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Rita Melillo, Tutuch (Uccello tuono). A colloquio con gli Aborigeni del Canada, Mephite, Atripalda, 2004.

Frutto di numerosi viaggi e di intenso lavoro sul campo - come segnala D.A. Conci nella Presentazione - il volume pubblica i risultati di una ricerca antropologica sulla cultura degli Aborigeni del Canada. Dalle risposte al questionario, ideato dallautrice, emerge con chiarezza latteggiamento - individuale e collettivo - delle popolazioni indigene del Nord America rispetto alla natura, allesistenza umana, a Dio. Ed anche il loro modo di considerare la vita animale, il lavoro, la propriet, la donna, la societ. Quel che viene in luce, come denominatore comune di questi gruppi, il loro sentimento non solo di profondo rispetto, ma addirittura di fraterno amore per tutti gli esseri naturali. Perch tutto, per loro, provvisto di spiritualit. Lautrice, consapevole della radicale diversit della cultura chella ha cercato di esplorare, ha adottato - tesaurizzando lindicazione teorica dello stesso Conci - lepoch fenomenologica: lo strumento pi adatto per sospendere la sua identit intettuale, che quella tipica della studiosa di formazione occidentale e, in particolare, con background culturale europeo. Lo spiega diffusamente nellampio saggio introduttivo. In particolare nel paragrafo Per unantropologia fenomenologica. Per far emergere le caratteristiche di una concezione del mondo dalla ricchissima spiritualit, occorreva ladozione del metodo fenomenologico. Da usare in forma rigorosa. Per unautentica analitica dellalterit, bisognava mettere tra parentesi non solo il ricorrente protagonismo intellettuale del soggetto esplorante, ma tutto il patrimonio culturale chegli ha ereditato. Quel patrimonio maturato nel cammino secolare della storia del mondo occidentale. Il metodo euristico quello gi adoperato, dalla stessa autrice, in una precedente e analoga ricerca. I cui esiti peraltro sono stati presentati aglinizi degli anni Novanta nei due volumi: Indagine su Ka-Kanata. Pluralismo filosofico, Pro Press Editrice, Avellino. Dunque tutto parte da un questionario. Undici domande. Tanti mi sono sembrati i punti fondamentali da sondare per comprendere il senso originario della loro cultura. Un ampio ventaglio di quesiti: sul Creatore e sul creato, sullessenza dellessere umano, sulle ragioni e il senso dellesistenza terrena dellindividuo; sul valore sociale della differenza sessuale, sullimportanza dei rapporti di parentela; sulla figura e sulle responsabilit del capo; sulla distribuzione dei beni; su i delitti e le pene, sullamministrazione della giustizia. Dalle interviste fatte ad alcuni esponenti delle varie nazioni questo il concetto usato dagli stessi Aborigeni per indicare la propria comunit - possibile scorgere senza equivoci la posizione indigena su alcuni punti nodali della vita delluomo. Nella loro visione del mondo, tutto si tiene. Tutto appare ed - organico e coerente. Pertanto il modo di concepire la realt terrena ed ultraterrena ha una stretta corrispondenza, ad esempio, col modo in cui viene intesa e amministrata la comunit politica. E non un caso, dunque, che limportanza data alla donna nella storia della creazione trova significativa espressione nel ruolo assegnatole nellorganizzazione sociale e nel valore attribuitole nella vita politica. Tutto si tiene. Anche la societ ha unorganizzazione armonica ed efficiente. Come emerge dalle interviste - riportate dallautrice in forma integrale nella seconda parte del volume - ognuno sa quello che deve fare. Ed ognuno svolge il suo ruolo in modo efficace. La propriet, ad esempio, non confligge col rispetto dellambiente. Nessuna rivendicazione di diritto pu compromettere lamoroso rispetto che queste popolazioni indigene del Nord America nutrono nei confronti della natura, ovvero di colei che alluomo offre tutto quanto di cui egli abbisogna per il suo sostentamento. Fratello sole e sorella acqua, madre terra e nonna luna hanno preparato alluomo una dimora accogliente, in cui ogni realt, portatrice di un suo spirito, ha il suo posto e il suo valore. In tale ottica, trova una sua ragione forte, e manifesta un suo significato profondo, la preghiera che gli Aborigeni rivolgono allo spirito che sovrintende alla vita organica, prima chessi si servano delle piante e degli animali per le necessit della loro vita quotidiana.

Una cultura - questa deglindigeni del Canada - che praticamente non attribuisce alcun valore a questioni del tipo: se sia stato un maschio o una femmina a dare origine a tutto luniverso. Ci che davvero conta, per loro, che gli uomini sono tutti uniti tra loro e con la totalit degli esseri naturali, in piena interdipendenza e in perfetta reciprocit: come in un grande abbraccio cosmico. Per cui ben si comprende perch essi considerino di somma importanza insegnare ai figli a stare in ascolto delle esigenze altrui. Il valore sociale dominante la solidariet. Nessuno spazio allo spirito di competizione, caratteristico delle societ fondate sullindividualismo, sul bisogno imperioso del singolo di emergere sugli altri, magari di affermare le proprie ragioni a danno altrui. Nelle loro comunit si pratica leducazione alla cooperazione. Una cooperazione intesa in senso molto ampio. Lindividuo non tenuto semplicemente a offrire il proprio contributo al gruppo sociale cui appartiene, ma ad interagire fattivamente con tutti per la salvaguardia della terra, la loro casa comune; per la tutela di tutti gli esseri - tutti viventi! a cui ognuno legato da vincoli di parentela forti quanto quelli della parentela di sangue. Individui e comunit vivono nellabbraccio di Terra, Acqua, Pioggia. Tutto in qualche modo divino: persino il Tuono, e il Fulmine. E quanto al Sole, per alcune nazioni il principio di tutte le cose, il dio che d origine a tutto ci chesiste. Un dio che va rispettato e adorato, quindi, con la danza che porta il suo nome: un vero rito di iniziazione, molto impegnativo e anche doloroso. Madre terra, sorella luna, fratello sole: espressioni che evocano, nella nostra cultura, la figura S. Francesco dAssisi. Il quale, proprio come gli Aborigeni del Canada, parlava ai lupi e agli uccelli. Legittimo pertanto il sospetto di una contaminazione. Naturale pensare ad una tardiva commistione delle antiche tradizioni indigene con la religione cristiana. Ma dice con chiarezza lautrice i numerosi documenti raccolti inducono ad escludere ogni possibilit di importazione; inducono a scartare lipotesi che questa visione della realt sia lesito di una tarda acculturazione. Si tratta piuttosto, a suo giudizio, di un atteggiamento mentale decisamente nativo. Un astratto sospetto, dunque. Non di commistione, si tratta, ma di una sorprendente analogia. La quale testimonia la comune umanit, e razionalit, che ci rende uguali pur nella immensa diversit di espressioni. Giuseppe Tortora