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[ lettera aperta portatile (a)periodica di marco giovenale e massimo sannelli ] http://slow-forward.splinder.com e http://sequenze.splinder.com

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Roberto Roversi

Roma-Genova

: gioved 30 giugno 2005

n. 49

Un lavoro
Quando nellaprile del 1955 esce a Bologna il primo fascicolo della rivista Officina, Nehru il premier indiano, Nasser il primo ministro egiziano, Molotov (ancora) ministro degli Esteri sovietico, Einaudi il presidente di codesta Repubblica. La nuova Giulietta dellAlfa Romeo, al prezzo ridotto di lire 1.345.000 (circa 700 euro), cerca di raggiungere quel pubblico che senza poter ambire alle grosse cilindrate non si accontenta pi delle utilitarie segno quindi che si sta cercando di allargare larea dei consumi voluttuari, cos si diceva, sulla base dei primi sintomi di una promozione sociale in atto. Salk, in America, annuncia i risultati raggiunti nella lotta contro la poliomielite. Muore Einstein. Moglie figlia genero del generale Graziani, maresciallo dellImpero, da poco morto, litigano per leredit cospicua. Il Funeralino di De Sica inaugura il Festival di Cannes. Si preparano le elezioni in Sicilia per eleggere i deputati al parlamento regionale (dal giugno 1951 cos composto: 30 seggi DC; 30 seggi al blocco del popolo: PCI, PSI e altri gruppi; 11 seggi al MSI; 8 ai monarchici). Intanto si preparano in Italia le elezioni presidenziali e Il Corriere della Sera annuncia un siluro di Scelba alle candidature di Gronchi e Zoli. Il 25 aprile LUnit intitola in prima pagina: Celebrato solennemente in tutta Italia lanniversario della Liberazione Nazionale. Migliaia di partigiani sfilano a Genova, per raccolta e divulgata la notizia che a Prato i celerini hanno assaltato bastonato disperso il corteo dei partigiani a causa dei fazzoletti rossi al collo e delle bandiere al vento. A questo punto si pu annotare il seguente: dai giornali e dai rotocalchi che ormai imperversavano, si ha conferma di un sentimento che ancora in atto, vale a dire che la celebrazione del 25 aprile legata ad avvenimenti ancor molto vicini, a cui tutti in quel tempo sono ancora legati e coinvolti; e che questo 25 aprile del 55, per esempio, una fune che lega in presa diretta uomini e cose alla resistenza e li lega avendone ancora e ancora esprimendone con una violenza solo in parte placata lacerazioni, contrasti e ogni genere di utilissime provocazioni. La resistenza un atto e un fatto compiuto da poco, concluso da poco o addirittura non concluso, comunque tutto dentro alle cose ai fatti alle persone come un momento irripetibile, soprattutto liberatorio, che non possiamo semplicemente classificare. Ma da questo periodo, dallincastro di questi anni contraddetti, che si comincia a sfaldare il grumo commemorativo che rendeva la data una scadenza non tranquilla ma certamente un momento rassicurante di accensione sentimentale relativa ai fatti politici accaduti. La aggregazione sociale (almeno di base) che trov o scopr il coagulo nella resistenza era ancora un elemento di stimolo e di promozione; ma da qui, intorno a questo periodo, che la data comincer a slittare e a diventare una celebrazione di cose definitivamente accadute, quindi col suo rituale, col suo livellamento a una sobria oppure stanca

retorica e con la contemporanea perdita o discarica di passione e di stimolo travolgente dei sentimenti sia pure conquistando un consenso, in contemporanea, pi generalizzato, pi allargato ma pi sbiadito. Cominciava a configurarsi una celebrazione legata alla memoria dei fatti accaduti, tenuti come esemplari e da cui si poteva sdipanare una mitologia che finir per allinearsi, di conseguenza e in ordine, agli altri monumenti nazionali, dai Mille a Caprera. Dentro a questo stacco, che risulta nella sostanza quale un mutamento di istituzioni culturali ( un momento che, per il particolare, sono accese le polemiche, i consensi, e le diatribe sul neorealismo in letteratura, sul Metello pratoliniano eccetera) e che produce un sommovimento non del tutto esplicito le cui conseguenze e devastazioni si potranno valutare in pieno negli anni seguenti, si colloca la presenza di Officina prima, con poche altre annotazioni. Nella terza pagina de Il Corriere della Sera riportata con rilievo una notizia da Londra: Fra 25 anni luomo sar nello spazio al di l dellatmosfera terrestre Tale il parere di Igor Sikorsky, celebre progettista americano di elicotteri, ecc. e cos abbiamo la prima esplicita indicazione del gap fra conoscenza ufficiale e conoscenza reale delle possibilit e delle scadenze scientifiche. Dallaltra parte, in un ambito pi ristretto e locale, notizie e inchieste coeve ci raccontano come nelle fabbriche tessili capitava di vedere il padrone (personaggio non mitico o astratto ma ufficiale, carne e ossa ancora frequentabili in quel modo) scendere nei capannoni e discutere in piedi con gli operai e i tecnici, la scelta dei colori. A conferma diretta non di un socialismo in atto ma della perfidia mistificatoria di un paternalismo di ascendenza ottocentesca che permaneva per ignoranza delle cose e per inedia circa le necessit e le urgenze dello sviluppo e della ristrutturazione industriali. Per vero (lannotazione serve a stabilire i ruoli e le precise collocazioni) che nel 55 la Fiat imposta la catena di montaggio delle 600 (la nuova auto popolare ma con la pretesa minima di una promozione in ordine alla prestazione e al comfort) come anticipazione di un miracolo economico (se vogliamo: del piccolo e breve miracolo neo-capitalistico durato pochi estati) che si sta preparando. Al contrario delle fabbriche sopracitate, che sono alla corda per arretratezza e per svogliatezza, la Fiat in movimento sta dando lavvio, sollecitandolo con ogni mezzo, a quel flusso migratorio dal sud verso il nord (biblico, quale da un millennio non si registrava da noi) che trasformer intere plaghe italiane, che rovescer e ingorgher le infrastrutture dei centri industriali del nord, che cambier la faccia cianotica del paese; e in un momento cos stravolgente e caotico coglier frantumato ma soprattutto sostanzialmente impreparato o comunque frastornato, il sindacato; al fondo assestato su una esplicita anche se tormentata acquiescenza al fenomeno in atto che non veniva n gestito n tantomeno controllato. Questa corsa alla frontiera da un sud contadino verso un nord industriale (nei vari modi sopradescritti con approssimazione) non neppure al margine controllata dalla sinistra; loperazione avviene allo sbando, sfuggendo in ogni rivolo; nel segno di una gestione diretta, e di diretta violenza, del padronato vallettiano. Quando Officina col suo gruppetto comincia a muoversi intorno ad alcuni problemi sono trascorsi dieci anni dal 1945; il Politecnico chiuso da tempo, con varia dispersione dei suoi redattori-collaboratori; Vittorini, straordinario provocatore culturale, non impegnato a una sostituzione ma accudisce abbastanza isolato e autonomo a I

Gettoni, una collana di letteratura per Einaudi. Sembra che voglia stare un poco defilato, fuori da una mischia diretta come quella che si svolge sulle pagine scoperte di una pubblicazione periodica. E Vittorini resta lontano anche da Officina; auditore certo dei problemi ma auditore mediato senza una responsabilit diretta, soprattutto senza una volont di partecipazione. Aspettava, pi generalmente; intanto gli bastava, magari con insoddisfazione, ci che faceva in pratica. Eppure mentre Officina si va compiendo, con Leonetti incontravamo pi Vittorini di Pasolini; n abbiamo neanche una volta incontrato Vittorini e Pasolini insieme. Questa assenza coglie due momenti culturali di allora che attraverso di loro, e potendolo fare, in Officina non si sono intersecati. Con pi autorit di noi, e con una decisione nel trascegliere e proporre, Vittorini avrebbe potuto aggiungere altro peso alla tensione traslucida di Pasolini e anche al nostro lavoro meno eclatante; e lo dico nel senso di contribuire a ideologizzare un lavoro che ad ogni fascicolo si svolgeva in qualche modo progredendo. Cos da controllare e correggere anche, nel modo generale, il saggio sul Pascoli, che era con sorpresa lucido, anche nuovo ma che conteneva pi Longhi e pi Contini di quanto non ci fossero (non dico Marx) n Gramsci e neanche Gobetti. Tuttavia partendo da l Pasolini tentava la sua operazione (la sua rivoluzione) che a me sembra non quella di stravolgere la letteratura nellideologia per sostituire questa a quella e poi sopprimere ma di ricaricare e ricuperare entro termini nuovi, non mistificati, la letteratura per compierla intera col mezzo dello stile; relegando o annegando la forma nellutopia selvaggia dellastrazione. Non continuo, e accenno appena ai vuoti politici, cio alle svolte non dichiarate di Officina che striata da questi dubbi vistosi. Alcune domande tempestive restavano private sia per la ingenuit dei proponenti sia per limpaccio conseguente. Domande quali: chi parler, per chiarirlo una volta per tutte, del nostro vecchio fascismo dentro a cui siamo stati vissuti formati? Oggi che una forma diversa di questo fascismo si ripropone, modificata? Comunque era un fatto che la durezza inquieta di Officina (nonostante i suoi limiti non allora ma adesso abbastanza identificabili e il suo sforzo di acutezza molto specifico) si opponeva a distanza per esempio allottimismo de Il Politecnico, che nonostante tutto (cio nonostante il gruppo eccellente che lo componeva e i suoi eccessi eccitanti di invenzioni estrapolazioni recuperi) era fragile proprio nella misura in cui voleva essere troppo pubblico, troppo aperto, troppo nuovo, troppo libero. Officina distribuisce lultimo numero (nero anonimo ma non vile) nel maggio-giugno del 1959. Quando Adenauer, che comanda nella RTF, a Washington da Eisenhower, presidente USA, per confermare gli stretti rapporti fra le due nazioni, le due economie (perci della NATO). Kruscev attacca in pubblici discorsi sia luno che laltro, proprio per ribattere in pubblico e nella sostanza il peso di questa preponderante alleanza. A Roma, presso Segni al Viminale, Fassio Costa e Lauro, i tre padroni del mare, si accordano contro le rivendicazioni dei marittimi. A Ravenna, nelle elezioni provinciali, lalleanza anticomunista formata da democristiani, repubblicani, socialdemocratici e fascisti fallisce il suo obiettivo. In Sicilia i cristiano-sociali di Milazzo respingono lantimarxismo come base di governo. Fellini dirige La dolce vita. Umberto Agnelli non ancora secondo padrone della Fiat e per intanto giovane principe ereditario

sposa a Genova la figlia del re dei motoscooters, Piaggio. I fatti in Ungheria dellottobre 56, hanno sventrato e rinnovato uomini idee propositi nel campo comunista. Passeranno appena due anni e nellaprile del 1961 Gagarin rientrer dallo spazio dopo aver fatto in 90 minuti il giro della terra. Eppure il numero del 7 giugno 1959 del settimanale LEspresso ha un editoriale in cui si legge: In Italia in corso da alcuni mesi una vera restaurazione. Un giorno dopo laltro si liquida lItalia del 45 uscita distrutta dalla guerra ma capace dun momento di meditazione e di quel coraggio proprio di chi attraversa momenti di alacrit spirituale. C stata la restaurazione politica. La restaurazione toponomastica in corso in tutta Italia. La restaurazione continuer e avr molteplici aspetti. Io aggiungo: restaurazione che diventer strisciante, terribilmente ambigua e ubiqua quando la DC inventer di alimentarsi (per prosperare ancora e durer dieci anni) col sangue coi nervi con la polpa del PSI. A completare il piccolo quadro dei fatti e degli oggetti memorabili, nonch delle idee e delle opere, occorre qualche altro dato, in questo caso bibliografico, per seguire larco di attivit di Officina dal primo al fascicolo dodicesimo: Pasolini pubblica Ragazzi di vita, nellaprile del 55, Le ceneri di Gramsci nel 57, Una vita violenta nellaprile del 59. Fuoco fumo e dispetto di Leonetti, appare nei Gettoni einaudiani nel 55. Poi: I Dieci inverni di Fortini, da Feltrinelli nel 57; Socialismo e verit di Roberto Guiducci, da Einaudi nel 56; Diario in pubblico di Vittorini, da Bompiani nel 1957. E insieme a Officina, dentro al suo arco di tempo, le seguenti riviste pi specifiche nellintervento politico: Opinione, Ragionamento, Classe e Stato. Opere notevoli, uomini eccellenti e severamente impegnati; riviste gestite autonomamente con un rigore il pi responsabile. Una stagione culturale di buon lavoro, di un lavoro (non un impegno soltanto, dico cose fatte) su cui non ci si pu perdere a fare giuochi ironici. Cos come capitato in fretta e per incidente voglio credere (il bla bla delle vecchiette) da parte di qualche protagonista, al seguito dei dibattiti per il bel libro di Ferretti. Quello ad ogni modo gi il passato; in quanto al futuro prossimo, mi pare proprio che a nessuno di noi conceda e possa concedere ancora un attimo di tregua. [1979] [2004]

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Ringraziamo Roberto Roversi e leditore Pendragon per la disponibilit a ripubblicare questa prefazione alla ristampa anastatica (2004) di Officina, quaderno bimestrale di poesia nato nel 1955 (per informazioni si pu visitare la pagina www.pendragon.it/libri/Edizioni_di_pregio_e_strenne/libro409.html). In occasione del secondo anno di attivit di bina, ecco un numero doppio in omaggio ai 50 anni di Officina.