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Fonti fotografiche e storia delle donne: la rappresentazione delle donne nere nelle fotografie coloniali italiane Elisabetta Bini

i (New York University) Nel suo ormai famosissimo e citatissimo testo, Sulla fotografia, Susan Sontag scriveva: ...latto di fotografare ha qualcosa di predatorio. Fotografare una persona equivale a violarla, vedendola come essa non pu mai vedersi, avendone una conoscenza che essa non pu mai avere; equivale a trasformarla in oggetto che pu essere simbolicamente posseduto.1 Con queste parole lautrice coglie la relazione esistente tra fotografia e dominio, sia esso coloniale, maschile, o una combinazione di entrambi. Tra la seconda met del XIX secolo e gli anni 30, la fotografia svolse un ruolo fondamentale nella costruzione dellimpero coloniale italiano. Durante lintero periodo coloniale, viaggiatori, antropologi, militari, commercianti, fotografi di professione, colonizzatori e funzionari governativi, produssero innumerevoli immagini dellAfrica, che vennero diffuse in Italia sotto forma di cartoline, manifesti, riviste a stampa, giornali, film, cinegiornali o, nel caso delle fotografie private, rimasero chiuse dentro un cassetto e mostrate a una schiera di amici intimi. Queste si accompagnarono alla proliferazione di immagini prodotte in Italia da pubblicitari, vignettisti e propagandisti, e da persone che in Africa non sarebbero mai andate. Per quanto diverse, a seconda del loro scopo, tutte queste immagini contribuirono a costruire un immaginario collettivo favorevole allimpresa coloniale. Il colonialismo italiano, per quanto tardivo e meno organizzato rispetto a quello inglese e francese, non fu diverso dal resto dellEuropa nellutilizzo di mezzi visivi per la costruzione

Paper presentato al Convegno SISSCO Cantieri di Storia II, Lecce, settembre 2003, allinterno del panel Le fonti fotografiche nella ricerca storica. Vorrei ringraziare Ruth Ben-Ghiat e Adolfo Mignemi per i loro utili suggerimenti. Questo costituisce un testo provvisorio e si prega pertanto di non citarlo senza la mia autorizzazione. Per contattarmi, scrivere a: evb207@nyu.edu. 1 Susan Sontag, Sulla fotografia. Realt e immagine nella nostra societ, Torino, Einaudi, 1992, p.14

del proprio dominio. Come negli altri casi, la macchina fotografica (e assieme ad essa la penna), simbolo della modernit e superiorit tecnologica europee, accompagn assai letteralmente loccupazione delle nuove terre. Grazie alla sua capacit di rappresentare fedelmente il proprio oggetto, essa spesso precedette e prepar leffettiva conquista militare, fornendo un catalogo dei luoghi e delle popolazioni da colonizzare (sia attraverso la raffigurazione del loro esotismo, sia attraverso una classificazione antropologica in tipi). La raffigurazione della donna nera ricopr un ruolo centrale nellimmaginario coloniale italiano. Non solo nelle fotografie, ma anche nei film, nelle cartoline, nelle pubblicit, nei manifesti, cos come nei racconti e nelle canzoni, le donne nere vennero associate alla conquista delle terre vergini, e rappresentate come esseri sensuali e disponibili al dominio delluomo italiano. Attraverso laccostamento della femminilit africana alla naturalit del continente africano, queste immagini giustificarono sia limpresa coloniale italiana che il possesso delle donne africane. Se si confrontano le fotografie con altre immagini prodotte durante il periodo coloniale, tuttavia, limmagine delle donne nere risulta assai pi sfaccettata e contraddittoria. Accanto alla oggettivizzazione e mercificazione dellimmagine delle donne nere, ne esistono altre, raffiguranti le donne in veste domestica e borghese, o implicanti un rapporto di complicit tra le donne colonizzate e i colonizzatori. Durante lintero periodo coloniale, uomini italiani provenienti da diverse regioni e classi stabilirono unioni pi o meno stabili con donne eritree, attraverso il cosiddetto madamato. Se questo costitu un veicolo di affermazione del dominio coloniale e maschile italiano, esso diede vita anche a relazioni affettive durevoli e, non da ultimo, permise ad alcune donne di acquisire un certo potere economico e personale.

Il presente articolo intende analizzare le fotografie prodotte allinterno di questi rapporti, in modo da comprendere in che modo limmaginario coloniale si sia trasferito nella vita privata dei colonizzatori. Inoltre, intende suggerire le potenzialit offerte dalle fonti fotografiche per la ricostruzione della storia delle donne eritree. Per quanto riflettano lo sguardo coloniale, rispetto ad altre fonti visive esse permettono una lettura alternativa, attraverso cui recuperare le voci (o almeno lo sguardo) dei soggetti fotografati.

Le donne nere nellimmaginario coloniale italiano Una delle immagini femminili pi diffuse allinterno del colonialismo italiano fu quella della donna somala, raffigurata come una donna alta, magra e slanciata, in atteggiamento provocatorio e ammiccante nei confronti dello spettatore (maschio) italiano.2 Il pi delle volte il suo seno esposto allo sguardo del pubblico, mentre il suo corpo risulta lascivamente abbandonato in una posa da odalisca, disponibile alla conquista delluomo italiano.3

In questa sede mi riferisco unicamente alla rappresentazione delle donne nere. Tuttavia sarebbe necessario inserire questa analisi allinterno di un discorso pi ampio, in cui la raffigurazione delle donne nere sia posta a confronto con quella delle donne arabe. 3 Per questo paragrafo mi rifaccio in gran parte alle uniche ricerche riguardanti la rappresentazione delle donne nere nel colonialismo italiano: Gabriella Campassi e Maria Teresa Sega, Uomo bianco, donna nera. Limmagine della donna nella fotografia coloniale, Rivista di storia e critica della fotografia, vol.4, n.5, 1983, pp.54-62; Karen Pinkus, Bodily Regimes. Italian Advertising under Fascism, Minneapolis, University of Minnesota Press, 1995. Si veda anche Deborah Willis e Carla Williams, The Black Female Body: a Photographic History, Philadelphia, Temple University Press, 2002.

Nudo di donna in studio, circa 1930. Cartolina fotografica (da Goglia)

Limmagine della donna nera svolse diverse funzioni allinterno del discorso coloniale italiano. Da un lato, forse il pi importante, le donne africane divennero il simbolo delle terre da conquistare. Come scrivono Campassi e Sega,

La donna nera diventa simbolo dellAfrica...e il rapporto uomo bianco-donna nera simbolico del rapporto nazione imperialista-colonia: luomo colui che d la sua virilit fecondatrice e vivificatrice, la donna colei che riceve da ci un arricchimento nella realizzazione di s come complemento dellespandersi dellio maschile.4

Il possesso del corpo femminile venne cos associato alla conquista delle terre vergini, mentre la disponibilit e sensualit delle donne si trasformarono in una giustificazione
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G. Campassi e M.T. Sega, Uomo bianco, donna nera, cit., p.55. Sul legame tra conquista coloniale e conquista delle donne si veda Anne Stoler, Carnal Knowledge and Imperial Power: Gender, Race, and Morality in Colonial Asia, in Joan Scott e Judith Butler, a cura di, Feminism and History, New York, Oxford University Press, 1996, pp.209-266.

dellaggressivit coloniale italiana. Allo stesso tempo, il corpo femminile, cos come il territorio, vennero caricati di significati riguardanti la prosperit delle colonie. Queste furono presentate come un diritto esclusivo degli italiani, in cui lo sfruttamento delle risorse naturali coincideva con quello del lavoro, sia manuale che sessuale, delle donne africane. Le immagini delle donne somale non furono tuttavia le uniche rappresentazioni delle donne nere, e si collocarono allinterno di un discorso pi ampio. Accanto alla raffigurazione della bellezza somala, ne esisteva unaltra, in cui la donna nera era, ancora una volta, ridotta a oggetto dello sguardo coloniale, ma in maniera profondamente diversa: il corpo femminile nero era studiato per la sua deformit e bruttezza, piuttosto che per la sua sensualit. Al centro dellobiettivo era posto non tanto il corpo slanciato delle somale, quanto il fondoschiena sporgente e i seni cadenti, ritenuti tipici di tutte le altre donne africane.5 La contraddizione implicita nella rappresentazione visiva delle donne africane non fu mai interamente risolta. La raffigurazione delle somale riprodusse canoni di bellezza tipicamente occidentali, attraverso la costruzione di immagini in cui le donne nere erano presentate come Veneri idealizzate. Le donne somale risultavano dunque attraenti proprio perch bianche, e perci innocue per luomo italiano, che non poteva essere contaminato da un rapporto sessuale con loro. Allo stesso tempo, essendo di colore, erano naturalmente inferiori alluomo bianco, e dunque oggetto di un desiderio che difficilmente avrebbe potuto esprimersi nei confronti di una donna bianca. La combinazione, e contraddittoriet, del discorso riguardante le donne somale riassunto in questa descrizione, scritta nel 1899 da Brichetti:

Su questi temi si veda soprattutto D. Willis e C. Williams, The Black Female Body, cit.

In quelle donne Somale...scoprimmo una combinazione di femminilit greca e romana mista al profilo snello e a quel particolare colore caldo e liscio proprio del sangue arabo. Guardandole, le comparai inconciamente alle vivide e spendide figure ebraiche che emanano amore e grazia dai dipinti di Van Dyck e Caracciolo.6

Fino ai primi anni del 900 le immagini provenienti dallAfrica, e con esse quelle delle donne somale, furono piuttosto scarse, a causa sia dei limiti tecnici che dei limiti dellimpresa coloniale italiana. I pochi studi fotografici professionali che si stabilirono a Massaua si preoccuparono di fornire foto-ricordo ai militari italiani, ma rispetto ad altri contesti coloniali produssero un numero di immagini estremamente ridotto. La diffusione delle fotografie di donne somale si limit dunque ad una serie di cartoline, prodotte da studi fotografici italiani in Africa, e vendute sia nelle colonie che nella metropoli, e ad una serie di fotografie-ricordo scattate dagli studi, o dai colonizzatori stessi, e raffiguranti i momenti di svago, in cui i temi dominanti sono le battute di caccia e la compagnia delle donne africane. Ciononostante, limmagine dellAfrica entr nelle case dellalta borghesia italiana, soprattutto attraverso i periodici illustrati (Ilustrazione Italiana) e i bollettini delle societ geografiche (ma anche le prime esposizioni coloniali), in cui la rappresentazione del continente si incentrava sullesotismo del paesaggio naturale e sulla variet etnica delle popolazioni, costruendo cos un immaginario nazionale (se pur ancora limitato alle classi medio-alte) favorevole allimpresa coloniale e incentrato su una rappresentazione dellalterit da conquistare.

K. Pinkus, Bodily Regimes, cit., p.51.

Soldato italiano in posa insieme a due giovanissime meretrici. Fotografia spontanea, datata 1894, tratta dalla pagina dalbum di un ufficiale della prima guerra coloniale in Eritrea (da Gilardi)

A partire dai primi decenni del 900, e soprattutto dagli anni 20, questa situazione mut profondamente. Non solo si diffusero le prime macchine fotografiche amatoriali, ma lo stato italiano inaugur (con la guerra di Libia) un organo ufficiale incaricato di documentare la conquista coloniale. Circolarono cos, sia nelle colonie che in Italia, innumerevoli immagini del continente africano, in cui lo sguardo ufficiale si intersec con quello privato. Con lavvento del fascismo, e la sua massiccia mobilitazione dei mezzi di comunicazione di massa (tra cui la fotografia occup un posto centrale), limmagine sostitu la descrizione, scritta o orale, dei territori da conquistare, e si pose come strumento centrale di propaganda e costruzione del consenso (soprattutto a partire dalla guerra dEtiopia). Non solo, ma per la prima volta nella storia italiana, essa si diffuse a gran parte della popolazione, coinvolgendo sia la borghesia che la classe operaia, sia il Sud che il Nord.

In questo contesto, limmagine della donna somala sub una diffusione massiccia. Mentre listituto Luce concentr il proprio obiettivo sulla raffigurazione delle imprese militari italiane, in Italia e tra i soldati presenti in Africa orientale si diffusero cartoline (per la prima volta non pi con una funzione di ricordo, ma propagandistica), volte ad incoraggiare limpresa coloniale attraverso una stretta associazione tra il dominio italiano e la disponibilit sessuale delle somale. In questo senso piuttosto significativo il fatto che durante la guerra dEtiopia il regime fascista distribu ai soldati in partenza una serie di fotografie raffiguranti donne nere in pose sensuali e ammiccanti.7 Cos ricorda Leo Longanesi:

Rapidamente gli Italiani si convincono che in Etiopia ci sar lavoro per tutti e che non dovremo pi emigrare. Ma largomento decisivo per la giovent la pubblicazione in cartolina dei ritratti delle abissine nude. Mai si ammirarono immagini di seni cos turgidi e puntuti. Gli Italiani del Sud, soprattutto, non vedono lora di partire; lAbissinia, ai loro occhi appare come una sterminata selva di bellissime mammelle a portata di mano. 8

Cos come durante il conflitto, per sopperire alla difficolt dinformazione sul fronte, e incoraggiare il proprio esercito, il Ministero della Guerra distribu ai soldati una serie di fotografie raffiguranti, oltre ai costumi indigeni e ai panorami, anche donne nude, con la convinzione che il soldato infoiato corre pi selvaggiamente allassalto9, ma anche che questo fosse un messaggio facilmente comprensibile al comune soldato.

D. Campassi e M.T. Sega, Uomo bianco. Donna nera, cit., pp.61-62. Sullimportanza della fantasia nel processo di conquista coloniale si veda Pickering Iazzi, Robin, Feminine Fantasy and Italian Empire Building, 1930-40, Italica, vol.77, n.3, 2000, pp.400-417. 8 Enrico Sturani, Le cartoline: alcune avvertenze per luso, in Alessandro Triulzi, a cura di, Fotografia e storia dellAfrica. Atti del Convegno Internazionale Napoli-Roma 9-11 settembre 1992, Napoli, I.U.O., 1995, p.137. cfr. anche Luigi Goglia, Nota sulla cartolina fotografica coloniale italiana, Rivista di storia e critica della fotografia, vol.4, 1983, pp.8-12. 9 Adolfo Mignemi, Immagine coordinata per un impero, Novara, 1984.

1936 (da La menzogna della razza)

Allo stesso tempo, in Italia le pubblicit costruirono un immaginario collettivo in cui la mercificazione del corpo femminile nero, gi presente nelle fotografie, venne associato al prodotto da acquistare. Non solo nelle pubblicit delle merci provenienti dalle colonie, ma anche in quelle di prodotti svariati come le assicurazioni o le caramelle, il corpo delle donne nere, sensuale e sorridente, venne utilizzato per stimolare il desiderio degli italiani allacquisto, e divenne addirittura un modello per le donne bianche. Nel momento in cui si diffusero i prodotti consumistici di massa, la bellezza femminile somala e, soprattutto, la liscezza del suo corpo, vennero acquistate dalle donne italiane sotto forma di collants che, nellimmaginario di quel periodo, promettevano di trasformare le donne bianche in esseri sensuali e lascivi, in quella che venne definita una nudit vestita.10

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K. Pinkus, Bodily Regimes, cit., p.55.

nessuna indicazione

Uno degli aspetti pi interessanti di questo momento storico costituito dal fatto che, a partire in particolar modo dalla guerra dEtiopia, si diffuse una vera e propria mania fotografica tra i soldati in partenza per il fronte. Quasi tutti i soldati portarono con s un apparecchio fotografico, e costruirono le proprie memorie della guerra, conservandole poi spesso in album fotografici, o spedendole in Italia sotto forma di cartoline. Per quanto molte di queste fotografie siano andate perdute, siano nascoste in cassetti privati o, se disponibili, manchino di didascalie, esse permettono di comprendere in che modo limmagine delle colonie diffusasi in Italia (tra la fine dell800 e gli anni 30) abbia influenzato lincontro dei soldati con le colonie. In questo senso significativo il fatto che molte delle fotografie ritraggano soldati italiani con prostitute somale. Per loro la fotografia costitu un modo per documentare la

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propria esperienza africana e mostrarla in Italia. In questi casi si assiste al trasferimento assai letterale dellimmaginario collettivo metropolitano allinterno della colonia, e la conquista coloniale coincide con il possesso del corpo femminile, sia fisico che figurativo. Nelle fotografie il rapporto di dominio riprodotto visivamente attraverso la raffigurazione degli uomini italiani in divisa, e delle donne africane nude o semi-nude, con i primi spesso in atteggiamento di esibizione del corpo femminile nero conquistato, quasi a voler rappresentare la realizzazione di un sogno a lungo promesso in madrepatria.

Guerra dEtiopia, 1935-36. Soldato italiano con unindigena. Foto di Giovanni Varese (da Palma)

Se queste fotografie non fanno che riprodurre in maniera massiccia una serie di stereotipi coloniali presenti nellimmaginario collettivo italiano per almeno qualche decennio, a

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mio parere (e non solo mio), queste immagini permettono anche di sollevare il problema della trasformazione e ridefinizione della cultura coloniale al momento del contatto tra gli italiani e le colonie/i colonizzati. Se, infatti, lo sguardo dei colonizzatori fu caratterizzato da una omogeneit di fondo, esso fu anche diviso al proprio interno a seconda dellappartenenza di classe, genere, cultura, e regione dei colonizzatori, e del significato attribuito allimpresa coloniale da parte dei soggetti coinvolti.11

Le fotografie nel contesto coloniale Qualsiasi analisi delle rappresentazioni presenti in un determinato periodo storico risulta limitata se non si prendono in considerazione le condizioni della loro produzione, cos come le modalit della loro fruizione. Negli ultimi anni, la ricerca ha evidenziato come la cultura coloniale non sia stata caratterizzata da una intrinseca omogeneit e coerenza, ma piuttosto da una molteplicit di visioni del mondo. Autori come Thomas, Dirks e Pratt hanno posto laccento sugli scarti esistenti tra i progetti coloniali e la loro effettiva realizzazione, e hanno invitato la ricerca a focalizzarsi su quelle che Pratt chiama contact zones, da lei definite come social spaces where disparate cultures meet, clash, and grapple with each other, often in highly asymmetrical relations of domination and subordination.12 Se si applicano queste suggestioni teoriche al caso italiano, lanalisi della rappresentazione delle donne nere risulta in parte diversa da quella delineata finora.

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Sulla necessit di evidenziare le sfaccettature interne alla categoria di colonizzatore si veda Frederick Cooper e Anne Stoler, a cura di, Tensions of Empire. Colonial Cultures in a Bourgeois World, Berkeley, University of California Press, 1997. Ruth Ben-Ghiat. 12 Mary Louise Pratt, Imperial Eyes: Travel Writing and Transculturation, London-New York, Routledge, 1992, p.4. Si veda anche Nicholas B. Dirks, a cura di, Colonialism and Culture, Ann Arbor, University of Michigan Press, 1992.

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Limmagine della disponibilit e sensualit del corpo femminile nero cessa di essere interpretata come una ideologia sostenuta da una schiera di attori sociali e istituzioni favorevoli ad un progetto coloniale uniforme, e inizia ad assumere contorni pi sfaccettati, in cui il riconoscimento della diversit di interessi tra colonizzatori, cos come del ruolo dei colonizzati, risulta centrale. Allinterno di questo quadro, lanalisi delle fotografie, soprattutto di quelle non ufficiali, risulta particolarmente interessante. Rispetto a mezzi di comunicazione visiva come la pubblicit, i manifesti di propoganda, le cartoline illustrate e, in parte, il cinema, la fotografia raffigura una realt che, per quanto costruita attraverso gli occhi dei colonizzatori, rimane comunque separata rispetto allimmagine prodotta. Poich le fotografie presuppongono lesistenza di un incontro diretto tra il colonizzatore e il colonizzato, esse permettono allo storico di riconoscere le forme di resistenza o partecipazione dei soggetti coinvolti nello scatto fotografico.13 In questo senso interessante notare il fatto che spesso le donne africane rifiutarono di farsi fotografare, opponendosi allaggressivit sia della macchina fotografica che dello sguardo coloniale. In diverse situazioni, le donne (ma anche gli uomini) fuggirono dal fotografo, oppure accettarono di posare solo in cambio di una somma di denaro. In questo modo, trasformarono limposizione della visione coloniale in un rapporto economico, in cui la posa diventava una scelta, se pur limitata. Come afferm Pierre Trmaux, un fotografo francese di fine 800: Photographing people presents great difficulties, because...this operation cannot be performed

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Per una interessante discussione del concetto di resistenza in ambito coloniale si veda Sherry B. Ortner, Resistance and the Problem of Ethnographic Refusal, Society for Comparative Study of Society and History, 1995, pp.173-93. Cfr. anche Ruth Ben-Ghiat, The Italian Colonial Cinema: Agendas and Audiences, in BenGhiat e Fuller, a cura di, Italian Colonialism, New York, 2003.

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stealthily, without letting the subject know about it; it is a matter of persuading them to pose, which they fear doing.14 Le notizie riguardanti le condizioni di produzione delle immagini fotografiche, e le reazioni delle donne africane risultano purtroppo assai scarse, e troppo spesso distorte dallinterpretazione coloniale. Tuttavia, possibile tentare una ricostruzione del ruolo ricoperto dalle donne africane nella produzione delle immagini fotografiche attraverso una lettura pi attenta delle contraddizioni presenti nelle fotografie. Se infatti il linguaggio visivo predominante riduce le donne a puro oggetto degli sguardi maschili italiani, in diversi ritratti le donne africane sembrano assumere un ruolo di partecipazione, e quasi di complicit, con il fotografo. Evidenziare la contraddittoriet presente nelle immagini delle donne africane non costituisce un semplice esercizio formale, ma si colloca allinterno di una questione pi generale: quella del riconoscimento del ruolo ricoperto dalle donne africane nella storia delloccupazione coloniale. Come scrivono Willis e Williams, To dismiss such images as stereotyped would negate the reality of the black womens sexuality, as well as her visual history and her role in shaping it. Un problema questo, che, come ha ben mostrato Iyob, ha profonde ripercussioni sul modo in cui le donne africane comprendono il proprio ruolo nel presente.15 In varie fotografie di donne somale, scattate dallo studio Edizioni Artistiche Fotocine di Mogadiscio, la raffigurazione delle donne tende a mettere in discussione linterpretazione comunemente accettata.16 Pur seguendo i canoni iconografici tradizionali (le donne sono
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D. Willis e C. Williams, The Black Female Body, cit., p.16. Ruth Iyob, Madamismo and beyond: the Construction of Eritrean Women, Nineteenth Century Contexts, vol.22, 2000, pp.217-238. 16 Questo studio fotografico si specializz nella produzione di fotografie di donne somale di largo formato. Cfr. Luigi Goglia, Colonialismo e fotografia. Il caso italiano, (1885-1940), Messina, Sicania, 1989.

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raffigurate nude e distese in posa da odalisca, o semi-nude e in piedi, con la mano sul fianco, in modo da esporre il seno), in queste immagini le donne non sono puramente oggetto dello sguardo coloniale, ma lo ricambiano in maniera provocatoria. Gli occhi delle modelle non sono distolti dallobiettivo, ma lo fissano direttamente, e sorridono al fotografo.

Ragazza dancala di Sard (ca 1937). Raccolta Gennaro Tedeschini Lalli (da Goglia)

Immagini come queste pongono in maniera particolarmente pressante il problema della comprensione del significato ricoperto dalle fotografie per le donne africane. In mancanza di documenti a riguardo, possibile solo azzardare alcune ipotesi, rifacendosi alle suggestioni fornite dalle analisi riguardanti il rapporto tra fotografia, appropriazione e

autorappresentazione. Autori come Sontag e Newhall hanno mostrato come la fotografia, oltre ad essere una forma di appropriazione e possesso dellaltro, abbia costituito sin dalla met dell800 un mezzo di autorappresentazione fondamentale. Sappiamo infatti da varie ricostruzioni storiche che gli africani furono sin dallinizio affascinati dalla possibilit offerta

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dalla macchina fotografica di riprodurre istantaneamente una immagine di s equivalente alla realt.17 Possiamo dunque ipotizzare che alcune delle donne fotografate dagli uomini italiani attribuissero alle fotografie un significato positivo, soprattutto se scattate in studio, o comunque allinterno di rapporti di collaborazione con gli italiani. Azzardando ancora di pi linterpretazione, si potrebbe affermare che le donne africane contribuissero in maniera consapevole alla costruzione della propria immagine. I sorrisi e gli sguardi delle modelle assumerebbero allora un significato diverso.18 Allo stesso modo, si potrebbe fare un discorso analogo sulle forme di resistenza messe in atto dalle donne nei confronti della violenza esercitata dallo sguardo fotografico. In alcune foto, le donne sembrano essere costrette a posare, e tentano di nascondere la propria nudit o scappare dalla presa del colonizzatore.

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Si vedano in questo senso S. Sontag, On Photography, cit.; Beaumont Newhall, Storia della fotografia, Torino, Einaudi, 1984; Anthologie de la Photographie Africaine de 1840 nos Jours, Collection Revue Noire, 1999. 18 Sulla complicit tra fotografo e soggetto fotografato in un rapporto di dominio si veda lilluminante saggio di Anne McClintock, Imperial Leather: Race, Cross-dressing and the Cult of Domesticity, in Ead., Imperial Leather: Race, Gender and Sexuality in the Colonial Context, New York-London, Routledge, 1995, pp.132-180. Sullinterpretazione dei vestiti etnici come forme di autorappresentazione si veda D. Willis e C. Williams, a cura di, The Black Female Body, cit. Su questi temi si veda anche Judith Fryer Davidov, Womens Camera Work: Self/Body/Other in American Visual Culture, Durham-London, Duke University Press, 1998.

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Africa Orientale Italiana, 1935-36. Foto spontanea anonimo (da Gilardi)

Le fotografie nei rapporti di madamato Unaltra fonte di estremo interesse costituita dalle fotografie scattate allinterno dei rapporti di madamato. Durante lintero periodo coloniale, gli uomini italiani presenti in Eritrea stabilirono con le donne locali rapporti di concubinaggio pi o meno stabili. Il madamato costitu per i colonizzatori una comoda alternativa alla prostituzione, percepita come fisicamente pericolosa, e permise loro di ottenere, oltre ad un rapporto sessuale esclusivo, anche i servizi domestici e il calore familiare di una donna. Se molti di questi rapporti furono caratterizzati da uno sfruttamento da parte degli italiani del lavoro e del corpo delle donne eritree, alcune unioni si trasformarono in relazioni di affetto reciproco, e diedero luogo a situazioni familiari durature.19 Svariate immagini raffigurano le donne africane come rispettabili signore borghesi.

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Sul madamato si vedano Giulia Barrera, Dangerous Liaisons: Colonial Concubinage in Eritrea, 1890-1941, PAS Working Papers, Northwestern University, 1996; Barbara Srgoni, Parole e corpi. Antropologia, discorso giuridico e politiche sessuali interrazziali nella colonia Eritrea (1890-1941), Napoli, Liguori Editore, 1998.

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Colonia eritrea. Ca. 1900 (da Goglia)

Nello spiegare questa apparente contraddizione, Campassi e Sega hanno sostenuto che proprio il riconoscimento di un legame stabile tra un uomo bianco e una donna nera rese necessaria una rappresentazione delle donne africane simile a quella delle donne bianche. Per usare le loro parole,

[la madama] viene rappresentata, ed essa stessa si atteggia, ad imitazione della donna bianca: spesso vestita con vestiti occidentali che la rendono estremamente patetica, in atteggiamento non tanto di seduzione quanto di devozione al marito che appare accanto a lei pasciuto e soddisfatto. Che cosa c di meglio di una moglie temporanea?. 20

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D. Campassi e M.T. Sega, Uomo bianco. Donna nera, cit., p.60.

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Tuttavia, il fatto che molte delle immagini rappresentassero le concubine come semplici prostitute mette in discussione lidea che esista un rapporto automatico tra listituzione del madamato e limborghesimento delle donne africane. Lutilizzo di un linguaggio visivo tipicamente bianco, inoltre, non costituisce una semplice imitazione delle donne bianche da parte delle donne africane, ma piuttosto una appropriazione e una profonda destabilizzazione della gerarchia razziale. Il confine tra rispettabilit e moralit bianche e lascivia sensuale nera, cos come la separazione tra unioni di matrimonio (tra bianchi) e rapporti di prostituzione (tra uomini bianchi e donne nere) risulta in queste fotografie ridefinito. Il valore delle fotografie scattate allinterno dei rapporti di madamato risiede innanzi tutto nellillustrazione di un aspetto della vita quotidiana delle colonie negato dallimmagine ufficiale. In esse non viene documentata n lopera di civilizzazione compiuta dagli italiani, n il dominio delle popolazioni indigene, ma piuttosto la realizzazione del maggior timore per gli italiani, ossia la trasformazione del colonizzatore in seguito allincontro con il colonizzato. In altri termini, queste fotografie espongono la contraddizione implicita in qualsiasi forma di colonialismo diretto: il fatto che, nel momento in cui gli uomini si trasferiscono nelle colonie, il desiderio maschile nei confronti delle donne nere, stimolato dalle immagini diffuse in madrepatria, difficilmente coesiste con il tentativo da parte delle autorit coloniali di mantenere una separazione fondata sulla superiorit razziale bianca.21 Linterpretazione delle fotografie di madame o di coppie miste richiederebbe uno studio pi approfondito del madamato da un lato, e delle immagini dallaltro. Fino a quando non ci sar uno spoglio e una catalogazione delle fotografie private, nonch uno studio del
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Solo dopo la conquista dellimpero, nel 1937, il regime fascista tent di introdurre una separazione razziale che riaffermasse la superiorit della civilt italiana rispetto a quella africana. Non solo impose la segregazione fisica degli africani, ma proib le unioni miste, e incoraggi le donne italiane a trasferirsi nelle colonie, in modo da assicurare la moralit dellimpresa coloniale italiana. Nonostante ci tra il numero delle unioni di madamato continu a crescere, assime a quello dei meticci.

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contesto (personale e politico) nel quale vennero scattate, lanalisi di fotografie cos intime e familiari continuer ad essere estremamente limitata e frammentaria. Per il momento, possiamo solo affermare che, nel documentare un aspetto della vita quotidiana coloniale interamente assente dalle fotografie ufficiali, le immagini del madamato mettono in parte in discussione lidea di una continuit tra le fotografie ufficiali e quelle private. Infine, e non da ultimo, esse testimoniano delle trasformazioni apportate dal colonialismo nella vita delle donne eritree. Come hanno mostrato le ricerche di Barrera e Iyob, il madamato non costitu unicamente un rapporto di sfruttamento, da parte degli uomini italiani, del lavoro delle donne eritree, ma venne utilizzato da parecchie di loro per accedere ad una indipendenza economica impensabile nel contesto eritreo tradizionale. Allinterno di questo quadro, le fotografie possono essere lette come lillustrazione della complessit della vita delle donne eritree durante il colonialismo italiano, ma anche come una forma di autorappresentazione della propria posizione sociale.22

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G. Barrera, Dangerous Liaisons, cit.; R. Iyob, Madamismo and beyond, cit.

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Bibliografia AAVV, La menzogna della razza Barrera, Giulia, Dangerous Liaisons: Colonial Concubinage in Eritrea, 1890-1941, PAS Working Paers, Northwestern University, 1996 Ben-Ghiat, Ruth, The Italian Colonial Cinema: Agendas and Audiences, in Ruth Ben-Ghiat and Mia Fuller, eds., Italian Colonialism, New York, 2003, forthcoming Campassi, Gabriella e Maria Teresa Sega, Uomo bianco, donna nera. Limmagine della donna nella fotografia coloniale, Rivista di storia e teoria della fotografia, vol.4, n.5, 1983, pp.5462 Davidov, Judith Fryer, Womens Camera Work. Self/Body/Other in American Visual Culture, Durham, Duke University Press, 1998 Dirks, Nicholas B., a cura di, Colonialism and culture, Ann Arbor, University of Michigan Press, 1992 Edwards, Elizabeth, a cura di, Anthropology and Photography, 1860-1920, New Haven, Yale University Press, 1992 Gilardi, Ando, Storia della fotografia pornografica, Milano, Bruno Mondadori, 2002 Goglia, Luigi, Colonialismo e fotografia. Il caso italiano (1885-1940), Messina, Sicania, 1989 Iyob, Ruth, Madamismo and beyond: the Construction of Eritrean Women, Nineteenth Century Contexts, vol.22, 2000, pp.217-238. Labanca, Nicola, a cura di, LAfrica in vetrina. Storie di musei e di esposizioni coloniali in Italia, Paese, PAGVS Edizioni, 1992 Labanca, Nicola e Luigi Tomassini, a cura di, Immagini dalla guerra di Libia, Manduria, Piero Lacaita Editore, 1997 Mignemi, Adolfo, Immagine coordinata per un impero, Novara, 1984 Ibid., Modelli visivi per un impero. Fotografia ufficiale e privata nei mesi della campagna militare in Etiopia 1935-36, AFT, ??? Palma, Silvana, LItalia coloniale, Roma, Editori Riuniti, 1999 Pickering-Iazzi, Robin, Feminine Fantasy and Italian Empire Building, 1930-40, Italica, vol.77, n.3, 2000, pp.400-417

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Pinkus, Karen, Bodily Regimes: Italian Advertising Under Fascism, Minneapolis, University of Minnesota Press, 1995 Ella Shohat, Gender and Culture of Empire: Toward a Feminist Ethnography of the Cinema, in T. Gabriel e H. Nacify, a cura di, Otherness and the Media, New York, 1993, pp.45-84 Srgoni, Barbara, Parole e corpi. Antropologia, discorso giuridico e politiche sessuali interrazziali nella colonia Eritrea (1890-1941), Napoli, Liguori, 1998 Triulzi, Alessandro, a cura di, Fotografia e storia dellAfrica. Atti del convegno internazionale, Napoli-Roma, 9-11 settembre 1992, Napoli, I.U.O., 1995 Willis, Deborah, and Carla Williams, a cura di, The Black Female Body. A Photographic History, Philadelphia, Temple University Press, 2002

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