Sei sulla pagina 1di 18

Il ruolo fondamentale della velocit della luce a

Primo Galletti Aldo Aluigi

20 Giugno 2002
Lanalisi dei collassi dei nuclei che costituiscono i Quasar a Nucleo Multiplo (QMN) nonch la ricerca di una soluzione semplice e soddisfacente per il e rompicapo del rivelatore al solfuro di cadmio ci ha indotto a rivedere lattuale impostazione della Gravit e dellElettromagnetismo. a I punti alla base di questa nuova impostazione sono i seguenti: 1. esiste uno spazio sico le cui caratteristiche (elettriche magnetiche e gravitazionali) variano con la sua densit ; a 2. la velocit della luce varia in un campo gravitazionale; a 3. le dimensioni siche dei corpi variano quando vengono immersi in un campo gravitazionale. Lo spazio diventa il mediatore (ossia, il mezzo di comunicazione) tra le tre forze fondamentali della Natura (elettrica, magnetica e gravitazionale) per le quali non pi necessario ipotizzare alcuna azione a distanza 1 . e u Inoltre, lesistenza di uno spazio sico ci consente di stabilire il legame tra la Gravit e lElettromagnetismo. Vedremo come questo legame possa essere a realizzato in modo conveniente attraverso la variazione della velocit della luce. a Inizieremo con il riprendere il problema della Gravit, ossia lo studio di un Cama po Gravitazionale statico. Il problema delle Onde Gravitazionali, ossia lo studio del Campo Gravitazionale dinamico, verr arontato successivamente. a

Alcuni esperimenti

Gli esperimenti che vengono qui proposti hanno lo scopo di chiarire meglio il ruolo fondamentale giocato dalla velocit della luce per un Campo Gravitazionale. a Esperimento 1. Si abbia un contenitore di forma cubica da 1 m di lato poggiato su di un carrello che pu muoversi su dei binari (v. Figura 1). o
Mentre per lElettromagnetismo lesistenza di uno spazio sico (etere) era gi stata a considerata da Faraday e Maxwell, per la Gravit ci risulta che nulla sia stato ancora fatto a
1

V + 1 m3

Figura 1: Il volume V di 1 metro cubo Consideriamo un corpo celeste di massa M molto grande e due superci equipotenziali: la supercie A stessa del corpo ed una supercie B al di sopra di A. Un piano inclinato sul quale pu muoversi il carrello mette in comunicazione le due superci o (v. Figura 2). Riempiamo il contenitore con acqua per cui si ottiene un corpo di massa m pari a 1,000 kg e allontaniamo il carrello dalla supercie A (e.g. tirandolo con una fune da B) e portandolo sulla supercie B. Sia W il lavoro speso durante questa operazione che supponiamo avvenga lentamente e senza attrito. Sappiamo dallesperienza che in B il corpo m ha aumentato il suo contenuto di energia (potenziale) gravitazionale. Ossia, allenergia gravitazionale iniziale U A posseduta dal corpo sulla supercie A si aggiunto il lavoro W compiuto su di e esso durante lo spostamento: U = UB UA = W (1)

Se consideriamo valida, per il momento, la seguente relazione tra energia, massa e velocit della luce 2. a Energia massa c2 (2)

da questo esperimento, possiamo aermare (soltanto) che, durante lo spostamento, lenergia variata (aumentata) perch pu essere variata la velocit della luce c, e e o e la massa m del corpo, oppure entrambe. Esperimento 2. Supponiamo di compiere sul corpo m lo stesso lavoro W precedente mantenendolo, in questo caso, sulla supercie A. Sappiamo dallesperienza
Lespressione (2) non deve essere confusa con la relazione di Einstein E = m c2 , nella quale vi insita lipotesi che la velocit della luce sia costante. Con la (2) si accetta la possibilit e a a che anche c possa variare
2

m + 1000 kg

A M

Figura 2: lallontanamento da M della massa da 1,000 kg che il corpo accelera portandosi ad una ben determinata velocit vA , costante (v. a Figura 3). Il corpo m, in questo caso, ha acquistato unenergia cinetica T pari al lavoro W compiuto. Ossia: 1 m vA 2 = W (3) 2 Dallesperienza acquisita sugli acceleratori di particelle, sappiamo che un corpo allaumentare della sua velocit aumenta la sua massa e che tale aumento m a risulta essere pari a: T = m = T T 2 c2 cA (4)

Una volta raggiunta la velocit vA , allontaniamo il carrello dalla supercie A facena dolo salire (per inerzia) sullo stesso piano inclinato dellEsperimento 1. Sappiamo dallesperienza che man mano che il carrello si allontana dalla supercie A rallenta spendendo progressivamente la sua energia cinetica acquistata in precedenza. Possiamo anche dire che la massa m acquistata durante laccelerazione viene consumata progressivamente dal corpo per allontanarsi dalla supercie A. Raggiunta la supercie B il corpo m ha speso tutta la sua energia cinetica e si trova nelle stesse condizioni nali dellEsperimento 1. 3


cA

B cB u cA

Quindi, sembra pi logico sostenere che nellEsperimento 1, molto presumiu bilmente, la massa m propria del corpo non variata nel passaggio da A a B. e Ossia, da A a B variata (aumentata) soltanto la velocit della luce c (per eetto e a della diminuzione del campo gravitazionale prodotto da M ). Con questo esperimento, quindi, si raorza lidea che, in un campo gravitazionale, possa risultare 3 . U UB UA m cB 2 cA 2 (5)

In altri termini, lenergia (gravitazionale) posseduta dal corpo m risulterebbe direttamente proporzionale al quadrato della velocit della luce del luogo dove questo a si trova immerso. Pi precisamente, in presenza di un campo gravitazionale la u velocit della luce tanto maggiore quanto pi bassa la sua intensit. a e u e a

B cB u cA

v m ) Dm

A M

Figura 3: Laccelerazione e allontanamento da M della massa da 1,000 kg


3

Vedremo che nella (5) vi un coeciente numerico pari a 3/2. Ossia: e U UB UA = 3 cB 2 c A 2 2


cA

Esperimento 3. Poniamo sul carrello un un interferometro. Ossia, nella sostanza, un regolo (metro-campione) di lunghezza l e unonda elettromagnetica stazionaria la cui lunghezza donda sia sempre uguale o multipla di l (v. Figura 4). Anche in questo caso, allontaniamo linterferometro dalla supercie A, portandolo lentamente in B. Sappiamo dallesperienza che durante lo spostamento non si osservano variazioni (signicative!) delle frange di interferenza. Ora, se non si modicano le frange di interferenza signica che, nello spostamento da A a B, il numero di onde contenute nel regolo rimasto invariato. e Ossia, costante l (6)

e poich nel passaggio da A a B variata (aumentata) la velocit della luce c, per e e a la relazione fondamentale delle onde: =c (7)

dove la frequenza della luce laser, dobbiamo sostenere che nello spostamento e da A a B la lunghezza l del regolo varia in modo direttamente proporzionale alla velocit della luce c: mentre la frequenza della luce rimane costante: a B = A = costante (8)

La quale sarebbe in accordo anche con il fatto sperimentale che nello spostamento da A a B non si notano variazioni della frequenza della luce emessa dalla sorgente laser dellinterferometro. Possiamo riassumere i risultati di questo importante esperimento nel modo seguente: le dimensioni siche (lineari) dei corpi si modicano in modo direttamente proporzionale alla velocit della luce; a la frequenza della luce non varia in un campo gravitazionale. Abbiamo, in precedenza, chiamato tutto questo accordo con la velocit della luce. a Continueremo ad usare questa dizione. Esperimento 4. NellEsperimento 1 precedente sostituiamo il corpo di massa m con un condensatore di capacit C. Sulla supercie A carichiamo il condensatore a con un generatore elettrico depositando sulle armature (che supponiamo essere perfettamente conduttrici) una quantit di carica elettrica pari a QA (v. Figura a 5). Sappiamo dallesperienza che al termine della carica la dierenza di potenziale tra le armature pari a: e VA = QA C 5 (9)

l n+c

A M

Figura 4: Lallontanamento da M dellinterferometro

Q+C V

*Q

Figura 5: Il condensatore C mentre lenergia fornita si trova connata allinterno del dielettrico sotto forma di energia elettrostatica, il cui valore risulta: UA = 1 1 Q2 A 2 C VA 2 C 2 6 (10)


cA )Q
C

B cB u cA

Allontaniamo, ora, il condensatore dalla supercie A portandolo lentamente in B (v. Figura 6). Ma poich nel passare da A a B variata (aumentata) la velocit della luce, e e a risulta variata (diminuita) anche la costante dielettrica! Quindi, anche in questo caso dobbiamo sostenere che vi sia stato un aumento dellenergia (elettrostatica) nel condensatore e che tale aumento sia uguale al lavoro m compiuto durante lo spostamento da A a B 4 : U = UB UA = W In B il condensatore avrebbe unenergia pari a: UB = 1 1 Q2 B 2 C VB 2 C 2 (12) (11)

ed una dierenza di potenziale tra le armature di: VB = QB C (13)

Per cui, il lavoro speso per lo spostamento risulterebbe: W U B UA = 1 1 Q B 2 Q A 2 C VB 2 V A 2 2C 2 (14)

Come possibile che nel passaggio da A a B sia aumentata lenergia elettrostatica e del condensatore? Cosa ne stato della carica elettrica Q e della dierenza di e potenziale V ? La risposta pi logica sarebbe, in questo caso, che nel passaggio da A a B u sono variate (aumentate) sia la carica elettrica che la dierenza di potenziale sulle armature! La suddetta aermazione , in parte, sostenuta dal fatto, ben noto in Elettroe statica, che ogni qualvolta che varia la costante dielettrica del dielettrico di un condensatore isolato varia la dierenza di potenziale tra le armature 5 . Dal confronto della (5) con la (14) si ha unindicazione molto forte che la carica Q e la dierenza di potenziale V possano variare in modo direttamente proporzionale alla velocit della luce c: a QA QB = cB cA
4

(15)

Potrebbe essere variato anche il peso del condensatore ma non suciente a spiegare il tutto, in quanto possiamo sceglierlo di massa piccola a piacere e caricarlo con una quantit di energia a arbitraria 5 La cosa pi inquietante che, contrariamente a quanto ci viene indicato dallElettrostatiu e ca, dobbiamo sostenere che al diminuire della costante dielettrica aumentano sia la dierenza di potenziale che la carica e viceversa! Vedremo, in seguito, che questa contraddizione solo e apparente e pu essere facilmente superata se si considera che variano (aumentano) le dimensioni o siche del condensatore

A M

Figura 6: Lallontanamento da M del condensatore C VB VA = cB cA Nella ipotesi di validit della (15) e (16) si avrebbe: a U W = UA UB cB 2 c A 2 = cB 2 c A 2 cA cB (16)

ma, per ora, non lo si pu ancora aermare con certezza in quanto non sappiamo o se nel passaggio da A a B sia variata anche la capacit C del condensatore 6 . a Per cui, possiamo denire la massa elettrica del condensatore (ossia, la massa associata allenergia elettrostatica) nel modo seguente: m = U UA UB = 2 = 2 = costante 2 c cA cB (18)

la quale, in modo del tutto analogo allEsperimento 1, rimarrebbe invariata durante lo spostamento da A a B. Inne, poich il numero di cariche elettriche sulle armature del condensatore e non ha subito variazioni (il condensatore rimasto isolato durante lo spostamento), e ne deriva che passando da A a B deve essere, necessariamente, aumentata la carica degli elettroni (e dei protoni)!
6

Vedremo che la capacit rimane costante durante lo spostamento a


cA

B cB u cA

(17)

Esperimento 5. Le conclusioni dellEsperimento 3 ci consentono di estendere con facilit i risultati ottenuti per il condensatore anche allinduttore. a Sostituiamo il condensatore dellEsperimento 4 con uninduttore di induttanza L costituita da N spire di lo (perfettamente) conduttore. Sulla supercie A carichiamo linduttore facendogli circolare una corrente IA . Sappiamo che la corrente IA , poich non ci sono perdite, continua a circolare e allinterno dellinduttore (v. Figura 7).

F+L I

Figura 7: Linduttore L Lenergia fornita allinduttore si trova, ora, sotto forma di energia magnetica, il cui valore risulta essere: UA = 1 A 2 1 L IA 2 2 L 2 (19)

mentre, il usso magnetico dato da: e A = L I A (20)

Allontaniamo, ora, linduttore dalla supercie A portandolo lentamente in B (v. Figura 8). Poich nel passaggio da A a B variata (aumentata) la velocit della luce, e e a deve essere variata (diminuita) anche la permeabilit magnetica! Quindi, anche in a questo caso dobbiamo sostenere che vi sia stato un aumento di energia (magnetica) nellinduttore e che tale aumento sia uguale al lavoro W compiuto durante lo spostamento da A a B. In B linduttore avrebbe unenergia: UB = 1 L IA 2 2 (21)

ed un usso magnetico di: B = L I B 9 (22)


I
C Q

La variazione di energia, nellipotesi che linduttanza L rimanga costante sarebbe, quindi: W = UB UA = 1 1 L IB 2 I A 2 B 2 A 2 2 2L (23)

Ma dallEsperimento 4 sappiamo che la carica elettrica aumenta proporzionalmente alla velocit della luce c, mentre dallEsperimento 3 abbiamo visto che a lorologio non varia in un campo gravitazionale. Per cui, anche la corrente I che attraversa linduttore deve variare in modo direttamente proporzionale a c! In questo caso, si ha 7 : IB IA = cB cA (24)

A B = (25) cB cA Inne, in virt della (2), anche per linduttore possiamo denire una massa magu netica nel modo seguente: m = U UA UB = 2 = 2 = costante 2 c cA cB (26)

la quale rimarrebbe invariata durante lo spostamento da A a B. Esperimento 6. NellEsperimento 3 precedente, sostituiamo linterferometro con una scatola (a pareti perfettamente conduttrici) contenente della radiazione elettromagnetica. Sappiamo che allinterno della scatola il campo di radiazione costituito dalle e onde stazionarie (modi di oscillazione) che si instaurano allinterno e che possono essere rappresentate con la seguente espressione 8 : n = 8 2 c3 (27)

dove n rappresenta il numero di onde stazionarie per unit di volume che hanno a frequenze comprese tra e + . Cosa accade se spostiamo la scatola da A a B (v. Figura 9)? Per quanto si detto in precedenza, poich le dimensioni lineari della scatola e e variano in proporzione diretta con la velocit della luce, il volume V della scatola a aumenta con il cubo della velocit della luce, per cui il numero di onde (stazionarie) a allinterno della scatola rimane costante!
Anche qui, contrariamente a quanto ci viene indicato dallElettromagnetismo, dobbiamo sostenere che al diminuire della permeabilit magnetica, aumentano sia la la forza magnetoa motrice che il usso e viceversa! 8 La (27) unespressione ben nota in Fisica la quale viene ricavata con considerazioni essene zialmente di tipo geometrico. E utilizzata, ad esempio, nel calcolo della radiazione di un corpo nero, nella teoria dei calori specici dei solidi e nellacustica degli ambienti chiusi
7

10

Figura 8: Lallontanamento da M dellinduttore L Questo risultato ci conforta in quanto nellEsperimento 4 il numero delle cariche elettriche sulle armature del condensatore rimaneva costante. NellEsperimento 3 con linterferometro abbiamo visto come londa elettromagnetica, nel passaggio da A a B, aumenta le dimensioni (ossia, aumenta di lunghezza donda) della luce in modo direttamente direttamente proporzionale a c. Ma che ne della sua ampiezza? e In analogia con i precedenti esperimenti, dobbiamo ammettere anche qui che lenergia dellonda elettromagnetica aumenta in modo direttamente proporzionale al quadrato della velocit della luce! a Ma sappiamo che lenergia di unonda direttamente proporzionale al prodotto e dellampiezza per la lunghezza donda per cui, nello spostamento da A a B, dobbiamo sostenere che variata (aumentata) la sua ampiezza in modo direttamente e proporzionale alla sua velocit c! a Dunque, in un campo gravitazionale unonda elettromagnetica mantiene la sua forma 9 .
Questa la ragione principale per cui, allarrivo di unonda gravitazionale, noi non ci e accorgiamo di nulla!
9


L N I A cA M

B cB u cA

11

Dn n 5

8 p n2 DN n + Dn V c3 B cB u cA

Figura 9: Lallontanamento da M del volume V di radiazione e.m.

Una propriet fondamentale dello spazio a

Poich le dimensioni lineari dei corpi variano in proporzione diretta con la velocit e a della luce, anche il volume V del contenitore dellEsperimento 1 aumenta in modo direttamente proporzionale con il cubo di detta velocit. Ossia: a VB = V A cB cA
3

Inoltre, poich la massa propria dei corpi non varia in un campo gravitazionale, si e ha che la densit dei corpi varia in modo inversamente proporzionale al cubo della a velocit della luce. Di conseguenza, anche la massa di spazio sico contenuta nel a volume V rimane costante! Per cui, anche la densit dello spazio varia in modo a inversamente proporzionale al cubo di c. Ossia: B = A cA cB
3

La (29) rappresenta una propriet fondamentale dello spazio sico. Possiamo a scriverla anche nel modo seguente: B c3 = A c3 costante B A 12 (30)

                            
V A cA M

(28)

(29)

dove la costante pu essere determinata a partire dalle condizioni a riposo dello o spazio. Si ha 10: costante = c3 = 3 1017 3 108
3

= 8.1 1042 kg/s3

(31)

Discussione

Quanto riportato nei paragra precedenti ci ore notevoli spunti per una discussione. 1. Un osservatore che immerso nel campo gravitazionale (ad esempio, quello e in A, in B o quello a bordo del carrello) pu accorgersi che sono variate le o dimensioni (e.g. del carrello, contenitore, interferometro, etc...)? La risposta no! Losservatore non si accorge di nulla perch anche il suo e e metro-campione si modicato in accordo alla velocit della luce. a Losservatore a bordo del carrello, man mano che ci si allontana dalla supercie A, non si accorge neanche che varia (aumenta) la distanza tra i binari! 2. Lo stesso osservatore in grado di accorgersi che variata la dierenza di e e potenziale sulle armature del condensatore o la corrente attraverso linduttore? Anche in questo caso la risposta no! Losservatore non pu accorgerci di e o nulla in quanto anche gli strumenti indicatori quali voltametri, amperometri, etc... si modicano essi stessi in accordo alla velocit della luce! a 3. Cosa vedono gli altri strumenti ottici ed elettromagnetici (e.g. fotometri, interferometri, etc...)? Anche questi strumenti non sono in grado di accorgersi che variata la e lunghezza donda della radiazione in quanto si modicano anchessi in accordo alla velocit della luce! Cos come non sono in grado di accorgersi che a variata lenergia della radiazione luminosa. e Un fotometro campione, ad esempio, misura di fatto una densit di energia, a ossia lenergia luminosa che colpisce lunit di supercie fotosensibile. Poich a e anche la supercie, come lenergia, varia con il quadrato della velocit della a 11 luce, questo strumento non in grado di accorgersi di nulla ! e
La densit dello spazio (a riposo) si pu calcolare facilmente a partire dalla massa del a o protone e dal volume dellelettrone. Tale valore risulta essere pari a: = 3 1017 kg/m3 11 Finora se ne accorge solo il nostro rivelatore, in quanto il fotoresistore al solfuro di cadmio varia la sua resistenza elettrica in funzione dellenergia eettiva dei fotoni che lo colpiscono, mentre il numero di fotoni emessi nellunit di tempo dal diodo a vuoto rimane costante (poich a e la corrente anodica viene mantenuta rigorosamente costante)!
10

13

4. Dalla Terra possiamo accorgerci che variata (diminuita) la velocit della e a luce sulla supercie del Sole? La risposta no! Non possiamo accorgerci di questo perch la radiazione e e emessa dal Sole che man mano che si avvicina alla Terra aumenta la sua lunghezza donda in modo proporzionale con la velocit di propagazione c. a In Appendice A.1 riportato il calcolo di questa variazione nel caso del e Sole. 5. Che strumento , dunque, linterferometro? e Possiamo pensare allinterferometro come ad un metro-orologio, ossia uno strumento doppio, in cui il tempo un tuttuno con la lunghezza 12. e E un metro-campione perch contando il numero di onde, di una ben dee terminata radiazione elettromagnetica, contenute nel regolo siamo in grado di determinarne la sua lunghezza. E nello stesso tempo anche un orologiocampione perch contando il numero di onde contenute nel regolo (di lungheze za nota) siamo in grado di determinarne la frequenza. Nella sostanza possiamo dire che un metro-campione perch il numero di e e onde in esso non cambia (anche se varia la velocit della luce!) ed a un a orologio-campione perch la frequenza non varia (anche se varia la velocit e a della luce!). 6. Cosa vede losservatore B man mano che il carrello gli si avvicina? Il contenitore da 1 m3 che si trova in A pi piccolo di quando in B, ma e u e losservatore che si trova in B non in grado di accorgersene in quanto la luce e che lo rappresenta, arrivando in B ha una lunghezza donda pi grande. u Ossia, emphil contenitore che si trova in A viene visto da B sempre pari a 1m3 dove, per, il suo metro-campione sicamente pi grande di quello o e u in possesso allosservatore che si trova in A! Dunque, le dimensioni dei corpi immersi in un campo gravitazionale che si misurano dal di fuori (del campo gravitazionale) non sono quelle reali ma bensmaggiori. In altri termini, il campo gravitazionale agisce nei nostri confronti (ossia nei confronti dei nostri occhi) come una lente che ci fa vedere gli oggetti in esso immersi pi grandi di quelle che sono nella realt! u a In Appendice A.2 riportato il calcolo di questa variazione nel caso del e Sole. 7. Cosa accade alla luce quando attraversa un campo gravitazionale?
Questo (semplice) legame tra lunghezza, velocit di propagazione e tempo sono caratteristiche a delle linee di trasmissione.
12

14

La luce nellattraversare un campo gravitazionale subisce un rallentamento e un cambiamento della sua direzione a causa della variazione dellindice di rifrazione dello spazio, il quale, analogamente a quanto avviene per gli altri parametri quali la costante dielettrica e permeabilit magnetica, aumenta a allaumentare della sua densit. a Ci che possiamo vedere molto bene, dunque, la deformazione prodotta da o e un campo gravitazionale molto intenso su oggetti celesti (e.g. galassie) che si trovano al di l di questo. A tale riguardo molto convincente osservare a e gli archetti che si vedono intorno agli ammassi di galassie (v. lammasso di galassie Abell 2218) 13. 8. Che ne del redshift gravitazionale? e Il redshift gravitazionale, ossia la diminuzione della frequenza della luce quando questa attraversa un campo gravitazionale, non esiste in quanto gli orologi in esso immersi non variano! Il redshift che talvolta si osserva in alcuni oggetti celesti dovuto ai moti e locali di questi rispetto a noi. 9. Che ne della relazione di Einstein? e E = m c2 (32)

Questa espressione non ci di nessun aiuto in un campo gravitazionale in e quanto la velocit della luce varia. In un campo gravitazionale risulta pi a u utile la seguente espressione: E m c2 a condizioni di dare un signicato pi adeguato alla massa m. u 10. E ben noto che per poter spiegare il comportamento della radiazione allinterno della scatola, ad ogni modo di oscillazione (onda stazionaria) e necessario attribuire unenergia che direttamente proporzionale alla sua e frequenza secondo la relazione: E = h dove h la costante di Planck. e Pertanto, anche questa relazione non di nessun aiuto in un campo gravie tazionale in quanto la frequenza della radiazione non varia, mentre sappiamo che varia lenergia.
13 Non molto corretto parlare, in questo caso, di lente gravitazionale in quanto non esiste e un vero e proprio eetto lente in cui si ha una concentrazione dei raggi luminosi da parte del campo gravitazionale. Ci che avviene, qui, soltanto una deformazione degli oggetti. o e

(33)

(34)

15

Ne consegue che, nello spostamento da A a B, deve necessariamente variare la costante di Planck h! Ossia, in un campo gravitazionale si avrebbe, invece: E h (35)

Ma perch non ci accorgiamo che varia la costante h di Planck? La costante h e di Planck unenergia per un tempo e, poich il tempo non varia, h di fatto e e e unenergia e, quindi, vale quanto stato gi detto al Punto 3 precedente. e a 11. Che ne della massa gravitazionale di M ? e Un osservatore a bordo del carrello, man mano che si allontana dalla supercie A vede aumentare la massa gravitazionale di M , in quanto alla massa propria di M si aggiunge laddensamento dello spazio prodotto da M stessa. Ossia, per la massa gravitazionale vale la seguente importante relazione: massa gravitazionale = massa propria + addensamento dello spazio In altre parole, spostandoci da A a B, il campo gravitazionale per un verso si riduce quadraticamente con la distanza da M (eetto geometrico) e per laltro aumenta per eetto delladdensamento dello spazio. Tutto questo si traduce, in pratica, in una deviazione dalla Legge della Gravitazione di Newton. Questo aumento della massa gravitazionale signicativo solo nel caso di e sistemi molto massicci (e.g. moto delle stelle intorno alle galassie o nel caso dei QNM). Per oggetti celesti delle dimensioni del Sole questo eetto risulta molto piccolo pu essere percepito solo a grande distanza 14. o 12. Che ne della materia oscura? e La materia oscura in quanto materia, quindi, non esiste. Ci che esiste o laddensamento dello spazio che la materia produce intorno a s e che si e e comporta a ni gravitazionali come vera materia!

Un nuovo schema di riferimento

Prima di riassumere quanto n qui detto, occorre fare due precisazioni molto importanti. Non il campo gravitazionale a modicare la densit dello spazio, ma e a e la presenza della materia a produrre laddensamento dello spazio intorno ai corpi.
14

Si veda, a questo proposito, la decelerazione (anomala) del Pioneer 10

16

Ossia, passando da A a B il campo gravitazionale si modica perch la e e densit dello spazio (e, quindi, la velocit della luce) che si modica e non a a viceversa. Non il campo elettrico (o il campo magnetico) a modicare la costante e dielettrica (o la permeabilit magnetica), ma la costante dielettrica (o a e la permeabilit magnetica) che, a causa della variazione della densit dello a a spazio, modica il campo elettrico (o il campo magnetico). Ossia, passando da A a B non il campo elettrico (magnetico) che varia, e ma varia la carica (corrente) che produce quel determinato campo elettrico (magnetico). Le suddette precisazioni rappresentano due punti molto importante in questa nuova impostazione della Gravit, in quanto ci consentono di stabilire il legame a tra il Campo Gravitazionale, il Campo Elettrico ed il Campo Magnetico. Lo schema logico sarebbe, dunque, il seguente. Allontanandoci da un corpo celeste, ossia spostandoci da un punto a pi alta gravit verso un punto a pi u a u bassa gravit si ha che: a diminuisce la densit dello spazio a per cui, diminuisce la costante dielettrica diminuisce la permeabilit magnetica a aumenta la velocit della luce a aumentano le dimensioni siche dei corpi mentre, non varia la frequenza degli orologi (oscillatori) non varia la massa propria (o particellare) dei corpi e, quindi, aumentano sia la carica elettrica che la corrente elettrica aumenta la lunghezza donda della radiazione elettromagnetica aumenta la massa gravitazionale aumenta lenergia (in modo direttamente proporzionale c2) Vedremo, invece, che non variano: la capacit di un condensatore a linduttanza di un induttore la resistenza di un resistore Si vuole concludere evidenziando come la interpretazione del comportamento dellinterferometro in termini di velocit della luce variabile ci fornisce uno dei a contributi pi importanti. Lesperimento con linterferometro fatto da Michelson e Morley alla ne del 1800, la cui interpretazione in termini di velocit della luce costante aveva decretato a la morte dello spazio (etere) di Faraday e Maxwell, qui con linterpretazione in termini di velocit della luce variabile diventa una delle prove pi evidenti della a u sua esistenza! 17

A
A.1

APPENDICE
La variazione della velocit della luce sul Sole a

Sulla base di quanto stato riportato nel testo, sulla supercie del Sole vale la e seguente relazione: GM 3 2 c c2 = 2 R (36)

dove M e R sono, rispettivamente, la massa e il raggio del Sole mentre c la e velocit della luce in assenza di campo gravitazionale. Poich: a e c2 c 2 2 c c c possiamo approssimare la (36) e ottenere per la variazione della velocit della luce: a c GM 3 c R (37)

Sostituendo i valori numerici si ottiene: c 6.67 1011 2 1030 = 213 m/s 3 3 108 695 106

Ossia, si ricava che sul Sole la velocit della luce di 213 m/s pi bassa rispetto a a e u quella che si avrebbe nello stesso punto in sua assenza. Sulla Terra la variazione della velocit della luce dovuta alla presenza del Sole a , invece: e c
Earth

GM 3 c dSE

(38)

dove con dSE si indicata la distanza Sole-Terra. Sostituendo i valori numerici si e ottiene: c
Earth

6.67 1011 2 1030 = 1 m/s 3 3 108 150 109

A.2

Le dimensioni eettive del Sole

Sulla base di quanto riportato nel testo le dimensioni dei corpi immersi in un campo gravitazionale sono direttamente proporzionali alla velocit della luce in quel punto. a Per cui il raggio del Sole misurato fuori del suo campo gravitazionale superiore e a quello eettivo di una quantit pari a: a R

=R

c 213 695 106 491 m c 3 108

Ossia, il raggio eettivo del Sole di soli 491 m inferiore a quello si misurerebbe e fuori dal suo campo gravitazionale. 18