nessuna novit: un po' dovrebbe

trovarsene nella
le interpretazioni

Musa che
datele

il

Tasso invoca, ma, malgrado


tutti
i

da

commentatori della
sa
e
la

Gerusalemme, essa non

che

la

Mou^a

di

Omero

e di Virgilio, che gli scrittori della


della

nuova religione
i

han ricoperto

maschera
le

cristiana. Il

Tasso posto tra


fede,

canoni aristotelici e

esigenze della

nuova

pur

volendo nulla omettere nel suo poema che fosse, quanto


al

meccanismo, negli

altri

poemi,

si

decise

ad adottare

(i;

Cfr.

anche Odissea

I 4:

izoXkk TzkBV x.yBOi.


pagane un

divinit
(i)

r artifizio gi adoperato da Dante, di dare alle


significato cristiano,
le

Ma lo

fece a malincuore,

come
gli

lo

mostrano
l'

sue lettere. D.

Nicol

degli

Oddi
l'esi-

rimprovera

introduzione di Urania (colla quale egli


del Tasso) nel

identificava la

Musa

poema
si

nega

stenza del suono in paradiso, ed egli

scalmana a provare

che

il

suono
Tullio,
1

v' , e

che

lo

affermano Pitagora, Platone,


poeti e
filosofi

Marco
{Lctt.

Dante ed

altri

teologi.
le

549).

Ma
fallo,

se in cielo

egli dice -- vi sono

musiche proporzioni, conviene che


vi

vi siano le

muse;

ma
e

sono senza

perch

il

mondo

tutto

composto

con musica armonia, come dimostra Platone nel Timeo


Plotino
{^Lett.

e gli altri

che

di

questa materia hanno filosofato.

ciL).
i

Curiosa questa e parecchie altre questioni ove


e
i

filosofi

poeti del paganesimo sono chiamati a risolvere, con

r autorit delle loro opinioni, difficolt

riguardanti
!

una

fede non mai da essi sognata, nonch conosciuta

Ma
?

che non stringe


dire che
il

il

bisogno

di

rispondere

ai

pedanti

E
lo

Tasso poteva

trarsi d' impiccio

invocando

Spirito Santo,

come aveva
poemi

fatto

il

Vida

nella Christiados:
e

ma

v'

erano

epici, v' era Aristotele,

v'era lo

stesso Trissino che lo tiravano per lo leniho; ed egli


resistere ed

non seppe
pagana,
pia.
al
si
il

ha richiamato

sulla scena la

]Musa

adornandola del candido ammanto della vergine

Questa censura, che


Tasso
in quel

Don

Nicol
e

ed

altri

fecero

tempo, non nacque

mor

allora,

limit air osservazione di D. Nicol. Silvio Antoniano,

(1) Il

primo a seguire
ix

1"

fsenipio di Diuito In

il

Boccaccio

clie

uv\\'

Amtln.
al
dttl

introduce

rappresontfire le te,Ut virt teologali, netta ninfe


il

consacrate

culto di Venere. Egli deriv

concetto ioudaineutiile di quest' allegori


rirlk rrfinfi/t

luogo del Purgatorio ove


di Beatrice

le rpinltro

danzano intorno
di Lete.

al

carro

ed accolgono Dante

piii-itcnto nel!'

a<'<iiiii

Vedi

pure

del

Boccaccio rn Uclogn

latiiu^.

rigido revisore della Genisalemvip, molto

tempo prima

che questa fosse pubblicata, censurava gi non solo alcune


stanze che egli reputava lascive ed alcuni versi che potevano

offendere la castit di alcuni pii religiosi,


incanti e
il

ma anche

gli

meraviglioso, di guisa che

il

Tasso dovette

acconciarsi a far promessa di togliere molte invenzioni,

alcune delle quali infatti non

si

leggono pi nel poema;


che

ed a scusare

l'

introduzione di queg-li incanti


le

poco

garbavano
quali

al

pudico reverendo, col citare

Cronache

che ne porgevano alcun seme, e con altre ragioni, delle

mi giova riportarne alcuna.

Io stimo,

egli dice
degli uomini
de' gentili;

che in un

poema
1'

eroico sia necessarissimo quel mirabile


dell' azioni e la possibilit

che eccede

uso

o sia egli effetto degli dei, com' ne'

poemi

o degli angioli, o vero dei diavoli e de'


in tutte le

maghi, com'

moderne

poesie.
e tale

questa differenza del mirabile


diverse
varii e si

mi pare essenziale,
specie di poesie;

che possa constituire


la

ma

acciai entalissima,

qual

si

debba variare secondo


poema, anzi assai

la

mutazione della religione e de'

costumi. Basta a me, che V Odissea, non

meno che

il

mio
che

pi, sia ripiena di questi miracoli

Orazio chiama speciosa miracida; perch se volse


seguir r uso de' suoi tempi,
a

Omero
il

me

giova

di

seguir

costume
perci

de' miei, in quelle

cose per sovra le quali ha

imperio l'uso

{Leti. 60).
il

E mi

pare che egli abbia ragione,


il

non so scusare
(2)

biasimo che

Voltaire

(i)

il

Boileau
Il

muovono

alla

macchina

della
il

Gerusalemme.

Tasso, nel porsi a scrivere

suo

poema, ebbe
del genere,

r occhio,

come afferma
ai

egli stesso, ai

poemi

ma pi che
al

poemi,

ai

precetti dei retori, che

abbondavano

tempo

suo, e specialmente a quelli di Aristotele; {Letf.cii.)

(1)

Esai

iiiv le

2iome epiqie
-

II.

Ci)

Art. Poetiqnc

Chant

III.

Vedi imie Satira IX.

6
quindi non era
di nuovo.
facil

cosa porre tutto in oblio e inventare


e apprese gli
si

Le cose vedute
si

affollavano da

ogni parte alla mente, e

mescolavano

alle

sue concezioni,
esse

n era

in poter

sud

1'

allontanarle,

perch

hanno,
le

com' noto, un forte predominio


s'

sull'

imaginazione e

impongono.

Il

pregiudizio poi che una data cosa non

possa stare che in quel


consacrato
dall'

modo universalmente

accettato e

autorit dell' ingegno, toglie al poeta e a


libert,

r artefice quella

che hanno intera, quando operano


il

senza un esempio
la loro fantasia.

seguono soltanto
nell'arte quello

loro

genio

Accade

che nelle istituzioni,

nelle

costumanze

e nelle

umane
e

credenze, in cui le innoe

vazioni avvengono
parziali, e, se

tardi

lentamente

sono

sempre

alcuno s'attenta di fare cosa nuova, corre

rischio di essere,

come

Socrate, dannato a ber la cicuta.

Nel caso nostro, chi mai poteva ammettere un poema


epico senza
il

meraviglioso? nessuno.
trarlo

Ma
lo

donde

dunque

Omero
tutti

senza

sforzo,

trov neir Olimpo, nel

quale

credevano,

lo

trasport nel suo poema; i successori, non sapendo attingere

ad

altra fonte,

non fecero che riprodurlo


i

e continuarono

a fare intervenire
i

numi

nelle

umane

faccende, anche se

tempi a cui appartevano non bruciavano

pi
le

incensi

alle

vaghe

divinit dell'

Olimpo

di guisa

che

meraviglie

della

macchina omerica finirono con stancare. Riprodurle


civilt e

ancora in un poema appartenente a una nuova


a una religione nuova

sarebbe

stato

un

far

sorridere
il

malignamente
ed
aridi

il

lettore,

come

sorride,

leggendo

poema

del Trissino, per quegli angeli col loro

nome

alla greca,

come

la fantasia del loro creatore.

Gli scrittori di romanzi ricorsero

alla

magia

fu

saggezza, perch alla magia


atta a colpire
l'

si

prestava fede e perci era

imaginazione degli uditori. Pertanto ad


trattare
il

un poeta che volesse

genere epico non rimaneva

per

il

meraviglioso

che

rivolgersi a questi

due mezzi
poteva; o

assai sfruttati, o farne a

meno;

il

che non
dirsi,

si

inventare di nuovo; cosa facile a


sibile

ma

quasi impos-

farsi.

Dunque
la

o la macchina omerica in veste cristiana, o


fatto

magia. La prima era troppo vecchia ed aveva

mala prova ultimamente col Trissino; non restava dunque


che
la

seconda, che era ancora in voga, e nella quale


al

si

aveva alcuna fede anche


ad attestarlo
secolo e
i i

tempo

del Tasso,

come stanno
fatti in

molti processi di stregoneria


si

quel
di-

tempi moderni, in cui non

riusciti a

struggere questa superstiziosa credenza,

perch essa ha
un' educazione

fondamento
raffinata
affatto.

nello

spirito

umano

solo

pu alquanto
ci,

intiepidirla,

ma non
il

distruggerla

Malgrado
parole stesse
delle Crociate,

il

Michaud
si

(i)

Ginguen

(2),

colle

dell' illustre storico,

osservano che,
la

al

tempo

non

conosceva

magia.

Non
il

a dire

quanto questa osservazione pecchi


se
i

di leggerezza.

Anche
tutti
i

documenti che possediamo non mostrassero


la

contrario,

basterebbe esaminare

produzione letteraria di

tempi e
poi
si

di tutti

luoghi, per sincerarsene. Nel

Medio Evo
in

pu

dire che la

magia abbia un
d'

culto.

Chi non sa

quel periodo tempestoso e

ignoranza presso che assoluta,

quanto potere avessero

la

paura

ed

il

miracolo

il

Medio Evo che ha creato quelle grottesche


nelle vite dei santi;
la
il

fantasie dis-

seminate nei poemi di ventura, nei racconti, nelle novelle,

numerosa falange

dei

Medio Evo che ha inventato demoni dagli aspetti pi orrendi


dell' inferno;

e pi ributtanti e le imagini tenebrose lo stesso

ed

Medio Evo, misterioso

credulo

che

ha

(1)

Hisloire des Croisades. Livr. V.

(2)

Storia della Leileratura Italiana Paitt-

li,

Cap.

XV

verso la

tue.

convertito in un

mago

il

mite cantore del romano impero


il

e dei suoi Cesari divinizzati;

saggio

duca

del

poeta

fiorentino, di lui, che, nel suo Inferno,


orribile le affannanti

deforma nel modo pi


a

parvenze dei maghi e degl'indovini.


si

d' altra parte,

non

dovr prestar fede


?

quanto
le

il

poeta dichiara nella lettera da noi citata


parole
:

Ecco
io

sue

<

Negl' incanti e nelle


le

meraviglie

dico

non
dalle

molte cose
Istorie,

quali

non

mi siano somministrate
ne
sia

o almeno non

me

porto alcun seme, che

sparso poi nei campi della poesia produce quegli alberi

che ad alcuno paiono


dell'

mostruosi

perch

1'

apparizione
e
il

anime beate,

la

tempesta mossa da'

demoni,

fonte che sana le piaghe, sono cose interamente trasportate


dall' istoria;
s

come

1'

incanto delle miacchine


dalla

si

pu dire
Procoldo

che prenda

la

sua origine
,

relazione
e'

di

conte di Rochese

ove

si

legge

alcune

tarono

le

macchine
si

de' fedeli, etc. > {I.ett. 60).

maghe incanMi pare

del resto che

possa perdonare a questa magia, se dessa


s

ha potuto darci quella maga Armida.

bella

ed immortale, che

tanto basti per questa questione che

non ha poi
Gerusalemme

sollevato tante ire quanto altre, alle quali la

ha dato luogo, e i cui prodotti mirabili, raccolti in cinque grossi volumi dal paziente Resini, stanno a provare
quanto mai possa
al pregiudizio.

la pedanteria, unita

alla

malignit ed

Ritornando ora
che
il

al

compito nostro,
che
sua

conviene notare
fu l'Alighieri,

primo a

santificare proprio la
(I.

Musa,

nel Purgatorio

8);

della

invocazione
(i).

ad

Apollo rimane qualche traccia in quella del Tasso

(1)

Cft:

Par:
Oer:

Entra nel petto mio

e pira tue. (v. 19)

Tu

spira al petto

mio

celesti ardori.


Gesualdo

La Vergine poi^ era stata invocata altra volta come Musa dal nostro, nella canzone in lode di D. Carlo
:

Musa, tu che dal

cielo

il

nome prendi

corone hai lass di


sol di

stelle e d' oro,

Non

verde alloro
la

Cingi in Parnaso

serena fronto

e,

prima ancora

di lui, dal Petrarca, quasi nello stesso

modo:

Vergine
Coronata

bella,
di

che di

sol

vestita

stelle

{Vant. Vili)

basta

dell'

invocazione, che del resto assai bella,

specialmente accompagnata alla graziosa similitudine derivata da Lucrezio {D. R.

N, L

295) e pi volte adoperata

da Bernardo Tasso

(i).

La dedica Fin dal tempo


in

(st.

4-5)

non

del pari e

un

fatto
gli

nuovo.
scrittori

di
i

Augusto

prima ancora,

generale ed

poeti in particolare, solevano


le

dedicare

ad un amico o ad un mecenate

opere loro. Cosi Catullo


il

consacra all'amico Cornelio Nipote

suo

iiovitm libcllum
allo

Orazio

le

sue Odi a Mecenate;


e,

Vergilio

stesso

le

Georgiche,

passando dalla letteratura latina


e

all'

italiana,
ai

Agnolo Poliziano
tettori le

Lodovico Ariosto dedicano


il

pro-

maggiori loro opere. Che

Tasso abbia quindi

anche

iii

questa parte seguito l'esempio, un fatto certo;

com' pure indubitabile che ebbe presente e largamente


imit la dedica che
il

Poliziano
(2)

fa

delle

sue Stanze a

Lorenzo

il

Magnifico.

Non

ci

fermeremo ora a con-

frontare ed esaminare le due dediche, per

amore

di brevit;

Vedi ad es. Amadigi, LI, 1. Questa foute stata uotata la prima voltii da Pio Ra.jna. V Orlando Furioso - Sansoni, Firenze, 1876. pag. 61.
:

(1)
(2

Fonti

del-

IO

qui
sotto
se-

s'accontenti

il

lettore

dei

riscontri che

gniamo,

(i).

Nella stanza quinta un accenno a una nuova crociata


gi prima invocata dal Petrarca
(2)

da molti autori di
di alcuni versi

poemi romanzeschi

(3);

una traduzione

di Vergilio nella dedica delle Georgiche

{l.

24-28 e 41-42);

indi incomincia la narrazione.


Il

Vivaldi

(4)

a questo punto osserva che


narrazione
dall'

l'

idea di

dar principio

alla

arrivo

dei

crociati a
di

Gerusalemme, invece che


r Eremita;
che
i

dalla

predicazione
al

Pietro

pu

essere

venuta

Tasso

dalle

censure

contemporanei fecero a Pietro Angelio da Barga,

(1)

Cfi" Poi. St. I

4.

tu,

ben nato Laur, sotto


si

il

cui velo

Firenze lieta iu pace

riposa.
il

Gev;

st.

4:

Tu,

magnanimo

Alfonso,

qual ritogli

Al furor di fortuna e guidi in porto

Me, peregrino errante


SI.
ibiil:

Accogli a

1' ombra del tuo santo stelo La voce umil tremante e paurosa

Ger.

Queste mie carte in

lieta fronte accogli.

sebbene questi due versi ricordino anche

quelli di

Ovidio (Fasti,

I,

3 e

6):

Uxcipe pacalo. Caesar Germanice, vultn

Hoc opus
Hiiic libi devoto

numine

dcxier ade.
si

Gli ultimi versi della

stanza
:

della Gerns.

ricollegano poi con

1'

ottava

seguente del Poliziano

Deb
Ger.

sar mai clic con

piii alte

note

Se non contrasti al mio voler fortuna

Forse un d

fia

che la presaga penna


eli'

Osi scriver di te quel

or n' accenna
I'

questo punto cessa


st. 6. a

l'

imitazione, seuonch

" alta impresa

,,

del

primo

Tasso aveva intenzione di continuare ancora (Cfr. Ger. st. C). Le somiglianze che il Vivaldi (Sulle Fonti della G. L. voi. 1. pag. il) trova colla dedica del Furioso sono poco evidenti, e, in tal caso, bisogna ricordarsi che dipendono tutte due dalla stessa fonte.
verso della
del Poliziano, ci avverte che
il

(2)
(3)

Trionfo Fama,

II. 142.

Vedi: Dolce. Viaggio di Carlo


75;

Furioso XVII,
(4)

Giraldi, JSrcole,

Magno in /spagna; Morganle XXV, XXVI. 108. etc.

98;

Op.

eit.

voi. I.

pag. 26-28 e

31.


autore di

II

latini,

un poema

in

versi
il

intitolato Siriade,

perch aveva cominciato


venimenti.
seguito

racconto fino dai

primi av-

Pu

darsi,

invece

ma Omero e

io

credo che
altri

il

Tasso

abbia
il

gli

migliori,

nonch

precetto Oraziano, che prescrive al narratore


subito

di entrar
il

in medias res .

Ed

ora, trascurando

breve

riepilogo delle cose operate dai Franchi prima di giungere

a Gerusalemme

(st.

6),

passiamo a considerare
pi
sincera
del

il

Padre
s'

Eterno, che

dalla parte

cielo
sensi,

affisa

sui principi cristiani e

ne scruta gl'intimi
st.
(i),

(st. 7-8).

Tranne
V Eneide

primi versi della

7,
il

che

derivano

da

Omero, da Virgilio e da Dante


(I.

resto tolto aX-

zzyzib). Gabriele che


(

per
st.

ordine
11
),

di

Dio

scende in terra a trovar Goffredo

evidente-

mente

il

sollecito figlio di

Maia

in veste candida.

Anche

questo per comando di Giove vien sulla terra per trovare

Enea

e
volai.. ...per

aera

majnum
astitit oris.

remigio alarum ac Libyae citus

(Ea.

1.

300).

Ma

messer Torquato ebbe anche presente per questo


pure
descritto
il

luogo, r Italia Liberata, nella quale

Padre Eterno che


r angelo
(I.

dall'alto

riguarda
1'

gli

uomini e manda
Giustiniano

Onerio

trovare

imperatore

15-55) (2).

Lo scopo
differente

del viaggio dell'angelo Onerio


di Gabriele,

non

affatto

da quello

da che pur
perche

egli

ha da

affrettare la partenza dell' esercito,


il

tempo giunto
la

Di por

beila

Ausonia

in libertade

(1)

Cfr. Ger.

st. 7.

v. 4

Farad. VIII-l:iO; vors.


Mayiabec.

-C

Iliad.

V 111-15-16

ed

Eneid. VI-577.
(2)

Notato ancba

dall'/nrf.

12

(1).

come
Di liberar Gerusalem soggetta.
Il

viaggio

dell'

angelo e
Eneide,
e,

la

sua ambasciata

(st.

13-17),

derivano per
di

dall'

precisamente dalla discesa


di affrettar la

Mercurio per ordinare ad Enea


sorpresa di Goffredo per
i

partenza

e di
la

abbandonare Didone (IV-238-278); donde deriva pure


il

messaggio

(st,

18),

e la

prontezza con cui raduna


loc.
cit.

compagni per

partire

[En.

280 segg.).

spondente neir
che manca

Ha la stessa origine la Italia; ma vi si trova una


Eneide, e cio
il

scena corriparticolarit

nell'

discorso che Giustiniano

fa ai soldati,

che ha una relazione evidente


ai suoi (st.

con quello
Gli argo-

che Goffredo pronuncia

19-28)

(2).

menti

dell'

orazione di

Pietro
*

1'

Eremita, che con frase

trissiniana chiamato

autor del gran passaggio


di
;

non
la

sono che una parafrasi delle parole


de' principi
st.

Nestore nel consesso

Achei
si

(//.

II

204-206)
delle

notando per che


de'

30 in cui

fa

cenno

discordie

duci

ha

fondamento
tra
i

nelle cronache,

ove queste discordie, avvenute

capi,

sono ampiamente narrate.


(st.

L'elezione di Goffredo a capo dell'esercito


,

33-34),

per confessione stessa del poeta {Lett.

]),

fatta

ad

imitazione di quella di Senofonte nelV Anaasi {HI.

I. 15).

Questa elezione, punto


temente richiesta

d'

accordo con

la storia, eviden-

dall'arte e dalla realt,

che in un'impresa

(1) Il

stesso

Padre Eterno modo:

iii

tutti

due

luoglii rivolge all'angelo la

parola nello

Jlal. vera. 50:


,,

Va

trova

quel famoso; Ger: Gottredo trova...

,,

54:

Digli per

nome

mio;

,.

in

mio nome

di' lui

,,

,,

69: Si

vesti della canuta imago;

,.

Ali bianche vesti...

Questo luogo
(2)

pure segnato

nell'

Indice Magliabee.

Cfr. Ital. V. 306-307:

Ma
Il

quello nulla iutn clie non s'acquista


il

nostro vero seggio e


il

nostro capo...

Ger.

Dunque

fatto sinora al rischio poco.


di molti

13

hanno sempre un proil

rende necessario un capo che diriga e comandi;


tutti
i

nonch da
tagonista.

poemi
ci

epici che

Ma

il

Vivaldi, dopo aver detto che

Tasso

stato indotto

da ragioni

artistiche

soggiunge
giudichi

che potette anche andarvi


:

(sic) dalla

Storta della Guerra

Troiana di Ditti Cretese


lettore.

se ci sia

vero

il

Volgendo ora
che
i

indietro lo sguardo

ci

dato di notare
lo

primi avvenimenti nella

Gerusalemme, seguono
il

stesso ordine che

nell' Italia;

quale

ordine
in

punto turbato dalla rassegna che ha luogo


i

non ambedue
capo,
il

poemi immediatamente dopo T elezione


al

del
II

giorno buccessivo,

sorger del sole

{Ttal.

i6 segg.);

n dagli eventi che seguono, come faremo notare a suo luogo. Fermiamoci ora alla rassegna (st. 35-65).

Non dobbiamo

durar molta fatica a trovar


offre

esempi.
veoiv

Cominciando da Omero, egli ci un saggio invero troppo arido,


modello agli
altri poeti.

nel xa.rXoyoc,

ma

che
si

ha

servito

di

Non tutti per

sono abbandonati

ad un' imitazione pedissequa, come Gian Giorgio; si sono almeno studiati di temperare la noia che ingenera questa
parte
del

poema

epico

apportandovi
s

la

variet

la

ricchezza della rf<%offxo-<a,

da farne
di questi

una descrizione
felici

piena di vita e d'interesse.


Vergilio,
al

Uno

riformatori
il

quale ha specialmente ricorso


dei popoli
latini
{Er/.

nostro.
e

La grande rassegna
163 segg.)
il

VII 817;
la

modello su cui
alla

condotta

rassegna

dei crociati. All' invocazione

Musa

per sostituita

quella alla

mente che era


al fonte,

stata efficacemente chiamata in

aiuto dall' AUghieri


di
(v.

{In/. II. 8); la

digressione sull'avventura
di

Tancredi

corrisponde alla Storia


di

Virbio
nel

761-782), che

ha riscontro con quella


(II

a^cv/x^,

catalogo

dell' Iliade

595).

La materia per

la

rassegna

in molta parte tolta dalle cronache e specialmente da


il

14

da
fonti

quella di Guglielmo di Tiro, della quale ebbe certo presente

catalogo del libro


(i).

II:

il

rimanente proviene

dsparatissime

Le cronache non possono per


Tancredi, per la quale
ci

darci

1'

avventura d
al

bisogna correre dalla storia

romanzo.
{Inn.
I.

Una somigliante
37); un' altra

ce n'offre Matteo Maria Boiardo

III.

Messer Lodovico
a
prestito

(/^?^r. I.

13-17),

che r ha evidentemente tolta

dal

Conte

di

Scandiano. Osserviamo quest' ultima, perch pi opportuna.

Ferra, spinto
riposo,
s'

dall'

arsura estiva e

dal

bisogno

di

allontana dal
l'

campo

giunge
capita

una

riviera,

dove, per

elmo che

gli

caduto nel fiume, costretto

a far dimora. Allo stesso luogo


inseguita da Rinaldo, contro cui

pure

Angelica,

Ferra combatte

per

amore

della bella donna,


Il

che

fugge

mentre ferve pi

accanita la lotta.

nostro non ha fatto che rendere pi

semplice

la

scena,

rimovendo Rinaldo

il

duello,

sostituendo a Ferra, Tancredi, che non conosce ancora

Clorinda e se ne innamora appena


traccia dell' imitazione nel verso

la

vede. Resta qualche

Tutta, fuor che Li fronte

armata apparse

che risponde perfettamente a questo del Furioso:


Era fuorch
la testa tutto

armato
{Fur.
I 26) (2)

(1)

Guglielmo Tiiio
Storia

Istoria Belli Sacri


Principi iV Este,
52) di

vcrissinui (nella raccolta di Bougars,

Hannoviae apud sedes Ioan.


St. 4!. dalla
di:

Aiihiit^. 1(511) libro II


(libr. I)

capo

I. 13,

15,16,17,22,23.
st.

di G.

B.

Pigna;

45 dai

Gesta Tancrcdis (cap.

Kanl de Caeu (Muratori. Annali. V.

III).

Vedi Son:

pure Tasso Lett.

6(\

(2) Vedi pure: st. 48 v. Di peneieriT pensier...

1-4

Ovid. Mei.

v. 490-91; st.

46

Petrarc.


Il

15

tutti
i

Vivaldi cita a questo proposito


(i),

luoghi che

riportiamo nella nota


presenti al Tasso.

e che, a suo avviso, furono tutti


egli

Pu

darsi;

aveva una memoria

tenacissima

(2),

ma
i

se era capace di ricordare per ogni


il

invenzione tutti

luoghi che
di

Vivaldi riporta, bisogna

convenire che quella

Pico una fama scroccata.


le

Passate in bell'ordine
delle

squadre, con la compostezza


(//

greche dinanzi ad Agamennone


consiglio
i

IV

419. segg.),

Goffredo chiama a

duci e loro

ingiunge di
(st. 65).

tenersi pronti per la partenza,

il

giorno successivo

Quest'ordine
ratore,

neW Italia
il

impartito a Belisario dall'Impe affidato l'ufficio d'in-

mentre a l'angiol Palladio


i

coraggiare

soldati;

che, con pi convenienza, fa Gof(st.

fredo stesso nella Gertsalcmine

66).

L'imitazione mi

sembra che continui ancora


principe dei Danesi
tore Giustiniano

col

messaggero Enrico, che


la

Goffredo invia in Grecia per sollecitare


(st.

venuta

di
l'

Sveno,

68-70);

giacch anche
il

impera-

manda

in Italia

re

d'arme Tarflogo
{Ital. II 225).

a intimar guerra

ai Goti, residenti

Ravenna

Egli solca

il

mare con un
<

bel

'^

grippetto

che

fa per-

fetto riscontro alla

saettia

che trasporta Enrico in


l'invio del

Grecia.

da notare soltanto che neW Italia


posteriore.

mes-

saggero anteriore all'ordine della partenza

dell'esercito,
il

mentre nella Gerisalennie

Anche

tumulto
71-73),

che accompagna l'esercito crociato nel dipartirsi

(st.

un' eco delle festose grida che echeggiano in Costanti-

nopoli nel muoversi

dell'

armata

di Belisario, alla stessa

ora

{Ital.

III).

(3).

(1)

Dolce, Prhnacone

I 24:

Dolce,

Prime Imprese

di

Orlando XVII
37;

:^!

Folengo, Orlandino

I 56-57;
19;

Aviadigi di Gaula (VII, LI; Vili

LXII

39-40)

Morganie,

XVI

i, 18,

Brusantiui, Angelica

Innamorata

li 12-13;

Orlando

Innamorato
(2)
(3)

III, v. 50 e v. 6 segg.

Vedi Seiassi. Vita di

T.

T. voi.

I.

pag. 249.

Ebbe anche

i)reseute por questo luogo

V Eneide. (VII

525-527j.


rosissima

i6

vSpettano per alla cronaca di Guglielmo e la notizia

dell'approssimarsi del re d'Egitto, con una armata pode(st

66-67)
di cui
il

(0; 6 l'accenno a Sveno, principe de'

Dani

(st.

68),

parleremo pi innanzi

(2).

La

stessa

origine ha quanto
(st.

poeta racconta del greco imperatore


l'

69-79)

(3)

nonch
il

intenzione

del

re

di Trpoli di
(4).

ritardare la marcia, e

Per

la

fama

(st.

81)

per

contenuto delle stanze 77-79 il poeta ebbe presente la

fa-

mosa

descrizione di Vergilio [En.


i

IV

173,

segg.
(5).

alla

quale somigliano

luoghi segnati nella nota


di

Aladino,

il

re

Gerusalemme,
franco
se

intanto

inquieto

per l'appressarsi

dell' esercito

e minaccia di fare
i

orrendo scempio dei


liberatori nella loro

cristiani,

mai aiutino
81-90).
(II
i

venturi

impresa
s occorso
(6),

(st.

InquestCLjranij-2),

gente viene in suo


capace,
la

Ismeno

un mago
;

come Moeris
Tessala
(7),

di far resuscitare

morti

come
che

maga

tremare perfino
e gli altri

gli Dei, e tutto

sanno

far

Medea
e
i

(8)

maghi
e fu

in generale.

Egli per

or

Macone adora
riti,

cristiano

>

non

pu obliare
fonde
le

primi

anzi in uso

empio
;

e profano con-

due leggi che mal conosce


le

ci

perch cosi

prescrivevano

leggi della magia,


di coltivarla,

che non permette-

vano a

chicchessia
la

se

prima non aveva


la

rinnegato

propria
(9)

fede
I

non

offendeva

dopo

averla rinnegata.
Gugl.
id.

commentatori della Gerusalcninc

(1)

(li

Tiro VII
i<l.

20. 20.

(2)
(3i

IV
VII
137;

id. id.

id.

VJI.
21.

(4)
I."))

id.

Ovid. J/e^

IX
-

Flar. Ary.
12(5:

II.

85;

Bolognetti. Coslanlc VII


Vivalrli

Ainiirir/i

Vedi ]mrc Boccsiceio. Ttscide II 21 e XIII 7: Furioso XIII 9R: XXII a' ctc.

Anche
ffit

Op.

ci/.

Vir<i. J-k.

VIII

9-8.

(7i i8)

Lucano, Phars. VI
Ovid. Mei. VII

27,

9.(-'^^.

1.^9-209 e

Apollonio

Anj.

II.

i9)

Vedi. Io. Laurpntii Ananiac,

De Naliira

Daemoiiiuit

Lib.

Apud

Aldiina. 1589).


per

17

il

affermano che

il

Tasso^ia^ derivato
fu possibile
(i),

ritratto

di

Ismeno da quello che di Giuliano l'Apostata, fa Gregorio


^azianzeno.
al

me non

di

trovare
si

il

passo

quale essi alludono

ma parmi

che non

debba
il

prestar fede alla loro aifermazione. Io credo che


si

Tasso

sia attenuto ai precetti di

magia che

allora correvano nei

stampati, ed ai tanti ese mpi di

maghi che trovansi


Civitatc Dei, di
vS.

poemi romanzeschi ed
stino, e nella

in

qu asi

tutte le opere dei dottori

della chiesa, specialmente nel

De
i

Agodalle

Suima Theologica, di S.

Tommaso;
tutti

quali opere

si

apprende che
e che

maghi sono

rinnegati
il

e professano un'altra fede. I.a

maga

poi che descrive

Brusantini

(2)

il

Vivaldi cita
sia
le

come

genitrice ideale
le

del nostro Ismeno,

mi pare

da escludere. Essa ha

somiglianze che hanno tutte

maghe

e tutti
tutti

maghi

in
)

qualunque descrizione, perch derivano


muni.

da fonti cosuo

Ismeno dunque
potere,
e,
,

offre in aiuto

ad Aladino tutto

il

perch egli non abbia a prenderlo per un imcomincia


in

postore

col

proporgli
cristiano,

di

rapire
riporla

un'

immasua

gine, oh'

un tempio

e
la

nella

moschea
sto
il

(st.

3-6).

Aladino accoglie

proposta e da que-

momento Ismeno
si
;

al servizio del re.


dell'

Non

Aladino

primo che

vale

opera dei maghi, per riuscire

nei suoi intenti

anche Cesare, nella Farsaglia, non so con


al

quanta convenienza^ ricorre

loro potere, ed

ha da

di-

videre con essi la gloria dei suoi trionfi.

Non perdiamo

(li

Uu

passo

elle l'or.so

pu

('sscro (lucilo

cercato (lucsto
rifMq,

'O
xclt.

TTpcrog

'^a.Bovxo^yoaop st^^Xi-^sv
fj.xvs.iq

[metx.

^piarov

'X.piaTov

xa< ^ik tovto p.iGaxq ^piaTov, ri


fifXcv

h'

xvto

siscovTO,

xod Tcv ispcY

r$

Aaovs

S'Kj/ag

xvTiXxfcoy

Okazione
(2)

XXX

II 14

Anyelica Innamorala, IX.

37-38.

MuLfiNEDDU

Fonti della G. L.


intanto di vista
il

Ib

dell'

rapimento
il

immagine, che
164, segg.)
il

ci

ri-

chiama

alla

mente

ratto

del

Palladio, per
{II

opera di
(i).

Ulisse e di Diomede,

neW Eneide
mostrano

Le

circostanze

che accompagnano

rapimento e
Infatti

molte particolarit,

ne

la

relazione.

Ism eno^onsigljaLjdi
sar
al

rapire l'immagine perch, fintanto


l'

che sar custodita nella mosche a,


riparo
dagli oltraggi
dei

impero
nemici.

di

Aladino
cos

la

speranza dei Danai e


ladis auxilis
,

la fiducia nell' intrapresa


il

guerra,

Pal-

durarono sempre e solo

rapimento,

al dir in-

di Sinone, le distrusse.

Abbiamo

quindi una semplice


l'

versione di idee, giacch Aladino rapisce


ottenere quel che
fosse involato:
Il
i

immagine per
il

Greci avevano prima che


ancora.

Palladio

ma vediamo

rapitore della sacra

immagine

uno

a rapire

il

Palladio sono in due:

ma Ismeno pu
>.

esser

benissimo,

ed di
r
<

fatto, lo

<

scclerim invcntor Ulixes

ed Aladno

tolta
in

iifius...

Tydides

Di pi: l'immagine
coli'

tutti

due

luoghi da un tempio

uccisione dei custodi,


dello

due simulacri danno non dubbi segni


numi,
l'

sdegno

de'

uno

scuotendosi
il

tutto;

1'

altro

involandosi

dalla moschea. Dunque

ratto dell'immagine e

conforme

a quello del Palladio

(2);

ma
(

stato inutile farlo: l'imma-

gine sparisce dalla


questo

moschea
la

non
8
).

si

sa a chi imputare

secondo rapimento

st.

per
;

il

mezzo

escogitato
se

da Erode

strage
(st.

generale

ed

Aladino

ne vale senza indugio d origine


al

9-12).

Questa crudele dee

liberazione

tanto
,

famoso
per
il

malmenato
on-

episodio

di

Olindo e Sofronia

quale molto

Notato anello <lal Beui, da! Guastavini etc. Cfr. En. Caesis summae rnstodihns arcis Viryineas ausi dieuc figiern manibusquc crucntis
(,1)

(2)

Vovviincrc
vonliii.gcrc

sacrnin
viltas:

ef-

Gcr.

...

e iiiivereuti;

Il

casto simulacro imli raiiio.


deggi
il

19

poeta prima

di

risolversi

mantenerio nel

poema

(i).

Indaghiamo anzi
a introdurre
tutti

tutto quale ragione


l'

1'

abbia spinto
fra

cos

presto
,

episodio
storia
;

e a

scegliere,
.

gli

argomenti

una

d'

amore

Ilo

detto

quale ragione, e non a caso


sola,
il

poich a
1'

me

pare sia una

r esempio,

e,

precisamente,

esempio del Trissino,


partenza
dell' esercito,

quale,

immediatamente dopo
esito

la

colloca l'episodio di Giustino e Sofia, che ha,


di

come
III).

quello

Olindo e Sofronia, un

felice {Ital.

Ma

il

racconto di Gian Giorgio non neppure parente lontano


di quello di

Torquato, per

il

quale

ci

toccher di ricorrere
dai

a fonti disparatissime.

Cominciamo
(2)

nomi.
(3),

Io

sono

d'accordo col Veratti

e col

D'Ancona
di

nel ritenerli

derivati da Golindo e Sofronia, nell'episodio dj\X_Amadigi_


(LI)
;

tanto pi che
il

si

tratta

un luogo non molto


quelli poi

dissimile per
un' opera al

contenuto dal nostro ed appartenente ad

Tasso famigliarissima. Tutti

che

hanno studiato l'episodio


che

della Gcnisaleiiiic

convengono

neir opinione che sia stato al poeta ispirato da un racconto


si

legge nella cronaca dell'Arcivescovo di Tiro

(I. 5),

e che serve ad illustrare le condizioni dei cristiani, sotto


il

governo del
Narra
il

Califfo

Hequen.

{4)

cronista che un iniquo


i

perfido

pagano,

mosso da

insaziabile odio verso

cristiani,

per spingerli

(1) pa-,'.

Vedi. Tasso Leti.


272 e 27S, aot.
2.;

25. 81,

t.

61, 65. 70, 75, 82; Serassi.


1

ViUi di T. T. voi. I
piig. 70 iiot. 2,
li

Guasti, Ufslolario di T. T. toiu,

(2)

Dell' episodio di Olindo e Sofronia niojili Opuscoli KcIkos e Lotternri


1882.

Modena,
(.S)

IV XI,

215), e

Variet S(oric/ie

Leitcrarie. Serie I (Milano Treveg.

181(2).

(I)

Guastavini, Gentili, Beni; Veratti. Op.riI; D'Ancona. Op.cil.: Miclian<l,


I lib.
1:

Histoirc des Croisades. tom.

Franeeseo Colanrosso, Un rpisodio della Napoli 18811; Viceuzo Vivaldi. Studi Letterari (Napoli cav. Aut. iMorauo - l!;ilitore ISM e Salle Fonti della G. L.; Pietro Fraticelli, la Gerusalemme con note storiobe, al cauto II, etc.

Gerusalemme

(nel u" unico Na]>oli

Ischia


a morte,
gett

20

moschea un cane morto,


i

nell' atrio della


Il

ad insaputa

di tutti.

giorno seguente,
l'

fedeli

che

vi

andarono a pregare, trovando


presi
citt.

immondo
di

corpo,

furon
intera
fatto,
al

da grande sdegno e riempirono


Il

grida

l'

popolo accorso, venuto a conoscenza del


il

attribu ai cristiani

maleficio e ne

mosse lagnanza

governatore,

il

quale tosto decret che fosse espiato con


s'

la strage di tutti loro. I carnefici gi

apparecchiavano
per amore di
se

air esecuzione ed

cristiani a sopportare,
<

Ges

Cristo, la

morte, quando

ohtiilit
est,

adolescens
si
ita

pleiius spiritu, dicens :

Pcriculosiini

frafres,

perit omnis haec ecclesia. Expedit magis ut

imus moriatur
mihi,

pr populo

et

non

tota

gens pereat.

Concedite

ut

mei habeatis anmiani in benedictione memoriam,

et generi

meo honor

in perpetimui debitits

conservetnr

ego vero,
>.

auctore domino, hanc a vobis


accolsero con gioia
alla
i

stragem

depello

Tutti

detti del

giovane ed egli fu sacrificato


disposto ad introdurre

comune

salvezza.

Non
nel
d'

difficile
la

che

il

poeta,

poema, dopo

partenza
il

dell' esercito,

un episodio

amore, come aveva fatto

Trissino, sia stato colpito,

nel leggere la cronaca, dalla stranezza di questo racconto


e
in

specie

dal

giovane che
salvezza

si

offre

spontaneamente
tornandovi
poi

alla

morte, per la

comune;

spesso col pensiero sia venuto

man mano
si

modificandolo

e facendovi quelle aggiunte che meglio

convenivano

e che gli venivano suggerite dalle letture fatte preceden-

temente.
alterate,

certo che alcune circostanze del fatto, sebbene


nell' episodio.

entrano indubbiamente
e perfido, e
il

Infatti

un

pagano iniquo

che pu quindi

paragonarsi
l'ira e l'odio

ad Ismeno, chi getta


del popolo verso
all'
i

cane nella moschea;


fanno in

cristiani
la

qualche modo
si

riscontro

animo
i

di

Aladino;

condanna
si

riversa parimente

su tutti

fedeli,

ed uno

offre

ugualmente vittima della

21

comune

salvezza, nel

momento

istesso

che

la

strage

per cominciare. Chi poi compie questo mirabile sacrifizio

un giovinetto
il

plenus

spiritii,

che

diiferisce

da

Sofronia per

sesso solamente e corrisponde


esito quindi

evidenteil

mente ad Olindo. Io non


racconto della cronaca
tanto pi che

ad accogliere

come
d'

fonte principale dell'episodio,

mi trovo
i

accordo col poeta stesso


tre
canti, attinto
alle

che

dice di aver, per


dalla storia.

primi

largamente

Passiamo quindi
dalla

altre

particolarit e

cominciamo
di

specie
al

della
si

condanna.

Di uomini

donne condannate

rogo

parla in pi d'un luogo

(i),

ma

quello che pi soddisfa al caso nostro la novella

6,

giorna ta V, &e \^ Decaf?ie ronej^


Restituta, figlia d'

un gentiluomo

d' Ischia

ed amante
sulla

riamata di Giovanni da Precida, uscita a


spiaggia del mare, rapita
e data in

diporto

da alcuni giovani
Sicilia,
il

siciliani

dono
servi.

al re

Federico di
1'

quale,

non
di

potendo per allora servirsene,


due suoi

affida

alla

custodia

Giovanni intanto, avuta notizia del


si

rapi-

mento

della sua bella,

mette sulle sue traccie

e,

trovatala,

s'accorda con essa e riesce a penetrare nel

suo

appar-

tamento.

Il

giuoco dura pi giorni,


i

ma

alla fine scoperto


al

dal re Federico, e

due amanti sono condannati

rogo.

Vengono
fitto

collocati sur
<
*;

una pira
1'

e legati ad

un palo, con>
.

nel mezzo,

colle reni

uno

all'altro volte
colle

due
>/

giovani stanno
e

vergognandosi forte,

teste

basse

piangendo

il

loro infortunio,
l'

quando giunge
Egli
si

sul

luogo

del supplizio

Ruggier de

Oria, ammiraglio del re, che


fa a

ha gi avuto notizia del

fatto.

domandare

(1) Vedi Dolce. Prime imprese d'Orlando, 1 67 scgg; Morgante, XI 98; XII 23-21; XVIII 53 segg.; Angelica Imi. XXVII SI? segg.; Amadigi, IV 3, LXI 66; Ori. Jnn. Acliilc Tazio, Amori di I, XXI V2; Furioso, XXV, 7 segg.; XXIII 52 segg.;

Lencippe
Op.
cit.

e Clitofonte, eto.

Questi luoghi sono pure stati uotati dal Vivaldi,

voi. I i)ag. 64.


al

22

dannato a tanta
che
io

giovine, chi egli sia e per qual fallo

pena; e questi risponde:

Io veggio

debbo

tostamente morire; voglio adunque di grazia, che come


io

sono con questa giovine,

la

quale ho pi che la mia


lei

vita

amata

et ella

me, colle reni a


visi

voltate et ella a
(st.

me, che noi siamo coi


acci che

l'uno a l'altro rivolti


il

35),

morendo
>
.

io,

v^edendo

suo

viso

ne

possa
di

andar consolato
questi n' tanto

L'

ammiraglio invece,

promette

salvare entrambi, ed infatti, narrata al re la loro storia,

commosso che ordina prontamente


li

di

scioglierli e poi, colmatili di doni,

sposa.

(1)

In molta parte conforme


cofiore, nel J^tlocolo_^yT)_{z),

il

racconto di Florioe Bianvi

senonche

sono particolarit

che non mancano nella novella,

ma hanno

minore relazione
dell'

con

altre dell' episodio. Biancofiore in potere

am-

miraglio d'Alessandria; Florio, nascosto in una cesta di


rose, riesce a penetrare nel palazzo di
la
<

lui

a trovare
al

sua

amante. Sono

sorpresi
col

condannati

fuoco.
,

Piangeva

Biancofiore

suo

amante
il

legata
dolore,

ma
e col

Florio con forte


viso
il

animo serr

nel cuore

non mutato n bagnato da alcuna sua lagrima sostenne disonesto assalto della fortuna. Ma subito dopo incoi

minciano

lamenti, a cui succedono quelli di Biancofiore.

Arde
non

intanto la pira,
li

ma

il

fuoco, in grazia
Florio,
lui,

di

Venere,

offende; sicch gli amici di


di Ascalione,

avvertiti

da
di

un sogno

maestro

di

han tempo
di

venire in soccorso, guidati da

un giovane

meravi-

vigliosa bellezza e grandezza e robusto e fiero nell'aspetto,

armato sopra un cavallo


samente
e

che apparisce loro improvvi-

che

il

Dio Marte.

(1)
(2)

Gunstaviui. Beni.

Geiilili, etr.

Notato prima dal Gustavini, poi dal Valry,

Voyayt cn

Italie.


Le
grandi e
infinite,

^3

sono
il

differenze tra questo racconto e l'episodio

ma

Florio che serra nel petto


il

dolore

e senza lagrime sostiene

disonesto assalto della fortuna

rispecchia evidentemente Sofronia, che

Si tace e in lei

non

sbigottito
il

Ma

pur commosso alquanto

petto forte

(st.

2G) (1).

Nell'uno e

nell* altro

racconto poi

primi a lamentarsi

della propria sorte e di quella dell'amata

sono

giovani;

senonch nel Filocolo


nel nostro episodio
si

lamenti non terminano pi, mentre


limitano a tre stanze,
l'

nell'

ultima

delle quali si contiene

ammonimento

di Sofronia,

che

risponderebbe

alle

lamentazioni di Biancofiore, beninteso

nel senso dell'ordine. Nella novella Restituta tace; parla


solo Gianni per rispondere alle

domande

del cavaliere e

per invocare

la

soddisfazione del desiderio che ha pure

Olindo e che racchiuso nei versi 3-4 della stanza 35:


S'

impetrer che giunto seno a seno

L'

anima mia

nella tua bocca io spiri.

La

risoluzione dell' episodio pi probabilmente deriva


s

dalla conclusione della novella,

perch un personaggio
liberazione,
s

solo quello che intercede per la

perch

questa liberazione non preceduta da una strage,


nel Filocola. Tuttavia

come

mi pare
i

di

trovare

nel

cavaliere

meraviglioso, che guida

compagni

di Florio,
il

qualcosa
cavalier

che somiglia molto pi a Clorinda, che non

de

l'Oria. Iiijog^ni
tutti e

modo
due
i i

troppo chiaroMghe iLTasso

r occhio a

luoghi

e che

ebbe abbiamo qui un

saggio di ci che

latini

chiamavano cofUaminazione.

(1)

CtV. Gtr. petto forte: Filocol.

animo

forte.

In questi due racconti

per non

v'

neppure un

cenno della gara nobilissima tra Olindo e Sofronia. Questa


si

trova invece nella leggenda di Didimo e di Teo-

dora, cita.ta per la

prima volta dal D'Ancona,


in suo aiuto e le offre

(i)

Teodora,
nare.

cristiana, accusata e

condannata
i

al lupa-

Didimo viene

propri panni,

per deludere la vigilanza dei custodi e fuggire. Questi per,


venuti a conoscenza dell'inganno, conducono al supplizio Di-

dimo.

contendergli la palma del martirio viene Teodora^


:

gridando

In me lata

ista sententia

qua pr me

lata est

>

ed ha luogo un contrasto che ha moltissima somiglianza

con quello della Gerusalemme, e che potrebbe essere


vera fonte, se non avessimo
pari, di

la

un luogo somigliante del


nell'

cui per

rimane qualche traccia

episodio.

Neil'

Eneide (IX 418, segg.), Volcente, capo dei Rutuli,


fatto

ha gi
ucciso

prigioniero
il

Eurialo, carissimo e leggiadro

compagno

di Niso,

quale, nascosto ne' cespugli,


di

ha gi un

uno del seguito


le

Volcente, ed ora

scaglia

dardo che trapassa


e gi

tempia di Eago, un'altro Rutulo.


in alcun

Volcente non pu
delitti,
si

modo

scoprire l'autore dei

prepara a vendicare su Eurialo l'uccisione

dei compagni,

quando Niso,
:

atterrito e fuor di s,

si

fa

innanzi gridando

Me me (adsum
Ridali!

qui

feci),

in

me

convertite ferriim,

mea frous omnis;

nihil iste nec ausus

Nec potuit

Tantum
le quali

infelicem

nimium

dilexit

amicum;
nell'

parole ricorrono
al re.
(2).

quasi tutte

allocuzione di

Olindo

(1) (2)

Op.

vii.

Il

contrasto vi riportato per intero.


st.

Cfr. Gef.

28:
io

non pens non ard u


l'ho, signor, furata: En.

far

potca

JJ.

nec ausus
Guastavini,

nec poluil.

Ger.

adsum qui

feci.

Beni

ete.


Il

25

per questo

Guastavini ed
la

il

Beni citano

luogo

anche

gara

fra

Antigone

e Ismene, nella tragedia di So-

focle, (i) e quella

tanto famosa tra Pilade ed Oreste, da


(2);

Cicerone narrata in due luoghi differenti

ma

a mio

avviso non vi entrano affatto, per cui non esito a metterle

da parte e mi
Il

affretto a conchiudere.

re Aladino, stimando pericolo


i

aver vicina tanta


esigilo ai termini
i

virt, assolve
di Palestina,

due amanti,

ma li manda in
altri fedeli,

insieme con

scelti fra

pi forti
le

e
i

pi arditi, ritenendo soltanto

come ostaggi

donne,

vecchi

ed

fanciulli

(st.

54-55).

Queste proscrizioni
cronaca

hanno fondamento
di
la

nella storia e derivano dalla


23).
*

Guglielmo. (VII.

Exceptis solis senibus


mulieribus

dice
la
;

cronaca
alios

et

valetudinariis

et parvulis,

omnes
fusione

ex urbe depulerunt.
si

Come ben
di

vede, abbiamo

in

questo episodio
fonti

molti

luoghi

tolti

da

svariatissime

quindi un altro saggio,

ma

splendissimo, di contamina-

zione e meritevole dell'ammirazione e delle lodi che dal

consenso aniversale
ci

gli

viene da secoli tributato.

Ed

ora,

permetta

il

lettore alcune osservazioni,

prima

di con-

gedare definitivamente l'episodio.


Il

Serassi

(3)

ed

il

Guasti
di

(4)

vogliono che

la

prima
Essi

ispirazione del racconto


al

Olindo e Sofronia sia venuta


d' Este.

Tasso dalla sua passione per Eleonora


stati tratti
si

sono
che

a questa credenza dalle seguenti parole

leggono in una lettera del Tasso a Scipione Gon25).

zaga
d'

{Lett.

Ben

vero che in quanto a l'episodio

Olindo, voglio

indulgere genio et principi, poich non

U) Antigone,
CJ)

v. 445-510.

De

Off. Ili 10;

De Amie.
I 2'22-2'.'3,

VII.

(3)
(4)

Vita di T. T.

Tasso, Lett. toni.

pag.

64.


v' altro luogo

26

>
;

ove trasporle
:

le quali

parole sono cos


ch'egli in questo

commentate dal Serassi


ramente a quello che
Tasso nella persona
ritratto

Dicendo poi

episodio voleva indulgere genio et principi,


io

allude

sicuil

ho sempre creduto, cio che


e

di Sofronia abbia inteso di fare

un

di

madonna Eleonora;
signore,
il

ci a contemplazione

del duca suo

quale credibile che pigliasse


s

meraviglioso piacere d'una

viva e naturale dipintura.

Questa del Serassi, com'

chiaro,

non

che una

semplice supposizione; poich non vi un dato di fatto

che dia motivo di credere ci ch'egli vuole. L' episodio


sar potuto piacere
al

principe

(e

dovea certo piacergli


il

poich soddisfa

al

gusto dei pi) ed

Tasso l'avr
il

ser-

bato anche per questa ragione;


interesse che fosse
e

ma

che

principe avesse
detto,

mantenuto nel poema non

non
Il

v' ragione di dirlo.

Guasti, alle parole riportate del Serassi, fa seguire


:

queste

<

Lasciamo stare quanto piacere meraviglioso


il

potesse prendere

duca

di
il

quell' allusione, certo

che

trova chiunque raffigurato

poeta e un' amata donna


canto secondo
:

in quella gentilissima stanza del

Colei Sofronia, Oliudo egli

s'

appelli
;

D'una

cittade entrambi e d'una fede


s

Ei che modesto

com'essa bella
;

Brama assai, poco spera e nulla chiede N sa scoprirsi, o non ardisce, ed ella

lo sprezza, o

noi vede, o

non s'avvede;
>.

Giosi

finora

il

misero ha servito

O non

visto, o

mal noto, o mal gradito

Che tutti trovino in questa stanza quel che trova il Guasti, non cos certo com' egli crede, mi pare anzi che la maggior parte sia di contrario avviso n a torto.
:

Infatti dice la stanza

che

due amanti sono entrambi

di


una
una
che
citt e di

27

non
s'

una

fede, e ci

accorda punto con

tale credenza;
il

non

v' poi

un documento che provi


o

Tasso bramasse molto e sperasse poco da Eleoed contrario


alla verit eh' essa lo sprezzasse

nora

noi vedesse o

non

s'

accorgesse di

lui,

perch lo stesso

Serassi, nella Vita del poeta, afferma le cento volte che

Eleonora

gli si

mostr sempre
s'

gentile,

che

gli fu larga di

favori e di conforti e che


lentieri

intratteneva a lungo e vo-

con

lui.

Dunque

Serassi e del Guasti

dunque questa credenza del falsa. Il Tasso non ebbe mai una
?

passione vera e sentita, n

per Eleonora, n per altra


si

donna:

lo

provano

le

sue numerose rime nelle quali

rinvengono tutte
petrarchesche,
vivi.
fetti

le solite

espressioni e le solite immagini


soffio di
l'

ma non un
e

passione che

le

avaf-

Era poeta
e
la

aveva dei poeti


di

incostanza negli

sete insaziabile
in

sensazioni

sempre nuove:
perdeva
il

avvampava

un

istante e in

un

istante

ca-

lore degli entusiasmi. L' amore per Eleonora pertanto

una mera invenzione romanzesca; ed Olindo e Sofronia,


due innamorati creati dalla fantasia del poeta e descritti con tutti i colori della realt, alla quale sapeva attingere

come

altri

mai.

Intanto, dietro queste riflessioni, ci siamo scordati di

Clorinda, che attende pur essa da noi


razione.

qualche

conside-

Costei, a detta del poeta,

ebbe
e

fin dalla

pi tenera
del

et a dispetto le
trattar
l'

arti

femminili

pi

si

piacque

armi e correr sul destriero le selve, in caccia di


(st,

leoni e di orsi

39-40).

Di queste donne, nate


;

e cresciute

guerriere, occorrono molti esempi ne' poemi

noi per ci

limiteremo

ai

pi importanti, perch le troppe presentazioni

non finiscano con tediare il lettore. In Omero, ad esempio, figurano le Amazzoni, donne bellicosissime che vivevano nella Scizia, lungo il fiume Termodonte. Guerreggiavano

a cavallo con la lancia e pccole scuri, che appendevano

ad una cintura. Combattendo, solevano tenere scoperta

maneggio dell'armi; ed erano acerbe nemiche dell'uomo, cui muovevano continua guerra. La loro regina era Pentesilea,
una mammella, per rendere pi agevole
il

figlia di

Marte, che fu uccisa da Achille.


lei

Da

discende,

dopo un lungo ordine

d'anni, Camilla,

l'eroina vergiliana, parente prossima della nostra Clorinda.

Eccola in questi versi:

super advenit Volsca de gente Camilla

Agmen agens
Bellairix,

equituni

et

florentis aere catei'vas,

non

illa colo calathisve

Minervae

Femineas adsueta manus, sed proelia virgo

Dura pati cursuque pedum

praevertere ventos.
803-7. Cfr.

{En. VII,

Gcr.

st.

39 v. 11)

Manca

in Clorinda,

per una trascuranza del


alla

poeta,

la velocit de' piedi;

ma
sua
le

prova essa non cede anche


Del
resto

in questa parte alla


altre particolarit
difatti si

genitrice.

abbiamo
1'

che
fin

riavvicinano.

Anche Camilla
trattar
in

compiaque
il

da fanciulla del

armi e
le

cavalcare

destriero,
:

nonch d'inseguire

caccia

fiere fuggittive

Tela marni iatn tum tenera puerilia torsit

Et fundam

tereti

circum caput

egit

hahena,

Strymoniamque gruem aut album deiecit olorem. Multae illam frustila Tyrrhena per oppida matres Optavere nurum: sola contenta Diana Aeternumque telorum et virginitatis amorem
Intemerata
colit.

{En. XI, 578-584.

Cfi-.

Ger.

st. 40).

Clorinda a dir vero inseguiva leoni ed


fa;

orsi,

ma non

quel che certo per che

anch'essa s'accontent


della sola

29

intatto
il

Diana
del

e serb
in

sempre

virgneo fiore

(i).

Vedremo
strette e

resto
ci

seguito

somiglianze
il

ancor pi

che

mostrano quindi come


nei

Tasso ha per
derivano

Clorinda preso a modello Camilla, dalla quale


le

numerose guerriere che figurano


Eneide
(2).
.

poemi posteriori

air

:^ ^2^

(1)
(2)

Cfr. st. 39 V.

5-8.1

Vedi SU. Hai B. P. II 58 scgg; Furioso, VII 57 segg; Trissino. Ital. II; Boccaccio, Tcs. I 125; Boiardo Inn. II V. 56; Dolce. Sacripante IV; Giraldi,
Ercole,

XXIII

40

Auclie Vivaldi, Op.

eif.

Voi. I pag. 82 segg. Cfr. inoltre,

Ovid. Met. II 409 segg; VIII 317 segg.

CAPITOLO

II

L'esercito cristiano in Euiaus


di

Ambasceria
-

<li

Arjfante e

ili

Alete

Orazione
-

Alete

Ar,!j;auto

Alctc
-

Il

campo giunge a Gcrus.alemme

Aladino

ed Erminia sulla torre


-

Lo

stuolo cbc ritorna da far i)reda

Dudone

Sua morte

Est't[uie,

Aladino, non v'ha dubbio, un re poco


Egli ha cacciato dalla citt
i

prudente.
i

pi

forti

fra

cristiani
I

senza pensare al male che gliene potr derivare.


coraggiosi fra essi
infatti,
i

pi

immeritata, piantano

compagni
e,

mal sopportando questa pena di sventura, che vanno


senza indugio,
si

errando

per la Palestina,

congiun55-56).

gono

coi Franchi, al loro ingresso in

Emaus

(st.

Ma

esaminiamo bene
di gi,
i

fatti.

verissimo, e lo

sap-

piamo
regno

che Aladino cacci dalla capitale del suo


tra
i

pi valenti

cristiani

che

essi

per

an-

dassero parte errando, parte a congiungersi coi Franchi,

non punto conforme


scovo
infatti
ci

alla

verit.

Il

nostro
citt,

Arcive<

narra che, cacciati dalla

usquc

ad nostrorum

advcitiun in victilis subitrbaiiis dclitesccntcs,

quotidic morie fn cxpcctahant,

non audcntcs itrbcm

nitroire:


scd
iiec

32

fopuhii,

extcrius

intcr persequcntcm

tuta

cis

dahatur requies, hahentibus locorum incoUs

omnem eorum
et intolerabiUs

suspectam opcram,

et cos

usque ad immundas
>

perurgentibus angarias

(VII

zi).

Dunque

il

poeta inventa. Egli pu essere stato indotto


i

Appena Franchi giungono ad Emaus, viene a Goffredo una legazione, da parte dei
a ci dal seguente fatto.
fedeli di

Bethleem, per pregarlo,

<

cum multa
per

instantia

>

di dirigere col parte del

suo esercito,

proteggerli

dai nemici che accorrono da ogni parte, diretti a Geru-

salemme

che possono far loro del male. Goffredo vi

manda

subito,

con cento
e,

cavalieri,

Tancredi che accolto


la

con grande entusiasmo,


sulla chiesa, torna
al

dopo aver piantato

sua insegna

campo con

molti fedeli. (VII 24).


di sessanta
il

La
stadi,
s'

distanza di
il

Emaus da Gerusalemme
vS.

secondo

cronista, che qui segue

Luca:

Tasso

accontenta di notare
il

soltanto

la

vicinanza,

ma non
animo

trascura di segnalare
dei crociati:

gaudio che ci desta

nell'

Oh quanto Oh quanto

intondcr questo
pi
il

ai

Fr.anchi

desio gli affretta e

aggrada punge
!

st.

56

il

che

fa perfetto riscontro a queste parole della cronaca:


(gli altri

qui in exercitu remanserant

erano andati con

Tancredi), prac itincris desiderio, loca venerabilia scicntes


in proxiffio constituta

noctcm ducebant insomncm, votis

ardentibus auroram deposcentes, ut itinerarii sui foclicem


conspicereit clatisulam et

tam

loyigae peregrinationis

beatam

consninmationem possent intneri


L' ambasceria di Alete e di

(loc.

cit.).

Argante

(st.

57-95)

evidentemente ispirata dalla legazione dei fedeli di Bethleem,

che gi conosciamo; sebbene molti esempi

di

ambascerie


si

33

(i).
Il

trovino nei poemi classici

poeta

conserva

di

fronte alla cronaca intera la sua libert,

quindi non gli


la

importa di commettere un anacronismo e di alterare


verit.

Egli

infatti colloca al

posto della legazione


i

dei

fedeli, un'
si

ambasceria che ebbe luogo quando


la citt

Franchi

trovavano presso

di

Arscense,

sostituisce

ai legati

aegiptioritni principis ,

che

la

componevano,

Alete ed Argante. Questi legati accompagnavano alcuni


ambasciatori cristiani che erano stati inviati al re d'Egitto
e trattenuti per

lungo tempo,
<

tam

violente r

quam

dolose
iis

ora invece venivano

vcrba deferentes Diultum ah

qiiae

prus attiilcrant

dissiniilia.

Cutn cnim milita priiis ohtinere


ut
uostroniii

lahorassent precuin

iiistajitia,

Principim

contra itsolentiam Tiirconuu et Pcrsantin haherejit gratiam


et

auxilium: nunc mutato cantico, pr

summo

beneficio

se arbitrabantur nostris indnlgere, si

Hierosolymam du-

centos ajit trccentos simitl perni ittereit inermes accedere et

completis orationibus redire incohinics. (A^II 19)

(2).
i

E
si

evidente che di fronte a questo procedere

cristiani

sdegnino e rispondano con aspre parole.


Goffredo
(st,

La

risposta
si
:

di

81-87) un'eco di questo

sdegno e

accorda

benissimo

con

queste

parole

di

Guglielmo

Qnod verbum

nostri principes pr

ludibrio

habentes,

praedictos ntincios redire compnlerunt significai/ tes,

qnod
Ulne

non secundum

propositas

conditiones particulatim

accederei exercitns; sed junctis agminibns

Hierosolymam
illaturi^^

proficiscerentiir unanimcs, regno eius periculum


(loc.
cit).

Non diversamente

si

esprime Benedetto Accolti

(3),

ma

le

sue parole
<

si

avvicinano sempre pi a quelle della


(legatis) est

Gerusalemme.
(1)

His

responsum

egli dice

(21
(3j

En. VII H8, so-ig. Mouaco, V, iu ])i-it]ciiii<; (in Ho)i.^:trs). Dt Bello Sacro IV 7; Vedi pure Roberto Mouaeo, loe. cit.
Vedi, p.
es.

Vedi

inirc Rol>erto

MuLTiXEDDU

Fonti della G. L.


Duces
ipsos dare leges
indtiisse,

34

constiessc,

non accipere
nolit,

nec

ideo

arma

ut ad nutum Regis Aegypth ca deponant.

Ero-o cos velit rex aut

more

solito

iter facturos,

spem habentes,
hostium

Deum

foederis testem scaelerisque

suorum
sono
che

ipsis in bello

non defuturum.
delle

>

Una
inoltre
s'
i

riproduzione

parole
stanza

del

cronista

primi

versi

della

sessantacinque,
il

aggirano intorno
i

alla

cagione che ha spinto

principe

Egizio ad inviare

suoi ambasciatori per invocare aiuto

ed alleanza (IV,
che formano
d
1'

24).

Negl'inganni e

maneggi

d' Alessi,

argomento dei primi libri della cronaca Guglielmo, ha fondamento la stanza settantadue, che
1'

pure in relazione con


al

ambasceria che

il

re greco

manda
di
il

campo

cristiano, per far

rimprovero

ai

duci

non
bot-

avergli consegnato le

citt conquistate e per chiedere

consegnetino fatto in guerra. P'a pur avvertire che se noi Goffredo riranno, egli non sopporter mai tale ingiuria, e
sponde:
qiiod in
'<

;///

foedius esse

qnam

obiicete aliquod

crimrn

eum totum redinidet,,... Qnac orabant maxime ipsos principes, ne ultra

ubi legati audierunt

tenderent ciun

exercitu et principem siim adorirentur; ipsum enim cum magno exercitu brevi se illis coniuncturum, ac si bellum

eorum non laturos, magnani vini (Cfr. st. 65), singulisque ingentia munera, discusso nell'aspecuniae promittebant >. Questo venne
simili gerani, hostes Aegyptios vires

semblea, e molti, spinti forse dal denaro, consigliavano contrario di attendere i Greci: erano invece di parere
altri

qui se imperatoris perfidia ni, simulatumque

animum

nasse asseverabant

(i).

Le stanze
alle

settantaquattro-e settantacinque accennano

continue carestie che affligevano 1' esercito franco, come quelle durante l'assedio di Antiochia e di Gerusa-

(1)

B; Accolti, Op. cH. IV,

7.


l3mme
In fine
(i);

35

pagani
di

al

costume

dei

distruggere

quanto poteva servire


1'

di vettovaglia all'esercito

nemico.

emistichio

L'armata

in

mar cura ne prende,


che hanno

ha un fondamento

in queste parole dell'Accolti,

rapporti strettissimi di

tempo con l'ambasceria. ^Gofredus...

certior factus italos mercatores gallosqic

aim

suis navlbus
alias
nsjii

esse

ii

portu

frumeituui habcntes, resqiie


>

milihim no7i inutiles

(IV

4).
1'

Pertanto

l'

ambasceria e

orazione di Alete hanno fonsi

damento nelle cronache: nell'orazione per


concetti, la cui origine
lineri (2),
li

trovano alcuni
Il

non deriva

dalla stessa fonte.

Mopace
che

crede

tratti dall'

orazione che Tito Livio pone in


la

bocca ad Annibale che va a domandare a Scipione


{A. U. C.
tali

XXX 30); e pu darsi


;

(3),

ma conviene notare
i

argomenti sono cos semplici e naturali che vengono

in

mente a chicchessia
cui,

come dimostrano
si

poemi
di
il

ro-

manzeschi, in
al

molti ambasciatori inviati a

domandare
presso
nostro

nemico o pace o tregua,

valgono a
difficile

un
che

delle stesse idee (4);

non

quindi

l'abbia attinte dal suo cervello.

Per
dalla

l'atto di

Argante

(st. 89),

non usciamo parimente


una legazione
:

storia

romana.

Fabio, capo di

al

senato

cartaginese,

espone
le spalle,

la

sua

ambasciata

car-

taginesi gli girano

ed egli sdegnato

si

volge

ad

essi

dicendo:
et

<

qnac

ino fa est?
cligitis ?

in hoc siuii helhitn

affer

pacem.

Utruui

utriaii

placet suuiitc.
darci:

Ciuuque

siicclaiiatiii

cssct,

utrui

velici

Belhtm

ai Gugl. Tir. Op.


(2)
(3)
(I)

fii.,

17 < Vili.

7.

Crestomazia degli autori greci


Clr. Gcr.
Vcili,
st. 07-70;

e latini.

Liv. loc.

cit.

10-21.
IO scgji.; Brii-

per

cs.

Dolce, Prima imprese di Orlando. XVIII,

sautiui.

Ang. Imi.

XXV

53-GO.

Auclie Vivaldi, Op.

cit..

Voi.

pag. %-07.

igitur, iiiqtdi, accipite


:

36

ii

et cxciisso

inedia curia toga

grcmio, non sine horrore, quasi piane sinu bclluvi ferrei,


effudiL
>
(i).

Prima
"^

di

abbandonare quest' episodio, ancora qualche

parola sui personaggi.

Argante

una figura che ricorre spessissimo nei


:

poemi romanzeschi
dell'

eccolo, per esempio, in questi versi

Innamorato :
Argante, imperator senza rispetto,

Fuor della schiera subito

s'

mosso
il

Largo

sei palnii tra le spalle e

petto

Mai non

fu visto

un capo

tanto grosso;

Scliiazzato

il

il naso e T occhio piccolino mento acuto quel brutto mastino. (I

29)

Proporzioni gigantesche ha pure


il

il

nostro;

infatti

Tasso, nel duello finale con Tancredi, facendo un pafra


i

ragone

due combattenti (XIX,


corpo agile e
sciolto,

segg.),

dice che

Tancredi

di

mentre

Sovrasta a lui con V alto capo e molto

Di grossezza

di

membra Argante
si
v

eccede.

Anche

nel

carattere

somigliano,

giacch

pure
la

r Argante del Boiardo

senza rispetto
1'

ma

sofu

miglianza pi stretta con

Achille omerico,
(2)
:

come

interpretato e delineato da Orazio


Impiger, iracundus,

i?iexorabilift, ncer,

lura ueQet

sihi nata, nihil

non arroget armis.


altro
> ,

Ma

Argante ha ancora un
-'

pregio;

come

Mezenzio,

asper... co)teniptor divorn

{En. VII, 647-648),

(1)
(2)

Floro, II

CtV.purc

Sii. Ital. l.

/*.II382.Guastaviiii. Beni. Ind.Magliahee.


st.

Arie Poetica,

v. 121-122. CIV.

Gcr.

59 v.

5-(J.


e,

37

imp<tha
ira
>/.

come Capaneo,

stipenim coiitemptor et aequi

ticns larg'iisque anunac,

modo suaserU
il

(i)

Un

altro

personaggio che, per

il

suo

carattere,

relazione^onArgante
non s'accordano punto
tentose.

Rodomonte
sue

del Furioso;

ma
con

le

imprese

guerresche

quelle del competitore, sebbene del pari ammirabili e por-

Hanno

invece con esse un riscontro quasi perfetto

quelle di Ettore,

malgrado
il

due

caratteri,

contrariamente

a quanto afferma

Tasso

(2),

siano molto differenti.

Non

star a segnarle tutte; prender le principali, che possono


ridursi a tre:

l'uccisione

di Patroclo, fatta

da Ettore,
della
il

che corrisponde a quella di

Dudone,
Argante;
;

il

Patroclo
a
il

Gerusalemme, per opera

di

la sfida

tutto

campo

greco, dell' eroe troiano

quella a tutto

campo

franco, del guerriero

pagano
nel

il

duello finale con Achille,


e
di riscontro quello di
il

nel quale Ettore perde la vita,

Argante con Tancredi,


trova la morte.
Ora, trascurando
nei

quale

violento

Saracino

altri tipi somiglianti,

che

si

trovano

poemi

classici e

romanzeschi,

vediamo
il

se nella vita

reale ne sia stato

mai alcuno che per


per
l'

valore,
gli

per

le

proporzioni
somigliare.
(III),

gigantesche,
Il

oltracotanza,

possa

IMichaud, nella

sua

Storia
squisita

delle
le

Crociate

dopo aver esposto con arte

prodezze
in

meravigliose di Kerboga, sultano di Mossul,

osserva

una nota, che devesi ritenere


il

il

valoroso guerriero
Tasso.

per

vero modello

dell'

Argante
1'

del

Dai

raffronti

fatti si

pu vedere quanto

osservazione del
il

Michaud
l'

pecchi di leggerezza.

vero che

coraggio e

eroismo

(1)
(2)

stazio, T/tebaig, III 602-603.

Vedi, Giudizio sulla (fervs. Conq,

(in

Opere del

T.

curate dal Rosini

Voi. XII).

paragonarsi
il

38

ma non
perci
egli

del sultano sono straordinari,


all'

pu

impetuoso guerriero della Gerusalemme,


affinit

quale, a

mio avviso, ha molto pi


nell'

con un altro

Saracino che

assedio di Nicea

fa

prodigi di valore
gigante, degno

e che dai cronisti descritto


di entrare in

come un
lui

gara coi pi famosi dell'antichit. Guglielmo


racconta di
:

di Tiro, fra gli altri, cos

Erat
^

ititer

eos gi

7mtrwn

ah

impugnaitibts

tuebantur,
viribus

quidam

caeteris improbior, corpore

quoque

et

notabilior,

qui arcu in nosfros multavi operabatur strage m. Insuper


etiam et de successu, quo diu minis usus ficerat, iiitumescens, nosfros pi'obris afficiebat et contumeliis ;

desidentes

eos vocans et timiditatis obiicens titulum.

Fu

ucciso da

Goffredo con un dardo scagliato con

la balista (III g).

Conosciuto
figura

Argante,
nell'

rimane Alete.

Questo nome

una volta

Eneide (IX 246 segg.), ed di un


vSi

vecchio troiano che non ha che far nulla col nostro.


trova pure nella Siriade del Bargeo,
gliante,

ma

sebbene

somi-

non pu

dirsi

il

modello di Alete. Egli invece

in strettissimi

rapporti
(//.

con

Ulisse, giacche

come

lui

parlatore facondo

Ili

200-203) e sa del pari cattivarsi

l'animo di

tutti.

da escludere assolutamente l'opinione


sia

del Serassi,

che

raffigurato
d'

in

Alete
[J-^'ita
1'

Giambattista
T. T. I 42).

Pigna, lo storico della casa

Este.

Dopo

ci

torniamo a

ritrovare

esercito

franco e

Goffredo, che sono in preda a un' ansia straordinaria di

giungere a Gerusalemme

(st.

97 e III

1-2).

Questo ardente
accordano
al

desiderio di vedere la santa citt, oltre ad essere un fatto


naturale, confermato dai cronisti
i

quali

s'

nel dire che

crociati,
si

per l'impazienza di

giungere
il

Santo Sepolcro,
a seguirli.
(st.

posero in viaggio,
altri duci,

contro

violer

espresso di Goffredo e degli

che furono costretti


a

L'arrivo

pure

dell'esercito

Gerusalemme
con
vivissimi

3-8) dagli

stessi

cronisti

descritto


colori e

39

(i).

con grande sfoggio di particolari


descrizioni

Riporto,
e
di

come
berto

saggio, le

dell'Arcivescovo

Rodi

Monaco, cominciando dal primo. Una mano


ritorna
loro

soldati

da

far

prede

ed

ai

crociati,
:

che

do-

mandan

donde vengano, rispondono


!

dal campo di

Gerusalemme

Essi,

aicdito

iomine

civitatis

pr
pronos

qua
in

tot et tantos lahores pertulerant,

prae fervore
valentes,

devotionis

lachryvias et suspiria cohibere

non

terram se dederunt, adorantes et glorifcantes


cuitis

Deum,
digne

de
et

munere

venit,

ut sibi a Jdelibus

suis,

laudabiliter serviatur; quique populi sui vota benigne exaudire dignatus est, ut iixta

eorum

dcsideria

ad
et

loca optata
e

mererentur pervenire. Unde progressi pusillum,

vicino

Urbem sanctam contemplantes,


prae gaudio fusis
parte
ante
alla

citm gemitu

suspiriis,

spirituali, pedites et

uudis ex plurima

vestigiis, coepto ferventiiLs insistentes itineri, subito

Urbem

constiterunt

(VII

25).

Roberto Monaco
vi-

sua volta esclama:

bone lesu, ut castra tua

derunt, huius terrenae

aquarum

oculi

Iherusalem muros, quantos exitus eorum deduxerunt ! Et mox terrae procumet

bentia sonitu

oris

nutu

inclinati
et te

corporis
eo

Sanctum
iacuisti,

Sepulcrum tuum salutaverunt;


ut sedentem
in

qui in

dextera

Patris,

ut

venturum iudicem

omnium, adoraverunt. Vere tunc ab omnibus cor lapideim abstulisti, et cor carneum contulisti, Spiritumque Sanctum

tuum

in medio

eorum

posuisti, etc >.


il

(2).

Non mi
opina
il

pare pertanto che

Tasso, trovando, nelle avesse bisogno,

cronache, descrizioni di questa

fatta,

come
ed
570;

D'Ancona
la

(2,),

di ricorrere al

poema

lerusalem,

nel quale

descrizione

dell'ingresso

disadorna
Baldoviao, IV
tolta

(1)

Vedi Alberto Aquense, V.


28.

45;

Abbate Gnilberto, VII.

2;

Benedetto Accolti, IV
(2)

Lib. IX, in principio.

La

similitudine dei naviganti

(st. 4),

ilal-

r Odissea,
(3)

XXIII
e

233 segg.

Variet St.

Lei. Serie

I.


umile.
vSe delle

40

si

somiglianze vi

notano,

sono

dovute

evidentemente
T.'

all'identit dell'argomento.

arrivo dell' esercito a


alla

Gerusalemme
guardia
di

tosto

se-

gnalato da uno che sta


(st.

un' alta

torre

Q-io),

come, nelV Eneide, quello dell'oste de' Rutuli

(IX ^^
ordina
incontro

segg.). Il re
ai suoi. ai

compie

egli

stesso

quel

che Enea
l'

Clorinda ed Argante,
l'altro
,

che

vanno
(st.

una
13),
,

Franchi,
e

ad

appostarsi

imitano

Camilla
di

Turno
i

dei

quali
;

una

assalta

in

compagnia
rare
dei

Messapo,
(^//.

Troiani

l'

altro

va a prepalo stuolo

un'imboscata.

XT

526 segg.).

Anche
sia
s'

Franchi

che

si

muove dopo
non
difficile

Clorinda,

capitanato
stato

da Gardo
rivato
citt,

(st.

14),

che

dealla
i

dal

manipolo

che,

nell'
i

Eneide,

avvicina

quando Camilla esorta

suoi a

pugnare contro

Troiani {En.

XI
che

597 segg.).

Del resto questo stuolo


ai crociati notizia di
dell'

di

Franchi quello stesso che d

Ge-

rusalemme

si

era diviso dal grosso


la direzione di

esercito

per far prede sotto

Gasto. Cumqiie pro-

cessissent aliquantnin
nohilis et

dice

Guglielmo

vir

quidam
sibi

stremms, Gastus Beterrensis, assitnipto


eqnitum

triglnta expeditoruni
ratiis,

coniitatn, ah exercitu sepa-

versus Hierosolyiiam, aurora iam rducescente, coepit

contendere, ut si quas extra iirbem gregein aut arnientorum


reperiret copias eas

secHin

in

expeditioiem

deduceret

>

(VII

25).

Sono
e,

sorpresi e privati della preda;

ma

soprav-

viene Tancredi coi suoi soldati, reduci da un'ambasceria

a Bethleem, qui praeda)n


raggiuntili

saputo

il

fatto,

coniiLnctis

agminibus eos
itinere >, e

reduceba)it

verso

secati sunt

prima
la

di entrare in citt,
(loc.
cit.).

ne fanno
Nella

strage e

riprendono

preda

(i).

Tancredi

si

muove per cenno

di

Gerusalemme Goffredo, mentre nella

cronaca capita a caso.


(1)

Vedi

])iu'e,

Raul de Caeii

Geslu Tancredis. Cap.

112.


Ed
ora, se al lettore

41

spiace, rifacciamoci addietro

non

un poco, per trovare


del re d' Egitto,

la bella

Erminia, che, in compagnia


torre,
i

segna a dito da una

Franchi

guerrieri

(st. 12).

la situazione identica

deW

Iliade,

ove

Elena, dalla

torre,

posta

tra

le

porte

Scee,

addita a
(III

Priamo
che,

principali
(i).

campioni

dell' esercito

greco

145 segg.)

Abbiamo

quindi riprodotta la

Tsi^os^oTrix,

cominciando da Tancredi, comprende Rinaldo, Ger(st,

nando, Gildippe ed Odoardo


Goffredo e
fa di
lui

37-40),

termina

con

Goffredo,

Boemondo (st. 58-64). Il ritratto che Erminia , come vedremo, conforme a quanto di
(2) e

dicono Guglielmo Tiro (V), Paolo Emilio


(I)
:

Roberto
che
il

Monaco
Elena

somiglia per

anche
(//.

alla

descrizione
segg.).

fa di

Agamennone
,

Ili

165

Pure

ritratto di Baldovino,

con

lievi differenze,
riflette

quello

di

Menelao
Guelfo
(//.

(//,

III

210 segg.);

come

Ulisse, di spalle larghe e di seno

III

194 segg.).

Diomede; colmo Erminia poi non pu vedere Boemondo,


fra le

Raimondo

come Elena cerca invano


e Polluce
(//.

greche squadre Castore

Ili

236 segg.). Nelle considerazioni infine


si

che essa fa su Tancredi,


del racconto ovidiano di

sente ad evidenza

1'

influsso

.Scilla

{Mrt.

Vili

15

segg.),

come vedremo
s'

in seguito.

Mentre Erminia parla


accende
in lei
1'

del suo

Tancredi

vieppi

amore, Clorinda muove ad assaltarlo.


1'

Si feriscono alla visiera e

elmo

della
la

leggiadra amaz-

zone, balzando di testa, ne


ella

scopre
in

chioma dorata, ed
al

appare giovane donna

mezzo
si

Uno
morte
ci)

scontro somigliante

campo (st. 21-28). legge nel Morgan te del


che
vuol
il

Pulci (IH 16-17), tra Meridiana,


di Lionetto, operata

vendicare

la

da Orlando; e
McujUahcc
11-12.

valoroso ca-

Guastaviui, Beni, Gentili,


97;

Imi.

CIV. uiiclio Giraldi, Ercole,

V. 90 e
(2)

B. Tasso, AmudUji,

XCIII

Guerra

di Terra SuUa. II.


valiere.

42

si

Essa d

fiato al

corno e

presenta

il

guerriero.
in

Lo scontro
pezzi ed

tanto furioso che le


si

lance

volano
poscia

pi

Orlando tutto

contorce.

Ma

fer lei di fui-ia pieno,

Giunse

al

cimier che suU' elmetto avea,

E cadde
Che

col

pennacchio in sul terreno;


si

L' elmo gli usci la treccia


rag-gia

vedea

come

s-tclla

per sereno

Altri luoghi somiglianti

questo

bellissimo

della

GeriLsalemvte, ci fornisce Pio


lissimo
tolto
libro:

Rajna, nel

suo

pregevo-

Fonti deW Orlando


presente

Furioso

(i).

Uno

dall'

Aspromonte. Galaziella, passata


all'

in Calabria in

cerca di avventure,

assedio

di

Reggio,

ove trovasi pure


guerriero, e gli

il

valorosissimo Ricieri. Solleticata dal

proprio valore e dal desiderio di gloria, vuole affrontare


il

muove

incontro per prima.

...ferironsi

delle

lande gran

colpi.

Essa fecie piegare Riccieri aspramente


sua
lancia;

e passogli lo

scudo e ruppe

ma

Riccieri la

gitto

per forza a terra del


ruppono

cavallo.

quand" ella percosse


e
uscille

in terra si
testa,
<?'

e lacci dell

elmo

V elmo di

capelli si sciolsono e sparso nsi sopra alfarme... etc. >.

Un

altro

esempio

tolto dal Rubione,

ed evidentemente che

una riproduzione
aspro e lungo.
alle braccia et

della stessa scena.


:

E Bradamante

combatte con Rinaldo


^

il

combattimento non
spade,

meno
:

Alla fine tanto si strinsono, che si preseno


le

abbandonate

molto si dimenaro
e

Ma

Rinaldo se

la lev in sul petto

gittossela

sotto e

cavagli r elmo elle trezze si sparsojio


dello stesso genere e che
il

Un'

altra

scena

Tasso

ebbe

senza

dubbio

presente, nel Furioso


zione.

(XXXII
dalla

79);

varia per la situa-

Bradamante,

uscita

giostra,

dopo avervi

(1)

Pag.
I,

41-47.

Sono

stati

pure uotati

lai

D' Ancona, in Var. Stor.

e Leti,

Serie

compiuto prodigi
messaggera, ed egli
1'

43

re, cui

di valore,

va dal

era stata inviata

accoglie affabilmente e la conduce


si

seco accanto al fuoco. Ella r elmo, cadon gi sciolte


tratto, e
la

disarma,

e,

nel togliersi

le treccie,

che

la

scoprono a un

fanno conoscer per donzella


fiera in

Non men che


II

arme
di

in viso bella.

contegno

di

Tancredi e

Clorinda

durante

la

lotta^^ somiglia nt e a quello di Bradamante e di


nel Furioso.
abilit e la

Ruggiero
la

Bra damante pone nel


sua forza
;

ferire

tutta

sua

non offende mai.


(st.

Ruggero mira solo a schermirsi Anche le parole che Tancredi ri28),

volge a Clorinda
quelle che

sono effettivamente derivate da

Ruggero
il

dice a

Bradamante {Fur.
pagani cacciati dai

XXXVI
cristiani

35-40 (0Mentre dura


bella guerriera

colloquio,
essi,

passano dinanzi ad

un colpo,

uno dei persecutori vibra alla che non in tempo riparato da


(st.

Tancredi, e la ferisce alla testa

28-30). Cos nell' In-

namorato
a

(III V.

39)

(2),

mentre Brandiamante racconta


si

Ruggero

la

sua origine e

trae

1'

elmo

si

scioglie

la treccia color

d'oro, per farsi conoscere da


e

lui;

odono
fa

un gran rumore
corre
alla

vedono poi

della gente
,

armata che
la

lor

volta,

Ruggero
essi

alzando

mano

cenno

di fermarsi,

ma
'

non sentono
d' ira

e Martasino,
>
,

uno
sul

della brigata,

eh

sempre

acceso

giunge

luogo e

Brandiamante
scndo

se

ne va disteso
testa
si

Ferilla

asperamente nella
il il

Alzando

capo

coperse

Re Martasino

a quel colfo l'aperse


al

E
(1)
(2)

fece in

cima

capo una g-ran piaga.

Cfr.

pure Fiir.

XLV 7G

scgg.

Anche V Ind. Hagliabec.


Ha
Ruggero
(questa
1'

44

mentre nella Gerusalemme


il

luogo tosto un combattimento tra Brandiamante,


e gli altri cavalieri;

unica differenza), Tancredi insegue

crudele

feritore fino alle


i

mura

e Clorinda
(st.

riman sospesa, mirando


(i).

due che s'allontanano


I

31).

pagani intanto giungono con gridi orrendi presso


e,

le

mura
i i

fatto

un lungo
quali,

giro, ritornano a ferire


i

(st. 33).

Cos

Troiani, ed Asilo fra


Latini,
i

primi, cacciano

fino

alle

porte
{En.

rincuorati,

rinnovano

T assalto
(st.

XI

621 segg.). Argante sorge dall' agguato


la

34),

come Turno dopo


Clorinda occupa

morte
prove

di

Camilla (En.
dell'

XI

868 segg.);
virgiliana,

lo stesso

luogo
di

eroina
si

ma non
all'

fa le stesse

valore:

limita soltanto
di

uccisione di Ardelio, degno

compagno

Sobrino nel

Furioso

(XL

54).
(st.

La fuga
sono
verso

dei pagani e la resistenza di Clorinda

41-43)

evidentemente
le navi, nella

un' imitazione della fuga dei Greci

quale
(//.

due Aiaci sostengono da


597-761).

soli

l'impeto dei nemici

XVIII

Anche Dudone
(//.

mi pare

si

possa paragonare, senza tema di errare, con

Patroclo, pur egli vittima della propria audacia

XVI
suo
,

684-711 e 783-837).

Il

suo

nome

storico

(i),

ma

il

carattere e le sue gesta derivano da altra fonte. Egli


ripeto,
il

Patroclo della Gerusalemme,

e,

come

il

guerriero

omerico, guida a battaglia un drappello di avventurieri,


fior degli eroi,

non punto
darsi

inferiori

ai

Mirmidoni
che,

ha

come

lui

un amico carissimo
sa

in

Rinaldo,

come
(st.

Achille,

non

pace

della

morte
che,

dell'

amico e
50);

pensa a farne vendetta sull'uccisore, prontamente

muore per mano di Argante notato, pu tener anche le veci di


infine

come abbiamo Ettore. La sua morte

(1) (2)

Cfr. imi-e

Fur.
21.

XIX

12.

Tasso, Lett.


non
parole orgogliose
di

45

le

per descritta dal poeta sulla traccia di quella di

Patroclo; bens su quella di

Bidone {En. IV 688-692): Argante (st. 47-48), riflettono


per
la

al

contrario la gioia di Ettore


(//.

morte
ucciso

di

Patroclo

XVI

837 segg.): egli poi non bada punto all'estinto

e trascorre innanzi,

come Orlando, dopo

Agramante

{Pur.

XLII

9).

Nel furore della mischia, prima che

sia tolta la vita al

buon Dudone, Rinaldo, che

fa

orrenda strage dei nemici,


il

da Erminia indicato ad Aladino e descritto come

pi valente guerriero del


dall'

campo

(st.
1'

37-39).

Ed
gli

infatti

autore messo a rappresentare


corre
in

Achille omerico, di

cui
le

parte le strane vicende.

Ma

amori e

peregrinazioni lo fanno rientrare


;

nell'

epopea romandue

zesca da cui egli uscito

di

guisa che finisce col non

essere n Achille n Rinaldo,

ma un

impasto

di

fi-

gure entrambe bellissime, prese isolatamente,


attraenti nelle

ma
all'

poco
umilt

due faccio scolorite del Rinaldo tassiano.


la

Per non voler abbassare


del

dignit

dell'

epica

romanzo, che
guasti,

fa capolino

ovunque,

il

poeta ha fatto

molti
ultimi.

dei
^

quali,

questo

accennato, non degli

di

Torniamo intanto ad Argante che, dopo 1' uccisione Dudone, ancor non pago, minaccia e insulta i cristiani.
si

Questi, indignati,

volgono contro
alle

lui

suoi pagani, e
re-

giungono, incalzandoli, fino


spinti dai difensori

mura;

ma vengono
i

con pietre e con dardi, come, nell'^i

neide

(X

509-513),

Volsci che assaltano

Teucri.

Giunge
(st.

frattanto anche Rinaldo, che, al par

d'Argante

41)
ri-

era caduto dal cavallo

(st.

42) e si

appena adesso

sollevato. Egli viene a far vendetta del caro

Dudone
(st.

nel

barbaro omicida, ed incuora contro

lui

suoi
II

50-51),

con

le

parole stesse

che Stazio {Thcbas,

453

segg.)

pone

in

bocca

all'

empio Tideo. La sua caduta

e quella

d'

46

altre infinite nei


ci

Argante hanno tante somiglianze con


classici e

poemi

romanzi

(i)

che

dispensiamo volentieri

dal ricercarne esempi e passiamo piuttosto

ad osservare
abban-

una mesta cerimonia.

Lo sventurato Dudone non


donato agli oltraggi nel campo:
tenda come
nell' Iliade (loc. cit.)

dai suoi amici


essi lo

trasportano nella

vien trasportato Patroclo,

e neir Eneide

(XI 29 segg.) Fallante. Quando Goffredo


(st.

viene a vederlo
tuosi
(//.

66), lo

trova circondato dagli

affet-

compagni che piangono; come Teti trova Patroclo


4-5);
il

XIX

ed Enea, Fallante. All'apparire di Enea


il

si

solleva alto

pianto ed

lamento

(v.

34 segg.), come

all'ap

parir di Goffredo, e parlano entrambi,


inis...

ma il primo

lacrl-

ohorts

il

secondo, con calma e moderazione. Questo


ci

contegno differente

rimanda ad
scena

altra fonte, e precisa-

mente

al

Furioso (XLIII 169


rifatta la

segg.).

morto Brandi-

marte ed
vederlo.

dell'

Eneide. Orlando va per

Lcvossi, al ritornar del paladino,

Maggiore

il

gi-ido e raddoppiossi

il

pianto,

Orlando, fatto al corpo pi vicino.

Senza parlar

stette

a mirarlo

alquanto
fisse
(2)

E dopo un gran
Sempre
Il

sospir,

tenendo

le luci in lui, cosi gli disse.

lamento

di

Goffredo sul cadavere

(st.

68-70)

un Du-

rimaneggiamento

di quello d'

Orlando

(3"^.

L' esequie di

done

(st.71-73)

hanno luogo
XLI

in sul mattino,

mentre quelle
XIV

(1)

Vedi Furioso
17;

87; J/rtmAr;;io

XXXIII
29.

:i-36:

Anfjel. Inn.

21;
I

XVIII
(2)
(3)

XXIV

7 ctc.

Amnilii/i.

XCV

Audio

VivuUli.

Op.

cit.

Voi.

lag. 130-131.

Cfr. 6Vf.

t. 67.

v. 7-8.

Esordiscono quasi nello stosso modo; Fiir.

forte, o caro o

omi>agno,
ai

Cbc

nui sci morto e so che vivi in

ciclo...:

Gcr.
in

st. 68: Gi.^

mio fcdfl non


rinasci...

deve a

te dojjlia

n pianto

Clic se

muori nel mondo

ciel

Beni, Guastavini, Gentili etc.


di Fallante e di

47

di notte. Il sito

Brandimarte avvengono
il

dove Dudone sepolto ed


corrispondenza

tumulo

non hanno una

neW Eneide

e nel Furioso,

ma sono
le

un' ag-

giunta del poeta. La mesta cerimonia per


su quella del Furioso: non
dei sacerdoti ed
stessi di
i

condotta
preghiere
quelli

mancano neppure
dell' estinto,

trofei
(i).

che

sono

Bradimarte

La palma a
dell'

cui

vengono appesi,
di

la quercia

che Enea riveste


trofeo (E71.

armi

Mezenzio
nessuno
:

pfer

comporne un
luoghi
citati

X
1'

segg.).

In

dei

vien scritto

epitaffio sulla

tomba

se

ne

trova per un esempio,


rali di

nell' Italia

ed appunto nei funeil

Corsamonte (XXII
chi egli
sia

in fine)

che

poeta non poteva

ignorare.

Da
Vivaldi

stato

indotto' a introdurre
se

questo
fonti;
il

episodio non

difficile

dirlo,

conosciamo
tratto
l'

le

per

crede

che

abbia
darsi;

ispirazione

da
egli

Ditti Cretese, e

potrebbe
se

ma

il

fatto

che
dall'

stesso

si

domanda

non

deriva
!

piuttosto

Ercole

del Giraldi o dalla Tehaidc

(2)

Torniamo ora a rivedere Goffredo, che da un'altura


osserva Gerusalemme
{En,
I
(st,

54-57),

come Enea, Cartagine


(Villi
il

418 segg.), e ricordiamoci che la descrizione della

citt tolta

da Guglielmo
il

di

Tiro

1-4).

Dopo
le
altri

aver riguardato

campo
fino

intorno,

Buglione alza

tende di rimpetto alla porta Aquilonare e colloca gli


duci in linea
retta
lo
alla

Torre

Angolare

(st,

64).
1-4).

Quest' ordine

Egli dice che, pervenuti

dobbiamo all'Arcivescovo (Vili i cristiani a Gerusalemme,

ve-

dendo che non potevano assediarla n da Oriente n da


Occidente,

propter vallium profunditatem


:

stabilirono

di percuoterla dalla parte settentrionale.

Ab

ea igifur

porta, quae hodie dicitur Sancti Stepliani, quae


Cfr. Fitr. st. 176: Gcr.
st. 73.

ad Aqui-

(1)
(,2)

Op.

cil,

voi. I pag. 138-141.

loiicm respcU, usqiLC


est

48

David
siibiecta

ad

cani quac turri

sicubi et tiirrls qiiae in parte eiusdcm civitatis sita

est occidentali, nostri principes cas tramentati

sunt

Si
il

dispongono

in linea:

Goffredo
il

tiene

il

primo posto;
il

secondo Roberto di Fiandra;

terzo Roberto

Nortnanno;
Tancredi e

qtiartum lociun circa titrrim Angidarem


I.e

>,

gli altri cavalieri.

schiere

cos
<

disposte

cingevano

poco meno della met della


sidionc clandcbant

citt:
T.'

vix
di

diinidium oh-

(st.

65).

ordine

Goffredo, di
il

occupare

passi opportuni e

di

rafforzare

campo,
assalto.
alla foresta

un'aggiunta, derivata

Az}X Eneide (VII 158 segg.): nella


all'

cronaca

cristiani

muovono prontamente
con

Dopo
i

r esequie di

Dudone, Goffredo invia

fabbri del campo,


il

buona scorta

di

soldati,

per

trarne

materiale necessario alla costruzione delle mac74-76).

chine

(st.

Anche per questo luogo non usciamo


selva era stata indicata ai cristiani da

dalla cronaca.

La

un uomo

di

Soria e distava sette miglia da Gerusalemme


6).

(Gugl. Tir. Vili

Vedremo
l'

in altro

luogo

la

sua impor-

tanza, per ora basti

averne fatto cenno. Le due ultime

stanze sono quasi una traduzione di alcuni versi vergiliani


{Ei.

VI

179-182 e

XI

134 segg.), e terminano con due versi

che sanno del Furioso

(XXVII

loi),

meravigliosamente.

^v>^^^Sf^

CAPITOLO

III

Concilio inferuiile
storia

Plutone Iilraote Annida nel campo cristi.-iuo Sua Contenzione fra Rinaldo e Geiniimlo Rinaldo abbandona campo Got-edo Elezione de' campioni di Armida L' aruftata d'Egitto Sfida di Argante Suo duello con Tancredi.
il

Il

lettore paziente

che m' ha
e,

seguito fino a questo


ritrosia,

punto senza sgomento

forse, senza

inarcher

certo le ciglia pensando di


abissi.
il

dovermi accompagnare negli

Ho

paura anch'io,
rifare

lo confesso,
il

ma

il

poeta,

come

fato,

ne stringe a

viaggio di Enea e di Paolo,

a scendere,
di

come

il

temerario poeta fiorentino, nei regni


confortiamoci Caronte non
;

Ser Plutone.

Ma

ci

grider
,

da lungi, n ficcher in noi

<

gli

occhi di bragia
uffizio

Minosse

lascer

1'

atto

di

cotanto

potremo
tornare a
coste
di

entrare senza molestie nel doloroso

regno,
alle

riveder le stelle senza appigliarci


Lucifero.

vellute
lettore:

Dunque, scendiamo, cortese

ma

per-

mettimi prima un'osservazione.


MuLTiNEDUU
-

Fonli della G. L.


Abbiamo
e
di Goffredo.

50

come
l'

veduto, nel capitolo precedente,


la citt
:

tutto

pronto per attaccare


.Se

manca
dato

soltanto

ordine

questo
altri

venisse

terminerebbe

dopo

due
il

canti.

la Gerusalemme Appunto per ov-

viare a questo inconveniente


del demonio, per la quale,

poeta
solo
1'

introduce

1'

opera

non

azione ritardata,
gli sia

ma

acquista uno splendido sviluppo.


ci,
s'

Donde
Greci

venuta
vi

r idea di tutto

intende facilmente,
i

Neil' Iliade e
i

sono

numi che parteggiano per


i

numi che

favoriscono

Troiani, e al loro intervento dovuto ap-

punto se

la

caduta

di

Troia non ha luogo prima di


se

dieci anni. Cos pure, nell' Eneide,

Giunone
che una

non av-

versasse Enea, molta parte delle bellezze verrebbe


e la
di

meno

splendida

epopea non
battaglie

sarebbe
(i).

raccolta

ben

descritte

Il

Tasso
i

ha

seguito
le
il
i

r esempio,
ragioni

ma non
gi
1'

volendo introdurre

numi, per

che

conosciamo, ha messo a contrasto


1'

Paradiso e

Inferno,

uno per

cristiani,

1'

altro per

pagani, ed riuscito ad ottenere quel che avevano otte-

nuto

Omero
prima

e Virgilio, I
si

numi

della religione cristiana,


in

superi ed inferi,
volta,

erano veduti pertanto

lotta

altra

del Tasso, in

un poema puramente
da cui
il il

religioso,

nella
tratto

Christiados di leronimo Vida,


in

nostro ha
(2):

molta parte

colori per

suo

concilio

non

quindi fuor del naturale

che dallo

stesso

poema

gli sia stato

suggerito

il

modo come

sostituire la

macchina

omerica e virgiliana.

Passiamo
stiados e della

dunque a esaminare
Genisalemmc
e

la

scena della Chritutte

rammentiamoci che

due

(1)

0servazioue gi fatta dal


63.

inot'.

Colagros.so,

Sludi sul

lusso

sul

Leopardi, pag.
(2)

fuaetaviui, Beui, Gentili etc.


hanno relazione con una
Proserpinae di Claudiano

51

che trovasi nel

terza,
(i).

De Raptu
le stesse

Cominciano dallo stesso punto


parole
:

e quasi

con

Interea longe

mundi

regnator opaci
(Chrisi. I 121)

Mentre fan questo


Il

bellici

strumenti...
genti.
(Ger. IV,
1)

gran nemico

delle

umane

Plutone tanto nella Christiados che nella Gerusalemme


preoccupato

dal progresso della religione cristiana ed


il

intima un' adunanza per discutere circa


restarlo
:

modo

di

ar-

Frotinus acciri diros ad regia fratres

Limina, concilium o'rendum,


Imperai

et

genus omne suorum


(V. 133-135)

Che

sia,

comanda,

il

popol suo raccolto,

(Concilio orrendo!) entro la regia soglia.


(8t. 2).

L' avviso dato nella

Gcnisalemme con
5 13J, dal

la tartarea

tromba,

il

cui epiteto virgiliano, attribuito in origine alla

voce (tartaream... voccm, VII


e dal

Poliziano {St.

28)

Tasso trasportato
la

alla

tromba. Anche nel Vida


le
:

adoperata

buccina e tosto risuonano

alte

caverne e

trema

la terra,

come

nella

Gerusaleinnic

Ecce igitur dedit ingcns buccina signum

Quo subito intonuit caecis dnmus alta cavernis Undique opaca, ingens: antra i'^sonuere profunda
Atque procul gravida tremefacta
est tellus.
(V
13r.-138) (1)

(1)

Guastavini, Beni, Gentili etc.


Tutto
il

52

alle

popolo infernale accorre

porte (continuo
tutti
i i

ridt adportas

gens

oinnis), e si

fanno innanzi
(st.

mostri
Pitoni

annoverati
(In/.

nella
i

Gerusalenmie
Gerioni. I

5),
si

tranne

IX

40 e

demoni

dispongono parte
(st. 6:

a sinistra parte a destra; Plutone siede nel mezzo

Christ. I 166) e tiene in mano lo scettro ruvido e pesante, come in Claudiano (ininiania focdo sccptra siiti, l 80-81). Le proporzioni colossali del Plutone tassiano non si

trovano in quello del Vida e di Claudiano; questi nota

siMime caput . Evidentemente il Tasso ebbe dinanzi alla mente la grandezza spaventosa dei giganti descritti da Omero, da Virgilio e da Dante (Inf. XXXI), nonch il Ciclope Polifemo (En. Ili 619-621) che
soltanto
il

arduus altaque pxdsat


sidera
Jiac

visu facilis nec dictu ambilis

idli;

il

grande Atlante,
244 segg.). Alla
grossezza

'^

coeliun qui

vertice fulcit

(En,

IV

delle

membra

risponde

un orrida
'

maest che
il

fa riscontro a quella del

Plutone di Claudiano,

quale

nigra verendtts maicstate

e di cui

il

sublime capid moestissima nubes


Asperat,
et

dirne riget inclementia formae;


(1)

Terrorem dolor augebat


Gli occhi,

come
11

quelli

dei

serpenti

che strozzano
infetti

Lacoonte (En.

210 segg.), rosseggiano e sono


quelli
il

di veleno. Somigliano per anche a

di

Caronte,

col quale

ha non pochi rapporti


col

tutto

ritratto, special-

mente

se confrontato

rifacimento

della

descrizione

(l)

Cfr. Ger. Terrore accresce e pi

superbo

il

rende.


in proporzione con
1'

53

della

vergiliana, fatto dall' Alighieri. L' ampiezza


altre

bocca
che

membra;

negri

fiati

escono da essa sono per una derivazione della descrizione di Tifone, niV Eneide (III 571 segg.), e rispondono
alla

credenza comune nel Medio Evo, che


(i).

il

Diavolo spirasse
l'

fuoco

Quanto

alla

voce che

fa

tremare

Averno,

essa conforme a quella del Plutone di Claudiano (Cfr.


v. 83-88):
il

discorso infine

tolto
il

dalla

Christiados

(2),

contrariamente a quanto crede

De

Sanctis,

che

sia

un'imitazione della parlata di Pluto, nel Filocolo del


caccio
(3).

Boc-

Un
della

altro consiglio di

Demoni

si

trova in un romanzo
di

Tavola
(4). I

Rotonda,

il

Merlin, opera

Robert de

Boron

motivi di questo concilio sono la discesa di


e
il

Cristo nel

Limbo

progresso della religione.

demoni
delle

sono perci

perdus et cornine enrages


altra fiata

non sanno

come impedire che


anime o
dall'

sian

loro

involate

Inferno o dalla terra, giacch, dice un deil

monio

pour comble de malhcur,

a laissc sur la terre


sitc-

des ministres qici ont pouvoir d' effacer Ics iniqiiites


cessives si f

on vieni se repentir de
tottjour

les

avoir commises.

Ainsi

les

hommes pouvent

nous echapper

Con-

viene pertanto trovar

modo che

questo non accada e

che

il

contingente delle anime dannate cresca in avvenire.


lo

Questo modo
parveniois

suggerisce un altro demone.

Si nous

egli dice

doner

nn honime de notre
giti

science e de notre vialice,

un

iomnie

serali sur la

(1)
(2)

Vedi Arturo Graf,

// Diavolo,
st. 9-14.

\>i\g. 51.

Cfr. V. 167-192: Gcr.

Le stanze
st.

15-19

sono

una parafrasi

di

concetti spai'si nel rimanente del discorso del Plutone del Vida.
8t. 16:
(3)

Cfr. infatti

Chrisl. v. 212-215 e 222-223 e

18 v. 224-228.
I

(4)

De Sanctis. Bomans de

Sloria della Letleraluva.


la

pag. 305; Filocolo

I.

Tahlc Ronde,
3.

min cu nonvcau laugage par Paulin


libvuire, Paris 1868;.

Paris.

Tom. XII pag.

fLeon Tecliner,


lui

54

nous pourrions recevoir far

terre viinistre de nos mtcrets,

grand confort Piace il parere e si pensa a dargli le ti ai pas pouvoir dice un altro spirito aire concevoir ime /emme; mais si je V avais, je sais de f une fitte d' ve qui se prcterait volontiers nos vues dit un autre Ecoutez moi il est un farmi 7ious qui prend son gre la forme hu?na7ie et s' approche
corso.

quand

il

veut des femmes, etc


il

E
siglio

possibile che
di

Tasso avesse presente questo conin

demoni e che

grazia di
<

esso

venisse nel

pensiero di far mandare da Plutone


(st.

l'angelo iniquo

20)

ad Idraote, per persuaderlo a servirsi della sua bella


l'

nipote, affine di rovinare o ritardare


stiani
fst.

impresa dei

cri-

23-26),

Ho

detto possibile,
I

ma

sento che posso

affermarlo recisamente.
in relazione

due luoghi evidentemente sono


l'

non solo per

identit dell' argomento,


e

ma

anche per

la particolarit
(i).
il

accennata

per altre che se

ne potrebbero notare
la

Giova pertanto avvertire che


nell'

inglese,

femme di cui parla come avverte,


pu

demone, era
Tasso

antico

poema

in

una nota, Paulin Paris, chaste


il

et belle (2), e di

darsi che

lo

sapesse per mezzo


alla

qualche altra versione in francese, quando attendeva

composizione del suo poema, nel monastero

di Ciablis (3),

(1)

Cfr. ;id es. Ger.

st. 2:

Quasi

clic sia legjjeia

impresa, (ahi stolto

!),

repugnare

alla diviua voglia;

Stolto
i

che a Dio s'agguaglia e in oblio pone,


21:

Il

Come
cieca

di

Dio

la destra irata tuone: e st.

Giudic questi (Idraote) (ahi!

umana mente,
et

Come

giudici tuoi son vani e torti etc): J/er/Jn. cap. I

in fine: " ainsi

le

grand Uimemi

rcsolut de

former un homnie dou de son


et

sens

de sa malicc, Combien fnt lranye en cela sa folio

son aveuglement

de peuser eacher ses trayncs au Toul-Puissanl qui voittout.',. Notevole poi


la cliiu.sa: " L'assemble. s''elant separcc aj)ves ce

disposail son gre d^ine

/emme

alla la tronver

,,

grand conseil, VEsprite qui come Idraote, consigliato


,

dall'angelo iniquo, va a trovare Armida.


(2)

Celle

femme, dans Vancien pome anglais, doni Georges Ellye a donne


Vtla T. T. I pag. 216.

Vexlrait, est chaste et belle.


(3)

Serassi,


e che gli suggerisse la sua

55

risaputo
efficaci e

Armida. Del resto

che, nelle vite dei santi,

uno dei mezzi pi


peccato
il

pi

comuni per indurre

in

penitente appunto
al-

quello d' inviargli bellissime fanciulle, che, con mille


lettamenti, ne lusinghino
i

sensi e lo invoglino al male.


le belle fan-

Nell'epopee romanzesche poi sono appunto


ciulle

che distraggono
il

cavalieri dal

combattere per
il

la

loro fede e per

loro re
di

e gli spingono per

mondo,

incontro

pericoli

ogni sorta, con una promessa,


colla totale dedizione di

una carezza, un bacio, e spesso


s stesse.

una

di quelle Angelica,

con cui Armida ha


alla

dei rapporti di parentela.

Ma

usciamo ormai

luce

del sole dalle tenebre infernali

e prendiamo conoscenza

del personaggio cui ricorre lo spirito maligno per


effetto ai voleri del

dare

suo

re.

Si chiama

Idraote ed un

mago
{st.

dotto

nobile,

uno dei
nache

tanti re, che,

anche per testimonianza delle crole arti


e,
s'

sire,

coltivavano

magiche

20).

Ma
fu
nell'

Idraote

un

re molto antico,
di esser

io

non m' inganno,


cenno Virgilio

augure
Eneide

prima

mago. Ne

fa

(IX 327-328)

e ci fa sapere
si

che fu ucciso da Niso mentre

dormiva; che allora

chiamava Rhaninete, ed era un


Turno,

augure gratissimo

al re

sed non augurio j)otuit depellerc pestem.

Prima
di Carlo
l'

di diventare Idraote, milit sotto le

bandiere

Magno

a cui era venuto, per testimonianza del-

Ariosto, r anno innanzi che fosse ucciso da Medoro, al

solito

mentre dormiva.

Il

nome suo

era allora Alfeo ed era

Medico e mago e

pieii d' astrologia

Ma

poco a questa volta gli sovenne


gli disse in tutto la

Anzi

bugia
{Fui:

XVIII

174).

Dunque
antico: fu
il

56

uomo molto
in cerca

nostro Idraote davvero un


ai

augure e mor

bei

tempi

di
il

Enea; risorto

assai pi tardi,
di

dopo aver peregrinato

mondo

buona ventura,
la

entrato al servizio di Carlo

Magno,

con

sua professione rimessa a nuovo e con la sua dottrina


servire
ai

notevolmente accresciuta per

nuovi tempi.
l'antica

Morto
maest,

e risorto per la seconda volta, e s'

ha ripreso
il

dignit di re
il

messo ora a
!

far

mezzano

di sua

re dell' Inferno

Una

vita cos avventurosa fa

proprio sbalordire.
C' per un punto oscuro nella storia di quest' uomo:
la

sua parentela con Armida, della quale non fanno meni

zione alcuna
spiegarci

documenti che possediamo e che bisogna


imitazione
del
Alerlin.

coli'

Se per
a
e,

ci

non
di

soddisfa qualche mio


rischiarare questa
al

lettore,

lascio

lui

la

briga

oscura

questione,

prestando
d'

fede
e

poeta,

accolgo

Armida come
volgono a
lei,

nipote

Idraote

corro
(st.

trovarla al

suo ingresso nel

campo
I 230), e

cristiano
splen-

28-37). Tutti si

come a cometa

dente in pieno giorno (Claud. D. R. P.

corrono

ad ammirarla
Carlo

a conoscerla.

Non minore

sorpresa fa
di

Angelica entrando nella splendida sala della corte

Magno

(Imi.

II.

i.

20 segg.j:

Ogni barone e principe cristiano In quella parte ha rivoltato il viso;

N rimase

a giacere alcun pagano,

Ma

ciascun d'essi di stupor conquiso

Si fece alla donzella

prossimano.

Orlando se ne innamora pazzamente

prontamente,

come Eustazio che serve


che
questi

di

guida ad Armida. Le parole

rivolge

lei

sono
dirige a

con

poche

differenze

quelle

stesse che

Ulisse

Nausicaa (Odiss.

VI


149
segg".), ci

57

ed Enea a Venere (En.


di

327 segg.)

(i).

La

condotta di Armida in presenza


ricorda poi quella di Sinone

Goffredo e dei Franchi,


dinanzi a Priamo ed ai

Troiani, oltre che la situazione identica (En. II 57 segg.),

senonch
di
i

la bella incantatrice

ha bisogno dell'esortazione
Carlo
fa
in-

Goffredo per parlare. La dolcezza della sua parola lega


il

sensi;

sorriso di Angelica che parla a


di sasso,

namorare un cuor

e tutte

due esordiscono
Tasso avverte
il

la
(3)

loro storia con lo stesso concetto

(2). Il

che Armida, Erminia e Clorinda fanno


loro sciagure ad imitazione
,

racconto delle

di
:

Ulisse nell' Odissea e di

Enea nell' Eneide e sta bene ma la storia di Armida non somiglia affatto a quelle che i due eroi raccontano. Somiglia invece, almeno nella sostanza, a quella di Angelica, eh' era del pari

Piena

d'

inganni e
le

d'

ogni falsitade

sapea tutte

incantazione
(st. 37)

nonch
Argalia

fu

mandata

dal padre in

compagnia

del fratello

alla

Corte di Carlo,

Perch quel viso che ad amar invita


Tutti
i

baroni a la giostra tirasse

poi,

che per incanto a

la finita

Ogni preso barone a

lui portasse.
iloc. cit.
-

8t. 40).

(1)

CtV. pure: Stazio,


66, etc.
st. 21:

TJiebais,

IV

746; Poliz: St.

49:

B.

Tasso, Amadigi,

XXXVII,
(2)
(3)

Cfr. Inn.
Leti. 62.

Ger.

st. :^9.

Ecco pertanto
il

58

(st.

suo breve racconto

25)

acci ch'io

ti

faccia manifesta

Con breve rag'ionar quella cagione Che ci ha condotti alla tua real testa,
Dico
ciie

questo Uberto dal Leone


d' alta g-esta,

Di gentil stirpe nato e

Cacciato dal suo regno oltra a ragione:


Io,

che con

lui

insieme

fui cacciata,

Son sua

sorella,

Angelica nomata.

Dunque Angelica

anche

lei

cacciata dal suo regno;

ma non
e basta.
finata di

se ne sa

il

perch:

oltra a ragione
1'

ella dice,

Armida invece
un suo
zio

n' lungi per

ambizione scon-

tutore che
e
di

vuole darla in isposa


vile
(st.

un

suo

figlio,

rozzo

animo

44-47).

Essa non cede


quindi
le

ai

desideri

del
i

suo maligno parente, e


sonni turbati
alla

persecuzioni, quindi
gli

da strani
ed
al

sogni e larve, quindi

attentati

sua vita
a
lei

suo

onore.

La morta madre appare


che
il

dormente
le

e la esorta a fuggire e le dice

tiranno

ha apsgola

parecchiato

ferro

veleno
si

essa in

preda

allo

mento
patria,

e alla paura, n
se

risolve

ad abbandonare
dei

cara
della

non quando Aronte, uno


il

ministri

corte che

morto

re s'allev fin

da bambino, non viene


il

in suo soccorso

e le fa sapere
il

che

crudo zio ha pro(st.

messo

di propinarle

veleno nello stesso giorno

48-52).

Di tutto questo nessuna traccia

nella storia d' Angelica;


altre

troveremo delle somiglianze nelle

che seguono,
le fonti

ma

non

tutto:

il

poeta ha qui molto travisato

da cui

attinge.
Neil' Italia, Liberata figura la storia di
3
1

Elpidia (VI
di

segg.).

pur essa

figlia d'

un

re,

va nel campo

Belisario in cerca di aiuto e di


i

protezione e gli affida

suoi

averi

se

stessa.

accompagnata da quattro


lieri

59

ai

vecchi cavalieri (che corrispondono appunto


e
60),
alle
e,

due cava
espone

due matrone che accompagnano Armida,


venuta
alla
(i)

V.

presenza di

Belisario,

cos la sua storia:

Io sono Elpidia figlia di Galeso

(2),

de

la

uobilissima Safcna
lui pei* dote
il

Che diede a

bel

Tarento

Con

altre terre

che

g-li

sono intorno,

Delle quai tutte son riinasa erede,

Perch Tebaldo capitan de' Goti

Mi volea dar per moglie a un suo


Ch'
il

fig'liuolo
il

pi brutto,

il

pi sciocco,

pi da poco

Che

si ritrovi fra la

gente loro
lui

Tal che mio padre a

non volse danni.


et ira
altro

Onde
Che a

s'

empio

di tanto

sdegno

Che giorno

e notte

non pensava ad

far di tal repulsa aspra vendetta.

Prende tempo per dar


finge di

effetto

al

suo proposito e

non pi
si

curarsi delle nozze. Intanto Galeso,


in

con

un famiglio,

pone

viaggio per

Roma,

e,

sorpreso

dalla notte, ripara in


il

un albergo, ove trovasi pure Tebaldo

quale lo assalta mentre


il

dorme
ucciso,

e lo strozza.
gli

Non pago
1'

ancora, tronca

capo

all'

toglie

anello e

porta tutto con

se.

Arrivato presso Taranto, invia per


Elpidia,

un messo

1'

anello ad

pregandola, a
di
lui

nome

del

padre, di recarsi in soccorso


trovasi oppresso dalla febbre.
alla torture
il

a Benevento,
di Elpidia

dove

La madre

pone

messo

scuopre la trama. Tebaldo allora

(1)

Cfr. Hai. Invitto capitan,

che vinto avete

Quasi

le tre

gran parti

[della terra

Ger.
(2)

st. 39:

Principe invitto, disse,


i'

il

cui gran

nome
Damasco,

Clr. Ger, Figlia

Bon d'Arbilan, che

il

freno tenne
in

Del bel

e in

minor sorte nacque; Ma la bella Cariclia farlo erede del suo regno piacque.

sposa

ottenne

Cui


abbandona
vedendo
e muore.
l'

6o

la testa di

impresa, conficca in un palo

Ga-

leso, la colloca dinanzi al

palazzo e fugge via. Safena,

la testa del

marito ucciso, cade priva di sensi

Come
di
fin

si

vede, questa storia quasi conforme a quella

Armida

in sul principio,

va man mano allontanandosi

quasi a distruggere le somiglianze.


i

Non pu

dirsi

per che tra

due racconti non

vi sia qualche relazione,


tutti

giacche in sostanza, abbiamo in


che, priva dei genitori,

due una donzella


aiuto di
di

da un malvagio costretta a
l'

uscire dal proprio regno e ad invocare

un

ca-

valiere che in pari

tempo comandante
il

un esercito e
(i).

famoso per

la

gloria acquistatasi in molte battaglie

Pu
suo,

darsi quindi che


il

Tasso abbia dal racconto del

Trissino tolto

concetto e che l'abbia poi svolto a

modo

pur serbando del primo qualche circostanza. Proveil

rebbe ci

fatto

che

il

poeta dalla storia di Elpidia


in relazione

tratto a dare agli

avvenimenti che sono


differente

con

Armida, un ordine non molto


neir Italia.

da quello che

Eccone

infatti la

prova.

Elpidia fa omaggio a Belisario del suo regno ed


offre s stessa

ad uno qualunque, anche


fosse
il

s' ei

pi

vii di tutto

il

stuolo.

duci
tutti

che

sono

presenti

s'

innamorano
il

di

lei

sopra

Corsamente

il fiero v,

Rinaldo eW Italia,

che stato dal Tasso sostituito con Eustazio. Questo

amore che

s'

impadronisce

di

tutti

cavalieri,

non

affatto differente

da quello che Armida suscita nei principi

(1)

Ctr. aucora: Jlal.

VI

470-473:
-

Cos parl quella fanciulla onesta

nel

suo ragionai- la bella faccia


Poi sollevolle rugiadose...

quel parlar cliiu la donna e

Di rugiadose lacrime bagnava: Ger, st, 73: A fisse - Le luci a terra e stette imuiota alquanto, -


cristiani. Belisario poi

6i

la

ha da rispondere ad Elpidia, come


sua risposta saggia

Goffredo ad Armida: ebbene,

e piena di prudenza, come quella del duce franco, ed

esaudisce in parte
del tutto
(lib.
l'

desideri della donna,

non

li

soddisfa

VI

484-516). Egli ha poi in cima dei suoi


d' Italia,

pensieri

impresa

rusalemme, delibera quindi

come Goffredo di mandare


i

quella di a

G
la

Durazzo

bella principessa e di darla, a guerra finita, a chi meglio


si

sar distinto combattendo contro

Goti. Questa delibeil

razione
fiero,

degna invero

di

encomio, urta Corsamonte

eh' di parere

Che r indugiare

tosco degli

amanti,

e vuol quindi che Belisario scelga del Sole, e


gli

uno della Compagnia


(v.

la

dia in moglie

517-547). Questa
di Eustazio

fretta risponde

evidentemente a quella

nella

Gerusalemvie;

ma
ne

questi
fa

pu

riscaldarsi

a sua posta,

nessuno
fronte
il

gli

carico;

Corsamonte per

ha

di

suberbo Aquilino
e

cui pure fa gola la bella


altri

principessa,

non intende perci cederla ad

nessun patto.
s'

Ha
le

luogo una
;

sfida,
l'

tosto,

more

solito^

incrociano

spade

ma
del

intromissione di Bassano,

e
le

un discorsetto a modo
cose in pace.

Conte

d' Isatira,

rimettono

Non

crediate per che questa pace duri

a lungo: appena l'esercito arriva a


rinnova.

Roma

(lib.

X), la

lite si

N'

cagione

una

bella

sopravesta

che

la

gentile principessa invia a


l'uccisione di

Corsamonte, in premio
Il

del-

Tebaldo

fatta dall'eroe in Napoli.

messo

che l'arreca tosto incaricato dal cavaliere di domandare


a Belisario
pitano,
il

consenso per

il

matrimonio.

Il

glorioso ca-

manco a
la

dirlo, l'accorda subito;

ma

Aquilino non
1'

cos tenero e

non potendo
contro
il

far

revocare

assenso, ar-

ruota

lingua

fortunato

guerriero.

Questi


protesta,
e,

62

del Sole
gli
si

malgrado

le

preghiere di Belisario, esce in

campo contro Aquilino. La Compagnia


indignato
ritira

rivolta tutta quanta; Aquilino ferito alla coscia; Belisario


la

promessa

Corsamonte
campo,

'-'

tacito e

mesto
giunge

ritorna al suo palagio, poscia, per consiglio del


il

suo amico Achille, abbandona


all'isola di Circe,

e,

peregrinando,
(lib.

ove dimora

la fata

Plutina

X),

Chi non vede

in questi

avvenimenti quelli che, nella

Gerusalemme, succedono

alla

comparsa
1'

di

Armida
di

nel

campo

de'

crociati

Indubbiamente

elezione

uno

sposo per Elpidia, proposta da Corsamonte, ha suggerito


l'elezione di

elezione provoca la

un successore a Dudone {Ger. V 1-4), la quale lite tra Gernando e Rinaldo (st. 15-31),
Rinaldo dal campo
il

corrispondente a quella tra Corsamonte ed Aquilino; ed


infine l'allontanamento di
(st.

32-52),

determinato
nel castello

dall'

uccisione di Gernando, e

suo rifugio
s'

di

Armida (X
di

59 segg.),
e

che
la

accordano

con

la

partenza
di di

Corsamonte
ove
lo

con

sua

dimora
ci

neir isola

Circe,

troveremo quando
delizie
alla

bi-

sogner

trar

Rinaldo dalle

del

giardino di

Armida.
palese
l'

Ritorniamo pertanto
influsso
I

storia.

anche

ad Enea (En. ad Armida,

del racconto di Didone che Venere fa 340-368) (i). Ad essa dobbiamo infatti

la circostanza della

madre che

si

appresenta in sogno
di
(2).

tolta

dall'apparizione

Sicheo a Didone,

per esortarla ugualmente a fuggire


di

Quanto

alla

madre

di Galaciella

Armida che muore di parto, essa madre di Ruggero (3).

corre la stessa sorte

(1)
(2)

GuaetaAiui, Boni. Gfiitili etc.


Cfr. Ger. st. 49:

En.

353

segg.

Vedi poi
etc.

la

storia
di

Furioso (IX, 22

sogg.). alla quale somiglia

pure quella

di Olimpia nel Armida, per quel

che riguardi la persecuzione. Gentili. Boni. (3) I}m. Ili V 31; Fur. XXXVI 61.

_
ticolarit.

63

(st.

Rifacciamoci ora da capo per esaminare alcune par-

Per

il

ritratto di

Armida

29-32)

il

poeta

prende
certo

colori

da varie tavolozze,
descrizioni

ma

specialmente da

quelle del Petrarca e dell'Ariosto, del quale ultimo ebbe

presente

le

delle

bellezze

di

Alcina

(VII II segg.) e di Olimpia (XI 65 segg.)


di Goffredo dinanzi
sario, quello di

(i). Il

contegno

ad Armida,

oltre

che quello di Beli-

Latino verso Dioneo, ambasciatore di Goffredo per non seconda


quelli di
70-73).
i

Enea (En. VII


desideri di

249-251);

Armida, come Latino

Enea, promette

solo di aiutarla a guerra finita

(st.

Essa

in questo
tutti

caso
si

si

comporta proprio come Sinone n^V Eneide :


alle

commuovono
la

parole

di

lei

e V arte
(2).

sua,

come
questo

quella del falso greco, finisce con trionfare

Da
>^

momento

nostra incantatrice non ha da pensare


;

che

a trarre nella sua rete

alcun novello amante

e per

riuscirvi applica quelle stesse arti, che,

con intento diverso,

Laura adoper col Petrarca


Ritornando ora
done,
all'

(3).

elezione di un successore a

Duha
pa-

indaghiamo,
il

se

possibile,

il

motivo

che

potuto indurre

poeta a introdurla.

semplice, a mio
la
il

avviso. Egli vuole che Goffredo


rola, di

mantenga

sua

non concedere

cio,
82), e,

propriamente

lui,

chiesto

aiuto ad
il

Armida

(IV

per scostarsi dal Trissino

pi che possibile, ricorre

ad un espediente, invero
accordo con
il i

non troppo ingegnoso,


zione
del

ma

d'

fatti:

1'

ele-

successore di Dadone,

quale poi elegga un

(1)

Cfr. inoltre Ger.

st. 29, v.

4-8:

Ovid.

Mei.

V.

570-71;
a*.

Ariosto,
1-2,

Fur.
I;

XI
V.

65; st.
4-8:

30 v.

1-2:

Petrar. Son.
st.

Aura che

quelle chiome etc.

Ballala

Fur. VII
Cfr.
st.

11;

31 v. 1-2: Petr.ar. Son. 125, invita; st. :^, v. 1-2: Petrar.

Son.

75, etc.

(2)

73 V.

3-6:

Fu.

II 69 segg.

(3)

Cfr. Tr. Mori. II luO-120: Ger. st. 87-95;

nonch Brusantini. Ang. Inn.

XIX

cl-52; e

XXIV

:8-27;

Imi.

XXIX

I 46-47.

capo per
la

64

di fornire cio

spedizione di Armida. Questo espediente ha

un gran vantaggio, cercato dal poeta,


motivo pi serio
Nella
alla discordia tra
lui,

un

Rinaldo

Gernando,

che sarebbe nata, secondo


{Leti.
24).

da alcun seme della storia

Gerusalemme

palese

l'

intenzione di

allontanarsi da

Omero
si

e dal Trissino, che


i

pongono, come
gelosia;

ragione prima della discordia tra


invano; poich non

capi, la

ma

pu dimenticare che anche


le

nella

Gerusalemme

la

cagione di tutte

ire

sempre una

donna, come sempre una donna che, nei poemi romanzeschi, allontana dal

campo

cavalieri e

li

caccia

ovunque
de'

per

il

mondo

(i).

Il

Tasso pertanto sostituisce

alla

gelosia, causa

litigi

neV Iliade e

neW Italia,

l'invidia.

Per stuzzicarla
personaggio,
l'

necessario
stazio,
il

che
quale,

intervenga un

terzo

Eu-

proponendo appunto

elezione

di Ri-

naldo, per

fini affatto

personali, desta l'invidia di

Gernando
spirito

(V

6-1

1).

Ma

quasi questo sentimento non basti a inanimire


ricorre
,

Gernando contro Rinaldo_, il poeta d' Averno (st. 18-22). Questo spirito
che una
furia;

allo

n pi n meno,
venenis
il

Aletto,

priva
di

<

gorgoneis

>,

e che s'insinua nel seno


tello

Gernando, come
di

serpen-

che

la

menade oscena

stacca da' crini, nel seno di

Amata

(2), Il

ragionamento interno

Gernando

(st.

19-22),
(3).

quello stesso di Aiace, nelle

Metamorfosi (XII 5-122)

Da
(XI

questo punto

le

cose procedono

come
si

neV Italia

30-2 segg.). Infatti

Rinaldo
e

Corsamonte, sentendo
rivoltano

parlar male di s da

Gernando

da Aquilino,

contro di loro

gli

amici di entrambi sorgono in armi

(1)

Cfr. e

ad

es.

Morgnntc.

I 11 scg<;.;

Viaff(/io di
I

V. e

Magno

in /spagna,

XXX
(2)
(3)

XXXIX:

Storia di Rinaldo da Montalhano,


3HJ-348: Ger. st. 18.

V etc. Auchc

Vivaldi,

Cfr. Kii.

VII

Guastavani, Beni, Gcutili etc.

contro
i

65

ucciso,

due guerrieri e nella mischia Gernando


alla coscia.

Aquilino ferito
al

Goffredo e Belisario accorrono

tumulto e castigano in

ugual

modo
scena

feritori,
il

che,
(i).

disgustati dal duro trattamento,

abbandonano
la

campo

Ora
l'

evidente che, derivando

dell' Italia

dal-

//^Wf, quella della Gerusalejiime abbia anche con questa

dei rapporti che m'accontento di segnare in

una nota per

meglio seguire

il

racconto

(2).

(1)

YtiiW Italia 8on nprodotte le eircostaiijsc

]>ii

miiuite e perfino lo

])iirole.

Cfr. infatti: Hai. v. 895:

monte

altero

Aquilino. (Cfr.

Meutre Aquiliii parlava... Vi sopraggiuusc CorsaE con poca pazienza e gran disdegno -Stette ad udir l'ariuga di Gev. et. 26). Corsamoute ha pi moderazione di Eiualdo e, prima

una i)rcgliicra al cielo, poscia impugna il brando e gli s'avventa. L'assalito iiur egli d di piglio alia yjiada o con lui i compagni: " Presela Bocco e presela Masseuzo E Mundello e Catullo e il bel Lucilio, - E tutti furo intorno a Cori.amoute (Cfr. Gcr. sb. 28). Ei nulla- teme et or tira una punta - Or mi man dritto mena, or un riverso, - Or un feu dente fa mirabil i^rova. ^Cfr. Gey. st.30 v. 3-4) Ondo couvieu ognun tirarsi addietro; E qual toro selvaggio in sull'arena, - Circondato da cani e da' bifolcbi,,- Cb'or questo or quel con le terribil corna - Spaventa e tosto in cereo si fa largo... Talparea Corsamente in quel coutlitto. - Carcaiido sempre addosso ad Aquilino
di scagliarsi contro Aquilino, fa
-

fi

Gcr. st. 2S, v. 8). Gi si prendeva l'arme f'Crf. Ger. et. 28), N mai possibil fu che quei baroni - Frenar potesser Corsamonte il fiero, - Finch non vide il sangue d'Aquilino (Cfr. Ger. st. 28) Cader a terra o rosseggiar l'arena., - Perch passato avea la destra coscia (v. 535-572). Pi ima che Goffredo sentenzii Adrasto e Tancredi devono l'uno accusare Rinaldo, l'altro difenderlo, il che non accaile nell'i^/(rt; la pena per che spetta al reo conforme: Cfr. Hai. v. 602-607: Baron superbo e scnz'alcun rispetto, - Non ti vo' dar la pena che tu morti - Por quest'error... - Che ben
(Cfr. Ger. st. 29) Il qual si
('Cfr.

difendea con molto ardire

ingrossava la spietata briga...

quasi tutto

il

stuol

noto a tutto quanto

il

stuolo.

Ch'esser dovrebbe

1'

ultimo supjlizio (Cfr.

Ger.

st. 31).

L'intervento di Tancredi nella deliberazione di

Rinaldo,

di

uscire

dal

campo,

spiegato dairintervonto di Achille


,

ncW Italia; scnonch Tancredi


luogo dove

persuade Rinaldo ad allontanarsi


ed invitato a seguirlo (Hai.
timento
(st. 31)

Achille trova disposto a ci Corsamonte

v. f!21-72()). Il

avviene

il

combat-

(st

25)

deriva

dall'

Eneide (VII

160-165):

Gernando cado

sulla ferita
il

feiTo nel fodero e

come Pallante (En. X 488, corruil non badare all'ucciso, morte il re Agramante (Fiir. XLIl 9).
(2)

in rolm(s): Rinaldo

nel rii)ori"e

imita

Rodomonte iiuando mette a


Tancredi cose
di

Goffredo rappi'osenta

Agamenmone
(//.

e dice a

che

sono
etret-

implicite nel discorso dell' Atride

I 245-284).

Le parole

Rinaldo a Tan-

credi

che

gli p.tlesa le secreto iute izioni di Gofi'redo (st. 42-13).

himno

MuLTiNEDDU

Fouli della G. L.


insieme del
fallo del

66

Agamennone
tutto
ci

Partito Rinaldo, Guelfo ritrova Goifredo e parlano

guerriero e della sua partenza (st.53-59),

come

fanno, a proposito dell'ira di Achille,


{II.

e Nestore

265-291);
dell'

senonch
eroe
e

n^ Iliade
fa

avviene in presenza
nella

Nestore

da paciere;

Gerusalemme invece Rinaldo


la

lontano e Guelfo

perora
menti,

sua causa. Mentre

si

svolgono questi avveni-

Armida intende
si

al fatto suo, e,

quando sopraviene
gi notato

la notte,

ritira nel

suo padiglione, accompagnata da


(st.

due cavalieri
(Hai.

due matrone

60).

Abbiamo
detto

come da quattro

cavalieri pure

accompagnata Elpidia
che

VI
st.

317-328);
scortata
21),

ma non abbiamo
da due giganti
ai

anche

Angelica
(Inn.
tutti

da un
di

cavaliere

e
'<

che

vezzi
il

della

figlia
y>

Galafrone
st.
t^),

son presi
al

ed anche

re Carlone

(Inn.
(st.

mentre

fascino di

Armida

resiste Goifredo
gli
altri

61-64).

Questa continenza mirabile e


poeta adorna
il

pregi

di

cui

il

chiaro campione dei Franchi, lo allontasul

nano grandemente da Agamennone,


dice di averlo modellato
(2). Infatti

quale

il

poeta

mentre Agamennone
la-

prepotente, litigioso, imprudente, pieno d'orgoglio e

scivo; Goifredo mite, prudente, umile, continentissimo.

Egli tutto considera e pesa prima di porsi all'opera e non


ritugge dalla preghiera per persuadere
il
i

cavalieri a seguire
il

suo volere, a tener fede

ai

giuramenti: non ha a dispetto

consiglio dei minori, lo segue se buono, lo respinge con

tissime relazioni eou

tjiiellc

di Acliille ;td

Agamemuoiie. prima

di ritirarsi nella

tenda
{11. I
il

(l. I

292-303A Tancredi poi sostiene le veci di Teti e consiglia Rinaldo


il

ad abbandonare

cani]>o,
.50).

come quella

jierstiade Achille a

rimanere nella tenda

42J-423: Gtr. st.

L'esortazione di Tancredi a Rinaldo perch moderi

suo carattere (st. 47) rispecchia quella di Fenice ad Achille, neirambasceria che gl'invia Agamemnone. L'allusione infine alla contesa di Tancredi con Baldovino (st. 47-18) ha fondamento storico (Vedi G. Tirio 11121: X 10; e Paolo
cit.
I).
(\x

Emilio, Op.
(1)

Vedi Giudizio sulla Conquistala

Opere del Tasso. \o\. XII pag.

324).

garbo se
lo
fizio,
si

67

nell'

stima dannoso o inopportuno e

uno

e nel-

r altro caso riesce grato e venerabile. Cortese fino


fa

al sacri-

scrupolo di negare cosa che gli venga richiesta:

Armida

istessa n' vinta

quando, armata d'inganni e di


aiuti

campo cristiano. Tanta perfezione non solo lo distingue da Agamennone, ma lo pone al di sopra di tutti i capitani di ogni tempo e di ogni luogo, al disopra della natura umana e della realt naturale. Di ci non ha colpa solo il Tasso, ne
seduzioni, entra in cerca di

nel

hanno molta parte anche


l'

cronisti

che,

trascinati dal-

ammirazione, esagerarono

la figura di
<t

Goffredo. Secondo
iisignis

(i),

Guglielmo, egli non solo

strenuus et

non

solo

magnifiais

(2),

ma

pure

religiosus,

clemens, plus, ac time?is

Deum,
verbo,

iiistiis,

recedens ab
vanitates

omni
comas-

vialo, serius et stahilis in

saeculi

temnens

in orationibus iugis, in

opcribus pietatis

siduus, liheralitate insignis, affabilitate gratiosiis, luiSictus


et misericors;

in
5).

oniiii

via

sua

conuicidabilis

et

Deo

placens

(IX

tanta perfezione morale accoppiata


fisica. ^

una non minore perfezione


haberetur: robustns sine
thorace
virili,

Fuit autem

et corpore

procerus, ita ut et maxiiuis minor et inediocnbiis


exeinplo,
nicinbris:

maior

solidionbus,

diocriter, in zistc

iudicio

/ade venusta, capillo et barba flaviis mearmorum et cxercitio militari omnium quasi singularis (ibid). Dunque un modello di
riscontro.

perfezione, senza

Ma

se
il

si

studia

Goffredo
glorioso a

negli atti della sua vita, in tutto

viaggio

Gerusalemme,
sempre; e se

egli
al

apparisce

uomo

grande,

ma uomo
il

Tasso fosse piaciuto

ritrarlo cosi,

suo

personaggio se ne sarebbe notevolmente avvantaggiato.

Ma

egli

aveva

in

mente

il

<

piics

Acnras

di Virgilio e

(1)
(2)

IX
Il

5.
1.


incarnato tutte
le bellezze
all'

68

tutte
le

pi ancora l'esempio del Trissino che aveva in Belisario


e
virt,
il

non ha
bi-

potuto sottrarsi

imitazione.

Anche

condottiero

zantino di una continenza meravigliosa. Egli non solo

non

si

mostra debole verso Elpidia,


Costanzo

ma

in

custodia

al fiero

la bella Cillenia, figlia di

Tebaldo, capo
sorte nella di-

de' Goti stanziati a Napoli, toccatagli in

visione della
seco, d'

preda;

per non correr


1-60).

rischio,

tenendola

innamorarsene (Vili
ravvicina
i

stanza

due personaggi,

Anche questa circoin modo da conArmida


la

fondersi.

L'elezione dei cavalieri che devono seguire


(st,

66-75) fatta in

modo

speciale,
i

per

estinguere

gara. Si scrivono in piccole schede


si

nomi

dei cavalieri;

gettano poi in un'urna e

si

estraggono. Questo mezzo

non

sconosciuto nell'epopea classica e romanzesca.

Se

ne trovano esempi in Virgilio {En.

V
1'

490

segg.),

e ne'

poemi

latini

della

decadenza:

nell'epopea

romanzesca
che
pi

poi se ne fa uso ed abuso. Riporto

esempio

mi giova, togliendolo
cavalieri

dall'

Innaiiorato

(I-I-54-58).

Alla

giostra richiesta da Angelica, vogliono intervenire tutti


i

specialmente

Orlando, che vuol

essere

il

primo campione. Carlo perch non trova troppo giuste


le

sue pretese, e anche per contentar


:

tutti,

ricorre all'estra-

zione a sorte

fu

il

nome d'ogni paladino


scritto e separato
:

Subitamente

Ciascun signor cristiano e Saracino


Neil'

urna

d'

oro

il

suo

nome ha
faciullino

g-ittato

poi ferno venire


i

un

Che

brevi ad vino ad uno abbia levato


il

Senza pensare

fanciullo

un

n' afferra
(1).

La

lettra,

dice: Astolfo d'Inghilterra

(1)

Cfr. Gtr.

st.

73-75.

Ma
il

69

fur tratti trenta.

numero

dei cavalieri qui triplicato:

Prima che Orlando ne

Osservando,
nella

cos

di passata,

che

anche

Eustazio,

Gerusalemme, escluso come Orlando, proviamo a

raccostarci al

numero

dei nostri.

Neil' Italia, in seguito alla

richiesta

di

Elpidia, di

darle un marito, sorge tra' baroni una gara, nella quale

Corsamonte
in

al solito,

quello che

pretende

di

pi. Il

Conte d'Isaura, per porvi riparo, consiglia


Tarento

di trattenere
<

la bella

donna

di

scegliere

dieci

almi
della

baroni

dei migliori del

campo, ed eleggere marito


accolta

principessa quello fra essi che meglio avr

combattuto
si

contro

Goti.

La proposta
composta

ma non
si

procede

all'elezione

perch Belisario vuole che


Sole,
di

scelga la Com(Ital.

pagnia del
^j-j-02 2).
Il

undici

baroni

VII

numero pertanto

dei dieci cavalieri

non mi

pare

difficile

che abbia suggerito quello della Gerusalemme,


in luogo,

tanto pi che trovasi

come abbiamo veduto,


non
favoriti

largamente imitato.

Lo scontento
(st.

de' cavalieri

dalla

sorte

76-78) naturale,

dal

come lo campo, per seguire Armida


,

del pari la loro diserzione


(st,

79-80): del resto

anche
sa dar

n^ Innamorato
si

Orlando che

stato escluso

non

si

pace e appena Angelica, per incanto, sparisce dal torneo,

pone tosto

sulle sue traccie, ricalcalte gi dall' Argalia,


I-I

da Ferra e da Rinaldo (bin.

14 segg.).

Anche

nel

Furioso (XXVII, 15 segg.) Mandricardo, Ruggero, Bra-

damante
le

e Marfisa

abbandonano

il

campo per seguire


(st.

vestigia di Doralice.
L' annunzio dell'arrivo dell'

armata egizia

86-89)
9)
(i).

invece

dovuto

alla

cronaca di Guglielmo (VIII


Op.
ci(.

(1)

Ne

fa pure
40-43.

menzione Paolo Emilio.

\h.

I,

B.

Accolti,

Op.

cit.

IV,

70

Hicrosolymavi
in absidione

hitrrca

dnm

liaec

circa

gcrtinhir, offuit

mmcius qui navcs


dirigcrchir

laniiensiiim in fortu

loppensi applicuisse nunciaret, peteiis


de exercitu aliqua
militia,
tirbetu

Principihus,
ducattt

tii

cuius

et

virihus a, qui appulcra7it,

ad

possent accedere.

L'accenno

alla carestia (st. 8g)

pure in relazione

con questo luogo della cronaca,


nella

ma

convien notare che


di

Gerusalemme

se ne parla

come

un male

futuro,

mentre nella cronaca


la flotta genovese,
cit.).
i

esiste di gi, poich,

crociati sono gi torturati


i

quando arriva dalla fame (loc.


spaventati da
(st.

In ogni

modo

cristiani nel

poema sono

questa minaccia e Goffredo s'accinge a confortarli

90-92)

con

le

parole di

Enea

ai suoi

compagni

'(E,'^-

I ^97 segg.),

le quali

parole, strano caso, adopera pure Belisario per


i

incuorare
(Ital.
I

soldati,,

prima

di

muovere contro Napoli


non tormentano
presenta
lo

61

segg.).

timori di Goffredo e dei crociati


i

per

pagani,
( I ).

quali attendono con fiducia a fortificare


dell'

la citt

Nel fervore
il

opera Argante

si

al re, gli

rimprovera
il

suo temporeggiare

esorta

ad uscire contro
lite
si

nemico,

o a permettere che la gran


tra lui e

definisca con

un duello
2-8).

uno dei migliori


somigliante a

del

campo franco (VI


14)

Un

discorso

quello del Saracino fa

Muoio a Fabio
V.
471
segg.).
la

in Livio {A. U. C.

XXII

ed in un

modo analogo Sarpedone

eccita Etdi

tore a combattere

(//.

La proposta
famosa
lotta

Argante poi non

nuova.

nota

tra

Orazi e Curiazi, che deriva da un'altra somigliante nelle


Storie di Erodoto; ma, per

non uscire dal campo

dell'epica.

(1)

Gei:

VI.

st.

1;

Cfr.

Gugl. Tir. VIII-12. Anche B. Accolti: Nee op-

pidani co tempore seynes fuertinl. scd contra... ab ea parte, qua urbeiu oppugnaturos eos {Christiaios) censchant, ercxerant viachinas varii generis,
rtf

multa tormenta disposnerunt

(IV-45).


tenta di risolvere
la

71

tra

ricorder che con un duello

Paride
Greci

Menelao
Troiani

hi

guerra tra

nel-

X Iliade (III 38-110 e 302-382), e con un altro fra Enea


e Turno,
si

chiude la grande lotta fra Troiani e Rutuli,

nell'-fi'w^/^i?
il

(XII

133)

(i).

Quanto

alla sfida, (st.

i4segg.)
quella

poeta stesso
Ettore
al

(2)

afferma di averla condotta su


(//.

di

campo Greco
la

VII
della
(3).

17-91)

Questo luogo
cui

^<Vl

Iliade era servito di modello a

Gian Giorgio, da
Belisario
citt
il

ha

il

Tasso attinto
si

scena

Gerusalemme. Tutte

afflitto,

le circostanze,

corrispondono

come Goffredo, per


nunziatagli da

la perdita della

di

Porto, anforte

un messo: Torrismondo,
e,

pi

del

campo Goto,
Argante,
fa

per

il

suo

carattere,

somigliante

ad

proposta

al

suo re di sfidare

ognun

sia qua!

si

voglia

Degli onorati principi romani.

Il

re accoglie la proposta e

Torrismondo invia

il

suo

araldo col cartello di sfida. L'araldo venuto avanti a Belisario saluta alteramente (4) espone la sfida e
l'accetta a
il

capitano

nome

dei suoi cavalieri


ritrosi

(XVII

16 segg.). Questi

per

si

mostrano

come

guerrieri greci noV Iliade;

(1)
(2)

Cfr.

anche Furioso, XXXVIII-63, segg.


meraviglioso dell'angelo Gi'adivo
elio

Leti. 61.

(3)

rimosso per

il

rappresenta
re,

Pallade

naW Iliade,

ed Argante fatto presentare direttamente al

conio

Turno {En. Xl-lsegg.). Il contegno di Aladino somiglia a quello di Latino (Cfr. En. XII-19 segg.: Ger. st. 9). eccetto che egli non seconda la proposta di Argante, perch gli aiuti promessigli da Solimano di Nicea {Moniti enim {oppidani) crebris Utteris Regis {SoUmani),.. fortiler ferve obsidionem quoad copias transinisisset... onini studio urbem tueri statuerant Accolti, IV. i in fine) lo consigliano a non avventurare in un duello le sorti della guerra e
,

la propria fortuna.
(4)

L'araldo giunto a Belisario av.anti


st. 17).

Lo salut con un sembiante

altero

(Cfr.

Ger.


quelli della

72

di

Gerusalcvimc inv^ecc l'accolgono con grande


(i).

entusiasmo (17-ig)

Aladino ingiunge a Clorinda


suo drappello

accompagnare col
per
proteggerlo
in

Argante

(st.

20-21)

caso di pericolo. ISeV Iliade (III 113 segg.) e neV Eneide

(XII 122 segg.) invece


gli eserciti, pronti

accompagnano
le

due

campioni
garantirli.

ad impugnare
nell' Italia
il

armi per
Furioso
di

Cos pure avviene

nel

(XXXVIII
nelil

77-79), dal quale deriva

portamento
al

Argante

r uscire dalla citt per andare

campo nemico, ed
il

luogo del combattimento, che ha

suo primo

modello

neW Eneide (XII

116 segg.).

L'ingresso di Argante nel


e degli altri personaggi
(st.

campo e la condotta sua 22-25) ^^^ molto si disco-

stano dagli esempi citati

di

Omero
a

del

Trissino;

il

Tasso ha per aggiunto due nuove scene, cio Tancredi


che rimane estatico
dinanzi
il

Clorinda,

la

quale
(st. 27),

dal

sommo

di

un

colle rimira

campo
in
(2);
e,

dei Franchi

ed

Ottone che entra a combattere

sua vece

(st. 28).

Quest'ulri-

tima ha fondamento nella storia


correre
ai

per

l'altra

dobbiamo
al

poemi romanzeschi,

precisamente,

Laicelot

(1) Il

testo della sfida quasi conforme: Io


de' principi

Turrismondo duca

d'Aquileia...

Disfido

oguuu
gli

Ch'io

Ch'abbia ardimento di combatter meco. vo' mantener come fan male A farci guerra e torci le cittadi,
e

romani

Possedute da uni molti

molt'anni

(Cfr.

Ger.
il

st. 15-16)

l'arma, ch'io gli

mando

Per camijo franco

prato di San
di

Eleggia dunque Pietro, E


il

nostro re promctteragli in
(Cfr. Gcr. st. lS-191
(2)

modo

Che tema non aran


7-2-82).

alcun oltraggio.

[lUd.

XVII.

Enrico

andf) a

Roma

per farsi incoronare imperatore,


S. Pietro,

ma

il

voleva incoronarlo, od egli penetr nell'atrio di

armato:

pupa non sal, con

un ferocissimo cavallo, i gi-adini della eh esa e uccise con la lancia quindici romani. " Olho autein Mediolancnsis cian multis puc/natoribus ehigdem Megit, in ipsa strage, cnrruit in morlcin amarissimtim hominibus diligentibus cioitatrm Mcdolnncnseni...

Mediolanensis urbis

Come

si

vede non
il

si

Landulphi lunioris - lAber Historiarnvi ctc Capo XVIII (in Muratori, Annali, toni. V, pag. 459). tratta di un vero duello, e spetta ad altro tempo e ad
,,

altro luogo:

poeta l'ba introdotto per

fini artistici.


pericoloso
<
<i

73

la

du Lac, che fa parte del ciclo della Tavola Rotonda (i). Combattono Lancelot e Aleleagan^ e, nel momento pi
della
la

lotta

s'

affaccia

regina

Ginevra.

Lancelot

voyant

decuvert,

ressente
Tic

une molent
tombe
des

emtion et peu s'en faut que Vepe

lui
ti

<

mains

ansi perd'

il

V avantage qu'

avait gagn;

Meleagan reprend
endroits.

coetcr et le blessc

impunement en vingt

Tutti sono meravigliati di questo strano


e

mutamento
allora

grandemente addolorati. Keu,

il

re,

si

affaccia

alla finestra e lo sgrida.

Lancelot entend et

reconnait
revient

la

voix de Keu, Il sort

camme d'un songe


il

(2),

sur Afeleagan
spinge

et bien tt le tient assez de court pour le


n' avait

/aire recider plus loin qu'

encore fait
il

Lancelot

Meleagan

fin

sotto

balcone
la

della

regina, per volere della quale egli ripone

spada
del

nel

fodero;

ma
si
il

il

perfido

Meleagan, profittando

buon
in-

momento, percuote a pi
il

riprese con la spada Lancelot,


lui
li

quale

rivolge contro di
re
,

tutto
pacifica

infuriato;
,

ma
:

terviene

<i.

li

separa e

poi dice
tinc

Eh
je

bien

si

vous
la

m'enlevez

aujord'

Imi

bataille

demande

reprendre

un mitre
che, oltre

fois. >

I cavalieri

acconsentono.

Non

fuori

del

caso

la

scena,

abbia

qualche rapporto col luogo della Gerusalemme anche la


conclusione;

ma vediamo

ancora. L'invocazione alla


(st.

Musa

prima del combattimento


zione di

39),

al solito,

un' imita-

Omero

e di Virgilio: (3) nel duello invece sono

(1) (2)

Cap. 103

(in

Romans

de la Table Ronde, Toiu. V. pag.

59-GO).

Cfr. Ger. st. 30: Si scuote allor

Tancredi e dal suo tardo

Ponsier,

quasi da
Ci)

un sonno,

alfin si desta.
II.

Vedi, ad es.

V. 703 segg. En.

XI

664 segg.


rimaneggiati elementi
l'Ariosto
(i).

74
in

specie da Virgilio

tolti

e dal-

La
(st.

soluzione del duello per

l'

intervento della notte

50-52)

conforme a quella del combattimento tra


nell' Iliade

Ettore

ed Aiace

(VII

275-292)

neWIialia
fin
le pa-

Liberata sono riprodotte del


role.

poema omerico

^^S^2^

(\)

Cfr. Oer.
V. 3-8:
8t.

IX-706;

XXXVIII-89;

st. 40: Fur. XXXVIII-8S, v. 5-8; st. 41, v. 1-2: En. XII-709 e Fur. XIX-92, v. 7; XXXI-14, v, 1-7; st. 42: Fur. II-9 a 43-44; Fur. XXXVI, '20-21; st. 45: En. XII-4; IX-551 e 11.

V. 135 segg. otc.

Argante parla al caduto com Enea a Lauso {^En. X 829 segg.), ma il caduto non s'arrende n pi'ega, comie gli eroi omerici; perci Argante spinge contro lui il cavallo, ma rim me ferito ed imperversa, e, con un grand" urto, abbatte Ottone, cbe cade come Fallante (^En. X 486 segg.) per mano di Turno.
Poscia esagerando
il

l'atto del
495),

guerriero virgiliano, cbe preme col piede sinistro

corpo dell'estinto (X
1-20).

passa su Ottone
(st.

col caTallo

(st.

36,

vedi puro

Amadigi,

L'invettiva di Tancredi

37)

somiglia a quella dell'Ariosto

verso lo scbiavone cbe tronc sulla nave


fatto prigioniero {Fur.

parola

(st. 38),

il capo al figlio del duca di Sora, XXXVI-8): Argante dall' ira quasi privato della come Marlisa, atterrata da Bradamante {Fur. XXXVI-21).

CAPITOLO IV

Erminia va
castello
ritirata

credi nel castello di

Sua fuga Capita tra pastori Tan Suo combattimento con Rambaldo 11 Altra sfida di Argante Suo duello con Kaimondo Sua dal campo Aquilino L'Angelo che protegge R.iimondo
al

campo

ilei

Franchi

Armida

Suo scudo.

Intanto la bella Erminia


i

che

dovrebbe raccontarci

tristi

avvenimenti di Antiochia

(i),

fortemente comper
il

mossa dal duello avvenuto ed


stretto dai

inquieta
la

patto

due guerrieri
la

di riprendere

battaglia, insesto. Ella


le

terrotta dalla notte,

mattina

del

giorno

ha

dalla torre seguito

con

ansia

crescente

vicende
stretta

della dura lotta, risentendo

ad

ogni

colpo

una

violenta al cuore, una ferita di cui cresceva con gl'istanti


il

tormento; di guisa che


cancella dalla sua

1'

orrendo spettacolo non pi


e dal suo cuore,
e,

si

mente

riscaldan-

dole la immaginazione, le appresenta Tancredi tutto pieno


di ferite e

languente nella propria tenda senza conforti

(1)

Leu.

61.

e corre al

76

piet, sol-

n soccorsi. La povera fanciulla vinta dalla


lecitata dall'amore: indossa le vesti e le

armi di Clorinda

campo a medicare il ferito cavaliere (st. 55-1 14). Diversi, ma non meno potenti, sono gli affetti che
il

agitano

cuore di

Scilla, la figlia gentile di Xiso,

mentre

dalla torre regale


cui

ammira Minosse,
la

l'

amato guerriero,

essa

sacrificher

patria

il

genitore.

Abbiamo
la

veduto questa stessa situazione confusa dal Tasso con


TfJxoiJxoTr/a (III

18

segg.);
al

ora da
di

lui

riprodotta

con

pi fedelt. Erminia,

pari

Scilla

nella

stanza del
le

padre, entra nella camera di Clorinda per involarne


vesti,

come quella il capello fatale, ed entrambe, immemori di tutto, sen vanno al campo nemico, l'una per
1'

darsi tutta a Minosse,

altra per prodigare le sue cure

a Tancredi, tutte due trasportate dalla forza onnipotente dell'amore


(i).

La

lotta interna,

prima
in
il

di

cedere
:

al
1'

de-

siderio che sprona, pi potente

Erminia

amore

e l'onore

si

contendono ad oltranza
il

suo povero cuore

ed

ella

cede quando

vigore della resistenza tutto

esaurito.

Da
Il

questo lato essa somiglia a

Medea
il

pi che

a Scilla.

male futuro
la

di

Giasone

conturba Medea,
e

come pure

tema

del futuro

danno
si

mal presente
tetre
le
(2).

affliggono Erminia, e ad entrambe

affollano

funeste imagini delle sciagure che da lungi minacciano

Ma

l'imaginazione esagera ad Erminia

pericoli di

Tan-

credi e tronca g' indugi; tutte

due per
arti

ricorrono
i

ad

erbe mediche e a

le

magiche

per curare

loro cari.

Tancredi poi per Erminia amante e nemico; nemico ed amante Giasone per Medea: in Erminia sorge
pensiero maligno di avvelenare Tancredi;
in
la
il

Medea

il

timore

che Giasone

possa abbandonarla,

stringe a

(1)
(2)

Tasso Leu.

61.

Ctr. Apollonio,

Argonautiche III

616-635:

Ger.

st.

64-65.


negare
tra
il
i

77

due ha luogo una


lotta

promessi
e

aiuti

in tutte
(i) e

pudore

l'amore
a fine la

nasce la preoccupazione del

come mandare
finisce

loro

impresa

(2),

ma

l'amore

con trionfare su tutto:


sppeTO}
ppTOs
.yXoLtTi
ai(5"oj$

dice anche

Medea

(Argofi. v. 785-786).

Queste

le fonti classiche dell' episodio,


il

ma non
fa

solo

ad esse ha attinto

nostro.

Vi

si

nota

ad evidenza

buona

copia

di

elementi

romanzeschi,

che

duopo
trova

considerare.

Cominciando dal nome


ne'

della donzella, esso

si

ed appartiene a una regione governata dal re Ernmiione, padre di Drusiana, una fanElla si ciulla tenera ed affettuosa al pari di Erminia.
Reali di Francia

innamora pazzamente di Buovo, valentissimo guerriero, Un giorno e non sa liberarsi da questa violenta passione. anche essendovi a corte un banchetto, cui partecipava
Buovo,

postasi Drusiana a

mangiare, e cos tutte

le

altre donne, ella

aveva sempre l'occhio a Buovo ed poteva era nella faccia tanto accesa d'amore e non mangiare e continuamente pensava come megUo potesse pi acquetare l'ardente suo affetto - (3). Non potendo

resistere,

abbandona
e,

la

mensa

chiama a
stanze,

una donzella

e Buovo,

ritiratasi
Il

nelle

sue

palesa a lui la

sua forte passione.


figlia

re

gi pervenuta al

Erminione intanto, essendo la quattordicesimo anno e volendo


re
di

intervengono darle marito, bandisce un torneo, al quale


molti

grandi baroni e specialmente Macabruno,

(1)

Cfr. Ger.

st. 71-72:

Apol. Argon. Ili 705-SOl:


v. 77ti-778.

st. 73:

Ovid. Mei. VI

32-36.

(3) (3)

Ger.

st. 78:

Argon,

Reali IV

11:

Ger. VI 110.

Polonia.

78

Buovo
esce
il

Prima che

il

torneo abbia principio,

dalla citt con duecento saccomanni per rifornir d'erba

suo destriero, Rondella, e

quando

ritorna la zuffa accesa

nello steccato. Procuratesi l'armi in strano

modo, entra a
il

combattere e

si

scontra da prima con Macabruno,

pi

valente campione.
<

Drusiana dal suo palazzo vedeva

la bat-

taglia e stava ginocchione e

pregava Dio per

il

suo caro
le

Buovo. Quanti colpi riceveva Buovo


tanti

in su

armi,

Drusiana riceveva nel suo cuore.

Alla fine Buovo

ebbe un colpo violento dall'avversario

Drusiana per

questo cadde in terra come

s'ella

avesse ricevuto quel

colpo nella sua persona, perch se 'Buovo lo sostenne

sopra
7
:

le

arme, Drusiana lo sostenne nei cuore


63).

(IV

ritorno alla stalla.

Buovo pertanto vince la giostra e fa La bella Drusiana mand per lui che non volle venire. Ella vinta pi dall'ardente amore che dalla paura e dalla vergogna, and con una dama
Ger.
st.

e con un donzello insino alla stalla; e bench altre volte


ella

con pi compagnia fosse andata a vedere


di donzella.

cavalli,

questa volta non parve onest


colui che
14)

!Ma chi
si

da un

fiero e cieco

amore difendere

possa?

(Cap.

(i).
i

Le

relazioni tra

due racconti sono

cos

evidenti

che ogni dichiarazione riesce superflua: accompagniamo

un suo

dunque Erminia al campo cristiano. Essa scortata da fido e da un'ancella, appunto come Drusiana,
alla stalla,

quando va

ed tutta rivestita

dell'

armi

ful-

(1)

Notato pure

dall' Ostcliage,

Op.

cil.

Altii luoghi

che hanno

eoiuiglianza conia situazione (Iella


Il 120-13(';
st. 63,

Gervsnlemmc sono

ad. es:

qualche Alamanni, Girone


II.

Niccol degli Agostini, Lancellotlo e Ginevra,

lib.

cant.

III.

etc.
(61).

Nota poi che anche

Tishe, di cui fa

cenno

il

poeta nella letten*


Thinhe

citata

per ritrovar Piramo, presso la tomba di Nino, esce di notte, delu-

dendo

la vigilanza dei custodi: Callida

per Icncbras versato cardine

gredilur fallilque suos adopcrfaque vultnin

PervenU ad tumulum

diclaque sub arbore sedil. (Ovid. Mei.

IV

93 segg.)-


guerriera,
e

79

solitario,

gidissime di Clorinda e della sopravesta (st. 93-96). Passa senza disturbo per la porta, spacciandosi per la valente

giunge in luogo

donde invia a

Tancredi il suo fido per avvertirlo ed attende intanto che ritorni (st. 97-105). Mentre intenta ad osservare il campo cristiano, il raggio lunare, percuotendo le sue armi lucenti, le fa scintillare in guisa, che viene scoperta agguati. Uno e creduta Clorinda da due che stanno agli guerriera di questi stato privato del padre dall'alta
e stimando

che

sotto

le

fulgide

spoglie

ella

appunto

povera innamorata, piena si nasconda, lancia un asta e la quelli la insedi spavento, si abbandona alla fuga e

guono (st. 106- 114). Cominciamo dal trasvestimento

(i).

un

artifizio

molto antico, che cost la vita al nobile Patroclo, quando 40-45), e che non fu volle farsi credere Achille (Il

XVI

fecondo di migliore fortuna


Anglante,

ai

Troiani che

l'

adoperarono
il

per parer Greci {En. II 336 segg.).


d'

Anche

cavalier

per poter entrar ogni sentiero

Che

la

sua dignit macchia non

pigli,

onorata insegna che suole portare e indossa un vestimento nero {Pur. Vili 85). Venuto alla porta della citt, appunto come Erminia,

cangia

l'

disse nell'orecchie: Io sono

il

conte,

A
E

un

capitan che vi facea la scorta;

fattosi abbassar subito il ponte. Per quella strada che pi breve porta Agi' inimici, se n' and diritto.

(1)

La

descrizione di Erminia che


(st. 91-92)

quelle di Clorinda

cui descritta Marfisa clie

si spoglia delle sue vesti per indossare fondata su un ottava del Furioso (XXVI-80) in veste l'armatura per uscire a combatter.


In Orlaudo

8o

in Erminia,

manca l'inganno che


l'

ma

r operazione

istessa.

J ansia
1'

dell'

attesa
1'

descritta

nella stessa guisa con cui


di

Ariosto ritrae
{Ftir.

imp,^zienza
il

Ruggero, che aspetta Alcina


segg.).

VII

24-25);

modo
di

per come Erminia viene scoperta

deriva
il

dall'

Eneide

(IX 371

Trecento scudieri, sotto

comando

Volcente, sono inviati dal re Latino per recare a Turno

che assedia

Troiani un preciso messaggio, e gi stanno

per entrare nel campo del loro re

cum
et

procul hos (Ew'ilo

Niso)

cerniint

galea

Euryalum

sublustri noctis in

umbra
(l).

prodidit

immemorem

radiisque adversa refidsit

Eurialo tosto preso e fatto prigioniero da Volcente;

Erminia pi fortunata sfugge

ai

suoi persecutori

e,

cor-

rendo per selve scure e spaventose, giunge alle belle rive del

Giordano e s'addormenta
nel Furioso
(I
1

(st,

109-1 14).

Similmente Angelica
la

3 segg.)

sfugge a Rinaldo che

insegue e
vi
fa

giunge a una riviera dove trova Ferra;


sosta
(2)

ma non

e continua a fuggire

come pargoletta damma

capriola (Cfr.

Gcr.

st.

109) finche si trova

in

un

boschetto adorno
In frese'

Che lievemente

aura muove
intorno

Due

chiari rivi
1'

mormorando

Sempre
e in
si

erbe vi fan tenere e nuove...

un cespuglio, voto nel mezzo


(I

riparato

dal

sole,

corca e s'addormenta

33 segg.), senza pi preoccu-

parsi di Rinaldo. Egli sviato dal cavallo


pita dinanzi

che

gli

ca-

mentre muove

in cerca d'Angelica

(st. },2),

(.1)

Guastavini, Boni, Gentili, etc.

(2)

Nota

clie

questa intcnuzionc dilla fuga

di

Angelica,

corrisponde a

quella di Erminia cbe comincia nella fine del canto

VI

e continua nel VII.

Bicorne

sviato

Tancredi

dal

messaggero
2^
segg.).

di

Armida

mentre
vece non

segue

Erminia

(VII

Angelica

in-

svegliata da
si

Sacripante che sopraggiunge; Erminia


desta finch non sente

garrir gli
1'

augelli
i

e salutar gli albori

Ode

allora tra

acqua e
in

rami

una voce;
ed ascolta

si

dirige verso quella


fiscelle

riesce

un bosco,

ove un uomo canuto tesse


il

accanto alla sua greggia


figli
(st.

canto di tre suoi giovani


tardi

5-22).

Anche Angelica trova pi ventura. Dopo aver corso


quello di
(Fttr.

una somigliante
pericoli,

av-

mille

tra

quali

essere

divorata

dall'

orca

nell' isola

d'

Ebuda
giunge

Vili 61

segg.),

involatasi,

per mezzo dell'anello


6),

incantato, a

Ruggero che

l'aveva liberata (XI

ad uno speco

Che

sotto
al

un monte

era

capace o grande

Dove

bisogno suo trov vivande.

Ivi incontra

anche un

pastore,
di lui.

padrone

di

grande

armento, e

fa

dimora presso

In certi drappi rozzi avvilupossi


Dissirail troppo ai portamenti gai

Non
Che
Il

le

bella

pu tor per tant' umii gonna non rassembri e nobil donna. (Far. XI
della scena

9-11) (1)

germe
in

della

Gerusalcinnc evidn-

temente

quest'avventura d'Angelica,

ma abbisognamo
filosofeggi:

di qualcosa di pi:

almeno

di

un pastore che

studiamoci di trovarlo. Nel Mainbriano


del Cieco da Ferrara, v' cosa che

(XXXIX 50-5 1) (2)


Un
priil

pu giovarci.

gioniero
st.

che

Orlando ha
al

liberato,

genovese Dorla,

30),

racconta

cavaliere la storia delle sue sventure.

(1)

Cfr. Ger. st. 17-18; Pio Raiiia Op. cH. cai). VI.

migliante nel romanzo di Berte aus ffraux pics


))ar

{a

Vedi imre una aceuii soLcs Epopics Frani^aises,

Leon Gautior
(2)

voi. Ili pag. 21-26\

Notato pure dal

Itajua, Op.

cif. Ice.

cit.

MULTtNEDDTJ

Foiid lcUu G. L.

Egli narra come

sifo

padre, Brunaldo Doria, partendo


for-

da Genova per andare a Catania, sorpreso da un


tunale, (a cagion del quale la

moglie per dando in luce


il

un bambino, che
una spiaggia,

appunto

narratore)

fu

gettato

su

in cui trov

una mandria,
un
il

Tra due gran

scogli sopra

picco! rivo,

Ove una

pastorella accorta e saggia


latte

Pi mesi a cacio e a

tenne vivo...

Le
in

parti sono qui invertite:


pastorella, invece che

un uomo che s'abbatte


in

una
c'

una donna

un pastore;

ma

per compenso

il

luogo della scena. Continuiamo


nostro genovese ha piacere
di

per ancora un poco.


ritornare in patria,
e,

Il

adagiato sulla riva, cerca sempre


lo

con

lo

sguardo se mai apparisca un naviglio che ve

conduca. Capita alfine messer Fergosino, che va appunto


in traccia di lui, e

pu quindi con esso appagare


di

il

suo

desiderio.
alla

Prima per

partire,

vuol mostrarsi grato


in Italia;

sua benefatrice e

la invita

ad accompagnarlo

Ma

colei

non avvezza a tante cose

respinge graziosamente l'invito cortese, perch non vuole

abbandonare
gli augelli,
il

il

suo

pastorale

scanno

gli

alberi,
i

fiume nelle cui onde scherzano a prova


le

pesci; e

perch non
vana,
all'

piace affidarsi alla fortuna,

alla

trista, alla

instabile fortuna,

che toglie in un
(i).

punto quel che

si

raccoglie appena in mill'ann

Evi-

(1)

Ecco

versi

Certa mi rendo e so ch'io non m'inganno

Che

le
si

promesse tue sarebbon vere;

Ma
E

mi piace
il

il

pastorale scanno,

Sopra

qual sono usata di sedere,

gli alberi

cbe quindi ombra mi fanno

Ch'io non mi curo altro possedere;

Questo mi basta e non credo che


Stato
si

al

mondo

trovi pi del

mio giocondo.

dentemente

83

di

anche qui un p
di
al

quella filosofia

di

quel parlare in punta

forchetta che tornavano

cos

poco a gusto

severo Galileo:
tra.
i

ma almeno

il

nostro

pastore stato in Mcnfi,

ministri del re.

Per non basta: qui

solo l'idea

generale dell'episodio
c' tutto. Il

e qualche circostanza somigliante,

non

Tasso
sol

non

di quelli che stan paghi


si

all'imitazione

di

un

luogo;

piace
il

di tenerne presente molti e

da ciascuno

va scegliendo

meglio. Egli ebbe indubbiamente sotto

Io bo

da un hito il bosco pien d'augelli die mi svegliali col canto ogni mattina,

dinanzi e di dietro praticelli

Carcbi di verde e florida eibicina,


Ov'io pasco
le

pecore e

gli agnelli;

Da l'altro veggio ondeggiar la mariun. E di continuo crescere e scemare


Secondo
il

flusso e riflusso del

mare.

Ancora veggio balzar sovra l'onde


I pesci e l'uu

con

l'altro far battaglia;


lo
Io

Oltra ci sento mormorar


Pel vento che scoppiando

fronde
sparpaglia,

al

rosignol far rime

si

gioconde

Cbo

dal cor mi si parte ogni travaglia;

E
E

non so dir che cosa sia paura Tanto qui vivo contenta e sicura
per, senza

(Cfr.

Gcr.

st. 10-11)

me,

te

n'andrai in pace,

Cb'io non vo' sottopormi alla fortuna.

La quale

come

sai,

vana

e fallace,

Invida, disleal, cieca e importuna,

Volubil, variabil e fugace,

Tanto che

in

lei

non

fermezza alcuna,

spesso avviene ebe in un punto allor toglie


clic in mill'aniii

Quel

appena

si

raccoglie.

tu render ne puoi testimonianza

Vera e i>erfetta a chi questo non crede. Che stato sei fuor della propria stanza Due anni a questa mia pivstoral sede,

Ove

forse fatt'hai la fresca

danza

Per non aver di quel che si richiede Alla condizion d'uomo ben nato: Ma pi si guarda al bisogno che allo

stato.

gli

84

il

occhi XEcloga prima di Virgilio; ebbe

quadro che

fa

della vita rustica Orazio n&VC Epodo secondo,

nonch

l'epi-

sodio di Cesare presso

il

pastore Aviicla nella Farsaglia


e
tre
i

(V. 515 segg.), e di tutti


traccie
(i
).

luoghi rimangono

le

Le reminiscenze
(2).

inoltre di questi e di altri poeti

sono numerosissime
stiani

La

graziosa similitudine dei

cri-

che ritornano mesti da inseguire Erminia, come i cani dopo una lunga ed infruttuosa caccia (st. 2), tolta
di

peso dal Furioso


dei pastori

(XXXIX,

69);

non

cos lo sbigotti(st. 7),

mento

all'apparir

di

Erminia armata

che ricorda chiaramente lo spavento da cui sono sorpresi

Evandro
Ercole,

un sacrifizio in onore di quando spuntano sull' onda del Tevere le navi eccelse di Enea {En. Vili 107 segg.; Il re troiano si
i

suoi, intenti

a far

affretta a calmarli,
alle

come Erminia
di

pastori,

risponde

impetuose dimande

Palla, figlio di

Evandro, con

quel tono di bont, che suona cos dolce nelle parole della vezzosa pagana (st. 7). Per il costume infine di Erminia,
di

segnare

1'

amato nome

del

suo Tancredi e

la

storia
^\\

pietosa del suo amore nelle piante,

non fan

difetto

esempi;
e

ma

basti per tutti quello del Furioso

(XIX

36

XXIII

102-103), che cost al


(3).

povero Orlando

la perdita

del senno

Intanto, per tener dietro ad Erminia,

abbiamo
di

per-

duto di vista Tancredi.

Il

poveretto,

nella

persuasione
lui,

che

sia

Clorinda
debole

la

fuggittiva, che
il

abbisognava
e
in

sebbene

per

sangue

versato

continuo

(1)

Cfr. Ecl. V. 1-12: 6'er.


V. 7-8; v.
.532:

st. 8;

Epod. II
262 e

47:

Ger. Gcr.

st.

10 v. 7-8: Phars. V. 526:


18 v. 1-4, ctc.

Gcv.

9,

Ger.

st.

18 v.

1-4: v. 538:

st.

(2)

Cfr. 6'er.

st.

4 v. 1-2: Met.

IV

73; v. 3-4:

Met.
v.

XI
lib.

625,

Tibullo

IjI).

II Eleg. I; st. 9, v. 3-4: Seneca,

Ocfavia, Act.
v. 3-4:

V.

895; Claudiano.
I

Ep.

I 39;

Ovid.

Jfciri.

Am.

369 segg.;

st. 11,

Tibullo,

Eleg.

IO;

st. 19. V. ]-2:

Viig. Bvc. II

8; st. 21:

Petiar,

Cam. Chiare

fresche e dolci acque

str. 2-3; 'o7i. 72. p. I,


(3)

Vedi del resto anche Ovid. Hrroires

V 21-24:

Gfv.

st.

19 v. 2-5 e

st.

20 v. 1-2

spasimo per
le

85
si

pone a
seguirla,
e
fa

molte
la

ferite,

ma non
di

pu rintracciare

pesta delle care piante

qua
arre-

e di l strani viaggi,

volgendosi ad

ogni

suono,

standosi ad ogni urto,

come Angelica, che fugge


(Cfr.

spa-

ventata dinanzi a Rinaldo

Ger.

st.

23-24: Fiir. I 33).


selva,

Dopo
ed
lo

essersi

lungamente aggirato per una

giunge

alfine ad un sasso d'onde scaturisce in larga copia l'acqua


ivi lo

sorprende un
al castello d'
al

messo

in

abito

di

guerriero e

conduce

Armida, ove

chiuso e

quindi

impedito di ritornare
impenitente
1'

campo per riprendere


(st.

col
'

pagano

interrotto duello

25-49).

avventura,

non
se

v'

che dire, di cattivo genere

Tancredi

non
stessi

ne d pace. Pure a
par di
lui
il

me

pare vi sia da rassegnarsi, se


fortuna
infatti
s'

altri al

hanno

patito dalla

gli

oltraggi.

Anche

povero

Rinaldo

il

trovato

tempo prima

allo stesso giuoco, e lo


n'

afferma

Conte
per

di

Scandiano che ce
seguente. Rinaldo

ha serbato

il

ricordo

nel racconto

combatte con Gradasso,


il

ma

il

sopravvenire della notte


al d

duello interrotto e rinviato

seguente. Angelica intanto, che


costo
,

vuol

Rinaldo ad
1'

ogni
far

salva
lei
;

Malagise

perch
:

persuada

eroe a

ritorno a

ma

invano

1'

acqua delle
cui

fonti d'

Artutti

denna hanno un potere contro


gl'incanti
stoffa

non valgono

de'

maghi. Che
,

fare?

un furfante
almansore

della sua

ottiene ci che vuole

si

vendica. Egli invia a


di
;

Gradasso un
e lo fa

demonio

in di
di

veste

persiano

sfidare a

nome

Rinaldo

uno poi ne manda

Rinaldo per parte


a

Gradasso.
in

Dopo

brev' ora
di

il

primo demonio, Draghignazzo,


viene

sembianza

Gradasso
e

combattere

col

guerriero

cristiano
il

ad

un

punto

della

battaglia fugge via verso

mare. Rinaldo

lo insegue,

ma
il

egli si butta

ad acqua ed afferra un naaver


nuotato
,

viglio

che

cavaliere

raggiunge dopo
,

gran pezza. Entratovi dentro

il

demonio sparisce

la


nave
corre

86
sui

flutti

velocemente

in

un attimo

lo

conduce

Ad un
II

giartlin dov'

un

palag-io

adorno

mar ha quel giardino

d' intorno

intorno.

(/nt. I

13-55).

Il

malcapitato, com' facile immaginare,

si

lamenta

fortemente della mala ventura,


faccia per timore o che altro;

ma non
guerrieri

crediate che ci

non conoscono
fatta a

la

paura: a
di

lui

invece sta a cuore,


alla

come Rinaldo come


promessa

appunto a Tancredi^
Gradasso
e di

non venir meno

non poter

liberare dalle sue grinfe

Guicciardo, Ivone, Alardo.

Idue

luoghi

si

corrispondono

ad evidenza. Draghignazzo ben

sostituito dal

messaggero
fedele
di

Rambaldo,

il

vile

rinnegato
la

diventato

servo

Armida
giardino,

(V. 75):
il

manca

barca meravigUosa,

ma abbiamo
veci
il

per converso
(i).

castello di
questo

Armida che
superba
l'

tien le

del

Non

per sebben somigli,

moper

dello del forte albergo

della

incantatrice

trovarlo
il

ci

bisogna abbandonare

Innamorato e cercare

Furioso.

E
si

appunto

la torre

che
lui

Rodomonte ha
uccisa,
il

codi

struito in

onore d'Isabella, da
sul

castello

Armida. Vi
simo,
al

accede del pari per un ponticello


fiume: in

strettis-

gettato

cima

vi

sta

Rodomonte,
angusto,

quale deve far cenno col corno ogni cavaliere che vi

capita, e

se

combattere poscia con mai non voglia rispondere ai


gli

lui

sul

valico

patti ch'egli

impone.

questo castello viene fra


al

altri

Brandimarte; d

fiato

corno e Rodomonte scende tosto a precipizio, gridando:


Qualunque
Di via
di

tu si sia, che, per errore

mente, qui tua sorte guida,

Scendi e spogliati l'arme


Fnr.

XXXI

64-79

(1)

Cfr. Inn.

st.

47-52: Ger. st. 48-49.

o/

Brandimarte non obbedisce e quindi ha luogo un assalto furiosissimo sul ponticello tra i due guerrieri, che

cadono nel fiume. Ci pure avviene nella Gerusale>mne, salvo che dei due cavalieri, invece di cadere nel fiume,

uno sfugge^ l'altro inciampa penetra e rimane prigioniero


Lasciamo ora Tancredi

sul limitare del castello, vi


(i).

in

braccio

alla

sua

trista

fortuna e torniamo a ritrovare Argante, che, memore del patto stretto con lui, non trova posa in sulle piume, battaglia e, prima ancora che l'alba sia spuntata, s'arma a
(st.

51).

La sua impazienza

pari

quella

di

Turno

che bramoso di cimitarsi con Enea, rivolte brevi parole


alla

regina Amata,
rapidus
in teda recessit

poscit equos gaudeique iiiens ante ora frementis.


(En. XII 81-82)

Anche l'armatura
imitazione
alla lancia

di

Argante

(st.

52-54)

fatta

ad

di

quella del guerriero

virgiliano

che

dice

ci che Argante promette a s XII, 87-100). Argante inoltre paragonato ad un toro stimolato dalla gelosia; Turno ad un toro che s' appa-

stesso

{n.

recchia al combattimento

(2).

Cos disposto Argante scende nel

campo

dei Franchi,

fiato al terribile

corno e lancia, per mezzo dell'araldo,

la sfida (st.

57-63).

compagna
campo
(st.

a quella che gi cono-

sciamo

di

Ettore
(3):
il

al

greco,

ma

ora riprodotta con

pi fedelt

duello

86-98) per deriva daVEiieide

(1) Cl'r.

Fui:

st. 66:

XXX
XVI

85; st. 37, v. 1-2:

Eh. XII

102; st. 43,

2; st. 46: Silio

Ger. st. ^2. Vedi inoltre: Gei: st. 32. v. 7-8: Itifer. En. XII 107; st. 38 v. 3-4: En. XII 746; st. 42 v. 7-8: v. 7-8: Eur. XXIII 82; st. 44 v. 3-4: En. II 3(1; v. 8: Purg. Ital. B. P. V 47 segg. st. 48, v, 3-4: En. I 2o9.
st.
5n-.56.

(2)
(3)

Cfr. Eli. V. 101-106: Gtr. Cfr. Gcr.


st. 59:

11.

VII

92; st. 60-61: //. v. 94-102; st. 63-65: //. v. r23-l(3;

st. 664J7: //. y. 161-169;

st. 69: //. v.

170-174:

.st.

7(\ v. 5: II. v.

176;

st.

70:

11.

V. 181

segg.

-st.

78: i/. v. 194 e 202, etc.

(XII

131

segg.),

con mescolanza di elementi

tolti

da
e

luoghi diversi dello stesso poema, nonch


dal Furioso (i).
la
al

dall' Iliade

Torquato per non d

alla sfida

d'Argante
e

soluzione che
duello tra
i

Omero

a quella

di

Ettore,

Virgilio
di far az-

Turno ed Enea. Egli ha bisogno


eserciti e disturbare
il

zuffare

due

combattimento; quindi

Chiama in soccorso Belzeb, g' impone cava nube l' imagine di Clorinda e d' inviarla ad Gradino per esortarlo a scagliare un dardo contro Raimondo. Delzebt lo serve a modo e presto. In un istante la falsa Clorinda nel campo; esorta il cabatte altra via.
di

comporre

di

<<

valiere, e questi scocca


si

il

dardo che va a conficcarsi dove


cintura e
le divide.

congiungono

le fibbie della

Goffredo
eserciti

tosto protesta per la rottura de'

patti

due

entrano in lotta

(st.
:

99-106).
il

usciamo
gusti.

dall' Iliade

vecchio

Anche per questa parte non Omero n' ha per tutti


i

E
(//.

la stessa soluzione del duello tra

Paride e Me-

nelao

VII

1-2 21).

Minerva, assunta
s'

la

sembianza
e
:

di
lo

Laodoco,

figlio di

Antenore,

accosta a Pandaro

induce a vibrare un quadrello nel petto a Menelao

Pancol-

daro obbedisce e scaglia


pire

il

dardo che va appunto a


assicurato dalle
fibbie

dove

il

bel cinto

d' oro.

(1)

Le mura

della

citt,

sono gremite di gente


le

(st.

83),

come eWJEnede

(XII 131 segg,) e Clorinda tiene certo


il

veci di Giunone che guarda dall'alto

campo e gli eserciti troiano e latino (En. XII 134-137). Argante e Raimondo vanno ad incontrarsi con gi-ande ardore, come Turno ed Enea (Cfr. st. 86: n. XI 711-714). Argante cori-e invano l'arringo, poscia viene a pii stretta zutta e s'avventa a Raimondo con maggior violenza (Cfr. st. 89, v. 1-2: II. VII 4.5-t.6), e, come Bradaiuante iu lotta con Ruggero, invano tenta tutte le vie per ferire (Cfr. st. 89-91: Fur. X 45 segg.); alla fine cala un terribile fendente,

ma
la

lo scudo dell'angelo salva Raimondo (Cfr. En. IX 743-746; Jl. XX 439) e spada di Argante va in frantumi, come quella di Turno quando percuote sullo scudo di Enea (Cfr. st. 93-94: En. VII 728-732 e 739-741). Argante e Turno

rimangono entrambi
invece
all'

stupiti del miracolo,


st.

ma Turno
742).

fugge.

assalto (Cfr.

93 v. 7-8:

En. XII

Raimondo non
omerici, non
t2.

Argante torna meno mes'accorge


del

ravigliato del competitore, perch,

come

gli eroi

nume

presente

(,st.

91'. Cfr.

pure

st. 98:

Fnr.

XXXII

Agamennone
si
i

89

e,

protesta per la rottura dei patti,


il

mentre

lamenta per
Il

fratello ferito,

Troiani

si

avanzano contro
216-310).
107-123),
de'
altre

Greci.

somigliante accade pure


della battaglia nella

neW Eneide (XI


(st.

Le vicende
si

Gerusalemme
la
si

scostano per da quelle che seguono

rottura

patti neir Iliade e nell'

Eneide e

conformano ad
del
libro

descritte

ne'

due poemi,

cio a quelle
e all'altre del

deci-

mosecondo

del

poema greco

nono dell'epopea

latina (v. 503-818).


e la sua ritirata

quando, assalito

Argante (se. 111-114) ricordano quelle di Turno da una multitudine di nemici, resiste miSenza dubbio
la resistenza di

rabilmente finche, sopraffatto dal numero, costretto a


retrocedere
e

porsi
cit.

in
v.

salvo

gettandosi

nuoto

nel

Tevere {En.
suscitano
(st.
i

loc.

672-818).

La tempesta poi che


in

demoni

e che percuote
al

volto

Franchi

II 6-1 17),

somiglia moltissimo
e che,

turbine che Giove


la
(//.

suscita dal
ai Greci,

monte Ida

spingendo

polvere incontro

gl'impedisce di combattere

XII 252

segg.);

per pi

probabilmente tolta da Claudiano, dove, par:

lando di Onorio Augusto, dice

Te propter, gelidis Aquilo de monte procellin


Ohruit adversas acies, revolutaque tela

Verta in auctores,

et

turbine repulit hastas

(1).

La giornata termina come neW


i

Iliade (v. 411 segg.):


i

Franchi sono volti


(2).

in

fuga da' pagani;

Greci dai
di

Troiani

Ancora qualche osservazione prima


riguarda Aquilino,
il

con-

chiudere.
(st.

Una

cavallo di

Raimondo

75-77).

un velocissimo corridore, tanto leggiero


sull'

che non lascia orma in

arena ed nato in

modo

miracoloso in riva al Tago. Cavalli cos portentosi se ne

(1)

De III Consnlatu Honorii Augusti,


la

v. 93-95,

(2) Il

luogo omerico addirittura copiato dal Trissiuo. quindi la corri-

spondenza con

Gerusalemme

perfetta.

90

di essi

conoscono parecchi ne' poemi romanzeschi; uno


Rabicano, cavallo famoso che fu un
e che pass in seguito a Rinaldo.

tempo

dell' Argalia

Ecco cosa ne

dice

il

Conte

di

Scandiano

Fu

il

cavai fatto per incantamento,


di fuoco e di favilla

Perch

pura

Fatta fu

una

cavalla a compimento,

Bench

sia cosa fuori di natura.


si

Questa da poi

f'

pregna

di vento,

Nacque

il

destrier veloce a dismisura,

Ch' erba di prato n biada rodea

Ma

solamente

d' aria si pascea.

(Inn.

XIII

4).

Tuttavia parmi assai pi probabile che


in

il

Tasso avesse

mente per

la

sua descrizione questi versi del padre,


tratti

che

deve a sua volta averli

dalle

Georgiche di

Virgilio (III 271 segg.) o da Giustino che, nel


delle Storie Filippiche di

compendio
racconta

Trogo Pompeo
Jltmioi

(lib. 44),

che in Lusitania
cipere
qtiae

iiista

Tagum

cquos vento con-

fabulae ex equaruni fecu7iditate 7iatae sunt,

quae tantae in Galilea


tit

et Lusithania ac tam pernices vivunt non immerito vento conceptae videantur. Ecco i versi
il

di

Bernardo. Egli descrive


i

viaggio della valorosa Mialtri


il

rinda ed enumera

luoghi che ella vede. Tra gli

puro Tag-o
Solo di ricche arene e d' oro vago.

Su
Dal

le cui

verdi sponde la giumenta


il

Pascente, se non vano


fiato solo

remore,
1

gravida diventa

Del vento, e partorisce un corridore,

lato a cui

par sonnacchiosa e lenta,

Qual

di velocitate

aura maggiore.
{Amadigi,

XIX

16-17)


scrittori (i),
all'

QI

fatto
si

Altre menzioni di questo

trovano in

altri

ma
allo

bastino quelli gi

citati;

ora veniamo

angelo che protegge Raimondo nel suo duello con


e

Tancredi

scudo fulgidissimo che reca con


il

s.
(2),

Quanto

all'

angelo, anche se

poeta non ce lo dicesse


un' imitazione
di

non tarderemmo a dichiararlo

Omero

che suol chiamare in aiuto dei suoi eroi ne' pericoli della guerra un nume, come, ad esempio, nel duello tra Ettore

ed Achille
che

e tra

Paride e Menelao; per lo scudo per

non possiamo
rocca,

fare altrettanto. L'angelo lo trae da un'alta

come

l'

arsenale

dell'

oste

divina,

dove

giaciono ammucchiate
e le
stato
vi

le

vecchie armi degli dei pagani

nuove dei numi

cristiani.

Queste armi hanno acqui-

nuova

virt e significazione

nuova
non

e lo

scudo che
del-

compreso

e che somiglia tanto a quello

famoso
il

l'incantatore Atlante [Fttr. Ili 67-68),

che

simbolo

della divina provvidenza che tutti abbraccia e protegge


quelli

che a

lei

si

rivolgono

(3).

^^^^^^

(1)

(2)
(3)

Vedi Plinio, Nat. Hisl. IV 22; Vili 12; X, 60; XVI 25 Leu. (31. Vedi Dionisio Areopogita, Mystka Theologia, cap. 15.

etc.

CAPITOLO V

Strage dei Danesi e morto di Sveno


discordia nel

Racconto di Aliprando

A letto
-

e la

campo

cristiano
-

Assalto notturno di Solimano

Strage di
-

Latino e dei suoi


di Lesbino
-

figli

L'angelo Michele nel campo dei Franchi


-

Morte
carro

Apparizione di Aletto a Solimano

Viaggio

di lui sul
-

La

torre Antonia

figlio

L'assemblea nella regia di Aladino del Re Britanno - Predizioni di Pietro l'Eremita.

Racconto del

Mentre
agitazione.
cristiani

la

tempesta cessa sulla terra e l'aurora, coabitatori, Astagorre,

ronata di rose, sale nell'orizzonte, nell'Inferno v' grande

Uno

dei

suoi

che co'
pro-

non

se la dice punto,
alla

mal vedendo
e le

loro

gressi, si
si

volge

compagna Aletto
danno

ordina che

studi di rivolgere a

dei cristiani tutto ci che

un

cavaliere, che sta per entrare nel


la

loro

campo,
1-4).

dir,

per invocare

chiamata di Rinaldo (Vili


i

In origine

tutto ci spettava agli Dei,

quali

si

troppo delle cose del mondo; ed


dalla vetta dei
i

infatti

occupavano un p Posidone, vedendo,


gli suscita

monti Solimi, Ulisse che corre a bell'agio


il

mari, senza

suo consenso,

si

sdegna e

contro una

tempesta {Odiss. V. 282-285). Giunone del


pari,

94

Tevere, fa disegno di

reduce dalla diletta Argo, scorgendo dall'alto Olimpo


alle foci del

Enea, gi approdato

guastargli l'impresa. Essa per

non opera direttamente,


VII

come Posidone;
286-340).
Il

si

rivolge invece ad Aletto e le d un

incarico affatto conforme a quello di Astagorre {En.

cavaliere frattanto giunge nel


la

campo
strage

si

fa con-

durre a Goffredo, cui racconta

dei

Danesi,

guidati da Sveno; della qual strage egli unico superstite


(st.

4-42).

Questo

fatto lacrimevole narrato


il

ampiamente
(i):

da Guglielmo

di Tiro, dal quale

poeta l'ha tolto

ma

credo che egli

sia debitore della


il

prima idea ad Omero


figlio di

nel cui

poema

fgui'a

racconto di Reso,
in

Tioneo
alla

capo dei Traci, che and


e da

soccorso di
co'

Priamo

guerra di Troia e fu ucciso insieme

suoi

da Ulisse

Diomede, mandati a perlustrare nel campo troiano

(1>

Tasso letterato. Ecco

il

passo della cronaca: "

di:

partibns Jiomnine
jjercnlerat. et
et

rumor quidam
tic crai,

7roerore j)lenvs et anxictair

urdversorum eorda

praesenthns niiseriis adiicerai

cumnlum
et

trisliorem. Dicchatur ctim,

vere

qnod quidam homo

nohilis

potvns.

Dunorum

regis filius.

Stieno

fama et morihus ons2>iciius et llustris (Cfr. Gcr. st. fi), einsdem i>rrcgrinatiouis ucccnms desiderio (st. 7). mille qidngenfos optime armatos eivsdem nationis iuvenes secum Iraheus in subsidiiim nostris, et ad
nomine, cir genere,

pracscntem propcral/at ohsidionem

(st. 8).

Jlic

de regno patris tardior cgrcssug

plurimum
legionibus

acceleraverat. ul se praecedenlibus cim


:

scd eausis ^^rffgpedt/us familiaribus,

omni suo comitatu adiungeret non potuit adsequi quoii


C'ostantinopolini
8):

oplaverat. Seorsn7n igitur

trahens agniina, solus absquc alicni.ns aliorum


et

consortio principun iter arripuit

viam aliorum seculns.

pertenerai. ubi ab imperatore satis honeste tractatus

fvet'ctl- (st.

et 'cttm

tncolumitate Nicaeain perveniens, in parte s

Romaniae ad

exercilum, properans,
et

eum omni suo comitatu


castramentatus
essct. et
et

desccndcrat.

Dnmqne

inter urbes Finiminis

Termam

super
imis

eum cium
e

de

minus procide se habcrel aliquantuhiM, irruentibns nocte Turcorum ingcniibis copiis (st. 16, in ipsis castris
(st. 14),

glaudio percmpti sunt: tumen advenicntium strepitu praecognilo


vicino,

sed

ad arma convolant
(st. 17), ab-

(st.

17);

ubi anlequaiit

plenius insfructi
ne gratis animus
,,

hostes )ossenl ecccipere

improvisa oppressi muUitudine. pene omnes


et

caccidervnt

fst.

18-20).

scd tamen din

ririliter resistenfes,

videretur impendissc, cruentam post se hostibus reliquerunt victoriam

(st 21-22)

(Gugl. Tir.

IV

20).

95

(//. X, 433 e 474 segg.) (i). Le relazioni, com' chiaro, non sono molto evidenti, ma bastano per l'ispirazione. Le stanze 8-9 non sono che un riepilogo delle cose operate

dai cristiani fino alla resa d' Antiochia, posteriore di

due

anni alla disfatta de' Dani. Questo riepilogo^


il

secondo

poeta,

il

sunto di un racconto fatto a Sveno da un


si

messaggero, di cui non

fa

cenno nella cronaca e che

stato inventato dal poeta per intendimenti artistici.

Un

invenzione o meglio una personificazione del rumor quidam

moerore plenus del racconto di (xuglielmo,


invece
il

mi sembra
di

soldato tedesco che fa


di tali

il

racconto della strage,

sebbene

messaggeri

di

sventura occorra pi
(2).

un esempio
suo

ne'

poemi romanzeschi

In ogni

modo
il

convien notare che questo soldato ricorda Enea e per


ufficio di

narratore e per la parte che ha avuto nel


il

luttuoso avvenimento e per


e per la protesta infine

sentimento con cui racconta

che

fa al

termine della narrazione


di

e che affatto

conforme a quella

Esaminiamo ora alcuna


nelle
fonti
citate.
I

particolarit che

Enea a Didone (3). non si trovano

due romiti che trovano Carlo nel


in

campo
Pallade,

lo

guariscono
ferito

modo

meraviglioso,
(II.

come
segg.),

Diomede,

da Pandaro

121

ricordano Opleo e Dimante che vanno di notte in cerca


del loro re Tideo caduto con tutti
i

suoi in battaglia e

rimasto senza sepoltura. vSenonch


in cerca del loro re,

due

frati

non vanno

ma

sono inviati da Dio a soccorrere

Carlo, perch dia a Goffredo notizia della disfatta e con-

segni a Rinaldo la spada di Sveno.


i

Il

modo per come

lo

due romiti trovano

lo

sventurato

duce,

stesso,

(1)
(.2)

Cfr. iiure Ditti Cretese, Eplienieridos Belli Troiani, II

4i).

Vedi, Bologuetti. Voslane.

9 segg.:

XV 145-146;

Dolce, Prime Imprese

di

Orlando
(.3)

XX
n.

.W t^egg.

Anebe

Vivaldi.

Cfr.

II 431-431: Gcr. st. 24.

96

volto
dell' estinto
:

giacch Opleo e Dimante sono pur essi guidati da un

raggio di luna che illumina


Accepit radios,
et

il

eadem percitus Hopleus


(Stazio, Thfbais

Tydea

luce videt

347-383).

Pure

nello

stesso

modo

Cloridano
il

Medoro

nel

Furioso (XVIII 183-186) trovano

corpo del re Dardinello.

Riguardo

alla

spada
il

a Rinaldo, dice
s'

Sveno che dev' essere consegnata poeta stesso che sa di romanzesco (i); non
di
la stessa

accorge per che

origine

ripete

il

sepolcro

che sorge miracolosamente, mentre Carlo intento ad


ascoltare
gli

ordini

del

frate

(st.

38-39).

Trovo

infatti

questa invenzione gi adoperata dal Tasso, nel Rinaldo.


Si narra la storia dell'infelice Clizia, uccisa involontaria-

mente da suo marito, che cade vittima

dell'ira di

Rinaldo,

Appena

spirato

circostanti
dir mirabil cosa...,.

Veggono, a
Si

Levarsi im gran sepolcro alto dal piano

meraviglia ognun del nuovo incanto


gli par caso inusitato e strano;

Lo stupor

crebbe, che da lor fu scorto


il

Giacervi dentro

cavalier gi morto.

Scorsero ancor dal trasparente vaso


Lettre intagliate in apparente parte,

Ond" era esposto

l'

infelice caso

De' due miseri amanti a parte a parte.


(VII
O-l).

Malgrado
sono
tutti

ci,

commentatori della
nell'

Gcrusaleimne

concordi

affermare

che questo luogo

stato tolto dalla

Vita di

Som Clemente Martire

qui in

pro/undo

niaris praecipitatus, invcnit templuvi vianuorcuvi

(l)

Vedi Tasso,

Leti. 31.

Per esempi vedi Vivaldi

Oi). cil. voi. I

pag. 331-335


Pu
darsi che
il
il

97

Atigelicis maibits sib pracparataiii

(/);

ed probabile.
Geni-

poeta abbia
1'

la

prima volta usurpato questo

luogo per
sale li )n e.
Il

Rinaldo e

abbia poi ripetuto nella

racconto pietoso del soldato tedesco sveglia intanto


il

negli animi
la terra,

ricordo di Rinaldo che corre

vagabondo
ad accre-

lontano dal

campo

e dagli amici

e,

scerne r efficacia, giunge un drappello, che era uscito a


far prede,

con
,

1'

armi insanguinate del cavaliere.


di

Il

capo,

Aliprando

ad istanza

Goffredo

dice

il

modo come

furono trovate, cio in riva ad un fiume, indosso ad un


guerriero morto, privo
.

de]

capo e della destra mano,


le notizie

che venne identificalo con Rinaldo, per

ricevute
il

da un villanello

(st.

47-56).

questo,
di

ci fa

sapere

poeta

(XIV

53),

uno strano inganno

Armida per

suscitare

la discordia nel

campo

cristiano,

ed forse vero;

ma
non

vediamo
pure
di

se possibile trovare cosa somigliante, se

conforme. Cominciamo dal Lancilloffo r Giurvra. Si tratta

una maga. Gaggia, che non ha

le

intenzioni di

Armida,
lotto e

ma
suir

vuol semplicemente far vendetta su Lancil-

amante sua

di

un grave oltraggio che


tal

il

cavaliere le ha fatto appendendola ad un gran tronco di

un bel faggio. Ella chiama a

fine

un demone;

si

fa

togliere dalla posizione, a dir vero,

non troppo comoda;


;

quindi

g'

impone

con turbata ciera


si

Ch' in Lancillotto

debba cangiare,
ove per vera

che nella

foresta,

Prova sapeva che dovea passare


Artus e
gli altri, porsi sulla via

i>'uisa d'

uom

eh' ucciso stato sia.

(,1)

Ilo tolto (iiiestc itaroli; dal Clivoncon Casaid-iesc


11,
paj;'.

loliaiiiii.s

Uciaidi

(iu

Munitori, lier. Hai. Script. Toni. Il pars.

781),

liou

(.s.^eiuloiiii

stato ])Ossibile di consiilt<<i'e s'i ^lc'

Sanctorum.

MuLTiNEDDU

FoUi drla G. L.

Ma
la
le

98

di Lancillotto, e
dell' incantatrice,

non

bone
gli

maga saggia

ponga da solo a tal giuoco: d un compagno che deve assumere


eh' ei si

sembianze di Brontino, fido servitore


secondo
il

tutti due, cangiatisi

volere

vanno a giacere
suoi

nella
Il

strada

dove

il

re
:

Artus ed
passa
il

devono passare.
la

giuoco ha buon esito

re

con

sua corte
;

prestan fede all'inganno; versan pianto

in copia

indi

Con

le

spade cavar quei guevrier magni


de' canti
li

Da r un E li due
Poi
tutti

la terra

dura

spirti iniqui sotterravo,

quanti suU' arcioni montavo

(1).

Una
e'

somiglianza con

1'

inganno della nostra maga


di

senza dubbio;

ma vediamo

trovare un luogo

in

cui sia proprio in giuoco Rinaldo.

Ce

lo fornisce
47);

il

Cieco
fece

da Ferrara,
notare
al
il

nel

Mambriano

(XXXI

come

lo

Qui
e

Tasso stesso quel bel tipo dell' Infarinato (2). demonio direttamente che ricorre all' inganno,
la

appunto per gettare

discordia fra

cristiani.

Egli

incontanente trasform un pagano

Di quei morti, in
Naturalmente
e lo sospese ad
il

tal

forma, che parca

siv di

Monta Ibano,
vS'

un

alto

faggio.

imbattono nel

falso

estinto molti cavalieri; versan, s'intende, molte lacrime;

ma

alla fine

scoprono
nell'

la

trama

il

diavolo per questa


riesce

volta fa un buco
nel suo intento
(st.

acqua

(3).

Armida invece

57-85);

ma, intendiamoci, della discordia


la

essa

non ha gettato che

semenza; a farla germogliare

(1)

Nicol degli Agostini. LanciUollo


cif.

Ginevra,

lib.

Ili VI. Sl-17.

Aucbo
Ro-

Vivaldi, 02>.
(2)

Leonardo
10.).

Salviati. Slacciala II

(in tjerc del

Tasso,

curate dal

An. voi.
(3)

Vedi imvc Mambriano. III

70-74.


Astagorre
al

99

inviata

pensa Aletto, che, se ben rammentate, fu

da

campo

cristiano

vi

gi

pervenuta.

Entrata appena, trova Argillano, parente strettissimo del

Drance vergiliano (En.


al

XI
1'

336-341), sebbene nato in riva

Tronto, e gli

si

appresenta dopo averlo assopito, sotto


altro gli figura

orribili

sembianze. Tra

un gran busto

manca il capo e il braccio destro e sostiene con la mano sinistra il teschio che spira e parla spirando il che ricorda, non a me solo, la pittura dantesca di Bercui
;

tram da Bornio

{In/.

XXVIII
stesso

118).

Per ottenere

lo

fine,

di

svegliar

l'

ira,

ella

apparve in tempi assai lontani, in sembianza della vecchia


Calybe, a Turno {En. VII 419 segg.); e per esortarlo a
fuggire,
si

present, nell' aspetto della consorte, a Murro,

servendosi per di pi delle stesse parole che ora sussurra

ad Argillano

(i).

Anche
il

le

promesse sono quelle stesse


si

che essa fece a Turno,


sbigottito e fuor di s
;

quale

lev,
di

come Argillano,
all'

die

tosto

piglio

armi

e,

correndo in mezzo
Efi.

alle schiere, le incit alla

pugna

(Cfr.

VII 454-460:

Ger.

st.
1'

62).

Accesa
che ha
(2),

infine
nell'

l'ira

di

Argillano, essa riprende

ufficio

Eneide, di
il
i

propagare

nell' esercito

la

discordia

ed

loquace
guerrieri

cavaliero esce tosto in campo; aduna in fretta


italici

dove trovansi
(st.

le

armi

di

Rinaldo, e

li

eccita alla

rivolta
e,

62-71). Egli tien qui le veci di Tersite


al

neW Iliade
st.

per trarre

suo volere

compagni,
II

si

vale pure di
segg.:
65);

qualche argomento di

lui (Cfr. //.

225

ma
(st.

meno volgare ed
al
:

pi efficace la sua
!

eloquenza,

grido di arme tutti lo seguono volentieri come Latini seguono, dopo un tale invito, il 7 furibondo Turno {En. VII 460 segg.), e tanto neW Eneide
infatti,
1 ) i

(1)

Cfr. Sii.

Itili.

B. P. II 55;79: Gcr.

st. 60-61.

C'Ir,

pure

st. 62:

En. VII

454-459.

QuastavDi, Beui, Imi. Magliahcc.


Gcr.
st. 72:

(2) Cfr.

Mi. VII 474 segg.


nello stesso
Il

lOO

la rivolta, descritta

che nella Gmisalciiuic scoppia

quasi

modo

dai

due poeti.
notizia

pio Buglione intanto, avuta

del

tumulto,
a sedarlo
brilla

d
(st.

di piglio alle

armi e corre

in

gran

fretta

75-84). Egli

adorno dello splendore che

nel

volto di
le

Enea

[En. I 588 e 328), e s'aifretta a contenere

schiere irate,

troiano

come quegli il da lutufna {En. XII


quelle

disordine sparso nell'esercito


3
1 1

segg.) L' allocuzione ai

soldati, le
lievi

minacce, la condanna di Argillano, sono, con


stesse

differenze,

con

cui,

nella

Farsaglia,
(i);

Cesare, reduce dalle Gallie, seda l'esercito tumultuante

sebbene abbiano delle somiglianze con un luogo


(.i.

di Livio,

U.

C.

XXIX

3)

in

cui

si

narra di vScipione che

reprime una rivolta scoppiata tra


e nata dalla \J alato

le schiere in Ispagna grande ammirazione che avevano per lui.

guerriero

che tiene
(st.

lo

scudo della difesa

davanti

al

pio Buglione

84 , ne pi n

meno che

lo

stesso angelo che

nel suo duello con

abbiamo veduto proteggere Raim.ondo, Argante (VII 80 e 92).


Goffredo ritorna
al

Sedato

il

tumulto,

padiglione

intento a nuove imprese, avendo intenzione di assaltare


fra tre giorni la citt
ritiri
(st.

85).

Non

crediate per che

si

anche

xVletto e ritorni all'Inferno; c'

prima ha da eseguire cento ordini


impartito, fra
i

tempo ancora; che Astagorre le ha


Solimano,
il

quali, primo, di incitar

famoso
il

autore della strage de' Danesi, ad assalire di notte

campo

cristiano

(IX

8-24).

Si presenta
di arabi

tosto

lui,

che

trovasi in

mezzo a squadre

vagabondi, in sem-

bianza di vecchio e in costume turchesco.

Abbiamo veduto
solo l'ugua-

come
la

in aspetto di vecchia
si

si

presentasse a Turno, quindi

somiglianza

fa

ora pi evidente:
dell'

manca

glianza del sesso e

abbigliamento, per essere affatto

(1)

V. 316-317

35'J-S()7:

Gcy.

st. 81-8:^.

Gua.-^taviiii,

Beni. etc.

lOI

215).
xq\)l

conformi

(Cfr.

st.

8:

Eu. VII

Anche

lo

scene che

seguono nella

Gcriisalcuiic e
(st. 15), si

Eieidc, fino ai prepa(i).

rativi dell'assalto

corrispondono perfettamente

Chi intanto Solimano? un monarca decaduto dei turchi,


ora capo di arabi assoldati
del poeta, risponderebbe a
sta bene;
di
(st.

3-7),

e che, nel concetto


nell' Iliade (2).

Sarpedonte

ma

Solimano
combatt

un personaggio
strenuamente
alla

reale.

Era signore
i

Nicea e

contro sua

cristiani,

quando questi vennero ad oste


cronisti ne parlano
cos dice di lui:
<

citt.

Tutti

con ammirazione; Guglielmo

di Tiro

Hiims

iirbis (Nicea) sicut

et

regionis

totns, et adiacentiiim siiI provinciarinii

doinimis crat

quidam Tiircorum
iiie,

pofeitissiunis sattapa, Solimaimis no-

coguiiento

Sa;

qiod Persariii lingua

Rex
Ger.

intcrst.
3).

pretatur : homo vafer et stremms

(III

Le sue provincie
dieruiL

a Ellesponto usque in Syriain itinere a nostro

XXX
con
le

et

mari Mediterraneo

iisqnc in
y>

Septentrionem totidem dicrum itinere protendenttcr


st.

{Ger.

4):

fu sconfitto dai cristiani

all'

assedio di Nicea, e la
prigioniere mentre

moglie

ancelle

furon

fatte

tentavano di fuggire sulle navi che erano preparate nel


porto
(III
I

II).

Pi tardi

lo

vediamo ricomparire

nel-

r assedio di Antiochia; piombare alle spalle della schiera


di

Boemondo;

farne strage ed essere poi sconfitto dalla

schiera di Tancredi che viene in

soccorso
;

(VI

25).

Da
in-

questo

momento non

si

parla pi di lui

quindi un'

venzione del Tasso ch'ei venisse a Gerusalemme a capo


di

un esercito arabo. Questa invenzione per


dal

forse ori-

ginata

passo

seguente

della

cronaca

di

Roberto

Monaco,

riferentesi alla

fuga che succede all'assalto dato

(1)

V. 5-8:

st. 10 v. 6-7: En. IX 13; st. 11, v. 7-S: En. VII lt); st. 12. Eh. IX 21 segg.; st. 13. v. 1-4: En. VII 468; v. 5-6: En. VII 512di T. T. voi. XII (2) Vedi Giudisio sulla Gervsalcntine Vonqnistala i^in Opere

Cfr. pure: Ger.

pag.

324).


da Solimano
*.

102

di

ai

crociati,

dopo l'assedio

Nicea

(i).

Igitur fer quattor dies hnc illucque fugicntcs, contigit,

ui Solimainus
sihi in
veteris,

mveniret dccem milia arabum ve^iientia


filius

auxilmm. Erat auteni Solimannus


qui totam

Solimanni

Rumaniam
infelice;

abstulit imperatori.
si

Es-

sendosi dunque abbattuto negli arabi,


e

mise a gridare
la

a proclamarsi

ed

essi,

ignorando

strage
vilt.

poco innanzi avvenuta,


valore e
dell'

lo

rimproverarono della sua ad

Egli per, con una descrizione vivacissima del grande

audacia de'

cristiani, riusc
lui.

atterrirli e

persuaderli a fuggire con

cristiani

intanto

conti-

nuavano ad
entravano
<c

incalzarli,

ma

essi

lungi

dallo

sgomentarsi,

lieti

nelle citt e vi

menavano

stragi nefande:

Nani depredantes eorum

[civium) posscssiones,
aiit
locis

dovios

incendehant ipsosque aut trucidabaiii,

astrictos
in-

seciim ducebant. Nolebant qicippe ut Franci,

qui eos
inopia

sequebantur, aliquid invenirent,


>

tit

vel sic

coacti

(2). fersequi desisterent. Conosciuto ora Solimano, veniamo

alla

sua impresa

notturna.

Il

poeta stesso avverte che questo fatto ha

fondamento storico e che registrato nella cronaca di un certo Rocoldo conte d Prochese, che vi ebbe parte (3). Malgrado le lunghe e pazienti ricerche non mi fu possibile rintracciare questa

cronaca che
di

il

Tasso dice essergli

stata consegnata dal

Duca
il

Ferrara e che and forse

smarrita, o giace manoscritta in qualche biblioteca privata.

Pu

darsi per altro che

nome

dell'

autore, cos, com'


si

dato dal poeta,

(4) sia errato e la

cronaca

trovi nelle

(1)

Gugl. Tir. II

13,
42).

(2)

III (in Bongars, pag.

(3)
(4)

LtU.

2.

Ne

fa

cenno

in

due luoghi; nel primo


(Leti.
tO),

(Lttt.

25)

lo

eliiama Rocoldo

conte di Prochese; nel secondo


Lett. 82
si fa

Pvocoldo conte di Jtochete. Nella

i)arola delia

cronaca di un conte,

ma manca

il

nome, essendovi

una lacuna.

103

crociate
sotto
altra
indi-

collezioni degli scrittori delle

cazione, molto disforme da quella data dal Tasso;

ma

io

mi son presa cura di consultare quelle cronache i cui autori hanno un nome che col nostro ha qualche analogia
e

non m'

riuscito di trovar del fatto

menzione alcuna.

Si

trovano in qualche cronaca, in specie in quella di


notizie;

Roberto, menzionata pure da Torquato,


cos brevi e malsicure

ma

sono

che non merita farne cenno. Quindi

non

difficile

che

il

poeta, seccato dai signori revisori del


censori, per
farli

poema
non
si

e dagli altri

tacere,

si

sia

in-

ventato quel
fa

nome

e gli abbia accollato

un

fatto

di cui

parola in nessuna cronaca e che forse non


ci sia,

mai avvenuto. Comunque

non

vi

spendiamo pi

parole; tanto pi che di assalti notturni

abbiamo qualche

esempio che forse potr, come vedremo, persuaderci a


tare a

meno

della cronaca

(i).

Ora intanto
di

nel

mondo regna
(//.

la notte, tutta

popolata

orrendi mostri e cosparsa di rossi vapori che piovon

rugiade di sangue sulla terra


tanto orrore
il

XI

53-55); e in

mezzo a
al
si

fiero

Soldano, come Niso ed Eurialo

campo
assalto

de' Rutuli, si avvia alle

tende cristiane; ove

riposa nella pi grande quiete, per poi esortare al crudo


i

suoi con le parole stesse che Eurialo rivolge a

Niso

{Ei.

IX

314 segg.). Anche Rinaldo, nel Furioso

(XXXI
il

49 segg.), fa
di

una marcia notturna per assaltare


e corre poi a far macello tra la

campo

Agramante,

gente mora, che grave di sonno non pu difendersi e


perisce tutta
fa

miseramente. Per
fiato alle

accrescere lo
ai

spavento

pur egli dar

trombe ed

corni ed innalzare

fino al cielo le grida; quindi, d'un salto, entra col cavallo

dentro

all'alte sbarre,

e,

correndo innanzi a

tutti,

atterra

(1)

Trovo che

auclie

il

i)rof. Solerti e il prof.

Crescini hanno latto ricerche


1. fase, cit.)

intorno a questa cronaca,

ma senza frutto.

(Giornale Sioriio dello L.

104

il

trabacche e padiglioni e volge in fuga


r Ispano
le
(i).

campo

d'Africa

Al Soldano viene
(st.

in

soccorso Clorinda
notizia
in del-

con
l'

genti

del re

43 ,

cui
in

ha dato
in

assalto

Aletto,

trasformatasi

messaggero;
persona,
st.

aiuto

di

Rinaldo accorre Carlo IVIagno


1'

che

ha VII

ricevuto

avviso da

al

lui stesso
(st.

{Fur.

59)

(2).

Solimano
785 segg.),
atterriti

vestito

25)

come Turno
i

[En.

ed

suo affacciarsi
la

riguardanti fuggono
(st.

o
all'

portano

mano

al

ferro

26),

come

Troiani

apparire di Achille sul margine del fosso, per

d' Iride (//. XVIII 203 segg.). Fiammeggiante come quello di Solimano pure il cimiero di Diomede. Pur egli, sospinto da Palladc nella mischia, vi fa prodigi di valore e gli si fa incontro, come a Solimano, Darete

preghiera

pel primo,
tgli

uomo ricco e di grande fama e padre di due che muovono di conserto contro il greco eroe (//.
Senza dubbio anche Latino, che
i

V.

1-2 1).

incita contro

il
i

Soldano
suoi

suoi cinque
figli

figli

(st.

27-39), ricorda

Forco
i

sette

che scagliano simultaneamente

dardi

contro

Enea

{En.

328 segg.).

Ma

la

somiglianza pi

stretta

con Crista, anch' egli padre


sollecitati

di sei valorosi gio-

vanetti che,

dal genitore,

muovono contro
audacia

il

feroce Annibale e

pagano con

la vita la loro

(3).

Pico e Laurente muoiono come Taride e Timbro per

mano
la

di

Enea

[Ei.

X 390 e Phars.
d'

Ili

604 segg.). Latino

al pari di

Xiobe e

Ugolino, mira nella strage dei suoi


trovandosi in condizioni di poter
il

propria morte,

ma

combattere, d

mano

al ferro e ferisce

vSoldano al fianco

(1)

CtV. Ger.

st. 20:

Fm\
Fur.

st. 49; st. 54.

Gcr.

st.

22 e 21:

Far.

s<.

l:

Gcr.

st.

22:

Far.

st. .03;

Ger.

st. 21:

(2)

Cfr.

pure Gtr.
B. P.

st.

21 v. 5-6: En.

VII

514; st. 22:

Sii.

Itili.

B.

P.

XV

712 sejrg.
(.?)

Sii. Ital;

i)3-l(Jl).

Cfr. v. 121-122: Gcr.

st.

30 v.

2-4;

v. 124-127:

Ger.

st. 29;

v. 161-169:

Ger.

st. 39.

Guastaviui, Bcui, Gentili, Ind. Mayliahec.


(st.

105

Antenore
{Eji.

37),

come Mezenzio

colpisce

777)..

Il

feroce Turco, irato, gli vibra allora un colpo, pari a

quello che
questi

Enea infligge a Mezenzio {En. X 783); ma non muore Latino invece, come Meone nella
;

Tcbaide

(III go),

singhiozza e spira e

il

sangue, con vo-

mito alterno,
(st.

gli

esce ora per la ferita or per la bocca

37) (0.
ci
i

Le stragi che compiono gli arabi (st. 40-41), mandano all' assalto notturno di Rinaldo, ove
lanuto fa sul Paleso Galanteo
il

ri-

suoi

settecento guerrieri fanno dei barbari quel che del gregge

lupo

fello [Fiir.

XXXI

4^-4^. Carlo giunge mentre han luogo queste uccisioni

ed in tale circostanza arrivano pure Clorinda e Goffredo,


il

quale

muove

a sua volta contro gli arabi: cos

neW Iliade,
altri

Ettore ingiunge a Polidamante di restare in guardia con

buon

presidio,

mentre

egli

va incontro

agli

(XIII

750 segg.): lo stesso ordine d Camilla a Turno, mentre

Enea
s'

si

avanza {En,

XI

502 segg.).

ingrossa nella marcia,


Cirist.
I

come
Fiir.

il

La schiera di Goffredo suoi affluenti Po per


i

(Vida,

25-31;

XXXVII
le

92);

venuto

sul

luogo del combattimento, trova


corre
e
le

sue genti in fuga e ac-

minaccia

(st.

45-47),
ai

come Agamennone
(//.
il

Greci che fuggono dinanzi

Troiani incalzanti

Vili
con

220 segg.). Goffredo ed Argante corrono per

campo
Turno;

rovesciando armi ed armati, e


la

1'

uno cerca
in

1'

altro
di

brama ardente

di

Enea che va
assalto di

traccia

Argante per, pi audace


fugge
Ei.

del guerriero

vergiliano,
(

non
:

ma

attende

1'

Goffredo

Ger.

st.

48-49

XII 466 segg.). Quest' incontro non ha luogo perch Argante , come Turno dopo la fuga, circondato dai soldati di Goffredo, e la pugna s' accende furiosa e rovinosa da ambe le parti (st. 50-51), come neW Eteide,

(1)

Gir.

pure Catullo,

Cayiii.

LXIII

105 segg.: Gcv.

st. 89.


//.

io6

X
755 segg. Cfr. pure
i/iter

per intervento di Mesenzio {En.

XI

6 7).

Tisifone che

media
(st.
i

milia saevit

>,

sono
la

sostituiti gli angioli stigi

53) che operano


influssi

come
anche

furia,

del

cui

veleno sente

malefici

Mesenzio che
has tatti
>

htrbidus ingredihir,.... qiaticns ingcnteyn

(En.

761-763). Ala
gli

Argante non

trova,

come
al

Turno, un Enea che

sbarri la via e

pu quindi

pari di Rinaldo, nell' assalto che conosciamo, entrar nei


ripari e far la strada a Clorinda
(st.

54).

Anche Ettore
nel
ai

neir Iliade

abbatte

del

pari

le

porte

ed irrompe
ed ordina
i

cam.po

Acheo per

incendiarvi

le navi,

suoi

di seguirlo

(XII 400-471). In
atterrita;
il

tutti

due

luoghi

la

parte

avversa fugge
e la divinit,

e,

vincitore

compie una

carneficina,

mossa a compassione,
di

interviene. KeVI/iade

Nettuno che, ad insaputa


in

Giove, scende nel

campo
altri

forma

di

Calcante,

incuora gli Alaci e gli

capitani (XIII, 1-42): nella

Gerusalemme Dio, che invia


dell'

Michele a fugare
questa
dell'

figli
il

abisso

(st.

55-56).

Non
con

la

prima volta che


cala

divino guerriero, per


cielo
il

comando
gli

Onnipote'nte.

dal

cimentarsi
Silenzio

spiriti

mali

scese gi a trovare

che doveva

accompagnare Rinaldo a Parigi


nel
de'

e a guidare la Discordia

campo
st.

de'

Mori (Fur.

XIV
in

due messi quasi uguale


60-63: Fir.
gli
st.

Ea descrizione poemi (Cfr. entrambi


74-77).
i

Ger.

77-78); nella

GcriisaleriDiie

per

abbondano
stiano (i).

ornamenti derivati dalla Divina Commedia,


cri-

specialmente nella descrizione della sede del Giove

Ea torma
in
il

infernale intanto,

autunno

(Cfr. Eti.

W
Par.

numerosa come
1
1

le foglie

309 segg. Inf. Ili


il

2),

dispiega

volo verso gli abissi, e


Cfr. Gtr.

mondo

riprende la primiera
Vili
3

y\)

i,t.

56 v.

6:

XXI

2S-30: st. 57, v. 1-4:

Inf.

98;

VII
3-8 e

&7-99 e
t. *\

Par. \\
V.

35,

iioueh Lucrezio. D. E. N.
94.

1232-1234;

st.

v.

1-4:

If.

IX


gaiezza
(st.

107

65-66).

Argante per diventa pi furente


il

semina

di

stragi
(st

parte fa Clorinda
v'

68-70).

campo (st. 17), come in un'altra Anche ne\Vneide (X 433 segg.)


e

una scena somigliante: Pallade


i

Lauso che incalzano

da due parti

Troiani. Incontro a Clorinda va Guelfo e

la ferisce al fianco;

ma

ella

risponde con un altro colpo


il

e coglie, tra costa e costa, Guelfo, mentre


il

dardo che

guerriero fa seguire raggiunge


il

il

'

palestino

Osmida,

come
(fi.

quadrello vibrato da Mesenzio ferisce Antenore


777).

La pugna

intanto, per

il

continuo accorrere
Argillano, che

de' combattenti, si

mesce e confonde

(st. 74):

durante
lendo,

il

tumulto riuscito a fuggire dalla prigione, voil

come

famoso soldato scampato

all'eccidio delle

Termopili, fare, con un' azione eroica,


fallo

ammenda
alla
le

del suo

(Erodoto, J7/sL
la prestezza di

IX

segg,), corre

battaglia,

con
(II.

Paride che attraversa

piazze d'Ilio

VI 606

segg.), e vi

zione tolta dall' Eneide


ferito

sommo
alle

il

risponde
Achille

sue

stragi. La situa(X 6go segg.). Ariadino, da lui petto come Manfredi (Purg. Ili io), orgogliose parole, come Ettore ad

compie orrende

(II.

XXII

355 segg.) e Orode a Mesenzio; del

quale ultimo Argillano ripete la risposta e trae in simil

modo
Eh.

il

dardo dal corpo dell'estinto


736-746).

(Cfr. Ger. st. 79-80:

cessa

la

carneficina.

Tra

la

turba
il

immensa
(st.

de' sagittari e dei lanciatori,

Argillano scorge
lo

leggiadro Lesbino, un paggio del Soldano, e


87-88).

uccide

La morte

di

questo giovinetto descritta ad

imitazione di quella di Partenopeo, nella Tchaidc


segg.), (i) al quale somiglia in tutto
il

(X 720

grazioso fanciullo.

Partenopeo
Lesbino
di

per

vittima

del

suo

ardore
infatti

giovanile;

un tradimento. Argillano
alle

osserva caue.

tamente in mezzo

schiere

il

giovane,

venuto

il

(1)

Guastaviui, Beui, Gentili, etc.


buon momento,
al

io8

il

gli

uccide sotto

cavallo

lo

ferisce

volto.
;

Nello

stesso

luogo

mirato

Partenopeo
di

da
Ar-

Arione
ginano,

ma
il

il

colpo

va a vuoto come quello


il

quale lo rinnova e ferisce; mentre

secondo

colpo che tenta Arione


della

sviato

da Latona. Al posto
alla

Dea

il

Tasso ha collocato Solimano che corre


all'

vendetta del giovinetto, non


dall' ira,

aiuto

(st.

85). Egli,

vinto

uccide Afgillano,

e,

non contento, scende dal

cavallo a far strazio del corpo morto. Questa particolarit,

che manca nella Tebade, tolta senza dubbio da un luogo


somigliante
nel

Furioso

(XVI
s'

segg.).

Ferra,

che

durante la battaglia non

allontanato dal re Marsilio,

quando vede fuggire


mezzo
distrutto,
si

il

vessillifero

l'

esercito

di

lui

lancia -col

cavallo

ove pi ferve

la

battaglia e giunge a punto che vede Olnpto della

Sena

cadere col capo rotto.


di liuto,

questo un giovinetto, suonator


il

che andava attorno per


cavalieri ed era

campo, dilettando col


caro a P'erra
lui
,

canto

sommamente
il

il

quale prova tanto

dolore per la morte di

che non
(i).

ha pace finch non uccide

barbaro assassino

Ora, mentre Solimano toglie ad Argillano la vita.

Goffredo non spende nell'ozio

il

suo tempo. Egli combatte


e

gagliardamente contro mille turchi ferocissimi


ne stende
al

mentre

suolo un grande numero, irrompe nel campo,


di cin-

apportando strage e terrore, un furioso drappello


quanta guerrieri che spiegano
e trionfale
d'
(st.

ai

venti la croce purpurea


i

88-92;.

Sono

questi

cinquanta cavalieri

Armida che

noi troveremo pi tardi, e che liberati da


al

Rinaldo, ritornano ora in buon punto

campo.

Il

re

pagano

atterrito

suona a raccolta; Clorinda ed Argante

(1)

Vedi anche per

(lueslo eiiisoiHo. Bit. e

IX
la

432 segg. <

XI

759 segg.; Iliade

IV

473 segg. e

XVII

43-60;

.specialmente

morte

di

Cinyps.

leggiadro

paggio di Annibale, nei Punica di

Silio Italico

(XII 225 segg.).


le

log

mirabilmente
all'

insieme con l'esercito, corrono, incalzati dai cristiani, verso

mura;

il

Soldano solo

resiste

onda

impetuosa, ma, sopraffatto, fugge minacciando dal


(st.

campo

95-99)-

Sono, con

lievi differenze, le stesse


dell' ^;/6v'^6',
si

vicende che oc(v.

corrono nel nono

verso la fine

503-818).

Turno
che

assale

Troiani e
:

combatte con pari ardore da


1'

entrambe

le parti

Ascanio uccide
in

insolente

Numano,
e

risponderebbe

qualche

modo ad

Argillano,

intanto Pandaro e Bizia schiudono le porte della citt e

piombano
fa

coi loro soldati sui Rutuli, sgominandoli,


il

come
di

appunto

drappello

d'

Armida
e,

nella

Geriisaleniinc.

Turno intanto uccide


chiudere
le

Bizia,

mentre Pandaro tenta


dov'

porte,

entra nella citt nemica,


e,

cir-

condato dagli avversari,


dal numero, costretto

dopo una

lotta ostinata, vinto

a fuggire e porsi in

salvo at-

traversando a nuoto

il

Tevere.

Vedremo

in seguito altre
(i):

fughe somiglianti a quella di Solimano


seguiamolo.
Egli dunque,
costretto

ora intanto

a fuggire,
si

di

piglio

ad
per

un cavallo che
Gaza, ove
il

gli capita innanzi e


d'

pone

in

via

Re

Egitto aduna un' oste poderosa. Sors'

preso dalla notte, smonta sur un prato e

addormenta
e sur

(X

1-6).

Il

suo sonno per turbato dall'apparizione di


gli consiglia di

un vecchio che

non andare a Gaza

un carro velocissimo, cinto

di nebbia, lo

conduce a Ge-

rusalemme

(st.

7-16).

questa un' aggiunta fatta dal poeta alla fuga di


il

Turno, poich avventure ed


L' intento del

valoroso capo de' Rutuli non ha altre

dal

fiume rimesso

ai suoi.
:

(Eu.
egli

IX

818).

Tasso pertanto manifesto

non vuol

(1)

Vedi

la ritirata di

Aiace nell'/Zmrft (XVI

101-111), e lincila di
ojfjj..

Rodoiuoute.

die

deriva

A\\S^ Eneide, nel Furio.to

(XVIII

21


pure mirato
fuga
1'

IO

serbarsi troppo ligio al modello.

quest' intento

aveva

Ariosto, che, pur mantenendosi nell'imita-

zione di Vergilio pi fedele del Tasso, aveva dato alla


di

Rodomonte maggiore

sviluppo con altre av^ven sorla

ture. Il guerriero infatti,

appena uscito dal fiume,

preso da un piccol nano che ha in sua compagnia

Gelosia e la Discordia e riceve da lui notizie che lo tur-

bano

e lo consigliano

a troncare

ogn' indugio

porsi

in viaggio.

Non ha
e,

carro ne destriero, e disegna di toeffetto

glierlo al
al

primo che incontra. Lasciamo ch'egli dia

suo disegno,
,

tenendo conto del fatto che anche Ro-

domonte

per intervento soprannaturale, tratto ad altra

meta come Solimano, ritorniamo a prender conoscenza


del vecchio che a quest' ultimo
si

appresenta.

^eWEiicide, Enea, gi stanco e travagliato dal pensiero della guerra, sorpreso dalla notte,

s'addormenta
il

in

riva al Tevere. Nel sonno gli appare Tiberino,

dio del
ricor-

fiume, in sembianza

di

vecchio e

gli

consiglia

di

rere ad Evandro, re di Fallante, per aiuti nella guerra

contro

Latini

(Efi.

Vili 26 segg.)

(i).

chiaramente
il

la stessa situazione della

Gcnisalounc tranne che qui


cio e

vecchio Ismeno; un

mago

non un

dio.

Per

egli,

come Tiberino conduce Enea a Fallante, trasporta in modo meraviglioso Solimano a Gerusalemme (st, 16-34).
II

meraviglioso sta nel carro. Di carri ugualmente veloci

n'

ha buona provvista il cantor di Meonia, ed Ismeno non ha fatto che scegliere; per bisogna convenire che

nella scelta
di

non

s'

ingannato;

ha

tolto

quello

famoso
in

Diomede, che, nei certami banditi da Achille


giunge primo
alla

onore

di Fatroclo,

meta

(II.

XXIII

257 segg.)

Quanto

alla

nebbia che lo rende invisibile egli ha pure

(1)

Gnastaviui, Beni, Geutili. Ind. Magliabcc. etc.

1 1

in

Omero

trovato

il

modo
all'ira

d'adoperarla; giacch

il

cieco

vate fa che Venere, con questo mezzo appunto, sottragga


il

suo diletto Paride

di

Menelao

f//.

Ili 381 segg.);


ai Feaci,

che

Pallade proceda non vista, in mezzo

fianco di Ulisse [Od.

VII

14 segg.).
il

Solimano
che
supera

fuor di s dalla meraviglia per

carro
:

ogn' intoppo
lo scuote, sorti

nella
ei gli

sua

corsa

vertiginosa

Ismeno per
suo e delle

ed

chiede notizia dell'esser


d'

della

g'uerra

Asia,

come appunto,
Tessala.
egli,
le

nella Farsaglia, (VI 590) vSesto alla

maga

Ismeno

per non del pari pronto nel rispondere:


dannati
.q\(! Inferno

come

dantesco (X

100),

vede

cose che

son lontane e non sa nulla delle presenti o vicine; cosicch nulla dice di
s,

predice
di

della

guerra

d'

Asia
cui
ai

cose che
egli

il

lettore
(st.

conosce

gi.

L'

uomo
infatti

illustre
1'

accenna

22) %

che ha

ritolto

Egitto

cristiani ottantotto anni

dopo

la

conquista di Gerusalemme,

il

tamoso Saladino, che


Decamerone,
e
d' origine ignota.

cosi-

spesso ricorre nel Novellino


di

e nel

non discende dal sangue

Solimano,

ma
la

Uscito dalle forre selvagge del


e,

Curdistan, venne in Egitto

impossessatosene, stese poi

conquista a tutta
i

la

Palestina; prese Tripoli


alla
i

ed Anisola

tiochia e ridusse
di Cipro.

possedimenti cristiani
intanto di vista

sola

Non perdiamo

nostri

viag-

giatori che
e

hanno gi sorpassato il campo dei Franchi sono smontati sovra un altissimo colle. Il carro sparisce
essi,

per incanto, ed

circondati sempre
s'

di nebbia,

s'

av-

viano per una grotta che


in
il

apre

nel sasso
e

riescono

una

sala

splendidamente

adorna
(st.

rischiarata,

dove

re d' Egitto siede a consiglio

25-34).

Di questa grotta sotterranea che

fu

scavata dal re
Torre Antonia

Erode per condursi nascostamente


al

dalla

Tempio, parla Giuseppe Flavio nelle sue Antiqtitates

ludaicae

(XV

14),

donde

il

Tasso

ha

tolto

la

descri-

112

zione

(i).

La gran

sala

ove

il

re siede
il

mesto

tra

gente

mesta, quella de' parlamenti, ed

consiglio radunato
la

per discutere sul partito da prendere, vista

mala piega
guerra
vili

che seguono
siglia la

gli
1'

avvenimenti
allcnza

guerreschi.

Creano conper
la

pace e

co' cristiani; sta

ad oltranza wSolimano che ha


proposte
dall'

inteso,

non

visto, le
si

di

Orcano,

e,

vinto

dal

disgusto,

scioglie

aereo viluppo ed irrompe fremendo nella

sala

(st.

35-58).

Un' assemblea del pari tumultuosa


scopo conforme
Il

fatta
(2).

uno

nell'

Eneide (XI 296-444)

re Latino, essendo le sorti della guerra

con Enea

presso che disperate,

intima un' adunanza. Drance, uno

dei pi ricchi del regno dei Latini, avversario di


e parlatore valente,
il

ma codardo
facendo
eco

guerriero
ai

Turno come appunto


del re

nostro

Orcano

sentimenti

consiglia la pace e insulta Turno.

Questi sorge pronta-

mente,
alla

e,

colmando d'improperi
il

il

vile oratore,

incoraggia
1'

guerra

dubitoso re e ne prende su di se

esito

malcerto

(3).

La somiglianza
ogni
dimostrazione

dei

due luoghi cos evidente che


superflua;

riesce

badiamo quindi a
onori estremi; ci
i

Goffredo. Egli, mentre Aladino tiene consiglio, pensa a

rendere

ai suoi,

morti sul campo,

gli

che nella stessa circostanza fanno Enea e

Latini (En.
il

XI

182 e 203 segg.).

Avendo
dei

poi riconosciuto
del

valoroso
combatti-

drappello che ha quasi deciso delle sorti

mento,

si

rivolge ad uno

cavalieri

che

lo

componda'

gono

e lo invita a raccontare

come

siensi

liberati

(1) (2)
(,3)

Beni. Gentili, Guastjivini.


Cfr. Gcr. st. 39 v.

cti;.

C<uatavini, Gentili, Beni. Ind. Muyliahcc. otu.


1-4:

En.

v.

343 315;

t.

39 v.

3-5:

A'/i.

\.

33(i-;33il:

t.

i\

V. 5-8:

Etu

V. 305-308: st. 45 v. 3-1:

En.

v. 350; v. 7-8:

En.

v.

31'.';

st.

40

v.

1-3:

En.

V. .318, otc.


lacci d'

113

tempo
del
al

Armida
(st.

e sieno arrivati in
Il

campo
il

di

battaglia
noto,

57-59).
ci

racconto

(st.

59-71) in parte

c'

come non

sconosciuto
il

tutto

castello

dell'incantatrice;

pure

poeta ha aggiunto dei particolari

riguardo a quest' ultimo, che

ancora ignoriamo
dei

che

il

pur conviene
luogo dove
il

spiegarci.

Uno
(st.

pi

importanti

castello sorge

(st.

61-62) e che,
qui

accennato

appena nel canto settimo


terminato. Questo luogo

28),

chiaramente deregione

pertanto
e

nella

ove

sorgevano Sodoma
quale fa
largo

Gomorra
d'

che ora occupata dal


e

lago Asphaltide, pieno

acque bituminose
nelle

calde,

del e
5).

cenno

Tacito
libro
si

Historiae

(V. 7) (V.

Giuseppe Flavio nel

che

gi conosciamo

Una

descrizione in versi

trova nella

Chris tiados,

(II

359 segg.) donde Torquato ha tolto


arvaque
sileni

la sua.

Qua

calet Asx>haltis

flammis infamihus unda

Ingentesque j)alus ad coelum exaestuat aestus,

Aera contristans graveolenti sidfuris aura.

Quondam Nunc stat

hic laeta seges, riguisque rosaria canipis;

ager dumis obductaque sentibus arva.

Allo squallore

di

questa

orrenda palude fa forte


ineffabile
il

contrasto la sontuosit e la vaghezza

dell' in-

terno del castello. V' l'aura

molle,

cielo

sereno, gli

alberi fioriti e bellissimi prati: vi poi


di mirti,

una fonte cinta


oro
di

un bel fiumicello
cento

marmo ed
ancelle

in copia

inestimabile, ed infine

una mensa ingombra

preziosi
al

vasi e di cibi, e

vaghe

che

servono
della

convito

(st.

62-63). Il castello

piacere
teatro;

maga
inoltre

sfarzosamente illuminato, come

un

ed

una specie
sorge ed
16 e
e.

di
dall'

trappola

donde, chi

vi entra,

pi
(st.

non
65-

incantatrice trasformato in pesce

VII

45-46).

MuLTiNEDDU

Fotil (Iella G. L.


Il

114

di

castello

sempre quello
della

Rodomonte, ma ha
per
l'

perduto

moltissimo

sua

severit

aggiunta

delle bellezze che

rendono
il

cos splendida l'isola d'Alcina

(Fur.
il

VI

20 segg.). Per
si

poeta non ebbe presente solo


palazzo
della
fata

Furioso:

ricord
(II

del e

Urganda,
di

ncir Aniadigi

56).

specialmente
(II

del

giardino

Carandina

nell'

Innamorato

IV
le

25 segg.).

Me
che
si

lo

provano pi che
al

cento
di

vaghe donzelle
'<

trovano pure
presso
al

servizio
dell'

Alcina,

la

mensa
anche

altera

suon

acque

chiare

>

che

Orlando trova nel delizioso paradiso


fra s

di Falerina.

parlaudo (Orlando)

il

caininiu prese,

Gi per

la costa

verso tramontana,

E vide, come al campo gi discese, Una valle fiorita e tutta piana,


Ove
tavole bianche eran distese.

Tutte apparate intorno alU fontana

Con ricche coppe d' r in ogni banda Eran coperti d' ottima vivanda.
(Inn. II

IV

66: Clr.

Gcv.

64).

Sono pertanto

nel castello

d'Armida insieme
e l'ineffabile

fusi

il

rigore dei castelli dei

maghi

bellezza

dei

giardini delle fate; v' la severit della torre di

monte,

la

vaghezza meravigliosa del palazzo

di

RodoUrganda
infatti

e quella dei giardini di Alcina e di Falerina. Cosi pure


_in

Armida
37;

v'

una fusione

due

qualit; essa

come Atlante, (Fur. II 41; III 67; e come Circe ed Alcina trasforma i suoi adoratori. Vedremo pi tardi sparire la prima d queste due qualit ed Armida diventare un'ncantatrice vera e propria; ora volgiamo di nuovo l'attenzione al racconto
fa incetta di cavalieri

IV

XII, 8-21

etc.)

della liberazione dei cavalieri per opera


71-72).

di

Rinaldo

(st.

Omessa

la circostanza del

messaggero,

lo stesso

racconto che Astolfo, trasformato in mirto, fa a

Ruggero


nel Furioso (VI 34-53); se

115

la

non che

narrazione
il

si

ar-

resta alla trasformazione di Astolfo in mirto, ed

mezzo

con cui vien liberato non risponde precisamente


racconta della liberazione sua e di Rinaldo con

al

nostro.

Si conforma a questo assai pi quanto lo stesso cavaliere


altri

com-

pagni, operata dal cavalier di Brava, quando essi erano


prigionieri nell'isole

estreme
st.

che
34).

il

mare Indico bagna


isole

dalla sinistra parte (Fiir.

Queste

erano nel-

l'ultimo paese di

Manodante ed eravi un
il

castello tenuto

dal re Balisardo,

quale, con mille allettamenti, vi attili

rava
erano

cavalieri e ve

tenea prigioni. In questo luogo


Iroldo,

appunto Prasildo,
lii.

Ranaldo,

Dudone ed
dal
46). la

Astolfo (Cfr.

II

51-52) e furono

liberati

ca-

valiere di cui fa

menzione Astolfo

(lini. II

XIII

Questo racconto intanto induce negli animi


tezza che Rinaldo vive
e
sta

cer-

bene

(st.

72):

l'Eremita
e,

Pietro^ che presente, volge allora gli occhi al cielo

cangiando colore, come


la

la

Sibilla

(En.

VI

40), scioglie

lingua a presagire grandi cose del nobile cavaliero e


(st.

dei suoi discendenti

Pietro tiene

le
{II.

veci di
I

Qui ed altrove (XIV 30) Calcante (i), ed a lui, come al


73-77).
le presenti, le

greco vate

70),

sono note

passate e

le future cose.

In questa circostanza

per

egli

non

fa
nel-

che ripetere
l'isola di
le glorie

le

predizioni che ai Troiani fa Apollo


Ili
94-98),

Delo (En.
futuro di

aggiungendovi

soltanto

Rinaldo, suggeritegli
(lib.

dalla Historia

de

Princpi d' Estc

11),

di

quell'impostore di G. B.

Pigna. In ogni

modo con
tutti
si

le

sue profezie Pietro bandisce

dagli animi ogni timore per

Rinaldo;
al

la

notte
:

intanto

sopravviene e

abbandonano
pensieri,
(II.

sonno

Goffredo
in

solo veglia in continui

come Agamennone

mezzo

agli

Achei addormentati

3-4).

(1)

Vedi Tasso, Giudizio sulla Conquistata.

CAPITOLO VI

Processione
ferito
-

al monte Oliveto Le matrone al Tempio - Assalto - Gottredo Suo risanamento - Proposta di Clorinda - Sua sortita con Argante
-

Sua storia

Incendio della torre


-

Fuga

dei

pagani
-

Incontro di

Clorinda con Tancredi

Duello

Morte di Clorinda

Esequie.

I pensieri

che fugano

il

sonno dagli occhi


l'

di GoiFredo

sono semplicemente quelli che riguardano


citt,

assalto della
85).

al

quale gi pensava da un pezzo (Vili


gli

Ora
d' in-

egli

va preparando

strumenti da guerra
il

Pietro,

che non sa come occupare

tempo,

gli

consiglia
alle

nalzare preghiere a Dio, prima di dar


zioni guerresche
di

mano
il

opera-

(XI 1-2). non contrariare nessuno, accoglie

Goffredo che ha per abitudine


consiglio, e
il

giorno seguente una processione in piena regola


dal

muove
e

campo

al

monte Olivetto
che
nell'

(st.

4-16).
ai sacrifizi

Questa processione, sebbene risponda


alle libazioni

epopee omeriche
a

si

fanno agli dei

prima

di

accingersi

qualunque impresa, derivata


dalla storia e
si

ii8

riferisce al

secondo assalto che


1'

cristiani

danno
flotta

alla Citt

Santa, dopo
il

approdo ad loppe
tolta

della
di

genovese
di
le

Tasso
(i).

1'

ha

dalla

cronaca

Guglielmo
Fatte
licenzia
i

Tiro

preghiere e pervenuti nel vallo,


e

Goffredo

soldati

rientra

nel

padiglione, conducendo

seco

duci e raccogliendoli a mensa,


il

come

fa

Agamennone

neW
(st,

Iliade (II 369-431). Fornito

pranzo, ordina loro di

tenersi pronti per l'assalto, all'alba del giorno seguente


16-17).

Nella cronaca quest'ordine dato prima che

(1)

" Die igituv statuta (oppuf/nadoni) (CtV. Gcr.

st. 1),

de pubblico decreto inel

diclae itnt

univeno
et

popitlo Lilaniae,

et

asgiiniplis

cmcibns

sanclorum

peltro-

ciniit, episcopi et clerus

wiiversus ininti sacerdotalibns

et leviiicis
,

induvientis,

nudis pedibtis,

cnm multa devotione popuhim subsequentem usque ad montcm


(st. 4-10).

et Arnulphus Comiiis J\'orinannoru. familiaris vir lileratus exhortationis termones hbentes ad pojnihim. in quantum poterant ad loir/animilatem animabant, sl autem mons Uliveti urbi ah Oriente oppositus, ab urbe quasi

Olioel praecesser%int

Ubi vir venerabilis Petrus Jleremia,


.

miliario dinlans, valle losaphat interiecta

(st. 10).

Ad quem

locnin

cuin

pervenisset plebi fidelis, in spiritu huviilitatis

et
...

in
et

animo

contrito, implorato

cnm gemitu

el

hichrymis de supernis

aitxilio.

onini populo in

muiuam

earilatem revocalo, de monte dcsccndentes,


in Anstralem eiusdem civitatis ]}C(rtem,
sita est, ascenderunl. Cives

ad ecclcsiam

montis Sion qnue


in montit fastigio

secus

urbem

autem in turribus el muro posili adi)\irantes, quid sibi vellet huiusmodi populi circuitus, arcubus et balistis tela in turmas iaculabantur (st. 12): tmde nonmdli ex noslris, incautius se hahenles, vulnera sxisceperunt (st. 13). Sed et cruces in noslrorum opprohrium et conlumeliam, qiias super murum locaveranl, sputis et aliis 7nmundis actionilnts ignominiose Iractantcs, in dominurn nostrum lesum Chrislum et eius saluii/eram doctrinam
convieia
et

verha blasphemiae impudenter congerebanl

(st. 13).

Populus tamen

cum omni

devotione votum prosequens, ira succensus, qualem sacrilega dolor


(st. 13).

poterai mitiistrare ad pracdictam vcnil ecclesiam

Ubi complciis ilerum

orationibus

in castra reversi sunt

(st.

11-15).

(Giigl. Tir.
Il

vili

11)

Tii.s80

ha

sostituito

ad

Arnollb,
j)O

Guglielmo ed Ademaro,
la

morti

messa viene recitata sul monto Olivoto, ad un altare costrutto all'uoijo, mentre, come si vede dalle parole della cronaca, la cerimonia ha luogo sulla chiesa del monte Sion, che posta sulla vetta dello stesso monte. Gir. anche per questa processione le
due
auui

prima.

Neil

Gerusalcnime

cronache di Baldric vescovo


l'Accolti (IV 4).

(libr. IV); di

Alberto d'Aix

(lib;

VI);

del-


l'esercito
s

119

(i),

parta dalla chiesa


1'

ma

il

Tasso segue

il

luogo omerico citato, ove


pranzo.

ordine impartito

dopo

il

Al sorger ed il campo
dall' altra

dell'

alba

le

trombe
(st.

danno
19-25).

1'

allarme

tutto in

movimento
il
i

pagani

parte rafforzano

lato

occidentale del muro,

chiamano all'opera anche


ai pi forti calce,

fanciulli

ed

vecchi,
(st.
il

quali

porgono
Qui
il

bitume, sassi e dardi

25-27).

Tasso adopera con grandissima libert


egli narra.

racconto
di verit

della cronaca; in ogni

modo ha un fondamento
vero che
la

quanto
perch

E infatti

parte occidentale,

la pi debole, era

ben custodita dai pagani, ed

essendosene accorti Goffredo


trasferirono di notte
il

et

duo maiores comites

non

vero

che
i

il

re

campo (Gugl. Tir. Vili 12): ma di Gerusalemme costringesse al


ed
i

lavoro anche

fanciulli
alle
<

vecchi. Questi invece

li

tro-

viamo

in

mezzo

franche squadre combattendo con


tanto populo
71071

grande valore.
devotionis fervor

No7i crai in

senex aut
et

valettidinarms aut actate minor, qtiem

moverei zclns
eie.
^

non accenderei ad pugnam

(Vili
le

13).

Forse Torquato non ha fatto qui che invertire


che
i

parti:

pagani poi

si

valessero del bitume e d'altre materie


(loc.
cit,).

infiammabili pure confermato dalla cronaca

Frattanto Aladino va attorno osservando ci che ha


gi ordinato di fare ed animando
i

suoi

mentre

le afflitte

madri vanno
(st.

al

tempio

sciogliere

preghiere
nell'

Dio
acil

27-30).

La

situazione somigliante
di

Eneide (XI

468-485). All' annunzio

Enea che
re

s'

avanza, tutti

corrono

alle

mura;

lo

stesso

Latino

abbandona
scavano

concilio; altri trasportano sassi e travi e

fosse.

La tromba

intanto d
di

il

segno della guerra e


al

la regina,

con gran turba

donne, s'avvia

tempio

di Pallade

(1)

'

indicta die

qua irhem nnanhnitcr im2mfjarent

.,

Gugl. Tir.

loc. cit.

I20

di cui quella

con
della

ricchi doni e fa alla

Dea una preghiera

Gerusalemme

un'esatta traduzione (i).


(2)

Nella Gerusalemme Aladino rappresenta Latino;


il

Soldano, Argante e Clorinda

(st.

27) stanno al

posto

delle
sulle

matrone e dei
mura,
nell'

fanciulli

che

si

muovono
le

in cerchio

Eneide.
citt
si

Mentre

nella

apparecchiano
fa uscire
il

armi

si

fanno preghiere, Goffredo


divide in due parti
dietro
i
:

suo esercito e

lo

in

mezzo pone
i

gli ordigni di guerra;


(st.

fanti;

attorno

manda

corridori

31-32).

Questa

disposizione deriva in parte dalla cronaca dell'Arcivescovo;


l'ordine e
i

particolari dell'assalto
&dX)L

(st.

32-86) sono tratti

parte dalla cronaca, parte


dai cristiani
(st.

Eneide. L'attaco iniziato

^2).
i

Anche

nella cronaca e nell' Eneide

sono
si

gli assedianti

primi ad attaccare;

ma

nella

prima
Vili

tratta di avvicinare le

macchine
il

alle

mura; nella seconda

di
13;

colmare

le fosse e

dirupare

vallo (Gugl. Tiro

En.

IX
a
di

505-506). I dardi piovono da parte degli asgli assedianti

sediati

nembi, nella cronaca, e


avvicinarsi

tentano
^

allora

coprendosi
et obiectis

cogli

scudi.

Nostri

vero
qua?7t

protecti clypeis
balistis

cratibus,

tela

immittentes frequentia
imperterriti.....

tam arcubus ad murum


machinas
7iitebantur,

accedere
constituti,

nitebantur

Alii 7ifra

aut castellum

contis

promuovere

aut iaculatoriis molares

maximos ad moenia

dirigentes
et

ipsa collisio7ie frequenti et ictibus contimiis,

debilitare

ad casum impellere iitebaitur (Cfr. Ger. st. 33). La circostanza espressa dagli ultimi due versi
stanza, riproduce l'intento dei Volsci

della

nel primo assalto


si fa

(En.

IX

505-506): nella cronaca per

pure menzione

(1) Guiistaviiii,
(2)

Beui, Gentili, Ind. Mayliabec.


clic all'auuiiDzio

Meglio forse Turuo

dciraiprcssarsi

di

Enea iuvece
Voluso
i

di starseue ozioso e trepidante di far

come Latiuo,

sule sul terrazzo e ordina a

aimare

manipoli dei Volsci e di condun-e con essi anche

Rululi.


del vallo
delle

121

iiigcns et
alle
*:

macchine
di
*

vano
terrae.
Il
(st.

colmare

profmidum che impediva l'accesso mura e che gli assediatiti si studiaiachi nidcrum lapidum quoque et

primo a

salire sulle

mura

l'audacissimo Alcasto

34) che fa riscontro perfetto a

Corsamente che,

nel-

r assalto dato alla citt di Napoli,


con prestezza e forza
pi'ese

una

scala et accostolla al

muro
58^5-588).

e sopra vi sali con

gran furore.
{Hai. VII

E
Greco;
(st.

riprodotta del resto

qui

anche una circostanza

dell'assalto
il

che

Troiani danno alla muraglia del

campo

sasso infatti con cui

Argante percuote Elvezio


cade
precipitoso
dall 'alta

35)
al

conforme a quello con cui Aiace Telamonio


capo
(//.

coglie
torre e

Epicle,

che

muore

XII

378).

Dopo

l'audace colpo, Argante

sfida gli altri a succedere al caduto,


fa

rampognandoli come
Gli
assedianti

Numano

nell'

Eneide (IX 590 segg.), senonch questi

cade

vittima

di

un colpo

di

Ascanio.
e
(st.

tuttavia

non badano ad Argante


coperti dagli scudi

spingono
37)
:

contro

il

muro

l'ariete,

gli

astscdiati

rovesciano allora su di loro una gran mole, che, nella


sua ruina, travolge e schiaccia quanto incontra
Cos
(st,

38).

avviene

nell'
i

Eneide (IX 515-51 8), e

gli

assalitori

escono, guerra.

come

Rutuli, di sotto alle macchine a discoperta

Cento scale sono appoggiate


cuote senza posa
le

alle

mura;

l'ariete per(st.

fondamenta

il

muro

crolla

39

En.

II

442 e 611 segg.).

Ma

gli

assediati
le

dai

merli

si

studiano di rendere

meno nocive

percosse del montone

calando materie

soffici.

Cives a propugnaculis

dice

Guglielmo

stramine plenos et falea saccos suspende-

122
ra-it

eorum
molli-

et cidcitres refcctas hovibce... nt per

ciem et mobilitatem, contortorum


(Vili
,3.)
si

molarmm

ictus eluderent >

La pugna
alle

fa intanto

pi

accanita e
strali

pi

stretta
fallire,

mura; Clorinda avventa nembi di


nel

senza

come Camilla

campo Troiano
ad avvicinare

{En.

XI

676 segg):

le uccisioni dell'una e dell'altra si

corrispondono. Goffredo
la

dall'altra parte riesce

pi alta delle sue


d'

torri mobili
gli assediati

ad una porta. La torre grave


fan

armati;

prova

d'

allontanarla e

dardi lanciati

dalle

due parti cozzano orrendamente


di sulle

nell'aria. I

pagani

cadono a mille

mura;
i

ma Argante
muro
resta

Clorinda
falci

oppugnano
recidono
i

la torre,

mentre
fasci.
Il

P>anchi con lunghe


scoperto
(st.

pendenti

alle

offese e la Torre

Angolare comincia a franare

46-51).

Le

torri formidabili

possedute dai crociati erano due,


la

delle quali

una era stata appunto collocata presso


Il

Torre Angolare.
dissime

tentativo
(i)

di

avvicinare

il

queste
atto

soli-

macchine

alle

mura

primo

dei

cristiani. <

Accedentes ad pugnani tmanimes, praeparatas

machinas, viuro nitehantur propius adiungere, ut facilius


eos qui a turribus et mtcro resistebant, animosius possent

impugnare.

At vero

cives

propositum habentes adversantibus

onuiino resistere, telorum ictu, sagittaruni immissioie in-

nume rabilitim
cum

{Ger.

st.

48)

co?itorsione

lapidimi

tam de

manibus emissarum quam qui ex


propellere satagebant.
(cap.

7nachifiis

iaculatoriis

orrendo impetu torquebantur, nostros ab accessit muri

13:

Ger.
i

st.

47-48).

Questa

scena nella cronaca


l'assalto
il

si

ripete

quando

cristiani

riprendono

giorno seguente e tanto nell'uno che nell'altro

(1)

Le due
il

torri

erano costruite solidissimarueute

che potevano resistere

a qualunque urto e sostenere un gran numero d'armati.

La

descrizione minuta

che ne fa

cronista ha servito di modello al poeta (Ougl. di Tiro Vili 12^

///

123

(i). I.a

assalto rimane dubbio l'esito della battaglia

strage

utroque populo....
et

maxima

et de

utraque patte variis

casibus
(cap.
14)

eventibus

inopinatis plurimi sternebantur


i

(2).

Quindi un'invenzione del poeta che

Sadi

racini cadessero in pi

gran numero perch


pochi
la

sforniti

arme, o che fuggissero; com' pure invenzione sua che

Solimano trattenesse
Clorinda
tenessero

arditi

che Argante e
la

con

trave

lontana

torre.
(3),

E
che

invece un' aggiunta, derivata da Giuseppe Flavio


i

Franchi recidessero con


fasci.

le falci le funi

che sostenevano

La
s'apre in

torre adunque, percossa ripetutamente dall'ariete,

un punto

e lascia scorgere le interne cose

(st.

51;.
ai

Cos pure la porta della reggia di


colpi della scure di Pirro, rivela
II 480-483) e
1'

Priamo, cedendo
interno
si

di

essa i^En.
i

come

al figlio di

Achille

scoprono

pe-

netrali di

Priamo

e degli antichi re e gli armati difensori,

cos agli occhi di Goffredo appare

Solimano che scende a


porgere
saetta
53-54).

difendere la breccia, dopo aver lasciato a guardia della torre

Argante

Clorinda

(st.

51-52).

Goffredo

si

fa

allora da Sigler altre armi per indossarle,

ma una
(st.

vibrata da

mano

ignota

lo ferisce al

ginocchio

Al ginocchio
battagha

pure

ferito

Enea, nel bel

mezzo

della

ed al braccio Agamen{Eji. XII 389 segg.) XI. 251 segg.). Il duce Troiano tosto dagli amici guidato al padiglione (v. 383 segg.); Goffredo

none

(//

invece,

come Agamennone, continua ad


si

operare;
la

solo

pi tardi

accorge della
a
Guelfo, sur

ferita,

e,

affidata

direzione
alla

dell'assalto

un cavallo ritorna

sua

(1)

'

Ntc
16).

eral facile discernere uler

cum malore

studio decer tnrel popuing

(cap. 15 e
(2)

Si noti clic l'assalto descritto uella


citt.

cronaca quello

con

cui

vien

presa la
(3)

De

Bello ludaico III

13.


tenda
(st.

124

ritorna
di

56).

Agamennone
ai

sul

cocchio,

dopo
dalle
i

aver ordinato
navi
l'aspra

suoi sottoposti
(//.
1'

tener

lontana

battaglia

XI

254-279).

In tutti due

poemi vien meno


Tra questi sono

tosto

ardire agli eserciti e gli avst.

versari riprendon vigore {Gcr.


i

57;

//,

XI
i

284 segg.)

pi forti che incoraggiano

combattenti:

neW Iliade,
(st.

Ettore

(XI

284

segg.);
(st.

nella

Genisalemme

58),

Clorinda ed Argante

60-61).

Da
di

questo punto ritorniamo oXV Eneide. L'esortazione


assai alla

Argante somiglia

lunga ciancia di

Numano

{En.
(st.

IX

617-621);

z-"]) egli

quando per corre violento all'assalto imita Turno {En. XII 324 segg.) e compie
che
il

con Solimano
{En.

le uccisioni

capo de' Rutuli


st.

fa

da

solo.
I

XII 328 segg.


scaglia

365-370, Ger.
alla torre,

62-66 v.

1-2).

due pini che avventano


che Turno

rispondono
la

alla torcia

pure
alle

contro

torre

nell' assalto

che

co'

suoi
il

mura.

{En.

IX
Turno
1'

715

segg.).

A
la

rattenere

furore

dei

due guerrieri muove Tancredi,


{E?t.

come Fegeo a

raffrenare l'impeto di

XII

371);

senonch uno riesce nel suo intento,


vita r atto della sua audacia.

altro

paga con

Ma
punto.

r imitazione

dell'

Eneide non
(st.

s'

arresta a questo

Il

risanamento di Goffredo

68-76) un'esatta

riproduzione di quello di Enea, che segue immediatamente


alla

scena or ora esposta {En.

XII 384
di

segg.):

le

diffe-

renze consistono solamente nelle sostituzioni

dell'

angelo

a Venere e

dell'

acqua del fonte


i

Lidia

all'

ambrosia.
i

Mi risparmio
riscontri

quindi
cifre,

confronti
il

mi limito a dare
(i).

con

secondo

solito

Una

cosa per

(1)

Cfr. Qtr.

8t.

G8 v. 3-8:

Ea.

381-;88; st.

69 v.

1-6:

En.

v. 388-390; v. 7-8:
l-'J:

En.

v.

386; st. 70:

En.

v. 391-397; st. 71:

En.

v. 398-lOi; st 72 v.

En.

v. 40.5-406; v. 5-8:

En.
En.

411-414; st. 73:

429; st. 75 v. 1-3:

En. v. 414-418; st. 74 v. \-%: En. v. 419-424; v. 7-8: En. En. v. 427-429; v. 4: En. v. 425; v.5-8: En. v. 430-432; st. 76 En.
v. 446-448.

v. 425v. 1-4:

441-442 e 441-445; v. 5-7:

Guastaviui, Beni, Gentili, etc.


mi preme
d' osservare,

125

sanatrice
del

cio che la virt

fonte di Lidia

non

invenzione del poeta,

ma una credenza

invalsa nell' Egitto gi

da gran tempo; confermata poi

dalla Bibbia e da quasi tutti gli scrittori delle crociate.

Questa fontana aveva nome Siloe ed era poco distante

da Gerusalemme.
Tirio
Siloc;

--.

Insta

urbem
fons
est

dice

Guglielmo

parte

aicstrali.,...

quidam famosissiimis
Do(Vili

ad qiiem eum qui a

nativitate caecus fuerat,


4).

mintcs misit, ut ibi lavaretur et videret

Risanato, Goffredo torna

al

campo
466-493:

e le cose proce-

dono come neV?ieide


tranne che
le

(loc.

cit.

Ger.

st.

77-81),

prodezze di Enea non hanno nessun impedidi

mento; quelle

Goffredo sono interrotte dal sopravvenire

della notte, che

pon

fine alla giornata.


all'

Dalla notte pur data una tregua


cronaca.

assalto

nella

Htinc

igitur

tani

fericulosuvi procacenique

niniis et adirne ancipite j)i utriusque partis conflictum ?iox

diremit interveniens.

>

(Vili

14).

Nella cronaca hanno


del

pure fondamento
riguardanti
cronista, che
le
i

le

ultime

stanze

canto

(st.

83-86),

macchine da guerra. Dice


cristiani 'angebanttir....

infatti lo stesso

ne clam

in

eorum viachinas

hostes

plurimum timentes quocumque pacto


vigilias,
ISIa

procurarent incendia; ujide continuas exegerunt

noctem illam penitus

trahentes

insomnem

{ibid.)

non
della

fa

cenno per

dell'

allontanamento

della torre,

n
allo
(i).

sua caduta.

un' aggiunta questa del

Tasso

scopo di preparare

la sortita di

Argante
loro

e di Clorinda

La

relazione con la cronaca continua


i

per

ancora

nelle cure che

pagani

alla

volta
i).

spendono nel
Cives... nihilo-

vigilare e proteggere le

mura (XII

(1)

vero peraltro che

le

maecliine avevano sotterto molto


gli assediati

nell' assalto

per

proiettili e

per

le

materie incandescenti che


ispirata

scagliavano
introduzione

dalle mura; dal cbe evidentemente stata

al

poeta

l'

dei labbri.


ininus

126

ex noctis intcmpcstac

dice Guglielmo

niris torquchanliir cdacibus,

forniidantes f^hirimuii ne quos pridie tanta vidcrant prtervitate instantes,

sumpta

occasione,

silentio, effracto -muro, vcl scalis adhibitis, datti urbein in-

grcderentur

(Vili
all'

14).

Questa situazione del resto mi


i

rimanda ancora
muro, e

Eneide, ove

Teucri, mentre

Turno
in
vi-

ordina a Messapo di disporre guardie e fuochi intorno


al
i

delegati

alle
;

vigilie

traggon
di

la

notte

gozzovglie e in
sitano
le

giuochi
e
si si

osservano
i

sulle

mura;

porte

fortificano

ripari

(IX

168-175).
e

A
di

questa situazione
Niso, sulla quale
(st.

ricollega la sortita di Eurialo

fonda quella

di

Clorinda e di Argante

2-18 e 43-48)

(i). si

Niso, figlio di Itaco, che ha in cu-

stodia

una porta,

volge

al

compagno
le

Eurialo,

il

pi
e,

leggiadro giovinetto che militi fra

schiere

troiane,

con
gli

le stesse

parole

che Clorinda rivolge ad Argante,

espone
e

la

sua intenzione di
la

andare

nel

campo

de'
i

Rutuli

seminarvi

strage.

Ta notte
la

avanzata;

Rutuli sepolti nel sonno, e pochi fuochi sfavillavano in


lontananza nel campo. Eurialo accoglie
stupore e poi
fa

proposta con
nell' im-

istanza per essere


di

compagno
per

presa

(2).

Gli

argomenti

Niso

distornalo

non

giovano,

come
lei

quelli di Clorinda per persuadere

Argante
per

a lasciar a

sola

1'

impresa
tutti

di

appiccare
alla
si

il

fuoco alla

torre dei cristiani; e

due vanno

reggia

esporre

il

loro proposito. Nella reggia

tiene consiglio

por inviare ad Enea un messaggio


toccata sconflitta,
difficile

con l'annunzio della

siccome

quest'

incombenza

assai

farsi,

dovendo, per andare ad Enea, attraveri

sare

il

campo nemico;
quale

due giovani

si

offrono a comtien le veci

pierla. Alete, del

nella

Ge'iisalemvie

(1)

Giiastavini, Beni. Gentili. Ind. Maf/liabec, etc.

(2) Vi'ili

iuiche per questa circostanza

J'Jii.

XI. 508-510.


Aladino, abbraccia
messe, ed
V.
essi,
i

127

al

giovani e fa loro plauso; lulo fa pros'accingono

senz'altro,

viaggio

{Eii.

176-449).
Il

Tasso non ha
collocando

fatto

che cambiare
del

lo

scopo della

sortita,

al
:

posto

messaggio

ad Enea,
che

l'incendio della torre

ha rimosso poi lulo ed ha conservato


Solimano

Alete

in

Aladino,

aggiungendovi per

entra in gara con Argante e Clorinda, ed dal re per-

suaso a rimanere.

Seguiamo pertanto Furialo


Rutuli. Essi vi operano
le

Niso nel campo dei

stragi progettate e all'albegil

giare riprendono finalmente

cammino. Ma, proprio

in

quel momento, viene da Laurento, con trecento cavalieri,

Volcente, a portar un messaggio del re Latino a Turno,


e,

vedendo da lungi corruscare


della luna, corre a quel punto,
si

l'

elmo

di
i

Furialo

al

lume
li

e,

scoperti

fuggiaschi,

insegue: Niso

svia nei boschi con la preda; Furialo

raggiunto ed ucciso {En,

IX

314-437).

Nella

Gerusalemme

le

cose

procedono apparente-

mente
effetto

in

modo
il

diverso. Dico apparentemente, perch in

Clorinda ed Argante riescono nel loro intento di


fuoco alla torre; sono sorpresi dai cristiani

appiccare

(che vegliano invece di dormire),

come Furialo
non
fa

Niso

da Volcente, e Argante riesce a scampare, riparando


nella
citt,

come
le

Niso;

Clorinda

entrarvi; raggiunta da Tancredi ed uccisa,

in tempo ad come Furialo.

Adunque

cose procedono parallelamente a quelle

A^ Eneide,
la rea

salvo in qualche particolare di nessun rilievo


l'intromissione

come per esempio

d'Ismeno, che fornisce


e

mistura per incendiare

la torre

che trova una


i

spiegazione nelle materie infiammabili che

saracini scacristiani (i).

gliavano nell'assalto contro


(1)

le

macchine dei

inutile

di Ulisse e di

Diomede (X

aggiungere che episodi somiglianti sono, nell' ///?<, la sortita 227 segg.); nel Furioso (XVIII IC5 segg.) l'episodio

12

in

Nell'episodio della Gcrus aleni me v' per interpolato

un racconto che non


storia di Clorinda, che

esiste
il

quello

dell'

Eneide: la

vecchio Arsete narra alla bella


(st.
il

guerriera prima della sortita


L' occasione

18-42).

che

provoca

racconto di Arsete
a Pallade di
del
rac-

quella stessa che n^VH Eieide d

modo

contare la storia di Camilla ad Opi, un' ancella


seguito {Eh.

suo

XI

570 segg.). Quest'occasione

il

pericolo

a cui

si

espongono

le due guerriere, dal quale deriver

la loro rovina;

manca

soltanto la particolarit della visione


deri-

che appare nel sogno ad Arsete e che pu essere


vata da altre fonti,
storia di

come

p.

es.

dal capo
si

XXIV

della

Darete

Frigio,

in

cui

racconta di Androla

maca, che ha in sogno una visione, per

quale Ettore
alla

non deve andare a combattere.


di Clorinda.

Ma

veniamo

storia

molto pi complessa

di quella di Camilla,

e risulta dalla fusione del racconto virgiliano con un altro derivato dalle Storie Etiopiche
di Eliodoro. IMa

prima

di

venire all'esposizione di questi luoghi mi giova considerare


il

nuovo abbigliamento che Clorinda indossa per


sembra un
tristo

la

circostanza e che

presagio

della

sua

morte. Trovo a questo proposito che anche Brandimarte


ne\ Furioso

(XLI
v'

31),

dovendo combattere con Agramante,


la

depone
di

le

spoglie trapunte d' oro e ne indossa altre di


:

color nero

per una differenza; cio

nuova veste
leg-

Clorinda tutta rugginosa e tetra, laddove quella di


tessuta

Brandimarte

con mirabile arte dalla mano


al

giadra di Fiordiligi.

Ed eccomi
che

racconto.
degli
in

Narra Eliodoro

Persina, regina

Etiopi,
sala,

avendo giaciuto con Hidaspe, suo marito,


di Cloridauo e

una

mento

Medoro; ne\Y Italia (XIII) una sortita eh" uu brutto rifaciUna proposta non meno audace di quella, di Clorinda ad Argante mi sembrii poi quella che la Camilla a Turno (Kn. XI 1!)
di (inolia AtAY Iliade, etc.
clif^
il

scgg.t e

poeta ebbe forse

i)re!<eute.

tanto pi

clic b in

questa circoetanza

che noi prendiamo conoscenza della nascita e della fortuna della guerriera.


dove, fra
l'altre pitture,

129

Andromeda
liberata
l'insolito colore

era quella d

da Perseo, che figurava splendidamente armato; partor

una

fanciulla bianca.

Temendo che

potesse

svegliare la gelosia del marito, la pose in una cesta e la

diede in bala della fortuna, dicendo poi al marito che


la

bambina era morta. La cesta


che
la
si

fu

rinvenuta
gli

da un
oggetti
in

vecchio

tolse

con

s;

ne

estrasse
la

preziosi che vi

contenevano, e condusse

bambina

un paesello lontano dalla citt, dove la fece allevare segretamente dai pastori. Fattasi grande, divenne valorosa
guerriera e poscia, col

nome
p
i

di Cariclea, sacerdotessa di

Apollo

(i).

Non

v'

ha dubbio,
la

due racconti sono uguali e


il

Clorinda Cariclea;

vergine bianca, Andromeda;

bel
evila

cavaliere armato, Perseo.

Anche Arsete rappresenta

dentemente
protegge e

il

vecchio Calasiride che alleva Cariclea,

la custodisce.
si

questo racconto
,

riallaccia la storia

di

Camilla

Vi.^ Eneide che

in brevi termini, questa.


di Camilla,

Metabo, padre

per invidia cacciato da

Priverno. Nel suo doloroso pellegrinaggio trascina seco


la fanciulla e
s'

avvolge nei boschi fuggendo

l'

ira

e le

insidie dei nemici;


in

ma un
al

giorno, assalito da

essi, si

volge

fuga e giunge

fiume

Amaseno
cresciuto.
la

che, per pioggie im-

provvise, notevolmente
turarvisi

Non osando

avven-

con
e,

la

creaturina,

chiude in una scorza di


della sua lancia, invoca

sughero

legatala nel.
la

mezzo

Latona perch
Il

protegga, e
a

la scaglia di l dal fiume.

dolce fardello va

posarsi

in

un cespuglio verde,

dond'egli lo raccoglie quando riesce a nuoto ad afferrare


la riva.

(1)

Elioiloni Storie Eliopichr lib. II u IV. Giiastaviui, Beni,

Gentili, Ind.

Mugliabec.

MuLTiNEDDU

Fonti della G. L.


Il

I30

commovente
butti
ladri, si

Tasso ha senza
del

fallo resa pi bella e

quest' ultima parte

racconto virgiliano facendo che

Arsete, sorpreso sulla riva del fiume dai


tosto ad acqua

portando seco

il

canestro che racchiude

Clorinda, invece di gettarlo sull'altra riva,

come

fa

Metabo.

In questa storia

di

Camilla
in quella

manca per un
di

particolare
la

che

noi

troviamo

Clorinda

cio

tigre

che

allatta la

bambina

nel bosco. Si fa menzione, vero,


latte di

in Virgilio

della nutrizione di Camilla col

una
avr

giumenta

{armentalis

equac);
al

ma
poeta

ci
la

tutt'al

pi

potuto servire ad ispirare

commovente

scena.

Per questa
samente

egli dev'essersi servito di altre fonti e preci-

di Livio,

ove racconta della lupa che scendendo

assetata dai monti, va, attratta dal vagito, incontro alla


cesta ove giacciono
e,
i

due pargoletti, Romolo spontaneamente


con
la

Remo,
labbra
tenerelli

fatta mansueta, offre

alle loro
i

le

mamme
U.
C.

e ne carezza
li

lingua

volti

{A.

4)

(I).

Ed
mola

ora che di Clorinda conosciamo la vita, seguia-

fino alla morte.

Dissi gi

come

pagani, incalzati dai cristiani dopo

l'incendio della torre, riuscissero a rifugiarsi nella citt.

Ora

Clorinda, per

essersi

trattenuta a punire

Arimene

che l'aveva percossa, non giunge in tempo ad entrare


nella citt e

rimane
e,

di fuori

(st.

47-48).

Pensa quindi a
si

porsi in salvo
essi,

fingendosi de' cristiani,


occulto
;

mescola con
{E7t.

come

il

lupo dopo un

misfatto

XI

8og jegg.), tacita s'imbosca

e si disvia la

ma

Tancredi, che

l'ha veduta uccidere iVrimone,


ella se n'accorge,

segna

e le tien dietro;

ed ha luogo tosto un combattimento in


(st.

cui la bella guerriera perisce

48-49).

(1)

Vedi

altri

luoghi somiglianti

naW Amad igi


cit.

di

Gana LXII

43 egg. e

LXVI,

53 segg. Notati puro dal Vivaldi, Op.

voi. II.


uno sguardo
tare

131

ci,

Lasciando da parte per un momento tutto


alla situazione.

diamo

Farmi che

si

possa confron-

con

quella

della

fine del libro

ventunesimo e del

principio del ventiduesimo eWIlade, ove sono descritti


i

Troiani che, incalzati dai

Greci,

riparano nella

citt,

ove giungono

con

gli

scudi

inclinati

anche

gli

Achei.

La Parca. per

rattiene

immoto, come incatenato, Ettore


il

che poi combatte con Achille ed ucciso. Pure


cui ricorre Clorinda per salvarsi ricorda,

ripiego
solo,

non a me

quello di

Enea

e dei

compagni per

potersi

confondere

co' Greci e farne strage {E}i. II

386 segg.).

Rimossi
guerriera.
stato
Il

cos questi piccoli impedimenti,

torniamo

alla

suo duello con Tancredi non


dal Tasso
2

difficile sia

condotto

V Afnadigi {UK.'Xll

segg.).

su un altro somigliante nelCombattono Mirindae Alidore,


e

due innamorati, come appunto Tancredi


l'uno a
l'altra sconosciuti.
Il

Clorinda, e

combattimento del pari


sia

accanito, sebbene

V esito

non

ugualmente funesto,
;

poich nessuno

dei

due

amanti

perisce

ma

v'

per
al-

converso

1'

ammonimento

del poeta, che corrisponde


(st.

l'esclamazione di Torquato
ci

59)

(i).

La stanza 55 per
contaminazione;
duello
tra
il

avverte che anche qui


ci

un

po' di

poich essa

ricorda manifestamente
(II

Ri-

naldo e Sacripante nel Furioso


del romanzi
il

9-10).

E una
si

formula

chiedere

il

nome

dell'

avversario e se ne
pi

hanno parecchi esempi

(2).

ma

per

lo

domanda

(1)

Cfr.

Amadigi
la

st. 2:

Ahi! misero Alidor.

v.'tli

flie

qncKio

Che

il

caro

specchio porta,
Ti pass
Oer.
felice
il

donioUa,
l'auree sue

Per cui

il

cor di colpo

aspro

rd infesto

in-

amor con
8t. 59.

qnadrella.

Misero, di che godi? oh quanto mesti


Gli occhi tuoi

Fiano

trionfi

ed

vanto!

pagheran

se in vita resti

Di
XL
445 e

quel sangue

un mar di pianto. (Vedi pure Fur. XLV 80). Vedi ad es. Amadigi XLV 25; Furioso XXXV 7.^, XXII 183; Vili 70-77 ctc. Vedi inoltro Rajua Op. cit. pg.
ogni
stilla
(2)
ct.

78;

Morgante

Vivaldi Op.

voi. II pag. 18.


dopo
il

132

atta a

combattimento

e la risposta per solito


l'ira,

stuzzicare vieppi l'odio e

come

nella

Gerusalemme.

L'atto infine di Tancredi, di smontare da cavallo perch


il

suo nemico pedone, una cortesia solita

ai cavalieri

dei

romanzi e specialmente a
(i).
il

quelli

della

Tavola Ro-

tonda

Riprendiamo ancora

duello, poich occorrono altri

confronti. In quelli gi fatti v' qualche cosa,


l'ultima parte dell' episodio specialmente

non

tutto:
essi

non ha da

nessuna illustrazione. Cerchiamo pertanto neW Italia. Torrismondo, per un colpo della valorosa Nicandra, cadde
stordito ed usc dal campo. Rinvenuto, vi ritorn pieno
il

cuore del desiderio di vendetta, non sapendo chi l'aveva

ferito, e

appena vide

la

gagliarda e seducente donzella

le

corse incontro con la lancia in resta

le

percosse acei'bamente

il

petto
(2;

Sotto la

poppa manca e trapasso! lo,

Onde

la stese poi,
:

moribonda

al
la

piano.
vide,

Et egli

come cader
!

Le

disse

Ahi

traditor tu sei

pur morto,

(3)

Da

poi discese per aver le spoglie,


d' oi*o, (4)

Ch' eran di perle ricamate e

E prima

le

cav l'elmo

di testa

Ma come
Che gi

vide eh' era una fanciulla


di belt

Di vago aspetto e
s'

suprema,

impallidiva per la morte,

Ed
Che

esalava gli ultimi sospiri,


di

D' amore e

piet tanto

s'

accese.
:

disse sospirando este parole

(1)

Cfr. Aniadigi

XIV
eit.

28,

XXXV,
il

i; M<n-<ja,1c

XV 31:

Mamhriano

XXIV

42.

Anche Vivaldi Op.


(2)

voi. II pag. 15 spgg.

Cfr. Ger. Cfr. Ger.

Spinge

egli

ferro nel bel scn di punta

(3)

Quel scgup

la vittori e la tralitta

Vergine minacciando

''incalza e
(4)

preme.

Cfr. Ger.

la vestii

che <ror vago trapunta


Ahi
!

U3

miserabil vergine, tu muori


di chi vorria tenerti in \ita,

Per man

E E

che

t'

aiuteria col proprio sangue....

detto questo volle dare

un bacio

Con

gli occhi rugiadosi a quell'estinta:

Poi sospirando rimont a cavallo,

E E

le

donne

di lei tolsero

il

corpo,

lo

portaro lacrimando a

Roma

(1).

La prima forma
il

dell'episodio questa senza dubbio;

Tasso r ha migliorata ed accresciuta


l'

convertendo

in
la

un amante appassionato

uccisore

aggiungendo

patetica scena del battesimo.

Come

fonte di questa scena Paulin Paris


di

(2)

riporta

un episodio

un antico poema,

Chci/s,

che

fa

parte

del ciclo di Goffredo. Si tratta di un combattimento tra

Riccardo d Cattmont e
il

il

Saracino

Murgalet nel quale


il

pagano

stato ferito a

morte e prega

cristiano che

lo battezzi

prima
Q,iiant

di morire.

Ricars antendi Murgalet qui pa'la,


li

Doucement
Et
te

ha dit:

On

te

baptisera,

dirai la foy ou mourir

te

faura

>

Riccardo espone quindi


cristiano e poi

in

quaranta versi

il

simbolo

Un heaume
le

saisi,

la riviere ala,
et
li

Ricars a pris de l'eau

puis s'en ritourna


vassaics
le le

Sur

chief du payen

gietta

Ou non
Il

de Trinile iluec

baptisa, etc.

Tasso da grande

e vero

poeta

dice

il

D'Ancona
ha

e mescolando accortamente affetti divini ed umani,


XVIII,
861-888.

(1)

Parmi ohe

sia

aesolutameuto da respingere l'opinione

del Parlagreco (Studi gul Tasto pag. 130 segg.) che questa parte deirepisodio

Gerusalemme, derivi dalla descrizione della morte di Pentesilea nei Paralipomeni ad Omero di Q. Calabro (lib. I). XXII pag. (2) m$i. Liti, de la France, Tom. XXV pag. 526-c27 e Tom. 387. Vedi pure D'Ancona, Var. Star, e Lett. Ser. I pag. 103-101.
della


fatto del

134

di

cade

traftta

momentaneo sacerdote l' amante per mano dell'amatore stesso


>.

colei

che

e per lui trov^a

dischiuse le porte celesti

(i).

Che questo luogo dei a cui il Tasso ha attinto


malgrado
le

Chctifs
il

sia

proprio

la

fonte

suo
si

racconto,

dubito assai,

somiglianze che vi

notano. Di conversioni
di

di tal fatta

abbondano

poemi romanzeschi
il

molto po-

steriori e ai quali forse


di modello: quindi

luogo dell'antica epopea serv


il

mi pare pi naturale che


gli

Tasso
fami-

abbia ricorso a questi ultimi che


gliari,

erano

assai

meglio che

aver

letto.

importanti,

al poema francese che pu anche non Vediamo pertanto di questi altri luoghi i pi comincia.ndo dal Morgan te (XII 60 segg.).

Hanno combattuto,
Marcovaldo,
questi prega
il

presso un fiume, Orlando e

il

gigante

quale ha avuto la peggio. Prima di morire,


cavaliere cristiano di battezzarlo.
al

il

Orlando
Ti'assesi

fiume subito correa

l'elmo e d'acqua poi l'empiea

battezz colui divotamentc.


s'
il

Di questo luogo
per
la

servito

senza

fallo

1'

Agostini
(2)

conversione e

battesimo di
il

Ruggero

donde

pi probabilmente tratto

racconto della Gerusalemme.

Chi compie
e al

il

pietoso ufficio qui una donna, Bradamante,


sostituita

fiume

una

fonte. \'enuto

il

momento

solenne, la gentile innamorata


subitamente
al fonte corse

ed empi l'elmo

di

queir acqua tresca.

L'elmo emp

d'

acqua, e senza far soggiorno


fece ritorno (3)

A
(1)
(2)

r ardito Rugger

Op.

eit.
8t.

Nel VII
ilal

33 degli

LFndici Canti

aggiunti

aW Innamorato.

Notato

nuche
(3)

Vivaldi.
ut.

Cfr. Ger.

67 v. 1-4.

Le reminiscenze
Un. XI.

(-lassiclie

sono numerosissime,
108: st. 58 v. 7-8:

eccoue alcune. Ger.

ut. 53, v. 3-4:

710; v. 6:

n. XII,


Intanto
stuolo di
sul

135

capita

luogo

del

combattimento

uno

Franchi e trasporta Clorinda e Tancredi nella


si

tenda. Quivi lo sciagurato cavaliere piange e

lamenta;

Pietro r Eremita prende a confortarlo,


disperato
si

ma
s'

invano; egli

lacera la ferita e

si

tormenta

in mille guise

finch vinto dalla debolezza e dalla fatica


al

addormenta
sogno, cinta
conforta e
dell'uc-

sorger del giorno. Allora gli

si

offre nel

di stellata vesta, la sua dolce 10 rassicura. Egli


cisa sia
si

guerriera e lo
il

sveglia; ordina che


alla

corpo

condotto in processione

tomba a gran

fretta

costrutta, e
(st.

compostala in

essa, versa pianti e

preghiere

71-99)-

La vergine Nicandra, come abbiamo veduto,


dotta a
il

con-

Roma

dalle sue ancelle che sono presenti perch

combattimento avviene nel campo; Clorinda invece e

Tancredi combattono lungi dagli


luogo
insolito, quindi la necessit

accampamenti ed
di

in

farvi

capitare uno

stuolo di Franchi che gli trasporti al padiglione.

Appena
^

dentro, la

nuova situazione richiama


>

alla

mente quella

descritta dal poeta fiorentino nell'affettosa canzone

Donna

pietosa e di novella etate


11

che

si

legge nella Vita Nuova.


e,

poeta giace nel letto ammalato

presso,
si

una donna
letto tristi
le

pietosa insieme con altre


fortarlo di

compagne
quale

studiano di con-

una visione

nella

egli

ha

presagi della morte della sua donna.


circostanze dei due luoghi non
si

Non

basta per;

corrispondono

tutte, abbici

sogniamo quindi

di

qualche altro riscontro che

vien

fornito dal Petrarca. Egli in

una canzone

(i)

descrive ap-

n. X 500
Furioso

e Sii. Ital.

Pnn.
la

II

2H;

st.

59

y.

1-4:

En.

ibid.:

st.

63

Fasi.
nel
;

II 775 80gg., etc.

Per
75-87),

morte

di Cloiiuda

cfr.

poi

quella

di

Zerbino

Metamorfosi cX 720 segg.) nella stessa opera il racconto di e Tiabe (IV 154 segg.) ed infine 1 descrizione della morte di Laura nel Trionfo della Morie (I 157 segg.) ebe
quella di

(XXIV

Venere Piramo

nelle

la pili importante.
(1)

VI

p. II. Cfr.

ancora per

la st.

tfO:

Virg. Georg. IV

W5-4W

e 511-515.

punto Laura che


dialogo esposta
la

136

nel sogno, e in dei

gli apparisce

forma
e

di

narrazione

disinganni

delle

consolazioni che ella gli apporta.

La

descrizione di Clo-

rinda e

le

parole che rivolge a Tancredi


altri

sono

in

molta

parte derivati da

luoghi dello stesso poeta

(i).

La processione che accompagna Clorinda all' etemo riposo e la tomba in c^i vien collocata; sono, con lievi differenze, l' esequie di Dudone e la sua tomba, delle quali abbiamo gi esaminato le fonti. Nella commozione
della citt per la

morte

della guerriera vi

un ritorno

a Virgilio che, a proposito dell'uccisione di Camilla dice

che avvenne un grande sgomento nella

citt e nel
il il

campo
sen-

(En. XI 832 e 890-895). NelV Eneide per l'ira, nella Gerusalemme la piet, sebbene

fatto sveglia

primo
morte

timento possa essere ben rappresentato

dall'ira di

Argante
del-

che infuria
l'eroina

al

par di Turno

alla notizia della

(En.
(II.

XI

901),

e,

come Achille

la

morte

di

Patroclo

XVIII

25 segg.) cos egli giura di vendicare


di

crudelmente quella
101-104).

Clorinda, divenuta immortale

(st.

(1)

Cfr. 8t. 91; V. 1-4: Tv.


V. 36-37 e

Mor.

I 25-28; v. r>6:I5on. 70 p. II; v. 7-8:

6anf

Ili

p.

IV

Son. 69

p. II; st. 92 v. 7-8:

Son. 77 p. II eto.

CAPITOLO

VII

La

selva incantata

Arti d'Ismene
-

Tentativi dei Pranclii per entrare nella


-

selva

Tancredi nel bosco


-

La

siccit

Preghiera di Gottredo

Dio
-

gli

invia un sogno

Sogno

Elezione dei messi per ritrovare Rinaldo


-

Pietro

l'Eremita ne insogna la dimora


-

Il

mago d'Ascalona
-

Il

viaggio dei messi


di

Rivelazioni del

mago

Rinaldo sitU'Oronte

Innamoramento

Armida

Suo carro.

I.'

immensa

torre

caduta incenerita;

morta

la

nobile e valorosa Clorinda; Tancredi dal dolore ha quasi

perduto

pi grande piet, eppure non ancora un

campo sono in preda alla momento di riposo, una tregua a tanto affanno, a tanto dolore. Ora la volta del gran nemico delle umane genti. Egli sa che
la vita; la citt

ed

il

Franchi han bisogno di rifare ancora riconciliato con


d'
essi,

la torre e,

siccome non
e,

s'

continua nelle offese,

per mezzo
trarre
il

Ismeno, incanta
per
la

la selva ond' essi

sogliono

materiale

costruzione

delle

macchine

(XIII

1-6).

Questa selva fu ritenuta da molti

e,

specialmente dal

Maimbourg, egregio

storico delle crociate, un'invenzione

del Tasso;
di

138
(i)

ha
si
il

ma

il

Michaud
Tiro, in

fatto notare
fa

Guglielmo

di

cui

un passo menzione di una

selva prossima a Gerusalemme:


affuit

passo questo.

Casu
in
di-

valles

quidam fidelis indigena, naiione Syrus, qui quasdam secreiiorcs, sex aut septem ah ufbe
,

stantes miliarihus qtiosdam de Principihtis direxit, ubi arbores, etsi

non ad conceptum opus aptas penitus, tamen

ad aliquem modum proceras invenerunt plures > (Vili 6). Raul de Caen, altro cronista, ci d per a questo proposito pi precise indicazioni, Lucus erat in montibus

egli dice

et

monies a Hyerusalem

re^noti, ci
est,

qui modo Neapolis,


propiores,

olitn

Scbasta, ante Sychar dictus


via,
1

adhuc ignota nostratibus

mine

Celebris

et

ferme peregrinantium unica


si

(Cap.

21).

Da

questi passi
di

deduce che

la selva del

poema

esisteva

fatto

ed

era posta a trenta miglia da Gerusalemme, tra la valle


di

Samaria e quella
fa
il

di

Sichem,

Ma

la

descrizione
la

che
era

ne

poeta ben .diversa da quel che


lui,

selva
di

veramente. Secondo
antiche orrende
funesta

>

essa

foltissima

piante

che

d'ogn'intorno

spargono

ombra

mentre, a detta di Guglielmo, vi erano alberi


alla

appena acconci

costruzione delle macchine e la cui

ombra non aveva nulla di funesto. Dunque la selva del poema non quella delle cronache ? no, certamente; essa
avr servito appena a dare
descrizione egli
di
si

al

poeta l'ispirazione; per


modelli
e,

la

valso di altri

in

specie

un luco druidico, da Lucano mirabilmente


{v.

descritto

nel terzo della Farsaglia

339-425)

(2).

In questo orrendo bosco s'abbatte


esercito ed

Cesare

col

suo

impone che

sia reciso.

Nessuno osa per av-

(1)

Hittoire des Croisadcs,

lib.

IV, in nota; e Bihlioihcqne de Uroi$ade$,

pars. II, pag. 521.


(2)

Guastavini, Gentili, Ind. Magliabee., etc.


vicinarsi trattenuto

139

da invincibile timore; solamente Cesare,

come Rinaldo, ardisce percuotere le sue piante e distruggerlo {Phars. loc. cit. v. 426-452). Questo luogo del poema di
Lucano era
stato gi imitato dall'Ariosto nel
al

secondo dei

cinque canti aggiunti

Furioso, ove descrive la selva di


il

Medea; non quindi lungi dalla probabilit che


l'abbia avuto presente, e n'abbia tutto ci
profittato
la
(i).

Tasso con

Ma

non basta; vedremo in seguito Gerusalemme trasformarsi ancora allora indicheremo il vero modello, ora badiamo ad Ismeno che vi gi
selva della
:

dentro.

Egli aspetta che sia venuta la notte,

e,

quando questa
un cerchio
e,

al suo pi alto punto, descrive in terra

impressivi dei segni misteriosi, vi

entra dentro discinto,

con un piede nudo, e mormora


scuote tre volte la verga
tre volte
il

potentissime parole. Si

volge quindi tre volte all'Oriente; altrettante all'Occidente;


e,

percosso

col

piede
la

scalzo

suolo, rivolge con terribile

grido

parola

agli spiriti infernali,

che

a legioni
dell'abisso e

innumerabili

erom-

pono dal caliginoso fondo

vanno ad albergare
(st.

ne' tronchi e nelle foglie della selva

5-1

1).

Tutte queste operazioni sono prescritte dalle leggi


della

magia per costringere


le

demoni ad obbedire

e for-

zare la natura a cose impossbili.

Non
(2),

compito mio

indagarne

ragioni che del resto sono gi state ricercate

ed esposte con sufficiente chiarezza


di cercare

mi preme soltanto
fac-

qualche esempio di maghi o incantatrici che

ciano cosa somigliante.

(1)

Anche

l'/nd. Magliabec.

Vedi G. Pico della Mirandola, Slrix sive de Ludificaiione Daemonum lo. Laurentii Ananiae, Tabematis Dialogus in Ires libros diviso/ Tlicologi, De natura Daemonum, Libri quuiiuor (Apud Aldum 1589).
(2)

Ai'uobio,
I.

Bodin Augevin De

Frellou et

De magicarum artium ludit. la Demonomanie Abraham Cloquemin MDXIII

des
etc.

Sorciers

fLyon,

ponr Paul


Neil' Odissea

140

ad esempio, Circe impone

(X

6 segg.),

ad Ulisse
essa un

di scavare una fossa quadra e di svenare in montone ed una nera agnella che abbia la fronte
il

conversa all'rebo, per evocare

cieco

Tiresia.

Medea

del pari ingiunge a Giasone, per placare Ecate e riuscire


nella sua impresa, di scavare

una fossa rotonda, a mezlavato


nell'

zanotte in punto, dopo essersi

onda

un

fiume scorrente; poi, indossata una nera veste, di sgozzare


nella fossa un'agnella (Apol. Arg. Ili 1031 segg.).

Come
quadrata,

si
si

vede da questi esempi,

la

fossa

prima

fa poi rotonda; pi tardi

non

la si fa pi e

basta solo accennarla con un cerchio. Nel libro citato di Pico della Mirandola infatti, la strega, per evocare Lodovico, un demonio suo vago, descrive in terra un cerchio;
si

unge

e,

entratavi dentro, calpesta l'ostia consacrata e

tosto appare Lodovico. In questi esempi per

non

si

fa

cenno

di

verga ed

giusto,

essendo essa per


e,

solito
in-

adoperata nelle trasformazioni


cantatrici. In relazione

generalmente, dalle
i

con

la

verga stanno poi


di volte

cenni

della testa ripetuti

un dato numero

ed

il

volgersi
infatti

ad Oriente e ad Occidente due o

tre

fiate.

Ecco

come

fa Circe

per trasformare Pico in uccello:


ad occasus,
bis se convertii
tetigit,

bis

ad

ortus,

Ter iuvenem baculo

tria

carmina
(Met.

dixit.
386-387),

XIV

Il

Tasso ha fuso
la verga,

le

due operazioni per dare pi

so-

lennit e tetraggine alla scena.

Ma
vano
anche
il

il

circolo, le parole potenti

non

basta-

talvolta per evocare gli spiriti maligni, occorreva

sangue. Questo era bevuto dal

mago

e dava alle

sue parole un potere straordinario,

perci che Circe e

Medea ordinano
quand'esce,

di sgozzare nel fosso l'agnella, e Tiresia.


di

prega Ulisse

allontanare la punta della


spada perch possa
animali
si

141

sangue degli
si

bere.

In seguito al

prefer quello dei bambini, perch


il

credeva

pi efficace; ci spiega appunto


d'

significato delle parole

Ismeno

(st.

io):

so

con lingua anch'

io di

sangue lorda

Quel nome proferir grande e temuto.

Ismeno pertanto non


che
facevano
gli
altri

fa

pi

n meno
le

di

quel

maghi
le

e tutte

incantatrici;
,

quindi

nessuna novit nelle

sue

operazioni

Eseguito

l'incanto, gli spiriti


i

da tutte

plaghe del

cielo,

da

tutti

nascondigli e da tutte

le viscere della terra affluiscono


g'

alla selva e la

popolano come accade, per


(II

incanti

di

Malagigi, nelV Inna7?iorato


il

XXII

44)

(i).

Ottenuto ci
potente degli
utilit

nostro

uomini.

mago si pu ben chiamare il pi Non si pu immaginare di quanta


Egli
,

sia

un

demonio.
della

detta

di

Pico,
la
;

pu,

senza

timore
togliere

questura,

andare

contro
altri

repubblica,

impunemente la roba d' stupri; ammazzare bambini


orribili

compiere
il

adulteri

e berne

sangue; provocare
castelli
colossali,

tempeste;
citt
;

far

sorgere

torri,

immense
e
tutto
egli

suscitare fantasmi orrendi

o affascinanti

far

sparire

con
o

un

cenno
;

solo.

N
i

basta

pu

stare in terra

volare

pu trasformarsi
i

in

mille guise; guidare al

male con

tutti

mezzi

mortali.

Per

riuscire in quest'ultimo intento egli adotta


fallire.

un metodo

che non pu
le

Prende

volgari con le lascivie; con

ricchezze quelli che son dati alla vita civile, e con la


si

gloria quei pochi che

danno
e

agli studi delle arti liberali.


egli

Fidando nel suo potere smisurato


andare contro
Ecco
versi:

non

si

perita di

gli angeli

contro lo stesso Iddio, con

(1)

Come

il

libro fu aperto pi u lucuo.


il

Ben

lu

servito

di quel che

avea voglia;

dugento n'

Cb fu a deuiimi per ogni foglia. Anche Vivaldi.

hosco tutto pieno.

Pi

di


eserciti

142

con
mezzi che
la
(i).

immensi
quindi
la

di spiriti

infernali e

pi

fervida

immaginazione

sa

appena perpetrare

Tutto

possibile a
del

questa forza
;

misteriosa e

maligna; e
sulle sue

citt
la

fuoco

demoni
alberi
le

che

stanno

mura;

selva

con

gli

racchiudenti

uno

spirito e

che s'aprono e figliano;

mille parvenze

affascinanti che

seducono

gli eroi; tutta


ci si

insomma

quella

imponente fantasmagoria che


essere
il

svolge nel poema, pu

frutto di
ci

un cenno solo
libro

dello spirito maligno. Malil

grado tutto
avuto sotto
descritte
le

non

per difficile che


il

poeta abbia anche

gli occhi

VI

della Farsaglia della

ove sono

operazioni
i

magiche

specialmente
spiriti

versi 719-820, nei quali la

maga Erictonia e maga invoca gli


(Cfr.

d'Averno perch eseguiscano \ incanto e perch


tostamente soddisfatta, infuria come Ismeno
9-10)
(2).

non
Gcr.

st.

torniamo omai
agli spiriti

al

racconto. Ismeno, dopo la sua

allocuzione

d'Averno (che ricorda quella che

gi conosciamo di Plutone e l'altra ben nota della


Tessala, nella Farsaglia (VI 695

maga
selva

segg.), soddisfattissimo

dell'opera sua, torna al re e gli fa sapere

che

la

gi incantata e che un'aridissima arsura funester fra

poco

il

campo

dei cristiani
al loro

(st.

12-16).

Intanto
il

Franchi

che non hanno

comando un Ismeno,

quale per

incanto, faccia risorgere la torre distrutta dal fuoco,


alla selva
stessi.

vanno

per trarne materiali, a fine di costrurla da s

^la la selva fatta albergo d'insolite larve e gli


vi

uomini che Goffredo


(st.

manda tornano
un tumulto
al

timidi e smarriti

17-51).
il

Or

li

caccia

di suoni pari a quello

che

divino poeta ode

primo

affacciarsi

al

regno

(1)

PiT tutte qncetc notizie vedi

\'Oi. cit. d'

Pico.

(2)

Anche Vlnd. Mngliabcc.


doloroso (Inf. Ili
25

143

ed
a

regg.),

quello

che

risuona

nell'antro di Erictonia nella Farsaglia (VI 685-693); or le

fiamme che a guisa


zano intorno
alla

di

mura

e di superbe torri

s'

innal-

selva in

guisa

da

offrire

l'

imagine

della citt di Dite, che

Dante ha descritto nel suo divino


forte Alcasto ritorna
alla

poema
al

(Inf. Vili 67 segg.). Poich tutti temono ed anche

il

campo
i

atterrito; si offre
la
il
1'

Tancredi

prova

(st.

29-31).

Egli ha gi seppellito

morta amica ed
dolore patito;

ancora debole coraggioso,

per

sofferti disagi,

per

ma

e le difficolt lungi da

abbatterlo, rafforzano in lui la

possa e l'ardimento.

Ma

il

demonio, che
e,

la sa

lunga
i

assai,

muta esca per


le

il

nuovo pesce,
la selva nel

fatti

sparire
Il

mostri e
guerriero
in

fiamme, rimette

primitivo stato.

s'inoltra in essa e

giunge ad un largo spazio

forma
Soria,

d'anfiteatro,

nel

bel
di

mezzo del quale giganteggia un


geroglifici del linguaggio di

cipresso,

adorno

che Tancredi conosce a meraviglia.

Mentre

intento a decifrar quelle parole (che


di

suonano
ode

una gentile preghiera

non

fare oltraggio al bosco)


sospiri e di singulti che
vi

come un concento di umani sa donde venga e da chi. Egli non


spada, percuote
il

non

bada

e,

tratta la
e dice di
il

cipresso,
l'

il

quale
in

manda sangue
esso
piet,
dell'

parole

che rivelano
il

esistenza

anima

Clorinda, onde

cavaliere,

mosso a

abbandona

bosco

(st.

33-49)la

Evidentemente questa non pi n


cronaca, n
il

selva della

luco druidico, n la selva di Medea; un


di

bosco tutto pieno


che sanguina e
di

alberi
;

che albergano uno

spirito,

parla

bisogna

quindi andare in cerca


al

un

altro somigliante.

Potrebbero servire

bisogno molti

boschi antichissimi, sacri agli Dei ed alle Dee, nelle cui


piante solevano albergare Pane,
i

silvani e le ninfe;

ma

accontentiamoci di uno

solo, di quello cio descrittoci dal-


come
Ger.
quello della
st.
t

144

l'Alighieri nel suo Inferno (XIII

segg.).

Esso

intatti
(Cfr.

Gerusalemme, invilupato e fosco


2-4);

37, v. 7-8: hif. v.

circonda un largo spazio


';

che

dal suo letto


<

ogni

pianta rimove

vi

si

sente

da ogni parte
che
li

tragger guai
Ger.
st.

senza

vedere

persona
folto

faccia (Cfr.

40:

Inf. v.

22-23), ^^

di piante racchiudenti

uno

spirito.

In esso poi Virgilio

avverte Dante di non toccare

qualche fraschetta
i

delle

piante se non vuole aver monchi tutti

pensieri; e nella
di
al

Gerusalemme
dalle offese.

l'

iscrizione

prega Tancredi
obbedisce
scrittura

astenersi

Come Dante non


s

suo
tutti

duca,

Tancredi non porge ascolto


fanno oltraggio a una pianta,

alla

due

eh' essa versa

sangue e

dice parole; onde, presi dal timore,


la

Dante
;

lascia cader
il

cima

e ,sta

come uom che teme


Ger.
st.

Tancredi
31-45).

ferro

e va fuor di se (Cfr.
il

41.45:
il

Iif.

quindi

bosco della D'roina Commedia

modello della selva


cosa:
il

della

Gerusalemme;

vi

manca per una

cipresso

che giganteggia solitario nell'arido centro ed adorno


della scrittura.

Per questo bisogner ricorrere ad un


di

altro

bosco e precisamente a quello


(Vili
743-779).

Cerere nelle Metamorfosi


la

Vi

una

quercia,

pi

grande

di di

di tutte, posta nel centro e

adorna

di sacre

bende e

tavole votive.

Ad

essa va Erisictonio ed

impone

ai suoi

di darvi della scure;

ma vedendo

che

essi

indugiano ed

han timore, d
pallidiscono e a
il

di piglio al ferro egli

stesso e percuote
le

di forza. T'albero trem.a tutto e


flutti
il

d gemiti;

fronde im-

sangue spicccia fuori ed inonda

terreno. Erisictonio per,

come Tancredi
colpi, finch
l'

(st.

41),

non

s'arresta, anzi
flebil

raddoppia
si

albero d un
la

suono, che

converte in parole e rivela


Il

presenza

di

una ninfa gradita a Cerere.


alle

poeta

alle

tavole votive
e alla

ed

sacre

bende ha

sostituito un' iscrizione,

ninfa, Clorinda.

La ragione pertanto

di questa intrusione


del cipresso e di queste
altri

Ho

in

sostituzioni bisogna cercarla

modelli che

il

poeta certo conobbe, sebbene non ne

profittasse. Nelle selve incantate,

che abbondano nei poemi


le

romanzeschi, tra

le

piante

numerose che
distinta

popolano,

havvene sempre
grandezza e per
il

una
la

ben

dalle

altre

per

la

conformazione, nella quale sta tutto

segreto dell'incanto.

Una

di queste , nel giardino in-

cantato di Falerina, l'albero alto e sottile che in ciascun

giorno rinnova

le

fronde e che viene troncato con arte


II

da Orlando (hin.
trova altrove
dell'
e,

V.

6-15).

Manca

l'iscrizione,

per

si

per esempio, nella selva delle meraviglie


5)

Amadigi; (XVII,

se

non che non

scolpita nelin

l'albero,

ma
i

in

una colonna, come avviene


si

generale
di

in tutti

poemi romanzeschi, dove


(i).

parla

luoghi

incantati
di

L'iscrizione della

Genisalemmc
perdere

nel

sermon

Soria che Tancredi intende benissimo, come Orlando


la testa (Fiir.

quella scritta in arabo, che gli fa

XXIII

107-110.

Pertanto l'incanto d'Ismeno resiste anche a Tancredi. Goffredo


n'

preoccupato e vuol andare

egli

stesso

a
il

combatterlo;

ma

Pietro nel dissuade


di

gli

annunzia

prossimo arrivo
gere l'opera

Rinaldo

cui sar concesso di distrug(st.

nefanda

d'Ismeno
mali
il

50-51).

Aspettiamo
siccit

dunque
che per
franco

eh' ei sia

venuto e badiamo
de'

alla terribile

colmo

viene
solerte
(st.

funestare

il

campo
pezzo

(st.

52-63) e che
al

mago ha da un
13),

annunziato a noi ed

suo re

Quest' eccessiva aridit avvenne pur troppo mentre


i

crociati assediavano
tutti
i

Gerusalemme
il

ne fanno ampia

menzione
(Vili
7),

cronisti e specialmente

Guglielmo

di

Tiro

dalla cronaca del (]uale

Tasso ha

tolto

gran

(1)

Vo.li a.l cs.

hm.

Il

IV

20.

MuLTiNEDDU

Fonti delia G. L.

10

numero
derivano da
Lucrezio
e

146

(i); altri

di particolari per la sua sua descrizione

da Virgilio

(2).

La

siccit

intanto cagione di forti dissensi e di diserzioni dal


(st.

campo

64-69),

che ripetono
si

la loro origine dalla stessa cro-

naca.
di

Non

riferiscono per in essa al

tempo

dell'assedio

Gerusalemme,

ma

a quello dell' espugnazione di


e la peste

An-

tiochia, in cui la

fame

decimarono

crociati,

Erant... qui... aufugerant

dice l'Arcivescovo

non
uomo
si

sohim de popularibus
et

et plchis
it/signes

venivi etiam viri vohiles


y

multa
(st.

geicrositate

(VI

5).

Il

duce Greco

poi

68) Tatino, apocrifarius dell'imperatore, e vile. Egli


i

timido

vedendo

il

disagio

in

cui

troas-

vavano

crociati, consigli ai duci di

abbondonar F

sedio di Antiochia e
necessaria possent

trasferire

1'

esercito

ubi et vitae

ahundantiis
Il

reperire

et

Antiochenis

frequentes inferre molestias.


stato accolto,

suo consiglio non essendo


[tcntoria reliquit), ordi-

abbandon
questo

il

campo

nando
L'

ai

suoi servi di raggiungerlo in


di

un luogo
et

stabilito.

esempio

vir

infidelis

nequani,

morti
di

ferpetuae tradendus

fu seguito

da molti che uscirono


i

nascosto dall'accampamento ponendo cos in oblio

giura-

menti ed

il

voto

fatto. Reliquit ergo

post se perniciosum

(1)

Cfr. infatti Gtr.

st.

58 t.

4-8:

^'

...siti

Nam

loca* civitali adiacens aridut est

fatigabatnr exercitux vehementi8$imr. et inaqtiostig. rivos aul fonft, vel

etiam puteog aqiiarum vivenliiim nisi mnotos non hahenl aliqnot: eosqiie nostrornm advenlu... iaclu pulveris et modis alii* quil)us poterant oppilaterant nnivcrsos. St. 59 v. 1-4: Sile fons ubi conterminus... cum neque
ipsos audito

perpetuai aquas haheret

et

poterat su/ficcre. St. 61-63: Neglecta... animalia

easdem funderet insidias popttlo lahoranti. non et quibus domini sui providere
et

non poterant, per eampos


videlicel.

lento gradii
et

deficientibus viribus vagantia, equi


siti et

midi, asini sed

greges

et

armento,

ariditate

seipsis defirflhanf. tahescentia, et

liquefaeta interius nioriebantur:


et

eonsumpta in unde in
,,.

eastris foelor erat

maximus. etpestilcns
le

periculosa nimis aris eorruptela


di
(in

Vedi anche
d'Aii, di
(2)

i)cr

questo luogo
d'Agilf

cronache
Baldric
450-405;
st.

Roberto Monaco,
Bongars).

di

Alberto

Raimondo
st.

s e di
I

Cfr. Ger.

M: Georg.

<f2:

Georg. Ili

498-503; st. 3:

D.

B.

A'.

VI

1228 segg.

exempkim (Ger.
21)
il

st.

69),

nam

ab ea

die,

quicumquc a
ai soldati

castris

clam se potucriiiit sibducerc fugam occulfam inierunt> (IV


(i).

Le parole che

il

poeta pone in bocca

contro

capitano,

sanno del linguaggio insolente


(II.

di

Tersite

verso

Agamennone
i

II

225 segg.) e mirano allo stesso


il

scopo, di mettere cio in mala vista


e di

capo dell'esercito
il

persuadere

compagni ad abbandonare
dissensi e le diserzioni dal
in tanta
egli
si

campo

ritornare alla patria terra.

La

siccit,

cupano Goffredo, che


salvezza che Dio.

campo preocangustia non trova altra


sue genti affannate, una

A lui

rivolge con calde preghiere

perch mandi un ristoro


tregua
alle

alle
Il

sue angoscie.

Signore accoglie questi voti

e delibera che d'ora in poi cominci per l'esercito cristiano

novello ordine di

cose; quindi

accenna,

come

il

Giove
una

omerico,

il

capo immortale; trema l'universo


si

tutto: e
(st.

pioggia impetuosissima

riversa sulla terra

70-79).

Altre volte ancora, in somiglianti strettezze, l'esercito


cristiano

ha non invano ricorso


peste
d'

al

suo Dio. Cos durante

la carestia e la

Antiochia, fu per consiglio del

vescovo

di

Puy

indetto un rigoroso digiuno di tre giorni

(triduanti ieiunium)

ut

afflictis

corporibus animae

ad

orationeni
22):

posscjit
si

conftigere fortiores

(Gugl.

Tir.

IV
ri-

r ira divina
ferita

calm, e tosto

(sfatim)

Goffredo

san della

che aveva riportato presso Antiochia.

Racconta

inoltre

Clemente Alessandrino (Stromat


di Grecia,

III)
al-

che in una siccit

avendo

Greci ricorso

l'oracolo di Delfo, furono da essi consigliati di far pregare

fra i nomi dei Ademaro. Guglielmo di Tiro fn solo menzione, jiarlando della siccit (Vili 9). di un c<^rto nobile Gahemarus, che. .ivuta notizia dell'arrivo della fiotta genovese a loppe, abbandon il campo nascostamente (clam dice Raimondo d'Agilesi con trecento pedoni e cinquanta cavalieri, e fu sorpreso tra Lidda e Ramula da una moltitudine
(1)

Non mi

fu possibile. malj;r;ido le ricenlie, liuveiiire

principi disertori quello di Clotareo e di

(stxcenti) di nemici, per cui

perde quattro cavalieri e molti pedoni.


Eaco,
il

I4

una montagna, preg e


(i).

quale

infatti,

salito sur

l'acqua piovve tosto sulla terra

Del resto non v' chi


di quello
i

non discerna
che

in

questo luogo l'imitazione


di far prevalere

omerico

ove Teti prega Giove


i

Troiani fintanto

Greci non abbiano dato ad Achille piena soddisfa-

zione delle offese fattegli da

Agamennone,
(II.

e
I

l'

Egioco

accenna

col
la

capo e trema tutto l'Olimpo


tempesta che
si

488-533}.
cristiano

Per

scatena sul

campo
(I

avviene nel
ivi riesce

modo

istesso

che neh' Eneide


ai

88-90);

ma

dannosa ad Enea ed

suoi,
di

perch suscitata Giunone, mentre

a questo fine da Eolo, per volere


nella

Gerusalemme arreca
il il

ristoro

tutti

ed

tutto.
fir-

Passata la tempesta

sole riappare fulgidissimo nel

mamento
del sonno

e rinnova

vigore nei soldati di Cristo


il

(st.

80)

su cui poi discende la notte apportando

dolce ristoro

(XIV

1),

al

quale

si

abbandona pure Goffredo.


al

Solo

il

padre Eterno veglia

in tanta quiete e dal soglio

etereo volge benigno lo sguardo

ducefranco e
arcani

g' in2).

via

un

sogno rivelatore
v'

di

gravissimi
identica.

(st.

!^e\V Iliade

una situazione
Pelide,

Dormono

tutti gli

Achei; Giove per, pensieroso della grave offesa da Aga-

mennone

fatta

al

veglia

riguardando
(II.

il

capo

dell'oste greca, cui

manda un sogno
terra non
il

II

1-15).

Donde

questo esca per venire in

detto

da Omero;

sappiamo invece che


passa per una porta

sogno, inviato da Dio al Buglione,

cristallina, situata a

breve distanza

da quella ond'esce

il

sole

(st.

3).

In origine questa porta


la

non era sola,


aprivano
uscivano
loro cari;
il

ma

aveva una compagna con


al

quale

passo

sonno.

Una

poi era di corno e ne

le
1'

ombre

dei morti che apparivano in

sogno

ai

altra di avorio e

dava adito

ai

sogni

falsi:

(1)

Vedi

])er .luesto

luogo

iuiclic

(Vhtn. Ili Vili li e

il

Fur. (Vili

70).

XIX
Il

149

sotterranei
(Odiss.

erano entrambe collocate ne' regni


562-567; Eh.

vi

893-896).
il

Tasso ha

di esse cangiato

numero non
luogo ove

solo,
si

ma

la

materia di cui erano composte;


e,

il

trova-

vano;

dei sogni,

ha

scelto per farveli passare, quei veri

che, se prestiam fede ad

Omero, uscivano sempre

dalla

porta di corno. Vediamo pertanto che razza di sogno

mai quello

di Goffredo.
:

E un

sogno cortesissimo e d'una


lato

gentilezza squisita

quello di

Agamennone da questo
si

non

gli

somiglia neppure lontanamente. Gli


e,

presenta

infatti

con un severo cipiglio

senza tante cerimonie,


gli

gli snocciola

fedelissimamente quanto Giove

ha imrivela

posto. L'altro invece apparisce a Goffredo tutto circondato

d'imagini

vaghissime

liete,

e,

non

solo

gli

segreti del cielo,

ma

anche

lo trasporta in

una regione
tutte le
lo

tutta purit e candore, d'ond'egli

pu ammirare
avvallando
ci fa

bellezze del divino soggiorno

e,

sguardo,

contemplare
Gli
si

la

miseria

dell' *

aiuola che

tanto feroci

fa

incontro in questo luogo sublime un cavaliero,


e gli fa

Ugone, suo amico,

sapere eh' volere di Dio

che Rinaldo ritorni; quindi non sia lento a concedere, quando qualcuno (Guelfo) verr a proporgli il richiamo dell'eroe a via da seguire per ritro varlo 1' additer^ U^
:

buon Eremita. Detto


Goffredo
(st.
si

ci,

sogno e cavaliero spariscono, e


il

sveglia, pieno

petto di gioia e di stupore

4-20).

Bisogna convenire che


chiacchierone. Ci

il

sogno

bello,

ma

troppo

dipende forse

dalla

sua vecchiezza,
(i)

perch, fa duopo avvertirlo, a detta di Cicerone,


fu un'altra volta in terra,

esso

ma non

aveva allora nessun


sollazzo,

mandato da compiere; venne a trovare, per mero


P. Cornelio Scipione in Africa e in casa di

Massinissa.

(1)

Dt Sommo

Seipionis.


Non
era adorno

I50
di

vaghe imagini
e belle,

nemmeno

ma

fece per a Scipione lo stesso giuoco che a Goffredo; lo

trasport in una regione incantevole e gli present

personaggio

che

non era un

cavaliere,
il

un come Ugone,

bens un grande e glorioso capitano;

padre suo, Scipione

r Africano

(i).

Non

v'ha duopo di grande discernimento per accor-

gersi che lo stesso sogno della Gcrusaleuvie. Torquato ha

specialmente rinnovato di
il

lui

quella parte che


la

riguarda

suo apparire a Goffredo, e

comparsa

invece di mostrarsi nel suo vero aspetto,


al figlio,

Ugone che, come l'Africano


di

cinto di rai e di fuoco,


le

come un angelo

de-

scritto

secondo

regole di Dionigi Areopagita,


(cap,
15).

nella

Celeste Gerarchia

trasformato, per dirla alla


s

dantesca, dal suo primo concetto,

che non ricono-

sciuto da Goffredo, come Piccarda da Dante {Par. Ili 58-63) ed bisogno che dica il suo nome. Rivelatosi

appena,
della

si

rinnova tra

lui

e Goffredo

la

patetica

scena

Divina Commedia, ove Dante, riconosciuto Casella,


le

avvince tre volte

mani dietro a
(Purg. II

lui e si

torna altretevi-

tante con esse al petto

79-81).

Questa

dentemente un'aggiunta del poeta ispirata per dal


conto Ciceroniano
Intanto
ci
(2).

rac-

che

Ugone ha

rivelato

si

compie a
propone
di
gli

puntino. Guelfo va incontro a

Goffredo; gli

richiamare Rinaldo, ed egli non solo acconsente,

ma

affida l'incarico di trovare una persona prudente per an-

darne in traccia. Si
il

offre pertanto a

questo bisogno Carlo,


la

noto Danese che deve consegnare a Rinaldo


di vSveno, e

famosa

spada

Guelfo l'accoglie,

ma

gli

pone a fianco
i

Ubaldo,

uomo

scaltro e prudente, che conosce di tutti

di

(1) Vedi Tasso, Giudizio sulla Conquistata. Ct'r. pure Francia II VII; Fioravante, eap. XII; Mamhriano IV (2) Cfr. pure Dante - Paradiso XXII 100 segg.

JS^r.
5.

Vili

79;

Beali


popoli
le

151

in

costumanze

riti.

Questi due personaggi sono


Antiochia, perch
l'

da

lui

stesso diretti

Boemondo
il

ivi si

crede che dimori Rinaldo;

ma

Eremita, che ha
li

gi appreso da Dio stesso dov'


di

cavaliere,
lido

consiglia

andare ad ^

Asffllona,^ ove
li

nel

vicino

entra

un

fiume in mare e dove incontreranno un suo amico vecchio


e saggio che

scorger a buona meta

(st.

20-31).

La

scelta di Guelfo a trattar la faccenda stata,

mi

pare, ispirata al poeta ed a

Dio, da

Omero, che

affid

quella di Achille a Nestore, ch'era un ottimo parlatore e

sapeva

farsi

rispettare

(II.

IX

96-113).

Che Guelfo poi


Ubaldo che pu

nell'elezione dei messi abbia avuto

presente quella del-

l'oratore dei Pili, chiaro e lo dimostra


far

benissimo

la

coppia con Ulisse, uno dei membri del(II.

l'ambasceria ad Achille

IX

168-172).

Ma

qui

legati

sono molti:

vi

Fenice, che

il

capo; vi Aiace e

Hodio ed Euribate; mentre alla ricerca di Rinaldo vanno in due soli, e, per giunta, devono andare fino alle isole Canarie; mentre quelli devono recarsi semplicemente alla tenda d'Achille. Un viaggio per non meno lungo devono fare, da soli, Ulisse e Diomede, per
due
araldi,

incarico degli Atridi. Essi

vanno

fino all'isola di

Lemno

a trovare Filottete, relegato ivi dagli Atridi stessi, avendo

Calcante letto nei destini che


senza l'opera del suo braccio
di

Ilio

non sarebbe caduto


g' incanti della

(i)

come, senza l'intervento

Rinaldo, non sar possibile superare

selva e quindi recare a termine la santa impresa.

Venendo ora a
circa la

parlare della rivelazione di Pietro


il

dimora

di

Rinaldo, bisogno confessare che


dice

poeta non sembra sincero quando

che

gli

l'

ha

suggerita Iddio, giacch trovo che in una circostanza


affatto somigliante

un collega

di

Pietro, noto

al

poeta,

(1)

Quiuto Calabro. Paralipomtni ad Omero IX

;24

segg.

~
il

152

altre
vie.

ebbe una notizia corrispondente per


fatto

Espongo

per meglio intenderci, traendolo aXV Italia Liberata


per

(XIII 236-240 e 272-327), Si tratta di dover richiamare

Corsamente che, come altrove ho notato,


somiglianti a quelle
di

ragioni

Rinaldo, lontano dal campo, in

un luogo

di delizie. Si

eleggono dunque a

tal

uopo due

messi per andarlo a trovare,

ma

essi

non sanno qual via


Conte d'Isaura,

tenere. Soccorre tosto, per preghiera del

Filodemo, esperto mago. Egli doscrivo in terra un cerchio


e collocatavi nel centro

una pentola,
alcune
della

vi

entra anch' egli


misteriose.

legge in
s'

un

libretto

parole

Ci
spi-

fatto,
ritello

affaccia

tosto

suU' orlo

pentola

uno

che ingigantisce ad un

tratto,
la

ed a

lui

Filodemo

chiede notizia del cavaliere e


l'eroe trovasi nella

ottiene.

Sa quindi che
quali,

montagna ove

abit Circe e che per


i

trovarlo basta mandarvi due baroni


col,
fatti

arrivati
in-

saranno accolti dallo

spiritello.

Questi cavalieri
spirito,

quando
lui

vi

giungono, trovano

lo

ma

sotto

le .spoglie di

un mercante
la

di vSoria, e

per vie sotterranee

sono da

guidati al luogo cercato

(XIV

segg.).

Manifestamente

cosa

cammina quasi come


ha

nella

Gerusalemme.

Il

poeta ha trasformato Filodemo, che


profeta; al posto dello spirito
spirito,

un mago,
mercante

in

un

collo-

cato Iddio, ed ha convertito lo stesso


di Soria, in

diventato
(i).

un

frate,
i

amico

di Pietro l'Eremita

Ed

ora raggiungiamo

messi che sono gi arrivati ad


si

_Ascalona. Mentre stan sospesi,

offre ai

loro

sguardi
di

un vecchio onesto^ coronato


in

di

faggio,
il

cinto

una

bianca vesta, che varca a piedi asciutti

fiume, tenendo

mano una verga


(1)

(st.

32-53).

questo proposito conviene ricordare che nel libro

XX,

dello

steaao

poema, Tcrpandro e Favenzo, inviati da Belisario per condurre Elpidia da Taranto a Rom.i. essendo stati sorpresi da una masnada di Goti e privati della donna, riescono a fuggire poi si avviano a darne notizia a Corsamonte e serre loro di guida apijunto iin monaco.


Quest'apparizione non
sotto altro

153

nuova: se
9)

ci riesce

vi ricordate

l'abbiamo veduta in^jm_aJtro_Juogo_(IX

presentarsi
:

nome

per altre ragioni a Solimano


al

qui

per pi conforme
allo stesso fine (Eri.

modello virgiliano e serve quasi


(i).

Vili 31 segg.)

Non

per

Tisi

berino perfettamente giacch l'aggettivo

onesto

che

accompagna

<

vecchio

ci

avverte della presenza del

Catone ^dantesco (Purg,

32 segg.) nella composizione.

Anche
mente

la virt profetica eh' egli

possiede

richiama
altro
fra

alla

oltre

che

lo

spirito

dell' Italia

un

perso-

naggio che avremo


sebbene
di

occasione di

conoscere

breve,
il

questo

pregio

vada pure adorno anche

dio Tiberino, poich anch'egli legge nei fati ed antecipa

ad Enea l'apparizione della scrofa

co' trenta porcelli (En,


il

VIII 36
asciutti,

segg.).

Quanto

al

traghettare

fiume

piedi

ricordiamoci ad esempio del messo divino che


i

viene in soccorso di Dante e di Virgilio contro


e che passa

demoni
81);

Stige

colle

piante

asciutte

(In/.

IX

nonch dello stesso Tiberino,


Cosa
fa ora
il

nostro

mago
la

Comanda
il

all'acque del
i

fiume di dividersi e trae per

via da esse aperta

due
le

personaggi che possono durante

viaggio ammirare

sorgenti dei pi grandi fiumi, nonch un rivo splendido


d'oro e di
di

gemme;

finch arrivano ad

uno speco, ricco

ampie

e spaziose sale,

dove abita

il

mago,
cibi

dove da
e
di

cento e cento ministri sono serviti

di

eletti

bevande

(st.

36-49).

Di questo viaggio sotterraneo, spogliato


accessorio,

di

qualche

abbiamo

il

prototipo in Virgilio (Georgiche

IV

317-414), ove racconta di Aristeo che

va

alla

sorgente

del fiume

Penco ad invocare

dalla

madre Cirene tregua


ode
il

ai suoi mali.

La

dea dal pi'ofondo del fiume ne

(1)

stato pure osservato dal Gentili, dal Guastvini, etc.


dosi dal fiume

154 -ninfe, Aretusa,

lamento e ad una delle sue

che affacciandi

aveva riconosciuto Aristeo, ingiunge


alle

condurlo nelle divine grotte. Frattanto impone


di dividersi

acque

ed

esse, sollevandosi a

guisa di montagna,

pendono intorno al giovane che, seguendo Aretusa, ammira r umido regno della vaga genitrice, i laghi chiusi
nelle spelonche, le sorgenti dei sacri fiumi,
l'

Ipani che

fugge mormorando
e
del
dall'

tra'
,

fossi,

l'Eridano dalle corna d'oro


arriva
infine
ai

aspetto

taurino

ed

penetrali

materno talamo, pendenti da una pomice, dove, da

centinaia di ninfe, asperso di cristallini umori e ristorato

con squisite vivande e con spumoso Lieo.

Bisogna confessare che

il

racconto Virgiliano som-

mamente
gli

bello:

il

Tasso, trasportandolo nel suo poema,


della

ha

tolto

molta parte
il

sua

vaghezza. Egli

ha

sdoppiato Aristeo,
Carlo; Aretusa
l'

caro pastore, per creare Ubaldo e


in

ha convertita

un mago che vuol


l'ufficio della

parere profeta e che adempie da solo

ninfa

e quello della Dea; e dello speco infine, grazioso albergo


d'affascinanti creature,

ha

fatto

il

sotterraneo chiostro del

novello Merlino, pur mantenendogli lo splendore antico


e
il

sollecito drappello delle ninfe, trasformate


(i).

in

servi-

tori

A proposito
netrandovi
il

di

questa stanza sotterranea

il

Guastavini

osserva che umanamente impossibile albergarvi, non pesole

padre della vita e della generazione


fatto

Anche Scipione Gonzaga pare abbia


aver letto di recente
*:

questa obbie-

zione al poeta, poich questi tenta di scusarsi dicendo di


nelle
istorie

gotice
8o).

cosa

che

somiglia a questa sua invenzione (Lett,

Queste storie

credo sieno quelle favolose intorno

alle

genti settentrionali

(1) 8t. 38:

Cfr. Gtr.

8t.

86 v.
t.

5-8:

Georg. IV 359-361;

t.

37 v.

1-2:

Gtorg.

v. 364-365;

OtQrg, 866-37S;

40 v. 1-3: Georg. 362-367. Guastavini, Gentili, etc.


scritte

155

di Upsala, e

da Olao Magno, arcivescovo


stralcio questo
(i)

da esse
il

appunto
altissimi

brano che mi pare contenga


di Svezia,
1'

passo cercato:

nel lago detto Vener, posto negli

monti

di

Norvegia e

entrano
loro

XXIII
sia

fiumi grossissimi, e quantunque

entrata

con

gran romore e con grande sbattimento delle acque; nondimeno,


perch
essendo
circondato
d'

ogn' intorno

da

monti, non trova discesa, se non in un luogo; qui discende


cos rapido e

con tanto romore e suono che

si

pu udire

lontano pi di

XX

miglia italiane.

quel luogo detto

volgarmente Trolheta, cio cappuccio del diavolo, forse


cos appellato per l'horrore che causa nel

suono e ne

lo

stridere che fa

cadendo nella pianura tutta paludosa: ovsi

vero perch sotto la sua precipite caduta

trova una

spelonca di ladri famosa, alla quale per uno stretto sentiero si perviene,
il

quale solo frequentato e conosciuto


>

da questi ladroni et assassini

(lib.

II

20).

Una

finzione somigliante a quella della

Gerusalemme
si

e quindi derivata dalla stessa fonte, quella che

legge
il

n^ Arcadia
mero
il

del Sannazaro. In essa moltiplicato


i

nu-

dei fiumi da ammirare, tra

quali
(2).

il

Sebeto, che

poeta ricerca con crescente ansia

E
il

probabile che

il

Tasso

si

sia

giovato di questo

racconto del Sannazaro, specialmente per quel che riguarda

fiume ricco di pietre preziose e di luce;


si

ma non
a

v'

segno che

paia a

dire

il

vero, e

inclino
al

credere

ch'egli abbia avuto piuttosto la


dalle rive dipinte
di

mente
in

fiume di luce
si

mirabili

fiori,

cui

posano

le

(1)

In mancanza del testo mi servo di una versione in lingua toscana ap-

partenente al Secolo XVI. Hisloria delle genti


tentrionali

et della natura delle eote setda Olao Magno Gotho arcivescovo di Upsala in XXII libri nuovamente tradotta iu lingua toscana. In Vineggia, appresso i Giunti

MDLXV.
(2)

Prosa XII, Gentili.

faville
il

156

Alighieri
nel

che escono dalla corrente e che rassembrano gemme,

quale fiume

descritto

dall'

Paradiso
preziose

(XXX
e d'oro

6 1-68). Del resto di fiumi ricchi di


si

gemme

fa

pure menzione

da Olao Magno, segnataabitazione sotterrnea

mente
Il

nel libro ventiduesimo (cap. 21) delle storie citate.


significato
ci
:

allegorico

dell'

del

mago,

spiegat a dal poe ta stesso che nella lettera

citata rSo) dice

ch'altro

non

abitar sotterra

che

il

con-

templar le^ose~cEe
poi dell'Eremita al
altro luogo

ivi si

generano__^La coordinazione
naturale

mago

procede
il

dice in

(Lett. 51),

da Dante,

quale finge che

Beatrice, cio la teologia, guidi lui per

mezzo

di Virgilio
(i).

che vogliono alcuni che s'intenda per

la scienza naturale

Prima
bella della

di

abbandonare del tutto questa parte poco


af-

Gerusalemme, mi piace notare che non


che
il

fatto jmpossibi^e

mago
il

sia

una

filiazione del

Proteo

virgiliano che ^conosce

presente^ passato e il futuro; che abita sotterra, ed ha pur esso come il nostro mago un altro luogo di dimora sovra un alto colle. Quando il

mago

per racconta

ai

due messi

g'

inganni d'Armida,

che noi gi conosciamo, e d delle istruzioni sul


di liberare

modo
as-

Rinaldo, lascia di somigliare a Proteo ed

sume le parti di Cerere che istruisce il figlio Euristeo sul come prendere Proteo per costringerlo a dare il
responso. Convien per altro notare che nei poemi cavallereschi queste
istruzioni

vengono per
tutti

lo

pi

date da

maghi

da maghe; basti per

l'esempio del Furioso


sul

in cui Melissa istruisce

Bradamante

modo
di

di liberare
(III

Ruggero, prigione nel palazzo incantato


8 segg.).

Atlante

Ora prestiamo attenzione


enumerati alcuni inganni
d'

al

racconto deljnago. Egli,

Armida, dice che Rinaldo,

(1)

Quauto

all'allegoria nei poemi, vedi Rajna, Op.

eit.

pg. 146-148.


dopo aver
liberato
i

157

che, per volere di

compagni
si

Armida,

erano condotti prigionieri a Gaza, giunse peregrinando


suir Oronte, dal quale
un'isoletta e
si

dirama un rivo che abbraccia


la corrente principale. Ivi

ricongiunge con

vide una colonna di


tello.

marmo

non lungi un piccolo

bat-

Nella colonna era scolpito in lettere d'oro un invito


le bellezze dell'isoletta:
il

ad ammirare
condusse

cavaliere, sedotto
i

dalla curiosit, entr nella barca


si

abbandonando

suoi, e

nell'isola. Ivi si

trov circondato da piante

e fiori di ogni genere e da


si

pos a

ristorarsi,

mormoranti ruscelli, s che dopo aver disarmata la fronte. Ma


la

tosto

un gorgoglo nel fiume attrasse


usci dall'

sua attenzione;
col

una bellissima donzella


ineffabile l'addorment.

onde

suo canto

Sorse allora Armida dagli agguati


la bellezza del

e se ne impadron;

ma

giovane guerriero
in-

dormente

le fece s

profonda impressione, che se ne

namor

e,

ricintolo d gigli e rose, lo condusse sur


(st.

un

carro volante alle isole Fortunate

50-70).

Rifacciamo, se

al lettore

non

spiace, la via

seguita

da Rinaldo e fermiamoci all'Oronte ov'egl ha incontrata


la

seducente avventura.

questo fiume
le

il

pi

considerevole
e
dell'

della

Siria

nasce fra

giogaie del Libano


e,

Antilibano, non

lungi da Leonte
si

piegando a N.
ritornare

fin

presso Antiochia,
S. O.; e infine
si

volge poi ad

O. per

getta in mare (1). Di esso fanno menzione Plinio {N. H. V. 21), Pomponio Mela ^De Sitii Orbis I 6) Strabone
(libro

XVI). Ne parla pure Guglielmo


che ne fanno questi

di

Tiro (IV

8),

ma

la descrizione

scrittori

non corrisponde
ricorrere
4),

punto a quella del poeta; quindi

necessario
{I

ad

altre fonti, e

precisamente

all'

Anabasi

v.

dove

(1)

G. L. Bevau.

Manuale

di Geografia antica.

si

158
di
la

Corsote

fa

menzione della

citt

che

appunto

bagnata dal fiume Masca, che


Del resto
stelli

cinge intorno biforcandosi.


in generale tutti in isolette
il
i

fa

duopo ricordare che


sono posti

ca-

delle

incantatrici

appartate

dal

mondo

e piene d'ogni delizia, e che


al

poeta quindi

obbedisce anche questa volta


ci

poter dell'esempio.

Dopo

veniamo
esempio

alla

questione della

colonna e della barca.

Un

di

barca pronta sul lido e che per giunta

cammina da

s ed fornita di ogni

ben
il

di Dio, quella

famosa da cui Rinaldo, che insegue


e circondato dal

falso Gradasso,

trasportato al giardino, ricco di un suntuosissimo palazzo

mare
ti

(Imi. I
basti,

v.

45-55).

Qualora per

questo esempio non


altri

o lettore, vedine qui sotto

a sufficienza (r. Quanto alla colonna con l'iscrizione

conosciamo gi qualche saggio;

ma

basti sapere che nei


infiniti

poemi romanzeschi
pi
si

se

ne trovano

che per lo

sostituisce

con questo mezzo un personaggio che


il

guidi od avverta

passeggiero.
(II

^e\V Innamorato
altri

IX

52 segg.) infatti Rinaldo ed

cavalieri s'abbattono in

un fiume, ove trovano una


passare. Essi

donzella vestita di bianco, che gl'invita a

tengono
gli

l'invito,
il

ma

la

donzella, toccata
si

appena

terra,

avverte che
castello^
fonti.

pedaggio
nel
fa

paga

dall'altra parte

dove
tra-

un

per strano caso, ricinto dall'acqua che esce

da due

Anche
si

Furioso una donzella per


lui

ghettare Orlando

promettere da
8).

che far una

battaglia a sua richiesta (IX

Del resto pu giovare


sotterranea
a una

anche

1'

esempio dello stesso Orlando che attratto dalla

fata del Tesoro,

giunge per una via

pianura, d'onde vede in lontananza una porta aperta nel

(1)

LXI

38;

Rinaldo Vili Primaleont

25;

VII
40:

SJ:

ARostini. Cont. nlVInn. II


II. I 7; ctc.

XIX

Inn.

S2; Amndigi VI 2ft; Anche Vivaldi Op. cit. rol X

pag. 116.


sasso, la cui cornice

159

a lettre era intagliata

della quale

ecco

la

sentenza

Tu

che

sei

giunto, o

dama
1'

o cavaliere,

Sappi che quivi facile

entrata

Ma

il

risalir

A
Il

chi

da poi non leggero, non prende qu ella buona fata ..^..

cavaliero va innanzi e giunge in

un luogo

delizioso,

dov'

una fontana presso

cui

trova a giacere^lafata

Morgana,
In cos bella in cosi dolce vista

Che rallegrata avrebbe ogni alma


e
II
il

trista

conte

si

pone a mirarla con grande cupidigia

(hii,

Vili 38-43) (i). Orlando Il luogo dove capita


l'

non cede punto


ha qualcosa

in

vaghezza a

isoletta d'

Armida,
altro

e forse

co-

mune con
ci

essa;

ma un
ed

luogo non meno seducente

trae

bene

visitarlo.
e,

Vi

arrivato

gi

Ruggero
mirto,
si

col suo Ippogrifo

legato questo a un verde


dalla fronte e fa per

trae l'elmo,

come Rinaldo,
il

riposarsi.

Ma

anche

suo

riposo

guastato

da una

sorpresa che per nulla ha che fare con quella di Rinaldo


(Fur.

VI

19 segg.).

Molta relazione ha invece quella


di Falerina {Imi. II

di

Orlando nel giardino


essersi

IV

35 segg.).

Egli dopo aver legato

ad un albero
orecchie con

'

incantatrice_jed.

ben turato

le

cera,

giunge ad un

lago piccolo e giocondo

D' acque tranquille e chiare infino

al fondo.

Non giunse

in sulla riva

il

conte appena
:

Che cominci queir acqua a gorgogliare Cantando renne al sommo la sirena

(1)

Altri esempi d'iscrizioni scolpite nello colonne e sulle porte

si

trovano
4-5 etc.

nell'/nn. Ili

VII

12 segg.; Angtl. Inn.


cit.

X, 64 e

XXX

21;

Amadigi

XX

Vedi pure Vivaldi Op.

voi. II pg. 117.

i6o
s

dolcemente

Lei comincia a cantar

Che gli uccelli ivi vennero ad udire Ma, com' eran giunti incontanente
Per
Il

la

dolcezza convenian dormire...

conte ha turate

le

orecchie e non sente,

ma

tut-

tavia finge di addormentarsi e la sirena, che


l'inganno, esce dall'onde per ucciderlo,
della sua imprudenza, giacch
il

non intende

ma

rimane vittima
trovano
quelli
es-

conte

le taglia la testa.
si

In

quest' avventura
i

del
di

signor
di

d'Anglante

tutti

particolari

quella

Rinaldo

meno

dell'isola, della

colonna e della barca, che possono

sere forniti dagli altri esempi esaminati:

rimane ora da
e del suo carro

parlare del l'innamoramento di


volante.

Armida

La
sia

bella incantatric* presa al laccio,

come
d'
le

la sirena

del Boiardo. vSebbene

Rinaldo, a differenza

Orlando,

addormentato per davvero e non abbia

sue prave

intenzioni,

ha per
seno

in sua

compagnia

la bellezza, un' in-

cantatrice
suscita

non meno potente


di
lei
l'

della stessa

Armida

e che
al cui

nel

amore, un altro

mago
nelle
il

impero essa soggiace interamente. Se per


cadute come nelle sventure gran conforto
altri

grandi

sapere che
confortarsi;
di cuori,
,

han corso uguali fortune, Armida pu


la bella
,

poich

Angelica,

la giuocatrice

audace

anch' essa

abbattendosi nel giovinetto Medoro

bello
il

com' un
sprezzo

fiore,
e,

depone per sempre

la

protervia e

di-

maga

onnipotente, cede pur essa agli affascinanti

poteri della passione e dell'amore {Ftir.

XIX

17 segg.).

Torquato ha per
innamoramento.

di

molto cambiato
all'

la

scena del Furioso,

o meglio non ha serbato niente,


Infatti

infuori del semplice

Angelica

trov^a

per caso Medoro,


l'ad-

mentre Armida

attira

con

le

lusinghe Rinaldo e
il

dormenta

questa
all'

cinge di molli catene

prigioniero,

quella presta

umile

soldato

amorevoli

cure

tutte

due per
schiave

i6i
i

loro cari e

conducono

seco

ne diventano

(i).

Vediamo pertanto di trovare glianti. Ce li fornisce il Boiardo


prestito
1
'

altri

luoghi pi somi1'

dal quale
.

ha

tolti

a
il

Ariosto

per

il

primo

Angelica

presso

Petron di Merlino, posa sull'erba

il

capo biondo e quattro

giganti la custodiscono mentre dorme. Malagisi intanto,

che

si

strugge dal desiderio


al

di

disfarsene, portato
la figlia di

dal

demonio, viene

Petrone e vede
fiorita.

Galafrone che
tasca
il

giace distesa a la riva


libretto; getta le sorti, e
s'

Traesi
i

di

suo

addormenta

giganti. Fatto ci

accosta alla donzella,

E pianamente

tira fuor la

spada,
bella,

E
Di

reggendola in viso tanto


ferirla nel collo

indugia e bada.

Alla fine risolve di addormentarla e di soddisfare

con essa

il

suo pravo desiderio (Lin.

I I 42-45).

Abbiamo

qui evidentemente la prima parte dell'episodio della Ge-

rusalemme; pensiamo dunque

al resto, cio

all'innamora-

mento
in

di

Armida.
e

Rinaldo, tutto pieno di sudore e polveroso, giunge

Ardenna
si

beve

il

freddo
il

liquore

delle

sue fonti,

sicch

cangia in ghiaccio

primo ardore che aveva

per Angelica. a una riviera

Dopo

ci esce

pensoso dal bosco e viene

D' un' acqua viva cristallina e pura,


Tutti
li

fior,

che mostra primavera,

Avea

quivi dipinto la natura,

faceano ombra sopra quella riva.


faggio,

Un

un pino ed una

vei-de oliva.

(1)

CtV, Ger,
1;

st.
at.

60-67 e

Far,

st. 20, e,
st.

special monte Gcr.


5-8.

st.

66 v.

1:

Far.

st.

20 V.

Gtr.

67

v. 6-8:

Far.

20 v.

MULTiNEDDU

Fonti della G. L,

11


Questa
in chi la

102

sua acqua accende

la riviera dell'amore e la
le

beve

amorose
nell' erba.

passioni. Angelica vi giunge,

beve e dismonta

Or nuova cosa

eh' arerete udita,

Che amor vuol castigar questa


i

superba-,

Veggendo quel baron tra fior disteso, Fu il cor di lei subitamente acceso.
Nel pino attacca
'1

bianco palafreno,
s'

verso di Rinaldo
il

avvicina;

Guardando

cavalier tutta vien meno,

N
Era

sa pigliar partito la meschina.


d'

intorno

il

prato tutto pieno


di spina;

Di bianchi gigli e di rose

Queste dispoglia, e con


In viso danne
al sir di

la

bianca

mano
(1).

Moutalbano

Le somiglianze con
cos

l'episodio della Gcrisalcime sono

evidenti

che

ogni

dichiarazione

diventerebbe su.si

perila. In tutti

questi luoghi per non

fa

cenno alcuno
del

di carri volanti,

ed

al

solito

un' aggiunta

poeta:

in in

ogni modo esempi

di carri

che volano
i

.se

ne trovano

gran numero. Possono per bastare


i

cocchi velocisnell'

simi su cui discendono


di

numi dell'Olimpo,
ode
alla stessa

epopea

Omero,

e in ispecie quello di
nella sua

Venere, di cui fa Saffo

un grazioso cenno

dea

(v. 7-13);

ma
alte

valga per

tutti

quello con cui

Medea vola

sulle pi

montagne

in cerca di erbe velenose (Met.

VII 219
bella

segg.), tanto pi

che esso appartiene ad una

maga

e potentissima.
del frate.

Ed

ora attendiamo di nuovo alle parole

Egli non racconta pi, d semplicemente delle istruzioni.

Dice che

appena

usciti

dal
in

fiume,

due
in

messi

troveranno una donna giovane

apparenza che

breve

^1)

hui.

:35-ll.

Cl'r.

Gcr.

ht.

67-(K Notato nuche AM.' Imi. Muffliabec.

gli trasporter
all'

i63

1'

Isole Fortunate, ov'

abitazione di

Armida.

Arriv'ati col
il

troveranno feroci belve che con-

tenderanno loro

passo; un fiume posto sulla cima del


il

monte (ove sorge pure

castello) e le cui

acque provo-

cano un riso che uccide. Intorno vi saranno delle vivande


e ninfe superbe e belle che gl'inviteranno a cibarsi e alle
quali essi
al

non devono prestare orecchio. Infine giungeranno

giardino nel cui centro troveranno Rinaldo in braccio


(st.

ad Armida

69-77).
si

Se

il

mago
la

fermasse a queste indicazioni meritedei

rebbe certo
<t

gratitudine
pi

due viaggiatori giacche


;

saetta previsa vien

lenta

ma

la cortesia

tanto

vantata

dal

suo

collega

ed
Il

amico, non

avrebbe una
suo

spiegazione soddisfacente.
in

poeta per, molto accorto


il

questo caso, ha fatto in


i

modo che
i

mago non
ed

solo riveli
infatti

pericoli,

ma
libro

dia

mezzi per
lui

superarli;

Carlo ed Ubaldo ricevono da


le

una verga per


dal-

fugare

fiere;

un

per servir loro di guida nel

castello di

Armida; ed

infine

uno scudo per liberare

l'incanto
della

Rinaldo e scioglierlo dagli amplessi voluttuosi


(st.

superba ammaliatrice

78-79;.

^^-

CAPITOLO

Vili

La

donzella fatale

Il

viaggio niaraviglioso alle Isole Fortunate


-

Doni del
-

mago
messi
-

Le

Isole Fortunate

L'isola
-

d'Armida

Il

bosco
-

Il

giardino

Fuga del cavaliere Armida lo raggiunge Distruzione del castello - Armida va co' suoi a Gaza - L'esercito Egizio - Raasegua Rinaldo iu Palestina - Le nuove armi - Ingresso di Rinaldo nel campo Sua andata nella selva - Distruzione dell'incanto.
si
-

mostrano a Rinaldo

Bisogna convenire che


debiti

le rivelazioni del

mago sono

sincere e d'una precisione mirabile, giacch appena presi


i

congedi da

lui,

Carlo ed Ubaldo trovano sul


la

lido del
1-5).

mare

la piccola

nave e

fatale

donzella
1'

(XV
dei

Il

poeta non lo

dice,

ma, secondo

opinione

commentatori della
quel che

Gentsalemme, questa donzella rapdi notare

presenta la Fortuna. Sia comunque, a noi non importa;


ci

preme

che di queste donzelle


i

che governano o vigilano navi son pieni


lereschi e noi

poemi

caval(i),

ne abbiamo veduto qualche esempio


nessuna somiglia
Inn. II

ma, fra
(1)

le tante,

alla

nostra perfettamente.
2i,

Vedi pag.

158, noneli

IX

53,

Amadigi VI

Angelica Jnn.

44-45.

Anche

il

Vivaldi Op.

cit.


Il ritratto

i66
il

di

che

di essa fa

poeta una strana mescolanza


altre figure
altri

di elementi tolti

da descrizioni che

sim-

boliche

fanno Dante e Petrarca, con


donzelle
sparsi nei
i

derivati

da

ritratti di

star a ricercare tutti


ai

particolari;

poemi romanzeschi. Non mi limiter solamente

pi eminenti e credo sar bastante.

Una

delle carat-

teristiche pi importanti della nostra figura la sua ap-

parente giovent, che uno dei pregi principali della


Fortuna, com' descritta dal Petrarca in una sua canzone
(i);

ha

poi,
il

come Morgana,
per

folti
1'

crini intorno alla fronte;

lieto

volto e ridente, e

abito di

pi

colori

(2).

Per

l'abito

essa s'avvicina di pi alla

Frode, rappresentata

da Dante

in

Gerione, che ha tanti colori di quanti


fer

Non

mai drappo Tartari u Turchi ilnfr. XVII


il

10-19).

Intanto mentre io perdo


origine, la donzella

tempo a ricercare
nella

la

sua

ha accolto
il

spiegate le vele, gi solcano


infinite citt e castella,

nave i due messi e, mare immenso. Vedono


allo

ed

essa, arrivati

stretto

di
ai

Gibilterra,

fa

delle importanti
indi,

rivelazioni

scentifiche

due uomini;
Egizia,

trapassando veloci dinanzi


in

alla flotta

giungono

un batter
6-43).

d'

occhio alle

Isole

di

Fortuna, e approdano in una grotta amenissima che siede a specchio del mare
(st.

La prontezza meravigliosa con

cui

si
i

compie questo
revisori,

lunghisssimo viaggio, scandalizz tanto

che

il

Tasso stim necessario per giustificarla, invocare l'esempio


di Luigi Pulci,

che

fa

andare Rinaldo, col cavallo indeRoncisvalle, in un giorno solo

moniato,
(Leti. 54).

da Egitto

in

Ricorrere all'autore del Morgante per giustifatto meraviglioso in

ficare

un

un poema

epico, era

un

(.1)

(2>

Tacer nou posso etc. v. 48 sei^g. Guastaviiii Boiardo Inn. II Vili 13. Gnustaviui.

e Gentili.


abbassarsi fino
al

ly

il

fango, secondo
il

modo

di

vedere dei

letterati d'allora; e

Tasso, che lo sapeva bene, se ne

all' esempio del Morgantc, perch quella parte stata fatta da Marsilio Ficino ed infatti piena di molta dottrina teologica v (loc, cit.).

scusa dicendo di aver ricorso

A
il

parte l'asserzione, cui non saprei qual valore assegnare,

viaggio meraviglioso di Rinaldo non mi pare che serva


al fine

solamente
pure
il

per cui

il

Tasso

l'ha citato,

ma

che

sia

modello del viaggio corrispondente nella Geriisa-

lewme. Lo espongo brevemente, per meglio intenderci.

Rinaldo

si

trova in Egitto con Ricciardetto e Malagigi,


la loro

che vede necessaria

presenza in Roncisvalle,

manda

a ricercarli Astarotte,
toltosi

un diavolo intelligentissimo che,

per compagno un suo collega, Farfarello, va in


i

Egitto. Rinvenuti
e,

due guerrieri, entrano nei loro


si

cavalli,

fattili

montar sopra,
la

levano in

alto.

Corrono per
esistenza

l'aria

come

tempesta; passano d'un salto lo stretto di


rivela

Gibilterra,

dove Astarotte
del

a Rinaldo

l'

di altri continenti e constata l'errore di


ivi
i

Ercole nel credere

confini

mondo; quindi giungono a Saragozza,

poi a Roncisvalle (Alorg.

XXV
il

203 segg.).
i

E
zione
:

impossibile non trovare tra


il

due

fatti

una
s

rela-

mago pu
s

tenere

posto di Malagigi,
al

per

la
i

sua condizione,
i.

perch anch'egli fornisce


la

viaggio

mezzi meravigliosi;

donzella potrebbe rappresentare

Astarotte, a somiglianza del quale fa rivelazioni scientifiche affini e di pi nello stesso


infine

punto del viaggio; Carlo

ed Ubaldo sarebbero Rinaldo e Ricciardetto. Si ancora che


il

noti

viaggio, sebbene

non

fatto

con

gli

stessi mezzi, del pari meraviglioso, e

che

la ricerca di
il

Rinaldo

lo

scopo a cui mirano Malagigi ed

mago.

del viaggio della

Malgrado questi rapporti che attestano la filiazione Gerusalemme da quello del Morgante,
essi

rimane per sempre tra di

una differenza grande,


racconto,
l'anello

lsdi

che non pu spiegarsi se non coll'intervento


derivato
dal

un

altro

Morgante, e che sarebbe come


dei

di

congiunzione

due viaggi meravigliosi.

Quest'altro racconto pure


nel Furioso

un viaggio, ed

descritto

(XV

10-37).

Astolfo, consigliato da Logistilla, delibera d' andare


in occidente. L'incantatrice,
di

prima
e

di partire, gli fa
di

dono
col

un

libro

contro

g' incanti

un corno che

suo terribile suono assorda ed uccide; quindi lo affida


a due sue damigelle, Sofrosina ed Andronica, perch, in

una barca velocissima,


Durante
il

lo

conducano

al

golfo

Persico.
la

viaggio Andronica, invece di annunziare

scoperta di nuovi continenti,

come

la donzella fatale della

Gerusalemme e
le

il

saggio Astarotte, predice ad Astolfo

conquiste di Carlo

e le glorie di
il

Andrea Doria.

Si collochi in questa descrizione


Logistilla;

mago
si

al

posto di

poi,

scartando

Sofrosina,

sostituisca

ad

Andronica

la donzella, e la

faccenda corre quasi come nella


inoltre dimenticare
i

Gerusalemme.
Logistilla fa

Non bisogna
il

doni che
al

ad Astolfo e che possono aver suggerito


che

Tasso

quelli

mago

fa

a Carlo e ad Ubaldo. Nulla di


il

pi facile infatti che cambiare

corno

in

una verga, che ha


il

comune

la

virt di far fuggire le fiere; di convertire

libretto distruttore degl' incanti in

una specie

di
le

guida
veci.

del castello e introdurre

uno scudo a tenerne


al

Ma

a proposito del libro trovo

rv^ Innamorato che anche


giardino di

la gentil donzella

d ad Orlando per andare

Falerina

Un

libro
il

dov

dipinto
al cinto

Tutto

giardino e ci eh' dentro

E il dragone, che gli uomini divora, E r altre cose tutte quante dice, E descrive il palagio ove dimora
Quella regina, brutta incantatrice.....
(.II

IV

5-'5):


quindi
il

169

che sostituire
servito alla
vi

Tasso non ha

fatto nel Furioso

al libretto lo scudo.

Ma
la

non questi luoghi solamente hanno


Gerusalemme;
si

descrizione del viaggio della

ha pure

sua parte

(in

specie dove

parla dei segni d'Ercole)

la descrizione

dantesca del famoso viaggio d'Ulisse e dei


(Inf.

suoi arditi

compagni

XXVI). La
in

dottrina geografica

poi

ha suo fondamento

Strabone, Pomponio Mela,


il

Polibio, Tolomeo, Plinio,


i

etc:

luogo dove approdano

nostri viaggiatori quello stesso descritto

da Virgilio,

nel quale riparano

Enea

suoi compagni, affranti dal


I

lungo e faticoso viaggio (En.

159 segg.).
i

Lasciamo ora che nel

delizioso ridotto

nostri mes-

saggeri e la donzella prendan ristoro, e noi intanto, per

non

stare in ozio,

conosciamo

le

Isole di Fortuna.
nell'

Sono queste
e spoglie di tutti

le isole

famose, splendenti

immensa

solitudine dei mari, ridenti di


i

una primavera sempiterna


di eterna

mali che affliggono gli umani; l'Eden

insomma
tutti
i

e l'Eliso;

un paradiso
la

pace e di amore,
in

sognato sempre dagli umani ed assegnato

premio a

buoni dopo

morte. Ivi sono


:

le

anime immortali
glorioso e forte

dei poeti e dei semidei

ivi

Pindaro, che descrive queste

isole sublimi, colloca Achille

che uccise

il

difensore di Troia

(i).

Ma

queste

isole, spoglie di tutte le

meraviglie di cui l'ha ornate la fantasia dei poeti, esistono

veramente. Pomponio Mela, fondandosi in gran parte sulla


tradizione, le colloca nell'Oceano Atlantico, di fronte alle
isole Esperidi; dice

che in una di esse sorge un monte alto


il

cos

che par sostenga colla sua vetta

cielo, e

che vi
riso (2).

sono due fonti una delle quali

appunto quella del

(1)

Pindaro Ol.

Il, 68

segg.

Dautc Pnry. XXVIII

139-144;

Orazio Epod.

XVI

41 segg.

(2)

Pomponio Mela. De

sitn Orhis III 4 in fine.


Il

170

>'

Petrarca, citato dal poeta (Leti. 56), seguendo Pomponio,

le

pone

-^

fuor dei nostri


fonti,

lidi

conferma

1'

esistenza

delle

due

ripetendo che

chi dell'

una
(1).

Bee, miior ridendo; e chi dell' altra, sc.impa

Queste

isole pertanto

sono

le

Canarie, in

numero

di

dodici, situate nell'Atlantico


fra
il

ad Ovest della costa africana


il

27"

ed

il

30 di

lat,

N. e

15" e 21 di longitudine

O. La principale

l'isola di

Palma: quella

di TenerifFe,

ha un monte, detto Picco


l'antichit

di

TenerifFe, celeberrimo nelIl

ed alto 3712 metri.

clima vi perpetuamente

estivo e la vegetazione floridissima.

Ora, quale delle tante isolette abbia scelto

11

poeta

per

la

dimora
castello,

d*

Armida, non
di

chiaro; in

ogni

modo,

siccome egli parla


sta
il

un monte altissimo

sulla cui vetta

possiamo credere che


il

l'isoletta sia quella

di TenerifFe,

dove appunto sorge


di incantatrici

famoso Picco. Nella


trovano nei romanzi

scelta egli stato


altre

evidentemente guidato dall'esempio di


che
si

dimore

e che sono per lo pi isole montuose,

come per esempio


Poliziano pone la

quella di Alcina nel Furioso e di Carandina nel Alamhriano.

Un'isola pure dirupata quella ove


stanza di Venere, ed

il

Omero

quella di Circe.

Esaminiamo

pertanto la descrizione del nostro poeta.


Il

palazzo d'Armida posto sulla vetta di un monte,

a cui s'accede fra mezzo a scoscesi dirupi ed a ruine; e

che tutto circondato di nevi e di pruine che non dan-

neggiano

la

rigogliosa vegetazione che sta sulla cima.

(XV

46).

Un

monte somigliante

l'Etna,

secondo

la de-

(1)

Canzone: Quiil pi diversa o uova


uel Ciriffo Calvaneo

ete. vers. 76 segg.

Ne

fa

oouno auche

Luca Pulci

VI

90.


Il

171

De Raphc
Proserfinac.

scrizione che ne fa Clan diano nel

tremendo vulcano
quamvis nimio fervens excuheret aestu
Scit nivibus servare /idem, pariterqiie faviUis

Durescit glacies tanti secura vaporis,

Arcano defensa gela, fumoque fideli Lambii contiguas innoxia fiamma pruinas.
(I

164 segg.).

Se

il

fuoco serba fede alle nevi, queste, con pi ve-

risimiglianza, possono

ben serbarla
di
il

alle rose

ed

ai gigli:
il

ma
del

continuiamo. Oltre che la via aspra, anche

piede

monte

ingombro

orrendi mostri, di leoni e di

tigri,
(st.

che impediscono

passo e che duopo combattere

47).

Pure

all'ingresso del giardino di Falerina

Orlando

trova un feroce drago che ne custodisce la porta, e deve a lungo combattere per soggiogarlo (Inn. II
si

IV

15);

ma

tratta di un mostro solamente, mentre nel caso nostro


si

sono parecchi. Quest'abbondanza


dell'isola di

ritrova per sul colle

Alcina e Ruggero ha da combattere a lungo


il

con gran forza per aprirsi

passo (Fur.

XV
i

48-49:

Ger.

XV

47-52).

Questa

fatica

non durano certo


la

messi

perch sono provvisti della verga; tuttavia Carlo, ricordandosi forse che Ruggero aveva adoperato

spada in
s'

una circostanza somigliante,


comportato diversamente
col
il

che

Orlando

non

era

feroce drago, fa prova di

impugnare

il

ferro contro

serpe reo

(st.

49).

Passato

questo
72) ed

pericolo,

Carlo
(st.

ed

Ubaldo,

come

Ruggero
luogo
e

(st.

Orlando

19),

entrano tosto nel

delizioso,

che non ha porte, come quelli del Furioso

eW Innamorato, giacch
e,

un bosco

folto e spaziosis-

per la sua positura, affatto bisognoso di mura. Entrativi, si danno a scorrerlo a passi lenti e fermandosi

simo

di tanto in tanto, finch

giungono

al

fiume del

riso,

ove


pruriginosi cibi

172

le

ninfe bellissime uniscono

loro se-

duzioni

(st.

55-56).
il

Questo bosco e per


somiglia moltissimo alla
nella quale entra Dante,

sito

per

la

conformazione,
del Purgatorio

divina foresta

appena

lasciato libero dal poeta


si

mantovano (XXVII
lento su per lo suol
e

127-142). Anch'egli
>

muove
la

lento

che invia da ogni parte profumi,

giunge

cos

vagando

ad

un

fiume

cui
>

acqua

scorre
1-33)-

bruna bruna, sotto l'ombra perpetua

(XXVIII

Questo fiume per non forma, come quello della


sebbene passeggi

Gerusalemme, un lago; n alberga pur una delle seducenti sirene,


sulle sue rive
fior

odorate

la

bella

Matelda
il

iscegliendo

da

fiore

(40-43).

Neppure
Orlando
sirene
:

fiume

che pur deriva da una fonte e guida


di
si

al

castello

Falerina,

forma lago n
il

ricetta

queste per

trovano in un laghetto che

conte

trova appena uscito dal castello. Egli per non lasciarsi


vincere
la

dal

canto

s'

empie
34-39).

1'

elmo

di

rose

ed

uccide

sirena (Inn. II

IV

Procedendo ancora, trova


ha nel suo mezzo una
fonte,

una

valle fiorita e piana, che

intorno alla quale sono disposte mense ingombre di coppe


d'oro e d'ottima vivanda, che
se vuol riuscire nell'impresa vitino
il

conte non deve gustare


66-67). Donzelle
;

(st,
il

che
solo

in-

non ve ne sono, ed

luogo deserto

in

lontananza, in un boschetto di spino e di vermiglie rose,

s'asconde

una fauna crudele


>

>
il

che ha

viso di

dama
i

e petto e braccia

tutto

resto d'una serpe ria >.


fiori

Essa tiene

fra

mano una
ove
si

catena che striscia tra

fino alla fonte,

flette in

forma di

laccio; e

quando

uno, attratto dalla dolcezza delle vivande, vi casca dentro,


tira di forza la

catena e

il

meschino rimane prigioniero

muore

(st.

68-69).

Queste invenzioni del Boiardo prese insieme e fuse


ci

danno senza dubbio quella

della

Gerusalemme, con

la


quale hanno
particolari

173

il

comune
il

il

significato morale,

fine, e

molti
se.

che

lettore

sapr

bene ricercare da

Quanto
il

alle natatrici

ignude e
il

belle,

che tentano di sedurre


le

cuore dei guerrieri,

poeta ebbe certo in mente

sirene che Ulisse incontra nel

suo fortunoso viaggio e

specialmente la descrizione che di Venere Anadiomne

fanno

poeti e

prosatori antichi; nonch


si

il

luogo delle

Metamorfosi dove
di Diana,
1

parla di Acteone che s'abbatte al fonte


la

ove

si

bagnano

dea e

le

sue ninfe

(III 155-

93) (i). Non

bisogna per dimenticare che


i

di queste fanciulle

bellissime e affascinanti sono pieni

poemi romanzeschi,

e che sono introdotte sempre allo stesso intento, di indurre


in peccato
cilotto
i

cavalieri
(I

basti per tutti l'esempio del La7i72

Ginevra

IX
si

segg.)

dell' Italia
il

Liberata
palazzo di

(XI) del Furioso, dove

descrive l'isola ed

Alcina (VI 72 segg.), ed infine della Continuazione

aW In-

namorato
morato

di Niccol degli Agostini (Vili 38) e deir/?z22).

(III l

Ma

sebbene molte
il

di queste

donzelle
sedurre,

mettano

in opera

anche

canto

per

meglio

nessuna delle loro canzoni somiglia a quella delle nostre


sirene,

che un vero inno


la fonte.

al

piacere

di cui affatto

vano ricercare
ricolo,
i

Ed

ora, passato quest' altro

pe-

messi vanno

al castello

d'Armida (XVI

1-7).

In tutte

le descrizioni d'isole incantate,

che gi co-

nosciamo,

la

dimora dell'incantatrice

un

castello

tondo

cos pure quello d'Armida, che circondato da un'invisibile e

confuso ordine di logge che

demoni ingegnosi
ombrose

hanno
valli,

ordito:

ha

nel centro apriche


si

collinette,

selve e spelonche, e vi

accede per cento e cento

porte che stridono su cardini d'oro e sono tutte istoriate

con meraviglioso

artifizio.

Osserva a questo proposito e


j

con ragione

il

Galileo

che

quest' edifzio

pi

che

un

a) Cfr. anche En. Vili

589-5J1. Geutili, Giiastaviui etc.


punto ricordato
il

174

tali

palazzo una citt e che impossibile che con


porzioni possa stare sulla cima d'un monte;

pros'

ma non
castelli,

famoso matematico che questa ossera


pi
d'uno. Di

vazione egli poteva farla

che

possiamo chiamare addirittura

citt, sulla

vetta di qualche
si

montagna
in tutti
si
i

e circondati

da grande
Neil'

selva,

fa

menzione

poemi

di ventura.

Amadigi, ad esempio,

fa parola di

un monte che
il

Settentrione
1'

Tutto

d'

intomo e
gii

Oriente onora

Tanto vicino

al ciel eh'

ogni stagione

Di fredde nevi

orna e gli colora,


gialle,

Invece di viole bianche e


L' orrida fronte e
le

superbe spalle.

In cima d'un suo colle


Siede

un giardiji, le cui Le pi chiare vaghezze

bellezze conte
altrui fan nigre.

Sulla vetta di un

monte

pure

il

castello della

maga
(i).

Gaggia
altri

nel Lancilotto e Ginevra (II I 64 segg.) ed infiniti


cui

di

mi risparmio

volentieri l'enumerazione

Anche
di

la divina foresta del

Purgatorio siede sulla cima


fiumi, colli

un monte;

immensa ed ha
il

collinette

ed ogni altra grazia di Dio, e siccome abbiamo veduto


in quale relazione stanno

bosco della incantatrice e

il

paradiso terreste, non mi pare impossibile che anche in

questa parte
fatto

1'

uno dipenda
la selva di

dall' altro.

Il

poeta non ha
di logge
di

che circondare

un confuso ordine

\
^

le cui

ambagi ricordano
(2).

quelle

famose del labirinto

Creta
(1)

Questi

liiojfhi

sono

stati anclip notati tini Vivaldi.

(2)

Cfr. Catullo

Nozze

di

Teli

di

Pelco

v.
ilullii

112;

Mei. II

softg.

vili

l!> segji.

La

Lettera 510 del Tasso, cUe jiaila

dcseriziouf del j;iaidino


di Savoia,

d'Armida

e la ^lice dei'ivata dalla Asta do]

famoso Pnieo dol Duca


II voi.

stata dimostrata apocrifa dal Cum))ori (jYhov. Aiit. Ser.


1 febbraio 1879).

XIII

fase,


Le porte
e di Falerina, sono in

175

girano su
d'
si

del giardino sono di argento e

cardini d'oro: nei palazzi incantati di Alcina, di Carandina

generale

oro e tempestate di

gemme

preziose; le pitture

non
in

trovano per che in


(Stanze
i

quelle del palazzo di Venere,

Poliziano

segg.). L'evidenza delle figure in

entrambi

I 97 luoghi me-

ravigliosa: esse parlano quasi,

ed hanno tanta eccellenza


il

che
st.

la

materia appo quella perde

suo pregio

(Cfr.

Ger.
di

20: St. st. 95), Particolari


(

comuni sono

la pittura

Alcide
{Ger.

Gcr.

st,

St. st. 114) e la descrizione del

mare
En.

st.

4-5: St. st. 99-100), nella


dall'

quale sono incluse per


{Gcr.
st.

rappresentazioni derivate

Eneide

4-7:

Vili 676-713)

(i).

Alla tavolozza dell'Ariosto, del Poliziano e di

Omero
disi
i

appartengono
pingere

colori che

han servito
derivati

al

poeta per

<a

le deliziose bellezze del

giardino d'Armida; vi

mescolano per
specie da

elementi
(2).

da

altri

poeti

in

Dante
il

Un
dell'

profumo
uccello

tutto
(st.

del

Poliziano

hanno invece
Per

canto

13-15) e le stanze

nelle quali descritta


il

Armida che ha

in
il

grembo Rinaldo.
Poliziano,
il

canto dell'uccello per, oltre che


le

poeta

ebbe anche presente


ancor pi
la

poesie di Floro
dell'
si

De

Rosis

(3)

ed

seguente stanza

Innamorato:
gioiosa,
si
s'

Quest' et giovanil eh'

Tutta in

diletto

consumar
sol la

deve.
nascosa,

Perch quasi in un punto

Come
(1)

disolve

il

bianca neve;
(lescrizionp dello scudo di Enea.

Nota che
Cfr. Ger.

<iitesto

luogo (iAY EneUlt

la,

Gentili.
(2)
st.

11: OiUss.

VII

Kri-lU;
II
1(>:

.st.

12:
st.

Purg. XXVIII
p.

Ifi

sogg.:

8t. 13:

Plinio Nnt. ffisl.

42 e

Un.

segg.;

14: Poliz. St. I 78;


2.;

Catullo

6'ar/ic

LXII

39 segg.:
otc.

Fin:
voi.

I 42; st.

Petrarca San. 42

Claudiano Bn

A'^tipUis
(3)

v Poet. Lai. Min.


Ilnnor
I .^8

':i7

segg.

Gfutiti. Guastavini.

1S92).

Vedi pure

l'Idillio

IV pag. 278 (Lipsiac in aedihus B. G. Teulmer Bc Rosa, (iu Buniaui, A>Uh. Lai. I III. Kpirj. 292);

Furioso

e Poliz. Ballata. Io arrivai fauDiuIle...


Come
Perde
in
il

176
la

vermiglia rosa

un giorno
vago color

in

tempo breve,

Cosi fugg; r et

E non

si

come un baleno, pu tener che non ha freno


tiene in

(1).

Quanto ad Armida che


122-125)
del

grembo Rinaldo,
fa ostacolo
il

essa

somiglia a Venere^che stringe al seno Marte, nelle Stanze


(I

Poliziano

(2).

Ma

trovarsi

Venere e Marte nel


Ovidio, che
stesso di
ci

letto e

non

suU' erba; per rimedia

offre

una situazione conforme nel caso

Venere
tutti

fra le braccia di

Adone, steso

sul prato

{Met.

556 segg.). Questa situazione del resto comui

nissima in

poemi cavallereschi

(3).

Quanto

allo

specchio che pende dal fianco di

Armida

(st.

20) esso

trasportato da un sonetto che appartiene al poeta e co-

mincia col quarto verso della stanza; non altrettanto pu


per dirsi del cinto che, anche per confessione diretta
del Tasso, un' imitazione
in

del

famoso cinto

di

Venere

Omero

(//.

XIV

4 segg.). Quest'imitazione conserva 1


in

per del modello ben poco e deriva


fonti varie
(4).

gran parte da

In questo frattempo anche


arrivati al magnifico giardino

Carlo

ed Ubaldo sono
(st.

d'Armida

17);

hanno
al-

veduto Rinaldo consumarsi e struggersi


l'

in

grembo
il

incantatrice,

ed ora che essa ha abbandonato


per
ritornare
gli
alle

giarsi

dino e l'amante

sue

stanze,

essi

scoprono a Rinaldo,

presentano lo scudo portentoso,

(1) (2)

n.

Notato an lie lai Vivaldi. Vedi pure Lucrezio D. R. N. 1 33: st. li): Lucrez. ihid. I 38 e IV 178: 256. Pctrar. tnnz.\ Ben mi credea passar.: st, 21: Purrj. XXVI 32 segg.;

Petrar.
(.5)

Cam. VI
Cfr.

p. I v. 57 segg.

ad

es.

Lanciloito

Ginevra

II I

87-88

Innamorato

II

XIII
131;

21-22. Vivaldi.
(4)

Vedi Claud. De Nnptiis Honor


..

ctc. v. 10 segg.;

Mef.

IV

149;

En. VIII
89:

Petrarc. Son. Dolci ire dolci sdegni


Poliz.

e l'altro: Dolci durezze e placide repulse...


Si. e Leti. Serie I

Slame

I 73-75;

D'Ancona Variet

pag.


e,
(st.

177

tutti

scioltolo
26-35).

dall' incanto,

prendono
accade nel

insieme

la

fuga

Non
sembianza

diversamente
di Atlante, si

Furioso. Melissa, in
e,

presenta a

Ruggero

ponendogli

in dito l'anello distruttore degl'incanti, lo scuote dal

lungo

torpore e lo sottrae
5
1

al

molle impero di Alcina {Fnr. VII


i

segg.). Si

notano per molte differenze tra

due luoghi.
le

In Ariosto la

maga

Melissa ha bisogno di assumere

sembianze

di Atlante: Carlo

ed Ubaldo invece
i

si

presen-

tano nel proprio aspetto,


neir Italia

come

due baroni a Corsamonte

(XIV
e

segg.). Essi

mostrano tosto
i

lo

scudo
59);

a Rinaldo
Melissa
al dito
lieri

poi

fanno

seguire
i

rimproveri

(st.

al

contrario antecipa
di

rimproveri e poi applica


(st.

mignolo

Ruggero
dai

l'anello

65).

due cavacondizioni

sono

trovati
st.

loro

liberatori
st. 30),
il

nelle

identiche {Fur.

33-55: Get.

salvo che

Ruggero
dell'armi,

pi effeminato di Rinaldo,
si

quale, al

lampo

riscuote

come

destriero invilito al suono della

tromba
la
fatti

guerriera {Mei. Ili 704 segg.);

ma

tutti

due ricevono
loro

stessa impressione dai rimproveri che


(Cfr.

vengon

Ficr. st. 65:

Ger.
st.

st.

34), e si

risvegliano nel

modo

istesso (Cfr. Fiir.

65:
al

Gcr.

st.

31).

Ritorniamo ora
perch' egli

racconto, che abbiamo interrotto

nella fuga di Rinaldo. Questa fuga avviene in


facile,

un modo

non ha da combattere, come Ruggero


si

{Fur. Vili 20), con molti custodi delle porte; l'unico che vie

Armida lo trova ucciso non

sa da chi,

e,

come

Alcina, da
(st.

ci stesso s'accorge d'essere stata

abbandonata

35-36).

Tutte due ne provano gran dolore e s'adoperano, sebbene

con mezzi

diversi, di

raggiungere

fuggitivi. Alcina
le

va

scortata da tutta la sua gente, con

sue navi, e non

raggiunge Ruggero; Armida non pensa a premunirsi;


pazza di dolore, se ne va soletta e non pu in cos duro
caso porre in opera
le

sue magiche arti


MultixedijU
-

(st. 37); si

affida
12

Fonti della G. L.


solamente
alla

178
al

suo amore
(st.

sua belt ed

37-50).

scomparsa l'incantatrice ed rimasta la donna innamorata che chiama il suo amante, con tutta la forza della pi

grande passione

(i).

Di donne abbandonate

dai loro amanti, che

si

la-

mentano
nei

nella guisa

d'Armida, occorre pi d'un esempio


ricordare
Scilla

poemi

classici e cavallereschi; basti

abbandonata da Minosse {Mei. Vili


Teseo
(Catullo,

104);

Arianna da

Nozze di Te ti

e di

Peleo 132 segg.); Didone

da Enea {En. IV 586 segg.) ed


di questi luoghi,

infine

Olimpia dal perfido


6lqV^ Eneide

Bireno nel Furioso (X 23 segg.). Rimane qualche traccia


specialmente del Fienoso e
i

ma

me

pare, per quel che riguarda


il

lamenti e
sott'

le pre-

ghiere di Armida, che

poeta abbia avuto

occhio

anche un racconto

di'&VC

A7nadigi

(XXXV

6 segg.). Si narra
il

di Corisanda e di Floristano suo amante,

quale, risanato
si

dalle ferite riportate in

un duello con Galaore, che


preghiere e
si

scopre poi suo germano, fugge via abbandonando


fanciulla. Ella,

la

poich gl'incanti,
1'

le

voti fatti

a Dio per trattenere

amico non giovano,


:

volge

ai

lamenti ed

ai

rimproveri e dice

Crudel, se quella inviolabil fede

Che

'n presenza d'


ti

amor mi promettesti

Non

ritiene in questa lieta sede,

Tentanti almen queste lacrime e questi Sospir, tengati il duol, eh' ognor mi fiede

Con segni s apparenti e manifesti Che se pi d' una tigre empio non

sei,

Dovresti aver piet dei martir miei.

(1)

Vedi a

qticsto riguardo L' Armida nel Tasso (nei


188!)),

Pf imi

studi di critica

letteraria, Aquila,

pregovolissiiuo saggio

ili

critica-estetica del coiupianto


iutel-

mio amico

prof. Pietro Bilauciui,

giovane di squisita bont, di eletta

ligenza e di rara e feconda operosit.


Me
lasci,

179

'n

me, crudel, fuggi, che


il

preda

T' ho dato

regno e

la vita e

1'

onore;

M' arde per

Or che cocente ed amorosa teda te con le sue fiamme


fuggi, ahi lassa, or chi
fia

il

core ?
,

mai che creda Che nel tuo crudo petto alberghi amore ? Ma se pur fuggir vuoi, lascia almen meco
L'

Me

anima
s'

il

cor che te ne porti teco.


ti

Deh
Il

alcuna piet

scalda

il

petto;

petto per

mio mal freddo e

gelato,

Per non turbar

Fa

forza al

la pace e il mio diletto mio destino empio ed ingrato.

Menami teco. che per suo dispetto Non mi curo cangiar fortuna e stato: E pormi a cosi lunga aspra fatica,
Pur che serva
ti

sia,

se

non amica.

Io verr teco, ovunque il sole ardente Con pi cocenti raggi arde il terreno; Ovunque 1' Orsa col suo lume algente Frena col ghiaccio il superb' Istro e il Reno

Ti servir per donna, o per servente


All' orror della notte, al ciel sereno;

fia periglio,

ov' io teco

non

sia

Vie pi contenta eh'

alla patria

mia

(1).

Manca per una particolarit, quella dei capelli che Armida vuol raccorciare perch il portamento si convenga
al titolo servile.

Non m'
poesia

occorso di trovar nulla di sosi

migliante nella

cavalleresca;

trova

qualcosa

solo nella famosa novella di


dello (II 9\ seco.

Giulietta e Ro?Tieo del Ban-

Giulietta
ella,

che prega
caro
il

Romeo

di

condurla
rac-

Io,

diceva

mio signore, mi

corcer la lunga chioma, e

vestirommi da ragazzo, ed

ovunque pi

vi

piacer andare, sempre ne verr vosco

(.1)

St, 60-63. Cfr.

Ger.

sf.

13-50.

Notato anche dal Vivaldi.

Cfr. inoltre Ger.

st. 60-H3:

n IV

305-330.


ed
tore

iSo

E
qual

amorevolmente
di

vi

servir.

pi

fido

servici,

me

potreste

voi

avere?

(i).

Malgrado

bisogna convenire che questa parte dell'episodio stata

molto elaborata dal poeta


v' pure molto del suo.
dell' episodio,

e,

se v' qualcosa degli altri,

Non meno

curato

il

rimanente
vi
si

ma

il

racconto virgiliano di

Bidone

sente quasi in ogni verso. Cominciando da Rinaldo, egli


si

comporta davanti ad Armida che piange e prega, precisamente come Enea, ed il suo contegno ha la stessa

scusa;
le

una ragione superiore che


cuore
(Cfr.

lo costringe a far tacere


le

ragioni del

En. IV 331-361):
affatto
st.

invettive

delle due innamorate sono

conformi

(Cfr.

En.

IV

362-392: Ger.
L'episodio

st.

55 V. 5-8 e

56-59)-

'oSS!

Eneide era stato precedentemente imi-

tato dal Giraldi nell' Ercole

{XVII 20
si

segg.},

forse

il

poeta l'ebbe presente, perch vi

trovano molte circo-

stanze corrispondenti ad altre dell'episodio della Gerusa-

lemme. Scelgo

le principali.

Aretia inviata a liberare


le altre

Ercole dai piaceri della regina Omphale: fra

cose

che essa dice all'eroe per scuoterlo dalla sua abbiezione

sono queste

Deh

avess' io in

mano

ora due bei

cristalli,

Di cui r un

te fanciullo a te scoprisse,
balli,

L' altro riposto ora tra giuochi e

Con

le

catene

al collo e

a le

man

fisse

Vergognarti

farei

dei tuoi falli

dalle quali
l'idea di

parole non

difficile

che venisse
la

al

poeta
di
di-

dare allo scudo incantato


il

propriet
si

struggere

potere della malia. Ercole

scuote alle pa-

li)

Questo luogo stato avvertito dal Moutegut, uou so


Op,
cil.

in quale

studio:

io l'ho tratto dal Vivaldi,

voi. II pag. 193.


role dell' austera

i8i
il

Giraldi
:

donna
il

ricorre

allo

stesso

paragone cui ricorre


Come
Souar

Tasso

corsier,

che 'n agio per


s'
il

la

pace

Stato sia luug'o tempo,


la

avvien ch'oda

tromba, tanto

suon

gli piace

Che seco

di legato esser si roda,

E E

star nel primier agio si gli spiace...


il

Che brama
col

cavalier, che su vi
far

monte

nemico a
alla

guerra s'affronte.
di

Passando ora

partenza

Ercole, egli

pure,

come Enea

e Rinaldo, dice all'amante che deve abbangli

donarla perch

convien seguire
:

gli

ordini del gran

Padre, ed aggiunge

Ma Da
Che Con

fili

mai che sian

rette queste

m >.mbre

lo spirto, fin

di

me

in

mai che piaccia al cielo, qiiesta vita i' mi rimembre

Non mi

uscir dal cor V ardente zelo

cui legati

fummo ambiduo

inserabre ctc.

Seguono quasi gli stessi rimproveri e le stesse invettive di Didone nell' Eneide; X eroe non si lascia commuovere ed Omphale, come appunto Armida,
Dal grave duol
Se ne cade
respinta

innanzi Alcide

Non

altramente che se fusse estinta,


(1).

Cosa che con dolor grave egli vide

Didone invece
(K Vedi Cant.
(2)

se...

oculis avertit et anfert

(2).

XVII

30, 41, 77,

8(),

85.

Notato anche dal Vivaldi.


i

Non

fa duoi)0 ch'io avverta che tutti

commentatori hanno notato

la

derivazione deircpisodio della Gerusalemme AixY Eneide, poich tanto evidente. Per lavori speciali su questo episodio vedi, oltre quello citato del Bilancini, A. Magliani, Lettera critica in cui si

paragonano insieme

tre episodi
e di lii-

di

Enea
e

Bidone

di

Virgilio, di

Ruggero

e di

Alcina dell'Ariosto,
altri studi

naldo

di

Armida

nel Tasso; lavoro di poco o nessun valore.

11 Solerti,

nella

recensione citata dellopera, del Vivaldi, indica molti


fu possibile consultare.

che non mi

Bidone

ad Armida non giovano pertanto n


invettive
di
:

le
:

preghiere, ne

le

parte

Enea

e parte

Rinaldo

Bidone, pi debole
alle

Armida

s'uccide:

Armida

ritorna

sue stanze
al

e,

nel furore della passione, promette la

sua bellezza
(st.

troncatore dell'esecrabile testa di Rinaldo

65), poscia, invocate con lingua orrenda le deit delil

l'Averno, fa sparire

castello

(st.

66-68)

e,

sovra

il

solito
(st,

carro, ritorna alla sua fortezza, nel lago Asphaltide


69-71).

La scomparsa
del terreno;
il

del castello e conforme a

quella

del

palazzo di Falerina: hanno luogo gli stessi scuotimenti


sole
si

offusca del pari;


la terra,

si

diffonde ugualil

mente

la caligine

sovra

ed infine rimane
13-15).

luogo

squallido e deserto (In7i. II v.


che, n^VC Innamorato,

Unica differenza
il

Orlando che distrugge


:

palazzo,

abbattendo l'albero da' pomi d'oro

nella

Gerusalemme
Il

Armida che
nosciamo

atterra da s stessa l'opera sua.


al

viaggio
lo

aereo quello di ritorno


di gi; quello

luogo
ci

di partenza, e

co se

che

rimane

da

sapere

Armida
cos
di

si

ferma definitivamente
ai

in questo

luogo e pone
risoluzione

un termine

suoi strani viaggi.


ci

La sua

vendicarsi di

Rinaldo

assicura del contrario; ed

infatti essa,

appena

arrivata,
il

aduna

suoi e viaggia alla

volta di Gaza, ove

Re

d'Egitto ha raccolto un esercito

immenso
del
d'

(st.

72-74).

Qui abbiamo l'ultimo tratto che completa l'imitazione


luogo ariostesco
e

che

risponde

agli

armamenti

Alcina per seguire Ruggero (Fur.


di gi accennato:

VI
il

12-13), ai quali

ho

entrambe lasciano
del

castello senza
s'

custodi. L' influenza per

Furioso

non

arresta a
il

questo punto

quel volare di

Armida
Tasso

sul carro e

tro-

varsi poi presente alla

rassegna
il

dell' esercito

egiziano,
il

richiama

il

sospetto

che

avesse
il

presente

viaggio di

Ruggero

suU' Ippogrifo e

suo arrivo in In-

luogo una rassegna (Fur.


i

i83

camp
vicini,

ghilterra, presso Londra, ove, ne'

ha appunto

69-89).

La sua fermata presso


da trascurare
nel

giardini di Logistilla (IV 61-63) ci indicherebbe la sosta

di
il

Armida
fatto

nel suo castello.

Non

inoltre

che tanto Armida che Ruggero cambiano


il

luogo di fermata
e

loro veicolo:

Ruggero
si

lascia

Rabicano
si

prende l'Ippogrifo, col quale


il

trasporta in Inghilterra;
nel
castello e

Armida abbandona
conduce con
altro

carro

volante
(i).

mezzo a Gaza

Fermiamoci
la la pi bella
Il

in questa citt
14-36).

anche noi ed osserviamo


la

rassegna (XVII

Questa

seconda e forse

che trovasi nel poema.


di esse

numero

non

caso

si

trovano

due

rassegne
nella

rv^V' Iliade,

due ViQVCE7ieide e quindi anche due


:

Gerusalemme, La ragione del numero poi chiara


gli eserciti

sono due

che

si

combattono e
i

di

entrambi

il

poeta ha bisogno

di farci conoscere

pi valorosi. Predalla
storia

scindendo dalla descrizione di Gaza


CaUffo d'Egitto e del suo regno
dalla cronaca di
(st.

del

1-8),

che

derivano
(2);
il

Guglielmo

di

Tiro e
del

dai

geografi
egizio

nella rassegna e nella

descrizione
del Trissino.

campo

Tasso segue
che
di

il

poema

Cominciando dal re
grandi
baroni

d'Egitto e dal suo soglio, per finire nei


lo circondano,

due scene

dell' Italia

abbiamo una riproduzione quasi esatta Liberata, in una delle quali


di

descritto Giustiniano che, coperto

un ampio paluda(Ital.

mento, guarda
a Belisario,

la

rassegna delle genti che egli afida poi


il
l'

come

re d'Egitto ad

Emireno

841

segg.); neir altra

imperatore stesso che, seduto sur un

soglio splendidissimo, presiede all'adunanza che

ha luogo

nel suo palazzo prima della rassegna


due viaggi
Fur.

(I

244 segg.). Esa70-71.

li) (2)

Cfr.

aerei:

71-72;

Qer.

XVI

Gugl. Tir,

IX

10;

Pomponio Mela De

gitu orbi I 8 e 17; Aloisio


I
4.

Cada-

mostu Navigazioni

I 56;

Lodovico Romauo Navigazioni


miniamo ora
le

i84

dell' Ila'ia

due

rassegne. In quella
cui
fa
lui

(Il

235 segg.), v'

Belisario

riscontro

nella

Geru-

salemme^ Emireno che come

duce insieme e cavalier soprano


Per cor per senno e per valor
di

mano

(st.

35).

Alla squadra che viene dopo quella di Adrasto ed


costituita dal fiore
<

della

regal

milizia

(st.

29)

ri-

sponde neir
di dodici

Italia

la

compagnia

del

sole

composta

compagni,
I

miglior cavalier

clie

avesse

il

mondo

n'

capo Belisario, come,


liberata

di quella della

Gentsahmme,
in
fine
Il

Emireno. Nella rassegna elV Italia comparisce Nicandra; in


quella della

Armida, che
le

collocata

perch arriva quando


quello che porta
II

schiere

sono
il

gi

ordinate.

carro su cui essa siede, ce lo dice


il

poeta, somiglia

giorno

descritto

da Ovidio (Met.
cavalli,

107- no), ed del pari tirato


le
ali

da quattro
(Cfr.

che
st.

hanno
34
(i).

invece di un corno
dello scettro a
e

v.

153:

Ger.
il

La consegna
del

Emireno ed
risposta
del

tenore

delle parole
(st.

califfo

della

cavaliere

hanno pure una corrispondenza quasi esatta nel poema del Trissino (I 888 segg.), ove, dopo la ceri37-40),

monia, hanno luogo parimenti


del

le

acclamazioni entusiastiche

campo

{2).

l'

imperatore ritorna, scortato dai suoi

baroni, al suo palazzo. Egli per


duci,

non

invita

mensa

come

il

nostro

Califfo

imitando

Agamennone

(II.

II 402 segg.).

(1) Cfr. (2)

pure

il

carro tirato dai grifoni iu Dante, Piirg.

XXVIII
alle

lOC segg.

Cfr. Jtal. 1 952-954:

Come

fornite fur queste parole (di Belisario)

L'eGer,

Bercito grid tant'altamente


(st. JO):

Che

hi

voce n'and sino

stelle

Tacque (Emireno):

e segu coi popolari accenti

Misto uu gran suou

di barhari strumenti.

Tra
i

i85

Armida

duci banchettanti nella tenda del re


fatta

pur essa or

capo d'una numerosa squadra.

Memore

della sua arte e


fattole

punta

di

continuo

dall'

oltraggio atroce

da Rinaldo, non vuol

lasciarsi sfuggire l'occasione


al re

di fargli del
storiella
(st.

male e snocciola
41-48).

ed

ai

duci una nuova


cos

Ho
n'

detto

nuova,
s'avvicina

per

dire;

ma
nella

novit

non ve

alcuna

n nella

storiella,

n
a

situazione.
dell'

Quest'ultima

moltissimo
si
i

quella
nella
(I

Innamorato,

quando
a
poi

Angelica
e

presenta
suoi

sala

ove

stanno

mensa Carlo
,

duci

20 segg,):

la storiella

mutatis vnitands, quella

stessa che

ha gi raccontato a Goffredo, senonch ora


assai

ravvicinata
il

pi

al

suo

sappiamo,
infatti.

racconto d'Elpidia
si

Armida non
i

presenta

modello che come neW Italia. Osserviamo ora come strumento


,
,

d'Ismeno per sottrarre col potere della sua bellezza a


Goffredo
cavalieri,

ma come donna
e,

offesa che implora

vendetta sul traditore dell'amor suo,


i

come Elpidia
colui

offre

suoi beni

Belisario e s stessa a

che

le
il

dia

ucciso l'assassino dei genitori; cos essa promette


braccio,
frirle
i

suo
of-

suoi servi e

la

sua

bellezza a
infedele
tra
i

chi

sapr
.

in
i

omaggio
primi

la

testa

dell'

Rinaldo
cavalieri

In
si

entrambi
offrono

luoghi sorge una gara


i

per

pi

forti:
:

Adrasto, nella Gerusa-

lemme;

Corsamonte,

nell' Italia
(st.

escono

contrastare

nella prima, Tisaferno

50);

nella seconda. Aquilino,

e nell'una e nell'altra entra

uno come paciere: neW Italia,


il

Paolo; nella

Gerusalemme,

re.

La

lite

risoluta
in

da

Belisario nella prima, dal

re

nella

seconda e

modo

uguale, giacch entrambi deliberano di dare la donna a


chi
si

render pi meritevole nella guerra vicina. (Italia

VI

313 segg.).

Mentre avvengono queste cose nel campo di Gaza, Rinaldo, colla solita nave e coi messi, giunge in Pa-


lestina.

i86

soli

gi notte: la navicella e la donna spariscono,

tre

personaggi

restano
il

sul

lido

deserto.

Un

oggetto luminoso attira


e

loro sguardo:

muovono
si

incontro

vedono sospese ad un tronco armi

novelle, tutte tem-

pestate di

gemme

e corruscanti, tra le quali

distingue
piedi del(st.

uno scudo
56-58).

istoriato

con mirabile

artifizio.

l'albero siede a custodia di queste

armi un vecchio

Se ben
prima
nel

vi ricordate,

Rinaldo, appena liberati


al

comarmi

pagni che venivano condotti prigionieri


di porsi in

re d' Egitto,
le

viaggio per Antiochia, depose

ch'erano sanguinose e ne deriv quel famoso scandalo

campo (XIV
necessit

52-53).

Da

quel

momento

il

guerriero

n' sprovvisto giacch, stando nel castello d'


v' era

Armida, non
al
si

di

possederne; ora
di

per che ritorna

campo, dov' duopo averne


fa sentire e
il

buone, questa necessit

mago

d'Ascalona,

uomo

previdente,

non

ha aspettato che Rinaldo tornasse; le ha apparecchiate da prima, e, custode severo, al sole e all' ombra le ha
vigilate e protette.

Io

non mi fermer a considerare


la

1'

opportunit del-

l'invenzione del Tasso, m' accontenter solo di dire essa


in

che

ha

barba lunga un mezzo miglio. Chi non ricorda,


rifornisce
di

Omero, Teti che

armi

il

figlio Achille,

che n' stato privato da Ettore, per cagione di Patroclo?

non rammenta ancora che fra quelle armi primeggia uno scudo, opera di Vulcano, e nel quale l'inclito
e chi

zoppo ha scolpito
luna,
i

il

firmamento,
le figlie

il

sole d'oro, l'argentea

campi

colti,
i

leggiadre di Grecia recanti


dell'

in odorati canestri

dolci

doni

autunno, e

1'

achea

virt trionfante nei giudizi e nelle travagliose opere della

guerra

Piacque

il

ritrovato del genio omerico e fu tosto

imitato. Virgilio fra gli altri lo adott serbandosi fedele


al

modello:

mut semplicemente qualche

particolare. Al-

r imitazione virgiliana di
del Tasso.
Infatti,
nell'
le

i87

si

Omero

deve pertanto quella


antecipa la sua
scudo, inclite opere
dalla reggia
si
.

Eneide, Venere

venuta
di

in terra

con

armi e con
di

lo

Vulcano, e quando Enea,


ella
1'

ritorno

di
e,

Evandro, giunge ov'


additategli
le

attende; gli

fa

incontro

armi

corruscanti,

che appende ad

una
(i).

quercia, l'abbraccia e vola via (En. Vili 609-616)

Il

Tasso ha

sostituito all'amabile

Dea,
(st.

il

mago

d'Ascalona.

Le

illustrazioni dello

scudo

66-84), derivano tutte


(x.

dalla Historia de' Princpi d'Este, opera di

B. Pigna,

storiografo pensionato di quella famiglia


fonte
s'

(2).

Di questa
presa la

valso pure
i

1'

Ariosto per far conoscere a Bra(3);

damante
vertite in

suoi discendenti

ma

egli

non

s'
1'

noia d'istoriare di quelle ciancie uno

scudo:

ha

con-s.

ombre

e ne ha affidato a Melissa

la spiegazione..

Tra

il

mago d'Ascalona

e Melissa v' differenza soltanto

nel sesso e nella vista, che pi acuta nella

maga

e s'in-

terna nel futuro; mentre, al solito, nel

mago

deboluccia,

come come

quella dei dannati nell' Inferno


il

dantesco.

Ma

sic-

poeta aveva ferma in mente l'indovina dell'antro


cresceva la

di Merlino, pi s'affannava a ricacciarla, pi

pertinaccia di

lei

nel rimanere, ed rimasta infatti,

ma

nascosta nel paludamento del mago.

Melissa

non
nostro

si

cura,

ed ha ragione, degli avi di


i

Bradamante
il

e pensa solo a farle conoscere

discendenti;

che fa

il

mago quando, montato


conduce Rinaldo
al

su

uno dei

soliti carri (st. 85),


(st.

campo

dei Franchi
il

89-94). Melissa, che nella caverna


il

non ha perduto

suo tempo, ha invece, durante

viaggio, cura di
trarre

inse-

gnare

alla donzella

il

modo come

Ruggero

dal

(1)

Gentili, Guastaviui, Ind. Magliabec. etc.


lib. I e II:

(2) Cl'r.
(3)

Ger.

st. 60-81.

Pio Rajna Fonti

deW Orlando

cap. III.


castello di Atlante, sicura

i88

le

che cosi non


al

recher tedio

(Fur. Ili 63-74). Arrivata

luogo designato, essa ab-

bandona Bradamantc
i

(st.

75),

come
nel

il

mago, Rinaldo

due messaggeri

(st.

96-97).

L' ingresso del guerriero

mattino,

come

quello di Achille

campo ha luogo neW Iliade (XIX


(st.

nel e
il

i ),

suo arrivo precorso dalla fama

97). Achille non ha

bisogno

di essa

per dar l'avviso della sua venuta; grida

terribilmente, indi discende, crollando l'asta dalla lunga

ombra, e
il

tutti gli

Achei accorrono

dalle navi per rivedere

forte

ed

inclito re de'

Mirmidoni. Ultimo giunge Aga-

mennone (II. V, 40-52); Goffredo all'incontro il primo che muove incontro a Rinaldo, il quale s' inchina e domanda perdono dei suoi errori (XVIII come fa pure
i ),

Achille, con la differenza che egli

non

s'inginocchia,
(II,

ma

si

mostra,

all'
i

uso suo, duro e protervo

v.

55

segg.).

Tutti due

guerrieri,

appena

arrivati si

accingono ad un'imi

presa grande, che

neW Iliade
(II.

di combattere
68); nella

Troiani,
di

ed voluta da Achille

v.

Gerusalemme,

superare gl'incanti della selva, ed imposta da Goffredo


(st.

2).

Iterate pi volte le rimostranze oneste e liete,

Rinaldo
festa.

torna alla sua tenda ed

ai cari

amici che
il

gli

fanno

Ma

il

poveretto non deve aver pace;


fargli

reverendo eremita
di quello

ha da

un discorsetto morale, sull'andare


il

del collega, e dargli qualche istruzione, circa

modo
fatto

di
la

combattere

g' incanti

della

selva,
(st.

dopo aver
6- io).

preghiera d'uso a Domeneddio

Qui abbiamo chiaramente un'eco

delle istruzioni

che

Melissa d a Bradamante per vincere l'incanto del castello


d'Atlante e togliere a Brunello l'anello famoso (Fur. Ili

66 segg.): la preghiera un'aggiunta che ripete la sua


origine dai

poemi omerici, ove

gli

eroi

pregano quasi
diffcile

sempre

gli Dei,

quando

si

mettono ad un'impresa


versario
(i).

i8g

monte
11-17).
in-

o devono scagliare lance o dardi contro un potente av-

Seguendo

gli

ordini del frate, Rinaldo va sul

Oli veto e prega; quindi

discende nella selva


1'

(st.

Questa ha ora perduto


cantata,

antico

orrore,

e,

sebbene
vi
si

ha un aspetto attraenti ssimo.


e,
il

L' eroe

entra

senza tema,
lentamente,
celli,

inoltrandosi, ode

un suono che

diffonde

voci umane, un misto

un
le

delizioso

mormorio d'un ruscello, il canto degli ucinsomma di suoni che rendono concento; quindi s'avviene in un fiume pieno
erbe e di
fiori

sponde

d'

che gira

la

selva tutta

intorno

(st.

18-20).

Par

di trovarci di
il

nuovo

nella

divina

foresta

del

Purgatorio e veder

poeta fiorentino vagare in mezzo


il

agli alberi verdeggianti, tra

canto degli uccelli, e

fer-

marsi

al < rio >

che

con sue picciol onde


1-36).

flette l'erbette

della riva

(Purg.
tutti

XXVIII
i

La

sosta

presso

il

fiume in
parizione:
d'

due

luoghi accompagnata

da un' apsorge

Matelda nella Divina


Gerusalcniie
(st.
i

Commedia; un ponte
Il

oro

nella

21).

ponte
castelli

sparisce

per

incanto,

come

tanti

che

ab-

biamo conosciuto, appartenenti


l'ispirazione

alle incantatricied ai

maghi:

evidentemente

derivata

dal

fiume stesso
del cavaliere.
si

e dalla ricerca ansiosa di

un guado da parte

Varcato il ponte, questo cade, ed egli mezzo ad una rigogliosissima vegetazione,


l'eterna primavera

trova in
dal-

sorrisa
il

che

abbella gli

Elisi e

paradiso
beatissima

terrestre; e gli alberi stillano miele,

come
(2),

alla
il

et

di

Saturno.

Ovunque
gli

il

cavaliere posa

suo piede,

fioriscono,

come

sotto quello di Serena

e gigli e rose,

una strana armonia

aleggia

intorno finch, pas-

ci)

Vedi per

es. II. I 39

41;

V. 1J5-120 e En.
v. 90.

IX

20J-209.

(2)

Claudiano Laus Scrcnac

Vedi pure Persio Sai.

II

;J8.


sando
piazza,

igo

non giunge in una gran dove un mirto gigantesco spiega intorno i frondosi suoi rami e una quercia apre il fecondo suo ventre e
di meraviglia in meraviglia,
figlia (st.

23-26).

la stessa situazione del

canto decimoterzo
il

(st.

38),

salvo che la scena ha perduto l'antico orrore e

cavaliere

non pi Tancredi ma Rinaldo. Anche l'albero colossale non pi un cipresso; un mirto o meglio un noce che sembra mirto (st. 37;. Accanto al mirto l'albero di
quercia che riproduce ora pi esattamente quello della
selva di Cerere, citato nel caso
di

Tancredi. Te carole

che
alle

le ninfe

v'intrecciano attorno corrispondono appunto


al

danze delle Driadi intorno

sacro albero di Cerere


le

che esse solevano abbracciare intrecciando

mani (Met.

Vili 741-779), come nel caso nostro Rinaldo si fa al mirto per troncarlo

fa
(st.

Armida quando
34).

Di
contano

alberi poi che abbiano la virt di figliare se

ne

parecchi

nei

poemi

classici

basti

per
nel

tutti

quello che d alla luce

Adone

che

alberga
11

suo

seno

la scellerata

Mirra (Mei.
le

503-514).

poeta per

ebbe presente anche


ov'ella

parole di Matelda nel Purgatorio,


generatrice delle piante della

parla della

virt

divina selva e della terra che

coucepe e

figlia

Di diverso, virt diverse legna.


(XXVIII
109-114;

Anche

il

rustico Sileno
(st.

composizione

30).

ha avuto la sua parte nella Era questo una piccola imagine di


si

legno scavato e ripieno di leggiadrissirae figure, che

poneva accanto

alle statue di NIercurio nelle

crocevie

(i).

(1)

Gentili.


Farsaglia
e

igi

nel

Rinaldo percuote, come Cesare nel luco druidico della

come
si

Erisictonio

bosco

di

Cerere,

il

mirto e non

lascia spaventare dalle false


si

apparizioni.

Troncato
al

il

mirto, l'incanto
(st.

dilegua e la selva ritorna

suo stato naturale

37-38). I

fenomeni che accomsono sempre quelli


castello di Falerina,

pagnano
stessi

la distruzione dell' la

incanto

che seguono

scomparsa del

cagionata anche questa dal taglio

dell'

albero da'

pomi
e

d'oro, eseguito da Orlando (Inn. II V. 6-15).

Dopo
tore
(st.

ci,

Rinaldo ritorna trionfante

al

campo
il

l'esercito tutto accoglie


40).

con entusiastiche grida

vinci-

T^^S^B^

CAPITOLO IX

CoBtrur,ione delle

macchine
-

E|nso(iio della

colomba
-

parizione dello anime

Ep80<lio delle streghe


di Salonioue
-

- Ultimo .lesalto - ApRinaldo salo sulle mnr -

Sue prodezze nel Tempio


citt
-

Caduta

di

Raimondo - Presa
-

della

Erminia nel campo Egizio - Suo incontro con Tancredi ferito - Coitcsia di Tancredi Fuga dogli Egizi - Fuga d'Armida verso Argante - Battaglia finale Sua riconciliazione con Rinaldo - Gotrcdo scioglie il voto - Coucluaione.
Stragi
-

Duello finale di Argante con Tancredi

Vafrino

Ritorniamo finalmente, dopo un


naggio,
al

lungo pellegrilasciato
in

campo

cristiano,

che

abbiamo
(XIII).

grandi angustie per


la costruzione di

la selva incantata, la quale

impediva

nuove macchine

Quest' impedimento, in grazia di Rinaldo, ormai

ri-

mosso ed
(st.

cristiani
il

possono soddisfare

al

loro

bisogno
opera

41-45).
io):

nostro Arcivescovo che qui fornisce la materia


si

(Vili

quanto
(st.

dice per dei saracini e

dell'

d'ismeno

46-48), deriva

pure dalla stessa fonte,

ma

da un luogo diverso, che noi gi conosciamo (cap. 13). Dalle cronache e, precisamente, da quella di Paolo Emilio
MoLTiNEDDU
-

I^onti della G. L.

13


(libr.
I),

194 --

tolto poi l'episodio della


alla

colomba

(st.

49-53^

(i),

mentre abbiamo un ritorno


Camillo
55-56); tranne
il

cronaca di Guglielmo

negli ordini che impartisce Goffredo a


(st.

Raimondo ed
12),

che quest' ultimo non fa prepoeta (Gugl. Tir. Vili


il

cisamente quel che dice


quale
si

mantiene pi fedele
che
i

al cronista nella descrizione

di quest'ultimo assalto
(st.

Franchi

danno

alla

citt
al

61-105).

Vi

difatti

l'accenno

alla

processione

monte Olivato
(st.

(Gugl. Tir. Vili 11)

nelle

preghiere
egli

di

Goffredo e nella
62) (2);
il

confessione

generale

che

ordina

trasporto delle macchine da guerra durante


(3);
i^
il

la notte (st.

63-64)

principio dell'attacco dato dagli

arcieri

(st.

68-69),
le

ripiego cui ricorrono gli assediati


i

per proteggere

mura contro

colpi dei

montoni

(st. 70),

nonch

la pertinacia degli assedianti


al

che non indietreg71) (4;.

giano dinanzi
II

grande pericolo

(st.

taglio delle funi e la caduta ruinosa della grossa

trave (che ha molta somiglianza con la torre che ruina

durante

1'

assalto che

Turno d

alla

citt

dei

Troiani

(1) Ecco le parole del ci-onista che traggo da ima veraione iu lingua t.oscan:v, per mancanza del testo: " Accade che volando una colomba sopra il campo. geyuUata da uno sparviere, de in terra et fu presa da'' nostri, alle ali della

quale

si

ritrov legata

una

lettera scritta in arabico, la


il

quale dichiarata in
.,

latino, notificava apparecchiarsi

soccorso per gli assediati


nella
st.
t

Tasso, Lett.
sii

17.

Di

iiucsto soccorso

si

fa ci-iuio dal poeta

ed h attribinto
(jnestri

re

d'Egitto che venne invece a

Geriisalemine
Tii"o, IX).

dopo che

era

gi?>

stata

conquistata dai Franchi. (Gugl. di


(2)
(3)
'

Die

igitiir statufa. de

puhlico decreto indictae snnt popitlo litanae...

Capo

12

Ad veniente

die

ad impngiandam urbcu praeflxa. ea noctc

quae dicm proximam praccedcbat.


ea parte die scqucnti, ob loci
ficere...

Dux

et

duo...

maiores comites... qiiod in


se posse pro-

inter portani machina et S. Sthepani et turrem angularem... parliculatim transtulernnt. (4) Capo 13 - Nostri... prolecli clypcis et obiectis eratihus, tam areubvs quam halistis tela immittentes frequentia et pngillaria contorqucns saia, ad miirum accedere nitebantur imperterriti... Cives a propugnacnlis stramine
et

munimen, non multum sperarent castellum... ad eam regionem, quae est

plenos

palea saccos suspenderant, restes quoque


eie,

et

tapelia, trabes ingentis.

magnitudinis pugnabatur.

e poi: pari studio

et

fervore non dissimili civitus im-


(En.
alla
il

195

(i);

IX

539 segg.), sono pure derivate dalla cronaca


cristiani lanciano contro
l'

quale spettano anche l'avanzarsi di Goffredo sulle mura;


i i

fuoco che

nemici

(st.

83-85);
(2);

il

turbine che rivolge

incendio verso gli assediati


(st.

l'episodio delle streghe

87-89)

(3;;

l'apparizione delle

anime

(st.

92-96)

(4);

la

presa della citt cella circostanza


il

di Goffredo che

pone primo
il

piede sulle
in

mura
(6).

(st.

97-

103)

(5)>

ed infine

rifugiarsi del re

luogo sicuro e

le stragi nella citt

per parte dei cristiani


invece
il

D'altra provenienza

breve

episodio di

Rinaldo che esorta


(1)

suoi a dar la scalata alle

mura

e,

Capo

16

Cives aiilem, vi praediximus, (rahes procerae longiludinit

et soliditatis

ninllae a

muro suspcndcrant.

ut

mnchhiarnm

ictus

eliderenl,

qnarian dtias nostri


suscipientes, infra

q^ii

erant in cnstcllo, praecisis funbus,


delulerunt. easqxie dernum ponti,
castello

qtibiis

erant

reWjatae, deiecernnt in terrain: quas, qui erant inferius.cxim niulto pcriculo

machinam
de

quem

stativi,

ut dicelur in

sequcntihus.

super inurum erexerunt, ad maiorem

snbieccrunt soliditatcm.

Ex

fragilibus enim pons contexlus erat lignis nec,

nisi horiim subicc.to adininiculo,


(2)

popxilum transeuntcm sustinerc potuissct,


inieeerimt
qui. slaite

Capo

18
et

Qui vero

in castello erant. hortante duce, in culciiram

bice

plenam,

saccos plenos

stramine iyncm

bomBorea

accensus, fumum intra urbem inturquchat culiginosum. quo istante 2n'oterviiis

qui murtim defendere tenebantur, ora rei oculos non ralentes


et

a2>erire, stujtidi

fnmidae caliginis turbati voragine, tnuri descruerc custodiam. caeteras viackinas (.3) Capo 15 - JSrat sane nostris eiterius una inter

diutg addiixerunt malcficas ut

quac stragem in popiilo civium operabatur viulliplieem; cantra qnam eum fasci narcnt.... quae dnm snis 2}*'(it:sligiis instarent super murum et ineantationihus, repente ex eadeni machina molaris
immissus. utramque illarum cum tribns puellis. qitae illarum gressnm fuerant

comitaltic. obirivit ci cxcussis


(4)

auimabus de muro

inferi iis deitcit craniiiies.

Capo 16-

de monte Olivcti milcs quidam

splcndidnm

ci

fulgentem

ventilando chjpeum signum dabat nostris legionibns ut redirent in d ipsum


et

congrcssioneni ilcrarent... Cfr. auclic Roberto Monaco, V.


(5)

Capo

18

Ponte iyitur

sic

ordinato,

primns omnium

tir

inclylus

et

illustris

Dux

Godefridus. reUqnos ut subseqiinntnr ex/iorlans.


est.

cum fralre suo

Eustachio urbem ingrcssus


(6)

Capo

18

Videntes ergo hostcs. qnnd nostri iiuiritm iani occupavcrant

et

Dux suum iam


Capo
19
-

iniroduxerat cxercilnm turres descrunt

et

moenia. ad vicorinn
plateas,

angustias se conferentes.

Porro dux

et

qui

eum

eo erant per

vicos

civilatis

et

strictis gladiis, clypeis tecti et galeis

iuncto

aginine discurrentes, quotquot


in ore

de hostibis reperire poterant. aetati non parcentes aut conditioni,


gladii indiffercntcr prosternebant.


a una tempesta di strali

196

72-79).
Il

poggiata una lunga scala, sale egli per primo, fra mezzo
(st.

primo germe

in Omero, ove descrive vSarpedonte, condottiero dei Liei,

che esorta

suoi a salir

le

mura
(i).

e s'arrampica insieme

con
per

essi,

mentre un nembo
V Italia, dov'
sale

di dardi e di sassi

piove di
credo
Napoli.

sopra {IL XII 290 segg.)


sia

La

fonte
l'

diretta
di
sulle
il

descritto

assedio
scala

Corsamente
esortando
verchio
tosto
e, si
i

per mezzo di una


seguirlo.

mura,
so-

suoi a

La

scala

per

peso

rompe

e tutti cadono;
di

Corsamonte per

si rialza

poggiata
I

nuovo

la scala, sale

con ardimento.

Goti ed

Giudei eh' erano

ai mei'li,

Con sassi e fuoghi e saettami e lance


Gli furo addosso, et ei col scudo in braccio

Sempre si ricopriva, Faceva andar tutti i

e con destrezza
lor colpi al vento;

E
S'

tanto in su sali che con la

mano
i

apprese a un merlo e p J vi pose

piedi.
60fi-612) (2).

(Hai. VII

Poche osservazioni ancora prima


finitivamente quest' assalto,
L' apparizione
delle

di

abbandonare dedalla

anime,

sebbene ispirata

cronaca, non ha relazione con essa che per la stanza ove


si

parla dell' angel Michele

(st.

92);

il

rimanente ripete

la

sua origine

AdCiS! Eneide,

ove ad Enea, mentre sta per


si

uccidere Elena che prega nel tempio di Vesta,


la

offre

madre Venere
nube
e

e,

rimproveratolo della sua ira inop-

portuna verso
la

la bella argiva,

disgombra dai suoi occhi


la citt dall'ime

gh addita Nettuno che rovina


le

basi;

Giunone che custodisce

porte

Scee e

Pallade

(1)
C^)

Cfr. Ger. et. 73 v. 5-6: //. Cfr. Ger.


et.
<li

XII

320-328.
631:

76 v.

1-2:

Hai. v. 629

Ei milla teme, anzi col scudo in

braccio,

Pieu

saette, che

parca una selva,

si

cnopre


che occupa
le

197

da un nembo,
(II

alte

rocche
ai

sfolgorando

mentre Giove infonde


620)
(i).

Greci forza ed ardire


1'

588-

Evidentemente

angel Michele tien

le

veci di
e

Venere;
il

Ugone

sostituisce Nettuno;

Dudone, Giunone;
innumerabile

vescovo Ademaro, Pallade:

la milizia

di-

visa in tre squadre e disposta in tre

cerchi concentrici,
(2)

un' aggiunta derivata da Dionigi Areopagita

da

Dante (Par.
(st.

XXVIII
C. II
IO).
l'

25-30).

La

lotta infine di

Solimano
Coclite

98)

ricorda

chiaramente

quella di

Orazio

(Liv.

A. U.

Le

stragi

che

esercito

franco

opera nella

citt
il

(XIX

29-50)

non sono che una


nell'

parafrasi di quel

che

poeta ha detto

ultima stanza del canto precedente.


il

Per questa parte ebbe certo presente


.e\VEneide,

secondo libro
la

ma non

ve n'era bisogno; poteva bastare


di

narrazione di
descritto
ciati,

Guglielmo
i

Tiro,

il

quale,

dopo aver
termina

minutamente

delitti atroci

commessi dai Cro-

le

innumerevoli uccisioni e

gli atti sconci,

dicendo:

Tanta erat per urhen stragcs hostium, tantaque


effusio,

sanguinis

ut etiam victoribus posset taedium et


>

horrorem ingercre

(Vili 20)

(3):

combattevano per

Domeneddio La menzione
!

del tempio

di

Salomone

(st.

33-38) e

delle stragi che vi

compie Rinaldo pure un derivato

della cronaca, salvo che

non
in

il

Rinaldo che
passo.

fa

le

belle

prodezze,
<

ma

Tancredi. Ecco

Conftigerat en7H

atrium

Templi poptili pars

maxima, eo qiiod locus in parte urbis esse videretur secretior, muro quoque et tiirribus et portis validioribus apprime communitzis : verum eis nihil fuga talis cotttdtt

(1) (2)

Anche Vlnd. Magliahee.


Op.
cil.

Gap.

15.

(3)

Vedi pure: Furioso XVII

1-16.


ad sahitem.
violenter

ig8

parte

Nam

statim

cum

maxima

txercitus

universi, illuc

domi?ms Tancredus se
stragem

coyitulit et

Templum
infinitas

ingressus, post

innumeram,
inclito,

auri et argenti et
abstulisse

gemmarum
20).

copias inde
l'

secum dicitur
cortese e

(cap.
!

Cos

operava

nobile cavaliere
Il

poeta ha fatto qui delle sostituzioni e delle sot-

trazioni:

ha
ed

sostituito,

per ragioni artistiche, Rinaldo a


la

Tancredi
universi

ha rimosso

parte

maxima

exercitus

dietro l'esempio di Virgilio che fa


la

abbattere
(En. II

da Pirro solo
insieme con

porta del palazzo di Priamo


si

472 segg.). Solimano che

rifugia nella torre di

Davide

gli altri guerrieri e col re (st. 39-41) un'in-

venzione del poeta, giacch questa torre era stata gi

occupata da Raimondo,

il

quale

fu

costretto

a cederla

in seguito all'elezione del re (Gugl. Tir.

IX

3).

Dobbiamo

credere per che

il

Tasso n'abbia avuto l'ispirazione da


si

queste parole del cronista, che


in cui
di

riferiscono al

momento

Raimondo
:

entra nella citt gi invasa dai soldati


(cives)
crai,
19).

Goffredo

<>

Hi

quoniam praesidium

civitatis in

vicino

constitutum

ex parte plurima se in arcm

contulcrunt

(cap.

La presenza per

altro in questo

luogo

di

un passo

virgiliano, ov' descritto

Panto che,
a
s,

scampato dai dardi degli Achei, cerca


al nipote, ai vinti dei,

un

rifugio

e dice cose in tutto corrispondenti

a quelle di Aladino
alla
il

(st, 40);

nonch l'accenno che


scena

fa

Enea

rocca (quam prendimus arcem), fanno sospettare che


alla circostanza la

Tasso abbia adattato

eW Eneide,

trasformandola profondamente.

Una
e

contaminazione della
{E?i.

scena della morte di Mezenzio in Virgilio


segg.) e di quella di Sarpedonte
lotte relative intorno ai loro
di

768

Patroclo, con le

corpi, in

477 ^^S^-)

rni

sembra

la

caduta di
43),

Omero (II. XVI Raimondo per il colpo

vibratogli dal Soldano

(st.

e la difesa disperata ohe

~
ne fanno
i

199

parte maggiore nella con-

suoi

(st.

44-46).

La

taminazione per
T.umerosi
i

da serbarsi a Virgilio essendo pi


le

rapporti che corrono tra

due scene,
sia

sia

per

qiel che riguarda la morte di

Raimondo,

per

l'atti-

tudine

del

Soldano

(st.

47-48),

che quella stessa di

Enea, espressa per

di

pi con lo stesso paragone [En,

789-Sio). La fuga poi dei pagani verso la torre (st. 48-49) rammenta quella dei Troiani verso le mura, incalzati da Turno (En. IX 756-759); ov' da notare che, tanto Turno che Rinaldo, non entrano nella torre e nella citt, l'uno perch distolto dall' insana brama della strage che lo

spinge ad incrudelire contro quelli che

gli

stanno a fronte

(v. 760-761); l'altro perch impedito dalla ritirata imposta

da Goffredo

(st.

50).

LTn episodio della presa di


duello finale tra

Gerusalemme

pure

il

Argante

Tancredi

(XIX
ed

1-26),

che
nel-

risponde

all'

ultima tenzone tra Achille

Ettore

\ Iliade (XXII 248 segg.) e tra Turno ed Enea

(XII 614-952/

(i). Il

chiaramente dal
neWdi

neW Eneide modo com' introdotto l'episodio deriva poema greco, giacch abbiamo anche
la citt

Gerusalemme

presa d'assalto; Argante sulle

mura, che risponde ad Ettore; Tancredi che viene ad incontrarlo e che fa riscontro ad Achille. Ala vi si
nota per

una grande trasformazione, non dovuta

al

Tasso solamente,

ma

anche a Virgilio, che

l'ha iniziata

e condotta a buon punto. Anche la protezione predi verso Argante contro le offese dei Franchi di origine omerica e corrisponde
all'

di

Tan-

(st. 57),

ordine che Achille


loc. cit.
v.

d
il
l'

ai.

suoi di

non offendere Ettore

(II.

205);

restante dell'episodio dipende per da Virgilio e dal-

Ariosto, che ha pur esso imitato

il

poeta m9,ntovano

Virgilio (1) Gentili. Guastavini, Beni, Comparazione di Omero, (U8Corso X, in Opere del 'Tasso curate dal Rotini, Voi. XXII).

Torquato


(Fur.
lungi

200

ha collocato
la la

XLVI
dalla

115
citt

segg.). Il l'asso

scena

ed

in

un luogo che, per

sua con-

formazione, corrisponde esattamente agli steccati in cui

avvengono
mitazione

il

duello

dell'

Eneide e quello del Furioso;


spettatori. Un'idi volgersi

ha per allontanato
a rimirar la
citt,

dallo spettacolo gli pure l'atto di


di

eW Eneide

Argante

prima

combattere con

Tancredi;

poich anche Turno, sebbene con diverso sentimento,

Butulos aspectat

et

urben

Cunctaturque rnetu telumque instare tremescit,


(En. XII 915-916

prima

di

combattere con Enea:

il

timore che possiede


I particolari

Turno

da Tancredi attribuito ad Argante.

del combattimento sono derivati in molta parte dal Furioso,


altri dal

duello tra Corsamorite e Torrismondo

neW Italia
cortese

Liberata,
di

donde
suo

certamente

tolto

il

tratto

Tancredi che, vedendo Argante privo


il

di scudo, getta
all'

anch' egli

(st.

9):

Corsamente consegna

av-

versario la spada, perch

svantaggio
oltre

(Ital.

XXI

non vuole che combatta con 315 segg.). La morte di Argante

che un'imitazione di quella di Turno (En. XII 951-

952) e di

Rodomonte

(Fnr.

XLVI
di

140)

pu essere anche

di

quella di Catilina in Sallustio (B. C.

LXI

4),

Facciamoci ora indietro


il

qualche passo per conoscere

personaggio che Goffredo invia a spiare nel campo Egizio


56-60). Si

(XVIII

chiama Vafrino, ed un uomo destro,


il

prudente, sollecito e che parla molte lingue:


rico quindi
('//.

Dolone omefar

X
si

324 segg.) assai migliorato. Questo peroffre

sonaggio che
cognizioni nel
al solito,

spontaneamente per andare a


greco, stato pure imitato,

ri-

campo

come

pedissequamente, dal Trissino che, attenendosi,


il

come pure

Tasso, al significato del

nome

greco, l'ha

20I

vile,

battezzato Frodino (Ital.


il

XXII

Tasso ha nobilitato

il

359 segg.). Ho detto che personaggio omerico, ed vero:

infatti

Vafrino non un ribaldo e un


e,

come Dolone;
prendere
entra nel

furbo ed ardito,
rete

non
e

solo

non

si

lascia

alla

da un Ulisse

da un Diomede,
tenda
i

ma

campo

Egizio, parla con

tutti,

interroga ed interrogato; spia


del
re;

dappertutto,

perfino

nella
fidi

vede Armida
di
gli

circondata dai suoi


questi

e scopre

feroci

proponimenti

contro Rinaldo; fa
disturbi

insomma quel che meglio


57-77).
altri

garba, senza

(XIX

In

tutto

ci

egli

riesce perch vestito

nel loro

come gli idioma (XVIII 59-60).


che fanno

turchi e perch parla

Di questi personaggi
d'

astuti,

pieni

d'

intelligenza

e
di

ardimento,
si

cosa somigliante
in pi d'un

quelle

Vafrino

fa

menzione anche

poema cavalleresco.
(i),

Nel romanzo francese, Jhcayi de Lanson


l'incantatore Basin, sotto le 'spoglie di

ad esempio,

un pellegrino, va

dal castello di

Lanson a Parigi per chiedere soccorsi a Carlo


(2\ Orlando invia Bernard

Magno: neW Entree en Espagne


fino alla citt di

Xobles a far una requisizione nel campo


in

nemico e questi va

abito

di

pellegrino

compie

il

mandato; nella Cha?iso)i dcs Saisnes

(3) infine,

Baudouin,

dopo aver ucciso lustamont, capo


le

dei

persiani, indossa

sue vesti

e,

siccome sa parlare
e

il

tiois,

cammina sconoaggirato a
di Sebille.

sciuto nel

campo nemico

dopo
fin

esservisi

lungo, penetra senza

timore

nella

tenda

Anche
lare

Brunello, w&V Innamorato, riesce perfino ad invo1'

ad Angelica

anello incantato
il

dal

dito, senza

che

essa se n'

accorga per

momento. Si

noti poi che egli


si

penetra nel castello di Albracca senza intoppo e vi

(1)

Leon Gautier, Les Hpopes Fran^aises,


pag.
439.
ihiil.

voi. Ili

pag. 265

sftgg.

(2) tbid.
(3j

pag.

673.

202

(i).

aggira tutto

il

giorno con la pi grande disinvoltura.

(Inn. II III 39-43 e

26-36

Fra
si

le tante

scoperte di Vafrino la congiura che

trama contro Goffredo, della quale ha spiegazione da


del seguito d'Armida, che lo

una donzella
riconosce

ha riconosciuto
tratta

per un atto suo proprio come, in Boccaccio, Messer Torello


il

Saladino

(2).

La congiura
i

semplice;

si

di trasvestirsi

da crociati

pi forti

del

campo
(st.

ap-

pugnalare Goffredo
Cos pure
xiqVC Eneide

nel furore della mischia


(II
le

87-89).
ai

386 segg.) Corebo consiglia


e,

compagni d'indossare
con
essi,

insegne dei Greci

mescolandosi
sconosciuto

farne maccello. Quest'artifizio

non

neppure nei romanzi. Nella Destrution de Rome ad esempio,


il

Saracino Lucafer indossa armi somiglianti a quelle del


il
il

conte di Savari,

pi valente campione de'

Romani;

compagni fanno
citt

somigliante ed insieme entrano nella


(3).

eterna

far strage de' cristiani


la

Chi pertanto

donzella che fa questa rivelazione?

E
da

Erminia che, dopo aver riconosciuto Vafrino, consigliata


lui.

abbandona

il

campo Egizio

ritorna a
fa

Gerusaviaggio,

lemme. La spiegazione
sua

della congiura la
le

in

ed allora pure racconta a Vafrino


la

sue sventure dopo

fuga

dal

campo

cristiano, dov' era


le

andata per

trovar Tancredi. Queste sventure noi

conosciamo; non

sappiamo per

1'

ultima e cio che mentre dalla dimora

del pastore s'era partita per ritornare al

campo

cristiano,
e,

una masnada

di predatori egizi la sorprese in


al

viaggio

condottala a Gaza, ne fece un dono


d'Egitto, che la pose al servizio

capitano dell'esercito

Noi abbiamo gi veduto


avventura presso
i

d'Armida (st. 90-91). come Erminia nella sua

pastori avesse relazione con Angelica,

(1)

(2)
(3)

Vedi iinclie Furioto IX 5 segg. Deeamerone (. 10 iiov. 9.


Gautier, Op.
cit.

voi. Ili pag. 377.

203

il

che n'aveva avuto una somigliante presso


caverna. Orbene, anche la figlia
di

pastore della

Galafrone, dopo aver

dimorato un pezzo col pastore, sebbene non sollecitata


dagli stessi motivi
di

Erminia, abbandona
(Ftir.

la

spelonca

per tornarsene in levante

XI

12).

Il

suo viaggio
quale essa

per disturbato dal castello d' Atlante nel

rimane prigioniera; ma, protetta com' dall'anello miraracoloso,


riesce

fuggire

prende

la via

d'

Oriente

(XII
la

20). Il

Tasso ha sostituito probabilmente


di Egizi,

al castello

masnada

per allontanare Erminia dal campo.


se ne trovano

Di queste masnade intanto


romanzi greci
e
il

migliaia
la
ai

ne'

della

decadenza. Esse corrono


fanciulle
i

terra

mare rubando
o

per

consegnarle

loro
allondi
al-

capi

per soddisfare

loro

piaceri.

Per non

tanarci molto, nel

Furioso, per

esempio, una

mano
(Vili

corsari ruba sul lido deserto Angelica e la


l'

conduce

isola d'

Ebuda, per esporla

all'

orca marina

64);

Isabella da malandrini rubata e condotta a una spelonca

(XIII 30; donde poi liberata da Orlando (XII

91);

due ladroni Rinaldo invola Dalinda (IV


infine

69);

da' corsari

sono anche prese, come Angelica, Olimpia (XI 59) e Cariclea, figlia di Persina, regina degli Etiopi (Eliodoro
Storie Etiopiche I\

Ritornando pertanto ad Erminia, mi conferma


r opinione che
il

neldel-

rapimento

sia

una conseguenza
di

l'avventura d'Angelica, l'incontro suo con Tancredi ferito


(st.

102-120), che fa

appunto riscontro a quello


20

Angedei

lica

con Medoro, che ha luogo dopo

la fuga dal castello

di

Atlante (Fur.

XIX

segg.).

Il

rapporto
infatti

poi
in

due incontri mi sembra chiaro. Abbiamo


trambi
presta
nella

en-

un
le

guerriero

ferito,

una

donzella che gli

ap-

cure un

terzo
il

personaggio

che

Vafrino,
21),

Gcriisalcmrne ;

pastore,

nel Furioso

(st.

Si

noti inoltre che tanto Erminia che Angelica sono fornite

204
di palafreni (Ger. st.

st.

104: Fur.

24);

che Angelica

si

vale per curare le ferite di

Medoro
s

di

un erba,

dittamo

o panacea

che

ha
lo

la

virt di

guarire prontamente;

e che Erminia,
(st.

non avendo con


al

dittamo e croco

113),

ottiene

stesso effetto

con parole potenti

maghe

Quanto
Non

famoso verso

scese, no, precipit di sella,


(8t.

104).

riguardo

al

quale

il

Serassi

i )

riporta

un grazioso anedistud

dotto, esso derivato da


libro

queste parole di Cicerone nel


(I

De Natura Deonim
est,

32):

Praecipitare

quidem

non descendere

(2).

La

cortesia di Tancredi nell'ordinare ai suoi che lo


seppellire Argante, perch' egli
col

trasportano alla tenda di

morto da

eroe, e perch
la

corpo

estinto

non ha

nessuna guerra, ha pure

sua

fonte, giacch

dessa
oratori
i

una traduzione
latini

della

nobile

preghiera

che

gli

fanno ad Enea, di permettere cio che sotterrino

corpi sparsi pel campo, giacch

nullum cum

vtctis

certamen

et

aethere cassis.
(En.

XI

lOl-lOl.

E questa intanto l'ultima cortesia dell'amabile guerriero


che
tutti

cronisti magnificano a cielo e che l'Arcivescovo

chiama
fu

vir

fer omnia commendahilis


? no,
il

(3)':

ma
l'

Tancredi
la

veramente quello che noi conosciamo leggendo


da vero. Se volgiamo
Tancredi purissimo, cortesissimo ed

Gerusalemme
agli atti suoi,

attenzione
ol-

(1)

Vi\a di T. T. voi, I pag. 292. L. Bioudi, Illustrazione iVun vergo di T. Tasso

(2)

(m Giornale Arcadico,

toiu. Vili, 1>!20).


(,3)

II 15.

Vedi pure

III 19.


tremodo

205

che
era

gentile, diventa quello

veramente, un

uomo
noter

litigioso quant'altri mai, ambizioso, avaro, crudele,

una delle sue prodezze (i), compagni e specialmente quella con Baldovino presso Mamistra (2); e gli atti di libidine commessi durante l'assedio di Antiochia (3), per
incontinente.
fatto
di

Ho

cenno

ora

le

liti

coi

suoi

tacere delle altre sconcezze descritte nelle cronache e da

Raul de Caen, suo biografo {\), collocate quasi fra le gesta Quanta differenza dal Tancredi della Gerusalemme, d' animo squisitamente gentile, prode, cortese, ricco di
gloriose.
tutti
i

pregi che fan bello un perfetto cavaliere!

inutile

ricercare nella storia


solo
la

una figura
fiore

cos nobile e cos gentile;

poesia

cavalleresca
il

soltanto: Tristano;
virt,

pu darcene una, ed una dei cavalieri, adorno di quattro


:

dezza,

come di quattro fulgidissime gemme lealt, proamore e cortesia: e Tristano ebbe in mente il poeta
il

foggiando

suo splendido eroe.


al fianco di
(i

Ed
mondo
nel

ora lasciamo che Tancredi riposi


e sotto gli sguardi innamorati di
le

Rai-

Erminia

18-120);

che Vafrino riferisca a Goffredo

grandi scoperte fatte


Goffi edo deliberi,
ai suoi le
(st.
il

campo Egizio
la

(st.

120-127) e

che

per sventar
e
di

congiura, di far mutare


la

insegne
e

uscire
alla

contro

nemica gente

128-13 11);

veniamo

grande battaglia che chiude


la bella

poema (XX).
allontana per
Il

Prima per rivolgiamo un ultimo sguardo ad Erminia.

Da

questo

momento

fanciulla
la

si

sempre

dalla scena e noi

non

riveriremo pi.
farla
finire

suo

creatore che non sapeva

come
16);

monaca,

come Dalinda {Fur. VI

o sposa di Tancredi, come

(1) (2)

Vedi pag.

197.

IH
VII

21. 13.

(3)
(4)

Gesta Tancredis.


Angelica
accanto
di

2o6

Medoro (Fur.

XIX

2^^

(i);

l'ha

abbandonata

al

suo

diletto, forse

per dimenticanza, forse per

lasciare ai cuori gentili di foggiarle

una sorte degna


Tasso

della

sua bont e della sua bellezza.

Quanto
mesi dopo
miglia
pi
1'

alla battaglia finale, ci dice

il

stesso,

che essa deriva dalla storia e che ebbe luogo


espugnazione
lontano

alquanti

di

Gerusalemme ed alquante
evidentemente
intende

(2).

Egli

parlare della famosa battaglia di Ascalona, avvenuta fra


gli Egizi e
i

cristiani e descritta

ampiamente

dai cronisti
di Tiro

delle
10-17).

crociate, specialmente

da Guglielmo

(IX

Ma

a dire

il

vero

la descrizione della
1'

Gerusalemme
di

poco o punto corrisponde a quella che


gli
altri

Arcivescovo e

cronisti

fanno

del

gTande__combattimento
sono
la disposizione
il

Ascalona
truppe e

:^^uniche somiglianze
la

delle

forma

dei

primi attacchi. Per


gli

rimanente

Torquato ha avuto senza dubbio sotto


Tiro (VI
pertanto
segg.) ed
particolari.

occhi la bat-

taglia finale di Antiochia nella cronaca di


1

Guglielmo

di

il

libro

XVII A^W Iliade. Badiamo

ai

Nelle prime tre stanze la situazione

conforme a

quella A(AX Eneide (IX 25 49), ov' descritto l'esercito di

Turno che s'avanza ed


torre
lo

Teucri che dalla sommit della

scoprono, per

la

gran polvere che solleva nel


ai

viaggio. Enea, partendo, aveva imposto


attaccare
il

Teucri di non
le

nemico,
(loc.

ma
cit.

di

proteggere soltanto
questa

mura
ha

ed

il

campo

40-43):

ingiunzione

un'eco nella deliberazione di Goffredo di non attaccar la


battaglia innanzi
1'

alba del

giorno seguente. Pu darsi

per che derivi dalla cronaca di Roberto


racconto della battaglia di Ascalona, dice:

Monaco
s

che, nel

Rex... die

iam

(1)
*2)

Tasso

Leti. 75.
.,

K..

207

transacta aurora solito


excitavit
il

advesperascente, voci/erari praecepit per universum agmen,

ut omnes qidescerent
bello

et primo diluculo consitrgercnt, seque

praepararent

Nocte

igitiir

clarior incanduit et nostros a

somno

(st.

45)

(i).

Ma

ora ricordiamoci che GoiFredo e


cui

suo esercito sono

dentro Gerusalemme, di
torre
,

rimane da occupare una


il

vigilare

la
i

quale
fedeli
6).

grande capitano
di

lascia

Raimondo, con
richiama
alla

tutti

accorsi

Soria

ed

uno

stuolo di Guasconi

(st.

Questa circostanza appuntc> mi


Antiochia, che vien
di gi dai crociati.

mente

la battaglia di
citt,

data a una porta della

occupata

Raimondo non ha

parte nel combattimento, perch deve

invigilare la cittadella che ancora in

mani

del

nemico
si

(2).

Uscito l'esercito franco da Gerusalemme,


dinanzi al

schiera

pagano

nell'ordine dato dalla cronaca dell'Ar-

civescovo, nella battaglia di Ascalona, Tancredi e

Raitolti
di-

mondo sono
affatto

presenti a quella pugna,

ma il Tasso li ha
seguono. Ta

per dar luogo agli episodi

che

sposizione dell' esercito pagano conforme a quella del

Franco

(st.

22-2-^],

e ci contro la verit storica. stessa

L' allocuzione di Goffredo ai soldati quella


di

Cesare nella Farsaglia (VII 250-329),


14-20).

meno pochi
e sereno
(st.

par-

ticolari (st.

Anche

il

lampo lucido
il

che
1)

scende dal cielo e par circondi

capo di Goffredo
il

20-2

ricorda la fiamma che circonda


lulo, nelV

capo

del giovinetto

Eneide

(II

682-693), e

quella

che

avvolge

la

chioma

del fanciullo Servio e che Tanaquilla


lieto

interpreta
I 39).

come un
(1)

presagio del futuro regno (Liv. A. U. C.

Libro

XX
in

(in

Bougars pag.

77).

(2i

Dominum autcm comitem Tolosanum.


,

aeyriludine raida ptriculosius

rebelles erant in praesldio (Gugl. Tir.

illos qui adhuc VI 17}. Le parole ueariiujiiue valido riproducono la condizione di Raimondo anclic nella Gerusalemme. Si noti che in compagnia di Raimonlo stanno anche qui i fedeli, gli .immalati ed i

lahoranteni

urhc dimiserunl ad eins ctistodiam. cantra


'

,.

vecchi.


Un
e

2o8

gran parte
ai

miscuglio di elementi, derivati in


1'

dalla

Farsaglia, pure

orazione di Emireno

suoi soldati

specialmente

la

prosopopea della patria che prega


che nell'orazione
(1).

(st.

25-26), la quale corrisponde a quella

di

Pompeo

alle

sue

legioni (Phars.

VII 369-372)
1'

Il

contenuto poi delle stanze che descrivono

aspetto dei

due
dato

eserciti e la zuffa,
il

dopo che
(st.

1'

armata cristiana ha

segno

dell'attacco

28-31),

una

rifioritura

delle parole dell'Arcivescovo nella descrizione della bat-

taglia di Ascalona, nella

stessa circostanza

(IX

2).

La

descrizione della
alla
(

pugna comincia
32),

colla solita in-

vocazione
virgiliana

Musa

(st.

alla
),

maniera
tosto
si

omerica e
fa

En.

XI

664 segg.

innanzi
le

Gildippe che sta a rappresentare


stesse grandi uccisioni
(st.

Camilla

compie
Il

32-35: En. loc.


il

cit.).

Tasso
per

per accompagna

alla

guerriera

suo sposo, e ci

consiglio naturale della condizione di Gildippe


,

che non
stessa

com.c

Camilla, una

vergine
il

guerriera. Questa
alla

condizione ha condottto

poeta
(st.

scena commoventis-

sima della morte


le

di Gildippe
si

94-100) che, malgrado

somiglianze che

potrebbero trovare con altre scene

di morte,
d'

piena di affetto e di novit. Assolutamente

invenzione del

poeta

mi sembra

poi,

non

la parte-

cipazione di
di

Armida alla guerra, ma la sua risoluzione andare ad oste a Gerusalemme per uccidere Rinaldo, e
i

vani tentativi che essa

fa

per riuscire a scagliare


dal

al
1

guerriero
7)

un dardo
la

(st.

62-68).

La sua fuga

campo

(st.

ha per

una lontana somiglianza con quella


segue come Antonio
in

di Cleopatra(2).

Rinaldo

la bella regina (st. 121) e giunge un bosco, ove ha luogo una scena commoventissima. Armida, non essendo riuscita ad ottenere l' amore di

(1)
(2)

Guastavini. Gentili, Ini, Magliabec.

Vedi Eneide Vili 685 segg.

209

e,

Rinaldo, n

la

sua testa, delibera di morire


i

scelto lo

strale pi fulgente e forte, tra

tanti
si

che ha nella faretra,


precipita da tergo
126-136).
Ciriffo Cal-

se lo

appunta
lei,

al seno,

ma

Rinaldo

su di

la salva e si riconciliano (st.

Una

scena somigliantissima
(I

si

legge nel

vaneo di Luca Pulci


dal suo amante.

2-24).

Paliprenda, abbandonata
era

Guidone

di

Xerbona, quando
in

gi
e,

gravida del povero

Avveduto, ripara

un bosco
a lungo
e dice
:

avendo

in
si

animo
volge

di uccidersi,
alla

dopo

essersi
in

la-

mentata,

spada che ha

mano

Rigida, cruda e dolorosa spada,

La

qxial

Guidone in Aring'a mi porse

Pietosamente prego che tu rada.


Cosi piangendo poi la

mano

scorse

Per darsi morte

Non

era ancora

il il

suo termine giunto,

Ch' ella dovessi

mondo abbandonare

E come piacque a Dio, quasi in quel punto Quando volea la spada insanguinare, A caso ivi un pastore sopragiunto Et grid forte, donna che ^aloi fare, Che cosa questa ? e che pazzia ti tocca ?
Non
Il

vo' per nulla che tu sia

sciocca

(1).

Tasso, da gran

poeta,

ha
1'

sostituito
fatto suo

al

pastore

Rinaldo, amante di Armida, e

ha

salvatore.

Ai congiurati contro Goifredo non


sorte di quel che lo sia stata a

pi propizia la
ai

Corebo ed

compagni,

quando, riconosciuti dai Greci, furono inseguiti e fatti a pezzi

(En
si

II 422-430).

Goffredo dopo averli

disfatti (st.
le

44-46)
alla

mescola nella battaglia ed incoraggia


lo stato del

schiere

pugna:

campo

miserando ed

offre lo stesso

spettacolo di quello dell' Eneide, ove

Messapo e Camilla

ti)

Cfr.

anche Alamanni, Girone

118 segg.

2IO

XI
597-635;
e
(st.

fanno strage de' Rutuli e de' Troiani (En.


(st.

47-53). Il sopravvenire di
il

Rinaldo col suo drappello

l'impeto con cui assale

campo nemico
nella

53-60) sono da

paragonarsi coll'irrompere improviso di Solimano contro


la

schiera

di

Boemondo,
201;

battaglia

di

Antiochia

(Gugi. Tir,

VI

alla

quale mi sembra che appartenga


il

pure

la sortita di

Solimano,

quale abbatte Raimondo,

soccorso tosto da Tancredi che esce a combattere nudo

ed ammalato. Queste scene del resto hanno anche


zione con quelle del libro

rela-

XVII

dell' Iliade,
il

gi citato,

ma

sono talmente trasformate che


difficile.

farne

un confronto

sarebbe lungo e

Un
e

rapporto evidente col combattimento tra Turno


il

ed Enea (En. XII 614-952) ha

feroce duello tra Rinaldo

Solimano

(st.

102-108), al quale proposito

da osser-

vare che tanto Enea che Rinaldo uccidono

loro nemici
la

per disposizione divina, giacche Giove

ha decretato

morte

di

Turno,

Solimano che uccise Sveno,

deve

perire per la stessa sua spada, posseduta ora da Rinaldo

(Ger. Vili 36).

La fuga
provero
di

dell'esercito egizio

naturalmente, derivata
fonte
il

dalla cronaca;

non spetta per


al

alla stessa

rimi

Emireno
(st,

porta

bandiera

che

segue

compagni
fa

fuggitivi

iio),

poich una fedele tradu-

zione del rimprovero che in una circostanza somigliante

Annibale
(i).

al

vessillifero

che

fugge,

nell'

Africa

del

Petrarca

Un'imitazione della morte di Mesenzio (En,


poi
quella
di

881 segg.)
(st.

Emireno, per mano


alla
fine. Il

di

Goffredo

138-139).

Ed eccomi
1'

valoroso

Buglione ha coronato

opera

sua

e
il

pu con ragione
voto;

adorar la gran tomba e sciogliere

ma prima
ademp

di
di

compiere questo sacrosanto dovere, che

egli

(1)

Lib. VII. Guastavini. Geutili.

fatto

quando

cinto di ferro e di gloria entr in Gerusa21),

lemme

(Gugl. Tir. Vili

ha da

far grazia
e
cinto, e

ad Altamoro
rimandarlo

che da cento

lame ripercosso

senza l'oiferto riscatto alla sua donna pietosa, rinnovando


cos la scena omerica di Licaone che implora
la

da Achille
64-114);
la
di-

vita

offrendo

immensi
e
il

tesori

(II.

XXI,

quale scena, rifatta da


v'enuta ora pi nobile

Virgilio

(En.

523-536),
il

commovente per
perdona
(st.

generoso

vincitore che sprezza

riscatto e

i4o-i42j(i}.

Il

poema termina come


;

comincia, con un'imitazione


spetta appunto la parte
fonti
si

classica

ed

alle fonti classiche

maggiore del suo contenuto. Fra queste


primo posto V Eneide,
che nasca
;

tiene

il

dalla quale
in

il

poema

pu dire
Bclhini

vengono

seconda

linea le

Metajnorfosi e
il

l'epopee posteriori, cio la Earsaglia, la Tebaidc e

Punicum

di Silio. In confronto

ai latini,

il

poeta ha poco
specialmente

profittato dei

poemi greci
s'

egli si attenuto

a quelli di Omero, di Q.
l'epopee omeriche

Calabro

e di Apollonio.
didVC Iliade,

Fra
ma,

valso di preferenza
il

intendiamoci, non sempre direttamente,


attraverso
infiniti
il

pi delle volte
il

rifacimento del Trissino, verso

quale ha
ragioni,
il

obblighi.
;

Trovare
il

di

questo fatto

le

difficile

forse

Tasso ne studi l'opera perch

primo
inven-

e pi importante frutto del

nuovo

indirizzo che alla poesia


le

epica aveva dato

il

suo autore, e trovandovi

zioni del Meonio gi rimaneggiate, ne profitt per una nuova e pi agevole trasformazione. Comunque, ?i\V Ilalia Liberala devo molto e in ci sta, a mio avviso, uno dei

pi grandi meriti di quest'opera infelice.

142) lispeccbiii quella di (1) Gentili. La nobile risposta li Gottrcdo (st. Alessandro a Parniione, nel De Bello Alessandrino di Q. Curzio; e in un modo somigliante risponde Henier a Carlo Ma.uno noi romanzo (lerars de

Viaiie (Gautier

Op

cit.

voi.

IH

pag.

90).


Fra
gli

212

da cui ha attinto
:

scrittori trecentisti quelli


il

pi largamente sono Dante e


valso in

Petrarca

del

Boccaccio

si

paragone pochissimo.

Altrettanto

pu

dirsi

della letteratura cavalleresca anteriore al


riosto,

Boiardo e all'A;

contrariamente

alle opinioni di alcuni illustri critici

si

spiega. L'intento dell'autore era di

comporre un poema
let-

epico che potesse competere con quelli pi famosi della


terattura greca e latina, quindi

doveva porre ogni suo studio


genere che
del-

in essi specialmente e negli altri dello stesso


l'antichit ci

ha tramandato, ed occuparsi ben poco

l'epopea cavalleresca, per la sua natura, molto disforme


dall'epica classica.

fece di fatto

cos

l'elemento

ro-

manzesco entr non cercato


perch allora
dello sviluppo ed
le
Il

nella composizione del


al

poema,
culmine

la letteratura cavalleresca era


il

suo contenuto era penetrato in tutte

menti in guisa che non era pi possibile allontanarlo.


poeta tenta di sfuggirlo, e n' prova
lo sforzo

che egli

fa

per temperarlo, mescolandovi reminiscenze

classiche

e ponendogli attorno

un numero
gli

infinito

di

ornamenti.
fonti
origi-

Questo elemento per non


narie
altri

viene

dalle

ma

d.di\V I)ina>norato

e dal Furioso, nonch da pochi

poemi romanzeschi
ci

italiani di

maggior grido
il

dei

romanzi francesi
il

occorso di citare appena


al

Merlin e

Lancelot dn Lac, appartenenti


e del ciclo di Carlo

ciclo

della

Tavola

Rotonda;
la fine,
sit.

Magno

solo alcuni verso

pi per grazia di paragone che


fa

per vera necesil

meraviglia

perch spendere

tempo
il

nella

lettura di opere cos

lunghe e noiose,

se

Boiardo

l'Ariosto gli offrivano lo stesso contenuto in forma pi


e pi artistica?
ci

vaga
e

Ai

critici

suaccennati fece sensazione tutto


si

che di estraneo all'epopea classica

trova nel

poema

pensarono tosto ad una grande usurpazione dalla letteratura


cavalleresca antica, dimenticando che questa
trasfusa ne'
si

era tutta
Gericsa-

poemi

italiani,

e che ci che

nella


lemme ha l'apparenza
rimaneggiamento
lemento
lirico

213

da un
c-

di

romanzo, molte volte un abile

di elementi classici, avvivato


la

abbondantissimo, di cui

fonte pi diretta

e lo stesso poeta.

Ma

forse a

me

saranno sfuggite cose


;

che potrebbero anche distruggere questa opinione

atten-

diamo quindi che

altri le

raccolga, e intanto

veniamo

a parlare delle cronache.

Non
si

dir un'eresia affermando che sono pochissime


il

quelle che

poeta conobbe e pi
lo stesso

poche quelle

di cui
alla
fa-

giov.

Dice

Michaud, nell'Introduzione
per

sua Bibliotheque des Croisades, che dur un'immensa


tica

per rintracciare
;

quelle di cui
se

si
il

serv

la

sua

Storia

non

dunque meraviglia

Tasso non conobbe


cio,

che

le

poche che ricorda

nelle sue opere,

quelle

dell'Abate Uspergense, di Guglielmo di Tiro, di


^^[onaco, di

Roberto
di

Paolo Emilio e
di

di

quel
.

Rocoldo Conte
Fra queste
il
,

Prochese,

cui

abbiamo

parlato

per

quel che riguarda la Gerusalemme, tiene


quella di Guglielmo,

primo posto minor


conto

come

lo

prova

la

presente ricerca.

Queste

le fonti

pi importanti:

le altre d

sono tante e cos varie che non possibile


Ora, tutto che son venuto dicendo

classificarle.
la

mostra come

Gerusalenme
altrui

sia in

molta parte

il

risultato di

elementi
il

abilmente

fusi.

Che
:

ci
egli

debba scemare

merito

del poeta a

me non
l dal

pare

che era di
tissima
:

suo potere.
la stessa

essa,

come
le

non poteva darci quel L'umana fantasia limitanatura, non fa che riproVi

durre di continuo

sue creazioni, distinguendole solainfinite differenze.

mente con piccole

ma

un

patri-

monio comune d'imagini e di concetti che le menti rimaneggiano senza posa, dandogli una disposizione sempre
diversa
e

presentandoli

sotto
;

nuovi aspetti
e

tutto

il

merito sta in questa operazione

che

il

nostro

abbia

fatto ci lodevolmente lo afferma da secoli l'ammirazione

-universale.

14

altri.

Non pu

del resto partorir biasimo a lui (jucllo

che non ha fruttato un rimprovero agli


quel

Tutti

in

tempo imitavano, compreso


ha mostrato
il

l'Ariosto, la portentosa

fantasia del quale

Rajna quanto
nel

sia nel

fatto inferiore a quel

che in apparenza.
risorgimento
e
latina,
le

Tutto ci trova una spiegazione


delle grandi opere
quali,

della letteratura
la meraviglia,

greca

insieme con
la

avevano generato

nelle

menti

persuasione che nulla vi fosse pi da inven-

tare e che abbisognasse quindi rifare con

nuova

arte

il

gi fatto

donde appunto

l'uso della contaminazione,

che
cosa

nella Gerusalcmvie talvolta

degenera

in abuso.

Una

solamente
la

da

osservarsi

riguardo

quest' ultima:

poca variet dei luoghi usurpati,


si

contrariamente a

quanto

vede nelV Innamorato e nel Furioso. Le stesse


ri-

imagini, le stesse invenzioni, le situazioni somiglianti

corrono molte volte

inducono nel sospetto che l'autore


l'acri-

avesse veramente quella povert di fantasia di cui

cusa

il

severo Galileo

ma

in questo caso

conviene

cordare che non pu la

fantasia

muoversi liberamente
limiti difficili

quando
rimossi,
epico, e

ai suoi voli si

oppongono

ad essere

come

quelli delle leggi aristoteliche sul

poema

quando gl'intendenti tengono a queste leggi pi che non all'arte, come appare ad evidenza dalle tanto famose Controversie sulla Gerusalemme. Ci che era concesso all'Ariosto

non

lo era al

Tasso

il

primo poteva
conalla di-

tener dietro alle pi matte fantasie, senza tema di

travvenire alle regole

il

secondo dovea badare

gnit e alla natura del

poema

epico, cui tutto ci ripugli

gnava, e un atto di ribellione


giurie pi
vili

avrebbe partorito
la

in-

ed attacchi pi inverecondi, che

Gerusi

salemme, cos com', non abbia suscitato.


variet lo provano le sue Lettere

che egli

affannasse con tutta l'anima per dare al suo


;

poema pi ma invano rompeva


:


sempre
cezioni.

215

ricascava nelle prime conci

allo stesso scoglio e

Non
il

del
;

resto
v'

solamente
1'

che

noi

dobbiamo
fondo dei
alle

guardare

anche

arte,

nella

quale
pro-

appunto sta

vero merito del poeta. Ammiratore


egli

classici,

non perdonava a

fatica per dare

sue invenzioni quella determinatezza e precisione che

in essi

ammiriamo, senza preoccuparsi gran

fatto

che

la

materia che maneggiava fosse propria od

altrui.

Ritorsur

nava

le

cento volte su una parola, su un'immagine,


tutto

un

verso, perch voleva che

avesse

forza, suono,
i

novit, e da ci le ardite inversioni del periodo,


chetti di parole,
i

giuo-

bisticci.

Al concetto grande

dell'arte

si sposava quello dell'epopea, di cui egli aveva in mente un'immagine sublime e s'affannava per riprodurla in tutta la sua grandezza e solennit, in tutta la sua bellezza, dando

al

verso un'andatura grave e un'insolita armonia, e torin mille guise

mentando

ogni parlicolarit del suo poema.


questa
usc
lotta

Da

questa smania della perfezione, da


il

ad
vit-

oltranza tra la materia e


toria,

pensiero, egli

con
egli

ma

esaurito di

mente
il

e di spirito. Tutto
il

ha
il

trasfuso nell'opera sua;

suo ingegno,
di

suo

sapere,
e

suo cuore, e

al di

sopra

tutte
la

le

usurpazioni

di

tutte le imperfezioni, aleggia

poesia gagliarda della sua


in-

anima, che d
dividualit ed

ai

personaggi che vi operano una forte


fascino misterioso, e a tutto
il

un uno straordinario vigore ed una meravigliosa


che lo rendono,
ingegno,
il

poema

attrattiva

fra

pi

grandi

capilavori dell'umano

pi diletto al nostro cuore.

^-

ir'

INDICE
PREFAZIONE
Capitolo
Pag.
Titolo
del
ix

poema - Protasi - Dedica Invocazione - Macchina del poema - Dio rimira dal cielo
I
i

principi cristiani
-

Elezione di Goffredo
-

Rassegna

Ismeno

Episodio di Olindo e Sofronia

Clorinda
-

>

Captolo
gante
-

II

L'esercito cristiano in
di Alete
-

Emaus
di

Amba-

sceria di

Argante e
Il

Orazione

Alete

Ar-

campo giunge a Gerusalemme Aladino ed Erminia sulla torre - Lo stuolo che ritorna da far preda - Dudone - Sua mortt^ - Esequie Capitolo III - Concilio infernale - Plutone - Idraotc Armida nel campo cristiano - Sua storia Contenzione fra Rinaldo e Gernando - Rinaldo abbandona il campo - Goffredo - Elezione de' campioni di Armida - L'arAlete
. . .

>

31

mata

d'

Egitto

Sfida di

Argante
al

Suo duello con


>

Tancredi

49

Capitolo IV
fuga
di

Erminia va
i

campo

dei Franchi

Sua

Capita tra

pastori

Tancredi nel castello

Armida
-

castello

Suo combattimento con Rambaldo - Il Altra sfida di Argante - Suo duello con
-

Raimondo
Capitolo

Sua

ritirata dal

campo
-

Aquilino

L'An>

gelo che protegge Raimondo

Suo scudo

75

V
-

Strage

dei Danesi e morte di


-

Sveno
-

Rac-

conto di Aliprando
cristiano

Aletto e la discordia nel

campo

Assalto notturno di Solimano


figli
-

Strage di

Latino e dei suoi


dei Franchi
-

L'angelo Michele nel campo


-

Morte

di

Lesbino

Apparizione

di Aletto

a Solimano
tonia
del
-

Viag-gio di lui sul carro

La
-

torre

An-

L'assemblea nella regia di Aladino


del

Racconto
di

figlio

Re

britanno

Predizioni

Pietro
>

r Eremita

93

218
Capitolo VI
trone al

Processione
-

al
-

monte Olivete
Goffredo ferito
-

Le marisa-

Tempio
-

Assalto

Suo
-

namento Argante
dei
-

Proposta di

Clorinda

Sua

sortita

con

Sua

storia

Incendio

della

torre

Fuga
Duello

pagani -Incontro
di

di

Clorinda con Tancredi

Morte

Clorinda
-

Esequie
-

Pay.
Arti d' Ismeno
-

UT

CAriTOLO VII
nel bosco
gli invia
-

La

selva incantata

Tentativi dei Franchi per entrare nella selva

Tancredi
-

La

siccit
-

Preghiera
-

di

Goffredo

Dio

un sogno
Il

Sogno

Elezione dei messi per

ritrovare Ilinaldo

Pietro F Eremita
-

ne insegna

la
-

dimora

Rivelazioni

mago d'Ascalona del mago - Rinaldo

II

viaggio dei messi


-

sull'Oronte

Innamo>

Armida - Suo carro Capitolo Vili La donzella fatale


ramento
di

137

Il

viaggio mara-

viglioso alle

Isole
-

Fortunate
L'isola

Doni del mago


-

Le

Isole Fortunate

d'Armida

Il
-

bosco

Il

giar-

dino
liere
-

messi

si

mostrano a Rinaldo

Fuga

del cava-

Armida'

lo

raggiunge
suoi

Distruzione del castello


L' esercito
-

Armida va
-

co'

a Gaza

Egizio

Rassegna

Rinaldo in Palestina
-

Le nuove armi

Ingresso di Rinaldo nel campo


-

Sua andata nella selva


-

Distruzione dell' incanto

165

Capitolo IX
della

Costruzione delle macchine


-

Episodio

colomba
-

Ultimo assalto

Apparizione delle

anime
mui'a

Episodio delle streghe

Rinaldo sale sulle


di

Sue prodezze nel Tempio


-

Salomone
-

Ca-

duta di Raimondo
finale
di

Presa della citt

Stragi -J)uelIo

Argante con Tancredi


-

nel

campo Egizio
degli Egizi

- Vafrino - Erminia Suo incontro con Tancredi ferito -

Cortesia di Tancredi verso Argante

Battaglia tinaie
-

Fuga

Fuga d'Armida
-

Sua
il

riconcilia-

zione con Rinaldo


cliis-ioiK-

Goffredo scioglie

voto

Con

10:5

9199

S-5^2^>

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1973

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