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DA SENA GALLICA A SENIGALLIA, UN PROGETTO PER LA CITT. LA CARTA DEL POTENZIALE ARCHEOLOGICO TRA TUTELA, VALORIZZAZIONE E SVILUPPO SOSTENIBILE.

ENRICO RAVAIOLI

INDICE

Uno scavo, una citt? Un progetto per la conoscenza di Senigallia Archeologia urbana come storia della citt La valutazione del deposito archeologico La cartografia storica: immagini di una citt che cambia La geofisica per larcheologia LArcheologia scende in cantina: uno strumento per valutazione del deposito distrutto Appendice: Schede Considerazioni finali e prospettive future Bibliografia

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p. 24 p. 27 p. 45 p. 47

UNO SCAVO, UNA CITT?


costituisce una presenza ricorrente nella storia recente della citt di Senigallia, menzionata pi volte a partire dalla seconda met del XIX secolo fino a tutto il XX secolo in concomitanza di sporadici ritrovamenti. La natura fortuita ed occasionale di questi ultimi non ha tuttavia permesso di delineare che una ricostruzione frammentaria delle vicende della citt nel corso dei secoli. Per una maggiore comprensione del passato di Senigallia stato necessario attendere lo scavo archeologico del Teatro La Fenice, avvenuto in occasione della ricostruzione delledificio allinizio degli Anni 90 del XX secolo (FIGURA 1). Per la prima volta unindagine archeologica estensiva ha coinvolto unampia superficie allinterno del centro storico, fornendo importanti informazioni utili a delineare nuove ricostruzioni relative alla forma di Senigallia romana, oltre che a prospettare possibili sviluppi di ricerca sulla citt medievale. Un sito archeologico di tale rilevanza ha tuttavia determinato una particolare situazione nellambito della ricerca locale, riproponendo una dinamica ricorrente nellesperienza archeologica italiana, una sorta di assioma secondo il quale lo scavo pi noto tende ad assumere una posizione prioritaria ed

una rappresentativit assoluta, avendo alcune implicazioni pratiche.

Larcheologia

FIGURA 1: Larea de La Fenice in corso di scavo: si pu notare lincrocio formato dalle due strade basolate (da VILLANI 2008, p. 39)

In primo luogo la rilevanza predominante del sito ha come conseguenza immediata quella di appiattire le altre indagini analoghe e di relegarle inevitabilmente ad un ruolo di contorno. Se da un lato innegabile che lo scavo de La Fenice abbia avuto implicazioni fondamentali per la ricostruzione urbanistica della citt, dallaltro altrettanto vero che le potenzialit tratteggiate dagli scavi considerati minori si sono rivelate di importanza non certo inferiore, ma semplicemente di diversa dimensione nella prospettiva di ricerca. In seconda istanza tale tendenza implica una sostanziale selettivit di temi di ricerca, con il prevalere di determinati filoni di indagine piuttosto che di altri, privilegiando gli studi sulla forma urbis della colonia romana piuttosto che, solo per fare un esempio, sul ruolo della citt nellambito della Pentapoli bizantina, attestato solo dalle fonti scritte ma privo di conferme archeologiche. Dopo questa premessa forse la domanda proposta nel titolo del paragrafo apparir meno oscura: uno scavo, una citt? Per quanto il sito archeologico de La Fenice possa essere significativo per Senigallia, siamo certi che rappresenti unimmagine della citt?

UN PROGETTO PER LA CONOSCENZA DI SENIGALLIA Questa


semplice domanda implica unaltrettanto semplice riflessione. Appare ovvio che un contesto urbano sia la risultante di una continua sovrapposizione di edifici che nel corso di anni e secoli si sono alternati e sommati fino a delineare laspetto attuale di una citt, una sorta di organismo vivente che muta in funzione delle vicende storiche e sociali che lo interessano. Questa in estrema sintesi la caratteristica ricorrente e peculiare della citt storica italiana che rivela, sia nellaspetto architettonico sia nellimpianto urbanistico, la memoria del proprio passato e delle proprie radici. Ogni singolo elemento concorre in misura variabile a delineare tale eredit culturale, giungendo in alcuni casi ad assumere un ruolo predominante. E quanto accade per le grandi citt darte, il cui solo nome rimanda immediatamente per associazione di idee ad un singolo monumento che le caratterizza; tuttavia, bench questo riferimento sia naturale e spontaneo, anche il turista pi sprovveduto sa bene che non possibile ridurre Roma al solo Colosseo oppure Venezia a Piazza San Marco.

quanto rappresentativo di un unico settore del centro storico; tuttavia vero che le altre esperienze di tipo archeologico non hanno restituito altrettante conoscenze sulla citt dei secoli passati. Lo scavo de La Fenice finisce quindi con il rappresentare Senigallia in quanto non sussiste unalternativa altrettanto rilevante. Siamo quindi di fronte ad un circolo vizioso senza vie di uscita oppure questa situazione pu essere fonte di una riflessione pi profonda sullo stato attuale delle ricerche? Sulla scorta di tale riflessione maturata da pi parti una nuova consapevolezza che ha preso sostanza sotto forma di un articolato progetto di archeologia urbana. La comunione di intenti e la lungimiranza delle persone e degli enti hanno fatto s che la conoscenza della citt diventasse una necessit primaria. La sottoscrizione della convenzione tra il Comune di Senigallia, la Soprintendenza per i Beni Archeologici delle Marche e il Dipartimento di Archeologia dellUniversit di Bologna ha stabilito i presupposti per lo studio e la valorizzazione del patrimonio archeologico e storico della citt1.
Per una preliminare relazione delle attivit svolte nel biennio 2010-2011 si rimanda a www.archeologia.unibo.it/Archeologia/Ricerca/Progetti+attivita/ missioni+archeologiche/scaviitalia/Senigallia/default.htm. 6
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Allo stesso modo, ma su scala ovviamente diversa, ricondurre la storia di Senigallia, archeologica e non solo, ad un unico bench significativo scavo pare sintomo di una limitata prospettiva, in

Non si tratta di un semplice progetto compilativo in cui confluiscano passivamente tutte le informazioni riguardanti la citt, ma piuttosto di uno strumento flessibile di ricerca, di tutela e di valorizzazione volto alla conoscenza del passato di Senigallia attraverso i moderni metodi dellindagine archeologica. La volont dichiarata dunque quella di realizzare uno strumento attivo su tre livelli di autonomi ma tra loro strettamente correlati, allo scopo di rispondere alle molteplici necessit che hanno come soggetto i beni archeologici, mettendo la citt in grado di riappropriarsi del proprio passato e di investire sul proprio futuro. Senigallia non esente da esperienze del genere e lo stesso scavo de La Fenice ne rappresenta un embrionale esperimento, in cui allintrinseca scoperta archeologica si aggiunge unimplicazione inaspettata di portata innovativa, una valenza simbolica che testimonia il giusto compromesso tra lo sviluppo urbanistico e la conservazione/valorizzazione delle radici della citt. Per la prima volta allarcheologia stata riconosciuta una valenza paritaria rispetto alla pubblica utilit, esaltandone laccezione di bene culturale come patrimonio comune.

ARCHEOLOGIA URBANA COME STORIA DELLA CITT Il progetto si pone in linea con la tendenza europea prima ed
italiana poi della tutela archeologica preventiva in ambito urbano. La progressiva espansione dei centri urbani pone amministratori pubblici e tecnici, cos come ricercatori scientifici, davanti allinevitabile necessit di dotarsi di strumenti di tutela tali da preservare la memoria del passato senza che questultima rappresenti tuttavia un ostacolo per lo sviluppo urbano. Le citt italiane costituiscono in tal senso esempi emblematici di questa conflittualit di intenti, da sempre in bilico tra necessit di sviluppo urbano e volont di tutela di un diffuso patrimonio culturale. Il problema, affrontato da pi parti ed a pi riprese a partire dalla fine degli Anni 702 del XX secolo e concretizzato solo a partire dagli Anni 803, pare non avere una risposta univoca ed esauriente, ma piuttosto continua a generare perplessit sia riguardo gli strumenti cartografici e le metodologie di ricerca utili a definire i parametri di definizione delle norme, sia sulle modalit di attuazione delle stesse. Laspetto preventivo il risultato di un lungo e complesso processo di riformulazione avvenuto allinterno del concetto di tutela, prima attuata solo in caso di rinvenimento
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fortuito, ovvero quando gran parte del deposito archeologico era gi stato asportato e si era in presenza di ritrovamenti di quantit e qualit tale da imporre lintervento degli enti preposti. La prima esperienza del genere in Italia si concretizzata solo nel 1989, quando Soprintendenza per i Beni Archeologici dellEmiliaRomagna e Comune di Modena diedero vita ad un inedito strumento di tutela preventiva, la carta archeologica del territorio comunale, che venne recepito dal Piano Regolatore Generale della citt4. Appurato da tempo che il binomio archeologia-citt sia da intendere come inevitabile, pare quindi necessario trovare un punto di accordo tra due antitetici soggetti. Da un lato le amministrazioni locali hanno ormai compreso il valore preventivo rappresentato dai moderni metodi della ricerca archeologica, recependone le indicazioni nel proprio Piano Regolatore Generale ed prevedendo in questultimo norme volte alla tutela del patrimonio archeologico. Daltra parte le metodologie dindagine archeologica si sono progressivamente affinate ed adattate alle peculiari condizioni di ricerca imposte da una moderna citt. Larcheologia urbana5 costituisce unesperienza di ricerca multidisciplinare applicata ad un contesto urbano attuale, ovvero allambiente che per definizione e tradizione, risulta maggiormente in contrasto con lindagine archeologica.
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ARCHEOLOGIA E PIANIFICAZIONE 1979. HUDSON 1981.

BENERICETTI, GUARNIERI, MARINI CALVANI, NONNI, ORTALLI 2000, p. 13 Per una panoramica sullargomento si rimanda a BROGIOLO 2000. 8

Il contesto urbano , per propria natura, una struttura dinamica e complessa in cui lo scorrere stesso del tempo lascia tracce materiali tangibili ed evidenti. Si tratta infatti di una sovrapposizione continua ed irregolare di eventi costruttivi e distruttivi che costituiscono la testimonianza diretta della vita di una citt, quasi fosse un organismo vivo che cresce in orizzontale ma soprattutto in verticale. Lo sviluppo di una citt proporzionale alla formazione ed alla crescita del relativo deposito archeologico sepolto, costituito dalle testimonianze materiali di quanto stato costruito, e distrutto, dalluomo nel corso del tempo. In un tale contesto lapplicazione dei consueti metodi dindagine archeologica incontra notevoli difficolt dovute alla natura stessa della citt: la limitata presenza di possibili spazi, la necessit di creare il minore impatto possibile sulla consueta vita urbana, la complessit dei depositi archeologici rappresentano solo alcuni dei pi comuni limiti che la ricerca archeologica incontra in ambito cittadino. Nel tempo larcheologia ha dovuto quindi sviluppare nuove metodologie dindagine applicabili agli ambiti urbani, sempre pi spesso lontane dal consueto scavo stratigrafico. Questultimo ormai destinato ad essere utilizzato in misura sempre maggiore come metodo di controllo, in ausilio a strategie dapproccio meno invasive e strumenti dindagine basati su tecnologie geognostiche non distruttive. Si tratta di un approccio conoscitivo pi cauto,

rispettoso delle necessit della citt e dei suoi abitanti ma che non rinuncia per questo a perseguire i propri obiettivi primari di ricerca e valorizzazione. In termini pratici il progetto si configura come una sistematica indagine multidisciplinare volta al reperimento delle informazioni ritenute utili alla definizione della forma e della sostanza della citt di Senigallia dalle origini (III secolo a.C.) fino alla fine del Rinascimento, utilizzando fonti documentarie di varia natura (storiche edite e da archivio, cartografiche, archeologiche, etc.) supportate da nuove indagini archeologiche (scavi puntuali e prospezioni geofisiche). La ricerca del noto rappresenta certamente il primo passo verso la conoscenza del passato della citt, volta a reperire memorie ed informazioni di varia natura: cos documenti darchivio, cartografia storica, notizie di scavi e ritrovamenti di natura archeologica concorrono in eguale misura a delineare il profilo di Senigallia nel tempo. Si tratta in sintesi di raccogliere tutta una serie di informazioni sulla citt che in sostanza esistono gi e che necessitano solo di essere messe in relazione tra loro ed analizzate nellinsieme venutosi a formare. La volont dichiarata di realizzare uno strumento conoscitivo che superi le tradizionali posizioni specialistiche e rigide di una Carta Archeologica del centro storico, o meglio che conduca s alla creazione di una mappatura puntuale delle evidenze
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archeologiche note, ma che sia inoltre corredata di tutte le informazioni di cui disponiamo relative alla storia della citt. Si tratta certamente di un progetto ambizioso che non si limita al solo dato archeologico ma che partendo da questo mira ad acquisire informazioni anche sul patrimonio di memorie rappresentato dallo studio delledilizia storica, della cartografia dal Rinascimento allEt Contemporanea, della letteratura scientifica di ambito storico ed urbanistico e di quantaltro possa rivelarsi utile a tratteggiare immagini della citt nel tempo. La definizione di Carta Archeologica potrebbe quindi apparire riduttiva ed inadeguata a definire lo strumento conoscitivo che si va delineando, sebbene nel significato semantico del termine larcheologia rappresenta a tutti gli effetti la disciplina che studia il passato in senso lato. La quantit di informazioni reperite nel corso della fase di raccolta dei dati necessita tuttavia di una gestione accurata allo scopo di procedere ad una sistematica analisi e ad una corretta contestualizzazione del dato. Possedere una moltitudine di informazioni relative a ritrovamenti archeologici avvenuti nel corso del XIX e del XX secolo rappresenta di per s un elemento conoscitivo importante, ma il valore intrinseco del dato aumenta notevolmente se rendiamo possibile la messa in relazione reciproca dei diversi elementi per calarli in un preciso contesto territoriale. La necessit di creare un sistema informativo coerente

e funzionale ha imposto di affidare la banca dei dati pregressi ad un applicativo GIS (Geographic Information System), allo scopo di amministrarli ed elaborarli. I sistemi GIS costituiscono infatti uno strumento ideale per lintero ciclo di trattamento dei dati, dalla fase preliminare di raccolta fino a quella finale di restituzione6, in quanto softwares in grado di presentare, analizzare e gestire elementi grafici e geografici, ovvero di realizzare una rappresentazione della realt che permette larchiviazione di dati ed attributi legati agli elementi rappresentati7. Il GIS rappresenta la soluzione adatta per la gestione, lanalisi e lelaborazione di grandi quantit di dati, siano essi di natura grafica (immagini raster e vettoriali) oppure di carattere alfanumerico (database), collocandoli in un contesto geografico ben determinato, ovvero georiferiti; trattandosi di un sistema inoltre caratterizzato dalla possibilit di far interagire le diverse tipologie di dati a vario livello, consentendo di ottenere elaborazioni grafiche e cartografiche. In estrema sintesi si tratta di uno strumento che consente larchiviazione e la gestione delle informazioni archeologiche, capace inoltre di eseguire elaborazioni cartografiche tematiche ed analisi spaziali8. La finalit della gestione dei dati in ambiente GIS principalmente
SALZOTTI 2009, p. 45. NARDINI 2001, p. 2. 8 Per una sintesi sul GIS e le sue funzioni in ambito archeologico si rimanda a FISHER 1997; il recente BOGDANI 2009 propone con efficace sintesi le potenzialit dello strumento.
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relativa alla ricostruzione dellassetto urbanistico della citt in senso diacronico, evidenziando non solo le dinamiche che hanno interessato il centro urbano e levoluzione dello stesso ma anche il rapporto che intercorso tra Senigallia ed il suo territorio, concretizzando tali concetti attraverso la cartografia tematica9. Nellambito del progetto la Carta Archeologica non rappresenta un punto di arrivo ma al contrario da intendersi come il livello conoscitivo di base per proseguire verso un ulteriore approfondimento. La registrazione dei dati, linterpretazione sistematica e la creazione di sistemi informativi aggiornabili e fruibili in tempo reale rappresentano alcuni degli strumenti che mirano a superare il tradizionale approccio conoscitivo vincolato a limiti di tipo topografico e cronologico, tendendo invece ad una diffusa conoscenza del contesto10. In tal modo possibile superare il concetto di rischio archeologico, legato allidea che larcheologia costituisca un ostacolo per lo sviluppo urbanistico, a quello di potenzialit archeologica,11 connesso invece alla consapevolezza del valore culturale e civile rappresentato dalleredit del nostro passato. Il bene archeologico deve essere considerato non solo per limportanza che pu rivestire nellambito urbano, ma anche per la scoperta in s, per il valore
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intrinseco del ritrovamente che anche nella sua singolarit restituisce un frammento della storia della citt. Tuttavia, al di l del significato simbolico rappresentato dal bene archeologico, il concetto di potenziale non solo connesso allaccezione positiva del termine rispetto al pi noto rischio di norma associato ai rinvenimenti archeologici. La potenzialit consiste infatti nella capacit dellindagine archeologica di utilizzare strumenti conoscitivi tali da prevedere la presenza, lestensione e la cronologia del deposito archeologico in determinate aree del centro urbano. La Carta del Potenziale Archeologico costituisce uno strumento radicalmente innovativo sia per contenuti sia per prospettiva, in quanto ha una valenza principalmente predittiva, ovvero rappresenta uno strumento cartografico che, sulla base delle evidenze archeologiche note ed attraverso nuove metodologie di indagine, ne interpreta limpatto sul contesto territoriale12. La Carta del Potenziale Archeologico rappresenta quindi lobiettivo che il progetto si propone di perseguire, allo scopo non solo di conoscere in modo approfondito le vicende storiche della citt, ma anche di fornire Senigallia di uno strumento capace di coniugare la volont di recuperare il proprio passato e di pianificare in modo consapevole il proprio futuro.

SALZOTTI 2008, p. 55. BENERICETTI, GUARNIERI, MARINI CALVANI, NONNI, ORTALLI 2000, p. 15. 11 GELICHI 2008, p. 9.
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BENERICETTI, GUARNIERI, MARINI CALVANI, NONNI, ORTALLI 2000, p. 15. 11

LA VALUTAZIONE DEL DEPOSITO ARCHEOLOGICO Quando si fa riferimento al deposito archeologico si intende in


senso lato un bacino di terreno che in varie epoche stato interessato da attivit umane. Allinterno di tale contesto si pu individuare una sequenza stratigrafica, ovvero un continuo susseguirsi di strati di terreno e di strutture murarie che testimoniano lalternarsi di attivit costruttive e di eventi distruttivi, restituendo unimmagine della storia archeologica del sito. In sintesi larcheologia si occupa di ricostruire il passato in base allo studio ed allanalisi delle tracce superstiti del passato stesso, procedendo a ritroso nel tempo a partire dalle evidenze pi recenti fino a raggiungere quelle pi antiche. La conoscenza del sottosuolo non prerogativa del solo ambito archeologico ma anche e soprattutto della geologia e geomorfologia, discipline indispensabili per comprendere le dinamiche che hanno concorso alla formazione dellattuale assetto morfologico di Senigallia. Limportanza del Fiume Misa e del terrazzo fluviale da questo formato si rivelano infatti determinanti nelle scelte che hanno portato allassetto della citt romana prima e medievale poi, oltre che nello stabilire le successive direttrici di sviluppo.

Un passo determinante per la stesura della Carta del Potenziale Archeologico quindi rappresentato dalla conoscenza del deposito archeologico, ovvero dallesplicitarne localizzazione, qualit e quantit, con la finalit di costituire la base cartografica per le successive elaborazioni che porteranno a definire la Carta del Potenziale Archeologico. E tuttavia necessario osservare che la valutazione del deposito non rappresenta unesatta riproduzione della realt archeologica presente nel sottosuolo, quanto piuttosto unimmagine potenziale della stessa, ovvero una restituzione quanto pi possibile vicina alleffettiva situazione. Questa approssimazione tanto minore quanto pi sono raffinati i metodi dindagine applicati alla ricerca, sebbene appare ovvio che una corrispondenza univoca sia possibile solo tramite uno scavo archeologico estensivo, eventualit pressoch impossibile in un contesto urbano. Lefficacia del potere predittivo quindi funzionale al livello di qualit degli strumenti e della metodologia di ricerca, ed bene sottolineare che lassenza di valide alternative e luso consapevole concorrono ad indicarlo come il metodo di ricerca e di tutela pi adeguato al contesto urbano. Per di pi la situazione del deposito archeologico di Senigallia apparsa complessa fin dalle prime fasi della ricerca, caratterizzata da un contesto stratigrafico peculiare, in cui nel caso di uno scavo archeologico risulta pi probabile imbattersi in rinvenimenti di epoca romana piuttosto che in pi recenti ritrovamenti medievali. Si tratta di una problematica comune nellambito dellarcheologia
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urbana, dovuta alla continuit di vita delle citt che implica un alternanza di eventi costruttivi e distruttivi che modificano il deposito archeologico. Secondo tale principio ovvio che gli strati prossimi alla superficie, e quindi quelli di pi recente formazione, sono maggiormente soggetti a trasformazioni, mentre al contrario quelli pi antichi e profondi rimangono pressoch intatti. Nel caso di Senigallia questo fenomeno pare essere estremizzato dalla concomitanza di due fattori che hannno concorso alla distruzione delle stratigrafie ascrivibili al Medioevo. Da un lato si assistito ad un limitato innalzamento dei piani di calpestio a partire dallepoca romana fino ai giorni nostri, fenomeno che probabilmente gi nel passato storico della citt ha comportato la perdita di notevoli quantit di deposito archeologico. Il secondo elemento che ha comportato la distruzione di parte del deposito archeologico rappresentato dallintensa attivit edilizia che ha interessato il centro storico a partire almeno dal XVI secolo, accellerando in modo particolare dalla seconda met del XIX secolo. Questa vitalit costruttiva corrisponde ad unaltrettanto rapida distruzione del deposito archeologico, ancora oggi percepibile nella constatazione che oltre la met degli edifici del centro storico dotata di cantine e ambienti sotterranei il cui scavo ha implicato la rimozione di tutto ci che vi si trovava al di sotto. In una tale realt la probabilit di imbattersi in depositi stratigrafici intatti di epoca medievale oppure ancor pi recente estremamente bassa, limitata forse alle sole aree non edificate come piazze e strade.

Tale complessa situazione implica tuttavia un aspetto di estrema importanza, ovvero la possibilit di raggiungere il deposito archeologico di epoca romana con relativa semplicit, dato che si potuto constatare come in numerosi casi si trovi appena al di sotto dellattuale piano pavimentale degli scantinati, quando addirittura non emerge dagli stessi. Ancor pi significativa la prospettiva di indagare agevolmente la stratigrafia precedente, reperendo dati sulla frequentazione preromana dellarea, destinata a chiarire lentit dellinsediamento piceno precedente alla fondazione della colonia marittima di Sena Gallica. Gli scavi archeologici eseguiti nellarea de La Fenice ed allinterno della Rocca Roveresca hanno tuttavia restituito stratigrafie e materiali che coprono un arco cronologico estremamente ampio, testimoniando cos lesistenza di ampie aree che ancora conservano un deposito archeologico pressoch intatto. Di fronte ad una prospettiva del genere stato valutato necessario pianificare una metodologia di indagine articolata su pi livelli, contraddistinta da un approccio progressivo e multidiscilinare. Il primo passo della ricerca stato rappresentato dalla creazione di un banca dati informatizzata contenente tutte le informazioni riguardanti la storia archeologica di Senigallia, ovvero i dati provenienti da scavi e rinvenimenti fortuiti avvenuti nel passato recente della citt. Si tratta in sostanza di una rielaborazione dellesistente carta archeologica urbana, arricchita
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di ulteriori informazioni desunte dalle fonti scritte e dagli studi archeolgici ed urbanistici pi recenti.

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LA CARTOGRAFIA STORICA: IMMAGINI DI UNA CITT CHE CAMBIA Una parte integrante del progetto di valutazione del deposito
archeologico di Senigallia costituito dallo studio della cartografia storica, fonte documentaria di primaria importanza per lanalisi dellassetto urbanistico della citt nel corso del Rinascimento. Infatti, mentre per quanto riguarda Sena Gallica le fonti archeologiche concorrono a delineare unimmagine ipotetica dellinsediamento urbano13, cos come le fonti scritte svolgono un ruolo analogo per il periodo medievale14, per quanto concerne il Rinascimento e lEt Moderna la cartografia storica a rappresentare la migliore fonte documentaria disponibile. Nellottica della valutazione del deposito archeologico le carte storiche sono una fonte documentaria caratterizzata da molteplici livelli conoscitivi che, oltre a rappresentare unimmagine fedele del passato, forniscono anche informazioni sul contesto territoriale ed ambientale, oltre che su viabilit, toponomastica ed assetto urbanistico: tuttavia alcuni limiti formali ne impongono un uso cauto e oggettivo. In primo luogo necessario distinguere tra
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raffigurazioni di tipo cartografico e piante topografiche: mentre le prime hanno un valore documentario spesso fine a s stesso in quanto testimoniano una semplice immagine di un luogo, le seconde hanno la peculiarit di riprodurre loriginale con precisione metrica. Ad ogni modo un uso consapevole della cartografia storica permette di fruire di uno strumento di primaria valenza predittiva, testimonianza materiale di situazioni ambientali ed assetti territoriali ormai mutati rispetto alloriginale. Lanalisi delle carte storiche rappresenta quindi uno strumento di conoscenza dellaspetto della citt, oltre a fornire importanti indicazioni per quanto concerne la programmazione degli interventi e della ricerca. Persino le rappresentazioni cartografiche pi recenti possono costituire unimportante fonte di informazioni sullo sviluppo della citt, tanto da concorrere alla definizione della consistenza del deposito archeologico. In tal senso emblematico il caso del ghetto ebraico di Senigallia, la cui demolizione avvenuta nella seconda met del XIX secolo ha portato alla creazione dellattuale Piazza G.Simoncelli: grazie alla cartografia catastale dellinizio del XIX secolo possibile conoscere lo sviluppo planimetrico dellintero quartiere, consentendo di pianificare con precisione eventuali interventi di valorizzazione e di sviluppo dellarea (FIGURA 2).
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Per una panoramica sui rinvenimenti archeologici si rimanda a ORTOLANI, ALFIERI 1978 e STEFANINI 1991. 14 Si rimanda a VILLANI 2008 per una esauriente e puntuale trattazione delle vicende storiche ed urbanistiche di Senigallia nel Medioevo; per la citt rinascimentale si veda RAGGI 1998 e RAGGI 2004.

Lo studio comparato della cartografia storica consente inoltre di osservare la trasformazione di un medesimo oggetto di ricerca attraverso laccostamento di diverse edizioni cartografiche.

Questa possibilit consente, soprattutto per quanto riguarda i tempi pi recenti, di notare variazioni urbanistiche ma anche, a scala minore, cambiamenti anche sostanziali nello sviluppo planimetrico dei singoli isolati. Cos il confronto tra il Catasto Gregoriano del 1817-1818 ed il Catasto del 1931 permette di osservare alcune significative trasformazioni urbanistiche quali la costruzione del Foro Annonario sul sito del Fortino, la progressiva occupazione di ogni area libera posta allinterno delle mura e le demolizioni conseguenti al terremoto del 1930 (FIGURA 2).

FIGURA 2: Estratto del Catasto Gregoriano raffigurante il centro storico. 16

particolare per quanto riguarda il sistema fortificato in epoca rinascimentale. In particolare la cinta muraria bastionata rappresenta lelemento urbano meglio documentato, ritratto a pi riprese a partire dal XVI secolo, tanto da essere perfettamente noto bench conservato solo in parte. Queste raffigurazioni tuttavia esprimono molto pi di quanto possa sembrare in apparenza, fornendo preziose informazioni anche sullapparato fortificato precedente a quello roveresco, di cui altrimenti non si avrebbe alcuna memoria iconografica. Le mura medievali di Senigallia, attestate con certezza a partire dal 1085 ma forse risalenti ad un periodo precedente15, vennero in parte smantellate nel 1299 su ordine del Rettore della Marca16 e ricostruite con un nuovo tracciato a partire dal 144817 per volont di Sigismondo Pandolfo Malatesti18. Il fulcro del sistema difensivo della citt era localizzato in prossimit del litorale, dove gi nel corso del Trecento era ricordata la presenza di un cassero, ovvero di un ridotto fortificato distinto dal circuito murario. Il fortilizio fu oggetto di interventi da parte del cardinale Edigio Albornoz tra il 1355 ed il 136019, poi trasformato in rocca a
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FIGURA 3: Estratto del Catasto del 1931 raffigurante il centro storico (da Piano Cervellati).

Nel caso di Senigallia la cartografia storica si rivela fondamentale per la conoscenza e la ricostruzione dellassetto della citt, in

VILLANI 2008, p. 22. BONVINI MAZZANTI 2003, p. 174. 17 VILLANI 2008, p. 213. 18 BONVINI MAZZANTI 2003, p. 177. 19 VILLANI 2008, p. 168. 17

partire dal 1454 fino al 1459 dai Malatesti20 e nuovamente dal 1479 al 1481 per volont dei Della Rovere21. A questi ultimi infine riferibile la costruzione della cinta bastionata, ben nota grazie alle numerose raffigurazioni cartografiche coeve.

La FIGURA 4 propone una planimetria della citt recante il progetto di Michele Sanmicheli (1484-1559) per la creazione della cinta bastionata, realizzata tra il 1546 ed il 1596, sovrapposta al circuito murario malatestiano della met del XV secolo. Si tratta certamente di un progetto di massima, ascrivibile al 1530-1538, in quanto sono riportati solo gli elementi utili alla definizione delle nuove opere difensive, quali la rocca, la cinta muraria precedente ed il corso del fiume; al contrario completamente assente ogni tipo di apprestamento difensivo a nord del Fiume Misa.

FIGURA 4: Planimetria della citt di Senigallia, opera del Sanmicheli, ascrivibile al 1530-1538 circa (da VILLANI 2008, p. 219).
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VILLANI 2008, pp. 221, 234. VILLANI 2008, p. 257. 18

Al Sanmicheli vengono anche attribuite altre due successive planimetrie che in apparenza testimoniano un pi avanzato stato della progettazione, sebbene con maggior probabilit potrebbero rappresentare un sostanziale ripensamento alliniziale progetto. La prima immagine (FIGURA 6) riproduce infatti la cinta bastionata nel suo definitivo assetto, completa della parte a nord del Fiume Misa in precedenza assente. Tuttavia la presenza di alcuni particolari resi con un tratto pi marcato lascia ipotizzare che nei progetti del Sanmicheli fosse previsto un raddoppio dei semibastioni affacciati sul mare. E probabile che la variante del progetto non venne mai portata a compimento in quanto la rocca, posta a cavaliere tra i due semi-bastioni, doveva fornire un adeguato tiro di fiancheggiamento al versante orientale della cinta muraria, sostituendo di fatto i tradizionali bastioni. La planimetria inoltre interessante per la presenza di alcuni elementi significativi, utili per la conoscenza della citt alla met del XVI secolo circa: in primo luogo scomparsa la cinta muraria malatestiana rivolta a sud, elemento difensivo divenuto superfluo nellambito del rinnovato sistema fortificato ed ostacolo per lespansione della citt. Da ultimo significativo notare un rettifilo stradale identificabile con lattuale Corso II Giugno, evidentemente gi elemento caratterizzante della forma urbana della citt.
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FIGURA 5: Planimetria della citt di Senigallia, opera del Belluzzi, ascrivibile al 1546-1551 circa (da VILLANI 2008, p. 218).

Il successivo progetto (FIGURA 5), redatto da Giovanni Battista Belluzzi (1506-1554), ripropone una situazione analoga a distanza di pochi anni da quello del Sanmicheli: infatti la planimetria, databile al 1546-1551, una riproduzione fedele della precedente, sebbene con poche trascurabili differenze.

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FIGURA 6: Planimetria della citt di Senigallia, opera del Sanmicheli, ascrivibile al 1530-1538 circa.

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FIGURA 7: Planimetria della citt di Senigallia, opera del Sanmicheli, ascrivibile al 1530-1538 circa.

Di poco posteriore ed ancora una volta attribuibile allo stesso Sanmicheli una planimetria che costituisce una variante della precedente, che riporta una situazione della citt simile ma aggiornata per quanto concerne gli apprestamenti difensivi (FIGURA 7). Oltre al gi osservato progetto di raddoppio del semibastione di sud-est, si pu osservare la trasformazione del Fortino in semi-bastione, accoppiato ad un secondo sulla sponda settentrionale del Fiume Misa, a difendere la citt da eventuali attacchi provenienti dal mare. Da ultimo, forse unidea dellultimo momento, interessante laggiunta apportata al bastione ovest di un orecchione proteso verso il fiume, a rafforzare la difesa della limitrofa porta con la possibilit di eseguire il tiro di fiancheggiamento ed allo stesso tempo proteggendola passivamente con la mole stessa della struttura. Analoghe strutture erano inoltre previste nellipotizzato bastione verso mare; le opere riportate dalla planimetria tuttavia non vennero mai realizzate. Ci che risalta da questa breve analisi della cartografia storica, oltre alla tendenza ad una continua opera di rafforzamento dellapparato difensivo di Senigallia nel corso del Rinascimento, la ricorrente trasformazione dellimpianto urbano precedente in funzione della cinta muraria, a partire da quella malatestiana fino a quella roveresca.

La cartografia storica relativa a Senigallia tuttavia non rappresenta solo una semplice immagine capace di rivelare le dinamiche costruttive e distruttive che hanno modificato il tessuto urbano in un determinato momento storico, ma in alcuni casi pu essere oggetto di unanalisi pi accurata, condotta su un livello meno evidente a scala macroscopica ma maggiormente significativa per quanto concerne le finalit del progetto. E il caso di alcuni relitti urbanistici, ovvero di edifici, isolati ed assi viari che costituiscono una testimonianza diretta di situazioni urbanistiche da tempo scomparse. Il caso della chiesa di Santa Maria Maddalena pare particolarmente evidente: situato nellarea interessata dallespansione settecentesca della citt, ledificio di culto costituisce unevidente anomalia, una frattura nellaltrimenti regolare orientamento ortogonale degli isolati. In presenza di casi analoghi linterpretazione di tali anomalie urbanistiche certamente complessa, in quanto pu trattarsi di uneccezione al sistema consolidato cos come al contrario possono costituire le ultime testimonianze di assetti ormai scomparsi. Nellincertezza opportuno utilizzare altre fonti documentarie per cercare di chiarire la situazione: cos, nel caso di Santa Maria Maddalena, la ricerca archeologica ha fornito elementi utili alla definizione di unipotesi plausibile, ovvero che la peculiare posizione della chiesa, edificio ascrivibile al XVIII secolo, risente dellinfluenza di strutture murarie preesistenti sulle quali si imposta e di cui mantiene lorientamento. Nel caso della
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chiesa di Santa Maria Maddalena lo studio della cartografia rivela dunque un diretto rimando ad una situazione urbanistica scomparsa, ma questo rappresenta un elemento valido solo perch possibile procedere ad una conferma attraverso altre fonti documentarie, come ad esempio quelle derivanti dal recente scavo archeologico di Via F.Cavallotti 24 (2010) che ha fornito importanti informazioni sullassetto della citt romana, confermando in modo indiretto le precedenti ipotesi.

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LA GEOFISICA PER LARCHEOLOGIA Come stato ricordato in precedenza il progetto si avvale di


molteplici metodologie di indagine, applicate al contesto di ricerca in funzione delle diverse situazioni riscontrate allo scopo di reperire la maggiore quantit possibile di informazioni relative al deposito archeologico. In particolare una significativa componente della ricerca rappresentata dalle metodologie geofisiche dindagine e della loro applicazione estensiva22. Si tratta di metodi diagnostici volti a misurare le variazioni di alcune propriet fisiche del terreno, attraverso le quali possibile individuare anomalie di tipo archeologico23. Nel corso dello svolgimento del progetto si proceduto ad unintensa campagna di prospezioni geofisiche integrate che ha impiegato i metodi georadar e geoelettrico per la mappatura geofisica di alcuni settori della citt, finalizzate alla lettura del sottosuolo e alla valutazione preventiva del record archeologico
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sepolto (FIGURA 8). Il carattere non invasivo di tali metodologie dindagine, associato a tempi di acquisizione e di elaborazione piuttosto brevi, concorre a designare le prospezioni geofisiche come favorito strumento di ricerca in ambito urbano. Il vantaggio primario rappresentato infatti dalla possibilit di conoscere il sottosuolo senza necessit di eseguire scavi, attivit peraltro complessa in citt, mappando ampie superfici in tempi relativamente brevi.

Le indagini sono state coordinate dalla Dott.ssa Federica Boschi del Dipartimento di Archeologia dellUniversit di Bologna, che si occupata anche dellesecuzione delle prospezioni georadar. Le indagini geoelettriche sono state condotte dal Dott. Jacopo Nicolosi e dal Dott. Roberto Carletti dellIstituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV). 23 BOSCHI 2009, pp. 298 e sgg. 24

FIGURA 8. Le indagini geofisiche eseguite nel centro storico: in giallo le aree indagate con il metodo georadar, in rosso i profili realizzati con il metodo geoelettrico.

Le aree investigate sono state selezionate per rispondere ad alcune domande storiche relative alla fisionomia della citt antica e allevoluzione del paesaggio. In particolare, con il georadar ci si concentrati sulle zone di Corso II Giugno, Via Mastai, Via Arsilli, Via Cavallotti, i giardini della Rocca Roveresca, Piazza Saffi, Piazza Roma e Piazza Garibaldi, con lo scopo di raccogliere dati sulle fasi romane e medievali di Senigallia. Rilievi georadar di dettaglio hanno poi interessato le cantine della Parrocchia di San Martino e di alcune propriet private lungo Via Mastai e Via Cavallotti (FIGURE 9-12). Lesecuzione delle indagini georadar allinterno delle cantine di Senigallia ha permesso di raggiungere direttamente il deposito archeologico, evitando che i livelli di accrescimento moderni creassero interferenze tali da impedire una corretta acquisizione dei dati. Le indagini geoelettriche hanno invece riguardato il giardino del Monastero delle Benedettine in Via dellAngelo, con lintento di individuare lantico alveo del Fiume Misa, e i giardini della Rocca Roveresca, per lo studio delle variazioni dellantica linea di costa (FIGURE 13-14).

Sebbene i dati acquisiti siano attualmente in fase di elaborazione, i primi risultati appaiono molto incoraggianti e, anche se in via preliminare, lasciano presagire interessanti prospettive di sviluppo per la ricostruzione della citt e del paesaggio antichi.

FIGURA 9: Strumentazione per indagini georadar.

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FIGURA 10: Indagini geofisiche nelle cantine di Via Cavallotti 17.

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FIGURA 11: Acquisizione dei dati nei sotterranei del Convento di San Martino.

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FIGURA 12: Acquisizione dei dati nei sotterranei del Convento di San Martino.

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FIGURA 13: Strumentazione per indagini geoelettriche.

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FIGURA 14: Stendimento geoelettrico nel Monastero delle Benedettine.

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LARCHEOLOGIA

SCENDE IN CANTINA: UNO STRUMENTO PER LA

VALUTAZIONE DEL DEPOSITO DISTRUTTO

strumento ritenuto indispensabile per la valutazione qualitatitva e quantitativa del deposito archeologico distrutto rappresentato dalla ricognizione a campione delle cantine della citt. Lattivit, iniziata nel mese di novembre del 2010 e proseguita con una seconda campagna di ricerche nel maggio del 2011, ha coinvolto La diffusa presenza di ambienti sotterranei nellambito del centro storico ha indotto a procedere ad una sistematica mappatura degli stessi, allo scopo di valutarne limpatto sul deposito archeologico. Se da un lato infatti le cantine rappresentano un evidente evento distruttivo a scapito del deposito archeologico, daltra parte costituiscono anche unopportunit preziosa per indagare il sottosuolo della citt senza necessit di scavare. Infatti, come gi stato ricordato in precedenza, una caratteristica ricorrente del deposito archeologico di Senigallia quella di presentare la stratigrafia relativa allepoca romana alla quota pavimentale delle cantine, tanto che un avvenimento piuttosto comune rinvenirne traccia. La ricerca condotta nelle cantine del centro storico di Senigallia potrebbe apparire un'attivit marginale nell'ambito del progetto di stesura della Carta del Potenziale Archeologico. Tuttavia, pur

Uno

rappresentando una delle fasi preliminari, ne costituisce una componente imprescindibile sotto diversi aspetti. In primo luogo la presenza delle cantine rappresenta di per s una testimonianza materiale dell'edilizia storica che nel tempo ha contribuito a delineare l'aspetto attuale di Senigallia, cos come i sovrastanti edifici testimoniano le traformazioni del paesaggio urbano e urbanistico. Tuttavia l'importanza delle cantine non consta tanto nella struttura in s, quanto piuttosto nelle conseguenze che la costruzione implica. Se in senso assoluto l'edilizia incarna l'attivit costruttiva per definizione, dal punto di vista archeologico rappresenta un intervento fortemente invasivo rispetto al deposito antropico stratificato, causandone la distruzione nella maggior parte dei casi, occultandolo per lunghi periodi nelle migliore delle ipotesi. La mappatura delle cantine presenti nel centro storico di Senigallia riveste quindi un significativo valore archeologico che, sebbene in negativo, restitusce una visione quantitativa del deposito archeologico effettivamente conservato. Nella pratica la ricerca ha previsto un censimento a tappeto del centro storico di Senigallia, con una mappatura completa di scantinati, garages interrati ed ambienti sotterranei in genere. Nei casi in cui nelle cantine fossero presenti strutture murarie di

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interesse archeologico si proceduto al relativo rilievo topografico e ad unaccurata documentazione fotografica24. Allo stesso modo si proceduto al posizionamento degli ambienti nel GIS, in modo da creare una cartografia tematica che restituisca unimmagine immediata delle aree in cui il deposito gi stato distrutto ed di quelle in cui al contrario potenzialmente si conserva. Si tratta in pratica di una prima uscita cartografica, realizzata in tempo reale in concomitanza con il progredire della ricerca, secondo il principio presenza/assenza, rappresentata con una bicromia. La ricognizione puntuale di un iniziale campione di ambienti nel corso della prima campagna de LArcheologia scende in cantina ha consentito di calibrare al meglio i successivi sviluppi della ricerca, ovvero di stabilire dei parametri omogenei che sono poi stati applicati allintero contesto dei sotterranei. Liniziale ipotesi di effettuare ricognizioni in ogni singolo ambiente stata scartata in primo luogo per la prevedibile mancanza di disponibilit da parte delle singole propriet, elemento che pregiudicherebbe una copertura omogenea e completa. In secondo luogo si ritenuto inutile raggiungere un grado di accuratezza cos elevato, limitato peraltro solo ad alcuni ambienti a campione, individuati in base
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alla disponibilit dei proprietari ma anche a necessit di ricerca (FIGURA 15). Lo sviluppo del progetto nellimmediato futuro prevede, al termine del censimento preliminare, di definire una serie di standard relativi alla profondit degli ambienti interrati. Questa elaborazione porter ad una seconda cartografia tematica che tramite lutilizzo di una gradazione cromatica rappresenter le diverse profondit a cui giunta la distruzione del deposito ed al contrario si conserva il deposito archeologico. La cartografia tematica sar inoltre integrata dai dati archeologici noti derivanti dagli scavi archeologici condotti nel tempo, in modo da definire delle quote di riferimento per i singoli periodi storici, oltre che allo sviluppo planimetrico delle ricerche passate.

La documentazione topografica stata curata dal Dott. Michele Silani del Dipartimento di Archeologia dellUniversit di Bologna che ha inoltre creato la piattaforma GIS per la gestione dei dati raccolti nel corso della ricerca. 32

FIGURA 15: Cantine e sotterranei oggetto della ricerca (giallo), di nuovi rilievi archeologici (arancio), di indagini geofisiche (rosso) e di scavi archeologici (verde).

Per ovviare allimpossibilit fisica di indagare in modo integrale le cantine del centro storico stato necessario lutilizzo dei catastini dimpianto dei singoli immobili ed in particolare quelli relativi agli ambienti sotterranei, allo scopo di reperire le planimetrie e lo sviluppo verticale degli stessi. Sia nel caso delle cantine oggetto di indagine sia di quelle solo censite, la ricerca ha consentito di ottenere un notevole standard qualitativo, che permette di valutare leffettiva quantit di deposito archeologico distrutto con un elevato grado di precisione. La stessa fonte cartografica si rivelata di primaria importanza anche per valutare limpatto degli edifici privi di cantine sul deposito archeologico, stimando la profondit raggiunta dalle opere murarie in relazione alle caratteristiche della costruzione. Si tratta di un problema di complessa risoluzione, in quanto non possibile valutare la reale profondit raggiunta dalle opere di fondazione poich queste ultime non risultano visibili, imponendo quindi di applicare un metodo teorico per valutare l'impatto ipotetico degli edifici sul deposito archeologico sottostante. Appare ovvio che in questo caso il grado di precisione raggiunto tuttaltro che affidabile, ma risulta comunque utile disporre di uno strumento di valutazione, sebbene suscettibile ad errori di margine di difficile quantificazione. Tuttavia ledilizia storica di Senigallia presenta caratteristiche architettoniche peculiari e ricorrenti, spesso concentrate in aree omogenee del centro storico, in modo tale da favorire una valutazione ipotetica del deposito distrutto. In termini pratici, nei casi in cui non stato
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possibile accedere direttamente alle cantine, si proceduto a definire alcuni parametri di valutazione associati alla tipologia edilizia25, creando unassociazione diretta tra le caratteristiche costruttive di edifici del medesimo orizzonte cronologico e ascrivibili allo stesso stile architettonico. Una tale metodologia di indagine permetter di ottenere una mappatura ibrida del deposito archeologico distrutto del centro storico, costituita da una parte da dati puntuali derivanti dalle ricognizioni dirette delle cantine, mentre dallaltra da una stima ragionata sul costruito non ricognito e privo di locali sotterranei.

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In tale definizione si rivelato un prezioso strumento il Piano Cervellati del Comune di Senigallia che rappresenta una testimonianza delledilizia storica del centro storico prima del terremoto del 1930. 34

APPENDICE: SCHEDE
ricognizione effettuata nelle cantine ha permesso di individuare non solo alcune evidenze archeologiche, ma anche di reperire importanti dati utili alla ricostruzione degli assetti urbanistici della citt ed alla formulazione di nuove ipotesi finalizzate alla pianificazione delle future ricerche. A seguito si riporta una selezione di casi di studio individuati nel corso della ricerca, suddivisi in base alla cronologia dei rinvenimenti, a partire dal Rinascimento ed a ritroso nel tempo fino allet romana26. MEDIOEVO/RINASCIMENTO ACQUEDOTTO ROVERESCO La ricognizione ha interessato una struttura sotterranea anomala, certamente rinascimentale, ovvero il lungo cunicolo che in origine alimentava la fontana monumentale di Piazza del Duca (FIGURA 16).

La

Interrotto a seguito della costruzione della Scuola Elementare Pascoli da cui peraltro vi si accede, il cunicolo non costituisce solo unespressione della tecnica idraulica del Rinascimento, ma si rivelato essere anche unutile occasione per individuare un lacerto murario riferibile allepoca romana (FIGURA 17).

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Colgo loccasione per ringraziare chi ha reso possibile le ricognizioni, mettendo a disposizione le proprie cantine per le ricerche. 35

FIGURA 16: Acquedotto Roveresco, localizzazione nel contesto del centro storico.

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FIGURA 17: Acquedotto Roveresco, particolare della struttura muraria individuata.

VIA C.PISACANE 37-39 La cinta muraria cinquecentesca di Senigallia si conserva ancora in misura significativa al margine orientale ed a quello meridionale del centro storico, oltre che nellarea posta a nord del Fiume Misa, malgrado lespansione settecentesca della citt abbia causato il sistematico smantellamento della cinta bastionata sul versante occidentale. Di questultima tuttavia si conserva gran parte della base a scarpa delle mura, inglobata negli edifici del XVIII secolo posti sul lato est di Via Pisacane (FIGURA 18). In alcuni casi allinterno delle corti e degli edifici moderni ancora possibile osservare i contrafforti che sostenevano il paramento murario della cinta difensiva, privata del terrapieno interno per lasciare posto ai fabbricati settecenteschi; una situazione analoga visibile anche nel cortile restrostante la Scuola Elementare Pascoli, mentre nel sotterraneo di Via Pisacane 26 si individua il muro a scarpa dello scomparso bastione prospicente al Fiume Misa. La presenza di un contrafforte nella cantina di Via Pisacane 37-39 (FIGURA 19) testimonia come le mura avessero un significativo sviluppo in profondit rispetto al piano del terreno circostante, in relazione alla presenza dellampio fossato difensivo che cingeva

la citt. Un ulteriore esempio dei contrafforti cinquecenteschi conservato allinterno dellarea archeologica de La Fenice che, addossata al Bastione di San Martino, ne testimonia la dimensione originaria.

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FIGURA 18: Via Pisacane 37-39, localizzazione nel contesto del centro storico.

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FIGURA 19: Via Pisacane 37-39, contrafforte delle mura Roveresche.

VIA G.M. MASTAI 14 I sotterranei di Palazzo Mastai conservano solo una parte del proprio originario sviluppo planimetrico, alterato profondamente dal terremoto del 1930, a causa del quale alcuni ambienti sono stati parzialmente obliterati allo scopo di consolidare le fondazioni delledificio (FIGURA 20). Malgrado tale situazione stato tuttavia ritenuto opportuno eseguire una ricognizione puntuale degli scantinati, anche in relazione alla datazione delledificio, ascrivibile nelle sue forme attuali al Rinascimento. E stato dunque possibile individuare un vasto ambiente adiacente a Via F.lli Cattabeni che, malgrado evidenti interventi di consolidamento condotti in tempi recenti cos come in passato, conserva ancora le tracce evidenti dellassetto precedente. In particolare si potuta osservare un piano in mattoni che costituiva la pavimentazione della stalla del palazzo (FIGURA 21). Nel medesimo ambiente si inoltre osservato un diffuso utilizzo di conci e blocchi di pietra, alcuni dei quali certamente di recupero da strutture di epoca precedente, posti in opera a costituire un contrafforte (FIGURA 22).

FIGURA 20: Via Mastai 14, localizzazione nel contesto del centro storico.

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FIGURA 21: Via Mastai 14, strutture pavimentali riferibili alla stalla.

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FIGURA 22: Via Mastai 14, blocchi lapidei di recupero.

VIA G.M. MASTAI 20 Il vasto ambiente sotterraneo, articolato in diversi ambienti comunicanti, localizzato tra Via A.Maierini e Via N.Sauro, prospiciente a Via Mastai (FIGURA 23). Interamente realizzata in mattoni, la cantina ha rivelato fin da unanalisi preliminare la presenza di alcuni blocchi di grandi dimensioni impiegati alla base dei muri perimetrali. Unaccurata pulizia delle pareti e del piano di calpestio, in parte pavimentato, ne ha rivelato la reale natura, in un primo momento ritenuti blocchi di pietra di reimpiego, forse recuperati da strutture di epoca romana. In realt si tratta di una gettata di opera cementizia, realizzata con ciottoli fluviali, mattoni frammentati e ghiaia legati da abbondante malta, identificabile come la fondazione di un edificio precedente a quello attuale (FIGURA 24-26). Sebbene non ci siano elementi tali da permettere una datazione precisa delle strutture rinvenute, pare essere evidente che queste non siano ascrivibili allepoca romana, quanto piuttosto al Medioevo/Rinascimento. Ledificio attuale mantiene infatti il medesimo orientamento di quello precedente su cui si imposta, sebbene non ne riproponga con esattezza lo sviluppo planimetrico.

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La peculiare posizione delledificio, posto nel centro della citt attuale ma anche di quella medievale e rinascimentale, porta ad ipotizzare che lassetto urbanistico dellarea non abbia subito sostanziali trasformazioni nel corso dellEt Moderna e Contemporanea, conservando il precedente sistema viario e la scansione degli isolati. Inoltre la presenza di strutture murarie post-classiche conservate lascia aperta la possibilit di individuare, ed in prospettiva di indagare, unampia porzione di deposito archeologico parzialmente intatto, consentendo potenzialmente di acquisire informazioni sulla citt romana in un settore del centro storico di Senigallia altrimenti sconosciuto.

FIGURA 23: Via Mastai 20, localizzazione nel contesto del centro storico.

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FIGURA 24: Panoramica della cantina di Via Mastai 20.

FIGURA 25: Via Mastai 20, prospetto nord-est.

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FIGURA 26: Via Mastai 20, particolare del conglomerato.

EPOCA ROMANA/PREROMANA PIAZZA G.GARIBALDI 3 Prospicenti Piazza Garibaldi, lEpiscopio e le sottostanti cantine occupano una parte di rilievo nelle ricognizioni effettuate, in quanto hanno restituito una serie di strutture murarie dalla complessa articolazione ed interpretazione (FIGURA 27). A seguito di unaccurata analisi si potuto stabilire che le strutture pi recenti sono state realizzate in seguito alla costruzione del complesso episcopale, gi missione gesuita del XVIII secolo, e paiono essere in relazione con il ciclo della lavorazione delluva e della successiva produzione del vino; la parziale conservazione delle strutture murarie tuttavia impone unulteriore verifica dellipotesi (FIGURA 28). Al di sotto dellimpianto produttivo si articolano inoltre alcuni lacerti murari e pavimentali, ascrivibili con ogni probabilit ad un edificio di epoca romana. La ricognizione dello scantinato dellEpiscopio ha rappresentato loccasione di eseguire unaccurata pulizia delle strutture, in passato gi oggetto di un intervento di scavo, seguita da un puntuale rilievo topografico e fotografico; nel corso delle attivit stato possibile recuperare materiale ceramico riferibile alle prime fasi di occupazione della colonia di Sena Gallica (FIGURE 29-31).
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Un elemento di estremo rilievo emerso nel corso delle ricerche costituito dallorientamento delle strutture individuate, analogo sia a quelle rinvenute nello scavo di Via Cavallotti, sia alla chiesa di Santa Maria Maddalena, peraltro entrambe poco distanti dallEpiscopio. Questo dato ha grande importanza se considerato nel contesto di questo settore della citt, dove forse ha avuto origine la colonia romana oppure dove, anche in relazione ai materiali rinvenuti, potrebbe attestarsi un insediamento precedente alla fondazione romana del III secolo a.C.

FIGURA 27: Piazza Garibaldi 3, localizzazione nel contesto del centro storico.

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FIGURA 28: Piazza Garibaldi 3, strutture produttive.

FIGURA 29: Piazza Garibaldi 3, strutture produttive (a sinistra) sovrapposte a muri e pavimenti romani (a destra).

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FIGURA 30: Piazza Garibaldi 3, muro romano (in primo piano).

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FIGURA 31: Piazza Garibaldi 3, muro romano (in primo piano).

VIA F.LLI BANDIERA, CONVENTO DI SAN MARTINO I sotterranei del Convento di San Martino (FIGURA 32) sono noti da tempo (1961) per aver restituito reperti di epoca romana, in particolare una pavimentazione in opus spicatum, ovvero realizzata con piccoli mattoni posti di taglio a spina di pesce. Lo scavo per la realizzazione delle cantine, particolarmente profonde, con ogni probabilit ha cancellato ogni altra traccia di strutture murarie e stratigrafie ascrivibili allepoca romana (FIGURE 33-34). Il piano pavimentale si conserva in pianta per una esigua estensione sebbene sia individuabile in sezione al di sotto delle fondazioni del convento in almeno due degli ambienti sotterranei. La sezione archeologica esposta evidenzia la tecnica costruttiva della pavimentazione, stesa al di sopra di una gettata di cocciopesto di allettamento, a sua volta posto a regolarizzare una massicciata di ciottoli e frammenti di arenaria (FIGURA 35). Oltre al pavimento in opus spicatum i sotterranei di San Martino conservano la base di una grande struttura monumentale di identificazione ed attribuzione cronologica incerta. Si tratta di unimponente gettata di calcestruzzo, realizzata con malta tenace, ciottoli e mattoni frantumati, forse posta in opera contro un paramento di cui non si conserva traccia. Il peso della struttura
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tale da aver causato il collasso della pavimentazione su cui si imposta, peraltro gi in disuso al momento della costruzione (FIGURA 36-37). La struttura, ascrivibile genericamente ad epoca post-classica, forse da identificare con il basamento di una torre riprodotta in un disegno della fine del XVI secolo (FIGURA 38), posta in adiacenza della chiesa di San Martino, edificata nel 1572 allinterno delle mura roveresche27.

FIGURA 32: Via F.lli Bandiera, localizzazione nel contesto del centro storico.

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VILLANI 2008, p. 53. 49

FIGURA 33: Via F.lli Bandiera, opus spicatum.

FIGURA 34: Via F.lli Bandiera, opus spicatum.

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FIGURA 36: Via F.lli Bandiera, fondazione in conglomerato. FIGURA 35: Via F.lli Bandiera, opus spicatum in sezione.

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FIGURA 37: Via F.lli Bandiera, opus spicatum collassato sotto il peso della fondazione in conglomerato.

FIGURA 38: Disegno della fine del XVI secolo riproducente la chiesa cinquecentesca di San Martino e la retrostante torre (da VILLANI 2008, p. 55).

VIA C.B. CONTE DI CAVOUR 20 La cantina di Via Cavour 20 ha restituito alcune strutture murarie di grande interesse per quanto riguarda la ricostruzione dellassetto urbanistico di Sena Gallica (FIGURA 39). Si tratta di due lacerti murari, realizzati con frammenti di tegole (FIGURE 4041), che presentano unorientamento simile a quello gi individuato nellarea de La Fenice, diverso quindi da quello dellEpiscopio e di Via Cavallotti 24. Si delinea cos lipotesi di due diversi schemi urbanistici, testimonianza forse di altrettante
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distinte fasi dellinsediamento romano, credibilmente ascrivibili a tempi successivi. E interessante notare che il materiale con cui realizzata la cantina in prevalenza di reimpiego, recuperato dallo spoglio di strutture murarie romane: pur trattandosi di una pratica diffusa nelle cantine del centro storico, solo in questo caso il fenomeno assume proporzioni simili. La cantina conserva inoltre un pozzo romano ancora in uso, realizzato mediante la posa in opera di grandi cilindri di laterizio a formare la canna del pozzo. Allinterno della cantina si trovano anche altri due pozzi, uno dei quali tuttora in uso.

FIGURA 39: Via Cavour, localizzazione nel contesto del centro storico.

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FIGURA 40: Via Cavour, struttura muraria realizzata in tegole.

FIGURA 41: Via Cavour, struttura muraria realizzata in tegole.

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FIGURA 42: Via Cavour, pozzo romano.

VIA F.CAVALLOTTI 24 Lo scavo archeologico di Via Cavallotti28 ha avuto il merito di rilanciare linteresse di Senigallia per larcheologia, oltre ad aver reso possibile lacquisizione di importanti dati sullassetto della citt in epoca romana (FIGURA 43). La cantina ha infatti restituito un piccolo ma complesso deposito archeologico che conserva parte di un isolato abitativo, costituito da diversi ambienti delimitati
Lo scavo, diretto dal Prof. Giuseppe Lepore del Dipartimento di Archeologia dellUniversitdi Bologna, stato condotto dal Dott. Tommaso Casci Ceccacci con la collaborazione del Dott. Fabio Visani e Francesco Belfiori; lo studio dei materiali stato eseguito dalla Dott.ssa Gilda Assenti.
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da muri realizzati in tegole e pavimentati con frammenti di laterizi (FIGURE 44-46). La presenza di strutture murarie realizzate in ciottoli fluviali, sovrapposte alle precedenti, testimoniano che con ogni probabilit ledificio abbia avuto una lunga continuit di vita, caratterizzata da trasformazioni significative degli spazi interni. Lo scavo ha restituito un pozzo che presenta le medesime caratteristiche costruttive di quello situato nella cantina di Via Cavour 20, sebbene sia stato reso inutilizzabile da un dolio destinato a conservare derrate alimentari (FIGURA 47); limitrofo si conserva un secondo pozzo, realizzato con colli danfora (Figura 48). Le stratigrafie individuate nel corso dello scavo hanno evidenziato unorizzonte cronologico del III secolo a.C. ma con unoccupazione del sito precedente che risale almeno al VI secolo a.C. Il diverso orientamento delle strutture murarie individuate dallo scavo forse deve la propria origine dalla presenza di tali preesistenze, subendo poi una variazione solo nel III secolo a.C. al momento della fondazione della colonia romana di Sena Gallica.

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FIGURA 43: Via Cavallotti 24, localizzazione nel contesto del centro storico.

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FIGURA 44: Via Cavallotti 24, muri in tegole.

FIGURA 45: Via Cavallotti 24, muri in tegole.

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FIGURA 46: Via Cavallotti 24, pavimentazione in laterizio.

FIGURA 47: Via Cavallotti 24, pozzo tagliato da dolio.

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FIGURA 48: Via Cavallotti 24, pozzo realizzato con colli danfora.

VIA F.CAVALLOTTI 34 La cantina vinicola annessa allOpera Pia (FIGURA 49) costituisce un caso a parte rispetto quelli appena esposti e per questo merita idealmente il ruolo di chiusura di questa breve panoramica.

FIGURA 49: Via Cavallotti 34, localizzazione nel contesto del centro storico.

La cantina testimonia infatti unoccasione persa per la citt, dato che per la costruzione della stessa, tra il 1952 ed il 1954, si proceduto allo sbancamento di una vasta area del centro storico
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ed alla conseguente perdita di informazioni circa questo settore della citt. Se da un lato si tratta di un avvenimento piuttosto comune in quegli anni, daltra parte impossibile fare ameno di osservare che la reale dimensione della gravit dellevento testimoniato dallentit dei materiali rinvenuti nel corso dello scavo, frammenti architettonici in parte noti e conservati, riferibili ad un edificio pubblico o di culto di epoca romana (FIGURE 50-51).

FIGURA 51: Via Cavallotti 34, frammenti architettonici.

FIGURA 50: Via Cavallotti 34, frammenti architettonici.

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CONSIDERAZIONI FINALI E PROSPETTIVE FUTURE I


risultati preliminari appena esposti lasciano intravedere una situazione certamente di difficile interpretazione, resa ancor pi complessa a causa della frammentariet dei dati in nostro possesso e dalla necessit vincolante di non creare una frattura tra la vita quotidiana della citt e lo svolgimento della ricerca stessa. Tuttavia i primi risultati appaiono estremamente incoraggianti e ci spingono a proseguire nella direzione ormai intrapresa: lutilizzo di metodologie dindagine speditive e non invasive, connesse ad un attento studio dellassetto della citt, sta consentendo di analizzare in modo estensivo il centro storico e quindi di reperire informazioni prezione che abbiano non solo un valore scientifico in s ma che siano rappresentative di tutto il contesto urbano. Senigallia una citt che lega la propria immagine allimportante ruolo del turismo balneare, motore delleconomia locale per una significativa parte dellanno. Tuttavia la vita di una citt non si realizza e di certo non si conclude nellarco dei tre mesi estivi, ma al contrario ritrova s stessa nei restanti nove in cui il turista classico una presenza marginale mentre gli abitanti locali possono riappropriarsi della propria Senigallia.

Il centro storico, gi di per s ricco di testimonianze del proprio passato, possiede una ricchezza intrinseca che si trova appena al di l del visibile, anzi spesso appena al di sotto dei nostri passi. Larcheologia, la sua tutela e soprattutto la sua valorizzazione rappresentano una potenziale forza di rilancio economico per la citt, oltre a costituire una riappropriazione della propria identit storica. Futuro e passato che si coniugano in un presente volto a perseguire le diverse necessit di una citt moderna e vitale, nel rispetto di ci che stata. Il limite formale dallarcheologia sostanzialmente rappresentato dallintrinseca incapacit di produrre ricchezza ed al contrario di avere un costo economico ed un impatto sociale notevole: le fasi di ricerca e di scavo, il successivo restauro, la musealizzazione, la manutenzione costante costituiscono una voce passiva nei bilanci di privati ed enti pubblici, senza contare i disagi arrecati alla vita di tutti i giorni della citt. Daltra parte larcheologia ha dalla sua parte una grande potenzialit di creare indotto, ovvero di produrre e distribuire ricchezza alla citt in modo indiretto, ad esempio prolungando la stagione turistica oltre il canonico trimestre estivo e rappresentando unalternativa alla consueta offerta turistica. La ricchezza tuttavia non riguarda solo lambito economico ma pu essere intesa anche come arricchimento della vita culturale e sociale della citt.
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Lequipe di archeologi che stanno conducendo la valutazione del deposito archeologico di Senigallia svolgono unattivit che principalmente finalizzata alla conoscenza del passato della citt, alla tutela ed alla possibile valorizzazione dello stesso in accordo con le necessit e le realt di una citt attuale. Non si tratta quindi di creare una frattura tra la Senigallia moderna e la Sena Gallica romana, quanto piuttosto di trovare un compromesso, o meglio ancora un accordo, tra i due livelli sovrapposti della citt. Nei prossimi mesi le indagini relative al deposito archeologico della citt proseguiranno seguendo i filoni di ricerca illustrati, approfondendo i temi pi sensibili e perseguendo lobiettivo di delineare un profilo diacronico dellassetto urbano, ricostruendo quindi le principali trasformazioni urbanistiche avvenute nellarco della vita di Senigallia. Nella pratica si proceder ad una puntuale trasposizione della cartografia storica in ambiente GIS, in modo da sovrapporla alle rappresentazioni cartografiche attuali della citt, allo scopo di individuare le trasformazioni della citt nel tempo. La prosecuzione delle indagini geofisiche assicurer invece laquisiszione di dati diretti riguardanti le caratteristiche qualitative del deposito archeologico, indirizzando cos eventuali ricerche puntuali; allo stesso modo la ricognizione delle cantine dar lopportunit di valorizzare alcune situazioni note in s ma allo

stato attuale dei fatti poco o per nulla analizzate nel pi ampio contesto urbano. La finalit dichiarata pertanto di riuscire a produrre la Carta del Potenziale Archeologico di Senigallia, che costituir uno strumento esaustivo e funzionale alle diverse esigenze della citt, sia che si tratti di sviluppo urbanistico ed edilizio, sia di valorizzazione del patrimonio culturale. La possibilit di aggiornare costantemente la cartografia archeologica consentir di mantenere lo strumento vitale, adeguato alle necessit contingenti della citt e migliorabile in base ad eventuali modifiche apportate alla legislazione vigente oppure a nuove direttrici di ricerca e metodologie di indagine.

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