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Lesercito del popolo Shardana Lemergere di aristocrazie o di famiglie, definite arereus e legate allo sfruttamento delle risorse o ai meccanismi

di scambio, genera prestigio sociale, rompendo lequilibrio comunitario e dando origine a nuove forze soprattutto in ambito militare. Lesempio lampante che meglio descrive questo evento lo possiamo trovare nellanalisi dei defunti della Domus di SantIroxi dove, tra i 183 inumati della facies Bonnanaro A2, ne ritroviamo 13 di sesso maschile, indubbiamente guerrieri, il cui corredo era costituito da spade e pugnali1. Si evince che allinterno del gruppo familiare solo alcuni individui raggiunsero elevati ranghi sociali tali da poter avere armi da guerra ed esibire armi da parata, mentre circa un centinaio di inumati portavano corredi costituiti unicamente da vasellame seppure di alta qualit. Larcheologo Giovanni Ugas interpreta le sepolture, in cui sono assenti oggetti di lusso quali gioielli e metalli preziosi, come voluta e mirata allesaltazione dello status di guerrieri, supponendo che tra essi magari si celi un Juyghi, la massima autorit. Secondo lo scrivente invece questa ipotesi svanisce facilmente, in quanto, in virt dellesaltazione delle figure di comando, la deposizione di un capo sarebbe stata corredata, oltre ai simboli di potere militare, anche da beni di lusso quali gioielli ecc, oltre ad occupare una sepoltura megalitica ben pi imponente, quale poteva essere una Tomba dei Giganti, oppure un alle couverte, piuttosto che una pi semplice Domus. Probabilmente in questo contesto che si crea il processo di privatizzazione della terra attuato anche attraverso forme di colonizzazione o di fondazione di centri secondari, come probabilmente era successo nel Delta del Nilo, quando Ramses III (cfr 4) diede agli Shardana grandi propriet terriere al fine di assicurare ai soldati un vitalizio successivo alla carriera militare. Nella caratterizzazione dellesercito appare impossibile non tener conto della produzione bronzistica della Sardegna del XII sec.a.C, cos florida e capace di evidenziare varie figure guerriere con le relative caratteristiche. Attraverso unosservazione attenta e uno studio accurato della bronzistica e delle sue interpretazioni sia tecniche che figurative, lo scrivente riuscito a tracciare alcune linee guida in materia di vestizione e appartenenza dei soggetti figurati. La bronzistica sarda ricalca alla perfezione larmamento oplitico, ideato tra i micenei, di cui tuttora abbiamo valide testimonianze nella Roma arcaica solo per riflesso etrusco2. Questo armamento, trasmesso dagli etruschi Tursha ai latini3, era formato da elmo, corazza o anche corsale, e schinieri di bronzo; scudo rotondo di legno, foderato di bronzo; lancia di legno con puntale in bronzo o in ferro; spadone in ferro o in bronzo, e la micidiale virga sardescha. Il primo elemento valutabile lelmo, descrivibile come fatto di strisce orizzontali di cuoio, coronato da corna lunghe o corte e fissato al capo da fasce passanti sulla nuca, legate sotto il mento e poggiate su spalle e petto, tali da sembrare delle trecce, finora appunto erroneamente classificate come ciocche o trecce di capelli a scriminatura mediana molto larga. Le varianti rispetto al modello descritto sono diverse e vanno dalla semplice calottina indossata ad esempio dallarciere di Sardara con gonnello borchiato - al copricapo con pennacchio - come larciere di Urzulei - allelmo con cresta, ed infine allelmo piumato, in questo caso indossato verosimilmente da un guerriero Pheleset, come ci mostra la statuetta proveniente da Decimoputzu e interpretata invece come il Sardus Pater. Al modello base provvisto di corna vennero aggiunte decorazioni facciali circolari riproducenti diverse coppie di occhi - come il caso dei guerrieri quattro occhi e quattro braccia di Abini/Teti e di Padria - al solo scopo di impressionare e spaventare il nemico, mentre vennero applicati dei guanciali lunghi sino al mento. Lo scrivente sostiene fortemente che le varie tipologie di elmo, legate a differenti tipologie di armamento, siano specifiche non della localit di provenienza bens del gruppo umano di utilizzo. Esempi pratici sono quelli del bronzetto citato precedentemente legato ai Phelesets, oppure lelmo conico decorato geometricamente a zanne di cinghiale e proveniente da Teti, calzato da
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G. Ugas, La Tomba dei guerrieri di Decimoputzu, Della Torre, Cagliari 1990, p.130 G.Geraci, A. Marcone, Storia romana, Le Monnier Universit, Firenze 2004, p.61

F. Cassola, Lorganizzazione politica e sociale della Repubblica, in A.A.V.V. (a cura di), Roma e lItalia. Radices Imperii, Collana Antica Madre, Garzanti Scheiwiller per Credito Italiano UTET, Milano 1981, p. 5

un guerriero con stocco e scudo alle spalle4 che identifica un Tjekker, grazie al particolare fortuito evidenziato dal portamento del pugnale alla cintura - usanza tipica dei Cretesi 5 - e che trova precisi raffronti con una statuetta davorio proveniente da Mitza Purdia di Decimoputzu. Si gi discusso su quale fosse la situazione umana al termine della colonizzazione del Levantino (cfr 4) e su quali fossero gli spostamenti umani legati ai diversi interessi commerciali o di sopravvivenza attorno al XI sec.a.C., per ribadire a questo punto quali fossero i gruppi umani micenei presenti in Sardegna e reduci del Levantino. Le differenze di elmo - alla luce delluso dello stesso armamento come ad esempio possiamo osservare nei commilitoni rinvenuti a Teti mostrano, secondo lo scrivente, i vari individui facenti parte della Lega dei Popoli del Mare instauratisi nel territorio sardo. Lo scrivente, nellanalisi formulata, sostiene inoltre che gli elmi siano legati alla tipologia di soldato e al suo opportuno armamento, affermando perci che lesercito si possa dividere in armate pesanti di scarsa mobilit e armate leggere con una notevole capacit di movimento. Le armate pesanti, costituite da guerrieri corazzati con virga sardescha6 (Senorb Teti - Padria) o grande arco pesante (come ad esempio larciere custodito a SantAntioco7), vestono elmi a corna lunghe, e per sopperire al disagio nello spostamento hanno a disposizione pugnaletti o stocchi portatili annessi direttamente al dorso dello scudo. Le armate definite leggere, formate da guerrieri leggeri (come ad esempio il guerriero di Uta), usano invece lo spadone, grazie alla libert nel poter sguainare e mulinare larma senza lintralcio delle corna, in questo cosa molto corte, protese in avanti e chiuse verso linterno. Cos gli arcieri leggeri con arco a delta presentano la spada media ad elsa biforcuta,come ad esempio quello di Serri, e gonnella Shardana, indossando elmi con piccole corna, rivolte in avanti, per facilitare lestrazione dellarma. Tracce storiche delle corazze o corsali Shardana usate nellEgitto si possono trovare tra le tavolette di Cnosso, che studiate e analizzate da Sir Arthur Evans, descrivono corsali con cinque file di placche di bronzo cucite su una fodera di cuoio e gli spallacci 8 rimovibili, raffigurati con precisione quasi maniacale sia nelle statue menhir di Filitosa in Corsica che nelle fedeli rappresentazioni di Medinet Habu. A dovere di cronaca si riporta il rinvenimento di un corsale a Dendra, a sud est di Micene, costituito da busto e gonnellina congiunte su un lato da una cerniera. Questultimo componente, formato da tre bande orizzontali di metallo, se analizzato, risulta molto pi antico delle sopra citate tavolette di Cnosso, e si potrebbe supporre appartenere ad un aristocratico o ad un guerriero scelto9. Il corsale, introdotto anche a Cipro nel XII sec.a.C. insieme allo scudo tondo10, veniva fissato al busto tramite bande sfrangiate posizionate anteriormente allaltezza del bacino - lo stesso punto dove in Sardegna uso mettere su Muccaroi -, oppure pendenti lungo la schiena, e a cui si fissavano la faretra porta frecce o ancora il fodero della spada. Al corsale, riprodotto anche nella statuaria, vennero sovrapposti altri accessori, che a seconda del bronzetto potevano essere: la bandoliera compresa di fodero, per sistemare su stoccu; il pugnale, distintivo del Juyghi; su corru da richiamo; oppure la sacca porta frecce degli arcieri. Inoltre, integrati sempre al corsale, i guantoni e gli snodi per proteggere gomiti ed avambracci - come possibile osservare nel guerriero di Padria11 o goliere a pi anelli per proteggere il collo. Ci si vuole soffermare ora sulla particolare forma rettangolare presente sul petto degli arcieri, da sempre ostinatamente ritenuta una piastra per la
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G. Lilliu, Sculture della Sardegna nuragica, Ilisso Edizioni, Nuoro 2008, p. 253, fig. 95 G. Glotz, La civilt Egea, Einaudi, Torino 1980, p.84 A. Demontis, Il Popolo di Bronzo, Condaghes, Cagliari 2005, p.64 M. Cabriolu, Bronzetti: un attribuzione difficile in Lcanas, 41 (2009), p.32 L.R. Palmer, Minoici e micenei, Einaudi, Torino 1969, p.147
Palmer, Minoici e micenei, p.150 Glotz, La civilt Egea, p.79 Demontis, Il Popolo di Bronzo, p.78

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protezione delladdome o del torace del guerriero. In effetti questa particolare definizione ci appare piuttosto superficiale se si dedica qualche istante allosservazione accurata delloggetto in questione. A causa delle sue dimensioni, a volte piuttosto ridotte, questelemento non infatti sufficiente a proteggere un individuo da una freccia scagliata anche da distanza notevole. Vista la forma delloggetto in esame e la dimensione riprodotta nellarciere con arco a spalla 12, custodito nel Museo Archeologico Nazionale di Cagliari, o ancora in quello orante rinvenuto a Teti13, e viste le riflessioni di cui sopra, ci appare a questo punto pi indicato conferire a questoggetto la funzione di sacca contenitore delle punte di ricambio, testimoniate perfino nei ripostigli bronzei tuttora conosciuti. In alcuni individui, chiaramente riconoscibili come guerrieri pesanti, vennero posizionati dei supporti laterali allaltezza delle ascelle, al solo scopo di sostenere gli scudi. Questa elaborazione viene ampiamente sostenuta attraverso le testimonianze della serie di esseri demoniaci rinvenuti a Teti con quattro braccia e quattro occhi14, i quali pur montando degli scudi a protezione del bacino e busto mantengono ampia libert, avendo le braccia libere, nellutilizzo delle armi. La parte inferiore della corazza, ovvero quella che va a coprire laddome, spesso ricavata da bande - descritte dagli studi sugli egei come realizzate in metallo15 - mentre in alcuni elementi questa specie di gonnellino viene riportato come una sorta di arcaico frac dove la parte posteriore si presenta a punta e quella anteriore aperta a triangolo - come possibile vedere ad esempio nella statuaria di Monti Prama, nellarciere saettante di Serri16 e nel pugilatore di Dorgali17 - con precisi riferimenti alle sculture del VII pilone del Tempio di Ramses III, in cui il Faraone viene riprodotto mentre combatte contro i Popoli del Mare, schierando nel suo esercito un contingente di Shardana. Riferimenti a questo tipo di abbigliamento si possono ritrovare ancore nella Tomba del Visir Rechmire, addosso ai messaggeri Keftiu recanti gli Ox-hide di rame. Un elemento tanto vistoso quanto importante rappresentato, nei bronzetti, dallo scudo rigorosamente circolare, caratterizzato, da nord a sud della Sardegna, da un marcato umbone centrale decorativo ma soprattutto importante dal punto di vista difensivo. Il rinvenimento di decorazioni caratteristiche sulla facciata esterna dello scudo, verosimilmente realizzato in legno a cui vennero sovrapposte dei fogli di metallo, ci aiuta ad individuare, per raggruppamento dei vari fregi e motivi osservabili, unappartenenza territoriale. A partire dal Nord, il rinvenimento a Ossi (Sassarese) di un soldato con stocco e scudo perfettamente liscio sistemato sulla schiena, ci permette di stabilire che tale decorazione tipica proprio del gruppo umano stanziatosi nel Sassarese, salvo il rinvenimento di un altro scudo decorato a motivi triangolari umbone centrale e barra orizzontale, custodito al Museo Archeologico di Sassari. La decorazione con motivo cosiddetto a pintadera invece accomuna i rinvenimenti - appena differenziati da qualche impercettibile particolare - di Padria (Meilogu), Sorgono (Mandrolisai), Teti (Barbagia Ollollai), Al dei Sardi (Logudoro), Baunei (Ogliastra), individuando quasi una regione geografica culturalmente omogenea. I rinvenimenti di Senorb - guerriero con stocco - e di Uta - guerriero con spadone - mostrano degli scudi con una decorazione resa con pannelle circolari a trifoglio e barra orizzontale, rivelando straordinariamente i confini culturali a settentrione e a meridione del Campidano. Questa elaborazione facilmente sostenibile dalla dimostrazione che basterebbe oltrepassare il Monte Arcosu, ovvero il confine meridionale del Campidano, per scoprire nel rinvenimento di Santadi, nel Sulcis, un guerriero con mano chiusa a cilindro (probabilmente brandiva una spada) e scudo decorato con un bifoglio di pannelle e una banda orizzontale. La protezione degli arti inferiori veniva attraverso gli schinieri, ossia elementi abbastanza semplici che presentano anteriormente una placca probabilmente in bronzo
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Lilliu, Sculture della Sardegna nuragica, p.154, fig.32 Lilliu, Sculture della Sardegna nuragica, p.148, fig. 26 Lilliu, Sculture della Sardegna nuragica, p.270-283, fig.104-105-106-107-108-109-110 Palmer, Minoici e Micenei, p.150 Lilliu, Sculture della Sardegna nuragica, p.140, fig.21-22-23 Lilliu, Sculture della Sardegna nuragica, p.197 fig. 64

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- come quelli prodotti a Cipro nel XII sec.a.C.18 -, anche con costolatura rinforzante, che segue landamento della gamba dal ginocchio fino allo stinco o anche alla caviglia, con la presenza - in alcuni individui -, a scopo offensivo, di rostri, come ad esempio il capo con stocchi e scudo di Teti 19 oppure ancora larciere orante di Usellus20. A fermare posteriormente gli schinieri compaiono delle fasce, probabilmente elastiche, rese in stoffa oppure in pelle, che cingono il cavo popliteo della gamba e il polpaccio e che vengono chiuse da due fermagli (vedere come esempio i due guerrieri di Uta 21). Ununica testimonianza, quella dellarciere orante di Usellus22, ci mostra degli schinieri integrali dallinguine sino alla caviglia. Le armi pi diffuse sono generalmente armi bianche scindibili in pugnali, spade corte, spade medie leggere e spade lunghe pesanti23, create rispettando fedelmente lunit di misura di 5,5 cm od i sui multipli, misura gi verificata in altri contesti per creare forme e stabilire sezioni. Si ritiene doveroso sottolineare che anche a Creta le armi, che ricalcavano le dimensioni delle punte in ossidiana, hanno come base lunit modulo di 5,5 cm24. Le armi rinvenute nella Domus di SantIroxi si presentano fondamentalmente di un unico tipo: a lama triangolare25, doppio filo e base semplice arcuata e provvista di rivetti per assemblare lelsa, con precisi riscontri nelle lame della regione di El Argar e nel Mid francese26. Il Vivanet alla fine del 1800 elenca una lunga serie di pugnali e spade di svariati tipi rinvenuti nel ripostiglio di Abini -Teti. Dalla relazione di Ettore Pais27 su questo deposito di bronzi si evince che oltre alle spade di bronzo votive della lunghezza di 1,30 mt, si rinvennero circa 130 spade lunghe, nove spade a lama quadrangolare, venti pugnali con lama a foglia decorati con motivi geometrici, centoventi pugnali di varia forma e tre pugnali completi di manico in metallo (uno dei quali portava ornato in rilievo un guerriero cornuto), oltre a tantissimi frammenti di spade e pugnali non ricostruibili. Mentre il rinvenimento del Taramelli, datato Gennaio 1915, mostra tredici else di spade, cinquantuno frammenti di spade e due pugnali a lama triangolare con fori per i rivetti, oltre a una cinquantina tra accette, falci e scalpelli ad uso agricolo ed estrattivo. I pugnali, is stoccus, come i simili fabbricati a Creta28 , hanno forma triangolare, una base tonda e larga e fori per i ribadini. Questo tipo di arma venne presto sostituita dai pugnali a foglia di salice con codolo, anche a uncino, e lama a nervatura mediana testimoniati sia a Ottana, Gonnosn29 che a Creta30. Simboli di potere e insegna dei Juyghi, vengono portati, fissati alla bandoliera, allaltezza del petto, in contrapposizione allabitudine degli egei che li portano alla
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Glotz, La civilt Egea, p.79 Lilliu, Sculture della Sardegna nuragica, p.250, fig.94 Lilliu, Sculture della Sardegna nuragica, p.263, fig.100 Lilliu, Sculture della Sardegna nuragica, p.125-127, fig.11-12 Lilliu, Sculture della Sardegna nuragica, p.263, fig.100 Ugas, La Tomba dei guerrieri di Decimoputzu, p. 111 Glotz, La civilt Egea, p.81 Ugas, La Tomba dei guerrieri di Decimoputzu, p. 108

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G. Ugas, LAlba dei Nuraghi, Fabula, Cagliari 2005, p.143

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E. Pais, Bullettino Archeologico Sardo, serie seconda, anno I, fasc.V-VI, Tipografia Editrice dellAvvenire di Sardegna, Cagliari 1884, pp. 72-74
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Glotz, La civilt Egea, p.84 Ugas, LAlba dei nuraghi, p.193, tav.76 Glotz, La civilt Egea, p.84

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cintura31. La bronzistica ci indica due tipi di arco in possesso dellesercito sardo: uno semplice e uno bilobato rettangolare composito. Se il primo poteva trovare applicazioni anche nella vita quotidiana come per esempio nella caccia - il secondo, viste le dimensioni notevoli, doveva essere sicuramente unarma parabellum, probabilmente realizzata da legni rafforzati con cheratina di corna di muflone. E testimoniato, per il momento solo attraverso la bronzistica, luso di frecce provviste di penna direzionale, a differenza dei giavellotti testimoniati non attraverso larte figurativa ma dal reale rinvenimento di teste di lancia con cannone ottagonale. Ancora, la bronzistica non ci testimonia n alcuna figura portatrice dascia n figure di frombolieri, nonostante allinterno di alcuni nuraghi siano stati rinvenuti parecchi elementi in pietra interpretati dagli archeologi come fromboli per fionda32. Nella Roma arcaica o verosimilmente nel contesto del Bronzo Recente e Bronzo Finale, i magistrati o Lucumoni etruschi, che abbiamo gi identificato come Sardi nei capitoli precedenti, strutturarono lesercito in gruppi da 100 fanti e 10 cavalieri per curia creando cos la base dellesercito imperiale. E verosimile applicare questo modello allesercito sardo in quanto le esperienze militari dei Tursha provenivano, come gi anticipato, dalle elaborazioni strategiche dei Popoli del Mare a cui attingevano anche gli Shardana33. Alcuni studiosi, tra i quali il Prof. Giovanni Ugas, elaborano invece una diversa configurazione militare pi modesta, come limitata al cantone e dettata forse dalla forma politica concepita sinora, individuando unicamente contingenti formati da circa 90 individui, che alternandosi in ore di servizio e di riposo coprivano lintera giornata vigilando sui bastioni e sugli ingressi di ciascuna Reggia34. Secondo lo scrivente questa elaborazione pare modesta se raffrontata alla complessit sia delle strutture abitative in s sia dei centri rurali che di quelli urbani. Una struttura sociale specializzata, allinterno della quale si svolgono diversi mestieri resi alla fruizione pubblica, manifesta sempre la necessit di figure professionali che si occupino di mantenere lordine e regolino la vita civile, curino lapprovvigionamento annonario e la manutenzione delle strade e degli edifici pubblici. In un contesto sociale come quello sardo si pu affermare che per la complessit sociale e la specializzazione degli individui ci fosse lesigenza collettiva di figure che soprintendessero ai servizi appena citati. Naturalmente nelladempimento di tali compiti dobbligo individuare diverse figure: quelle dirigenti e quelle eseguenti e non inverosimile ipotizzare che a questo compito concorressero anche le forze armate del Bronzo Medio, esattamente come accade al giorno doggi, in cui le attuali forze armate intervengono anche nelle missioni di pubblico interesse.

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Glotz, La civilt Egea, p.84 Ugas, Lalba dei nuraghi, p.244 Geraci, Marcone, Storia romana, p.61 Ugas, LAlba dei nuraghi, p.244

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