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L illumina zion e a T odtnauberg

La tematica dellautenticit in Essere e Tempo di Heidegger.

di G. ANDENA

Il canto che tu insegni non brama, non cerca meta che sattinga al termine. Canto esistenza. Al Dio facile cosa. Ma noi, noi quando siamo? E al nostro essere quando rivolge il Dio la terra e gli astri? Non quando ami se anche, giovinetto, la voce forzi la bocca. E tu impara a scordarlo, il canto che ti nacque; e che si perde. Vero canto un altro alito, un alito che tende a nulla. Uno spirare nel Dio. Un vento. - Rilke, R.M., I Sonetti a Orfeo, I, III

l paragrafo 9 di Essere e Tempo, superate le precisazioni di carattere metodologico, Heidegger fornisce al lettore un ritratto dellente che andr analizzando: lEsserci. Pur senza dimenticare che lintento fondamentale del capolavoro heideggeriano di carattere ontologico mirante cio a determinare cosa sia lessere in generale Essere e Tempo si presenta prima facie come unanalisi dellesistenza umana. LEsserci infatti lessere umano. Per perseguire la sua ricerca del senso dellessere, il nostro filosofo individua un ente privilegiato, lEsserci appunto, da interrogare circa il proprio essere, per poi risalire, auspicabilmente (ma non effettivamente, giacch Essere e Tempo rimase incompiuto), dallessere dellEsserci allessere in generale.

sarebbe meglio dire metafore), trattati in particolar modo nelle opere pi tarde. Penso alla Lettera sullUmanismo (1946) e agli scritti che affrontano, o pi spesso sfiorano, la gelassenheit, labbandonare-abbandonarsi come chiave per cor-rispondere allEssere. Io penso che invece, proprio gli aspetti contraddittori impliciti nella nozione di autenticit, consentano di mobilitare il pensiero intorno al senso che pu avere, oggi come oggi, unetica. Fatte le debite premesse, possiamo iniziare. utto il discorso di Heidegger si regge su una premessa fondamentale: nel mondo ci sono molti enti (dove ente tutto ci che ha essere), enti ovviamente diversi luno dallaltro. Ma fra gli enti che stanno dentro al mondo (in linguaggio heideggeriano: intramondani) ce n uno che spicca perch essenzialmente differente dagli altri: lEsserci, quellente che noi stessi siamo. La premessa semplicemente questa: lessere dellEsserci, dunque il nostro proprio essere, abissalmente diverso da quello degli altri enti che noi incontriamo nel mondo.

ra, nel summenzionato paragrafo Heidegger definisce la caratteristica fondamentale dellEsserci come il suo aver-da-essere e, a partire da questa definizione, articola due ulteriori conseguenze: 1. che lessenza dellEsserci consiste nella sua esistenza; 2. che lessere dellEsserci sempre-mio. Precisando il secondo punto introduce una coppia cardine della prima fase del suo pensiero: autenticit/inautenticit.

n questo articolo vorrei cercare di tradurre in termini pi comprensibili quanto detto nel precedente capoverso, mostrando cosa Heidegger intenda con aver-da-essere, essenza ed esistenza e sempre-mio, al fine di sviluppare qualche riflessione libera sul concetto di autenticit. Anche se il buon Martin nega che il termine autenticit abbia in questa sua opera un rimando alla sfera delletica o della morale, evidente che qui si d, in qualche modo, un abbozzo di etica heideggeriana. Come molti termini di questa prima fase del suo pensiero, il nostro filosofo accantoner progressivamente la coppia autentico/inautentico in favore di altri concetti (o forse

li altri enti sono semplici-presenze. Essi sono l e hanno unessenza. Dire che hanno unessenza vuol dire asserire che hanno una certa struttura. Questa una pietra. La pietra un oggetto materiale, localizzato nel tempo e nello spazio, che ha un certo aspetto, certe propriet, che reagisce in uno specifico modo alle sollecitazioni esterne e cos via. Noi possiamo dire ci che la pietra . Il suo essere, per cos dire, statico, cristallizzato. La pietra non diventer, nel corso del tempo, qualcosa di diverso. Se subir dei mutamenti, ci dipender da una serie di cause esterne che hanno influito su di essa. Di per s essa persevera nel suo essere e finch rimane pietra non ci riserver molte sorprese. Anche gli animali, di certo pi simili allEsserci in

quanto anchessi viventi, hanno pur sempre unessenza: un animale ha certi modi di comportamento caratteristici della sua specie e vincolati al suo sistema istintuale a certi stimoli reagisce con specifici comportamenti. Di certo un gatto pi articolato nella sua essenza di una pietra, ma fondamentalmente il suo essere dato al gatto con la nascita e tale rimane. cco la differenza: lessere dellEsserci (lo ripeto ancora una volta: il nostro proprio essere) non affatto dato. Noi abbiamo-da-essere. Possiamo dirlo anche in altri termini: le semplici-presenze sono dei checosa, lEsserci sempre un chi. Per quanto riguarda i gatti Heidegger sembra essere piuttosto certo che siano dei che-cosa, io su questo punto sono pi dubbioso. eidegger insomma ci sta indicando la nostra libert e pone in questa libert lessenza delluomo. Ogni Esserci deve scegliere di momento in momento il suo proprio essere, formandolo in base alle azioni che compie o non compie, narrando al mondo la sua propria storia. In questo senso lEsserci ha-da-essere. Il gatto pur sempre un gatto e far sempre delle cose da gatto, per quanto possano esserci differenze fra un individuo e un altro. LEsserci unaltra faccenda. Certo, anche lEsserci ha delle strutture: deve mangiare, dormire, respirare e cos via. Per tutto questo non coglie lessere dellEsserci: quando noi vogliamo fare conoscenza di un Esserci, vogliamo sentire la sua storia, che cosa ha fatto della sua vita, non sapere che mangia e dorme. E anche questi aspetti apparentemente pi statici, diciamo la sfera del biologico nelluomo, sono in realt assorbiti e risignificati dallaver-da-essere dellEsserci: ogni uomo mangia ma luomo, prescindendo dal fatto che ha la bizzarra capacit di lasciarsi morire di fame, vive il suo rapporto col cibo in funzione della sua cultura, della sua educazione, della sua memoria e persino dei suoi umori del momento. aver-da-essere dellEsserci ci che Heidegger chiama esistenza. Il nostro filosofo attribuisce un significato tecnico al termini esistenza, applicandolo soltanto al modo di essere dellEsserci. Solo lEsserci esiste, in senso proprio. Dove esistere vuol dire proprio laver-da-essere, ossia il viversi nella dimensione del possibile e delle possibilit. Gli altri viventi per non parlare dei non-viventi non scelgono ci che saranno. Dunque non hanno un rapporto col loro essere. Il gatto non sa di essere un gatto, non sa di un altro modo di essere e non sceglie granch. LEsserci invece, poich ha-da-essere, ha come caratteristica distintiva di avere un rapporto col suo proprio essere, di dover scegliere istante per istante chi sar. In questo senso, lessenza dellEsserci coincide con la sua esistenza.

realizzare. Ogni Esserci ha alle sue spalle delle possibilit gi realizzate, ha fatto certe cose e non altre, ha preso certe scelte e non altre. Questo fa si che ogni Esserci sia sempre-mio. Cio: se lessenza dellEsserci la sua esistenza e se esistere vuol dire essere un chi e non un che-cosa, ecco che per essenza lEsserci sempre un qualcuno un io, un tu, un egli che ha da vivere la propria vita. Infine veniamo al punto cruciale della discussione: qui, nello spiegare il sempre-mio, che Heidegger introduce la coppia concettuale autenticit/inautenticit. Esserci non ha delle possibilit, come un qualcosa di esterno a s, ma le sue proprie possibilit. Il discorso heideggeriano sulla libert non psicologico, interioristico o soggettivistico ontologico. LEsserci la sua libert. Chiaramente una libert finita, incarnata: quella dimensione che Heidegger chiamer gettatezza, lineliminabile opacit dellEsserci il suo non aver scelto di nascere, n dove nascere, n da chi, n in che condizioni; il suo aver gi scelto sempre qualcosa, il peso della propria storia, non solo personale ma anche socioculturale; e il suo dover scegliere che cosa fare di s senza garanzie, senza sapere se ci che fa giusto o sbagliato, se ha un senso o meno.

oich lEsserci le sue possibilit, ci dice Heidegger, questo ente pu scegliersi e conquistarsi oppure perdersi e non conquistarsi affatto. Ossia: pu essere autentico o inautentico. Qui bisogna rilevare che il testo tedesco usa Eigentlichkeit e Uneigentlichkeit, che noi traduciamo con autenticit e inautenticit. Sono composti sostantivati della parola eigen, che significa proprio. Esse indicano cos lesser-proprio o lopposto. LEsserci pu essere o non essere autenticamente s stesso. ra, se lessere dellEsserci lesistenza e lesistenza fondamentalmente la libert, essere autenticamente s stessi vuol dire riconoscersi come esseri liberi, che hanno-da-essere. Non voglio adesso addentrarmi troppo nel discorso di Heidegger sullautenticit, seguendolo nelle sua analisi dellangoscia, della morte e della cura. Quel che mi interessa rilevare, per avviare quelle che ho chiamato allinizio libere riflessioni, che allinterno dellessere umano si d una sorta di sdoppiamento.

oich lEsserci ha-da-essere libero, ossia esiste come un insieme di possibilit realizzate e da

essere dellEsserci la libert, e questo pare sia qualcosa che non pu cambiare. LEsserci non pu diventare una semplice presenza, perch non ha unessenza altra dalla sua esistenza, ossia avr sempre la propria storia da scrivere e dovr sempre scegliere. Ma dato che questo non pu cambiare, dobbiamo trarre due conseguenze logiche. La prima che, qualunque cosa noi

scegliamo, posti ovviamente i limiti della nostra gettatezza (delle scelte gi fatte o che altri hanno fatto per noi), c un nucleo di noi, un centro costituito di libert: come diceva Sartre, siamo condannati ad essere liberi. La seconda conseguenza che, se lantitesi autenticit/inautenticit ha senso, pur essendo nel nostro intimo sempre liberi, questa libert pu in qualche modo sfuggirci di mano, perdersi, smarrirsi.

hiaramente il problema capire come un essere essenzialmente libero possa smarrire la sua essenza. Ed per questo che parlo di una sorta di sdoppiamento. Finora ho utilizzato Esserci e uomo come sinonimi. In realt c un certo scarto fra i due termini. Il concetto di uomo, per Heidegger, rimanda a concetti quali io e soggetto. LEsserci qualcosa di nettamente pi ampio, in cui luomo compreso. Il nostro autore utilizza come sinonimo di Esserci unespressione altrettanto nota: essere-nel-mondo, dove il chi che nel mondo e il mondo stesso sono articolazioni di quellunit che lEsserci. Luomo, in questo senso, proprio quel chi che si rapporta ad un mondo, il soggetto che si relaziona agli oggetti e allorizzonte desperienza in cui essi appaiono.

regolano i rapporti fra esseri umani o al sistema economico che determina linsieme dei nostri scopi, obiettivi e mete. Grazie al cielo noi esseri umani raramente mettiamo in questione la nostra esistenza, interrogandoci per esempio sul perch siamo tendenzialmente cortesi con gli altri, sul perch dobbiamo lavorare per acquistare beni di consumo che, a conti fatti, non che siano propriamente necessari e cos via. Tutto questo, la vita che scorre liscia in un mondo gi interpretato in cui non mettiamo in questione ogni scelta, ma viaggiamo su binari gi stabiliti, linautenticit. Heidegger sottolinea che non c nulla di negativo o alcuna diminuzione di essere nellinautenticit. infatti chiaro che la vita diventerebbe difficile da gestire, se non per un Illuminato o Santo di qualche genere o specie, se fosse vissuta in una piena e totale coscienza di ogni singola scelta. Una condizione costante del genere sarebbe evidentemente paralizzante. Luomo pu agevolmente operare scelte locali sapendo che il grosso del resto del mondo, in quel momento, rimane invariato. Per semplificare: sarebbe difficile scegliere se usare la serata per andare al cinema o per leggere un libro se dovessimo valutare complessivamente il mondo dellindustria dellintrattenimento e della letteratura mondiale e il loro rapporto con noi. Normalmente noi non esercitiamo questo potenziale di scelta consapevole, ma seguiamo il nostro sentire del momento e la rappresentazione abituale che ci facciamo del mondo e di noi stessi.

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cco dunque che, in questa mia proposta ermeneutica, lEsserci essenzialmente libero, ma non sempre lo luomo, che talvolta pu essere autentico, identificandosi con lEsserci, e talvolta essere inautentico.

e questo corretto, sarei portato a identificare luomo con la coscienza o lautocoscienza, la parte consapevole di s; lEsserci quella base pi ampia, di cui la coscienza parte, che costituisce lessere dellessere umano. Penso per esempio alle dimensioni della corporeit e dellinconscio. Lessere umano il suo corpo e le parti profonde della sua mente, anche se queste non sono presenti a lui. Sovente lo sono agli altri. Ma lEsserci , in un certo senso, anche le dimensioni transpersonali: il luogo dove si nati, le persone care, le circostanze in cui ci si trovati a vivere il mondo, come rete di significati, dice Heidegger, parte dellEsserci. Ma allora cosa vuol dire per luomo essere inautentico? uol dire, evidentemente, non riconoscersi la sua libert, il suo essere cos ma poter essere altrimenti, le sue possibilit. La figura dellinautenticit in Essere e Tempo il Si, il pronome impersonale tedesco Man: si dice, si fa, si pensa, si crede. Luomo, innanzitutto e per lo pi, vive la sua quotidianit in modo inautentico, ossia non a partire dalle proprie possibilit pi proprie (dal suo Esserci), ma a partire dal Si. Basta portare lattenzione al modo in cui ciascuno di noi vive la propria vita per capire agevolmente di cosa sta parlando Heidegger: pensate semplicemente allinsieme delle convenzioni sociali che

ssere autentici, invece, implicherebbe porre il proprio centro nellEsserci e non nel soggetto/io: quindi scegliere, con la coscienza di star sempre al contempo scegliendosi, avendo davanti agli occhi la propria gettatezza (dunque per esempio le abitudini costituite, i gusti, il carattere) e le possibilit concrete di agire anche altrimenti da come si sempre fatto.

onostante questo altres evidente che la condizione di inautenticit, come vuole letimo tedesco, non la condizione propria dellessere umano. e domande che rimangono ancora aperte sono molte: perch essere autentici piuttosto che inautentici? Si deve aspirare allautenticit? E se s, perch? Si pu farlo o essa una sorta di grazia divina? Come pu un uomo inautentico, a partire dalla propria condizione, entrare nellautenticit? Questo passaggio non implicherebbe una sorta di iniziativa da parte dellEsserci stesso?

N L