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DIRETTORE LUCA TELESE - A CURA DI CHRISTIAN RAIMO

www.pubblicogiornale.it SABATO 22 SETTEMBRE 2012

I L

F U T U R O

H A

R A D I C I

A N T I C H E

SAGA FAMIGLIARE

Il tempo di accudire i padri


di NICOLA LAGIOIA ccc Quando il presidente del consiglio Mario Monti durante un'intervista a "Sette", poi al meeting di Cl ha parlato di "generazione perduta", riferendosi ai trenta-quarantenni che l'Italia avrebbe definitivamente mancato (un paradosso: venire maltrattati dal Paese salvato dal proprio sacrificio equivarrebbe a uscire dal solco della Storia), ho pensato che la psicanalisi di gruppo in cui abbiamo da tempo coinvolto i nostri recalcitranti padri stesse arrivando al punto. Mai un leader politico aveva manifestato pubblicamente un tale odio per se stesso e la propria fascia anagrafica. "Atti mancati": cos li definiva Freud. Affinch per il processo di riemersione sia completo, sono ancora necessari un paio di passaggi. Nessun lettore della Bibbia dimentica lo sgomento di Davide davanti a Natan quando rivela: "Tu sei quell'uomo". Definire "perduta" qualcosa che non soltanto davanti ai tuoi occhi, ma destinata a sopravviverti, un assurdo tentativo di negarne l'esistenza ignoto solo a chi ha bisogno di esperirlo. A nessuno piace rispecchiarsi nelle proprie colpe. In questo caso il bisogno nasce dal fatto che alcuni milioni di italiani sono agli occhi di chi li ha preceduti la prova del proprio fallimento. Ridurre l'Altro a ci che rivela di noi stessi tuttavia un ulteriore segno di egoismo, da cui vorrei salvare non solo Monti ma un'intera mentalit. Si potr cominciare col dire che l'Italia sarebbe crollata molte volte se un paio di generazioni non se ne fossero preso carico negli ultimi dieci anni. Cosa ne sarebbe stato della scuola, dell'universit, del mondo della cultura e della comunicazione, della sanit se tanti ventenni, trentenni e ora anche quarantenni, a volte pi qualificati dei loro padri, non avessero lottato tra le fiamme impedendone il crollo, in condizioni di pericolo che i padri stessi negavano per l'insensata vergogna di non sperimentarle, col paradosso che questi ultimi svolgevano contemporaneamente il ruolo del piromane e di chi tiene sotto chiave gli estintori? Ecco allora che la nostra generazione un ruolo storico fondamentale l'ha fino ad ora svolto. Come si fa a definirla perduta? Attraversare l'ultimo decennio stato come vivere in casa di genitori alcolizzati. Il paragone forte, ma difficile trovarne uno pi calzante per riunire in un'unica patologia irresponsabilit, tirannia e amorevole paternalismo in contraddizione con se stesso. Il figlio dell'amministratore delegato delle Assicurazioni Generali che, divenuto ministro, conia il termine "bamboccioni". Il direttore generale della Luiss che consiglia al proprio figlio di abbandonare l'Italia delle vecchie oligarchie senza porsi il problema di farne parte. Il barone universitario comunista che non si pone il problema di far lavorare gratis gli assistenti... In questi anni ne abbiamo viste di tutti i colori, e non solo un ipertrofico senso di responsabilit ci ha sconsigliato di assassinare i padri, ma anche la gelosia identitaria: assomigliare alla generazione dei Freda e dei Morucci non ci piaceva. E tuttavia siamo anche infantili, servili, isterici, invidiosi, frustrati, in attesa del primo compratore, costantemente tentati dal "si salvi chi pu" dell'8 settembre infinito in cui viviamo. Come potrebbe essere altrimenti? In Linea d'ombra, capolavoro di Joseph Conrad e adeguamento modernista al rito di passaggio, a un giovane ufficiale viene affidato per la prima volta il comando di una nave. Guadagnare il mare aperto, combattendo con le febbri tropicali e poi con la bonaccia, la missione che il giovane deve portare a termine per ritrovarsi adulto alla fine del romanzo. Domanda: cosa accadrebbe se al posto di Conrad ci fosse un demiurgo malvagio il quale, da una parte non offrisse al giovane ufficiale il comando della nave, e dall'altra gli rimproverasse di non essere abbastanza adulto? esat-

MOIRA RICCI, Zio Auro Cla e Mamma - 20.12.53-10.08.04, (2004-in progress) stampa Lambda su alluminio, 10,78x15 cm tamente l'impasse in cui ci troviamo. E il rischio che corriamo quello di crederci migliori del demiurgo per il fatto di subire l'ingiustizia. Gli sfruttati, gli emarginati, i calpestati e gli incompresi devono essere davvero tali (cio migliori) nella coscienza del mondo futuro, mai ai propri stessi occhi. questo il pericolo da evitare. Crederci migliori esattamente la trappola caduti nella quale ci sentiremmo legittimati a fare di quell'infantilismo, servilismo, invidia e opportunismo latenti le armi con cui mandare avanti il secondo tempo della nostra vita. Allora s, saremmo perduti. L'uscita guidata da questo labirinto non esiste. Chiamando ancora in causa la letteratura, basti per ora lucidare come lampade due potenti enigmi: al protagonista di Linea d'ombra viene offerto il timone della nave dopo che il vecchio comandante morto pazzo; Conrad scrisse il romanzo nel 1917, dedicandolo al figlio Boris perso tra i fumi del primo conflitto mondiale, nel ventre di balena in cui altre forze (Altre?) lo avevano depositato.

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II

SABATO 22 SETTEMBRE 2012

ORWELL RWELL
ISTRUZIONI PER LUSO RECENSIONE REMIX

George Orwell: scrittore socialista, visionario


di ALESSANDRO LEOGRANDE ccc Perch chiamare un inserto culturale Orwell? Oggi George Orwell potrebbe sembrare un vecchio arnese del Novecento: uno scrittore ossessionato dagli incubi politici del secolo passato, morto allo scoccare degli anni cinquanta e ricordato quasi unicamente per i suoi due ultimi romanzi, quelli pi noti, La fattoria degli animali e 1984. Eppure Orwell stato uno dei grandi irregolari insieme a Albert Camus, Nicola Chiaromonte, Simone Weil, Arthur Koestler... e una lunga schiera di scrittori e pensatori minoritari, spesso travolti dagli eventi storici. Per Alfonso Berardinelli, stato il migliore scrittore politico del secolo breve. Per Christopher Hitchens, forse il saggista pi orwelliano dellultimo ventennio, autore di La vittoria di Orwell (Scheiwiller 2008) e dellintroduzione ai suoi Diaries appena pubblicati da Liveright (probabilmente uno degli ultimi scritti di Hitchens, scomparso nel dicembre del 2011), invece lesempio pi chiaro di come possano mescolarsi onest intellettuale e coraggio morale.

Veltroni copia & incolla


di CRISTIANO DE MAJO con la collaborazione di Pierluigi Battista, Aldo Cazzullo, Massimo DAlema, Edoardo Nesi, Massimiliano Panarari, Aurelio Picca, Carmine Saviano. ccc Sogni e scontri generazionali. Lultimo romanzo di Walter Veltroni, un romanzo che ha un impianto di astuzie varie, anzi di una gamma soverchiante di astuzie da romanziere consumato, una storia italianissima. Leggendo il romanzo mi venuto da subito in mente Waterworld di Kevin Costner. Narrato con freschezza, assomiglia a un film del 2009, I Love Radio Rock, dove si raccontano le peripezie di una nave pirata. A leggere il libro, pare una storia inventata. Un progettosogno che si realizzato con una vena di follia che rende fertile il terreno per i sogni. Tutto nasce googlando. Giovanni, un ventenne di oggi, rinfaccia a Francesca, che aveva ventanni nel Sessantotto, le responsabilit di quelli come lei; e lei gli risponde a tono. C un cappellino, alcuni fogli di appunti, una bandierina Quattro "amici al bar". I riflettori si accendono sulla provincia italiana. Entrano in scena tre generazioni: Costner luomo-anfibio che trova per la sua innamorata e gli amici la terra ferma per riprendersi la vita andata, ma che per s non accetta. Colombo ha un faccia a faccia con un inquisitore che tenta di sbarrargli la strada economica per una nuova avventura. Lorenzo che per ha rubato la donna al suo migliore amico proprio la notte nella quale lui perde il padre lo ritroviamo a Santo Domingo. Elisa, Luana e Laura, decidono di imprimere una sterzata alle loro esistenze per realizzare un'utopia. Poi ci sono quelli che restano a Rimini. La modernit che arriva doltreoceano si incontra con la creativit del nostro cinema. Non manca neppure - con una punta simpatica di autoironia - il riferimento alle figurine Panini, i cui effetti psichedelici sulla mente aveva decretato essere nientemeno che un Nuovo Inizio della Conoscenza Umana. Guardate che una grande idea. Si ha come la sensazione che quellincredibile storia vera abbia sfiorato la nostra esistenza. Una storia zeppa di Doors, Beatles, Luther King, il Che, e col maestro Fellini innanzitutto, e con i miti della politica un po confusi, da John Kennedy a Che Guevara, ma tutti nel segno del cambiamento. E qua e l spuntano, citati per nome o solo evocati, Enzo Biagi ed Eugenio Scalfari, don Milani e Sergio Zavoli, Pino e Licia Pinelli (appassionati di esperanto) e ovviamente Guerra e Fellini (con una colonna sonora che va dai Doors al jazz di Paul Desmond). I diritti dei lavoratori, l'aborto, il divorzio e le notizie che arrivavano dal mondo la morte del Che, lassassinio di Robert Kennedy e di Martin Luther King, linvasione della Cecoslovacchia. Geniale. Il 68 che Walter Veltroni ci racconta, con molto garbo e affettuosa partecipazione, non quello dei grandi eventi della militanza politica. Attraverso gli stilemi classici della commedia all' italiana, che Veltroni padroneggia e si diverte palpabilmente ad evocare, fa ruotare tutti i souvenir degli anni Sessanta, quel sogno degli anni Sessanta, in cui, a tanti, tutto pareva a portata di mano. Poi quella che Veltroni definisce "l'ossessione della memoria. Walter Veltroni non dimentica quasi nulla. Non sembri un paradosso: a Veltroni non interessa tanto la politica. Walter Veltroni sceglie di romanzare una storia realmente accaduta. E la trama de L'isola e le rose intrecciata proprio intorno a quel patrimonio culturale che, se innescato, pu diventare carburante per una rinascita del Paese, per ricreare un nuovo senso di comunit. Un omaggio "all'Italia della resistenza, quell'Italia che, rischiando e ricostruendo, riuscita a uscire da uno dei periodi pi cupi della sua storia". Sullo sfondo la necessit di un rinnovato impegno civile . Veltroni, con empatia, trapianta il mare largo dei sogni giovani per sempre, al mare piccolo e per amniotico, ventrale. Lisola diventa, allora, la metafora di una societ in piena trasformazione. Non un romanzo post-moderno perch appunto il mare, simbolo della memoria e della origine della civilt che vince, perch il mare sinonimo di sogno, di creativit, di giovinezza, di libert. Di utopia. Insomma il mare che ha inventato e pu reinventare la vita. Oltre il limite delle acque territoriali, dove lottimismo e la gioia di vivere sono di casa, vado a memoria: la terra non esiste pi; c solo un infinito mare. Ed comunque il mare che salda le culture, unisce e incastra le generazioni. Non avevo mai sentito parlare dell'Isola delle Rose, e mi son chiesto il perch. Il mio 68 militante, in quei mesi, mi spingeva a Praga, in piazza, con il groppo alla gola, contro i carri armati sovietici... Quell' illusione - si potrebbe dire quell' allucinazione - dur poco, pochissimo. Questo il messaggio di speranza che Walter propone.

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Bench fosse costantemente tentato dallo scetticismo e dalla disperazione, scrive tra laltro Hitchens nella prefazione ai diari, Orwell credeva nelle virt di coloro i quali noi spesso abbiamo lardire di chiamare gente comune. In uno dei suoi saggi pi autobiografici, intitolato Perch scrivo e apparso nel 1946, Orwell ammetteva: Ogni riga di serio lavoro che ho scritto a partire dal 1936 stata scritta, direttamente o indirettamente, contro il totalitarismo e a favore del socialismo democratico come io lo intendo. Tra queste coordinate (contro... a favore...) rientrano non solo due opere quasi dimenticate come La strada di Wigan Pier e Omaggio alla Catalogna, ma anche i suoi libri pi noti. Non solo quindi il saggio-reportage sulle condizioni dei minatori inglesi e i tic della sinistra, o il resoconto autobiografico sulla partecipazione alla guerra civile spagnola nelle file della piccola frazione antistaliniana del Poum, ma anche i romanzi in cui viene elaborata una utopia negativa del totalitarismo novecentesco. Orwell ha scorto prima di molti altri il germe dittatoriale dello stalinismo e la sua straordinaria capacit di corruzione del socialismo. I terribili anni trenta sono stati il banco di prova di tutto ci: quelli in cui deduce (insieme a pochi altri, dagli autori gi citati a Ignazio Silone o Gaetano Salvemini) che la guerra contro il nazi-fascismo non pu essere condotta con metodi e forme che a loro volta scivolano verso il totalitarismo. Da qui la critica verso ogni forma di doppio standard morale: i campi di concentramento sono tali ovunque, indipendentemente da quale sia il regime poliziesco che li edifica.

SIMONE BERGANTINI, Mr & Mrs Smith - American Standard (Remix), 2010 - Stampa inkjet su cartoncino. Dittico 124x156 cm cad. sto aspetto cos chiaro come in poche righe contenute in un saggio su Arthur Koestler.

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Negli anni successivi Orwell diviene non solo uno smascheratore della riduzione dellumano ad altro da s, del sacrificio delle sue istanze sullaltare delle idolatrie politiche, ma anche dellautoritarismo interno alla propria parte. In ci, evidente, la sua lezione ancora attuale. Eppure non ancora tutto. Prendiamo in considerazione ancora Hitchens e la sua autobiografia pubblicata qualche mese fa, Hitch 22 (Einaudi). Nonostante le evoluzioni politiche del dopo-11 settembre, che lo hanno portato a sostenere la guerra dellamministrazione Bush contro il terrorismo, un convinto orwellismo attraversa in filigrana molte delle sue scelte: il nocciolo di fondo sempre il no al totalitarismo. Hitchens parla esplicitamente di morte al fascismo ed sulla scorta di Orwell che si schierato contro i nuovi fascismi, da Milosevic a Saddam Hussein, spesso denunciando a ragione un certo lassismo nellindividuare le cose con il loro nome.

il caso di citarle, dal momento che qui Orwell individua con precisione lo stretto crinale tra utopia negativa e ricerca di unalterit in base alle quale criticare lesistente, le ingiustizie, lorrore della povert e della violenza, del dominio delluomo sulluomo. Forse un certo grado di sofferenza connaturato alla vita umana, scrive, forse la scelta che abbiamo dinanzi a noi sempre una scelta del male minore e forse lo scopo stesso del socialismo non tanto di rendere il mondo perfetto ma solo di migliorarlo. Tutte le rivoluzioni sono dei fallimenti, ma non sono tutte lo stesso fallimento.Dagli scarti e dai fallimenti si pu imparare molto. E quel miglioramento anche minimo da misurare sulle ansie della gente comune e non sulle asserzioni dei teologi della politica e delleconomia, pu essere sempre perseguito. Anche se di questi tempi pare unimpresa titanica.

Chi siamo e chi forse saremo


ccc Questo il primo numero di un inserto settimanale che troverete nel cuore di "Pubblico" ogni sabato. Abbiamo una redazione allargata, a cui chi vuole pu scrivere: orwell@pubblico.eu una pagina facebook e un twitter sui quali potete seguirci. Per questo e per molti altri motivi va ringraziato il lavoro di Jumpinshark. Per questo numero abbiamo utilizzato le fotografie di Moira Ricci (Orbetello, 1977) / www.strozzina.org/manipulatingreality/ricci.php; Simone Bergantini (Velletri, 1977) www.simonebergantini.com; Massimo Siragusa (Catania, 1958) www.massimosiragusa.it; Daniele Dainelli (Livorno, 1967); www.formafoto.it; Susanna Pozzoli (Chiavenna, 1978) / www.susannapozzoli.com. Per la scelta e la cura delle immagini vanno ringraziati Alessandro Imbriaco e Fabio Severo. Ci vediamo sabato prossimo, ma da oggi sull'edizione on-line di Pubblico troverete un bellissimo ritratto del documentarista Albert Maysles a cura di Tiziana Lo Porto.

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Bench sia eccessivo parlare di Orwell-renaissance, sulla scia di Hitchens in molti sono tornati allautore della Fattoria degli animali. Eppure il suo recupero in chiave antitotalitaria e liberale (di un liberalismo minimo), la sua annessione a un campo che potremmo dire occidentale, rischiano di depotenziare ed edulcorare gli aspetti pi inattuali del suo pensiero. Perch in Orwell accanto a quel contro il totalitarismo c sempre la fatica di scovare il cosa rimane, la strada da percorrere ammesso che sia possibile percorrerla per un socialismo dal volto umano. (Anche se, volgendosi alla tradizione del socialismo, non vede altro che un cumulo di macerie, lo stesso Hitchens nelle pagine finali della sua autobiografia sembra persuaso della necessit di individuare qualcosa del genere; e, attraverso Hannah Arendt, lo scorge nello spirito originario della rivoluzione americana). In pochi passaggi della sterminata produzione orwelliana que-

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SABATO 22 SETTEMBRE 2012

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ORWELL RWELL
IMPARIAMO INSIEME LA NEOLINGUA

Breve glossario del bispensiero tecnico


di MICHELE DANTINI, ROBERTO CICCARELLI, CARLO MAZZA GALANTI, ALESSANDRO LEOGRANDE, CHRISTIAN RAIMO, JUMPINSHARK ccc VALORIZZAZIONE. imperativo, si dice. LItalia ha un patrimonio storico-artistico ingente da valorizzare. E si aggiunge: la cultura anticiclica. 1 euro in cultura ne produce 6 (o 7 o 9: non chiaro). Perch, lamentano gli sviluppisti, da noi i politici non credono al binomio cultura e sviluppo? Le associazioni industriali incalzano: industrie creative, sussidiariet, indotto. Nel frattempo si chiamano i palazzinari a presiedere le commissioni Ambiente o Urbanistica dei comuni pi importanti. Si tagliano le cattedre di storia dellarte negli istituti superiori. Chi studia turismo, oggi in Italia, pu non sapere niente di Tiziano. Cos chi studia per geometra: perch conoscere Palladio o Valadier? A cosa ci riferiamo quando si parla di valorizzazione? Occupazione qualificata (ricerca, educazione e tutela) o parchi a tema, hostess e precari in costume da gladiatore?

a insorgere contro lindecenza della politica, e chiama la rivoluzione. Che ci sia per qualcosa di voyeuristico in tutto questo? Una classe dirigente efficiente e responsabile non dovrebbe produrla questinnovazione, invece di invocarla solamente o esternalizzarne il compito?

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VISIBILIT. Da usare in frasi del tipo: "Non ti pago, ma ti do visibilit". Si acquista, si accumula, si perde. Nel paesaggio ipermediatizzato, dove l'occhio promosso a metafora universale, la visibilit la nuova moneta: possederne conferisce prestigio e (se la si usa bene) ricchezza. Votare, seguire, esprimere preferenze: dietro l'esca della partecipazione, le nuove tecnologie della comunicazione ci chiamano continuamente a contribuire alla celebrazione e alla circolazione di ci che (pi) visibile. Perch la visibilit, come il denaro, per crescere deve circolare, auto-alimentandosi.vederlo. il trionfo un po' demente della maggioranza statistica, ossia di noi.

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COMPITI A CASA. Quando Paul Krugman ascolt questa espressione dallaustero ministro delle finanze tedesco Wolgang Schauble disse alla moglie seduta accanto a lui: Adesso ci inviter a chiedere perdono per le nostre colpe e a fustigarci. la consegna che uno studente svogliato prende da un maestro inflessibile, ma soprattutto lobbligo quotidiano a cui i protestanti rigorosi dellEuropa del Nord sottopongono i cattolici lassisti del Sud. I primi amministrano i beni familiari, i secondi li consumano e si indebitano. la storia delleconomia ridotta a questione morale dove gli austerici condannano i paesi che hanno peccato a riscattarsi con la sofferenza.

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AGENDA DIGITALE. un punto di forza del governo, in particolare dei ministri Passera e Profumo. Sbandierata ai CdM, lAgenda (a oggi) poco pi di un proclama. Stupisce larcaica sommariet delle posizioni. I membri dellesecutivo che parlano di Rete sembrano intendere qualcosa che ha poca o nessuna complessit, comunque buona e giusta e serve al commercio digitale. Nessuna cognizione del dibattito attuale sui social network, il multitasking inesperto, lio digitale, la googlizzazione del pensiero. Domanda: la classe politica sa di cosa parla quando parla di Rete? Citiamo il sempreverde McLuhan: la risposta abituale ai nuovi media, secondo cui questi sarebbero docili strumenti in nostro controllo, lopaca posizione dellidiota tecnologico.

SIMONE BERGANTINI, Mr & Mrs Smith - American Standard (Remix), 2010 - Stampa inkjet su cartoncino. Dittico 124x156 cm cad. freeraider, in Argentina no se va ms, ovunque li chiamano Neet che non studiano n lavorano, e ancora Twixter, un neologismo per descrivere i giovani intrappolati tra ladolescenza e let adulta. In tutto il mondo la condanna morale comminata a chi ha scarse opportunit sul lavoro, reddito basso, flessibilit massima, nessun welfare. In Italia viene rivolta a un terzo degli studenti universitari fuoricorso, il 37% dei giovani disoccupati, o inoccupati, tra i 15 e i 24 anni, oltre a una quota considerevole di 40-50enni. Figli, fratelli, amici, tutti possono diventarlo, basta una parola di troppo, un appoggio sbagliato. Serve a stigmatizzare una condizione peccaminosa che riguarda la maggioranza della popolazione. La sfiga serve a compatire, pi che a condannare i poveri, che non sono cittadini titolari diritti, ma bisognosi di assistenza.

CREATIVIT. Lavoro creativo, pensiero creativo, finanza creativa, capitalismo creativo, ozio creativo. Una diffusa pulsione demiurgica percorre le vene della societ. Giovani disoccupati soffrono la mancanza di lavoro e giovani occupati soffrono la mancanza di un lavoro creativo. La bolla di creativit che in tempi di abbondanza ci siamo divertiti a gonfiare esplosa: resta questa immensa ansia da prestazione creativa. Per liberarcene qualcuno sostiene si debba diventare distruttivi ma gi una legione di filosofi, psicologi, artisti, economisti e millenaristi pronta a esaltarci le virt creative delle distruzione.

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MERITO/MERITOCRAZIA. Non lo si mai invocato tanto. Il ministro Profumo ne ha fatto una bandiera adorna di parole come Patria, Dedizione e Lavoro. Spiace solo che i processi di selezione siano stati assicurati anche pi saldamente che in passato nelle mani dei seniores. Del resto il termine meritocrazia fu coniato da Micheal Young nel romanzo satirico The rise of meritocracy (1958): immaginava a che disastro avrebbe portato un governo che premi gli intelligenti. Nel 2001 lo stesso Young stigmatizz Blair che lo strumentalizzava per difendere la sua scuola classista. Sarebbe come se Orwell dovesse chiarire che 1984 non un programma di partito.

STARTUP. Tema prediletto (mito originario) degli elzeviristi di tecnologia, tipo Riccarlo Luna o Dario De Vico. Un giovane eroe (startupperoe, secondo limmaginifici conii degli aedi digitali) privo di mezzi ma non di determinazione e fantasia vince ogni difficolt: la formazione dalto livello manca, e lui fa tutto sul web (perch luniversit obsoleta); il lavoro manca, e lui se lo inventa; i finanziamenti mancano, e lui con un eurino ti avvia limpresa. Nella miseria italiana fonda una societ, anzi fonda la Societ dellInnovazione.

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CULTURA. Il vento dellanti-casta ha fatto s che i politici si riciclassero tutti come intellettuali. Quando sentono puzza di sconfitta, mettono mano alla parola cultura. Quale sarebbe questa rivoluzione culturale? Gli ex-segretari del Pd che si riciclano come scrittori e infilano romanzi che manco a sedici anni; i sindaci di Firenze che cercano Battaglie di Anghiari tipo le avventure di Paperino Jones con Qui, Quo, Qua; i ministri dellIstruzione che regalano i tablet agli insegnanti tipo il telefonino nuovo per Natale... Lunico consiglio per difendersi da questassalto culturale trincerarsi in una Vandea: accendersi un sigaro e mettere un cd con la quarta di Mahler diretta da Tilson Thomas o - al limite - con le canzoni di Apicella.

INNOVAZIONE. Il discorso istituzionale scopre il concetto di innovazione. Ministri come Barca o Fornero parlano incessantemente dei giovani e della rivoluzione che verr. Al MIUR assicurano che anche i bimbi delle scuole primarie sono piccole start up: cultura del rischio e selezione per merito penseranno a avviarli. Si potranno creare srl con 1 euro (gi, obiettano i pessimisti, ma chi procurer, se non Papi, il capitale sociale?). La voga di posizioni radicali tra decisori sorprende: perfino lottuagenario Cesare Romiti invita i giovani

GENERAZIONE. Negli anni 70 Marco Pannella scriveva che le uniche generazioni che contano sono quelle politiche, non quelle anagraficamente determinate. C un forte intento depoliticizzante nellabuso della questione generazionale, soprattutto quando dai piani alti della societ si invitano i giovani esclusi, precari, perduti a strappare un po di benessere e sicurezza ai propri padri privilegiati, rendendo entrambi, sia i padri che i figli, flessibili come giunchi al vento. Poi vedi miniere di carbone occupate da cinquantenni, di contro a immense aree del non-lavoro inzeppate di ventenni e di trentenni, e intuisci vagamente che qualcosa non torna in tale ricostruzione. Figli contro padri? E se tornassimo invece a parlare di enormi differenze sociali, di privilegi di classe e non anagrafici?

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LETTERA AL DIRETTORE DI LISA NUR SULTAN


Gentile Direttore, ho letto che apre un nuovo giornale, di sicuro avr bisogno di qualche rubrica, le mando alcune proposte. Come vedr, coprono tutto larco di interessi, dalla politica al costumeesociet, e tutti i possibili punti di vista. Perch flessibilit anche avere opinioni diverse, a seconda di quale serve. APOCALYPSE KNOW HOW Rubrica di consigli su come prepararsi al default; INTERRAIL Rubrica di commento sui viaggi di Monti in Europa; ERASMUS Rubrica di commento sugli incontri di Monti in Europa e sulle lezioni che ne trae; EFFETTO SERA rubrica tipo lAmaca; LE PARALIMPIADI Telecronache dalle primarie del PD; E SE FOSSE CHE ALLA FINE MAGARI POTESSE CHE ANDATA COS rubrica dietrologia; WIKILINPS Rubrica spionistica sul dossier segreto che pare contenga il numero degli esodati; DI L DEL FIUME DEGLI ZINGARI rubrica xenofoba e gnurantella; LA FOTO DI VASTORubrica di leggende metropolitane e figure mitologiche; LOMBROSO AVEVA RAGIONE Reportage dal mondo leghista; IL PIATTO FORTE Rubrica sul piattume; MODEM OMEN Rubrica di innovazione tecnologica per uomini a banda larga; IL LUDDISMO SPIEGATO AGLI IPHONE Rubrica di consigli per staccare la spina; OCCUPYLE Rubrica di vestiario per manifestanti; FATTE NON FOSTE A VIVER COME BROOKE Rubrica di lamentatio femminile; MEMORIA DEL SOTTOSUOLA Rubrica sulle varie cose che possibile pestare, se in citt ti dileggi a guardare il cielo; CHE POI NON MI SPIACE TANTO PER I SOLDI QUANTO PER TUTTI I DOCUMENTI DA RIFARE Rubrica di frasi fatte, che chi le dice non le pensa e chi le sente non ci crede; PAESE CHE VAI, PROVERBIO CHE FAI Rubrica di proverbi famosi tra i G2 (es.: Non che se metti una porchetta in piedi diventa un kebab); PONZIO PILATES Rubrica di benessere individuale, ottenuto con lindifferenza al malessere generale; DOWNSHIFTING, PERCH NO? Rubrica per ammirare e (perch no?) emulare general manager che ora si godono la liquidazione; SE STO GI DOWN, CHE FACCIO ME BUTTO? Telefono amico, per tutti gli altri.

FUGA DEI CERVELLI. In inglese Brain Drain, espressione coniata negli anni Cinquanta dalla British Royal Accademy quando scienziati e tecnologi emigravano verso Stati Uniti e Canada. In risposta la Marvel invent il personaggio con lo stesso nome, scienziato nazista, un uomo-cervello che vive in una campana di vetro. Questa ancora lidea dello scienziato nelluniversit globale: conta il valore del suo cervello, non la storia di una persona. In Italia questa condizione da cittadino dimezzato viene interiorizzata ed diventato uno status symbol. Gli emigranti italiani non sono gli analfabeti del primo Novecento, ma i figli meritevoli della nazione che esportano il made in Italy. Ma anche il sintomo di una morale autoconsolatoria: la fuga lunica soluzione in un paese di irredimibili caste e baroni. Aspira a sostituire il discorso di Leopardi sugli italiani.

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SFIGATI. In giapponese Okimori (bamboccioni), in inglese

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IV

SABATO 22 SETTEMBRE 2012

ORWELL RWELL
ESORDIENTI ALLO SBARAGLIO

Piccoli editori capestro crescono


di CAROLINA CUTOLO ccc Del resto, per quanto amaro possa essere questo per me, il danno maggiore per i miei contemporanei che non sanno utilizzarmi, che non si accorgono di me, o, forse, ostentano di non accorgersi di me. Questo ritratto satirico della vanagloria e dellamarezza di un pensatore, un artista, uno scrittore che non riesce a pubblicare, risale al 1942, anno di pubblicazione del Diario di Gino Cornab di Achille Campanile. Oggi, a sessantanni di distanza, la condizione dellaspirante scrittore in Italia andata ben oltre la caricatura. Nellultimo decennio, probabilmente a causa della tangibile impossibilit di realizzazione professionale, di ottenere un riconoscimento sociale del proprio valore, si diffuso un desiderio generalizzato di pubblicare un libro, raggiungere il successo, fare il colpo gobbo, come lo chiama Ermanno Cavazzoni ne Il Limbo delle fantasticazioni, col quale si sale di colpo e con poco sforzo innalzandosi sul pantano degli altri disgraziati. creative: Nel caso in cui alla naturale scadenza del contratto le vendite non abbiano raggiunto le 250 unit, lEditore ha facolt di prorogare la durata del contratto per un tempo indefinito e comunque fino al raggiungimento di tale target (0111 Edizioni), un sistema per inguaiare lautore, grossomodo, per sempre. Siamo pronti a pubblicare la Sua Opera allinterno della collana Nuove Voci qualora possa fare acquistare, o acquistare direttamente, presso la nostra casa editrice n. 125 copie del Suo Libro, al prezzo di copertina di Euro 17,50: si tratta del pi subdolo stratagemma per agire da editori a pagamento nascondendosi dietro il dito della formulazione alternativa, come da contratto Albatros, ma anche (varie tipologie di contributi alla pubblicazione): A&B Editore, Caosfera Edizioni, Edicolors, La Riflessione Editrice, Limina Mentis, Manni Editori, Sangel Edizioni e SBC, che utilizza una formula di rara maestria dialettica: Nellattuale situazione del mercato editoriale il lancio di nuove opere una vera scommessa che, vista la validit del Suo lavoro, come editori ci sentiamo di affrontare operando in stretta collaborazione con lAutore. Pertanto Le chiediamo di acquistare direttamente o far acquistare (magari da uno sponsor - ente, impresa, associazione ecc, - da Lei indicato) n. 250 copie. Che professionalit, che lungimiranza: sanno di avere a che fare con uno squattrinato Gino Cornab e gli suggeriscono persino dove andare a scollettare. E questo perch

sono certi della validit del Suo lavoro, e ci tengono tanto a una collaborazione stretta, strettissima.

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Su queste velleit negli ultimi anni hanno costruito la propria fortuna centinaia di piccoli editori che, millantando professionalit e promettendo gloria, incastrano e spennano sprovveduti autori grazie a contratti capestro e richieste di denaro declinate nelle forme pi fantasiose: collaborazione dellautore (SBC Edizioni), partecipazione alle spese di pubblicazione (Limina Mentis Editore), strategie di coproduzione (Albatros Il Filo).Nel nutrito sottobosco di aspiranti scrittori sono in pochissimi a vedere leditore come qualcuno con cui si contrae un accordo di lavoro e il contratto come un documento scritto dalla controparte sul quale trattare fino ad ottenere condizioni pi vantaggiose e rispettose anche per lautore. Il resto una masnada di Gino Cornab che vede leditore come un illuminato che ha saputo riconoscere il vero talento, un benefattore al quale concedere riconoscenza e fiducia praticamente incondizionate. Da circa due anni per Scrittori in Causa mi occupo di assistere gratuitamente gli autori nella soluzione di controversie con piccoli editori, e ho visionato decine di contratti di edizione accettati e firmati come fogli in bianco da autori inesperti e ingiustificatamente fiduciosi. Ecco alcuni esempi delle pi frequenti clausole-trappola in cui mi sono imbattuta:LAutore cede allEditore i diritti esclusivi dellOpera per la durata massima consentita dalla legge vigente sul diritto dautore (Edizioni Il Foglio, Ute Libri). La legge vigente la n. 633 del 1941 e prevede una durata massima di ventanni. Questa trovata di non precisare in anni la durata del contratto e di incastrare gli autori per tempi biblici ha delle varianti decisamente

Uno dei problemi pi seri delleditoria italiana larbitrariet incondizionata degli editori nella stesura dei rendiconti. Grazie a questo buco nero molti piccoli editori hanno escogitato un trucco che, oltre a consentirgli di non pagare le royalty dalla prima copia venduta come sarebbe giusto, li favorisce qualora decidessero di non pagare MAI: LAutore percepir il compenso relativo ai diritti dautore dopo le prime 100 [ma si arriva anche a 300, ndr] copie vendute (0111, Il Foglio, Limina Mentis e, con formule analoghe: A.Car Edizioni, Aracne Editrice, Caosfera, SBC). Alcuni creativi della contrattualistica contano invece sullinettitudine degli autori: LAutore, entro il 31 marzo di ogni anno solare [...] potr chiedere allEditore il rendiconto delle copie vendute (Albatros, SBC). Lautore potr chiedere il rendiconto, chiaro quindi che si tratti di una facolt concessa dalleditore: come non provare indefettibile riconoscenza?C tuttavia un numero impressionante di singole, ingegnosissime clausole che meriterebbero un tomo dedicato. Una su tutte (0111 Edizioni) la seguente: Nel caso di inadempienze da parte dellAutore (dicasi contenziosi) [...] la propriet dellOpera diventer di propriet esclusiva dellEditore, che potr utilizzarla nei modi che riterr opportuni, anche trasferendo ad altri i diritti acquisiti con il presente contratto e senza il consenso dellAutore, che perder quindi ogni diritto sullOpera. In sostanza ci si garantisce grazie a un pretesto qualsiasi e del tutto arbitrariamente la propriet esclusiva dellopera senza alcun riferimento temporale. Dunque, va da s, il nostro Gino Cornab avr perso ogni diritto sul suo capolavoro letterario per leternit.

LETTERATURA SELF-HELP

Puoi cambiare la tua vita con 14,02


di DANIELA RANIERI ccc Non sei chi credi di essere, mi dice Raffaele Morelli dal collo alto del suo maglione. Lo scaffale Psicologia dei supermercati sempre pi fornito. La felicit qui, Ama e non pensare: i volumi di self-help sbocciano pi assertivi che mai. Entrare nel cerchio magico della terapia express mi rilassa immediatamente: la sensazione quella di essere accolta in una comunit di psicotici normali, simpatici e tutto sommato inoffensivi. Qui troppo difficile diventare ci che si . Come faccio, in una domenica pomeriggio al centro commerciale, a capire chi sono e quindi a diventarmi? Piuttosto funziona lincontrovertivile asserto per cui la felicit dentro di me, non fosse altro che fuori non pu stare. Energia, positivit, accettazione del dolore. La merce new age si popolarizzata grazie alla pratica dellospitata in tv. Il professor Morelli un volto amico, familiare; quando serve sa anche essere duro, per il nostro bene. Essere abbandonati la cosa migliore che ci possa capitare, gli ho sentito dire. E una parte di me non riesce a non essere daccordo. La crisi ci spinge a cercare la luce nel buio, ad aggrapparci alla pagliuzza mentre affoghiamo. Ecco spiegato il successo dei terapeuti pop, insieme ambigui, istrionici e schietti? Non credo. La proliferazione dei manuali di auto (etero) aiuto non pu essere solo una conseguenza del malessere universale. Funzionassero, saremmo gi tutti guariti da un pezzo. Semmai, le cose stanno cos: sono afflitto, preoccupato. Dio, da morto, non pu aiutarmi. Basta sfogliare una rivista di psicosomatica per capire che il mio un dolore comune, anzi sono tante le declinazioni del dolore, che i guru elencano una per una e sanno come trattare. Ma se la mia infelicit un fatto tanto generale, allora devo essere infelice, ho tutte MASSIMO SIRAGUSA The Secret Papers #35 - Biblioteca Estense Universitaria, Sala Cataloghi (2010) - stampa inkjet, 132x100 cm le ragioni per esserlo. Linfelicit, e la sua spinosa gestione un tempo affidata alla cura di s (alla preghiera, alle terme, ai bagni di sole, allincanto delle montagne), diventata un tema. Il malessere richiede ragionevolezza, ma il modo in cui scegliamo di essere ragionevoli aggira i modi pi impegnativi dellanalisi e della terapia, e attinge ai decaloghi e alle ricette per la felicit. Nel consiglio blandamente terroristico e insieme rassicurante della figura paterna e (perci) erotica di Raffaele Morelli, e nello schema minaccia-aiuto simile a quello degli oroscopi, ci piace vedere la prova che lui sappia qualcosa di noi che noi non sappiamo. Da demiurgo, d vita a una realt altrimenti invisibile: quella del nostro disagio. Mi presi per mano, mi guarii da solo, recita lEcce homo: beh, quello che dice Morelli per 14 euro e 2 centesimi. Meglio affidarsi alla manovra pseudorazionale di chi ha le mani nellinconscio da sempre. Amore, lavoro, tradimento, nevrosi: libro dopo libro, la mercificazione della vita interiore si affina in direzione di una sua nobilitazione: non ho amici, e vivo nella rabbia; Raffaele Morelli, per, si interessa a me. Comprendendo e assecondando il mio masochismo attraverso la minaccia agisce come un balsamo sui miei sensi di colpa, sui quali conta. Certo, fa leva sul mio narcisismo, ma costa meno di uno sbiancante per i denti. Lui talmente modesto da accettare da me del vile denaro, una tantum, un tributo simbolico. Io sono la cosa pi importante del mondo, s, ma non serve fare troppi investimenti. Se Platone meglio del Prozac, non serve leggere Platone: basta leggere Platone meglio del Prozac. Non il caso di fare i moralisti: non ci si pu lamentare che non ci sono pi lettori e poi disapprovare le persone per quello che leggono. Inutile condannare la legge della domanda e dellofferta, che pura fisiologia cartesiana. Che male c se ci che leggiamo lenisce anche il nostro dolore? Le risposte sono rassicuranti e catastrofiche: la famiglia occidentale evaporata perch la tua famiglia fallita, e viceversa. Ma bisogna cominciare dalle piccole cose. Nella scelta tra tonno al naturale e allolio, e tra tonno allolio di semi e EVO, siamo gi chiamati a misurarci con la nostra infelicit in quanto atleti della motivazione. Ce la faremo a essere infelici nel modo giusto? La felicit non dipende dagli oggetti materiali, e linvidia va percepita perch ti fa scoprire lati di te che ancora non conosci. Per uscire dalla crisi personale e collettiva bisogna non desiderare e al contempo ammettere di invidiare ci che non desideriamo. Una specie di formula 3x2 dellamor fati nietzschiano. Confesso di esserne affascinata. C qualcosa di deliziosamente folle in tutto questo che mi spiacerebbe rovinarlo con una chiosa morale. Ma laccesso dei lettori ai consigli contenuti in questi libri reso possibile dalla stessa economia del desiderio e del consumo compulsivo contro il quale essi si scagliano. Non chiaro se devo volere la mia vita, con le mie domeniche al centro commerciale, o se devo cambiarla. Morelli ricorder un articolo di Morelli in cui consiglia: Impara a dirti Sono nessuno. Devi cambiare la tua vita sono le parole che il torso di Apollo suscita agli occhi di Rilke. Non: cambiala se ti rende infelice, ma: cambiala. Quindi, ragionando logicamente, e assumendo che qualcuno potrebbe anche dover diventare nessuno, potrebbe andare bene anche il modello di vita proposto da Morelli.

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SABATO 22 SETTEMBRE 2012

ORWELL RWELL
ANTICHI MAESTRI

Remo Remotti, lultimo romano


di STEFANO CIAVATTA ccc Il filosofo Sergio Citti non c pi, Franco lAccattone se la passa male, Califano sorride alla vecchiaia impietosa. Victor Cavallo se n andato dodici anni fa. Dura la vita per gli eccentrici, i marginali, i reucci della capitale. Solo il dandy Valentino Zeichen resiste nella sua casa di Borghetto Flaminio. Ci sarebbe poi anche Remo Remotti, pittore, attore, urlatore, nevrotico patentato. Iacobelli ripubblica la sua biografia, la pi celebre, uno dei tanti tentativi del matto di successo di fare un bilancio esistenziale. Ledizione del 1984 di Ho rubato la marmellata (256 pgg., 16 euro) porta in dedica a una tale Francesca il numero di casa dellautore e la sua pi totale disponibilit a ricevere la chiamata qualsiasi ora, per te. Sullamore Remotti sempre stato disponibile, da conquistatore e a dar consigli per gli altri, persino a insegnare tecniche di seduzione a un goffo e serioso Nanni Moretti. In Sogni doro (1981) Remotti si avvicinava a una signora di mezza et seduta su una panchina di Villa Borghese chiedendo che ore fossero perch lorologio di Remotti era automatico e iniziava a perdere colpi. Sono passati pi di trentanni e quellorologio di seduzione ora gira a vuoto. confessione un suo marchio di fabbrica. Maniaco sessuale? Io sono uno sportivo, non devo mai stare fermo. Da giovane ho fatto canottaggio e rugby, non bevo, non fumo e mi butto solo sul lavoro e sulle donne. Una figlia lha fatta a 65 anni, ora ne ha ottantotto, ha la biologia contro ma di fare il nonno non ha nessuna intenzione. Remotti un monumento di se stesso, ridotto a fare serate, a urlare e declamare poesie per due spicci nelle vinerie, Nessuno lo ferma. Il pudore della distanza non esiste, si accetta qualsiasi cosa da Remotti che come una fontana rotta non sa contenersi. Roma spietata nella sua indifferenza, per le rovine c sempre posto. Forse il contrappasso per aver scritto un inno alla fuga da Roma Mamma Roma addio (una delle pagine pi belle della sua biografia poi diventata canzone radiofonica), una toponomastica sapiente e stratificata (chi saprebbe oggi rifarla?) da cui prendere le distanze.

riv da bambino, nato da famiglia borghese ad Alessandria dEgitto. C stato un tempo invece in cui quellorologio automatico di Sogni doro funzionava e batteva un suo tempo logico, sicuramente gi matto e picaresco ma anche chiaro e fluido, ed quello che restituisce la biografia: matrimoni, viaggi, lavori, passioni, ricoveri, ossessioni, donne, amici. Chiss chi avr voglia oggi di leggere la biografia di un autentico Bukowski italiano (il Buk di Post Office e Factotum). Chiss se dopo tanto sparlare a salve in giro per serate e interviste, trover lettori lautobiografia illetterata, come la chiamava Alfredo Giuliani, e selvaggia di Remo Remotti. Ho rubato la marmellata pu essere considerata anche una versione europea e nevrotica di Forrest Gump, perch Remotti ha girato il mondo e conosciuto molte persone, coltivando una doppia vita, oscillando tra quella classica lavoro e studio e quella borderline tra lucidit e pazzia.

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Mi interessa solo la sorca ha urlato Remotti in una rumorosa intervista a Malcom Pagani, ma non c provocazione. una vita che Remotti straparla come un pentito, quella

Il matto Remotti, il figlio di borghesi che andava al circolo Canottieri, aveva in testa tutta la Roma degli anni Cinquanta, era un cantore integrale, non come oggi che la citt esplosa e sopravvivono solo i narratori a tema o a quartieri, lasciando in ombra intere zone. Eppure in quel frullato di una Roma puttanona, impiegatizia, borghese, fascistona e accattona Remotti ci rimasto (da antologia il colloquio per un lavoro alla Olivetti davanti a un giovane Furio Colombo) anzich andar via per sempre, lui che ci ar-

nato subito reduce, dei suoi amici persi tra RSI e Cefalonia. Trov lavoro giovanissimo con gli americani, allufficio dei cimiteri dei soldati morti in Italia. Poi la canonica laurea in giurisprudenza e quindi le fughe in varie direzioni. Pittore a trentanni, attore a cinquantanni, autodidatta da sempre, Remotti ha vissuto in Per sette anni dove fond una compagnia di taxi, tre a Berlino dove fin in un ospedale psichiatrico dirimpettaio di Rudolf Hess, poi ancora a Milano a lavorare per una ditta farmaceutica e dove ha avuto inizio la sua carriera di pittore e artista con Fontana, Burri, Castellani, Manzoni. Il teatro e poi il cinema lo hanno distolto dalla pittura grazie alla quale viveva, amplificando il personaggio. Sposato due volte con due grandi amori, ricoverato tre volte in cliniche psichiatriche. Ora lo si pu incontrare per Roma con un cappello rosso in testa e indosso magliette con battute da caserma. diventato un reduce di se stesso. Questa biografia arriva a dargli la grazia. dei blog letterari ci considerano scrittori di serie B. Sai gi chi contattare il negozietto non mente. Quando scrivi a Wu Ming 4, quasi ti destreggi sul tema. Altre conferme: La critica al fantasy in Italia alle caverne. Non capace di trattarlo per il semplice fatto che non tradizionalmente abituata a farlo. Detto questo, tra gli italiani anche difficile trovarne di buono e se c, facile che si perda, in un mercato soffocato da romanzi mediocri: la maggior parte degli autori che si dedicano a creare mondi medievaleggianti finiscono a confrontarsi con Tolkien, e sono destinati a perdere. Tolkien si rif alla mitologia. Autori successivi si rifanno a Tolkien. Autori ancora successivi magari adolescenti si rifanno ad autori che si rifanno a Tolkien. A ogni passaggio la qualit cala. Agli editori non importa, il ricambio c. Ti pare di sentirli: Far crescere lautore poco sostenibile anche in letteratura, figuriamoci nel fantastico... Ma lautore, pi che pubblicando, cresce confrontandosi con i suoi pari, e non hai scorto, in quei blog e i quei forum, uno solo dei nomi che hai letto sulle copertine dei libri. Ecco il problema, ed ecco la speranza.

FANTASY SENZA FANTASIA

Non un Paese per elfi


di VANNI SANTONI ccc Metti di giocare a Dungeons & Dragons da ventanni, ma di aver sempre tenuto la cosa distinta dalle tue letture; pudore, forse. Poi un giorno entri in libreria e ti avvicini, quasi per caso, alla sezione fantasy. Gli autori sono dozzine. Svariati i nomi italiani. Stai quasi per comprare qualcosa, per capire (in realt, pensi che leggere una storia di magia ti andrebbe anche: di certo deve essere unesperienza rassicurante e poi la Terra di Mezzo ti manca cos tanto...), tuttavia orientarsi non banale. Ne sfogli un paio, ma hai la sensazione che ti manchino proprio gli strumenti per scegliere. problema che nel tentativo di trovare la nuova Troisi gli editori hanno buttato nella mischia autori sempre pi giovani. Qualche nome? Einaudi Stile Libero ci ha provato con Chiara Strazzulla, quindicenne al momento della scrittura del primo libro; Newton Compton con Federico Ghirardi, quattordicenne durante la stesura; Piemme con Elisa Rosso, quindicenne alluscita. E si potrebbe continuare con Maurizio Temporin (Giunti), Thomas Mazzantini (Dalai), Alessia Fiorentino (Rizzoli)... Praticamente ogni casa editrice ha avuto il suo teenager fantasy. normale che un adolescente non sia in grado di tenere le fila di una narrazione complessa, continua il blogger, ma non la si pu considere una scusante. Giovanissimi che non hanno mai pubblicato neanche un racconto, lanciati allo sbaraglio. Librerie che si riempiono di pile dei loro libri e ben presto si svuotano, mentre il negozietto di giochi di ruolo si tiene il suo canone sicuro.

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Quando poi qualche giorno pi tardi passi nel tuo negozio di giochi di ruolo di fiducia, realizzi che ha anche una sezione libri. La gamma degli editori si riduce: Mondadori, Nord, Fanucci e Salani, pi Einaudi (ma solo per Stella del mattino di Wu Ming 4, che fantasy non , ma ha Tolkien tra i protagonisti); per quanto riguarda gli autori italiani, ci sono soltanto Licia Troisi (in effetti met scaffale sono libri suoi) ed Evangelisti (che non esattamente fantasy). Quello che in libreria sembrava un multiverso prende le dimensioni di un cortile. Ti torna la voglia di capire. Su Internet, a parte Fantasy magazine, che cerca con impegno di occuparsi di tutto, film e videogiochi inclusi, non trovi punti di riferimento, solo un arcipelago di blog, forum, gilde. Alcuni sono al centro di polemiche: Gamberi Fantasy, Baionette Librarie, Zweilawyer. Hanno stroncato molti fantasy italiani, c chi li accusa di essere distruttivi. A breve sei su Skype con uno di loro, noto come Duca di Baionette: Distruttivi? Non direi, si difende, quando uscito qualcosa di buono, come Pan di Francesco Dimitri, stato subito elogiato. Il

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Contatti subito Dimitri, autore anche di Alice nel paese della vaporit per Salani. Trovi conferme: il fantasy italiano pu sembrare grande in libreria, ma la scena ancora non esiste. La sua storia pu essere semplificata a due momenti: il pre-Troisi, quando era solo una nicchia, e il post-Troisi (che coincide col successo dei film tratti dal Signore degli Anelli e da Harry Potter), quando diventato redditizio. A una tale esplosione di interesse non corrisposta la formazione di un sottobosco: non esistono riviste per i racconti degli esordienti, sono pochissime le piccole case editrici di ricerca (Dimitri cita la sola Asengard; Asengard, che contatti, cita la sola Delos) e poche anche le grandi che hanno editor preparati sul genere; non esistono premi dedicati (c il Premio Italia, ma nasce per la fantascienza e solo dal 2005 si dota di una sezione fantasy); infine, conclude Dimitri, le pagine culturali dei giornali e il grosso

La speranza che questi ragazzi, mandati allo sbaraglio, ma volenti o nolenti trasformati in autori, non si prendano troppo sul serio e abbiano ancora voglia di confrontarsi. Che continuino a scrivere anche quando si troveranno le porte editoriali chiuse in faccia, e non sprechino un capitale di esperienza comunque accumulato. Che realizzino che esiste una tradizione italiana nel fantastico, e che se un fantasy italiano s, anche uno di quelli con gli elfi e i draghi osasse gettare radici anche dalle parti di Dante (la citt di Dite, del resto, vale certo Barad-dr) e Ariosto, o frequentare gli spazi aperti da Papini, Buzzati e Calvino (per citare solo i pi dotati nel world-building), sarebbe cosa bella e fertile. Che si leggano e si recensiscano a vicenda. Che comprendano le ragioni dei loro stroncatori e trovino un dialogo con essi. Che mettano su assieme a loro (chiedo troppo?) spazi di pubblicazione e dibattito. Che costruiscano una scena, insomma: scagliati nella wasteland, provino a renderla fertile. Di loro si potr dire ogni cosa ma non certo, io credo, che non hanno a cuore il genere che si sono scelti e che li ha portati a pubblicare: bene, il momento di farlo crescere adesso.

Paolo Cognetti Sofia si veste sempre di nero


Un romanzo bellissimo. Uninquieta e indimenticabile protagonista. la Repubblica Cognetti trasferisce il magistero di Carver in una lucida rappresentazione del disagio della generazione di trentenni. Il Sole 24 Ore

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VI

SABATO 22 SETTEMBRE 2012

ORWELL RWELL
ALLA RICERCA DEI LUOGHI PERDUTI

Primitivismo da Lonely Planet

MONDO LAB

Scienza partecipata o populista?


di ANDREA CAPOCCI ccc La citizen science, tra partecipazione e demagogia. Lordinanza che ha negato la terapia a base di cellule staminali mesenchimali a tre bambini ricoverati a Brescia propone un nuovo caso di Bella: da un lato, l emotivit del cittadino alimentata dallimpotenza della medicina tradizionale; dallaltro, limparzialit dello scienziato che, nellinteresse dei pazienti, rifugge dai facili consensi (e profitti). Se per allarghiamo lo sguardo, osserviamo che il rapporto tra scienza e pubblica opinione assume toni sempre meno conflittuali. Anzi, da un po di tempo cittadini e ricercatori collaborano pi che volentieri. Lultima tendenza in materia di organizzazione della ricerca scientifica si chiama infatti citizen science e consiste nella partecipazione diretta di persone prive di particolari competenze allattivit sperimentale degli studiosi. I progetti di questo tipo si moltiplicano in tutti i campi, dallastronomia alle scienze della vita: se la Nasa propone agli utenti del suo sito di classificare stelle e galassie fotografate dal telescopio Hubble, allUniversit di Washington hanno ideato Foldit (ripiegala, in inglese), un videogioco scientifico in cui i concorrenti suggeriscono le possibili configurazioni delle proteine. La citizen science pu persino assomigliare a un flash mob.

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SUSANNA POZZOLI, FastTourism_EtnaTrip#3 - Fast Tourism (2005-in progress) - C-Print su alluminio, 70x100cm di PAOLO PECERE ccc Ogni volta che nellanima mi scende come un Novembre umido e piovigginoso [] allora decido che tempo di mettermi in mare al pi presto. Cos Ismaele, il narratore di Moby Dick, descriveva il viaggio verso i mari del Sud come antidoto allo spleen delle citt occidentali. Era lepoca in cui le societ primitive venivano visitate e studiate dagli antropologi, che vi rinvenivano le tracce di una cultura arcaica su cui stabilire la misura del progresso, o metterlo in discussione. Che si trattasse soprattutto di un mito, funzionale a unideologia coloniale, stato gradualmente acquisito nellantropologia del Secondo Dopoguerra. Ma Jean-Loup Amselle, tra i massimi esponenti delletnologia francese, ha mostrato quanto questo mito sopravviva nella difesa delle societ indigene tipica delle ideologie post-coloniali, e svolga una funzione classificatoria nei documenti UNESCO privilegiando, tra le molte popolazioni oppresse del pianeta, quelle che vantano unautoctonia. In diversi scritti critici (raccolti ora da Boringhieri sotto il titolo Contro il primitivismo), Amselle ripercorre gli equivoci alimentati dal primitivo in etnologia: quella di un grado zero della societ non che unidea, che non potr mai trovare evidenza; fintanto che possediamo documenti, troviamo che non esistono societ senza storia o senza economia, come le fingevano gli etnologi del passato. ro copricapi cornuti allarrivo delle 4x4 e si fanno pagare ogni scatto, e molti giovani Dogon del Mali non vedono lora di comprare i motorini cinesi per andare in citt. La realt della societ primitiva oggi consiste nei vari incontri e scambi (anche economici) che avvengono tra abitanti dei cosiddetti paesi in via di sviluppo, etnologi, turisti, volontari e operatori di ONG. Il vero oggetto dellantropologia - come mostrava qualche anno fa un bel libro di Marco Aime, Lincontro mancato ormai questo processo di migrazione incrociata, in cui in gioco la trasformazione reciproca delle culture in un meticciato globale. Come sottolineava Aime, guida turistica prima che antropologo, lindustria del turismo non soltanto responsabile di diffondere immagini illusorie e rituali tipici, che fanno del viaggio la ripetizione di un modello preconfezionato (si cerca di riprodurre la fotografia che stava sul dpliant pubblicitario); lo stesso traffico di turisti spesso alla base della conservazione di usanze che altrimenti verrebbero abbandonate. Insomma il turista ignaro alimenta anche, nelle culture del Sud del Mondo, processi di tutela e recupero, non diversamente da come accade con i paradisi ecologici dei parchi naturali. Ma nel passaggio tra linganno dellantropologia e labbaglio del viaggiatore si trova unaltra verit. Amselle la coglie bene quando scrive che nella ricerca del primitivo, pi che con uno spostamento nello spazio, si ha a che fare con la ricerca di un tempo perduto.

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I casi pi esemplari di popoli che conservano i propri costumi tradizionali, e pertanto subiscono lassedio di dottorandi in antropologia e turisti col teleobiettivo, devono il loro isolamento a vicende storiche di migrazione forzata: si tratta sempre di falsi arcaismi. Nessuna cultura, in generale, si pu sottrarre alle vicende storiche ed economiche che la sottopongono a una continua trasformazione. Occorre dunque disfarsi della concezione ideologica delle culture come pezzi da museo e beni patrimoniali, il cui campione in Francia sarebbe stato Claude Lvi-Strauss, che tentando di salvaguardare la specificit del pensiero selvaggio in funzione anti-eurocentrica attribu alle societ primitive una resistenza al cambiamento e al dinamismo tipici della societ occidentale. Quella concezione, oggi, buona soprattutto per i messaggi delle agenzie turistiche che promettono paradisi incontaminati. Si pu ancora posare con uomini coperti di piume e bracciali tribali, come facevano i sorridenti antropologi vittoriani, ma fuori campo il viaggiatore vede che i costumi tradizionali cambiano contesto ed onnipresente limpatto dellOccidente. Raccontava Marc Aug che gli sciamani Pum del Venezuela rappresentano il mondo degli di come una metropoli occidentale. Io stesso ho visto, nei templi di Bagan in Myanmar, gruppi di custodi e negozianti volgere le spalle a Buddha e raccogliersi in contemplazione intorno a schermi digitali. Ma i pi si adoperano per raggiungerlo, quellaldil di immagini: i Mursi dellEtiopia calzano i lo-

I tanti giovani occidentali che partono in viaggio, ricalcando il gesto di Ismaele, e magari si trattengono a lavorare in un ostello del Borneo o in una comunit amazzonica, ignorano di solito le false istantanee del primitivismo, ma sono mossi piuttosto dal desiderio irresistibile che le cose, in un altro binario della storia, possano andare altrimenti da come sono andate irreversibilmente da noi. unesperienza che chi viaggia condivide innumerevoli volte: piuttosto che di una fuga verso un ideale astratto, si tratta al contrario di risvegliare dimensioni sensoriali dellesperienza mortificate, sperimentando il cammino, gli odori, i suoni, in gesti quotidiani da noi abbandonati, e al tempo stesso misurarsi con pratiche e credenze che, bench non primitive, restano nondimeno altre e ci invitano a riconsiderare le cose daccapo. Nel tentativo di riazzerare i conti della nostra storia capita di incontrare altri uomini che, muovendo in direzione opposta, tentano di fare lo stesso. In questo incontro cadono le astrazioni delletnologia, e ritroviamo quel laboratorio di pensiero critico che gi Rousseau associava allidea di uno stato di natura che non esiste pi, forse non mai esistito, forse non esister mai e di cui ciononostante necessario avere una giusta nozione per ben giudicare il nostro stato presente. Lo riconobbe infine lo stesso Lvi-Strauss, in Tristi tropici, raccontando di quando giunse dai Nambikwara nel cuore del bacino amazzonico: Avevo cercato una societ ridotta alla sua forma pi semplice. Vi trovai solo degli uomini.

La Geological Society of America, per esempio, invita chiunque ad armarsi di calibro di precisione e ad avventurarsi nei cimiteri per misurare il rilievo delle lettere in piombo sulle lapidi. Se ne pu infatti ricavare il grado di erosione del marmo dovuta a piogge acide e sbalzi termici. Analizzando i dati spediti via mail dai volontari, i geologi ricostruiranno una mappa diacronica mondiale dei mutamenti climatici. La ricetta di questi progetti semplice: una ricerca scomponibile in tante operazioni elementari e a basso costo, la rete Internet per mettere insieme i pezzi, e incentivi ben congegnati. Talvolta, come nei casi citati, lo stimolo alla partecipazione la semplice (e un po inquietante) ricerca di riconoscimento pubblico, che pu farti gareggiare a colpi di avvistamenti di pianeti o di uccelli rari. Sempre pi spesso, tuttavia, i cittadini scienziati sono spinti da un interesse diretto, soprattutto se si tratta di fenomeni che incidono immediatamente sulla qualit della vita. Succede alluniversit di Bloomington, Indiana, dove si usa twitter per osservare levoluzione delle pandemie influenzali. Alla Sapienza di Roma, invece, con liPhone si controlla linquinamento acustico urbano. una strategia ritenuta efficace per avvicinare i cittadini al concetto, finora riservato alle lite, di sviluppo sostenibile. Ci punta molto anche Horizon 2020, il piano da 80 miliardi con cui lUnione Europea intende stimolare linnovazione e la crescita basate sulla green economy. Questa corrente impegnata della citizen science sta realizzando una piccola rivoluzione metodologica. Invece di tenersi alla larga dagli umori delle folle, i ricercatori impegnati nella citizen science le ricercano attivamente fino ad aizzarle. Abbandonano cos la neutralit pi esibita che reale dietro cui altri colleghi nascondono le proprie responsabilit, e indossano pi volentieri le vesti degli intellettuali-attivisti di gran moda a Zuccotti Park.

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Il paternalismo di Quark e Telethon non basta pi per collegare esperti e cittadini. una fase stimolante anche per la filosofia della scienza: stiamo forse per scoprire se una scienza faziosa pu produrre un reale avanzamento della conoscenza, come prevedevano gli epistemologi della domenica guidati da Marcello Cini negli anni 70 di cui Franco Angeli ha appena ripubblicato Lape e larchitetto. Non tutti, per, ritengono che cittadini iperattivi producano un habitat migliore. Secondo leconomista Timo Goetschl delluniversit di Heidelberg, che ha applicato la teoria dei giochi per studiare limpatto della citizen science in campo ambientale, un eccesso di monitoraggio potrebbe condurre imprese e istituzioni a disinvestire in ricerca e sviluppo, con un risultato complessivo negativo lanalogia con londata antipolitica che ha preparato la strada al ventennio berlusconiano non pare affatto casuale. Accusare di grillismo la citizen science sembra prematuro, in ogni caso. Il volontariato nella ricerca, da noi, non far la stessa fine che nella sanit, dove ha alimentato il caporalato e le clientele quando ha incrociato i tagli del governo. Se non altro, perch caporali e clientele, nella ricerca italiana, ci sono gi.

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SABATO 22 SETTEMBRE 2012

VII

ORWELL RWELL
MUSICA PER (NOI) CONFORMISTI

Uno stucchevole zeitgeist


di VALERIO MATTIOLI ccc C una scena, un ricordo personale talmente perfetto che quasi mi viene il dubbio di averlo mai vissuto. Siamo a Williamsburg, Brooklyn, nellestate del 2009. Da quando ci sono passato per la prima volta anni prima, il quartiere non solo drasticamente cambiato: praticamente la parodia di se stesso. Bedford Avenue ununica, interminabile fila di tavolini allaperto; i marciapiedi sono affollati di giovani ventiqualcosa si direbbe in divisa: Rayban, magliette serigrafate, pantaloni slim fit col risvolto alla caviglia; per i maschi, un paio di ironici baffi. Molti vanno in bicicletta. Tutti sono bianchi. Pare una Haight-Ashbury quarantanni dopo, con al posto degli hippie gli hispters. A un certo punto dagli interni di un caff escono le note di My Girls. E tutto sembra fermarsi, in una specie di istante topico che sa di comunione e al tempo stesso caricatura epocal-generazionale. Il brano era uscito qualche mese prima anticipando il nuovo album degli Animal Collective, Merriweather Post Pavilion. Il suo coloratissimo video aveva da subito imperversato su YouTube superando in un colpo solo il milione di contatti. Per una formazione che esisteva da circa dieci anni era la conferma di essere diventata, per dirla con Matthew Ingram sullinfluente rivista inglese The Wire, il gruppo cardine della nostra era.A dire il vero, le parole di Ingram non risalgono al 2009 e sono anzi faccenda di giusto poche settimane fa. Gli Animal Collective se ne sono usciti con un nuovo album titolo: Centipede HZ che dista pi di tre anni dal precedente: eppure in questo periodo come se non si fossero mai eclissati, e nessunaltra formazione riuscita a insidiarne il ruolo di zeitgeist band dei 2000. Ingram ne riassume limpatto ricorrendo a un paragone storico: nello stesso modo in cui i Led Zeppelin ritraggono lo spirito dei 70, questi tempi appartengono a loro. E ancora: [gli Animal Collective] incarnano lestetica obliqua ma hip di Pitchfork, dei city festivals, dei luccicanti abiti American Apparel, degli archetipici giovani americani che si vedono nei serial HBO. La stessa Pitchfork parla di et delloro del gruppo. Dal canto suo lObserver si limita a indicare lalbum come una delle uscite chiave dellautunno.In effetti, per essere il gruppo cardine della nostra era gli Animal Collective restano curiosamente poco famosi, quantomeno secondo i canoni della pi classica mitografia rock.

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La loro parabola significativa: hanno cominciato come avanguardisti lisergici per poi passare a un pop avariato che mescola Beach Boys, residui dance, e indie sfatto. Un album come Centipede Hz, col suo anfetaminico guazzabuglio di girandole fluo, quanto di pi lontano dai gusti delle platee mainstream, il che la proverbiale garanzia per intenditori: la purezza indie ne alimenta laura di voce autentica di una generazione che ai riti di massa ha sostituito il frastagliatissimo arcipelago di nicchie ai tempi della Rete. Ma comunque interessante mettere in parallelo lascesa del gruppo con le vicende che hanno segnato limmaginario mu-

sicale dellultimo decennio: che si trovato, forse per la prima volta, clamorosamente orfano di quel tipico impianto sottoculturale da cui sono generate (quasi) tutte le fratture che fanno della storia del pop un continuo avvicendarsi di stili, codici, linguaggi, ciascuno di essi inestricabilmente legato a un humus di riferimento in primo luogo antropologico (trib giovanili, scene locali, fermenti underground). Il mondo evocato da Ingram American Apparel, serie tv come Bored to Death difficilmente pu essere interpretato come erede dei sommovimenti che ciclicamente hanno rinverdito la superficie della musica giovane, perpetrandone lo status di linguaggio eminentemente generazionale, del genere giovani contro vecchi. Addirittura, gli hipster di Williamsburg che nel 2009 si fermarono incantati al suono di My Girls, vengono dipinti con toni che vanno dal derisorio al disgusto dagli stessi eredi di quelle sottoculture che hanno fatto del pop un simulacro di ribellismo postadolescenziale, in cui la musica serve da traino per una costante messa in discussione dei famigerati valori dominanti. Un brano come My Girls, che parla del desiderio di trovare un posto sicuro per me e per la mia famiglia, cosa comunica se non la resa del ribellismo giovanilista ai consolatori dettami del nemico di sempre, il perfidissimo mondo adulto? Pi che un generico ritorno al privato, il privato che si spoglia di qualsivoglia pretesa di alterit: un intimismo estroso quanto si vuole, ma tutto sommato rinunciatario, persino accomodante. C insomma un che di velenoso nellelezione degli Animal Collective a zeitgeist band: un misto di oggettiva reverenza per le doti musicali del gruppo, sottolineatura di coincidenze tipicamente geografico-temporali (la Brooklyn centro culturale dei 2000, da Jonathan Lethem alla comunit artistica poi adottata da Jeffrey Deitch), e latente ma inappellabile atto daccusa: come a dire che dietro la superficie bizzarra e larguta eccentricit dei dischi, si nasconde il pi frivolo e vacuo disimpegno. Leco del ritratto generazionale , lo capite bene, assordante.

NEW MEDIA/OLD MEDIA

Leterno ritorno del feuilletton


di JUMPINSHARK ccc Il ritorno del feuilleton? Kindle Serials una nuova sezione del Kindle Store per pubblicazioni digitali a episodi. Tre dei primi otto feuilleton sono forniti dallo studio letterario Plympton: Serialized Fiction for Digital Readers, lennesimo personaggio di quel racconto troppo affollato, che procede, a sbalzi e scossoni, tra i facili entusiasmi per il self-publishing digitale dove domina il Kindle Direct Pulibshing - con promozione sui social media e larretratezza di molti editori tradizionali, convinti di poter rispondere alle sfide del futuro con la svogliata apertura di un account Twitter e lentusiastica richiesta di un giro di vite contro la pirateria.La Plympton ha recentemente lanciato anche un crowdfunding (finanziamento dal basso) su Kickstarter, con lobiettivo minimo di raccogliere 30.000 dollari; lo studio letterario si propone di unire la flessibilit delleditoria digitale con il sostegno necessario per promuovere una scrittura audace e innovativa e di coinvolgere scrittori sia emergenti sia noti che cercano di estendere i limiti dei generi tradizionali, creando cos storie appassionanti, che suscitino una vivace conversazione tra i lettori. Il video di accompagnamento inizia col botto: Anna Karenina wasnt a book. Quel capolavoro della letteratura mondiale non un libro, bens un feuilleton, unopera pubblicata a puntate su quotidiano o rivista. Tale forma di distribuzione, un tempo vitale, popolare e sociale, viene subito avvicinata agli aggiornamenti di stato dei social network e agli episodi delle serie tv (similmente nel comunicato stampa su Kindle Serials).La retrofuturista Plymton vuole tenere insieme il portinaio del 1848, che legge sul quotidiano il nuovo fascicolo del romanzo agli amici del palazzo, e lo studente del 2012, che condivide i promo di Breaking Bad su Facebook.Il romanzo dappendice dellOttocento raccontava grandi storie in forma periodica e seriale e in comunicazione diretta col lettore. Le reazioni di questultimo orientavano anzi la produzione, non solo nel senso banale dellinterruzione (o abbreviazione) di unopera poco amata: romanzieri come Sue portavano avanti la trama e sviluppavano i caratteri dei personaggi con un occhio alle lettere di plauso e protesta del pubblico (puntuale il comunicato su Kindle Serials recita: i lettori potranno discutere le storie su Amazon mentre vengono scritte, forse influenzando la direzione degli episodi successivi). Inoltre lautore era non di rado un direttore dei lavori che coordinava un gruppo di abili collaboratori (il caso pi noto quello di Alexandre Dumas e dei suoi ngre littraire, Antoine Maquet in testa).Gi dalla fine degli anni Settanta era chiarissimo a Umberto Eco e altri studiosi come la nuova serialit televisiva fosse, in relazione alle caratteristiche sopra ri-

SUSANNA POZZOLI, FastTourism_EtnaTrip#1 - Fast Tourism (2005-in progress) - C-Print su alluminio, 70x100cm cordate e a numerose altre, un aggiornamento del feuilleton. Negli ultimi quindici anni, con lo spettacolare sviluppo produttivo, quantitativo e qualitativo delle serie tv (americane e di altri paesi) tale interpretazione ha acquisito sempre pi forza: si pensi solo alladozione dello story arc (arco narrativo) in Lost e The Wire, in luogo degli episodi chiusi dei vecchi Colombo o Starsky e Hutch. Per quasi unanime giudizio opere come The Wire, created by David Simon, sono lequivalente contemporaneo di un grande romanzo di Charles Dickens. Plympton impiega direttamente la serie tv come modello esplicativo del proprio progetto letterario: pensate a una puntata come a un episodio, e a un volume come a una stagione. Se una serie guadagna abbastanza slancio, pu continuare per pi stagioni, ciascuna in stretto rapporto con le altre in modo da formare un tutto pi grande. La puntata del serial Plymton sta quindi alle-reader come lepisodio dello show sta alla tv. Ma se cambiano le forme di consumo letterario, non restano immutate quelle della fruizione televisiva, con show come Breaking Bad che hanno sempre pi seguito su nuovi mezzi di distribuzione, ad esempio il video on demand con streaming online di Netflix. Anzi si guardi alla prossima ripresa (rinascita) sul canale a pagamento appena nominato di Arrested Development, uno degli show pi importanti degli ultimi ventanni, con dieci (o tredici) nuove puntate disponibili anche in un singolo lotto, e ovviamente senza pubblicit, nella primavera del 2013. Plympton e Amazon riscoprono la serialit e la periodicit della letteratura dappendice in risposta alle nuove condizioni, proprio quando lo show televisivo, il grande romanzo contemporaneo, entra in una fase nuova, che, tra i primi risultati, potrebbe portare allemancipazione dai pi invadenti effetti seriali, generati da consolidate forme di produzione e di distribuzione. Mi riferisco a pratiche come lallocazione del budget per puntata e i cliffhanger (sospensioni sul pi bello) a intensit crescente per intervallo pubblicitario, puntata, stagione. Mentre Vince Gilligan, il creatore di Breaking Bad, gode del successo su Netflix e al tempo stesso mostra preoccupazioni per gli effetti negativi che il binge-watching (ingozzarsi) di serie in dvd o in streaming potrebbe avere sulla produzione tradizionale ovviamente dipendente dagli introiti pubblicitari, il nuovo Arrested Development di Netflix si presenta intero e sempre disponibile (oltre il palinsesto) come - qui chi vuole inserisca il si licet parva - Anna Karenina raccolto (e completato) in volume. E poich la famosa convergenza tra i media sempre al lavoro, ricordo che letteratura e tv, tradizionali e (retro)futuristici, iniziano ad essere consumati su di un unico supporto, ad esempio un tablet Kindle Fire. In questo quadro sempre pi mosso salda certezza per la crescente spinta alla socializzazione, infine intesa/monetizzabile come raccomandazione gratuita, consiglio per lacquisto del prodotto, sui social network, da parte del pubblico che ama le storie dei romanzi. @jumpinshark

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VIII

SABATO 22 SETTEMBRE 2012

ORWELL RWELL
Poesia damore kinder per Alex Schwazer
Mentre le ondate di calore si ripetevano sfoggiando nomi propri presi forse apposta da cantiche infernali, io ti vidi da dietro i miei occhiali percorrere sentieri sospesi alpini altoatesini tirolesi. Avevi una camicia di flanella a quadretti bianchi e blu e laccento di chi nasce nelle valli dove le caprette fanno ciao con la zampina. Passando fra le mucche dichiaravi lamore naturale per il latte: come un fauno nel suo aprs-midi stringevi fra le mani il tuo Pingu. Colore candido di pelle che sarrossa e biondo azzurro di principe di marcia, i tuoi fianchi stanchi oscillavano di crampi terribilmente sexy nella smorfia contratta a sofferenza per resistere il primato, eri come un uomo legato che gode in una stretta armonica bondage. Neanchio so se posso farcela, mio bellissimo tocco di gnocco, squisita merendina che hai allesterno la carica del latte e dentro lenergia del cioccolato. Non lho mai considerato il primato che ti acclama fra la folla, n il corpo come sacrificio offerto in pasto: il mio corpo non mai stato casto, piuttosto un balocco con cui si gioca poco per paura di sciuparlo. Oh Alex, sfasa lo svarione di questa insopportabile tensione di sapersi soli e, peggio, orribilmente accompagnati da s stessi: anche tu necessitavi sorsi di latte+ da prendersi materno in dose extra confezione sicurezza per bocca, vena, acido o supposta. Non lhai fatto apposta. Il pianto un uragano di singhiozzi dentro agli occhi le tue lacrime sgorgheranno chiare altissime e purissime per levissimi ruscelli e dentro ai fiumi e poi ai laghi oppure ai mari: togliti la divisa sudata, c un caldo insopportabile, ora che sei completamente nudo tffati con noi, e vieni, vieni a rinfrescarti. MARCO SIMONELLI

DANIELE DAINELLI, Partenza della finale dei 200 metri piani maschili, Giochi Olimpici (2008) - stampa inkjet, 140x100cm

COSA FARE DOPO AVER LETTO IL LIBRO DELLANNO

Mica tanto Open


di FRANCESCO LONGO

ccc Per arrivare a casa di Andre Agassi bisogna percorrere Las Vegas Boulevard verso sud fino a quando le quattro corsie di Tropicana Avenue non la tagliano perpendicolarmente. Proseguendo verso est lungo Tropicana, prima che lasfalto evapori in un vacillante miraggio metropolitano, si incontra la fermata del bus 201a. Il biglietto si fa a bordo: andare da Agassi costa due dollari. Ma adesso, due ragazze coi bikini bianchi stanno giocando a Beer pong. Saltellano alle estremit di un tavolo rettangolare su cui hanno schierato una decina di bicchieri di birra riempiti a met. Lanciano a turno una pallina. Fanno centro, sbagliano, sorridono. Come tutti, sono immerso nella piscina dellhotel e fa talmente caldo che nessuno pensa a nuotare, al massimo ci si pu passare una mano bagnata tra i capelli. Le foglie delle palme si solleticano altissime, i grattacieli ondeggiano nellafa del primo pomeriggio, una cascata artificiale si tuffa oltre i lettini.Qualcuno in aereo mi ha chiesto perch tornare a Las Vegas se cero gi stato.

gio rovente. Le folate sfiorano i 50 gradi. Arriva un ragazzo con due buste cariche di cibo messicano. Ci sediamo vicini nel bus. Vado a trovare Agassi, gli confido. Mi interrompe subito: il mio tennista preferito. Uso solo la sua racchetta. Gli consiglio di leggere la biografia. Ci sono due passaggi successivi per chi ha divorato Open. Primo: visitare Las Vegas. Agassi la perfetta sintesi di azzardo ed eccentricit.

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Agassi nato e vive a Las Vegas. Una giornalista di Repubblica ha scritto che se la biografia di Agassi, Open (Einaudi), ha raggiunto in Italia le 100 mila copie, stato anche merito di Alessandro Piperno che ne ha scritto molto bene, di Alessandro Baricco che ne ha scritto molto bene, e mio, perch avevo scritto che era il miglior libro del 2011. cos che mentre una musica decadente accompagna la ragazza sui tacchi che si occupa solo del ghiaccio, decido di andare a casa di Andre. Ecco perch sono qua. Cerco il tennista che ha vinto otto slam, il marito di Steffi Graf. Il mito. Il mito del tennis che un giorno confessa di aver odiato questo sport. Licona coi capelli lunghi che ha denunciato i suoi capelli posticci. Lautore del libro che viene divorato da tutti quelli che lo aprono. C un rapporto tra Las Vegas, lossessione di Andre per la vittoria e la sua abilit camaleontica. Las Vegas insegna a vincere, a non disperarsi e a mimetizzarsi. una citt che si nasconde sotto le altre citt che sogna di essere. Agassi per lo pi ha vinto, ma non mai riuscito ad andare via da qua. chiaro che tutto cambia quando la bionda con il cappello da cowboy, appoggiata sul bordo della piscina, si alza e se ne va. Scendendo lungo Las Vegas Boulevard, sarebbe inumano non incantarsi centinaia di volte. Le scale mobili sollevano da terra e spingono su ponti sospesi. Vagoni bianchi di un treno aerodinamico sfiorano i palazzi a mezzaria. I canali veneziani rigati dalle gondole si alternano ai classici edifici di Manhattan che svettano mentre si sfila sotto una copia della Tour Eiffel. Imitazioni, acqua nebulizzata sparata dai ventilatori, altre scale mobili. Robert Venturi intitol il suo libro Imparare da Las Vegas (Quodlibet) e ne usc la bibbia del postmoderno in architettura. La fermata dellautobus unoasi geometrica nel paesag-

La pianta di Vegas la cartografia che riproduce la mutevole identit del suo campione. Stessi conflitti, stessi tormenti, stessi i confini indistinti tra spensieratezza e fragilit. Precisamente come Vegas, anche lui sfacciatamente superficiale e in grado di fare il giocoliere con i suoi abissi. Il secondo passaggio leggere un altro libro: Il bar delle grandi speranze (Piemme) di J.R. Moehringer. Moehringer il giornalista premio Pulitzer che (insieme ad Agassi) ha scritto Open. Quando Andre lesse lautobiografia di Moehringer lo contatt, i due si incontrarono a Vegas. La vicenda di J.R. Moehringer ha fatto da specchio ad Agassi. Il padre lo costrinse a diventare un campione di tennis. Laltro spar, e il piccolo J.R poteva sentirne la voce solo alla radio. Due padri-mostri da cui non riescono a liberarsi. Il padre delluno racconta aspetti latenti di quello dellaltro. Quando Agassi legge Moehringer qualcosa gli si muove dentro e decide di narrare la sua vita. Leggendo Moehringer si scoprono molte cose anche di Andre: quel poco che non c nella sua biografia, sta qui. Lerrore fatale stato che dalla mappa di google non era facile accorgersi che per accedere ad Andre Drive, la strada di Las Vegas dove abita Agassi, bisogna entrare in un comprensorio di lusso. Lautista del bus apre la portiera, scendo, mi ritrovo solo, in mezzo al tipico nulla del Nevada. Il 201a ha percorso varie miglia lungo Tropicana Avenue e se n andato. Le uniche presenze vive sono la polvere e il vento, animate notte e giorno da un caldo furioso. Dallaltra parte della strada sta allungato lingresso lussureggiante ma perfettamente limato dai giardinieri del comprensorio Spanish Hills. lultima area abitata. Poi inizia il deserto di sassi che si srotola fino allorizzonte, dove si ficca sotto a una catena di montagne basse e frastagliate che chiude il paesaggio. Oltre ai cancelli, acquattata la villa col campo da tennis dove di notte, Agassi e Steffi Graf si corteggiano con dritti e rovesci. Unauto sportiva decelera, e la sbarra si alza. a quel punto che, appena mi scopre, uno dei guardiani viene fuori dal gabbiotto e mi blocca. Non si pu accedere, propriet privata. Who are you? mi interroga lamericano armato, in divisa. In quel momento ho chiaro che se non fosse stato per la traduzione di I racconti di John Cheever (Feltrinelli) il libro di Agassi sarebbe stato anche il miglior libro del 2012. E non un caso che quando J.R. Moehringer era giovane e lavorava in una libreria, i suoi due capi, per avviarlo alla letteratura, gli consigliarono di leggere proprio la raccolta dei racconti di Cheever:

Passai quel fine settimana a leggere Cheever, nuotare dentro Cheever, innamorarmi di Cheever, scrive Moehringer. Tutti oggi divorano il libro di Agassi, che tra un torneo e laltro centellinava il libro di Moehringer, che a sua volta, aveva letto e amato John Cheever. La letteratura fatta sempre di questi gorghi. Un autore dentro laltro, allinfinito. Piperno legge Open, ne prende una frase lapidaria come epigrafe del suo romanzo (Inseparabili, Mondadori) e vince il premio Strega.Gli occhi delluomo si fanno minacciosi. Non si pu entrare, propriet privata. Quando ho voltato le spalle al cancello chiuso, ho pensato: Alla fine, mica tanto Open. Due ore dopo, su Las Vegas Boulevard, sono stato prelevato dai soliti amici che con una Ford rossa mi hanno fatto attraversare il deserto del Mojave, fino a quando non scesa una notte impenetrabile e siamo entrati nel villaggio sperduto di Twentynine Palms. Nella veranda del The West End Cottage al 29 Palms Inn spuntata una copia di Open. Lo sto divorando, ha detto un mio amico. Ho annuito e aggiunto che avrebbe potuto continuare con Il bar delle grandi speranze. Sar stato il caminetto o il pianoforte del West End, ma non mi sentivo sconfitto. Las Vegas ha insegnato ad Agassi a vincere, ad altri insegna a perdere. Ci sono molti motivi per cui la biografia di Agassi si chiama Open. Un motivo sta nel libro Il bar delle grandi speranze. Bud uno dei due capi della libreria dove lavorava il giovane Moehringer: Bud poteva parlare senza sosta della speranza dei libri, della promessa dei libri. Diceva che non era un caso se un libro si apriva proprio come una porta (He said it was no accident that a book opened just like a door). @FrancescoLongo

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