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ANTROCOM ONLUS LOMBARDIA STEFANO PONTIGGIA E CAMILLA FINAZZI

anche se noi ci crediamo assolti

Dentro e fuori dal carcere: riabilitazione, recidiva e marginalit

Come uscirne?

Un gruppo di antropologi racconta il percorso di un ex detenuto, tra opportunit e fallimenti, servizi e stigmatizzazioni.

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n questo articolo desideriamo condividere alcuni spunti di riflessione a partire da una ricerca etnografica, tuttora in corso, condotta dallequipe di Antrocom Onlus Lombardia1 nel territorio di Milano. Lantropologia una pratica di ricerca che pu rivestire unimportanza determinante per la comprensione dei problemi sociali contemporanei,2 e la situazione carceraria italiana certamente fra questi. Il suo punto di forza sta nella ricerca sul campo, che porta a condividere i tempi, gli spazi e le attivit dei propri interlocutori. Questa modalit di lavoro risulta particolarmente utile a cogliere il nesso che intercorre fra politiche pubbliche, meccanismi culturali e le esperienze individuali di marginalit e povert che numeri, statistiche e analisi generali non sono in grado di mostrare.3 Abbiamo deciso di concentrarci sulle persone, occupandoci di ci che avviene durante lultimo anno di detenzione e successivamente alluscita dal carcere. Obiettivo della ricerca cogliere e interpretare le condizioni strutturali che i soggetti ex detenuti incontrano, i meccanismi socioculturali che li attraversano (e con cui si relazionano) e le loro condotte e strategie. Dal punto di vista teorico facciamo riferimento sia a quegli studiosi che hanno analizzato le dimensioni del potere nelle sue forme strutturali, sia alle correnti teoriche in grado di mostrare il modo in cui queste dinamiche generali si concretizzano nelle singole esperienze quotidiane, indirizzando anche le condotte e le disposizioni delle persone.4 Fedeli a questo orientamento al soggetto e lavorando su note di ricerca e stralci di interviste, abbiamo deciso di raccontare la storia di Giuseppe, un uomo di circa quarantanni con due esperienze detentive alle spalle. Cresciuto coi nonni paterni in condizioni di povert, giunge a Milano ancora adolescente da una grande citt del Sud Italia e inizia a vivere di espedienti, occupando case e inserendosi nel giro delleconomia informale cittadina. Affronta due periodi di carcerazione, al termine dei quali tenta una strada riabilitativa che si riveler fallimentare. La storia che raccontiamo copre circa quattro anni

I I I Sara Magrin, Anna Favezza e Katie Seynaeve, laboratorio di teatro-danza, Estate Dozza 2010

della vita di Giuseppe, dal momento dellarresto fino al ritorno sulla strada, nella zona in cui aveva vissuto in precedenza. Il linguaggio usato da Giuseppe talvolta esplicito e colorito. Siamo consapevoli del rischio di fornirne unimmagine stereotipata, da avanzo di galera, ma abbiamo comunque deciso di non edulcorare le sue parole nellintento di restituire anche cos, almeno in parte, la complessit e drammaticit della sua esperienza e del suo modo di interpretarla. Giuseppe ci raccont di aver consapevolmente cercato lultima detenzione; nonostante descrivesse se stesso e la sua esperienza mediante gli aggressivi codici dellonore della vita di strada (Io sono un guerriero della strada, tengo a guerra inta capa...), le privazioni che aveva affrontato e il continuo uso di droga avevano provato il suo corpo e gli avevano lasciato un senso di stanchezza e depressione. Aveva cos deciso di sistemarsi e riprendersi dalla vita che stava conducendo, cercare un lavoro e in seguito riavvicinarsi alla figlia ormai adolescente. La scelta strategica fu quella di pianificare nei dettagli il suo arresto; Giuseppe sperava di trovare nel carcere cibo, un luogo riparato e un sostegno quando la pena si sarebbe conclusa.
G.: Il carcere lultima volta me lo sono cercato io proprio perch non ce la facevo proprio pi, negli ultimi anni ho avuto dei segnali di cedimento no, di stanchezza, mi ero rotto i coglioni di combattere, ho combattuto da quando ero piccolo e ho avuto troppi colpi penso, colpi colpi, ho fatto sempre finta di niente e mi sono rialzato, secondo me ho accumulato un po troppo [...] non volevo saperne pi un cazzo e mi stavo lasciando andare... ma non perch sono scemo, proprio perch non ce la facevo pi. Mi son fatto arrestare perch ero arrivato al punto che secondo me ero troppo fulminato, vivevo troppo accuss, cio senza senso, soldi droga, soldi droga, soldi droga, soldi droga, per non ti rendi conto ma ti fai tanto male, ti fai del male, per poi, niente io sono arrivato quasi a toccare il fondo, mi son guardato allo specchio e mi sono detto non giusto che fai questa fine, e allora mi sono fatto arrestare per ripulirmi un po...

Nel periodo precedente alla seconda carcerazione, Giuseppe si era rivolto ad alcuni servizi territoriali nel tentativo di migliorare le proprie condizioni di

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nuti che allingresso si dichiarino dipendenti. Dal momento che possono segnalare dei soggetti agli operatori sociali perch siano inseriti in progetti di accompagnamento e reinserimento, questi servizi rappresentano uno dei canali privilegiati attraverso cui i detenuti cercano di fruire delle poche opportunit disponibili.5 La presa in carico di detenuti, infatti, avviene solitamente tramite segnalazione fatta dagli educatori ministeriali oppure dagli operatori del SerT; laccesso ad alcuni progetti pu avvenire anche su auto segnalazione del detenuto attraverso la compilazione della cosiddetta domandina.6 Pensato in coerenza con la filosofia dei nuovi sistemi di welfare, che si basano su retoriche di individualizzazione del lavoro sociale e di responsabilizzazione dei soggetti destinatari, il meccanismo della domandina avrebbe lobiettivo di avvicinare i soggetti pi bisognosi ai servizi e ai progetti presenti in Istituto. Ironicamente, questo strumento si risolve spesso nel suo contrario: a beneficiarne sono coloro che sono gi in grado di agire strategicamente nella lotta per risorse scarse.
Una operatrice: diciamocelo fra noi, non che le segnalazioni che ti arrivano sono quelle di chi veramente non in grado di rivolgersi ai servizi [] non che tu migliori la segnalazione rispetto a chi ha pi bisogno, tu semplicemente prendi in carico chi comunque gi in grado di rivolgersi ai servizi.

vita. Lesperienza si era rivelata decisamente negativa. In una citt grande come Milano, questi servizi ricevono quotidianamente moltissime persone con le relative richieste, per lo pi di tipo economico. La crisi economica ha inoltre esacerbato le condizioni delle classi pi povere, che cercano di accedere a qualche risorsa in modo sempre pi insistente. Questo porta gli operatori ad adottare un atteggiamento rigido e investigativo, con domande intime e dettagliate che, soprattutto se poste al primo colloquio, creano diffidenza, strategie di occultamento e a volte rabbia:
G.: ci sono tanti detenuti che hanno voglia, e hanno tanta voglia di uscire da sto circuito, per sono sicuro che quando loro vanno a bussare a quella porta e a chiedere aiuto, su 10 porte 8 ti sbattono la porta in faccia, oppure ti dicono ripassi, oppure ti dicono ma guardi, ma lei... oppure ti fanno raccontare tutti i cazzi tuoi della tua vita no... e poi alla fine niente... mi riferisco alle porte dei servizi sociali...

Giuseppe, come molti altri consumatori di eroina, subiva lo stigma che circonda chi fa uso di questa droga, e quando parlava si mostrava reticente a narrare la sua storia di tossicodipendenza. Lo stesso atto di rivolgersi ai servizi sociali, inoltre, aveva rappresentato un attacco alla sua immagine di uomo autonomo e capace di badare a se stesso:
G.: a un certo punto tu allunghi la mano per farti aiutare, loro te la prendono per bisogna calcolare anche questo, anche lorgoglio, tante cose. Cio lorgoglio nel senso che tu te la sei sempre cavata da solo e adesso trovarti in una situazione che ti aiutano un po ti fa strano, un po sei orgoglioso e ti brucia il culo perch dici: minchia ma come cazzo , non ce la faccio pi ad andare avanti? Non ce la fai pi ad andare avanti, vuol dire che hai bisogno di aiuto. Io lho capito da solo, e ho chiesto aiuto.

In carcere, Giuseppe decise di buttarsi tossico, cio di segnalarsi come tossicodipendente esplicitando la sua richiesta di aiuto al SerT presente allinterno della struttura. I Servizi per le tossicodipendenze operanti negli istituti di pena sono incaricati di effettuare almeno un colloquio con tutti i dete-

Una volta verificati i requisiti per la presa in carico, la procedura burocratica prevede un numero variabile di colloqui allinterno dellistituto, con lo scopo di formulare un progetto per il fine pena che abbia come obiettivo la responsabilizzazione del detenuto. Grazie allimmagine positiva di cui godeva presso gli operatori, favorita dal suo carattere estroverso e dalla fiducia che era stato capace di trasmettere, Giuseppe riusc ad avere accesso alle risorse pi scarse e ambite che il progetto di reinserimento poteva offrire. Il piano di intervento, molto articolato, prevedeva numerosi obiettivi. Per prima cosa, i servizi si incaricarono del reperimento di unabitazione attraver-

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so cooperative di housing sociale, che gestiscono appartamenti di edilizia popolare e ospitano gratuitamente persone in situazioni di svantaggio con contratti semestrali. Segu un percorso di reinserimento lavorativo, fatto di borse lavoro della durata di sei mesi che il comune di Milano prevede per soggetti definiti come appartenenti a fasce deboli della popolazione. I servizi si occuparono anche di fornire cure e interventi di tipo sanitario (rifacimento dei denti), burocratico (rinnovo dei documenti di identit, richieste di invalidit, presa in carico da parte di un centro per il trattamento della tossicodipendenza) ed economico (un assegno post-carcere di 155 euro). A tutto questo si aggiunse la possibilit di intraprendere unattivit teatrale presso una cooperativa sociale che eseguiva spettacoli in carcere.

Quando la propria condizione quotidianamente incerta e precaria, basta un piccolo episodio a farla precipitare.

A fine pena, Giuseppe aveva gi ottenuto il diritto alla permanenza semestrale gratuita in un appartamento condiviso con un altro ex detenuto. Le istituzioni stimano che sei mesi di affiancamento al soggetto ex detenuto possano essere un periodo sufficientemente lungo. In realt, sei mesi non sono quasi mai abbastanza: la bassa scolarizzazione,7 la quasi totale mancanza di esperienze lavorative regolari e i meccanismi culturali di stigmatizzazione del carcere e della devianza trasformano il tentativo di costruire unimmagine socialmente rispettabile in una vera e propria impresa. Nonostante queste difficolt, Giuseppe riusc a ottenere il rinnovo dellospitalit per un altro semestre, insieme al contestuale rinnovo della borsa lavoro, che consisteva nelleffettuare consegne di materiale per eventi teatrali o fieristici. Dopo un anno iniziarono le prime difficolt. Non era pi possibile rinnovare n la borsa lavoro n lappar-

tamento, cos lequipe del progetto di reinserimento valut che la cosa pi sensata da fare in quel momento, vista la scarsit di risorse presenti sul territorio, fosse un passaggio a un altro progetto di housing sociale. Questo significava interrompere i contatti con la sua educatrice di riferimento, con cui aveva instaurato un rapporto di fiducia molto forte e che faceva parte della sua esile rete di sostegno. Limpossibilit di rinnovare il contratto di lavoro, inoltre, persuase i membri della cooperativa presso cui era impiegato e svolgeva lattivit teatrale a mantenere con lui una collaborazione senza contratto formale; si cre una situazione ambigua in cui lo scivolamento verso leconomia informale era provocato da un ente che avrebbe dovuto, al contrario, garantire laccesso al mercato regolare del lavoro. Senza un appartamento e senza un impiego regolare, per Giuseppe non cerano prospettive di miglioramento. Le sue giornate ruotavano allinterno del circuito carcerario, fatto di sostegni economici temporanei e borse lavoro di breve durata, senza sbocchi o prospettive di assunzione. Un giorno, un membro del team di ricerca si era incontrato con Giuseppe in un bar che lui frequentava abitualmente e che era conosciuto per essere un punto di spaccio della zona. Davanti a una birra, Giuseppe descrisse la sua situazione, attribuendone la causa a una politica sociale che, secondo il suo parere, mantiene i soggetti in una condizione strutturale di marginalit.
G.: fai due anni di borsa lavoro e quando finiscono questi due anni che minchia fai? Cio sei riuscito a metterti qualcosa da parte per fare il passo? No, cosa devi mettere da parte con 600 euro? Cio ci vorrebbe tipo un lavoro veramente serio che ti assume in busta paga e cazzi e mazzi come tutte le persone normali, allora s che fai quel salto di stabilit economica che ti permette di fare laltro passo, che sarebbe il passo di affittare una casa e di fare i sacrifici che tu dici minchia, ne vale la pena, pago laffitto, mi metto via anche 100 o 200 [euro], anche se sono pochi per riesci a metterti qualcosa da parte tutti i mesi, che minchia ti devi mettere da parte con 600 euro? Ma manco comprarti le sigarette e da mangiare, quindi tu rimani sempre l infossato in quella situazione della casa che ti ha dato lassociazione... io lho vista cos, che rimani

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ti e microcriminalit: per cena fa laperitivo in un locale gestito da suoi conoscenti; ogni tanto ha accesso a una doccia a casa di unamica; baratta marijuana con altri beni di consumo o cibo. Quando sente il bisogno di rilassarsi va qualche giorno a trovare il fratello che vive con la fidanzata e il figlio, anche se poi non va bene perch non me ne voglio pi andare, sai la vita di casa, la famiglia... bello l, si sta bene.... Le sue numerose conoscenze e la sua capacit di intrecciare relazioni gli hanno permesso di trovare in breve tempo una stanza allinterno di un palazzo occupato da altre persone. Dopo pochi giorni, tuttavia, mentre lui era fuori citt a trovare il fratello, il palazzo venne sgomberato. La notte stessa Giuseppe trov un posto nuovo in una scuola dismessa gi occupata da altri due ragazzi, e si stabil in unaula il cui arredamento era composto da un materasso appoggiato su alcuni banchi, un divano trovato per strada, qualche sgabello e un fornelletto da campeggio. Ripiombato nella dipendenza da eroina, che aveva labitudine di fumare, Giuseppe ritorn a organizzare il suo tempo quotidiano attorno al compito di procurarsi una dose: usciva tutte le sere per spacciare il fumo necessario a comprarsi solo un po di cibo e leroina sufficiente per non stare a rota, ovvero in crisi dastinenza. Laumento delle operazioni di controllo della polizia e di sgombero dei locali occupati, voluto dallassessore alla sicurezza, contribuirono a peggiorare questa condizione di precariet e instabilit. Alcune sere dopo essere entrato nel nuovo stabile, Giuseppe, che non aveva lauto, si fece aiutare da uno dei membri del team di ricerca a portare nella sua stanza un televisore e altri oggetti rimediati in giro. Due passanti, insospettiti dal movimento davanti alledificio abbandonato, chiamarono la polizia che, quando arriv poco dopo, trov Giuseppe davanti al cancello aperto con due cuscini in mano e il televisore appoggiato per terra. Dopo aver controllato la provenienza degli oggetti, gli agenti perquisirono ledificio senza trovare traccia di sostanze illegali, e fecero uscire gli altri due occupanti per controllare i documenti di tutti. Giu-

l infossato. Cio loro magari ti dicono tutte le persone normali fanno cos, ho capito che tutte le persone normali fanno cos, ma le persone normali hanno uno stipendio normale, un lavoro normale... la borsa lavoro cos? un aiuto, e ringrazia dio e ringrazia chi ha inventato sta cosa, ma un sostegno, un sostegno momentaneo ma tu stai aspettando che, sperando che...

Quando la propria condizione quotidianamente incerta e precaria, basta un piccolo episodio a farla precipitare. Un giorno, mentre stava entrando in carcere con il furgone, Giuseppe rischi di fare un incidente con un agente che stava uscendo in auto, e ne nacque un acceso diverbio. La disparit di ruoli permise allagente di esercitare il suo potere istituzionale e scrivere alla Direzione un rapporto disciplinare che comport lannullamento dellarticolo 17 (che consente lingresso in carcere agli esterni). Le conseguenze furono gravissime: senza la possibilit di entrare in carcere, per Giuseppe fu impossibile svolgere le attivit nelle quali era impegnato. Inizi a pensare non solo di aver subito uningiustizia, ma anche di essersi giocato la sua ultima possibilit per allontanarsi dalla strada. Quasi in coincidenza con questo episodio, scadde anche lennesimo accordo di ospitalit dellappartamento, che questa volta non venne rinnovato. Giuseppe, preso dallo sconforto, decise di mollare tutto.
G.: stata colpa di una guardia penitenziaria che andata a dire al comandante che io mi sono alterato, gli ho rivolto la parola in un modo troppo alterato, e il comandante ha deciso di togliermi larticolo 17 e quindi tutte le attivit che comprendevano la cooperativa, il teatro... io gli ho chiesto scusa ma lui mi ha mandato a fare in culo, mi ha trattato una chiavica, io quando mi ha fatto rapporto ho fatto finta di niente, non ho detto niente a nessuno perch speravo che insomma finiva l, perch non che chiss cos successo. [...] E da l basta, fine, come fai a rimanere l e non fai niente, e non lavori pi, gli altri lavorano e tu non lavori, gli altri vanno a teatro e tu non vai a teatro, cosa fai? Io speravo, speravo e invece niente, finita. E allora me ne sono andato.

Giuseppe, nuovamente solo, tornato nellinformalit e nella marginalit della strada. Ha ricominciato ad arrangiarsi tenendosi in piedi tra espedien-

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seppe, visibilmente preoccupato, cerc invano di convincerli a non mandarli via, puntando sul fatto che si trovassero l perch erano senza alternative, e che avevano solo necessit di un posto dove dormire: noi non abbiamo mica la casa del pap dove andare. Venne loro concesso di restare per la notte, ma lindomani mattina il palazzo avrebbe dovuto essere sgomberato, perch era stata fatta segnalazione alla caserma di zona: i loro nominativi erano stati registrati, e presto i controlli sarebbero stati pi severi. La vita di Giuseppe, come quella di molte altre persone a cui lesperienza carceraria ha tagliato la strada, il risultato di una condizione di marginalit sociale continuamente riproposta. Ci che troviamo paradossale che le stesse politiche di reinserimento sembrano, a conti fatti, tendere pi nella direzione di mantenere e riprodurre questa sofferenza, anzich di alleviarla. I percorsi di riabilitazione sono troppo pochi perch riescano a incidere su una parte significativa della popolazione carceraria, e il loro carattere a breve termine non permette al soggetto ex detenuto di avere il tempo materiale per trovare una soluzione ai bisogni impellenti della casa e del lavoro. La conclusione dei percorsi riabilitativi lascia moltissime persone l dove erano state arrestate: sulla strada, a proseguire in quelle condotte e abitudini ormai divenute naturali e rispetto alle quali, dato linasprimento delle leggi e dei controlli, il rischio di un nuovo arresto molto alto. I meccanismi culturali di stigma e colpevolizzazione della marginalit, inoltre, mantengono i soggetti costantemente sotto lo sguardo attento e sorvegliante di una qualche forma di potere. Un giorno Giuseppe era stato accompagnato da un membro del team di ricerca al supermercato per fare delle compere. Lincaricato alla sorveglianza inizi a seguirlo in modo per niente dissimulato, sicch a un certo punto Giuseppe si ferm, lo guard gli disse: ma che cho la faccia da delinquente?. La guardia, imbarazzata, rispose che stava compiendo il suo lavoro, lasciando che Giuseppe proseguisse a fare la spesa un po seccato ma anche divertito.

possibile allora interpretare le condotte dei soggetti ex detenuti non solo come il risultato di un processo di socializzazione a forze storiche, economiche e di potere conosciute durante gli anni della formazione: esse sono la risposta agita, lunica conosciuta, a una situazione che si riproduce quotidianamente, nelle situazioni lavorative come in quelle informali. su questa che occorre agire, se si vuole ottenere un reale miglioramento delle condizioni di vita dei soggetti ex detenuti. I

NOTE 1 Antrocom Onlus Lombardia un team di ricerca antropologica, formazione e progettazione partecipata; esso parte dellassociazione nazionale Antrocom Onlus. Per maggiori informazioni: lombardia.antrocom.org e www.antrocom.org. Il testo stato scritto da S. Pontiggia e C. Finazzi con la revisione di Paolo Borghi e Chiara Carletti. 2 Cf. fra gli altri DOUBOIS, Le trasformazioni dello stato sociale alla lente delletnografia, in Etnografia e ricerca qualitativa 2/2009, per una analisi delle politiche del welfare; BOURGOIS, Reietti e fuorilegge, DeriveApprodi, 2011, per uno studio sulla povert estrema negli USA; QUADRELLI, Evasioni e rivolte, Agenzia x, 2007, per uno studio dei CPT e delle storie dei soggetti internati. 3 Tra i detenuti che hanno scontato lintera pena in carcere il tasso di recidiva del 68,45%; questo dato scende al 19% tra i detenuti che hanno usufruito di misure alternative alla detenzione. Al 30 giugno 2011 i detenuti con residuo pena fino a tre anni, e dunque potenzialmente beneficiari di misura alternativa, erano il 61,5% dei presenti. La diminuzione di un solo punto della percentuale di recidiva corrisponde a un risparmio di circa 51 milioni di euro allanno (VII Rapporto Antigone Nazionale sulle Condizioni di Detenzione). 4 Per quanto riguarda lanalisi strutturale, cf. FOUCAULT, Sorvegliare e punire, Einaudi, 2005 e DE GIORGI, Zero tolleranza, DeriveApprodi 2000; per quanto riguarda il rapporto fra struttura e condotte quotidiane, cf. BOURDIEU, Risposte. Per unantropologia riflessiva, Bollati Boringhieri, 1992. 5 Nel triennio 2009-2011, in tutta la Lombardia i progetti di reinserimento per ex-detenuti sono stati una decina, quasi tutti orientati a risolvere unicamente il problema dellabitazione. 6 La domandina un modulo prestampato dal Ministero che i detenuti devono compilare per avere accesso a qualsiasi bene o servizio presente in Istituto. 7 Secondo lottavo Rapporto Antigone, a giugno 2011 circa un terzo della popolazione carceraria aveva solo la licenza di scuola media inferiore.

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