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Aulo Cremutio Cordo(I secolo-25 d.C.) fu uno storico romano.

Ci sono pochissime informazioni sulla sua vita e sulle sue opere, la pi importante delle quali sono gli Annales, che coprono un lasso di tempo comprendente le guerre civili e il regno di Augusto. Nel 25 d.C. [1] fu forzato da Elio Seiano, prefetto del pretorio sotto Tiberio, a togliersi la vita, poich venne accusato di crimen maiestatis . Venne accusato da Satrio Secondo(e Pinario Natta) di aver elogiato Bruto e Cassio e di averne parlato come gli ultimi Romani, cosa che era considerata un oltraggio e un crimine a causa della Lex Maiestatis, cos il senato ordin la distruzione di tutte le sue opere. Ci giunge per da Seneca la notizia che Cordo fu condannato poich aveva criticato la statua che Seiano aveva ordinato di farsi erigere. Sappiamo [2] inoltre, grazie alla stessa fonte , che egli si fece morire di fame. Ella fu anche intelligente a salvare il lavoro del padre, poich avrebbe potuto pubblicarlo di nuovo sotto l'impero di Caligola(sappiamo grazie ad uno scritto di Svetonio che le opere di Cremuzio Cordo vennero nuovamente pubblicate e rimesse in circolazione, effettivamente, durante il regno di Caligola). Oltre che da Seneca, egli menzionato anche da Tacito, Quintiliano, Svetonio e Cassio Dione. Sebbene Cordo avesse commesso suicidio, le sue opere sopravvissero, spingendo Tacito a deridere "la stupidit delle persone che pensano che l'autorit di oggi possa distruggere le memorie [3] di domani." Vasily Rudich afferma che "...la misura in cui Seneca glorifica Cremuzio Cordo incredibile." Rudich porta all'attenzione anche come "Seneca eviti ogni diretta allusione a Cordo e alle sue presunte simpatie Repubblicane, anche se il vero personaggio potrebbe averne [4] avute." Secondo Rebecca Langlands, la storia di Cordo "... una storia che dimostra vivamente la possibilit che un testo possa essere ricevuto in un modo in cui l'autore non l'ha inteso o anticipato, e ricevuto anche in un modo che pu avere terribili conseguenze per l'autore e [5] l'opera stessa." Come la Langlands sembra suggerire, Cordo fu un uomo cos profondamente frainteso come uno scrittore che intendeva diffamare la famiglia reale del tempo, dal suo lavoro cos apparentemente sedizioso. Nel suo trattato "Bookburning and Censorship in Ancient Rome", Frederick Cramer parla di "...un maestro scolastico smidollato, Quintiliano, il quale, a malincuore, ha ammesso che 'le espressioni audaci di Cremuzio hanno anche i loro ammiratori e meritano la loro [6] fama', ma egli continu assicurando ai lettori che 'i passaggi che l'hanno portato alla rovina sono stati espurgati(?).'" Cramer suggerisce inoltre che non era improbabile che uno degli studenti di Quintiliano, Tacito, scrisse, pi tardi: "I Padri(senatori) ordinarono la distruzione dei suoi libri. Ma alcune copie sopravvissero, nascoste per un periodo di tempo, ma poi pubblicate. Ridicole, infatti, sono le delusioni di quelli che fantasiosamente pensano che l'esercizio del loro potere effimero possa privare i posteri di informazioni. Al contrario, attraverso la persecuzione la reputazione dei talenti perseguitati cresce molto pi forte. Sovrani stranieri e tutti coloro che utilizzarono gli stessi barbari metodi sono solamente riusciti a portare la [3] disgrazia su loro stessi e la gloria alle loro vittime." Cordo appare inoltre nell'opera di Ben Jonson "Sehjanus: His Fall". Secondo Martin Butler, "Jonson concede a Cordo un'eloquente difesa dell'obiettivit dello storico, ma non sapremo mai quale fu il suo destino finale. La storia potrebbe riscattare il passato [7] preservandone la verit, ma pi probabile che la verit sar una delle prime vittime della politica."

[1] Lex Iulia Maiestatis, legge emanata l'8 a.C. da Augusto che condannava la les maest, cio l'offesa recata alla figura dell'imperatore. Se si veniva accusati e condannati si avevano due scelte: la pena di morte(tramite bestiis obici oppure vivi craematio), oppure la interdictio aqua et igni(privazione dell'acqua e del fuoco), cio la perdita della cittadinanza e il conseguente esilio. [2] Consolatio ad Marciam, una lettera che Seneca scrive a Marcia, figlia di Cordo, in occasione della morte del figlio Metilio. Sembra che Marcia sia stata attivamente interessata nella pubblicazione postuma dei lavori del padre. Quando Seneca scrive l'opera menziona che Metilio morto da 3 anni e che ella non riesce a trovare sollievo neanche dalla sua "amata letteratura". Pertanto, il suo contributo alla pubblicazione delle opere del padre precedente alla morte del figlio. [3] Tacitus. The Annals of Imperial Rome [4] Rudich, Vasily. "Dissidence and Literature under Nero: The Price of Rhetoricization".(1997) [5] Langlands, Rebecca. "A Woman's Influence on a Roman Text". (2004) [6] Cramer, Frederick H. "Bookburning and Censorship in Ancient Rome". Journal of the History of Ideas 6, no.2 (April, 1945) [7] Butler, Martin. "Introduction". In Sejanus: His Fall, by Ben Jonson (2005)