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La

cittadinanza come appartenenza


Docente: Bellabarba Marco Studente: Aluigi Matteo

TESINA DI STORIA MODERNA LM

Anno accademico 2011/2012

Sommario
Introduzione ...................................................... 2 (1) Cittadinanza come appartenenza ................ 2 (2) Appartenenza: elementi ............................... 4 (2.1) La dimensione dellappartenenza ........... 5 (2.2) La logica del noi non-noi ................... 7 (2.3) Lindispensabilit dello straniero .......... 10 Conclusione ..................................................... 12 Bibliografia ...................................................... 13

Il presente elaborato scritto un azzardo. Sazzarda a sostenere lidea che la cittadinanza si fondi sulla non-cittadinanza (o meglio che la non-cittadinanza giochi un ruolo fondamentale per la definizione di cittadinanza). Ponendo lenfasi su una particolare nozione di appartenenza, insita nel concetto di cittadinanza secondo il modello repubblicano, si porta lattenzione sulla logica del noi non-noi, sul meccanismo inclusivo ed allo stesso tempo esclusivo sotteso allappartenenza. Di qui, seguendo il valore esclusivo della cittadinanza, si sviluppa una riflessione sul tema dello straniero, prendendo le mosse a partire dalle analisi sociologiche di Georg Simmel. Quindi, ci si sofferma sulla centralit di questa figura, contrapposta a quella del cittadino; se questultimo acquisisce la propria identit in maniera contrastiva, allora lo straniero, il non-cittadino, diventa sostanziale per la sua stessa costituzione. Seguendo questa chiave di lettura del concetto di cittadinanza, in ultima istanza se ne ricava che lesistenza del cittadino dipende strettamente da quella dello straniero, perlomeno in un contesto storico come quello caratterizzato dalla formazione dello Stato-nazione, entro il quale il cittadino matura un forte senso di appartenenza.

Introduzione

Il concetto di cittadinanza ampio ed articolato. Onde evitare ambiguit di sorta, allora opportuno precisare sin dallinizio in quale senso, allinterno di questo lavoro, ci si riferisce ad esso. Stando alla definizione dellInternational Encyclopedia of the Social and Behavioral Sciences: cittadinanza significa appartenenza a una comunit politica. In quanto appartenenza, la cittadinanza conferisce lo status di uguaglianza tra tutti i cittadini per quanto riguarda i diritti e doveri che tale status comporta. [] Quest[o] significat[o] fondamental[e] della cittadinanza si applica a tutte le fasi storiche che la formazione della cittadinanza come oggetto e concetto ha attraversato.1 In maniera del tutto similare, in Cittadinanza e classe sociale opera che ha valore paradigmatico per comprendere gli sviluppi del pensiero politico europeo occidentale 2, il sociologo inglese Thomas Humphrey Marshall scrive: la cittadinanza uno status che viene conferito a coloro che sono membri a pieno diritto di una comunit. Tutti quelli che posseggono questo status sono uguali rispetto ai diritti e ai doveri conferiti da tale status.3 Lidea che il concetto di appartenenza (membership) sia centrale, per quanto riguarda il discorso sulla cittadinanza, quindi assodata. Daltronde, si tratta di una posizione gi ampiamente condivisa dal filone comunitario, una delle prospettive teoriche pi pregnanti per lo studio del concetto in questione.4 La cittadinanza sorretta da due cardini fondamentali, quello relativo allassetto dei diritti del cittadino (ma anche dei suoi doveri) e quello relativo allappartenenza del cittadino ad una comunit. A questo proposito, a seconda che si privilegi luno o laltro dei caratteri definitori, si danno convenzionalmente due distinte interpretazioni idealtipiche del concetto. Quella riconducibile al filone liberale o fondazionista pone laccento sulla tematica dei diritti, che in quanto attributi intrinseci dellindividuo
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(1) Cittadinanza come appartenenza

D. GOSEWINKEL, Citizenship, Historical Development of, in N. J. SMELSER P. B. BALTES, International Encyclopedia of the Social and Behavioral Sciences, Elsevier, Oxford 2001, pp. 1852-3. 2 S. MEZZADRA, Introduzione, in T. H. MARSHALL, Cittadinanza e classe sociale, Laterza, Roma-Bari 2002, p. V. 3 L. G. BAGLIONI, Capire le disuguaglianze attraverso la cittadinanza (dispense per studenti), Firenze 2008, p. 9. 4 La tesi principale che le teorie comunitarie della cittadinanza cercano di dimostrare che i diritti di cittadinanza si fondano sullappartenenza a una determinata societ, e che fra di essi sono compresi anche i diritti sociali, allo stesso titolo di quelli civili e politici (F. P. VERTOVA, Cittadinanza liberale, identit collettive, diritti sociali, in D. ZOLO, La cittadinanza. Appartenenza, identit, diritti, Laterza, Roma-Bari 1994, p. 186).

godono di una superiorit logica e morale rispetto ad ogni tipo di appartenenza, fondando la base della cittadinanza sulla democraticit e sulla supposta auto-evidenza del carattere tendenzialmente universale dei diritti, prescindendo per da qualsiasi altro riferimento di tipo culturale. Linterpretazione relativa al filone comunitario collega i diritti ad un particolare tipo di societ, facendo prevalere le caratteristiche culturali della specifica appartenenza sociale dellindividuo su ogni altra considerazione di tipo giusnaturalistico.5

A ben vedere, allora, il concetto di appartenenza caratterizza tanto la prospettiva teorica liberale quanto quella comunitaria (nonostante qui sia fatto prevalere). Tuttavia la grande differenza tra i due consiste nel far riferimento a due nozioni differenti di appartenenza. Se il filone liberale abbraccia una nozione formale [di appartenenza], coincidente con i criteri giuridici attraverso cui gli appartenenti sono distinti dai non appartenenti, il filone comunitario preferisce una nozione sostanziale [di appartenenza], coincidente con i criteri pre-giuridici (emotivi, antropologici, psicologici) che identificano gli appartenenti e che possono poi legittimare, sul piano etico-politico, ladozione di determinati criteri giuridici.6 Ora, da un canto, vero che il nesso tra diritti di cittadinanza e appartenenza sussiste pienamente [solo] se intendiamo [] lappartenenza come un riconoscimento giuridico, [secondo il filone liberale dunque].7 Infatti, se intendiamo lappartenenza [secondo criteri pre-giuridici, secondo il filone comunitario], rischiamo di non parlare effettivamente dei cittadini: un forte sentimento di fedelt nei confronti della propria comunit, oppure [] un coinvolgimento attivo nella vita pubblica, [denotano una] forma di appartenenza [che] non una condizione necessaria perch un cittadino sia titolare dei diritti di cittadinanza, [poich] egli ne comunque titolare, a prescindere dalla natura del suo comportamento pubblico. Allo stesso tempo, lappartenenza intesa in questo senso non nemmeno una condizione sufficiente: uno straniero ad esempio il figlio, nato in Italia, di una coppia di immigrati pu nutrire un forte senso di attaccamento e di lealt verso la comunit nazionale in cui vive; tuttavia egli rimane escluso dai diritti di cittadinanza.8 Eppure, dallaltro lato, altrettanto vero che la cittadinanza [] non semplicemente una formula legale [definibile formalmente secondo i criteri pre-giuridici, sui quali insiste il filone liberale]; anche un fatto di crescente rilevanza sociale e culturale.9 Si pensi, per esempio al fatto che, in et moderna, centrale per la definizione di cittadinanza il concetto di stato e lo stato pretende di essere lo stato di, e per, una comunit di cittadini particolare e delimitata. [E] questa comunit delimitata di cittadini concepita solitamente come una nazione qualcosa di pi coesivo di un mero aggregato di persone cui accade giuridicamente di appartenere allo stato.10 Scrive Brubaker che: lo stato moderno non semplicemente unorganizzazione territoriale ma una organizzazione di appartenenza. [Da un canto], che ci si focalizzi sulla territorialit comprensibile. La sociologia dello stato si sviluppata analizzando la transizione dallordinamento politico medievale, che consisteva essenzialmente in una rete di persone, allo stato moderno, [entro il quale] un aspetto cruciale [] [] la territorializzazione del governo. Ma la focalizzazione storica su tale transizione e lenfasi concettuale sulla territorialit hanno oscurato un altro aspetto dello sviluppo dello stato moderno []: la divisione della popolazione mondiale in un insieme di comunit di cittadini circoscritte e reciprocamente esclusive. [] Territorio e appartenenza sono strettamente collegati. Anzi il territorio politico, [] un territorio delimitato il cui accesso controllato dallo Stato, presuppone lappartenenza.11 Pertanto il richiamo ad una nozione sostanziale di appartenenza secondo il filone comunitario non fuori luogo per quanto riguarda il discorso sulla cittadinanza. Lo stesso Marshall ribadisce che questultima

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Ibid., p. 14. E. GARGIULO, Leggere la modernit e le sue tensioni: la cittadinanza come chiave di lettura simmeliana, in Simmel e la cultura moderna. Interpretare i fenomeni sociali, 2 voll., a cura di C. Corradi, D. Pucelli, A. Santambrogio, Morlacchi, Perugia 2010, vol. I, p. 59. 7 Ibid., p. 60. 8 Ibidem. 9 R. BRUBAKER, Cittadinanza e nazionalit in Francia e Germania, Il Mulino, Bologna, 1997, p. 48. 10 Ibid., p. 46. 11 Ibid., pp. 45-8.

richiede un legame di genere differente, una percezione diretta dellappartenenza alla comunit, appartenenza fondata sulla fedelt a una civilt che possesso comune.12

A questo punto, seguendo il filone comunitario, possibile addentrarsi in unanalisi esistenzialmente significativa del concetto di appartenenza,13 trattando il quale si vuole parlare dei meccanismi sottesi alla nozione di cittadinanza.

Per studiare la cittadinanza come appartenenza sostanziale, la si potrebbe scomporre in pi elementi. Cos, in primo luogo, il tratto che pi precocemente emerge la dimensione dellappartenenza, la convinzione dellimpossibilit di separare il soggetto (cittadino) da una totalit sociale che lo accoglie, lo disciplina, lo protegge, lo realizza. [Ed] il nesso forte che la cultura medievale e post-medievale instaura fra il soggetto e il corpo politico, fra lindividuo e la citt non destinato ad esaurirsi con il venir meno delle condizioni storiche che lo hanno generato: un tema di fondo del discorso della cittadinanza [], unininterrotta mitopoiesi che prima assume come proprio referente la citt e poi trasferisce e trasforma lantico gioco nella nuova cornice dello Stato-nazione.14 Il primo elemento da tenere in considerazione quindi lo spazio comune, la comunit (sia essa la citt o lo Stato-nazione), quale dimensione al di fuori della quale non si d una definizione di cittadinanza. Secondo i teorici del filone comunitario: lappartenenza a una comunit a definire, almeno in parte, ci che gli individui sono. Una concezione costitutiva di comunit dunque indispensabile [persino] per una nozione autentica di soggettivit.15 Detto questo, in secondo luogo, fra i molti vincoli che [] il discorso della cittadinanza tende per lo pi a rispettare, una regola appare difficilmente aggirabile: la regola che associa alla rappresentazione dei soggetti e dei loro diritti la determinazione di un dentro e di un fuori, [] di un noi e un loro, di un sistema di differenze che, sempre nuovo e quasi irriconoscibile, tende tuttavia a riproporsi ostinatamente nei pi diversi contesti.16 In altri termini, il secondo elemento di grande rilievo la logica sottesa al concetto di appartenenza, la logica problematica (poich tanto inclusiva quanto esclusiva) del noi nonnoi: il dibattito attuale [] contraddistinto [] da una consapevolezza della problematicit dellappartenenza politica, comunque definita. [Tale consapevolezza invece] non poteva che essere del tutto estranea a Marshall. [Infatti] limmagine della cittadinanza da lui proposta nelle lezioni del 49 era fortemente inclusiva e progressiva, e proprio in questo consiste una parte significativa del suo valore di documento storico; ma per la stessa ragione non si troveranno nel testo considerazioni su quella determinazione esclusiva della cittadinanza sui suoi confini che oggi in particolare al centro della discussione, [quale quella] assai vivace su cittadinanza e immigrazione.17
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(2) Appartenenza: elementi

T. H. MARSHALL, Cittadinanza e classe cit., p. 43. Daltronde una critica caustica ad una considerazione eccessivamente formale e giuridica del concetto di cittadinanza era gi stata mossa da Marx in Sulla questione ebraica. Qui, analizzando i diritti delluomo e del cittadino menzionati nella costituzione pi radicale, la Costituzione del 1793, il filosofo renano nota che la cittadinanza, la comunit politica viene abbassata [persino] dagli emancipatori politici [rivoluzionari] a mero mezzo per la conservazione [dei] cosiddetti diritti delluomo (cfr. P. COSTA, Civitas. Storia della cittadinanza in Europa, 4 voll., Laterza, Roma-Bari 1999, vol. II Let delle rivoluzioni, pp. 571-609). Lalienazione di unesistenza divisa fra legoismo terreno della societ civile e limmaginaria appartenenza alla comunit politica cos non viene meno; lemancipazione reale, secondo Marx, non si pu realizzare se si continuano a tenere in piedi sciocchezze sui trampoli, nozioni eccessivamente astratte e formali (come quella di cittadinanza in seno alla Costituzione del 1793) e non concrete e sostanziali, ossia esistenzialmente significative (Ibid., p. 584). 14 P. COSTA, Civitas. Storia della cittadinanza cit., vol. I Dalla civilt comunale al Settecento, pp. XIX-XX. 15 L. BACCELLI, Cittadinanza e appartenenza, in D. ZOLO, La cittadinanza cit., p. 135. 16 P. COSTA, Civitas. Storia della cittadinanza cit., vol. I Dalla civilt comunale al Settecento, p. XXI. 17 S. MEZZADRA, Introduzione, in T. H. MARSHALL, Cittadinanza cit., pp. XXVIII-XXIX.

In terzo luogo, segue a mo di corollario del secondo elemento il fatto che il loro, il non-noi che viene a crearsi in contrapposizione agli appartenenti ad una comunit (ad una citt, ad uno Stato-nazione) non semplicemente conseguenza, effetto della creazione di un noi. Infatti interessante notare che molti autori ribadiscono il ruolo causale, costitutivo del non-noi ai fini della creazione di un noi, sottolineando che una comunit culturale [] richiede, per realizzarsi, [e, quindi, si realizza tramite] lidentificazione di un estraneo culturale e la sua emarginazione.18 Lo straniero/nemico pu esserci indispensabile: [solo] contrapponendoci a lui, abbiamo coscienza di noi.19 In sintesi, il terzo elemento lindispensabilit dello straniero per la creazione del cittadino.

Per analizzare il primo elemento, ossia la dimensione dellappartenenza, ripercorriamo alcune delle tappe storiche fondamentali dellevoluzione del concetto di cittadinanza. Risalendo al Medioevo, si pu notare molto chiaramente come, senza una dimensione dellappartenenza, non solo non si pu parlare di cittadinanza e cittadino ma neppure di uomo. Il cittadino medievale [infatti] era raffigurabile mediante una metafora corporatista: egli era parte di un corpo, costituiva larticolazione di un tutto differenziato nelle sue parti.20 A titolo emblematico, per esempio, nel breve Trattato di Remigio de Girolami, scritto nei primi del Trecento, balza con evidenza limportanza della cittadinanza per lindividuo, che non pensabile al di fuori della relazione costitutiva con la citt: si non est civis non est homo.21 la citt [come la citt italiana, in tutto larco della sua vicenda istituzionale, dal comune alla signoria] dunque, in quanto ordine e corpo, [che] fonda e rende possibile lazione dei suoi membri e questa a sua volta trova nellordine la propria regola e la propria finalit.22 Cos ci si pu spingere sino a sostenere che la cittadinanza come appartenenza e inclusione trova espressione in un termine che il mondo antico e Agostino trasmettono al discorso politico medievale: il termine patria.23 E quando si parla di patria, non si tratta [] di unespressione meramente esornativa: per autori quali lo stesso Remigio, il rapporto del cittadino con la citt un [vero e proprio] rapporto damore, amor patriae.24 Pertanto la patria costituisce pi propriamente la dimensione dellappartenenza, gi per il cittadino medievale; e questultimo non pu che porsi in un rapporto damore con tale dimensione, poich qui che hanno origine quel corpo e quellordinata appartenenza al di fuori dei quali egli stesso non pensabile. Entrando in epoca moderna, ne Les six livres de la rpublique, pubblicato nel 1576 e contenitore di una teoria della cittadinanza come relazione diretta con il sovrano, le riflessioni di Bodin potrebbero far pensare ad uneliminazione dello schema della cittadinanza corporatista,25 ad un venire meno della centralit della dimensione dellappartenenza a favore della dimensione dellobbedienza. Infatti: vengono [] a profilarsi due schemi di cittadinanza concettualmente distinti: se nellappartenenza alla citt prevale una dimensione corporatista che esalta linclusione del soggetto nella comunit e da questa fa discendere gli oneri e i privilegi dei singoli membri, nella relazione di sudditanza-cittadinanza preminente il regime degli obblighi reciproci (obbedienza e fedelt contro protezione e giustizia), mentre la partecipazione appare problematica e linclusione, per cos dire, si territorializza, si confonde con il radicamento del soggetto nella zona dinfluenza del sovrano.26

(2.1) La dimensione dellappartenenza

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S. TABBONI, Vicinanza e lontananza: modelli e figure dello straniero come categoria sociologica. Elias, Merton, Park, Schutz, Simmel, Sombart, Angeli, Milano 1993, p. 20. 19 R. ESCOBAR, Paura e libert, Morlacchi, Perugia 2009, p. 62. 20 E. GARGIULO, Leggere la modernit cit., p. 51. 21 P. COSTA, Civitas. Storia della cittadinanza cit., vol. I Dalla civilt comunale al Settecento, p. 22. 22 Ibid., p. 20. 23 Ibidem. 24 Ibid., p. 22. 25 Ibid., p. 79. 26 Ibid., p. 80.

Ma, in realt, i profili non sono cos netti perch le due cittadinanze non si elidono ma si integrano: per cui lindividuo passa attraverso il filtro dei corpi, delle comunit, dellinclusione ed il suo rapporto con il sovrano presuppone comunque la disposizione ordinata, gerarchica, della societ. [] La sudditanzacittadinanza e la cittadinanza-inclusione [] continuano variamente ad intrecciarsi nella cultura e nella societ di antico regime.27 La dimensione dellappartenenza ancora fondamentale: il principio corporatista, che [ad esempio] permette la legittimazione della resistenza e la contestazione della nuova e minacciosa sovranit, lo stesso principio che fa ancora dellappartenenza e dellinclusione la condizione costitutiva del soggetto.28 Nella Francia sei-settecentesca, invece, inizier a circolare unespressione, nazione, che possiede [] una sicura valenza politica, designando in generale il legame che intercorre tra una collettivit e una qualche forma di sovranit [ma, soprattutto,] il momento politicamente unitario di un insieme di soggetti.29 E, quando Sieys pubblica il Saggio sui privilegi e lo scritto Che cos il Terzo Stato agli albori della rivoluzione francese tra il 1788 ed il 1789, egli distilla nella sua idea di nazione la linfa vitale del corporatismo cittadino:30 [] in rapporto alla nazione e alle condizioni che definiscono lappartenenza ad essa che i soggetti si determinano []. in rapporto alla nazione [] che si gioca il rapporto di cittadinanza: lappartenenza dei singolo soggetti alla nazione, [] eredita la capacit inclusiva e la dimensione politica della citt [e, ad un tempo,] proietta lunit corporatista del piccolo Stato sullorizzonte, di gran lunga pi ampio e complesso, di un grande Stato dellEuropa di fine Settecento.31 Con la rivoluzione francese e a partire da essa, allora, si rinvigorisce ulteriormente la dimensione dellappartenenza, insistendo sulla centralit dellidea di nazione. In tale contesto: il momento corporatista, collettivo, inclusivo, della nazione viene a giocare un ruolo tanto fondamentale quanto quello dei diritti, della propriet, della libert. [E, nonostante] diritti, sovranit e appartenenza si sono continuamente e variamente intrecciati nel discorso della cittadinanza, [qui siamo] di fronte ad uninnovazione significativa: [] nel discorso rivoluzionario della cittadinanza lordine dei diritti un momento irrinunciabile dellordine complessivo, la sua destinazione di senso, ma nello stesso tempo esso annunciato, dichiarato entro un processo che trova nella forza inclusiva e nellenergia costituente della nazione lindispensabile elemento propulsivo.32 A dispetto della centralit dellaspetto giuridico, nel discorso della cittadinanza, lindispensabile elemento propulsivo ancora in piena et moderna sembra essere la dimensione dellappartenenza. E lappartenenza ad una nazione nel Settecento ed Ottocento appare legata alla sudditanza-cittadinanza

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Ibidem. Ibid., p. 87. In maniera paradigmatica: la sudditanza-cittadinanza insomma un legame pur sempre filtrato dalle differenze e appartenenze: lindividuo [che, pian piano, emerge in quanto tale in epoca moderna] quindi non , in ogni aspetto della sua esistenza pubblica, cittadino in quanto suddito, ma lo soltanto per un aspetto (pi o meno) rilevante della sua dimensione socio-politica (ibid., p. 95). Tuttavia si potrebbe obiettare che, almeno in Hobbes, il cittadino sia [davvero] il suddito, poich la condizione civile (lesistenza del cittadino) dipende strettamente dalluscita dalla condizione umana (lesistenza delluomo, che homini lupus) mediante il pactum subiectionis. Ma si tratterebbe di unobiezione debole poich il sovrano non il vertice di un ordine gi dato, [bens] la testa di un corpo sociale [che gli preesiste e lo inventa]: il carattere inclusivo della cittadinanza, che come espressione dellantica logica corporatista sembrava destinato a scomparire, sostituito dalla logica potestativa della sovranit assoluta, torna a farsi sentire nel meccanismo di incorporazione innescato dalla persona rappresentativa del sovrano. [] La sovranit inventata, la persona artificiale, ricomprende in s e rinnova a suo modo il principio dellappartenenza e dellinclusione (ibid., pp. 174-5 e 183, corsivo nostro). 29 P. COSTA, Civitas. Storia della cittadinanza cit., vol. II Let delle rivoluzioni, p. 10. 30 Ibid., p. 19. 31 Ibid., pp. 18-9. 32 Ibid., p. 27.

(lappartenenza ad uno Stato-nazione, appunto) ma, indubbiamente, anche, e soprattutto, alla cittadinanza-inclusione (lappartenenza ad un noi che il popolo):33 In questo scenario [] il momento dellappartenenza continua ad avere il massimo rilievo, ma la comunit politica alla quale il cittadino appartiene un popolo che non tanto si realizza nei suoi rappresentanti, nel governo, nelle istituzioni quanto si contrappone ad essi. [] Cittadino colui che, indipendente dal governo, privo di qualsiasi investitura istituzionale, esercita la virt civica []. La cittadinanza unappartenenza che evoca il popolo come soggetto collettivo e ha come contenuto la virt. la virt che diviene una delle pi forti legittimazioni del governo rivoluzionario e la pietra di paragone della cittadinanza. [E] la virt [] comprensione dellinteresse generale, azione orientata al bene comune; la virt , come voleva Montesquieu, il principio portante della repubblica. amore per leguaglianza, amor di patria: virt, patria, democrazia si implicano a vicenda, dal momento che soltanto in un regime democratico lo Stato veramente la patria di tutti gli individui che lo compongono.34 Citt comunale del Basso Medioevo come patria per la comunit dei cittadini, Stato sovrano agli albori della modernit come luogo dincorporazione dei sudditi-cittadini, Stato-nazione in piena epoca moderna nuovamente come patria per il popolo evidente che la dimensione dellappartenenza, di unappartenenza di natura sostanziale, tende a configurarsi come costitutiva del concetto di cittadinanza. A questo punto necessario compiere un passo ulteriore e chiedersi come sia possibile che si crei questa dimensione dellappartenenza; chiedersi, in generale, quali siano i meccanismi che stanno alla base della nascita della cittadinanza come appartenenza.

Come si potuto constatare, il discorso sulla cittadinanza, seppure declinato nel suo significato particolare di appartenenza, si vincola a numerosi elementi. Solo per riepilogarne alcuni: corpo, ordine, citt, individuo, sovrano, stato, popolo, patria, nazione. Mentre tutti questi sono ingredienti, ciascuno dei quali contribuisce ad apportare il proprio tocco, convergendo con gli altri, nel discorso sulla cittadinanza, questultimo non pu prescindere dalle regole procedurali della ricetta. E tra queste regole, che sembrano imprescindibili per concepire la cittadinanza come appartenenza, ve n una in particolare che in grado di far luce sul come possa emergere una dimensione dellappartenenza:

(2.2) La logica del noi non-noi

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Generalizzando, lappartenenza come sudditanza-cittadinanza e lappartenenza come cittadinanzainclusione denotano due sensi di appartenenza (e, quindi, due modi di percepire lidentit nazionale) ben distinti. Nel primo caso, dove laccento cade sullo Stato-nazione (come in Francia), il senso di appartenenza prevalentemente politico-culturale mentre nel secondo caso, dove laccento cade sul popolo-nazione (come in Germania), soprattutto etno-culturale. Il presente elaborato scritto fa maggior riferimento a questultimo, anche se trattando la cittadinanza come appartenenza in generale, non escluso che le argomentazioni qui riportate non abbiano alcun valore relativamente al primo senso di appartenenza. A sostegno di questaffermazione, si tenga presente che la differenza tra questi due sensi di appartenenza emerge solo molto lentamente, in un momento molto tardo dellepoca moderna: nella misura in cui la discussione anacronistica dellidentit [nazionale] ha un senso, lidentit soggettiva della grande maggioranza della popolazione in tutta lEuropa aveva senza dubbio un carattere essenzialmente locale da un lato e religioso dallaltro, almeno fino alla fine del Settecento. Per gran parte degli abitanti del continente, fino alla fine dellOttocento le identit locali e regionali continuarono ad essere pi importanti dellidentit nazionale. [Quindi solo alla fine del XIX secolo, ad esempio,] la geografia politica e culturale dellEuropa centrale ha reso possibile che si concepisse una Germania etnoculturale [mentre] in Francia, [dove] era molto difficile distinguere la nazione dallo stato, [si fece fatica ad] immaginare una nazione specificamente etnoculturale (R. BRUBAKER, Cittadinanza e nazionalit cit., p. 19). 34 Ibid., pp. 47-8, corsivo nostro.

c coscienza di appartenere insieme solo nella misura in cui vi unavversione simile o un interesse pratico analogo nei confronti di un terzo, nonostante questo non porti necessariamente ad una lotta concordata.35

In altri termini, alla base della cittadinanza, c una coscienza di appartenere insieme (un noi) che pu essere tale solo perch ci si pone in contrasto insieme solo perch c unavversione o un interesse pratico analogo nei confronti di un terzo (un non-noi). Una dimensione dellappartenenza un noi si d solo a partire da una chiusura verso lesterno un non-noi : sebbene inclusiva internamente, la cittadinanza esclusiva verso lesterno; [] cos allo stesso tempo sia uno strumento che un oggetto di chiusura.36 La logica del noi non-noi sottesa al discorso sulla cittadinanza non un fatto banale. Molti autori sottolineano che lammissione [in un noi] e lesclusione [di un non-noi] costituiscono il nucleo dellindipendenza di una comunit, [fosse anche una comunit di cittadini], e indicano il significato pi profondo dellautodeterminazione. Senza di esse, [infatti], non potrebbero esserci comunit con un carattere proprio, associazioni continuative e storicamente stabili, di uomini e donne con un certo impegno particolare gli uni verso gli altri e con un senso particolare della loro vita collettiva.37 Pertanto opportuno rivolgere lattenzione a tale logica. Seguendo le riflessioni sociologiche di Georg Simmel: un gruppo del tutto centripeto ed armonico cio, mera unificazione non solo empiricamente impossibile, ma non darebbe luogo a nessun processo vitale e a nessuna struttura stabile. Cos come luniverso ha bisogno di Amore ed Odio, attrazione e repulsione, allo scopo davere una forma, allo stesso modo la societ richiede una relazione quantitativa tra armonia e disarmonia, associazione e dissociazione, piacere e dispiacere, al fine di acquisire una formazione ben definita.38 Quindi, in prima istanza, non si d associazione, [comunit di cittadini, unit di appartenenza], che non nasca dallincontro fra cosiddetti impulsi di collaborazione e cosiddetti impulsi di opposizione o lotta [e, daltro canto], non c di solito possibilit di lotta, se non sulla base di una forma dunit.39 Ne deriva che il contrasto (che, nella sociologia di Simmel, der Streit) non solo necessario ma costitutivo dellunit (di una formazione ben definita, di un noi):40 lopposizione non meramente un mezzo per conservare la relazione nella sua totalit [il noi], ma una delle funzioni concrete nelle quali consiste realmente la relazione stessa. [] Limpulso allostilit, [allopposizione], si manifesta anche in forme piuttosto peculiari, per cos dire, limpulso ad agire in relazione con altri.41

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There is consciousness of belonging together only in so far as there is a similar aversion or a similar practical interest against a third, but his need not lead to a concerted struggle (G. SIMMEL, The Sociology of Conflict II , in American Journal of Sociology, Vol. 9, No. 5 (Mar., 1904), p. 685, traduzione nostra). 36 R. BRUBAKER, Cittadinanza e nazionalit cit., pp. 45 e 49. 37 M. WALZER, Sfere di giustizia, Laterza, Roma-Bari, 2008, p. 70. 38 A group which was entirely centripetal and harmonious that is, unification merely is not only impossible empirically, but it would also display no essential life-process and no stable structure. As the cosmos requires Liebe und Hass, attraction and repulsion, in order to have a form, society likewise requires some quantitative relation of harmony and disharmony, association and dissociation, liking and disliking, in order to attain to a definite formation (G. SIMMEL, The Sociology of Conflict I , in American Journal of Sociology, Vol. 9, No. 4 (Jan., 1904), p. 491, traduzione nostra). 39 R. ESCOBAR, Paura e libert cit., pp. 65-6. 40 Nonostante le riflessioni di Simmel si riferiscano ad un gruppo, allassociazione o pi genericamente alla societ, in questo elaborato scritto si considerano tali referenti quali sinonimi per una comunit di cittadini, per un noi che pu leggersi come linsieme dei cittadini. Ci possibile solo e solamente sfruttando la nozione di cittadinanza come appartenenza e constatando che gruppo, associazione, societ fanno capo al concetto di comunanza lunit sulla cui base lopposizione si esaspera [che] lappartenenza, o linclusione in una medesima connessione sociale (ibid., p. 71 e cfr. G. SIMMEL, The Sociology of Conflict I cit., p. 514). 41 Opposition is not merely a means of conserving the total relationship, but it is one of the concrete functions in which the relationship in reality consists. [] The impulse of hostility [] also occurs in quite

A questo punto, per, al fine di dare completezza a tale intuizione, legittimo chiedersi perch il noi acquisisca una propria identit (una propria unit) in maniera contrastiva, opponendosi ad un non-noi. A questo scopo, pu essere utile soffermarsi sullanalisi della vita nelle metropoli che compie il sociologo berlinese: senza [] avversione, la vita in una metropoli, che quotidianamente mette a contatto ciascuno con innumerevoli altri, non avrebbe alcuna forma concepibile. Lintera organizzazione interna a questo commercio si basa su una gradazione estremamente complicata di simpatie, indifferenze e avversioni. [] A quasi tutte le impressioni ricevute da altre persone, lattivit della nostra mente risponde con una qualche forma di sentimento preciso la cui inconsapevolezza, transitoriet e variabilit sembra rimangano solo sotto forma di una certa indifferenza. In effetti, [] sarebbe intollerabile essere sommersi da una moltitudine di suggestioni rispetto alle quali non abbiamo scelta. Lantipatia ci protegge da questi [] pericoli tipici della metropoli. [] Produce le distanze e i tamponi senza i quali questo modo di vivere non potrebbe essere condotto affatto.42 Senza il non-noi, il noi sarebbe esposto a pericoli, quali la moltitudine di suggestioni che impediscono al noi di avere unidentit stabile, una forma definita, una sua struttura: il conflitto [che] d allintero complesso delle personalit, [al noi], una struttura peculiare.43 Il noi una struttura ordinata che si percepisce e si costituisce come tale ponendosi in antitesi al non-noi che moltitudine caotica ed instabile, inconoscibile e inquietante perch a noi straniero, come tende a sottolineare la stessa sociologia contemporanea. Per esempio, riferendosi alla modernit come fosse a particular state of mind [], the time when one becomes conscious of being conscious of the need for order for the world, for oneself and for society, Bauman sostiene che: la modernit ha a che fare con la produzione di ordine e questa ricerca di ordine associata alla soppressione e allesclusione degli stranieri. LAltro o lo straniero, dalla prospettiva della volont-diordine, incarna il caos e, di conseguenza, una minaccia potenziale per i confini stabili e fissi che la modernit ha stabilito.44
peculiar forms, namely, the impulse to act in relationships with others (G. SIMMEL, The Sociology of Conflict I cit., pp. 493 e 505-6, traduzione nostra). 42 Without [] aversion life in a great city, which daily brings each into contact with countless others, would have no thinkable form. The whole internal organization of this commerce rests on an extremely complicated gradation of sympathies, indifferences, and aversions. [] The activity of our minds responds to almost every impression received from other people in some sort of a definite feeling, all the unconsciousness, transience, and variability of which seems to remain only in the form of a certain indifference. In fact, [] it would be intolerable to be swamped under a multitude of suggestions among which we have no choice. Antipathy protects us against these [] typical dangers of the great city. [] It produces the distances and the buffers without which this kind of life could not be led at all (G. SIMMEL, The Sociology of Conflict I cit., p. 494, traduzione nostra). 43 [] conflict [] gives to the whole complex of personalities [] a peculiar structure (G. SIMMEL, The Sociology of Conflict III , in American Journal of Sociology, Vol. 9, No. 6 (May, 1904), p. 801, traduzione nostra). 44 Modernity is about the production of order and this search for order is associated with the suppression and exclusion of strangers. The Other or the stranger, from the perspective of the will-to-order, epitomizes chaos and thus is a potential threat to the stable and fixed boundaries modernity has established. [] At the very heart of the modern project is a paradox. Modernity seeks to eliminate chaos and ambivalence, but reproduces them (V. MAROTTA, Zygmunt Bauman: Order, Strangerhood and Freedom, in Thesis Eleven, Vol. 70, No. 1 (August 2002), p. 39, corsivo e traduzione nostri). In questarticolo, lautore si sofferma sul fatto che order and ambivalence are important themes in Baumans assessment and interpretation of modernity and postmodernity. This concern with order and ambivalence has led Bauman to explore how the stranger comes to symbolize the very ambivalence that the ordering impulse is attempting to destroy. Strangers threaten the boundaries that the ordering process requires in order to impose stability and predictability on the social world. In Baumans words, strangers befog and eclipse the boundary lines which ought to be clearly seen (ibid., p. 42, corsivo nostro) Moreover, in Culture as Praxis Bauman [] illustrate[s] how rules of exclusion provide not only the necessary ground to establish and reinforce cultural order, but also group cohesion (ibid., p. 44, corsivo nostro).

In sintesi ed in definitiva, dunque: la comunit [il noi] un luogo caldo, un luogo accogliente e confortevole []. Nella comunit ci si pu rilassare siamo al sicuro, non ci sono pericoli che si profilano in angoli bui []. In una comunit, tutti noi ci comprendiamo bene lun laltro []. Non siamo mai stranieri gli uni agli altri. [Daltra parte], gli stranieri sono lincarnazione dellinsicurezza (unsafety) e, quindi, rappresentano per traslazione quellinsicurezza (insecurity) che tormenta la propria vita. [Ma], in un modo bizzarro nonch perverso, la loro presenza confortevole, persino rassicurante: le paure diffuse e sparse, difficili da individuare e da indicare con un nome, ora hanno un bersaglio tangibile sul quale ci si pu focalizzare, [perch] si sa dove risiedono i pericoli []. Finalmente, c qualcosa che si pu fare.45 A questo punto, messi in risalto il come avvenga la creazione del noi (di una dimensione dellappartenenza) mediante la logica del noi non-noi ed il perch sia necessaria una contrapposizione a un non-noi, sar opportuno soffermarsi su questultimo aspetto, ultimo ingrediente indispensabile per la realizzazione della cittadinanza come appartenenza.

Lidentit del cittadino della citt comunale nel Basso Medioevo, del suddito-cittadino di uno Stato sovrano agli albori della modernit come luogo dincorporazione dei sudditi-cittadini e del cittadino come parte integrante del popolo entro uno Stato-nazione in piena epoca moderna strettamente connessa con la figura di quello che di volta in volta pu essere considerato straniero. La figura dello straniero evidenzia efficacemente la contemporaneit di inclusione ed esclusione nellambito dazione della cittadinanza,46 eppure va messo subito in chiaro in che senso lo si intende ai fini di questo discorso. A partire dalle riflessioni di Simmel, lo straniero non va inteso come il viandante che oggi viene e domani va, bens come colui che oggi viene e domani rimane per cos dire il viandante potenziale che, pur non avendo continuato a spostarsi, non ha superato del tutto lassenza di legami dellandare e del venire.47 Andare e venire la dimensione entro la quale egli si pone sempre un doppio, sempre ambigua o, quantomeno, sempre ambigua dalla prospettiva del noi che cos la classifica e cos la rifugge, pur traendo notevoli vantaggi dal confronto con questa: la sua doppia posizione comunica incertezza,48 costringendo la societ ospitante a ridefinire i propri confini cognitivi. Data questa incertezza, allinterno di una data societ i criteri che determinano lappartenenza vengono costantemente discussi e ricontestualizzati.49 basandosi su tale definizione di straniero che possibile notare come egli si contraddistingua per compendiare in s due opposte polarit: dal punto di vista spaziale, la mobilit e la stabilit; dal punto di vista dei rapporti umani, dei sentimenti che sorreggono linterazione, la distanza e la prossimit. [ cos che si pu notare, inoltre, che] lo straniero non [] semplicemente qualcuno che sta fuori del gruppo: egli appartiene al gruppo in base a uno statuto che in gran parte lo esclude. I modi della sua esclusione definiscono i modi della sua inclusione,50 uninclusione del tutto particolare, s, ma sostantiva per lesistenza stessa della sua controparte la figura del cittadino. Lo straniero incluso perch escluso, membro del noi in quanto membro del non-noi, lontano perch porta vicino al noi un elemento di estraneit:
45

(2.3) Lindispensabilita dello straniero

Cfr. Z. BAUMAN, Community: seeking safety in an insecure world, Polity, Cambridge 2001, pp. 145-6, traduzione nostra. 46 E. GARGIULO, Leggere la modernit cit., p. 62. 47 G. SIMMEL, Sociologia, Edizioni di comunit, Torino 1998, Excursus sullo straniero, p. 580. 48 Si pensi ancora una volta a quanto veniva sostenuto nel paragrafo precedente, la logica del noi non-noi: la sicurezza e lordine contraddistinguono il noi nella misura in cui linsicurezza ed il caos sono considerati caratteristiche intrinseche al non-noi. 49 E. GARGIULO, Leggere la modernit cit., p. 66. 50 S. TABBONI, Vicinanza e lontananza cit., p. 37.

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[] lessere straniero naturalmente una relazione del tutto positiva, una particolare forma di azione reciproca []. Lo straniero un elemento del gruppo stesso, non diversamente dai poveri e dai molteplici nemici interni un elemento la cui posizione immanente e di membro implica contemporaneamente un di fuori e un di fronte.51

Quindi, lo straniero un prodotto inestinguibile della logica dellappartenenza; difficile pensare lappartenenza di qualcuno a qualcosa (a una comunit, a unorganizzazione politica) senza immaginare contestualmente un criterio di separazione, di precisazione di confini, di costruzione di un dentro e di un fuori: la logica dellappartenenza, la logica di [] un gruppo-noi, implica lesistenza di ununit di azione politica o sociale che si costituisce solo grazie a concetti che le permettano di circoscriversi e quindi di escluderne altre, ossia di determinare e definire s stessa.52 In questo senso, lo straniero, figura di estraneit nei riguardi di un gruppo socio-politico qualsivoglia, [] sembra mantenere la medesima fisionomia di fronte al clan tribale, alla polis greca, alla citt medievale, allo Stato moderno.53 Cercando di delineare molto sommariamente tale fisionomia dello straniero con alcuni cenni storici, si pu notare che, gi per quanto riguarda il discorso della cittadinanza medievale, molto forte la tendenza a plasmare un noi un dentro sicuro e stabile in contrapposizione ad un non-noi un fuori insicuro e caotico . Nel Medioevo infatti: il legame con la terra, con la citt, con il signore strettissimo: la condizione dello straniero per lungo tempo penalizzata si pensi al famigerato droit daubaine 54 e altrettanto forte la tendenza della citt a chiudere entro la cerchia della sua iurisdictio il regime delle appartenenze e dei privilegi, salvo concedersi oculate eccezioni []. Quanto pi il momento dellautonomia [della singola parte, della citt, del feudo, del regno] forte, quanto pi domina la logica del corpo e dellappartenenza inclusiva, come nella citt, tanto pi la figura dello straniero si staglia nettamente contrapposta a quella del cittadino.55 Anche agli albori della modernit, quando la solidariet corporatista, lintreccio di legami che cementano lordine, che sono lordine, [] rafforzata in modo decisivo dalla convergenza di tutti sul sovrano,56 viene confermato lantico gioco, che tanto pi drammatizza lestraneit quanto pi esalta lappartenenza.57 Per esempio, in un mondo dove la cittadinanza si territorializza e si lega, con riferimenti ad Hobbes per esempio, allincorporazione dei cittadini entro il corpo del sovrano (il quale, non casualmente, garante dellordine, della sicurezza individuale e collettiva di un dentro): mutano le caratteristiche strutturali del fenomeno pauperistico che, soprattutto a partire dal XVI secolo, si intreccia con rilevanti fenomeni migratori (dalla campagna alla citt, da una citt ad unaltra citt): i poveri formano spesso gruppi di vagabondi e mendicanti che le citt non intendono pi soltanto assistere caritatevolmente ma, [in quanto stranieri], vogliono controllare e neutralizzare. [Inoltre, parallelamente], una sfida [ancora] pi consistente alla tradizionale concezione dellordine potrebbe provenire semmai, agli inizi del Cinquecento, dalla percezione di unalterit pi radicale, dallintroduzione di una nuova, inedita figura di estraneit, [anche se questa supera la categoria dello straniero presa in considerazione in questo lavoro]: il selvaggio delle nuove terre scoperte e conquistate, un altro non contiguo ma remoto, un altro tanto estraneo da renderci difficile il riconoscere, al limite, [] la nostra comune appartenenza ad una medesima specie.58 Cittadini di una patria da un lato, di contro a vagabondi e selvaggi senza patria dallaltro. Vagabondi e selvaggi senza patria indispensabili per la costituzione stessa dei cittadini di una patria. Ci emerge chiaramente in piena et moderna, quando, nel rapporto di appartenenza dellindividuo alla nazione,
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G. SIMMEL, Sociologia cit., p. 580, corsivo nostro. P. COSTA, Civitas. Storia della cittadinanza cit., vol. I Dalla civilt comunale al Settecento, p. 43. 53 Ibid., p. 44. 54 Aubain colui che non ha allgeance personale con il signore della terra: da qui il diritto ereditario del signore feudale e poi del re (P. COSTA, Civitas. Storia della cittadinanza cit., vol. I Dalla civilt comunale al Settecento, nota 148, p. 598). 55 Ibid., p. 45. 56 Ibid., p. 78. 57 Ibid., p. 119. 58 Ibid., pp. 120-1.

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lopposizione cittadino/straniero continua ad esprimere tutta la sua forza.59 Cos in maniera emblematica, negli anni della rivoluzione francese, quando si pongono le fondamenta per la nascita dello Stato-nazione (ove il rapporto dei soggetti con la civitas [] tanto forte quanto diretto, [ove] ciascuno interagisce con gli altri e tutti insieme costituiscono il corpo che li include, li protegge, li realizza),60 si argomentano i criteri dellesclusione: dandola per ovvia nel caso dei minori, ritenendo un pregiudizio estremamente radicato e per il momento immodificabile limpossibilit di attribuire diritti politici alle donne e infine ribadendo la necessit di escludere dalla cittadinanza attiva alcune classi di soggetti in ragione della loro posizione nella societ, o perch sradicati e marginali (i mendicanti, i vagabondi [ma anche gli ebrei, ad esempio]) o perch dipendenti dallarbitrio di un padrone (come i domestici). [Infatti] lelemento primario e fondante la nazione come insieme di tutti i soggetti eguali (che per prevede almeno due criteri di esclusione, lo straniero, per un verso, il privilegiato, per un altro verso) [in quanto condividono una stessa posizione verso la patria comune: esercitano] un impegno politicamente costruttivo che vuole i soggetti non solo liberi, ma anche inclusi, liberi perch inclusi in [un] ordine che coincide con il loro appartenere ad esso e riconoscersi in esso.61 Appartenere ad una nazione per essere cittadino non comporta la creazione dello straniero come sua logica conseguenza; piuttosto, giunti a questo punto, si tentati di ritenere che sono lesistenza stessa e la necessit di distinguersi dallo straniero che comportano la creazione del sentimento e della volont di appartenere (attivamente) ad una nazione dalla quale egli, in quanto elemento perturbante, sia escluso.

Conclusione

[] sin dagli inizi della storia, tanto nelle piccole che nelle grandi cose, sono le influenze esterne che determinano lo sviluppo caratteristico dei singoli popoli. [] Molto spesso vediamo che lo stimolo proviene dagli stranieri.62

A partire da questa constatazione, lautore di queste righe accennava poi a quanto potesse essere interessante ed estremamente utile riscrivere lintera storia a partire dalla prospettiva dello straniero. Indubbiamente, si tratta di una pista di ricerca storiografica che potrebbe essere fondamentale anche per il discorso sulla cittadinanza qui preso in esame. Se infatti il concetto di cittadinanza ancora oggi strettamente connesso alla dimensione dellappartenenza, dimensione che non pu che emergere sfruttando la logica del noi non-noi, allora soffermarsi ulteriormente sul tema dello straniero fondamentale. Senza lo straniero, non c il cittadino; senza la non-cittadinanza, non c cittadinanza. Ci vale, ovviamente, se sintende la cittadinanza come appartenenza, in senso etno-culturale o socio-politico, mentre diventa un discorso infondato se si prende in esame una nozione formale di cittadinanza, incentrata sui diritti e doveri del cittadino. Eppure, a dispetto di questultima, la prospettiva della cittadinanza come appartenenza in una certa misura rimane valida, se vero che il discorso della cittadinanza ancora oggi risente linflusso del concetto di Stato-nazione,63 se ancora oggi si vuole riflettere sul fatto che essere cittadino italiano non significa essere un italiano, se ancora oggi dire cittadino francese piuttosto che cittadino tedesco ha un senso sia pure un senso che si ricava in maniera contrastiva attraverso la figura dello straniero per il francese e dello straniero per il tedesco.

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P. COSTA, Civitas. Storia della cittadinanza cit., vol. II Let delle rivoluzioni, p. 94. Ibid., p. 389. 61 Ibid., pp. 29 e 91. 62 Cfr. W. SOMBART, Il capitalismo moderno, Utet, Torino 1978, Gli stranieri, p. 279. 63 Cfr. R. BRUBAKER, Cittadinanza e nazionalit cit., p. 57.

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MONOGRAFIE

BAUMAN, Z., Community: seeking safety in an insecure world, Polity, Cambridge 2001. BRUBACKER, R., Cittadinanza e nazionalit in Francia e Germania, Il Mulino, Bologna, 1997. COSTA, P., Civitas. Storia della cittadinanza in Europa, 4 voll., Laterza, Roma-Bari 1999. ESCOBAR, R., Paura e libert, Morlacchi, Perugia 2009. MARSHALL, T. H., Cittadinanza e classe sociale, Laterza, Roma-Bari 2002. SIMMEL, G., Sociologia, Edizioni di comunit, Torino 1998. TABBONI, S. Vicinanza e lontananza: modelli e figure dello straniero come categoria sociologica. Elias, Merton, Park, Schutz, Simmel, Sombart, Angeli, Milano 1993. WALZER, W., Sfere di giustizia, Laterza, Roma-Bari, 2008.

Bibliografia

ARTICOLI
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SITOGRAFIA
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